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LE STORIE

DI

POLIBIO
DA M E G A L O P O L I
V O L G A R IZ Z A T E
SUL TESTO GRECO DELLO SCHWEIGHAUSER E CORREDATE DI NOTE

DAL DOTTORE I. KOHEN


D TRIESTE

TO M O S E C O N D O

MILANO
DALLA TIPOGRAFIA DE*FRATELLI SONZOGNO

1824.

DELLE STORIE
DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

LIBRO TERZO.

I. .LN e l primo libro della nostra opera, chda questo d.diR. addietro il terzo , abbiam gi manifestato , come per principio della presente storia ponemmo la guerra So ciale e 1 ' Annibalica, ed oltre a queste la Celesiriaca, e vi abbiaci insieme esposte le cause, per cui risalendo a' tempi passati componemmo 1 libri antecedenti.1 Ora c ingegneremo di narrar con evidenza le anzidette guer re , e d i motivi donde nacquero y e pe' quali tanto creto* bero, poche parole premettendo a siffatto ' lavora. Ii-* perciocch, uno essendo lo scopo a cui 'mira * e lo spet tacolo che rappresentar debbe tutto ci che prendemmo a scrivere ; Come, quando, e con qua mezzi .ogni parte conosciuta dell orbe abitato vetine in poter deRomani, ed avendo .cotal argomento un principio noto, un tem po determinato, e un esito non contrastato : noi sti mammo far ulil cosa di rammentar prima sommaria-

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A. di R. mente e recar innanzi le pi ragguardevoli parti del tutto, che stanno tra il principio e il fine; sendoch per tal guisa singolarmente noi crediamo di procacciar al leggitore curioso un idea adeguala dell opera intiera. Laonde, siccome molto giova all intelletto la cognizione anticipata del tutto per quella delle parti, e molto al tres la scienza delle parti per comprenderne il comples so; cos ci sembrato il migliore partito (i) di farci a contemplar amendue, premettendo, conforme abbiam det to, un? succinta sposizione della storia medesima. Ora la forma e la circoscrizione di tutto largomento abbiam gi dichiarati ; ma degli avvenimenti in quello particolarmente contenuti, sono i principi! le guerre test mentovate ; lo svolgimento e l esito la distruzione del regno di Mace donia j e il tempo corso dal principio alla fine cinquanUM noi. Nel quale lauti e tali fatti si comprendono, ebe oavain# delle poeta antecedenti di somiglianti ne abbracci in pari internilo- Co questi, pigliando le mosse dall olimpiade centesima quadragesima, per tal m4o dato iwpminciamefito alla nostra narrazione. II. (a) Additate che avventa le cagioni, per cui in sane la guerra suaatneotovata, chiamata Annibalica , fra i Cartaginesi e i Romani,, appaleseremo come i Cartagineii invasero l balia ed. abbassarono la potenaa dei Romani, ponendoti in grande timore per a e pel p** trio guai?, meatrech essi concepirono improvvisamente la. speranza di pqender al primo arm o la stessa Roma* (3)P>o*ia et swdcoeflM di far piano , come intorno agli rtessL tempi Filippo il Macedone, finita k guerra cogli Ett>k, e mesa ordine alle cose, della Grecia , incomin-

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ci a collegarsi co Cartaginesi ; come Antioco e Tole- A. di l. meo Filopatore vennero fra loro a contesa, e finalmente guerreggiarono insieme pella Celesiria; e i Roda e Piusia, andando a oste contra i Bizantini, li costrinsero a desister da riscuotere la gabella da chi navigava nel Ponto. Condotta la storia a cotesto punto, ci fermeremo a ragionare (4) della Repubblica de Romani, e segni* tando dimostreremo come Ugualit del loro governo contribu maggiormente, non solo a far loro, (5) ricu perare la signoria dell Italia e della Sicilia, e jl princi pato della Spagna e della Gallia ancora, ma eziandio a meditare, dopo aver soggiogati i Cartaginesi, il conquisto del mondo ; e ad un tempo esporremo per digressione (6) la mina del regno di Gerone Siracusano. Indi verre mo (7) a turbamenti dEgitto, e diremo in qual mo d o, cessato di vivere il re Tolemeo, Antioco e Filip po , accordatisi sulla divisione del reame del pupillo rimaso , incominciarono a tener male pratiche, e stesero le mani, Filippo a Samo e alla Caria, e Antioco alla Celesiria , e alla Fenicia. - IH. Iu appresso ridotte che avrem in compendio (8) le gesta de Romani e de Cartaginesi in Ispagna, in Afri ca e in Sicilia, tutta la narrazione trasferiremo (9) ne gli stati della Greciai in un colle mutazioni col avve nute. E poich avrem esposta (io)la battaglia navale dAi talo e de Rodii con Filippo, non -meno che (11) la guerra di lui co Romani, come fa condotta , e per chi, e qual fin ebbe, aggiungeremo i prossimi fatti, e ram menteremo (12) l ira degli-Etoli, nella quale chiamare Antioco, ed accesero agli Achei e a Romani la guerra

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A.diB. venuta d* Asia. Della quale come avrem indicate le cau se , e il tragitto d Antioco in Europa, esporremo dapprima in qual guisa egli fuggi dalla Grecia, poi come sconfitto sgomber tutto il paese di qu del Tauro ; in terzo luogo come i Romani punita (i3) linsolenza deGai* li, appianaronsi la via al dominio tranquillo dell Asia ,. e liberarono gli abitanti' delle contrade di qua del Tauro dal timore dbarbari, e daglinsulti de Galli. Poscia produrrem in mezzo (i 4*le sciagure degli Etoli e deCefslleni, e passeremo ( i5) alla guerra di Eumene con Prusia e co Galli, ed insieme a quella di Ariarate con Farnace. In progresso, come avrem fatto menzione (i 6) della con cordia e della costituzione de Peloponnesi e dell accresci mento della Repubblica de Rodii, rianderemo succinta mente tutta la narrazione e i fatti anteriori. Per ultimo racconteremo (17) la spedizione in Egitto dAntioco no mato Epifane, e la guerra di Perseo , e lo sfacimento del regno di Macedonia. Donde sar manifesto, in qual modo i Romani* ciascheduna cosa amministrassero, fin ch tutta la terra abitata ridussero alla lor ubbidienza. IY. (18) Che se dagli stessi prosperi o avversi suc cessi possibil di formar un giudieio delle cose che ne gli uomini e nelle repubbliche meritano biasimo e lau de , finir dovevamo l, e compiere la narrazione e lope ra , ove sono gli ultimi falli da noi addotti, giusta il nostro primo divisamenlo; perciocch con essi finisce il tempo di cinquantatr anni e l incremento e la progres sione del Romano impero vi giunse al colmo. Oltre a ci parve a tutti incontrastabile e dalla necessit prescrit to , che nulla pi restasse se non se d ubbidir a' Ro-

mani, e di assoggettarsi a loro comandamenti. Ma dap- A.diH. poich per giudicar devincitori e de vinti sufficienti non sono le nnde sentenze sugli stessi combattimenti, a molti recate avendo grandissime sciagure quelle che credute erano le maggiori vittorie, per non averne essi saputo convenientemente usare, e a non pochi le pi spaven tevoli vicende, quando con animo generoso le tollera rono, essendosi sovente convertite in vantaggi ; sarebbe da aggiungersi alle suddette gesta l condotta de vinci tori , qual essa fu dopo quelle, come governarono 1 uni versale , e qual opinione e sentimento ebbero i popoli circa i loro dominatori. Innoltre avrebbonsi a riferire le inclinazioni e le affezioni che prevalsero e si corrobo rarono presso ciascheduno nella vita privata, e ne pub blici maneggi. Conciossiach per queste cose si faccia manifesto a viventi,, se la signoria de Romani sia da fuggirsi o da abbracciarsi, e a posteri, se il loro go verno abbia a reputarsi degno di laude ed imitazione, ovverameinte di biasimo. Cbe 1 utilit della storia per il presente e pelf avvenire sar precipuamente in questa parte collocata. E non debbe gi credere n chi agli affari presiede, n chi questi espone, che il vincere e 1 assoggettarsi ogni cosa sia lo scopo di quelli ; percioc ch nessuno che abbia fior di senno combatter co ne mici soltanto per riportarne vittoria; o navigher i mari unicamente per tragittarli : e neppur le scienze pratiche e le arti apparatisi solo per saperle. Sibbene tu tti. fan tutto pel piacere, peli onore, pellutilit che ne ridonda alle loro fatiche. Il perch avr questa storia il suo perfezionajnento dal conoscere, qual fosse la situazione di

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S, di II. ciascheduo popolo, poich tutti debellali furono daRomani e Tennero nel loro arbitrio, sino che sopraggiun sero nuovi tumulti e movimenti. Delle quali cose, fa cendomi quasi Ja un alto punto, m indussi a scrivere pella grandeita e singolarit degli avvenimenti in esse contenuti, e sovraltutto per esser io Stato della maggior parte di quelli non solo spettatore, ma di alcuni coope ratore , di altri eziandio amministratore. V. Furono (pesti gli aozidetti movimenti. I Romani mossero (19) guerra a1Celtiberi e a Vaccei, ed i Car taginesi a (30) Massinissa re dAfrica. la Asia combauevaa insieme (21) Attalo e Prusia; Ariarate re di Cappadoeia, cacciatoi del regno da Oroferne cogli ajuti del re Demetrio, riacquist per (22) opera di Attalo il patrio soglio ; (a3) Demetrio figlio di Seleuco, poich fu do dici anni signore del reame di Siria, venne ad un tempo privato della vita e del regno, essendosi gli altri re con* ir di lui collegati. I- Romani (24) rimisero in patria i Gre ci , incolpali di cospirazione nella guerra di Perseo, 0 gli assolvettero da ogni carico lor dato. I medesimi poco stante furon (25) addosso a Cartaginesi, proponendosi dapprima di toglierli dalle loro sedi , poscia di stermi narli al tutto pelle cagioni che santa discorse in appres so. In quello , levatisi (26) i Macedoni dallamicizia de Romani, e (27) i Lacedemoni dalla confederazione de* gli Achei , ebbe principio e fine la cornane sciagura de Greci. Questi sono gli argomenti che prendemmo a trattare ; ma bisogno abbiamo del favore della fortuna, (28} perch ci basti la vita a condurre a fine il nostro dise gno. Ci non pertanto siamo persuasi, che ove a noi

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accada qualche umana sventura , non rimarr negletta A, di R. questa materia , u saranno per mancarle condegni scrittori, ma che alletter ansi . molti colla sua bellezza a porvi ogn industria per recarla a compimento. Ora poich abbiamo sommariamente percorse le gesta pi il lustri, con animo di dar a leggitori un idea cos uni versale come particolare di tutta la storia : egli e tempo, che, memori del nostro assunto, ci rechiamo ad ini cominciar il nostro trattato. VI. Alcuni Ira quelli che scrissero i fatti dAnnibaie, volendoci indicar le cause per eui incominci l anzi- delta guerra tra i Romani e i Cartaginesi, asseriscono pei- prima 1 assedio eoa coi i Cartaginesi strinsero Sa ga nlo , ed in secondo luogo pongono il tragitto, con tro agli accordi, del fiume che gl indigeni chiamai Ibevot Io Boa negher che da cotesti avvenimenti avesse principio la guerra ; ma che questi ne fossero le cause noi accorder giammai : che ben altrimenti sta la fac cenda. Salvoche alcuno non dica, che il passaggi dAles sandro. in Asia fa cagione della guerra co Persiani, e lap prodo d* Antioco a Demetriade cagion di quella eh egli ebbe co Romani ; awendue le quali cose non soao n ver# n probabili. Imperciocch chi creder quella es sere stala la causa dfgli apparecchi! pella guerra Per siana , quali molti fece Alessandro in addietro, e non pochi Filippo, mentre vivea ? e di quelli similmente che feceso gli Etoli pella guerra coatra i Romani avanti larrivo d Antioco ? v ha degli uomini che non com-i prendono, in che differisca il principio dalla causa, e questa quauto sia distante dal pretesto, e come i due

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A. di R. posteriori vanno innanzi ad ogni altra cosa, e il prin cipio viene da sezzo. (19) Appello io principio le prime mosse ed operazioni d una impresa che fu gi delibe rata , e cause quelle che precedono agiudicii e alle de terminazioni ; cio a dire i pensamenti, e le disposizioni d animo, e i raziocinii che intorno alle cose si fanno, e per cui giugniamo a risolver alcnn affare, e a formarci un- proponimento. Locch pi ehiaro si far per quanto direm qui appresso. Imperciocch quali fossero le vere cause, donde nacque la guerra contra i Persiani, ognuno pu facilmente conoscere. La prima fu il ' ritorno, dei Greci con Senofonte dalle satrapie di sopra , nel quale passando essi per tutta l'Asia, che lor era nemica, nes suno de barbari os di mostrar loro la faccia. L altra fu il tragitto d Agesilao re de- Lacedemoni in Asia, ove non trovando egli chi facesse notabil resistenza alle sue imprese , costretto si vide ' a ritornartene in (3o) sul bel mezzo, senza aver nulla operato, per cagione de tumulti insorti in Grecia. Dalle quali cose Filippo conobbe ed argu la vigliaccheria e infingardaggine de* Persiani. E ponendosi innanzi agli occhi il valor suo e deMacedoni in guerra, e la grandezza e bellezza depremii che da siffatta lotta sarebbono per derivare : come prima si pro cacci lunanime benevolenza de Greci, sotto il prete sto d affrettarsi a vendicar le ingiurie fatte a Greci dai Persiani, si scosse e prese di gUerreggiare, e tutto pre par a cotal uopo necessario. Adunque sono da repu tarsi cause della guerra contrai Persiani-quelle che fu rori dapprima riferite, pretesto la seconda e principia il passaggio d Alessandro in Asia.

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VII. E della guerra fra Antioco ed i Romani egli A.diR manifesto che porsi dee per causa l ' ira degli Etoli, i quali tenendosi in moke cose trascurati da Romani circa il fine della guerra con Filippo, (3 1) conforme diisi di sopra, non solo chiamaron Antioco, ma pella stizza conoeputa assoggettaronsi a tutto far e patire. Pretesto hassi a stimare la liberazione de Greci, che coloro, girando con Antioco pelle citt, assurdamente e bugiardamente annunziavano, e principio della guerra l approdo dAn tioco a Demeudade. Io pertanto feci molte parole circa la distinzione di questi particolari, non gi a censura degli sturici, ma sibbene per metter ileggitori sulla retta via. Imperciocch qual vantaggio recar pu agli , amma lati (3a) un medico che ignara le cause delle indispo sizioni del corpo ? e qual utilit offerir pu l uomo daf fari , che ragionar non sa .del modo, delle cagioni e dell origine donde muovono gli avvenimenti ? Che il primo non potr giammai;(33} stabilir una via ragionevole di curar i corpi, e laltro amministrar non potr a dovere nessun negozio senza le anzidette cognizioni. Quindi che nulla debbesi tener in tanto conto', n tanto ricer* care, quanto le cause di tutto ci che accade ; posciach dalle cose pi ovvie nascono spesso grandi eventi, e alle prime mosse e deliberazioni pi facilmente si op pongono ripari. Vili. Fabio, storico Romano, dice che (34) 1 oltraggio fatto a Saguntini, ed insieme lavidit e 1 ambizione dAsdrubale, furono la causa della guerra Annibalica. Imperciocch, soggiugne, quegli acquistato avendo in Ispagna grande signoria, venne poscia in Africa , per

A diR. sovvertir le leggi, e cangiar' iti Monarehia la repubblica de Cartaginesi. Ma i capi del governo, preyeggendo il suo disegno, di unanime accordo da lui separaronsi ;> locch Asdrubale sospettando, lasciata l Africa, govern in appresso a suo talento gii affari di Spagna , non ba dando al Senato de Cartaginesi. Annibaie , stato sin dalla prima giovent socio ed emulatore desuoi consigli, suc ceduto a lui nel reggimento di Spagna, serb negli afiati la condotta d Asdrubale ; il perch questa guerra ancora' dichiar aRomani di suo arbitrio, contro alla sentenza de Cartaginesi : che nessun uomo di conto approv in Cartagine ci che Annibaie fece a Saguntini. Ci detto, seguita egli, che dopo la presa della mentovata citt ven. nero i Romani, perch i Cartaginesi dovessero loro con segnar Annibaie, o accettar la guerra. Che se alcuno chiedesse a cotesto scrittore, qual pi opportuna occa sione aspettassero i Cartaginesi, e che cosa essi pot* sero fare di pi giusto e di pi vantaggioso, ( dappoi ch , oonform egli dice, era sempre loro dispiaciuto il proceder d Annibale ) che di ubbidir allora all intima zione de Romani, di consegnar l autore degli oltraggi, di torsi dinanzi con plansibil ragione per mesto d altri* il comune nemico dello Stato, di procurare alla patria la salvezza, respingendo la minacciata guerra, e vendi candosi di colui con un solo decreto' ? Se talano, dissi, ci a lui chiedesse, che risponderebbe egli ? Al certo nulla. E tanto furon i Cartaginesi lontani dal praticar alcuna delle anzidette cose, che guerreggiarono diciasseti anni continui a grado d Annibaie, e non fecero pace, fiualtantoch, tentate tutte le speranze , uoo vi dero alla perfine in pericolo la patria e le persone.

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IX. Ma perch feci io menzione di Fabio e de suoi A. di -K . scritti i Non gi' perch tanto verisknih sono i suoi rac* conti , che io tema non siagli da taluno prestato fede ; cosiffatta essendo l'assurdit di quelli, che eziandio tenta la mia naiTazione di per s a leggitori si pari dinan si : sibbene volti avvertir coloro che piglieran in mano il suo libro, di non riguardar al titolo , ma alle cose in eSso contenute. Conoiossiach alcuni (35) non alle cose narrale, ma a chi le narra pongano mente, e con* siderando, come lo scrittore a que tempi vivea , ed era membro del Senato Romano, tutto d eh da lui detto stiman tosto degno di fede. Io pertanto affermo non doversi dal leggitore tener in poco conto lAutorit duo tale scrittore, ma neOtiueoo giudicarla inappellabile, e pi presto d* filiti stessi trar le prove. adunque da erodersi essere stata la prima cagione della guerra fra i Cartaginesi e i Romani (che quindi ci eravamo di# paniti ) lira d Ajmilcare sovcannwnato Barca,, padre d Annibaie. Imperciocch 1 aniiqo di lui non fu vinto dopo la guerra (36) per il dominio della Sicilia; aozi riputando seco, com egli avea conservate iatiere le forze ad Erice , del suo spirito animate, e pella rotta che i Cartaginesi toocaron in mare calato era agK ac cordi , cedendo a tempi, covava lo sdegno, ed aspettava empre qualche opportunit a romper la guerra. Che se avvenuto non fpsse a Cartaginesi il movimento dei merceoarii egli avrebbe incontanente, per quanto era iti lu i, dato principio ad altre ostilit, ma prevenuto da tumulti domestici, in questi tutto s adoper. X Ora avepdo i Romani, poich i Cartaginesi attu-

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J . di R. tarono (37) lanzidetto tumulto, dichiarata loro la guer ra , questi dapprincipio acconsentirono ad ogni patto , stimando che vinto avrebbono colla giustizia della loro causa, conforme (38) ne libri antecedenti abbiam espo sto, senza i quali possibil non sarebbe di comprender convenientemente n quanto al presente diciamo, n ci che saremo pei* dire in appresso. Ma non movendosi i Romani, quelli cedettero alla circostanza, e sgombe rarono la Sardegna a malincuore ma non potendo far altrimenti. Accordarono pure di pagar mille dugento talenti oltre a primi, affinch non s addossassero la guerra in siffatti tempi. Quindi dobbiamo por questa per (3g) seconda e principale causa della guerra che poscia s accese ; perciocch Amilcare , aggiungendo il prpprio sdegno all ira de cittadini, come prima debell i mercenari ammutinati, e ferm la sicurezza della pa tria , si volse con ogn impegno agli affari di Spagna , ingegnandosi di trarne profitto peliapparecchio di guerra contro i Romani. La qual da reputarsi la terza causa; cio a d ire, il favorevole corso d eventi che i Carta ginesi ebbero in Ispagna ; sendoch , in queste forze confidando, arditamente impresero la guerra. E che Amilcare la maggior parte contribu alla seconda guerra Punica, sebbene egli mor dieci anni avanti il suo incominciamento, molti argomenti si possono trovare; ma per farne fede baster quanto sono per dire. XI. Allorquando (4o) Annibaie, debellato daRomaui, lasci finalmente la patria, e soggiorn presso Antioco, i Romani, traveggendo gi il disegno degli Etoli, mandaroa ambasciadori ad Antioco con animo desplorare linten-

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zione del re. Gli atnbasciadori, scorgendo che Antioco A. dR dava retta agii Etoli, fecero cortesie ad Annibale, stu diandosi di renderlo sospetto ad Antioco : locch ezian dio avvenne. In progresso di tempo , prendendo il re sempre maggior sospiccione d Annibaie , si offerse un occasione di recar a discorso (40 l avversione vicende vole che albergavan nel petto. Ove Annibaie molto disse in sua difesa , ma alla fine, come niente fruttavan le parole, pervenne a dirgli. Aver, quando il padre and coll esercito in Ispagna, avuto nove anni, e mentre que sti sacrificava 9 Giove, esser lui stato presso all altare, e poich la vittima annunzi buon successo, e fatte fu rono le libazioni agli D ei, e compiessi ogni rito , aver Amilcare comandato a tutti quelli eh erano stati pre senti al sacrificio d allontanarsi un poco. Allora, disse, che chiamato lu i, l interrogasse dolcemente, se volea accompagnar la spedizione, e acconsentendovi egli tutto lieto, il prendesse per la destra, e all*altare l accostas se , ordinandogli di toccar la vittima e di giurare, che giammai sarebbe stato amico de Romani. Pregava dun que Antioco ch e, avendolo di questi particolari mi nutamente informato, confidasse in lu e presto il cre desse ad ajutarlo sinceramente, finattantoch qualche cosa di sinistro contra i Romani meditasse. Che se trat tasse con loro di pace o d amicizia, non avrebb egli mestieri di chi laccusasse, ma tosto l avvertiva , che non gli prestasse fede , e di lui si guardasse ; percioc ch , quanto gli era possibile , tentato avrebbe contro di loro. XII. Antioco, avendo ci udito, e sembrandogli che Polibio , tomo 11. 2

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A. $ R. Annibaie avesse parlato (4a) col cuor sullo labbra, de pose ttttd il sospette chegli avea conceputo. Questa da stabilirsi pet certissima prora dell odio d Amilcare di tutto 1 1 suo divisamente , siccome chiaro appar da fatti ; perciocch tali nemici prepar a Romani nel genero Asdrubale e nel figlio Annibaie, ch'egli super nel mal talento ogni misura. Asdrubale pertanto , es sendo morto innanzi al tempo , non manifest a tutti la sua intenzione; ma ad Annibaie furono le circostanze favorevoli per ispiegar grandemente l inimicizia paterna contra i Romni. Il perch chi governa le repubbliche dee soVrattutto aver cura , che non gli rimangano oc culte le iritenzini di coloro die riconciliansi co nemici, o fermano nuove amiciai : (43) quando cedendo ai tempi, e quando (44) avviliti facciano trattati ; affinch da qbellt sempre si guardino , reputandoli temporeggia tori , gli altri prestino fede , e siccome sudditi e veri amici, impongano snza esitazione checch occorra. Harinosi dunqite a Stimar cause della guerra Annibalica le anzidtt, e priheipii quelli che nderetn dicendo. 533 XIII. I Cartaginesi male offerivano la prdita della Sicilia, crbbe il loto sdegno, conforme abbiam detto di spra, ci eh etti accaduto i Sardegna, e la grossa Smma di daharo ultimamente pattuita. Q uindi, poich s bber assoggettata la maggior parte della Spagna , presti ran a tutto ci che sembrava loro contrario ai Romani. Avuta dunque la nuova della morte d Asdru bale, cui, poich era trapassato Amilcare, affidato avettn il governo di Spagna , dapprincipio aspettarono che si spiegasse l inclinazione dell esercito, ma cme prima

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renne dall oste la ntttizra * ohe Annibale era stato di A. diRcomune consenso eletto a dce, convocarono il popol, ed (i|5) unanimi ratificarono la scelta deHeserrito. Anfaiblte j assunto il capitanato, fe accinse tsto a soggio gare la nazione degli (46) Olcadi. Venuto ad Altea, citt loto pii ibidonante, vi {loie il camp ; poscia, datole assiduo e terribil Assalto , 1*ebbe in poco tempo. Del qual avvenimento gli altri sbigottiti sarrendettero a*Car taginsi. Tagliggiate poi le citt , ed accozzati molti danari, and a svernare in Cartagine nuova. G trattando gebrosament i vinti , ed a suoi sldati parte dando i salarii, parte promttendoli, inspir all esercito mlta benevolenza e grndi speranze. XIV. L Slatfe prossima tnoss coritra i (4?) Vacce, e 534 prese Elmtitiee di primo impeto ; ma Atbucale , citt gratade e popolosa, le che rea Valorosi abitanti, espugn ooii ftltlcoSo asedio. Pscia ritornando cadde improvvisaUiehl in grvissimo pericolo, essendogli addosso i {48) Carpfesi, prssch la pi poderosa gente di quelle contrade, cui uniti ransi i vicini, instigati principaltneul dagli Olcadi firuseiti, ed infiammati eziandio d color che salvati etansi da Elmantic. I quali se costretto avesser i Cartaginesi a ricever battglia , gli avrebbort I brlo Vinti. Ma Annibaie con destrezza e prudnza (49) voltatosi ritiratosi, mise a s dinanzi il fiume T age, al passo di qUllo appicc la ziff. Ove com battendo in sud favore il fiume gli lefnii, h gli area sco in nutftero di quaranta , fu inaspettatamente T esito conforme a suoi voti ; perciocch 4 barbari, ten tando in pi luoghi di sforzar il fiume e di passarlo ,

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A.diR. perivan quasi lutti come ne uscivano, soprappresi dagli 534 elefanti che camminavano sulla ripa. Molti nello stesso fiume uccisi erano da cavalieri, sendoch i cavalli pi facilmente superavano la corrente, e gli uomini da luogo pi alto combattevano co fanti. F inalmente Annibaie ripass 1 acqua , e fatta, impressione ne barbari, ne sconfisse ben cento mila. Pella costoro disfatta nessuno de popoli di qua dell Ebro os di mostrargli la faccia, tranne i Saguntini, dalla citt dequali egli quanto pot ingegnossi di star lontano, non volendo dar a Romani alcun motivo di guerra, finattantoch non si fosse as sicurato il possesso di tutto il resto, secondo i (5o) sug gerimenti e le ammonizioni del padre Amilcare. XV. I Saguntini frattanto mandavano frequenti messi a Roma , parte temendo per s, e preveggendo l av venire, parte per non lasciar ignorare a Romani i pro speri successi de Cartaginesi in Ispagna. I Romani, che sovente avean loro data poca retta, spediron allora amfeasciadori, i quali dovessero esaminare ci che accadeva. In quello Annibaie , soggiogati coloro che aveasi pro posti, ritorn coll esercito a Cartagine nuova per isverr narvi , la qual citt era quasi (5 i) il fiore e la regia delle contrade che i Cartaginesi possedevano in Ispagna. .Trovata col l1ambasciata Romana, e datale udienza, /ascolt ci eh espose intorfto alla sua missione. I Ro mani adunque lo scongiuravano di non molestar i Sa guntini, come quelli che alla loro fede eransi commessi, e di non passar il fiume Ebro , secondoch avean pat tuito con Asdrubale. Ma Annibaie, ch era giovine e pieno d impeto guerriero , felice nelle imprese, e da

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molto tempo concitato ad odio conira i Romani , la- A .iR . gnossi presso gli ambasciadori , ' quasich proteggesse i 534 Saguntini, che, essendo poco prima insorta fra di loro sedizione, i Romani accettato 1 *arbitrio di pacificarli, tolsero ingiustamente di mezzo alcuni de principali cit tadini: la qual violazione di fede egli non avrebbetol lerata; perciocch era patrio costume de Cartaginesi di non negliger le offese fatte a chicchessia. ACartaginesi pertanto mand chiedendo, che cosa dovea fare, dap poich i Saguntini, affidati nell alleanza de Romani, oltraggiavano alcuni de loro dipendenti. Ed era egli in tutto il suo procedere, affatto irragionevole , e d animo violento : laonde non valevasi delle vere cause, ma ad assurdi pretesti si rivolgea, (5i) conforme sogliono far coloro , che da passioni preoccupati a vile hanno 1 onest. Imperciocch quanto sarebbe stato meglio (53) in* timar aRomani che restituiscano la Sardegna ed i tri buti che nrello stesso tempo, traendo partito dalle loro sventure, avean da essi ingiustamente esatti, e se glieli avessero negati, dichiarar loro la guerra ? Ora, tacendo la vera causa, e fingendone una falsa circa i Saguntini, non solo senza ragione , ma eziandio contra ogni gistizia sembr egli incominciar le ostilit. Gli ambasciadori Romani, ben conoscendo che inevitabil era la guerra, navigarono a Cartagine con animo di far le stesse protestazioni ; comech non credessero di dover guerreggiare in Italia, ma sibbene in Ispagna , facendo di Sagunto lor porto di guerra. . XVI. Quindi il Senato, in conformit di. questa sup posizione , (54) deliber di dar sesto agli affari dell II-

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4. di H. liria , preveggendo che la guerra farebbe gronde , di 534 lunga durala, e lontana dalla pairia. Imperciocch in torno 9 qtjte tempi Demetrio Fario, ohbliali (5,5) i be-; nfficii eh egli avea in addietro ricevuti da Romani, avendoli gi prima disprezzali, quando li circondava il terrore de Galli, e allora pure dileggiandoli, perciocch spauriti erano da Cartaginesi ; ponendo, inoltre tutte le sue speranze nella casa di Macedonia, dappoich era stato (56) socio d Antigono nella guerra Cleomenioa : prese a guastare ed assoggettarsi le citt Illiriche , che ubbidivano a Romani, a navigar fuori di Lisso contra i trattali coi> cinquanta barche, e a correi* molte delle isole Cicladi- Le quali cose scorgendo i Romani, e os servando la casa di Macedonia al oolraa della prosperit, spacciaronsi di porse in sicurezza i loro possedimenti a levante deli Italia, permasi che affrettandosi, ridotti avrebbono gl Illirii a ritrattarsi, e castigata l ingratitu dine , e temerit di Demetrio. Ma s ingannaron a par tito ; che Annibale U prevenne, sterminando la citt di Sguntp. Quindi fu, che la guerra non in Ispagna, ma Oliui. presso a Roma stessa e in latta Italia, si fece. I Romani cxl 1 adunque , regolandosi con questi divisamente, spedirono iu sull incominciar della primavera Lucio Emilio con W ) esercito ad imprendere gli affari dell llliria, nal primo aoso dell olimpiade centesima quadragesima. , XVII. Annibale si lev coji tuue le forze da Carta gine nuova , e and alla, volta di (5y) Sagunto. Giace questa citt appi d un monte, ohe sporge in mareove, toccansi i confini della Spagna e delia Celtiheria, ed lungi dal mare circa sette stadii. Godon i suoi

a3 abitanti una campagna fertile il ogni produzione, e la a . din migliore di quante ne ha la Spagna. Coli ccatnpossi 535 Annibaie, e senza posa occupavasi nell assedio, preveggendo che dallespugnarla grandi vantaggi gli jarebbono per derivare. (58) In prillo luogo credeva egli di levar a' Romani la speranza di far la gjwrra in Ispagua ; s ^ condaiiamente, atterrendo tu t , confidava di rendersi pivi subordinati quelli fra gli Spagnuoli che gi gli era^o oggetti, e d inspirar pi Ultore .a coloro ebt eran aqcora jndipepdentf, e ci cW pi montava , di poi#r proseguir sicuramente, senza lasciarsi dietro nulla (5g) di nemico. Oltre a ci stimava di procacciarsi per tal guifa gran copia di roba e di danaro per eseguir la sua impreca, d incoraggiar i soldati col profitto che ad ognuao ne ridonderebbe, e di acquitare la benevolenza dei Cartaginesi eh erano in patri?, per via delle spoglie che (oro manderebbe. Cos ragionando Adoperavasi nel1 assedi? con tutto fervore ; quando facendo di s esempio alla moltitudine, fi trattando colle proprie mani i pi duri lavori ; piando ammonendo le milizie, e audacemente esponendo a pericoli. Cos, sostenendo ogni stent/o e cura, espugn realmente la citt. Insignorjytosj di molti costanti, e di corpi schiavi, e di suppellettile, i contanti serb pelle proprie imprese, con forme avea divisato dapprima ; le persone distribu ai QftimilitOBfi secondo il perito di ciascheduno, e la suppellettile tutta spedi tostamente a Cartagine. Ci fa cendo non and errato ne suoi ragionamenti, n gli torn vapio il suo primitivo disegno ; sibbeue rendette i soldati pi pronti ad incontrar i pericoli, i ^Cartaginesi

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A. di R. pi disposti ad accordargli le richieste, ed egli stesso 535 oper poscia molte cose giovevoli, avendo in buon dato d onde fornir le spese. XVIII. Intorno a que* tempi Demetrio, come prima riseppe il disegno de Romani, introdusse in (60) Dimalo una conveniente guernigione con tutto il neces sario per mantenerla, e nelle altre citt uccise quelli eherano della fazione avversaria e consegn il governo a suoi amici. Scelse poi fra i suoi sudditi sei mila dei pi valorosi e collocolli in Faro. Il console Romano, venuto coll esercito in Illiria , e veduti i nemici pieni di fiducia nella fortezza di Dimalo e negli armamenti che v avean fatti , e nel supporla impossibile a pren dersi, risolvette d attaccarla innanzi ogn altra cosa, con animo di sbigottire gli avversari!. Esortati adunque i comandanti subalterni, accost le macchine a vani luo ghi , ed incominci l assedio. Prese la citt in sette giorni : onde mise subito tanto terrore nell animo dei nemici, che da tutte le citt vennero incontanente ad arrendersi alla' discrezione de Romani. U console accettolli a patti convenienti, e navig verso Faro per as saltar Demetrio stesso; ma udendo cjie la citt era forte, che molti uomini eccellenti vi stavano raccolti, e che abbondava di vettovaglie e dogni apparecchio di guer ra , temea non fosse 1 assedio per riuscir malagevole e lungo. Il perch, tutto ci preveggendo , us al mo mento del suo arrivo siffatto stratagemma. Approd di notte tempo con tutto l esercito nell isola , e la mag gior parte delle forze sbarc in alcuni siti selvosi (61) e infossati. Con venti navi , fattosi giorno , and aperta-

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mente verso il porto pi vicino alla citt. Demetrio A.diR. scorgendo queste navi , e disprezzando il loro numero, 535 mosse dalla citt al porto , per impedire la discesa dei nemici. XIX.Come s'ebbero affrontati, e la zuffa andavasi ri scaldando, venivano dalla citt sempre maggiori soccorsi, e finalmente uscirono tutti a battaglia. In quello i Ro mani che di notte erano sbarcati giunsero per luoghi ignoti, ed occupato un colle (6a) forte di sito fra la citt e il porto, tagliaron il ritorno agli ajuti ch eran usciti della citt. Demetrio , di ci accortosi, lasci di opporsi a coloro che scendevano in terra, e raccolti i suoi aringolli, risoluto di dar battaglia a quelli che te nevano il colle. I Romani osservando gl'Iltini venir loro incontro con fiero impeto e schierati, lanciaronsi essi ancora in terribil atto sulle loro coorti, ed insieme quelli cherano discesi dalle navi, avvedutisi dellaffare, incalzaronli alle spalle, ed assaltatili da tutti i lati, non poco tumulto e confusione produssero negl Ulirii. Alla -fine i soldati di Detnetcio, travagliati da fronte e da tergo, andaron in volta. Alcuni fuggirono in citt, ma i pi (63) per luoghi impraticabili si dispersero nell isola. Demetrio , che pe fortunosi eventi avea pronti in istazione alcuni navicelli in certi luoghi diserti, su que sti fece la ritirata. Ne quali entrato, come venne la notte salp ed inaspeltatacbente recossi da Filippo, presso il quale consum il i*esto di sua vita. Uomo in trepido bens ed audace, ma di nessuna. riflessione, e al tutte senza criterio. Quindi ebbe eziandio una fine , simile a tutta la sua condotta. Imperciocch, mentre,

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eli B. per ordine di Filippo con temeraria audacia affaticava 535 d occupare la citt di Messene, (64) mori in mezzo a cotal impresa. Di che discorreremo pi diffusamente, quando giunti saremo a que tempi. Il console Romano Emilio, presa Faro al primo arrivo, la distrusse dai fondamenti, ed impossessatosi del resto dellIl|iria, ogni cosa a suo talento vi dispose; poseia ritornato a Roma in sul finir della state, vi fece il suo ingresso con glo riosissimo trionfo : dappoich acquistato erasi fama di destrezza non meno, che di valore. XX. I Romani, ricevuta la nuova della presa di Saigunto, non deliberarono aff intorno alla guerra, con forme dicono alcuni Storici, che composero perfino le dicerie pronunciate da amendue le parti : fingendo la cosa pi assurda. Imperciocch, eome mai era possibile che i Romani, i quali un anno prima intimarono la guerra a Cartaginesi, ove invaso avessero il territorio di Sagunto, poich quella citt era sitata espugnata, si radunassero a consiglio per deliberare, se fosse da far la guerra , o no ? Come, mentrecli rappresentano (65) la maravigliosa segretezza del Senato, dicono aver i padri introdotti in Senato i figli maggiori di dodici an ni , > quali, fatti partecipi de loro consigli, non comuniearon a nessuno de parenti nulla di ci eh erasi in silenzio trattato? Loceh assolutamente non n ve risimile n vero: ove pur concesso non abbia la fortuna a Romani anche questo, che sieno savii subito dalla nascita. Ma di scritti tali, siccome sono quelli di (66) % Cherea e Sosilo, non accade ulteriormente parlare: che non di storia, sicondoeh io stimo, ma di novelle da

27 . barbiere e di ciance popolari han essi taglia e valore. A. di li. I Romani, udii la sciagura de Saguntini, elessero to- 535 sto arabasciadori, e gli spedirono in fretta a Cartagine con due proposizioni, 1 una delle quali danno e diso nore recava a Cartaginesi, ove 1 avessero accettata, laltra traevasi dietro grandi movimenti e pericoli. Chiedevan essi che fosse lor consegnato il capitano Annibai e i suoi consiglieri, altrimenti intimavano la guerraGiunti gli ainbftscdQri Romani, e venuti in Senato, esposero coteste cose. I Cartaginesi udirono dolenti la scelta proposta: (67) tuttavia deputa rou il pi abile fra di loro per difendere la propria causa, e cos incomin-r ciarono. XXI. Passarono sotto silenzio gli accordi fatti eoa Asdrubale, come se giammai fossero tati stipulati, < * quanti anebe ' il fossero, come se per essi non esistes sero, dappoich ottenuta non aveano la lor approvazio ne. G adjduoevan in esempio i Romani medesimi; per ciocch , dicevano ; il trattato stabilito da Lutazio nella guerra di Sicilia fu poscia dal popolo annullato, essendo esso stato fatto senza il loro assenso. Insisteven aduaquo e frtemente appoggiavansi in tutta la discussione sugli ultimi accordi fermati neUa guerra di Sicilia, in cui uulla trovavasi scritto circa la Spagaa, ma erasi espres samente provveduto alle reciproche guarentigie intorno agli alleati. Dimostravano poi non essere stati i Sagunlioi allora alleati de Romani, ed a conferma di ci re* citarono sovente quel trattato. I Romani non vollero per nulla entrar in dibattimenti, dicendo che quando era ancor intatta Sagunto, cotesto affare ammetteva di-.

28 A. di l. scussione, e possibil era di decider la qnistione ragio535 nando; m a, poich quella citt era stata presa contra i trattati, o dovessero esser consegnati gli autori del fatto, affinch si rendesse manifesto , eh essi non eb bero parte all ingiuria, ma chera stato commesso lat tentato senza lor ordine; ovveramente, non volendo i fare, esser confessata la loro participazione. > - Cosi ragionavan i Romani in modi generali. (68) A noi pertanto sembra necessario di non lasciar questo luogo senza considerazine, affinch coloro, cui appartiene ed interessa di conoscere la cos accuratamente, non deviino dalla verit nelle pi importanti deliberazioni, n chi ama d erudirsi colga fuori del segno, e indotto sia in errore dallignoranza e dalla parzialit degli scrit tori ; ma v abbia una notizia indubitata delle recipro che contestazioni de Romani e de Cartaginesi da primi tempi sino a nostri. 245 XXII. La prima convenzione pertanto fra i Romani e i Cartaginesi si fece nel consolato di Giugno Rruto e Marco Orazio, che furono i primi consoli dopo lespul sione de r e , da quali fu anche (69) consecrato il tempio di Giove Capitolino : locch avvenne (70) ventotto anni innanzi al passaggio di Serse in Grecia. La qual convenzione n o i, quando pi esattamente fia pos sibile, interpreteremo e qui soggiugneremo: perciocch tanta (71) differenza v ha dal dialetto odierno -de Ro mani a quello che anticamente usavano, che i pi in tendenti alcune cose appena valgon a spiegare colla maggior applicazione. (72) Il trattato il seguente: A queste condizioni abbian i iomani e i loro al-

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leali amicizia co' Cartaginesi e i loro alleati. N on A. di navighino i Romani n i loro alleati pi l del pr- 535 monlorio (y3) B ello, ove da burrasca o da nemici non vi fossero costretti. Che se alcuno vi fosse fo r zatamente portato , non gli sia lecito di comperar o di prender alcuna cosa, fuorch ci che gli occorresse per rassettar la nave, o per uso di sacrificio. (74) E n tro cinque giorni se ne vada chi ha coli approdato. Chi viene per mercanteggiare , ( j 5) nessun negozio abbia per consumato, che fa tto non sia innanzi al banditore o allo scrivano. Tutto ci che in presenza di questi sar venduto sia sotto pubblica fe d e dovuto all esitante , per quanto spetta alle vendite fatte in A frica o in Sardegna. Ove alcun Romano venisse nella parte di Sicilia soggetta a Cartaginesi, abbia esso in ogni cosa eguali diritti (76;. / Cartaginesi non offendano il popolo Ardeate , A nsiate, Laurentin o , Circeo, Terracinese, n qualsivoglia altro dei Latini che ubbidiscono a Romani, e da quelle citt astengansi che a Romani non ubbidiscono (77). Se edcuna Stesse avran presa , la restituiscano intatta. N on fabbrichino castella nel territorio Latino , e se vi entrano come nemici, non vi passino la notte. XXII. Ora il promontorio Bello quello che giace avanti Cartagine e guarda settentrione, oltre il quale verso mezzogiorno vietano i Cartaginesi a Romani di andar con (78) navi lunghe, non volendo essi, a ci che mi sembra, che conoscesservi luoghi presso alla (79) Bissatide e alla Sirti minore, che chiamano Emporii (80) fella fertilit del terreno. Che se alcuno, da tempesta

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di R. o da forca nemica l gittata, abbisognasse di qualche 535 cosa per sacrificare o per acconciar il naviglio, stiman giusto oh' ei la si comperasse, ma nuli altro ; e chi vi approdasse costringon a partire fra cinque girni. A Cartagine e ih tutta lAfrica di qua del promontorio Bello, e in Sardegna, e nella parte di Sicilia Signoreg giata da Cartaginesi, concesso a Romani di navigare per m ercan zia, e con pubblica fede promettono'i Cartaginesi di assicurar loro i competenti diritti. Da questa convenzione apparisce aver i Cartaginesi parlato dell1Africa e della Sardegna come di loro propriet: non cosi della Sicilia, distinguendo espressamente nel trattato quella parte di Sicilia, chera sotto il loro do minio. Nella stessa guisa pattuiscono i Romani circa il territorio Latino, e del resto dell Italia nn fanno men zione , come di quella che non era in loro potere. yj0g XXIV. In appresso (81) fecero udaltra convenzione, nella qttale i Cartaginesi compresero i Tirii ed il po polo d Utica, e al promontrio Bello aggiunsero (84) Masta e Tarsejd, fuori de quali nn permisero a Ro mani di predare n di edificar citt Eccone le parole: A questi patii abbian amicizia i Romani e i loro al leali tl popolo di Cartagine , T iro , Utica e i loro alleali. Pi l del promontrio, Beilo , d i. Masta e di Tarsejo , Romani noti predino, non mercanteg gino , &non fabbrichino citt. Ove i Cartaginesi pren dano nel Lazio qualche citt che noti ubbidisce ai Romani, abbiansi i danari e gli uomini, ma la citt restituiscano. Se qualche Cartaginese preride alcuno di quelli con citi i Romani hanno trattalo di pace,

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ma che non sono loro soggetti, noi conduca ne? porti A.di fi. de Rom ani, e se essendovi condotto un Romano il 535 p ig lia , sia egli liber. (83) Le stsse cose non fa c ciari neppiit i Romani. Ch s da lcuna contrada d i sotto il dominio de Cartaginesi f un Romano traessi acqua p viveri} non offenda esso nessuno di dolor che hanno pace ed amicitia co Cartaginesi. (Lo (84) stesso non faccia il Cartaginese ). (85) Che se il fa ccia, la vendetta non sia privata , ma abbiasi a reputar pubblica offesai In (86) Sardegna e in Africa nessun Romano mercanteggi, n fabbrichi citt, (87) n vi approdi se non se (88) per prender vettovaglie o per acconciar la nave , e se una tmpesta ve lo po rti, entro cinque giorni se he spacci. In Sicilia , ove dominan i Cartaginesi-, e in Cartagine faccia ogni csa , 6 venda ci eh lecito a un citta dino , e l stsso possa fa r un Cartaginese a Roma. In questo trattato ancora i Cartaginesi con vie maggior, impegno dichiarano loro propriet 1 Africa la Sarde gna, e tolgon b Romani ogni accesso a quelle. Ma in torno alla Sicilia da loro signoreggiata espongon il contrario. (89) Cosi i Romani intorno al'Lazio: non volendo essi che i Cartaginesi oltraggiassero gli Ardeati, gli Anziati, i Circei ed i Terraciuesi, le quali citt de Latini, situate Stl mare, comprese erano iu quest trattato. XXV. (90) L ultima convenzione fecero i Romani ai ^ 4 tempi del passaggio di Pirro, innanzich imprendessero la guerra circa la Sicilia. In essa conservano i patti, die erano gi prima stati stabiliti, e vi aggiungono li se guenti. Ove l'uno o l altro faccia alleanza (91) in

A. di R. iscritto con Pirro, ti riservino amendue (92) di po535 tersi vicendevolmente soccorrere nel territorio invaso d nemici. Chiunque di loro mestieri avesse di ajuto ottenga da Cartaginesi le navi per il cammino e per l attacco. Gli stipendii dia ciascheduno a suoi. I Car taginesi soccorran i Romani eziandio per m are, ove bisogno fosse ; ma le ciurme nessuno costringa a sbarcare contro loro voglia. Dovettero poi prestare cotal giuramento. Nella prima convenzione giurarono i Cartaginesi pegl Iddii patrii e i Romani per (93) Giove Pietra, secondo certo antico costume, poscia sovra Marte e Quirino (94). Per Giove Pietra (q5) giurano in questa guisa. Chi ferma la convenzione con giuramento prende in mano una pietra, e poich ha giurato sulla fede pubblica, dice queste parole: Abbia io ogni bene se sono leale ; ma se diversamente penso o adopero, mentrech tutti gli altri hanno salve le proprie patrie, le proprie leggi, le proprie sostanze , i tem pli, i *se polcri, io solo ne sia buttato fu o ri, siccome ora que sta pietra E in ci dicendo gitta la pietra fuori di mano. XXVI. Cosi essendo queste cose, e serbandosi ancor oggidi le convenzioni in tavole di bronzo presso Giove Capitolino (96) nell erario degli Edili , chi non si maraviglier con ragione dello storico Filino? non chegli ci ignorasse ( la qual cosa non reca maraviglia, dap poich a nostri giorni neppur i pi vecchi Romani e Cartaginesi, per quanto abbiano fama di pratica nei pubblici affari, ne hanno contezza ), ma donde e come egli prendesse fidanza di scrivere tutto il contrario: cio a dire chesistessero convenzioni fra i Romani e i Cai-

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taginesi, giusta le quali i Romani astenersi doveano A. di R. da tutta la Sicilia , e i Cartaginesi dall Italia, e che i 535 Romani trasgredirono i trattati e i giuramenti, poich fecero il primo tragitto in Sicilia: laddove una tal scrit tura non fu mai fatta, n ve ne ha traccia alcuna. Ep pur lo dice gli espressamente nel secondo libro della sua storia. Di che avendo noi fatto menzione nella pre parazione all opera nostra, differimmo a questo tempo il trattarne minutamente , perciocch molti si sono in queste cose apposti al falso, prestando fede a quanto scrive Filino. (97) Che se alcuno biasimasse il passaggio de Romani in Sicilia , per aver essi, qualunque ne sia stato il pretesto, ricevuti i Mainertini nella loro amici zia, e poscia soccorsi, essendone da loro pregati; i Ma nierimi, dico, che non solo Messina, ma Regio ancora tradirono : a buon dritto forse cotal azione disapprove rebbe. Ma chi stima aver essi fatto quel tragitto cootra i giuramenti ed i trattati , in manifesto errore. XXVII. Finita dunque la guerra di Sicilia, fecero altri aceordi, i cui articoli principali sono questi : (98) Sgombrino i Cartaginesi la Sicilia , e tutte le isole che giacciono fr a VItalia e la Sicilia. Sieho gli aU eatid' amendue reciprocamente da amendue gua rentiti. Nessuno & ambidue ordini alcuna cosa nel dominio delS altro , n vi faccia pubblica fabbrica , n vi arroti soldati, {99) n riceva in amicizia gli alleati dell altro. Paghino i Cartaginesi in dieci anni due mila dugento talenti, e subito ne dieno mille. I prigioni lutti restitmscar\o i Cartaginesi a Romani ,< poj-ibio j tomo if. 3

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A. di R. senza riscatto. Poscia terminata la guerra Africana, 535 avendo i Romani (100) decretata soltanto la guerra cen tra i Cartaginesi, fecero alla convenzione questaggiunta, Sgombrino i Cartaginesi la Sardegna, e paghino altri mille dugento talenti. Gli anzidelti trattati conseguit quello che fermarono in Ispagna con Asdrubale, in for?a del quale i Cartaginesi non dovpano per cagion di guerra passar il fiu m e Ebr. Questi sono i diritti stabiliti fra i Romani e i Cartaginesi, da primi tempi sino a quelli d Annibale. XXVUL Siccome adunque non troviamo che il pas saggio deRomani in Sicilia fa fallo contra i giuramenti, cos nessuno rinverr n pretesto n c^usa ragionevole della seconda guerra, allorquando fecero la convenzione circa la Sardegna. Anzi cosa indubitata, esser i Car taginesi contra ogni diritto stati costretti dalle circostanze a sgomberar la Sardegna e a pagar 1 anzidetta somma di danaro. Imperciocch la lagnanza de Romani, essere stati oltraggiati parecchi de suoi mercatanti che navi gavano durante la guerra Africana , dileguossi allora , quando riebbero da' Cartaginesi tutti quelli che aveano via menati, ed in benemerenza di ci i Romani domaron loro senza riscatto i prigioni che presso di s aveano ; di che noi abbiamo partitamene favellato nel libro an tecedente. Cosi stando cotesti affari , ci resta d investi gar e considerare a chi d ameudue ascriverti debba la cagione della guerra Annibalica, XXIX. Ci che allora dissero i Cartaginesi abbiam esposto : or addurremo i ragionamenti de Romani, che essi in quel tempo, incolloriti pejla perdita d Sagunto,

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(ioi) non profferirono ; ma die sovente e da molli di A.di R. loto recansi in mezzo. Dicon in primo luogo, che gli 535 accordi fatti con Asdrubale non aveansi a considerar come vani, conforme i Cartaginesi osarono daffermare; perciocch non vi era aggiunto, siccome nel trattalo di Lutazio : Abbiati questi patti valore, ove ci piaccia al popolo Romano. Ma Asdrubale avea fatto laccordo assoluto, in cui era espresso, non dover i Cartaginesi per cagione di guerra passar il fiume Ebro. E nella convenzione circa la Sicilia era scritto , siccome dicono quelli ancora : Sieno gli alleati (T amendue reciprocar* mente da amendue guarentiti ; n soltanto quelli che eran lor alleati allora , conforme interpretano i Carta ginsi ; che in tal caso vi sarebbe stato aggiunto , o , non prendano altri alleali olire quelli che gi hanno, o , non sieno compresi in questa convenzione coloro che in appresso si sarebbono confederali. Siccome per tanto nulla di ci fu scrtto , cosi egli manifesto,' che a tutti gli alleati d amendue , e a quelli che avean al* (ora , e a quelli che fossero per unirsi poscia, dovesse esser sempre conceduta mutua sicurezza. La qual cosa sembra al lutto ragionevole ; perciocch, non avrebbono giammai fatta una convenzione, con cui sarebbonsi tolta la facolt di assumere, secondo le circostanze, tali amici o alleati che loro fossero paruti opportuni,, n trascurati avrebbon coloro , i quali, ricevuti sodo la loro prote zione , oltraggiali fossero da alcuno. Sibbene era inten dimento di ciascheduno in quella convenzione d aste nersi dagli alleati che amendue avean allora , e di non accettare in nesuna guisa per alleati quelli degli altri';

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A.diR. ma intorno a quelli che (102) fossero per esser ricevuti 535 di p o i, fu stabilito lo stesso che pegli antichi : Che nessuno arrotasse soldati, n ordinasse checchessia nelle provincie deir alito, n in quelle desuoi alleati, e che tutti guarentiti fossero da amendue. XXX. Cosi stando la bisogna, ci pur incontra stabile , che i Saguntini molli anni avauti i tempi dAnuibale eransi dati all arbitrio de Romani. E n gran dissima prova la confessione stessa de Cartaginesi, che i Saguntini, venuti tra loro in discordia, rimisero le loro contese, non ne Cartaginesi, quantunque fossero loro vicini, e nelle faccende di Spagna si adoperassero, ma ne Romani, e per mezzo di loro ordinarono la re pubblica: Quindi se alcuno pone l eccidio di Sagunto per causa della guerra, forza concedere, che i Car taginesi ingiustamente la imprendessero, o si riguardi alla convenzione di Lutazio, secondo la quale amendue le parti guarentir doveano j reciprochi alleati, o si con* sideri quella d Asdrubale , che vietava a Cartaginesi di passar lEbro per cagione di guerra, Ma ove se ne ac* cagioni la perdita della Sardegna ed in un de danari , al tutto da accordarsi , che i Cartaginesi a buon diritto fecero la guerra condotta da Annibaie ; percioc ch ceduto avendo a tempi, vendicaronsi a .tempo di quelli che gli offesero. XXXI. Alcuni pertanto che di criterio privi a siffatti studii si applicano, diran forse esser noi stati senza necessit cosi minuziosi in questi ragionamenti. Io a costoro rispondo , che ove taluno stimi in s baste vole forza contro ogni vicenda, bella ma non ne-

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cessarla forse gli sar la scienza de fatti precedati. Ma A. d. B. se nessun uomo vivente n intorno aproprii affari, n 535 intorno a pubblici oser di ci affermare ; perciocch, (io3) chiunque ha fiof di senno, quand anche sia al presente felice, circa l avvenire non ne avr soda spe ranza : non solo bella , ma motto pi ancor necessaria io sostengo che sia la cognizione delle cose passate. Imperciocch come potr , chi ingiuriato sia nella per sona o nella patria , trovar ajuti e alleati ? Come , chi s accinge a far conquisti e a muover ostilit , procaccerassi assistenti nelle imprese?. Come, chi riposa sullo stato presente, inciter altri a corroborar la sua fazione* e a difender la forma di governo che a lui piace , se non ha punto memoria di. ci che innanzi a lui presso ciaschedun popolo accaduto? (io 4) Che al presente tulli in qualche modo accomodandosi, e dissimulando, parlano ed operano per modo , che difficil a cono scersi l intenzione di ciascuno , e in molle cose la ve rit rendevi assai tenebrosa; ma gli avvenimenti detempi andati, de quali dall esito stesso pu farsi giudicio , dimostrano veracemente le volont e i consigli d ognu no , e manifestano da chi aspettar dobbiamo grazia , beneficenza e ajuto , e da chi il contrario. D onde so vente e in molti facil a trovarsi chi avr di noi com passione , chi a pr nostro s accender di sdegno , chi far la nostra vendetta. Le quali cose danno grandissimi sussidii all umana vita, cosi pubblica , come privata. II perch n chi scrive la storia, n chi la legge, debbe tanto por mente alla sposizione delle gesta, quanto ai particolari che precedono, che accompagnano, e che

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A.diR. seguono gli avvenimenti. Imperocch ove tolgasi alla 535 storia la cagione, il modo e.lo scopo dell azione, e 1 esito consentaneo eh ebbe, ci che di lei rimane bens uno spettacolo da scena, ma non unopera istrut tiva , e sbito diletta , ma peli avvenire non ha utilit alcuna. . XXXII. (io 5) Laonde coloro che credono, esser la nostra opera difficile ad acquistarsi e a leggersi pella moltitudine e la grandezza de libri , sono in errore. (106) Imperciocch quanto pi facile procurarsi e leggere quaranta libri, quasi d un (107) filo tessuti, e tener dietro esattamente a fatti d Italia, di Sicilia e di Africa, da quanto avvenne atempi di Pirro, (108) ove finisce la storia di Timeo, sino alla presa di Cartagine; e negli affari delle altre parti della terra, dalla fuga di Cleomene re di Sparta sino alla battaglia de Romani e degli Achei presso all Istmo : quanto ci , dico, pi fcile , che non legger o comperare le composizioni, ebe di queste cose trattano in particolare I Oltrech superan essi in molti doppii le nostre memorie , niente di certo ne pu cavar chi le legge : in primo luogo, perciocch la maggior parte di loro non scrivono le stesse cose intorno agli stessi argomenti; poscia percioc ch omettono avvenimenti che a que tempi corrispon dono , i quali, ove sieno insieme confrontati ed esami nati , ne risulter per avventura un giudizio diverso da quello che procederebbe dalla considerazione particolare di ciascheduno. le cose principali non posson essi punto toccare ; sendoch, conforme dicemmo , le parti pi principali della storia sono quelle che seguono le

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gesta e le accompagnano, e massimamente le cause. A.diR. Cos osserviamo che la guerra dAntioco prese le mosse 535 da quella di Filippo t e questa da- quella d Annibaie , lAnnibalica da quella di Sicilia, e le guerre che furono ira queste, sebbene molte e di diversi generi, tutte ri ferirsi vedemmo allo stesso subbi etto. Coleste cose tutte si possono conoscer ed apparare da chi scrive una sto ria universale, non gi (iOg) da coloro che le guerte stesse desct-issrro ; siccome quella d Pefseo e di Fi lippo. Salvocb non credesse taluno , che in leggendo) la descrizione eh essi fecero delle battaglie , conosca chiaramente il maneggio e la natura di tutut la guerra. Ma ci esser non puote in alcun modo, e non altri menti che l apparare differisce dal solo ascoltare , io lime che la nostra storia differisca dalle narrazioni parziali. XXXIIL Gli ambascifldori Romani* (che di. qui fa cemmo digressione) udito ci chesposero i Cartaginesi, nulla dissero di pi ; ma il pi vecchio di lo ro , (110) mostrato a senatori il lembo del vestito , disse * recar loro qui guerra e pace; qbella che comandavano trar rebbe (111) fuori e gliela lascerebbe. Il re (11 a) dei Cartaginesi permise di estrarre ci che loro piaceva, e come il Roman.o disse eh egli estraeva giierra, molti Senatori gridarono ad una voce che laccettavano. Cos gli ambasciadori e il Senato si separarono. Annibale frattanto-*, svernando in Cartagine nuova , mand pri mieramente gli Spagnuoli nelle proprie citt, con auimo di render queste pronte e ben disposte peli avvenire ; poscia ordin al fratello Asdrubale come avesse a re-

. d E. golarsi nel governo della Spagna, e negli apparecchi 535 eontra i Romani, ov egli da lui si separasse. In terzo luogo provvide alla sicurezza dell Africa ; laonde da esperto e prudente capitano ragionando, fece passar soldati dall'Africa in Ispagna, e dalla Spagna in Africa., e per tal condotta scinse vie maggiormente tra amendue i vincoli di fede. Quelli che passaron in Africa furono (113) i Tersiti, i Mastiani, ed oltre a questi gli Spagnuoli ( i l 4) montanari, e gli Olcadi, delle quali nazioni sommava la cavalleria mille dugento, e la fan teria tredici mila ottocento cin quanta uomini ; senza i ( n 5) Baleari, il cui nome propriamente significa frombolieri, ma' dall uso che fanno di quest arma r cos la D azione , come l isola trassero la medesima denomina zione. La maggior parte degli anzideui stanziarono nelle (ii 6) Metagonie dAfrica, ed alcuni in Cartagine stessa. Dalle citt cos dette de Metgoniti mandarono altri quattro mila fanti a Cartagiue per istatichi insieme e per rinforzo. In Ispagna lasci al fratello Asdrubale cinquanta navi da cinque palchi, due da quattro , e cinque da tre , tra le quali trentadue da cinque , e cinque da tre contenevano le ciurme. Cavalli lasciogli , (117) AfroFenici i ed Africani, quattrocento cinquanta; (118) Ilergeti quattrocento; (119) Numidi Massi li , Massessili , (120) Maccei e Maurusii che abitano sulle sponde del1 Oceano, mille ottocento. F anti, Africani undici mila ottocento cinquanta , Liguri trecento, Baleari cinque cento , elefanti vent uno. Non dee pertanto recar ma raviglia 1' accuratezza nostra nel descrivere ci che fece Annibale in Ispagna, quale appena userebbe la persona

stessa che amministrasse gli affari parttamente. N ci A d i condannino i leggitori in prevenzione, se fatto abbiamo come gli scrittori che danno alle lor menzogne colore di verit. Imperciocch avendo noi trovata sul (121) Lacinio questa descrizione incisa per ordine dAnnibale in una tavola di bronzo, allorquando egli aggiravasi in Italia, al tutto la credemmo degna di fede in cotesti particolari ; quindi abbiam risoluto di seguirla. 536 XXXIV. Annibaie , poich ebbe fatto ogni provve dimento circa la sicurezza delle cse dAfrica e di Spa gna , stava del resto alle vedette , ed aspettava i messi che gli dovean essere spediti da Galli ; perciocch avea egli ricercata esatta contezza della bont delle terre che giacciono sotto le Alpi e sulle rive del Po, della mol titudine de suoi abitanti, e del coraggio degli uomini in guerra , e sovrattutto del loro mal talento verso i Romani dal tempo della guerra passata, della quale par* lato abbiamo nel libro a questo antecedente, affinch i leggitori meglio comprendano ci che siam ora per dire. Quindi era egli tutto intento a questa speranza, ed ogni cosa con assidue ambasciate prometteva aSignorotti dei Galli, e a coloro che abitano di qua delle Alpi e le Alpi medesime, stimando che (122) tutta la guerra coi Romani ridurrebbe in Italia soltanto ove superati i passi difficili , che gl impedivano la strada , pervenisse negli anzidelti luoghi, e avesse i Galli a compagni e sodi nella meditata impresa. Ventiti pertanto i messi, e an nunziata avendo la buona volont e l aspettazione dei Galli, e dicendo come il passaggio delle Alpi era bens faticoso e difficile assai , ma noil impossibile ; condusse

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A.di R. 1 esercito fuori delle stanze in sull incominciar della 536 primavera. Ma risapute le ultime nuove di Cartagine, gli crebbe l animo, e affiliato nella benevolenza decit tadini , esortava gi i soldati apertamente alla guerra contra i Romani, significando loro in qual guisa osato avessero di chiedere eh egli e tutti i capi dell* esercito consegnati fossero, e mostrando loro la fertilit del pase in cui verrebbono, e la benevolenza e alleanza de* Galli. Essendosi la moltitudine dichiarata pronta a (1^3) seguirlo, egli lodatola e destinato il giorno della partenza, sciolse la ragunanZa. XXXV. Compiute le test riferite cose mentre sver nava , e procaociata sufficiente sicurezza agli affari di Africa e di Spagna, come giunse il giorno stabilito, si pose in cammino con circa novanta mila fanti e da dodici mila cavalli, e passato il fiume Ebro, soggiog ( ia 4) gl Hergeti, i Bargusii, gli Erenosii , e gii Andosini sino a Pirenei. Ridotti tutti in suo potere , e prese d assalto alcune citt , in breve tempo , a dir vero, e contr ogni speranza , ma con molti e fieri combattimenti, e grossa perdita di gente ; lasci a go vernatore di tutto il paese di qua dell Ebro Annone , e de Bargusii il fece eziandio Sovrano i che di questi maggiormente diffidava pella loro benevolenza verso i Romani. Stacc pure dalle forze che avea dieci mila fanti e mille cavalli, e dielli ad Annone , lasciando a lui le salmere di quelli che doveano seco proseguire. Uu egual numero conged e mand a casa , volendo render questi verso di s benevoli , e mostrar agli altri la speranza del ritorno in patria, cosi a quelli che con

Idi militavano , come agli Spaglinoli che a casa rima- A. di nevano, affinch tutti pronti fossero a levarsi, ove in 536 sorgesse qualche bisogno del loro soccorso. Il resto del l esercito spedito, composto di (ta 5) cinquanta mila fanti e circa nove mila cavalli, condusse pe monti Pi renei al passo del fiume Rodano , avendo forze non tanto grandi, che valenti ed esercitate pe' continui com battimenti che sostennero nella Spagna. XXXVI. Ma affinch per difetto della cognizione dei luoghi non si renda al lutto oscura la nostra narrazione, da esporsi donde mosse Annibaie, per quali e quanti luoghi pass , ed in quali parti dell Italia discese. N sono da riferirsi i semplici nomi de luoghi, de fiumi e delle citt, siccome fanno alcuni storici, i quali cre dono che d basti a render perfettamente conta e chiara cotesta parte. Io pertanto stimo , che , per ci che ri guarda i luoghi noti, molto contribuisce a richiamarti alla memoria l apposizione de nomi ; ma in luoghi che sono affatto ignoti , 1 allegazione de* nomi ha un valor eguale a (126) voci vuote di senso e a meri suoni. Im perciocch non potendo la mente appoggiarsi a nulla, n adattar le parole a nessun oggetto conosciuto, il racconto fessi (137) disordinalo e oscuro. Il perch in* dicar dobbiamo qualche modo, per cui quando parliamo di cose ignote, possibil fia di guidar un tratto i leggi tori a nozioni vere, e che loro sieno famigliar!. Ora la prima e maggior cognizione, comune a tutti gli uomini, si la divisione del nostro (128) ambiente e l ordina mento delle sue parti, giusta il quale ciascheduno, per (139) quanto sia di piccola levatura, conosce oriente ed

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A.diR. occidente, mezzogiorno e settentrione. (i3 o) L altra , S36 quando alle anzidette regioni subordiniamo l e :rispettive parti della terra, e riducendo sempre col pensiero ci cbe leggiamo a qualch una delle medesime, famigliar! e abituali nozioni ci formiamo di luoghi ignoti e non mai veduti. XXXVII. Posto ci per tutta la terra , rimane ch e, serbata la stessa ragione'di dividere, rechiamo a notizia de leggitori quanto spetta alla parte a nostri giorni abi tata. E questa distribuita in tre parti , che hanno tr nomi, e chiamasi 1 una Asia , laltra Africa, la terza Europa, (i 3 1) Goteste divisioni hanno per termini il fiume Tanai , il Mio , e lo stretto presso alle colonne d rcole. Fra (i3a) il Nilo e il Tanai giace 1 Asia, che cade nellintervallo sottoposto alla regione del cielo fra loriente estivo e il mezzogiorno. LAfrica situata fra il Nilo e le colonne d Ercole, e l ambiente che vi corrisponde estendesi dal mezzogiorno per l ' occidente invernale sin al tramonto equinoziale, che cade appunto nelle colonne d Ercole. Queste contrade, generalmente considerate, occupano il sito meridionale del nostro mare da levante verso ponente. L Europa giace di rin contro ad amendue verso settentrione, e non interrotta s avanza dall oriente alf occaso. La (i33) parte di lei maggiore e pi interna situata sotto alle orse fra il Tanai e il (i 34) Narbone, che a ponente non lungi da Marsiglia e dalle bocche del Rodano, per cui questo fiume esce nel mar di Sardegna. Dal Narbone in poi e nesuoi dintorni abitan i ( i35) .Celti sino amonti de nominati Pirenei, i quali estendonsi continuatamente dal

nostro mare sin a quello di fuori. L altra parte del- A.& lEuropa dagli anztdelb monti, seguitando verso ponente 536 e le colonne d Ercole, cinta dal (i36) mar nostro e dall esterno, e quella parte che. dal nostro mare giugne elle colonne drcole chiamasi Spagna; quella che giace lungo il mar esterno, detto ancor grande, non ha per anche (tiy ) denominazione comune , perciocch fu vi sitata di recente, ed tutta abitata da nazioni barbare e popolose, delle quali poscia faremo discorso particolare. XXXVIU. Siccome pertanto dell Asia e dell Africa, .ove toccansi (138) intorno all Etiopia, nessuno sin ai nostri giorni pot dire, se lo spazio che d indi a mez zogiorno prosegue, sia continente, o circondato dal mare ; cos ci che fra ( 13g) il Taaai e il Narbone si dilata verso tramontana , ignoto finora, se pur in appresso non ci verr fatto di scoprirne qualche cosa colle nostre investigazioni. Chi di cotesti paesi a caso parla o scrive, da reputarsi ignorante e spaeciator di -favole. - Sieno da me dette queste cose, affinch la' mia narrazione non riesca al tutto disordinata a dii non ha la. pratica de luoghi, ma quanto qui dico sia colla mente (i4o) indirizzato e riferito alle universali distri buzioni, desunte dalle regioni del mondo. Imperciocch* siccome nel guardare sogliamo volger la faccia all og getto che ne viene additato, cos dobbiamo col peqsier ancora girarci ed inclinarci a que luoghi che mostrali ne sono per via del discorso. XXXIX. Ma lasciasi queste cose, e ritorniamo alla continuazione della storia che abbiamo!per mani. I Car taginesi dunque signoreggiavan a que1tempi tutte le parli

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A. diR. dAfrica che metton capo al mar interno, dalle (i 4 0 are 536 di Fileno, che giacciono sulla Sirti maggiore, sino alle (i4 a) colnne d rcole, la lunghezza delle quali coste avanza sedici mila stadii. Passato lo stretto delle colonne, impossessaronsi della Spagna tutta (i43) sino agli scogli, che sono il confine del nostro mare co monti Pirenei, > i quali dividono la Spagna dalla Galli. Dal mentovato sito alla bocca delle colonne d Ercole v ha la distanza di circa otto mila stadii, e dalle colonne a Cartagine nuova ( j 44) d* tre mila, donde Annibaie mosse in Italia. Da Cartagine nuova, che alcuni chiamano Citt nuova, sono al fiume Ebro due mila sei cento sudii, dall Ebro allo ( i45) Emporio mille seicento, e di qui al passaggio del Rodano altri mille seicento* Le quali distanze furon ora da Romani misurate per passi, e segnate accurata mente (>46) ad ogn intervallo d otto stadii. Cammi nando dal passo del Rodano lungo lo stesso fiume verso la sua sorgente, sino alla salita delle Alpi che menano in Italia, contansi mille quattrocento stadii. Il tratto ri manente per cui si superano le Alpi ne ha mille dugento, passati i quali si giunge ne campi intorno al Po che sono in Italia. Per tal guisa eran in tutto circa nove mila stadii che Annibaie , uscendo di Cartagine nuova percorrer dovea, de quali , per ci che spetta allo spa zio , egli avea gi quasi la met valicata , ma ove si consideri la difficolt, gli restava ancor la maggior parte del viaggio. XL. Annidale dunque saccinse a sbucar pelle strette de monti Pirenei , temendo molto i Galli, pella naturai fortezza de luoghi. I Romani circa quel tempo riseppero

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dagli ambasciadori che aveano mandati a Cartagine, le A. di R. risoluzioni prese e i discorsi eli eransi tenuti ; ma es- 536 seado loro pervenuta pi presto che non 1 aspettavano la nuova che Annibaie collesercito passato avea il fiume Ebro, determinarono di spedir colle legioni Publio Cor nelio in Ispagna , e Tiberio Sempronio in Africa. E mentre questi occupati erano in arrotar i soldati, e far gli opportuni apparecchi, affrettaronsi di recar a com pimento (i 4 y) il trasporto delle olonie, che destinate gi erano ad esser mandate nella Gallia Cisalpina. Le citt si misero indefessamente a cigner di mura, ed agli abitanti intimarono di trovarsi a loro posti entro trenta giorbi, sommando essi sei mila per ciascheduna citt. Di queste 1 una fabbricarono di qua del fiume P o , a la chiamarono Piacenza : 1 altra sulla ripa di l , e la denominarono CremQna. Stabilite coteste colonie, i Galli appellati Boii, che gi da lungo tempo-, tendevan quasi insidie all amicizia de Romani, ma sin allora difettato avean d occasione, insuperbiti ed affidati pelle notizie che riceveano nellarrivo deCartaginesi, ribellaroosi dar Romani, abbandonando gli statichi che dati aveano , quand uscirono della guerra che abbiam narrata nel li bro a questo anteoedente. Iovitaron all' impresa gl In subri , i quali peli ira che gi covavano: contra i Ro mani con loro accordaronsi e guastarono le Ueyre da questi distribuite alle colonie. I fuggenti inseguirono sina alla colonia di Modona , e gli assediarono. Tra questi rinchiusero anche tre uomini di conto eh erano stati mandati per. dividere la campagna: uno de quali era (i4ty GaioLutazi consolare, gli altri due di dignit

48 A. d R. pretoria. Avendo essi chiesto un colloquio, i Boii glielo 536 accordarono , ma venuti fuori mancaron loro di fede e gli arrestarono, sperando d ottener per mezzo di quelli i loro sfatichi. Ma Lucio Manlio pretore, che in quei dintorni stanziava con un esercito, udito il fatto, venne in fretta al soccorso. I Boii, accortisi della sua venuta, si posero allagguato in certi que rceti, e come i Romani entrarono ne luoghi selvosi furon loro addosso da tutti i la ti, e molti ne uccisero ; gli altri dapprincipio andaron in volta, ma giunti a siti eminenti, fcero fronte meglio che poterono, per modo che a stento ritirarons in buon ordine. I Boii. inseguirono questi ancora , e li chiusero nel villaggio denominato (149) Tanneto., Come riseppero a Roma che la quarta legione era circondata daBoii e stretta d assedio, spedirono tostamente in suo ajuto le legioni eh erano prima .stille destinate per Pu blio , e vi preposero un Pretore , cui ordinaron ezian dio di levar gente presso gli alleati. X U . In questi termini erano gli affari della Gallia dal principio della guerra sino all arrivo d Annibaie, e ? tal esito eran riusciti, quale di sopra e qui abbiam descritto I Consoli Romani, preparata ogni cosa pelle respettive loro spedizioni, ( i5o) in sul principio della primavera fecero vela pelle loro provincie : Publio Sci pione pella Spagna con sessanta navi, e Tiberio Sem pronio peliAfrica con (i5 i).censessanta vascelli da cin que ordini. Questi con tanto impeto divisava di guer reggiare, e tanti apparecchi faceva a Lilibeo, accozzando forze da tutte le parti , come se incontanente al primo approdo fosse per porre l assedio a Cartagine. Publio,

radendo la costa di Liguria, in cinque giorni venne da .&R* Pisa a Marsiglia, ed afferralo alla prima bocca del Ro- 536 dano, denominata Marsigliese, sbarc l esercito. Udito che Annibaie passava gi i monti Pirenei, non pertanto il credeva ancor lungi pella difficolt deluoghi e pelle molte.popolazioni de Galli nel mezzo situate. Ma An-' nibale inaspettatamente, avendo fatti suoi parte deGalli col danaro, parte colle arm i, giunse coll esercito al passo del Rodano, avendo a destra il mar di Sardegna. Publio avvisato che venivaa gli avversar, parte non vi prestando fede pella celerit dellarrivo, parte con an!ho di conoscer le cose accuratamente, ristor i soldati dai patimenti del mare, e consult cotribuni di qua*luoghi dovea valersi, e dove affrontarsi co nemici. Sped frat tanto trecento cavalieri de pi prodi, e con essi per condottieri insieme e per compagni d armi i Galli che eran allo stipendio de Marsigliesi. XLII. Annibaie, accostatosi al fiume, preparossi tosto al passaggio , ove ( i5a) non v avea che un semplice ramo , piantando il campo in distanza di quattro gior nate circa dal mare. E fattisi con ogni mezzo amici quelli che presso al fiume abitavano , comper da loro tutti (i53) gli schifi da un tronco scavati, e le barche di cui ne aveano assai ; perciocch molti di coloro che dimorano nelle vicinanze del Rodano fan ( i 5 4 ) traffico marittimo. Prese eziandio il legname atto alla fabbrica zione degli schifi, donde in due giorni fu formala una quantit innumerevole di pontoni, ingegnandosi ciasche duno di non aver bisogno del compagno , ma di por in s stesso tutta la speranza del tragitto. In quel menp o lib jo , to m o

II.

5o
A.&R. tre una grande quantit di Barbari rauno$si di 14 del 536 fiume, per impedir aCartaginesi di passare. J quali co me vide Aunibale, giudicando da ci che avea presente, che possibil non era di tragittar a viva forza , oppo nendosi tanti nemici ; u di rimanere , per non esser da tulli i Iati assalito : giunta la terza notte sped un$ parte dell esercito, dandole alcuni indigeni per guide, e prepose a tutti Annone figlio del re Bomilcare. Co? toro camminarono contro la corrente tango il fiume il tratto di dugento stadii circa, e giunti in un sito dove i) fiume dividesi (155) per formar un isoletta, col ri masero. Tagliarono legna nel bosco vicino, e parte con d io d i, parte con legature le congegnarono per guisa, che in breve tempo acconciarono molti foderi, bastevole al bisogno sovrastante, su cui erano portati sicuramente, senza che alcuno glielo vietasse. Occupata una forte posizione, quel giorno vi restarono per riposarsi dalle fatiche passate, ed insieme per prepararsi $lla futura impresa, secondoch era loro tato ordinato. Annijbale lece lo stesso colle forze eh erano con lui rimase, m la maggior difficolt gli rec il passaggio degli elefanti, die ascendevan a'trentotto. XLIII, Venuta la quinta nottp, quelli che gi avean passato il fiume in sul far del giorno proseguirono lungo la sponda per attaccar i Barbari die stavan di rimpetto ad Annibaie. Il quale, avendo i soldati pronti , accingevasi a passane y empiendo le barche della ( i56) ca valleria leggera , e gli schifi de pi spediti fanti. Le barche erano nella fila superiore presso alla corrente, e sotto ad esse i pontoni pi leggeri , affinch, rice-

5i
vendo le prime l ' impeto maggiore del fiume, i legni A. di fiminori pi sicuri fossero nel tragitto. Avvisaron eziandio 535 di far tirar le barche da cavalli che nuotavano , attac cali alle poppe. Un uomo solo da ciascun lato della poppa tre ed anche quattro insieme ne (i 5j ) reggea colle briglie, per modo che tosto nel primo passaggio un numero grande di cavalli fu trasportato. I Barbari, veduto l apparato degli avversarli, disordinati e sparsi gittaronsi fuor dello steccato, persuasi che di leggeri impedita avrebbono la discesa de Cartaginesi. Annibaie, non si tosto osserv sedi altra sponda approssimarsi i suoi, indicando essi il loro arrivo col fumo secondo l istruzione avuta , che comand a tutti d imbarcarsi, ed apontonieri di far forza contro la corrente. Fu ci im mantinente eseguito, e gli uomini nelle navi a gara e gridando combattevano collimpeto del fiume, mentre che amendue gli eserciti stavano da ciascheduna parte sulle ripe del fiume, ed i Cartaginesi ( i58) temendo pe suoi con istrida gli esortavano, ed i Barbari di fronte ( i5g) con canti ed urli provocava^ (160) la pugna : terribile spettacolo , che gli animi d* angoscia comprendea. In quello, avendo i Barbari lasciate le loro tende, i Cartaginesi eh eran di l d improvviso su quelle lanciaronsi, ed alcuni arsero gli alloggiamenti, altri assaltarono quelli che guardavan il passo. Inaspet tato giunse questo caso 4 Barbari, i quali parte corre va a alle tende per recar soccorso , parte difeadeyansi dagli assalitori, e combattevano. Annibaie , cui gli af fari andavau a seconda, i primi che discesero iu terra fnise tosto in ordine di battaglia , ed arqgatili attacc

5a
.diR. i Barbari. I Galli, perciocch erano disordinati e colti 536 alla sprovvista, voltarono tosto le spalle e fuggirono. XLIV. Il capitano Cartaginese, espugnato ch ebbe il passo e sconfitti i nemici, si fece senza indugio a tra ghettar gli uomini che rimasi erano sull altra sponda , ed avendo in breve tempo fatto passar tutto l esercito, accampdssi quella notte presso al fiume. Il giorno ve gnente , udendo che l armata Romana era approdata alle bocche del fiume, scelse cinquecento cavalieri Nu midi e spedili! per esplorar overan i nemici, e quanti, e che cosa facevano. Nello stesso tempo appront gli nomini pi abili a traghettare gli elefanti. Frattanto convoc a parlamento 1 esercito , ed introdusse il (161) regolo Magilo con altri eh eran a lui venuti dai campi d intorno al P o , e per mezzo d un interpetre appales alla moltitudine le determinazioni di quepopoli. Fra le cose allora dette quelle che al volgo inspirarono maggior ardire furono le seguenti. In primo luogo la (162) presenza efficace di costoro che li chiamavano, e che promettevano d*esser loro socii nella guerra contra i Romani : secondariamente la promessa loro degna di fede, che li condurrebbono per luoghi tali, per cui, senza difettar delle cse necessarie, presto e con sicu rezza andrebbon in Italia. A ci aggiugnevasi la fer- tilit e grandezza del paese nel qual verrebbono, e la pronta volont^ della gente in societ dequali erano per combattere cogli'eserciti Romani. I Galli, esposte queste cose, ritiraronsi. Dopo costoro egli stesso si fece innanzi, e (i63) dapprima ramment alla moltitudine le gesta antecedenti, dicendo, come essi, in ardite imprese c

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sommi pericoli avvolti, non venissero meno giammai, A .d iS ove seguitarono la sua opinione e il suo consiglio. In 536 conseguenza di ci esortolli a non ismarrirsi, ed a con siderare che la pi grandopera era compiuta; dappoich sforzato avean il passaggio del fiume, e copropri occhi veduta la benevolenza e la pronta volont degli alleati. Quindi stimava egli, ( i 64) non dover essi darji. pen siero de particolari, che sua cura sarebbono ; . ma ub bidendo asuoi comandamenti mostrarsi uomini valorosi, e degni delle opere passate. Fecero tatti segni d ap provazione , e manifestarono grande fervore e pronta volont; ondegli lodolli, e porgendo per tutti voti agli D e i, licenziolli, ordinando loro di ristorarsi e di pre pararsi sollecitamente, perciocch il giorno appresso doveasi levar il campo. XLV. Sciolto il congresso, vennero i Numidi eherano stati spediti innanzi per esplorare, e di cui il maggior numero era perito, gli altri fuggiti precjpitosamente , sendoch, abbattutisi non lungi dal proprio accampai mento a cavalieri Romani che da Publio pelio stesso fine erano stati mandati, amendue con tanto ardore azzuffaronsi , che fra Romani e Galli morirono da <i65) cenquaranta cavalieri, e di Numidi oltre dugento. Dopo questo fatto , i Romani avvicinatisi nell inseguire allo steccato de Cartaginesi, ed ogni cosa (i 66) adoc chiata , se ne ritornarono in fretta, per riferir al Con sole la venuta de nemici, e giunti al campo recarono . questa nuova. Publio , poste subito le salmerie nelle navi, levossi con tutto 1 esercito , e prosegui lungo il fiume, bramoso di venir alle mani cogli avversarli. An-

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A. diU. nibale il giorno dopo la ragnnanza , in sull albeggiar 536 del di colloc tutti i cavalli dalla parte del mare * (167) disposti come alle riscosse ; la fanteria fece uscir dello steccato e marciare , ed egli aspettava gli elefanti e gli nomini che con questi erano rimasi indietro. (168) Il tragitto delle belve fu eseguito nel seguente modo. XLVI. Unirono molti foderi, e due dessi esattamente fra loro attaccati, larghi insieme da cinquanta piedi, fermarono con forza alla terra-, ove entravasi nel fiume. A questi altri ne congegnarono di fuori, ed estendendo nel passo la fabbrica di cotesto quasi ponte, assicuraron il fianco battuto dalla corrente (16g) con gomene legale intorno agli alberi cresciuti sul ciglione della sponda, perch stesse salda tutta l.opera, e non fosse in gi spinta dal fiume. Giunta la (170) projezione del ponte alla lunghezza di (171) dugento piedi, agli ultimi fo deri dne ne aggiunsero grandissimi (172) commessi con maestra, e fortemente insieme legati, ma cogli altri in guisa, che facilmente se ne poteano tagliar i legami. A questi attaccarono pi cavi, con cui le barche rimurchiandoli non lasciavanli andare a seconda del fiume, ma , rattenendoli con forza contro la corrente, permet tevano di trasportar e traghettar sovressi le belve. Po scia recarono su tutti molto terriccio, (173) e tanto so pra ne gittarono che fecero una strada eguale , piana , e di colore simile a quella he conduceva al passo. Gli elefanti assuefatti sono ad ubbidire a mori che li reg gono, finattanto che ginngon all acqua, ma nel liquido non s arrischian essi in alcun modo d entrare; tuttavia

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menati per questo terrapieno con avanti due femmine , A.diR. docili seguivano Poich li ebbero condotti sugli ultimi 536 foderi, tagliati i legami che queste cogli altri attacca** Vrirt t e traendo colle barche i cavi, strapparmi tosto dal terrapieno le belve, e i foderi che queste aveano sotto di loro* Ci fatto sgomentaronsi gli animali, e dapprincipio voltatomi, tentarono di fuggi? da ogni lato ma veggendosi dappertutto circondati dall acqua , soprappresi da timore costretti furono a resta* sul luogo. Per tal guisa ; adattando smpre de foderi gli altri ; la maggior pdrte degli elefanti fu trasportata. Alcuni alla met del passo gttaronsi per paura nel fiume. I mor di questi tutti perirono, ma le belve salvaronsi ; perciocch, alzando sovra l acqua le robuste e grandi loro trombe , con queste respiravano j ed insieme sof fiavano fuori mirar ci che dentro vi cadeva. Cori (174) resistettero , camminando buon tratto ritti sott 1 acqua. XLVlL Passate le belve> Annibaie pose queste ed i cavalli alla coda, prosegui (>75) con essi presso il fiume , dilungandosi dal mare, e camnttinando verto le vante nella direzione delle regioni mediterranee dEuropa. Ha il Rodano le sOe fonti ( i 76) sopra il sno Adriatico, voltate a ponente , nelle parti delle Alpi che guardano settentrione, scorro terso l occaso invertiate e si scarica nel mar di Sardegna. Attravefta esso per fungessimo tratto una (177) valle, a tramontana della quale abitano i Galli (178) Edni ed il cni fianco meridionale tutto terminalo dalle falde delle Alpi che inclinate sono a settentrione. (179) I campi intorno al Po , de'qUali ab-

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4.dit. biam di sopra molto parlato, dividono dalla valle del

536 Rodano le giogaje degli anzidetti m onti, cbe incomin ciano da Marsiglia, ed eslendonsi sin all ultimo recesso dellAdriatico. Questi (180) monti, l dov il Rodano, pass Annibaie per invader l'Italia. Alcuni, che scrivono di questo passaggio, colpir volendo i leggitori con una sposizione della stravaganza di que luoghi, (i8 1) tra scorrono senz avvedersene in due assurdit , del tutto dalla storia aliene; perciocch costretti sodo a mentire, e a dir cose che tra loro pugnano. Lo stesso Annibaie che rappresentano come un Capitano inimitabile per ardir e previdenza, evidentemente ci fanno scorger im prudentissimo : mentrech non potendo uscir d impac cio, n trovar esito alla menzogna, introducono in una storia di fatti Di e figli di Dei. Conciossiach tanto inaccessibili ed aspri asseriscan essere i monti Alpini, che , non che cavalli ed eserciti con elefanti, gassar non vi possono facilmente uomini spediti. Ad un tempo tanta solitudine intorno a que luoghi ci descrivono , che se un Dio od un E roe, avvenutosi in Annibaie , non gli avesse mostrata la strada, tutti senza riparo sarebbono periti. Queste cose spacciando incappano senza dubbio in uno degli. accennati errori. XLVIII. Imperciocch primieramente, qual capitano sembrer pi stollo dAnnibaie, e qual duce di lui pi -mal destro : di lu i, che conducendo un tanto esercito, e nel quale avea le maggiori speranze di trar a ' buon fine la sua impresa, non conosceva punto, n le strade, n i luoghi, siccome dicono costoro , n dove cammi nava , n a quali nazioni s accostava, e che finalmente

5 7 a cose affatto impossibili erasi appigliato ? Ma quanto A. di l. non basta l animo di fare neppur a coloro che han 536 tutto perduto, e privi sono d ogni ripiego; (182) in no tirarsi coll oste ciecamente in luoghi mal sicuri; ci, dissi, cotesti scrittori appongon ad Annibaie , il quale avea le maggiori e pi floride speranze circa i suol af fari. Egualmente manifesto quanto mentiscano parlando della solitudine, naturai fortezza e difficolt di queluo* ghi, non avendo essi appreso come i Galli che abitano presso al fiume Rodano , non una volta n due avanti l arrivo dAnnibaie, n in antico tempo, ma di recente con grandi eserciti superarono le Alpi, ed affrontaronsi co Romani, in ajuto de Galli che abitan il piano in torno al Po , conforme abbiam esposto nel libro ante cedente. Oltre a ci non sanno che (183) schiatte nu merosissime d uomini dimorano sulle Alpi medesime; ma tutto questo ignorando, dicono esser comparso un E ro e, che a quelli mostr la via. Donde avviene loro lo stesso che a poeti tragici, i quali pello sviluppo de drammi hanno mestieri d un Dio e di macchine; perciocch i loro primi argomenti sono falsi e colla Tagione non si confanno. Cos siffatti storici forza che fccian comparire (184) Eroi e D ei, dappoich sup pongono principi! incredibili e falsi : che a prncipi! assurdi come potrebbesi far seguir una fine ragionevol? Annibale pertanto, non come scrivono costoro, ma con molta avvedutezza adoper nella sua impresa; sendoch investig bene 1 eccellenza della, terra a cui avvivasi, e l odio che.i popoli portavan a Romani, e pe luoghi difficili si valse di guide e conduttori indigeni, che

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A.diR. dovean aver parte alte sue speranze. E noi con fiducia 536 queste cose asseriamo ; perciocch udite le abbiamo da persone che si abbatterono a que tempi, e vedemmo que luoghi, e <185) viaggiammo noi medesimi nelle A lpi, per conoscere tutto co proprii occhi. XLIX. Frattanto Publio duce de Romani, giunto al passo del fiume tre giorni dopo che i Cartaginesi ne avean levato il campo, trovato che i nemici eransi par* liti, forte si maravigli, e con ragione, persuaso ch'essi non avrebbon osato di venire per questa via in Italia , .per cagione della moltitudine e della perfidia deBarbari che abitan quelle contrade. Ma veggendo eh egli pur l avea ardito, ritorn in fretta alle navi, ed arrivatovi, imbarc le sue forze. Il fratello mand alla guerra di Spagna , ed egli rivolse le navi verso l Italia , accele rando il viaggio , affinch pi sollecitamente de nemici giugnesse pellEtrura al passaggio delle Alpi. Annibaie, camminato avendo quattro giorni successivamente dopo il tragitto del fiume , Venne ( 186) alla cosi detta Isola, contrada popolosa e fertile di grani , che trasse la de nominazione dal fatto ; perciocch qua' il Rodano , l l Isara, scorrendole da amendue i lati, rendono la sua forma appuntata , ove i due fiumi s imboccano. Rasso miglia essa di grandezza e di figura al (187) Delta di Egitto; se non che di questo (188) sbarra il mare un lato e congiugne le correnti de fiumi , di quella chiudon un fianco monti di difficile passaggio , e quasi che dissi inaccessibili. Nella quale giunto, e trovati avendovi due fratelli che pel regno contendevano , e stavansi di fronte co* loro eserciti, chiamato dal pi vecchio, e

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(i8g) pregato d assisterlo a ricuperar la Signoria, fece A.diR. la sua volont , manifesto essendo il vantaggio che da 536 ci gli sarebbe per ridondare. Il perch unitosi a lui e discacciato 1 altro , ebbe dal vincitore molti ajuti : che non solo di vettovaglie e d altre cose necessarie forai lesercito, ma cambiando ancora le armi vecchie e mal conce, rinnovell opportunamente tutta l oste. Olire a ci provvedendo quasi tutti di vestiti e di scarpe, grande giovameote rec loro per il passaggio delle montagne. Ma il maggior servigio che prest loro si fu , che, te mendo essi nel cammino de Galli .Allobrogi, gli ac compagn colla 6ua gente, e rendette loro sicura la strada, finch avvicinaronsi alla salita delle Alpi. L. Annibaie, fatto avendo in dieci giorni (190) lungo il fiume il viaggio d ottocento stadii , incominci a montar le Alpi, ove corse grandissimi pericoli. Imper ciocch , fiuattanlo eh erano sul piano , i capi delle trib Allobroge non li molestavano, impaurili parte dei cavalli, parte de Barbari che gli scortavano. Ma poich questi riiornaren a casa, ed Annibaie co suoi incomin ci a proseguir per (191) luoghi difficili, i duci degli Allobrogi raccolsero un buon numero di gente, e preoccuparono i siti pi vantaggiosi, per cui Annibaie dovea necessariamente salire. Che se nascosto avessero il loro divisamento , perito sarebbe al tutto l ' esercito de Cartaginesi : ora , essendosi scoperto , grave dpnno in vero fecero alla gente d Annibaie, ma non minore ne ricevettero. Imperocch, conoscendo il Capitano Car taginese , come i Barbari aveano gi prese le posizioni migliori, accampossi al principio della salita, e mand

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A.diB. innanzi alcuni Galli per esplorare lintensione degli av 536 versarti, e ci che macchinavano. Eseguirono questi i suoi comandamenti, e ne fu informato il Capitano, che di giorno i nemici faceano la guardia diligentemente e custodivano i posti , ma di notte se ne andavano in (192) una citt vicina. A questo procedimento adattan dosi, adoper egli in cotal guisa. Mosse (ig3) alla sco perta coll esercito , ed appressatosi alle strette , pose il campo non lungi da1 nemici. Venuta la notte, ordin che si ardessero fuochi, e lasci col la maggior parte delle forze. Formata poscia de pi spediti una mano di milizie leggere , pass le strette di notte, e tenne i luoghi che avean prima occupati i Barbari, i quali se condo il solito eransi ritirati nella citt. LI. Giunto il d i, i Barbari veggendo ci eh era ac caduto , dapprincipio s astennero dall attaccare, ma os servando poscia la moltitudine de giumenti e decavalli, che in lunga fila peli angusta via penavano di salire, erano dall'occasione invitati a noiar (194) Io stuolo. Fa cendo adunque i Barbari impressione da molte parti, non tanto la gente che i siti grande strage menavano deCartaginesi, e massimamente decavalli e de*giumenti; perciocch essendo lerta non solo stretta ed aspra, ma eziandio dirupata , all insorgere d ogni movimento e d ogni confusione molti giumenti in un co carichi ca devano ne precipizii : la qual confusione derivava prin cipalmente da cavalli feriti, che spaventati dal colpo ricevuto, parte (ig 5) voltatisi cadevan addosso a giu menti , parte correndo innanzi spingevano tutto ci a cui abbattevansi nelle strette , e per tal modo grande

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disordine producevano. Locch scorgendo Annibale, ed A.diR. argomentando che nessuna salvezza sarebbe per quelli 536 che scampassero dal presente pericolo, ove periti fossero' gli animali che portavano le bagaglie, prese cloro che di notte occupate aveano le alture, e and in ajuto di quelli (196) eh eran travagliati nel cammino. Perirono cos meiti de nemici, perciocch Annibaie da luoghi pi alti dava l assalto; ma non minor numero perdette egli de suoi: che il tumulto in camminando cresceva da amendue le parti per le grida e la mischia desummentovati. Ma poich ebbe uccisi la maggior parte degli Allobrogi, e costretti gli altri a fuggirsene a casa, i giunenti ed i cavalli che restavano a stento e con grande fatica superarono le strette. Allora, uscito di tanto pericolo, raccozz quanti pot, ed assalt la citt, d onde i nemici avean prese le mosse ; ma trovatala quasi deserta , perciocch tutti , allettati dal bottino , eran corsi fuori, se ne impossess. D onde molto vantaggio trasse per il presente e peli avvenire: che subito riebbe grande quantit di cavalli e di giumenti , e di uomini che insieme con questi erano stati presi, e ad uso dell avvenire acquist buona copia di frumento e di bestiame per due o tre giorni. Oltre a ci incusse terrore a Galli prossimi, per modo che nessuno di quelli che abitavano presso alle salite arrischiossi di molestarlo. LII. Qui adunque -pose gli alloggiamenti, e rimasovi un sol giorno, continu il viaggio. I giorni (197) ap presso prosegui coll esercito senza certo disturbo; ma il quarto venne nuovamente in grandi pericoli, percioc-

62 A. di R. ch quelli che abitavano nc dintorni della strada, tra536 maio concordemente un inganno, gli andarpn incontro con (198) rami fronzuti e ghirlande, che presso aBarbari.sono segni d amicizia, siccome presso a Greci la verga di banditore. Annibaie, il quale era ben guar dingo nel prestar fede a colai gente , ricerc con molta premura qual fosse il lor animo, e tutto il l or dise gno. Dissero costoro, saper essi bene la presa della cit t , e la perdila di quelli che l avean assaltati, ed espo sero che venuti erano, perciocch non volevano n fare n sofferir nulla di somigliante, promettendo eziandio di dare stalichi. Egli pertanto buona pezza stette sopra s, diffidando de loro delti; Dia riflettendo, che ove ricevesse l offerta pi cauti forse e pi docili diverrebbono quelli^ch eran venuti, e ove non l accattasse ma nifesti nemici gli sarebbero stati, acconsent alla loro richiesta, e s infinse di stringer con esso loro amicizia. O ra, siccome i Barbari consegnarono gli ostaggi ed abbondevolmente li provvidero di bestiame, e al lutto si diedero nelle loro mani senza guardarsi, cosi Anni baie incominci. a fidarsi di loro , a tale che se ne valse per guide negli ulteriori difficili passi. Ma poich costoro ebbero due giorni preceduto l esercito, gli altri di cui parlammo si raccolsero, e seguitandolo andarongli addosso, mentre passava per un burrone angusto e scosceso. LIU. Allora perita sarebbe intieramente tutta la genia d Annibaie, se, conservando qualche timore, ed avendo un senior dell avvenire, non avess egli le bagaglie ed i cavalli collocati nella vanguardia, ed il nerbo della

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fanteria alfa coda. Con siffatto sussidio ebbe meno a A.diR. patire: che rattenuto ne fu l impeto de Barbari. Ma a 536 malgrado di questa disposizione perirono molti uomini e giumenti e cavalli, sendoch i nemici occupavan i luoghi pi alti, e tenevan dietro a Cartaginesi lungo i fianchi de monti, chi rotolando gi massi, chi scagliando pietre ; onde quegli a tanto scompiglio e pericolo si ri dussero , che Anuibale fu costretto a pernottare con met delle forze sovr una (199) rape nuda e sicura, separalo da giumenti e da cavalli, a guardia di questi, cui appena bast' tutta la notte per isvilupparsi dalla profonda valle. Il d vegnente, partili i nem ici, rag giunse i cavalli ed i giumenti, e * prosegu verso il (200) pi alto giogo delle A lpi, ove i Barbari non gi tutto il corpo assaltavano, ma partitamente e secondo la co modit de luoghi li disturbavano, alouni alla coda, al tri alla fionie con opportuni attacchi parte delle baga glie via portando. Qui furon a lui gli elefanti di grande vantaggio, perciocch, ovunque essi camminavano > non osavan i nemici di venire innanzi sbigottiti del nuovo spettacolo di cotesti animali. Il nono giorno pervenne alla sommit ; col accampossi r e rimase dpe giorni, volendo dar riposo a quelli eh erano salvi, ed insieme raccorre gli arretrati. Avvenne allora che molti cavalli, i quali erano stali sbaragliati dalla p a u ra , e molli giu menti che aveano scosse le some, inaspettatamente ri tornarono, correndo dietro alle pedate dell esercito, ed entrarono nel campo. LIV. Ma posciach accumula vasi gi la neve sulla cima de monti, prossimo essendo (aor) il tramontar

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A. diH. delle Pleiadi, Annibale che osservava i soldati avviliti 536 d animo, cosi pegli stenti passati, come per quelli che loro sovrastavano, chiamatili a ragunanza tent di rin francarli , porgendogli a ci unica occasione la vista del* l Italia , la quale talmente giace sotto a' monti suddetti, che guardando amendue (aoa) sembrano le Alpi la rocca di tutta Italia. Quindi mostrando loro i campi in torno al Po , e rammentando la benevolenza de Galli che gli abitavano , additando ad un tempo il sito di Roma stessa , inspir alla sua gente alquanto di corag gio. Il giorn susseguente mosse di l ed incominci la discesa, nella quale non incontr nemici, eccettoch alcuni che di soppiatto li nojavano, ma per cagione de luoghi e della neve non molto meno ne perdette di quelli che perirono nella salita. Imperciocch, siccome la via per cui ascendevano era angusta e rovinosa ; e la neve toglieva di veder i propri passi, cos (ao 3) tutto ci che andava fuor di strada e metteva il piede in fallo , era trascinato gi ne precipizi!. Tuttavia soppor tarono questa fatica, come quelli che gi eran avvezzi a siffatti mali; ma essendo arrivati ad un luogo, dove pella strettezza passar non potevano n gli elefanti n i giumenti, e dove (ao4) uno scoscendimento di pres soch tre mezzi stadii che gi pria esisteva erasi allora fatto maggiore per una recente rottura, caddero nuo vamente d animo e costernaronsi. In tal frangente il capitano Cartaginese divis dapprima di girar la stretta , ma sopraggiunta essendo molta neve che impossibil ren deva il proseguire , desstette dall impresa. LV. Qui avvenne cosa singolare e maravigliosa : che

opra la neve vecchia e dall antecedente verno rimata } A .iiR era la. nuova caduta, la quale facilmente cedeva, per- 536 ch er recente, e molle, e non per. anche profonda. Ma poich avean questa calpestata, camminavano su quella di sotto, indurata e impenetrabile, onde (205) bar collando con amendue i piedi sdrucciolavano ; non altri menti che accader . suole a chi passeggia sovra (206) terreno che ha la superfcie limacciosa. Ma a questo caso pi disgraziato succedeva : che non potendo essi stampar orma nella peve di sotto , allorquando caduti appuntar voleano le ginocchia o le mani per rialzarsi, vie maggiormente barcollavano con lutti i puntelli su quelle chine precipitose. I giumenti che cadevano , nel risorgere rompevano la diacciata neve, ma dopo d aveila rotta rimanevano come indurati per cagione del proprio (207) peso, e del gelo dellantica neve. Laon d e , rinunziando alla speranza d uscire di tal impac cio , accampossi <208) intorno alla cresta del precipizio, scavando e.gitlaudo (209) la neve che .lo copriva, poscia (210) fece dasoldati ristabilire la strada nel dirupato con molta fatica. Agiumenti ed a'cavalli spian un comoda passaggio in un solo-giorno; quindi mand questi subjto innanzi, e trasportato il . campo in luoghi ove venia meno la neve, li fece andar al pascolo. 1 Numidi spe diva a vicenda pella costruzione della strada, ed in tre giorni appena, dopo aver molto sofferto traghett gU elefanti. Questi erano malconci dalla fame , perciocch le cime delle Alpi e i siti aggiacenti sono al tutto senz'alberi ed ignudi, per cagione della neve, che il verno e la state continuamente vi rim ane; laddove i fianchi P o l i b i o , tomo ix. 5

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A.di R. de monti sotto alla loro met sono da ambe le parti 536 selvosi e fecondi d alberi, e dappertutto abitabili. LVI. Annibaie, unite insieme tutte le forse, conti nu a scendere, e tre giorni poich ebbe superati gli anzidetti dirupi tocc il piano, perduti avendo in tutto il viaggio molti soldati pe nemici e pe fium i, e molti ancora ne precipizi! e nelle strette, non solo uomini, ma in maggior numero eziandio cavalli e giumenti. Finalm ente, avendo fatto tutto il viaggio da Carta gine nuova ( a n ) in cinque mesi, e consumati (aia) quindici giorni nel passaggio delle Alpi, cal ardita mente ne campi intorno*al P o , e pervenne fra la na zione (a 13) degl Insubri colla parte dell esercito salvata, in cui erano fanti Africani dodici m ila, e Spagnuoli da otto m ila, e cavalli in ratto non pi di sei mila ; conforme egli stesso dichiara ( a i4) nella colonna tro vata sul Lacinio, ov descritto il novero delle sue "forze. Circa lo stesso tempo , siccome dissi di sopra, Publio , lasciato 1 esercito al fratello G neo, ed esorta tolo ad aver cura degli affari di Spagna, ed a com battei' valorosamente con Asdrubale, navig con pochi de suoi a Pisa. Prese poi la strada dell E truria, e ri cevute da Pretori le legioni, che col stanziavano, e guerreggiavano co B o ii, giunse al piano del Po. Col accampossi, ed aspett i nemici, bramose? di venir con loror alle mani. L/VII. Noi pertanto, dappoich condotta abbiamo la narrazione, e i duci d*amendue le nazioni, e la guerra in Italia, innanzi d incominciar a descrivere i combatti menti, dir vogliamo alcuna cosa intorno a ci che eoo-

viensi al nostro assunto. Imperciocch chieder forse A. d B. taluno, com e, avendo noi tanto discorso de luoghi di 536 Africa e di Spagna, non ragionammo pi a lungo dello stretto alle colonne d Ercole ; n del mar esterno, e delle sue particolarit ; n ( a i 5) delle isole Britanni che ( a i6) e della preparazione dello stagno; n delle miniere (a 17) d argento e d oro in Ispagna, su quali gli storici riferiscono molte cose contraddienti ? Ma noi omessa abbiamo questa parte della storia , non gi per ch da lei aliena la crediamo ; sibbene primieramente, perch non volevamo per ogni singolarit interrompere la narrazione, n distrarre i curiosi dallargomento delle gesta : in secondo luogo, perch abbiamo risoluto di non far di coleste cose menzione spicciolata e superfi ciale , ma separata, ed assegnando luogo e tempo a siffatto particolare, per quanto in noi, esporre la verit. Quindi non da maravigliarsi, se in appresso ancora, giunti a simili luoghi, gli abbandoneremo pelle mentovate cagioni. Coloro pertanto che vogliono asso Imamente udir queste cose in ogni luogo e in ogni parte della storia, non sanno' forse accader loro lo stesso che accade a ghiottoni ne conviti. Imperciocch; siccome questi gustando d ogni vivanda, n al presente, alcun vero godimento percepiscono da cibi, n in avvenire ne traggono Una utile (a 18) distribuzione del nutrimento; cos quelli che lo stesso fanno nella lettura , non ne colgono nell istante un genuino diletto, n in avvenire una utilit conveniente. LVIII. Che adunque fra tutte le parti deHa storia questa abbia maggior bisogno desser trattata e corretta

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A.dlR. seriamente, per molte cose, ma singolarmente per que536 ste manifesto. Imperciocch avendo tu tti, o alme no la maggior parte degli storici tentato di narrare le propriet e le posizioni de luoghi situati all' estre mit della terra fin dov a nostri giorni abitata, e il maggior numero di essi in molte <;ose errato; non conviensi in alcun modo passar questi errori sotto silenzio, n parlarne alla sfuggita , e a pezzi, ma bens di pro posito. (219) E bassene a parlare, nn rampognando e svillaneggiando gli autori ,' ma con lode correggendoli nelle cose da loro ignorate; riflettendo, eh essi pure, se giunti fossero a nostri tempi , corretto avrebbono e mutato molto di ci che hanno scritto. Che ne tempi addietro pochi Greci trovansi, i quali prendessero ad investigar accuratamente le parti estreme della terra , impossibil essendo stata cotal impresa, per cagione dei m olti, anzi infiniti pericoli, che incontravansi per mare, e pi ancora per terra. E se taluno , o per necessit, o per elezione arrivava a confini dell orbe , non per tanto non conseguiva il suo intento; perciocch diffi d i vedere col coproprii occhi (a ao) esattamente , es sendo alcuni luoghi selvaggi, gli altri deserti, e pi malagevol ancora procacciarsi per via del discorso con* lezza delle cose vedute } attesa la discrepanza della fa vella. Che se taluno pur queste cognizioni avesse, pi diffidi ancora di quanto abbiam test detto sarebbe il far modesto uso delle proprie scoperte, e disprezzando la smania di narrar stravaganze e miracoli, onorare la verit per amor di lei stessa , e non annunziar nulla, tranne ci che realmente esiste.

