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LA PIAZZA D'ITALIA 21 - la piazza d'italia, franz, turchi, informazione, politica, Italia, esteri, istituzioni, politica, scienze, spettacolo, tempo libero, www.lapiazzaditalia.it, www.franzturchi.it, alleanza nazionale, parlamento europeo, elezioni europee

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Abb. sostenitore da E 1000 - Abb. annuale E 500 - Abb. semestrale E 250 - Num. arr. doppio prezzo di copertina

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LA PIAZZA D’ITALIA
— Fondato da Turchi —
Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D. L. 353/2003 (conv. in L27/02/2004 num. 46) art. 1 - DCB-Roma

1-15/15-31 Maggio 2007 - Anno XLIV - NN. 9-10 - € 0,25 (Quindicinale)

Povera Italia

ECONOMIA

CULTURA

MONTEZEMOLO, UN PROGRAMMA DI GOVERNO
— a pagina 4—

SCHOPENHAUER COME EDUCATORE
— a pagina 6 —

LA PIAZZA D’ITALIA
Per la vostra pubblicità telefonare allo 800.574.727

di GABRIELE POLGAR
Un’Italia in bilico tra la caduta e la sopravvivenza si è affacciata alle elezioni amministrative con una strana attitudine. La situazione del paese, in crescita grazie alle esportazioni ma con un forte stallo dei consumi interni, si accompagna alla assoluta mancanza di un vero leader che in momenti difficili come questo si assuma rischi e responsabilità per dare speranza e prospettive ad una società ormai quasi completamente abulica e pressoché rassegnata al suo declino. Se prima c’era una congiuntura mondiale che bloccava lo sviluppo e i sogni del Paese, ora, grazie alla vendetta del Governo Prodi nei confronti delle categorie ritenute ostili, il popolo rinnega la politica stessa, incapace di dare una risposta appagante su un qualsivoglia argomento. Alle amministrative gli elettori fino ad ora rivolti a sinistra si sono astenuti in massa, cosa che visto il tradizionale attaccamento alle consultazioni locali dovrebbe essere valutata alla stregua di un voto contrario in Senato. Quelli che hanno votato per la destra, gli “ostili”, trascinati dall’esasperazione sperano, sognano ancora un cambiamento. Tralasciando le coraggiose, e per questo degne di rispetto, analisi della sconfitta da parte del Governo, è necessario soffermarsi sul fatto che in una situazione così delicata la maggioranza non trovi niente di meglio da fare che proteggere un vice ministro dotato di un’intraprendenza quantomeno anomala. Il caso Visco/Speciale è un modello di opportunismo che ritrae quel mondo (tanto distante dagli elettori) che palesa l’attaccamento di certi signori a quei valori poltronistici degni dei tornisti delle trasmissioni televisive pomeridiane, che descrive come il conflitto di interessi possa essere esteso e non ridotto solo al caso Berlusconi. Il problema è che per questo tipo di ingerenze non ci sono armi se non quella della trasparenza e sappiamo bene come ciò non sia stato mai più astratto di ora. Bene del Paese, coerenza, decenza sono concetti che questa politica sta negando ai suoi elettori, ancora una volta.

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“Emergenza
Chi grida all’emergenza democratica non esagera affatto. Prodi - come di consueto minimizza e assicura che la “rimozione forzata” trattasi di provvedimento di routine e che il governo non barcolla: “Perché, è successo qualcosa? Mi meraviglia che voi vi meravigliate...” - rassicura... Di routine!? Come se fosse di routine la gestione di una situazione in

democratica”
Ma la sinistra e’ macchina davvero potente e, grazie a una campagna stampa denigratoria nei confronti dell’ormai ex comandante generale (bollato come bomba ad orologeria innescata dal centrodestra), sta tentando di far passare in cavalleria un fatto decisamente grave. La rimozione di Roberto Speciale - colpevole di aver

cui nella peggiore tradizione dei conflitti istituzionali “made in Italy” - un autorevole esponente del governo e il capo della GdF si sconfessino vicendevolmente.

A pagina 2

LA VIGNETTA Lord Emerich Edward Dalberg Acton (1834–1902)

“La libertà è la prevenzione dal controllo da parte degli altri. Questa richiede autocontrollo e perciò influenze religiose e spirituali; educazione, conoscenza, benessere.”
ACTON INSITUTE For the study of Religion and Libert http://www.acton.org/research/libtrad/

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Una Piazza di confronto aperta al dibattito su tutti i temi dell’agenda politica e sociale per valorizzare nuove idee e nuovi contenuti

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LA PIAZZA D’ITALIA - INTERNI
Famiglia: Napolitano, valori costituzione sono riferimento
(Adnkronos) - Per la famiglia "i principi fondamentali con cui si apre la Carta costituzionale rappresentano naturalmente il piu' complessivo quadro di riferimento: a cominciare dall'articolo 2, in cui si sanciscono 'diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita'' e nello stesso tempo si svincola all'adempimento di doveri inderogabili di solidarieta', e dall'articolo 3 in cui si afferma la 'pari dignita' sociale di tutti i cittadini'".

Chiesa: Fassino, politica deve sapersi
(Adnkronos) - ''La Chiesa ha diritto di parlare. Non credo che le si possa rimproverare di esprimere il proprio pensiero, e lo dico da liberale''. Lo afferma il segretario dei Ds, Piero Fassino, in un'intervista pubblicata sul nuovo numero del mensile free press "Pocket", diretto da Daniele Quinzi. ''La politica -aggiunge Fassino- deve confrontarsi con le opinioni della Chiesa mettendo in campo proposte e elaborazioni della stessa intensita'''.

Politica: carica degli under 40, si' Bipartisan a Manifesto Meritocrazia/Adnkronos
(Adnkronos) - ''Largo ai giovani, ma solo quelli che meritano''. Potrebbe essere questo lo slogan del 'manifesto per la meritocrazia', proposto dall'azzurro Simone Baldelli per rilanciare la politica, che vive una stagione appannata dalla lontananza dai cittadini. Un rilancio che deve passare anche per un ringiovanimento della classe politica e ritrovare le ragioni del coinvolgimento di una larga parte della popolazione.

“ E m e r g e n z a

d e m o c r a t i c a ”

“ B e c c a t o ! ”
Dalla Prima
tutelato le sue prerogative istituzionali e la dignità delle Fiamme Gialle dalle illegittime interferenze del viceministro Visco - indica esattamente la linea scellerata intrapresa dal governo. Il fatto - noto ormai a tutti e’ di una gravita’ assoluta. Il comandante generale della GdF aveva accusato il viceministro Visco di pressioni anzi un vero e proprio aut aut - affinché azzerasse senza motivazioni l’intero vertice della GdF della Lombardia. Visco telefona, manda lettere, cerca il numero uno, fa chiamare dal proprio staff. Quei trasferimenti s’avevano da fare. Ovviamente, Visco si e’ speso in un’autodifesa strenua ma scricchiolante, che vista anche la fine riservata a Speciale non e’ sembrata mai troppo convincente. Che fare, allora? Mettere all’opera il solito vecchio “promoveatur ut amoveatur”, con un posticino alla Corte dei Conti. In una nota congiunta, i leader dell’opposizione Berlusconi, Fini, Cesa e Bossi accusano il governo di una “gravissima prevaricazione” che “vanifica anche l’appello al dialogo rivolto oggi dal Capo dello Stato” e minacciano di agire con estrema durezza. Il presidente del Consiglio come gia’ detto - fa orecchie da mercante: “C’e’ una nota? Bene, la leggeremo”. Intanto, l’esito del Consiglio dei Ministri straordinario indetto da Romano Prodi per risolvere la vicenda che vede coinvolti Vincenzo Visco e la Guardia di finanza ha miracolosamente ricompattato la maggioranza e scatenato le ire del centrodestra. Che la maggioranza si ricompatti dinanzi a simili porcate e’ sintomatico. Sintomatico di una situazione tragicomica palese ai cittadini solo nel suo aspetto tragico. L’ennesima brutta storia di un governo contestato in lungo e in largo da nord a sud e che gli italiani stanno letteralmente “prendendo a calci” ad ogni scadenza elettorale. Persino da quella agguerrita casalinga - contrarissima all’ampliamento della base Usa in quel di Vicenza - che dopo essersi dichiarata una elettrice pentita di Prodi ha risvegliato l’assopito animo pacifista di Verdi e Comunisti. Ma il caso Speciale, non ce ne voglia il neo comandante generale D’Arrigo, anch’egli accusato Berlusconi di lavorare da mattina a sera per la realizzazione di leggi ad personam, dopo l’approvazione dell’indulto, che ha reso il nostro paese molto piu’ insidi un altro scandalo. Il provvedimento di rimozione non e’ andato giu’ al generale Speciale, che ha presenziato alla tradizionale sfilata del 2 giugno assieme ridicolo con questo governo. Se non ci fossero elementi tangibili di assoluta gravita’ sotto gli occhi di tutti tra cui instabilita’, politica di vessazione e abusi. In una parola: MALGOVERNO a tutti i livelli. Visto che continua a dichiararsi estraneo a simili, vergognose interferenze, i fatti contestatigli non sembrano fare a Visco ne’ caldo ne’ freddo. Trattavasi, evidentemente, di prassi... Come e’ prassi di questo governo andare a contaminare politicamente tutte le istituzioni dalla magistratura alla Guardia di Finanza. Ma che impressione produce questa storia nell’immaginario collettivo e vien fuori per il cittadino? il discredito istituzionale e la sfiducia mista a odio nei confronti della politica rischiano di diventare un incendio fuori controllo, su cui il mondo imprenditoriale - del tutto insoddisfatto di questo governo - potrebbe tornare a soffiare. Ma per Prodi non succede mai nulla... Francesco di Rosa

meritevole, ha scoperchiato pentoloni ben piu’gravi. Coloro che, per anni, hanno

curo con casi di violenza urbana pressoche’ quotidiani, si sono resi protagonisti

al neotitolare, il succitato D’Arrigo. No, non c’e’alcun limite al

“ L ’ e l o q u e n z a

d e l

r i s u l t a t o

d e l

p r i m o

t u r n o

e l e t t o r a l e ”

Un anno ci è bastato
Il dato politico che emerge dalle scorse elezioni amministrative di fine Maggio è questo: agli Italiani è bastato un solo anno di governo Prodi per averne le scatole piene.Ma la cosa più impor-

LA PIAZZA D’ITALIA
fondato da TURCHI Via E. Q. Visconti, 20 00193 - Roma

Luigi Turchi
Direttore

Franz Turchi
Co-Direttore

Lucio Vetrella
Direttore Responsabile Proprietaria: Soc. EDITRICE EUROPEA s.r.l. Registrato al Tribunale di Roma n. 9111 - 12 marzo 1963 Concessionaria esclusiva per la vendita: S.E.E. s.r.l. Via S. Carlo da Sezze, 1 - 00178 Roma

www.lapiazzaditalia.it E-mail: info@lapiazzaditalia.it
Manoscritti e foto anche non pubblicati, e libri anche non recensiti, non si restituiscono. Cod. ISSN 1722-120X Stampa: EUROSTAMPE s.r.l. Via Tiburtina, 912 - 00156 Roma FINITO DI STAMPARE NEL MESE DI MAGGIO 2007
GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI: L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a S.E.E. s.r.l. - Via S. Carlo da Sezze, 1 - 00178 Roma. Le informazioni custodite nell’archivio dell’Editore verranno utilizzate al solo scopo di inviare copie del giornale (Legge 675/96 tutela dati personali). La responsabilità delle opinioni espresse negli articoli firmati è degli autori.

