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Viaggio Nel Paese Della Quarta Dimensione

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Publicado porAlberto Tiraferri

Traduzione italiana del romanzo "Voyage au pays de la quatrieme dimension" di Gaston de Pawlowski, direttore di Comoedia

Traduzione italiana del romanzo "Voyage au pays de la quatrieme dimension" di Gaston de Pawlowski, direttore di Comoedia

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Published by: Alberto Tiraferri on Apr 08, 2009
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Sections

  • I. L’Anima silenziosa
  • II. Il nastro sciolto
  • III. La diligenza innumerevole
  • IV. La scala orizzontale
  • V. Astrazioni spaziali
  • VI. Il viaggio istantaneo
  • VII. La casa piatta
  • VIII. La trasmutazione degli atomi di tempo
  • IX. Il Leviatano
  • X. Gli schiavi volontari
  • XI. La morale del Leviatano
  • XII. Assassinio dello stile
  • XIII. Il teatro del Leviatano
  • XIV. Il ringiovanimento delle cellule
  • XV. Il secolo dei corpi senz’anima
  • XVI. Gli eredi del marchese
  • XVII. La nascita dell’umorismo
  • XVIII. La rivolta delle scimmie
  • XIX. Il cane dissociato
  • XX. Un visionario
  • XXI. L’amore morto
  • XXII. La paura della cosa sconosciuta
  • XXIII. La levitazione universale
  • XXIV. L’ingrandimento dei ricordi
  • XXV. L’uomo tagliato in due
  • XXVI. La catastrofe del Fotofonio
  • XXVII. I ferrogorgoglioni
  • XXVIII. L’amore industriale
  • XXIX. La rivolta delle macchine
  • XXX. Le piante industriali
  • XXXI. La caccia ai fantasmi
  • XXXII. I superuomini
  • XXXIII. La congiura delle larve
  • XXXIV. Noleggio di corpi
  • XXXV. Il giardino dei pianeti
  • XXXVI. Le materializzazioni degli incubi a tre dimensioni
  • XXXVII. I batteri giganti
  • XXXVIII. Il disgusto dell’immortalità
  • XXXIX. Il ratto
  • XL. La donna-campione
  • XLI. Il poeta-tipo
  • XLII. Il massacro degli omuncoli
  • XLIII. I due selvaggi
  • XLIV. Aldilà delle forme naturali
  • XLV. L’immortalità attraverso le idee
  • XLVI. Le stazioni dell’infinito
  • XLVII. La casa dei corpi
  • XLVIII. L’aquila d’oro
  • XLIX. La resurrezione
  • L. L’invenzione del mondo
  • LI. Il segreto dell’atomo

VOYAGE AU PAYS DE LA QUATRIÈME DIMENSION

Gaston de Pawlowski
(A cura di Alberto Tiraferri)

INTRODUZIONE
Vi ricordate un tale – chiese un giorno Marcel Duchamp – che si chiamava, mi sembra, Povolowski? Era un editore di rue Bonaparte. Non ricordo esattamente il suo nome. Aveva scritto degli articoli su un giornale sulla volgarizzazione della quarta dimensione, per spiegare che c’erano degli esseri piatti che hanno solo due dimensioni […]. In ogni caso, a quell’epoca avevo cercato di leggere delle cose di qu esto Povolowski che spiegassero le misure, le linee rette, le curve… Tutto questo operava nella mia testa quando lavoravo, sebbene nel Grande Vetro non abbia quasi mai usato calcoli. Semplicemente ho pensato all’idea di una proiezione, di una quarta dimensione invisibile poiché non si può vederla con gli occhi. “Poiché sapevo che si poteva riportare l’ombra prodotta da una cosa a tre dimensioni, un oggetto qualsiasi – come la proiezione del Sole sulla Terra produce due dimensioni –, per analogia puramente intellettuale pensavo che la quarta dimensione potesse proiettare un oggetto a tre dimensioni, ossia, che ogni oggetto a tre dimensioni che noi vediamo comunemente, sia la proiezione di una cosa a quattro dimensioni che non conosciamo. “Era un poco un sofisma, ma dopotutto era possibile. È su questo che ho basato la Sposa nel Grande Vetro…1” Raramente Duchamp si spiegherà più chiaramente sulle fonti di questa opera enigmatica, la Sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche, detta il Grande Vetro, considerata una delle opere più celebri dell’arte del nostro tempo. Questa volta si trattava di fonti letterarie: proprio il libro che si troverà riedito qui. * Chi era dunque il suo autore “Povolowski”, di cui non si ricorda esattamente il nome, o meglio che il s uo interlocutore avrà trascritto male, ma i cui scritti “lavoravano nella sua testa” mentre plasmava les machines celibataires della sua Opus magnum2? Non è altro che Gaston de Pawlowski, autore di un romanzo apparso nel 1912, Voyage au pays de la quatrième dimension, e che conobbe allora un’immensa fortuna. Curioso personaggio davvero questo Gaston Williams Adam de Pawlowski, oggi un po’ dimenticato, nonostante ci si sforzi da qualche tempo, oltre il famoso Voyage, a rieditare testi meno conosciuti3. Figlio di un ingegnere delle ferrovie, nacque a Joigny nell’Yonne nel 1874 e morì a Parigi nel 1933. Aveva studiato al Liceo Condorcet, poi a l’École des Sciences Politiques, nominato dottore in diritto nel 1901. Essenzialmente giornalista, direttore del “Velo” e de “L’Opinion”, incaricato a lungo della cronaca artistica al giornale, giocherà un ruolo essenziale specialmente alla direzione di Comœdia. Ne fu il capo redattore dalla sua fondazione, il 1° ottobre 1907, fino al 19144.

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Marcel Duchamp, Entretiens avec Pierre Capanne, Paris, Belfond, 1967, p.67 Sui rapporti Duchamp-Pawlowski, mi permetto di rinviare al mio libro, Marcel Duchamp o Il grande illusionista, Milano, Abscondita, 2003 (Marcel Duchamp ou Le grand fictif, Paris, Galilèe, 1975). 3 Anche le Inventions nouvelles et dernières nouveautés (1916), rieditato nel 1973 da Francois Caradec presso Balland, e, propio recentemente, i suoi Paysages animés (1909), rieditato nel 2003 da Eric Walbecq e Jacques Damade per La bibliothèque. 4 Parlando di lui come di un “editore”, Duchamp ha senza dubbio commesso un anglicismo (editor). Sembra infatti che egli abbia fatto confusione con il direttore di una galleria di avanguardia, collocata in rue Bonaparte, la galleria Povolowsky, celebre negli anni ’20, per avere, tra gli altri, esposto Francis Picabia.

Comœdia, che era un quotidiano, fu il primo anno dedicato unicamente agli spettacoli, soprattutto teatrali. Ma dal 1908 apparvero rubriche letterarie, poi artistiche, che occuperanno uno spazio sempre maggiore. La cronaca letteraria era fatta dallo stesso Pawlowski, quella artistica da Arsène Alexandre, presto seguito, dal 1909, da Andrè Warnod. Pur essendo Comœdia un giornale popolare, Pawlowski seppe conferirgli una qualità eccezionale. Il tono era, per l’epoca, singolarmente aperto a tutte le audacie. Un giorno Pawlowski prendeva le difese del nudo a teatro. Un altro giorno raccomandava agli artisti l’utilizzo di tutti quei mezzi che le scoperte tecniche potevano mettere a loro disposizione: fotografia, riproduzione meccanica… E questo non gli mancava, ogni volta, di procurargli reazioni indignate da parte dei lettori. Arsène Alexandre, dal canto suo, attaccava con forza quelle glorie gonfiate che erano Henner e Ziem. Al contrario, senza prenderli troppo sul serio, ma con attenzione, si parlava dei Futuristi e dei Cubisti, di Roussel e delle sue Impressioni d’Africa. La veste tipografica e l’impaginazione erano infine di una modernità che anticipava di quindici anni il suo tempo. Presto i maggiori esponenti delle lettere e delle arti divennero collaboratori. Il giovane Cocteau vi fece i suoi primi passi. E così questo giornale conobbe rapidamente un successo straordinario: nel 1910-1912, al momento del Voyage au pays de la quatrième dimension, la sua tiratura quotidiana era di 28.000 copie. Cifra stupefacente se si pensa che negli stessi anni, un quotidiano generalista come Le Figaro ne tirava 37.000. Ancora oggi gli storici considerano Comœdia come una delle fonti più complete della storia culturale francese del periodo precedente la Grande Guerra. Il cronista Andrè Warnod lascerà nelle sue memorie un ritratto preciso di Comœdia e del suo direttore: “Comœdia […] era ben inteso un giornale teatrale, ma tutte le ar ti avevano il loro spazio, perfino nelle loro forme più ermetiche. Gaston de Pawlowski non sottovalutava i suoi lettori […]. Concedeva facilmente varie colonne alle nuove teorie sulla pittura o sulla poesia […]. “Gaston de Pawlowski era un uomo che sfuggiva a ogni senso comune. Aveva una corporatura gigantesca, come il suo spirito e la sua intelligenza. Aveva l’aspetto di un e roe di Rabelais. Era fuori dal suo tempo, sia nel suo modo di essere che di pensare. Era un uomo “non come gli altri” […]. Aveva un profondo senso dell’umorismo e dell’ironia, ma – come aveva fatto anche Rabelais – se ne serviva come pretesto per esprimere le idee più sovversive, al riparo da ogni censura5”. È in Comœdia, dal 1908, che apparvero in prima pagina e a firma del suo direttore, degli articoli che anticipavano il Voyage au pays de la quatrième dimension, e di cui alcuni sarebbero stati persino riportati direttamente nel romanzo. L’8 novembre 1908, appare Lo strano viaggio ( L’etrange voyage). Il 22 novembre, sotto un titolo più generale che sembra annunciare un romanzo a puntate, Racconti Futuri (Conte Futurs), è la volta di Un visionario (Un visionnaire), che sarà poi il capitolo XX del libro. Il 13 dicembre, sotto un altro titolo ancora, Récits des temps surhumains, appare L’amore morto (L’amour mort), che formerà il capitolo XXI. In seguito, per tutto l’anno 1911 e al principio del 1912, Pawlowski pubblicherà una serie di trenta articoli sotto il titolo di Aristote à Paris, nei quali egli immaginerà un dialogo con il filosofo, pretesto per alcune considerazioni morali, filosofiche e matematiche dove è messa in causa la logica aristotelica. Si ritrova qui il presagio delle riflessioni che alimenteranno le pagine del futuro Voyage au pays de la quatrième dimension. Immediatamente dopo questa fantasia filosofico - letteraria appariranno in effetti, su Comœdia, i principali episodi del libro: L’astrazione spaziale (Abstraction d’espace – capitolo V), Il viaggio istantaneo (Le voyage istantané – capitolo VI), Il disgusto dell’immortalità (Le dégoût de l’immortalité – capitolo XXVIII)…6 Sin dalla sua uscita, alla fine del 1912, il libro incontrerà un grande successo. Esaurito in poco tempo, sarà più volte ristampato. Questo non deve stupire, sia per la notorietà di Pawlowski negli ambienti letterari dell’epoca – non fosse altro che per la sua posizione di prestigio alla direzione di Comœdia. Ma anche in ragione del successo enorme che riscuotevano allora le speculazioni sulla quarta dimensione. Un’edizione definitiva del Voyage au pays de la quatrième dimension, apparirà nel 1923, illustrata abbastanza mediocremente da Leonard Sarluis, pittore tardo-simbolista, la cui immaginazione plastica non
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André Warnod, Fils de Montmartre, Souvenirs, Paris, 1955, pp.96-9. Per maggiori dettagli sulla vita e le attività di Gaston de Pawlowski, si consulti il cenno che gli dedica Pierre Versins nella sua Encyclopédie de l’Utopie et de la Science-Fiction, Losanna, 1972, pp.658-659. 6 Si ritrovano questi capitoli nei seguenti numeri di Comœdia: 1666,1673, 1694, 1701, 1708, 1731, 1745, 1770, 1777, 1798, 1805.

raggiunge mai il delirio letterario di Pawlowski. La sola opera che davvero avrebbe potuto ornare la copertina del libro, non essendo né tardo-simbolista né proto-futurista, ma singolare, e in accordo con il Voyage, rimane La Sposa di Duchamp, dell’agosto 1912, sua esatta contemporanea, questa strana anatomia femminile che è la sola a illustrare alla perfezione, all’interno del soprannaturalismo del suo immaginario alterato, le descrizioni che fa Pawlowski, nel suo capitolo XLIV, Aldilà delle forme naturali (Au-delà des formes naturelles) di un corpo esposto alla quarta dimensione: “Sappiamo infatti che il corpo umano è costruito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. La struttura ossea è arrangiata secondo quella visione provvisoria dell’universo, gli organi sono contenuti dai muscoli, dalla pelle in uno spazio a tre dimensioni. Dal giorno in cui si volle piegare il corpo umano alle esigenze della quarta dimensione, fu esposto ai disordini più gravi. Senza ferita apparente, senza apertura visibile, certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e, sotto la spinta naturale dei muscoli, si raggrupparono in un indescrivibile ammasso, sfuggendo a ogni regola conosciuta, a ogni precisa anatomia. “Non si poteva dire, certo, che il corpo così modificato si trovasse frantumato, stritolato o disaggregato; continuava a vivere, ma senza presentare l’abituale apparenza del corpo umano in uno spazio a tre dimensioni.” In questa edizione del 1923, il testo si trova talvolta rimaneggiato, ma soprattutto l’ordine dei capitoli appare differente. Questa discrepanza non nuoce alla coerenza del libro, che non è costruito su una trama romanzesca continua, ma si presenta piuttosto come un mosaico di racconti autonomi, di narrazioni ciascuna a se stante, com’era stato dall’origine: un romanzo a puntate in cui si possono spostare gli episodi, una sorta di prefigurazione di un’“opera aperta”. L’edizione del 1923 era preceduta da un Examen critique nel quale Pawlowski ritorna sulla sua genesi: “Dall’inizio del 1895, quando scrivevo un primo racconto sull’esplorazione del tempo, fino al 1912, data nella quale apparve la prima edizione di questo volume, il Voyage au pays de la quatrième dimension è rimasto per me in continuo movimento; pubblicato in frammenti, secondo le intuizioni del momento, ripreso, tagliato, poi completato, la sua pubblicazione non poté mettere termine a un lavoro che si confonde con quello del mio pensiero…” Proprio come il Grande Vetro di Duchamp, cominciato nel 1912 (in verità abbozzato un po’ prima, nel 1909, nel disegno del Nu assis) e abbandonato come lui nel 1923, il Voyage au pays de la quatrième dimension, opera aperta, andrà anch’esso a rimanere “definitivamente incompiuto”. * Viste le sue date di nascita e di morte, 1874-1933, Pawlowski apparve esattamente a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Le sue occupazioni, le sue letture, le sue passioni e le sue immaginazioni tradiscono questa doppia derivazione. Egli appartiene ancora alla generazione simbolista. Appartiene già alla generazione futurista. Tradisce le nostalgie, i bisogni e i languori di fine secolo, annuncia i furori e gli entusiasmi modernisti. Il suo linguaggio, talvolta ricercato e manierista, è talvolta preciso e meccanico. Alcuni capitoli del Voyage hanno titoli come “L’anima silenziosa” (L’âme silencieuse), “Il disgusto dell’immortalità” (Le dégoût de l’immortalité), “La luce di Psychè” (La lampe de Psyché) o “La visione dell’invisibile” (La vision de l’invisible), che evocano Maeterlinck, Rodenbach o Jules Laforgue. Altri invece, come “Astrazioni spaziali” (Abstractions d’espace), “Il giardino dei pianeti” (Le jardin des planètes), “La trasmutazione degli atomi di tempo” (La transmutation des atomes de temps), sembrano titoli di racconti di fantascienza di Maurice Renard, di Gustave Le Rouge, di H.G. Wells o di Perochon. Con Pawlowski, siamo al punto di unione dove la sensibilità precipita, passando dall’estenuazione dello spiritualismo romantico allo scientismo fantastico di inizio secolo. Così, appassionato dalla velocità, si mostra, dal 1894, un seguace del velocipede, la macchina primitiva consacrata alla velocità. Scrive degli articoli su Le Sport, L’Auto vélo, Le vélo, e fonda il Bullettin de l’Union Vélocipédique de France. Si dice anche che partecipò all’invenzione del freno Bowden che ancora oggi è in dotazione nella maggior parte delle biciclette7. Questa passione per la “course de cotes” e per “l’apprendista alla luce del Sole” (Duchamp) lo avvicinano a quei patiti della bicicletta che sono Tristan Bernard, quando diviene direttore del velodromo Buffalo, Alfred Jarry, praticante di bicicletta e autore della corsa delle

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Riportato da Eric Walbecq e Jacques Damade, G. de Pawlowski, Paysages animés, Paris, La bibliothèque, 2003 (prefazione a - )

infatti. Di certo questa gli era stata in parte suggerita dall’invenzione delle cromofotografie di Marey. o anche un automa che pretende di mimare. Jarry nel Supermaschio. Cosa c’è di più risibile a questo riguardo. come si entra nel XX secolo. che illustra le capacità illimitate del mondo tecnico. in ogni momento della giornata”. la nuova diligenza. operazione che occupa durata e che non ha realtà se non per uno spettatore cosciente. “La diligenza molteplice” (La diligence innombrable). di un’automobile che imita gli organi e le funzioni del corpo umano. riflettendoci maggiormente. Sicuramente il Duchamp fervido del Salon des Humoristes. alle sole vanità della vita quotidiana ma. nei suoi modi o nei suoi movimenti un eccesso di automatismo. Pawlowski fa così dell’umorismo la necessità assoluta per un approccio alla quarta dimensione: “L’umorismo – scrive nel suo Examen critique – non si applica solamente.000 miglia nel Supermaschio. “Molteplice” al contrario.10. ma che l’operazione tramite la quale esso passa da una posizione a un’altra. con il cuore che batteva con le sue valvole. senza fatica e alla perfezione. non potesse che provare il bisogno di fare appello al riso. concluderemo che le posizioni successive del corpo in moto occupano in effetti dello spazio. la circolazione dell’olio. Un po’ più di venti anni prima. nel 1889. l’aereo. che convogliava i movimenti alle zampe motrici posteriori grazie all’intervento di un differenziale a forma di bacino. Villiers dell’Isle-Adam nel suo Eva futura. la sua attrazione per la velocità si sposta verso l’automobile. o meglio una duplicazione automatica. dove mostrava che ridere è una reazione contro tutto ciò che nella vita ci appare come meccanico: ogni volta che noi notiamo in un essere animato. giacché se si aumenta con l’immaginazione la velocità con la quale essa si muove. Guillaume Apollinaire. sfugge alla severità tecnicista grazie a un acuto senso dell’umorismo. Essa è precursore – ma è anche rigorosamente contemporanea – dell’automobile pilotata da Gabrielle Buffet nella quale Duchamp compie il suo viaggio Jura-Parigi nel 1912. nello scoprire l’impero assoluto della macchina. sfugge allo spazio. verso tutte quelle macchine che “ruent sur pignon” (Duchamp) e che modificano profondamente la nostra concezione dello spazio e del tempo. così diligente che si trova presente in ogni istante dello spazio in ogni luogo del suo percorso. la colonna vertebrale della sua trasmissione. sicuramente a Duchamp e alla sua Ruota di bicicletta. Abbiamo torto nel vedere nell’umorismo un semplice divertissement sterile della mente: nessuna critica può essere più profonda né più feconda nei risultati”. e che invadevano anche l’opera letteraria di Pawlowski e artistica di Duchamp: “Diciamo spesso che un movimento ha luogo nello spazio. lo stesso Bergson aveva pubblicato la sua tesi. dal ridere giallo all’umorismo nero. È illustrato un tratto caratteristico dell’epoca: la maggior parte degli scrittori e degli artisti che s i appassionano per gli “esseri” nuovi creati dalla scienza. i gesti dell’amore? Questi paralleli biomeccanici e questa esaltazione della macchina come organismo diventerebbero presto insopportabili se non fossero alleggeriti dal riso. è. lo stesso recupero di forze all’imbrunire. come se lo potessimo confondere con il movimento stesso. che cominciavano a diffondersi. Raymond Roussel nel duo diamante di Locus solus… Tutti hanno coscienza di entrare in un mondo nuovo dove la macchina è trionfante. “Diligenza” profuma delle vie sconnesse e polverose del passato. Il titolo di uno dei capitoli del Voyage tradisce questo doppio interesse. e che gli apre una percezione così nuova dello spaziotempo che tutta la concezione che egli aveva dell’arte si troverà sconvolta. “la stessa e unica vettura finirebbe per essere presente in tutti i punti del percorso. meglio ancora. come ci sembra credere. l’automobile è allo stesso tempo l’emblema del mondo moderno dominato dalla celerità e la metafora di un corpo più potente di quello umano: “con la stessa febbre a certe ore del giorno temperata dal sudore del radiatore. Noi non abbiamo a che fare qui con una cosa. altrettante reti distinte richieste dalla logica…” Abbiamo sottolineato abbastanza che quest’epoca. L’automobile di Pawlowski. evoca un infinito matematico. ma con un progresso: il . passa per tutti i colori dell’arcobaleno. L’umorismo di Pawlowski è così singolare tra quell’umorismo fin-de-siècle che. e precisamente dal momento che essa diventa meccanica. e quando dichiariamo il movimento omogeneo e divisibile. Ora. Presto però. mentre le ruote anteriori tastavano il terreno […] la circolazione dell’acqua. alle più alte ricerche dello spirito […]. più che ogni altra. l’innervazione elettrica. Essere nuovo. E tutti accolgono il suo regno con un certo ghigno di sorriso. Saggio sui dati immediati della coscienza. è allo spazio percorso che pensiamo. come si cura il male con il male? È nel 1899 che Bergson aveva pubblicato Il riso.

in origine. È durante il secondo quarto del XIX secolo che la geometria a n dimensioni era emersa come un’estensione naturale della geometria analitica nella quale una o più variabili erano facilmente aggiunte a x. dalla quale noi trarremo molti elementi. diventa suo vicino in un paesaggio dove sono cambiate le dimensioni. non erano però né Bergson né Proust. ma individui più modesti. Tuttavia. concepito invece all’interno della geometria non-euclidea. Le distanze sono soltanto il rapporto fra lo spazio e il tempo e variano con esso. le buffonerie e i terrori. Paris. che Marcel Proust scriveva Sodoma e Gomorra.II. fossero ben poco accessibili a dei profani e non furono mai discusse se non da matematici agguerriti. pp. t. un semplice nastro di carta. in un sistema di leghe. dove l’assioma delle parallele che non si incontrano mai non era contestato. quando Pawlowski inizia a pubblicare qualche capitolo del suo futuro Voyage. è l’universo di cui Pawlowski aveva tentato di esplorare le virtualità. In ogni caso.8” È ancora nel 1920. egli aveva fatto un oggetto a una faccia e a un lato. per trascinamento su un piano perpendicolare – il punto genera una linea. Per contro. avrebbe stupito Albertine molto meno che sentirsi dire dall’autista come fosse facile andare nello stesso pomeriggio a Saint-Jean e a La Raspeliere…9”. Esse raggiunsero difficilmente il grande pubblico. Questo universo dove 2 più 2 fa 5 e dove la linea retta non è il percorso più breve da un punto a un altro. Facendoli ruotare in uno spazio a quattro dimensioni. la bibliografia delle opere relative alle geometrie pluridimensionali era di…1832 titoli. la linea genera una superficie. Paris. Confondiamo spesso le geometrie a n dimensioni con la geometria non-euclidea. avevano gettato le basi delle geometrie pluridimensionali. Le sue guide spirituali. i principi di quest’ultima furono formulati fin dagli inizi degli anni 1820. dove Albertine prova qualche stupore e vertigine a scoprire a sua volta le nuove sensazioni di un “Viaggio istantaneo”: “…La vettura. come uno spazio sferico. sapere che esiste forse un universo in cui 2 più 2 fa 5 e dove la linea retta non è il percorso più breve da un punto all’altro. Moebius era stato il primo a sollevare. erano facilmente comprensibili a chiunque conoscesse la sua tavola di moltiplicazione e avesse familiarità con le costruzioni della geometria elementare. slanciandosi. i semplici matematici che. secondo il modello di Beltrami e di Riemann. che diventa falso appena la difficoltà diminuisce. nel modo in cui furono all’origine formulate da Lobachevski e Bolyai. cioè contemporaneamente finito e illimitato.996-99) 10 Il miglior studio di queste geometrie e della loro influenza sullo sviluppo dell’avanguardia è quello di Linda Dalrymple Henderson. Marcel Proust. L’arte ne è altrettanto modificata. The fourth dimension and non-euclidean geometry in modern art. Perché si tratta di una speculazione matematica. Esprimiamo la difficoltà che incontriamo nel raggiungere un posto. un problema di topologia (lo studio delle proprietà invarianti all’interno delle trasformazioni geometriche degli oggetti) per cui. in modo semplice. 8 9 . se era facile visualizzare delle generazioni di spazio a due o a tre dimensioni. e riassumere la storia. gli incantamenti. ma semplicemente di un caso particolare di spazio euclideo. un oggetto Henri Bergson. è però verosimile che le teorie della geometria non-euclidea. di chilometri. invece. * Nel 1911.74. era stata solo la speculazione raffinata di qualche pazzo di geometria. Œuvres. Questo per capire la voga popolare di cui godeva ormai quella che. Nel 1827. Princeton University Press. è una sintesi mentale. arrotolandolo semplicemente su se stesso e unendo le sue due estremità. A partire dal 1833 si studiarono anche equazioni che contenevano più di tre variabili. in questa discesa agli Inferi. nel momento in cui Pawlowski si preparava a pubblicare la versione definitiva del suo Voyage. la superficie genera un volume – diveniva invece impossibile visualizzare come un volume. durante il secolo precedente. y e z10. percorse d’un balzo venti passi che avrebbe potuto fare un eccellente cavallo. perché un paese che sembrava di un mondo diverso rispetto a un altro. o piuttosto in questa ascesa al Cielo della quarta dimensione. Infatti non si trattava di un nuovo approccio allo spazio geometrico. aveva dimostrato come farlo. Alla ricerca del tempo perduto (A la recherche du temps perdu. di un oggetto bidimensionale. per analogia. 1983.movimento inteso come passaggio da un punto a un altro. aveva proposto un altro problema d’analysis situs: come far coincidere corpi tridimensionali allo specchio – un guanto allo specchio non coincide con il suo riflesso. la Pléiade. visuale ma anche tattile. mentre non si comincerà a dibattere delle altre che agli inizi degli anni 1840. p. Se entrambe affascinarono artisti e poeti al presentarsi del secolo scorso. di cui bisogna definire l’esatta natura. PUF. un processo psichico e di conseguenza inesteso. 1964. I principi della geometria quadridimensionale.

e i preti. Flammarion. È di questa ricca tradizione. Actes Sud. il passeggiatore distratto rischia una collisione. provvisti di un solo occhio. il mondo della quarta dimensione. Così ogni generazione può salire di un grado sulla scala dello sviluppo sociale. sulla quale si fondavano tutte le aspirazioni per la rigenerazione. mistico. tra la matematica e il nonsense. parla di “proiezione del sole sulla terra a due dimensioni”. Che fosse stato scritto da un inglese non era un caso: inglese è anche Charles Howard Hinton che per primo. a ovest. per gli uomini. p. intersecare. Un figlio maschio nasce con un lato in più rispetto a suo padre. morale. definite da linee rette e dove la luce sprizza misteriosamente dall’interno come dall’esterno. di cui noi stessi non saremmo nient’altro che. cosa che rende il rapporto amoroso difficile…13 È al romanzo di Abbott che Pawlowski doveva con certezza rendere omaggio quando. come degli esseri piatti. Ne La Science et l’hypothèse. Le donne sono appuntite alle due estremità e hanno il potere di rendersi invisibili.433. Paris. Inizialmente semplice riflessione geometrica. in questo mondo. che diventerebbe il piano del quadro) quella che sarebbe in effetti la proiezione di un universo inimmaginabile. Le classi medie si distinguono grazie ai loro triangoli equilateri. secondo Alberti. per il progresso. La quarta dimensione diveniva di colpo un aldilà del visibile. limitati alla percezione di un mondo bidimensionale. nel Voyage au pays de la quatrième dimension. un’entità misteriosa. Per ragioni di sicurezza. 1998. aveva scritto un testo curioso. Flatlandia. tridimensionale. di fo rma pentagonale. 1902. aveva tentato di teorizzare la geometria a n dimensioni – e che pubblicò nel 1904 il primo saggio d’insieme. un’estensione bidimensionale. in un romanzo. Dictionnaire des lieux imaginaires. invisibile. la nuova Utopia. È il primo esempio di romanzo popolare fondato sulla geometria pluridimensionale. trascinandosi perpendicolarmente alle tre dimensioni dello spazio in cui si inscrive. In questo mondo senza spessore. Dynamics of a particle. Questo inaspettato ibrido di divagazione matematica e di messianismo socializzante – che si inscriveva d’altra parte nella tradizione dei Viaggi gulliveriani di Jonathan Swift – vedrà la luce in modo ironico per mano di un altro scrittore inglese. potesse generare un ipercubo. Matematico sottile. 13 V. In ciascuna di esse si trova una piccola porta a est per le donne e una porta più grande. che costituiscono la classe superiore. degli artisti d’avanguardia…e degli scrittori di fantascienza come Gaston de Pawlowski. essa divenne una favola morale. Ossia. Da fantasia matematica. all’inizio del secolo. un cubo quadridimensionale. Le professioni liberali formano quadrati e pentagoni. che vivevano in un “mondo piatto”. Gli abitanti di Flatlandia hanno un’altezza che non supera i dodici pollici. Edwin Abbott. Il mondo nel quale noi viviamo sarebbe solamente l’ombra proiettata da un universo per sempre inconoscibile dai nostri poveri sensi12. Poiché i contorni degli oggetti sono più sfumati di quelli degli esseri viventi ma hanno la stessa forma. immaginò un capitolo intitolato “La casa piatta” (La maison plate). è senza finestre. prenderebbero coscienza di una terza dimensione. per riprendere il termine che era solito utilizzare Henri Poincaré. le case quadrate o triangolari sono vietate. il Reverendo Dodgson non aveva soltanto un debole per le fanciulle: nel 1865. Alberta Manuel e Gianni Guadalupe. facilmente regolata. e senza dubbio meraviglioso. 11 12 . Lo stesso Duchamp. dell’“estensione11” – si preferì pensare a come uno spazio tridimensionale apparirebbe se esso venisse a “tagliare”. e che si spostavano su una superficie piatta. per la salvezza dell’uomo di un secolo che nasceva. nel 1872. che raccontava le avventure amorose di due esseri lineari. politico… Il mondo della quarta dimensione divenne. nel passaggio citato. I nobili hanno sei lati o più. The fourth dimension. sul nostro stesso universo. La loro forma corrisponde al loro stato sociale: le donne del popolo si limitano a una linea retta. un cubo per esempio. dalle leggi della prospettiva classica (il taglio del campo visivo nel quale il mondo è visto in rilievo. Indoviniamo quanto questa versione inedita della caverna di Platone potesse offrire possibilità a seguiti di ordine spiritualista. È sempre in Inghilterra che un certo Lewis Carroll si era interrogato. pubblicato nel 1884. che Abbott era l’erede quando immaginò le vite e gli amori di esseri senza spessore.tridimensionale. la maggior parte delle case. I soldati e gli operai sono triangoli isosceli. essa divenne il modello che alimenterà l’energia militante dei riformatori della società. da parte di una parete di vetro. una semplice proiezione… Non potendo immaginare una quarta dimensione dello spazio – o piuttosto. dove ogni cosa e ogni essere animato sono figure piatte. Riconduciamo così a un problema di proiezione piatta. sulla curiosa proprietà delle immagini simmetriche per rotazione intorno a un punto e a una linea. sono dei cerchi perfetti. durante gli anni 1880. e soprattutto delle immagini allo specchio – lo specchio nel quale si riflette il corpo grazioso e tridimensionale di Alice. e che conobbe un’immensa diffusione.

matematico della strada. Ouspensky e lo spazio neoplatonico” in Malevitch. da cui essa eppure si solleva. in particolare il suo Tertium Organum (1911). dei differenti Abschatten che questi volumi inscrivono su un piano quando lo attraversano. abbiano potuto affascinare pittori che cercavano di sfuggire. essa apre a una meditazione sull’infanzia in cui la risonanza proustiana o. sotto la facezia. fondere in una sola e stessa percezione le sue diverse metamorfosi che hanno luogo nel tempo. io credo. Non era che una burla da collegiale – e di umorismo di cattivo gusto. diciamo. Se volessimo afferrare l’essenza di un essere attraverso il suo divenire. “Malevitch. crescono e muoiono secondo la dimensione del tempo. alla tirannia della visione piatta della prospettiva classica. per la visione a tre dimensioni sarebbe stata invisibile di profilo. popolato di esseri senza spessore. ancora più semplicemente. Egli è molto vicino allora a H. di tagli dell’estensione. Essi trovavano qui un modello possibile che doveva di fatto imporsi a quelli che si chiameranno poi cubisti. In Marcel Duchamp. Mescolata alla descrizione di una certa camera verde. nella sua Machine è explorer le temps. era stata vista per tanto tempo come un sostituto possibile della quarta dimensione dello spazio. Cose d’America (Choses d’Amérique). la pura essenza infine rivelata di un mondo quadridimensionale16. questo significherebbe afferrare ciò che è aldilà del tempo. L’Age d’Homme. è la dimensione che permette di elevarsi dalla pesantezza del mondo tridimensionale e dalla labilità delle sue apparenze per raggiungere la perfezione formale. attraverso la lettura di filosofi spiritualisti come Piotr Ouspenski. Sono qui necessarie due osservazioni. di cui le facciate potevano essere scorte soltanto sotto un certo angolo e di cui l’entrata e l’uscita si confondevano” è sicuramente una delle invenzioni più assurde ma anche più poetiche del nostro autore. 1979. far sparire la profonda originalità dell’astrazione del XX° secolo in rapporto alle molteplici “astrazioni” che si sono sviluppate nell’arte dell’occidente dalla sua origine… 16 Mi permetto di rinviare qui al mio studio. Si aggiunge in questi ultimi un elemento di misticismo. gli avvenimenti si svolgono nel tempo. il tempo è per lui solamente l’asse lungo il quale si sviluppano i fenomeni del mondo tridimensionale. facili da mangiare su delle posate piatte14. vista come la dimensione del tempo. grazie ai “corsi serali” sostenuti dal famoso Princet.G. quando questi iniziavano ad afferrare la volumetria degli oggetti del mondo visibile grazie a un sistema di scomposizione. una parte abbandonata nel cuore della casa di famiglia. siano in un caso triangoli. dei differenti tagli bidimensionali. Essi avevano potuto facilmente trovare esempi nel popolarissimo Traitè élémentaire de géométrie à quatre dimension pubblicato da Esprit Pascal Jouffret nel 1903.variazione assurda su un mondo a due dimensioni. un’emozione innegabile. le cui tavole e composizioni suprematiste sono altrettante variazioni degli schemi delle geometrie pluridimensionali 15. ma anche come Malevitch. Originariamente. sogliole. sprigiona. progettata appositamente per i paralizzati alle gambe di New York. non mi sembra essere stata accostata dal punto di vista de l’analysis situs.15 sq. significherebbe fare la sintesi dei diversi prospetti. che non smette mai di parlare della quarta dimensione. perfino occultisti. la quarta dimensione. proprio come afferrare la natura di un cubo o di una sfera. quadrati o quadrilateri. Questi dovevano anche affascinare pittori che furono all’origine dell’ astrazione. al livello della strada. di cui si conosce sempre l’esistenza ma di cui non si trova più l’entrata. si indovinava già una curiosità per la speculazione matematico-filosofica che darà i suoi migliori frutti nel Voyage. la dimensione del tempo. È piuttosto all’interno di quella corrente spiritualista più propria di un pensiero orientale che si inscrive Pawlowski. di sfaccettamento. 14 . è. alla Francis Jamme o alla Paul-Jean Toupet. Losanna. come Kupka. nel quale evocava una costruzione ultrapiatta. o. cogliere il noumeno aldilà dei fenomeni. l’immobilità. provvisto di un ascensore a ripiano e. poiché. molto semplici ma molto visivi. 15 Parlare di origini dell’astrazione senza fare riferimento a queste geometrie pluridimensionali e ai loro prolungamenti spiritualisti. * Il tempo. gli esseri nascono. a inizio secolo. Egli ne aveva fornito d’altronde una prefigurazione in uno dei suoi primi racconti. infatti. di negozi dove si vendono merluzzi. e dimenticare per esempio Malevitch. pp. e nell’altro cerchi di diametro successivamente crescente poi decrescente. decisamente troppo inafferrabile. La descrizione di questa “straordinaria casetta piatta a due uscite di cui una faccia dava su Place de la Concorde e l’altra sulla terrazza di Saint Germain […] che. razze e crepes. Wells che. Capiamo bene come questi problemi. Actes du colloque international. sotto il pretesto del burlesco scientifico. la nozione di “inframince” che ha prodotto tante critiche nei suoi commentatori. Ma è interessante notare che. agli occhi di un essere piatto che non conosca che due dimensioni dello spazio. Le cose persistono nel tempo.

riassunto. Citato da E. ispirata di certo dagli effetti prodotti dagli apparecchi che si concepiscono dalla preistoria del cinema. Queste idee in Francia saranno sviluppate da biologi come Heller. cosa rara all’epoca. dove gli individui si confondono nella massa. 17 18 H. Dopo Hobbes. l’uomo-cellula. “Il secolo dei corpi senz’anima” ( Le siécle des corps sans âme). 17” Qui c’è ancora soltanto una sorta di fantasmagoria visiva. per così dire. come gli sfogliatori. Lo stile come la più alta manifestazione dell’individuo umano. che deve salvare il mondo. cit. sono consacrati al Leviatano. il suo credo. immaginava una serie di ritratti di uno stesso individuo “a otto anni. estetico. come una storia dell’umanità. può spiegare come l’universo a quattro dimensioni che sogna Pawlowski sia prima di tutto un mondo retto dall’opera d’arte. dove ogni espressione individuale è bandita. e la sociologia una branca riducibile alla biologia. da 1984 agli Hauteurs béantes. dove si incontrano dei temi vicinissimi a quelli del libro di Pawlowski. non c’è nulla di più importante che il proprio stile”. preceduta da un volume intitolato Une définition de l’État. Pawlowski viene a considerare il tempo come un dato esistenziale. Il libro si sviluppa. Ci sono pagine tanto eccentriche su ciò che egli chiama “L’assassinio dello stile” (capitolo XII). o piuttosto come una palingenesi. il riso come “proprio dell’uomo” sono le potenti risorse d i questo pensatore pessimista del mondo industriale e degli Stati totalitari del mondo tecnico che è Pawlowski. con da una parte un adattamento sempre più preciso delle funzioni mentali alle condizioni dinamiche dell’ambiente. o piuttosto essi sono le cellule organiche di un corpo mostruoso che le ingloba tutte. per esempio un “Leviatano IV”. utilizzando dei paragoni ispirati al mondo vegetale o animale – l’idra per esempio – i quali fanno pensare che. Questa deplorazione di una società collettivista. Allo stesso tempo. ma anche un “Grande Magazzino Drammatico” incaricato di censurare e conformare gli scritti di tutti gli autori. è la Bellezza. op. egli avesse una conoscenza abbastanza precisa delle teorie evoluzioniste. Quelle si ricollegano a ciò che uno scrittore di tutt’altro registro. e gli stessi quadri antichi sono stati cancellati a forza di restaurazioni abusive (!). Apparentemente inattese in un racconto “leggero” di fantascienza. da Orwell a Zinoviev. degli intellettuali come Herbert Spencer avevano sviluppato l’idea di una complicazione crescente dell’organizzazione della vita e della vita in società. Wells. un altro a ventitré anni. dalla violenza. secondo la quale le società sono degli organismi analoghi agli esseri viventi. L’arte è scomparsa da questo mondo futuro. . in uno stadio originario. Bisogna qui ricordare che Pawlowski aveva dedicato la sua tesi di dottorato alla filosofia del lavoro nel 1897. È anche l’età in cui i valori della cultura sono ignorati o distrutti. Pure in Francia. La machine a explorer le temps. p. Egli si inscrive nella linea dei grandi autori noir della fantascienza. composto di unità monocellulari dove le parti vivono per il tutto. stadio primitivo e brutale di uno Stato onnipotente. in particolare il capitolo XV. Ma presto. ingiustamente misconosciuto. l’idea che per un’epoca. Questa età del Leviatano è sicuramente l’età dove i valori della nostra civiltà sono calpestati dal totalitarismo. molto simile al Grande Laboratorio Centrale del Voyage. in un libro quasi contemporaneo. 1899.. proveniva direttamente da una concezione organicista del mondo. queste riflessioni di Pawlowski sulla necessità dello stile si spiegano per il fatto che. Walbecq. di La fin de la Terre. Egli cita Spencer come cita Darwin. egli rimane uno spirito fedele all’estetismo fin-de-siècle. “La civiltà è innanzi tutto un’opera d’arte…la quarta dimensione rappresenta il lato artistico della vita”: tale è.6. in Jules Verne. Bichat e Claude Bernard di cui troviamo eco diretta in Pawlowski. a quindic i anni. I primi capitoli. morale. dalle guerre…e dal potere illimitato delle macchine. Sono evidentemente le sezioni. Questa metafora di un “tessuto” sociale. dice. La stessa riflessione straziata si ritrova già nella letteratura popolare. non avendo alcuna individualità. non può conoscere nulla di quell’“essere” dell’uomo che è lo stile. a diciassette anni. curioso racconto scritto nel 1863. di cui Hobbes era stato il primo sostenitore.nel 1895. Hermann Broch. nel suo Parigi nel XX secolo.G. diceva della scomparsa dello stile: “Dietro tutto il mio disgusto e tutto il mio snervamento si cela una idea antichissima e molto consolidata. politico. e dall’altra parte un’integrazione sempre più grande delle parti – gli individui – al tutto – lo Stato. in cui il gergo amministrativo codificato ha rimpiazzato lo stile degli scrittori. s’inscrive accanto all’ammirabile Rosny dei Xipéhuz (1887) o di La mort de la Terre (1910) o a Ernest Pérochon. il movimento di rinascita di una società e la sua evoluzione verso uno stato di perfezione. che crede ancora alla redenzione dell’Uomo grazie all’Arte. sociologie nationale18. le rappresentazioni sotto tre dimensioni di un essere a quattro dimensioni che è fisso e inalterabile. I Sonnambuli. totalitario. a dispetto del suo aspetto di collage di capitoli di cui si può modificare l’ordine. e così di seguito.

e della precisione dei riferimenti letterari e filosofici. molto vicina all’Eterno ritorno di Nietzsche. la vita degli abitanti di Luggnagg. di tutte le metamorfosi di cui è oggetto. e di tutte le agitazioni. oltre il suo aspetto ingannevole di autore popolare. secondo la quale nell’universo fisico. i capitoli dedicati all’avvenimento della Coscienza Unica sono meno affascinanti e più brevi di quelli che d escrivono il mondo terrestre. del numero. del regno di ciò che egli chiama “L’aquila d’oro” ( L’Aigle d’Or – capitolo XLVIII). della qualità. di un danno collaterale. tutto esplorato e per i quali la vita non era più che un perpetuo ricominciamento senza interesse e senza imprevisto?” Ciò che era ancora soltanto un fantasma durante i primi anni del XX secolo. di un momento di disattenzione. Egli cita così Blanqui e la sua teoria dell’Eternità attraverso gli astri. i “sapienti assoluti” del Grande Laboratorio Centrale.L’approdo in “questo paese abbagliante della quarta dimensione”. su ciò che non era all’inizio che una semplice fantasia geometrico . sarà fatto e detto a sua volta. affetti come sono dalla malattia dell’immortalità. Aldilà di tutte le apparenze che assume. tutte le debolezze dei vecchi di quest’età. nella propria perfezione noumenica…Diciamolo pure: proprio come il Paradiso di Dante è molto più noioso ma anche molto più corto del suo Inferno. della terza dimensione. ma si perisce di tabacco. in questo inizio di XXIII secolo. di mano in mano che ci immergiamo nella lettura. sarà la venuta. le stesse situazioni dovranno riprodursi identiche a quelle che furono. ma evolvendosi in un’estensione illimitata. di un incidente automobilistico . ancora una volta. un giornalista o un romanziere di fantascienza. fino al raggiungimento degli ottanta anni. ma in cui l’idea angosciante dell’eterna durata della loro miserabile decrepitudine li tormentava a tal punto che nulla li poteva consolare…” È nel 1882 che fu isolato per la prima volta il delirio dell’immortalità malinconica. che aveva descritto. dice Pawlowski. dice anche. dal nome dello psichiatra che ne descrisse le manifestazioni. che fanno del suo autore un essere di grande cultura. La scienza assicura un’eternità fittizia dell’individuo attraverso la clonazione e gli uomini. essi cadevano poco a poco in una malinconia nera che aumentava continuamente. nel capitolo XXXVIII. Siamo stupiti. condannati all’immortalità. tra qualche milione o miliardo di anni. Quelli che ne sono affetti si attribuiscono l’immortalità sotto due forme: sia non poter morire di morte naturale. renda omaggio a Jonathan Swift dei Viaggi di Gulliver. * La critica sociale nel Voyage finisce anche per prevalere. senza che essi se ne siano resi conto. Dopo questa età. l’idea di una morte naturale. frutto dell’età. giunse un momento. dei responsabili. esseri che si credono potenzialmente immortali. che l’autore dedica al “Disgusto dell’immortalità”. di un eccesso d’alcol.matematica. in cui i sapienti stessi decisero di porre fine volontariamente a questa esistenza che essi erano riusciti a rendere immortale: “Quali strane debolezze della vita avevano dunque potuto impadronirsi di quegli uomini che avevano visto tutto. detta sindrome di Cotard. essendo questo composto di un numero limitato di corpi e combinazioni. Ogni possibilità della nostra vita attuale fu una realtà in una vita anteriore. di un errore medico. avranno scoperto la sorgente stessa della vita e il segreto formidabile dell’immortalità: “I sapienti assoluti non morivano più. Ciò che io ho fatto e detto oggi. Le pagine più belle sono forse proprio quelle. è diventato per noi contemporanei una realtà. ben più che un fantasista. al termine di una lunga evoluzione dell’umanità. sia essere già morti e condannati a un’eterna sopravvivenza. pesante e sofferente. dà alle ultime riflessioni del Voyage una colorazione che va ben aldilà della semplice curiosità matematica del suo punto di partenza.… Siamo tutti quindi implicitamente diventati. Egli immagina un momento in cui gli intellettuali del tempo futuro. Jean Clair . tutto conosciuto. o piuttosto all’eterna caducità: “I Struldbruggs assomigliavano ai mortali e vivevano come loro fino all’età di trenta anni. È anche qui la sorprendente attualità che possiamo scoprire nella riflessione di Pawlowski che. Esigono delle cause. Essi rimanevano sempre identici a se stessi…” Non possiamo trattenerci dal pensare che Pawlowski. Non si muore più di vecchiaia. con una potenza visionaria. di tutti i fenomeni di cui egli è preda. si svela finalmente essere stato un grande umanista che è il momento di riscoprire. non accettano più. I sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale si possono assimilare molto precisamente alla clinica psichiatrica fin-de-siècle. come i malati di Cotard o come i sapienti assoluti di Pawlowski. l’essere umano coglierà infine se stesso nella propria permanenza. Questa prospettiva melanconica. Ora. da un sosia. nella propria immobilità. momento in cui essi non erano soggetti solamente a tutte le infermità. al capitolo X.

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illustrata da Léonard Sarluis . edizione del 1923.Frontespizio del Voyage au pays de la quatrième dimension.

.Gaston de Pawlowski (fotografia).

Autoritratto di Gaston de Pawlowski .

ritratto da Mich .Gaston de Pawlowski nel 1909.

Philadelphia Museum of Art.5 x 55 cm. La Sposa. 1950.Marcel Duchamp. © Succession Marcel Duchamp / Adagp. 89. olio su tela. agosto 1912. Collezione Louise e Walter Arensberg. Parigi 2004 .

Manning. Geometry of Four Dimensions. 1914. New York. (Due modelli di ipercubo) .

1904. New York. (Passaggio di una sfera attraverso un piano) C. (Intersezione di una spirale e di un piano) .Pawlowski: Illustrazione per il Voyage au pays de la quatrième dimension. The Fourth Dimension.H. Hinton.

(Personalities: Tracings of the individual (Cube) in a plane) . 1912.Claude Bragton. New York. Rochester. Man the Square: A Higher Space Parable.

New York. 1912 (The Projections made by a cube in traversing a plane) . Rochester. Man the Square: A Higher Space Parable.Claude Bragton.

New York.H.C. Hinton. 1904. The Fourth Dimension. (Visualizzazione di un ipercubo tramite colorazione codificata di una serie di cubi) .

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di intraprenderne la lettura con maggiore gradimento e frutto. riflessi passeggeri nello stesso specchio di impressioni fuggitive sotto prospettive diverse. questo libro rimane al contrario. Queste modificazioni di carattere. Credo appassionato nell’unica e intera potenza creatrice dell’idea. Per fare un facile esempio. nel dominio dell’idea. chi dice possibilità dice allo stesso tempo realizzazione. deve essere forzatamente unico. la negazione e il ribaltamento di tutte le leggi naturali ammesse non sono forse così indispensabili all’esistenza stessa di queste leggi quanto lo sono il flusso al riflusso. il movimento proprio e la vita di una mente. Manifesto antinaturalista. soltanto l’accoppiamento di idee maschili e femminili può generare la vita. una cristallizzazione caricaturale dell’Idea. Mi pare evidente. Una realizzazione materiale è soltanto una morte parziale. tutte le creature lo percepiscono. una volta realizzati. al contrario. Se lo stile. spiegando le sue inclinazioni ed esponendo la genesi delle sue idee. poiché. permetterà. piacevoli o seriose. e gli divengono più estranei di quanto non lo siano all’eventuale lettore. la sua pubblicazione d’insieme non poté porre fine a un lavoro che si confonde con quello del mio pensiero. questo libro fu. non parlare di tutto invece che di qualcosa. I primi capitoli del Voyage au pays de la quatrième dimension si applicano specialmente a ribaltare l’ordine accettato dei nostri ragionamenti. Ora. una protesta rivolta contro la tirannia scientifica del momento. poiché nulla di umano esiste al di fuori dell’artificiale. poiché i costumi attuali non permettono quasi più di riflettere per circa trenta anni a ciò che si potrebbe scrivere. sono le forme dello stile. la menzogna alla verità? . il nostro pensiero. un tentativo di evasione dalla certezza borghese. quando scrissi un primo racconto sull’esplorazione del tempo. tagliato e poi completato. per quanto contraddittorie e in virtù stessa delle loro feconde contraddizioni. l’aspirazione all’espirazione. come sulle carte antiche. su certi argomenti. L’affermazione non si concepisce senza la negazione. la levitazione dovuta forse alla nostra sola volontà? In un dominio più astratto. ripreso. com’è vero che si dimostra difficile.EXAMEN CRITIQUE (1923) Occorre risolverci a questa edizione definitiva. L’Idea. infatti. il mondo conosciuto degli antichi. credo. a proporre oggi un’edizione definitiva del Voyage au pays de la quatrième dimension. che ogni cosa immaginata esiste per il solo fatto che è immaginata. La maggior parte dei libri. tuttavia. pubblicato per frammenti seguendo le intuizioni del momento. fino al 1912. data nella quale apparve la prima edizione di questo volume. vale a dire il carattere. riflesso appassionante ma sempre sfuggente di quelle meraviglie con cui la luce ci abbaglierebbe se avessimo il coraggio di fare il grande passo invece di rimanere aggrappati tremolando al bordo di quell’abisso che sembra limitare per sempre. Ogni cosa immaginata esiste. Mi devo risolvere. l’ombra alla luce. il Voyage au pays de la quatrième dimension è rimasto per me in continuo movimento. I primi capitoli immaginano un aspetto nuovo del Mondo. ad aprire possibilità su una nuova maniera di pensare. romanzo dove le peripezie si trovassero all’interno del Pensiero e le avventure nelle modificazioni del suo carattere. tutte le forme possibili del pensiero umano. questo libro è un romanzo dell’idea. Dall’inizio del 1895. quanto meschina appare la realizzazione dell’aereo a fianco di quel presentimento generale che ossessiona l’umanità fin dalle sue prime età verso la liberazione dalle forze di gravitazione. modificando il posto dell’osservatore rispetto a ciò che egli osserva. originariamente. vivendo della mia vita quotidiana. è greve di possibilità infinite e la sua certezza proviene proprio dal fatto che essa emana dalla sola certezza vivente che noi abbiamo al mondo. istintive o sperimentali gli devono essere permesse. contrariamente al pregiudizio corrente. Manifesto antinaturalista. Non vorrei farlo tuttavia senza esporre prima di tutto un esame critico di questo libro che. Fu soprattutto un tentativo di romanzo in cui il personaggio principale non fosse più un essere umano. nascendo si distaccano dall’autore. e che questa esistenza è parimenti reale a quella delle pretese realtà. ma un’Idea.

il movimento immobile di un’opera d’arte in rapporto ai movimenti apparenti della vita? La qualità non misurabile relativa alle quantità misurabili? La fusione. sempre più inafferrabile. una variabile tempo. una volta vivente. La Quarta Dimensione. Pazienza spesso difficile per il pensiero che. deve tornare al suo punto di . dopo che Adamo ebbe toccato l’albero della Conoscenza: “è diventato come uno di noi. “Ora occorre fare attenzione che egli non tocchi l’Albero della vita e non viva per sempre…”. una quantità che. infatti già fin dall’origine del mondo. Ciò che caratterizza la natura è l’impossibilità del contrario nello stesso fenomeno o nello stesso oggetto. nel modo attivo. Si tratta per esempio di ammorbidire la geometria permettendole di avvicinarsi a delle curve estetiche invece di vietare ufficialmente ogni ricerca della quadratura del cerchio? Di umanizzare il gioco artificiale dei matematici introducendo come cemento. l’infinito e l’eternità in profondità. non è la meta che a noi interessa. Così scrisse il poeta delle terre di luce che concepì in tempi molto antichi il simbolo del Paradiso Terrestre: dicendo Dio. non significa distruggere la conoscenza ma renderla integrale e la ricerca dell’assurdo da parte dell’artista assomiglia stranamente. non solamente sul suo tempo. tutte le idee future esistevano in potenza e in germe. L’umanità nel suo complesso non sarebbe in grado di seguire questa incursione folgorante di un’Idea. se non lo scopo. dal momento che tentiamo di accostarle un valore particolare. i suoi progressi sono più lenti e “quelli che corrono in avanti”. Proprio come la vita non consiste nel raggiungere uno scopo attraverso lo scorrere del tempo. i precursori. ma sul nostro. è quella variabile di cui è indispensabile l’esistenza all’interno di ogni equazione della mente umana ma la cui qualità svanisce al contatto delle cifre. Al contrario. nel nostro mondo a tre dimensioni. Si tratta di spiegare. la continuità della vita? Si tratta ancora di spiegare i movimenti in altro modo che non per punti immobili nelle tre dimensioni rigide dello spazio? Immediatamente noi distinguiamo un’incognita provvidenziale. con giusta ragione. abbandonando i campi dissodati per delle nuove terre. al contatto con lo spazio. ciò che caratterizza il dominio dello Spirito. Negare o contraddire. in rapporto alle fluttuazioni della coscienza? La certezza dell’ipotetica quarta dimensione segnerà il posto che non potrà rimanere vuoto. al passivo e penetrante Credo quia absurdum di Sant’Agostino.Senza la morte. e noi le attr ibuiamo il ruolo di quarta dimensione. al di fuori del tempo. tale è il senso utile. non può esistere che relativamente a un’altra e in opposizione a essa. in un valore conosciuto che soddisfi l’equazione. cioè a dire la Morte. e una sola eccezione a una legge sarebbe sufficiente a spazzare via milioni di esperienze. costringeva l’uomo al lavoro materiale…quel poeta era in anticipo di parecchi millenni. così la ricerca dell’ignoto non vale che per i tesori interni che essa ci rivela nel percorso. uno che conosce il bene e il male” (sarebbe a dire il pro e il contro. la Vita non avrebbe senso per l’uomo più che per le pietre. Dio. via via che le nostre equazioni parziali si soddisfano. ciò che chiamiamo Bene non esisterebbe in noi più che nei fenomeni naturali. Contraddire. del passato e del futuro all’interno della nostra subcoscienza. Non facciamoci trarre in inganno. come senso o come posizione. ma durante la vita. trasformandola anche. Nondimeno. tra le cifre. del Voyage au pays de la quatrième dimension. Non ignoro quanto questa ricerca dell’assoluto possa apparire illusoria e ingannevole per coloro che vedono in questo inseguimento solo il successo finale e che pensano. che un piccolo cerchio converrebbe tanto quanto uno grande per trovare la quadratura della nostra conoscenza. Del resto. l’idea androgina). voglio dire l’eterno e indecifrabile segreto che permette la quadratura del cerchio sempre più grande della nostra conoscenza. ma il cammino percorso. dovrebbero avere la pazienza di aspettare che tutte le altre idee abbiano raggiunto la loro. è rendere la conoscenza integrale. Cosa si intende per Quarta Dimensione? Che cosa intendiamo effettivamente per Quarta Dimensione? Il simbolo necessario di qualcosa di sconosciuto senza il quale il conosciuto non potrebbe esistere. dopo essersi follemente elevato. nel dominio delle idee. in questo modo. non è solamente la possibilità ma la necessità del contrario. La scoperta sempre diversa di questo integrale. senza ciò che chiamiamo Male. La rivelazione è in noi fin dall’origine del mondo. d’ora in poi è soltanto un manichino utile ma meccanico. tutte le possibilità. Aldilà di ogni muro scavalcato troviamo un altro muro dietro al quale si trova già e necessariamente la quarta dimensione. ogni pensiero o ogni cosa. il simbolo si eleva. Non è dunque dal futuro che bisogna attendere la rivelazione ma dalla potenza dei nostri ricordi. un simbolo di quella continuità senza la quale ogni concezione scientifica è soltanto un corpo senz’anima.

Utilità dei precursori. come in matematica il calcolo integrale che risale dagli infinitamente piccoli alle quantità finite. ed è per questo che noi dobbiamo assumere un nuovo simbolo che si distingua dall’idea di Dio. questo ignoto inaccessibile a ogni equazione umana. questa subcoscienza eterna alla quale si alimenta oscuramente la nostra coscienza. noi crediamo. questo ignoto che sempre deve aggiungersi al noto per completarlo. l’opposizione di ieri diviene domani reazione. che i poeti e i ricercatori costruiscono i telai del mondo. . così in filosofia. questo creatore che cerca di realizzarsi nella sua creatura. che una sola cosa non si trova: il gregge che essi dovevano condurre. lo installano. sarà ascesa. i pensatori assumono le figure di cani da pastore che. la mente umana come risultato. Nondimeno. Le prove dell’esistenza di Dio? Ma è all’uomo che spetta di fornirle da sé. soltanto l’Idea sola è immutabile attraverso le sue successive incarnazioni. infatti. questo giudice di tutti i nostri pensieri. è tutto il contrario. direte forse. si sente come uno straniero in visita in un mondo che è tuttavia il suo. Come. questa quarta dimensione. noi ne avremo un giorno: il giorno in cui i rami dell’albero della conoscenza avranno colpito loro stessi la divinità. i suoi cambiamenti di forma materiali. regressioni e facili miraggi!. non credo affatto che migliori lezioni avrebbero migliorato il mio caso. tale è ciò che noi chiamiamo. Ma. dopo quanti errori consolanti. essi contano il gregge là dov’è. e ciò può richiedergli ancora un po’ di tempo. Le loro eccezionali follie di oggi diverranno la banalità di domani e la folla si accalcherà più tardi sulle scale attualmente inaccessibili di cui essi percorrono i gradini che stanno all’interno delle nuvole. A noi distinguere la preda dall’ombra e raggiungere il lato eterno delle cose. si accorgono. nella sua incursione cieca. le relatività. È vero che. ma non gli fanno fare un solo passo in avanti. si oppone al calcolo differenziale che discende da grandezze finite ai loro infinitamente piccoli. aveva sostituito. l’eccezione a sua volta si fa legge. questo motore universale. questi ritorni all’indietro così fallaci. travagli sovrumani e pensieri sublimi. risultano inutili? Tutt’altro. è Dio! Sì. Questo lato eterno dell’essere. sviluppare nell’uomo la divinità che risiede solo in lui. concependo il mondo all’inverso. questo movimento immobile del pensiero. ma un Dio da creare. galoppando lontano davanti al gregge delle idee. senza saperlo. In quante migliaia e migliaia di secoli. In tutte le epoche. Da ciò. lo organizzano. questa critica permanente delle forme transitorie. alla Teodicea qualche prospetto luminoso di fisiologia sperimentale. Si tratterà semplicemente di andare alla scoperta di Dio? Ma. Ho memoria di una remota laurea in filosofia che ho conquistato di giustezza per avere esitato a fornire delle prove eclatanti dell’esistenza di Dio. La Quarta Dimensione è quell’ignoto senza il quale il noto non esisterebbe. Quanto agli uomini di scienza. la quarta dimensione. questo colpo di frusta perpetuo che impedisce al mondo cosciente di cristallizzarsi e di addormentarsi. Per ricerca della quarta dimensione. creare Dio dall’uomo e in lui…Ci torneremo. spaesato dopo ciò che ha visto. Ebbene! No. ci pare evidente che in biologia la sintesi di un essere vivente abbia conseguenze altrettanto importanti che l’analisi della vita. questa folla. questo assoluto al quale noi dobbiamo tutto il relativo. ma noi lo conosciamo fin da quando l’umanità balbettava le sue prime parole! Questo lato eterno delle cose. immaginando nella realtà fatti di cui il prototipo dimorava latente nel mondo delle idee. Senza cambiare di posto.partenza e. in mancanza di meglio. riflettendoci. Occorre concludere che queste irruzioni in avanti. il mio caro maestro e amico Izoulet si era astenuto sprezzantemente da tenere il suo corso e che il suo giovane supplente. di esteriorizzare a priori l’idea di Dio e. sorridendo. l’errore dei secoli passati fu. in una parola. quando giungono alla meta. per quanto riguarda la metafisica. Il Leviatano mette in pericolo la Società moderna. il professore Dumas. queste riconoscenze ardite. Prove dell’esistenza di Dio? Certo.. perché è proponendo nella vita degli eroi sovrumani.. di dedurre da questa istanza di principio. al posto di considerarlo come causa. che noi chiamiamo la Vita. noi intendiamo ricercare nell’uomo l’ignoto che è soltanto in lui. questa quarta misura senza la quale le altre tre non potrebbero spiegare integralmente l’universo.

