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Viaggio Nel Paese Della Quarta Dimensione

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Publicado porAlberto Tiraferri

Traduzione italiana del romanzo "Voyage au pays de la quatrieme dimension" di Gaston de Pawlowski, direttore di Comoedia

Traduzione italiana del romanzo "Voyage au pays de la quatrieme dimension" di Gaston de Pawlowski, direttore di Comoedia

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Published by: Alberto Tiraferri on Apr 08, 2009
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  • I. L’Anima silenziosa
  • II. Il nastro sciolto
  • III. La diligenza innumerevole
  • IV. La scala orizzontale
  • V. Astrazioni spaziali
  • VI. Il viaggio istantaneo
  • VII. La casa piatta
  • VIII. La trasmutazione degli atomi di tempo
  • IX. Il Leviatano
  • X. Gli schiavi volontari
  • XI. La morale del Leviatano
  • XII. Assassinio dello stile
  • XIII. Il teatro del Leviatano
  • XIV. Il ringiovanimento delle cellule
  • XV. Il secolo dei corpi senz’anima
  • XVI. Gli eredi del marchese
  • XVII. La nascita dell’umorismo
  • XVIII. La rivolta delle scimmie
  • XIX. Il cane dissociato
  • XX. Un visionario
  • XXI. L’amore morto
  • XXII. La paura della cosa sconosciuta
  • XXIII. La levitazione universale
  • XXIV. L’ingrandimento dei ricordi
  • XXV. L’uomo tagliato in due
  • XXVI. La catastrofe del Fotofonio
  • XXVII. I ferrogorgoglioni
  • XXVIII. L’amore industriale
  • XXIX. La rivolta delle macchine
  • XXX. Le piante industriali
  • XXXI. La caccia ai fantasmi
  • XXXII. I superuomini
  • XXXIII. La congiura delle larve
  • XXXIV. Noleggio di corpi
  • XXXV. Il giardino dei pianeti
  • XXXVI. Le materializzazioni degli incubi a tre dimensioni
  • XXXVII. I batteri giganti
  • XXXVIII. Il disgusto dell’immortalità
  • XXXIX. Il ratto
  • XL. La donna-campione
  • XLI. Il poeta-tipo
  • XLII. Il massacro degli omuncoli
  • XLIII. I due selvaggi
  • XLIV. Aldilà delle forme naturali
  • XLV. L’immortalità attraverso le idee
  • XLVI. Le stazioni dell’infinito
  • XLVII. La casa dei corpi
  • XLVIII. L’aquila d’oro
  • XLIX. La resurrezione
  • L. L’invenzione del mondo
  • LI. Il segreto dell’atomo

VOYAGE AU PAYS DE LA QUATRIÈME DIMENSION

Gaston de Pawlowski
(A cura di Alberto Tiraferri)

INTRODUZIONE
Vi ricordate un tale – chiese un giorno Marcel Duchamp – che si chiamava, mi sembra, Povolowski? Era un editore di rue Bonaparte. Non ricordo esattamente il suo nome. Aveva scritto degli articoli su un giornale sulla volgarizzazione della quarta dimensione, per spiegare che c’erano degli esseri piatti che hanno solo due dimensioni […]. In ogni caso, a quell’epoca avevo cercato di leggere delle cose di qu esto Povolowski che spiegassero le misure, le linee rette, le curve… Tutto questo operava nella mia testa quando lavoravo, sebbene nel Grande Vetro non abbia quasi mai usato calcoli. Semplicemente ho pensato all’idea di una proiezione, di una quarta dimensione invisibile poiché non si può vederla con gli occhi. “Poiché sapevo che si poteva riportare l’ombra prodotta da una cosa a tre dimensioni, un oggetto qualsiasi – come la proiezione del Sole sulla Terra produce due dimensioni –, per analogia puramente intellettuale pensavo che la quarta dimensione potesse proiettare un oggetto a tre dimensioni, ossia, che ogni oggetto a tre dimensioni che noi vediamo comunemente, sia la proiezione di una cosa a quattro dimensioni che non conosciamo. “Era un poco un sofisma, ma dopotutto era possibile. È su questo che ho basato la Sposa nel Grande Vetro…1” Raramente Duchamp si spiegherà più chiaramente sulle fonti di questa opera enigmatica, la Sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche, detta il Grande Vetro, considerata una delle opere più celebri dell’arte del nostro tempo. Questa volta si trattava di fonti letterarie: proprio il libro che si troverà riedito qui. * Chi era dunque il suo autore “Povolowski”, di cui non si ricorda esattamente il nome, o meglio che il s uo interlocutore avrà trascritto male, ma i cui scritti “lavoravano nella sua testa” mentre plasmava les machines celibataires della sua Opus magnum2? Non è altro che Gaston de Pawlowski, autore di un romanzo apparso nel 1912, Voyage au pays de la quatrième dimension, e che conobbe allora un’immensa fortuna. Curioso personaggio davvero questo Gaston Williams Adam de Pawlowski, oggi un po’ dimenticato, nonostante ci si sforzi da qualche tempo, oltre il famoso Voyage, a rieditare testi meno conosciuti3. Figlio di un ingegnere delle ferrovie, nacque a Joigny nell’Yonne nel 1874 e morì a Parigi nel 1933. Aveva studiato al Liceo Condorcet, poi a l’École des Sciences Politiques, nominato dottore in diritto nel 1901. Essenzialmente giornalista, direttore del “Velo” e de “L’Opinion”, incaricato a lungo della cronaca artistica al giornale, giocherà un ruolo essenziale specialmente alla direzione di Comœdia. Ne fu il capo redattore dalla sua fondazione, il 1° ottobre 1907, fino al 19144.

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Marcel Duchamp, Entretiens avec Pierre Capanne, Paris, Belfond, 1967, p.67 Sui rapporti Duchamp-Pawlowski, mi permetto di rinviare al mio libro, Marcel Duchamp o Il grande illusionista, Milano, Abscondita, 2003 (Marcel Duchamp ou Le grand fictif, Paris, Galilèe, 1975). 3 Anche le Inventions nouvelles et dernières nouveautés (1916), rieditato nel 1973 da Francois Caradec presso Balland, e, propio recentemente, i suoi Paysages animés (1909), rieditato nel 2003 da Eric Walbecq e Jacques Damade per La bibliothèque. 4 Parlando di lui come di un “editore”, Duchamp ha senza dubbio commesso un anglicismo (editor). Sembra infatti che egli abbia fatto confusione con il direttore di una galleria di avanguardia, collocata in rue Bonaparte, la galleria Povolowsky, celebre negli anni ’20, per avere, tra gli altri, esposto Francis Picabia.

Comœdia, che era un quotidiano, fu il primo anno dedicato unicamente agli spettacoli, soprattutto teatrali. Ma dal 1908 apparvero rubriche letterarie, poi artistiche, che occuperanno uno spazio sempre maggiore. La cronaca letteraria era fatta dallo stesso Pawlowski, quella artistica da Arsène Alexandre, presto seguito, dal 1909, da Andrè Warnod. Pur essendo Comœdia un giornale popolare, Pawlowski seppe conferirgli una qualità eccezionale. Il tono era, per l’epoca, singolarmente aperto a tutte le audacie. Un giorno Pawlowski prendeva le difese del nudo a teatro. Un altro giorno raccomandava agli artisti l’utilizzo di tutti quei mezzi che le scoperte tecniche potevano mettere a loro disposizione: fotografia, riproduzione meccanica… E questo non gli mancava, ogni volta, di procurargli reazioni indignate da parte dei lettori. Arsène Alexandre, dal canto suo, attaccava con forza quelle glorie gonfiate che erano Henner e Ziem. Al contrario, senza prenderli troppo sul serio, ma con attenzione, si parlava dei Futuristi e dei Cubisti, di Roussel e delle sue Impressioni d’Africa. La veste tipografica e l’impaginazione erano infine di una modernità che anticipava di quindici anni il suo tempo. Presto i maggiori esponenti delle lettere e delle arti divennero collaboratori. Il giovane Cocteau vi fece i suoi primi passi. E così questo giornale conobbe rapidamente un successo straordinario: nel 1910-1912, al momento del Voyage au pays de la quatrième dimension, la sua tiratura quotidiana era di 28.000 copie. Cifra stupefacente se si pensa che negli stessi anni, un quotidiano generalista come Le Figaro ne tirava 37.000. Ancora oggi gli storici considerano Comœdia come una delle fonti più complete della storia culturale francese del periodo precedente la Grande Guerra. Il cronista Andrè Warnod lascerà nelle sue memorie un ritratto preciso di Comœdia e del suo direttore: “Comœdia […] era ben inteso un giornale teatrale, ma tutte le ar ti avevano il loro spazio, perfino nelle loro forme più ermetiche. Gaston de Pawlowski non sottovalutava i suoi lettori […]. Concedeva facilmente varie colonne alle nuove teorie sulla pittura o sulla poesia […]. “Gaston de Pawlowski era un uomo che sfuggiva a ogni senso comune. Aveva una corporatura gigantesca, come il suo spirito e la sua intelligenza. Aveva l’aspetto di un e roe di Rabelais. Era fuori dal suo tempo, sia nel suo modo di essere che di pensare. Era un uomo “non come gli altri” […]. Aveva un profondo senso dell’umorismo e dell’ironia, ma – come aveva fatto anche Rabelais – se ne serviva come pretesto per esprimere le idee più sovversive, al riparo da ogni censura5”. È in Comœdia, dal 1908, che apparvero in prima pagina e a firma del suo direttore, degli articoli che anticipavano il Voyage au pays de la quatrième dimension, e di cui alcuni sarebbero stati persino riportati direttamente nel romanzo. L’8 novembre 1908, appare Lo strano viaggio ( L’etrange voyage). Il 22 novembre, sotto un titolo più generale che sembra annunciare un romanzo a puntate, Racconti Futuri (Conte Futurs), è la volta di Un visionario (Un visionnaire), che sarà poi il capitolo XX del libro. Il 13 dicembre, sotto un altro titolo ancora, Récits des temps surhumains, appare L’amore morto (L’amour mort), che formerà il capitolo XXI. In seguito, per tutto l’anno 1911 e al principio del 1912, Pawlowski pubblicherà una serie di trenta articoli sotto il titolo di Aristote à Paris, nei quali egli immaginerà un dialogo con il filosofo, pretesto per alcune considerazioni morali, filosofiche e matematiche dove è messa in causa la logica aristotelica. Si ritrova qui il presagio delle riflessioni che alimenteranno le pagine del futuro Voyage au pays de la quatrième dimension. Immediatamente dopo questa fantasia filosofico - letteraria appariranno in effetti, su Comœdia, i principali episodi del libro: L’astrazione spaziale (Abstraction d’espace – capitolo V), Il viaggio istantaneo (Le voyage istantané – capitolo VI), Il disgusto dell’immortalità (Le dégoût de l’immortalité – capitolo XXVIII)…6 Sin dalla sua uscita, alla fine del 1912, il libro incontrerà un grande successo. Esaurito in poco tempo, sarà più volte ristampato. Questo non deve stupire, sia per la notorietà di Pawlowski negli ambienti letterari dell’epoca – non fosse altro che per la sua posizione di prestigio alla direzione di Comœdia. Ma anche in ragione del successo enorme che riscuotevano allora le speculazioni sulla quarta dimensione. Un’edizione definitiva del Voyage au pays de la quatrième dimension, apparirà nel 1923, illustrata abbastanza mediocremente da Leonard Sarluis, pittore tardo-simbolista, la cui immaginazione plastica non
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André Warnod, Fils de Montmartre, Souvenirs, Paris, 1955, pp.96-9. Per maggiori dettagli sulla vita e le attività di Gaston de Pawlowski, si consulti il cenno che gli dedica Pierre Versins nella sua Encyclopédie de l’Utopie et de la Science-Fiction, Losanna, 1972, pp.658-659. 6 Si ritrovano questi capitoli nei seguenti numeri di Comœdia: 1666,1673, 1694, 1701, 1708, 1731, 1745, 1770, 1777, 1798, 1805.

raggiunge mai il delirio letterario di Pawlowski. La sola opera che davvero avrebbe potuto ornare la copertina del libro, non essendo né tardo-simbolista né proto-futurista, ma singolare, e in accordo con il Voyage, rimane La Sposa di Duchamp, dell’agosto 1912, sua esatta contemporanea, questa strana anatomia femminile che è la sola a illustrare alla perfezione, all’interno del soprannaturalismo del suo immaginario alterato, le descrizioni che fa Pawlowski, nel suo capitolo XLIV, Aldilà delle forme naturali (Au-delà des formes naturelles) di un corpo esposto alla quarta dimensione: “Sappiamo infatti che il corpo umano è costruito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. La struttura ossea è arrangiata secondo quella visione provvisoria dell’universo, gli organi sono contenuti dai muscoli, dalla pelle in uno spazio a tre dimensioni. Dal giorno in cui si volle piegare il corpo umano alle esigenze della quarta dimensione, fu esposto ai disordini più gravi. Senza ferita apparente, senza apertura visibile, certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e, sotto la spinta naturale dei muscoli, si raggrupparono in un indescrivibile ammasso, sfuggendo a ogni regola conosciuta, a ogni precisa anatomia. “Non si poteva dire, certo, che il corpo così modificato si trovasse frantumato, stritolato o disaggregato; continuava a vivere, ma senza presentare l’abituale apparenza del corpo umano in uno spazio a tre dimensioni.” In questa edizione del 1923, il testo si trova talvolta rimaneggiato, ma soprattutto l’ordine dei capitoli appare differente. Questa discrepanza non nuoce alla coerenza del libro, che non è costruito su una trama romanzesca continua, ma si presenta piuttosto come un mosaico di racconti autonomi, di narrazioni ciascuna a se stante, com’era stato dall’origine: un romanzo a puntate in cui si possono spostare gli episodi, una sorta di prefigurazione di un’“opera aperta”. L’edizione del 1923 era preceduta da un Examen critique nel quale Pawlowski ritorna sulla sua genesi: “Dall’inizio del 1895, quando scrivevo un primo racconto sull’esplorazione del tempo, fino al 1912, data nella quale apparve la prima edizione di questo volume, il Voyage au pays de la quatrième dimension è rimasto per me in continuo movimento; pubblicato in frammenti, secondo le intuizioni del momento, ripreso, tagliato, poi completato, la sua pubblicazione non poté mettere termine a un lavoro che si confonde con quello del mio pensiero…” Proprio come il Grande Vetro di Duchamp, cominciato nel 1912 (in verità abbozzato un po’ prima, nel 1909, nel disegno del Nu assis) e abbandonato come lui nel 1923, il Voyage au pays de la quatrième dimension, opera aperta, andrà anch’esso a rimanere “definitivamente incompiuto”. * Viste le sue date di nascita e di morte, 1874-1933, Pawlowski apparve esattamente a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Le sue occupazioni, le sue letture, le sue passioni e le sue immaginazioni tradiscono questa doppia derivazione. Egli appartiene ancora alla generazione simbolista. Appartiene già alla generazione futurista. Tradisce le nostalgie, i bisogni e i languori di fine secolo, annuncia i furori e gli entusiasmi modernisti. Il suo linguaggio, talvolta ricercato e manierista, è talvolta preciso e meccanico. Alcuni capitoli del Voyage hanno titoli come “L’anima silenziosa” (L’âme silencieuse), “Il disgusto dell’immortalità” (Le dégoût de l’immortalité), “La luce di Psychè” (La lampe de Psyché) o “La visione dell’invisibile” (La vision de l’invisible), che evocano Maeterlinck, Rodenbach o Jules Laforgue. Altri invece, come “Astrazioni spaziali” (Abstractions d’espace), “Il giardino dei pianeti” (Le jardin des planètes), “La trasmutazione degli atomi di tempo” (La transmutation des atomes de temps), sembrano titoli di racconti di fantascienza di Maurice Renard, di Gustave Le Rouge, di H.G. Wells o di Perochon. Con Pawlowski, siamo al punto di unione dove la sensibilità precipita, passando dall’estenuazione dello spiritualismo romantico allo scientismo fantastico di inizio secolo. Così, appassionato dalla velocità, si mostra, dal 1894, un seguace del velocipede, la macchina primitiva consacrata alla velocità. Scrive degli articoli su Le Sport, L’Auto vélo, Le vélo, e fonda il Bullettin de l’Union Vélocipédique de France. Si dice anche che partecipò all’invenzione del freno Bowden che ancora oggi è in dotazione nella maggior parte delle biciclette7. Questa passione per la “course de cotes” e per “l’apprendista alla luce del Sole” (Duchamp) lo avvicinano a quei patiti della bicicletta che sono Tristan Bernard, quando diviene direttore del velodromo Buffalo, Alfred Jarry, praticante di bicicletta e autore della corsa delle

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Riportato da Eric Walbecq e Jacques Damade, G. de Pawlowski, Paysages animés, Paris, La bibliothèque, 2003 (prefazione a - )

Essere nuovo. come si cura il male con il male? È nel 1899 che Bergson aveva pubblicato Il riso. che illustra le capacità illimitate del mondo tecnico. altrettante reti distinte richieste dalla logica…” Abbiamo sottolineato abbastanza che quest’epoca. è. Villiers dell’Isle-Adam nel suo Eva futura. L’automobile di Pawlowski. di un’automobile che imita gli organi e le funzioni del corpo umano. sfugge alla severità tecnicista grazie a un acuto senso dell’umorismo. Abbiamo torto nel vedere nell’umorismo un semplice divertissement sterile della mente: nessuna critica può essere più profonda né più feconda nei risultati”. con il cuore che batteva con le sue valvole. “Diligenza” profuma delle vie sconnesse e polverose del passato. Cosa c’è di più risibile a questo riguardo. che convogliava i movimenti alle zampe motrici posteriori grazie all’intervento di un differenziale a forma di bacino. come si entra nel XX secolo. senza fatica e alla perfezione. Ora. più che ogni altra. Il titolo di uno dei capitoli del Voyage tradisce questo doppio interesse. È illustrato un tratto caratteristico dell’epoca: la maggior parte degli scrittori e degli artisti che s i appassionano per gli “esseri” nuovi creati dalla scienza. riflettendoci maggiormente.10. sicuramente a Duchamp e alla sua Ruota di bicicletta. nei suoi modi o nei suoi movimenti un eccesso di automatismo. come se lo potessimo confondere con il movimento stesso. lo stesso Bergson aveva pubblicato la sua tesi. nel 1889. Presto però. passa per tutti i colori dell’arcobaleno. infatti. giacché se si aumenta con l’immaginazione la velocità con la quale essa si muove. l’automobile è allo stesso tempo l’emblema del mondo moderno dominato dalla celerità e la metafora di un corpo più potente di quello umano: “con la stessa febbre a certe ore del giorno temperata dal sudore del radiatore. così diligente che si trova presente in ogni istante dello spazio in ogni luogo del suo percorso. e che gli apre una percezione così nuova dello spaziotempo che tutta la concezione che egli aveva dell’arte si troverà sconvolta. evoca un infinito matematico. ma con un progresso: il . alle più alte ricerche dello spirito […]. “la stessa e unica vettura finirebbe per essere presente in tutti i punti del percorso. e precisamente dal momento che essa diventa meccanica. “La diligenza molteplice” (La diligence innombrable). che cominciavano a diffondersi. in ogni momento della giornata”. e quando dichiariamo il movimento omogeneo e divisibile. la sua attrazione per la velocità si sposta verso l’automobile. dove mostrava che ridere è una reazione contro tutto ciò che nella vita ci appare come meccanico: ogni volta che noi notiamo in un essere animato. Sicuramente il Duchamp fervido del Salon des Humoristes. Jarry nel Supermaschio. l’innervazione elettrica. mentre le ruote anteriori tastavano il terreno […] la circolazione dell’acqua. i gesti dell’amore? Questi paralleli biomeccanici e questa esaltazione della macchina come organismo diventerebbero presto insopportabili se non fossero alleggeriti dal riso. l’aereo. meglio ancora. è allo spazio percorso che pensiamo. E tutti accolgono il suo regno con un certo ghigno di sorriso. dal ridere giallo all’umorismo nero. Guillaume Apollinaire. Noi non abbiamo a che fare qui con una cosa. Pawlowski fa così dell’umorismo la necessità assoluta per un approccio alla quarta dimensione: “L’umorismo – scrive nel suo Examen critique – non si applica solamente. Saggio sui dati immediati della coscienza. verso tutte quelle macchine che “ruent sur pignon” (Duchamp) e che modificano profondamente la nostra concezione dello spazio e del tempo.000 miglia nel Supermaschio. ma che l’operazione tramite la quale esso passa da una posizione a un’altra. alle sole vanità della vita quotidiana ma. o anche un automa che pretende di mimare. Di certo questa gli era stata in parte suggerita dall’invenzione delle cromofotografie di Marey. come ci sembra credere. nello scoprire l’impero assoluto della macchina. la nuova diligenza. Raymond Roussel nel duo diamante di Locus solus… Tutti hanno coscienza di entrare in un mondo nuovo dove la macchina è trionfante. non potesse che provare il bisogno di fare appello al riso. la circolazione dell’olio. L’umorismo di Pawlowski è così singolare tra quell’umorismo fin-de-siècle che. concluderemo che le posizioni successive del corpo in moto occupano in effetti dello spazio. e che invadevano anche l’opera letteraria di Pawlowski e artistica di Duchamp: “Diciamo spesso che un movimento ha luogo nello spazio. Essa è precursore – ma è anche rigorosamente contemporanea – dell’automobile pilotata da Gabrielle Buffet nella quale Duchamp compie il suo viaggio Jura-Parigi nel 1912. operazione che occupa durata e che non ha realtà se non per uno spettatore cosciente. o meglio una duplicazione automatica. “Molteplice” al contrario. la colonna vertebrale della sua trasmissione. sfugge allo spazio. Un po’ più di venti anni prima. lo stesso recupero di forze all’imbrunire.

dove Albertine prova qualche stupore e vertigine a scoprire a sua volta le nuove sensazioni di un “Viaggio istantaneo”: “…La vettura. nel modo in cui furono all’origine formulate da Lobachevski e Bolyai. Paris. perché un paese che sembrava di un mondo diverso rispetto a un altro. Le sue guide spirituali. in questa discesa agli Inferi. la bibliografia delle opere relative alle geometrie pluridimensionali era di…1832 titoli. per analogia. Marcel Proust. i principi di quest’ultima furono formulati fin dagli inizi degli anni 1820. 8 9 . che Marcel Proust scriveva Sodoma e Gomorra. è però verosimile che le teorie della geometria non-euclidea. I principi della geometria quadridimensionale. per trascinamento su un piano perpendicolare – il punto genera una linea. era stata solo la speculazione raffinata di qualche pazzo di geometria. egli aveva fatto un oggetto a una faccia e a un lato. la superficie genera un volume – diveniva invece impossibile visualizzare come un volume. * Nel 1911. invece. In ogni caso. un problema di topologia (lo studio delle proprietà invarianti all’interno delle trasformazioni geometriche degli oggetti) per cui. un semplice nastro di carta. A partire dal 1833 si studiarono anche equazioni che contenevano più di tre variabili.II. gli incantamenti. e riassumere la storia. quando Pawlowski inizia a pubblicare qualche capitolo del suo futuro Voyage. cioè contemporaneamente finito e illimitato. Per contro. The fourth dimension and non-euclidean geometry in modern art. le buffonerie e i terrori. pp. concepito invece all’interno della geometria non-euclidea. in origine. di cui bisogna definire l’esatta natura. Confondiamo spesso le geometrie a n dimensioni con la geometria non-euclidea. avrebbe stupito Albertine molto meno che sentirsi dire dall’autista come fosse facile andare nello stesso pomeriggio a Saint-Jean e a La Raspeliere…9”. è una sintesi mentale. come uno spazio sferico. Alla ricerca del tempo perduto (A la recherche du temps perdu. mentre non si comincerà a dibattere delle altre che agli inizi degli anni 1840. in modo semplice. ma individui più modesti. diventa suo vicino in un paesaggio dove sono cambiate le dimensioni. Esprimiamo la difficoltà che incontriamo nel raggiungere un posto. Tuttavia.8” È ancora nel 1920. è l’universo di cui Pawlowski aveva tentato di esplorare le virtualità. visuale ma anche tattile. avevano gettato le basi delle geometrie pluridimensionali. PUF. t. un oggetto Henri Bergson. di chilometri. Facendoli ruotare in uno spazio a quattro dimensioni. se era facile visualizzare delle generazioni di spazio a due o a tre dimensioni. Princeton University Press. non erano però né Bergson né Proust. nel momento in cui Pawlowski si preparava a pubblicare la versione definitiva del suo Voyage. Le distanze sono soltanto il rapporto fra lo spazio e il tempo e variano con esso. È durante il secondo quarto del XIX secolo che la geometria a n dimensioni era emersa come un’estensione naturale della geometria analitica nella quale una o più variabili erano facilmente aggiunte a x. o piuttosto in questa ascesa al Cielo della quarta dimensione. sapere che esiste forse un universo in cui 2 più 2 fa 5 e dove la linea retta non è il percorso più breve da un punto all’altro. Nel 1827. slanciandosi. 1983. dalla quale noi trarremo molti elementi. arrotolandolo semplicemente su se stesso e unendo le sue due estremità. un processo psichico e di conseguenza inesteso. Paris. la Pléiade. Perché si tratta di una speculazione matematica.74. dove l’assioma delle parallele che non si incontrano mai non era contestato. p. secondo il modello di Beltrami e di Riemann.996-99) 10 Il miglior studio di queste geometrie e della loro influenza sullo sviluppo dell’avanguardia è quello di Linda Dalrymple Henderson. L’arte ne è altrettanto modificata.movimento inteso come passaggio da un punto a un altro. di un oggetto bidimensionale. durante il secolo precedente. Questo universo dove 2 più 2 fa 5 e dove la linea retta non è il percorso più breve da un punto a un altro. Moebius era stato il primo a sollevare. ma semplicemente di un caso particolare di spazio euclideo. aveva dimostrato come farlo. Œuvres. erano facilmente comprensibili a chiunque conoscesse la sua tavola di moltiplicazione e avesse familiarità con le costruzioni della geometria elementare. in un sistema di leghe. la linea genera una superficie. percorse d’un balzo venti passi che avrebbe potuto fare un eccellente cavallo. che diventa falso appena la difficoltà diminuisce. fossero ben poco accessibili a dei profani e non furono mai discusse se non da matematici agguerriti. aveva proposto un altro problema d’analysis situs: come far coincidere corpi tridimensionali allo specchio – un guanto allo specchio non coincide con il suo riflesso. i semplici matematici che. Se entrambe affascinarono artisti e poeti al presentarsi del secolo scorso. y e z10. Questo per capire la voga popolare di cui godeva ormai quella che. Esse raggiunsero difficilmente il grande pubblico. Infatti non si trattava di un nuovo approccio allo spazio geometrico. 1964.

In ciascuna di esse si trova una piccola porta a est per le donne e una porta più grande. trascinandosi perpendicolarmente alle tre dimensioni dello spazio in cui si inscrive. degli artisti d’avanguardia…e degli scrittori di fantascienza come Gaston de Pawlowski. è senza finestre. Ne La Science et l’hypothèse. che diventerebbe il piano del quadro) quella che sarebbe in effetti la proiezione di un universo inimmaginabile. Gli abitanti di Flatlandia hanno un’altezza che non supera i dodici pollici. sul nostro stesso universo. Questo inaspettato ibrido di divagazione matematica e di messianismo socializzante – che si inscriveva d’altra parte nella tradizione dei Viaggi gulliveriani di Jonathan Swift – vedrà la luce in modo ironico per mano di un altro scrittore inglese. Lo stesso Duchamp. pubblicato nel 1884. la maggior parte delle case. potesse generare un ipercubo. Ossia. che raccontava le avventure amorose di due esseri lineari. prenderebbero coscienza di una terza dimensione. provvisti di un solo occhio. per gli uomini. le case quadrate o triangolari sono vietate. Che fosse stato scritto da un inglese non era un caso: inglese è anche Charles Howard Hinton che per primo. morale. p. Le professioni liberali formano quadrati e pentagoni. tra la matematica e il nonsense. che Abbott era l’erede quando immaginò le vite e gli amori di esseri senza spessore. Un figlio maschio nasce con un lato in più rispetto a suo padre. e soprattutto delle immagini allo specchio – lo specchio nel quale si riflette il corpo grazioso e tridimensionale di Alice. cosa che rende il rapporto amoroso difficile…13 È al romanzo di Abbott che Pawlowski doveva con certezza rendere omaggio quando. di cui noi stessi non saremmo nient’altro che. il passeggiatore distratto rischia una collisione. Inizialmente semplice riflessione geometrica. Riconduciamo così a un problema di proiezione piatta. Alberta Manuel e Gianni Guadalupe. la nuova Utopia. Le classi medie si distinguono grazie ai loro triangoli equilateri. aveva tentato di teorizzare la geometria a n dimensioni – e che pubblicò nel 1904 il primo saggio d’insieme. definite da linee rette e dove la luce sprizza misteriosamente dall’interno come dall’esterno. dell’“estensione11” – si preferì pensare a come uno spazio tridimensionale apparirebbe se esso venisse a “tagliare”. dalle leggi della prospettiva classica (il taglio del campo visivo nel quale il mondo è visto in rilievo. Edwin Abbott. in questo mondo. Da fantasia matematica. dove ogni cosa e ogni essere animato sono figure piatte. a ovest. Le donne sono appuntite alle due estremità e hanno il potere di rendersi invisibili. Il mondo nel quale noi viviamo sarebbe solamente l’ombra proiettata da un universo per sempre inconoscibile dai nostri poveri sensi12. e i preti. sulla curiosa proprietà delle immagini simmetriche per rotazione intorno a un punto e a una linea. 1998. Flammarion. essa divenne una favola morale. È sempre in Inghilterra che un certo Lewis Carroll si era interrogato. Dynamics of a particle. nel 1872. La loro forma corrisponde al loro stato sociale: le donne del popolo si limitano a una linea retta. In questo mondo senza spessore. un cubo per esempio. essa divenne il modello che alimenterà l’energia militante dei riformatori della società. un cubo quadridimensionale. Poiché i contorni degli oggetti sono più sfumati di quelli degli esseri viventi ma hanno la stessa forma. Paris. durante gli anni 1880. e senza dubbio meraviglioso. per il progresso. I nobili hanno sei lati o più. invisibile. sulla quale si fondavano tutte le aspirazioni per la rigenerazione. parla di “proiezione del sole sulla terra a due dimensioni”. Per ragioni di sicurezza. Indoviniamo quanto questa versione inedita della caverna di Platone potesse offrire possibilità a seguiti di ordine spiritualista. Così ogni generazione può salire di un grado sulla scala dello sviluppo sociale. un’entità misteriosa. Dictionnaire des lieux imaginaires. nel Voyage au pays de la quatrième dimension. È di questa ricca tradizione. immaginò un capitolo intitolato “La casa piatta” (La maison plate). il Reverendo Dodgson non aveva soltanto un debole per le fanciulle: nel 1865. di fo rma pentagonale. 11 12 . tridimensionale. nel passaggio citato. per riprendere il termine che era solito utilizzare Henri Poincaré. un’estensione bidimensionale. che vivevano in un “mondo piatto”. 13 V. come degli esseri piatti. The fourth dimension. da parte di una parete di vetro. che costituiscono la classe superiore.tridimensionale. il mondo della quarta dimensione. per la salvezza dell’uomo di un secolo che nasceva. 1902. Flatlandia. aveva scritto un testo curioso. sono dei cerchi perfetti. e che conobbe un’immensa diffusione. limitati alla percezione di un mondo bidimensionale. in un romanzo. intersecare. all’inizio del secolo. secondo Alberti. I soldati e gli operai sono triangoli isosceli. facilmente regolata. Matematico sottile. La quarta dimensione diveniva di colpo un aldilà del visibile. una semplice proiezione… Non potendo immaginare una quarta dimensione dello spazio – o piuttosto. mistico.433. politico… Il mondo della quarta dimensione divenne. e che si spostavano su una superficie piatta. Actes Sud. È il primo esempio di romanzo popolare fondato sulla geometria pluridimensionale.

Si aggiunge in questi ultimi un elemento di misticismo. Capiamo bene come questi problemi. Wells che. diciamo. “Malevitch. 14 . perfino occultisti. fondere in una sola e stessa percezione le sue diverse metamorfosi che hanno luogo nel tempo. era stata vista per tanto tempo come un sostituto possibile della quarta dimensione dello spazio. Non era che una burla da collegiale – e di umorismo di cattivo gusto. matematico della strada. una parte abbandonata nel cuore della casa di famiglia. nel quale evocava una costruzione ultrapiatta. il tempo è per lui solamente l’asse lungo il quale si sviluppano i fenomeni del mondo tridimensionale.variazione assurda su un mondo a due dimensioni. Cose d’America (Choses d’Amérique). Originariamente. di tagli dell’estensione. come Kupka. decisamente troppo inafferrabile. attraverso la lettura di filosofi spiritualisti come Piotr Ouspenski. e nell’altro cerchi di diametro successivamente crescente poi decrescente. non mi sembra essere stata accostata dal punto di vista de l’analysis situs. che non smette mai di parlare della quarta dimensione. popolato di esseri senza spessore. crescono e muoiono secondo la dimensione del tempo.G. facili da mangiare su delle posate piatte14. * Il tempo. sotto la facezia. 15 Parlare di origini dell’astrazione senza fare riferimento a queste geometrie pluridimensionali e ai loro prolungamenti spiritualisti. L’Age d’Homme. e dimenticare per esempio Malevitch. siano in un caso triangoli. pp. sotto il pretesto del burlesco scientifico. è. in particolare il suo Tertium Organum (1911). gli esseri nascono. questo significherebbe afferrare ciò che è aldilà del tempo. io credo. da cui essa eppure si solleva. poiché. la dimensione del tempo. la quarta dimensione. al livello della strada. si indovinava già una curiosità per la speculazione matematico-filosofica che darà i suoi migliori frutti nel Voyage. la nozione di “inframince” che ha prodotto tante critiche nei suoi commentatori. far sparire la profonda originalità dell’astrazione del XX° secolo in rapporto alle molteplici “astrazioni” che si sono sviluppate nell’arte dell’occidente dalla sua origine… 16 Mi permetto di rinviare qui al mio studio. razze e crepes. cogliere il noumeno aldilà dei fenomeni. Mescolata alla descrizione di una certa camera verde. significherebbe fare la sintesi dei diversi prospetti. Essi avevano potuto facilmente trovare esempi nel popolarissimo Traitè élémentaire de géométrie à quatre dimension pubblicato da Esprit Pascal Jouffret nel 1903. Actes du colloque international. quadrati o quadrilateri. sprigiona. In Marcel Duchamp.15 sq. Egli è molto vicino allora a H. Se volessimo afferrare l’essenza di un essere attraverso il suo divenire. progettata appositamente per i paralizzati alle gambe di New York. infatti. È piuttosto all’interno di quella corrente spiritualista più propria di un pensiero orientale che si inscrive Pawlowski. o. Questi dovevano anche affascinare pittori che furono all’origine dell’ astrazione. l’immobilità. La descrizione di questa “straordinaria casetta piatta a due uscite di cui una faccia dava su Place de la Concorde e l’altra sulla terrazza di Saint Germain […] che. provvisto di un ascensore a ripiano e. di negozi dove si vendono merluzzi. di sfaccettamento. 1979. la pura essenza infine rivelata di un mondo quadridimensionale16. di cui le facciate potevano essere scorte soltanto sotto un certo angolo e di cui l’entrata e l’uscita si confondevano” è sicuramente una delle invenzioni più assurde ma anche più poetiche del nostro autore. le cui tavole e composizioni suprematiste sono altrettante variazioni degli schemi delle geometrie pluridimensionali 15. ma anche come Malevitch. gli avvenimenti si svolgono nel tempo. vista come la dimensione del tempo. dei differenti Abschatten che questi volumi inscrivono su un piano quando lo attraversano. è la dimensione che permette di elevarsi dalla pesantezza del mondo tridimensionale e dalla labilità delle sue apparenze per raggiungere la perfezione formale. abbiano potuto affascinare pittori che cercavano di sfuggire. quando questi iniziavano ad afferrare la volumetria degli oggetti del mondo visibile grazie a un sistema di scomposizione. essa apre a una meditazione sull’infanzia in cui la risonanza proustiana o. proprio come afferrare la natura di un cubo o di una sfera. Sono qui necessarie due osservazioni. Ouspensky e lo spazio neoplatonico” in Malevitch. alla tirannia della visione piatta della prospettiva classica. ancora più semplicemente. un’emozione innegabile. Essi trovavano qui un modello possibile che doveva di fatto imporsi a quelli che si chiameranno poi cubisti. nella sua Machine è explorer le temps. per la visione a tre dimensioni sarebbe stata invisibile di profilo. sogliole. Egli ne aveva fornito d’altronde una prefigurazione in uno dei suoi primi racconti. dei differenti tagli bidimensionali. agli occhi di un essere piatto che non conosca che due dimensioni dello spazio. Le cose persistono nel tempo. Losanna. grazie ai “corsi serali” sostenuti dal famoso Princet. molto semplici ma molto visivi. alla Francis Jamme o alla Paul-Jean Toupet. a inizio secolo. Ma è interessante notare che. di cui si conosce sempre l’esistenza ma di cui non si trova più l’entrata.

in uno stadio originario. I primi capitoli. che crede ancora alla redenzione dell’Uomo grazie all’Arte. dove gli individui si confondono nella massa. di La fin de la Terre. dove si incontrano dei temi vicinissimi a quelli del libro di Pawlowski. nel suo Parigi nel XX secolo. in cui il gergo amministrativo codificato ha rimpiazzato lo stile degli scrittori. Citato da E. in particolare il capitolo XV. diceva della scomparsa dello stile: “Dietro tutto il mio disgusto e tutto il mio snervamento si cela una idea antichissima e molto consolidata. da Orwell a Zinoviev. e così di seguito. Allo stesso tempo. Egli si inscrive nella linea dei grandi autori noir della fantascienza. Sono evidentemente le sezioni. Hermann Broch. molto simile al Grande Laboratorio Centrale del Voyage. Questa età del Leviatano è sicuramente l’età dove i valori della nostra civiltà sono calpestati dal totalitarismo.. Ci sono pagine tanto eccentriche su ciò che egli chiama “L’assassinio dello stile” (capitolo XII). e gli stessi quadri antichi sono stati cancellati a forza di restaurazioni abusive (!). morale. La stessa riflessione straziata si ritrova già nella letteratura popolare. di cui Hobbes era stato il primo sostenitore. È anche l’età in cui i valori della cultura sono ignorati o distrutti. ispirata di certo dagli effetti prodotti dagli apparecchi che si concepiscono dalla preistoria del cinema. Dopo Hobbes. un altro a ventitré anni. cit. secondo la quale le società sono degli organismi analoghi agli esseri viventi. le rappresentazioni sotto tre dimensioni di un essere a quattro dimensioni che è fisso e inalterabile. proveniva direttamente da una concezione organicista del mondo. o piuttosto essi sono le cellule organiche di un corpo mostruoso che le ingloba tutte.nel 1895. Questa deplorazione di una società collettivista. immaginava una serie di ritratti di uno stesso individuo “a otto anni. dice. Il libro si sviluppa. Pure in Francia. egli rimane uno spirito fedele all’estetismo fin-de-siècle. utilizzando dei paragoni ispirati al mondo vegetale o animale – l’idra per esempio – i quali fanno pensare che. come gli sfogliatori.G. e dall’altra parte un’integrazione sempre più grande delle parti – gli individui – al tutto – lo Stato. Apparentemente inattese in un racconto “leggero” di fantascienza. Questa metafora di un “tessuto” sociale. il suo credo. Pawlowski viene a considerare il tempo come un dato esistenziale. l’idea che per un’epoca. queste riflessioni di Pawlowski sulla necessità dello stile si spiegano per il fatto che. in un libro quasi contemporaneo. non avendo alcuna individualità. riassunto. Quelle si ricollegano a ciò che uno scrittore di tutt’altro registro. può spiegare come l’universo a quattro dimensioni che sogna Pawlowski sia prima di tutto un mondo retto dall’opera d’arte. op. degli intellettuali come Herbert Spencer avevano sviluppato l’idea di una complicazione crescente dell’organizzazione della vita e della vita in società. . s’inscrive accanto all’ammirabile Rosny dei Xipéhuz (1887) o di La mort de la Terre (1910) o a Ernest Pérochon. sono consacrati al Leviatano. preceduta da un volume intitolato Une définition de l’État. curioso racconto scritto nel 1863. politico. Walbecq. non può conoscere nulla di quell’“essere” dell’uomo che è lo stile. il riso come “proprio dell’uomo” sono le potenti risorse d i questo pensatore pessimista del mondo industriale e degli Stati totalitari del mondo tecnico che è Pawlowski. ma anche un “Grande Magazzino Drammatico” incaricato di censurare e conformare gli scritti di tutti gli autori. 17 18 H. dalle guerre…e dal potere illimitato delle macchine. 1899. Queste idee in Francia saranno sviluppate da biologi come Heller. estetico. Lo stile come la più alta manifestazione dell’individuo umano. 17” Qui c’è ancora soltanto una sorta di fantasmagoria visiva. composto di unità monocellulari dove le parti vivono per il tutto. p. egli avesse una conoscenza abbastanza precisa delle teorie evoluzioniste. non c’è nulla di più importante che il proprio stile”. Egli cita Spencer come cita Darwin. a quindic i anni. da 1984 agli Hauteurs béantes. è la Bellezza. l’uomo-cellula. che deve salvare il mondo. La machine a explorer le temps.6. “La civiltà è innanzi tutto un’opera d’arte…la quarta dimensione rappresenta il lato artistico della vita”: tale è. Ma presto. Wells. in Jules Verne. totalitario. Bisogna qui ricordare che Pawlowski aveva dedicato la sua tesi di dottorato alla filosofia del lavoro nel 1897. stadio primitivo e brutale di uno Stato onnipotente. o piuttosto come una palingenesi. Bichat e Claude Bernard di cui troviamo eco diretta in Pawlowski. dalla violenza. cosa rara all’epoca. e la sociologia una branca riducibile alla biologia. come una storia dell’umanità. dove ogni espressione individuale è bandita. L’arte è scomparsa da questo mondo futuro. I Sonnambuli. a diciassette anni. con da una parte un adattamento sempre più preciso delle funzioni mentali alle condizioni dinamiche dell’ambiente. ingiustamente misconosciuto. il movimento di rinascita di una società e la sua evoluzione verso uno stato di perfezione. sociologie nationale18. a dispetto del suo aspetto di collage di capitoli di cui si può modificare l’ordine. per così dire. per esempio un “Leviatano IV”. “Il secolo dei corpi senz’anima” ( Le siécle des corps sans âme).

di un momento di disattenzione. ancora una volta. renda omaggio a Jonathan Swift dei Viaggi di Gulliver. ma si perisce di tabacco. del regno di ciò che egli chiama “L’aquila d’oro” ( L’Aigle d’Or – capitolo XLVIII). Ora. Siamo stupiti. sarà fatto e detto a sua volta. avranno scoperto la sorgente stessa della vita e il segreto formidabile dell’immortalità: “I sapienti assoluti non morivano più. nella propria perfezione noumenica…Diciamolo pure: proprio come il Paradiso di Dante è molto più noioso ma anche molto più corto del suo Inferno. Quelli che ne sono affetti si attribuiscono l’immortalità sotto due forme: sia non poter morire di morte naturale. Jean Clair . del numero. con una potenza visionaria. come i malati di Cotard o come i sapienti assoluti di Pawlowski. Esigono delle cause. l’essere umano coglierà infine se stesso nella propria permanenza. di un incidente automobilistico . e della precisione dei riferimenti letterari e filosofici. Dopo questa età. è diventato per noi contemporanei una realtà. di mano in mano che ci immergiamo nella lettura. Egli cita così Blanqui e la sua teoria dell’Eternità attraverso gli astri. essendo questo composto di un numero limitato di corpi e combinazioni. si svela finalmente essere stato un grande umanista che è il momento di riscoprire. Ciò che io ho fatto e detto oggi. Essi rimanevano sempre identici a se stessi…” Non possiamo trattenerci dal pensare che Pawlowski. ma in cui l’idea angosciante dell’eterna durata della loro miserabile decrepitudine li tormentava a tal punto che nulla li poteva consolare…” È nel 1882 che fu isolato per la prima volta il delirio dell’immortalità malinconica. e di tutte le agitazioni. nella propria immobilità. ma evolvendosi in un’estensione illimitata. dice Pawlowski. momento in cui essi non erano soggetti solamente a tutte le infermità. al termine di una lunga evoluzione dell’umanità. dice anche. di un eccesso d’alcol. La scienza assicura un’eternità fittizia dell’individuo attraverso la clonazione e gli uomini. la vita degli abitanti di Luggnagg. tra qualche milione o miliardo di anni. non accettano più. dei responsabili. condannati all’immortalità. Ogni possibilità della nostra vita attuale fu una realtà in una vita anteriore. dal nome dello psichiatra che ne descrisse le manifestazioni. oltre il suo aspetto ingannevole di autore popolare. Le pagine più belle sono forse proprio quelle. Egli immagina un momento in cui gli intellettuali del tempo futuro. affetti come sono dalla malattia dell’immortalità. esseri che si credono potenzialmente immortali. della qualità. senza che essi se ne siano resi conto. È anche qui la sorprendente attualità che possiamo scoprire nella riflessione di Pawlowski che. da un sosia. Non si muore più di vecchiaia. ben più che un fantasista. un giornalista o un romanziere di fantascienza. sarà la venuta.L’approdo in “questo paese abbagliante della quarta dimensione”. detta sindrome di Cotard. l’idea di una morte naturale. in cui i sapienti stessi decisero di porre fine volontariamente a questa esistenza che essi erano riusciti a rendere immortale: “Quali strane debolezze della vita avevano dunque potuto impadronirsi di quegli uomini che avevano visto tutto. Aldilà di tutte le apparenze che assume. o piuttosto all’eterna caducità: “I Struldbruggs assomigliavano ai mortali e vivevano come loro fino all’età di trenta anni.… Siamo tutti quindi implicitamente diventati. tutto conosciuto. tutte le debolezze dei vecchi di quest’età. essi cadevano poco a poco in una malinconia nera che aumentava continuamente. fino al raggiungimento degli ottanta anni. che fanno del suo autore un essere di grande cultura. tutto esplorato e per i quali la vita non era più che un perpetuo ricominciamento senza interesse e senza imprevisto?” Ciò che era ancora soltanto un fantasma durante i primi anni del XX secolo. dà alle ultime riflessioni del Voyage una colorazione che va ben aldilà della semplice curiosità matematica del suo punto di partenza. giunse un momento. secondo la quale nell’universo fisico. molto vicina all’Eterno ritorno di Nietzsche. le stesse situazioni dovranno riprodursi identiche a quelle che furono. che aveva descritto. della terza dimensione. di tutti i fenomeni di cui egli è preda. I sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale si possono assimilare molto precisamente alla clinica psichiatrica fin-de-siècle. i capitoli dedicati all’avvenimento della Coscienza Unica sono meno affascinanti e più brevi di quelli che d escrivono il mondo terrestre. che l’autore dedica al “Disgusto dell’immortalità”. sia essere già morti e condannati a un’eterna sopravvivenza.matematica. frutto dell’età. Questa prospettiva melanconica. in questo inizio di XXIII secolo. i “sapienti assoluti” del Grande Laboratorio Centrale. su ciò che non era all’inizio che una semplice fantasia geometrico . * La critica sociale nel Voyage finisce anche per prevalere. al capitolo X. di tutte le metamorfosi di cui è oggetto. pesante e sofferente. nel capitolo XXXVIII. di un danno collaterale. di un errore medico.

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illustrata da Léonard Sarluis . edizione del 1923.Frontespizio del Voyage au pays de la quatrième dimension.

.Gaston de Pawlowski (fotografia).

Autoritratto di Gaston de Pawlowski .

ritratto da Mich .Gaston de Pawlowski nel 1909.

Marcel Duchamp. agosto 1912. La Sposa.5 x 55 cm. Philadelphia Museum of Art. olio su tela. Parigi 2004 . Collezione Louise e Walter Arensberg. © Succession Marcel Duchamp / Adagp. 1950. 89.

1914. New York.Manning. Geometry of Four Dimensions. (Due modelli di ipercubo) .

H. (Passaggio di una sfera attraverso un piano) C. Hinton. The Fourth Dimension. New York. 1904.Pawlowski: Illustrazione per il Voyage au pays de la quatrième dimension. (Intersezione di una spirale e di un piano) .

1912. New York. Rochester. Man the Square: A Higher Space Parable.Claude Bragton. (Personalities: Tracings of the individual (Cube) in a plane) .

1912 (The Projections made by a cube in traversing a plane) . Man the Square: A Higher Space Parable. Rochester. New York.Claude Bragton.

1904. New York.H.C. The Fourth Dimension. Hinton. (Visualizzazione di un ipercubo tramite colorazione codificata di una serie di cubi) .

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piacevoli o seriose. soltanto l’accoppiamento di idee maschili e femminili può generare la vita. nascendo si distaccano dall’autore. L’Idea. Manifesto antinaturalista. permetterà. tuttavia. una protesta rivolta contro la tirannia scientifica del momento. l’aspirazione all’espirazione. Dall’inizio del 1895. la menzogna alla verità? . questo libro rimane al contrario. al contrario. a proporre oggi un’edizione definitiva del Voyage au pays de la quatrième dimension. Per fare un facile esempio. Manifesto antinaturalista. il Voyage au pays de la quatrième dimension è rimasto per me in continuo movimento. infatti. questo libro è un romanzo dell’idea. la negazione e il ribaltamento di tutte le leggi naturali ammesse non sono forse così indispensabili all’esistenza stessa di queste leggi quanto lo sono il flusso al riflusso. ad aprire possibilità su una nuova maniera di pensare. una volta realizzati. Credo appassionato nell’unica e intera potenza creatrice dell’idea. ma un’Idea. Se lo stile. poiché. la levitazione dovuta forse alla nostra sola volontà? In un dominio più astratto. istintive o sperimentali gli devono essere permesse. come sulle carte antiche. è greve di possibilità infinite e la sua certezza proviene proprio dal fatto che essa emana dalla sola certezza vivente che noi abbiamo al mondo. Mi devo risolvere. il movimento proprio e la vita di una mente. quando scrissi un primo racconto sull’esplorazione del tempo. Mi pare evidente. su certi argomenti. ripreso. L’affermazione non si concepisce senza la negazione. e che questa esistenza è parimenti reale a quella delle pretese realtà. che ogni cosa immaginata esiste per il solo fatto che è immaginata. data nella quale apparve la prima edizione di questo volume. poiché i costumi attuali non permettono quasi più di riflettere per circa trenta anni a ciò che si potrebbe scrivere. spiegando le sue inclinazioni ed esponendo la genesi delle sue idee. vivendo della mia vita quotidiana. e gli divengono più estranei di quanto non lo siano all’eventuale lettore. questo libro fu. tutte le creature lo percepiscono. di intraprenderne la lettura con maggiore gradimento e frutto. contrariamente al pregiudizio corrente. riflessi passeggeri nello stesso specchio di impressioni fuggitive sotto prospettive diverse. I primi capitoli immaginano un aspetto nuovo del Mondo. nel dominio dell’idea. pubblicato per frammenti seguendo le intuizioni del momento. sono le forme dello stile. il nostro pensiero. modificando il posto dell’osservatore rispetto a ciò che egli osserva. una cristallizzazione caricaturale dell’Idea. Ogni cosa immaginata esiste. tutte le forme possibili del pensiero umano. Fu soprattutto un tentativo di romanzo in cui il personaggio principale non fosse più un essere umano. credo. Queste modificazioni di carattere. vale a dire il carattere. fino al 1912. Ora. chi dice possibilità dice allo stesso tempo realizzazione. I primi capitoli del Voyage au pays de la quatrième dimension si applicano specialmente a ribaltare l’ordine accettato dei nostri ragionamenti. il mondo conosciuto degli antichi. deve essere forzatamente unico. La maggior parte dei libri. l’ombra alla luce. tagliato e poi completato. originariamente. la sua pubblicazione d’insieme non poté porre fine a un lavoro che si confonde con quello del mio pensiero. non parlare di tutto invece che di qualcosa. poiché nulla di umano esiste al di fuori dell’artificiale. romanzo dove le peripezie si trovassero all’interno del Pensiero e le avventure nelle modificazioni del suo carattere. quanto meschina appare la realizzazione dell’aereo a fianco di quel presentimento generale che ossessiona l’umanità fin dalle sue prime età verso la liberazione dalle forze di gravitazione. un tentativo di evasione dalla certezza borghese. Una realizzazione materiale è soltanto una morte parziale. riflesso appassionante ma sempre sfuggente di quelle meraviglie con cui la luce ci abbaglierebbe se avessimo il coraggio di fare il grande passo invece di rimanere aggrappati tremolando al bordo di quell’abisso che sembra limitare per sempre. com’è vero che si dimostra difficile.EXAMEN CRITIQUE (1923) Occorre risolverci a questa edizione definitiva. Non vorrei farlo tuttavia senza esporre prima di tutto un esame critico di questo libro che. per quanto contraddittorie e in virtù stessa delle loro feconde contraddizioni.

dopo essersi follemente elevato. “Ora occorre fare attenzione che egli non tocchi l’Albero della vita e non viva per sempre…”. cioè a dire la Morte. deve tornare al suo punto di . La rivelazione è in noi fin dall’origine del mondo. La scoperta sempre diversa di questo integrale. sempre più inafferrabile. Cosa si intende per Quarta Dimensione? Che cosa intendiamo effettivamente per Quarta Dimensione? Il simbolo necessario di qualcosa di sconosciuto senza il quale il conosciuto non potrebbe esistere. al di fuori del tempo. dal momento che tentiamo di accostarle un valore particolare. al passivo e penetrante Credo quia absurdum di Sant’Agostino. non è solamente la possibilità ma la necessità del contrario. nel nostro mondo a tre dimensioni. la Vita non avrebbe senso per l’uomo più che per le pietre. La Quarta Dimensione. Dio. Non facciamoci trarre in inganno. non è la meta che a noi interessa. d’ora in poi è soltanto un manichino utile ma meccanico. uno che conosce il bene e il male” (sarebbe a dire il pro e il contro. ciò che chiamiamo Bene non esisterebbe in noi più che nei fenomeni naturali. dopo che Adamo ebbe toccato l’albero della Conoscenza: “è diventato come uno di noi. Negare o contraddire. ma il cammino percorso. ma durante la vita. i suoi progressi sono più lenti e “quelli che corrono in avanti”. una variabile tempo. l’idea androgina). l’infinito e l’eternità in profondità. trasformandola anche. Al contrario. i precursori. è rendere la conoscenza integrale. dovrebbero avere la pazienza di aspettare che tutte le altre idee abbiano raggiunto la loro. Nondimeno. il simbolo si eleva. come senso o come posizione. tra le cifre. non significa distruggere la conoscenza ma renderla integrale e la ricerca dell’assurdo da parte dell’artista assomiglia stranamente. Aldilà di ogni muro scavalcato troviamo un altro muro dietro al quale si trova già e necessariamente la quarta dimensione. nel dominio delle idee. e una sola eccezione a una legge sarebbe sufficiente a spazzare via milioni di esperienze. in un valore conosciuto che soddisfi l’equazione. la continuità della vita? Si tratta ancora di spiegare i movimenti in altro modo che non per punti immobili nelle tre dimensioni rigide dello spazio? Immediatamente noi distinguiamo un’incognita provvidenziale. Si tratta di spiegare. Del resto. Proprio come la vita non consiste nel raggiungere uno scopo attraverso lo scorrere del tempo. infatti già fin dall’origine del mondo. così la ricerca dell’ignoto non vale che per i tesori interni che essa ci rivela nel percorso. il movimento immobile di un’opera d’arte in rapporto ai movimenti apparenti della vita? La qualità non misurabile relativa alle quantità misurabili? La fusione. del passato e del futuro all’interno della nostra subcoscienza. una quantità che. in questo modo. voglio dire l’eterno e indecifrabile segreto che permette la quadratura del cerchio sempre più grande della nostra conoscenza. del Voyage au pays de la quatrième dimension. Così scrisse il poeta delle terre di luce che concepì in tempi molto antichi il simbolo del Paradiso Terrestre: dicendo Dio.Senza la morte. e noi le attr ibuiamo il ruolo di quarta dimensione. al contatto con lo spazio. Non ignoro quanto questa ricerca dell’assoluto possa apparire illusoria e ingannevole per coloro che vedono in questo inseguimento solo il successo finale e che pensano. Contraddire. è quella variabile di cui è indispensabile l’esistenza all’interno di ogni equazione della mente umana ma la cui qualità svanisce al contatto delle cifre. tale è il senso utile. tutte le possibilità. non può esistere che relativamente a un’altra e in opposizione a essa. Pazienza spesso difficile per il pensiero che. ciò che caratterizza il dominio dello Spirito. via via che le nostre equazioni parziali si soddisfano. Non è dunque dal futuro che bisogna attendere la rivelazione ma dalla potenza dei nostri ricordi. ma sul nostro. senza ciò che chiamiamo Male. abbandonando i campi dissodati per delle nuove terre. L’umanità nel suo complesso non sarebbe in grado di seguire questa incursione folgorante di un’Idea. con giusta ragione. nel modo attivo. non solamente sul suo tempo. ogni pensiero o ogni cosa. costringeva l’uomo al lavoro materiale…quel poeta era in anticipo di parecchi millenni. in rapporto alle fluttuazioni della coscienza? La certezza dell’ipotetica quarta dimensione segnerà il posto che non potrà rimanere vuoto. Si tratta per esempio di ammorbidire la geometria permettendole di avvicinarsi a delle curve estetiche invece di vietare ufficialmente ogni ricerca della quadratura del cerchio? Di umanizzare il gioco artificiale dei matematici introducendo come cemento. che un piccolo cerchio converrebbe tanto quanto uno grande per trovare la quadratura della nostra conoscenza. Ciò che caratterizza la natura è l’impossibilità del contrario nello stesso fenomeno o nello stesso oggetto. una volta vivente. tutte le idee future esistevano in potenza e in germe. un simbolo di quella continuità senza la quale ogni concezione scientifica è soltanto un corpo senz’anima. se non lo scopo.

il professore Dumas. questo colpo di frusta perpetuo che impedisce al mondo cosciente di cristallizzarsi e di addormentarsi. questa subcoscienza eterna alla quale si alimenta oscuramente la nostra coscienza. regressioni e facili miraggi!. i suoi cambiamenti di forma materiali. travagli sovrumani e pensieri sublimi. Questo lato eterno dell’essere. in mancanza di meglio. questa quarta dimensione. Le loro eccezionali follie di oggi diverranno la banalità di domani e la folla si accalcherà più tardi sulle scale attualmente inaccessibili di cui essi percorrono i gradini che stanno all’interno delle nuvole. l’eccezione a sua volta si fa legge. la mente umana come risultato. si accorgono. tale è ciò che noi chiamiamo. spaesato dopo ciò che ha visto.partenza e. noi ne avremo un giorno: il giorno in cui i rami dell’albero della conoscenza avranno colpito loro stessi la divinità. le relatività. di dedurre da questa istanza di principio. che noi chiamiamo la Vita. riflettendoci. questa critica permanente delle forme transitorie. di esteriorizzare a priori l’idea di Dio e. lo organizzano. Ma. dopo quanti errori consolanti. essi contano il gregge là dov’è. in una parola. è tutto il contrario. galoppando lontano davanti al gregge delle idee. immaginando nella realtà fatti di cui il prototipo dimorava latente nel mondo delle idee. La Quarta Dimensione è quell’ignoto senza il quale il noto non esisterebbe. ed è per questo che noi dobbiamo assumere un nuovo simbolo che si distingua dall’idea di Dio. soltanto l’Idea sola è immutabile attraverso le sue successive incarnazioni. come in matematica il calcolo integrale che risale dagli infinitamente piccoli alle quantità finite. Quanto agli uomini di scienza. In tutte le epoche. così in filosofia. non credo affatto che migliori lezioni avrebbero migliorato il mio caso. sorridendo. Per ricerca della quarta dimensione. aveva sostituito. Ho memoria di una remota laurea in filosofia che ho conquistato di giustezza per avere esitato a fornire delle prove eclatanti dell’esistenza di Dio. Nondimeno. al posto di considerarlo come causa. questo assoluto al quale noi dobbiamo tutto il relativo. e ciò può richiedergli ancora un po’ di tempo. È vero che. alla Teodicea qualche prospetto luminoso di fisiologia sperimentale. direte forse. queste riconoscenze ardite. questo ignoto che sempre deve aggiungersi al noto per completarlo. Occorre concludere che queste irruzioni in avanti. Senza cambiare di posto. senza saperlo. perché è proponendo nella vita degli eroi sovrumani. sarà ascesa. ma noi lo conosciamo fin da quando l’umanità balbettava le sue prime parole! Questo lato eterno delle cose. Come. In quante migliaia e migliaia di secoli. è Dio! Sì. che una sola cosa non si trova: il gregge che essi dovevano condurre. sviluppare nell’uomo la divinità che risiede solo in lui. si sente come uno straniero in visita in un mondo che è tuttavia il suo. l’errore dei secoli passati fu. questi ritorni all’indietro così fallaci. risultano inutili? Tutt’altro. la quarta dimensione. si oppone al calcolo differenziale che discende da grandezze finite ai loro infinitamente piccoli. concependo il mondo all’inverso. Le prove dell’esistenza di Dio? Ma è all’uomo che spetta di fornirle da sé. lo installano. il mio caro maestro e amico Izoulet si era astenuto sprezzantemente da tenere il suo corso e che il suo giovane supplente. Il Leviatano mette in pericolo la Società moderna. quando giungono alla meta. Si tratterà semplicemente di andare alla scoperta di Dio? Ma. questo motore universale.. ci pare evidente che in biologia la sintesi di un essere vivente abbia conseguenze altrettanto importanti che l’analisi della vita. i pensatori assumono le figure di cani da pastore che. noi intendiamo ricercare nell’uomo l’ignoto che è soltanto in lui. . Prove dell’esistenza di Dio? Certo. l’opposizione di ieri diviene domani reazione. A noi distinguere la preda dall’ombra e raggiungere il lato eterno delle cose. questa folla. Ebbene! No. che i poeti e i ricercatori costruiscono i telai del mondo. nella sua incursione cieca. Utilità dei precursori. ma un Dio da creare. questo ignoto inaccessibile a ogni equazione umana. questa quarta misura senza la quale le altre tre non potrebbero spiegare integralmente l’universo. ma non gli fanno fare un solo passo in avanti.. creare Dio dall’uomo e in lui…Ci torneremo. infatti. noi crediamo. questo movimento immobile del pensiero. questo giudice di tutti i nostri pensieri. questo creatore che cerca di realizzarsi nella sua creatura. per quanto riguarda la metafisica. Da ciò.

assume presto l’aspetto dei tessuti inferiori: perde la propria personalità. le cellule privilegiate che lo compongono rappresentano forzatamente la più spaventosa selezione dal basso che si possa sognare. dal nome che gli diede Hobbes. ma meglio. dei tessuti di ordine superiore nel momento in cui. che occorre trattenersi dall’attribuire allo Stato le bellezze e le virtù individuali dei cittadini che lo compongono. infatti. i terrificanti progressi di una fede in un animale superiore all’uomo nella scala degli esseri. quello di oggi è al di sotto. Ora. Ridotto a basse funzioni alimentari: nutrito. s’ingrossa e comincia a riprodursi in un modo bestiale e straziante. che permette di concludere che l’uomo. se l’Animale-Stato potesse colmare il posto che Dio lasciò vuoto nell’immensità sconosciuta! Ma ahimè! Lo Stato di oggi non è altro che il Dio di ieri: un simbolo dei nostri desideri piuttosto che una realtà. poiché queste qualità possono benissimo trasmettersi a un altro . essi non devono più svolgere delle funzioni superiori muscolari o nervose in una collettività. che la guerra moderna non risponde più a un bisogno di selezione naturale tra gli individui e che essa non ha più nulla di quei grandi venti d’autunno che nella natura spezzano i rami morti e spazzano via le foglie ingiallite per il bene più grande dell’albero. al suo ritorno dall’America. infatti: se l’Animale-Stato offre un’analogia sorprendente con l’animale umano. alcun dovere morale di comando o di informazione. suo primo inventore. con tuttavia la differenza che se il simbolo di ieri era sopra di noi. Noi non parliamo mai di guerra sognandola. in questo Animale-Stato che noi abbiamo chiamato il Leviatano. quelli che seguono. L’amore del nostro paese si dirige agli individui e alle opere che ci si trovano e non allo Stato. L’Animale-Stato. dedicati al Leviatano. Quanto sarebbe rapido e semplice il grande viaggio dell’umanità al Pays de la Quatrième Dimension. Ebbene! No. concezioni che la Guerra non ha fatto che materializzare in una maniera orrida e inquietante. non avendo più alcuna responsabilità di ordine generale. possiede tutte le sue qualità superiori dello Stato! È un semplice errore ottico. e riparleremo più avanti di questa tendenza all’antropomorfismo che denota proprio l’inferiorità delle creazioni umane di fronte all’uomo. Notiamo infine. e se questa guerra ci fa orrore. non dovendo più in una parola che lasciarsi vivere. questo tessuto. cellula sociale. un tempo superiormente differenziato. Non si tratta più di lasciar sopravvivere il più forte e ancora meno il più intelligente. è semplicemente perché fu costruito dall’uomo a sua immagine. Proust. Poiché lo Stato moderno risponde ormai solo ai bisogni e agli istinti più bassi della vita organica. se lo statalismo fosse l’ultimo termine della nostra coscienza. Se i primi capitoli del Voyage au pays de la quatrième dimension erano destinati a suggerire dei modi di pensare svincolati dai pregiudizi ereditari. Essi indicano il danno minaccioso delle concezioni collettive che mettono in secondo piano l’individuo. separati dal corpo umano e vivendo di loro vita propria all’interno di brodi di coltura. fui assai colpito dalle strane regressioni che degradano. ho avuto la debolezza di difenderla nel 1897 in un libretto intitolato: Une définition de l’État. conviene. perché noi l’abbiamo fatta. senza averne misurato sufficientemente tutte le contraddizioni. meglio ancora. dal mio carissimo amico professore R. Quale simbolo sociale facile e allettante. non è perché dimostra. purgato ogni giorno da una nutrice. non soltanto nulla di superiore all’intelligenza umana si manifesta nello stato ma. La tesi dell’Animale-Stato non manca del resto di seduzione logica. Confesso anche che istruito quindici anni più tardi. soprattutto in un’epoca in cui lo statalismo forsennato diviene anche rivoluzionario. una regressione verso l’animalità. lavato. sarebbe un uomo più qualche cosa. di ucciderlo e di assicurare la sopravvivenza agli elementi fisicamente e moralmente marci che compongono le cellule di un animale inferiore e mostruoso che si chiama lo Stato. avviano la lotta contro gli errori attuali.I nostri timori sono stati confermati dalla guerra. sui lavori ammirabili del dottor Carrel. denunciare più forte che mai l’assurdo gioco di specchi che per amore di analogia ci fa vedere davanti ciò che in realtà è dietro di noi. Se lo Stato fosse un essere superiore all’uomo. Non facciamoci trarre in inganno. noi non troviamo nello Stato che i bisogni organici più bassi dell’essere umano. moralmente si potrebbe dire. al contrario. e. come si è falsamente preteso. Questa tesi può sedurre. a questo proposito. ma al contrario. È evidente. ma come testimonianza.