69 LIX. Siccome .adunque ne tempi andati non solo A.& R . difficile, ma pressoch impossibil era di compilar una 536 vera storia delle cose summentovate ; cos non meritano d esser ripresi gli scrittori se fecero qualche omissione 0 errore, anzi giusto che si ammirino e si lodino delle cognizioni qualunque che in cotai tempi n eb bero , e dell aver essi promossa, in siffatti oggetti 1 umana esperienza. A nostri giorni pertanto, essendo i paesi. dell Asia peli imper d Alessandro , e gli altri pel dominio, de Romani diventiti quasi tutti facili a vi sitarsi per mar e per te rra , e gli uomini daffari (s a i) sciolti da ogn impegno nelle faccende di guerra e di stato, donde prendono grand agio di occuparsi assidua* mente e dinstruirsi nelle predette cose; egli mestieri che meglio e pi veracemente si conosca ci che pria era (aaa) male consciuto. Locch noi pure c ingegne remo di fare, destinando a questa parte un luogo ac concio nella, nostra storia, ove abbiam in animo di ri chiamare pi di proposito l attenzione de curiosi alle surriferite materie. Conciossiach per questo motivo principalmente ci assoggettammo a tanti pericoli e pa timenti viaggiando peliAfrica, pella Spagna, pella Gallia, e pel mare che bagna esternamente queste contrade; affinch correggendo l ignoranza de nostri maggiori in siffatte cose, note rendiamo a Greci coteste parti della terra ancora. Ritornando ora alla nostra narrazione l dove l abbiam lasciata, tenteremo di descriver le bat taglie campali, che avvennero in Italia fra i Romani ed 1 Cartaginesi. ' LX. Con quante forze Annibaie entrasse, in Italia

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i.dR. abbiam gi esposto. Dopo il suo ingresso accani possi 536 alle falde delle A lp i, e innanzi ogni cosa rinfresc le sercito , il quale non solo dalle salite e discese, e dalle aspre vie sa gioghi de monti, era tutto orribilmente ri finito , ma eziandio pella scarsezza delle vettovaglie , e pella trascuratezza de corpi trovavasi mal concio. Molti ancora (aa 3) abbandonavano s stessi affatto , per ca gione della miseria e delle continue fatiche, non essen dosi potuto portare in siffatti luoghi il bisognevole nu trimento per tante migliaia, e ci che vi avean recato essendo perito insieme eolia perdita de giumenti. Laonde partitosi dal passo del Rodano con circa (aa 4) trentotto mila fanti, ed oltre otto mila cavalli , perdette nel tra gitto pressoch la met dell esercito, conforme dissi di sopra, e quelli che scamparono erano tutti nella faccia e nel resto della persona come insalvatichiti, pe luoghi stenti anzidetti. Annibaie fece con ogni cura grandi provvedimenti per ristorare gli animi e corpi della sua gente e de cavalli pure. Poscia essendosi 1 esercito gi riavuto, invit (aa 5) i T aurini, che abitan appi delle A lp i, ed eransi ribellati dagl Insubri, e diffidavano de Cartaginesi, a far seco lui amicizia ed alleanza. Ma non gli dando costoro retta, accampossi intorno alla (226) loro citt principale, ed in tre giorni espugnolla, ed uccisi quelli che gli avean contrariato, mise tanto terrore ne Barbari vicini, che tutti incontanente furon a lu i, e si rimisero alla sua discrezione. Gli altri Galli che abitan il piano, bramavan , a dir vero, das sociarsi a Cartaginesi, conforme divisato avean dapprin cipio ; ma siccome le legioni romane oltrepassata gi

ebbero la maggior parte di loro, e tagliate ad essi le A.dR. comunicazioni, cosi stettero -cheti, ed alcuni di loro 536 furon anche costretti a militare co Romani. (227) L o o ch veggendo Annibaie , risolvette di non indugiare, ma di andar innanzi , e di eseguire qualhe fazione per incoraggiar quelli che seguitar volessero il suo partito. LXI. Mentre eh egli faceva questi divisantien ti, ed ecco arrivar nuova , che Publio avea gi passato il Po coll esercito , ed era vicino. Dapprima-non vi prestava fede, considerando che pochi (a 28) giorni fa l avea lasciato al passo del Rodano, e riflettendo che la navi gazione da Marsiglia in Elruria era lunga , e difficile. Oltre a ci eragli stato riferito che dal osar Tirreno peli Italia in prsso alle Alpi v avea buon tratto e malagevole a passare pegli eserciti. Ma venendogli pi notiue e sempre pi sicure, forte si maravigli e rimase attonito dell impresa e dell opera del console. Lo stesso accadde a Publio : che dapprincipio sperava egli non fosse Annibaie per tentar U passaggio delle Alpi con un esercito di diverse (339) nazioni comporto , e se pur arrischiatosi fosse, stimava che sarebbe al certo perito. Il perch , come, por siffatta guisa ragionando, ud chegli era in salvo, ed assediava gi alcune citt d Italia, stup dell audacia e temerit di lui. Egual impressione fece questa nuova a quelli di Roma ; perciocch appena (a 3o) erasi dileguato 1 ultimo rumore circa Sagunto , presa da Cartaginesi, in conseguenza di che delibera rono di mandar un console in Africa per assediar Car tagine , e l altro in Ispagna per far guerra ad Anni-

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fiR. baie, che giunse l'avviso esser Annibale eolie sue forse 536 io Italia, ed assediarvi gi alcune citt. Confusi per si inaspettato avvenimento , mandarono incontanente signi ficando a Tiberio , eh era in Lilibeo, la venuta de ne mici , e chiedendo, c h e , lasciata stare gni cosa, corresse in ajuto della patria. Tiberio, ragunati tostamente i soldati dell arm ata, li spedi con ordine di navigar a casa, (a3 i) e alle forze di terra diede il giuramento per mezzo de* tribuni, destinando il giorno in cui tutti doveano (a 3 a) riposar a R im ini, citt situata sul mar Adriatico allestremit del piano del Po verso mezzo giorno. Uni versai era il movimento , e ci che annuoziavasi giugneva a tutti inaspettato ; onde l attenzione di ciascheduno seriamente fermavasi sull* avvenire. ' 1 LXII. Frattanto avvicinavansi gi Annibaie e Publio, ed ogn uno esortava i suoi, mettendo loro innanzi ci che addicevasi alle presenti circostanze. Ed Annibale in equesta' guisa prese a far lammonizione. Raunato 1 sercito , produsse i giovani prigioni, che presi avea mentre molestavano i soldati che sfilavaoo pe passi dif ficili delle Alpi. Questi avea egli trattati aspramente, (a 33) preparandoli a suoi disegni ; perciocch portavano gravi ceppi, erano consunti dalla fame , ed aveao i corpi guasti dalle battiture. Pose adunque costoro in mezzo, ed offer loro armadure galliche, simili a quelle di cui sogliono fregiarsi (34) i loro r e , quando s accingono a singoiar tenzone. Oltre a ci rec innanzi cavalli e magnifici saj ; poscia interrog i giovani, se alcuni di loro voleano combattere insieme a condizione che il vincitore si prendesse i premii esposti, ed il vinto si

liberasse colla morte da mali presenti. Acclamando tutti A .iiS . ad una voce, e significando che volevano duellare, or- 536 din si mettessero alla sorte, e i due che uscirebbono si armassero , e pugnassero insieme. I giovani ci udito, alzaron 'tosto le mani al cielo, e fecero voto agli D ei, che fosse ciascheduno di loro quelli che uscisse. Poi ch si seppe l esito della sorte, colro cui era toccata esultavano, gli altri erano tristi, ed eseguita la tenzo ne , i prigioni rimasi reputavano il morto non men fe lice che il vincitore, dappoich quegli da molti e grandi mali era francato , eh essi sofferivano nel maggior grado. N diverso era su ci il sentimento deCartaginesi: che, pel confronto della miseria veduta in quelli che vivi erano trascinati, avean dessi compassione, e felice stimavan tutti il defunto. LX 1 II. Annibaie, poich siffatto esempio ebbe ec citata negli animi de soldati la disposizione che desi derava, fattosi innanzi (a 35) disse: Aver s a tal fine prodotti i prigioni, affinch, veggendo evidentemente i casi altrui, meglio si consigliassero ne loro proprii affari ; conciossiach ad egual cimento e necessit la fortuna chiamati li avesse, e simili premii a loro avesse proposti. Dover essi vincer, o m orire, o vivi cader nelle mani denemici. Vincendo, non gi cavalli e saj sarebbon i loro premii, ma divenir i pi avventurosi degli uom ini, impossessandosi de beni de Romani. Ove pugnando succumbessero, sin all ultimo fiato combat tendo pella pi bella speranza, perderebbono la vita in battaglia, senza provar alcuu: male. Ma colui che vinto, per desiderio di vivere osasse di fuggire, o in.

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A.diR. qualsivoglia altro modo ,al suo scampo provvedesse, 536 ogni male e sciagura gliene incoglierebbe. Nessuno di loro essere tanto mentecatto e stupido , c h e , rammen tandosi della lunghezza della strada fatta , dacch usci rono delle loro patrie, riducendosi a memoria (a 36) le molte guerre nel cammino sostenute , e conoscendo la grandezza de fiumi varcati, si lusinghi, fuggendo, di aprivar a casa giammai. Quindi dover essi, troncando al tutto siffatta, speranza, cosi sentir de proprii affari, come test sentirono de*casi altrui. Imperciocch, sic come in questi tutti stimarono felice il vincitore e il m orto, e commiserarono i vivi, cosi dover essi ancora opinar della loro situazione, e tutti andar alla batta glia, sopra ogni cosa colla volont di vincere, e non essendo ci possibile di morire ; ma in nessuna guisa ricever nellanimo la speranza di vivere dopo esser stati sconftti. Da tali ragionamenti e da tal consiglio mo vendo , ne seguirebbe ad essi manifestamente il vincer insieme ed esser salvi : che chiunque, o per elezione, o per forza cotale scopo si prefisse, non (a 3 y) falli giam mai di rimaner superiore negli affronti. Ma ove per avventura i nemici abbiano la speranza a questa con traria, siccome ora i Romani, la maggior parte dequali ha manifesto scampo nella fuga , esser chiaro che resi ster non potranno all ardire di chi ci non ispera. Ap plaud la moltitudine all esempio ed al ragionamento, e prese lo spirito e la fiducia che l esortatore studiavasi di suscitar in essi : ond egli la commend e licen zi , ordinando che il d vegnente in sull alba levasse le tende.

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LXIV. Publio, avendo intomo a que giorni passato A. di gii il P o , risolvette d andar innanzi e traghettar il 536 Ticino ; quindi comand alla gente a ci opportuna (a 38) di fabbricarvi un ponte, e raccolti i suoi soldati arringolli. (a 39) Aggiravasi precipuamente la sna dicera sulla dignit della patria, e sulle gesta de maggiori. Circa il tempo presente, disse, dover essi, sebbene non erano per anche venati a cimento col nemico , sapendo che combatterebbono co Cartaginesi, aver per indubi tata la vittoria, e stimare cosa al tutto strana ed as surda , che i Cartaginesi osassero di mostrar la faccia a Rom ani , da quali erano stati tante volte sconfitti, cui pagati aveano tanti tributi , e pressoch servivano gi da tanto tempo. Che s e , continu egli, oltre a ci che dicemmo, avrem alquanto a prova conosciuto , che i nemici presenti non s arrischiano neppur di guardarci i n viso, qual giudicio farem noi del futuro, ove dritto estimiamo ? E difTatti, i loro cavalli, azzuffatisi colla cavalleria romana sulle sponde del Rodano, non (a 4o) essersi con onore spacciati, ma perduti molti de su o i, esser vergognosamente fuggiti sin a loro ripari, ed il lor capitano insieme con tutto 1 oste , risaputo 1 arrivo de nostri soldati , aver fatta una ritirata simile ad una fuga , ed a malgrado loro per timore presa la via delle Alpi. Esser ora venuto Annibaie, poich peri la mag gior parte dell' esercito , col resto impossente e di nes sun pso pel suo cattivo stato. Cosi aver egli perduti quasi tutti i cavalli, ed i rimanenti non esser buoni a nulla , per cagione della lunga e disastrosa strada che han fatta. P er le quali cose egli ingegnavasi di dimo-

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A. di a. strare, ehe sarebbe loro bastato di farsi veder anemici. 536 Soviattutto stimava, doverli incoraggiar la sua presenza; che non avrebb egli giammai lasciata l armata e gli affari di Spagna, per recarsi in fretta col , se cono sciuto non avesse per certe ragioni, esser questa spedi zione necessaria alla patria, e la vittoria in lei mani festa. Mostrandosi tu tti, e peli autorit del dicitore, e pella verit delle cose dette, ardenti alla pugna , egli, lodato il loro fervore, congedolli, esortandoli inoltre di tenersi pronti a suoi comandamenti. LXV. Il giorno appresso progrediron amendue (240 lungo il fium e, dalla parte eh verso le Alpi, avendo i Romani la corrente a sinistra, ed i Cartaginesi a de stra. Risaputo il di susseguente pe foraggiato , eh erane, l un all altro vicini, stabilirono col gli alloggia menti. Tutto giorno di poi amendue co cavalli, e Pu blio eziandio co lancieri a piede , andaron innanzi pel piano, bramoso ciascheduno d esplorar le forze dellal tro. Ma come appressaronsi e videro alzarsi la polvere, si misero tosto in ordine di battaglia. Scipione adun que mand avanti i lancieri, e la cavalleria de Galli eh era con essi, (* 42) gli altri distese in fronte e pro segui a lenti passi. Annibale schier i cavalli bardati e tutto ci che in quest arma era pi stabile (:43) n^Ua facciata e and incontro a nemici. I cavalli Numidi ap pront in ambe le ale all uopo di circondare. Essendo, cosi i duci, come i cavalieri d amendue le parti impa zienti d affrontarsi, tal fu il primo scontro, che i lan cieri , non avendo ancor gittato il primo dardo, piega rono subito e fuggirono pegl interstizi dietro gli squa-

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ctroni della loto cavalleria , spaventati dell impeto dei A.dR. cavalli nemici, e temendo d esser da loro calpestati. 536 Quelli che di facciata assaltaronsi lasciarono buona pezza la battaglia bilanciata: che pugnavan insieme fanti e cavalli, essendo molti discesi a terra nello stesso con flitto. Ma avendoli i Numidi circondati ed assaliti alle spalle, i lancieri a piede', che cansata aven dapprima la furia de cavalli, calpestati furon allora dalla moltitu dine e dall impeto de Numidi. Coloro che di fronte combattuto avean dapprima co Cartaginesi, perduti molti de suoi, ed uccisi pi ancora de Cartaginesi, soprag giunti alla coda daNumidi, andaron in volta, e la mag gior parte si disperse; gli altri (a 44) fecero cerchio in torno al capitano. LXVI. (245) Publio pertanto, levatosi di l , marci per il piano verso il ponte del Po ,. affrettandosi di prevenir, il nemico nel passarlo collesercito; perciocch veggendo i luoghi campestri, e gli avversarli superiori di cavalleria, ed essendo egli aggravato d una ferita , risolvette di metter in salvo le sue forze. Annibale per qualche tempo credeva, che i Romani combattuto avrebbono co fanti, ma come osserv eh eran usciti del compreso, tenne lor dietro (246) sin al prossimo fiume, ed al ponte che vi era sopra. Ma trovata la maggior parte delle tavole staccata, e circa seicento uomini che erano stati lasciati presso al fiume, per guardar il ponte, di questi s impossess: ed udito che gli altri erano gi molto innanzi andati, voltatosi cammin contro il fiume, spicciandosi di giugner a un sito, dove si potesse co modamente gittar un ponte sul Po. (247) Arrestossi

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A.di R. dopo due giorni al passo, e fatto no ponte di barche, 536 ordin ad Asdrubale (248) di traghettar la gente : egli stesso pass incontanente, e diede udienza agli arnbasciadori venuti da vicini luoghi. Imperciocch, come prima riport la vittoria, i Galli tutti di que dintorni, conforme aveansi dapprincipio proposto, a gara offerivan a'Cartaginesi amicizia, ro b a, e societ d armi. Li ri cevetti egli cortesemente, e fatte venir tutte le forze dalla sponda di l , progred lungo il fiume, in dire zione opposta alla prim a, cio a d ire , a seconda della corrente , affrettandosi di raggiunger gli avversarli. Pu blio , passato il P o , ed accampatosi presso la citt di Piacenza, eh era colonia d Romani, intento a curare la propria ferita, e quelle degli a ltri, stimava d aver collocato in salvo 1 esercito , e stavasi tranquillo. An nibaie pertanto , giunto due (249) giorni dopo il pas saggio del Po vicino anemici, il terzo schier 1 oste al cospetto di loro. Ma non gli uscendo nessun incontro, accampossi, (a5 o) mettendo lo spazio di circa cinquanta stadii fra 1 un campo e 1 altro. LXVII. I Galli che militavano co Romani, veggendo i Cartaginesi in miglior fortuna, indettarousi d aspettar il tempo opportuno all assalto , rimanendo ciascheduno nelle proprie tende. Poich ebbero cenato, e dentro allo steccato furonsi coricati, lasciarono passar la mag gior parte della n o tte, ed armatisi innanzi al mattino, assaliron i Romani vicino ad essi alloggiati, e molti ne uccisero, non pochi ne ferirono. Finalmente mozzarono le teste ammorti, e si ridussero presso i Cartaginesi, in numero di circa due mila fanti, e poco meno di

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dugento cavalli. Annibale lieto dimostratosi del lor ar A.dR. rivo , ammonilli tosto, e promettendo a ciascheduno i 536 doni convenienti, gli spedi nelle loro citt, affinch narrassero 1 operato a concittadini, e gli eccitassero a seco lui collegarsi : che sapeva e g li, dover essi di ne cessit abbracciar la sua cau sa, conoscendo da loro compatrioti! il tradimento usato a Romani. In un con questi vennero i B oii, e gli consegnaron i triumviri mandati daRomani per la distribuzione della campagna, che presi aveano proditoriamente nel principio della guerra, (a 5 i) conforme dissi di sopra. Annibaie, accolta con favore la loro buona intenzione, ferm co presenti amicizia ed alleanza, e restitu loro i triumviri con o r dine di custodirli , affinch per essi riavessero i loro statichi, secondoch avean dapprima divisato. Scipione , gemendo dell accadala tradigione, e giudicando che , alienati com erano da lungo tempo gli animi de Galli da Rom ani, dopo questo avvenimento tutti i Galli all intorno inclinerebbono aCartaginesi, risolvette desser in avvenire pi cauto. Quindi la notte vegnente avanti l ' alba lev il campo ed incamminossi (a5 a) verso il fiume T re b ia , e le colline a questo contigue, affidato < nella fortezza de siti-, e negli alleati che vi abitavano. LXVIII. Annibaie, risaputa la costoro levata , sped subito la cavalleria Numidica, e poco stante 1 altra, cui egli stesso tenne dietro incontanente col grosso dell esercito. I N um idi, abbattutisi (a 53) agli alloggiamenti vuoti, gli arsero, locch fu molto utile a Romani; per ciocch se quelli in seguitando colte avessero le salmerie, molli di questi sarebbono stati uccisi nel piano dalla

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A.diR. cavallera. Ora avendo il maggior numero gi pria p an 536 sala la Trebia , quelli che restaron alla coda furono da Cartaginesi parte trucidati , parte presi vivi. Publio adunque, tragittato Fanzidetto fiume, accampossi intorno a primi colli, e circondati gli alloggiamenti di fossa e di steccato, aspettava Tiberio colle sue forze, e curava la sua ferita diligentemente, affaticandosi, se ptea, di prender parte nella prossima battaglia. Annibale pose il campo (a 54) in distanza di quaranta stadii da nemici. I Galli abitanti della pianura, inanimiti da buoni, suc cessi de Cartaginesi, fornirono lautamente l esercito di tutto 1 occorrevole , presti a partecipar con Annibaie ogni opera e pericolo. Pervenuta a Roma la nuova dellinfelice pugna equestre, grande ne fu la maraviglia; che il caso contrari era all aspettazione. Ma non man carono pretesti per negar che fosse una rotta; sendoch alcuni ne accagionarono la precipitazione del capitano , altri la mala volont de G alli, comprovata dall ultima defezione. E siccome eran intatti i fanti delle legioni, cos supponevan intatta la speranza circa la somma delle cose. Laonde come giunse Tiberio e pass fuori (a 55) di Roma colte legioni chegli avea, stimarono che alla sua comparsa una battaglia deciderebbe ogni cosa. Raccolti essendo i soldati a Rimini secondo il giura mento lor dato , il capitano si mise con essi in v ia , impaziente d unirsi con quelli di Scipione, e congiun tosi, e posto il campo (a 56) accanto ad essi,'diede ri poso alla sua gente , che da Lilibeo sin a Rimini avea per quaranta giorni continui viaggiato a piede, e fece tutti i preparativi per la battaglia. F rattanto assiduamente

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conferiva con Publio, informandosi del passato, e con- A. di sigiandosi circa le cose presenti. 536 LXIX. Intorno a quel tempo ebbe Annibaie per se grete pratiche la citt di Glastidio, che gli fu conse gnata da (u 57) un Brindisino , cui i Romani 1 avean affidata. Padrone del presidio e del frumento che vi era riposto , di questo si valse _pe presenti bisogni, ed i prigioni salvi seco condusse, volendo con ci dar Un saggio del suo animo , e torre a quelli eh egli prende rebbe in appresso il timore di non aver da lui scampo. Il traditore (258) regal magnificamente, studiandosi di trar al partito deCartaginesi coloro che avean impieghi. Veggendo poscia, come alcuni de Galli che abitavano fra il Po e la Trebia stringean bens con lui amicizia, m a avean intelligenza coRomani ancora, (259} credendo di procacciarsi per tal guisa sicurezza da amendue; spedi due mila fanti, e da mille cavalli Galli e Numidi, con ordine di correr il loro paese. Avendo costoro eseguito il comandamento e fatta mnlta preda, i Galli presen tanosi tosto allo steccato de Rom ani, supplicandoli di ajuii. Tiberio, che gi da molto tempo cercava occa sione di combattere, spedi la maggior parte de cavalli, e circa mille lancieri a piede, i quali, passata la Trebia, azzuffaronsi in fretta co nemici, e contrastata loro fie ramente la preda, misero in fuga i Galli co Num idi, e li cacciaron dentro al proprio steccato. Accortisi del fatto i Cartaginesi eh erano nelle prime stazioni, da queste si mossero in soccorso degl incalzati ; d onde avvenne che i Romani fecero la ritirata nel proprio campo. Come ci vide Tiberio mand loro addosso tutti P o l i b i o , tomo 11. 6

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A.diR. i cavalli ed i lancieri; locch fece di bel ntaovo piegar 536 i Galli, e cercar sicurezza ne loro alloggiamenti. Il (260) Capitano de Cartaginesi, non essendo preparato ad un fatto decisivo, e stimando non dover senza di segno, n per qualsivoglia occasione, andar ad un ci mento universale, si diport, a dir vero, da buon duce; perciocch rattenne i suoi, come avvicinaronsi allo stec cato , e li costrnse a fermarsi ed a volger la . faccia, ma non permise loro d inseguir i nemici e di combat tere , richiamandoli per mezzo de serventi e de trom betti. I Rom ani, soffermatisi, se ne andarono , avendo poca gente perduta, ma ucciso maggior numer dei Cartaginesi. LXX. Tiberio fiera, ed oltremodo lieto della vitto ria , ^ardeva di venire quanto prima ad una battaglia finale. O ra , sebben egli avea divisato di diriger lutto a suo talento, perciocch Publio era infermo; ci non di m eno, volendo ottener ancora il consenso del collega , gliene fece discorso, Publio era circa gli affari presenti di parere contrario; sendoch stimava che i suoi soldati, esercitandosi nell inverno diverrebbono migliori, ed i Galli pella loro instabilit non rimarrebbono in fede , veggendo i Cartaginesi in ozio, e costretti a non muo versi, ma mediterebbono contra di loro qualche novit. Oltre a c i , guarito della sua ferita , sperava egli di prestare utili servigi alla causa pubblica. Con siffatti ragionamenti tentava egli d indurre Tiberio a non muover nulla ; ma questi, comech conoscesse esser veri cotali detti e prudenti, (a6i) spinto da ambizione e da soverchia fiducia, ciecamente affrettossi di venir

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a una fazione decisiva, innanzi che Publio intervenir A.dlR. potesse alla battaglia , o i Consoli che dopo di lui sa- 536 rebbono creati assumessero il supremo potere: che .nera gi il tempo. Quindi: manifesto, che, scegliendo egli, non lopportunit delle cose, ma la propria, fallir dovea il suo intento. Annibaie, che avea la stessa opinione di Publio intorno a presenti affari, bramava al contrario daffrontarsi cnemici: primieramente volendo trar pr* fitto dallj impeto de Galli ancor recente : poscia deside rando di combattere colle legioni Romane non esercitate e di fresco accozzate ; in terzo luogo essendo Publio impossibilitato ancora di dar battaglia. Ma il maggior motivo si f u , che non volea star colle mani a cintola, 'e perder il tempo. Imperciocch, chi viene in un paese straniero, e gesta inaspettate imprende, un mezzo solo ha di salvarsi; (262) rinfrescar continuamente con nuovi fatti le speranze degli alleati. Annibaie adunque cono scendo la furia che iucalzava Tiberio , in queste cose ado pera vasi; LXXI. Avendo egli gi da lungo tempo osservato , che il luogo fra i due accampamenti era piano ed ignudo, ma atto alle insidie, per cagione d un rio fiancheggiato da alto ciglione, su cui cresceano densi spini e cespugli, studiava qualche stratagemma contro gli avversarti. E poteva egli fcilmente col appiattarsi ; perciocch i Romani aveano bens in sospetto (263) i luoghi selvosi, attesoch i Galli raetteano sempre in essi gli agguati, ma de piani ed ignudi si fidavano , non sapendo che per nasconder gl insidiatori e coprirli da ogni offesa pi opportuni sono de boscali, potendo gli

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A. cti fi. insidiatori in quelli veder tutto da lungi , ed essendovi 536 il pi delle volte qua e l eminenze opportune a celar la persona. Che qualsivoglia rigagnolo che abbia un breVe ' ciglione , e talvolta ancor canne, felci, o qualche prunaja , nasconder ponno cavalieri, non che fanti, ove abbiano alcun poco d avvertenza di posare sul suolo le armi che da lontano veggonsi, e di porre gli elmi sotto gli scudi. Del resto il capitano Cartaginese , essendosi abboccato col fratello Magone e cogli altri convocati circa l imminente pngna , ed avendo tutti approvato il suo disegno, poich 1 esercito ebbe cenato, chiam a s il fratello Magone, giovine pieno d ardore e sin da fanciullo ammaestrato nellarte della guerra, e gli diede cento cvalli, ed egual numero di fanti. E mentr era ancor giorno scelse da tutto lesercito i pi robusti, ed ordin loro di venire dopo cena nella sua tenda. Esor tati che l ebbe, ed inspirato loro l opportuno fervore, comand ancora a ciascheduno di scerner fra le proprie file (264) i pi valorosi, e di recarsi con essi tosto in ' un certo luogo del campo. Poich eseguirono quanto fu lor imposto, mandolli Annibaie (eran essi mille ca valli ed altrettanti fanti ) di nottetempo all agguato , dando loro guide, e stabil col fratello il tempo del l assalto. Egli poi sul far del giorno , ragunaii i Nu midi, gnte ne patimenti indurata, aringolli, e promesso avendo di regalar i pi valorosi, ingiunse loro (a65) di avvicinarsi allo steccato degli avversarii, di passare spac ciataniente il fiume, e di stuzzicarli saettandoli dappresso, con animo di sorprender nemici avanti che avessero pranzato e preparati si fossero a pugnare. Convoc pure

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gli altri duci, ed esorlolli al cimento, ed ordin a tutti A. d di pranzare ed allestir le armi ed i cavalli. 536 LXXII. Tiberio, come vide appressarsi i cavalli Nu midi , spedi incontanente la sua cavallera, ordinandole di star addosso a nemici e con loro affrontarsi. Poscia mand da sei mila lancieri a piede , e mosse eziandio le altre forze fuori dello steccato credendo di vincere , solo che facesse mostra dell esercito : tanto era fiero della moltitudine de suoi, e del buon successo ottenuto il giorno ntepedente nella pugna equestre. Volgeva la stagione del solstizio invernale , il giorno era nevoso e freddo assai, e gli uomini ed i cavalli pressoch tutti uscirbno digiuni. Laonde dapprincipio non mancava ai soldati ardore e buona volont , ma come erano per passare la Trebia, cherasi gonfiata pella pioggia caduta la notte innanzi ne luoghi sopra il campo, i fanti im mersi sin al petto a stento passarono. D onde avvenne che molto patirono dal freddo e dall inedia, essendo il d gi avanzato. Ma i Cartaginesi che mangiato avean e bevuto nelle loro tende, ed acconciati i cavalli, ungevansi ed arraavansi tutti iutorno al fuoco. Annibaie , aspettando il momento propizio, come vide i Romani passar il fiume, avendo spinti (a66) innanzi per sussidii da otto mila uomini fra astati e Baleari, condusse fuori l esercito, e progredito otto stadii innanzi al campo , schier i fanti, che sommavano circa venti mila, in una sola linea : Spagnuoli, Galli , Africani. I cavalli, che cogli ajuti de' Galli erano meglio di dieci mila, distribu in amendue le a l e e gli elefanti divise e pose avanti ciascheduu fianco. In quello Tiberio richiam i cavalli,

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A. di R. osservando che (367) imbarazzati erano co' nemici ; per536 ciocch (268) i Numidi ritiravansi di leggeri e alla spic ciolata, ma data volta ritornavan alle prse con audacia e franchezza , conforme lor costume di pugnare. I fanti attel secondo 1 uso della sua patria : de quali (269) sedici1mila erano Romani , e venti mila alleati : che un esercito compiuto pelle battaglie campali presso i Romani del mentovato numero composto, quando ur genti casi costringono ambi i Consoli ad unirsi. Poscia colloc i cavalli, eh erano quattro mila , in amendue le ale , e gravemente and incontro agli avversarli, in ordine e con passo lento marciando all attacco. LXXIII. Essendo gi vicini, azzuffaronsi le milizie leggere che precedevano 1 esercito. La qual cosa pose per molti versi i Romani al. di sotto; mentrech i Car taginesi in tutto erano superiori. Imperciocch i lancieri a piede de Romani sin dal mattino sostenevano grande fatica, e giitati avean nel conflitto coNumidi quasi lutti i dardi, e quelli che lor rimaneano per la (370) con tinua umidit eran resi inutili. Lo stesso accadeva dei cavalli e di tutto 1 esercito. Ma presso i Cartaginesi il contrario di ci avveniva : che andati al cimento vigo rosi e freschi, erano sempre ad ogni bisogno ben di sposti e pronti. Quindi non si tosto (271) i feritori ri cevuti furono pegl intervalli dietro le file de suoi, e venne in mischia l armadura grave, che la cavalleria de Cartaginesi fece in amendue le ale piegar gli av versari!, come quella chera molto superiore di numero, oltrech , cos gli uom ini, come cavalli, conforme dicemmo, eraosi avanti d uscire ben governati. Indie-

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treggiati adunque i cavalieri Rom ani, e rimase ignude A.diR. le ale della falange, (272) gli estati de Cartaginesi, e 536 la massa de7Numidi, passati i suoi che schierati erano innanzi di lo ro , e gittatisi sulle ale de Romani, fecero loro molto male, e non lasciaronli combattere di fronte. Ma la grave armadura, che occupava presso amendue le prime e le mezzane file, pugn buona pezza a (273) piede fermo e con egual ostinazione. LXXIV. Allora i Numidi , surti dall agguato, assal tarono d improvviso alle spalle quelli che nel centro combattevano : d onde grande confusione ed imbarazzo nacque nell esercito Romano. Finalmente amendue le ale di Tiberio, spinte di fronte dalle belve, e (17^) all intorno ed a lati dall armadura leggera , andaron in volta, e cacciati furono ed inseguiti sino al fiume sog giacente. In quel mentre le file posteriori de Romani schierati nel centro, erano tagliate e mal conce da quelli che fuori dalle insidie andaron loro addosso ; ma le prime file, da necessit stimolate, superarono i Galli e parte degli Africani, ed uccisine molti, ruppero la bat taglia de Cartaginesi. Veggendo pertanto ceder le pro prie ale, disperarono di soccorrerle, (2?5) o di ritornare nel campo, e temendo la moltitudine de cavalli , ed impediti dal fiume e dalla rovinosa pioggia che su loro si riversava , in buon ordine e salvi si ridussero a Piacenza, in numero non minore di dieci mila. Gli altri quasi tutti perirono presso al fiume , ammazzati dagli elefanti e da cavalli, ed i fanti che scamparono insieme colla maggior parte de cavalli, ritiratisi sulle pedate deprimi, in un con essi pervennero a Piacenza.

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A. di R. L'esercito deCartaginesi insegu i nemici sino al fiume, 536 ma non potendo andar pi in l per cagione della tem pesta , ritorn agli alloggiamenti. Tutti esultavano pella vittoria riportata: che per'avventura pochi Spagnuoli ed Africani morirono, ma pi Galli. Tuttavia tanto furono maltrattati dalla pioggia dirotta , e dalla neve che sbpravvenne, che perirono tutti gli elefanti, tranne uno, e molti uomini e cavalli furon uccisi dal freddo. LXXY. ( 276 ) T iberio, conosceva bens la sciagura , ma volendo, per quanto era in lu i, che a Roma ri manesse celata mand annunziando, che, venuto a bat taglia , il rigore del verno gli avea rapita la vittoria. I Romani nell istante se la bevvero, ma non molto dopo, sentito che i Cartaginesi occupavan eziandio gli allog giamenti de suoi, ( 277 ) e i Galli tutti eransi volti alla loro amicizia , laddove la propria gente, lasciato il cam po , erasi ritirata v e tutta raccolta nelle citt, e per il Po traeva le vettovaglie dal mare : conobbe assai bene l esito della pugna. Q uindi, giugnendo loro la cosa inaspettata, fervidamente occupavansi in far apparecchi, ed in presidiar i luoghi Asposti, e mandando legioni in Sardegna e in Sicilia, ed innoltre guernigioni a Taran to e negli altri siti opportuni. Allestirou ancora sessanta vascelli da cinque ordini. Gneo Servilio , e Cajo Fla minio , creati allora Consoli, fecero ragunata di Socii, ed arrotarono cittadini. Condussero viveri, parte a Ri mini , parte in Etruria, dovendo per que luoghi uscir coll' esercito. Mandaron ancora per ajuti a Gerone , il quale spedi loro cinque cento Cretesi e mille fanti di grave armadura. In somma lutti i sussidii e da ogni parte

diligentemente s procacciavano ; perciocch ( 278 ) i Ro- A.d mani non sono mai tanto formidabili, cosi in pubblico, 536 come in privato , che allor quando sovrasta loro qual che. serio pericolo. LXXVI. Frattanto Gneo Cornelio, che dal fratello Publio era slato lasciato comandante, delle forze navali, (379) conforme dissi di sopra, salpato dalle bocche del Rodano con tutta Tarmata, approd in Ispagna non lun gi dal cos detto Emporio. Col incominci a sbarcare 1 esercito, e gli abitanti della .costa sin all Ebro che non si somraisero espugn, e quelli che 1 accolsero tratt con amorevolezza, facendo a loro pr ogni pos sibile provvedimento. Assicurata tutta la marina eh erasi con lui accostata , prosegu con tutto 1 esercito verso i luoghi mediterranei : che avea egli gi raccolti molti ajuti dagli Spagnuoli. Andando innanzi parecchie citt si fece amiche, altre conquist. I Cartaginesi, rimasi in que siti sotto gli ordini d Annone, essendosi di rincontro a lui accampati, presso alla citt di (a80) Cissa, Gneo gli sconfisse in un affronto generale , e di molta roba s impossess ; ehe tutte le salmere di coloro eh eran andati in Italia furon presso d essi lasciate. Tutte le / nazioni di (a8i) qua dell Ebro si fece alleale ed ami che , e prese vivi Annone capitano de Cartaginesi, e degli Spagnuoli Indibile sovrano de paesi mediterra nei , che -fu sempre a Cartaginesi mlto affeziona to. Asdrubale, risaputo tosto 1 accaduto, tragitt il fiume Ebro, e venne in ajuto, e come ud, chela gente dell armata Romana col lasciata, aggiravasi neghittosa e piena di fidanza pella vittoria delle forze di terra, prese

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.iiR . dal suo esercito circa otto mila fanti e mille cavalli, e sor536 presa avendola sparsa pella campagna, molti ne accise, e gli altri costrinse a fuggir nelle navi. Ritiratosi poscia e ripassato 1 E bro, si mise a provveder e a presidiare i luoghi (a8 1) di qua del fiume , svernando in Carta gine nuova. Gneo, raggiunta l armata, e (282) puniti gli autori della rotta secondo il costarne Romano , uni insieme le forze di terra e di mare , e and alle stanze in Tarragona ; e avendo distribuita egualmente la preda fra i soldati, inspir loro grande benevolenza e pronta volont alle future imprese. 53j LXXVII. In tale stato erano le cose di Spagna. Come a appress la primavera, Cajo Flaminio marci col suo esercito per l Etruria ed alloggiossi (a 83) davanti Arezzo. . Dall altro canto Gneo Servilio venne a Rim ini, per aspettar da quella parte l irruzione degli avversarti. Annibaie svernava nelle terre de G alli, ed i Roma ni fatti prigioni in battaglia guardava, somministrando loro parcamente il bisognevole ; ma i loro alleati tratt dapprima con tutta umanit, poscia li ragun ed esort, dicendo che venuto era , non per far loro la guerra, ma sibbene a Romani in vantaggio di loro. Quindi dover essi, se dirittamente sentivano, abbracciar la sua amicizia : che era egli col giunto , primieramente per riacquistare l libert aglitaliani; poi per ricuperare le citt ed il terreno eh eran loro stati tolti da Romani. Ci detto mandolli tutti a casa senza riscatto , volendo per tal guisa trar a s gli abitanti d Italia , ed insieme alienar i loro animi da Romani , ed irritar quelli che per il costoro Impero sembravan aver ricevuto qualche danno nelle citt o (284) nelle campagne.

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LXXVm . Us egli eziandio, mentre ch era alle A.diR. stanze, certo veramente Punico stratagemma. Temendo 5 l incostanza de* Galli e le insidie alla propria vita, per ciocch recente era l loro amicizia, fece far .delle par rucche adattate alle (285) forme che addiconsi alle no tabili differenze recate dall et , e queste adoperava , cambiandole continuamente; onde rendevasi sconosciuto, non solo a quelli che d improvviso il vedevano, ma a quelli ancora eh erano suoi famigliar!. Osservando p o i, come a Galli dispiaceva che la guerra, s allungasse nel loro paese, e come impazienti aspettavano d invader il territorio nemico , sotto specie di sfogar 1 odio. contra i Romani, ma in realt per (286) satollarsi di preda : risolvette di levare quanto prima il campo, e di se condar la foga de suoi soldati. Quindi non s) tosto rnutossi la stagione, che, interrogati quelli che sembravan avere la maggior pratica del paese, trov le solite strade che menano nella terra nemica troppo lunghe , laddove quella che pe paduli porta in Etruria bens difficile , ma pi corta, e tale che Flaminio ne rimar rebbe attonito. Essendo adunque in certo moda per satura (287) famigliare a cotali partiti, divis d incam minarsi per questa via. Divulgatasi la voce nell esercito, che il Capitano lo condurrebbe per luoghi paludosi, tutti faron in apprensione di cotesto viaggio, temendo le (288) voragini e gli stagni di que luoghi. LXXIX. Annibaie pertanto , conosciuto avendo per diligenti ricerche, che i luoghi per cui doveano passare eran guazzabili e solidi, si tolse di l , e colloc nella vanguardia gli Africani e Spagnuoli, e tutta la parte

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diR. pi buona dell esercito, mescolandovi le sai meri e , af537 finch non . difettassero al presente delle cose necessarie; che peli avvenire non si curava egli punto di tutti gli attrezzi militari: riflettendo, che, quando toccherebbe il terreno nemico , sconfitto di nulla avrebbe mestieri , e padrone della campagna non gli mancherebbe il bi sognevole. Dietro agli anzidetti pose i Galli , e nel retroguardo la cavalleria. Al fratello Magone commise di badar alla coda, cosi per cagione di tu tti, come pre cipuamente pella morbidezza e infingardia de Galli, af finch , ove stanchi dalla fatica retrocedessero, li rattenesse co cavalli, e ; mettesse . loro le mani addosso. Ora gli Spagnuoli ed Africani, camminando-pelle paludi non ancor battute, (289).poco maltrattati duravano, come quelli che indurati erano a mali, ed avvezzi a sinatti patimenti. Ma i Galli a stento andavau innanzi, essendo il fango gi scassato , ed a notabile profondit calpestato; e siccome non aveano giammai provati cotali disagi, cosi con affanno ed impazienza tolleravano lo strazi,o ; sebbene la cavalleria , stretta alle loro pedate , impediva loro di volgersi addietro. T u tti, a dir vero, assai sofferivauo, singolarmente per cagione della veglia, avendo essi quattro giorni e tre notti di seguito cam minato nell acqua ; ma -sovra gli altri erano i Galli, grandenjente travagliati e guasti. La maggior parte dei giumenti, cadendo nel fango, periva, recando nel cader agli uomini un sol vantaggio, perciocch mettendosi a seder sopr essi, e sulle salmere ammonticchiate, sovrastavan allumido, e per tal modo poche ore della notte si riposavano. Non pochi cavalli ancora per (290) ca-

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gione del continuo camminar ne fanghi perdettero le A.diR . tigne. Annibal appena salvossi sopra l unico elefante 53^ rimaso, dopo aver molto sofferto, da forte dolore tor mentato per la grave infiammazione d occhi che lo assali e finalmente della vista d uno il priv, nOn gli permettendo l urgente circostanza d indugiare o di ' curarsi. LXXX. Passati inaspettatamente L luoghi paludosi, e trovato in Etruria' Flaminio accampato davanti ad A rezzo, pos egli pure il campo oltre le paludi , con animo di ristorar la sua gente , e d informarsi minuta mente degli avversar e deluoghi viciui. Come ud che il paese che gli stava dinanzi abbondava di roba, e che (291) Flaminio era bensi prode aringatore ed agitator di popolo, ma non atto al maneggio di serii affari e della guerra, ed oltre a ci molto confidava nelle sue forze; giudic, che ove cangiasse il sito de suoi alloggiamenti, e pi innanzi li piantasse, Flaminio, parte temendo i rimbrotti della moltitudine, non potrebbe trascurar che si guastasse la campagna, parte da dolore spinto , ver rebbe tosto, e lo seguirebbe ovunque, ingegnandosi di ottenere solo la vittoria, e di non aspettare larrivo del collega. D ond egli supponeva che molte occasioni di assaltarlo gli nascerebbono. Cos ragionava mlto pru dentemente , e da uomo negli affari consumato. N al trimenti pu dirsi ; ignorante (292) e stolido dovendosi riputare colui che crede, avervi nella scienza militare parte pi essenziale di quella che insegna la mente e l indole del Capitano avversario. Imperciocch, siccome ne1combattimenti da persona a persona, o da drappello

A. di R. a drappello , chi vn vincere debbe considerar , come 537 possibil sia di conseguire lo scopo , e qual parte degli avversarti comparisca ignuda o disarmata, cosi neces sario ancor a chi governa la somma delle cose , esplo rar, non dove il corpo del duce nemico mostri qualche ' nudit, ma dove l animo di lui offra alcun sito, a cui giugaer si possa agevolmente; dappoich molti per leg gerezza e pigrizia somma, non solo le pubbliche facende, ma le proprie sostanze ancora lasciano andar a male; molti dall amor del vino trasportati, dormir non ponno senz aver alienata la- mente per ubbriachezza ; altri, mentrech (293) traggon dietro a venerei piaceri, e in essi infuriano, non che le citt e le sostanze mandano in rovina , la Vita stessa tolgonsi con vergo gna. La vilt poi e l inerzia recano privatamente vitu perio a chi le ha , ma ove allignino in un Capitano cagione sono di pubbliche e grandissime sciagure; conciossiach rendan inoperoso 1 esercito , e sovente ap portino i maggiori pericoli a chi in cotal duce s affida. L avventataggine, e la spavalderia, e la stolida audacia, non meno che la vanagloria e il (294) fasto , vantag giose sono a nemici, ma agli amici pericolosissime ; per ciocch chi ha cotesti difetti facilmente tratto in in sidie ed in ogni maniera d inganni. Quindi se alcuno conoscer potr gli errori altrui, ed attaccare gli avver sar iu quella parte dov maggiormente accessibile il lor Capitano, in brevissimo tempo di tutto s imposses ser. Che , siccome una nave cui tolgasi il timoniere, cade con tutta la ciurma in mano de'nemici, nello stesso modo il Capitano d un esercito , che superalo sia in

95 guerra eoa (395) macchinazioni e rig iri, sovente con A. di fi. tutti i snoi riducesi io potere di chi con essolui com- 53^ batte. Locch preveggendo Annibaia intorno a Flaminio, e cosi giudicando, non venne meno nella sua impresa. LXXXI. Imperciocch, come prima mosse dadintorni di Fiesole, ed avanzato alcun poco il campo Romano, invase le terre contigue , Flaminio riss la cresta e riempiessi di sdegno, credendosi disprezzare dagli av versarli. Essendo poscia guastata la campagna -, ed in dicando per ogni dove il fumo la distruzione di quella, altamente lagnossi del fiero caso. Il perch, opinando alcuni non dover egli temerariamente seguir i nem ici, n con loro affrontarsi, ma andar cauto (396) e badar alla moltitutidine de cavalli, e sovrattutto congiungersi coll altro Console, e cimentarsi a battaglia con tutte le legioni unite ; non che poiiesse mente a questi d e tti, non sofferiva che di ci gli facessero m otto, e gli (297) esortava a riflettere, che cosa direbbono in pa tria , ove, mentrech guasta vasi la campagna sia quasi presso a Roma , essi dietro a* nemici rimanessero ac campati in Etruria. Finalmente (398) fra questi detti levossi di l , e prosegu coll esercito , non tenendo conto di tem po, n di luogo, ma affrettandosi solo di venir alle mani co nemici, come se andasse a vittoria aperta. E tanta speranza aveva egli inspirata alle turbe, che pi di quelli che portavan armi eran coloro che di fuori li seguitavano in grazia della preda, recando ca tene e pastoie, ed altri simili attrezzi. Annibaie frattanto camminava innanzi peli Etruria alla volta di Roma , avendo a sinistra la citt di (299) Cortona, e le sue

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Ji.diN. montagne, e a destra il lago (3oo) Trasimeno, ? mar53jr cratido ardeva e guastava la campagna , con animo di provocare l ira degli avversarli. Poich vide che Fla minio eragli gi vicino, esplor i luoghi opportuni al suo intento, e si accinse alla battaglia. LXXXH. nel passaggio una valle piana, che da amedue i fianchi ha per lo lungo molte cd alte emi nenze , a traverso in fronte un colle che le-sovrasta forte per natura e di difficil accesso , e da tergo un lago, che appi della montagna lascia uno stretto calle, per cui si entra nel vallone. Il quale come (3oi) pass Annibaie camminando lnngo il lago , occup il colle che gli stava ili rimpetto, e vi accamp gli Africani e gli Spagnuoli. I Baleari e gli astati tolse dalla vanguar dia , e fattili girare li nascose dietro le eminenze situate a destra della valle, distendendoli in molto spazio. La cavalleria ed i Galli condusse similmente intorno alle eminenze che sono a sinistra , ed in continuata serie dispose, per modo che gli ultimi erano su quella strada, che fra il kgo e le falde del monte mena al luogo suinmentovato. Aunibale, avendo tutto ci preparato di notte, ed (3oa) occupato il vallone con agguati , si stette cheto. Flaminio lo seguitava dappresso, affati candosi di raggiunger i nemici, ed accampato essendosi il giorno antecedente in sul tardi presso al lago , il d vegnente di buon mattino condusse la vanguardia lungo il lago nella sottoposta valle, con intenzione di attaccar i nemici. LXXXUI. Era il giorno per avventura molto neb bioso , allorquando Annibaie , come la maggior parte

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delle schiere Romane calata fu nella valle , * la van- A. di ft. guardia degli avversari! gli era gi vicina, diede il se- 5 'ij gnale , ed avvertiti quelli eh erano negli aggoati, assalt i nemici d a . ogni lato. A Flaminio e alla tua gente; inaspettata giunse questa comparsa, e siccome innoltre il (3o 3; turbamento dell aria reudea difficile la vista, ed i nemici sboccavano e lanciavausi da molti luoghi elevati, non che porger soccorso potessero i Centurioni ed i Tribuni Rom ani, ove facea mestieri, non comprendevano neppure ci che accadeva: che ad un tempo di fronte, alla coda , ed a fianchi eran as saliti. D onde avveune che la maggior parte d! loro tagliata fa (3o 4) nell attitudine in cui marciava , senza potersi difendere, e quasi tradita dalla balordaggine del proprio Capitano; perciocch mentre deliberavano, che . cosa era da farsi, perivano improvvisamente^ In quella Flaminio stesso , ridotto agli estremi, e disperato dllesito fu (3o5) da alcun! Galli assaltato ed ucciso. Cad dero dentro alla valle da quindici mila Rom ani, non potendo ceder alle circostanze, n far alcuna cosa, e (3o6) rigorosamente osservando il costume di non fug gir , n abbandonar le file. Coloro $ 0 7 ) che in cammi nando serrati furono nelle strette fra il lago e le falde del m onte, perirono vergognosamente , ma pi ancora miseramente ; perciocch, cacciati n^l lago , alcuni fu ribondi tentavano di nuotar colle arm i, ed affogavano, altri ( ed eran questi il maggior numero) progredivano, fin eh era possibile, nel lago, e restavano col capo fuori dellaequa; ma sopraggiunti i cavalli, e imminente ver gendo la morte, alzavano lev m ani, e gridando a gola
roLiBio 5 tomo il. 7

.dR. pregavano li. facessero prigioni: finalmente furono parte 537 da nemici uccisi, parte reciprocamente incurvandosi mo rirono pelle proprie mani. Sei mila forse di quelli che entrati erano nella valle, vinsero i nemici che aveano di fronte, ma .soccorrere non poterono > suoi, n riuscir alle spalle degli avversari! , sendoch non vedeano ci che accadeva, quantunque grande servigio avrebbono potuto prestare pella decisione della battaglia. Ma spin gendosi costoro sempre pi innanzi, progredirono nella supposizione d avvenirsi in .qualche .combattente , sino a che sena accorgersi uscirono in luoghi elevati. Giunti sulla cima de colli, e dissipatasi la nebbia , conobbero la sciagura, e non potendo far nulla, perciocch i ne mici ovunque vittoriosi tutto'gi occupavano, si strinsero e ritirarousi in un villaggio Etrusco. Dopo la pugna , essendo dal Capitano mandato Maarbale cogli Spagnuoli ed astati, ed accampatosi costui intorno al villaggio , (308) circondati da varii mali deposero le . armi , e si arrendettero essendosi data loro la fede che avrebbpno salva la vita. Tal fine ebbe la battaglia accaduta in Etruria fra i Romani ed i Cartaginesi. LXXXLV. Annibaie, come furn a lui recati quelli eh eransi renduti sulla fede di salvezza , insieme cogli altri prigioni, raccolse tutti che sommavano ltre quin dici mila. Primieramente signific lo ro , che Maarbale non era padrone , senza il suo assenso, di dare sicurt a quelli eh egli avea pigliati, impegnando la sua fede ; poscia prese ad accusar i .Romani. Finalmente quanti prigioni Romani v avea diede in custodia a varii corpi dellesercito, e gli alleati franc senza riscatto, ribadendo

' 99 il diseorso di prima , ch egli era venuto a far guerra, A.diR. non aglitaliani, ma a Romani per la libert dell Italia. 53^ Indi ristor il suo esercito, ed i cadaveri depi illustri fra i suoi , che a trenta circa ascendevano , seppell : essendo in tutto (309) caduti da mille cinquecento , la maggior parte Galli. Ci fatto si consigli col fratello e cogli am ici, per doVe e come egli dovea pigliar le mosse, pieno gi di fiducia che tutto avrebbe superato. Giunta a Roma la nuova del trista avvenimento , non potevano i capi della repubblica occultare o menomar il caso : che troppo grande era la sventura. Ma convo cato il popolo a parlamento, costretti furon a palesar l accaduto. Q uiudi, come (3 io) il Pretore disse alla moltitudine daRostri: Siamo stati vinti in una grande battaglia, tanta (3 11 ) fu la costernazione, che a quegli stessi i quali trovaronsi presenti ad amendue, alla bat taglia , ed all annunzio, sembr allora il caso molto maggiore , che non fu nella pugna stessa. E ben a dritto ; perciocch non conoscendo da lungo tempo u la parola n il fatto di una rotta confessata , non sop portarono la peripezia con moderazione, n con dignit. Tuttavia il Senato non si sm arr, e consultava sull av venire , e su ci che ciascheduno avea a fare. LXXXV. Mentre davasi la battaglia, il console Gneo Servilio, che stanziava ne dintorni di Rimini ( luogo situato sul fianco dell Adriatico, ove le terre Galliche confinano col resto dell' Italia , non lungi dallo sbocco del Po nel mare ) , udito che Annibaie era entrato in E tru ria, ed avea posto il campo di rincontro a Fla minio , divis d unirsi a lui con tutte le legioni ; ma

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A. din. ci essendo impossibile pella . gravezza dell esercito , 53y mand innanzi Caio (3 12) Centeuio in fretta con quat tro mila cavalli, affinch egli, ove le circostanze il ri chiedessero, giugner potesse avanti larrivo di Flaminio. Anuibale, essendogli stata dopo la battaglia annunziata la venula idei soccorso nemico , spedi Maarbale cogli astati e (3 13) cpn parte de cavalli, i quali , andati ad dosso alla gente di Caio , nel primo conflitto ne ucci sero quasi la met : .gli altri cacciarono sopra un colle ed il giorno appresso tutti gli pigliarono. Volgeva a Roma il terzo giorno, dacch vi era stata reoata la no vella della battaglia, quando il duolo era nel suo mag gior colmo, ed ecco sopraggiunger la notizia di questa rotta ancora , che non solo il popolo, ma eziandio il Senato costern. Il perch , lasciata stare 1 annua am ministrazione degli, affari , e 1 elezione de primi mae strali , presero a deliberar con maggior cura intorno alle cose presenti, stimando che le circostanze in cui trovavansi richiedeva un dittatore. Annibaie, nella fi ducia d aver gi compiuta ogni cosa, (3 i'4) non cre dette per ora d avvicinarsi a Roma, ma corse il paese ed impunemente guastollo, marciando verso il mare Adriatico, ove arriv il decimo giorno, valicato chebbe il territorio degli. Umbri e dePiceni. Tanta, preda fece, che 1 esercito non pot trasportarla , e molti uomini uccise in quella scorreria: che, siccome nelle citt prese, cos fu allora dato l ordine di ammazzar chiunque in contrassero in et di prender armi. E ci egli fece pel1 odio innato che portava a Romani. LXXXVI. Mentrecbera negli alloggiamenti presso al

IO I mare Adriatico, in un paese le di cui produzioni sono A. Ji R . tutte squisite , con grande cura adoperavasi nel-ristora-' 537 mento e nel governo degli uomini, non meno che dei cavalli; perciocch, avendo'essi, svernato'neluoghi della Gallia alla scoperta, per il freddo e la sporcizia, e gli stenti sofferti' nel passaggio delle paludi, sopravvenn a quasi tutti i cavalli, ed agli nomini ancora , quella specie di mal essere che i Greci chiamano (3 15) limopsoro , cio . scabbia di fame. Laonde , conquistata ch ebbe si fertile contrada, procur che (3 x6 ) si ri mettessero in carne i cavalli , ed i corpi e gli animi della gente si ricreassero. Arm gli Africani alla foggia Romana ; di molte armi essendosi impossessato insieme con tante spoglie. Mand ad un tempo per mare chi annunziasse l accaduto a Cartagine: che allor appena avea egli toccato il mare , dacch era entrato in. Italia. I Cartaginesi, in udendo queste cose, grandemente esaltarono, ed ogni sforzo e provvedimento fecero per sostener i loro affari, in Italia e in Ispagna. I Romani crearono (3 1j) Dittatore Quinto Fabio, uomo d' esimia prudenza, (3 i 8) e d onorevole famiglia, i discendenti del quale anostri giorni ancora hanno il nome (3 19). di Massimi, merc della fortuna e delle- gesta di lui. Dif ferisce il Dittatore in ci da Condoli , che ogn.uno di questi seguitano dodici littori, e quello ventiquattro ; e che i,Consoli in molte cose.han bisogno del Senato, laddove il Dittatore Capitano assoluto, creato il quale cessano tostamente in Roma tutti i Maestrati, tranne i Tribuni. Ma intorno a questi particolari in altro luogo daremo pi. accurata spiegazione. In un col Dittatore

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.dlB. nominarono Marco Minuzio comandante della cavalleria. 53^ Questi al Dittatore soggetto, e diviene in certo modo successore di lu i, ove impedito sia da altri affari. LXXXVII. Annibaie , trasportato il campo a poca distane , soggiornava nelle terre vicine all Adriatico. I cavalli lav con vini vecchi, che v avea in buon dato, e risanoili (320) de loro acciacchi e della scabbia. Cosi guari gli uomini delle ferite , e gli altri rendette abili e beu disposti alle imminenti bisogne.,- Varc poi e guast il territorio Pretuziano e Adriano, siccome iL Marrucino e Ferentano, e incamminossi alla volta della (3a 1) Iapigia. questa distinta in tre denominazioni, Daunia, (322) Peucezia, e (323) Messapia. Nella Daunia entr egli primieramente, ed incominciando da Luceria colonia Romana, ne guast il territorio : poscia accampossi intorno a (3a 4) Vibonio , e corse e pred impu nemente gli Arpinati e tutta la Daunia. Frattanto (325) Fabio , poich fu eletto, sacrific agli D e i, ed usci col eollegaecon quattro legioni estemporaneamente coscritte. Intorno alla Daunia unissi colle forze che da Rimini venivan in soccorso, e licenziato il console Gneo Servilio dal capitanato di terra , lo spedi con accompa gnamento a Roma , ordinandogli, ove (3a 6) i Carta ginesi facessero qualche movimento per m are, di recar ajuto, secondoch ne cadesse il destro. Egli col collega, preso l esercito , alloggiossi di rincontro a Cartaginesi presso ad (32^) Ece , in distanza di circa cinquanta sladii dagli avversarli. LXXXVIII. Annibaie , conosciuto 1 arrivo di Fabio, e volendo con una sorpresa atterrir i nemici , - mosse

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coll oste, d avvici Datosi allo steccato de Rom ani, si A .iiR . mise in ordinanza. Poich'ebbe aleno tempo aspettato, 537 e, nessuno gli usc incontro , ritorn di bel nuovo ai suoi alloggiamenti. Imperciocch Fabio, risolato avendo di non avventurarsi a una battaglia, ma di attender precipuamente ed innanzi ogni cosa alla sicurezza dei suoi, fermo persever in cotal sentenza.1Dapprincipio , a dir vero, ne fu egli dilegiato, ed incorse nella taccia duomo vile, e che paventa il, pericolo; ma in processo di tempo cQStrinse tutti a confessare e ad accordare , che nessuno avrebbe potuto con maggior saviezza e prudenza trar profitto da quelle circostanze; E bea presto i fatti acquistarono fede a suoi consigli : e ci. a buon dritto. Imperciocch i soldati, degli avversarii erano sin dalla prima giovent esercitati continuamente nelle arm i, ed aveano un capitano seco loro allevato,, e da fanciullo ammaestrato in tutto ci che alla- milizia ap partiene; in Ispagna vint aveano molte battaglie, e (3a 8) due volte successivamente superati i Romani ed i loro alleati ; e ci che maggiormente montava , nel vincer solo aveano speranza di salvezza. Ma nellesercitode Romani era il contrario di tutte queste cose. 1 1 perch non potea Fabio arrischiarsi ad un cimento uni versale, certa essendo la sconfitta; ma ridottosi (3 29) con. deliberazine a vantaggi propri! alla sua nazione , in> questi confinossi, e con essi amministr la guerra. Ed' erano i vantaggi de Romni 1 abbondanza delle vetto vaglie , e la moltitudine delle mani. LXXXIX. Quindi (33o) marciava egli in appresso sempre di rincontro anem ici, e preoccupava que luo-

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A, di lt. ghi che per esperienza conosceva 1 pi opportuni, ed 53y avendo alle spalle gran copia di viveri , non mandava giammai li soldati a foraggiare , n permetteva loro in alcun tempo di metter piede fuori dello steccato ; m a , tenendoli sempre stretti ed uniti, stava luoghi e tempi osservando. E cos molti nemici, che per disprezzo dei Romani uscivano del proprio compreso a foraggiare , prendeva e facea perire; locch egli eseguiva , e per {scemare (33 1) il numero degli avversari! isolati, e per ridonar Iena e forza con vittorie parziali agli animi dei suoi, avviliti dalle antecedenti generali sconfitte. Ma ad un fatto decisivo indursi non poteva ad acconsentire giammai. : Al collega Marco pertanto nulla di ci gradiva ; anzi teneva egli col volgo , e Fabio biasimava presso tutti , quasi che con vigliaccheria ed infingardaggine si diportasse : laddove in lui era impaziente desiderio di combattere. I Cartaginesi, guastati eh ebbero i luoghi che* dianzi mentovammo , passarono gli Apennini, e discsero nella campagna Sannita fertilissima, e stata da lungo tempo senza guerra , dove furono in tanta abbqndanza di viveri, che n consumando,. n mandando a male, poterono esaurir tutta la preda. Corsero eziandio il territorio di Benevento, ch era colonia Romana, e presero la citt di (332) Tlesia non m urata, e piena dogni maniera di suppellettili. I Romani li seguitarono di continuo, distanti uno o due giorni di strada, n volean avvicinarsi a nemici , o con loro azzuffarsi. Il perch Annibaie , veggendo:che Fabio apertamente cansava lai battaglia, ma del resto non ritiravasi dalla campagna ; entr arditamente nel piauo di Capua, e necampi cos

detti di (333) Falerno col situati, persuaso, che una A.di delle due gli riuscirebbe: o di costringer i nemici a 53? combattere, o di render palese a tu tti, chegli avea tatto superato, e che i Romani gli cedevano la cam pagna. D onde sarebbe avvenuto, secondoch egli spe rava , che le citt spaventate ribellate sarebbonsi tosto da Romani; perciocch sino a quel giorno, avendo essi perdute due battaglie , nessuna citt d Italia erasi ac costata coCartaginesi, ma tutte serbata aveano la fede, sebbene alcune d1 esse erano a mal partito. Quindi puossi argomentare in quanta venerazione e stima gli alleati tenessero la repubblica Romana. XC. Ci non pertanto erasi Annibaie appigliato a cotesto divisamento con accortezza : che il piano di Capua il pi nobile di tutta Italia, e per fertilit e per bellezaa, e per essere situato al m are, e di tali emporii provveduto', che da quasi tutta la terra abitata vi concorrono quelli che navigano in Italia. Son in esso contenute le pi illustri e belle citt d Italia; sendoch alla (334) marina'7abitano li Sinuessani, i Cum ei, i Pozzuolani, i Napoletani, e finalmente i Nucerini. Den tro a terra verso settentrione dimorano i Caleni , e i Teaniti, e verso levante e mezzogiorno i (335) Caudini ed i Nolani. A mezzo il piano giace C apua, citt che un d ogni altra in felicit avanzava. Assai probabile ci che gli scrittori della favola narrano desuoi campi, i quali sono pure denominati (336) F legrei, siccome altre eccellenti campagne. E bea meritavan essi pella loro bellezza e fecondit, che gli Dei contendessero del loro possedimento. S arroge alle altre qualit, che forte

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A. di R. questo piano di sua natura , ed ha 1 accesso som* 5 3 j inamente difficile; perciocch in parte cinto dal mare, e pi ancora da alte e continue montagne, per cui tre sole vie strette e malagevoli menano dalle terre di den* tro ; una dalla Sannitide, l altra (33 7) dal Lazio, la terza dalle contrade degl' Irpini. Per la qual cosa cre devano i Cartaginesi, c h e , se piantato avessero col il campo come in un teatro, sbigottiti avrebbono tutti: colla novit del caso , e posti in scena i nemici , che fuggivano la pugna, mentrech essi senza contrasto Si gnori comparirebbono de luoghi aperti. XCI. Annibaie adunque, cosi ragionando , venne dalla Sannitide, e passate le strette del colle Eribiano, accampossi presso il fiume Volturno , che taglia quasi in mezzo il suddetto piano. Fece i ripari dalla parte che guarda Roma, e co foraggiatori correva e guastava tutta la campagna senza timore. Fabio era bens atto nito dell impresa e dell audacia degli avversarii, tut tavia perseverava nella sua determinazione. Ma (338) il collega Marco, e tutti i Tribuni e Centurioni delleser cito , stimando d aver colti i nemici in un buon sito , credevano doversi senza indugio scender al piano, e non permettere che s nobil contrada si guastasse. Fa bio, finch giunse a que luoghi, accelerava il passo, e simulava cogli altri pronta volont e ardore di combat tere ; m a , avvicinatosi all agro Falerno , comparve alle falde de m onti, marciando di rincontro a nemici, af finch non sembrasse agli alleati che (339) i Romani si ritirassero dall aperto. Al piano pertanto non calava 1 esercito, temendo gli scontri generali pelle anzidette

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cagioni, e perciocch gli avversarli erano manifestamente A. di R. pi forti di cavalleria. Annibaie , poi eh ebbe tentati i 53? nem ici, e guasta tutta la campagna, carico d immensa preda accingevasi a levar il campo , non volendo sciu par la roba, ma deporla in luogo tale, ov egli avrebbe eziandio potuto svernare; affinch lesercito non solo al presente si desse buon tem po, ma avesse di continuo abbondanza del bisognevole. F ab io , accorgendosi del suo disegno , com egli preparavasi di ritornare pella stessa strada chera entrato, e considerando la strettezza de passaggi, e la singolare opportunit che ofFerivanr all assalto, colloc all uscita da quattro mila uom ini, esortandoli a valersi animosamente ed a tempo delle vantaggiose situazioni. Egli colla maggior parte dell e sercito accampossi sovra un colle che domina le'strette. XCII. Vennero i Cartaginesi e stabilirono gli allog giamenti nel pian sotto alle falde demonti: onde Fa bio sperava di strappar loro la-preda senza contrasto, e , (34o) nel caso pi favorevole , di condur eziandio A fine la guerra peliopportunit desiti. Questi consigli volgeva Fabio nella mente, deliberando qualuoghi sce glierebbe , e come ne userebbe , chi darebbe il primo assalto a nem ici, e d onde. Avean i Romani preparata ogni cosa per il giorno vegnente , quando Annibaie , conghietturando dalle circostanze, non diede a loro di segni tempo n indugio, e chiamato a s Asdrubale, eh era preposto alle opere militari, ordinogli legasse in fretta delle fascine d ogni sorta di legno asciutto , scernesse da tutta la preda circa due mila (34 1) buoi da lavoro , e li ragunasse innanzi al campo. Ci fatto,

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A. di R. raccolse gli operai, e mostr loro un eminenza situata 537 fra il suo campo e le strette , per cui dovea passare , verso la quale comand si cacciassero i buoi indefessa mente e con forza , come ne sarebbe dato 1 avviso , finch giugnessero alla cima. Poscia ordin che tutti cenassero e di buon ora si coricassero. Era in sul de-, clinare la terza parte della notte , quando fece uscire gli operai, e comand che si legassero le fascine alle corna debuoi; locch essendo stato eseguito in un baleno pella moltitudine della gente, impose che tutte si accendessero, e si cacciassero i buoi nelle montagne. Dietro ad essi colloc gli astati comandando prestassero r opera loro a quelli che davano la caccia , e subito che gli animali preso avessero il primo impeto , de viassero a fianchi, (34^) concorressero verso le alture , ed occupassero le cime , affinch difendersi potessero ed affrontarsi co nemici t ove col gli avessero riscon trati. Egli frattanto mettendo innanzi la grave armadra, dietro a questi i cavalli, indi la preda, e dietro a tutti gli Spagnuoli ed i Galli , prosegui verso le strette ed il varco. XCUL I Romani che guardavano le strette, come prima videro i fuochi che correvano su per i monti , stimando che Annibaie a quella volta s avviasse , ab bandonarono i passi, e recaronsi a difender i gioghi ; ma avvicinatisi a buoi , non sapeano che cosa signifi cassero que fuochi, immaginandosi ed aspettando qual che avvenimento pi grande e pi terribile di quello eh era. Sopraggiunti gli astati ebbero con essi. breve scaramuccia; ma andando lor addosso i buoi separaronsi,

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ed amendue arrestaronsi su gioghi , ansiosamente atten- A.di dendo la venuta dei giorno, perciocch conoscer non 53j poteano ci che era. Fabio , parte non comprendendo la bisogna , e'conforme dice il poeta , (343) esservi astuzia sospettando , parte determinato , giusta il suo primo disegno, di non metter tutto al giuoco dun com battimento, si tenne cheto nello steccato, ed aspett il giorno. In quello Annibie , andandogli a seconda la sua impresa, condusse l'esercito e la preda a salvamento pelle strette, poich le guardie abbandonati aveano i passi. Fattosi giorno , veggendo i suoi astati minacciati da quelli che sedevapo sulle vette de m onti, spedi (344) alcuni Spagnuoli, i quali azzuffatisi co Romani ; (345) ne distesero da mille, e ricevuti facilmente i suoi, eh erano milizia leggera , gi li menarono. Annibaie adunque, uscito per tal guisa dell agro Falerno, accampossi oramai con sicurezza, e pensava gi alle stanze, e ricercava come e dove le dovea prendere ; grande timore e molto imbarazzo recando alle citt e genti d Italia. Ma Fabio mala fama procacciossi presso il volgo, quasi che per vilt avesse da tali luoghi lasciati fuggir gli avversarii. Ci non di meno non desistette egli dal suo proponimento, e costretto fra pochi giorni ad andar a Roma per certo sacrificio, consegn al col lega 1 esercito , e nel partirsi molto gli raccomand di non aver tanta cura d offender i nemici, quanta di non toccar da essi qualche rotta. (346) Alle quali cose non punto badava Minucio , e mentrech Fabio ancor parlava , rivolti avea tutti i pensieri a qualche impresa ardita al cimento d una battaglia.

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A. di R. XCIV. In questi termini erano gli affari d Italia. 537 Contemporaneamente agli stessi fatti, Asdrubale preposto alle forze di Spagna allest , mentr era ne quartieri, le trenta, navi lasciate dal fratello, ed armatene dieci altre, in sullincominciar della state salp con quaranta vascelli coperti da Cartagine nuova, de quali fece comandante (347) Amilcare. Raccolse eziandio dalle stanze lesercito di terra, e partissi. Coll armata navigava rasente terra , e collesercito marciava sul lido, sollecito di (348) stan ziarsi cou amendue le forze al fiume Ebro. Gneo Sci pione , compresi i disegni de Cartaginesi, divisato avea dapprima di andar loro incontro delle stanze (349) per terra e per mare; ma risaputa la quantit delle forze e la grandezza dell apparecchio, non volle pi incontrarli per terra , ed armate trentacinque navi , e presi dal lesercito gli uomini abili ad uso di milizia navale, fece vela , ed il secondo giorno giunse da Tarragona e dai luoghi prossimi allEbro. Afferrato in distanza dottanta stadii da nemici, mand innanzi due vascelli Marsigliesi lesti veleggiatori, che guidavano 1 armata , primi espo nevano a pericoli, e assolutamente ogni maniera di servigi loro prestavano. Imperciocch i (35 o) Marsigliesi fra -tutte le nazioni pi generosamente aveano sostenuti i Rom ani, e sovente ne tempi appresso , e sovrattutto nella guerra dAnnibaie. Avendo gli esploratori riferito, che l armata degli avversari! era stanziata presso alla foce del fiume, salp incontanente per assaltar i nemici alla sprovvista. XCV. Asdrubale, cui le vedette gi da molto tempo significato avean larrivo degli avversarli, schier le forze

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d terra sulla spiaggia , ed insieme ordin alle ciurme A. di R. d entrar nelle navi. Come i Romani furono vicini, i 53j Cartaginesi (35 1) dato il segno dell attacco, salparono, risoluti di combattere. Affrontatisi co nemici, poco pu gnavono per la vittoria, e fra non molto andarou io volta; .perciocch il sussidio di terra che occupava la spiaggia, non che loro fosse utile incoraggiandoli al cimento , fu pi presto nocivo , facendo loro sperare pronta salvezza. Adunque, poich ebbero perdute due navi colle ciurm e, e di quattro altre il remeggio ed i soldati , fuggiron in rotta a terra. Incalzati con ardore da Rom ani, gittarono le navi alla spiaggia , e saltati fuori, salvaronsi nelle file desuoi. I Romani appressatisi audacemente a terra, e legate a proprii vascelli le navi tutte che potennsi muovere , con immenso giubilo partironsi, avendo di primo impeto sconftti gli avversarii, acquistata la Signoria del m are, e prese venticinque navi nemiche. (35a) Da quindinnanzi le cose deRomani in Ispagna si volsero a migliori speranze , per cagione dell anzidetta vittoria. (353) I Cartaginesi, informati di questa sconftta, allestirono tostamente settanta navi e Je spedirono, giudicando il dominio del mare necessario a loro disegni. E dapprima approdarono in Sardegna; di l passaron in Italia ed accostaronsi a Pisa , lusin gandosi d unirsi col con Annibaie. Essendo inconta nente andati lor incontro da Roma stessa cencinquanta vascelli da cinque ordini, essi, udita la costoro partenza, ritornarono in Sardegna, e poscia a Cartagine. Gneo Servilio colla summentovata arm ata, insegu alquanto.) Cartaginesi, sperando di raggiungerti, ma essendo molto

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J.diR . indietro , vi rinunzi. Dapprincipio afferr a Lilibeo in 53^ Sicilia, poscia navig verso 1 *Africa alla volta dellisola di ( 354) Cercina, e presi danari da suoi abitanti, per ch non guastasse> la campagna, se ne and. Nel tragitto s impadron dell isola di (355) Cossiro , ed introdotta una guernigione nella sua piccola citt , ritorn a Lili beo, ove fece stanziar le navi, ritornando fra non molto presso le forze di terra. XCVI. Il Senato, udita la vittoria navale di Gneo, e stimando esser utile, anzi necessario, di non negligere gli affari di Spagna, ma di stare addosso a Cartaginesi, e di rinforzar la guerra: apparecchiate (356) venti navi, vi prepose Publio Scipione , conforme avea dapprima ,diyisato, e le sped in fretta al fratello G neo, affinch in comune con lui governasse le faccende di Spagna. Imperciocch forte temeva , non i Cartaginesi, impos sessatisi di que luoghi, e procacciatisi gran copia di vettovaglie e di gente, al tutto si appropriassero il m are, ed insieme assaltassero l Italia, e mandassero a.d Annibaie soldati e danari. . Il perch tenendo questa guerra pure in gran conto, spedirono le navi e Publio. Il quale giunto in ispagna, ed nnitosi col fratello, (35j) molto giovamento rec alla causa comune. Conciossiach in addietro giammai sarrischiassero di passar l Ebro , e contenti fossero dell amicizia ed alleansa de popoli che abitano di qua del fiume ; ma allora il (358) tragittassero, e la prima volta ardissero di guer reggiare nelle province di l. Favorilli il caso grande mente ne loro disegni ; perciocch , spaventati avendo coloro che abitan al passo dell Ebro , andaron a Sa-

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gunto , edaccam paronsi in distanza'di quaranta stadii A. di dalla citt presso al tempio di Venere, occupando un 5 j lupgo opportunamente situato, cosi per ripararsi da ne mici , come per ritirar le vettovagli dal mare : giacch di pari passo epa essi navigava l armata ancora. Col avvenne la-seguente mutazione di cose. XCVU. Allorquando Annibaie parti pellMtalia, prese per istatichi da quelle citt di Spagna delle quali diffi dava , i figli degli uomini pi illustri, che tutti depose in Sagunto, indotto a ci fare dalla fortezza del luogo e dalla fedelt degli uomini che vi avea lasciati. Erti upp Spagnuoio di nome Abilice, per fama e (35g) con* dizione a nessuno decompatriotti suoi inferiore, ma per benevolenza e' fede verso i Cartaginesi creduto superare gli altri di gran luaga. Costui, considerando lo stato degli affari, e. parendogli esser i Romani a miglior partito , da Spagnuolo e Barbaro eh e r a , fece disegno di tradire gli statichi. Imperciocch , persuaso eh egli potrebbe farsi grande presso i Rom ani, recando loro acconciamente un pegno di fede ed insieme un segna lato servigio, tutto si adoper in mancar a Cartaginesi, e dar gli ,statichi a Romani. Veggendo che Bostare , capitano de Cartaginesi (36o) (il quale era stato man dato da Asdrubale per vietar aRomani di passar lEbro, ma, non osando di ci fare, erasi ritirato ed avea presi gli alloggiamenti nella parte del contado di Sagunto che tocca il m are): che Bostare, dissi, era uomo senza malizia e di dolce natura , e molto gli credeva, fu a lui , e gli parl degli statichi. (36 1) Disse, dappoich i Romani passato avean il fiume , non poter i CartaFOL1BIO ,

tomo II.

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A. dR. ginesi conservare la Spagna colla paura , ed aver essi 537 in siffatti tempi mestieri della benevolenza depopoli che signoreggiavano. O r a , essendosi i Romani avvicinati, e stanziali dinanzi a Sagunto , mettendo la citt in peri colo'; ov egli facesse uscire gli statichi, e a genitori e alle citt li restituisse , vani renderebbe sforzi dei Rom ani, i quali a colai restituzione miravano preci puamente, impossessandosi degli statichi. Cos trarrebbe lutti gli Spagnuoli allaffezione deCartaginesi, riparando all1 avvenire e provvedendo alla sicurezza degli statichi. Che se a lui affidasse il maneggio dell affare, in molti doppi! crescerebbe il merito di cotanto beneficio ; pe rocch egli restituendo i giovani alle loro citt , concilierebbe loro non solo la benevolenza de genitori, ma eziandio quella de popoli , ponendo a questi sotto gli occhi, per via di cotal avvenimento, la buona inten zione e la magnanimit de Cartaginesi verso gli alleati. Boslare stesso doversi privatamente aspettar molti doni da coloro che recuperati avrebbono i figliuoli; sendoch, riavuti inaspettatamente i loro pi cari, a gara rimunererebbono 1 autore della cosa. (36 a) Molti altri di scordi avendo egli fatti in questa sentenza, persuase Bostare ad acconsentir alla sua richiesta. XCV 1U. Allora (363) se ne ritorn, poich ebbe sta bilita la giornata , in cui verrebbe cogli uomini oppor tuni per il trasporto de fanciulli. Frattanto recossi di nottetempo al campo de Romani, ed abboccatosi con alcuni Spagnuoli che seco loro militavano, fu per questi introdotto da duci. A ' quali lungamente ragionando del passar che farebbono gli Spagnuoli alle loro parti, ove

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s impadronissero degli statichi, promise di consegnar A.SR. loro i fanciulli. Publio accett la proposta con immensa 53 j allegrezza, e promise grandi regali ; onde quelli se ne and allr a casa, concertato avendo il giorno, il tempo ed il luogo, in cui attenderlo dovessero coloro che in* caricati sarebbon del ricevimento. Poscia prese gli amici che gli parvero pi atti all uopo , e venne a Bostare. Dati che gli furono i fanciulli, usci di notte da Sagunto, come se non volesse esser veduto, e passato inuanzi allo steccato de nemici , giunse al tempo e luogo determi nato , e consegn tutti gli statichi a duci Romani. Pu* Mio fece ad Abilice grandi onori, e pella restituzione degli statichi nelle loro patrie di lui si valse, mandando seco alcune persone convenienti. Abilice, girava pell citt, e, prendendo argomento dalla restituzione de* fan* ciulii, poneva sott occhi a tutti la dolcezza e magnani* mit de Romani, e la diffidenza e crudelt de Carta ginesi, e la propria defezione loro rappresentava; sicch indusse molti Spagnuoli ad abbracciare 1 amicizia dei Romani. Bostare fu reputato avere con fanciullesca sem plicit , all et sua non conveniente, consegnati gli sta tichi a nemici, e cadde poscia in non comuni pericoli. Ma siccome il verno s appressava, cosi mandarono amendue gli eserciti alle stanze, poich la fortuna fa vorito avea i Romani pelle future imprese col recar loro que fanciulli. - In tale situazione erano le cose di Spagna. XCIX. Annibaie pertanto (chje qui labbiam lasciato ), informato dal!: spie che nella campagna intorno a Lu ceria ed a (364) Gerunio T avea moltissimo frumento

u6 .d R. e che Geranio era luogo opportuno per accozzarvelo , S 3 y risolvette d svernare col , e marci lungo le falde del monte (365) Liburno verso i mentovati luoghi. Arrivati a Geranio , eh dugento stadii distante da Luceria , procur dapprima con buone parole di farsi amici gli abitanti, ed impegn loro la fede; ma non gli dando retta nessuno, prese ad assediarla. Espugnatala in breve tem po, ne uccise gli abitanti , ma la maggior parie delle case e le mura lasci intatte, volendosene servire per granai quando svernerebbe. L esercito attel fuori della citt, ed afforz gli alloggiamenti con fossa e steccato. Ci eseguito , mand due parti dell oste a fo raggiare, ordinando loro di portare ciaschedun giorno: pe suoi la destinata misura, cio (366) la congrua por zione che gli amministratori delle vettovaglie fornir doveano ad ogni compagnia. Colla terza parte guardava il campo, e sussidiava i foraggiatori secondo 1 occorrenza. Ed essendo la maggior parte della campagna di facil ingresso e piana, i raccoglitori , quasi che dissi f innu merevoli , e la stagione propizia all introduzione delle biade , accumulavasi ogni giorno un immensa copia di frumento. / C. Marco, ricevuto l esercito da Fabio, dapprincipio marciava sulle vette de m onti, di rimpetto a nemici, credendo sempre che sulle stesse alture verrebbe una volta alle.mani co. Cartaginesi. Ma come, ud che An nibale gi occupava Geranio , e mieteva il frumento della contrada , e piantalo . avea dinanzi alla, citt un campo trincerato, torse il cammino dalle ime demonti, e discese sui poggi che costeggiano il piano. Giunto alla

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rocca che giace sovra la campagna Larinate, e chiamasi A. d R, (36^) Catena, vi pose il campo, pronto in ogni modo 53 y ad affrontarsi co nemici. Annibaie , veggendo che gli avversarli appressavaasi, lasci foraggiare la terza parte dell esercito, e colle altre due and ad incontrar i ne mici sedici stadii innanzi alla citt, ed accampossi sovra un altura, cos per mettere spavento agli avversar , come, per procacciare sicurezza a suoi foraggiatori. Po scia , essendo un edile fra i due campi in opportuna situazione, ed a cavaliere del compreso denemici, sped, mentr era ancor notte , circa due mila astati ad occu parlo. I quali, come spuntato il giorno vide Marco , condusse fuori la sua armadura leggera ed assalt il colle. Appiccatasi (368) una scaramuccia vigorosa, furon i Romani alla fine superiori, e trasportarono poscia tutto 1 accampamento in questo luogo. Annibaie , per ciocch i campi stayansi di rincontro , ritenne alquanto presso di s la maggior parte dellesercito: ma crescendo il numero de giorni, fu costretto a divider i foraggiatori-, e. mandarne alcuni a pascolar gli armenti, altri a raccoglier grano ; ingegnandosi, conforme avea dapprin cipio divisato, di non consumar la preda, e di accozzar pi grano che fosse possibile, affinch nelle stanze, non meno gli uomini che i: giumenti ed i cavalli avessero provvigione in buon dato. Imperciocch avea egli le maggiori speranze nella sua cavallera. CI. In quello (369) Marco, osservando che una gran parte degli avversari! pelle anzidette bisogne spargevati nella campagna , usc colle sue forze nell ora' pi c moda del giorno , ed avvicinatoci agli alloggiamenti dei

118 d.di 8 . Cartaginsi, schier 1 grave arm adura, ma i cavalli 5 $ j la milzia leggera divise in branchi, e mand addosso a* foraggiatori, con ordine di non prender nessun vivo. Annibale per questo avvenimento turbossi mollissimo ; che non era egli sufficiente ad opporsi a nemici schie rati, ed a soccorrer quelli eh erano dispersi pella cam pagna. I Romani che spedili furono contra i foraggiatoli, molli de dispersi uccisero , e quelli eh erano in ordi nanza , giunsero finalmente a tanto disprezzo verso i Cartaginesi, che gli (370) assediarono, e per poco non {strapparono lo steccato. Annibaie era a mal partito ; tuttavia in tanta procella stette saldo , respingendo chi gli si appressava, e difendendo a stento gli alloggiamenti, finch Asdrubale, accogliendo dentro lo steccalo presso a 'Geranio quelli che fuggivano della campagna, ascen denti al numero di quattro mila, venne in ajuto. Allora, ripreso alquanto d anim o, usc, ed anelati i suoi non lungi dal campo, molto pen a rimuovere l imminente pericolo. Marco, uccisi avendo molti nemici nellaffronto presso allo steccato, e pi ancora di quelli eh erano nella campagna, ritirossi, pieno di grandi speranze nel lavvenire. 1 1 d vegnente, poich i Cartaginesi uscirono dello steccato , and egli ad occupare i loro alloggia menti. Imperciocch Annibaie, temendo non i Romani di nottetempo occupassero il campo di Geranio, chera deserto , e s impossessassero delle salirtene e de depo, sili, risolvette di partirsi e rimettere col il campo. Da quind* innanzi furono i Cartaginesi pi guardinghi e cauti nel foraggiare, ed i Romani al contrario piti audaci e temerarii.

119 CII. A Roma, giunta essendo la relazione di quanto A.diR . era accaduto oltre al vero esagerata, grande fu la gioja: 537 primieramente , perciocch dopo la totale disperazione in cui poco fa trovaransi, apparso era come un can giamento in miglior stalo ; poscia, perciocch sembrava loro (371) l ozio ed il terror delle legioni nel tempo andato procedere, non da vilt dell esercito, ma da timidit del capitano. Quindi accusavano tutti e biasi mavano Fabio d avere per difetto d ardimento neglette le occasioni, e Marco tanto esaltavano per ci eh avea fatto, che avvenne allora cosa del tatto nuova ; conciossiach il creassero Dittatore, persuaso chegli avrebbe presto condotta a fine la faccenda. Furon adunque fatti due Dittatori pella stessa guerra, locch in addietro non era avvenuto giammai presso i Romani. Come Marco coaobbe questa beuevoleaza della moltitudine verao di l u i , ed il supremo potere che il popolo gli avea dato, doppiamente s accese (372) ad affrontar ogni pericolo, ed a tentar tutto contra i nemici. Ritorn Fabio all e* sercito, niente mutato per le cose accadute, anzi eoa maggior fermezza insistendo nel consiglio di prima. Ma veggendo Marco tronfio e pettoruto , che in tutto per ambiziooe a lui ai opponeva , ed (373) io somma ogni suo pensiero e discorso rivolgea ad un decisivo com battimento ; gli diede la scelta, o di comandar al ternatamente , o di dividere le forze, e valersi cia scheduno a piacere delle sue legioni. Accett Marco assai volontieri la divisione; laonde, com ebbero distri* buite le milizie, accamparonsi 1 uno separato dall altro nella distanza di dodici. stadii.

ia o A. din. Cllf. Annibale, (3^ 4) parte udendo daprigioni, parte 537 reggendo da quanto gi avveniva la gara eh era fra i Capitani, e l impazienza e 1 ambizione di Marco : sti mando non esser a s contrario, anzi favorevole ci che accadeva prsso gli avversarii, non lasci di vista Marc, ingegnandosi di fiaccar la sua audacia , e di prevenire il suo impeto. Era fra il suo campo e quello di Marco un' eminenza, che offender poteva amendue. Questa si aecinse ad occupare.; ma conoscendo bene , che pelU vittoria di prima Minucio accorrerebbe di botto a ren dergli vano il disegno, ide la seguente astuzia. Siccome i luoghi intorno a quel colle erauo n u d i, ma aveano molte e svariate tortuosit e avvallamenti, mand di notte (375) nenascondigli pi opportuni parecchi bran chi (3j 6) di dugento, trecento, e cinquecento ; in tutto tra cavalli , fanti leggeri , ed- altri pedoni, da cinque mila uomini, ed affinch non fossero veduti da quelli che di buon mattino uscivano a foraggiare, occup il eolie in sul primo albore colla sua gente pi spedita. La qual cosa veggendo M arco, e stimando esservi da guadagnare, sped incontanente i soldati leggeri, co mandando loro di .combattere e d espugnar il luogo; poscia sped i cavalli, > e finalmente segu egli colla grave armadura serrata , governando ogni cosa non altrimenti che facea peU addietro. CIV_ Fattosi giorno, ed avendo tutti la m ente'e gK occhi rivolti a quelli che combattevano sul colle, nep pure sospettavano di coloro che appiattati erano negli agguati. Ma Annibaie ;mandava di continuo ajuti a quelli del colle, ed egli stesso seguitava le loro tracce ca ca-

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valli e col resio dell eserito : onde tosto affrontaronsi A. d A. i cavalieri ancora. Piegarono i fanti leggeri de Romani 53^ per cagione della moltitudine de cavalli nemici, e ri fuggitisi fra la grave armadura scombuiarono le file. In quello fu dato il segno agli uomini eherano'in agguato, i quali apparendo da ogni parte, e gittandosi non solo sulla milizia leggera, ma.eziandio su tutta la schiera , tratti furono i Romani a grande cimento. Questo fu il tempo in cui Fabio, veggendo ci che accadeva, e temendo non fosse pec esser ogni cosa spacciata, usci colle sue forze , ed affrettossi a soccorrer i pericolanti. All avvicinarsi di lui ripresero tosto animo ii Romani , comech tutta la schiera fosse gi ro tta , e raccoltisi nuovamente intorno alle insegne, (377) ritiraronsi sotto la protezione di queste, dopo d aver perduti molti fanti leggeri , e maggior numero aneora de legionari! pi valorosi. Annibaie sbigottito delle legioni intatte e ben ordinate che. venute erano al soccorso , si rimase dall inseguine e dalla pugna. Chi adunque fu presente al pericolo vide .chiaro, come 1 audacia di Marco tutto' avea messo a repentaglio, e pella cautela di Fabio ogni cosa erasi. salvata e dapprima, ed . ora. A quelli poi che. eran a Roma si rendette incontrastabilmente manifesto, (378) quanto alla temerit militare ed alla vanagloria superiore sia la previdenza di buon capitano , ed u raziocinio fermo ed assennato. Del resto i R om ani, ammaestrati della sperienza, eressero tutti un solo stec cato , ed insieme accamparonsi, ubbidendo in appresso a Fabio , e facendo i suoi comandamenti. 1 Cartaginesinel luogo di mezzo fra laltura ed i loro alloggiamenti,

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A.diR. tiraron un fosso. La cima del colle che avean occupalo 537 cinter d uno steccato , e vi posero un presidio : indi con tut sicurezza prepararonsi ad entrar ne quartieri. 538 CV. Venuto il tempo de'Comizii, elessero i Romani a Consoli Lucio Emilio e Caio Terenzio , costituiti i quali, (379) deposero i Dittatori l impero. I Consoli antecedenti, Gneo Servilio , e Marco Regolo, il quale a Flaminio morto era stat sostituito , nominati furono proconsoli da Emilio, ed investiti della facolt suprema del campo , ( 38o) governavano a lor posta. 1 esercito. Emilio pertanto , consigliatosi col Senato, il numero delti soldati che mancava a compier le legioni suppl incontanente per via d una coscrizione , e sped al campo. A Gneo signific che un cimento universale ad ogni modo schivasse , ma parziali avvisaglie facesse quanto pi forti e frequenti poteva , affinch le reclute s esercitassero ed animose divenissero alle grandi batta glie; perciocch stimavano che li sinistri in addietro ac caduti derivassero precipuamente dall aver adoperate le legioni di recente coscritte e non punto ammaestrate. Mand eziandio il Senato Lucio Postumio pretore con una legione in Gallia, perch ritraesse in lor favore i Galli che militavano sotto Annibaie. Fece ancor prov vedimento di riportare larmata che svernava a Lilibeo, e a Capitani eh erano in Ispagna sped tutto ci che lor occorreva pi necessariamente Questi ed altri ap parecchi faceansi con tutta diligenza. Gneo, ricevuti gli ordini de Consoli, in ogni parte conformava^ alla loro volont II perch noi lasceremo di scriver ulteriormente su queste cose, non essendosi fatto nulla che neppur

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degno fosse di m enzione, o per cagione di quegli or* A.dR. d ii, o pelle circostanze del tempo. V ebbe soltanto 538 m olte scaramucce e combattimenti parziali, in c n iid n c i Romani acquistarono fama daver ogni cosa amministrata con valore e prudenza. CVI. Il verno pertanto e la primavera rimasero gli uni di rincontro agli altri negli alloggiamenti; Via come la stagione forni le vettovaglie che traggonsi dalle an nue messi, Annibaie mosse collesercito fuori del campo d intorno a G e ran io , e giudicando utile di costringer ad ogni modo i nemici alla battaglia, occup la rocca della citt denominata (38 1) C anna; che in questa raecoglievan > Romani il frumento e gli altri viveri dai dintorni di (38a) Canusio , e di l i recavanli al campo secondo loccorrenza. La citt era stata (383) in addietro d istratta; ma allora la presa della rocca e degli appa recchi di guerra non poco turb l esercito Romano. Imperciocch l occupazione dell anzidetto luogo li mo lestava non solo pelle vettovaglie, ma eziandio perch opportunamente situato contra la campagna che gli dattorno. Mandavan adunque frequenti messi a Roma per chieder ci che avessero a fare. N on poter essi

cornar la battaglia, ove d nem ici si fossero avvicinati, devastato essendo il paese, e sospesi gli anim i di tu tti g li alleati. Deliberaron i Padri che si pugnasse , e si
attaccassero i nemici; ma a Gneo indicarono che ancora se ne astenesse, e spedirono i Consoli. Tutti pertanto risguardavan E m ilio, e a lui appoggiavano le maggiori speranze , si pella sua virt specchiata, e s ancora , perciocch poco tempo fa avea con -valore ed utilmente

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A.diR. amministrata (384) 1 guerra contro gl nitrii. Destina538 rono di combttere con (385) otto legioni, locch in additro i Romani non avean giammai fatto , ed ogni legione comprendeva cinque mila uomini senza gli ajuii. Imperocch i R o m ani, conforme abbiam detto dinanzi* arrotano sempre quattro legioni, ciascuna delle quali composta di quattro mila fanti e dugento cavalli. Ma se qualche maggior bisogno si manifesta, recano in ogni legione i fanti a cinque m ila, ed i cavalli a trecento. Gli (386) alleati danno un numero di fanti eguale a quello de R o m an i, e il pi delle volte tre cotanti di cavalieri. Met degli ajuti e due legioni danno a ciaschedun Console, quando l spediscono a qualche im presa. La maggior parte delle guerre si eseguiscono per u n solo Console, e due legioni, e 1 anzidetta quantit d ajuti. Raramente valgonsi di tutti ad un tem po, e per un solo cim ento; ma allora tanto erano sbigottiti e pavidi dell avvenire, che presero di com battere, non che con quattro , con otto legioni R om ane.. CVII. Laonde , (38^) poi eh ebbero esortato Emilio e posto a lui sotto gli occhi le grandi conseguenze che ad amendue le parli risullerebbono da qnesta battaglia, lo accomiatarono , raccomandandogli che, offertasi 1 oc casione d un fatto decisivo, si diportasse con valore e come la patria il meritava! I Consoli, giunti all esercii#, chiamarono la moltitudine a parlamento , le esposero la volont del S en ato , e 1 arrogarono conforme convenivasi alla circostanza. E tal era il porgere di Lucio, che ben ravvisavasi in lui la passione, ondera animalo. La maggior parte delle cose dette tendeva ad iscusar le

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conftte di recente toccate: che per (388) questa ca- A .JiR . gione appunto eransi li soldati avviliti, e duopo aveano 538 d amrrionizione. Quindi affaticossi di dimostrare come delle rotte sofferte nelle battaglie passate, non u n a , n d u e , ma pi cause poteaasi trovare, per cui ebbero colai esito; ma al presente nessun pretesto rim anere, ove pur voglian esser uom ini, di non vincer i nemici. Conciossiach allora non pugnassero mai amendue i duci colle forze unite, n avessero gente esercitata nelle armi, ma reclute che non avano per anche veduto alcun terribile scontro. E ci che maggiormente importava , aver i loro antecessori cosi poco conosciuta l indole degli- avversari!, che quasi senza averli veduti schieraronsi e discesero ad universali cimenti. Quelli che bat tuti furono alla Trebia , arrivati il giorno antecedente dalla Sicilia , essersi la mattina del d appresso, messi in ordinanza, e coloro che pugnarono in E tru ria , non che p rim a , nella battaglia stessa non aver veduti \ ne mici per cagione dell aria nebbiosa. O ra aver luogo tutto il contrario delle cose anzidette. CVIII. Imperciocch, primieramente ( disse ) siamo noi' qui amendue, e non solo con voi abbiamo comuni i'pericoli , ma disponemmo eziandio i (3 8 9 ) Consoli dell anno decorso a rim anere, e ad associarsi a nostri combattimenti. E voi non solamnte vedeste le arm ad u r e , gli schieramenti ed il numero de nem ici, ma compite gi il secondo an n o , dacch quasi ogni giorno con loro- vi azzuffate. Siccome adunque ogni particolare diverso'da quello che fu nelle battaglie passile, cos ' ragion -vuole che la fine ancora del presente cimento

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J.d iR . sia per riescir contraria. Che assurdo sarebbe, anzi, st
538 per d ire , impossibile che ..laddove nelle parziali scara mucce , pari con pari affrontandovi, il pi delle volte foste superiori, ora che tutti insieme battagliate , avan zando del doppio i nem ici, rimanghiate al di stto. Q u in d i, o soldati, avendo voi tutto preparato alla vit toria, d una condizione ancora fa mestieri, della vostra volont e del vostro coraggio. Alla quale cosa io credo (3 9 0 ) non convengasi d esortarvi maggiormente; sendoch a coloro che per mercede militano con alcuno , o in forza d un patto sociale espongonsi per altrui a pericoli, cui oltremodo terribile il momento delle battaglia , e ci che ne risulta reca lieve differenza di stato , a costoro , dissi, necessarie sono siffatte esorta zioni. Ma chi, siccome voi o r a , non per a ltri, ma per s stessi, e la patria , e le mogli ed i figli dee com battere , e cui , ci che viene appresso riesce in molti doppj pi grave che non i presenti pericoli, d avver timento solo ha d u o p o , non d ammonizione. E chi che non voglia, sovra ogni cosa vincer in pugnahdo , ed ove ci uon sia possibile , morir in battaglia , an zich vivendo veder loltraggio e la perdizione demen tovati oggetti ? Q u in d i, o Soldati , prescindendo da quanto io dico, ponetevi innanzi gli occhi la differenza del vincere ed esser v in ti, e le conseguenze che ne derivano, e per tal guisa acconciatevi alla pugna, come se la patria ora non queste legioni , ma tutta s stessa al cimento esponesse. Imperciocch non ha essa nulla da aggiungere alle forze presenti, ove infelice sia lesito di cotesto affronto, per superar i nem ici, e a voi ap-

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poggialo ogni suo coraggio e p o te re , iu voi colloca A. di R. essa tutte le sue speranze di salvezza. D i' queste non 538 vogliate defraudarla, m a retribuite a lei le meritate g ra zie, e fate a tulli gli uomini palese , come le ante riori sconfitte avvennero , non perch i Romani sono men valorosi de Cartaginesi, ma sibbene peli inesperieDza di quelli che allora combattevano, e pelle circo stanze disgraziate. Con tali ed altre simili parole esort Emilio la m oltitudine, e poscia licenziolla. CIX. 11 di appresso levarono le te n d e , ed andarono coll esercito ove (3g t ) udirono eh eransi accampati i nemici. V i giunsero il secondo giorno , ed attelaronsi da cinquanta stadi! distanti dagli avversari!. Lucio, veg gendo i luoghi d intorno piani ed ignudi, avvisava che non dovessi venir alle prese , pi forte essendo la ca valleria de nemici , ma che questi aveansi a trarre ia luoghi tali, ove la battaglia eseguirebbesi maggiormente colla fanteria. Caio, inesperto com 'era, sosteneva l opi nione contraria; d onde nacque dissensione e mal umore fra i Capitani : accidente di cui non v ha il pi peri coloso. Toccando il giorno vegnente a Caio il coman dare ( perciocch costume presso i R om ani, che i Consoli esercitino alternatamente il supremo p otere), si tolse di l , e prosegui per avvicinarsi a nem ici, pro testando molto ed opponendosi Lucio. Annibaie si fece lor incontro coll arm adura leggera e co cavalli, ed as saltatili dimprovviso mentre ancora marciavano, cagion in loro grande tumulto. I Romani sostennero il primo affronto, mettendo innanzi parte della grave armadura ; poscia spiccali i lanciatori e i cavalieri, superiori furono

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A. di ft. nel primo conflitto, perciocch i Cartaginesi non erano


538 gran fatto sussidiati, laddove i Romani aveano alcune coorti di legionarii che combattevano frammischiate colle milizie leggere. Sopraggiunta la ntte separaronsi, non ( ig i) essendo a Cartaginesi riuscito lassalto secondoch speravano. Il giorno' appresso Lucio, non {stimando ra gionevole di pugnare , n potendo allontanarsi a salva mento coll esercito, con due parti accampossi presso il fiume (3g3) Aufido , che solo attraversa 1 A ppennino, { serie questa di m onti, che separa tutte le correnti d Italia, andando le une al mar T irre n o , le altre al l Adriatico. L Aufido la trapassa , ed ha le sorgenti nelle regioni d Italia che guardano il m ar Tirreno -, mette foce nell Adriatico ). La terza parte oltre il u in e , a levante del suo passo , chiuse con isteccato , lungi dal proprio campo dieci stadii , e poco pi da quello degli avversarii, affinch soccorrer potesse i fo raggiatoti che uscirebbonodel compreso situato sullaltra sponda, ed assaltare quelli de Cartaginesi. CX. Annibaie frattanto, veggendo che la situazione delle cose invitava ad affrontarsi co nem ici, e temendo non li .soldati avviliti fossero pella sconfitta test avuta, giudic che ; (394) la circostanza; esigeva una esortazione^ e convoc i suoi. Ragunati che furouo , comand loro che guardassero attorno , ed interrogolli, di che cosa ; o v e. data ne fosse ad essi la facolt, riehiederebbon maggiormente gli Dei nella presente emergenza, se non se , preponderanti com erano a nemici nella. cavalleria , di venir a u n fatto generale iu quegli stessi luoghi ? Approvando lutti il detto iu cosa tanto palese : adunque

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disse, ringraziate primieramente gli D ei, i q u a li, pre- A .dii f. parando a voi la vittoria , in siffatti luoghi condussero 538 gli avversarli ; poscia noi che costretti gli abbiamo a pugnare {n potran essi causarlo ) (3g5) in siti manife stamente per noi vantaggiosi. L esortarvi ora con molte parole, che con fiducia ed animo andiate al cim ento, non credo io gi che convengasi : che ci davea farsi allorquando non avevate per anche sperimentali i R o mani in battaglia. Molto in quel tempo ragionai con voi nel proposito, ed (3g6) esempii vi addussi.. Ma poich di filo in tre ( 3 g 7 > battaglie cotali vinceste i Romani , qual discorso maggior coraggio v inspirer delle opere stesse? Nelle passate vittorie pertanto v im possessaste della campagna e d ogni suo bene ,. secondoch vi avevamo prom esso, non ingannandovi noi in nessuna delle cose che vi dicemmo. . La contesa d ora pelle citt e pe' beni che contengono. Nella quale se rimarrete su p erio ri, signori sarete incontanente di tutta T Italia v e liberi dalle presenti fatiche, possessori diver rete della prosperit de Romani , e merc di questa battaglia capi e padroni d ogni cosa vi farete. Il perch non di parole, ma di fatti mestieri ; che, se agl Iddii piace, ho fiducia dattenervi ben prestola mia promessa. Poich ebbe pronunziati questi detti ed altri simili con grande applauso delia moltitudine, sciolse la ragunanza, lodando e grato accogliendo il fervore desuoi: e subito accampossi, piantando lo steccato da quella parte del fiume , ove gli avversarli avean il campo maggiore. CXI. Il d susseguente ordin a tutti d approntarsi e governarsi. Il terzo giorno schier 1 esercito presso al poLiBio, tomo n . g

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A.diR. fium e, c manifesto desiderio dimostr di pugnare.
638 (3 9 8 ) Lucio , cui i luoghi dispiacevano , veggendo che i Cartaginesi presto sarebbono stati forzati a traslocar gli alloggiamenti pel comodo di procacciarsi le vettova glie , non si m osse, assicurando amendue i campi con forti stazioni. Annibale aspett alquanto, ma non uscendo nessuno, fece rientrar l esercito nello steccato , tranne i Numidi, che mand addosso a quelli del campo minore, che facean acqua. Corsero i Numidi sin sotto allo stec cato , ed impediron a costoro d attignere ; nde vie maggiormente irritossi Caio, ed i soldati ancora infiamm alla pugna, impaziente dindugio. E diffatti nulla pi grave agli uomini che il (3gg) tempo nel badare con sumato , e quando una volta la risoluzione p re s a , hassi a sopportare checch v ha di pi terribile. A Ro ma come si ebbe nuova che gli eserciti eransi 1 uno presso all altro accampati, e che ciascheduu giorno appiccavansi zuffe tra i feritori, fu la citt in angosciosa attesa , temendo la moltitudine 1 avvenire , pelle scon ftte gi toccate, e preveggendo , e figurandosi nella mente ci che accadrebbe , ove al tutto succumbessero. (4oo) Andava allora pelle bocche di tutti ogni oracolo che presso di loro avea voga , e tutti i tempii e tutte le case pieni erano di segni e di prodigi : onde v o ti, sagrificii, supplicazioni e preghiere agli Dei occupavano la citt. Imperciocch sono i Romani in tempi di scia gura scrupolosi nel placare gl Iddii e gli u o m iu i, e nulla di ci che in siffatti incontri eseguiscono indecente o vile da loro reputalo. CXII. Cajo , come prima il giorno appresso assunse

13 1
il supremo potere, surto appena il sole , trasse 1 cser- A. d R d io fuori d'am endue i cam pi, e quelli del maggiore 538 fece passar il fiume, e schierare, quelli dellaltro attacc a questi , e colloc nella stessa direzione, spiegando tutta la fronte verso mezzogiorno. I cavalli Romani pose presso il fiume a mano destra , ed i fanti con questi continuati distese nella medesima linea, (4 o i) affollando le insegne pi di quello eh eras eseguito (4 oa) in ad dietro , e facendo le coorti deretane pi profonde che non le' anteriori. I cavalli degli ajuti schier nell ala manca , ed a tutto 1 esercito fece preceder in qualche distanza l armadura legger^. Sommavano in un cogli ajuti i fanti da ottanta mila uomini , ed i cavalli poco piiY di sei mila. Annibaie frattanto fece passar il fiume a Baleari e agli a stati, mandandogli innanzi all eser cito ; gli altri condusse fuori dello steccato, e fallili tragittar la corrente ia due luoghi, gli schier di rin contro d nemici. Sulla ripa del fiume pose alla sinistra la cavalleria degli Spagnuoli e de Galli, opposta a quella d eRomani. Contigui a questa colloc i fauti; m^t della . grave armadura Africaua; dietro ad essi gli Spagnuoli e i i Galli ; poscia 1 altra parte degli Africani. Nell ala destra attel i Numidi. Poich ebbe distesi tutti in una sola linea , and innanzi colle file del centro composte di Spagnuoli e di Galli , e le altre a queste (4o3) uni di tal rag io n e, che fprm uu convesso della forma di mezza lu n a , e gli ordini assottigli. Locch lce con animo d aver pella battaglia gli Africani alle riscosse , menlrech i primi a combattere erano gli Spagnuoli ed i Galli.