Ora. e se questa guerra ci fa orrore. Noi non parliamo mai di guerra sognandola. ho avuto la debolezza di difenderla nel 1897 in un libretto intitolato: Une définition de l’État. denunciare più forte che mai l’assurdo gioco di specchi che per amore di analogia ci fa vedere davanti ciò che in realtà è dietro di noi. questo tessuto. Quale simbolo sociale facile e allettante. come si è falsamente preteso. cellula sociale. Poiché lo Stato moderno risponde ormai solo ai bisogni e agli istinti più bassi della vita organica. soprattutto in un’epoca in cui lo statalismo forsennato diviene anche rivoluzionario. Se i primi capitoli del Voyage au pays de la quatrième dimension erano destinati a suggerire dei modi di pensare svincolati dai pregiudizi ereditari. se lo statalismo fosse l’ultimo termine della nostra coscienza. al suo ritorno dall’America. conviene. fui assai colpito dalle strane regressioni che degradano. quelli che seguono. La tesi dell’Animale-Stato non manca del resto di seduzione logica. di ucciderlo e di assicurare la sopravvivenza agli elementi fisicamente e moralmente marci che compongono le cellule di un animale inferiore e mostruoso che si chiama lo Stato. ma meglio. a questo proposito. L’amore del nostro paese si dirige agli individui e alle opere che ci si trovano e non allo Stato. s’ingrossa e comincia a riprodursi in un modo bestiale e straziante. ma al contrario. un tempo superiormente differenziato. perché noi l’abbiamo fatta. che la guerra moderna non risponde più a un bisogno di selezione naturale tra gli individui e che essa non ha più nulla di quei grandi venti d’autunno che nella natura spezzano i rami morti e spazzano via le foglie ingiallite per il bene più grande dell’albero. meglio ancora. ma come testimonianza. che occorre trattenersi dall’attribuire allo Stato le bellezze e le virtù individuali dei cittadini che lo compongono. assume presto l’aspetto dei tessuti inferiori: perde la propria personalità. lavato. poiché queste qualità possono benissimo trasmettersi a un altro . purgato ogni giorno da una nutrice. Ebbene! No. dedicati al Leviatano. dal nome che gli diede Hobbes. se l’Animale-Stato potesse colmare il posto che Dio lasciò vuoto nell’immensità sconosciuta! Ma ahimè! Lo Stato di oggi non è altro che il Dio di ieri: un simbolo dei nostri desideri piuttosto che una realtà. moralmente si potrebbe dire. sui lavori ammirabili del dottor Carrel. Questa tesi può sedurre. noi non troviamo nello Stato che i bisogni organici più bassi dell’essere umano. dal mio carissimo amico professore R. infatti: se l’Animale-Stato offre un’analogia sorprendente con l’animale umano. non avendo più alcuna responsabilità di ordine generale. e riparleremo più avanti di questa tendenza all’antropomorfismo che denota proprio l’inferiorità delle creazioni umane di fronte all’uomo. una regressione verso l’animalità. quello di oggi è al di sotto. Se lo Stato fosse un essere superiore all’uomo. Essi indicano il danno minaccioso delle concezioni collettive che mettono in secondo piano l’individuo. Ridotto a basse funzioni alimentari: nutrito. Non si tratta più di lasciar sopravvivere il più forte e ancora meno il più intelligente. senza averne misurato sufficientemente tutte le contraddizioni. alcun dovere morale di comando o di informazione. Non facciamoci trarre in inganno. Proust. Notiamo infine. e. al contrario. avviano la lotta contro gli errori attuali. Confesso anche che istruito quindici anni più tardi. essi non devono più svolgere delle funzioni superiori muscolari o nervose in una collettività. con tuttavia la differenza che se il simbolo di ieri era sopra di noi. sarebbe un uomo più qualche cosa. Quanto sarebbe rapido e semplice il grande viaggio dell’umanità al Pays de la Quatrième Dimension. L’Animale-Stato. in questo Animale-Stato che noi abbiamo chiamato il Leviatano. possiede tutte le sue qualità superiori dello Stato! È un semplice errore ottico. che permette di concludere che l’uomo. infatti. le cellule privilegiate che lo compongono rappresentano forzatamente la più spaventosa selezione dal basso che si possa sognare. non è perché dimostra. È evidente. non soltanto nulla di superiore all’intelligenza umana si manifesta nello stato ma. è semplicemente perché fu costruito dall’uomo a sua immagine. separati dal corpo umano e vivendo di loro vita propria all’interno di brodi di coltura. non dovendo più in una parola che lasciarsi vivere. dei tessuti di ordine superiore nel momento in cui. concezioni che la Guerra non ha fatto che materializzare in una maniera orrida e inquietante. i terrificanti progressi di una fede in un animale superiore all’uomo nella scala degli esseri.I nostri timori sono stati confermati dalla guerra. suo primo inventore.

se si supponesse per esempio l’emigrazione dell’élite. all’interno di tutte le civiltà. personali o popolari. per assicurare il lavoro forzato della comunità. come nello stato di natura. che sono le serve di tutti i cittadini. vive in certo qual modo oltre il mercato nelle società superiori. In una tesi di dottorato intitolata Philosophie du Travail. fino al fascismo moderno. Solo l’individuo è re. L’asscociazione-Stato ha come unico scopo la diminuzione del Lavoro forzato. dove tutti gli uomini sono schiavi per il riscatto di uno solo o di una casta. Certamente la vecchia teoria aristotelica e teologica del tirannicidio si è evoluta dal Medioevo. dimostrando che un identico lavoro umano (intellettuale o materiale. il macchinismo tende allo stesso risultato con la schiavitù di materia e. Il giorno in cui lo Stato domestico vuole elevarsi sopra i propri fornelli per comandare il salone e la biblioteca. egli stesso esitò su tale argomento nei suoi Chatiments. nulla viene che dall’individuo. L’individuo è lo scopo supremo di ogni società. grazie a questa organizzazione cooperativa più economica. ma questi fiori umili o meravigliosi che noi attribuiamo al nostro paese potrebbero sbocciare sopra tutt’altro terreno favorevole. Certamente sì. tranne che con il veleno. è l’organizzazione economica dello Stato che permette a questa élite di evolversi in tutta sicurezza. sconosciuto nella Bibbia. noi sappiamo. e il giorno in cui il lavoro forzato prende il sopravvento. Per proteggere queste ragioni di vivere. che lo Stato legittima la propria esistenza e i propri diritti. è grazie a questa riduzione di spese generali. È la storia di tutte le nostre libertà pubbliche. ma solo in caso di legittima difesa contro degli Stati barbari. le idee di redenzione dalla schiavitù terrestre simboleggiano questo desiderio. di elevarsi contro lo Stato e di cacciare questo servitore infame. deve giocare il ruolo di un manager economo incaricato di assicurare la nostra vita materiale al miglior prezzo possibile. industria alberghiera del Pireo. o che i suoi frutti sono nelle mani di una banda che opera a proprio profitto. ogni organizzazione sociale deve assicurare la libertà e lo svago dell’individuo. ma questa è una delle colpe della nostra legislazione che. nel XII secolo. . Uno dei benefici sociali più evidenti dell’organizzazione collettiva. sia un lavoro libero. ha permesso l’eredità. la moneta ha preso il posto del lavoro forzato negoziabile in tempo libero. primo oggetto d’arte di ogni civiltà.Stato. a costo di servirci da soli. vale a dire la possibilità del lavoro libero al quale il nostro essere morale aspira. Rimpiangiamo soltanto che questo svago accordato ai fiori della nostra civiltà lo sia ugualmente ai funghi. Noi non prestiamo più attenzione a Giovanni di Salisbury. e lo Stato in sé non gioca mai che il ruolo subalterno di un semplice terreno di coltura degli individui. Lo Stato. In questo caso. sia un lavoro forzato. in ogni tempo. Grazie a degli espedienti (schiavi che lavorano nelle miniere. non potrebbe mai legittimamente chiederci più di ciò che vale questa casa e volere che per vivere noi perdiamo giustamente tutte le nostre ragioni di vivere. sportivo o speculativo) liberamente compiuto al di fuori di ogni necessità immediata che l’uomo si eleva al di sopra della propria condizione fisica e raggiunge l’opera d’arte splendidamente inutile. requisisce il lavoro libero all’individuo. è il modo in cui la donna. che. In tutte le religioni. in cui celebriamo Armodio e Aristogitone che uccisero il tiranno Ipparco. secondo che si rapporti ai bisogni dello Stato o dell’individuo. poiché la pena di morte è teoricamente abolita in materia politica e poiché Victor Hugo. collettivizzando ingiustamente i benefici dell’individuo. ogni individuo ha il diritto di stracciare il contratto. lasciando ai pensatori di Stato un ozio completo per le proprie libere occupazioni. mi sono proposto di sottolineare questa spartizione tra l’individuo e lo Stato. È grazie al lavoro (materiale o Morale. voglio dire agli oziosi. noi abbiamo il dovere di rinunciare ai suoi servizi. in una nazione civile. e nemmeno all’assassinio dell’usurpatore – il tyrannus abs que titulo di San Tommaso d’Aquino. poco importa) rappresenti. Può esigere molto sforzo da noi quando la casa è in pericolo. fin dai lontani Panatenei. Egli ha il diritto di insorgere contro la tirannia dello Stato. ci può chiedere fino alla nostra vita.…). autorizzava ogni cittadino a uccidere il tiranno con tutti i mezzi. È la giustificazione stessa delle repubbliche. in seguito a un cataclisma qualsiasi che comportasse la scomparsa di tutti i ricordi del passato. di dotare il paese di quei capolavori dell’arte e dello spirito il cui valore è in ragione inversa della loro utilità economica. è la condanna degli imperi. o che la civiltà non può più dare dei frutti. Ai nostri giorni. e grazie alla schiavitù del mondo. vescovo di Chartres. Lo scopo di ogni essere umano (la ragion d’essere di ogni civiltà) è di diminuire o sopprimere con tutti i mezzi possibili la somma di lavoro forzato imposta dai bisogni della nostra natura fisica. che sostenni nel 1901. Atene e Roma liberarono i loro cittadini dal lavoro forzato. il giorno in cui. per acquisire lo svago.

Immaginate che nessun navigatore abbia mai potuto mettere piede sul continente americano. credo. seguito da quello del loro assassino Enrico III. rinunciando alla protezione puerile di una politica scaduta. è sempre la stessa nozione di controllo del potere che. attraversando lo stretto dopo gli ultimi Stati Generali del 1614. sostenuta dai protestanti per paura del potere. L’umorismo svolge un ruolo analogo. L’umorismo non intende affatto concludere. impedire che non la si consideri una morale superiore. plana già sopra le nostre teste! Affrettiamoci a strappare la maschera umana a questo dragone favoloso e smontare le lavorazioni infantili di questa macchina infernale che falsi sapienti ci presentano come un essere vivente. Ovunque l’uomo dichiara con soddisfazione di aver raggiunto una certezza. La Tirannia scientifica non deve rimpiazzare il diritto divino. le pagine finali. ed è questo lato negativo che dispiace a molta gente.È anche vero che il diritto superiore dell’individuo contro lo Stato (nato dalla vendetta privata. Il mondo sarà presto meccanizzato al punto che un semplice granello di sabbia sarà in grado di arrestare questo formidabile orologio. Si presentano in seguito. prolungando il ragionamento fino al luogo in cui si arena. primo ostetrico delle menti di un tempo. cozzino successivamente in luoghi differenti della costa di cui essi segnino il punto. nel Voyage au pays de la quatrième dimension. e. Sarà difficile. Non si tratta più oggi di uccidere un tiranno. ma che migliaia di marinai. l’umorismo interviene. Con il teologo Jean Petit. Poca gente comprende ancora oggi il ruolo genuino dell’umorismo sebbene questo modo di ragionare. Ora. Quel controllo era relativamente facile quando si esercitava su un uomo: un sovrano. è diventato ai nostri giorni particolarmente delicato da quando lo Stato. ritornò da noi nel XVIII secolo. È ancora possibile al momento attuale? Ne possiamo dubitare e non conserviamo alcuna illusione sulla riuscita della lotta all’ultimo sangue che si intraprende temporaneamente tra l’Individuo e lo Stato. e l’impresa è altrettanto pericolosa. ma indica il limite delle nostre certezze. è la porta aperta alle possibilità nuove senza le quali nessun progresso dello spirito sarà possibile. il lato umoristico di certi capitoli che più frequentemente ha dato luogo a false interpretazioni. noi vediamo formarsi l’idea di sovranità nazionale. ma una falsa idea. è la critica costante di ciò che crediamo essere definitivo. Noi potremmo stendere a poco a poco il contorno esatto del continente sconosciuto senza averlo mai visitato. dei capitoli il cui carattere umoristico non è mai stato sufficientemente compreso. questo granello di sabbia può essere il più piccolo attentato causato dalla follia. ed è qui il più grande servizio che ci si possa rendere. come una necessità scientifica indiscutibile. L’umorismo è il senso esatto della relatività di ogni cosa. dai gesuiti per odio contro ogni potere al di fuori della Santa-Sede e dai fautori delle leghe per desiderio di assumere il potere. finestre aperte davanti all’Aquila d’oro verso possibilità future. prima forma barbara di diritto penale divenuta il duello giudiziario) resta alla base della storia della libertà e si sviluppa con essa. poiché ogni conclusione è una morte intellettuale. omicidio vaticinato dalla Sorbona. e che noi abbiamo reso conto in seguito dei loro lavori. che si tratti del dominio scientifico o del dominio morale. Una pesante disciplina sociale si imporrà dunque nel mondo meccanizzato di domani. fino all’esecuzione di Carlo I e la rivoluzione del 1668 proclamante in Inghilterra la Sovranità nazionale. L’umorismo non si applica solamente. Il semplice ratto di cui abbiamo parlato in un capitolo di questo libro ne rappresenta il simbolo. l’odi o o la disperazione. È. verso la liberazione definitiva in un mondo dove la relatività non esisterà più. come un essere superiore all’uomo. che lo sorpassa e lo avviluppa. seguendo la maieutica. si è preoccupato di imporsi agli individui. per lunghissimo tempo. Dall’assassinio dei de Guise. ce ne mostra la relatività in maniera eclatante. in mancanza della parola. e infine. per evadere dall’incubo scientifico. con gli enciclopedisti. con i teorizzatori della libertà nel XVII secolo. Questo senso critico si applica alle più alte ricerche. ed è su quello che vorrei insistere. Il Leviatano? Ma è alle nostre porte. preparando gli Stati Generali dell’89 e la Rivoluzione. L’umorismo è il senso della relatività. come ci sembra . che giustificò l’omicidio del Duca d’Orleans. sia stato adoperato già da molto tempo dagli Eleati e da Socrate.

Forse hanno torto. come l’artista cerca in seguito il supporto materiale che gli permetterà di presentare “seriamente” la propria idea. ma mi è sempre sembrata lamentabile provenendo da un artista o da un pensatore. il misero “io so tutto” degli scienziati primari di oggi. e l’idea di genio prorompe in un primo bagliore di contraddizione. al contrario. Parlare seriamente. si diverte a rovesciare tutte le leggi riconosciute. Non ci conduce in un mondo nuovo. L’idea geniale è un attentato contro le leggi riconosciute. Perché non ponete la stessa domanda ai romanzieri che vi raccontano storie favolose. alle sole vanità della vita quotidiana ma. senza dubbio.credere. per opporre improvvisamente a tutte le certezze umane il lampo divino di un’idea che contraddice tutto? Sì. voi percepite oscuramente la portata profonda di quelle analogie. il sapiente aggiusta in seguito di tutto punto “il metodo che l’ha condotto alla sua scoperta”. per spingerli fino all’assurdo e provarne p roprio per loro tramite la relatività L’umorismo non è la risata. poiché ogni volta che egli avesse percorso lo spazio che li separava. lo spirito sbatte contro le sbarre della sua gabbia. La risata è un tribunale sociale che giudica e condanna i ridicoli comparandoli alla verità ammessa che fa legge. Il volgare esige che lo si inganni con delle certezze sedicenti. perché si è convinti che sia soltanto un gioco. Zenone di Elea era serio quando. avrebbe compiuto un nuovo spazio. è sostituire al sublime “che ne so?” di Montaigne. tutte le esperienze fatte cento volte. L’umorismo appare. per rispetto umano. ai drammaturghi che vi commuovono con le loro finzioni in scenari di tela. dietro il muro che ci arresta. nei ragionamenti leciti che sono il fondamento stesso della conoscenza umana. Abbiamo dunque torto a vedere nell’umorismo un semplice divertissement sterile della mente: nessuna critica può essere più profonda o più feconda nei risultati. “Parlate seriamente?” Ma il genio parla seriamente quando. quando si tratta di arte o di letteratura. Achille e la Tartaruga. durante questo tempo. ma degli dei: si limita a evidenziarci l’incontro del conosciuto e dell’ignoto. non è al servizio della società. Zenone. il piccolo brivido di un’intelligenza che vorrebbe prendere il volo. è. di quelle rime. L’umorismo inquieta come un’anarchia sociale perché attacca le “cose serie”. di quelle similitudini. affermava che Achille non potesse mai riacciuffare la tartaruga. ai saggi che vi propongono degli apologhi o delle parabole? È che. dal più grossolano bisticcio di parole fino all’immagine poetica più bella. ma questo brivido è sempre doloroso. un divertissement sociale che non riguarda le “realtà”. la tartaruga. di quelle associazioni di idee. ma tutto questo è soltanto una truccatura sociale. può apparire scusabile da parte di una donna o di un matematico il cui istinto esige rappresentazioni concrete. L’umorismo non ha dunque nulla che possa piacere a quelli che si avvoltolano orgogliosamente e si compiacciono nelle loro certezze. come hanno torto forse quelli che vedono in un viaggio tentato nel Paese della Quarta Dimensione solo un divertissement della mente. il gioco è ammesso fin dall’antichità. si sforzava anche di dimostrare che il . invece. che sollevano un lembo dello spesso velo che ci maschera i misteriosi rapporti delle cose e quella continuità formidabile che è il mondo. perché si insinua nelle “cose serie”. E poi. È quello che ci mostra i limiti delle scienze “esatte”. tutte le ragioni secolari. è affermare gravemente che in ogni materia tocchiamo il fondo delle cose. meglio ancora. poiché. spalancando le proprie ali. al contrario. Le Belle Arti sono ammesse solamente come divertissement. opponendo due corridori: Achille e una tartaruga che partisse qualche passo davanti a lui. pericoloso. alle più alte ricerche della mente. come ci mostra ogni giorno il limite delle “certezze” morali. troppo spesso posta all’umorista. per la massa. in una follia d’immaginazione. “Parlate seriamente?” Questa domanda. ma ci dimostra che il nostro mondo è limitato e che. parlare seriamente. deve esistere qualche altra cosa. pur piccolo che fosse? I più importanti manuali di filosofia si affannano per rianimare questa “burla” di un uomo i cui dialoghi di Platone tengono molto in considerazione. è mentire a se stessi o agli altri dando per certe e universali verità di cui il semplice buon senso dimostra la relatività. ai poeti i cui paragoni immaginosi vi seducono. Zenone di Elea ha denunciato per primo la relatività delle matematiche. L’umorismo. si dice.

come si chiede a una fredda stenografia di registrare un discorso commovente. Il calcolo è antropomorfo. come in un gioco di specchi.movimento non esiste. Leibniz o Newton. anzi. non sono dunque che una raffigurazione algebrica della realtà. quando l’intuizione gli rivela uno di questi rapporti. anche quando esse si elevano fino all’alta speculazione filosofica. più praticamente. come si potrebbe trovare migliore monumento antropomorfico. Grazie a nuove osservazioni fisiche. dopo l’invenzione del sistema metrico. Ipotesi comoda. sotto pena di morte intellettuale. noi vogliamo dire semplicemente che l’impalcatura non è il monumento. Il calcolo intravede soltanto una frazione della realtà. incaricano le matematiche di fissarne il ricordo con un simbolo. ora il movimento si dimostra camminando…Che povertà! E non è evidente. È dunque illusorio parlare del progresso delle matematiche. ma mentre le belle arti riassumono delle relazioni di qualità prese in prestito dalla vita stessa. al contrario. innalzato al di fuori dell’uomo a sua immagine. al contrario. I progressi delle matematiche sono soltanto un riflesso di altri progressi. contro le pretese certezze in cui l’umanità si addormenta rapita.ed è con un brivido di terrore che si accoglie ogni attentato contro Pitagora. come crede il volgare. che l’edificio matematico? Basato sulla cifra 1. noi ne fissiamo qualche simbolo parziale per mezzo del calcolo. che Zenone. L’immaginazione è dunque il reale di cui le matematiche non sono che il ricordo. possono anche servire da base e da punto di partenza a nuove imprese. ma è anche vero che le matematiche. sta dalla parte dell’immaginazione. ma non è mai la biblioteca che crea il pensiero e dà vita al libro. come una biblioteca si arricchisce di nuovi libri. ma mai prendono parte esse stesse a queste imprese. la fisica. L’immaginazione si accosta maggiormente alla vita. come sbaglia strada attribuendo alle matematiche un valore di realtà. le matematiche giocano lo stesso ruolo del capitale nella storia delle società: sono del lavoro intellettuale cristallizzato. ipotesi anche feconda. ipotesi rassicurante. È a questa certezza che l’uomo appare più attaccato – senza quella dove andremo? . interrogando da vicino la continuità della vita. infatti. ed ecco tutto. ma mentre l’immensità continua ci sfugge. rappresentano l’acquisto di cui siamo fieri: la sicurezza ben guadagnata. riassumesse l’incapacità in cui si trovavano ancora e in cui si troveranno sempre le matematiche di raggiungere con un ultimo sussulto la verità tutta intera! Nella lotta che dobbiamo condurre. ma la chiave non ci dice ciò che c’è dietro la porta. con questa obiezione. Le matematiche. ma non lo è parlare dei progressi che esse codificano e che sono dovuti a delle ricerche naturali. il nostro primo nemico è. oggi come ieri. . La verità. incapace. come le belle arti. le matematiche concepiscono soltanto relazioni di quantità basate sul gioco delle cifre stabilito anticipatamente. e che fu appena dopo il Rinascimento. come tante altre. la certezza matematica. nel senso in cui la intende il volgare. noi non intendiamo più chiedere la loro soppressione come non pretendiamo sopprimere l’impalcatura necessaria alla costruzione di un monumento. Criticando le matematiche. che delle misure numeriche sono state introdotte nelle formule. di integrare la continuità dell’universo. le matematiche possono arricchirsi di nuove formule. L’opinione pubblica. Le matematiche sono parenti prossime del capitale. So bene che gli antichi escludevano i segni aritmetici dai loro calcoli. Nel travaglio secolare delle idee. che attribuisce volentieri un carattere di fantasticheria imprecisa alle ricerche dello spirito e conferisce un senso ironico alla parola metafisica. poiché ci permette di guadagnare a colpo sicuro giocando un gioco di cui abbiamo posto le regole. la sola che noi troviamo all’interno della nostra coscienza. con delle cifre limitate. le scienze naturali. La filosofia. Ora. non esprimono mai che delle grandezze numeriche. sbaglia strada. Euclide. Il calcolo è una chiave che permette di riaprire a volontà la stessa porta. protettori della ragione umana. ma ipotesi limitata. si sforzano ogni giorno di scoprire nuovi rapporti frammentari tra gli esseri e le cose e. si compone di questa cifra riprodotta all’infinito intorno a noi.

2) Che non conviene affatto parlare di illusioni o di realtà. nulla di più semplice da spiegare relativamente a noi. Dove è la realtà. poiché è evidente che il movimento proprio della ruota è costante in tutte le sue parti. ignorando l’accomodazione. come nel frontone moderno della Madeleine. ma di assegnare un simbolo approssimato della nostra osservazione che fissi il luogo di questo ignoto e faciliti così delle ricerche ulteriori. infatti. ma non meno certe ed esatte. che la parte alta della ruota va più veloce di quella in basso. per resistere nelle loro estremità all’attrazione della linea di base. in rapporto al suo asse. ma due certezze matematiche opposte ne rendono conto seguendo i punti di vista relativi di due osservatori. Arriva poi un pittore con il suo cavalletto per dipingere lo stesso monumento. so lo volete. ci appare più corto di quanto non lo sia in realtà. la realtà è dalla parte dell’architetto e il “trompe-l’oeil” dalla parte del pittore. cosa indichi la parola trompe-l’oeil. traducono immediatamente i suoi desideri in formule e gli forniscono. li hanno condotti a curvare verso il cielo le due linee superiori di un frontone triangolare. Lo concepisce simmetrico ed equilibrato in tutte le sue parti. Che ne sapete. . Un architetto immagina un monumento: il colonnato del Louvre. con delle linee fuggenti. e mangiano a tutte le tavole. che noi sappiamo rotonde. esse si presentano a noi sotto l’aspetto di ovali allungati. Sforziamoci di precisare qualche nozione per mezzo di facili esempi. se non tramite l’esperienza dei vostri sensi. e illusione che il calcolo può ricondurre in formula. ma facendo intervenire una nuova nozione di velocità indipendente da quella del suono. o in quella che soddisfa le leggi segrete dell’arte. Queste linee ci appaiono così rigorosamente dritte. e il monumento è costruito. in cambio di sottrarsene con un ritorno all’indietro. la geometria e il calcolo gli forniscono immediatamente le formule corrispondenti a questa intuizione. sembrerebbero sprofondarsi alle loro estremità. Delle osservazioni analoghe li condussero a inclinare le loro estreme colonne perché apparissero dritte. non di spiegare questo ignoto. sotto pretesto di realtà. ineguali e deformi. Altro esempio: osserviamo un’automobile da corsa che passa a tutta velocità davanti a noi. Supponiamo ora. e subito si impone alla sua mente la necessità di disegnarlo in prospettiva: la geometria e l’aritmetica. Qual’è la verità più completa per la nostra coscienza? Quella evidentemente che rende conto di sensazioni più complete. La prospettiva è più vicina alla nostra coscienza che il piano.Ora. intendo naturalmente in rapporto all’osservatore. oscuramente presentite dagli architetti antichi. e chi vi dice che la prospettiva non vi apra proprio un dominio più reale. ma illusione che condivide ugualmente un occhio meccanico: l’apparecchio fotografico. voi direte. che sono delle gran brave figliuole. Cosa potrebbe essere una deformazione ottica in un mondo a due dimensioni? Una verità superiore. poiché la realtà è solo un’osservazione di cui alla leggera crediamo possedere tutti gli elementi. È evidente. Che cosa bisogna conservare da una costatazione simile. un ricordo è limitato a certi rapporti. poiché il suo movimento si aggiunge a quello della macchina. e rende un capolavoro perfetto? Altre deformazioni sensoriali che offrono realtà superiori. Ma questo è niente. in apparenza facile? Semplicemente questo: 1) Che ogni osservazione nel dominio fisico è relativa e ha valore soltanto in rapporto all’osservatore. e che il nostro occhio. io vi chiedo? Nella concezione che deforma. in velocità. e ciò che noi chiamiamo illusione è spesso più vicina a una realtà superiore di ciò che noi chiamiamo certezza. mentre se fossero realmente dritte. con la stessa certezza. Il monumento è lo stesso. Il suono del motore che viene verso di noi è acuto. 3) Che la scienza ha per ruolo. mentre la realtà non lo è affatto in un mondo dove tutto è continuo e sussiste. Ma. inclinati in alto nel senso di marcia…Pura illusione che evidentemente si modifica secondo la posizione dell’osservatore. non possa concepire che superfici piane. e l’illusione un’osservazione che sappiamo conviene svincolare dagli elementi nuovi e sconosciuti. per esempio. e grave immediatamente essa si allontana. Quanto alle ruote. un’elevazione del tutto diversa di quella che fornirono all’architetto. di appartenere a un mondo a due dimensioni. più elevato e più universale in materia d’arte? Delle leggi di attrazione delle linee e delle masse. ecco cos’è più importante: il telaio della macchina.

divengono infinitamente piatti allorché raggiungono la velocità-limite di 300. sia che risalga o che riscenda la corrente. come noi già sapremmo che sarebbe infinita la massa di un corpuscolo la cui velocità raggiungesse quella della luce nella teoria elettrica di Kauffmann e Max Abraham. e non esiste tempo assoluto. Con Einstein ci accostiamo alla realtà fisica. La relazione tempo-movimento varia tra due infiniti. queste ipotesi comode hanno recentemente assunto un’ampiezza singolare. poi svanisce completamente lasciando il posto a una linea retta. a 260. Fitzgerald. compiendo 30 chilometri al secondo. esso non esiste.740 chilometri di diametro. diminuiscono della metà.000 chilometri al secondo. Un’avventura analoga sta sconvolgendo la scienza contemporanea. Basandosi sulle costatazioni di Michelson. immaginando il mondo a tre dimensioni. che la luce ha una massa. poiché celebri verifiche astronomiche provano che essa è sottoposta alla gravitazione. Si appiattiscono progressivamente quando il movimento aumenta. La massa o energia non è altra cosa che il movimento. Essendo la nostra Terra in movimento. essa aumenta e diminuisce con lui in senso contrario al tempo. esse non sarebbero più le stesse in un sistema animato da un altro movimento. quelli che misurano il tempo.000 chilometri al secondo. Si sa che. per esempio.Ecco un segnale quadrato che facciamo ruotare davanti a noi di un quarto di giro. sorta di carta quadrettata che serviva fino ad oggi da base fissa per inscrivere tutte le ipotesi. per conciliare il fenomeno dell’aberrazione di Bradley (l’immagine di una stella deviata nel telescopio in ragione del movimento della Terra) e l’esperienza non meno certa di Michelson e Morlay (che costata che il movimento della terra non ha alcuna influenza sulla velocità della luce). Quanto al provvidenziale e misterioso etere. poiché la Terra. . e all’eternità terrestre corrisponderebbe l’assenza di tempo in un mondo marciante alla velocità della luce. La trasformazione di Lorentz pone un problema analogo.000 chilometri. Einstein prende come velocità-limite nel nostro universo la velocità di 300. Costatiamo che si appiattisce progressivamente in forma di losanga irregolare. Con Einstein. I corpi in movimento si contraggono nel senso del movimento. Forse annunceremo gravemente che quel piano si è ridotto all’infinito? Forse diremo che ormai appartiene solo a un mondo a una dimensione? Che succederebbe allora se un pensatore. non solamente il quadrato originario sussiste. infatti. essa è contratta. Gli strumenti di misura che si trovano sono contratti alla stessa proporzione e. costatiamo. Il tempo è funzione della velocità. non si contrae che di 6 centimetri su 12. immaginarono la contrazione dei corpi nel senso del loro movimento. Lorentz. Ogni corpo in movimento si contrae e questa contrazione è abbastanza difficile da costatare. annunciasse che. Einstein ci ha insegnato. Le densità della particella luminosa deve dunque essere per definizione infinita. e prima di lui. così come gli altri. accessibile solamente alla visione matematica. ma che la sua rivoluzione ha ingenerato un mondo più vasto e più comprensivo? I difensori della realtà lo prenderebbero senza dubbio per pazzo. Il tempo si modifica dunque in ragione del movimento. Non sapremo mai andare più veloci della luce e nessun aiuto può permettere alla luce di andare più veloce di quanto non vada. che la sua velocità è la stessa. con Michelson. Le nostre misure sono dunque giuste relativamente a un sistema in movimento. ma questo è sufficiente per contrarre di un mezzo centimillionesimo la barra che regge gli specchi nell’interferometro di Michelson e per falsare l’esperienza. I corpi in movimento si contraggono. che è quella della luce. d’altra parte. Un anno trascorso sulla terra corrisponde a un tempo più corto su un corpo che avanzi più velocemente. Se paragoniamo la luce a un nuotatore.

di quel misterioso vortice che noi ritroviamo in ogni tentativo che facciamo verso l’ignoto. Ed eccoci condotti dal principio primitivo della relatività ristretta al principio generale di relatività che non conosce più differenze tra un campo di movimento variabile e un campo di gravitazione. Nessuna incognita sussiste. Abbiamo detto e ripetuto che la dottrina di Einstein non era traducibile in lingua volgare e che la sua comprensione non era possibile che nel dominio delle pure matematiche. sono prima di tutto le parole del linguaggio che. Il mondo non è più euclideo. Grazie ad esse. e noi concepiamo ormai l’universo a quattro dimensioni. Infatti noi giungiamo qua al bordo di quell’abisso di cui non ho smesso di rilevare l’esistenza dall’inizio di questo studio. di quell’abisso o. Le dimensioni degli oggetti si modificano con le velocità. afferrabili o intelligibili. la geodesica o linea d’universo non è più la linea dritta. La contrazione di Lorentz ha un senso fisico. questa ultima coordinata si deve aggiungere alle altre tre. sottoposti a inerzia. cosa che si addice benissimo. Del resto. Dov’è dunque la realtà più importante. meglio ancora.Non ci pare dunque assurdo concludere che all’immobilità assoluta corrisponde l’eternità e l’assenza di massa che occupano uno spazio infinitamente grande. giacché tempo e spazio sono collegati tra loro. hanno una gradazione differente. come farla conoscere da uomo a uomo. ma una curva che diviene il più corto cammino da un punto a un altro. per ciascuno di noi. come fissarne gli aspetti. come pensava il suo autore. Da qui a considerare il tempo essere la quarta dimensione dell’universo. ho domandato più in alto: nel piano rigido di un architetto o nella prospettiva mobile di un artista? Nella forma rotonda di una ruota di automobile a riposo o nella sua complessa deformazione in moto? Nella fredda conoscenza assoluta del tempo e dello spazio o in quella delle loro variazioni in funzione l’uno dell’altro. poiché anche i raggi lumino si stessi sono curvi e. è la coesione del loro insieme. più semplicemente. come lo sono i due piatti di una bilancia tramite il fulcro. perché mai si è visto un punto dello spazio altrimenti che in un certo momento. Ciò è tanto vero che. tutta via si pone. il nostro universo diviene meravigliosamente ordinato ed equilibrato: esso si ripiega su se stesso in forma d’uovo. Ciò che non mancheremo di lodare particolarmente all’interno delle potenti teorie di Einstein. se non per mezzo di simboli sufficientemente generali? Questi simboli. a una teoria della relatività. capolavoro e chiave di volta del sistema che rimpiazza vantaggiosamente da sé le vecchie nozioni scadute di spazio fisso e di tempo assoluto. vi dirò io ora? Cosa dobbiamo preferibilmente chiamare realtà: la vita mobile o la sua negazione: l’immobilità e la morte? Ma questo senso fisico può essere tradotto soltanto da simboli. Ma questa vita mobile e continua che alloggia tutta intera sul fondo della nostra subcoscienza. le matematiche. Aggiungiamo infine che se il nostro mondo non è più euclideo. per mezzo della teoria suprema dell’Intervallo. L’intervallo assicura l’equilibrio della bilancia che pesa l’universo. né trascorso un tempo altrimenti che in un luogo. non c’è che un passo. Le teorie di Einstein corrispondono a una realtà fisica? Una difficoltà d’interpretazione che non manca affatto di dividere tutti i nostri sapienti. come tradurla alla luce del sole. noi l’abbiamo fatto osservare. occorre riconoscerlo. la deformazione o. ritornano al loro punto di partenza. Ora. Il tempo diviene la quarta dimensione. per Einstein. dunque con il tempo. e questo passo è stato percorso abbastanza leggermente. la trasformazione di Lorentz non è solamente un artificio matematico. mentre alla velocità assoluta corrisponde l’assenza di tempo dilatato all’infinito e la massa infinitamente densa che occupa uno spazio infinitamente piccolo. la cosa è sempre stata d’osservazione corrente. non creano alcuna nuova verità e non fanno che fornire dei simboli utili alle realtà fisiche immaginate. così trascendentali. come sottolineava Minkowski. Ecco dunque il nostro campo di studi compreso tra due infiniti. ma che. è anche vero che è nella realtà fisica che esse devono verificarsi. Si mostra meno affermativo tuttavia quando si tratta della relatività generale. Se dunque le teorie di Einstein devono la loro brillante formalizzazione alle matematiche. per tutti. ma che essa ha un senso fisico. rappresentano .

Esso varia tanto in funzione dello spazio. Se la relazione Spazio-Tempo di Einstein fosse solo un puro artificio matematico non corrispondente ad alcuna realtà fisica. simbolica. e pensiamo invece che la letteratura. ma non è necessario. al contrario. tutto ciò che si solleva dalla coscienza piuttosto che dai sensi. esse ci appaiono. La Diligenza innumerevole. Immobilizzare con simboli verbali o matematici delle idee o delle cose. in letteratura o in scienza. …. ma che sorge immediatamente dacché un matematico propone la finitezza di una formula? . La Trasmutazione degli atomi di tempo. Astrazioni spaziali. Ora. al contrario. per esempio. non è appunto questo infinito che non nasce mai spontaneamente nella vita continua della nostra coscienza. gli sottrae proprio il suo carattere di vita e di continuità. diviene più potente e più comprensiva della parola. il Tempo di Einstein. questo dominio mobile alle tre dimensioni rese mobili dello spazio. La formula matematica è dunque un verbo di una potenza superiore. si dovrebbe dunque ricostituire la vera figura mobile del mondo a quattro dimensioni. delle qualità e delle loro contrarie. precisando la realtà. Il Tempo di Einstein ha questa virtù meravigliosa di essere allo stesso momento il tempo. Questa figura è completa? Ci permetterà. una cultura superiore. La realtà non è evidentemente nella parola o nella formula. Le parole e le formule hanno valore solamente in funzione della realtà. la densità e la velocità. e di costruire matematicamente un’opera d’arte. Il Tempo è dunque la quarta dimensione. è più prudente e più vicina alla verità che non la formula matematica. che per la prima volta. in ragione stessa del loro carattere matematico. Ci si renderà conto di questo leggendo più avanti i capitoli intitolati: L’anima silenziosa. dei simboli mobili che raffigurino in maniera molto prossima il mistero mobile della natura. e la formula. ma corrisponde a questa parola o a questa formula e rimarrebbe senza queste inesprimibile. lanciato alla velocità di 300. si incorpora a tal punto nelle tre dimensioni che ci domandiamo alla fine dei conti se non sia lui a scomparire sotto il nome poco glorioso di Terza Dimensione. ad eccezione talvolta di questa coscienza stessa. permettono di concepire un simbolo matematico di tutte le forze fisiche. come vuole Einstein? Su questo punto. tramite vie puramente letterarie e ben prima della volgarizzazione dei lavori di Einstein. Sono poi le formule matematiche che stanno ai fenomeni fisici come l’algebra del linguaggio sta alle idee. che questa realtà fisica sia direttamente raggiungibile altrimenti che tramite il ragionamento. non costituisce più che una superficie piana a due dimensioni. Che cosa rappresenta insomma? Tutto ciò che è mobile e misterioso nella natura. in questo caso. non sarebbe in grado di fornirci delle simili nozioni integrali. Che si tratti di una quarta dimensione…relativa. come fissiamo il tempo sulle divisioni di un orologio. l’energia. in ragione stessa della sua imprecisione. noi esigiamo infatti la spiegazione di tutti i fenomeni e dei loro contrari. È dunque necessario che essa riponga su una realtà fisica. essendo però la velocità assoluta all’interno del nostro pensiero. Questo fossato insuperabile che impedisce ad Achille di raggiungere la tartaruga. Il Tempo non potrebbe essere la quarta dimensione completante l’universo. essa avrebbe meno valore di una facezia. ma è sempre soltanto una parola la cui potenza non proviene che da ciò che esprime e che. E se anche lo ammettessimo. Riunendo. tramite una relazione mobile. in breve la spiegazione totale del nostro mondo e del suo contrario. noi abbiamo suggerito la necessità di una relazione simile. pur magnifiche.approssimativamente la stessa cosa o la stessa idea. ciò testimonia. noi non sapremmo seguirlo. ma vedono più lontano che i nostri sensi. per esempio? È permesso dubitarne. noi siamo pronti ad ammetterlo. quando il corpo. dal momento che non saprebbe concepire il proprio contrario? Noi ritroviamo qui l’eterno limite delle ipotesi matematiche. è il risultato di una conoscenza primitiva: immaginare. poiché essa oltrepassa la portata dei nostri sensi. al contrario. la massa. non resterebbe questa figura del mondo specificamente connessa al nostro sistema. Dalla quarta dimensione. In verità. le teorie di Einstein.000 chilometri al secondo. di scrivere in formule tutte le qualità altrettanto bene che le quantità. Essa risponde del resto a un tal bisogno dello spirito che. sottomesse ai limiti tradizionali che il sottile Zenone attribuiva ai sapienti che inseguivano la Tartaruga.

non dimentichiamo: meno si è utili al momento presente e più si sarà utili in lontananza. poi infinitamente piatto allorché questa velocità raggiunge quella della luce. ci separerà sempre dalla scomparsa definitiva del tempo. Questa semplice costatazione non potrebbe diminuire per nulla lo straordinario valore pratico delle teorie di Einstein e la rara penetrazione di simboli matematici destinati a illuminare a nuovo giorno lo studio delle relazioni del mondo fisico. del resto. la quarta dimensione deve essere – nel dominio della pura qualità e al di fuori del numero – il vivente e misterioso elemento sconosciuto che. un’idea che si completa. salvo una frazione di secondo e di chilometro infinitamente piccola. da un guadagno infinito di energia. senza immaginare che esso ruoti nella terza dimensione. L’Arte. di massa e di densità. il tempo non esiste più. Ma se. ma. Le nostre impressioni sono analoghe. poi ridursi all’infinito. Senza dubbio. come crediamo. Evidentemente. e questa frazione è sufficiente perché Achille non raggiunga la tartaruga. Per il filosofo che sa che ogni realtà vivente risiede nella coscienza e che i simboli matematici.000 chilometri al secondo. esplica e completa l’universo. per noi. se ci è permessa questa immagine rudimentale: è scomparsa nella quarta dimensione di Einstein. occorre che riprenda la strada dolorosa del dubbio. poiché una frazione di secondo. non permette più alla coscienza di assumersi essa stessa come sistema di riferimento. Una commedia ben organizzata. Alla velocità della luce. vale a dire nel tempo. divenire ovale assumendo velocità. nella trasformazione di Lorentz. senza dimenticare che questa perdita infinita è ricomposta. la massa. La grande strada incerta e dolorosa dell’arte conviene meglio al nostro viaggio che non la prigione delle certezze matematiche. a questo punto. è che il solo fatto di limitare il tempo. come quelli del linguaggio. e che è la fierezza di una mente indipendente.Abbiamo detto in precedenza quali sarebbero le supposizioni di un osservatore che. . perde tutte le sue qualità psicologiche e fisiologiche.Esiste ancora in quantità infinitamente piccola. sono solamente una nuova prigione matematica dove la mente potrebbe pericolosamente assopirsi in una falsa certezza.000 chilometri per secondo. A 300.. ci apre un dominio più grande e più carico di promesse. poiché la velocità si concepisce in ragione di uno spazio e di un tempo misurati secondo le nostre misure. vedesse un segno quadrato allungarsi in losanga. un po’ come un deputato rappresenta la sua circoscrizione. è sufficiente a fare sorgere la nozione puramente negativa di infinito. un corpo originariamente rotondo (o pressappoco. grazie all'unione dei contrari. l’energia. A 300. senza.. una successione nell’ordine e secondo il ritmo del nostro ragionamento. pur minima che sia. la cui portata è in ragione diretta della sua inutilità immediata. il tempo non esiste più?. nel vedere. in un mondo a due dimensioni.000 chilometri al secondo la dilatazione del tempo all’infinito sarà sempre differita di una frazione. la “certezza” è meglio accolta dalla folla che sogna sempre utilizzazioni immediate. il tempo matematico di Albert Einstein diviene esso stesso dello spazio-tempo. la rappresentano solo approssimativamente. Se il nostro spirito vuole restare libero. non è più. Divenendo funzione dello spazio e sua quarta dimensione. voglio dire la concezione integrale e continua dell’universo. di quel dubbio che. Anche qui la figura ha forse “ruotato” in una nuova dimensione? Sì. La civiltà è un’opera d’arte. permetterci di raggiungerla. È l’intera storia dell’Arte. mi affretto a dirlo. grazie alla teoria dell’Intervallo costante. Lo spazio-tempo di Einstein non ha alcuna qualità psicologica. simile compensazione d’infiniti non è tanto nella mente di un puro matematico. nonostante ci appaiano utili. Ciò che vorrei solamente ricordare. noi chiamiamo umorismo. nel nostro mondo a tre dimensioni. in mancanza di meglio. non è ancora oggi e non sarà mai attraverso un simbolo matematico che noi potremo esprimerla. alla velocità di 300. poiché il movimento della Terra ha già falsato il rapporto tra circonferenza e diametro). le teorie di Einstein.

è necessaria per la stabilità dell’atomo e che questo comincia a dissociarsi quando la sua velocità di rotazione decade al di sotto di un certo punto critico. per esempio. un attore costretto a recitare un ruolo che egli non ha affatto creato. Senza che noi ci prestiamo attenzione. del resto: l’arte è anteriore all’apparizione dell’uomo. della linea e dell’armonia. meglio che tramite l’analisi matematica. nella vita dei cristalli come nelle prodigiose trasmutazioni di materia operate da questi alchimisti geniali che sono le piante. è allo stesso modo ignorato dalla scienza (poiché non possiamo dire di più) quando si tratta di creare una morale umana.Che non ci si inganni. quasi tutta la nostra vita quotidiana di civilizzati è già letteratura. della linea. e un uomo di buon senso non può mancare di avere a tratti questa sensazione nettissima che egli è prima di tutto.800 miliardi di chilogrammetri. a misurare con dei simboli metrici e a meglio conoscere l’energia della materia. stabilire una gerarchia tra i suoi figli e dichiarare. . infatti: a fianco della biblioteca matematica dove si cristallizzano in formule le misure simboliche della vita. sintesi che ci permette. preferenza ragionata. come lo provano le crescite osmotiche di Stephan Leduc. impossibile solamente negli ambienti pastorizzati. La scienza ignora il progresso in qualità. l’ipotesi serve come base per le equazioni dei sapienti La civiltà è prima di tutto un’opera d’arte. e le prime manifestazioni dell’arte ci appaiono con i primi raggruppamenti della materia. formule magiche donano il loro prestigio al diritto come alla medicina. a trasmutare i corpi “semplici” e a formarne degli esseri che noi chiamiamo più specificamente viventi. poiché tutto ciò che è imponderabile gli è estraneo. in accordo con Berthelot. Le ammirabili scoperte di Gustave Le Bon che concernono la dissociazione della materia (attribuite troppo spesso. fin dalle origini del mondo. la materia si raggruppa già in forma di esseri viventi. di raggiungere infine ciò che chiamiamo la quarta dimensione. lo vediamo. che una Protomoeba primitiva. La Scienza comincia dunque. di sfuggita. che ruoti con una velocità equatoriale di 100. ricerca della forma.510 locomotive da 500 cavalli. come nel giroscopio. Anche prima di manifestarsi in ogni luogo. Non ce ne compiangiamo. le nostre gesta sono suggerite dagli esempi della morale o delle belle arti. abbondante e miracolosa. ma non ci dice nulla e non potrà mai dirci nulla della prodigiosa intelligenza che spinge la materia a raggrupparsi in forme estetiche sempre superiori. questa scelta di qualità. l’arte. Ricerca della qualità imponderabile. sprigiona le innumerevoli particelle del suo profumo durante centomila anni prima di dissolversi. Questo ardore verso il meglio. come vogliono gli evoluzionisti. e nella formidabile attività intra-atomica. che una certa velocità. Le nostre idee correnti sono ispirate dal romanzo letterario o da quell’altro romanzo d’immaginazione che chiamiamo storia. come vuole Einstein. Alla velocità della luce. e se questa velocità è una velocità limite. tutto in breve è vivente. niente di più giusto se vogliamo ammettere che la materia è vivente e che sono la sua sensibilità e la sua mobilità a generare tutti gli esseri viventi senza che sia possibile. semplice goccia di protoplasma a nucleo indefinito vivente nell’Oceano. L’arte è anteriore all’uomo. che questa dissociazione sia anche lenta e piacevole come quella di un milligrammo di muschio che. tale sarà ugualmente il termine supremo dell’energia intra-atomica. ricerca la sua misteriosa e paziente sintesi delle qualità. che è pressappoco quella delle particelle B del radio. questa forza viva supererebbe 1. ieri a Becquerel. Notiamo. Esiste già nei più umili raggruppamenti della materia. mostri un’ingegnosità superiore a quella di una pianta carnivora o di un cristallo che si nutre. la generazione spontanea. in vita. È grazie al progresso nell’artificiale. La si trova già nei raggruppamenti della materia Non bisogna affatto dimenticarlo. Una sfera di bronzo di un grammo e di tre millimetri di raggio. dello spazio e del movimento divenuti immobili ed eterni grazie all’Arte. Si affermerà forse un giorno che la vita e il pensiero sono dovuti al rallentamento e alla dissociazione di un atomo. ci auguriamo. che si amplia a poco a poco il mondo superiore delle qualità e che si opera insensibilmente questa sintesi della vita.000 chilometri al secondo (velocità delle Particelle dissociate) avrebbe una forza viva uguale al lavoro che fornirebbero in un’ora 1. Ogni essere vivente proviene da un essere vivente. con i loro eleganti profili di piante…Poiché. e oggi a Einstein) ci hanno fatto conoscere quale possa essere la grandezza dell’energia intra-atomica. si sviluppa e si riproduce. dall’apparizione della materia (non potendo tornare più indietro) tutto è scelta nella natura. per nostro orgoglio. una commed ia ben organizzata. si ripara.

formule o ipotesi per agire. La Quarta Dimensione? Comprenderemo. occorre che essa si rifletta in parole. Questa parola di buon senso sconvolgerà di certo quelli che vedono nelle alte ricerche filosofiche o nelle grandi scoperte scientifiche solo un mezzo per raggiungere l’Assoluto e per scaricare su di lui ogni sforzo personale. il mondo esteriore non sarebbe né resistente. imponderabile. ma anche che missione sublime! Le nostre costruzioni esteriori. Senza l’ipotesi primitiva dei nostri sensi. materializzando al di fuori di sé la conoscenza che egli può avere di se stesso e costruendo il mondo a propria immagine. come sarebbe impossibile un ragionamento che non fosse strutturato con parole. un senso che un poeta non mancherebbe affatto di chiamare senso del divino. comprenderemo infine. un senso interiore e imparziale che giudica gli altri sensi e le loro ipotesi. né sonoro. in breve. e la quarta dimensione puramente qualitativa non si esprime che al contatto delle tre dimensioni quantitative del nostro mondo relativo. fatte a nostra immagine. davanti allo spettatore meravigliato. Da quando esiste l’uomo. senza la loro interpretazione personale. sono utili. per scelte successive. questo è ciò che spiega. del resto. perlomeno in parte. al contrario. È dunque una quarta dimensione che si prende cura di completare la nostra conoscenza dell’Universo. È anche vero che quelle ipotesi successive. ogni immagine del mondo sarebbe impossibi le. completante e manifestante l’universo. La coscienza. così vicina a noi che ci acceca e ci impedisce di raggiungerla. La ricerca oggettiva della certezza è soltanto una facile vigliaccheria. La certezza di cui parlavamo in precedenza? Ma è interamente nell’arte sottile. è quello del poeta quando si tratta di proporre alla mente nuovi . Quante parole: il senso del divino alletterebbe meglio la loro pigrizia di spirito! Un solo grido: Deus. perché queste ricerche e queste scoperte entusiasmino da sempre le genti del mondo. abbandonata a se stessa. che è la nostra coscienza proiettata dal profondo delle ere. L’illusione consolatoria? Sta. simboli. al contrario. siano soltanto provvisorie e che il fatto di prenderle per certezze definitive. ecce Deus! Ed ecco in un solo colpo la nostra coscienza al riparo.La quarta dimensione rappresenta questo lato artistico della vita. Il semplice buon senso. né un intervento divino. misteriosa. Non aspettiamoci nulla che da noi stessi. La quarta dimensione è il senso dell’invisibile alla presenza del visibile. Senza l’ipotesi scientifica. Pur ammirandole con tutte le nostre forze. un giorno. operoso. immenso. la pietra di paragone che ci permette di riconoscere immediatamente per sublime un capolavoro che noi non conoscevamo e che contraddice la nostra esperienza sensoriale. né prodigi esteriori. non misurabile e misterioso. sapere che ogni rivelazione è in noi e non può provenire che da noi. di mostrarne i limiti e di suggerire possibilità sempre nuove alla mente umana. è muta. in questa Quarta Dimensione. nessun progresso dello spirito umano sarebbe possibile e noi non sapremmo concepire una figura qualunque dell’universo. percorre lentamente la strada interminabile del progresso! Non avere niente da aspettare. verso questo umile lavoro quotidiano del pensiero che. e che un umorista chiamerebbe forse più semplicemente buon senso. di simbolizzare questo dominio dell’Arte. né colorato: sarebbe soltanto un insieme di movimenti e di vibrazioni indiscernibili. i raggi luminosi del lampeggiante acceso da Einstein. immobilizza e ritarda parecchio il progresso delle idee. affrettiamoci a dirlo. la sua evoluzione e la sua meta. A condizione di non prenderle per certezze oggettive assolute. la consigliera che ci suggerisce il contro in presenza del pro e ci permette di giudicare equamente tra il visibile e l’invisibile. anche quando questo gioco di specchi ci abbaglia intrecciando e deformando. mobile e continua della Vita. quale caduta verso la realtà. Senza questo procedimento antropomorfico. il nostro dovere è dunque di denunciarne la relatività. immagini. che è il nostro asse di riferimento unico. sufficiente a sollevarci dalla responsabilità e dalla preoccupazione di pensare. nel gioco di specchi delle matematiche. come un solo grido: Viva Un Tale o il suono di una musica militare. che incarico opprimente per lo spirito umano. sebbene indispensabili. Questo compito è quello dell’umorista quando si tratta di fissare per assurdo i limiti di un’ipotesi. che noi non sapremmo escludere da una concezione generale dell’Universo senza omettere ciò che costituisce la ragion d’essere di questo Universo. di questa pesante responsabilità. la sua principale apprensione sembra essere stata di liberarsi.

arti. proponendosi nuove e più elevate mete. vale a dire tutte quelle intuizioni che gli permettono ogni giorno. È allora che l’uomo riflette. i nostri strumenti scientifici. delle braccia che tastano il terreno. comprende infine che nulla può provenire ormai che da sé. di rendere all’uomo la sua regalità e di vo lgere il suo spirito. un apparato digestivo. il più formidabile di tutti: quello dell’idolo interiore. viltà così grande che l’uomo ha prefer ito far venire Dio sulla Terra piuttosto che andare verso di lui. una digestione. Così noi viviamo circondati di idoli con fattezze umane. Se noi costruiamo una persona morale come lo Stato. Noi siamo gli schiavi delle nostre creature. i nostri mobili. i nostri oggetti familiari. si erge un ultimo ostacolo. Il giorno in cui nostro Padre morirà… Abbiamo forse osservato. a dire il vero. le nostre macchine. Infinitamente rari sono i suoi movimenti di indipendenza e di originalità. Le nostre case. Noi viviamo. di costumi rispettati. rassicuranti e certi. la sua attività o la sua indipendenza. finisce nel credere volentieri all’esistenza di un essere superiore: l’Animale-Stato. questa dipendenza dagli idoli è tale che l’uomo. come un ingranaggio dell’enorme organismo che lo stringe. La più formidabile e la più comoda delle nostre creazioni è quella che abbiamo fatto di un Dio. l’uomo. il volto teso verso l’orizzonte da cui si leverà la morte. in assenza dei vecchi valori immobili di un tempo. Quali affetti domestici sono conservati oggi dai beni mobili che possediamo. è solamente quel giorno che egli sente sulle sue spalle l’angosciosa sensazione del vuoto. un’ossatura. noi viviamo circondati di idoli rassicuranti. un uomo non diviene un uomo che il giorno in cui suo padre muore. muscoli. Prende coscienza del proprio valore e delle proprie responsabilità.” Qual’è la civiltà che potrebbe ugualmente resistere alla distruzione dei suoi monumenti. con un sistema nervoso elettrico. non più verso il mondo delle sue creature. Quale che sia la sua età. Ma questo antrop omorfismo non è affatto circoscritto alla scienza perché noi vediamo il Narciso umano meravigliarsi ad ogni passo delle proprie creazioni e prendere per modelli oggettivi. Nessuna guida ritornerà più nel pericolo per dargli una mano. dona il denaro ai poveri e seguimi. per esempio. . sarebbe tempo. noi la concepiamo ugualmente a immagine dell’uomo con un cervello. piedi. con capelli. Se noi costruiamo un’automobile. sono in tal caso che solamente segni evidenti di vigliaccheria o di debolezza. prova un’invincibile pigrizia quando si tratta di elevarsi al di sopra della propria condizione e di comprenderla. Ora. Senza misconoscere l’utilità materiale di quegli idoli. diveniamo gli schiavi delle nostre creature e speriamo. E la sua umiltà. ossa. di aggrapparci disperatamente alle creazioni più durevoli di cui siamo gli autori. Abbiamo mostrato in precedenza quale pericolo rappresenti per il movimento dell’idea questa paralisi mentale che è la falsa certezza matematica e sappiamo con quale gioia l’uomo si specchi compiaciuto nell’unità del numero che gli restituisce la propria immagine. si ferma e guarda indietro verso quello che deve soccorrere. di religiosità e siamo vigliaccamente felici di asservirci ai padroni innumerevoli che ci siamo dati in dono. sembra. una respirazione. di fare progressi. come la sua devozione . sono fatti a immagine dell’uomo. e che egli si lascia a poco a poco differenziare come una semplice cellula specializzata. Ma. di ordine stabilito. materiali o morali. sotto questo aspetto. la propria caricatura o la propria ombra. Senza accorgercene. come i selvaggi primitivi. In campo sociale. un’ossatura. a immagine dell’uomo. sarebbe a dire il mondo sotterraneo. e quanti sentimenti potrebbero resistere all’ammirabile consiglio evangelico: “Vendi tutto ciò che hai. che si compiace di vivere tra le sue creazioni. Gli pare più comodo creare un Essere superiore incaricato di tutto ciò che egli non ha ancora raggiunto e che rappresenta per lui l’ignoto. dei muscoli. a parte la ruota. venuti dal passato? La mente umano si accontenta quasi sempre di precetti ricevuti. È questo doppio dovere che noi ci siamo sforzati di realizzare in questo libro ricorrendo unicamente ai simboli dell’Arte. come abbiamo visto. È ora il capo responsabile che cammina in testa a tutti e che maschera l’ignoto a quelli che lo seguono. egli resta solo nella vita. quello della divinità. Come per una debolezza dello spirito.aspetti dell’imponderabile qualità. ad esempio dei feticisti. nervi e anche sensi. gambe che camminano. muscoli. degli occhi e una voce. braccia. credendo la nostra vita transitoria. il proprio ritratto. ma verso la sorgente da cui provengono tutte le sue idee. noi la concepiamo. i vantaggi della vita in società e le ipotesi utili dei sapienti. noi non ci mettessimo poi ad adorare l’idolo che abbiamo creato e a sottometterci a queste illusorie potenze superiori. cosa che sarebbe perfetta se.

un raggio di luce. tale è la missione formidabile dell’uomo. tanti soggetti che bastano ad affondarci. durante tutta una vita. ricominciamenti eterni. Sarà il Dio degli uomini. quali tentativi perduti. mis sione che le stesse menti d’élite spesso compiono.4% e quello delle nostre lampade del 21%. Ma noi siamo ancora soltanto dei bambini. Disgraziatamente. d’esitazione e di lutto. il Dio delle immensità celesti? Poco importa poiché saprà tutto ciò che concerne il nostro universo. Saprà qual’è la costituzione intima della materia. utilizzerà per i suoi bisogni . secondo l’antica profezia. forse allora ci decideremo a conoscere noi stessi e prenderemo coscienza del nostro valore. perché altrimenti si sarebbe da tempo adoperato a creare un nuovo essere superiore all’uomo. Verrà un giorno in cui l’uomo conoscerà se stesso. rimane ancora per noi profondamente misterioso: l’implacabilità delle leggi fisiche. Quel giorno. un odore. di un santo Giovanni Battista. noi capiremo con certezza che nessun ignoto esiste al di fuori di noi stessi e che tutto l’ignoto immenso. Un giorno. tra millenni forse. ogni saggezza e ogni bontà. azioni o idee abortite. Ma soprattutto egli avrà la forza sovrumana di aggiungere. assoluti relativi. movimenti e lavori persi! Quanti semi turbinano nel vento perché ne germini uno solo! D. possiederà la scienza assoluta dell’universo e delle sorgenti della vita. Tutto. non è mai esistito ed era la mia ombra. che l’intera esperienza dei secoli passati è nel fondo della nostra sola coscienza e che tutte le possibilità del futuro vi si trovano ugualmente. Quando ci decideremo a capire che ogni rivelazione non può venire che da noi e non dalle nostre creazioni antropomorfiche. un pensiero fuggitivo. solamente durante qualche fuggitivo istante di genio. un poet a. noi crediamo che un simile esempio di rendimento potrebbe essere proposto alla mente umana ricordandogli tuttavia che la lucciola non si illumina che in amore. il Dio della terra. ai primi balbettamenti dell’umanità. nella vita. riprodurrà i misteri del mimetismo e tutti gli altri prodigi della storia naturale. passioni.Nella storia del mondo. sarà il Dio che noi ci raffiguriamo e che tuttavia non può esistere fuori di noi come noi lo immaginiamo. potrà creare la vita. è dentro di noi che occorre cercarlo. Berthelot forniva un tempo in esempio agli elettricisti il rendimento luminoso della lucciola. avrà il coraggio di pronunciare queste grevi parole: “Il cielo è vuoto. Cosa sarà l’Uomo-Dio. vale a dire aspettare solo da sé la spiegazione di ogni mistero. che io seguivo nel cammino. quali messe a punto. un suono. Quel giorno. saprà cosa è l’elettricità. è evidente che non avremmo che da chiedere a noi stessi con abbastanza potenza per sapere tutto. mentre quello del sole non è che del 1. saranno dei e vivranno eternamente. L’uomo vivrà almeno il tempo che giudicherà necessario alla sua piena saggezza. quando diventerà evidente che tutto è relativo nel nostro mondo. Quell’uomo e quelli della sua razza. del te rrore istintivo che prova quando tenta di rivolgere la propria attenzione su questo baratro insondabile. Occorre accontentarci. se il nostro spirito prendesse coscienza delle forze formidabili di cui dispone. questa costatazione stupefacente: “È a noi che spetta ormai di prendere il posto di nostro padre morto e di realizzare quel Dio necessario nel quale riponiamo ogni scienza. di recitare di fronte a lui il ruolo umilissimo. Tutto ci insegna. in un tale abisso di riflessione che sentiamo nettamente. meglio. malgrado i suoi terrori atavici. ma ancora molto invidiabile.” dovremo prendere il suo posto. Intorno a quei pochi lampi realmente utili. infatti. Prendere il posto della divinità. potrà trasmutare i corpi semplici per mezzo di un solo trasferimento molecolare. la mobilità delle leggi morali. all’istante. questi progressi non si compiono che molto lentamente in ragione della debolezza del nostro spirito.” Non so se molta gente sarebbe capace oggi di valutare lo sforzo prodigiosamente penoso che comporterà una simile liberazione e secoli saranno forse ancora necessari per discernerne il senso. che è del cento per cento. smisuratamente grande. avendo avuto la forza genuina di pensare. dell’angoscia. lo spirito umano sarà liberato dall’infanzia soltanto nel momento in cui conoscerà anch’esso questa crisi d’angoscia. certezze provvisorie. mentre a oggi noi non sappiamo ancora quasi nulla. Se noi non fossimo ancora nella preistoria. un pensatore. che ci sarebbe come una sorta di pericolo morale a sporgersi troppo tempo su questo abisso. nella nostra epoca primitiva. ma relativo a noi stessi ed è solamente in noi stessi che possiamo trovare la comune misura dell’universo. mio padre è morto. verrà un primo uomo che. anche solo con un misero pensiero.

per esempio. subordinando certe cellule all’autorità di una cellula privilegiata. Costruire un mondo le cui relatività sono tutte conosciute. l’avrà. l’opposizione. la limitazione in un tempo e in uno spazio. nel fondo della sua coscienza. infatti. guarirà i malati. L’uomo è il simbolo più completo della realtà. continua. dalle pagine che precedono. Già. ma che pensatori di buon senso chiameranno più semplicemente umorismo. . in se stessa oscura. e poi in esseri differenti questa materia? Ancora noi ignoriamo tutto questo. Una coscienza di sé rimane. le vedute politiche di un La Boétie che scrive il Trattato della servitù volontaria fossero giuste. tutte misurate. Egli avrà tentato ogni cosa per conoscere il mondo. Perché l’abbiamo detto al principio di questo esame critico: ogni cosa immaginata esiste per il solo fatto di essere immaginata. Dall’altra: dei mezzi di espressione che sono soltanto simboli ingegnosi della realtà. e di non averne affatto la visione dall’esterno che potrebbe avere. viaggerà nel passato e nel futuro interrogando la propria coscienza… Sarà insomma un ingegnere ben insigne. come le parole del linguaggio e le formule matematiche di fronte alla nostra coscienza. poiché un’affinità felice tra due toni non sta affatto in questi due toni. variazioni sullo stesso tema. volgendo ansiosamente il suo sguardo verso i Cieli. creando dei simboli. per analogia. L’intelligenza dell’Universo cerca di conoscersi Per ragioni che ci sono ancora sconosciute. eterna e indiscernibile. il Dio-sapiente si inginocchierà presto come i suoi antenati umani davanti al grande mistero. relativamente alla scienza…in realtà non sarà nulla. certe conclusioni possono venire alla luce. Il Dio-sapiente conoscerà il dubbio e cercherà Dio. la sua volontà si imporrà nell’universo ed ecco che al momento di raggiungere l’assoluto. vale a dire in se stesso. Poiché quel giorno. poiché noi siamo l’espressione superiore e prodigiosa di questa coscienza in marcia che ci permette di intravedere le sue qualità permanenti all’interno di fenomeni transitori. che lavoro sublime. decifrerà i pensieri a distanza. il suo capolavoro lentamente edificato su dei cumuli di cadaveri nel corso di millenni innumerevoli. di sana pianta. Conoscendo l’Universo fino ai suoi estremi limiti. gli esseri e le cose sono solamente simboli. completo…fino al giorno in cui si sveglia nel fondo della coscienza la necessità del contrario. sembra animata da un prodigioso desiderio di conoscere se stessa. Dunque. resusciterà i morti. Relativamente alla coscienza del mondo. la reazione. espedienti che permettono di frazionare arbitrariamente il continuo. E. immobile. l’esistenza possibile. definitivo. tutto ci consiglierebbe di chiarire in questo modo. ciò che noi chiamiamo. i raggruppamenti di interesse della natura. Pensieroso. Perché tutto sta in un mondo di stessa origine e di stessa natura e se. sforziamoci di darne una sintesi il cui simbolo troveremo peraltro negli ultimi capitoli di questo libro dedicati a L’aquila d’oro. in mancanza di meglio. poiché concepita. il nuovo Dio comprenderà tuttavia di conoscerlo solo dall’interno. il nuovo Dio cercherà Dio. il suo amato figlio.le forze prodigiose della smaterializzazione. un Dio superiore. Essa non può agire e realizzarsi che tramite la contraddizione. cominciando a dubit are di sé. ricostruito scientificamente a propria immagine. ma potremmo saperlo con facilità. l’intelligenza universale. l’edificio magnifico cadrà in polvere al leggero soffio di quel contrario che i poeti d’altri tempi avrebbero senza dubbio chiamato il genio del male. Le occorre per questo uno specchio. di un mondo nel quale la relatività non avrebbe per niente senso. e questo specchio è il Mondo. di integrare ogni scienza. Con quale prodigioso sforzo di creazione la coscienza del mondo ha oggettivato quei movimenti parziali. sarebbe a dire di realizzarsi. quelle energie locali che noi chiamiamo la materia? Come ha differenziato. e anche al di fuori di quelli. L’uomo è il simbolo più elevato della natura. Poiché l’immaginazione crea sempre un contrario. opposto in raggruppamenti. nella sua vita intima e nella sua costruzione. per esempio. Sarà tutto. da una parte: una coscienza universale che cerca dei mezzi di espressione e che costituisce la realtà. si poserà nuovamente l’angosciante mistero del contrario.

Questa coscienza soggettiva dell’universo è impossibile senza la quarta dimensione. giudicare. ma ha ugualmente coscienza dell’Universo. pur prodigioso del nostro pensiero. al posto di essere. conclusione di questo libro e punto di partenza della nostra nuova visione del Mondo. ciascuno di noi potrebbe essere tutto. Non è più neanche. Rimane da risolvere un ultimo problema. Ora. direte. piccola o grande. è individuale. L’Unicità. raggiungere la conoscenza soggettiva del mondo. personale per ciascuno di noi. tutto questo crolla come un’impalcatura provvisoria quando riprendiamo coscienza del mondo reale in cui tutto è qualità e dove la quantità non esiste più. Ma sono argomenti che possiamo esaminare ai nostri giorni soltanto davanti a un pubblico ristretto. Come. poiché. essa ci può permettere di conoscere noi stessi. non ci sono che le possibilità del conosciuto che si ampliano sempre. esattamente. prendendo le proprie creazioni antropomorfiche come la realtà esteriore. . Nell’Universo esiste soltanto una coscienza che appartiene intimamente a ognuno di noi. conclusione di questo libro. come. l’animale la sua bellezza di cui va fiero.L’ignoto non esiste. cosa compiuta da ogni simbolo creato. Egli ha coscienza di sé come gli altri esseri. la possibilità del contrario. Sarebbe sufficiente per questo un lampo di fede o di genio. a una sana nozione dell’Unicità dell’atomo. come Zenone diceva a Socrate nel Parmenide: “La massa ignora che è impossibile raggiungere la verità senza queste ricerche e senza questi viaggi attraverso tutte le cose. il cristallo la sua forma di cui si preoccupa. Abbiamo esaminato precedentemente quali sarebbero gli ostacoli che l’uomo incontrerebbe su questa strada sovrumana e che lo inciterebbero pigramente a cristallizzarsi nelle false certezze simboliche delle sue qualità proprie. il sale ha il suo sapore. Questo lampo è possibile in un’epoca primitiva in cui noi non incominciamo che a intravedere la conoscenza scientifica del mondo simbolico delle nostre sensazioni a tre dimensioni? Non lo crediamo. approvare o qualificare le idee o i giudizi dei nostri sensi a tre dimensioni. forse allora ne cercherà il perché e l’aurora del Dio di bontà succederà al crep uscolo degli dei sapienti. è la preoccupazione che egli ha. Per secoli ancora l’umanità adorerà i propri simboli come degli idoli e considererà le proprie ipotesi antropomorfiche come realtà esteriore. una semplice delusione. per la conoscenza artistica delle qualità che l’uomo si distingue dagli altri esseri. E così è la quarta dimensione che ci conduce. di cui ciascuno di noi è solamente un nuovo tentativo verso delle realizzazioni e delle speranze sublimi. per la prima volta. Aspettando. Abbiamo ugualmente detto che il dubbio e l’umorismo gli potrebbero solo permettere di riprendere il suo cammino in avanti mostrandogli. tramite uno sforzo. Spazio. parlando precisamente. è ai poeti. frazionamento comodo e arbitrario del continuo reale. ed è nell’uomo che esistono le più alte possibilità. non può più esistere che una sola Coscienza continua. Solamente il giorno in cui l’uomo conoscerà il come di ogni cosa. dietro ogni certezza. preoccupazione che si traduce generalmente in modo toccante con un desiderio di immortalità.” E forse è prematuro insegnare il dubbio divino a degli scolari. che spetta di profetizzare le realtà future e agli umoristi che si addice di denunciare la relatività delle pseudo-certezze attuali. per il senso della contraddizione: l’astuzia di un animale braccato implica dei tesori psicologici nel mondo delle sensazioni. la nozione superiore di quarta dimensione. se lo volesse. al contrario. La “nostra” coscienza? Ma un semplice momento di riflessione è sufficiente a farci comprendere che è nostra solo nella misura in cui le lasciamo contraddire. di incorporarsi nella coscienza stessa dell’universo. tempo. No. ma essa non è la coscienza dell’universo che ci permette di conoscere soggettivamente questo universo? Questo ragionamento è perfetto se consideriamo la coscienza come faremmo per il cuore o il fegato nel mondo dei nostri simboli a tre dimensioni. arrivare a conoscere l’universo come se noi fossimo l’universo? La nostra coscienza. Non è per nulla. come sempre. ma di acquisire una conoscenza soggettiva di ciò che lo circonda. È privo di significato quando coinvolge. con la nostra coscienza. Poiché dal punto di vista della quarta dimensione. illuminato nel corso dei secoli futuri da migliaia di nuovi simboli. ripetiamolo. ciò che rende l’uomo superiore a tutto ciò che esiste. non di perseverare solamente nelle sue qualità proprie.

esso ci farà capire il senso universale dell’amore. il regno della bontà non sarà possibile in vita che il giorno in cui il lingua ggio dell’anima avrà rimpiazzato la menzogna provvisoria delle formule e delle parole. ma che diventerà la formidabile realtà continua del mondo futuro a quattro dimensioni. genera l’indu lgenza e la bontà cattive per l’azione. infatti. una virtù dell’età matura per le civiltà come per gli uomini. non deve essere un motivo di scoraggiamento per gli ignoranti. E quel giorno solamente sarà rivelato il senso profondo e universale dell’amore. simbolo ancora oggi infinitamente relativo e ristretto.Il regno della bontà è possibile soltanto nel continuo a quattro dimensioni. Ora. come il dolore fu quella del mondo generato a tre dimensioni. . Il dubbio è. ma il coronamento di ogni scienza per quelli che hanno appreso tutto.