sia un lavoro forzato. Lo Stato. Ai nostri giorni. lasciando ai pensatori di Stato un ozio completo per le proprie libere occupazioni. che sono le serve di tutti i cittadini. il macchinismo tende allo stesso risultato con la schiavitù di materia e. autorizzava ogni cittadino a uccidere il tiranno con tutti i mezzi. fin dai lontani Panatenei. e grazie alla schiavitù del mondo. come nello stato di natura. ha permesso l’eredità. noi sappiamo. in cui celebriamo Armodio e Aristogitone che uccisero il tiranno Ipparco. ma solo in caso di legittima difesa contro degli Stati barbari. collettivizzando ingiustamente i benefici dell’individuo. È la giustificazione stessa delle repubbliche. in ogni tempo. primo oggetto d’arte di ogni civiltà. a costo di servirci da soli. che sostenni nel 1901. poco importa) rappresenti. requisisce il lavoro libero all’individuo. vescovo di Chartres. Rimpiangiamo soltanto che questo svago accordato ai fiori della nostra civiltà lo sia ugualmente ai funghi. Il giorno in cui lo Stato domestico vuole elevarsi sopra i propri fornelli per comandare il salone e la biblioteca. e il giorno in cui il lavoro forzato prende il sopravvento. se si supponesse per esempio l’emigrazione dell’élite. noi abbiamo il dovere di rinunciare ai suoi servizi. Uno dei benefici sociali più evidenti dell’organizzazione collettiva. le idee di redenzione dalla schiavitù terrestre simboleggiano questo desiderio. nulla viene che dall’individuo. Certamente sì. ma questi fiori umili o meravigliosi che noi attribuiamo al nostro paese potrebbero sbocciare sopra tutt’altro terreno favorevole. Può esigere molto sforzo da noi quando la casa è in pericolo. o che i suoi frutti sono nelle mani di una banda che opera a proprio profitto. il giorno in cui. ogni individuo ha il diritto di stracciare il contratto. ogni organizzazione sociale deve assicurare la libertà e lo svago dell’individuo. e nemmeno all’assassinio dell’usurpatore – il tyrannus abs que titulo di San Tommaso d’Aquino. grazie a questa organizzazione cooperativa più economica. L’asscociazione-Stato ha come unico scopo la diminuzione del Lavoro forzato. deve giocare il ruolo di un manager economo incaricato di assicurare la nostra vita materiale al miglior prezzo possibile. per assicurare il lavoro forzato della comunità. egli stesso esitò su tale argomento nei suoi Chatiments. sconosciuto nella Bibbia. sia un lavoro libero. in una nazione civile. è l’organizzazione economica dello Stato che permette a questa élite di evolversi in tutta sicurezza. che lo Stato legittima la propria esistenza e i propri diritti. È la storia di tutte le nostre libertà pubbliche. Lo scopo di ogni essere umano (la ragion d’essere di ogni civiltà) è di diminuire o sopprimere con tutti i mezzi possibili la somma di lavoro forzato imposta dai bisogni della nostra natura fisica. e lo Stato in sé non gioca mai che il ruolo subalterno di un semplice terreno di coltura degli individui. fino al fascismo moderno. . poiché la pena di morte è teoricamente abolita in materia politica e poiché Victor Hugo. Noi non prestiamo più attenzione a Giovanni di Salisbury. è la condanna degli imperi. industria alberghiera del Pireo. per acquisire lo svago. tranne che con il veleno. o che la civiltà non può più dare dei frutti. mi sono proposto di sottolineare questa spartizione tra l’individuo e lo Stato. In questo caso. È grazie al lavoro (materiale o Morale. sportivo o speculativo) liberamente compiuto al di fuori di ogni necessità immediata che l’uomo si eleva al di sopra della propria condizione fisica e raggiunge l’opera d’arte splendidamente inutile. vale a dire la possibilità del lavoro libero al quale il nostro essere morale aspira. Solo l’individuo è re. Certamente la vecchia teoria aristotelica e teologica del tirannicidio si è evoluta dal Medioevo. In una tesi di dottorato intitolata Philosophie du Travail. Per proteggere queste ragioni di vivere. voglio dire agli oziosi. personali o popolari. In tutte le religioni. dove tutti gli uomini sono schiavi per il riscatto di uno solo o di una casta. secondo che si rapporti ai bisogni dello Stato o dell’individuo. all’interno di tutte le civiltà.Stato. nel XII secolo.…). dimostrando che un identico lavoro umano (intellettuale o materiale. vive in certo qual modo oltre il mercato nelle società superiori. Atene e Roma liberarono i loro cittadini dal lavoro forzato. L’individuo è lo scopo supremo di ogni società. non potrebbe mai legittimamente chiederci più di ciò che vale questa casa e volere che per vivere noi perdiamo giustamente tutte le nostre ragioni di vivere. Egli ha il diritto di insorgere contro la tirannia dello Stato. di elevarsi contro lo Stato e di cacciare questo servitore infame. che. Grazie a degli espedienti (schiavi che lavorano nelle miniere. ci può chiedere fino alla nostra vita. è il modo in cui la donna. in seguito a un cataclisma qualsiasi che comportasse la scomparsa di tutti i ricordi del passato. ma questa è una delle colpe della nostra legislazione che. la moneta ha preso il posto del lavoro forzato negoziabile in tempo libero. di dotare il paese di quei capolavori dell’arte e dello spirito il cui valore è in ragione inversa della loro utilità economica. è grazie a questa riduzione di spese generali.

e che noi abbiamo reso conto in seguito dei loro lavori. si è preoccupato di imporsi agli individui. con i teorizzatori della libertà nel XVII secolo. prima forma barbara di diritto penale divenuta il duello giudiziario) resta alla base della storia della libertà e si sviluppa con essa. La Tirannia scientifica non deve rimpiazzare il diritto divino. Ovunque l’uomo dichiara con soddisfazione di aver raggiunto una certezza. verso la liberazione definitiva in un mondo dove la relatività non esisterà più. l’umorismo interviene. Si presentano in seguito. ed è su quello che vorrei insistere. l’odi o o la disperazione. Una pesante disciplina sociale si imporrà dunque nel mondo meccanizzato di domani. Il Leviatano? Ma è alle nostre porte. come un essere superiore all’uomo. preparando gli Stati Generali dell’89 e la Rivoluzione. primo ostetrico delle menti di un tempo. Dall’assassinio dei de Guise. questo granello di sabbia può essere il più piccolo attentato causato dalla follia. Poca gente comprende ancora oggi il ruolo genuino dell’umorismo sebbene questo modo di ragionare. Immaginate che nessun navigatore abbia mai potuto mettere piede sul continente americano. è la critica costante di ciò che crediamo essere definitivo. ce ne mostra la relatività in maniera eclatante. e. sia stato adoperato già da molto tempo dagli Eleati e da Socrate. L’umorismo è il senso esatto della relatività di ogni cosa. noi vediamo formarsi l’idea di sovranità nazionale. attraversando lo stretto dopo gli ultimi Stati Generali del 1614. è sempre la stessa nozione di controllo del potere che. Con il teologo Jean Petit. e infine. cozzino successivamente in luoghi differenti della costa di cui essi segnino il punto. omicidio vaticinato dalla Sorbona. è la porta aperta alle possibilità nuove senza le quali nessun progresso dello spirito sarà possibile. poiché ogni conclusione è una morte intellettuale. ed è qui il più grande servizio che ci si possa rendere. Ora. È. plana già sopra le nostre teste! Affrettiamoci a strappare la maschera umana a questo dragone favoloso e smontare le lavorazioni infantili di questa macchina infernale che falsi sapienti ci presentano come un essere vivente. nel Voyage au pays de la quatrième dimension. Quel controllo era relativamente facile quando si esercitava su un uomo: un sovrano. il lato umoristico di certi capitoli che più frequentemente ha dato luogo a false interpretazioni. seguito da quello del loro assassino Enrico III. L’umorismo è il senso della relatività. che lo sorpassa e lo avviluppa. L’umorismo svolge un ruolo analogo. Non si tratta più oggi di uccidere un tiranno. Il semplice ratto di cui abbiamo parlato in un capitolo di questo libro ne rappresenta il simbolo. Questo senso critico si applica alle più alte ricerche. come ci sembra . Noi potremmo stendere a poco a poco il contorno esatto del continente sconosciuto senza averlo mai visitato. e l’impresa è altrettanto pericolosa. Il mondo sarà presto meccanizzato al punto che un semplice granello di sabbia sarà in grado di arrestare questo formidabile orologio. finestre aperte davanti all’Aquila d’oro verso possibilità future. credo.È anche vero che il diritto superiore dell’individuo contro lo Stato (nato dalla vendetta privata. dei capitoli il cui carattere umoristico non è mai stato sufficientemente compreso. per evadere dall’incubo scientifico. dai gesuiti per odio contro ogni potere al di fuori della Santa-Sede e dai fautori delle leghe per desiderio di assumere il potere. fino all’esecuzione di Carlo I e la rivoluzione del 1668 proclamante in Inghilterra la Sovranità nazionale. sostenuta dai protestanti per paura del potere. rinunciando alla protezione puerile di una politica scaduta. è diventato ai nostri giorni particolarmente delicato da quando lo Stato. L’umorismo non intende affatto concludere. in mancanza della parola. che si tratti del dominio scientifico o del dominio morale. con gli enciclopedisti. ritornò da noi nel XVIII secolo. per lunghissimo tempo. È ancora possibile al momento attuale? Ne possiamo dubitare e non conserviamo alcuna illusione sulla riuscita della lotta all’ultimo sangue che si intraprende temporaneamente tra l’Individuo e lo Stato. come una necessità scientifica indiscutibile. seguendo la maieutica. ma indica il limite delle nostre certezze. impedire che non la si consideri una morale superiore. ma una falsa idea. prolungando il ragionamento fino al luogo in cui si arena. che giustificò l’omicidio del Duca d’Orleans. Sarà difficile. L’umorismo non si applica solamente. ed è questo lato negativo che dispiace a molta gente. le pagine finali. ma che migliaia di marinai.

voi percepite oscuramente la portata profonda di quelle analogie. L’idea geniale è un attentato contro le leggi riconosciute. perché si è convinti che sia soltanto un gioco. L’umorismo inquieta come un’anarchia sociale perché attacca le “cose serie”. affermava che Achille non potesse mai riacciuffare la tartaruga. come ci mostra ogni giorno il limite delle “certezze” morali. non è al servizio della società. si dice. un divertissement sociale che non riguarda le “realtà”. durante questo tempo. può apparire scusabile da parte di una donna o di un matematico il cui istinto esige rappresentazioni concrete. deve esistere qualche altra cosa. dal più grossolano bisticcio di parole fino all’immagine poetica più bella.credere. pur piccolo che fosse? I più importanti manuali di filosofia si affannano per rianimare questa “burla” di un uomo i cui dialoghi di Platone tengono molto in considerazione. Forse hanno torto. ma questo brivido è sempre doloroso. per opporre improvvisamente a tutte le certezze umane il lampo divino di un’idea che contraddice tutto? Sì. troppo spesso posta all’umorista. di quelle associazioni di idee. si diverte a rovesciare tutte le leggi riconosciute. “Parlate seriamente?” Ma il genio parla seriamente quando. ma mi è sempre sembrata lamentabile provenendo da un artista o da un pensatore. La risata è un tribunale sociale che giudica e condanna i ridicoli comparandoli alla verità ammessa che fa legge. per rispetto umano. È quello che ci mostra i limiti delle scienze “esatte”. “Parlate seriamente?” Questa domanda. in una follia d’immaginazione. lo spirito sbatte contro le sbarre della sua gabbia. di quelle similitudini. al contrario. senza dubbio. opponendo due corridori: Achille e una tartaruga che partisse qualche passo davanti a lui. Il volgare esige che lo si inganni con delle certezze sedicenti. ma degli dei: si limita a evidenziarci l’incontro del conosciuto e dell’ignoto. Abbiamo dunque torto a vedere nell’umorismo un semplice divertissement sterile della mente: nessuna critica può essere più profonda o più feconda nei risultati. il gioco è ammesso fin dall’antichità. per spingerli fino all’assurdo e provarne p roprio per loro tramite la relatività L’umorismo non è la risata. Le Belle Arti sono ammesse solamente come divertissement. come l’artista cerca in seguito il supporto materiale che gli permetterà di presentare “seriamente” la propria idea. Achille e la Tartaruga. per la massa. Non ci conduce in un mondo nuovo. il misero “io so tutto” degli scienziati primari di oggi. è. che sollevano un lembo dello spesso velo che ci maschera i misteriosi rapporti delle cose e quella continuità formidabile che è il mondo. il sapiente aggiusta in seguito di tutto punto “il metodo che l’ha condotto alla sua scoperta”. poiché ogni volta che egli avesse percorso lo spazio che li separava. alle più alte ricerche della mente. Perché non ponete la stessa domanda ai romanzieri che vi raccontano storie favolose. ai drammaturghi che vi commuovono con le loro finzioni in scenari di tela. spalancando le proprie ali. meglio ancora. poiché. è sostituire al sublime “che ne so?” di Montaigne. invece. E poi. ma tutto questo è soltanto una truccatura sociale. ai poeti i cui paragoni immaginosi vi seducono. parlare seriamente. alle sole vanità della vita quotidiana ma. si sforzava anche di dimostrare che il . avrebbe compiuto un nuovo spazio. tutte le ragioni secolari. è mentire a se stessi o agli altri dando per certe e universali verità di cui il semplice buon senso dimostra la relatività. L’umorismo non ha dunque nulla che possa piacere a quelli che si avvoltolano orgogliosamente e si compiacciono nelle loro certezze. Zenone. L’umorismo. Zenone di Elea ha denunciato per primo la relatività delle matematiche. ma ci dimostra che il nostro mondo è limitato e che. ai saggi che vi propongono degli apologhi o delle parabole? È che. la tartaruga. nei ragionamenti leciti che sono il fondamento stesso della conoscenza umana. Parlare seriamente. L’umorismo appare. di quelle rime. e l’idea di genio prorompe in un primo bagliore di contraddizione. perché si insinua nelle “cose serie”. pericoloso. come hanno torto forse quelli che vedono in un viaggio tentato nel Paese della Quarta Dimensione solo un divertissement della mente. tutte le esperienze fatte cento volte. quando si tratta di arte o di letteratura. il piccolo brivido di un’intelligenza che vorrebbe prendere il volo. Zenone di Elea era serio quando. al contrario. dietro il muro che ci arresta. è affermare gravemente che in ogni materia tocchiamo il fondo delle cose.

e che fu appena dopo il Rinascimento. So bene che gli antichi escludevano i segni aritmetici dai loro calcoli. non esprimono mai che delle grandezze numeriche. incapace. come in un gioco di specchi. ma mai prendono parte esse stesse a queste imprese. Il calcolo intravede soltanto una frazione della realtà. ma mentre le belle arti riassumono delle relazioni di qualità prese in prestito dalla vita stessa. Grazie a nuove osservazioni fisiche. Il calcolo è una chiave che permette di riaprire a volontà la stessa porta. con questa obiezione. noi vogliamo dire semplicemente che l’impalcatura non è il monumento. si sforzano ogni giorno di scoprire nuovi rapporti frammentari tra gli esseri e le cose e. ma la chiave non ci dice ciò che c’è dietro la porta. più praticamente. che Zenone. Le matematiche sono parenti prossime del capitale. come si potrebbe trovare migliore monumento antropomorfico. incaricano le matematiche di fissarne il ricordo con un simbolo.ed è con un brivido di terrore che si accoglie ogni attentato contro Pitagora. come sbaglia strada attribuendo alle matematiche un valore di realtà. noi ne fissiamo qualche simbolo parziale per mezzo del calcolo. oggi come ieri. il nostro primo nemico è. la fisica. ma ipotesi limitata. anche quando esse si elevano fino all’alta speculazione filosofica. Leibniz o Newton. con delle cifre limitate. contro le pretese certezze in cui l’umanità si addormenta rapita.movimento non esiste. al contrario. dopo l’invenzione del sistema metrico. ipotesi anche feconda. sbaglia strada. Criticando le matematiche. come tante altre. I progressi delle matematiche sono soltanto un riflesso di altri progressi. la certezza matematica. come crede il volgare. che l’edificio matematico? Basato sulla cifra 1. sta dalla parte dell’immaginazione. che attribuisce volentieri un carattere di fantasticheria imprecisa alle ricerche dello spirito e conferisce un senso ironico alla parola metafisica. le matematiche possono arricchirsi di nuove formule. nel senso in cui la intende il volgare. L’immaginazione è dunque il reale di cui le matematiche non sono che il ricordo. la sola che noi troviamo all’interno della nostra coscienza. le matematiche giocano lo stesso ruolo del capitale nella storia delle società: sono del lavoro intellettuale cristallizzato. che delle misure numeriche sono state introdotte nelle formule. Euclide. come una biblioteca si arricchisce di nuovi libri. al contrario. ipotesi rassicurante. quando l’intuizione gli rivela uno di questi rapporti. È dunque illusorio parlare del progresso delle matematiche. come le belle arti. poiché ci permette di guadagnare a colpo sicuro giocando un gioco di cui abbiamo posto le regole. L’immaginazione si accosta maggiormente alla vita. infatti. noi non intendiamo più chiedere la loro soppressione come non pretendiamo sopprimere l’impalcatura necessaria alla costruzione di un monumento. Le matematiche. ma non è mai la biblioteca che crea il pensiero e dà vita al libro. ma è anche vero che le matematiche. anzi. si compone di questa cifra riprodotta all’infinito intorno a noi. innalzato al di fuori dell’uomo a sua immagine. L’opinione pubblica. le scienze naturali. ora il movimento si dimostra camminando…Che povertà! E non è evidente. rappresentano l’acquisto di cui siamo fieri: la sicurezza ben guadagnata. le matematiche concepiscono soltanto relazioni di quantità basate sul gioco delle cifre stabilito anticipatamente. . ma mentre l’immensità continua ci sfugge. non sono dunque che una raffigurazione algebrica della realtà. Il calcolo è antropomorfo. Ora. Nel travaglio secolare delle idee. ed ecco tutto. interrogando da vicino la continuità della vita. sotto pena di morte intellettuale. Ipotesi comoda. ma non lo è parlare dei progressi che esse codificano e che sono dovuti a delle ricerche naturali. La verità. come si chiede a una fredda stenografia di registrare un discorso commovente. di integrare la continuità dell’universo. riassumesse l’incapacità in cui si trovavano ancora e in cui si troveranno sempre le matematiche di raggiungere con un ultimo sussulto la verità tutta intera! Nella lotta che dobbiamo condurre. protettori della ragione umana. È a questa certezza che l’uomo appare più attaccato – senza quella dove andremo? . La filosofia. possono anche servire da base e da punto di partenza a nuove imprese.

ci appare più corto di quanto non lo sia in realtà. Il suono del motore che viene verso di noi è acuto. Supponiamo ora. Che cosa bisogna conservare da una costatazione simile. voi direte. per esempio. poiché è evidente che il movimento proprio della ruota è costante in tutte le sue parti. ma non meno certe ed esatte. e che il nostro occhio. ecco cos’è più importante: il telaio della macchina. non possa concepire che superfici piane. . Quanto alle ruote. e grave immediatamente essa si allontana. per resistere nelle loro estremità all’attrazione della linea di base. Sforziamoci di precisare qualche nozione per mezzo di facili esempi. in apparenza facile? Semplicemente questo: 1) Che ogni osservazione nel dominio fisico è relativa e ha valore soltanto in rapporto all’osservatore. con la stessa certezza. un ricordo è limitato a certi rapporti.Ora. inclinati in alto nel senso di marcia…Pura illusione che evidentemente si modifica secondo la posizione dell’osservatore. Un architetto immagina un monumento: il colonnato del Louvre. Lo concepisce simmetrico ed equilibrato in tutte le sue parti. Che ne sapete. traducono immediatamente i suoi desideri in formule e gli forniscono. Qual’è la verità più completa per la nostra coscienza? Quella evidentemente che rende conto di sensazioni più complete. e l’illusione un’osservazione che sappiamo conviene svincolare dagli elementi nuovi e sconosciuti. Il monumento è lo stesso. Ma. La prospettiva è più vicina alla nostra coscienza che il piano. che la parte alta della ruota va più veloce di quella in basso. mentre se fossero realmente dritte. e ciò che noi chiamiamo illusione è spesso più vicina a una realtà superiore di ciò che noi chiamiamo certezza. Cosa potrebbe essere una deformazione ottica in un mondo a due dimensioni? Una verità superiore. intendo naturalmente in rapporto all’osservatore. sembrerebbero sprofondarsi alle loro estremità. e illusione che il calcolo può ricondurre in formula. poiché la realtà è solo un’osservazione di cui alla leggera crediamo possedere tutti gli elementi. un’elevazione del tutto diversa di quella che fornirono all’architetto. e il monumento è costruito. Altro esempio: osserviamo un’automobile da corsa che passa a tutta velocità davanti a noi. Arriva poi un pittore con il suo cavalletto per dipingere lo stesso monumento. se non tramite l’esperienza dei vostri sensi. la geometria e il calcolo gli forniscono immediatamente le formule corrispondenti a questa intuizione. io vi chiedo? Nella concezione che deforma. la realtà è dalla parte dell’architetto e il “trompe-l’oeil” dalla parte del pittore. e rende un capolavoro perfetto? Altre deformazioni sensoriali che offrono realtà superiori. di appartenere a un mondo a due dimensioni. o in quella che soddisfa le leggi segrete dell’arte. 2) Che non conviene affatto parlare di illusioni o di realtà. mentre la realtà non lo è affatto in un mondo dove tutto è continuo e sussiste. e mangiano a tutte le tavole. ma due certezze matematiche opposte ne rendono conto seguendo i punti di vista relativi di due osservatori. in velocità. in rapporto al suo asse. Queste linee ci appaiono così rigorosamente dritte. 3) Che la scienza ha per ruolo. li hanno condotti a curvare verso il cielo le due linee superiori di un frontone triangolare. poiché il suo movimento si aggiunge a quello della macchina. oscuramente presentite dagli architetti antichi. ma di assegnare un simbolo approssimato della nostra osservazione che fissi il luogo di questo ignoto e faciliti così delle ricerche ulteriori. come nel frontone moderno della Madeleine. ma illusione che condivide ugualmente un occhio meccanico: l’apparecchio fotografico. che noi sappiamo rotonde. che sono delle gran brave figliuole. più elevato e più universale in materia d’arte? Delle leggi di attrazione delle linee e delle masse. in cambio di sottrarsene con un ritorno all’indietro. esse si presentano a noi sotto l’aspetto di ovali allungati. so lo volete. Dove è la realtà. infatti. e chi vi dice che la prospettiva non vi apra proprio un dominio più reale. È evidente. cosa indichi la parola trompe-l’oeil. ineguali e deformi. ignorando l’accomodazione. ma facendo intervenire una nuova nozione di velocità indipendente da quella del suono. e subito si impone alla sua mente la necessità di disegnarlo in prospettiva: la geometria e l’aritmetica. nulla di più semplice da spiegare relativamente a noi. sotto pretesto di realtà. Ma questo è niente. non di spiegare questo ignoto. Delle osservazioni analoghe li condussero a inclinare le loro estreme colonne perché apparissero dritte. con delle linee fuggenti.

Basandosi sulle costatazioni di Michelson. Non sapremo mai andare più veloci della luce e nessun aiuto può permettere alla luce di andare più veloce di quanto non vada. Si sa che. Con Einstein ci accostiamo alla realtà fisica. diminuiscono della metà. quelli che misurano il tempo. queste ipotesi comode hanno recentemente assunto un’ampiezza singolare.740 chilometri di diametro. Essendo la nostra Terra in movimento. ma che la sua rivoluzione ha ingenerato un mondo più vasto e più comprensivo? I difensori della realtà lo prenderebbero senza dubbio per pazzo. Le nostre misure sono dunque giuste relativamente a un sistema in movimento. costatiamo. Le densità della particella luminosa deve dunque essere per definizione infinita. con Michelson. non solamente il quadrato originario sussiste. infatti. Forse annunceremo gravemente che quel piano si è ridotto all’infinito? Forse diremo che ormai appartiene solo a un mondo a una dimensione? Che succederebbe allora se un pensatore. per conciliare il fenomeno dell’aberrazione di Bradley (l’immagine di una stella deviata nel telescopio in ragione del movimento della Terra) e l’esperienza non meno certa di Michelson e Morlay (che costata che il movimento della terra non ha alcuna influenza sulla velocità della luce). La massa o energia non è altra cosa che il movimento.000 chilometri.Ecco un segnale quadrato che facciamo ruotare davanti a noi di un quarto di giro. Einstein prende come velocità-limite nel nostro universo la velocità di 300. e prima di lui. Se paragoniamo la luce a un nuotatore. essa aumenta e diminuisce con lui in senso contrario al tempo. I corpi in movimento si contraggono nel senso del movimento. poiché celebri verifiche astronomiche provano che essa è sottoposta alla gravitazione. esso non esiste. ma questo è sufficiente per contrarre di un mezzo centimillionesimo la barra che regge gli specchi nell’interferometro di Michelson e per falsare l’esperienza. poi svanisce completamente lasciando il posto a una linea retta. che è quella della luce. Costatiamo che si appiattisce progressivamente in forma di losanga irregolare. esse non sarebbero più le stesse in un sistema animato da un altro movimento. Con Einstein.000 chilometri al secondo. d’altra parte. compiendo 30 chilometri al secondo. come noi già sapremmo che sarebbe infinita la massa di un corpuscolo la cui velocità raggiungesse quella della luce nella teoria elettrica di Kauffmann e Max Abraham. così come gli altri. Fitzgerald. non si contrae che di 6 centimetri su 12. per esempio. Un anno trascorso sulla terra corrisponde a un tempo più corto su un corpo che avanzi più velocemente. La relazione tempo-movimento varia tra due infiniti. Einstein ci ha insegnato. che la sua velocità è la stessa. Il tempo è funzione della velocità. La trasformazione di Lorentz pone un problema analogo. e all’eternità terrestre corrisponderebbe l’assenza di tempo in un mondo marciante alla velocità della luce. a 260. . Il tempo si modifica dunque in ragione del movimento. immaginarono la contrazione dei corpi nel senso del loro movimento.000 chilometri al secondo. che la luce ha una massa. sia che risalga o che riscenda la corrente. divengono infinitamente piatti allorché raggiungono la velocità-limite di 300. Un’avventura analoga sta sconvolgendo la scienza contemporanea. e non esiste tempo assoluto. poiché la Terra. I corpi in movimento si contraggono. accessibile solamente alla visione matematica. Quanto al provvidenziale e misterioso etere. Si appiattiscono progressivamente quando il movimento aumenta. Lorentz. Ogni corpo in movimento si contrae e questa contrazione è abbastanza difficile da costatare. Gli strumenti di misura che si trovano sono contratti alla stessa proporzione e. immaginando il mondo a tre dimensioni. sorta di carta quadrettata che serviva fino ad oggi da base fissa per inscrivere tutte le ipotesi. annunciasse che. essa è contratta.

Si mostra meno affermativo tuttavia quando si tratta della relatività generale. non creano alcuna nuova verità e non fanno che fornire dei simboli utili alle realtà fisiche immaginate. di quell’abisso o. per mezzo della teoria suprema dell’Intervallo. Il tempo diviene la quarta dimensione. meglio ancora. come lo sono i due piatti di una bilancia tramite il fulcro. Abbiamo detto e ripetuto che la dottrina di Einstein non era traducibile in lingua volgare e che la sua comprensione non era possibile che nel dominio delle pure matematiche. a una teoria della relatività. è la coesione del loro insieme.Non ci pare dunque assurdo concludere che all’immobilità assoluta corrisponde l’eternità e l’assenza di massa che occupano uno spazio infinitamente grande. per tutti. ma che. come pensava il suo autore. la cosa è sempre stata d’osservazione corrente. così trascendentali. sottoposti a inerzia. ma che essa ha un senso fisico. Ecco dunque il nostro campo di studi compreso tra due infiniti. questa ultima coordinata si deve aggiungere alle altre tre. Le dimensioni degli oggetti si modificano con le velocità. ho domandato più in alto: nel piano rigido di un architetto o nella prospettiva mobile di un artista? Nella forma rotonda di una ruota di automobile a riposo o nella sua complessa deformazione in moto? Nella fredda conoscenza assoluta del tempo e dello spazio o in quella delle loro variazioni in funzione l’uno dell’altro. vi dirò io ora? Cosa dobbiamo preferibilmente chiamare realtà: la vita mobile o la sua negazione: l’immobilità e la morte? Ma questo senso fisico può essere tradotto soltanto da simboli. Ora. cosa che si addice benissimo. Se dunque le teorie di Einstein devono la loro brillante formalizzazione alle matematiche. la trasformazione di Lorentz non è solamente un artificio matematico. e noi concepiamo ormai l’universo a quattro dimensioni. ritornano al loro punto di partenza. perché mai si è visto un punto dello spazio altrimenti che in un certo momento. occorre riconoscerlo. Da qui a considerare il tempo essere la quarta dimensione dell’universo. come farla conoscere da uomo a uomo. giacché tempo e spazio sono collegati tra loro. come tradurla alla luce del sole. Aggiungiamo infine che se il nostro mondo non è più euclideo. mentre alla velocità assoluta corrisponde l’assenza di tempo dilatato all’infinito e la massa infinitamente densa che occupa uno spazio infinitamente piccolo. la deformazione o. né trascorso un tempo altrimenti che in un luogo. Il mondo non è più euclideo. è anche vero che è nella realtà fisica che esse devono verificarsi. Nessuna incognita sussiste. le matematiche. e questo passo è stato percorso abbastanza leggermente. come sottolineava Minkowski. più semplicemente. sono prima di tutto le parole del linguaggio che. La contrazione di Lorentz ha un senso fisico. dunque con il tempo. Ed eccoci condotti dal principio primitivo della relatività ristretta al principio generale di relatività che non conosce più differenze tra un campo di movimento variabile e un campo di gravitazione. come fissarne gli aspetti. noi l’abbiamo fatto osservare. Le teorie di Einstein corrispondono a una realtà fisica? Una difficoltà d’interpretazione che non manca affatto di dividere tutti i nostri sapienti. Ciò è tanto vero che. la geodesica o linea d’universo non è più la linea dritta. ma una curva che diviene il più corto cammino da un punto a un altro. rappresentano . per ciascuno di noi. hanno una gradazione differente. poiché anche i raggi lumino si stessi sono curvi e. Dov’è dunque la realtà più importante. per Einstein. non c’è che un passo. Ciò che non mancheremo di lodare particolarmente all’interno delle potenti teorie di Einstein. se non per mezzo di simboli sufficientemente generali? Questi simboli. tutta via si pone. Infatti noi giungiamo qua al bordo di quell’abisso di cui non ho smesso di rilevare l’esistenza dall’inizio di questo studio. di quel misterioso vortice che noi ritroviamo in ogni tentativo che facciamo verso l’ignoto. Ma questa vita mobile e continua che alloggia tutta intera sul fondo della nostra subcoscienza. Grazie ad esse. il nostro universo diviene meravigliosamente ordinato ed equilibrato: esso si ripiega su se stesso in forma d’uovo. Del resto. L’intervallo assicura l’equilibrio della bilancia che pesa l’universo. capolavoro e chiave di volta del sistema che rimpiazza vantaggiosamente da sé le vecchie nozioni scadute di spazio fisso e di tempo assoluto. afferrabili o intelligibili.

l’energia. ciò testimonia. tramite una relazione mobile. ma vedono più lontano che i nostri sensi. in ragione stessa del loro carattere matematico. Il Tempo di Einstein ha questa virtù meravigliosa di essere allo stesso momento il tempo.000 chilometri al secondo. sottomesse ai limiti tradizionali che il sottile Zenone attribuiva ai sapienti che inseguivano la Tartaruga. Che cosa rappresenta insomma? Tutto ciò che è mobile e misterioso nella natura. ma che sorge immediatamente dacché un matematico propone la finitezza di una formula? . Ora. Che si tratti di una quarta dimensione…relativa. che questa realtà fisica sia direttamente raggiungibile altrimenti che tramite il ragionamento. Ci si renderà conto di questo leggendo più avanti i capitoli intitolati: L’anima silenziosa. noi siamo pronti ad ammetterlo. tutto ciò che si solleva dalla coscienza piuttosto che dai sensi. In verità. Le parole e le formule hanno valore solamente in funzione della realtà. Riunendo. simbolica. si incorpora a tal punto nelle tre dimensioni che ci domandiamo alla fine dei conti se non sia lui a scomparire sotto il nome poco glorioso di Terza Dimensione. questo dominio mobile alle tre dimensioni rese mobili dello spazio. per esempio. non sarebbe in grado di fornirci delle simili nozioni integrali. in breve la spiegazione totale del nostro mondo e del suo contrario. La Diligenza innumerevole.approssimativamente la stessa cosa o la stessa idea. Se la relazione Spazio-Tempo di Einstein fosse solo un puro artificio matematico non corrispondente ad alcuna realtà fisica. come fissiamo il tempo sulle divisioni di un orologio. delle qualità e delle loro contrarie. Sono poi le formule matematiche che stanno ai fenomeni fisici come l’algebra del linguaggio sta alle idee. Questa figura è completa? Ci permetterà. una cultura superiore. precisando la realtà. Dalla quarta dimensione. per esempio? È permesso dubitarne. il Tempo di Einstein. ad eccezione talvolta di questa coscienza stessa. La realtà non è evidentemente nella parola o nella formula. pur magnifiche. ma non è necessario. di scrivere in formule tutte le qualità altrettanto bene che le quantità. dei simboli mobili che raffigurino in maniera molto prossima il mistero mobile della natura. al contrario. tramite vie puramente letterarie e ben prima della volgarizzazione dei lavori di Einstein. si dovrebbe dunque ricostituire la vera figura mobile del mondo a quattro dimensioni. noi abbiamo suggerito la necessità di una relazione simile. le teorie di Einstein. è il risultato di una conoscenza primitiva: immaginare. È dunque necessario che essa riponga su una realtà fisica. dal momento che non saprebbe concepire il proprio contrario? Noi ritroviamo qui l’eterno limite delle ipotesi matematiche. noi esigiamo infatti la spiegazione di tutti i fenomeni e dei loro contrari. permettono di concepire un simbolo matematico di tutte le forze fisiche. poiché essa oltrepassa la portata dei nostri sensi. …. ma è sempre soltanto una parola la cui potenza non proviene che da ciò che esprime e che. non è appunto questo infinito che non nasce mai spontaneamente nella vita continua della nostra coscienza. Questo fossato insuperabile che impedisce ad Achille di raggiungere la tartaruga. ma corrisponde a questa parola o a questa formula e rimarrebbe senza queste inesprimibile. in questo caso. La formula matematica è dunque un verbo di una potenza superiore. Esso varia tanto in funzione dello spazio. E se anche lo ammettessimo. al contrario. esse ci appaiono. al contrario. essendo però la velocità assoluta all’interno del nostro pensiero. che per la prima volta. Essa risponde del resto a un tal bisogno dello spirito che. e pensiamo invece che la letteratura. la massa. gli sottrae proprio il suo carattere di vita e di continuità. noi non sapremmo seguirlo. quando il corpo. e di costruire matematicamente un’opera d’arte. La Trasmutazione degli atomi di tempo. in ragione stessa della sua imprecisione. e la formula. Immobilizzare con simboli verbali o matematici delle idee o delle cose. Il Tempo non potrebbe essere la quarta dimensione completante l’universo. in letteratura o in scienza. è più prudente e più vicina alla verità che non la formula matematica. Il Tempo è dunque la quarta dimensione. lanciato alla velocità di 300. la densità e la velocità. essa avrebbe meno valore di una facezia. non costituisce più che una superficie piana a due dimensioni. Astrazioni spaziali. come vuole Einstein? Su questo punto. non resterebbe questa figura del mondo specificamente connessa al nostro sistema. diviene più potente e più comprensiva della parola.

non dimentichiamo: meno si è utili al momento presente e più si sarà utili in lontananza. Ma se. e questa frazione è sufficiente perché Achille non raggiunga la tartaruga. un’idea che si completa. È l’intera storia dell’Arte. salvo una frazione di secondo e di chilometro infinitamente piccola. senza dimenticare che questa perdita infinita è ricomposta. la cui portata è in ragione diretta della sua inutilità immediata. il tempo matematico di Albert Einstein diviene esso stesso dello spazio-tempo. Ciò che vorrei solamente ricordare. la massa. è che il solo fatto di limitare il tempo. non permette più alla coscienza di assumersi essa stessa come sistema di riferimento. grazie alla teoria dell’Intervallo costante.000 chilometri al secondo la dilatazione del tempo all’infinito sarà sempre differita di una frazione. è sufficiente a fare sorgere la nozione puramente negativa di infinito. perde tutte le sue qualità psicologiche e fisiologiche. senza. Senza dubbio. noi chiamiamo umorismo. poiché il movimento della Terra ha già falsato il rapporto tra circonferenza e diametro).000 chilometri per secondo..Esiste ancora in quantità infinitamente piccola. non è ancora oggi e non sarà mai attraverso un simbolo matematico che noi potremo esprimerla. il tempo non esiste più. Una commedia ben organizzata. non è più. Se il nostro spirito vuole restare libero. ci apre un dominio più grande e più carico di promesse. esplica e completa l’universo.. Per il filosofo che sa che ogni realtà vivente risiede nella coscienza e che i simboli matematici. L’Arte. poiché una frazione di secondo. una successione nell’ordine e secondo il ritmo del nostro ragionamento. e che è la fierezza di una mente indipendente. da un guadagno infinito di energia. poiché la velocità si concepisce in ragione di uno spazio e di un tempo misurati secondo le nostre misure. La civiltà è un’opera d’arte. pur minima che sia. vedesse un segno quadrato allungarsi in losanga. Le nostre impressioni sono analoghe. come quelli del linguaggio. nel nostro mondo a tre dimensioni. in un mondo a due dimensioni. Questa semplice costatazione non potrebbe diminuire per nulla lo straordinario valore pratico delle teorie di Einstein e la rara penetrazione di simboli matematici destinati a illuminare a nuovo giorno lo studio delle relazioni del mondo fisico. Evidentemente. del resto. nonostante ci appaiano utili. simile compensazione d’infiniti non è tanto nella mente di un puro matematico. in mancanza di meglio. un corpo originariamente rotondo (o pressappoco. vale a dire nel tempo. la quarta dimensione deve essere – nel dominio della pura qualità e al di fuori del numero – il vivente e misterioso elemento sconosciuto che. il tempo non esiste più?. la rappresentano solo approssimativamente. Alla velocità della luce. come crediamo. Lo spazio-tempo di Einstein non ha alcuna qualità psicologica. sono solamente una nuova prigione matematica dove la mente potrebbe pericolosamente assopirsi in una falsa certezza. poi infinitamente piatto allorché questa velocità raggiunge quella della luce. La grande strada incerta e dolorosa dell’arte conviene meglio al nostro viaggio che non la prigione delle certezze matematiche. Anche qui la figura ha forse “ruotato” in una nuova dimensione? Sì. grazie all'unione dei contrari. voglio dire la concezione integrale e continua dell’universo. A 300.Abbiamo detto in precedenza quali sarebbero le supposizioni di un osservatore che. nella trasformazione di Lorentz. nel vedere. di massa e di densità. la “certezza” è meglio accolta dalla folla che sogna sempre utilizzazioni immediate.000 chilometri al secondo. un po’ come un deputato rappresenta la sua circoscrizione. ma. alla velocità di 300. permetterci di raggiungerla. senza immaginare che esso ruoti nella terza dimensione. l’energia. a questo punto. per noi. le teorie di Einstein. se ci è permessa questa immagine rudimentale: è scomparsa nella quarta dimensione di Einstein. di quel dubbio che. A 300. occorre che riprenda la strada dolorosa del dubbio. mi affretto a dirlo. poi ridursi all’infinito. . ci separerà sempre dalla scomparsa definitiva del tempo. divenire ovale assumendo velocità. Divenendo funzione dello spazio e sua quarta dimensione.

che una Protomoeba primitiva. Le ammirabili scoperte di Gustave Le Bon che concernono la dissociazione della materia (attribuite troppo spesso. Ricerca della qualità imponderabile. ci auguriamo. nella vita dei cristalli come nelle prodigiose trasmutazioni di materia operate da questi alchimisti geniali che sono le piante. che si amplia a poco a poco il mondo superiore delle qualità e che si opera insensibilmente questa sintesi della vita. la materia si raggruppa già in forma di esseri viventi. infatti: a fianco della biblioteca matematica dove si cristallizzano in formule le misure simboliche della vita. è necessaria per la stabilità dell’atomo e che questo comincia a dissociarsi quando la sua velocità di rotazione decade al di sotto di un certo punto critico. Questo ardore verso il meglio. Ogni essere vivente proviene da un essere vivente. in vita. preferenza ragionata. della linea e dell’armonia. le nostre gesta sono suggerite dagli esempi della morale o delle belle arti. e se questa velocità è una velocità limite. L’arte è anteriore all’uomo. poiché tutto ciò che è imponderabile gli è estraneo. La si trova già nei raggruppamenti della materia Non bisogna affatto dimenticarlo. sprigiona le innumerevoli particelle del suo profumo durante centomila anni prima di dissolversi. niente di più giusto se vogliamo ammettere che la materia è vivente e che sono la sua sensibilità e la sua mobilità a generare tutti gli esseri viventi senza che sia possibile. per nostro orgoglio. una commed ia ben organizzata. Senza che noi ci prestiamo attenzione. impossibile solamente negli ambienti pastorizzati.800 miliardi di chilogrammetri. la generazione spontanea. della linea. l’arte. Le nostre idee correnti sono ispirate dal romanzo letterario o da quell’altro romanzo d’immaginazione che chiamiamo storia. La scienza ignora il progresso in qualità. che una certa velocità. come nel giroscopio. fin dalle origini del mondo. a trasmutare i corpi “semplici” e a formarne degli esseri che noi chiamiamo più specificamente viventi. del resto: l’arte è anteriore all’apparizione dell’uomo. Alla velocità della luce. e oggi a Einstein) ci hanno fatto conoscere quale possa essere la grandezza dell’energia intra-atomica. dello spazio e del movimento divenuti immobili ed eterni grazie all’Arte. che è pressappoco quella delle particelle B del radio. ma non ci dice nulla e non potrà mai dirci nulla della prodigiosa intelligenza che spinge la materia a raggrupparsi in forme estetiche sempre superiori. lo vediamo. sintesi che ci permette. dall’apparizione della materia (non potendo tornare più indietro) tutto è scelta nella natura. è allo stesso modo ignorato dalla scienza (poiché non possiamo dire di più) quando si tratta di creare una morale umana. quasi tutta la nostra vita quotidiana di civilizzati è già letteratura. Anche prima di manifestarsi in ogni luogo. Una sfera di bronzo di un grammo e di tre millimetri di raggio. che ruoti con una velocità equatoriale di 100. ricerca la sua misteriosa e paziente sintesi delle qualità. a misurare con dei simboli metrici e a meglio conoscere l’energia della materia.Che non ci si inganni. tale sarà ugualmente il termine supremo dell’energia intra-atomica. meglio che tramite l’analisi matematica. l’ipotesi serve come base per le equazioni dei sapienti La civiltà è prima di tutto un’opera d’arte. si ripara. come vuole Einstein. per esempio. stabilire una gerarchia tra i suoi figli e dichiarare. che questa dissociazione sia anche lenta e piacevole come quella di un milligrammo di muschio che. ricerca della forma. mostri un’ingegnosità superiore a quella di una pianta carnivora o di un cristallo che si nutre. come lo provano le crescite osmotiche di Stephan Leduc. in accordo con Berthelot.000 chilometri al secondo (velocità delle Particelle dissociate) avrebbe una forza viva uguale al lavoro che fornirebbero in un’ora 1. Non ce ne compiangiamo. e le prime manifestazioni dell’arte ci appaiono con i primi raggruppamenti della materia. È grazie al progresso nell’artificiale. Notiamo. e nella formidabile attività intra-atomica. tutto in breve è vivente. . come vogliono gli evoluzionisti. di sfuggita. questa scelta di qualità. e un uomo di buon senso non può mancare di avere a tratti questa sensazione nettissima che egli è prima di tutto. un attore costretto a recitare un ruolo che egli non ha affatto creato. con i loro eleganti profili di piante…Poiché. ieri a Becquerel. di raggiungere infine ciò che chiamiamo la quarta dimensione. La Scienza comincia dunque. Esiste già nei più umili raggruppamenti della materia. semplice goccia di protoplasma a nucleo indefinito vivente nell’Oceano. si sviluppa e si riproduce. abbondante e miracolosa. questa forza viva supererebbe 1. formule magiche donano il loro prestigio al diritto come alla medicina.510 locomotive da 500 cavalli. Si affermerà forse un giorno che la vita e il pensiero sono dovuti al rallentamento e alla dissociazione di un atomo.

Senza questo procedimento antropomorfico. né prodigi esteriori. La ricerca oggettiva della certezza è soltanto una facile vigliaccheria. mobile e continua della Vita. immobilizza e ritarda parecchio il progresso delle idee. La Quarta Dimensione? Comprenderemo. È dunque una quarta dimensione che si prende cura di completare la nostra conoscenza dell’Universo. ogni immagine del mondo sarebbe impossibi le. Senza l’ipotesi scientifica. come un solo grido: Viva Un Tale o il suono di una musica militare. fatte a nostra immagine. di mostrarne i limiti e di suggerire possibilità sempre nuove alla mente umana. immenso. Da quando esiste l’uomo. anche quando questo gioco di specchi ci abbaglia intrecciando e deformando. Pur ammirandole con tutte le nostre forze. La certezza di cui parlavamo in precedenza? Ma è interamente nell’arte sottile. sebbene indispensabili. abbandonata a se stessa. L’illusione consolatoria? Sta. la pietra di paragone che ci permette di riconoscere immediatamente per sublime un capolavoro che noi non conoscevamo e che contraddice la nostra esperienza sensoriale. comprenderemo infine. materializzando al di fuori di sé la conoscenza che egli può avere di se stesso e costruendo il mondo a propria immagine. Questa parola di buon senso sconvolgerà di certo quelli che vedono nelle alte ricerche filosofiche o nelle grandi scoperte scientifiche solo un mezzo per raggiungere l’Assoluto e per scaricare su di lui ogni sforzo personale. del resto. ecce Deus! Ed ecco in un solo colpo la nostra coscienza al riparo. e che un umorista chiamerebbe forse più semplicemente buon senso. A condizione di non prenderle per certezze oggettive assolute. La quarta dimensione è il senso dell’invisibile alla presenza del visibile. davanti allo spettatore meravigliato. i raggi luminosi del lampeggiante acceso da Einstein. in questa Quarta Dimensione. il mondo esteriore non sarebbe né resistente. che incarico opprimente per lo spirito umano. un senso interiore e imparziale che giudica gli altri sensi e le loro ipotesi.La quarta dimensione rappresenta questo lato artistico della vita. Quante parole: il senso del divino alletterebbe meglio la loro pigrizia di spirito! Un solo grido: Deus. questo è ciò che spiega. ma anche che missione sublime! Le nostre costruzioni esteriori. Questo compito è quello dell’umorista quando si tratta di fissare per assurdo i limiti di un’ipotesi. sono utili. sufficiente a sollevarci dalla responsabilità e dalla preoccupazione di pensare. sapere che ogni rivelazione è in noi e non può provenire che da noi. misteriosa. come sarebbe impossibile un ragionamento che non fosse strutturato con parole. simboli. verso questo umile lavoro quotidiano del pensiero che. formule o ipotesi per agire. siano soltanto provvisorie e che il fatto di prenderle per certezze definitive. affrettiamoci a dirlo. è quello del poeta quando si tratta di proporre alla mente nuovi . di simbolizzare questo dominio dell’Arte. Senza l’ipotesi primitiva dei nostri sensi. perlomeno in parte. un senso che un poeta non mancherebbe affatto di chiamare senso del divino. percorre lentamente la strada interminabile del progresso! Non avere niente da aspettare. è muta. È anche vero che quelle ipotesi successive. né colorato: sarebbe soltanto un insieme di movimenti e di vibrazioni indiscernibili. immagini. la consigliera che ci suggerisce il contro in presenza del pro e ci permette di giudicare equamente tra il visibile e l’invisibile. la sua evoluzione e la sua meta. operoso. quale caduta verso la realtà. di questa pesante responsabilità. completante e manifestante l’universo. senza la loro interpretazione personale. al contrario. occorre che essa si rifletta in parole. così vicina a noi che ci acceca e ci impedisce di raggiungerla. né sonoro. perché queste ricerche e queste scoperte entusiasmino da sempre le genti del mondo. un giorno. né un intervento divino. che è la nostra coscienza proiettata dal profondo delle ere. per scelte successive. nessun progresso dello spirito umano sarebbe possibile e noi non sapremmo concepire una figura qualunque dell’universo. non misurabile e misterioso. Il semplice buon senso. e la quarta dimensione puramente qualitativa non si esprime che al contatto delle tre dimensioni quantitative del nostro mondo relativo. Non aspettiamoci nulla che da noi stessi. la sua principale apprensione sembra essere stata di liberarsi. in breve. nel gioco di specchi delle matematiche. che è il nostro asse di riferimento unico. il nostro dovere è dunque di denunciarne la relatività. imponderabile. al contrario. La coscienza. che noi non sapremmo escludere da una concezione generale dell’Universo senza omettere ciò che costituisce la ragion d’essere di questo Universo.

noi la concepiamo. nervi e anche sensi. sarebbe a dire il mondo sotterraneo. egli resta solo nella vita. è solamente quel giorno che egli sente sulle sue spalle l’angosciosa sensazione del vuoto. Infinitamente rari sono i suoi movimenti di indipendenza e di originalità. a dire il vero. i vantaggi della vita in società e le ipotesi utili dei sapienti. il volto teso verso l’orizzonte da cui si leverà la morte. di rendere all’uomo la sua regalità e di vo lgere il suo spirito. i nostri mobili. È allora che l’uomo riflette. di fare progressi. La più formidabile e la più comoda delle nostre creazioni è quella che abbiamo fatto di un Dio. quello della divinità. ad esempio dei feticisti. in assenza dei vecchi valori immobili di un tempo. una digestione. sono in tal caso che solamente segni evidenti di vigliaccheria o di debolezza. Se noi costruiamo un’automobile. Abbiamo mostrato in precedenza quale pericolo rappresenti per il movimento dell’idea questa paralisi mentale che è la falsa certezza matematica e sappiamo con quale gioia l’uomo si specchi compiaciuto nell’unità del numero che gli restituisce la propria immagine. Ma questo antrop omorfismo non è affatto circoscritto alla scienza perché noi vediamo il Narciso umano meravigliarsi ad ogni passo delle proprie creazioni e prendere per modelli oggettivi. di religiosità e siamo vigliaccamente felici di asservirci ai padroni innumerevoli che ci siamo dati in dono. a parte la ruota. per esempio. muscoli. Così noi viviamo circondati di idoli con fattezze umane. Gli pare più comodo creare un Essere superiore incaricato di tutto ciò che egli non ha ancora raggiunto e che rappresenta per lui l’ignoto. Noi siamo gli schiavi delle nostre creature. le nostre macchine. il proprio ritratto. il più formidabile di tutti: quello dell’idolo interiore. che si compiace di vivere tra le sue creazioni. e quanti sentimenti potrebbero resistere all’ammirabile consiglio evangelico: “Vendi tutto ciò che hai. i nostri oggetti familiari. dei muscoli. Senza misconoscere l’utilità materiale di quegli idoli. una respirazione. comprende infine che nulla può provenire ormai che da sé. noi la concepiamo ugualmente a immagine dell’uomo con un cervello. noi non ci mettessimo poi ad adorare l’idolo che abbiamo creato e a sottometterci a queste illusorie potenze superiori. un’ossatura. a immagine dell’uomo. Quali affetti domestici sono conservati oggi dai beni mobili che possediamo. un apparato digestivo. Nessuna guida ritornerà più nel pericolo per dargli una mano. Ma. si erge un ultimo ostacolo. sono fatti a immagine dell’uomo. ma verso la sorgente da cui provengono tutte le sue idee. diveniamo gli schiavi delle nostre creature e speriamo. degli occhi e una voce. ossa. dona il denaro ai poveri e seguimi. come i selvaggi primitivi. Senza accorgercene. viltà così grande che l’uomo ha prefer ito far venire Dio sulla Terra piuttosto che andare verso di lui. Quale che sia la sua età. Le nostre case. Ora. delle braccia che tastano il terreno.” Qual’è la civiltà che potrebbe ugualmente resistere alla distruzione dei suoi monumenti. sotto questo aspetto. In campo sociale. di aggrapparci disperatamente alle creazioni più durevoli di cui siamo gli autori. come abbiamo visto. gambe che camminano. questa dipendenza dagli idoli è tale che l’uomo. noi viviamo circondati di idoli rassicuranti. con capelli. la propria caricatura o la propria ombra. Noi viviamo. si ferma e guarda indietro verso quello che deve soccorrere. cosa che sarebbe perfetta se. un uomo non diviene un uomo che il giorno in cui suo padre muore. rassicuranti e certi. materiali o morali. Il giorno in cui nostro Padre morirà… Abbiamo forse osservato. l’uomo.aspetti dell’imponderabile qualità. con un sistema nervoso elettrico. Se noi costruiamo una persona morale come lo Stato. i nostri strumenti scientifici. e che egli si lascia a poco a poco differenziare come una semplice cellula specializzata. sarebbe tempo. prova un’invincibile pigrizia quando si tratta di elevarsi al di sopra della propria condizione e di comprenderla. non più verso il mondo delle sue creature. muscoli. E la sua umiltà. di costumi rispettati. un’ossatura. venuti dal passato? La mente umano si accontenta quasi sempre di precetti ricevuti. di ordine stabilito. come un ingranaggio dell’enorme organismo che lo stringe. sembra. la sua attività o la sua indipendenza. come la sua devozione . È ora il capo responsabile che cammina in testa a tutti e che maschera l’ignoto a quelli che lo seguono. piedi. proponendosi nuove e più elevate mete. È questo doppio dovere che noi ci siamo sforzati di realizzare in questo libro ricorrendo unicamente ai simboli dell’Arte. Come per una debolezza dello spirito. . braccia. arti. Prende coscienza del proprio valore e delle proprie responsabilità. vale a dire tutte quelle intuizioni che gli permettono ogni giorno. credendo la nostra vita transitoria. finisce nel credere volentieri all’esistenza di un essere superiore: l’Animale-Stato.

che io seguivo nel cammino. nella nostra epoca primitiva. un pensatore. mentre a oggi noi non sappiamo ancora quasi nulla. del te rrore istintivo che prova quando tenta di rivolgere la propria attenzione su questo baratro insondabile. utilizzerà per i suoi bisogni . smisuratamente grande. saprà cosa è l’elettricità. mis sione che le stesse menti d’élite spesso compiono. meglio.4% e quello delle nostre lampade del 21%. quando diventerà evidente che tutto è relativo nel nostro mondo. all’istante. tra millenni forse. ogni saggezza e ogni bontà. mentre quello del sole non è che del 1. questi progressi non si compiono che molto lentamente in ragione della debolezza del nostro spirito. secondo l’antica profezia. il Dio della terra. azioni o idee abortite. noi crediamo che un simile esempio di rendimento potrebbe essere proposto alla mente umana ricordandogli tuttavia che la lucciola non si illumina che in amore. Quel giorno. ma ancora molto invidiabile. potrà creare la vita. avendo avuto la forza genuina di pensare. d’esitazione e di lutto. verrà un primo uomo che. è evidente che non avremmo che da chiedere a noi stessi con abbastanza potenza per sapere tutto. Occorre accontentarci. infatti. Quando ci decideremo a capire che ogni rivelazione non può venire che da noi e non dalle nostre creazioni antropomorfiche. passioni. che ci sarebbe come una sorta di pericolo morale a sporgersi troppo tempo su questo abisso. sarà il Dio che noi ci raffiguriamo e che tuttavia non può esistere fuori di noi come noi lo immaginiamo. Intorno a quei pochi lampi realmente utili. Tutto ci insegna. rimane ancora per noi profondamente misterioso: l’implacabilità delle leggi fisiche. quali messe a punto. tanti soggetti che bastano ad affondarci. mio padre è morto. se il nostro spirito prendesse coscienza delle forze formidabili di cui dispone. questa costatazione stupefacente: “È a noi che spetta ormai di prendere il posto di nostro padre morto e di realizzare quel Dio necessario nel quale riponiamo ogni scienza. il Dio delle immensità celesti? Poco importa poiché saprà tutto ciò che concerne il nostro universo. Se noi non fossimo ancora nella preistoria. Prendere il posto della divinità. lo spirito umano sarà liberato dall’infanzia soltanto nel momento in cui conoscerà anch’esso questa crisi d’angoscia. un poet a.Nella storia del mondo. Quell’uomo e quelli della sua razza. solamente durante qualche fuggitivo istante di genio. non è mai esistito ed era la mia ombra. Tutto. movimenti e lavori persi! Quanti semi turbinano nel vento perché ne germini uno solo! D. durante tutta una vita. Un giorno. ricominciamenti eterni. assoluti relativi. un odore. malgrado i suoi terrori atavici. noi capiremo con certezza che nessun ignoto esiste al di fuori di noi stessi e che tutto l’ignoto immenso. Quel giorno. che l’intera esperienza dei secoli passati è nel fondo della nostra sola coscienza e che tutte le possibilità del futuro vi si trovano ugualmente. tale è la missione formidabile dell’uomo. saranno dei e vivranno eternamente. la mobilità delle leggi morali. riprodurrà i misteri del mimetismo e tutti gli altri prodigi della storia naturale. potrà trasmutare i corpi semplici per mezzo di un solo trasferimento molecolare.” Non so se molta gente sarebbe capace oggi di valutare lo sforzo prodigiosamente penoso che comporterà una simile liberazione e secoli saranno forse ancora necessari per discernerne il senso. anche solo con un misero pensiero. un pensiero fuggitivo. Saprà qual’è la costituzione intima della materia. dell’angoscia. Verrà un giorno in cui l’uomo conoscerà se stesso. L’uomo vivrà almeno il tempo che giudicherà necessario alla sua piena saggezza. ma relativo a noi stessi ed è solamente in noi stessi che possiamo trovare la comune misura dell’universo. possiederà la scienza assoluta dell’universo e delle sorgenti della vita. è dentro di noi che occorre cercarlo. avrà il coraggio di pronunciare queste grevi parole: “Il cielo è vuoto. perché altrimenti si sarebbe da tempo adoperato a creare un nuovo essere superiore all’uomo. certezze provvisorie. Cosa sarà l’Uomo-Dio. di un santo Giovanni Battista. Ma soprattutto egli avrà la forza sovrumana di aggiungere. un suono. che è del cento per cento. vale a dire aspettare solo da sé la spiegazione di ogni mistero. un raggio di luce. di recitare di fronte a lui il ruolo umilissimo. forse allora ci decideremo a conoscere noi stessi e prenderemo coscienza del nostro valore. Berthelot forniva un tempo in esempio agli elettricisti il rendimento luminoso della lucciola. in un tale abisso di riflessione che sentiamo nettamente. Ma noi siamo ancora soltanto dei bambini. quali tentativi perduti. nella vita. Sarà il Dio degli uomini. Disgraziatamente. ai primi balbettamenti dell’umanità.” dovremo prendere il suo posto.

tutto ci consiglierebbe di chiarire in questo modo. Dall’altra: dei mezzi di espressione che sono soltanto simboli ingegnosi della realtà. nel fondo della sua coscienza. l’edificio magnifico cadrà in polvere al leggero soffio di quel contrario che i poeti d’altri tempi avrebbero senza dubbio chiamato il genio del male. Sarà tutto. il suo amato figlio. Poiché quel giorno. tutte misurate. L’uomo è il simbolo più elevato della natura. l’opposizione. che lavoro sublime. sembra animata da un prodigioso desiderio di conoscere se stessa. E. L’uomo è il simbolo più completo della realtà. eterna e indiscernibile. Già. Perché tutto sta in un mondo di stessa origine e di stessa natura e se. la sua volontà si imporrà nell’universo ed ecco che al momento di raggiungere l’assoluto. per esempio. Poiché l’immaginazione crea sempre un contrario. ciò che noi chiamiamo. subordinando certe cellule all’autorità di una cellula privilegiata. viaggerà nel passato e nel futuro interrogando la propria coscienza… Sarà insomma un ingegnere ben insigne. espedienti che permettono di frazionare arbitrariamente il continuo. quelle energie locali che noi chiamiamo la materia? Come ha differenziato. da una parte: una coscienza universale che cerca dei mezzi di espressione e che costituisce la realtà. creando dei simboli. gli esseri e le cose sono solamente simboli. come le parole del linguaggio e le formule matematiche di fronte alla nostra coscienza. continua. in mancanza di meglio. poiché un’affinità felice tra due toni non sta affatto in questi due toni. i raggruppamenti di interesse della natura. il nuovo Dio comprenderà tuttavia di conoscerlo solo dall’interno. Essa non può agire e realizzarsi che tramite la contraddizione. si poserà nuovamente l’angosciante mistero del contrario. Con quale prodigioso sforzo di creazione la coscienza del mondo ha oggettivato quei movimenti parziali. poiché concepita. l’avrà. di integrare ogni scienza. sarebbe a dire di realizzarsi. completo…fino al giorno in cui si sveglia nel fondo della coscienza la necessità del contrario. il Dio-sapiente si inginocchierà presto come i suoi antenati umani davanti al grande mistero. la reazione. ricostruito scientificamente a propria immagine. ma potremmo saperlo con facilità. volgendo ansiosamente il suo sguardo verso i Cieli. in se stessa oscura. vale a dire in se stesso. il nuovo Dio cercherà Dio. guarirà i malati. il suo capolavoro lentamente edificato su dei cumuli di cadaveri nel corso di millenni innumerevoli. Relativamente alla coscienza del mondo. per esempio. certe conclusioni possono venire alla luce. variazioni sullo stesso tema. . di un mondo nel quale la relatività non avrebbe per niente senso. ma che pensatori di buon senso chiameranno più semplicemente umorismo. l’intelligenza universale. e anche al di fuori di quelli. un Dio superiore. sforziamoci di darne una sintesi il cui simbolo troveremo peraltro negli ultimi capitoli di questo libro dedicati a L’aquila d’oro. decifrerà i pensieri a distanza. relativamente alla scienza…in realtà non sarà nulla. Perché l’abbiamo detto al principio di questo esame critico: ogni cosa immaginata esiste per il solo fatto di essere immaginata. l’esistenza possibile. poiché noi siamo l’espressione superiore e prodigiosa di questa coscienza in marcia che ci permette di intravedere le sue qualità permanenti all’interno di fenomeni transitori. resusciterà i morti. nella sua vita intima e nella sua costruzione. Conoscendo l’Universo fino ai suoi estremi limiti. Il Dio-sapiente conoscerà il dubbio e cercherà Dio. Pensieroso. e questo specchio è il Mondo. dalle pagine che precedono. la limitazione in un tempo e in uno spazio. Costruire un mondo le cui relatività sono tutte conosciute. per analogia. e poi in esseri differenti questa materia? Ancora noi ignoriamo tutto questo. Egli avrà tentato ogni cosa per conoscere il mondo. le vedute politiche di un La Boétie che scrive il Trattato della servitù volontaria fossero giuste. infatti. Dunque. cominciando a dubit are di sé. Una coscienza di sé rimane.le forze prodigiose della smaterializzazione. definitivo. immobile. opposto in raggruppamenti. L’intelligenza dell’Universo cerca di conoscersi Per ragioni che ci sono ancora sconosciute. di sana pianta. e di non averne affatto la visione dall’esterno che potrebbe avere. Le occorre per questo uno specchio.

preoccupazione che si traduce generalmente in modo toccante con un desiderio di immortalità. la possibilità del contrario. Nell’Universo esiste soltanto una coscienza che appartiene intimamente a ognuno di noi. non di perseverare solamente nelle sue qualità proprie. ed è nell’uomo che esistono le più alte possibilità. per il senso della contraddizione: l’astuzia di un animale braccato implica dei tesori psicologici nel mondo delle sensazioni. come. poiché. il cristallo la sua forma di cui si preoccupa. per la prima volta. di cui ciascuno di noi è solamente un nuovo tentativo verso delle realizzazioni e delle speranze sublimi. . L’Unicità. piccola o grande. personale per ciascuno di noi. è ai poeti. Per secoli ancora l’umanità adorerà i propri simboli come degli idoli e considererà le proprie ipotesi antropomorfiche come realtà esteriore. non ci sono che le possibilità del conosciuto che si ampliano sempre. Ora. ciascuno di noi potrebbe essere tutto. La “nostra” coscienza? Ma un semplice momento di riflessione è sufficiente a farci comprendere che è nostra solo nella misura in cui le lasciamo contraddire. tempo. di incorporarsi nella coscienza stessa dell’universo. è individuale. No. Spazio. con la nostra coscienza. Ma sono argomenti che possiamo esaminare ai nostri giorni soltanto davanti a un pubblico ristretto. E così è la quarta dimensione che ci conduce. pur prodigioso del nostro pensiero. Questo lampo è possibile in un’epoca primitiva in cui noi non incominciamo che a intravedere la conoscenza scientifica del mondo simbolico delle nostre sensazioni a tre dimensioni? Non lo crediamo. tramite uno sforzo. ma di acquisire una conoscenza soggettiva di ciò che lo circonda. Questa coscienza soggettiva dell’universo è impossibile senza la quarta dimensione. direte. per la conoscenza artistica delle qualità che l’uomo si distingue dagli altri esseri. ma ha ugualmente coscienza dell’Universo. parlando precisamente. arrivare a conoscere l’universo come se noi fossimo l’universo? La nostra coscienza. Rimane da risolvere un ultimo problema. frazionamento comodo e arbitrario del continuo reale. Sarebbe sufficiente per questo un lampo di fede o di genio. Non è per nulla. è la preoccupazione che egli ha. a una sana nozione dell’Unicità dell’atomo. Aspettando. essa ci può permettere di conoscere noi stessi. Abbiamo esaminato precedentemente quali sarebbero gli ostacoli che l’uomo incontrerebbe su questa strada sovrumana e che lo inciterebbero pigramente a cristallizzarsi nelle false certezze simboliche delle sue qualità proprie. raggiungere la conoscenza soggettiva del mondo.” E forse è prematuro insegnare il dubbio divino a degli scolari. al contrario. se lo volesse. esattamente. cosa compiuta da ogni simbolo creato. la nozione superiore di quarta dimensione. l’animale la sua bellezza di cui va fiero. ripetiamolo. una semplice delusione. approvare o qualificare le idee o i giudizi dei nostri sensi a tre dimensioni. che spetta di profetizzare le realtà future e agli umoristi che si addice di denunciare la relatività delle pseudo-certezze attuali. non può più esistere che una sola Coscienza continua. Non è più neanche. come Zenone diceva a Socrate nel Parmenide: “La massa ignora che è impossibile raggiungere la verità senza queste ricerche e senza questi viaggi attraverso tutte le cose. tutto questo crolla come un’impalcatura provvisoria quando riprendiamo coscienza del mondo reale in cui tutto è qualità e dove la quantità non esiste più. Poiché dal punto di vista della quarta dimensione. dietro ogni certezza. Egli ha coscienza di sé come gli altri esseri. ma essa non è la coscienza dell’universo che ci permette di conoscere soggettivamente questo universo? Questo ragionamento è perfetto se consideriamo la coscienza come faremmo per il cuore o il fegato nel mondo dei nostri simboli a tre dimensioni. Come. conclusione di questo libro e punto di partenza della nostra nuova visione del Mondo. il sale ha il suo sapore.L’ignoto non esiste. forse allora ne cercherà il perché e l’aurora del Dio di bontà succederà al crep uscolo degli dei sapienti. Solamente il giorno in cui l’uomo conoscerà il come di ogni cosa. illuminato nel corso dei secoli futuri da migliaia di nuovi simboli. ciò che rende l’uomo superiore a tutto ciò che esiste. al posto di essere. prendendo le proprie creazioni antropomorfiche come la realtà esteriore. Abbiamo ugualmente detto che il dubbio e l’umorismo gli potrebbero solo permettere di riprendere il suo cammino in avanti mostrandogli. giudicare. È privo di significato quando coinvolge. come sempre. conclusione di questo libro.

non deve essere un motivo di scoraggiamento per gli ignoranti. una virtù dell’età matura per le civiltà come per gli uomini.Il regno della bontà è possibile soltanto nel continuo a quattro dimensioni. come il dolore fu quella del mondo generato a tre dimensioni. . il regno della bontà non sarà possibile in vita che il giorno in cui il lingua ggio dell’anima avrà rimpiazzato la menzogna provvisoria delle formule e delle parole. infatti. esso ci farà capire il senso universale dell’amore. genera l’indu lgenza e la bontà cattive per l’azione. simbolo ancora oggi infinitamente relativo e ristretto. Il dubbio è. Ora. E quel giorno solamente sarà rivelato il senso profondo e universale dell’amore. ma che diventerà la formidabile realtà continua del mondo futuro a quattro dimensioni. ma il coronamento di ogni scienza per quelli che hanno appreso tutto.