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tante, e che a noi de la “Piazza d’Italia” fa piacere sottolineare, è che quasi tutti quelli che l’anno scorso brindarono alla sconfitta di Silvio Berlusconi e del centrodestra alle elezioni politiche, oggi sono non solo delusi ma forse anche più arrabbiati degli elettori della CdL, per le politiche che questo governo di centro-sinistra sta portando avanti a scapito dell’economia e del tessuto sociale di un Paese intero. Il risultato di tale incapacità a governare una così ampia coalizione, anzi coacervo, dei più disparati partiti, è stata l’immobilità assoluta in alcuni settori e in altri una cieca furia distruttrice di quanto il precedente governo di centro-destra aveva promosso, non proponendo mai nulla di veramente nuovo e di utile e che ha portato alla secca sconfitta elettorale dei scorsi giorni. Analizzando con più calma la situazione , comunque i nostri lettori si possono rendere conto che lo stato di salute del Governo Prodi già era stato minato a sufficienza da diversi fattori esterni ed interni alla coalizione di maggioranza e che l’ultimo voto nelle amministrative di fine maggio è servito solamente a palesare maggiormente lo stato di estrema conflittualità tra i partiti che compongono il centro-sinistra e la loro

grande difficoltà a rimanere uniti nei momenti di maggiore tensione politica. Analizziamo, una ad una, quali sono, secondo noi, le cause del crollo verticale del consenso di Prodi e del suo Governo in tutto il Paese, da nord al sud, oltre alla già citata mancanza di omogeneità politica dei partiti che compongono il suo variegato schieramento di cui già altre volte su queste pagine abbiamo ampiamente trattato. La prima causa è che oramai anche i così detti poteri forti, banche, grandi industrie , finanza e mass media che per tutto il tempo del governo della Casa delle Libertà avevano sostenuto il Professore e lo avevano sospinto alla testa dell’Unione ora hanno cambiato idea sulle sue capacità di governare il Paese, oppure, secondo noi cosa più reale, dopo aver creato e resuscitato il personaggio Prodi ad uso e consumo degli elettori per mandare via Berlusconi, adesso cercano di metterlo da parte mandando al governo dell’Italia una persona che li garantisca di più, dopo che Prodi più, volte in questo primo anno di premierato, ha messo il becco in scalate finanziarie, fusioni bancarie ecc. Infatti solo in questa ottica noi possiamo vedere il duro atto d’accusa che il presidente di Confindustria,

Montezemolo, ha lanciato nei suoi confronti , lamentando una crisi della politica italiana che non riuscirebbe più a capire il Paese reale essendo oramai oltre che dispendiosa solo autoreferenziale. Dichiarazioni di Montezemolo che ad essere del tutto sinceri a noi de “la Piazza d’Italia” anno provocato sudorazioni fredde.Non perchè esse fossero del tutto prive di fondamento, ma per il fatto che la solita stampa di regime le ha amplificate come se fossero la verità rivelata, quando Berlusconi sono lustri che va affermando le stesse cose e quando nello stesso programma elettorale della CdL le proposte che il presidente della Confindustria fa oggi, erano tutte presenti.Non vorremmo insomma che come si era artatamente creato il falso mito dell’Italia alla canna del gas e sull’orlo del baratro ora gli stessi mass media di allora creassero quest’altra panzana della crisi della politica italiana e con questa scusa si creassero i presupposti per mettere da parte un governo ,comunque eletto dal popolo, sostituendolo con fantomatici tecnici super partes, che noi nella storia italiana mai abbiamo visti e forse mai sono esistiti.Ma da questo punto di vista gli Italiani sono sembrati fortunatamente più scafati di qualche mese fa,

infatti quando circa il 75% dei votanti si reca alle urne per delle elezioni così dette di medio termine non ci sembra che ci sia un allontanamento dalla politica, forse da quella di centro-sinistra, dati i risultati, sicuramente si. La seconda causa di questo crollo verticale del consenso dei partiti che compongono la maggioranza di Governo, è la nascita del partito Democratico, da molti visto come il fumo negli occhi e nella lotta all’ultimo sangue che si è scatenata tra gli alti papaveri del centro sinistra per divenirne presidente.Di fatto la fusione a freddo di DS e Margherita voluta dai dirigenti dei due partiti, e da Prodi soprattutto, ha creato malessere nella base che non sente l’operazione come propria , ha avuto solamente il merito di far nascere un altro partito, quello della sinistra DS, che in ogni occasione di

dibattito rimarca le proprie differenze dai così detti democratici facendo aumentare la temperatura dell’oramai moribondo Governo Prodi. Il risultato immediato di tutto ciò è stato quello di far riconquistare al centro-destra città come,Asti, Vercelli, Monza, Verona, andare al ballottaggio in province e città una volta feudi rossi come Genova, Piacenza, Pistoia, e di confermare amministrazioni uscenti di centro-destra , da nord a sud, con maggioranze una volta definite bulgare aumentando i consensi per la CdL in maniera quasi esponenziale. Insomma l’avviso di sfratto gli Italiani l’anno spedito, con la speranza che Prodi e il centro sinistra non si comportino come i loro amici dei centri sociali , occupando cioè abusivamente palazzo Chigi.

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LA PIAZZA D’ITALIA - ESTERI
Iran: dagli Usa in arrivo protesta formale contro Elbaradei
(Adnkronos) - Francia, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti intendono protestare formalmente contro la recente proposta del direttore generale dell'Aiea, Mohamed ElBaradei sul programma nucleare dell'Iran. La sua idea di prendere atto del fallimento del tentativo di bloccare l'acquisizione di capacita' nucleari e consentire a Teheran lo sviluppo di quantita' ridotte di uranio arricchito a uso civile sotto stretti controlli degli ispettori ha sollevato un coro di no.

M.O.: Salerno (AN), D’Alema non distingue Stato Democratico da terrorismo
(Adnkronos) - ''L'identico tono e l'identica fermezza con cui D'Alema rivolge ad Israele, nonche' alle fazioni in lotta nella Cisgiordania l'invito a porre fine alle rispettive operazioni belliche, testimoniano quanto il ministro degli Esteri italiano non sappia distinguere uno stato democratico che si difende da gruppi terroristici dediti alla pura violenza. Israele sta continuando a tutelarsi e a difendersi dai terroristi che hanno di nuovo scatenato il terrore nei territori di confine confermando la loro volonta' di voler destabilizzare l'area ed impedire ogni processodi pace e di convivenza''.

Ue: Zapatero e Sarkozy, ruolo attivo per accordo rapido su trattato
(Adnkronos) - Francia e Spagna vogliono esercitare "un ruolo attivo" perche' si possa arrivare "al piu' presto" a un accordo sul Trattato dell'Unione Europea, possibilmente gia' entro la fine del semestre di presidenza tedesca, il 30 giugno

L a

s v o l t a

n e l l a

d e s t r a

f r a n c e s e

Da Chirac a Sarkozy
Oltre a quanto detto sopra, cio’ che maggiormente ha favorito il gollista nella scalata all’Eliseo e’ stato, per l’appunto, il suo essere gollista. Nelle fasi di transizione, di crisi, in cui l’insicurezza, il disagio, il declino si impadroniscono dell’animo dei francesi rivolgersi a destra e’consequenziale. Ecco perche’ la continuita’con Chirac non costituisce una sorpresa. La paurosa sfida della societa’ multirazziale esplosa in tutta la sua gravita’ con la storiaccia delle banlieu (che vide il neopresidente francese protagonista di dichiarazioni senza mezzi termini che suscitarono polemiche presso una consistente parte dei francesi), la sfida dell’Europa, cui anche lo sciovinismo si deve inchinare se si vuol mantenere un profilo alto nella gestione del potere e le sfide sociali hanno suggerito ai francesi la soluzione gollista, ritenuta la piu’ adatta a fornire risposte convincenti efficaci. “Largo agli uomini del fare, bando agli uomini del dire” e’ una legge che vale anche in Francia. Dire che sulla sconfitta con onore della Royal sia pesato il suo esser donna e’ una pura idiozia. La Francia e’ un Paese liberoda certe logiche, che fa un uso sapiente e non ossessivo della tradizione. Se qualcosa di nuovo deve succedere - la storia ci insegna - accade in Francia. Sulla vittoria di Sarkozy ha pesato - oltre a quanto detto della persona - l’idea: ha vinto prima di tutto il suo essere destra. Quando i problemi incalzano, quando occorre polso per governare situazioni insidiose, quando si sentono “esigenza d’ordine” ed “esigenza di risultati” per rimettere in sesto la baracca la scelta e’ conseguenziale: destra. Quando si richiedono snellezza e sobrieta’( il neo premier Fillon ha dimezzato il numero di ministeri) - amiche dell’efficienza - rivolgersi alla destra e’ piu’ che logico. C’e’ grande attesa per intuire i tratti distintivi che contraddistingueranno il mandato del neopresidente francese. Noi, in tutta onesta’, confidiamo in un risveglio dell’europeismo: a fatti, non solo a parole. La condotta francese dell’era Chirac e’ contraddistinta da un subdolo euroscetticismo, che in occasione di diversi passaggi cruciali ha messo in crisi il processo di integrazione. Le dichiarazioni del neo inquilino all’Eliseo fanno credere ad un cambiamento di rotta, che abbracci in maniera decisa la causa europea. Anche perche’, chiudersi nel nazionalismo a fini meramente propagandistici e di conservazione del potere attraverso l’adulazione delle folle significa decretare in anticipo la fine della grandeur francese. Napoleone o no, e’ finito il tempo delle illusioni, il passato va definitivamente archiviato. La Francia deve convincersi che soltanto attraverso l’integrazione europea - all’interno della quale puo’ far valere la propria potenza, il proprio prestigio, la propria storia puo’ tornare a coprire un ruolo di rilievo. Staremo a vedere. Francesco di Rosa

In questa fase interlocutoria, attraverso cui la grandeur francese deve affrettarsi a “rifarsi il trucco” pena l’inevitabile tramonto, il popolo francese si e’ pronunciato a favore della continuita’, premiando Nicholas Sarkozy, delfino di Chirac e 23esimo presidente della storia francese. L’ipoesi Royal era del pari affascinante e pareva avere le sembianze di una svolta ancor piu’ salvifica: per un pugno di voti non se ne e’ fatto nulla. Il charisma, il crudo pragmatismo, il piglio che inevitabilmente possiede ogni erede di De Gaulle, il sorriso affascinante e intraprendente di Sarkozy hanno avuto la meglio sulla bellezza, sulla capacita’ dialettica di questa

“Venere socialista” chiamata Segolene. E cosi’, l’eco del successo targato Merkel non ha avuto seguito in Francia. La socialista le ha provate tutte (fino ad appropiarsi del mito di Giovanna D’Arco, che - ha tuonato - “non e’ appannaggio esclusivo della destra”) ed anche per questa ragione le va tributato l’onore della armi. Poco male, la Royal proseguira’ la sua battaglia, pronta ad approfittare di un eventuale fiasco di Sarkozy. Ma a differenza di quanto accade in Italia, non se l’augurera’, perche’ chi si candida a guidare il proprio popolo ama il proprio Paese al di sopra della propria fazione.