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VIAGGIO NEL PAESE DELLA QUARTA DIMENSIONE (Traduzione a cura di Alberto Tiraferri) .

Dal momento che si esprime un’idea per mezzo di parole in uso. ma ciò non avrebbe fatto altro che rinviare la difficoltà senza risolverla. non misurabile quantitativamente. forgiare parole oscure per mascherare l’insufficienza del linguaggio corrente. Innanzitutto. Non esistono parole capaci di definire esattamente le bizzarre impressioni che si provano quando ci si eleva per sempre al di sopra del mondo delle sensazioni abituali. non sono mai a loro volta sufficienti a costruire integralmente una qualità. Occorre infatti riconoscere: nello stato attuale della nostra civiltà poche menti potrebbero sopportare senza pericolo la brusca distruzione o anche solo la dissociazione delle nozioni di tempo e di spazio. le dissimula. non potremmo considerare. Prima di tutto. L’Anima silenziosa Io che sono giunto già da qualche tempo nel paese della quarta dimensione. noi sappiamo che le tre dimensioni geometriche larghezza. E di questa differenza. né le parole costruite a tre dimensioni. come se quelle costituissero per lui un autentico pericolo di morte. è molto utile chiarire che il fatto di essere trasposto – “trasportato” non è la parola giusta – nel paese della quarta dimensione. Del resto. non possono rendere conto né le cifre. per una sorta di debolezza naturale. infatti. Queste contraddizioni sono frequenti. La visione della quarta dimensione ci svela orizzonti assolutamente nuovi. evitiamo perchè sovversive tutte le domande indiscrete sull’impossibilità in cui ci imbattiamo di spiegare la linea curva. tralasciando le difficoltà del vocabolario e soprattutto l’impossibilità in cui mi imbatto di classificare cronologicamente dei ricordi futuri che sfuggono a ogni nozione di tempo. Il tempo senza lo spazio che lo raffiguri è per noi inaccessibile. prendendo la parte per il tutto. altezza e profondità possono sempre essere contenute in un’idea. sento. rovescia immediatamente le nozioni comuni che noi potremmo avere del tempo e dello spazio. come un metodo di evasione che permetta di comprendere le cose sotto il loro aspetto eterno e immutabile e di liberarsi del movimento quantitativo per raggiungere niente più che la sola qualità dei fatti. tra l’idea e la materia. felice se posso anche soltanto toccare nella sua mente qualche idea addormentata che nessuno. scrivendo queste note. si richiama l’attenzione sulla possibilità del grande viaggio che il nostro spirito può compiere. nel nostro mondo. ma queste tre dimensioni. il movimento e in generale tutto ciò che ci circonda. tappa per tappa. pur se contraddittorie. io designerò nel corso di questo racconto con le parole quarta dimensione l’insieme continuo dei fenomeni. ricorrere come certi filosofi a un vocabolario di convenzione. non ci meraviglieremo che. presumendo l’indulgenza dal lettore. ingenuamente e in disordine. . le giustifica tutte. lo so. concepito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. Avrei potuto.I. tra l’arte e la scienza. Il vocabolario è. Questo nozioni sono per noi talmente indispensabili che sentiamo il terrore e la follia sfiorare il nostro spirito non appena gli togliamo per un istante queste due stampelle tradizionali che gli assicurano i primi passi. permette di realizzare la sintesi definitiva delle nostre conoscenze. mi ha condotto al paese della quarta dimensione. e così comprendiamo che questa è un’idea totale che espressioni parziali non saprebbero contenere. tanto nella vita quotidiana quanto in occasione delle più alte ricerche scientifiche. vorrei sforzarmi di ritracciare il cammino mentale che. È naturalmente grazie a piccoli fatti che contraddicono queste nozioni volgari che. Ma. quando parliamo di scienze esatte. infatti. senza che ci sia bisogno per questo di scontrarsi con Aristotele. preferiamo spiegare gli slanci del nostro cuore con dei motivi passionali piuttosto che con oscure aspirazioni della razza e. e lo spazio si spiega ai nostri sensi solamente tramite il tempo che noi impieghiamo a percorrerlo. aveva finora preso cura di risvegliare. la nostra mente evita queste contraddizioni. I presentimenti ci fanno paura quando essi si giustificano. di questa differenza tra il contenente e il contenuto. il parallelismo. ma piuttosto come un modo platonico di intendere l’universo. al momento di trascrivere i miei ricordi anticipati. Nonostante il suo nome imperfetto. che sia essa una curva nello spazio o un ragionamento della mente. che in mancanza di meglio noi chiamiamo quarta dimensione. Essa completa la nostra comprensione del mondo. poco per volta. la quarta dimensione come una quarta misura aggiunta alle altre tre. a poco a poco. Ora. la si limita per questo al pregiudizio dello spazio a tre dimensioni. incorporando in questo insieme ciò che si è convenuto di chiamare le tre dimensioni della geometria euclidea. una strana pena a tradurli in lingua volgare. Preferisco dunque raccontare queste memorie dei miei viaggi nel paese della quarta dimensione proprio come si presentano alla mia mente senza pretesa letteraria.

e che nulla ci permette. per farlo. su dei ricordi personali. lo stesso tra le quattro mura della nostra cabina. su degli oggetti che sussistono. viaggio non significa nulla e la stessa espressione quarta dimensione è solamente la manifestazione di uno stato sintetico. piuttosto che l’analisi di una quantità nuova. come nella vita banale. vi chiedo. in qualche modo. restiamo timidamente rannicchiati nel fondo della nave che ci trasporta in balia delle onde in un mare sconosciuto. che non sono. di cui siamo così sicuri. Il tutto forma ormai soltanto un mondo di forme e di qualità immobili e molteplici. in cui le idee si fronteggiano come in un minuetto. Possiamo. non esiste attualmente. Nulla può avere. non potrebbe essere conosciuto in modo altrettanto certo. La mente si fa una con l’universalità delle cose. Gli avvenimenti si disegnano alla maniera delle figure geometriche. e ci dichiariamo soddisfatti se il nostro posto rimane. di conseguenza. Il passato non è fatto che di vibrazioni correnti. se noi avessimo la comprensione profonda del gesto totale. per la prima volta. perché abbiamo orecchie. incapaci di riassumere l’idea immortale sconosciuta dal volgare e che dissimula agli occhi di tutti quel velo misterioso che chiamiamo tempo. ci troviamo combinati con l’universo intero con gli avvenimenti che si credono passati. l’astrazione delle distanze che io giunsi a capire progressivamente. in verità. mute e immateriali nel senso assoluto del termine. che le linee armoniose di uno stesso capolavoro. perché lo tocchiamo. Tra il mondo sensibile e la nostra coscienza. L’anima silenziosa non si preoccupa più dei rumori del mondo. meglio ancora. delle vibrazioni correnti. perché. Il futuro ci appare sconosciuto. non è evidente che quel passato. delle linee di una statua di marmo. per compiere certe prove. Questi sono ora per lei soltanto dei punti convenzionali. o. la scoperta che feci della Casa piatta a due uscite e il modo in cui percorsi la Scala orizzontale. solido. che è formato. a ogni istante. perché noi abbiamo degli occhi. le sue idee sono tutte positive. Ne compresi tutta la straordinaria portata solo dal momento in cui. Di certo in quel mondo possiamo discernere. infatti. un inizio o una fine. Grazie ad essa. che è contenuto nelle stesse vibrazioni. appellarsi alla nozione abituale del tempo. .E tuttavia. è luminoso. le diverse istanze dell’esistenza e collegare tra loro degli eventi che si completano ma è inutile. come una cosa naturalissima. mi permisero. meriterebbero tuttavia di essere esaminati coraggiosamente dalla scienza. anche se noi sappiamo benissimo che queste testimonianze materiali e questi ricordi intellettuali sono soltanto. Ammettiamo. mi fu dato di conoscere allo stesso tempo ciò che sarebbe successo nelle età trascorse e ciò che era accaduto nei secoli a venire. quanto povere e senza espressione siano parole proprio come Viaggio nel paese della quarta dimensione. relativamente per noi. noi occupiamo un posto strano e mal definito. secondo il quale l’universo intero sembra mutarsi per i nostri sensi? Non appena giungiamo al paese della quarta dimensione. sonoro. Capiamo. perché crediamo ci manchi la sua visione materiale. che noi siamo circondati da un immenso ignoto. Il rovesciamento dell’idea abituale che abbiamo dello spazio. è con questa intelligenza che pensiamo e che riflettiamo. Esistono ormai soltanto simboli armoniosi. di abbandonare definitivamente il nostro mondo a tre dimensioni e di viaggiare in tutta tranquillità nell’ignoto. In quello stato intellettuale superiore. Da quando arriviamo in questo mondo di idee pure. sentiamo di certo. di provare la sua esistenza? Ci basiamo. la conoscenza storica del passato. trovare qualcosa di più incerto della nozione di tempo che ci appare fondamentale? Certi fatti innegabili di presagio psichico. Se avessimo la volontà di uscire un istante dal nostro nascondiglio. in realtà. soltanto da vibrazioni diverse. facilmente comprenderemmo che invece nulla è meno garantito della nostra pericolosa situazione nell’insieme dei fenomeni e delle idee. propriamente parlando. di predizione del futuro. di gettare coraggiosamente gli occhi al di fuori. appena ci liberiamo per sempre dalle nozioni di spazio e tempo. e tuttavia. Tuttavia queste nozioni generali riguardanti l’esistenza relativa del tempo non furono affatto quelle che mi apparvero inizialmente in modo più chiaro. senza reazione possibile. Ammetteremo che questo è un ragionamento grossolano e superficiale che non potrebbe avere una portata concreta se capissimo che il mondo. se la scienza non si mostrasse terrorizzata di fronte all’idea di uscire un istante dal suo piccolo campo di relazioni conosciute. così come ci appare. oscure. ogni espressione del linguaggio volgare diviene negativa. allora. giunto già al paese della quarta dimensione. il futuro.

sciogliendo questa volta il nodo. dell’esistenza di forze sconosciute.II. fino all’evidenza. ma ciò non scompagina mai la nozione di causa ed effetto che forma la base di tutti i nostri ragionamenti. cercai con tutti i mezzi possibili di trovarne la spiegazione razionale. e richiusi il cofanetto. Materialmente il fatto era impossibile da ammettere. concepito a tre dimensioni. senza che noi lo sospettiamo. occorre dirlo. con un nastro. invisibili. davanti agli occhi. misi la lettera a posto. Mi dimostrarono. le cui estremità erano sigillate e mantenute da persone al di sopra di ogni sospetto. all’interno del vicinato. Nulla è più facile da ammettere. mi convinsi a legare. tuttavia. preoccupa a giusto titolo quelli che intraprendono lo studio della geometria trascendentale. Confesso che questa certezza mi fu all’inizio infinitamente penosa. Quel medium creava dei veri e propri nodi a trifoglio con una corda tesa. Una volta fatto il nodo. mi era stato detto. pensando ad altro. Comunque. Nelle case abitate. incapace di evadere dalle necessità materiali apparenti. ma mai avevo avuto l’occasione di costatare da me la possibilità di simili dimostrazioni sperimentali. non c’è che un passo. Il nastro sciolto Il primo ostacolo che incontriamo. Quell’oggetto sfuggiva innegabilmente alle regole ordinarie del nostro spazio e tre dimensioni. lo aprii. esteriorizzata. Da qui a pensare che dormano dentro di noi delle forze inutilizzate e più potenti di quelle di tutte le macchine riunite. Fu per me la prima indicazione certa dell’esistenza di uno spazio a quattro dimensioni nel quale un nodo non potesse sussistere. qualche giovane ragazza incosciente. dalle Indie. Soltanto in quel momento. desiderando custodire qualche lettera alla quale tenevo. Ho necessità di dirlo? Dopo questa straordinaria avventura. poiché rovesciava quelle nozioni fondamentali senza le quali il nostro spirito si smarrisce e va alla deriva. è sufficiente a determinare i fenomeni più strani. che quel curioso oggetto doveva essere stato concepito nelle Indie e essersi materializzato in Francia senza alcuna necessità di trasporto materiale. Materialmente. la cui forza nervosa. Aprii di nuovo il cofanetto. questa concezione della quarta dimensione che. da tanto tempo. per esempio. troviamo sempre. tutti quei fenomeni. non era stato toccato. Che ci siano altri fluidi oltre all’elettricità. nessuno ne dubita. che il nodo che avevo fatto e che impediva assolutamente l’apertura del cofanetto. ma il corpo sembra. mi venne in mente di aver dimenticato di riporre una lettera nel cofanetto e istintivamente. poste dentro di noi. di Riemann. e nulla mi diceva che la lettera smarrita fosse al suo posto. ed è soltanto quando questo rapporto di successione ci sembra invertito che la nostra ragione vacilla. poiché mi fu impossibile ripetere l’avventura come mi auguravo. Sapevo che ci si era già adoperati a rendere conto delle curiose esperienze di un sensitivo. Essendo la mia attenzione tradizionale all’erta. un piccolo cofanetto di legno che proveniva. infatti. spiegandole tramite l’esistenza della quarta dimensione. Ero stato con certezza vittima di una semplice allucinazione. ma capii solo più tardi come potessero modificarsi le nostre idee tradizionali di successione nel tempo e come queste . quando si tratta di approdare al paese della quarta dimensione. Verrà il giorno in cui capiremo che esiste anche nell’essere umano un cammino del progresso molto più sicuro e molto più facile del cammino esteriore che la scienza si sforza di seguire attualmente. quanto sia vicina a noi. fino al giorno in cui. ma conservai questo ricordo che mi impressionò intensamente. i primi fatti che mi indicarono il cammino della quarta dimensione furono però puramente materiali. né una camera chiusa restare tale. confermò senza dubbio i miei ricordi. e fui costretto a costatare. Pensai dunque fossa cosa più prudente non divulgare un incidente così assurdo. Sapevo anche come era stato precisato che i teoremi di Lobatchevsky. di Helmholtz e Beltrami fossero le soli basi logiche di ogni giusta teoria del parallelismo. Mi sono sforzato di ricostruire gli avvenimenti. Quale intervento misterioso aveva potuto rovesciare quel rapporto di successione negli avvenimenti di cui avevo conservato un ricordo così esatto? Non potei inizialmente rendermene conto in una maniera plausibile. Tutto si spiega così nel modo più semplice. era stato costruito al di fuori di ogni legge euclidea. sono le resistenze ancestrali del nostro corpo. non mettono sottosopra per nulla la nostra visione abituale del mondo. possono esteriorizzarsi e provocare dei fenomeni soltanto in apparenza sorprendenti. ero obbligato a costatare la sua realtà. La mente si piega in modo naturale alle astrazioni di spazio e di tempo. dapprima. Cosa curiosa. La lettera era lì! Forse l’avevo riposta ancora prima della iniziale chiusura? Ma un po’ di cera caduta sulla busta dimenticata mentre chiudevo la prima volta il cofanetto. ancora misteriosi perché sono sconosciuti. mi resi conto che avevo dimenticato di disfare la legatura. squilibrata. che. Mi venne in mente allora che Felix Klein aveva dimostrato che i nodi non potrebbero perdurare in uno spazio a quattro dimensioni e compresi che il cofanetto che avevo là. mi occorreva sempre disfare la legatura per aprire il cofanetto. grazie al sigillo di cera.

con la stessa massa di capitali e la stessa energia individuale. per le leggende riportate dall’Asia. senza dubbio. da un’umile diligenza. e la vita sociale si trova trecentosessantacinque volte aumentata quando si compie in un solo giorno ciò che i nostri antenati. La diligenza innumerevole Qualche tempo dopo l’avventura del cofanetto indù. chiamati velocizzatori. potevano realizzare solo in un anno. e sappiamo ugualmente che ambasciatori indù si congratularono a Londra con la regina d’Inghilterra di una vittoria che le sue truppe conseguivano in quell’esatto momento in Oriente. liberati da ogni rapporto storico di causa ed effetto. al contrario. in una giornata. Per fare un esempio semplicissimo di questa straordinaria trasformazione. tutti i fatti fossero divenuti in qualche modo simultanei. è sufficiente riflettere un istante su ciò che un tempo era un semplice tragitto compiuto.successioni potessero diventare senza oggetto nel momento in cui. La nostra mente che ragiona in uno spazio a quattro dimensioni. Dal momento che noi avessimo. subito dopo. in tutti i momenti della giornata. Ho sempre avuto qualche diffidenza per le esperienze spiritiche e. semplici materializzazioni a distanza di cui si troverà un giorno la spiegazione scientifica e razionale. ma semplicemente distinti l’un l’altro dalle loro specifiche qualità. Un minimo di riflessione sarebbe però sufficiente a farci comprendere che se la nostra mente avesse la forza necessaria per evocare un ricordo integrale. si è potuto far compiere. su questo punto. un aumento della velocità. ciò che occorre ottenere. e comprenderemmo chiaramente che la stessa vettura potrebbe trovarsi simultaneamente in tutte le posizioni possibili. degli ingegneri specializzati. Altre testimonianze degne di fede. non hanno forse raccontato. in gran parte. senza ricorrere al telegrafo. e che si costatò. De Lesseps ne fu testimone al momento della concessione del canale di Suez. Perfezionando. con tanti dettagli. esso non si stupisce quando realizza quotidianamente un’operazione analoga facendo un’astrazione di diverse situazioni e raggiungendo in un solo colpo l’idea della strada in sé o della velocità assoluta. e la linea poté essere servita cinquanta volte meglio. come un indù poté presentarsi a bordo di un vascello che aveva lasciato terra da diversi giorni. Questo elemento è tuttavia insignificante se si compara l’elemento qualitativo: la rapidità del lavoro e del traffico. le testimonianze abbondano. Bisogna riconoscere tuttavia che gli Orientali appaiono avere spesso realizzato in modo pratico la rimozione dello spazio e che. Del resto. la semplice qualità del traffico. in America per esempio. anzi. ciò che era ass urdo fino a quel momento diventerebbe agilmente realizzabile. inviare un avviso e scomparire. si occupano di una sola cosa e cioè di aumentare indefinitamente la velocità del lavoro. quello possederebbe tanta realtà effettiva quanto la nostra visione presente. vale a dire come una successione di posizioni. Se noi esitiamo ad applicare queste astrazioni al mondo materiale. che si tratti di capitali o di mezzi di trasporto. senza accrescere per questo le spese generali. Altrettanto angosciante e disorientante è la constatazione che si può fare sull’astrazione possibile dello spazio tramite la sola volontà dello spirito. a una sola macchina. prima di ogni cosa. la stessa e unica vettura finirebbe per essere presente in tutti i punti del percorso. più in particolare. da tanto tempo. dunque questa giornata. è un migliore rendimento del lavoro. grazie all’intervento della quarta dimensione. in certi paesi molto avanzati dal punto di vista industriale. in ogni momento della giornata. accrescendo la velocità della vecchia diligenza. costaterete logicamente che se questo incremento di velocità fosse possibile. rimpiazzandola con un’automobile. sarebbe occorso moltiplicare fantasticamente il numero delle vetture. III. l’esistenza della quarta dimensione mi fu rivelata in un modo più preciso da qualche constatazione che feci e che riguardava l’astrazione possibile delle distanze. cinquanta volte lo stesso tragitto nella stessa giornata. poiché la velocità sopprime il tempo. Per aumentare i servizi che poteva offrire un’impresa di messaggeria così concepita. senza che ci fosse bisogno per questo di aumentare il numero delle vetture. verso un simile risultato. realizzarsi aumentando sempre di più la velocità dei nostri atti. Tutti sanno che gli Arabi possono comunicare da grandissime distanze. gli economisti hanno considerato come indice di ricchezza di un paese la somma totale dei capitali che vi si trovano in circolazione. Infatti. una concezione totale dell’universo a quattro dimensioni. Ciò non appare praticamente realizzabile perché le nostre forze materiali sono insufficienti e perché noi possiamo concepire il movimento soltanto all’interno di uno spazio tridimensionale. è perché la nostra debolezza naturale ci porta a distinguere e a classificare all’interno del tempo ciò che noi chiamiamo ricordo e visione presente. ogni nostro sforzo contemporaneo tende. È per questo che. e cominciamo a comprendere già che il progresso può. Per lungo tempo. occorre dirlo. Aumentate ora con l’immaginazione questa velocità all’infinito. la sua presenza alle Indie? Ma queste sono. . al contrario.

musica. e in origine. di vedere certe costruzioni materiali non realizzarsi secondo la logica eterna delle cose. che permetta di svincolare il nostro corpo e di fare astrazione dello spazio. e per cui ogni problema meccanico o architettonico rimane precluso. all’equilibrio delle cose. al di fuori delle condizioni geometriche di trasporto da un punto a un altro. Il fenomeno si produsse per me spontaneamente. in contraddizione diretta con le nozioni geometriche. giunsi. nulla è più penoso. che questa ricerca è essenziale per la realizzazione di un’opera d’arte. IV. il più corto cammino per andare da un punto a un altro del globo sarebbe la linea curva passante per l’equatore. delle scale complicate come ne esistono ancora in certe vecchie case di provincia. Non possiamo pensare che esista allo stesso modo. moralmente. che. Sono anche. una trasmutazione degli atomi di spazio. a prendere la diligenza del paese in qualsiasi posto mi trovassi. Dopo il primo avvertimento del nastro sciolto e della diligenza molteplice. trovandomi in villeggiatura. non ne sarebbero stati colpiti alla stessa maniera. per raggiungere un luogo che noi sappiamo in anticipo essere destinati a raggiungere? Non esiste un nuovo procedimento che ci permetta di sfuggire a questo obbligo basso e materiale? Già certi pensatori moderni hanno fatto giustizia del pregiudizio della linea retta. altre volte. forse. a seguire le stesse strade già attraversate. il nostro spirito a quattro dimensioni ci incita. che la creazione di una scala. fino al giorno in cui. Si trovavano. che non permettono a chi monta di incontrare chi scende. che mi erano familiari. Ci sono solamente impressioni oscure e silenziose. a sbarazzarci degli obblighi materiali del mondo a tre dimensioni. Nella nostra intelligenza. proviamo uno dei più grandi piaceri dello spirito a scopr ire l’armonia universale degli esseri sotto tutti quegli aspetti. più complicata tuttavia sotto la sua apparente semplicità. La scala orizzontale Questi momenti iniziali nella scoperta della quarta dimensione furono per me particolarmente penosi. che in un mondo in cui la grandezza degli abitanti andasse decrescendo a mano a mano che essi si avvicinano al centro. pittura o letteratura. ciò che facciamo per i nostri ragionamenti intellettuali? Perché ricominciare un cammino percorso? Perché ripercorrere un itinerario che conosciamo in anticipo in tutti i suoi dettagli? Questa diventa un’ossessione quando si compie ogni giorno lo stesso percorso familiare. avere una sensazione d’arte completa se noi trascuriamo di esaminare il soggetto che studiamo sotto tutti i suoi aspetti. infatti. esse si intrecciano sapientemente e . Perché dobbiamo subire questo formalismo amministrativo che ci costringe a ripercorrere gli stessi passi già percorsi. si legano strettamente. quando analizzano uno stato dello spirito o un carattere. È evidente. e più semplicemente.Ogni giorno. Ora. Questa maniera frammentaria di esaminare le cose è tuttavia abituale a molta gente. È questo il caso di letterati che non sentono l’imperioso bisogno. si tratta di curiose scale gotiche le cui eliche sapienti sembrano risolvere tutti i problemi della geometria trascendentale. non esiste . niente è più seducente. pur essendo molto istruita e molto intelligente. e per nulla al mondo la linea retta che fori un tunnel da un punto a un altro della sfera. secondo tutte le informazioni che possono darci i nostri sensi. al contrario. piene di logica e di buon senso. È stato dimostrato. nel modo in cui la nostra mente agisce e si muove senza spostamento materiale da un’idea a un'altra? Questa idea fu per me soltanto una suggestione violenta. C’è gente. e fu tanto tempo dopo che capii come si realizzasse materialmente per mezzo di ciò che chiamai. Perché non facciamo per i nostri atti materiali. e queste impressioni. talvolta. la nozione della quarta dimensione si materializzò per me in modo ancora più preciso. Quando. Essi concepiscono i fatti psicologici con il loro cervello: non cercano di crearsi una rappresentazione materiale degli avvenimenti o delle idee che concepiscono. di conseguenza. di trovarne lo stile grafico o musicale. Gli architetti di altri tempi l’hanno ben capito e si sono applicati a realizzare in questo campo delle meraviglie. non è affatto sensibile alle costruzioni visuali. propriamente parlando. tutte simili. Qualche volta sono fatte in modo. In periodi vicinissimi e in condizioni dello spirito sempre identiche. ad ogni ora del giorno. Altri. grazie al solo desiderio della mia mente. a dispetto di noi stessi. mi trovai in presenza di scale che non si costruivano affatto in modo geometrico. Sembra difficile. seguendo il capriccio della mia volontà che operava nello spazio a quattro dimensioni. un procedimento di astrazione più diretto nello spazio a quattro dimensioni. per esempio. come a Chambord due scale aggrovigliate l’una nell’altra. senza spiegazione ragionevole. infatti. sotto una forma che non avevo previsto e che ebbe inizialmente dell’incubo. in mancanza di meglio. nulla fu per me più rivoltante della pratica di queste specie di scale. tuttavia. tra le costruzioni architettoniche che simbolizzano meglio le nostre idee.

Sì. Sarebbe quindi un inganno grossolano pensare che la visione di un mondo non euclideo si opponga alla nostra visione corrente dei fenomeni. possiamo determinare delle linee a mezzo di punti. la nostra geometria potrebbe provare qualche pena a venire a galla. e si trovano presto le ragioni di questa apparente illogicità nella sovrapposizione di costruzioni di età diverse. fu allo stesso modo con uno strano piacere che percorsi qualcuna di queste dimore invisibili. la nostra scienza euclidea manca e svanisce. riunite nel corso dei secoli. quando si tratta per noi di definire il punto. Al di sotto della visione abituale a tre dimensioni. Il mondo esterno ci appare inizialmente secondo le sensazioni della nostra retina su un piano visivo a due dimensioni. Ci sono cose delle quali sorridiamo la prima volta credendo in un errore passeggero. senza grande sforzo. dove il primo piano non è necessariamente al di sotto del quarto. non ci si ritrova affatto al piano che si voleva raggiungere. Allo stesso modo. Tutto ciò. a differenza dei nostri sensi. E confesso. per definizione stessa. in un mondo privo di solidi. all’infinito. Il fatto è che la geometria euclidea. la loro possibilità non si concepiva che all’interno di uno spazio a quattro dimensioni e solo questo era sufficiente a dare una spiegazione definitiva del problema. associare delle idee lontanissime l’una dall’altra. la profondità e l’altezza. Astrazioni spaziali Ci facciamo in generale un’idea falsissima della quarta dimensione volendo descriverla secondo i dati forniti dalla visione del mondo tridimensionale. su delle cifre che dividono la nostra visione del mondo in parti. l’ho detto. Dal momento che noi vogliamo affrontare delle più alte ricerche. Ma. Degli esseri piatti. Noi possiamo tagliare dei volumi a mezzo di superfici. ci sono problemi che diventano spaventosi quando ci ostiniamo a cercarne la soluzione secondo i principi primitivi della geometria euclidea a tre dimensioni. e che non sarebbe in grado di rendere conto del mondo intero. senza rendercene conto. che si spostino su una superficie sferica. evitare di ricominciare un ragionamento già acquisito e di percorrere daccapo un cammino morale già percorso per ritrovarci allo stesso luogo morale. possiamo ugualmente concepirne di più semplici. Presto. H. che non è. in assurdità irriducibili. data la costruzione del nostro corpo e le nostre abitudini secolari. al contrario. però. Solo il nostro spirito.mettono in comunicazione ognuna qualche determinato piano. ma non è per questo una forma universale e indispensabile di sentire. la geometria euclidea è per noi il modo attualmente più comodo di concepire l’universo. volendo aggiungere semplicemente la quarta dimensione alle altre tre. sottomettiamo ancora la geometria trascendentale alle definizioni euclidee e rendiamo in anticipo ogni spiegazione impossibile o assurda. il nostro spirito ci rivela perpetuamente queste qualità che non conoscono alcuna misura scientifica e che si traducono materialmente ai nostri occhi grazie all’esistenza delle opere d’arte. concepirebbero naturalmente una geometria nella quale la somma degli angoli di un triangolo sarebbe sempre superiore a due angoli retti. Ci imbattiamo anche in delle impossibilità e. che ritagliano la natura in classi e in categorie. che possiede la scintilla divina superiore ai sensi. come se si trattasse solamente di creare una dimensione supplementare rendendo possibile. insomma. non è affatto costruita secondo la visione del mondo a tre dimensioni e perché essa ci rivela. Noi lo sappiamo perché la nostra coscienza. e occorre un certo sforzo d’immaginazione per ritrovare il disegno generale di quel labirinto. opera soltanto su delle quantità. Ci inganniamo anche spessissimo. Altrettanto allarmante è il problema della scala che. ci permette di comprendere che al di sopra di questo mondo di apparenze e di costruzioni scientifiche. V. concepite dalla geometria trascendentale. vi riconduce al piano dal quale siete partiti. Quando si imbocca erroneamente una delle due scale. È così che al di sopra delle quantità ritagliate dalla scienza. come tutta la scienza contemporanea. Quando ci occorre . Essa la completa. l’esistenza di nuove dimensioni che completino la larghezza. In questo modo. certo. poi le sensazioni muscolari di convergenza e di adeguamento ci permettono di distinguere la lontananza degli oggetti e di concepire la terza dimensione. percepiamo che questo procedimento quantitativo è puramente artificiale. Scrittori moderni hanno fatto giustizia di questo pregiudizio. si spiega rapidamente e con un minimo di attenzione. Possiamo tagliare delle superfici a mezzo di linee. né il terzo al di sopra del pianterreno. da parte mia. ci si trova al di sopra o al di sotto. Così noi possiamo. realizzare ad ogni istante l’astrazione del tempo. in cui i piani si confondono. questa quarta dimensione. che provai un reale sollievo il giorno in cui capii che se potevano esistere delle scale simili. che il complemento necessario per una comprensione totale dell’universo. dopo una successione interminabile di gradini. esiste una visione completa e continua dell’universo. Poincarè ha scritto su questo soggetto delle pagine davvero chiaroveggenti.

avevo dovuto confondere un ricordo antico con la realtà presente. Gli permette di creare delle individualità artificiali là dove egli distingue soltanto delle nuove qualità dell’unità eterna. È curioso . Soltanto l’astrazione del tempo mi avrebbe dato dei risultati definitivi. che mi fu dato di realizzare le prime astrazioni di distanza di cui ho conservato il ricordo. del resto. ma non è lo stesso per il nostro corpo. muore allo stesso modo delle contraddizioni illusorie della vita. furono per me soltanto delle semplici indicazioni della possibilità di un viaggio al paese della quarta dimensione. svincolato dalle suggestioni dei sensi. alla divina immobilità della coscienza. Credevo di avere saltato un percorso. sviluppati secondo le suggestioni e i bisogni della mente. quando l’uomo raggiunge l’unità. Dal momento in cui ci eleviamo al di sopra del mondo a tre dimensioni. sulla strada di Spagna. Il nostro mondo è per noi in perpetua trasformazione. Ma così come la mente umana crea gli dei a propria immagine. Queste astrazioni materiali. di trovare l’indispensabile spiegazione razionale che aveva liberato i miei sensi. avendo una grande familiarità con la strada. immediatamente dopo. Queste constatazioni che facciamo provocano subito un’obiezione. ritrova la propria potenza integrale nel paese della quarta dimensione. Era come una rivolta di tutte le mie sensazioni ataviche. cera il mondo a sua immagine. Una prima volta. cioè in perpetuo progresso. Solo la mente che concepisce l’unità assoluta. Certe testimonianze materiali inconfutabili: il consumo di benzina. è incapace di tradurre questa continuità che appartiene al mondo delle qualità e che non si saprebbe definire tramite delle cifre. non fosse che per sfuggire a quei rimorsi penosi e materiali. a quei rimorsi fisici molto più angosciosi – quando non si è abituati ai misteri della quarta dimensione – di tutti i rimorsi morali che possiamo provare nella vita ordinaria a tre dimensioni. Capiamo bene che la scienza non è altra cosa che un linguaggio convenzionale che ci permette di catalogare e di classificare certe frazioni di fenomeni che noi distacchiamo artificialmente l’una dall’altra. non è dunque. ma un miraggio utile. per la mente. ma avvertiamo altrettanto che questa scienza. dal momento in cui lo spirito. Si riflette nelle cifre. non ha bisogno di ricorrere al frazionamento dell’universo. l’attività del mondo a tre dimensioni cessa. subito. esso crea anche delle linee e dei numeri. la mobilità apparente scompare e le astrazioni di spazio e di tempo diventano tanto naturali nella realtà quanto lo erano nei ragionamenti. su percorsi familiari.rendere conto del continuo fisico. dimenticai completamente il frammento di strada tra Ambérieu e Tournus. quando in realtà l’avevo compiuto pensando ad altro. L’attività umana è possibile solo con la visione del mondo a tre dimensioni che lo rende per noi mobile ma ciò è sufficiente a farci meglio comprendere l’esistenza necessaria di una quarta dimensione che completa l’unità e la rende immobile. così come il linguaggio. nel senso volgare del termine. e non è per questo che siamo mortali? Perché dobbiamo ricorrere alle analisi numeriche della scienza e ritagliare l’universo in tre dimensioni per renderlo intellegibile? La risposta a questa domanda è facile. e mi sforzai. Il numero. passando per Aosta. la visione dell’universo continuo si oppone a ogni idea di movimento o di cambiamento. Naturalmente ancora mi sforzai di pensare che fosse solo un insieme di coincidenze puramente materiali e che fossi vittima di un’illusione. ora. una vera e propria fatica cerebrale a registrare simili fatti e mi sforzai di non pensarci più. mi provarono che non era affatto così. le indicazioni di un contachilometri e quelle di un orologio. La nostra coscienza immobile partecipa all’universalità delle cose. È impossibile comprendere lo spazio e l’universo in modo assoluto. aldilà della cifra UNO. attribuisce qua e là sua personalità intera alle frazioni dell’universo che vuole analizzare e comprendere. le prime astrazioni di distanza che io riuscii a realizzare su percorsi compiuti in automobile. Fu inizialmente in automobile. Provai. mi furono rivelate in origine dai sinceri rimorsi che provai. un procedimento scientifico di dimostrazione puramente transitoria. ma questo è soltanto un mezzo di analisi. ma lo moltiplica all’infinito. che un miraggio. senza essere condannati. la nostra impotenza è estrema. costatando la mia amnesia. su lunghissimi percorsi. VI. tornando da Firenze a Parigi. Se solo la nostra coscienza continua ci rivela l’esistenza reale delle qualità. in un sol colpo. Poiché. vale a dire delle quattro dimensioni riunite. furono le dirette vicinanze di Tours che dimenticai di percorrere. Senza dubbio. di cui ho già parlato. Un’altra volta. come si spiega che i nostri sensi. grazie a un artificio ammirevole. non percepiscano con la stessa facilità questa quarta dimensione. Il viaggio istantaneo Per quanto così interessanti. come una protesta della logica tradizionale. secondo le loro qualità.

stimiamo. Succede spesso che un semplice sguardo scambiato tra due passanti che non si conoscono. Durante un sogno. per quanto siano lunghi e complicati. Fatalmente. egli non si accorge di giustificare semplicemente un’intuizione involontaria tramite delle esperienze posteriori e che in realtà egli non prende alcuna parte volontaria a questa intuizione istantanea. Stimiamo che quel tempo medio è necessario per lo sviluppo completo della nostra personalità. Ora. quanto i pregiudizi secolari siano radicati nella nostra mente quando si tratta di valutare il tempo necessario per compiere un atto o per concepire un’idea. per esempio. è durante i primi anni della loro vita che gli uomini di talento concepiscono realmente le idee che. In breve noi presupponiamo una genesi inutile delle idee istantanee a quattro dimensioni ad imitazione della genesi dei fenomeni a tre dimensioni. A questi bagliori intellettuali di comprensione totale a quattro dimensioni. il tempo di gestazione necessario. gli attribuiamo una durata di qualche secondo. variazione interminabile. E tuttavia. Occorre riconoscere ugualmente che nella vita di un uomo geniale. in un linguaggio concepito a tre dimensioni l’ammirabile semplicità di quei viaggi senza spostamento. l’azione veramente creatrice sembra riassumersi nel breve spazio di qualche secondo. di quelle lunghe escursioni istantanee e che comunque. che la catastrofe ha preceduto la nostra giustificazione storica e nonostante questo non esitiamo a considerarla come il momento finale del nostro sogno. istantaneamente malgrado tutte le peripezie. È evidente. ma mi sorpresero per la loro grande novità. Quei viaggi furono compiuti. a questo proposito. arriviamo al termine. sostituisca anni di vita comune o di completa intimità e le menti si comprendono in un istante meglio di quanto lo farebbero tramite l’intermediazione dei loro corpi per lunghissimi anni. La durata della vita umana a nostro parere sufficiente. punto per punto. il sapiente costruirà di sana pianta il preteso metodo che lo ha condotto. immaginiamo subito una storia lunga e complicata che giustifichi e preceda questa sensazione brusca. secondo il risultato ottenuto. è insignificante se la si paragona a quella degli astri. I primi furono senza grande interesse. in apparenza complessa. perché non potrebbe esserci durata nel mondo a quattro dimensioni e quindi neanche alcuna successione necessaria di atti che sono. a quella del nulla e non possiamo. in profondità. si riproducono e muoiono in qualche secondo. La durata dei nostri atti. non possiamo concepire che un atto importante o un’idea geniale si manifesti senza lunghe preparazioni. D’altronde.costatare. a fortiori. quando un rumore esterno o una sensazione di fastidio viene a turbare il nostro sonno. prodigiosa se la si rapporta a quella degli esseri inferiori che nascono. Con la migliore fede del mondo. La prima preoccupazione dell’inventore è. ma tuttavia così semplice. Vedete. per noi. Tutto è soggetto a illusione in materia di tempo. Fu proprio questa nozione. Noi sogniamo che dopo interminabili preparativi. insomma. In generale. sopportare l’idea. se posso dirlo. infatti. per impiegare il linguaggio corrente. simultanei come tutte le parti distinte di una statua di marmo. nello spazio incompleto e transitorio a tre dimensioni. l’uomo. a fare la sua scoperta. anche se fuggitivi. però. comportavano lunghi e curiosi episodi. Il resto non è che una messa a punto. e ci sorprende. che gli è stata suggerita malgrado lui. di un rovesciamento possibile dell’ordine di successione nello sviluppo di un fatto o di un’idea. ignora se stesso e non è che l’umile servitore della propria intelligenza immobile a quattro dimensioni al di sotto della quale si muove. di cui ho già parlato. noi prendiamo come base la durata media della vita umana. che la catastrofe ci attende. per quanto saggio. anche quando si tratta di ricerche scientifiche o artistiche molto serie che non hanno nulla in comune con i sogni. questa durata non esiste affatto. L’idea di istantaneità equivale. sul posto. allo stesso modo. . cosa accade quando un sapiente fa una grande scoperta o quando un letterato sente sorgere in lui un’idea geniale. faranno la loro fortuna intellettuale e il più grande uomo di domani è solo il felice ereditiere del ricco bambino di ieri. In realtà. Il letterato fa lo stesso quando tenta di spiegare in seconda istanza quali furono le sue intenzioni nel concepire un’opera geniale. siamo partiti per un viaggio per cui dopo ore di tragitto i cui dettagli sono ancora nella nostra memoria. è moltiplicata all’infinito dalle difficoltà materiali d’azione o di espressione del mondo a tre dimensioni. tante osservazioni banali dovrebbero mostrarci quanto questo modo di considerare le cose è puerile e inesatto. adattamento ai pregiudizi volgari costruiti a tre dimensioni. Questo bisogno di preparazione si ritrova un po’ ovunque. non di riconoscere che questa idea gli viene da non sa dove. e devo costatare una volta di più che purtroppo mi mancano le parole per descrivere. che mi permise di spiegare per la prima volta i brevissimi viaggi che mi fu dato di fare nel paese della quarta dimensione. ma al contrario di giustificare la propria scoperta con delle ragioni inventate dopo il fatto. senza una serie storica di atti successivi e. attribuiamo necessariamente una durata nel tempo e. Del tutto sinceramente. arbitrariamente. più tardi.

per esempio. in banali lettere di zinco dorato. È ai poeti. senza ragione apparente. dove si trovava la Gare du Midi. la certezza definitiva che non cambia mai. Sono di loro interesse le sole quantità definite quando quelle sono invece soltanto il riflesso dell’infinito della stessa unità. del resto. non si può concepire l’esistenza di queste stanze dimenticate. Questo. perché era abitudine abbandonare certe stanze che non erano poi mai aperte e che consacrassero per sempre dei ricordi d’altri tempi. e non potremmo mai troppo sottolineare la facilità con la quale essi scartano dalle loro preoccupazioni certi problemi la cui esistenza è tuttavia innegabile. a fianco della Gare du Nord e de l’Est. ma nettissime. A Parigi. direi quasi senza interesse. dai tetti elevati. poiché questa scoperta è del tutto interiore. e ponendosi dal punto di vista ordinario a tre dimensioni. cancellarono presto dalla mia mente questo insignificante incontro. in cui tutte le finestre erano chiuse e la cui facciata portava. Riflettendoci. come si crede troppo spesso. agli immaginativi. Voglio citare anche solo formalmente l’esistenza di una casa abbandonata che scoprii un giorno nella foresta di Fougères. La casa piatta Ho indicato nel precedente capitolo come sono stato portato a realizzare che lo sviluppo delle scienze non si effettui. Poco importa ai geometri euclidei di dare una definizione ridicola del parallelismo: “due linee che non si incontrano che all’infinito”. l’infinito e l’eternità si scoprono in un momento di cui è sufficiente aumentare la potenza. e dei piani sovrapposti che. mi trovai a Parigi dopo aver oltrepassato la Gare du Nord e la Gare de l’Est. e perché questo incrocio di ricordi si era edificato per me in quel luogo di Parigi? Non cercai neanche di spiegarmelo e i viaggi più interessanti che feci poi. E questo è anche il motivo che mi impedì di interessarmi più particolarmente alla camera verde durante questo periodo della mia vita. ma questo non divenne evidente . su una piccola piazza deserta. però. al di là delle pretese certezze scientifiche. nessun binario della ferrovia. In virtù di quale materializzazione di idee questa stazione inutile e assurda si trovava là. senza volerne trarre delle conseguenze. e la sua verifica sperimentale è solamente un vano simulacro. piuttosto che in un passato o in un futuro la cui eternità è soltanto un puro miraggio. dai muri di bricco e di pietra. i sapienti non mancano di ridurre il dominio delle scoperte possibili. le semplici parole: Gare du Midi. Si accontentano di sorridere quando gli si rimprovera la loro soluzione approssimata della quadratura del cerchio e si dichiarano soddisfatti non appena hanno rappresentato lo spazio e il tempo come una successione di punti occupati l’uno dopo l’altro da un mezzo. che mi fu possibile compiere così i miei primi viaggi istantanei nel paese della quarta dimensione. ma in provincia ciò appariva del tutto naturale. per deduzione. questa camera non si affacciava affatto per mezzo di nessuna porta sul corridoio centrale che metteva in comunicazione tutte le stanze. Dietro l’edificio. distinti da quelli che si vedono abitualmente e coesistenti alla quarta dimensione. dove attraversai con stupore delle stanze che non si componevano geometricamente. Più tardi. come si diceva una volta. Nondimeno nessun dettaglio del mobilio di questa camera verde di stile Impero mi rimase sconosciuto e mi ricordo ancora oggi le impressioni spaziali. che ne ebbi. ma che i sapienti-registratori non farebbero che appropriarsene in seguito verificandole.È così che un giorno. Accrescendo sempre le nostre facoltà mentali. Fu senza dubbio sotto l’influenza di ricordi violenti che si congiunsero in certi istanti nel mio pensiero. di una certa camera verde di cui costatai l’innegabile esistenza durante la mia infanzia e che era situata esattamente tra l’ultima camera collocata sulla facciata di un vecchio castello di provincia. ho capito che quelle costruzioni si spiegano solamente grazie all’esistenza dello spazio a quattro dimensioni. di aspetto provinciale. che spetta. ma al contrario che tutte le scoperte della mente umana siano dovute all’intuizione di certi pensieri. il continuo gli sfugge e la qualità è per essi una parola priva di senso. di scoprire i segreti della natura. Sono però soltanto questa qualità e questo continuo che possono permetterci di elevarci al di sopra del mondo volgare e di intravedere. Non potrei descrivere la strana impressione che mi fece questa casa in apparenza abbandonata. per lunghi anni non mi meravigliò. ne formavano internamente soltanto uno. e la sua esistenza era geometricamente impossibile. fin dall’origine del mondo. e la grande camera che veniva subito dopo e che occupava l’ala intera del castello. È anche per questo che ne registro il fatto solo a titolo di ricordo. alle loro concezioni spesso considerate opera di fantasiosi. Mi ricordo. Misconoscendo la verità profonda di certe invenzioni poetiche. non fu affatto per me la prima rivelazione dell’esistenza possibile di "luoghi del mondo". La scoperta che feci della Gare du Midi situata in piena Parigi. nessun movimento. VII.

Uno spostamento si compie dunque per uno scambio di qualità tra atomi vicini e. lo spostamento nel paese della quarta dimensione si compie a mezzo di ciò che era chiamata un tempo una trasmutazione. senza aggiungerci il minimo sforzo. nel linguaggio a tre dimensioni. Del resto. ‘casa piatta’. il mondo non poteva avere. Ne beneficiavo secondo il mio desiderio. Così come si è ricorso alla teoria atomica per fornire un’immagine sufficiente delle combinazioni chimiche. perché non trovo nel nostro linguaggio parole capaci di descrivere questa casa che. L’idea che migliaia di uomini avessero potuto vivere fino a quel momento nel mondo senza beneficiare di questa visione completa mi parve inverosimile. un procedimento di spostamento che non ha affatto il carattere euclideo nel mondo continuo a quattro dimensioni. non saprei come spiegare questi spostamenti impiegando il linguaggio corrente costruito a tre dimensioni. le cui facciate potevano essere viste solo sotto un certo angolo e di cui l’entrata e l’uscita si confondevano. sono gli atomi d’acqu a davanti ad essa che si mutano in atomi di nave. sarebbe stata invisibile di profilo. Sono costretto. a impiegare delle immagini grossolane. Non è meno vero che dopo una prima rivolta atavica di tutto il mio essere. ma era evidente che se il mio desiderio si fosse modificato. per la visione a tre dimensioni. questa ricostruzione del mondo è dovuta alla potenza dei miei ricordi interiori che si completavano e si esteriorizzavano con questa forza che può essere raggiunta solo con la pratica di una memoria visuale particolarmente sviluppata. non è che un’immagine delle più primitive destinate a spiegare. La seconda porta si apriva sulla terrazza di Saint-Germain. con tutte le sue qualità. imprevista e definitiva. Questo. Secondo ogni apparenza.per me che dal giorno in cui scoprii in un quartiere di Parigi. propriamente parlando. una volta di più. Impiego necessariamente questa assurda espressione. per descrivere un fatto tuttavia semplicissimo e che non potrebbe sorprendere una volta che si sia anche poco familiarizzato con l’unità di punto di vista che caratterizza la quarta dimensione. non ci sono che qualità diverse di uno stesso continuo fisico. E così mi fu permesso di entrare in relazione con ciò che fu e doveva essere ciò che chiamiamo comunemente le età future. per impiegare l’espressione comune. essa si sarebbe aperta in tutt’altro luogo. nessun movimento. L’atomo è una concezione della mente che isola la materia con tutti i suoi attributi. mentre gli atomi di nave si mutano in atomi d’acqua. Non ho bisogno di dirvi che le preoccupazioni abituali della nostra vita moderna mi parvero subito infinitamente meschine e senza scopo. Mentre nello spostamento a tre dimensioni gli atomi che formano un corpo sono respinti e rimpiazzati da altri atomi che compongono un altro corpo. una straordinaria casetta piatta a due uscite di cui una faccia dava su Place de la Concorde e l’altra sulla terrazza di Saint-Germain. anch’io sono costretto a ricorrere a un’ipotesi analoga per spiegare in modo grossolano gli spostamenti che si effettuano nel paese della quarta dimensione. né del trasporto mentale a distanza. Lo stesso spostamento nello spazio. Ciò non aveva nulla né della levitazione di cui si è tanto parlato. nel senso volgare del termine. malgrado tutto. a ricorrere a delle vecchie espressioni che si credevano riservate all’alchimia. può essere prodotto al suo interno come invece lo è nel mondo mobile a tre dimensioni. allo stesso modo in cui una nave sposta l’acqua del mare. Occorre infatti ripeterlo: gli atomi sono soltanto una comoda ipotesi. VIII. per impiegare la stessa immagine grossolana precedente: quando una nave si sposta. che effettuavo a mezzo della quarta dimensione. il dominio meraviglioso che mi era offerto. Era qualcosa di infinitamente più semplice di tutto questo: una soluzione dell’universo. nulla mi impediva di realizzarlo ugualmente nel tempo. La mia immobilità era analoga a quella dell’asse geometrico di una ruota lanciata a tutta velocità. La mente concepisce l’atomo a . Essendo il mondo della quarta dimensione continuo. Fino a quando sarà ancora così? Non tardai a comprendere che quella stessa domanda non aveva alcun senso e che. in realtà gli atomi non esistono. né inizio né fine. e di poterle esplorare secondo i capricci della mia sola volontà. dietro di essa. La trasmutazione degli atomi di tempo Fu dunque grazie a spostamenti nello spazio che mi fu rivelata inizialmente l’esistenza del paese della quarta dimensione e. non si trattava per me comunque di spostamento: lo spazio sembrava venire da me. Mi spostavo restando immobile. lo capiamo bene. secondo l’aspetto della quarta dimensione. ed ecco questa spiegazione imperfetta. distinguendosi solamente per i luoghi geografici nettamente differenti del mondo a tre dimensioni a cui esse conducevano. restando immobile agli occhi del volgare che non capisce l’estrema mobilità del filosofo immobile. I miei movimenti erano ormai soltanto dei movimenti relativi a me stesso. mi fu permesso di percorrere in tutti i sensi e nel modo più naturale del mondo. fino a quel momento inaccessibile per me e posto aldilà della visione abituale a tre dimensioni.

queste verità apparirebbero molto più semplici che tutte le nostre spiegazioni scientifiche del mondo a tre dimensioni ed è molto difficile contemplare senza un poco di compassione lo stato di ignoranza estrema degli uomini del nostro tempo. vale a dire tra il mondo visto a quattro dimensioni o solamente a tre dimensioni. Lo stesso paragone grossolano permette di immaginare ciò che ugualmente è lo spostamento nel tempo. il mondo a tre dimensioni rimarrebbe immobile. Dal canto mio. Mi sembra tuttavia che sarebbe facile per loro costatare la strana opposizione che c’è tra ciò che chiamiamo ogni giorno la forza e la materia. che lo stesso gesto completamente disegnato al di fuori del tempo. Ci dimostra che al di sopra di noi stessi si trova un mondo di qualità da cui noi dipendiamo. noi ci raffiguriamo una successione di momenti che sono. trasformazioni che non sono. lo spostamento nel tempo si effettua a mezzo di una trasmutazione degli atomi di tempo. è naturalissimo per me parlare successivamente. il progresso un non-senso. Senza l’esistenza del vero mondo a quattro dimensioni conosciuto dal nostro spirito al di fuori di ogni idea di tempo e di spazio. senza ordine necessario. la qualità e la quantità. di una gamba: voglio dire dell’anno 2000. ora che so che non c’è propriamente parlando né spazio né tempo e che è possibile spostarsi come si vuole nel presente o nel futuro. del 1912 o del tempo dell’Uccello d’oro. in un solo colpo. Qui. . nel corso di quei viaggi al paese della quarta dimensione. da sola. che noi conosciamo direttamente e che ci permette di giudicare in un istante il valore più o meno grande di un simbolo artistico concepito a tre dimensioni. di un braccio. l’evoluzione delle razze sarebbe inspiegabile. per riprendere il paragone che facevo più in alto. l’arte una follia. sono quasi nella situazione di un insetto che. gli atomi di tempo. gli uomini dichiarano che quella verità o quell’opera d’arte sono superiori a tutto ciò che esisteva prima e non si chiedono da dove può venirgli questa strana rivelazione. poiché tutte le parti di uno stesso corpo formano per me uno stesso insieme simultaneo. meglio ancora. senza un modello. Non si può imitare un modello che non esiste ancora e. è una smentita perpetua portata alla scienza. È così che ho potuto fare delle strane scoperte. di quell’atomo o. Una volta capaci di liberarsi per sempre da questa inferiorità tradizionale. È evidente ancora che qui si tratta soltanto di un’ipotesi atomica comoda e in realtà il tempo non si compone di momenti distinti. in qualche modo. cioè dei momenti. ne sentisse i contorni come una successione di avvenimenti e non potesse mai contemplarne l’insieme. una volta che lo si sia trasposto al paese della quarta dimensione. vincolati dal pregiudizio dello spazio a tre dimensioni e da quello della divisione di uno stesso movimento in punti successivi nel tempo. come in mezzo a specchi multipli. ammira l’insieme della statua. camminando indefinitamente su una statua. così. ma di un continuo che solamente la qualità può modificare.propria immagine. Giunti al paese della quarta dimensione. L’arte. in fondo. Spesso. per giustificare il tempo. quando si è saputo come liberarsi dei pregiudizi euclidei. ne fa dunque un mondo completo e unico a quattro dimensioni ed è un’illusione dei s ensi che riflette all’infinito quell’atomo unico sotto gli aspetti diversi del mondo incompleto a tre dimensioni. e poiché i numeri degli anni sono analoghi alle possibilità di ordine che potrebbe impiegare uno scultore per il montaggio delle differenti parti di una stessa opera. Che il lettore voglia solamente scusarmi per il modo un po’ insolito con cui non mancherò di passare da un periodo all’altro della storia. Dal momento in cui si sia trasposto il movimento nel paese della quarta dimensione. nello stesso momento la vede tutta intera e prova compassione per l’insetto maldestro che prosegue febbrilmente la sua strada oscura da un grano di marmo all’altro. di quella monade che è il nostro spirito. nel senso volgare del termine. della testa. sotto l’azione di quella pietra filosofale. Gli uomini d’oggi. mi sono informato con curiosità delle trasformazioni del nostro mondo nel corso dei secoli. esso non esiste più come noi lo comprendiamo: ci sono soltanto dei cambiamenti di qualità e noi rimaniamo immobili. ammirando per la prima volta una nuova verità o un capolavoro estetico che non esisteva fino a quel momento. Ripetono volentieri che l’osservazione e l’esperienza hanno da sole formato i loro spiriti e i loro corpi e non si meravigliano di stare improvvisamente in territorio familiare finché un nuovo fatto viene a contraddire tutta questa pretesa esperienza acquisita. lo spirito e il corpo. di tutte le epoche. e che ho capito chiaramente certi problemi che oggi disorientano noi contemporanei. una sola statua. Essendo l’evoluzione dell’umanità un solo gesto. Come noi supponiamo degli atomi giustapposti per spiegare lo spazio. sembrerà al contrario di essere improvvisamente nella situazione di un artista che. voglio dire della nostra qualità. come per lo spostamento nello spazio.

e che ho impellenza per questo di segnalare subito. Il Leviatano È perciò un po’ a caso. La concezione di quei viaggi fu. mi trovavo spesso trasposto nel paese della quarta dimensione. che gli avevano anche dato un nome. in breve. meno sottili di quelli che caratterizzarono l’epoca di transizione del Leviatano. che gli strappò la sovranità del mondo senza neanche che se ne accorgesse e che prese il suo posto nella scala degli esseri. soltanto una curva immobile. e la morte è per lui soltanto una semplice evasione. si trova preparato per l’eterna e cosciente immobilità. la quarta dimensione diviene infatti familiare a tutti gli uomini. infine. e ho progettato all’interno del tempo le impressioni o gli avvenimenti che mi furono rivelati al di fuori dello spazio e del tempo. superiore agli uomini e che li avvolse così come cellule del suo corpo gigantesco. lasciando al lettore il compito di districare lo scenario intellettuale di queste avventure sognanti. fu con certezza la nascita imprevista. non sembrano tuttavia aver preso le loro predizioni seriamente. ed è sufficiente evocare interiormente i nostri ricordi con una potente volontà per conoscere tutto ciò che è accaduto fino a noi. non ci meraviglieremo di non trovarne nel corso del racconto. non sono però meno curiosi da descrivere. Ma quando questa evasione si produce prima di ogni creazione. Aggiungo. Ma è sfortunatamente di questo strano periodo. Ora.IX. che mi risulterà molto difficile descrivere i miei ricordi. di un essere nuovo. dirò dunque che. Nulla è più curioso da studiare che il periodo contemporaneo di questo libro. non la modificarono mai e non si confusero con essa. ho inizialmente riunito tutti gli avvenimenti che accaddero nel nostro secolo e che si rapportano all’epoca così singolare del Leviatano. sussiste sola. come fece Hobbes. l’intersezione dei molteplici ricordi e di avere a poco a poco rimpiazzato tramite il pensiero la banale visione del mondo a tre dimensioni. essendo interamente contenuto nel presente. Dopo la scomparsa del Leviatano. i miei viaggi. l’impressione di nullità.impercettibile. È la grande debolezza delle filosofie orientali. Per impiegare il linguaggio della terza dimensione. Mi si dispenserà. che ho sempre provato qualche timore a esplorare questa età filosofica così a noi remota. Per comodità. Ciò non ha infatti alcuna importanza. gigantesca e –cosa incredibile. nel momento in cui meno lo aspettavo. ed è impossibile tradurre in linguaggio a tre dimensioni cosa accadrà allora. tutti i filosofi. All’epoca dell’Uccello d’oro. secondo la loro linea estetica. tenevo prima di ogni cosa segnalare queste note curiose all’era in cui viviamo. mi fu dato di conoscere gli strani avvenimenti che si svolsero nel periodo scientifico. È davvero curioso costatare che tutti i veri pensatori. Più tardi. Solo il futuro esiste in questo momento nel paese della quarta dimensione. Quei viaggi furono sempre compiuti sul posto. che avevano previsto la sua apparizione. il quale anzi ne è strettamente sottomesso. Il passato non esiste più. gli strani viaggi filosofici che feci al paese della quarta dimensione. Non occuparono perciò alcun posto sensibile negli avvenimenti della mia vita quotidiana. . e senza ordine che racconterò nei capitoli che seguono. volendo trascrivere questi ricordi nel mondo a tre dimensioni. istantanea. di tornarci e di non rimanere definitivamente nel futuro. e mi elogio della mia esitazione morale che mi ha permesso di restare legato al mondo moderno. lo ripeto. degli avvenimenti che formano. il più sconcertante del tempo di questo libro. lo ripeto. non avendo fatto per questo altro sforzo che di raggiungere. Il tempo infatti non esiste nel paese della quarta dimensione ed è impossibile concepirlo in altro modo che in modo simultaneo. che sia durante i miei soggiorni nella Casa piatta a due uscite. di spiegare ogni volta in quali condizioni questo o quel fatto mi fu rivelato. nel corso del racconto. Questi fatti furono forse più grezzi. Senza transizione. mentalmente. poiché questo tipo di viaggi sono impossibili. nei miei ricordi delle età future. dove regnò senza divisione un colossale microcefalo. furono sempre istantanei. raggrupperò con priorità i viaggi che feci all’epoca de l’Uccello d’oro. il più curioso tra tutti. Che sia durante una passeggiata a Parigi o in campagna. superiore all’uomo. sono stato portato naturalmente a farlo sotto forma di un racconto. Quanto ai viaggi nel passato. Il fatto più formidabile. Quell’animale colossale fu chiamato in seguito il Leviatano. In terzo luogo. diventa assai difficile ritornare dall’età della quarta dimensione una volta che si commette l’imprudenza di avventurarvisi. quale che sia la molteplicità dei dettagli osservati. ho creduto di dover successivamente classificare. Confesso personalmente che queste rivelazioni sorprendenti su un periodo attuale che credevo di conoscere mi stupirono ancor più che le mie visioni delle età future e ho urgenza di condividerle con i miei contemporanei. perché nonostante sia relativamente semplice descrivere senza pericolo i secoli futuri a tre dimensioni. Una volta che lo spirito si eleva fino alla quarta dimensione nell’opera d’arte. infinitamente penosa.

non si è mancato di fare tempo fa tanto ronzio attorno a certe trasformazioni sociali. Fu composto materialmente da cellule viventi.Sì. ci si meravigliò di vedere svilupparsi sullo schermo la vita affollata e indaffarata degli innumerevoli piccoli esseri che vivono la loro vita nel nostro corpo. Altri. Nessuno però parve intravedere la rivoluzione formidabile che si stava attuando nel mondo e di cui vorrei tratteggiare le curiosissime conseguenze. certamente. come esiste invece. inquietarlo. che furono date strane indicazioni. Tuttavia certi sintomi avrebbero potuto. che l’uomo si sentiva il re incontestato del mondo. dei metodi scientifici e di azioni che si cristallizzarono in modo molto naturale tutte nel medesimo tempo. gli sarebbe stato facile discernere la costituzione definitiva dell’essere superiore ed autentico. nel campo della morale. in diverse caratteristiche. che dimostrano senza dubbio che la vita propria delle cellule sociali non fosse più così completa come si pensava. ma tali paragoni rimasero puramente letterari. alla nascita di opere che perdevano ogni giorno di più il loro carattere individualista. Il Leviatano fu un animale davvero reale. lasciasse intendere una persona morale. Sì. a volte fedeli alla colonia. si è parlato. servono da fortificazioni che proteggono la fuga. dell’organismo sociale. in forma di spine. in quel momento. Ci furono all’origine delle strane malattie sociali. grazie a un insieme di canali comuni. ma aventi una portata sociale. Fu ad un certo momento un affare giudiziario. coperti di peli urticanti. Il Leviatano ricorda quegli idroidi marini che formano una colonia di individui polimorfi che si specializzano in cinque funzioni differenti. certi attentati materiali contro il macchinismo dello Stato presero al contrario il primo posto. certe indelicatezze che non interessavano che una persona isolata. in numerosi volumi. sotto forma di dita allungate e sensibili. che per Leviatano. la cinematografia dei microbi. come per le colonie libere di formiche o di api. nell’arte. meno confidenza in se stesso. osservano l’intorno della colonia. verso l’inizio del XX secolo. nelle cellule del cervello di un animale superiore. ma raggruppate nei modi di una colonia di protozoi denudati di sinergia e incapaci di una centralizzazione cosciente. in un altro momento fu tale scuola musicale o letteraria che fece comprendere. combattono i nemici della colonia: sono i soldati. Alcuni si immaginerebbero trattarsi solo di un simbolo. certo. Fu soprattutto. Ci furono anche. si è arrivati an che a paragonare completamente quell’organismo al corpo umano. per esempio. nella musica. furono considerate trascurabili. Gli uni sono gli individui mangiatori che. seriamente. In quelle colonie che consituiscono un animale primitivo. la coscienza del fine generale da raggiungere. ne sono convinto. Altri ancora. una comunità di idee. il Leviatano ricordò l’organismo umano. Questa è una concezione che occorre rimuovere nell’interesse della verità. Con un po’ più di perspicacia. infatti. infine. egli non poteva ammettere un solo istante. del macchinismo contemporaneo. che dominò l’uomo senza prendere posto al di sopra di lui nella scala degli esseri. dei curiosissimi articoli di giornale che certamente sfiorarono questa questione formidabile. ma mai si è avvertito di prendere alla lettera un paragone ben più reale di quanto lo si credesse. Dopo secoli. L’idea comune risiede nella Coscienza universale e gli individui della colonia. il piano d’azione non esiste affatto in certi individui direttori della colonia. si è dimostrata la nascita della società civile e del contratto sociale. farsi un’idea esatta di quello che fu realmente questo animale mostruoso. dentro di sé. non potrebbero. del Leviatano colossale che lo avrebbe sottomesso e schiacciato. Altri infine sono gli individui riproduttori. per esempio. . ma a volte di umore vagabondo e che si allontanano per vivere la propria vita. Appena fu resa pratica. X. Si assistette. innegabilmente. Si giunse anche ad annunciare l’idea che i mondi come noi li conosciamo fossero forse dei piccoli corpuscoli facenti parte di un corpo gigantesco e sconosciuto. Altri. certi atti insignificanti. Gli schiavi volontari Coloro che non siano vissuti nel secolo del Leviatano. che l’autore cominciava a non essere più padrone della propria opera e a esprimere idee troppo generali che neanche egli stesso comprendeva bene. si è parlato di vincoli giuridici tra gli uomini. Certi crimini individuali. che questa maestà potesse essere messa in pericolo da degli organismi superiori che egli considerava come interamente creati da lui e sottomessi alla sua sola fantasia. guidati da semplici bisogni materiali. si incaricano della nutrizione generale della colonia. contrariamente all’opinione degli zoologi che lo considerarono all’epoca come il Superuomo. nella letteratura. che si trasformò in malattia sociale.