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VIAGGIO NEL PAESE DELLA QUARTA DIMENSIONE (Traduzione a cura di Alberto Tiraferri) .

il parallelismo. come un metodo di evasione che permetta di comprendere le cose sotto il loro aspetto eterno e immutabile e di liberarsi del movimento quantitativo per raggiungere niente più che la sola qualità dei fatti. incorporando in questo insieme ciò che si è convenuto di chiamare le tre dimensioni della geometria euclidea. di questa differenza tra il contenente e il contenuto. Queste contraddizioni sono frequenti. nel nostro mondo. non sono mai a loro volta sufficienti a costruire integralmente una qualità. Ma. E di questa differenza. Il vocabolario è. presumendo l’indulgenza dal lettore. L’Anima silenziosa Io che sono giunto già da qualche tempo nel paese della quarta dimensione. infatti. sento. al momento di trascrivere i miei ricordi anticipati. aveva finora preso cura di risvegliare. tralasciando le difficoltà del vocabolario e soprattutto l’impossibilità in cui mi imbatto di classificare cronologicamente dei ricordi futuri che sfuggono a ogni nozione di tempo. permette di realizzare la sintesi definitiva delle nostre conoscenze. felice se posso anche soltanto toccare nella sua mente qualche idea addormentata che nessuno. rovescia immediatamente le nozioni comuni che noi potremmo avere del tempo e dello spazio. che sia essa una curva nello spazio o un ragionamento della mente. altezza e profondità possono sempre essere contenute in un’idea. il movimento e in generale tutto ciò che ci circonda. evitiamo perchè sovversive tutte le domande indiscrete sull’impossibilità in cui ci imbattiamo di spiegare la linea curva. poco per volta. ma ciò non avrebbe fatto altro che rinviare la difficoltà senza risolverla.I. tra l’idea e la materia. Essa completa la nostra comprensione del mondo. io designerò nel corso di questo racconto con le parole quarta dimensione l’insieme continuo dei fenomeni. le giustifica tutte. e così comprendiamo che questa è un’idea totale che espressioni parziali non saprebbero contenere. ma queste tre dimensioni. non potremmo considerare. senza che ci sia bisogno per questo di scontrarsi con Aristotele. quando parliamo di scienze esatte. a poco a poco. Preferisco dunque raccontare queste memorie dei miei viaggi nel paese della quarta dimensione proprio come si presentano alla mia mente senza pretesa letteraria. Avrei potuto. come se quelle costituissero per lui un autentico pericolo di morte. lo so. forgiare parole oscure per mascherare l’insufficienza del linguaggio corrente. tappa per tappa. è molto utile chiarire che il fatto di essere trasposto – “trasportato” non è la parola giusta – nel paese della quarta dimensione. tra l’arte e la scienza. né le parole costruite a tre dimensioni. una strana pena a tradurli in lingua volgare. si richiama l’attenzione sulla possibilità del grande viaggio che il nostro spirito può compiere. È naturalmente grazie a piccoli fatti che contraddicono queste nozioni volgari che. concepito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. non possono rendere conto né le cifre. la si limita per questo al pregiudizio dello spazio a tre dimensioni. I presentimenti ci fanno paura quando essi si giustificano. mi ha condotto al paese della quarta dimensione. non misurabile quantitativamente. Non esistono parole capaci di definire esattamente le bizzarre impressioni che si provano quando ci si eleva per sempre al di sopra del mondo delle sensazioni abituali. Nonostante il suo nome imperfetto. La visione della quarta dimensione ci svela orizzonti assolutamente nuovi. tanto nella vita quotidiana quanto in occasione delle più alte ricerche scientifiche. prendendo la parte per il tutto. e lo spazio si spiega ai nostri sensi solamente tramite il tempo che noi impieghiamo a percorrerlo. Occorre infatti riconoscere: nello stato attuale della nostra civiltà poche menti potrebbero sopportare senza pericolo la brusca distruzione o anche solo la dissociazione delle nozioni di tempo e di spazio. vorrei sforzarmi di ritracciare il cammino mentale che. Del resto. Dal momento che si esprime un’idea per mezzo di parole in uso. che in mancanza di meglio noi chiamiamo quarta dimensione. Ora. noi sappiamo che le tre dimensioni geometriche larghezza. pur se contraddittorie. scrivendo queste note. per una sorta di debolezza naturale. ingenuamente e in disordine. . la nostra mente evita queste contraddizioni. ricorrere come certi filosofi a un vocabolario di convenzione. Innanzitutto. Prima di tutto. preferiamo spiegare gli slanci del nostro cuore con dei motivi passionali piuttosto che con oscure aspirazioni della razza e. le dissimula. Il tempo senza lo spazio che lo raffiguri è per noi inaccessibile. non ci meraviglieremo che. la quarta dimensione come una quarta misura aggiunta alle altre tre. ma piuttosto come un modo platonico di intendere l’universo. infatti. Questo nozioni sono per noi talmente indispensabili che sentiamo il terrore e la follia sfiorare il nostro spirito non appena gli togliamo per un istante queste due stampelle tradizionali che gli assicurano i primi passi.

la scoperta che feci della Casa piatta a due uscite e il modo in cui percorsi la Scala orizzontale. Gli avvenimenti si disegnano alla maniera delle figure geometriche. Nulla può avere. secondo il quale l’universo intero sembra mutarsi per i nostri sensi? Non appena giungiamo al paese della quarta dimensione. giunto già al paese della quarta dimensione. In quello stato intellettuale superiore. perché noi abbiamo degli occhi. facilmente comprenderemmo che invece nulla è meno garantito della nostra pericolosa situazione nell’insieme dei fenomeni e delle idee. di gettare coraggiosamente gli occhi al di fuori. viaggio non significa nulla e la stessa espressione quarta dimensione è solamente la manifestazione di uno stato sintetico. Tra il mondo sensibile e la nostra coscienza. mi permisero. come nella vita banale. per la prima volta. la conoscenza storica del passato. che non sono. non esiste attualmente. se noi avessimo la comprensione profonda del gesto totale. quanto povere e senza espressione siano parole proprio come Viaggio nel paese della quarta dimensione. che è contenuto nelle stesse vibrazioni. allora. trovare qualcosa di più incerto della nozione di tempo che ci appare fondamentale? Certi fatti innegabili di presagio psichico. Da quando arriviamo in questo mondo di idee pure. soltanto da vibrazioni diverse. solido. su dei ricordi personali. Il passato non è fatto che di vibrazioni correnti. piuttosto che l’analisi di una quantità nuova. appellarsi alla nozione abituale del tempo. incapaci di riassumere l’idea immortale sconosciuta dal volgare e che dissimula agli occhi di tutti quel velo misterioso che chiamiamo tempo. di predizione del futuro. meglio ancora. appena ci liberiamo per sempre dalle nozioni di spazio e tempo. infatti. L’anima silenziosa non si preoccupa più dei rumori del mondo. Ne compresi tutta la straordinaria portata solo dal momento in cui. delle vibrazioni correnti. vi chiedo. su degli oggetti che sussistono. l’astrazione delle distanze che io giunsi a capire progressivamente. Il rovesciamento dell’idea abituale che abbiamo dello spazio. La mente si fa una con l’universalità delle cose. sentiamo di certo. Di certo in quel mondo possiamo discernere. perché abbiamo orecchie. le sue idee sono tutte positive. meriterebbero tuttavia di essere esaminati coraggiosamente dalla scienza. Questi sono ora per lei soltanto dei punti convenzionali. Il tutto forma ormai soltanto un mondo di forme e di qualità immobili e molteplici. restiamo timidamente rannicchiati nel fondo della nave che ci trasporta in balia delle onde in un mare sconosciuto. perché crediamo ci manchi la sua visione materiale. per compiere certe prove. di cui siamo così sicuri. in cui le idee si fronteggiano come in un minuetto. delle linee di una statua di marmo. in verità. Capiamo. che le linee armoniose di uno stesso capolavoro. non è evidente che quel passato. di provare la sua esistenza? Ci basiamo. lo stesso tra le quattro mura della nostra cabina. anche se noi sappiamo benissimo che queste testimonianze materiali e questi ricordi intellettuali sono soltanto. oscure. Se avessimo la volontà di uscire un istante dal nostro nascondiglio. in realtà. Ammettiamo. Tuttavia queste nozioni generali riguardanti l’esistenza relativa del tempo non furono affatto quelle che mi apparvero inizialmente in modo più chiaro. di conseguenza. ci troviamo combinati con l’universo intero con gli avvenimenti che si credono passati. sonoro. di abbandonare definitivamente il nostro mondo a tre dimensioni e di viaggiare in tutta tranquillità nell’ignoto. Possiamo. per farlo. Grazie ad essa. perché lo tocchiamo. mi fu dato di conoscere allo stesso tempo ciò che sarebbe successo nelle età trascorse e ciò che era accaduto nei secoli a venire. è con questa intelligenza che pensiamo e che riflettiamo. le diverse istanze dell’esistenza e collegare tra loro degli eventi che si completano ma è inutile. noi occupiamo un posto strano e mal definito. il futuro. a ogni istante. non potrebbe essere conosciuto in modo altrettanto certo. e ci dichiariamo soddisfatti se il nostro posto rimane. Ammetteremo che questo è un ragionamento grossolano e superficiale che non potrebbe avere una portata concreta se capissimo che il mondo. ogni espressione del linguaggio volgare diviene negativa. Esistono ormai soltanto simboli armoniosi. come una cosa naturalissima. perché. un inizio o una fine. che noi siamo circondati da un immenso ignoto. e che nulla ci permette. in qualche modo. propriamente parlando. Il futuro ci appare sconosciuto. relativamente per noi. .E tuttavia. o. che è formato. mute e immateriali nel senso assoluto del termine. è luminoso. così come ci appare. senza reazione possibile. se la scienza non si mostrasse terrorizzata di fronte all’idea di uscire un istante dal suo piccolo campo di relazioni conosciute. e tuttavia.

Una volta fatto il nodo. qualche giovane ragazza incosciente. mi resi conto che avevo dimenticato di disfare la legatura. che. possono esteriorizzarsi e provocare dei fenomeni soltanto in apparenza sorprendenti. Soltanto in quel momento. da tanto tempo. La mente si piega in modo naturale alle astrazioni di spazio e di tempo. poste dentro di noi. concepito a tre dimensioni. Che ci siano altri fluidi oltre all’elettricità. dapprima. Quel medium creava dei veri e propri nodi a trifoglio con una corda tesa. Verrà il giorno in cui capiremo che esiste anche nell’essere umano un cammino del progresso molto più sicuro e molto più facile del cammino esteriore che la scienza si sforza di seguire attualmente. all’interno del vicinato. e richiusi il cofanetto. Quale intervento misterioso aveva potuto rovesciare quel rapporto di successione negli avvenimenti di cui avevo conservato un ricordo così esatto? Non potei inizialmente rendermene conto in una maniera plausibile. fino all’evidenza. che il nodo che avevo fatto e che impediva assolutamente l’apertura del cofanetto. nessuno ne dubita. ma il corpo sembra. ma capii solo più tardi come potessero modificarsi le nostre idee tradizionali di successione nel tempo e come queste . Pensai dunque fossa cosa più prudente non divulgare un incidente così assurdo. Da qui a pensare che dormano dentro di noi delle forze inutilizzate e più potenti di quelle di tutte le macchine riunite. Ero stato con certezza vittima di una semplice allucinazione. Nulla è più facile da ammettere. mi era stato detto. le cui estremità erano sigillate e mantenute da persone al di sopra di ogni sospetto. ero obbligato a costatare la sua realtà. dalle Indie. desiderando custodire qualche lettera alla quale tenevo. ma conservai questo ricordo che mi impressionò intensamente. dell’esistenza di forze sconosciute. di Helmholtz e Beltrami fossero le soli basi logiche di ogni giusta teoria del parallelismo. Cosa curiosa. Mi dimostrarono. Nelle case abitate. non mettono sottosopra per nulla la nostra visione abituale del mondo. Materialmente il fatto era impossibile da ammettere. la cui forza nervosa. era stato costruito al di fuori di ogni legge euclidea. ma mai avevo avuto l’occasione di costatare da me la possibilità di simili dimostrazioni sperimentali. incapace di evadere dalle necessità materiali apparenti. ancora misteriosi perché sono sconosciuti. preoccupa a giusto titolo quelli che intraprendono lo studio della geometria trascendentale. tuttavia. Ho necessità di dirlo? Dopo questa straordinaria avventura. La lettera era lì! Forse l’avevo riposta ancora prima della iniziale chiusura? Ma un po’ di cera caduta sulla busta dimenticata mentre chiudevo la prima volta il cofanetto. Materialmente. è sufficiente a determinare i fenomeni più strani. davanti agli occhi. Confesso che questa certezza mi fu all’inizio infinitamente penosa. e nulla mi diceva che la lettera smarrita fosse al suo posto. confermò senza dubbio i miei ricordi. senza che noi lo sospettiamo. sciogliendo questa volta il nodo. mi venne in mente di aver dimenticato di riporre una lettera nel cofanetto e istintivamente. invisibili. tutti quei fenomeni. né una camera chiusa restare tale. mi occorreva sempre disfare la legatura per aprire il cofanetto. ma ciò non scompagina mai la nozione di causa ed effetto che forma la base di tutti i nostri ragionamenti. quanto sia vicina a noi. occorre dirlo.II. questa concezione della quarta dimensione che. grazie al sigillo di cera. lo aprii. ed è soltanto quando questo rapporto di successione ci sembra invertito che la nostra ragione vacilla. quando si tratta di approdare al paese della quarta dimensione. Fu per me la prima indicazione certa dell’esistenza di uno spazio a quattro dimensioni nel quale un nodo non potesse sussistere. Essendo la mia attenzione tradizionale all’erta. non era stato toccato. troviamo sempre. mi convinsi a legare. sono le resistenze ancestrali del nostro corpo. misi la lettera a posto. cercai con tutti i mezzi possibili di trovarne la spiegazione razionale. i primi fatti che mi indicarono il cammino della quarta dimensione furono però puramente materiali. Aprii di nuovo il cofanetto. poiché mi fu impossibile ripetere l’avventura come mi auguravo. Comunque. infatti. Tutto si spiega così nel modo più semplice. Quell’oggetto sfuggiva innegabilmente alle regole ordinarie del nostro spazio e tre dimensioni. e fui costretto a costatare. di Riemann. un piccolo cofanetto di legno che proveniva. pensando ad altro. per esempio. fino al giorno in cui. squilibrata. non c’è che un passo. Sapevo che ci si era già adoperati a rendere conto delle curiose esperienze di un sensitivo. Il nastro sciolto Il primo ostacolo che incontriamo. Mi sono sforzato di ricostruire gli avvenimenti. Mi venne in mente allora che Felix Klein aveva dimostrato che i nodi non potrebbero perdurare in uno spazio a quattro dimensioni e compresi che il cofanetto che avevo là. Sapevo anche come era stato precisato che i teoremi di Lobatchevsky. con un nastro. esteriorizzata. poiché rovesciava quelle nozioni fondamentali senza le quali il nostro spirito si smarrisce e va alla deriva. spiegandole tramite l’esistenza della quarta dimensione. che quel curioso oggetto doveva essere stato concepito nelle Indie e essersi materializzato in Francia senza alcuna necessità di trasporto materiale.

prima di ogni cosa. con tanti dettagli. . e la linea poté essere servita cinquanta volte meglio. degli ingegneri specializzati. al contrario. e cominciamo a comprendere già che il progresso può. è sufficiente riflettere un istante su ciò che un tempo era un semplice tragitto compiuto. al contrario. in ogni momento della giornata. La nostra mente che ragiona in uno spazio a quattro dimensioni. inviare un avviso e scomparire. da tanto tempo. e la vita sociale si trova trecentosessantacinque volte aumentata quando si compie in un solo giorno ciò che i nostri antenati. Per aumentare i servizi che poteva offrire un’impresa di messaggeria così concepita. con la stessa massa di capitali e la stessa energia individuale. in una giornata. Ciò non appare praticamente realizzabile perché le nostre forze materiali sono insufficienti e perché noi possiamo concepire il movimento soltanto all’interno di uno spazio tridimensionale. ciò che occorre ottenere. Tutti sanno che gli Arabi possono comunicare da grandissime distanze. l’esistenza della quarta dimensione mi fu rivelata in un modo più preciso da qualche constatazione che feci e che riguardava l’astrazione possibile delle distanze. liberati da ogni rapporto storico di causa ed effetto. e che si costatò. occorre dirlo. Per fare un esempio semplicissimo di questa straordinaria trasformazione. È per questo che. e sappiamo ugualmente che ambasciatori indù si congratularono a Londra con la regina d’Inghilterra di una vittoria che le sue truppe conseguivano in quell’esatto momento in Oriente. la semplice qualità del traffico. costaterete logicamente che se questo incremento di velocità fosse possibile. e comprenderemmo chiaramente che la stessa vettura potrebbe trovarsi simultaneamente in tutte le posizioni possibili. in tutti i momenti della giornata. Altrettanto angosciante e disorientante è la constatazione che si può fare sull’astrazione possibile dello spazio tramite la sola volontà dello spirito. senza accrescere per questo le spese generali. si occupano di una sola cosa e cioè di aumentare indefinitamente la velocità del lavoro. per le leggende riportate dall’Asia. Aumentate ora con l’immaginazione questa velocità all’infinito.successioni potessero diventare senza oggetto nel momento in cui. come un indù poté presentarsi a bordo di un vascello che aveva lasciato terra da diversi giorni. esso non si stupisce quando realizza quotidianamente un’operazione analoga facendo un’astrazione di diverse situazioni e raggiungendo in un solo colpo l’idea della strada in sé o della velocità assoluta. su questo punto. Se noi esitiamo ad applicare queste astrazioni al mondo materiale. Questo elemento è tuttavia insignificante se si compara l’elemento qualitativo: la rapidità del lavoro e del traffico. La diligenza innumerevole Qualche tempo dopo l’avventura del cofanetto indù. rimpiazzandola con un’automobile. vale a dire come una successione di posizioni. senza dubbio. a una sola macchina. cinquanta volte lo stesso tragitto nella stessa giornata. Infatti. Dal momento che noi avessimo. in certi paesi molto avanzati dal punto di vista industriale. più in particolare. si è potuto far compiere. semplici materializzazioni a distanza di cui si troverà un giorno la spiegazione scientifica e razionale. la sua presenza alle Indie? Ma queste sono. tutti i fatti fossero divenuti in qualche modo simultanei. poiché la velocità sopprime il tempo. III. grazie all’intervento della quarta dimensione. dunque questa giornata. accrescendo la velocità della vecchia diligenza. Del resto. sarebbe occorso moltiplicare fantasticamente il numero delle vetture. ogni nostro sforzo contemporaneo tende. De Lesseps ne fu testimone al momento della concessione del canale di Suez. Un minimo di riflessione sarebbe però sufficiente a farci comprendere che se la nostra mente avesse la forza necessaria per evocare un ricordo integrale. in America per esempio. è un migliore rendimento del lavoro. in gran parte. potevano realizzare solo in un anno. ma semplicemente distinti l’un l’altro dalle loro specifiche qualità. la stessa e unica vettura finirebbe per essere presente in tutti i punti del percorso. gli economisti hanno considerato come indice di ricchezza di un paese la somma totale dei capitali che vi si trovano in circolazione. subito dopo. un aumento della velocità. una concezione totale dell’universo a quattro dimensioni. Per lungo tempo. non hanno forse raccontato. è perché la nostra debolezza naturale ci porta a distinguere e a classificare all’interno del tempo ciò che noi chiamiamo ricordo e visione presente. realizzarsi aumentando sempre di più la velocità dei nostri atti. ciò che era ass urdo fino a quel momento diventerebbe agilmente realizzabile. Bisogna riconoscere tuttavia che gli Orientali appaiono avere spesso realizzato in modo pratico la rimozione dello spazio e che. senza ricorrere al telegrafo. quello possederebbe tanta realtà effettiva quanto la nostra visione presente. le testimonianze abbondano. da un’umile diligenza. che si tratti di capitali o di mezzi di trasporto. anzi. senza che ci fosse bisogno per questo di aumentare il numero delle vetture. Ho sempre avuto qualche diffidenza per le esperienze spiritiche e. Altre testimonianze degne di fede. Perfezionando. verso un simile risultato. chiamati velocizzatori.

e per cui ogni problema meccanico o architettonico rimane precluso. pur essendo molto istruita e molto intelligente. delle scale complicate come ne esistono ancora in certe vecchie case di provincia. Il fenomeno si produsse per me spontaneamente. e più semplicemente. fino al giorno in cui. trovandomi in villeggiatura. senza spiegazione ragionevole. Non possiamo pensare che esista allo stesso modo. si tratta di curiose scale gotiche le cui eliche sapienti sembrano risolvere tutti i problemi della geometria trascendentale. giunsi. non esiste . al contrario. Quando. Qualche volta sono fatte in modo. più complicata tuttavia sotto la sua apparente semplicità. di vedere certe costruzioni materiali non realizzarsi secondo la logica eterna delle cose. forse. quando analizzano uno stato dello spirito o un carattere. di trovarne lo stile grafico o musicale. altre volte. esse si intrecciano sapientemente e . infatti. Altri. La scala orizzontale Questi momenti iniziali nella scoperta della quarta dimensione furono per me particolarmente penosi. in mancanza di meglio. Ci sono solamente impressioni oscure e silenziose. nulla è più penoso. di conseguenza. a prendere la diligenza del paese in qualsiasi posto mi trovassi. niente è più seducente. Essi concepiscono i fatti psicologici con il loro cervello: non cercano di crearsi una rappresentazione materiale degli avvenimenti o delle idee che concepiscono. e in origine. secondo tutte le informazioni che possono darci i nostri sensi. infatti. proviamo uno dei più grandi piaceri dello spirito a scopr ire l’armonia universale degli esseri sotto tutti quegli aspetti. mi trovai in presenza di scale che non si costruivano affatto in modo geometrico. ciò che facciamo per i nostri ragionamenti intellettuali? Perché ricominciare un cammino percorso? Perché ripercorrere un itinerario che conosciamo in anticipo in tutti i suoi dettagli? Questa diventa un’ossessione quando si compie ogni giorno lo stesso percorso familiare. Nella nostra intelligenza. propriamente parlando. talvolta. musica. che mi erano familiari. in contraddizione diretta con le nozioni geometriche. a seguire le stesse strade già attraversate. ad ogni ora del giorno. e fu tanto tempo dopo che capii come si realizzasse materialmente per mezzo di ciò che chiamai. per raggiungere un luogo che noi sappiamo in anticipo essere destinati a raggiungere? Non esiste un nuovo procedimento che ci permetta di sfuggire a questo obbligo basso e materiale? Già certi pensatori moderni hanno fatto giustizia del pregiudizio della linea retta. seguendo il capriccio della mia volontà che operava nello spazio a quattro dimensioni. che permetta di svincolare il nostro corpo e di fare astrazione dello spazio. Sembra difficile. un procedimento di astrazione più diretto nello spazio a quattro dimensioni. che non permettono a chi monta di incontrare chi scende. Perché dobbiamo subire questo formalismo amministrativo che ci costringe a ripercorrere gli stessi passi già percorsi. grazie al solo desiderio della mia mente. il nostro spirito a quattro dimensioni ci incita. non è affatto sensibile alle costruzioni visuali. all’equilibrio delle cose. Gli architetti di altri tempi l’hanno ben capito e si sono applicati a realizzare in questo campo delle meraviglie. nel modo in cui la nostra mente agisce e si muove senza spostamento materiale da un’idea a un'altra? Questa idea fu per me soltanto una suggestione violenta. Si trovavano. moralmente. e queste impressioni. È evidente. e per nulla al mondo la linea retta che fori un tunnel da un punto a un altro della sfera. Dopo il primo avvertimento del nastro sciolto e della diligenza molteplice. sotto una forma che non avevo previsto e che ebbe inizialmente dell’incubo. che questa ricerca è essenziale per la realizzazione di un’opera d’arte. piene di logica e di buon senso. la nozione della quarta dimensione si materializzò per me in modo ancora più preciso. pittura o letteratura. tra le costruzioni architettoniche che simbolizzano meglio le nostre idee. a sbarazzarci degli obblighi materiali del mondo a tre dimensioni. una trasmutazione degli atomi di spazio. si legano strettamente. IV. È stato dimostrato. tuttavia. avere una sensazione d’arte completa se noi trascuriamo di esaminare il soggetto che studiamo sotto tutti i suoi aspetti. Questa maniera frammentaria di esaminare le cose è tuttavia abituale a molta gente. tutte simili. È questo il caso di letterati che non sentono l’imperioso bisogno. Perché non facciamo per i nostri atti materiali. per esempio. come a Chambord due scale aggrovigliate l’una nell’altra. non ne sarebbero stati colpiti alla stessa maniera. che in un mondo in cui la grandezza degli abitanti andasse decrescendo a mano a mano che essi si avvicinano al centro. che. C’è gente. che la creazione di una scala. il più corto cammino per andare da un punto a un altro del globo sarebbe la linea curva passante per l’equatore. Ora. nulla fu per me più rivoltante della pratica di queste specie di scale. a dispetto di noi stessi. al di fuori delle condizioni geometriche di trasporto da un punto a un altro. Sono anche. In periodi vicinissimi e in condizioni dello spirito sempre identiche.Ogni giorno.

Dal momento che noi vogliamo affrontare delle più alte ricerche. senza grande sforzo. come tutta la scienza contemporanea. senza rendercene conto. possiamo ugualmente concepirne di più semplici. ma non è per questo una forma universale e indispensabile di sentire. e occorre un certo sforzo d’immaginazione per ritrovare il disegno generale di quel labirinto. dove il primo piano non è necessariamente al di sotto del quarto. all’infinito. Noi possiamo tagliare dei volumi a mezzo di superfici. volendo aggiungere semplicemente la quarta dimensione alle altre tre. che provai un reale sollievo il giorno in cui capii che se potevano esistere delle scale simili. che non è. V. in cui i piani si confondono. È così che al di sopra delle quantità ritagliate dalla scienza. sottomettiamo ancora la geometria trascendentale alle definizioni euclidee e rendiamo in anticipo ogni spiegazione impossibile o assurda. al contrario. non è affatto costruita secondo la visione del mondo a tre dimensioni e perché essa ci rivela. Quando ci occorre . Ma. in assurdità irriducibili. riunite nel corso dei secoli. Altrettanto allarmante è il problema della scala che. In questo modo. l’ho detto. evitare di ricominciare un ragionamento già acquisito e di percorrere daccapo un cammino morale già percorso per ritrovarci allo stesso luogo morale. fu allo stesso modo con uno strano piacere che percorsi qualcuna di queste dimore invisibili. il nostro spirito ci rivela perpetuamente queste qualità che non conoscono alcuna misura scientifica e che si traducono materialmente ai nostri occhi grazie all’esistenza delle opere d’arte. che si spostino su una superficie sferica. che ritagliano la natura in classi e in categorie. ci permette di comprendere che al di sopra di questo mondo di apparenze e di costruzioni scientifiche. certo. in un mondo privo di solidi. non ci si ritrova affatto al piano che si voleva raggiungere. data la costruzione del nostro corpo e le nostre abitudini secolari. concepite dalla geometria trascendentale. la nostra geometria potrebbe provare qualche pena a venire a galla. concepirebbero naturalmente una geometria nella quale la somma degli angoli di un triangolo sarebbe sempre superiore a due angoli retti. Solo il nostro spirito. la nostra scienza euclidea manca e svanisce. la profondità e l’altezza. quando si tratta per noi di definire il punto. che possiede la scintilla divina superiore ai sensi. Ci sono cose delle quali sorridiamo la prima volta credendo in un errore passeggero. Noi lo sappiamo perché la nostra coscienza. Ci inganniamo anche spessissimo. Sarebbe quindi un inganno grossolano pensare che la visione di un mondo non euclideo si opponga alla nostra visione corrente dei fenomeni. Possiamo tagliare delle superfici a mezzo di linee. Sì. l’esistenza di nuove dimensioni che completino la larghezza. H. percepiamo che questo procedimento quantitativo è puramente artificiale. Poincarè ha scritto su questo soggetto delle pagine davvero chiaroveggenti. Quando si imbocca erroneamente una delle due scale. Essa la completa. ci si trova al di sopra o al di sotto. Ci imbattiamo anche in delle impossibilità e. Così noi possiamo. vi riconduce al piano dal quale siete partiti. Il fatto è che la geometria euclidea. per definizione stessa. insomma. né il terzo al di sopra del pianterreno. Degli esseri piatti. esiste una visione completa e continua dell’universo. questa quarta dimensione. come se si trattasse solamente di creare una dimensione supplementare rendendo possibile. Allo stesso modo. Astrazioni spaziali Ci facciamo in generale un’idea falsissima della quarta dimensione volendo descriverla secondo i dati forniti dalla visione del mondo tridimensionale. Al di sotto della visione abituale a tre dimensioni. opera soltanto su delle quantità. Presto. però. E confesso. e che non sarebbe in grado di rendere conto del mondo intero. a differenza dei nostri sensi. che il complemento necessario per una comprensione totale dell’universo. si spiega rapidamente e con un minimo di attenzione. realizzare ad ogni istante l’astrazione del tempo. su delle cifre che dividono la nostra visione del mondo in parti. Scrittori moderni hanno fatto giustizia di questo pregiudizio. dopo una successione interminabile di gradini. Il mondo esterno ci appare inizialmente secondo le sensazioni della nostra retina su un piano visivo a due dimensioni. e si trovano presto le ragioni di questa apparente illogicità nella sovrapposizione di costruzioni di età diverse. la loro possibilità non si concepiva che all’interno di uno spazio a quattro dimensioni e solo questo era sufficiente a dare una spiegazione definitiva del problema. associare delle idee lontanissime l’una dall’altra. poi le sensazioni muscolari di convergenza e di adeguamento ci permettono di distinguere la lontananza degli oggetti e di concepire la terza dimensione. ci sono problemi che diventano spaventosi quando ci ostiniamo a cercarne la soluzione secondo i principi primitivi della geometria euclidea a tre dimensioni.mettono in comunicazione ognuna qualche determinato piano. la geometria euclidea è per noi il modo attualmente più comodo di concepire l’universo. da parte mia. Tutto ciò. possiamo determinare delle linee a mezzo di punti.

esso crea anche delle linee e dei numeri. avendo una grande familiarità con la strada. su percorsi familiari. ma non è lo stesso per il nostro corpo. Capiamo bene che la scienza non è altra cosa che un linguaggio convenzionale che ci permette di catalogare e di classificare certe frazioni di fenomeni che noi distacchiamo artificialmente l’una dall’altra. furono le dirette vicinanze di Tours che dimenticai di percorrere. ritrova la propria potenza integrale nel paese della quarta dimensione. non fosse che per sfuggire a quei rimorsi penosi e materiali. Queste astrazioni materiali. svincolato dalle suggestioni dei sensi. Certe testimonianze materiali inconfutabili: il consumo di benzina. Il nostro mondo è per noi in perpetua trasformazione. non ha bisogno di ricorrere al frazionamento dell’universo. Dal momento in cui ci eleviamo al di sopra del mondo a tre dimensioni. Soltanto l’astrazione del tempo mi avrebbe dato dei risultati definitivi. È impossibile comprendere lo spazio e l’universo in modo assoluto. Ma così come la mente umana crea gli dei a propria immagine. grazie a un artificio ammirevole. furono per me soltanto delle semplici indicazioni della possibilità di un viaggio al paese della quarta dimensione. ma lo moltiplica all’infinito. Se solo la nostra coscienza continua ci rivela l’esistenza reale delle qualità. costatando la mia amnesia. la nostra impotenza è estrema. le indicazioni di un contachilometri e quelle di un orologio. attribuisce qua e là sua personalità intera alle frazioni dell’universo che vuole analizzare e comprendere. una vera e propria fatica cerebrale a registrare simili fatti e mi sforzai di non pensarci più. quando in realtà l’avevo compiuto pensando ad altro. tornando da Firenze a Parigi. cioè in perpetuo progresso. La nostra coscienza immobile partecipa all’universalità delle cose. È curioso . Naturalmente ancora mi sforzai di pensare che fosse solo un insieme di coincidenze puramente materiali e che fossi vittima di un’illusione. subito. un procedimento scientifico di dimostrazione puramente transitoria. mi provarono che non era affatto così. così come il linguaggio. su lunghissimi percorsi. Il viaggio istantaneo Per quanto così interessanti. Fu inizialmente in automobile. aldilà della cifra UNO. per la mente. dal momento in cui lo spirito.rendere conto del continuo fisico. come una protesta della logica tradizionale. Era come una rivolta di tutte le mie sensazioni ataviche. Una prima volta. non è dunque. che mi fu dato di realizzare le prime astrazioni di distanza di cui ho conservato il ricordo. ma questo è soltanto un mezzo di analisi. di cui ho già parlato. Provai. muore allo stesso modo delle contraddizioni illusorie della vita. passando per Aosta. la visione dell’universo continuo si oppone a ogni idea di movimento o di cambiamento. mi furono rivelate in origine dai sinceri rimorsi che provai. come si spiega che i nostri sensi. vale a dire delle quattro dimensioni riunite. a quei rimorsi fisici molto più angosciosi – quando non si è abituati ai misteri della quarta dimensione – di tutti i rimorsi morali che possiamo provare nella vita ordinaria a tre dimensioni. l’attività del mondo a tre dimensioni cessa. nel senso volgare del termine. cera il mondo a sua immagine. VI. Il numero. ma un miraggio utile. è incapace di tradurre questa continuità che appartiene al mondo delle qualità e che non si saprebbe definire tramite delle cifre. Poiché. Credevo di avere saltato un percorso. immediatamente dopo. ora. dimenticai completamente il frammento di strada tra Ambérieu e Tournus. Queste constatazioni che facciamo provocano subito un’obiezione. avevo dovuto confondere un ricordo antico con la realtà presente. di trovare l’indispensabile spiegazione razionale che aveva liberato i miei sensi. le prime astrazioni di distanza che io riuscii a realizzare su percorsi compiuti in automobile. secondo le loro qualità. la mobilità apparente scompare e le astrazioni di spazio e di tempo diventano tanto naturali nella realtà quanto lo erano nei ragionamenti. L’attività umana è possibile solo con la visione del mondo a tre dimensioni che lo rende per noi mobile ma ciò è sufficiente a farci meglio comprendere l’esistenza necessaria di una quarta dimensione che completa l’unità e la rende immobile. Senza dubbio. in un sol colpo. che un miraggio. Un’altra volta. Solo la mente che concepisce l’unità assoluta. sulla strada di Spagna. non percepiscano con la stessa facilità questa quarta dimensione. ma avvertiamo altrettanto che questa scienza. Gli permette di creare delle individualità artificiali là dove egli distingue soltanto delle nuove qualità dell’unità eterna. e non è per questo che siamo mortali? Perché dobbiamo ricorrere alle analisi numeriche della scienza e ritagliare l’universo in tre dimensioni per renderlo intellegibile? La risposta a questa domanda è facile. del resto. sviluppati secondo le suggestioni e i bisogni della mente. Si riflette nelle cifre. senza essere condannati. quando l’uomo raggiunge l’unità. alla divina immobilità della coscienza. e mi sforzai.

immaginiamo subito una storia lunga e complicata che giustifichi e preceda questa sensazione brusca. tante osservazioni banali dovrebbero mostrarci quanto questo modo di considerare le cose è puerile e inesatto. infatti. anche quando si tratta di ricerche scientifiche o artistiche molto serie che non hanno nulla in comune con i sogni. I primi furono senza grande interesse. Occorre riconoscere ugualmente che nella vita di un uomo geniale. simultanei come tutte le parti distinte di una statua di marmo. ma mi sorpresero per la loro grande novità. per noi. anche se fuggitivi. in profondità. gli attribuiamo una durata di qualche secondo. di un rovesciamento possibile dell’ordine di successione nello sviluppo di un fatto o di un’idea. punto per punto. In realtà. questa durata non esiste affatto. sul posto. Fu proprio questa nozione. insomma. Succede spesso che un semplice sguardo scambiato tra due passanti che non si conoscono. egli non si accorge di giustificare semplicemente un’intuizione involontaria tramite delle esperienze posteriori e che in realtà egli non prende alcuna parte volontaria a questa intuizione istantanea. A questi bagliori intellettuali di comprensione totale a quattro dimensioni. ma tuttavia così semplice. In breve noi presupponiamo una genesi inutile delle idee istantanee a quattro dimensioni ad imitazione della genesi dei fenomeni a tre dimensioni. In generale. Stimiamo che quel tempo medio è necessario per lo sviluppo completo della nostra personalità. D’altronde. non possiamo concepire che un atto importante o un’idea geniale si manifesti senza lunghe preparazioni. Noi sogniamo che dopo interminabili preparativi. allo stesso modo. quando un rumore esterno o una sensazione di fastidio viene a turbare il nostro sonno. in un linguaggio concepito a tre dimensioni l’ammirabile semplicità di quei viaggi senza spostamento. quanto i pregiudizi secolari siano radicati nella nostra mente quando si tratta di valutare il tempo necessario per compiere un atto o per concepire un’idea. perché non potrebbe esserci durata nel mondo a quattro dimensioni e quindi neanche alcuna successione necessaria di atti che sono. stimiamo. Il letterato fa lo stesso quando tenta di spiegare in seconda istanza quali furono le sue intenzioni nel concepire un’opera geniale. però. E tuttavia. per esempio. più tardi. L’idea di istantaneità equivale. per quanto siano lunghi e complicati. non di riconoscere che questa idea gli viene da non sa dove. senza una serie storica di atti successivi e. Tutto è soggetto a illusione in materia di tempo. nello spazio incompleto e transitorio a tre dimensioni. Durante un sogno. arbitrariamente. si riproducono e muoiono in qualche secondo. . cosa accade quando un sapiente fa una grande scoperta o quando un letterato sente sorgere in lui un’idea geniale. il tempo di gestazione necessario. attribuiamo necessariamente una durata nel tempo e. di cui ho già parlato. faranno la loro fortuna intellettuale e il più grande uomo di domani è solo il felice ereditiere del ricco bambino di ieri. Questo bisogno di preparazione si ritrova un po’ ovunque. a questo proposito. l’uomo. variazione interminabile. in apparenza complessa. ignora se stesso e non è che l’umile servitore della propria intelligenza immobile a quattro dimensioni al di sotto della quale si muove. prodigiosa se la si rapporta a quella degli esseri inferiori che nascono. è moltiplicata all’infinito dalle difficoltà materiali d’azione o di espressione del mondo a tre dimensioni. ma al contrario di giustificare la propria scoperta con delle ragioni inventate dopo il fatto. È evidente. siamo partiti per un viaggio per cui dopo ore di tragitto i cui dettagli sono ancora nella nostra memoria. che gli è stata suggerita malgrado lui. arriviamo al termine. sostituisca anni di vita comune o di completa intimità e le menti si comprendono in un istante meglio di quanto lo farebbero tramite l’intermediazione dei loro corpi per lunghissimi anni. per impiegare il linguaggio corrente. secondo il risultato ottenuto. Quei viaggi furono compiuti. Vedete. per quanto saggio. Fatalmente. a quella del nulla e non possiamo. Con la migliore fede del mondo. è durante i primi anni della loro vita che gli uomini di talento concepiscono realmente le idee che. a fare la sua scoperta. adattamento ai pregiudizi volgari costruiti a tre dimensioni. il sapiente costruirà di sana pianta il preteso metodo che lo ha condotto. se posso dirlo. Del tutto sinceramente. comportavano lunghi e curiosi episodi. noi prendiamo come base la durata media della vita umana. e devo costatare una volta di più che purtroppo mi mancano le parole per descrivere. che mi permise di spiegare per la prima volta i brevissimi viaggi che mi fu dato di fare nel paese della quarta dimensione. che la catastrofe ci attende.costatare. che la catastrofe ha preceduto la nostra giustificazione storica e nonostante questo non esitiamo a considerarla come il momento finale del nostro sogno. Ora. e ci sorprende. istantaneamente malgrado tutte le peripezie. di quelle lunghe escursioni istantanee e che comunque. l’azione veramente creatrice sembra riassumersi nel breve spazio di qualche secondo. La prima preoccupazione dell’inventore è. La durata della vita umana a nostro parere sufficiente. a fortiori. sopportare l’idea. Il resto non è che una messa a punto. è insignificante se la si paragona a quella degli astri. La durata dei nostri atti.

A Parigi. per deduzione. nessun movimento.È così che un giorno. VII. dove si trovava la Gare du Midi. e la sua verifica sperimentale è solamente un vano simulacro. che spetta. ma che i sapienti-registratori non farebbero che appropriarsene in seguito verificandole. Sono di loro interesse le sole quantità definite quando quelle sono invece soltanto il riflesso dell’infinito della stessa unità. alle loro concezioni spesso considerate opera di fantasiosi. La scoperta che feci della Gare du Midi situata in piena Parigi. E questo è anche il motivo che mi impedì di interessarmi più particolarmente alla camera verde durante questo periodo della mia vita. a fianco della Gare du Nord e de l’Est. dai tetti elevati. il continuo gli sfugge e la qualità è per essi una parola priva di senso. Fu senza dubbio sotto l’influenza di ricordi violenti che si congiunsero in certi istanti nel mio pensiero. Si accontentano di sorridere quando gli si rimprovera la loro soluzione approssimata della quadratura del cerchio e si dichiarano soddisfatti non appena hanno rappresentato lo spazio e il tempo come una successione di punti occupati l’uno dopo l’altro da un mezzo. Nondimeno nessun dettaglio del mobilio di questa camera verde di stile Impero mi rimase sconosciuto e mi ricordo ancora oggi le impressioni spaziali. e la sua esistenza era geometricamente impossibile. agli immaginativi. dai muri di bricco e di pietra. Questo. senza ragione apparente. l’infinito e l’eternità si scoprono in un momento di cui è sufficiente aumentare la potenza. In virtù di quale materializzazione di idee questa stazione inutile e assurda si trovava là. ma al contrario che tutte le scoperte della mente umana siano dovute all’intuizione di certi pensieri. però. dove attraversai con stupore delle stanze che non si componevano geometricamente. distinti da quelli che si vedono abitualmente e coesistenti alla quarta dimensione. nessun binario della ferrovia. Riflettendoci. poiché questa scoperta è del tutto interiore. di aspetto provinciale. che ne ebbi. al di là delle pretese certezze scientifiche. come si crede troppo spesso. per esempio. e dei piani sovrapposti che. È anche per questo che ne registro il fatto solo a titolo di ricordo. e perché questo incrocio di ricordi si era edificato per me in quel luogo di Parigi? Non cercai neanche di spiegarmelo e i viaggi più interessanti che feci poi. fin dall’origine del mondo. Misconoscendo la verità profonda di certe invenzioni poetiche. ma in provincia ciò appariva del tutto naturale. Accrescendo sempre le nostre facoltà mentali. questa camera non si affacciava affatto per mezzo di nessuna porta sul corridoio centrale che metteva in comunicazione tutte le stanze. in banali lettere di zinco dorato. come si diceva una volta. i sapienti non mancano di ridurre il dominio delle scoperte possibili. che mi fu possibile compiere così i miei primi viaggi istantanei nel paese della quarta dimensione. di una certa camera verde di cui costatai l’innegabile esistenza durante la mia infanzia e che era situata esattamente tra l’ultima camera collocata sulla facciata di un vecchio castello di provincia. ho capito che quelle costruzioni si spiegano solamente grazie all’esistenza dello spazio a quattro dimensioni. e non potremmo mai troppo sottolineare la facilità con la quale essi scartano dalle loro preoccupazioni certi problemi la cui esistenza è tuttavia innegabile. Mi ricordo. piuttosto che in un passato o in un futuro la cui eternità è soltanto un puro miraggio. È ai poeti. Poco importa ai geometri euclidei di dare una definizione ridicola del parallelismo: “due linee che non si incontrano che all’infinito”. di scoprire i segreti della natura. la certezza definitiva che non cambia mai. Dietro l’edificio. senza volerne trarre delle conseguenze. e la grande camera che veniva subito dopo e che occupava l’ala intera del castello. su una piccola piazza deserta. non si può concepire l’esistenza di queste stanze dimenticate. Più tardi. Non potrei descrivere la strana impressione che mi fece questa casa in apparenza abbandonata. Sono però soltanto questa qualità e questo continuo che possono permetterci di elevarci al di sopra del mondo volgare e di intravedere. mi trovai a Parigi dopo aver oltrepassato la Gare du Nord e la Gare de l’Est. in cui tutte le finestre erano chiuse e la cui facciata portava. ne formavano internamente soltanto uno. Voglio citare anche solo formalmente l’esistenza di una casa abbandonata che scoprii un giorno nella foresta di Fougères. La casa piatta Ho indicato nel precedente capitolo come sono stato portato a realizzare che lo sviluppo delle scienze non si effettui. e ponendosi dal punto di vista ordinario a tre dimensioni. del resto. perché era abitudine abbandonare certe stanze che non erano poi mai aperte e che consacrassero per sempre dei ricordi d’altri tempi. cancellarono presto dalla mia mente questo insignificante incontro. per lunghi anni non mi meravigliò. direi quasi senza interesse. ma nettissime. le semplici parole: Gare du Midi. non fu affatto per me la prima rivelazione dell’esistenza possibile di "luoghi del mondo". ma questo non divenne evidente .

essa si sarebbe aperta in tutt’altro luogo. che effettuavo a mezzo della quarta dimensione. distinguendosi solamente per i luoghi geografici nettamente differenti del mondo a tre dimensioni a cui esse conducevano. Uno spostamento si compie dunque per uno scambio di qualità tra atomi vicini e. per impiegare l’espressione comune. L’atomo è una concezione della mente che isola la materia con tutti i suoi attributi. un procedimento di spostamento che non ha affatto il carattere euclideo nel mondo continuo a quattro dimensioni. Non ho bisogno di dirvi che le preoccupazioni abituali della nostra vita moderna mi parvero subito infinitamente meschine e senza scopo. per la visione a tre dimensioni. il dominio meraviglioso che mi era offerto. I miei movimenti erano ormai soltanto dei movimenti relativi a me stesso. E così mi fu permesso di entrare in relazione con ciò che fu e doveva essere ciò che chiamiamo comunemente le età future.per me che dal giorno in cui scoprii in un quartiere di Parigi. nel linguaggio a tre dimensioni. non ci sono che qualità diverse di uno stesso continuo fisico. questa ricostruzione del mondo è dovuta alla potenza dei miei ricordi interiori che si completavano e si esteriorizzavano con questa forza che può essere raggiunta solo con la pratica di una memoria visuale particolarmente sviluppata. nessun movimento. a impiegare delle immagini grossolane. imprevista e definitiva. né inizio né fine. La trasmutazione degli atomi di tempo Fu dunque grazie a spostamenti nello spazio che mi fu rivelata inizialmente l’esistenza del paese della quarta dimensione e. allo stesso modo in cui una nave sposta l’acqua del mare. Ciò non aveva nulla né della levitazione di cui si è tanto parlato. né del trasporto mentale a distanza. non saprei come spiegare questi spostamenti impiegando il linguaggio corrente costruito a tre dimensioni. non è che un’immagine delle più primitive destinate a spiegare. il mondo non poteva avere. Ne beneficiavo secondo il mio desiderio. La seconda porta si apriva sulla terrazza di Saint-Germain. a ricorrere a delle vecchie espressioni che si credevano riservate all’alchimia. una volta di più. Non è meno vero che dopo una prima rivolta atavica di tutto il mio essere. in realtà gli atomi non esistono. Mentre nello spostamento a tre dimensioni gli atomi che formano un corpo sono respinti e rimpiazzati da altri atomi che compongono un altro corpo. Era qualcosa di infinitamente più semplice di tutto questo: una soluzione dell’universo. Secondo ogni apparenza. Così come si è ricorso alla teoria atomica per fornire un’immagine sufficiente delle combinazioni chimiche. lo spostamento nel paese della quarta dimensione si compie a mezzo di ciò che era chiamata un tempo una trasmutazione. una straordinaria casetta piatta a due uscite di cui una faccia dava su Place de la Concorde e l’altra sulla terrazza di Saint-Germain. Del resto. mentre gli atomi di nave si mutano in atomi d’acqua. restando immobile agli occhi del volgare che non capisce l’estrema mobilità del filosofo immobile. La mia immobilità era analoga a quella dell’asse geometrico di una ruota lanciata a tutta velocità. ed ecco questa spiegazione imperfetta. VIII. anch’io sono costretto a ricorrere a un’ipotesi analoga per spiegare in modo grossolano gli spostamenti che si effettuano nel paese della quarta dimensione. Fino a quando sarà ancora così? Non tardai a comprendere che quella stessa domanda non aveva alcun senso e che. Sono costretto. ma era evidente che se il mio desiderio si fosse modificato. lo capiamo bene. sono gli atomi d’acqu a davanti ad essa che si mutano in atomi di nave. malgrado tutto. con tutte le sue qualità. propriamente parlando. mi fu permesso di percorrere in tutti i sensi e nel modo più naturale del mondo. sarebbe stata invisibile di profilo. nel senso volgare del termine. ‘casa piatta’. Mi spostavo restando immobile. non si trattava per me comunque di spostamento: lo spazio sembrava venire da me. dietro di essa. per descrivere un fatto tuttavia semplicissimo e che non potrebbe sorprendere una volta che si sia anche poco familiarizzato con l’unità di punto di vista che caratterizza la quarta dimensione. L’idea che migliaia di uomini avessero potuto vivere fino a quel momento nel mondo senza beneficiare di questa visione completa mi parve inverosimile. secondo l’aspetto della quarta dimensione. può essere prodotto al suo interno come invece lo è nel mondo mobile a tre dimensioni. fino a quel momento inaccessibile per me e posto aldilà della visione abituale a tre dimensioni. La mente concepisce l’atomo a . Lo stesso spostamento nello spazio. Essendo il mondo della quarta dimensione continuo. Questo. nulla mi impediva di realizzarlo ugualmente nel tempo. Impiego necessariamente questa assurda espressione. le cui facciate potevano essere viste solo sotto un certo angolo e di cui l’entrata e l’uscita si confondevano. perché non trovo nel nostro linguaggio parole capaci di descrivere questa casa che. per impiegare la stessa immagine grossolana precedente: quando una nave si sposta. senza aggiungerci il minimo sforzo. e di poterle esplorare secondo i capricci della mia sola volontà. Occorre infatti ripeterlo: gli atomi sono soltanto una comoda ipotesi.

di quella monade che è il nostro spirito. camminando indefinitamente su una statua. del 1912 o del tempo dell’Uccello d’oro. ne fa dunque un mondo completo e unico a quattro dimensioni ed è un’illusione dei s ensi che riflette all’infinito quell’atomo unico sotto gli aspetti diversi del mondo incompleto a tre dimensioni. la qualità e la quantità. di tutte le epoche. di quell’atomo o. Qui. sotto l’azione di quella pietra filosofale. senza un modello. Senza l’esistenza del vero mondo a quattro dimensioni conosciuto dal nostro spirito al di fuori di ogni idea di tempo e di spazio. il progresso un non-senso. il mondo a tre dimensioni rimarrebbe immobile. Mi sembra tuttavia che sarebbe facile per loro costatare la strana opposizione che c’è tra ciò che chiamiamo ogni giorno la forza e la materia. per giustificare il tempo. in qualche modo. così. è una smentita perpetua portata alla scienza. voglio dire della nostra qualità. Ci dimostra che al di sopra di noi stessi si trova un mondo di qualità da cui noi dipendiamo. l’evoluzione delle razze sarebbe inspiegabile. una sola statua. nel corso di quei viaggi al paese della quarta dimensione. È così che ho potuto fare delle strane scoperte.propria immagine. L’arte. come per lo spostamento nello spazio. Giunti al paese della quarta dimensione. Che il lettore voglia solamente scusarmi per il modo un po’ insolito con cui non mancherò di passare da un periodo all’altro della storia. ammira l’insieme della statua. cioè dei momenti. lo spostamento nel tempo si effettua a mezzo di una trasmutazione degli atomi di tempo. Dal momento in cui si sia trasposto il movimento nel paese della quarta dimensione. sono quasi nella situazione di un insetto che. ora che so che non c’è propriamente parlando né spazio né tempo e che è possibile spostarsi come si vuole nel presente o nel futuro. mi sono informato con curiosità delle trasformazioni del nostro mondo nel corso dei secoli. di un braccio. nello stesso momento la vede tutta intera e prova compassione per l’insetto maldestro che prosegue febbrilmente la sua strada oscura da un grano di marmo all’altro. Non si può imitare un modello che non esiste ancora e. in fondo. nel senso volgare del termine. in un solo colpo. Gli uomini d’oggi. ammirando per la prima volta una nuova verità o un capolavoro estetico che non esisteva fino a quel momento. per riprendere il paragone che facevo più in alto. da sola. lo spirito e il corpo. della testa. meglio ancora. Spesso. senza ordine necessario. esso non esiste più come noi lo comprendiamo: ci sono soltanto dei cambiamenti di qualità e noi rimaniamo immobili. di una gamba: voglio dire dell’anno 2000. che noi conosciamo direttamente e che ci permette di giudicare in un istante il valore più o meno grande di un simbolo artistico concepito a tre dimensioni. è naturalissimo per me parlare successivamente. Come noi supponiamo degli atomi giustapposti per spiegare lo spazio. che lo stesso gesto completamente disegnato al di fuori del tempo. e poiché i numeri degli anni sono analoghi alle possibilità di ordine che potrebbe impiegare uno scultore per il montaggio delle differenti parti di una stessa opera. Dal canto mio. l’arte una follia. ma di un continuo che solamente la qualità può modificare. . poiché tutte le parti di uno stesso corpo formano per me uno stesso insieme simultaneo. trasformazioni che non sono. una volta che lo si sia trasposto al paese della quarta dimensione. sembrerà al contrario di essere improvvisamente nella situazione di un artista che. gli uomini dichiarano che quella verità o quell’opera d’arte sono superiori a tutto ciò che esisteva prima e non si chiedono da dove può venirgli questa strana rivelazione. noi ci raffiguriamo una successione di momenti che sono. come in mezzo a specchi multipli. Ripetono volentieri che l’osservazione e l’esperienza hanno da sole formato i loro spiriti e i loro corpi e non si meravigliano di stare improvvisamente in territorio familiare finché un nuovo fatto viene a contraddire tutta questa pretesa esperienza acquisita. È evidente ancora che qui si tratta soltanto di un’ipotesi atomica comoda e in realtà il tempo non si compone di momenti distinti. gli atomi di tempo. vincolati dal pregiudizio dello spazio a tre dimensioni e da quello della divisione di uno stesso movimento in punti successivi nel tempo. quando si è saputo come liberarsi dei pregiudizi euclidei. Lo stesso paragone grossolano permette di immaginare ciò che ugualmente è lo spostamento nel tempo. Essendo l’evoluzione dell’umanità un solo gesto. queste verità apparirebbero molto più semplici che tutte le nostre spiegazioni scientifiche del mondo a tre dimensioni ed è molto difficile contemplare senza un poco di compassione lo stato di ignoranza estrema degli uomini del nostro tempo. Una volta capaci di liberarsi per sempre da questa inferiorità tradizionale. e che ho capito chiaramente certi problemi che oggi disorientano noi contemporanei. vale a dire tra il mondo visto a quattro dimensioni o solamente a tre dimensioni. ne sentisse i contorni come una successione di avvenimenti e non potesse mai contemplarne l’insieme.