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A. di R.
GXIIL L armadura degli Africani era alla Romana , 538 avendoli tutti Annibaie (4o4) ornati colle spoglie da lui scelte nella battaglia antecedente. Lo (4o5) scudo degli Spagnuoli e de Galli avea la stessa forma; ma le spade al tutto fra loro differivano. La Spagnuola non era men forte di punta che di taglio: (4o6) la Gallica feriva solo di taglio , ed in distanza. Eran le loro coorti al ternamente schierate, i Galli ign u d i, gli Spagnuoli ve stiti di picciole tonache di lino , fregiate all intorno di po rpora, secondo il patrio costum e, la qual cosa facea per avventura mostra pellegnina ed insieme spaventosa. La cavalleria de Cartaginesi ascendeva a dieci m ila, la fanteria di poco avanzava i quaranta mila co Galli. L ala destra de Romani avea Emilio , la sinistra T e renzio , il centro (4oy) Regolo e Servilio eh erano stati consoli l anno precedente. Presso i Cartaginesi 1 * ala destra conduceva. A sdrubale, la sinistra A nnone, e nel centro era Annibaie stesso col fratello Magone. La schiera de'1 Romani guardava , . conforme dicemmo di sopra, mezzogiorno, e quella deCartaginesi settentrione. Nessuna era offesa dal sole che spuntava. CXIV. Azzuffatasi la vanguardia, era dapprincipio eguale la pugna dellarmadura leggera. Ma non si tosto la cavalleria Spagnuola e Gallica dall ala sinistra avvicinossi a' Romani, che insurse per quella fiera battaglia e da Barbari. Imperciocch non combattevano secondo le regole, facendo (4 o 8 ) rivolgimenti indietro e innanzi, ma tutti ad un tratto affrontavansi e pugnavano a corpo a corpo , balzando gi da cavalli.. (4og) Vinsero final mente i Cartaginesi, ed uccisa nel conflitto la maggior

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parte de R om ani, sebbene questi con ostinazione e va- A . di R. lore combattevano, i rimanenti cacciarono lungo il fiume, 538 trucidando, e menando le mani senza dar perdono. Allora la fanteria g rave, succeduta alla leggera, inco minci 1 attacco. Alcun poco si sostennero le schiere degli Spagnuoli e de Galli, e valorosamente pugnarono co R om ani, ma oppressi poscia dalla costoro massa , piegarono e indietreggiarono, sciogliendo la mezza luna. Le coorti Romane gl incalzarono con calore , e facil mente ruppero le file nemiche ; sendoch sottilmente distesa era la schiera de Galli , ed i Romani diradate avean le ale .ed ingrossato il centro , ov era il maggior perieolo. Imperciocch non affrontaronsi ad un tempo le ale ed i c e n tri, ma questi prima ; essendo i G alli, schierati (4 io) in forma semilunare, molto pi promi nenti delle ale, voltato comera il convesso della mezza luna verso i nemici. I Romani inseguendoli, e concor rendo al cen tro , e dove i nemici cedevano, ' tant oltre precipilaronsi, che ebbero ad amendue i fianchi gli Africani di grave armadura, de quali, (411) coloro che dall ala destra piegavan a mano stanca , facendo im pressione dalla diritta stringevan il fianco de nemici, e coloro che dalla sinistra a destra volgevansi, atlelavansi presso alla manca degli avversari! ; mostrando loro la cos stessa ci che avean a fare. D onde avvenne, conforme preveduto avea A nnibaie, che i Romani, mentre sconsigliatamente traevan dietro a G alli, furon presi in mezzo dagli Africani, i quali non con tutta la battaglia pugnavano, ma a singoli uomini ed a branchi, voltan dosi contro quelli che gli assalivano.

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Ji R.
CXV. Emilio , comecli dapprincipio fosse nell ala 538 destra, e p.irte avesse nella pugna equestre, era tuttavia ancor salvo. Questi, volendo adeguar i fatti alle parole con cui esortati avea i su o i, e veggendo che la deci sione della pugna stava nella fanteria legionaria , cac ciatosi col cavallo nel mezzo di latta la schiera , appic cava zuffa egli medesimo , e colle proprie mani ucci deva i nemici a cui s abbatteva , ed insieme esortava cd incitava la sua gente. Lo stesso faceva Annibaie , il quale sin dapprincipio reggeva questa parte dellesercito. I Numidi avventandosi dall ala destra a cavalli degli avversarli, che schierali erano alla sinistra, non fecero gran d a n n o , e poco ne soffersero , peli indole della loro pugna. Ci non pertanto non lasciaron in ozio i nem ici, distraendoli, e da ogni parte attaccandoli. Ma poich (4 1 2 ) Asdrubale, uccisi , da pochissimi in fuori, lutti i cavalieri eh erano presso al fiume , venne dal1 ala destra in soccorso a Numidi, la cavalleria alleata de R om ani, preveggendo il costui assalto, pieg e re trocedette. Allora fama che Asdrubale facesse cosa degna di attivo e prudente capitano. Imperciocch, os servando che grande era la quantit de N um idi, e che fiinesti e terribili riuscivan a coloro eherano gi andati in volta, abbandon quelli che fuggivano a Numidi, ed egli condusse i suoi alla pugna de fanti , affrettandosi di soccorrer gli Africani. Piombato da tergo sulle le gioni R om ane, e fatta successivamente impressione in molli luoghi co suoi squadroni, rinfranc gli Africani, e negli animi de' Romani mise avvilimento e terrore. In quello Lucio E m ilio, colpito da gravi ferite, mori

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combattendo : uomo c h e , fra quanti v ebbe , cosi iu A. di K. tutta la sua v ita, come nell estremo tempo non omise 538 nessun dovere verso la patria. I R om ani, finch pu gnarono, volgendosi da tutti i lati contro quelli che gli accerchiavano, resistettero. Ma cadendo sempre quelli che occupavano f estremo g iro , ed essendo essi ridotti a breve spazio, tutti finalmente col perirono , e fra questi (4>3) Marco Atilio e Gneo Servilio, che l anno addietro erano stati consoli: uomini dabbene , e che in quel cimento si dimostrarono degni di Roma. Mentrech questi pugnavano e cadevano , i Numidi , inse guendo i cavalieri che fuggivano, ne uccisero la mag gior p a r te , e gli altri precipitarono di sella. Pochi scamparon in (4 i 4 ) Vanusia , fra i quali fu il console Rom ano Caio T erenzio: (4<5) uomo d animo detesta bile , e che nel suo governo gravissimo danno arrec alla patria. CXYI. Cotal esito ebbe adunque la battaglia deCar taginesi e de Romani presso Canne : battaglia in cui furono gli uomini pi valorosi, cos vincitori, come vinti. Locch apparisce dagli stessi fatti. Imperciocch di sei mila cavalli setunta fuggiron a Venusta con T e renzio, e degli alleati trecento salvaronsi alla spicciolata pelle citt. De fanti presi furono da dieci mila , com battendo (4i6) b en s, ma fuori della pugna. Gli altri tu tti, d i erano circa settanta mila , morirono valorosa mente , prestato avendo a Cartaginesi allora, siccome in ad d ietro , il'm aggior servigio pella vittoria, la grande moltitudine de cavalli. Donde manifesto si rendette ai posteri, che pecimenti di guerra meglio aver la met

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A. di R. fan ti, ed esser assolutamente superiore nella cavallera ,
538 che combattere avendo ogni cosa eguale conemici. Dei Galli che militavano con Annibaie caddero da quattro, mila , Spagnuoli ed Africani da quattro mila cinque cento , e cavalli circa dugento. I Romni che furon. presi vivi erano fuori di combattimento, e per questa cagione. Emilio lasci dieci mila fanti ne suoi alloggia-, m e n ti, affinch, ove A nnibaie, negletto il suo campo, con tutte le forze si schierasse, quelli vi si lanciassero nel tempo della battaglia, e s impadronissero delle sai* merie de nemici ; e se , preveggendo questo disgno, egli vi lasciasse un sufficiente presidio, essi avessero a combattere con un numero minore. F uron essi presi in siffatta guisa. Avendo Annibaie .lasciata una bastevole guernigione nel cam po, come prima fu incominciata la battaglia , i R om ani, secondo 1 ordine ricevuto , asse diarono quelli eh erano rimasi dentro allo steccato dei Cartaginesi. I quali dapprincipio fecero testa , poscia cedendo essi gi, Annibie poich decisa ebbe la pugna in tutte le p a r ti, venne in loro soccorso, mise in fuga i R om ani, e li rinchiuse nel proprio campo , ucciden done due m ila, (4 1 7 ) e gli altri tutti prendendo vivi. Similmente qvelli c h e , dispersi pella campagna , si ri dussero nelle fortezze , i Numidi espugnarono, e me narono seco. Furon essi da due mila cavalli, di quelli eh erano andati in volta. CXVfL (4 1 8 ) Essendosi decisa la battaglia nell anzi detto m o d o , ne conseguit un esito generale consenta neo all aspettazione d amendue i popoli. Imperciocch i Cartaginesi per questa fazione divennero tosto padroni

di quasi tutto il resto (4 1 9 ) della m arina, e della cos A. diR. detta Magna Grecia: che i Tarentini incontanente sar- 538 ren d ettero , gli (4^o) Arpini ed alcuni Campani chia ra aron Annibaie, gli altri tutti ebbero gli sguardi rivolti a Cartaginesi , i quali grande speranza nutrivano d 'o c cupar Roma al primo arrivo. I Romani disperarono nell istante di ritener per cagione di questa rotta l im pero d Italia, ed erano in grandi timori e pericoli per s e pel patrio suolo , aspettando fra poco Annibaie stesso. Avvegnach, non altrimenti che se il destino ponesse il colmo alle loro sciagure , e con ogni sforzo vi si adoperasse , mentre la citt era vinta da terrore , anche (4^i) il pretore-mandato nella Gallia Cisalpina, caduto d improvviso in una imboscata , fu da Galli al tutto sterminato col suo esercito. Tuttavia il Senato nulla ometteva di ci che potea farsi ; ma esortava la pleb e, afforzava la citt , e con ( 4 aa) animo virile de liberava intorno alle circostanze presenti. Conciossiach, abbassati com erano indubitatamente allora i R om ani, e divenuti inferiori nella virt delle armi , per la pro priet della loro repubblica e pe savii consigli a cui si appigliarono , non solo riacquistarono la Signoria dell Italia, superando poscia i Cartaginesi, ma in breve tempo padroni si fecero di tutta la terra abitata. Noi pertanto porremo fine al presente libro con queste ge sta , poich vi abbiamo esposti gli avvenimenti di Spa gna e d Italia, compresi nell Olimpiade centesima qua dragesima. Ma allorquando, narrati i fatti della Grecia nella stessa Olimpiade accaduti, (4^3) giunti saremo a questi tem p i, ragioneremo ( (4 ^ 4 ) siccome gi dap-

i3?

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A. di R. principio abbiam divisato ) di proposito della repubblica
538 Romana , stimando che la sposizione della medesima noir solo sia propria al componimento della storia, ma ben an co , per ci che spetta all emendazione ed isti tuzione delle repubbliche, grandemente utile a chi ama d inslruirsi , ed a chi s aggira ne pubblici affari.

FINE DEL LIBRO TERZO.

i3p
SOMMARIO
DEL TERZO LIBRO.

I n c n f t s so alla storia pi diffusa e propria di Polibio ( I.) Proposito dell autore ( II. ) Argomento della parte sec cando e principale delle storie di Polibio. ( III. ) Ar gomento dell' appendice alla seconda parte delle storie di Po libio ( IV. ) Argomento della terza parte delle storie di Polibio ( V. ) Discutonsi le cause della seconda guerra Punica o Annibalica Differenza fra il principio , la causa ed il pretesto dimostrata coll esempio della guerra di Alessandro co' Persiani Causa, pretesto e principio, di questa guerra ( VI. ) E della guerra de Romani con An tioco Importanza di cotal differenza ( VII. ) Opinione di Fabio intorno alle cause della seconda guerra Puni ca ( V i l i .) Come debba farsi giudizio della fede d uno storico ( IX. ) Prima causa delia seconda guerra Puni ca Seconda e maggior causa > Terza causa ( X. ) Annibaie gira odio perpetuo a' Romani ( XI. ) I Car taginesi non deposero l odio nella pace Ammonizione di Polibio ( XII. ) Principii della guerra Annibalica An nibaie assoggetta gli Olcadi ( X III. ) E d i Vaccei quasi oppresso da Carpeiani Ch egli tosto opprime La Spagna ulteriore pressoch tutta ubbidisce a Cartagine si ( XIV. ) Ambascerie de Saguntini a Romani L e gazione de Romani ad Annibaie Cartagine nuova > Fe rocia e male erti tt. Annibaie Gli ambasciadori Romani

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vanno a Cartagine ( XV. ) Demetrio Fario si ribella da Romani I l console Lucio Emilio mandato neW llliria ( XVI. ) Silo di Sagunto Annibaie oppugna Sa gunto E V espugna ( XVII.) Guerra Illirica coA De metrio Fario Il console Emilio prende Dimalo Assalta Faro Stratagemma <t Emilio ( X VIII.) L 'esercito di Demetrio messo in fuga Demetrio Fario si rifugge presso Filippo Demetrio perisce a . Messene Faro presa , e V llliria conquistata Emilio trionfa ( XIX ) Che cosa fecero i Romani dopo la presa di Sagunto Favola dell'ammissione de'fanciulli nel senato Romano Fole di Cherea e di Sosila Ambasceria Romana a Cartagi ne ( XX. ) / Cartaginesi disputano co' Romani de loro diritti 1 Romani vogliono fa tti e non parole ( X X I.) i Primo trattato de' Romani co' Cartaginesi Lingua latina antica ( XXII. ) Ricordi di Polibio circa questo tratta to ( g XXHI. ) Secondo trattalo - Ricordi di Poli bio ( XXIV. ) Trattalo prossimo alla prima guerra Pu nica ( XXV. ) Trattati incisi in tavole di bronza Errore di Filino intorno a quel trattato ( XXVI.)' Trat tato dopo la prima guerra Punica Trattato con Asdruba le ( XXVII.) Avvertimenti di Polibio intorno a 'd iritti de Romani nella prima guerra Punica ( XXVIII. ) Di ritti de Ifomani nella seconda guerra Punica Il trattato con Asdrubale dovea esser mantenuto N el trattato anteriore erasi fatto provvedimento eziandio pe'nuovi sodi ( XXIX. ) 1 Saguntini erano avanti i tempi at Annibaie alleati de' Ro mani 1 Cartaginesi per un riguardo impresero ingiusta mente la seconda guerra Punica, per un altro giustamen te ( XXX. ) Perch Polibio siasi arrestato su queste cose? La cognizione delle cose passate necessaria peW esecuzione delle presenti Nella storia debbon esporsi le cause, gli aggiunti e le conseguenze ( XXXI.) l autore

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scusa la mole della sua opera Frutto della storia univer sale ( XXXII. ) 1 Romani danno a Cartaginesi la scelta della pace e della guerra Annibaie prepara la spedizione in Italia Assicura V Africa con un presidio Spagnuolo Trae dall Africa le guemigioni della Spagna Tavole di bronzo d Annibaie sul Lacinio ( $ XXXIII. ) Annibaie aspetta i messi de Galli Raccoglie le sue forze e le aringa ( XXXIV.) Passa V Ebro e soggioga la Spagna di qua V i preporti Annone Passa i Pirenei ( XXXV.) La geografia debbe andar unita alla storia ( XXXVI.) Quattro regioni del mondo Tre parti maggiori della terra Asia Africa Europa Fiume Narbone Spagna Terre australi e boreali ignote ( XXXVII. ) Il leggitore debbe raffigurarsi nella mente i siti deluoghi ( XXXVIII.) Lunghezza del territorio de Cartaginesi in Africa Lun ghezza della strada fatta da Annibaie Segni milia ri ( XXXIX. ) Publio Cornelio e Tito Sempronio consoli Piacenza e Cremona colonie I Boii e gV Insubri si ribellano Assediano Modona L . Manlio pretore messso in fuga ed assediato da Boii ( XL. ) P. Sci pione naviga in ' ISpagna Tib. Sempronio divisa d assediar Cartagine P. Scipione sbarca le sue forze a Marsiglia Annibale al Rodano ( XLI. ) S accinge a tragittar il fiume - Manda innanzi per altra parte Annone figlio di Bmilcare ( XLII. ) Passa il Rodano ( X LIII. ) Ca valli Numidi mandati ad esplorare ---- Magi lo , Signorotto. ve nuto dalla Gallia intorno al Po - Annibaie al Rodano aringa suoi ( XLIV ) Esploratori Numidi cacciali da cavalli di Scipione Scipione s incammina verso il campo d An nibaie ( XLV. ) Trasporto degli elefanti oltre il fiu me ( XLVI. ) Annibaie progredisce sino al Rodano Corso del Rodano Galli Edui Favole spacciate da al cuni intorno al via rio d' Annibaie ( $ XLVII. ) Prudenza

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d Annibaie nel cammino ( XLVIII.) P. Scipione ritorna in Italia Manda il fratello' in Ispagna Annibaie nelV isola fra il Rodano e V Isara Soccorre il regolo di questo paese conira il fratello ( XLIX. ) Annibaie in montando le Alpi molestalo dagli Allobrogi ( L. ) . L i balte e respinge ( 5 LI. ) Continua a 'salire. in gannalo dagli Alpini sotto specie di pace ( LII e L III.) Dal giogo delle A lpi mostra a' suoi V Italia incomincia a discendere ( LIV.) StradiI interrotta da lungo precipizio Neve insuperabile nelle A lpi Annibale apre una strada pei dirupi ( LV. ) Superate le A lpi entra in Italia Numero delle fo rze che gli avanzano P. Scipione s accosta al Po ( LVI ) La narrazione delle cose memorabili nella natura appartiene alla storia Ma Polibio si propone di trattarle a parte e di proposito Ghiotti nella lettura delle storie ( LYII ) Gli antichi narrarono molle cose favo-* lose N ci dee recar maraviglia , per cagione delle dif ficolt che in addietro s incontravano ( LVIII. ) A ll'et di Polibio pi esatte cognizioni poleansi avere circa molti og getti. Piaggi di Polibio impresi a questo fine ( LIX.) Annibale ristora f esercito che gli rimane. ^ Soggioga i Taurini, ed espugna la loro citt ( LX. ) Annibaie e Scipione maravigliansi reciprocamente del loro arrivo Grande trepidazione a Roma Tib. Sempronio chiamalo dalla S i cilia ( LXI. ) Annibaie esorta i suoi collo spettacolo de prigioni ( LXII. ) Orazione < T Annibale a solda ti ( LXIII. ) P. Scipione fra il Po ed il Ticino Aringa i soldati ( LXIV. ) Pugna equestre al Ticino La cavalleria di Scipione in rotta ( LXV. ) . Scipione ferito ripassa il Po Annibaie tragitta il Po I Galli a lui si uniscano Scipione ed Annibaie presso Piacen za ( LXVI.) 1 Galli ausiliari de' Romani passano dalla parte d Annibaie / Boii fanno con lui alleanza Sci

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pione si ritira alla Trebia ( LXVII. ) Annibaie lo se gue Scpfone passa la Trebia Tib, Sempronio t unisce a Scipione ( LXV1IL. ) Annibaie prende Clastidio a tradimento I Galli molestati da Annibaie chieggono soc corso a'Romani Pugna equestre Dubbia vittoria di Sempronio ( LXIX. ) Sempronio desidera con impazienza di combattere contro la volont di Scipione Annibaie pure brama di pugnare ( LXX. ) Pivpara un agguato Luoghi adattati alle insidie Annibale colloca Magone nello insidie Provoca Sempronio alla pugna ( LXXI. ) Sempronio esce' in campagna c o lf esercito in un giorno di gelo Patsa a stento la Trebia Schieramento d' Annibaie Genere di pugna usata da' Numidi l due eserciti consolari uniti ( LXXII.) - Battaglia alla Trebia LXXIII. ) I Romani sono battuti Una parte de Ronani prorompe per le file nemiche E fugge a Piacenza l Cartaginesi vin citori Perdono tutti gli elefanti da uno infuori ( LXXIY. ) Invano cela Sempronio la tua sconfitta Nuovi apparecchi de Romani Gneo Servillo e Caio Flaminio eletti a con soli Il re Gerone manda ajuti a Romani ( LXXV. ) Gn. Scipiane soggioga la Spagna sino al fium e Ebro Prende Annone ed Indibile Asdrubale taglia i Romani dispersi Gn. Scipione sverna a Tarragoha ( LXXVI. ) Annibale alle stante nella Gallia Cisalpina S i procaccia la benevo lenza degli alleati de' Romani ( LXXVII. ) Finte capel lature d ' Annibaie Diverse strade che menano dalla Gallia Cisalpina nel territorio de' Romani Annibale sceglie la via delle paludi ( LXXVIII. ) Va in Etruria. Molto sof fre. ( LXXIX. ) Annibaie in Etruria divisa di trarre Flaminio a battaglia somma virt in un capitano esplorar l'indole dell'avversario Debbe attaccarsi l'avversario nella parte ove pecca ( LXXX. ) Annibaie oltrepassa Fiesole e guasta i campi Flaminio segue il nemico, n d retta a

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chi lo sconsiglia Cortona Lago Trasimeno ( LXXXI.) Posizione de' luoghi Annibaie disponi gli agguati Fla minio entra nel vallone circondato da insidie ( LXXXII. ) Battaglia al lago Trasimeno Muore Flaminio Misera strage deBomani Sei mila sbucano per le file de'nemici S ' arrendono a Maarbale ( . LXXXIII. ) Annibaie rompe la fede a' prigioni Mette in libert i sodi de' Bomani Costernazioni' del popolo a Roma Il senato sostiene la sua dignit ( LXXXIV.) Servilio manda ajuti a Flam i nio Nuova sconfitta di C. Centenio Annibaie peliJ Um bria ed il Piceno v sulle coste dell! Adriatico ( LXXXV. ) Binfresca i cavalli e la gente Scabbia dalla fam e Gli Africani armati alla Romana Annibaie d nuova a Carta ginesi delC accaduto Q. Fabio Massimo crealo Dittatore > Insegne e diritti del Dittatore M. Minudo comandante della cavalleria ( LXXXVI.) Annibaie cura i cavalli con vini vecchi Tre parli della Puglia Luceria Vibonio Fabio prepone il console Servilio all' armata Fabio ed Annibaie alle Eoe ( LXXXVII. ) Fabio adopera cauta mente E ne ha ben donde ( LXXXVIII. ) Prudente consiglio d Fabio I l comandante della cavalleria biasima il Dittatore 7 Cartaginesi passano nel Sannio Benevento Venusia Annibaie recasi a Falerno e nel territorio Campano Nessuna citt d Italia si dichiara pe' Cartagi nesi ( LXXXIX. ) Sito ed opulenza della pianura Cam pana Campi Flegrei ( X C .) Eribano ( ? ) Colle Eribiano Annibaie al Vultumo Guasta la Campania E poco impedito da Fabio Insidie tese da Fabio ad Annibaie nel ritorno ( XCI. ) Sono da Annibaie con astuzia deluse Buovi colle coma accese ( XCII. ) 1 Bomani sono ingannati Fabio non conseguisce nulla Annibaie sfugge a salvamento pelle strette Fabio in mal grido Fabio andando a Rom a, in vano ammonisce Minudo

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sdrulal ( X C III.) Amilcare comandante dli'armala Gti. Scipione - I Marsigliesi amici de* Romani (5 &CIV.) J Ci. Scipione vince 2 CrMgineii in ' una' battaglia' nvale' Annata de' Cartaginesi n elfi acque 'd i Sardegna 'S f i l i l i insegu F armata Cartaginese - Cervina sola Cossirk isola* ( XCV.) P . Scipione mandati> fa sptagrik Con' ihttt nuova armata Gn. e 'P. Scipiori opern .unitamente 'fto**sontf V Ebr (1j XCVI.) Statichi 'de' Cflagttest~cusodil in Sagitto 'Abilie nbile Spagnulo Rbita'e dace 'Car taginese' soito Asdrbale A bilite tratta-''con - Rosttre pegll staticeli ( X C Y IL ) - Blic tratta cogli Ssipibni pgi? statichi Consegna pii statchva Romani 'l'R o n ia h i'ri-' Tttandano g li statichi a suoi ( XGVIH. )' ' Campo d" Art tibale presso "Gerunio Morite L ib u rA o -^ n n b a te prendi Gruliio E < > i trasporti it 'frumnto' ( XCTX ) M iftucib conduce''l'esrcito''n assenza d iFabio Calna rccnell' a g h sLarihate Anniale presso ehmU ' MittciH tprori'in tuta %caramicta i - ' Anriibale laglia t'fo ra g g ia fo ri C'"G.y Difende mate il' silo camp 'fitiii usici 'pino "jipj 'e' d speranza' ( C. ) t Rbjtin 'fodani tud 'Mi' micio j - vituperano ' Fabro -Z- ' Cosafnuita r ch 'D hltori a un tempo Fabio e Minucio dividono fr a tli loro le le gioni ( CII. ) Annibaie trae profitto dalla dissensione de' Romani Apparecchia insidie a Minucio Questi non se ne accorge ( CHI. ) Minucio stretto dal nemico . salvalo da Fabio Il comandante della eavallcria si ri concilia col Dittatore ( CIV. ) Nuovi consoli L Emilio e C. Terenzio Gn. Servilio e M. Regola proconsoli * L . Postumo Pretore mandalo in Gallia Gn. Servilio amministra bene gli affari ( CV. ) Annibaie occupa la rocca di Canna Toglie a' Romani le vettovaglie 1 Ro mani risolvono di dar battaglia Le speranze di tulli rivolte fo lib io , tom o l i. ia

i4<3
in Emilio Otto legioni consolari legione Roma na ( CVI.) Emilio aringa li soldati ( CVII-CVIII. ) / Romani a. Canna Emilio e 1 eremi non sono d accor do -1 Consoli comandano giorno per giorno vicenda f Romani vincitori in un' avvisaglia Due campi de' Romani all' 4 u f do ( IX . ) Annibale esorta i suoi ($ C .) EuIq canta la pugna Vairone arde di desiderio di comfattere ,iT-* Gli uomini Tfial tollerano gl'indugi r A Roma tutti ttmopo I Roiponi superstiziosi ( CXI. ) Terenzio schiera T esercito all Aufdo presso Canna Schieramento d Aonibale -r*- Schiera lunata d? Annibale ( C H I . ) Arm i\de'foJdafi j Annibaie ; Spada Spagnuola Gallica Di/ci amendue g li eserciti ( CXIII. ) Battaglia di Catwa < * + &. Emilio, paje Cadono Regolo e Servili Terenzio fisqrlyp ( (3XIV-CXV. ), Strage di Canna Periscono settanta nyla Romani r Dieoi mila ne sono, pre si ( CXVI. ) .t-k Conseguenza della battaglia di Canna L 'Ita lia inferiore .abbraccia iImpartito d Annibaie 1 Ro* mani disperano d i vitenere t Itqlia Il pretore rompn pe risce colletereifa (iella Galliq Cisalpina Tuttavia , in breva tfmpo si ristabilisce la repubblica Romana ( $ CXVH- )

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ANNOTAZIONI
AL T E R Z O L I B RO.

0omtbngoh81 in questo libro le gesta spettanti alla seconda guerra P anica, dal tempo io coi Annibale assunte il sa premo comando dell esercito Cartaginese, sin dopo' la bat ta glia di Canna. Corrispondon ad esso in T. Livio il libro vigesimo prim o, e poco meno di tntto il vigesimo secondo. Noi1non faremo nn minuto confronto delle reiasioni fornite circa il mentovato argomento dallo storico Greco con quelle che intorno al medesimo ne lasci lo storico Romano, soper ch i gi in gran part il Boeder ne ha Catto lo spoglio , e ) ancora perch temiamo di recare con siffatto lavoro inntfl noja anzich diletto ed istruitane a* leggitori. Ma a pareochi oggetti da amendoe trattati non possiam a meno di rivolgere la nostra attenzione particolare, come a quelli che fanno in* dubitata fede della sana critica del nostro autore nell* additar i genomi motivi degli avvenimenti, della sua veracit ed esattezza nella sposizione de* fatti , e dell* industria singolare ch egli pone nell ammaestrare colla chiarezza dello stile e col ragionamento. Tal la discussione intorno alle vere cause della guerra coti detta d* Antibale, ove da consumato politic egli stabilisce la differenza tra cause* ptincipii e pretesti, e

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con esempii le dilucida. Tal 1* accurata descrizione de* luo ghi per cai Annibaie discese in Ita lia , non sulla fede altrui distesa-* ma dietro proprie osservazioni fatte susiti medesimi, e maravigliosamente confermati ' da un moderno viaggiatore , conforme a suo luogo verrem dimostrando ; laddove coafa9 e manchevoli sono i dati che di quel, famoso passaggio pub blic lo storico latino. Non da' tacersi eziandio., ( e ne pro durremo alcuni saggi, nel corso delle note al presente libro), come in Polibio la rappresentazione delle battaglie molto pi evidente che non in Livio, per quanto questi s* ingegni dav vicinarsi al gijeco modello in guisa , che talvolta perfino il traduce. N dee reputarsi ultimo pregio del nostro la sobriet di lui nelle dicerie, che sulle labbra de supremi dnoi suonano beasi maschie e vigorose, ma non degenerano nello sfoggio d eloquenza tanto amato dal Patavino. A dirla breve , tatto i in Polibio nerbo , evidenza , sincerit spassionata, profonda cognizione1degli uomini e delle cose; mentre che Livio (seb bene non possa dirsi che sieno in lui le qualit a queeteop^o&te ) non sempre attinse a fonti p u re , fa soventi pi vago del meraviglioso che ' del vero , agli artificii oratorii sacrific talvolta, l'im parzialit-lorica, e alle squisitezze dello stile la candida narrazine de* latti.

, (i ) D i'farc a contemplar amendue, if/e n tt y i f u t t t 7J ( ftptTt iv /rt n t itx 3-i*, cio a dire: credemmo esser il meglio la considerazione e vista che da amendue doma. Io ho stimato che contemplare riunisca peli appunto amendue gli atti di. considerare , ovveramente fermarsi sovra un oggetto ( che questo il vero significato d* i v t r r i t m , donde c iiro n c ) e di guardarlo, pascerne la vista (S-ifdvu, da cui 3-i*). Lo Schweigh. dopo avere, non senza pleonasmo , voltati que due lustantivi greci >ratio/ie/n considerando contemplandone s selle note al contrario troppo ne mtrigne il senso , comprendendoli

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otto il solo vooabolo di tpectatio. Il Casa ab. in tradnccndo questo passo : docendi expUcanditjue viam oplimam ha espresso tutt' altra cosa di quella che disse Polibio. (2) Additate ohe avremo c. Questo & l'argomento del li bro iji* ' ( 5) Potcia ci studeremo ec. Qui sono coogiunti i principali subbjeui trattati nel libro iv e v. La goerra sociale degli Achei, quantunque occupi pressoch tatto il libro'ir e b u o n a ponione del v , non qui espressamente nominata , ma in dicata soltanto col rammentare la guerra- di Filippo cogli Et o li, e 1 *ordine da Ini messo alle cose della Grecia. ' ( 4 ) Dlia. Repubblica de' Romani ec. Accennasi qui il libro, ri , di' cui tuia ragguardevole parte conservata, e segnatamente quella'che tratta della repubblica Romana - e della sna eccellenza * paragone delle altre repubbliche. > > ( 5) Ricuperare la signoria d ell'Italia e della Sicilia ec. Questa materia continuata sino al libro x iv , e la fine della seconda guerra panica trovasi nel libro xv. Del reato sono ne* mentovali libri le ulteriori gesta di Filippo divenuto libi dinoso crudele, le imprese di Filop*mene , le garedegli E tot? e dtiM aoedoni peli amicizia degli Spartani, le c o n di Antiooo, de Locrsi, di Nabide tiranno di Spatta , e d altri. ( 6 ) ; La m ina del regno di Gerone. Ecco il libro vii nel quale 'alcune cose spettanti a questa catastrofe leggenti ancora. Oltre a ci -vi si parla della societ che fece Filippo >coi Cartaginesi, e dell* impresa di lui contro la Messenia- per istiga zione! di Demetrio Fario suo corruttore. Finalmente vi de scritta la guerra d Antioco col ribelle Acheo. >/ (7) A (urlameitii d Egitto ec. Ragiona Folibio di' questi nel libro xiv. . (8) L e getta del Roman? e ' de1 Cartaginesi. Qui (cio nel libro x v , or iMrr'ata la - battaglia di Za ma ) pare, ohe Po libio reoapitlati rvess# brvemente tutti * latti spettanti a

i5o
questa guerra j ma siffatta parte della n a opera and amar rila. Reca pertanto maraviglia eh gli non abbia eseguito lo stetso degli avvenimenti eb ebbero luogo in Italia. Se non che per isvista ari tato ometto nel tetto ! H ttX ff, oppure non avr creduto I* antre necetsario di compendiare coleste gesta, raccontate avendo le pi importanti di filo nel quinto libro , e non tacito alla spezzata, come quelle succedute nella Spagna, nell Africa e nella Sicilia(q) Negli Stati della Grecia ec. Tutto il teatro degli avvenintenti presi da Polibio ad argomento della sua storia pu dividersi in doe principali regioni, nellorientale * che contiene la Groia nel senso pi esteso , e di oni fanno parte i regni dell Asia e l'Egitto ancora , come quelli ohe dopo i conquisti d Alessandro Magno ebbero pressooh tatti sovrani greci t e pi o meno conformaronsi alla favella ed a* costumi de loro vincitori : e nell* occidentale, ohe comprende l Italia , la Sipilia , la Spagna 1 Africa soggetta a* Cartaginesi. Apre il no atta la aoena in Occidente* e poich ha succintamente nar rata la prima guerra panica, e per esteso, pi graude a pe ricolosa della quale non sostennero i Rom ani , n i altra il di oni aito maggiormente la loro superiorit consolidaste > latto ti rivolga all Oriente, da lu i, secondochi abbiam riferito ool nome generico di Greaia denotato, ove la dicoordia 4 le in testine guerre ebe gii quegli Stati laceravano, non poco agevolaron alla armi romane l atioggettamento del retto dellorbe a qua' tempi conosciuto. (10) La. battaglia navale < ? Aitalo ec. contieni! nel l i
b ro XVI.

(11) La guerra di lui (F ilip p o ) co'Romani il principale soggetto de libri xvi , xvn , xvm . (12) L ira degli E toli eo. Di questa parla il nostro nel libro xvn 1, e probabil che della loro mena con Aatioco abbia gi trattato nel libro xix , di cui non resta (rammento

I Si alcuno. Gol passaggio d Antioco in Europa incomincia il: IP bro x t , net progresso del qual* s ragiona della guerra degl? Etoli co'Romani* Ja qaale non meno che la guerra di queali con Antioco continuata nel xxi e xxu. La descrizine pertanto della battaglia navale , ditro la qaale egli faggi in A sia, dove fa di bel nuovo sconfino , d ottenne la pace, sgomberando le provinoie di qua del Tauro , sono fra le cosa perdate. ( i 5) L insolenz de'G alli ec. Al libro xxu d* riferir! la rotta che i Gallogreci tooarono da' Romani ; ma la fine d questa guerra leggevasi forse nel libro posteriore. ( i4) L e sciagure degli E tli e de' Cefilleni ec. formmo l ultima parte della guerra Etilica , susseguita dalla paca, contenuta pure nel libro xxn. ( t 5) Atta guerra di Eumene con Prusia. V. gli avanzi di libro .xxiii. Di Ariarate con Fatnace. V. quelli de' libri xxiv e xxv. ( | 0) Detta concardia eb. . . . de' Pelopomsi. Qaesta i d i scorsa nel libro xxv, dell' accrescimento della repbblica dei Rodii li fa menzione nel xxu. ( i 7) La spedizione it Egitto d' Antiooe nomata Epffime' esposta ne fibri xxvm e xxix, e la guerra dt Permeo ne libri x x u , xxvm e xxix. (18) Che se dagli stessi prosperi o avversi successi ea. Tatto questo capitolo contiene ona grave lezione peli' uomo d affari, non nieno ebe pello storico. Molti regnanti e repub bliche , sedotti da ambizione, e dalla fortuna secondati, ogni loro sforzo diressero- a conquistare , pochi a Conservare. Cos molti'scrittori * o esposero le faode gesta1 , senza darne atcun giudizio, e sema farne applicatone veruna alla vita civile, 0 tesserono deteitabili elogi al delitto potente. Polibio ha il co raggio di citar i Jtopaani dinanzi all umanit presente e fu tura , a rondar, conto dsl modo nel qaale trattaron i popoli

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Aggiogati, a on .dubita; d'^uerire ; corna la necessit di pre d a r loro ubbiditala qqu vietava alfa.storia d esaminar* i di ritti ebe aveano alla benevolenza de* nuovi, sadditi. (19) Mossero guerra a C eltiieri e aFacceL, Con ragione, rap port lo Scbwoigh. questa guerra al.l.xxxv, ove l*go?dio9 de^eoap^ richiede che ieno collocati gli avveoiwAnti dell* anno di Roma Co5, e,vqrhimil<9ente parte; di quelli ancora cbebbei-o luogo lan* no 02, dappoich da'frammenti che del mentovato libro runan-r gono scorgesi che furon ioppienti in cotal guerra SJs G ladio Marcello (figlio di colai eh*espugn-Siracusa), il q u a lc u n L. Valerio Fiacco fu console nel 602 , e Licinio Locullo, e Po(mio Albino, che ael 6 o3 pervennero.al consola to.Seoqodo G*saiodora ( Cbronioon ) incominci la guerra . Cfltittftfiga di repente l'ann o anteriore al consolato di, Marcello, e Fiacco.; dftnde avvenne che, i consoli designati f).. Fulvio e T.. Aonio entm on in fnnsiQne il primo di gennajo in luogo d e p rim o di marzo. (So) 1 Cartaginesi a Matsiaissa ec. Un pi^icil^Xtaqvnepto delta storia di questa gqerra. si . & conservato, che lo S.ijb^eiglv ha riferito all* am o di K. 5q3 e inserito, nel lib. xfocy., Mop Massinisa* nonagenario nel Cof*, di Roma due tapni -, a y ^ ti la distruzione. d>'Gartagine , conforme narrasi, in.-uo fr/iigmen^p Yalesiano del libro xxxvn. (2,i) Aitalo e Prusia. V. lib . x j x i i , xxx.111.. A rja i^e-ec.
Y . lib . xx x ii,

.. ( * a ) . Per opera di Aitalo. Ne* codici tutti legge^ vi .**!*, da s -, ff* opportunamente osserva lo% bw gb.jQ he, stando ,a quanto scrive Polj|)io. inedq*yno (xxxii > a 5) , ad ^L.ttalo,ld,Or .vette: A r i a t e il rico^eranieiitq del aito reame; ond.egli a baop ^diritto opina ,cbe le g g e r s i,^ ^ a il per^ mezz$,u (i Alialo* < - ( 23) Demetrio Jiglio di Se/ewfl ep. JL&: cos^ , j q u ^ j / e

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sputtani!, baaihosira cercare n^gii a v a u z id * ' libri x x x i, x x i e xxxifu,, nell i)Uip(K> de qttalj raccontata la tua morte, ,( l4 ) .1 fi ornani rimisero iu Grcia -ec. I l frammento eh contiene ,la> relazione (li . questo fatto; nel li}. ,xxxv. ( 2 0 ) Furon adesso a' Cartaginesi-, }a terza guerra punte*', iptoroo alla quale vedi, i lib rix x x v i e xxxix. (z6)> Jjpvqtisi i , Macedoni se. Terza; goerra Macedonica,

della qoide . appepa retta un vestigio nel; Hb xxxvm. V. fu questa guerra T. Livio, E pii. lib. Lj Flore *1> cap. i 4 Veli; Patere. 1, l i ; Eutrop. 1?, 3.

( 9 9 ) J Loeedemm dalla confederatane degli Achei ec.


Guerra Aobaipa*, ohi fin celi estefminio ili Corinte n 1 s~ oggettanoecio d,e.Grci. Se n serbtfta qualche memoria nei libri, .xxxviii, il Qui pertanto giova ricordare , che: il. cel. Mens Mai * Arengo in ua palirnpsesto scoperta/ la conolaptcme del W>rf>,3^ di Polibio, egli vi trovi annunziato, ebf rietino, ilq n tl p Uarehfee Evitiate, lautore si ocoapefebbe intierameai* deUa ronologja ^ V- Gazzetta di Milano del 12 novembre 1820, articolo vf)rie.;i). (28) Perch ci lasti la vita. Il testjo ha < n t f f i f i n 1 5 .fifa wf*s- * 7 , offinoh , concorra Ja tita eo. : afe lo $jBhweigh. npta il pleonatisop 7* avanti il, sostantivo net dase di: propriet famigliariteino al nostro i come chi dictefe, Ip cote della vita ,. ci che alla vita appartiene. Cos. scrisse Po? libio poc.apai l i 'J ii l*c 7i% it fa nteter dell* cose della fortuna. La qnal' frase, per quanta suoni biosarre,, pon.-, tempratili sposa ^qualche evidenza , e filosfica' ag giustatezza , .attribuendosi il soccorse che di, la fa rtp o a , e> la cooperazione d uoa lunga v i t a n o n . agli o ttn t fortuna e yita r eoi. copapeter. non pa azione aloab?,. ma sibbene :'a.flarikjpl^rj concreti, ;d*l jcqi, qoinpleso risaltalo i: Memorati Ine . enti* ideali., (^0) Appello .jo princpio ec. EgV impassibile d esporre

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questa pello storico si importante teoria con maggior chia rezza , o si riguardi all* esattezza delle definizioni, ' o si con- eiderioo gli esempi! alzatili, per mezzo de quali 1 ' antore fa quasi toocare con mano le cose da lui asserite. Per quanto Litio ( x x i, i ) ponga: la vera capta di questa guerra nello sdegno d Amilcare , padre d* Annibale, il quale inai- in cuore sopportava la perdita della Sicilia e della Sardegna , quella ceduta oon precipitosa disperasione , qoesta rapita dai Romaai con frode nel tumulto dellAfrica, e coll*imposinone d* un uuovo tributo : ov egli ragiona d Annibaie mandato iu Ispagna (ivi c. *g-) per assumer incornando dell'esercito dopo la morte dJ Asdrubale , non apparisce altra cagione del* 1* ansidetta guerra che la violazione di Sagnnto. Oltre a ci nega Polibio che alcun Cartaginese di conto disapprovaste Tiaapresa d* Annibaie contra Sagunto, e pensasse a conse gnarlo per tal motivo a Rom ani, siccome trasgressione dei trattati; laddove Livio adduce una violenta diceria d'Annooei nemico della' fazione Barcioa , e nomo di somma autorit ^ per indurre il senato Cartaginese a dare soddisfacimento a* Ro mani colla punizione d* Annibaie. ^ ( 30) In tu l bel Mezzo. Cosi ho stimato di dover voltare il che in latino sarebbe stato mozzo senza I* aggiunta di qualche nome o pronme , p. e. in medio illorum ( cio in^ ceptorum ) , o eonalu, conforme tradusse lo : Schwigh. Qoi mirabilmente saocorda il genio della lingua greca con quello del nostro idioma: ( 3 1) Conforme d itti di topfq. Nel cp. 3 , ove il nostro continua a dare il prospetto degli argomnti trattati nella se conda parte della sua stria. ( 3s ) Un medico che ignora le caute ec. Sovente riscon tranti in Polibio esempii tolti dalla medicina e applicati alla politioa, alla morale, e talvolta all arte della, guerra. Cosi veduto abbiamo ned libro i , cap. 8 i , i vizii incurabili della-

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imo paragoniti alt* magagoe gangrenose del corpo. Coai nel lib. x i, c. 25 , equiparati sono i morbi ohe di faori M agia a*corpi, quelli che da carne interne in e*ai sviluppatisi, ai mali che dalla ateua duplioe fante agli Stati o agli eaeroiti derivano. ' Nobil arte era pretto i Greci quella che della conservatone della salate ai oconpawi, e i grandi scrittori no credevano punto di degradare la scienza di governar popoli e d*ammioiatrar lo guerre, confrontando le m assim ee.lo operaiioni delle une collo leggi e co1procedimenti dellahra. Al qnal confronto cono eaae .tanto p ii a lte , qnantoch tutte o tre aooo congetturali, e banno qualche somiglianza nelle ori gini , negli volgimenti e negli eaiti. ( 33) Stabilir m a via ragionevole ec. Non oomprendo per* c b non possa tare nel teato rnlrttrBui semplice in luogo dei composti tirrir* r$ itt proposto dal Casaub. o amia rri t, e cvrrnt Buggeriti dal Reiske ( coi non contraddice lo Scbweigh. ) , quando da parecohi luoghi di Polibio ( u i , g{; x , 2 4 ) * acarge , aver il verbo i W i t u nel primo aortite ari imi noia solo il senso neutro di stare , ma eziandio l attivo di render tda e ferm o , f i tare , stabilire. ( 34) L oltraggio fatto a Saguntini. Nulla, a mio parere , costringe di legger qai (dtsgrasia) iu Inogo d*o(offesa) secondoch non dispiacerebbe allo Scbweigh. che si facesse. Che ae pi innanzi al cap. 2o scritto 7*r Z*K*iStt , non perai neoessario die nel presonte luogo si trovi la medesima espressione ; dappoich qui si discorrono, giusta Fabio, le cause dell* guerra Anniba lica relativamente a* Cartaginesi { onde all oltraggio fatfo da questi aSaguntini si soggiugne 1 *ambizione e avarizia d A-. sdrubale, ed inopportuno sarebbe stato rammentare la sciagura de* Saguntini , anzich il motivo di questa sciagura ; cio dire l offesa - che ricevettero. All opposito, 'ove parlasi della nuova pervenuta a Romaqi intorno all* eccidio di Segante

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( n i 20 ) , amatili vocabolo fra pi acconcio, di.quello d m-

Wxv*(35) Non alle eose narrale, ma a chi le narra. ec.. tyiiliaima osservazione per chi a applica allo stadio della storia. ' Confessa Polibio estere di grande memento. 1 autorit d*ll, scrittore ; ma non tale .ohe possa aggiugner creditoa narra zioni assurde , dettate da odio o predilettone, che spesso ac cecano i pi veggenti, e pi cadono ne contemporanei e negli nomini d^alto affare , che non ne posteri e ia persone pri vate. ( 36) Per il dominio della Sicilia.- Leggo per suggerimen to dello Schweigh.., m fi Sia*X/ar eoi maggior numero, de* codici, non SimXfut col Bar.; onde il senso ia goerra circa la S icilia , che odi sembrato dover meglio determinare 0

scrivendo per il domnio ec. (3 7) L anzidetto tumulto. Cio la guerra co mercenari i , che per essere stata ribellione anzich giusta guerra r quale i fa con estere nazioni, e neppur guerra civile, ( t f u p i A f t w tA i/tr) Polibio non chiama v x tftt r , ma , confu sione , ebe noi voltammo tumulto. ( 38)' Ne? libri antecedenti ec. Lo Schweigh. stupisce che' Polibio si riferisce a libri che questo precedono, mentre che della contesa fra i Romani ed i Cartaginesi per il possesso della Sardegna egli1 non fa menzione ehe nel primo. Ma io credo che questo plurale'non abbiasi a prender con tanto ri gore , dappoich Polibio usa, sovente questo modo quando cita avvenimenti passati. N deesi supporre ohe siasi smarrita qual che cosa del primo o secondo libro , ove ragionavasi di que-' sta controversia, siccome oi siamo ingegnati di dimostrare otft1 ultima nota al primo libro. (3g) Per seconda e principale causa ec. Non pu' abbastanza ammirarsi V accuratezza colla quale Polibio tratta questo'ar-

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gomeoto. Annovera egli tre ante della guerra Annibalioa. i.- Il dispetto d Amilcare ^ella perdita della Sicilia', eoa* che le 'fdr*e doCwtagiriesi fossero abbattute, .ft.9 L4 cessione della Sardegnaa, Romani , i quali trassera * profitto le ristrettezze di Cartagine nella guerra coatro "ir. meroarii pet rapir loro' qtielK isola, e-farsi pagare uu nuova tributa. .Questa dice'il nostro essere statala causa principale} e ditfatti dovea esserlo, avendo ootore di trdimepto e sopercbieria , e non ammettendo qualsivoglia soosa. 5.0 I prosperi successi dei Cartaginesi in Ispagaa, per leni q acati' vennero nellft sperania di potersi vendicare de* Romani. T. Livio ha ri m ite le due prime casse, ove fa motto dell* odio -implacabile d Amiloare, ma tace della trsa, p -non dice abe la seoonda fa i r maggior incentivo alla guerra.' ' (4 ) Allorquando Attmele . . ; soggiorn prtto Antioco >eo. Addnoe Livio ^questo (atto nel H broxxxv, cap. 19 ; m a'il discorso ch egli mette in bocca ad Annibale' i m n i1s&otinto, forse pw&h'gi mnrrienta& avea' i l gWamnto' da lui pre stato sull'altare per 'v^sreldel paflr*, o t e d i propsi to''ragieoa della seconda guerra puia.. Tuttavia parmi che ttaggior.efcfettr produca * 1 modo'con ctfi,i*#rrl-ltt'1 eoMl il Mostre autore ; pi terribile preaertanefosi aHa'niente del leggitehe lidea del1 ' odio immenso , onde bollir 1 anima d* Annibaie contro i Romani, in congiugnendol i [particolari1cfaeacootnpagaarno il solenne giur,''con1jbftHiJ dbe afipartettgoi alla dichiaraaloae fatta ad- Antioco dal fitto Cdrtagrnes.' ' Noti prsi si .' tacci Polibio d* anacronismo ; ohe quel- racconto cfai" introdotto come digressione atta a- corroborare ' quanto ' da lui asserito circa la violenza dell animosit fra le due nazioni. 1 ( i ) L'aw ertione vicendevole.' Qtreat espressione ho cre duto megli d* ogni altra convenirsi aH *7x<*i . del - testo c voce, che, siccome bene osserva il R eisle, significa propria mente assurdit, incongruenza , quindi imponibilit c? ac

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cordarti , discrepanza di volont, avversione. Ma enm i am brato che senza 1 * aggiunta d i . vicendevole, o d altro limilo aggettivo, il muso non correise sufficientemente, e H concetto mancaste d no circostanza essenziale , qnal 1 oggetto delf w re n u n in amendae. (4 z) Col ouor sulle laira v7ir$*r ) i la frate greca , che vai* appassionatamente, ( o secondo Snida *{ Sf*f wftutfirtms, di proprio affetto ) veracemente. ( 45) Quando cedendo a' tempi, e quando avviliti eo. Cio * d ire ; quando, non. Mosti di foRze, ma per cagione d*un cori meno favorevole di circostante , cedono nel momento , serbando ad altro tempo la speranza di raddaissar con nuovi forzi la loro fortumi ; : e quando , disperando di salvazsa , rimettoosi nel loro destino , e ad ogni peso si sottopongono. ( 4 0 Avviliti. Ho, giudicato eqvvalere a iati d animo, he letteralmente . renderebbe i' *# 1t* ** sarebbe meno italiano. ( 45) l/naaimi ratificarono eo. Ho fu dflnqne alcuno con trario alfelezione d Annibale, e l opposiaione d* Annone ri ferita da L ivio, iq. non f u vera, b o b erodala da Polibio. ( 46) Olcadi. Di questa azione , siocome della loro eapitale non trovasi traccia aloaoa , n i .presso Strabene , n pretao Tolemeo, n presso Plinio. Livio (x x i, 5 ) oon Altea, tota Gatteja .chiama la loro citt priacipale , e dice oh erano di l dell Ebro , confinanti col territorio di Sagnnto. A llorqnaado i Romani ebbero ridotta la Spagna a provincia questo popolo sembra esserisi confuso co vicini, e aver per duto il proprio nome , conforme accadde ad altre nasiooi ancora in varie qontrade ; p. e. a non meno di eettantasei peli Il li ria , le qaali onitaiueate alle sola tredici che rima nevano o*H et di Pliqio, ( Bist. nat. I. ili , c. aC ) ridotte ss pure a poche decarie, , a* tempi di M. Varrone (acean capo alla colonia di Karona.

i 5 g

( 4g) Vaceei. Secondo Plinio ( n i , 4 ) era quella uazioae formata di di ciotto popoli, fra i quali i Palla m in i, di eoi retta oggid ancor memoria nella citt di Palencia. Di Arbocale pertanto ed Elmanlice nominate dal nostro , alto si lenzio pretto tatti i geografi antichi a noi pervenuti , si eccettui Stef. Biiantino, il qaale cita Polibje solo. Qaindi i da crederai che quelle citt fra poco cessaitero d esistere. Del resto fa mero arbitrio del Cataub. e dello Scbweigh. >t cangiar Elm aoticein Salmantica , ( Salamaoca ) che invano cercherebbesi negli antichi scrittori di geografia. ( 48) Carpesii. Carpetani degli altri astori, la di coi citt principale era Toledo. (4g) Voltatosi e ritiratosi. Fece Annibaie la ritirala oon deliberazione ed in perfetto ordine j quindi voltosti prima, poi si mise in cammino. Il Casaub. ( de prioribus Polybii interpretibns) con ragione.disapprova la traduzione del Ferotti, e t callide h o ttiiu t cedent, che disfigura al tatto il tesso di questo passo. Ma poco migliore 4 la sua propria arsione se guita dallo ^cbweigh. : pbenon sensim relafo grada rfeipere, sibbene verta gradu (V. qveeta frase in ltal. Tbeh. 8, v. 138 ) te recipe re-, e Polibio indi cando il volgersi dell* esercito , non il suo lento retrocedere, volle far conoscere 1 avvedutezza insieme e l intrepidil del capitano , che fec la ritirata oon altrimenti che se andasse alla oarica. ( 5o) Suggerimenti. Questo vocabolo italiano corrisponde, te d (9 erro , meglio di qnaltivoglia altro all i n if del testo derivato da ir/ltB-nftt, il cui lignificato primitivo A tottoporre, molto affine di suggerire. Non sono dell opinione dello Scbweigh., il quale lo erede sinonimo di /*, ammonizione, che tosto segue, ed approva eziandio *-*** ebe leggesi in alcuni codici, appoggialo allautorit di Snida, tbe interpreta

j 6o
(5 i) I t 'fiore. Non ho trovato parla pi acconci* per ren der 1' attributo Tfirtfnft , che Polibio (pii conferisce a Car tagine. Lo - Schvreighauser vuole che questa voce equivalga a' n-aMt, ' urls (dice egli) prae catleris m i n e n s e cita Erodoto ob ^{v, a8) fchiama Mileto 7?r l' i U t *-pie%nftc, e Plutarco ( in Alex. p. 670 ) e StraboOe, ( x , pi 5o ) che osano la stssa espressione per indicare, quegli il primato di Sardi fra le citt marittime debarbari, questi lantica dignit delle oitt'E tiliche, Catidonee Plurone1 fra le altre citt greche. Ma io timo ben ditersa, cos la sigaiGcaione, come l ' etimologia di questo vocabolo. Erodoto scfive di Mileto ( 1 . c. ) ft>irrx tf 'itlt HXftirtM-M , k*\ Sn Ktt 7jV lar/ijr : mxime tutteflorebt, eratijue loriiae ornamentarti (a). E didatti rxift-a significando in origine form a , - decoro nel portamento della persotia, dignit ; non fuor di ragione'ohe wpir%tipt valga eccellenza di forma , aspetto- sommamente di gnitoso , ornamelito , fiore , non gi- espilale , citt' primaria come suppone lo Schvreigh. - Il Casubon 'pertanto i he il di Polibio volt genti* capai j pi Mifemente tra dirne eximiam ornamentata quello ' di - Strbone test citato. Male ancora rendette il Xilaadro1la7 stssa voe prsso Plut^roe per domicilium , e ben mi sorprende che1neppur 1 afcdoratiasiiuo Pompei colte questa volta'nel: sgno V e conver tendo domicilium in propugnaeolo earts" berrei 1' errore del traduttor latino , ma incapp forse in un maggiore. ' . ( a ) Conforme soglion fa r coloro ec. L* uomo dabbene , ave offeso sia da alcuno , non trascorre giammai a' partiti whitanei, e a vendette violenti ,* ma fa sempre preceder it" (a) Cosi etnenda Enr. Stefano I* interpretazione del Valla, sosliSluendo ornamentimi al goffopractextus, tolto forse da Esichio.che lasci scritto , v f i p a n t , h w in pl nt, wrptitikvptf*: protetta, finzione, coperta. Alla ijual voce legg ansi r comneulatori dl mentovato lessicografo, ed Alberi il 766, L *|d. Batav. VeK a.,

i 6 i dolca ministero dalla ragione per procacciarsi risaroimento -, e solo quando per questa via oon conseguisce giastizia , egli ricorre all* esercizio della fona che il diritto civile o delle genti gli concedono. Era riservato al nostro secolo , guasto dalle perverse dottrine dell egoismo , di metter in voga qne ricattamene , che con nuova ed acconcia frase si denomina rono reazioni morali , . per indioare il repentino loro seguir le aziqni, non altrimenti ohe, negli urti fisici azione e. reazione snccednsi senza intervallo. Se non che i rettori de* popoli, convinti della necessit di porre nn argine efficace alla licen ziosa foga che minaccia r in a'e barbarie al mondo incivilito, strinsero sacra alleanza, affine dopporsi aglinfausti progressi di cotal peste politica , ricondurre la smarrita ragione al suo seggio, d onde, essa domina'le passioni, corregge i co stumi , ed al bene individuale e sociale li dirige. ( 53) Intimar aRomani i t i t i frase che riscontrasi spesso in Polibio, e ohe , siccome osserva lo Sohweigh., non vale opinar, o volere che alcun debba , ma dichiarar intorno a ci la propria opinione e volont ; locch Livio espresse con aequum censere. Se non m inganno , far conoscere, o in timare vende cotesta idea pi precisamente che non il poslu-1 lare dell anzidetto commentatore.- (54) Deliber di dar .setto agli affari dell llliria. Un grave autore (credo il Machiavelli) riflette, che il principal motivo della felicit de Romani nelle loro imprese , era la massima che aveano di non addossarsi ad tm tempo pi d' una guerra. In conseguenza di ci divisaron allora di porsi al siouro dall invasione che minaociavan loro Demetrio e Filippo, innanzi di lasciarsi sorprendere dalla procella che da ponente ad essi s avventava. Ma avean a faro con Annibaie , capitano, non meno accorto nel concepir disegni, che pronto ed energico nelleseguirli ; quindi, p^r.quanto fossero avventurosi nel rip o lib io ,

tomo il.

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i6a nuotare l guerra Illirica Macedonica, non ebbro forte e compenti sufficienti da opporre all* impeto non preveduto di Annibaie. ( 55) Obbliati i benejnrii ec. V. 1. l i , 1 1 , 17. (56) 8oco <?Antigono ee. V. 11, 65* 66. Giustino ( u n , 2) il chiama re degl Illirii , ci eh* egli non fu mai ; sibbene ebbe la tutela di Fineo, che fanciullo succedette a Testa dopo la costei abdioasione, e da Romani fu preposto , non pertanto col titolo di r e , alle provinole Illiriobe da essi con quistate.' ( V. 11, 11 ). ( 5?) Saguiito. Vuoisi che sia l odierna Murriedro poco distante da Valnza. F a essa fabbricata da Zscintii ( abitanti di Xante ) secondo, he scrivono Livio e Strabono, alla quale origine corrisponde il nome di w Air , citt dei Zacantei, che le d sempre Polibio. ( 5&) In primo luogo ec. Quanto qui ben collocata la posizione de* vantaggi ohe ripromettevasi la sagacit d ' An nibale dall* espugnazione di Sagnnto, pretesto e ben caloolato principio della guerra! T.Livio salta a pii pari le importanti riflessioni del nostro a questo proposito , e nulla dico del ingoiar valore dimostrato da Annibaie in quell* ocoasione, ma molto si distende nella desorizione de particolari dell* assedio, dtlle Armi ohe maneggiavano i Saguntini s desorizione ohe Pa olibio ha creduto di trascurare , siccome egli tacque pura della grave ferita ohe ricevette Annibaie, e delle ignominiose condizioni proposte agli assediati, ma da questi rifiatate. Le quali due ultime omissioni recano tanto maggior sorpresa , quanto che Polibio nel resto della sua opera suol abbondare in minuziose narrazioni di fatti d arm i, e campali, e di for tezze, siccome fanno fede le battagli* di questa stessa guerra sposto nel presenta libro , e l assedio di Lilibo raccontalo nel primo. Convien credere pertanto, che il nostro autore entrando a parlare degli strepitosi avvenimenti, per cui la

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Romana repubblica tratta fa all* estremo pericolo, pi utile limane d illuminare la storia colla lice delia filosofia, ami chi d* esser nodo e prolisso narratore, conformemente a*prin cipi! gi da lui professali.
(5 9 ) Nulla d i nemico. EUpriw? cr<ed i o , meglio 1* xXifiict del nostro, che nullo hoste-, siccome inlerpetra lo Scbweigh. Pi s*avvicina al ietto 4 Perotti che frjduce, nullo hot/ili loco post te relieto. M a, e oon v errato , quel Aip i t i neutro pi generai?, e relativo cosi a luogo, can e a persone.

( 6 0 ) Dimoio. Pimallum chiama Livio ( xxix, za) questo luogo. Pi avanti ( vii 9 ) Polibio l appella Aj/caa , bob cerne qui; e da qpel passo apparisce che fosse nel territorio de Parlioi. Altrove non s np trova menzione

Schvyeighuser. ( 6 1 ) Infossati. Hi vuoti, # i concavi, n profondi espri


me rebbon adeguatamente il voce che significa la con cavit naturale formata dal ooncorso di due eminenze che ai avvallano , e lascian una via stretta atta alle imboscate d alle psarce nascose. (6 2 ) Forte di sito. Qneato il eiguificato di (v p itt . che non -hene tradusse lo Schweigh. munilim semplioemente, senza aggi u^aere natura, siccome pur epiega eptesta voce nel voca bolario. Q' v a l e rendita forte coWarle j e potrebbe jt^coivciafiente voltar afforzato io opposizione a forte , ohe basterebbe per esprimer la fortezza naturale, se l oso della liogna il permettesse, dappoich chi dicesse un colle forte lascerebbe in dubbio,, e natura od arte cos labbia fatto. (63) Pr luoghi impraticabili *tSitp, .cio per luoghi senza Strada, che colla stessa cqncisione dellespregsion greca poteasi voltar io latino invia, osata in lai senso da Livio, Sallustio ed altri classici (V. Forcell. Lsx. tot. latinlt. alla voce invia). Il Casaobono e lo Scbweigh. traducono aviti ilinerius, ohe

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vale per istrade remote, o, come si suol dire, fuor di mano, tacchi non significa il vocabolo mato da Polibio , ed a coi sovente in appresso ci abbatteremo. ( 64-) Mori in mezzo a coiai impresa. Lo Scbweigb. dopo aver col Casaob. tradotto questo passo , in ipsa pugna, quatti temere et projecta audacia conserelat, si ritratta nelle note , confrontando qnanto qui narra Polibio con ci che Plutarco scrive nella vita d Arato ( p.' o 5i ) relativamente all in ganno j con coi Filippo atudiavasi di prender Messene , non la potendo avere colla forza. Tuttavia sembrami che Demetrio morisse in no combattimento ; checch opini in contrario' lo Schweighuser. Imperciocch primieramente , secondo Plntarco stesso, scoprto il trattato , e andato a vuoto, Filippo era ritornato alle aperte offese ; poscia non avrebbe Polibio qui adoperate le energiche parole ai 7rffiixms , con te merit e somma audacia , te Demetrio non fosse morto pu gnando. Del resto scrive Appiano (Illyr. c. 8), che Demetrio fu ucciso da'R om ani, mentre ch e , ritornando da Filippo in Illiria, corseggiava nel mar Adriatico. ( 65) La moravigliosa segretezza ec. Io tengo col Reiske che abbiasi a leggere mytelnt, taciturnit, segretezza,1anzich oTvyiflris, tristezza , mestizia, tecondoch vorrebbe lo Schw. ; non gi, conforme ragiona il primo, perch gli scrittori che riferiscono questo fatto non poteano sapere comerano disposti i Padri nel Senato: che anche fuori della Curia il loro con tegno gli avrebbe traditi; ma sibbene perch non reggerebbe il contrasto della tristezza del Senato colla introduzione dei fanciulli che serban il segreto , siccome regge 1 opposizione della sua gelosa taciturnit alla partecipazione fatta de suoi contigli a giovani d* immatura et s poco atti al silenzio. R mi mnove ci che adduce lo Schweigh. in difesa della stia interpretazione, che T; Livio ancora fa menzione della grande mestizia del Senato in siffatta occasione : circostanza

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che pu esser > verissima, senza toglier nulla all* altra del'm i sterioso velo con cni coprivano le loro, deliberazioni. , (6 6) Cherea. u II nome.di qnesto storico non riscontrasi presso nessun altro autore. - Sasilo, secondo Diodoro ( xxvi, Ecl. 3 ), fa da Ilio ( nella Troade ) e comprese le gesta di Annibaie in sette libri.. Cornelio Nepote ( Annib. 13 ) il vu& Lacedemone, e riferisce che insegn ad, Annibaie lettere gre che Schweigk. Cosi questi, come. Filino, coi .Polibio rin facci. nel primo libro soverchia parzialit pe Cartaginesi, furono nel campo d Annibaie, e vissero con lui, finch* ebbe propizia la fortuna ( Corn. Nep. 1 . c. ) ; quindi non da stu pire , se per meritarsi la sua grazia usarono le solite arti adulatorie , e divennero autori delle pi assurde fole. Tuttavia deputarono eo. Ci a dire: quantunque 1 alternativa proposta da* Romani grave dispiacer recasse ai Cartaginesi, per modo che senza entrar in disputazione avqebbon dovuto riGatare la prima richiesta di consegnar Annibaie, ed appigliarsi alla seconda, ch era la guerra; ci non per tanto vollero dar alla loro condotta colore d onest, innanzi di passar a fatti. Tanta la forza che fa agli animi^ la virt, che gli scellerati eziandio temono di sprezzarla apertamente , e le tributano venerazione nell* atto stesso che la violenza degli affetti lungi da lei li trascina. (68) A noi pertanto eo. Fra tanta discordia degli storici intorno a motivi di guerra cosi immensa, non potea Polibio toglier pi sicuramente ogni dubbiezza , cbe adducendo , coin egli fece, documenti della pi -rispettabile autorit, a cui pervenne merc dell* intima amicizia che avea co* capi della repubblica , e singolarmente con Scipione Emiliano. Perch Livio non ci comunic alcuno di siffatti documenti, che chiariscono nn punto tanto importante della storia Romana? (69) Consecrato il tempio ec. I consoli qui nominati, se crediam a Livio ( il , 5 ) , consecrarono il campo Marzio fra

i6 6
fa citt il Tevere nel ito dove distrassero le ptotetoioni di Tarquinio Superbo ; raa il tempio di Giova Capitolino dal medesimo r fabbricato , non f t , secondo lo tesso storico ( il -, 8 ) da medesimi consecrato ; ibbeae ne fecero la dedi cazione M. Orazio e Valerio Poblicol, ebe nello tesso anno furono a Quelli sostituiti. (<jo) Ventati* anni avanti il passaggio di Serse ec. Second Diodoro ( x i , p. ) pass Serse in Greci* i l 1primo anno dell* Olimpiade lxxv , essendo Consoli Slp. Cassie e Proclo Verginio Tricoste. F o rco adunque espilisi i te ette Olimpiadi inoanei allepoca mentovata -, o dir Togliamo, il primo anno dell Olimpiade L xtiji , ohe corrisponde all anno 2 ^ i di Ro ma , facendo cadere con Dienigi dAlicarnasSola fabbricasiene di questa citt nell'an n o primo dellOlimpiade v ii, e alt*an no if , opponendo con Polibio nata' Roma 1 anno secondo dell Olimpiade t u . Ma Cassi e Verginio sono n e' fatti Ca pitolini (V . Piranes. lapid. Capitol. ) segnati allanno di R. 2 6 8 , corrispondenti secondo. Dionigi all anno 4- dellOlimp. lx x u i. Risulta adnnqne da questi calcoli nn divario di cinque a n n i, d* onde io credo che derivasse 1 opinione invalsa ne* tempi po steriori, secondo la qnale Roma ebbe governo regio soli 2 ^ 0 a n n i, siccome sostennero Easebio e Cssiodoro. ( j i ) Tanta differenza ec. Rimangono tnttora molte delle leggi decem virati, compilate cinqnant anni circa dopo labo lizione della potest reg ia, ed alcune leggi de* re medesimi , raccolte con somma diligenza da Giusto Lipsio ; d* onde si pu far ragione della discrepanza he v'ave dall' idioma an tico a quello che usavasi a* tempi di Polibio. Eccone alcuni saggi n o c i DICIMVIRALI DILLI DODICI TVOLE

Latino antico.
Sei qnei endo ionre manom conseront, utreiqne soperstitebos praesentebos vindicias sumnnto.

iG'j
fatin o modano. Si qui in jore maoatn oooserunt, triqae snperstibus prseeentibas vindici** sumanto. L iocb di Numi F t a n u o Latino antico. Sei hetmioem folminis occisit, ia opera genua nei (olito. Sei Colmine oaceisoe eacit, ei iovsta Boti* fieri oporteto.

Latino moderno.
Si hominem falmen occiderit , eoca sapr gena* ne tallito. Si falmine oocmm e s t, i iu ta nalla fieri oportet. (71) II trattato i l tagliente. Di questo trattato non perla paolo T . Livio, non che ne ramniaotaf>s gli articoli. (^3) Promontorio Hello .,Giusta il DanviUe, coi aceonsentisce il Qejrne ( Opaao. aoadem. voi. 5 , p. ^9 * eeg. ) era cotesto pronao* torio la parte interiore del promontorio rmeo , o di Merourio, che a levaste di Cartagine sporge verio la Sioilia, e oggid ohiamato R&s~Addar. ( iji) Entro cinque giorni ec. Manca questo artioolo intie ramente , per quanto aaaionra lo Sohweigh., in tatti i oodici da Ini vedati. Il Ferodi per congettura il trasport dal capi tolo tegnente , il Xylandro dal latino del Ferotli recollo ia tedesco, il Casaabono di latino il lece greco e 1*inser nel testo. (>j5) Netsun negozio ec. Tatti gljnterpetri avanti lo Sohweigb. sbagliaron il senso di questo luogo, prendendo 7*r per gra fem a che doveati pagare al banditore allo scrivano. Ci ohe segue immediatamente giustifica appieno l opinione dell* anzi detto commentatore , quaod anche addotte non avesse altre plausibili ragioni, ohe io qui non ipeter. (96) Eguali dirit . Cio co Cartaginesi. S e alcuna d esse uvren presa. I l H*ye, citato dallo Schweigh., osserva come in forsa <li questa convenzione le citt latine non .aaddite, n socie de Romani, ove offese

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avessero i Cartaginesi, e non recata loro pubblica soddisfa zione , ptean essere da questi pnnite col guasto del loro ter* ritorio, ma le citt stesse, qualora le avessero prese, non dovean esser da essi ritenute, affinch non ponessero piede nel Lazio. (78) Navi lunghe. Da qnesto luogo apparisce che siffatta qualit di vascelli non in goerra solo adoperavasi ma ezian dio per traffico, dappoich avean i Cartaginesi espressamente vietato a Romani, che negli Emporii per necessit approdas sero , il comperar alcuna cosa, se non se all-nopo di sacri ficare o di rassettar la nave ; laddove in altri luoghi era loro permesso di mercanteggiare. (<79) Bissatide. Tolemeo chiama qnesta contrada Bizacitide, e vi pone nna citt col nome di Bizcina. Bizacio 1 appella Plinio ( v , 3 ) la qual denominazione aciotta lo Sehweigh. .nella traduzione: Strabone ( i l , p. l 3 t ) colloca i Bizaoii ai confini della provincia di Cartagine, ove incominciavano i Libifenici. (80) Per fertilit di terreno. Con ragione asserisce il Heyne, che non per cotale fertilit eran que* luoghi chiamati Emporii; ma che per cagione d* essa non volean i Cartaginesi che i Romani conoscessero le terre interne , agli Emporii apparte nenti. Del resto, era secando Plinio ( 1. c. ) tanto grande la fertilit del territorio Bizacino , che vi si raccogliea il cen tuplo del seminato. (81) Fecero unaltra convenzione. T. Livio (vii, 29) narra soltanto che nna convenzione fu fatta sotto il consolato di M. Valerio- Corvo e M. Popilio Lenate IV ( recati da fasti capit. all anno 4 o6 di R. ) cogli ambasciadori Cartaginesi venuti a Roma per chieder amicizia ed alleanza. Diod. pure ( xvi, 6g ) ne fa menzione, e dice essere stato questo il 'primo trattato che fecero co* Romani. _ - (82) Mattia e Tartejo. Circa queste citt noi crediamo di

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non poter far meglio che di recar innanzi cib che ne lasoi scritto il Heyne, siccome fece lo Scbweigh. Dopo aver addotta l ' opinione di coloro che pongono amendue quei te citt presso alle colonne d rcole, a tale ch era per ii presente trattato libera a'Romani la navigazione dal promontorio di Cartagine per tutta l a .cotta occidentale dell Africa e della Spagna : conclude egli, esser, cib poco probbile-, dappoich verso Oriente non vollero i Cartagineii. ohe i Romani sorpassassero il promontorio prostimo alla loro Capitale. E quanto (tono sue parole ) i Cartaginesi fossero sospettati, pu quindi ar guirsi , che diceti aver essi affogati nel mare i forestieri 'ohe osavano d* avvicinarsi alle colonne d Ercole ( Strabone x v n , p. 802). E perch dunque stabiliron essi per confini. queste ignobili citt della Spagna, e non scrissero a dirittura tutta 1* Africa e parte della Spagna ? Oltre a ci non consta che i Romani allora gi navigassero a Cadice. - Egli .adunque pi yerisimile che Mastia e Tarsejo fossero citt vicine a Car tagine dalla parte doccidente, i nomi delle quali Corono dati a colonie Spaglinole, secondo il costume de* Sidonii, Tirii e .Peni , non meno che d altri, popoli. N si maravigli alcuno dell essersi coteste citt smarrite dalla memoria degli uomini, in riflettendo al grande numero di citt che perite-tono nel. 1 Africa. ( 83) L e stette cote non facciali i Romani. Cio a dire. Ove prendan. alcuno di qualche popolo che ha trattato di pace co* Cartaginesi noi conducano ne porti di questi. Sckwftigk. ( 84) Lo fletto non faccia il Cariaginete. Nel testo non v avea che faccia; ma lo Schweigh. con felice con gettura suppl le altre parole. ( 85) Che te il fa cette ec. Non pu negarsi , che corre benissimo il tento col egno di distinzione dopo ti J , liccome fece ilC a sa u b ., ove si sottintenda j ( se il faccia) e

170 egua senza interrazioae p i ilu nilmwtflvtr&m ( don sia la t t a Utt privata j. Tattavk riesce dora la ripetiziens -ti Si I n Irti w n ir f . (se alenilo or faccia ) e meglio vi starebbe un semplice U a*, ma , che io ho sostituito aBa replica mentovala. (86) In Sardegna. Oli avarissimi ed inospitali ssimi Carta ginesi soaamergevaa nel mare , a detta di Strabon* ( 1 . o. ), tatti gli stranieri due a qoest isola non m eno, che alle co lonne d rcole appressavano. (87) N i 0t approdi. Qaeste parole 'mancavano ael testo greco , e vi faroao sapplite dal Caseubono. (88) Per prender vettovaglie. Il Perotti prese fo2 a ab baglio, copiando, forse inawortealemente ci A scritto in in articolo simile al presente del primo trattato, fece cre der allo Sehweigh. eh' egli abbia letto i f tr u t in luogo di p ii* * , he sarebbe strrfaleione troppo manifesto, e non {sfoggilo alla sagace critica del Casanb., il qnale ella prefa zione oeneara molti errori dell* interpetre Sipontino. (89) C oti i Romani intorno al Lazio. Non trovasi questa eoaditione nel presente trattato , sicoeme leggesi a d primo , ewfbra che per colpa di qualche copista sia stata dimenti cata ; eo a gii , conforme sentente dello Schvreigii. , che Polibio l'omettesse a bello stadio, perciocch era contenuta ella convenzione antecedente , la quale nella ha che lare oon questa. N po accordarsi all anzidetto ommentatore, 4he nel -seeondo trattato pi& contemplava*! l'esclusione de*Ro mani da' luoghi eh erano nel territorio de Cartaginesi , che m n f allontanamento di questi da* paesi soggetti a q u elli, dappoich faren allora 1 condizioni quasi dettate da* Romani, cui i Cartaginesi mandati avean nn* ambasceria per richiederti d ' amiczia ad alleanza, siccome vedemmo nel passo sucoitato di Livio. (90) V ultima eomentione ec. Livio ( ix, 5 ) we rammenta

una terga anteriore, nel contolato di P . Cornelio Arvina, e Q. Marcio Tremulo, corrispondente all' anno 448 di Roma. Non pertanto d credersi che Polibio la ignorasse, ma forse non 1 *addasse, perch sar stata nna aemplice rinnovazione della seconda, o perch non avr trovato il documento ebe la conteneva. Ad ogni modo vero, che la presente, additata da Litio come quarta nell epitome del libro x ill, fn laltima avanti la prima gnerra punica ; ma non men Vero ohe lo storico Romano si dimenticato d accennarne nn a, o prima o secondi eh ella fosse, potei che le daft aitiate egli qua lifica corespettivi numeri. (91) Ih iscritto. "Non ho credoto di dover omettere questa circostanza, espressa nel testo colla voce tyyf mxlt , la quale senza dubbio avr contribuito alla maggior validit del trattato. (92) D i potersi vicendevolmente soccorrere. P er tal guisa, riflette giudisiosamente il H eyne, non poteva f Romani at taccar i Cartaginesi, n questi quelli , ove gli uni 0 gli altri avessero fatta societ con Pirro. (q3) P er Giove Pietra, lovem lapide /orare dicevan i Ro mani, e Polibio volle qui render precisamente la formala latina. La favola della pietra obe Rea in luogo di Oiove bambino fece divorar al marito Saturno diede occasione a questo modo bizzarro di giurare. Forse vollero con esso simboleggiar il percolo ebe in cotal incontro corte il Nome , e la salve*** procacciatagli dalla madre : non altrimenti ebe, chi giura , ove mentisca , al primo a* espone, e dicendo il vera ia se conda conseguisce. (g 4) Quirino. Enialio 1* appella il nostro, nome ebe se* tondo Dionigi ( 11, p. n i ) i Sabini, e dietro a questi i Romani , davano promiteaamente a Marte ed a Qoirino. Vi ebbe eziandio chi credette esser amendue nomi di Marte. Macrobio (S atura. 1 , 1 9 ) riferisce essersi Baoco pure tal volta chiamato Enialio, perciocch da mlti stimavaii la stessa

l'J
Divinit che Marte ; e i Lacedemoni aver avuto un simulacro di Bacco c h e , non il ;tfrso , ma l asta impugnava. Del'resto deriva Enialio da Ev ( Enio ) , nome di' Bellona , madre , giusta alcuni nutrice, secondo altri sorella di Marte, e 'la sua etimologia <>, o tiv , uccido ( V. Eustat. presso Gio. Clerico alla Teogon. d Esiodo v. 2^3 ). (95) Giurano in questa guisa. Festo alla voce lapidem cosi riferigoe l atto, di questo giuramento. Lapidem siHcem te-

nelant juraturi per Jovem, haec verta diceates : si sciens fallo, tunc me Diespiter, salva urbe arceque bonis ejiciat, ut ego hunc lapidem. ( Coloro che giuravano per Giove tenean in
mano una selce, e pronunziavano queste parole : Se inganno scientemente , Giove padre , salva la citt e la rocca , mi getti fuori d ogni bene, siccome io getto questa pietra ). Nello stesso modo trovasi presso Plutarco (T . 1, p. 58 edit. Wechel.) ohe giur Cinna amicizia a Siila. Schweigh. Sem bra pertanto essere stata una maggior e una minor forinola di cotal giuramento ; giacch nel presente molte pi cose si contengono che non ne due test citati. (96) Nell erario degli edili. T. Livio ( 111, 5 5 ) narra che i Consoli L. Valerio e M. Orazio creati subito . dopo la soppressione de decemviri, fra pareoohi altri provvedimenti , stabilirono che gli edili della plebe recassero i consulti del Senato nel tempio di C erere.. In appresso li portavano nel lerario. (V. Sueton. in Jal. C aes.c. 28, e in August. c. g i ). Non eran pertanto gli edili della plebe quelli che ammini stravano l erario; sibbene i questori. Se non che l anno jog, non essendo stato creato alcun questore, fa agli edili affidata la cura dellerario ( Dion. Cass. x u i i , p. 205 ). - Del, resto 10 cpnfesso che non comprendo , qual sia' il vero significalo di Tt ili* Tai , presso Giove Capitolino. 11 tempio di questo Nume non pu aver Polibio qui indicato : che l erario era nel tempio di Saturno ( V. Macrob. Satur.

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1. 1, c. 8 j Fintare. Qaaest. Rom. p. 2^5 ). Forse 7*> A/W al tutto superfluo, o stato intruso da qualche importuno cor rettore. Allora xttf* Tei KTj7*Aivarrbbe pretso il Ca pitotio; e diffatti.era il-tempio di Saturno situato appi di questa rocca. Il Casaubono e l Orsini,' avvedutisi che Ai* e K x n l v X i t t non-accordavansij leggevan a malgrado di tatti i codici Kt<7a/i> ; ma per mio avviso , minor violenza si farebbe al testo e alla verit storica cancellando , conforme proposi , le' due parole Tt Al*. ( 97) se aieimo biasimasse. Avea gi Polibio nel primo libro disapprovata la condotta de* Romani verso i Mamertini, che contra ogni equit essi preseco a proteggere contra i Si racusani, attribuendone pertanto tutta la colpa all avidit del popolo ed all* ambizione de suoi brigatori, mentre che il Se nato da pi O D e s t i priocipii movendo , era stato alieno, da cotal impresa. Ma per quanto potessero aver delusa la propria coscienza , in difendendo l ingiusta causa de soverchiatri di Messina , non v ha esempio che violassero giammai un pub blico trattato. Tfon da tutta la Sicilia eransi impegnati i Ro mani 4 ' astenersi, ma da quella parte soltanto che ubbidiva a Cartaginesi ; siccome vicendevolmente i Cartaginesi eransi obbligati di rispettare, non tutta l'I ta lia , ma spio le citt del Lazio. (98) Sgombrino i Cartaginesi eo. Confrontisi con questo trattato ci eh scritto nel libro 1 , cap. 62 e seg. ( 99) W ' riceva in amicizia ec. Vedi il cap. 29 di questo libro. , - > (100) Decretata soltanto la guerra srvAi/f u t , recando la guerra sin al decreto, vale a d ire : non facendo loro realmente la guerra , ma avendola soltanto decretata, dopo di che pcificaronsi con nuovi accordi. (101) Non profferirono. E nella natura delluomo che sente la dignit s u a , di non replicar alle cavillazoni di chi 1 ha

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ingiustamente offeso , ma di sfogar con fatti il ragionevole dispetto dio il cuoce. Coti allora diportarono i Romani. ( i 03) Che fossero per esser rieevuti di poi ec. E alquanto difficile a comprendersi questo passo , conforme ha gi os servato il Reiske, che non 1' ha strigato , per quanto v* abbia fatto sopra lunga discussione. Lo Schwsigh., addotto avendo il ragionamento del Reiske , lascia la cosa indecisa. Io non pretendo duscir pi felicemente di questo ginepraio; tuttavia ni ci prover. Il provvedimento, di non arrotar soldati, n iwpor gravezze alle provinole dell'altro, e degli alleati ehesso sarebbe per procacciarsi, fu un articolo aggiunto al trattato di paco dopo la prima guerra, e che Boa conteneasi negli altri trattati. (V. di sopra cap. 29 ). Ora sotto la denomina zione d alleati erano compresi cosi i presenti, come i futuri, dappoich questi non furono espressamente esclusi, e ad amendue era stata guarentita reciprooa sicurezza. - h iuT 7v7 poi significa , cred i o , lo sletto che pe sodi antichi. ( i o 3) Chiunque ha Jor di senno. La dicitura di Polibio qui molto intralciata , e il Reiske , che io ho seguito nel volgarizzameuto , l ha svolta oon maestria. Ci non- pertanto 10 non sono della sua opinione , che l autore non l abbia scritta come recata da* codici. Di siffatte negligente non manca \1 suo stile , le quali per altro da pregi ben grandi sono largamente compensate. (1 o4) Che a l presente ec. Gl interessi ebe legano ciaschedua uomo agli oggetti ond* circondato , l amor e 1 odio , 1 1 favor e 1 *invidia , la speranza e il timore , fanno si , che de virenti ben <di rado scrivasi con piena sineerk ; quindi sono per questa parte sempre sospette le relazioni de con* temporanei. Non pu, a dir vero, negarsi che la Cede oculare di chi intervenne agli affari d i egli descrive, sovrattntto se ebbe in essi qualche maneggio, danno alla sua narrazione ua grande vantaggio su quelle de* posteri, che raccontano le

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cote ridite ; ma e colali psteri on saranno trppo b o ta s i, avran conosciuti alcuni di coloro che videro gli avvenimenti e vi ebbero p a rte , singolarmente M avran avuto accesso a documenti incontestabili spettanti al abbietto del lor lavoro > preferirai dovranno agli storici, e presenti a* fatti, e da questi troppo remoti. Polibio adunque, il qaale , per ci che con cerne alla guerra d'Annibale, fu in questa situazione apposto da reputarsi molto pi verace nell esporre i particolari di quetta guerra ebe non T . Livio, e qualsivoglia altro autore che tratt la medesima materia ; e tanto maggiormente lo si dee tale stimare , d i egli meno mira a dilettar e soddisfare la curiosit de* leggitori, che a render utili i suoi scritti. ( io 5) Laonde coloro ec. Non a dirsi quanto sia istruttivo tutto il ragionamento dell* autore in questo capitolo. Pu est applicarsi a tutti i tem pi, segnatamente a' nostri , ove tal mente intrecciati sono i fatti di pressoch tutte te nazioni , che il tesserne la storia coi metodo usato da Polibio un vero bisogno. (i 06) Imperciocch , quanto pi focile ec. Secotfdo la maggior parte de'codici sarebbe da leggersi nel testo y tt t ttftir r ttt , irrm yt * . 7. A , , i da creder che istorino, quanto ec. Ma' lo Schweigh. attenendosi al Val. e Fior, mise un punto dopo m y ittii , faoendoki valere esser in errore. Io ho preferita questa lezione, oomecoh timi, che non ia da rifiutarsi neppar 1 * altra. (109) Quasi d un f i o tessuto. Con felicissima congettura converti Fulvio Orami il **7^*<*7 ohe hanno tutti i mano scritti in ; espreasione mata da Cicerone ( Ept. ad Attic. xiv , epis. ) e ohe secondo l'E m e tti significa per or dine , per serie , f i o per f i o , ma pi& acconciamente al pro pesilo tli Polibio pu interpretarsi, siocome fece il Casanbono, continuo f i o detexios (Schweigh.). (108) ve finisce la storia di Timeo. Nell'ingresso alla sua

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storia ( 1 , 5 ) dice Polibio / che la prima spedizionede' Ro mani fuori d 'Ita lia , dalla quale inoomincia il no lavoro, 4 la continuazione della storia di Tim eo, e pi avanti ( i , 6 ) asserisce, che dopo aver oacciato Pirro d Italia, finiroa i Romani di soggiogar questo paese, e poscia tragittaron io Si cilia. Quindi egli sembra che Timeo , non solo descrivesse la guerra, di Pirro , ma narrasse eziandio le ulteriori gesta dei Romani, per mezzo delle qnali si rendettero padroni del re sto dell* Italia. Ma l intervallo di tempo che' corse fra l espulsione di Pirro e l approdo d*Appio Claudio in Sicilia, seguito 1 anno 4 go di. Rom a, pi facile a opporsi che a determinarsi, perdati essendo i libri di Livio ove narranti questi avvenimenti, e la biblioteca di Diodoro non essendosi conservata ino a quell epoca, da poohi frammenti in fuori. Tuttavia, siooome Pirro fa disfatto da M. Curio Dentato (E utrop., il) il ' qaale era console con Cornelio Lentalo l anno 4^9 di Roma, cos egli chiaro, che non meno di undioi anni passarono dall uno- all altro de summentovati avveninftuti, n quali si comprendno le guerre coBrazii, Lu cani ,. Sanniti ed altri popoli italiani , che restavan a Romani da soggiogare. Quindi fluisce ancora che Gerone, il qaale secondo Giustino (x xui , 4 ) fa creato pretore di Siracusa dopo la partenza di Pirro dalla Sicilia, cui tenne dietro lul tima rotta che questi tocc in Italia, intorno allo stesso tempo debbe essere stato rivestito di quella dignit. (109) Da coloro che ec. Cio a dire da chi quelle guerre tratt di proposito , senza narrar gli avvenimenti che ad esso non appartengono ; sebbene non sono loro stranieri pella con nessione che a* tempi di Polibio aveano gli affari di tatte le nazioni. Lo Schweigh. ha creduto di recare maggior chiarezza a questo luogo, voltando 7<vr separatimi ma a me sem brato questo pronome contener ana forza particolare, ed iso-

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l* r, dir oo), le guerre che tono qui accennate ; onde ho volato ritenerlo. ' ( n o ) Mostrato a senatori il lembo del vestito. la du# modi olepan i Romani intimare la guerra. O mandavano una a m b a s c e r i a di senatori a capi del governo, che avean ricusato di soddisfar alle loro richieste , siccome fecero allora a Car taginesi j e in appresso a Filippo re di Macedonia (Liv. xxxi, 8 ) , ed allora eseguivano la cerimonia qni descritta ; o apedivan un legato a* confini dello Stato, e nel primo Inogo in coi era presidio pubblicamente annunziavano la guerra , se* condo > 1 rito de*feciali stabilito da Anco Marzio (Liv. 1, 3 2 ). L ambasceria, per quanto sembra, era pib onorevole dellal tra maniera. Ci non pertanto i feciali (Liv. xxxi, 8 ; xxxvi, 3 ) interrogati dal Senato quale dovea preferirsi, dichiararono esser amendue perfettamente eguali. ( i n ) Trarrebbe fu o ri ec. Latnbasciadore in questincontro (V . Zonaras, Annal. v m , 2 2 ) metteva le mani sotto il vestito ed alzatele, facea la qui espressa domanda. Livio ( xxi, 8 ) dice semplicemente sinu ex toga facto , avendo fatto de| ve stito un seno, o dir vogliamo , una piegatora del lembo del vestito. (112) I l re de* Cartaginesi. Era questi Bomilcare padre di Annone , conforme scorgesi dal cap. di questo libro. Del resto chiama Polibio re il maestralo supremo de Carta ginesi , che Livio appella Suffeti. Cornelio Nepote (Hannib. 7) riferisce che in Cartagine ciaschedun anno creavaosi doe re , non altrimenti che a Roma due consoli. ( i i 5) I Tersili, i Masliani. Di sopra (cap. s{ ) veduto abbiamo che Tarsejo e Mastia erano due luoghi marittimi presso al promontorio di Mercurio. Qui rammentatisi dne po poli Spagnuoli, la cui patria sembra essere queste medesima citt ( ove coll* Orsini, col Heyne e collo Scbweigh. credasi

POLIBIO , tomo

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ebe pr arbitrio di qualche copita siasi tramala to Tarseitr &u(ri"flu in Tersiti i fr fla t ). Non i impossibile che i Car taginesi , allorquando conquistarono la Spagna , vi trasportas sero colonie , oni imposero il nome delle meutoyate .citt, sic come nn' altra colonia onorarono col nome della stessa Car tagine. (1 t i ) Gli Spagnuoli montanari. Il Hejne ha sospettato che in luogo di Polibio aresse 8crittoG{7i< (0 reta ni ), popolo di Spagna mentovato da Strabono, Tolemeo e Plinio. Lo Schweigh. inclina a questa opinine, e ingegnasi di rimuo vere la difficolt, che il nostro autor, se oi foste, non avrebbe aggiunto ff i n f t t (S pagnuoli), dicendo, cue fece cotal gionta per distinguerli dagli Oriti, , abitanti d Oneo nell* Eubea, e dagli O riti, , celebre popolo del' India. Ma pu stare, cred io , l ano e l altro nome 7 dap poich gli Oretani abitavano per avventura la parte pi mon taosa della Spagna, cio il tratto fra la Sierra di Toledo e la Sierra Morena, e non sarebbe da sorprendersi che i Greci, i quali in tempi pi remoti fecero spedizioni in quelle con trade , gli avessero per siffatta cagione cos appellati. Se non che 1 ffinfit, con cui qualificolli Polibio , fa supporre eheg li abbia scritto montanari. . (115) Baleari. Le isole da costoro abitate chiamavansi dai Greci Gymnesiae, e i loro popoli Gymneles, tradneendo essi, per quanto asserisce Strabene (xiv, p. G5) il nome di Balearidi loro imposto da Fenicii , che significa esercizi di corpo. Secondo questa opinione adanque sarebbe la loro etimologia diversa da quella che qui addita il nostro autore. (116) Metagonie. Estendevasi questo nome a parecchi luo ghi fra loro molto diversi di sito e qualit. Metagonio era se condo Strabono (x v n , p. 827 e seg. ) un promontorio della Mauretania ne Massessili, di rimpetto a Cartagine, e rammenta egli pare col nn Metagonio luogo arido e sterile. Presso To-

lemeo ( v , i 3 ) trovasi Metagonite promontorio, ed i Metagoniti cpjloca sono da Tolemeo (1. c. ) e da Eratostene. pretto Strabono ( n i, p. 170) nejla Tingitana poco longi dallo stretto, d* Ercoje. Lontano da qui verso Oriente, ne confini della Numidi? e dell Africa propria colloca Mela ( 1, 7 ) il promontorio Metagopio, che gli Uri autori chijman anche Tritone. Finalmeptp Plinio ( v , 3 , 2 ) riferisce che la stessa Nnmidia, chiara pel nome di Massinis&a, fosse chiamata dai Greci terra Metagonia. Qqi forse le Metagonie in plorale si gnicano tutta la costa della Numidi e Manritapia, singoltr-r mente i luoghi forti. Schweigh. (117) Afro-Fenicii ed Africani. Circa il tratto di paese de notato col nome di Fenicia d Africa > o Libifenicia j gli an tichi geografi non sono d accordo. Secondo Strabone ( xvii, p. 835 ) che Libofenicia il chiama , estendevi esso dal pro montorio di Cefalo, dove incomincia la Sirti maggiore, a*onfini de Massessili e alle montagne della Gelali? , e comprende quindi tatto 1 antico dominio de* Cartaginesi. Tolemeo (rv, 3) gli assegna un angusta striscia a oriente di Cartagiue., a mezza distanza circa fra questa metropoli e la Sirti minore, ponen dogli a mezzogiorno i Bizacii. Plinio ( v , 3 ) il Bizacio stessa cos appella, m a, vi annovera ad ua tempo le citt che da Lepti sino alla foce del fiame Tritone si risoontr,aoo. Polibio i verisimile che gli desse 1 'estensione da Strabone indicata; che giusta gli altri troppo piociol territori avrebbe avolo, per esser posto a confronto ool resto dqll* Africa-, la qaale per conseguente avr abbracciata la Mauriia*La> la G etalia, i Masseuili, e tatti gli altri paesi di quella regione che non bbidivan aCartaginesi, da quali essi n<?o pertanto cavavano molte forze mercenarie. (118) Lergeti. Con ragione lo 8chweigh. cos scrive qaesto some alla fede de codici Bar. Val. Fior . , e non Ilergeti, conforme leggesi in altri codiai in T . Livia ( s x i, 22 ) en ei

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Perotti, che in questo luogo copi Livio, anzich tradurre Polibio. Didatti avendo Annibaie lasciato al fratello in Ispagna forze tutte africane, non probabile ch egli quattrocento Spagnuoli- solamente ( o dugento come vuole Livio ) gli con segnasse , e questi appartenenti ad nn popolo che in appresso conquist. Il percbd sospetta il mentovato commentatore che trattisi d uoa nazione d Africa denominata Lergeti, quantun que nessun autore ne faccia menzione ; ovveramente cbe'debbasi leggere Ilargeti da Ilurgia citt meridionale della Spagna neJ TurduK , che Tolemeo chiama llu rg it, e Livio Ililurgi*. (119) Numidi M a ttili, Massessili ec: Numidi nome generico, e conforme scorgesi da T . Livio (xxiv, 4 8 , 4 9 : xxix , 3 2 ), i Massili, Massessili e Manrusii erano popoli della Numidia. Quindi non ho infrapposta virgola a Numidi e Massili, siccome fu fatto in tutte le edizioni, non eccettuata quella dello Schweigh., il qaale pertanto, chiarito dalle riflessioni del Gronovio, riconosce nelle note il suo errore. (120) Maccei. Questo popolo che non riqviensi altrove, lo Scbweigh. stima esser i Mazyces di Tolemeo, posti da questo geografo ad oriente de Massessili (non ad occidente come col Gronovio pretende il testi aitato commentatore ). - 1 Maurutii o Mauri erano 1 ultima nazione verso ocoidente , ed abitavano la costa di rinoontro a Cadice. A*tempi di Plinio ( v , 3 ) cosi questi, come i Massili gi sudditi di Siface, Vd i Massessili celebri per Massinissa, erano pressoch estinti. (121) Lacinia. Promontorio ne Brusii poco lungi da Cro* ton a, dov* era na celebre tempio di Giunone ( Strab. vi, p. 26 1). Annibaie escluso da tutta lItalia, si trattenne col due anni quasi assediato, e a stento poti ritornar in Africa. (Potyb. xv, 1 ). (122) Tutta la guerra co* Romani ridurrebbe in Italia tol talito. Con minor difficolt avrebbe Annibale potuto trasportar le tue forze per mare in Italia. Ma considerava quel grande

i 8 i capitano, in primo luogo che la marina de* Cartaginesi dnpo le ultime loro sciagure direnata era inferiore a quella deRo mani ; econdariamente ohe l amicizia e alleanza ohe avrebbe contratte co* Galli Alpini, e massimamente con quelli d'Italia, nemici acerrimi de'Romani, gli arebbero tato di grande gio vamento nella meditata impresa ; poscia ohe l improbabilit somma e quasi impossibilit di ritornar a casa pella strada gi fatta, n per qualsivoglia altra, nn disperato coraggio accen derebbe negli animi della sua gente ; finalmente che i Romani, giugnendo lor improvviso l arrivo de nemici da quella parte, in grande angustia ridorrebbonsi, n i rimarrebbe loro tempo di fare gli opportuni apparecchi : onde a poco a poco costretti tarebbono di richiamar le loro forze dalla Spagoa , non che pensar potessero ad invader 1 Africa. N s ingann egli cos ragionando. (12S) A teguirlo. 7Zt *7 rvtiirr*pttrtit , che srebbesi potnto volgarizzare alla lettera, partendo la moltitudine con lui di buon grado, se colai modo d esprimersi non avesse un non so che di mozzo e d inelegante. ( i * i) Ilergeti - Borgusii - Erennsii - Andotini. Sol primo di questi popoli non cade alcun dubbio, dappoich trovasi presso tutti i geografi antichi. Non cos degli altri. I Borgusii sono ignoti a tu tti, fuorch a T. Livio (x x i, 23) , ove narra la stessa cosa, ed' da credersi chc sieno fra le nazioni estinte , sterminate forse da Cartaginesi, perch parteggiavano, liccome dice tosto, co* Romani. Erenosii e Andosini poi mi sembrano storpiature di copisti, e credo che abbiansi a mu tare in Aufetaui e Laoetani , quali leggoosi in Tolemeo , in Plinio e in Livio ( 1. c. ) che ha qni copiato il nostro. ( 125) Cinquanta nia fanti. Annibale pass l Ebro con novanta mila fanti , e dodici mila cavalli ; ad Annone lasci dieci mila fanti , e mille cavalli ; a casa ne rimand altret tanti, e soggiogando i qui mentovati popoli perdette molla

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gente : per modo che cinquanta mila fanti e nove mila ca valli gli rimanevano qnndo pan i Pirenei. Tragittato il Ro dano gli restavano trentasette mila fanti, e poco oltre otto mila caralli ( n i , 6 0 ), e disceso che fu dalle alpi nel piano, non gli avanzavano che venti mila fanti e sei mila cavalli . Schweigh. (126) Foci vuote di sento e meri suoni. Queste espressioni mi tono parute render perfettamente il testo. Imperciocch X il ti f sono modi di dire, vocaboli, voci; significano cose cui non corritponde alcuna idea, e f urtare , colpire , battere, sono voci ohe meramente percuoton 1 * orecchio , e non penetrano nell intelletto, non altrimenti ohe fanno li moni non articolati. (127) Disordinato e oscuro. Egregiamente osserva lo Schwegb. che v*-7 s7a r , da noi tradotto disordinato, deriva da 7*77* , che significa sottoporre la specie al genere; onde ci che non pn sottopporsi in cotal gnisa sar necessaria mente confuso e sregolato. xtHptt poi , che propriamente de nota sorda, sta qui per otcura. Cosi jt* presso Sofocle (Edip. Tyr. v. 2 9 8 ) dall'antico Scoliaste spiegato /cTi ru<ptr (parole), che non hanno nulla dichiaro. Quindi, poco parmi che quadri la vaga narratio dello Schweigh., e ai tntto superflua io giudico l aggiunta , ut ti fabulam turdo narr e t , quasi per approssimare il x i y t t al suo seuso pri mitivo. (128) Ambiente, Voce che molto si avvicina al Greco , composto da intorno , e comprendo, come ohi dicesse , che comprende, chiude alVintorno. I mo derni con vocabolo di greca formaiione, ma da* Credi dai buoni secoli non usato, chiamano quest aria , o cielo che la terra circonda, atmosfera, quasi globo ribterrnte i vapori, oh* esalano i corpi terrestri E V ordinamnto delle tue parti. 7{i; che lio reiuluto con queste parole , qni secondo lo

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Schweigh. situs, sedei, locus ; m a, e non v e rra lo , do vrebbe intenderai per siffatto vocabolo disposizione, colloca mento , derivandolo d HTl* ordinare, collocare. Impercioc c h , dopo aver diviso nn tatto nelle sue p a rti, 1 operazione che pi naturalmente a ci tien dietro si la distribuzione giudiziosa e comoda delle medesime , siccome qui per appunto fece Polibio delle quattro parti dell ambiente. , (12 9 ) Per quanto sia di picciola levatura. */ *$tX*c ha il testo , che q n an to , comecch sia poco utile ,

per poco che vaglia. (1 3 0) Quando alle anzidette regioni ec. Potea gi Polibio,
quando scrisse questa storia, aver contezza delle fatiche di Ipparco , il quale meri quarant* anni circa prima di lu i, ed avea immaginate le longitudini e latitudini. Tottavia non ne trasse il nostro partito alouno pella determinazione de siti, forse perch siffatto metodo non per anche sviluppato, ma progettato soltanto, poco avrebbe giovato alloperazione da lui proposta. Diffatti appena tre secoli appresso Claudio Tolemeo ne fece l'applicazione a* principali luoghi della terra allora cono sciuti. ( 13 1) Coteste divisioni. P er ben comprendere la situazione delle tre parti dell* orbe antico giusta i dati che porge Poli bio , non sar inutile di rappresentarle sotto i respettivi punti del cielo coll'annesso disegno. ( i3 2 ) Fra il Nilo e il Tanai ec. Credeva Polibio che il Tanai ( Don de* nostri giorni ) scorresse dall oriente estivo (x x x iv , > j), ldcch Strabone ( u , p. 107) avverte non esser vro per -consenso di ta tti quelli ohe conoscevamo que luoghi. Ove pertanto osservisi attentataente il orso di qtfesto fium e, scorgerassi che dapprincipio esso si dirige verso I* oriente in vernale , ma ginnto a due trzi del suo citrtitto, si volge alla parte opposta e prosegue nella direzioiie accennata da Polibio finch sbocca nella Meotide. Ei si pafe adun<|e, che

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a* tempi del'nostro autore *i conoscesse loltanto lultima parte meridionale del T a n a i, e mentre vivea Strabone, cio circa dna secoli appresto , o poco ionanzi a I n i , scoperta fosse la sna parte settentrionale ancora. ( i 33 ) La parte di lei maggiore e pi interna. Cio a dire quella che pi s addentra nel continente , locohe Polibio espresse con s pi profonda, che non vale sempli cemente pi larga , siccome interpetra lo Schweigh. nelle note. Del resto giustissima 1* osservazione del nostro autore , che quantunque una parte dell'Asia incora giaccia sotto le orse, dessa la pi picciola: laddove l Europa tutta per rispetto all Africa e alla maggior porzione dell Asia ha un silo set tentrionale. ( i 3 {) Il Narbone. Questo fiume da Strabone (iv, p. 18 1) chiamato Atax ( oggid Aude ). Alla sua imboecatura nel mare N arbona, colonia Romaua chiamata anche Narbone Marzio (Plinio u i j 5 , 4 )> celebre a que tempi pel suo esteso com mercio , e che, diede il sno nome alla parte delle Gallie com presa fra le Alpi , i P iren ei , e il mare mediterraneo. ( i 55) 1 Celti. Avanti Giulio Cesare poco eran conosciute 1 parti della GalUa, che poscia furono denominate Lugdunese e Aquitanica j quindi Unto vaga e indeterminata la descrizione che d il nostro del paese da que popoli occupato. ( i 36) Dal nostro mar a quello di fuori. Cio dal mediterraneo all Atlantico , conforme son oggi nominati. (i3>7) Denominazione comune. I commentatori confessano di non comprender abbastanza il senso di questa espressione , ohe tuttavia, a mio p arere, non ha nulla di oscuro. Quando Polibio sorivea , non avean i popoli spagnuoli ohe abitan le oste del mar Atlantico , barbari oorn erano e poco innanzi a suoi tempi coperti , nn nome che tutti gli abbracciasse, icoome F avean i poppli delle altre parti di quel paese pi conosciute , che nella Spagna Tarracooese .e Betica si com-

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prendevano. P ii tardi fa il maggior numero di quelle nazioni unito oella denominazione di Lutilania, deaunta da una delle medeaime pi note, e dal nostro eziandio (x , 7) rammentata. (138 ) Ove toccanti intorno all' Etiopia. Siccome giusta Po libio il Nilo ara il confino dell* Alia dell* Afrioa, oos i facile a comprendersi in qual guiaa queste due parti del mondo toocaVami circa 1* E tio p ia, 0 il paeae de* N egri, ove iacomincia il corso del Nilo. (1 3 q) Fra il Tonai e il Narbone. Nulla sapeaai adunque , nell et del noitro autore', della Pannooia , della Sarm aaia, dalla Dacia , della' M esia, e della Germania stessa, e fa grande maraviglia, come in pochi secoli i Romani non solo ebbero notizia di queate vaste contrade , ma le ridussero eziandio sotto il loro dominio. ( 4 o) Indirizzato. Lo Scbweigh. in una lunga nota discute il senso del verbo m ix -ifix x ttt, che in questo luogo usa Polibio , e decide oh' esso significa , non g ii aggiugner alle oose conosciute, aiocome lo interpotra il Casaub., ma gittar alcuna cosa in modo ohe arrivi in un certo sito ; tocchi egli prova citando diversi passi dello stesso Polibio e di altri clas sici autori , i quali 1 adoperarono', parte nel senso proprio , parte nel traslato , applicandolo all operazione della mente ohe ai dirige aopra qual ohe oggetto , e in certo modo la im bercia. Qoanto io mi sia a questo pensiero coll espressione avvicinato, giudichi il sagace leggitore. - Non piace poi allo atesao oommentatore quel * 7jT i t * / , contrario affatto all uso della favella greca , e molto felicemente egli traspprta I* iirl innanzi al susseguente 7 , per modo che Qtput 7? </*>/ iw)T ty ifittn porge un senso ragionevole, e una costruzione non aliena dalla propriet della lingua. Nel volgarizzamento mi son attenuto alla men tovata correzione, e ip e ro , che qaesto pasto, scoglio di tutti

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gli interpreti , non sar reputato oscuro e discordante dal testo nella guit che 1* ho voltato. ( i 4 1) ^ re di Fileno. Erano queste il confine dell* impero de*Cartaginesi e del territorio de Cirenei, e trassero il nome dal memorando sacrificio che fecero col della loro vita due fratelli Cartaginesi chiamati Fileni, a fine d accrescer l esten sione del patrio dominio , conforme leggesi in Sali astio ( Ju gurt. 7 9 ) e in Val. Mass, ( v , 6 , extern. 4 )> onde da grati concittadini furon loro in quel luogo rizzati dae altari , To lemeo ( iv , 3 ) rammenta un villaggio di Fileno 4><A/>v

*v.
(1^2 ) Colonne d rcole. Scondoch riferisce Strabon (111, p. 170 ) non erano d* aocordo gli antichi intorno alsito e alla natura di queste colonne. Chi le volle due m o n ti, ( Calpe ed A bita) l'n n o in E u ro p a , l altro in A frica] chi dae isolette che stanuosi di rincontro ; hi dae scogli ; chi . due colonne net tempio dErcole a Cadice. Polibio, Dicearco, E ra to stea e, e la maggior parte de* Greci li ponevano presso lo stretto, ohe il nostro chiama stretto d Ercole ; laddove gli Africani e gli Spagnuoli a Gadice le oolldoavano. ( i 43 ) Smo agli scogli. La voce d oni si vie Polibio , che seconde Io scoliaste di Tacidide ( iv , p. 258 ) sigoifioa luogo sassoso intorno a cui rompesi ilmare; il fo lto , e V impeto' del mare. fy lP ultimo s e n o lo prese il nostro autore nel libro 1, c. 37. - P er avvito dello Schvreigh. sono questi scogli ove cm di efaAo il promontorio e il tempio di Venere Pirenea (V. Strab. iv> p. 181 ; Tolemeo 11, 10) ; ma s'in g a n n a egli credendolo il capo Gruez , la cui posizione aoa s accorda con quanto leggesi ne mentovati geografi in torno al promontorio di Venere. Io porto opioione che quelli scogli sorgessero l i ov oggid P ort Vendres o ColKoure , e che il tempio di Venere fosse sulla punta che fra amendue questi luoghi sporge in mare.