Con il Leviatano nulla di simile. e a servirlo. Non è quindi affatto dall’alto che viene il potere. senza la coscienza totale della Quarta Dimensione. si dà in prestito a quel cervello. ripudiava come illusoria ogni idea di coscienza centrale e considerava alla stesso modo il corpo umano e l’essere sociale come semplici colonie di individui polimorfi. come un animale malvagio. Occorre perciò rigettare tutte le leggende che tendono a rappresentare il Leviatano come un essere favoloso. Andiamo a vedere perché. che schiaccia volontariamente gli esseri umani e li incorpora per il suo solo piacere. Non dimenticate infine che per un uomo è un vero piacere. così basso nella scala degli esseri come le colonie animali più primitive. forse per fortuna. Da quel progresso generale. Guardate attentamente dall’alto di una montagna le valli che si estendono ai vostri piedi. s’adyant dicelle…”. molto superiore all’uomo grazie alla sua quantità. era irrealizzabile. e la storia dei popoli non fa in breve che ricominciare tutta la storia naturale. il progresso è in funzione della schiavitù della massa. aveva notato questa tendenza che hanno tutti gli uomini a servire. voglio dire gli uomini. di passione e di vizi. vale a dire al tiranno. Il Leviatano. come ci immaginiamo con impazienza quando siamo giovani di esperienze – ma è dal basso. qui proufitent soubs eulx…ces six centes tiennent soubs eulx six mille. nel continuo di una coscienza comune. che accetta per reali solamente le relatività transitorie dei raggruppamenti materiali. Nello Stato composto di individui. Qui il cervello non esisteva più come con le tirannie assolute dei re o con le proficue tirannie collettive delle antiche repubbliche dirette da un’élite alla volta di fini intellettuali. diceva Plutarco. specializzati secondo bisogni materiali e la cui sola giustapposizione dava vita all’intera comunità. costituito secondo il modello dell’Idra marina. il solo comunismo possibile. Fin dalle origini del mondo moderno. essendo le due cose ugualmente un bene. con le loro città e i loro villaggi dove mille interessi particolari coabitano e si cuciono. gli uomini non furono più che semplici cellule. se il tiranno conserva il proprio buon senso e il proprio libero arbitrio intellettuale. spogliata di ideale e non credendo ormai da lungo tempo che alle apparenze materiali. Di certo. che i raggruppamenti materiali a tre dimensioni erano solamente ipotesi provvisorie e che l’unione poteva realizzarsi soltanto tramite gli spiriti. per la sola ragione. al tempo del grande Rinascimento idealista. giocavano in quel raggruppamento colossale il ruolo di protozoi. che non sanno pronunciare la sillaba No. e la visione del mondo a tre dimensioni generò il primitivo e miserabile comunismo materiale di un Leviatano. se tiennent au tyran. in quei corpi giganteschi. ammirare o incolpare. Il Leviatano dovette il suo successo a quel gusto del minimo sforzo e a quell’orrore delle responsabilità e delle idee generali che spinge gli uomini a specializzarsi in un incarico anonimo. nel suo ammirabile Discorso sulla Servitù volontaria o Contro uno. Il Leviatano. les millions. ragioni intellettuali per cui lo si può discutere. grazie alla Quarta Dimensione. per servitù volontaria. Estienne de La Boétie. con i loro innumerevoli campi rattoppati di colori differenti che manifestano desideri e appetiti opposti. fu insomma soltanto la caricatura materialista dell’Uccello d’oro che doveva nascere qualche millennio più tardi. secondo l’ambizione che ognuno ha. Tanto più lo Stato assume una forma antropomorfa costituendosi in rassomiglianza del corpo umano. Fu a ben riflettere il trionfo della concezione del mondo a tre dimensioni. come vuole La Boétie. maquereaux de ses voluptéz et communs au bien de ses pilleries…Ces six ont six cents. è che la Servitù volontaria fosse ancora più assoluta sotto una repubblica scientifica che sotto un tiranno. tanto più il cervello è reso responsabile delle azioni comuni. ma cinque o sei persone che lo circondano “pour estre les complices de ses cruatéz. così come nel corpo composto da cellule. ma fu con gioia che accettarono questa restrizione della propria individualità. il giorno in cui si comprese. tanto è vero che lo spirito amministrativo nasce con i protozoi. Questo abbassamento dell’essere umano non aveva nulla di sorprendente dal momento che si trattava della massa. Questa.si spartiscono istintivamente i ruoli utili da compiere e si specializzano sempre più in una funzione identica. ma con quella nuova singolarità che gli esseri più elevati. in virtù della legge del minimo sforzo. mais les cent mille. les compaignons de ses plaisirs. par catte chorde. Non sono affatto le armi che proteggono un tiranno. Ma. dotato d’intelligenza. l’élite beneficia in attività intellettuale e la massa in inattività intellettuale. quello degli spiriti. che cosa meravigliosa pensare allora che quelle milioni di volontà e ambizioni contrarie siano mantenute in ordine e equilibrio dal solo prestigio di un potere centrale personificato da un solo uomo che le ignora. sempre lo stesso. Ciò che Estienne de La Boétie non poteva però prevedere durante l’era di potere regale in cui viveva. Non riunendo gli uomini che secondo le loro funzioni materiali e non secondo lo spirito. . si trovava ad essere qualitativamente un animale assai primitivo. massa colossale.

se vogliamo ricordarci che al tempo del Leviatano. trovò dunque un supporto immediato e inatteso presso pensatori e artisti. il Leviatano formidabile beneficiava di quelle attività specializzate. quella stessa servitù volontaria che essi fingono di combattere. mai essa s’immagina che il suo sollevarsi potrebbe dipendere da uno sforzo interiore che venga da essa stessa. Nonostante sapendosi mortali e non beneficiando che di una breve vita. di perseguire l’universalità delle conoscenze umane. e che le persone che si uccidono non vogliono affatto farsi del male. da un riconoscimento volontario della massa. come avrebbe fatto un soldato dei tempi passati. che avrebbe accompagnato il Contro uno. attende il miracolo e si compiace nella propria irresponsabilità macchinale e specializzata. Si parlò di neurastenie. rimpiazzava con la sua universalità materiale quella universalità intellettuale che un tempo era propria dell’essere umano.possedeva solo poi la forte propensione a una servitù volontaria che rappresentava per essa la beata specializzazione irresponsabile. l’estate conviene più dell’inverno. È anche vero che un certo grado di salute è necessario per uccidersi. trascorso qualche anno. Se. Più spesso essa soffre miserabilmente. Ma questa stessa servitù volontaria. l’uomo non sarebbe stato che un relitto inutilizzabile se lo si fosse cambiato di posto. a redigere per il potere un Discorso sull’abdicazione volontaria: un Per tutti. a profitto dei loro sogni. verso una maggiore dignità. presso quelli che fino a quel momento cpassavano però come rappresentanti delle idee individualiste. ma non fu così: fu nel modo più cosciente del mondo che l’élite si disinteressò per prima delle idee generali e della direzione degli affari. È sufficiente. quasi mai d’inverno. con le esigenze sempre crescenti della specializzazione. e sono in generale i dirigenti che reclamano l’ab olizione dei privilegi il cui abuso ne ha rimosso ogni fascino. capacità professionale o nobiltà di spirito. cambiare posto. ma attende il Dio o il Principe Azzurro che si incaricherà di salvarla usando incantesimi. Centocinquanta anni dopo la proclamazione dei diritti dell’uomo. un benessere sociale relativo è indispensabile per organizzare delle riforme o delle rivoluzioni. quel comando – vera e propria decisione di suicidio – può sembrar scaturire da agitatori senza scrupoli che cercano di nuotare o di volare in acqua torbida. se esaminiamo le cose da un po’ più vicino. poi. Le rivoluzioni che si sono realizzate nella storia del mondo non rifiutano questi principi assoluti. rinunciando volontariamente a privilegi morali e materiali ai quali non credono più o di cui sono stanche. proprio come apostoli mistici che esigono ingenuamente dalla massa. evidentemente. malattie collettive della volontà. ignorante di tutto ciò che non era il proprio esclusivo mestiere. Differenziato fin dall’infanzia da un a sapiente educazione. Idroide mostruoso e incosciente. . era ben attuata da sorprendere un osservatore superficiale. vale a dire il minimo sforzo intellettuale. non tardiamo a riconoscere che un movimento rivoluzionario ha sempre avuto origine nelle classi dirigenti e che è da lì che venne l’ordine che spinse in avanti le masse. in realtà. apparve la proclamazione dei doveri. che asservisse l’autorità individuale di ciascuno alle condizioni dell’insieme e che riconoscesse l’indiscutibile superiorità dell’organismo scientifico che governava il mondo. soffrendo o morendo al proprio posto. Se Estienne de La Boétie scrisse con giudizio per la massa il suo Discorso sulla servitù volontaria – molto fortunatamente qualche secolo prima della legge repubblicana che punisce l’apologia dei fatti qualificati come crimini – possiamo rimpiangere che un altro saggista non abbia pensato. infatti. Feticista. Ci si specializzò ogni giorno di più e la servitù volontaria alle funzioni sociali fu gioiosamente consentita. che si tratti della fortuna o della vita. anch’essa. Ogni individuo restava perpetuamente lì dove il caso lo aveva posto. di conoscere tutte le cose attraverso il mondo. e a quest’ordine di rivoluzione può essere da seguito solo se queste classi dirigenti hanno moralmente sottoscritto la loro abdicazione già da qualche tempo. aveva perso progressivamente tutte le credenze che costituivano una volta la sua forza e rispondeva solo ai bisogni del momento. che sono gli elementi asserviti di un paese che si rivoltano contro i dirigenti. venendo dall’élite. infatti. Del resto. sarebbe stato assai difficile. Per un osservatore superficiale. è dalle classi dirigenti che l’ordine è partito. il potere nasce. di compiere ogni cosa da sé. Possiamo credere. In politica. Solo. con tutta evidenza le rivoluzioni nascono ugualmente da una rinuncia volontaria del potere. Da quando il Leviatano si mise a crescere. godere di una cosa per non averne più il desiderio. realizzando la propria funzione sociale senza protestare. gli uomini non cercavano più. anzitutto. ma. l’élite. coscientemente o no. accade lo stesso. Niente di più naturale tuttavia. ci si affoga d’estate. La massa prova una gioia indolente a sentirsi dominata e condotta. come un tempo.

se posso dire. l’Essere nuovo. lentamente. la vita non sembrava più possibile a questi uomini specializzati. Quando. ci si accorse che qualcosa si stava trasformando nel mondo. si lasciava misteriosamente condurre in vita dal suo istinto animale e la sua profonda natura riprendeva subito il primato non appena si trovava esposto a un qualsiasi pericolo fisico. a quel punto. i gesti e le occupazioni dei suoi antenati. La morale del Leviatano Fu all’inizio del XX secolo che si sarebbe potuto discernere i primi lamenti del Levitano. in seguito a una catastrofe. Insomma. il che era vero. all’inizio del XX secolo. che non comprenderanno mai e che li ignorava esso stesso. non si sarebbe tardato a scorgere la prossima dominazione sulla terra del Leviatano. sarebbe stato facile però capire che la sua trasformazione superava singolarmente le semplici discussioni etiche di un tempo. e. l’esistenza del nuovo essere. l’organismo scientifico e la specializzazione avevano già compiuto la loro opera. difendendosi o soccombendo all’interno del sangue. Evidentemente. Privata di funzioni sociali e al di fuori dell’organismo economico. che aveva guidato il mondo dalle sue origini. ciò non aveva alcuna importanza se nel momento presente esse rendevano i servizi che ci si aspettava.Fu grazie a movimenti sordi. a poco a poco. al XX secolo. non sapeva neanche che cosa potesse essere questa vita. che essi lavoravano. era assolutamente incapace di avere un’influenza qualunque sulla propria vita. non ci si preoccupava di sapere quali fossero gli antenati delle cellule che lo componevano. ma per un oscuro e misterioso Sconosciuto. che lo sforzo violento di salvataggio di questa morale individuale tentato da Kant. quando la distinzione si accentuò sempre di più tra la propria felicità e la felicità sociale alla quale cooperavano. comune a tutti gli animali. Gli uni affermavano che le tradizioni antiche fossero in piena decadenza. che in fatto di corpo. di conoscere gli antenati di un uomo. altri. Era lo stesso per gli uomini-cellule che componevano il Leviatano. non disponeva allora che dell’organismo abituale. per esempio. Poco . come l’uomo ignora il lavoro della carne di cui vive. il loro fosforo o il loro azoto a destra o a sinistra. sarebbe stato sufficiente abbandonarlo a se stesso per qualche settimana. avesse sbatutto la testa. in una foresta. Poco importava. tutti gli uomini capirono che non era per loro stessi. Ma. in un altro organismo. i titoli o gli onori con cui si qualificavano. Che esse avessero preso in prestito la loro acqua. tuttavia indispensabile. si parlava volentieri di epoca di transizione. La guerra l’ha dimostrato. il che era ancora vero. che si rivelò. nutrendosi. Se a quell’epoca. essi perseguirono il loro bisogno oscuro. Si costatava certamente che la morale individuale cristiana era stata abolita. di sapere se la sua vita anteriore fosse al riparo dal dubbio. infatti. ci si fosse potuti liberare in tempo da quell’assurdo pregiudizio umano. il Leviatano. se si fosse stati un poco attenti. nel 1900 e negli anni che seguirono. come dei minatori nel profondo di una miniera. lavorarono per un essere che non conoscevano. perché ritrovasse. non possiamo mancare di sorridere per una simile pretesa. e in simile circostanza. che il mondo scientifico avesse modificato le idee su diverse istanze. era ancora al punto delle grossolane superstizioni dei popoli primitivi concernenti l’anima. le leggi. senza scopo possibile. che esse fossero state prese già formate. di fronte alla morte. senza grandi difficoltà. come nell’innesto animale. ma si attribuiva a questo cambiamento un semplice significato temporaneo dovuto alle abituali variazioni della moda. non si aveva una visione netta dell’epoca nella quale si viveva e si credeva di essere pervenuti al termine ultimo della civilizzazione. ma non ci si accontentò di dire che l’epoca era immorale o piutto sto amorale e non ci si preoccupò di sapere dove fosse finita questa morale. Non conosceva nulla del proprio destino. per la prima volta. come globuli circolanti automaticamente. Ciò non impediva alla gente del XX secolo di considerare con orgoglio il cammino percorso e di credere volentieri che l’evoluzione degli esseri terminasse con l’uomo. senza speranza. Sfortunatamente. XI. per la propria felicità. come una tremenda disperazione che si appropriò dell’umanità intera. grazie a idee comuni inesplicabili. Qualche minuto d’attenzione sarebbe però stato sufficiente per rivelare agli uomini di questo tempo che quella morale era. ci furono allora come sorde rivolte individuali. In ciò che riguarda più in particolare la morale. Non bisogna dimenticare. Nel corpo umano. senza troppi complimenti. tutti gli uomini si ritrovavano uguali di fronte al pericolo. che l’aveva mangiata. Quando consideriamo in un solo colpo d’occhio l’intera storia del nostro pianeta. Quali che fossero gli abiti. nel 1912. l’ uomo era appena differente da come era alle origini dell’umanità. quelli che si autoproclamavano civilizzati si dimostravano spesso inferiori agli stessi animali domestici. Dio e la morte.

A fianco di un’indulgenza che sconcertava profondamente gli umanisti tradizionali per gli atti immorali che sporcavano la coscienza. rivelare l’imbecillità del Leviatano. Era infatti sempre così che le cose erano accadute nel corpo umano quando si trattava di cellule. per analogia. avesse avuto una vita di pensatore irreprensibile. fu realizzata. queste riabilitazioni apparenti dell’iniziativa popolare. Attorno al 1923. erano visti di cattivo occhio. una formidabile Rivoluzione ugualitaria avrebbe potuto rovesciare il mondo dopo la Guerra. del resto. al contrario. Solo questo importava al Leviatano e il suo consenso era necessario perché uno sforzo individuale fosse tentato con successo. cosa ancora più incredibile. pretendere che nel popolo come dappertutto. come dei “civili” a cui si insegni anche a marciare quando arrivano al reggimento. questo non poteva ostacolare il suo successo nel momento in cui si fosse espresso con opportunità in un’azione comune. infatti. Era proibito. Quel punto di vista si estendeva anche ai casi più delittuosi. . aveva qualche valore solo in ragione dei servizi che poteva rendere al corpo sociale. e si percepiva che essi si esprimevano male a proposito e in un modo pericoloso. se si fosse espresso con insuccesso in un’azione sociale. un uomo per una colpa che non interessava più nessuno. senza dubbio alcuno. di conoscere la propria famiglia poiché non si sapeva che farne se l’individuo. Nell’industria. allo stesso tempo. Ogni impulso di carità. che fosse corrotto moralmente nel modo più odioso. di tradizionalismo o di famiglia erano sul punto di scomparire. tutti i sognatori. Per contro. spazzare l’antico capitale e far prevalere l’intelligenza sul lavoro manuale. allo stesso tempo. lo si sarebbe trovato discreditato una volta per tutte. che fosse tarato in mille maniere. vale a dire il Leviatano costituito da cellule identiche. Per questa massa tutte le più basse adulazioni demagogiche erano gradite. di pietà o di fraternità per un essere isolato era severamente represso come sovversivo. Che un uomo nella sua vita privata avesse commesso tutte le indelicatezze. ma ancora senza che neanche la massa lo sapesse. lo stile. al contrario. gli strani disordini che si produssero allora nella morale pubblica. tutti gli uomini isolati. tutti coloro che volevano agire al di fuori delle opportunità sociali. come premio per i suoi servizi. dieci o venti anni dopo. sarebbe stato escluso da tutti i giornali. si erano sempre decise al di fuori della massa a cui ci si accontentava di gettare. Non si percepiva ancora. una sola cosa interessava: il successo nell’istante medesimo. frantumato in qualche minuto nel formidabile organismo del Leviatano. ancor di più. Si sarebbe volentieri compresa l’esecuzione sommaria di un uomo che avesse compromesso la sicurezza del corpo sociale. uno scrittore che si fosse animato di denunciare la stupidità. al contrario. che il regno dell’uomo era terminato e che si doveva ormai conoscere soltanto la massa anonima che componeva il Leviatano. Aggiungiamo infine che egli non sarebbe stato capito neanche se avesse dimostrato che con il regno del Leviatano il ruolo della massa era divenuto ancora più amorfo. Che un uomo. la temesse o la desiderasse. il Leviatano. XII. di cui il più grande fu. lo ripeto. l’essere umano era ormai soltanto l’oscuro servitore delle macchine e del materiale. Si doveva ammirare in blocco la massa composta di individui omogenei. un rigore davvero eccessivo per degli atti immorali che interessavano la collettività. non sarebbe stato senza pericolo. È curioso costatare. ma non si potevano più spiegare le vecchie teorie giudiziarie secondo le quali si puniva ancora cinque. come nella guerra. in un tempo che non era più adatto per loro. perché denunciare la stupidità della massa sarebbe stato. ma. quali che fossero le loro opinioni. L’indignazione sarebbe stata generale se lo stesso scrittore avesse affermato che le rivoluzioni e le guerre. a quest’epoca si dimostrava. l’ignoranza e l’incapacità della massa. per esempio. Questo è tanto vero che quando questa Rivoluzione. di eredità.importava. non solamente senza il concorso di alcun movimento popolare. dei costumi austeri e puri. e questa apparente illogicità ingannava le ricerche di tutti gli psicologi. doveva sconfiggere potenti nemici morali. si trovava ancora gente che l’aspettasse. esistessero differenze prodigiose di intelligenza e di attitudini tra gli individui. Il tentativo. interessarsi alle persone. che nessun moralista del XX secolo abbia saputo spiegare. Assassinio dello stile Fin dall’inizio del XX secolo. lo sforzo giudiziosamente raggiunto nel momento sociale in cui conveniva tentarlo per riuscirvi. la più grande di tutti i secoli. le brevi gioie animali di una tragedia di metà quaresima o di spoglie sanguinanti. differenziate non per natura ma per destinazione sociale. ancora giovane e in piena formazione. Tutte le vecchie teorie di espiazione.

potevano forse essere difettose. in tutti i mondi e negli atti più diversi della vita quotidiana. Un ben curioso e ultimo indice di protesta fu a quest’epoca ciò che fu chiam ato antisemitismo. di distruggere ad ogni costo lo stile che si opponeva irrimediabilmente al suo sviluppo e lo spirito di analisi scientifica. Alla fine del XIX secolo. ma l’obiezione non resisteva a un serio esame. è questo che fece dire spesso che un atto. al contrario. allora essa si autocondannava in anticipo e non era praticabile. sulla quale si successero presto cadaveri di idee. ad esempio Renan. ci fu da principio una sorda campagna denigratoria. potesse avere qualche bellezza dal momento che si perseguiva con perseveranza. costituiva. che un brillante insieme di parole. la permanenza opposta alla relatività della vita. tracciando regole definitive di architettura. immortale e solo capace di resistere. i metodi sperimentali fecero il resto. nel corso dei secoli. Dall’istante. In politica e in diplomazia. al contrario. il fatto stesso dello spirito umano. tutte uguali di fronte all’analisi. lo stile sociale si trovava singolarmente compromesso. a ben vedere. Per essi. Nello Stato si trovava rappresentato dalle costituzioni e dalle leggi. della sua ragione d’essere nel mondo superiore delle idee. Nei secoli passati. Già dalla Rivoluzione francese. queste nuove procedure furono lo stesso accolte senza difficoltà e non si capì affatto che questo modo di rimuovere ogni permanenza delle relazioni generali esteriori sottomettendole alle critiche del momento. erano rimasti semplici nomadi dal punto di vista materiale. Nelle belle arti. gli uomini superiori avevano preso l’abitudine di sottomettere le loro passioni o i loro bisogni del momento al controllo inflessibile delle regole immutabili. il solo modo che avesse inventato l’uomo per trionfare sulla morte e sull’oblio. lo stile si era manifestato in cento maniere diverse. nella vita privata dalla morale. quando lo stile fu quasi morto. Si dimenticò che il suo stile. tramite la pratica costante delle scienze naturali che M. che si manteneva nel corso dei secoli. nella famiglia dai principi ereditari. nella vita pubblica dalla contribuzione volontaria di ciascun cittadino ai bisogni intellettuali dello Stato. come dal punto di vista morale. Era di certo facile obiettare che quelle regole. che non era infame al di sopra dei pregiudizi del momento. Ormai. al di sopra delle contingenze naturali. erano stati creati principi immutabili che dirigevano ogni individuo. sempre arbitrarie e artificiali. che. anche se questa necessità non appariva assolutamente evidente ad un primo esame. sintetizzando le tradizioni dei maestri. Naturalmente. alle lente modificazioni dell’evoluzione. nato già da tanti anni. insomma. nessuna certezza definitiva. gli ebrei non mancarono di . di separarla fino a frammenti critici che si applicarono successivamente agli esigui avvenimenti del pensiero quotidiano. L’influenza tedesca. assecondò meravigliosamente i suoi sforzi. un mondo immaginario formato di tutto punto. da una critica opportunista. era a quello che si doveva lo sviluppo della mente umana. nella morale come nell’architettura. distruggesse ogni sicurezza pubblica. che essa resisteva all’urto dei fatti. alla neurastenia e al disgusto di ogni sforzo fecondo e seguente. Da secoli. anche infame. grazie alla sua permanenza. la sintesi delle idee si trovava rimpiazzata da un’analisi quotidiana. e spesso. sappiamo. de Buffon era stata portata una volta – e in modo del tutto naturale – a fare l’elogio dello stile al momento della sua ammissione all’Accademia. si poteva essere sicuri della sua necessità. a ben vedere. lungi da essere una manifestazione solo esteriore. si valutava impropria. solo su di esso si basava ancora l’individualismo che permetteva a esseri eterogenei di sfuggire all’unificazione sociale nel corpo unico del Leviatano. i soli principi continui creati dall’uomo in contraddizione con le leggi naturali frammentarie. Non si pensò che fosse. e consacrasse gli individui al fatalismo. nessuna promessa di futuro della divinità. Ci si sforzò di far credere in tutti i modi che lo stile non era. non aveva mancato neanche di turbare i nostri pensatori. lo stile delle idee fu attaccato vivamente da certi analisti. Se una regola di stile. lo capiamo. si sforzarono di rompere la linea retta della nostra vita intellettuale. Per combatterlo. A poco a poco. la tabula rasa delle nostre convinzioni era stata trasformata in tavola di dissezione. lo stile si era manifestato in modo più preciso ancora. ma la relatività quotidiana di un popolo errante. Il primo atto del Leviatano fu. un gioco di sfilata senza realtà concreta e che si conformava male con la precisione documentaria della scienza trionfante. nessun monumento permanente. che rappresentava. perché la sua bellezza provava. si sarebbe preferito perdere la vita piuttosto che umiliarsi trasgredendole. nessuna immortalità sulla terra o nel cielo. Lo stile era. al contrario. in materia d’onore per esempio. combattendo sordamente nel XVIII secolo e nel XIX secolo il nostro entusiasmo creatore mediterraneo.Lo stile è vecchio quanto l’umanità. gli ebrei vivevano in uno stato di attesa perpetua. lo stile aveva permesso all’uomo di creare. e l’Impero aveva sufficientemente indicato la marcata tendenza delle cellule sociali a raggrupparsi in un corpo materiale omogeneo. Liberando delle forme immortali.

sulla scia della natura. che uccidesse la propria moglie. La forma sociale esteriore rimpiazzò da questo momento lo stile interiore di cui essa era solamente una grossolana caricatura. ed è solamente in nome del corpo sociale che si protestava contro il corpo umano onorato pubblicamente. finì per descrivere le cerimonie di tutti i culti. prive di direzione morale. ogni esibizione di nudo a teatro. tavole e bacinelle. Si prendeva la versificazione per poesia. nella necessità sociale. Sembrava che gli uomini fossero oramai incapaci di provare un piacere artistico individuale e che l’ arte non fosse per loro che un’allucinazione collettiva. che naturalmente si agglomerarono gioiosamente nel corpo materiale del Leviatano. appariva inconveniente o fuori luogo. li indignava anche quando le sue idee interiori sembravano pericolose e compromettenti per l’insieme del corpo sociale. alle loro idee. meglio che ogni altro mezzo d’espressione. mentre essi non avevano fatto che conservarle. Un erudito. gli uomini del XX secolo formarono ormai soltanto una massa immensa di cellule differenziate. Anche la musica interiore delle linee e l’armonia dello stile erano state uccise. I pittori e gli scultori. ogni manifestazione di bellezza estetica. Non si ammetteva neanche più la glorificazione classica dell’individualità fisica. Non è che i costumi privati non siano stati. la musica interiore dello stile era stata uccisa. Erano ormai soltanto operai di filiera che copiavano dei contorni materiali. i prestigi immaginati dai preti. rimpiazzavano i tipi eterni sognati dagli artisti dell’antichità. Li si accusò molto ingiustamente di intrigo. Ci si immaginò di dare così piena indipendenza all’individuo nel sollevarlo da ogni ideale. una sorta di fatalismo. che permette a Beethoven di sollevare idee filosofiche e a Gluck splendori architettonici. Si afferrava un incidente. non è indirizzato all’individuo. Come l’oratore. A poco a poco ne risultò. poiché le loro eccezionali procedure critiche si trovavano corrispondere esattamente con le procedure di analisi volute dal Leviatano. mai il teatro fu più onorato che durante questo periodo di transizione. scrivendo per esempio una Storia delle religioni. Incoscienti di ogni regola interiore. Questo declino fu particolarmente rapido per tutto ciò che riguardava le Lettere e le Belle Arti. volendosi affrancare da un mestiere tradizionale che permetteva un tempo a allievi di quindici anni di collaborare alle opere dei loro maestri. Il ritratto che stilizzasse un essere umano gli era proibito. Il teatro offriva un’espressione esatta di questa trasformazione. al tempo del Leviatano. Il teatro del Leviatano Fin dall’inizio del XX secolo. Un letterato. era soprattutto a teatro che sarebbe stato facile costatare i progressi realizzati dal Leviatano. un drammaturgo che condannasse i costumi di un tempo passava per un misantropo insopportabile le cui divagazioni si sopportavano con pena. D’altronde. ignorava questa formidabile coscienza universale che riunisce tutte le arti in uno stesso stile. del resto. Ho già detto quanto. creatore di queste grandi correnti diverse di cui i culti non sono che la grezza materializzazione. Un marito tradito. Il teatro. la nuova morale sociale si distinguesse profondamente dalla vecchia morale individuale. per vie diverse. ma non gli venne l’idea di ricercare. Il Leviatano conosceva soltanto giustapposizioni accidentali di materia. infatti. ma a una folla. ma ben al di fuori. ma ciò non interessava il Leviatano. Quando un autore si preoccupava. caricature sgraziate. XIII. nella sua pièce. l’aneddoto per prosa. quali potessero essere i bisogni interiori del pensiero umano. divenne inammissibile. senza mai raggiungere la seconda natura superiore dell’arte. ignorava allo stesso modo che il contenuto è senza importanza e che solo il ritmo interiore indica il valore di uno scrittore. più corrotti che in ogni altra. un’impressione fuggitiva. non interessava affatto gli spettatori. ma non si fece che asservirlo ai bisogni più bassi della vita materiale.prendere il primo posto in tutte le cose. in quest’epoca. che un uomo cercava le proprie ragioni di agire. perché era il nostro mondo che si era convertito. di sviluppare dei caratteri. al di là delle apparenze materiali. sprovvisti di ogni stile nelle loro produzioni artistiche. che piegava le masse sotto l’onnipotenza del Leviatano. la loro minore arte decorativa trattava allo stesso modo dei. in quest’epoca. di sottomissione. nel profondo della coscienza. come nella loro vita quotidiana. si impantanarono in deplorevoli difficoltà materiali e si scontrarono con la materia. Non era ormai più dentro di sé. . permetteva di farsi un’idea netta delle aspirazioni comuni e di esprimere una morale media. che si tratti di poesia o di prosa. ispirate dalle sensazioni del momento.

il sibilo lontano di un treno ferroviario o l’illuminazione colorata della scena. Fu anche per questo motivo che a quell’epoca non sempre si capì quale fosse il senso profondo del movimento apparentemente operaio che irresistibilmente si stava sviluppando. Al posto di una musica individuale in cui era solo in gioco l’arte personale del cantante. Presto si prese l’abitudine di vivere alla giornata. Poi fu il tema cantante. di costruire una rappresentazione che esponesse un’idea generale o descrivesse un carattere umano eterno. secondo i bisogni o gli appetiti di qualcuno. si scrivevano piccole scene successive. quanto questa uguaglianza omogenea fosse indispensabile alla formazione cellulare del Leviatano. ma sui bisogni del momento. dall’evoluzione caratteristica della musica. ponendosi nel vecchio punto di vista individualista. in quest’epoca. per le sfumature della moda del giorno. ma semplici cellule differenziate in una funzione di uno stesso organismo omogeneo. Il suffragio universale in materia politica. La produzione drammatica che riflette sempre esattamente i costumi del tempo seguì quel movimento generale. ultimo residuo umano. altrettante cose che concorrevano a fornire al Leviatano quegli elementi uniformi e omogenei di cui aveva bisogno per la sua formazione. Non si preoccupò più. ma senza legame necessario. costatando che non si esitava a sacrificarli. non era che l’insieme di spregevoli adulazioni demagogiche che degradavano ancor più gli istinti più abietti e più ridicoli della massa. in certe rappresentazioni. Le leggi. ci si accontentò. di indicare lo stato d’animo dei personaggi tramite movimenti della folla. il denaro era speso man mano che lo si riceveva. questa uniformità doveva esserlo ugualmente nel futuro. basandosi su di esse. era convenzione. della situazione di fortuna dei personaggi. in quest’epoca. come una volta. ciascuna nel momento in cui era riprodotta. né per il suo partito. qualche anno più tardi. non si comprese subito perché il prestigio degli uomini politi ci e dei governanti fosse andato diminuendo ogni giorno. è che in realtà anch’essi non erano più dei capi. la corrispondenza privata non interessava più nessuno. un’indicazione non meno precisa fu data. nello spettacolo solare. che intrattenessero. Nella politica. . sull’immortalità. l’incredibile successo del muto cinematografico che era sufficiente a soddisfare la maggioranza del pubblico grazie alle sue indicazioni materiali. per tale stagione. che scomparve progressivamente. il risparmio fu solamente un ricordo. Il teatro determinista fu spinto. rumori esterni. in quel tempo di relatività. un repubblicano del 1923 non lavorava neanche più per il suo paese. a quell’epoca. sapendo che il suo valore era soggetto a variazioni. di intraprendere un commercio o un’industria di lungo respiro. A fianco del teatro propriamente detto. fu ancora più grave. che gli ordinavano di abbassare la loro capacità di lavoro al livello di quella dei loro compagni più incapaci. Questa uniformità forzata si ritrovava del resto nella stessa epoca in tutte le istituzioni sociali che avevano preparato l’avvenimento del Leviatano e che avevano permesso a quell’essere mostruoso di svilupp arsi in tutta libertà. Le si scriveva per tale teatro. per personalità più volgari. Un repubblicano del 1789 lavorava per l’umanità tutta intera. fino ai suoi limiti estremi. Così come. l’uguaglianza di nascita (che doveva realizzare. Essendo stabilita la parità di tutte le cellule umane davanti all’onnipotenza del Leviatano. in ogni occasione. ogni discussione appariva ormai inutile.Con il progresso della scienza e il livellamento delle idee. e l’incertezza dell’indomani che regnava dopo la guerra preparò oltremodo lo stato mentale che doveva generarla. Meglio ancora: eccellenti operai capivano ormai soltanto gli ordini che ricevevano dai loro sindacati. Si desiderava il successo in un momento determinato e nessuno. alla chetichella e sempre alla giornata. A quell’epoca. il dialogo che un tempo setacciava l’evoluzione interiore di un modo di pensare. molti pensatori erano sciupati nelle loro più intime convinzioni. e nessuno si sarebbe proposto. senza idea d’insieme. non erano più votate che per casi particolari. né per i suoi interessi elettorali. Solo i mediatori e gli intermediari potevano tentare un colpo di fortuna rapido vivendo come parassiti del lavoro degli altri e senza creare altro che fallimenti. meditava più. e l’editoriale dei maggiori giornali. non si costruì più riflettendo sui secoli futuri. che le stesse cause esteriori determinassero su tutti i personaggi gli stessi sentimenti e dovessero simbolizzarli. ma per sé. la soppressione delle eredità). Lo scenario moderno che raffigurava l’ambientazione rimpiazzò l’antica maschera che indicava il carattere. Molto artisti. infatti. le conversazioni da salotto non esistevano più. è questo che spiegò anche. si sosteneva per prima un’orchestrazione sinfonica in cui la voce giocava solo il ruolo di uno strumento secondario. Né gli uni né gli altri potevano comprendere. la cui bellezza stava un tempo nella loro generalità e nella loro permanenza. per tale interprete. al posto di rivelare un pensiero personale. degli scenari. fu presto rimpiazzato da una rappresentazione materiale che determinava le situazioni tramite caratteri sociali esteriori per mezzo della mobilia. Assicurata nel presente. In teatro. per tale pubblico. come un tempo. senza preoccuparsi del futuro.

il discredito assicurato di ogni coraggio o di ogni azione virtuosa. inaccessibile direttamente. Privati di tutti i principi interiori. Era. Il ringiovanimento delle cellule Mi sono sforzato di spiegare nei capitoli precedenti come lo sviluppo delle idee scientifiche avessero progressivamente preparato l’apparizione sulla terra del Leviatano. se il pensiero era il risultato di soli incontri puramente materiali. Con il Leviatano. di prendere il loro posto. fatti che il sapiente doveva costatare e registrare senza amore né collera. era ridicolo ammettere d’ora in poi il libero arbitrio e la responsabilità individuale. sempre come in passato. classificavano le passioni e i desideri secondo l’età alla quale le si prova piuttosto che secondo il loro valore proprio. a ben vedere. È così che molto rapidamente l’amore era stato discreditato dai legislatori del Governo come era stato disprezzato dai saggi di una volta. cioè una forza. per regola morale. si dimostrava assurdo tanto accusarlo per quelle che di averne qualche volontà. . come ai bei vecchi tempi. la facile scusa per tutte le codardie. Era evidente. una sorta di sinfonia superiore all’espressione umana. Le buone e le cattive azioni non si distinguevano più. L’uomo meglio armato non era. ma di cui non si poteva più dare una definizione diretta. Più un uomo era forte. erano ormai solo semplici fenomeni. quella del ringiovanimento perpetuo. E. Fu una sorta di armonia sociale che non corrispondeva più al ritmo individuale. per finire infine con l’autoritarismo della vecchiaia. gli uomini seguivano istintivamente le stesse usanze di una volta. sostenendo invece quelle che noi tutti possiamo avere al declino della vita. sembrava. la rapidità dell’istruzione. Il Leviatano tuttavia non si sarebbe forse mai sviluppato completamente se un’ultima scoperta scientifica non l’avesse definitivamente permesso.al di sopra dei raggi colorati visibili all’occhio si trovano raggi ultravioletti di cui si costata indirettamente la presenza. insomma. d’altra parte. e che con gioia si sarebbe accolta l’idea di un raggruppamento materiale capace di codificare l’anarchia nascente e di rimpiazzare i principi scomparsi tramite un’organizzazione scientifica ricalcata sull’organismo naturale dell’idra marina. gli uomini non avevano più ammesso. e più egli doveva passare per un uomo perfetto. più agiva violentemente. vale a dire il potere. che il giocattolo del proprio destino. sarebbe stato necessario un perfezionamento. passavano da principio per un periodo di infanzia ingenua ed entusiasta. che dominava l’uomo avviluppandolo. e. secondo i suoi istinti o i suoi desideri. una nuova “Marsigliese” scientifica senza fascino. le idee sociali si ispiravano istintivamente allo sviluppo della vita umana. costatavano che le loro idee si modificavano con la vita. che il solo valore autentico sulla terra non poteva essere che un valore materiale. Senza rendersene conto e nonostante fossero stati rifiutati per sempre i principi morali dei tempi passati. senza armonia. si continuavano a estromettere i principi metafisici di una volta. che. a poco a poco. come una cellula molto vivace. secondo la migliore fede del mondo. non si doveva certo ammirarlo per le sue azioni forti. ma armonicamente giusta secondo le leggi dell’acustica e che apparteneva chiaramente – non lo si capì che tanto tempo dopo – al colossale Leviatano. avendo rigettato ogni credenza in un’essenza eterna e immutabile. risultava anche vero che gli uomini nascevano come una volta. Essendo ogni atto realizzato da un uomo determinato da innumerevoli cause di cui egli non era padrone. dal momento che non ne era affatto l’autore effettivo. ma lo si doveva temere. poi attraverso le riflessioni dell’età matura. definitivamente rifiutati dalla scienza. XIV. lo studio disincantato e le tristi ricerche scientifiche senza risultato dell’età matura furono ritenute rappresentare ciò che c’era di più elevato nell’umanità intera. Come un tempo. necessariamente. Si capisce che in simili condizioni. l’organizzazione più perfetta della vita. come si obbedisce senza discussione a un’irresistibile forza naturale. rispettare e obbedire. Quali che fossero statu i progressi della scienza. era tra le mani dei più anziani che si trovava la furbizia. Se davvero le idee umane dipendevano solo dalle combinazioni esteriori. e si otteneva comunque un’organizzazione capace. sviluppava la sua formidabile e complessa armatura. naturalmente. che le più alte posizioni e l’autorità venivano con l’età. senza ispirazione. che il solo determinismo più assoluto. ci fu nella musica come nella composizione drammatica. semplicemente perché vivevano alla fin dei conti nella stessa maniera dei loro antenati. solo le procedure artificiali di riproduzione furono gradite. come al tempo dei filosofi antichi. uguali tra loro. I vecchi. esatta e puramente sensoriale. la giustificazione di tutti gli atti considerati in passato immorali. la cui esistenza era osservata scientificamente. discreditavano le idee della gioventù.

Improvvisamente. materialmente commessi. di gioventù e di forza. la vita di un paese e non suggerisse così perniciose idee agli uomini-cellule che dovevano rimanere omogenei e identici nel tempo come nello spazio. con capelli brizzolati e una giovane figura. al contrario. la morale antica che sonnecchiava nel profondo degli uomini. Senza il senso della quarta dimensione che lo prolunga nel passato e nel futuro – per impiegare il linguaggio a tre dimensioni – l’uomo non sarebbe. Malgrado tutte queste dichiarazioni. e. ma non si era potuto far sì che la vita umana non riproducesse in piccolo. per la felice sicurezza del Leviatano. per fortuna. del pericolo autentico che potevano rappresentare teorie di violenza. Si convenne allora che fosse assurdo voler immobilizzare nella stessa età invariabile gli uomini-cellule e che una certa evoluzione fosse necessaria tra la nascita e la morte. era stata rimossa dall’umanità ogni credenza nell’indomani. un arresto definitivo della vita materiale. vale a dire alla vita. Inizialmente. non avevano avuto alcuna vera influenza sui costumi. e non ci possiamo immaginare. Evidentemente. ad approfittare della nuova scoperta per mantenersi tal quali com’erano. senza decisione propria. gli piaceva pensare che la loro vecchiaia o la loro maturità potesse ormai prolungarsi a loro piacimento in modo indefinito e che essi sarebbero sfuggiti così. senza volontà. erano squallide spiritosaggini di vecchi e la loro azione rimaneva puramente teorica poiché quegli stessi vecchi difendevano. dopo qualche anno. sarebbero stati non solo scusati ma. perché da quel momento divenne un essere materiale a tre dimensioni che sfuggiva all’evoluzione. tutti lo dicevano. tutte le costruzioni del futuro per la famiglia o per la razza. A tutto valeva. In qualche mese. nella sua indifferenza. la popolazione intera ritornò definitivamente giovane. fu ancora più veloce nel pubblico. Per la prima volta nella storia del mondo. come la pietra che cade o il raggio luminoso che si riflette. l’autorità dei più anziani e l’irriducibile supremazia dell’esperienza. dopo una breve assenza. dicendo che aveva forse troppo esagerato il trattamento senza rendersene conto. e presto si riconobbero gli effetti di queste trasformazioni nei provvedimenti del Governo. tutte le infamie. per la prima volta. fu definitivamente realizzata e si sarebbero dovuti temere i disordini più gravi se. Il cambiamento non è infatti altra cosa che la corsa senza fine del desiderio. era ben inteso che nessuno tra il personale governativo avrebbe voluto mutare la propria cupa gravità con le infantili gioie della gioventù. .Erano stati soppressi completamente tutti i desideri di immortalità. Se ne scusava sorridendo. smarrito i metodi di ringiovanimento e accolto come una liberazione l’impero nascente del Leviatano. la maturità. che un essere materiale a tre dimensioni. si dovette costatare. quasi con certezza. si riconobbe che tutte le violenze. i legislatori del Governo preferirono trattare questa scoperta come un semplice passatempo di laboratorio. qualche mese prima. sempre sottomesso. attraverso le tappe della sua evoluzione. si limitarono dunque. non significava affatto. Un vecchio che. tutti i crimini. che mise un po’ d’ordine in quel caos. Poi. con ogni evidenza. neanche approssimativamente. ma ci si accorse. la scoperta sensazionale del ringiovanimento delle cellule andò a modificare più profondamente l’antica morale di quanto non avessero fatto anni di filosofia materialista e di scienza. il terribile valore pratico che quelle idee potevano assumere. senza libero arbitrio. aumentare l’attività umana. ma. Solo allora si comprese. Il desiderio scompare appena si realizza e l’eterna gioventù era in breve soltanto una realizzazione totale come la morte. così rapida nei più grandi giuristi. agli stessi gesti nelle stesse situazioni. e si dispensava vivamente da ogni ambizione giovanile. sottrarre all’uomo ogni motivo di azione e immergerlo nella disperazione impedendogli quel carattere essenziale della vita che è il cambiamento. entusiasta e gioiosa. si continuò come prima a prenderle come guida. nell’istante presente. cosa più importante. che i giuristi più anziani del consiglio dei ministri avevano ormai appena da diciotto a venti anni in seguito a loro trasformazioni successive. Fermare il corso della vita. Non ho bisogno di dirvi che questa trasformazione. si notarono sulla figura di ciascuno di loro dei segni certi di ringiovanimento. era ancora tutto raggrinzito sotto i suoi capelli bianchi. non invecchiare. allo stesso tempo. a poco a poco. quel popolo bambino non avesse. in origine. La gioventù perpetua fu ormai permessa al solo Leviatano le cui cellule si rinnovavano indefinitamente e fu l’inizio della sua rovina. Poiché le teorie deterministe erano indiscutibili. il rovesciamento profondo che si produsse allora nei costumi. Fintanto che esse erano state professate solo da foschi filosofi. siccome il ringiovanimento influiva sul carattere. Grazie alla facile scusa del determinismo. in presenza di quel popolo di bambini. infatti. quando esse fossero applicate da uomini giovani veramente violenti e forti. infatti. ritornava. alla tanto temuta morte.

infatti essendo gli uomini uguali. Già da tanto tempo. la scienza aveva confermato la teoria materialista per cui nessuno al mondo può credere ormai alla necessità di un’anima che diriga il corpo umano. di più preciso. Si pensava che la vita dell’insieme non consistesse che della vita delle cellule. nel 1651. XV. in testa alla sua introduzione al Leviatano. il tutto avrebbe vissuto per le parti. questa assimilazione materialista del corpo sociale al corpo umano era appena un’immagine letteraria destinata a colpire le menti. e tramite un adattamento più completo all’ambiente. ma dalla massa sovrana e nulla esiste al di là dei materiali che. Tutte le malattie abituali degli uomini si ritrovano nello Stato: un uomo che abbia letto. L’antica idea di una costruzione meccanica raggruppata attorno a un centro spirituale era stata abbandonata. che completano la sensazione temporanea a tre dimensioni. ma che gli fa orrore. l’uomo non sarebbe superiore al sasso: sarebbe soltanto un corpo senz’anima. Hobbes su questo punto ha spinto l’assimilazione ben più in là. per industria. È per bisogno di sicurezza che gli uomini rinunciano alle loro forze individuali a vantaggio di un’unica forza. soli compongono l’edificio. in organismi. gli uomini. e quel corpo senz’anima fu quello del Leviatano. si raggruppa in cellule. secondo il motto di Plauto. e la conoscenza non può essere incorporale. è lo Stato. come nel corpo umano. l’uomo. in una parola senza il senso della quarta dimensione. È solamente bassa superstizione quando l’immaginazione timorosa è individuale. prese una singolare importanza con lo sviluppo scientifico delle teorie evoluzioniste. e che nessun punto centrale immateriale potesse esistere realmente in questo insieme. come le cellule sociali. Claude Bernard su questo . e niente affatto. Il secolo dei corpi senz’anima Il lato più curioso dello straordinario sviluppo del Leviatano. l’uomo è un lupo per l’uomo. Al tempo in cui viveva Hobbes. dal canto suo.Senza il senso del futuro e del passato. Solo il vecchio contratto sociale sognato da Hobbes. ma raggruppati dalle sensazioni sociali che sono l’egoismo e la paura. s i raggruppano a loro pieno piacimento e per il loro bene più grande. e quell’animale formidabile. L’idea di un creatore proprio . e questo contratto sociale crea la sovranità assoluta. non c’è nulla nella conoscenza che non abbia la sua origine nella sensazione. osò scrivere. riuniti. D’altronde. quel Leviatano. per esempio. nel XIX e nel XX secolo. vale a dire del progresso e della tradizione. era sufficiente a spiegare la formazione delle collettività che sono gli esseri viventi e l’ultimo venuto tra loro: lo Stato. poiché nulla limita i loro appetiti e i loro desideri. libri anarcoidi in favore del tirannicidio. anche se questa teoria era stata assai in voga in tutte le civiltà primitive. o di un re che diriga il corpo soc iale. per stabilire la teoria materialista dello Stato. gli stessi filosofi avevano avuto cura di rassicurare l’umanità sulle conseguenze di uno sviluppo dell’organismo sociale. il Leviatano. in esseri viventi di una complessità e di un’originalità sempre crescenti. è affetto da rabbia e desidera perpetuamente bere acqua pura. è un mezzo di governo utile quando questa immaginazione e questa paura sono collettive. Thomas Hobbes fu un uomo ammirevole nel senso che. L’agio e il lusso generano la letargia… Fu certamente ciò che si concepì di più forte. all’inizio del XX secolo. l’idea di quell’essere collettivo non era affatto nuova. Lontano da essere ridotti in schiavi da un’autorità superiore. che pone lo spirito al di fuori del tempo e dello spazio. L’agitazione della classe operaia è analoga a quella delle ascaridi. le parti per il tutto. che la materia si organizza. l’accettazione universale e incosciente degli uomini-cellule che servirono da pasto a quel mostro colossale. Spencer aveva fatto intendere che in un s imile organismo. ispirato dalla paura o dalla ricerca del minimo sforzo. essa è figlia dell’immaginazione e della paura. Per Hobbes. Lo Stato è ugualmente soltanto una collezione di individui. l’ho detto. si pensava. Atene e Cartagine sono morte di bulimia. Nello stato di natura. le cellule organiche. e ciò rassicurava sulle intenzioni del Leviatano tutti coloro che pensavano che quell’essere superiore non esistesse che in funzione delle sue cellule costitutive. La servitù volontaria non è consentita a vantaggio di un’élite. la guerra e l’anarchia sono le loro normali condizioni. Era stato deciso che il tutto era solo un composto di parti. che se la natura è quel mondo che Dio costruisce e governa tramite la sua divina arte. come il vecchio dualismo tra l’anima e il corpo non avevano più senso. Quanto alla religione. D’altronde. è la società. fu. produce in imitazione un animale artificiale. Le nostre idee generali sono solo un’addizione o una sottrazione di immagini di corpi esistenti all’esterno. È di propria iniziativa. primo fra tutti.

solamente un fenomeno che emanava dagli organi e che aveva origine dalla sola materia che componeva il raggruppamento del corpo umano. ogni corpo umano è uno specchio necessario della coscienza universale. fatti di un materiale diviso? È che in verità il grande errore del XX secolo fu di prendere l’ombra per la preda e. senza dubbio. riflettergli i raggi ardenti del Sole per lui invisibile. proprio come nel mondo relativo a tre dimensioni dei raggi luminosi una volta lanciati ritornano per gravità al loro punto di partenza dopo aver percorso delle ellissi millenarie risvegliando un puro sole di luce al posto di un sole scomparso. se l’adattamento all’ambiente poteva spiegare semplici modificazioni pratiche di organi esistenti. che la stessa teoria dovesse applicarsi all’uomo e che il pensiero fosse. ad essere onesti un corpo vivente normalmente senza anima. questo modo di pensare appare così puerile come quello di un uomo che. Quando ci si eleva fino alla Quarta Dimensione. né è perché un corpo scompare che scompare anche l’Idea immortale che lo riflesse per un istante. e il suo ideale immortale sembrava dover sfuggire per sempre alle regole naturali. l’uomo aveva saputo infatti creare una vita spirituale di cui restava il padrone assoluto e che lo poneva ben al di sopra degli altri animali. come spiegare il mantenimento di un unico piano globale tra dei progressi locali. vedendo da una finestra migliaia di specchi. XVI. limitando la propria conoscenza alle ipotesi relative e frammentarie a tre dimensioni. ai principi di ogni sorta che si era dato. alle costituzioni sociali. Come avevano certe piante chiesto alle farfalle e ai venti di assicurare la loro riproduzione? Quale consiglio superiore di api selvagge aveva concepito l’alveare? Quali furono gli organi che deciser o di stabilire nell’orecchio tre canali che dessero il senso delle tre dimensioni? E. Sì. il XX secolo non si ingannava quando vedeva nel Leviatano soltanto la somma di un’addizione di corpi a tre dimensioni. una colonia di idee-materia che non includeva alcun elemento centrale eterogeneo. suggerite dalla quarta dimensione della mente e necessarie a completare i dati dei sensi a tre dimensioni. perché è liberata dalla materia. per analogia. la sua mentalità si era elevata ogni giorno di più. restando tuttavia una. tutto il resto è arrangiamento e meccanica”. Fin dagli inizi della civiltà. da presupporre prestabilita e giunta all’ultimo stadio della propria evoluzione la stessa intelligenza che l’evoluzione materiale pretendeva preparare. Grazie alle leggi. Ma dove l’errore diveniva grossolano. unica sorgente di ogni luce. non sono in realtà che all’interno delle cellule. poiché sopprimendo uno specchio si sopprimerebbe un raggio. decidesse che ogni raggio è prodotto da ogni specchio. a ben vedere. ai costumi. posti nella pianura. era la constatazione che il pensiero nascesse e scomparisse con quel raggruppamento. Ciò che sembrava incoraggiare questo errore. . al di fuori dei pregiudizi di tempo e di spazio.punto aveva aggiunto delle precisazioni scientifiche rassicuranti: “Le proprietà vitali. permette ad ognuno di noi di concepire l’Idea universale particolare. così il pensiero non muore affatto e l’idea purificata brilla eternamente là do ve il corpo fuggitivo che la riflesse in un lampo di genio è soltanto un lontano ricordo. Sfortunatamente i considerevoli progressi della scienza dalla fine del XVIII secolo avevano appassionato le menti a tal punto che nel XX secolo si arrivò a dubitare e a ignorare quelle idee fondamentali che. Gli eredi del marchese Ignorando ancora la quarta dimensione che. liberata da ogni pregiudizio di tempo e di spazio. perché sono a tre dimensioni. spesso antagonisti. il suo oscuro istinto presente appariva insufficiente per prevedere nel futuro delle costruzioni o delle combinazioni di un ordine talmente superiore. di ignorare l’anima universa le unica e continua. avevano permesso alla sola intelligenza umana di sfidare fino a quel momento in mille maniere gli odiosi simulacri della morte. Perché infine. che solo lo spirito può raggiungere nella quarta dimensione e i cui pensieri e gesti si traducono in apparenze materiali. Ciò che però si dimenticava nel XX secolo. era quando il XX secolo si persuadeva. che il proprio vigore dipendesse dal suo e che scientificamente non si era mai potuta concepire un’anima senza corpo. È così che l’azione dei morti è più grande di quella dei viventi. Meglio ancora: il riflesso una volta emesso non muore con lo specchio e. ma non è sopprimendo uno specchio che si sopprime il Sole. fuggitive e irreali. aveva detto. era di sapere chi aveva concepito il piano dell’edificio o ordinato l’armonia preliminare di tutti i movimenti meccanici. anche presupponendo che tutto il futuro sia contenuto in potenza nella materia.

Nel suo Origine delle specie e il suo Discendenza dell’uomo. dovevano conoscere le sole sensazioni e gli appetiti del momento. se egli si fosse attenuto alle sole idee filosofiche che esprimeva allora. Solo il Leviatano poteva avere una tradizione materiale scientifica che oltrepassasse la durata della vita umana. per creare il Leviatano. la torcia della filosofia (vale a dire la scienza) ha dissipato tutte le imposture antiche. in modo simultaneo. al semplice rango degli animali che l’avevano preceduto. il Leviatano. È sufficiente rileggere le principali opere degli scrittori del XIX secolo per convincersene. non fecero ugualmente che ratificare la brutalità di simili asserzioni. Il romanticismo asservì definitivamente gli artisti alle dottrine scientifiche. alla vigilia della Rivoluzione Francese. niente più falsità. conviene mantenersi nel ruolo dettato dalla natura e ascoltare soltanto più i nostri istinti. sofferta in un punto qualsiasi del globo. il collante generale incaricato di riunire questi diversi elementi fu fornito dalle esigenze scientifiche della nuova organizzazione. dove i bisogni e gli appetiti materiali attentamente equilibrati facevano le veci della morale e del contratto sociale. sarebbe stato quello di un venerato antenato. se l’organizzazione scientifica del mondo intero non avesse offerto d’altra parte la materia universale necessaria alla creazione dell’essere nuovo. la crudeltà è un ordine stesso della natura. rappresentava la forma esteriore di uno Stato economico a tre dimensioni puramente meccanico. alle domestiche provenienti dal popolo che torturavano il cuore delle marchese e che davano ai grandi delle lezioni sociali esprimendosi. come abbiamo detto. Bismarck. Questo declino morale sarebbe stato insufficiente a permettere la realizzazione del Leviatano. Una malattia. e fu la scienza che si incaricò di questo pesante fardello. Nietzsche e i romanzieri più celebri del XIX secolo non hanno detto nulla di meglio. Darwin non fece che confermare punto per punto tutte le affermazioni del marchese. fu ormai solo la materia plastica dell’essere nuovo. un arresto di funzionamento nella nutrizione o nel sistema nervoso del Leviatano comprometteva. in quel tempo. Del resto. L’uomo deve cercare di sviluppare le proprie emozioni il più possibile nei sensi indicati dalla natura. L’uomo. il dolore deve essere il principale attore del successo. Gli economisti. e rimettere al primo posto l’istinto naturale di selezione. il suo posto nella storia delle idee. a forza di esaminare la materia. Sviluppando lo studio dei fenomeni naturali. dal XVIII secolo. nei romanzi. non potevano più aspirare al superbo isolamento delle individualità di altri tempi. si credette che questa fosse a tre dimensioni. da Malthus a Stuart Mill. e il divino marchese de Sade fu il vero padre del precetto “Vivre sa vie” che i migliori drammaturghi del XX secolo illustrarono. incapaci ormai di vivere una vita indipendente. la vita dell’intero essere. fu semplicemente una fedele applicazione delle regole poste dalla Rivoluzione Francese poi applicate dall’Impero. Questa. e in una forma talvolta degna degli enciclopedisti. il nuovo programma che stava per essere quello dei pensatori del secolo seguente: Secondo lui. i filosofi del XVIII secolo a poco a poco abituarono la mente umana a considerare vera la sola testimonianza immediata dei sensi e. vivendo sotto la legge naturale. e. La ragione del più forte è sempre la migliore. ridotto allo stato di cellula sociale. non avendo più altra legge dell’istinto naturale. osò spingere le nuove teorie fino alle loro ultime conseguenze: fu il Marchese de Sade. idra formidabile. essendo il dolore più grande del piacere. e tutto l’edificio sociale apparve una vana impalcatura ipocrita e fuori moda. È ferendo gli alberi che si ottengono buoni frutti. all’inizio del XX secolo. I letterati e gli artisti esitarono durante una parte del XIX secolo. e che la supremazia dell’istinto riportò l’uomo. Privati di ogni idea generale. Il mondo fu d’ora in poi solamente un essere colossale di cui tutte le parti rimanevano solidali e di cui nessuna poteva vivere separata dall’i nsieme.Erano dunque quelle regole morali permanenti e continue che occorreva distruggere ad ogni prezzo. ma presto si convertirono anch’essi alle conclusioni imposte dalle leggi naturali di fronte ai progressi incessanti della scienza. Le cellule. Ci fu un uomo che. ci ordina di fare agli altri ciò che noi non vorremmo ci fosse fatto. È spiacevole che de Sade abbia compromesso la reputazione dei suoi lavori con assurde bravate erotiche che permisero ai suoi diretti eredi di far rimuovere il suo nome dalla storia letteraria. la vita morale non gli apparteneva più. Con una logica implacabile. contrariamente alle false idee cristiane. Ogni legame con il passato era al contrario proibito agli uomini-cellule che. sviluppò senza omettere un solo dettaglio. Fu così che la letteratura. Non si riconobbero più che le leggi della natura. . di certo per abitudine. si ripercuoteva immediatamente in tutto l’universo. conoscevano soltanto più i loro soli istinti naturali. niente più ipocrisia. il quale per un istante aveva creduto di divenire Dio. alla terza persona per esporre le loro rivendicazioni. il favore stava andando.

e poi considerò ciò che vedeva. e questa decadenza deplorevole la consegnò senza difesa al raggruppamento artificiale e senza via d’uscita del Leviatano. essa divenne presto istintiva. al contrario. si atteggiava da sapiente e da naturalista. di conseguenza spiacevole. non fece che ricadere inevitabilmente nel feticismo più rozzo. si voleva fragorosamente innovare.Un po’ dappertutto. l’uomo guardava ora all’esterno i fenomeni che si alteravano. Questo intento si rimarcò ancora più nell’istituzione dei programmi scolastici. che un’analisi scientifica è inesistente senza un principio immutabile e immobile che permetta di costatare dei movimenti relativi. essa mancò allo stesso tempo l’Idea che voleva combattere e la Scienza che voleva sostenere. passò presto dalle scienze naturali nella letteratura e nell’arte. ora considerava all’interno le nozioni immutabili alle quali li paragonava. per un bisogno istintivo di specializzarsi. né tecnica. Onorando. Non si conobbero più che descrizioni esatte. in un senso e nell’altro. XVII. infatti. Non è difficilissimo comprendere. per mediazione della psicologia. non si potrebbe sintetizzare in assenza di elementi. l’uomo indugiava o nell’una o nell’altra di queste attitudini. e tramite quale laborioso e oscuro lavoro dei suoi avversari il suo corpo avesse potuto disgregarsi. a non attribuire realtà che alla vita mistica. Quando si limitava a considerare i soli fenomeni esterni. Questa lotta sorda e profonda era iniziata verso la fine del XIX secolo. La nascita dell’umorismo Non fu che tanto tempo dopo la morte del Leviatano che si cominciò a capire chiaramente tramite quali complicità morali quell’essere colossale avesse potuto svilupparsi. i pittori si applicarono a divenire degli scrupolosi fotografi a colori o dei passivi interpreti di impressioni istantanee. la sintesi restava sempre la base incosciente e inconfessata di quei lavori. non sia potuto apparire ridicolo in qualsiasi momento. d’altra parte. era stato modificato nella storia del pensiero umano. fotografie realiste che furono chiamate tratti di vita. nelle manifestazioni più varie dell’attività umana. i maghi e i giocatori di bussolotti. i pittori non furono più né mestiere. diveniva platonico e trovava la verità nel solo mondo delle idee. Non si potrebbe analizzare senza un analista. nulla. nonostante gli avversari avessero cambiato nome in corso d’opera. Quasi sempre tuttavia. in scultura. al contrario. nella soppressione degli studi classici e un muro artificiale fu elevato davanti ad ogni bambino. e che. abbandonarono ogni sintesi e decisero di ammettere la sola analisi nelle ricerche umane. questa perpetua oscillazione tra i dati immediati della coscienza e le informazioni sui fenomeni esterni forniti dalle sensazioni. avevano continuato a rappresentare le due parti in contrasto fino alla fine della lotta. ma la porta del cimitero fu definitivamente chiusa. e. ci so sforzò di tagliare le radici tradizionali. e questa guerra accanita si manifestò nei più piccoli dettagli della vita quotidiana. In ogni caso. . Era sempre quel doppio movimento di flussi e di riflussi. tra naturalisti e umoristi. quando si limitava. Il naturalismo invase tutto. e nessuno imparò più a conoscere quali fossero state le sofferenze e le gioie. questa verità infantile non apparve affatto chiaramente ai sapienti e ai letterati del XIX secolo. giudicando i fatti mobili secondo una misura interiore e immutabile. Senza rendersene conto. Ci possiamo stupire che un esclusivismo così intransigente. gli scultori non ne conservarono qualche ricordo che tramite la mediazione dei loro praticanti. non tenere più conto dei secoli di ricerca e di esperienza che erano preceduti. Quanto ai musicisti. che analisi minuziose. l’umanità non aveva fatto che uccidere gli artisti e i veri sap ienti accusandoli di reazionismo. si faceva discepolo di Aristotele. a interessarsi alle sole nozioni interiori. entusiasmati dalle scoperte sempre più considerevoli della scienza. schede antropometriche. la reale personalità dell’uomo? Nessuno poteva dirlo di preciso. naturalmente. monografie di famiglia. senza scelta. infatti. essi rigettavano deliberatamente venti secoli di grazia naturale e di armonia volute da generazioni di pensatori e di poeti. A metà cammino tra il relativo e l’assoluto. Ci si accorse ormai di vivere sempre sulla terra dei morti. una sintesi artistica o morale non è possibile che partendo dall’analisi. Dove era collocata. tra la costatazione presente di risultati incomprensibili e lo studio delle cause e delle ragioni logiche dei fatti attuali. le volontà e gli sforzi di quei genitori intellettuali scomparsi per sempre. nella musica. E siccome. di aspirazioni e di respirazioni. a quell’essere mostruoso e senza cervello da cui si attendeva ogni comando. In pittura. e. Dal primo teorico giorno quando il primo uomo aprì i propri occhi alla natura. in questo perpetuo movimento di va e vieni. che. ad analizzarli scrupolosamente e ad attribuire soltanto ad essi un carattere di verità.