Una volta che lo spirito si eleva fino alla quarta dimensione nell’opera d’arte. mi fu dato di conoscere gli strani avvenimenti che si svolsero nel periodo scientifico. e ho progettato all’interno del tempo le impressioni o gli avvenimenti che mi furono rivelati al di fuori dello spazio e del tempo. Aggiungo. come fece Hobbes. . che ho sempre provato qualche timore a esplorare questa età filosofica così a noi remota. nel corso del racconto. non avendo fatto per questo altro sforzo che di raggiungere. mentalmente. Per impiegare il linguaggio della terza dimensione. meno sottili di quelli che caratterizzarono l’epoca di transizione del Leviatano. superiore agli uomini e che li avvolse così come cellule del suo corpo gigantesco. in breve. tutti i filosofi. e mi elogio della mia esitazione morale che mi ha permesso di restare legato al mondo moderno. In terzo luogo. degli avvenimenti che formano. fu con certezza la nascita imprevista. il più curioso tra tutti. e la morte è per lui soltanto una semplice evasione. e senza ordine che racconterò nei capitoli che seguono. poiché questo tipo di viaggi sono impossibili. Per comodità. Ma è sfortunatamente di questo strano periodo. tenevo prima di ogni cosa segnalare queste note curiose all’era in cui viviamo. infinitamente penosa. non la modificarono mai e non si confusero con essa. infine. ed è sufficiente evocare interiormente i nostri ricordi con una potente volontà per conoscere tutto ciò che è accaduto fino a noi. Nulla è più curioso da studiare che il periodo contemporaneo di questo libro. All’epoca dell’Uccello d’oro. e che ho impellenza per questo di segnalare subito. Questi fatti furono forse più grezzi. Il tempo infatti non esiste nel paese della quarta dimensione ed è impossibile concepirlo in altro modo che in modo simultaneo. Quanto ai viaggi nel passato. che gli strappò la sovranità del mondo senza neanche che se ne accorgesse e che prese il suo posto nella scala degli esseri. non sembrano tuttavia aver preso le loro predizioni seriamente. sussiste sola. furono sempre istantanei. Solo il futuro esiste in questo momento nel paese della quarta dimensione. che gli avevano anche dato un nome. ed è impossibile tradurre in linguaggio a tre dimensioni cosa accadrà allora. Confesso personalmente che queste rivelazioni sorprendenti su un periodo attuale che credevo di conoscere mi stupirono ancor più che le mie visioni delle età future e ho urgenza di condividerle con i miei contemporanei. istantanea. che sia durante i miei soggiorni nella Casa piatta a due uscite. l’impressione di nullità. lo ripeto. nel momento in cui meno lo aspettavo. Quell’animale colossale fu chiamato in seguito il Leviatano. di un essere nuovo. volendo trascrivere questi ricordi nel mondo a tre dimensioni. raggrupperò con priorità i viaggi che feci all’epoca de l’Uccello d’oro. superiore all’uomo. È davvero curioso costatare che tutti i veri pensatori. sono stato portato naturalmente a farlo sotto forma di un racconto. il più sconcertante del tempo di questo libro. la quarta dimensione diviene infatti familiare a tutti gli uomini. il quale anzi ne è strettamente sottomesso. Ma quando questa evasione si produce prima di ogni creazione. di spiegare ogni volta in quali condizioni questo o quel fatto mi fu rivelato. È la grande debolezza delle filosofie orientali. nei miei ricordi delle età future. Che sia durante una passeggiata a Parigi o in campagna. Il fatto più formidabile. dove regnò senza divisione un colossale microcefalo. perché nonostante sia relativamente semplice descrivere senza pericolo i secoli futuri a tre dimensioni. Mi si dispenserà. Il passato non esiste più. i miei viaggi. Il Leviatano È perciò un po’ a caso. dirò dunque che. Più tardi.IX. gli strani viaggi filosofici che feci al paese della quarta dimensione. lo ripeto. quale che sia la molteplicità dei dettagli osservati. ho inizialmente riunito tutti gli avvenimenti che accaddero nel nostro secolo e che si rapportano all’epoca così singolare del Leviatano. Non occuparono perciò alcun posto sensibile negli avvenimenti della mia vita quotidiana. Quei viaggi furono sempre compiuti sul posto. diventa assai difficile ritornare dall’età della quarta dimensione una volta che si commette l’imprudenza di avventurarvisi. Senza transizione. La concezione di quei viaggi fu. Ciò non ha infatti alcuna importanza. Ora. lasciando al lettore il compito di districare lo scenario intellettuale di queste avventure sognanti. non ci meraviglieremo di non trovarne nel corso del racconto.impercettibile. soltanto una curva immobile. mi trovavo spesso trasposto nel paese della quarta dimensione. che avevano previsto la sua apparizione. che mi risulterà molto difficile descrivere i miei ricordi. di tornarci e di non rimanere definitivamente nel futuro. l’intersezione dei molteplici ricordi e di avere a poco a poco rimpiazzato tramite il pensiero la banale visione del mondo a tre dimensioni. ho creduto di dover successivamente classificare. secondo la loro linea estetica. non sono però meno curiosi da descrivere. si trova preparato per l’eterna e cosciente immobilità. essendo interamente contenuto nel presente. gigantesca e –cosa incredibile. Dopo la scomparsa del Leviatano.

che dominò l’uomo senza prendere posto al di sopra di lui nella scala degli esseri. guidati da semplici bisogni materiali. Altri ancora. seriamente. dentro di sé. nelle cellule del cervello di un animale superiore. farsi un’idea esatta di quello che fu realmente questo animale mostruoso. si è parlato. Ci furono anche. lasciasse intendere una persona morale. meno confidenza in se stesso. ma a volte di umore vagabondo e che si allontanano per vivere la propria vita. il Leviatano ricordò l’organismo umano. in diverse caratteristiche. Nessuno però parve intravedere la rivoluzione formidabile che si stava attuando nel mondo e di cui vorrei tratteggiare le curiosissime conseguenze. non potrebbero. la cinematografia dei microbi. come per le colonie libere di formiche o di api. Appena fu resa pratica. si incaricano della nutrizione generale della colonia. . sotto forma di dita allungate e sensibili. Altri infine sono gli individui riproduttori. gli sarebbe stato facile discernere la costituzione definitiva dell’essere superiore ed autentico. a volte fedeli alla colonia. osservano l’intorno della colonia.Sì. la coscienza del fine generale da raggiungere. ci si meravigliò di vedere svilupparsi sullo schermo la vita affollata e indaffarata degli innumerevoli piccoli esseri che vivono la loro vita nel nostro corpo. infine. si è dimostrata la nascita della società civile e del contratto sociale. grazie a un insieme di canali comuni. certamente. inquietarlo. verso l’inizio del XX secolo. per esempio. in forma di spine. Altri. certi attentati materiali contro il macchinismo dello Stato presero al contrario il primo posto. non si è mancato di fare tempo fa tanto ronzio attorno a certe trasformazioni sociali. del macchinismo contemporaneo. certi atti insignificanti. che l’autore cominciava a non essere più padrone della propria opera e a esprimere idee troppo generali che neanche egli stesso comprendeva bene. nella musica. che questa maestà potesse essere messa in pericolo da degli organismi superiori che egli considerava come interamente creati da lui e sottomessi alla sua sola fantasia. Altri. servono da fortificazioni che proteggono la fuga. che furono date strane indicazioni. ne sono convinto. si è arrivati an che a paragonare completamente quell’organismo al corpo umano. furono considerate trascurabili. Dopo secoli. ma raggruppate nei modi di una colonia di protozoi denudati di sinergia e incapaci di una centralizzazione cosciente. combattono i nemici della colonia: sono i soldati. Fu ad un certo momento un affare giudiziario. nella letteratura. Il Leviatano ricorda quegli idroidi marini che formano una colonia di individui polimorfi che si specializzano in cinque funzioni differenti. il piano d’azione non esiste affatto in certi individui direttori della colonia. che si trasformò in malattia sociale. in quel momento. contrariamente all’opinione degli zoologi che lo considerarono all’epoca come il Superuomo. Il Leviatano fu un animale davvero reale. Si giunse anche ad annunciare l’idea che i mondi come noi li conosciamo fossero forse dei piccoli corpuscoli facenti parte di un corpo gigantesco e sconosciuto. Si assistette. ma aventi una portata sociale. In quelle colonie che consituiscono un animale primitivo. Con un po’ più di perspicacia. che dimostrano senza dubbio che la vita propria delle cellule sociali non fosse più così completa come si pensava. Fu soprattutto. X. che l’uomo si sentiva il re incontestato del mondo. una comunità di idee. Gli uni sono gli individui mangiatori che. dei curiosissimi articoli di giornale che certamente sfiorarono questa questione formidabile. si è parlato di vincoli giuridici tra gli uomini. nell’arte. Ci furono all’origine delle strane malattie sociali. che per Leviatano. innegabilmente. Questa è una concezione che occorre rimuovere nell’interesse della verità. ma mai si è avvertito di prendere alla lettera un paragone ben più reale di quanto lo si credesse. egli non poteva ammettere un solo istante. L’idea comune risiede nella Coscienza universale e gli individui della colonia. ma tali paragoni rimasero puramente letterari. Tuttavia certi sintomi avrebbero potuto. del Leviatano colossale che lo avrebbe sottomesso e schiacciato. certe indelicatezze che non interessavano che una persona isolata. in numerosi volumi. coperti di peli urticanti. in un altro momento fu tale scuola musicale o letteraria che fece comprendere. Fu composto materialmente da cellule viventi. dell’organismo sociale. come esiste invece. alla nascita di opere che perdevano ogni giorno di più il loro carattere individualista. nel campo della morale. Certi crimini individuali. dei metodi scientifici e di azioni che si cristallizzarono in modo molto naturale tutte nel medesimo tempo. per esempio. certo. Gli schiavi volontari Coloro che non siano vissuti nel secolo del Leviatano. infatti. Alcuni si immaginerebbero trattarsi solo di un simbolo. Sì.

in virtù della legge del minimo sforzo. Estienne de La Boétie. . con i loro innumerevoli campi rattoppati di colori differenti che manifestano desideri e appetiti opposti. quello degli spiriti. mais les cent mille. Non sono affatto le armi che proteggono un tiranno. dotato d’intelligenza. e a servirlo. Nello Stato composto di individui. in quei corpi giganteschi. ammirare o incolpare. per la sola ragione. s’adyant dicelle…”. ripudiava come illusoria ogni idea di coscienza centrale e considerava alla stesso modo il corpo umano e l’essere sociale come semplici colonie di individui polimorfi. al tempo del grande Rinascimento idealista. ragioni intellettuali per cui lo si può discutere. gli uomini non furono più che semplici cellule. fu insomma soltanto la caricatura materialista dell’Uccello d’oro che doveva nascere qualche millennio più tardi. per servitù volontaria. diceva Plutarco. Non dimenticate infine che per un uomo è un vero piacere. Qui il cervello non esisteva più come con le tirannie assolute dei re o con le proficue tirannie collettive delle antiche repubbliche dirette da un’élite alla volta di fini intellettuali. il progresso è in funzione della schiavitù della massa. che non sanno pronunciare la sillaba No. les compaignons de ses plaisirs. Ma. il solo comunismo possibile. Questa. e la visione del mondo a tre dimensioni generò il primitivo e miserabile comunismo materiale di un Leviatano. come un animale malvagio. giocavano in quel raggruppamento colossale il ruolo di protozoi. grazie alla Quarta Dimensione. costituito secondo il modello dell’Idra marina. con le loro città e i loro villaggi dove mille interessi particolari coabitano e si cuciono. ma con quella nuova singolarità che gli esseri più elevati. nel suo ammirabile Discorso sulla Servitù volontaria o Contro uno. forse per fortuna. voglio dire gli uomini. tanto più il cervello è reso responsabile delle azioni comuni. vale a dire al tiranno. molto superiore all’uomo grazie alla sua quantità. Tanto più lo Stato assume una forma antropomorfa costituendosi in rassomiglianza del corpo umano. maquereaux de ses voluptéz et communs au bien de ses pilleries…Ces six ont six cents. Il Leviatano. che cosa meravigliosa pensare allora che quelle milioni di volontà e ambizioni contrarie siano mantenute in ordine e equilibrio dal solo prestigio di un potere centrale personificato da un solo uomo che le ignora. si dà in prestito a quel cervello. Andiamo a vedere perché. Occorre perciò rigettare tutte le leggende che tendono a rappresentare il Leviatano come un essere favoloso. massa colossale. sempre lo stesso. Di certo. come vuole La Boétie. Non è quindi affatto dall’alto che viene il potere. secondo l’ambizione che ognuno ha. nel continuo di una coscienza comune. Ciò che Estienne de La Boétie non poteva però prevedere durante l’era di potere regale in cui viveva. ma cinque o sei persone che lo circondano “pour estre les complices de ses cruatéz. Il Leviatano dovette il suo successo a quel gusto del minimo sforzo e a quell’orrore delle responsabilità e delle idee generali che spinge gli uomini a specializzarsi in un incarico anonimo. di passione e di vizi. qui proufitent soubs eulx…ces six centes tiennent soubs eulx six mille. Non riunendo gli uomini che secondo le loro funzioni materiali e non secondo lo spirito. e la storia dei popoli non fa in breve che ricominciare tutta la storia naturale. se il tiranno conserva il proprio buon senso e il proprio libero arbitrio intellettuale. specializzati secondo bisogni materiali e la cui sola giustapposizione dava vita all’intera comunità. così basso nella scala degli esseri come le colonie animali più primitive. Con il Leviatano nulla di simile. era irrealizzabile. Guardate attentamente dall’alto di una montagna le valli che si estendono ai vostri piedi. l’élite beneficia in attività intellettuale e la massa in inattività intellettuale.si spartiscono istintivamente i ruoli utili da compiere e si specializzano sempre più in una funzione identica. Fu a ben riflettere il trionfo della concezione del mondo a tre dimensioni. che accetta per reali solamente le relatività transitorie dei raggruppamenti materiali. spogliata di ideale e non credendo ormai da lungo tempo che alle apparenze materiali. se tiennent au tyran. che schiaccia volontariamente gli esseri umani e li incorpora per il suo solo piacere. il giorno in cui si comprese. les millions. par catte chorde. è che la Servitù volontaria fosse ancora più assoluta sotto una repubblica scientifica che sotto un tiranno. Da quel progresso generale. essendo le due cose ugualmente un bene. che i raggruppamenti materiali a tre dimensioni erano solamente ipotesi provvisorie e che l’unione poteva realizzarsi soltanto tramite gli spiriti. ma fu con gioia che accettarono questa restrizione della propria individualità. Il Leviatano. Fin dalle origini del mondo moderno. si trovava ad essere qualitativamente un animale assai primitivo. Questo abbassamento dell’essere umano non aveva nulla di sorprendente dal momento che si trattava della massa. tanto è vero che lo spirito amministrativo nasce con i protozoi. così come nel corpo composto da cellule. aveva notato questa tendenza che hanno tutti gli uomini a servire. senza la coscienza totale della Quarta Dimensione. come ci immaginiamo con impazienza quando siamo giovani di esperienze – ma è dal basso.

verso una maggiore dignità. che si tratti della fortuna o della vita. come avrebbe fatto un soldato dei tempi passati. ignorante di tutto ciò che non era il proprio esclusivo mestiere. Se. Per un osservatore superficiale. È sufficiente. apparve la proclamazione dei doveri. È anche vero che un certo grado di salute è necessario per uccidersi. La massa prova una gioia indolente a sentirsi dominata e condotta. Feticista. presso quelli che fino a quel momento cpassavano però come rappresentanti delle idee individualiste. anch’essa. Niente di più naturale tuttavia. capacità professionale o nobiltà di spirito. da un riconoscimento volontario della massa. se vogliamo ricordarci che al tempo del Leviatano. a profitto dei loro sogni. Ci si specializzò ogni giorno di più e la servitù volontaria alle funzioni sociali fu gioiosamente consentita. l’estate conviene più dell’inverno. Idroide mostruoso e incosciente. e che le persone che si uccidono non vogliono affatto farsi del male. Possiamo credere. che avrebbe accompagnato il Contro uno. gli uomini non cercavano più. venendo dall’élite. Ogni individuo restava perpetuamente lì dove il caso lo aveva posto. di conoscere tutte le cose attraverso il mondo. era ben attuata da sorprendere un osservatore superficiale. proprio come apostoli mistici che esigono ingenuamente dalla massa. il Leviatano formidabile beneficiava di quelle attività specializzate. Del resto. rinunciando volontariamente a privilegi morali e materiali ai quali non credono più o di cui sono stanche. infatti. poi. l’uomo non sarebbe stato che un relitto inutilizzabile se lo si fosse cambiato di posto. In politica. ma. è dalle classi dirigenti che l’ordine è partito. con le esigenze sempre crescenti della specializzazione. ma non fu così: fu nel modo più cosciente del mondo che l’élite si disinteressò per prima delle idee generali e della direzione degli affari. il potere nasce. realizzando la propria funzione sociale senza protestare. aveva perso progressivamente tutte le credenze che costituivano una volta la sua forza e rispondeva solo ai bisogni del momento. vale a dire il minimo sforzo intellettuale. Se Estienne de La Boétie scrisse con giudizio per la massa il suo Discorso sulla servitù volontaria – molto fortunatamente qualche secolo prima della legge repubblicana che punisce l’apologia dei fatti qualificati come crimini – possiamo rimpiangere che un altro saggista non abbia pensato. mai essa s’immagina che il suo sollevarsi potrebbe dipendere da uno sforzo interiore che venga da essa stessa. sarebbe stato assai difficile. . Più spesso essa soffre miserabilmente. ci si affoga d’estate. che sono gli elementi asserviti di un paese che si rivoltano contro i dirigenti. coscientemente o no. e a quest’ordine di rivoluzione può essere da seguito solo se queste classi dirigenti hanno moralmente sottoscritto la loro abdicazione già da qualche tempo. se esaminiamo le cose da un po’ più vicino. Nonostante sapendosi mortali e non beneficiando che di una breve vita. attende il miracolo e si compiace nella propria irresponsabilità macchinale e specializzata. accade lo stesso. ma attende il Dio o il Principe Azzurro che si incaricherà di salvarla usando incantesimi. Si parlò di neurastenie. infatti. Differenziato fin dall’infanzia da un a sapiente educazione. cambiare posto. soffrendo o morendo al proprio posto. trascorso qualche anno. di compiere ogni cosa da sé. Solo. in realtà. come un tempo. a redigere per il potere un Discorso sull’abdicazione volontaria: un Per tutti. un benessere sociale relativo è indispensabile per organizzare delle riforme o delle rivoluzioni.possedeva solo poi la forte propensione a una servitù volontaria che rappresentava per essa la beata specializzazione irresponsabile. Da quando il Leviatano si mise a crescere. malattie collettive della volontà. di perseguire l’universalità delle conoscenze umane. quasi mai d’inverno. l’élite. Le rivoluzioni che si sono realizzate nella storia del mondo non rifiutano questi principi assoluti. evidentemente. quel comando – vera e propria decisione di suicidio – può sembrar scaturire da agitatori senza scrupoli che cercano di nuotare o di volare in acqua torbida. che asservisse l’autorità individuale di ciascuno alle condizioni dell’insieme e che riconoscesse l’indiscutibile superiorità dell’organismo scientifico che governava il mondo. non tardiamo a riconoscere che un movimento rivoluzionario ha sempre avuto origine nelle classi dirigenti e che è da lì che venne l’ordine che spinse in avanti le masse. anzitutto. e sono in generale i dirigenti che reclamano l’ab olizione dei privilegi il cui abuso ne ha rimosso ogni fascino. godere di una cosa per non averne più il desiderio. trovò dunque un supporto immediato e inatteso presso pensatori e artisti. Centocinquanta anni dopo la proclamazione dei diritti dell’uomo. quella stessa servitù volontaria che essi fingono di combattere. con tutta evidenza le rivoluzioni nascono ugualmente da una rinuncia volontaria del potere. Ma questa stessa servitù volontaria. rimpiazzava con la sua universalità materiale quella universalità intellettuale che un tempo era propria dell’essere umano.

In ciò che riguarda più in particolare la morale. Gli uni affermavano che le tradizioni antiche fossero in piena decadenza. nel 1912. senza scopo possibile. ma si attribuiva a questo cambiamento un semplice significato temporaneo dovuto alle abituali variazioni della moda. come dei minatori nel profondo di una miniera. nutrendosi. per esempio. infatti. senza speranza. di sapere se la sua vita anteriore fosse al riparo dal dubbio. non si sarebbe tardato a scorgere la prossima dominazione sulla terra del Leviatano. Poco . era assolutamente incapace di avere un’influenza qualunque sulla propria vita. La guerra l’ha dimostrato. Era lo stesso per gli uomini-cellule che componevano il Leviatano. Che esse avessero preso in prestito la loro acqua. quando la distinzione si accentuò sempre di più tra la propria felicità e la felicità sociale alla quale cooperavano. il che era ancora vero. Quando. l’Essere nuovo. per la propria felicità. i gesti e le occupazioni dei suoi antenati. Nel corpo umano. tutti gli uomini si ritrovavano uguali di fronte al pericolo. non disponeva allora che dell’organismo abituale. come l’uomo ignora il lavoro della carne di cui vive. lavorarono per un essere che non conoscevano. Non bisogna dimenticare.Fu grazie a movimenti sordi. ciò non aveva alcuna importanza se nel momento presente esse rendevano i servizi che ci si aspettava. di fronte alla morte. Qualche minuto d’attenzione sarebbe però stato sufficiente per rivelare agli uomini di questo tempo che quella morale era. Privata di funzioni sociali e al di fuori dell’organismo economico. che essi lavoravano. che aveva guidato il mondo dalle sue origini. al XX secolo. grazie a idee comuni inesplicabili. tuttavia indispensabile. Sfortunatamente. che lo sforzo violento di salvataggio di questa morale individuale tentato da Kant. che l’aveva mangiata. di conoscere gli antenati di un uomo. in un altro organismo. sarebbe stato sufficiente abbandonarlo a se stesso per qualche settimana. nel 1900 e negli anni che seguirono. perché ritrovasse. e in simile circostanza. comune a tutti gli animali. Si costatava certamente che la morale individuale cristiana era stata abolita. i titoli o gli onori con cui si qualificavano. che si rivelò. la vita non sembrava più possibile a questi uomini specializzati. Poco importava. non si aveva una visione netta dell’epoca nella quale si viveva e si credeva di essere pervenuti al termine ultimo della civilizzazione. Evidentemente. e. ci si fosse potuti liberare in tempo da quell’assurdo pregiudizio umano. Se a quell’epoca. le leggi. in una foresta. come una tremenda disperazione che si appropriò dell’umanità intera. come nell’innesto animale. non possiamo mancare di sorridere per una simile pretesa. Dio e la morte. il loro fosforo o il loro azoto a destra o a sinistra. altri. che il mondo scientifico avesse modificato le idee su diverse istanze. per la prima volta. difendendosi o soccombendo all’interno del sangue. l’ uomo era appena differente da come era alle origini dell’umanità. quelli che si autoproclamavano civilizzati si dimostravano spesso inferiori agli stessi animali domestici. La morale del Leviatano Fu all’inizio del XX secolo che si sarebbe potuto discernere i primi lamenti del Levitano. senza troppi complimenti. a quel punto. che in fatto di corpo. all’inizio del XX secolo. il che era vero. sarebbe stato facile però capire che la sua trasformazione superava singolarmente le semplici discussioni etiche di un tempo. tutti gli uomini capirono che non era per loro stessi. senza grandi difficoltà. in seguito a una catastrofe. ci furono allora come sorde rivolte individuali. se posso dire. si lasciava misteriosamente condurre in vita dal suo istinto animale e la sua profonda natura riprendeva subito il primato non appena si trovava esposto a un qualsiasi pericolo fisico. Quali che fossero gli abiti. lentamente. ci si accorse che qualcosa si stava trasformando nel mondo. l’esistenza del nuovo essere. XI. Non conosceva nulla del proprio destino. l’organismo scientifico e la specializzazione avevano già compiuto la loro opera. come globuli circolanti automaticamente. a poco a poco. era ancora al punto delle grossolane superstizioni dei popoli primitivi concernenti l’anima. Insomma. Quando consideriamo in un solo colpo d’occhio l’intera storia del nostro pianeta. ma non ci si accontentò di dire che l’epoca era immorale o piutto sto amorale e non ci si preoccupò di sapere dove fosse finita questa morale. non ci si preoccupava di sapere quali fossero gli antenati delle cellule che lo componevano. non sapeva neanche che cosa potesse essere questa vita. avesse sbatutto la testa. che esse fossero state prese già formate. si parlava volentieri di epoca di transizione. ma per un oscuro e misterioso Sconosciuto. Ciò non impediva alla gente del XX secolo di considerare con orgoglio il cammino percorso e di credere volentieri che l’evoluzione degli esseri terminasse con l’uomo. che non comprenderanno mai e che li ignorava esso stesso. Ma. il Leviatano. se si fosse stati un poco attenti. essi perseguirono il loro bisogno oscuro.

dei costumi austeri e puri. lo ripeto. che fosse tarato in mille maniere. l’ignoranza e l’incapacità della massa. tutti coloro che volevano agire al di fuori delle opportunità sociali. Era proibito. frantumato in qualche minuto nel formidabile organismo del Leviatano. Era infatti sempre così che le cose erano accadute nel corpo umano quando si trattava di cellule. in un tempo che non era più adatto per loro. si trovava ancora gente che l’aspettasse. dieci o venti anni dopo. al contrario. il Leviatano. senza dubbio alcuno. fu realizzata. A fianco di un’indulgenza che sconcertava profondamente gli umanisti tradizionali per gli atti immorali che sporcavano la coscienza. le brevi gioie animali di una tragedia di metà quaresima o di spoglie sanguinanti. per esempio. Per contro. interessarsi alle persone. e si percepiva che essi si esprimevano male a proposito e in un modo pericoloso. una formidabile Rivoluzione ugualitaria avrebbe potuto rovesciare il mondo dopo la Guerra. come dei “civili” a cui si insegni anche a marciare quando arrivano al reggimento. questo non poteva ostacolare il suo successo nel momento in cui si fosse espresso con opportunità in un’azione comune. ma. che nessun moralista del XX secolo abbia saputo spiegare. lo stile. È curioso costatare.importava. sarebbe stato escluso da tutti i giornali. l’essere umano era ormai soltanto l’oscuro servitore delle macchine e del materiale. pretendere che nel popolo come dappertutto. Per questa massa tutte le più basse adulazioni demagogiche erano gradite. la più grande di tutti i secoli. rivelare l’imbecillità del Leviatano. Tutte le vecchie teorie di espiazione. Si doveva ammirare in blocco la massa composta di individui omogenei. Nell’industria. e questa apparente illogicità ingannava le ricerche di tutti gli psicologi. Si sarebbe volentieri compresa l’esecuzione sommaria di un uomo che avesse compromesso la sicurezza del corpo sociale. spazzare l’antico capitale e far prevalere l’intelligenza sul lavoro manuale. tutti gli uomini isolati. a quest’epoca si dimostrava. Assassinio dello stile Fin dall’inizio del XX secolo. una sola cosa interessava: il successo nell’istante medesimo. che fosse corrotto moralmente nel modo più odioso. non sarebbe stato senza pericolo. ancora giovane e in piena formazione. se si fosse espresso con insuccesso in un’azione sociale. di cui il più grande fu. si erano sempre decise al di fuori della massa a cui ci si accontentava di gettare. Il tentativo. lo si sarebbe trovato discreditato una volta per tutte. al contrario. di pietà o di fraternità per un essere isolato era severamente represso come sovversivo. del resto. Quel punto di vista si estendeva anche ai casi più delittuosi. Questo è tanto vero che quando questa Rivoluzione. per analogia. perché denunciare la stupidità della massa sarebbe stato. lo sforzo giudiziosamente raggiunto nel momento sociale in cui conveniva tentarlo per riuscirvi. al contrario. infatti. di eredità. Solo questo importava al Leviatano e il suo consenso era necessario perché uno sforzo individuale fosse tentato con successo. Aggiungiamo infine che egli non sarebbe stato capito neanche se avesse dimostrato che con il regno del Leviatano il ruolo della massa era divenuto ancora più amorfo. un uomo per una colpa che non interessava più nessuno. cosa ancora più incredibile. uno scrittore che si fosse animato di denunciare la stupidità. Ogni impulso di carità. non solamente senza il concorso di alcun movimento popolare. Che un uomo. XII. aveva qualche valore solo in ragione dei servizi che poteva rendere al corpo sociale. queste riabilitazioni apparenti dell’iniziativa popolare. avesse avuto una vita di pensatore irreprensibile. esistessero differenze prodigiose di intelligenza e di attitudini tra gli individui. gli strani disordini che si produssero allora nella morale pubblica. differenziate non per natura ma per destinazione sociale. ma non si potevano più spiegare le vecchie teorie giudiziarie secondo le quali si puniva ancora cinque. un rigore davvero eccessivo per degli atti immorali che interessavano la collettività. allo stesso tempo. come premio per i suoi servizi. come nella guerra. allo stesso tempo. vale a dire il Leviatano costituito da cellule identiche. che il regno dell’uomo era terminato e che si doveva ormai conoscere soltanto la massa anonima che componeva il Leviatano. Attorno al 1923. tutti i sognatori. Che un uomo nella sua vita privata avesse commesso tutte le indelicatezze. . ma ancora senza che neanche la massa lo sapesse. quali che fossero le loro opinioni. ancor di più. L’indignazione sarebbe stata generale se lo stesso scrittore avesse affermato che le rivoluzioni e le guerre. di conoscere la propria famiglia poiché non si sapeva che farne se l’individuo. di tradizionalismo o di famiglia erano sul punto di scomparire. Non si percepiva ancora. erano visti di cattivo occhio. doveva sconfiggere potenti nemici morali. la temesse o la desiderasse.

e l’Impero aveva sufficientemente indicato la marcata tendenza delle cellule sociali a raggrupparsi in un corpo materiale omogeneo. alle lente modificazioni dell’evoluzione. il fatto stesso dello spirito umano. si poteva essere sicuri della sua necessità. Liberando delle forme immortali. solo su di esso si basava ancora l’individualismo che permetteva a esseri eterogenei di sfuggire all’unificazione sociale nel corpo unico del Leviatano. In politica e in diplomazia. al contrario. insomma. lungi da essere una manifestazione solo esteriore. si sforzarono di rompere la linea retta della nostra vita intellettuale. queste nuove procedure furono lo stesso accolte senza difficoltà e non si capì affatto che questo modo di rimuovere ogni permanenza delle relazioni generali esteriori sottomettendole alle critiche del momento. al contrario. anche se questa necessità non appariva assolutamente evidente ad un primo esame. in tutti i mondi e negli atti più diversi della vita quotidiana. sintetizzando le tradizioni dei maestri. immortale e solo capace di resistere. Ci si sforzò di far credere in tutti i modi che lo stile non era. della sua ragione d’essere nel mondo superiore delle idee. non aveva mancato neanche di turbare i nostri pensatori. Naturalmente. Non si pensò che fosse. Un ben curioso e ultimo indice di protesta fu a quest’epoca ciò che fu chiam ato antisemitismo. si valutava impropria. grazie alla sua permanenza. assecondò meravigliosamente i suoi sforzi. di distruggere ad ogni costo lo stile che si opponeva irrimediabilmente al suo sviluppo e lo spirito di analisi scientifica. si sarebbe preferito perdere la vita piuttosto che umiliarsi trasgredendole. nessuna promessa di futuro della divinità. lo capiamo. Alla fine del XIX secolo. nato già da tanti anni. tutte uguali di fronte all’analisi. allora essa si autocondannava in anticipo e non era praticabile. che rappresentava. Nello Stato si trovava rappresentato dalle costituzioni e dalle leggi. costituiva. ad esempio Renan. gli ebrei non mancarono di . che un brillante insieme di parole. la permanenza opposta alla relatività della vita. sempre arbitrarie e artificiali. nella famiglia dai principi ereditari. Dall’istante. al di sopra delle contingenze naturali. il solo modo che avesse inventato l’uomo per trionfare sulla morte e sull’oblio. da una critica opportunista. potesse avere qualche bellezza dal momento che si perseguiva con perseveranza. lo stile si era manifestato in cento maniere diverse. Se una regola di stile. alla neurastenia e al disgusto di ogni sforzo fecondo e seguente. che si manteneva nel corso dei secoli. Da secoli. la tabula rasa delle nostre convinzioni era stata trasformata in tavola di dissezione. la sintesi delle idee si trovava rimpiazzata da un’analisi quotidiana. un mondo immaginario formato di tutto punto. lo stile si era manifestato in modo più preciso ancora. Ormai. quando lo stile fu quasi morto. Per combatterlo. A poco a poco. tramite la pratica costante delle scienze naturali che M. e spesso. a ben vedere. combattendo sordamente nel XVIII secolo e nel XIX secolo il nostro entusiasmo creatore mediterraneo. Lo stile era. lo stile delle idee fu attaccato vivamente da certi analisti. sulla quale si successero presto cadaveri di idee. perché la sua bellezza provava. potevano forse essere difettose. erano rimasti semplici nomadi dal punto di vista materiale. tracciando regole definitive di architettura. anche infame. che. lo stile aveva permesso all’uomo di creare. era a quello che si doveva lo sviluppo della mente umana. che essa resisteva all’urto dei fatti. a ben vedere. Già dalla Rivoluzione francese. è questo che fece dire spesso che un atto. nessun monumento permanente. Nei secoli passati. Era di certo facile obiettare che quelle regole. distruggesse ogni sicurezza pubblica. nessuna certezza definitiva. Per essi.Lo stile è vecchio quanto l’umanità. di separarla fino a frammenti critici che si applicarono successivamente agli esigui avvenimenti del pensiero quotidiano. che non era infame al di sopra dei pregiudizi del momento. Si dimenticò che il suo stile. de Buffon era stata portata una volta – e in modo del tutto naturale – a fare l’elogio dello stile al momento della sua ammissione all’Accademia. ci fu da principio una sorda campagna denigratoria. i soli principi continui creati dall’uomo in contraddizione con le leggi naturali frammentarie. un gioco di sfilata senza realtà concreta e che si conformava male con la precisione documentaria della scienza trionfante. nessuna immortalità sulla terra o nel cielo. nella vita privata dalla morale. gli uomini superiori avevano preso l’abitudine di sottomettere le loro passioni o i loro bisogni del momento al controllo inflessibile delle regole immutabili. lo stile sociale si trovava singolarmente compromesso. L’influenza tedesca. al contrario. nel corso dei secoli. Nelle belle arti. sappiamo. ma l’obiezione non resisteva a un serio esame. gli ebrei vivevano in uno stato di attesa perpetua. ma la relatività quotidiana di un popolo errante. i metodi sperimentali fecero il resto. nella vita pubblica dalla contribuzione volontaria di ciascun cittadino ai bisogni intellettuali dello Stato. come dal punto di vista morale. nella morale come nell’architettura. erano stati creati principi immutabili che dirigevano ogni individuo. in materia d’onore per esempio. Il primo atto del Leviatano fu. e consacrasse gli individui al fatalismo.

al di là delle apparenze materiali. Si afferrava un incidente. Anche la musica interiore delle linee e l’armonia dello stile erano state uccise. in quest’epoca. senza mai raggiungere la seconda natura superiore dell’arte. finì per descrivere le cerimonie di tutti i culti. I pittori e gli scultori. La forma sociale esteriore rimpiazzò da questo momento lo stile interiore di cui essa era solamente una grossolana caricatura. la musica interiore dello stile era stata uccisa. ed è solamente in nome del corpo sociale che si protestava contro il corpo umano onorato pubblicamente. mentre essi non avevano fatto che conservarle. nel profondo della coscienza. Come l’oratore. XIII. del resto. nella sua pièce. era soprattutto a teatro che sarebbe stato facile costatare i progressi realizzati dal Leviatano. che si tratti di poesia o di prosa. l’aneddoto per prosa. Si prendeva la versificazione per poesia. i prestigi immaginati dai preti. Un letterato. ogni manifestazione di bellezza estetica. meglio che ogni altro mezzo d’espressione. . ispirate dalle sensazioni del momento. un’impressione fuggitiva. permetteva di farsi un’idea netta delle aspirazioni comuni e di esprimere una morale media. volendosi affrancare da un mestiere tradizionale che permetteva un tempo a allievi di quindici anni di collaborare alle opere dei loro maestri. Incoscienti di ogni regola interiore. divenne inammissibile. ma ciò non interessava il Leviatano. gli uomini del XX secolo formarono ormai soltanto una massa immensa di cellule differenziate. si impantanarono in deplorevoli difficoltà materiali e si scontrarono con la materia. più corrotti che in ogni altra. Erano ormai soltanto operai di filiera che copiavano dei contorni materiali. ignorava questa formidabile coscienza universale che riunisce tutte le arti in uno stesso stile. poiché le loro eccezionali procedure critiche si trovavano corrispondere esattamente con le procedure di analisi volute dal Leviatano. caricature sgraziate.prendere il primo posto in tutte le cose. non è indirizzato all’individuo. Il teatro del Leviatano Fin dall’inizio del XX secolo. prive di direzione morale. come nella loro vita quotidiana. Il Leviatano conosceva soltanto giustapposizioni accidentali di materia. Il teatro offriva un’espressione esatta di questa trasformazione. nella necessità sociale. la loro minore arte decorativa trattava allo stesso modo dei. Un erudito. mai il teatro fu più onorato che durante questo periodo di transizione. A poco a poco ne risultò. appariva inconveniente o fuori luogo. Non si ammetteva neanche più la glorificazione classica dell’individualità fisica. Non è che i costumi privati non siano stati. che un uomo cercava le proprie ragioni di agire. ma non si fece che asservirlo ai bisogni più bassi della vita materiale. li indignava anche quando le sue idee interiori sembravano pericolose e compromettenti per l’insieme del corpo sociale. Ho già detto quanto. non interessava affatto gli spettatori. che permette a Beethoven di sollevare idee filosofiche e a Gluck splendori architettonici. creatore di queste grandi correnti diverse di cui i culti non sono che la grezza materializzazione. Quando un autore si preoccupava. Non era ormai più dentro di sé. quali potessero essere i bisogni interiori del pensiero umano. perché era il nostro mondo che si era convertito. ma non gli venne l’idea di ricercare. Ci si immaginò di dare così piena indipendenza all’individuo nel sollevarlo da ogni ideale. sprovvisti di ogni stile nelle loro produzioni artistiche. la nuova morale sociale si distinguesse profondamente dalla vecchia morale individuale. D’altronde. ogni esibizione di nudo a teatro. Il ritratto che stilizzasse un essere umano gli era proibito. ma a una folla. Li si accusò molto ingiustamente di intrigo. scrivendo per esempio una Storia delle religioni. sulla scia della natura. al tempo del Leviatano. Un marito tradito. Sembrava che gli uomini fossero oramai incapaci di provare un piacere artistico individuale e che l’ arte non fosse per loro che un’allucinazione collettiva. Il teatro. ma ben al di fuori. un drammaturgo che condannasse i costumi di un tempo passava per un misantropo insopportabile le cui divagazioni si sopportavano con pena. che naturalmente si agglomerarono gioiosamente nel corpo materiale del Leviatano. ignorava allo stesso modo che il contenuto è senza importanza e che solo il ritmo interiore indica il valore di uno scrittore. per vie diverse. alle loro idee. rimpiazzavano i tipi eterni sognati dagli artisti dell’antichità. infatti. in quest’epoca. di sviluppare dei caratteri. che piegava le masse sotto l’onnipotenza del Leviatano. che uccidesse la propria moglie. una sorta di fatalismo. tavole e bacinelle. di sottomissione. Questo declino fu particolarmente rapido per tutto ciò che riguardava le Lettere e le Belle Arti.

di indicare lo stato d’animo dei personaggi tramite movimenti della folla. la soppressione delle eredità). Solo i mediatori e gli intermediari potevano tentare un colpo di fortuna rapido vivendo come parassiti del lavoro degli altri e senza creare altro che fallimenti. Il suffragio universale in materia politica. il sibilo lontano di un treno ferroviario o l’illuminazione colorata della scena. era convenzione. qualche anno più tardi. meditava più. il risparmio fu solamente un ricordo. ultimo residuo umano. in ogni occasione. un’indicazione non meno precisa fu data. A fianco del teatro propriamente detto. alla chetichella e sempre alla giornata. il dialogo che un tempo setacciava l’evoluzione interiore di un modo di pensare. Essendo stabilita la parità di tutte le cellule umane davanti all’onnipotenza del Leviatano. Presto si prese l’abitudine di vivere alla giornata. Al posto di una musica individuale in cui era solo in gioco l’arte personale del cantante. ma per sé. fino ai suoi limiti estremi. A quell’epoca. ogni discussione appariva ormai inutile. e l’incertezza dell’indomani che regnava dopo la guerra preparò oltremodo lo stato mentale che doveva generarla. le conversazioni da salotto non esistevano più. al posto di rivelare un pensiero personale. per personalità più volgari. Un repubblicano del 1789 lavorava per l’umanità tutta intera. senza preoccuparsi del futuro. che intrattenessero. Lo scenario moderno che raffigurava l’ambientazione rimpiazzò l’antica maschera che indicava il carattere. fu presto rimpiazzato da una rappresentazione materiale che determinava le situazioni tramite caratteri sociali esteriori per mezzo della mobilia. sull’immortalità. Il teatro determinista fu spinto. rumori esterni. Molto artisti. La produzione drammatica che riflette sempre esattamente i costumi del tempo seguì quel movimento generale. l’uguaglianza di nascita (che doveva realizzare. è che in realtà anch’essi non erano più dei capi. un repubblicano del 1923 non lavorava neanche più per il suo paese. dall’evoluzione caratteristica della musica. per tale pubblico. molti pensatori erano sciupati nelle loro più intime convinzioni. per tale interprete. Le leggi. Così come. in certe rappresentazioni. Non si preoccupò più. infatti. senza idea d’insieme. quanto questa uguaglianza omogenea fosse indispensabile alla formazione cellulare del Leviatano. per le sfumature della moda del giorno. ci si accontentò. non si costruì più riflettendo sui secoli futuri. Assicurata nel presente. né per il suo partito. Si desiderava il successo in un momento determinato e nessuno. . la cui bellezza stava un tempo nella loro generalità e nella loro permanenza. non si comprese subito perché il prestigio degli uomini politi ci e dei governanti fosse andato diminuendo ogni giorno. né per i suoi interessi elettorali. come un tempo. ponendosi nel vecchio punto di vista individualista. ma semplici cellule differenziate in una funzione di uno stesso organismo omogeneo. non era che l’insieme di spregevoli adulazioni demagogiche che degradavano ancor più gli istinti più abietti e più ridicoli della massa. la corrispondenza privata non interessava più nessuno. fu ancora più grave. In teatro. della situazione di fortuna dei personaggi. Fu anche per questo motivo che a quell’epoca non sempre si capì quale fosse il senso profondo del movimento apparentemente operaio che irresistibilmente si stava sviluppando. l’incredibile successo del muto cinematografico che era sufficiente a soddisfare la maggioranza del pubblico grazie alle sue indicazioni materiali. sapendo che il suo valore era soggetto a variazioni. in quest’epoca. che le stesse cause esteriori determinassero su tutti i personaggi gli stessi sentimenti e dovessero simbolizzarli. Né gli uni né gli altri potevano comprendere. a quell’epoca. Le si scriveva per tale teatro. è questo che spiegò anche. basandosi su di esse. Questa uniformità forzata si ritrovava del resto nella stessa epoca in tutte le istituzioni sociali che avevano preparato l’avvenimento del Leviatano e che avevano permesso a quell’essere mostruoso di svilupp arsi in tutta libertà. altrettante cose che concorrevano a fornire al Leviatano quegli elementi uniformi e omogenei di cui aveva bisogno per la sua formazione. non erano più votate che per casi particolari. Meglio ancora: eccellenti operai capivano ormai soltanto gli ordini che ricevevano dai loro sindacati. in quel tempo di relatività. e l’editoriale dei maggiori giornali. ciascuna nel momento in cui era riprodotta. si scrivevano piccole scene successive. come una volta. ma sui bisogni del momento. che gli ordinavano di abbassare la loro capacità di lavoro al livello di quella dei loro compagni più incapaci. costatando che non si esitava a sacrificarli. in quest’epoca.Con il progresso della scienza e il livellamento delle idee. Nella politica. il denaro era speso man mano che lo si riceveva. secondo i bisogni o gli appetiti di qualcuno. di costruire una rappresentazione che esponesse un’idea generale o descrivesse un carattere umano eterno. ma senza legame necessario. e nessuno si sarebbe proposto. nello spettacolo solare. di intraprendere un commercio o un’industria di lungo respiro. si sosteneva per prima un’orchestrazione sinfonica in cui la voce giocava solo il ruolo di uno strumento secondario. che scomparve progressivamente. per tale stagione. degli scenari. Poi fu il tema cantante. questa uniformità doveva esserlo ugualmente nel futuro.

ma armonicamente giusta secondo le leggi dell’acustica e che apparteneva chiaramente – non lo si capì che tanto tempo dopo – al colossale Leviatano. e si otteneva comunque un’organizzazione capace. l’organizzazione più perfetta della vita. per finire infine con l’autoritarismo della vecchiaia. dal momento che non ne era affatto l’autore effettivo. erano ormai solo semplici fenomeni. ma lo si doveva temere. Più un uomo era forte. I vecchi. era tra le mani dei più anziani che si trovava la furbizia. avendo rigettato ogni credenza in un’essenza eterna e immutabile. classificavano le passioni e i desideri secondo l’età alla quale le si prova piuttosto che secondo il loro valore proprio. Fu una sorta di armonia sociale che non corrispondeva più al ritmo individuale. senza armonia. d’altra parte. gli uomini non avevano più ammesso. inaccessibile direttamente. poi attraverso le riflessioni dell’età matura. secondo i suoi istinti o i suoi desideri. che il solo determinismo più assoluto. Privati di tutti i principi interiori. sempre come in passato. come ai bei vecchi tempi. si dimostrava assurdo tanto accusarlo per quelle che di averne qualche volontà. e più egli doveva passare per un uomo perfetto. non si doveva certo ammirarlo per le sue azioni forti. Senza rendersene conto e nonostante fossero stati rifiutati per sempre i principi morali dei tempi passati. esatta e puramente sensoriale. Si capisce che in simili condizioni. sostenendo invece quelle che noi tutti possiamo avere al declino della vita. e che con gioia si sarebbe accolta l’idea di un raggruppamento materiale capace di codificare l’anarchia nascente e di rimpiazzare i principi scomparsi tramite un’organizzazione scientifica ricalcata sull’organismo naturale dell’idra marina. L’uomo meglio armato non era. lo studio disincantato e le tristi ricerche scientifiche senza risultato dell’età matura furono ritenute rappresentare ciò che c’era di più elevato nell’umanità intera. di prendere il loro posto. a ben vedere. risultava anche vero che gli uomini nascevano come una volta. È così che molto rapidamente l’amore era stato discreditato dai legislatori del Governo come era stato disprezzato dai saggi di una volta. passavano da principio per un periodo di infanzia ingenua ed entusiasta. definitivamente rifiutati dalla scienza. Era evidente. semplicemente perché vivevano alla fin dei conti nella stessa maniera dei loro antenati. si continuavano a estromettere i principi metafisici di una volta. come al tempo dei filosofi antichi. la giustificazione di tutti gli atti considerati in passato immorali. XIV. sarebbe stato necessario un perfezionamento. senza ispirazione. una sorta di sinfonia superiore all’espressione umana. solo le procedure artificiali di riproduzione furono gradite. ci fu nella musica come nella composizione drammatica. Era. naturalmente. la facile scusa per tutte le codardie. la cui esistenza era osservata scientificamente. sembrava. la rapidità dell’istruzione. che il solo valore autentico sulla terra non poteva essere che un valore materiale. secondo la migliore fede del mondo. più agiva violentemente. Le buone e le cattive azioni non si distinguevano più. a poco a poco. uguali tra loro. discreditavano le idee della gioventù. che il giocattolo del proprio destino. Il Leviatano tuttavia non si sarebbe forse mai sviluppato completamente se un’ultima scoperta scientifica non l’avesse definitivamente permesso. come una cellula molto vivace. E. . Quali che fossero statu i progressi della scienza. come si obbedisce senza discussione a un’irresistibile forza naturale. quella del ringiovanimento perpetuo. che. e. sviluppava la sua formidabile e complessa armatura. insomma. costatavano che le loro idee si modificavano con la vita. Se davvero le idee umane dipendevano solo dalle combinazioni esteriori. Come un tempo. Il ringiovanimento delle cellule Mi sono sforzato di spiegare nei capitoli precedenti come lo sviluppo delle idee scientifiche avessero progressivamente preparato l’apparizione sulla terra del Leviatano. una nuova “Marsigliese” scientifica senza fascino. ma di cui non si poteva più dare una definizione diretta. necessariamente. fatti che il sapiente doveva costatare e registrare senza amore né collera. che le più alte posizioni e l’autorità venivano con l’età. vale a dire il potere.al di sopra dei raggi colorati visibili all’occhio si trovano raggi ultravioletti di cui si costata indirettamente la presenza. Essendo ogni atto realizzato da un uomo determinato da innumerevoli cause di cui egli non era padrone. il discredito assicurato di ogni coraggio o di ogni azione virtuosa. le idee sociali si ispiravano istintivamente allo sviluppo della vita umana. cioè una forza. gli uomini seguivano istintivamente le stesse usanze di una volta. Con il Leviatano. rispettare e obbedire. era ridicolo ammettere d’ora in poi il libero arbitrio e la responsabilità individuale. che dominava l’uomo avviluppandolo. per regola morale. se il pensiero era il risultato di soli incontri puramente materiali.

Evidentemente. si riconobbe che tutte le violenze. alla tanto temuta morte. smarrito i metodi di ringiovanimento e accolto come una liberazione l’impero nascente del Leviatano. non avevano avuto alcuna vera influenza sui costumi. neanche approssimativamente. che mise un po’ d’ordine in quel caos. Se ne scusava sorridendo. si notarono sulla figura di ciascuno di loro dei segni certi di ringiovanimento. e. . con capelli brizzolati e una giovane figura. tutte le infamie. senza volontà. la scoperta sensazionale del ringiovanimento delle cellule andò a modificare più profondamente l’antica morale di quanto non avessero fatto anni di filosofia materialista e di scienza. si dovette costatare. era ancora tutto raggrinzito sotto i suoi capelli bianchi. quel popolo bambino non avesse. nella sua indifferenza. Per la prima volta nella storia del mondo. cosa più importante. fu ancora più veloce nel pubblico. Il cambiamento non è infatti altra cosa che la corsa senza fine del desiderio. infatti. la popolazione intera ritornò definitivamente giovane. un arresto definitivo della vita materiale. la morale antica che sonnecchiava nel profondo degli uomini. aumentare l’attività umana. qualche mese prima. entusiasta e gioiosa. tutti i crimini. si limitarono dunque. i legislatori del Governo preferirono trattare questa scoperta come un semplice passatempo di laboratorio. ad approfittare della nuova scoperta per mantenersi tal quali com’erano. del pericolo autentico che potevano rappresentare teorie di violenza. Fintanto che esse erano state professate solo da foschi filosofi. Si convenne allora che fosse assurdo voler immobilizzare nella stessa età invariabile gli uomini-cellule e che una certa evoluzione fosse necessaria tra la nascita e la morte. per la prima volta. Senza il senso della quarta dimensione che lo prolunga nel passato e nel futuro – per impiegare il linguaggio a tre dimensioni – l’uomo non sarebbe. che i giuristi più anziani del consiglio dei ministri avevano ormai appena da diciotto a venti anni in seguito a loro trasformazioni successive. Solo allora si comprese. materialmente commessi. in origine. sarebbero stati non solo scusati ma. era stata rimossa dall’umanità ogni credenza nell’indomani. ma ci si accorse. per fortuna. Non ho bisogno di dirvi che questa trasformazione. a poco a poco. ma non si era potuto far sì che la vita umana non riproducesse in piccolo. A tutto valeva. vale a dire alla vita. Fermare il corso della vita. sempre sottomesso. Poi. siccome il ringiovanimento influiva sul carattere. la maturità. quasi con certezza. sottrarre all’uomo ogni motivo di azione e immergerlo nella disperazione impedendogli quel carattere essenziale della vita che è il cambiamento. Un vecchio che. e si dispensava vivamente da ogni ambizione giovanile. La gioventù perpetua fu ormai permessa al solo Leviatano le cui cellule si rinnovavano indefinitamente e fu l’inizio della sua rovina. si continuò come prima a prenderle come guida. tutti lo dicevano. dopo una breve assenza. che un essere materiale a tre dimensioni. tutte le costruzioni del futuro per la famiglia o per la razza. Il desiderio scompare appena si realizza e l’eterna gioventù era in breve soltanto una realizzazione totale come la morte. infatti. era ben inteso che nessuno tra il personale governativo avrebbe voluto mutare la propria cupa gravità con le infantili gioie della gioventù. il terribile valore pratico che quelle idee potevano assumere. non invecchiare. allo stesso tempo. attraverso le tappe della sua evoluzione. e presto si riconobbero gli effetti di queste trasformazioni nei provvedimenti del Governo. nell’istante presente. in presenza di quel popolo di bambini. come la pietra che cade o il raggio luminoso che si riflette. di gioventù e di forza. Malgrado tutte queste dichiarazioni. la vita di un paese e non suggerisse così perniciose idee agli uomini-cellule che dovevano rimanere omogenei e identici nel tempo come nello spazio.Erano stati soppressi completamente tutti i desideri di immortalità. il rovesciamento profondo che si produsse allora nei costumi. per la felice sicurezza del Leviatano. In qualche mese. Grazie alla facile scusa del determinismo. Inizialmente. dicendo che aveva forse troppo esagerato il trattamento senza rendersene conto. erano squallide spiritosaggini di vecchi e la loro azione rimaneva puramente teorica poiché quegli stessi vecchi difendevano. l’autorità dei più anziani e l’irriducibile supremazia dell’esperienza. con ogni evidenza. perché da quel momento divenne un essere materiale a tre dimensioni che sfuggiva all’evoluzione. gli piaceva pensare che la loro vecchiaia o la loro maturità potesse ormai prolungarsi a loro piacimento in modo indefinito e che essi sarebbero sfuggiti così. agli stessi gesti nelle stesse situazioni. Improvvisamente. così rapida nei più grandi giuristi. e non ci possiamo immaginare. senza decisione propria. ritornava. non significava affatto. ma. Poiché le teorie deterministe erano indiscutibili. fu definitivamente realizzata e si sarebbero dovuti temere i disordini più gravi se. senza libero arbitrio. dopo qualche anno. al contrario. quando esse fossero applicate da uomini giovani veramente violenti e forti.

Il secolo dei corpi senz’anima Il lato più curioso dello straordinario sviluppo del Leviatano. è la società. e quel corpo senz’anima fu quello del Leviatano. È per bisogno di sicurezza che gli uomini rinunciano alle loro forze individuali a vantaggio di un’unica forza. era sufficiente a spiegare la formazione delle collettività che sono gli esseri viventi e l’ultimo venuto tra loro: lo Stato. Si pensava che la vita dell’insieme non consistesse che della vita delle cellule. Al tempo in cui viveva Hobbes. o di un re che diriga il corpo soc iale. che se la natura è quel mondo che Dio costruisce e governa tramite la sua divina arte. Atene e Cartagine sono morte di bulimia. l’uomo è un lupo per l’uomo. come nel corpo umano. infatti essendo gli uomini uguali. Quanto alla religione. D’altronde. la guerra e l’anarchia sono le loro normali condizioni. La servitù volontaria non è consentita a vantaggio di un’élite. Hobbes su questo punto ha spinto l’assimilazione ben più in là. l’accettazione universale e incosciente degli uomini-cellule che servirono da pasto a quel mostro colossale. non c’è nulla nella conoscenza che non abbia la sua origine nella sensazione. che completano la sensazione temporanea a tre dimensioni. e che nessun punto centrale immateriale potesse esistere realmente in questo insieme. è lo Stato. il Leviatano. Lontano da essere ridotti in schiavi da un’autorità superiore. L’agio e il lusso generano la letargia… Fu certamente ciò che si concepì di più forte. ma dalla massa sovrana e nulla esiste al di là dei materiali che. Tutte le malattie abituali degli uomini si ritrovano nello Stato: un uomo che abbia letto. riuniti. ispirato dalla paura o dalla ricerca del minimo sforzo. la scienza aveva confermato la teoria materialista per cui nessuno al mondo può credere ormai alla necessità di un’anima che diriga il corpo umano. questa assimilazione materialista del corpo sociale al corpo umano era appena un’immagine letteraria destinata a colpire le menti. produce in imitazione un animale artificiale. l’ho detto. si raggruppa in cellule. per industria. fu. secondo il motto di Plauto. e la conoscenza non può essere incorporale. L’idea di un creatore proprio . di più preciso. Claude Bernard su questo . e niente affatto. osò scrivere. nel XIX e nel XX secolo. L’agitazione della classe operaia è analoga a quella delle ascaridi. vale a dire del progresso e della tradizione. e tramite un adattamento più completo all’ambiente. l’idea di quell’essere collettivo non era affatto nuova. Spencer aveva fatto intendere che in un s imile organismo. in esseri viventi di una complessità e di un’originalità sempre crescenti. gli uomini. essa è figlia dell’immaginazione e della paura. l’uomo. primo fra tutti. ma raggruppati dalle sensazioni sociali che sono l’egoismo e la paura. nel 1651. come le cellule sociali. e quell’animale formidabile. prese una singolare importanza con lo sviluppo scientifico delle teorie evoluzioniste. è un mezzo di governo utile quando questa immaginazione e questa paura sono collettive. le parti per il tutto. Le nostre idee generali sono solo un’addizione o una sottrazione di immagini di corpi esistenti all’esterno. come il vecchio dualismo tra l’anima e il corpo non avevano più senso. XV. si pensava. D’altronde. ma che gli fa orrore. dal canto suo. È di propria iniziativa.Senza il senso del futuro e del passato. L’antica idea di una costruzione meccanica raggruppata attorno a un centro spirituale era stata abbandonata. il tutto avrebbe vissuto per le parti. Per Hobbes. per stabilire la teoria materialista dello Stato. gli stessi filosofi avevano avuto cura di rassicurare l’umanità sulle conseguenze di uno sviluppo dell’organismo sociale. Lo Stato è ugualmente soltanto una collezione di individui. È solamente bassa superstizione quando l’immaginazione timorosa è individuale. quel Leviatano. Nello stato di natura. per esempio. e ciò rassicurava sulle intenzioni del Leviatano tutti coloro che pensavano che quell’essere superiore non esistesse che in funzione delle sue cellule costitutive. poiché nulla limita i loro appetiti e i loro desideri. s i raggruppano a loro pieno piacimento e per il loro bene più grande. libri anarcoidi in favore del tirannicidio. Solo il vecchio contratto sociale sognato da Hobbes. l’uomo non sarebbe superiore al sasso: sarebbe soltanto un corpo senz’anima. e questo contratto sociale crea la sovranità assoluta. le cellule organiche. in organismi. all’inizio del XX secolo. soli compongono l’edificio. in testa alla sua introduzione al Leviatano. Thomas Hobbes fu un uomo ammirevole nel senso che. in una parola senza il senso della quarta dimensione. che pone lo spirito al di fuori del tempo e dello spazio. anche se questa teoria era stata assai in voga in tutte le civiltà primitive. è affetto da rabbia e desidera perpetuamente bere acqua pura. Era stato deciso che il tutto era solo un composto di parti. che la materia si organizza. Già da tanto tempo.

punto aveva aggiunto delle precisazioni scientifiche rassicuranti: “Le proprietà vitali. avevano permesso alla sola intelligenza umana di sfidare fino a quel momento in mille maniere gli odiosi simulacri della morte. questo modo di pensare appare così puerile come quello di un uomo che. Quando ci si eleva fino alla Quarta Dimensione. alle costituzioni sociali. Perché infine. limitando la propria conoscenza alle ipotesi relative e frammentarie a tre dimensioni. tutto il resto è arrangiamento e meccanica”. né è perché un corpo scompare che scompare anche l’Idea immortale che lo riflesse per un istante. e il suo ideale immortale sembrava dover sfuggire per sempre alle regole naturali. anche presupponendo che tutto il futuro sia contenuto in potenza nella materia. che la stessa teoria dovesse applicarsi all’uomo e che il pensiero fosse. poiché sopprimendo uno specchio si sopprimerebbe un raggio. unica sorgente di ogni luce. ad essere onesti un corpo vivente normalmente senza anima. suggerite dalla quarta dimensione della mente e necessarie a completare i dati dei sensi a tre dimensioni. restando tuttavia una. permette ad ognuno di noi di concepire l’Idea universale particolare. Ciò che sembrava incoraggiare questo errore. XVI. la sua mentalità si era elevata ogni giorno di più. era la constatazione che il pensiero nascesse e scomparisse con quel raggruppamento. ma non è sopprimendo uno specchio che si sopprime il Sole. se l’adattamento all’ambiente poteva spiegare semplici modificazioni pratiche di organi esistenti. È così che l’azione dei morti è più grande di quella dei viventi. Sì. a ben vedere. spesso antagonisti. che il proprio vigore dipendesse dal suo e che scientificamente non si era mai potuta concepire un’anima senza corpo. . da presupporre prestabilita e giunta all’ultimo stadio della propria evoluzione la stessa intelligenza che l’evoluzione materiale pretendeva preparare. vedendo da una finestra migliaia di specchi. Ciò che però si dimenticava nel XX secolo. così il pensiero non muore affatto e l’idea purificata brilla eternamente là do ve il corpo fuggitivo che la riflesse in un lampo di genio è soltanto un lontano ricordo. Sfortunatamente i considerevoli progressi della scienza dalla fine del XVIII secolo avevano appassionato le menti a tal punto che nel XX secolo si arrivò a dubitare e a ignorare quelle idee fondamentali che. per analogia. di ignorare l’anima universa le unica e continua. proprio come nel mondo relativo a tre dimensioni dei raggi luminosi una volta lanciati ritornano per gravità al loro punto di partenza dopo aver percorso delle ellissi millenarie risvegliando un puro sole di luce al posto di un sole scomparso. ai principi di ogni sorta che si era dato. era di sapere chi aveva concepito il piano dell’edificio o ordinato l’armonia preliminare di tutti i movimenti meccanici. liberata da ogni pregiudizio di tempo e di spazio. che solo lo spirito può raggiungere nella quarta dimensione e i cui pensieri e gesti si traducono in apparenze materiali. una colonia di idee-materia che non includeva alcun elemento centrale eterogeneo. come spiegare il mantenimento di un unico piano globale tra dei progressi locali. Gli eredi del marchese Ignorando ancora la quarta dimensione che. il XX secolo non si ingannava quando vedeva nel Leviatano soltanto la somma di un’addizione di corpi a tre dimensioni. Grazie alle leggi. Meglio ancora: il riflesso una volta emesso non muore con lo specchio e. posti nella pianura. perché è liberata dalla materia. al di fuori dei pregiudizi di tempo e di spazio. fatti di un materiale diviso? È che in verità il grande errore del XX secolo fu di prendere l’ombra per la preda e. Ma dove l’errore diveniva grossolano. riflettergli i raggi ardenti del Sole per lui invisibile. senza dubbio. decidesse che ogni raggio è prodotto da ogni specchio. il suo oscuro istinto presente appariva insufficiente per prevedere nel futuro delle costruzioni o delle combinazioni di un ordine talmente superiore. perché sono a tre dimensioni. solamente un fenomeno che emanava dagli organi e che aveva origine dalla sola materia che componeva il raggruppamento del corpo umano. aveva detto. Fin dagli inizi della civiltà. non sono in realtà che all’interno delle cellule. fuggitive e irreali. ai costumi. era quando il XX secolo si persuadeva. l’uomo aveva saputo infatti creare una vita spirituale di cui restava il padrone assoluto e che lo poneva ben al di sopra degli altri animali. Come avevano certe piante chiesto alle farfalle e ai venti di assicurare la loro riproduzione? Quale consiglio superiore di api selvagge aveva concepito l’alveare? Quali furono gli organi che deciser o di stabilire nell’orecchio tre canali che dessero il senso delle tre dimensioni? E. ogni corpo umano è uno specchio necessario della coscienza universale.

ma presto si convertirono anch’essi alle conclusioni imposte dalle leggi naturali di fronte ai progressi incessanti della scienza. La ragione del più forte è sempre la migliore. Darwin non fece che confermare punto per punto tutte le affermazioni del marchese. la torcia della filosofia (vale a dire la scienza) ha dissipato tutte le imposture antiche. se egli si fosse attenuto alle sole idee filosofiche che esprimeva allora. vivendo sotto la legge naturale. come abbiamo detto. i filosofi del XVIII secolo a poco a poco abituarono la mente umana a considerare vera la sola testimonianza immediata dei sensi e. Del resto. nei romanzi. il quale per un istante aveva creduto di divenire Dio. fu ormai solo la materia plastica dell’essere nuovo. Fu così che la letteratura. fu semplicemente una fedele applicazione delle regole poste dalla Rivoluzione Francese poi applicate dall’Impero. essendo il dolore più grande del piacere. ci ordina di fare agli altri ciò che noi non vorremmo ci fosse fatto. il nuovo programma che stava per essere quello dei pensatori del secolo seguente: Secondo lui. Questa. al semplice rango degli animali che l’avevano preceduto. e il divino marchese de Sade fu il vero padre del precetto “Vivre sa vie” che i migliori drammaturghi del XX secolo illustrarono. sofferta in un punto qualsiasi del globo. conoscevano soltanto più i loro soli istinti naturali. È ferendo gli alberi che si ottengono buoni frutti. Il romanticismo asservì definitivamente gli artisti alle dottrine scientifiche. si ripercuoteva immediatamente in tutto l’universo. idra formidabile. il dolore deve essere il principale attore del successo. se l’organizzazione scientifica del mondo intero non avesse offerto d’altra parte la materia universale necessaria alla creazione dell’essere nuovo. alle domestiche provenienti dal popolo che torturavano il cuore delle marchese e che davano ai grandi delle lezioni sociali esprimendosi. Gli economisti. la vita morale non gli apparteneva più. Nietzsche e i romanzieri più celebri del XIX secolo non hanno detto nulla di meglio. alla vigilia della Rivoluzione Francese. in quel tempo. sarebbe stato quello di un venerato antenato. L’uomo deve cercare di sviluppare le proprie emozioni il più possibile nei sensi indicati dalla natura. Ogni legame con il passato era al contrario proibito agli uomini-cellule che. il suo posto nella storia delle idee. e in una forma talvolta degna degli enciclopedisti. si credette che questa fosse a tre dimensioni. e tutto l’edificio sociale apparve una vana impalcatura ipocrita e fuori moda. incapaci ormai di vivere una vita indipendente. niente più ipocrisia. . Privati di ogni idea generale. non potevano più aspirare al superbo isolamento delle individualità di altri tempi. Solo il Leviatano poteva avere una tradizione materiale scientifica che oltrepassasse la durata della vita umana. e. ridotto allo stato di cellula sociale. Nel suo Origine delle specie e il suo Discendenza dell’uomo. all’inizio del XX secolo. contrariamente alle false idee cristiane. il Leviatano. niente più falsità. Con una logica implacabile. rappresentava la forma esteriore di uno Stato economico a tre dimensioni puramente meccanico. e fu la scienza che si incaricò di questo pesante fardello. e che la supremazia dell’istinto riportò l’uomo. Una malattia. Questo declino morale sarebbe stato insufficiente a permettere la realizzazione del Leviatano. Sviluppando lo studio dei fenomeni naturali. per creare il Leviatano. il collante generale incaricato di riunire questi diversi elementi fu fornito dalle esigenze scientifiche della nuova organizzazione. Le cellule. Ci fu un uomo che. È spiacevole che de Sade abbia compromesso la reputazione dei suoi lavori con assurde bravate erotiche che permisero ai suoi diretti eredi di far rimuovere il suo nome dalla storia letteraria. Il mondo fu d’ora in poi solamente un essere colossale di cui tutte le parti rimanevano solidali e di cui nessuna poteva vivere separata dall’i nsieme. non avendo più altra legge dell’istinto naturale. il favore stava andando. sviluppò senza omettere un solo dettaglio.Erano dunque quelle regole morali permanenti e continue che occorreva distruggere ad ogni prezzo. dal XVIII secolo. È sufficiente rileggere le principali opere degli scrittori del XIX secolo per convincersene. osò spingere le nuove teorie fino alle loro ultime conseguenze: fu il Marchese de Sade. da Malthus a Stuart Mill. Non si riconobbero più che le leggi della natura. di certo per abitudine. la crudeltà è un ordine stesso della natura. non fecero ugualmente che ratificare la brutalità di simili asserzioni. dovevano conoscere le sole sensazioni e gli appetiti del momento. a forza di esaminare la materia. un arresto di funzionamento nella nutrizione o nel sistema nervoso del Leviatano comprometteva. I letterati e gli artisti esitarono durante una parte del XIX secolo. L’uomo. conviene mantenersi nel ruolo dettato dalla natura e ascoltare soltanto più i nostri istinti. Bismarck. e rimettere al primo posto l’istinto naturale di selezione. alla terza persona per esporre le loro rivendicazioni. la vita dell’intero essere. dove i bisogni e gli appetiti materiali attentamente equilibrati facevano le veci della morale e del contratto sociale. in modo simultaneo.

Ci si accorse ormai di vivere sempre sulla terra dei morti. quando si limitava. non tenere più conto dei secoli di ricerca e di esperienza che erano preceduti. Senza rendersene conto. nella soppressione degli studi classici e un muro artificiale fu elevato davanti ad ogni bambino. e poi considerò ciò che vedeva. e questa decadenza deplorevole la consegnò senza difesa al raggruppamento artificiale e senza via d’uscita del Leviatano. Il naturalismo invase tutto. si faceva discepolo di Aristotele. per un bisogno istintivo di specializzarsi. nelle manifestazioni più varie dell’attività umana. abbandonarono ogni sintesi e decisero di ammettere la sola analisi nelle ricerche umane. infatti. le volontà e gli sforzi di quei genitori intellettuali scomparsi per sempre. essa divenne presto istintiva. Non è difficilissimo comprendere. monografie di famiglia. si atteggiava da sapiente e da naturalista. . e questa guerra accanita si manifestò nei più piccoli dettagli della vita quotidiana. e tramite quale laborioso e oscuro lavoro dei suoi avversari il suo corpo avesse potuto disgregarsi. Quasi sempre tuttavia. giudicando i fatti mobili secondo una misura interiore e immutabile. essa mancò allo stesso tempo l’Idea che voleva combattere e la Scienza che voleva sostenere. e. l’uomo indugiava o nell’una o nell’altra di queste attitudini. Dove era collocata. non fece che ricadere inevitabilmente nel feticismo più rozzo. in scultura. e che. era stato modificato nella storia del pensiero umano. i pittori si applicarono a divenire degli scrupolosi fotografi a colori o dei passivi interpreti di impressioni istantanee. si voleva fragorosamente innovare. ora considerava all’interno le nozioni immutabili alle quali li paragonava. né tecnica. tra naturalisti e umoristi. nella musica. d’altra parte. e nessuno imparò più a conoscere quali fossero state le sofferenze e le gioie. di conseguenza spiacevole.Un po’ dappertutto. i pittori non furono più né mestiere. Non si conobbero più che descrizioni esatte. l’uomo guardava ora all’esterno i fenomeni che si alteravano. non si potrebbe sintetizzare in assenza di elementi. i maghi e i giocatori di bussolotti. senza scelta. Questa lotta sorda e profonda era iniziata verso la fine del XIX secolo. nulla. ad analizzarli scrupolosamente e ad attribuire soltanto ad essi un carattere di verità. Onorando. una sintesi artistica o morale non è possibile che partendo dall’analisi. a non attribuire realtà che alla vita mistica. Non si potrebbe analizzare senza un analista. che un’analisi scientifica è inesistente senza un principio immutabile e immobile che permetta di costatare dei movimenti relativi. entusiasmati dalle scoperte sempre più considerevoli della scienza. a quell’essere mostruoso e senza cervello da cui si attendeva ogni comando. in un senso e nell’altro. passò presto dalle scienze naturali nella letteratura e nell’arte. che analisi minuziose. in questo perpetuo movimento di va e vieni. ma la porta del cimitero fu definitivamente chiusa. Ci possiamo stupire che un esclusivismo così intransigente. di aspirazioni e di respirazioni. non sia potuto apparire ridicolo in qualsiasi momento. XVII. Dal primo teorico giorno quando il primo uomo aprì i propri occhi alla natura. ci so sforzò di tagliare le radici tradizionali. al contrario. questa perpetua oscillazione tra i dati immediati della coscienza e le informazioni sui fenomeni esterni forniti dalle sensazioni. In ogni caso. schede antropometriche. l’umanità non aveva fatto che uccidere gli artisti e i veri sap ienti accusandoli di reazionismo. tra la costatazione presente di risultati incomprensibili e lo studio delle cause e delle ragioni logiche dei fatti attuali. Era sempre quel doppio movimento di flussi e di riflussi. nonostante gli avversari avessero cambiato nome in corso d’opera. e. a interessarsi alle sole nozioni interiori. gli scultori non ne conservarono qualche ricordo che tramite la mediazione dei loro praticanti. che. diveniva platonico e trovava la verità nel solo mondo delle idee. per mediazione della psicologia. essi rigettavano deliberatamente venti secoli di grazia naturale e di armonia volute da generazioni di pensatori e di poeti. La nascita dell’umorismo Non fu che tanto tempo dopo la morte del Leviatano che si cominciò a capire chiaramente tramite quali complicità morali quell’essere colossale avesse potuto svilupparsi. infatti. E siccome. fotografie realiste che furono chiamate tratti di vita. In pittura. Quando si limitava a considerare i soli fenomeni esterni. naturalmente. A metà cammino tra il relativo e l’assoluto. questa verità infantile non apparve affatto chiaramente ai sapienti e ai letterati del XIX secolo. Quanto ai musicisti. al contrario. la sintesi restava sempre la base incosciente e inconfessata di quei lavori. avevano continuato a rappresentare le due parti in contrasto fino alla fine della lotta. la reale personalità dell’uomo? Nessuno poteva dirlo di preciso. Questo intento si rimarcò ancora più nell’istituzione dei programmi scolastici.