Le

amministrative

nella

Gran

Bretagna

del

terzo

millennio.

Devolution o Dissolution
Il voto amministrativo dello scorso mese nel Regno di Sua Maestà è salito alla ribalta dei media di tutto il mondo perché per la prima volta in cinquant’anni ha consegnato la maggioranza relativa nel Parlamento scozzese al partito nazionalista che ha in programma la convocazione del popolo per decidere sopra l’indipendenza definitiva da Londra entro un paio d’anni. Al di là della consueta querelle tra nazionalisti scozzesi e Londra, da cui peraltro i nazionalisti scozzesi escono ridimensionati, per essersi ritrovati con il loro leader Alex Salmond Primo Ministro in pectore ma con un solo seggio in più dei laburisti e una coalizione di governo tutta da formare, questa tornata amministrativa traccia un vera e propria linea di discontinuità con il passato. Le ragioni non vanno ricercate tanto nel radicalizzarsi della sfida autonomista (anche il Plaid Cymru il partito nazionalista gallese è cresciuto sensibilmente nei seggi e nel consenso popolare), quanto nel sentimento che inizia ad agitarsi nell’Inghilterra profonda. Già in un sondaggio del Novembre scorso dell’ICM per il Sunday Telegraph si evidenziava come il 68% della popolazione inglese oramai dichiari apertamente di volere anch’esso un Parlamento regionale per sé. Monta una voglia di regionalismo e una stizza nei confronti delle pulsioni centrifughe scozzesi e gallesi generata dalla circostanza di fatto che sono proprio loro, le parti del paese più riottose, che beneficiano di maggiori sussidi e assistenza statale traducendosi il tutto in tante tasse da pagare soprattutto per il contribuente inglese. Va ricordato come Edimburgo sia uno dei principali centri finanziari europei, i fondali del Mare del Nord e dell’Atlantico settentrionale di pertinenza scozzese contengano le più ampie riserve di petrolio dell’Unione Europea, ma la Scozia e il Galles rappresentino solamente la sesta e la decima regione del Regno Unito per popolazione. Cosa succederebbe se il sud-est o il nord-ovest della Grande Manchester, si stancassero del fatto che gli investimenti regionali negli anni recenti sono stati indirizzati secondo una logica assistenziale e non di sostegno alle infrastrutture del paese. Cosa succederebbe se gli operatori di borsa di Londra cominciassero a chiedersi per quanto ancora la City resterà la piazza finanziaria più importante del mondo? Sotto questi nodi irrisolti il partito laburista che amministrava localmente il paese un po’ ovunque arretra a favore dei Tories di Cameron, ma l’eredità di Blair si fa per essi forse troppo pesante. Di fatto assistiamo in questa prima fase di post-blairismo allo spostamento a sinistra del baricentro dell’agenda politica con un Cameron che vola molto basso e ci tiene a non marcare distanze eccessive dal recente passato in un’ottica meramente elettoralista che senz’altro lo premierà, ma a quale prezzo politico e programmatico? E se nel paese la questione dei nazionalismi resta ancora risolta, dopo la devolution del 1997 e una pace nell’Irlanda del Nord benedetta ma le cui dinamiche geopolitiche restano pur sempre un punto interrogativo, ora lo slancio della decennale e tumultuosa ripresa economica nata sulle fondamenta della rivoluzione tatcheriana che il blairismo fu così avveduto da assecondare, sembra lasciare il passo alla dialettica tra un partito conservatore più comprensivo e ansioso di legittimarsi a “sinistra” e un nuovo Labour di Gordon Brown tirato per la giacca ad un ritorno verso la casa del socialismo europeo: per anni il vero incubo di Tony Blair oltre il suo europeismo di facciata. Dal punto di vista costituzionale, il Regno Unito è uno stato unitario con un governo ed un parlamento sovrani. A seguito dei referendum sulla devolution approvati in

Scozia e Galles nel 1997, è stato concesso un limitato autogoverno a queste due nazioni costitutive. Il Parlamento del Regno Unito a Westminster continua però ad avere il potere di emendare, espandere, ridurre oppure abolire gli ambiti di autonomia devoluti a Scozia e Galles e, quindi, il Parlamento scozzese attualmente non si può certo definire pienamente sovrano. Peraltro, sul piano pratico, è piuttosto improbabile che il Parlamento britannico voglia (e, volendolo, possa politicamente) abolire in maniera unilaterale i parla-

menti ed i governi di Scozia e Galles senza indire prima un referendum tra le popolazioni interessate. Per un caso o un gioco del destino le elezioni amministrative ultime recenti sono cadute esattamente trecento anni dopo lo scioglimento del Parlamento scozzese e l’annessione al Regno (1707). Dopo il referendum del 1997 al ricostituito Parlamento sono state attribuite diverse competenze legislative nelle materie di interesse nazionale scozzese, i gallesi, sebbene con meno entusiasmo, sono sulla stessa strada, gli inglesi

cominciano a chiedersi perché, a loro, l’opzione debba essere preclusa. Certo, resta il prestigio della Corona, lo stesso leader dei nazionalisti scozzesi vuole essa rimanga il Capo dello Stato sul modello della Repubblica Australiana anche in una Scozia indipendente e presto la Regina, su indicazione del nuovo Parlamento scozzese nominerà uno dei parlamentari, probabilmente lo stesso Alex Salmond dello Scottish National Party, First Minister. Ma sarà il primo passo verso cosa? Giampiero Ricci

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LA PIAZZA D’ITALIA - ECONOMIA
Fisco: OCSE, richieste uso tesoretto possono peggiorare conti
(Adnkronos) - Attenzione alle richieste che arrivano dai partiti per la destinazione delle risorse derivanti dal tesoretto perche' potrebbero peggiorare i conti pubblici. E' quanto scrive l'Ocse nell'Outlook a proposito dell'extragettito. Infatti, ''nonostante il governo sia impegnato sul fronte di un ulteriore consolidamento dei conti, il bilancio per il 2006 risultato molto migliore delle attese ha gia' incoraggiato richieste politiche per una maggiore spesa e per tagli fiscali prematuri''.

Enologia: Coldiretti, in Usa si beve meta' dei vini rossi toscani doc
(Adnkronos)- Negli Usa si beve circa la meta' dei vini rossi doc/docg della Toscana destinati all'estero con il Chianti e il Brunello di Montalcino in pole position. E' quanto riferisce la Coldiretti sulla base dell'indagine Nomisma sul posizionamento dei Vqprd (doc/docg) italiani nei principali mercati mondiali dove complessivamente si e' verificata una crescita record per il vino 'made in Italy' con un aumento delle esportazioni in valore del 20 per cento

Lavoro: Rinaldi, riconoscere talento per garantire pari opportunita'
(Adnkronos/Labitalia) - ''Nell'Anno europeo per le Pari Opportunita' per tutti, compito questo che sarebbe piu' semplice attuare valorizzando l'autonomia, le competenze e la liberta' femminile, e' necessaria una nuova gerarchia dei diritti a partire dal riconoscimento del merito e del talento individuale, che favorisca, cosi', una concorrenza reale tra i due generi in tanti settori che, finora, hanno visto quasi esclusivamente la presenza maschile, creando, nei fatti, luoghi di privilegio nonostante le leggi vigenti''

Il presidente di Confindustria rileva l’esistenza di un’ennesima spaccatura all’interno del Paese Italia