J&7
( t 4) Di Ire mila, Dde mila d'ngrto tladii soltanto matta Strabne dalle colonne d rcole lino a Cartagine n a o r , da questa citt sin afl Ebro altri <loe mila dngento ih luogo di dn ridila Seicento che conta Polibio ( Strab, i n , p. i 56 ) , dall*-Ebro a Pirenei milte seicento. Laonde a sei mila stadi ridnitebbsi Secondo qefeto oaloolo la distanza dallo strettii ll estremit orientate de saddetti monti ; quando , giusta il nostro, dallo Stretto sin all Emporio ( di q aa di mentovato limite ) sodo tette inita dogento stadii. Il pferch Strabono ( i, p. io 6 ) taocia Polibio d 'a v e r indicata maggiore he oa la longbezza della Spagna. Ma I sattesza storica eh una delle principali doti di Polibio , la grave circostanza da lai riferita, ebe i Romani misurarono quegli spazii ti distinsero con legni ad ogni intervallo d otto stadii , rendono incredi bile n tanto sbglio. Forse ba Strabono parlato delle distanze marittime prese da pnnta a punta ; onde il numero degli stadii sar riuscito minore , per Cagione de molti e in parta vasti seni ebe fa il marfe- sulle coste della Spagna. ( i 45 ) Emporio. Oggi Amparias. Lo Sehwigb. sospetta cb* sia andata smarrita in questa oomputazione la menzione del tratto dall Emporio sino alla fine dePireuei; dappoich som mando tutte le distanze da Cartagine nuova sin all ingresso in Italia non risultano se non se 8{oo stadii, non gi Q, couforme tosto afferma Polibio. Ma se quell ultima pnnta dei Pirenei , secondo che opina lo stesso commentatore, il Capo Crues e non Port-Vendres , egli manifesto ohe to spazio di 600 stadii , o dir vogliamo di 76 m iglia, rsce soverchio. Di che Sembra ohe il fcnede&imo iasi poscia in qualche modo avveduta, non opponendosi a chi nel testo da lui supplito , indicante t* anzidetto intervallo , scriver volesse 7Tfttxltntt ( quattrocento ) , distanza che dall* Emporio ai Pirenei mette Strabono (111, p. i 5 9 ) , , per ( s e i c e n to ) , e collocando' il confine della Spagna e della G allia,

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non all* radice del monte (giudicandola troppo vicina all Em porio ) ; sibbeue olla tua vetta., ( i 6 ) Ad ogn intervallo i t otto stadii. Non Polibio in contraddinone eco medesimo, ae in on altro luogo rapporta toci da Strabone ( vii , p. 3q2 ) egli fissa la misura del miglio Romano a otto stadii e dne jogeri. Imperciocch dee distin guersi lo atadio greco , chiamato anoor olimpico ( t ) che ha seicento p ie d i , dall' italiano che ne ha seicento venticinque. Q ui ohiaro che Polibio avea in mente lo stadio italiano, come quello , oh' essendo f ottava parte d* nn miglio , oorritpondea esattamente al mentovato numero di piedi, calcolando, cinqne piedi sovra un passo (2). Altrove ha parlato dello stadio greco equivalente a u o passi; onde otto stadii pari a 960 passi erano minori d 'u n miglio, e i residui 4 passi, o dir vogliamo dugentn piedi , formavano dne jngeri , che tono a un dipresso la tersa parte dello stadio greco (3). (1 49 ) I l trasporto delle colonie ec. I Romani davausi grande premura di mandar oolonie di veterani ne* paesi di recente conquistati, affinch avessero un punto d appoggio e forze sempre pronte contro alle imprese che tentar potessero
(1) A. Gelilo ( I. 1 ) riferisce che il piede dello stadio olimpico fu misurato sull orma eh Ercole lasci stampata in Olimpia ; doode avvenne che quello stadio fu tanto maggiore degli altri che usavansi in Grecia, quanto Ercole era maggiore degli altri uomini. Dello stadio pitico e macedonico, detto ancor egizio, vedi Barbier du Bocage Analyte de f Aliai pour le voyage dujeune Anacharsis, p . v i i e seg. e gli autori che sono ivi c iu ti. (a) Mille passi forman il miglio romano ; quindi lo stadio , cioi 1 ottava parte del medesimo, ha i 5 passi, equivalenti a 6a 5 piedi. (3) La misura d un jugero secondo Pliuio x v m , 3, e T er. Varr. de ling. l a t . , era tao piedi ro m ani; adunque due jngeri facevano a 4 piedi rom ani, eguali a circa a 3o piedi greci sul ragguaglio di 6a 5 : 600 , o ad un terso dello stadio greco, pi la ventesima par te del medesimo.

i nuovi additi. Allora sovra tatto , avuta nnova della marcia ostile / A nnibale, e preveggendo oh* erano p ir entrare in nna longa ed ostinata guerra , ( sebbene anoor non immaginsvansi di farla in Italia) non indugiarono ponto d'assicurarsi de Galli ohe poc anzi ridotti arcano in lor potere , fabbri cando dne forti oitt sovr amendne le ripe del Po , e popo landole di loro gente agguerrita. 0 4 8 ) C. Lutano. T . Livio pure ( xxi, 2 5 ) nomina questo solo fra i triumviri mandati a divider la campagna assegnata alle nuore colonie , e dioe che intorno agli altri non r ' avea certezza. Egli ne annovera tre coppie , secondo 1 * opinione di varii annali , ma non asserisce , come fa il nostro, oh* erano pretorii : dubita eziandio se questi fossero ambasoiadori man dati a B oii, per chiedere soddisfacimento , oppure triumviri. Polibio tiene quest* ultimo p a r e r e .D e l resto fa C. Lulasio sedici anni appresso liberato dalla prigionia per opera del console Cn. Servilio , cui tocc di guerreggiar nell E traria e nella Gallia ( L i v . x x x , 1 9 ) . (1 ^9 ) Tannelo. Quantunque villaggio, /< * , qualifichi il nostro ootesto luogo , non improbabile che fosse una c itt de'Galli , ma scoperta , oonforme erano tutte le citt di quei barbari. Cos scrive Livio ( xxi , 8 ) ad Clastidium vicum , che dovea p ur esser luogo di maggior 'importanza, dappoich 1 assediarono i Romani nella guerra oontr gl Insubri ( P o lib. 11 , 3 .) ; anzi il n o stro , ( i n , 6 9 ) , dove narra che Annibaie se ne impadron per tradimento , il obiama espres samente o itt, n ix n Non approvo la versione dello Schweigh., il quale ir 7J T in n ls t x*\*vpt'un> /* rende per in Tannetii vicum, qui vocatur, nel cos detto villaggio di Tanneto 0 Villa-Tanneto, quasich T u ttfn fosse il genitivo di T atm t ( Tannes ) retto da Io credo Tmttnti (Tannetus) nominativo, e mi conferma in questa opi-

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190 noae. Livio, pretto il qaale ( x x i, a 5 , a6 ; xx , ) Leggisi nell accusativo tem pie Tannatimi. ' ( i 5 o) In sul principio delia .primavera H i mj*i*i , oia verso la tempestiva toUnUnde stagione, eh* b pri in
veita. C<up rammenta A.te Beo (111, p. 11G ) nna salsa chiamata SX j ( oi. par ciocch oomponevasi la primavera , conforma ri ferisce Esichio alla voce hp*,t. Singoiar il genera femmi nile* in ni 1 us? Polibio, e clfe lo converte quasi in sostan tivo. Hallo stesso modo scriv egli altrove i* 7 in sul- fan del pom o, al primo, apparii* della luce. Lo S ctaeig h . tradotte , noa o con qnal fondamento j ineunte astate ; ma a l vocabolario spiega, la ttessa frate ineunte vere. ( 1 5 1) Con sessanta vascelli da einque ordini. Livio ( x*i , 1 7 ) dica oV'erano. Mmplicamente navi langhe, e vi aggiugne dodici celo ci , eh* erano navi d i oelere navigaiione , e a Sci pione ( c. 26 ) d sessaqta navi egualmente langhe, con otto elnoi. Ma lo stesso ( c . 1 7 ) oomprende tolte le dngentoventi sotto la denominazione di cinquereali. Qnindi 10 credo che Faggiuola di ltmgbe non era tanto relativa alla grandzza dei Vascelli e alla quantit de* remi che aveano , quanto alla loro forvia. Del resto ebbe Sempronio un nnmero tanto maggiore d i vascelli a di soldati, perch dovea prepararsi, occorrendo, alla pugna , e a far una discesa in A frica, ove si fossero potati i Cartaginesi tener lontani datiItalia; laddove Scipione avea soltanto a trasportai la lue forze a Maniglia. ( i 5 a) Ove non vt avea che un semplice ramo. Lo spazio del Rodano fra Qrange ed Avignone , dentro al quale com piansi le quattro giornate di cammino , che secondo Polibio sono dal mare al sito dova pags Annibaie questo Some , siffatto spazio , d iss i, . pieno zeppo d isolette , per cni di necessit la corrente spetto in rami ti divide , ma nelle vici nanee di Roqoemaure detsa per buon tratto unita j quindi sommamente probabile, che i Cartaginesi col tragittassero.

A detta di Lifio ( x x i, 36 ) era Annibale allora giunto nel territorio de Folci, naaionc p o te ste , chp area, per Apitale Nemauso ( Nimes ) . ( i 53 ) GU schifi da m troncp fervati, A 'nostri giorni pure le nasioni aelyaggie ( e poco raeqo l'erao allora i Galli ) fabbri? cano rottam ente i loro schifi dnn grosso tronco che acarano. La voce con oni Polibio denota queste informi barchette , non esprimendo ebe la circostanza d esser le tne deiime fatte d* un solo petto di legno, sarebbe escava eejua il testo di Livio ( x x i, 2(5 ) ohe le descriva dicendo ? caw iant ex gingillis arboribus. Quelli che Plinio cbiamp litres monoxylos (fo d e ri, zattere d un legno ) sembrano diversi da questi. (i. 54) Far traffico marittimo. Non gi obe on que miseri legni s arrischiassero di navigar nel mare ; ma per il Rodano sin al mare sovra essi ric a v a n ti, a fine di negoziarvi i loro prodotti , ed inoettr le m erci , onde aveano d uopo , e che col per mare giugneano. Quindi molto giusta 1 *espressione i 7Ut , quasi traffichi che vengono dal

lg *

mere.
( t 55) Per formar un isoletta. . o *.* , oorae leggesi presso Strabone 3 ignifica esser an isola, o simile a nn isola. Ladnde obi scrupolosamente trad ar rolesse il testo , it rvpi&xntt rtp't It %*pttt Tptrx/fyrS'tti 7 #7pttr-, scriver dovrebbe: dove il fiume dividesi intorno a piceiol luogo eh* un' isola , stabilendo il passaggio a Roquem a u re , trovasi questa isoletta presso a F o rt. St. Esprit. ( i 56) Della cavalleria leggera. Goti ho stimato doversi rendere m x ltfip ttt ** ; dappoich t a 7 definita da Claudio Eliano ( T ac. a ) /tm ptt **< x*<pp> *# , arma picciola e leggera , e l indice delle voci m ilita ri, ag giunto comunemente al Dizionario di Snida , ha : *->.7 ptt* p t i I n ifr'o rziiU iti *#< tu<pn, picciol scudetti e leggero.

Cetra ebiamavaala i R om ani, e Servio al libro t u , . 7 52


dell E neide, dice , eh era una speoie di scudo breve fatto ' di cuojo, di coi servivansi gli Africani e Spagtraoli; '( il qnal cuojo, a detta di Plinio ( x i, 3 g ) era di schiena d elefante, affinch gli scadi fossero men penetrabili ). Onde non ma raviglia se Annibaie avea nn boon nnmero di soldati che portavano qu est'arm a. niA 7rr< erano i fanti leggeri che siffatti scndi stringeano; u so donde abbia tolto lo Sohweigh. ( V. il sdo vocabolario a qnesta voce ) che qnesta milizia era di mezzo fra la grave e la leggera. (157) Ne reggea colle briglie. Questo il valore di 7*7t ayttytvm tin n ir ti! tt, che il Casaab. 9 lo Schweigh. tra ducono semplicemente ductaret ; verbo che significa condurr* qua e l , o condurre soltanto, ove trattisi d* eseroiti* ed ha ancor nn senso oseeno (V . Forcellini Lexic. ad 100. duclare f. Pi adegnatamente avrebb espresso quell* atto lorit regerel, o gubemaret. Meglio volt Livio questo luogo (xxi, 27 io fine)

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Equorum pars magna nautet lorit a puppibus trahebantur. ( 1 58) Temendo pe' tuoi. Perciocch erano pochi in con fronto de b arb a ri, raccolti tutti sulla sponda di l , dove t
Cartaginesi he avean passato il fiume in pi alto sito venivan loro incontro. ( i 5 g) Con canti ed urli. Mi son attenuto a Livio il quale ( x x i, 28 ) scrive cum variis ululatibus eanluque. E d invero , qui usato da Polibio , non pu andar disgiunto dall idea di canto ia lode di qualche divinit ; ma un canto militare , intuonato da b arb a ri, dovea ben esser terribile , pi presto nn coro d orli che un armonioso aecordo. Quindi il Casaub: in voltando quum lymnos canereni non ha espressa se non se la parte pi solenne del canto , e lo Scbweigb. con ululata tollerent ne ba rendala soltanto la parte pi "01 rida. (160) Provocavano a pugna. Non alla pugna che in greca

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sarebbesi detto * fit U t *//# , ed avrebbe richiesto on accusativo denotante le persone provocate, p. e. i n em ici, 7>r : laddove provocar la pugna espressione molto pi energica, e vale qoaoto sfidar la battaglia stesta , e trascinarsi ne" suoi pericoli. Il Casaub. e lo Schwigh. in terpretano questo luogo : qunm praelinm depoicerent , chie dendo la p u g D a ; ma e tale ne fosse stato il enao, avrebbe Polibio scritto *i 75i7k , che *f**teAf non tro vasi presso nessun buon autore per chiedere , domandare. ( 16 1) Il regolo Magilo con altri ec. Livio ( x x i, 2 7 ) chiama questo Regolo Magalo , e dioe che gli altri erano ambasoiadori mandati ad Annibaie da Boii. (162) La presenza efficace. H' 7Ut r*pun'xi ittpyttit , V efficacia della presenza. Il Reiske amerebbe che si leggesse 1itpyit* , che sarebbe l 1 evidenza del cospetto , essendo gli ambasciadori de Galli che il passaggio ad essi persuadevano , innanzi a lor o c c h i, e per conseguente pi alti a far im pressione. L idea giustissima ; tuttavia parrai che l altra lezione sia pi naturale. (1 63 ) E dapprima ramment alla moltitudine ee. T . Livio sciorina qui una diceria molto eloquenie ( xxi , 3 o ) , nella quale Annibaie espone le sue gesta antecedenti , dalla presa di Sagunto sin a quel giorno, e 8* ingegna di levar a soldati il timore del passaggio delle Alpi con variv argomenti , che il nostro con poche parole riduce alle superate difficolt a alle informazioni avote dagli ambasciadori de Galli Cisalpini, tton credasi pertanto che Polibio ogni discorso cos compen diasse 1 ma ad un capitano o maestrato che aringa la rozza moltitudine non istim egli doversi metter in bocca una par lata ridondante di bellezze oratorie , cui mestieri di spie garsi con chiarezza e semplicit , anzich con istudiata ele ganza. Ma dove un capitano iodirisza i suoi detti all altro >
po lib io

tomo li.

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od un ambasciadore espone ad a a congresso le sue ragion, non i il nostro per nnlla inferiore in grazia ' e robustezza a qualsivoglia storico , siccome scorgasi dalle orazioni obe in nanzi alla battaglia di Zanna 1 tennero reciprocamente Anni baie e Scipione (a) {x v , 6-8 ), e da discorsi recitati avanti i Lacedemoni dall* Etolo Cberea contro i Macedoni, e dall Acarnane Licisco in favore di loro ( ix , a 8 - 3 g ) . < i 64 ) Non dover etti ec. Questa essenzialissima ammonialone , che forma una chiosa tanto energica , omessa nel lungo sermone addotto da Livio , il qaale forse non travolta sascettiva d una posizione bastevolmente ornata. (1 65 ) Da cenquaranta. Osserva to Schweigh., che secondo Livio ( xxi , 2g ) periron in quello acontro censessanta fra Romani e Galli ; ond* egli snppone che net testo latino sia tato scambiato l x per x l . (166) Adocchiata. Il sento pi comune d* adocchiare , i , per quanto a me pare , affisar un oggetto con animo di ri conoscerlo. La C rnsca, non so con quanto senno , ne ba formato due significati, di cni luno esprime affisar Vocchio inverso checchessia, guardar fsso , e 1 altro vedere distintamente i raffigurare, riconoscere. Ma essa condanna s i stessa cogli esempii che adduce, singolarmente col second o, dove al testo di Dante Inf. 29, se ben V adocchio , i soggiunta la spiegazione del Buti , ci s io ben ti veggio , sicch io ti ricognosca; adunque non semplicemente: se ben ti riconosco. (167) Come alle riscosse. Annibaie allontanarsi dal mare da Soipione che lo inseguiva ; quindi egli ben naturale
(a) Con quanto poco criterio Livio adoperasse nel compor le sue dicerie, pu arguirsi ancora dalle aringhe d ie fecero i duci a loro eserciti avanti la battaglia qui mentovata. Polibio, in considerandola somma importanza di cotesto fatto d arme che decider dovea la sorte di Cartagine, pi esteso del solito, ma non mai quanto q u i Livio. All opposito Livio iu tanta occasione con brevissimi detti si spaccia.

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che la cavalleria, ch era collocata verso il mare , ti trovaste alla coda dell eterei tO j e formasse ci che ohiamasi la riserva. (168) II tragitto delle belve. Livio ( xxi , 28 ) riferisce che a suoi tempi variamente raocoatavasi questo passaggio, e che secondo alcuni il pi feroce degli elefanti irritato dal suo c o nduttore, e precipitatosi nell acqua mentre fuggiva, si traesse dietro nuotando tatto il gregge. Lo stesso storico per tanto stima pi probabile il modo descritto da Polibio, eh egli quasi verbo a verbo traduce. (169) Con gomene ec. Ho omesse nella traduzione le parole * 7Ut y t , dalla terra , che segaitan nel testo le qui rife rite ; dappoich dicendosi tosto che le gomene legate erano intorno agli alberi della sponda ( era ben chiaro , ebe d al trnde che da terra non poteano venire , ed il rammentare questa circostanza superflua avrebbe recato confusione nel contesto. Del resto stupisco come lo Schweigh. e il Casaub. pongano iw ty itn in luogo d iictyitois che leggono gl ioterpetri d EsicLio guidati dalla sana critica ( giudice ben pi competente del loro Codice Urbinate e di Suida ). E 1 eti mologia di questa voce t jt< e v't* , sovra la terra , e denota la destinazione di cotal fune d esser attaccata alla te rra, per tener saldo' il naviglio. Quindi chiamasi eziandio , quasi procedentedalla terra. Oltre a ci fu dessa appellata mUfttt da irtiSm ubbidire, perciocch obbliga la nave ad ubbidir al nocchiero che l arresta. F u anoor detta xptfttiri* da Trfifint poppa , cui raccomandata 1 altra sua estremit. (170) La projezione del ponte. A tradurre verbalmente il testo doveasi dire : fatto eh' ebbero tutto il ponte della proje zione sino a due jugeri < & ' lunghezza ; cio a dire , tutta la parte del ponte eh era projettata e sporgea nell* acqua. Al qual senso noi ci siamo ingegnati d accostarci nella versiope. (171) Di dugento piedi. Il jugero e r a , a dir v ero, 120

piedi romani luogo ed altrettanti largo (V. sopra la n. 1^ 4) > e il xA id/O j (plettro) secondo Suida ed Eustaiio ad H. la sesta parte dello stadio ( greco cio di 600 piedi ). Quindi ei sembrerebbe che l ano all altro non corrispondesse ; e tuttavia trovasi sempre presso gli antichi jugernm per vXt&pti, e il <T v ohe qai leggesi rendato da T. Livio ( 1 . c.) per dmentos pedes. Non era dunque ootesta misura sempre la medesima presso i G re c i, siccome noi era neppure presso i R o m an i, i quali avean nn jugero molto maggiore dell or dinario , anzi doppio, lungo 2^0 piedi e largo 120 ; 00n cui denotavano quella quantit di terra, che poteva ararsi da dae buoi uniti in un giorno. Nessuno tratt questa materia pi esattamente che il Perisonio , le cui osservazioni ad iBlian. var. hist. 1. il i, c. I , meritano d esser lette. (172) Commessi con maestria. La prima parte del p o n te, Innga dagento piedi e stabile, composta era di molti foderi larghi 25 p ie d i, e di lunghezza che l autore non indica, nniti a dne a due. Ma 1 ultima parte m obile, lunga a detta di Livio ( x x i, 38 ) cento piedi, era secondo Polibio formata di due grandissimi foderi, la fabbricazione deqaali richiedeva al certo non comune ingegno ed artificio. Il perch io credo che , vocabolo che significa sempre eccellenza , distinzione , non debba riferirsi alla grandezza de* foderi , sibbene all arte singolare con coi erano costrutti. (173) E tanto sopra ne gittarono ec. *t*s tari sono le parole del testo, finch gittando sopra, cio il terriccio ec. Superflua pare fi vero l aggiunta t che gittaron il terriccio sovra i foderi, quando erasi gi detto che ve lo avean recato in gran oopia. Tuttavia quel gittarlo dopo d averlo portato d al racconto oa non so che di maggior evidenza. Sembra di vedere gl' indefessi lavoratori, quali arrecar la materia oc corrente , quali distenderla sai p o n te , non altrimenti che in

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un diligente popolo d api , le one recan il mele forato ai p rati, le altre s'occupano di disporlo nelle cellette. ( i 9 ) Resistettero. Evasernnt inoolames volta lo Schweigh. I energico tTtr%ar, eh esprime egregiamente la resistenza fatta dalle belve all acqua , e non soltanto l ' erterei salvate. Le spiegazioni ohe Esichio e Snida danno di questa v oce , appoggiano, se non e rro , la mia opinione ( dappoich 1 J* tfe n n t ( to lle r ) d e ll'a n o e il > iq>*f (sopport va lorosamente ) dell' altro dicon assai p i che sai t o s s semplicemente. (175) E prosegu con essi ec. Attenendomi rigorosamente al testo avrei dovalo cos tradarre qaesto passo t Annibaie ,

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prendendo gli elefanti ed i cavalli, prosegui, mettendosi alla coda di questi ; ovveramente , prosegui con questi, andando ^plla coda , conforme spiega lo Schweigh. nelle note. Ma , o
-cogli elefanti andasse, o dietro ad essi, certo si ch egli era alla coda di tatto 1 esercito ; qaindi scrissi che le belve ed i cavalli eran alla cod a, e Annibaie con essi. (176) Sopra il seno Adriatico , . . . a ponente. Quanto indeterminata questa descrizione di sito ! Prova essa che non era ben nota a Polibio la contrada , d onde questo fiume scaturisce , siccome 1 Elvezia tntta poco conoscevasi a suoi tempi. Sono le sorgenti del Rodano nel Vallese solla ghiac ciaia di Forca. (177) Una valle. E ben difficile a determinarsi di qnal valle qui parlasse Polibio. Ove consideriamo la descrizione cb' egli fa delle regioni situate a mezzod di quella , cio a dire de campi circonpadani, e delle Alpi settentrionali oh' er go n si fra amendue , non possiam a men di riconoscer in essa la Falle Pennino , oggid il Vailese ; ma Se riflettiamo che gli abitanti al Nord della medesima appellanti Galli dal nostro autore 3 quando a settentrione del Yallese dimorarono sempre nazioni Germane t e a ci aggiugniamo che nessuna

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menzione da lui falla del lago Lemano che il Rodano at traversa: convien credere, che, o non sia la valle snddescritta quella di coi ragionasi nel testo , o ohe molto imperfette co gnizioni avesse Polibio circa il corso del Rodano ; tocchi vie maggiormente conferma qnanto egli asserisce intorno alla di rezione di questo fiume, che non altrimenti verso 1*occaso invernale ( sud-onest ) fuorch in alcuni non lunghi tratti , e da Lione al mare non interrotta si mantiene da settentrione a mezzod. (1 78 ) Edui. ffidues e non Ardyes , come hanno tutti i codici e tutte le edizioni , vogliono che leggasi il Gronovio e lo Schw eigb., il secondo de* quali con parecchi esempi tratti da Polibio stesso dim ostra, che sovente per errore de copisti fnrono scambiati ttf e *1. Ausonio ( Parent. iy ) li chiama potentes Mdyes; quindi sembra che il nome greco di questo^ popolo fosse Aidyes , cui corrisponde il romano JEdues. (179) 1 campi intorno al Po ec. Cio fra la valle per cui scorre il Rodano e i campi circonpadani ergonsi le Alpi. Di qui senza interruzione questi monti progrediscono sino ai confini dell Italia. (180) Questi m o n ti .............. pass Annildle ec. E ntr egli adanque nella suddescritta valle ; ma non vi s* innoltr, vol gendosi tosto a quella parte che guarda l Italia. (181) Trascorrono. Ho voluto, per quanto fa in m e, render esattamente in volgare 1* *T/V7r7r del testo taato significante , e che Io Schweigh. ha sulla fede di codici au torevoli sostituito a ifiriv lo tlii. Sebbene non mi piace la ragione da lui addotta: che qnel cader fuori non parmi che s ia , siccom egli pretende , dalla propria speranza e dal prponimento , excidere sna spe et proposito ; ma uscire del se minato, conforme dicesi, per mancanza di senno e riflessione. (182) Tf innollrarsi coll oste. JCaStirai significa propria mente scendere , calare , e , conforme osserva lo Schweigh.,

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dicesi ancora di chi si mette ad un impresa pericolosa. Ri tenuta l idea del pericolo, tradusse egli, ut in loca inesplo rata sete conjiciant (c h e si gettino in luoghi non esplorati ), ove non mi sembra appieno corrispondere al non explorata ; dappoich poteva Annibale conoscere que' luoghi seni averli egli stesso visitati , o fatti visitare : e diffatti cosi li conobb egli appunto. (i 83) Schiatte numerosissime ec. Tengo col Reiske> il qaale ama meglio irAirr* tpbx* io plorale ebe non in singolare; perciocch quantunque <phx*t abbia maggior esten sione di 'tSts , non tuttavia credibile , che Polibio sap ponesse tatti que* popoli sparsi per s lungo tratto appartenere ad una sola stirpe. (i8) Eroi e Dei. Livio ( x x i, 3 2 ) racconta qual cosa di vulgata dalla fama j n da lui contrastata , he Annibaie , allorquando giunse coll esercito all E b ro , vide in sogno nn giovine di divino aspetto * il qual disse essere stato a lui mandato da Giove, per guida nella spedizione. d Italia. Lo segoisse adunque, n gli occhi mai da lai torcesse. D apprin cipio averlo pauroso teguito , senza gaardar intorno 0 indie tro ; ma poscia mulinando ohe cosa fosse che gli era vietato di guardare, non aver potnto frenare gli oochi. Allora si ve desse alle spalle nn serpente di maravigliosa grandezza , che camminava con immensa strage d alberi e di virgulti , indi fosse disceso un nembo con grande fracasso del cielo.. Inter rogato avendo che fosse quella m ole, e cosa significasse, il giovine gli rispondesse: esser questa la devastazione. dell Ita lia ; continuasse il suo viaggio, n pi dimandasse, e lasciasse i destini rimanersi occulti. Val. Mas. ( 1 , 7 , ext ; ) narra lo stesso caso , e Cicerone ancora ( De Divioat. 1, 34 ) , il qaale trasse questa favola da Sileno storico greco, che a detta di lui con somma diligenza tratt le cose d A nnibale,. e fa seguito da Celio storico romano. Cotesto messo di Giove da

200 Polibio chiamato E r o e , classe di divinit inferiore arili Semi d e i, il cui ufficio era di vegliar salla condotta degli nomini, e di assisterli nelle gravi imprese. Con altro nome i Greci appellavanli D em oni, e Genii i Romani. ( 1 85) E viaggiammo noi medesimi nelle Alpi. Ecco l im menso vantaggio che ha Polibio , nel riferire siffatti avveni menti , sovra gli altri storici che ne trattarono. - Ci non pertanto i Romani che dopo di Ini scrissero intorno ad An nibaie, non osarono di segnire la sna autorit in qnesta parte, siccome vedemmo nella nota antecedente. (186) Venne alla cos della Isola. Lo Schweigh. sostiene che Annibaie non entr precisamente nell* Isola , dappoich che leggesi nel testo significa avvicinamento anzich in gresso.'M a oltrecch al verbo 5*S ( venire) benissimo conviensi wft per esprimere la partenza da un^ ponto e 1 *arrivo all altro, conforme si potrebbe dimostrare con infiniti esempi de* migliori autori , come avrebbon potato i Cartaginesi soc correr l ano de* fratelli che faceansi la goerra nell isola, sic come poco appresso vedremo , se in questa entrati non fos sero ? P er ispacciarsi di qoeata difficolt lanzidetto commen tatore dice che Annibale avr tragittata l Jsara con nna parte delle so forze , e fatta aspettar 1* altra salta sponda destra , tango la qu ale, ripassato il fium e, proseguito avr il suo cammino. Indi contraddicendosi, suppone che potrebbe lo stesso capitano aver recato tutto 1 esercito di l del fiume , innoltrandosi , sebbene non molto , nell Isola , e lasciandosi nel marciare l Ilara alla d estra, come per porla fra s ed i Romani. Tuttavia tradusse il medesimo **p* 7* josta Rodanum , e non juxta Itaram , nel principio del se guente capitolo , ove Polibio riferisce la cootinuazione del viaggio lungo nn fiume non nominato, per il tratto d ottocento stadii. Ma v* ha di peggio. In conferma della sua opinione che lungo l Isara e non sulla ripa del Rodano facesse An-

aoi
nibaJe la mentovata stra tta , cita egli il F o la r d , il quale b en lontano dal po rtar questo parere , dice ( t. i v , p. 89 ) gfi ottocento stadii saranno n n a imaginazione, nn fallo di copisti, di coi l ' autore si befferebbe, se egli mettesse la testa fuori del sepolcro. 1 (1 8 7 ) Al Bella d Egitto. E' questa tm* isola form ata dai ram i in coi si divide il N ilo, e dal m are. L a sua larghezza, dalla bocca Pelnsiaoa verso 1 Asia alla Canopica verso 1 *Africa , secondo Strabone ( x v i , p. 701 ) di 1200 a i 3 oo stadii, e ciascheduno de suoi lati m ino re della base. Ma ss ci attengbiamo a Plinio ( v, 9 ) dalla divisione dell anzidetto (inme alla bocca C anopica sono cxlvim p a s s i, eguali a 1328 s ta d ii, e dallo stesso ponto alla bocca Pelasiaca cclvim passi, corrispondeoti a J 2 o s ta d ii, e 1' intervallo dalla prim a al l ultim a bocca ascende a clxxm p assi, che sono i 36 passi. A d u nque secondo questo calcolo il lato solo del triangolo che guarda 1* Asia sarebbe on poco m inore della base , laddove I altro di ben ottocento stadii riescirebbe maggiore. - Mi si perdoni qoesta digressione , che racchiude nn confronto non trova altra

inntile per ohi della geografia antica si diletta, e coi ho dato q u i luogo , perciocch del D elta d Egitto non si menzione nelle storie di Polibio a noi pervenute. - 1 m oderni im posero ancora il nome di D elta allo spazio compreso fra le settei bocche , eolie quali l I n d o , non altrim enti ebe il Nilo m ette foce nel mare. (188) Sbarra il mare un lato. I l testo ba lo Schweigh. definisce net vocabolario xi^tb ytvri, e

tirar nna linea che

congiugne 1 estremit di altre due linee. Io nn ho trovato voce italiana che meglio esprima siffatto senso, di quella che ho u s a ta , sebbene non ne son appieno contento. Ho creduto poi, a maggior chiarezza di tutto questo luogo, di dover fare u n a picciola amplificazione. (1 8 9 ) Pregato d' assisterlo ec. Secondo Livio ( xxi , a i )

202
A nnibale non co m batti ia favore del maggior de* fra te lli, da la i chiamato B ranco ; ibbene fa fatto p e r tentenza d e 'c a p i di qaella Dazione arbitro delle loro contese , e re ttitai il re gno al pi vecchio

(190) Fatto avendo . . . . lungo il fum eo. Qni grande mente differiice la reiasione di Livio da qaella di Polibio. I l priaio fa piegar Aanibale alla sin8tra , e per il territorio dei Tricastini lungo i confini de Vooonzii il fa entrare nel paese de Tricorii , e di qui proseguire tin alla Druenza ( per il Delfinato e la Provenza tino alla Daranza ). L altro a prima giunta non comprendesi, te galla tponda dellIta ra o ta qaella del Rodano il faccia m arciare, finch giunse alla salita delle Alpi. Il Folard ( 1 . c. ) pi ti attiene a Livio, ma noi.fa re* troceder sino alla D raenza, che troppo'sarebbe; sibbene vuol egli che perveniste a G renoble, col abbandonaste' l ' Itara , e ia linea preatochi retta per il monte' Genevre calasse a Turino. Lo Schweigh. i titubante fra 1 * Itara e il R od an o , e il generale Melville , che nel settimo decennio del secolo passato visit quelle contrade. con Polibio alla mano ( V. Bibliot. univ. de Genve octobre 1820 , Litiral. p. i 48 e seg. Dissertai, anonima, Oxford 1820 ) , e pi chiaramente M. De Lue ( Hist. da passage det Alpes , par Hannibal. Sibi. UnivJuio , et Juillet 1 8 1 8 , Nor. 1 8 1 9 ) da Vienna per il piano del Delfinato tali antica ttrada Romana il fanno eotrar nelle Alpi. In siffatta disparit d* opinioni noi non dubiteremo di rigettar come assurda quella di L ivio, giusta la quale Anni baie senz alcuna ragione retrocedalo sarebbe a una distanxa quasi egnale a qaella che avea superata rimontando il Rodano dal luogo ove il pass. Il Folard invero, oltre all autorit eh* egli trae dalla circostanza d aver parecchi anni guerreg giato in quelle p a r ti, ha in tuo favore la maggior possibile brevit della ttrada dall ingresso nelle Alpi a Tarino ; ma Polibio , che non solo quanto il tao commentator francete

2 o3
cono cera i mezzi di condarre nn esercito per iti montuosi, ma avea ancor a bella posta viaggiato nelle Alpi per rintrac ciar il cammino fatto da Annibaie , il qual fine nel percor rerle 1 altro non si prefisse, conforme egli stesso oonfessa ( 1. c. ) ; Polibio eh era Unto pi vicino all* epoca di quella spedizione, e potea averne udito parlare da testimoni ocnlari ; Polibio, dissi, ove chiaramente si spiega, merita fede di gran longa maggiore. Ora ebe Annibaie dal passaggio del Rodano in poi marci pello spazio di i, o o stadii , costeggiando sempre questo fiume, il nostro Io ha gi di soprar ( c. 09 ) asserito , e qni lo conferma per ci che spetta al tratto dal1 isola a monti ( siasi p nr egli nell* attraversarla tenuto in qualche distanza dal fiume, poich sebbe staccato da Vienna, siccome vogliono Melville e De Lue, i quali trovano lo spazio da Vienna a Lione, e da questa citt al principio delle Alpi, andando sempre salla riva del Rodano , ben maggiore degli ottocento stadii indicati da Polibio). Quindi non pu sussistere ci che asserisce il Folard , che l anzidetto capitano giunto al confluente del Rodano e dell I ta r a , non tragittasse altri menti il secondo di questi fium i, ma lungo il medesimo prosejgnisse sino a Grenoble; d onde entr nella regione montuosa. (191) Per luoghi difficili. L ultimo punto del Rodano che tocc Annibaie fu secondo Melville e De Lue S. Genix o T enne, passato il quale attravers il Mont du C h a t, ove trov i luoghi difficili qui mentovati. (192) In una citt- P er avviso di De Lue era questa Le mine in poca distanza dell odierna Chambery, appi della suddetta montagna( i g 3) Mosse alla scoperta. Livio (xxij 32) seri ve ex aperto et interdir, e il Pertti volta aperte. Polibio qui troppo conciso ; tuttavia mi son ingegnato di esprimer la sua mente senza aggiunta, scegliendo una frase corrispondente all ex

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aperto ebe prefer lo Schweigh., anzich all* aperte dell* in-1
terpetre Sipontino. (1 9 O Lo stuolo. Questa voce ni sembrata la pi vicina al senso di agmen , in ohe i traduttori latini voltano qui trtfticL. V. il vooabol. della Grnsca a qnesta voce. ( i g 5) Voltatisi cadevan addosso. A malgrado della corre zione ohe fa lo Schweigh. nelle note alla propria versione, io 1* ho segnila nel mio volgarizzamento. A*> 7* spiega Esichio x 7* w fir ttu tt, cio a dire colle facce ohe si guardano, e Polibio in altri luoghi adoper tlfits in qnesto senso ( i l i , 11 5 ; v i, 2 8). Ma i cavalli rinculando non mostravan al certo la faccia a*giumenti che stavan dietro dessi; quindi doveano necessariamente voltarsi per riuscir loro di fronte ; checche dica lo Schweigh. della facolt che avea il cavaliere d impe dir la bestia ferita a ci fare. Senza ohe , non ammettendo la voltata del cavallo, Polibio, non avrebbe scritto ir siccome pei* indicar il movimento contrario scrisse poco ap presso l'is (196) Eran travagliati nel cammino. Lo Schweigh. fa nna lnnga discussione sopra questo passo, esaminando le conghietta re degli altri commentatori sai medesimo , e finisce collo Stabilire che abbiasi a leggere 7tic 75 w(rp& *xtnr, e non altrimenti a fts ix x u r ti, o : ri, qui agmine adscendebant. Ma quell agmine 7? e/ stassi per tal modo a pigione 3 coloro che ascendevano non potendo appartener ad altri che allo stuolo, all esercito, o alla moltitudine ohe dir vogliamo j che ascendeva; e lo stesso indicare che salivano era cosa superOna. Avrebbe mai scritto Polibio 77r 1 7* w tfif K*ttv*5i r n , iis qui in itinere labombant? Io mi son atlennto a questo senso che mi paruto il pi ragionevole. (197) I giorni appresso. Secondo Melville marci Annibaie in questi giorni nella valle dell Isara finch giunse nel te rri torio de* Centroni ( eh lodierna Tarantasia ) , dove allon-

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Unitosi dal mentovato fiume, e salendo, corte di bel nuovo gravissimi pericoli. Qui pattav a, a detta di Strabono (iv , p. 208) l antica carreggiata, ebe dall'Iulia condnceva a Lione. (198) Con rami fronzuti. Gl* interpetri latini vogliono che quetti rami fostero d o l i v o n o n riflettendo che i rigori alpini non permettono a quest albero di provenire. La voce di cui si vale Polibio, significa bens propriamente rami d u livo, o di p alm a, ma pn denoUr ancora qualsivoglia altro ram o, conforme osserva Esichio. (199) Rupe nuda e sicura. De Luo riferisce che Melville, giunto in qnesto sito , trov nn gran masso di color bianco, che gli abitanti gli dissero essere col nominata la roche bian che , e che Dessau8snre descrive per masse informi di gesso biancastro. Quindi vorrebbegli che Jiivxsrsrfr si prendesse in tu tto il rigore del term ine, a malgrado dall opinione di L e tro n n e , che 1 aggiunU di Aixr non relativa al colore, m a significa soltanto la nudit del ta ts o , tul quale non erescon alberi n erbe. Io pertanto credo, ebe la maggior parte delle rupi ignude essendo bianche, o a questo colore avvici nandosi , siasi il mentovato nome applicato ad ogni rupe iso lata , che nulla produce ; il perch non ho cangiato nulla. Lo Schiveigb. ha senza necessit aggiunto deserta al nuda. (200) I l pi alto giogo-delle Alpi. Questo , secondo Mel ville, il picciolo S. B ernardo, la cui salita incomincia fuori di Sce*. Non nuova questa opinione, Celio citato da Livio ( x x i, 38 ) chiama cotesto giogo Cremonis juguvi, il quale egualmente che il giogo Pennino ( grande S. Bernardo ) per cui .alc u n i, continua Livio , fanno discender Annibaie , non a T a u r in i, ma pe Salassi montani l avrcbbon condotto ciGalli L ib u i, cio a dire per Aosta ed Ivrea nel territorio di Ver celli. (201) Il tramontar delle Pleiadi. Questo gruppu di stelle, chiamato da Romani Vergilie , sul dorso del to ro , e il suo

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tramontar che segna il principio dell inverno , cade giusta Plinio ( l i , 4 ? ) negli ondici di novembre. Giunge dunque Annibale a questo pericoloso varco intorno alla fine d ot tobre. (202) pentirono le Alpi la rocca di tutta Italia. Immagine veramente degna della sublimit di quello spettacolo, e della grande mente di Polibio ! (203) Tutto ci ec. Uomini, cavalli, giu m enti, ed ele fanti. (20 4) Uno 'scoscendimento. Q uesto, per relazione de' viag giatori moderni , i prodotto dalle lavine ( avalanches ) , che precipitano dall alto., quando la neve copiosa. Col tanta se ne accum ula , che i calori della state non sono sufficienti a struggerla, quantunque lelevazione della montagna in quel sito sia inferiore alla regione delle nevi perpetue. (Bibl. univ. nov. 1 8 1 9 , litr. p. 284 e seg. ). Del resto non sopporrebbe al vero chi con Livio ( x x i, 3 6 ) credesse che la rottura summentovata fosse un precipizio, profondo circa mille piedi. Cramer e Wicknam , che fecero il viaggio additato da De Lue, (Bibl. univ. 1. c .) , verificarono che la parte dellantica strada soggetta a scoscendimenti ha la lunghezza di novecento piedi circa. E diffatti la voce che qui leggesi significa squarciatura, rompimento, senza contener lidea di profondit, e lo stesso xfiipittc di cui in appresso si vale Polibio per esprimere la stessa cosa, non denota di necessit un apertura profondissima, che pi presto sarebbe , e in italiano

voragine.
( 2 05) Baroolando iviw X ttth t ha il te sto , che signiGca propriamente navigavano , ma figuratamente fu da Polibio usato per rappresentar 1 ondulazione di c h i, camminando sovra ter reno sdrucciolevole , s affatica di sostenersi, portando il cen tro di gravit, ora da una parte, ora dall altra nel momento

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eh esce delift tua base , e mioaccia di trascinar seco tolto il peto della persona. (ao6) Terreno che ha la superfcie limacciosa. Il paragone calzante , dappoioh in siffatti terreni il fondo dar , sic come qni ghiaccio era la b a se , e la superficie la neve re cente calpestata e in fango ridotta. (207) Del proprio peso. Ho Mimato bene d aggiogaer la parola proprio, che non nel testo , affinch noo ti riferisca il peto all antica neve come fu riferito alla medetima innanzi al Cataobono 1 attardo tottantivo fitiStt ( profondit ) giudi ziosamente da queliti cangiato in fiifts ( peto ). (208) Intorno alla cresta del precipizio Cio a dire presto all orlo elevato di quella grande apertura , dove, sbarazzata la neve, Annibaie fece tagliar nna ttrada. Il del testo, che fu lenza proposito tentato da commentatori, corritpoode alla voce italiana schiena, anzi precitamente all estrema linea prominente di quella, che potrebbe ancor dalla tua forma chiamarsi spina. (20f)) La neve che lo copriva. Se non si leggeste citato qnesto medesimo patto in Suida con far v7j (sovra di quella), io oserei d affermare che Polibio scrisse 1ir ivi* ( sotto di quella) , dappoich dicendo egli sabito dopo che la strada fa fabbricata nel precipizio , non bastava al certo che 1 orlo del medesimo sgomberato fosse dalla neve ; sibbene dovea farsi cotesta operazione nel precipizio stesso sotto a quell orlo. C hecch'sia di questa incongruenza, sfuggita forte al nostro autore , io ho epretso quanto potea ragionevolmente credersi che fosse allora stato eseguito dall esercito Cartaginese. (210) Fece . . . ristabilire la strada nel dirupalo. Avanti la caduta delle lavine ohe sfondaron il terreno e lo ricopersero di neve , era qni la ttrada ; quindi per ristabilirla fu mestieri di toglier la neve e di riempier il vacuo sotto di quella col l opportuna materia. Ci esprime veramente il testo: i !<**-

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ilfM 7> uftiptt'oi, che vle, fabbric di nuovo, rifabbric il precipizio, siccome ( i , 48) usato dal nastro questo verbo per
significar la riedifi.cazione d un m aro caduto. T . Livio nar rando Io spianamento di questa strada ( x x i, 36 ) d come al soo solito nel miracoloso. A detta di lai tagliaron alberi im mensi (dove,1secondcb tosto riferisce Polibio, non ve n'aveva traccia ) e fattane una grande massa , la incendiarono e vi gittarono sopra dell* aceto per ammollir i sassi. Il nostro au tore che non ama d* esser ammirato pella stravaganza desuoi ra c c o lti, si contenta di d ir e , che con grande stento fu la strada condotta a fine, senza parlar de mezzi che a tal nopo fnrou adoperati. (211) In cinque mesi. Lo Schweigh. citando Polibio stesso ( , 1 ) pretende che Annibaie partissi da Cartagine nuova intorno allo spuntar delle Pleiadi , cio a dire verso la fine d aprile. Se ci fosse v ero, il mentovato capitano che circa il tramonto della medesima costellazione negli ultimi giorni d ottobre trovavasi sulla cima delle Alpi impiegati avrebbe pi di sei mesi in questo viaggio. Ma io credo , che il dotto commentatore abbia preso abbaglio nell espressione x 7t / lf v lit xtttfks , (nello stesso tem po) con coi Polibio in comincia a rammentar il passaggio d A nnibaie, e che si ri ferisce allanteriore irip) Ini i*S*t irti*** (intorno allo spuntai* delle P leiadi)! non considerando che cotal epoca non dovea intendersi con rig o re, ed aveasi anzi a determinare dietro ci che tosto siegue , 7fc Stpuat , ( i n sul principio della state ) quasi in correzione della prima crono logia , il qual tempo cade nel sorger de gem elli, vale a dire un mese pi tardi. (212) Quindici giorni. Questi furono distribuiti nel modo seguente : Da Yenne a G h am b e ry ......................................... . giorni 1 Riposo. .................................................................................. 1

aop
Da Chambery alla sommiti delle Alpi q Riposo. ................................... ..... ........................................ * 2 Restaurazione della strada . . . - ........................ i C alata....................................................................................... 5 Giorni i 5 P e r tal gnisa v ebbe realmente undici giorni di cammino. ( s i 3) Degl Insubri. Non si comprende come Annibale su perate le Alpi calasse nel paese di questa nazione : o si a dotti l ipotesi del Folard , giusta la quale i Cartaginesi, ap pena riusciti al piano , furono neHa provincia de T au rin i, o si preferisca la conghiettura di Melville, che fa sboccar An nibie nella valle d Aosta , ove no d abitavan i Salassi. Ei sembra pertanto , che i Taurini soggiogati dagl Insubri , for massero parte del Ior impero, dappoich qui appresso (e. 6o) detto , che quando Annibaie entr nelle terre de primi , situate appi delle A lp i, essi eransi dagl Insubri ribellati. Potrebbe anche darsi che Polibio non volesse in questo luogo significare la prima nazione che Annibaie riscontr nel di scendere da monti , ma indicasse soltanto che qoesti , non s tosto ebbe tocco il piano, che con rapido movimento avviossi al P o , entrando nell Insubria. ( 2 14 ) Nella colonna trovala sul Lac'wio. Reca grandissima maraviglia, come T. Livio non conoscesse questo documento, il quale non lavrebbe lasciato in forse sol numero de'soldati che Annibaie traghett salvi in Italia ( xxi , 38 ). Secondo il mentovato storico era il numero qui additato il minore fra quanti ne indicano gli a u to ri, d onde scorgesi aver qnasi tutti coloro che scrissero della guerra d Annibaie esagerato il vero , probabilmente con animo d* adulare i Rom ani, e detrarre il merito del capitano cartaginese. (21 5) N delle isole Britanniche. Pitea avanti Polibio spacpo libio

tomo

11.

aio
ci molte cose assorda intorno a queste isole , eh egli disse d'aver visitate nesuoi viaggi. Eratostene prest fede alle fole da costai narrate , le qoali il nostro autore ha per tanto p i i sospette, qoantoch Scipione Emiliano interrogati avendo circa la Britannia i mercatanti di Marsiglia, di Narbona e di Corbilone ( emporio della Gallia olla Loire che pi oon esisteva a* tempi di Strabooe ) nessuna contezza ne p oti avere ( V. Strab. i l , p. io seg. v , 1 9 0 ). (216) E della preparazione dello stagno. Questo metallo chiamato da Romani anche piombo bianco ( plumbuni album ) esisteva secondo Timeo riferito da Pliaio ( Hist. nat. v , 3 o ) nell* isola Mictis distante sei giorni dalla Britannia. Ma iccome alto silenzio so qoest isola serbano gli altri au to ri/ cosi dessa d reputarsi favolosa. Dall abbondanza dello stesso metallo ebbero nome le isole C asiiteridi, ( che Cassiteros nona in greco stagno ) d onde i Greci sino da tempi pi remoti il traevano ; conforme leggesi in Erodoto ( 111 , 115 ), il quale pertanto non sapeva additar il sito di coteste isole. P i tardi nel secolo d Alessandro Magno conoscevasi la pro venienza Celtica' dello stagno ( V. A rietot. de mirab. auscolt. t. 1 , p. 887 ed. Casaob. ) , sebbene non possa facilmente de terminarsi se recato fosse dall Inghilterra o dalla Spagoa , popolate amndue originariamente da Celti. Ma a tempi di Strabono > il quale Catteteridi appella qnelle iso le , non rimanea pi alcun dubbio sul luogo eh esse occupavano. A delta di questo geografo (111, p. 1 ^ 5 ) giacevan esse in nu mero di dieci l nna all altra vicina nell alto mare a setten trione del porto degli Artabri ( della Corona ) , e la stessa situazione assegna loro Tolemeo (11, 5 ) e Plinio ( v , 3 6 ). A nostri giorni pi non rinvengonsi , ove i mentovati autori le haono collocate ; onde alconi a indosser a considerar per tali le Isole Britanniche ( Huet hist. du commerce et des navig. dei anciens p. i g { , Renell Geograpby of Herodotus p. ) ;

ai I
altri credettero di rioonoicer in h h 1 itole Sorlinghe * che in numero di 145 sono trenta miglia all* oaest del promontorio L ands End. Non qui il luogo di discutere queste opinioni ; tuttavia ricorder, come la latitudine di gradi i l 3/3 ( 4-3 Va delle carte m oderne) in ohe le pone Tolemeo , non permette di relegarle a una distanza di sette gradi, p i i verso settentrione. F o r s e T isola di Lizarga di rin contro alla Gorogna era nna d esse; ma non oso di pronun ciare lo stesso circa le isolette che soorgonsi aggrappate sovra il capo Ortegal, che non < le sono abbastanza ricine', e meno circa lisola di S. Cipriano che n i ancora pi langi. Sarebbe la maggior parte di qoelle perita per qualche catastrofe ? (217) Miniere cf oro e et argento in Ispagna. Abbondava questo paese d ogni maniera di metalli , ma singolarmente d* argento, n scarseggiava esso d oro. Per quanto soorgeii da T . Livio ,' ( xxxm , 27 ; xxxiv , 1 0 ) Cn. Lentulo e pa recchi altri capitani portaron a Roma iu pochi anni dieci mila libbre d oro , e 600,000 libbre d argento non coniato, oltre ad nna sterminata quantit d'argento ridotto in monete. A detta di Plinio ( xxx, 3 1 ) il pi bell argento disotterravasi in Ispagna, non solo ne monti, ma eziandio ne piani sterili , e a* suoi tempi esistevan anoora i pozzi fatti scavare da An nibaie , fra i quali v* avea nno che ogoi giorno forniva a questo duce trecento libbre d argento , e giunto era gi alla profondit .di mille cinquecento passi. Polibio in un testo ser batoci da Strabone ( 111 j p. 1 4 7 -8 ) riferisce che la miniera d* argnto pi ricca che avea la Spagna era venti stadii di stante da Cartagine nnova , girava quattrocento sta d ii, spogliavasi da quaranta mila nomini, e rendeva allora a* Romani venticinque mila dramme (circa 2^.000 franohi) al giorno. (218) Distribuzione del nutrimento. Ho conservata I* iplspr pretazione data dal Casaubono alla voce , come qaella eh pi confaosnte all intendimento di Bolibio , e

212
che leggesi pure in tal sento pretto Galeno ( De fac. nat. c. 6 ). (219) E hassene a parlare ec. Quanto io tatto questo ra gionamento 'incalia il nostro autore sovra chiunque netempi andati e ne presenti ha dettate storie. E ben rara la modestia di non rinfacciar altrui le favole spacciate per e rro re , 0 per ismania di farsi ammirare col racconto di cose strane ; ma vera generosit ( inseparabile dal sentimento della propria grandezza) dee riputarsi il tesser unapologia a siffatti storici, i quali non seppero intorno a certi argomenti preferir la sin cera confessione della loro ignoranza alla vanagloria di farsi belli con pompose spoglie a danno della verit. (220) Esattamente. Ho seguita la correzione che nelle note fec lo Schweigh. alla propria versione, rendendo a-i wXttt per uberius, curatius, sull esempio d altri testi di Polibio dallo stesso commentatore citati. (221) Sciolti da ogn impegno ec. E ra gi allora distratta Corinto , e la confederazione Achea pi& non esisteva ; onda i Greci occupati in addietro nell amministrazione' della re pubblica , o nel ministero della g u e rra , impiegavan il lor Ozio negli sta d ii, ed istrnivan i loro concittadini pubblicando i fratti delle loro fatiche e della loro sperienza. Non altri menti dopo Polibio adoper Cicerone , poich Ginli Cesare assoggett la repubblica, romana. (222) Male conosciuto. Ho seguita l interpretasione del Reiske, secondo il quale 7< i ctytoifitt non sono qui le cose^ affatto sconosciate, sibbene quelle che imperfettamente ti co* noscono. Diffatti osserva lo Schweigh. nelle note ( quantunque nella traduzione leggasi quae prius ignorabantur ) che trovasi sovente presso il nostro in senso di errare, esser ia

errore.
(2 2 5) Abbandonarono s stessi affatto. Molto energioa la frase con cui Polibio questo pensiero esprim e, i*v 7r , scrivegli, che Snida spiega iv 7f tcT<cTr

2l3
ir AiS f i t , davanti alla perdizione, cio a d ir e , non aveano piij cnra nessnna della loro vita, da tante e s continue scia gure bersagliata. Potessi eziandio porre awilironti ; ma Y ab bandonarsi mi sembrato .meglio corrispondere allo stato .di estrema disperazione, che qoi esprimer volle Polibio. ( 2 a 4 ) Trentotto mila fanti ed oltre otto mila cavalli. Som mava daoqoe tatto l esercito oon coi pass il Rodano 46 mila uqmini. O ra , conforme leggesi nel cap. lv i di questo libro , rec egli salvi in Italia venti mila fanti ( tra Africani e Spaglinoli) e sei mila cavalli, cio a dire veozei mila uo mini , che sono la met circa degli antecedenti. , ( 225) / Taurini. Vedi la nota 209 di qnesto libro. (226) Loro citt principale. Taorasia la denomina Appiano ( Hist. Hannib. cap. 5 ). Livio ( x x i, 3 9 ) n* tace il n o m e , non altrimenti che fa Polibio. (227) Lecchi reggendo Annibaie ec. Ridotto a pochissime forze quest avveduto Capitano ben conobbe, d ie il nerbo delle sne speranze stava nel partito eh egli avea nella Gallia Cisalpina'; onde fatta della necessit v irt , si spinse innanzi e cimentassi a battaglia con an esercito tanto inferiore a quello de nemici. N and egli errato ne suoi ragionamenti ; sendoch, come prima i Romani tocoaron nna sconfitta, i Galli ta tti, che a mal in cuore combattevano sotto le insegne di q u elli, passaron ad ingrossarle sne forze. (V . il oap. 67 di questo libro ). (228) Pochi giorni fa ec. Quattro giorni impieg Annibaie p e r andare dal passo del Rodano nell isola, (111, 4 q ) e tre appresso vi arriv Scipione ; dieci vi marci egli coll esercito lungo il fiume, finch'giunse alla.salita delle Alpi ( c . 5o ) , e in quindici pass le Alpi stesse ( c. 56 ). Laonde , allor quando Annibale cal in Italia , erano ventinove giorni dac ch egli avea lasciato il jiasso del Rodano , vensei dacch vi era venato Scipione.

2 l4
(22 Q) Di diverse nazioni composto. Machiavelli ( non mi ricordo io qaale dell* sue opere ) loda Annibaie sovrattutto pella singolare abilit eh' egli ebbe di regger an esercito in cui nazioni tanto diverse militavano. Scipione adunque ohe su questa difficolt pi ancora che sali asprezza de siti cal colava l infausto esito dell impresa d Annibaie , grande opi nione debbe aver concepota della soa virt , come ud la fe lice riuscita del passaggio, e non a du bitarsi, che la sor presa e I* avvilimento che ne furon in lui la conseguenza , motto contribuissero a turbar i suoi disegni, e preparassero la sua (otta. ( 23 o ) Erosi dileguato il rumore. Cio a d ir e , conforme osserva il Reiske; appena era cessato il vociferar e bisbigliar della gente circa la violenza fatta a Sagnnto. ( 23 ) E alle forze di terra ec. Secondo Livio ( x x i , 5 i ) il console mand tutte le forze per mare a Rimini. Quindi suppose lo Schweigh. che nel codice che Livio ebbe sotto gli occhi, scritto fosse t&vpptnet (fece salpare) in luogo d x in (fece giu rare). Checch pertanto Livio leggesse in Po libio , io sono d avviso che questi scrisse ifpKtn ; dappoi ch il giuramento dato a soldati di trovarsi al giorno desti nato nella mentovata citt , era cosa essenziale, e al ap. 68 ne fa Polibio di bel nuovo menzione. Del resto non. poteano staccarsi dalla Sicilia, n le forze marittime , n le te rrestri, se non se navigando ; ond probabile, che la legione di Sempronio che pass per Roma , tragittato il mar E tru sc o , prendesse terra ad Ostia, e di qui per terra proseguisse sino a Ri mi ni ; nel mentre che gli altri, passato Io stretto di Mes sina , pel mare Adriatico andaron alla stessa volta , facendo una strada al certo non pi breve. : (232 ) Riposar a Rimini. Lo Schweigh. trascur nella tra duzione la voce , aggettivo personale derivato da MttpSfi* dormo, riposo, volt questo passo : cosi : ante

2l5
ifuem dem omnes Arimni sete titiere opporteret ( il giorno ,
innanxi al qaale doveano presentarsi a Rimini ). Ma nella note s avvide dell errore ed emendollo. ( 233) Preparandoli a' suoi disegni. Quanto fosse sovra ogni immaginare grande 1 antiveggenza e la perspicacia dAnnibale, pu singolarmente da questo fatto arguirsi. Veduta la resistenza de* barbari al sno primo entrar nelle Alpi, e conosciuta l'o rribil asprezza di que* luoghi, argoment che non avrebbe . condotto il ano esercito in Italia , se non te di molto sce mato ; quindi concep tosto quel disegno tanto acconcio alla grave circostanza , ed ebbe la fermezza di celarlo sin al mo mento in cui lo mand ad effetto. (234) I 1 re' Frequentissimi eran i duelli presso i Galli, e Diodoro ( v , p. a i a ) racconta, che ne* banchetti ancor per qualsivoglia frivola occasione sfidavansi alla spada, non tenendo/ conto alcuno della vita, dappoich era invalsa fra di loro lopinione Fitagorea della trasmigrazione delle anime. In guerra egli sembra che i loro regoli ponessero nna-gloria sin golare a cimentarsi coduci degli avversarli. Quindi da ere* dersi ebe capi della loro nazione fossero i Galli, i quali pro vocarono a ingoiar tenzone Manlio .Torqnato e Valerio Cor vo , tanto pi che amendne a detta di Livio ( v i i , io , a 6 ) erano di magnifici vestiti ed arme coperti. Livio pertanto , ( xxi, 4 2 ) narrando questo avvenimento, dice semplicemente che Annibale gitt armi galliche innanzi a* piedi de prigioni. ( 235 ) Annibaie ec. ditte. La dicera che Livio ( xxi , 43 , 4 4 ) attribuisce ad Annibaie in questa occasione, meno s ar' resta sul confronto della sorte de prigioni Galli con qaella che sovrastava aCartaginesi, che sulla descrizione devantaggi e dellimmenso bottino ohe questi attendeva, ove. fossero per esser vincitori. Le quali circostanze furono bens toccate dal , noatro , ma non tanto magnificate che dallo storico romano. (a 36) Le molte guerre. Il Reiske porta parere ohe nel testo

2 l6
.abbiasi leggere ( nemici ) * e non altrimenti wtxiftut ( g u e r r e ) secondo l qnal' lettnra dovrebbesi tradurre, i molti nemici per via incontrati, A rigor di'-termine non me ritavano certamente il nome di guerre i combattimenti s o le unti da> Cartaginesi- in qnel' fango e disastroso viaggio. T ut tavia non ho volato deviare da nna lettura che riscontrasi in tatti i codici, che non assurda , appena pu dirti nna negligenza. ( 23<j) Non fa lli giammai eo. Qui ho voltato, dir c o s , servilmente il greco , osservando che i* idioma italiano , ben lungi dal rifiatar nna versione letterale di questo passo, anzi se ne abbeila. , ( 238 ) Di fabbricarvi un ponte. Snl T ic in o , non sai Po eh* egli avea gi passato , conforme sostiene il Reiske. (2 30) Jggiravasi precipuamente. Anche qnesto discorso, di cni Polibio ci d il sacco , in Livio d oratorie amplifica zioni fregiato, singolarmente nelle parti che concernono la descrisione del misero stato nel qaale trovavasi 1 * esercito di A nnibale, la felice pugna da lui sostenata al Rodano, la ce lerit del suo arrivo , e 1 esito della prima guerra p an ica, per modo che la dignit della patria e le gesta de maggiori che secondo il nostro formavano loggetto principale di quella parlata , presso lo storico domano non hanno il priraojuogo. ( lio ) Essersi con onore spacciati **! ofe quanto essersene andati bellamente1, onestamente. Io mi sono (tndiato di conservare all* espressione italiana il colore della greea, senta far violeoza alla propriet della lingua. Equitiius pugnam bene cessisse volta col Casanb. Io Schweigh. con frase latina elegantissima, ma non affatto corrispondente alla mente dell* autore, che volle rilevar il vergognoso distacco ohe fecero i Cartaginesi dal combattimento. (2 ^ 1 ) Lungo il fiume. Questo non potea essere ebe il Po, che i Romani, varcato il T icino, avean a sinistra , e i Car-

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tagtnesi a destra, marciando amendue fra il fiume le Alpi. F a adunque la battaglia qui descritta secondo il nostro (x, 3) data presso al Po , ovveramente giusta Floro ( l i , 6 ) fra il T iciao e il Po. (Meno s opposero al vero Valerio Massimo ( v , 4 2 ) e Orosio ( v , i 4 ) . i qaali voglion accaduto quel fatto d'arm e presso al Ticino. P i strana ancora lopi nione del Clurerio ( Ital. antiq. lib. t , o. a 4 , p. 23 g ) , che cosi Scipione, come Annibaie camminassero lango il T icino, non comprendendosi perch amendae con tanto ardore d* in contrarsi deviassero dalla strada pi comoda e breve quale i era appunto la sponda del Po. (2^2) Gli altri distese in fronte. A detta di Livio ( xxi , { 6 ) i lancieri erano nella fronte , e gli altri alle risoosse ( in snbsidi8); tocch realmente, conforme g ii osserv lo Schweigh. riesce alla stessa cosa' asserita dal nostro* e tutta la differenza fra le relazioni de due storici nasce dal diverso senso che 1 uno e 1 altro attribuisce alla voce fronte. Secondo Polibio 4 fronte la massa de* cavalli romani ed alleati , stabile ed arm ata alla grave; quelli che andavan innanzi essendo spediti e volanti, e non altrimenti ordinati in dense schiere : laddove Livio cosi denomina i lancieri e la cavalleria de Galli che precedevano 1 esercito. Il Greco mira alla forma dolio schie ramento , il Romano alla saa posizione. (243) Nella facciata **? wpiem**t, che il Gasaub. male interpreta in prima acie. Lo Schweigh. traduce in fronte, ma nelle note disapprova questa versione e preferirebbe ex adw so , recto ex adverso hot opposuit. D iffatti, dicendosi tosto che i cavalli Numidi formavano le ale, pronte a circondar il ne m ico, il resto della cavalleria dovea esser la facciata, e stare di rimpetto agli avversarli. - Mi sono arrischiato d usare la voce facciata in un senso non ammesso dalla Crusca, seguendo il costarne del parlare e l analogia delle cose. (244) Fecero cerchio intorno al capitano. Qui adunque deb-

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b essere stato Scipione in grave pericolo, e probabilmente fa egli allora ferito ; onde qaelli che gli erano pici v icini, fatto a lai scado de loro corpi, il sottrassero al frore de nemici. Ma pi che agli altri fu Scipione debitore della sna vita al proprio figlio di tenera e t , il qaale s'interpose fra il padre e le armi degli avversarli ( L iv .x x l, 4-6, Folib. x, 3 ). Questi fu poscia 1 Africano, che vinse Annibaie , e pose fine alla seconda guerra panica. (245) Publio pertanto ec. Il Folard ( t. v , p. 129 seg. ) biasima altamente la condotta di Scipione in questa battaglia, sostenendo eh egli non dovea altrimenti ritirarti con tutte le forze, sibbene combttendo colla fanteria, nella qnale era su periore , conforme eziandio avea oreduto Annibaie eh egli fa rebbe. E ripassato il Po ancora, dice lo stesso, che facilmente ne avrebbe difeso il passaggio io un sito malagevole , qual ti quello fra il fiame e le Alpi marittime. Ma in primo luogo, le ragioni per cui Scipione non pugn colla cavalleria espongonsi qui da P olibio, e sono t r e , tutte gravissime. i. Gran i luoghi campestri e p ia n i, quindi assai pi favorevoli alla cavalleria nemica , che non a suoi fanti. 2.0 I Cartaginesi avanzavno i Romani nella cavalleria , e gli aveano gi vinti con questarma. 3 . La grave ferita di Scipione inabile il ren deva al comando .\ L 'im pedire poi ad Annibaie il tragitto del Po sarebbe stato partito inutile ed imprudente ; inutile , per ch il C artaginese, siccome realmente fece, avrebbe eseguito il passaggio in un sito pi vantaggioso ; im prudente, perch, perdendo col troppo tempo , il nemico vittorioso potea pre venirlo, e difficoltargli la ritirata nella forte posizione di Pia cenza , dove sperava di tostamente unirsi con Sempronio e col suo esercito che venivan a rinforzarlo. (246) Sin al prossimo fum . Nel testo leggesi tue ftit 7* "l* , sin al primo fiume ; cio a d ire , secondoch io cre d o , sin al fiume, in cui prima s avvenne, e questo

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era il P*, il ponte del quale egli trovar dovette avanti quello che Scipione avea coitrntto sol Ticino. I commentatori per tanto avv'olgonsi qui in strane difficolt. Il Claverio ( Ital. antiq. p. a 3 g ) vuole che leggasi 73 n<i/v (del P o) in lnogo di 7i x-plx; il Gronovio propone di sostituirvi 7i rpmpnf** ( dell* anzidetto), intendendosi del P. Il Reiske sospetta1 che Polibio abbia scritto t* t pttt 7S *ap* 7 ( sino a certo segno presso il fiqme ) , ovveramente xat ptai l i srla /ti (lungo la corrente del fiume). Lo Schweigh. finalmente dubita che 73 wpal* *l*p*i possa interpretarsi del fiume che i Romani dapprima varoaron, quando vennero dall E tru ria, molto s* affatica per dimostrare che non il Ticino' ma il Po trattenne A nnibaie, allegando eziandio la testimonianza di Livio , che ( xxi, 47 ) riferisce tutto al ponte del Po. Quanto i a m e , ingegnato mi sono di scegliere tal voce italiana per esprimere il rpalu , che non rimanga alcuna dubbiezza rul vero significato della voce greca, e sull avvenimento medsimo. ; ( a ^ ) Arrestassi dopo due giorni. Il greco ha *l\vr*t che. vale finito, cessato, ed relativo al cammino. Il Casanb. tradusse progressi/* , e lo Schweigh. vi aggiunse substitit.' Io ho stimato d* ometter il progredire, che non contenuto nel testo , e ritenni soltanto la sospensione del movimento. (2^8) Di traghettar la gente. T . Livio ( xxi, 4^ ) confuta la relazione di Celio, secondo il quale Magane colla cavalleria e co fanti Spagnuoli pass subito il fiume - a nuoto , mentre che Annibaie traghett il resto dellesercito pi superiormente, opponendo gli elefanti in fila all impeto del fiume. Non ve risim ile, dice egli, che la cavalleria superasse tanta forza del fiume , salvando armi e cavalli, e per traghettar un esercito grate di bagaglie sarebbe stato mestieri di cercar il guado, camminando molti giorni. Pi fede presta all opinione di quelli che tengono con Polibio; se non che in vece d Asdrubale da lui nominato 1 altro fratello Magone.

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(* { g ) Due giorni dopo il passaggio ec. Chieder taluno, in qual guisa potesse Annibale, dna giorni dopo aver passato il Po, gingnar in vicinanza dal nemico, essendo egli dal luogo dora tragittaron i Romani, d'o nde proseguirono verso Pia cenza, retroceduto verso ponente il cammino di due giorni ? Ma facil la risposta. Primieramente ragion vuole, che nei primi due giorni Annibale pi lentamente a* arretrasse , per ciocch cercava un sito opportuno a farvi nn ponte ; poscia, siccome in quella parte il Po forma molte sinuosit verso set tentrione , cos di leggeri comprendasi , come assai pi breve fosse dipoi la strada sulla ripa anstrale dello stesso fiume.

Schweighauser. (1 5 0) Mettendo lo spazio di cinquanta stadii eo. Non capisco


come lo Schweigh. possa sostenere che Annibaie pose il campo fra Piacensa e la T reb ia , o snlla riva orientale di questo fiume ; quandoch dal cap. 68 di questo libro ( quantunque 1 anzidtto commentatore il oiti a sua difesa ) apparisce che Scipione , il quale, alloggiato essendo a Piacenza , troVavasi gi sulla sponda orieutale della Trebia , pass per accamparsi oli* altra sponda, e no capitoli 69 e <jt , leggesi che Sem pronio, non per anche unito col oollega, mand la cavalleria oltre lo stesso fiume per assaltare la cavalleria nemica, e po scia il pAs egli medesimo col resto dell esercito a grande Mento ( gonfio oom* era dalla pioggia dirotta della netta ante cedente ) per venir a battaglia con Annibaie. ( 1 5 1) Conforme dissi di sopra. ( v. 11, 23 ). (2 52 ) Verso il fiume Trebia. Lo Schweigh. perseverando nell* erronea supposizione che 1*esercito Cartaginese fosse at tendato sulla sponda destra di questo fiume, osserva che Sci pione potea con tutta sicurezza lasciar Piacenza , dappoich 1 oste d Annibaie non era sufficiente per assediarla. Ma la fiducia del duce romano non movea da questa riflessione, libbene dal sapere che il nemico era accampato sulla ripa

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sinistra del fiume e da* m etm riferiti da Polibio, eh erano la fortezza de* s it i, e gli alleati fedeli che vi abitavano. ( a 55) AgU alloggiamenti vuoti. Poich Scipione abbandon coll eteroito Piacenza per innoltrarai verso la Trebia An nibaie che se n era avveduto sped oltre il fiume la cavalleria Nnmidioa , la qaale , seoondoch narra Livio ( x x i , 48 ) * perduto avendo per avidit di preda trppo tempo nel frugare tutti i luoghi del campo , lasciossi scappar il nemico dalle m a n i, e appena pot alcun poco nojare il retroguardo. ( 254) b 1 distanza di quaranta stadii. Sempre difendendo 1 opinione che Annibale era accampato fra la Trebia e Pia cenza , lo Schweigh. vuoi ora ohe il mentovato fiume sepa rasse gli alloggiamenti , poich Scipione 1 avea passato. Ma come avrebbe Annibaie permesso che tatto l esercito romano gli passasse davanti impunemente e tragittasse l'aoqaa, se egli fosse stato salta medesima sponda del fiame che il nemico occupava ? I testi di Polibio, da lui estratti, provano secondo me tatto il oontrario della sna asserzione. Nel cap ii 71 An nibaie fa accostare i cavalli Numidi al campo romano , stuz zicar i nemici, e poscia ripassar il fiume. Ma questo campo non era gi di Scipione, sibbene di Sempronio ohe non avea per anche passata la Trebia , e che il Cartaginese provocar volea a battaglia digiuno e uon preparato. Cos nel oap. 92 si parla ancora di Sempronio , che solo colla saa gente tra gitta il fiam e, e nel cap. <j4 amendue i duoi romani uniti ed Annibaie anoora erano sulla ripa sinistra e davansi battaglia. ( 55) Fuori di Soma. Siccome ad ogni forza armata era vietato di passar pella citt di R om a, cos suppone lo Schw. che Jim ]is K d e b b a s i qui interpretare pella campagna di Ruma. Ma pi probabil la sposisione del Reiske, il quale d al t i l significato di p raeter, secundum, davanti, lungo, oio a dire sotto le mura di Roma. ( V . la nostra nota a i 5 al secondo libro di queste storie ).

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( 256 ) E posto il campo accanto ec. P er quanto foMero vicini coluti cam pi, v avea il fiome fra di loro , dappoich Scipione la avea gi panato , conforme dice Polibio nel prin cipio di questo capitolo , e Sempronio. il tragitt poi, quando en n e a battaglia finale con Annibaie ( c. 72). Tuttavia Dalla impedisce che i capitani conferissero insieme , stabilendo ove erano gli alloggiamenti una comunicazione fra le due sponde del fiume. (257) Da un Brindisino. T . Livio (x x i, 48 ) appella costui Dasio , e narra che per il vii prezzo di quattrocento monete d oro trad il luogo a Cartaginesi. Giasta il medesimo storico ebbero qui posoia i Cartaginesi il lor granajo , fiottantdch rimasero presso la Trebia. ( 258) Regal magnificamente. Ci & in oontraddisione con qnanto racconta Livio al luogo citato nella nota antecedente ; ma pi probabil la relazione di Polibio pella cagione chegli adduoe di siffatta condotta d Annibaie , il quale sperava per tal guisa di far si^oi gli alleati ch eran in servigio deRomani. (2 5 9) Credendo di procacciarsi sicurezza da amendue. Pes simo partito , che per avviso del segretario fiorentino, m in a sempre chi vi s appiglia, e a' nostri giorni cagion ia perdita di nn antichissima repubblica, la quale ne secoli andati avea riempiuto il mondo della sna gloria , ed era divenuta Signora de mari. (2 60 ) Il capitano de' Cartaginesi. T utto il contrario fece posoia il capitano de Romani, il qaale, provocato da Numidi, non poti frenare la sua avidit di combattere, e , mal prepa rato oom* era alla pugna, pass il fiume in una giornata pro cellosa , ciecamente precipitandosi nelle mani d nn nemico che avea ogni oosa a suo favore. (261) Spinto da ambizione. Leggersi possono in T . Livio ( x x i , 5 3 ) le speciose ragioni con oui Sempronio illudeva s i stesso, e i tuoi soldati incitava alla battaglia. Aver s vinto il

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giorno antecedente coll arma, nella quale erano superiori i nemici, cio a dire colla cavalleria j Scipione esser avviliiopella ferita ricevuta ; non aspettarsi un terzo console con altro esercito ; esser i Cartaginesi in Italia , ed attaccar i Romani non gi in ' Sicilia , in Sardegna, o in Ispagna ; fremere gli a v i, solili a ' guerreggiar sotto le mura di Cartagine, della timidezza de loro discendenti. (262) Rinfrescar continuamente ec. Un conquistatore che
senza interruzione ottenga prosperi accessi nel paese in cui porta le ne armi , ispirer fede ed animo alla fazione che va lo ha chiam ato, e condurr a buon eaito la ua impresa.' Ma ove la fortuna il favorisca con un corto troppo rapido di felici eventi, egli i pressoch impossibile che noo se ne inebb r i, e stimando vinto ogni ostacolo, non rallenti la vigilanza e l attivit, a tale che l avversario dalle proprie sciagure am maestrato , tragga partito dalla sna neghittosa baldanza, finattantoch m erci di qualche propizia circostanza gli riesca di condurlo al fatai varco, dove. 1 * aspettava. Cosi accadde ad Annibaie dopo la battaglia di Canna ; cosi accadde ad nn grande capitano de nostri tem pi, che molto da Annibaie ri traeva, e che per il motivo testi addotto precipit dall apice della ua grandezza , allorquando sembrava appunto essergli del tatto appianata la strada al conquiito universale. (2 6 3 ) I luoghi selvosi. Dello stesso parere sembra che fos sero gl Italiao i , i quali diedero a cotal astuzia militare il nome d 'imboscata, ed imboscamento, d onde i Francesi fecero emuscade. Sebbene , conforme oiserva la Crusca copiata dal Grassi ( Dizion. milit. t. 1 , p. 1 7 1 ) imboscare, imboscarsi (sem busqaer) significhi nascondersi per offendere l inimico con inganno e vantaggio non pure in un bosco , ma in ogni luogo che possa occultare e celare quindi i chiaro quanto Annibaie avanzasse i Romani nell arte della guerra, e quanto

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fosse utile a questi pelle fatare imprese il combattere eoi tanto maestro. . ( a 64 ) 1 p valorosi. Lo Scbweigh. legge w*pnyytiXi cfi* * . 7. A. ( ordin ohe dieoi eo. ) Io questa goisa non a rre b bono tutti sommato mille fanti ed altrettanti cavalli , sibbene mille cento dell un*arma e dell'altra. Diffatti /* non che correzione del Reiske , il quale in questa voce Contrasse il cT i i m decodici. Il Gronovio, forse considerando i mille ebe risultarono da siffatta scelta e seguitando Livio ( x x i , 54 ) ohe introduce Annibaie dicendo a cento singulos vobis novenos- similes eligite , vuole ebe si scriva w*fn'yyiiXt k} $ ( nove )> ma ci del tutto arbitrario - Io ho restituita 1 an tica scrittura , e credo he il numero di tutti, gli armati sia affatto accidentale, n i provenga dalla determinata quantit scelta da ciascheduno de cento. ' (2 65 ) D avvicinarsi allo steccato ec- Il Casaub. sospetta che Polibio avesse qui rovesciato l* ordine degli avvenimenti, riferendo che i Namidi eraasi prima approssimati al campo uemioo , e poscia ebbero tragittato il fiume. Ma osserva beo* lo Schweigh. che il campo romano essendo presso alla sponda, i Numidi vi si potean avvicinare senza passar l'a c q u a . Tuttavia per oombatter pi efficacemente e muover i nem ioi, era ne cessario che si recassero oltre a ci ( ecco il significato delY ) sull altra ripa. Secondo tali idee bo ri formato il volgarizzamento di questo passo, attenendomi prin cipalmente alla corre*ione ohe ne fa lo Schweigh. nelle note. (266) Spinti innanzi per sussidii ec. Questa qualit di sol dati a dir v e ro , non si manda innanzi , ma si mette per riserva dietro quelli che combattono, affinch , ove il oemico troppo' gli strioga , pronti sieno a prestar loro socoorso. Q ui pertanto la stessa aroiadura leggera che formava la vanguar dia , dopo il primo azzuffamento ritiratasi pegl intervalli del

na5
l armadara grave , (V . cap. >j3 ) riuioiva dietro a questa , ficea te veci di assidii. (267) Imbarazzati erti19 eonemici. Il test ha Sit/fHr * x t1*t 7* l isv* tt th 'tn , letteralmente: reggendo eke ndn aveano che usare cogli avversarli, olia il Casaub. e ia Sofaweigb. voltano : piane -fuid constiti caperqnt advetrsus ho~ stem oppositum ignaro*. Ma non era nel. fervore ^ella raisiphia H " tempo opportuno a, meditar consigli ; sibbenq da credersi, eh* oppressa fosse la avaller,roan a dalla moltitudine della cartaginese (dappaiohi quattro mila nomisi contro disci mila combattevano), e ridetta nell impossibilit di far nalla ; dondo egli i manifesto che derivar l e . dovente confusione ed imBaraszo. ' (268) 1 Numidi ritiravansi di leggeri ec. Lo. stesso modo d i guerreggiare hanno a <U nostri i Cosacchi presso i Rossi. (269) Sedici mila, eran Romani. Secondo Livio ( x*i, 5 5 ), eran essi dioiotto mila. Ora, siccome ia an esercito consolare erano dne legioni rom ane; nell oste di Seavpronio , eouiaraae leggesttoafco, il n videro decittadini era ugnale a quello di doe: eserciti consolari { oosl pe segue secondo Polibio,, che t>gnl legione si componesse' di quattro mila uomini , e giusta '.Litio_tli { 5 oo. f i sembra pertanto che il numero pi cornane de'fanti, che per ogni legione ciasohedun ^tnuo si cpscriveano, fosse di quattro mila , e ohe soltanto in caso d imminente g d e r r a , in ragione della maggior 0 minor urgenza se ne ac crescesse il nomer. ( Y . Polib. i , 1 6 ; vi , 2 0 ) . (270) P er , la continua umidit ec. P er questa dice, lo Schweigh. avranno le ,penn e le coregge delle frecce perduta la loro durezza ed elasticit. In T . Livio (xxxvu, 4 i) leggasi x hum or jaculoram amenta emollierat . L uthidit avea ammolili* le coregge de3 dardi. ( i 71) I feritori. Quelli che avean incominciata la pogna i P o l i b i o , tomo 11. i5

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m ptm tJvtiittltt. Qneito vocabolo ohe di frequnte riscontrasi ne* Villani (sebbene col d feditori ) piegato dalla-Crossa emplioeraente una spezie di soldati, ma dal contesto de' luoghi
dove leggsi, e da altri che tosto citeremo, apparisce eh*erano cotesti soldati la pi valente gente d ' arme che apriva la bat taglia (V . Giov. Villani lib. v ii, b. i 3 o ; v i r i , c. 55 . p. 97; x i , c. 133 , p. 272 , ediz. di Mil. de* Class. Ital. ) Ci oon* siderando io mi son arrischiato di riobianaar in vita ia saddetta voce antiquata, la quale se non v e rra to , adeguatamente esprime i primi combattenti che figurano nel testo. Se non che , siccome il fedire de* trecentisti fa n e' secoli posteriori cangiato in ferire; cosi bo io pare mutato fedtore in feritoti. (27 2 ) Oli astati de* Cartaginesi ec. Gran costoro i sassidii, i q a a li, dopo aver dato incominoiamento alla zuffa , eraosi ritirati dietro l ' armadura grave, stando alle riscosse sin a questo momento. (*73) A piede fermo. Questo il vero senso di rv rr /* , secondoch lo Schweigh.'indica nel vocabolario, spiegando i { ifttx iy * < eventi*? f*&%n (x i, 3 2 ) stataria pugna yuac f t collato pede. Ci non pertanto Volt egli qui male lo stesso vocabolo, interpretandolo paribus animis, e mi maraviglio e t egli non siasi ricreduto nelle note, come fa sovente, quando acoorgesi di qualche abbaglio preso. (27 4 ) All'intorno ed a lati delV armadura leggera. Cio da* N um idi, che usciti dell agguato gli stringean da tergo , da sussidii , che balzaroh fuori a tempo opportuno. (2^5) 0 d ritornare al campo. Questi dieci mila avean gi passata la T re b ia , poich ebbero volti i Galli e i Numidi che gli accerchiarono ; onde facil riusciva loro la ritirata alla volta di Piacenza ; ma non pteano ritornar nel campo, dal quale, conforme dioe Livio ( xxi , 56 ) il fiume li dividea , n pella dirotta pioggia che eadeva era loro-dato di-cernere, in; qual parte i suoi avean bisogno di soccorso.

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(2 76 ) Tiberio ec. N u lla d ire L itio della simulazione di Sempronio; sibbene narra egli ( ix i > 5 7 ) , . che tanto fa. a Roma il terrore, poich vi gioosela nuova della ,sm >oo>fitta, che g ii credevan il nemico avvialo alla c itt , e disperavano del fatto loro. Il qnal immenso spaveuto , a dir vero , n w apparisce ponto da quanto riferisoe Polibio. Imperoiopob nqrt colo penaaron tsto a formar s a nuovo esercito , e. a prov vederlo di tuttoi it bisognevole , aia non laseiaronezipndio. di vista, i possedimenti pii remoti, esposti alle invasioni de Carr Jaginesi , siccome erano la Sicilia, la Sardegna e Tacanto ; e al mar ancora rivolsero le; loro c u r e , allestendo uu* armata non ispregevole. . . (277) E i Galli tutti. Gi avanti la 'battaglia della Trebia i Galli abbandonate aveano le iqsegoe de* Romani ; tranne i C e n o m a n i, i quali , a detta di Livio ( , 55 ) erano wU rim asi fedeli. (298.) 1 Romani non tono mai ec. Ben lungi adunque dallo sm arrirsi nelle gravi sciagure, questa nazione d'eroi accresceva i suoi sfo rz i, quanto pi era oppressa dall'avversa fortuna , e siffatta virt in. nessun altra occasione meglio dimostr che pella presente guerra, ove disfatta in quattro battaglie campali, e da tutti i socii abbandonata, dovette la salvezza unicamente a ll imperturbabile suo coraggio , e alla sua perseveranza . nel resistere. (2 7 9 ) Conforme ditti di sopra- V. questo libro a cap. 9. . (280) Cita. Livio ( x x i, 6 0 ) l appella Scittis , e dice che ia . quella battaglia furon uccisi sei mila uom ini, T e presi due m ila col presidio del campo. (2 8 1 ) Di qua deW Ebro. P er evitar confusione nel senso d elle espressioni di qua e di l dell E b ro , .d a notarsi,, sic com e gi osserv,lo Sobweigh. , che la parte della : Spagna sitnata fra 1 Ebro e 1 ' Oceano era, per rispetto a CarUguies venuti da regione meridionale di qua dell' Ebro ; .laddove ai

aa8
Romani che da contrade settentrionali Sa quel p a e ssa p p rp davano, riasoiva di qua del mentovato fiume laltra parte chi giace fra il medesimo e i monti Pirenei. Onde nel presente luogo, in cui parlasi de Rom ani, significata I parte della Spagna test descritta , e piti abbasso, dor leggasi che Asdru* bale si mise a provveder e a presidiare i luoghi di qua dell Ebro . chiaro ohe trattasi della parte opposta. (2 8 2 ) Puniti gli autori della rotta eo. T . Livio ( xxi, 6 1 ) dioe che Scipione pun soltanto pochi comandanti di n a v i, ( paoeos praefectos navium ) e che posoia and coll annata nelle Emporie ( Emporias ) , non in Tarragona, conforme ri ferisce il nostro. (283) Davanti Areico. Qui trovasi nel testo il < T > ohe pa recchie altre volte us Polibio in senso di lungi, nella dire zione t vocaboli, che , trattandosi di citt , non potean nel volgarizzamento esser ammessi. (a&4 ) 0 nelle campagne. T utti i cdici hanno qui *r/*tnt, ne porli , voce che al Heyne sembr con ragione sospetta , dappoich a Galli fra cui trovavasi Annibale, e co* quali trat tava , i Romani non avean tolto alcun porto. Lo Schweigh. propone di sostituirvi X tip iri , prati , essendo stati i Galli Circonpadani popoli pastori anzich agricoltori, siccome ap parisce da Polibio (tesso ( 11, 17 ). Ma per quanto sia lo devole la sua correzione, non probabile che il danno rice vuto da quelle nazioni fuori delle citt siasi limitato a prati , i qaali daltronde sono men suscettivi di guasto, che non le campagne coperte di ricche messi d* alberi fruttiferi piene. E coltivavano i Galli moltissimo frum ento, orzo e vino, con forme narra il nostro (11, i 5 ). Suggerirei irm fpnt (luoghi aperti) che Polibio spesso oppone a ( oitt , quasi laoghi chiusi ) , se qnesta voce non fosae troppo discrepante da quella del testo. . (285) Alle forme ohe addieonti ec. Non ho saputo recar

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m eg lio in volgare

1 i*twpt*n* , oh feco n d o lo Scbwigli.

signiGea il decoro , - l'aspetto , la form a, il taglio del viso di tutto il carpo. T wf tirar cii> cjie all stato -, in o a i ale n n a p e rso n a r i t r o v a l i , c o n v en ie n te e d ecoroso. (286) Per'satollarsi di preda-. L odio, ohe quando proceda da onor offeso , non ignobile passione, 4iene presso le na zioni barbare il secoado luogo .fr a i motivi della guerra 1 m entre che il primo oocopa 1 avidit , vilissimo sempre ; fra tatti i desiderii. ' (2 8 7 ) Famigliate a totali partiti ii * *t . . . Itti 7*5 ia frase di ai si vale P olibio, ed aUa.qnale credo d* essermi pi avvicinato che non fecero gl interpreti latin i, voltandola prona* t ad e^nsmodi contilia. (288) Le voragini e gli stagni. Qui ancora non mi soddi sfanno il Casaub. e 1 * Sohvreigb. Smpfy* seno al certo vo ra g in i; ma perch aggiungervi prfundts , essendo la" profon dit gi compresa nell idea di voragine ? Che cosa . poi tjnell alternativa paludum e lacuumP Xlfttn, a dir vero, si gnifica cosi lago, come pad ni e ; ma qni n ta trattavaii di paa ear la g h i, i quali -d altronde poteausi 4gevdm*nte sebivare. Finalm ente nel testo sono distinto le voragini daH# paludi' * flmp*$p* * 7tir ttptiiSiit , laddove secondo. i tneotovati interpreti le voragini ole eh erano nello paludi' o ne laghi ( voragini da passarsi ne laghi ! ) quod paludum atti lacuum voragine* profonda* farmidarent, ifpirafono ano timore- all gento d Annibaie. Io ho rondato Xipitmitiic per H tagni, eh* sono u n erto che di mesto fra palndi. e laghi ( e la -desi nenza in mJnw ien esprime ootetta somiglianza *d approsaimaaiooe ) , e possali ingannar' la vista e il piede colle erbe acquatiche di che goglion esser coperte. -, (289) Poco maltrattati duravano, a Satin qnidem labornm tolerantes, constanter pergebant, scrivono, i traduttpri latini, locch non mi sembra corrisponder esattamente alla sentenza

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, dell* autore. Imperciocch , se vile qui tollerar le fatiche del viaggio, pttp/nc significa eoa. mfidemzionei ra**: degnazione, tetta essere gravati, non gi abbastanza, in inon dato ; quasich la moltitudine de patimenti volesse esprimer Polibio j non la -piasi^nsa , eoa oai li sopportavano. Ma se 1 - in d e tto verbo indica esser molestati, -tormentati, maltrattati,a mediocremente, scarsamente , poco dee corrispon dere - Non mi va poi gran fatto a sangue quell ut cosi isolato, che lo Schweigh. nel vocabolario Polibiano spiega viam per paludes confecerunt, e vi sottintende 7k A*. In primo luogo 7 A* non mi pare che il buon senso possa ammettere in siffatta anione ; siccome assordo sarebbe in la tin o , confe cerunt, o perfecerunt paludes. Quindi -converrebbe aggiugnervi 7* ief, e "costruir il tntto r questo modo : etu* 7 eT Jrt 7> tx i; Q aal elisse sterminata non sarebbe adnnqne nel testo, ove leggesi li prima sola di-queste parole ! Ma-con cediamo siffatta tlissi ; non perci potr- applicarsi 1 * ** a quanto qoi espone Polibio ; perciocch *i* compiere nna strada't giugnere alla meta di qaella ( ) , e l esercito d An nibaio non vi e r a a llo r pervenuto -, ma continuava a cammi nare'; locch significa eziandio il constanter pergebant deglin terpreti latrai. Da queste considerazioni movendo, io propongo di sostituir a con picchila variazione da , che presso'Senofonte trovasi per tollerar con costanza (se b bene comunemente nel sen^> di tollerare' si usa il passivo; oode. qni avrebbesi a porre ). Per. tal guisa sarebbe rim ossa , se non v -errato , la difficolt cosi di grammatica , cme di logica ; ma allora fitflmc 7 non potrebbesi tradurre con moderazione sopportando , per evitar la (i) Il medesimo significato ha in Omero ( Odyss. u t , v. 49) vHm> ef, ove parlasi del viaggio che compierono Telemaco e Pisistrato figlio di Nestore, arrivali che forono verso notte in un campo di biade.

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ripetizine delta stessa cosa nel tolleravano eh* tolto segue , e s avrebbe a preferir l altra versione che io ho scelta-. (2go) Per cagione del continuo camminar ne fanghi, ruttati ?f xtptfctt n o n lorigum iter, conforme volta lo Schweigh. ; sibbene continuazione del viaggio, non internilo cammino, ohe indica ona causa operante senza cessazione, e per conseguente pi efteace di quella , la coi astone semplicemente lunga , e non scinde il riposo per intervalli. (291) Che Flaminio era lenii prode aringatore ec. Costui stato gn attrai volta co asole, sei anni addietro, per poco non fece capitar male pella sua imprudenza 1' esercito da lui .co mandato contra i .Galli Insubri (Polib. l i , 5 3 ). L 'a n n o .522 , essendo egli tribuno della p leb e, fu autore della perniciosis sima legge agraria , d! on d e, a detta del .nostro , emanarono Unti mali alla repubblica ( l i , 2 1 ) . II favore che per via di queste mene conciliossi presso il popolo, gli procacciarono due volte i suffragi alla saprema dignit della repubblica, da lui non meritata. (293) Stolido. Secondo Esicbio e Suida il verbo 7i7v^ird< qni usato la Polibio significa infuriare, esser fuori di mente. Ma presso Ippocrate e Galeno trovasi 7ip et ( typlius) costautemente - in senso di stopor attonito ; ( V. o Tes. OEconom. Htppoor. p. 3^8 ) anzi in . un luogo del primo ( Morb. epid. lib. 11, p. 1 0 ^ 6 ) ItQmSis opposto a ( f u r e n te ) , il secondo ( lib. quod anim. morb. temperi corp. seqct. ) spiega IvpmStt , iilfy n r r tt , m df'tt , fi*f , Seric/mltt , senza ira , pigro , pesante , difficile a muoversi. Quindi mi sembra poco acooncia la correzione desiderata dallo Schweigh. nette note dietro le tracce de summentovati Lessicografi. (4 93 ) Mentre che traggon dietro a' venerei piaceri. A* 7 w ftt 7* IS t if/tin sono le parole, di Polibio, che letteralmente suonano pel? impulso verso le cose damore. Sa questo m odo'd esprimersi vedi la nota 23 di questo libr.

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( 2 q 4) E il fatto. Avrai potuto interpelrare 7$** fummo , che figuratamente significa ancor fasto, orgoglio ( V . vocab. il. Crusca a questa voce i t ) , tanto pi che lo testo rocabolo greco prendesi in seoso di * x i t i ( fummo ) > ma troppo ignobile ini sembrata cotesta espressione per formar parte d nn serio concetto.
(2 9 5 ) Con macchinazioni e rigiri. x*l* Tmt 1xtfitXme < nX X eyirfif ( ne disegni e ragionamenti) scrire Polibio^ asta lei consilio volta col Casaub. lo Schweigh. Giadichi il leggitore,

e in volgarizzando questo passo ho conseguito il doppio, scopo di coglier la mente dell'autore, e d esprimermi conformemente all'u so della nostra favella. (2 96 ) Baiar alla moltitudine de cavalli. A commentatori non piaciuto il trp n ^ i n 7* rX B tf, eh* didatti frase mo strusa, non trovandosi per'badare se non >e *p*n%in alo, xp iti%u t Ve* tSt (p o r m ente) coll oggetto nel dativo, non altrimenti come qui nell accusativo. Il Reiike vuole che si collochi avanti , per modo ohe ri sulti rpti%th iTi titl 7 x3 r ( badare , e guardarsi dalla moltitudine ec.). Il Gronovio propone di scri vere it* 7 ( per cagione della moltitudine ). Io per* tanto suggerirei di mutare Tt in 7 conforme ho anche tradotto. Cosi leggesi -poco appresso io questo me desimo capitolo rp trid u i 77r M ytpttt t i t . . (297) E gli esortava a riflettere c. Presso T . Livio ( u n , 4 ) sono molto- pi aspre le lagnanze di Flaminio. Si, (esolama egli ) -, adagiamoci innanzi alle mura d Arezzo : che q u i ab biam patria e penati. Annibaie , lasciatoci sfuggir dalle m in i, guasti ovunque l Italia, e distruggendo e ardendo ogni uosa giunga alle m ura di R om a, n i moriamo) di q u i , prriach i P a d r i, siccome nn d i richiamarono Camillo da - V e ii, . coti chiamino Flaminio da Arezzo. (298) Fra questi detti. l*uT turili gerisse Polibio che. U

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Scbweigh. tradace hate locultts (aveodo ci d etto ) , lacchi d o o partili che * accordi col tetto il qdale suona e dcc'n* do , mentre che queste cose esponeva ; <\ onde scorge! che Flaminio ripetea sovente questi ed altri simili rimproveri, perfin nell atto medesimi) in cui accignevasi a marciare. Tito Livio ancora ( x x i i , 5 ) scrve. Hmeo shhul increpans, quom ocyus tigna convelli jubet (F acea egli questi rimbrotti, a i insieme comandava di levar le insegne ). (299) Coitona. Secondo Dionigi d ' Alicarnasco ( Antiq. Roro. 1 , p. 21 ed. Wecbel. ) citt antichissima dell U m bria, fabbricata da Pelasgi ebe col e in Etruria stabilirenti molto tempo innansi la goerra di Troja. Croton, prosegm il mede simo , era il suo primo n o m e , ma poscia i Romani il can gi a rooo in Cothomia ( ? ). V 'h a grande probabilit o he'C re atone, citt mentovata da Erodato, (1 , 5 <j) deve a'soo tempi parla vasi ancor la lingua Pelasgica, fosse Cortona- (V . la-nta 86 del dottissimo cav. Mustoxidi al test citato luogo' naVtai presente Collana y. Polibio la chiama KvpU i r t i ( Cyrtoniutai). Cortona la sua denominasione pi cornane presso gli sor o tori rom an i, non Crotona, conforme pretende lo Sohwaigh. > con coi si denota una celebre citt della Magna Grecia. ( 3 00) I l lago Trasimeno. G ioita Polibio appellasi Tarsi*meno, la qnal trasposi 1ie n e , secondoch nota Qaialiaao% ( Inst. Orat. lib. 1 , c. 5 ) era familiare agli autori remanti-, che scriveai\ eaiandio Tarsomenus (p e r avviso, d i' Pietra Mot -sellano Tarsimenus) a Traiumenut. In T . Livio legge*! T rasimenust e presso Strabode ( v , p. 226 ) Tpmrvptt* ( Trasymena ) , sottintendi A//*) ( la g o ) . ( 3> ) Come passi Annibale. i m b u scrive il nastro che 'Significa semplicemente passando. Lo Schwteigh. dietro i| C*saabono tradasee, ( c onvallem ) ingrtstus emensutqu ( entrato nella valle e varcatala) ( locch 4 pleonasmo affettato e-atOn

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alieno dallo itila non ponto artificioso di Polibio. Io ho c te ddto di dover oansai'fl questa incongruenaa. ( 302 ) Occupato il vallone con agguati. T . Livio non dice nulla di coteata occupazione dal vallone , e diffatti i difficile a comprendersi ,v oome in nn ito tnto sooperto si potessero oollocar insidie. Se non che egli probabile, ohe in qdeato luogo , quantunque piano, vi fosero alcune di quelle condi zioni, che secondo Polibio (ili, .71 ) rendon un campo aprto atto ad agguati, iccome ono il ciglione di qualche rivo, od altra piociola em inenza, canne, felci, siepi ec. > ( 30 3) Il turbamento dell aria rendea difficile la vista. A voler tradarre letteralmente si dovrebbe dire : essendo lo stato dell'aria ta le, che diffidi era il prospetto ili Ss w tm titrlit Ift. *# 7i Ttr * f La qual cosa do vendoti intendere della, nebbia che l aria ingombrava, io non m i con contentate della semplice indicasione di stato , e mi i sembrato acconcio il determinarlo. ( 3.4 ) Nel? attitudine in cui marciava, tt iv i* 7S l i t fii* f e d itta li, propriamente, nella stessa forma della marcio, che veggo recato in latino : eo habitu quo in agmine fuerant deprehensi. Ma habitus forma co stan te, e non altrimenti mutabile , siccome quella che assume nn corpo di soldati aeoondo. la variet de* suoi movimenti ; onde positio sarebbe tato vocabolo assai pi adeguato alla cosa , cni corrisponde ia italiano attitudine. . ( 3 o 5) Da alcuni Galli. T . Livio ( m i , 6 ) riferisce che Flaminio fu uocm da un cavalier I n s u b re , per nome Duca no , che ravvis la sua faccia. ( 3 o6 ) Rigorosamente osservando il costume. Cotesta severa disciplina ohe. tante volte salv gli es erotti rom ani , e procac ci, loro la vittoria ( i , 17,* v i, 37 seg. ) , . ridond ad essi qnesta volta in sommo danno. Tanto vero ci che di sopra ( l * xx ) asser il n o stro , ohe il oapitano il q u a le , da so -

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Torchio impelo' trascinato ,- ad* -ne' lacci che gl* tende il pi& prudente avversario , e tesso perde e latta la sua gente. Quindi p a r manifesto, ohe la moltitudine e il valor personste. desoldati m olto'm eno coattibuisseno alla vittoria, che non lingegno e il sangue freddo del d no e.. (3 07) Coloro che in camminando ec. -Questa >parte della strage da Polibio dipinta con colori assai pi vivi di quello ebe fece- T . Lirio ( 1. o. ). Q uanta compassione oon desta quellalzar le mani fuori dell acqua, con otti alcuni pregavano d'osser fatti prigioni:; e quanta ammirazione m mezzo -all* or ro ri non sentiamo in Ggorandooi quegl infelici, che p er oon cader essa difesa otto il ferro 'nemico , a i affogar misera mente , inanimendosi vicendevolmente davansi la morte ! O ra queste circostanze ha omesse lo storico romano, il quale suol p or esser juinacioso ' in Tdlastoui di ninor importanza. ( 3 e 8) Circondati da varii mali ec. Secondo Livio { 1. e . ) la faoie sopraggiunta a tanto otimvlo di siagnre li costrinse ad arrendersi. > ( 3 09) Caduti da mille 'cinquecento. Lo stesso -numero di mrti dlia parte de Cartaginesi, addita Livio ( x x i i , 7 ) ; ma daRomani -narra egfi che morirono in battagliai quindici mila, e'diei mila -furono dispersi ; tabe pertanto il mi nitro de pri gioni. L opposto riscontrasi in Polibio-, il -quale non riferisce il num ero degli acciai, ma scrive che i prigioni asceodevan -quindici -mila. Queste ed altre -notabili differenze che tro -vansi -nette relazioni di 'pusta battaglia lasciateci dello storico gmo e Tornano, -derivano dall 'essersi attenuto l attimo , secondocbt indie* egli stesso , -a Fabio , 1 * autorit del quale , \ sebben ra contemporaneo d i 'quelle gesta) icoome di scrit tore troppo parziale pe R o m an i, era coni ragione al nostro sospetta ( 1 , i4 1 *5 i n > 8 , 9 ) '

; (7>1 0)11 pretore. Fu questi, a detta di Livio ( n i l , j )


I f . Pomponio. l a assenza de consoli il pretore urbano occu-

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pava in Roma la prima dignit> e montava. stiv rostri , se oc correr di parlar al popolo* ( S c i ) Tanta fu la costernazione ec. T . Livio ( 1. e. ) oltre il convenevole qui li estende ne particolari dell* inquietudine che rec la fatale notizia , singolarmente alte femmine , che ignorando la aorte de? noi tutte afiollavansi alle porte per averne contezza. Ove pertanto, degno da notarsi il caso di . due donne , le quali , veduti' -arrivar i \ figli d ie Credevano estinti, caddero morte dalla $ioja. . ( 3 12) Ci Centeni. Centronio leggesi neHe p ia ' antiche edizioni di L iv io , ( xxu , 8 ) il Cataub. trasport qatsto nome nella sui tradazione. La qnal cosa reca tanto 1maggior stupore , quaDtoch gi il Sigonio , citando Polibio e Corni N epote, corretto avea questo errore. ( 3 1 3 ) Con parte de'cavalli. Nel testo leggesi tt*) Tt fttftr 7>i tir s i* , e la parte decavalli; ove il Reiske con; ragione osserva, che dopo l articolo manca o vptwS** ,(a i dattata , conveniente ). A me pertanto sembra l elsi troppo dora v ed amerei piottosto che si omettesse i l 7. ' ( 3 i 4 ) Annibale . . .non credette per ora d avvicinarti a Xoma. A g i odicare da qnanto riferisce Livio ( x x u , 9 ) il o , phsn o Cartaginese devi da Roma p er timore, poich fu con perdita - respinto dalla .colonia di Spoleto ; ma non avrabbe Polibio taciuta siffatta significante circostanza. Senza che on probabile, che Annibaie ai foste meato a tanta impreta on in esercito cori mal cencio ' dlia fame , da* patimenti-e dalle malattie, siccome tosto vedremo, e Livio stesso ' n i dissimula, ( I. e.)- dicendo che la soldatesca fa ristorata nell'agro Pcen-tino, makrattata ccm era dalle maree invernali, dalla Strada p a la a tra , e dalle battaglie , .quantunque egli nalla dica della scabbia, di cui uomini e cavalli orano. trope^L . . ( 3 16). Lintvpsora. Non trovo negli , tenitori di M edicina, iffatta denominazione , ohe ad ogni. modo, 4 im propria, da|>-

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poich non la f a n te ,'m a sibbene la sporciiia ingenera quest ecabbia nelle persone , che per: iniseria non possono cangiar d ie di rado I panoilrai ebe hn indosso. Frank < Epit. de fcarand. hom. morb. t. v, l^\o ) la chiama Psydracia mi immundilie. Suida a questo vocabolo cita il-nostro. ( 5 1G) Che sirimettessero in carne, trt/iirt scrive P olibio, -fece il carpo : verbo altrettanto espressivo che sin golare , ed alla cti materiale composizione io ho procurato di avvicinarmi nella traduzione. (3 *"j) Dittatore Q. Fabio ec. Livio ( x x il, 8 ) dio* ohe questi fa creato dal popolo Prodittatore ( Luogotenente del D ittato re); perciocch il console , che solo avea il diritto di nominar il Dittatore, era assente, e per esser occupata l Italia dalle armi pu niche, non era agevole di fargliene pervenir 1 * avviso. Altrove pertanto afferma lo stesso autore ( xxu. 3 1 ) che Fabio pelle sue gesta e peli insigne gloria da lui acqui e ta ta ebbe il (itolo di Dittatore. ( 3 18 ) E d'onorevole famiglia. Il Reiske ha creduto di scorger nna lacuna nel testo **\ ictpvtta xttX Si, e vi ha supplito collaggiunta di dopo **<, interpretandolo fo r tuna etiam usum Ittm incomoda. Lo Schweigh. quantunque non dia per certo che qui manchi qoalche- cosa, suppone tuttavia he possa essere stato omesso srff 7te -Aiuoccr ( atto alle facende della guerra ) , frase che trovasi in Polibio ( xxv, 9 ). Il Casaab. volta familia honesta prognatam , per mio avviso meglio dello Schweigh., il quale egualmente che il Reiske non ha colpita la mente dell autore , ed in superflue spiega zioni s* avvolge traducendo ! et ad res feliciter gerendas esi mili a natura dolibut inslruclum.' ' ' ( 3 19) I l nome di Massimi, I maggiori di questo Fabio avean ; a dir vero , gi il nome di Massimi, ma d ir fosse il primo ad esserne insignito nftn si conosce. Presso T . Livio ( v i u , i q ) il primo che riscontrasi cosi' denominato Q.