Solo l’umorismo. e inconsciamente. gli uomini immaginarono di essere governati da delle leggi esteriori. tanto l’impresa sembrava pericolosa. Fino ad allora non avevano impiegato che il metodo socratico. Si verificò anche. l’istinto riprese il primo posto. si applicarono a studiarle con attenzione. Gli umoristi. poi del Leviatano. essendo la quarta dimensione divenuta familiare a tutti gli uomini. Il fatto è che i tentativi materialisti così come quelli idealisti furono sempre concepiti a tre dimensioni al tempo del Leviatano. dimostrarono così. Imponendo al Mondo la forma della loro mente come i materialisti imponevano alla loro mente la forma del Mondo. con il progresso del naturalismo favorirono lo sviluppo mostruoso e anormale dello Stato. nel nuovo corpo sociale del Leviatano. ma ancora incomprensibili molto spesso per l’uomo nuovo che era egli stesso l’istante dopo. qualche rivolta individuale che ruppe brutalmente con il naturalismo esteriore richiamandosi al simbolismo e tentò di imporre una visione puramente soggettiva dell’universo. le loro deduzioni nel vuoto. Quando si adoperarono al contrario di dimostrare che aldilà di quei limiti esisteva per forza altro e che il dubbio e la negazione rappresentavano insomma delle realtà positive che completano la nozione dell’universo. Fu allora che si fece largo l’inevitabile movimento di reazione platonica. di principi arbitrari. individualisti irriducibili. infatti. di presunte fatalità della razza. essendo un’analisi impeccabile la condizione iniziale di ogni buona sintesi. Si capì solo allora tutta la serietà della loro campagna.Si era anche prodotto un fatto più grave che aveva affrettato la nascita del Leviatano. . formarono una vasta coscienza esteriore. La rivolta delle scimmie Finché gli umoristi si erano accontentati di dimostrare per assurdo i limiti delle pseudo-certezze a tre dimensioni. che ignoravano come loro quell’umanismo che riunisce tutti gli spiriti nel mondo superiore di una coscienza universale al di fuori del tempo e dello spazio. raggiunsero i limiti estremi del ragionamento scientifico e qui finsero di non accorgersi che esso potesse avere dei limiti. così. fotografando il mondo esteriore a tre dimensioni. Come ai tempi delle religioni primitive. una serie di luoghi comuni. Gli umoristi studiarono dunque la natura. e furono gli antipodi dell’umorismo. di farne una coscienza feticista e sociale. l’amore rimpiazzò la menzogna che non poteva più ammettere una coscienza comune. da cui la loro sterilità e la loro impotenza a scoprire i grandi misteri dell’animo umano. ai tempi dell’Uccello d’oro quando. tutta la portata della loro presunta buffoneria. sconosciuto fino a quel momento nel mondo e che nacque dallo sviluppo anormale della Scienza nel XIX secolo. si erano accontentati di trattare il male con il male alla maniera degli omeopati. ostentarono inizialmente un interesse straordinario alle conquiste della scienza. aveva qualche possibilità di raggiungere gli altri uomini presentandogli degli oggetti conosciuti. ambirono a dimostrarsi più naturalisti dei naturalisti. Presto. che si presentò sotto una forma conciliante e ironica. un bulbo mostruoso che fu la coscienza caricaturale del Leviatano. gli uomini si scaricarono di dosso una parte delle loro responsabilità in favore delle regole soprannaturali. continuarono le loro analisi. Ma mentre il materialista. i simbolisti non fecero che copiare inconsciamente nel soggettivo ciò che i naturalisti avevano fatto nell’oggettivo. e. quando si sentirono più forti. si immaginarono di proiettarla all’esterno. ripresero risolutamente il cammino della sintesi e. XVIII. A forza di ripudiare l’esistenza di una coscienza interiore. Come nella vita naturale del corpo certe azioni riflesse. che si decorarono pomposamente del nome di leggi naturali. certe menti cominciarono a capire il senso profondo della quarta dimensione. gli uomini che tuttavia non ne potevano fare a meno. Invece di governarsi da soli. poterono intraprendere l’opera d’arte che sognavano. furono come loro degli uomini di un istante. All’inizio. in breve tempo. di superstizioni sociali. di necessità ritenute inevitabili. A dire il vero. fotografando le sue costruzioni fuggitive del mondo a tre dimensioni. a quel punto. al contrario. più affezionati alle scoperte dei sapienti stessi. abituali e volgari non reclamano più l’intervento del cervello. in apparenza negativa. quali fossero i limiti della scienza. per assurdo. di necessità di consuetudine. la loro opera. forti ormai della loro scienza acquisita. il simbolismo al contrario. presentava delle immagini non soltanto indecifrabili per gli altri uomini. Logicamente. che ripudiavano ogni tradizione. riuscì ad aprire il grande cammino che doveva condurre qualche millennio più tardi alla Grande Rinascita Idealista. Il loro rigore nell’applicazione delle regole fu quello dei giuristi e degli sportsmen. era apparsa senza futuro.

sotto la sua forma cosciente. l’opera degli umoristi che risvegliò le cellule umane dalla loro pericolosa letargia. l’eternità. e giudicare così l’universo intero. di eternità o di arte. ma che le dominava tutte. L’umorismo fu in questo senso una sorta di valvola di sicurezza intellettuale. non ci videro che un incidente psicologico e non intravidero affatto in quelle battute la realtà di un nuovo mondo. come principio di limitazione. che bandivano i mistici. Occorsero secoli e secoli di ricerche prima che questa nozione. in questo senso. per reazione contro l’assurda vanità delle “certezze” scientifiche a tre dimensioni. ci permette di comprenderlo. basate sulla scienza. Questa quarta dimensione. non ammettevano la contraddizione. il tempo -movimento sarebbe vuoto di senso. si inventarono oggetti esteriori che si chiamarono l’assoluto. ma prudentemente mascherato da buffone. l’uomo creò il Diavolo. dio o l’infinito. pur così semplice. basato sulle “certezze” scientifiche. privato di ogni vita intellettuale. Ci si rendeva conto che il Leviatano. di pensare e di s ottomettere come sempre la relatività dei fenomeni a tre dimensioni al perpetuo controllo e alla critica contraddittoria della coscienza immobile. aver decretato la soppressione dell’anima perché essa cessasse di esistere. implicare le nozioni di permanenza. ma nessun filosofo era giunto a stabilire la natura esatta di questo senso intimo e. nelle prime età del mondo. dà vita al mondo. L’umorismo. e non si avvertì affatto che l’intelligenza umana era il centro del mondo. l’uomo poteva farsi un’idea integrale della natura. né il sacrificio. il conosciuto perde ogni sapore senza il mistero. gli ideologi e i poeti. . ed è ciò che lo fa talvolta giudicare divino. Escluso dall’evoluzione dal momento dell’affare del ringiovanimento delle cellule. L’umorismo. nacque dunque. poiché le sue regole sociali. la quarta dimensione fece la fine di tutte le religioni. ad essere onesti senza pericolo. non compresero minimamente che l’umorismo fosse il loro solo avversario che rinasceva sotto una nuova forma. ma la straordinaria avventura delle scimmie che ebbero un altro impatto e un’azione ben più potente sulle masse. confinati in una gabbia del Museo. si fece posto nello spirito umano. non poteva ingannarsi e presto una formidabile onda di noia si abbatté su tutti gli uomini. perché l’uno senza l’altro sarebbe impossibile e inesplicabile. che essa sola riunisse. Non era sufficiente. Si parlò inizialmente con stupore di quel paio di gorilla che. della quarta dimensione. Furono soppressi i tribunali. aprire la porta e nascondersi di notte nel laboratorio di vivisezione dove era stato proposto di cominciare lunghe e interessanti esperienze sui due piccoli che erano stati strappati il giorno prima dal loro affetto. completa. il Leviatano soppresse ogni iniziativa individuale e le funzioni della riproduzioni della razza furono anch’esse confinate a dei laboratori.L’umorismo. Nello stesso momento in cui inventava Dio. l’abbiamo detto. si avvertiva ugualmente che essa sola poteva fornire il legame necessario tra il passato e il presente. Non fu affatto però. si percepiva che questa nozione interiore eterogenea non era tuttavia particolare per una o l’altra mente. andava a congiungersi alle più alte speculazioni filosofiche. infatti. Il Leviatano ignorò sempre questa scienza intima della quarta dimensione e quel principio di contraddizione di cui è fatta la vita della mente. non contraddice soltanto. senza l’eternità immobile. e i materialisti che perseguivano a quest’epoca i loro sarcasmi e il loro odio anticlericale delle religioni (per il resto desuete ed estinte). la coscienza. ma pensarono che fosse una timidezza del cuore. completare le nozioni sensoriali dello spazio a tre dimensioni tramite la quarta dimensione percepita interiormente. in mancanza di meglio. come i pazzi di una volta. come principio di contraddizione. il discontinuo relativo a tre dimensioni non sussiste che in funzione del continuo a quattro dimensioni e. Non conosceva né l’odio. Si avvertiva che tutte le informazioni omogenee fornite dai sensi non avevano alcun valore intellettuale se non erano completate da giudizi della mente. con un rigore questa volta cosciente. poiché ogni rivolta individuale poteva sollevarsi dal solo campo medico. Certe menti più sottili indovinarono che l’umorismo nascondeva qualche cosa. in mancanza di meglio. bisogna confessarlo. la devozione era per lui senza significato e l’amore sconosciuto. tutte le conoscenze possibili capaci di rivelarci la natura nella sua integralità. il bene non assume il suo significato che in presenza del male e nulla può esistere senza il proprio contrario. Grazie a questa nozione tutta int eriore. alla maniera di un Cristoforo Colombo adolescente. eterna e continua a quattro dimensioni. poteva essere intravista solo dallo spirito. in modo completo. Fu ciò che si chiamò. aveva potuto divaricare due sbarre grazie a un lento lavoro. era nato sotto una forma incosciente nelle prime età del mondo. E tuttavia quell’umorismo che. Si proiettarono al di fuori i felici insegnamenti che essa dava all’intelligenza umana. infine cosciente. L’umorismo allorché nacque: fu il senso intimo.

le linci che non uccidono se non spinte dalla fame. Si poté pensare per un momento che dopo la morte del Leviatano stava per prodursi una rinascita idealista. su una base di 400 chilometri. I risultati ottenuti erano tenuti rigorosamente segreti. Si imparò così con stupore. la costruzione del quadrato dell’ipotenusa. che i marziani. poi. il rispetto degli antenati presso gli orsi. le comunicazioni divennero più attive e furono date istruzioni precise dai marziani sul modo in cui si poteva comunicare con loro comodamente a mezzo di fluidi capaci di attraversare lo spazio. giunto senza alcun dubbio dal pianeta Marte e redatto in francese: “Sì”. che il telegrafista registrò un radio-telegramma. Nei capitoli che seguono. Questa rivolta individuale. Al posto di un comunismo senza autorità cominciò quella dittatura spietata di un’élite che fu il regno dei Sapienti assoluti. colpì intensamente gli uomini-cellule di quel tempo i cui bambini erano sacrificati ogni giorno per i bisogni della scienza. non aveva esitato ad assassinare due sapienti del Museo e a fuggire poi sui tetti portando via i suoi bambini. Era stata finalmente determinata la postazione più favorevole ai tentativi di comunicazione interplanetaria ed era stato lì sviluppato un sito di immensa esperienza. Fu l’inizio della lenta disgregazione del Leviatano. a poco a poco.Si commentò vivacemente la tremenda audacia della madre che. Per lungo tempo i risultati furono negativi. si decise un giorno anche di compiere spese folli per ricreare luminosamente. La Terra fu in quel momento a due passi dalla rovina. Il cane dissociato Tra le mostruose avventure che contrassegnarono l’inizio della Tirannia scientifica. e fu tremando di emozione e di stupore. Era infatti una società finanziaria con capitale di svariati miliardi che aveva deciso di stabilire le comunicazioni necessarie. dall’invenzione della telegrafia senza fili. occorse arrendersi all’evidenza. ed era ben inteso che questa società si riservava il beneficio esclusivo dei segreti che avrebbe potuto così scoprire. . ma l’organizzazione scientifica materiale del mondo era c osì complessa che fu ancora la scienza che monopolizzò questa rinascita a suo profitto. i sapienti si erano preoccupati di comunicare con il pianeta Marte. diceva. per cui la contraddizione era sconosciuta. e. di regnare utilmente sul mondo. e incapace. che questa onnipotenza era già morta da tanto tempo. “è più intelligente”. senza provocare alcuna protesta da parte loro. Si ripensò a cento esempi di sensibilità e di devozione dati dagli animali: le timide galline sprezzanti del pericolo che proteggevano la ritirata dei loro pulcini. infatti un piccolo incidente. provenendo da un semplice animale. Non ho bisogno di dirvi che queste comunicazioni restarono segrete. occorre in particolare indicare la straordinaria storia della Società di Sfruttamento Commerciale del Pianeta Marte. si capì. Si tentò in seguito di riprodurre sul sole. La si proclamò per placare gli spiriti. per quel motivo. XIX. costruito a tre dimensioni. Nessuna risposta probante arrivò da Marte. Si pensò all’inizio a una burla fatta dai nemici della Società Commerciale. appropriandosi degli strumenti di chirurgia. rimase passivo durante tutto il tempo in cui si smascherarono i suoi procedimenti di fronte all’opinione pubblica. presto. infatti la Società conservava gelosamente le informazioni che poteva così ottenere dai marziani. le scimmie nostalgiche che muoiono di dolore per un fiore venuto dal loro paese… Una parte di rivolte sorse presto. ma un incredibile concorso di circostanze. il diagramma di un’impressione fonografica. i gabbiani che si fanno uccidere per soccorrere una compagna ferita. Si sa che. Si disegnarono sul sole immensi triangoli luminosi o cerchi. il giorno in cui si volle farla finita con la sua onnipotenza. Cosa curiosa: quel mostro. composta da qualche pensatore che non esitò a denunciare il Leviatano come un feticcio mostruoso. incosciente. ma con luce nera. Questa volta il risultato fu immediato. rischiò di portare alla sua completa dissociazione. racconterò certi avvenimenti curiosi o strani che mi furono rivelati nel corso dei miei viaggi e che caratterizzano abbastanza questo periodo brutale e autoritario della grande storia del mondo. da tanti anni. sapevano tutto ciò che accadeva da noi e che erano istruiti sui più piccoli dettagli della nostra vita. Migliaia di persone che avevano abdicato la loro personalità in favore del colosso sociale. completandosi il risveglio delle coscienze. compresero quanto le loro speranze fossero state chimeriche e che ci fosse verità e vita morale solamente nell’individuo.

l’aveva lasciata raffreddare di fianco a lui. il fenomeno di dissociazione non era affatto localizzato come nelle osservazioni fatte precedentemente con il radio. e che bastò tuttavia a modificare la storia del mondo. Sembrò che lo spirito del cane. Prima di tutto. a 36 chilometri all’ora. preso alla sprovvista. pazzo di dolore. non permisero di chiedere qualche istruzione urgente a proposito. distrutte fin dall’inizio dall’incendio. mano a mano. i sapienti studiarono con vero terrore i fenomeni che si produssero. si vide come una coda enorme e pelosa sollevarsi fuori dalle onde e agitarsi. se ne otterrebbero 510 miliardi di chilogrammi. mentre una lingua d’acqua smisurata distruggeva gl i . ma rovinosa. il paese. si cominciò a capire che la cotoletta si stava lentamente dissociando. È allora che accadde un fatto dei più semplici. questa questione preoccupava intensamente tutti i sapienti sulla terra. dai lavori profetici del dottor Gustave Le Bon. ora violente detonazioni che scuotevano i muri. Si vide certi giorni.000 chilogrammi di carbone. Quel corpo qualunque era una semplice cotoletta d’agnello. al contrario. Alla fine. cacciato dappertutto. cose folli di cui osiamo appena registrare il racconto. poi di embrioni informi. ripartita adeguatamente sarebbe stata capace di azionare. un treno di merci di 500 tonnellate su poco più di quattro volte e un quarto la circonferenza della terra. in qualche ora. infatti. Ci furono. compiva balzi disordinati.000 franchi al posto di 1 centesimo. si gettò subito nella stanza.Le relazioni si svilupparono ogni giorno di più. inviamo direttamente effluvio dissociante su corpo qualunque a fianco della vostra macchina”. come una facoltà di disgregazione che si trasmetteva rapidamente. il suo normale corso. Ci si lanciò subito alla sua caccia. La dissociazione si faceva visibilmente a strappi: ora non erano che semplici bruciature. La risposta dei marziani fu soddisfacente ma incompleta: “No tempo di darvi spiegazioni. l’animale sembrava divenuto pazzo. la regione. la Terra tutta intera forse? Come arginare simili fenomeni? Come arrestarne lo sviluppo? Le macchine di telegrafia interplanetaria. il cane del portiere dell’impianto che passava di lì. a quel punto. infatti. l’osso tutto intero. accorse. era al contrario una colossale riserva di energia. In qualche minuto. Si era ben compreso. si precipitò nel fiume e. anch’esso dissociato. di un grammo di peso. se quel grammo di materia fosse dissociato in un secondo. la scoperta del radio e le ricerche di sir E. Il fiume si era trasformato in un vero e proprio vulcano. presentava per i finanziatori un serio interesse economico. che avrebbe raggiunto gli oggetti circostanti.830. D’altronde. tramite delle bruciature. cioè circa 200. Qualche secondo dopo. cioè circa sei miliardi ottocento milioni di cavalli vapore. per due mesi. l’acqua del fiume coprirsi di una spessa pelliccia di peli. Occorre dunque confessare che la questione di dissociazione pratica della materia. Questa quantità di energia. ci fu una successione di fenomeni abbastanza terrificanti da traviare ogni immaginazione umana. le sue forze centuplicate gli permettevano di depistare i più abili aviatori lanciati alla sua ricerca. Rutherford sul modo di rompere il nucleo atomico. i fenomeni cominciavano ad assumere un’intensità veramente spaventosa. bruciato da quella cotoletta infernale che aveva trangugiato. si sarebbero dovuti consumare 2. in qualche secondo forse. Un giorno che il padrone del cane si era avvicinato al fiume con altri curiosi. Durante lunghissime ore. si appropriò della cotoletta e fuggì con quella nella campagna. Secondo il dottor Le Bon. Improvvisamente. i sintomi di dissociazione sembravano essersi localizzati all’estremità dell’osso della cotoletta. posta in un piatto e coincidente con la colazione del telegrafista che. se si arrivasse a dissociare per esempio un piccolo pezzo di rame di un centesimo di franco. poi la noce che si trovava a fianco. tramite i mezzi ordinari. era. a una vera e propria esplosione dell’intero universo. subito avvertito. poi presto fu costatato che la disgregazione conquistava. e il Consiglio di amministrazione. la casa. Per fare effettuare per mezzo di carbone quel tragitto allo stesso treno. Nessun dubbio. che facevano cadere a terra chi vi assisteva. mentre i sapienti costernati si azzittivano attorno alla tavola misteriosa. si stava senza dubbio per assistere a una distruzione totale. importanti domande furono poste ai nostri vicini sul modo in cui si poteva ottenere l’energia a buon mercato tramite la dissociazione della materia. aldilà del suo interesse scientifico. per riprendere improvvisamente. straripando in un sol colpo. che la materia. non sarebbe stata economica. già considerata come inerte e non in grado di restituire che l’energia di cui la si era inizialmente fornita. scomparendo nella terra. piccoli incendi che si produssero tutto attorno. influisse sugli spaventosi fenomeni che si produssero. Da tanto tempo. che rigettava acqua bollente. Ma ahimè! Per trasformare un grammo di materia sarebbe occorsa una spesa di energia superiore a dieci miliardi di chilogrammi e questa trasformazione.

Si pensava risalisse al periodo caotico durante il quale la Terra era ingombrata di blocchi di pietra che rendevano penosissimo il cammino. di longitudine est. con le migliaia di animali da cui discendeva. Sappiamo. Quei curiosi esemplari che occupavano tre palazzi speciali. Ma lo si considerava un esemplare degenerato.argini e andava a morire ai piedi del padrone terrorizzato. non aveva del resto nulla di intellegibile. si diceva. Si era appena scoperta. tutti i fenomeni si calmarono. Camminava a quattro zampe come il primo. ma tuttavia più vivace. erano in numero di tre: un cane. era impossibile designare le località in altri modi. discendente dalla nobile famiglia degli Stibine. a causa della sua proboscide pelosa posta nel didietro. infatti. la calma dei tempi passati. Questo modo di esprimersi. il giovane Antimonio. ma nessuno conosceva più quei nomi antichi. Per un lodevole sentimento di probità scientifica. L’attentato contro le collezioni del Grande Museo Centrale fu commesso dallo stesso figlio di un alto funzionario di quella istituzione. era di grande taglia. nonostante avesse quattro piedi e non uno solo. alloggiato in un palazzo grandioso. Il primo era. Era stato classificato tra gli animali feroci prescientifici del genere anti-elefante. si credeva. era sconosciuto ai cittadini a cervello meccanico del nuovo Stato scientifico. si era creduto di poterlo battezzare del suo antico nome. tanto ignorante quanto l’altro. una macchina per farlo credere. sole sopravvissute della fauna terrestre e che ricordavano quelle epoche lontane in cui l’uomo coabitava ancora. tredici secondi di latitudine nord e zero gradi. un mostro. rasente al sole. L’orrore dei primi attentati fu il più grande e per un momento si temette l’insufficienza degli aggetti di iodoformio destinati a calmare gli spiriti. a far di conto e a studiare il meccanismo dei treni interplanetari. che da tanti anni. Quei tre animali erano nutriti a mala pena con erba sintetica artificiale che costava duemila europei al rotolo. dal momento che ogni vegetazione era stata soppressa sulla terra per ordine del Gran Laboratorio Generale. inspirava aria e picchiava la suola del piede. Quelle collezioni erano da tanti anni. e poi anche per paura di esporre a un fatale ritorno di ignoranza tramite induzione l’ammirevole ingozzatrice elettrica di cui ci si serviva per l’educazione istantanea di tutti i giovani cittadini fin dalla loro uscita dalla macchina per nascere. nel momento stesso in cui la scienza umana sembrava giunta al proprio apogeo. Un visionario Fu nell’anno trentatré dell’Assoluto. ci si era astenuti da insegnargli a leggere. Visibilmente l’istinto del cane si dissociava allo stesso modo e si provò un indicibile terrore. un essere bizzarro. sul terreno collettivo A-327. Il terzo animale infine. cinque primi. Secondo le vaghe informazioni sfuggite al secondo diluvio. dal cranio appiattito. . emetteva una sorta di nitrito senza portata pratica. per conservarli tali quali erano una volta. XX. dalle orecchie a punta. il pernicioso esempio di amore per le piante era disastroso per l’ordine sociale. un primo. una pulce e un cavallo. tramite i suoi attentati criminali contrari a ogni saggezza scientifica. che pronunciava spesso le stesse parole: Qouap! ouap! ouap! e privo di ogni conoscenza matematica. sempre a quattro zampe. per qualche mese soltanto. che un visionario. la dissociazione si arrestò – nessuno seppe esattamente perché – e il mondo scientifico ritrovò. la riproduzione del genere umano era stata affidata a dei laboratori speciali di biologia e che l’amore sessuale. essendo tutte le città confuse e sovrapposte undici volte sulla superficie del nostro meraviglioso pianeta. minimizzato a calcolo. le ultime del mondo che comprendessero ancora bestie viventi. Poi. infatti. in famiglia. Era muto. rievocato alla meno peggio: il Solipede.) La sola scienza regnava ormai come padrona assoluta e ognuno era divinamente felice di vivere in un mondo organizzato per quella. (Già da diverso tempo. infatti. gioia del mondo antico. come quel nome sembrava indicare. otto secondi. capovolse il mondo da quarantotto gradi. a rimuovere gli alimenti dal corpo. ma compiva salti prodigiosi. era soltanto appena più grande di un grano di tabacco. Si trattava di tentativi criminali diretti contro le collezioni del Grande Museo Centrale e la mostruosità di quell’atto denotava una tale aberrazione di spirito che ciascuno ne restava confuso. non nel davanti come negli elefanti e destinata. Il secondo animale.

e suo zio Kermès ne aveva contratto una grave malattia. gli leccava le mani. Suo padre ne morì di dolore. prendeva nuove misure e tornava a casa a lavorare in segreto. dolcemente. lanciato nella sua corsa folle sul Solipede di cui guardava avidamente fremere e contorcersi la carne vivente. e le chiedeva quale potesse essere la ragione della differenza di sessi. Se ne andava poi. Non fu che l’indomani sera che si poté valutare l’incidente. Benzamide. riuscì a domare la sua resistenza selvaggia e si mise a scuoterlo con la voce e con i gesti. con un classificatore elettrico a dodici piani. nel mondo intero. cercava la risposta nelle tavole dei logaritmi e non la trovava. Ci fu allora. nonostante non avesse nulla. neanche lui. Come una tromba d’aria. Il Solipede si lanciò subito in avanti. Egli tentò di spiegare vagamente che aveva obbedito a una voglia interiore irresistibile. si immerse nei tunnel. si impadronì dei tre animali viventi. l’orrore della desolazione e un lungo S. come tutto il mondo faceva. come a misteriosi istinti atavici ignorati. contro tutte le usanze. imprigionò il corpo vivente del Solipede in una ragnatela di cinghie. Durante la sua maggiore età. Quanto al giovane Antimonio. si giudicò che il suo atto non potesse provenire che da una follia sadica contro-scientifica del terzo grado. il terribile cavalcato percorse autostrade intere. Un anno più tardi. Antimonio passava minuti interi a sognare invece che calcolare. disorientata e molto turbata. trascorrendo giornate bianche al sole e coricandosi quando tutto il mondo si alzava all’alba elettrica. e questo segno di incoscienza aveva definitivamente piombato nella desolazione la famiglia Sb1 O2 e Sb3 O4. Talvolta. sollevarsi verso di lui. guardava lungamente la sua compagna di lavoro Benzamide. Misteriosamente. composti di corde e di cinghie di amianto intrecciate. a causa della sua ostinazione. era stato necessario rimetterlo quattro volte alla ingozzatrice. Antimonio divenne sempre più cupo. una fronda di vera erba si risvegliò in un laboratorio. mostrarono Antimonio sorridente. scivolava nelle corsie deserte del Museo fino alla gabbia del Solipede. Lo si vide gettarsi in avanti. Innumerevoli riprese. con certezza domato. si disinteressava al corso di vibrazioni e restava lunghe ore in contemplazione di fronte ai tre animali viventi. di terrore affollò gli undici piani della scienza. Antimonio evidenziava un carattere strano. Se decise dunque di internarlo nel laboratorio dove lavorava e di sorvegliarlo da vicino per un anno. Fu costatato con stupore che gli animali non avevano alcun male e ce la si cavò con reintegrarli nei loro palazzi. non aveva voluto rimuovere il cervello per rimpiazzarlo. senza difesa contro un’iniziativa individuale che non aveva previsto e il più piccolo granello di intelligenza sollevato dal vento avrebbe potuto sfasciare questo orologio gigantesco. i fiumi ripresero il loro percorso. ma non sapeva cosa. percorreva le strade come un allucinato mormorando “Amo…Io amo…”. non ascoltava più i fonogrammi quotidiani. infatti. l’anti-elefante. si mise allora a costruire strani finimenti per ingannare la noia. approfittando della disattenzione generale. non poté fornire alcuna spiegazione ragionevole del suo attentato e riconobbe lui stesso che il suo atto criminale non aveva affatto soddisfatto le aspirazioni irragionevoli che lo divoravano. si era subito accomodato nella pelliccia dell’anti-elefante e si lasciava trasportare senza resistenza né timore.S. e. Il mondo scientifico era allora così ben meccanizzato che si trovava.Fin dalla sua giovane età. la scienza conobbe così tutte le disgrazie. Durante un intero anno. Con un coraggio formidabile. Tali antecedenti facevano prevedere avventure tragiche. L’anti-elefante seguiva saltellando e facendo sentire il suo grido strano e terribile: Ouap! ouap! ouap! Quanto all’animale saltatore. poi fermarsi bruscamente sulla sommità dei monti. dondolando le braccia. trasfigurato. mentre ai suoi piedi. Quando tutto fu pronto. attese pazientemente la grande festa dell’Aldeide benzoica. trascinando il visionario nella sua corsa folle. . osservando fuggire nel cielo nuvole chimiche tra gli alberi artificiali. di cui faceva continuamente saltare i fusi di sicurezza. Piste magnetiche furono tagliate. si lanciò sui ponti-palloni. parenti diretti del giovane. a quattordici anni e mezzo. registrate di volata.O. ribelle ad ogni insegnamento scientifico. A volte. sprofondò in scale paracadute e sfuggì miracolosamente alle migliaia di apparecchi di sicurezza sparsi dalla scienza sulla terra intera. A volte. aveva ricusato le gioie sociali del matrimonio artificiale nelle officine speciali dello Stato incaricate dei necessari prelevamenti necessari. saltò sul dorso del mostro.

di cervelli elettrificati e di fodere a batterie. infatti. rimaneva perfettibile. In più il Sapiente Assoluto apprese con terrore quali strane domande Antimonio ponesse a Benzamide sull’utilità dei sessi. Seduti davanti alle tastiere. impassibili e muti e. Si trattava. non esisteva alcuna differenza tra la condizione dei cittadini sottomessi allo Stato-sovrumano e quella degli antichi imprigionati. al contrario. contrariamente a tutte le leggi. le prigioni e i torrioni di un tempo erano stati soppressi. ciò era compiere un’opera di follia. tutti lo sapevano. secondo i dati esatti della scienza. Il suo turbamento fu al culmine quando gli si riferì che Antimonio e Benzamide avevano frequenti litigi. Le prigioni non avevano ormai alcuna utilità. ma invano. ci si era presto persuasi della sua realtà vivente. sotto la direzione del Sapiente Assoluto. Antimonio fu arrestato la sera stessa e il Sapiente Assoluto riprese fiato. avrebbe comportato quella di tutti gli uomini che vivevano artificialmente solo per lui. A dire il vero. . gridando: “Novantatré! Novantatre! Novantatre!” Che significava che il rendimento assoluto delle nuove dinamo di Stato aveva appena raggiunto il 93 per cento. al contrario. poiché ogni disaccordo poteva aggiustarsi tramite il calcolo. ma con i progressi inauditi della scienza. i membri del Cervello Centrale si avvicinarono al tetto del Palazzo di Stato e discesero con l’ascensore a effluvi nella sala della Scienza dove si teneva la seduta annuale dell’Accelerazione. Lo Stato-Sovrumano. ogni discussione era infatti sconosciuta. e i cittadini a cervelli di bronzo si sforzavano. di giudicare nei primi dieci minuti della seduta il visionario Antimonio. Si raccontava tra la folla che egli fosse stato deviato dal retto cammino da un’evasione di tre mesi nei deserti abbandonati dell’antica Europa e si ricordava il suo attentato contro le collezioni del Grande Museo. sedevano maestosi. Il pericolo diventava immenso per lo Stato ma occorreva.Dati i progressi meravigliosi compiuti dalla scienza. centinaia di cittadini dal cervello di bronzo fosforoso si affrettavano senza ragione nelle grandi arterie dell’andata e nelle strade venose del ritorno. l’uomo dalle dita di caucciù. e si capisce quale gloria il nuovo mondo derivasse da questa riforma che poneva gli uomini al rango degli dei. L’amore morto Fu il beato giorno della grande festa mondiale dell’Accelerazione che Antimonio fu giudicato. A dire il vero. La stretta sorveglianza che si esercitò su Antimonio non gli fu gran che favorevole. La soddisfazione scientifica era generale. trovare un pretesto che non risvegliasse dubbi. Lo fornì presto lui stesso redigendo. aveva aperto le porte della Fabbrica e scatenato sul mondo gli effluvi radiosi del sole artificiale. Degli uomini-cellule non ci si preoccupava più già da tanto tempo. XXI. le idee di quel pazzo non sembravano tanto meritare un tale spreco di tempo. dovevano solo lasciarsi funzionare in condizioni precisamente definite e la loro felicità non poteva più accrescersi. Essa rivelò nuovi scandali molto più gravi per l’ordine pubblico dell’attentato contro le collezioni del Museo. la morte dello StatoSovrumano. perché tutti credevano che i progressi dello Stato-Sovrumano potevano ormai dipendere dal solo accrescimento della velocità sociale. di capire il vero motivo che poteva spingere i Venti vegliardi di una volta a interrogare quel demente in circostanze così solenni. i Venti vegliardi di una volta. salvo che i prigionieri godevano un tempo della loro libertà di spirito e dello spettacolo della natura. per mettere Antimonio sotto accusa. Abbondantemente nutriti con arsenico fenicato. Lo si era preso ai primi tempi dell’umanità per una semplice funzione giuridica. circondati dal rispetto di tutti. La sostituzione di una cellula-uomo era dunque un fatto naturale senza portata. un manifesto inverosimile dove era esclusa ogni equazione e che non si appoggiava che sulle idee! Per un cittadino dello Stato-Sovrumano. Nel mondo scientifico nuovo. Dall’ora già lontana in cui Kilowatt. al di sopra di loro. Gli uni dopo gli altri. provvisti di braccia in bismuto. gli anziani che avevano conosciuto l’umanità grazie a libri oggi distrutti per la sicurezza dello Stato-Sovrumano. i centodiciotto sapienti di Stato erano lì.

Tutto ciò che il popolo e i centodiciotto sapienti di Stato potevano conoscere, era che un’accusa capitale di imprecisione scientifica pesava su Antimonio. Solo il Sapiente Assoluto e i Venti vegliardi di una volta comprendevano l’angosciante gravità della disputa, perché solo loro sapevano che, per loro cura, l’Amore era morto nel mondo e che la sua resurrezione comportava la caduta dello Stato-Sovrumano. Qualche secondo passò e la seduta fu aperta. Agli effluvi blu successero gli effluvi rossi e Antimonio apparve, introdotto da un automa e fortemente ostacolato da due ipnosi del piede. Il suo sguardo, libero, chiaro e luminoso errò un istante con indifferenza verso la cupola dove si incrociavano le istantanee-gramma dei giornali di provincia, poi, improvvisamente, ardentemente, si posò su Benzamide seduta al banco dei testimoni e che, ansiosamente, attendeva. Improvvisamente, le tastiere si agitarono e il Sapiente Assoluto si alzò per riassumere l’ideogramma di accusa. Antimonio sosteneva nel suo manifesto: 1) Che un ragionamento qualitativo dovesse sostituire i metodi scientifici di Stato basati sulle illusioni di tempo e di spazio per la direzione delle cellule-uomini; 2) Che, senza ricorrere allo Stato-Sovrumano, l’uomo, grazie alla cultura della propria volontà avrebbe potuto domare gli elementi, sollevarsi in aria, planare senza appoggio materiale e anche eliminare la morte; 3) Che con l’accrescimento di questa stessa volontà individuale, l’uomo avrebbe potuto spostarsi istantaneamente da un luogo a una altro e non sottomettersi più alle regole infantili dello spazio; 4) Che questo accrescimento formidabile delle forze individuali poteva senza dubbio prodursi solo in funzione di altre passioni, oggi sconosciute, ma di cui ci sarebbe urgenza di ricercare la natura nella storia dei secoli passati. Ascoltando quest’ultimo paragrafo, i Venti vegliardi di una volta si sentirono impallidire di terrore. Era dunque questa forza terribile dell’Amore che gli permetteva di resuscitare dalle ceneri di un mondo abolito e di sfidare la loro onnipotenza! La scienza, non era dunque lei la più forte? Era necessario farla finita. Quando la lettura dell’ideogramma fu terminata, violenti effluvi di protesta attraversarono la sala, e il Sapiente Assoluto, indirizzandosi ad Antimonio, riprese con durezza: “Io non capisco poi con quale fine lei abbia chiesto, quando era in osservazione, che le sue idee fossero sottoposte all’addetta di laboratorio Benzamide, figlia dell’illustre Antracite, con la quale lei ha compiuto i suoi studi. Lei ha affermato che, senza la sua approvazione e senza la sua presenza, non potrebbe realizzare nulla. La ragazza è qui oggi davanti a lei, devo avvisarla che questa occasione di spiegarsi è l’ultima che le sia offerta.” Un lungo silenzio si librò. Smarrito, con tutta la fiamma dei suoi occhi, Antimonio guardava Benzamide e il suo sforzo di comprensione appariva tremendo. I Venti vegliardi di una volta seguivano questa scena con angoscia, pronti a intervenire, e i centodiciotto sapienti, non capendo nulla, guardavano l’accusato con impazienza. Benzamide, a sua volta, contemplava Antimonio con una curiosità commossa come se lo vedesse quel giorno per la prima volta. L’esperienza diventava infinitamente pericolosa, occorreva che si interrompesse subito e, nervosamente, il Sapiente Assoluto si alzò: “In assenza di ogni spiegazione della parte accusata, disse aspramente, sospendiamo l’udienza tre min uti, per permettere a Benzamide di redigere le sue conclusioni. Lei sola conosce a sufficienza i cosiddetti lavori dell’accusato per poter deporre in suo favore.” Senza più saper esattamente quello che faceva, Benzamide si confinò sola nel laboratorio contiguo alla sala delle sedute. Le sue idee si aggrovigliavano, le teorie e i metodi danzavano davanti ai suoi occhi, come presi da follia. Violentemente, tentò di classificare i suoi pensieri, di guardare in se stessa. Felice, lo era senza alcun dubbio. Non era suo padre il glorioso inventore del ripopolamento dello Stato artificiale che sostituì lei non sapeva esattamente quale metodo primitivo e fuori moda? Tuttavia, non era una figlia come le altre, e a volte delle idee strane la assalivano. Spesso, quando lavorava con Antimonio, pativa brusche afflizioni quando il giovane impiegava metodi che non erano i suoi. Sola, tra tutte le sue compagne, non amava il proprio nome, avrebbe preferito chiamarsi Narcotina o Codeina. Due minuti passarono, poi, ad un tratto, senza sapere perché, Benzamide sentì lungo le sue guance delle lacrime bollenti che scendevano.

Istintivamente, la ragazza si alzò, prese una provetta e analizzò rapidamente nell’Atomometro: Acqua: 983,0; Cloruro di sodio: 13,0; Sali minerali: 0,2; Materie albuminose: 5,0. “Divento pazza, pensò. Non c’è nulla aldilà della scienza: questo pazzo disonora lo Stato.” Il terzo minuto terminò, Benzamide rientrò nella sala delle sedute, riprese il suo posto e, con un movimento della testa, fece segno che non aveva nulla da dire, poi distolse gli occhi. Uno scatto, un corpo che si sbilancia; Antimonio scivolò inerte sulla tavola iodoformata. Non essendo state fatte obiezioni da parte di alcuno, neanche da Benzamide, ed essendo Antimonio pericoloso per lo Stato, per la sua follia, i giudici, in virtù del loro potere di discrezione, procedettero essi stessi, di ufficio e senza più informarsi alla sostituzione del suo cervello con una macchina logaritmica in bronzo d’arsenico del modello regolamentare fornito dallo Stato. È così che gli spettatori di questa tragica scena videro presto Antimonio ripassare, automa docile, senza personalità, senza pensiero, e mischiarsi alla folla degli schiavi di Stato che attendevano al di fuori gli impulsi meccanici, minuziosamente regolati dal Maestro della Fattoria. E mentre Benzamide, la testa pesante, le idee stornate, riguadagnava il laboratorio di suo padre sociale, i Venti vegliardi si alzarono e si spostarono nella sala del Consiglio privato. Lì, tremanti ancora per la pericolosa esperienza che avevano appena provato, si guardarono lentamente senza parlare. Loro soli al mondo sapevano che qualche cosa di immenso era stato per sempre distrutto: qualche cosa di favoloso di cui l’umanità antica aveva vissuto per secoli, qualche cosa di cui il nome, soltanto pronunciato, avrebbe messo lo Stato in pericolo. E sull’Amore definitivamente morto, sulle ceneri della Divina Sofferenza di una volta, rassicurati ormai sulla passività dei cittadini di bronzo dal cuore d’automa, poterono intravedere infine il trionfo colossale del mondo artificiale, piegato per sempre sotto gli artigli dello Stato-Sovrumano. Nella strada, la folla docile ancora gridava: “Novantatre! Novantatre!” che significava che il rendimento assoluto delle nuove dinamo centrali aveva appena raggiunto il 93 per cento.

XXII. La paura della cosa sconosciuta
“Le materializzazioni si compiono tramite l’occhio! Le materializzazioni si compiono tramite l’occhio!” Questa costatazione, ripetuta cento volte, affollò tutta Parigi verso la fine del XX secolo. Già da tanti anni la guerra non esisteva più, anche il suo nome era dimenticato, e i popoli della terra intrattenevano delle relazioni diplomatiche di una cortesia estrema. Non ci si stupirà di questo quando si saprà che gli armamenti erano stati sviluppati in proporzioni inaudite e che i progressi ammirevoli della Scienza non permettevano di distinguerli dalle altre produzioni industriali. La pace era universale, non c’erano più armate, né soldati. Quando un popolo doveva lamentarsi con un altro popolo, si accontentava di uccidergli tre o quattrocentomila persone per mezzi conosciuti da lui solo; i capi di Stato si scambiavano ipocriticamente affettuosi messaggi di condoglianza, accettavano la lezione o tentavano di vendicarsi, secondo la loro forza, ma nulla, esteriormente, sembrava turbare la cordialità del loro accordo. In ciascuna regione, la guerra era diventata endemica, era ormai soltanto una forma della scienza e della pace generale: la civiltà appariva dunque al suo apogeo. A volte, degli spiriti dolenti rimpiangevano assai l’epoca barbara delle brevi guerre dichiarate, quando i soli militari erano esposti, e che generavano in seguito delle paci vere, ma non osavano dirlo e a mala pena pensarlo, tanto era dispotica la polizia dei Sapienti Assoluti che dirigevano il mondo. Fu in particolare nell’ultimo anno di oscillazione polare del XX secolo che una serie di rappresaglie pacifiche angosciò l’umanità. Poiché le Gallie del Nord avevano improvvisamente aumentato la loro tariffa doganale sui fanghi alimentari di torba, i Piccoli Prussiani, tutti vegetariani, minacciati dalla fame, inviarono a Parigi, per vie traverse, seimila caschi di turismo aereo che vendettero a basso prezzo ai cappellai del centro nei quartieri di Argenteuil e di Saint-Germain. Avendo qualche cliente perso la vista provando questi caschi, fu costatato molto fortunatamente in tempo, che la cuffia conteneva due particelle di radiomite che bruciava il nervo ottico in qualche minuto senza lasciare tracce. Represso l’affare, come d’abitudine, dalla censura dei Sapienti, fu annunciato in tutte le riviste d’arte, qualche settimana più tardi che, per rispetto della alta cultura germanica, l’Accademia di musica di Parigi

avrebbe dato a Berlino una grande stagione francese destinata a far conoscere meglio i capolavori della nuova orchestrazione vibratoria moderna. Questo annuncio fece scalpore negli ambienti berlinesi, dove ci si appassionava per questa nuova musica, che ispirata dall’impressionismo antico in campo pittorico, lasciava che ciascun strumento dell’orchestra suonasse in modo indipendente secondo la propria tinta. L’insieme sintetico si ricomponeva nello spirito dell’uditore, che non aveva, in breve, che da tapparsi le orecchie per meglio percepire l’armonia generale, come gli amatori di una volta strizzavano gli occhi per apprezzare la luminosità totale di una tela impressionista. I concerti francesi si prolungarono, a Berlino, durante diverse settimane. Ogni giorno i musicisti facevano ascoltare note più curiose, più discordanti, e la loro follia disarmonica, giunse a un tale punto che si dovettero aprire tutte le finestre del teatro per evitare il funesto effetto delle vibrazioni sui vetri che cadevano in frantumi. I musicisti francesi sembravano evidentemente attendere qualcosa. Il giorno dopo, avendo fatto appello alla collaborazione di un’eccentrica orchestra americana e di qualche violinista italiano, le vibrazioni musicali, strane e profonde, furono improvvisamente interrotte da una detonazione formidabile venuta dai sobborghi della capitale e che costò la vita a sessantatré mila persone: la colossale fabbrica di azoto vitale di Schweidenburg era appena saltata. Tutto accadde nel modo migliore del mondo: i musicisti francesi interruppero il loro concerto in segno di lutto; il margravio di Brandeburgo stesso fece distribuire agli artisti degli splendidi cesti di begonie bulbose per ringraziarli del loro concorso e una colletta fu organizzata a Parigi in favore delle vittime… Fu allora che un’angoscia profonda colpì la capitale della Gallia settentrionale. Tutti gli spiriti illuminati capirono, infatti, che la catastrofe di Schweidenburg, provocata dalle sapienti vibrazioni musicali dell’orchestra francese, avrebbe comportato terribili rappresaglie. Si temette il ritorno delle nuvole rosa avvelenate o degli uccelli migratori esplosivi che avevano compiuto tanta distruzione e i Sapienti Assoluti stessi avevano il terrore di sentirsi disarmati contro i tradimenti, sempre possibili, della loro subcoscienza: regno dello spirito molto mal difeso, nel quale il nemico aveva già effettuato diverse volte dei raid ipnotici di spionaggio assai inquietanti. Fu dunque per loro una sorta di sollievo quando ispettori vennero ad annunciargli che una povera operaia della fabbrica di distribuzione di Teatro a domicilio era stata strangolata la notte stessa da un fantasma che si era progressivamente materializzato nell’oscurità della sua camera. Un occhio luminoso, color smeraldo, si era dilatato inizialmente a due metri circa dal suolo, poi una rozza testa si era manifestata, da cui erano sgorgati subito dei filamenti di materia in forma di muscoli, di braccia e di mani. Quei filamenti, come tentacoli di piovra si erano presto ramificati attorno al collo della sfortunata, terrificata, e avevano provocato la sua morte per soffocamento. Una dozzina di casi identici furono segnalati l’indomani nei sobborghi di Mantes e di Château-Thierry, vale a dire alle estremità dell’agglomerato parigino. Quelle materializzazioni a distanza non erano affatto nuove e, malgrado tutto il loro pericolo, si conosceva il mezzo per combatterle. Non erano tremila fantasmi analoghi, catturati dieci anni prima e indeboliti tramite ipnotismo, impiegati già da tanto tempo al prosciugamento delle paludi e ai lavori più ripugnanti dello scarico dei rifiuti? Questa volta, tuttavia, ciò che inquietava gli spiriti deboli, era che la materializzazione cominciasse con l’occhio. Non che, ci affrettiamo a dirlo, a quest’epoca scientifica l’app arizione di un occhio nella notte fosse capace di terrorizzare le persone più timorose, ma si sapeva che i fantasmi Piccoli Prussiani cominciavano la loro materializzazione dai piedi, e l’apparizione primitiva dell’occhio disorientava gli osservatori. L’Accademia coloniale, riunita l’indomani stesso, risvegliò tutto l’ansietà di Parigi dimostrando chiaramente che si trattava di rappresaglie orientali, dovute senza dubbio al divieto di esportazione dei vermi bianchi, e che i Piccoli Prussiani non c’entravano per nulla. Sappiamo, infatti, che la mentalità dell’Estremo-Oriente è, per ogni cosa, l’inverso della nostra. Gli Orientali temono il bastone e disprezzano la morte; i loro cuochi sbucciano i loro legumi verso l’esterno, invece di richiamare il coltello verso di loro come i nostri; scrivono all’indietro, e i loro pittori, quando devono decorare una grande superficie murale, tracciano inizialmente gli occhi degli uccelli, poi i becchi, le piume e infine il paesaggio che sta attorno. Cominciare queste materializzazioni di fantasmi con l’occhio, era la prova indiscutibile dell’azione orientale. Parigi piombò dunque nuovamente nell’angoscia della cosa sconosciuta. Degli immaginosi, si figurarono nella mente con precisione tutte le catastrofi possibili, morivano bruscamente di arresto cardiaco al minimo rumore insolito che percepivano, altri non osavano più avventurarsi nelle strade, quasi tutti sentivano un terrore morboso abbandonandosi al sonno. Più l’attesa si prolungava e più questo nervosismo diventava

a deviare le granate in caso di attacco e condurle con precisione al deposito di vecchie ferraglie sistemato a quello scopo in un terreno indefinito delle fonderie del Creusot. insomma. spiegarono il movimento generale dell’universo. quegli anelli si separavano come anelli di fumo. la rivelazione definitiva delle due forze antagoniste di attrazione e repulsione. Tutti accorrevano ai punti di caduta per vedere queste granate conosciute. cioè della materia. si cantava per le strade. Non si volle credere. dimenticarono per cinquantacinque minuti di mettere in presa la semplicissima leva che comandava il vecchio apparecchio magnetico destinato. Fino a quel momento. aveva a mala pena fatto progressi. Come le religioni antiche assumevano un deus ex machina incaricato di dare l’impulso primitivo alla creazione all’origine del mondo. Fu. balli erano organizzati come in passato all’aria aperta. agitata con un movimento di rotazione. occorre riconoscerlo. e d era a stento che si potevano stabilire differenze tra l’uomo delle caverne e quello che viveva all’inizio del XX secolo. per atavismo. così i fisici avevano avuto l’accortezza di ammettere come un assioma indimostrabile l’energia della materia. Si arrivava a desiderare la peggiore calamità per essere liberati. La legge di Newton era sufficiente a spiegare tutto. Una volta posto quel punto di partenza senza discussione. E tuttavia. La levitazione universale Fu appena dopo il XX secolo che l’uomo cominciò a dominare la natura e a comandare realmente il movimento dell’Universo. ma era con l’indifferenza davvero più sorprendente che Laplace aveva avuto la premura di lasciare interamente questa questione da parte. sole ad essere conosciute allora. fu interamente dovuto alla scoperta sensazionale delle leggi generali della levitazione universale che. Fu dunque una vera esplosione di gioia che accolse. La nebulosa primitiva. incontestabilmente. nessuno. provenivano dai Piccoli Prussiani poiché portavano ostensibilmente un’etichetta americana. per esempio. a qualunque prezzo. La gioia fu così grande e l’allegria popolare talmente incontenibile che i Sapienti Assoluti stessi. Questo passo formidabile. che nessuno. all’inizio. arci-conosciute. il movimento prim itivo e rettilineo delle nebulose. liberava successivamente degli anelli sotto l’influenza della forza centrifuga. Quando il nucleo centrale era di dimensioni sufficientemente ristrette per non liberare un nuovo anello. e che. Solo Keplero sembrava essersi preoccupato delle leggi dell’energia. l’arrivo delle prime granate maschie. di un tipo molto antico. e. da un incubo insostenibile. Gli uomini di quel tempo assegnavano forse meno importanza a quell’avvenimento astronomico quanto l’avrebbero fatto dei pastori Caldei che avevano vissuto qualche migliaio di anni prima di loro. da tanto tempo. completando quelle della gravitazione. si condensavano in sfere che formavano i pianeti. Come è possibile che non ci si fosse preoccupati prima della necessità di quel contrario? Possiamo domandarcelo con stupore. con uno scopo industriale o scientifico. . Basti ricordare. gli uomini di allora non avevano affatto la scusa di ignorare la radioattività e solo questo avrebbe dovuto metterli sulla via delle meravigliose scoperte che avrebbero perseguito qualche anno più tardi. Quando si paragona questa indifferenza straordinaria all’attività sfrenata che regnò sulla terra quando si intraprese la cattura della cometa. pensò di utilizzare praticamente. Nessuna conclusione scientifica fu tratta da questo importante incontro. ignorando tutto di se stesso e del Leviatano che lo circondava. sotto l’influenza dell’attrazione. a Parigi. temeva più: si rideva. delle due energie contrarie da cui dipendono l’apparizione e la sparizione dei mondi. si rimane davvero attoniti riflettendo sul passo gigantesco compiuto dall’umanità in questo breve lasso di tempo. generate nel loro percorso da granate femmine. XXIII. a delle rappresaglie così grossolane e talmente infantili. si condensava a sua volta in sole centrale. Ognuno si credeva ritornato al buon vecchio tempo dei puerili bombardamenti di granate. si vide anche un grande distributore di alimenti elettrici dei boulevard disporre sul marciapiede sedie e tavoli alla maniera di una volta. a maggior ragione. il provvidenziale passaggio dell’astro errante. di associazione e dissociazione. nessuno sospettava ancora gli orrori inconcepibili che imminenti progressi scientifici avrebbe riservato agli umani. la stupidità e l’incomprensione generale che incontrò il ritorno periodico della cometa Halley nel 1910.estremo. la gravitazione universale era sufficiente a rendere conto di tutto il resto per quanto riguarda la formazione dei mondi.

si telegrafò con terrore. alla velocità antica. si poté anestetizzare il cervello. egli non sospettava affatto delle conseguenze formidabili che avrebbe avuto il suo audace intervento. L’ingrandimento dei ricordi L’anno della Trasmutazione. Con grande meraviglia di tutti gli assistenti. furono fatti antichi che. Non pensava che questa operazione avrebbe permesso ai curiosi del mondo intero di viaggiare presto nella storia dei tempi passati e di rivedere personalmente. Certo. silenziosa e imbottita. fu. resuscitarono improvvisamente al primo piano della coscienza. immagazzinata di recente. di migliorare ancora di più un giovane uscito primo dalla Scuola Normale Operaia e di trasformarlo in soggetto di élite capace di calcolare in qualche minuto tutte le nuove contribuzioni sociali sul reddito. che i nuovi metodi di anestesia non sopprimevano. senza soffrire. era già stato osservato. Nel corso di una piccola operazione chirurgica. per estrarne energia utile. unendosi poi con l’attrazione. nel corso di operazioni chirurgiche. Quel rallentamento. pressappoco. nei più piccoli dettagli. e ci si divertì. che i sapienti. in piena luce. giurò che avrebbe lasciato due oggetti da tre penny per un franco e che non guadagnava nulla sul camembert. ma a nessuno veniva in mente di chiedersi un istante da dove provenisse questa forza centrifuga che creava così ciascun sistema solare e che. che gli uomini e le cose non aderivano più alla superficie del suolo. dall’Equatore. come sempre. Quando si conobbero definitivamente la struttura e le leggi del piccolo sistema solare completo che è l’atomo.Tutto ciò era assai esatto. per la prima volta. infatti. percepì il lavoro compiuto dal chirurgo ingrandito di migliaia di volte come un’immagine su uno schermo cinematografico. Non furono più le dimensioni della ferita o degli strumenti di chirurgia che apparvero formidabilmente ingranditi nello spirito del paziente. infatti. l’operato. vale a dire un leggero rallentamento della terra attorno al sole. propriamente parlando. la durata dell’anno. degli eccessi presto repressi. dovuto alla dissipazione di una parte della nostra forza centrifuga. come in origine. fatti compiuti secoli fa. Per compensazione. compiuta da dei giganti di cotone. fu osservato con stupore un leggero aumento dei giorni. il normalista. le nuove forze per i soli bisogni dell’industria senza più pensare alla direzione della terra un momento intravista. Allo stesso tempo arricchì tutto di tali precisioni sulla vita di una volta durante la Piccola Guerra del 1914. quando il Chirurgo sociale riuscì. Dal giorno. molto semplicemente. ristabilendo così. Questa rivelò che un avo del normalista era mercante . Fu il trionfo della nuova scienza ricavare presto una parte dell’energia della cometa Halley. permetteva a ciascun pianeta di descrivere regolarmente la propria ellisse attorno al sole centrale. Fu proposto. anestetizzato localmente con della cocaina o dell’etere. essendo la velocità di rotazione esattamente diciassette volte la velocità primitiva. Da quel momento. ad aumentare in proporzioni considerevoli la velocità di rotazione della terra tanto che le giornate non furono più che di qualche ora. l’attrazione si era fatta sentire e aveva proporzionalmente avvicinato la terra al sole. ma l’amplificavano alla maniera di un microscopio. parlando propriamente. si mise a delirare. procedettero a una rapida inchiesta. progressivamente. Quando. il semplice spettatore di un’operazione immensa. si pensò di utilizzare la formidabile forza rettilinea che possedevano ad esempio le comete delle nebulose primitive. immagazzinati dalla memoria negli strati profondi del cervello. Il paziente diviene. non era stato inizialmente considerato a sufficienza. Nella gioia del trionfo. Non era meno urgente aggiustare quanto possibile quelle perdite di energia centrifuga e si pensò subito a catturare la forza radiante delle comete. XXIV. il primo atto di autentica sovranità che l’uomo esercitò sull’universo. con caratteristiche spesso meno dense del vuoto relativo di una macchina pneumatica. fino al giorno in cui. poi dell’anno. Si ritornò allora. quei fenomeni presero improvvisamente un carattere inatteso. in cui si era cominciato a dissociare la materia terrestre in grandi proporzioni. per la prima volta. A quel tempo ci furono anche. e ci si accontentò di immagazzinare. si arrivò fino ad utilizzare tutta questa forza centrifuga. furono ormai soltanto una sorta di particelle alfa attraversanti gli immensi vuoti interplanetari dell’atomo-universo tra il nucleo-sole da cui si dissocia l’idrogeno e gli elettroni-pianeti a orbite fisse che gravitano attorno a lui. e si può pensare che sia questo ingrandimento che tolga al dolore tutta la sua acuità. stupefatti. infatti. per puro orgoglio. nella cefalotomia sostituendo all’emisfero sinistro del cervello una spugna calcolatrice. lo ripeto. mentre lo si operava. la sensazione. Le comete stesse. fu facile risolvere quel problema e spiegare chiaramente il gigantesco universo tramite l’universo microscopico.

e. siccome la scienza non saprebbe fermarsi a semplici intuizioni filosofiche e le occorre immediatamente ricorrere ai lumi dell’analisi. unicamente consacrato alla Scienza. che la vita era soltanto una serie perpetua di azioni e di reazioni tra il mondo esteriore e il mondo interiore. ignoriamo l’immensità di una subcoscienza inesplorata nella quale si trovano sigillate le miliardi di sensazioni e di idee di persone che ci hanno preceduto. senza alcun dubbio.nel 1918 e che erano. non solamente della persona stessa. Si pensò che se il Leviatano era morto. che il senso interiore e innato della quarta dimensione. L’esempio poteva essere pernicioso e compromettere il perfetto equilibrio nel quale vivevano in quel tempo i cittadini sociali. Ma Sodio. È che noi viviamo in superficie. in una sola figura. per iperestesie successive degli strati recenti della memoria a riportare Sodio alla sua epoca. era ben raffigurata con il simbolo della respirazione nelle religioni antiche. che appaiono antiche. Certi riflessi. nonostante sposato con la regina Ingoberge. infatti. di ricostituire il mondo intero al di fuori di ogni idea di spazio e di tempo. era senza alcun dubbio perché il suo corpo gigantesco era stato costruito a tre dimensioni trascurando il supporto necessario di quella quarta dimensione interiore alla quale l’uomo deve la vita. per incarnare la stessa persona di uno dei suoi antenati: il re Cariberto. Quando il sapiente Sodio ebbe raggiunto quel periodo dei suoi ricordi ancestrali. Ma c’è di meglio ancora: riconosciamo spesso città o paesaggi che si vedono per la prima volta. E. ebbe un tale accesso di dispiacere che si suicidò nella Storia. permetteva di integrare tutte le nozioni umane. Tutti si offrirono per effettuare delle esplorazioni nel passato. . i viaggiatori del subcosciente rivaleggiarono con alacrità per avanzare più lontano possibile nella Storia. che. XXV. quello che si era preso fino a quel momento per i moti successivi dei secoli. per oggetti d’arte o per persone che si riconoscono senza averle mai viste. e quel doppio movimento. registrato dalle cronache di Saint Denis. i sapienti di quest’epoca riuscirono presto a organizzare autentici viaggi nella storia. non era tra i più divertenti. Il fatto. Ci si accinse dunque. a ben vedere. meglio districato ciò che era insomma la personalità umana opposta al mondo esterno ed era stato dichiarato che la coscienza non era. Fin dai tempi più remoti. Si conobbero anche dettagli insospettati sulla vita dei secoli passati. L’uomo tagliato in due Verso l’anno 23 dell’Era Nuova della Presa dell’Atomo. certe ripugnanze istintive ci provengono da un antenato ignorato. La cosa fece riflettere. quella contraddizione. Per una serie di discendenze di cui la storia non aveva conservato alcuna traccia. Questa moda ebbe fine tramite una misura legislativa quando scoppiò lo scandalo del celebre sapiente Sodio. si era preso un’irresistibile infatuazione per le sue due cameriere. infatti. Dalla scomparsa del Leviatano. Sodio finì. E subito. proviamo ammirazioni o simpatie. ci si lanciò negli esperimenti più stravaganti sul corpo umano. ma si ignorava tutta la forza di questa passione. Fu uno strano periodo. Quel senso interiore si trovava contemporaneamente fornire la chiave dei grandi problemi dello spazio e del tempo. risalendo per eliminazione nei suoi ricordi. Dopo la morte del Leviatano. di cui una si chiamava Marcovèphe e l’altra Meroflède. di farne un blocco unico.. È evidente. di descrivere. siccome il periodo attuale. era stato meglio intravisto. le sue impressioni antiche che il suo discendente percepiva direttamente durante l’operazione. si trovò così bene tra le sue due cameriere che rifiutò deliberatamente di ridiscendere nella storia per ritornare al secolo meraviglioso della Scienza. come una volta gli aviatori si sforzarono di battere il record di altitudine. come prima. in cui le persone si assentarono dal presente per mesi per non vivere che di ricordi imprevisti richiamati al primo piano dall’anestesia dei ricordi contemporanei. non era sconosciuto. si era capito che il materialismo integrale non offriva alcuna base seria e che lo si doveva abbandonare definitivamente. senza inizio né fine. gli esploratori della storia si fecero ogni giorno più numerosi. che negli strati profondi del cervello sono assopiti innumerevoli ricordi. e che la vita matematica e noiosa riprese il suo normale corso. con le sensazioni del momento e i ricordi della veglia. Grazie all’anestesia espertamente localizzata degli strati attuali della memoria e all’iperestesia del subcosciente. si sapeva. l’ostinazione dei sapienti rischiò nuovamente di condurre l’umanità alla rovina. Tale bambino ripiega istintivamente un giornale o si gratta l’orecchio con gli stessi gesti che faceva un nonno che non ha mai conosciuto. Fu esattamente quell’anno che lo Stato scientifico proibì i viaggi nel subcosciente. ma dei suoi ascendenti. sotto pena di morte. che era al corrente di tutti i metodi che si potevano impiegare per forzarlo a lasciare le sue due cameriere.

che a un antagonismo. sulla realtà irrefutabile ma sempre elusiva delle idee. il numero dispari che si ritrova in tutti i miti antichi e che completava sia la cifra dodici con il numero tredici.. che un essere doppio. ma su basi nuove. mantenevano decomposti. ci furono quelli che furono chiamati i neo-materialisti. ebbe sempre come effetto quello di arrestare istantaneamente le risorse stesse della vita. Sembrava però logico separare. aveva condotto l’umanità ai suoi più alti destini. Il loro entusiasmo diminuì il giorno in cui capirono che quegli elementi. a quel tempo. Non ho bisogno di dire che a quel tempo la tecnica operatoria era giunta a un così alto grado che simili operazioni sembravano naturalissime. per tentare di farne un’analisi completa. Fintanto che il corpo così ridotto presentava due parti opposte e simmetriche. quelli che furono chiamati gli idealisti e che furono privati di ogni mezzo di relazione con il mondo esterno a tre dimensioni. in loro potere. Così dunque. Quelle prime esperienze non furono coronate da alcun successo. un orecchio. la sezione verticale. molto più logica. fino a quel giorno. in questa analisi. così separati. fino a quel giorno. per loro presto non ci furono più fenomeni. a una contraddizione tra organi simili. così sembrava poiché lasciava sussistere due esseri completi. a tagliare degli uomini in due. ecc. continuava a mostrare indubitabilmente tutti i caratteri della vita. a isolare il cervello. e si incoraggiò. un atrio. e a dividerla in due classi nettamente opposte. per un piano verticale passante per l’estremità del naso. un emisfero cerebrale. gli elementi separati che componevano la vita. ignoravano tutto del tempo e dello spazio. molto più facile da realizzare. in senso verticale. come se la vita non fosse dovuta. Dopo aver praticato la banale ablazione delle due braccia e delle due gambe. la loro disciplina era assoluta. si riuscì ugualmente quella del tronco. lo ripeto. dall’altra parte. l’uno positivo e l’altro negativo. occorse ad ogni costo risvegliare delle passioni che si credeva abolite per sempre. ma si ebbe il torto considerevo le di trascurare. nella loro ostinazione. non si scoraggiarono. I sapienti di allora. Al contrario. ed ecco che questa intelligenza umana si manifestava solo nei suoi simboli a tre dimensioni. l’operazione verticale restava impossibile. A mezzo di canalizzazioni innestate molto semplicemente. a ben vedere. ricorrere a quel gesto ridicolo che gli uomini di una volta chiamavano l’amore. Fu costatata semplicemente la dualità fondamentale di tutti gli esseri superiori. Poco a poco. la vita immortale che. I loro movimenti puramente riflessi erano generati dai bisogni giornalieri della vita sociale. poi uno strato orizzontale di sostanza cerebrale. Provvisti semplicemente del solo senso della quarta dimensione. avevano infine realizzato l’analisi dell’uomo. In sezione trasversale. sia la cifra sei con il numero sette. non conoscevano altri ordini che le regole scientifiche del mondo esteriore. l’elemento idealista. in cui si era alle prime età del mondo.Ci si rimpossessò. Si giunse anche a sezionare orizzontalmente. Essi si immaginavano di detenere tutti gli elementi del problema. più indegni della scienza. raffigur ando l’unità divina. occorse fare appello ai procedimenti più grossolani. questa analisi non diede alcun risultato soddisfacente. dopo secoli di ricerche. di progressi e di analisi. . la loro intelligenza totalmente nulla. costruiti a immagine del Leviatano. e che a breve l’umanità si sarebbe estinta per sempre. la testa poté vivere isolata senza alcuna difficoltà. la loro scienza completa. questa divisione dell’uomo che non potevano ottenere anatomicamente. giunsero ad educare la razza umana. un polmone. Per loro. si era arrivati a realizzare delle autentiche meraviglie operatorie. aventi ciascuno in occhio. la tentarono dal semplice punto di vista psichico. Da una parte. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale si mostrarono all’inizio inebriati dai risultati ottenuti. i sapienti si trovavano brutalmente ricondotti al punto di partenza: all’ignoranza profonda sulle origini della vita. a loro idea. né da una parte né dall’altra erano capaci di riprodurre la vita. in realtà. La loro sorte fu in realtà quella degli antichi fachiri indù e la loro vita interiore si sviluppò in strane proporzioni. la forma geometrica del cristallo sparito per sempre. Sfortunatamente. un ventricolo. Mentre da secoli si poteva sezionare un essere umano in senso orizzontale privandolo definitivamente del doppio uso di certe membra. nei quali ogni coscienza fu abolita e che conservavano la sola visione del mondo esterno a tre dimensioni. nei laboratori. Dalla sola unione dei due elementi poteva scoccare la fiamma eterna di intelligenza. i fenomeni non accadevano. ma si riteneva che questo elemento non potesse reagire che in contraddizione con l’elemento materiale. Rapidamente. un uomo composto da parti simili nei due lati e che non formava.. di avere analizzato l’intelligenza umana fino ai suoi più estremi limiti. Avevano agito come chimici che abbiano isolato tutti i corpi semplici che compongono un cristallo e che non ritrovino affatto. allora molto svuotata dalla scienza. Avevano isolato del tutto ciò che per loro costituiva. Ci furono. dell’antica costatazione dei maghi di una volta che riguardava l’intervento necessario di un numero pari in tutte le costruzioni umane.