Si era anche prodotto un fatto più grave che aveva affrettato la nascita del Leviatano. con il progresso del naturalismo favorirono lo sviluppo mostruoso e anormale dello Stato. abituali e volgari non reclamano più l’intervento del cervello. Il loro rigore nell’applicazione delle regole fu quello dei giuristi e degli sportsmen. in breve tempo. l’istinto riprese il primo posto. che ignoravano come loro quell’umanismo che riunisce tutti gli spiriti nel mondo superiore di una coscienza universale al di fuori del tempo e dello spazio. furono come loro degli uomini di un istante. al contrario. A dire il vero. la loro opera. ripresero risolutamente il cammino della sintesi e. era apparsa senza futuro. Gli umoristi. infatti. di necessità ritenute inevitabili. a quel punto. poterono intraprendere l’opera d’arte che sognavano. Fu allora che si fece largo l’inevitabile movimento di reazione platonica. formarono una vasta coscienza esteriore. ambirono a dimostrarsi più naturalisti dei naturalisti. forti ormai della loro scienza acquisita. Presto. più affezionati alle scoperte dei sapienti stessi. Gli umoristi studiarono dunque la natura. ai tempi dell’Uccello d’oro quando. fotografando le sue costruzioni fuggitive del mondo a tre dimensioni. i simbolisti non fecero che copiare inconsciamente nel soggettivo ciò che i naturalisti avevano fatto nell’oggettivo. qualche rivolta individuale che ruppe brutalmente con il naturalismo esteriore richiamandosi al simbolismo e tentò di imporre una visione puramente soggettiva dell’universo. il simbolismo al contrario. Il fatto è che i tentativi materialisti così come quelli idealisti furono sempre concepiti a tre dimensioni al tempo del Leviatano. raggiunsero i limiti estremi del ragionamento scientifico e qui finsero di non accorgersi che esso potesse avere dei limiti. di farne una coscienza feticista e sociale. Fino ad allora non avevano impiegato che il metodo socratico. Invece di governarsi da soli. tutta la portata della loro presunta buffoneria. All’inizio. gli uomini che tuttavia non ne potevano fare a meno. si immaginarono di proiettarla all’esterno. Si capì solo allora tutta la serietà della loro campagna. ma ancora incomprensibili molto spesso per l’uomo nuovo che era egli stesso l’istante dopo. Si verificò anche. che si presentò sotto una forma conciliante e ironica. A forza di ripudiare l’esistenza di una coscienza interiore. un bulbo mostruoso che fu la coscienza caricaturale del Leviatano. Quando si adoperarono al contrario di dimostrare che aldilà di quei limiti esisteva per forza altro e che il dubbio e la negazione rappresentavano insomma delle realtà positive che completano la nozione dell’universo. sconosciuto fino a quel momento nel mondo e che nacque dallo sviluppo anormale della Scienza nel XIX secolo. di principi arbitrari. Ma mentre il materialista. fotografando il mondo esteriore a tre dimensioni. quando si sentirono più forti. in apparenza negativa. individualisti irriducibili. di superstizioni sociali. di presunte fatalità della razza. continuarono le loro analisi. una serie di luoghi comuni. gli uomini immaginarono di essere governati da delle leggi esteriori. aveva qualche possibilità di raggiungere gli altri uomini presentandogli degli oggetti conosciuti. che ripudiavano ogni tradizione. presentava delle immagini non soltanto indecifrabili per gli altri uomini. le loro deduzioni nel vuoto. Come nella vita naturale del corpo certe azioni riflesse. dimostrarono così. XVIII. e inconsciamente. ostentarono inizialmente un interesse straordinario alle conquiste della scienza. e. essendo un’analisi impeccabile la condizione iniziale di ogni buona sintesi. Come ai tempi delle religioni primitive. l’amore rimpiazzò la menzogna che non poteva più ammettere una coscienza comune. e furono gli antipodi dell’umorismo. certe menti cominciarono a capire il senso profondo della quarta dimensione. riuscì ad aprire il grande cammino che doveva condurre qualche millennio più tardi alla Grande Rinascita Idealista. da cui la loro sterilità e la loro impotenza a scoprire i grandi misteri dell’animo umano. che si decorarono pomposamente del nome di leggi naturali. si applicarono a studiarle con attenzione. . di necessità di consuetudine. Solo l’umorismo. Imponendo al Mondo la forma della loro mente come i materialisti imponevano alla loro mente la forma del Mondo. poi del Leviatano. nel nuovo corpo sociale del Leviatano. quali fossero i limiti della scienza. per assurdo. essendo la quarta dimensione divenuta familiare a tutti gli uomini. gli uomini si scaricarono di dosso una parte delle loro responsabilità in favore delle regole soprannaturali. Logicamente. così. La rivolta delle scimmie Finché gli umoristi si erano accontentati di dimostrare per assurdo i limiti delle pseudo-certezze a tre dimensioni. si erano accontentati di trattare il male con il male alla maniera degli omeopati. tanto l’impresa sembrava pericolosa.

era nato sotto una forma incosciente nelle prime età del mondo. Furono soppressi i tribunali. dio o l’infinito. senza l’eternità immobile. Questa quarta dimensione. basate sulla scienza. dà vita al mondo. la devozione era per lui senza significato e l’amore sconosciuto. ed è ciò che lo fa talvolta giudicare divino. la quarta dimensione fece la fine di tutte le religioni. nacque dunque. che bandivano i mistici. L’umorismo fu in questo senso una sorta di valvola di sicurezza intellettuale. il tempo -movimento sarebbe vuoto di senso. la coscienza. l’opera degli umoristi che risvegliò le cellule umane dalla loro pericolosa letargia. della quarta dimensione. basato sulle “certezze” scientifiche. sotto la sua forma cosciente. né il sacrificio. ma la straordinaria avventura delle scimmie che ebbero un altro impatto e un’azione ben più potente sulle masse. l’uomo poteva farsi un’idea integrale della natura. in modo completo. Si proiettarono al di fuori i felici insegnamenti che essa dava all’intelligenza umana. non compresero minimamente che l’umorismo fosse il loro solo avversario che rinasceva sotto una nuova forma. Il Leviatano ignorò sempre questa scienza intima della quarta dimensione e quel principio di contraddizione di cui è fatta la vita della mente. non ammettevano la contraddizione. Non era sufficiente. poiché ogni rivolta individuale poteva sollevarsi dal solo campo medico. andava a congiungersi alle più alte speculazioni filosofiche. tutte le conoscenze possibili capaci di rivelarci la natura nella sua integralità. Fu ciò che si chiamò. di pensare e di s ottomettere come sempre la relatività dei fenomeni a tre dimensioni al perpetuo controllo e alla critica contraddittoria della coscienza immobile. il bene non assume il suo significato che in presenza del male e nulla può esistere senza il proprio contrario. poteva essere intravista solo dallo spirito. non contraddice soltanto. che essa sola riunisse. perché l’uno senza l’altro sarebbe impossibile e inesplicabile. ma che le dominava tutte. come i pazzi di una volta. E tuttavia quell’umorismo che. e giudicare così l’universo intero. Grazie a questa nozione tutta int eriore. bisogna confessarlo. completa. per reazione contro l’assurda vanità delle “certezze” scientifiche a tre dimensioni. e i materialisti che perseguivano a quest’epoca i loro sarcasmi e il loro odio anticlericale delle religioni (per il resto desuete ed estinte). Occorsero secoli e secoli di ricerche prima che questa nozione. l’abbiamo detto. l’eternità. . si fece posto nello spirito umano. Nello stesso momento in cui inventava Dio. e non si avvertì affatto che l’intelligenza umana era il centro del mondo. aprire la porta e nascondersi di notte nel laboratorio di vivisezione dove era stato proposto di cominciare lunghe e interessanti esperienze sui due piccoli che erano stati strappati il giorno prima dal loro affetto. Ci si rendeva conto che il Leviatano. Non conosceva né l’odio. L’umorismo. si avvertiva ugualmente che essa sola poteva fornire il legame necessario tra il passato e il presente. ci permette di comprenderlo. l’uomo creò il Diavolo. ma pensarono che fosse una timidezza del cuore. si percepiva che questa nozione interiore eterogenea non era tuttavia particolare per una o l’altra mente. si inventarono oggetti esteriori che si chiamarono l’assoluto. confinati in una gabbia del Museo. nelle prime età del mondo. L’umorismo. non ci videro che un incidente psicologico e non intravidero affatto in quelle battute la realtà di un nuovo mondo. con un rigore questa volta cosciente. privato di ogni vita intellettuale. pur così semplice. infatti. Si parlò inizialmente con stupore di quel paio di gorilla che. non poteva ingannarsi e presto una formidabile onda di noia si abbatté su tutti gli uomini. in questo senso. ad essere onesti senza pericolo. Certe menti più sottili indovinarono che l’umorismo nascondeva qualche cosa. in mancanza di meglio.L’umorismo. gli ideologi e i poeti. aveva potuto divaricare due sbarre grazie a un lento lavoro. Escluso dall’evoluzione dal momento dell’affare del ringiovanimento delle cellule. il discontinuo relativo a tre dimensioni non sussiste che in funzione del continuo a quattro dimensioni e. alla maniera di un Cristoforo Colombo adolescente. infine cosciente. L’umorismo allorché nacque: fu il senso intimo. implicare le nozioni di permanenza. eterna e continua a quattro dimensioni. completare le nozioni sensoriali dello spazio a tre dimensioni tramite la quarta dimensione percepita interiormente. ma nessun filosofo era giunto a stabilire la natura esatta di questo senso intimo e. il conosciuto perde ogni sapore senza il mistero. come principio di contraddizione. come principio di limitazione. di eternità o di arte. ma prudentemente mascherato da buffone. Non fu affatto però. poiché le sue regole sociali. Si avvertiva che tutte le informazioni omogenee fornite dai sensi non avevano alcun valore intellettuale se non erano completate da giudizi della mente. in mancanza di meglio. aver decretato la soppressione dell’anima perché essa cessasse di esistere. il Leviatano soppresse ogni iniziativa individuale e le funzioni della riproduzioni della razza furono anch’esse confinate a dei laboratori.

XIX. composta da qualche pensatore che non esitò a denunciare il Leviatano come un feticcio mostruoso. sapevano tutto ciò che accadeva da noi e che erano istruiti sui più piccoli dettagli della nostra vita. su una base di 400 chilometri. I risultati ottenuti erano tenuti rigorosamente segreti. da tanti anni. ma l’organizzazione scientifica materiale del mondo era c osì complessa che fu ancora la scienza che monopolizzò questa rinascita a suo profitto. Questa volta il risultato fu immediato. di regnare utilmente sul mondo. il diagramma di un’impressione fonografica. Questa rivolta individuale. che i marziani. che il telegrafista registrò un radio-telegramma. Si imparò così con stupore. il rispetto degli antenati presso gli orsi. infatti un piccolo incidente. appropriandosi degli strumenti di chirurgia. rischiò di portare alla sua completa dissociazione. Al posto di un comunismo senza autorità cominciò quella dittatura spietata di un’élite che fu il regno dei Sapienti assoluti. poi. e fu tremando di emozione e di stupore. Si pensò all’inizio a una burla fatta dai nemici della Società Commerciale. colpì intensamente gli uomini-cellule di quel tempo i cui bambini erano sacrificati ogni giorno per i bisogni della scienza. presto. rimase passivo durante tutto il tempo in cui si smascherarono i suoi procedimenti di fronte all’opinione pubblica. Non ho bisogno di dirvi che queste comunicazioni restarono segrete. a poco a poco. Il cane dissociato Tra le mostruose avventure che contrassegnarono l’inizio della Tirannia scientifica. si capì. costruito a tre dimensioni. Nei capitoli che seguono. si decise un giorno anche di compiere spese folli per ricreare luminosamente. ma con luce nera. la costruzione del quadrato dell’ipotenusa. infatti la Società conservava gelosamente le informazioni che poteva così ottenere dai marziani. Era stata finalmente determinata la postazione più favorevole ai tentativi di comunicazione interplanetaria ed era stato lì sviluppato un sito di immensa esperienza. dall’invenzione della telegrafia senza fili. Fu l’inizio della lenta disgregazione del Leviatano. Si sa che. occorse arrendersi all’evidenza. diceva. compresero quanto le loro speranze fossero state chimeriche e che ci fosse verità e vita morale solamente nell’individuo. Cosa curiosa: quel mostro. La si proclamò per placare gli spiriti. Si disegnarono sul sole immensi triangoli luminosi o cerchi. Si ripensò a cento esempi di sensibilità e di devozione dati dagli animali: le timide galline sprezzanti del pericolo che proteggevano la ritirata dei loro pulcini. Nessuna risposta probante arrivò da Marte. “è più intelligente”. non aveva esitato ad assassinare due sapienti del Museo e a fuggire poi sui tetti portando via i suoi bambini. per quel motivo. e incapace. i gabbiani che si fanno uccidere per soccorrere una compagna ferita. il giorno in cui si volle farla finita con la sua onnipotenza. Si poté pensare per un momento che dopo la morte del Leviatano stava per prodursi una rinascita idealista. giunto senza alcun dubbio dal pianeta Marte e redatto in francese: “Sì”. . i sapienti si erano preoccupati di comunicare con il pianeta Marte. provenendo da un semplice animale. Migliaia di persone che avevano abdicato la loro personalità in favore del colosso sociale. incosciente. Era infatti una società finanziaria con capitale di svariati miliardi che aveva deciso di stabilire le comunicazioni necessarie. senza provocare alcuna protesta da parte loro. ma un incredibile concorso di circostanze. completandosi il risveglio delle coscienze. le scimmie nostalgiche che muoiono di dolore per un fiore venuto dal loro paese… Una parte di rivolte sorse presto. racconterò certi avvenimenti curiosi o strani che mi furono rivelati nel corso dei miei viaggi e che caratterizzano abbastanza questo periodo brutale e autoritario della grande storia del mondo. La Terra fu in quel momento a due passi dalla rovina. le linci che non uccidono se non spinte dalla fame. per cui la contraddizione era sconosciuta.Si commentò vivacemente la tremenda audacia della madre che. le comunicazioni divennero più attive e furono date istruzioni precise dai marziani sul modo in cui si poteva comunicare con loro comodamente a mezzo di fluidi capaci di attraversare lo spazio. occorre in particolare indicare la straordinaria storia della Società di Sfruttamento Commerciale del Pianeta Marte. ed era ben inteso che questa società si riservava il beneficio esclusivo dei segreti che avrebbe potuto così scoprire. e. Si tentò in seguito di riprodurre sul sole. Per lungo tempo i risultati furono negativi. che questa onnipotenza era già morta da tanto tempo.

il suo normale corso. i sintomi di dissociazione sembravano essersi localizzati all’estremità dell’osso della cotoletta. l’acqua del fiume coprirsi di una spessa pelliccia di peli. in qualche secondo forse. Occorre dunque confessare che la questione di dissociazione pratica della materia. l’animale sembrava divenuto pazzo. bruciato da quella cotoletta infernale che aveva trangugiato. D’altronde. presentava per i finanziatori un serio interesse economico. ora violente detonazioni che scuotevano i muri. i sapienti studiarono con vero terrore i fenomeni che si produssero. importanti domande furono poste ai nostri vicini sul modo in cui si poteva ottenere l’energia a buon mercato tramite la dissociazione della materia. piccoli incendi che si produssero tutto attorno. si appropriò della cotoletta e fuggì con quella nella campagna. la regione. Ci furono. e il Consiglio di amministrazione. ripartita adeguatamente sarebbe stata capace di azionare. distrutte fin dall’inizio dall’incendio. al contrario. dai lavori profetici del dottor Gustave Le Bon. che rigettava acqua bollente. preso alla sprovvista.000 franchi al posto di 1 centesimo. per riprendere improvvisamente. se ne otterrebbero 510 miliardi di chilogrammi. tramite i mezzi ordinari. Prima di tutto. È allora che accadde un fatto dei più semplici. Qualche secondo dopo. anch’esso dissociato. accorse. scomparendo nella terra. era al contrario una colossale riserva di energia. la Terra tutta intera forse? Come arginare simili fenomeni? Come arrestarne lo sviluppo? Le macchine di telegrafia interplanetaria. a una vera e propria esplosione dell’intero universo. La dissociazione si faceva visibilmente a strappi: ora non erano che semplici bruciature. Per fare effettuare per mezzo di carbone quel tragitto allo stesso treno. Si vide certi giorni. cose folli di cui osiamo appena registrare il racconto. cioè circa sei miliardi ottocento milioni di cavalli vapore. le sue forze centuplicate gli permettevano di depistare i più abili aviatori lanciati alla sua ricerca. non permisero di chiedere qualche istruzione urgente a proposito. Alla fine. pazzo di dolore. si stava senza dubbio per assistere a una distruzione totale. che avrebbe raggiunto gli oggetti circostanti. poi la noce che si trovava a fianco. Da tanto tempo. mentre i sapienti costernati si azzittivano attorno alla tavola misteriosa. se si arrivasse a dissociare per esempio un piccolo pezzo di rame di un centesimo di franco. a 36 chilometri all’ora. ma rovinosa. Il fiume si era trasformato in un vero e proprio vulcano. non sarebbe stata economica. per due mesi. Sembrò che lo spirito del cane. di un grammo di peso. subito avvertito. la casa. Questa quantità di energia. si gettò subito nella stanza. se quel grammo di materia fosse dissociato in un secondo.000 chilogrammi di carbone. aldilà del suo interesse scientifico. cioè circa 200. che la materia. inviamo direttamente effluvio dissociante su corpo qualunque a fianco della vostra macchina”. l’osso tutto intero. poi presto fu costatato che la disgregazione conquistava. il fenomeno di dissociazione non era affatto localizzato come nelle osservazioni fatte precedentemente con il radio.Le relazioni si svilupparono ogni giorno di più. La risposta dei marziani fu soddisfacente ma incompleta: “No tempo di darvi spiegazioni. l’aveva lasciata raffreddare di fianco a lui. mano a mano. compiva balzi disordinati. poi di embrioni informi. il paese. influisse sugli spaventosi fenomeni che si produssero. Nessun dubbio. questa questione preoccupava intensamente tutti i sapienti sulla terra. e che bastò tuttavia a modificare la storia del mondo. straripando in un sol colpo. tramite delle bruciature. posta in un piatto e coincidente con la colazione del telegrafista che. in qualche ora. Durante lunghissime ore. la scoperta del radio e le ricerche di sir E. In qualche minuto. a quel punto. i fenomeni cominciavano ad assumere un’intensità veramente spaventosa. un treno di merci di 500 tonnellate su poco più di quattro volte e un quarto la circonferenza della terra.830. Si era ben compreso. infatti. si precipitò nel fiume e. ci fu una successione di fenomeni abbastanza terrificanti da traviare ogni immaginazione umana. il cane del portiere dell’impianto che passava di lì. Secondo il dottor Le Bon. Improvvisamente. che facevano cadere a terra chi vi assisteva. Quel corpo qualunque era una semplice cotoletta d’agnello. Un giorno che il padrone del cane si era avvicinato al fiume con altri curiosi. Rutherford sul modo di rompere il nucleo atomico. si vide come una coda enorme e pelosa sollevarsi fuori dalle onde e agitarsi. Ma ahimè! Per trasformare un grammo di materia sarebbe occorsa una spesa di energia superiore a dieci miliardi di chilogrammi e questa trasformazione. Ci si lanciò subito alla sua caccia. già considerata come inerte e non in grado di restituire che l’energia di cui la si era inizialmente fornita. cacciato dappertutto. infatti. era. come una facoltà di disgregazione che si trasmetteva rapidamente. mentre una lingua d’acqua smisurata distruggeva gl i . si cominciò a capire che la cotoletta si stava lentamente dissociando. si sarebbero dovuti consumare 2.

con le migliaia di animali da cui discendeva. Quei tre animali erano nutriti a mala pena con erba sintetica artificiale che costava duemila europei al rotolo. nonostante avesse quattro piedi e non uno solo. era sconosciuto ai cittadini a cervello meccanico del nuovo Stato scientifico. in famiglia. nel momento stesso in cui la scienza umana sembrava giunta al proprio apogeo. sul terreno collettivo A-327. capovolse il mondo da quarantotto gradi. Si pensava risalisse al periodo caotico durante il quale la Terra era ingombrata di blocchi di pietra che rendevano penosissimo il cammino. Si trattava di tentativi criminali diretti contro le collezioni del Grande Museo Centrale e la mostruosità di quell’atto denotava una tale aberrazione di spirito che ciascuno ne restava confuso. essendo tutte le città confuse e sovrapposte undici volte sulla superficie del nostro meraviglioso pianeta. Ma lo si considerava un esemplare degenerato. Un visionario Fu nell’anno trentatré dell’Assoluto. tramite i suoi attentati criminali contrari a ogni saggezza scientifica. Poi. L’orrore dei primi attentati fu il più grande e per un momento si temette l’insufficienza degli aggetti di iodoformio destinati a calmare gli spiriti. Il secondo animale. rievocato alla meno peggio: il Solipede. ma tuttavia più vivace. a rimuovere gli alimenti dal corpo. dalle orecchie a punta. una pulce e un cavallo. L’attentato contro le collezioni del Grande Museo Centrale fu commesso dallo stesso figlio di un alto funzionario di quella istituzione. a far di conto e a studiare il meccanismo dei treni interplanetari. Il primo era. che da tanti anni. non nel davanti come negli elefanti e destinata. era impossibile designare le località in altri modi. ci si era astenuti da insegnargli a leggere. tutti i fenomeni si calmarono. tredici secondi di latitudine nord e zero gradi. alloggiato in un palazzo grandioso. infatti. Secondo le vaghe informazioni sfuggite al secondo diluvio. ma compiva salti prodigiosi. le ultime del mondo che comprendessero ancora bestie viventi. Si era appena scoperta. Per un lodevole sentimento di probità scientifica. che un visionario. si era creduto di poterlo battezzare del suo antico nome. emetteva una sorta di nitrito senza portata pratica. sole sopravvissute della fauna terrestre e che ricordavano quelle epoche lontane in cui l’uomo coabitava ancora. inspirava aria e picchiava la suola del piede. Il terzo animale infine. il pernicioso esempio di amore per le piante era disastroso per l’ordine sociale. sempre a quattro zampe. . un essere bizzarro. gioia del mondo antico. di longitudine est. a causa della sua proboscide pelosa posta nel didietro. rasente al sole. Questo modo di esprimersi. discendente dalla nobile famiglia degli Stibine. Sappiamo. il giovane Antimonio. otto secondi. si diceva. per conservarli tali quali erano una volta. si credeva. era soltanto appena più grande di un grano di tabacco. Quelle collezioni erano da tanti anni. ma nessuno conosceva più quei nomi antichi. per qualche mese soltanto. la dissociazione si arrestò – nessuno seppe esattamente perché – e il mondo scientifico ritrovò. tanto ignorante quanto l’altro.argini e andava a morire ai piedi del padrone terrorizzato. la riproduzione del genere umano era stata affidata a dei laboratori speciali di biologia e che l’amore sessuale. che pronunciava spesso le stesse parole: Qouap! ouap! ouap! e privo di ogni conoscenza matematica. un mostro. come quel nome sembrava indicare. cinque primi. (Già da diverso tempo. un primo. era di grande taglia.) La sola scienza regnava ormai come padrona assoluta e ognuno era divinamente felice di vivere in un mondo organizzato per quella. Quei curiosi esemplari che occupavano tre palazzi speciali. infatti. non aveva del resto nulla di intellegibile. dal momento che ogni vegetazione era stata soppressa sulla terra per ordine del Gran Laboratorio Generale. Era stato classificato tra gli animali feroci prescientifici del genere anti-elefante. la calma dei tempi passati. minimizzato a calcolo. infatti. Camminava a quattro zampe come il primo. Era muto. una macchina per farlo credere. erano in numero di tre: un cane. e poi anche per paura di esporre a un fatale ritorno di ignoranza tramite induzione l’ammirevole ingozzatrice elettrica di cui ci si serviva per l’educazione istantanea di tutti i giovani cittadini fin dalla loro uscita dalla macchina per nascere. Visibilmente l’istinto del cane si dissociava allo stesso modo e si provò un indicibile terrore. XX. dal cranio appiattito.

poi fermarsi bruscamente sulla sommità dei monti.Fin dalla sua giovane età. Innumerevoli riprese. si lanciò sui ponti-palloni. trascorrendo giornate bianche al sole e coricandosi quando tutto il mondo si alzava all’alba elettrica. l’orrore della desolazione e un lungo S. senza difesa contro un’iniziativa individuale che non aveva previsto e il più piccolo granello di intelligenza sollevato dal vento avrebbe potuto sfasciare questo orologio gigantesco. approfittando della disattenzione generale. come tutto il mondo faceva. nonostante non avesse nulla. aveva ricusato le gioie sociali del matrimonio artificiale nelle officine speciali dello Stato incaricate dei necessari prelevamenti necessari. sollevarsi verso di lui. composti di corde e di cinghie di amianto intrecciate. riuscì a domare la sua resistenza selvaggia e si mise a scuoterlo con la voce e con i gesti. dolcemente. e suo zio Kermès ne aveva contratto una grave malattia. imprigionò il corpo vivente del Solipede in una ragnatela di cinghie. mostrarono Antimonio sorridente. ma non sapeva cosa. Con un coraggio formidabile. si immerse nei tunnel. si disinteressava al corso di vibrazioni e restava lunghe ore in contemplazione di fronte ai tre animali viventi. Se ne andava poi.S. A volte. Quando tutto fu pronto. il terribile cavalcato percorse autostrade intere. e questo segno di incoscienza aveva definitivamente piombato nella desolazione la famiglia Sb1 O2 e Sb3 O4. parenti diretti del giovane. non poté fornire alcuna spiegazione ragionevole del suo attentato e riconobbe lui stesso che il suo atto criminale non aveva affatto soddisfatto le aspirazioni irragionevoli che lo divoravano. attese pazientemente la grande festa dell’Aldeide benzoica. Non fu che l’indomani sera che si poté valutare l’incidente. e le chiedeva quale potesse essere la ragione della differenza di sessi. si giudicò che il suo atto non potesse provenire che da una follia sadica contro-scientifica del terzo grado. con un classificatore elettrico a dodici piani. trascinando il visionario nella sua corsa folle. a causa della sua ostinazione. Tali antecedenti facevano prevedere avventure tragiche. Misteriosamente. saltò sul dorso del mostro. trasfigurato. Il mondo scientifico era allora così ben meccanizzato che si trovava. si mise allora a costruire strani finimenti per ingannare la noia. una fronda di vera erba si risvegliò in un laboratorio. sprofondò in scale paracadute e sfuggì miracolosamente alle migliaia di apparecchi di sicurezza sparsi dalla scienza sulla terra intera. Suo padre ne morì di dolore. Durante un intero anno. e. Fu costatato con stupore che gli animali non avevano alcun male e ce la si cavò con reintegrarli nei loro palazzi. si era subito accomodato nella pelliccia dell’anti-elefante e si lasciava trasportare senza resistenza né timore. Talvolta. Il Solipede si lanciò subito in avanti. di cui faceva continuamente saltare i fusi di sicurezza. gli leccava le mani. registrate di volata.O. percorreva le strade come un allucinato mormorando “Amo…Io amo…”. di terrore affollò gli undici piani della scienza. Egli tentò di spiegare vagamente che aveva obbedito a una voglia interiore irresistibile. Quanto al giovane Antimonio. Benzamide. era stato necessario rimetterlo quattro volte alla ingozzatrice. . scivolava nelle corsie deserte del Museo fino alla gabbia del Solipede. a quattordici anni e mezzo. Un anno più tardi. lanciato nella sua corsa folle sul Solipede di cui guardava avidamente fremere e contorcersi la carne vivente. dondolando le braccia. i fiumi ripresero il loro percorso. cercava la risposta nelle tavole dei logaritmi e non la trovava. Antimonio evidenziava un carattere strano. nel mondo intero. come a misteriosi istinti atavici ignorati. non aveva voluto rimuovere il cervello per rimpiazzarlo. contro tutte le usanze. non ascoltava più i fonogrammi quotidiani. Durante la sua maggiore età. con certezza domato. L’anti-elefante seguiva saltellando e facendo sentire il suo grido strano e terribile: Ouap! ouap! ouap! Quanto all’animale saltatore. la scienza conobbe così tutte le disgrazie. neanche lui. Lo si vide gettarsi in avanti. Come una tromba d’aria. Antimonio passava minuti interi a sognare invece che calcolare. prendeva nuove misure e tornava a casa a lavorare in segreto. l’anti-elefante. infatti. Se decise dunque di internarlo nel laboratorio dove lavorava e di sorvegliarlo da vicino per un anno. A volte. Ci fu allora. Piste magnetiche furono tagliate. disorientata e molto turbata. si impadronì dei tre animali viventi. mentre ai suoi piedi. osservando fuggire nel cielo nuvole chimiche tra gli alberi artificiali. Antimonio divenne sempre più cupo. ribelle ad ogni insegnamento scientifico. guardava lungamente la sua compagna di lavoro Benzamide.

A dire il vero. gli anziani che avevano conosciuto l’umanità grazie a libri oggi distrutti per la sicurezza dello Stato-Sovrumano. ma con i progressi inauditi della scienza. le idee di quel pazzo non sembravano tanto meritare un tale spreco di tempo. La sostituzione di una cellula-uomo era dunque un fatto naturale senza portata. Si trattava. i centodiciotto sapienti di Stato erano lì. A dire il vero. Seduti davanti alle tastiere. un manifesto inverosimile dove era esclusa ogni equazione e che non si appoggiava che sulle idee! Per un cittadino dello Stato-Sovrumano. al contrario. Nel mondo scientifico nuovo. infatti. rimaneva perfettibile. ci si era presto persuasi della sua realtà vivente. avrebbe comportato quella di tutti gli uomini che vivevano artificialmente solo per lui. le prigioni e i torrioni di un tempo erano stati soppressi. perché tutti credevano che i progressi dello Stato-Sovrumano potevano ormai dipendere dal solo accrescimento della velocità sociale. di cervelli elettrificati e di fodere a batterie. e i cittadini a cervelli di bronzo si sforzavano. aveva aperto le porte della Fabbrica e scatenato sul mondo gli effluvi radiosi del sole artificiale. Essa rivelò nuovi scandali molto più gravi per l’ordine pubblico dell’attentato contro le collezioni del Museo. . secondo i dati esatti della scienza. Antimonio fu arrestato la sera stessa e il Sapiente Assoluto riprese fiato. La soddisfazione scientifica era generale. la morte dello StatoSovrumano. In più il Sapiente Assoluto apprese con terrore quali strane domande Antimonio ponesse a Benzamide sull’utilità dei sessi. Gli uni dopo gli altri. l’uomo dalle dita di caucciù. Lo fornì presto lui stesso redigendo. tutti lo sapevano. contrariamente a tutte le leggi. sotto la direzione del Sapiente Assoluto. Abbondantemente nutriti con arsenico fenicato. L’amore morto Fu il beato giorno della grande festa mondiale dell’Accelerazione che Antimonio fu giudicato. circondati dal rispetto di tutti. di giudicare nei primi dieci minuti della seduta il visionario Antimonio. Le prigioni non avevano ormai alcuna utilità. XXI. Lo si era preso ai primi tempi dell’umanità per una semplice funzione giuridica. di capire il vero motivo che poteva spingere i Venti vegliardi di una volta a interrogare quel demente in circostanze così solenni. salvo che i prigionieri godevano un tempo della loro libertà di spirito e dello spettacolo della natura. per mettere Antimonio sotto accusa. dovevano solo lasciarsi funzionare in condizioni precisamente definite e la loro felicità non poteva più accrescersi. sedevano maestosi. Degli uomini-cellule non ci si preoccupava più già da tanto tempo. ciò era compiere un’opera di follia. al di sopra di loro. centinaia di cittadini dal cervello di bronzo fosforoso si affrettavano senza ragione nelle grandi arterie dell’andata e nelle strade venose del ritorno. al contrario. provvisti di braccia in bismuto. impassibili e muti e. ogni discussione era infatti sconosciuta. gridando: “Novantatré! Novantatre! Novantatre!” Che significava che il rendimento assoluto delle nuove dinamo di Stato aveva appena raggiunto il 93 per cento. non esisteva alcuna differenza tra la condizione dei cittadini sottomessi allo Stato-sovrumano e quella degli antichi imprigionati. Il suo turbamento fu al culmine quando gli si riferì che Antimonio e Benzamide avevano frequenti litigi. Si raccontava tra la folla che egli fosse stato deviato dal retto cammino da un’evasione di tre mesi nei deserti abbandonati dell’antica Europa e si ricordava il suo attentato contro le collezioni del Grande Museo. trovare un pretesto che non risvegliasse dubbi. i membri del Cervello Centrale si avvicinarono al tetto del Palazzo di Stato e discesero con l’ascensore a effluvi nella sala della Scienza dove si teneva la seduta annuale dell’Accelerazione. La stretta sorveglianza che si esercitò su Antimonio non gli fu gran che favorevole. Lo Stato-Sovrumano. i Venti vegliardi di una volta. e si capisce quale gloria il nuovo mondo derivasse da questa riforma che poneva gli uomini al rango degli dei. ma invano.Dati i progressi meravigliosi compiuti dalla scienza. Dall’ora già lontana in cui Kilowatt. Il pericolo diventava immenso per lo Stato ma occorreva. poiché ogni disaccordo poteva aggiustarsi tramite il calcolo.

Tutto ciò che il popolo e i centodiciotto sapienti di Stato potevano conoscere, era che un’accusa capitale di imprecisione scientifica pesava su Antimonio. Solo il Sapiente Assoluto e i Venti vegliardi di una volta comprendevano l’angosciante gravità della disputa, perché solo loro sapevano che, per loro cura, l’Amore era morto nel mondo e che la sua resurrezione comportava la caduta dello Stato-Sovrumano. Qualche secondo passò e la seduta fu aperta. Agli effluvi blu successero gli effluvi rossi e Antimonio apparve, introdotto da un automa e fortemente ostacolato da due ipnosi del piede. Il suo sguardo, libero, chiaro e luminoso errò un istante con indifferenza verso la cupola dove si incrociavano le istantanee-gramma dei giornali di provincia, poi, improvvisamente, ardentemente, si posò su Benzamide seduta al banco dei testimoni e che, ansiosamente, attendeva. Improvvisamente, le tastiere si agitarono e il Sapiente Assoluto si alzò per riassumere l’ideogramma di accusa. Antimonio sosteneva nel suo manifesto: 1) Che un ragionamento qualitativo dovesse sostituire i metodi scientifici di Stato basati sulle illusioni di tempo e di spazio per la direzione delle cellule-uomini; 2) Che, senza ricorrere allo Stato-Sovrumano, l’uomo, grazie alla cultura della propria volontà avrebbe potuto domare gli elementi, sollevarsi in aria, planare senza appoggio materiale e anche eliminare la morte; 3) Che con l’accrescimento di questa stessa volontà individuale, l’uomo avrebbe potuto spostarsi istantaneamente da un luogo a una altro e non sottomettersi più alle regole infantili dello spazio; 4) Che questo accrescimento formidabile delle forze individuali poteva senza dubbio prodursi solo in funzione di altre passioni, oggi sconosciute, ma di cui ci sarebbe urgenza di ricercare la natura nella storia dei secoli passati. Ascoltando quest’ultimo paragrafo, i Venti vegliardi di una volta si sentirono impallidire di terrore. Era dunque questa forza terribile dell’Amore che gli permetteva di resuscitare dalle ceneri di un mondo abolito e di sfidare la loro onnipotenza! La scienza, non era dunque lei la più forte? Era necessario farla finita. Quando la lettura dell’ideogramma fu terminata, violenti effluvi di protesta attraversarono la sala, e il Sapiente Assoluto, indirizzandosi ad Antimonio, riprese con durezza: “Io non capisco poi con quale fine lei abbia chiesto, quando era in osservazione, che le sue idee fossero sottoposte all’addetta di laboratorio Benzamide, figlia dell’illustre Antracite, con la quale lei ha compiuto i suoi studi. Lei ha affermato che, senza la sua approvazione e senza la sua presenza, non potrebbe realizzare nulla. La ragazza è qui oggi davanti a lei, devo avvisarla che questa occasione di spiegarsi è l’ultima che le sia offerta.” Un lungo silenzio si librò. Smarrito, con tutta la fiamma dei suoi occhi, Antimonio guardava Benzamide e il suo sforzo di comprensione appariva tremendo. I Venti vegliardi di una volta seguivano questa scena con angoscia, pronti a intervenire, e i centodiciotto sapienti, non capendo nulla, guardavano l’accusato con impazienza. Benzamide, a sua volta, contemplava Antimonio con una curiosità commossa come se lo vedesse quel giorno per la prima volta. L’esperienza diventava infinitamente pericolosa, occorreva che si interrompesse subito e, nervosamente, il Sapiente Assoluto si alzò: “In assenza di ogni spiegazione della parte accusata, disse aspramente, sospendiamo l’udienza tre min uti, per permettere a Benzamide di redigere le sue conclusioni. Lei sola conosce a sufficienza i cosiddetti lavori dell’accusato per poter deporre in suo favore.” Senza più saper esattamente quello che faceva, Benzamide si confinò sola nel laboratorio contiguo alla sala delle sedute. Le sue idee si aggrovigliavano, le teorie e i metodi danzavano davanti ai suoi occhi, come presi da follia. Violentemente, tentò di classificare i suoi pensieri, di guardare in se stessa. Felice, lo era senza alcun dubbio. Non era suo padre il glorioso inventore del ripopolamento dello Stato artificiale che sostituì lei non sapeva esattamente quale metodo primitivo e fuori moda? Tuttavia, non era una figlia come le altre, e a volte delle idee strane la assalivano. Spesso, quando lavorava con Antimonio, pativa brusche afflizioni quando il giovane impiegava metodi che non erano i suoi. Sola, tra tutte le sue compagne, non amava il proprio nome, avrebbe preferito chiamarsi Narcotina o Codeina. Due minuti passarono, poi, ad un tratto, senza sapere perché, Benzamide sentì lungo le sue guance delle lacrime bollenti che scendevano.

Istintivamente, la ragazza si alzò, prese una provetta e analizzò rapidamente nell’Atomometro: Acqua: 983,0; Cloruro di sodio: 13,0; Sali minerali: 0,2; Materie albuminose: 5,0. “Divento pazza, pensò. Non c’è nulla aldilà della scienza: questo pazzo disonora lo Stato.” Il terzo minuto terminò, Benzamide rientrò nella sala delle sedute, riprese il suo posto e, con un movimento della testa, fece segno che non aveva nulla da dire, poi distolse gli occhi. Uno scatto, un corpo che si sbilancia; Antimonio scivolò inerte sulla tavola iodoformata. Non essendo state fatte obiezioni da parte di alcuno, neanche da Benzamide, ed essendo Antimonio pericoloso per lo Stato, per la sua follia, i giudici, in virtù del loro potere di discrezione, procedettero essi stessi, di ufficio e senza più informarsi alla sostituzione del suo cervello con una macchina logaritmica in bronzo d’arsenico del modello regolamentare fornito dallo Stato. È così che gli spettatori di questa tragica scena videro presto Antimonio ripassare, automa docile, senza personalità, senza pensiero, e mischiarsi alla folla degli schiavi di Stato che attendevano al di fuori gli impulsi meccanici, minuziosamente regolati dal Maestro della Fattoria. E mentre Benzamide, la testa pesante, le idee stornate, riguadagnava il laboratorio di suo padre sociale, i Venti vegliardi si alzarono e si spostarono nella sala del Consiglio privato. Lì, tremanti ancora per la pericolosa esperienza che avevano appena provato, si guardarono lentamente senza parlare. Loro soli al mondo sapevano che qualche cosa di immenso era stato per sempre distrutto: qualche cosa di favoloso di cui l’umanità antica aveva vissuto per secoli, qualche cosa di cui il nome, soltanto pronunciato, avrebbe messo lo Stato in pericolo. E sull’Amore definitivamente morto, sulle ceneri della Divina Sofferenza di una volta, rassicurati ormai sulla passività dei cittadini di bronzo dal cuore d’automa, poterono intravedere infine il trionfo colossale del mondo artificiale, piegato per sempre sotto gli artigli dello Stato-Sovrumano. Nella strada, la folla docile ancora gridava: “Novantatre! Novantatre!” che significava che il rendimento assoluto delle nuove dinamo centrali aveva appena raggiunto il 93 per cento.

XXII. La paura della cosa sconosciuta
“Le materializzazioni si compiono tramite l’occhio! Le materializzazioni si compiono tramite l’occhio!” Questa costatazione, ripetuta cento volte, affollò tutta Parigi verso la fine del XX secolo. Già da tanti anni la guerra non esisteva più, anche il suo nome era dimenticato, e i popoli della terra intrattenevano delle relazioni diplomatiche di una cortesia estrema. Non ci si stupirà di questo quando si saprà che gli armamenti erano stati sviluppati in proporzioni inaudite e che i progressi ammirevoli della Scienza non permettevano di distinguerli dalle altre produzioni industriali. La pace era universale, non c’erano più armate, né soldati. Quando un popolo doveva lamentarsi con un altro popolo, si accontentava di uccidergli tre o quattrocentomila persone per mezzi conosciuti da lui solo; i capi di Stato si scambiavano ipocriticamente affettuosi messaggi di condoglianza, accettavano la lezione o tentavano di vendicarsi, secondo la loro forza, ma nulla, esteriormente, sembrava turbare la cordialità del loro accordo. In ciascuna regione, la guerra era diventata endemica, era ormai soltanto una forma della scienza e della pace generale: la civiltà appariva dunque al suo apogeo. A volte, degli spiriti dolenti rimpiangevano assai l’epoca barbara delle brevi guerre dichiarate, quando i soli militari erano esposti, e che generavano in seguito delle paci vere, ma non osavano dirlo e a mala pena pensarlo, tanto era dispotica la polizia dei Sapienti Assoluti che dirigevano il mondo. Fu in particolare nell’ultimo anno di oscillazione polare del XX secolo che una serie di rappresaglie pacifiche angosciò l’umanità. Poiché le Gallie del Nord avevano improvvisamente aumentato la loro tariffa doganale sui fanghi alimentari di torba, i Piccoli Prussiani, tutti vegetariani, minacciati dalla fame, inviarono a Parigi, per vie traverse, seimila caschi di turismo aereo che vendettero a basso prezzo ai cappellai del centro nei quartieri di Argenteuil e di Saint-Germain. Avendo qualche cliente perso la vista provando questi caschi, fu costatato molto fortunatamente in tempo, che la cuffia conteneva due particelle di radiomite che bruciava il nervo ottico in qualche minuto senza lasciare tracce. Represso l’affare, come d’abitudine, dalla censura dei Sapienti, fu annunciato in tutte le riviste d’arte, qualche settimana più tardi che, per rispetto della alta cultura germanica, l’Accademia di musica di Parigi

avrebbe dato a Berlino una grande stagione francese destinata a far conoscere meglio i capolavori della nuova orchestrazione vibratoria moderna. Questo annuncio fece scalpore negli ambienti berlinesi, dove ci si appassionava per questa nuova musica, che ispirata dall’impressionismo antico in campo pittorico, lasciava che ciascun strumento dell’orchestra suonasse in modo indipendente secondo la propria tinta. L’insieme sintetico si ricomponeva nello spirito dell’uditore, che non aveva, in breve, che da tapparsi le orecchie per meglio percepire l’armonia generale, come gli amatori di una volta strizzavano gli occhi per apprezzare la luminosità totale di una tela impressionista. I concerti francesi si prolungarono, a Berlino, durante diverse settimane. Ogni giorno i musicisti facevano ascoltare note più curiose, più discordanti, e la loro follia disarmonica, giunse a un tale punto che si dovettero aprire tutte le finestre del teatro per evitare il funesto effetto delle vibrazioni sui vetri che cadevano in frantumi. I musicisti francesi sembravano evidentemente attendere qualcosa. Il giorno dopo, avendo fatto appello alla collaborazione di un’eccentrica orchestra americana e di qualche violinista italiano, le vibrazioni musicali, strane e profonde, furono improvvisamente interrotte da una detonazione formidabile venuta dai sobborghi della capitale e che costò la vita a sessantatré mila persone: la colossale fabbrica di azoto vitale di Schweidenburg era appena saltata. Tutto accadde nel modo migliore del mondo: i musicisti francesi interruppero il loro concerto in segno di lutto; il margravio di Brandeburgo stesso fece distribuire agli artisti degli splendidi cesti di begonie bulbose per ringraziarli del loro concorso e una colletta fu organizzata a Parigi in favore delle vittime… Fu allora che un’angoscia profonda colpì la capitale della Gallia settentrionale. Tutti gli spiriti illuminati capirono, infatti, che la catastrofe di Schweidenburg, provocata dalle sapienti vibrazioni musicali dell’orchestra francese, avrebbe comportato terribili rappresaglie. Si temette il ritorno delle nuvole rosa avvelenate o degli uccelli migratori esplosivi che avevano compiuto tanta distruzione e i Sapienti Assoluti stessi avevano il terrore di sentirsi disarmati contro i tradimenti, sempre possibili, della loro subcoscienza: regno dello spirito molto mal difeso, nel quale il nemico aveva già effettuato diverse volte dei raid ipnotici di spionaggio assai inquietanti. Fu dunque per loro una sorta di sollievo quando ispettori vennero ad annunciargli che una povera operaia della fabbrica di distribuzione di Teatro a domicilio era stata strangolata la notte stessa da un fantasma che si era progressivamente materializzato nell’oscurità della sua camera. Un occhio luminoso, color smeraldo, si era dilatato inizialmente a due metri circa dal suolo, poi una rozza testa si era manifestata, da cui erano sgorgati subito dei filamenti di materia in forma di muscoli, di braccia e di mani. Quei filamenti, come tentacoli di piovra si erano presto ramificati attorno al collo della sfortunata, terrificata, e avevano provocato la sua morte per soffocamento. Una dozzina di casi identici furono segnalati l’indomani nei sobborghi di Mantes e di Château-Thierry, vale a dire alle estremità dell’agglomerato parigino. Quelle materializzazioni a distanza non erano affatto nuove e, malgrado tutto il loro pericolo, si conosceva il mezzo per combatterle. Non erano tremila fantasmi analoghi, catturati dieci anni prima e indeboliti tramite ipnotismo, impiegati già da tanto tempo al prosciugamento delle paludi e ai lavori più ripugnanti dello scarico dei rifiuti? Questa volta, tuttavia, ciò che inquietava gli spiriti deboli, era che la materializzazione cominciasse con l’occhio. Non che, ci affrettiamo a dirlo, a quest’epoca scientifica l’app arizione di un occhio nella notte fosse capace di terrorizzare le persone più timorose, ma si sapeva che i fantasmi Piccoli Prussiani cominciavano la loro materializzazione dai piedi, e l’apparizione primitiva dell’occhio disorientava gli osservatori. L’Accademia coloniale, riunita l’indomani stesso, risvegliò tutto l’ansietà di Parigi dimostrando chiaramente che si trattava di rappresaglie orientali, dovute senza dubbio al divieto di esportazione dei vermi bianchi, e che i Piccoli Prussiani non c’entravano per nulla. Sappiamo, infatti, che la mentalità dell’Estremo-Oriente è, per ogni cosa, l’inverso della nostra. Gli Orientali temono il bastone e disprezzano la morte; i loro cuochi sbucciano i loro legumi verso l’esterno, invece di richiamare il coltello verso di loro come i nostri; scrivono all’indietro, e i loro pittori, quando devono decorare una grande superficie murale, tracciano inizialmente gli occhi degli uccelli, poi i becchi, le piume e infine il paesaggio che sta attorno. Cominciare queste materializzazioni di fantasmi con l’occhio, era la prova indiscutibile dell’azione orientale. Parigi piombò dunque nuovamente nell’angoscia della cosa sconosciuta. Degli immaginosi, si figurarono nella mente con precisione tutte le catastrofi possibili, morivano bruscamente di arresto cardiaco al minimo rumore insolito che percepivano, altri non osavano più avventurarsi nelle strade, quasi tutti sentivano un terrore morboso abbandonandosi al sonno. Più l’attesa si prolungava e più questo nervosismo diventava

aveva a mala pena fatto progressi. provenivano dai Piccoli Prussiani poiché portavano ostensibilmente un’etichetta americana. agitata con un movimento di rotazione. La levitazione universale Fu appena dopo il XX secolo che l’uomo cominciò a dominare la natura e a comandare realmente il movimento dell’Universo. gli uomini di allora non avevano affatto la scusa di ignorare la radioattività e solo questo avrebbe dovuto metterli sulla via delle meravigliose scoperte che avrebbero perseguito qualche anno più tardi. a qualunque prezzo. la stupidità e l’incomprensione generale che incontrò il ritorno periodico della cometa Halley nel 1910. Fu dunque una vera esplosione di gioia che accolse. insomma. da tanto tempo. la rivelazione definitiva delle due forze antagoniste di attrazione e repulsione. Non si volle credere. la gravitazione universale era sufficiente a rendere conto di tutto il resto per quanto riguarda la formazione dei mondi. fu interamente dovuto alla scoperta sensazionale delle leggi generali della levitazione universale che. e. Quando il nucleo centrale era di dimensioni sufficientemente ristrette per non liberare un nuovo anello. Fu. si vide anche un grande distributore di alimenti elettrici dei boulevard disporre sul marciapiede sedie e tavoli alla maniera di una volta. di un tipo molto antico. liberava successivamente degli anelli sotto l’influenza della forza centrifuga. arci-conosciute. Ognuno si credeva ritornato al buon vecchio tempo dei puerili bombardamenti di granate. Come è possibile che non ci si fosse preoccupati prima della necessità di quel contrario? Possiamo domandarcelo con stupore. a Parigi. si condensavano in sfere che formavano i pianeti. ma era con l’indifferenza davvero più sorprendente che Laplace aveva avuto la premura di lasciare interamente questa questione da parte. delle due energie contrarie da cui dipendono l’apparizione e la sparizione dei mondi. nessuno. Gli uomini di quel tempo assegnavano forse meno importanza a quell’avvenimento astronomico quanto l’avrebbero fatto dei pastori Caldei che avevano vissuto qualche migliaio di anni prima di loro. cioè della materia. Una volta posto quel punto di partenza senza discussione. che nessuno. incontestabilmente. Basti ricordare. generate nel loro percorso da granate femmine. il movimento prim itivo e rettilineo delle nebulose. Si arrivava a desiderare la peggiore calamità per essere liberati. La legge di Newton era sufficiente a spiegare tutto. e d era a stento che si potevano stabilire differenze tra l’uomo delle caverne e quello che viveva all’inizio del XX secolo. . Questo passo formidabile. E tuttavia. per esempio. Solo Keplero sembrava essersi preoccupato delle leggi dell’energia. sole ad essere conosciute allora. a maggior ragione. a delle rappresaglie così grossolane e talmente infantili. La nebulosa primitiva. occorre riconoscerlo. l’arrivo delle prime granate maschie. dimenticarono per cinquantacinque minuti di mettere in presa la semplicissima leva che comandava il vecchio apparecchio magnetico destinato. La gioia fu così grande e l’allegria popolare talmente incontenibile che i Sapienti Assoluti stessi. all’inizio. Nessuna conclusione scientifica fu tratta da questo importante incontro. nessuno sospettava ancora gli orrori inconcepibili che imminenti progressi scientifici avrebbe riservato agli umani. con uno scopo industriale o scientifico. di associazione e dissociazione. Fino a quel momento. sotto l’influenza dell’attrazione. Tutti accorrevano ai punti di caduta per vedere queste granate conosciute. XXIII. così i fisici avevano avuto l’accortezza di ammettere come un assioma indimostrabile l’energia della materia. il provvidenziale passaggio dell’astro errante. pensò di utilizzare praticamente. da un incubo insostenibile. per atavismo. a deviare le granate in caso di attacco e condurle con precisione al deposito di vecchie ferraglie sistemato a quello scopo in un terreno indefinito delle fonderie del Creusot. si condensava a sua volta in sole centrale. completando quelle della gravitazione.estremo. quegli anelli si separavano come anelli di fumo. si rimane davvero attoniti riflettendo sul passo gigantesco compiuto dall’umanità in questo breve lasso di tempo. si cantava per le strade. spiegarono il movimento generale dell’universo. balli erano organizzati come in passato all’aria aperta. temeva più: si rideva. Come le religioni antiche assumevano un deus ex machina incaricato di dare l’impulso primitivo alla creazione all’origine del mondo. e che. Quando si paragona questa indifferenza straordinaria all’attività sfrenata che regnò sulla terra quando si intraprese la cattura della cometa. ignorando tutto di se stesso e del Leviatano che lo circondava.

era già stato osservato. progressivamente. come sempre. l’operato. Quando si conobbero definitivamente la struttura e le leggi del piccolo sistema solare completo che è l’atomo. fu facile risolvere quel problema e spiegare chiaramente il gigantesco universo tramite l’universo microscopico. molto semplicemente. si arrivò fino ad utilizzare tutta questa forza centrifuga. Questa rivelò che un avo del normalista era mercante . che i nuovi metodi di anestesia non sopprimevano. non era stato inizialmente considerato a sufficienza. ma l’amplificavano alla maniera di un microscopio. nel corso di operazioni chirurgiche. dovuto alla dissipazione di una parte della nostra forza centrifuga. fatti compiuti secoli fa. giurò che avrebbe lasciato due oggetti da tre penny per un franco e che non guadagnava nulla sul camembert. come in origine. permetteva a ciascun pianeta di descrivere regolarmente la propria ellisse attorno al sole centrale. quei fenomeni presero improvvisamente un carattere inatteso. le nuove forze per i soli bisogni dell’industria senza più pensare alla direzione della terra un momento intravista. l’attrazione si era fatta sentire e aveva proporzionalmente avvicinato la terra al sole. quando il Chirurgo sociale riuscì. Le comete stesse. essendo la velocità di rotazione esattamente diciassette volte la velocità primitiva. vale a dire un leggero rallentamento della terra attorno al sole. Quando. lo ripeto. Non pensava che questa operazione avrebbe permesso ai curiosi del mondo intero di viaggiare presto nella storia dei tempi passati e di rivedere personalmente. si telegrafò con terrore. anestetizzato localmente con della cocaina o dell’etere. pressappoco. furono fatti antichi che. dall’Equatore. fu.Tutto ciò era assai esatto. che i sapienti. per estrarne energia utile. egli non sospettava affatto delle conseguenze formidabili che avrebbe avuto il suo audace intervento. Con grande meraviglia di tutti gli assistenti. percepì il lavoro compiuto dal chirurgo ingrandito di migliaia di volte come un’immagine su uno schermo cinematografico. compiuta da dei giganti di cotone. fu osservato con stupore un leggero aumento dei giorni. infatti. parlando propriamente. Il paziente diviene. infatti. si pensò di utilizzare la formidabile forza rettilinea che possedevano ad esempio le comete delle nebulose primitive. alla velocità antica. degli eccessi presto repressi. Nel corso di una piccola operazione chirurgica. di migliorare ancora di più un giovane uscito primo dalla Scuola Normale Operaia e di trasformarlo in soggetto di élite capace di calcolare in qualche minuto tutte le nuove contribuzioni sociali sul reddito. si mise a delirare. Si ritornò allora. XXIV. Per compensazione. infatti. con caratteristiche spesso meno dense del vuoto relativo di una macchina pneumatica. propriamente parlando. in cui si era cominciato a dissociare la materia terrestre in grandi proporzioni. e ci si divertì. Fu il trionfo della nuova scienza ricavare presto una parte dell’energia della cometa Halley. Nella gioia del trionfo. unendosi poi con l’attrazione. nei più piccoli dettagli. Quel rallentamento. per la prima volta. Dal giorno. silenziosa e imbottita. ma a nessuno veniva in mente di chiedersi un istante da dove provenisse questa forza centrifuga che creava così ciascun sistema solare e che. mentre lo si operava. stupefatti. e ci si accontentò di immagazzinare. per puro orgoglio. Allo stesso tempo arricchì tutto di tali precisioni sulla vita di una volta durante la Piccola Guerra del 1914. resuscitarono improvvisamente al primo piano della coscienza. A quel tempo ci furono anche. Da quel momento. che gli uomini e le cose non aderivano più alla superficie del suolo. L’ingrandimento dei ricordi L’anno della Trasmutazione. il primo atto di autentica sovranità che l’uomo esercitò sull’universo. ad aumentare in proporzioni considerevoli la velocità di rotazione della terra tanto che le giornate non furono più che di qualche ora. nella cefalotomia sostituendo all’emisfero sinistro del cervello una spugna calcolatrice. per la prima volta. si poté anestetizzare il cervello. immagazzinata di recente. Non era meno urgente aggiustare quanto possibile quelle perdite di energia centrifuga e si pensò subito a catturare la forza radiante delle comete. Certo. poi dell’anno. la durata dell’anno. il semplice spettatore di un’operazione immensa. Fu proposto. senza soffrire. in piena luce. furono ormai soltanto una sorta di particelle alfa attraversanti gli immensi vuoti interplanetari dell’atomo-universo tra il nucleo-sole da cui si dissocia l’idrogeno e gli elettroni-pianeti a orbite fisse che gravitano attorno a lui. immagazzinati dalla memoria negli strati profondi del cervello. la sensazione. ristabilendo così. il normalista. fino al giorno in cui. procedettero a una rapida inchiesta. e si può pensare che sia questo ingrandimento che tolga al dolore tutta la sua acuità. Non furono più le dimensioni della ferita o degli strumenti di chirurgia che apparvero formidabilmente ingranditi nello spirito del paziente.

siccome il periodo attuale. ma si ignorava tutta la forza di questa passione. si era capito che il materialismo integrale non offriva alcuna base seria e che lo si doveva abbandonare definitivamente. per iperestesie successive degli strati recenti della memoria a riportare Sodio alla sua epoca. ci si lanciò negli esperimenti più stravaganti sul corpo umano. Dalla scomparsa del Leviatano. e quel doppio movimento. Il fatto. L’uomo tagliato in due Verso l’anno 23 dell’Era Nuova della Presa dell’Atomo. che. era stato meglio intravisto. Sodio finì. XXV.nel 1918 e che erano. Ma Sodio. E subito.. era senza alcun dubbio perché il suo corpo gigantesco era stato costruito a tre dimensioni trascurando il supporto necessario di quella quarta dimensione interiore alla quale l’uomo deve la vita. Fu uno strano periodo. nonostante sposato con la regina Ingoberge. Quando il sapiente Sodio ebbe raggiunto quel periodo dei suoi ricordi ancestrali. come una volta gli aviatori si sforzarono di battere il record di altitudine. di descrivere. e. Ma c’è di meglio ancora: riconosciamo spesso città o paesaggi che si vedono per la prima volta. Grazie all’anestesia espertamente localizzata degli strati attuali della memoria e all’iperestesia del subcosciente. quello che si era preso fino a quel momento per i moti successivi dei secoli. Tale bambino ripiega istintivamente un giornale o si gratta l’orecchio con gli stessi gesti che faceva un nonno che non ha mai conosciuto. Si conobbero anche dettagli insospettati sulla vita dei secoli passati. proviamo ammirazioni o simpatie. Fin dai tempi più remoti. ebbe un tale accesso di dispiacere che si suicidò nella Storia. non era tra i più divertenti. infatti. che era al corrente di tutti i metodi che si potevano impiegare per forzarlo a lasciare le sue due cameriere. per incarnare la stessa persona di uno dei suoi antenati: il re Cariberto. certe ripugnanze istintive ci provengono da un antenato ignorato. in una sola figura. risalendo per eliminazione nei suoi ricordi. per oggetti d’arte o per persone che si riconoscono senza averle mai viste. si era preso un’irresistibile infatuazione per le sue due cameriere. come prima. l’ostinazione dei sapienti rischiò nuovamente di condurre l’umanità alla rovina. di cui una si chiamava Marcovèphe e l’altra Meroflède. le sue impressioni antiche che il suo discendente percepiva direttamente durante l’operazione. era ben raffigurata con il simbolo della respirazione nelle religioni antiche. infatti. Tutti si offrirono per effettuare delle esplorazioni nel passato. con le sensazioni del momento e i ricordi della veglia. gli esploratori della storia si fecero ogni giorno più numerosi. i viaggiatori del subcosciente rivaleggiarono con alacrità per avanzare più lontano possibile nella Storia. si sapeva. L’esempio poteva essere pernicioso e compromettere il perfetto equilibrio nel quale vivevano in quel tempo i cittadini sociali. Si pensò che se il Leviatano era morto. Certi riflessi. meglio districato ciò che era insomma la personalità umana opposta al mondo esterno ed era stato dichiarato che la coscienza non era. che la vita era soltanto una serie perpetua di azioni e di reazioni tra il mondo esteriore e il mondo interiore. E. che il senso interiore e innato della quarta dimensione. È che noi viviamo in superficie. unicamente consacrato alla Scienza. a ben vedere. Ci si accinse dunque. Fu esattamente quell’anno che lo Stato scientifico proibì i viaggi nel subcosciente. di farne un blocco unico. È evidente. . La cosa fece riflettere. in cui le persone si assentarono dal presente per mesi per non vivere che di ricordi imprevisti richiamati al primo piano dall’anestesia dei ricordi contemporanei. ma dei suoi ascendenti. e che la vita matematica e noiosa riprese il suo normale corso. di ricostituire il mondo intero al di fuori di ogni idea di spazio e di tempo. ignoriamo l’immensità di una subcoscienza inesplorata nella quale si trovano sigillate le miliardi di sensazioni e di idee di persone che ci hanno preceduto. Dopo la morte del Leviatano. registrato dalle cronache di Saint Denis. Per una serie di discendenze di cui la storia non aveva conservato alcuna traccia. senza inizio né fine. senza alcun dubbio. Quel senso interiore si trovava contemporaneamente fornire la chiave dei grandi problemi dello spazio e del tempo. permetteva di integrare tutte le nozioni umane. i sapienti di quest’epoca riuscirono presto a organizzare autentici viaggi nella storia. quella contraddizione. che appaiono antiche. siccome la scienza non saprebbe fermarsi a semplici intuizioni filosofiche e le occorre immediatamente ricorrere ai lumi dell’analisi. si trovò così bene tra le sue due cameriere che rifiutò deliberatamente di ridiscendere nella storia per ritornare al secolo meraviglioso della Scienza. non solamente della persona stessa. non era sconosciuto. Questa moda ebbe fine tramite una misura legislativa quando scoppiò lo scandalo del celebre sapiente Sodio. che negli strati profondi del cervello sono assopiti innumerevoli ricordi. sotto pena di morte.

un emisfero cerebrale. ma su basi nuove. aveva condotto l’umanità ai suoi più alti destini. a isolare il cervello. Da una parte. in loro potere. di progressi e di analisi. Dopo aver praticato la banale ablazione delle due braccia e delle due gambe. non si scoraggiarono. gli elementi separati che componevano la vita. Al contrario. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale si mostrarono all’inizio inebriati dai risultati ottenuti. un uomo composto da parti simili nei due lati e che non formava. e che a breve l’umanità si sarebbe estinta per sempre. un atrio. Dalla sola unione dei due elementi poteva scoccare la fiamma eterna di intelligenza. Fu costatata semplicemente la dualità fondamentale di tutti gli esseri superiori. dopo secoli di ricerche. in realtà. a ben vedere. il numero dispari che si ritrova in tutti i miti antichi e che completava sia la cifra dodici con il numero tredici. che a un antagonismo. ma si ebbe il torto considerevo le di trascurare. la tentarono dal semplice punto di vista psichico. in questa analisi. l’elemento idealista. e a dividerla in due classi nettamente opposte. Provvisti semplicemente del solo senso della quarta dimensione. per un piano verticale passante per l’estremità del naso. ecc. la loro scienza completa. ricorrere a quel gesto ridicolo che gli uomini di una volta chiamavano l’amore. occorse ad ogni costo risvegliare delle passioni che si credeva abolite per sempre. quelli che furono chiamati gli idealisti e che furono privati di ogni mezzo di relazione con il mondo esterno a tre dimensioni. si era arrivati a realizzare delle autentiche meraviglie operatorie. per loro presto non ci furono più fenomeni. nei quali ogni coscienza fu abolita e che conservavano la sola visione del mondo esterno a tre dimensioni. molto più logica. Si giunse anche a sezionare orizzontalmente. allora molto svuotata dalla scienza. I loro movimenti puramente riflessi erano generati dai bisogni giornalieri della vita sociale. per tentare di farne un’analisi completa. sulla realtà irrefutabile ma sempre elusiva delle idee. sia la cifra sei con il numero sette. Il loro entusiasmo diminuì il giorno in cui capirono che quegli elementi. mantenevano decomposti. questa analisi non diede alcun risultato soddisfacente. che un essere doppio. a tagliare degli uomini in due. si riuscì ugualmente quella del tronco. l’operazione verticale restava impossibile. in senso verticale. poi uno strato orizzontale di sostanza cerebrale. nella loro ostinazione. Non ho bisogno di dire che a quel tempo la tecnica operatoria era giunta a un così alto grado che simili operazioni sembravano naturalissime. Avevano agito come chimici che abbiano isolato tutti i corpi semplici che compongono un cristallo e che non ritrovino affatto. giunsero ad educare la razza umana. un ventricolo. e si incoraggiò. dell’antica costatazione dei maghi di una volta che riguardava l’intervento necessario di un numero pari in tutte le costruzioni umane. ignoravano tutto del tempo e dello spazio. di avere analizzato l’intelligenza umana fino ai suoi più estremi limiti. aventi ciascuno in occhio. ed ecco che questa intelligenza umana si manifestava solo nei suoi simboli a tre dimensioni. non conoscevano altri ordini che le regole scientifiche del mondo esteriore. la sezione verticale. più indegni della scienza. raffigur ando l’unità divina. . in cui si era alle prime età del mondo. Così dunque. un orecchio. Sembrava però logico separare. questa divisione dell’uomo che non potevano ottenere anatomicamente. La loro sorte fu in realtà quella degli antichi fachiri indù e la loro vita interiore si sviluppò in strane proporzioni. costruiti a immagine del Leviatano. lo ripeto. occorse fare appello ai procedimenti più grossolani. continuava a mostrare indubitabilmente tutti i caratteri della vita. la loro intelligenza totalmente nulla. né da una parte né dall’altra erano capaci di riprodurre la vita. la testa poté vivere isolata senza alcuna difficoltà. A mezzo di canalizzazioni innestate molto semplicemente. Essi si immaginavano di detenere tutti gli elementi del problema. a loro idea. la forma geometrica del cristallo sparito per sempre. i sapienti si trovavano brutalmente ricondotti al punto di partenza: all’ignoranza profonda sulle origini della vita. avevano infine realizzato l’analisi dell’uomo. Rapidamente. a quel tempo..Ci si rimpossessò. l’uno positivo e l’altro negativo. a una contraddizione tra organi simili. I sapienti di allora. Quelle prime esperienze non furono coronate da alcun successo. In sezione trasversale. molto più facile da realizzare. Per loro. i fenomeni non accadevano. Mentre da secoli si poteva sezionare un essere umano in senso orizzontale privandolo definitivamente del doppio uso di certe membra. Sfortunatamente. Fintanto che il corpo così ridotto presentava due parti opposte e simmetriche. dall’altra parte. ebbe sempre come effetto quello di arrestare istantaneamente le risorse stesse della vita. un polmone. come se la vita non fosse dovuta. così separati. la vita immortale che. così sembrava poiché lasciava sussistere due esseri completi. Ci furono. Avevano isolato del tutto ciò che per loro costituiva. Poco a poco. nei laboratori. ma si riteneva che questo elemento non potesse reagire che in contraddizione con l’elemento materiale. la loro disciplina era assoluta. fino a quel giorno. ci furono quelli che furono chiamati i neo-materialisti.. fino a quel giorno.

uscirono infine degli esseri antichi. la rinascita dell’uomo. era l’orecchio che percepiva sotto forma di suono. ammettendo le sole scoperte positive e respingendo ogni teoria idealista. non erano. come per miracolo. la colpa cadeva tutta intera sull’assurda e orgogliosa certezza dei materialisti che. ma. che cinque piccole finestre aperte sulla natura. Il resto fu una questione di tempo. per gli innalzati del Fotofonio. Aldilà dei sensi. nuovo venuto nella scala degli esseri. provare le sensazioni di odore e gusto per mezzo del tatto. perfezionandosi ogni giorno le sensazioni antiche. Un istituto speciale fu presto fondato. superiore all’uomo. provocare nella sua compagna la rabbia di essere abbandonata o mal vestita. si cominciò a capire che a breve l’umanità stava per essere salvata. avesse potuto formarsi nel mondo. per lunghi secoli ancora si riaccese. liberando il senso della vista le cui funzioni antiche erano state adempiute da un senso inferiore. e. non si ebbe nulla di più affrettato che rinunciare alle dottrine positive di una volta per lanciarsi risolutamente nella ricerca della cosa sconosciuta. per paura di vedere riapparire sulla terra una tirannia simile alla sua. in dei posti differenti. sempre incompresa. salvando eternamente l’umanità dai successivi fallimenti della scienza. si erano essi stessi gettati nella gola del mostro seguendo banali e antiche predizioni. le placche fotografiche o registrate da apparecchi elettrici. dovesse essersi impossessato a suo profitto di innumerevoli sensazioni sconosciute e si pensò ugualmente che non dovesse percepire le cose allo stesso modo. nulla da mettersi. bisognò rivestire l’uomo di ornamenti sontuosi alla maniera dei maschi preistorici. percepivano fenomeni che l’uomo non vedeva. occorre confessarlo. e con l’intelligenza di chi approdava ex novo alla vita. di creare a poco a poco sensi nuovi che permettessero all’uomo di avere una comprensione più estesa della natura. ma dopo tre generazioni successive oltrepassarono tutte le speranze. di far risalire ogni senso di un grado facendogli percepire le vibrazioni riservate fino a quel giorno al senso che gli era superiore e finalmente. l’istinto di orientazione nei piccioni e il fiuto nel cane lo provavano sovrabbondantemente. incorporare gli esseri umani come semplici cellule. Ci si propose. la lampada di Psych é che. sempre misteriosa. in fatto di vestiti. l’occhio cominciava a percepire le vibrazioni a 400 trilioni pe r secondo (luce rossa). che erano conservati al Museo come semplici campioni etnografici. di aumentarne l’intensità. Teoricamente dunque. . Prima di ogni cosa. bisognò fare appello a due esseri disprezzati. I risultati non furono immediati. Era stato infine capito che se una personalità colossale. Al di fuori. infatti. Come si traducevano per lui le sensazioni di luce o le sensazioni del suono? C’era trasposizione o sintesi di tutte quelle vibrazioni? Si abbandonava a delle orge sconosciute di vibrazioni inaccessibili all’uomo? Non lo si seppe mai. sembrava ormai incapace di sperimentare le passioni erotiche di una volta. Attorno a quelle vibrazioni percepite dall’orecchio o dall’occhio. Questa vanità di volere conoscere tutto grazie alla sola testimonianza dei sensi era tuttavia. fin dall’origine del mondo. Ma quando fu morto. di sviluppare i sensi aldilà dei limiti sconosciuti e. al bisogno. come esistevano negli uomini di una volta. ci si immaginò che quell’animale superiore. si trattò di trasformare le sensazioni umane. E quando infine lei si lamentò col capo-guardiano di non avere. renderlo disponibile per la visione possibile dell’invisibile. XXVI. La catastrofe del Fotofonio Fu qualche tempo dopo la morte del Leviatano che si produsse la terribile catastrofe del Fotofonio che sconvolse il mondo scientifico. dalle incubatrici di Stato. erano percepite dall’uno o dall’altro dei sensi. e si sapeva che certi animali. come sempre. e le perdeva a 756 trilioni (luce violetta). altre dal termometro. dove si intraprese l’innalzamento di esseri umani dotati di una sensibilità superiore. Si dovette suscitare in quella coppia primitiva le passioni più volgari: la gelosia. conformi alla complessità delle prime età. non fu più che un gioco. molto puerile. nulla impediva all’uomo di avere altri sensi analoghi all’occhio o all’orecchio che gli permettessero di percepire le innumerevoli bellezze che gli erano sconosciute. Più lontano ancora.L’umanità differenziata in materialisti senza passioni e in idealisti liberati di ogni preoccupazione fenomenica. il Fotofonio. era servita di lezione alla maggior parte dei sapienti. dalla lingua o dalla pelle. I sensi. il mondo non era che un insieme di vibrazioni oscure e silenziose che. Da più di trentadue vibrazioni per secondo fino a 36000 vibrazioni. Nelle loro esperienze di laboratorio. Fu. Presto. le vibrazioni erano sconosciute. Durante il periodo di tirannia del leviatano. ne esistevano naturalmente altre di cui qualcuna era percepita dal naso. e che vivevano nell’ignoranza scientifica più assoluta. in ogni soggetto. la crudeltà. a seconda se queste vibrazioni fossero più o meno frequenti per secondo. La tirannia del Leviatano che era gravata sull’uomo per tanti anni. l’invidia.

eseguita ormai dall’antico senso uditivo. che il piccolo gatto del portiere che dolcemente si leccava. le apparizioni fantomatiche delle idee di una volta e le loro conseguenze terribili nel futuro. Furono anche offerti begli spettacoli che gli esteti del momento presero gusto a vedere con le orecchie. che delle sensazioni di gusto sconosciute. e l’antica visione dell’occhio. era liberare il senso superiore della vista dalle sue funzioni antiche e educare l’occhio in modo che potesse percepire delle vibrazioni superiori. soccombettero a quella terribile prova e. nuove e fino a quel momento inaccessibili all’uomo. XXVII. mi lascia volentieri circolare in libertà con un numero di servizio e prende qualche piacere a raccontarmi delle vecchie storie di una volta. come tutti sanno. distrutti. nel corso di un’ultima seduta che ebbe luogo nel grande anfiteatro e dove si tentò di ottenere dagli eletti una visione più chiara e più distinta delle cose invisibili. lungo i muri. poi altri ancora: gli eletti vedevano e. In quel tempo. importanti ricerche si perseguivano al Fotofonio. non si trovò lì. non costituiva il vero scopo che si ricercava. si pensava. come delle macchine troppo sapienti. uno dei Dodici Vegliardi immortali che procedettero alla formazione dello Stato Cellulare e che. sapendo che non posso comunicare in alcun modo con i cittadini dello Stato Cellulare. l’indomani. nella sua saggezza. i desideri o gli odi. Fu per loro come se. tutte le vibrazioni accumulate nell’aria da secoli. aveva fino a quel momento nascosto all’infanzia degli uomini. Si organizzarono anche numerosi concerti dove i suoni erano percepiti tramite odorato e gusto. alle deduzioni logiche e ben equilibrate. . un gioco di specchi ottici rettificò facilmente le viste divergenti ottenute dalle orecchie. che già percepivano i raggi X attraverso dei corpi opachi e discernevano nell’atmosfera delle influenze e delle vibrazioni fino ad allora sconosciute. Ciò di cui c’era bisogno. Alla rinfusa. Inizialmente ci fu nella sala un gran grido. ma le loro mani. l’Afanoscopio che doveva permettere. Fu inizialmente soltanto una luce vaga. rompeva gli afanoscopi di cui erano circondati. Videro tutto ciò che la natura. nell’atmosfera. Fu in quel momento che si produsse la terribile catastrofe del Fotofonio. soli. hanno conservato il ricordo dei tempi passati. Quasi tutti. vedevano improvvisamente sorgere davanti ai loro occhi le sensazioni passate. quel caos sconcertante trascinava il loro spirito. Degli eccitatori elettrici erano in comunicazione diretta con gli occhi. ha sedotto infinitamente Idrogeno che. prima di ogni cosa. Per questo motivo un apparecchio ottico speciale era stato costruito. li toccavano e questo era sufficiente. poi ogni tanto guardava tranquillamente. dai suoi occhi adattati da un’abitudine secolare. Abituati come erano ai calmi metodi scientifici. Gli arroganti di sempre – perché se ne trovano in tutte le epoche – presero gusto a quelle novità per darsi arie e per far sembrare di non sentire come invece faceva tutto il resto del mondo. in quel mondo nuovo. sapientemente educate. di vedere l’invisibile. la loro agitazione diveniva estrema. quelle sensazioni divennero più nette. le urla degli spettatori non giungevano più al loro cervello che sotto forma di odori violenti. quei fantasmi di idee che passano lentamente. a mano a mano che vedevano. Ciò. opaca. Poi. e si perfezionava progressivamente con questo scopo l’apparecchio oculare degli eletti. i più distinti tra loro percepirono nettamente le sensazioni luminose grazie alle orecchie. tutte le infl uenze malvagie. un orribile temporale si fosse scatenato nella sala. offrendo loro l’oggetto d’arte di sensazioni scelte. Il modo in cui mi sono introdotto.non era più necessario portare alla loro bocca o odorare dei prodotti chimici per riconoscerli. essendo stati sistemati nuovi ricettori nervosi dietro il timpano dai sapienti del Laboratorio. quando la sala fu interamente evacuata. a mezzo della quarta dimensione. fu perfezionata. si aspettava con ansietà di sapere quali fossero le prime sensazioni percepite dagli occhi disusati. a secoli di distanza. tutte le parole inutili pronunciate. demoliti pezzo per pezzo. e dove si degustava della buona musica. I ferrogorgoglioni Ho avuto il grandissimo piacere di intrattenermi qualche istante con Idrogeno. si scatenava in tempesta nel loro cervello affollato. e le luci della sala ronzavano nelle loro orecchie in un abominevole baccano. ma solo una semplice traiettoria. non incontravano più. improvvisamente. a dire il vero. tentarono di sfuggire. sensazioni come ne provavano dei miopi osservando un paesaggio lontano. Percepito sotto forma di impressioni luminose. Poiché presto si perseguirono parallelamente progressi per il corpo tutto intero.