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Fabio Massimo Rolliano, aro dal prem ile, il qoala fu cinque volte console , nna Dittatore ( x , 1.2 ). trionf ( u , 5i ) . Ma questo titolo : sarebbesi probabilmente perdalo ne* dWctqdenti, se il Massimo vincitore d Annibale ria nova ta non e tM la gloria dall avo. i ( 32 o) Be' /ora acciacchi. x*% i * i ba il tette , che tigni* fica propriamente mala disposizione -, quale bau coloro, t u cai ba lungo tenipe operato qualche influensa nociva. ( V. Vacab. d. Crusca alla voce acciacco n ( 5 a i ) lapigia. E il nome che i Greci davano all Apnlia , ebbene pi terreno abbracciava che l ' Apnlia Romana. Quella comprendeva l Apnlia propria chiamata ancor Daunia a la Peucezia ( paesi che formano la Paglia odierna ) : l altra an noverava fra le sue provincie anche la. Meuapia ( oggid terra d* Otranto ). . ( 322 ) Peucezia. Ho seguita l opinione del Cluverio,. il quale ( Ital. Antiq. lib. v , cap. io )> vuole che Polibio abbi*' compresa questa parte nella Iapigia , oni egli tre parti a tta gna , quantunque nel tetto non legganti. che la Dannia e la Messapia. , . ( 325) Messapia. Questa fu poscia divisa^ da Romani nella Calabria e ne Salentini. (32 4 ) Vilonio. In un con Lneeria Annibaie, te credito* a T . Livio ( xxu g ) , gnast il cootado d A tp i , le co l rovine giusta il Cluverio veggonsi presso Foggia, e ebe dapprincipio a detta di Strabone ( v i , p. 2 8 3 ) e di Plinio ( n i , G ) , appeliavasi Argo Bippium, poscia Argyrippa, e finalmente ebbe il nome mentovato da Livio. Lo Schweigh. non crede ohe questa citt sia il Vibonio di Polibio , ma col Holstenio a coll Ardoino la suppone quella , i cui abitanti Pliaio ( h c. ) chiama f'iinates, il Bovino d oggid in Capitanata fra Troja ed Ordona. Questa la sentenza pi probabile, ove riguar diamo all analogia de nomi. Per ci che spetta all Arpi di

a 3p
L ivio, oonvien credere ohe fotte nn altro luogo, del quale il nostro non ha. fatta menzione. ' (3 a 5) Frattanto F abio .............. sacrific agli Dei. Ci che Polibio*tocca qai con pche parole, Livio ( x x n , g , i o ) secondo il tao oostume , ove trattasi di religiose solennit , ritolto dif fusamente descrive. Vero i che qnesti componeva la soa storia pe Romani, cni siffatti ragguagli dovean esser pi accetti che non a Greci pe quali scrivea il nostro. Tuttavia , parlando ancora delle cerimonie sacre de* suoi, Polibio molto sobrio neracconti. Coti accenna egli con brevi detti il sacrificio ohe fece Filippo in Olimpia ( Iv , < 35 ) e quelli ancora ohe lo stsso re celebr sali Olimpo e sull E ra ne* confini della Laconi* , dove il suo predecessore Antigono vinto avea Cleomene re di Sparta (v, 2^), N i gli si debbe oi attribuir a dispresso della religione , il rispetto pella quale forse pochi storioi han tanto inculcato , siccome da molti luoghi della aua opera pu dimostrarsi ( V. vi, 56, 5 8 ; x i , < ). Ma proposto avendosi a scopo del suo lavoro l istrusine e correzione de suoi leggi tori, egli ne volle sbandito tutto ci ohe a questi oggetti non m ira , e per conseguente le rappresentazioni di pompe e fe^ stivila , ben pi atte a reoar diletto ed a far ammirare 1* in gegno dello scrittore , che non a procacciar utili lesioni. ( 326) Ove i Cartaginesi facessero qualche movimento per mare. DilTatti, se crediam a Livio , ( x x i i , 11 ) venne a Roma la nuova, ohe l armata Cartaginese avea prese le navi da carico ohe oonducean le vettovaglie da Ostia in Ispagna : onde fu il console tosto mandato a Ostia , affinohi riempiuti di gente i legni che col e presso Roma trovavansi, egl in sega iste i vascelli nemici. (32 7 ) Ece. Citt dell Apulia su confini del Sannio. Aecat la chiama Livio ( xxiv, 20 ) siccome qui Polibio. ( 328 ) Due vlte successivamente vinti i Romani. Il Reiske vorrebbe che in luogo di Tir (due volte) si leggesse 7pit (tre

a io
o h e ) , tra estendo iu t e le battaglie i a eoi Annibai* io al-* lora sconfisse i R om ani, qaella dal Ticino , fcpella della T reb ia, e quella del Tracimano. H a osserva lo Sehweigh. che Polibio i molto- incostante nell indicar il num ero di oolete battaglia , ed oltre a ci erede che , d ie n te , conrf egli era degli Soipioni, abbia voluto attenuare la confitta di Sci pione al Ticino > considerandola soltanto come un* avvisaglia. A ia pertanto non sembra l severa imparzialit del nostro ipaoe di tanta adalaxiane ; ibbene mi persuado, ehessendo tati Scipione e Sempronio colleglli nel oontolto, o nella medesima guerra quasi ad n tempo occupati, la rotta deW 1 ltimo ia da riguardarsi oom il compimento di quella che poco prima toeO laltro, il quale dopo il primo svantaggioso conflitto in bnon ordine si ritraase. Ci qon pertanto, siccome nel oap. n o di questo libro Annibale stesso dioed'aver vinti i Romani tra volte ) ; ooa) potrebbe darsi ohe il Reiske non avesse tutto to r te 4 chi non volesse opporre, che ad An nibaie oonvenivasi d esagerar il numero delle proprie vittorie, laddove Polibio scostarli non dovea della storica verit. (^ 2 9 ) Copi deliberazione. lt Xtyivpt7t., eh quanto a bello audio, per disegno. Lo Schweigh. tradotte prudentia usus -singolari ; iocch non volle , significar Polibio. (33 | Marciando di rincontro a'nemici. T . Livio ( x a n , 12) ' coti qnesto movimento esprime. P er foca alta agmeD duce* b e t , modico ab botte intervallo , ( marciava per luoghi alti in piooiola diatansa da nemici ). Polibio col tolo vocabolo mtltmmfny* descrivo il camminar ohe faeevan i Romaai ditoosto a nemioi, o tuttavia al loro fianco, ma le alture iu cui cam minavano significate tono dalla preoccupazione de luoghi op portuni della quale tolto ti parla. ( 33 1) Il numero degli awermiii isolati. Stando rigorosa mente attaccati al testo dovrebbeti torivere; diminuir di con

tinuo gli avversarli deila moltitudine che da loro separavasi

a 4* Mfmfifftttn A'&* iA*77* i< I t i t irttarJ/tif. Il Casaub. coti olita questo patto: ut numerar* adversariorum u t mutuerei, qui subinde te a i iis separaant (affinoh cerna** il nomer
degli avverarli a quelli che da essi separavansi ).' La qual vtrtiope lo Schweigh. psichi 1 adott nel tetto , biasima nelle note. E , a dir vero, la diminuzione operarasi a danno di (atto 1 esercito , non di qaelle bande soltanto che e ne separavano ; ollrecch, conforme otaerva il medesimo com mentatore , il greco corrispondente a siffatto tento Mrebba 75.75 *Q#pirftttr Non parmi tuttavia ohe Qm'pirptttu qui valga quanto determinato, fitto , aiecome opina lo Schweigh., qaaiich Fabio non facesse attaccar i nemici , e noP comparivano in certo 'numero. Io ho, conservato il senso che attribuisce il Casaub. all ipttfirftit * , correggendo ci eh esso mi sembrato contenere di vizioso. (332) Teletta. Per qoaoto tutti i codici manoscritti e stam
pati,di Polibio i acoordino in porre qui Venoeia, io non porto .parere collo Schweigh. che contro 1 autorit di T . L ivia ( xxu , i 3 ) , e , ci .che pi monta, contro qaella della geografia, per cui noto, che Vensia, ben lungi dal-Sannio, era a confini dellApulia e della. Lucania, abbia a conservarsi la lettura volgare. Io ho quindi seguito il Cluverio , il quale Telesia yolle che si, scrivesse in questo luogo. P er tal , modo sar vero ci che suppone lo Schw eigh., che m 7i/ t (n o n m urata) .abbia scritto il nostro secondo tatti i codici, in luogo di ivltt'xirrt* (b e n e m a r a t a ) , che dietro il solo Perotti pubblic il'C asaub.; dappoich se fpsse stato luogo ciato di mu^a. Annibaie non vi. sarebbe entrato senza resistenza : lad dove- Venusia, essendo citt frte, serv di ricovero a Romani dispersi dopo la battaglia di Canna. ( 535 ) Ne campi cos delti di. Falerno. Lo Schw eigh.. sti mando che Falerno qdi sia nome di citt o di villaggio, se
p o lib io

, tomo li .

16

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ne maraviglia, ed osserva noe trovarsi colai luogo presso nessun altro autore. Ma riflettendo bene alle espressioni di Pelibio , ben diversa apparir la faccenda, d.' pptnrt, die egli , lXptnpt tir lt irtpi R itriti xiJix , tetti 1 tiltti tir Tti xperttytptvi-

pu tti piti U r ti. Entr arditamente ,ne" campi di Capua, e fra questi nel luogo chiamato Falerno. Adunque siffatto luogo
non era n i citt, n villaggio , ma sibbeoe parte de* campi di Gapua. Del resto era 1* agro Falerno oelebre pel suo vino , esaltato da Orazio ( Od. lib. 1, 20), da Strabono ( v , pp. 234. 2^3 ) e da Ateneo ( 1, p. 26 ) che nel decimo anno, appena il vuol maturo. Flisio descrive la situazione della campagna di Falerno ( xiv, 8 ) e assegna al suo vino la seconda classe fra i vini nobili; crede pertanto ( x x iii , 20 ) che la sua salubrit incOminor dall et di quindici anni. ( 334 ) dlla marina. Le altre citt situate sul lido della Campania eh* ebbero chiaro nom e , siccome furono Ercolano, Pompeii ( bench un poco distante dal mare ) , il porto di Miseno , dove Augusto colloc un armata a guardia del mar inferiore, Baja famosa per le sue terme, Sorrento, ha il no stro sorpassate , perciocch a suoi tempi non erano salite in quella fama che conseguirono nelle et posteriori. ( 335) Caudini. In tutti i libri leggesi Daunii, sebbene in vano cercasi ne geografi Daunia citt della Campania. Quindi molto accortamente l Holstenio, citato dal Gronovio, propose la corresione in Caudini, essendo i confini de Beneventani de Campani presso alle mura .di questa citt. ( 33 G) Campi Flegrei. Riferisce Diodoro ( 11, p. i 5 g ) che il piano di Cum chiamavasi aucor campo Flegreo ( da qtX tytput, a rd o ); perciocch vi sovrasta un monte,, ora de nominato Vesuvio, il quale, non altrimenti che lEtna di Si cilia, metto foco eruttava, e a*tempi dello storico (sotto lim pero d Augusto) conservava tracce dell'antico incendio. Col favoleggiavano che foste disceso Ercole, ed azzuffatosi coGi

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ganti ebe vi abitarti* , rimanesse vincitore meroi dell* ajuto eh* ebbe dagli Dei- Strabone ( v , p. 2 4 5 ) , accordandosi col nostro ; mole che la mentovata favola derivasse dalla sororaa fertilit, d quella campagna, che molti indosse a contendere pel ano possesso. Plinio ( x viti, 2 q ) dice, che quanto lagro Campano avanzava in fecondit tntte le altre terre , tanto la parte;d esso che i Greci nomavano F leg reo ,e i Romani Laboriae ( l odierna terra di Lavoro ) era pi ubertosa del Campano. (3 3 < 7) L altra dal Lazio Nel testo adottato dallo Schweigh. leggesi sr l i pi8*if ( dall'Eribano ) ; del qnal nome non essendo vestigio in nessun autore, varie furono le congettur de commentatori, che lo Schweigh. rapporta nelle note, senza decider nulla. In tanta dubbiezza io ho stimato il partito pi ragionevole d indicar il paese, d onde, eccettochi' dal Sannio e dagl Irpini gi nominati , potea una, strada per la via dei monti oondurre nella Campania , e osservando che oltre alle mentovate regioni il Lazio la fiancheggiava dalla parte di terra, io non ho esitato di sostituir questo al combattuto Eribano , seguendo la supposizione dello stesso Schweigh. nelle prima note appi del testo. (338) Ma il collega Marco ec. T. Livio ( xxu , ) qui ne regala d una diceria che , giunti i Romani snlla vetta del monte Massico, donde vedean guastar ed ardere la campagna di Sinnessa, Minncio tenne all* esercito, ponendogli sott' occhi i vantaggi ottenuti da altri daoi per aver senza indugio usate le opportunit loro offertesi , e biasimando la timida pigrezza di Fabio. (33 q) Che i Romani si ritirassero dall'aperto. Il Casaub. e lo Sohweigh. traducono : ne sociis viderentur Romani meta hostis intra munimenta concedere coacti (affinch non sembrasse a* socii che i Romani per timore del nemico costretti fossero a ritirarti ne* luoghi forti). Quantunque le espressioni di Po

libio 7 hirtfSpmi ammettano qncta interpretazione, io mi Booo rigoroaamente attenuto al tetto, reputando non ultima virt dello stile certa sobriet di parole , ohe Musa ingenerar oscurit , lascia al leggitore campo di riflttere , dt supplire le circostante che si tacoiono. (340) Nel caso pi favorevole. Ho seguita l interpretazione del Casanb. approvata dallo Schweigh. nelle note, quantneqne ne aresse deviato nella traduzione. Ed al certo, i t fi 7 A non pub qui ragionerolmente significare se non se, ove molto fosse, nel caso che molto ottenesse, o colle parole detCaaaub., s fortuna magi* tecunda adspiraret ( se pi favorevole arridesse la fortuna ). L* altra spiegatone proposta dallo Schweigh. di riferir i t St 7 * tre A a S JA voltando, e sovrattu/to spe rava; siffatta spiegazione , dissi, non da accettarsi. Imper ciocch la maggior speranza e pi fondata di Fabio non poteva essere di finir la guerra con quella fazione, dovendo, egli isp> porre ohe i nemici, per poco che avvicinatisi al varco aves sero avuto sentore di oib che accadeva, anzich impegnarsi in nna su(Ta svantaggiosa , avrebbon abbandonata la preda, e sarebbonsi ritirati di bel nuovo nel piano, ove i Romani non osavano d* attaccarli. Il solo caso propizio per Fabio era , se i Cartaginesi, non accortisi ponto delle insidie ohe loro ten devano gli avversari!, ti fossero all impazzata ingolfati nelle strette, per modo che non ne potessero pi uscire. (3 4 1 ) Buoi da lavoro. Adunque mansueti , e ci , cred*io, affinch cacciati con violenza snlla cima de monti, non infe rocissero e si rivolgessero contro i Cartaginesi. T . Livio (xxn, 1 6 ) scrive che ve n avea di ammansati , e di quelli che noi erano {domito* indomitosque ) ; ma pella cagione addotta sem brami pi probabile 1 opinione di Polibio. ' (3^2) Concorrettero. Avea lo Schweigh. nella traduzione rendalo rvy*pitl*i -cum tlrepitu concurrentet , ma ne com mentarli dichiar superflua 1* aggiunta di cum . tlrepitu , sul

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l'autorit di Snidi (il E chit che fatino n y i f u i n linoniina di nm B ftigtir , raccogliere , unire, E favorisce eziandio il buon senso cotesta interpretazione, dappoich in utili sarebbono tate-le grida ;desoldati cheransi divisi, ed a corsa da'amen; dae i ' lati recavansisulle vette de* monti , ingegnandosi d oc cuparle , non per attaccar i nemici (nel qnal caso soole la parte ohe attacca rinforzar limpeto colle strida) , ma per porsi alla difesa in nna buona situazione. E di fiat ti nel principio del tegnente capitolo leggesi che i Romani eh*eran a guardia delle strette, videro i fuochi correr su pemonti, ma nulla vi detto di qualche strepito che udissero. (3^3) Esservi astuzia sospettando. Brano d un verso d Omero nell Odiss". K v. 232 e 258. \ (344) Sped alcrni Spagnuoli. Prefer Annibale secondo Li vio' ( x x u , 1 8 ) in tal incontro i soldati di questa nazione, perciocch avvezzati a monti e alle mischie fra le rupi e i sassi ( sicoome son' oggid ancora i loro Micheletti e le loro Gnerillas ) erano pella sveltezza de corpi e la qualit della armi pi atti a pugnare co Rom ani, che facevan la guerra campestre ed eran 1dalle armi aggravati. (345) Ne distesero da mille. Livio ( 1. c. ) dice , che dei Romani caddero alouni,1 e gli Spagnuoli pressoch tutti rima sero'salvi. (346} Alle quali cose eo. Quanto A vivace la pittura che fa Polibio dell impazienza ed avventataggine di Minaci, ap petto ai misero sbozzo, che de forma T. Livio ( I . c. ) con poche asciutte parole ! Haec, scrive egli , nequidquam praemonito magistro equitum , Romam est profiefus. { Avendo, data invano qnesta ammonizione al maestro- della cavalleria le ne 'and a Roma ). (3 4 j) Amilcare. Imiloone a detta di Livio ( x x u , 1 9 ). (348) Stanziarsi. In greco a7iS(si , che denota pro priamente discender colleseroito per ittabilirlo in alcun luogo ;

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l opposto di l * i, che vale alzarsi pel- recarlo altrove. (3 {9 ) Per terra e per mare. Opporlonamente aggiunse I Scbweigh. al tetto **'< xt* ( per m a r ), atte nendosi a Livio (I. c.). Se non ebe reca maraviglia nella re lazione d amendoe gli storici., come Scipione non prima em pi di gente le nari oon cui and contra i Cartaginesi , ohe gli ebbe risolato daffrontarli per mare soltanto. Forte mut il dace Romano contiglio , innanzi che faceste i necessari apparecchi. ' . (35o) I Marsigliesi. Era Marsiglia colonia de Fooesi (abi tanti di Focea , citt dell Eolide nell* Asia minore) , i quali secondo Livio ( i , 3 ( ) e Giustino ( i u i i , 3 ) la fabbrica rono regnante in Roma Tarquinio Prisco. Ma Aristotile pretto Arpocrazione alla voce Massalia asserisce, che la n > origine rimonta tempi anteriori , e il poeta Scimno da Scio pone la tna nascita cento ventaoni avanti la battaglia diSalamina, quindi nell anno primo dell* Olimpiade xiv , che corrisponde all anno 3 8 o 29 di Roma, in cui regnava ancor Romolo. I Marsigliesi eran amici de Romani sino dapi remoti tempi, e allorquando i Galli sotto Brenno invasero l Italia ed incen diarono Roma, ne fecero pubblicp compianto, e unirono ooi in cornane, come privatamente oro ed argento per compier ] pagamento del tributo che seppero essere stato imposto a vinti da Galli, onde, in benemerenza di tiflatta generosit, fa loro decretata franchigia , e dato nn luogo negli spettaooli, e fer mata con essi nna convenzione a patti eguali (Jnstin. lib. c it., e. 5 ). Nella goerra Annibalica avean essi gi prima prestati Titili servigi a Publio Scipione nell esplorar i movimenti dei Cartaginesi, giunti al passaggio del.Rodano ( 111 , 4-* ) I appresso non v ebbe guerra in coi non furono giovevoli ai Romani, i qaali ne li rimeritarono nelle venazioni eh ebbero a sostenere da loro vicini , singolarmente da Liguri e dagli Allobrogi ( Jastin. l. c. ). Floro ( n i , e ) chiama Marsiglia fi<-

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dittimi alque amcittim* civilt. Ma qaetta medesima lealt
le fa cagione di gravissimo danno nella guerra oivile di Cesare Pompeo sendooh, abbraccialo avendo il partito del se condo , qaantanqae gii vinto , che con grandi benefici! la si area obbligata , os di resister all altro. Quindi Yellejo Pafercolo ( Hitt. rom. il, 5o ) ebbe a dir. di lei in tal occasione: ifide melior, f/aam contilio prudentior. ( pi buona di fede , che prudente di consiglio ). (35 1 ) l Cartaginesi dato il tegno dell attacco. Stando a questa relazione non dovea poi il disordine nell imbarcarsi, a cui Livio ( x x u , 1 9 ) attribuisce la rotta de* Cartaginesi, es sere stato cos grande, conforme questo storico il descrive. Quindi Polibio tosto accagiona principalmente di cotesta scon fitta t non la mentovata confusione , ma la fiducia che avea la gente di mare di ritirarsi a salvamento fra le file deH* esercito di terra, poich nel primo conflitto ebbero perdute sei nari. (352) Da qindinnanzi ec. Qui narra T. Livio (x x i i > 2 0 ) come i Romani, andati coll armata ad 0 aosca, vi sharoarono, la presero -e saccheggiarono; reoatisi poscia a Cartagine nuova, guastarono tatto il territorio all intorno sin alle mora; cenati a Logantica vi bruciarono nna grande quantit di canape , raccolta da Asdrubale ; passati nell isola Ebasa ( Iriza ) , e tentata inutilmente 1 espugnatone della sua capitale , procaociaronsi molta preda dalla campagna, ed arsero alcuni villaggi ridottisi alle nari^ vennero ambasciadori a Scipione dalle isole Baleari per ohieder pace; ritorcati poi sai coatiaealie sarren dettero loro oltre cento venti popoli, non compresi tanti altri che dall altima Spagaa mandaron ambascerie ; onde, cresciuti grandemente in forse; progredirono sin amonti della Caitiglia ( ad sattuai Castalonensem ) ; mentrech Asdrabale and. ia Lusitana. Se Pofibio di tatti questi avvenimenti non fa motto, i da credersi oh egli poca fede vi prestasse, o non impos-

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cibila ebe Livio Ir togliesse da Fabifl; magtiifoator* delle gesta de* Romani, a coi lo ttorico Patavino era ansa devoto. - (353) 1 Cartagineti informati ec. In ' modo aiaai d irm o racconta il (atto Livio ( xxu , .3i ). Nulla vi si legga della spedizione marittima fatta da Cartaginesi, ma .second quell relazione Gn. Servilio, dopo daver presi statichi in; Sardegna e in Corsica, depredata l isola Meninge, e taglieggiata C ercina , sbarc i' suoi soldati in Africa , dove, mentre guasta vano la campagna , furono sorpresi da nemici e soonl^tti. , (35^) Cereina. Oggi Kerkeni, fiancheggia 1 iogreaso della Sirti minore , a mano destra di chi vi entra, siccome l isola Meninge ( Zerbi odierna ) ne occupa il. fianco sinistro. Non & p ii nn isola D'ila , oom era a tempi del nostro j di Strabono e di Tolemeo, ma divisa in Kerkeni maggiore, Kerkeui minore, Io scoglio Vaita. -(355) Cottiro. L isola del Gozzo presso Malta. (35(1)* Venti navi. Livio ( xxu , 22 ) sorive eh erano trenta navi lunghe con otto mila soldati e molte vettovaglie. (3 5 < j) Molto giovamento rec alla causa comune. Osservisi con quanta esattezza- Polibio descrive i vantaggi che ridon da n o a. Romani dall unione de* due Sci pioni : ragionamento del tutto omesso da Livio, il quale, come si veduto per tante prove, rimane di gran lunga inferiore al nostro nella parte filosofica della storia , e singolarmente nella sposizione delle cause e degli effetti degli avvenimenti. (358) Il tragittastero. Livio ( x x l, 2 1 , 2 2 ) vuoile che mentre i Romani passavano l Ebro, i Cartaginesi fossero de capati nella guerra. 0 0 Celtiberi, i quali , 1essendosi' alleati coi Romani, eccitati da Scipione, invasero con- un sgrosso esercito il territorio de Cartaginesi. (35g) Condizione. T i fifa wif/rrmrts , eh 4 quanto stato della vita , o dir vogliamo il complesso delle circostanse e

della relazioni sociali,- nelle quali an ritrovati. Cadkio vita l'interpretarono. molto acconciamente i traduttori latini. . (36o) Il qual era stai eo. Da T. Livio non scorsesi <che Asdrubale avesse mandato cestai: per. impedir- a' Rnmahi *il passaggio dell' Ebro ; sibbene riferisce qnesto storico -, ( I. c. ) ebe Bostare avea il sno accampamelo fuori di Sagunto sol lido del mare, per tagliar a Romani la -strada del porto. , (56i) Disse cc. Flit lunga dicera e- pi artificiosa mette Polibio in booca al ciurmatore Spaglinolo, che noo.fece Livio (I. c . ) t e , secondoch io credo , molto giudiziosamente. Im perciocch, per quanto fosse,Bostare uomo tenia malizia e di d*lce natura.,' oonforme dice il nostro e. privo di pun&a - sottigliesea, sieeeme il descrive Livio, non a credersi , che gli cedesse a nn primo e debole attacco , m a ohe mestieri v* avesse d nn grande avvolgimento di parole , e di chiare e sedacenti ,ragioni, quali furono le esposte del nostro. (3.62) Molli altri diseersieo. Sembra dunque ohe a lprimo non siasi arreso il duce, Cartaginese e che a stento , dopo lunghi e vani r^giqaamenti, agli s ibdqcesse a fare la volont dello Spagnuolo. (305) Allora te ne ritorn ec. In tujto qnesto racconto - il nostro pi esatto di Livio , e discende pi di lui in minati ragguagli. La cagione di ci sembrami doversi riporre nella maggior , tendenza ohe. ha .Polizia ad jstrair il leggi# r-e anzi ch a dilettarlo, e nella particolar, sua cura di mettere nella p ii chiara laoe pgni avvenimento., donde nna noubil muta zione di cose, derivata. . (36^) Gerunio. Anche questo, nome ebbe il destino di tanti altri appartenenti a citt antiche, d essere stato in diversi tem pi, e da diversi autori , altramente scritto. Ger yonem e Geronem (accusativo) hanno le pi vetuste edizioni, di Tito Livio , compresa quella del Sigonio del i5^4 le pi recenti Geroaium. Stefano Bizantino 1*appella - Gersjrnium , e dice cha

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Quadrai* la chiam Gerinia ma siooome gli non ita Poli bio , e l qualifica semplicemente citt d 'Ita lia , coti non certo ohe parli del medesimo luogo. *(365) Monte laburno. Non trovandosi questo nome altrove, sospetta con ragione lo Sohvreigb. che debbasi leggere Taburno , monte del Sannio presso Gandio. (366) Cio agli amministratori delle vettovaglie eo. Intrica tissimo testo qoesto , che ha molto travagliati i commenta tori , e che io m attenter di sbrogliare il meglio che potr. Tk7V* 7it \iU it, irtfitx if 7; livftm ltt , 7tir *pt*t%ttptrptirtr iv i 7i <*tp/ 7{7>. L interpretasione letterale pi fedele ohe, per mio avviso, pn darsi di questo luogo la seguente. Renare ciascheduno

la misura destinata a'suoi, ch'era la congrua pontone della compagnia, a quelli che eletti furono per siffatta amministra zione. Yeniam ora alla dilncidazione. Le due parti dell* eser
cito mandate da Annibaie a foraggiare, portar' dovean ogni giorno una determinata quantit di vettovaglie pe* suoi , consegnarla agli amministratori della medesima, i qnali avean cnra di distribnire la rata porzione alle rispettive oompagnie ( o forse battaglioni, reggimenti, posoiach 7iy p * significa semplicemente ordine , schiera di soldati, senza precisione di numero ). E da cotesta distribuzione per compagnie apparisce, che ciascheduna d* esse 'avea il proprio amministratore. ( 3 6 7 ) Catena. Nome omesso da Livio dal Perotli , e ohe non rinviensi se non se in Polibio Schweigh. Sono pertanto da osservarsi nel testo le due particelle dopposizione fit 0 /.' *u*t fttt tir) 7jr %"f*f , wftntyt-

ftvtlmt l i KAiih s la quale, a dir vero , sovrasta al terri torio Larinate , ma chiamata Catene. Ora se riflettasi che
Galena era citt della Campania, e che la rocca col suo no me distinta non dominava altrimenti l'agro Caleno , ma nella medesima Campania il Larinate, facilmente verrassi a com

25i
prender il motivo di siffatta contrapposizione. D* onde io ar guisco ancora che KaAi' (Galene) i la vera lettura di questo nome, non gi KAA* ( Calde ) , conforme hanno tatti i codici , e lo Schweigh. introdotte nel eoo testo. (368) Appiccatati una tcanmuccia vigorota eo. Non tanta resistenza che dalla relazione del nostro emerge fecero secondo Livio ( x x u , 2 4 . ) i Numidi in quello scontro ; ma i Romani tosto li sloggiarono dall* altura che avean occupata , e vi tras ferirono gli aUoggiamenti. - Del resto dice Io stesso storico che giusta alcuni v* ebbe allora battaglia schierata , e ohe gii i Romani erano per aver la peggio , quando certo Decimio , Sannita de principali, comparve alle spalle d Annibaie con otte mila fanti e cinquecento cavalli | d onde avvenne, eh* stimando il duce Cartaginese esser Fabio venato da Roma oon forze, e temendo insidie , richiami) i suoi. Sei mila nemici, fu aggiunto j che caddero allora, e cioque mila Romani. (36g) In quello Marco ec. Breve Livio (1. o. ) nella de* scrizione di questo fatto d arm e, ove non pn abbastanza ammirarsi la vigilanza, la prontezza e il sangue freddo dAn nibale , con tanta inferiorit di forze , e in nn caso tanto inaspettato. (3^0) Che gli attediarono ec. Ragionevol la trasposisioae he fa il Reiske, e lho adottata. Diffatti chi giugne alla pos sibilit di strappare lo steccato, ond cinto nn campo, debb* essersi prima trovato nella vicinanza necessaria per asse diarlo ; ma non viceversa, chiunque assedia un campo pub sempre stender la mano a pali che gli fanno corona e riparo. (3^i) Ozio. Mirp&yi*. Il Peroni volta tegnliet (pigrizia, tardezza ) e sembra quindi aver letto, conforme ha il cav. Bavarese, vrx(y( , difficolta d" operare. Il Casanbono con lunga circoscrizione tradace : quod perditi nihil egistel exer*cilut (che molto tem poT esercito non avesse operato nnlla). Lo Schwigh. finalieb te interpreta l* anzidetto Vocabolo torpor.

Maglio di ta tti, m non m inganno, clpi ilCasanb. il senio dall autore; main volgare neSsunaltra vooe trovasi pii- con veniente per esprimere la mancanza < Pazione, che snona la parola greca faorohog;#, definito dalla Cruaea il cessar dalle operazioni ; e per lo pi , aggioga essa, racchiude in s non so che di pigrizia, e di riposo vitioso. ($1 % ) Ad affrontar ogni periclo. Ad pericola omnia pernenda ( a disprezzar ogni pericolo) traduce lo Schweigh. ditro il Gasanb. Ma io ho creduto di uon dovermi dilungare , eh & il congredi dei dal senso primitivo di L atin i, e l urlarsi, scontrarti col nemico degl'italiani. (3^3) Ed.in somma eo. Da valevoli ragioni indotto volle lo Sohwpigb. il xXn^iitt che leggesi nelle anteriori edizioni, e che qni significar dovrebbe magnificante -, ampliente , ag grandente , mutato in rAv *r?, eh malto, soverchio, dalla corrosione del quale parecchi oodici fecero x-Xvitl. Il Carab ., senza vederci tanto addentro, interpret per mio avviso lodevolmente'qnesto passo, scrivendo : et omnino casum uni-

vtrsae dimications in animo alque in ore plurimum haienteat ( e che il oaso d un combattimento nnivrsale avea sempre
in petto e in bocca ). Io ho stimato di non dover , abbandonare 1 tracce di In i, a maggior ; chiarezza della sentenza; sebbene .meglio forse sarebbesi voltato 'latinamente , et omnem in hoc , ut acie ec., dappoich omnis, plurimus esse in aliqua re cor risponde esattamente al ** ,m ttftf r i. L* uso pertanto del nostro idioma; avrebbe mal sofferta la versione letterale di questa frase, che suonerebbe tutto era nel desiderare ec.; .quindi pensai un tratto al soverchio , di soverchio da sostituirsi al tutto, scrivendo, soverchio era nel desiderare ec. di soverchio desiderava ec. ; ma considerai che 1 occuparsi tutto in na cosa ben diverso dell occnparvisi troppa , o di superfluo. (3 1 ) 4 ) Annibale, parte eo. Dapprincipio, stando alla lesiono del CasMb., accolta dallo Sohweigh., aveva io cosi tradotto :

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Annibale, parte per ci'che. divt da-prigioni, parte per ci oh* egli tteuo vedea ; conobbe la gara eo. Il peroh^ itimando ac. Ma, dopo aver letta la nota dello tetto Scbwj a quetto luogo, e la corrasione di-*((li vi ia dietro i migliori oodici manoscritti, che in Ipogo d 'y / u , conobbe, hanoe tT gii , bo modificata io pare la mia verdone, e tembrami ebecoti est corra molto meglio, e che la parti del ditoorto tieno meglio connette. ( 3 7 5 ) Senascondigli. , eminenze, aveano tatti i libri avanti il Reitke, il quale oon felice congettura vi aoatitni 9rj8 *Af , luoghi ^atti ad insidie ; dappoich le alture- non tono a cib appropriate. E ood, ticoome osserva lo Schweigh., avea letto nel nottro T. Livio ( xxu , 2 8 ) , il qaale scrisse. In hat latebras, qnot qnemque loonm apte intidere poterant, quioqoe millia condnntur peditum eqnitumque . (3 7 fi) Di dugento e trecento. Non da negarti che quettoluogo tia nel tetto alquanto iotricato. Il Reiske volle che avanti cinquecento cavalli ti ponetfe <ancora cinquecento, per denotar altri branchi composti di quetto numero ; ma con ragione non adott lo Sohwpigb. qaetta nojosa ripetizione. Tuttavia orge in me il tospetto ohe il Reitke t apponga al vero , in quanto abbiasi a leggere tet iiattttlus, **) , jet/cntttfuc, branchi di dugento, trecento> e cinquecento non gi per ci che spetta alla ripetizione di' innanzi' a <*(*. Laonde io appongo che Polibio dopo *t7Krfut* abbia scritto irwi7t, 7i *< 7t t xatTttt rtt, cavalli , fanti leggeri e pedoni , in tutto cinque* nula.- Locoh aooordarebbei. colla relazione d i -Livio ( I. c. ) , che tra-fanti e cavalli v avea cinque, mila nomini. ' ( 3 7 7 ) Ritiraronsi sotto la -protezione -di queste. Niente era nella milizia romana (dice Diopigi dAlicarnasso Anliq.R oru.J. V i , p. 5 ^ 5 ) pi venerabile.delle insegne,' n riputavanii queste.meno acre che i simulacri.degli Dei . Quindi

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non & maraviglia, e alla compatta di Fabio, i Romani con fitti e tratti lungi dalle insegne, oome a'ebbero di bel nuovo raocohi intorno queste , stimaronti io Inogo, di sicurezza. ($ 9 8 ) Quanto atta temerit militare. La stessa osberKaaione fii il nostro nel lib. i , cap. 8 4 , ove ragiona della (scensigliela oondotUt de ribelli Cartaginesi a paragone della prodente tat tica d Amilcare. (5jg) Deposero i Dittatori l'impero. Polibio non rifer troppo esattamente cotesta suocessione . di ' wnestrati:; n era mestieri , che nn autore greoo, il quale sorivea io grazia dei aooi compatrioti, gran fatto di ci si desse pensiero. Qacsti dittatori uacirone della maestratara inhanzi.aUa fine dell anno, pria che creati fossero i nuovi oonsoli.: ed i consoli di que st aano M. Servilio Gemino , e M. Atilio Regolo (il qnale era stato sostituito a Flaminio ) ricevettero amendue gli eser citi. Poscia*, siccome i nuovi consoli creati furono viziosamente, venne agli altri consoli prorogato per un anno l impero, ed il tennero eziandio in appresso , poich creati forano Emilio e Terenzio V. Livio xii, 3 1-34 . Schweigh. - Vba qualche confusione nel tet addotto racconto. In primo luogo, stando alla sposizione di Livio , conveniva dire ohe questi dittatori erano L. Vetorio Filone col suo maestro della cavalleria M. Pomponio Statone , i quali nominati furono per presieder ai oomiui in vece deconsoli assenti: che Fabio e Minucio avean qualche tempo prima oessato dalle loro fanzioni, e consegnati gli eserciti a consoli Gemino e Regolo ( Liv~ L c. ). Poscia non furono gii i oonsoli nnovi creati viziosamente, sibbene il mentovato dittatore ool suo collega ; d onde avvenne che do vettero dopo quattordici giorni rinunziare alla loro dignit , e fu d uopo rimetter l elezione a quattro interregi, i quali crearon Emilio Terenzio. (3 8 0 ) Govtmavan a lor posta F esercito. Non comprendo perch lo Schweigh. dica, ohe Polibio oonfonde qui i tempi.

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Se a ooMeli jreoeW fa prorogato l ' impero, ( Lir. xxu, 34 ) avean essi tutta la .facolt di regger 1 esercito a loropiacere: Ma te , poicb Emilio coosigliossi col Senato, furon' i mede simi otosoli assoggettati a* nuovi , non da stupirsi se in ap presso fecero la volont di questi anzich la propria. (3 8 i) Canna. Villaggio nella, parte dell. A p o lia cb e *oggid chiamasi Capitanata. Carnute in plorale scrive sempre; Livio ; il nostro., quando K.xrti in ingoiare, quando nel namero di pi. Ignobili* A pulite vicus ohisrmsto'da Floro ( i l , 6 ) , ^-tale il divenne'dopo la sua. d lstru sio n eeh eq n i tosto s aooenna. (58a) Canusio. Casosa d'oggi aul Aufido, alla fooe del quale avea anticamente un emporio ( Strab. v i, p. 2 8 3 ). (383). /n addietro. Ho preferito i7 w filtftt (n e l temp* passato) die hanno parecchi de migliori codici1 a Ulti trftf*t ii ( un anno addietro ) , ove giudiziosamente osserva Io Scbweigh. nelle note , che superfluo e contrario -all oso della greca favella d l 'i r } , quantunque nella traduzione lo stesso scrittore abbia segniti gl interpreti che l hanno preceduto. (384) f a guerra contro g f Illiri. V. questo lib. a cap. 1 8 . (385) Con otto legioni. A detta di Livio ( x x i i , 36 ) non ono d* accordo gli antorf circa il nomero e la qualit delle fora* ebe furon aggiunte all'eaercilo. Seoondo alcnni fa levato un supplimento di dieci mila nuovi soldati i secondo altri, fra cui il nostro, si aggiunsero quattro nuove legioni. (386) Gli alleati. Giasta il calcolo di Livio (I. c.) quadra perfettamente il numero de* fanti e decavalli, di coi oadauna legione era allora composta, col numero de'soldati che for mavano tutto 1 esercito. Ecoone la specifioasione : Fanti in 8 legioni di 5ooo nomioi 1 una . . . . 4 > 0 0 Egaal namero di (ocii . . ................................. 4 j0 0 8o,ooo

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emma rea* Ga*alli 3 * o ito oiasobedna legione ; Doppio nnnwrlo di MtlB alleati . . .
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8 7 , 104 E tanti tM o p o i* , a dttta di l a i , i. combattenti ia quella pugna! memoranda. Septem et octoginta ntilli* arnutorum t dncentos id. oaetrie Romani*, cam puguatum ad Canna* est , quidam: auotom anni . Ma Polibio a tei mila; no mio fa atoendere;,la cavalleria Romana .( in , . , u 3 , ' 1 1 7 ) i onde i sooii avranno econdo lai aggiunta la met oltanto al nnmer* de cavalli obe diedero i Romani , cio a dire , n* avran forniti.ioli.36oo. Quindi , o*crise Polibio iftiix m ( un a*ea>a cotapti) in loogo di 7pi* t r e cotanti) , loochi troppo siscosta dal teito volgato ; ovveramente , io , aderendo che. quasi. sempre gli alleali davano il triplioa: numero di ca valli nonvolle .egli lignificare , che allora ne laommiaictrastero ; tanti.? (38^) Poich' ebbero esortalo Emilio. Livio ( xx u,, 8-5g ) attribaisce qnesta esortazione a Q. Fabio Massimo , .il quale, conosciuti dalle aringhe damendae i coniali i circospetti con sigli d Emilio , e I* . imprudente foga di Terensio j diresse al primo, un vigoroso discorso, in cui raccomandando il proprio; metodo di far la guerra, temporeggiando , il dissuase da tra fatto generale., e vaticin, ove a questo si oiinentassero, unesito funesto. ;Ma quanto .;pi nobile; la diceria che Polibio, mette io bocca ad. Emilio, e nella quale, conforme a esprime il nostro, ben rayvi&avasi la passione ond1 era >animalo ! Livio (I. c. ) si contenta di dire , . che la parlata d Emilio fu pi-, vera , che grata al popolo , e. di Terenzio, narra chei molti discorsi egli fece avanti di partire , feroci tifiti, sediziosi , e> pieui. della pi arrogante pr su mio.le. Il nostro al contrario di questi non fa motto.

(388) Per questa cagione appunto. U t y*f * 7jfJ* *- cono le parole di Polibio, che lo Sehweigh. nelle note inter preta hac ex parte, kae re maxime (in qqesta parte,-in questa cosa- precipnamente ) , dichiarando I' Ji pleonasmo , ma non indegno dello stile Polibiano, secondochi apparisce da alcnni escmpii tratti dal medesimo, ch egli adduce. Io pertanto non considero cotesto pleonasmo del tutto vaoto ; anzi sembrami ehesso aggiunga forza allespressione, circoscrivendo in certo modo la cagione, e fissandovi 1* attenzione del leggitore. ~ (58q) 1 consoli delt anno decorso. Qui Polibio in aperta contraddizione con Livio, il qnale ( xxn , 4 ) dice che M. Atilio fa da' consoli mandato a Roma , essendosi egli scasalo dal servigio colla sna et. (3 9 0 ) Non convengasi dtesortarvi maggiormente. Cos al CaBanb. come allo Schweigh. sfuggirono le voci trfix-ttt e r, ed amendue tradussero : nihil opus est vos plurius cohortari. L ultimo pertanto corresse nelle note errore tanto manifesto. ( 3 9 1 ) Ove udirono eh eransi accampati i nemici. Nulla po teva accader a questi di pi desiderato che larrivo de*consoli coll esercito ; perciocch non rimanea loro di che campare , se non se per dieci giorni appena , avendo essi pella poca sicurezza della campagna mandato tutto il frumento nelle citt afforzate. E gi accignevansi gli Spagnuoli a ribellarsi per il difetto delle vettovaglie ( Liv. x x u , 4 ) (3q2) Non essendo i Cartaginesi. Narra Livio ( xxu , i l , 43 ) che i Cartaginesi perdettero in quello scontro mille set tecento uomini; laddove de Romani non ne perirono che cento. Sbbene, secondo lo stesso storico, fu questo meno nn com battimento regolare , comandato e diretto dal capitano , che uria scorreria volontaria de soldati per arrestare i predatori. Del resto , se creJiam a Livio , Annibale dopo questo fatta roLiiiio , tomo
11.

xjr

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abbandou il suo campo, e qaMch in nna foga repentina cercato aretse salvezza, vi lasci le cose piii preziose, e molti fuochi accesi. Allora i soldati condotti da Varrone moveanai gii per dar il saoco a*deserti alloggiamenti, qnando due servi Romani eh* erano prigioni presso i Cartaginesi, foggiti da questi , ritornaron a* loro padroni , ed annansiarono che 1 e sercito nemico era tatto disposto in agguato dietro i monti. A cotal nuova desistettero i Romani dalla temeraria impresa { onde Annibaie, veggendo che il suo divisamento non gli pro cedeva , rioocop il campo abbandonato , e temendo per ca gione della fame gli ammutinamenti degli Spagnaoli, si ridata* lie luoghi dell* Apalia pi caldi , e dove per conseguente i raccolti erano pi tempestivi, poich* ebbe lasciati de fuoohi alcune tende , per simular, come pria lece , una foga. I Ro mani, venuti a cognizione della partenza de* nemici, si diedero ad inseguirli, finch giunsero presso Canna , dove Annibaie erasi accampato , voltando le spalle al vento Scirocco ( V aitur nas ), il quale da campi aridi trascinava seco nubi di pol vere , e le cacciava in faccia al nemico. (3'g3) Aufido. Oggid Offanto, che secondo Plinio ( in , 1 6 ) ha le sne sorgenti ne monti Irpini. La particolarit qai ac cennata , che questo fio (ne, solo fra tutti quelli che scendono dagli Appennini , nasca nelle contrade che guardano il mar Etruaco, e gettisi tuttavia nell1 Adriatico, non da altro au tore notata. Certo egli pertanto che la sua sorgente pi yicina al mar Etrnsco che non quella del Volturno , il quale in questo mare si scarica. (3g) La circostanza esigeva una esortazione. Qmise del tutto Livio 1' ammonizione che Annibaie diresse a suoi, e in Inogo di quella rifer ( x x n , ), male compensandoci di sif fatta omissione, le alterazioni de' consoli , i quali vicende volmente rinlacciavaqsi, l ' uno temerit , l ' altro timidezza. (3q5) In siti . . . . per noi vantaggiosi, it 77t fttT iftt

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. ne' nostri vantaggi. Il Caeaub. Io Schweigh. non sensa superfluit tradaoono ; loco inquo ipti, noia autern palam opportuno. ( In nn loogo per m i svantaggioso, ma per
noi manifestamente opportuno ). (3 9 6 ) Esempii vi addiusi. Furooo questi i duelli a cui eo* strinse gli Allobrogi fatti prigioni nelle Alpi, e ridotti per via di maltrattamenti all' sfremo della disperazione ( ili , 6 2 ). 0 9 7 ) ln tre battaglie. E di sopra ( u i , 8 9 ) > sebbene dopo la battaglia al Trasimeno , scrisse il noatro in dae bat taglie. Vedi le opinioni del Reiske e dello Schweigh. e il nostro ragionamento sa questo particolare nella nota 328. (3q8) Lucio, et i luoghi dtpaceane, reggendo eo. Qnesta importantissima riflessione d* Emilio , la qaale , se non fossa tata disprezzata dal collega , avrebbe potuto dar la vittoria aRomani, sfoggi a Livio , non gi al nostro, oni i motivi degli avvenimenti che svolgonsi nell'animo de'duoi non cono 1* ultima parte della storia. ( 3 9 9 ) Il tempo nel badare consumato. Il lesto ha i l i ptXMit zpiic, il tempo <t indugiare, che gl interpreti latini voltano, tempus ubi nobis mora nectitur ( il tempo, in oni frappongonsi a noi indugi, o si tragge alcuna oosa ia lungo ). La qnal versione non corrisponde alla mente di Polibio , il quale volle qai indicare che gravissimo a ciascheduno il tempo eh egli trapassa aspettando , tempus quod exspectando terit , per colpa delle circostanze ; d onde A ben diverso il moras neetere, che suppone la malizia di qualche persona, ohe oppone ostacoli al nostro operare. (4.oo) Andava allora ec. Livio, ohe per costume tanto esatto nel riferire tatto ci ohe appartiene alle solennit reli giose celebrate nelle contingenze pi importanti , passa sotto silenzio gli oracoli e i prodigi , di oui parla qai Polibio , a quanto feoero i Romani per rendersi propizi! gli Dei. Forse fa oommesso allora qualche atto, che lo storico romano avea

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rossor di palesare; e ci tanto maggiormente mindaco a cre dere , quantoch , a detta del nostro , nulla di quanto eseguivasi in siffatte occasioni torpe o vile era stimato. (401) Affollando le insegne. Er$ questo un grave errore commesso gi nella prima guerra punica da Regolo contra Santippo. Imperciocch , superior essendo Annibaie in caval leria, non doveansi far le schiere troppo dense, e porger per. tal goisa anemici maggior facilit daccerchiarle ( V. il nostro, 1 , 33 ). ( 4 0 2 ) In addietro. Cio a dire nelle altre battaglie che so* tennero contr Annibaie. (o3) Un di tal ragione. Oltremodo difficile mi riuscito, il confesso, di cavare da questo testo un plaasibile senso. Sovrattutto mi rec non mediocre imbarazzo quell accusativo QtyStl* che non accordasi colla correzione di axfUta.n fatta al wttftrrtH*! dallo Schweigh. Imperciocch, come pu dirsi : fttlt lavi* A/3a>> k. 7. x. (Postea sumens ec.), *< 7'*AA IthltK k lu Ka* Xeytr K*ffrr*ri ^vySt ( et alia pr ratione ad latus posuit colijungentem? ) gvySt ( conjungens ) dovea scriversi adottando la nuova lezione. Il perch io riporrei *rapi<rr*ttn , non tradacendo per , siccome fece il Casaub. * ita u t, qui utrinque adslabanl, quod et ratio oslendil, jugum unum ae seriem rectam possint conslituere ( per modo che coloro ohe stavano da amendue i Iati, locch ragion eziandioi volea , potessero formar una congiunzione e una serie retta ).. Dal qual aocozzamento di parole io non so farmi una giusta idea di ci che qui intese d esprimer Polibio. Meno infelice, sarebbe lemendazione del Reiske, il qaal propose di scrivere xptiyt , l i xa 7maa eo. prosegu, donde avvenne ch'egli colloc le altre ancora ec. Ma questa lesione pure non senza difficolt, il 7 dovendosi trar dietro, siccome cos ntZ tl* , e Xtiri vt i ti*. In questa dubbiezza di cose mi on attenuto t con qualohe picciola mutazione all interpreta-

1
x lone latini dello Sehtveigh. la qaale, se non pu etser gittificata in ci che spetta all esatta corrispondenza col testo, fornisce tuttavia una chiara idea , e analoga a quanto pu sopporti che operaste allor Annibaie. (4.o4) Ornati colle spoglie. Lo stesso avea gi detto Polibio di sopra al oap. 8 7 . Livio ( xxu , 4-6 ) dice che Annibaie arm gli Africani alla Romana colle tpoglie delle battaglie da Ini vinte alla Trebia e al Trasimeno. ( i o 5) Lo tcudo ec. Nel lib. n , c. 3o scrisse il nostro, he lo tendo Gallico era tanto breve che non potea coprir la persona. Anche Livio (1. c. ) asseritee eh* egoal forma aveauo gli tendi de Galli e degli Spagonoli. (4o6) L Gallica. V. il nostro, 11, 3o , 33, e oi che bbiam scrtto nelle note 1 0 9 e 1 1 8 al medesimo libr. (io 1 }) Regolo. Il Perigonio ( Animadv. hist. cap. 1 snb fnern) ha colla maggier evidenza dimostrato l errore in che 4 cadalo Polibio, affermando che M. Attilio Regolo console dell anno antecedente ( era egli figlio di qoel tanto celebrato Regolo che combatt nella prima guerra pnnica ) non solo fosse presente alla battaglia di Canna, ma vi moriste eziandio. Didatti trovasi il medesimo sabito dopo la strage Cannes* fatto triumviro della banca ( Liv. xxm , 21 ) e tre anni ap presso creato censore ( Liv. xxiv , 1 1 ; Val. Mass. 1 1 , 9 , 8 ). Forte, aggiagne col il Wesselingio, indusse Polibio in errore il nome di un Marco caduto nella battaglia di Canna , che l anno antecedente era stato capitano ( r!p*,7ny'cs , dappoich <rj*nyiits usa qui il nostro per virai e1 ) ed era qnetti Marco Miuucio , il quale un anno addietro fu maestro della caval leria con potest di dittatore. ( Liv. xx ii, ig ). Oltre a ci vi ebbe nel numero degli uccisi un Atilio , ma che appellatasi Lucio , ed era questore d uno de consoli ( Liv. 1. c. ). (4o8) Rivolgimenti indietro. { ia.trrp<p<i ) , e innanzi ( ptt). Queste evoluiioni della cavalleria saranno spiegate

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nel libro x , ove Polibio tratta dell* e#rcixio di qneti* arma. I traduttori Latini h a n n o , averslo ab hotle et convento in eundem ( voltamento di spalle e di facoia al nemico ). (og) Finsero finalmente i Cartaginesi. Il nerbo de* nemici eh era nella cavalleria, disfatta arendo la cavalleria romana , tatto poteasi dirigere contro la fanteria di questi, in ohe con* itteva la loro forza maggiore. L imprudenza poi de' Romani nell* incalzar con troppo fervore i Galli e gli Spagnuoli col locati nella parte pi prominente della mezza la n a , fece s , he furono presi in mezzo dagli Africani, i quali occupava** le ale. Avean essi non pertanto anoor libere le spalle e coperiori essendo di numero potean forse disimpegaarai ; ma ri tornato Asdrubale dall inseguire gli avanzi della cavalleria, fa loro da tergo pare chiuso lo scampo ; onde ciati da tatti i lati soccombettero alla pi miseranda strage di cui v abbia memoria. ( i i o ) In forma semilunare. Livio (xxu, 4-j) chiama cuneo la schiera prominente de* Galli e degli Spagauoli. Ma, siocome il cuneo pi atto ad offender e a romper le file avversarie, laddove la volta tra le figure quella che offre la maggior resistenza alla forza che attacoa; cos i probabile che eemilunare o arcata fosse la mentovata schiera, destinata com' era a difendersi dall assalto della formidabile fanteria romana, e non altrimenti ad offenderla. ({ i 1 ) Coloro che dalT ala destra ec. In molte difficolti avvolto qnesto passo , e lo Sohweigh. fece ogni sforzo per renderlo piano , senza rimaner contento della propria fatica. In primo luogo dopo d aver detto che gli Africani dell aia destra piegavan alla manca, superfluo era 1 indicare che facean impressione dalla diritta. Poscia , perch quelli dell ala destra stringevano H fianco (senza determinar quale) denemici, mentre quelli dell ala sinistra sefeemvansi alla manca de* me desimi? Finalmente avendo lala destra fatto impeto nel fiano

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It* Rom ani, poco ra che la tinittra olo ti aUetasse alla destra di questi. - Quanto a me credo che coleste tieno ne gligenze di itile, onde Polibio non a tempre esente, ma eh aon spargoa oscuriti) alcuna sulla cosa descritta ; il perch non mi tono permetto di por mano at testo , e 1' ho volgariizato con quella fedelt ohe per me ti potata maggiore. (4.is) Asdrubale. Q netti non nominato da Lirio, te non te per farci tapere eh egli comandava 1* ala ainittra , qaanJ tnnque grandissima parte egli aveste all? esito della battaglia , anzi al totto la decidette , compiendo l accerchiamento dei Mentici. Secondo lo atorico anzidetto ( x x i i , 41 } 1 48 ) gli Africani, nnite le loro ale , riuteiron a tergo de'.Romani , heransi di toverchio innoltrati nel teno che formaron i Galli retrocedenti. Aggiogne lo tesso, che cinquecento Numidi ve nati totto tpecie di disertori, gittaron a terra le a rm i , e fnron messi dietro le nltime file; ma nel bollore della mischia trassero fnori le tpade che nascose portavano sotto le vesti , e di repente ferendo le tchiene e le polpe de* Romani, nei menarono grande ttrage. - Quanto i ragionevole ci che narra Polibio intorno a quella famsa battaglia, altrettanto impro babili tono molti particolari della medesima etpotti da Livio. (413) M. Attilio. Vedi sopri la nota 4 7 (414) Venusta. Oggi Venota iti Basilicata; patria dOrazio. (4-15) Uomo <f animo detestabile. Era costai della pi bassa estrazione, figlio d un macellaio, ed esercitava la professione di sensale o fattore. Ereditati -, ed in gra parte guadagnata molti danari, ti diede al Foro e a coltivar la plebe, che lo rtinalz all* pi cospicue dignit, e alla fine ia mal puhto il olle Creato console , per opporlo, secondoch dica, a' rigiri dJ nobili , i quali egli cusava d aver tratto Atriibale in Italia , cercando guerra pr molti ann i, che con frode pro lungavano, quando Cnn una sola battaglia la -si potea finire. ( Liv. xxu , 25 , 34 )

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(/{1 6 ) Combattendo bens ec. Foco appresto leggesi che, questi dieci mila erano siati lasciati da Emilio negli alloggia-, menti. O ra, quantunque non intervenissero alla .battaglia , pngnaron essi tuttavia nel chiuso , e si difesero dagli assalti de Cartaginesi, n i si arrendettero finch, venuto Annibale dopo la battaglia iu ajuto de suoi che gi piegavano, non ne. perirono due mila. Che se Polibio qui dio essere Stati presi tatti i dieci m ila, osservisi oh* egli non si vale del verbo Zpyf , che significiT propriamente prender vivi , ma some , furono presi semplicemente , non gi *y{i$nm . d i']) E gli altri tutti prendendo vivi. Ecco il vocabolo *ypt/*, presura d'uomini vivi , ove pertanto non detto come sopra che furono dieci m ila, sibbene quelli che di questo numero rimasero, poich due mila ne furon uocisi Due periodi addietro , parlando di tu tti, sorive il nostro di b el nuovo txXtttxi tf Itithlm 7/ Iplx*. ({ 1 8 ) Essendosi decisa la battaglia ec. La versione che fanno di questo luogo il Casaub. e lo Schweigh. sembrami in pi d nna parte viziosa. Le parole di Polibio sono : fipxfitvSt/m i Si 7j* pe%nc 7i s r p e i Ifi-xoi, tuta iiXiiipti 7 Aa xpint 'l*ls itr /*Ql'ipn rptritxuptiint , che letteralmente suonano : ( lasciando il primo membro del periodo, che tosto discuteremo) il tutto prese uno scioglimento conseguente a quanto da amendue era aspettato. Ecco la men tovata versione. Hancce . . . fortunam . . . excepit rerum, status apud populpm utrnmque, amborum exspectationi con sentanea! ( coaveniens Casaub. ) ( A , questa fortuna succe dette uno stato di cose presso amendue i popoli, consentaneo, (conveniente) alla lor aspettazione). In primo luogo HpmBivtH significa propriamente distribuir il premio nella vittoria , ma secondo Esichio denota questo verbo ancora, decdere, decre tare , interporsi , amministrare , ( fipxSivti , Jixxp/tn , < 4<Qtgsltii , furiVwtt , fitim i ai ). Ora , siccome qai del p re-

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mio della vittoria non fa per anche parlato, appigliarci do vremo ad alcuno degli altri mentovati sensi. Io ho preferito quello di decidere, come il pi acconcio ad esprimere lo stato in coi allora trovavansi gli affari, oioi a dire 1 esito di tanto conflitto , cui tenne dietro la crisi delle,cose d'Italia. Ma gli interpreti summentovati introducono una praelii'fortunam, che V evento tatto di qoel fatto d'arme sembra attribuire al cieco caso , mentre che certo egli , che il calcolo e il preciso eseguimento delle disposizioni date molto pi della fortuna decisero quella memorabile giornata- Secondariamente , rerum status ben diverso da *f{nt IZr ( scioglimento , esito di tutte le cose ). In terzo luogo, apud populum utrumque non nel testo , e forse fa posto per ripiegar alla menzione omessa dell universalit (7> *a*if ) delle oose cambiate. ( 4 1 9 ) Della marina e della cos detta Magna Grecia. Alla marina aggiunse Io Schweigh. Italia z ( dell Italia ) ; ma non essendo questa determinazione nel testo, e potendosi sottinten dere , io l ho omessa. Per ci che spetta alla Magna Grecia, avea qnesto nome secondo Plinio ( h i , 1 5 ) , ohe la chiama fronte dell Italia , tutto quel tratto che da Locri si estende sino al promontorio Iapigio , e che ferma tre golfi , il Ta rantine, lo Scillaceo e il Locrese, i quali comprendonsi sotto la denominazione di mare Siculo , o Ausonio. Gli altri popoli che ribellaronsi allora da Romani sono annoverati da T. Livio

( xxu , 6 1 ) Atellam , Caialini, Irpini , parte degli Apuli, Sanniti, Bruzii, Lucani, Surrenlini, tutti Galli Cisalpini. ( 2 0 ) Arpini. Abitanti d' Arpi citt dell Apnlia denominata da* Greci Argyrippa , conforme dicemmo nella nota 32^ di
qnesto libro. Sospetta Io Schweigh. che abbiasi a leggere 1* pr/tt (Irpini), -essendo questi bens annoverati fra i popoli, ohe. abbracciarla il partito de Cartaginesi, ma noji altrimenti gli Arpini. Io'pertanto credo che non debbasi mutar nulla, e che il nostro comprendendo tacitamente gl Irpini fra i popoli

a 66
ribellati dell' Italia , abbia in rammentando gli Arpini, o A rgirippani, voluto lignificare la parte dell* Apatia c h e , a detta di Livio (1. c. ) , rinanzi l ubbidienza a Romani. (2 1 ) Il pretore. Era questi L. Poatamio (V. sopra, 0 . io5 ), il quale tubilo dopo l'elezione de consoli Emilio e Terenzio era itato mandato con dne legioni nella Gallia Cisalpina, ove rinforzolle con tanti ajnti ebe form nn esercito di venticinque mila nomini ( Liv. x x m , 2 ^ ) Designato comole dopo la battaglia di Canna, venne la nuova eh' egli era perito oon tatti i iuo, tranne dieoi, e gli fa sostituito con grande pluio Maroello. I Boii, pelle mani de'quali cadde cosi miseramente, gli ipiccaron il capo dal busto, fregiaron il cranio d oro , ne fecero nn vaio sacro pelle loro solennit (Liv. ivi, 0 . 3 i) . ( ) Con animo virile deliberava eo. Ci non pertanto ( tono parole di Livio xxu, 6 1 ) coteite stragi e ribellioni de'tocii non indussero i Romani a far menzione di pace ; n innanzi allarrivo del console, n poich ritorn e rinnov la memoria della rotta sofferta, (4 2 3 ) Giunti saremo a questi tempi. tin n S fu t 77 xtuptlt Itiltiei alla lettera, staremo su questi tempi, locch non pu avverarsi senza esservi pervenuti o ritornati. Non disdirebbeii eziandio di voltare : ci arresteremo a questi tempi, considere remo questi tempi, eh leffetto e la comeguenza dellesservi io scrivendo ritornati. (4 2 ^) Siccome gi dapprinoipio ec. Lo Schweigh., trovando senza appicco e non intelligibili le parole 'Un wp!Hpcnti , non le accolte nella tradazione. Suppose egli quindi che qual che coia vi mancane, p. e. il >>, e sugger di porre il tatto fra parentesi, interpretando, quod t/uidem jam nane propositum habemus. Ma ci era superfluo, poich avea test spiegata la oa intenzione di trattare questa materia. Laonde io credo ohe sarebbe da scriverti nfa fX'i* 1 (propost o ettendoci gi dapprincipio ), frase a Polibio molto famigliare, e

(ni lovrattntto oriveniente, probabil (imAdo ohe in dal primo momento , in coi l ' autore prete a narrar a* Grect le gesta de' Romani, gli abbia digitato d informarli della coitiloiione della loro repubblica.

FINE DEt-LE ANMOTAIIOMI DEL TEUZO LIBRO.

268

RAGIONAMENTO
INTORNO ALLA. DISCESA D ANNIBALE
IN ITALIA.

U n o degli avvenimenti pi strepitosi di coi pervenne a noi la memoria, si al certo l ardita impresa del grande capitano cartaginese , il qnale varcati i Pirenei e tragittato il Rodano , lottando sempre cogli ostacoli della Natnra e colla ferocia debarbari abitatori di quelle contrade, per via innanzi a Ini non tentata pass con nn poderoso esercito le altissime montagne d eterni ghiacci coperte e da orridi precipizii in tersecate, che l Italia dividono dalla Gallia. N recar dee ma raviglia , se le ricerche intorno a siffatto viaggi , e l ' investi gazione de' lnogbi per coi innoltraronsi le schiere paniche , a fine di portar la guerra sovra il sno|o de Romani, i dotti e i guerrieri di tutte le et oulte interessarono. Ma sventura tamente sino da'tempi pi remoti oltremodo .discrepanti furono sn questo argomento le opinioni degli scrittori : fra i quali pertanto hassi a reputar degno della maggior fede colui, che vissuto essendo in nn epoca vicina a quel famoso passaggio , fn storico esatto ed intelligente delle cose militari, e visit in persona i Inoghi con animo di oomporre tanta controversia. Coleste qualit in Polibio solo trovatisi riunite ; quindi non esiteremo di preferire l autorit di lui a quella di qualsivoglia altro storico. Vero egli che avanti Polibio L. Cincio Ali mento descrisse quel memorando fatto, e narr molte cose per bocca dello stesso Annibaie , di cui era stato prigione ;

269 ma per qoanto oostni foste, a detta di Livio ( v i i , 3 ) , dili gente raccoglitor d'antiche'm em orie (diiigens monumentorum auctor ) , Livio medesimo ( xxi , 38 ) il coglie in errore, or' egli annovera le forse cartaginesi calate ia Italia , e la perdita, immensa che secondo lui fecero nel paese de* Taurini. Precedettero ancor al nostro autore Fabio Pittore fra i Ro mani, e Filino fra i Greci nella sposinone della seconda guerra' punica; ma quand anche fosse a noi giunto ci che'scrissero oirca il cammino d* Annibaie dal Rodano sin al p ii delle Alpi, la loro cieca parzialit pelle naaioni in grasia delle quali tes serono le loro storie (V . Polib. I , i 4 , i 5 ) sospetto ci ren derebbe quanto su questo particolare han riferito. N i meritano gran fatto mensione Celio citato da Livio e da Cicerone , e Sileno che scrisse una storia g re c a , e fu da Celio seguito, spacciatori amendue di favole, ove narrano quel viaggio, che loro tolgon ogni credito di veracit e di scienza ( V. Liv. 1 . c. ; Cicer. de divinat. 1, 24 ; Polib. 111, 48 ) Ci nondimeno non da tacersi, come lo stesso Celio fu autore dell* opinione, che 1 * ultima vetta d' onde Annibaie discese , era il picoiolo S. Bernardo , da lui denominato Cremonis jugum , che con forme osserva Livio 1. c. mena nel territorio de* Salassi, la' capitale de quali fu Aosta ( Augusta Praetoria ). Cenquarant anni circa dopo Polibio , T . Livio storico elo-, questissimo bens, e. d* ogni maniera d eleganza studiosissimo, ma ignaro dell* arte militare , e non conoscendo ponto p er propria inspesione i siti che a quel celebre viaggio apparten gono , nei seguente modo ce lo rappresenta. Passato il Rodano rimonta Annibaie questo fiume sin a L io n e , d 'o n d e entra nell isola formata dal Rodano e dalla Saone ( Arar ) ; poscia retrocede sino alla Duranza , cio a dire oltre il ponto dove passato vea il R odano, e varcati i luoghi campestri entra nelle A lpi, e scende , per qual monte non i detto , nel ter ritorio de*Taurini. Il motivo di cos lunga salita fu la speranza,

270 d Annibaie, che quanto pi ci sarebbe toostato dal m are , tanto meno avrebbe riscontrati i Rom ani , eo* quali non area io animo di combattere avanti il no arrivo in Italia (1 ) ( x x i , 3 i ). Ma della strana diaccia alla ripa dello (tetto Some non ti repde ragione alcuna. - Secondo Strabone con temporaneo di Livio ( iv , p. 208 ) dae ttrade pel paese dei Saiatti oondaoevan a L ione , 1* nna pi lnnga , ma carreggia bile pe* C en tro , ( L a Tarantaite ) a quali rietce il piociolo S. Bernardo , 1 altra pi breve , ma pi augnata e ripida , palle fauci Pennino ( il grande S. Bernardo ). Lo stetto autore dice a nome di Polibio, ohe quattro soli tono i paataggi delle Alpi : pe Liguri pretto al mar Etrutco ; pe T a u rin i, per oni and Annibaie ; pe* S a ia tti, e pe* Rei. Dal qnal loogo ap parisce che Polibio conobbe i S a ia tti, e che a suo parere Annibaie non era per etti ditceto in Italia ; quindi n i per il grande, n per il picciolo S. Bernardo. Plinio ( n i , 21, 1 7 ) narra attere itala fama a* tuoi g io rn i, che i Cartagineii pel monte Pennino ( per portai Poeninas da Poeni ) venitiero in Italia. Ne* tempi a* nostri pi vicini occuparomi principalmente i letterati franceti nella tolosione di quetto problema. Mandajor, Rollin e J) Anville stabilirono il pattaggio del Rodano a Roquem aure, o pi preciiamente nel villaggio di L e n i, dov'era l ' antiea citt d* Aeria , e questa opinione fu potcia da quali tatti i dotti di quella naiione adottata. Ma eirca il proteguimento della marcia lango il Rodano non v*ha tanto aooordo. Si. Simon ( 2 ) , attenendoti pi a Livio che non a Polibio
(1) u Quintana a mari recettittat, minut obviam fora Romano ctadant ; cuna quo priusquam in Italiesi venlum foret , non crac in auimo manua couerere. (a) Hisloire de la guerre dei Alpe, ou campagne da 1744 Pr let armea combiues d Espague et de F ran ce, par M . la Mar(}uit de S i. Sim oa, aida da Camp du Princa da Conti. Amtlerdam 1770.

conduce Annibale tino a Vienna, e lo riconduce alia Dnransa.

Federico Guillaume ( i ) m ole che l anzidetto capitano non


tia giunto oltre Valenza, dJ onde ripiegatosi discete di bel qnovo , e continu il cammino aocosto alla Doranz. Rogniart (2) , fissato avendo il tragitto del Rodano a Montelim a rt, cento miglia distante dal mare , fa andar Annibaie a Lione , e Whitaher ( 3) pure a Lione il mena dopo avergli fatto tragittar il fiame * Loriol , venti miglia sopra Montalimart. Cluverio (4) , De Lue ( 5) e Melville (6) non oltre passano V ienna, dove lascian il Rodano per ritornarvi, dopo j)ver attraversato il piano. Folard (7) pretende oh* egli non passasse altrimenti l Isa ra , ma lasciata Grenoble a sinistra , costeggiasse la Romaaclie j indi s innoltrasse ne monti. Le trotine (8 )' da Grenoble il fa segnire il corto della Drac sino al compimento degli ottocento stadii dopo la partenza dal Rodano.

Il Conte Fortia dTJrban (9 ) allIsara sostituisce laDnranca,


(1) Histoire des campagues d Annibal en Italie pendant la deuxime gurre puniqae etc., par Frdric Guillaume generai de Brigade. Milan i8 ia . Con disegni e carte. (3) Consideratioos sur Pare de li gurre. Paris 1816. ( 3) The coverse of Hanuibal over th Alpa ascertained. London 1794 ( 4) Philipp! Cluveri, Italia antiqua, Lugd. Bat. 1624 ( 5) Histoire da pasaage des Alpes par Annibai etc. e tc .,p a r I. R. de Lue elc.,avec une carte. Genve 1818 (6) A dissertation an th passage of Hannibal over th Atps. By am em bre of th University of Oxford. Oxford 1820. Con una carta e parecchi disegni. (7) Histoire de Polybe etc. avec un commentaire ou corps de scieDce mitilaire etc. etc. par M. de Fo lard, chevalier etc. Mestre de camp d'infanterie. Paris 1738. (8) Journal des Savans. Janvier 1819. (9) Dissertation sur le passage du Rbone et des Alpcs par An nibai lan 3)8 avant ndtro E r e , 3 . edit. accompagne d'one carte, etc. etc. Paris i8 a i.

H ' j l

fra qneata, t Rodano e 1 ' Aigne egli scorge l isola de Ca cari , che Annibale secondo lai trov nn giorno dopo ri p a isaggio del Rodano , arendo fatto marciare il sao esercito in quattro' colonne, per quattro giorni consecativi. Finalmente Arneth (1 ) pone il tragitto del Rodano a St. Esprit venticin que miglia sopra Roquemaare. In tanta disparit d opinioni egli ben chiaro che diversa dovea riuscire la strada, che secondo i mentovati autori prese Annibaie per giugner alla salita delle Alpi. Da Vienna non meno che da Lione arrivasi a monti ed insieme al Rodano pella via pi breve, recandosi a Yenne, conforme asseriscono De Lac, Cluverio e Arneth ; ma secondo Folard , rimootat la Romanche , la prima Alpe che s affaccia il Mont de Lens, e a S. Bonnet per avviso di Letronne entrasi nella re gione montaosa. Non dilungandosi poi dalla Duranza con St. Simon , Guillaume e Fortia d Urban , la prima salita riscon trasi a Tallard. Resta da considerarsi qual fosse I ultima Alpe , discesa la quale Annibaie co suoi trovossi in Italia. Qui ancora ragion, vnole che differiscano le sentenze. Che cosa ^u ci credessero gli antichi, tranne Polibio che descrive bens il monte , ma non lo nom ina, e T . Livio che non determina nulla , veduto abbiamo di sopra. I moderni dividonsi fri il grande e picciolo S. Bernardo , il Monte Cinisio , il Mont Genvre , il Monte. Viso , e il Sempione. Il grande S. Bernardo ebbe la preferenza dal Clnverio, da Gibbon, da W hitaker; il picciolo da Rogniart e De Lue. I l Mont Genvre prescelsero Mandajor , Rollin , D Anvitle, Fo lard , Fortia d Urban ; il Monte Cinisio S im ler, Grosl , Altmann, Stollbcrg, De la Lande , Mil lio, Saussure. Il Monte () Hauuibal's Zug iiker die Alpen. Iahrbuehet der literatur
T . a3. Wieu i8a3.

2^3
Viso ottenne il vanto da Miiller (i), e St. Simon; il Sempione da Arneth. Noi non ci faremo ad esaminar le test rammentate ipotesi, avendo ci eseguilo -con molta acoarateua De Lnc e il ia c citato autor Alemanno relativamente a. tatto quelle che innanzi a loro ebbero voga, per modo che l ' ultima sola ci rimarrebbe da ventilare. Ora pertanto lasciamo da parte cotesto lavoro , e prescindendo da qnatyvoglia opinione' ohe fu difesa in tal proposito, percorriamo con Polibio U mano la strada del Rodano e delle Alpi. Pervenuto al passo del Rodano era Annibale distante dal m are il oammino di circa quattro giorni, dove il filine non ha che ana sola corrente ( i n , 4 2 ) Ora da Roquemanre id sa pello spazio di' 1800 tese il Rodano non si d iv id e, e il mentovato villaggio 48 miglia ( a un dipresso quattro m arcie ) lontano dalla foce di questo fiume; quindi v ha somma! probabilit che qui il tragitto s*effettuasse. II perch Annone, Che pass dngento stadii pi sopra presso ad un'isoletta, avrk scelto il sito di Pont S t. Esprit. Quattro d marci poscia Annibaie lungo il Rodano, finch giunse al confluente d esso coll Isara., deve incominciava lisola degli Allobrogi compresa fra questi due Rami e i monti ( c: 4 o)- Cotesto tratto lungo 7 5 miglia , o dir vogliamo seicento stad ii, de quali per con seguente ne dovette far ceocioqoanta al giorno, accelerando it cammino pella premura che avea d* allontanarsi da Scipione* che partitosi ooll esercito dalla sponda del mare h> inseguiva, e con cui non volea venir col alle mani. Arrivato nell isola, e risaputa la retrocessione del nemico, vi si trattenne il tempo necessario per comporre la lite fra due fratelli che si con trastavano il regno ; e avuta dagli abitanti larga provvigione'
(1) >4 Buchur der allgemeiuen Geschichte, 1 B. pag. i 5-i.
p o lib io ,

tomo

11.

r8

2^4
di vveri e di v estili , continu a bell agio lungo il Rodano : quantunque probabil non eia eh* egli sempre radesse questo fium e, il qaale da Lione sino all* entrala o e monti ax a i tor tuoso sc o rre, e inutilmente prolungato avrebbe il suo cam mino , potendo egli j giunto a V ienna, attraversare con gran comodo il fertile piano del Delfinato. In questi ottocento stadii impieg dieci giorni ( c . 5 o ) facendo soli ottanta stadii al giorno , comech viaggiasse in paese amico per luoghi campestri ; divisando, per quanto io cre d o , di non istaocar i suoi soldati, che abbisognavano di tatto il vigore del corpo e dell* anima per sopportar i patimenti che loro sovrastavano nel passaggio delle A lp i..Nove g iorni, fra i quali v 'eb b e ano di riposo (o. 5 1), consum nelle montagne, finch pervenne al pi& alto giogo (c. 5 3 ), dove rim ate dne di, e in altri tre compii la discesa ( c. 5G ) , a tale ohe in nndioi giorni feoe mille dugento stadii. Ma accompagnamolo pi dappresso nel disastroso viaggio de'm onti. Oltrepassata Yenne incominci ad. ascender il Mont du Chat, ove il molestarono gli Allobrogi che in que'dintorni abitavano (c. So), ma egli, sorpresa la loro citt ohe di giorno abbandonavano ( Chambery o Bourget ch'ella fosse), e riuscito loro alle spalle in sito pi elevato , ne feoe grande macello ( c. 5 i ) . T re giorni prosegui tranquillam ente, imboccato avendo a Moatmeillan la valle dellIsara, pella quale continn finch giunse in u a burrona angusto e scosceso ( Qpyy In * Jirfia.lt * xpiftimJi . c. 52 ) , dove molto ebbe a patir da barbari eh* eransi stanatati sulle alture. Ora cotesto burrone non fa al certo n i nella valle dell Isara, ut; in quella dell*Are, per cui passa oggid la strada ohe conduce al monte Cinisio ; sibbene mi pare di ravvisarlo fra que'due monti che riscontram i dopo aver rimontato il fiomicello Doron sino alla sua sorgente, e d onde i viene al luogo denominato ( i ) (i) Io mi sono nel determinare queste positioni valuto della carta

2^5
Pietra b ian che, ohe noti senza ragione avr sortito questo n om e, il quale ricorda il ( la roccia bianca ) di Polibio ( c. 53 ). Picciolo spatio A di qui a Lanslebourg , dove incominciasi a salire il monte Ginisio , dalla vetta del quale scorgesi la pianura del Piemonte (1). Qui Annibaie raccolse i suoi soldati, e oolla vista dell Italia confortolli alle ulteriori fatiche che avean a sostenere per conquistarla ( o. 5 ) (2 ). Se il terribile scoscendimento che vedesi presso Snsa sia lo stesso che arrest Annibaie nella disoesa ( o. 54 ) non facile a determinarsi. A me sembra esso troppo vioino al piano. Seguito arendo per tal gnisa Annibaie dal passo del Rodano sino alla calata ia Italia , rigorosamente attenendoci alla descriiione che ne lasci P olibio , egli i quasi che dissi incom prensibile, come sino da tempi pi remoti potessero sa qaesto argomento esser tanto discordi i dotti ohe ne trattarono. I mo tivi pertanto di coteata disoordia sembrano esser i tegnenti. i. La persuasione in che furono molti dsll inesattesaa di Poibio nell' indicar le distanse ; per la qual oosa essi credet tero di poter a loro piacimento prolungar o abbreviare gl in tervalli de punti pi importanti che a questa marcia appar tengono. 2 L indeterminata espressione di Polibio , che Annibaie , partitosi dall* Itola , prosegui ottocento stadii presto il fiume ,

dell Italia di Rixzi-Zannoni, e di quella della Savoja nell eccel lente Atlante del Homann di Norimberga. (1) Itinerario italiano, p . 162. Milano 1822. (3) Dalla roccia di S . Michele ( Roche Melune ) vicina al monte Cinieio, e che ha una elevazione d oltre 10,900 piedi sopra la su perfcie del mare , 1 occhio spazia in uua grandissima estensione oltre Milano siu presso a Venezia. (V. Balbi, prospetto fisico-politico dello stato attuale del globo. Busching, grosse Erdbeschreibung T . i o , p. 89. linkerto, Geographie moderne T . 3 , p. 538 ) .

276 precisarne il nome ; onde ohi il volle il Rodano , d ii ! Isara'y ohi la Dnranza, chi non contento* d nn fiume tolo. 3. Il desiderio di conciliare Polibio con ' T . Livio , ebe indusse alcuni a scorrere sin a Lione, altri a retrocedere sino alla Dnranza , altri a far amendne le cose. 4 - La circostanza che Annibaie dalla pi alta vetta delle Alpi- mostr a suoi soldati l Italia, e che diresse 1 ' a ttenzine di parecchi scrittori a qne m o n ti, d* onde' si gode tal impo nente spettacolo. 5. L* incertezza qnal fotte la popolazione che prima r itcontr Annibaie toccato eh ebbe il piano , dicendo Polibio eh egli discese ne* campi intorno al P , e nel territorio de gl lo s a b ri; looch pu intendersi cosi de T a u rin i, come d ei L ibici che .avean sede intorno al P e lotto le A lp i, non meno he degl* Insubri ates. -1 P er .ci che spetta al primo m otivo, tono grandemente in errore ooloro che tacoian Polibio, storico tanto verace, e ohe tatti i looghi da Ini veduti avea appositamente visitati, di poca precisione ne* calcoli ohe ci trasmise. Ma prescindendo eziandio dalla prevenzione in tuo. favore che ispirarci deb bono gli anzidetti particolari , ove ci facciamo a considerare il fondamento di siffatto rimprovero , tosto ci convinceremo della tua falsit. Se sommiamo, dioon essi , le distanze che da. Cartagine nuova in 'Italia addita P olibio, prendendo per ittazioni intermedie 1 E b ro , 1 Emporio , il passo del Rodano, lingresso nelle Alpi, risnltaoo 8{oo stadii: laddove a gooo stadii fa egli ascendere tutta la strada. P er tal modo v* ba fra amendue le somme nna differenza di 600 stadii : dif ferenza troppo grande per poterla ascrivere alla prediletione di lui pe numeri rotondi. Ma batta dar un* occhiata alla si tuazione di questi luoghi sulla cart geografica, per conoscere che la distanza dallEmporio a Roqaemaure, ove ragion vnole che Annibale tragittasse il Rodano , notabilmente maggiore
mmi

a77
d quella oh i dall* E hm all* E m porio, quantunque amendue H o m i .tasto dichiarate di 1600 stadii. Quindi a buon drillo pretende-' I Sohweighaenser , ohe ! copisti di Polibio omesso abbian l intervallo dallEmporio all? estremit dePirenei, col locando la qaale a F o rt Vendre. o a Collionre ( dot* era il. tempio di Venere Pirenca ) si otterrebbe fra i mentovati due. punti ano spazio di poco meno ohe seicento stadii. ( V . oi ohe'abbiam scritto nella nota 145 a l terso lib ro ). Movendo, da cotale supposta inesatte!ia d i . Polibio , l autore che dal Sempione fa scender Annibaie in I ta lia , da P ont St. E s p rit, dogento stadii soprai Roquemaure, ( n dioe egli perch scelto, abbia questo ponto al ;passaggio . del fiume) il conduce in quattro giorni a. Vienna , per un tratto non minore di sette cento stadii i .perciocch quattrocento ve n ' ha da P ont St. Esprit al confluente dellMsata qpl R odano, e 320 sono se-: endo Strabene { i r , p. 1-85. ) dal mentovato confluente a Vienna. Laonde oent* ottanta stadii al giorno avrebbe allora compiuti V eserfcito Cartaginese, camminando sempre sovra n n terreno impacciato da strette, e attraversato <i' fium i, fra cui considerabili spno il Ronbion , la Drome e l Isara (1 ). Ora la tappa comune de Romani non avansava ottanta stadii, secondocb apparisce da Vegesio ( D e re milit. 1, 2 7 ) , il qoal dice , che i.fanti romani esercitato si a marciare con tutte le armi indosso dieci mila passi, andando e ritornando negli alloggiamenti con passo militare (2). E sebbene circa l esten(1) Folard, o p . cit. T . IV, p . 88. fa) Deceoa milita passuuoa armati instructique omnibus teli pedite, militari gradu ire ac redire jubebanlur in castra . It gpffo olgarisaatore dageatikla di V egeiio, il giudice d i Ugge 4 tifano uomo M tu e r Bono G'utmboHi {cosi il qualifica Ser Ger Spini da R ibalta suo copiatore ) traduce, cento migliaja di passi (!!!) con grado di cavallera -(U!) Sar , cotesla versione, posciach i bar.-; bassori della Crusca cosi vogliono, lesto di lingua, ma non cecia-

278
ione della marcia sforzata presso gli antichi Don abbiamo ; un preciso indizio; tuttavia, siccome giusta- Erodoto { v , 53 ) i l ca minino d on viaggiatore cm' riputato di jBewtlnquarfta' stadii (locch dee senza dubbio intendersi di ohi viaggia a piede (1) 3 cosi egli i ragionevole , che it soldato , il qaale oon passo affrettato proseguiva, la stessa, strada in ari giorno facesse (a), Hi da snpporsi che i Cartaginesi -fossero migliori cammina tori de* Romani, o che, leggeri com* erano ( avendo essi lasciato le bagaglie a Cartagine nuova ( c. 35 ) ) , . potessero peroorrer maggiori sparii in tempi determinati; dappoich veggiamo , tom e nell' Isola non oltrepassarono gli ottanta stadii , e nell A lp i, dove stretti da* barbari che ne* fialachi e ; alle spalle li molestavano , eran obbligati a muover maggiormente il passo, di poco superarono i cento stadii. - Fedele al principio che erronee sono le misure additate da Polibio , non tiene cont lo stesso antore degli 800 stadii ohe questi inette fra la par tenza dall Isola all* entrata ne* monti , e sostenendo che An* nibale risalisse il Rodano , e costeggiando il lago di Ginevra ( del q u ale, se 'ci fosse vero , Polibio avrebbe fatta qualche menzione ) da Thonon s innoltrasse nelle A lp i, di molto ac cresce lo spazio percorso dall* uno all* altro de* ponti summeutovati.
mente testo di bnon senso, n modello di buon volgarnsamento ( Di Vegezio Flavi* dell arte della guerra libri IV , volgarizzamento di Boao Giamboni. Firenae i 8 i 5 ). (1) Enorme al certo sarebbe la lentezza d una Vettura che pi lungi di 19 miglia al giorno non portasse. L'esem pio pertanto della maggior celerit in questo particolare offre Giulio C esare, il qoaie, it detta di Svetooio (cap. 57) solea percorrere cento miglia al giorno io una carrozza tolta a nolo senza bagagli. ' (a) Con incredibile prestezza Alessandro M agoo, aoooapagnat* da cinque cento uomini scelti, varc a piede in u n ola notte lo spszio di quattrocento stadii. Sul qifal fatto vedi Arrisa, de ip td . Alex. Magni lib. i t i , e consulta ancor lo Spauhemio ad Jalian. O rat. t , p. 14, e il Perisonioad jfLIiin. var. faist. X , 4 *

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Se Polibio non nomin il fiame pretto al quale maroiaron i Cartaginesi , poich lasoiaron l iso la , non perci ohe di altro fiame ei parlasse fuorch del Rodano. E a qnal corrente p o te rla essi tener dietro pel cammino d ottocento sta d ii, in nanzi di trorar le A lp i, se non se al test rammentato ? Se guendo 1* Isara ia breve tempo sarebbonsi a m a n ti n e' monti, e tornando in dietro per trorare la Duransa, usciti sarebbono del territorio degli A llobrogi, pel quale secondo Polibio ( c. 5o ) passarono , nell avvicinarsi alle A lp i, e buon tratto di quete soorrendo. V. la nostra nota 190 al terzo libro. Potrebbesi mai credere , che fra gli scrittori che il riaggio d Annibaie presero ad argomento delle loro ricerche ' ebbe chi concepisse la mostraosa idea di conciliar Livio con Poli bio ? [Alcuni di questi sostengono che il capitano Cartaginese salisse il Rodano sino a Lione, perciocch Livio il fa giagner al confluente di questo fiume coll Arar ( Saone ) oh pel1*appunto nella suddetta oitt. Altri lungo la D aranza, nonaltrimenti che piacque a Livio, vollero che marciasse ; vebbe eziandio chi rigettando la lunga andata sino a L io n e, e la inolile retrocessione sino alla D oraoza, che dalla reiasione d i Livio risultano, noo abbandon questo storico nel oammino sulla sponda del test uominato fiume alla volta dem oati, pooendo perfino l sola in un sito non indicato n da Polibio , n da Livio. Cotali assurdit non haii bisogno d* essere confutate. Grave manoanza commisero gli scrittori che' per 1* nltima Alpe salita da Annibaie additano tale , d* onde non bassi il prospetto dell* Ita lia , conforme ben precisamente afferma Po libio. Quindi n il grande , n il picciolo S. Bernardo da credersi che fosse quel giogo, quand' anche non a' Salassi an zich a* Taurini conducessero. Il monte Viso, per quanto as sicura St. Simon , non offre una rista abbastanza chiara sul piano Piemontese , perch il mentovato dace avesse 1 oppor tunit d incoraggiar con essa i suoi soldati. - Pi sembra a

tal nopo atto il Mont Georre , non pereh dalla sua' d in a reggati lItalia, ma perch da la i vasai al Gol de la Fenostre, d onda si discopre quetto paese. Ma per giagttsr a questo moni#, non meno che all'antecedente, conviene troppo presto diseostarsi dal R odano, eontro ci che aecopdo -Polibio, fece Annibale. - I maggiori suffragi pertanto ha riportati il monta Cinisio e meritamente ; perciocch da oesaan altra fra le A lpi, ore si eooettni la vetta del poggio M elone, reputata da alcuni H vero apice del Giniaio , tanta parta d* Italia 1 vde. Oltre a ci cotesto tragitto breve quanto mai altro, quando non pella valle dell Are si prosegue, dov oggi la strada m aestra,. ma lasciata l Isara a Montiers , si torce a destra verso il Doroa , conforme ho accennato di sopra. E quan tunque . neasuna delle, quattro strada Romane ricordate d a . Strabone , che. dall* Italia menavano nella Gallia, passava per i) monte Cinisio , egli -Certo ohe < Galli Cisalpini i quali servirono di guida ad Annibaie, a promisero di condarlo per la via pi breve e sicura { c. - 44 ) , beo conobbero qnesto passaggio, frequenti com 'erano le comnnicaaioni che que' po poli aveano cogli Alpini e Transalpini. - Negletta pertanto si flatta strada, siccome dicemmo, da Romani, fa essa ricalcata da Carlo M agno, allorquando nel 9 7 3 venne in Italia per distrugger il regno de Longobardi ( i { | e ben gliela insegna rono giItaliani medesimi che ve lo chiamarono, non altrimenti, che la fecero conoscer ad Annibaie i Galli in Italia stabiliti. D 'o n d e apparisce che in ogni tempo fu essa considerata ta pita compendiosa per passare di F rancia.iu I ta lia , e ia pi opportuna per sorprendere da quella parie colesto bel paese ; ma i Romani in cui tal dioisamento non cadeva, scelsero per. istabilir le loro relazioni colla Gallia altre vie pi lunghe bens, ma meno . difficili.
(4) Muratori. Annali d 'Ita lia T . I V , P . I I , p . io 3 .

s8i
Bimane atioota da C hiarini'il 'dubbi re a ta' nazione che prima trov' Annibaie , come ginse al piano. I Salassi non furon essi certamente perciocch, supposto esiandio che Po libio H conoscesse , non gli annovera egli fra i popoli Circonpadni, e diffatti il lor territorio non toccava il P , nei' dintorni- del q u a le , scrive Polibio , che Annibaie metteste dapprima il piede. Gl* Insubri non furon etti neppure ; conciostiachj quantunque Polibio 'dica, ebe Annibale discesa nei campi intorno'al P e nel paese degl Insubbi, non ne sgno per questo ch egli -tosto agl*Insubri siasi abbattuto, dappoich i campi intorno al P ohe innanzi a questi son nom inati, che aoggiaoeion alle Alpi, abitati erano da* Taurini ancora. N ha F ipotesi, he p er il Seiapione conduce i Cartaginesi nelI* In sn b ria, appoggio alcuno ia ci che riferisce il nostro storico intorno alla ralle del Rodano, conforme stima Pautore -di questa opinione : che , ove pur dimostrato fosse , che di <|uetta vafe parl Polibio, locch io tono ben langi dal ere* dere, non dice egli iu nessun luogo che Anniba1 vi passasse. I Taurini adunque furon i primi che videro le insegne puni che. T . Livio ( xxi , 38 ) assicura ohe in questo particolare tatti si accordavano , e Strabone, al luogo da noi gi citato , p e r bocca di Polfbio ne lo afferma. La qual cosa vie mag giormente accredita il p a re re , che la calata di cui ragio niamo avvenne per il Cinisio , anzich per alcuno de* monti ituato a settentrione di questo. Concludiamo, che fra tutti quelli che trattarono la presente materia, De Lue si avvicin pi al vero. II passaggio del Ro dano in un ito eh quattro giornate distante dal mare ; i quattro giorni di marcia accelerata , per isfuggire a* Romani che appressavansi, sin allarrivo nellisola formata dal Rodano e dall Isara ; dieci giorni di marcia ordinaria nella maggior possibile vicinanza del Rodano sino all entrata ne* monti ; la prima salita, e 1 arrivo in una citt degli Allobrogi, e il

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tranquillo proseguimento del cammina ain . all* incontro di nn* altra nazione nemica : coteite indicazioni tutte talm ente convengono nella descrizione lasciataci dallo atorioo greco con quella che ci fornisce il dotto di G inevra, ohe nulla resta a desiderarsi. Ma qui inoominoia l abbaglio deli* ultimo ; dap poich abbandonata la classica guida, e seguitando 1* autorit d* nn moderno viaggiatore , m and. egli Annibaie sopra nna v etta, d onde non si vede l ' Ita lia , e il. feoe arrivar presso un popolo , che non dimora sulle sponde del P. Giudiohi il leggitore , se qnesti scogli si cantino adottando la modifioaaione da me preposta.

>83
DELLE STORIE
DI PO L IB to DA MEGALOPOLI.

LI BRO QUARTO.

j. el libra antecdente esposte abbiamo le cause A.diR. della seconda guerra fra i Romani ed i Cartaginesi, e narrata 1 irruzione d* Annibale ia Italia, ed i combat' finenti che fra loro avvennero, sino alla battaglia ao* caduta presso al fiume Aufido ed alla citt di Canna. Ora daremo contezza de fatti, che contemporaneamente agli anzidetti ebbero luogo in Grecia : cio a dire nel1 Olimpiade centesima quadragesima. Ma prima richi ar meremo con poche parole alla memoria di quelli che leggeranno l opera nostra , ci che nel secondo libro anticipammo intorno agli affari della Grecia, e (i) sin* golatniente intorno alla nazione Achea, dappoich cotesta repubblica grande incremento prese a giorni dei nostri padri ed anostri. Imperciocch incominciando da Tisamene , uno de figli d Oreste, dicemmo , cot^ essi governati furono da sovrani per ordine di generazione

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A. di B. sin ad O gige, e poscia stablUrono nna bellissima ra gione di repubblica popolare , la quale dapprima spez zata fu da' re di Macedonia in citt e borgate. Indi sog giungemmo , come di bel nuovo principiarono ad aocordarsi, e quando, e quali di loro unironsi prima. In appresso mostrammo, in qual guisa e con quai consigli tratte le citt al loro partito , ridussero tutti i Peloponnesi ad accettare la stessa denominazione e lo stesso go verno. E poich parlato abbiam in generale di siffatta impresa, toccammo le gesta particolari, e tenemmo die* tro agli avvenimenti sino alla fuga di Cleomene re di Sparta. E recapitolando i fatti contenuti nella nostra Preparazione sin alla morte di Antigono, di Seleuco e di Tolemeo, i quali tutti circa lo stesso tempo passaro no di questa vita, promettemmo di dar incominciaraento alla nostra storia co* fatti che gli anzidetti seguitarono. II. Questa crediamo esser l miglior (a) base, su cui.ergere il nostro lavoro: primieramente, perciocch il componimento di Arato finisce a que tem pi, cui at taccando la nostra narrazione , daremo la continuazione della storia Greca; in secondo luogo, perciocch quei tem pi, cos quelli che tengon dietro a test toccati, come quelli che cadono nella nostra storia, per tal guisa concorrono, che alcuni appartengono a noi, altri ano stri padri. Donde avviene, che ad alcuni di que fatti noi fummo presenti, e gli altri udimmo da chi li ha veduti. Ma 1 andar pi addietro, e scriver cose udite da chi le ha avute per tradizione, ci sembrato par tito poco sicuro (3), quanto alla chiarezza delle idee , ed alla verit delle asserzioni. Ma il precipuo motivo,

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per cni abbiam incominciato da questi tem pi, si il quasi nuovo aspetto ebe diede allora la fortuna a tutte le cose della terra. Imperciocch Filippo figlio di De metrio salito era test sul trono di Macedonia ancor fanciullo ; A cheo, che signoreggiava i paesi di qua del T a u ro , avea di re non solo 1 ap p aren zam a eziandio la potest, ed Antioco soprannomato il Grande , morto essendo poco prima il fratello Seleuco, assai giovine ancra gli succedette nel rgno della Siria. Ad un tem po Ariarate assunse il regno della Cappadocia, e T o lemeo Filopatore divenne padrone dell Egitto. Non molto tempo di poi fu Licurgo creato re de Lacede moni , ed i Cartaginesi eletto aveano di recente Anni. baie capitano pelle surriferite gesta. Tali essendo le no vit nate in tutti gl Imperi!, erano gli afXari ancora per incominciare a patir novit , conforme per natura suol avvenire , ed allora pur avvenne. Conciossiach fra i Romani ed i Cartaginesi insurgesse la guerra gi de scritta, fra Antioco e Tolemeo quella pella Celesiria, e gli Achei e Filippo guerreggiassero cogli Etoli e coi Lacedemoni per le seguenti cause. 111. Da molto tempo agli Etoli gravava la pace, le spese che far dovean del propri, avvezzi covai erano a vivere dell altrui, ed abbisognando di molto spendio peli' innata arroganza, a cui servendo menano (4 ) sem pre una vita rapace e ferina , e nieqte reputano fami gliare, ma tutto nemico. Tuttavolta nel tempo addietro, (inaliamo che visse Antigono, temendo i Macedoni, si stettero cheti. Ma poich quegli m ori, e lasci Filippo fanciullo, costoro disprezzandolo cercaron occasioni e A.diE.

533 C *IXI*
U1

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J.d iR . pretesti di mescolarsi negli affari del Peloponneso avidi 5 3 3 di spogliarlo secondo il lor antico costume, e credendo insieme s i pi degni di combattere cogli Achei. Eran essi in su questo proponimento, quando, favorendoli il caso, da siffatta opportunit mossero alla guerra. Doritnaco da Tricone era figlio di quel (5) Nicostrato, che trad (6 ) la congregazione di tutti i popoli Beozii. Gio vine, e pieno dell* inquietudine e dell avidit Etolica, fu dal pubblico mandato a (7 ) Figalea (citt del Pelo ponneso, che giace su confini della Messenia, e che allora avea per avventura comunanza di governo cogli Etoli ) sotto specie di guardar la citt ed il contado di Figalea, ma in realt per aver agio d esplorare gli af fari del Peloponneso. A costui concorreano pirati, e veniano ' a Figalea ; ma non avendo egli il diritto di procacciar loro preda , perciocch era ancor ferma la pace universale che Antigono fatta avea fra i Greci , alla fine non sapendo qual partito prendere, permise a pirati di predare il bestiame de Messenii, eh erano amici ed alleati de suoi. Costoro adunque dapprincipio rapirono le gregge eh erano ne confini estremi; poscia crescendo la lor avventataggine, presero a rompere le case di campagna , comparendo di notte improvvisa mente. I Messenii se ne dolsero mandando ambasciadori a Doriroaco, il quale dapprima non diede loro retta , volendo e procacciar guadagno alla sua gente, ed egli stesso guadagnare, partecipe facendosi delle cose prese. Ma affollandosi le ambascerie per la frequenza delle ingiurie, disse che verrebb egli stesso a Messene , per render giustizia a quelli che lagnavansi degli Etoli. Poi

eh venne coli c furon a lui gli offesi; alcuni scher- A.di Bando derise, contro' ad altri mont in collera , altri 533 spavent con rabbuffi. IV. Soggiornava egli ancora in Messene, quando i p irati, appressatisi di notte tempo alla citt, e accosta tevi le scale , ruppero la villa cos detta di (8 ) Cbirone, e chi si difendeva uccisero, gli altri della famiglia le garono , e portarono via gli animali. Gli efori di Mes sene , che gi da molto tempo e delle cose accadute, e del soggiorno di Dorimaco erano dolenti, lenendosi allora di bel nuovo insultati, il citaron al congresso de maestrali. Allora Scirone, die a quel tempo era eforo de Messemi, e in tutta la sua vita avea goduta ottima reputazione presso i cittadini, consigli di non lasciar uscire Dorimaco della citt, ov egli noa resti tuisse a Messenii tutte le cose perdute , e gli autori delle uccisioni (9 ) non consegnasse al supplicio. Appro vando tutti siccome giusti i detti di Scirone , Dorimaco sdegnato disse, eh erano stolti se credevan ora di mal* trattar Dorimaco, e non la repubblica degli Etoli. Terribil attentato esser questo, che sconterebbono pubbli camente , e ben a dritto ne pagherebbon il fio. Era a que tempi in Messene un uomo impuro (to ), che per ogni modo erasi spogliato della sua virilit, di nome Babirta, cui se alcuno messo avesse il cappello ( 1 1 ) e la giorna di Dorimaco, non sarebbe stato possibile di d istin g u erlitan to erano simili nella voce ed in ogni parte del corpo: n ignorava ci Dorimaco. Questi ( 13) adunque rivolgendo allora discorsi molto superbi aMes senii , ed eziandio minacciandoli : Scirone d ira acceso

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A .d ijt. gli disse: Credi tu Babirta, che noi curiamo te e le 533 tue minacce ? Dopo questo detto Dorimaco inconta nente , cedendo alle circostanze, acconsent che i Mes semi si prendessero soddisfazione delle ingiurie lor fatte. Ma ritornato in Etolia, tant amarezza e dolore senti per quel detto, che non vendo altro ragionevole pre testo , per questo solo concit la guerra a Messenii. Y. Pretore degli Gioii era allor Aristone , il quale per certi acciacchi inabile essendo agli uffcii della g urra, e per parentela congiunto con Dorimaco e Scopa, a questi cedette in certo modo tutta la sua po test. Dorimaco pubblicamente non a arrischi d esor tare gli Etoli. alla guerra contro i Messenii, perciocch non ne avea appariscente pretesto ; sibbene era noto a tutti , come da (i3) un soprannome ed un mal bottone vi era staio spinto. Lascialo adunque cotesto pensiero, privatamente sollecit Scopa a partecipar seco l1 im presa contro i Messenii, mostrandogli che sicuri erano da Macedoni peli et del loro capo (che Filippo non avev allora oltre diciassett anni ) , mettendogli innanzi agli occhi la nimist de* Lacedemoni verso i Messenii , e rammentando la benevolenza degli Elei verso gli Eto li , e la loro alleanza ; donde con quanta sicurezza invaderebbono la Messenia gli fece piqno. Ma il maggior movente dell Etolica (i4) esortazione si era il mettergli in vista la preda che raccoglierebbono sul territorio della Messenia , la quale non svea fatto nessun prov vedimento , e fra le provincie del Peloponneso era sola rimasa intatta nella guerra Cleomenica. (i5) P e r ultimo gli rappresent la b-nevolenu che con ci si procacce?