Fu. in ogni soggetto. uscirono infine degli esseri antichi. ne esistevano naturalmente altre di cui qualcuna era percepita dal naso. nuovo venuto nella scala degli esseri. I sensi. dove si intraprese l’innalzamento di esseri umani dotati di una sensibilità superiore. renderlo disponibile per la visione possibile dell’invisibile. XXVI. Era stato infine capito che se una personalità colossale. come sempre. . di aumentarne l’intensità. provare le sensazioni di odore e gusto per mezzo del tatto. dovesse essersi impossessato a suo profitto di innumerevoli sensazioni sconosciute e si pensò ugualmente che non dovesse percepire le cose allo stesso modo. per paura di vedere riapparire sulla terra una tirannia simile alla sua. molto puerile. provocare nella sua compagna la rabbia di essere abbandonata o mal vestita. Questa vanità di volere conoscere tutto grazie alla sola testimonianza dei sensi era tuttavia. si trattò di trasformare le sensazioni umane. non erano. Prima di ogni cosa. Ma quando fu morto. il mondo non era che un insieme di vibrazioni oscure e silenziose che. Ci si propose. Aldilà dei sensi. l’istinto di orientazione nei piccioni e il fiuto nel cane lo provavano sovrabbondantemente. Durante il periodo di tirannia del leviatano. la colpa cadeva tutta intera sull’assurda e orgogliosa certezza dei materialisti che. e che vivevano nell’ignoranza scientifica più assoluta. avesse potuto formarsi nel mondo. conformi alla complessità delle prime età. e si sapeva che certi animali. Da più di trentadue vibrazioni per secondo fino a 36000 vibrazioni. in fatto di vestiti. bisognò fare appello a due esseri disprezzati. salvando eternamente l’umanità dai successivi fallimenti della scienza. superiore all’uomo. la rinascita dell’uomo. La tirannia del Leviatano che era gravata sull’uomo per tanti anni. era servita di lezione alla maggior parte dei sapienti. a seconda se queste vibrazioni fossero più o meno frequenti per secondo. bisognò rivestire l’uomo di ornamenti sontuosi alla maniera dei maschi preistorici. perfezionandosi ogni giorno le sensazioni antiche. per gli innalzati del Fotofonio. ci si immaginò che quell’animale superiore. non fu più che un gioco. era l’orecchio che percepiva sotto forma di suono. erano percepite dall’uno o dall’altro dei sensi. liberando il senso della vista le cui funzioni antiche erano state adempiute da un senso inferiore. al bisogno. Attorno a quelle vibrazioni percepite dall’orecchio o dall’occhio. sempre incompresa. nulla da mettersi. le vibrazioni erano sconosciute. dalla lingua o dalla pelle. La catastrofe del Fotofonio Fu qualche tempo dopo la morte del Leviatano che si produsse la terribile catastrofe del Fotofonio che sconvolse il mondo scientifico. I risultati non furono immediati. le placche fotografiche o registrate da apparecchi elettrici. sembrava ormai incapace di sperimentare le passioni erotiche di una volta. ma. Un istituto speciale fu presto fondato. Si dovette suscitare in quella coppia primitiva le passioni più volgari: la gelosia. Nelle loro esperienze di laboratorio. di far risalire ogni senso di un grado facendogli percepire le vibrazioni riservate fino a quel giorno al senso che gli era superiore e finalmente. e. la lampada di Psych é che. incorporare gli esseri umani come semplici cellule. che cinque piccole finestre aperte sulla natura. E quando infine lei si lamentò col capo-guardiano di non avere. Teoricamente dunque. l’invidia. come per miracolo. percepivano fenomeni che l’uomo non vedeva. la crudeltà. Al di fuori. di sviluppare i sensi aldilà dei limiti sconosciuti e. ammettendo le sole scoperte positive e respingendo ogni teoria idealista. Più lontano ancora. sempre misteriosa. dalle incubatrici di Stato. infatti. non si ebbe nulla di più affrettato che rinunciare alle dottrine positive di una volta per lanciarsi risolutamente nella ricerca della cosa sconosciuta.L’umanità differenziata in materialisti senza passioni e in idealisti liberati di ogni preoccupazione fenomenica. Come si traducevano per lui le sensazioni di luce o le sensazioni del suono? C’era trasposizione o sintesi di tutte quelle vibrazioni? Si abbandonava a delle orge sconosciute di vibrazioni inaccessibili all’uomo? Non lo si seppe mai. di creare a poco a poco sensi nuovi che permettessero all’uomo di avere una comprensione più estesa della natura. Presto. ma dopo tre generazioni successive oltrepassarono tutte le speranze. che erano conservati al Museo come semplici campioni etnografici. nulla impediva all’uomo di avere altri sensi analoghi all’occhio o all’orecchio che gli permettessero di percepire le innumerevoli bellezze che gli erano sconosciute. per lunghi secoli ancora si riaccese. si erano essi stessi gettati nella gola del mostro seguendo banali e antiche predizioni. e con l’intelligenza di chi approdava ex novo alla vita. e le perdeva a 756 trilioni (luce violetta). il Fotofonio. si cominciò a capire che a breve l’umanità stava per essere salvata. l’occhio cominciava a percepire le vibrazioni a 400 trilioni pe r secondo (luce rossa). Il resto fu una questione di tempo. occorre confessarlo. in dei posti differenti. altre dal termometro. fin dall’origine del mondo. come esistevano negli uomini di una volta.

Gli arroganti di sempre – perché se ne trovano in tutte le epoche – presero gusto a quelle novità per darsi arie e per far sembrare di non sentire come invece faceva tutto il resto del mondo. soccombettero a quella terribile prova e. tutte le vibrazioni accumulate nell’aria da secoli. le apparizioni fantomatiche delle idee di una volta e le loro conseguenze terribili nel futuro. si pensava. che il piccolo gatto del portiere che dolcemente si leccava. e le luci della sala ronzavano nelle loro orecchie in un abominevole baccano. ha sedotto infinitamente Idrogeno che. a mezzo della quarta dimensione. eseguita ormai dall’antico senso uditivo. e l’antica visione dell’occhio. importanti ricerche si perseguivano al Fotofonio. . si scatenava in tempesta nel loro cervello affollato. Per questo motivo un apparecchio ottico speciale era stato costruito. Alla rinfusa. i desideri o gli odi. a mano a mano che vedevano. aveva fino a quel momento nascosto all’infanzia degli uomini. era liberare il senso superiore della vista dalle sue funzioni antiche e educare l’occhio in modo che potesse percepire delle vibrazioni superiori. sensazioni come ne provavano dei miopi osservando un paesaggio lontano. Furono anche offerti begli spettacoli che gli esteti del momento presero gusto a vedere con le orecchie. e si perfezionava progressivamente con questo scopo l’apparecchio oculare degli eletti. Fu per loro come se. mi lascia volentieri circolare in libertà con un numero di servizio e prende qualche piacere a raccontarmi delle vecchie storie di una volta. Videro tutto ciò che la natura. a dire il vero. in quel mondo nuovo. ma solo una semplice traiettoria. tutte le parole inutili pronunciate. di vedere l’invisibile. Fu in quel momento che si produsse la terribile catastrofe del Fotofonio. Abituati come erano ai calmi metodi scientifici. Degli eccitatori elettrici erano in comunicazione diretta con gli occhi. nell’atmosfera. hanno conservato il ricordo dei tempi passati. non costituiva il vero scopo che si ricercava. quel caos sconcertante trascinava il loro spirito. quando la sala fu interamente evacuata. si aspettava con ansietà di sapere quali fossero le prime sensazioni percepite dagli occhi disusati. dai suoi occhi adattati da un’abitudine secolare. li toccavano e questo era sufficiente. In quel tempo. Poiché presto si perseguirono parallelamente progressi per il corpo tutto intero. sapientemente educate. rompeva gli afanoscopi di cui erano circondati. Si organizzarono anche numerosi concerti dove i suoni erano percepiti tramite odorato e gusto. demoliti pezzo per pezzo.non era più necessario portare alla loro bocca o odorare dei prodotti chimici per riconoscerli. offrendo loro l’oggetto d’arte di sensazioni scelte. la loro agitazione diveniva estrema. poi ogni tanto guardava tranquillamente. vedevano improvvisamente sorgere davanti ai loro occhi le sensazioni passate. quelle sensazioni divennero più nette. prima di ogni cosa. essendo stati sistemati nuovi ricettori nervosi dietro il timpano dai sapienti del Laboratorio. fu perfezionata. nuove e fino a quel momento inaccessibili all’uomo. tentarono di sfuggire. i più distinti tra loro percepirono nettamente le sensazioni luminose grazie alle orecchie. tutte le infl uenze malvagie. e dove si degustava della buona musica. che già percepivano i raggi X attraverso dei corpi opachi e discernevano nell’atmosfera delle influenze e delle vibrazioni fino ad allora sconosciute. un gioco di specchi ottici rettificò facilmente le viste divergenti ottenute dalle orecchie. XXVII. Inizialmente ci fu nella sala un gran grido. non incontravano più. non si trovò lì. l’Afanoscopio che doveva permettere. come delle macchine troppo sapienti. le urla degli spettatori non giungevano più al loro cervello che sotto forma di odori violenti. l’indomani. come tutti sanno. Percepito sotto forma di impressioni luminose. sapendo che non posso comunicare in alcun modo con i cittadini dello Stato Cellulare. a secoli di distanza. Il modo in cui mi sono introdotto. I ferrogorgoglioni Ho avuto il grandissimo piacere di intrattenermi qualche istante con Idrogeno. Fu inizialmente soltanto una luce vaga. Poi. nel corso di un’ultima seduta che ebbe luogo nel grande anfiteatro e dove si tentò di ottenere dagli eletti una visione più chiara e più distinta delle cose invisibili. un orribile temporale si fosse scatenato nella sala. opaca. Quasi tutti. Ciò. ma le loro mani. improvvisamente. alle deduzioni logiche e ben equilibrate. lungo i muri. poi altri ancora: gli eletti vedevano e. nella sua saggezza. uno dei Dodici Vegliardi immortali che procedettero alla formazione dello Stato Cellulare e che. distrutti. soli. che delle sensazioni di gusto sconosciute. quei fantasmi di idee che passano lentamente. Ciò di cui c’era bisogno.

che allora aveva 212 anni. formidabilmente accresciute dall’apporto colossale che gli donarono le nuove scoperte scientifiche. Sfortunatamente. sembrava essersi spostata in senso laterale e quel leggero disequilibrio aveva senza dubbio provocato la caduta dell’apparecchio. si elevò all’altezza dell’ala destra. bisognava arrendersi all’evidenza: l’uccello artificiale. L’uccello artificiale era. dovevano catturare questa preda a 1500 o 2000 metri di altitudine. Non ho bisogno di dirvi che. dei simili riflessi. più o meno. poi ricadde al suolo. impressionavano la corrente magnetica. Furono esaminate subito le ali dell’uccello al microscopio. nel modo dei falconi. all’epoca.. e ciò dava vita a uno strano miscuglio di idee nuove e di idee antiche che risultava spesso nelle concezioni più folli. nel momento in cui meno ce lo si aspettava. molti cervelli. di un genere assolutamente sconosciuto fino ad allora. Tutto questo non offrì nulla di preciso. pareva grattarsi. Gli sbalzi di vento. e fu necessario riportare l’uccello sotto un hangar dove degli esperti lo esaminarono pezzo per pezzo. Nessun dubbio. e degli aeroplani da corsa. Nessun dubbio su questo punto era permesso: l’uccello meccanico si grattava. Piccoli monoplani liberi. modificavano la direzione. che terminò circa verso l’anno 2000. senza che neanche l’aviatore dovesse preoccuparsene. e non ne uscì che molto sfigurato. rimase almeno 37 ore all’ospedale. ci si inquietò profondamente per le cause sconosciute di una simile caduta. Fu in occasione delle grandi cacce di aviazione che furono tenute nelle foreste dell’Est dal sindaco di Suippes. e. riflettevano la preda da catturare.Tra l’epoca primitiva dell’umanità. si vide nettamente una delle ruote sollevarsi all’altezza dell’ala destra. Non rassomigliava in nulla alle grossolane intelaiature di tela e di legno che si utilizzavano qualche centinaia di anni prima alle origini dell’aviazione. l’uomo era già in possesso di tutte le scoperte meccaniche che fecero la gloria del mondo scientifico. trascorsero diversi anni di un’età intermedia infinitamente curiosa. l’aviatore non poté che dare vaghe indicazioni a proposito: non capiva nulla di ciò che gli era successo. che sembravano nati sull’aeroplano e non poter vivere che su di lui. una volta ancora la zampa destra. una delle ruote montate sulla forcella che servivano da zampe all’uccello. dettagliatamente regolati per la caccia tipo falcone. si rimise il motore in marcia. se la prodigiosa invenzione dei Dodici Vegliardi non fosse giunta a porre un termine a quei profluvi irreggimentando e disciplinando. . erano abbandonati in aria. dal giorno dopo. l’apparecchio perdere la propria posizione di equilibrio e ricadere pesantemente al suolo. raffiguranti gli uccelli. Si alzò una quindicina di metri. la strofinò leggermente. e si decise di esaminare la macchina più attentamente. dotato di movimenti riflessi dal suo costruttore. Infatti. irriconoscibile. aveva organizzato una caccia aerea concepita a imitazione delle cacce al falcone che si tenevano nella preistoria. presi da vitelli. Si rirtovarono allora tutte le gioie rinnovate della decadenza bizantina. una bestia infinitamente docile. Idrogeno me ne raccontò una che tormentò. poi improvvisamente. Era un uccello artificiale interamente articolato. E certamente. che prevedeva tutte le influenze ambientali. con la Tempesta magnetica. Erano piccoli parassiti impercettibili che provocavano. improvvisamente. con la quale ogni incidente era rigorosamente impossibile. e non fu stupore degli esperti scoprire nella trama della seta dei piccoli afidi di ferro. era successo! 671-98 aveva soltanto rilevato che al momento in cui aveva perso l’equilibrio. con un movimento secco. sull’uccello artificiale. Tra quelle folli avventure che contrassegnarono la decadenza del mondo scientifico antico. E tuttavia. qualche riparazione fu sufficiente per rimetterlo a posto e il meccanico 15-20 volle subito collaudarlo. Era veramente un uccello fedelmente ricostruito nelle sue minime parti e che si era detto ingegnosamente dotato di sensibilità. rimasto intatto. e il regno definitivo della Scienza Assoluta. All’arresto. cani e scimmie. Lo stesso fatto si riprodusse una dozzina di volte in situazioni diverse. quello. si pensò che l’umanità avrebbe ruzzolato agli abissi della follia. ma era ancora succube di tutte le tradizioni del pensiero preistorico. provocavano in tempo utile nei più piccoli organi della bestia i movimenti riflessi voluti. il suo uccello artificiale era certamente il più prodigioso uccello che era stato costruito fino a quel momento. le turbolenze che si trovano nell’atmosfera. inarcandola un po’. i nuovi cittadini a cervello di bronzo dello Stato Cellulare. Piccoli specchi. Questa caccia fu rattristata dalla sfortunata caduta che fece l’aviatore 671-98 il quale cadde bruscamente da un’altezza di 3000 metri. con la maggior parte dei suoi organi principali rimpiazzati da degli organi impiantati.

da tanti anni. Perché allo stesso modo un uomo. i più grandi uomini non esitavano a rovinare tutta la loro vita. verso la metà del XX secolo. di guadagnare denaro se questo non era fatto per rendere una fabbrica più bella e più prospera. interamente imbevuti dalle assurde teorie evoluzioniste e la generazione spontanea appariva un semplice non senso. tutta la piccolezza delle passioni sessuali tra uomini e donne. Questa questione. ora.Mi occorre dirvi che ci si perse in congetture sulla natura di quegli afidi. che ci si trovava in presenza di un curioso caso di mimetismo. tutti i trionfi o tutte le delusioni dell’amore primitivo. All’amore della donna. quel nuovo prodotto che. senza questa spiegazione industriale? Come giustificare allo stesso modo la seduzione che si poteva esercitare su dei cervelli maschili ben organizzati. l’amore antico scomparve dunque quasi interamente dalle classi alte del paese. non si ritrovò più che nel popolo bassissimo. Ma bisogna riconoscere che quelli erano dei giochi barbari. ma nessuno fino ad allora aveva potuto dare una risposta soddisfacente. la colossale fabbrica di Filamenti grassi. XXVIII. e si int uiva che c’era in questo un’energia colossale inutilizzata o mal diretta. avessero potuto trasformarsi adattandosi all’ambiente. Ci si ingegnò dunque. delle fabbriche colossali e degli affari giganteschi. L’amore industriale. Il secondo era l’abile proprietario de l’English Filament company. che si trattava solo di un oscuro istinto primitivo che per svilupparsi normalmente attendeva l’apparizione del mondo scientifico. Fu un sollievo quando si comprese. quando era l’amante. Si sostenne anche. del resto vantaggiosamente. Per la minima inclinazione. in fondo. colossalmente ingranditi. Non si trattava più. e la passione amorosa oltrepassò presto di molto il semplice amore di lucro. Non si dubitò affatto a quel tempo dei prodigiosi sconvolgimenti che avrebbero rovesciato quell’umanità di transizione. tutti i dispiaceri. per l’opera che aveva concepito e alla quale consacrava tutta la propria vita. consacrare tutti i loro sforzi ad ottenere una vittoria. per esempio. l’orgoglio personale inaccettabile degli uomini di fronte alle donne. era utilizzato più di ogni altro nel paese. in accordo con il loro colore identico a quello delle ali dell’uccello artificiale. doveva succedere l’amore dell’uomo civilizzato per le proprie creazioni industriali. Cosa significava l’assurda gelosia antica. ma i risultati che perseguiva erano tuttavia degni di allettare un uomo civilizzato. il triste alcolismo e le droghe di una volta. . L’amore industriale Fu solamente verso la metà del XX secolo che si finì per intravedere ciò che potesse essere l’Amore. La storia di questi due grandi industriali alimentò le cronache per tanti anni. tutta l’assurdità. allorché un marito non ammetteva quella di un amante? Occorre sottolineare che i grandi eventi militari avevano fornito un utile alimento a quelle forze inutilizzate dello spirito umano. succedeva a malincuore. Poteva di certo succedere. Progressivamente. meglio che si poté. I grandi industriali si consacrarono interamente alle loro opere e non tardarono a ritrovare. ammetteva l’esistenza di un marito. comportava talvolta anch’esso dei sacrifici umani. Gli avversari più celebri di quell’epoca portavano i due maggiori nomi di Francia: furono il cavaliere Bloch di Lille e il principe Weill di Giovanna d’Arco. Il primo dirigeva. in ragione di recenti scoperte. le abilità e le astuzie impiegate correntemente dalla donna? Tutto nell’amore primitivo era assolutamente assurdo e sproporzionato. si era ancora. e certe follie del passato divennero presto le cose più lucide. a quell’epoca. aveva legittimamente preoccupato tutti i pensatori e tutti gli psicologi fin dall’origine del mondo. con i progressi della civiltà. e che comportavano inutilmente il sacrificio di un gran numero di vite umane. quando la cosa era scoperta. dove rimpiazzò. con l’apparizione e la decadenza delle macchine viventi. l’amore smodato del sacrificio. ricorrere volentieri a tutti i sotterfugi per riuscirci e non esitare a sacrificare all’occorrenza la loro propria vita. qualche anno più tardi. a rinunciare alle più nobili speranze. i raggiri. tutte le gioie amorose. Si avvertiva. solo una bassa debolezza fisica. nella lotta feroce delle industrie. ma non ne si poteva negare la forza. Si erano visti generali amare la gloria prima di ogni cosa. che un uomo amasse sinceramente e profondamente due donne alla volta. è vero. a spiegare come antichi afidi. la cui concorrenza minacciava gravemente i Filamenti grassi. che si alimentavano con limature di ferro e che vivevano sulle ali degli aeroplani. indegni di una civiltà più avanzata.

di quale strana e sconosciuta vita fosse animato il metallo. in silenzio. infine. Di certo nulla. riparasse la propria sostanza. si era votato al suo sviluppo. Non si ignorava inoltre come una sbarra di ferro.Il cavaliere Bloch aveva un grande affetto per la propria fabbrica. G. poi della materia in fusione. senza che l’intervento di alcuna forza esterna avesse potuto giustificare simili deformazioni del metallo. 28. G. sedotto dai nuovi processi. cominciò a commettere errori inspiegabili. G. che dalla formazione del globo. . l’aveva composta pezzo per pezzo. e ci si domandava con angoscia se nuove e inquietanti scoperte non sarebbero state fatte in questo campo. che distrusse con cattiveria la sua povera vecchia fabbrica che non amava e le cui opere buone gli erano di peso per venire a impiegarsi come semplice operaio nella Fatty che amava. infatti. filtrava come una sorta di sudore oleoso che colava a torrente senza che fosse possibile chiarirne esattamente l’origine. malgrado tutte le sue iniziative. per raffreddamento. le piante e gli animali. dalle dinamo bloccate. così giustamente ammirata da tutti come un bel cavallo da corsa. infine. Bisogna evocare. l’assassinio industriale. umiliato. il tragico dramma che concluse tutto questo affare: il suicidio morale del cavalier Bloch. e l’elettricità non diventava aria fritta. Il principe Weill non vedeva nella sua impresa altra cosa che l’apparenza. Il principe Weill. L’aveva acquisita da un Inglese che era partito per il Giappone con una giovane compagnia di sottomarini in crescita. contemplavano quegli strani fenomeni. Bisognava riconoscere. ma lei cominciava a essere un po’ vecchia quando nacque la Fatty Filament. non gli appartenne mai. il capofabbrica H. Il principale della fabbrica lo seguì immediatamente nelle officine e lì. XXIX. concordava con le affermazioni di H. ma capace tuttavia di assicurare ancora con devozione il suo sostentamento. o calmare con del bromuro e del cloroformio. e questo è sufficiente a far pensare che la vita come noi la conosciamo preesisteva nei minerali. impoverita. ma non aveva per lei quell’affetto che invece donano una lunga vita comune e il ricordo di anni difficili passati insieme. dall’aspetto giovane e vivace della Fatty Filament. Gli ingegneri. come lo si poteva avvelenare. la terra non era che una massa gassosa. è da questa materia primitiva che sono usciti più tardi. Sapevano. Fu allora che il cavaliere Bloch. rompendo interamente i loro organi principali. questo modo ossequioso di indirizzarsi al padrone della fabbrica mostrava esaustivamente quale fosse lo stato di agitazione di H. Si compiaceva di essere in possesso della Fatty. del principe Weill. Certi torni automatici si erano fermati improvvisamente in pieno lavoro.” Dati i costumi del tempo. nella realtà. dopo aver ricevuto un colpo o subito una brusca dilatazione in un punto qualunque. sprofondata per sua colpa. costatò che in effetti si stavano verificando strani disordini. Tuttavia. Inizialmente. si era messo con la Fatty Filament quando lei era in piena fioritura. rovinato. nulla di ciò che costituiva la vita potesse provenire dal cielo. e che il cavaliere Bloch. Occorre ricordare che la Fatty. come per esempio lo stagno o il platino con del carbonato di sodio. così celebre. stimolare. affaticare oltre misura. Segretamente. distorcendo i loro comandi in tutte le direzioni. favorì la fabbrica concorrente. e diventasse in quel preciso punto molto più forte. 28 penetrò come una raffica di vento nell’ufficio del suo principale di fabbrica urlando: “Operaio! operaio! venga veloce l’elettricità diventa come aria fritta. divenne di nascosto uno dei principali clienti e fece per lei le peggiori follie. C’erano tuttavia inspiegabili perdite nelle trasmissioni delle forze e. fu ben contento di ritrovare la sua vecchia Filamenti grassi. la cui intera fabbrica si trovò distrutta un giorno da un indicibile sabotaggio dovuto alla gelosia? Questi sono avvenimenti le cui molteplici contraddizioni amorose stuzzicarono i romanzieri di appendice dell’epoca e che io mi limito a registrare. infatti. già da tanti anni. 28. La rivolta delle macchine Il 3 intercalare del primo periodo scientifico. L’aveva conosciuta molto piccola. non si era mai arrivati fino ad attribuire alla materia una vita autentica analoga alla vita delle piante e degli animali. Dei sali erano evasi arrampicandosi alle pareti delle loro cisterne e rimanevano accumulati contro la grande porta della fabbrica. proprio come un osso rotto nel corpo umano diviene più resistente lì dove si rinsalda. nella sezione dei torni automatici.

trasformazioni molecolari della materia. ma nella costituzione stessa dell’atomo elementare. Certe parti di acciaio si trasformavano a poco a poco in bronzo. meraviglioso alchimista. altre furono colpite dal male di Pott. Quanto alla materia. con infinite precauzioni. che si misero a parlare. zolfo. queste semplici constatazioni erano state rafforzate da curiose osservazioni condotte su delle macchine perfezionate. i movimenti delle nuvole. quell’autentico universo infinitamente piccolo. Erano state anche osservate. delle trasmutazioni di metallo che avrebbero incantato gli alchimisti del passato. Si avvertiva tuttavia che un lavoro sordo e ansioso si preparava in tutta la fabbrica. non conosce altre differenze tra i corpi che quelle del numero dei suoi elettroni che gravitano attorno a un nucleo centrale. Si dovette immergere la fabbrica in dei vapori di iodoformio per lunghe settimane. come uno sciopero generale. Al di sotto di essa si è creduto di vedere il batteriofago. si credette che il Deposito delle membra umane. Occorsero due o tre giorni per riprendere in mano la situazione e per riportare al deposito tutti quegli organi sparpagliati le cui passeggiate folli e fantasiose seminarono il terrore in tutta la città. qualche cosa come dei vizi. bisognò dominarla per mezzo del gel artificiale e spedirla poi. dei mari o delle foreste e quelli del nostro pensiero fluttuante e diverso? Negli ultimi tempi. le cui modificazioni di movimenti planetari bastano a creare o assorbire energia. un essere ancora più primitivo ma vivente. intestini. come palle. in certi casi. essendo stata aumentata la tensione della corrente per sbaglio. rinforzati. improvvisamente tutte le macchine volarono in frantumi come del vetro. e si notò che questa direzione era sempre quella. si appropriavano di particelle a distanza. fosforo e metalli catalizzatori. vicino alla fabbrica. capaci di generare fenomeni fino ad allora imprevisti. i blocchi di materia. ricoperti da numerose materie chimiche. stesse per essere distrutto dai blocchi di materia in movimento. durante tutta la giornata. Ci furono anche macchine la cui salute fu interamente rovinata dall’abuso di schiuma di sapone di cui ci si serviva per attenuare le frizioni nella fabbrica. Quel deposito conteneva incalcolabili ricchezze: teste. che erano impiegati per la loro costruzione. La trasmissione continua delle correnti elettriche e la propagazione di onde hertziane avevano provvisto quei metalli ultramoderni di qualità ancora più curiose. rotolava lentamente ma con agilità. galvanizzarono infatti tutte le membra di riserva. di fianco ai cancelli. era stato osservato che certi acciai. per mezzo di chiatte. Per un momento. come una rivolta della materia infine liberata. ma dei serbatoi contenenti dei prodotti chimici. Ci furono infine. La vita. cuori umani. si osservarono inquietanti spostamenti di materia: delle protuberanze si producevano su certi punti della superficie. Per curiose affinità. braccia. della materia inerte trascinata dai turbinii dell’acqua o del vento? E se possiamo pensare che tutto il sistema solare è solo una grandiosa imitazione del mondo atomico. non dobbiamo ricercarne le origini sempre più lontano. propriamente parlando. I metalli. identici a quelli che decimavano un tempo la classe operaia. a camminare e a fuggire in tutte le direzioni. verso l’oceano glaciale. e si circondarono i pezzi principali dei torni automatici di tamponi imbevuti di cloroformio. a una lavoro interno del metallo. quando si trovavano in prossimità di certe sostanze chimiche a loro gradite. Certe macchine divennero come atassiche. che avanzava come del metallo in fusione. ma non era questa già in potenza nei movimenti. Il 4 intercalare. si assistette di nuovo con terrore a quel pericoloso spostamento della materia che. caricati di elettricità. come nel caso del cancro o del fibroma. compiendone un abuso che non tardava a influire sul loro proprio organismo. ma tuttavia senza perdere le sue qualità di resistenza. di alcoolismo o di tubercolosi. Quegli spostamenti erano dovuti. erano divenuti sorte di organismi davvero nuovi. Altre macchine sembravano dotate di mobilità. vere e proprie malattie volontarie che si producevano nelle macchine. di certo non della cantina. specificamente lavorati. ossigeno. Nella fabbrica fu presto un panico autentico. Penetrando nella sala di guardia. ma di tare sicuramente analoghe. anticipatore della rivolta definitiva. non è evidente che ciò che per il nostro spirito crea il fascino penetrante delle descrizioni che i poeti ci offrono della natura. attraverso dei secoli. Ma se consideriamo la vita come qualcosa che si sprigiona unicamente dalle proprietà fisico-chimiche di certi corpi: carbonio. autentico parassita del microbo. evidentemente. delle cavità in altri. idrogeno. collassarono e. poiché la sua influenza basta a modificare i caratteri ereditari dei microbi. e che.La cellula più primitiva è già un edificio complesso. nei gesti. non si trattava più. contorsero le loro braccia. Innegabilmente un lavoro molecolare si compiva in questa o quella direzione. è l’ oscura relazione che unisce. . pezzetti di stagno germogliavano nel ferro e particelle d’oro furono osservate nei coperchi delle scatolette di sardine. si potrebbe dire. Di certo. tenuti in serbo al seguito di operazioni e che si utilizzavano giornalmente per degli impianti animali in caso di sostituzione di un organo malato. in special modo nelle donne.

riflettendoci più attentamente. . trasformata. Cosicché si produsse rapidamente nel mondo scientifico una violenta reazione contro la chimica industriale tradizionale e si iniziò a studiare con fervore il meccanismo altrettanto ingegnoso della vita vegetale. Solo le radici e i fusti sussistevano tra il suolo e le macchine. mantenute in uno stato di eccitazione. produceva gli effetti più inattesi. prodotti chimici di ogni specie. In origine si realizzarono in questo modo autentiche meraviglie. dalle correnti termiche o magnetiche. Si dovette nutrirle con dei cani. Senza dubbio. sviluppandosi. Si videro così delle fabbriche agricole istallarsi su delle superfici considerevoli di terreno. svilupparono sulla superficie delle loro foglie dei tentacoli analoghi a quelli del drosera rotondifolia. Senza ricorrere a degli apparecchi complicati. quale mago. si circondarono le macchine di una rete di fili destinati a fermare e a dirigere tutte le influenze dal di fuori e. un altro. impacchettata e spedita ai quattro angoli dell’universo. Qualche ora bastava perché la materia da trasmutare fosse incorporata nel suolo. furono assai differenti alle piante antiche. private delle gioie della riproduzione. presero l’aspetto di officine immense. poteva ricavare le materie coloranti più ricche. avrebbe realizzato tali prodigi con altrettanta semplicità? Dal punto di vista chimico. riversata sulle tavole di manipolazione. Dallo stesso terreno. descritta una volta da Darwin e che si nutriva di insetti che catturava per assorbirne la sostanza. divennero maligne. quelle nuove piante. Catturare la vita poiché non la si poteva riprodurre. gettando fuori qualche radice. ci si era resi conto dell’immensa superiorità industriale dei vegetali che. così adattate a nuove funzioni. poco a poco. crudeli. arrivavano a produrre i materiali più complessi dell’universo nel modo più semplice del mondo. insomma. Ma le loro opinioni estetiche non avevano alcun valore in quell’epoca industriale. perché si temeva ogni giorno che quel cattivo esempio fosse seguito dalle macchine di altre fabbriche. un altro ancora. quando le piante adattate persero poco a poco il ricordo del loro stato primitivo. composte di tronchi adattati. Delle foreste. solo a titolo d’esempio. e non si fece che ridere dei loro rammarichi. A poco a poco. profondamente modificate e capaci di riprodurre a grande scala i fenomeni che la natura aveva fino ad allora realizzato. in base alla natura particolare della pianta. frutti capaci di nutrire l’uomo in modo sostanzioso o delizioso. assicurava una fecondità eccezionale ai fusti vegetali di cui l’altra estremità conduceva direttamente alle sale di ricezione delle merci. vili. a mezzo di processi invisibili e senza dubbio di una sconcertante semplicità. le piante realizzavano quelle inverosimili trasmutazioni di un corpo semplice in un altro. Da sole. Fu un’epoca di superproduzione intensa. A volte quei tentacoli furono enormi. Nei primi tempi di questa applicazione industriale dei campi e delle foreste. e fu uno spettacolo infinitamente ripugnante quello di queste piante. divenute voraci. paste alimentari. un gambo. colori. XXX. con l’aiuto del progresso. non era infinitamente più abile che sforzarsi invano di contraffarla? Presto. esse fissavano del carbonio lì dove il suolo non gli aveva offerto che dell’acido carbonico. i prodotti chimici non gli bastarono più. gli alchimisti o i sapienti dei tempi passati avevano solo sognato.Quella fu una delle più grandi inquietudini di quell’epoca agitata. senza fabbriche colossali. delle foglie e basta. un seme. sottili profumi. che l’uomo non fosse il signore unico della creazione. dei gatti e dei conigli. Si ebbero così profumi in quantità. richiamando a suo aiuto tutte le risorse della scienza. si assistette a un autentico rigoglio delle piante industriali. aspirata dai fusti. creavano della materia vivente lì dove non gli erano stati forniti che corpi inerti. Fu soltanto qualche anno più tardi. le piante avevano ancora più importanza dei laboratori scientifici meglio organizzati. per qualche anno ancora. per così dire. e senza limiti le esigenze delle piante. Il terreno profondamente modificato da prodotti chimici. interamente asservite ai bisogni della produzione. che disprezzarono l’antico e dolce nutrimento del suolo. Misure speciali furono prese a proposito: si praticò l’oscurantismo in campo meccanico. tutto rientrò nella calma. rassomigliarono a quegli animali i cui allevatori sviluppavano un tempo una o l’altra parte utile per l’alimentazione e che assumevano presto degli aspetti mostruosi. Un semplice seme. campi di vegetali i cui soli fusti erano conservati. Le piante industrializzate. certi vegliardi del tempo passato si erano rammaricati di quella trasformazione della natura che sopprimeva definitivamente dalla superficie della terra tutto ciò che ne rappresentava un tempo la grazia e la bellezza. Già. divenute carnivore. saggiamente adattate. le piante e le cose dovessero rappresentare una parte importante nella vita generale dell’universo. ma che gli animali. Le piante industriali Fu dopo la rivolta delle macchine che si cominciò a capire. che i filosofi. Quale sapiente. senza meccanismi ingegnosi o complicati. che si cominciò a capire tutta la portata profonda che potevano avere simili rimpianti. germogliando in un terreno qualunque.

le sensazioni furono trasmesse dalle radici. Improvvisamente. per essere state private dei loro fiori. un gatto era stato visto uscire dal fienile. Si sforzarono soltanto di dirigere le loro ricerche in un modo più abile e di indirizzarsi. Si era rivelata anche al momento delle prime ricerche ipnotiche effettuate nei tempi barbari. Esse svilupparono soltanto in modo straordinario la sensibilità antica delle loro estremità. 19 . che. Si citava anche l’aneddoto di quella dama chiaroveggente che. e che quelle manifestazioni molto semplici di bipartizione erano loro più facilmente sensibili piuttosto che ai loro padroni. ma semplici emanazioni di persone viventi. Furono presto veri e propri organi analoghi per molti versi al cervello. accingersi ad attraversare la strada libera e fermarsi improvvisamente nel momento in cui aveva incontrato il fantasma del cane che veniva incontro nel suo tragitto. la sola giustificazione possibile che si potesse dare dell’irriducibile differenza che si osservava dalle prime età del mondo tra gli oggetti inanimati e gli esseri viventi. comunque così economa. insomma. con il funzionamento dell’intelligenza. che rappresentava la quarta dimensione. che incespicavano stupidamente contro le pietre del terreno. esse morirono. In questo caso si è scelto di lasciare una traduzione quasi letterale. tossine pericolose o frammenti di animali mal digeriti. dai suoi primi balbettamenti. aveva giudicato indispensabili. mouvements effectués: l’espressione si può tradurre sia come “tradizioni”. Pawlowski compie un gioco di parole parlando di radici delle piante ma facendo riferimento alle radici culturali. sfuggendo o ricercando la luce. poiché si fa poi riferimento ai nervi e ai muscoli. Di certo. nel panico. La sua parola era stata messa in dubbio.Le radici persero a poco a poco le loro funzioni di alimentazione. aveva sporto le unghie. diveniva assolutamente inintelligente. Non erano più. Le piante morirono di bruttezza. fino al momento in cui. tramite movimenti19. comportò a poco a poco la rovina delle piante mal centralizzate. aveva dichiarato di vedere un fantasma di cane camminare davanti a loro. decorando di barbare screziature le macchine che le imprigionavano. Era anche stato osservato. e si intravide la vera causa di quella degenerazione che gli ostinati vegliardi di una volta avevano profetizzato. fin dal principio. che si formarono sotto terra. una a una. ma verso gli animali superiori per realizzare la cattura assai desiderata dell’inimitabile Vita. fin dal principio. Si tentò allora di consolarle dipingendo sui muri delle fabbriche dei fiori brillanti. aveva provato che in quel campo gli animali. il soggetto ipnotizzato. era già stata costatata la biforcazione della personalità. In quell’epoca lontana. La caccia ai fantasmi Il fallimento delle piante industriali non scoraggiò i sapienti del Grande Laboratorio Centrale. i fantasmi erano stati ricollocati al loro vero posto. Qualche osservazione abilmente compiuta. mentre i fenomeni della coscienza si localizzavano nel doppio. XXXI. e anche questa espressione segue lo stesso andamento. Le piante industriali produssero presto soltanto delle materie infami. Come in passato. Già le ricerche concernenti la quarta dimensione sembravano provare che i diversi corpi degli esseri viventi si componevano di tre dimensioni esterne e di una sorta di quarta dimensione che completava la loro struttura intima. isolati e inutili. nel momento di quelle bipartizioni. non avendo più. passeggiando nella campagna con un’amica che non era affatto dotata di seconda percezione. ma fu soltanto un tentativo inutile e presto tutte le piante industriali morirono. sviluppandosi. che governano appunto radici e movimenti. In francese. degli esseri malvagi. la cui ambizione era insaziabile. per sovreccitare la loro attività. non più verso gli esseri inferiori. quella bellezza che rappresentava in passato tutta la loro forza. con i progressi della scienza. era rientrato a tutta velocità nel fienile da dove era uscito. spostandosi spesso per grandi distanze attraverso il suolo. extraterrestri e misteriosi. e le estremità radicolari si trasformarono presto in piccoli funghi sensibili. Quella sensibilità primitiva. sia più letteralmente come “movimenti effettuati”. ragionando ormai solamente a tre dimensioni. e. come si credeva una volta. si mostravano più chiaroveggenti degli uomini intelligenti. connesso a lui da un semplice cordone di materia imponderabile. si era arruffato. passando davanti una fattoria. soffiato vistosamente. dotati prima di tutto di istinto. ma senza che fosse possibile tuttavia ritrovare nella pianta i nervi o i muscoli dell’animale. erano stati registrati curiosi fenomeni dovuti alla creazione del doppio spettrale che emanava dal soggetto ipnotizzato. Questa quarta dimensione si era rivelata all’umanità. facenti parte della loro personalità e di conseguenza sottomessi alla loro iniziativa o alla loro subcoscienza. Era. Private di quegli ornamenti che la natura. mantenendosi a sé stante.

di infestare delle case o dei castelli abbandonati. e la vita industriale. ci si accontentò di educarle. di madre né di bambino. urlanti. le altre. Fu allora una battuta di caccia drammatica. ci si animò di ricorrere agli animali per rintracciare e catturare queste forze erranti. disperati. Del resto. Perseguendo lo studio assiduo del corpo umano. creazione più razionale e che provocò nel mondo scientifico una viva e legittima curiosità. e che durò per diversi mesi. si pensò che la vita fosse stata definitivamente sottomessa agli ordini della scienza e che i fantasmi imprigionati fossero costretti ad animare le macchine a tre dimensioni in cui le si relegava come in gabbie di carne. talvolta anche terrificante. Il corpo non ha dunque alcuna importanza definitiva nell’essere umano. i fantasmi non potevano essere degli artigiani del reale. furono catturati nelle officine pubbliche. attrezzandolo. A poco a poco. i diversi organi del corpo umano. . ci si sforzò di catturarli per mettere le loro forze vitali al servizio della scienza. vivono tanto quanto la razza che perpetuano. come si crede. relegati in macchine che imitavano. analoghi ai cani da caccia di una volta. trasmettere i caratteri e i perfezionamenti della razza. che erano collocati successivamente in diverse scuole preparatorie. e la loro famosa poetica aveva preceduto il mormorio che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale rovesciavano attorno ai loro prodotti nuovi e superumani. Dopo aver isolato le cellule di riproduzione di qualche bel campione della razza. bisognò costatare il fallimento definitivo dei quel nuovo tentativo. Quando si tratta di formare un individuo nuovo. in realtà. per spingere i fantasmi verso queste trappole. un germe vitale a quattro dimensioni e ci si serviva di numerosi cani chiaroveggenti. le cellule di riproduzione ci interessano poiché sono immortali. Figli dell’immaginazione e non della scienza. di due specie di cellule molto diverse: le une. per lunghi anni. al posto di permettergli di rovesciare i mobili. I superuomini Accadde naturalmente che le ricerche industriali effettuate per catturare la vita preparassero l’apparizione dei primi superuomini. Ci si limitò perciò a imprigionarli per sempre in corpi semplici. sfuggivano all’ordine e al ragionamento. da diversi secoli. sbarazzata di quegli elementi di disturbo. Al posto di lasciare i fantasmi impaurire inutilmente degli spiriti timorosi. XXXII. dedicate alla riproduzione della specie. Gli occorreva. adoperandosi ad ogni sorta di lavori assurdi. Dal giorno in cui si comprese tutta l’utilità che c’era per le nuove fabbriche di appropriarsi di quel fluido vitale perduto qui e lì sotto la forma di fantasmi inutili. I fantasmi imprigionati non operavano più. per qualche anno. A ben vedere. si accontentano solamente di sacrificare qualcuna tra loro per la formazione transitoria e plastica del corpo mortale di un nuovo individuo. contenenti. propriamente parlando. si erano dilettati ad annunciare l’arrivo sulla terra di questi esseri meravigliosi. non producevano alcun lavoro utile.Così dunque. meglio che gli uomini. Come in questi animali primitivi. per agire. discernevano perfettamente le emanazioni spettrali sparse nell’universo. immortali. come esca. Al contrario. artisti del sogno per secoli. si agì così come si faceva con gli scolari di una volta. Con questo procedimento. perseguì con calma le sue nuove ricerche verso lo sconosciuto razionale. davano al corpo la sua apparenza terrestre. per le funzioni che doveva soddisfare. Inizialmente. non esiste mai. è soltanto un semplice ornamento temporaneo. La fabbricazione e l’educazione dei superuomini non ebbero tuttavia nulla di particolarmente strano in un secolo in cui la tecnica chirurgica aveva raggiunto i limiti estremi della perfezione. si era deciso che quello si componeva. impiantandole successivamente su degli individui di ogni specie: su degli esseri umani o su degli animali. così le cellule di riproduzione che sono gli ovuli non muoiono mai. per bipartizione. indicando agli umani il possibile al di là dello spazio e del tempo. ma una semplice bipartizione. salvo per caso: si dividono indefinitamente. tutti i fantasmi. delle trappole speciali a tre dimensioni. poiché conservano e collezionano esse stesse senza dover. rozzamente ma sufficientemente. la fantasia e la libertà delle età scomparse. la vita delle cellule immortali non era altro che quella delle amebe che si riproducono perpetuamente. mortali e deteriorabili. potevano vivere soltanto in totale indipendenza. ma a poco a poco. Si sistemarono. È su questo principio molto semplice che si fonda la costruzione dei superuomini. un po’ ovunque. Emananti da individualità eccezionali non potevano piegarsi a una disciplina sociale. gli animali. certi filosofi.

che. aumentarne la potenza. macchine calcolatrici. Questa sparizione restò delle più misteriose: si parlò di vendetta. Un ciclista. nelle vaste sale del Museo Centrale. ci si ingegnò a prepararlo nel modo più meraviglioso. Con l’impianto animale. in opposizione con le preoccupazioni dell’epoca. Allo stesso modo. l’umanità sapiente aveva saputo stabilire una distinzione fondamentale tra la direzione generale del corpo e il corpo stesso. in caso di pericolo. di vivisezione infame. Quanto al corpo. Sentiva. praticato in modo così frequente durante tutto il periodo scientifico. lungi dall’essere uno strumento indipendente dal suo corpo. automobile o aeroplano. quell’accrescimento artificiale del corpo fu ormai soltanto un gioco. per il futuro superuomo. l’automobile o l’aeroplano non ne era che il prolungamento. invece che mollare il volante o le leve. ma il potere dei . da soli tutte le conoscenze umane su un quadro centrale di distribuzione. dopo anni di educazione. al momento della loro creazione. dalla creazione stessa di quegli strumenti primitivi che erano chiamati bicicletta. D’altronde. non nascondeva il suo disprezzo per i sapienti del Grande Laboratorio Centrale e che viveva risolutamente una vita fatta interamente di grazia e di eleganza. i superuomini furono presto delle sorte di elefanti umani. Come si erano visti in passato degli automobilisti adottare successivamente dei 6. Tutto ciò non sarebbe stato del resto che un avvenimento senza grande importanza nella storia del mondo. si fece ricorso a degli impianti multipli. Quando. dove esse potessero completare la loro istruzione. gli uomini avevano compreso con quale facilità essi potessero completare i propri corpi. Quel corpo era. così certe persone considerarono interessante aumentare indefinitamente le proprie forze vitali. balene. solo un semplice strumento di lavoro.Al posto di preoccuparsi del corpo intero dello scolaro. quell’accrescimento del suo essere in presenza del pericolo. l’antico istinto che portava l’uomo a non fare assegnamento più su nulla se non sulle sue sole forze naturali in caso di pericolo. che portavano su di sé degli apparecchi di telegrafia telepatica. vi si manteneva con forza. a delle addizioni di membri innumerevoli. uccelli. e il cui valore dipendeva unicamente dal valore della cellula centrale di riproduzione che vi era stata incorporata. si sentiva impacciato quando gli occorreva ricorrere alla marcia a piedi. I sapienti non osarono confessare la loro disfatta. agli occhi di tutti. che. in osservazione. dopo qualche chilometro di tragitto. Fin dalle età più remote. Furono anche impiantate. la scomparsa di una ragazzina di grande bellezza. da tanto tempo. Per supportare quell’insieme meccanico formidabile. una doppia accensione nervosa. l’abitudine era per lui persa. Si videro spesso gli uomini di allora avere quattro polmoni o tre cuori grazie ad impianti. infatti. cani. un operatore di telegrafia senza fili si inchiodava con tutte le sue forze al suo apparecchio per chiamare soccorsi. delle cellule destinate a generare più tardi il corpo dei superuomini su leoni. nei dintorni del Grande Laboratorio Centrale. da tanto tempo. di odio irriducibile della bellezza generata dalla scienza. acquisire della progenie e dell’esperienza. se quell’anno stesso non si fosse costatata. quel gioco comportò talvolta qualche esagerazione. inventati dal loro orgoglio e che ignoravano la bellezza. poeti o sapienti. aggiungerne nuovi membri meccanici. dei 12 e dei 24 cilindri. per la sicurezza pubblica. degli 8. sprovvisti di ogni bellezza plastica e che si dovette immobilizzare. Era stato ugualmente osservato che l’automobilista o l’aviatore. attentamente etichettate. mostruosi. ma subalterna. nel mondo meccanizzato dalla scienza. nascosero. e l’istinto della conservazione lo spingeva a mantenere il maggior tempo possibile presso di sé quell’ampliamento di forza. di voler far beneficiare i superuomini di tutti quei vantaggi e si complicò l’impianto animale di impianti meccanici ancora più ingombranti. poiché l’istinto collettivo di conservazione sociale aveva rimpiazzato. ci si limitò più semplicemente a sistemare le cellule di produzione dei futuri superuomini in corpi differenti. delle braccia o delle gambe supplementari di ricambio per la marcia normale o l’alpinismo. una forma plastica indispensabile. con l’appoggio dello snobismo. barcollava e si trovava disorientato senza lo strumento di marcia che gli era divenuto indispensabile. il buon senso e la bontà. gli sfortunati furono sovraccaricati di tutte le ultime invenzioni della scienza. multipodi. senza violare in alcun modo le regole naturali. in caso di naufragio. Quelli divennero presto degli esseri difformi. repertori enciclopedici che riunivano. infatti. le cellule di produzione dei superuomini furono infine impiantate in corpi in pieno sviluppo. quegli esseri mostruosi. Forse non ho bisogno di dirlo: si ebbe premura.

solamente un arresto. Così. È ciò che fa sì che degli esseri molto sfortunati. Era del resto la sociologia che. in una condizione sociale inferiore. ma. al contrario. degli esseri favolosi nascere spontaneamente e morire per un difetto di costruzione. Quando i ricercatori del periodo scientifico ebbero infine capito questa verità fondamentale. La natura. a poco a poco. altri che fuggirono in masse informi attraverso la campagna. .sapienti del Grande Laboratorio Centrale era tale. nelle sue successive creazioni. In contrasto con quello che si credeva nelle prime età della scienza. e per seguire in quel modo la legge del minimo sforzo. la dissociazione della materia non è dunque una diminuzione. l’epoca lontana in cui erano ancora glorificati la bellezza del lavoro. per compiere solo una parte dello sforzo generale. le idee sulla materia e sull’evoluzione erano profondamente modificate. ce ne furono alcune che fuggirono attraverso i muri. abbiano preferito assai spesso rimanere in quello stato piuttosto che tentare uno sforzo che avrebbe potuto sollevarli. tra gli atomi elementari. XXXIII. Quell’atomo elementare. ma al nirvana. ma anzi uno sforzo che la materia compie verso l’idea per tornare all’individualismo superiore. è in virtù di quella stessa legge che si crearono. una specializzazione che diminuisce l’universale attività primitiva. i benefici dell’associazione e la meravigliosa scalata dalla natura realizzata fin dalle origini del mondo che creava degli esseri sempre più complessi. occorre dirlo. di mettere in primo piano e di liberare come si addiceva l’atomo elementare che conteneva in germe tutte le forze conosciute. e si ricercarono subito le cause di quel curioso fenomeno. per ripetere sempre e solo lo stesso gesto. aveva solo intravisto. cerca di specializzarsi. non di lavorare. per prima aveva indicato ai sapienti l’errore secolare nel quale essi si intestardivano in modo assurdo. La congiura delle larve Quando il muro di fondo del Grande Laboratorio Centrale cominciò a spostarsi lentamente con flessibilità per andare a ingolfarsi nella porta che dava sulla grande biblioteca dell’istituto. e si verificò subito una strana serie di fenomeni capaci di sconcertare i sapienti di allora. quando era ancora una semplice particella della nebulosa. In tutti i casi. e si sforzarono. di interessarsi agli organismi complessi. cosa curiosa. quando l’uomo accetta il contratto sociale che lo rende solidale a tutti. e che era in un’altra direzione che l’uomo doveva cercare la via naturale del progresso. nella maniera dei mostri della preistoria. Si ricordava anche. si vide la terra socchiudersi. Come ai tempi delle leggende antiche più terrificanti. non furono sufficientemente sorvegliate. che l’affare fu classificato tra le leggende e non ebbe mai altro seguito. un ritorno al nulla. ed è ugualmente per questo motivo che i grandi conquistatori e padroni del mondo hanno sempre facilmente trovato dei docili soggetti che preferissero ubbidire agli ordini di un altro. non ha fatto che indicare in anticipo questa pretesa marcia in avanti delle civiltà. padre di tutti i corpi semplici e di tutte le energie conosciute – quella larva come la si soprannominò in seguito – si finì per liberarla. non senza sorridere. La storia della società ci dimostra infatti che in ogni tempo l’uomo si è sforzato. Naturalmente. La filosofia indù. delle associazioni sempre più complesse. questa marcia reale del mondo verso la perfezione individuale. L’associazione in corpi organizzati è. tutto al contrario. a gemere così come degli autentici esseri viventi. cessarono. a quell’epoca. altre che penetrarono in oggetti materiali situati nei dintorni del Laboratorio. che soddisfacessero sempre di più quel desiderio di pigrizia che guida il mondo. che predica il ritorno non già al nulla. era stato ammesso che il pregiudizio antico che faceva dell’evoluzione un modello inimitabile era evidentemente privo di ogni fondamento. tutte le possibilità immaginabili. non cede che a un semplice movimento di pigrizia. quelle larve. dopo essersi arricchita delle molteplici esperienze della associazione. che si tratti di padroni o di schiavi. gli uni dall’alto e gli altri dal basso. di liberarsi di ogni preoccupazione materiale facendo lavorare al suo posto gli altri uomini o delle macchine. si capì che qualcosa di anormale era appena accaduto nel mondo scientifico. per ricostituirla per sintesi nel suo stato primitivo. Ci furono dei monumenti pubblici che si misero ad agitarsi. proprio come esisteva all’origine dei mondi. al contrario. È dalla legge del minimo sforzo che il lavoro della materia fu sempre diretto. un momento di pigrizia di cui una rapida dissociazione farà più tardi giustizia. Sfortunatamente. fu sempre il minimo sforzo e il minimo pericolo che essi cercarono di realizzare. piuttosto che tentare da sé lo sforzo necessario. nei tempi antichi. coltivate in gran quantità nel Grande Laboratorio Centrale. come dei blocchi di materia in fusione a causa di un incomprensibile lavoro molecolare. Da tanti anni.

senza la sua diretta presenza. qualche apparizione sconcertante di fantasmi innominabili. a una leggera altezza sul suolo. Si poté per un momento temere che quel movimento di organizzazione coinvolgesse tutta la materia e rovesciasse il mondo. Quando giunsi nel paese della quarta dimensione. applicare la levitazione ai corpi materiali richiede uno sforzo nervoso considerevole. non tardarono a perire. In generale. Si temette di disturbare di nuovo quelle riserve formidabili di forze e di energie sconosciute che la natura nascondeva: e l’uomo. I medium che. Conosciamo l’osservazione clinica fatta su una giovane isterica che sentiva direttamente delle sensazioni di bruciore o di freddo dopo che era stata gettata nel fuoco o su del ghiaccio l’acqua nella quale lei si era lavata le mani. In ogni tempo. Questa preoccupazione si ritrova in tutte le religioni. Infatti. di tutti i simboli artistici. Sappiamo. con le sole sue forze personali. Quando il soggetto è ben equilibrato. XXXIV. coltivando la propria volontà. ma quando ci sono delle perdite di forza nervosa. L’aviazione è infatti una soluzione rozzamente scientifica. Noleggio di corpi Percepisco da molto tempo. quanto quelle forze siano reali poiché in certi casi patologici possiamo costatare i loro effetti al di fuori del corpo umano. sviluppate troppo presto. Ma si era dovuto abbandonarlo . le influenze esterne e controbilanciare. sono degli oggetti che si formano nell’aria. indegne all’uomo. elevarsi in aria. ciò avviene sempre con uno sforzo penoso che esige una attenzione sostenuta. con uno sforzo continuo dello spirito. un movimento intempestivo. sono riusciti a lasciare il suolo e a venirsi a posar su una tavola con la loro sedia. improvvisando attorno a sé degli esseri frettolosamente costruiti e mal concepiti. le forze naturali che lo circondano. L’esperienza. forse fin dai miei sogni d’infanzia. questo non offre insomma altro inconveniente che per se stesso. e la caduta diviene subito minacciosa senza mai tuttavia realizzarsi. che ne risultavano. Conosciamo ugualmente gli spostamenti di mobili e le materializzazioni che delle esteriorizzazioni di forze possono produrre. ad alcun stratagemma meccanico. egli ha sentito di potersi sottrarre all’attrazione. del resto. In ogni tempo. senza ricorrere. straordinariamente gravi. che deve esistere per l’uomo un mezzo molto più sicuro e molto più semplice di sostenersi in aria dell’aviazione meccanica. a poco a poco. e i prodotti mostruosi di quelle larve. se ne va alla deriva. appresi senza stupore che durante il periodo scientifico quel modo di locomozione era stato molto in voga. in ragione della fatica cerebrale che provocava in tutti i suoi adepti. mal abituate all’ambiente. indoviniamo. per dispersione. riempite di idee moderne e disorganizzate da secoli di organizzazione. seduti su una sedia. È più specificamente nei sogni che queste indicazioni si precisano. prudentemente. senza fare alcun movimento. tentarono ovviamente di fuggire dalla loro formidabile individualità associandosi a casaccio. .Quelle larve artificiali. non fu ripetuta: fu tuttavia a partire da quel momento che si cominciò a comprendere meglio tutto ciò che era la vita della materia e a non considerare più gli oggetti materiali come semplici creazioni inferiori. Con un grande conflitto della volontà. ma l’associazione della materia non fu protratta più avanti. da cui sfuggono. quando questa forza è mal diretta fuori dal solo lavoro che le si chiede di compiere. Ci fu. incapaci di rimanere isolate. non tardiamo a sentire che stiamo perdendo contatto con la terra e che ci stiamo spostando. continuò a vivere la sua vita sull’immenso cimitero del mondo che era ormai popolato da morti viventi. o degli oggetti esistenti che si spostano senza possibile controllo. Sfortunatamente. qua e là. e ne risultano fenomeni molto curiosi. La gravitazione è una forza che dobbiamo sconfiggere e neutralizzare sviluppando le forze che si trovano in noi. spostarsi al di sopra del suolo. tutto esteriore e che non saprebbe interessare che popoli barbari. all’insaputa della persona. forma la base di tutte le credenze morali. un metodo di transizione. e soprattutto dei disordini sociali. per farlo. Fortunatamente i fenomeni diminuirono a poco a poco. hanno sempre patito un’estrema fatica in seguito all’eccessivo sforzo. essa si spande tutto intorno. l’uomo ha capito d’istinto di poter combattere. e l’equilibrio ottenuto non è mai soddisfacente: uno spostamento maldestro. movimenti bizzarri di oggetti materiali che non si poté spiegare.

per aggirare la difficoltà. si fece ricorso da allora a un sistema di antropometria fisica che permetteva di identificare le persone. durante l’assenza del suo spirito. quando erano sicuri che il corpo materiale di una personalità conosciuta restasse a Parigi. di una sostituzione di persona. Un uomo poteva. ora ancora. e. ci fu una quantità considerevole di forze perdute che si diressero così a casaccio nelle città e nelle campagne. Sfortunatamente. L’inconveniente di un simile metodo era di eliminare. non più secondo il loro corpo esteriore. Fu allora che. verso delle macchine di utilità sociale. si ravvisò tutto il pericolo che ci fosse nel tollerare simili abusi. formavano delle pericolose scogliere contro le quali gli aviatori andavano a schiantarsi. ad ogni istante. un po’ ovunque. specialmente nei rapporti coniugali. lasciare il proprio corpo materiale vuoto a Parigi. Ora le distribuzioni di luce si mettevano a parlare o a cantare. Già nelle epoche più antiche. D’altronde le stesse persone che erano in una situazione sociale interessante. Erano una catena di sorprese. un periodo di avventure sorprendenti.Dal giorno in cui la levitazione divenne il mezzo di trasporto alla moda. nel modo più facile del mondo. degli oggetti personali acquisivano. di sentire o di udire. per lo stesso motivo. Il governo scientifico dovette dunque proibire formalmente ogni transizione tramite levitazione. non mancavano di abbandonare. a volte. Non ho bisogno di dirvi che le Compagnie di Viaggi Economici si appropriarono subito della questione e organizzarono. grosse nuvole. e quegli abusi furono tali che si dovettero prendere presto nuove misure. e di andare ad alloggiare nel corpo della persona conosciuta. La paura di un furto con scasso. si sentì lentamente svilupparsi. infatti. senza occuparsi di nulla. si informavano. possiamo ben crederlo. rapidamente solidificate. di tribolazioni. Senza dubbio. e che consistevano nell’abbandonare il proprio corpo materiale con un semplice sforzo della volontà per spostare unicamente ciò che era chiamato una volta il proprio “corpo astrale”. da cui non volevano più uscire. anch’esso. Durante tutta la durata del noleggio. Di quando in quando. le peggiori catastrofi. un corpo vuoto di esecutore che era messo a sua disposizione e che gli permetteva di sbrigare tutti i suoi affari in città. non aspettando che un’occasione per manifestarsi e provocare i fenomeni più sconcertanti. Il giardino dei pianeti Il giorno in cui il Grande Laboratorio Centrale cominciò a diventare onnipotente. si fece ricorso ai semplicissimi metodi di esteriorizzazione indicati in passato dagli spiriti. Con il corpo astrale noi possiamo. durante la loro assenza. di quiproquo. Sfortunatamente. ma non possiamo comunicare con le persone provviste del loro corpo materiale se non nel caso in cui si metta a nostra disposizione un altro corpo materiale. degli hotel speciali dove si trovava tutto ciò che occorreva per agire una volta arrivati. nell’hotel speciale. di comunicare con i suoi clienti. Fino a che fu una questione di manifestazioni insignificanti. ora. ogni sforzo cerebrale destinato a utilizzare la volontà umana all’infuori delle prescrizioni promulgate dai regolamenti di polizia generale. degli apparecchi meccanici. il corpo astrale dell’esecutore nuovo genere andava a fare un giro nella campagna. i pensatori che vivevano di idee pure avevano escluso i poeti dalla loro . Chissà se. a causare i più gravi inconvenienti. e si potevano temere. come si farebbe per una vecchia abitudine. quando quelle forze vagabonde si indirizzarono verso delle fabbriche. infine. ma secondo le loro impronte morali. nei tempi barbari. non ne risultarono meno deplorabili confusioni. delle navi o dei treni si trasformavano in bouquet di rose o in acqua di colonia. per esempio. nello spirito di tutti. spostarci da un luogo a un altro. anch’essi. ogni possibilità materiale di azione al viaggiatore. sentire ciò che accade. abbandonato dal suo corpo astrale. Fu. questo metodo comunque così semplice non tardò. il proprio corpo. li arrestò quasi sempre. trasportarsi con il pensiero a Marsiglia e lì trovava. il corpo astrale di un triste teppista fosse venuto ad animare il loro corpo materiale e a fargli commettere le peggiori malefatte. la facoltà di vedere. ma ci si abituò presto. e di conseguenza vuoto. che doveva spazzare via più tardi tutti quei metodi barbari. momentaneamente. Abili imbroglioni sfruttavano la situazione. ancora più rigorose. esitarono a uscire dai loro corpi materiali e ad allontanarsene. e non possiamo che riderne quando riflettiamo sull’estrema facilità del processo della quarta dimensione. la Bellezza. si costatava che della barba spuntava su dei pali telegrafici. la rabbia di ciò che si chiamava una volta. XXXV. ciò non rappresentò un’estrema grav ità.