Montezemolo, un programma di governo!
Montezemolo al quale viene riferita la battuta di Prodi: «Vuol dire che l’ha apprezzata». In sintesi distinguiamo nella relazione operata dal presidente di Confindustria i seguenti passaggi chiave: Una ripresa fragile Nella sua relazione Montezemolo aveva preso le mosse dal giudizio sulla ripresa economica in atto. «La ripresa non è ancora consolidata, è fragile e si spegnerà rapidamente se saremo lasciati soli, se non saranno rimosse le tante, tantissime anomalie che ci costringono a competere con un braccio legato dietro la schiena». Lo ha detto il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, nella relazione all’Assemblea annuale della confederazione che si è aperta questa mattina a Roma dinanzi a 3mila delegati. «L’Italia non può continuare a essere il paese dei veti, dai rifuti alla Tav, dai rigassificatori alle autostrade, ma deve diventare il paese delle decisioni». Gli imprenditori, poi, non vogliono accettare processi alle imprese, anche perché la ripresa dell’economia italiana «viene tutta dalle imprese e dal mercato». Occorre, dunque, «un clima diverso», sottolinea Montezemolo, perché come imprenditori «abbiamo bisogno di sentire più tifo attorno a noi». Applauso scrosciante nel passaggio della relazione sull’addizionale Irap, che «toglie soldi alle imprese per premiare le Regioni che amministrano peggio». Da gennaio, dice Montezemolo, quando in Germania entrerà in vigore la riforma che riduce di nuovo i punti l’aliquota fiscale sui profitti, «le aziende italiane saranno le più tassate d’Europa. Guardo al Paese che vogliamo costruire da qui al 2015: chi produce, chi lavora, chi paga regolarmente le tasse, non deve più essere penalizzato. Non é accettabile una pressione fiscale così concentrata sulla produzione, rispetto alle rendite e ai consumi». Cuneo fiscale. «Il taglio del cuneo - spiega Montezemolo all’assemblea non finisce nelle tasche degli imprenditori, è un vantaggio per tutta l’economia perché ci rende più competitivi». Per il presidente di Confindustria e necessario ridurre le imposte sulle imprese come hanno fatto in Germania, Spagna, Regno Unito, Austria e Svezia. «Dobbiamo allinearci all’aliquota media europea - dice Montezemolo - che è più bassa di ben 8 punti. Siamo disponibili a scambiare qualunque incentivo in cambio di minore pressione fiscale sulle imprese e su questo vogliamo confrontarci con il Governo prima della Finanziaria». La strada per ridurre in modo stabile la pressione fiscale è quella di «abbattere il debito pubblico, tagliare la spesa improduttiva, spingere la crescita dell’economia». Liberalizzazioni Bene, ma ancora lunga la strada da percorrere. Il Governo, dice Montezemolo, «con il ministro Bersani, ha avviato un processo, apprezzabile ma ancora insufficiente, di liberalizzazioni». Necessario, quindi «approfittare del clima favorevole che si è creato e imprimere, cominciando dai provvedimenti che sono già in Parlamento, una forte accelerazione in tanti settori ancora chiusi alla concorrenza: energia, professioni, servizi pubblici locali, pubblica amministrazione». Occorre, secondo Montezemolo, «bonificare la crescente foresta di società pubbliche o semipubbliche generate dagli amministratori locali per creare poltrone e gestire affari». In questo scenario, rileva il presidente di Confindustria, «avevamo salutato con vero interesse il disegno di legge del ministro Lanzillotta sui servizi pubblici locali» ma «il compromesso che è stato raggiunto rischia di essere insufficiente e non capiamo perché sia stata accettata una revisione al ribasso». Sul fronte della liberalizzazione dei servizi pubblici locali, poi, «bisogna procedere con più determinazione e più in fretta. Serve una forte assunzione di responsabilità politica. Si tratta di una questione centrale per affrontare la modernizzazione del Paese. E auspichiamo un vero impegno da parte di tutti coloro che si definiscono riformisti nella maggioranza e nell’opposizione». Pensioni. Sulle pensioni occorre uno sguardo all’Europa. «Siamo il Paese del vecchio continente con l’età media più alta e con l’età di pensionamento più bassa. In tutti i grandi paesi europei si va in pensione ormai a 65 anni e c’è chi, come la Germania ha già fissato un obiettivo più ambizioso. Non si tratta di fare riforme difficili ma solo di applicare le leggi esistenti, a partire dalla legge Dini, approvata con le firme di tutti i sindacati, e dalla riforma Maroni». L’adeguamento del sistema pensionistico, secondo Montezemolo, «è necessario perché i lavoratori possano avere in tarda età una pensione consistente. O davvero si pensa che i giovani di domani siano disposti a pagare una pensione per ogni salario? Perché questo avverrà, se non interveniamo oggi». Su pensioni, riforma degli ammortizzatori sociali e completamento della legge Biagi di riforma del mercato del lavoro «vorremmo confrontarci con un sindacato che guardi un po’ meno al passato e un po’ più al futuro e a quello che succede nel mondo». Riforma elettorale. Per migliorare la governabilità del Paese è urgente una riforma elettorale. Serve un «sistema che consenta ai migliori di emergere e di governare, e dia agli elettori la possibilità di scegliere senza liste prefabbricate». Necessaria anche l’adozione di misure che estendano le prerogative del premier per rafforzare l’esecutivo. Comunque, «la riforma elettorale da sola, non basta», occorre «accelerare sulle riforme istituzionali», a partire «dall’aggiornamento della Carta Costituzionale». Pubblica amministrazione. Alla Pubblica Amministrazione serve un’iniezione di concorrenza e di merito. Nella sua relazione all’Assemblea il leader degli imprenditori, ha sottolineato che la Pubblica amministrazione «deve aprirsi alla concorrenza e al merito, premiando e pagando meglio chi lavora e chi è capace, ma facendo a meno dei cosiddetti fannulloni». Montezemolo ha espresso un sentimento molto diffuso tra gli italiani, quello di una profonda sfiducia nei confronti dell’attuale classe politica e dirigente. Molti cercano di sviare il problema affermando l’allontanamento o la sfiducia degli Italiani nei confronti della politica. Non si tratta semplicemente di una affermazione sbagliata, bensì di un ultimo e disperato e meschino modo di difendere lo status quo. Gli Italiani non sono lontani dalla politica, il contrario, sono tornati in politica più di prima e vogliono fortissimamente una nuova politica, vogliono non solo facce, ma uomini nuovi e nuovi contenuti. Angelo Salvatori

Fragilità della ripresa e sostegno alle imprese e costi della politica sono i tre punti essenziali della relazione del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, all’assemblea annuale della Confederazione che si è svolta alla presenza di oltre tremila delegati. Ed è proprio sulla questione delle spese per la politica che si è aperto uno scontro a distanza tra Montezemolo e Prodi. Sfiorano i 4 miliardi di euro, dice Montezemolo. Il solo sistema dei partiti, afferma, «costa al contribuente 200 milioni di euro l’anno, contro i 73 milioni della Francia, mentre stime recenti parlano di un costo complessivo della politica vicino ai 4 miliardi. In quale altro Paese i partiti sono così pesanti e così numerosi?». Secondo Montezemolo «non ci spaventa dover sopportare il costo anche di qualcosa che funziona bene, ci imbarazza il costo altissimo di un sistema che ha perso efficacia e stenta a produrre risultati». Da 15 anni l’Italia è prigioniera della «transizione»: la politica è in crisi e i protagonisti continuano ad accapigliarsi sui fantasmi del passato, la divisione tra destra e sinistra è «antica». L’Italia reale deve tornare protagonista e, per il presidente di

Confindustria, serve capacità di leadership, di cogliere i nuovi confini tra gli schieramenti che corrono «lungo crinali molto diversi dal passato» su linee «spesso trasversali». Sulla semplificazione istituzionale Montezemolo chiede qualche segnale preciso e semplice. «Facciamo, ad esempio, una specie di business plan per l’abolizione delle province» per evitare di costituirne di nuove e cancellare «quelle esistenti entro qualche anno. Risparmieremmo molto denaro pubblico, semplificando la vita dei cittadini». Montezemolo propone anche di «stabilire che non si possono accettare comunità montane a pochi metri di altezza sul livello del mare. Parlo, per capirci, dell’altezza di un condominio». Insomma c’è nella politica un «drammatico» problema di rapporti tra costi e risultati. Subito i cronisti si rivolgono al presidente del Consiglio per un commento su questo passaggio della relazione. Montezemolo «si commenta da solo» replica Romano Prodi. Allora, presidente, con il suo discorso Montezemolo sta «scendendo» in politica? «Sta salendo» replica il premier. A stretto giro e altrettanto sintetica la controreplica di

Il tesor etto non è sufficiente a Pr odi e a Padoa-Schioppa per toglier e le mani dalle tasche degli italiani.

La manovra fiscale 2007: il Governo Prodi ripristina l’imposta sulle successioni e donazioni
Tra i primi provvedimenti fiscali varati dal governo Prodi non è un caso che ritornano in auge tasse ed imposte in particolare sui trasferimenti gratuiti di beni di proprietà. Ad essere tassato è l’asse ereditario tra coniugi e tra parenti affini. In secondo luogo vengono tassati i lavoratori autonomi attraverso l’inasprimento delle aliquote reddituali. Insomma pare plausibile una manovra fiscale di risanamento del sistema economico perseguita esclusivamente attraverso l’aumento del prelievo tributario? La politica economica di un governo dovrebbe tendere alla ottimizzazione del gettito e alla manipolazione della spesa pubblica nell’ottica di piani di investimenti che abbiano un effetto non distorsivo sulla collettività. L’ideologia della sinistra italiana invece detta le linee guida da seguire al fine di raggiungere obiettivi di redistribuzione del reddito nel sistema economico nazionale prelevando ricchezza dai ricchi e redistribuendola ai poveri. Questa ideologia più che avere una ratio di sviluppo è alquanto solidaristica. Il discorso di solidarietà potrebbe anche sussistere in un’ottica redistributiva ma il problema è che a pagare non sono solo i ricchi ma anche i poveri. Lo slogan della legge finanziaria per il 2007 “anche i ricchi piangano” non è infondata anzi rispecchia esattamente l’effetto che la legge stessa sta producendo sulla capacità di tenuta dei contribuenti. La politica economica e fiscale del Governo Prodi è mirata soltanto ad inasprire il meccanismo sanzionatorio e quello di tassazione, tra l’altro va a colpire direttamente il reddito dei lavoratori sia autonomi che dipendenti. Vi è poi anche un discorso legato al rispetto dei parametri comunitari, cioè la capacità che hanno singoli paesi membri di raggiungere i livelli di congruità stabiliti a Maastricht, soprattutto in materia di debito pubblico. Ma cosa c’entra la tassazione sulle donazioni e sulle successioni con il risanamento del debito pubblico? Pur facendo uno sforzo intellettuale non si comprende come possa sussistere una logica connessione tra Maastricht e la tassazione sul patrimonio ereditario nell’ottica di raggiungere un aumento della crescita economica del Paese. E’ pacifico che lo Stato, per poter rispettare i parametri di Maastricht debba risanare i conti pubblici attraverso la leva fiscale, se necessaria, ai fini di un riequilibrio del disavanzo e in aggregato di una riduzione del debito. Ma è possibile che per la sinistra italiana l’unico strumento utile a perseguire tali obiettivi è dato dall’inasprimento di un assetto contributivo già esistente e già troppo aggressivo che sta indebolendo la capacità di consumo dei cittadini italiani? Prodi dovrebbe sapere che se si accelera troppo sulla leva fiscale si hanno degli effetti negativi sul sistema economico perché il PIL decresce, in quanto, la sintomatica e fisiologica conseguenza se vogliamo più scontata è quella che vedrà una notevole contrazione dei consumi; e questo meccanismo porta inevitabilmente ad un rallentamento del livello di crescita della nostra economia. L’economia dunque non si amministra e non si guida sempre con l’ideologia soprattutto di alcune frange della sinistra estrema che in Parlamento hanno più peso delle altre, ma con la consapevolezza che la realtà economica di un paese va gestita tenendone conto e intervenendo in quei settori che possono essere di rilancio e non di stagnazione, cioè il settore degli investimenti nelle grandi e piccole opere, nel creare le condizioni affinché la flessibilità del lavoro diventi sempre più una nuova frontiera di opportunità e non di rigidità. Il liberalismo ha nel suo impianto ideologico la previsione a creare sistemi economici più aderenti alle esigenze della collettività e non a imporre delle regole che sono stabilite dogmaticamente da una ideologia storica di stampo marxista e leninista. Finchè non si esce da una ideologia così retorica gli interventi sul sistema economico non potranno mai essere efficaci ed erodere il meno possibile il reddito delle famiglie italiane. Dato che l’esperienza storica ci insegna che i governi di sinistra sono alquanto radicati in una mentalità di tassazione e non di sviluppo non potremmo che attenderci per il futuro ulteriori inasprimenti.

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LA PIAZZA D’ITALIA - ATTUALITÀ
Medicina: risate incontrollabili con farmaco per cefalea 'da suicidio'
(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Chi soffre di cefalea 'a grappolo', una delle forme di mal di testa piu' violente, tanto da guadagnarsi l'appellativo di cefalea 'da suicidio', puo' essere colpito da irrefrenabili attacchi di risate. Una sorta di 'ricompensa' che si verifica quando i pazienti ricevono un'iniezione sottocutanea di sumatriptan, il farmaco riconosciuto come medicinale di riferimento per questi malati.