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rehbono d*l popolo degli Etoli. Che se gli Achei loco A. d R ~ vietassero il passaggio, ( 1 6 ) non avrebbon a lagnarsi 5 3 3 della Jor opposizione, e se stessero cheti non impedrebboo i loro disegni. Contro a 1 Riessenti non manche* rebbono pretesti, dappoich molto tempo era gi che questi gli aifendevano col promettere agli Achei ed ai Macedoni di associarsi alle loro armi. Con questt pa role ed altre simili nella stessa sentenza, mise egli tanto fervore in Scopa e ne suoi amici, che sena aspettare il congresso generale degli Etoli -, 0 comunicar la cosa (1 7 ) al consiglio degli E letti, o far nulla di ci che* si conve niva , e abbandonandosi al proprio impeto e gindicio , recarono la guerra a.Messemi, ed insieme agli Epiroti, agli Achei , agli Acamani ed a Macedoni. VI. Ed incontanente mandarono fuori pirati pel ma re , i quali abbattutisi ad una nave regia di Macedonia presso Citer la portaron in Etolia con tulli gli uomini, e vendettero marinai e passeggri in un colla nave. Guatsiarono, la spiaggia d E piro, valendosi a tale violenza delle uavi de Cefalleni. Tentaran ancora d occupare Tireo d Acamania , e ad un tempo mandarono clan destinamente per il Peloponneso gente a prendere nel bel megzp del territorio di Megalopoli il castello deno minato CJario; e ridottolo a mercato delle loro prede, vi soggiornarono per esercitar le loro rapine. Ma (1 8 ) Timosseno pretore degli Achei, accompagnatosi con Taurioue lasciato da Antigono pegli affari regii nel Pe loponneso , espugnolio iu pochi giorni. Imperciocch il re Antigono leuea Corinto, per concessione a lu fatta dagli. Achei a tempi della guerra Cleomenica ; ma ( 1.9 ) POLIBIO , tomo 11 . 19

ago
A. A' R. Orcomeno preso colla forza non restitu agl Achei, e 5 3 3 se P appropri, eoa animo, per quanto a me sembra, di non solo esser padrone dell ingresso nel Pelopon neso , ma d guardar eziandio i luoghi mediterranei coi mezzo del presidio e degli apparecchi che in Orcomeno avea. Dorimaco e Scopa, aspettando il tem po, in cui fra pochi giorni Timosseno uscir, dovea del magistrato, 534 ed Arato destinato dagli Achei pretore peli' anno ver gnente non avrebbe per anche assunto i| supremo po-r ',l tere, ragunarono popolarmente gli Etoli a Rio , e pre parali i pontoni, ed allestite le navi de Cefalleni, tra ghettarono la gente nel Peloponneso, e proseguirono verso la Messenia. E marciando pel territorio di Patra , di Fara e di T rilea, diedero voce di non vola oltrag giare g|i A chei, ma non si potendo trattenere li sol dati dal recar danno peli- intemperante voglia di pre dare, v.i passarono guastando e malmenando ogni cosa, finch giunsero a (2 0 ) Figalea. Questa fecero porto di guerra, donde subito e audacemente invasero la cam pagna di Messene, senza il bench minimo rispetto dell amicizia ed alleanza che da antichi tempi aveano cogli Achei, n de pubblici diritti fra gli uomini sta biliti : ma tutto posponendo alla loro avarizia, impune mente correvan il paese, non osando punto i Messenii d uscir loro incontro. VII. Gli Achei, cadendo in questo tempo secondo le leggi il lor congresso , vennero in Egio. fiagunatisi a parlamento, i Patrei e Farei esposero gli oltraggi rice vuti nel lor territorio al passaggio degli Etoli, ed i Messenii vi avean mandata un ambasceria, per richie*

*9X
derli di soccorso , essendo ingiuriati e traditi. Avendo A. di l. essi queste cose udite , e participand la sdegno coi 5 3 4 Pairei e Farei, e movendosi a misericordia de Messe* n ii, e sovrattutto stimando cosa indegna, che gli Etoli, non concedendo lor nessuno il passaggio, n avendol essi tampoco domandato, arrischiati si fossero di entrar nell Achea contro i patti : per tutte queste cose irri tati , presero d ajutar i Messenii, e che il Pretore ragnnasse gli Achei sotto le arm i, e (ai) fosse tenuto per fermo e rato ci che decretato avessero i eoe gre gali. Timosseno eh era ancor prelore, siccome approssiqiavasi la fine del suo maestrato, e ad un tempo egli diffidava degli Achei, perciocch allora neghittosi erano nell esercizio delle armi ; cosi schivava la spedizione, c perfino 1 arrotamento del popolo. Imperciocch lutti i Peloponnesii dopo la fuga di Cleomene re di Sparta, parte stanebi delle guerre passate , parie affidali nel pre sente stato, trascuravano gli apparecchi di guerra. Arato se ne doleva, e stimolato dall audacia degli E toli, se la recava con maggior calore, (Sa) come da quelli cui -gi ne tempi addietro era avverso. Quindi affretlossi di chiamar all armi gli A chei, agognando d affrontarsi cogli Etoli. Finalmente, presi (a3) cinque giorni avanti il tempo conveniente da Timosseno i pubblici sigilli , scrisse alle citt , e raccolse in Megalopoli la gente che era in et da portar armi. Intorno al qual uomo sem bram i a proposito di premetter un breve discorso pella .singolarit della sua indole, . V ili. Conciossiach fosse Arato (a4) perfetto in tutte le qualit che appartengono ad uomo d affari ; abile a

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A .diR . parlar, a divisar, e a coprir i suoi consigli ; in sop* 5 3 4 portar con quiete le dissensioni civili , in legar amicizia ed attaccarsi alleati a nessuno inferiore ; a macchinare poi contro i nemici inganni e insidie, e trarli a fine colla sua tolleranza ed audacia attissimo. Evidenti prove ne sono, a dir vero, m olte, ma le pi insigni, chi paratamente n informato, (2 5) l occupazione di Sicione e Mantinea, e (2 6 ) la scacciata degli Etoli da Pellene: la maggiore pertanto si la (2 7 ) presa della rocca di Corinto per segrete pratiche. Tuttavia lo stesso, allorquando accingevasi alle imprese di campagna, tardo era nel concepir disegni, e timido nell eseguirli, e (8 ) tollerar non potea- 1 aspetto d oggetti terribili : onde riempi il Peloponneso di trofei che a lui riguardano , e da questo lato fu -egli sempre facile a vincer da ne mici. (2 9 ) Cosi le nature degli uomini non solo nel corpo hanno un non so che di svariato, ma pi an cora negli animi ; per modo che la (3o) medesima per sona parte atta, parte inetta a certe azioni, non che diverse , sovente dello stesso genere ; e quando intel ligentissima , quando stupidissima ; ora otremodo au dace, ora timidaal sommo. N sono queste cose stra vaganti, sibbene consuete , note a chi- vuole porvi mente. Impercioech v ha chi nelle cacce e ne conflitti colle fiere ardito, mentrech vile contro le armi ed i nemici ; e nelle bisogne grerresche, a corpo a corpo, e privatamente taluno specie "e attivo, laddove nella guerra comune e cogli altri schierato nulla sa fare. Cosi i cavalieri Tessali , combattendo' in compaguie e in falange, sono irresistibili, ma di cimentarsi fuori di

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schiera , a tempo e luogo in stngolar tenzone, inabili A .iiR . sodo e leati: gli Etoli tutto lopposto. I Cretesi, e per 534 terra, e per mare , nelle insidie , ne' latrocini!, nelle ruberie di guerra, negli assalti notturni, e in tutte le fazioni ove richiedonsi astuzia ed operazioni parziali non hanno per ; ma negli attacchi che fannosi d accordo , e di fronte ia falange serrata, sono, vili e d animo va cillante : gli Ahei ed i Macedoni il contrario. Le quali cose io riferisco, affinch i leggitori non diffidino dei nostri d e tti, se talvolta circa gii stessi uomini pronun ciamo sentenze contrarie in simili (3i) arti. IX. Essendo adunque raccolta la giovent armata in Megalopoli, conforme decretato avean gli Achei ( che di qui ci eravarn dipartiti) e (3 i) ritornati i Messenii alla moltitudine , supplicando di non tr a s c u r a r li , dap poich tanto apertamente erano stati traditi, volendo eziandio seco loro allearsi, e bramando d essere scritti nel rolo insieme cogli altri ; quanto fu all alleanza, i capi degli Achei ricusarono, dicendo non sser possi bile di accettar alcun alleato , senza il consenso di F i lippo e de socii ; perciocch era ancor sotto il vincolo di giuramento l alleanza fatta da Antigono a tempi della guerra Cleomenica fra gli Achei, Epiroti, Focesi, Macedoni, Beozii, Acarnaiii e Tessali. Tuttavia pro luder d uscii; coll esercito e recar lpro soccorso, se quelli eh rano presenti dessero per istatichi i proprii figli in Sparta , affinch non facessero la pace cogli Etoli seaaa la volont degli Achei. Eran i Lacedemoni ancora in armi giusta i palli d alleanza, e recatisi ai confini di Megalopoli stanziavano col pi per osser-

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A .il E. vare, che per adempier 1 'ufficio d alleati. A p to , or534 dinati per tal guisa gli affari de' Messemi, mand signi ficando agli Etoli la risoluzione presa, ed esortolli a sgomberar il territorio de Messenii, e a non toccar 1 Achea ; ebe altramente tratterebbe da nemici chi vi mettesse piede. Scopa e Dorimaco avendo ci ad ito , e sapendo che gli Achei eran uniti, atimaron allora util partito 1 ubbidire a quanto da loro chiedevasi. Spediron adunque tosto corrieri con lettere in (33) Cillene, e ad Aristone pretore degli E toli, dimandando che spedis sero loro in fretta (34) tutte le proprie navi di trasporto nell isola di (35) Fiade. Essi dopo due giorni partironsi, accompagnando la preda, e (36) proseguirono verso 1 Elea : che sempre gli Etoli coltivarono l amici zia degli E lei, per introdursi col mezzo di loro negli affari del Peloponneso, e commettervi rapine e latro cini!. X. Arato aspett due giorni , e credendo bonaria mente che ritornerebbono a casa, conforme avean di mostrato , accomiat tutti gli Achei ed i Lacedemoni, tranne I r e mila fanti c trecento cavalli, e li soldati di Taurione , con cui and verso Patra , (3?) per segui tare gli Etoli di fianco. Dorimaco e Scopa informati che Arato gli marciava di costa , e restava in arm i, parte temendo, n o n , mentrech alla .spicciolata im barcavano , gli assalisse, parte coi desiderio di rimestar la guerra, mand la preda alle navi, e vi pose suffi ciente numero di gente opportuna al trasporto, cui nella partenza ordin di recarsi al promontorio di (38) R io, ove farebbe l imbarco. Essi dapprincipio scorta-

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fono la preda spedita innanzi, poscia tolsero il cani- A. di R. mino alla (3 9 ) Volta d Olimpia. Ma come riseppero che 534 Tali rione colle forze mentovate era (4o) nella campa gna di Clitr j limando che nota avrebbouo potuto (40 dal Rio far il tragitto senza pericolo e combattimentoj giudicarono utile a1 loro affari d affrontarsi spacciata mente coti quelli d Arato eh erano pochi, e di cola! emergenza non aveano sospetto. Supponevan essi, che ove mettessero costoro in fuga, dopo aver guastata la campagna, Alvi tragitterebbono dal R io , mentrech Arato indugerebbe e delibererebbe di convocar unaltra volta il popolo degli Achei ; e se Arato spaventato cau sasse la battaglia, e non volesse pugnare , senza peri-*colo se ne anderebbono , qualora il credessero per s vantaggioso. Fra tali pensieri progredirono j e posero il campo a Melidrio nel territorio di Megalopoli; XI. I duci degli A chei, conosciuto l arrivo degli E toli, tanto male condussero i lor affari, che nulla ti poteva esser di pi sciocco. Imperciocch, retrocedendo dalla Clitoria , andaron a campo ne dintorni di Caffia. Mentrech gli Etoli partitisi da Metidrio * passavano presso la citt (4a) d Orcomeno, gli Achei uscirono e schieraronsi nel piano di CafGa, mettendosi innanzi il fiume che per quello corre. Gli E toli, e peli incomo dit de* luoghi di mezzo ( sendoch avanti il filane erario molti fossi, difficili a varcarsi), e per aver mostrata gli Achei taDta prontezza a combattere j trepidarono di ve nir alle mani conemici, come avean dapprima divisato ma in ottimo ordine marciarono alla volta delle alture verso (43) 1 Oligirto, contenti di non esser attaccati e

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A. di R. costretti * combattere. Arato , quando la vanguardia 534 degli Etoli innoltravasi gi verso le alture, e k caval leria in retroguardo passava il p iao, od avvicinava! alla (4 4 ) cos detta Radice , eh innanzi alia Wda dei monti spedi i cavalli e 1 armadara leggera, cui pre pose Eptrato Acarnane , ordinandogli di nojar la coda, e di stuzzicar > nemici. Ma se ayeasi a pugnate , non eran i nemici da attaccarsi alla coda , quando ebbero gi passati i luoghi piasi, sibbene nella vanguardia, come prima entravano nel piano: che a&imto il com battimento sarebbe stato in luoghi eguali e campestri, ove (45) gli Etoli molto avrebbe imbarazzali il genere dell armadura, e tutto il loro schieramento, e gli Achei con ogni agio ed efficacia avrebbono combattuto pelle cagioni contrarie. Ma ora lasciando i luoghi ed i tempi che li favorivano, recaronsi a combatt! l ove i ne mici avean i maggiori vantaggi. Quindi riusc. l esito della pugna corrispondente a loro consigli-. XII. Imperciocch, come T arai adura leggera inco minci la zuffa, i cavalli degli Etoli si ridussero in buon ordine sotto le falde del monte , affrettandosi di raggi ugnere i proprii fanti. Arato , che non bene co nosceva ci che faceasi, n avea dovutamente calcolato 1 evento , non si tosto vide i cavalli ritirarsi, che cre dendo che fuggissero, spedi dalle ale .le corazze, o r dinando loro che soccorressero la milizia leggera e con essa si unissero. Egli p o i, (46) piegato lesercito nel] altro fianco, marciava a corsa , e facea fretta, I ca valli degli EtoU , compiuto eh ebbero il piano, e rag giunti i fanti accostaronsi alla radice del m onte, ed ivi

297 rimasero : i fanti raccolsero a Iati eg li esortarono, cor- A.diR. rendo essi prontamente alle grida di quelli, e uscendo 5 3 4 del cammino per soccorrerli. QBando pelk quantit della gente si credettero atti alla pugna , aggomitolatisi asfaltarono i feritori della cavalleria e della milizia leg gera degli Achei: ed (4j) essendo in maggior numero e facendo impressione dallalto, buona pezza, a dir vero, combatterono, ma finalmente misera in fga quelli eoa cui eransi sbuffati. Mentrech questi in rotta andavaso, le corazze venate in soccorse disordinate e alla spicciolata, parte non sapendo che cosa accadeva, parte abbattendosi a quelli che ritiravanai e fuggivano, furon essi pure costretti a voltarsi, e a fare lo stesso. Donde avvenne , che essendo i vinti nella mischia non (4 8 ) pi di cinquecento, quelli che fuggivano avanzavan due ila . Insegnando la cosa stessa agli Etoli ci che do vean fare, gl incalzavano mettendo (4 9 ) altissime ed in terminabili strida. Gli Achei rkiravansi presso la grave arnudura , che credevano rimasa al sicuro nell ordine pria. Dapprincipio era la ritirata onorevole e salutare ; ma osservando che quella lasciati avea i posti sicuri, e tardava in 'file lunghe e sciolte , alenai subito si (5o) dispersero, e ritiraronsi in disordine nelle citt aggia ccati ; altri, avvenutisi nella falange che recavasi loro in ajoto, non ebbero mestieri di nemici : che spaventatisireciproca mente, a precipitosa fuga si ridussero. Fuggirono (5i) Hel ritirarsi, conforme dicemmo, verso le citt, fra cui Orcomeno e Gaffia, essendo vieine, a molti recarono slveeza. Che se ci. non accadeva tutti eran in periodo di perire. Quest'esito ebbe il combattimento di Catfia.

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J .d i R. XIII. I Megalopolitani , risaputo ebe gli Gioii eran ac534 campali intorno a Metidrio, fecero il giorno dopo la balta* glia a suon di trombe convocar tutto il popolo, e co loro in compagnia de'quali speravano di combattere cogli avversar), costretti furono a seppellire morti per . mano de nemici. Scavalo un fosso nel piano di Caffia ed accozzativi i cadaveri, rendettero agli sventurati ogni ge nere di funebre onore. Gii Etoli conseguita inaspettatamente la vittoria per via de*cavalli e dellarmadura leggera, at traversarono ppscia salvi il Peloponneso. Allora tentarono la citt di Pellene, e depredato il contado di Sidone, se ne andarono finalmente per l istmo. Questa fu la causa della guerra sociale, e quindi prese dessa occasione: il principio ne fu il (5a) decreto fatto in appresso da tutti li soii, i quali congregatisi nella citt di Corinto lo san zionarono , (53) essendo stato capo di cotal deliberazione il re Filippo. XIV. Il popolo degli Acbei, dopo pochi giorni raccolto al determinato congresso, amaramente si dolse dArato, e in pubblico, e in privato, come quelli ebe a confessione di tutti era colpevole dell anzidelta sconfitta. Quindi In fazione a lui contraria l accusava, e recava in mezzo manifeste prove del suo fallire; locch vie pi movea a sdegno ed irritava la moltitudine. Imperciocch avea egli apertamente mancato in assumendo il supremo potere, quando ancor ad altri apparteneva, ed imprendendo colali affari in cui egli sapeva d* esser sovente stato in felice. In secondo luogo, e ci fu errore pi grande 1 non dovea egli licenziare gli Achei, mentrech gli Etoli erano nel (54) cuore del Peloponneso ; massimamente

*99
che comprendea gi prim a, come Scopa e Dorimaco A M R . erano intenti a muovere lo stato presente delle cose, e 5 3 4 a suscitar turbolenze per far la guerra. La terza accusa e ra , che affrontati avea gli avversarli con poca .gente, senza urgente necessiti, potendo salvo ritirarsi nelle citt vicine, raccogliere gli Achei, ed allora attaccar i ne m ici, ove lavesse stimato assolutamente vantaggioso. L ultimo e maggior fallo di'tutti conarais egli, quando propostosi di combattere, eoa tanta temerit e inconsi deratezza adoper, che abbandonato il vantaggio del piano e della grave armadora, colla sola milizia leggera cimentossi alle radici de monti contro gli E toli, a qali nulla era di ci pi utile ed acconcio. (55) Tuttavia , fat tovi innanzi Arato, e rammentate le cose da lui eseguite in addietro a pr della Repubblica, difendendosi dalle accuse, dimostrando che non avea colpa ne fatti acca duti , e chiedendo perdono, av egli nell ultima pugna commessa avesse qualche svista , e pregandoli al postutto di esaminar le cose non con animosit, ma con rispetti umani : s presto e generosamente voltossi la moltitu dine , che fu molto sdegnata contro quelli della setta opposta, i quali lavean attaccato, e che in appresso in ogni deliberazione attenevansi alla sentenza di Arato. Questi (56) avvenimenti caddero nell Olimpiade ante cedente , e quelli che seguono nella centesima quadra gesima. XV. I decreti degli Achei furono questi. S i man dassero ambasciadori agli E piroti, a B e o zii , a Fo ce si , agli A ca m a n i , a Filippo , e si facesse loro a sapere , in qual guisa gli E toli contra i trattati gi

3oo
A. di R. due volte entrati fossero armati neltA cK ea , e si esor$3 4 tasser a prestar ajuto in cnfmmU degli accordi ; si (frj) accettassero, i M essem i ancora tteW alleanza ; il Pretare degli A chei coscrivesse cinque mila fa n ti, e cinquecento cavalli, e roccoresse i M essenii, ove gli E toli invadessero illo r territorio; si stabilisse co 'L a cedemoni co M e-ssenii, quanti cavalli fa n ti amen dite dovessero dare per il com une bisogno* Gli Achei adunque, dopo aver fetti questi decreti, tnigna ai manente offerendo la passata sciagura, non (58) abbandonarono i Messenii, n il lor proponimento. Gli ambasciadori detti eseguirono la lor incombenza presso gli alleati* 11 Pretre giusta il decreto arret i soldati in Achea, e 0 0 Lacedemoni e Messenii stabil, ohe amendue . gli mandassero due mila cinquecento fanti, e dugeiuo emquauta cavalli : per modo che tutto l esercito proalo a futuri bisogni sommava a dieci mila fanti e mille ca valli. Gli Etoli, giunto il tempo del lor solito eoo* gresso, ragunaroQsi e deliberarono-di star in pace co La cedemoni , co Messenii, e cogli altri tu tti, per sparger zizania, e corrompere lisocii degli Achei, e di pacifi carsi cogli Achei stessi, a condizione che lasciassero l alleanza de Messenii ; altrimenti, di far loro la guerra. Cosa del tutto assurda. Imperciocch essendo (59 ) essi alleate e degli A chei, e de Messemi; se questi fra loro conservavan amicizia ed alleanza, dichiaravano la guerra agli Achei ; e se amavano meglio di. ftrsi nemici da Mes senii, con essi soli fermavano, la pace (6 0 ). A tale, che della loro ingiustizia non si potea seppur render ra gione pella stravaganza de loro impedimenti.

3oi
XVI. Gli Epiroti (6 1 ) e il re Filippo, uditi gii ani' A.di basciadori, accettarono i Messemi nell alleanza. I>elie 5 3 4 cose eseguite dagli Etoli nel primo momento adonta ronsi, ma non se ne maravigliarono gran fatto, percioc ch era da aspettarsi che gli Etoli operassero secondo il loro costarne. Qaindi non sdegnaronsi m olto, e (6a) presero di star con essi in pace: (63) tanto l ingiustizia continua incontra pi facilmente perdono, che non la malizia rara ed inaspettata. Gli Etoli adunque a questo modo vivendo, e depredando ognor la Grecia, ed a molti recando ia guerra senza dichiararla , non degna* vansi tampoco di scolparsi presso chi gli accasava, anzi se ne ridevano per giunta, se alcuno gii eccitava a (64) giustificarsi del passato, o chiedeva eziandio guarentigia peli avvenire. Ma i (65) Lacedemoni! di recente liberati per Antioco e pegli onesti sforzi degli Achei, ed es sendo in dovere di non far nulla che fosse contrario a Macedoni e a Filippo, mandarono nascosamente am* basciadori agli E toli, e fermarono con loro in segreto amicizia ed alleanza. Era gi coscritta la giovent Acaic a , e i Lacedemoni ed i Messemi aveano gi stabiliti i soccorsi, allor quando (66) ScerdHaida insieme con De metrio Fario uscirono dell Illiria con novanta barche , ed oltrepassarono Lisso, contra i trattati che aveano co Romani. Costoro dapprima andaron a - (6 7 ) P ilo, ed assaltatala ne furono ributtati ; poscia Demetrio con e ia ' quanta barche mosse vers ie isole e girando intorno alle (68) Cicladi, da alcune estorse danari ; altre guast. Scerdilaida, navigando verso casa , approd con quaranta barche a (6 9 ) Naupatto, affidate in (7 0 ) Amin re degli

3oa
\.iiR . (7 1 ) Atamani, ch era suo parente. Indi fatto accordo 534 cogli Etoli per mezzo dAgelao circa la divisione delle spoglie , promise d unirsi agli Etoli per invader lAchea. Poich Scerdilaida fece questa convenzione con Agelao, Dorimaco e Scopa, essendo loro data per segrete pra tiche la citt di Cineta, fecero grande massa degli Etoli, ed insieme cogl' Ilirii entrarono ostilmente nellAchea. XVII. Aristone, Pretore degli Etoli, tutto questo dis simulando , sfavasi cheto* a casa, e diceva che non avea guerra cogli Achei, ma che serbava la pace. Stolta in vero e puerile condotta: che stolto e vano da ripu tarsi chi eon parole crede di celar l evidenza de fatti. Dorimaco, passato per il territorio dell Acbea , venne abito a Cineta. I Cinetei, gente arcade, erano da molto tempo implicati in grandi ed interminabili sedi zioni , ed infuriavano fra loro con molte uccisioni ed esigli, oltre a ci rapivausi le sostanze, e facean una nuova division delle terre. Finalmente, prevalendo la fazione degli Achei, teneva questa la citt, e ne guar dava le mura , avendo fatto venir d Achea il coman dante, Essendo la cosa in cotale stato, poco tempo avanti larrivo degli Etoli, mandai-on i fuoruscili a quelli della citt pregandoli di pacificarsi con essi, e di ri metterli in patria. V acconsentirono (7 2 ) quelli che te li ea no la citt, ed inviaron ambascia dori alla nazione Achea, volendo far la pace col suo consentimento. Gli Achei di buon grado gliela concedettero , persuasi che cosi renderebbonsi benevoli amendue, sendoch i pos sessori delia citt tutte le loro speranze collocherebbono pegli Achei, ed i rientrali pel loro consenso otierrebbouo

3o3
la propria salvezza. Laonde i Ginelei licenziarono il pre A. d sidio e' il comandante, e riconciliatisi co faorusciti li ri 534 misero nella terra, ia numero di quasi trecento , prendendo da loro i pi forti ( j 3) pegni di fede che fra gli uomini si conoscono. Ma costoro, ritornati che furono, senza che alcuna causa o pretesto sopraggiunto fosse, donde na scer potesse un principio di dissensione, (7/f) anz> * 1 contrario avendo luogo, appena ristabiliti, tesero in** sidie alla patria e a loro salvatori. E credo i o , che allor appunto che giuravano sulle vittime, e davansi re ciproca fde , essi concepissero il pensiero di tanta scel leratezza veiso Dio e chi in loro s affidava. Impercioc ch f come prima ebbero parte nel governo, chiama rono gli E to li, e tradirono loro la citt, bramando di metter in fondo quelli che gli aveano salvati, ed in sieme la patria che gli avea nudriti. XVIII. Il qual tradimento eseguirono con siffatta au dacia e io potai maniera, Alcuni de rientrati erano stati fatti (76) Polemarchi (capi degli affari di g u e rra ), il qual maestrato chiude le p o rte, e finch restano chiuse ha le chiavi in suo potere , e durante il giorno stan ziato (7 6 ) jnelledifizio delle porte. Gli Etoli adunque allestiti, e colle scaje p ronte, aspettavan il tem po op portuno. I Polemarchi eh erano stali fuorusciti, uccisi t loro colleghi nell edtGaio , aprirono la t>orty ; iodi gli E toli, parte per questa dentro lancfcronsi, p arte, ap poggiate le scale, per esse enicaron a viva fo r^a, ed occuparpn le mura. Quelli della citt, spaventati di cotal avvenimento, non sapeano che farsi, perciocch nou poteano resister a quelli che per la porta entravano ,

di fi. senza esser distratti da quelli ebe assaltavano le mtva ,

534 n le mura difendere, impediti da quelli che sforzavano


la porta. Il perch gli Etoli presto impossessaronsi della citt, e fra molti atti ingiusti, uno ne fecero giustissi mo ; sendoch uccisero dapprima coloro.che gl intro dussero e tradiron loro la citt', e mandaron a ruba le loro sostanze ; dipoi fecero lo stesso cogli altri. Final mente alloggiatisi oeUe case, misero a soqquadro ogni cosa e martoriarono molti C inetei, che (77) avean iu sospetto di serbar nascosto qualche eccellente suppellet tile , o altro effetto prezioso. Maltrattati i Cinetei in , questa guisa, levaron il canopo, lasciato un presidio a custodia deUe m u ra, e marciarono alla volta di (78) Lusi. Giunti al tempio di D iana, che giace fra Clitore e Ci neta , e reputato inviolabile presso i G re ci, minac ciarono di rapir il bestiame della D ea, e le altre cose intorno al tempio. I Lusiati, data prudentemente parte delle suppellettili della D ea, placarono l empiet degli Etoli, e salvaronsi da mali maggiori. Costoro, presi i d o n i, si tolsero d i.l incontanente, ed accamparonsi dinanzi alla citt di Clitore. X IX . Intorno a questi tempi Arato Pretore degli Achei mand chiedendo ajuti a Filippo , raccolse la gente coscritta, e fece venir da Lacedemone e dalla Messenia i sussidii pattuiti. Gli Etoli invitarono dapprima i C litorii a ribellarsi dagli A ch ei, ed a preferire la loro al leanza , ma non calando i d ito n i a loro , discorsi, gli assaltarono, ed appoggiando le scale alle m u ra, tenta rono d impadronirsi della citt. Quelli di dentro di fendendosi valorosamente, cedettero alle .circostanze, e

leraran il cam po , ed incamminatisi di bel nuovo alla A. di volta di C ineta, spogliarono tutt all intorno, e condus- 534 sero via (79) non di meno il bestiame della dea. Dapprinci pio consegnaron Cineta agli Elei , e non volendola qne*x sti accettare, presero ad occuparla da s, ed Euripide vi posero per comandante. Ma poscia, impauriti dell avviso che arrivavano gli ajuti di Macedonia , arsero la citt e se ne andarono, retrocedendo verso il R io , ove risolvettero di far il tragitto. Taurione, udita l irru zione degli E to li, e ci che avean fatto di C ineta, e veggendo che Demetrio Fario era dalle isole ritornato colle navi in C encrea, eccitollo a soccorrer gli A ch ei, e (80) a trarre peli istmo le sue barche , a fine d as saltar gli Etoli nel tragitto. Demetrio, che un vantag gioso ma non onorevole ritorno fatto avea dalle isole , perciocch i Rodii lo inseguivano, di buon grado ub bid a T au rio n e, il quale assumeva la spesa del tras porto delle barche. Ma q uelli, superate l istmo due giorni dopo che gli Etoli erano tragittati, si diede a spogliare alcuni luoghi marittimi degli E toli, e si ri condusse a Corinto. I Lacedemoni maliziosamente tra scurarono di mandare gli aju ti, secondocb erasi stabi lito , e per far vista soltanto spedirono pochissimi ca valli e fanti. A rato , poich ebbe uniti gli Achei, deliber sulla presente situazione pi da politico che da capi tano ; perciocch non si mosse per qualche tempo, stando alle vedette, e rammentandosi delia passata sconftta , fnattantoch Scopa e Dorimaco, recando ad effetto il loro proponimento, ritornarono a casa, quantunque mar ciassero per luoghi stretti ne quali polean essere facilpolibio j tomo 11. 20

3o 6
A. din. mente attaccati, e (81) dove appena facea d uopo che

534 u n trombetta desse il segno alla battaglia. I Cinetei,


precipitati dagli Etoli nella maggior disgrazia e nelle pi grandi calam it, furono tuttavia giudicati i pi merite voli fra gli uomini di colai sciagura. XX. Ma , dappoich la nazione degli Arcadi in ge nerale ha fama di virt presso lutti i G reci, non solo per la sua ospitalit ed umanit ne costumi e nel tenor di vita, ma singolarmente per la piet di lei verso il divino (83) N um e: egli premio dell opera di ragionar brevemente intorno alla fierezza de C inetei, com e, es sendo essi Arcadi senza 'contrasto, tanto a que tempi avanzavano gli altri Greci in crudelt e perfidia. A me sembra in ci esser riposta la. cagione, eh essi furon i primi e soli a lasciar i belli ritrovamenti degli antichi, osservali convenirsi alla natura di tulli gli abitanti dell'Arcadia. Imperciocch 1 esercizio della musica ( dico della (83) vera musica) utile com a tutti gli uomini , agli Arcadi necessario. (84) N hassi a credere che la musica , conforme dice Eforo nel proemio delle sue opere , lasciandosi cader un discorso non punto di lui degno, introdotta fosse fra gli uomini a fine d inganno e di prestigio; n deesi supporre che senza ragione i vecchi Cretesi e Lacedemoni adottato abbiano in guerra il flauto e il tempo misurato in luogo della trom ba, c i primi Arcadi } nell istituire la loro repubblica tanta importanza dessero alla musica, che non solo i fanciul li, ma i giovani ancora sino all et di trent anni in quella erano per dovere ed ucati, comech oltre modo austeri fossero nelle altre pratiche. A tutti pertanto (85)

3 c>7
not per relazione, e per fa tto , come presso gli A r- A.diR. cadi quasi.soli, i giovani sino dall infanzia accostumatisi 534 per legge a cantar (86) inni e peani, con cui ciasche duno scondo l uso patrio celebra gli eroi e gl Id d ii; poscia apparano le rgole di (87) Filosseno e di Timo teo (88), e con molta industria ballano ogni anno sulle scese nelle (89) Dionisiache al suono de flau ti, rap presentando fanciulli giuochi fanciulleschi, e i giovani quelli che chiamansi virili. Cosi in tutta la vita, quando trastullami (90) ne conviti, non tanto ascoltano il canto altru i, quanto impongnsi a vicenda il cantare. N re ca nsi a vergogna il negar di conoscer altre dottrine ; ma di, saper il canto non possono gi negare , percioc ch tutti di necessit lo apparano, e confessando di sa perlo , ricusar non potrebbono d eseguirlo ; che cosa vituperosa questa pressori loro reputata. Esercitandosi (91) pure ad intuonar la marciata col flauto ed in ischiera , ed affaticandosi ne balli con cura e spendio pubblico, la giovent si riproduce ogn anno in su teatri innanzi a cittadini. . . XXI. Coleste usanze mi pajon essere state introdotte anticamente, non per mollezza e sfarzo, ma in consi derazione eh erano gli Arcadi a' lavori di mano dedi cati, e (92) menavano vita faticosa d u ra ; osservando eziandio l austerit de costumi che loro comunica il (93) freddo e triste ambiente della maggior parte di queluo ghi , sendoch per natura gli uomini tutti non possoa a meno di conformarsi all indole del proprio cielo. N per altra cagione, se non se per questa, tanto l un dll altro siamo diversi di costum i, di form e, di co-

3o8
f.diE. lore, e d istituzioni, secondo la variet; delle nazioni 534 e le distanze pi o meno grandi che le separano. Con ani mo adunque di ammollir e addimesticare la natura rozza ed aspra, ordinarono tutte le Cse anaidette, ed a que sto effetto assuefecero (g4) a pubblici congressi e a mol tissime religiose solennit, cosi gli uomini come le don* n e , ed nstitiirono cori di vergini e di garzoni: in som ma con ognindustria si posero a raddolcir ed amman sar quelle anime indom ite, coltivando i costumi. Questi provvedimenti i Cinetei neglessero al ta tto , sebbene il maggior bisogno aveano di cotal sussidio, per essere la lor aria ed il lor suolo di gran lunga i pi incle menti dell Arcadia ; ma si spinsero a mutue gare e contese. Alla perfine tanto inferocirono , che in nessuna citt della Grecia maggiori empiet e pi frequenti si com m ettano. Prova dell infelicit de Cinetei in questa p a rte , e della disapprovazione che gli altri Arcadi da vano a siffatte istituzioni, si che allorquando i (q 5) Cinetei fecero quella grande uccisione, e mandaron ambasciadori a Lacedemoni, tutte le citt d Arcadia in cui eammin facendo entrarono , incontanente li fecero uscire per mezzo di banditore, e i Marnine! dopo la loro partenza purificaronsi, e girarono con vilume in torno alla citt ed a tutta la campagna. Ci abbiam d etto , affinch nessuno per cagione d una sola citt biadimi i costumi pubblici degli Arcadi, ed insieme per* ch nessuno fra gli abitanti dell Arcadia creda esser la musica presso di loro un esercizio superfluo, ed inco minci a negligere questo studio. Il dicemmo, ancora in grazia de Cinetei, affinch, se mai (96) Dio sar loro

3 op
propizio, rivolgansi alla propria educazione , e rendano A. di R. s stessi pi m ansueti, massimamente per via della mu- 534 sica : che per tal guisa soltanto si spoglieranno della fierezza che hanno contratta. Noi pertanto, poich esposte abbiam 1 cose accadute allora a Cinetei, ritorne remo alla materia da noi lasciata. XXIL Gli Etoli ad u n q u e, dopo aver eseguite que ste cose nel Peloponneso, vennero salvi a casa. F rat tanto Filippo giunse a Corinto con un esercito in ajuto degli A chei, ma avendo col tardare perduta la buona (97) occasione, mand corrieri con lettere a tutti gli alleati, invitando ciascheduno a spedirgli in fretta a Corinto chi seco deliberasse sull utilit comune. Egli poi mosse alla volta di T e g e a , udendo che i Lacedemoni erano in confusione e fra loro uccidevansi. (98) Imperciocch i Lace demoni , assuefatti al governo regio ed all assoluta ub bidienza a loro c a p i, fatti allora di recente liberi per Antigono, e non avendo r e , insursero 1 un contro lal tro , supponendo che a (99) tutti si competesse egual parte nel governo. Dapprincipio due degli Efori non manifestaron il loro sentimento, e tre dichiararonsi pegli E to li, persuasi che Filippo pella sua tenera et non potrebb esser (100) sufficiente agli affari del Pelopon neso. Ma poich gli Etoli contra l aspettazione di quelli fecero sollecito ritorno dal Peloponneso, e pi solleci tamente ancora arriv Filippo dalla Macedonia, i tre sospettando dell uno de due che chiamavasi Adim ante, perciocch consapevole di tutte le loro macchinazioni, non le approvava gran fa tto , temevano forte nou come si fosse avvicinato il re F ilip p o , gli narrasse tutto ci

3io
A. dR. che fu operato. Il perch, indettatisi con alcuni della

534 giovent, fecero bandire ch e, siccome i Macedoni erano


per arrivare in c itt , cos quelli eh* erano in et mili tare si recassero armati al tempio di Minerva (101) Calcieca. Alla nuova in allora tostamente ragunaronsi ; ma Adimante cui ci dispiaceva, tent precedendo la turba di ammonirla e deostruirla. gran tempo , diceva egli, che far doveansi cotesti bandi ed Annunziar coleste ragunate in armi, allorquando udimmo che gli Etoli nostri nemici appressavansi a confini del nostro contado, non ora che sappiamo avvicinarsi c o ire i Ma cedoni nostri benefattori e salvatori. Voleva egli rico minciare siffatti discorsi, quando i giovani che n ebbero l incarico gli andaron addosso e 1 uccisero, e con lai Stenelao, Alcamene , T ie ste , Bionida, e molti altri cittadini. Polifonie ed alcuni ancora con prudente con siglio , preveggendo 1 avvenire, ricoverarono presso F i lippo. XXIII. Dopo questo fatto spedirono gli Efori che allora presiedevano agli affari, persone a F ilip p o , per accusare gli uccisi, ed avvertirlo a differir il suo arri vo , finch la citt si riavesse dal succeduto movimento; significandogli pertanto eh era loro proponimento d usar verso i Macedoni ogni giustizia e cortesia. Costoro ab boccatisi col re ch era gi sul monte (102) P arten io, parlarono in conformit degli ordini ricevuti. E gli, uditi i loro discorsi, esortolli a ritornar a casa sollecitamente ed espor agli E fo ri, c h e , continuando il viaggio , sac camperebbe in T eg e a, e eh essi dovesser mandar quanto prima uomini che abili fossero a trattare con lui degli

3 11
(Tari presenti. Eseguirono gl inviati la loro incura- A. di l. benza , ed i capi dei Lacedmoni , udita la volont 534 del re , tnandaron a Ini dieci uomini. I quali recatisi a T e g e a , ed entrati nel consiglio del r e , presieduto da Omia , accusaron Adimanto e i suoi partigiani, siccome autori dell' ammutinamento , e promisero che prestato avrebbon a Filippo egni servigio di buoni alleati, ebe non sarebbonsi mostrati inferiori in benevolenza verso di lui a chicchessia fra quelli eh egli reputava suoi veri amici. I Lacedemoni, pronunciate queste pa role ed altre sim ili, se ne andarouo. Quelli pertanto che aveano parte al consiglio differivano fra loro d opinione. A lcu n i, conoscendo i rigiri degli Spartani, ed essendo persuasi che Adimante e i suoi erano periti per la benevolenza che portavano a M acedoni, mentrech i Lacedemoni introdotte aveano pratiche cogli Etoli , suggerivan a Filippo di statuire su questi un esempio, trattandoli nello ( io 3) stsso modo che Alessandro avea trattati i T eb a n i, come prima sali sul trono. Gli altri . fra i pi vecchi asserirono esser cotale sdegno pi grave del fallo commesso; doversi non pertanto punire gli au to ri, e depostili , dar le redini del governo nelle mani degli amici del re. XXIV. Dopo tutti parl il re ; se pure creder con viene che sue fossero le sentnze (iq4) d allora: per ciocch non probabile che un giovane di diciassett anni potesse dar giudizio in somiglianti affari. Ma a noi che scriviamo queste storie conviensi d attribuir le opinioni che vinsero ne consigli a coloro che hanno il supremo potere ; ed i leggitori hanno a supporre con n o i, che

3l2
siffatte sentenze procedono da persone vicine al r e , e A. di R. massime da quelle che intervengono alle deliberazioni, fra le quali Arato quegli cui a miglior dritto ascriver debbesi il parere allora dal re pronunziato. (io 5) Impercioc ch disse F ilip p o , che le ingiurie fatte dagli alleati pri vatamente a propri! concittadini in tanto a lui apparte nevano , in quanto col discorso e per lettere gli fosse dato di rimediarvi e di dir loro il suo anim o; ma lecose attenenti alla comune alleanza esiger sole la cura com une, e riparazione da tutti. E siccome, disse, i Lacedemoni, per quanto apparisce, in nulla han man cato contro l alleanza u niv ersa^, e promettono anzi d usar in tutto giustizia verso di noi ; cos non v ha buona ragione d essere contra di loro inesorabili. C onciossiach assurdo sarebbe, c h e , mentre suo p a d re , avendoli come nemici soggiogali, non fu vers di loro severo, egli per cos picciole cagioni meditasse di far loro mali irremediabili. Prevalsa essendo questa sentenza di dover trascurare il passato, sped subito il re Petreo suo amico con Omia per esortar il popolo a perseve rare nella benevolenza verso di lui e de M acedoni, e ad un tempo per dare e prender i giuramenti circa lal leanza. Egli coll esercito ritorn a Corinto, dato avendo agli alleati un bel saggio delle sue massime nella riso luzione presa intorno a Lacedemoni. XXV. Trovati a Corinto gli ambasciadori degli al leati , fu con loro a consiglio, e deliber circa le cose da farsi, e il modo di trattar gli Etoli. Accusavanli i Beozii davere spogliato il tempio di Minerva (106) Itonia in tempo di pace; i Focesi d aver fatta una spe-

534

3i3
dizione contra (107) Ambriso e D a u lio , e tentato doc A. d capar questa citt : gli Epiroti de) guasto dato alla toro 53/f campagna ; gli Acarnani dimostravano, in qual guisa trattassero il tradimento di (108) T irio , ed osassero di assaltarla di nottetempo : oltre a ci riferivano gli Achei, come prendessero Clario nel territorio di Megalopoli, e nel passaggio guastassero i contadi di Patra e di F a ra , saccheggiassero Cineta , spogliassero in Lusi il tem pio di D iana, assediassero Ciborio, ( 109) tendessero per mare insidie a P ilo , e per terra a Megalopoli, che al lora incominciava a popolarsi, ( n o ) facendo accordo cogl Illirii di estirparla al tutto. I consiglieri degli pileali, udite queste accuse, deliberarono tutti unanimemente d intimare la guerra agli Etoli. Premesse ( n i ) adun que nel decreto le anzidette cause , vi soggiunsero la decisione, facendo a sapere, eh erano per concorrere cogli alleati a riacquistare qualsivoglia territorio o citt occupati dagli E to li, dacch Demetrio padre di Filippo passato era a miglior vita. Egualm ente, ove alcuni co stretti dalle circostanze, a malgrado loro abbracciato aves sero il governo degli E to li, essi li ristabilirebbono nelle patrie costituzioni, e procaceerebbono } che avessero la campagna e le citt, senza presidii, non soggette a trib u ti, libere, e che si reggessero colle proprie leggi. Scrissero ancora che ajuterebbono gli Anfizioni a ri stabilire le leggi, e la potest loro (112) sul tem pio, ehe gli Etoli test avean ad essi to lta, volendo eh essi padroni fossero di tutto ci che a quello apparteneva. XXV I. Sanzionato che fu questo decreto, ebbe circa CX l il primo anno dell olimpiade centesima quadragesima 535

3 14
A.diR. la guerra chiamata sociale giusto principio, e conve-

535 niente gli oltraggi ricevuti. Il concilio sped tosto am


basciadori. agli alleati, affinch fosse sanzionato ancora il decreto da rispettivi popoli, e da ( n 3) ogni paese cxxxix recala la guerra agli Etoli. (11 4) Mand eziandio F ilippo agli Etoli una lettera, in cui significava lo ro , che se avessero qualche ragione da opporre alle accuse coutra di loro fatte , venissero pur allora al congresso e si purgassero. Ma se credevano, ch e, avendo essi senza pubblico decreto depredale e guaste le campagne di tu tti, gl ingiuriali non si vendicheranno, ed ove il facessero doversi essi reputare gli autori della guerra , esser loro i pi stolti fra gli uomini. I capi degli Etoli, ricevuta questa lettera, sperando dapprincipio che F i lippo non verrebbe, destinarono una giornata , in cui ragunerebbonsi al Rio ; ma risaputo il suo arrivo, mandaron un corriere a significargli, come non potano da s disporre de pubblici affari avanti il congresso degli Etoli. Gli Achei pertanto ragunatisi al lor annuo congresso, confermarono tutti il decreto, e (i 15) ban dirono la preda addosso agli Etoli. Venuto poscia il re al concilio d E g io , ed avendo col molto parlalo, fu rono i suoi discorsi con benevolenza accolti, e rinno vata con lui l amicizia ch era sussistita co suoi maggiri. XXVII. Intorno a qu tem pi, gli E to li, giunta l epoca dell elezione de maestrati, crearono loro pretore Scopa, eh era stato autore di tulle le offese anzidette. Sulla qual cosa io non so che mi. debba dire. Imper ciocch non guerreggiar per pubblica dichiarazione, ma con grossi eserciti rubar e guastar l altru i, e non pu -

3 15

nire alcuno de colpevoli, ma elegger a capi di governo A. d E. ed onorar coloro ehe diressero colali attentati, a me 534 sembra un ( 1 1 6 ) complesso d ogni scelleratezza: che qual altro nome conviensi a siffatta malizia ? Locch pi manifesto rendesi per ci che segue. I Lacedemoni, avendo ( 1 1 7 ) Febida occupata la Cadm ea, castigarono bens l autore del fatto , ma non mandarono fuori il presidio , stimando d aver espiato l ' oltraggio col danno d i chi l avea commesso. Dovean . essi fare il contrario; (118) che ci interessava'! Tebani. (119) Un'altra volta,al tempo della pace d Antalcida, bandirono che fossero libere le citt, e colle proprie leggi si reggessero ; tut tavia (120) non levarono dalle citt i governatori. I ( i a i ) Mantinesi, eh erano lor amici ed alleali, misero in fon* do , e dissero di non averli offesi, poich da una sola citt in molte gli aveano distribuiti. Ella pazzia, in sieme e malizia credere, quando uno chiude gli occhi, che gli altri noi veggano. Ora colesta perversa politica fu ad amendue cagione depi gravi accidenti, la quale chi rettamente si consiglia non imiter giammai n in privato n in pubblico. Il re F ilippo, spacciate le fac cnde cogli A ch ei, ritorn coll esercito in Macedonia , affrettandosi di fare gli apparecchi di guerra, e facendo apparir agli alleali non solo , ma a tutti i Greci .ancora per via del summentovato decreto belle speranze di cle menza e di regia magnanimit. X XV III. Questi (122) avvenimenti caddero negli.stessi tem p i, in cui Annibaie s insignor della Spagna, di qua dell E b ro , e ( i a 3) preparavasi ad assaltare Sagunto. C he se le prime imprese d Annibaie subilo dapjuin^

3i6
A. di fi. pio si fossero intrecciate cogli affari della Grecia , egli

534 manifesto che noi nel libro antecedente a vicenda con quelli di Spagna ed accanto a medesimi ne avrem mo dovuto far la narrazione, seguitando 1 ordine dei tempi. Ma dappoich le guerre dell Italia della Grecia e dell Asia ebbero ciascheduna bens i suoi proprii principii (ia4)> m# gli esiti com uni, abbiam giudicato di farne la sposizione separatam ente, finch pervenuti fossimo a quel tem po, in cui le suddette gesta fra di loro s implicarono, ed incominciarono a riferirsi ad nn fine. P er tal guisa sar pi chiara la narrazione dep rincipii di ciascheduna, e pi cospicuo il lor intrecciamento , intorno al quale abbiam dato un cenno nell' in troduzione , dimostrando, quando , come e per quali ca gioni avvenisse. Ora ci resta di tesser la storia comune di tutti. Accadde siffatto intrecciamento di gesta circa Ja fine di questa guerra, nel terzo anno dell olimpiade centesima quadragesima. Il perch noi esporremo le cose seguenti in comune , attenendoci a tempi ; ma le ante cedenti , conforme dicem m o, separate, rammentando solo di passaggio i fatti appartenenti a que tempi che nel libro precedente abbiam esposti, affinch non meno facile ( i a 5) a seguitarsi che (ia6 ) interessante riesca la narrazione a leggitori. X X IX . Filippo , mentre svernava in Macedonia , era tutto intento a coscrivere 1 * esercito per il futuro biso g n o , e a d un tempo assicurava la Macedonia (137) da Barbari che ad essa soprastanno. Poscia convenne con Scerdilaida, e messosi audacemente nelle sue m an i, tratt con lu d amicizia e d alleanza , e , parte p ro r

3i7
mettendogli di ejutarlo negli affari dli Iliiria, parte a o J.diR . cosando gli Etoli , che gliene fornivano buona mate- 534 ria , di leggeri il persuase ad acconsentir alle sue ri chieste. Imperciocch le offese private in nulla dalle pubbliche differiscono, se non se nella moltitudine e nella grandezza (ia8 ) delle transgressioni : e perfino le societ private de' malandrini e de ladri in questo modo precipuamente vengono m en o , quando non si rendono reciprocamente giustizia; e a dirla ia una parola, (129) quando non mantengonsi vicendevolmente la fede. Locch avverassi allora negli Etoli ; 1perciocch, avendo pattuito con Scerdilaida di dargli qualche porzione della preda , ove insieme con essi avesse assaltata l A chea, egli accett il partito e recollo ad effetto. Ma essi, poi eh ebbero messa a sacco la citt di C ineta, e fecero grossa preda d uomini ed anim ali, non diedero a Scer dilaida alcuna parte della roba presa. II perch c o stu i, eonceputone grande sdegno, come prim a Filippo ( i 3o) gliene fece breve m enzione, diede a lui re tta , ed accordossi ad entrar nella comune alleanza con questi patti : che gli fossero pagati trenta talenti all an n o , e eh egli navigasse con trenta barche > e guerreggiasse cogli Etoli per mare.

XXX. Mentrech Filippo era in queste cose occu pato , gli atnbasciadori eh' erano stati spediti agli alleali vennero dapprima in Acarnania, e con quella nazione trattarono. La quale candidamente sanzion il decreto, ( i 3 i ) e mandate fuori le sue forze rec la guerra agli Etoli ; comech, se mai ad altri, ad essi certamente sarebbe stato da perdonare, ove differito avessero ed indugiato,

3 18
rf/ff. e al tutto temuta la guerra covicini ; percicch sno 534 e,s confinanti cogli Etoli, e ci che.molto pi mopta , posson essi separatamente di leggieri 'esser sggiogati. Ma della maggior importanza si f u , ebe. poco prima avean essi sperimentate le pi gravi sciagure peli odio che portavan agli Etoli. A me pertanto sembrano gli uomini di animo liberale^ cos in pubblico, co'me in privato, non tener nulla in maggior conto dellonest , nel conservar la quale gli caruani a nessuno de' Greci tcovansi es sere stati inferiori in quasi tutte le vicende, sebbene a picciole forze appoggiati. Con questi non hassi a dubi tare, di contrar societ in difficili circostanze; anzi bassi a sollecitare di farla pi che con qualsivoglia altra na zione greca; perciocch e nedomestici affari e nepub* blici (1 32) dimostran essi costanza e amor di libert. Gli Epiroti al - contrario , uditi gli ambasciadori, confermarono del pari (133) il decreto, ma presero di recar la guerra agli Etoli allr appena che il re Filippo gliel ebbe gi recata , e agli ambasciadori degli Etoli risposero, chera piaciuto agli Epiroti di restar con essi in pace : con dotta invero niente generosa e ferma. Mandali furon eziandio ambasciadori ai re Tolem eo, per chiedergli di non inviar danari agli E to li, n qualsivoglia altra prov vigione contra Filippo e gli alleati. XXXI. I Messenii, per cagione de* quali la guerra ebbe principio, risposero a quelli che presso di loro si recarono, c h e , siccome Figalea dominava i loro con fini d era soggetta agli E to li, cos ossi non potean as sumersi la guerra, finatlantoch coiesla citt non fosse dagli Etoli staccata. Siffatta senteuza strapparono alla moltitu-

3 i9
dine che non l approvava, (34) gli Efori la id e , Nieip- A.diR. po ed alcuni altri propensi all oligarchia: stolto partito 534 secondoch io stimo , e molto, lontano -da ci che dovea farsi. Imperciocch , dico io b en s, che formidabil U guerra., ma non formidabile tan to , che tutto sabbia- a sofferire per non riceverla. E perch dunque vantiamo noi tutti i nomi d eguaglianza , di franchigia, e di libert se nulla ci sta pi a cuore della pace ? Conciosiadi non lodiamo gi i T eb a n i, per aver essi a tempi dell* guerra ( 135) Medica cansati i pericoli a pr della Gre cia, e per (i 36) paura abbracciata la causa de Persiani : n lodiamo P indaro, il quale ne' suoi poemi espresse r assenso alla pace con questi detti :
Il cittadino che tranqullilade

Vuol alla patria procacciare, cerchi La luce splendida, d i.nobil pace . Imperciocch avendo egli a prima giunta sembrato asserir cosa ragionevole, fra non molto trovossi che la pi ver* gnosa e dannevole sentenza avea pronunziata. Che una pace giusta ed onesta il pi bello ed utile acquisto ; ma quella che (i38) tristizia o (1 3 9 ) schiavit.disonorano, il colmo del vituperio , e nulla v ha di pi nocivo. XXX II. Ma i capi de Messeni, eh eran Oligarchici, e non miravano se non se alla presente loro utilit , adoperavansi per la pace con maggior impegno che non si conveniva. Quindi abbattutisi a molte peripezie e vi cende , scampavano bens talvolta da timori e pericoli ; ma seguendo questa massima s accrebbe la somma dei

320
A. di R. loro m ali, e la ptria fu per essi esposta alle maggiori

534 sciagure. Della qual cosa a me sembra che questa sia


la cagione. Avean essi per vicini due nazioni delle pi grandi del Peloponneso, anzi quasi della Grecia } cio a dire, gli Arcadi e gli Spartani; delle quali ( i 4o) luna trattolli sempre da nemici irreconciliabili; dacch occup il paese , 1 altra da amici sviscerali. Ma non corrispo sero con animo generoso, n alla nimist deLacedemoni, n (141) all amicizia degli Arcadi. Quindi, allorquando questi eran in guerra fra di lo ro , o con altri popoli, trovavansi i Messenii a buon partito , sendoch vivean in pace e tranquillit , per ( i4 2) esser fuori di strada ; ma quando i Lacedemoni avean ozio, e da nessunaltra cura distratti volgevansi a loro danni , non potevan i Messenii mostrare la faccia alle poderse loro forze, n procacciarsi amici che di buon grado s assoggettassero per loro ad ogni pericolo , e costretti erano o a servir a quelli pagando trib u to , o , se fuggir voleano la ser vit , spiantarsi, lasciando il paese colle mogli e i figli. Locch sovente gi avvenne loro di soflerire, ( i 43) e non ben molti anni addietro. Voglia il cielo , che la presente costituzione del Peloponneso tanto si consolidi, che non v abbia mestieri di ci che sono per dire. Ma se un d qualche movimento e mutazione accada, una sola speranza io veggo rimaner a Messenii ed a Megalopolitani per poter lungo tempo abitar il loro paese ; ovessi, giusta il parere (i4 4 ) d Epaminonda, prendano ad accomunare sineramente ogni loro sorte ed affare. XXXIII. A l. qual discorso aequistan forse fede ezian dio le cose passate. Imperciocch i Messenii oltre a

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molti altri monumenti, eressero anche a tempi ( i 4$) di A.diR. Acistomene uua colonna presso l altare di ( i 46) Giove 534 L iceo , conforme dice (>47 ) Callistene , ponendovi la seguente inscrizione :
Il tempo a ingiusto (i4 8) Re trov vendetta ,

Trov Messene il traditor con Giove Tosto : mal fugge lo spergiuro un Dio.. Salve, o Re Giove , Areadia proteggi . Che, privati della propria patria, pregando essi gli Dei di salvare 1 Arcadia, secondoch io credo, qual seconda loro patria, posero questa inscrizione. E meritamente il fecero ; perciocch , scacciali dal proprio suolo nella gueri-a Aristomenica , gli Arcadi li accolsero non solo , e li fecero loro commeusali e cittadini, ma decretaron ancora di dar le loro tiglie a giovani Messenii. Oltre a c i , fatta inquisizione del tradimento del Re Arislocrale nella battaglia cos detta a l Fosso, lui uccisero, e tutta la sua prosapia spensero. Sebbene , prescindendo ancor dalle cose antiche , gli ultimi avvenimenti dopo la ristaurazione di Megalopoli e di Messene, possono delle cose da noi riferite far sufficiente fede. Conciossiach , allorquando, dubbia essendo la vittoria nella (i49) bat* tagl ia de Greci presso Mantinea pella morte d Epami nonda, i ( i 5 o) Lacedemoni vietar voleano a Messenii d ascriversi alla confederazione, nutrendo grande spe ranza d appropriarsi la Messenia ; i Megalopoli tani e tut gli Arcadi seco loro collegati, tanto v insistettero, che i Messenii ricevuti furono nell alleanza, e ammessi
POLIBIO ,

tomo li.

2I

322
A. di R. al giuramento e alla convenzione di pace, rimanendone

534 fra i Greci esclusi i soli Lacedemoni. AHe quali cose


ponendo mente i posteri, come non crederanno ben ra gionale le cose test da noi esposte ? Questo adunque sia detto in grazia degli Arcadi e deMessenii, affinch, ricordandosi delle sciagure che la loro patria sofferse per cagione de L acedem oni, persistano sinceramente nella mutua fede e b e n e v o le n z a e non si abbandonino vicendevolmente negravi pericoli, per terror di guerra, o per desiderio di pace. X X X IV. I Lacedemoni pertanto ne fecero una al loro solilo { che qui continua il filo degli avvenimenti ); perciocch rimandarono gli ambasciadori al lutto senza risposta : in tanto imbarazzo li poneva la loro stoltezza e malvagit. Laonde sembrami vero il dettato , che spesso ( i 5 i) il soverchio ardir degenera in demenza, e a nulla riesce. Tuttavia in appresso, altri Efori es sendo stati creali , coloro che dapprincipio mosse ave vano le cose, ed erano stati autori della surriferita uc cisione , mandaron agli Etoli per chiamar un legalo. Avendo questi assai di buon grado accettato l invito, venne poco stante per ambasciadore a Sparta Macata. Allora furon i medesimi (osto agli E fo ri, e dis sero doversi a Macata concdre la facolt d aringar il popolo, e creare un ( i 5a) Re secondo il patrio costu m e , e non lasciar pi olire contro le leggi disfalla la Sovranit degli Eraclidi. Dispiacevan agli Efori tutti que* sii procedim enti, ma non si potendo opporre al costoro im pelo, e temendo la riunione della giovent dissero , chc circa i Re delibererebbono poi, e a Macata permisero

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di dar pubblica ragunanza. Raccolta che fu la molliti)- A. diR. d in e, si fece innanzi Macata e con molte parole esor- 534 lolla ad abbracciare 1 alleanza degli Etoli, accusando i. Macedoni con temerit e audacia, e pazze e bugiarde lodi dando agli Etoli. Uscito costui del congresso, grandi furono le contese sull argomento; perciocch alcuni par* teggiavauo cogli Etoli , ed ammonivano che si facesse con loro alleanza, altri a questi contraddicevano. Ma al cuni de vecchi, rammemorando al volgo i beneficii d Antigono e de M acedoni, poscia i danni ricevuti da ( i 53) Carisseno e Tim eo, allorquando gli Etoli po polarmente assalendoli, guastarono la loro campagna , ridussero in servaggio gli abitanti ( i 54) del circondario di S parta, e lesero insidie a Sparta stessa, riconducen do in quella i fuoruscili con frode e violenza : c i , dissi, al volgo ram m entando, ad altra sentenza il vol sero, e finalmente gli persuasero di conservare 1 al leanza con Filippo e co Macedoni. XXXV. Ma i primi autori della sedizione , non si potendo adattare al presente stato delle cose , macchi narono un altra azione scelleratissima , corrompendo alcuni della giovent. Doveano , per una solennit dagli antichi insiituita, i giovani andar armali in processione al tempio di Minerva Calcieca , e gli Efori per com pier il sacrificio fermarsi presso al tempio. In quello alcuni de giovani armali che accompagnavano la pompa gittaronsi di repente addosso agli Efori e li trucidarono nel tempio stesso, che a chiunque vi si rifugge procac cia salvezza, quand anche sia condannato a m o rte, ed allora pella crudelt di quegli nudaci venne in tanto

3a4
A. HE. disprezzo, che presso all altare ed alla mensa della Dea

534 uccisi furono lutti gli Efori. P oscia, continuando ad


eseguire il loro proponimento , tolsero di mezzo i vec chi ( i 55 ) della fazione di Girida , cacciaron in esiglio quelli eh erano contrarii agli E to li, elessero gli Efori dalla loro se tta , e fermarono cogli Etoli alleanza. Le quali cose fecero, ed osarono di trattare con tant odio gli A chei, e con tanta ingratitudine i Macedoni, ed in generale di tenere si pazza condotta verso lu tti, sin golarmente per cagione di Cleoraene e della benevolenza verso di l u i , sperando sempre il suo ritorno e la sua salvezza. P e r ( i 56 ) tal modo gli uomini che sanno de stramente conversare con chi li circonda, non solo presenti , ma in lunga distanza ancora, si lasciano die tro un possente incentivo di benevolenza. 1 Lacedemo ni , a dir v ero, per tacer d altre cose, governandosi allora gi da tre anni colle patrie leggi dopo la fuga di Cleom ene, non aveano neppur pensato di Hstabilir i Re di Sparta. Ma come prima giunse la nuova della morte di Cleom ene, cos il popolo come il maestrato degli Efori s accinsero ad elegger i Re. Elessero gli Efori che avevan intelligenza co motori della sedizione ( i quali pattuiron eziandio 1 alleanza cogli E toli, di cui abbiamo test parlalo ), 1 uno de Re legittimamente e a dovere, sebben era fanciullo, Agesipalide figlio di ( i 5 y) Cleom broto, che avea regnalo allorquando ( i 58) Leoni da perdette il regno; perciocch per sangue era pros simo a questa casa. A tutore di lui elessero Cleomene figlio di Cleombroto e fratello d Agesipoli. Dell altra (159) casa regia vavea dalla figlia (160) d Jppomedonle e

3a5
da (161) Archidamo figlio d Eudamida due figliuoli. A. iti R. Vivea ancor Ippom edonie, eh era figlio d Agesilao 5 3 4 d Eudam ida, ed esistevano molti altri della medesima stirpe, pi lontani bens degli anzidetti, ma attinenti alla stessa schiatta. Questi neglessero tutti e crearono Re Licurgo', de maggiori del quale nessun era stato di cotesto nome insignito. C ostui, dato avendo a ciasche duno degli Efori un talento, divenne discendente d E r cole , e Re di Sparta. Cosi (162) sono le male azioni dappertutto venali. Onde non i figli de figli, ma quegli stessi che fecero quell elezione pagaron il fio della loro stoltezza. X X X VI. Macata , sentilo ci eh era accaduto fra i Lacedemoni, ritorn a S p arta, ed esort gli Efori ed i Re a dichiarar la guerra agli Achei : che cosi sol tanto , disse, finirebbono gli sforzi di colpro, che in Sparla a tutta possa distaccarli voleano dall alleanza cogli E toli, e di quelli che lo stesso faceano in Etolia. Persuasi gli Efori e i R e , Macata se ne ritorn con seguito avendo il suo proponimento per la ( i 63 ) scioc chezza di quelli che con lui teneano. Licurgo co' soldati e colla milizia urbana invase il territorio d Argo } i cui abitanti punto non si guardavano , affidati nella quiete di che godevano. Assaltati d'improvviso (164 ) Policna, Pra sia , Leuca e C ifante, occupolli ; ma attaccati Glimpe e Zarace, fu ributtato. Poich ebbe ci fatto, bandiron i Lacedemoni la preda addosso agli Achei. Persuase eziandio Macata gli E le i, dicendo loro le stesse cose che disse a Lacedemoni , a far la guerra agli Achei. Andando dunque gli affari maravigliosamente a seconda

32 (T
A .U H . degli E to li, enlraron essi nella guerra pieni ili fiducia.

'

534 Non cos gli A chei; perciocch F ilippo, nel quale

riposte aveano le loro speranze, era ancor occupato negli apparecchi, gli Epiroti indugiavano a guerreggia re ; S Messenii stavano cheti. Ma gli E to li, ajutati dalla stoltezza degli Elei e de Lacedemoni , da tutte ( i 65) le parti li circondavano di guerra. c x l, i X X X V II. Circa quel tempo fin il maestrato dArato, ed 535 Arato suo figlio eletto dagli Achei assunse la pretura. Gii Etoli reggeva Scopa , al quale trascorso era allora il maggior tempo del maestrato : che gli Etoli eleggon i loro capi subito dopo l equinozio autunnale, e gli Achei al sorger delle Pleiadi. Era dunque in sull in cominciar della state , quando il giovine Arato fu in vestito del supremo potere-, ed ebbero ad un tempo incominciamento tutte le guerre. Conciossiach Annibaie s acci"nesse allora ad assediare Sagunto ; i Romani spedissero Lucio Emilio nell llliria con un esercito con tra Demetrio F a rio , le quali cose esposte abbiamo nel libro antecedente. (166) Antioco, cui Teodoto conse gnate avea Tolemaide e T iro , faceva preparamenti per assaltar la Celesiria. Tolemeo apparecchiavasi alla guerra Contr* Antioco. Licurgo, incominciar volendo dalle stesse mosse di Cleom ene, pose (167) il campo innanzi allAteneo di Megalopoli ed assediollo. Gli Achei ragunavano peU imminente guerra Cavalli mercenari! e fanti. Filippo levossi -dalla Macedonia coti U n esercito, avendo seco dieci mila Macedoni che formavano la falange, cinque m ila armati alla leggera, ed insieme ottocento cavalli. Erano tutti occupati in coteste imprese ed apparecchi,

327
quando i Piodii recarono la guerra a* Bizantini pelle se- A. di R. gueoti cagioni. , 535 XXXVIII. I Bizantini abitari un luogo , quanto alla situazione marittima comodissimo , e sovra gli altri co nosciuti il pi atto a procacciare sicurezza e.prosperit ; ma quanto alla posizione di terra il meno appropriato ad amendue queste cose. Imperciocch per mare cosi domina precisamente la bocca del P o n to , che nessuna nave mercantile entrar vi pu od uscirne, senza la loro volont. E ricco com il Ponto di prodotti utili alla vita , i Bizantini ne sono al tutto siguori : che pegli usi pi necessari! della vita ci forniscono (168) le contrade del Ponto a dovizia bestiame e schiavi de mi gliori senza contrasto, e pegli agi ne somministrano ab-bondevolmente mele , cera , e cose salate. Di ci che ne nostri paesi avanza prendon olio ed ogni genere di vino. Il frumento a vicenda, secondo le circostanze, quando d an n o , quando ricevono. Di questi ogg etti, e dovrebbon i Greci privarsi affatto, o al tutto inutile gliene riescirebbe il commercio, ove i Bizantini volessero ope ra r con malizia , ed unirsi in societ , siccome (169) fe cero in addietro co Gala t i , cos ora maggiormente coi Traci, o se noti abitassero punto que luoghi : che pella strettezza del passo , e pella moltitudine de barbari aggincenti, inaccessibile al certo sarebbe il Ponto alle no stre navi. Sommi adunque sono i vantaggi die pe ' co modi. della vita essi traggono dalla particolarit della loro situazione ; perciocch ogni cosa, di che han soverchio esportano , e le altre introducono con prontezza e lu cro , senza disagio e rischio alcuno. Ma agli altri au-

3s8
. HR. cora , conforme dicemm o,

deriva da loro profitto. II

535 perch, essendo in certo modo benefattori di tu tti, a


buon diritto non solo riconoscenza , ma ajuto eziandio conseguiscono da Greci , quando, minacciati sono daBarbari. Siccome pertanto pochi conoscono la propriet e natura di que lu o g h i} giacendo essi alquanto fuori di quelle parti della terra che pi frequentemente sono vi sitate , cosi vogliamo che tutti ue abbiano contezza , ed inducansi sovrattutlo a vedere co proprii occhi i paesi che hanno qualche cosa di straordinario e di eccellente, e , ove d non possa effettuarsi, ne abbiano presenti le idee e le forme al vero pi prossime. Quindi crediamo di dover esprre che cosa sia siffatto particolare , e d onde proceda un tale e tanto felice stato dellanzidetta citt. X X X IX ; (170) Il Ponto adunque cos chiamato ha (171) una circonferenza di circa ventidue mila sladii, e due bocche diametralmente opposte , l una eh* esce della (172) Propontide , 1 altra,della palude (173) Meotide, la quale di per s sola gira ottomila stadii. Molti (17 4 ) e grossi fiumi provenienti dallAsia mettono foce ne* recipienti m entovati , e dall Europa se ne scarica in quelli, un maggior n u m ero , e di pi grandi. La M eotide delle lor acque piena sgorga nel Ponto pella r e spettiva bocca, e il.P o nto nella Propontide. Chiamasi ta bocca della M eotide, Bosporo (17?) Cimmerio , il quale ha in larghezza trenta stadii e in lunghezza ses santa , ma tutto il suo fondo basso. La bocca del Ponto appellasi egualmente Bosporo coll aggiunta di T racico, ed lungo da centoventi stad ii, ma la sua larghezza non dappertutto la stessa. Il suo principio dal lato

3a<)
(Iella Propontide l intervallo fra (176) Calcedone e A.diR. Bisanzio, ed ha quattordici stadii; dalla (177) parte del 535 Ponto il cosi detto Tempio ( ove narrasi (178) che Gia sone , nel ritorno dalla Coichide , abbia sacrificato dap prima a dodici Dei ), il quale giace sulla costa dellAsia in distanza di circa dodici stadii dall Europa , di rin contro al teiripio di (179) Serapide in Tracia. Dello sboc car continuo che fanno la Meotide e il P o n to , due sono le cagioni : l una locale e a tutti manifesta, per cui ca dendo molte correnti iu vasi di spazio circoscritto, il liquido sempre pi s accumula, il quale non avendo scolo , dovrebbe vie maggiormente alzarsi , ed occupare un luogo pi grande e pi esteso del recipiente. Ma es sendovi scoli ,, di necessit ci che sopraggiunge e r i donda straripando scorre e sfugge continuamente pelle bocche che vi souo. L altra causa questa. Introdu cendo i fiumi negli anzidetti recipienti, quando dirot tamente piove , molto fango d ogni sorta, 1 acqua scac ciati dalla terra che s'addensa , sempre pi s alza ed (180) esce della stessa ragione pegli scoli ch esistono. E siccome 1 accumularsi della terra e dell acque tra portate da fiumi succede senza posa e di continuo , cos necessariamente accader debbe senza posa e di con tinuo il versamento pelle bocche. Queste sono le vere cause dello sboccar che fa il P o n to , cui non relazioni mercantili acquistano fd e, sibbene la contemplazione di ci che secondo la natura avviene , d onde traggonsi le notizie pi accurate. XL. Dappoich giunti siamo a questo lu o g o , nulla dobbiamo sorpassare, neppur ci che nella natura stessa

33o
A.diR. posto, siccome sogliono

fare quasi latti gli storici: . 535 anzi dimostrativa ha ad essere la nostra narrazione, af finch non lasciamo alcun dubbio agli studiosi intorno a subbietti delle nostre ricerche. La qual cosa si conf a nostri tem p i, in cui aperto essendo l accesso a tatti i paesi per mar e per terra, non decoroso il valersi di testimoni!, di poeti e di scrittori d i: favole intorno alle cose ignorate ; conforme fecero i nostri antecessori nella maggior parte delle notizie, producendo nelle dubbiez ze , siccome dice E raclito, infedeli mallevadri. Sibbene dobbiam ingegnarci, che dalla stessa storia emrga a'leg gitori la convenevole fede. Diciamo adunque colmarsi il P o n to , siocome in addietro, cos ora , e iq processo di tempo (181) essersi per interrar appieno, e qusto, e la Meotide, restando la stessa condizine de luoghi, e continuando a operare le cause per cui s accumula la terra. Imperciocch, il tempo essendo infinito ,> e i re cipienti al tutto circoscritti, egli manifesto che , per poca materia che vi s introduca, a lungo . andare si riempieranno : che per legge di natura il finito, che in tempo infinito cresce o scema, quantunque ci avvenga in minime quantit (figuriamcelo ora cosi) giugner debbc necessariamente al termine prefisso. Siccome pertanto non scarsa , ma grandissima copia di belletta vi entra , cosi chiaro che non tardi, ma presto seguir ci che or abbiam detto. Locch sembra gi accadere, percioc ch la (182) Meotide gi piena, avendo in quasi tutte le sue parti una profondit di dieci a quattordici -brac cia. Quindi non navigabile con grandi vascelli senza pilota, ed essendo stata dapprincipio un (1 83) mare

33r
unito col Pouto secondoch il accordo anneriscono gli - A. di R. antichi, dessa ora un lago (>84) d acqua dolce, poi* 535 ch caccialo ne fu il mare dagl'innalzamenti del fondo, e prevalsero i fiumi che vi. metlouo foce. . Lo stesso del Ponto , e sta ora facendosi , quantunque al volgo poco apparisca pella grandezza del recipiente ; tna chi alcun poco vi attende , il vede ben chiaro. X LI. Imperciocch, ove lIstro con ( i 85) molte boc-* che dallEuropa si gitta nel Ponto, formata si davanti a quelle una striscia che si estende pello spazio di circa mille stadii, distante da terra il corso d un giorno., Ja ( 186) quale ogni di a accresce pella materia chp vi portano Je bocche. In questi luoghi tal fiala chi naviga ' nel P o n to , credendosi ancor in alto mare, urta scpza accorgersi di notte tempo. I marinai - li chiamano (187) banchi. La causa per cui quel terrapieno non aumentasi lungo la costa, ma spinto molto in l , reputarsi dee questa. In quanto le: correnti' de fiupii pella forza con cui progrediscono vincono il mare e davanti a s il cacciano , in tanto la terra ancora , e tutto ci che reca il corso delle acque, necessariamente spinto innanzi, n indugia , n si arresta tampoco. Ma quando per la profondit c piena d e l.mare le cor renti s affievoliscono, ragion vuole, che la materia'por* tata in gi per sua natura, si posi e stia ferma. P er la qual cosa i rapidi e grandi fiumi formano le colmale in lontananza , e presso al conlinente il mare assai profondo ; laddove i fiumi piccioli e che haa dolce corso, fantio gli' argini presso alla foce. Locch preci, puamenle s appalesa nelle piogge ruinose : sendoch ai*

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A. S B . lora i rivi pi com uni, come hanno superala la forza

535 delle onde alla foce, spingono il limo lauto avanti nel
m are, che la distanza in ragione dell impeto con cui ciascheduna corrente vi cade. P er ci che spella alla grandezza della striscia summentovata, e alla moltitudine de sassi, delle legna e della terra che vi recano i fiumi, non punto da dubitarsene (ch e stolta cosa sarebbe) , veggendosi apertamente gni picciolo torrente spesso in breve tempo scavar e tagliare luoghi elevati , trapor tando ogni geoere di materia , di sassi e di terra , e moli di tal fatta innalzare , che talvolta cangiansi gli stessi lu og h i, e fra poco pi non si conoscono. X LII. Laonde non da maravigliarsi, che fiumi tali e cos grandi col perpetuo lor corso producono gli ef fetti testi mentovati , e alla perfine sono per colmar il il Ponto : anzi a chi diritto estima non probabile, ma necessario ci apparisce. E indizio dell avvenire si , che quanto ora 1 acqua della Meotide pi dolce di qulla del mare Pontico , altrettanto vedesi chiaramente differir il Pontico dal nostro mare. Dond manife sto, ( 188) che, allorquando il tempo, in cui s empiuta la M eotide, conseguito avr al tempo avvenire quella proporzione, ' che ha la grandezza d un recipiente a quella dell ahro , egli avverr che il Ponto ancor sia (189) paludoso, dolce e simile ad un lago, non altrimenti che il lago Meotide, e tanto pi presto supporsi dee che ci avr luogo, quanto sono pi grandi e in maggior numero i fiumi che cadon in quello. Locch sia da noi detto contra coloro cui sembra incredibile doversi il P o n to , che gi colmasi, al tutto colmarsi un g io rn o ,

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e mar essendo divenir stagno e padule ; ma pi ancora A. d fi. detto sia in grazia delle menzogne e demiracolosi rac- 535 conti de navigatori, affinch per difetto d esperienza costretti non siamo ad ascoltarli come fanciulli con bocca aperta , ma dietro a qualche traccia di verit possiamo da n<3 stessi giudicare, se le cose che ne vengono ri ferite sieno vere, o n. Ma ritorniamo a quanto ne ri mane di scrivere intorno all' opportuna situazione dei Bizantini. XLIII. La bocca , che unisce il Ponto e la Propon tide , lunga essendo centoventi stadii , conforme test dicemmo, e la sua estremit verso il Ponto avendo per termine il Tempio , e quella verso la Propontide. lo stretto presso Bizanzio; giace nel mezzo fra amendue in Europa il tempio di Mercurio , sovra un promontorio che sporge dentro alla bocca, ed cinque stadii distante dall Asia , nel pi angusto silo di quella , ove dicono che (190) Dario facesse un pnte, allorquando and contra gli Scizii. Nellaltro trailo che discende dal Ponto eguale il corso dell acqua, pella somiglianz de luo ghi che appartengono ad amendue le parti dello stretto. Ma quando la corrente portata dal Ponto, e chiusa ove dicemmo essere la maggior angustia, con (191) violenza si precipita verso il tempio di Mercurio eh in Euro pa , allora volgendosi , come per colpo ricevuto , cade sulla spiaggia opposta dell A sia, e quindi nuovamente , quasi tornando, si ritorce verso le puute dEuropa chia mate i (192) Focolari, donde ripartendo viene a battere sulla cosi detta Vacca , luogo dell1Asia , ia cui narra la favola (193) che I o , tragittato lo stretto , ponesse

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A .d iR dapprima il piede. Finalmente partendosi dalla Vacca ,

535 corre l onda a Bizanzio, ove dividendosi circa la citt,


(ig4) separa di s una picciola p a r te , e ne forma un seno, denominato il ( i g 5) Corno; ma la maggior massa dell acqua se ne stacca nn altra volta , sebbene inde bolita recarsi non pu alla sponda di rincontro , sulla quale Calcedone ; perciocch fatti avendo frequenti andirivieni, e largo essendo il passo , in questo luogo si scioglie la corrente, e non rompesi pi in angolo acuto sul lato opposto, ma pi presto in un ottuso. Q uindi lasciando la citt di Calcedone va gi per (196) mezzo il mare. XLIV. La cagione per cui Bizanzio ha Una situazione cotanto vantaggiosa, ed il (197) contrario C alcedone, quella che abbiam riferita, sebbene a vederle sembra eguale in amendue 1 opportunit della posizione. T u ttavia a chi approdar vuole da una parte non riesce fa cile la bisogna , e dall altra a suo malgrado e di ne cessit la corrente il p o rta , siccome non ha guari di cemmo. Prova ne sia, che ove uno voglia da Calcedone tragittar a Bizanzio , navigare non pu in linea retta per la corrente eh nel mezzo , ma bordeggiar dee verso la Vacca e (198) Crisopoli (la qual citt avendo u n tempo gli Ateniesi occupata, furon essi i primi per consiglio di Alcibiade che ingegnaronsi di prender ga belle da chi naviga nel P o n to ) , e proseguendo abban donarsi al corso dellacqua, dal quale necessariamente portato a Bizanzio. Simile a questa la uavigazione dall altro lato di Bizanzio. Che se alcuno con Ostro cqrrc dall Ellesponto , o in questo dal Ponto con

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(199) Tram ontano, diritta e facile la sua navigazione A.diR. da Bizanzio lungo la costa d Europa allo stretto della 535 Propontide presso Abido e Sesto , e di l parimente indietro verso Bizanzio. Ma da Calcedone lungo l Asia sempre il contrario di ci; perciocch (200) piena di seni la strada , e molto si estende nel mare la cam pagna de Ciziceni. Ma per chi dall Ellesponto va a Calcedone, il navigar presso la costa d E u ro p a , e po scia , avvicinatosi a Bizanzio , torcer cammino e correr verso Calcedone, diffidi per cagione della crrente e delle cose anzidette. Egualmente nel ritorno, uscendo di Calcedone egli impossibile dandare diflati in Tracia, per la corrente eh' nel mezzo , e perch ciaschedun vento (20 j) contraria gli sforzi in amendue i tragitti ; dappoich Ostro fa entrar nel Ponto , e Tramontana uscirne ; e di questi venti necessario di valersi per amendue le corse. Di qui adunque derivano aBizantini le comodit per mare, ma ci che cagiona i disagi che soffrono per terra chiarir quanto siam per dire. X LV . Conciossiach , siccome la Tracia circonda il loro territorio per m odo, che giugne da (202) mar a m a re , cos han essi continua ed aspra guerra co suoi abitanti, e quandanche merc dun grande apparecchio li debellassero una G ata, non potrebbono respingere la guerra pella moltitudine del popolo , e , de potentati ; perciocch se uno ne superano , tre altri pi poderosi ( 2 o 3 ) invadon il loro paese. Ma neppur cedendo, e ca lando agli accordi e a pagar tributi, avanzano maggior mente : che se ad alcuno concedono qualche cosa, cin que colanti nemici pella stessa via si procacciano. Il

, 336
diR. perch stretti sono da perpetua e difficile guerra. Dif-

535 fatti, cosa vha di pi pericoloso che ua cattivo vicino?


Cosa di pi terribile che una guerra di Barbari ? E lottando essi assiduamente per terra con questi mali , senza gli altri che lengon dietro alla g u erra, soffron un (ao 4) supplicio quasi Tantalico secondo il Poeta : che, avendo un terreno fertilissimo , come l hanno con fatica coltivato, e ne nasce grande copia di bellissime biade, vengono i Barbari, ed alcuu ue guastano, altre ne raccolgono e portano via. Allora , oltre al lavoro e alla spesa perduti, veggendo essi aucora lo strazio, pian gono la bellezza delle frutta, e male sopportano il grave caso. Tuttavia sofferendo per abitudine la guerra che fan loro i T ra c i, rispettano gli antichi doveri verso i Greci. Ma come sopraggiunsero loro i G alli, condotti da (*o 5) Coraontorio, misera fu la loro condizione per ogni verso. X LY 1 . Erau costoro parte di quelli che con Brenno mossero dalla patria. Scampati dal pericolo di Delfo , vennero all' Ellesponto , ma non passaron in Asia , e rimasero col , nierceth li dilettava il soggiorno nei contorni di Bizanzio. Soggiogati eh ebbero i Traci y e fabbricata (206) Tuie sede del re g a o , trassero i Bizan tini in sommo pericolo. Dapprincipio nelle invasioni che facevano a' tempi di Comontorio primo loro regnante , i Bizantini pagavaa sotto titolo di regalo tre o cinque mila, e talvolta anche dieci mila monete do ro , a con dizione che non guastassero la loro campagna ; ma fi nalmente dovettero accordar loro un annuo tributo di ottanta talenti, siuo a (207) C avaro, sotto il quale fu

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disfatto il regno, e tutta quella gena distrutta daTraci, ^ che a vicenda la debellarono. A quetempi, oppressi datri- ^35 b u ti, mandarono dapprima ambasciadori a G re c i, ricbiedendoli di soccorso e di qualche sussidio nelle loro sciagure. Ma siccome pressoch nessuno lor diede retta, cosi costretti furono ad impor una gabella a quelli che navigavano nel Ponto. X LVII. Grande danno ed imbarazzo recava a tutti il balzello che i Bizantini riscuotevano per le merci ehe* sportavansi d a l. Ponto , e cosa indegna la reputavano. Quindi tutti quelli eh esercitavano la navigazione se ne lagnarono presso i R odii, che allora erano considerati tenere la Signoria del mare. D onde avvenne che na scesse la guerra della quale ora parleremo. Imperciocch i Rodii , scossi da proprii danni , non meno che dalla perdita a ltru i, dapprincipio unitisi agli alleati, manda rono un ambasceria a Bizantini, chiedendo 1 abolizione della gabella. Non se ne curando essi punto; anzi per suasi essendo della giustizia della loro causa pella disputazione che presso di loro fecero (208) Ecatodoro e Olimpiodoro ( i quali presiedevan allora alla -repubblica de Bizantini ) cogli ambasciadori de Rodii, questi senza conseguir nulla se ne andarono. Ritornali a .casa decretaron i Rtlii la guerra contro i Bizantini pelle anzidette cagioni, e mandaron tosto ambasciadori a Prusia, invi tando lui pure a questa guerra' ; perciocch sapevano che Prusia per certi motivi erasi disgustato coBizantini. XLVIII. Lo stesso fecero i . B izantini, perciocch mandarono, pregando Attalo e Acheo per ajuti. Attalo invero era p ro n to , ma poco potea far inclinare la biroLiBio } tomo li. 22

338
J .d iR . lancia in lor favore, come quelli che rincacciato era da

535 (209) Acheo nel paterno regno. Acheo pertanto , che


dominava tutto il tratto di qua del (a 1o) T a u r o , e di recente assunto avea il nome di re , promise soccorsi. Egli d u n q u e, abbracciato questo partito , sollev a grande speranza i Bizantini, e mise al contrario terrore a Rodii e a Prusia. Imperciocch Acheo era parente d Antioco , salito sul trono della Siria , ed ottenne la summentovata Signoria pelle cagioni seguenti. Passato di questa vita Seleuco, ch'era padre dellanzidetto An tioco, e succedutogli nel regno Seleuco suo figlio raag* giore, Acheo, pella famigliarit che seco lui avea, pass in sua compagnia il Tauro, ben due anni avanti i tempi di cui ora parliamo. Imperciocch Seleuco il giovine , come prima fu assunto al regno, udito che Aitalo avea gi ridotto in suo potere tutto il paese di qua del Tauro, si accinse a por riparo alle sue cose, e superato il Tauro con grosso esercito, fu morto a tradimento dal Gallo Apaiurio e da Nicnore. Acheo, siccome parente, vendic nell istante l uccisione di lui, ammazzando Ni canore ed Apaturio, e resse l esercito ed ogni cosa con prudenza e magnanimit : che essendo 1' occasione a lui favorevole , e concorrendo la volont del popolo a cignergli la coro n a, egli per s la ricus , ma serbolla per il figlio minore Antioco, recando ovunque il ter* ro r delle sue armi, riconquist tutte ' le provincie di qua del Tauro. Andavangli le cose maravigliosamente a se conda ; ma poich rinchiuso ebbe Attalo in P ergam o , e di tutti gli altri luoghi simpossess, insuperbitosi dei buoni successi, iucontanentc torse dal retto cammino ,

33g
e Gioiosi il diadema, e preso il nome di R e , era egli A.diR.

allora il pi polente e formidabile di (ai i) quanti Re 535 e Signori vavea di qua del Tauro. Nel quale ponendo i Bizantini la maggior fiducia, impresero la guerra eoa* tra i Rodii e Prusia. XL 1X . Questi era gi in addietro sdegnato coBizan tini , perciocch avendo decretate alcune immagini di lu i, non le dedicarono, ma trascorsero in negligenza dimenticanza. Gli spiaceva eziandio eh eransi adoperati con tutto l impegno in cessar 1 odio e la guerra di Acheo con A tta lo , stimando che la mutua amicizia di costoro fosse per mlti rispetti nociva a suoi affari. Ir rita alo p u re , che i Bizantini mandati avean ad Aitai pe giuochi (a a) Minervali degli assistenti a sagi-tficti, e a lui pelle feste ( a i 3) Solerie non ne ebbero spedilo alcuno. Covando adunque in lui l ira per tutte queste cause , lieto abbracci 1 occasione offertagli da R o d ii, e cogli ambasciadori stabili, che quelli guerreggiar do vessero per mare, ed egli per terra non avrebbe minor danno recato a' nemici. Cotal incominciamento ebbe la guerra che i Rodii fecero a Bizantini. L. Dapprincipio i Bizantini valorosamente combatte-' vano, affidati nellajuto dAcheo, e fatto venir (ai 4) TU boete dalla Macedonia, non dubitavano che rivolto avrebbono sol capo di Prusia ogni timore e pericolo. Il quale, abbandonatosi allimpeto di cui parlammo, tolse loro il cosi detto Tempio all ingresso dello strtto , eh essi pochi anni prima comperato aveano per molto danaro, attesa I opportunit del suo silo ; volendo che uon ri manesse ( a i 5) qualsivoglia ricovero ad alcuno , o fossa

34o
A.di R. mercatante che navigasse nel Ponto , o altri che con*

535 ducesse schiavi, o dal (216) mare stesso traesse vantag


gio. Prese eziandio quella parte della (217) Misia, che i Bizantini gi da lungo tempo possedevan in Asia. I Rodii , allestite sei n a v i, unitevi quattro degli alleati, e preposto ad esse Senofanto, andarono con dieci navi alla volta dell Ellesponto. Afferrati presso a Sesto im pedivano la navigazione nel Ponto ; se non che il co mandante usc con una per tastar i Bizantini, se m ai, spaventati della guerra, s inducessero a pentimento. Ma non vi badando essi si part, e prese seco le altre navi, salp con tutte verso Rodi. I Bizantini mandarono per ajuti ad A cheo, e a Tiboete spedirono persone che il conducessero dalla Macedonia; perciocch il regn della Bitinia sembrava spettar non meno a Tihpete che a Prusia , di cui quegli era zio paterno. L Rodii, osservando il costante proponimento de Bizantini, immaginaron un mdo accorto per conseguire il loro intento. LI. Imperciocch, veggendo che il continuo perseve rare de Bizantini appoggiavasi alla speranza che avean in Acheo ; sapendo altres che il padre d Acheo era tenuto prigione in Alessandria , e che moltissimo a lui premea la salvezza del genitore, avvisarono di mandar un ambasceria a Tolem eo, e pregarlo di conceder loro Andromaco. Avean essi gi in addietro ci fatto, ma non di proposito ; ora pertanto vi si adoperaron d ad dovero, affine di obbligarsi Acheo con questo beneficio, e renderlo rassegnato ad ogni -loro richiesta. Tolem eo , come furon a lui gli ambasciadori, deliber seco bens di ritener Androm aco, sperando di trarne a suo tempo

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vantaggio; perciocch non era per anche decisa (a18) la A .iiR . lite ch egli avea con Antioco , ed Acheo che poco fa 535 erasi dichiarato R e , potea molto contribuir all esito dell affare: essendo Andromaco padre d Acheo, e fra* tello di Laodice moglie di Seleuco. Ci non di m e n o , siccome Tolemeo avea tutta la volont propensa aRodii, e volea ad ogni modo loro gratificare , cos cedette e consegn ad-essi A ndrom aco, perch il rendessero al figlio. I Rodii, avendo ci eseguito, ed inoltre assegnali ad Acheo alcuni, o n o ri, tolsero, a'Bizantini la principale speranza. Ma altra strana vicenda avvenne a Bizantini : che Tiboete nel ritorno dalla Macedonia guast colla sua morte i loro disegni. P e quali accidenti i Bizantini .smarrironsi d anim o, e Prusia da nuove speranze in coraggiato alla guerra,, esercitava le ostilit con vigore dalla parte dellAsia, ed insieme (219) assoldato avendo i T ra c i, non lasciava dalla parte dell'E uropa uscir i Bizantini, fuori delle porte. I q u ali, essendo loro , fallita ogni speranza, angustiati dappertutto dalla guerra, cer cavano qualche onesto scampo a loro affari. LII. Venuto allora Cavaro re de Galli a Bizanzio , ed ingegnandosi di far la p ac e, e (220) porgendo qua e l le mani con molto impegno; Prusia ed i Bizantini aderirono alle sue instanze. I Rodii, risaputo, il maneggio di C avaro, e la deferenza di Prusia a lu i, deside rando di recar a fine il loro proponimento , elessero Aridice ad ambasoiadore presso i Bizantini, e spediron . insieme Polemocle con, ire vascelli da tre.p alch i, man dar loro volendo , .come si suol, dire , la (221) lancia ed insieme il cadco. Comparsi questi fu fatta la pace.

34a
A .ii. estendo Catone EgKo di Calliguone (sva) Geronetnooe

53$ ** Buansio. Co Rodii stabilita fu semplicemente oon queste parole : I B izantini non esigeranno gabella dei quelli che navigan nel Ponto. Ove ci sia eseguito , i R odii co' loro alleati resteranno in paoe co B izan tin i. Con Pirusia cosi : Abbiano Prusia e i B izantini pace ed amicizia perpetua. N on ispediscano i Bi zantini in alcun modo un esercito contro P ru sia , n P rusia contro i B izantini. M estitm xa Prusia a B i za n tin i le cam pagne , e le castella , e i popoli, e g li schiari fttiti in guerra senza riscatto , ed olire a ci le navi prese nel principio della guerra , e le arm i trovate nelle fo rte zze , siccome il legnam e , e i mar* m i, e i (223) tegoli tolti dalla terra del T em p io .
{ Conctossiacb Prusia , temendo la venuta di T h o ete, 'demolisse tutte le castella ebe credeva opportunamente situate per qualche impresa ). Costringa Prusia i S i

tim i , che trattengano qualche effetto preso dal terri torio della M ista, eh soggetto et B izantini, a resti tuirlo agli agricoltori. Tal principio e tal fine ebbe la
guerra ohe i Rodii e Prusia fecero a* Bizantini. L i li. Circa qnel tempo i (a a 4) 'Cnossi , mandati ambasdadori Rodii , persuasero loro di spedir a s le nari comandate da Poleroocle, e tre vascelli coperti th oltre a queste erano stali calati in acqua. Ci fatto, e giunti i legni in C reta, gli Eleuternei, sospettando ebe Polemocle ucciso avesse il lor cittadino Timarco per rendersi grati i Cnossii , ordinarono dapprima (a 5) rappresaglie contro i R o d ii, poscia diebiararon loro ia guerra. Pocanzi accadde a Liltii ancora irrepa-

radile sciagura. Imperciocch le cose di C reta, a parlar A.di generalmente , eran allora in questo modo costituite. 535 (336) I Cnossii, accordatisi co G ortinii, ridotta avean tutta Creta in loro potere, dalla citt di (337) Litto in fuoti. Questa sola ricusando d ubbidire , s'accinsero a farle g u e rra , e al tutto ingegnavansi di metterla ia fondo , ad esempio e terrore degli altri Cretesi. Dap principio adunque tutti i Cretesi combatterono co Littii. Ma insorta da picciola causa grande contesa, conforme costume de C retesi, vennero fra loro a tumulto. I P o lirren i, (228) i C ere ti, i L am pe!, ed innoltre gli Orii e gli Arcadi d1 unanime consenso, abbandonarono 1 amicizia de Cnossii, e risolverono d entrar in societ coLittii. I Gortinii fra loro si disunirono: i pi vecchi patteggiarono co Cnossii , e i pi giovani co LiltiL Giunse a Cnossii inaspettato questo movimento.;i quindi chiamarono mille uomini dall'Etolia in virt dellalleanza. In conseguenza di ci gli anziani deGortinii occuparon incontanente la rocca , ed introdottivi i Cnossii e gli E to li, parte de giovani espulsero , parte uccisero , e consegnarono la cittA a Cnossii. LIV. In quello essendo i Littii usciti con tutte le loro forze nel territorio nemico, i Cnossii accortisi dell accaduto, occuparono Litto, eh era vuota d i difensori, e mandaron i fanciulli e le donne a Cnosso ; la citt arsero , e distrussero, e in ogni modo manomisero ; poscia se ne ritornarono. I Littii venuti dalla spedizione presso alla c itt , e veggendo il caso , tanto dolore ne concepiron nell anim o, che nessuno di loro os d en trare nella p atria, ma girando tutti intorno ad essa, e

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A. di R. gemendo molto' e lamentandosi della sorte di lei e dell*

535 propria, voltaronsi e ritornarono a L am pe, i di coi


abitanti benignamente gli accolsero , e loro in tutto si proffersero ; ond essi in luogo di cittadini divenuti in un sol giorno privi di citt ed ospiti , guerreggiarono contro i Cnossii insieme cogli alleati. Litto pertanto ebe era (229) colonia de Lacedemoni, e eonsanguinea degli Ateniesi, la citt pi antica di C re ta , ed avea sempre, a confessione di tutti , allevati i migliori uomini di Creta, (23) fu cos intieramente e nel modo pi strano esterrainala. LV. I Polirreni e i Lampei e tutti i loro socii, reg gendo ebe i *Cnossii atlenevansi all alleanza degli Etoli, e che questi erano nemici del re Filippo e degli Achei, mandaron ambasciadori al Re ed agli Achei per soccorsi d alleanza. Gli Achei e Filippo li ricevettero nella comune societ, e spedirono in lor ajuto quattrocento Illirii condotti da Platore, dugento Achei, e cento F o csi. I q u a li, come furon g iu n tia c c re b b e ro non poco le forze de Polirreni e de loro alleati ; perciocch in brevissimo tempo ridussero entro alle mura gli Eleutern e i , iC id o n ia ti e gli Apternei , e li costrinsero a rinunziar all alleanza de Cnossii, e ad abbracciar il loro partito. Dopo questo avvenimento spedirono i Polirreni, e con essi gli alleati, a Filippo e agli Achei.cinque cento Cretesi. I Cnossii ne avean mandati pocanzi mille agli Etoli : laonde (a 3 i) combatteron i Cretesi nella guerra che allora preparavasi dall una parte e dallaltra. Frattanto occuparono i fuorusciti di Gortinio il porto deFeslii, e tenevan eziandio il porto della propria citt

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oon audacia singolare, e da questi luoghi facevano sor- A. diR. tite contro quelli eherano nella citt. In tale situazione 535 erano le cose di Creta. ' LVI. Intorno agli stessi tempi (a 3a) Mitridate ancora reed la guerra (a 33) aSino pesi, d'onde nacque il prin cipio e 1 * occasione della sciagura, che gli spinse agli estremi. Mandaron essi ambasciadori aRodii per soccorso in questa guerra , e parve a Rodii d scegliere tre uo mini , e di dar loro (a 34) cenquaranta mila dram m e, affinch procacciassero con queste 1 occorrente a Sino pesi. A pprestaron i tre nominati dieci mila orci di vino, ( 235) crine lavorato trecento (a 36) talenti, (a 3j ) nerbi lavorati cento , armadure intiere m ille, oro segnato tre mila p ez zi, macchine per (andar,pietre q u attro , oltre (a 38) a* gittatori. I quali effetti presero gli ambasciadori Sinopesi e se ne andarono. Eran allora gli abitanti di Sinope in tim ore, non Mitridate s accignesse ad asse diarli per terra e per mare ; quindi tutti i loro appa recchi a quest-oggetto dirigevano. Giace (a 39) Sinope nelle parti del Ponto che riescon a destra di chi naviga alla volta del F a s i, ed fabbricata sopra una penisola che si estende nell alto mare. L a lingua che l unisce all Asia ( non maggiore di due stadii ) al tutto interchiusa dalla citt che vi st sopra: il rhnanentq della penisola sporge fuori nel m a re , piano , e d facile adito alla citt; ma dove la circonda il mare scoscesa, di malagevole apprdo ed ha pochissimi accessi..'Quindi temendo i Sinopesi, non Mitridate un giorno' ergesse (a 4 ) opere dalla banda dell Asia, e similmente dirim petto a questa facesse per mare una discesa ne luoghi

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4 . difi. piani che sovrastano alla citt, e imprendesse ad asse-

535 diari, ci dissi temendo, si misero ad afforzare la parte della penisola attorniata dal mare, chiudendo con forche e pali tatti gli accssi da qnesto. Posero ad un tempo frecce e soldati ne luoghi opportuni ! che non dessa molto grande , e con mediocre guernigione facilmente si difnde. In questi termini erano le cose di Sinope. LVII. Il re F ilip p o , levatosi dalla Macedonia coll esercito, ( dappoich in queste imprese lasciammo tesl la guerra sociale ) and in Tessaglia e in E piro, affret tandosi d invadere d a 1quella parie 1 Etolia. Frattanto Alessandro e D orim aco, introdotte pratiche con alcuni E girati, raccolsero da mille dugento Etoli in Eanla di E to lia, che giace di rincontro all*andetta citt, e pre parati per essi i pontoni, aspettavan il tempo opportuno alla navigazione. Concios&iach un disertore d Etolia , che lungo tempo avea soggiornato in Egira, osservando che le guardie della porta che ad Egio mena ubbriacavatisi, e negligentemente il lor ufficio adempievano , (a/fi ) arrischiandosi spesso , e passando a Dorimaco , invitollo alla fazione, come qugli cui siffatte imprese eran molto fam iliari. la citt d Egira sitnata nel Peloponneso presso al seno di Corinto fra Egio e Sicione , e giace spvra colli forti e poco accessibili. Pella sua posizione guarda il (a 4 3) P arnaso, e quel tratto della campagna oppsta., ed sette stadii distante dal mare. Venuta la stagione propizia al navigare, D orimaco salp, ed essendo ancora notte afferr presso al fiume che bagna la citt. Alessandro e D orim aco, e con ssi Archidamo figlio di Pantaleone, avendo seeo

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tra grosso drappello d E to li, appressaronsi alla citt A.diR. sulla strada che da Egio conduce, e il disertore con 535 venti de pi spediti, attraversati per rie nascose i pre cipizi! pilli sollecitamente degli altri, merc della perizia che avea de lu o g h i, ed introdottosi di soppiatto per certo acquedotto, sorprese quelli della porta che ancor dorm ivano, e gli uccise mentr erano in letto, tagli le spranghe colie scuri, ed apri agli Etoli le porte. Questi giratisi dentro alla sprovvista , la (>43 ) faceano da so lenni padroni; la qual cosa fu cagione di salvezza agli E g ira ti, e di ruina agli Etoli. Imperciocch credendo che il trovarsi dentro alle porte bastasse per esser al ulto ignori della c itt , ia siffatto modo si diportarono. LV 1IL Soffermatisi dnuque alena poco folti in sulla piazza, cKleguarons per ogni d o v e, avidi di p re d a, ed entrati per forza nelle c a se, rapirono le sostanze, es sendo gi chiaro giorno. Gli Egirati, cui il caso giunse affetto improvviso d inaspettato, (*44) quanti ne fu rono ohe si videro i nemici per le case , sbigottiti e pieni di timore si diedero tutti a fuggire fuori della citt , come se gi i nemici se ne fossero con certezza impossessati. Ma tutti quelli che dalle case ancor intatte, adendo lo scalpore , uscivano per recar a ju to , con cor sero nella rocca. I quali come andava crescendo di numero , faceansi pi animosi ; laddove il corpo degli ElU soemava e vie maggiormente imbarazzava* pelle anzdette cagioei. D orim aco, veggendo il pericolo che gi 'suoi sovrastava, li trinse insieme ed assalt quelli d ie tenevano la oeoa , stimando che un colpo audace allertiti avrebbe e rolli in fuga i difensori col raceoki.

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A.dR. Ma gli Egirati inanimitisi fra loro , tennero

sodo , e 535 valorosamente azzuffaronsi cogli Etoli. E ra la rocca (a4^) senza m u ra , e la pugna facevasi dappresso e a corpo a corpo : onde il combattimento era dapprima ta le , qual ragione volea' che fosse fra chi si cimenta pella patria e i figli, e chi pugna pella propria salvezza. Finalmente andaron in volta gli Etoli che avean fatta T invasione , e gli Egirati colta l occasione del costoro ripiegarsi, incalzaron i nemici con energia ed impeto (246) terribile. D onde avvenne che la maggior parte degli Etoli dalla paura , in fuggendo caddero T uno addosso all* altro , e nelle porte si conculcarono/ Ales sandro mori combattendo , ma Archidamo perdette la vita presso alle porte, soffocato nella calca. Laltra folla degli E to li, furono parte calpestati , parte fiaccaron il collo ne precipizii, fuggendo per vie dirupate. Quelli che scamparono, gittate via le armi con somma vergo gna , si ridussero alle navi, e ri tornar on a . casa contro la loro aspettazione. Cosi gli E g irati, i quali per n e gligenza avean perduta la patria , la ricuperarono ma ravigliosamente col coraggio e col valore. LIX. Circa lo stesso tempo Euripida, che dagli Etoli era stat spedito per capitano agli E le i, corse la cam pagna di D im e, di F ara, e di Tritea, e toltane grossa p red a, ritirossi verso Elea. Ma Micco da Dime,- il qnal era per avventura a quetempi sottopretore degli Achei, usci con tutto il popolo deDimei, deFarei, e deTritei ancora, ed insegu i nemici che allontanavansi. Ma con troppo fervore insistendo, cadde in u n agguato, e fu sconfitto, perdendo molta della sua gente ; perciocch

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quaranta ne furon accisi , e da dugento pedoni* presi. A.diR. E uripida, ottenuto questo vantaggio , ed insuperbitosi 535 della prospera fortuna , fra pochi giorni usc di bel nuovo, ed occup presso (>47) 1' Arasso uh castello d eD im eiin buona situazione, denominato Tico, (Muro) che le favole narrano, aver fabbricato (248) Ercole an ticamente , quando facea guerra agli E le i, perch gli servisse di ricettacolo. LX . I Dimei, i F arei, e i Tritei, (a 4o) rodi mentre che soccorrevano le proprie campagne, e temendo dellavvenire per la presa del castello, mandaron dapprima messi al pretore degli Achei, esponendogli l avvenuto, e richiedendolo d a ju ti, poscia spediron eziandio am basciadori colie medesime domande. Ma Arato non po lca coscrivere soldati stranieri, perciocch nella guerra Cleomenica aveano gli Achei ritenuto amercenarii parie degli stipendii ; seuza che egli era* generalmente nelle im prese, e sovra ogni cosa in tutti gii affari che ap partengono alla g u e rra , timido e lento. Il perch Li curgo prese I1Ateneo de Megalopolitani, ed Euripida , dopo ci che dicem m o, (a 5o) Gortina nella Telfusia. .Quelli di Dima, Fara e T rite a , disperando de soccorsi del P re to re , accordaronsi fra loro a non contribuir nulla in comune agli Achei, e ad assoldare del proprio trecento fa n ti, e cinquanta cavalli, e con questi assi curar i loro contadi. Ci facendo parvero aver provve duto acconciamente a loro affari privali, non cos ai pubblici ; perciocch vennero in fama di farsi autori e capi di malvagio consiglio e di pretesto a chi scioglier volesse il corpo della nazione. Del qual atto accagioner

35o
alcuno a buon dritto principalmente il Pretore , d ie negligeva sempre e menava per la -lunga quelli che bi sogno avean d ajuto. Imperciocch, chiunque trovasi io pericolo, finch gli rimane quaiehe speranza negli amici e negli alleati , ama d appoggiarsi a (a5 1) quella ; ma quando nelle disgrazie da loro rinunciato, costretto ad aiutar s stesso secondo le proprie forze. Quindi non sono da incolparsi i T r ite i, i Farei ed i D itnei, per aver del proprio assoldate m ilizie, indugiando a occorrerli il Pretore degli Achei; sibbene meri u n essi biasimo per aver ricusato di contribuir alle pubbliche spese. Conciossiach fosse lor dovere di non negliger i proprii bisogni ; ma prosperosi cotn1 erano e possenti , avean essi a mantenere gli obblighi verso il comune governo: massime che giusta le leggi comuni ne avrebbon infallibilmente ottenuto la retribuzione, e ci eh della maggior importanza , essendo essi stati (a 5 a) gli autori principali dell unione Achea. LXL Le cose adunque del Peloponneso eran in que sta situazione. Frattanto il re Filippo , varcata la T es saglia , venne nell Epiro, ed unite a Macedoni tutte le forze degli E^iroti, e trecento frombolieri che gli erano andati incontro dall A ch ea, ed i cinquecento Cretesi mandatigli da P o lirren i, prosegu, e passato l Epiro giunse nel territorio degli A m b ra cio li.C h e se egli di primo impeto senz arrestarsi penetralo fosse nel cuor dell E io lia, sopravvegaendo di repente ed inatteso eoa un poderoso esercito , avrebbe posto fine a tutta la guerra. Ora lasciandosi persuadere dagli Epiroii ad as sediar prima Amhraco , diede tempo agli Etoli di ri-

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comporti, c di provvedere, e di prepararsi all avvenire. A.di Imperciocch gli Epiroli , cui il proprio vantaggio pi 535 stringea che non il comune degli alleati, desiderando grandemente d assoggettarsi Ambraco, pregaron Filippo <ii por l'assedio a quel castello, e di espugnarlo innanzi ogni cosa. Stimavan essi di somma importanza il ri prender agli Etoli lAmbracia, locch'speravano di con seguire soltanto , ove insignoritisi dell anzidetto luogo , minacciassero la citt. Ambraco un castello ben for nito di fortificazioni esterne e di mura, giace fra paludi, conducendovi dalla campagna un solo ristretto terra pieno , e sovrasta opportunamente al territorio e alla citt (u53) d' Ambracia. Filippo adunque, indotto dagli Epiroti , accam possi dinanzi ad Ambraco , ed occupavasi dell app arecchio necessario all assedio. LXII. Scopa nello stesso tem po, traendo seco tutte le forze degli Etoli , e marciando pella Tessaglia, invase la Macedonia. Spaziando per il piano della (354) P ie ria, guastollo , e accozzata molta preda con tinu il cammino verso (255) Dio. Il qual luogo es sendo dagli abitanti abbandonato, egli vi entr, ne ro vesci le m u ra, le case, ed il ginnasio ,, (a 56) arse i portici intorno al tem pio, guast tutti i doni eh erano col per ornam ento, o per uso di quelli che concorre vano alle solennit, ed atterr eziandio tutte le imma gini de Re. Cos adunque nel bel principio della guer r a , e nel primo fatto costui, non solo gli uomini, ma glIddii anco fa ostilmente tra tt , e al ritorno in Etolia non fu come ?mpio considerato, ma qual valenl uomo nato pel pubbljco b e n e , O n o r a lo ed osservato , riem -

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A. di/l. piendo gli animi degli Etoli di (a 5y) vane

speranze e 535 di stolto orgoglio. Impeirciocch pensaVansi che nessuno oserebbe d'avvicinarsi all Etolia, m entre eh essi impu nemente guasterebbono , non solo il Peloponneso, siccom era loro costume , ma la Tessaglia ancora e la Macedonia. L X I1 I. Filippo,* udite le cose accadute in Macedonia, e pagato hen presto il fio (a 58) del peccato e della gara degli E p iro ti, assediava Ambraco ; ed ergendo as siduamente trincee, e facendo ogn altro apparato, tosto sbigott quelli eh erano d en tro , e in quaranta giorni compiuti prese la terra. La guernigione, di cinquecento Etoli composta , lasci libera sopra la parola , e con segnando agli Epiroti A m braco, sazi la loro brama. Egli poi prosegui coll esercito, e pass davanti a (259) C aradra, affrettandosi di tragittar il golfo d A m bracia, il quale presso al tempio degli A carnani, chia\ mato (260) Azzio , ha la maggiore strettezza. Imper ciocch gittasi cotesto seno dal mar di Sicilia fra 1 Epiro e l Acarnania con una bocca molto angusta, avendo essa meno di cinque stadii. lnnoltraodosi dentro terra acquista la larghezza di cento stadii, ed in lungo dal mare si estende a circa trecento stadii. Divide l E piro dall Acarnania, ed ha quello a settentrione, que sta a mezzod. Traghettato chebbe l esercito per lanzidetta bocca, varc 1 Acarnania, e venne a (261) Foezia citt dell Etolia , avendo presi seco due mila fanti e dugento cavalli Acarnani. ' Accampatosi* intorno alla mentovata c itt ,.e datole per due giorni assidui e te r ribili assalti , la prese a p a tti, licenziando (262) sopra

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la parola gli Etoli che vi erano. La notte appresso , A.diR. quasich la citt non fosse per anche presa , vennero 535 in soccorso cinquecento E to li. Dell arrivo de quali avendo il Re avuto previo sentore , colloc agguati in certi luoghi opportuni, e la maggior parte ne uccise : gli altri fece prigioni, tranne pochissimi. Poscia, distri buito all esercito per il bisogno di trenta giorni del frumento col rinvenuto ( che grande quantit se ne trov raccolto in Foezia ) , prosegui colle sue forze , prendendo il cammino della (a 63 ) Strafica. Come fu distante dalla citt circa dieci stadii, pose il campo presso al fiume Acheloo. Di l usciva, ed impunemente guastava la campagna , non osando di mostrarsi alcun nemico. LX 1V. In quello gli A c h e i, oppressi dalla guerra , come riseppero che il Re era vicino , gli mandaron ambasciadori per richiederlo d ajuti. I q u a li, abbocca tisi con F ilip p o , mentre eh era ancor a S trato , gli esposero quanto era stalo lor im posto, e fattogli cono scere la preda che raccoglier potrebbe 1 esercito nel territorio nemico, gli persuasero a tragittar il (264) Rio, ed invader 1 Elea. Il Re , udito ci , trattenne gli am basciadori , dicendo che avrebbe deliberato intorno alle loro proposizioni ; egli pertanto, levate le tende , pro segu verso (265) Metropoli e (266) Conope. Gli Etoli occupavano la rocca di M etropoli, ma la citt aveano sgomberata. Filippo arse Metropoli e continu la marcia verso Conope. Ma essendosi ragunati i cavalieri degli E to li, ed arrischiali di venirgli incontro al passo del (267) fiume, eh innanzi alla citt in distanza di venti p o l i b i o ; tomo / / . 23

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A.diR. stad ii, e sperando essi che , o gli vielerebbon al tatto

535 di tragittare , o recherebbono gran danno a Macedoni nell uscir dell1 acqua : il Re accortosi del lor disegno , ordin all armadura leggera d entrar la prima nel fia me , e d uscirne in drappelli serrati cogli scudi uniti. Mentrech questi ci eseguivano , come prima pass la prima insegna, lieve zuffa appiccavan con essa i cavalli degli Etoli. Resisteva questa (268) accozzando gli scudi, e frattanto passavano la seconda e la terza, e congiun tesi coll' altra che gi stava salda , facevansi egualmente riparo colle armi. Laonde non potendo far nulla, ed essendo a mal p a rtito , si ritirarono nella citt. Da quind innanzi 1 orgoglio degli E to li, rifuggitosi nelle citt , non pi si mosse. F ilip p o , passato il fiume col1 esercito , e (269) guastata impunemente la campagna, giunse ad Itoria, picciolo castello che giace'-peliappunto sulla strada per cui si passa , cd molto forte di natura e di mano. AH avvicinarsi di lui la guernigione spaventata abbandon il luogo. II Re, fattosene padrone, spianollo , e ordin similmente a guastatori d abbattere tutte le torri eh erano in que dintorni. LXV. Varcate (270) le strette, fece il resto del cam mino a bellagio, dando tempo allesercito di raccoglier preda nella campagna. Essendo li soldati carichi d ogni cosa necessaria, venne ad Eniade, ed accam pata! presso (271) Peanio, risolvette despugnare prima questo luogo. Dopo ripetuti assalti prese la citt, la cui circonferenza era minore di sette stadii, ma che nell insieme delle case, delle mura e delle torri con la cedeva a nessuna. Le mura di questa rovesci tutte sin al suolo , le case

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disfece, e le legna (27) ed i mattoni adagi sopra fo A di R deri nel fiume cqn molta cura e (2^3) li condusse ad 535 Eniade. Gli Etoli dapprincipio impresero a custodire la rocca d Eniade, assicurandola con mura ed altri ap parecchi ; ma appressatosi F ilippo, sgomentaronsi e ne uscirono* Il Re occup questa citt ancora, e tosto pr* seguendo, accampossi nella (*74) Calidonia presso ad un picciol luogo forte chiamato Eleo , ben assi curato con mura ed ogni altro apparato, avendo Attalo somministrato tutto ci che a tal uopo era necessario. I Macedoni , poich se n ebbero colla forza imposses sato , spogliarono tutta la Calidonia e ritornarono ad Eniade. Filippo osservata la situazione del luogo favo revole ad ogni impresa , e massimamente alle discese nel Peloponneso, incominci a cigner di mura la citt. Imperciocch giace essa sul mare nell estremit dell Acaraania, ove confina cogli Etoli, circa il principio del golfo di Corinto. Nel Peloponneso le sta di rincontro la spiaggia di D im a, e vicinissimi ad essa sono i din torni dell' Arasso, d onde non distante pi di cento stadii. Le quali cose considerando , Filippo afforz la rocca di per s , e il porto e le darsene circondando di muro, divisava di congiugnerle colla rocca, valendosi a cotal lavoro delle materie recate da Peanio. LXVI. Mentrech il Re era in queste cose occupato, venne dalla Macedonia un messo colla nuova, che i (276) Dardanii, conoscendo eh egli era per fare una spedizione nel Peloponneso, raunavano forze, e faceano grande apparato , determinati d invadere la Macedonia. Udito ci, e stimando essere necessario di soccorrer in

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A. di R. fretta la Macedonia , rimand gli ambasciadori degli

535 Achei colla risposta, che come prima provveduto avesse


alle urgenze che gli erano state significate, niente avrebb 1 egli maggiormente a cuore che d ajutarli secondo la sua possa. Poscia, levato il campo, sollecito ritorn per quella strada eh era venuto. Era egli per passar il seno A m bracico, tragittar volendo dall Acarnania nellEpiro, quando fu a lui (277) Demetrio Fario con una sola b arca, poich i Romani lo avean espulso dall Uliria , conforme esponemmo ne libri antecedenti. Filippo lac colse benignamente e glimpose di navigar alla volta di C orinto, e di 1 1 venir per la Tessaglia in Macedonia. Passato poi nell E p iro , prosegu innanzi senza posa, e come giunse a Pella nella Macedonia, i Dardani sentito il suo arrivo da certi disertori T ra c i, ne sbigottirono , ed incontanente licenziarono l esercito, sebbene gi vicini erano alla Macedonia. F ilip p o , informato che i Dardani avean mutato pensiero, accommiat tutti i Ma* cedoni per il ricolto dell autunno, e recatosi in Tessa glia, pass in Larissa il resto della state. Intorno a quel tempo Emilio men dall Uliria splendido trionfo in Roma , ed Annibaie, espugnata Sagunto, mand l eser cito aquartieri. I Romani, risaputa la presa di Sagunto, spedirono ambasciadori a Cartaginesi per chiedere la consegnazione d Annibaie , e insieme prepararonsi alla guerra, avendo creati consoli Publio Cornelio Scipione , e Tiberio Sempronio. Delle quali cose abbiamo partitamente ragionalo nel libro antecedente ; ma ora le ri produciamo a soccorso della m em oria, secondoch dap principio promettemmo , affinch meglio si conosca la

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corrispondenza degli avvenimenti. Cos (278) termin il A .ilR . primo anno dell Olimpiade che abbiamo per le mani. 535 LXVII. Giunto presso gli Etoli il tempo (279) dell elezione de maestrati , crearono pretore Dorimaco. Il quale , come prima fu investito del supremo p o tere, raccolse gli Etoli sotto le a rm i, invase la parte supe riore dell Epiro , e devast la contrada, usando nel guasto tanto maggior animosit, quanto meno pel pro prio vantaggio, che per far danno agli Epiroti tutto eseguiva. Venuto al tempio (280) di D odona, bruci i portici, distrusse molti voti, e spian la sacra casa. P er tal guisa gli Etoli non hanno (281) confine fra la guerra e la pace ; ma in amendue gli stati commettono ogni at tentato contrario alle comuni costumanze degli uomini ed alle leggi. Costui adunque, avendo tali e tante scel leratezze operate, se ne ritorn a casa. Era (282) gi l in verno avanzato, quando F ilip p o , non aspettando nes suno il suo arrivo in quella stagione , con trecento scudi (a 83) di bronzo , due mila d'arm adura leggera , e trecento C retesi, oltre a quattrocento cavalieri della sua guardia, si parti da Larissa, e traghettata questa gente dalla Tes saglia in E u b ea, e di l a C in o , venne pella Beozia e la Megaride in Corinto intorno al solstizio invernale, facendo il cammino con tanta assiduit e segretezza , che nessuno de Peloponnesi lo avea sospettato. Chiuse le porte di C orinto, e tagliati (a8 4) con guardie i pas si , chiam a s il giorno appresso Arato il maggiore da Sicione, e gli diede lettere per il Pretore e le citt degli A chei , in cui fece loro a sapere, quando e dove dovessero venire ad incontrarlo in armi. Avendo dato

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4 . dR. ordine a queste cose, and innanzi e pose il campo in-

535 torno (385) Dioscurio nella Fliasia.