Quella moda delicata addolcì un poco i rigori del periodo scientifico ancora ai suoi inizi e non possiamo astenerci dal costatare. nel periodo delle vacanze e in un luogo progettato specificamente dai Sapienti assoluti e che prese il nome di giardino dei pianeti. o opere d’arte decorative che si applicavano prettamente ai bisogni immediati della vita. Si capì rapidamente che se la personalità umana poteva dividersi in due. talvolta anche abusando. non si poterono guardare senza sofferenza i monumenti antichi. per manifestarsi prendevano in prestito la forma di oggetti inanimati o di strumenti scientifici. talvolta. in un corpo materiale per la circostanza vuoto. rapporti scientifici minuziosamente provati secondo natura. senza ritegno e senza pudore. salvo incarnarlo per qualche ora. al momento delle prime esteriorizzazioni di forza nervosa provocate dalla levitazione. godendo pienamente di tutti i vantaggi della vita animale o vegetale. lo abbiamo appena visto. presto proibiti dal Grande Laboratorio Centrale in ragione dei disordini che provocavano nello Stato. e il modo in cui rispettavano la reliquia del morto. ma allo stesso modo ingenue. al momento dei primi balbettamenti della scienza nuova. meglio di come avevano potuto fare le dame di una volta che giocavano alla pastorella. i letterati e gli artisti tentarono essi stessi di aggiustare le loro produzioni sul gusto del giorno. Inizialmente. a poco a poco erano state attaccate tutte le religioni non meno potenti. sovraccarichi di figure feticiste destinate con certezza a scongiurare la sorte. il fascino nella velocità. Ogni anno presero volentieri l’abitudine di incarnarsi per qualche giorno o durante tutto il perio do delle vacanze. dalle religioni antiche e dagli ingenui spiriti del XIX secolo o del XX secolo. la forza nervosa sparsa nell’aria si materializzava sotto gli aspetti più diversi. in condizioni limitate. a espellerne la personalità immateriale per permettere alle persone innamorate del riposo o delle fantasticherie di occupare momentaneamente quei fragili rifugi. Se ne ebbero di molto carine che avrebbero affascinato i poeti dei tempi passati. furono tuttavia tollerati. Per cominciare. Molto più tardi. Comunque. come una tappa. definitivo e profondo. era con l’intima convinzione che le copie materiali di tutti gli oggetti funebri sarebbero stati utilizzati dal defunto nella sua seconda vita. erano state soppresse tutte le religioni il cui simbolismo appariva di una banalità eccessiva. Perché inventare delle storie menzognere. Certe persone spendevano così settimane squisite nella stessa serra o nella stessa prateria. accaddero nel mondo scientifico. in maniera oscura. Ora erano larve immonde. che un albergatore prestava loro. non si poterono leggere senza disgusto le menzogne letterarie dei grandi poeti di una volta che tentarono di mascherare le proprie sensazioni e le loro personali avventure sotto l’imprecisa figura di eroi immaginari. A seconda dell’immaginazione delle persone esistenti. in corpi materiali di animali o di fiori. a questo proposito. durante quel periodo. Quando gli Egiziani ponevano nelle tombe degli oggetti quotidiani. di corpi in prestito che non erano i loro.repubblica. durante quell’epoca di transizione. Poi. ora immensi protozoi viscidi che. certe persone presero l’abitudine di spostare nei propri viaggi il loro solo corpo immateriale. perché fabbricare di tutto punto degli eroi immaginari? Gli uomini dell’età scientifica concepirono sempre meno la necessità di quelle favole puerili che non corrispondevano in nulla alle realtà pratiche del momento e facevano perdere a tutti tempo prezioso. era stata affermata tutta l’inutilità pratica delle antiche formule magiche. Ma presto si riscontrò che queste erano solamente illusioni inutili e il solco si infossò. Questo costume delicato e affascinante necessitò di infinite precauzioni e di tutta una speciale organizzazione. delle armi di combattimento. Presto. Si fu obbligati a preparare per quel risultato dei corpi di fiori o di animali. Ogni eleganza fu confinata ormai nell’utilità delle linee o nell’indicazione del movimento: la bellezza fu confinata nella forza. animali terrificanti. Senza dubbio. poeti che conservavano ancora il culto delle emozioni del tempo passato. tra le belle arti di una volta e i sogni scientifici del mondo nuovo. offrendo al pubblico delle analisi rigorosamente esatte della realtà. Abbiamo visto come. letterati. quando l’ideale fu interamente rimosso. Fu in quel periodo una moda molto curiosa e che fu lanciata da certe persone sensibili. religiose o letterarie che avevano cullato le prime età dell’umanità. della letteratura e delle belle arti. E il giardino fu sorvegliato in modo speciale perché nessun incidente venisse a turbare quei piacevoli ricoveri. certi fenomeni capaci di spaventare le anime sensibili. delle piante e anche degli oggetti materiali poteva ugualmente supportare la stessa bipartizione. Quanto alle menti che credevano . Quei viaggi. quella delle bestie. Le confusioni che si stabilirono tra gli oggetti materiali e gli esseri viventi non tardarono tuttavia a fornire preziose indicazioni sulla natura delle cose. quanto tutte quelle possibilità scientifiche fossero state già presupposte. non tutte le esperienze che si fecero furono esclusivamente scientifiche o sgraziate.

completamente sconosciuta fino ad allora dai nostri naturalisti e che era una delle principali curiosità del Grande Museo. come gli uomini. e di averli volontariamente attratti in una triste avventura da cui non sarebbero dovuti tornare. E i Sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale furono anche sospettati in quel momento di aver premeditato quelle morti bizzarre sovreccitando la curiosità dei poeti. Si ebbero anche curiose informazioni sull’universo. che certi animali. Si era immaginato che quelle strane o meravigliose piante fossero dei vegetali analoghi ai nostri e. Inizialmente. sappiamo. poi si dovette registrare con terrore qualche morte intellettuale. ma questa è una concezione che gli manca e l’idea non gli balena. dove da secoli l’umanità si rifugiava durante una buona parte di vita. infatti. che rappresentavano. al capezzale della propria culla. comunque reale. nel suo stato sano e normale. non ha alcun valore in quantità ma semplicemente in qualità. gli autentici abitanti di strani paesi. bambini malati. udirsi suonare alla porta e vedersi entrare nella camera dove siamo seduti. senza difficoltà arrampicarsi. presto si capì che il problema non si restringeva soltanto a quel fenomeno e che le nuove idee sullo spazio dovessero modificare anche altri fenomeni. ma non riescono mai a sfuggirne quando si tratta di oltrepassarne le estremità. Potremmo credere. in seguito a un incidente o a una puntura. Potrebbe. quando alla fine del secondo periodo scientifico. era insomma solamente un mondo a due dimensioni. Il senso di uno spostamento in altezza gli manca assolutamente: comprendono soltanto due dimensioni e non vanno mai che su uno stesso piano. spostarsi in altezza. inizialmente. al di là di ogni nozione infantile di tempo e di spazio. che tornarono. Presto. ma si dovettero cessare in fretta quelle villeggiature letali che costarono la vita agli ultimi poeti dei tempi passati. esse amavano ugualmente immaginarsi che. da vecchi vegliare a se stessi. non si esitava a scegliere di preferenza quelle piante per collocarci i poeti in vacanza. l’idea pratica della quarta dimensione si fece luce tra gli uomini. che sarebbe. Io che sono giunto nel paese della quarta dimensione. di meteoriti come si diceva un tempo. distaccati forse da altri mondi sconosciuti e che erano venuti a frantumarsi una notte sulla nostra terra. Tuttavia. loro nemici secolari. durante la vita. altrettanto facile come sarebbe. Le materializzazioni degli incubi a tre dimensioni Molte persone ignorano che esistono certi topi giapponesi che sono privati del senso della terza dimensione. nel tempo. Possono muoversi facilmente su un vassoio di lacca. Allo stesso modo in cui esseri che non conoscono esteriormente che tre dimensioni. infinitamente banale insomma e posto sotto la sorveglianza diretta di un laboratorio scientifico. questo non c’entra: il piccolo topo giapponese. pur così corta. l’anima di una ragazzina morta avrebbe raccolto l’anima dei fiori morti che erano posti sulla sua tomba. non concepisce che due dimensioni. che in quel caso si tratti di una semplicissima atrofia o di una lesione di qualche centro nervoso. che la vita. XXXVI. erano stati circondati da una strana vegetazione. in altri mondi. ma direttamente sulla terra. ricordano quei polli che sono ipnotizzati dall’unica dimensione di una linea dritta. attratti dal mistero e dalla novità. in un modo assai improvviso. in quel luogo. nei loro ingenui cimiteri. Il mondo dei sogni attirò subito l’attenzione dei ricercatori e dei sapienti e si indovinò presto che quel mondo sfuggevole. tracciata col gesso sul suolo. le cose andarono nel modo migliore del mondo. come superare i bordi di un vassoio. Quel grande giardino circondato di muri era stato così soprannominato perché conteneva grossi frammenti di materia extraterrestre. non concepiscono che è anche facile uscire da una camera murata grazie alla quarta dimensione. senza riprendere coscienza dell’equilibrio delle cose. Non erano più che un mezzo di villeggiatura alla portata di tutti. Qui. per i topi giapponesi. Quelle nozioni di bipartizione del corpo e dello spirito in cui risiedevano le credenze antiche. a destra o a sinistra. in seguito a penosi incidenti che desolarono il giardino dei pianeti. si trovano totalmente disorientati o girano su se stessi fino allo spossamento. e . organicamente. si trovavano dunque realizzate. Altri. nello spazio. o. Certi spiriti in villeggiatura in piante planetarie non tornarono più nel loro corpo normale.all’evocazione dei morti. Tuttavia quell’affascinante costume ebbe anch’esso fine. non ho bisogno di dire quanto tutte queste credenze di una volta nella sopravvivenza appaiano primitive quando ci rendiamo conto che la morte non esiste. raccontarono la spaventosa e selvaggia lotta che avevano dovuto sostenere contro gli spiriti di quelle piante sconosciute.

aveva visto il proprio braccio destro essere divorato da un coccodrillo a vapore a forma di vacca. affilato. ma che erano generati. qualche soggetto che fu incaricato di andare a esaminare minuziosamente il mondo dei sogni e di rendersi conto. tra chi familiarizzava con la quarta dimensione. A volte. le sue facoltà si trovarono straordinariamente sovreccitate e singolari incidenti si produssero presto in sogno. e che gli restituiva tutta la pericolosa realtà della vita quotidiana. dalle ruote di una locomotiva. da sé. Uno di loro. attirarono l’attenzione del mondo sapiente. che raggiungevano inoffensivi passanti e mettevano a foco dei villaggi interi. si regalarono la squisita sensazione di penetrare soli e senza armi nelle ombre sotterranee di castelli popolati da fantasmi o di ricreare per il solo loro piacere le orge o i massacri più famosi dell’antichità. di corpi sanguinanti. ma questo era a ben vedere soltanto un gioco. dappertutto si divertirono a tagliare in pezzi delle armate intere. per uno strano presentimento. piccoli bagagli di un peso favoloso e a trasferirli da un aereo a un altro. lanciati a tutta velocità. di cercare tutte le gioie che può offrire l’uso della quarta dimensione. all’idea della quarta dimensione. almeno quelle. che. Il giorno però in cui l’umanità si abituò. si precipitarono su delle spade. avevano soltanto immaginato. l’uomo non aveva fatto attenzione alla terza dimensione che si introduceva poco a poco. Fu scelto. la cui autentica natura non doveva essere rivelata che ben più tardi. nell’età dell’Uccello d’Oro. che. Si divertirono a urtare di fronte a treni rapidi. durante il noioso periodo scientifico. materializzati a tre dimensioni.che era per quella sola ragione che gli avvenimenti che vi si svolgevano non avevano alcuna azione diretta sul corpo umano. dopo qualche notte di osservazione. da soli. nella roccia. tagliate in due. degli sconcertanti avvenimenti che stavano accadendo. da una frotta di nuvole bianche che si erano dimostrate spietate. bastava all’uomo risvegliarsi. avevano rappresentato il fascino della vita. mentre camminavano febbrilmente sul soffitto. era stato infine denudato dei suoi vestiti e delle ossa del suo scheletro. degne della mitologia. che risultava essere la sola porta che gli permetteva di fuggire. Realizzarono in sogno tutte le azioni eroiche che gli antichi. Forti dell’impunità che gli assicurava l’intera possessione della quarta dimensione. i sogni divenivano reali e rappresentavano per l’uomo il più formidabile pericolo che gli fosse mai occorso. a quell’epoca. Quelli tornarono terrorizzati. Certi agitati. passavano inosservate. avendo passato tutta la notte a trasportare. C’erano persone che furono raccolte. in piena campagna. nei suoi sogni. da una subcoscienza comune a tutti gli esseri. si dichiararono incantati dall’avventura e intraprendevano cacce favolose. malgrado la sua difesa molto energica. da tanto tempo. di sfuggire a catastrofi. un altro. Furono vietati infine sotto pena di morte i sogni a tre dimensioni alle persone incapaci di rifugiarsi nella quarta dimensione. divennero presto ingombranti. al contrario. fino a quel momento. di scappare davanti a pericoli immaginari. data l’estrema gravità che prospettavano. al mattino. Quelle materializzazioni di oggetti creati di tutto punto dalla volontà dei dormienti e costituiti in modo tangibile a tre dimensioni. davanti a quelle intrusioni. poco a poco. rimanevano invisibili e mettevano in soggezione solo gli uomini di epoche anteriori. di eludere con angoscia le imprese di terribili assassini. allungato come da un incredibile rullo compressore. rimpossessarsi dei propri sensi a tre dimensioni per capire che tutto ciò erano pure chimere senza importanza. una severa regolamentazione contro i dormienti capaci di mantenersi in sogni a quattro dimensioni e costringerli a prendere ogni sera una pozione speciale che precludesse tutti i sogni. a volte anche le fucilate o i colpi di cannone. la testa in basso e i piedi in aria. Si fu dunque obbligati a promulgare. Sfortunatamente. correndo. . altri che si ritrovavano. Volontariamente. invocavano il caso e la fatalità. Quei diversi avvenimenti. nel loro letto. Ci fu anche un uomo piuttosto robusto che fu scoperto nel suo letto. Al mattino si ritrovava. a rimanere intatti sotto un fuoco intenso. avevano rimpiazzato. istintivamente. i racconti di fate di una volta. tali fantasie non erano senza pericolo. poiché l’esperienza aveva sufficientemente dimostrato che i sogni non provenivano affatto dalla volontà umana. Quei nuovi fenomeni non potevano così essere messi in dubbio: i sogni che. si fecero legare davanti alla bocca di cannoni carichi. in una minuscola buca di topo. Dopo qualche secondo di terrore. A forza di esteriorizzare la propria immaginazione. i sogni che i bambini aspettavano con gioia addormentandosi la sera. in sogno. tutto un ammasso di macchine frantumate. quell’uomo sognava un’immensa scala lentamente sommersa da un’inondazione di piombo fuso e che andava a finire. gli uomini avevano preso l’abitudine. si consegnarono a tutti gli eccessi nei loro nuovi sogni a tre dimensioni. E si seppe che. dei poeti come se ne trovano sempre. nella casa dei veggenti. Le immaginazioni a quattro dimensioni furono proibite e si permisero solo le escursioni di una volta le quali. dopo una notte di incubi. si gettarono dall’alto di monumenti elevati.

ma mancavano dettagli a proposito. la maggior parte dei mezzi impiegati per distruggere i pericolosi microbi o per proteggersene era ben conosciuta. quel medico aveva avuto l’eccellente idea di condurre. Ci si stupì. in una sorta di fortezza inaccessibile. Di certo. Nulla. poi infine il terrore. e nessuno. Grazie alle tonnellate di nutrimento speciale che fu fabbricato in qualche giorno. in quel frangente. tutta una parte dell’umanità. Qualcuno fu conservato per curiosità. la febbre gialla. terrificante. pronte a introdursi direttamente nell’organismo umano. erano appena state riversate nelle canalizzazioni di acqua potabile e nei fiumi equatoriali. Quella scoperta non aveva all’inizio come oggetto che facilitare gli studi medici. nella vasta pianura. senza alcun dubbio. la costernazione. tuttavia. che rappresentavano i terribili bacilli del giorno prima e che secernevano veleni abominevoli. Lo stupore. Lungi dal cercare di distruggere i microbi. dalle misure che ordinava nel mondo industriale. ci si trovò presto in presenza di microbi con la taglia di piccoli animali domestici. ma quei passatempi di un istante fecero presto posto a nuove inquietudini. Rapide analisi permisero di costatare che le malattie più orripilanti erano diffuse in tutte le canalizzazioni: la sifilebbra. E fu uno spettacolo infinitamente ripugnante vedere accumularsi nelle vie. di vedere le sue comunicazioni con il mondo esterno farsi sempre più rare e si costatava che il grande palazzo si stava trasformando. una tale fede nella salvezza che offriva il nuovo alimento. i pericolosi bacilli in circolazione ingrandirono lentamente. migliaia di lunghi serpenti argentati. spugne viscose e ricci gelatinosi. Gli accessi erano proibiti fino a due piani. del resto. smascherava la presenza di fortificazioni qualunque. la rabbia. in ricordo del terribile pericolo che era stato corso.XXXVII. non potevano essere paragonati agli umili bacilli che si sviluppano nel corpo. combattuti ogni giorno dall’organismo. si conosceva già da qualche tempo la maniera di accrescere in modo curioso la taglia di quegli organismi primitivi che erano un tempo chiamati microbi e di conferirgli un tale sviluppo che si potesse osservarlo a occhio nudo. L’affollamento generale avrebbe avuto le conseguenze più gravi se il felice intervento di un sapiente giapponese che si trovava lì non avesse dirottato con decisione il pericolo nel modo più elegante. e non si poteva più contare sulla sua assistenza. . poi eliminati. delle ricerche sulle origini e le cause reali del gigantismo. che se ne fabbricò in modo esagerato e che a forza di inondare tutte le canalizzazioni. L’inquietudine però divenne grande il giorno in cui si diffuse con la rapidità della luce la voce che tonnellate di brodi di coltura che venivano. I batteri giganti L’inizio del secondo periodo scientifico fu contrassegnato dall’instaurazione della tirannia definitiva dei Dodici Sapienti assoluti e da un inconcepibile attentato del Grande Laboratorio Centrale contro l’umanità. si impossessarono di tutte le menti quando si seppe che il Grande Laboratorio Centrale rifiutava di rispondere a tutti i radiogrammi e che non consentiva in alcun caso di occuparsi delle sconvolgenti epidemie che si preparavano. I batteri del Grande Laboratorio Centrale non erano infatti dei microbi come gli altri. poi trascinarsi verso i fiumi. proteggevano bene gli accessi del Laboratorio a terra e nel cielo. Si aveva una tale paura di quell’invisibile nemico. essa salvò. indeboliti. avrebbe osato avventurarsi in quella zona pericolosa. erano stati specificamente fatti crescere in condizioni particolarmente favorevoli. Il solo lato divertente di quell’avventura fu l’eccesso col quale ci si abbandonò alla fabbricazione dello speciale prodotto. con una virulenza che scompaginava tutti i metodi comunemente impiegati. per questo motivo. che cordoni radianti. che qualcosa di straordinario era architettato al Grande Laboratorio Centrale. annegati dal numero dei loro nemici. altri furono imbalsamati. capaci di ridurre in potenza l’acciaio più duro. il tetano. ci si immaginava che il Grande Laboratorio Centrale si interessasse al benessere generale dell’umanità. in ragione delle energiche misure che erano state prese per difendersene. furono ormai del tutto incapaci di introdursi nell’organismo umano. non ci si stupì oltre misura di quei lavori di difesa formidabile. ogni giorno di più. divennero visibili ad occhio nudo e. ma si sapeva che terreni velenosi. Si comprendeva che quella ritirata e quel magnifico isolamento erano indispensabili per portare a buon fine delle ricerche scientifiche e. altrettante malattie dimenticate da tempo. Nessun dubbio: il Grande Laboratorio Centrale seguiva un piano sconosciuto. su quei soggetti. dal Grande Laboratorio Centrale. Da tanto tempo si intuiva nelle regioni dell’Europa africana e dell’Atlantide. ma ancora non si avevano i sieri necessari in gran quantità per difendersi contro la crescente inondazione dell’invisibile nemico. e che accorrevano in folla. a dire il vero. inizialmente. l’herpes encefalico. di granchi immondi. Grazie alle sue scoperte. Dalle sue istruzioni frequenti.

verso il Grande Laboratorio Centrale. grazie alla creazione di capolavori immortali di bontà o di bellezza che. una sottomissione rispettosa e quasi gioiosa alle volontà sconosciute e misteriose del Grande Laboratorio Centrale. da tantissimo tempo. grazie a parole o gesti sorpresi e registrati nel fotofono senza filo. Comportava evidentemente centinaia di metodi. tutto esplorato e per i quali la vita non era più che un perpetuo ricominciamento senza interesse e senza imprevisto? Si venne a sapere. offrivano tutta la loro fortuna. possono raggiungere l’infinito. un’ultima scossa disperata delle civiltà di una volta verso l’immortalità. verso la speranza in un domani inaccessibile. uno slancio brutale. una schiavitù generale accettata docilmente e come con piacere. I cadaveri si ammucchiarono presto attorno al Grande Laboratorio Centrale. si raschiavano alle pietre del sentiero. ma il Grande Laboratorio Centrale non lo confessò mai. in ogni città. Armate furono organizzate in modo puerile fin nei paesi di Estremo-Nord. a poco a poco. ma occorse presto arrendersi all’evi denza. con ancora più stupore. I sapienti assoluti non morivano più. Evidentemente. uno scatenamento di tutte le forze animali dell’umanità che partiva alla conquista dell’immortalità. Fu soltanto molto più tardi che si concepì tutta l’assurdità di quella immortalità in quantità. Rimanevano sempre identici a se stessi. polverizzati. senza pensare all’assurdità di tali offerte fatte a dei sapienti che possedevano l’impero della natura. i Sapienti assoluti avevano agito direttamente sugli spiriti in un modo rimasto occulto. Era questa una protesta della natura. Quali strane debolezze della vita avevano dunque potuto impadronirsi di quegli uomini che avevano visto tutto. Di certo quello non era l’unico segreto. Ci furono. liquefatti da getti che li volatilizzavano. ci fu un’irruzione formidabile. Era come un risveglio generale dell’istinto di conservazione. A quale nuovo pericolo si era esposti? Si era in diritto di avere paura. e trascorsero così un centinaio di anni senza apparente cambiamento. toccant i intercessioni in favore di donne o di bambini adorati. tutto conosciuto. Fu osservato allora che nessun decesso si era prodotto al Grande Laboratorio Centrale. Forse avevano saputo ritrovare i segreti di una tempo riguardanti l’asservimento della volontà e la suggestione a distanza? Si comprese che l’impero assoluto dei sapienti immortali era ormai stabilito pesantemente e senza ritorno sulla terra intera. soli. . dopo un primo moto di gioia si cominciò a riflettere e ci si chiese da dove provenisse quella improvvisa ostilità del Grande Laboratorio Centrale. Una formidabile rivoluzione aveva appena sconvolto il Grande Laboratorio Centrale già da sei mesi: i Sapienti assoluti conservavano finalmente le sorgenti stesse della vita e il segreto formidabile dell’immortalità. altri gettavano davanti a loro gli oggetti più preziosi che potessero possedere. brutalmente manovrato. quando si comprese che tutte quelle suppliche erano vane. una sorta di addomesticazione delle volontà. Inizialmente si esitò per timore. sul posto per così dire. un irresistibile ritorno verso la normale marcia delle cose? L’immortalità scientifica non apportava con sé una fatica contro-natura e una debolezza infinita? È permesso pensarlo. che un semplice prolungamento della loro stessa personalità. il giorno in cui si capì che l’autentica immortalità non esisteva che in qualità. il suo formidabile segreto. Si sostenne che certi sapienti avevano giudicato preferibile. si finì per capire le ragioni inattese di quella brusca rottura tra i Sapienti assoluti e gli uomini-cellule. Il disgusto dell’immortalità Quando il terribile pericolo delle colture microbiche fu eluso. I sapienti più anziani si lasciavano morire senza sembrare badarci e. fu annunciato un primo decesso al Grande Laboratorio Centrale. con le buone o con le cattive. casi di delirio collettivo. conoscendo la loro scienza incomparabile. cominciò lo sconforto e una sorta di strana follia si appropriò di tutti i combattenti. Persone si trascinavano in ginocchio. irresistibile. rinnovare interamente il loro essere assicurandosi una discendenza che non era. torrenziale.XXXVIII. e ci si sforzò di giustificare l’avvenimento agli occhi della folla. Si pensò inizialmente a un incidente. processi antichi destinati a rinnovare automaticamente le cellule del corpo umano e a rendere l’uomo praticamente immortale prolungandone indefinitamente la vita. si capì che simili atti non potevano essere involontari. uno scatenamento di folle come non si era mai visto dalle epoche preistoriche del medioevo mistico. Ci furono ardenti suppliche. presto. Fu un periodo di trionfo senza limiti per il Grande Laboratorio Centrale. conversioni mistiche operate in massa. poi un altro. Poi. un bel giorno. insomma. per l’avvenire dell’umanità. o falciavano con un solo raggio delle armate intere. decise a impadronirsi ad ogni costo del Grande Laboratorio Centrale per sottrargli. E poi. fare una selezione tra gli uomini e annientare fin d’ora i più deboli? A questo proposito furono concepite tutte le congetture. Ci fu infine. poi. che erano avvenute delle nascite al Grande Laboratorio Centrale. diffondendosi al mondo intero la novità della scoperta dell’immortalità. Poi. Intendeva questo riservarsi il monopolio dell’immortalità.

Ho detto come giunsero. tutta l’assurdità di quell’annientamento del corpo. Fu. Poi. ancora il giorno prima. interamente disarmate dal punto di vista fisico. classificata in specializzazioni diverse dai Sapienti del Grande Laboratorio Centrale. l’invadente follia delle febbri. se ne prolungava così la vita indefinitamente e non si era capaci di fare altrettanto per il corpo umano. di effluvi radianti. che obbediva alle più piccole indicazioni date dal Laboratorio. in origine. In quel momento. l’inquietudine giunse al suo culmine. infinitamente delicato. di canalizzazioni. di trasmettere a titolo d’esperienza il fluido essenziale negli oggetti inanimati. furono. ma si ignorava il mistero profondo delle foreste antidiluviane che liberarono l’ossigeno di cui viviamo. Il ratto Quando i sapienti del Grande Laboratorio Centrale furono sicuri di aver scoperto i segreti della vita e. quell’addomesticazione della massa divenne ancora più totale. poi nelle piante.XXXIX. i sapienti del Laboratorio modificarono a poco a poco le forme tradizionali del corpo umano. a calmare l’esasperazione delle folle che irrompevano verso il Grande Laboratorio Centrale alla conquista dell’immortalità. la campagna. fin dall’inizio. all’impotenza di ribellarsi se esse avessero mai tentato di farlo – cosa che era molto improbabile. asservirono alla loro volontà. Già il mondo intero non formava che un immenso meccanismo. divenire i padroni della vita sulla terra intera. una moltitudine che. Dopo un periodo di sette anni circa. il . furono del resto accolte con gioia dagli uomini. composto tuttavia di elementi semplici e che non chiedeva che di rinnovarsi semplicemente in perpetuo. perché il minimo granello di polvere imprevisto sarebbe stato sufficiente ad arrestare la marcia di quel colossale orologio. si completava di un casco registratore. forse non lo ricordiamo. nel momento stesso in cui l’uomo avrebbe potuto raccogliere i frutti della sua esperienza e del suo lavoro. con semplici metodi magnetici. per suggestione. in anticipo. quella formidabile organizzazione presupponeva un controllo totale del Grande Laboratorio Centrale sulla terra intera. A forza di giocare con le sorgenti della vita. Perché tentare uno sforzo? A cosa serviva avere ammirevolmente macchinato la vita e trasportato il paradiso sulla terra se non se ne poteva approfittare. meglio sostenuti e. perché dunque non assicurare quel rinnovamento senza degradazione? Nell’orgoglio della propria scoperta. si era costretti a scomparire. ai limiti della follia. ci furono certe perdite che sfuggirono alla zelante attenzione del Grande Laboratorio Centrale. come. alle più oscure neurastenie. Quelle specializzazioni. di conseguenza. Niente fu più terribile della brusca crescita delle piante divenute coscienti. moltiplicate all’infinito. e ridotte. di un’autorità potentissima per mantenere l’equilibrio in quella vasta macchina sociale divenuta troppo complessa. Questa complessità si accrebbe ancora quando la folla si trovò addomesticata. si spingeva. composto da un’inestricabile rete di fili. mentre il loro cervello. deviando le correnti elettriche e di cui non si poté venire a capo che propagando una malattia microbica nella nascente foresta. si trovavano meno isolati. la terribile cospirazione dei vegetali che mise la scienza in pericolo. dell’immortalità. tutte le parti del corpo sono naturalmente rinnovate. Altre persone. per secoli. gioiosamente e senza restrizione. e si avvertiva la necessità di un ordine assoluto. di comandi. il mondo intero si era abbandonato. Sfortunatamente. se. per così dire. poiché quelle favole primitive erano state rese malconce e ridotte in polvere dalle scoperte positive della scienza. aggrappandosi ai fili di trasmissione. che si sentirono interamente rassicurati da quello stato di dipendenza. Dai tempi più remoti del mondo. Del resto. esagerarono nelle gioie della specializzazione fino alla follia. Si ricordavano infatti i pericoli storici che un tempo le bestie feroci o gli sconvolgimenti geologici rappresentavano. come l’animale più primitivo e più abietto? Un meccanismo era facilmente riparato. quella organizzazione autocratica del mondo non si realizzò senza qualche catastrofe. nelle loro nuove funzioni. Capivano di far parte di un tutto sociale. Padroni delle sorgenti della vita. ridotto al minimo indispensabile. Agli schiavi impiegati nei lavori di forza furono sviluppati i muscoli in modo speciale. i Sapienti del Grande Laboratorio Centrale ebbero in origine una sola idea: asservire il mondo al loro dominio. nella sua rabbia. Per tanto tempo l’uomo si era consolato di questa assurda degradazione inventando finzioni poetiche sulla vita futura. incaricate di lavori intellettuali. che invadevano le città. dopo qualche anno. l’umanità aveva oscuramente percepito tutto il ridicolo della morte. ne ebbero tuttavia una legittima soddisfazione ma per altri fini. Negli anni che seguirono.

una curiosa coppia che rappresentava l’uomo e la donna come esistevano un tempo sulla terra. la questione di riproduzione della specie divenne ugualmente senza interesse. La vita si prolungò indefinitamente grazie alla sostituzione progressiva delle diverse parti del corpo. proibito al pubblico. I colossi. tutti i loro atti decisi elettricamente. quel senso antichissimo che era già chiamato l’istinto negli animali. una preveggenza certa dei pericoli che possono fargli correre tali o tali altri strani germi. tali procedimenti risultavano decisamente impraticabili. per venire a capo di quel nemico formidabile che metteva in pericolo l’ordine del mondo intero e che eludeva i più sapienti stratagemmi dei sapienti. tutto ciò che rappresentava in passato la preoccupazione principale e la gioia dell’umanità divenne una cosa definitivamente sconosciuta e profondamente disprezzata dagli esseri scientifici che non potevano conoscere da sé ciò di cui si parlava loro e che consideravano l’amore come un ricordo storico. come era stato fatto in passato. del resto un po’ come in passato. è che essi avevano creduto bene conservare. la questione femminista non si pose neanche più. si dovette mansuefare il ratto grazie a prodigi inauditi di scienza e di abilità. dal cervello di alluminio. le malattie più gravi furono fermate fin dal loro principio. di telegramma o di approvvigionamento. tranquillamente. non potevano arrischiarsi in una simile avventura in ragione della loro inferiorità fisica. cominciare la sua educazione. in un laboratorio a fianco. Infatti. di sparizioni o di balzi inattesi di un semplice ratto cosciente e indipendente. Del resto. la loro iniziativa personale sarebbe stata insufficiente in presenza di mille fantasie. Per la prima volta. grazie a misure energiche prese in quel campo dai sapienti del Grande Laboratorio Centrale. Tutti i loro movimenti erano regolati in anticipo. certi fili tagliati. e che non è altro che una visione interiore che noi abbiamo dei diversi fenomeni che accadono nel nostro corpo. come una decadenza animale che interessava unicamente la storia naturale e che si rivelava solo da semplici ricerche anatomiche. non si distinsero neanche più nei costumi. XL. distruzioni di macchine motrici. In passato. preparare un trappola con un po’ di lardo. quando la mentalità del ratto fu elevata alla complessità di un cervello scientifico. la medicina fu cosa diversa della ciarlataneria e non si fece più ricorso alle vaghe indicazioni di un empirismo incosciente. per non risvegliare inutilmente l’attenzione. l’istinto della conservazione fisica per l’uomo. nel tempo in cui il mondo non era ancora civilizzato. quando non ci furono più medicine. Altrettanto pericolosa fu. certe comunicazioni interrotte. Non distinguendosi più le donne dagli uomini nei loro lavori e nelle loro occupazioni. di salti imprevisti. erano ugualmente incapaci di compiere una caccia così complicata. Nell’ammirabile mondo della scienza. fargli capire i rudimenti della scienza e ciò fu certamente il compito più ammirevole che avesse mai tentato il Grande Laboratorio Centrale. Quando fu fatto. Fu in gioco la sicurezza stessa del Grande Laboratorio Centrale. Ma quelli non furono che errori di partenza. Ci fu anche. Naturalmente. l’apparizione di un semplice ratto. La donna-campione Con lo sviluppo autocratico della scienza assoluta. interruzioni interminabili nei servizi di trasporto. quando il mondo scientifico appariva definitivamente organizzato.preoccupante enigma delle piante animate. grazie al suo istinto naturale. I cervelli. qualche resurrezione negli antichi cimiteri che impressionò l’opinione profondamente. passeggiò per sei mesi nelle canalizzazioni. Sarebbe bastato prendere un fucile. Occorsero diciotto mesi di lavoro costante del Grande Laboratorio Centrale. o mettersi in caccia con un cane da ratti. Quando questa visione interiore fu sviluppata al sommo grado come conveniva. proveniente da non si sa quale rifugio remoto e che. Gli uomini non morivano più se non per scelta volontaria. privati di corpo. e le malattie erano ormai sconosciute. qualche decina d’anni più tardi. dimenticato nelle distruzioni generali. suggerirgli idee umane. in quell’epoca. provocò imprevisti cortocircuiti. la distruzione di quel ratto sarebbe stata delle più semplici. Ciò che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale non dissero in quel momento. la sua cattura fu ormai solo un gioco e il suo annientamento salvò il mondo meccanico dal più grande pericolo che avesse mai corso. Basti dire che l’idea stessa della maternità non toccò più nessuno. A poco a poco. . era stato sviluppato in una maniera particolare. Gli esseri umani ricordavano gli androgeni primitivi descritti dalle religioni antiche.

tramite l’intermediazione degli omuncoli. e si intratteneva lungamente con lui. delle cantine romanesche dove si aprivano prigioni sotterranee riempite di falci e di spade in un posto che precisamente nessuno poteva scoprire nell’oscurità. accesi dall’estremità. aveva qualcuno vicino a lei. che aveva passato delle giornate intere ai piedi della sua donna senza poter destare la sua attenzione e senza osare interrompere la sua fantasticheria. il decano dei Sapienti assoluti. senza distinzione delle tossine. dei luoghi pericolosi e imprevisti dove lei potesse incontrarsi con il poeta: delle ingombrate mansarde seminate di trappole. Per favorire ugualmente il suo ruolo di regina delle api. che lei era fatta per vivere con un uomo d’azione. Grazie a questa varietà perpetua. imbevuti nell’olio minerale e che. dei pezzi di animali morti cotti sul fuoco. completamente isolati in quel nuovo paradiso scientifico. era stato immaginato di creare nel palazzo. la quale invece pensava solo ad evitare le minori fatiche o i più piccoli dolori. attorno al palazzo dove abitava. Quella era un’autentica opera d’arte di invenzione dei sapienti del Grande Laboratorio Centrale. Quei due esseri vivevano una vita strana. ancora dei fiori e degli animali riprodotti sia in bronzo sia dipinti e che si ingegnavano a rappresentare delle scene naturali. vestiti più piccoli del corpo che dovevano contenere. Niente apparecchi scientifici in tutta la casa. malinconica. come ai tempi dell’ingenuità umana. a contemplare da lontano la propria immagine nell’immagine del proprio palazzo. Le erano offerti stivaletti con i quali era impossibile camminare. avendo rapporti con il solo Grande Sapiente assoluto che dirigeva il Laboratorio Centrale. al posto del laboratorio di riparazioni fisiologiche. per ricordare anche. C’erano delle sedie che. Al muro. raccontando tutte le bellezze che aveva visto. E inizialmente. Gli spiegava che il poeta non la capiva. Quanto all’uomo. ci si era sforzati. erano formate da curiosi cuscini multicolori. senza fabbriche generatrici. impossibili da capire. c’era una grande sala dove si mangiava come una volta. o di vegetali non ancora decomposti. Tuttavia. per la riproduzione. che raffiguravano fiori o uccelli. gli si era dato un soprannome antico e antiquato: era chiamato il Poeta. malgrado tanta considerazione. protestava un po’ come pro forma quando era il momento della bruttezza della sua vicina principessa. i suoi appetiti irresistibili. in ragione delle sue occupazioni preferite.Quel laboratorio speciale era stato ammobiliato in un modo molto particolare. e la sera. inviavano ogni giorno alla donna nuovi regali destinati a soddisfare le sue più segrete passioni. che l’amava. con oggetti feticisti alla maniera di un tempo. di ricostituire esattamente il suo ambiente e di mettere a sua disposizione tutto ciò che poteva favorire i suoi gusti secolari. al di fuori della stanza da letto di modello antico. al posto del quadro di distribuzione di energia. che restava inginocchiato tutta la giornata. spesso faceva pervenire il vecchio Idrogeno. era stato costruito un ammirevole gioco di specchi che riproducesse esattamente tutto quello che si faceva nel palazzo e l’immagine delle persone che vi si trovavano. E il poeta. nonostante la sua orribile bruttezza. creavano della luce senza canalizzazione. ma la cui presenza sulle tavole circostanti compiaceva l’ignoranza della donna campione. e supportati da frammenti di legno naturale ugualmente intagliato in forma di fiori o di arabeschi. C’era anche. invidiando con passione quella donna così felice che abitava di fronte in un palazzo magnifico e che. i sapienti del Grande Laboratorio Centrale si erano ingegnati a soddisfare i gusti di avventura della giovane donna. Le visite di Idrogeno si moltiplicarono e fu l’inizio di uno scandalo inaudito nella scienza e che afflisse l’inizio del secondo periodo scientifico. per analogia con le colonie di api. o libri di filosofia antichi. . I sapienti del Grande Laboratorio Centrale. rientrava. in breve senza alcun dispositivo sociale. la Regina rimaneva triste e malinconica. aldilà dei fossi. al posto di essere in ferro articolato per sostenere le braccia durante la lettura o le ricerche di laboratorio. Una sola invenzione appariva veramente nuova e pratica ed era quella di semplici stoppini di cotone. Quello era un argomento sempre rinnovato da litigi tra il povero uomo campione e la sua tirannica compagna. con laboriose ricerche. vale a dire dei piccoli esseri automatici e insignificanti creati dalla scienza. una siepe dove da fonti certe si sapeva si trovasse sempre avvolto qualche serpente velenoso e un albero della cuccagna altissimo che terminava con un piccolo nido posto in equilibrio. il ruolo di riproduzione che lei era chiamata a giocare. I Sapienti assoluti avevano soprannominato la donna-campione la Regina. Per mantenere il campione-donna nel suo stato primitivo. cappelli con i quali non ci si poteva guardare attorno. che si occupava di lei. La coppia che viveva lì era composta di bei campioni della razza umana. La donna-campione poteva così trascorrere lunghe ore nella sua terrazza.

XLI. Il poeta-tipo
Fu verso il terzo anno del secondo periodo (stile antico) che scoppiò lo scandalo che rischiò di scuotere, in modo definitivo, i dodici piani della scienza. Poiché un restauratore doveva casualmente fare un importante ordine di acido formico, si rivolse al suo fornitore tramite radio-fotogramma per esaminare direttamente sull’immagine del suo corrispondente quali potessero essere le sue intenzioni commerciali. Avendo il radio-fotogramma, in seguito a una sfortunata negligenza, attraversato i muri del Palazzo segreto dove era conservata la donna-campione in compagnia del poeta-tipo, il restauratore vide sullo schermo del suo apparecchio, con stupore, una scena che si aspettava davvero poco. In compagnia della donna-campione, Idrogeno, il Sapiente assoluto del Grande Laboratorio Centrale, ricostruiva dei gesti antichi di animalità proprio come i manuali di storia ne riferivano nei tempi passati, senza preoccuparsi degli orribili veti e delle rigorose leggi che egli stesso aveva promulgato a proposito. Come si può immaginare, trovandosi lì qualche cliente del restauratore, essi circondarono curiosamente lo schermo; poi ci fu una folla di omuncoli che interruppero i loro lavori di schiavi per osservare, anch’essi, quello strano spettacolo. Ne risultò presto una totale disorganizzazione dei lavori, minuziosamente organizzati, della città intera; quella interruzione ebbe la sua ripercussione in paesi remoti, e in un istante si temerono terribili complicazioni Fu avvisato in fretta il Grande Laboratorio Centrale e fu subito uno scandalo inaudito, le porte furono subito chiuse, con il divieto assoluto di avvicinarsi a meno di tre effluvi. In quel tempo, nel palazzo che gli era stato riservato, la donna-campione si divertiva follemente all’idea dello scandalo terribile che sarebbe scoppiato quando suo marito, il poeta-tipo, l’avesse sorpresa. Infatti, a lei raccapricciava quel sognatore insaziabile con la quale era stata rinchiusa per perpetuare la razza e che, tutto il giorno, si ostinava a fantasticare sulle stelle e a celebrare la bellezza della sua compagna su tutti i mondi, in versi e anche in prosa, perché era un autentico poeta. Spesso, nella segreta speranza di provocare una collera imprevista, la donna-campione aveva dichiarato al poeta-tipo di tradirlo con Idrogeno; ma il poeta-tipo non le credeva perché lei era bella e il vecchio Idrogeno era paurosamente brutto. La donna-campione si era allora sforzata di spiegargli le ragioni morali che la spingevano a tradire il suo poetico compagno: in realtà, lei non capiva nulla di poesia, trovava assolutamente ridicola quella perpetua ricerca dell’irreale, non ammetteva che si potesse con cepire ciò che lei chiamava delle facezie e delle favole. La certezza scientifica di Idrogeno, il suo effettivo e materiale potere la seducevano invece infinitamente; avrebbe voluto che il suo compagno il poeta uccidesse Idrogeno e si impadronisse del potere scientifico. Si sforzava di eccitarlo ogni giorno di più contro il suo rivale, ma senza riuscirci. Il poeta, infatti, non le credeva; per lui, la donna era un essere divino, tutto fatto di sensibilità, di intelligenza e di bellezza, che la natura aveva creato per capirlo. Il suo carattere mutevole, i suoi bruschi sbalzi di umore ne facevano ogni giorno una nuova donna e il poeta si specchiava con delizia in quell’oceano di passioni sempre nuove e però sempre identiche, come nello specchio del suo proprio spirito. Il poeta non aveva affatto il desiderio di uccidere Idrogeno; all’inizio perché non era geloso, non potendo pensare un solo istante che la sua rozza materialità potesse avere qualche fascino sulla donna, e poi anche perché teneva al proprio benessere. A volte, per piacere, si era sforzato di mostrarsi geloso: aveva anche ucciso un omuncolo che, per simpatia, gli aveva detto la verità e al massimo della sua vistosa collera, impiegava istintivamente i mezzi più sottili e più sicuri per non venire a conoscenza di nulla di compromettente. Del resto, un’azione violenta e brutale non faceva parte di lui; la pratica della poesia lo aveva elevato fino ai più alti vertici: dava del tu agli astri, rovesciava l’universo, faceva esplodere gli dei; voleva che si rompessero, dopo il suo passaggio, gli oggetti di cui si era servito anche solo per un istante; avrebbe, da sé, combattuto un’armata di giganti. Era, in una parola, un po eta di orgoglio, vale a dire un essere infinitamente pauroso che la più piccola realtà bastava a stornare. La sola idea di venire a conoscenza di una notizia imprevista lo terrificava: aveva paura di tutto, anche delle nuvole, perché ogni oggetto, anche il più futile, era per lui riempito di problemi inesplicabili, di imprecise minacce, di fantasmi in movimento; era felice, come i bambini, solamente quando si poteva divertire con i suoi libri di immagini o credere che la luna esistesse soltanto in funzione dei suoi desideri. Quando la donna-campione gli suggeriva direttamente o indirettamente di uccidere il Sapiente assoluto, gli dipingeva il loro brillante avvenire quando fossero stati i padroni del Laboratorio Centrale; gli ribadiva che,

possessori della scienza universale, sarebbero stati da quel momento come degli dei. Lui non le credeva: le rispondeva che dietro ciò che lei vedeva c’era sempre un’altra cosa, che le sole idee erano certe, che la divinità era in noi; poi i suoi occhi si perdevano verso il cielo, seguendo attentamente le idee che prendevano lentamente il volo, come fanno a volte certi animali che guardano le cose sconosciute che passano nell’aria. Quando scoppiò lo scandalo del Laboratorio, innegabile, inevitabile, il poeta non ebbe affatto quell’accesso di violenza che la donna-campione sperava da lui, non ebbe un movimento di rivolta, né di sorpresa. Una novità materiale non contava per lui: solo la caduta morale del suo ideale sembrava colpirlo. Per diversi giorni, non riapparve; lo si vide soltanto mentre, nelle collezioni etnografiche del Laboratorio, cercava con foga un chiodo dei tempi passati, poi una corda come quelle di una volta che non sarebbe mai stata intrecciata nel mondo scientifico. Si disse anche che al di sotto del chiodo che piantò nel muro della sua camera, disegnò, non si sa bene perché, la banale immagine del satellite della terra. Fu semplicemente costatato, qualche tempo dopo, che era morto per asfissia e quella perdita fu registrata con pena dal Conservatore delle collezioni del Grande Museo. Idrogeno riprese il proprio posto nel consiglio dei Sapienti assoluti e fu spiegato molto chiaramente al popolo degli omuncoli tutta la devozione che aveva spinto quel grande sapiente a studiare delle questioni antiche, pericolose e oggi senza interesse. Quanto alla donna-campione, ci furono grandi preoccupazioni a riguardo. Cosa incomprensibile: lei mostrò un immenso dispiacere quando venne a conoscenza della scomparsa del suo compagno. Ormai, non avendo più nessuno sulla terra da tormentare, la sua vita era senza scopo. Per evitare ogni complicazione, si prese la saggia decisione di declassarla; fu ritirata dalle collezioni, nonostante l’interesse storico che rappresentava, il suo cervello antico fu rimpiazzato da una scatola modello 327 in alluminio fosforoso e fu dispersa, incosciente e docile, nella folla servile degli omuncoli.

XLII. Il massacro degli omuncoli
Un sapiente che, nel suo laboratorio, considera la natura delle cose, ignorerà sempre ciò che può essere la ripugnanza o il disgusto. Quale che sia l’infezione del composto che esamina, lui la gusterà, se è necessario, nel modo più tranquillo del mondo. Per lui si tratta soltanto di corpi chimici conosciuti, sempre gli stessi. In seguito al considerevole progresso della scienza, gli uomini finirono per esaminare ogni cosa sotto questo speciale angolo scientifico e, per loro, tutti i fenomeni della natura divennero ugualmente interessanti, senza che alcuna distinzione potesse essere utilmente stabilita tra una reazione chimica, per esempio, e una passione violenta provata per il bene o per il male. Al di sotto degli esseri umani erano poste del resto le macchine che assicuravano l’esistenza del mondo intero, e quelle materializzazioni dell’intelligenza collettiva che erano le grandi fabbriche erano messe ben prima delle semplici manifestazioni individuali del pensiero. Per una inclinazione del tutto naturale, gli animali artificiali creati dall’uomo per i suoi bisogni giorn alieri, furono allo stesso modo in quell’epoca l’oggetto di tutte le simpatie. Già, nei primi tempi della civiltà, era stato osservato quanto le nuove forme delle macchine rompessero violentemente con le tradizioni artistiche del passato e ricordassero, al contrario, le creazioni della natura. L’automobile era stata il primo strumento di uso comune che offrisse qualche indicazione in quel senso. Nei tempi barbari, si era immaginato di concepire l’automobile un po’ alla maniera di un tempio greco o di un mobile Luigi XV; volentieri, furono nascoste le sue parti meccaniche sotto una carrozzeria di stile raffigurante una nave romana o una portantina, e i progetti più fantastici furono allora proposti. Occorse l’intervento della necessità perché si capisse quanto questo modo di vedere fosse antiquato e mal si applicasse alle nuove idee. Le automobili da corsa, alle prese con le immediate esigenze della velocità, furono le prime a indicare la via che bisognava seguire; gli artisti le qualificarono in origine come mostri poi, a poco a poco, si liberarono dei pregiudizi antichi, ne celebrarono l’armonia nuova e l’imperiosa bellezza. E presto, quando l’automobile ebbe conquistato la sua nuova forma, grazie alle sole indicazioni dell’empirismo, si capì infine che essa realizzava molto semplicemente, senza che fosse possibile accorgersene, la struttura logica e completa di un animale nuovo. Dalla testa, con i suoi occhi e la sua voce, fino alla nera evacuazione dello scappamento, l’automobile si comportava come un vero e proprio animale, con le stesse debolezze, gli stessi difetti, la stessa febbre a certe ore del giorno temperata dal sudore del radiatore, lo stesso recupero di forze all’imbrunire, con il cuore che

batteva con le sue valvole, la colonna vertebrale della sua trasmissione, che convogliava i movimenti alle zampe motrici posteriori grazie all’intervento di un differenziale a forma di bacino, mentre le ruote anteriori tastavano il terreno. La circolazione dell’acqua, la circolazione dell’olio, l’innervazione elettrica, altrettante reti distinte richieste dalla logica, indicate imperiosamente, come se, in ogni costruzione, certe leggi naturali esigessero le stesse forme, gli stessi processi. Il nuovo essere si distingueva dagli esseri naturali per l’idea della ruota e degli ingranaggi, ma non si distingueva che per questo. Non si ravvide qui che un semplice e divertente ravvicinamento, finché fu attribuita all’uomo un’intelligenza divina superiore alla materia. Ma quando il materialismo ebbe fatto nuovi progressi, quando si cominciò a vedere in ogni fenomeno, materiale o morale, soltanto una semplice giustapposizione di forze molecolari, ci si chiese logicamente se gli animali artificiali potessero distinguersi dagli animali naturali altrimenti che tramite la loro imperfezione. La questione divenne ancora più preoccupante quando quegli animali artificiali si perfezionarono maggiormente. Un po’ ovunque, all’inizio del periodo scientifico, si cominciarono a costruire, per l’industria e per i bisogni della vita domestica, degli omuncoli destinati a giocare il ruolo di schiavi di una volta. Quegli omuncoli variavano di forma secondo gli usi ai quali erano destinati. Un omuncolo incaricato, in una fabbrica, di sorvegliare il lavoro dei torni automatici evidentemente non era la stessa cosa di un omuncolo incaricato di una stazione telegrafica o della preparazione di prodotti tossici in un laboratorio. Tutti però erano pressappoco costruiti imitando il corpo umano, tutti erano dotati di movimenti riflessi, sufficientemente organizzati, e la perfezione del loro meccanismo era tale che spesso si aveva qualche difficoltà a distinguere, nel corso del suo lavoro, un omuncolo da un uomo ordinario. Bisogna aggiungere del resto che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale avevano dimostrato una grande destrezza nel realizzare in modo perfetto il sogno dei ricercatori del passato. Di certo non avevano fatto ricorso alle famose ricette di Paracelo per costruire i loro omuncoli. Quelli non erano piccoli esseri senza gravità, senza sesso e provvisti di poteri soprannaturali, come volevano gli alchimisti. Ci si era divertiti, al contrario, a renderli più possibilmente simili all’uomo, con la speranza segreta che , riproducendo fedelmente le forme della natura, ci si sarebbe avvicinati sempre più alle sue creazioni. Ci furono anche a quell’epoca degli strani omuncoli di laboratorio ai quali fu artificialmente trasmesso il fluido nervoso ricavato da certi animali e che, a poco a poco, apparvero dare segni evidenti di indipendenza e di iniziativa. Un po’ ovunque, con del resto troppo entusiasmo, fu favorito quello sviluppo istintivo degli omuncoli. Si osservò con eccitazione la nascita in loro di vizi umani; con compiacenza i loro capricci furono incoraggiati; i loro desideri furono sviluppati. Tutto questo fu soltanto una semplice distrazione di sapienti superiori, fino al momento in cui si avvertì, con terrore, che le iniziative individuali e i vizi segreti degli omuncoli non erano affatto quelli che si sperava. Lungi da riprodurre le tare abituali dell’umanità, gli omuncoli sembravano a poco a poco capirsi tra loro, adottare misteriose linee di condotta, comprese da loro soltanto e che non tendevano a nulla meno che a distruggere in un solo colpo la sovranità dell’uomo. Unicamente costruiti secondo la logica scientifica, gli omuncoli si adattavano intimamente al nuovo mondo; meglio che il vecchio Uomo, apparivano prendere la direzione della nuova civiltà. Quando i loro progetti furono svelati, ci fu un lungo periodo di lotte, di discussioni, poi di timori. Gli uni sostenevano che l’omuncolo non era altro che un meccanismo senza autentico pericolo; altri spiegavano che, secondo la teoria materialista, non c’era nulla di assurdo nel pensare che quei nuovi esseri potessero avere la stessa autorità e le stesse iniziative dell’uomo. Certi avvenimenti ambigui, certi assassini inspiegabili, scatenarono il panico generale; si ebbe paura, non si discusse più: gli omuncoli furono distrutti in massa; nel dubbio si rinunciò a questa sfida scientifica lanciata alle forze naturali; per settimane si giustiziarono quegli esseri misteriosi armati di tutto punto dall’industria umana. Qualche tempo dopo, ma troppo tardi, ci si domandò se non si fosse ceduto a un moto di paura irrazionale, ma nulla fu rimpianto quando, da dei rapporti speciali, si seppe che numerosi omuncoli, nel momento di morire, avevano pianto di dolore e di paura.

le novità. Verso la fine del secondo periodo scientifico. stazionavano a volte per lunghi mesi nelle officine di riparazione. città silenziose con rarissimi passanti e senza apparenti canalizzazioni. pare. tutto ciò era stato interamente modificato. lo stesso grossolano feticismo che si accontenta di vane apparenze. quella centralizzazione esagerata aveva dato felici risultati costringendo gli uomini a risolvere definitivamente problemi sociali che. nella maggior parte dei casi. si rimarrà letteralmente stupefatti dallo straordinario orgoglio che dimostrarono gli uomini del XX secolo per gli insignificanti progressi della loro civiltà nascente.XLIII. Fino al piacere antico del teatro che si praticava solo a domicilio. non disponevano di nessun altro mezzo d’acquisto. si introdussero nell’Europa africana e. le raccomandazioni collettive. sopprimendo le individualità. I due selvaggi Quando saranno stati percorsi in dettaglio. gli uomini stessi rappresentavano ormai semplici meccanismi di una stessa macchina sociale. l’onnipotenza assoluta del Grande Laboratorio Centrale. È così che con la concentrazione sempre più grande di mezzi di produzione. senza curve inutili. di tutti i consumatori che. due esteti selvaggi. a forza di voler asservire la materia ai propri bisogni per mezzo delle macchine. senza alcuna difficoltà. consegnarsi senza riserva alla scienza. pochi anni più tardi. realizzando automaticamente le sue funzioni organiche. Il solo difetto di quell’eccessivo raggruppamento sociale fu di distruggere a poco a poco ogni iniziativa individuale. ma corpi interamente ricostruiti. di definizioni vacue. l’uomo poteva ancora evitare grandi disastri e riacquistare. essa riduceva l’iniziativa individuale ogni giorno di più e. di parole vuote. imposero. come ho fatto io. Se esaminiamo però la situazione dell’uomo nel XX secolo. secondo i crediti disponibili del budget sociale. dagli autentici progressi compiuti dalla scienza. senza dubbio. Sfortunatamente. infatti. senza che si potesse scoprire un mezzo serio di ridurli all’impotenza. apparivano insolubili. la loro volontà tirannica al mondo scientifico. e. tutto questo era ugualmente portato a termine tramite suggestione. di sesso differente. La semplificazione dei movimenti utili aveva apportato del resto. aspettarsi tutto dal macchinismo. trasportato improvvisamente in quel mondo alieno. L’uomo abitava il suo corpo da straniero. in quel momento. in ogni regione del mondo. senza perdita di tempo. da semplici impressioni di rappresentazione che davano l’illusione del piacere e del successo. l’annuncio di scoperte importanti. obbedendo alle necessità naturali. la soppressione del linguaggio. tutti i secoli che seguiranno quello di questo libro. senza inutile spostamento. resurrezioni praticate regolarmente. nel mondo scientifico. e un uomo del 1912. dall’altra. fino ad allora. di sviluppare progressivamente. la visione idealista che le civiltà anteriori gli avevano tracciato. Sì. ogni attività indipendente. lo ammetto. al contrario. Egli preferì. né morti propriamente dette. la diversa utilizzazione dei sensi. non producendo più nulla. senza vero controllo. tutto si compiva tramite effetto a distanza. Da una parte. la loro amplificazione. quando non ci fu più che una sola fabbrica. e fu questo folle errore che condusse l’umanità a due dita dalla propria rovina. tramite semplice suggestione collettiva. molta calma e ordine. e tante altre cose che rovesciavano profondamente le abitudini tradizionali del passato. costatiamo con facilità che quella situazione assomigliasse in modo sbalorditivo a quella dell’uomo preistorico. i cimiteri rimpiazzati da provvisorie conservazioni. viveva insomma come un montone o un bue. la sua sostituzione con la trasmissione algebrica. si fu costretti a riconoscere che quella fabbrica non poteva appartenere ai soli ereditieri del formidabile trust che l’aveva fatta costruire. le nuove vibrazioni percepite da sensi nuovi. . Nessun rumore all’esterno. senza utile influenza sul proprio destino. Le informazioni. ogni volontà. sfuggiti al progresso della scienza e venuti non si sa da dove. costituiti fisicamente come siamo ancora all’inizio del ventesimo secolo e. Le rappresentazioni erano state anche sostituite. che funzionava automaticamente sotto la direzione di un solo guardiano. senza il minimo sforzo. per mesi. se quella organizzazione ammirevole dava buoni risultati per la soddisfazione collettiva dei bisogni materiali. Niente più malattie. i pesanti fardelli della maternità sostituiti da innesti di embrioni praticati su degli animali nutritivi. senza scompigliarsi. avrebbe conosciuto grandi sorprese. ci si trovava in presenza di un solo proprietario e. Ciò fu esasperato a tal punto che. interamente meccanizzato. sottoponendosi ai propri istinti. In origine. Dalla stessa esagerazione del problema scaturì un’organizzazione quasi immediata della distribuzione dei prodotti necessari alla vita. senza che nessuno ci badasse. La stessa ignoranza assoluta delle ragioni di ogni cosa.

Non si poteva dire. ma dal giorno in cui la quarta dimensione entrò nel dominio fisico della vita quotidiana. pena la rovina immediata del mondo intero. abbandonare per diversi giorni il loro corpo umano vivendo solo di una vita rallentata e prendere in prestito delle forme spettrali che erano sufficienti per gli spostamenti nella quarta dimensione. una teoria. impiegando il linguaggio parlato di una volta: “Ne abbiamo viste abbastanza!” Poi ripartirono senza che mai. Finché questa concezione non era stata che una semplice scoperta filosofica. che avevano lavorato a questa idea. che provocò i disordini più gravi nell’ordine naturale delle cose. a poco a poco.Nessun congegno. Poi ci furono persone che non tornarono a reclamare il proprio corpo umano e di cui non si ebbero mai notizie. era stato previsto dal Grande Laboratorio Centrale per quel genere di combattimento. tutto l’interesse che c’era a sviluppare un piccolo mondo completo all’interno di ogni individuo. i nostri esploratori si diedero alla pazza gioia utilizzando i corpi di sfortunati animali. ci riuscirono. nel Grande Laboratorio Centrale dove era conservato e. Molto fortunatamente. sotto la spinta naturale dei muscoli. come i generali di una volta. ne risultarono degli sconvolgimenti inauditi sulla superficie del globo. Dal giorno in cui si volle piegare il corpo umano alle esigenze della quarta dimensione. senza apertura visibile. fu esposto ai disordini più gravi. lo sappiamo. Inizialmente. a ogni precisa anatomia. stritolato o disaggregato. in attesa. che decisero di non esporre più il proprio corpo a simili incidenti e. fecero ricorso a degli animali domestici per incarnare provvisoriamente il proprio spirito a quattro dimensioni. La struttura ossea è arrangiata secondo quella visione provvisoria dell’universo. Certi sapienti. Fu a partire da quel momento che si finì per scorgere tutto il pericolo della specializzazione. ma racchiusa nel solo dominio delle idee. Perché non provare a piegare il loro involucro materiale alle idee nuove? Cosa inverosimile. la grande rinascita idealista. e nessun individuo aveva allora lo spirito abbastanza generale e flessibile. si potesse sapere in quale parte del mondo si fossero ritirati. XLIV. sfuggendo a ogni regola conosciuta. Il loro corpo umano era depositato. con la pratica continua di quel nuovo sport. si accontentavano per i loro viaggi di esplorazione. allo stesso tempo. e ciò causò da subito disastri irreparabili. certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e. in seguito. o. si raggrupparono in un indescrivibile ammasso. continuava a vivere. Potevano così senza alcun rischio. pensatori molto progressisti. dalla pelle in uno spazio a tre dimensioni. Fu l’aurora di un nuovo periodo in cui la cultura della volontà e lo sfruttamento delle forze interiori dell’uomo cominciarono ad assumere il primo posto. sconosciuti fino a quel giorno nello spazio a tre dimensioni. spiegare in modo soddisfacente gli sconvolgenti fenomeni che angosciarono gli ultimi anni del secondo periodo scientifico e annunciarono. che il corpo così modificato si trovasse frantumato. di ricorrere all’utilizzo degli spettri e dei fantasmi che gli fornissero momentaneamente il corpo soprannaturale di cui avevano bisogno per incarnare il loro pensiero. ridotti allo stato di organismi informi. ci si limitò a autoelogiarsi dell’allargamento che aveva apportato nel pensiero umano. videro così innumerevoli cavalli uccisi sotto di loro. Ma. ma nessuno immaginava allora la formidabile riserva di energie sconosciute che rappresentava il corpo umano. certamente interessante. Simultaneamente furono osservati segni di intelligenza in certi animali e ci si mostrò molto inquieti . Sappiamo infatti che il corpo umano è costruito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. Quella lezione terribile impressionò molto certi sapienti. Del resto. infatti. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale non potevano lasciare il loro posto. gli uomini giunsero a tentare di adattare il loro proprio corpo alle esigenze più vaste del loro pensiero. gli organi sono contenuti dai muscoli. Senza ferita apparente. in quel tempo. certo. per opporsi da sé alle folli imprese dei due selvaggi. ma senza presentare l’abituale apparenza del corpo umano in uno spazio a tre dimensioni. il corpo sufficientemente completo. impiegando il linguaggio primitivo del XX secolo. si udì soltanto uno dei due che diceva all’altro. naturalmente. Fu in special modo l’introduzione della quarta dimensione nella costituzione del corpo umano. comunque. Aldilà delle forme naturali È davvero molto difficile. i due selvaggi scomparvero da sé un bel giorno. gli specialisti del popolo non potevano opporsi seriamente a quegli uomini completi. quella cultura doveva dare risultati inattesi e sorprendenti.