Ambiente: balene intrappolate a portoferraio tornano in mare aperto
(Adnkronos) - Le due balene rimaste intrappolate all'interno della darsena del porto di Portoferraio, all'isola d'Elba, dove si trovano gli approdi turistici destinati alla nautica da diporto oggi, sono tornate in mare aperto. Scortate da un gommone della Guardia Costiera che ne seguiva le evoluzioni a distanza le due balene, che per tutto il pomeriggio sono state all'interno della darsena del porto, hanno guadagnato nuovamente l'imboccatura del porto fino ad allontanarsi in mare aperto quando stava calando la sera.

Rifiuti: landolfi (an), regione campania vari piano emergenza sanitario
(Adnkronos) - "E' incredibile che con le strade sommerse dall'immondizia, con le citta' appestate dai miasmi dei roghi, le autorita' sanitarie regionali non abbiano ancora trovato il tempo per mettere in campo una sola iniziativa idonea a tutelare la salute dei cittadini campani".

Chi perde l’indennità e chi la libertà
Il 7 luglio 2003 una Commissione medica composta, tra l’altro, da solo due medici e quindi in contrasto con quanto previsto dalla normativa in materia, revoca, senza mai fornire alcuna motivazione (vizio di legge anche questo, in quanto ogni provvedimento deve essere sempre motivato entro 60 giorni dalla data della visita, perché, nel caso in cui vi sia irragionevolezza nella motivazione del provvedimento, il destinatario può ricorrere al TAR), l’indennità di accompagnamento ad una donna che ne fruiva da oltre 30 anni, affetta da una poliartrite cronica rimaria evolutiva sistemica. L’interessata, avendo gravissime difficoltà motorie, chiede aiuto al fratello, maresciallo della Guardia di Finanza, al fine di conoscere la motivazione del provvedimento di revoca. Da subito, tale revoca appariva incomprensibile alla persona affetta da disabilità poiché, oltre ad aver patito sulla propria pelle gli effetti devastanti della sua malattia (nel corso degli anni aggravatasi sempre più), ha conseguito una laurea in medicina, a pieni voti, presso l’Università di Pisa. Da sottolineare, inoltre, che non ha un posto fisso di lavoro ma svolge attività di volontariato presso l’Ospedale di Massa, accompagnata dalla Croce Rossa di Massa; la Legge, in materia di collocamento obbligatorio dei disabili, non è operante in quanto occuperebbe un posto dirigenziale ed i concorsi pubblici richiedono spesso il requisito della sana e robusta costituzione. Su questo argomento bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Pertanto il fratello, si reca presso gli uffici del Ministero del Tesoro di Massa, per avere la motivazione del provvedimento. Non ottenendo alcuna motivazione plausibile, né a voce, né per iscritto, invita la sorella a fare ricorso al Tribunale Civile. A questo punto la ricorrente cade nello sconforto più totale. La motivazione del provvedimento diventa per lei condicio sine qua non per ottenere il beneficio senza dover ripercorrere mentalmente ben 46 anni di calvario della sua malattia. E’ domenica e lei è chiusa in casa. Non ha alcuna patente di guida e, a causa della deformazione e dall’artrite alle mani non può conseguire nemmeno una patente speciale. E’ angosciata dal fatto di dover ricercare radiografie, referti medici, diagnosi e quant’altro serva per riottenere il beneficio in archivi che conservano ben 46 anni di malattia. Si riempie di tranquillanti aggravando una caduta psicologica determinata anche dall’uso continuo di cortisone che provoca alterazioni al sistema nervoso. Il fratello abita in una città vicina e, su richiesta della madre, corre in suo aiuto, cercando insieme di rassicurarla invano. Dando seguito alla richiesta della sorella, in possesso del numero di telefono di uno dei medici della commissione (acquisito sull’elenco telefonico), chiama al fine di aprire un dialogo fra il medico e la propria sorella e per apprendere una volta per tutte, la motivazione del provvediment o . Il medico non è in casa e vista la gravità della situazione viene chiesto all’interlocutore di far richiamare il dottore, al suo rientro, al numero di casa della persona alla quale doveva essere data assistenza. A questo punto, visto che la disabile continua a fare uso di tranquillanti viene attivato il 118 ed un’ambulanza l’accompagna, ora anche con depressione reattiva (come risulta dal referto medico rilasciato in seguito a visita psichiatrica) all’ospedale. Anche la psichiatra è imbarazzata nell’avere di fronte il caso di una persona affetta da una grave malattia di cui conosce, in tutto e per tutto, gli effetti anche psicologici derivanti non solo dalla patologia ma anche dall’uso frequente di cortisone. Il ricovero in ospedale non procurerebbe alcun beneficio e pertanto, senza parole, la psichiatra rilascia una lettera di dimissioni nella speranza che, quando sarà chiarita la vicenda, l’ammalata possa trarre un beneficio psicologico e morale. Tornato a casa insieme alla sorella, il fratello è nuovamente e ripetutamente invitato a telefonare al medico della commissione, ma nonostante fosse mezzanotte il medico non è rientrato. Tutto sarebbe finito qui se, a distanza di quasi un anno dal fatto, il fratello della disabile, non si fosse visto recapitare in caserma un avviso di garanzia per il reato di minaccia al fine di far compiere, al medico della commissione un atto contrario ai suoi doveri d’Ufficio. Solo due telefonate mai registrate erano bastate al medico per denunciare un povero cristo ma non è tutto: è stato chiesto, da parte del P.M., un rinvio a giudizio, senza uno straccio di prova e senza che mai nel corso delle indagini (durate più di un anno e per oltre sei mesi svolte all’insaputa dell’indagato), fossero stati sentiti i testimoni a discolpa dell’indagato e l’indagato stesso. La relazione conclusiva delle indagini riporta testualmente: “[…] le indagini esperite confermano i fatti esposti in denuncia […]”. Tutelare la salute di una disabile, diventa rischioso; senza una prova si può essere incolpati di fatti gravi e pertanto a norma di quanto accaduto, bisognerebbe abbandonare i sofferenti al loro triste destino. Mentre, all’insaputa del militare, venivano svolte le indagini sul suo conto, dalle quali non è emerso niente che lasci ipotizzare le minacce, il Tribunale Civile, nell’ottobre del 2005, ha ritenuto errato il provvedimento, lasciando chiaramente intendere che le ipotizzate minacce, anche se fossero state rivolte (fatto mai accertato), sarebbero state frutto di un atto ingiusto compiuto senza motivo nei confronti di una disabile, persona che dovrebbe godere di un trattamento migliore rispetto ad altri che, sani, possono accedere più facilmente presso uffici e fare valere le proprie ragioni. La condanna comunque inflitta al maresciallo, fa riflettere e ripercorrere un testo a molti noto: “Il processo” di Kafka. II maresciallo nei panni di Mister K viene, a sua insaputa, calunniato, poi processato e condannato senza un perché. Proprio come Mister K cerca in tutti i modi di far apparire gli errori e gli orrori di chi, invece di operare per la giustizia, diventa non solo accusatore, ma, vero e proprio persecutore. In un esposto presentato alla Guardia di Finanza, la disabile dichiara di non essere stata visitata né ascoltata, inoltre rappresenta, in modo dettagliato, che nel verbale della commissione medica (a lei pervenuto insieme ad una revoca ingiustificata a seguito di una sentenza del Tribunale Civile che riconosceva il beneficio), sono state omesse patologie importanti ed è stata falsamente attestata una sua mobilità autonoma. Nessuno è a conoscenza dell’iter seguito da questo vero e proprio atto di accusa. Il condannato non si è perso d’animo e si difende ricorrendo non solo in appello, ma anche al Ministro della Giustizia. Nella sua mente vi è il finale del romanzo sopra citato (mister K morirà per mano dei suoi aguzzini), nel suo cuore la voglia di affermare ad alta voce, non solo la propria innocenza, ma il diritto sacrosanto di chi, per amaro destino, si trova a combattere contro una malattia che non si è voluto dare e, purtroppo, contro provvedimenti errati emanati da chi, avendo conoscenze scientifiche, dovrebbe essere in grado di valutare più di un qualsiasi altro semplice impiegato, i risvolti psicologici che da un ingiusto provvedimento derivano a danno di chi è già sofferente. Nessuno ha chiesto di entrare in empatia totale con il malato ma, il non evitare di farlo finire in un’aula di Tribunale, insieme al fratello ed alla madre, per raccontare fatti intimi in pubblica udienza, nonché ad ascoltare calunnie infondate e gravi a danno del fratello, è una vera e propria infamia ed un atto vergognoso che, non rende onore, ad una società che si dichiara civile e prodiga nel dare aiuto ai più bisognosi. Tra le tante angherie subite, anche quella di vedersi revocare nuovamente l’indennità nell’aprile del 2006, nonostante nell’ottobre 2005 fosse stata emessa la sentenza del Tribunale Civile, con la quale all’invalida veniva riconosciuto definitivamente il beneficio. Grazie al Comune di Massa, dopo circa 10 mesi dall’aprile del 2006 è stata ridato a Cesare quel che era di Cesare, con interessi irrisori e con la consapevolezza che, costruire un futuro è troppo difficile, per chi si trova in certe condizioni di salute.

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LA PIAZZA D’ITALIA - CULTURA
Arte: Claude Monet, cataratta all'origine del suo astrattismo
(Adnkronos) - Il genio ''astratto'' di Claude Monet? Dovuto ai guai alla vista. Lo sostiene una ricerca scientifica di carattere oftalmico realizzata dall'Universita' americana di Standford. Il successo del pittore francese, tra i maggiori rappresentanti dell'impressionismo, nato nel 1840 e morto nel 1926, potrebbe essere spiegato proprio con i suoi problemi agli occhi. L'ipotesi degli scienziati americani e' all'apparenza semplice: Monet soffriva di cataratta ad entrambi gli occhi, e cio' avrebbe comportatouna ''distorsione'' dell'immagine da lui percepita visivamente.

Cultura: sempre piu' italiani acquistano contenuti online
(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Donne sempre piu' tecnologiche e italiani sempre piu' acquirenti di contenuti digitali culturali: sono solo alcuni dei risultati dell'indagine commissionata dall'Osservatorio permanente contenuti digitali ad ACNielsen.

Roma: al Vittoriano arrivano gli ascensori panoramici
(Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Due inaugurazioni al Complesso del Vittoriano. Una mostra 'Il lavoro che cambia: mestieri tra identita' e futuro', prima di cinque esposizioni dedicate alla festa della Repubblica ed alla riscoperta delle 'radici della nazione', ma anche l'apertura al grande pubblico dei due nuovi ascensori, dalla linea futuristica, che permettono l'accesso alla sommita' del Complesso del Vittoriano dal quale si puo' godere di una vista unica della Citta' Eterna.