LXYIII. Frattanto Euripida avendo seco due coorti d E le i, con pirati mercenarii , che insieme somma vano da due mila dugento, e con cento cavalli, mosse da (286) Psofide, e marciava pella Fenea e la Stinfalia , senza saper nulla di Filippo , con animo di depredare la campagna di Sicione. La stessa notte, in cui per av ventura Filippo era a campo presso Dioscurio, pass .davanti agli alloggiamenti del Re , ed in sul mattino era per entrare nella Sicionia. Ma alcuni Cretesi di quei d i F ilip p o , lasciate avendo le file per rintracciar (287) preda, s avvennero nella gente d Euripida. 11 quale in terrogatili , e conosciuto l arrivo de M acedoni, non pa les a nessuno ci che gli fu riferito, ma. retrocedette col1 esercito, prendendo la stessa strada per cui era. venato } con volont ed insieme con isperanza di prevenir i Ma cedoni , e uscendo della Stinfalia giugner ne luoghi pi alti e di difficile passaggio. 1 1 Re , non sapendo nulla de nem ici, giusta il suo proponimento partissi in sul mat tino, destinato avendo di marciare per (288) Stinfalo stesso ' alla volta di Caffia ; perciocch col scritto avea agli Achei di recarsi armati. LXIX. La vanguardia deMacedoni essendo pervenuta alleminenza presso al luogo chiamato (289) Apelauro, che dieci stadii circa innanzi a Stinfalo situato ; vi giunse ad un tempo la vanguardia pure degli Elei. Euripida , accortosi della faccenda da ci che gli era riferito, prese seco alcuni cavalli, e sottrattosi dall imminente percolo, si ritir per vie non calcate a Psofide. Il grosso

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dell esercito E leo , abbandonato dal suo capo, e sbigot- A. di l. tito di quanto accadeva, arrestossi nel cammino , non 535 sapendo che fare, n dove volgersi. Imperciocch dap principio credevan i loro comandanti, che alcuni Achei fossero col accorai per recar ajoto, ed ingannavanli sovrattutto gli scudi di bronzo, i quali sembravano esser Megalopolitani, dappoich avean questi usate siffate armi nella (290) battaglia contro Cleomene presso Selasia, armati per tal guisa dal Re Antigono all' uopo d allora. 11 perch ritiraronsi in buon ordine sovr alcune alture, non disperando di salvezza. Ma come i Macedoni pr gredendo si fecero lor vicini, conosciuto ci eh era , andarono tutti in volta gittando le armi. Ne furono presi vivi da mille dugento ; gli altri perirono, parte- per mano de Macedoni, parte ne precipizii : cento soli si salvarono. Filippo mandate le spoglie ed i prigioni a Co* rin to , continu l ' esecuzione del suo disegno. I Peloponnesi forte maravigliaronsi dell accaduto ; perciocch ad un tempo udirono l arrivo e la vittoria del Re. LX X . Innoltratosi peliA rcadia, ov ebbe a sopportar molta neve e gravi stenti nel superare l O ligirto, giunse il terzo giorno di notte tempo a CafGa. Ivi rinfresc leser cito per due g iorni, e preso seco Arato il m inore, e gli Achei eh eransi con esso lui raccolti, per modo che tutte le sue forze ascendevano a dieci mila uom ini, marci per la Clitoria verso Psbfide , raccogliendo dalle citt per cuipassava dardi e scale. Psofide una terra , secondoch tutti dicono, antica, fabbricata dagli Arcadi dellAzanide (291), e giace, ove il Peloponneso intiero si con sideri, nella sua (29) parte-di mezzo sull estremit oc-

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A. d i R. cidentale dellArcadia , contigua agli ultimi (293) Achei

535 che abitano verso ponente. Signoreggia opportunamente


il territorio d Elider, con cui allora reggevasi in comune. Presso alla quale F ilip p o , giunto dopo tre giorni da C affia, osteggi sopra le alture che tanno a ' cavaliere della citt , d onde poteasi senza rischio vedere la citt e i suoi dintorni. 11 r e , osservata la fortezza di Psofi de stava in dubbio di che farsi. Imperciocch nel fianco di lei che guarda a ponente corre uu torrente impe tuoso , che la maggior parte del verno non guazzab ile, e rende la citt ben riparata e inaccessibile p er la grandezza dell alveo che a poco a poco in processo di tempo si lavorato cadendo dall alto. Dalla banda di levante l Erim anto, grande e rapido fiume, sul quale molte cose da molti furono divulgate. E sic come il torrente sbocca nell Erimanto tf mezzod della citt, cos cinti essendo dall acqua ' tre de suoi lu ti, dessa assicurata nella guisa che abbiam detto. All altra parte, ch voltata a settentrione, sovrasta uneminenza / di salde mura fornita , che peli opportuno sito tiene luogo di eccellente rocca. Ha la citt eziandio mura grandi e ottimamente costruite. Oltre a ci vi aveano gli Elei introdotti ajuti, e v era Euripida scampato dalla rotta. LXXI. Le quali cose tutte considerando Filippo e ponderando, ora avvisava d astenersi dall usar forza cntro la citt e dall assediarla , ora vi era propenso , veggendo lopportunit del luogo, il quale, quanto mi nacciava (295) allor gli Achei e gli Arcadi, ed era agli Elei un sicuro porto di. g u erra, altrettanto, ove se

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De fosse impossessato , protetti avrebbe gli A rcadi, e A.dR, sarebbe stato un acconcio ricettacolo agli alleati contra 535 gli Elei, Appigliatosi adunque all ultimo consiglio, or din a Macedoni di pranzare come prima fosse giorno, e di tenersi pronti. Poscia pass il ponte sull Erimanto, senza ebe alcuno gljelo impedisse , per esser l impresa sua inaspettata , e and verso la citt rapidamente ed in atto spaventoso. E uripida, e tutti quelli eh erano nella citt, sbigottirono del fa tto , perocch aveano per fermo , che i nemici non sarebbonsi arrischiati di ac costarsi improvvisamente e d assaltare citt cosi fo rte , n d imprender un lungo assedio pella stagione fredda che correva. A ci riflettendo (296) vennero in mutua diffidenza, temendo non avesse Filippo introdotta qual che segreta pratica con quelli di dentro. Ma poich vi dero che da suoi niente di simile facevasi , salirono la maggior parte sulle mura per difendere la citt, e i mercenari! degli Elei fecero una sortita dalla porta pi a lta , per andar addosso a nemici. Il Re dispose in tre luoghi coloro che applicar doveano le scale alle m ura, e in egual numero di parti divise gli altri Macedoni ; poscia fece dar a tutti il segno colle trombe, ed attacc le mura da tutti i lati. Dapprincipio resistevano valo rosamente quelli che tenevano la citt, e molti ne pre cipitavano dalle scale; ma poich venne meno la prov vigione delle frecce e d ogni altra cosa necessaria ( sendoch estemporaneo apparecchio avean fatto ), ed i Macedoni noh lascia vansi. spaventare , anzi come alcuno era gittato gi dalle scale , quelli che gli stava dietro montava incontanente al suo posto : i difensori della

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A.diR. citt finalmente andarono tatti in volta, e rifuggironsi 5 3 5 nella rocca. De soldati del Re , i Macedoni ascesero sull? m ura, ed i Cretesi, azzuffatisi co merceriarii che erano sortiti dalla porta alta, li costrinsero a fuggir in sommo disordine ed a gittar via le armi. Co quali, mentre gl incalzavano e tagliavano , entrarono promi scuamente pella porta : d onde avvenne che la citt presa fu da tutte le parti. Gli abitanti di Psofide coi figli e colle mogli ritiraronsi nella rocca, e con essi Euripida , e tutto il resto della moltitudine eh erasi salvata.
LXXII. I Macedoni , non s tosto vi entrarono, che rapirono tntte le (297) suppellettili dalle case; poscia alloggiatisi nelle abitazioni, tennero la citt. Quelli che erano fuggiti nella rocca , temendo un tristo avvenire , perocch difettavano di provvigioni, risolverono di darsi nelle mani di Filippo. Mandaron adunque un banditore al Re, e presa licenza di spedir un' ambasceria, elessero a questa i primi maestrati, e con essi Euripida. I quali fecero accordi, ed ottennero sicurt pegli stranieri non meno che pe cittadini ; ma dovettero ritornare l dond eransi p a rtiti, avendo ordine di rimanere nel luogo, sino a che 1 esercito, si fosse levato ; affinch qualche soldato disubbidiente non gli spogliasse. 11 R e , soprag giunta la neve, costretto fu a restare col alcuni giorni, ne quali ragunati gli Achei eh erano presenti, mostr loro primierametile la fortezza e lopportuna situazione della citt pella guerra che faceano ; indi ragion della parzialit e della benevolenza eh egli avea verso la loro nazione. Alla fine disse che ora cedeva e donava la

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citt agli Achei ; perciocch era sno proponimento di A. di meritar di loro quanto poteva , e di non mancar in 535 cosa che atta fosse a dimostrare la sua buona volont. Di che avendogli Arato e tutti gli altri rendute le de bite grazie, Filippo accommiat la ragunanza, e mosse collesercito alla volta di (2 9 8 ) Lasione. I Psofidii, discesi dalla rocca , ripresero la citt e le respettive loro abi tazioni , ed Euripida se ne and a Corinto, e di l in Etolia. I maestrati Achei che vi erano preposero alla rocca Proslao da Sicione con an sufficiente presidio, ed alla citt Pitia da Pellene. Per tal modo fini laffare di Psofide. LXXIIf. Gli Elei che guardavano Lasione, conosciuto 1 arrivo de Macedoni, e sentito ci eh era accaduto a Psofide, abbandonarono subito la citt, ed il Re ap pena giunto occnpolla di primo impeto, ed (2 9 9 ) esten dendo il suo proponimento a vantaggio degli A chei, questa pure lor consegn. Cosi (3 0 0 ) Strato, lasciata dagli E lei, restitu a Telfusii. Dopo queste operazioni venne il quinto giorno in Olimpia, ove sacrificato avendo al Num e, e Convitati i d u ci, e insieme fatto riposar 1 esercito tre giorni , si rimise in cammino, ed entrato nell Elea mand guastatori per la campagna. Egli pose il campo presso ad (3oi) Artemisio, e ri cevuta col la preda, ritorn a Dioscurio. Messo a fuoco il contado, molta gente fu presa, ma pi ancora si rifuggi ne villaggi vicini e ne luoghi forti : che il territorio degli Elei assai popolato, e abbonda di schiavi e di roba oltre ogni altro del Peloponneso. E a tale amano alcuni fra di loro la vita campestre, che

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A.diR. v ha certe famiglie (3oi) benestanti, le quali nel corso 535 di due o tre generazioni non entrarono in Elide. Locch avviene per la grande cura e provvidenza de mae strali a pr degli abitanti della campagna , affinch sia loro fatta ragione sul luogo , e non vengan loro meno i bisogni della vita. E sembrami aver essi tutto ci ideato e con leggi stabilito da molto ' tempo per la (3o3) grande popolazione della campagna , e massime per, la (3o4) sacra inviolabilit , di che anticamente go devano , allorch i G reci, per cagione de giuochi O limpici, concedevano agli Elei d aver il paese sacro ed intatto , e d esser esenti d ogni pericolo , e d ogni vessazione di guerra. LXXIV. In appresso , per (3o5) la contesa degli Arcadi circa il possesso di Lasione e della Pisatide co stretti a difender il terreno, ed a mutar tenore di vita, non si diedero il bench minimo pensiero di riacqui stare da Greci 1 antica e patria inviolabilit : ma rima sero nel medesimo stato , male provvedendo , per (3o6) quanto io credo, all avvenire. Che se v ha una cosa per conseguir lar quale noi tutti facciam voti agii D e i, e tutto soffriamo pel desiderio di parteciparne , ed essa sola fra gli oggetti che presso gli uomini hanno riputazione di beni, tale indubitatamente (dico (3o^) la pace): coloro che, potendo con giustizia e convenienza procacciarsela daGreci in perpetuo non soggetta a con* traversie, la negligono , o non so che altro le preferi scono , come non incorreranno nella taccia di stolti M a, dir forse taluno, saran essi per siffatto genere di vita pi esposti alle ingiurie di chi voglia far loro

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guerra e tradirli. Ci pertanto succede di rado , e se A. d R. pur accada, possan essi dalla Grecia in comune ottener 5 3 5 soccorso. Per ci che spetta alle offese parziali, poich raccojte avrebbono sufficienti dovizie, locch agevol riesce a chi vive tempre in pace, egli chiar che non tnancherebbono loro soldati stranieri e mercenarii, a sussidii ne luoghi e tempi opportuni. Ora , temendo ci che ben rare volle ed inaspettatamente accade, han essi la campagna e le sostanze soggette a continue guerre e devastazioni. Questi avvertimenti abbiam noi dati per amore degli E lei, dappoich finora (3o8) nes sun altro tempo fu pi acconcio della presente con giuntura per ricuperare quell inviolabilit col consenso di tutti ; e gli Elei, conforme dissi di sopra, rimanendo ancor qualche , direm cosi, scintilla dell antica abitu dine , soggiornano di preferenza,nella campagna. LXXV. Il perch all arrivo di Filippo era immensa la quantit di coloro che venivano presi, e maggior anche quella de fuggiaschi. Ma la maggior parte della suppellettile e la pi gran folla di schiavi e di bestiami fu raccolta nel castello chiamato (3og) Talama , per ciocch il terreno all intorno era angusto e d accesso malagevole , ed il castello medesimo (3 1 o) discosto da ogni pratica di gente, e davvicinamento difficile. Il Re sentendo come nell anzidetto luogo moltissimi eransi rifuggiti , e risoluto di non lasciar nulla intentato e, imperfetto, preoccup co mercenarii tutti i luoghi Op portunamente situati all ingresso, lasciate le bagaglie nei campo colla maggior parte dell esercito, prese seco 1 arrnadura leggera e i pi spediti , e marci pelle

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A.diR. strette. Non gli si opponendo alcuno, giunse davanti 535 al castello. Spaventati quelli che avean col ricoverato della repentina comparsa, essendo senza sperienza alcuna nelle cose di guerra , e sprovvisti d ogni apparecchio , dappoich, concorsa v era eziandio la' feccia del volgo , si arresero tostamente. Fra loro trovavnsi ancora dugento mercenarii (3 1 1 ) mescolati, che avea seco menati A'nfidamo, capitano degli Elei. Filippo, impadronitosi di molta roba, e d oltre cinque mila persone, senza la preda che via condusse di quadrupedi innumerevoli, ritorn agli alloggiamenti. Poscia, essendo l esercito so* praccarico d ogni maniera d effetti , e quindi grave , ed imbarazzato, costretto fu a ritirarsi e a ritornare nell Olimpia. LXXVI. Apelle, uno de tutori che Antigono avea lasciati a Filippo ancor fanciullo, era allor per avven tura in grandissimo potere presso il Re. Costui avvi sando di ridurre la nazione Achea nel medesimo stato in cui erano i Tessali , meditava un azione scellerata. Imperciocch i Tessali sembravano bens governarsi colle proprie leggi, e differir molto da Macedoni ; ma nou ne differivano p u n to , ed eran in tutto trattati come i Macedoni, ed eseguivan ogni comandamento de regii ministri. Quindi a siffatto proponimento i suoi consigli adattando, prese a tentar quelli che erano negli allog giamenti. Dapprima dunque permise aMacedoni di cac ciare gli Achei dagli alberghi che occupati aveano an ticipatamente, e di torre ad essi la preda; poscia pelle pi levi cause facea loro metter le mani addosso dagli sgherri. Chi li proteggeva, o soccorreva quando fru-

367 stavansi, egli (3 1 2 ) comparendo in persona facea con A.diR. dur in ceppi, persuaso che in lai guisa a poco a poco, 535 e senza che alcuno se ne avvedesse , gli avrebbe assue fatti a non gravarsi di qualsivoglia maltrattamento che sofferissero dal Re. Eppur avea egli pochi anni addie tro , militando sotto Antigono , veduti gli Achei durar ogni patimento, per uon (3i3) assoggettarsi a voleri di Cleomene. Tuttavia, unitisi alcuni giovani Achei, furou ad Arato, e gli palesarono il consiglio d Apelle. Arato recossi da Filippo , risoluto di resister al male in sul priucipio , e di non indugiare. Per via di questo ab boccamento il Re venne a conoscer l accaduto, e con fort i giovani a non temere , che nulla di simile suc cederebbe loro in appresso ; ma ad Apelle comand di non impor niente agli Achei, senza il consenso del loro Pretore. LXXVII. Filippo adunque, e pegli affabili suoi modi verso di quelli che con lui osteggiavano, % pella sua attivit e ardimento iu guerra, salito era in fama, non solo presso coloro che militavano sotto le sue insegne, ma presso tutti i Peloponnesii ancora. Imperciocch facil non era trovar un Re fornito dalla natura di mag giori pregi peli aggrandimento del suo stato ; essendo in lui e mente acuta, e memoria, e grazia insigne, ed oltre a ci aspetto ed (3 1 4 ) ingegno regio, e sovrattutto instancabilit e audacia guerriera. Ma che cosa abbia espuguate tutte queste doti, e dun Re di buona indole fatto un crudele tiranno, non puossi di leggeri con brevi detti esporre. Quindi a ci esaminar e disputare altro tempo sceglieremo pi acconcio del presente. Fi-

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A .din. lippo levatosi (3i5) dall Olimpia salla strada che con535 duce a (3i6) Farea venne in Telfusa, e quinci in Era, ove vendette la preda , e ristaur il ponte sull Alfeo , volendo (3 1 7 ) per quello invader la Trifilia. Circa quel tempo Dorimaco, Pretore degli Etoli, mand agli Elei che contro quelli che guastavano la loro campagna il richiedevano dajuti, seicento Etoli capitanati da Filida. 11 quale , giunto nell Elea , e presi seco i mercenari degli Elei eh erano da cinquecento, e mille soldati del paese, ed insieme con essi i (3 1 8 ) Tarentini, and in soccorso della Trifilia , eh ebbe questa denominazione da (3 1 9 ) Trifilo uno defigli dArcade. Giace essa sulla marina del Peloponneso fra1il territorio dellElea e della Messenia , ed voltata al mare d Africa , toccando 1 estremit dell Arcadia che guarda 1 occidente inver nale. Sono in essa le seguenti citt : Samico, Lepreo , Ipana , Tipanea , Pirgo , Epio , Bolaca , Stillangio , Frissa, delle quali eransi poc anzi impossessati gli Elei, ed innoltre avean presa Alifera , che dapprincipio era (3:ao) -dellArcadia, e di Megalopoli, avendola (32i) Lidiada Megalopolitano al tempo della sua tirannide per certe private ragioni data in permuta agli Elei. LXXVIII. Del resto Filida , spediti gli Elei in Le preo , ed i mercenarii in Alifera , rimase cogli Etoli in Tipanea , aspettando gli eventi. Il R e , deposte le bagaglie, e passato sul ponte il fiume Alfeo che crre presso la citt d Erea , venne ad Aljfera , che giace sopra un colle tutto allintrno scosceso, ed a cui mena una (322) salita doltre dieci stadii. Sulla cima di tutto il colle una rocca e una statua di Minerva in bronzo,

insigne per bellezza e grandezza. Questa per qual ca- A. di gione fu fatta , e con qual divisamente , e cbi sommi- 535 Distrasse le spese ignoto perfino a terrazzani ; dap poich non vi si trova chiaramente espresso, n donde derivi, n chi 1 abbia dedicata : sibbene sono tutti d accordo esser cotesto lavoro uno de pi magnifici ed artificiosi che facessero (3a3) Ipatodoro e Sostrato. Il giorno appresso pertanto essendo serno e lucido, F i lippo distribu di buon mattino in diversi luoghi quelli che portavano le scale, e innanzi ad ,essi colloc i (324) sussidii de mercenarii, e alle spalle dietro a cia scheduno un drappello di Macedoni. Come spunt il sole ordin a tutti di salir la collina. Eseguivan i Ma cedoni animosamente e con terribil impeto il comandato assalto, e gli Alifarei concorrevano assiduamente a quei luoghi, cui vedeano precipuamente avvicinarsi i Mace doni. In quel mentre lo stesso Re co pi scelti per certi dirupi non veduto ascese al sobborgo della. rocca. Allora dato il segnale, lutti ad un tempo appoggiarono le scale, ed ingegnaronsi di sforzar la citt. Il Re adunque primo occup il sobborgo della rocca , che trov deserto, ed avendogli appiccato il fuoco, quelli che difeqdevano le mura , preveggendo 1 avvenire , e temendo, non, ove preoccupata fosse la rocca, spogliati rimanessero dellultima speranza, abbandonarono a corsa le mura , e fuggirono nella rocca. Ci accaduto, i Ma cedoni mpadronironsi tosto delle mura e della citt. Poscia mandarono quelli della rocca ambasciadori a Filippo, il quale diede loro sicurt, e prese quella pure a patti. f o l i b i o f tomo il. 4

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A.diR. LXXIX. Dopo questi fatti, sbigottiti tutti gli abitanti 535 della Trifilia , consigliaronsi circa la loro sorte e quella della patria. Filida, lasciata Tipanea, e saccheggiati al cuni de socii, se ne and a Lepreo. Imperciocch era questo il guiderdone che. gli Etoli allora davano agli alleati, non solo d abbandonarli apertamente ne tempi pi urgenti, ma di rubarli ancora , o tradirli, facendo provar a socii que m ali, che sofferir debbono i nemici da chi li ha soggiogati. I Tipanei arrendettero la citt a Filippo, e lo stesso fecero gli abitanti d Ipana. I (3^5) Figalesi p u re , sentiti gli avvenimenti della Tri Glia , e disgustati dell alleanza degli E to li, occuparon armati il palazzo de Polena archi. (3 2 6 ) I pirati degli Etoli che dimoravano in quella citt, per il comodo di predare nella Messenia , dapprincipio facean vista di tentar un colpo ardito contra i Figalesi ; ma veggendo che i cittadini d unanime accordo raccoglievansi alla difesa , desistettero dal loro disegno , e poich ebbero capitolato , e prese le loro hagaglie , si partirono dalla citt. I Figalesi mandaron ambasciadori a Filippo, e consegnarono s stessi e la citt. LXXX. Mentrech ci succedeva, i Lepreaii , occu pata una parte della loro citt, chiesero che gli Elei e gli E to li, non meno che gli ajuti col spedili (3 ^ 7 ) dai Lacedemoni!, sgombrassero la citt e la rocca. Dapprin cipio Filida non diede loro retta, ma rimase co1 suoi , come per atterrir i cittadini. Avendo pertanto Filippo mandato nella (3a8) Figalia Taurione con soldati , progredendo questi verso Leprea, ed avvicinandosi gi alla citt: Filida, ci risaputo, s avvil, e i L e-

3?l presti rinfrancarons!, presero animo. E bell azione in A. di vero fecero i Lepreati a procurare la libert della loro 535 patria, e non abbandonar ogni speranza , quando vavea dentro mille Elei, mille Etoli co pirati , cinquecento mercenarii, dogento Lacedemoni!, ed oltre a ci era la rocca occupala. Filida, vergendo che i Lepreati valoro samente resistevano , e i Macedoni appressavausi, usci della citt cogli Elei e co Lacedemoni!- I Cretesi, che Sparta avea mandati, pella Messenia ritornaron a casa , e Filida ritirossi alla volta di Samico. Il popolo di Lepreo , riacquistata la patria, sped ambasciadori a Filippo e gli consegn la citt. Il Re , sentita la cosa, mand pane dell1 esercito a Lepreo, ed egli coll armatura leggera e i pi spediti, si mise in cammino affrettandosi di raggiugner Filida. Trovatolo , s* impossess di tutta la sai* meria, ma Filida, il prevenne correndo a precipizio in Samico. Filippo accampossi innanzi al castello , e fatto venir da Lepreo il resto delle forze, facea mostra a quelli di deotro d assediar il castello. Gli Etoli e gli Elle!, non avendo nulla di pronto per lassedio fuorch te mani, spaven tati della (3 a 9 ) sciagura che venia lor addosso trattarono con Filippo della loro salvezza, ed essendo loro stato conceduto di partirsi colle arm i, andarono in Elea. Il Re a impadron tosto di Samioo ; poscia venendo a lui suppli chevoli gl! altri ancora, prese Frissa, Stillangio , Epio, Bolace , Pirgo , Episalio. Ci fatto ritorn a Lepreo, e assoggettossi tutta la Trifilia in sei giorni. Ammoniti poi i Lepreati, conforme il tempo lo richiedea , e intro dotta nna guernigione. nella rocca, lev il campo, e and coll eseroiio verso Esea lasciando per governatore della

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A.diR. Trifilia Ladico dAcarnania. Arrivato nella citt anzidetta, 535 distribu tutta la preda , e tratte le salmerie da Erea , venne a mezzo verno in Megalopoli. LXXXI. Allorquando Filippo queste cose operava nella Trifilia , Chitone Lacedemonio, stimando che a -lui per diritto di sangue spettasse il regno, e tenendosi gravemente offeso dal disprezzo degli Efori nell elezione di Licurgo alla dignit regia, s accinse a far novit. E parendogli c h e , ove andato fosse per la strada di Cleom ene, e data avesse alla moltitudine la speranza d un nuovo assortimento e d una nuova divisione de terreni, la plebe tosto l avrebbe seguitato , mise mano all im presa. Ed accordatosi su ci cogli amici, e presi da dugento a compagni della sua audacia, tutto occupa vasi in recar ad effetto il suo intendimento. Osservando che il maggior impedimento alla sua impresa erano Licurgo e gli Efori che gli avean procacciato il regno, si volse prima contro questi. Trovali gli Efori (33o) che cena vano , tutti col gli uccise : rendendo loro la fortuna quella giustizia che si meritavano. Imperciocch, o si 'riguardi.a (33 1 ) chi li fece morire, o si consideri la persona in ^grazia di cui furon uccisi, dir ciascheduno aver essi a buon dritto sofferta siffatta pena. Chitone, com ebbe ci eseguito, and alla casa di Licurgo, e .sebbene il trov dentro, non pot tuttavia averlo in suo potere; sendoch trafugato da alcuni amici e vicini, senza che Ch'Ione se n accorgesse, ebbe scampo , po scia per vie impraticabili si ridusse a (33a) Pellene nella osi detta Tripoli. Chitone, fallita essendogli la cosa principale nella sua imprsa, era disanimalo ; ci

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uon di meno fu costretto a continuare. Il perch entr A. di R. armato in piazza, mise le mani addosso a nemici, gli 5 3 5 amici e famigliari confort , ed agli altri rec innauzi le speranze test mentovate. Ma come nessuno gli ba dava, anzi al contrario i cittadini univansi per assaltarlo, conosciuta la faccenda , se ne and di nascoso, e at traversato il paese, venne solo esule in Achea. I La cedemoni! , temendo l arrivo di Filippo, ritirarono tutti gli effetti dalla campagna, e 1' Ateneo (333) di Mega lopoli spianarono ed abbandonarono. Per tal gnisa gli Spartani, che dopo le leggi stabilite da Licurgo, aveano la miglior forma di governo , e la maggior possanza, sino alla battaglia di Leutlra ; dacch la fortuna contri di loro si volse , ed il loro governo progred sempre di mal in peggio, provarono finalmente grandissime sciagure e civili ammutinamenti, da frequenti divisioni di campi ed esilii furon agitati, e sperimentarono la pi acerba schiavit sino alla tirannide di (334) Rabide: essi che in addietro non sopportavano fcilmente neppur il nome di tiranno. Le cose pertanto antiche de Lacedemonii e. le pi d* esse narrate furono da molti in (335) amendue le parti ; ma le pi chiare fra quelle che seguirono, dacch Cleomene abol al tutto il patrio regime , saran ora da noi esposte secondo i respettivi tempi., - LXXXH. Filippo , levatosi da Megalopoli , marci per il territorio di Tegea , e giunse in Argo , dove, pass ilr resto dell inverno, ammirato per (336; tutta la sua condotta e pelle gesta superiori alla sua et nelle anzidelte spedizioni. Apelle pertanto non che Resistesse

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A. fi. dalia- stia impresa, tatto adoperami per ridnr fra poco 535 gli Achei sotto il giogo. E veggendo che gli A rati , padre e figlio, ponevan ostacoli a suoi disegni , e che Filippo li tehei in gran conto, singolarmente il mag giore, pella buona intelligenza che avea avuta eoa Antigono y e perch molto vale presso gli Achei, e sovrattutto per la destrezza ed il senno di lui : prese a <33?) circuirli ed a tesser loro inganni nel seguente modo. Rintracciati quali fossero gli avversarti d Arato nelle opinioni politiche , fece venir ciascheduno dalle respeitive citt, ed (338) aperte loro le braccia li ac carezz ed invit a farsi suoi amici. Presentali eziandio a Filippo, cui ondava ognor ribadendo che, ove ad Arato restasse attaccato, avrebbe gli Achei alleati a Aorma delle convenzioni ; ma se lui ascoltasse, e rice vesse costoro nella sua amicizia, tutti i Pelopoonesii Sommessi sarebbono asuoi voleri. Venuto il tempo del* P elezione de maestrali, fu tosto sua maggior cura che fesse creato Pretore uno di essi, e che gli Arati fossero privati della lor influenza. Quindi persuase a Filippo d andar ad Egio per assister all* elezione de maestrali Achei, sotto specie dincamminarsi per lEIea. Lasciatosi il Re a ri indurre , egli venne col a tempo , e pre gando alcuni , altri minacciando , a stento rec {33) a (ine il suo disegno, vinse pertanto che creato - fosse Pretore Epurato da F a ra , e che Timosseno raccoman dato da Arato cadesse. LXXXII1. Dopo questi affari il Re si tolse di l , e marciando pel territorio di Patra e di Dime , venne al castello chiamato Tico , che domina la campagna di

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Dime. Avealo poco tempo prim a, conforme dicemmo J.eh'fi. di sopra, occupato Euripida. Desiderando ad ogni modo 535 di ricuperarlo aDimei, vi si accamp dinanzi con tutto 1 esercito. Gli Elei che lo presidiavano , sbigottiti arre* sero il castello a Filippo. Picciol luogo questo in vero , ma ben afforzato : che la sua circonferenza non oltrepassa uno stadio e mezzo, ma (34) ^ altezza del muro non in nessun sito inferiore di quindici braccia. 31 Re lo diede a Diraei , e and innanzi guastando la campagna degli Elei. Dalla quale com9 ebbe raccolta molta preda ritorn coll esercito a Dime. LXXXIV. pelle, cui pareva daver in qualche parte conseguito il suo intento, per essere stato crealo a suo piacere il Pretore degli Achei, fu di bel nuovo addosso egli Arati , volendoli al tutto staccare dall amicizia di Filippo. Si diede adunque a formar una calunnia con tale ritrovamento. Aufidamo, capitano degli Elei, preso in Talama con quelli eh eransi col rifuggiti, siccome fu da noi detto di sopra , poich condotto cogli altri prigioni venne in Olimpia , procacci per mezzo d al cuni di parlare col R e ; locch avendo egli O ttenuto* disse, esser possibile di trarre gli Elei alla sua amicizia ed alleanza. Filippo di lui fidatosi, il rimand senza riscatto, ordinandogli di prometter agli Elei , c h e o v abbracciassero la sua amicizia, egli restituirebbe loro tutti i prigioni gratuitamente , procurerebbe sicurezza al loro territorio da ogni estero n e m i c o e d oltre a ci H conserverebbe liberi, senza guernigioni, senza tributi, e (34>) nell uso delle proprie leggi. Gli E lei, sentitp queste cose, non vi diedero retta, quantunque attraenti

376 A M R . e grandi sembrassero, le profferte. Ma Apelle tolse da 5 3 5 questo fatto materia ad inventar la calunnia chegli rap port a Filippo, dicendo che gli Arati non trattavano i Macedoni con. amicizia sincera, n erano lui inge nuamente' affezionati, dappoich avean essi or colpa dell1 alienazione degli Elei. Gouciossiach allorquando AnGdamo da Olimpia fu spedito in E lide, costoro il prendessero in disparte , e l insegassero dicendo, non convenir iu alcun modo a Pelopoonesii, che Filippo divenga larbitro degli Elei: e per tal cagione gli Elei, sprezzando tutte le offerte, conservare 1 amicizia cogli Etoli, e tollerare la guerra contro i Macedoni. LXXXV. Filippo dapprincipio accogliendo il costui discrso , comand che. si chiamassero gli Arati , e che Apelle in faccia a loro ci ripetesse. Come essi appar vero^ Apelle con tuono audace e spaventoso disse le anzidette cose , e tacendo ancor il R e , aggiunse cotali parole. Dappoich il Re > o Aralo , tanto ingrati vi trova , e al sommo sconoscenti, ha egli risoluto di ragunare gli Achei, e, poich.avr ad essi renduto conto di questa faccenda, di ritornarsene in Macedonia., Arato il maggiore , : replicando , preg Filippo , non credesse precipitosamente e snza considerazione quanto gli era r i f e r i t o e .dove: contro qualche amico o Socio a lui giugnesse una relazione., facesse ben / accurato esame innanzi di accettar l accusa. Ci esser condotta regia , ed utile a lutto. Quindi chiedeva egli, si chiamassero quelli che udite ebbero le cose dette da Apelle , si producesse colui che gliele avea rapportate , e nulla si omettesse di quanto potesse contribuir a far conoscere la verit , pria di scoprir alcuna cosa agli Achei.

3 77
LXXXVI. Avendo il Re approvata la proposta , e A. diR. detto, ch egli non trascurerebbe, ma farebbe esatta 535 ricerca , separaronsi. Il giorno appresso , non avendo Apelle recata nessuna prova di quanto avea asserito , avvenne agli Arati il seguente favorevole caso. Gli Elei, allorquando Filippo guastava la loro campagna, presero sospetto d Aufdamo ; onde divisarono di pigliarlo e mandarlo legato in Etolia. Egli avuto seniore del lor disegno, si ritir dapprincipio in Olimpia; poscia, udito che Filippo s intratteneva a Dime peli amministrazione delle spoglie, quatto quatto sen venne a lui. Laonde Arato , come ud che Anfidamo scappato d Elide era presente, fu oliremodo lieto; che pura avea la coscienza. Recatosi adunque dal Re il preg che chiamasse Anfi damo, sendoch egli meglio d ognaltro conoscer dovea quanto apparteneva all accusa, come colui al quale ne fu parlalo , e che avrebbe scoperta la verit , essendo fuggito di casa per cagione di Filippo, in cui allora poneva ogni speranza di salvezza. Il Re da questi detti persuaso , fece venir Anfidamo , e trov 1 accusa falsa. Il perch da quel giorno sempre maggiormente am Arato e lebbe in pregio; ma verso d Apelle mostrossi (34) diffidente; quantunque, preoccupato dallautorit che in generale su Idi avea , costretto fosse a chiuder gli occhi in molle delle sue azioni.. LXXXVIf. Apelle pertanto non desisteva punto dal suo proponimento, ed accusava eziandio Taurione, pre fetto del Peloponneso , non gi biasimandolo , sibbene lodandolo, e dicendo esser lui degno di militare al fianco del Re , con animo di fargli sostituire un altro

37B
A. di R. nel governo del Peloponneso. E fn cotesto nuovo rifi 35 trvamento di calunniare , rovinar altrui non col biasi m o, ma colla lode. Siffatta (343) proclivit al male e invidia , e frode fu dapprima trovala precipuamente da coloro che vivouo nelle corti , e dalla loro reciproca gelosia e cupidit. Mordeva egli pure , ove ne avea Occasione , Alessandro capitano delle guardie , volendo la custodia ancor della persona reale regolar a suo ta lento, ed in somma rovesciai* tutto l ordine lasciato da Antigono. Imperciocch Antigono , mentre visse , go vern egregiamente il reame ed il reai fanciullo, e pas* sa mio ,di questa vita provvide in tutto assai bene allavvenire : che lasci nn testamento, in cui rendette conto 'Macedoni della sua amministrazione, e stabil eziandio pe tempi futuri , come e da chi ciascheduna cosa si dovesse maneggiare, volendo torre a cortigiani ogni occasione di gare e di sedizioni. Fra quelli eh eran al lora nel suo seguito , lasci Apelle uno de1 tu to ri, Leonzio comandante dell armadura leggera , Megalea primo segretario , Taurione prefetto del Peloponneso , e Alessandro capitano delle guardie. Leonzio e Megalea aveva Apelle al tutto in suo potere, ed Alessandro e Taurione ingegnavatsi egli di sbalzare da loro impieghi, di amministrar questi ed ogni altra cosa da s o per mezzo desuoi amici. Locch facilmente avrebbeseguito, se procacciato non si fosse in Arato un (344) Antago nista. Ora fec egli ben presto amara esperienza della stia pazza e cupidigia; sendoch ci ch'egli meditava di far altrui, soffer egli medesimo, ed in brevissimo tempo. Come ed in qtal modo ci avvenisse , al presente sor-

passeremo, e porrem fine'a questo libro. la quelli ebe A M R . seguiranno, ci studieremo despor ogni cosa chiaramente. 535 Filippo, disposti gli affari anzidetti, ritorn in Argo, e col svern insieme cogli amici, licenziato avendo l esercito, e mandato in Macedonia.

38o S OMMA RI O
DEL QUARTO LIBRO.

(jo n x e s s io n t, co*fa tti di sopra descritti L argo mento di questo libro sono le gesta de' Greci n elf Olimpia de c x l Recapitolazione delle cose degli Achei trattate nel libro 11 ( I ) Polibio incomincia la sua Storia dallOUmpiade c x l ; perciocch i Qui finisce Arato la sua; 2 Sono questi fa tti pi vicini all' et di lui ; 3 . Intorno a quel tempo ogni cosa mut aspetto Guerra sociale degli Achei e di Filippo contro gli Etoli ed i Lacedemonii ( 11 ) Cause ed origine della guerra Gli Etoli non possono tollerar la pace Cercano materia di guerra contro gli Achei Dorimaco da Tricone risiede a Figalea per gli Etoli Favorisce i pirati contrai Messenii ( 111) Villa di Chi tone Scirone, eforo de'Messemi, contende con Dorimaco Babirta Dorimaco medita la guerra ( IV ) Aristone pretore degli Etoli infermo Scopa amministra gli affari Dorimaco incita Scopa alla guerra contro i Messenii Scopa decreta la guerra contra i Messenii e i loro alleati Apodeti degli Etoli ( V) Gli Etoli mandano fuori pirati Tentano segretamente il 'Peloponneso Timosseno pretore degli Achei Taurione lascialo da Antigono prefetto del Peloponneso Aralo eletto a Pretore degli Achei Gli Etoli guastano la Messenia ( VI ) Gli Achei decretano ajuti a' Messenii Timosseno diffida delle rmi Achee Arato assume la pretura innanzi' tempo ( VII ) Ingegno

381
e coturni <t Arato - Indole del tuo animo in contraddizione con se stesso Esempli della medesima ( V ili ) Gli Achei si uniscono armati Ingiungono agli Etoli d'uscire del Peloponneso Gli Etoli s'accingono alla partenza Feia, isola delV Elide Gli Etoli amici degli Elei ( IX ) Arato aspetta che gli Etoli se ne vadano Gli Etoli diffi dano d" Arato Torcono dal cammino per andar addosso agli Achei Arato provvede male a fatti suoi Trascura il tempo e luogo opportuno ( X ) Pugna degli Achei cogli Etoli.presso Coffa ( X I) Gli Achei tono messi in fuga da gli Etoli Esito della pugna presso Coffa ( XII ) Gli Etoli ritornano per V Istmo Causa della guerra Socia le ( X III ) Arato accusato nel congresso degli Achei Si scusa ed liberalmente assolto ( XIV) Decreti degU Achei contro gli Etoli' Decreto assurdo degli Etoli ( XV ) Risposte degli alleati Insolenza degli Etoli 1 Lacedemonii segretamente favoriscono gli Etoli G f Illirii navi gano oltre Lisso Scerdilaida si congiugne cogli Etoli contro gli Achei ( XVI) Stolida dissimulazione d Aristone pre tore degli Etoli Cineta citt d Arcadia Fuorusciti Ci netei Ritornati .dall esilio tradiscono la patria ( XVII ) Gli Etoli per tradimento de" Polemarchi prendono Cineta Uccidono gli stessi traditori, e saccheggiano la citt Recans a Lusi e nel tempio di Diana ( XVIII ) Tentano invano Clitoria Menano via il sacro bestiame, e ardono Cineta Demetrio Fario insegue senza frutto gli Etoli, che ritornano Aralo pi prudente che coraggioso ( XIX ) Valore, degli Arcadi Ferocia de' Cinelei Lo studio della musica ne cessario agli Arcadi Regole di Filosseno e Timoteo Non lecito ad un. Arcade ignorar la musica ( XX ) Perch io studio della musica sia necessario agli rcadi Influenza delCambiente nell'ingegno degli uomini I Cinetei inferociti per aver negletta la tnutica Polibio esorta allo sludio della

38a
musica ( 5 XXI) Filippo viene coll-esercito nel Pelopon neso Discordia degli Efori in Sparta Adimantofavoritee i Macedoni, ed ucciso con altri a tradimento ( X XII) Ambasceria degli Spartani a Filippo Partenio monte Altra ambascieria de3Lacedemonii Alcuni consiglieri Fi lippo vorrei bona statuir uda punizione esemplare contro gli Spar tani ( X X III) Ma. il Re Spiega maggior clemenza per insinuazione ( conforme sembra ) d"Arato fatta alleanza co'Lacedemonii ( X X IV ) Oli alleati convengono con Fi lippo a Corinto - Lagnanze de' tocii contro gli E to li, e loro decreto contro i medetimi ( XXV ) Principio della guerra sociale Filippo ammonisce ancora gli Etoli Ami cizia degli Achei e di Filippo ( X X V I) Malizia degli Etoli Fatti trU deLacedemonii Stoltezza congiunta con malizia ( XXVII ) Getta contempranee ( XXVIII ) Apparecchi di guerra fa tti da Filippo Convenzione con Scerdilaida e patti della medesima ( XXIX) Ritposte e decreti de'diversi alleati Incostanza degli Epiroti Am basciadori a Tolemeo ( XXX ) Risposta de Messenii Vergognosa la pace con vilt o schiavit cercata ( XXXI ) Gli ottimali de Messenii male proveggono alla salvezza della patria 1 Messenii sono sempre esposti a lt odio de Lacede monii Ammonizione di Polibio a' Messenii ed ai Megalopoli toni ( XXXII) L Arcadia anticamente quoti unaltra pa tria deMettenii Guerra Aristomenica Battaglia alla Fotta r Fede degli Arcadi vtrso i Mettenii dopo la batta glia 'di Mantinea Polibio etorla i Mettenii e gli Arcadi alla concordia ( XXXIII ) 7 Lacedemonii esitano entrare nellalleanza Fanno venir un ambasciadore dagli Etoli Ma chota ambasciadore degli Etoli Se ne va senz aver fatto nulla ( XXXIV ) Nuovi movimenti a Sparla Pompa della Minerva Calcieca Gli Efori ohe favoriscono Filippo sono trucidati ~ Si conclude un trattato cogli Etoli Il re

383
Cleon&ne i desiderato Nuovi Re a Sparta Agesipolide Licurgo compera la dignit regia ( XXXV ) 1 Lacedemonii recano la guerra agli Argivi ed agli Achei prendono parecchie citt Gli E lei fanno la guerra agli Achei ( XXXVI ) Arato figlio dArato pretore degli Achei Scopa pretore degli E toli Gesta contemporanee Guerra de' Rodii co' Bizantini ( XXXVII ) . Silo di Bizanzio co modo dalla parte del mare 1 Bizantini sono pressoch co muni benefattori della Grecia Ragione di affolla opportu nit di Silo ( XXXVIII ) Descrizione del Ponto E usino Due Bospori - Perch il Ponto di continuo menda fuori le sue acque / fiumi sempre lo riempiono e ne alzano il fondo colla terra che vi apportano Lo storico negliger non debbe la sposizione delle cose naturali ( XXXIX ) Il Ponto Eusino un giorno si colmer La palude Meotide gi colma e la sua acqua dolce Lo stesso accoder al Ponto ( XL ) Cagione e ndicio di questa cosa Siete, o dir vogliamo dorsi , avanti le bocche dell* Islro ( XLI ) < L'acqua del Ponto pi dolce che quella degli altri mari 1 racconti miracolosi sono da assoggettarsi al criterio della ra gione ( X L JI ) Descrizione del Bosporo Tracico - Cor rente dell' acqua ripercossa nello stretto Fossi pi languida verso Calcedone ( X L1II ) Quanto comoda la situazione di Bizanzio, tanto incomoda quella d Calcedone ( X LIV ) 1 Bizantini oppressi dalle guerre continue de' Traci soffron un supplicio quasi. Tantalico ( XLV ) Comontorio re de Galli 1 G alli, debellati i Traci, sono molesti a 'B i zantini Tuie sede regia de Galli Cavaro re de Galli

I Bizantini riscuotono una gabella da chi naviga nel Ponto < XLVI ) / Rodii mandan in vano amiasciadtfri a B i zanzio 'decretano la guerra contro i Bizantini Prusia alleato de'Rodii ( XLVII ) Alleati de' Bizantini At talo , e Acheo re dell'Asia di qua del Tauro Acheo con >

pagno di Seleuco nella spedizione contro Aitalo e vendica tore delluccisione di Seleuco Dispreiza Antioco e si cigne il diadema ( X L V III ) Cause dell' ira di Prusia contro i Bizantini e della tua amicizia Co" Bodii Principio della guerra de' Bodii contro i Bizantini ( X L IX ) Prnsia to glie il tempio a Bizantini Armala de Bodii Tibita zio di Prutia ( L ) 7 Bodii tupplicano Tolemeo di rimetter loro Andromaco padre et Acheo, eh' era cattivo in Alessandria Tibeta muore nel ritorno ( L I ) Cavaro re de' Galli con cilia la pace La lancia ed insieme il caduceo Pace de' Bizantini co Bodii e con Prusia ( L II ) Affari di Creta 7 Bodii alleati de Cnotti 7 Cuossi ed i Gortinii sono Signori di' Creta , fuorch di U lto 7 Polirrenii ed altri si ribellano da' Cnossii Sedizione a Gortina ( L III) Litto distrutta da Cnossii I Lampei accolgon i L ittii ( L IV ) Gli E toli tocii de Cnossii l Polirrenii e i Lampei fanno societ con Filippo e cogli Achei Fuor uscili di Gortina ( LV ) Guerra di Mitridate co' Sinopei 1 Bodii mandano a Sinopei diversi sussidii Situa . zione di Sinope 7 Sinopei afforzano la penisola ( L V I ) Filippo va in Etolia Gli E toli tramano per aver Egira Situazione d Egira Gli Etoli la prendono per tradimen to ( L V II ) Perdonsi dietro alla preda Sono respinti dagli Evirali E periscono quasi tu t ( L V I I I ) L E lolo Euripida guasta i confini dell' Achea Tico castel lo ( L IX ) Arato lento a recar soccorso I D im ei, i Fareij ed i Trtei proveggono separatamente a' loro casi E con cattivo esempio abbandonano il comune degli Achei ( LX) Filippo viene coll esercito in E p irj Ad istanza degli Epi roti assedian Ambraco ( L X I ) Scopa invade la Mace donia Devasta Dio Gli E toli pieni d'arroganza { L X I I ) * Filippo prende Ambraco Golfo Ambracico Filippo in vade 1 ?Etolia Prende Foezia Accampamento sulla riva

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dellAcheloo presto Sirato ( L X I I I ) Ambatciador drgli Achei a Filippo in Aoamania Metropoli Conope Itoria ( LXIV ) Filippo piglia Peanio, Ehiada ed Eleo nella Calidonia Fortifica Eniada (Jj LXV ) Ritorna in Macedonia Viene a lui Demetrio Fario Avvenimenti contemporanei ( L X V I ) Dorimaoo pretore degli Etoli guasta V Epiro Filippo viene a Corinto Convoca gli Achei armati ( L X V II ) Euripida inccigne a guastar la Sicionia S abbatte a Filippo che va a Cafjia ( L X V I I I ) Abbandona vergognosamente i suoi Scudi di bronza Megalopolitani Vittoria di Filippo ( L X IX ) Filippo giugne a C offa Ptojide, citt molto forte Fiume E rimanto ( L X X ) Filippo voglioso di prender P tofde L assalta subitamente e piglia colla forza ( L X X I ) Gli si arrende la rocca Restituisce Psofide agli Achei { L X X II ' Lesione e Strato sono agli Achei restituite Olimpia Filippo guasta V Elide Opulenza della campa gna Elea Inviolabilit degli E lei ( L X X I I I ) Gli E lei neglessero V antico privilegio La pace con onesti mezzi acquistata il sommo de beni Ammonizione di Po libio agli Elei ( L X X IV ) Filippo prende il castello di Talamo S impossessa <t immensa preda ( L X X V ) Apelle uno de tutori di Filippo Ingegnasi di ridurre gli Achei in servaggio Filippo lo impedisce ad instanza di Arato ( L X X V I ) Ottima indole di Filippo mentr era giovine Filippo recasi nella Trifilia Gli Etoli mandano ajuti agli E le i , capitanati da Filida Situazione e cittadi della Trifilia Alifera citt ( LXX V1I ) Magnifica sta tua di Minerva Filippo batte Alifera - e la prende L X X V III) -Mala fede degli E toli verso gli alleati Ti panea, Ipana e Figalia sono consegnatea Filippo ( L X X IX ) 1 Lepreati danno la lor citt a Filippo a malgrado del presirOLlBIO ,

tomo II.

20

386
dio degli Elei e degli E toli Filippo s impadronisce di Samico e di tutta la Trifilia Viene a Megalopoli ( L X X X ) Chilone agogna la tirannide ih Sparla trucida gli Efori Licurgo a stento si salva Nulla rie sce a Chilone Varia fortuna de' Lacedemonii ( L X X X I ) Filippo alle stanze in Argo Apelle calunnia Arato,e lo in sidia Eperato per opera dApelle creato pretore degli Achei ( L X X X I I) Filippo ricupera a' Dimei il castello di Tico Guasta 1Elide ( L X X X III) Aufidamo Eleo messo in libert da Filippo senza riscatto ( L X X X IV ) Accuse dApelle contro Arato Arato rispnde ad Apelle ( LX X X V ) Innocenza d Arato e malizia & Apelle ( L X X X V I ) Apelle tende ' insidie ad altri ancora Nuovo modo di calunniare Prudente testamento dAntigono Apelle macchina di trar a s ogni potere Filippo ritorna o quartieri d'Argo ( L X X X V II ).

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ANNOTAZIONI
AL QUARTO LIBRO.

D egli avvenimenti narrati-in questo libro non trovatisi in T. Livio se non se debolissimi cenni, dappoi ebe la Storia Romana, di cni egli scrittore , non intrecciavasi per anebe co1 , fatti della Grecia. Laonde a Polibio precipuamente dob biamo lesatta cognizione di parte tanto importante della Sto ria Greca; n spositore p ii antorevole potevamo desiderare di la i, ebe cose patrie scrvea poco .lungi da snoi giorni acca dute, e che, nomo essendo d alto affare, a documenti 'pi veraci attigner dovea le sue relazioni. (1) Singolarmente intorno alla nazione Achea. Le vicende di questa nazione , coi Polibio apparteneva, e fra la quale egli avea , quantunque giovile , cotanto figurato -, coteste vi cende , dico, sono il perno sul quale aggirasi la parte dell<| sua storia che spetta alla Grecia. Diffatti era la nazione Achea il centro, e , quasi ebe dissi, il semenzajo d ogni virt ci vile e militare rimasa ancora iti quelle belle regioni. Ma la debole scintilla poca esca trovava a cui apprendersi, e ben tosto le procelle dell'ambizione, dell invidia , dell avarizia, che da ogni lato in lei facean impeto , giunsero a spegnerla. (2 ) Base. Cio l incominciamento, e quasi le prime pietre a cui tutto l'edilzio s appoggia; loccb principalmente si gnifica iv tr x r if, ove si riguardi alla sua composizione. E ben si meritavano questo nome i fatti che', siccome accenna

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Polibio, accaddero nella sua giovent, e nell* et che inaine diatamenle a questa precedette. (3 ) Quanto alla chiarezza, ec. Ov* * p /u 3 ' ift.it at<p*\t7t *v7i ltt JiaXi'ltH , ih 7i wc$cnnn ; letteralmen te , non ci tenri aver sicuri n i i concepimenti, n i le atten zioni. Cotesta proporzione troppo concisamente nel testo espres* m , fa con ragione ampliata dagl* interpreti latini. Il Casaub. tradace < * quod nec ventai illarum ( rerum gestarum ) deprahendi , neo judicari postit de tingulit ( perciocch n i pu cogliersi la verit di quelle ( gesta ) , n i portarsi giudizio sa ciascheduna in partioolare ) . Lo Schweigh. con maggior pre cisione scrive qaod nec ta t clarae nolionet earum rerum iuformari postu n i , nec de earundem ventata tati* certa pudi cari potett *> ( perciocch non possono formarsi idee abba stanza chiare di quelle c o s e , n i pu farsi sufficiente giudizio della loro verit ). P er ci che spetta al vocabolo S i* xi$ in , io credo che lo Schweigh. siasi p ii opposto al vero che il suo predecessore} saadocb ha fra altri signifi cati quello ancora di comprendere, capire, concepire coll in telletto , d i sabbietti de* concepimenti mentali sono le idee, le quali quanto pi sono ohiare , tanto vengono meglio nel1* animo ricevute. Ma , cred io , indica meno i giudizii che porta lo storico su' fatti, ebe le atterzioni di lui pi o meno v ero , secondocb pi o men lontano egli dagli avvenimenti che descrive. Imperciocch la distanza de* tempi reca bens oscurit ed incertezza alle cose narrate , e pu per tal canto nuocer alla veracit de' giadizii ; ma questi uella parte che dipnde dall ingegno e dalla sincerit dello scrittore ( ed dessa la principale in ci che appartiene al ragionamento) non ne patiscono alterazione alcuna. Che poi x possa ricevere il senso di asserzione fia chiaro pel significato analogo del verbo nttpaltu da cni questo sostan tivo i derivato; verbo, che siccome molti altri composti col-

38$
I' ir , ha dae sensi contrarli, significa cosi n eg tri , coma affermare , auerire (*). ({ ) Menano tempra una vUa rapace. EHla por cbsa in* golsre., come nna greca popolazione che nn territorio fertile coltivava, ed area nna spiaggia pel'commercio marittimo Ss- m opportunamente rinata, ai d an e alla pirateria ed alla ra pina , anzich e o o lecita industria accrescer la sua prosperiti. La cagione di ci esser non potea barbarie di costam i, e > gligensa dette arti che alla civilt conducono; dappoich le citt Biotiche) non meno che le altre pi co lte> della Grecia, ornate erano di templi e daltri magnifici edifizii, a tale che fra quelle Pieci rene e Galidone eran a* tempi della loro indi* pendenza considerate il fiore della Grecia. Ne sarehbonsi le annue loro ragnnanze in Termo con solennissime pompe di giouebi e di sceniche rappresentationi celebrate, se nna rozza educazione chiusi avesse i loro animi alle impressioni del bello. - A me sembra pertanto che la loro posisione fra bel* (irosissime genti , qnali si furono principalmente i Macedoni e gli Epiroti., li costringesse a star di continno in arm i, ed a trar partito dalle discordi* e dalle angustie de* rioini. Cosi li veggiamo e ne* tempi addietro (D iodoro x v m , p. 6 4 8 ) * ed al presente devastare con poderose forze la Tessaglia e la Macedonia ancora, come prima i regnanti di queste provincia ne escono co* loro eserciti per im prender qualche spedizione ; cosi li veggiamo coglier ogni opportunit per invader il terri torio * degli Acarnani e degli Epiroti ( Ginstin. xxvm , 2 ) j cosi li veggiam ora giovarsi della nimicma degli Achei e dei Lacedemonii per ispogliar il Peloponneso

(a) Cosi vale t t i A i / a , etcliula, e d includo ; ix $ ,eleggo a sortelepril>a della sorte am , giucco, e tesso di giuocare; m w tapro il sigillo, e chiudo eon sigillo ; a iu so t ed uso >

9
(5 ) Nicostrato ec. Del tradimento operato da costai fa Po menzione nel lib. j x , c. 34 ; ma in che

libio di bel nuovo

cosa siffatto tradimento consistesse egli non appalesa. Sebbene possa sap p o rsi, che il dace Etolo q ai nominato abbia assal tati i B eo z ii, m entre tenevano il loro congresso i .sendoch nel testo poc anzi citato l o rito re A ca rn an a rinfaccia al duca Etlo d aver fallita la fede al cogresso Beotico in tempo di pace.-' Nbn foree d iv e rso 'd a l.p re se n te q u e l Nicostrato ca pitano degli E to li, di cui narra' F ro n tin o ( Stratagem. 1 , ^ , 4 ) , che volendo egli pen etrare n e ff E piro per certe Strette., ove i nemici gli opponevano grande resistenza, stacoata u n a mano de suoi finse di rom per da un* altra p a r t e , ed essendo col concorse le maggiori foto e 'degli E p ir o ti, lasciati in quel silo pochi de* suoi , entr eogli altri pelle' strette. (G) 'La congregazine' d tatti i popoli Beozii. A q a e s ta an nua ragunanr , he Pambeozia n o m a v a s i e celebravasi in Coronea appi dell E lic o n e '( Strab. ix , p.
1

) concorrevano

tutti i popoli della Beozia, e vi si eleggevano i B eo la rc h i, o' d ir vogliano i ; maestrali suprem i di quella nazione. ( 7 ) 'Figalei > Figaia questa citt dell'Aroada denominata, da Strabone <( v i l i s p . 5 4 8 ) , e Fialia da. Tolemeo ( i l i , 1 6 )# e dal nostro t'ancora nfel -cap. 7 9 ; di questa libr , ove i suoi abitanti chiamati sono 4><X7r , Piatesi. Ne cap. 6 e 3 j pres soch to tti i codici hanno

tei'} ma se regger debbe iti

genitivo ploraIe <I>(yaAij che usa Polibio * il nome , dlia citt esser debb totynXii* ( F i g a t e i i ) , come Mantin eia)i il <ii coi genitivo plurale ( 8 ) Chirone. Sospetta lo stesso Scirone Schweigh. che questi fosse lo poco ap prefetto - de Messenii , di cui parlai

press ; ma in tal caso sarebbesi egli lagnato della ricevala ofTesa, qnando volle che non si lasciasse uscire Dorim aco della citt. O ltre a ci avrebbe Polibio scritto ri

tv u v X tn ( l a villa di C h iro n e )

senza l aggiunta di x* X tl-

39 i .
( ititi ( cosi d e t t a ) , che denota un nome di data a n t i c a / come chi dicesse- la torre cosi detta del Greco. (9 ) Non consegnasse al supplirlo, "li StxrtSmti' eie (affin
ch sieno Tenditori, di giustizia ) dioe E rodoto land ( v , 2 ) par-, de*Ionii, costretti da Artaferne prefetto di Sardi a far

tra di loro pace, ed a p u n ir quelli che -avean gli altri oltragn giati. Io questo senso adnnqne 3*<rti%ts sarebbe colai che castiga l offensore; laddove secondo Polibio , che scrive sa (ie itn ll* n s v c tfirx -7cut iStxn*Sl*s ( se non consegnasse a dar soddisfacimento gli offensori ) qoesta denominazione con verrebbe all offensore stesso. ( 1 0 ) Che per ogni modo erosi spogliato della sua virilit. Non so come i commentatori abbian potuto disputar tanto sai senso di questo passo. Se non vi fosse la determinazione xala Triitt Ifiv rti (p e r ogni m odo) quelh> spoglio deila vi rilit avrebbe ammesso diverse spiegazioni; ma essendosi P o libio espresso con tanta c h ia rez za , egli e ra impossibile di Don conoscere che Babirta-, a detta d i l a i , avea deposto il vigor maschile , cos dal c o rp o , come dall animo. (1 1 ) Cappello. Il testo ha itahri ( Cansia ) , c h era unsi specie di cappello . con giro la rg o , p er difendersi dal so le; siccome ifdica la sua etimologia *mlm ( a r d o ) . D apprinti^io usatasi da soli Macedoui (V a le r. Mass, v , 1 , 4., stern. ) ; ma poscia fu adoperato ancora da Ramarri (M arti!, xfiv, 2 < )) e singolarmente d a soldati , conforme leggesi in Plauto ( M iles v , i , V. 4 i ; Persa 1 , 3 , -vi 7 5 ) . A tempi di Vegc* zio 'a p p lica tasi qaesto nome a graticci (vineis ) sotto i quali mettevansi gli assediami a riparo dalle fre c c e , non altrimenti che sotto il cappello la testa in salvo da dardi del sole.

Giorna secondo la Crusca sorta di sopravveste m ilitare ,


pn corrispondere al %y*ftvs (C h la m y * ) cho si legge .nel testo. ( 1 2 ) Questi adunque. Cio Dorimaco , cui Scirone piaggior

villana non potr fare, che chiamarlo per il nome ili qaella sozzissima persona , cni tanto somigliava. ( i 5) Da un soprannome e da. un mal bottone. Non piacque a Merico Casanbono ed al Reiske 1 in v * ('/*fti'at (d a scel leratezza) che hanno tatti i libri , e vi sostituirono i* w(vrvpti'xt (d a un nome falso 4 non su o , soprannome ). Io sono , quanto alla co sa, seco loro d accordo , comeoh non m* appaghi la ragine d i essi adducono. Non eoo veniente , d ico n o , la congiunzione di due n om i, l uno de* quali ( * (uitptim , perfidia ) ha per rispetto a Dorimaco uu sento at tivo , avendo egli commessa la scelleratezza ; e laltro ( p * , villana ) b passivo, dappoich contro lo stesso Dorimaco era stato scaglialo quel bottone. Ma io non comprendo per ch tanto rrpngni il veder uniti due vocaboli , eh esprimono dne modi opposti, se questi ebbero realmente luogo nello stesso subbietlo. Bens da credersi , che il parlar qui di scelleratezza sia faor di proposito, perciocch gli E toli as suefatti ad esercitar rapine e violenze, non avran riputai iniqno il procedimento di Dorimaco, n stimato che perfidia, la qual* tenea presso di loro luogo di v irt , indotto 1*avesso a tentare che gli Etoli dichiarassero la guerra a* Messenii. 0 4 ) Deli?Etolica esortazione, degna di gente sleale ed avi da , qual rano gli Etoli. ( i 5 ) Per ultimo ec. Questi infami ca p i, ben conoscendo * antica magagna , che devastava gli animi de loro concitta dini , non apprestavano g i , siccome doveano, il ferro ed il fuoco per estirparla ; ma secondando la rabbiosa smania che da quella nasce , viemmaggiormente l inasprivano , al pro prio vantaggio m irando, non alla vera felicit ( che mai si accompagna col mal costume ) de popoli che reggevano. (iG) Non avrebbon a lagnarsi. Ho segnila la emendazione dello Schweigh., il qaale in luogo di iv* igitt ( non. parlerebboa accuse ) , che non significa1 n a tta , legge

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<( i n (n o n avrebbon eo. ) . Il senso , ohe gli A ch ei, oe opponessero al panaggio degli E to li, non avrebbon Icona ragiono di lagnarsi, se questi collo arm i lo sr aprissero. ( 1 9 ) A l consglio degli Eetti. Apocleli (chiam ali in dis p a r te ) gli appella il nostro, Livio , il qnale ( u x v , 3 4 ) dice di loro : c ita vocant sauctins ooosHium : ex delectis con stai viris ( cos cbiaman il consiglio pi santo : desso com posto d uomini scelti). Ei sembra pertanto, che qualche fre no questo macstrato pohesse alle rapine ed ingiostizie degli Etoli , ebe il congresso generale an co ra, che tenean ogni an n o , a miglior senno talvolta li riducesse t ed impedisse la dissoluaione dello sta to , ebe di necessit M aia co tal provve dimento seguita avrebbe Iweiisa cosi indomita. ( 1 8 ) T imossene. Questi era gi stelo pretore degli Achei nel tempo della guerra Cleotaedica, in cui prese Argo ( n , 53).

( 19 ) Orcomeno. Cadde questa itt in potere de Macedoni nella guerra teil mentovata { n , 54 ). Era dessa in Arcadia pressoch nel centro de* paesi che formavano la confedera zione Achea, quindi molto opportuna a sorvegliar i luoghi interni del Peloponneso>.
( 2 0 ) A Figalea. Qni confinava ('Arcadia eolia Messenia. ( 2 1 ) E fosse tenuto per fermo ec. Questa sembra a prima gianta che fosso disposizione superflua, dappoich non vavea autorit superiore a quella del congresso generale, cui spet tasse il diritto di ratificar o d annullare le sue deliberazioni. Ma potea il congresso medesimo avanti di sciogliersi modificar o cangiare le proprie risoluzioni ; loccb questa volta dichiar solennemente che non sarebbe avvenuto. ( 2 2 ) Come da quelli ec. Il Reiske vuole che il pronome quelli (v77<) sia relativo ad Arato e Timosseno, i quali gi da lungo tempo erano nemici pella diversit de loro caratteri. Ma di qpesta nimicizia non trovasi cenno presso il n o stro , e neppure presso P lu ta rc o , che scrisse la vita dArato. Oltre a

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ci r avversione contra TmosSeno non poti a esser per Arato incentivo p i > forte, h lodio ben pi veemente eh egli sino dalla guerra Cleomenica contra gli Etoli covava ( l i , {G e sen.). Taccio dell inconvenienz di trarre il sostantivo Timoseno da dne periodi addieftro per nnirlb con quello dArato , ed ap plicar ad amendue il pronome, qando nei medesimo periodo pu farri agli . cotjesta applibazione. (20) Presi cinque giortti avanti il tempo ve. Plutarco ( in Arato, p. 104.9) scrive.j come Arato-j veggendo che Timosscuo badava, e perdeva il tempo; entr in funzione cinqn giorni prima del dovere; ma chte ricevuti avendo gli Achei non esercitati!nel corpo , ed affievoliti dello spirit, fa bat*luto presso Caffia. Polibio pertanto, conforme tosto' vedrassi, attribuisce'la loro (confitta alla! diala condotta dArato , anzi ch allimperizia e vilt de* soldati'.' (24) Perfetto in tutte le <qualil ec. Ho potato approssimarri, ma non arrivare alla 'pil'o[iriel dellespressione' Polibiana. t i t f tit Tir vf*(taliKet lptv*t sarebbe let teralmente, nn'uomo perfetto nel genere de' pubblici a ffa ri , questo genere non polea meglio definirsi che coll addurre le virtii nelle quali Arato , siccome Esemplare di quello, pri meggiava. E ben conobbe Antigono , quanto quell nomo 'va lesse; perciocch,; a detta di Plntrco ( I. c. ) nella malattia che il trasse a morte, comand a Filippo sno kuccessore an cor giovinetto di recarsi nel Pelopbnnso , d farsi: cono1 scere per mezzo di lui alle citt, giovandosi smpre de suoi consigli. La qual cosa Filippo esegu, e ritorn in Macedo nia pieno di benevolenza verso dA^to, e di dsiderio dim prendere gli affari della Grecia; ( 2 5 ). tt occupazione di Scione. Qnesta con poche parnfe accennata dal nostro nel lib. ir , a. /^z , e pi distesamente narrata da Platafco nella* vita dAPat, p. 1028 e sg. - E di Mantinea. Dopo" la battaglia del5Liceo, in cui Arato fto

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confitto da Cleomene ( 11, 5 1 ) , il primo raccolte i suoi dalla foga , ed inaspettatamente, quando spacciayasi per mor to , invase 1 anxidetta . citt ; e l aggiunse alla lega Achea (Piotare, in Arato, p. io{). (26) E la scacciata degli Etoli da Pellene. Rifer Arato medesimo ne suoi aommentarii ( Plnt. in Arato , pag. io ) come gli Eteli da |ni rotti entrarono fuggendo in Pellene ed egli insieme con loro vi entr, ma gli scacci tosto, dop averne uccisi settecento. Secondo altri ( 1. c. ) gli Etoli aiutati da Agide re . di Sparts avean presa Peltene, e (atte prigioni le figlie de* cittadini, quando alla sprovvista venne loro ad dosso Arato e gli espulse. ' (27) La presa della rocca di Corinto. Qnesta avet occu pata Antigono per tener a freno il Peloponneso , di cui era la porta; ma Arato l'ebbe-per via di tradimento (1 1 , 3 ) * onde ' grande fama procaccisi per il mdo con coi acqui stila , ed insieme molta benevolenza per il segnalato servigio, che prest a tutta quella parte della Grecia. (28) E tollerar non potea ec. La sua timidezza nelle bat taglie, era etata dagli adulatori de tiranni talmente esagerata 4 ebe dicevano j sciogliersi a Ini il ventre , e sopravvenirgli so pore e vertigine , quando suonavano le .trombe e cme avea schierato l esercito, e fatto dar il segno alla pugna , diman-i (lasse a capi de battaglioni, se facea mestieri della sua per sona , e posoia si ritirasse per.aspettar in distanza l'esito del conflitto (Plut. L e .) . (29) Cosi le nature ec. Non altrimenti che la bellezza per fetta de corpi , ebe a modelle propougonsi le arti formatrici, non nella natura, ma nell idea dli artefice : la virt per fetta degli animi, proposta ad imitazione da* filosofi, nella mente, di questi risied, e non fu giammai in nomo alouno. Un celebre fisiologo de nostri giorni trasse da questo fatto Ia conseguenza, che, essendo il cervello l organo, 0 dir voglia

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mo il corporeo strumento, per mein del qaale opera l ' ani ma | le varie facolt di le i , diveriamente in oiaschedan individoo sviluppate, non posson a tatto il mentovato organo ri-' ferirsi % ma debbon aver sede ia certe determinate parti del medesimo. (30) La medesima persona. Dapprima sono rammentate le contraddizioni ne* caratteri e nelle abilit, degli tessi indivi'- dui ; poscia ( n sono qaeste cose ec. ) in qaelli di persone di verse ; finalmente notatisi con alcuni efcempii relativi all' artedelia guerra ( cos i cavalieri Tessali ec. ) le diversit negli ingegni delle differenti nazioni. ( 3 1) Arti. EtrtlnfUfitti ba il testo, eli quanto d ire, s/udii abituali, opere d1industria, occupazioni cui alcuno si dedica per dovere di professione, lnstituta ne fecero gl* interpetri latini, ed in italiano non credo che questo senso possa meglio esprimerai che col vocabolo da me scelto ; estendo arte abitudine, esercizio continuato, ed insieme studio, industria

ragionata. (32 ) E ritornati i Messenii ec. Qnal bisogno avean essi di


recarsi di bel nuovo al congresso degli Achei per impetrar ajuti, quando questi erano gi stati decretati ? e perch gli Achei, dopo il partito preso in lor favore, chiesero una gua rentigia ? Ma fatto s t ,c b e i soccorsi accordati a Messenii erano disposizione accessoria, principale scopo degli Achei es sendo la repressione drgli Etoli. Ora -non si potendo essi as sicurare della fedelt de Messenii, accettandoli come alleati, per la ragione addotta nel testo ; altro pegno vollero della loro amicizia negli statichi che domandarono ; i quali in La cedemone dovean esser deposti , porciocch 1 *antica raggine ch era fra Messene e Sparta facea s , che in nessun*altra citt sarebbono stati meglio custoditi. Del resto era Sparta entrata in alleanza cogli Achei e co Macedoni, poich ne fa espulso Cleomene, e ristabilito il governo di pria.

(53 ) Cillene. Porto della citt d 'E lid e , 120 stadii da lei distiate. Col sembra che fosse tempro pronto un certo nu mero di nari da trasporto per taso pubblico , le quali ora domandarono gii Etoli. Quindi ebbe, fecondo Mela ( 113 3 ) , Mercurio il cognome di CiUenio, sebbene Pautana ( Aroad. 17 ) il derivi dal pi alto moote dellAroadia che lo iteslo noma avea( 34 ) Tutte le proprie navi ec. Non perch 'Fiade, 0 Fia era isola degli Elei., gli Etoli chiesero le navi di questi sol tanto, n i bassi perci a legger 7r HAiutr (dell Elea) ia luogo di 7r U(tu ( della propria csta ) conforme opina lo Schweigh. contro il Reiske. Perch dunque non mandarono gli Etoli in Cillene soltauto pe* vascelli di cui abbisognavano, e ne incaricaron eziandio il proprio pretore ? Ni dicasi, che i legni Etolici al Rio , dove avean divisato d* imbarcarsi, e non a Fia dovessero arrivare ; dappoich il loro primo pro ponimento e ra , siccome tosto vedremo, di far tutto il viag gio per m are, ed oltre a cib leggesi nel prossimo capito lo, che le stesse navi staccatesi da Fia ebber ordine d* andar al Rio, per preudere, come suol dirsi, a bordo gli Etoli che dovean ripatriare. Quindi 7ir iSfxt comprende amendue le coste , quella dell* Elea, quella dell* Etolia. (35) Fiads. E questa isoletta situata nella marina, dove confina l Elide colla Trifilia, dirimpetto al promontorio dlio stesso nome, presso al quale vavea nna citt pnre cosi denomi nata. Polibio , scrivendo fi 7i t Qtfatf , pare ohe 1*appellasse $e<r (F ia d e ); ma Strabone (v iti, p. 33) la chiama i/ (F ia). Avanti lo Schweigh. tutti i libri aveano ir 7 4 A</ (in Fliade). ( 36 ) E proseguirono verso f Elea. La Messenia, a dir ve ro , non conGnava collElide, ma era fra queste due prorincie la Trifilia , la quale pertanto poco prima della guerra pre se u te era stata soggiogata dagli Elei (c. ')'])

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(3 g) Per seguitare gli Etoli di fatico. Adunque non ubbidiron costoro all intimazione dArato di non toccare lAche, e posta la preda io salvo, entrarono nel suo territorio. Ma Arato : stesso ne fu la cagione, il ' qaale avendo licenziate quasi tutta le sue forze , e presi a fiancheggiar gli Etoli colle rimanenti, inspir a . questi, ardire, e fece loro mutar con siglio. / ( 38). Rio. Promontorio dellAchea fra Fatra ed Egio , dove il ceno di Corinto talmente si ristringe , .che soli cinque star dii sono da qui al promontorio dAntirrio, che gli sta di rincontro nellEtolia { Strab. v ia , p. 35 ). Donde agevol-jmente si comprende, che questa sito era agli Etoli il pi op* portano per imbarcatoi. ( 3 g) Alla volta d Olimpia. Cio della citt dOlimpia, che addimandavasi ancor Pisa ; perciocch . la parte dell* Elide iu cui giaceva . era appellata P.isatide. Noti sono i giuochi che col ogni quattro anni si celebravano, e che secondo Giustino ( xiii , 5 ) erano il mercato di latta la Grecia. Noto altres il magnifico tempio di Giove che quella citt ornava, e dove ammiratasi il simulacro dell anzidetto Nume , opera pi iosigne che uscisse delle mani di Fidia. (o) Nella campagna di Clitore. n if i 7J, KAn7 fi*t (circa la Clitoria ) scrive Polibio,, cio a dire ne dintorni , nel ter ritorio di Clitore. Giacea questa, citt nellArcadia, non lungi da confini dellElide; onde gli Etoli temendo che Taurione tagliasse loro la strada al luogo dell'imbarco, il causarono, ed innoltraronsi nellArcadia. (4 i) Dal Rio. Non ho voluto omettere l articolo ritenuto nel Greco, per indicare eh era promontorio. Cos dicesi il

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L i li beo , VArasse, il Sunio. (2) Orcomeno. Gli Achei moveansi in Tinca pressoch oriz
zontale, ed ingegnava! dattraversar il cammino .agli E toli, i quali, non potendo pi da Olimpia andar al promontorio di

Rio, torsero a destra e penetrarono per via obbliqna nel cuor dcllArcadia, affinch; continuando per eua rinscissero all Istmo , sgnz3 abbattersi negli avversarli, Prosegoiroo adoDque per una diagonale, o meglio ancora peli ipoterinsa d nn triangolo retto,, le tre ponte del qoale erano R io , OliuApia , e l Istmo. Ma non potjeron essi sfoggire a nemici, che par titisi da. 'Clitore maroiavan alla loro volta sopra nna linea pi breve. A maggior intelligenza di questi iovimeuti giover tracciare le posizioni da Polibio indicat.
Sicione

399

Rio Patra

" '

Istmo

Fia

la

(4-3) U Oligirto. Riferisce' Plntarce ( in Cleoni., p. 819 ) , che Antigono venendo da Elinnte scacci quelli ebe presidia^ vano. l Ologuoto (To O X tytvttt p ftv f ia t) , e poscia recossi ad Orcomeno. Lo Schweigh. vuole ohe quello di Plutarco fosse un castello ; probabilmente perch avea nn presi dio. Ma qualunque stazione forte , singolarmente sopra nn monte, pu esser da certo nnmero di soldati custodita ; quindi a credersi che amendue gli autori dello stesso monte , par lassero. (44 ) Alla cosi detta Radice. Zlpizravt ( radice di monte ) qui nome proprio, siccome lo indica 1 aggiunta di wptmypivpttti( alla tosi detta). Lo Schweigh. tradusse questo luogo

oo

ad pfominentem collem qui Proput nppettatur ; ma non mi


pare oh egli abbia ' rendoto precisamente il senso del testo ; perciocch n ftn u t 7i f la' parte inferiore d un m ente, eh* sta dinanzi al tuo pendio, o dir vogliamo alla eoa falda, e il prominentem collem, ohe dee forse giustificar il nome proprio , invano il cerco nel Greco. (^ 5 ) Ove gli Etoli molto avrebbe imbarazzato ec- Di sopra (c. 8) avea gi detto Polibio, che gli Etoli eran pi abili combattere fuori di schiera che in ordine di battagliai e qni ne apprendiamo 1 cagione , eh* era la qualit delle loro ar mi , e il loro modo di schierarsi. ({6) Piegato t esercito n elf altro fianco; cio opposto a quello iu cui erano la cavalleria e la milizia leggiera che ca ricava i nemici : con animo , per quanto sembra, di pigliarli in mezzo. (4 7) E d estendo in maggior numero ec. Aggiungasi a que ste circostanze , che gli E toli, non avendo bisogno di com batter serrati, come quelli che non erano nel piano, potano valersi di tutto il vantaggio che lor offeriva il genere di pu gna a corpo a corpo in picciole masse isolate, nel quale ogn i altra nazione avanzavano. ({8) Non pi di cinquecento. Eran questi i mliti leggeri che aoli avean combattuto ; gli a ltri, cio le corazze e la gente d*Arato andati in soccorso di quelli, spinti furono da fuggenti, e fuggtron essi pure. ({9) Altissime ed interminabili ttrida. E'ar<*r*Ar7<* ** Kulaxofn 7j * f i y y , che letteralmente suona; usando il grido abbondevolmente e saziet. Modo assai ener gico, che rappresenta l intensit e lestensione, la forza e la dorata delle grida , i quali caratteri mi sono studiato di con servare nella versione. (5 o) Si dispersero. Sono col Grenovio d avviso che ii* ff'ittltt (dilapsi sunt, dileguaronsi ) qui scrisse Polibio, e non

oi

altrimenti ( passarono )', siccome vorrebbono il Reiske e lo Schweigh., donde risalterebbe no senso strano, e niente concorde col pesto del discorso. ( 5 1) Nel ritirarsi. Quantunque sembri superflua quest ag giunta , e lo Schweigh. nella traduzione l abbia omessa, ho stimato bene di conservarla, giacchi, se non m* inganno , giova essa a determinare la qualit della fuga, la quale non fa rninosa a sgno , che gli sconfitti affatto si sparpaglias sero j senza cercar alcun luogo di riunione , siccome accade nelle rotte totali, ove non v ha neppnr ritirata; (52 ) Il decreto ec. Questo leggesi nel cap. 25 di questo libro. ( 53 ) Essendo stalo capo ec. bimwprr*rivrxtrtf, scrisse Polibio, t SittfSti&itt < h\/nrn rS /3* n x i# t, avendo pre sieduto al consiglio ( essendone stato capo ) il re Filippo ; locch molto differisce dall essere suasor et auctor, secondochi il vogliono i traduttori latini. DifTatti, ove parlasi del de creto ( c. i 5 ) , non i detto ohe Filippo propose il mento vato . partito , e v indusse i congregati, ma che convoc i Socii in Corinto , per consultare seco loro circa la condotta che tener doveano verso degli Etoli. (54 ) Nel cuore del Peloponneso. A rato, a dir vero, avea licenziati gli Achei quando gli Etoli eran ancora nell* Elide , cio nell estremit e non nel centro del Peloponneso , e il loro progredimento nell interno fa soltanto conseguenza di quell* improvido passo ; ma natura di chi accusa 1* esagerar e adulterar i fatti : o sia ci effetto della passione che offusca gli occhi della mente, 6 vabbia parte la sagace malizia ohe su danni altrui fabbrica la propria grandezza. ( 55) Tuttavia ec. Se Arato contentato si fosse di purgarsi dalle colpe che gli furon apposte, egli non avrebbe al certo conseguito il perdono degli Achei, non che cattivatosi il lor
p o l ib io

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tomo il.

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favore. Era questa la parte pi debole della ina difesa ; dap poich molti e gravi erano stati gli errori da lui comme**i. Ha la contrapposizione de tanti beni eh* egli avea in addietro procacciati alla repobblica , fa gii officiente per cancellar la memoria de danni arrecati, e prepar gli animi della, molti tudine alla piet , ed alia benevolenza eh* egli seppe ia essa destare colla na umiliazione. ( 56 ) Questi avvenimenti ec. Lo Schweigh. con lungo ragio namento dimostra, che -a malgrado della presente dichiarazione di Polibio, i latti che seguono sin al cap. 26 cadono aell'ul-, timo anno dell* Olimpiade cxxix , corrispondente all' anno di Roma 53 ; perciocch lOlimp. c x l , che va del pari coll'anno di Roma 5 3 5 , iocomiocia soltanto colla guerra sociale, e le oose che narransi qoi appresso sin a quell* epoca prepararono la mentovata guerra, ed accaddero ancora nell anno antece dente. Il motivo pertanto per coi, a detta del succitato com mentatore, Polibio le rifer all*Olimpiade susseguente, si fa ebe 1* anno Romano incominciando il primo di marzo, e l Olimpiade nel messo della state, egli non tenne conto di questo intervallo ; donde avvenne che tutte le gesta nel mede simo oocorse , che sono peli''appunto quelle che immediata mente precedettero la guerra sociale, furono da lui trapor tate all* Olimp. c x l . ( 5 *j) Si accettassero i Messenii. Allorquando i Messenii, in giuriati dagli Etoli, vennero supplici al congresso degli Achei per impetrar salvezza, e chiesero d*esser ricevuti nell'allean za , fa questa loro negata , quantunque si accordasse ad essi la domandata assistenza ( o. 9 ). Ma dopo la sconfitta dArato divenne il caso tanto urgente che spontaneamente li propo sero per alleati a Filippo ed agli altri socii. ( 58 ) Non abbandonanti i Messenii. Ci che Polibio, tesero forse pi che non si conveniva de' suoi Achei, qui ascrive a

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mera generosit , potrebbe in parte estere tata conseguenza <ld bisogno , conforme abbiam tett esposto. (59) Essi; cio gli Etoli, gioita l'antico trattato d'alleanza fermato a* tempi del re Demetrio ( li , 44 ) (60) A tale ec. Non cade neppur sotto ragione -la lor in giustizia, dice Polibio ( ori pS v<r r itr iti ri Jtntx > tcvrit ). Ci a d ire, non era possibile di ragionar sugl'ingiusti loro procedimenti : tanto eran etti assordi , e dal cornila senso alieoL E questa condotta famigliare a tatti gli scellerati, che confidano di sostener le loro male azioni colla forza del braccio, o coll influenza che lor pro cacciano le dovizie. {61) Gli Epiroti e il re Filippo. Non da supporsi che a questi soli si recassero gli ambasciadori, trascurando gli Acarnani, i Beozii, ed i Fooesi; ma sono nominati i dne primi soltanto, perciocch erano gli alleati pi potenti, ed aveano maggior autorit nelle deoisioni. (62) E presero di star con essi in pace. Ci non pertanto, osserva il Reiske, fece loro in appresso Filippo aspra guerra; ma , prosega egli, non venne Filippo nel Peloponneso, se non se poich gli Etoli l invasero di bel nuovo, cio quando impossessaronsi di Cioeta ( c. 18 e 2 2 ). (G3) Tanto Vingiustizia continua ec. {/abitudine rende sop portabile le maggiori sciagure, ed indnce quasi un callo nel lanimo , non altrimenti che i veleni pi formidabili con gra dazione ed assiduit applicati, spengono alla perfine la reazione della fibra. Ua qualsivoglia nuova impressione ed improvvisa eoote colui che la riceve, e ad allontanarla da s lo spinge. ( 6 j) A giustificarsi ec. Polibio qui adopera voce tale, eh* cosi al passato come al futuro pu applicarsi ; sendoch JttLtutitt significa soddisfacimento pelle ingiurie fatte, e gua rentigia per quelle che in avvenire potrebbon eseguirsi. Quindi a sembra che vacare in Juris coutentiouem (chiamar a eoa*

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tesa di diritto ) , conforme lo Sohweighauser interpetra questo luogo, non s accosti alla mente dell autore, e mi son ingegnato d esprimere nel volgarizzamento , sebbene con qualche amplificatone, amendue le idee ebe il nostra autore ha in una parola comprese. (6 5) Ma i Lacedemonii ec. La forma di governo cangiata in Sparta, per opera d* un re di Macedonia, non poti estinguer in essa la gelosia che nudriva contro i Sovrani di questa ca sa , i quali non meno di lei agognavano all* impero del Pelo ponneso. (66) Scerdiktida oon Demetrio Fano -ec. V. la nota i 5 e il cap. x u del secondo libro. (67) Pilo. Era questa Filo di Messnia, situata sul mare sotto il monte Egialeo, e residensa dell* antico Nestore ; non Pilo della Trifilia, che giaceva dentro a terra , distante dalla prima oo stadii. (68) Cicladi. Gruppo d isole nel mar Egeo, oggid Arcipe lago , chiamate cosi, peroioctoh forman quasi un cerchio in torno all* isola di Deio # principale d1esse, e celebre pella nascita d'Apollo e di Diana. Dodici erano dapprincipio se condo Strabone ( x , p. 4 8 5 ) ; ma in appresso ue faron al tre aggiunte. La moltitudine di scogli fra queste isole rende col pericolosa la navigazione, e costringe a girarle, dalla qual circostanza alouni derivaron il loro pome ( Serv. ad Aeneid. 111 , v. 196 ). (69 ) Naupatia. L odierna Lepanto, presso al promontorio dAntirrio nel territorio de Locri Ozoli, confinanti colIEtolia. (<J0) Amina. Questi da Livio, e poscia da Polibio ancora denominato Aminandro. Strabone ( i x , pag. 4 3 7 ) lappella Aminta, se la lezione non guasta. Nella guerra de* Romani col re Filippo fu la saa condotta molto variabile, n senza influenza nell esito di quella. Ch egli fosse genero di Scerdilaida gratuita supposizione dello Schweigh., dappoich *-

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f a r l i (e h il vocabolo Osalo dal nostro) Jm denotare cosi
genero, come qualsivoglia altro af&ne. Nel libro n , i , sif fattamente chiamato Asdrubale, genero dAmilcare; ma nel x v , 2 2 , significa la stessa voce cognato, marito della sorel la , siccome riconosce lo Scbweigh. stesso io una nota al x x x v i i , 2 , dopo aver preso nn abbaglio nel luogo test citato. (7 1 ) Atamani. Nazione Epirota fra gli Etoli, gli Acarnani, ed i Tessali, dagli aitimi deqnali la separava il monte Pindo. Sotto il mentovato re crebbe tanto in potenza , che os di assaltare la Tessaglia, e di guastarla (Liv. xxxii, i ) . Ai tempi di Strabone ( i x , p. 4 2 9 ) non se ne facea pi men zione. Favoriva essa comunemente gli E toli, con cui avea societ di rapine, e fra i quali 1*annovera Plinio ( v, 5 ). (92) Quelli che teneano la citt. ! rl^ trr it rr wix eh i quanto dire quelli eh eran in possesso della citt, e vi abitavano, in opposizione agli altri che n erano esclusi. Lo Schweigh. non ' espresse con chiarezza, rendendo queste pa role per cives (cittadini), denominazione che applicarsi potea egualmente a'fuorusciti. 1 (^ 3) I pi forti pegni di fede ec. Questi, per quanto ap parisce da ci che tosto dioesi, erano i giuramenti sulle vit time ; cerimonia reputata la pi solenne presso gli antichi, e considerata come il pi sacro vincolo di fede. Cos vedemmo Annibaie pronunciar sull altare insanguinato il giuramento di odio implacabile contra i Romani. (ij) Anzi il contrrio avendo luogo. Lo Schweigh. La del tutto omessa questa clausola, che Polibio espresse con r 3"tta ititi (ma il contrario): frase elittica, cui pu sottinten dersi iw&f%i, yttiftitti (avendo luogo, essendo accaduto). Non ch e , dice il nostro, sopravvenuto fosse qualche motivo di discordia fra i fuorusciti 0 gli altri abitanti, avean essi al contrario viemmaggiormente stretti i vincoli d amicizia e di alleanza che li univano. ,

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(< }5) Polemarchi. Questo maestrato non conosceva! eh* presto gii E toli, siccome scrive Snida a qnesta voce, e lo Scoliaste d Aristofane nelle Vespe, o ly . Trovasi eziandiorammentato presso i Figalesi che avean presidio Etolieo ( iv , 3 ) ed alla lega Etolioa appartenevano ( c. 79 ) . L* ebbero i Cinelei forse perch, dir cosi, etoKzzavano, e vivean abi tualmente in nno stato di guerra. (76) NelV edifzio delle porle. V. I1 annotazione al li* bro 11. (77) Che avean in sospetto. Singoiar la frase qui usata da Polibio. Olir nw i'm rat, dio egli, "i^ui K tK fiftfattt , cui non credevano che tenessero nascoso. Ma -srirrit, conforme riflette lo Schweigh., significa in qnesto luogo meno non cre dere che sospettar dalonno, e sospettare che uno abbia qual che cosa, lo stesso che non credere chJ egli noi abbi. Laonde io forte dubito, che innanzi al (<> sia stata omessa la particella negativa ftn. Che se in Tucidide ( 1 , pag. 7 ) wtTT*ln un vale non creda che sia , e il /c te* condo lo Scoliaste attico pleonasmo , ci non prova, sic come asserisce lanzidetto commentatore, che *w ri 7 talvolta significa credere ; anzi ne segue tutto il contrario, e non sar lecito di tradurre il passo di Tncidide test citato, creda che non sia , appunto perch il /u avanti il ( non avanti sia ) riempitivo , e di nessun valore. (78) Lusi. Callimaco nell'inno a Diana ( v. 233 e seg.) ne fa sapere che Preio fratei gemello dAcrisio re d'A rgo, fab bric due templi a Diana ; l uno intitolato a Diana Coria ( fanciullesca ) , perciocch avea raccolte le sue figlie infuria te , disperse pe monti ; 1 altro in Lusi a Diana Intera ( ama bile ) , in ringraziamento dell* aver essa loro tolta la ferocia dell animo. Stefano Bizantino chiama questo luogo Aavmi ( Lusi ) in plurale mascolino , altri V* AtSrx ( Lusa ) in plurale neutro. Polibio non ben certo di qual genere lo

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facesse , senza fondamento suppone lo Schweigh. che neutro presso lui fosse , non avendolo gli n i q u i , n nel lib. ix , 3 ( soli due luoghi, ove questo nome occorre ) rammentato nel caso retto. Il Casaub. da nessun codice autorissato raddoppi il r , dietro le antiche edizioni di Stefano ( 79 ) ^ on di meno. I Lusiati, sicoome vedemmo nel capi tolo antecedente, eransi salvati dalla rapacit degli Etoli ( dando loro della roba; tuttavia costoro nel ritorno da Clitore vi fecero nuove ruberie. (80) E a trarre peli istmo le sue barche. Cenere essendo il porto di Corinto dalla parte del mar Egeo, che Demetrio ritornando dalle isole avea valicato, le navi che avean ad as saltare gli E to li, i quali nel golfo di Corinto volto al mar Jonio erano per far il passaggio, dovean necessariamente esser condotte attraverso dell*istmo, che i mentovati due mari divide. (81) Dove appena ficea d'uopo ec. Variamente spiegarono gl interpreti questo luogo. C h i, come il Gronovio, lesse *1 f l i n t ntX nynlti J itfttta t, appose a Polibio questa-sentenza : e luoghi tali , dove sarebbe bastato un solo trombetta per met ter gli Etoli in fuga. Quelli poi, che collo Schweigh. prefe riscono di leggere, fttte ttZ (qu asi, pressoch), vogliono che S ttfitiu t abbia la forza di *<*Atuftitm t, e danno alle parole del nostro questo senso : quasich i luoghi chiamassero un trombetta per far vincere gli Achei. Pi san.a lopinione del Reiske, cui indifferente se luna lezione o laltra si soelga. Difratti, dove appena faoea duopo che un trombetta ec., o dove un trombetta solo facea d'uopo ec . , sono espressioni tra loro similissime. L altra supposizione dello 8chweigb; che pita iv ( neppure ) abbia scritto Polibio, non parmi che possa sostenersi ; quasich non facesse neppur mestieri di trom betta e di battaglia per isconfiggere gli Etoli. (82) Il divino Nume. I Greci per quanto fossero avvolti negli errori del Politeismo, riconoscevano nna Natura incom

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prensibile.superiore alla creata, ch essi chiamavano 7 * ( la Divinit ) e ci che spiegar non poteano colle note leggi fisiche a qvesta iocognita estenda attribuivano. Coi) Ip pocrate (Prognostic. p. 36 edit. Foee. ) parla dun certo che di divino nelle malattie, 7i ir latri ttim iri, che il buon medico apparar debbe e prevedere. Cosi Senofonte ( QEco-r n o n . c. 2 1 ) dice che per apprendere la scienza di governare gli nomini richiedesi infrazione , buona indole, e sovrattutto l influenza divina, 7 5 ii yittrSai. ( 83 ) Della vera Musica. Riferisce Platone ( De legib. lib. ili , Opp. voi. 2 , p. joo, edit. Henr. Sleph. ) , che dapprin cipio in Atene 1* ammaestramento nella musica era affidato a quelli che dell'educazione incaricavansi, e costoro non per mettevano di mescolar i generi, n di far tumultuosi applau si. Ma coll andar del tempo, continua egli, i poeti impadro nitisi della mnsioa , iodnr lasciaronsi dal piacere, ad oltrepas sar i limiti convenienti, e confondendo il serio col giocondo, e il canto ad un istrumento aoconcio traportando ad un al tro , e i versi adattando al capriccio degli ascoltanti, intro dussero le audaci acclamazioni e la licenza teatrale. A queste due specie di musica qui allude Polibio, e s* inganna lo Sohweigh. in dicendo, che la musica non vera , secondo il nostro autore era quella che in senso pi& esteso e nobile presso gli antichi filosofi, e singolarmente presso Platone, ( il quale ci non asser giammai ) trovasi denotata pella di sciplina e cultura di tutte le lettere. (8 i)'N kassi a credere ec. Incominciando da questo pe riodo sin quasi alla fine del susseguente capitolo copi Ate neo (Deiprosopb. xiv, pag. 626) tutta questa relazione di Polibio. ( 85 ) nolo ec. A tempi del nostro era quest' uso ancor in vigore ; quindi i Greci lo doveano conoscere, chi per averne udito parlare ( e questo il ytm pifttt, noto, del te s to ),

ohi per esserne alato testimone, e per propria esperienza (toc* chi esprime il , familiare, usu compertum.) (86) Inni e Pani. Inni sono generalmente tutti i poemi che cntavansl in onor e lode degli D ei, quali ci lasciaron Omero e Callimaco. I Feani erano secondo lo Scoliaste di Tucidide ( i , p. 35 , annot. 5 ; iv , p. 281, annot. 11 ) di due specie ; 1 una che innanzi alla pugna indirizzava*! a Mar te i e chiam am i Enialio ( da Enialo nome di M arte), e lal tra .con cui dopo.la vittoria celebratasi Apollo, ed era'deno-* minata Epinicio ( da vi dopo e >/ vittoria ). Quindi il verbo cf* , che significa le grida che metton i soldati avanti il combattimento , siccome narra Polibio ( 11, 29 ) de' Galli Cisalpini. Oltre a questi rammenta Platone (I. c.) i Treni, canti funebri, e i Ditirambi dedicati a Bacco. (87) Filossena. Celebre cantor ditirambico nativo di Citer. Fatto prigione dagli Spartani, i quali conquistarono la sna patria , merci del sno ingegno procufossi la libert , e pass in Siraoasa, dove fu molto caro al re Dionigi il vecchio. Le composizioni di lai erano in tanta fama, che avendo ' Ales sandro Magno, mentre facea la spedizione dAsia, ordinato ad Arpalone che gli mandasse alcune delle migliori opere greche, questi gli mand le tragedie d Eschiio , Sofocle ed Euripide y ed i ditirambi di Filosseno. ( Plutarch. in -Alex, p. 668 ). Del trattato di Musica da lui composto , e che qai acoenna Polibio, non i pervenuta a noi tracoia alenna , sic come neppur di quello che sembra aver scritto Timoteo, in sieme con lui nominato. (88) Timoteo. V ebbe dne celebri cantori di questo nome. L ano pi antico fa riformatore della Musica, ed essendo stato dapprincipio Gscbiato pelle novit introdotte, Euripide gli diede animo, assicurandolo che fra poco egji sarebbe pa drone del teatro ; locohi eziandio avvenne. ( Piotare, an selji

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4 io
it gorcuda respablica, Opp. 1. c ., p. 7 9 $ ) Aggiunse coftni tre corde alle sette ebe area la lira > e pi complicata reo dette la musica col genere cromatico da Ini inventato ; per la qual cosa gli Spartani con pobblico decreto ( serbatoci da Boesio, de Musica , lib. i , e. 1 ) il bandirono dalla loro pa* tr is , temendo che ammollisse gli animi della giovent. F u ec cellente nel gener ditirambico del pari che Filosseno ; quindi comprendevi perch i giovani Arcadi preparandosi a giochi in ounr di Bacco , studiavano le regole di questi due cantori 11 Timoteo pi recente fa al servilo del grande Alessandro , tanto . diccsi che valente fosse nell* arte da lui esercitata , che colle rapide melodie del suo flauto eccitava quel monarca alla guerra ed all armi. V. Casaub. animadv. ad Athenaeum, lib. xiv, cap. 5 . (Gg) Dionisiache. Feste di Bacco, chiamato .ancor Dioniso, sull' origine del qual nome V. Tossii, Etiroolog. alla voce Dionysia. Da Ateneo (x iV y p . Gl'] ) scorgesi ohe in siffatte solennit al ballo precedea il canto de* c o ri , accompagnato da flauti. I giochi qui rammentati sembrano essere stati di versi da testi riferiti, ed aver consistito io una specie di pantomimo, ebe rappresentavasi insieme col ballo, e dop* questo. (go) Trastullanti. B contesto non permette che diasi altro senso alla voce yuyki se non se quello di 3ty*yn che si gnifica divertimento, trastullo ; quindi molto giudiziosamente lo Schweigh. ba proposto di leggere 3t*yys. ( g ) lntuonare la marciata. Il Grassi ( Dizion. milit. t. i , p. 4 4 ) scrive che hattere la marciala i quanto suonar il tamburo per il cammino. Ora le erano secondo lo Scoliaste di Tucidide ( v. p. 3*)2, annot. 5 ) le canzoni ebe iutnouavano i Lacedemonii, quando accignevansi alla batta l a . Quindi avuta in considerazione l etimologia di questa voce, eh passeggiare, marciare, e l uso del canto

eoa c u i, in luogo dell odierno snono degli strumenti masi* cali, gli antichi accompagnavano il progredimento de* soldati , ho stimato obe r*tir Jt iptBaHfi* meglio esprimer non si possa che colla frase da me nsata. (92) E menavano vita faticosa e dura. Gli Arcadi erano dedicati alla vita campestre, e coltivavano sovrattutto la pa storizia : il perch aveano fama di gente rossa e stupida. Alla qual cosa allude Giovenale nella Sat. v i i , dicendo aeva in parte memillae . N il salii Arcadico juveni ................ w Sotto alla manca poppa Non balia nulla al giovine d'Arcadia. (q3) II freddo e triste ambiente. Le molte ed alte monta gne , ond* piena lArcadia , rendono la sua aria p ii fredda che non dovrebb essere in ragione della sua posizione geo grafica. Del resto importante verit qui espone Polibio facendo conoscere quanta sia la forza del clima sul carattere degli uom ini, e ad un tempo quanto valg nna prudente educazione per corregger i difetti della natura , e prevenir i mali ch e , ove s* abbandonasse a s medesima, sarebbono per ridondarne. (q 4 ) ^ pubblici congressi ec. Adnnqne non la nrasioa sola adoperavasi per incivilire gli Arcadi, ma eziandio il frequente conversare, e sovra ogni oosa le cerimonie religiose, le quali introducendo nel cuore i dolci sentimenti di rassegnazione e d*am ore, vi spengon a poco a poco ogni feroce ed insocie vole affetto. (q5) I Cinetei fecero quella grande strage. Questa sembra che accadesse avanti che rimase vincitore nella citt il partito degli Achei, conforme si d veduto di sopra ( c. 1 9 ) , dove pertanto non parlasi dell,' ambasceria fatta a Lacedemoni! in quell occasione. (96) Se mai Dio sar loro propizio. Ci ohe pria Polibie

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chiam 7 Shi egli qai appella S tts , eh quanto la Na- tura divina , donde secondo la credenia di que* tempi le di vinit inferiori emanavano. Nello stesso senso travasi nsato im/ftmt. Cosi Eoripide nell'O reste, v. 667
*07 f b S m i fim i tv SiSm.