Questa caccia fu rattristata dalla sfortunata caduta che fece l’aviatore 671-98 il quale cadde bruscamente da un’altezza di 3000 metri. e non fu stupore degli esperti scoprire nella trama della seta dei piccoli afidi di ferro. Piccoli monoplani liberi. molti cervelli. che sembravano nati sull’aeroplano e non poter vivere che su di lui. Tutto questo non offrì nulla di preciso. trascorsero diversi anni di un’età intermedia infinitamente curiosa. Nessun dubbio. Piccoli specchi. presi da vitelli. Tra quelle folli avventure che contrassegnarono la decadenza del mondo scientifico antico.. nel momento in cui meno ce lo si aspettava. Non rassomigliava in nulla alle grossolane intelaiature di tela e di legno che si utilizzavano qualche centinaia di anni prima alle origini dell’aviazione. Furono esaminate subito le ali dell’uccello al microscopio. con la quale ogni incidente era rigorosamente impossibile. riflettevano la preda da catturare. Era veramente un uccello fedelmente ricostruito nelle sue minime parti e che si era detto ingegnosamente dotato di sensibilità. dei simili riflessi. di un genere assolutamente sconosciuto fino ad allora. sull’uccello artificiale. si pensò che l’umanità avrebbe ruzzolato agli abissi della follia. quello. e degli aeroplani da corsa. Infatti. dovevano catturare questa preda a 1500 o 2000 metri di altitudine. E tuttavia. Era un uccello artificiale interamente articolato. Si alzò una quindicina di metri. una bestia infinitamente docile. All’arresto. inarcandola un po’. raffiguranti gli uccelli. ma era ancora succube di tutte le tradizioni del pensiero preistorico. l’apparecchio perdere la propria posizione di equilibrio e ricadere pesantemente al suolo. Sfortunatamente. si rimise il motore in marcia. e ciò dava vita a uno strano miscuglio di idee nuove e di idee antiche che risultava spesso nelle concezioni più folli. dettagliatamente regolati per la caccia tipo falcone. Erano piccoli parassiti impercettibili che provocavano. l’uomo era già in possesso di tutte le scoperte meccaniche che fecero la gloria del mondo scientifico. pareva grattarsi. sembrava essersi spostata in senso laterale e quel leggero disequilibrio aveva senza dubbio provocato la caduta dell’apparecchio. si elevò all’altezza dell’ala destra. il suo uccello artificiale era certamente il più prodigioso uccello che era stato costruito fino a quel momento. e fu necessario riportare l’uccello sotto un hangar dove degli esperti lo esaminarono pezzo per pezzo. con un movimento secco. Fu in occasione delle grandi cacce di aviazione che furono tenute nelle foreste dell’Est dal sindaco di Suippes. rimasto intatto. con la maggior parte dei suoi organi principali rimpiazzati da degli organi impiantati. più o meno. se la prodigiosa invenzione dei Dodici Vegliardi non fosse giunta a porre un termine a quei profluvi irreggimentando e disciplinando. e si decise di esaminare la macchina più attentamente. all’epoca. Si rirtovarono allora tutte le gioie rinnovate della decadenza bizantina. senza che neanche l’aviatore dovesse preoccuparsene. L’uccello artificiale era. e non ne uscì che molto sfigurato. Non ho bisogno di dirvi che. la strofinò leggermente. i nuovi cittadini a cervello di bronzo dello Stato Cellulare. irriconoscibile. improvvisamente. poi improvvisamente. una volta ancora la zampa destra. dal giorno dopo. erano abbandonati in aria. . impressionavano la corrente magnetica. provocavano in tempo utile nei più piccoli organi della bestia i movimenti riflessi voluti. con la Tempesta magnetica. aveva organizzato una caccia aerea concepita a imitazione delle cacce al falcone che si tenevano nella preistoria. che terminò circa verso l’anno 2000. le turbolenze che si trovano nell’atmosfera. e il regno definitivo della Scienza Assoluta. dotato di movimenti riflessi dal suo costruttore. E certamente. Idrogeno me ne raccontò una che tormentò. era successo! 671-98 aveva soltanto rilevato che al momento in cui aveva perso l’equilibrio. ci si inquietò profondamente per le cause sconosciute di una simile caduta. e. che allora aveva 212 anni. una delle ruote montate sulla forcella che servivano da zampe all’uccello. Lo stesso fatto si riprodusse una dozzina di volte in situazioni diverse. Nessun dubbio su questo punto era permesso: l’uccello meccanico si grattava. bisognava arrendersi all’evidenza: l’uccello artificiale. poi ricadde al suolo. si vide nettamente una delle ruote sollevarsi all’altezza dell’ala destra. che prevedeva tutte le influenze ambientali. rimase almeno 37 ore all’ospedale. nel modo dei falconi. modificavano la direzione. Gli sbalzi di vento. qualche riparazione fu sufficiente per rimetterlo a posto e il meccanico 15-20 volle subito collaudarlo. formidabilmente accresciute dall’apporto colossale che gli donarono le nuove scoperte scientifiche.Tra l’epoca primitiva dell’umanità. cani e scimmie. l’aviatore non poté che dare vaghe indicazioni a proposito: non capiva nulla di ciò che gli era successo.

l’amore antico scomparve dunque quasi interamente dalle classi alte del paese. . Non si trattava più. allorché un marito non ammetteva quella di un amante? Occorre sottolineare che i grandi eventi militari avevano fornito un utile alimento a quelle forze inutilizzate dello spirito umano. Il primo dirigeva. per l’opera che aveva concepito e alla quale consacrava tutta la propria vita. Cosa significava l’assurda gelosia antica. Non si dubitò affatto a quel tempo dei prodigiosi sconvolgimenti che avrebbero rovesciato quell’umanità di transizione. All’amore della donna. i raggiri. colossalmente ingranditi. e che comportavano inutilmente il sacrificio di un gran numero di vite umane. dove rimpiazzò. da tanti anni. avessero potuto trasformarsi adattandosi all’ambiente. Ma bisogna riconoscere che quelli erano dei giochi barbari. Ci si ingegnò dunque. ma non ne si poteva negare la forza. tutti i dispiaceri. le abilità e le astuzie impiegate correntemente dalla donna? Tutto nell’amore primitivo era assolutamente assurdo e sproporzionato. a quell’epoca. tutte le gioie amorose. aveva legittimamente preoccupato tutti i pensatori e tutti gli psicologi fin dall’origine del mondo. interamente imbevuti dalle assurde teorie evoluzioniste e la generazione spontanea appariva un semplice non senso. del resto vantaggiosamente. quel nuovo prodotto che. ricorrere volentieri a tutti i sotterfugi per riuscirci e non esitare a sacrificare all’occorrenza la loro propria vita. tutta la piccolezza delle passioni sessuali tra uomini e donne. si era ancora. con l’apparizione e la decadenza delle macchine viventi. che si trattava solo di un oscuro istinto primitivo che per svilupparsi normalmente attendeva l’apparizione del mondo scientifico. e la passione amorosa oltrepassò presto di molto il semplice amore di lucro. l’amore smodato del sacrificio. la colossale fabbrica di Filamenti grassi. doveva succedere l’amore dell’uomo civilizzato per le proprie creazioni industriali. il triste alcolismo e le droghe di una volta. in fondo. ma nessuno fino ad allora aveva potuto dare una risposta soddisfacente. che si alimentavano con limature di ferro e che vivevano sulle ali degli aeroplani.Mi occorre dirvi che ci si perse in congetture sulla natura di quegli afidi. Questa questione. con i progressi della civiltà. non si ritrovò più che nel popolo bassissimo. i più grandi uomini non esitavano a rovinare tutta la loro vita. XXVIII. succedeva a malincuore. che un uomo amasse sinceramente e profondamente due donne alla volta. Progressivamente. Gli avversari più celebri di quell’epoca portavano i due maggiori nomi di Francia: furono il cavaliere Bloch di Lille e il principe Weill di Giovanna d’Arco. comportava talvolta anch’esso dei sacrifici umani. qualche anno più tardi. Per la minima inclinazione. L’amore industriale. Fu un sollievo quando si comprese. ora. a spiegare come antichi afidi. ammetteva l’esistenza di un marito. Si avvertiva. per esempio. tutta l’assurdità. I grandi industriali si consacrarono interamente alle loro opere e non tardarono a ritrovare. Si erano visti generali amare la gloria prima di ogni cosa. di guadagnare denaro se questo non era fatto per rendere una fabbrica più bella e più prospera. La storia di questi due grandi industriali alimentò le cronache per tanti anni. Si sostenne anche. senza questa spiegazione industriale? Come giustificare allo stesso modo la seduzione che si poteva esercitare su dei cervelli maschili ben organizzati. a rinunciare alle più nobili speranze. Il secondo era l’abile proprietario de l’English Filament company. solo una bassa debolezza fisica. che ci si trovava in presenza di un curioso caso di mimetismo. Poteva di certo succedere. ma i risultati che perseguiva erano tuttavia degni di allettare un uomo civilizzato. nella lotta feroce delle industrie. era utilizzato più di ogni altro nel paese. e certe follie del passato divennero presto le cose più lucide. in ragione di recenti scoperte. in accordo con il loro colore identico a quello delle ali dell’uccello artificiale. la cui concorrenza minacciava gravemente i Filamenti grassi. L’amore industriale Fu solamente verso la metà del XX secolo che si finì per intravedere ciò che potesse essere l’Amore. tutti i trionfi o tutte le delusioni dell’amore primitivo. delle fabbriche colossali e degli affari giganteschi. è vero. Perché allo stesso modo un uomo. meglio che si poté. quando era l’amante. indegni di una civiltà più avanzata. verso la metà del XX secolo. e si int uiva che c’era in questo un’energia colossale inutilizzata o mal diretta. quando la cosa era scoperta. consacrare tutti i loro sforzi ad ottenere una vittoria. l’orgoglio personale inaccettabile degli uomini di fronte alle donne.

che dalla formazione del globo. stimolare. e questo è sufficiente a far pensare che la vita come noi la conosciamo preesisteva nei minerali. G. si era messo con la Fatty Filament quando lei era in piena fioritura. l’assassinio industriale. senza che l’intervento di alcuna forza esterna avesse potuto giustificare simili deformazioni del metallo. Il principale della fabbrica lo seguì immediatamente nelle officine e lì. per raffreddamento. L’aveva acquisita da un Inglese che era partito per il Giappone con una giovane compagnia di sottomarini in crescita. nella realtà. la cui intera fabbrica si trovò distrutta un giorno da un indicibile sabotaggio dovuto alla gelosia? Questi sono avvenimenti le cui molteplici contraddizioni amorose stuzzicarono i romanzieri di appendice dell’epoca e che io mi limito a registrare. e diventasse in quel preciso punto molto più forte. Il principe Weill. infatti. XXIX. Fu allora che il cavaliere Bloch. infine. l’aveva composta pezzo per pezzo. poi della materia in fusione. Certi torni automatici si erano fermati improvvisamente in pieno lavoro. il tragico dramma che concluse tutto questo affare: il suicidio morale del cavalier Bloch. si era votato al suo sviluppo. così celebre. e che il cavaliere Bloch. favorì la fabbrica concorrente. infine.Il cavaliere Bloch aveva un grande affetto per la propria fabbrica. che distrusse con cattiveria la sua povera vecchia fabbrica che non amava e le cui opere buone gli erano di peso per venire a impiegarsi come semplice operaio nella Fatty che amava. affaticare oltre misura. già da tanti anni. cominciò a commettere errori inspiegabili. distorcendo i loro comandi in tutte le direzioni. rompendo interamente i loro organi principali. questo modo ossequioso di indirizzarsi al padrone della fabbrica mostrava esaustivamente quale fosse lo stato di agitazione di H. L’aveva conosciuta molto piccola. Tuttavia. contemplavano quegli strani fenomeni. in silenzio. Il principe Weill non vedeva nella sua impresa altra cosa che l’apparenza. fu ben contento di ritrovare la sua vecchia Filamenti grassi. Di certo nulla. Sapevano. umiliato. e l’elettricità non diventava aria fritta. filtrava come una sorta di sudore oleoso che colava a torrente senza che fosse possibile chiarirne esattamente l’origine. proprio come un osso rotto nel corpo umano diviene più resistente lì dove si rinsalda. . malgrado tutte le sue iniziative. costatò che in effetti si stavano verificando strani disordini. o calmare con del bromuro e del cloroformio. e ci si domandava con angoscia se nuove e inquietanti scoperte non sarebbero state fatte in questo campo. non gli appartenne mai. Segretamente. 28. non si era mai arrivati fino ad attribuire alla materia una vita autentica analoga alla vita delle piante e degli animali. così giustamente ammirata da tutti come un bel cavallo da corsa. ma capace tuttavia di assicurare ancora con devozione il suo sostentamento. Inizialmente.” Dati i costumi del tempo. 28. di quale strana e sconosciuta vita fosse animato il metallo. sedotto dai nuovi processi. rovinato. La rivolta delle macchine Il 3 intercalare del primo periodo scientifico. G. Bisogna evocare. come per esempio lo stagno o il platino con del carbonato di sodio. infatti. sprofondata per sua colpa. le piante e gli animali. del principe Weill. Si compiaceva di essere in possesso della Fatty. Occorre ricordare che la Fatty. dopo aver ricevuto un colpo o subito una brusca dilatazione in un punto qualunque. Dei sali erano evasi arrampicandosi alle pareti delle loro cisterne e rimanevano accumulati contro la grande porta della fabbrica. impoverita. Gli ingegneri. riparasse la propria sostanza. C’erano tuttavia inspiegabili perdite nelle trasmissioni delle forze e. ma lei cominciava a essere un po’ vecchia quando nacque la Fatty Filament. nulla di ciò che costituiva la vita potesse provenire dal cielo. dall’aspetto giovane e vivace della Fatty Filament. il capofabbrica H. ma non aveva per lei quell’affetto che invece donano una lunga vita comune e il ricordo di anni difficili passati insieme. la terra non era che una massa gassosa. 28 penetrò come una raffica di vento nell’ufficio del suo principale di fabbrica urlando: “Operaio! operaio! venga veloce l’elettricità diventa come aria fritta. nella sezione dei torni automatici. G. è da questa materia primitiva che sono usciti più tardi. Non si ignorava inoltre come una sbarra di ferro. divenne di nascosto uno dei principali clienti e fece per lei le peggiori follie. concordava con le affermazioni di H. Bisognava riconoscere. dalle dinamo bloccate. come lo si poteva avvelenare.

caricati di elettricità. Il 4 intercalare. che si misero a parlare. Certe macchine divennero come atassiche. specificamente lavorati. Quel deposito conteneva incalcolabili ricchezze: teste. della materia inerte trascinata dai turbinii dell’acqua o del vento? E se possiamo pensare che tutto il sistema solare è solo una grandiosa imitazione del mondo atomico. ma dei serbatoi contenenti dei prodotti chimici. Si avvertiva tuttavia che un lavoro sordo e ansioso si preparava in tutta la fabbrica. che erano impiegati per la loro costruzione. Quanto alla materia. queste semplici constatazioni erano state rafforzate da curiose osservazioni condotte su delle macchine perfezionate. Erano state anche osservate. nei gesti. per mezzo di chiatte. Al di sotto di essa si è creduto di vedere il batteriofago. e si circondarono i pezzi principali dei torni automatici di tamponi imbevuti di cloroformio. Ci furono anche macchine la cui salute fu interamente rovinata dall’abuso di schiuma di sapone di cui ci si serviva per attenuare le frizioni nella fabbrica. era stato osservato che certi acciai. si assistette di nuovo con terrore a quel pericoloso spostamento della materia che. collassarono e. Occorsero due o tre giorni per riprendere in mano la situazione e per riportare al deposito tutti quegli organi sparpagliati le cui passeggiate folli e fantasiose seminarono il terrore in tutta la città. non è evidente che ciò che per il nostro spirito crea il fascino penetrante delle descrizioni che i poeti ci offrono della natura. con infinite precauzioni. autentico parassita del microbo. i movimenti delle nuvole. . galvanizzarono infatti tutte le membra di riserva. ma di tare sicuramente analoghe. anticipatore della rivolta definitiva. I metalli.La cellula più primitiva è già un edificio complesso. identici a quelli che decimavano un tempo la classe operaia. non conosce altre differenze tra i corpi che quelle del numero dei suoi elettroni che gravitano attorno a un nucleo centrale. trasformazioni molecolari della materia. contorsero le loro braccia. non si trattava più. Di certo. rotolava lentamente ma con agilità. in special modo nelle donne. vere e proprie malattie volontarie che si producevano nelle macchine. come uno sciopero generale. delle cavità in altri. si potrebbe dire. come nel caso del cancro o del fibroma. altre furono colpite dal male di Pott. poiché la sua influenza basta a modificare i caratteri ereditari dei microbi. Per curiose affinità. zolfo. La vita. Altre macchine sembravano dotate di mobilità. i blocchi di materia. come palle. ma tuttavia senza perdere le sue qualità di resistenza. cuori umani. Si dovette immergere la fabbrica in dei vapori di iodoformio per lunghe settimane. durante tutta la giornata. di fianco ai cancelli. improvvisamente tutte le macchine volarono in frantumi come del vetro. è l’ oscura relazione che unisce. delle trasmutazioni di metallo che avrebbero incantato gli alchimisti del passato. erano divenuti sorte di organismi davvero nuovi. essendo stata aumentata la tensione della corrente per sbaglio. verso l’oceano glaciale. si appropriavano di particelle a distanza. si osservarono inquietanti spostamenti di materia: delle protuberanze si producevano su certi punti della superficie. La trasmissione continua delle correnti elettriche e la propagazione di onde hertziane avevano provvisto quei metalli ultramoderni di qualità ancora più curiose. le cui modificazioni di movimenti planetari bastano a creare o assorbire energia. stesse per essere distrutto dai blocchi di materia in movimento. capaci di generare fenomeni fino ad allora imprevisti. di alcoolismo o di tubercolosi. come una rivolta della materia infine liberata. intestini. e si notò che questa direzione era sempre quella. si credette che il Deposito delle membra umane. non dobbiamo ricercarne le origini sempre più lontano. tenuti in serbo al seguito di operazioni e che si utilizzavano giornalmente per degli impianti animali in caso di sostituzione di un organo malato. Ma se consideriamo la vita come qualcosa che si sprigiona unicamente dalle proprietà fisico-chimiche di certi corpi: carbonio. fosforo e metalli catalizzatori. vicino alla fabbrica. Per un momento. meraviglioso alchimista. quando si trovavano in prossimità di certe sostanze chimiche a loro gradite. Innegabilmente un lavoro molecolare si compiva in questa o quella direzione. rinforzati. Nella fabbrica fu presto un panico autentico. quell’autentico universo infinitamente piccolo. ossigeno. in certi casi. propriamente parlando. dei mari o delle foreste e quelli del nostro pensiero fluttuante e diverso? Negli ultimi tempi. attraverso dei secoli. a camminare e a fuggire in tutte le direzioni. ricoperti da numerose materie chimiche. bisognò dominarla per mezzo del gel artificiale e spedirla poi. braccia. ma nella costituzione stessa dell’atomo elementare. ma non era questa già in potenza nei movimenti. compiendone un abuso che non tardava a influire sul loro proprio organismo. Ci furono infine. Certe parti di acciaio si trasformavano a poco a poco in bronzo. evidentemente. qualche cosa come dei vizi. pezzetti di stagno germogliavano nel ferro e particelle d’oro furono osservate nei coperchi delle scatolette di sardine. Quegli spostamenti erano dovuti. idrogeno. che avanzava come del metallo in fusione. un essere ancora più primitivo ma vivente. a una lavoro interno del metallo. e che. di certo non della cantina. Penetrando nella sala di guardia.

divenute voraci. Da sole. profondamente modificate e capaci di riprodurre a grande scala i fenomeni che la natura aveva fino ad allora realizzato. Senza ricorrere a degli apparecchi complicati. aspirata dai fusti. Ma le loro opinioni estetiche non avevano alcun valore in quell’epoca industriale. quando le piante adattate persero poco a poco il ricordo del loro stato primitivo. Già. mantenute in uno stato di eccitazione. saggiamente adattate. e non si fece che ridere dei loro rammarichi. Il terreno profondamente modificato da prodotti chimici. private delle gioie della riproduzione. vili. Senza dubbio. germogliando in un terreno qualunque. si circondarono le macchine di una rete di fili destinati a fermare e a dirigere tutte le influenze dal di fuori e. arrivavano a produrre i materiali più complessi dell’universo nel modo più semplice del mondo. creavano della materia vivente lì dove non gli erano stati forniti che corpi inerti. quale mago. senza meccanismi ingegnosi o complicati. descritta una volta da Darwin e che si nutriva di insetti che catturava per assorbirne la sostanza. richiamando a suo aiuto tutte le risorse della scienza. che l’uomo non fosse il signore unico della creazione. un altro. Catturare la vita poiché non la si poteva riprodurre. A volte quei tentacoli furono enormi. e fu uno spettacolo infinitamente ripugnante quello di queste piante. delle foglie e basta. poteva ricavare le materie coloranti più ricche. prodotti chimici di ogni specie. crudeli. colori. Fu soltanto qualche anno più tardi. poco a poco. che si cominciò a capire tutta la portata profonda che potevano avere simili rimpianti. insomma. a mezzo di processi invisibili e senza dubbio di una sconcertante semplicità. i prodotti chimici non gli bastarono più. Un semplice seme. gli alchimisti o i sapienti dei tempi passati avevano solo sognato. frutti capaci di nutrire l’uomo in modo sostanzioso o delizioso. Delle foreste. che i filosofi. impacchettata e spedita ai quattro angoli dell’universo. solo a titolo d’esempio. presero l’aspetto di officine immense. furono assai differenti alle piante antiche. un gambo. ci si era resi conto dell’immensa superiorità industriale dei vegetali che. ma che gli animali. svilupparono sulla superficie delle loro foglie dei tentacoli analoghi a quelli del drosera rotondifolia. Quale sapiente. sottili profumi. divenute carnivore. un seme. rassomigliarono a quegli animali i cui allevatori sviluppavano un tempo una o l’altra parte utile per l’alimentazione e che assumevano presto degli aspetti mostruosi. Dallo stesso terreno. non era infinitamente più abile che sforzarsi invano di contraffarla? Presto. senza fabbriche colossali. produceva gli effetti più inattesi. che disprezzarono l’antico e dolce nutrimento del suolo. per così dire. tutto rientrò nella calma. quelle nuove piante. si assistette a un autentico rigoglio delle piante industriali. le piante e le cose dovessero rappresentare una parte importante nella vita generale dell’universo. Nei primi tempi di questa applicazione industriale dei campi e delle foreste. interamente asservite ai bisogni della produzione. Misure speciali furono prese a proposito: si praticò l’oscurantismo in campo meccanico. per qualche anno ancora. Si dovette nutrirle con dei cani.Quella fu una delle più grandi inquietudini di quell’epoca agitata. campi di vegetali i cui soli fusti erano conservati. così adattate a nuove funzioni. perché si temeva ogni giorno che quel cattivo esempio fosse seguito dalle macchine di altre fabbriche. dalle correnti termiche o magnetiche. in base alla natura particolare della pianta. Le piante industrializzate. Qualche ora bastava perché la materia da trasmutare fosse incorporata nel suolo. e senza limiti le esigenze delle piante. esse fissavano del carbonio lì dove il suolo non gli aveva offerto che dell’acido carbonico. avrebbe realizzato tali prodigi con altrettanta semplicità? Dal punto di vista chimico. Fu un’epoca di superproduzione intensa. riflettendoci più attentamente. In origine si realizzarono in questo modo autentiche meraviglie. Si ebbero così profumi in quantità. con l’aiuto del progresso. assicurava una fecondità eccezionale ai fusti vegetali di cui l’altra estremità conduceva direttamente alle sale di ricezione delle merci. A poco a poco. Si videro così delle fabbriche agricole istallarsi su delle superfici considerevoli di terreno. le piante realizzavano quelle inverosimili trasmutazioni di un corpo semplice in un altro. Cosicché si produsse rapidamente nel mondo scientifico una violenta reazione contro la chimica industriale tradizionale e si iniziò a studiare con fervore il meccanismo altrettanto ingegnoso della vita vegetale. Le piante industriali Fu dopo la rivolta delle macchine che si cominciò a capire. paste alimentari. . un altro ancora. dei gatti e dei conigli. le piante avevano ancora più importanza dei laboratori scientifici meglio organizzati. XXX. riversata sulle tavole di manipolazione. Solo le radici e i fusti sussistevano tra il suolo e le macchine. certi vegliardi del tempo passato si erano rammaricati di quella trasformazione della natura che sopprimeva definitivamente dalla superficie della terra tutto ciò che ne rappresentava un tempo la grazia e la bellezza. divennero maligne. trasformata. gettando fuori qualche radice. composte di tronchi adattati. sviluppandosi.

le sensazioni furono trasmesse dalle radici. Private di quegli ornamenti che la natura. Si sforzarono soltanto di dirigere le loro ricerche in un modo più abile e di indirizzarsi. ma semplici emanazioni di persone viventi. non più verso gli esseri inferiori. ragionando ormai solamente a tre dimensioni. Non erano più. e che quelle manifestazioni molto semplici di bipartizione erano loro più facilmente sensibili piuttosto che ai loro padroni. In questo caso si è scelto di lasciare una traduzione quasi letterale. nel momento di quelle bipartizioni. insomma. e le estremità radicolari si trasformarono presto in piccoli funghi sensibili. Pawlowski compie un gioco di parole parlando di radici delle piante ma facendo riferimento alle radici culturali. isolati e inutili. e anche questa espressione segue lo stesso andamento. 19 . che incespicavano stupidamente contro le pietre del terreno. con il funzionamento dell’intelligenza. Si citava anche l’aneddoto di quella dama chiaroveggente che. sia più letteralmente come “movimenti effettuati”. accingersi ad attraversare la strada libera e fermarsi improvvisamente nel momento in cui aveva incontrato il fantasma del cane che veniva incontro nel suo tragitto. si era arruffato. ma fu soltanto un tentativo inutile e presto tutte le piante industriali morirono. aveva dichiarato di vedere un fantasma di cane camminare davanti a loro. ma senza che fosse possibile tuttavia ritrovare nella pianta i nervi o i muscoli dell’animale. spostandosi spesso per grandi distanze attraverso il suolo. sfuggendo o ricercando la luce. decorando di barbare screziature le macchine che le imprigionavano. si mostravano più chiaroveggenti degli uomini intelligenti. diveniva assolutamente inintelligente. sviluppandosi. che rappresentava la quarta dimensione. Esse svilupparono soltanto in modo straordinario la sensibilità antica delle loro estremità. La sua parola era stata messa in dubbio. aveva sporto le unghie. il soggetto ipnotizzato. mentre i fenomeni della coscienza si localizzavano nel doppio. degli esseri malvagi. Già le ricerche concernenti la quarta dimensione sembravano provare che i diversi corpi degli esseri viventi si componevano di tre dimensioni esterne e di una sorta di quarta dimensione che completava la loro struttura intima. una a una. Si tentò allora di consolarle dipingendo sui muri delle fabbriche dei fiori brillanti. Qualche osservazione abilmente compiuta. fin dal principio. Come in passato. erano stati registrati curiosi fenomeni dovuti alla creazione del doppio spettrale che emanava dal soggetto ipnotizzato. Si era rivelata anche al momento delle prime ricerche ipnotiche effettuate nei tempi barbari. mouvements effectués: l’espressione si può tradurre sia come “tradizioni”. per sovreccitare la loro attività. aveva provato che in quel campo gli animali. un gatto era stato visto uscire dal fienile. ma verso gli animali superiori per realizzare la cattura assai desiderata dell’inimitabile Vita. passeggiando nella campagna con un’amica che non era affatto dotata di seconda percezione. Era anche stato osservato. Improvvisamente. non avendo più. tramite movimenti19. nel panico. la sola giustificazione possibile che si potesse dare dell’irriducibile differenza che si osservava dalle prime età del mondo tra gli oggetti inanimati e gli esseri viventi.Le radici persero a poco a poco le loro funzioni di alimentazione. e. che si formarono sotto terra. dotati prima di tutto di istinto. che. era rientrato a tutta velocità nel fienile da dove era uscito. Questa quarta dimensione si era rivelata all’umanità. XXXI. poiché si fa poi riferimento ai nervi e ai muscoli. quella bellezza che rappresentava in passato tutta la loro forza. comportò a poco a poco la rovina delle piante mal centralizzate. soffiato vistosamente. Le piante morirono di bruttezza. passando davanti una fattoria. mantenendosi a sé stante. comunque così economa. Era. che governano appunto radici e movimenti. per essere state private dei loro fiori. Di certo. extraterrestri e misteriosi. Le piante industriali produssero presto soltanto delle materie infami. Furono presto veri e propri organi analoghi per molti versi al cervello. In quell’epoca lontana. tossine pericolose o frammenti di animali mal digeriti. con i progressi della scienza. i fantasmi erano stati ricollocati al loro vero posto. fin dal principio. come si credeva una volta. e si intravide la vera causa di quella degenerazione che gli ostinati vegliardi di una volta avevano profetizzato. aveva giudicato indispensabili. era già stata costatata la biforcazione della personalità. fino al momento in cui. la cui ambizione era insaziabile. connesso a lui da un semplice cordone di materia imponderabile. dai suoi primi balbettamenti. facenti parte della loro personalità e di conseguenza sottomessi alla loro iniziativa o alla loro subcoscienza. La caccia ai fantasmi Il fallimento delle piante industriali non scoraggiò i sapienti del Grande Laboratorio Centrale. esse morirono. In francese. Quella sensibilità primitiva.

Con questo procedimento. per bipartizione. furono catturati nelle officine pubbliche. analoghi ai cani da caccia di una volta. si pensò che la vita fosse stata definitivamente sottomessa agli ordini della scienza e che i fantasmi imprigionati fossero costretti ad animare le macchine a tre dimensioni in cui le si relegava come in gabbie di carne. bisognò costatare il fallimento definitivo dei quel nuovo tentativo. le cellule di riproduzione ci interessano poiché sono immortali. le altre. si erano dilettati ad annunciare l’arrivo sulla terra di questi esseri meravigliosi.Così dunque. come esca. sfuggivano all’ordine e al ragionamento. che erano collocati successivamente in diverse scuole preparatorie. in realtà. e la loro famosa poetica aveva preceduto il mormorio che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale rovesciavano attorno ai loro prodotti nuovi e superumani. I superuomini Accadde naturalmente che le ricerche industriali effettuate per catturare la vita preparassero l’apparizione dei primi superuomini. meglio che gli uomini. Dopo aver isolato le cellule di riproduzione di qualche bel campione della razza. A poco a poco. ma a poco a poco. si era deciso che quello si componeva. per spingere i fantasmi verso queste trappole. Come in questi animali primitivi. di madre né di bambino. per agire. Figli dell’immaginazione e non della scienza. Dal giorno in cui si comprese tutta l’utilità che c’era per le nuove fabbriche di appropriarsi di quel fluido vitale perduto qui e lì sotto la forma di fantasmi inutili. indicando agli umani il possibile al di là dello spazio e del tempo. per lunghi anni. un po’ ovunque. rozzamente ma sufficientemente. urlanti. ci si animò di ricorrere agli animali per rintracciare e catturare queste forze erranti. e che durò per diversi mesi. di due specie di cellule molto diverse: le une. impiantandole successivamente su degli individui di ogni specie: su degli esseri umani o su degli animali. per qualche anno. Al contrario. Gli occorreva. la fantasia e la libertà delle età scomparse. ma una semplice bipartizione. trasmettere i caratteri e i perfezionamenti della razza. Al posto di lasciare i fantasmi impaurire inutilmente degli spiriti timorosi. la vita delle cellule immortali non era altro che quella delle amebe che si riproducono perpetuamente. creazione più razionale e che provocò nel mondo scientifico una viva e legittima curiosità. e la vita industriale. da diversi secoli. disperati. . non producevano alcun lavoro utile. poiché conservano e collezionano esse stesse senza dover. discernevano perfettamente le emanazioni spettrali sparse nell’universo. Inizialmente. potevano vivere soltanto in totale indipendenza. si agì così come si faceva con gli scolari di una volta. XXXII. contenenti. talvolta anche terrificante. mortali e deteriorabili. ci si sforzò di catturarli per mettere le loro forze vitali al servizio della scienza. dedicate alla riproduzione della specie. adoperandosi ad ogni sorta di lavori assurdi. A ben vedere. Il corpo non ha dunque alcuna importanza definitiva nell’essere umano. Si sistemarono. vivono tanto quanto la razza che perpetuano. La fabbricazione e l’educazione dei superuomini non ebbero tuttavia nulla di particolarmente strano in un secolo in cui la tecnica chirurgica aveva raggiunto i limiti estremi della perfezione. immortali. davano al corpo la sua apparenza terrestre. Emananti da individualità eccezionali non potevano piegarsi a una disciplina sociale. così le cellule di riproduzione che sono gli ovuli non muoiono mai. attrezzandolo. Quando si tratta di formare un individuo nuovo. un germe vitale a quattro dimensioni e ci si serviva di numerosi cani chiaroveggenti. salvo per caso: si dividono indefinitamente. Perseguendo lo studio assiduo del corpo umano. Ci si limitò perciò a imprigionarli per sempre in corpi semplici. è soltanto un semplice ornamento temporaneo. sbarazzata di quegli elementi di disturbo. gli animali. per le funzioni che doveva soddisfare. tutti i fantasmi. i diversi organi del corpo umano. I fantasmi imprigionati non operavano più. relegati in macchine che imitavano. propriamente parlando. delle trappole speciali a tre dimensioni. Del resto. certi filosofi. al posto di permettergli di rovesciare i mobili. si accontentano solamente di sacrificare qualcuna tra loro per la formazione transitoria e plastica del corpo mortale di un nuovo individuo. perseguì con calma le sue nuove ricerche verso lo sconosciuto razionale. ci si accontentò di educarle. i fantasmi non potevano essere degli artigiani del reale. Fu allora una battuta di caccia drammatica. non esiste mai. come si crede. È su questo principio molto semplice che si fonda la costruzione dei superuomini. di infestare delle case o dei castelli abbandonati. artisti del sogno per secoli.

Sentiva. l’umanità sapiente aveva saputo stabilire una distinzione fondamentale tra la direzione generale del corpo e il corpo stesso. un operatore di telegrafia senza fili si inchiodava con tutte le sue forze al suo apparecchio per chiamare soccorsi. che. poeti o sapienti. D’altronde. la scomparsa di una ragazzina di grande bellezza. balene. mostruosi. infatti. ma il potere dei . di odio irriducibile della bellezza generata dalla scienza. Si videro spesso gli uomini di allora avere quattro polmoni o tre cuori grazie ad impianti. e il cui valore dipendeva unicamente dal valore della cellula centrale di riproduzione che vi era stata incorporata. macchine calcolatrici. l’antico istinto che portava l’uomo a non fare assegnamento più su nulla se non sulle sue sole forze naturali in caso di pericolo. si sentiva impacciato quando gli occorreva ricorrere alla marcia a piedi. da soli tutte le conoscenze umane su un quadro centrale di distribuzione. Forse non ho bisogno di dirlo: si ebbe premura.Al posto di preoccuparsi del corpo intero dello scolaro. dei 12 e dei 24 cilindri. Quelli divennero presto degli esseri difformi. le cellule di produzione dei superuomini furono infine impiantate in corpi in pieno sviluppo. e l’istinto della conservazione lo spingeva a mantenere il maggior tempo possibile presso di sé quell’ampliamento di forza. Tutto ciò non sarebbe stato del resto che un avvenimento senza grande importanza nella storia del mondo. Un ciclista. sprovvisti di ogni bellezza plastica e che si dovette immobilizzare. Quando. cani. una forma plastica indispensabile. degli 8. ci si limitò più semplicemente a sistemare le cellule di produzione dei futuri superuomini in corpi differenti. delle braccia o delle gambe supplementari di ricambio per la marcia normale o l’alpinismo. poiché l’istinto collettivo di conservazione sociale aveva rimpiazzato. gli sfortunati furono sovraccaricati di tutte le ultime invenzioni della scienza. i superuomini furono presto delle sorte di elefanti umani. in opposizione con le preoccupazioni dell’epoca. quell’accrescimento artificiale del corpo fu ormai soltanto un gioco. lungi dall’essere uno strumento indipendente dal suo corpo. agli occhi di tutti. Quel corpo era. nel mondo meccanizzato dalla scienza. infatti. a delle addizioni di membri innumerevoli. da tanto tempo. se quell’anno stesso non si fosse costatata. Questa sparizione restò delle più misteriose: si parlò di vendetta. aggiungerne nuovi membri meccanici. multipodi. dopo qualche chilometro di tragitto. Come si erano visti in passato degli automobilisti adottare successivamente dei 6. inventati dal loro orgoglio e che ignoravano la bellezza. di vivisezione infame. in caso di naufragio. acquisire della progenie e dell’esperienza. automobile o aeroplano. con l’appoggio dello snobismo. I sapienti non osarono confessare la loro disfatta. solo un semplice strumento di lavoro. da tanto tempo. per la sicurezza pubblica. quegli esseri mostruosi. Quanto al corpo. uccelli. gli uomini avevano compreso con quale facilità essi potessero completare i propri corpi. in osservazione. attentamente etichettate. si fece ricorso a degli impianti multipli. così certe persone considerarono interessante aumentare indefinitamente le proprie forze vitali. l’abitudine era per lui persa. quel gioco comportò talvolta qualche esagerazione. Furono anche impiantate. nelle vaste sale del Museo Centrale. dove esse potessero completare la loro istruzione. vi si manteneva con forza. una doppia accensione nervosa. Fin dalle età più remote. ci si ingegnò a prepararlo nel modo più meraviglioso. nascosero. repertori enciclopedici che riunivano. Era stato ugualmente osservato che l’automobilista o l’aviatore. senza violare in alcun modo le regole naturali. al momento della loro creazione. quell’accrescimento del suo essere in presenza del pericolo. di voler far beneficiare i superuomini di tutti quei vantaggi e si complicò l’impianto animale di impianti meccanici ancora più ingombranti. Con l’impianto animale. il buon senso e la bontà. nei dintorni del Grande Laboratorio Centrale. invece che mollare il volante o le leve. per il futuro superuomo. dalla creazione stessa di quegli strumenti primitivi che erano chiamati bicicletta. Allo stesso modo. aumentarne la potenza. in caso di pericolo. praticato in modo così frequente durante tutto il periodo scientifico. che. barcollava e si trovava disorientato senza lo strumento di marcia che gli era divenuto indispensabile. Per supportare quell’insieme meccanico formidabile. dopo anni di educazione. delle cellule destinate a generare più tardi il corpo dei superuomini su leoni. l’automobile o l’aeroplano non ne era che il prolungamento. che portavano su di sé degli apparecchi di telegrafia telepatica. ma subalterna. non nascondeva il suo disprezzo per i sapienti del Grande Laboratorio Centrale e che viveva risolutamente una vita fatta interamente di grazia e di eleganza.

a gemere così come degli autentici esseri viventi. le idee sulla materia e sull’evoluzione erano profondamente modificate. un momento di pigrizia di cui una rapida dissociazione farà più tardi giustizia. non furono sufficientemente sorvegliate. dopo essersi arricchita delle molteplici esperienze della associazione. coltivate in gran quantità nel Grande Laboratorio Centrale. e si ricercarono subito le cause di quel curioso fenomeno. a poco a poco. Si ricordava anche. di liberarsi di ogni preoccupazione materiale facendo lavorare al suo posto gli altri uomini o delle macchine. altre che penetrarono in oggetti materiali situati nei dintorni del Laboratorio. In tutti i casi. non ha fatto che indicare in anticipo questa pretesa marcia in avanti delle civiltà. per prima aveva indicato ai sapienti l’errore secolare nel quale essi si intestardivano in modo assurdo. cosa curiosa. . nei tempi antichi. proprio come esisteva all’origine dei mondi. Ci furono dei monumenti pubblici che si misero ad agitarsi. questa marcia reale del mondo verso la perfezione individuale. nella maniera dei mostri della preistoria. È dalla legge del minimo sforzo che il lavoro della materia fu sempre diretto. al contrario. Come ai tempi delle leggende antiche più terrificanti. occorre dirlo. e si verificò subito una strana serie di fenomeni capaci di sconcertare i sapienti di allora. La filosofia indù. ce ne furono alcune che fuggirono attraverso i muri. per ripetere sempre e solo lo stesso gesto. La storia della società ci dimostra infatti che in ogni tempo l’uomo si è sforzato. aveva solo intravisto. In contrasto con quello che si credeva nelle prime età della scienza. L’associazione in corpi organizzati è. Quell’atomo elementare. non di lavorare. si capì che qualcosa di anormale era appena accaduto nel mondo scientifico. che soddisfacessero sempre di più quel desiderio di pigrizia che guida il mondo. e che era in un’altra direzione che l’uomo doveva cercare la via naturale del progresso. si vide la terra socchiudersi. e si sforzarono. era stato ammesso che il pregiudizio antico che faceva dell’evoluzione un modello inimitabile era evidentemente privo di ogni fondamento. Sfortunatamente. La congiura delle larve Quando il muro di fondo del Grande Laboratorio Centrale cominciò a spostarsi lentamente con flessibilità per andare a ingolfarsi nella porta che dava sulla grande biblioteca dell’istituto. fu sempre il minimo sforzo e il minimo pericolo che essi cercarono di realizzare. che l’affare fu classificato tra le leggende e non ebbe mai altro seguito. di interessarsi agli organismi complessi. e per seguire in quel modo la legge del minimo sforzo. in una condizione sociale inferiore. ed è ugualmente per questo motivo che i grandi conquistatori e padroni del mondo hanno sempre facilmente trovato dei docili soggetti che preferissero ubbidire agli ordini di un altro. nelle sue successive creazioni. i benefici dell’associazione e la meravigliosa scalata dalla natura realizzata fin dalle origini del mondo che creava degli esseri sempre più complessi. abbiano preferito assai spesso rimanere in quello stato piuttosto che tentare uno sforzo che avrebbe potuto sollevarli. non cede che a un semplice movimento di pigrizia. a quell’epoca. come dei blocchi di materia in fusione a causa di un incomprensibile lavoro molecolare. quelle larve. Quando i ricercatori del periodo scientifico ebbero infine capito questa verità fondamentale. Così. padre di tutti i corpi semplici e di tutte le energie conosciute – quella larva come la si soprannominò in seguito – si finì per liberarla. degli esseri favolosi nascere spontaneamente e morire per un difetto di costruzione.sapienti del Grande Laboratorio Centrale era tale. quando l’uomo accetta il contratto sociale che lo rende solidale a tutti. XXXIII. non senza sorridere. È ciò che fa sì che degli esseri molto sfortunati. di mettere in primo piano e di liberare come si addiceva l’atomo elementare che conteneva in germe tutte le forze conosciute. tutte le possibilità immaginabili. piuttosto che tentare da sé lo sforzo necessario. per compiere solo una parte dello sforzo generale. gli uni dall’alto e gli altri dal basso. altri che fuggirono in masse informi attraverso la campagna. è in virtù di quella stessa legge che si crearono. che predica il ritorno non già al nulla. Naturalmente. ma. delle associazioni sempre più complesse. ma anzi uno sforzo che la materia compie verso l’idea per tornare all’individualismo superiore. solamente un arresto. un ritorno al nulla. Era del resto la sociologia che. La natura. al contrario. Da tanti anni. tutto al contrario. cessarono. ma al nirvana. la dissociazione della materia non è dunque una diminuzione. per ricostituirla per sintesi nel suo stato primitivo. tra gli atomi elementari. che si tratti di padroni o di schiavi. l’epoca lontana in cui erano ancora glorificati la bellezza del lavoro. una specializzazione che diminuisce l’universale attività primitiva. cerca di specializzarsi. quando era ancora una semplice particella della nebulosa.

non fu ripetuta: fu tuttavia a partire da quel momento che si cominciò a comprendere meglio tutto ciò che era la vita della materia e a non considerare più gli oggetti materiali come semplici creazioni inferiori. L’aviazione è infatti una soluzione rozzamente scientifica. senza fare alcun movimento. Si poté per un momento temere che quel movimento di organizzazione coinvolgesse tutta la materia e rovesciasse il mondo. per farlo. e la caduta diviene subito minacciosa senza mai tuttavia realizzarsi. senza ricorrere. e soprattutto dei disordini sociali. riempite di idee moderne e disorganizzate da secoli di organizzazione. all’insaputa della persona. improvvisando attorno a sé degli esseri frettolosamente costruiti e mal concepiti. senza la sua diretta presenza. di tutti i simboli artistici. per dispersione. XXXIV. È più specificamente nei sogni che queste indicazioni si precisano. e ne risultano fenomeni molto curiosi. In ogni tempo. coltivando la propria volontà. quando questa forza è mal diretta fuori dal solo lavoro che le si chiede di compiere. tentarono ovviamente di fuggire dalla loro formidabile individualità associandosi a casaccio. ma quando ci sono delle perdite di forza nervosa. del resto. con le sole sue forze personali. La gravitazione è una forza che dobbiamo sconfiggere e neutralizzare sviluppando le forze che si trovano in noi. non tardiamo a sentire che stiamo perdendo contatto con la terra e che ci stiamo spostando. Con un grande conflitto della volontà. ma l’associazione della materia non fu protratta più avanti. Questa preoccupazione si ritrova in tutte le religioni. qua e là.Quelle larve artificiali. non tardarono a perire. continuò a vivere la sua vita sull’immenso cimitero del mondo che era ormai popolato da morti viventi. In generale. Noleggio di corpi Percepisco da molto tempo. Quando il soggetto è ben equilibrato. che ne risultavano. hanno sempre patito un’estrema fatica in seguito all’eccessivo sforzo. egli ha sentito di potersi sottrarre all’attrazione. Conosciamo ugualmente gli spostamenti di mobili e le materializzazioni che delle esteriorizzazioni di forze possono produrre. Conosciamo l’osservazione clinica fatta su una giovane isterica che sentiva direttamente delle sensazioni di bruciore o di freddo dopo che era stata gettata nel fuoco o su del ghiaccio l’acqua nella quale lei si era lavata le mani. straordinariamente gravi. indoviniamo. e i prodotti mostruosi di quelle larve. Si temette di disturbare di nuovo quelle riserve formidabili di forze e di energie sconosciute che la natura nascondeva: e l’uomo. un movimento intempestivo. applicare la levitazione ai corpi materiali richiede uno sforzo nervoso considerevole. da cui sfuggono. mal abituate all’ambiente. qualche apparizione sconcertante di fantasmi innominabili. Sfortunatamente. . Sappiamo. Ma si era dovuto abbandonarlo . con uno sforzo continuo dello spirito. forse fin dai miei sogni d’infanzia. le influenze esterne e controbilanciare. indegne all’uomo. essa si spande tutto intorno. che deve esistere per l’uomo un mezzo molto più sicuro e molto più semplice di sostenersi in aria dell’aviazione meccanica. ciò avviene sempre con uno sforzo penoso che esige una attenzione sostenuta. appresi senza stupore che durante il periodo scientifico quel modo di locomozione era stato molto in voga. quanto quelle forze siano reali poiché in certi casi patologici possiamo costatare i loro effetti al di fuori del corpo umano. le forze naturali che lo circondano. e l’equilibrio ottenuto non è mai soddisfacente: uno spostamento maldestro. sono degli oggetti che si formano nell’aria. movimenti bizzarri di oggetti materiali che non si poté spiegare. Fortunatamente i fenomeni diminuirono a poco a poco. se ne va alla deriva. I medium che. prudentemente. sono riusciti a lasciare il suolo e a venirsi a posar su una tavola con la loro sedia. spostarsi al di sopra del suolo. elevarsi in aria. in ragione della fatica cerebrale che provocava in tutti i suoi adepti. un metodo di transizione. a una leggera altezza sul suolo. o degli oggetti esistenti che si spostano senza possibile controllo. a poco a poco. incapaci di rimanere isolate. l’uomo ha capito d’istinto di poter combattere. sviluppate troppo presto. Quando giunsi nel paese della quarta dimensione. L’esperienza. forma la base di tutte le credenze morali. seduti su una sedia. In ogni tempo. questo non offre insomma altro inconveniente che per se stesso. Ci fu. tutto esteriore e che non saprebbe interessare che popoli barbari. ad alcun stratagemma meccanico. Infatti.

si sentì lentamente svilupparsi. Sfortunatamente. il corpo astrale dell’esecutore nuovo genere andava a fare un giro nella campagna. non mancavano di abbandonare. specialmente nei rapporti coniugali. di comunicare con i suoi clienti. e che consistevano nell’abbandonare il proprio corpo materiale con un semplice sforzo della volontà per spostare unicamente ciò che era chiamato una volta il proprio “corpo astrale”. un corpo vuoto di esecutore che era messo a sua disposizione e che gli permetteva di sbrigare tutti i suoi affari in città. Non ho bisogno di dirvi che le Compagnie di Viaggi Economici si appropriarono subito della questione e organizzarono. XXXV. grosse nuvole. e di andare ad alloggiare nel corpo della persona conosciuta. e di conseguenza vuoto. degli apparecchi meccanici. abbandonato dal suo corpo astrale. ogni sforzo cerebrale destinato a utilizzare la volontà umana all’infuori delle prescrizioni promulgate dai regolamenti di polizia generale. ma non possiamo comunicare con le persone provviste del loro corpo materiale se non nel caso in cui si metta a nostra disposizione un altro corpo materiale. Il giardino dei pianeti Il giorno in cui il Grande Laboratorio Centrale cominciò a diventare onnipotente. da cui non volevano più uscire. La paura di un furto con scasso. L’inconveniente di un simile metodo era di eliminare. spostarci da un luogo a un altro. la Bellezza. si informavano. sentire ciò che accade. un po’ ovunque. quando quelle forze vagabonde si indirizzarono verso delle fabbriche. il corpo astrale di un triste teppista fosse venuto ad animare il loro corpo materiale e a fargli commettere le peggiori malefatte. verso delle macchine di utilità sociale. il proprio corpo. Fino a che fu una questione di manifestazioni insignificanti. di tribolazioni. D’altronde le stesse persone che erano in una situazione sociale interessante. delle navi o dei treni si trasformavano in bouquet di rose o in acqua di colonia. infine. esitarono a uscire dai loro corpi materiali e ad allontanarsene. nel modo più facile del mondo. Il governo scientifico dovette dunque proibire formalmente ogni transizione tramite levitazione. ora ancora. Abili imbroglioni sfruttavano la situazione. nell’hotel speciale. Fu. le peggiori catastrofi. li arrestò quasi sempre. la facoltà di vedere. nei tempi barbari. momentaneamente. anch’essi. infatti. non aspettando che un’occasione per manifestarsi e provocare i fenomeni più sconcertanti. questo metodo comunque così semplice non tardò. ancora più rigorose. Ora le distribuzioni di luce si mettevano a parlare o a cantare. e quegli abusi furono tali che si dovettero prendere presto nuove misure.Dal giorno in cui la levitazione divenne il mezzo di trasporto alla moda. per esempio. Fu allora che. Chissà se. possiamo ben crederlo. come si farebbe per una vecchia abitudine. Senza dubbio. di una sostituzione di persona. anch’esso. ora. degli oggetti personali acquisivano. a causare i più gravi inconvenienti. e non possiamo che riderne quando riflettiamo sull’estrema facilità del processo della quarta dimensione. trasportarsi con il pensiero a Marsiglia e lì trovava. si costatava che della barba spuntava su dei pali telegrafici. e. si ravvisò tutto il pericolo che ci fosse nel tollerare simili abusi. Erano una catena di sorprese. nello spirito di tutti. Con il corpo astrale noi possiamo. ma secondo le loro impronte morali. rapidamente solidificate. per lo stesso motivo. ad ogni istante. ma ci si abituò presto. i pensatori che vivevano di idee pure avevano escluso i poeti dalla loro . di sentire o di udire. degli hotel speciali dove si trovava tutto ciò che occorreva per agire una volta arrivati. Durante tutta la durata del noleggio. di quiproquo. durante l’assenza del suo spirito. quando erano sicuri che il corpo materiale di una personalità conosciuta restasse a Parigi. non più secondo il loro corpo esteriore. lasciare il proprio corpo materiale vuoto a Parigi. formavano delle pericolose scogliere contro le quali gli aviatori andavano a schiantarsi. Di quando in quando. ci fu una quantità considerevole di forze perdute che si diressero così a casaccio nelle città e nelle campagne. senza occuparsi di nulla. Un uomo poteva. Sfortunatamente. che doveva spazzare via più tardi tutti quei metodi barbari. un periodo di avventure sorprendenti. ciò non rappresentò un’estrema grav ità. si fece ricorso ai semplicissimi metodi di esteriorizzazione indicati in passato dagli spiriti. Già nelle epoche più antiche. ogni possibilità materiale di azione al viaggiatore. la rabbia di ciò che si chiamava una volta. per aggirare la difficoltà. a volte. si fece ricorso da allora a un sistema di antropometria fisica che permetteva di identificare le persone. durante la loro assenza. e si potevano temere. non ne risultarono meno deplorabili confusioni.

a poco a poco erano state attaccate tutte le religioni non meno potenti. delle piante e anche degli oggetti materiali poteva ugualmente supportare la stessa bipartizione. di corpi in prestito che non erano i loro. a espellerne la personalità immateriale per permettere alle persone innamorate del riposo o delle fantasticherie di occupare momentaneamente quei fragili rifugi. certe persone presero l’abitudine di spostare nei propri viaggi il loro solo corpo immateriale. erano state soppresse tutte le religioni il cui simbolismo appariva di una banalità eccessiva. non si poterono guardare senza sofferenza i monumenti antichi. in un corpo materiale per la circostanza vuoto. Questo costume delicato e affascinante necessitò di infinite precauzioni e di tutta una speciale organizzazione. Le confusioni che si stabilirono tra gli oggetti materiali e gli esseri viventi non tardarono tuttavia a fornire preziose indicazioni sulla natura delle cose. Inizialmente. in condizioni limitate. Quanto alle menti che credevano . Quando gli Egiziani ponevano nelle tombe degli oggetti quotidiani. al momento delle prime esteriorizzazioni di forza nervosa provocate dalla levitazione. Se ne ebbero di molto carine che avrebbero affascinato i poeti dei tempi passati. Molto più tardi. presto proibiti dal Grande Laboratorio Centrale in ragione dei disordini che provocavano nello Stato. ora immensi protozoi viscidi che. i letterati e gli artisti tentarono essi stessi di aggiustare le loro produzioni sul gusto del giorno. Si capì rapidamente che se la personalità umana poteva dividersi in due. ma allo stesso modo ingenue. accaddero nel mondo scientifico. Senza dubbio. come una tappa. Fu in quel periodo una moda molto curiosa e che fu lanciata da certe persone sensibili. quella delle bestie. era con l’intima convinzione che le copie materiali di tutti gli oggetti funebri sarebbero stati utilizzati dal defunto nella sua seconda vita. in corpi materiali di animali o di fiori. dalle religioni antiche e dagli ingenui spiriti del XIX secolo o del XX secolo. senza ritegno e senza pudore. religiose o letterarie che avevano cullato le prime età dell’umanità. lo abbiamo appena visto. quando l’ideale fu interamente rimosso. godendo pienamente di tutti i vantaggi della vita animale o vegetale. salvo incarnarlo per qualche ora. perché fabbricare di tutto punto degli eroi immaginari? Gli uomini dell’età scientifica concepirono sempre meno la necessità di quelle favole puerili che non corrispondevano in nulla alle realtà pratiche del momento e facevano perdere a tutti tempo prezioso. talvolta. Per cominciare. Comunque. delle armi di combattimento. Certe persone spendevano così settimane squisite nella stessa serra o nella stessa prateria. rapporti scientifici minuziosamente provati secondo natura. Abbiamo visto come. definitivo e profondo. furono tuttavia tollerati. durante quell’epoca di transizione. Ora erano larve immonde. a questo proposito. e il modo in cui rispettavano la reliquia del morto. al momento dei primi balbettamenti della scienza nuova. certi fenomeni capaci di spaventare le anime sensibili. il fascino nella velocità. non si poterono leggere senza disgusto le menzogne letterarie dei grandi poeti di una volta che tentarono di mascherare le proprie sensazioni e le loro personali avventure sotto l’imprecisa figura di eroi immaginari. Si fu obbligati a preparare per quel risultato dei corpi di fiori o di animali. della letteratura e delle belle arti. letterati. E il giardino fu sorvegliato in modo speciale perché nessun incidente venisse a turbare quei piacevoli ricoveri. o opere d’arte decorative che si applicavano prettamente ai bisogni immediati della vita.repubblica. per manifestarsi prendevano in prestito la forma di oggetti inanimati o di strumenti scientifici. la forza nervosa sparsa nell’aria si materializzava sotto gli aspetti più diversi. era stata affermata tutta l’inutilità pratica delle antiche formule magiche. poeti che conservavano ancora il culto delle emozioni del tempo passato. Quei viaggi. non tutte le esperienze che si fecero furono esclusivamente scientifiche o sgraziate. Perché inventare delle storie menzognere. meglio di come avevano potuto fare le dame di una volta che giocavano alla pastorella. Ma presto si riscontrò che queste erano solamente illusioni inutili e il solco si infossò. sovraccarichi di figure feticiste destinate con certezza a scongiurare la sorte. talvolta anche abusando. in maniera oscura. Presto. durante quel periodo. che un albergatore prestava loro. A seconda dell’immaginazione delle persone esistenti. offrendo al pubblico delle analisi rigorosamente esatte della realtà. tra le belle arti di una volta e i sogni scientifici del mondo nuovo. nel periodo delle vacanze e in un luogo progettato specificamente dai Sapienti assoluti e che prese il nome di giardino dei pianeti. quanto tutte quelle possibilità scientifiche fossero state già presupposte. animali terrificanti. Ogni eleganza fu confinata ormai nell’utilità delle linee o nell’indicazione del movimento: la bellezza fu confinata nella forza. Poi. Ogni anno presero volentieri l’abitudine di incarnarsi per qualche giorno o durante tutto il perio do delle vacanze. Quella moda delicata addolcì un poco i rigori del periodo scientifico ancora ai suoi inizi e non possiamo astenerci dal costatare.