Ciò avviene senza dubbio perché non chiariamo in anticipo e abbastanza nelle loro ultime conseguenze i dati posti dalla scienza. scrisse un curioso libello intitolato L’eternità dalle Stelle. ritroveremo dunque dei sistemi solari analoghi al nostro. L’immensità composta di mondi innumerevol i comincia. nel materialismo antico. al secondo periodo scientifico. tale cavallo errante nella strada. Dal momento in cui il corpo fisico. la maggior parte delle persone presero infatti in prestito dei corpi di animali solo per ridiffondere senza controllo dei gesti antichi severamente proibiti e che erano soltanto troppo naturali. per dimostrare tutta l’insufficienza delle concezioni materialiste. Dei cani. aveva avuto il coraggio della propria opinione e l’aveva portata fino ai suoi limiti estremi. Ci si attivò dunque a vietare le incarnazioni per il loro lato bestiale. allo stesso modo. languivano di dolore pensando a quei migliaia di padroni che non avrebbero mai incontrato. ora che tutte quelle idee appaiono molto semplici. per definizione. prolungando questa ricerca verso l’infinito. perché è già a fatica che la nozione di indefinito è accessibile all’uomo… A quaranta chilometri all’ora. matematicamente limitate. Sotto l’ipocrita pretesto di sperimentazioni soprannaturali. necessariamente. generarono mille incidenti puerili o grotteschi. si dissociava al posto di disaggregarsi come una volta e. Nella solitudine e il raccoglimento della sua prigione. sono. annegò in uno stagno. Un vitello. perdeva la sua forma naturale a tre dimensioni. e la terra. tutti quei mondi rivelano chimicamente la sola presenza di appena un centinaio di corpi semplici. XLV. a poco a poco. si riassorbiva a poco a poco nel continuo. e noi non possiamo capire ciò che un a simile espressione rappresenti. quando si percepì che il più grande pericolo finale dell’introduzione della quarta dimensione nel dominio fisico era al contrario il suo eccesso di spiritualità. Dei cavalli affetti da pazzia orgogliosa trascorrevano tutta le loro giornate a sfilare su un campo di manovra e a nitrire in modo guerriero. in quella morte nuova. ma si comprese altrettanto bene che la grande realtà per il futuro doveva essere aldilà delle forme naturali e sicuramente non nelle apparenze transitorie a tre dimensioni. era l’anima che divorava il corpo. per così dire. Tutte quelle divagazioni di sapienti nei corpi di animali. poi della lunga e deprimente dominazione scientifica del Grande Laboratorio Centrale. quella che fa effettivamente parte della nostra vita quotidiana. con due rami di prezzemolo nelle narici. impiegherebbe centomila anni per pervenire alla sessantunesima stella del Cigno. attentare ai giorni di quei bizzarri animali e si giunse ad avere per loro lo stesso rispetto che testimoniavano un tempo i popoli d’Oriente per le bestie. Ora. riassunto. a quali conclusioni conduceva la tesi di Blanqui: L’universo è l’infinito. occorrerebbero 250 milioni di anni per raggiungere le stelle più vicine. si dovettero prendere infinite precauzioni per non maltrattare degli asini o delle oche che incarnavano probabilmente lo spirito dei più nobili rappresentanti della specie umana. e queste combinazioni. e che ci sia stato bisogno inizialmente della dispendiosa e lugubre esperienza del Leviatano. che esse non abbiano colpito più presto l’immaginazione degli uomini. Non si osava. Possiamo stupirci. permise per la prima volta di riflettere chiaramente e di intuire il reale futuro dell’umanità. solamente aldilà. di brucare delle stelle. scopriremo dei sistemi solari . da quando diveniva capace di spiritualizzarsi per attraversare dei muri o spostarsi nel tempo. quando fu rinchiuso dalla giustizia dei governi nel forte di Taureau. Fu dunque pronunciato il divieto di suicidio tramite lo spirito. Furono notate giraffe che rifiutavano ogni nutrimento e che si immaginavano. la cui logica rigorosa avrebbe dovuto colpire tutti i contemporanei. Essendosi manifestati numerosi casi di follia negli animali durante gli anni seguenti. benché innumerevoli. Necessariamente. coronato di fiori. la notte. questa non è per noi che la parte più vicina dell’universo. sotto l’influenza della quarta dimensione . infatti. L’immortalità attraverso le idee La rinascita idealista che si sostituì. Ecco. Un solo uomo. Tuttavia. La follia negli animali presentò le forme più umane. È con questa povera manciata di corpi semplici che la natura deve provvedere a tutte le combinazioni dell’universo. Si parlò molto di un’ostrica che credeva di avere ingoiato un libro di scienza celebre e che si trascinava pesantemente a terra. non erano uno dei sapienti più noti del Grande Laboratorio Centrale? Nel dubbio. quell’uomo fu Blanqui. con la sua velocità prodigiosa. eternamente fedeli a tutte le persone che incontravano.per questo. sempre gli stessi. Tale cane. schiacciata da quel peso presunto. ma il Grande Laboratorio Centrale se ne curò soltanto il giorno in cui esse assunsero un carattere nettamente erotico. si dovette creare un asilo speciale di alienati.

conclusione sincera che sarebbe bastata a dimostrare. che le combinazioni sono limitate dal numero di corpi semplici. l’unità estetica. d’altra parte. dall’altra. non affatto per analisi a tre dimensioni. Si prese atto che il mondo doveva essere concepito. fenomeni passati o futuri. Ed è del resto la grave insufficienza della sua teoria. sono dei piaceri a priori che solo gli artisti possono raggiungere. invece la mente umana raggiunge la quarta dimensione e possiede grazie a quella l’immortalità. nello stesso istante. altre persone identiche: dei sosia. immutabile e catturabile per la mente nel dominio delle idee pure. realmente. Se non perdiamo di vista ciò che significa questa parola: infinito. È ciò che le religioni e le filosofie antiche simbolizzavano molto giustamente con l’epurazione progressiva dell’anima che passasse in sfere successivamente sempre più elevate. è fatalmente destinato alla disgregazione. lo studio dell’uomo dava preziosi insegnamenti. esiste ad ogni secondo. spingere le conclusioni all’estremo passava per un gioco da utopista o per una spiritosaggine da umorista e non si esitava a affermare senza sorridere che l’unica certezza doveva essere cercata nella relatività! Del tutto diverso fu il processo che si seguì durante la grande rinascita idealista. come una cattedrale ultimata che si spoglia delle sue fragili impalcature. vale a dire completa per lei la rappresentazione continua dell’universo al di fuori di ciò che si conviene chiamare lo spazio e il tempo.rigorosamente simili al nostro nei loro minimi dettagli. e Blanqui. scrivono queste stesse linee in altri mondi identici. dei doppi. Ma a quest’e poca primitiva. può contemplare. È. Da questo punto di vista. al di sopra delle contingenze materiali e partecipare. un sosia l’ha già fatto o lo farà. vani supporti di cui l’Idea si libera. vale a dire nel dominio illusorio dei sensi. prima ancora della nascita del Leviatano. se riflettiamo sempre. non disponendo che dello spazio a tre dimensioni. grazie a delle sintesi sempre più potenti. altri noi stessi l’hanno fatto o lo faranno. il motivo per cui qui ancora dovremmo continuare l’infinita frammentazione del tempo. l’originalità morale. l’eterogeneità assoluta di ogni supporto materiale e avvicinarsi al tipo immortale e continuo. Questo è un gioco di specchi che occorre seguire logicamente fino alle conseguenze più estreme: l ’atto che noi avremmo voluto fare ieri. grazie all’associazione di idee. si mantiene a quel minimo. è la negazione definitiva di ogni ambizione e di ogni progresso. Il capolavoro si rivela a noi spontaneamente al di fuori di ogni spiegazione materiale. poi ancora Terre la cui storia è esattamente quella della nostra Terra. Quando si comprese al contrario che l’infinito non esisteva che in qualità. L’assoluto e l’infinito non si definiscono materialmente. unicamente fornito dallo spirito a quattro dimensioni. nelle sue più rigorose conclusioni. o lo sarà. scontrarci in una parola con l’infinito nel momento stesso in cui saremo sul punto di sfuggirgli e ricadere così sotto l’eterna critica della scienza discontinua. è impossibile non ammettere che all’istante in cui noi scriviamo queste linee. Blanqui. tramite astrazione. Ci si sforzò di ricercare. l’umanità riprese la . ogni possibilità della nostra vita fu una realtà in un altro mondo. Aggiungiamo infine che l’identità del gesto non può essere solamente simultanea. grazie a una centralizzazione sempre più grande che si manifestano i progressi ontologici. l’impotenza radicale della scienza a tre dimensioni in presenza dei problemi della qualità continua a quattro dimensioni. la coscienza. gli dona la nozione della quarta dimensione. tutto ciò che noi faremo domani. ma per sintesi a quattro dimensioni e che soltanto le generalizzazioni crescenti corrispondessero alle legittime aspirazioni dell’umanità. della sostanza universale e immutabile delle cose. i sensi materiali gli forniscono gli elementi provvisori di analisi del mondo a tre dimensioni. che lo spirito umano avanza. vale a dire a una serie di rimodellamenti parziali o totali durante la sua vita o al momento della sua morte. Mentre il corpo. essa esist e allo stesso identico modo nel tempo: nel passato e nel futuro. il senso intimo. Tutti sanno che in una vera opera d’arte il soggetto o lo scenario sono soltanto un sacrificio provvisorio fatto alla materialità e che la qualità estetica di una linea o di una idea non dipende per nulla dal soggetto scelto. formulata già da Zenone di Elea. trae conclusioni filosofiche assai malinconiche: tutto ciò che noi abbiamo fatto personalmente. infatti. prima di ogni cosa. che l’immortalità si trovava per così dire su due piedi. da quella teoria scientificamente esatta. e ogni analisi critica è solamente un rozzo ritorno all’indietro. perché occorre limitarsi. Da una parte. può elevarsi. ma è anche la conclusione sincera alla quale dobbiamo dirigerci spingendo all’estremo le teorie materialiste. Capiamo da questo momento quanto pietosa e sterile fosse la ricerca antica che facevano i primi uomini dell’infinito o dell’immortalità nello spazio o nel tempo.

nel dominio morale. cosciente ormai che una nuova idea fosse una creazione degna di questo nome. una nuova contraddizione. scaturita già inattaccabile dal suo cervello. le nuove tendenze idealiste non potevano riformare in qualche ora costumi così profondamente radicati. non è per la mente che la fine di una esitazione morale che definiamo pensiero. gli uomini avevano preso l’abitudine di obbedire agli ordini del Grande Laboratorio Centrale. che delle espressioni puramente relative e la qualità della vita non dipende in alcun modo dalla sua durata. La morte non è per il corpo che la fine di una oscillazione fisica che chiamiamo vita. il più timido movimento di un cuore solitario e sincero verso l’infinito spes so vale più che un fulmine di intelligenza: il valore si misura per la sua qualità propria e non per la sua quantità ed è così che i più umili sono talvolta più vicini all’immortalità dei più grandi. al posto di avere un valore relativo. nel dominio a tre dimensioni. che la vita preesisteva. l’esistenza inevitabile di combinazioni identiche che si ritrovavano nell’universo. assumeva sempre un valore assoluto nel mondo delle idee. dovremmo trovare una terra identica alla nostra. può essere raggiunta in ogni momento grazie a un pensiero svincolato dal mondo a tre dimensioni e sfuggente così alle illusioni del te mpo e dello spazio… Indoviniamo senza che sia necessario insistere. la vita sociale era stata interamente meccanizzata fin nei suoi minimi dettagli e. era riconoscere fatalmente. naturalmente. come voleva Blanqui. Le stazioni dell’infinito Non illudiamoci. e che nessun sosia. Ciò. ma era sempre stato scoperto. un valore sociale come nel mondo a tre dimensioni. ma proprio al contrario sul posto. lo comprendiamo nell’Età dell’Aquila d’oro. sviluppando le idee di Blanqui. XLVI. si era immaginato che quella creazione fosse infine stata ottenuta. grazie a un accr escimento sempre maggiore delle nostre facoltà intellettuali. sempre gli stessi. un sapiente concepirà questa agglomerazione in un momento di riflessione talmente corto che nessuno strumento umano potrebbe apprezzarlo. per esempio. ma una infinità di volte. nel dominio puramente intellettuale al contrario. in noi stessi. ma che diviene senza oggetto quando questa verità è raggiunta. provvisoriamente utile per la ricerca della verità. elevare e nutrire separatamente delle frazioni dell’organismo umano. collegarle ad altri esseri viventi. infatti. Nel dominio fisico. Quanto alle teorie materialiste.propria marcia in avanti con confidenza. che quella di un insetto. Per anni. L’immortalità. si era anche potuto comunicare alle piante la vita degli animali e viceversa. non soltanto una volta. la loro insufficienza era stata dimostrata dal giorno in cui si era avuto il coraggio di spingerle fino alle loro ultime conseguenze e si era mostrata la loro impotenza specialmente quando si era voluto. di intelligenza o di amore e che quel gesto. Il tempo e il movimento non sono. Fu soltanto nell’Età dell’Aquila d’oro che si percepì che al di fuori di ogni idea di progresso nel tempo. grazie a una ricerca sempre più attiva dell’idea pura. in breve. grazie ad esse. Allo stesso modo. Da quel punto. bastava a dimostrare quanto le combinazioni materialiste fossero incapaci a rendere conto della natura stessa delle cose. Di certo. Limitare la natura a un certo numero di corpi semplici. diverse volte. che essa fu di rado raggiunta durante il lungo periodo di tirannia scientifica che precedette la grande rinascita idealista. anche nei corpi semplici. all’ infinito. combinandosi in modi variabili. essendo le combinazioni in numero limitato. sicura dell’utilità del proprio compito. . Si intuì dunque molto presto che non era in quelle combinazioni materiali che bisognava perseguire la ricerca dell’infinito. alla fine. infatti. potesse disputare all’uomo-Dio l’idea immortale. Le diverse sconfitte subite dai Sapienti del Grande Laboratorio Centrale avevano provato con certezza che c’era un’altra cosa nel mondo oltre alle cifre o alle quantità e che la scienza non bastava affatto a soddisfare tutte le aspirazioni umane. accostarsi alle grandi questioni di immortalità o di infinito. la grande rinascita idealista non succedette affatto d’un sol colpo al lungo periodo scientifico che aveva seguito il XX secolo. La morte non è. ma mai si era potuta creare la vita. che la fine di una contraddizione. altre terre o dei personaggi identici a noi che farebbero ciò che noi facciamo o che fanno ciò che noi avremmo voluto fare e questo. Si era potuto senza nessuno sforzo propagare la vita. meglio di ogni altra dimostrazione. Una nebulosa impiegherà milioni di anni per agglomerarsi. l’uccisione di un u omo è più grave. l’abbiamo detto. un’idea di genio abbacina l’umanità per le conseguenze sociali incalcolabili che essa può avere. al contrario. è il solo desiderio dell’uccisione che importa e la sua gravità resta immutabile in rapporto alla mente che lo concepisce. occorreva ammettere che cercandone continuamente. quella verità totale poteva essere raggiunta grazie a un gesto di fede.

l’uomo restava inerte a metà cammino. capace di illuminare tutte le altre. che riuniva in un istante ciò che migliaia di ragionamenti non avevano potuto esprimere. una morte imminente. Coscienti. Furono perciò presto creati certi laboratori di un genere tutto nuovo. insomma. senza avere la possibilità di fargli sapere che essi erano vicino a loro. La loro rapidità di pensiero si era cresciuta in proporzioni incalcolabili. ma di quella sintonia universale capace di unire tutti gli esseri viventi in maniera intima.Inoltre. esattamente come lo erano prima della loro morte. Erano presi innumerevoli provvedimenti per assicurare quegli strani viaggi fatti sul posto e il cui scopo era di sfuggire. ma ugualmente. raccogliendo tutti gli esseri nello stesso amore comune. Furono. come si partiva una volta per un lungo viaggio. le nuove stazioni dell’infinito ricordavano un po’ i teatri dei tempi barbari. Per la prima volta. morti qualche giorno prima. e terminava con delle sensazioni puramente musicali. che provenivano tutte le idee antiche di relatività. ma proprio l’essenza stessa di quelle cellule. vale a dire con l’universalità delle cose. rinchiuso nella propria personalità definitivamente astratta da ogni idea di tempo e di spazio. e che questa idea pura era l’amore. lì dove già risiedeva la sua coscienza. accumulate nella cellula vivente fin dalle origini del mondo. non lo esteriorizzava in modo grossolano. Tentando di raggiungere successivamente tutte le idee dell’universo. ritornarono per la prima volta a fare il terribile racconto delle sofferenze morali che avevano sopportato durante il tempo in cui il loro spirito si era trovato separato per sempre dal loro corpo. le idee veramente utili. era da quell’ammasso di cellule addormentate che bisognava liberarsi nel modo più veloce possibile e la prima cura che si ebbe fu di isolare. avevano provato l’orrenda pena di errare tra le persone che gli erano state care. la grande rinascita idealista cominciò a percepire che l’infinito non poteva essere scoperto dalla mente. Da allora. senza compromettere la vita. dove degli uomini di buona volontà si sforzarono di partire per l’infinito. un pericolo minaccioso. L’educazione della volontà cominciava con l’analisi del Parmenide di Platone. l’infinito al di fuori di sé. di ottenere dei progressi che secoli di civiltà spaurita e diffidente non potrebbero portare a termine. si stava per aprire per la grande rinascita idealista e questa via fu preparata in modo imprevisto dalla scoperta che. poco importava la durata della vita se non si perveniva ad accrescere prodigiosamente la facoltà di pensare. alla stessa epoca. come una volt a. per un mese. In quel senso. erano potuti essere resuscitati. a quel viaggio istantaneo tramite letture filosofiche e visioni artistiche sempre più pure. nella vita di un uomo di genio. Fortunatamente. l’infinito che veniva verso di noi. che dei rozzi stabilimenti scientifici analoghi a quelli che avrebbero potuto concepire qualche anno prima i Sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale. si fece della resurrezione. suggerita dalla coscienza. nello stesso istante. nella misura del possibile. con l’infinito. In qualche secondo. impiegano un tempo di riflessione così breve che esso sfugge a ogni misura e il resto della vita è dedicato alla sola volgarizzazione di quelle idee di genio. sotto le spoglie di una qualsiasi divinità. i viaggiatori poterono spesso raggiungere. Degli uomini che. in un solo minuto di comune entusiasmo. non soltanto le cellule centrali che rappresentavano la personalità di ogni viaggiatore. Allo stesso modo. Il viaggiatore non poneva più. ma non si mescolava. Si comprese allora che le stazioni che erano state costruite per partire alla ricerca dell’infinito non erano. in qualche secondo. alle esigenze ancestrali del tempo e dello spazio. lo comprendiamo. ma dal cuore. che si svilupperebbe in incalcolabili proporzioni se i viventi potessero conoscere l’orrendo isolamento della morte e che permetterebbe. delle nuove stazioni che le civiltà del passato non avevano previsto e dove si effettuarono giornalmente partenze di viaggiatori verso la propria interiorità. Tra le tre dimensioni dei fenomeni registrati dai sensi e la quarta dimensione. ma furono sfortunatamente molto presto compromesse da metodi scientifici di cui era molto difficile sbarazzarsi in modo radicale all’inizio della grande rinascita idealista. Pazienti ricerche furono intraprese in quel senso. non soltanto quasi tutte le idee attuali. un’altra via più chiara. lo sforzo non poteva che fallire miseramente. le idee passate. uno choc violento. Al contrario. Non si trattava più. L’amore . Quegli uomini avevano capito che non esisteva al mondo che una sola idea genuinamente superiore. Il viaggiatore era preparato. dell’amore come era inteso nei secoli barbari. accessorio ingombrante. possono offrire. l’infinito si trovava all’interno di lui stesso. più attività e memoria al cervello di quanto non potrebbero interminabili anni di vita banale. Ma tutto qui. dopo quel deludente insuccesso. grazie a quelle nozioni nuove. poiché la musica matematica permetteva delle sintesi più complete che non le altre arti e evocava il massimo possibile di ricordi. come si sperava inizialmente. non era più che un unico e stesso gesto creatore. I primi risultati così ottenuti furono assai soddisfacenti. propriamente parlando. Era dal corpo. più luminosa. di assistere alle loro sofferenze senza poterle consolare. generatrici.

universale era la speranza sempre rinnovata, la comune marcia in avanti di tutti gli esseri, la sintesi suprema e definitiva che si opponeva per sempre all’analisi ostile e disgregante della scienza. Originariamente, queste non furono che idee vaghe e imprecise, ma che si svilupparono presto per trovare la loro piena giustificazione nell’Età dell’Aquila d’oro.

XLVII. La casa dei corpi
Nonostante mi sia risultato sempre molto difficile valutare gli anni con precisione durante i miei viaggi nel paese della quarta dimensione, credo di poter affermare che fu esattamente duemila anni dopo la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino che la grande rinascita idealista abolì la schiavitù meccanica e proclamò i Diritti della materia e della natura. Erano occorsi secoli di civiltà e di rude fatica scientifica perché questa idea tuttavia così semplice, giungesse ad affrancarsi fino all’evidenza. Una volta giunti, attraverso secoli, all’Età dell’Aquila d’oro, non potremo spiegarci come l’uomo abbia avuto bisogno, per tanti anni, di asservire la materia e di circondarsi di schiavi meccanici, così come non possiamo ammettere, nel XX secolo, la schiavitù umana dei tempi passati. E tuttavia, occorre sottolinearlo, quella liberazione poteva prodursi soltanto dopo secoli di preparazione e di progressi. Abolendo la schiavitù meccanica, la grande rinascita idealista non fece del resto che seguire e completare quello stesso movimento verso la libertà che era stato delineato dalle origini del mondo e che i sociologi dei tempi passati non avevano saputo riconoscere né sottolineare come esso avrebbe meritato. Specialmente nel XX secolo, all’inizio del periodo scientifico, ci si era pr odigati a glorificare il lavoro in modo ridicolo. Era stata confusa, senza farci caso, l’attività libera dello spirito umano che rappresenta l’intera sua gloria e il lavoro forzato rudemente imposto dalla necessità del corpo materiale, poi, per estensione, del corpo sociale. E tuttavia, già da lunghi anni, era evidente che quella sfrenata e malata glorificazione del lavoro sociale era in contraddizione con le aspirazioni più legittime dell’umanità, che essa urtava brutalmente contro le idee più alte dei pensatori di genio, esattamente come contro i desideri più bassi della folla. Un esame attento delle civiltà passate sarebbe stato sufficiente, però, a rivelare che l’uomo , fin dai tempi più remoti, aveva dato tutto se stesso per ottenere, non il diritto al lavoro, ma il diritto al tempo libero, e che si era sforzato, in tutte le maniere immaginabili; con la forza, con il lavoro o tramite il sogno, di evadere, per quanto possibile, dalle esigenze materiali della vita. I prìncipi asiatici, i conquistatori, i sovrani di ogni specie avevano costruito la società con l’unica speranza di ottenere per essi la tranquillità necessaria allo sviluppo del proprio spirito, e quando le grandi repubbliche antiche erano state fondate, la loro prima preoccupazione era stata di assicurare il tempo libero ai re onnipotenti che erano i cittadini. È così che ad Atene quei posti invidiabili di cittadini erano in numero limitato e a ciascuno corrispondeva una sicura fonte di rendita di Stato. Tre schiavi per cittadino lavoravano alle miniere, e Xenofone proponeva di creare al Pireo una albergheria per gli stranieri i cui proventi dovevano aumentare quelli dei cittadini ateniesi. Roma visse ugualmente dei tributi del mondo intero. Dopo la sconfitta dei Gracchi, il Senato romano si era impegnato, come aveva già fatto Pericle, ad assicurare la vita dei cittadini. Lo sfruttamento colossale del mondo servì a liberare i cittadini re da ogni preoccupazione materiale. In ogni tempo, fu seguito questo formidabile esempio. Tramite la schiavitù , l’abuso della forza o l’autorità morale, gli uomini meglio dotati si sforzarono sempre di liberarsi dal lavoro materiale necessario alla vita per dedicarsi interamente, secondo le loro attitudini, vuoi alla pigrizia, vuoi ai rudi lavori del corpo compiuti per gioco, vuoi alle ricerche intellettuali che solamente il tempo libero permette. I più deboli ebbero come rifugio la superstizione, il sonno o l’alcool. Con il progresso della scienza, si era naturalmente pensato che convenisse sostituire la schiavitù meccanica alla schiavitù umana, e riportare sulla materia inerte il lavoro forzato, imposto già agli uomini. Questa trasformazione, prevista fin nei tempi antichi da Aristotele, non fu che uno spostamento dello stesso principio: infatti l’uomo viveva sempre alle spese dell’ambiente, e assoggettava le forze naturali che lo circondavano, distruggendo per vivere. Durante il periodo scientifico, ci si immaginò volentieri che il mondo si fosse trasformato; si imitarono soltanto i procedimenti antichi, e si compì un autentico progresso nelle idee solamente il giorno in cui si percepì nettamente che il lavoro materiale non dovesse occupare il primo posto nelle preoccupazioni dell’umanità, che esso era soltanto l’affrancamento di obblighi inferiori e che la sua sola utilità era di procurare all’uomo il tempo libero necessario allo sviluppo del suo pensiero. Ma si restò talmente meravigliati dalle nuove macchine e dalle scoperte del Grande Laboratorio Centrale, che ci si

dimenticò, il più delle volte, che gli schiavi meccanici erano, per l’umanità, un mezzo di liberazione e non uno scopo. Con la grande rinascita idealista, si intuì finalmente, all’assoluto opposto, che l’eccessivo macchinismo è un pesante fardello intellettuale e che il progresso consiste, per l’uomo, nel ridurre a poco a poco quel personale meccanico un po’ troppo ingombrante. Dal giorno in cui la nozione della quarta dimensione divenne comune a tutti gli uomini, dal giorno in cui la mente si abituò, a poco a poco, a liberarsi dal corpo e a viaggiare ad arbitrio della sola fantasia, l’utilità delle macchine concepite per i soli bisogni del corpo materiale diminuì in proporzioni sbalorditive. Già grazie al progresso, la vecchia alimentazione non esisteva più e la nutrizione delle cellule era operata elettronicamente tramite semplici correnti diatermiche. Grazie al movimento dello spirito immateriale a quattro dimensioni, i mezzi di trasporto erano senza utilità. Per proteggersi dalle intemperie, per tenersi al coperto, le abitazioni di una volta diventavano allo stesso modo inutili. Bastava mettere il corpo materiale al riparo, e fu costruita per questo un’immensa città che fu chiamata Casa dei Corpi. Quanto al simbolismo antico della lingua parlata, dei libri e delle opere d’arte, esso diveniva ugualmente inutile con la trasmissione del pensiero, molto più rapida e più completa rispetto al rozzo linguaggio geroglifico dei secoli passati, che limitava le idee alle parole. Se eccettuo la Casa dei Corpi, ultimo relitto delle necessità materiali di una volta, il nostro mondo, al tempo della grande rinascita idealista, riprese dunque a poco a poco l’aspetto che poteva avere ai tempi della preistoria e confesso anche che, al tempo dei miei primi viaggi in quell’epoca futura remotissima, mi immaginai ingenuamente di essere ritornato, senza rendermene conto, alle ere primitive della terra, quando l’umanità non esisteva ancora. Fu soltanto allora che si capì quanto fossero giuste, nonostante la loro imprecisione, le oscure aspirazioni degli ingenui poeti di una volta che si dicevano amanti della natura, che trovavano altrettanta gioia e emozione negli oggetti inanimati quanto nei personaggi dei romanzi, e che scoprivano, nei paesaggi, più umanità vera e sincera che nelle ipocrite menzogne del linguaggio umano. La natura e la materia, definitivamente emancipate dalla loro schiavitù, ripresero tutta la loro gloriosa espansione al tempo della grande rinascita idealista e se, per delle civiltà del passato, l’umanità fosse parsa morta per sempre nella grande Casa dei Corpi, per quelli che sapevano e che comprendevano, fu soltanto allora che essa stabilì il suo regno definitivo e si fuse infine per sempre con l’anima universale delle cose. Non facciamoci però trarre in inganno: quel nuovo stato di natura non aveva alcun rapporto, neanche remoto, con il ritorno infantile ai costumi primitivi che preconizzavano gli amorevoli utopisti o gli asceti anarchici di una volta; si presentava al contrario come l’ultimo progresso di una scienza trascendentale, come il coronamento del paziente e laborioso sforzo che il genio dell’uomo perseguiva oscuramente da migliaia di anni. Dopo la falsa partenza del Leviatano, caricatura materialista prematura di un’unione spirituale che soltanto l’Aquila d’oro poteva realizzare nella quarta dimensione, il primo periodo scientifico aveva, ricordiamo, esaltato e sviluppato il macchinismo al punto di asservire l’individuo ai suoi propri schiavi. Con il secondo periodo scientifico, quando il progresso era di un ordine molto più elevato, tutto quel macchinismo ossessivo tese verso la semplificazione, poi scomparve. Minuscoli apparecchi, che utilizzavano formidabili forze naturali, bastavano ai bisogni di milioni di uomini. Tutto si compiva in silenzio, in maniera invisibile, ad arbitrio della volontà umana: tramite influenze, tramite radiazioni; e in quell’universo meccanizzato all’estremo dove non si videro più macchine, si rese grazia agli uomini del passato che, per secoli, avevano vissuto in un inferno meccanico, per preparare un futuro che neanche discernevano. Niente più trasmissioni, niente più fili, più rotaie, più navi o aerei, niente più monumenti apparenti innalzati dalla mano dell’uomo, ma l’immensa foresta di un tempo, il paradiso terrestre delle leggende che tormentavano, invisibili, milioni di uomini che comunicavano tra loro grazie alla mente, divorati da un’attività spirituale inaccessibile alla nostra cognizione e fatta, per ciascuno, dal pensiero di tutti. È soltanto per compiere una fatica sociale se, all’epoca della Grande Rinascita Idealista, gli uomini riprendevano per qualche istante ogni anno il loro corpo materiale, come si indossa, per qualche ora, una divisa di lavoro. L’umanità, grazie al paziente lavoro scientifico dei secoli passati, aveva domato la natura e si abbandonava all’attivo ozio spirituale immaginato dalle civiltà antiche.

XLVIII. L’aquila d’oro
Come ho già spiegato, la grande rinascita idealista rovesciò tutte le idee antiche sulla morte, sull’infinito e sull’immortalità. Si capì che lungi dall’essere alla ricerca dell’assoluto, l’intelligenza umana non era insomma che un semplice riflesso di quell’assoluto che cerca se stesso, come in uno specchio, nelle contraddizioni frammentarie e provvisorie del tempo e dello spazio. Si capì che quella era stata fin dalle origini del mondo la storia intera del progresso, e che lo Spirito, solo creatore, aveva da sé interamente progettato il mondo al proprio interno esattamente come noi lo conosciamo. Quello Spirito, naturalmente, non si era rivelato in origine sotto l’aspetto dell’intelligenza umana, ma era sempre lo stesso che aveva diretto le diversificazioni chimiche, poi lo sviluppo biologico delle forme naturali di ogni essere. Queste idee erano talmente diverse dalle idee antiche, una concezione che sconvolse così profondamente l’esistenza umana, che soltanto gli uomini di quel tempo poterono coglierla e non si fece che sorridere, bisogna sottolinearlo, riflettendo sulle preoccupazioni di sopravvivenza, sulla follia di immortalità corporale che fu propria degli uomini alle prime età della terra. Si delineò quel primo periodo di rinascita Idealista in modo assai curioso e che richiede qualche parola di spiegazione: fu chiamato l’Età dell’Aquila d’oro e talvolta più familiarmente, quello de l’Uccello d’oro. Si volle ricordare in questo modo quella credenza istintiva e un poco ingenua delle metafisiche del passato che immaginavano che ad ogni azione umana corrispondesse un doppio intellettuale e che ogni raggruppamento di idee dovesse essere rappresentato in qualche modo da un essere reale che era chiamato l’Aquila d’oro. Del resto, era verso quell’essere soprannaturale che gli antichi alchimisti si orientavano quando volevano compiere un’azione qualunque su un punto del globo. Al posto, per esempio, di convertire con predicazioni tutti gli abitanti di una città, bastava agire sull’Aquila d’oro che rappresentava quella città perché quest’azione fosse avvertita da tutti gli esseri che erano contenuti nell’unica personalità dell’essere soprannaturale. L’Aquila d’oro della grande rinascita idealista, fu alla fin fine ciò che era stato chiamato Amore durante secoli e secoli di civiltà primitiva; non l’Amore materiale nei suoi gesti genetici ma proprio quel sentimento espansivo e profondo, quel desiderio di sottomissione dell’individuo all’universale bellezza che dava all’amore tutta la sua grandezza. Quando passiamo in rivista le banali credenze di una volta sull’amore, quando riflettiamo sulle osservazioni che potevano fare ogni giorno gli psicologi, non manchiamo di provare qualche stupore pensando che quel divino mistero fu così per lungo tempo nascosto agli uomini. Per gli uomini sarebbe tuttavia stato facile costatare quanto debole e contraddittorio fosse il legame che univa una piccola funzione fisiologica all’idea formidabile che se ne aveva. Non potendo applicare quel violento istinto che aveva in sé su altri oggetti se non alle proprie passioni animali, l’uomo si era abituato a trovare plausibili tutti i non-sensi e tutte le assurdità che poteva presentare un problema così contraddittorio. Centinaia di volte, tuttavia, si era potuto costatare ogni giorno che la passione intellettuale non aveva alcun rapporto con la funzione fisiologica; i poeti, i pensatori avevano oscuramente sentito che più una passione amorosa diveniva grande, e più la sua realizzazione materiale si allontanava. Possiamo anche affermare che gli amori terrestri più sublimi furono sempre quelli che restarono svincolati dalla materialità, che essi fossero nella realtà, come quelli di Dante e Beatrice, nel sogno poetico, come quelli di Tristano e Isotta, o nella passione mistica dei credenti. Si poteva ugualmente costatare, fin da Ovidio, e anche da molto prima di lui, quale fosse lo scompiglio di uno spirito follemente innamorato e il modo in cui ci si potesse illudere sui pregi reali della persona amata, immaginando le sue virtù secondo le sue delizie fisiche. Evidentemente, l’uomo, fin dall’origine del mondo, era alla ricerca di un ideale accecante che si creava lui stesso, il più delle volte partendo da zero, e che sentiva il bisogno di materializzare nel solo modo che gli fosse conosciuto, qualsiasi fossero del resto le disillusioni terribili che quella realizzazione gli riservava. Certi poeti, certi romanzieri avevano sognato di trasportare quell’amore della donna all’umanità intera, di predicare la fraternità universale e l’amore del prossimo, ma quelle erano formule vaghe di pensatori che non potevano corrispondere ad alcuna realtà in un mondo a tre dimensioni e si era trovato più comodo affermare che tutte le grandi passioni artistiche o umanitarie non erano, insomma, che delle perversioni sessuali. Fu la netta e profonda rivelazione della quarta dimensione che permise infine all’umanità, di trovare la via che essa cercava confusamente da secoli, e di risolvere in modo definitivo le antinomie più irriducibili.

imposta dalla lettura diretta del pensiero. fino ad allora. XLIX. di non essere che un frammento di una stessa statua: occhio. assunsero esattamente il loro significato quando si comprese che esse dovevano essere illuminate dalla nozione necessaria della quarta dimensione. Ogni uomo comprese. questa volta trascendentale. nell’Età dell’Aquila d’oro.Fino a quel giorno. potevano muovere il pensiero. si uniscono per perfezionare una stessa opera d’arte) era che l’amore aveva rimpiazzato l’odio da quando il linguaggio dell’anima a quattro dimensioni si era sostituito alle ipocrisie frammentarie dei modi di espressione a tre dimensioni: ipocrisie nelle parole concrete del linguaggio come nelle formule relative della scienza. il suo dovere era di consacrare tutte le sue forze per rendere più bella possibile la parte che gli era affidata. in questa nuova visione dell’universo. come pure era stato creduto al tempo in cui l’umanità sognava ancora banali sentimentalismi celesti ed eterne adorazioni paradisiache. sfuggiva a ogni modalità. la sincerità. da secoli. aveva generato l’amore e creato. come in tutte le operazioni dello spirito. un’emanazione di uno stesso pensiero diverso. se la materia non era che pura fantasmagoria. di studiare l’universo. permettendo allo spirito di cogliere in un solo colpo. tutti gli antagonismi antichi non erano dovuti che al modo frammentario con cui ci si era accontentati. tutte queste questioni apparvero infinitamente chiare. quale era dunque l’utilità di quel corpo materiale? Come conciliare questa dualità sempre inaccettabile. che rappresentava l’universo intero e che si opponeva tuttavia ai fenomeni naturali osservati dalla scienza? Quando fu definitivamente approfondita la nozione essenziale della quarta dimensione. in ricordo delle ingenue credenze del passato. nel dominio spirituale. a perseguire un’unità intellettuale in un o stesso pensiero comune. Poco importa che il gesto sia di intelligenza. poco importa. cos’era la materia in definitiva? Quale era quel mondo fenomenico che si opponeva all’assoluto come nella leggenda il Genio del male in lotta con Dio? Se l’anima umana aveva un’esistenza propria. per definizione stessa. l’Aquila d’oro. si comprese infine che era l’oscuro istinto panteistico che spingeva l’umanità. dello stesso tempo e di tutti i tempi. e tutte le obiezioni caddero da sé. infatti. era l’opera firmata di suo pugno per l’eternità nell’opera universale. di fede. a condizione che sia degno dell’insieme. Se le idee erano reali. tutte le lotte. di rivolta o di bontà. fu d’ora in poi la quarta dimensione operante la sintesi definitiva del mondo. fino alle più nobili meditazioni dello spirito umano. vivente di una stessa vita. la sostanza stessa dei fenomeni. se l’unità. le espressioni mi sono venute improvvisamente meno per tradurre come si converrebbe le strane rivelazioni che mi sconvolsero. senza l’intermediazione di alcuna nozione accessoria di tempo e di spazio. La resurrezione Confesso con tristezza che. Più che mai la contraddizione generava un’intensa vita intellettuale le cui sole opposizioni. poiché sono opposte. grazie alla via diretta della quarta dimensione – tramite il subconscio come si sarebbe detto una volta – non aveva nulla di beato e di passivo. L’assoluto. Quando tutti que i raggi divergenti del pensiero ebbero trovato il loro focolare comune nella sintesi delle quattro dimensioni. certe nozioni erano apparse del tutto inconciliabili. facili da risolvere. che fu chiamato. immortale come l’insieme al di fuori del tempo. Dopo aver rovesciato tutte le tradizioni e i costumi umani. le variazioni naturali furono considerate come manifestazioni armoniche di uno stesso pensiero comune. dal giorno in cui mi fu concesso di giungere all’epoca dell’Aquila d’oro. Tutte le dissomiglianze. Quel dettaglio di insieme era la sua personalità. Ma ciò che faceva sì che ogni sforzo divenisse utile e positivo. un vuoto o un difetto. l’unità. seguì la stessa evoluzione. . era il suo ego che tracciava il proprio posto nell’universo continuo. il mondo non formò più che una stessa anima. E dalla materia in passato qualificata inerte. che contrassegnava la liberazione definitiva dello spirito umano. L’amore. se gli importava poco di essere riunita o no a un corpo materiale. altrettante espressioni fino a quel momento prive di senso . naso o dito. Quella unione di spiriti. che ogni gesto individuale dell’intelligenza concorresse allo stesso insieme continuo (come in una stessa statua tutte le linee. in un irresistibile accordo di elementi omogenei. una sorta di stato di natura. La coscienza il cui schermo sembrava opporsi in passato alla sensazioni a tre dimensioni. come spiegare questa Idea a sé stante. guai all’uomo invece se il suo io si rivela per sempre come una tara. di non essere che un gesto di una stessa intelligenza e che se tutto il suo amore doveva desiderare la bellezza dell’insieme.

Infatti. si cominciò a comprendere che l’Amore aveva un significato infinitamente più alto di quello che si credeva in passato e che quell’oscuro istinto che portava un amante appassionato a desiderare tutte le donne o un filosofo ad amare tutta l’umanità e anche la natura intera. lo sappiamo. l’osservazione fu per me delle più facili. le grandi aspirazioni panteistiche dei secoli passati trovarono la loro giustificazione definitiva nella realizzazione di quella grande opera che avevano immaginato gli alchimisti del passato. Comprendiamo allo stesso tempo la vigliaccheria degli uomini di una volta che rinviavano la vita superiore dopo la loro morte. invece di capire che essi potevano semplicemente raggiungerla nei momenti . il loro corpo stesso al bisogno. hanno paura e esitano. si percepì subito che quella quarta dimensione era di uso corrente da secoli. la natura autentica della quarta dimensione fu intuita dalla mente. Quando. definitivamente impotenti. come alle epoche attualmente passate. All’inizio del regno dell’Aquila d’oro che succedette al periodo scientifico. per parlare l’incoerente linguaggio di oggi. senza misura. e che essa a ben vedere non che il passaggio in quella sostanza senza la quale l’universo a tre dimensioni non potrebbe avere spiegazione reale. La quarta dimensione è. Presto. così la Coscienza universale non custodisce che i pensieri che la servono. e di ritrovarsi al di fuori. sotto i nomi di coscienza e di subcoscienza. noi potremmo dichiarare che fosse allora definitivamente morto.All’inizio dei miei spostamenti immobili nella quarta dimensione. o di formare un nodo a trifoglio in una corda testa. La loro natura fisica si rivolta. non avendo più a dire il vero né incominciamento né fine. infatti. uno stato superiore dell’anima generato dalla decrepitezza dello spirito che preceda la morte fisica. attraverso il piccolo buco della serratura. l’universo intellettuale. i modi di espressione di cui disponiamo per descrivere simili avvenimenti. Non fu semplicemente il metallo che si poté trasmutare a volontà con l’intervento di un agente comune. ma in qualità in tutti i tempi. Finché l’umanità aveva ristretto la propria visione alle possibilità a tre dimensioni. un’esitazione ben comprensibile. Ma queste sono soltanto esitazioni da debuttante che si dissipano quando la vita morale finisce per prevalere sulla vita fisica. quanto la resurrezione naturale delle anime del passato che si erano elevate nel piano superiore della vita mistica con un atto di intelligenza o di fede. Di certo nei primi tempi ho provato una sorta di angoscia. una resurrezione dopo il decesso che soltanto poteva giustificare il miracolo di una complicità provvidenziale? Dopo che la quarta dimensione sbarazzò l’umanità dal pregiudizio della successione nel tempo. sono errori ingenui nei quali sono caduti i primi ricercatori che si preoccuparono in Germania di geometria non euclidea. le idee si modificarono rapidamente e l’universo si evolse in modo nuovo. gli esseri e le cose più differenti che si poterono trasmutare in ciò che era stato un tempo chiamato lo spazio e il tempo. per esempio. annunciato e presentito fin dalle origini del mondo. Gli uomini del XX secolo hanno talmente preso l’abitudine di agire in uno spazio a tre dimensioni. il suo impero si era esteso alle epoche stesse in cui noi crediamo di vivere. e sta qui tutto il mistero di quell’ultimo giudizio. È qui. come uno spirito superiore conserva un ricordo ineffabile della bellezza e dimentica le brutture della vita. Come ho già detto. Come concepire infatti un infinito che succeda al finito della vita. come esitano ancora quando gli è dimostrata la possibilità di fare passare un oggetto voluminoso. con più abitudine. l’unione delle anime di tutti i tempi nello stesso tempo – che l’espressione sia scusata – spiegò altrettanto chiaramente le predizioni e le visioni del futuro nelle epoche passate. era insomma soltanto la banale espressione della coscienza comune che unisce tutti gli esseri. vedere in una grandezza spaziale un’idea di molteplicità. come era allora. non più in quantità nel tempo. il solo modo di esprimere quella realtà qualitativa dell’universo che non corrisponde in nulla alle apparenti realtà matematiche. furono tutte le manifestazioni della natura. di evadere da una camera completamente chiusa. che arricciano il naso come davanti alla morte quando gli si fa improvvisamente considerare la possibilità di muoversi in uno spazio a quattro dimensioni e che gli sembra che qualcosa vada a rompersi nel loro cervello quando fanno lo sforzo necessario per passare dal mondo dei fenomeni al continuo. sfortunatamente. come si era rivoltata già all’idea di una visione che attraversava dei corpi opachi o di una voce umana che si faceva udire dal mondo intero. E. La prima volta che essi tentano. Assimilare lo spazio a delle rappresentazioni algebriche. le sue oscure aspirazioni verso l’immortalità rimanevano inspiegabili e assurde. che si arrestano allo stesso modo. se non sapessimo che liberato per sempre dalla dipendenza del tempo. senza spazio. non offriva nulla di comparabile all’idea fenomenica che noi possiamo avere. grazie alla comprensione completa che si ebbe allora della quarta dimensione. Imponderabile.

non potremmo fare sfilare davanti alla nostra mente le ipotesi che sono i fatti. le leggi di selezione naturale e dell’evoluzione erano apparse. che è di tutti i tempi. ma essa è. Considerate attentamente un’opera d’arte. ma che sarebbe più esatto dire co-esistente.più intensi della loro vita. d’altra parte. Non bisogna affatto stupirsene. quando invece l’autentica resurrezione si può produrre ad ogni momento della vita. ahimè. così come ho già raccontato. da tanto tempo. rovesciarono. la costruzione ragionata del meccanismo dell’occhio o dell’orecchio? Una volta percorse le età che seguirono il XX secolo. un’idea immortale che sfugge allo spazio e al tempo. senza misura e senza età. che rivela cioè un’epoca o una materia e. di perfezionamento in qualità. al di fuori del tempo. e non con l’avanzamento nel tempo. che dà all’uomo l’indispensabile sensazione di equilibrio negli spostamenti del corpo a quattro dimensioni? Ci ricordiamo infatti che. sappiamo quanto l’uomo. tutti i pregiudizi antichi concernenti la morte. il piano del sistema nervoso. che non dipende affatto dall’evoluzione o dalle civiltà. una possibilità di movimento immobile. Non fareste fatica a distinguere in essa la par te materiale a tre dimensioni. Occorre allo stesso modo ricordare. Sarebbe a dire che la visione del mondo a tre dimensioni è inutile? Assolutamente no. quello di un alveare d’api o l’intervento di un insetto nella fecondazione di certe piante. di quelle associazioni di idee che noi chiamiamo la materia. l’apparizione nell’orecchio interno di un nuovo canale. in vita. dagli inizi della grande rinascita idealista. l’infinito e l’Immortalità. insufficienti per spiegare i prodigi del mimetismo. in breve di vita intellettuale. La visione del mondo a tre dimensioni ci permette di evocare le possibilità dell’idea tipo. L. seppe accrescere la potenza della propria visione sviluppando nell’involucro della retina. era solo ai tre canali semicircolari che l’uomo doveva la nozione dello spazio e la sensazione di equilibrio nelle posizioni relative dei corpi a tre dimensioni. un pensiero che risulta in breve da un carattere una volta posto. questa volta circolare. sempre sotto l’influenza di desideri più elevati suggeriti dalla propria coscienza. per esempio. Si manifesta tramite i simboli della materia a tre dimensioni che ci appare da quel momento in movimento e in uno stato di perpetuo divenire. ci permette di raggiungere la Realtà. fornita dalla nostra coscienza. Quella è per l’idea eterna un metodo di astrazione. Come spiegare. L’invenzione del mondo L’Idea inventa il mondo che si sviluppa come un eroe dei romanzi. Queste principali nozioni e altre ancora. siamo incapaci di parlarne senza impiegare le assurde espressioni di “passato” e di “futuro” imposte dal linguaggio a tre dimensioni e che non significano nulla quando sappiamo che ogni realtà e ogni personalità può esistere solo in qualità. Essa non si confonde con lui più di quanto la forma geometrica di un cristallo non si confonda con la materia di quel cristallo. delle nuove terminazioni nervose sensibili ai raggi ultravioletti. pochi resuscitarono. La materia. per volontà e non per miracolo. Poche persone nel XX secolo videro. quelle delle età future che gli tendevano la mano e vivevano al loro fianco. poiché noi stessi che abbiamo intravisto quelle età future come quelle passate e presenti. un desiderio della Coscienza unica. La parola stessa “resurrezione” implica una falsa idea di successione nel tempo. per quanto riguarda il senso dell’udito. Ma è lei che suggerisce i caratteri di quei raggruppamenti molteplici di forze. oltre a coni e ai bastoncini. L’Idea a quattro dimensioni è eterna e immutabile. L’Arte pura non ha storia. Ciò è talmente vero che in un animale si possono provocare movimenti squilibrati da rotazioni. ad ogni momento. non è che un insieme di ipotesi provvisorie. un semplice metodo di astrazione e soltanto la quarta dimensione. lo ripetiamo. alla stazione di combattimento dove è collocato. un’idea – una semplice linea molto spesso – che rivela la quarta dimensione. . umile o sublime. senza premeditazione intelligente. affrancatesi più nettamente al momento della grande rinascita idealista. qui come altrove. finché riconosciamo sulla terra d’esilio l’immagine che conviene al nostro paese natale. Del resto. tramite la qualità. assoggettata al tempo e allo spazio. per uno spirito che realizza. Senza questa visione parziale. non saprebbe mutare. essendo l’apparenza formale il semplice ragionamento qualitativo della coscienza che genera il tempo e lo spazio. La storia intera dell’evoluzione apparve chiaramente come una creazione continua dello spirito che inventa il mondo secondo un Desiderio che il linguaggio imperfetto a tre dimensioni qualificherebbe come preesistente.

l’assoluto. né in avanti. i poeti sono lì a proporre all’umanità nuovi modelli più elevati. . ci riusciamo senza difficoltà. un quarto canale si sviluppò circolarmente. Essi propongono. Sfortunatamente. il corpo antico non poté adattarsi alla quarta dimensione. delle vibrazioni sempre più ricche e più numerose. e le loro creazioni. si proiettano poi nel passato. che gli uomini del passato si lasciavano lentamente morire. in straordinarie proporzioni. le passioni in realtà più basse. l’eternità. Poco importava nella storia del mondo di vivere un tempo più o meno lungo dall’istante in cui era stata raggiunta l’Idea che poteva creare la vita e inventare delle apparenze sempre nuove. Quando comprendiamo meglio queste nozioni. ciò che era solo una semplice finzione diviene in seguito una realtà. il progresso. l’infinito. sono generalizzati a quattro dimensioni dagli storici come dai poeti sotto una forma leggendaria. la questione perse. tuttavia così semplici. dei pensieri sempre più elevati. ma come sarebbe stato desiderabile che fossero. Senza dubbio. La materia infatti non ha esistenza propria. l’uomo si avvicina. con proprio consenso per scoraggiamento. L’immortalità. e. Tuttavia. delle situazioni nuove. sul verticale anteriore. senza rendersene conto. a quella disgregazione. tramite nuovi rapporti di posizione. Era. finiamo per dare meno importanza di quanto non se ne desse in passato alla vita fisica e ai fenomeni della nascita e della morte. sono immaginazioni proposte dall’ idea. secondo che si agisca sperimentalmente. occorre sottolinearlo. in qualche modo. per facilitare il compito intrapreso ci sforziamo di prolungare quel periodo di raggruppamento a tre dimensioni che chiamavano un tempo la vita umana. offrono in esempio eroi superiori all’umanità. grazie a un’illusione naturale. desiderato dall’Idea. che l’Idea sola creava la funzione desiderata. al tipo assoluto. capiamo che quelle erano molto semplicemente delle modalità sperimentali dell’idea. che la durata della sua vita. altrettante idee che non sono. sul canale orizzontale. Per conseguenza di questa creazione perpetua. molto del suo interesse antico. i gesti più istintivi. l’umanità si abitua alla possibilità di quelle vite. è soltanto un’ipotesi dell’intelligenza che inventa. quando le azioni eroiche leggendarie divengono vere. ogni giorno di più. dei poeti e degli artisti. fu coscientemente che gli uomini della grande rinascita idealista lasciarono disaggregarsi gli strumenti materiali del loro corpo ogni volta che avvertirono che non potevano attendere un secondo di più. per impotenza a realizzare una creazione personale. rivela attorno ad essa dei valori nuovi. sempre accessibili e che non potrebbero essere asservite ad alcuna evoluzione in quantità. che non sono soggette ad alcuna necessità di spazio. non come furono. la sua vita stessa dipendeva soltanto dalla sua volontà. insomma. gli avvenimenti più ordinari della vita. in fondo. poiché ogni canale corrisponde a una nozione distinta di dimensione dello spazio. il figlio degli eroi immaginari della sera. ed è così che prendendo esempio da un passato immaginario. Quando gli dei si attualizzano. per combattere quella sensazione penosa di equilibrio instabile che conoscono tutti coloro che praticarono la levitazione. È la stessa identica cosa nella storia delle civiltà. Quando studiamo attentamente il ruolo dei letterati. e rappresentati. né all’indietro nel tempo. Non saremmo in grado di dichiarare ragionevolmente che tutte quelle leggende corrispondono alla realtà o che esse furono delle creazioni automatiche della materia. Durante i primi tentativi di applicazione della quarta dimensione agli spostamenti del corpo. poiché gli organi non avevano più rapporto fisso in relazione a un asse particolare e il nuovo canale circolare non resistette più. come ho già raccontato in un precedente capitolo. si costatò in breve che l’uomo normale era sempre esistito solo per il tempo che occorreva. capiamo facilmente che la loro azione sui costumi si ispira agli stessi procedimenti. neanche lui. e quest’ultima l’organo. servendo da modello reale alle generazioni del futuro. A forza di sentir raccontare gli ardimenti leggendari o gli atti virtuosi di esseri immaginari. che la materia si modificava secondo le indicazioni dell’Idea. incorpora a poco a poco quei modelli soprannaturali negli avvenimenti della vita quotidiana e l’uomo di oggi è sempre. che sono sempre presenti. all’epoca. o sul verticale posteriore. anticipazioni ispirate dai desideri eterni che sono all’interno di noi e di cui produciamo lo sviluppo. poiché essa immaginava il mondo.rulli o da capitomboli. secondo desideri interiori eterni. poiché la vita è dopotutto soltanto un’ipotesi utile ma provvisoria dell’idea. L’avventura dimostrò. circondando gli altri tre. una volta ancora. La storia stessa non sfugge a questa trasformazione idealista.

esso non è altro che l’Unica Coscienza Universale e. in breve dal multiplo all’unico. e il passaggio non è mai possibile. per meglio dire. e ciò è solamente un passaggio dalla materia divisibile all’Unità indivisibile. permetteva all’uomo di anticipare gli avvenimenti al di fuori del tempo e. essendo curva e cerchio pure qualità estetiche inaccessibili alla divisibilità geometrica. in mancanza di un’espressione possibile nel linguaggio a tre dimensioni. Sfortunatamente. Nel dominio morale. Il segreto dell’atomo Nel momento di terminare la trascrizione di queste note prese nel corso dei miei viaggi nel Paese della Quarta Dimensione. tra l’estrema divisibilità e il continuo indivisibile. In realtà. dalle età superiori. per gli uomini del XX secolo. nella stessa circostanza. che rappresenta il contrario o l’infinito. vorrei tentare di rivelare in qualche riga. immobili e immutabili. al posto di scrivere questo romanzo di un pensiero. Ora. al posto di urtare la divisione algebrica delle parole. Poiché il senso della quarta dimensione procede di fronte all’uomo. noi possiamo ricongiungere in tutte le età tutte le coscienze del mondo: quelle che noi diciamo di ieri. Aggiungo infine che un ampliamento preliminare della mente mi sembrava indispensabile prima di affrontare con cognizione delle realtà fondamentali che rimangono inaccessibili se non ci liberiamo progressivamente dei pregiudizi di spazio e di tempo. le dimensioni quantitative. creato sotto una forma determinata dall’Idea. che pretendono di ridurre il continuo indivisibile a delle quantità finite. dal divisibile all’invisibile. lo spazio e il tempo non possono mai concepirsi per unità finite senza essere in funzione di un infinito. La materia. piuttosto che completare. l’assurdità dei quadratori di cerchio come dei ricercatori di movimento perpetuo. e tentare una sintesi di tutti i modi di conoscere dai quali nessun grado dello spirito sarà escluso. LI. La quarta dimensione. accontentarmi di un breve riassunto filosofico che avrebbe avuto più prestigio presso gli specialisti di un’epoca scientifica. Se il subcosciente ci appare insondabile e immenso. che abbiamo chiamato la Quarta Dimensione. ed è questo valore supplementare. del resto. assorbe. essa non è una dimensione propriamente detta ma l’idea provvisoria che noi ci facciamo di ciò che manca al nostro mondo per reintegrare l’Unità. a tal punto che possiamo dire senza assurdità. un viaggio morale dal relativo all’assoluto. ci rivela la relatività delle nostre certezze in rapporto all’assoluto. che l’infinito è sempre e necessariamente contenuto nel finito. la vita. Quando esaminiamo le nostre “certezze finite” costatiamo che esse non esistono tutte se non relativamente a un contrario la cui misura è sconosciuta. soprattutto i più stravaganti. Non essendo la quarta dimensione che un passaggio necessario dal frammentario al continuo. è una condizione inerente al finito. l’umorismo. per il suo tramite. Da ciò segue. nel linguaggio spaziale a tre dimensioni. di oggi o di domani. che è il senso interno di un contrario necessario. lo so. che sfugge ai pregiudizi di spazio e di tempo. di scegliere la decisione variando a proprio grado i gesti nella stessa circostanza. al contrario. è l’idea creatrice che vive in qualità al di fuori del Tempo e che permette allo spirito umano di esplorare nello stesso presente tutte le epoche del mondo. l’anima e il . il pensiero. come vedremo più in là. se i grandi filosofi dei tempi passati sono stati condotti sempre e solo a conclusioni molto relative. fin da Zenone di Elea. secondo l’instabile miraggio del mondo fenomenico. con le sue immagini e i suoi simboli. irriducibile sotto i suoi diversi aspetti: Dio e il Mondo. era incapace di prendere una decisione propria e doveva. si pone una questione definitiva: Che cos’è l’Unità? La possiamo concepire a priori sotto la forma divina. Avrei potuto. non ci facciamo ingannare: quell’infinito non è un’ipotesi esteriore puramente teorica come ostentiamo di credere. ripete re eternamente gli stessi gesti. è ciò che chiameremmo il senso del futuro in un mondo a tre dimensioni. il mistero che li separa ancora dai tempi futuri o.Si percepì allora tutta la relatività del mondo a tre dimensioni che. questa q uarta dimensione qualitativa. valutandone le cause. Nel dominio matematico. di avvicinare la realtà continua. le duttili teorie della relatività non evolvono che entro due infiniti. Ho dunque creduto preferibile seguire la via letteraria che permette. Tutto accade dunque come se una dimensione supplementare debba essere aggiunta in ogni circostanza alle nostre concezioni relative a tre dimensioni per integrare l’Unità reale. ma questa è soltanto una istanza di principio che accusa in anticipo l’eterno dualismo. Ciò è talmente vero che essa “si aggiunge” tanto bene all’unica dimensione di una curva quanto alle due dimensioni di un cerchio. il movimento. fu perché il loro pensiero rimase sempre imprigionato nell’ipotesi matematica a tre dimensioni.

inconcepibile e privo di utilità. ma essa è più difficilmente accessibile agli uomini del XX secolo. non un’unità unica sempre uguale a se stessa. “che conteneva nelle sue pieghe il mondo intero”. Allo stesso modo. come noi lo conosciamo. La sua rivelazione nell’Età dell’Aquila d’oro fu per lo spirito umano come un abbaglio. Provvista di tutte le qualità dell’unico: contenente al suo interno la storia dell’Universo intero. di non opporre il mondo fenomenico a tre dimensioni all’Unità. in ragione stessa dei progressi della scienza. perché essendo l’atomo divenuto. che un composto dalle molteplici forme. fin dalle prime età del pensiero umano. insieme a Pitagora e Eraclito. Perché quando ci fu bisogno. alla comoda ipotesi scientifica della divisibilità (compensata da quella dell’infinito). autentico sistema solare in miniatura che non ha più alcun rapporto. mai risolti e sempre più impenetrabili. riducendo anche il tempo e lo spazio all’ordine logico del ragionamento. sembrava. non ci viene più l’idea di attribuire una realtà sostanziale distinta a ciascuno dei tre aspetti della sostanza unica. cosa che sarebbe la verità. non ci viene l’idea di credere all’esistenza di cento statue reali. In mancanza di espressioni nel linguaggio a tre dimensioni. nel mondo a quattro dimensioni. nome magnifico. anche questo. nome magnifico. Una volta percorso il grande cammino circolare della Quarta Dimensione per raggiungere la chiara visione dell’Unità unica. inestesa. Questo grande segreto dell’UNICITÁ DELL’ATOMO. lo spirito e la materia. ma temibile. per secoli. È così che nella filosofia antica il materialismo assoluto condusse a negare l’Idea e l’idealismo logico. Se la monade aveva dunque il singolare vantaggio sull’atomo di essere un formale atomo inesteso. accecati come sono dal pregiudizio quantitativo dell’infinitamente piccolo – quando invece ogni grandezza reale esiste solamente in qualità – e dal puerile artificio matematico dell’unità unica che si divide all’infinito in tante unità uniche quanti sono i fenomeni. si trovò da Democrito materialmente divisibile (poiché esteso). ma ancora più temibile da reggere che quello dell’atomo. per diventare non meno misurabile con i teorici del XX secolo. Non c’è nell’universo. immaginate in un ordine logico di ragionamento che noi chiamiamo tempo e spazio. . né con l’idea dell’atomo. riassume da sé tutti gli enigmi del mondo. a privare gli esseri e le cose di ogni personalità. Quando pensiamo infatti. nel mondo a tre dimensioni. alla stessa statua di cento fattezze diverse. muovendosi senza porte né finestre nella sola qualità.corpo. apparve dunque più logico. senza porte o finestre. dalla sua nascita. alla Monade. senza il soccorso della quarta dimensione e dei principi di relatività formulati nel XX secolo. moltiplicarsi in numero infinito per seguire la divisione infinita della materia. noi vivemmo la sorpresa veramente allucinante di vedere questa monade. composto complesso. se preferiamo – essendo le due parole equivalenti nel loro senso assoluto – che una sola monade. che un solo atomo o. vale a dire dei sapienti. prototipo dei composti. Noi parliamo per sola memoria dell’atomo dei chimici e dei fisici. essi hanno creduto per così lungo tempo a una realtà sostanziale propria ad ogni fenomeno. del resto a ragione. noi avremmo dovuto scoprire. che ogni verità è nell’Unico – di cui gli esseri non sono che le apparenze formali – è per noi impossibile. cento volte posti nel corso dei secoli. e se vogliamo confonderli. antagonismo inevitabile finché persiste il pregiudizio scientifico dello spazio e del tempo. ma tante unità totali quanti sono i fenomeni. cioè un’infinità. Non potendo ridiscendere dal cielo sulla terra. appaiono insomma assai sconcertanti. di non sopprimere per lo stesso motivo quel mondo fenomenico. ma le tolgono per lo stesso motivo. sia sufficientemente grande per contenere all’interno di sé tutti i fenomeni dell’Universo che sono così i suoi pensieri e le sue associazioni di idee. la monade di Leibniz falliva miserabilmente nella molteplicità dell’unico e nel miracolo dell’armonia prestabilita che faceva coincidere per esempio la parola e il pensiero. idealizzano con certezza la materia. Poiché gli uomini furono abituati. non sfuggiva però al miraggio scientifico del mondo a tre dimensioni che ci conduce a vedere in fondo a ogni fenomeno. che la sola monade rendesse conto di tutto l’universo. di partire da dove siamo e di risalire dal complesso al semplice per scoprire l’elemento primitivo di cui il mondo non era. grazie a Pitagora. ogni realtà sostanziale lasciandola accessibile al solo calcolo delle quantità limitato dall’infinito. che è assurdo. questo unico. con il probo e luminoso genio di Leibniz. generando quei movimenti dello spirito che sono i corpi. la proprietà dei teorici della divisibilità. L’ATOMO È UNICO. poiché tutto esiste in modo completo e perfetto nell’unità divina. diciamo dunque soltanto che tutto accade come se la Monade unica. crediamo. inintelligibile senza il soccorso della quarta dimensione. né con il nome. per quanto commoventi per il modo in cui sfiorarono spesso il velo del mistero. Con i filosofi la concezione dell’elemento primitivo si innalzò di primo acchito. l’elemento primitivo non divisibile (α τεμυω): l’Atomo. Dividendo sempre di più la materia. Quelli vedono nell’atomo soltanto una massa dipendente dalla velocità. all’unità unica (μοναζ). tutte quelle iniziative geniali del pensiero umano. all’unità suprema. Perché se noi consideriamo.

permanenza del resto tutta apparente e relativa poiché essendo il tempo e lo spazio soltanto dei modi di esprimersi del pensiero. tutto si muove relativamente nello stesso ritmo. le idee fisse. che sviluppano il loro carattere aldilà della nostra volontà e in contraddizione con essa. potremmo piuttosto dire. e possiamo dire che la personalità dell’uomo è l’umore di Dio. lo sviluppo. Poiché la nostra coscienza relativa è simbolizzata con la coscienza assoluta. può ugualmente apparire fortuitamente in uno spirito che lo percepisce passivamente. I principi. La personalità dell’uomo è il libero sviluppo di un carattere una volta posto. della COSCIENZA o della VITA. nella Coscienza universale. così anche le nostre personalità sono distinte in qualità e in vigore nella Coscienza Comune. In un sol colpo la Coscienza universale cesserebbe di essere l’Unica: non sarebbe più che una delle idee di un Unico più elevato. per essere rimasto. Perché come nella . rimarrebbe inesistente come lo sarebbe la mente umana senza pensiero. Il mondo. vale a dire le diversità di cui vive il Pensiero unico. Se i nostri pensieri. vale a dire l’unione di tutte le personalità nella coscienza comune. senza che nulla ce lo indichi. così come vedremo. perché se la contraddizione cessasse all’interno di sé. poiché è più completa di lui sul punto che lo riguarda. Unicità dell’ATOMO. Ugualmente passive sono le materializzazioni di idee che chiamiamo i mostri e le azioni dei personaggi degli incubi. appartiene a quel nuovo “rapporto di idee” che è l’essere creato. poiché solo la qualità è reale. fin nelle ultime conseguenze. Non è dunque cogliendo un bouquet che creiamo un’opera vivente. un secondo può essere più lungo che mille anni se è più grande in qualità. tanti modi diversi di considerare la stessa realtà sostanziale unica. Come sapere ciò che accade nella Coscienza unica di cui le nostre personalità sono solo pensieri che sbocciano liberamente al contatto di altri pensieri. di superiore né di miracoloso al di fuori di noi. dopo aver dato alla sua Monade tutti i caratteri inevitabili e evidenti dell’universalità e dell’unicità nella pura qualità. priva anche del tempo e dello spazio. Ciò si spiega col fatto che Dio non è Tutto. Noi non facciamo sempre esattamene ciò che vogliamo. in questo senso: tanto una certezza relativa (leggi fisiche). perché la nostra vita intellettuale è la vita stessa dell’universo e la sua espressione più alta. senza alcuna necessità di armonia prestabilita. Come ci sono nella nostra mente buoni e cattivi pensieri. come l’opera lo è all’autore. quanto una contraddizione (opere umane). NON C’ È CHE UNA COSCIENZA o atomo unico. da cui le premonizioni del futuro e le visioni a distanza. i riflessi della Coscienza universale. da qui deriva la permanenza delle leggi fisiche. si perse miseramente nella molteplicità. l’atomo unico si chiama nostra coscienza per tutte le nostre percezioni immediate e subcoscienza per i valori che sfuggono al nostro campo di percezione distinta. Leibniz. ma tutte sono ugualmente libere di perseverare nel loro essere. non consegue però che essi sono i soli. e. La personalità dell’uomo germina nella coscienza universale esattamente come l’idea si sviluppa nello spirito umano e il seme nel suolo. sono personificati dalla materia. sono i più fecondi e i più elevati della Coscienza universale. Soggettivamente. ma piantando un seme. malgrado tutto. le idee momentanee e le associazioni di idee della Coscienza unica. Ciò che pretendiamo essere le nostre coscienze individuali sono soltanto. imprigionato nei pregiudizi scientifici del mondo relativo a tre dimensioni. dell’atomo unico. ma non inganniamoci: l’unicità della coscienza universale non sopprime né la nostra personalità. è. Ha per terreno l’amore. E rimaniamo confusi costatando che il più grande dei metafisici. come gli esseri e le cose. infatti esso cerca di realizzarsi. che comprende in qualità tutto l’Universo. La vita. e senza neanche che quello sia. e le nostre idee sono legate alle altre idee molteplici della Coscienza unica. al contatto delle personalità vicine. gli è superiore. grazie alle loro contraddizioni. noi diciamo che tutto accade nella coscienza universale come nel nostro proprio spirito e che insomma la metafisica deve confondersi con la Psicologia. completamente inaccessibile al nostro intendimento e così di seguito all’infinito…semplice gioco di specchi matematico che non saremmo in grado di ammettere nel dominio reale della pura qualità. vale a dire il carattere una volta dato.quando invece ogni fenomeno non è che un’idea distinta della stessa Coscienza unica. bisognerebbe che il contrario fosse al di fuori. pensieri miserabili che si eliminano a un giudizio finale e pensieri sublimi che domineranno gli altri per sempre. vale a dire di contraddizioni. né il nostro libero arbitrio. naturalmente infinita. Prendendo in prestito il linguaggio simbolico antico: l’uomo è più libero di Dio. essi non sono in grado di avere realtà sostanziale distinta. Un pensiero generato da un incontro di idee nella coscienza universale. al di fuori del tempo e dello spazio. come un seme nel suo ambiente? Molto semplicemente esaminando ciò che accade nella nostra mente. ha per missione la contraddizione che accentua i caratteri. Tutto avviene nella Coscienza unica. In realtà. senza le sue creazioni che sono i suoi pensieri. Non c’è dunque nulla di esterno. al contrario. L’accordo perfetto e omogeneo sarebbe una sentenza di morte per la Coscienza universale la cui vita è fatta di pensieri.

di quella grande commedia immaginata che chiamiamo la Commedia della Vita. ma solamente la psicologia ci permette di raggiungere la realtà fisica del mondo: la creazione e la vita. la Vita dell’universo. che permette di comprendere e non di creare e che rimane l’ipotesi più personale e più originale della personalità umana. Ma dal momento in cui abbiamo raggiunto la sola Realtà Unica e Continua e che. superiore e che mette in schiavitù l’uomo. Da ciò. il nostro punto di vista si trova ribaltato. dal nostro stile e dal nostro gioco in relazione al resto del Mondo. uno degli aspetti immutabili della sua opera. ma la fioritura della sua opera dipende dal nostro carattere. da ciò consegue il senso. i personaggi romanzeschi inventati dall’Artista unico. . È così che noi siamo. come un metod o di astrazione analitica puramente speculativa. così puerile quando ci immaginiamo che essa raggiunga la realtà continua. perché essa pretende di imporsi come la sola certezza reale e completa. La divisibilità matematica è dunque un’ipotesi metafisica indispensabile per il ragionamento analitico. la Scienza ci appare giustamente criticabile. nel bene o nel male. sopprimendo per ipotesi una pedina di quella scacchiera piena che è la Coscienza Unica. che crediamo più profondo. un autore non è più padrone di dirigere con la sua fantasia gli atti di un personaggio di cui ha posto il carattere. Soltanto in questa qualità possiamo diventare uno degli aspetti della Coscienza universale. in realtà. come la conoscenza dell’opera è di un ordine più elevato della conoscenza dell’autore.composizione letteraria. così la Coscienza universale non dispone più a suo piacimento dell’essere pensante che essa ha creato e che agisce ormai in essa e per essa. di fare muovere tutte le altre. consegue il successo eterno delle finzioni letterarie che simboleggiano. ripartendo da questa sola realtà. ha ripreso il comando e la Scienza ci è apparsa come la sua serva più sottile. E la visione a tre dimensioni. dobbiamo ora chiederci cos’è la scienza. L’individuo. senza privarlo della vita. abbiamo seguito lo sviluppo del suo pensiero che inventa il mondo e più specificamente ogni carattere da cui si innalza la Personalità umana. senza rendersene conto. pensiero superiore dell’Unità. senza dubbio. Come la Psicologia contiene la conoscenza dell’unico e gli è superiore. diviene un metodo geniale di analisi che permette. In partenza per il Paese della Quarta Dimensione.

C’è soltanto Una Realtà. dall’Autore che creò i personaggi. la scintilla di un pensiero. Ritorniamo sempre alla nostra fede o alla nostra opera. diceva il grande poeta Saadi. perché se l’ipotesi a tre dimensioni non conduce che alla volgare morte. e soprattutto dirigerci interiormente come degli eroi immortali e non più come degli uomini! . Noi dobbiamo perciò soprattutto. la conoscenza completa a quattro dimensioni rimane come morta se non lotta nella contraddizione e se l’amore non si sviluppa nella pena. Soli inventori del mondo. Sono tornato irresistibilmente a questo libro. viviamo un incantesimo magnifico dove i più umili oggetti sono dei pensieri e i grandi personaggi delle anime. perché le catene di Prometeo sono sempre più belle da portare che il fuoco trionfante. Ma se l’amore è così la forma più sublime dell’egoismo. essa non può più raggiungere quelli che hanno intravisto. vale a dire un aspetto nuovo dell’idea Unica. per la prima volta rivelata al mondo. Non abbiamo più nulla da attendere. fu poi il sentimento più nobile e più preciso di un dovere morale che mi ammonì di ritornare all’opera d’arte intrapresa. dipende dalla nostra sola volontà. elevare la nostra personalità fino al sovrumano e liberarla dei pregiudizi mortali a tre dimensioni. e l’artista fervente è simile agli umili che credono. È dunque a questo libro che sono tornato di istinto e lui solo mi ha sempre indicato in modo irrefutabile il posto dove dovevo agire nell’ordine universale delle cose. l’Idea immortale a qu attro dimensioni e creato pure forme al di sopra dello spazio e del tempo. Poiché la coscienza del mondo è in noi. l’egoismo è allo stesso tempo la forma più elevata dell’amore perché è esigendo tutto da noi stessi che noi serviamo gli altri nel modo mig liore. lo confesso tristemente. la creazione personale sola capace di fissare per sempre la grazia fuggitiva di un movimento. che noi sappiamo ridere delle apparenze. ogni immaginazione superiore della coscienza universale. Sono tornato alla mia opera perché ho sentito l’imperioso bisog no di ricordare agli uomini che la falsa certezza scientifica si culla nelle illusioni. fai in modo quando morirai che tu rida e tutto il mondo pianga. con onore e coraggio. una superficiale sensazione di inquietudine materiale che mi consigliò di rinunciare a quei viaggi. anche solo per un istante. Sono tornato. lo sappiamo.” Il nostro doppio dovere si regge su queste poche parole. “tu piangevi e tutti rideva no intorno a te. e se la morte può dissipare la vana illusione del corpo a tre dimensioni. in qualche luogo che il caso ha posto. buona o malvagia. mentre lui aspetta tutto da noi che creiamo l’Opera vivendola. Ogni mistero è ormai in noi. che il mistero immenso che immaginano intorno a loro si crea ogni giorno unicamente in loro e tramite loro.EPILOGO Perché sono ritornato da quel Paese impressionante della quarta dimensione. da quelle epoche lontane e tuttavia attuali dove la comprensione delle cose è completa? Fu inizialmente. Dobbiamo agire con discrezione e bontà perché ora sappiamo che tutto ciò che ci circonda fa preziosamente parte di noi stessi e che ferendo gli altri è noi stessi che feriamo. “Quando tu nacqui”.

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