“ C o n s i d e r a z i o n e

i n a t t u a l e ”

Schopenhauer come educatore
In questo articolo si prenderà in considerazione un testo di Nietzsche molto importante, originale e forse qualcuno lo troverà anche molto attuale. “Schopenhauer come educatore” è la terza “Considerazione Inattuale” di Nietzsche, scritta e pubblicata nel 1874: rappresenta un’ autentica sfida che il giovane filosofo volle lanciare alla cultura moderna. Nietzsche prende in questo testo la figura di Schopenhauer come educatore, incompatibile con quei caratteri che vedeva affermarsi intorno a lui quali, una certa generale pavidità, l’appiattirsi della cultura e l’incapacità dell’individuo di sostenere se stesso come un “unicum”. Qui Nietzsche sceglie il suo maestro, Schopenhauer e, riflettendo sul motivo della sua scelta, ci pone di fronte a delle profonde riflessioni riguardanti la società e l’educazione dei ragazzi perché ”E’ scegliendo un maestro, che cominciamo a diventare qualcosa, e ciò per la modestia dell’atto, che attenua l’orgoglio giovanile, e per la fiducia nel sostegno, che da fermezza al nostro incedere.” (“Schopenhauer come educatore”, Adelphi. Introduz. Giorgio Colli pag . XI.) “I tuoi veri educatori e plasmatori ti rivelano qual è il vero senso originario e la materia fondamentale del tuo essere, qualche cosa di assolutamente ineducabile e implasmabile ma in ogni caso difficilmente accessibile, impacciato, paralizzato: i tuoi educatori non possono essere niente altro che i tuoi liberatori. E questo è il segreto di ogni formazione, essa non procura membra artificiali, nasi di cera, occhi occhialuti…Essa è liberazione, rimozione di tutte le erbacce, delle macerie, dei vermi che vogliono intaccare i germi delicati delle piante, irradiazione di luce e calore…….”(ibidem; pag.7) Queste parole di Nietzsche ben presentano il testo, lo spirito,l’intento con cui egli scrive e quanto per lui possa essere fondamentale un’educazione che renda l’uomo libero e indipendente, capace di camminare con le proprie gambe e fungere da “timoniere” per la propria esistenza. Schopenhauer rappresentava per Nietzsche questo disegno, questa speranza, rappresentava la possibilità di rendere la filosofia quanto più possibile somigliante alla vita. Nella sua giovinezza, Nietzsche auspicava di trovare un educatore il cui compito fosse stato quello di trasformare il ragazzo in un sistema di sole e pianeti in moto vivente e di conoscere la legge del suo meccanismo superiore, ma più cercava, più capiva quanto invece i moderni erano miserabili di fronte ai Greci e ai Romani, anche soltanto per ciò che riguardava una concezione seria e rigorosa dei compiti dell’educazione. Girando per la Germania e riflettendo sul sistema educativo a lui contemporaneo, realizzava che anche i desideri più modesti e semplici restavano insoddisfatti. E dunque egli si chiedeva: “Dove è andato a finire tutto quel riflettere su questioni morali, che, pure, in ogni tempo ha occupato ogni società nobile ed evoluta? Non vi sono più celebrità e un riflettere a quel modo; effettivamente si consuma il capitale di moralità ereditato, accumulato dai nostri antenati, che noi non sappiamo più aumentare, ma solo dissipare….Siamo arrivati al punto che le nostre scuole e i nostri maestri prescindono semplicemente da una educazione morale o si contentano di formalismi: e virtù è una parola sotto la quale maestri e scolari non riescono a pensare niente, una parola passata di moda, della quale si sorride..”(ibidem; pag.11). Qui Nietzsche sta parlando di una gravissima mancanza di capacità creativa, di una società e di costumi che si sono rilassati sulle acquisizioni civili del passato e che ormai sono dati sconsideratamente per scontato. Per ciò che concerne l’insegnamento stesso della filosofia nelle università, Nietzsche afferma che di sicuro, leggere studiare sono fertilizzanti per la propria crescita, ma sono sufficienti a formare un uomo libero e indipendente? E a riguardo, incalza affermando: “Che cosa importa la storia della filosofia ai nostri giovani? Debbono forse dall’intrico di opinioni essere dissuasi dall’avere opinioni? O forse debbono addirittura imparare a odiare o disprezzare la filosofia? Si sarebbe quasi tentati di pensare quest’ultima cosa, quando si sa in che modo gli studenti debbono torturarsi per i loro esami filosofici e per imprimere nel loro povero cervello le idee più folli e sottili dello spirito umano, accanto a quelle più grandi e difficili da comprendere” (ibidem; pag.91); “Egli non deve essere affatto un pensatore, bensì al massimo uno che pensa dopo e su qualche cosa, soprattutto però un dotto conoscitore di tutti i passati pensatori” (ibidem deve essere dato con la vita visibile, non semplicemente con dei libri; dov’è oggi questa coraggiosa visibilità di una vita filosofica? “Giacchè la filosofia schiude all’uomo un asilo dove nessuna tirannide può penetrare, la caverna dell’intimo, il labirinto del petto: e ciò indispettisce i tiranni” (ibidem; pag.21). Quanto risuonano e riecheggiano queste parole e quanto è difficile poterle commentare, perché sono così vere e schiette che le si può solo profondamente sentire. E vero è anche, che sarebbe molto più vigoroso ed emozionante, che tra la propria vita visibile e il proprio pensiero non vi fosse la minima distanza. Mai come oggi è necessario ascoltare queste parole e mai come oggi è necessario che gli educatori attuino un intervento “vivente” trasformando “sangue e linfa”, perché mai come oggi le nuove generazioni ne hanno bisogno e i genitori non devono essere un ostacolo a questo processo. Schopenhauer per Nietzsche è colui che sacrifica il proprio io agli scopi più nobili, primi fra tutti a quelli della giustizia e della pietà; insegna a distinguere tra ciò che veramente e ciò che illusoriamente promuove la felicità dell’uomo:né il diventare ricco, né l’essere onorato, né l’essere dotto possono sollevare il singolo dal suo profondo malcontento per la mancanza di valore della sua esistenza. E per Nietzsche, tanto più Schopenhauer era imperfetto e troppo umano, tanto più si valorizzava la sua figura di modello ed educatore, perché lo si sentiva sofferente e compagno di sofferenza. “Ognuno porta in sé, una unicità produttiva; e, se diventa consapevole di questa unicità, attorno a lui si diffonde uno splendore inconsueto, lo splendore di ciò che è insolito” (ibidem; pag.27). Schopenhauer fin dalla prima giovinezza quasi espulse da sé la sua epoca, purificando così il suo essere, ritrovando se stesso nella salute e nella purezza a lui confacenti; che venga data anche ai nostri giovani la possibilità di attuare un tale e sano ritorno a sa stessi, attraverso i mezzi propri che un educatore ha, di modo che venga scoperta la propria unicità produttiva. Che non si faccia in modo che la vita, in una continua distrazione di pensieri non venga sentita; c’è un limite alle barbarie dei nostri tempi, che lo si difenda, affinchè non si venga frodati del proprio sé e si affermi con decisione “Io voglio rimanere mio”(ibidem; pag43). Senza il passaggio verso una sana introspezione non ci sono vie che possano cambiare lo stato di desolazione in cui l’uomo versa; l’uomo ha il fine di conquistare se stesso e le altre conquiste non servono perché tanto “Oriente e occidente sono tratti di gesso che qualcuno disegna davanti ai nostri occhi per beffarsi della nostra pavidità”(ibidem; pag.5) Si deve far in modo, dice Nietzsche, affinché la vita del singolo riceva il suo più alto valore, che si agisca a vantaggio degli esemplari più rari e preziosi, che si prenda come modello, la vita di quegli artisti, filosofi e santi; proprio questo sentimento dovrebbe essere inculcato a un giovane, affinché senta se stesso come un prodotto delle intenzioni più grandi e mirabili. Con questo proposito il giovane si pone nella cerchia della cultura: essa è figlia dell’autocoscienza e dell’insoddisfazione di sé. Infatti per Nietzsche, la prima consacrazione alla cultura e odio per la propria meschinità e ristrettezza e vedere intorno solo abbozzi informi di sculture meravigliose. Ciò che con la sua vita Schopenhauer ispirava, era la possibilità di innalzarsi al di sopra del proprio sé, di aspirare ad agire per fini grandi e nobili e la capacità di imparare a porsi nuovi fini; questo un educatore deve ispirare, questo a Nietzsche, Schopenhauer ispirava. Ciò che salvò Schopenhauer, ci dice Nietzsche,dal grigiore dei suoi tempi, è la straordinaria presenza del padre, che lo portò con sé in tutti i suoi viaggi, grazie ai quali imparò non a leggere libri, cosa che più o meno tutti sanno fare, ma imparò a conoscere gli uomini e a venerare non un governo, ma la verità. Di queste parole hanno bisogno le nuove generazioni, perché l’educazione riflette lo spirito di un tempo e quanto più la prima è penosa, tanto più lo spirito della civiltà sarà degenerato e corrotto; e quanto lo spirito del nostro tempo sia degenerato, lo abbiamo tutti sotto gli occhi ogni giorno. Il mondo nel quale oggi le nuove generazioni entrano a far parte “è avviluppato nelle sciocchezze”, diceva Nietzsche dei suoi tempi e per questo, cercava nuovi educatori, istituzioni più concrete e rette e per questo sognava Schopenhauer come educatore; cosa invece potrebbe pensare e sognare per noi? Che desolazione. Ilaria Parpaglioni

pag.90). Nietzsche riflette qui su un sistema educativo in cui uno dei fini principali è studiare, riflettere, elaborare concetti e pensieri di grandi spiriti, ma che, per quanto importante possa essere un tale esercizio per la mente, resta pur sempre un rifarsi ad altri, un dire tramite altri, un costante e metodico riflettere su un pensiero altrui. In questo modo, è possibile che avvenga che le proprie produzioni mentali comincino a vivere nell’ombra, che la propria mente si inaridisca, che le proprie forze originarie e spontanee si affievoliscano e ci si abitui ad elaborare con mezzi provenienti dall’esterno. “Quanto grande deve essere la riluttanza delle generazioni posteriori ad occuparsi dell’eredità di un’epoca, retta non da uomini viventi, ma da pseudonimi con una opinione pubblica; perciò probabilmente la nostra età sarà per una qualche lontana posterità il più oscuro e il più ignoto, perché il più inumano, periodo della storia”(ibidem; pag.4). Tra i compiti fondamentali dell’educazione, ci deve essere il difficilissimo compito di educare l’uomo ad essere uomo e questo era per Nietzsche il fine più complesso. E di questo compito Nietzsche sperava si occupasse il suo educatore, qualcuno che potesse strappare l’uomo dall’insoddisfazione della sua epoca e che insegnasse ad essere nel pensiero e nella vita semplice e schietto, quindi inattuale nel senso più profondo della parola. Nietzsche, inizia a raccontare il suo “incontro” con Schopenhauer e ciò che più lo colpì fu il fatto che ebbe

subito una gran fiducia nel suo maestro; questo perché un educatore, un filosofo come lui, non vuole mai sembrare, infatti scrive per sé, parla con se stesso, senza inganni e falsità, è appunto semplice e schietto e sa dire cose profonde in modotrasparente. Il vero pensatore afferma Nietzsche, sa infatti rasserenare sempre, sia che esprima la sua serietà, la sua penetrazione umana o la sua indulgenza e lo fa con coraggio e vigore. Chi non ha mai desiderato di avere un educatore che fosse un punto di riferimento, una guida ben ferma e salda, che facesse sognare e sperare per il proprio futuro, che fosse sincero e senza impacci nello schiudere l’orizzonte della vita. Vivere in generale,significa essere in pericolo, dice Nietzsche, e chi allora da adolescente non ha mai desiderato di condividere questo pericolo e di lasciarsi guidare negli intricati sentieri della vita? Ci sono le condizioni oggi per cui un ragazzo possa lasciarsi andare ad una così importante e costruttiva fiducia nel proprio maestro? Ci sono ancora oggi genitori in grado di capire che il ruolo dell’educatore è sacro e positivo per il giovane? O ci sono solo genitori capaci di andare a reclamare se un insegnante si è “permesso” di mettere un quattro allo studente? E, ci sono ancora genitori in grado di capire che insegnare il rispetto, l’educazione e la virtù ai propri figli è cosa fondamentale per salvaguardare la civiltà? Un filosofo dice Nietzsche, è tanto più da stimare quanto più è in grado di dare un esempio: ma questo esempio