all’evocazione dei morti. spostarsi in altezza. attratti dal mistero e dalla novità. inizialmente. nei loro ingenui cimiteri. Tuttavia. Allo stesso modo in cui esseri che non conoscono esteriormente che tre dimensioni. Potrebbe. nel tempo. Il mondo dei sogni attirò subito l’attenzione dei ricercatori e dei sapienti e si indovinò presto che quel mondo sfuggevole. bambini malati. Si era immaginato che quelle strane o meravigliose piante fossero dei vegetali analoghi ai nostri e. si trovano totalmente disorientati o girano su se stessi fino allo spossamento. Il senso di uno spostamento in altezza gli manca assolutamente: comprendono soltanto due dimensioni e non vanno mai che su uno stesso piano. al di là di ogni nozione infantile di tempo e di spazio. erano stati circondati da una strana vegetazione. infinitamente banale insomma e posto sotto la sorveglianza diretta di un laboratorio scientifico. poi si dovette registrare con terrore qualche morte intellettuale. infatti. Certi spiriti in villeggiatura in piante planetarie non tornarono più nel loro corpo normale. non ha alcun valore in quantità ma semplicemente in qualità. ma questa è una concezione che gli manca e l’idea non gli balena. questo non c’entra: il piccolo topo giapponese. l’idea pratica della quarta dimensione si fece luce tra gli uomini. in seguito a un incidente o a una puntura. le cose andarono nel modo migliore del mondo. distaccati forse da altri mondi sconosciuti e che erano venuti a frantumarsi una notte sulla nostra terra. tracciata col gesso sul suolo. Si ebbero anche curiose informazioni sull’universo. che in quel caso si tratti di una semplicissima atrofia o di una lesione di qualche centro nervoso. l’anima di una ragazzina morta avrebbe raccolto l’anima dei fiori morti che erano posti sulla sua tomba. o. senza riprendere coscienza dell’equilibrio delle cose. non concepiscono che è anche facile uscire da una camera murata grazie alla quarta dimensione. a destra o a sinistra. in quel luogo. Altri. Le materializzazioni degli incubi a tre dimensioni Molte persone ignorano che esistono certi topi giapponesi che sono privati del senso della terza dimensione. durante la vita. non concepisce che due dimensioni. ricordano quei polli che sono ipnotizzati dall’unica dimensione di una linea dritta. che tornarono. nel suo stato sano e normale. Inizialmente. comunque reale. organicamente. ma si dovettero cessare in fretta quelle villeggiature letali che costarono la vita agli ultimi poeti dei tempi passati. udirsi suonare alla porta e vedersi entrare nella camera dove siamo seduti. dove da secoli l’umanità si rifugiava durante una buona parte di vita. pur così corta. al capezzale della propria culla. nello spazio. completamente sconosciuta fino ad allora dai nostri naturalisti e che era una delle principali curiosità del Grande Museo. loro nemici secolari. non si esitava a scegliere di preferenza quelle piante per collocarci i poeti in vacanza. esse amavano ugualmente immaginarsi che. raccontarono la spaventosa e selvaggia lotta che avevano dovuto sostenere contro gli spiriti di quelle piante sconosciute. si trovavano dunque realizzate. per i topi giapponesi. Possono muoversi facilmente su un vassoio di lacca. non ho bisogno di dire quanto tutte queste credenze di una volta nella sopravvivenza appaiano primitive quando ci rendiamo conto che la morte non esiste. che certi animali. ma direttamente sulla terra. E i Sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale furono anche sospettati in quel momento di aver premeditato quelle morti bizzarre sovreccitando la curiosità dei poeti. di meteoriti come si diceva un tempo. che sarebbe. sappiamo. in un modo assai improvviso. in seguito a penosi incidenti che desolarono il giardino dei pianeti. come superare i bordi di un vassoio. Tuttavia quell’affascinante costume ebbe anch’esso fine. Non erano più che un mezzo di villeggiatura alla portata di tutti. e . da vecchi vegliare a se stessi. senza difficoltà arrampicarsi. XXXVI. Quel grande giardino circondato di muri era stato così soprannominato perché conteneva grossi frammenti di materia extraterrestre. e di averli volontariamente attratti in una triste avventura da cui non sarebbero dovuti tornare. in altri mondi. Quelle nozioni di bipartizione del corpo e dello spirito in cui risiedevano le credenze antiche. gli autentici abitanti di strani paesi. che rappresentavano. Potremmo credere. Qui. era insomma solamente un mondo a due dimensioni. presto si capì che il problema non si restringeva soltanto a quel fenomeno e che le nuove idee sullo spazio dovessero modificare anche altri fenomeni. Io che sono giunto nel paese della quarta dimensione. ma non riescono mai a sfuggirne quando si tratta di oltrepassarne le estremità. altrettanto facile come sarebbe. quando alla fine del secondo periodo scientifico. che la vita. come gli uomini. Presto.

nell’età dell’Uccello d’Oro. istintivamente. da tanto tempo. malgrado la sua difesa molto energica. . A volte. almeno quelle. affilato. Realizzarono in sogno tutte le azioni eroiche che gli antichi. degne della mitologia. invocavano il caso e la fatalità. da soli. si fecero legare davanti alla bocca di cannoni carichi. ma questo era a ben vedere soltanto un gioco. rimpossessarsi dei propri sensi a tre dimensioni per capire che tutto ciò erano pure chimere senza importanza. era stato infine denudato dei suoi vestiti e delle ossa del suo scheletro. a volte anche le fucilate o i colpi di cannone. Sfortunatamente.che era per quella sola ragione che gli avvenimenti che vi si svolgevano non avevano alcuna azione diretta sul corpo umano. una severa regolamentazione contro i dormienti capaci di mantenersi in sogni a quattro dimensioni e costringerli a prendere ogni sera una pozione speciale che precludesse tutti i sogni. dalle ruote di una locomotiva. Le immaginazioni a quattro dimensioni furono proibite e si permisero solo le escursioni di una volta le quali. da sé. dopo una notte di incubi. Si divertirono a urtare di fronte a treni rapidi. di sfuggire a catastrofi. aveva visto il proprio braccio destro essere divorato da un coccodrillo a vapore a forma di vacca. all’idea della quarta dimensione. allungato come da un incredibile rullo compressore. le sue facoltà si trovarono straordinariamente sovreccitate e singolari incidenti si produssero presto in sogno. data l’estrema gravità che prospettavano. di scappare davanti a pericoli immaginari. davanti a quelle intrusioni. Forti dell’impunità che gli assicurava l’intera possessione della quarta dimensione. di eludere con angoscia le imprese di terribili assassini. di corpi sanguinanti. Furono vietati infine sotto pena di morte i sogni a tre dimensioni alle persone incapaci di rifugiarsi nella quarta dimensione. fino a quel momento. i sogni che i bambini aspettavano con gioia addormentandosi la sera. materializzati a tre dimensioni. ma che erano generati. poiché l’esperienza aveva sufficientemente dimostrato che i sogni non provenivano affatto dalla volontà umana. Si fu dunque obbligati a promulgare. C’erano persone che furono raccolte. tali fantasie non erano senza pericolo. dappertutto si divertirono a tagliare in pezzi delle armate intere. i racconti di fate di una volta. piccoli bagagli di un peso favoloso e a trasferirli da un aereo a un altro. un altro. Uno di loro. dopo qualche notte di osservazione. durante il noioso periodo scientifico. attirarono l’attenzione del mondo sapiente. Quei diversi avvenimenti. al mattino. correndo. Dopo qualche secondo di terrore. nel loro letto. la testa in basso e i piedi in aria. avevano rappresentato il fascino della vita. Ci fu anche un uomo piuttosto robusto che fu scoperto nel suo letto. Al mattino si ritrovava. A forza di esteriorizzare la propria immaginazione. da una subcoscienza comune a tutti gli esseri. nella casa dei veggenti. mentre camminavano febbrilmente sul soffitto. Il giorno però in cui l’umanità si abituò. che risultava essere la sola porta che gli permetteva di fuggire. di cercare tutte le gioie che può offrire l’uso della quarta dimensione. degli sconcertanti avvenimenti che stavano accadendo. i sogni divenivano reali e rappresentavano per l’uomo il più formidabile pericolo che gli fosse mai occorso. Volontariamente. Certi agitati. la cui autentica natura non doveva essere rivelata che ben più tardi. avendo passato tutta la notte a trasportare. in piena campagna. qualche soggetto che fu incaricato di andare a esaminare minuziosamente il mondo dei sogni e di rendersi conto. per uno strano presentimento. Quei nuovi fenomeni non potevano così essere messi in dubbio: i sogni che. poco a poco. altri che si ritrovavano. che raggiungevano inoffensivi passanti e mettevano a foco dei villaggi interi. si regalarono la squisita sensazione di penetrare soli e senza armi nelle ombre sotterranee di castelli popolati da fantasmi o di ricreare per il solo loro piacere le orge o i massacri più famosi dell’antichità. Fu scelto. bastava all’uomo risvegliarsi. Quelli tornarono terrorizzati. a rimanere intatti sotto un fuoco intenso. quell’uomo sognava un’immensa scala lentamente sommersa da un’inondazione di piombo fuso e che andava a finire. da una frotta di nuvole bianche che si erano dimostrate spietate. avevano rimpiazzato. e che gli restituiva tutta la pericolosa realtà della vita quotidiana. tagliate in due. nei suoi sogni. si dichiararono incantati dall’avventura e intraprendevano cacce favolose. che. l’uomo non aveva fatto attenzione alla terza dimensione che si introduceva poco a poco. si gettarono dall’alto di monumenti elevati. in sogno. Quelle materializzazioni di oggetti creati di tutto punto dalla volontà dei dormienti e costituiti in modo tangibile a tre dimensioni. in una minuscola buca di topo. al contrario. tra chi familiarizzava con la quarta dimensione. che. avevano soltanto immaginato. gli uomini avevano preso l’abitudine. nella roccia. dei poeti come se ne trovano sempre. a quell’epoca. divennero presto ingombranti. si precipitarono su delle spade. lanciati a tutta velocità. tutto un ammasso di macchine frantumate. rimanevano invisibili e mettevano in soggezione solo gli uomini di epoche anteriori. E si seppe che. si consegnarono a tutti gli eccessi nei loro nuovi sogni a tre dimensioni. passavano inosservate.

che cordoni radianti. ma ancora non si avevano i sieri necessari in gran quantità per difendersi contro la crescente inondazione dell’invisibile nemico. di granchi immondi. Si comprendeva che quella ritirata e quel magnifico isolamento erano indispensabili per portare a buon fine delle ricerche scientifiche e. Quella scoperta non aveva all’inizio come oggetto che facilitare gli studi medici. a dire il vero. ma mancavano dettagli a proposito. Qualcuno fu conservato per curiosità. pronte a introdursi direttamente nell’organismo umano. Di certo. erano stati specificamente fatti crescere in condizioni particolarmente favorevoli. tuttavia. inizialmente. si impossessarono di tutte le menti quando si seppe che il Grande Laboratorio Centrale rifiutava di rispondere a tutti i radiogrammi e che non consentiva in alcun caso di occuparsi delle sconvolgenti epidemie che si preparavano. Lo stupore. il tetano. che se ne fabbricò in modo esagerato e che a forza di inondare tutte le canalizzazioni. ci si immaginava che il Grande Laboratorio Centrale si interessasse al benessere generale dell’umanità. Da tanto tempo si intuiva nelle regioni dell’Europa africana e dell’Atlantide. senza alcun dubbio. su quei soggetti. poi eliminati. nella vasta pianura. la rabbia. avrebbe osato avventurarsi in quella zona pericolosa. ci si trovò presto in presenza di microbi con la taglia di piccoli animali domestici. L’inquietudine però divenne grande il giorno in cui si diffuse con la rapidità della luce la voce che tonnellate di brodi di coltura che venivano. Grazie alle tonnellate di nutrimento speciale che fu fabbricato in qualche giorno. la maggior parte dei mezzi impiegati per distruggere i pericolosi microbi o per proteggersene era ben conosciuta. annegati dal numero dei loro nemici. erano appena state riversate nelle canalizzazioni di acqua potabile e nei fiumi equatoriali. capaci di ridurre in potenza l’acciaio più duro. I batteri del Grande Laboratorio Centrale non erano infatti dei microbi come gli altri. in ragione delle energiche misure che erano state prese per difendersene. per questo motivo. Grazie alle sue scoperte. del resto. furono ormai del tutto incapaci di introdursi nell’organismo umano. Dalle sue istruzioni frequenti. proteggevano bene gli accessi del Laboratorio a terra e nel cielo. quel medico aveva avuto l’eccellente idea di condurre. Si aveva una tale paura di quell’invisibile nemico.XXXVII. indeboliti. Gli accessi erano proibiti fino a due piani. ma si sapeva che terreni velenosi. ma quei passatempi di un istante fecero presto posto a nuove inquietudini. di vedere le sue comunicazioni con il mondo esterno farsi sempre più rare e si costatava che il grande palazzo si stava trasformando. spugne viscose e ricci gelatinosi. con una virulenza che scompaginava tutti i metodi comunemente impiegati. L’affollamento generale avrebbe avuto le conseguenze più gravi se il felice intervento di un sapiente giapponese che si trovava lì non avesse dirottato con decisione il pericolo nel modo più elegante. la costernazione. terrificante. e non si poteva più contare sulla sua assistenza. delle ricerche sulle origini e le cause reali del gigantismo. Ci si stupì. poi trascinarsi verso i fiumi. . Rapide analisi permisero di costatare che le malattie più orripilanti erano diffuse in tutte le canalizzazioni: la sifilebbra. in una sorta di fortezza inaccessibile. migliaia di lunghi serpenti argentati. Il solo lato divertente di quell’avventura fu l’eccesso col quale ci si abbandonò alla fabbricazione dello speciale prodotto. Lungi dal cercare di distruggere i microbi. in quel frangente. e che accorrevano in folla. tutta una parte dell’umanità. dalle misure che ordinava nel mondo industriale. la febbre gialla. divennero visibili ad occhio nudo e. altri furono imbalsamati. l’herpes encefalico. e nessuno. altrettante malattie dimenticate da tempo. smascherava la presenza di fortificazioni qualunque. che qualcosa di straordinario era architettato al Grande Laboratorio Centrale. i pericolosi bacilli in circolazione ingrandirono lentamente. non potevano essere paragonati agli umili bacilli che si sviluppano nel corpo. essa salvò. una tale fede nella salvezza che offriva il nuovo alimento. ogni giorno di più. si conosceva già da qualche tempo la maniera di accrescere in modo curioso la taglia di quegli organismi primitivi che erano un tempo chiamati microbi e di conferirgli un tale sviluppo che si potesse osservarlo a occhio nudo. E fu uno spettacolo infinitamente ripugnante vedere accumularsi nelle vie. I batteri giganti L’inizio del secondo periodo scientifico fu contrassegnato dall’instaurazione della tirannia definitiva dei Dodici Sapienti assoluti e da un inconcepibile attentato del Grande Laboratorio Centrale contro l’umanità. che rappresentavano i terribili bacilli del giorno prima e che secernevano veleni abominevoli. poi infine il terrore. in ricordo del terribile pericolo che era stato corso. dal Grande Laboratorio Centrale. Nulla. Nessun dubbio: il Grande Laboratorio Centrale seguiva un piano sconosciuto. combattuti ogni giorno dall’organismo. non ci si stupì oltre misura di quei lavori di difesa formidabile.

a poco a poco. I cadaveri si ammucchiarono presto attorno al Grande Laboratorio Centrale. uno scatenamento di tutte le forze animali dell’umanità che partiva alla conquista dell’immortalità. Era come un risveglio generale dell’istinto di conservazione. soli. si finì per capire le ragioni inattese di quella brusca rottura tra i Sapienti assoluti e gli uomini-cellule. irresistibile. Una formidabile rivoluzione aveva appena sconvolto il Grande Laboratorio Centrale già da sei mesi: i Sapienti assoluti conservavano finalmente le sorgenti stesse della vita e il segreto formidabile dell’immortalità. diffondendosi al mondo intero la novità della scoperta dell’immortalità. che erano avvenute delle nascite al Grande Laboratorio Centrale. da tantissimo tempo. Fu osservato allora che nessun decesso si era prodotto al Grande Laboratorio Centrale. un bel giorno. poi un altro. quando si comprese che tutte quelle suppliche erano vane. Armate furono organizzate in modo puerile fin nei paesi di Estremo-Nord. processi antichi destinati a rinnovare automaticamente le cellule del corpo umano e a rendere l’uomo praticamente immortale prolungandone indefinitamente la vita. tutto conosciuto. Fu soltanto molto più tardi che si concepì tutta l’assurdità di quella immortalità in quantità. rinnovare interamente il loro essere assicurandosi una discendenza che non era.XXXVIII. si capì che simili atti non potevano essere involontari. brutalmente manovrato. il giorno in cui si capì che l’autentica immortalità non esisteva che in qualità. conoscendo la loro scienza incomparabile. E poi. toccant i intercessioni in favore di donne o di bambini adorati. Poi. poi. e trascorsero così un centinaio di anni senza apparente cambiamento. Rimanevano sempre identici a se stessi. . conversioni mistiche operate in massa. una schiavitù generale accettata docilmente e come con piacere. Era questa una protesta della natura. possono raggiungere l’infinito. liquefatti da getti che li volatilizzavano. per l’avvenire dell’umanità. Forse avevano saputo ritrovare i segreti di una tempo riguardanti l’asservimento della volontà e la suggestione a distanza? Si comprese che l’impero assoluto dei sapienti immortali era ormai stabilito pesantemente e senza ritorno sulla terra intera. cominciò lo sconforto e una sorta di strana follia si appropriò di tutti i combattenti. Ci fu infine. un’ultima scossa disperata delle civiltà di una volta verso l’immortalità. Si pensò inizialmente a un incidente. il suo formidabile segreto. i Sapienti assoluti avevano agito direttamente sugli spiriti in un modo rimasto occulto. con le buone o con le cattive. offrivano tutta la loro fortuna. con ancora più stupore. fu annunciato un primo decesso al Grande Laboratorio Centrale. grazie alla creazione di capolavori immortali di bontà o di bellezza che. Inizialmente si esitò per timore. I sapienti assoluti non morivano più. Persone si trascinavano in ginocchio. Evidentemente. casi di delirio collettivo. torrenziale. senza pensare all’assurdità di tali offerte fatte a dei sapienti che possedevano l’impero della natura. ma il Grande Laboratorio Centrale non lo confessò mai. dopo un primo moto di gioia si cominciò a riflettere e ci si chiese da dove provenisse quella improvvisa ostilità del Grande Laboratorio Centrale. ci fu un’irruzione formidabile. un irresistibile ritorno verso la normale marcia delle cose? L’immortalità scientifica non apportava con sé una fatica contro-natura e una debolezza infinita? È permesso pensarlo. Di certo quello non era l’unico segreto. A quale nuovo pericolo si era esposti? Si era in diritto di avere paura. grazie a parole o gesti sorpresi e registrati nel fotofono senza filo. uno slancio brutale. Intendeva questo riservarsi il monopolio dell’immortalità. Il disgusto dell’immortalità Quando il terribile pericolo delle colture microbiche fu eluso. Quali strane debolezze della vita avevano dunque potuto impadronirsi di quegli uomini che avevano visto tutto. Poi. Fu un periodo di trionfo senza limiti per il Grande Laboratorio Centrale. una sorta di addomesticazione delle volontà. si raschiavano alle pietre del sentiero. o falciavano con un solo raggio delle armate intere. Si sostenne che certi sapienti avevano giudicato preferibile. sul posto per così dire. che un semplice prolungamento della loro stessa personalità. presto. fare una selezione tra gli uomini e annientare fin d’ora i più deboli? A questo proposito furono concepite tutte le congetture. Ci furono ardenti suppliche. Ci furono. tutto esplorato e per i quali la vita non era più che un perpetuo ricominciamento senza interesse e senza imprevisto? Si venne a sapere. uno scatenamento di folle come non si era mai visto dalle epoche preistoriche del medioevo mistico. Comportava evidentemente centinaia di metodi. una sottomissione rispettosa e quasi gioiosa alle volontà sconosciute e misteriose del Grande Laboratorio Centrale. decise a impadronirsi ad ogni costo del Grande Laboratorio Centrale per sottrargli. verso la speranza in un domani inaccessibile. insomma. polverizzati. ma occorse presto arrendersi all’evi denza. in ogni città. e ci si sforzò di giustificare l’avvenimento agli occhi della folla. I sapienti più anziani si lasciavano morire senza sembrare badarci e. altri gettavano davanti a loro gli oggetti più preziosi che potessero possedere. verso il Grande Laboratorio Centrale.

Padroni delle sorgenti della vita. che si sentirono interamente rassicurati da quello stato di dipendenza. il mondo intero si era abbandonato. l’invadente follia delle febbri. Perché tentare uno sforzo? A cosa serviva avere ammirevolmente macchinato la vita e trasportato il paradiso sulla terra se non se ne poteva approfittare. per secoli. Già il mondo intero non formava che un immenso meccanismo. Niente fu più terribile della brusca crescita delle piante divenute coscienti. che invadevano le città. Poi. Del resto. Altre persone. nel momento stesso in cui l’uomo avrebbe potuto raccogliere i frutti della sua esperienza e del suo lavoro. Per tanto tempo l’uomo si era consolato di questa assurda degradazione inventando finzioni poetiche sulla vita futura. se. moltiplicate all’infinito. aggrappandosi ai fili di trasmissione. alle più oscure neurastenie. come. per così dire. A forza di giocare con le sorgenti della vita. ma si ignorava il mistero profondo delle foreste antidiluviane che liberarono l’ossigeno di cui viviamo. di canalizzazioni. perché il minimo granello di polvere imprevisto sarebbe stato sufficiente ad arrestare la marcia di quel colossale orologio. se ne prolungava così la vita indefinitamente e non si era capaci di fare altrettanto per il corpo umano. una moltitudine che. Capivano di far parte di un tutto sociale. e ridotte. a calmare l’esasperazione delle folle che irrompevano verso il Grande Laboratorio Centrale alla conquista dell’immortalità. Agli schiavi impiegati nei lavori di forza furono sviluppati i muscoli in modo speciale. mentre il loro cervello. per suggestione. il . furono del resto accolte con gioia dagli uomini. di conseguenza. di trasmettere a titolo d’esperienza il fluido essenziale negli oggetti inanimati. i Sapienti del Grande Laboratorio Centrale ebbero in origine una sola idea: asservire il mondo al loro dominio. Dai tempi più remoti del mondo. Ho detto come giunsero. deviando le correnti elettriche e di cui non si poté venire a capo che propagando una malattia microbica nella nascente foresta.XXXIX. quella organizzazione autocratica del mondo non si realizzò senza qualche catastrofe. si spingeva. interamente disarmate dal punto di vista fisico. Si ricordavano infatti i pericoli storici che un tempo le bestie feroci o gli sconvolgimenti geologici rappresentavano. furono. Sfortunatamente. composto tuttavia di elementi semplici e che non chiedeva che di rinnovarsi semplicemente in perpetuo. classificata in specializzazioni diverse dai Sapienti del Grande Laboratorio Centrale. perché dunque non assicurare quel rinnovamento senza degradazione? Nell’orgoglio della propria scoperta. si era costretti a scomparire. tutta l’assurdità di quell’annientamento del corpo. Fu. asservirono alla loro volontà. nelle loro nuove funzioni. ridotto al minimo indispensabile. di un’autorità potentissima per mantenere l’equilibrio in quella vasta macchina sociale divenuta troppo complessa. tutte le parti del corpo sono naturalmente rinnovate. incaricate di lavori intellettuali. divenire i padroni della vita sulla terra intera. poiché quelle favole primitive erano state rese malconce e ridotte in polvere dalle scoperte positive della scienza. In quel momento. Quelle specializzazioni. come l’animale più primitivo e più abietto? Un meccanismo era facilmente riparato. di comandi. l’umanità aveva oscuramente percepito tutto il ridicolo della morte. la terribile cospirazione dei vegetali che mise la scienza in pericolo. meglio sostenuti e. che obbediva alle più piccole indicazioni date dal Laboratorio. Negli anni che seguirono. ancora il giorno prima. si completava di un casco registratore. ne ebbero tuttavia una legittima soddisfazione ma per altri fini. quell’addomesticazione della massa divenne ancora più totale. fin dall’inizio. infinitamente delicato. ci furono certe perdite che sfuggirono alla zelante attenzione del Grande Laboratorio Centrale. dopo qualche anno. si trovavano meno isolati. in origine. e si avvertiva la necessità di un ordine assoluto. forse non lo ricordiamo. ai limiti della follia. esagerarono nelle gioie della specializzazione fino alla follia. gioiosamente e senza restrizione. in anticipo. dell’immortalità. la campagna. nella sua rabbia. i sapienti del Laboratorio modificarono a poco a poco le forme tradizionali del corpo umano. all’impotenza di ribellarsi se esse avessero mai tentato di farlo – cosa che era molto improbabile. composto da un’inestricabile rete di fili. poi nelle piante. Il ratto Quando i sapienti del Grande Laboratorio Centrale furono sicuri di aver scoperto i segreti della vita e. con semplici metodi magnetici. quella formidabile organizzazione presupponeva un controllo totale del Grande Laboratorio Centrale sulla terra intera. di effluvi radianti. Questa complessità si accrebbe ancora quando la folla si trovò addomesticata. l’inquietudine giunse al suo culmine. Dopo un periodo di sette anni circa.

Basti dire che l’idea stessa della maternità non toccò più nessuno. I colossi. la medicina fu cosa diversa della ciarlataneria e non si fece più ricorso alle vaghe indicazioni di un empirismo incosciente. Fu in gioco la sicurezza stessa del Grande Laboratorio Centrale. quando la mentalità del ratto fu elevata alla complessità di un cervello scientifico. e che non è altro che una visione interiore che noi abbiamo dei diversi fenomeni che accadono nel nostro corpo. la questione femminista non si pose neanche più. Occorsero diciotto mesi di lavoro costante del Grande Laboratorio Centrale. di telegramma o di approvvigionamento. proveniente da non si sa quale rifugio remoto e che. passeggiò per sei mesi nelle canalizzazioni. provocò imprevisti cortocircuiti. in un laboratorio a fianco. Ci fu anche. proibito al pubblico. qualche resurrezione negli antichi cimiteri che impressionò l’opinione profondamente. fargli capire i rudimenti della scienza e ciò fu certamente il compito più ammirevole che avesse mai tentato il Grande Laboratorio Centrale. Quando fu fatto. una curiosa coppia che rappresentava l’uomo e la donna come esistevano un tempo sulla terra. distruzioni di macchine motrici. XL. I cervelli. interruzioni interminabili nei servizi di trasporto. Per la prima volta. non potevano arrischiarsi in una simile avventura in ragione della loro inferiorità fisica. Gli uomini non morivano più se non per scelta volontaria. Sarebbe bastato prendere un fucile. le malattie più gravi furono fermate fin dal loro principio. suggerirgli idee umane. Gli esseri umani ricordavano gli androgeni primitivi descritti dalle religioni antiche. Ciò che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale non dissero in quel momento. nel tempo in cui il mondo non era ancora civilizzato. grazie a misure energiche prese in quel campo dai sapienti del Grande Laboratorio Centrale. dimenticato nelle distruzioni generali. tranquillamente. La donna-campione Con lo sviluppo autocratico della scienza assoluta. la questione di riproduzione della specie divenne ugualmente senza interesse. non si distinsero neanche più nei costumi. privati di corpo. si dovette mansuefare il ratto grazie a prodigi inauditi di scienza e di abilità. quel senso antichissimo che era già chiamato l’istinto negli animali. quando non ci furono più medicine. Nell’ammirabile mondo della scienza. l’istinto della conservazione fisica per l’uomo. Infatti. in quell’epoca. una preveggenza certa dei pericoli che possono fargli correre tali o tali altri strani germi. di sparizioni o di balzi inattesi di un semplice ratto cosciente e indipendente.preoccupante enigma delle piante animate. è che essi avevano creduto bene conservare. tali procedimenti risultavano decisamente impraticabili. Naturalmente. . come una decadenza animale che interessava unicamente la storia naturale e che si rivelava solo da semplici ricerche anatomiche. tutto ciò che rappresentava in passato la preoccupazione principale e la gioia dell’umanità divenne una cosa definitivamente sconosciuta e profondamente disprezzata dagli esseri scientifici che non potevano conoscere da sé ciò di cui si parlava loro e che consideravano l’amore come un ricordo storico. Altrettanto pericolosa fu. certi fili tagliati. per venire a capo di quel nemico formidabile che metteva in pericolo l’ordine del mondo intero e che eludeva i più sapienti stratagemmi dei sapienti. A poco a poco. o mettersi in caccia con un cane da ratti. di salti imprevisti. quando il mondo scientifico appariva definitivamente organizzato. la loro iniziativa personale sarebbe stata insufficiente in presenza di mille fantasie. l’apparizione di un semplice ratto. Ma quelli non furono che errori di partenza. la distruzione di quel ratto sarebbe stata delle più semplici. preparare un trappola con un po’ di lardo. del resto un po’ come in passato. come era stato fatto in passato. tutti i loro atti decisi elettricamente. La vita si prolungò indefinitamente grazie alla sostituzione progressiva delle diverse parti del corpo. erano ugualmente incapaci di compiere una caccia così complicata. dal cervello di alluminio. grazie al suo istinto naturale. Del resto. cominciare la sua educazione. per non risvegliare inutilmente l’attenzione. Tutti i loro movimenti erano regolati in anticipo. e le malattie erano ormai sconosciute. Quando questa visione interiore fu sviluppata al sommo grado come conveniva. qualche decina d’anni più tardi. la sua cattura fu ormai solo un gioco e il suo annientamento salvò il mondo meccanico dal più grande pericolo che avesse mai corso. Non distinguendosi più le donne dagli uomini nei loro lavori e nelle loro occupazioni. In passato. era stato sviluppato in una maniera particolare. certe comunicazioni interrotte.

Le visite di Idrogeno si moltiplicarono e fu l’inizio di uno scandalo inaudito nella scienza e che afflisse l’inizio del secondo periodo scientifico. vestiti più piccoli del corpo che dovevano contenere. il decano dei Sapienti assoluti. e si intratteneva lungamente con lui. i suoi appetiti irresistibili. senza distinzione delle tossine. era stato immaginato di creare nel palazzo. e la sera. malgrado tanta considerazione. ci si era sforzati. Tuttavia. gli si era dato un soprannome antico e antiquato: era chiamato il Poeta. in ragione delle sue occupazioni preferite. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale. o di vegetali non ancora decomposti.Quel laboratorio speciale era stato ammobiliato in un modo molto particolare. Gli spiegava che il poeta non la capiva. tramite l’intermediazione degli omuncoli. con oggetti feticisti alla maniera di un tempo. Una sola invenzione appariva veramente nuova e pratica ed era quella di semplici stoppini di cotone. impossibili da capire. creavano della luce senza canalizzazione. I Sapienti assoluti avevano soprannominato la donna-campione la Regina. i sapienti del Grande Laboratorio Centrale si erano ingegnati a soddisfare i gusti di avventura della giovane donna. per la riproduzione. Per favorire ugualmente il suo ruolo di regina delle api. Quei due esseri vivevano una vita strana. che lei era fatta per vivere con un uomo d’azione. attorno al palazzo dove abitava. Grazie a questa varietà perpetua. al posto di essere in ferro articolato per sostenere le braccia durante la lettura o le ricerche di laboratorio. rientrava. per analogia con le colonie di api. imbevuti nell’olio minerale e che. malinconica. spesso faceva pervenire il vecchio Idrogeno. che restava inginocchiato tutta la giornata. ma la cui presenza sulle tavole circostanti compiaceva l’ignoranza della donna campione. aveva qualcuno vicino a lei. aldilà dei fossi. la Regina rimaneva triste e malinconica. Al muro. inviavano ogni giorno alla donna nuovi regali destinati a soddisfare le sue più segrete passioni. cappelli con i quali non ci si poteva guardare attorno. invidiando con passione quella donna così felice che abitava di fronte in un palazzo magnifico e che. C’era anche. senza fabbriche generatrici. che si occupava di lei. vale a dire dei piccoli esseri automatici e insignificanti creati dalla scienza. erano formate da curiosi cuscini multicolori. che l’amava. che raffiguravano fiori o uccelli. dei pezzi di animali morti cotti sul fuoco. Quello era un argomento sempre rinnovato da litigi tra il povero uomo campione e la sua tirannica compagna. protestava un po’ come pro forma quando era il momento della bruttezza della sua vicina principessa. accesi dall’estremità. E inizialmente. Per mantenere il campione-donna nel suo stato primitivo. ancora dei fiori e degli animali riprodotti sia in bronzo sia dipinti e che si ingegnavano a rappresentare delle scene naturali. c’era una grande sala dove si mangiava come una volta. a contemplare da lontano la propria immagine nell’immagine del proprio palazzo. la quale invece pensava solo ad evitare le minori fatiche o i più piccoli dolori. avendo rapporti con il solo Grande Sapiente assoluto che dirigeva il Laboratorio Centrale. di ricostituire esattamente il suo ambiente e di mettere a sua disposizione tutto ciò che poteva favorire i suoi gusti secolari. La coppia che viveva lì era composta di bei campioni della razza umana. o libri di filosofia antichi. Quella era un’autentica opera d’arte di invenzione dei sapienti del Grande Laboratorio Centrale. era stato costruito un ammirevole gioco di specchi che riproducesse esattamente tutto quello che si faceva nel palazzo e l’immagine delle persone che vi si trovavano. una siepe dove da fonti certe si sapeva si trovasse sempre avvolto qualche serpente velenoso e un albero della cuccagna altissimo che terminava con un piccolo nido posto in equilibrio. E il poeta. al posto del laboratorio di riparazioni fisiologiche. completamente isolati in quel nuovo paradiso scientifico. al posto del quadro di distribuzione di energia. Niente apparecchi scientifici in tutta la casa. La donna-campione poteva così trascorrere lunghe ore nella sua terrazza. come ai tempi dell’ingenuità umana. dei luoghi pericolosi e imprevisti dove lei potesse incontrarsi con il poeta: delle ingombrate mansarde seminate di trappole. C’erano delle sedie che. raccontando tutte le bellezze che aveva visto. nonostante la sua orribile bruttezza. con laboriose ricerche. delle cantine romanesche dove si aprivano prigioni sotterranee riempite di falci e di spade in un posto che precisamente nessuno poteva scoprire nell’oscurità. . per ricordare anche. Quanto all’uomo. che aveva passato delle giornate intere ai piedi della sua donna senza poter destare la sua attenzione e senza osare interrompere la sua fantasticheria. in breve senza alcun dispositivo sociale. al di fuori della stanza da letto di modello antico. e supportati da frammenti di legno naturale ugualmente intagliato in forma di fiori o di arabeschi. il ruolo di riproduzione che lei era chiamata a giocare. Le erano offerti stivaletti con i quali era impossibile camminare.

XLI. Il poeta-tipo
Fu verso il terzo anno del secondo periodo (stile antico) che scoppiò lo scandalo che rischiò di scuotere, in modo definitivo, i dodici piani della scienza. Poiché un restauratore doveva casualmente fare un importante ordine di acido formico, si rivolse al suo fornitore tramite radio-fotogramma per esaminare direttamente sull’immagine del suo corrispondente quali potessero essere le sue intenzioni commerciali. Avendo il radio-fotogramma, in seguito a una sfortunata negligenza, attraversato i muri del Palazzo segreto dove era conservata la donna-campione in compagnia del poeta-tipo, il restauratore vide sullo schermo del suo apparecchio, con stupore, una scena che si aspettava davvero poco. In compagnia della donna-campione, Idrogeno, il Sapiente assoluto del Grande Laboratorio Centrale, ricostruiva dei gesti antichi di animalità proprio come i manuali di storia ne riferivano nei tempi passati, senza preoccuparsi degli orribili veti e delle rigorose leggi che egli stesso aveva promulgato a proposito. Come si può immaginare, trovandosi lì qualche cliente del restauratore, essi circondarono curiosamente lo schermo; poi ci fu una folla di omuncoli che interruppero i loro lavori di schiavi per osservare, anch’essi, quello strano spettacolo. Ne risultò presto una totale disorganizzazione dei lavori, minuziosamente organizzati, della città intera; quella interruzione ebbe la sua ripercussione in paesi remoti, e in un istante si temerono terribili complicazioni Fu avvisato in fretta il Grande Laboratorio Centrale e fu subito uno scandalo inaudito, le porte furono subito chiuse, con il divieto assoluto di avvicinarsi a meno di tre effluvi. In quel tempo, nel palazzo che gli era stato riservato, la donna-campione si divertiva follemente all’idea dello scandalo terribile che sarebbe scoppiato quando suo marito, il poeta-tipo, l’avesse sorpresa. Infatti, a lei raccapricciava quel sognatore insaziabile con la quale era stata rinchiusa per perpetuare la razza e che, tutto il giorno, si ostinava a fantasticare sulle stelle e a celebrare la bellezza della sua compagna su tutti i mondi, in versi e anche in prosa, perché era un autentico poeta. Spesso, nella segreta speranza di provocare una collera imprevista, la donna-campione aveva dichiarato al poeta-tipo di tradirlo con Idrogeno; ma il poeta-tipo non le credeva perché lei era bella e il vecchio Idrogeno era paurosamente brutto. La donna-campione si era allora sforzata di spiegargli le ragioni morali che la spingevano a tradire il suo poetico compagno: in realtà, lei non capiva nulla di poesia, trovava assolutamente ridicola quella perpetua ricerca dell’irreale, non ammetteva che si potesse con cepire ciò che lei chiamava delle facezie e delle favole. La certezza scientifica di Idrogeno, il suo effettivo e materiale potere la seducevano invece infinitamente; avrebbe voluto che il suo compagno il poeta uccidesse Idrogeno e si impadronisse del potere scientifico. Si sforzava di eccitarlo ogni giorno di più contro il suo rivale, ma senza riuscirci. Il poeta, infatti, non le credeva; per lui, la donna era un essere divino, tutto fatto di sensibilità, di intelligenza e di bellezza, che la natura aveva creato per capirlo. Il suo carattere mutevole, i suoi bruschi sbalzi di umore ne facevano ogni giorno una nuova donna e il poeta si specchiava con delizia in quell’oceano di passioni sempre nuove e però sempre identiche, come nello specchio del suo proprio spirito. Il poeta non aveva affatto il desiderio di uccidere Idrogeno; all’inizio perché non era geloso, non potendo pensare un solo istante che la sua rozza materialità potesse avere qualche fascino sulla donna, e poi anche perché teneva al proprio benessere. A volte, per piacere, si era sforzato di mostrarsi geloso: aveva anche ucciso un omuncolo che, per simpatia, gli aveva detto la verità e al massimo della sua vistosa collera, impiegava istintivamente i mezzi più sottili e più sicuri per non venire a conoscenza di nulla di compromettente. Del resto, un’azione violenta e brutale non faceva parte di lui; la pratica della poesia lo aveva elevato fino ai più alti vertici: dava del tu agli astri, rovesciava l’universo, faceva esplodere gli dei; voleva che si rompessero, dopo il suo passaggio, gli oggetti di cui si era servito anche solo per un istante; avrebbe, da sé, combattuto un’armata di giganti. Era, in una parola, un po eta di orgoglio, vale a dire un essere infinitamente pauroso che la più piccola realtà bastava a stornare. La sola idea di venire a conoscenza di una notizia imprevista lo terrificava: aveva paura di tutto, anche delle nuvole, perché ogni oggetto, anche il più futile, era per lui riempito di problemi inesplicabili, di imprecise minacce, di fantasmi in movimento; era felice, come i bambini, solamente quando si poteva divertire con i suoi libri di immagini o credere che la luna esistesse soltanto in funzione dei suoi desideri. Quando la donna-campione gli suggeriva direttamente o indirettamente di uccidere il Sapiente assoluto, gli dipingeva il loro brillante avvenire quando fossero stati i padroni del Laboratorio Centrale; gli ribadiva che,

possessori della scienza universale, sarebbero stati da quel momento come degli dei. Lui non le credeva: le rispondeva che dietro ciò che lei vedeva c’era sempre un’altra cosa, che le sole idee erano certe, che la divinità era in noi; poi i suoi occhi si perdevano verso il cielo, seguendo attentamente le idee che prendevano lentamente il volo, come fanno a volte certi animali che guardano le cose sconosciute che passano nell’aria. Quando scoppiò lo scandalo del Laboratorio, innegabile, inevitabile, il poeta non ebbe affatto quell’accesso di violenza che la donna-campione sperava da lui, non ebbe un movimento di rivolta, né di sorpresa. Una novità materiale non contava per lui: solo la caduta morale del suo ideale sembrava colpirlo. Per diversi giorni, non riapparve; lo si vide soltanto mentre, nelle collezioni etnografiche del Laboratorio, cercava con foga un chiodo dei tempi passati, poi una corda come quelle di una volta che non sarebbe mai stata intrecciata nel mondo scientifico. Si disse anche che al di sotto del chiodo che piantò nel muro della sua camera, disegnò, non si sa bene perché, la banale immagine del satellite della terra. Fu semplicemente costatato, qualche tempo dopo, che era morto per asfissia e quella perdita fu registrata con pena dal Conservatore delle collezioni del Grande Museo. Idrogeno riprese il proprio posto nel consiglio dei Sapienti assoluti e fu spiegato molto chiaramente al popolo degli omuncoli tutta la devozione che aveva spinto quel grande sapiente a studiare delle questioni antiche, pericolose e oggi senza interesse. Quanto alla donna-campione, ci furono grandi preoccupazioni a riguardo. Cosa incomprensibile: lei mostrò un immenso dispiacere quando venne a conoscenza della scomparsa del suo compagno. Ormai, non avendo più nessuno sulla terra da tormentare, la sua vita era senza scopo. Per evitare ogni complicazione, si prese la saggia decisione di declassarla; fu ritirata dalle collezioni, nonostante l’interesse storico che rappresentava, il suo cervello antico fu rimpiazzato da una scatola modello 327 in alluminio fosforoso e fu dispersa, incosciente e docile, nella folla servile degli omuncoli.

XLII. Il massacro degli omuncoli
Un sapiente che, nel suo laboratorio, considera la natura delle cose, ignorerà sempre ciò che può essere la ripugnanza o il disgusto. Quale che sia l’infezione del composto che esamina, lui la gusterà, se è necessario, nel modo più tranquillo del mondo. Per lui si tratta soltanto di corpi chimici conosciuti, sempre gli stessi. In seguito al considerevole progresso della scienza, gli uomini finirono per esaminare ogni cosa sotto questo speciale angolo scientifico e, per loro, tutti i fenomeni della natura divennero ugualmente interessanti, senza che alcuna distinzione potesse essere utilmente stabilita tra una reazione chimica, per esempio, e una passione violenta provata per il bene o per il male. Al di sotto degli esseri umani erano poste del resto le macchine che assicuravano l’esistenza del mondo intero, e quelle materializzazioni dell’intelligenza collettiva che erano le grandi fabbriche erano messe ben prima delle semplici manifestazioni individuali del pensiero. Per una inclinazione del tutto naturale, gli animali artificiali creati dall’uomo per i suoi bisogni giorn alieri, furono allo stesso modo in quell’epoca l’oggetto di tutte le simpatie. Già, nei primi tempi della civiltà, era stato osservato quanto le nuove forme delle macchine rompessero violentemente con le tradizioni artistiche del passato e ricordassero, al contrario, le creazioni della natura. L’automobile era stata il primo strumento di uso comune che offrisse qualche indicazione in quel senso. Nei tempi barbari, si era immaginato di concepire l’automobile un po’ alla maniera di un tempio greco o di un mobile Luigi XV; volentieri, furono nascoste le sue parti meccaniche sotto una carrozzeria di stile raffigurante una nave romana o una portantina, e i progetti più fantastici furono allora proposti. Occorse l’intervento della necessità perché si capisse quanto questo modo di vedere fosse antiquato e mal si applicasse alle nuove idee. Le automobili da corsa, alle prese con le immediate esigenze della velocità, furono le prime a indicare la via che bisognava seguire; gli artisti le qualificarono in origine come mostri poi, a poco a poco, si liberarono dei pregiudizi antichi, ne celebrarono l’armonia nuova e l’imperiosa bellezza. E presto, quando l’automobile ebbe conquistato la sua nuova forma, grazie alle sole indicazioni dell’empirismo, si capì infine che essa realizzava molto semplicemente, senza che fosse possibile accorgersene, la struttura logica e completa di un animale nuovo. Dalla testa, con i suoi occhi e la sua voce, fino alla nera evacuazione dello scappamento, l’automobile si comportava come un vero e proprio animale, con le stesse debolezze, gli stessi difetti, la stessa febbre a certe ore del giorno temperata dal sudore del radiatore, lo stesso recupero di forze all’imbrunire, con il cuore che

batteva con le sue valvole, la colonna vertebrale della sua trasmissione, che convogliava i movimenti alle zampe motrici posteriori grazie all’intervento di un differenziale a forma di bacino, mentre le ruote anteriori tastavano il terreno. La circolazione dell’acqua, la circolazione dell’olio, l’innervazione elettrica, altrettante reti distinte richieste dalla logica, indicate imperiosamente, come se, in ogni costruzione, certe leggi naturali esigessero le stesse forme, gli stessi processi. Il nuovo essere si distingueva dagli esseri naturali per l’idea della ruota e degli ingranaggi, ma non si distingueva che per questo. Non si ravvide qui che un semplice e divertente ravvicinamento, finché fu attribuita all’uomo un’intelligenza divina superiore alla materia. Ma quando il materialismo ebbe fatto nuovi progressi, quando si cominciò a vedere in ogni fenomeno, materiale o morale, soltanto una semplice giustapposizione di forze molecolari, ci si chiese logicamente se gli animali artificiali potessero distinguersi dagli animali naturali altrimenti che tramite la loro imperfezione. La questione divenne ancora più preoccupante quando quegli animali artificiali si perfezionarono maggiormente. Un po’ ovunque, all’inizio del periodo scientifico, si cominciarono a costruire, per l’industria e per i bisogni della vita domestica, degli omuncoli destinati a giocare il ruolo di schiavi di una volta. Quegli omuncoli variavano di forma secondo gli usi ai quali erano destinati. Un omuncolo incaricato, in una fabbrica, di sorvegliare il lavoro dei torni automatici evidentemente non era la stessa cosa di un omuncolo incaricato di una stazione telegrafica o della preparazione di prodotti tossici in un laboratorio. Tutti però erano pressappoco costruiti imitando il corpo umano, tutti erano dotati di movimenti riflessi, sufficientemente organizzati, e la perfezione del loro meccanismo era tale che spesso si aveva qualche difficoltà a distinguere, nel corso del suo lavoro, un omuncolo da un uomo ordinario. Bisogna aggiungere del resto che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale avevano dimostrato una grande destrezza nel realizzare in modo perfetto il sogno dei ricercatori del passato. Di certo non avevano fatto ricorso alle famose ricette di Paracelo per costruire i loro omuncoli. Quelli non erano piccoli esseri senza gravità, senza sesso e provvisti di poteri soprannaturali, come volevano gli alchimisti. Ci si era divertiti, al contrario, a renderli più possibilmente simili all’uomo, con la speranza segreta che , riproducendo fedelmente le forme della natura, ci si sarebbe avvicinati sempre più alle sue creazioni. Ci furono anche a quell’epoca degli strani omuncoli di laboratorio ai quali fu artificialmente trasmesso il fluido nervoso ricavato da certi animali e che, a poco a poco, apparvero dare segni evidenti di indipendenza e di iniziativa. Un po’ ovunque, con del resto troppo entusiasmo, fu favorito quello sviluppo istintivo degli omuncoli. Si osservò con eccitazione la nascita in loro di vizi umani; con compiacenza i loro capricci furono incoraggiati; i loro desideri furono sviluppati. Tutto questo fu soltanto una semplice distrazione di sapienti superiori, fino al momento in cui si avvertì, con terrore, che le iniziative individuali e i vizi segreti degli omuncoli non erano affatto quelli che si sperava. Lungi da riprodurre le tare abituali dell’umanità, gli omuncoli sembravano a poco a poco capirsi tra loro, adottare misteriose linee di condotta, comprese da loro soltanto e che non tendevano a nulla meno che a distruggere in un solo colpo la sovranità dell’uomo. Unicamente costruiti secondo la logica scientifica, gli omuncoli si adattavano intimamente al nuovo mondo; meglio che il vecchio Uomo, apparivano prendere la direzione della nuova civiltà. Quando i loro progetti furono svelati, ci fu un lungo periodo di lotte, di discussioni, poi di timori. Gli uni sostenevano che l’omuncolo non era altro che un meccanismo senza autentico pericolo; altri spiegavano che, secondo la teoria materialista, non c’era nulla di assurdo nel pensare che quei nuovi esseri potessero avere la stessa autorità e le stesse iniziative dell’uomo. Certi avvenimenti ambigui, certi assassini inspiegabili, scatenarono il panico generale; si ebbe paura, non si discusse più: gli omuncoli furono distrutti in massa; nel dubbio si rinunciò a questa sfida scientifica lanciata alle forze naturali; per settimane si giustiziarono quegli esseri misteriosi armati di tutto punto dall’industria umana. Qualche tempo dopo, ma troppo tardi, ci si domandò se non si fosse ceduto a un moto di paura irrazionale, ma nulla fu rimpianto quando, da dei rapporti speciali, si seppe che numerosi omuncoli, nel momento di morire, avevano pianto di dolore e di paura.

a forza di voler asservire la materia ai propri bisogni per mezzo delle macchine. trasportato improvvisamente in quel mondo alieno. sopprimendo le individualità. obbedendo alle necessità naturali. apparivano insolubili. dagli autentici progressi compiuti dalla scienza. tutto questo era ugualmente portato a termine tramite suggestione. la loro volontà tirannica al mondo scientifico. la soppressione del linguaggio. Il solo difetto di quell’eccessivo raggruppamento sociale fu di distruggere a poco a poco ogni iniziativa individuale. ogni attività indipendente. Le informazioni. I due selvaggi Quando saranno stati percorsi in dettaglio. di definizioni vacue. non disponevano di nessun altro mezzo d’acquisto. Dalla stessa esagerazione del problema scaturì un’organizzazione quasi immediata della distribuzione dei prodotti necessari alla vita. senza il minimo sforzo. Ciò fu esasperato a tal punto che. costatiamo con facilità che quella situazione assomigliasse in modo sbalorditivo a quella dell’uomo preistorico. la loro amplificazione. L’uomo abitava il suo corpo da straniero. senza curve inutili. tutto ciò era stato interamente modificato. lo stesso grossolano feticismo che si accontenta di vane apparenze. costituiti fisicamente come siamo ancora all’inizio del ventesimo secolo e. ogni volontà. città silenziose con rarissimi passanti e senza apparenti canalizzazioni. in quel momento. La semplificazione dei movimenti utili aveva apportato del resto. pare. È così che con la concentrazione sempre più grande di mezzi di produzione. al contrario. fino ad allora. sfuggiti al progresso della scienza e venuti non si sa da dove. le raccomandazioni collettive. interamente meccanizzato. l’uomo poteva ancora evitare grandi disastri e riacquistare. ma corpi interamente ricostruiti. e tante altre cose che rovesciavano profondamente le abitudini tradizionali del passato. ci si trovava in presenza di un solo proprietario e. gli uomini stessi rappresentavano ormai semplici meccanismi di una stessa macchina sociale. di sesso differente. la visione idealista che le civiltà anteriori gli avevano tracciato. i cimiteri rimpiazzati da provvisorie conservazioni. Se esaminiamo però la situazione dell’uomo nel XX secolo. nella maggior parte dei casi. pochi anni più tardi. resurrezioni praticate regolarmente. Le rappresentazioni erano state anche sostituite. se quella organizzazione ammirevole dava buoni risultati per la soddisfazione collettiva dei bisogni materiali. Sì. senza utile influenza sul proprio destino. le nuove vibrazioni percepite da sensi nuovi. consegnarsi senza riserva alla scienza. sottoponendosi ai propri istinti. per mesi. stazionavano a volte per lunghi mesi nelle officine di riparazione. tutto si compiva tramite effetto a distanza. l’onnipotenza assoluta del Grande Laboratorio Centrale. tutti i secoli che seguiranno quello di questo libro. lo ammetto. l’annuncio di scoperte importanti. senza vero controllo. senza dubbio. la sua sostituzione con la trasmissione algebrica. la diversa utilizzazione dei sensi. si introdussero nell’Europa africana e. Sfortunatamente. di tutti i consumatori che. quella centralizzazione esagerata aveva dato felici risultati costringendo gli uomini a risolvere definitivamente problemi sociali che. si fu costretti a riconoscere che quella fabbrica non poteva appartenere ai soli ereditieri del formidabile trust che l’aveva fatta costruire. che funzionava automaticamente sotto la direzione di un solo guardiano. nel mondo scientifico. le novità. avrebbe conosciuto grandi sorprese. e un uomo del 1912. Verso la fine del secondo periodo scientifico. Egli preferì. i pesanti fardelli della maternità sostituiti da innesti di embrioni praticati su degli animali nutritivi. né morti propriamente dette. senza alcuna difficoltà. viveva insomma come un montone o un bue. due esteti selvaggi. . di sviluppare progressivamente. in ogni regione del mondo. essa riduceva l’iniziativa individuale ogni giorno di più e. e fu questo folle errore che condusse l’umanità a due dita dalla propria rovina. di parole vuote. In origine. Fino al piacere antico del teatro che si praticava solo a domicilio. da semplici impressioni di rappresentazione che davano l’illusione del piacere e del successo. La stessa ignoranza assoluta delle ragioni di ogni cosa. molta calma e ordine. e. Da una parte. realizzando automaticamente le sue funzioni organiche. senza perdita di tempo. senza inutile spostamento. Nessun rumore all’esterno. infatti. senza scompigliarsi. imposero. non producendo più nulla. Niente più malattie. aspettarsi tutto dal macchinismo. quando non ci fu più che una sola fabbrica.XLIII. tramite semplice suggestione collettiva. come ho fatto io. senza che si potesse scoprire un mezzo serio di ridurli all’impotenza. dall’altra. secondo i crediti disponibili del budget sociale. si rimarrà letteralmente stupefatti dallo straordinario orgoglio che dimostrarono gli uomini del XX secolo per gli insignificanti progressi della loro civiltà nascente. senza che nessuno ci badasse.

era stato previsto dal Grande Laboratorio Centrale per quel genere di combattimento. nel Grande Laboratorio Centrale dove era conservato e. e ciò causò da subito disastri irreparabili. quella cultura doveva dare risultati inattesi e sorprendenti. Fu a partire da quel momento che si finì per scorgere tutto il pericolo della specializzazione. ma nessuno immaginava allora la formidabile riserva di energie sconosciute che rappresentava il corpo umano. che decisero di non esporre più il proprio corpo a simili incidenti e. ne risultarono degli sconvolgimenti inauditi sulla superficie del globo. pensatori molto progressisti. Il loro corpo umano era depositato. che provocò i disordini più gravi nell’ordine naturale delle cose. Ma. ma senza presentare l’abituale apparenza del corpo umano in uno spazio a tre dimensioni. il corpo sufficientemente completo. XLIV. certamente interessante. ci riuscirono. Molto fortunatamente. la grande rinascita idealista. Dal giorno in cui si volle piegare il corpo umano alle esigenze della quarta dimensione. Quella lezione terribile impressionò molto certi sapienti. di ricorrere all’utilizzo degli spettri e dei fantasmi che gli fornissero momentaneamente il corpo soprannaturale di cui avevano bisogno per incarnare il loro pensiero. o. si accontentavano per i loro viaggi di esplorazione. i due selvaggi scomparvero da sé un bel giorno. certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale non potevano lasciare il loro posto. Finché questa concezione non era stata che una semplice scoperta filosofica. dalla pelle in uno spazio a tre dimensioni. Aldilà delle forme naturali È davvero molto difficile. Certi sapienti. Non si poteva dire. videro così innumerevoli cavalli uccisi sotto di loro. senza apertura visibile. per opporsi da sé alle folli imprese dei due selvaggi. stritolato o disaggregato. con la pratica continua di quel nuovo sport. Potevano così senza alcun rischio. fecero ricorso a degli animali domestici per incarnare provvisoriamente il proprio spirito a quattro dimensioni. Fu l’aurora di un nuovo periodo in cui la cultura della volontà e lo sfruttamento delle forze interiori dell’uomo cominciarono ad assumere il primo posto. spiegare in modo soddisfacente gli sconvolgenti fenomeni che angosciarono gli ultimi anni del secondo periodo scientifico e annunciarono. Senza ferita apparente. in quel tempo. e nessun individuo aveva allora lo spirito abbastanza generale e flessibile. continuava a vivere. si potesse sapere in quale parte del mondo si fossero ritirati. gli uomini giunsero a tentare di adattare il loro proprio corpo alle esigenze più vaste del loro pensiero. Poi ci furono persone che non tornarono a reclamare il proprio corpo umano e di cui non si ebbero mai notizie. sfuggendo a ogni regola conosciuta. sotto la spinta naturale dei muscoli. infatti. Inizialmente. in seguito. impiegando il linguaggio parlato di una volta: “Ne abbiamo viste abbastanza!” Poi ripartirono senza che mai. Del resto. si udì soltanto uno dei due che diceva all’altro. ridotti allo stato di organismi informi. pena la rovina immediata del mondo intero. tutto l’interesse che c’era a sviluppare un piccolo mondo completo all’interno di ogni individuo. in attesa. Perché non provare a piegare il loro involucro materiale alle idee nuove? Cosa inverosimile. che il corpo così modificato si trovasse frantumato. ma dal giorno in cui la quarta dimensione entrò nel dominio fisico della vita quotidiana. Sappiamo infatti che il corpo umano è costruito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. a poco a poco. come i generali di una volta. certo. a ogni precisa anatomia. gli specialisti del popolo non potevano opporsi seriamente a quegli uomini completi. ma racchiusa nel solo dominio delle idee. allo stesso tempo. si raggrupparono in un indescrivibile ammasso. La struttura ossea è arrangiata secondo quella visione provvisoria dell’universo. gli organi sono contenuti dai muscoli. sconosciuti fino a quel giorno nello spazio a tre dimensioni. abbandonare per diversi giorni il loro corpo umano vivendo solo di una vita rallentata e prendere in prestito delle forme spettrali che erano sufficienti per gli spostamenti nella quarta dimensione. lo sappiamo. naturalmente. comunque. una teoria. che avevano lavorato a questa idea. i nostri esploratori si diedero alla pazza gioia utilizzando i corpi di sfortunati animali. fu esposto ai disordini più gravi. Simultaneamente furono osservati segni di intelligenza in certi animali e ci si mostrò molto inquieti . impiegando il linguaggio primitivo del XX secolo. Fu in special modo l’introduzione della quarta dimensione nella costituzione del corpo umano.Nessun congegno. ci si limitò a autoelogiarsi dell’allargamento che aveva apportato nel pensiero umano.

benché innumerevoli. si dissociava al posto di disaggregarsi come una volta e. Ecco. quell’uomo fu Blanqui. generarono mille incidenti puerili o grotteschi. scopriremo dei sistemi solari . Ora. scrisse un curioso libello intitolato L’eternità dalle Stelle. allo stesso modo. la cui logica rigorosa avrebbe dovuto colpire tutti i contemporanei. con la sua velocità prodigiosa. Dei cavalli affetti da pazzia orgogliosa trascorrevano tutta le loro giornate a sfilare su un campo di manovra e a nitrire in modo guerriero. era l’anima che divorava il corpo. e noi non possiamo capire ciò che un a simile espressione rappresenti. riassunto. Ci si attivò dunque a vietare le incarnazioni per il loro lato bestiale. La follia negli animali presentò le forme più umane. si dovette creare un asilo speciale di alienati. Un vitello. quella che fa effettivamente parte della nostra vita quotidiana. Sotto l’ipocrita pretesto di sperimentazioni soprannaturali. schiacciata da quel peso presunto. Necessariamente. Dei cani. Fu dunque pronunciato il divieto di suicidio tramite lo spirito. sono. si dovettero prendere infinite precauzioni per non maltrattare degli asini o delle oche che incarnavano probabilmente lo spirito dei più nobili rappresentanti della specie umana. Essendosi manifestati numerosi casi di follia negli animali durante gli anni seguenti. che esse non abbiano colpito più presto l’immaginazione degli uomini. È con questa povera manciata di corpi semplici che la natura deve provvedere a tutte le combinazioni dell’universo. ritroveremo dunque dei sistemi solari analoghi al nostro. impiegherebbe centomila anni per pervenire alla sessantunesima stella del Cigno. prolungando questa ricerca verso l’infinito. Tutte quelle divagazioni di sapienti nei corpi di animali. da quando diveniva capace di spiritualizzarsi per attraversare dei muri o spostarsi nel tempo. con due rami di prezzemolo nelle narici. occorrerebbero 250 milioni di anni per raggiungere le stelle più vicine. al secondo periodo scientifico. e queste combinazioni. la notte. perché è già a fatica che la nozione di indefinito è accessibile all’uomo… A quaranta chilometri all’ora. in quella morte nuova. e che ci sia stato bisogno inizialmente della dispendiosa e lugubre esperienza del Leviatano. necessariamente. per definizione. non erano uno dei sapienti più noti del Grande Laboratorio Centrale? Nel dubbio. solamente aldilà. Tuttavia. Un solo uomo. questa non è per noi che la parte più vicina dell’universo. aveva avuto il coraggio della propria opinione e l’aveva portata fino ai suoi limiti estremi. L’immortalità attraverso le idee La rinascita idealista che si sostituì. languivano di dolore pensando a quei migliaia di padroni che non avrebbero mai incontrato. ma il Grande Laboratorio Centrale se ne curò soltanto il giorno in cui esse assunsero un carattere nettamente erotico. Non si osava. Nella solitudine e il raccoglimento della sua prigione. Furono notate giraffe che rifiutavano ogni nutrimento e che si immaginavano. L’immensità composta di mondi innumerevol i comincia. matematicamente limitate. attentare ai giorni di quei bizzarri animali e si giunse ad avere per loro lo stesso rispetto che testimoniavano un tempo i popoli d’Oriente per le bestie. di brucare delle stelle. eternamente fedeli a tutte le persone che incontravano. XLV. e la terra. annegò in uno stagno. coronato di fiori. a poco a poco. per dimostrare tutta l’insufficienza delle concezioni materialiste. per così dire. permise per la prima volta di riflettere chiaramente e di intuire il reale futuro dell’umanità. ora che tutte quelle idee appaiono molto semplici. Dal momento in cui il corpo fisico. a quali conclusioni conduceva la tesi di Blanqui: L’universo è l’infinito. si riassorbiva a poco a poco nel continuo. ma si comprese altrettanto bene che la grande realtà per il futuro doveva essere aldilà delle forme naturali e sicuramente non nelle apparenze transitorie a tre dimensioni. Ciò avviene senza dubbio perché non chiariamo in anticipo e abbastanza nelle loro ultime conseguenze i dati posti dalla scienza. poi della lunga e deprimente dominazione scientifica del Grande Laboratorio Centrale. perdeva la sua forma naturale a tre dimensioni. Tale cane. quando si percepì che il più grande pericolo finale dell’introduzione della quarta dimensione nel dominio fisico era al contrario il suo eccesso di spiritualità. Si parlò molto di un’ostrica che credeva di avere ingoiato un libro di scienza celebre e che si trascinava pesantemente a terra. tale cavallo errante nella strada. sotto l’influenza della quarta dimensione .per questo. tutti quei mondi rivelano chimicamente la sola presenza di appena un centinaio di corpi semplici. la maggior parte delle persone presero infatti in prestito dei corpi di animali solo per ridiffondere senza controllo dei gesti antichi severamente proibiti e che erano soltanto troppo naturali. sempre gli stessi. infatti. Possiamo stupirci. nel materialismo antico. quando fu rinchiuso dalla giustizia dei governi nel forte di Taureau.

scrivono queste stesse linee in altri mondi identici. vale a dire completa per lei la rappresentazione continua dell’universo al di fuori di ciò che si conviene chiamare lo spazio e il tempo. scontrarci in una parola con l’infinito nel momento stesso in cui saremo sul punto di sfuggirgli e ricadere così sotto l’eterna critica della scienza discontinua. e ogni analisi critica è solamente un rozzo ritorno all’indietro. Ma a quest’e poca primitiva. vale a dire a una serie di rimodellamenti parziali o totali durante la sua vita o al momento della sua morte. essa esist e allo stesso identico modo nel tempo: nel passato e nel futuro.rigorosamente simili al nostro nei loro minimi dettagli. poi ancora Terre la cui storia è esattamente quella della nostra Terra. il motivo per cui qui ancora dovremmo continuare l’infinita frammentazione del tempo. Quando si comprese al contrario che l’infinito non esisteva che in qualità. fenomeni passati o futuri. perché occorre limitarsi. l’originalità morale. trae conclusioni filosofiche assai malinconiche: tutto ciò che noi abbiamo fatto personalmente. è fatalmente destinato alla disgregazione. altri noi stessi l’hanno fatto o lo faranno. realmente. spingere le conclusioni all’estremo passava per un gioco da utopista o per una spiritosaggine da umorista e non si esitava a affermare senza sorridere che l’unica certezza doveva essere cercata nella relatività! Del tutto diverso fu il processo che si seguì durante la grande rinascita idealista. altre persone identiche: dei sosia. Da questo punto di vista. l’eterogeneità assoluta di ogni supporto materiale e avvicinarsi al tipo immortale e continuo. un sosia l’ha già fatto o lo farà. formulata già da Zenone di Elea. unicamente fornito dallo spirito a quattro dimensioni. ma è anche la conclusione sincera alla quale dobbiamo dirigerci spingendo all’estremo le teorie materialiste. ogni possibilità della nostra vita fu una realtà in un altro mondo. vale a dire nel dominio illusorio dei sensi. grazie a delle sintesi sempre più potenti. Questo è un gioco di specchi che occorre seguire logicamente fino alle conseguenze più estreme: l ’atto che noi avremmo voluto fare ieri. può contemplare. da quella teoria scientificamente esatta. Si prese atto che il mondo doveva essere concepito. che l’immortalità si trovava per così dire su due piedi. esiste ad ogni secondo. l’unità estetica. È. la coscienza. può elevarsi. nelle sue più rigorose conclusioni. Tutti sanno che in una vera opera d’arte il soggetto o lo scenario sono soltanto un sacrificio provvisorio fatto alla materialità e che la qualità estetica di una linea o di una idea non dipende per nulla dal soggetto scelto. dall’altra. d’altra parte. conclusione sincera che sarebbe bastata a dimostrare. il senso intimo. prima ancora della nascita del Leviatano. è impossibile non ammettere che all’istante in cui noi scriviamo queste linee. gli dona la nozione della quarta dimensione. che le combinazioni sono limitate dal numero di corpi semplici. che lo spirito umano avanza. infatti. come una cattedrale ultimata che si spoglia delle sue fragili impalcature. L’assoluto e l’infinito non si definiscono materialmente. È ciò che le religioni e le filosofie antiche simbolizzavano molto giustamente con l’epurazione progressiva dell’anima che passasse in sfere successivamente sempre più elevate. Il capolavoro si rivela a noi spontaneamente al di fuori di ogni spiegazione materiale. l’impotenza radicale della scienza a tre dimensioni in presenza dei problemi della qualità continua a quattro dimensioni. Se non perdiamo di vista ciò che significa questa parola: infinito. al di sopra delle contingenze materiali e partecipare. se riflettiamo sempre. immutabile e catturabile per la mente nel dominio delle idee pure. è la negazione definitiva di ogni ambizione e di ogni progresso. nello stesso istante. o lo sarà. non affatto per analisi a tre dimensioni. tramite astrazione. Ed è del resto la grave insufficienza della sua teoria. tutto ciò che noi faremo domani. Mentre il corpo. sono dei piaceri a priori che solo gli artisti possono raggiungere. grazie all’associazione di idee. Da una parte. prima di ogni cosa. l’umanità riprese la . ma per sintesi a quattro dimensioni e che soltanto le generalizzazioni crescenti corrispondessero alle legittime aspirazioni dell’umanità. lo studio dell’uomo dava preziosi insegnamenti. dei doppi. Capiamo da questo momento quanto pietosa e sterile fosse la ricerca antica che facevano i primi uomini dell’infinito o dell’immortalità nello spazio o nel tempo. vani supporti di cui l’Idea si libera. non disponendo che dello spazio a tre dimensioni. Ci si sforzò di ricercare. si mantiene a quel minimo. grazie a una centralizzazione sempre più grande che si manifestano i progressi ontologici. della sostanza universale e immutabile delle cose. e Blanqui. invece la mente umana raggiunge la quarta dimensione e possiede grazie a quella l’immortalità. Blanqui. Aggiungiamo infine che l’identità del gesto non può essere solamente simultanea. i sensi materiali gli forniscono gli elementi provvisori di analisi del mondo a tre dimensioni.