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LA PIAZZA D’ITALIA - SPETTACOLO
Cinema: Carlucci (FI), detassare utili reinvestiti
(Adnkronos) - "Il problema del cinema italiano non e' solo della qualita' del prodotto, li' e' sovrano e inappellabile il giudizio del pubblico, ma di come sostenere un settore trainante della nostra economia. Il cinema e' lavoro per migliaia di persone e una straordinaria vetrina per il nostro Paese. Il modo piu' efficace per sostenerlo, cosi' come proposto nella mia legge sul cinema, e' l'esclusione dal reddito imponibile, dalle tasse, per farla breve, degli utili reinvestiti nel settore".

Cinema: 30 anni fa la prima mondiale di "Star Wars"
(Adnkronos/Cinematografo.it) - Almeno 20.000 persone si aggirano nel downtown di Los Angeles per celebrare il 30° anniversario dall'uscita di ''Star Wars'', film "seminale" - come lo definisce ''Hollywood Reporter'' - di George Lucas che ebbe un impatto devastante sull'intera industria cinematografica e sulla cultura pop da li' a seguire.

Cinema: la Palma d'Oro a Mengiu per '4 months, 3 weeks, 2 days'
(Adnkronos/Cinematografo.it) - Si chiude nel segno della Romania il 60° Festival di Cannes. Palma d'oro al durissimo, e bellissimo, ''4 months, 3 weeks and 2 days'' di Cristian Mungiu (nel 2003 in Quinzaine con ''Occident''), film shock sugli aborti clandestini contestualizzato alla fine del regime comunista.

G l i

e r o i c i

s a l t i m b a n c h i

d e l

c i n e m a

Gli stuntmen
Il mestiere dello stuntmen ha le sue origini nelle arti circensi e nel music-hall che si è sviluppato già dai tempi del muto, ricoprendo un ruolo per niente affatto secondario. Cadute, incidenti, scontri e a volte, purtroppo, anche vittime, ma pur sempre spettacolo. Cadute da cavallo, inseguimenti con acrobazie, combattimenti sono le situazioni in cui entra in gioco il ruolo dello stuntman che sostituisce l’attore. Anche per il grande attore Douglas Fairbanks, noto per interpretare da sé anche le scene più pericolose, un braccio o una gamba rotta avrebbero significato un blocco delle riprese e quindi una catastrofe dal punto di vista economico, per cui in alcune scene di Il segno di Zorro e Il ladro di Bagdad. Harold Lloyd, famoso per le sua acrobazie, aveva perso due dita della mano destra durante una seduta per una fotografia pubblicitaria e questo difetto lo costringeva ad indossare un guanto durante le riprese dei film, ma in alcune inquadrature era ostacolato per cui in molte scene fu sostituito da Harvey Parry. Anche se alcuni attori non hanno mai usato stuntmen, come Buster Keaton, in generale c’è sempre stato bisogno di cascatori e i registi non si preoccupavano di fargli correre grossi rischi, offrendo ricompensi bassi per ogni caduta eseguita, in relazione al grado di difficoltà. La categoria di stuntmen non ha mai avuto un sindacato o associazioni di categoria e assicurazioni. Con l’avvento del sonoro l’importanza del maestro d’armi (altro termine usato per indicare il mestiere) sembra diminuire perché inizia a primeggiare il dialogo sull’azione, almeno fino agli anni 60 quando il sonoro viene sfruttato anche per aumentare il potere spettacolare di alcune scene d’azione: un esempio su tutti inseguimenti automobilistici arricchiti da salti mortali, capovolgimenti e incidenti. Il sesso non è discriminante per gli stuntmen: la piccola Aileen Quinn fu sostituita da un cascatore nano per le scene pericolose di Annie di John Houston. Le scene pericolose con personaggi femminili sono recitate da stuntmen maschi camuffati con parrucche, John Stevenson perse la vita cadendo da un grattacielo mentre sostituiva Pearl White. Purtroppo non sono rare le disgrazie, Bob Morgan perse il braccio durante le riprese de La conquista del West. Il cinema digitale e l’uso del computer per ricreare scene pericolose o intere battaglie non hanno sminuito il lavoro degli stuntmen, perché anche se in futuro potrebbero esserci attori virtuali, progettati al monitor, a sostituire le controfigure in carne e ossa, la professione non rischia di estinguersi per una questione di costi e per l’attrattiva del pericolo (non indifferente) che ha molta presa sul pubblico. Inoltre, soprattutto in Italia, è importante il fattore ereditarietà. La maggior parte delle controfigure in circolazione è figlia d’arte. Le “famiglie” si specializzano in tecniche particolari: alcuni sono più bravi nelle acrobazie, altri negli inseguimenti automobilistici, e via dicendo. Per questi “saltimbanchi” del grande e piccolo schermo non esiste la parola “distrazione”, se sbagliano e non curano attentamente ogni particolare, quasi sicuramente scatta l’incidente e ciò può compromettere l’efficienza fisica con tutto ciò che ne consegue. Il corpo per lo stuntmen è “lo”

strumento di lavoro deve essere sempre in forma, allenato e non sono ammessi troppi acciacchi. Un corpo dato al film e al cinema in nome dello spettacolo. Può sembrare sadico, ma ciò che

esercita un forte fascino sullo spettatore è proprio la presenza di un corpo umano intento a correre dei veri pericoli durante le riprese di un film. Che altro dire se non che

come per il doppiatore anche le controfigure sono eternamente sul grande schermo ma sempre all’ombra di qualcuno “famoso”. Raffaella Borgese

IN

DVD

Un Jim Carray inedito

L’ombra del potere

The Number 23
Walter Sparrow il giorno del suo compleanno riceve dalla moglie Agatha un libro dal titolo “Il numero 23”. Sin dalle prime pagine, Walter inizia a trovare una serie di strane somiglianze tra la sua vita e le vicende del protagonista del libro, il detective Fingerling. Non ha letto anche lui gli stessi libri da piccolo? Non sognava anche lui di diventare un detective? Quello che però lo fa entrare in un grave stato di angoscia è il continuo riferimento all’eventuale morte di sua moglie, il tutto a causa del misterioso ‘numero 23’. Il detective (protagonista del libro) è ossessionato dal numero 23 in quanto spesso protagonista di date significative: 11/9/2001, sommato fa 23, la data di nascita di Shakespeare ha questo numero, le coltellate date a Cesare furono 23, 2 diviso 3 fa 0,666 il numero del diavolo. Walter Sparrow entra pian piano nel meccanismo notando delle coincidenze agghiaccianti riguardo a questo numero e la sua vita, avventurandosi in un maniacale viaggio tra pezzi del passato e un presente che si infittisce di presunti cospiratori e omicidi da risolvere. Jim Carrey è magnifico nel ruolo dell’uomo tormentato da lucida follia anche se la

The Good Shepherd
Era da tempo che Robert De Niro aveva in mente di girare un lungometraggio che affrontasse la politica estera americana e la maniera in cui vengono raccolte le informazioni. Era praticamente dagli anni ’90 che stava cercando materiale adeguato per tradurre in immagini le sue ossessioni. Però alla conferenza stampa romana, in occasione della presentazione di questa sua seconda fatica come regista (il suo esordio dietro la macchina da presa, risale a quattordici anni fa con Bronx) De Niro sembra più indulgente nei confronti dell’agenzia segreta più potente del mondo, dice che preferisce non criticare troppo perché criticare vuol dire prendere una posizione, mentre preferisce capire le ragioni per cui sono accadute certe cose. E’ comunque deciso a proseguire la trilogia sull’Intelligence di cui L’ombra del potere è il primo capitolo. Il titolo originale The Good Shepherd è un riferimento alla Bibbia, “il buon pastore” che cura il suo gregge, in antitesi con le terribili decisioni che il protagonista prende nel corso della vicenda. Al centro della storia la “spia” idealista Edward Wilson (Matt Damon), reclutato durante gli

sceneggiatura non mantiene le brillanti premesse dell’inizio e fa acqua un po’ ovunque, mancando sopratutto di

un picco emotivo, ma l’abilità del regista Joel Schumacher risolve visivamente, abbastanza bene, le lacune.

anni di università, viene trasformato in un silenzioso guerriero, freddo, leale e in apparenza incapace di provare emozioni. Non discute mai la scelta della patria sulla famiglia, anche se questo significa avere segreti con la moglie e il figlio. Wilson sembra non avere dubbi morali, sembra non chiedersi quale sia il prezzo di una vita di bugie e prosegue instancabile

nella sua missione. De Niro insieme allo sceneggiatore Eric Roth sceglie un approccio quasi documentaristico, presenta una sequenza di eventi, appena accennati, spesso sottointesi che dal fisco della Baia dei Porci del 1961, procede per flashback percorrendo un periodo di 35 anni attraverso la seconda guerra mondiale e la guerra fredda.

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LA PIAZZA D’ITALIA - TEMPO
Il consumo dei vini del Lazio è sotto tono
(fonte La Città del Vino) A Roma il consumo dei vini del Lazio è sempre “sotto tono”. Il Lazio, che rappresenta il 4 % del vigneto Italia, con 26 Doc e 9 Igt, e 33 milioni di bottiglie l’anno, è ancora poco presente nei consumi dei romani. La Strada della Teverina, itinerario enogastronomico viterbese, ha lanciato una proposta alla Regione per un progetto di comunicazione che abbini l’eccellenza laziale a immagini simbolo della città.

LIBERO
Ferrari: 60 anni del Cavallino nelle affiches delle corse
(Adnkronos) - Fino al 16 settembre la Galleria Ferrari arricchisce la propria esposizione dedicata ai 60 anni Ferrari con un'originale mostra sui manifesti delle competizioni. Sessant'anni di corse raccontate in modo inedito attraverso le affiches automobilistiche, i manifesti delle competizioni sportive italiane ed internazionali dal 1947 fino ai giorni nostri.