che la fine di una contraddizione. . l’esistenza inevitabile di combinazioni identiche che si ritrovavano nell’universo. Da quel punto. Le diverse sconfitte subite dai Sapienti del Grande Laboratorio Centrale avevano provato con certezza che c’era un’altra cosa nel mondo oltre alle cifre o alle quantità e che la scienza non bastava affatto a soddisfare tutte le aspirazioni umane. come voleva Blanqui. era riconoscere fatalmente. XLVI. altre terre o dei personaggi identici a noi che farebbero ciò che noi facciamo o che fanno ciò che noi avremmo voluto fare e questo. si era immaginato che quella creazione fosse infine stata ottenuta. che essa fu di rado raggiunta durante il lungo periodo di tirannia scientifica che precedette la grande rinascita idealista. diverse volte. provvisoriamente utile per la ricerca della verità. per esempio. alla fine. Ciò. Si era potuto senza nessuno sforzo propagare la vita. La morte non è per il corpo che la fine di una oscillazione fisica che chiamiamo vita. non soltanto una volta. bastava a dimostrare quanto le combinazioni materialiste fossero incapaci a rendere conto della natura stessa delle cose. infatti. Per anni. l’uccisione di un u omo è più grave. può essere raggiunta in ogni momento grazie a un pensiero svincolato dal mondo a tre dimensioni e sfuggente così alle illusioni del te mpo e dello spazio… Indoviniamo senza che sia necessario insistere. Si intuì dunque molto presto che non era in quelle combinazioni materiali che bisognava perseguire la ricerca dell’infinito. ma una infinità di volte. nel dominio morale. infatti.propria marcia in avanti con confidenza. Nel dominio fisico. ma che diviene senza oggetto quando questa verità è raggiunta. Le stazioni dell’infinito Non illudiamoci. ma era sempre stato scoperto. che quella di un insetto. grazie a un accr escimento sempre maggiore delle nostre facoltà intellettuali. nel dominio puramente intellettuale al contrario. un’idea di genio abbacina l’umanità per le conseguenze sociali incalcolabili che essa può avere. Quanto alle teorie materialiste. Il tempo e il movimento non sono. non è per la mente che la fine di una esitazione morale che definiamo pensiero. una nuova contraddizione. che la vita preesisteva. occorreva ammettere che cercandone continuamente. sviluppando le idee di Blanqui. la grande rinascita idealista non succedette affatto d’un sol colpo al lungo periodo scientifico che aveva seguito il XX secolo. l’abbiamo detto. Una nebulosa impiegherà milioni di anni per agglomerarsi. è il solo desiderio dell’uccisione che importa e la sua gravità resta immutabile in rapporto alla mente che lo concepisce. grazie a una ricerca sempre più attiva dell’idea pura. L’immortalità. in noi stessi. al posto di avere un valore relativo. nel dominio a tre dimensioni. collegarle ad altri esseri viventi. ma proprio al contrario sul posto. dovremmo trovare una terra identica alla nostra. cosciente ormai che una nuova idea fosse una creazione degna di questo nome. combinandosi in modi variabili. la vita sociale era stata interamente meccanizzata fin nei suoi minimi dettagli e. sempre gli stessi. La morte non è. ma mai si era potuta creare la vita. elevare e nutrire separatamente delle frazioni dell’organismo umano. le nuove tendenze idealiste non potevano riformare in qualche ora costumi così profondamente radicati. Allo stesso modo. la loro insufficienza era stata dimostrata dal giorno in cui si era avuto il coraggio di spingerle fino alle loro ultime conseguenze e si era mostrata la loro impotenza specialmente quando si era voluto. sicura dell’utilità del proprio compito. si era anche potuto comunicare alle piante la vita degli animali e viceversa. anche nei corpi semplici. e che nessun sosia. un sapiente concepirà questa agglomerazione in un momento di riflessione talmente corto che nessuno strumento umano potrebbe apprezzarlo. al contrario. Limitare la natura a un certo numero di corpi semplici. naturalmente. gli uomini avevano preso l’abitudine di obbedire agli ordini del Grande Laboratorio Centrale. grazie ad esse. quella verità totale poteva essere raggiunta grazie a un gesto di fede. all’ infinito. un valore sociale come nel mondo a tre dimensioni. meglio di ogni altra dimostrazione. che delle espressioni puramente relative e la qualità della vita non dipende in alcun modo dalla sua durata. scaturita già inattaccabile dal suo cervello. Fu soltanto nell’Età dell’Aquila d’oro che si percepì che al di fuori di ogni idea di progresso nel tempo. in breve. il più timido movimento di un cuore solitario e sincero verso l’infinito spes so vale più che un fulmine di intelligenza: il valore si misura per la sua qualità propria e non per la sua quantità ed è così che i più umili sono talvolta più vicini all’immortalità dei più grandi. Di certo. di intelligenza o di amore e che quel gesto. accostarsi alle grandi questioni di immortalità o di infinito. assumeva sempre un valore assoluto nel mondo delle idee. potesse disputare all’uomo-Dio l’idea immortale. essendo le combinazioni in numero limitato. lo comprendiamo nell’Età dell’Aquila d’oro.

come si partiva una volta per un lungo viaggio. Si comprese allora che le stazioni che erano state costruite per partire alla ricerca dell’infinito non erano. lo comprendiamo. Fortunatamente. ma di quella sintonia universale capace di unire tutti gli esseri viventi in maniera intima. In qualche secondo. Al contrario. sotto le spoglie di una qualsiasi divinità. Era dal corpo. la grande rinascita idealista cominciò a percepire che l’infinito non poteva essere scoperto dalla mente. in qualche secondo. uno choc violento. Allo stesso modo. Non si trattava più. di ottenere dei progressi che secoli di civiltà spaurita e diffidente non potrebbero portare a termine. propriamente parlando. più luminosa. un’altra via più chiara. Ma tutto qui. si fece della resurrezione. le nuove stazioni dell’infinito ricordavano un po’ i teatri dei tempi barbari. le idee veramente utili. un pericolo minaccioso. ma furono sfortunatamente molto presto compromesse da metodi scientifici di cui era molto difficile sbarazzarsi in modo radicale all’inizio della grande rinascita idealista. Erano presi innumerevoli provvedimenti per assicurare quegli strani viaggi fatti sul posto e il cui scopo era di sfuggire. In quel senso. generatrici. ma non si mescolava. La loro rapidità di pensiero si era cresciuta in proporzioni incalcolabili. non soltanto le cellule centrali che rappresentavano la personalità di ogni viaggiatore. l’infinito che veniva verso di noi. Tra le tre dimensioni dei fenomeni registrati dai sensi e la quarta dimensione. erano potuti essere resuscitati. avevano provato l’orrenda pena di errare tra le persone che gli erano state care. di assistere alle loro sofferenze senza poterle consolare. a quel viaggio istantaneo tramite letture filosofiche e visioni artistiche sempre più pure. Pazienti ricerche furono intraprese in quel senso. le idee passate. L’amore . con l’infinito. Degli uomini che. lì dove già risiedeva la sua coscienza. senza compromettere la vita. per un mese. che si svilupperebbe in incalcolabili proporzioni se i viventi potessero conoscere l’orrendo isolamento della morte e che permetterebbe. ma proprio l’essenza stessa di quelle cellule. morti qualche giorno prima. grazie a quelle nozioni nuove. dell’amore come era inteso nei secoli barbari. accumulate nella cellula vivente fin dalle origini del mondo. senza avere la possibilità di fargli sapere che essi erano vicino a loro. più attività e memoria al cervello di quanto non potrebbero interminabili anni di vita banale. alla stessa epoca. si stava per aprire per la grande rinascita idealista e questa via fu preparata in modo imprevisto dalla scoperta che. Quegli uomini avevano capito che non esisteva al mondo che una sola idea genuinamente superiore. ritornarono per la prima volta a fare il terribile racconto delle sofferenze morali che avevano sopportato durante il tempo in cui il loro spirito si era trovato separato per sempre dal loro corpo. dove degli uomini di buona volontà si sforzarono di partire per l’infinito. impiegano un tempo di riflessione così breve che esso sfugge a ogni misura e il resto della vita è dedicato alla sola volgarizzazione di quelle idee di genio. capace di illuminare tutte le altre. non lo esteriorizzava in modo grossolano. una morte imminente. come si sperava inizialmente.Inoltre. nello stesso istante. poco importava la durata della vita se non si perveniva ad accrescere prodigiosamente la facoltà di pensare. come una volt a. esattamente come lo erano prima della loro morte. non soltanto quasi tutte le idee attuali. Tentando di raggiungere successivamente tutte le idee dell’universo. l’infinito al di fuori di sé. nella misura del possibile. alle esigenze ancestrali del tempo e dello spazio. ma ugualmente. in un solo minuto di comune entusiasmo. raccogliendo tutti gli esseri nello stesso amore comune. ma dal cuore. dopo quel deludente insuccesso. e terminava con delle sensazioni puramente musicali. suggerita dalla coscienza. che provenivano tutte le idee antiche di relatività. lo sforzo non poteva che fallire miseramente. possono offrire. Da allora. Il viaggiatore era preparato. l’infinito si trovava all’interno di lui stesso. Coscienti. e che questa idea pura era l’amore. i viaggiatori poterono spesso raggiungere. vale a dire con l’universalità delle cose. nella vita di un uomo di genio. delle nuove stazioni che le civiltà del passato non avevano previsto e dove si effettuarono giornalmente partenze di viaggiatori verso la propria interiorità. era da quell’ammasso di cellule addormentate che bisognava liberarsi nel modo più veloce possibile e la prima cura che si ebbe fu di isolare. accessorio ingombrante. che riuniva in un istante ciò che migliaia di ragionamenti non avevano potuto esprimere. Il viaggiatore non poneva più. insomma. Furono. Per la prima volta. poiché la musica matematica permetteva delle sintesi più complete che non le altre arti e evocava il massimo possibile di ricordi. che dei rozzi stabilimenti scientifici analoghi a quelli che avrebbero potuto concepire qualche anno prima i Sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale. rinchiuso nella propria personalità definitivamente astratta da ogni idea di tempo e di spazio. l’uomo restava inerte a metà cammino. I primi risultati così ottenuti furono assai soddisfacenti. L’educazione della volontà cominciava con l’analisi del Parmenide di Platone. Furono perciò presto creati certi laboratori di un genere tutto nuovo. non era più che un unico e stesso gesto creatore.

universale era la speranza sempre rinnovata, la comune marcia in avanti di tutti gli esseri, la sintesi suprema e definitiva che si opponeva per sempre all’analisi ostile e disgregante della scienza. Originariamente, queste non furono che idee vaghe e imprecise, ma che si svilupparono presto per trovare la loro piena giustificazione nell’Età dell’Aquila d’oro.

XLVII. La casa dei corpi
Nonostante mi sia risultato sempre molto difficile valutare gli anni con precisione durante i miei viaggi nel paese della quarta dimensione, credo di poter affermare che fu esattamente duemila anni dopo la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino che la grande rinascita idealista abolì la schiavitù meccanica e proclamò i Diritti della materia e della natura. Erano occorsi secoli di civiltà e di rude fatica scientifica perché questa idea tuttavia così semplice, giungesse ad affrancarsi fino all’evidenza. Una volta giunti, attraverso secoli, all’Età dell’Aquila d’oro, non potremo spiegarci come l’uomo abbia avuto bisogno, per tanti anni, di asservire la materia e di circondarsi di schiavi meccanici, così come non possiamo ammettere, nel XX secolo, la schiavitù umana dei tempi passati. E tuttavia, occorre sottolinearlo, quella liberazione poteva prodursi soltanto dopo secoli di preparazione e di progressi. Abolendo la schiavitù meccanica, la grande rinascita idealista non fece del resto che seguire e completare quello stesso movimento verso la libertà che era stato delineato dalle origini del mondo e che i sociologi dei tempi passati non avevano saputo riconoscere né sottolineare come esso avrebbe meritato. Specialmente nel XX secolo, all’inizio del periodo scientifico, ci si era pr odigati a glorificare il lavoro in modo ridicolo. Era stata confusa, senza farci caso, l’attività libera dello spirito umano che rappresenta l’intera sua gloria e il lavoro forzato rudemente imposto dalla necessità del corpo materiale, poi, per estensione, del corpo sociale. E tuttavia, già da lunghi anni, era evidente che quella sfrenata e malata glorificazione del lavoro sociale era in contraddizione con le aspirazioni più legittime dell’umanità, che essa urtava brutalmente contro le idee più alte dei pensatori di genio, esattamente come contro i desideri più bassi della folla. Un esame attento delle civiltà passate sarebbe stato sufficiente, però, a rivelare che l’uomo , fin dai tempi più remoti, aveva dato tutto se stesso per ottenere, non il diritto al lavoro, ma il diritto al tempo libero, e che si era sforzato, in tutte le maniere immaginabili; con la forza, con il lavoro o tramite il sogno, di evadere, per quanto possibile, dalle esigenze materiali della vita. I prìncipi asiatici, i conquistatori, i sovrani di ogni specie avevano costruito la società con l’unica speranza di ottenere per essi la tranquillità necessaria allo sviluppo del proprio spirito, e quando le grandi repubbliche antiche erano state fondate, la loro prima preoccupazione era stata di assicurare il tempo libero ai re onnipotenti che erano i cittadini. È così che ad Atene quei posti invidiabili di cittadini erano in numero limitato e a ciascuno corrispondeva una sicura fonte di rendita di Stato. Tre schiavi per cittadino lavoravano alle miniere, e Xenofone proponeva di creare al Pireo una albergheria per gli stranieri i cui proventi dovevano aumentare quelli dei cittadini ateniesi. Roma visse ugualmente dei tributi del mondo intero. Dopo la sconfitta dei Gracchi, il Senato romano si era impegnato, come aveva già fatto Pericle, ad assicurare la vita dei cittadini. Lo sfruttamento colossale del mondo servì a liberare i cittadini re da ogni preoccupazione materiale. In ogni tempo, fu seguito questo formidabile esempio. Tramite la schiavitù , l’abuso della forza o l’autorità morale, gli uomini meglio dotati si sforzarono sempre di liberarsi dal lavoro materiale necessario alla vita per dedicarsi interamente, secondo le loro attitudini, vuoi alla pigrizia, vuoi ai rudi lavori del corpo compiuti per gioco, vuoi alle ricerche intellettuali che solamente il tempo libero permette. I più deboli ebbero come rifugio la superstizione, il sonno o l’alcool. Con il progresso della scienza, si era naturalmente pensato che convenisse sostituire la schiavitù meccanica alla schiavitù umana, e riportare sulla materia inerte il lavoro forzato, imposto già agli uomini. Questa trasformazione, prevista fin nei tempi antichi da Aristotele, non fu che uno spostamento dello stesso principio: infatti l’uomo viveva sempre alle spese dell’ambiente, e assoggettava le forze naturali che lo circondavano, distruggendo per vivere. Durante il periodo scientifico, ci si immaginò volentieri che il mondo si fosse trasformato; si imitarono soltanto i procedimenti antichi, e si compì un autentico progresso nelle idee solamente il giorno in cui si percepì nettamente che il lavoro materiale non dovesse occupare il primo posto nelle preoccupazioni dell’umanità, che esso era soltanto l’affrancamento di obblighi inferiori e che la sua sola utilità era di procurare all’uomo il tempo libero necessario allo sviluppo del suo pensiero. Ma si restò talmente meravigliati dalle nuove macchine e dalle scoperte del Grande Laboratorio Centrale, che ci si

dimenticò, il più delle volte, che gli schiavi meccanici erano, per l’umanità, un mezzo di liberazione e non uno scopo. Con la grande rinascita idealista, si intuì finalmente, all’assoluto opposto, che l’eccessivo macchinismo è un pesante fardello intellettuale e che il progresso consiste, per l’uomo, nel ridurre a poco a poco quel personale meccanico un po’ troppo ingombrante. Dal giorno in cui la nozione della quarta dimensione divenne comune a tutti gli uomini, dal giorno in cui la mente si abituò, a poco a poco, a liberarsi dal corpo e a viaggiare ad arbitrio della sola fantasia, l’utilità delle macchine concepite per i soli bisogni del corpo materiale diminuì in proporzioni sbalorditive. Già grazie al progresso, la vecchia alimentazione non esisteva più e la nutrizione delle cellule era operata elettronicamente tramite semplici correnti diatermiche. Grazie al movimento dello spirito immateriale a quattro dimensioni, i mezzi di trasporto erano senza utilità. Per proteggersi dalle intemperie, per tenersi al coperto, le abitazioni di una volta diventavano allo stesso modo inutili. Bastava mettere il corpo materiale al riparo, e fu costruita per questo un’immensa città che fu chiamata Casa dei Corpi. Quanto al simbolismo antico della lingua parlata, dei libri e delle opere d’arte, esso diveniva ugualmente inutile con la trasmissione del pensiero, molto più rapida e più completa rispetto al rozzo linguaggio geroglifico dei secoli passati, che limitava le idee alle parole. Se eccettuo la Casa dei Corpi, ultimo relitto delle necessità materiali di una volta, il nostro mondo, al tempo della grande rinascita idealista, riprese dunque a poco a poco l’aspetto che poteva avere ai tempi della preistoria e confesso anche che, al tempo dei miei primi viaggi in quell’epoca futura remotissima, mi immaginai ingenuamente di essere ritornato, senza rendermene conto, alle ere primitive della terra, quando l’umanità non esisteva ancora. Fu soltanto allora che si capì quanto fossero giuste, nonostante la loro imprecisione, le oscure aspirazioni degli ingenui poeti di una volta che si dicevano amanti della natura, che trovavano altrettanta gioia e emozione negli oggetti inanimati quanto nei personaggi dei romanzi, e che scoprivano, nei paesaggi, più umanità vera e sincera che nelle ipocrite menzogne del linguaggio umano. La natura e la materia, definitivamente emancipate dalla loro schiavitù, ripresero tutta la loro gloriosa espansione al tempo della grande rinascita idealista e se, per delle civiltà del passato, l’umanità fosse parsa morta per sempre nella grande Casa dei Corpi, per quelli che sapevano e che comprendevano, fu soltanto allora che essa stabilì il suo regno definitivo e si fuse infine per sempre con l’anima universale delle cose. Non facciamoci però trarre in inganno: quel nuovo stato di natura non aveva alcun rapporto, neanche remoto, con il ritorno infantile ai costumi primitivi che preconizzavano gli amorevoli utopisti o gli asceti anarchici di una volta; si presentava al contrario come l’ultimo progresso di una scienza trascendentale, come il coronamento del paziente e laborioso sforzo che il genio dell’uomo perseguiva oscuramente da migliaia di anni. Dopo la falsa partenza del Leviatano, caricatura materialista prematura di un’unione spirituale che soltanto l’Aquila d’oro poteva realizzare nella quarta dimensione, il primo periodo scientifico aveva, ricordiamo, esaltato e sviluppato il macchinismo al punto di asservire l’individuo ai suoi propri schiavi. Con il secondo periodo scientifico, quando il progresso era di un ordine molto più elevato, tutto quel macchinismo ossessivo tese verso la semplificazione, poi scomparve. Minuscoli apparecchi, che utilizzavano formidabili forze naturali, bastavano ai bisogni di milioni di uomini. Tutto si compiva in silenzio, in maniera invisibile, ad arbitrio della volontà umana: tramite influenze, tramite radiazioni; e in quell’universo meccanizzato all’estremo dove non si videro più macchine, si rese grazia agli uomini del passato che, per secoli, avevano vissuto in un inferno meccanico, per preparare un futuro che neanche discernevano. Niente più trasmissioni, niente più fili, più rotaie, più navi o aerei, niente più monumenti apparenti innalzati dalla mano dell’uomo, ma l’immensa foresta di un tempo, il paradiso terrestre delle leggende che tormentavano, invisibili, milioni di uomini che comunicavano tra loro grazie alla mente, divorati da un’attività spirituale inaccessibile alla nostra cognizione e fatta, per ciascuno, dal pensiero di tutti. È soltanto per compiere una fatica sociale se, all’epoca della Grande Rinascita Idealista, gli uomini riprendevano per qualche istante ogni anno il loro corpo materiale, come si indossa, per qualche ora, una divisa di lavoro. L’umanità, grazie al paziente lavoro scientifico dei secoli passati, aveva domato la natura e si abbandonava all’attivo ozio spirituale immaginato dalle civiltà antiche.

XLVIII. L’aquila d’oro
Come ho già spiegato, la grande rinascita idealista rovesciò tutte le idee antiche sulla morte, sull’infinito e sull’immortalità. Si capì che lungi dall’essere alla ricerca dell’assoluto, l’intelligenza umana non era insomma che un semplice riflesso di quell’assoluto che cerca se stesso, come in uno specchio, nelle contraddizioni frammentarie e provvisorie del tempo e dello spazio. Si capì che quella era stata fin dalle origini del mondo la storia intera del progresso, e che lo Spirito, solo creatore, aveva da sé interamente progettato il mondo al proprio interno esattamente come noi lo conosciamo. Quello Spirito, naturalmente, non si era rivelato in origine sotto l’aspetto dell’intelligenza umana, ma era sempre lo stesso che aveva diretto le diversificazioni chimiche, poi lo sviluppo biologico delle forme naturali di ogni essere. Queste idee erano talmente diverse dalle idee antiche, una concezione che sconvolse così profondamente l’esistenza umana, che soltanto gli uomini di quel tempo poterono coglierla e non si fece che sorridere, bisogna sottolinearlo, riflettendo sulle preoccupazioni di sopravvivenza, sulla follia di immortalità corporale che fu propria degli uomini alle prime età della terra. Si delineò quel primo periodo di rinascita Idealista in modo assai curioso e che richiede qualche parola di spiegazione: fu chiamato l’Età dell’Aquila d’oro e talvolta più familiarmente, quello de l’Uccello d’oro. Si volle ricordare in questo modo quella credenza istintiva e un poco ingenua delle metafisiche del passato che immaginavano che ad ogni azione umana corrispondesse un doppio intellettuale e che ogni raggruppamento di idee dovesse essere rappresentato in qualche modo da un essere reale che era chiamato l’Aquila d’oro. Del resto, era verso quell’essere soprannaturale che gli antichi alchimisti si orientavano quando volevano compiere un’azione qualunque su un punto del globo. Al posto, per esempio, di convertire con predicazioni tutti gli abitanti di una città, bastava agire sull’Aquila d’oro che rappresentava quella città perché quest’azione fosse avvertita da tutti gli esseri che erano contenuti nell’unica personalità dell’essere soprannaturale. L’Aquila d’oro della grande rinascita idealista, fu alla fin fine ciò che era stato chiamato Amore durante secoli e secoli di civiltà primitiva; non l’Amore materiale nei suoi gesti genetici ma proprio quel sentimento espansivo e profondo, quel desiderio di sottomissione dell’individuo all’universale bellezza che dava all’amore tutta la sua grandezza. Quando passiamo in rivista le banali credenze di una volta sull’amore, quando riflettiamo sulle osservazioni che potevano fare ogni giorno gli psicologi, non manchiamo di provare qualche stupore pensando che quel divino mistero fu così per lungo tempo nascosto agli uomini. Per gli uomini sarebbe tuttavia stato facile costatare quanto debole e contraddittorio fosse il legame che univa una piccola funzione fisiologica all’idea formidabile che se ne aveva. Non potendo applicare quel violento istinto che aveva in sé su altri oggetti se non alle proprie passioni animali, l’uomo si era abituato a trovare plausibili tutti i non-sensi e tutte le assurdità che poteva presentare un problema così contraddittorio. Centinaia di volte, tuttavia, si era potuto costatare ogni giorno che la passione intellettuale non aveva alcun rapporto con la funzione fisiologica; i poeti, i pensatori avevano oscuramente sentito che più una passione amorosa diveniva grande, e più la sua realizzazione materiale si allontanava. Possiamo anche affermare che gli amori terrestri più sublimi furono sempre quelli che restarono svincolati dalla materialità, che essi fossero nella realtà, come quelli di Dante e Beatrice, nel sogno poetico, come quelli di Tristano e Isotta, o nella passione mistica dei credenti. Si poteva ugualmente costatare, fin da Ovidio, e anche da molto prima di lui, quale fosse lo scompiglio di uno spirito follemente innamorato e il modo in cui ci si potesse illudere sui pregi reali della persona amata, immaginando le sue virtù secondo le sue delizie fisiche. Evidentemente, l’uomo, fin dall’origine del mondo, era alla ricerca di un ideale accecante che si creava lui stesso, il più delle volte partendo da zero, e che sentiva il bisogno di materializzare nel solo modo che gli fosse conosciuto, qualsiasi fossero del resto le disillusioni terribili che quella realizzazione gli riservava. Certi poeti, certi romanzieri avevano sognato di trasportare quell’amore della donna all’umanità intera, di predicare la fraternità universale e l’amore del prossimo, ma quelle erano formule vaghe di pensatori che non potevano corrispondere ad alcuna realtà in un mondo a tre dimensioni e si era trovato più comodo affermare che tutte le grandi passioni artistiche o umanitarie non erano, insomma, che delle perversioni sessuali. Fu la netta e profonda rivelazione della quarta dimensione che permise infine all’umanità, di trovare la via che essa cercava confusamente da secoli, e di risolvere in modo definitivo le antinomie più irriducibili.

a perseguire un’unità intellettuale in un o stesso pensiero comune. dello stesso tempo e di tutti i tempi. se gli importava poco di essere riunita o no a un corpo materiale. tutte le lotte. La coscienza il cui schermo sembrava opporsi in passato alla sensazioni a tre dimensioni. guai all’uomo invece se il suo io si rivela per sempre come una tara. l’unità. nel dominio spirituale. di non essere che un frammento di una stessa statua: occhio. infatti. La resurrezione Confesso con tristezza che. seguì la stessa evoluzione. questa volta trascendentale. Dopo aver rovesciato tutte le tradizioni e i costumi umani. si comprese infine che era l’oscuro istinto panteistico che spingeva l’umanità. L’assoluto. era il suo ego che tracciava il proprio posto nell’universo continuo. poco importa. di fede. fu d’ora in poi la quarta dimensione operante la sintesi definitiva del mondo. immortale come l’insieme al di fuori del tempo. si uniscono per perfezionare una stessa opera d’arte) era che l’amore aveva rimpiazzato l’odio da quando il linguaggio dell’anima a quattro dimensioni si era sostituito alle ipocrisie frammentarie dei modi di espressione a tre dimensioni: ipocrisie nelle parole concrete del linguaggio come nelle formule relative della scienza. che fu chiamato. permettendo allo spirito di cogliere in un solo colpo. le variazioni naturali furono considerate come manifestazioni armoniche di uno stesso pensiero comune. L’amore. Poco importa che il gesto sia di intelligenza. se l’unità. le espressioni mi sono venute improvvisamente meno per tradurre come si converrebbe le strane rivelazioni che mi sconvolsero. altrettante espressioni fino a quel momento prive di senso . che contrassegnava la liberazione definitiva dello spirito umano. assunsero esattamente il loro significato quando si comprese che esse dovevano essere illuminate dalla nozione necessaria della quarta dimensione. grazie alla via diretta della quarta dimensione – tramite il subconscio come si sarebbe detto una volta – non aveva nulla di beato e di passivo.Fino a quel giorno. aveva generato l’amore e creato. cos’era la materia in definitiva? Quale era quel mondo fenomenico che si opponeva all’assoluto come nella leggenda il Genio del male in lotta con Dio? Se l’anima umana aveva un’esistenza propria. in un irresistibile accordo di elementi omogenei. e tutte le obiezioni caddero da sé. la sostanza stessa dei fenomeni. tutte queste questioni apparvero infinitamente chiare. dal giorno in cui mi fu concesso di giungere all’epoca dell’Aquila d’oro. certe nozioni erano apparse del tutto inconciliabili. fino ad allora. per definizione stessa. una sorta di stato di natura. un’emanazione di uno stesso pensiero diverso. il suo dovere era di consacrare tutte le sue forze per rendere più bella possibile la parte che gli era affidata. quale era dunque l’utilità di quel corpo materiale? Come conciliare questa dualità sempre inaccettabile. fino alle più nobili meditazioni dello spirito umano. era l’opera firmata di suo pugno per l’eternità nell’opera universale. la sincerità. l’Aquila d’oro. di non essere che un gesto di una stessa intelligenza e che se tutto il suo amore doveva desiderare la bellezza dell’insieme. potevano muovere il pensiero. facili da risolvere. da secoli. tutti gli antagonismi antichi non erano dovuti che al modo frammentario con cui ci si era accontentati. Quella unione di spiriti. che rappresentava l’universo intero e che si opponeva tuttavia ai fenomeni naturali osservati dalla scienza? Quando fu definitivamente approfondita la nozione essenziale della quarta dimensione. Quel dettaglio di insieme era la sua personalità. nell’Età dell’Aquila d’oro. Ogni uomo comprese. imposta dalla lettura diretta del pensiero. Se le idee erano reali. Ma ciò che faceva sì che ogni sforzo divenisse utile e positivo. Più che mai la contraddizione generava un’intensa vita intellettuale le cui sole opposizioni. poiché sono opposte. come spiegare questa Idea a sé stante. Tutte le dissomiglianze. in ricordo delle ingenue credenze del passato. di rivolta o di bontà. naso o dito. XLIX. come pure era stato creduto al tempo in cui l’umanità sognava ancora banali sentimentalismi celesti ed eterne adorazioni paradisiache. se la materia non era che pura fantasmagoria. E dalla materia in passato qualificata inerte. che ogni gesto individuale dell’intelligenza concorresse allo stesso insieme continuo (come in una stessa statua tutte le linee. Quando tutti que i raggi divergenti del pensiero ebbero trovato il loro focolare comune nella sintesi delle quattro dimensioni. in questa nuova visione dell’universo. a condizione che sia degno dell’insieme. vivente di una stessa vita. un vuoto o un difetto. senza l’intermediazione di alcuna nozione accessoria di tempo e di spazio. . come in tutte le operazioni dello spirito. sfuggiva a ogni modalità. il mondo non formò più che una stessa anima. di studiare l’universo.

hanno paura e esitano. La quarta dimensione è. senza misura. quanto la resurrezione naturale delle anime del passato che si erano elevate nel piano superiore della vita mistica con un atto di intelligenza o di fede. Gli uomini del XX secolo hanno talmente preso l’abitudine di agire in uno spazio a tre dimensioni. i modi di espressione di cui disponiamo per descrivere simili avvenimenti. Finché l’umanità aveva ristretto la propria visione alle possibilità a tre dimensioni. e di ritrovarsi al di fuori. di evadere da una camera completamente chiusa. senza spazio. e che essa a ben vedere non che il passaggio in quella sostanza senza la quale l’universo a tre dimensioni non potrebbe avere spiegazione reale. Di certo nei primi tempi ho provato una sorta di angoscia. E. che si arrestano allo stesso modo. non avendo più a dire il vero né incominciamento né fine. La loro natura fisica si rivolta. la natura autentica della quarta dimensione fu intuita dalla mente. l’osservazione fu per me delle più facili. lo sappiamo. si percepì subito che quella quarta dimensione era di uso corrente da secoli. il loro corpo stesso al bisogno. grazie alla comprensione completa che si ebbe allora della quarta dimensione. un’esitazione ben comprensibile. Infatti. La prima volta che essi tentano. All’inizio del regno dell’Aquila d’oro che succedette al periodo scientifico. vedere in una grandezza spaziale un’idea di molteplicità. il solo modo di esprimere quella realtà qualitativa dell’universo che non corrisponde in nulla alle apparenti realtà matematiche. gli esseri e le cose più differenti che si poterono trasmutare in ciò che era stato un tempo chiamato lo spazio e il tempo. Come ho già detto. si cominciò a comprendere che l’Amore aveva un significato infinitamente più alto di quello che si credeva in passato e che quell’oscuro istinto che portava un amante appassionato a desiderare tutte le donne o un filosofo ad amare tutta l’umanità e anche la natura intera. uno stato superiore dell’anima generato dalla decrepitezza dello spirito che preceda la morte fisica. sfortunatamente. Non fu semplicemente il metallo che si poté trasmutare a volontà con l’intervento di un agente comune. come uno spirito superiore conserva un ricordo ineffabile della bellezza e dimentica le brutture della vita. l’universo intellettuale. come era allora. infatti. È qui. ma in qualità in tutti i tempi. e sta qui tutto il mistero di quell’ultimo giudizio. o di formare un nodo a trifoglio in una corda testa. furono tutte le manifestazioni della natura. per esempio. come si era rivoltata già all’idea di una visione che attraversava dei corpi opachi o di una voce umana che si faceva udire dal mondo intero. se non sapessimo che liberato per sempre dalla dipendenza del tempo. per parlare l’incoerente linguaggio di oggi. sotto i nomi di coscienza e di subcoscienza. Comprendiamo allo stesso tempo la vigliaccheria degli uomini di una volta che rinviavano la vita superiore dopo la loro morte. definitivamente impotenti. noi potremmo dichiarare che fosse allora definitivamente morto. Come concepire infatti un infinito che succeda al finito della vita.All’inizio dei miei spostamenti immobili nella quarta dimensione. con più abitudine. il suo impero si era esteso alle epoche stesse in cui noi crediamo di vivere. Presto. Assimilare lo spazio a delle rappresentazioni algebriche. sono errori ingenui nei quali sono caduti i primi ricercatori che si preoccuparono in Germania di geometria non euclidea. le sue oscure aspirazioni verso l’immortalità rimanevano inspiegabili e assurde. Ma queste sono soltanto esitazioni da debuttante che si dissipano quando la vita morale finisce per prevalere sulla vita fisica. che arricciano il naso come davanti alla morte quando gli si fa improvvisamente considerare la possibilità di muoversi in uno spazio a quattro dimensioni e che gli sembra che qualcosa vada a rompersi nel loro cervello quando fanno lo sforzo necessario per passare dal mondo dei fenomeni al continuo. annunciato e presentito fin dalle origini del mondo. Quando. attraverso il piccolo buco della serratura. invece di capire che essi potevano semplicemente raggiungerla nei momenti . così la Coscienza universale non custodisce che i pensieri che la servono. l’unione delle anime di tutti i tempi nello stesso tempo – che l’espressione sia scusata – spiegò altrettanto chiaramente le predizioni e le visioni del futuro nelle epoche passate. come esitano ancora quando gli è dimostrata la possibilità di fare passare un oggetto voluminoso. non offriva nulla di comparabile all’idea fenomenica che noi possiamo avere. Imponderabile. non più in quantità nel tempo. una resurrezione dopo il decesso che soltanto poteva giustificare il miracolo di una complicità provvidenziale? Dopo che la quarta dimensione sbarazzò l’umanità dal pregiudizio della successione nel tempo. come alle epoche attualmente passate. le idee si modificarono rapidamente e l’universo si evolse in modo nuovo. le grandi aspirazioni panteistiche dei secoli passati trovarono la loro giustificazione definitiva nella realizzazione di quella grande opera che avevano immaginato gli alchimisti del passato. era insomma soltanto la banale espressione della coscienza comune che unisce tutti gli esseri.

siamo incapaci di parlarne senza impiegare le assurde espressioni di “passato” e di “futuro” imposte dal linguaggio a tre dimensioni e che non significano nulla quando sappiamo che ogni realtà e ogni personalità può esistere solo in qualità. non potremmo fare sfilare davanti alla nostra mente le ipotesi che sono i fatti. tutti i pregiudizi antichi concernenti la morte. oltre a coni e ai bastoncini. seppe accrescere la potenza della propria visione sviluppando nell’involucro della retina. quando invece l’autentica resurrezione si può produrre ad ogni momento della vita. essendo l’apparenza formale il semplice ragionamento qualitativo della coscienza che genera il tempo e lo spazio. L’Idea a quattro dimensioni è eterna e immutabile. che dà all’uomo l’indispensabile sensazione di equilibrio negli spostamenti del corpo a quattro dimensioni? Ci ricordiamo infatti che. che è di tutti i tempi. al di fuori del tempo. poiché noi stessi che abbiamo intravisto quelle età future come quelle passate e presenti. Essa non si confonde con lui più di quanto la forma geometrica di un cristallo non si confonda con la materia di quel cristallo. non saprebbe mutare. un desiderio della Coscienza unica. senza premeditazione intelligente. Considerate attentamente un’opera d’arte. in vita. L’Arte pura non ha storia. un pensiero che risulta in breve da un carattere una volta posto. in breve di vita intellettuale. qui come altrove. quelle delle età future che gli tendevano la mano e vivevano al loro fianco. Come spiegare. affrancatesi più nettamente al momento della grande rinascita idealista. alla stazione di combattimento dove è collocato. il piano del sistema nervoso. finché riconosciamo sulla terra d’esilio l’immagine che conviene al nostro paese natale. per esempio. Senza questa visione parziale. un’idea – una semplice linea molto spesso – che rivela la quarta dimensione. ahimè. sappiamo quanto l’uomo. L’invenzione del mondo L’Idea inventa il mondo che si sviluppa come un eroe dei romanzi. La parola stessa “resurrezione” implica una falsa idea di successione nel tempo. La visione del mondo a tre dimensioni ci permette di evocare le possibilità dell’idea tipo. Sarebbe a dire che la visione del mondo a tre dimensioni è inutile? Assolutamente no. . che non dipende affatto dall’evoluzione o dalle civiltà. ad ogni momento. lo ripetiamo. Del resto. Quella è per l’idea eterna un metodo di astrazione. tramite la qualità. le leggi di selezione naturale e dell’evoluzione erano apparse. pochi resuscitarono. era solo ai tre canali semicircolari che l’uomo doveva la nozione dello spazio e la sensazione di equilibrio nelle posizioni relative dei corpi a tre dimensioni. una possibilità di movimento immobile. di quelle associazioni di idee che noi chiamiamo la materia. la costruzione ragionata del meccanismo dell’occhio o dell’orecchio? Una volta percorse le età che seguirono il XX secolo. Non bisogna affatto stupirsene. d’altra parte. La storia intera dell’evoluzione apparve chiaramente come una creazione continua dello spirito che inventa il mondo secondo un Desiderio che il linguaggio imperfetto a tre dimensioni qualificherebbe come preesistente. da tanto tempo. fornita dalla nostra coscienza. insufficienti per spiegare i prodigi del mimetismo. per uno spirito che realizza. Non fareste fatica a distinguere in essa la par te materiale a tre dimensioni. non è che un insieme di ipotesi provvisorie. che rivela cioè un’epoca o una materia e. un’idea immortale che sfugge allo spazio e al tempo. Ciò è talmente vero che in un animale si possono provocare movimenti squilibrati da rotazioni. assoggettata al tempo e allo spazio. quello di un alveare d’api o l’intervento di un insetto nella fecondazione di certe piante. di perfezionamento in qualità. ci permette di raggiungere la Realtà. umile o sublime. e non con l’avanzamento nel tempo. Occorre allo stesso modo ricordare. dagli inizi della grande rinascita idealista. La materia. delle nuove terminazioni nervose sensibili ai raggi ultravioletti. l’infinito e l’Immortalità. questa volta circolare. per volontà e non per miracolo. per quanto riguarda il senso dell’udito. rovesciarono. l’apparizione nell’orecchio interno di un nuovo canale. sempre sotto l’influenza di desideri più elevati suggeriti dalla propria coscienza. ma essa è.più intensi della loro vita. Poche persone nel XX secolo videro. Ma è lei che suggerisce i caratteri di quei raggruppamenti molteplici di forze. così come ho già raccontato. Queste principali nozioni e altre ancora. un semplice metodo di astrazione e soltanto la quarta dimensione. ma che sarebbe più esatto dire co-esistente. L. senza misura e senza età. Si manifesta tramite i simboli della materia a tre dimensioni che ci appare da quel momento in movimento e in uno stato di perpetuo divenire.

che non sono soggette ad alcuna necessità di spazio. non come furono. senza rendersene conto. la sua vita stessa dipendeva soltanto dalla sua volontà. una volta ancora. L’avventura dimostrò. desiderato dall’Idea. ma come sarebbe stato desiderabile che fossero. La materia infatti non ha esistenza propria. e quest’ultima l’organo. rivela attorno ad essa dei valori nuovi. tramite nuovi rapporti di posizione. in qualche modo. poiché ogni canale corrisponde a una nozione distinta di dimensione dello spazio. sono immaginazioni proposte dall’ idea. incorpora a poco a poco quei modelli soprannaturali negli avvenimenti della vita quotidiana e l’uomo di oggi è sempre. a quella disgregazione. La storia stessa non sfugge a questa trasformazione idealista. L’immortalità. dei poeti e degli artisti. Essi propongono. è soltanto un’ipotesi dell’intelligenza che inventa. Senza dubbio. l’umanità si abitua alla possibilità di quelle vite. ciò che era solo una semplice finzione diviene in seguito una realtà. Era. che gli uomini del passato si lasciavano lentamente morire. il corpo antico non poté adattarsi alla quarta dimensione. molto del suo interesse antico. come ho già raccontato in un precedente capitolo. per combattere quella sensazione penosa di equilibrio instabile che conoscono tutti coloro che praticarono la levitazione. delle situazioni nuove.rulli o da capitomboli. né all’indietro nel tempo. A forza di sentir raccontare gli ardimenti leggendari o gli atti virtuosi di esseri immaginari. poiché la vita è dopotutto soltanto un’ipotesi utile ma provvisoria dell’idea. secondo che si agisca sperimentalmente. in straordinarie proporzioni. Quando comprendiamo meglio queste nozioni. circondando gli altri tre. si costatò in breve che l’uomo normale era sempre esistito solo per il tempo che occorreva. occorre sottolinearlo. il figlio degli eroi immaginari della sera. e le loro creazioni. grazie a un’illusione naturale. . l’uomo si avvicina. sul canale orizzontale. offrono in esempio eroi superiori all’umanità. sul verticale anteriore. ogni giorno di più. Poco importava nella storia del mondo di vivere un tempo più o meno lungo dall’istante in cui era stata raggiunta l’Idea che poteva creare la vita e inventare delle apparenze sempre nuove. si proiettano poi nel passato. e rappresentati. con proprio consenso per scoraggiamento. Tuttavia. capiamo facilmente che la loro azione sui costumi si ispira agli stessi procedimenti. o sul verticale posteriore. per facilitare il compito intrapreso ci sforziamo di prolungare quel periodo di raggruppamento a tre dimensioni che chiamavano un tempo la vita umana. sono generalizzati a quattro dimensioni dagli storici come dai poeti sotto una forma leggendaria. i poeti sono lì a proporre all’umanità nuovi modelli più elevati. che la materia si modificava secondo le indicazioni dell’Idea. che l’Idea sola creava la funzione desiderata. in fondo. gli avvenimenti più ordinari della vita. È la stessa identica cosa nella storia delle civiltà. Per conseguenza di questa creazione perpetua. poiché gli organi non avevano più rapporto fisso in relazione a un asse particolare e il nuovo canale circolare non resistette più. anticipazioni ispirate dai desideri eterni che sono all’interno di noi e di cui produciamo lo sviluppo. l’assoluto. che la durata della sua vita. l’eternità. insomma. Quando gli dei si attualizzano. servendo da modello reale alle generazioni del futuro. né in avanti. che sono sempre presenti. finiamo per dare meno importanza di quanto non se ne desse in passato alla vita fisica e ai fenomeni della nascita e della morte. il progresso. i gesti più istintivi. e. altrettante idee che non sono. tuttavia così semplici. fu coscientemente che gli uomini della grande rinascita idealista lasciarono disaggregarsi gli strumenti materiali del loro corpo ogni volta che avvertirono che non potevano attendere un secondo di più. ed è così che prendendo esempio da un passato immaginario. secondo desideri interiori eterni. Non saremmo in grado di dichiarare ragionevolmente che tutte quelle leggende corrispondono alla realtà o che esse furono delle creazioni automatiche della materia. l’infinito. all’epoca. ci riusciamo senza difficoltà. neanche lui. capiamo che quelle erano molto semplicemente delle modalità sperimentali dell’idea. le passioni in realtà più basse. un quarto canale si sviluppò circolarmente. Sfortunatamente. sempre accessibili e che non potrebbero essere asservite ad alcuna evoluzione in quantità. la questione perse. al tipo assoluto. dei pensieri sempre più elevati. Quando studiamo attentamente il ruolo dei letterati. poiché essa immaginava il mondo. delle vibrazioni sempre più ricche e più numerose. per impotenza a realizzare una creazione personale. Durante i primi tentativi di applicazione della quarta dimensione agli spostamenti del corpo. quando le azioni eroiche leggendarie divengono vere.

lo spazio e il tempo non possono mai concepirsi per unità finite senza essere in funzione di un infinito. di avvicinare la realtà continua. La quarta dimensione. Se il subcosciente ci appare insondabile e immenso. di oggi o di domani. la vita. nel linguaggio spaziale a tre dimensioni. per meglio dire. essendo curva e cerchio pure qualità estetiche inaccessibili alla divisibilità geometrica.Si percepì allora tutta la relatività del mondo a tre dimensioni che. Il segreto dell’atomo Nel momento di terminare la trascrizione di queste note prese nel corso dei miei viaggi nel Paese della Quarta Dimensione. creato sotto una forma determinata dall’Idea. per gli uomini del XX secolo. secondo l’instabile miraggio del mondo fenomenico. di scegliere la decisione variando a proprio grado i gesti nella stessa circostanza. del resto. che abbiamo chiamato la Quarta Dimensione. il mistero che li separa ancora dai tempi futuri o. fu perché il loro pensiero rimase sempre imprigionato nell’ipotesi matematica a tre dimensioni. vorrei tentare di rivelare in qualche riga. tra l’estrema divisibilità e il continuo indivisibile. se i grandi filosofi dei tempi passati sono stati condotti sempre e solo a conclusioni molto relative. Avrei potuto. con le sue immagini e i suoi simboli. in breve dal multiplo all’unico. LI. e ciò è solamente un passaggio dalla materia divisibile all’Unità indivisibile. è ciò che chiameremmo il senso del futuro in un mondo a tre dimensioni. il movimento. La materia. ed è questo valore supplementare. soprattutto i più stravaganti. Nel dominio matematico. lo so. essa non è una dimensione propriamente detta ma l’idea provvisoria che noi ci facciamo di ciò che manca al nostro mondo per reintegrare l’Unità. al contrario. in mancanza di un’espressione possibile nel linguaggio a tre dimensioni. e il passaggio non è mai possibile. accontentarmi di un breve riassunto filosofico che avrebbe avuto più prestigio presso gli specialisti di un’epoca scientifica. che l’infinito è sempre e necessariamente contenuto nel finito. si pone una questione definitiva: Che cos’è l’Unità? La possiamo concepire a priori sotto la forma divina. ma questa è soltanto una istanza di principio che accusa in anticipo l’eterno dualismo. Aggiungo infine che un ampliamento preliminare della mente mi sembrava indispensabile prima di affrontare con cognizione delle realtà fondamentali che rimangono inaccessibili se non ci liberiamo progressivamente dei pregiudizi di spazio e di tempo. Nel dominio morale. un viaggio morale dal relativo all’assoluto. le dimensioni quantitative. permetteva all’uomo di anticipare gli avvenimenti al di fuori del tempo e. Poiché il senso della quarta dimensione procede di fronte all’uomo. era incapace di prendere una decisione propria e doveva. piuttosto che completare. nella stessa circostanza. irriducibile sotto i suoi diversi aspetti: Dio e il Mondo. noi possiamo ricongiungere in tutte le età tutte le coscienze del mondo: quelle che noi diciamo di ieri. Ho dunque creduto preferibile seguire la via letteraria che permette. non ci facciamo ingannare: quell’infinito non è un’ipotesi esteriore puramente teorica come ostentiamo di credere. dalle età superiori. ci rivela la relatività delle nostre certezze in rapporto all’assoluto. come vedremo più in là. In realtà. immobili e immutabili. Ora. fin da Zenone di Elea. Tutto accade dunque come se una dimensione supplementare debba essere aggiunta in ogni circostanza alle nostre concezioni relative a tre dimensioni per integrare l’Unità reale. esso non è altro che l’Unica Coscienza Universale e. Ciò è talmente vero che essa “si aggiunge” tanto bene all’unica dimensione di una curva quanto alle due dimensioni di un cerchio. Non essendo la quarta dimensione che un passaggio necessario dal frammentario al continuo. Da ciò segue. Quando esaminiamo le nostre “certezze finite” costatiamo che esse non esistono tutte se non relativamente a un contrario la cui misura è sconosciuta. l’anima e il . è una condizione inerente al finito. che rappresenta il contrario o l’infinito. Sfortunatamente. il pensiero. per il suo tramite. l’assurdità dei quadratori di cerchio come dei ricercatori di movimento perpetuo. è l’idea creatrice che vive in qualità al di fuori del Tempo e che permette allo spirito umano di esplorare nello stesso presente tutte le epoche del mondo. l’umorismo. che pretendono di ridurre il continuo indivisibile a delle quantità finite. assorbe. a tal punto che possiamo dire senza assurdità. che è il senso interno di un contrario necessario. valutandone le cause. che sfugge ai pregiudizi di spazio e di tempo. dal divisibile all’invisibile. ripete re eternamente gli stessi gesti. questa q uarta dimensione qualitativa. le duttili teorie della relatività non evolvono che entro due infiniti. al posto di urtare la divisione algebrica delle parole. e tentare una sintesi di tutti i modi di conoscere dai quali nessun grado dello spirito sarà escluso. al posto di scrivere questo romanzo di un pensiero.

all’unità suprema. non un’unità unica sempre uguale a se stessa. generando quei movimenti dello spirito che sono i corpi. accecati come sono dal pregiudizio quantitativo dell’infinitamente piccolo – quando invece ogni grandezza reale esiste solamente in qualità – e dal puerile artificio matematico dell’unità unica che si divide all’infinito in tante unità uniche quanti sono i fenomeni. fin dalle prime età del pensiero umano. Provvista di tutte le qualità dell’unico: contenente al suo interno la storia dell’Universo intero. nome magnifico. ma le tolgono per lo stesso motivo. Quelli vedono nell’atomo soltanto una massa dipendente dalla velocità. crediamo. muovendosi senza porte né finestre nella sola qualità. Se la monade aveva dunque il singolare vantaggio sull’atomo di essere un formale atomo inesteso. che un solo atomo o. per quanto commoventi per il modo in cui sfiorarono spesso il velo del mistero. insieme a Pitagora e Eraclito. inconcepibile e privo di utilità. Quando pensiamo infatti. lo spirito e la materia. per secoli. con il probo e luminoso genio di Leibniz. alla stessa statua di cento fattezze diverse. sembrava. cento volte posti nel corso dei secoli. antagonismo inevitabile finché persiste il pregiudizio scientifico dello spazio e del tempo. in ragione stessa dei progressi della scienza. Noi parliamo per sola memoria dell’atomo dei chimici e dei fisici. cosa che sarebbe la verità. ma tante unità totali quanti sono i fenomeni. non ci viene più l’idea di attribuire una realtà sostanziale distinta a ciascuno dei tre aspetti della sostanza unica. nel mondo a quattro dimensioni. questo unico. la monade di Leibniz falliva miserabilmente nella molteplicità dell’unico e nel miracolo dell’armonia prestabilita che faceva coincidere per esempio la parola e il pensiero. inintelligibile senza il soccorso della quarta dimensione. In mancanza di espressioni nel linguaggio a tre dimensioni. Con i filosofi la concezione dell’elemento primitivo si innalzò di primo acchito. immaginate in un ordine logico di ragionamento che noi chiamiamo tempo e spazio. all’unità unica (μοναζ). come noi lo conosciamo. riducendo anche il tempo e lo spazio all’ordine logico del ragionamento. essi hanno creduto per così lungo tempo a una realtà sostanziale propria ad ogni fenomeno. noi avremmo dovuto scoprire. a privare gli esseri e le cose di ogni personalità. alla comoda ipotesi scientifica della divisibilità (compensata da quella dell’infinito). poiché tutto esiste in modo completo e perfetto nell’unità divina. appaiono insomma assai sconcertanti. ma ancora più temibile da reggere che quello dell’atomo. moltiplicarsi in numero infinito per seguire la divisione infinita della materia. che ogni verità è nell’Unico – di cui gli esseri non sono che le apparenze formali – è per noi impossibile. La sua rivelazione nell’Età dell’Aquila d’oro fu per lo spirito umano come un abbaglio. non sfuggiva però al miraggio scientifico del mondo a tre dimensioni che ci conduce a vedere in fondo a ogni fenomeno. Questo grande segreto dell’UNICITÁ DELL’ATOMO. mai risolti e sempre più impenetrabili. di non opporre il mondo fenomenico a tre dimensioni all’Unità. L’ATOMO È UNICO. e se vogliamo confonderli. che è assurdo. sia sufficientemente grande per contenere all’interno di sé tutti i fenomeni dell’Universo che sono così i suoi pensieri e le sue associazioni di idee. tutte quelle iniziative geniali del pensiero umano. cioè un’infinità. che un composto dalle molteplici forme. Poiché gli uomini furono abituati. noi vivemmo la sorpresa veramente allucinante di vedere questa monade. Non potendo ridiscendere dal cielo sulla terra. anche questo. la proprietà dei teorici della divisibilità. grazie a Pitagora. nome magnifico. Non c’è nell’universo. Allo stesso modo. alla Monade. . Perché se noi consideriamo. l’elemento primitivo non divisibile (α τεμυω): l’Atomo. perché essendo l’atomo divenuto. né con il nome. Perché quando ci fu bisogno. “che conteneva nelle sue pieghe il mondo intero”. vale a dire dei sapienti. Una volta percorso il grande cammino circolare della Quarta Dimensione per raggiungere la chiara visione dell’Unità unica. Dividendo sempre di più la materia. diciamo dunque soltanto che tutto accade come se la Monade unica. per diventare non meno misurabile con i teorici del XX secolo. inestesa. autentico sistema solare in miniatura che non ha più alcun rapporto. ogni realtà sostanziale lasciandola accessibile al solo calcolo delle quantità limitato dall’infinito. È così che nella filosofia antica il materialismo assoluto condusse a negare l’Idea e l’idealismo logico. si trovò da Democrito materialmente divisibile (poiché esteso). né con l’idea dell’atomo. se preferiamo – essendo le due parole equivalenti nel loro senso assoluto – che una sola monade. prototipo dei composti. non ci viene l’idea di credere all’esistenza di cento statue reali. riassume da sé tutti gli enigmi del mondo. nel mondo a tre dimensioni. senza il soccorso della quarta dimensione e dei principi di relatività formulati nel XX secolo.corpo. di partire da dove siamo e di risalire dal complesso al semplice per scoprire l’elemento primitivo di cui il mondo non era. apparve dunque più logico. ma essa è più difficilmente accessibile agli uomini del XX secolo. idealizzano con certezza la materia. senza porte o finestre. di non sopprimere per lo stesso motivo quel mondo fenomenico. che la sola monade rendesse conto di tutto l’universo. ma temibile. dalla sua nascita. composto complesso. del resto a ragione.

Unicità dell’ATOMO. si perse miseramente nella molteplicità. può ugualmente apparire fortuitamente in uno spirito che lo percepisce passivamente. Ha per terreno l’amore. Come sapere ciò che accade nella Coscienza unica di cui le nostre personalità sono solo pensieri che sbocciano liberamente al contatto di altri pensieri. Un pensiero generato da un incontro di idee nella coscienza universale. gli è superiore. rimarrebbe inesistente come lo sarebbe la mente umana senza pensiero. della COSCIENZA o della VITA.quando invece ogni fenomeno non è che un’idea distinta della stessa Coscienza unica. priva anche del tempo e dello spazio. permanenza del resto tutta apparente e relativa poiché essendo il tempo e lo spazio soltanto dei modi di esprimersi del pensiero. ma piantando un seme. In realtà. bisognerebbe che il contrario fosse al di fuori. che comprende in qualità tutto l’Universo. Prendendo in prestito il linguaggio simbolico antico: l’uomo è più libero di Dio. Poiché la nostra coscienza relativa è simbolizzata con la coscienza assoluta. come l’opera lo è all’autore. né il nostro libero arbitrio. potremmo piuttosto dire. tanti modi diversi di considerare la stessa realtà sostanziale unica. infatti esso cerca di realizzarsi. sono personificati dalla materia. malgrado tutto. La personalità dell’uomo è il libero sviluppo di un carattere una volta posto. senza le sue creazioni che sono i suoi pensieri. ma non inganniamoci: l’unicità della coscienza universale non sopprime né la nostra personalità. essi non sono in grado di avere realtà sostanziale distinta. vale a dire l’unione di tutte le personalità nella coscienza comune. così anche le nostre personalità sono distinte in qualità e in vigore nella Coscienza Comune. L’accordo perfetto e omogeneo sarebbe una sentenza di morte per la Coscienza universale la cui vita è fatta di pensieri. non consegue però che essi sono i soli. dopo aver dato alla sua Monade tutti i caratteri inevitabili e evidenti dell’universalità e dell’unicità nella pura qualità. Il mondo. noi diciamo che tutto accade nella coscienza universale come nel nostro proprio spirito e che insomma la metafisica deve confondersi con la Psicologia. e senza neanche che quello sia. al contrario. vale a dire il carattere una volta dato. senza alcuna necessità di armonia prestabilita. ma tutte sono ugualmente libere di perseverare nel loro essere. vale a dire le diversità di cui vive il Pensiero unico. dell’atomo unico. appartiene a quel nuovo “rapporto di idee” che è l’essere creato. Noi non facciamo sempre esattamene ciò che vogliamo. NON C’ È CHE UNA COSCIENZA o atomo unico. fin nelle ultime conseguenze. Ciò che pretendiamo essere le nostre coscienze individuali sono soltanto. è. nella Coscienza universale. per essere rimasto. le idee momentanee e le associazioni di idee della Coscienza unica. Come ci sono nella nostra mente buoni e cattivi pensieri. al contatto delle personalità vicine. un secondo può essere più lungo che mille anni se è più grande in qualità. poiché è più completa di lui sul punto che lo riguarda. al di fuori del tempo e dello spazio. come gli esseri e le cose. Soggettivamente. La personalità dell’uomo germina nella coscienza universale esattamente come l’idea si sviluppa nello spirito umano e il seme nel suolo. La vita. da cui le premonizioni del futuro e le visioni a distanza. le idee fisse. che sviluppano il loro carattere aldilà della nostra volontà e in contraddizione con essa. completamente inaccessibile al nostro intendimento e così di seguito all’infinito…semplice gioco di specchi matematico che non saremmo in grado di ammettere nel dominio reale della pura qualità. i riflessi della Coscienza universale. pensieri miserabili che si eliminano a un giudizio finale e pensieri sublimi che domineranno gli altri per sempre. naturalmente infinita. di superiore né di miracoloso al di fuori di noi. sono i più fecondi e i più elevati della Coscienza universale. l’atomo unico si chiama nostra coscienza per tutte le nostre percezioni immediate e subcoscienza per i valori che sfuggono al nostro campo di percezione distinta. imprigionato nei pregiudizi scientifici del mondo relativo a tre dimensioni. senza che nulla ce lo indichi. in questo senso: tanto una certezza relativa (leggi fisiche). Se i nostri pensieri. perché se la contraddizione cessasse all’interno di sé. E rimaniamo confusi costatando che il più grande dei metafisici. e possiamo dire che la personalità dell’uomo è l’umore di Dio. Non c’è dunque nulla di esterno. da qui deriva la permanenza delle leggi fisiche. Non è dunque cogliendo un bouquet che creiamo un’opera vivente. tutto si muove relativamente nello stesso ritmo. In un sol colpo la Coscienza universale cesserebbe di essere l’Unica: non sarebbe più che una delle idee di un Unico più elevato. Ugualmente passive sono le materializzazioni di idee che chiamiamo i mostri e le azioni dei personaggi degli incubi. perché la nostra vita intellettuale è la vita stessa dell’universo e la sua espressione più alta. e. Ciò si spiega col fatto che Dio non è Tutto. grazie alle loro contraddizioni. così come vedremo. ha per missione la contraddizione che accentua i caratteri. come un seme nel suo ambiente? Molto semplicemente esaminando ciò che accade nella nostra mente. lo sviluppo. Leibniz. quanto una contraddizione (opere umane). e le nostre idee sono legate alle altre idee molteplici della Coscienza unica. vale a dire di contraddizioni. Tutto avviene nella Coscienza unica. poiché solo la qualità è reale. I principi. Perché come nella .

È così che noi siamo. ma solamente la psicologia ci permette di raggiungere la realtà fisica del mondo: la creazione e la vita. che crediamo più profondo. che permette di comprendere e non di creare e che rimane l’ipotesi più personale e più originale della personalità umana. così la Coscienza universale non dispone più a suo piacimento dell’essere pensante che essa ha creato e che agisce ormai in essa e per essa. ripartendo da questa sola realtà. E la visione a tre dimensioni. senza privarlo della vita. La divisibilità matematica è dunque un’ipotesi metafisica indispensabile per il ragionamento analitico. la Scienza ci appare giustamente criticabile. da ciò consegue il senso. perché essa pretende di imporsi come la sola certezza reale e completa. ma la fioritura della sua opera dipende dal nostro carattere. Soltanto in questa qualità possiamo diventare uno degli aspetti della Coscienza universale. in realtà. uno degli aspetti immutabili della sua opera. abbiamo seguito lo sviluppo del suo pensiero che inventa il mondo e più specificamente ogni carattere da cui si innalza la Personalità umana. superiore e che mette in schiavitù l’uomo. nel bene o nel male. . ha ripreso il comando e la Scienza ci è apparsa come la sua serva più sottile. consegue il successo eterno delle finzioni letterarie che simboleggiano. i personaggi romanzeschi inventati dall’Artista unico. senza rendersene conto. Da ciò. dobbiamo ora chiederci cos’è la scienza. come un metod o di astrazione analitica puramente speculativa. un autore non è più padrone di dirigere con la sua fantasia gli atti di un personaggio di cui ha posto il carattere. dal nostro stile e dal nostro gioco in relazione al resto del Mondo.composizione letteraria. pensiero superiore dell’Unità. Come la Psicologia contiene la conoscenza dell’unico e gli è superiore. In partenza per il Paese della Quarta Dimensione. il nostro punto di vista si trova ribaltato. Ma dal momento in cui abbiamo raggiunto la sola Realtà Unica e Continua e che. la Vita dell’universo. di quella grande commedia immaginata che chiamiamo la Commedia della Vita. senza dubbio. così puerile quando ci immaginiamo che essa raggiunga la realtà continua. di fare muovere tutte le altre. sopprimendo per ipotesi una pedina di quella scacchiera piena che è la Coscienza Unica. L’individuo. come la conoscenza dell’opera è di un ordine più elevato della conoscenza dell’autore. diviene un metodo geniale di analisi che permette.

che noi sappiamo ridere delle apparenze. “tu piangevi e tutti rideva no intorno a te. perché se l’ipotesi a tre dimensioni non conduce che alla volgare morte. per la prima volta rivelata al mondo. fai in modo quando morirai che tu rida e tutto il mondo pianga. lo sappiamo. Soli inventori del mondo. dall’Autore che creò i personaggi. C’è soltanto Una Realtà. Noi dobbiamo perciò soprattutto. e se la morte può dissipare la vana illusione del corpo a tre dimensioni. essa non può più raggiungere quelli che hanno intravisto. “Quando tu nacqui”. fu poi il sentimento più nobile e più preciso di un dovere morale che mi ammonì di ritornare all’opera d’arte intrapresa.EPILOGO Perché sono ritornato da quel Paese impressionante della quarta dimensione. Sono tornato. con onore e coraggio. vale a dire un aspetto nuovo dell’idea Unica. elevare la nostra personalità fino al sovrumano e liberarla dei pregiudizi mortali a tre dimensioni. che il mistero immenso che immaginano intorno a loro si crea ogni giorno unicamente in loro e tramite loro. e l’artista fervente è simile agli umili che credono. da quelle epoche lontane e tuttavia attuali dove la comprensione delle cose è completa? Fu inizialmente. mentre lui aspetta tutto da noi che creiamo l’Opera vivendola. Poiché la coscienza del mondo è in noi. Ma se l’amore è così la forma più sublime dell’egoismo. la creazione personale sola capace di fissare per sempre la grazia fuggitiva di un movimento. buona o malvagia. Non abbiamo più nulla da attendere. Ogni mistero è ormai in noi. ogni immaginazione superiore della coscienza universale.” Il nostro doppio dovere si regge su queste poche parole. in qualche luogo che il caso ha posto. È dunque a questo libro che sono tornato di istinto e lui solo mi ha sempre indicato in modo irrefutabile il posto dove dovevo agire nell’ordine universale delle cose. dipende dalla nostra sola volontà. e soprattutto dirigerci interiormente come degli eroi immortali e non più come degli uomini! . Ritorniamo sempre alla nostra fede o alla nostra opera. l’Idea immortale a qu attro dimensioni e creato pure forme al di sopra dello spazio e del tempo. anche solo per un istante. una superficiale sensazione di inquietudine materiale che mi consigliò di rinunciare a quei viaggi. l’egoismo è allo stesso tempo la forma più elevata dell’amore perché è esigendo tutto da noi stessi che noi serviamo gli altri nel modo mig liore. la conoscenza completa a quattro dimensioni rimane come morta se non lotta nella contraddizione e se l’amore non si sviluppa nella pena. lo confesso tristemente. Sono tornato alla mia opera perché ho sentito l’imperioso bisog no di ricordare agli uomini che la falsa certezza scientifica si culla nelle illusioni. la scintilla di un pensiero. Sono tornato irresistibilmente a questo libro. Dobbiamo agire con discrezione e bontà perché ora sappiamo che tutto ciò che ci circonda fa preziosamente parte di noi stessi e che ferendo gli altri è noi stessi che feriamo. viviamo un incantesimo magnifico dove i più umili oggetti sono dei pensieri e i grandi personaggi delle anime. diceva il grande poeta Saadi. perché le catene di Prometeo sono sempre più belle da portare che il fuoco trionfante.

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