"Minichef europei"
(fonte Unione Europea)La Commissione europea e Euro-toques International, l'associazione europea degli chef, hanno inaugurato oggi "Minichef europei", http://eu.mini-chefs.euun sito web per bambini con lo scopo di contribuire alla lotta contro l'obesità infantile incoraggiando abitudini sane nell'alimentazione e in cucina. Il giorno 8 novembre 2007, "Minichef europei" promuove la giornata europea per la salute nell'alimentazione e in cucina..

Il vino australiano conquista il mercato
gni più coltivati, mentre lo chardonnay continuerà a primeggiare tra le uve a bacca bianca. L’Australian Trade Commission, Austrade, con sede presso il Consolato Australiano di Milano cerca di far apprezzare al nostro mercato alcuni dei rappresentanti del vino di questo lontano continente. Cercando di promuovere dei seminari e degli incontri internazionali. L’esportazioni di vino rosso australiano sono superiori a quelle di vino bianco e la superficie vitata è stata estesa fino agli attuali 157.000 ha. Le aziende vinicole sono ben 1798. Il vino australiano sta attraversando una favorevole richiesta internazionale, grazie al suo rapporto qualità prezzo e alla sua costanza qualitativa nel tempo. Le esportazioni australiane hanno un grandissimo mercato sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti d’America, tanto da fa piazzare l’Australia al settimo posto come produttore di vino a livello mondiale (dati OIV 2003). Nel 1994 l’Australia ha siglato un accordo con l’Unione Europea affinché possa esportare nel mercato del vecchio continente i propri vini, impegnandosi però a garantire un’etichetta che riportasse l’indicazione geografica (Geographic Indications –GI-) – secondo l’accordo l’ottantacinque per cento dell’uva deve provenire dalla zona specifica. Le tecnologie innovative, che consentono di ottenere elevata qualità a costi contenuti, la qualità e l’abilità della forza lavoro altamente specializzata e le caratteristiche del terroir che fornisce una buona combinazione tra esposizione solare e composizione del terreno, oltre a una notevole varietà di zone climatiche questi sono alcuni dei punti di forza del successo dei vini australiani. Una simpatica curiosità: la più grande bottiglia di vino del mondo (alta 180 cm e dal peso di 586 kg) proviene dall’Australia e contiene l’equivalente di 387 bottiglie di Five Virtuos, un assemblaggio di 5 Shiraz di diverse parti dell’Australia. La super-bottiglia, che è stata realizzata in Germania, è stata esposta al pubblico per la prima volta al Cipriani Wall Street di New York. Il creatore della megabottiglia, Kim Bollock ha dichiarato di avere ricevuto moltissime offerte e di averne rifiutata una da ben 100.000 dollari…e pensare che il solo tappo costa 3.500 $!

Nella bassa Sabina s’ inaugura il 16 e 17 giugno la prima edizione enogastronomica

“Sapori di…vini”
Montelibretti si veste di nuovo. Si dirige verso il mondo del turismo enogastronomico. La Proloco in sintonia con gli abitanti , consapevoli delle bontà che produce la loro terra, ha deciso di realizzare per i più golosi una manifestazione dal titolo “Sapori di…vino” durante il terzo fine settimana di giugno. Montelibretti, si sa, è famosa per l’eccezionale olio d’oliva dop ( tanto da essere una delle tappe più importanti della Strada dell’Olio), ma chi conosce bene la Sabina non può esimersi dal non pronunciare altre parole magiche come Miele, Formaggio, Salumi, Dolci, Ciliegie, Pesche, Albicocche…delizie su delizie proposte agli ospiti visitatori. “Sapori di…vini” non si limita solamente a mettere in risalto l’aspetto culinario di Montelibretti, infatti gli organizzatori hanno posto l’accento anche sugli antichi mestieri degli artigiani locali, dalla pittura alla scultura, ai lavori su legno, ferro e terracotta; sarà possibile partecipare alle mostre di pittura, antiquariato e artigianato locale. Questa manifestazione dal carattere enogastronomico , che attraverserà il borgo del Centro Storico fino ad arrivare sulla piazza dove è situato il Palazzo Barberini del XVI° secolo, è la realizzazione di un progetto della Proloco locale, la quale ha voluto comunicare un duplice intento. Promuovere i prodotti della propria terra, da una parte, e far conoscere le bellezze nascoste di questo paese medievale, dall’altra. L’evento, vissuto come tale dagli abitanti che si sono impegnati nella riuscita dello stesso, ha portato alla luce non solo la capacità della Proloco nel fare da collante tra i cittadini e la realizzazione del progetto, ma anche la volontà di questo piccolo centro di emergere, di valorizzarsi e farsi valorizzare. La caratteristica peculiare della manifestazione, a mio avviso, è la piena disponibilità degli abitanti che hanno messo addirittura a disposizione dei visitatori le proprie case, in alcune delle quali sarà possibile degustare piatti caldi prepararti ad hoc dai montelibrettesi. La prima tappa del percorso enogastronomico è la casa dove Giorgio, il presidente degli anziani di Montelibretti insieme alla moglie Clara serviranno un piatto tipico contadino “i fagioli con le cotiche” andando più avanti si potranno gustare panzanella, porchetta, tartufo, pizze fritte e buon vino in grandi quantità…insomma sapori di…vini.

Negli ultimi venti anni l’Australia si è molto impegnata nel settore vinicolo, facendo dei passi da gigante. Attivando enti di ricerca di marketing, puntando su una mirata strategia globale tanto da raggiungere il quarto posto come esportatore sulla scala mondiale (dati Organizzazio-ne Internazionale della Vigna e del Vino 2003), posizionandosi solo dietro la Francia, l’Italia e la Spagna. Basti pensare che l’azienda vinicola Wyndham Estate di Rowland Flat ha vinto a Verona il Premio Speciale Gran Vinitaly 2007 ed entrando così nell’Albo d’Oro del Concorso Enologico Internazionale. E’ la prima volta che una cantina dell’emi-

sfero australe vince il titolo assegnato dal concorso più selettivo al mondo. Questi risultati sono stati raggiunti anche grazie al contributo notevole apportato, in questo settore, dai nostri emigrati che si stabilirono nel lontano continente già dalla fine della seconda guerra mondiale; in Australia, occorre riconoscere, che ci sono le condizioni climatiche favorevoli alla viticoltura. I principali vitigni australiani sono: shiraz, cabernet sauvignon, merlot, pinot noir,chardonnay, semillon ,colombard, riesling e sauvignon blanc. Le proiezioni nel medio termine indicano che shiraz e cabernet sauvignon resteranno i due viti-

Un secolo di scoutismo
“L’invito è rivolto a tutti gli scouts (di ieri e di oggi) compresi parenti, amici, ovvero a tutti coloro che si riconoscono nello scoutismo” Questo è il comunicato che campeggia sul sito degli Scout Cattolici Italiani (AGESCI) . Quest’anno il movimento, nato dall’intuizione pedagogica del londinese Robert Baden Powell nel 1907, compie un secolo e così a Moisson, in Francia, ci sarà una grande cerimonia di carattere internazionale il 01 agosto 2007, dove scout impegnati ed ex appartenenti al movimento saranno presenti a rinnovare la Promessa tenendo la mano destra alzata, con il mignolo abbassato coperto dal pollice ( a significare che il più grande protegge il più piccolo) e fieri e pronti a recitare : “Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio: per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio paese; per aiutare gli altri in ogni circostanza; per osservare la Legge scout”. Un’occasione per ritrovarsi numerosi, incontrare nuovamente persone con cui si è percorso tratti comuni di strada, rivivere alcuni momenti della nostra storia e, ovviamente, rinnovare insieme la Promessa. Un modo per far rifiorire un’emozione speciale contornati da fazzolettoni colorati e camicie azzurre. Lo Scoutismo è un movimento educativo, che si propone come obiettivo la formazione integrale della persona. Il metodo scout si avvale di “quattro punti”: “formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo”, qualità semplici, ma necessarie per formare un uomo libero ed un buon cittadino. Gli associati si dividono in due categorie, i soci giovani, coloro che vivono la propria personale esperienza di crescita, ed i soci adulti, coloro che svolgono l’azione educativa promulgata dall’associazione. In Italia questa realtà è rappresentata dalla Federazione Italiana dello Scautismo, che raccoglie circa duecentomila aderenti alle due associazioni scout italiane riconosciute (AGESCI e CNGEI). Ma che cos’è lo stile scout? E’ rispettare in primis la legge scout, (Gli scout pongono il loro onore nel meritare fiducia; sono leali; si rendono utili ed aiutano gli altri; sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout; sono cortesi; amano e rispettano la natura; sanno obbedire; sorridono e cantano anche nelle difficoltà; sono laboriosi ed economi; sono puri di pensieri, parole e azioni) e di tenerla in considerazione anche al di fuori del movimento. Il metodo scout è un’esperienza concreta di vita all’aria aperta, di rapporti con il prossimo, di sacrificio per aiutare l’altro, di sfida con sé stessi.Il metodo scout si propone, e a suo tempo si proponeva anche Baden Powell di formare dei buoni cittadini, che contribuissero a rendere migliore questo mondo.La vita scout è un insegnamento alla fede (proposta cattolica), all’amore e coeducazione, alla cittadinanza, alla mondialità ed alla pace. Gli insegnamenti che provengono dalle riunioni sono come dei semi che germogliano all’interno della persona, che costituiscono nel giovane e nell’adulto una struttura etico-morale che affiora inevitabilmente durante il compimento d’azioni e nella fase delle scelte della propria vita. Ma lo scoutismo è anche pratica, rende abili ad ingegnarsi. Con le sue “uscite” (le gite) durante il fine settimana e i campi estivi le attitudine manuali sono spesso utilizzate non solo per montare tende, ma è anche imparare a fare nodi di diverso tipo... Ma è anche induzione a un rapporto personale stretto con la natura, come l’osservazione delle stelle in un campo di grano. Il metodo scout presuppone delle tappe che si debbono pian piano raggiungere con il trascorrere del tempo. Il raggiungimento delle tappe ( che sono quattro) sono cucite sulle camice di ogni appartenente al gruppo, e ogni individuo, facente parte della comunità scout, deve impegnarsi a raggiungere delle “specialità”, ovvero deve rendersi abile in un ruolo (disegnatore, cuoco, sarto…) che all’occorrenza si presterà ad aiutare il gruppo. L’esperienza scout, sia per gli esploratori (uomini) che le guide (le donne) insegna che nel mondo esiste una gerarchia alla quale ognuno deve attenersi, e insegna che ogni ruolo anche il più piccolo non solo è fondamentale per la comunità ma comporta inevitabilmente delle responsabilità che via via crescono con il crescere del ruolo all’interno del gruppo stesso. Alice Lupi

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