Quando il d e l d del bene. Deve osservisi la stessa frase del nostro ai *7' i77 * 6 i iv Jj* ( se an giorno Dio dar lor bene ). (97) La buona occasione. K*/pot. che qui scrive Polibio non semplicemente occasione; sibbene occasione favorevole , op portuna. Lo Schweigh. tradnsse nello stesso senso rerum gerendarum occasione! ( occasioni d* operare ). (98) Imperciocch i Lacedemonii ec. Nulla pi atto a fre nar 1*ambizione e le funeste gare di colro che credonsi abili a maneggiar le redini dello Stato, che l autorit e la potenza d un solo , a cui tutti i singoli poteri fan capo. Che se un popolo abituato a cotal forma di governo e col sacrificio dnna piccola parte della sna libert ha conseguita la sica* rezsa delle persone e delle sostanze, triste dono gli fa colai che arbitro il rende di s stesso , e scioglie la bella ooncor* d ia, che le forze minori alle maggior subordinando, tutte ad nna suprema assoggetta; non altrimenti che nella Natura la r monia universale risalta dalla gradazione delle forze, che nn impulso Onnipossente rende attive ed obbliga a cospirare. (99) Che a tutti si competesse ec. " ln i ftiltlim 7J* *cXtli/u t non , siccome interpreta Io Schweigh. pari jure esse in civitate ( aver diritto eguale nella cittadinanza ) ; ma esser tatti dello stesso grado nella civile societ, ed aver cariche egualmente onorevoli. Imperciocch p t t i lm i sinonimo di p p r e n d e r , aver parte e trexflti* governo, ammini strazione de pubblici affari. (100) Sufficiente agli affari del Peloponneso. N il Casaub., n lo Schweigh. mi sembrano aver conosciuta la forza del-

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] txfxi 7> osato da Polibio. Il primo interpretandolo regendis Peioponneti rebus par esse ( sufficiente a governare gli affari del Peloponneso ) disse troppo ; giacch Filippo non preleadea d esercitare tanta autorit in quella parte della Grecia j 1 *al tro suggerisce nelle note di voltar cosi questo passo, rebus Peloponnesi opem ferra , e non vide che (b a sta re) non contiene 1* idea d1ajuto. Polibio pertanto non fa motto n di governo n di ajuti. (101) Minerva Calcieca. X*XxtnK*c, dalla casa d bronzo, del qual metallo era il sno tempio in Sparta, secondoch ri ferisce Livio ( xxxv, 36 ) , che il tempio stesso chiama Chalcioecon. Suida pertanto crede che cosi si chiamasse, peroiooch i fuorusciti di Calcide in Eubea 1 *avean fabbricato. Pausania traditore della patria fugg col per sottrarsi dal meritato snpplicio ( Corn. Nep. in Pansania 5 ); donde apparisce che esso dava impunit, non altrimenti che io Efeso il tempio di Diana, in Tebe quello di Cadmo in Atene quello d* Ercole. (102) Monte Partenio. Da Tegea per questo si passa in Argo (Strab. vili , p. 3 7 6 ) . Non dee confondersi col pro montorio Partenio nel Chersoneso. (10 3 ) Nello stesso modo ohe Alessandro ec. noto conte Alessandro, facendo la spedizione contro D ario, dava voce che il desiderio di vendicare la Grecia dell invasione ohe vi fecero i Persiani, indotto lavea a co tal passo (Polib. 111, 7 Ora i Tebani che soli fra i Greci nella sciagura della comune patria osato ebbero di parteggiare co* nemici, furono, per ca gione di questo tradimento appunto, gi da Filippo dopo la battaglia di Cheronea assai pi gravemente puniti, che non 'gli Ateniesi con cui avean associate le armi. Alessandro poi, contro al quale eransi ribellati al falso rumore che della sua morte erasi sparso, e della recente colpa e delle antiche fece orrenda vendetta, distruggendo la loro citt, distribuendo la campagna, e vendendo gli abitanti. ( Justiu. ix , 4 x i, 3 , 4 ).

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(10 4 ) Le sentenze d'alloro. Non trovo necessario di supplire collo Schweigh. jn&ifnts (discorse, parlato) al i 77 ytm ftt, potendo, cori il greco 7 7, come litaliano allora far le veci di sostantivo, non altrimenti che lavverbio di luogo t(* (fu o ri) trovasi talvolta isolato; onde leggesi presso Senofonte ( Cjrrop. 1 , 4 ) 7J <{ S iftu ( della caccia di fuori ) , e perfino coll articolo, 7mt iv i^ iA ir^ si ( aver onra delle ose di fuori, GKcon. io ) . Il qual modo di costruir il men tovato avverbio di tempo occorre eaiandio nel libro v , I , ove Polibio scrive nyt 7i t %fr*t H it a . 7. A. (era capo a* tempi 1* allora ) (105) Imperciocch ditte. Disputai! i commentatori sul senso che faa in questo luogo la eongiunsione y tf. Il Reiske vuole ebe s interpreti igtur (adnoque), e lo Scaligero senza alcuna ntorit, serbando lo stesso significato , vi sostituisce y ti. Lo Scbweigh. lascia al yiig il senso primitivo , argomentando giudisiosamente, che l insinuazione dArato , nomo prudente c moderato , conteneva la cauta della risposta che diede al lora il re. (lofi) Minerva Itocia. Era questo tempio non lungi da Corone nella Beoxia, e pretendevasi fabbricato da Itonio fi glio dAafuione , donde prese il nome (Pansan. Boeot. o. 3 4 )Non haM a confondere oon quello di Minerva Itomia ( ' 13*fttm col $, mentre laltro serivesi col 7 in Ite n e ( 19/c) citt della Tessaglia sul Peneo ( Strab. ix , p. 4 3 8 ) , quan tunque questo epiteto da alcuni poli* altro si scambii ( Pana. Att. c. i 3 ). (107) Ambrito. Citt della Focide poco distante da Mara tona, dove Milziade riport la tanto celebre vittoria sa P er siani. Strabone ( ix , p. 4 2* ) dioe, che v* avta in Beosia un altra citt di questo nome. Daulio che Strabone ( 1. o. ) e Livio (x x x u , 18) chiamano Daulide. era piccola citt presso Delfo sovra nn alto colle.

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(108) Tirio. Di qnesta citt dellAcarnania i alto silenzio pretto gli autori. Polibio la nomina p ii d' una .volta. Di so pra ( c. 6 ) egli la chiama Tireo , ma in altri luoghi ( xvn , i o ; xx vm , 5 ) Torio (B tip ) , e (x x ii, i l ) i tuoi abi tanti Turiei Del retto v'avea Tireo nell* Arcadia (Pansan. Arcad.) , e Tirea nellArgolide, e T ana, o Turde nel golfo di Metsenia pretto a Teuaro. (io g ) Tendessero insidie - a Pilo - e a Megalopoli. Di questi attentati , siccome degli anteriori , non fece il nostro altrove menzione ; ma dovettero esser di recente data, dap poich Megalopoli era stata dbtratta da Cleomene, quattro anni circa innanzi al congresso di coi ora si ragiona. - ( n o ) Facendo accordo cogl' lllirii. Lo Schweigh., trovato avendo nel tetto soltanto 7S i *IAAuptSt, per suggerimento d tl Gronovio pose ptilk (con) innansi al 7S i , ma s*avvide che qnesto luogo richiedeva maggiore stadio. Io mi sono ar rischiato di far al testo ana nuova aggianta,. sapponendo che Polibio abbia scritto iw ifi* x x i/iiitt pttlk 7S i 'IA\vpiSt it er mt*i vi* ''<> (imprendendo insieme cogl* lllirii di di struggerla), tolta la virgola fra IAAvptmi e tarraTtt 6 can giato in w ctilt : ovveraraente et piq> p*miratiti Tle lXvput a . 7. A ., conforme ho tradotto. . ( m ) Premesse adunque ec. Lo Schweigh. nella tradazione non & differenza fra Slypt* e tyipirpt , e volta amendue decretum. Ma io sono d'avviso col Reiske ohe iiyptm i il senatusconsulto, o jlir vogliamo il partito, il decreto proget tato, quale lo estesero nel congresso, e ^nipirput il plebiscito, ossia la forinola dlia ratificazione ebe mandar doveano pelle citt. E che ci coti sia il dimostra 1* origine di cotesti due vocaboli, derivando Siypt* da parerer verbo che si applica a* risultamenti delle discussioni fatte nelle ragonanze , e da ifr ifit calcolo, cio quella pietrozza con cui la moltitudine dava i suoi suffragi. Io ho distinto decreto

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da decisione dando a questo maggior forza, come all altimo atto che dovea convalidar il decreto. (112) Sul tempio. Era questo il tempio dApollo in Delfo, uni qaale gli Anfizioni (supremo tribunale della Grecia* che decideva le cause insorte fra i varii Siati di quella ) esercitava u n autorit assolata. L* alta venerazione ia cui tutti i Greci 1*aveano, non pot salvarlo da violenze. Cosi i Crissei suoi vicini, arricchiti delle gabelle oli esigevan da coloro che ve nivano dallItalia e dalla Sicilia, senza riguardo taglieggiava un tempo i devoti, che da quelle regioni recavanti a con sultare l oracelo, in dispetto degli ordini degli Anfizioni; cosi quelli dAufisso , non lungi essi pure da Delfo situati, fatta vna scorreria ed occupata Crissa, misero a cultura il campo consecrato dagli Anfizioni, e peggio de Crissei maltrattarono gli ospiti che andavano al tempio. ( Strab. ix , p. 4 18-19 )Ma il pi trribil attentato contro quel sacro luogo fu com messo da Focesi, i'qaali ridotti alla disperazione da gravi ol traggi de Tebaui, rubaron i tesori che vi eran 1accumulati , ed assoldata con essi molta gente, sostennero una guerra di dieci a n n i, finch vinti forano da Filippo padre d Alessan dro, che i Tebani chiamato avean in ajuto (Justyn. vii, i , 2; Diod. Sic. x v i, p. 526 e seg. ). Per ci che spetta al tratto d* empiet commesso dagli E toli, che Polibio qui rammenta, eoo ne abbiamo, per quanto m* noto, alcuna descrizione circostanziata, n presso di lui, n presso alcun altro autore. (11 3) E ' da ogni paese recata la guerra ec. Lo Schweigb. confessa di non ben comprendere che cosa sia 7 * * 7ir v ik tftt* se recar le armi fuori del paese, e far la guerra cosi offensiva come difensiva ; ovveramente ragunar milizie- da tutto il paese. Nella traduzione adott egli la seconda interpretazione; ma io preferisco la prima per ca gione dcllt x f tftit , eh portar fuori, e perch gli Etoli ,

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dissimulando ogni cosa , per {scansare la guerra, teneansi a casa. ( i 1^) Mand eziandio ec. Qui ritorna la storia all* Olim piade antecedente ; perciocch a quella appartengono tatti gli . avvenimenti anteriori alla gnerra sociale, che incomincia dalla partenza di Filippo collesercito dalla Macedonia, narrata ap pena nel cap. 57 di questo libro. . ( 1 15) E bandirono la preda ec. lfaova ed ardita, noi niego , qnesta frase, ma non aliena dall* indole della nostra favella, in coi dicesi, bandir la croce, 0 la crociata addosso ad uno ; e .per avventura non molto si dilunga dalle espres sioni del testo, 7 X*f>vpti i m y u j i i i *7* 7St A titti.it ( pubblicarono con banditore la preda contro gli Etoli ). ( ilG) Un complesso dogni scelleratezza. Il testo ha U t n i n t y tftm KK*Tfy/tritnt (esser pieno d 'ogni matefici ) che lo Schweigh. volta, facinus est perditissimae malitiae plenum. Ma tutte le colpe qai addotte non erano un solo facinus, sibbene un ammasso, nna raccolta di delitti. Che se, per non lasciar tronco il senso , conveniva d'introdurre un sostantivo, dovfe esso esprimere cotesta unione. (117) Febida ec. Costui condonando nn esercito verso Olinto in ajnto-dAminta re di Macedonia, pass per Tebe, e d'im provviso , mentre che celebratasi la festa di Cerere, ne oc cup la rocca chiamata Cadmea, invitato da alcuni ambiziosi, i quali per resistete pi facilmente alla fazione contraria par teggiavano cogli Spartani. Avendo egli ci fatto di suo arbi trio sensa pubblica autorit , i Lacedemoni! gli tolsero il co m ando,-e gli fecero pagar una multa; ma non restituirono .Tebani la rocca. V. Corn. Nep. Pelop. 1 ; Diod. Sic. xv, p. 4G7 ; Plular. in Pelop. p. 280. ( r i 8) Che ci interessava i Tebani. Ma non era inten dimento* de* Lacedemoni! di lar ci che importava a Tebani, roiiB io , tomo li. ay

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avendo e tti, secondoch riferisce Diodoro ( 1. o. ) , gi prima dato (greto ordine a tatti i loro generali di coglier ogni oc casione per invader la Cadmea; ed affinchd allontanassero da s il sospetto di volersi arrogare 1 *imperio della Grecia , pu nirono il lor capitano ebe ci avea eseguito. DifTatti , a detta di Nepote ( 1. c. ) , dopo la guerra Peloponnesiaca e la con quista dAtene , i Tebani davan loro mbra, come quelli ohe soli potean opporsi alle loro mire ambiziose. ' ( n g ) Va3altra volta ec. Intorno a questa pace leggasi la nota 11 del primo libro. (120) Non levarono dalle citt i governatori. Peggio fecer essi per quanto riferisce Diodoro ( xv-, p. 4 6 o ) Imperciocch avidi com erano di dominare , ed alla guerra propensi, su scitarono per messo de* loro partigiani turbolenze nelle citt che in forza dell anzidetta pace avean proclamate libere , e nelle quali chiedeasi conto da coloro che sotto il loro governo avean amministrati gli affari. Presero poscia a patrocinare quelli che scacciati furono dalla fazione avversaria, e ricon dottili in patria colle armi, soggiogarono le citt men potenti. (121) I Mantinei. Narra Senofonte ( Hellfen. v , 2 ) che i Lacedemonii, fatta la mentovata pace , risolverono di punire quelli fra i loro socii, che durante la guerra da essi soste nuta co Persiani dimostraronsi pi ben affetti a nemici che a s, e di ridurli a tale, che non potessero in appresso disub bidire. siccome pi degli altri avean in ci peccato i Mantinesi ; cosi intimaron loro di smantellar le mura della citt; ma ricusando essi di farlo ve li costrinsero colla forza, e po scia li divisero in borgate. V. ancora Diod. Sic. x v, p. 4 6 1, 4 6 4 * (122) Questi avvenimenti, che precedettero immediatamente la guerra sociale, ed appartengon all'ultimo anno dell* Olimp. cxxxix , ed al 534 di Roma. (125) E preparavasi ad asfaltare Sagunto. L ' oppugnazione di questa citt incominci nell* anno susseguente, quindi

in tuir* ri ipp* (letteralmente ficea V impeto)- non puk


indicare che i primi movimenti fatti da Annibaie a questo ef fetto ; i preparativi alla spedizione eh* egli meditava ' coatro Sagunto. (i2 ^ ) Ma gli esiti comuni. E difficile a comprendersi qual fosse questa comunit d esiti , i quali anzi esser doveano se parati, posciaohi gli avvenimenti delle diverse nazioni a quei tempi non si complicarono. Potrebbe pertanto siffatta comu nanza esser relativa a) tempo , circa il qaale tatti finirono j ma 1' opposizione de principii proprii a ciascheduno, e quindi tra loro diversi, richiederebbe che in tal c a s o n o n solo nna contemporanea esistenza, ma eziandio un eguaglianza di fini a ammettesse; locch in manifesta contraddizione eon qoantq dice tosto Polibio, che le gesta dopo quell epoca appena co minciarono ad intrecciarsi. Da tanto impaccio non vha mezzo di sbrigarsi, se non se adottando, che le guerre di coi parla qai il nostro autore, non sono guerre determinate e partico lari , come furono ne tempi addietro .la prima gnerra punica, c la Cleomenica ; sibbene il complesso e l universalit delle guerre, che ciascheduna nazione facea. Laonde volle dir Po libio, che quantunque dapprincipio l Italia, la Grecia, e lAsia guerreggiassero separatamente , in appresso le loro guerre im p lic a ro n sie riuscirono ad un fine comune. Del resto ho creduto necessario , per toglier ogni confusione, di spez ia r in tre il lunghissimo periodo che qui riscontrasi in tutte le edizioni, ed al quale lo Schweigh. non aggiunse punto di chiarezza, chiudendo fra parentesi quella parte del medesimo, che giusta la nostra divisione forma il ^fecondo periodo. ( 125 ) Facile a seguitarsi. Mi son attenuto, quanto il con cedeva la propriet della nostra lingua , al senso delle parti, end composto il vocabolo del teSto ivTr(**Xtxi%ls, da coi troppo si dilunga il perspicua dello Schweigh. (126) Interessante, Ho rifiutato il *7 Aii*7* che leggesi

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in tatti i libri, troppo essendo alieno dalla modestia e dall intensione di Polibio il volere che i snoi racconti eccitino ammirazione stupore , amichi procaccino lustrazione. Il perchi approvo la lesione del Gronovio x7as 7<j ( che af ferra quasi lanimo e il fissa.sugli oggetti narrati). Lo Schweigh. non dissimulando la ragionevolezza di sifltta corrasione, con fessa ch egli lavrebbe ricevuta, se non ostasse, ad essa un altro luogo di Polibio ( v ili, 4 ) cos espresso : vlms i t ti'i fiit* i n i f i 7t y t y it t l * , x $*vptet<r7* ( per tal modo sol tanto appariranno gli avvenimenti chiari ed ammirabili ) ; do ve , continua *lo stesso commentatore, corrisponde a iwapxKtXcHhilof, e Cavitati* a * 7*irAv*7<*i. Ma il con fronto non . giusto. Qui parla Polibio della propria narrazio ne, ch egli senza meritarsi la taccia di presuntuoso, non po te i dire che ammirazione, non che stupor, avrebbe destato; laddove nel libro v i i egli parla degli avvenimenti ( 7 y iy irtlct ) , di cui pi francamente gli era permesso d affermare, che degni sono d am m issione, e di stupor eziandio, comechi. egli usi 1 espressione pi mite. (127) Da barbari ec. Questi erano oltre alle genti poderose della Tracia a lei pi vicine, i Triballi popolo della Mesia inferiore, che Alessandro soggiog innansi di passar in Asia, e i Dardanii nazione illirica, le cui minacce feoero posoia precipitosamente ritornar Filippo dallEtolia ch egli avea in vasa (c . 66'). . (128) Delle transgressioni. Sospetto che Polibio abbia scritto 75 x-apufitcutpt'tttir #(d a x-aftc.ga/i*, transgredire ) e non n p tfi n it* t , siccome leggesi in tatti i lib ri, e 'che signifi cherebbe avvenimenti, casi; espressione troppo vaga per qua lificar delitti ed azioni schierate. ( ,2 9) Quando non mantengami ec. L esterna onest nella vita civile ben sovente figlia del calcolo, anzich del senti mento del giusto, o dir vogliamo della cosciensa j e lo tcel-

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lerato c h e , per aumentar te sue ricchezze, Tende perGno il proprio sangue, troverassi esattissimo nell* adempimento degli impegni pubblicamente contratti, a fine di acquistar credito, e viemmaggiormente consolidar la base della sua fortuna. Ma chi queste convenienze disprezza non meno dsones(p che imprudente, e finisce oon rendersi vittima della propria con* dotta ; conforme aocadde agli Etoli. (13 0) Gliene fece breve menzione. Cio a dire gli ramment con brevi detti l ingiustizia osata loro dagli Etoli. (1 3 1) E mandale fuori ec. Occorre qui noovamente lixpiftti i * \ %*(* che leggesi nel cap. 2 6 , e coi ho conservato lo stesso senso che gli ho col attribuito, pelle ragioni addotte nella rispettiva nota 112. * t i z ) Dimostrali etti costanza ec. vlAri/tti t%*ti 7< ai (hanno on non so che di stabile ed amante di libert ). Per vestir questo pensiero di forme italiane, e ser bar ad nn tempo il dilicato giro del testo, ho convertito 1 * li in d im o stra n o dappoich aver ona cosa in.certo modo averla sotto nn paiticolar aspetto, che balza agli oc chi , e fa di si gran mostra. ( i 33 ) Il decreto. Ecco qni nn* altra volta il Jyp** , con cui viene denominato il decreto proposto alla conferma degli alleati, e il fyiQfgu per l azione stessa di confermarlo (V. la nota 110). ( . 34 ) Gli Efori. Di sopra ( c. 4 ) abbiam veduto in Mes sene l Eforo Scirone; onde 0i i<pptuiit qui significa gli E fori, i quali non altrimenti che nella Laconia erano nella Messenia il maestrato sapremo, n i veggo la necessit di tra darre col Perotti urbis praesides, conforme non 'dispiace allo stecso Schweigh. Imperciocch, siccome pulnyxtlts riscon trasi presso il nostro per rlpaHiy) ( i n , n 4 ) cosi i f t pivttltt.-pub molto acconciamente aver il senso di i f tp t . ( 135 ) Guerra Medioa. Cio Persiana. I Greci la chiamavano

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lt Mm Jih* ( gli affari Medici ) , forte perch tino a Ciro la
Pertia. era aoggetta alla Media , e ua provincia. Quindi MSirpttt, partito persiano ( Tucid. i , p. 8 8 ) , e pmSl^ui , parteggiare co' Persiani ( Erodot. t i i , 2 5 3 ). ( i 56 ) tS per paura ec. I Tebani dapprincipio, oitretti dagli altri Greci, combatterono o o n trai Pertiani, ma ginnti alle Termopile, come videro ebe i Pertiani erano superiori, abbandonarono vilmente i tu o i, e porter le mani a* nemici. ( Erodot. I. c. ; Polib. i x , 3 { ). ( i 3 <j) I l cittadino. Questi verti tono parte d un frammento di Pindaro, terbatoci da Stobeo ( Serm. lv i , p. 3 73 , ed. Batil. ). Racoomanda pertanto il mentovato poeta la pace ai cittadini, a fine 9 i scacciare dagli animi le discordie intesti ne , che arrecano grande miseria, precipitano in povert* ,e sono, inimiche all' educazione defigli. Grandinimi beni inve ro ; ma 'che talvolta ancor ti perdono con nna pace neghittosa. (1 38 ) Tristizia. Cio vilt, dappocaggine. Ho preferito que sto vocabolo , perch pi ai approttima alla */ del testo , la qaale, te al^ vero .m* appongo, non semplice abbiezion d animo per timidit , tibbene bassezza congiunta con mali zia , che fa tceglier i partiti ticuri, anzi che gli onesti. ( i 3 q) Schiavit. Riferisce Erodoto (l. c .) che la maggior parte di que Tebani che s arresero a Persiani , ftirono da questi non solo ridotti in ischiavit, ma eziandio nella fer vili pi vergognosa, essendo stati marchiati nella fronte col sigillo regio. (io) L'una. Cio gli Spartani,, l inimicizia de quali coi Messenii ebbe origine dalla violazione delle. loro vergini in tervenute ad un solenne sacrifizio in Messene. Dieci, e se condo alcuni venti anni i Lacedemonii attediaron inutilmente Messene , ma finalmente la presero coll inganno l an&o 1 dell Olimp. xiv. Dopo 3 9 anni sj riaccese la guerra fra qaette due nazioni, e durata essendo con reciproca strage in

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torno a trent a n n i, termin coll' assoggettamento di Messene. Alfora feclro . i Lacedemonii di lei orrendo scempio ; imper ciocch ridottala alla pi dora schiavit, costrinsero la mag gior parte de suoi miseri abitanti ad emigrare. Molti d* essi si sparsero pella Greci a , altri ebber asilo in Sicilia, ove fab bricarono Messina. L anno 4 dell Olimp. Lxxvn un violento terremoto avendo devastata Sparta, e fatto perire gran namero de* suoi abitanti, i Messenii presero anim o, ed associatisi cogli Iloti , andaron addosso a loro implacabili nemici. Dapprinci pio furon i Lacedemonii ajutati dagli Ateniesi; ma avendo questi poscia voltate le armi contro i loro alleati, i Messenii trovaronsi liberi da ogni molestia. Ma non si tosto ebbero' gli Spartani finita la guerra cos detta del Peloponneso col sog giogamento d A tene, che si volsero a punire la temerit dei Messenii ; onde non solo distrassero la loro c itt , ma gli sterminaron ancora da tutta la Grecia, discacciandoli da Nau> ]?atto ' conceduta loro in addietro dagli A teniesi, e. da altri lnoghi ancora che avean occupati, loGch accadde l anno 4 dell Olimp. xciv.. V. Tncid. v , p. 2 8 0 , v i, p. 4-9 1 S Diod. Sic- x i , p. 2 < j4 , x i v , p. 4-15* ,* Polien., Stratagem. 1, p. 22; Jnstin. 111, 4- 6. ( i 4 i ) N all'amicizia degli Arcadi. Nella .guerra Cleomenica gli Spartani distrussero Megalopoli, e. sebbene i Messenii diedero ricetto agl infelici suoi abitanti, avrebbon essi tuttavia potato prevenir cotale sciagura , o associandosi agli A chei, o facendo una diversione in favore de loro amici. Ma ingrati al tatto dimostraronsi verso gli A rcadi, allorquando ribellaronsi dalla lega Achea, ed avvelenaron in carcere il pretore di que sta Filopemene Megalopolitano, che avean fatto prigione. Polib. x x iv , 1 2 , 13 ; Liv. xxxix , 4 8 - 5o. ( i 4 *) Per esser fuori, di strada. Situati nell estremit occi dentale e meridionale del Peloponneso, non toccavasi il loro territorio per passare nella Laconia dalle altre parti della Grecia.

( i 43) N len molti anni addietro. Lo Scliweigfo., essendosi attenuto alla relazione di Pausania* (locch ha fatto ancor laoWre de viaggi d Anacarai), non ammette che le du prime guerre Messeoiache, e la maggior calamit de Messenii pone nel principio dell Olimp. x x vm . Q uindi, comeclii ricevuta aveste msl testo la lezione iv w itv wcXX7t xpclipti %pcieis, che hanno tutti i lib ri, eccettuati i Godd. V?tic. e F io r., voltandola, non multit ante haec tempora annis; nelle note se ne ritratta , troppo grande sembrandogli la distanza di forse cento venti Olimpiadi, eh* erano corse dalla prima dispersione de Messenii sino alla sua et. Ma riflettendo a quanto ci la sciarono scritto T ucidide, Diodoro e Giustino intorno alla tersa guerra di Messene ( ed all* ultimo sterminio di questa infelice citt , avvenuto sessanta sette Olimpiadi ( nel fine della xciv) dopo la seconda guerra , non mi resta dubbio che a questa mirasse Polibio. N i osta a quanto io dico 1* aver egli scritto la sua storia .fori* cinquantatre Olimpiadi dopo 1 & mentovata catastrofe: che paragone delle 120 che la se conda guerra dalla terza separano, 1 * ultima pub considerarti in tempi non affatto antichi succeduta. Il perchft io ho re stituita Ta vecchia e quasi universale lezione. (>44) Epaminonda. P er consiglio di lui gli Arcadi fabbri carono Megalopoli ( Pausan. v jh , 2 7 , ix , 14.), e ristaor egli pur - Messene trent anni dopo la sua distrusiqne ( DiodL xv , p. 4 9 9 )- Ben oonoscea quel grande capitano, ohe eoa nessun messo sarebbe! pi sicuramente tenuta a freno S p a rta , se non se colle forze unite di queste due nazioni a lei vicine j e per natura nemiche: quindi raccomand egli loro la con cordia, e la pi stretta societ nelle loro imprese. 0 4 5 ) Aratomene. R e , o duce de Messenii, e principal motore ( x v , p> ,4g4) dlia seconda guerra che questi sosten nero contra i Lacedemoni!, e che da lui ebbe il nome d A ristomenica.

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( i 46) Giove Liceo. V. la nota 168 al secondo libro. (li1 ]) Callistene. Discepolo d Aristotele, ebe scrisse la ttoria dAlessandro Magno , o le gesta de Greci per il corto di trenta o n i, dalla pace d Antalcida sin allo spogliamento di tempio di Dello pe Foceii. L epigramma pertanto qni citato debb* essere stato contenoto in qualch altra sna opera : che parecchie ne compos egli giusta C icerone, P lutarco, Gin). Polluce ec. V. Voss. de histor. graeo. lib. 1, c. 9 , p. Gj. Pansania ( v m , 2 2 ) attribuisce qnesta inscrizione agli Ar cadi i nel qoal caso noft proverebbe essa ci che il nostro autore ne dednee. (>48) A ingiusto re. E ra questi Aris tocrate re d Arcadia, il quale corrotto da danari 4 Lacedemonii , essendo alleato de Messenii nella battaglia del F osso, dolosamente ritrasse i suoi dalla pugna e fu cagione della rotta de Messenii ( Pantari. v , 19, 22 ) . (i^ g )' f/ela battaglia di Maatmea. V. 11, 5g e le nostre note 138 e i 3g a qnel luogo. ( i 5o) 1 Lacedemonii vietar volevano. I Lacedem onii, di'ce Diodoro ( v f , p. 5o{ ) per cagione dell implacabil odio che prtavan a ' Messenii, non vollero prender parte alla confederaaione, perciocch i Messenii vi erano com presi, e soli fra i Greci ne rimasero esclusi . Laonde non fnrono gli al tri Greci eh esclusero i Lacedemonii dalla comune societ , siccome lo Scbweigh. fa dire a Polibio, traducendo yiiir& xi, legibus foederis excluderentur ; sibbene essi medesi m i , da ira accecati, riouaziarono a tanto benefizio, anzich participarlo co1 loro maggiori nemici. Cosi narra Plutarco ( in Agesilaoj p. 6 1 6 ) che Agesilgo re di Sparta discacci i Messenii dal giuram ento, eoo dire che non aveano citt. Ma avendogli tutti gli altri ammessi , e ricevuto il lor giuramen t o , i Lacedemonii allontanaronsi, e rimasero soli in armi, sperando di ricuperar Messene.

4^6
( i 5 i) Spetto il soperchio ardir ec. Frammento di poeta ignoto. L*ardire da* Lacedemoni! consisteva nella irragio nevole fidacia che aveano in l i stessi, e ebe gl indnceva a dispreizar lamicizia a ltru i, quantunque essi medesimi talvolta non (sdegnavano di chiederla, siccome li vedremo tosto in vitare gli Etoli a trattare con loro. ( i 5a) Un re. Sebbene poscia leggiam di bel nuovo eletti dne r e , siccome in addietro; tuttavia essendo Cleomene stato solo r e , e molto amato dagli Spartani, potrebbon aver qcesti dopo la sua morte divisato di cresime nn solo in vece sua. R dobbiamo gran fatto stnpire di riscontrar poco appresso , circa i r e , in plorale ; giacch non era per anche deciso , se nao o dne re s* avessero a teare . Sch&eighaeuser. ( i 53) Carisseno o Timeo. Di costoro , e della loro spedi zione contro Sparta non ho potuto rinvenire traccia alcuna presso altri autori. E ' sembra pertanto che questo fatto riTe-' rirsi debba a tempi di Cleomene, o a quelli che di' poco gli precedettero; dappoich i vecchi che con tanto effetto il ram mentarono insieme co' benefizii ricevuti da Antigono, ne par larono come di cosa a tutti n o ta , e da molti eziandio coi propri! occhi vedala*. ( 154) Gli alitanti del circondario di Sparta. Sono questi i Perieci de* quali trovasi gi menziona nel lib. n , c. 6 5 , ove leggasi la nota 209. (i 55) l vecchi della fazione di Gitida. Ho preferito alla ver sione dello Schweigh. Gyridum et alios de senioribus, quella del P e ro tti, de senioribus, qui cum Hyrida senserunt, che naturalmente si presenta facendo nel testo ( ) 7 *ve irif TvflSxt 7Sf. y tp illa i la seguente trasposizione: 75* yi~ p itiu i 7cvt *tp) Tvp/J** (u cc isero ) de'vecchi quelli eh' e ran intorno a Girda. Dov da osservarsi che- la frase *1 wtpi 7u t t j fatnigliarissima a tutti i migliori scrittori g r e c i, significa i seguaci di qualche uomo illustre per dignit o p er

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le tte re , e propriamente quelli che il circondano. Del re ato formavan i Geronti presso gli Spartani per institazione di Licurgo l'ordine pi rispettabile, in cui non riceveansi e non se qne vecchi, i quali dim ostrar poteano d'essere stati dabbene e virtuosi in tntta la passata vita. V. Senofonte della repnb. de* Laced. o. 9. ( i 56) Per tal modo ec. La benevolenza del popolo di Sparta verso Gleomene derivava principalmente dall eguale distribu zione' de*'beni ch egli avea fatta a* cittadini, precedendo col proprio esempio ; con animo, diceva g li, d* estirpare il lusso, i debiti , le usure, e la ricchezza e la povert che introdus sero questi mali in Lacedemone. Ma sotto siffatta popolarit oelavasi un cuor ambizioso , che dispor volea a suo talento della patria giovent per acquistar il Peloponneso, e forse la Grecia. Solo e immenso ostacolo alle sue mire erano gli Efo r i , i quali merc dell autorit d ie le leggi di Licurgo avean loro su* re conceduta, parecchi de suoi antecessori misero a m o rte , o caeciaron in bando. Questi assalt egli con una mano di mercenarii ed uocise, teduce da una felice spedi zione contra gli Achei ( Piotare, in Cleoni., p. 807 e seg. ). O ra , quantunque a pessimo fine riuscisse la sua im presa, il mezzo di cui eraai servito per adescare la moltitudine, grande desiderio lasci' io qnetta per lui asiente , e por le feoe in non cale il benefizio dAntigono , che gli Efori le avea re stituiti. Tanto era l antica virt negli Spartani degenerata , e alla lioenza necessario un freno ben pi fo rte , che non i costum i, mal atti oramai a sostener le leggi e le utili instit azioni. ( i 5^) Cleomroto era alito sol trono di S p a rta , poich ne fa balza.to Leonida >suocero di lui ; m a , ritornato questi , ebb egli a patire la stessa sorte. V. Plut. in Agid., p. 1796-802. (158) Leonida. Costui avea molto tempo vissato nella corte plendidissima del re di Siria Seleuco , e contro alle patrie

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leggi Iacea grande sfarzo. P er la qual cosa, ta n n a to dallE foro L isandro, segnatamente perciocch sposata avea moglie straniera ( grandissimo delitto per nn re di Sparta ) , si ri trasse dapprima nel tempio di Minerva Calcieca, poscia saltoss colla foga ( Piotare. 1. c. ). ( i 5g) DelF altra casa regia. Due erano in Sparta le fami g lie , donde prendeansi i r e , e questo facean capo ad Bori atene P ro d e figli dAristodemo , il qaale primo fra gli Bra ciidi regn in Lacedemone. D a loro fondatori trassero esse i nomi d* Euristenidi e Proclidi ; ma chi amaronsi ancora, quelli A giadi, questi Eoritionidi. 1 prim i erano pi rispettati, per ciocch discendeano dal fratello maggiore, quantunque amendue *i fratelli contemporaneamente avessero regnato; il qual costume propagossi a*loro posteri, essendosi sempre preso un re da ciascheduna famiglia (E rod. v i, 5 3 , Plutarco in Agid. p. 9^6 ) . O ra , siccome Agesipolide apparteneva agli E aristen id i, cos l'altra casa qui rammentata era quella de Proclidi. (160) Ippomedonte. E ra costui a tempi del re Agide, che fu collega di Gleombroto, stato uomo valoroso, e di grande autorit presso la giovent Spartana. (Suo padre Agesilao fa sio materno d Agide ( Piotare, p. 798 ). (1 6 1 ) Archidamo fg lio < TEudamida. Secondo Plutarco Agide era glio d E udam ida, questi d Archidam , questi d* Euda mida. Ora se Agesilao era , siccome qui leggiamo, figlio di E udam ida, non poteva egli esserlo del secondo di questo nome; altrimenti sarebbe stato fratello dAgide, ed Agide fra tello della propria m a d re , ch era sorella dAgesilao. Quindi debbe adottarsi che 1' Eudamida pi vecchio, bisavolo dAgi de , abbia generato Agesilao, il quale per conseguente era fratello d Archidamo avolo d*Agide , e zio d ' Eudamida suo p a d re , il quale adunque sposata avea la propria zia. LAr chidamo poi eh ebbe due figli dalla figlia d* Ippomedonte , non fu certamente l avolo dA gide, sibbene suo fratello, che

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dopo I*uccisione d lai erasi ritirato in Messene, donde Cleon/ene il richiam, ma per 4oa mala ventura, eepdochi gli a 8sasiai d'A gide, temendo non egli li punisse 1*ammazzarono ( Piotare. Agid. p. 807 ). La seguente tavola genealogica ren der pi chiaro quanto ho qui esposto. ' Eon AMIDI

Archidamo

Ippomedonte

Eudamida

Figlia Agide Archidamo

Figlio

Figlie

(162) Cos sono ec. Volle significar Polibio con qnesta ri* flessione , che contro alla seduaione dell oro non valgono so vente le pi virtuose istituzioni, n le pi severe leggi, quali erano peli* appunto le Spartane. Non bavvi, dicea Fi* lippo dA m inta, nn luogo tanto inaccessibile che pervenirvi non possa nn asino oarico d oro. (P lu ta rc . Apophtegm. Opp., t. 11, p. 1 7 8 ). Ci 63) Sciocchezza. Non credo che p er yt(* intendesse Polibio in questo luogo stoltezza e perversit, siccome opi nione dello Schweigh.; se pure a y ttttt scrisse l autore che significa errore, ignoranza, e non <>/*il cui senso d mattezza , demnza, privazione delta facolt di ragionare, la

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qaale u m b ra propriamente ohe il nostro rinfacci a ' La cedo* monii. Lo scoliaste di Sofocle, al v. 582 dell* E lettra nel se* gnente modo distingue i mentovati due vocaboli: <, *

w a /lix t i f f r i m , stoltezza i mancanza totale ragione, ty tn i t , i , i t h t t t ignoranza . circa m a cosa sola. (164) Policna, Prasia ec. Non erano qnesti gi propriamente luoghi dell Argolide : che Prasia da Tucidide ( i l , p. 135 ) posta nella Laconia , e Glipnpe da Polibio medesimo ( y , 2o ) nello stesso territorio collocata. Laonde L icurgo, facendo questa speditione, avea in animo di rendersi bene merito della p atria, riconquistando le terre che sembran in addietro essere state usurpate dagli Argivi. Policna chiam arati eziandio una citt in Creta (E rod ot. v i i , 1 7 0 ) , e n n altra nella Trojade ( Tucid. v i l i , p. 566 ). (165) Da tutte le--parti-ec. LAchea , oooupando la parte settentrionale del Peloponneso , e comprendendo nella sua confederazione qnasi tutta lA rcadia, avea a mezzod la La conia , a ponente l E lid e, ed a tramontana l Etolia; onde trovavasi allora da tre lati stretta , e pressoch dalla guerra circondata. (166 ) Antioco ec. Questa guerra & riferita dal nostro nel libro v , incominciando dal cap. 5 g , e la consegna di T olem a id e e Tiro , fattagli da Teodato Panetolo .generali di Tolem eo, trovasi col descritta nel oap. 62. (165) Pose il campo ec. L A teneo, conforme scorgesi da Plutarco (in Cleom. p. 8 0 6 ) era un luogo forte, presso Beimina nell ingresso della Laconia, ed oggetto di contesa fra i Megalopolitani e gli Spartani. Cleomene, uscito a cam po, avealo maggiormente afforzato ( c h e ci denota 1 t*atx~ che leggesi nel lib. 11, c.. 4-6 , e non altrimenti fab bricare , siccome sedotto dallo Schweigh. io l ebbi voltato , e neppure semplicemente fortificare, secondoch lo stesso qui

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correggendosi opina ). 'Coai area egli accresciate le fortificationi d altre castella ancora nel territorio Egitico e Beiminate (1 1 , 54 ) , donde poacia ( f * 7S i f n < ^ 4 $ i > 7 i iocome dallAteneo, Antigono espulse le sne gnernigioni. (168) Ci forniscono le contrade del Ponto. Cio forniaeon a G reci, per coi Polibio scrisse questa storia. P er ci che spetta alle merci qui nom inate, forse non tanto assordo che il crede lo Schweigh. di sopporre che in luogo di ftal* (b e stia m e ) ohe ha il solo codice U rbinate, abbiasi a lefg ei"e con tatti gli altri M ffta r ( cuoi ) , i quali oggid ancora estraggonsi in gran copia da paesi che bagna il Ponto E asino, e comunemente impieganti in calzature, ohe pur ap partengono a bisogni della vita. Nel Tarichos facilmente si ravvisa il Caviaro che di l pur viene, e preparasi d.nova di pesci conditi col sale ; e forse v eran comprese eziandio le carni bovine salate, che anche a nostri giorni mandano fuori, qaelle contrade: significando lapidee, oosl pesce, oome carne salata. Cera e mele raccolgonsi ancor oggi in buon dato nella Moldavia, nella Vallachia , e nell U crania, donde anticamente faceano scala ne* porti dell Basino. Vini ed olio tuttavia col introdnconsi; ma di frnmento non hanno que popoli bisogno , .anzi tanto ne producono. che nell et nostra in anni di carestia ne hanno provvedala l Italia e' la Spagna ; locch dipende dalla maggior coltura de vasti terreni situati a settentrione del Ponto , che abitati un d da nazioni selvaggio, giaceaoo quasi deserti. Tuttavia riferisce. Stra bone ( v i i , p. 3 11 ) che dalla Chersoneso Taurica (C rim e a ) ne* tempi a* suoi anteriori molto frnmento trasportavasi in Grecia. (1C9) Siccome fecero in addietro co G alati, cio colla co lonia de G alli , la q a a le , nn secolo circa avanti che Polibio scrisse le sue memorie, erasi stabilita in T ra c ia , e vi avea fondato nn regno, distratto poscia dagl indigeni sotto il do minio di C avaro, conforme narrasi pi distesamente nel cap.

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46 di qnelo libro. Laonde Bell1et del nostro autore T raci erano padroni di quelle contrade; e se *?* relativo a Calati ha il valore di o lim , un gramo , tempo fa ; ISi che appli^ casi a T raci, non spio il tempo prostrato panato ma il pre sente ancora dee abbracciare. (1 7 0 ) 11 Ponto. E Ponto propriamente voc greca, che significa mare , e poeticamente fu ntata da1 Romani ancori nello tesso senso. Il mar Eusino ebbe questo nome per ec cellenza in une t , nella q u ale, a detta di Strabone ( 1, p. 21 ), e ss* era il maggiore de mari conosciuti, non altrimenti d ie Omero per eccellenza chiamavati il poeta. Ma non addimandava allora ( ospitale ) , sibbene 'f *r ( iuospite }, pella ferocia de suoi ab itan ti, ohe immolavano i forestieri, a e divoravano le carni 3 e faceansi bicchieri de loro cranii. I n appresso, come i Jonii stabilironsi sulle sne sponde, vi furono ricevuti i costumi greci , divennero quelle regioni pi accessibili (Strab. v i i , p. 298). F u il nome di Ponto ancor apposto a un regno situato sul suo lido meridionale, fra la Bitinia e la Padagonia, ove regn il tanto celebre Mitridate ; quantunque e*sembri che gli altri paesi p u re , che costeggiano questo m a re , talvolta cosi fossero appellati, siccome lo dimo stra il titolo tiistium ex Ponto dato da Ovidio alle elegie che egli mand dal luogo del suo esilio fra i G eti, dov l 'o dierna Bulgaria. (171) Ba ima cifonferenza. Strabone ( 11, p. 1 2 5 ) le as segna venticinque mila stadii ; Plinio ( v , 24 ) giusta V arrone ventimila dugento , ed altre dimensioni ancor adduce da diversi autori. Erodoto ( i v , 8 5 ) dice che la sua maggior lunghezza ascende a undici mila cento stadi!, e la maggior larghezza a tre mila dugento. A nostri giorni furono que ste dimensioni trovate minori. Secondo Buffon ( Thcorie de la terre t. 11 , p. 189 , edit. de Sonnini ) la sua lunghezza s 5o leghe di F rancia, e la larghezza 100. Queste, a 26 stadii

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per lega , importano 6 5 oo stadii per la lunghezza , e aGoo per la larghezza j locch molto meno di quanto addita Ero doto non solo , ma eziandio Arriano , e Plinio tesso , giusta il qnale ( vi, I ) , fra le varie estensioni che a' suoi tempi d avansi alla lunghezza del Ponto E asin o , le pi brevi erano quelle d'A grippa, ohe da Calcedone al Fasi calcolava otto mila stadii, e 36o miglia , o 2880 stadii dallo stesso ponto al Bosporo Cimmerio. Quindi scorgesi manifestamente la suc cessiva diminuzione di qnesto mare , della quale soggiungo on prospetto secondo le tre epoche summentovate.
Longhena L arghezza

Giusta Erodoto . . . 11,000 . . . . 3200 ] Agrippa . . . 8,000 . . . . 2880 > stadii. Buffon . . . . G,5oo . . . . 2600 1 (172) Propontide. Quasi mare che sta davanti al Ponto; oggi mar di Marinara. (1 r j'5 ) Palude Meotide, Erodoto ( iv , 8C ) la crede poco minore del Ponto E a sin o , e dice che chiamavasi sua madre; il qual nome secondo Plinio ( v i , 7 ) le davano gli S citi , nella coi favella. Temerinda (cos l appellavano) significa madre del mare: quasich col versarvi le sue acque gli desse nascimento. Gli odierni la nomano mare dA zo f, o delle Za-

lacche.
(17$) Molti e grossi fu m i. Quaranta il loro numero se-r condo Strabone ( vii , p. 298 ). I principali -sono : dall E u ro p a, il Tanai maggiore (D o n ) , il minore ( Don je c ) , ohe aniti si scaricano nella M eotide, il Boristene ( Dnieper ) , l Ipani ( B o g ) , il Thyras ( Dniester ), 1*Istro ( D a n u b io ) : dall Asia l altro Ip a n i, il F a s i, il Term odonte, l'H a ly s, il Sangario ; ma qoesti sono meno ragguardevoli degli Europei. (175) Bosporo Cimmerio., Oggid stretto di Caffa. Botporo di Tracia , ora denominato lo stretto di Costantinopoli.
P o lib io ,

tomo

11.

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Deriva il nome di Boaporo da fiit ( b o v e ) e w ift ( tragit to ) , ed definito da Plioio ( v i, 1 ) lobus meabilis transitili ( tragitto varcabile a* buoi ) ; quindi errano coloro che scrivono Boaphorua, Boaforo. La diatanza' da un Boaporo all* al tro 2 stata accennata da P olibio, ma in nna parte perduta delle sne opere. Plinio ce I* ba aerbata ( 1 . c. ) , e nc cono sciamo eh eaaa avea cinquecento mila passi , o quattro mila stadii. (176 ) Calcedone. Non Calcedoni*, come volgarmente chiamata; dappoiah oltre al nostro , Strabone ( x n , p. 5 6 3 , 6 6 ) , Diodoro ( x n i , p. 3 6 6 ) , Plinio ( v i, 1 ) , Livio ( i u i , 5 6 ) , ed io generale tutti gli autori greci e latini, e le me daglie ancora coai danno questo nome. Il territorio d i Calce done era la Calcedonia , appellando Diodoro ( x iv , p. 4 i 3 ) Crisopoli citt della Calcedonia. Nel ano aito d iv a li, non gi- Scalari, conforme pretende il Cluverio, la quale corri sponde all antica Criaopoli. (177) Dalla parte del Ponto. Non qui ma quaranta stadii circa pi in su colloca Strabone ( v ii, p. 35q ) alle Cianee ( che sono dne isolette , l nna in Aaift , I altra in E uropa ) la bocca del Boaporo Tracico , che guarda il Ponto ; larga , secondo I* anzidetto Geografo , pressoch venti stadii. Questa larghezza attribuisce egli pare all altra bocca, che gioata il nostro alquanto minore. (178) Ove narrati che Giasone ec. Stando alla relazione di Apollonio Rodio ( Argonaut. 11, v. 533 e segg. ), Giasone sa crific a dodici' D e i, non nel ritorno dalla Colchide, ma nel l andata col. E rano pertanto diverae fra gli antichi le opinioni circa il coatrnttore dell'ara e del tempio ove fa fatto l anzidetto sacrifizio, e circa la divinit stessa , cui fu dedi cato. Chi asseri che Friaao gli avea gi prima di Giasone inaugurati (Scoliaste d Apollon. al citato v e rs o ), chi non ai xn D e i, ma a Nettano ( Pindaro, Pit. { ) , o 1 Giove ( Ve

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la , i , 1 9 ) fi volle eretti. Ma il parere pi comune sembra essere Stato quello che annnnzia il nostro, cio che Giasone ne fosse 1* au to re, e che il sacrifcio a'dodici Dei s intitolasse. (17 9) Serapide. Secondo Soida in 2 ip * n n era questa di vinit egiziana l'immagine del Itilo; ma a delta di Macrobio ( S atu rn al, lib. 1 , c. 20 verso la fine) rappresentava essa il sole, e sotto questo emblema fti dalla sua patria recato in G recia, dove, non meno ohe in R om a, ebbe culto esteso. Plutarco (d e Iside, p. 3 6 2 ) pretende che Serapide ed Osi ride sono la stessa cosa, e che questo in nn modo misterioso conosciuto da soli iniziati, convertesi in quello. Ci spiega Dupuis ( Orig. de tons les cultes , t. 5 , p. 5 i 3 ) , facendo conoscere che Osiride era il sole di prim avera, o d estate, e Serapide quello d autunno e d inverno, che discende nella costellazione del serpente ; per la qual cosa adoravasi ezian dio conte Esculapio e Plutone. Il culto pertanto di Sera pide sotto la persona di Giove Dite , o infernale , sembra es sere stato familiare alle contrade del Ponto, dappoich T olemeo Sotere , secondoch riferisce Tacito ( Higtor. v , 8 3 , 8 di col il fece traportar in Egitto , dove un magnifico tempio gli eresse iu un sito , nel qual era un antica cappella consecrata a Serapide ed Iside. Donde parmi doversi concludere, che Serapide essendo primitivamente Nume egiziano , e figura del Nilo ( le cui tortuosit posson aver significato il serpente che l avvolgea ) , in appresso il Giove Dite passato dal Ponte col dov era la cappella di Serapide, abbia acquistato un nuovo carattere, prendendo gli attributi del sole invernale, come tale sia ritornato in G recia, dove il serpente na pii il N ilo , ma sibbene Esculapio simboleggiava. (180) E d esce pegl scoli ec. Il fondo del mediterraneo pi basso di quello del Ponto ; perciocch, dal Nilo io fuori, poco considerabili sono i fiumi che nel primo si scaricano, laddove nel secondo mettono foce, e depodgono una immensa

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quantit di fango, molte e beo ragguardevoli correnti. Quindi non maraviglia, s continuamente dal Ponto , siccome da piano pi alto, sgorgano le acque nel mediterraneo. E fa gi opinione di parecchi naturalisti antichi , che il Ponto dap principio fosse un semplice lago formato da fiumi che in esso sboccano , ma che in processo di tempo le sue acque a dis misura cresciute siensi rotto .an varco per il Bosporo e peU 1 Ellesponto, e precipitate nel mediterraneo. Strab. i, p. 5 i , Sa; Diod. t , p, 2 2 3 . (1 8 1 ) Esserti per interrar appieno. Le opinioni de fisici moderni sono divise intorno alla progressiva diminuzione delle acque nel mar nero. Toumefort ( Voyag. dn Levant, t. 2 , p. 1 2 3 ) si beffa della predizione di P olibio, e dice ohe la quan tit delle acque eh' esce del Bosporo tracico, minore di qaella che reca al mentovato mare ciascheduno de grossi fiumi che vi sboccano. Buffon all opposito ( Op. cit. t. 2 , p. i q 3 ) crede siffatto interramento assai probabile, e per la ma teria che vi menano i fium i, e pella successiva diminuzione de fiumi medesimi, in ragione dell abbassamento de monti donde sgorgano. A quali argomenti congetturali io stimo che dae di fatto si possan aggiugnere. Primieramente le dimen sioni del mar nero si sono da tempi d E rodoto, di Polibio di Plieio diminuite ; poscia l dove in picciola distanza i tre grandi fiumi D n iep er, Bog e Dniester si congiungono coll'anzidetto m are, il terreno affatto deserto; e parecchi laghi d* acqua salata vi si trovano: tracce manifestissime dell antica estensione del Ponto , la cui diminuzione maggiore ragion vuole che in quella parte appunto accadesse. (182) La Meotide gi piena. Questa ogoi giorno rendesi meno navigabile, ed in alcuni s iti, non che sia profonda dieci braccia, gi tutta ridotta in fanghiglia; in altri sonosi di recente formati de banchi e delle isole lungi dalla costa.

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Vedi la carta del mar nero pubblicata dal Bellin nel 1772 per uso della marina reale di Francia. (1 83) Uh mare unito col Ponto. E probabilmente ool Ca spio ancora , e col lago Arai poco da questo distante, con forme il dimostrano le sabbie , e i molti laghi e gli stagni d acqua salata, osservati da Toumefort e da Pallas fra gli anzidttti recipienti. (18^) Un lago d'acqua dolce. Le osservazioni moderne oon* fermati appieno quest' asserzione, ed aggiungono c h e , per ca* gione appunto del pochissimo sale ia cotesti laghi contenuto , sono essi talvolta ne* rigidi inverni tutti gelati (V . Buffoa I. c. ) j la qual cosa Strabone ( x i , p. 4{)4 ) riferisce della Meotide, non gi dell'Eusino: dond manifesto, che atempi di quel Geografo il mar nero era men doloe e pi profondo che a nostri giorni. ( 85) Con molte lacche. Sette ne annovera Strabone ( v i i , p. 3o 5 ) , quattro maggiori e tre minori, e tante peli appunto sono esse a nostri giorni. Plinio pertanto ( i v , z i ) non no rammenta che sei , ed Eforo citato da Strabono ne indicava cinque. La prima bocca meridionale la maggiore , e sacra denominavasi da* Greci ( n ifi* <<; ) ; minori sono le tre susseguenti, e le tre ultime pi grandi, ma non quanto la prima. La quinta dagli odierni navigatori additata pella pi. profonda. (1 8 6 ) La quale ogni di ** accresce. L estremit di questa striscia non a* nostri giorni pi lungi dalla sponda di quello che fosse a* tempi di Polibio , ma essendosi accresciuto il ter reno della sponda1stessa, e questa per conseguente pi innoltrata nel mare , la striscia sabbiosa non pi 1 an tica, ma nna nuova che ne secoli posteriori si formata. (187) Banchi. Il vocabolo del testo 7*$ significa pro priamente petti. Ara ( altari ) gli appella Virgilio , e dorsa , il qual nome pertanto hanno comuni cogli scogli ( SJneid. I

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v. n 3 ; x , v. 3o3 ). Io ho data loro quella denominazioni ebe ) uso della nostra lingua ha sanzionata. (188) Che allorquando il tempo ee. Periodo alquanto in tricato , ma ohe rendesi pianissimo, ove nel testo in luogo di rjr r i i Z fiy ( a l tempo) leggasi vpf "?*r tri ir ti (al tempo avvenire). Il Casaub. traduce questo luogo, .ubi

tempus ec. tandem proportionem jueril consecutum quae est ratio magnitudinis e c ., e pi s' avvicina al senso che voli esprinter Polibio, ohe non lo Sahweigb., il quale scrive, ubi tempas ec. eadem proportione fuerit auetum ec. Ma amendue
sono tauri ; imperoiocchft pu tutto il ragionamento dell au tore ridarsi id una proporzione geometrica , nella quale noti essendo tre membri cercasi il quarto. I tre noti sono la gran dezza della palude Meotide, quella del Ponto Eusino , ed il tempo che fu d uopo alla Meotide per colmarsi : resta da odAoscersi il tempo di che abbisogner il Ponto per esser pieno. Soppongasi adunque che la Meotide sia quattro volte pi piccipla -del P o n to , e che si fosse riempiuta in otto se coli da tempi di Polibio addietro ; ne verr di conseguenza he il Ponto s*r colmo , come saranno scorsi ventiquattro secoli dopo- l et di Polibio. Ora , il Casanb. che scrisse :

quando i l tempo ec. avr conseguita la stessa proporzione di Hmpo, eh' la ragione dlia grandezza ec. , fece beasi men
zione de due tem pi, ma non espresse chiarameote a ohe cosa assi sono relativi, e lo Schweigh. parla d un tempo solo an nientato in ragione e c ., facendo zoppicar tatto il paragone. Aggiagnende pertanto la sola parola avvenire al secondo tempo ign oto, rimangon amendne i tempi d istin ti, non altrimenti ebe Io sbno gli pazii, e la proporzione corre senza ostacolo. Movendo da qdesto ragionamento, di leggri, se non t er rato , soorgerassi, quanta pco sia da valutarsi la supposi zione del Reiske , ohe a sv{r 7lr S f i t t i abbia a sottinten dersi > m rvft/Simlai zrXifevrSm Ter II ?* ( in cai av-

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e rra che si riempia il Ponto ) , o quella dello Schweigh. che vorrebbe al tatto cancellare *{ Ttt (189) Sia paludoso ec. Non pretende gi Polibio, che il Ponto abbia , quando che aia , ad asciugarti , e neppur a ces sare d esser navigabile, ina ohe ridorassi il suo fondo allal tezza che avea allora la Meotide , cio di dieci a quattordici braccia ; tocchi si i gi avverato nella parte sinistra del me desimo , che' corrisponde alle foci de* quattro maggiori dami che vi si versano. ( ig o ) Che Dario facesse un ponte. Narra Erodoto (v, 86) che Dario , partitosi da Susa , giunse al Bosporo presso Cal cedone, dov*era fabbricalo un ponte; che col imbarcossi alla volta delle isole C ianee, e sedato nel tempio si pose a gaardar l E u sin o , che n era ben degno ; che indi ritorn al ponte , il quale secondo la congettura del mentovato storico ( c. 87 ) era pelle spazio medio fra Bizanzio ed il tem pio, peli appunto come dice Polibio. ( i g i ) Con violenza si precipita. I Greci moderni ancora denotano qbfesto sito col nome di mega rema ( ft'ty* ftift* )

grande corrente. (ig2) l focolari. Questi sono sassi prominenti nel mare
larghi e piani nella sommit, dalla qnal forma ebbero il nome di , che caona altari e focolari. A ras ohiamavan i Ro mani cotali eminenze. V. la nota 185. ( i g 3) Che lo ec. Questa amante di Giove , oonvertita da Ini in vacca per sottrarla alla gelosia di G iunone, fu per or dine di questa cacciata da nna furia , poich Mercurio ebbe uccso 1 Argo da cent* o cc h i, che la Dea le avea posto ac canto per custodirla. Fuggendo giuns* ella al lido dell Elle sponto , dove gittossi in m are, e varcata a nuoto la Propontid e , nel luogo qui accennato , che dall* animale in coi era stata oonvertita prese il nome , asci delle onde. V . Hygia. fab. 1^ 5.

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( i g i ) Separa di s ima picciola parte. Non mi soddisfa l interpretazione che il Casanb. e lo Schweigh. danno a que sto passo, Paivarn, scrivon essi, sui partem (flnxus) simd immittit. L 'im m illit non nel testo : che fi {/fu significa separare ; e molto bene direbbesi in latino aliquam sui partem Jluxus in sinum separai, eh quanto separando in sinum e ffm git. Del resto egli , 'per mio avviso, indifferente , se ] avito del testo si consideri pronome relativo, siccome io feci dietro i mentovati trad u tto ri, o vogliasi qualificarlo av verbio locale nel senso d ib i, col, conforme i spiegato dallo Schweigh. nel vocabolario Polibiano. (195) Il corno. Ora golfo di Costantinopoli, lungo il qual* dirimpetto alla citt sono i sobborghi di Pera , Galata, il Ba gno ( carce re ), la Topchana ( arsenale ) ed altri luoghi di mi nor conto. (196) Per mezzo il mare. A j -; , propriam ente p e r
quella parte del m a r e , dove lo si tragitta, oh' q u i il messo della Propoatide. V. la nota 126 al lib. 1.

(197) E d il contrario Calcedone. Riferisce Erodoto ( v , i 4 i ) coll amabile semplicit a lui famigliare, che Megabize generale di Dario lasci con siffatto detto una immortai me moria presso gli Ellesponzii. Trovatosi in Bizanzio, ad che diciassette anni avanti de Bizantini i Calcedonii fabbricate aveano la loro citt : laonde disse , che i Calcedonii in quel tmpo furono per avventura ciechi ; perciocch, essendo l appresso an sito pi bello per fabbricare , non avrebbono scelto an pi brutto , se non erano ciechi. (198) Crisopoli. Diodoro ( x m , 3 6 5 ) d ic e , ohe gli Ate niesi fabbricaron il castello di Crisopoli, e vi posero nna sufficiente guernigione , incaricando i comandanti d esigere le decime da quelli che venivano dal Ponto. Non riferisc egli pertanto che Alcibiade fosse l antere di questa gabella. (199) Tramontano. l 7i (cogli E tesii) scrive Po

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libio , cio a d ir e , oogli Aquiloni o venti boreali ohe a detta di Plinio ( i l , 4-7 ) precedono d ott giorni il sorger delle canicole , e dorano quaranta d , o secondo Timossene pi'esto Strabone ( i , p> 3o ) cinquanta. Quindi il tempo pi oppor tuno a qaella navigazione sarebbe dalla met oirca d' Agfsto sin verso la Gne di Settembre. Chiamanti pertanto questi venti ilirt ! (ovveramente tl irm i seoondoch alo uni scri vono ) , perciocch ogni anno ricorrono. Ol K ttl'iltt v ite lla i ( che soffiano ciascbedun anno ) li definisse Snida. Donde ecorgesi che qnesto nome non indicava nessuna qualit deter minata di venti, ma a tutti quelli che soffiano periodicamente potea applicarsi. A ci mirano le parole dello scoliaste d* A pollonio Rodio al verso 5 3 1 del lib. li ; T itm i7fot t i tUrtci 7 ~t iirw X ttvri 7<> n i t l t t , a iltf B effiti *7 im fiu s lti l r u t. ( Sono >contrarii gli Etesii a coloro che na vigali nel P o nto, ed in quei luoghi sono Aquiloni) . I moderni appellano cotesti venti Alizati e Monsoni, ed una esatta de scrizione di loro trovasi sulle tracce di Halley e Dampier presso Mnschembroek. ( Elemeot. Pbysic. t. i , c. i ). (200) Piena di seni ec. Due grandi golfi sono bella P ro pontide dalla parte dell Asia verso il B osporo, il g. dAstaco, e .quello di C i , e dopo l ultimo i l isola di Cinico, ohe occopa molto spazio presso la csta d A sia, cui tanto vi c in a , che Alessandro un amendue (P lin. v , 4 i 3 2 ) , ed a tempi di Strabone ( xii> p. 5 7 5 ) si passava dall on allal tra sovra un ponte. (201) Contraria gli sforzil N<m gi del tutto contrari! sono venti boreali ed australi a chi in quel sito passa da E u ropa in A sia, o vioeversa, oriente ed occidente essendo i due punti estremi della navigazione ; ma cadon essi in fianco al vascello , e rendono perci malagevoli, non impossibili, i mentovati passaggi. La qnal cosa espresse eziandio Polibio., dicendo d un viaggio , ch egli difficile , e dell altro che

non lo si po fare difilato . Il percb non seri Me il nostro


i t ' T .....................7jar/W 7ti> f 'a r lei A ?r ,

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conforme gli fa dir* lo Schweigh. tradacerod, ntrique naviga ttoni eontrariut , ma volendo indicare la fatica , e 1* impeto che. impiegar debbano i navigatori per vincere 1 ostacelo dei vnto, egli os in luogo di * il vocabolo ; .la qual idea io mi son ingegnato di rendere nella mia ver sione. (202) Da mar a mare. Cio dalla Propontide al Ponto : che' il territorio de Bizantini estendeva! lungo tatto il Bogporo traeico eziando snlla costa dell Asia, ed era da amendue questi mari confinato. ( 20 3) Ittvadon il loro paese. iw 7} 7 t> 7 r X " { * ' ha il testo , e lo Schweigh. , riferendo il livTmi a d i nasti ( potentati ) che avean fatte le antecedenti invasioni, tra duce qaeeto passo in priorum locum succedunt ; locch non pof> stare , avendo Polibio pria parlato d un solo, . E i mi sembra quindi pi ragionevole di rapportar 1 anzidetto pronome a Bizantini. ( 204) Un tupplicio quasi Tantalico. Snida, a questo luogo alludendo , scrisse : w * fttfiim T iiX tm h fiu p /tu , i v i IS t yccS-c fttr , pt rvy%*pevftn*t tlt tA c v in , in c , fi ItX ptSrit | 7* a tri* f ji& y m . (Sup plica Tantalici, proverbio sopra coloro che hanno de b e n i, a non la facolt di goderli , siccome i Bizantini , chc non osano di soggiornare fuori della citt ). ( 205) Comontorio. Secondo Livio ( x x x v m , 1 6 ) Leonorio primo regolo de Galli eh erasi stabilito ne dintorni di Bizan zio , dopo qualche tempo pass colla sua gente in Bitinia , dove ajut Nioomede nella guerra contro Ziboeta. Di II inoltrossi maggiormente nell Asia e fiss la stia sede nelle regioni di qna del Tanro. Confrontando con questa relazione ci ohe scrive Polibio intorno a Galli che circopdavan il territorio

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de Bizantini, convien credere ebe non tatti qae'Brbari pas-* gasser in Atta ool loro re , ma che una . parte di loro Ma rimasa in Tracia sotto un altro cap o , forse sotto il Comontorio qui rammentato. La qnal cosa tanto pi verisknile , qaanto ohe Livio tesso nel luogo citato dice che non pi venti mila arm ati, ma dieci mila soltanto eran essi, quando lasciarono la Bitiaia ; n potendosi opporre che in una breve g u erra, nella qnale farono vittoriosi, perdessero la met della gente. Del resto avvennero coleste invasioni de* Galli circa il tempo della guerra di P irro co Romani ( Polib. 1, 6 ! Jastin. xxv, 5 ) , cio fra gli anni 70 i 9 o di Roma. Ora avendo Cavaro lor ultimo re vissuto nell et di cui Plibit qui tesse la storia, oio intorno a* 534 di Roma ed ancora qual che anno appresso ; egli chiaro che sessant anni almeno dar il regno de* Galli nella Tracia. (20(1) Tuie. Qnesta citt non altrove menzionata, tranne in Stefano Bizantino , che l ' ha tolta dal nostro ; ond a credersi che i T ra c i, coni ebbero sterminati i G alli, e ricu perata la patria , la distruggessero. Ma probabile altres che prima de* Galli non esistesse tampoco , e eh essi la fabbricas sero; looch, se non m inganno, indica il xahurKtoarftuitt che usa qui Polibio, trovandosi spesso n*lxrxtvctu> in senso di costruire, fabbricare. Quindi meglio che instilata sarebbesi dagl' interpetri latini questo participio voltato aedificala , ex-

strueta.
(207) Sino a Cavaro. Incerta l epoca precisa del disfa cimento di quel regno, quantunque lo Schweigh. il reohi ale ra n n o terzo dell OIfmp. c x li , 5^1 di Roma. (208) Eca (odoro. Ho preferito di scrivere cosi qoesto nome , anaich Ecalontodoro , piacendomi la ragione addotta dal Reiske , che i Greci non conoscevano nomi derivati da numeri ; come sarebbe il test m entovato, nella composizione del quale entra **7>7o, <x*7>7e da *?*, cento. Sibbene , es*

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srra lo stesso dotto, i nomi che finiscono in / * ( hanno congiunto il nome di qualche divinit , siccome D iodoro, Olimpiodoro, E rm adoro , Apollodoro eo. e qoi Ecatodoro da Ecate. Il Perotti sorive Hecatondorut. (209) Acheo. Delle costai im prese, oltre a ci che qni se ne legge , e della- sua tragica fioe, parla Polibio diffusamente nel v libro e negli avanzi del v u e vm . (210) Di qua del Tauro. Questa immensa catena di monta* gne , la pi grande dell antico mondo , sorge dal capo Che lidonio nella L icia, e poich ha divise la Panfilia e la Cilicia dalla Frigia e dalla Galaxia attraversa la Pisidia, la Licaonia, la Gappadocia, 1 Armenia , e sensa interrnxione proseguendo taglia 1 Asia tutta sino al mar della China , mandando dal lungo tratto eh essa percorse considerevoli rami a ciascbedun m a re , che bagna quella vastissima parte dell orbe (V . Plin. v , 2>j j Solio. cap. 4 > ) Qn> pertanto intendes per Tanro quella parte del medesimo eh* nella penisola fra il Ponto , la Propontide, il mar Egeo ed il Mediterraoeo ; onde il paese di qna del Tauro , per rispetto a* Greci ed a' Romani , comprepdea, oltre alle regioni da questo monte intersecate, l Asia minore (cio la F rigia, .M isia, L id ia , C a r ia , E olide, J o n ia , D oride, e lisola di R o d o ),la B itinia, Galaxia , Paflagonia e il Ponto. (211) Di quanti re e signori. Le province nominate nella fine della nota antecedente, la Cappadocia e 1 Armenia , e il paese che avea per capitale la celebre Pergamo nella Misia .maggiore, eran sotto l impero di regi, dalla Galasia , 0 Gallogrecia in fu o ri, ove signoreggiavano minori potentati ohia* nati tetrarchi, perciocch cadauno era sovrano della quarta parte della provinola Tale si fu quel D ejotaro, ohe Cicerone difese. (212) Pe giuochi Minervali. Non maraviglia se la dotta Pergamo, che avea una dalle pi celebri biblioteche del mon

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d o , toelta ai foste Minerva a Dea tutelare, seguendo lstem pio dell egualmente dotta Atene. (2 3) Soterie. F ette eacre a Giove, obe avea il titolo di X trff (Soler, Salvatore). V. Ateneo x i , p. 87. Sotto qne tto nome era Giove adorato ancora in Megalopoli, M ettene, Mantinea , ed Epidanro (il di coi porto chiamavaai Soterio), conforme tcorgeti da varii luoghi di Pauiania. (214.) Tioete. Lo tetto che Livio (I. o.) chiama Ziboeta, e che col fratello Nicomede padre di P ratia avea combattuto pel reg n o , e fa da lui ditfatto coll ajuto de'G alli chiamati dalla Tracia. Quindi chiaro , che Leonorio non tobito dopa ettersi stabilito ne dintorni di Bizanzio patt in Atia co*tuoi per toccorrer Nicomede, non ettendo probabile che lo atetto Tiboete , il quale , adottando cotal ip o teti , tettant* anni ad dietro avrebbe voluto rapir la corona a quetto Prinoipe, vi veste ancora, e t'accignesse a rinnovar l impreta contro il figlio di quello (V . la nota 2 0 2 ) . P er tal gaiaa viemme glio conciliati Polibio con L ivio, dappoich i Galli venati ia Tracia dapprincipio col rimatero , tiocome riferisce il nottro autore (c. 5 2 ); ma pattati venti o trentanni, nel qual tempo Leonorio poteva ancor etter v iro , andaron in Atia, conforme tcrive lo ttorico Romano. (2 1 5) Qualsivoglia ricovero ad alcuno. Ettendo il coti detto Tempio nn luogo di forte e sicura potizione, avrebbono quelli che navigavano nel Ponto potato tottrarti dalla vigilanza dei Bizantini, e defraudarli della gabella che ritcuotevauo , te etato fotte in altre mani. Gl interpreti hanno mal inteto que sto patto. Il Cataub. tradotte tfc fftit, nocendi occasioner, ed il R eitk e, approvando aiffatta versione , vuole che all c Q tffit ti tottintenda 75 u.mxnfyi7. Lo Schweigh. dopo avere con sufficiente precisione voltato 1 anzidetto ioatantivo, su itidium aul refugium, quasi pentitotene, toriate nelle note che

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non comprendeva abbastansa il tem o di tolto questo luo

Dal mare fletto in e tte vantaggio. Letteralm ente, il tnetliere ( ipyarU ) dallo stesso mare. Lo Schweigh. crede
obe fosse la pesca, ci indicando, secondo lai l espressione { ivlnr 7*r $*x*tnrm, quasi guadagno cavato dal mare medetimo. Ma non necessario, per quauto io credo, di pi gliare la cosa in senso tanto rigoroso , potendosi comprender in siffatto mestiere anco ,ii dar a nolo le navi per uso di qualsivoglia trasporto. P er la qual cosa non bo deviato punto dal testo , siccome fece lo Scbweigh. in traduceudo ; qui pi-

go ( ! ) (216)

teatoriam artem exercerent. (219) M itia. E ra questa la Misia m in o re, o parte dJ essa >
bagnata dall Ellesponto e dalla Propontide; giacchi la mag giore era posseduta da' re di Pergamo. (218) La lite ec. Erasi accesa la guerra fra Seleuco fra tello d Antioco , e Tolemeo Evergete padre del Tolemeo di cni parla qui il nostro, perciocch Seleuco per consiglio di soa madre Laodice sorella d Acheo , dal marito ripudiata , uccisa avea Berenice sorella del re d Egitto e sua matrigna , insieme con un fgliuolino da questa nato (Justin. xxxvii, 1). In colai guerra il re di Siria ebbe la peggio, avendogli To lemeo , oltre a molte c itt , occupata Seleucia capitale del re gno ( Polib. v , 58 ). Ma come o d i, che Antioco veniva in soccorso del fratello , fece pace per dieci anni (Justin. 1. c ). (219) Assoldalo ayendo ec. Prusia assold i T ra c i, per ch stringessero i Bizantini dalla parte del continente. Ma al lora non i T ra c i, sibbene i Galli e Cavaro erano signori delle contrade inforno a Bizanzio, e Prusia non poteasi va lere dell'opera di Cavaro per far la guerra Bizantini, per ciocch qoesti era lor amico , a condizione che gli pagassero un annuo tributo d ottanta talenti (c. 4 fi)- Non credasi per tanto che Cavaro Signor fosse di tutta quella regione : che

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*ji .irTr&oi con mal occhio riguardar doveano l'im pero dei G alli, ed i vantaggi obe da Bizantini traevano ; oode pi fa cilmente poteron esser eccitati ad invadere il territorio deBi zan tin i, affidati negli ajuti di Prusia. Qnindi C avaro, al qaale pare questa guerra minaooiava diminuzione dell impero ^ e perdita del tribato che i Bizantini gli solevano pagare, corse tosto a B izanzio, e ii mite con tutto 1 impegno a procurar la pace fra i Bizantini ed i loro avversar. Schweighaeuser. (220 ) Porgendo ad amendue lite Xtpuc, te nendo staccate ( porgendo in diverse parti ) le mani. Quali ? le sue, o quelle de Biiantini ? Egli Io stesso, se l' uno de d u e , o tatti e dae s intendano. Imperciocch chi a due litiganti si frappone, tiene con nna mano 1 ano degli avver sami , e coll altra 1 a ltro , e qua e l parlando concilia la pace. Lo stesse fa colai che separa i com battenti, e distacca le loro mani ( cio le offese e le armi ) le sue mani fram mettendo. Beiske. (221) La lancia ed insiem e'il cadco. Modo proverbiale, che secondo Esichio al vocabolo iipv dicesi di chi invita e ad un tempo minaccia. Quest atto chiamasi a n c o r , a detta del mentovato Lessicografo, Tlti&tttiyKii, quasi persuasione ed insieme necessit. Il cadco , scrive lo scoliaste di Tu cidide ( 1 , p. 3 6 , annot, 6 ) , un legno ritto , che ha da amendue le parti dne serpenti intorno a s avvolti, colle face che 1 * una l ' altra si guardano ; quale sogliono portare seco i banditori. Simboleggia il legno ritto la dirittura del di scorso , e la figura ' d* amendue li serpenti gli eserciti schie rati che stannosi di rincontro . A M ercurio, siccome al Dio dell eloquenza , fn dato 1 ufficio di compor le liti ; in segno di che impugnava egli il cadco. V. Serv. ad Virgil. Aeneid. lv , v. 2 4. (222) Gcronnemon*. Sapremo maestrato de Bizantini rarn-

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mentalo pare da Demostene nell* orazione pella oorofaa*, Ove il decreto de Bizantini oosl incomincia: E'ri tptpttiptctos , estendo Geronnamone ( coll a atticamente ) Bosporico; non altrimenti che i decreti degli Ateniesi principia* vano, v a f a t t i t i , essendo Arconte. Chiamavansi cos an cora i secretarli che mandavansi agli Anfizioni raccolti nelle Termopile. Esichio a qaesta voce* trtp tu lp ttin ih ItwXa/ttr

UpypxftfLKTii , gli scrittori sacri mandati al congresso delle Termopile. Lo Schweigh. pretende che fossero gli An
fizioni stessi, ed egli ha ragione io qaanto che Anfizioni era il nome comune , e da giudici, che appellavano nvX ttyipm , #i m-purril 7 t Duttile i r , Filagori , che soprastavano al mentovato congresso, e d e 'se cretarli, conforme apparisce da quanto scrive Esichio alle voci e UvXayif*>. Plutarco ( Sjmpos. lib. v i l i , quaest. 8 ) riferisce che co tal some avean presso i Megaresi li aoerdoti di Nettano. ( 223) E i tegoli. Talvolta erano questi di materia non ignobile, ed eziandio preziosa. Coni narra Livio che i tegoli del tempio di Giunone Lacinia eran di marmo ( x lii , 5 ) , secondo Polibio ( x , z8 ) eran d argento quelli delia re gia de* Medi in Ecbatana. Filippo , demoliti eh ebbe i p ii magnifioi fabbricati di P ean io , ne port via i legnami e le tegole ( cap. 65 ). ( a I Cnossii. Cnosso era citt principale di C re ta , gi reai sede di M inosse, pi antico legislatore della Grecia. (225) Rappresaglie. F < ha il testo, che Snida interpe tra , pegni, quasi guarentigie ohe nn popolo ha nelle mani per quegli effetti che 1 * altro gli ha tolti ; loccb , so non m inganno , coincide col valore del vocabolo che ho usato. II Grassi ( Diz. milit. ita). ) definisce in questo senso egregiamente rappresaglia ogni danno che ti fa da nn eser cito in compenso del danno ricevuto da nn esercito nemico . Eticbio torive P v r itt, i\K v r r tt, ir 7 trota in cip it

4 4 9

, wafh V f'vtt&iti 7 k c .................. val sente , ci che si trattiene per cagione di pegno, oltrech ( li gnifica) ricuperare ci eh' trattenuto. (236) / Cnossii accordatisi co' Gortinii. Cortina era dopo
Cnosso la citt pi potente di Creta , e a detta di Strabone (x , p. 4^8) quando queste operavano d accordo avean alla lor ubbidienza tatte le altre c itt , ma quando erano tra loro iti guerra mettevan l isola a soqquadro. Coleste asserzioni sono appieno confermate da quanto qui narra Polibio. (227) Litto. Andava io rango del pari con G o r t i n a e d avea al mare una eccellente stazione di n av i, chiamata C herroneso ( Strab. 1 , pag. 4 ^6 , 479 )> che vieppi cospicua la rendeva. Quindi comprendesi comessa poti per qualche tempo resister alle forze riunite d' Cnossii e de* Gortinii. AiTas ( L y ttu s ) l appella il nostro, tutti gli altri A ixlc (Lyctus). (228) 1 Cereti. Cosi qu esti, come gli Orii e gli Arcadi non sono da alcun altro autore nominati. Non i impossibile ebe in luogo di Cereti abbiasi a leggere C itei , ed in vece d O rii, Olii , O lerii, da Citeo ( Citaeom ) , e Olo , od Olere ( Olus ) citt Cretesi che trovansi in Plinio e Tolemeo ; ma i possibil ancora che trattisi di citt che a' tempi de* mentovati Geografi pi non esistevano, siccome nell et di Strabane pa recchie n erano gi perite. Plinio ( i v , 20 ) , dopo aver an noverate quaranta citt di qnellisola, celebre in remoti secoli pelle sue cento citt , dice che di sessant altre v* avea a suoi giorni memoria. I Lampei sono nominati Lappei in alcune medaglie. (V . Spanhem. de nsu Numism. Dissert. v i, tom. 1, p. 342 ). (229) Colonia di Lacedemonii. Grande affinit v* ebbe sino da* tempi pi antichi fra i Cretesi e gli S partani, e grande somiglianza ne* loro costumi. Licurgo legislatore de* secondi , tutore essendo di Carilao, figlio di no fratello, che morendo

45o
il lasci faociu llin o , per canear ogni sospetto erasi recato in Greta , e conosciute ivi le leggi e gli nsi introdotti da Minosse, come ritorn in patria ne fece dono a suoi concittadini. Nes suna citt pertanto conformavasi meglio alle consuetudini de gli S partani, ebe L itto , non gi perch , essendo loro colo nia , in un cogli abitanti prese ne avesse ancor le costuman z e , ma perch , essendo la citt pi antica di G reta, a tale ohe Omero ( Iliad. x v n , v. 611 ) la dice bene abitata gi ai. tempi della guerra trojana, Licurgo pot da lei per avventura aver traportato fra i snoi pi civilt che non dalle altre. E consanguinei degli Ateniesi, Plutarco ( della virt delle don ne , p. 24.13 ) scrTe Credonsi (i Littii) appartener di stirpe per le-m adri agli Ateniesi, ed essere coloni degli Spartani. ( s 5o) Fu cos......... esterminata. Debb* essa pertanto fra non molto esser risorta e ritornata al primo splendore, dappoi ch giusta Strabone ( 1. c. ) pot in appresso superar in di gnit la stssa Cnosso. ( 2 3 1) Combatteron i Cretesi. Non altrimenti ohe fan oggid gli Sviszeri, andavan nn giorno i Cretesi agli stipendi! di chi ne abbisognava. Se non che i primi sonsati sono dalla steri lit del loro suolo alpestre , quando gli altri nn terreno fer tilissimo coltivavano , ma pelle continue guerre con cui le loro citt vicendevolmente laceravansi, ridotti eran alla necessit di cercar pane fuori del loro paese col mestiere delle arm i, poi ch nel proprio fatto ne avean prova funesta. (232) Mitridate . Re del P o n to , quarto di questo nom e, e bisavolo del grande Mitridate che sconfisse, i R om ani, ma fa poscia rotto da L ucnllo, e da Pompeo debellato. ( 233) Sinopesi. E ra Sinope stala fabbricata da Milesii sul Ponto Easino , a poca distanza] dall A rm enia, e tanto po tente per m are, che ne dominava tutta la costa sino agli eoogli Cianei. Lungo tempo si resse colle proprie leggi, ma final* niente Farnace re del Ponto la ridasae in servit; e questa

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la sciagura di osi parla qni Polibio. Il grande Mitridate ni pote di Farnace nacque in essa , e la fece capitale del suo regno ( V. Strab. xii , p. 545 ). (234) Cenquaranta nia dramme. Sei mila dramme essendo il talento, era la somma testi mentovata eguale a talenti 23 / s , e ragguagliato il talento a 54oo lire farnesi ( V. voyarge da jeune A nachariis, tom. j , p. l i 5 ) ascendea la medesima a lire 126,000 tornesi. (235) Critte lavorato. Servivansi gli antichi di crine di ca vallo per le foni delle blliste e delle altre macchine con coi lanciavano sassi , ed nsavao eziandio a tal uopo i capelli di d o n n a , i quali essendo lnngbi, sottili, e da molto olio ram* m orbiditi, acquistane) nel torcere grande forza. I nervi per tanto eran preferiti, suscettivi essendo di maggior tensione che oon i capelli (V. I. Lipsii Polioroet , lib. n i , dial. 3) ; quindi fecero i Sinopesi di quelli pi grande provvigione. (236) T alenti. Il talento era espressione d i peso, come ai nostri giorni quella di centinaio, cantaro , e c ., ed applicatasi, cosi alla roba che si comperava, come alla moneta che n il valore di convenzione. (237) Nerli. a i f i f t f , nervtu, non avea presso i Greci' ed i Romani un costante significato, ma denotavasi con questo vo cabolo , quando nervi nel senso ohe si attribuisce loro oggid, quando ten d in i, quando arterie ( V. Fornellini Lexic. tot. La* tinitr ad vooab. nervus), Qui sono nervi i tendini che pella composizione delle foni prendeansi dagli animali pi robusti ed esercitati, e da quelle parti segnatamente, ove risiedeva la loro maggior forza, come dalle gambe dei cervi, e dalle spalle de tori ( V. Lips. 1. o. ) ' ( 238) Gittatori. tptlks nel testo , derivato da dcpi'iiptt , ohe fra parecchi sensi ha quello di lanciare , pittare. Lo Sobiveighauaer oon circoscrizione non necessria tradusse questo vo-

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caboto viro* qui hit ( balistis ) ree le uti scirenL Jaculatores avrebbe molto meglio rondata la mente di Polibio. (239) Giace Sinope ec. E Sinope alquanto distante dal F ati ; ma siccome questo fiume era noto a tatti peli antica lama della spedizione di Coleo nell' estremit del P o n to , cos P o l i b i o a fine di render a leggitori pi manifesta nna cosa nen conta per mezzo d* un altra .pi conosciuta, descrive la situazione di Sinope io goisa eh egli dice presentarsi essa a mano destra di chi naviga verso il Fasi . Schweighauser. (2 ^0 ) Opere. Qnesto term ine, dice il Grassi ( Dizion. milit. ) iodica in genere un p en o di fortificazione . Nella C nuca , a d ir v ero , non trovasi nn cotale significato di Ope ro ; ma perch non adottarlo, se Polibio stesso os V tfy che perfettamente vi corrisponde ? Quindi non capisco che cosa indusse lo Schweigh. a tradurre questo passo cos; Di spositi* ab ea parte quae Jsiam special tormentis. Le macchine che servono per attaccar le fortezze ( tormenta ) sono ben diverse dalle moli che allo stesso oggetto si fabbricano, e t f y t t denota bens talvolta edifino, ma strumenti di guerra giammai. V. i Lessicografi. (2^1) Arrischiandosi spesso. I commentatori sono discordi circa 3 verbo che qui us Polibio. Il Gronovio , il Reiske e l Ernesti , appoggiati credo all autorit di Snida , che due volte cita questo te sto , pretendono che abbiasi a leggere , famigliarissimo essendo al nstro il tru f* in senso Ai fa rsi innanzi con temerit. Ma Io Schweigh. considerando che uffcixktr& a i propor qualche cosa a de liberare , o proporre alcuno ad m a scelta , conforme scorgesi da nn passo di Platone citato dal Bndeo ; considerando altres che Demostene nell orazione contro Midia intese per rftfia X x iftttts tale che offre s i stesso , si profferisce , si caccia avan ti ; stima che qui pure il nostro abbia scritto dandogli il medesimo significato , e traduce re saepius propo-

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sita. Ma prescindendo eziandio dall* autorit di Snida e del
codice Vaticano ( quantunque sia desta somma ) , ella mas sima non fallace, che nna dubbiezza insorta intorno al tento di qualche vocabolo giudicarti debba colla consuetudine delio Btetso autore che lo u s , anzich d an altro. Oltrech il lignificato d arrischiarsi ha molto pi appoggio nel fatto che qai n a rra si, che non quello di proporsi; dappoich la te merit dell Gtolo era tanto maggiore , quantochi per essere lui stato disertore de* tu o i, cader dovea presso qnesti in so spetto , quand anche nel tragitto del mare non vi fosse stato alcun pericolo per cagione della guerra gi dichiarata: laddove . ii profferirsi era in certo modo necessaria conseguenza del1 ardito passaggio , e poteasi sottintendere senza esser espres sa , o posporsi a x fid tt, scrivendo coti : JixS a /tttt x x (242 ) Parnaso. Celebre monte della F ocide, dall altra parte del seno di C o rin to , e dirimpetto ad E g ira , siccome Naopatto nellEtolia era di rincontro ad Egio. (24.0) La faceano da solenni padroni. AxfizrpH: ta p in i! * 7i 7t iT fiyfix ri 1 , che il Casaub. e lo Schweigh. voltarono pr ve lorius palam se gerere ( manifestamente diportavaosi da vincitori ). Ma XaftxtfSt non significa solo in pubblico , ed apertam ente; tibbene vi va unita l'idea d insolenza e di stu dio particolare nell esporsi agli occhi altrui, che molto a o conciamente pu nellidioma nostro esprimerti col vocabolo di s o lennit, che pullU cit, ed insieme pompa, fastosa ostentazione. (2^ 4) Quanti ne furono. Oli i iwirm ritr i wxlptii ttxrx rxs ix.txs , letteralmente quelli cui i nemici furon addosso nelle case. Il qnal volgarizzamento, per quanto sarebbe stato, e fedele, ed omogeneo al buon favellar italiano, avrebbe sfor mato discordanza col principio del periodo 1 gli Egirati, cui ec. Quindi ho amato meglio d* attenermi alla versione latina ,

quotifuot fuere.

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(2*5) La rocca senza mura. Cos leggesi nel lib. i , 3o , ohe Atlio Regolo sulle coite dAfrica prendea d'assalto e sac cheggiava le castella non m arate, e le morate assediava. T ut tavia non da credersi che fossero cotai looghi del totto aperti, ma bens circondati di fossa steccato: altrimenti non si sarebbono potati difendere. (2^6) mpeto terribile. Cam terrifici minis ( con minacce spaventose) scrissero gl interpetri latini; 1occhi non il * i t del testo , in oni si contiene, a dir vero , l idea di terrore, spavento, ma non quella di minacce, siccome in , ohe altrove riscontrasi presso il nostro (v , 4 x x u , 1 7). E*ify S s non dubitai di tradarre col vocabolo italiano tolto dal greco , essendo dall uso e da buoni scrit tori ammesso nello stesso senso. (247) L Arasso. Promontorio dell* E lid e , e ponto estremo del golfo di Corinto dalla parte del mar Jonio. (248) Ercole ec. Questa guerra favoleggiasi che facesse l ' eroe Tebano ad Augia re d E lid e , essendo stato da costai defraudato del promesso prem io, per aver purgata la famosa ua stalla ( V. Diod. v , pag. i 54 , iGO ; Pana. EI. prior. cap. 1 ). (24 9) Rotti mentre che soccorrevano -ec. fiu w tf) 7it ftn tfttt, sconfitti intorno al soccorso, cio allor quando recavano soccorso alla loro campagna , eh ' era stata corsa dagli Etoli ( V. il oap. antecedente ). Questa circostanza non hanno espressa il Casaub. e lo Schneig. scrivendo , quod

hostem iusequentes male pugnaverant. (250 ) Gortina.nella Telfusia. Gorgo Ieggevasi in tatti i li bri , finch il Reiske con felicissima congettura scrisse Gor~ tina , luogo nel territorio di Telfusa nominato da Pansania ;
mentre ohe Gorgo non rammentato da nessuno. ( 2 5 1) A quella. Ho seguita la correzione del R eiske, che in vece di 7v7<r. legge 7*7ji, per togliere la discordanza

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che nascerebbe dal pronome relativo in plurale applicato al sostantivo 7itot i x v f i t t ia singolare. Ma forse bassi a leg gere It& ltif a questi, cio agli amici ed alleati test mentoyati. ( 252) Gli autori principali. V. lib. 11, 0. i . ( 253) Amlracia. Citt considerabile dell' Epiro nn poco sopra il golfo dello stesso nome. F n essa fabbricata da Co* rin tii , e F irro molto ornolla, e vi stabil la saa regia ( Strab. t i i , p. 325 ; Folib. x x ii, i 3 ). Ribellatasi poscia si diede agli Etoli ( Liv. xxxvm , 3 ). Oggid ohiamasi Aria. (254) Pieria. Provincia della Macedonia sul golfo Term aico , nella qaale si perviene uscendo della Tessaglia dalla parte di Larissa. Col la deliziosa Tempe ed il gigantesco O* limpo. (255) Dio. Citt marittima della P ieria, ove secondo To lemeo ( ih , 13 ) fa poscia una colonia romana , della qaale pertanto F lin io , descrivendo la Macedonia, non fa menzione. Livio ( xLlv, 7 ) riferisce che non era grande, ma ben affor zata , ed ornata di pubblici edifizii e di molte statue. ( 256) Arse i portici ec. Ben diversamente si diportaron i R om ani, allorquando nella guerra di Perseo vi entrarono, e la trovaron vuota d'abitanti; perciocch accamparonsi per co mando del lor generale lunghesso il tem pio , affinch non fosse recato alcun danno al luogo sacro ( 1. c. ). (257) Di vane speranze. Ho adottata la lezione x ttZ i ebe hanno la maggior parte de* lib ri, e eh pi espressiva assai dell altra x x itS t ( d i nuove) ricevuta dallo Schweigh. (258) Del peccato e della gara. A 'y tu * significa non solo ignoranza, ma eziandio errore, delitto , co lp i, e <pi\n(xix impegno di vincere, gara. Non colse adunque nel Segno Io Schweigh. voltando questi due vocaboli perversitati ed avi-

ditati.
<a5g) Caradra. propriaqiente burrone, profon

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dit montuosa scavata dall acqua , che forse sar stata nei dintorni di qnesto luogo. Ricorre lo stesso nome presso il nostro ne! lib. x x u , c. , ma nessun altro ne parla. (260) Azzio. Castello dell Acarnania all* ingresso del golfo d A m bracia, con un promontorio ed un tempio d* Apollo che aveano lo stesso nome (Strab. x , p. < 5 l ) . La battaglia navale in cui Ottaviano disfece Antonio e Cleopatra accrebbe la sua celebrit. (261) Foezia. Citt dell A carnania, la quale egualmente cle S trato, li cui tosto parlerassi, era allor in potere degli Etoli. ) (262 ) Sopra la parola T'artm itS u t dico Polibio, ch vo cabolo usato da Tucidide e Senofonte p er esprimer il patto di tregua che fanno i vinti co* vincitori, perch quelli seppel lir possano i loro morti (V . lo scoliaste di Tuoidide lib. 1 , p. 4 > > annot. 8 ), Ma il nostro gli d maggior estensione , applicando siffatta tregua eziandio all intervallo di tempo ne cessario ad una gnernigione che ha capitolato, per ritirarsi. Esichio definisce I v i n r t t i t s , r w ltia s i t i ir a i, colui che chiede tregua; ma ci non esprime che una parte della cosa, dappoich non il chiederla soltanto , ma 1 ottenerla ancor vi contenuto. Al contrario troppo disse Snida interpretando la stessa voce isr ipiJw* v w tltlu y ftu tt, subordinato allamici zia ; sendoch amicizia ha ben pi largo senso che non sospensione et ostilit. Quanto alla frase italiana da me scelta per significar questo concetto, ho seguita lautorit del Varchi (E rcolano p. 1 0 2 ) , il quale scrive: Andare sopra la parola d" alcuno , stare sotto ia sua fede di nop dovere essere offeso . (263) Della Stratica. Cio del territorio di Strato. (264) Il Rio. Oltre al promontorio di qaesto n o m e, del quale si parlato necapp. 10 e 19 del presente libro , cbiamavasi cosi lo stretto fra il medesimo promontorio e l opposto

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Antirrio dell Etolia , siccome scorgasi da questo luogo e da Livio ( xxvii, 2 g , xxvm , 7 ) . Ma che esistesse in quel sito ancor una citt di Rio , conforme sostiene lo Schweigh., n dal nostro , n da Livio . n da alcun altro autore si ap prende. Strabone ( v ili, 36o),nom ina Rio citt della Messenia nel seno di Turia rim petto a Tenaro ; ma di questo Rio non die* egli che fosse citt , siccome di P atra e Dima che sono nello stesso tempo rammentate. Sibbene o informa egli che i Romani poc anzi vi aveano mandata una parte desoldati con cui riportarono la vittoria d Azzio, per f o n d a r v i una colonia, e che v* avea una buona stazione di navi. ( 265) Metropoli. Strabone ( i x , p. 4-3 6 ) e Tolemeo ( i n , i 5 ) annoverano Metropoli fra le citt della Tessaglia, ma nell Etolia non trovasi citt che portasse questo nome. A giudicare da quanto riferisce Polibio intorno alla marcia di Filippo , essa dovea essere poco lungi dall Acheloo. (266 ) Conope. Villaggio dell Etolia giusta Strabone ( x , p. 4 6 o ) fra Pleurone ed Arsinoe ; ma a* tempi di Polibio era citt , conforme apparisce da ci che segue. (267) B el fiume. E ra questo 1 Aoheloo, passato il quale giugneasi a Gonope. (268) Accozzando gli scudi. P er maggior intelligenza del1 attitudine qui espressa, ho renduto quanto pi esattamente mi fa possibile il valore della parola greca n tn n rf* T * s. Al zavano i soldati in tal occasione gli scudi sopra la te sta , ( tranne quelli che occupavano le estremit ed i la ti, i quali per coprirsi gli abbassavano) e per tal modo andavano sotto le mura d nna fortezza, o essendo in piociol numero resstevan ad nn maggiore. La forma che da cotal attitudine ri sulta fece dare presso i Romani a tutta la massa il nome di testuggine. V. Liv. m v , 2 9 ; Ammian. Marcellin. x x v i, 8 ; Lips. Poliorcet. I. 1 , dial. 5. (269) E guastata ec. Qni & nel testo nna laguna, che i

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commentatori in varie maniere ingegnarmi si di supplire. H Casanb. propose di frapporre a la.il m tr a pi** le parole r r %*pcct ( t u i t r i , per modo che la sentenza sarebbe, k* i wtfSnrar i/tS c s c i rm ri* *t ri lr f U i , guastatii impunemente questa campagna ancora, per venne in Itoria. Ma in tatto il capitolo non si d parlato dal tra campagna ; quindi inopportuna riesce la determinazione di questa ancora. Il Reiske pi brevemente corregge wtp$vtrtts xadu'ira i It ri , e guastando giunte in Ito ria ; ma giustamente riflette lo Schweigh. che vtpSnnts non pu stare senza accnsativo. Mevendo da qneste considerazioni, io mi terrei fra 1 nno e 1 altro de* mentovati illustratori , scri vendo ><( w *f$ ir* t t ir . ttarntrm ( felicissima emen dazione di *) r n ir) & ftt ( in luogo d t ic , non essendovi egli entrato ) ri l&*ip/at ; ed in tal senso appunto corressi e reintegrai questo passo (270) Le tirelle. Quali fossero coteste stretto non bene si comprende. Filippo oltrepassata Conope avviavasi al m are, poco scostandosi dall* Acheloo ; onde trovandosi Conope non lungi da Fleuroae , e presso a questa il monte Aracinto ( Strab. x , p. 46o ) egli non improbabile che per lai menassero le strette mentovate nel testo. Potrebbe anche siffatto monte es sere stato il Calcide , che secondo Artemidoro presso Stra bone ( 1. c. ) era fra Pleurone e 1* Acheloo. (271) Peanio. Ignoto i questo luogo agli altri scrittori, forse perchi dopo la sna demolizione qui accennata non fu rifabbricato. Suppone lo. Schweigh. .eh esso traesse il nome da Peano, od A pollo, il quale vi avr avuto nn tempio. Ma non avrebbe Polibio taointa cotale circostanza, siccome poco anzi ha rammentato i tempii che rendeano celebri Dio ed Az zio (c. 6 2 , 6 5 ). (272) E d i mattoni. Questa volta non ho creduto che * fitfttt significhi tegole ; sibbene 1* argilla conformata in peizi

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qaadrati ad aio di fabbricar mura. diffatti alla fine di questo captolo vedremo che Filippo a tal uopo e ne servi. (2 ^3 ) E condotte ad Eniada. Cio ta li altra sponda del1*Acbeloo ( ohe questo il fiume qai accennato ) alla foce del quale giaceva Eniada. Lo Schweigh. oitando Tucidide ( i i j p. 1*30 ) vuole ohe qaeita citt fosse fra dne rami del1* Acheloo , e ehe quindi non li potette determ inare, se di qua o di l di coteato fiume giacesse. Ma Tncidide non parla di dne r a m i , dice soltanto che 1* Acheloo eice nel mare presso E n ia d a , e forma uno stagno dintorno alla citt. TB .it b ix a tm tt , sono sne parole, vccf ' Oiilu n s , **\ ri* 9iy.1t i v r tlt u t. Del rimanente pare che manohi nna o pi parole nel testo, ed io non sono lungi dal credere che Polibio cos abbia scritto: r i f*<* ** r' *1ff*t tic <r%ilctt , rm wrcriftm . . . tir rt t O iilttSttc xptlr*f. Il Caiaub. certamente toppose questa parola od altra simile , aggiognendo al contesto devexit che non nel G reco, e lo Schw. saviamente 1* ha im itato, non curando le itiraochiate emendazioni che pretesero di farvi il Palmerio ed il Reiske. (2 7 4) Calidonia. Territorio di C alidone, eh* era citt dell ' Etolia preiso 1* Eveno , sette miglia e mezzo dittante dal m are, aecondoch riferisce Plinio ( v , 3 ). (275) Eleo. Nesion altro parla di queito castello. Forse gl* impose qnesto nome il rfr Attalo che fece fabbricar le m e fortificazioni, e c h e avea nell Eolia nna stazione navale chia mata Elea. ( Strab. x m , p. 6 i 5 ). Il qual Attalo sembra es sere nato socio molto costante degli E to li, dappoich nel primo trattato ohe con eiii fecero i Romani contro gli Achei, ben dieci anni appresso, vi fa egli pure compreso ( Liv. xxvi, a ; Polib. i x , 3o , x , ). Ma qnandp cotesta alleanza in cominciasse non trovasi notato. (376) 1 Dardanii. Non avea di ebe maravigliarsi il Reiske

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che a Filippo nulla fosse stato riferito dell* invasione della Macedonia fatta dagli Eloli ; perciocch ne ricevett egli la nuova, qnando assediava Ambraco ( c. 63 ). Ma non retro cedette tosto , sperando di costringere i nemici al ritorno col devastare loro la campagna e distruggere le c itt ; n i ingannossi nella sua aspettazione. Le ostilit pertanto minacciate da D ardanii, i qnali poteansi eziandio unire cogli E to li, richiedevan imperiosamente la sua presenza. (277) Demetrio Fario. Delle avventure di costui ragionato abbiamo nella nota 29 del libro 11. Veggasi innoltre lib. i n , cap. 19. (278) Cos termin ec. La fine dell an n o , per ci che spetta alle imprese di guerra , i da considerarsi il principio dell inverno, quando gli eserciti vanno a quartieri. Ora il trionfo d Emilio ebbe luogo alla fine della state ( n i , 1 9 ) : q u in d i, sebbene I anno nuovo incominciava pe Romani in m arzo . allorquando entravan in funzione i nuovi consoli potea tuttavia 1 anno vecchio risguardarsi finito nell autunno antecedente , in cui cessarono le operazioni m ilitari, e sover chia i la sottigliezza dello Schweigh. che nelle note sorive , A non exierat, sed. in exitu erat, adjnem properabat
annus Olympiadis c x l .

(2 7 9 ) I l tempo del?elezione ec. E ra questo presso gli Etoli 1 autunno ( v , 3 7 ) ; adunque appartiene cotal avvenimento ancor all anno primo dell Olimp. c x l . (280) Tempio di Dodona. E ra questo sacro a Giove in mezzo ad un bosco, e v avea un celebre oracolo, il pi an tico della Grecia , che dava i suoi responsi per via di certe colombe ; Iocch interpretano gli antichi stessi, dicendo che v i Ai< ( pelei a ) presso i Tessali significava , cos colomba , come donna vaticinatrice , delle quali tre col trovavansi. A detta di Eforo presso Strabone fa cotesto tempio fabbricato da Pelasgi, ma tafano favoleggi, che essendo esso dapprima

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nella Pelasgiotide, distretto della T enaglia, fu di peso tra portato nell' Epiro. Altre miracolose singolarit su quello spacciavansi, e citavasi un pozzo ed nna querce profetica, nna sorgente le cui acque spegnevano ed accendevano le fiac cole. Intorno alla regione dell Epiro in cui era situato gli scrittori non sono d* accordo. Chi lo pone nella Caonia, chi presso i M olossi, e ne primi tempi pare che i Tesprozii ne fossero padroni. V. Strab. v i i , p. 4 2lJ > 4 28 ; Plinio v , 1 ; Serv. ad Virgil. Eclog. x, v. i 3 ; Voyage dn jeune Anacharsis tom. n i , p. 268 seg. (281) Non hanno confine fr a la guerra e la pace. * Q m
filT t i f i m t Oft , fttilt vtk'tftK rfcs 'A ia X e v s vr<tp%iit ,

letteralm ente, perch non presso gli Etoli confine , n di pace n di guerra. Lo Schweigh. troppo sembrami essersi al lontanato dal testo tradacendolo, neque pacis neque belli leges nonmi. 11 duplice f t f l t pleonastico , e non era necessario di traportarlo nella versione per convertire confine in legge^ (282) Era gi 1 inverno ec. Con ragione trasferisce Io Sohweigh. tutta la spedizione di Filippo nel Peloponneso , che fa eseguita nel cuor dell inverno , all anno primo dell Olim piade cxL ; dappoich il secondo incominciava appena nella prim avera, conforme abbiam detto nella nota 2^3. II perch ho seguita la correzione eh egli fece al testo , e non posi il secondo anno della mentovaa Olimpiade se non se al lib. v , nel principio del quale narra nei gli avvenimenti- che accaddero nella prossima primavera, (283) Scudi di bronzo. Non altrimenti che appellansi co razze i soldati Che portano corazze, e lance quelli che armati sono di la n c e , ho creduto che i g u errieri, i quali impugna. vano scudi di bronzo col nome della loro arma si potessero chiamare , rendendo precisamente il greco tf. Gli sondi comuni erano di legno coperto di cuojo. (284) Tagliati con guardiq i passi. Tue tJ t t

46*
Ictlf <pv\*x*tt non i secondo ohe voltano il C ita ubo no e lo Schweigh. dispositi per mas custodibus. dir vero , ba anche il senso di distribuire , ma qni significa oc cupare , interchiudere. V. la nota n g del lib. h . ( 285) Dioscurio. Non certo che questo luogo traesse il
nome da nn tempio deDioscari (Castore e Follnoe) che col v* avesse siccome stima lo Schweigh. Cosi abbiam dimostrata inveritiaile 1 * opinione che Peoni , nominato da Polibio nel cap. 65 , ti appellasse da nn tempio d Apollo ; e probabilmente 1 Ateneo di Megalopoli ancora ( V. lib. n , 4-6 ) non sar stato nn tempio di M inerva, bench il Xilandro presso Plntarco , tegnto dal Pompei nella versione italiana , vi ag giunga ( templom est Minervae ) : dietro la qnal osservasene va corretta la nostra nota i 5g al lib. n . Un altro Dioscurio eh* era presso Selencia rammenta il nostro nel lib. v , o. 6o, e celebre era Dioscurade ( poscia dagl' Imperadori Romani chiamata Sebastopoli, citt Augusta) nell estremit del Ponto, non gi per alcun tempio de Dioecori, ma sibbene per essere stato nn grande emporio a coi per comperar sale concorre vano da trecento nazioni parlanti diverte lingna. ( V. Str. x i , P- 407 * 56 ; Plin. v i , 5 ). (286) Psofide-Fenea-Stinfaia. La prima c itt , le altra di stretti dell Arcadia , che Euripida proveniente dall* Elide at travers per entrare nella Fliasia e nella Sicionia, distretti dell Acaja. (287) Preda. A<<ta7* t 'lti x-peitftai sono le parole del te tto , che lo Schweigh, volt dum inter pabulum omnia inve stigami. Nelle note p ertanto, citando Snida ed Esichio vorrebb egli che qni tqsivalesse a rapina , preda. Dic iatti se i Cretesi di Filippo (onero c iti per foraggiare t non avrebbon etti in piociol numero e di furto abbandonate le file. (288) Stinfalo. Luoge principale della Stinfalia.

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(2 8 9 ) Apelauro. Ponto , per quanto sem bra, di qualche importanza militare. Col Nicostrato pretore degli Achei diede ricapito alle forze che mandavanti da tutte le citt, ed uscito eoa esse, di repente assalt Androstene generale di F ilippo, ed il aconfisse in nna giusta battaglia (L iv. x x x m , i , i 5 ). (290) Nella battaglia ec. V. 11, 65. (2 9 1 ) Azanide. Secondo Strabone ( v i l i , p. 388 ) erano gli Arcadi i pi antichi popoli della Greoia, e fra questi egli nomina gli Azani ed i Parrasii , le citt de* quali un di fa mose , da frequenti guerre ruinate , diiparvero, e gli abitanti emigrarono in Megalopoli , quando fa fabbricata. Stefano Bi zantino riferisce che diciassette citt contenea 1 Azanide , . o Aiania , nna delle quali era Psofide. r da notarsi pertanto , che v' avea nella Frigia una citt nomata Azania ( Strab. xn, p. 5 lj 6 ) * e che fra i popoli dell' Ircania sulle sponde del mar Caspio erano i Parrasii ( Id. XI, p. 5o8 ). Laonde non andrebbe lungi dal vero chi supponesse che l ' Arcadia, al meno ia gran parte da colonie venute dall Asia fosse dap principio abitata, o ohe dall Arcadia in Asia recate si Cossero colonie , siccome ed Attici e Beozii col trasportaronsi, ove diamo fede a Strabone ( v il i, p. 3 3 3 , x , p . 1 6 ). (2 9 2 ) Nella tua parte di mezzo K*7 7 ftirtyttfiti non gi semplicemente nella parte mediterranea , che significa soltanto dentro a terra , infra terra , e pu applicarsi anche ad nna medioore distanza dal mare ; sibbene denota cotesta espressione nella parte centrale o di mezzo. Diffatti tutta l ' Arcadia talmente mediterranea e centrale per rispetto al Peloponneso , che non ha essa neppur un porto , e Psofide occupa a no di presso il punto medio di tutta la penisola , ove si riguardi alla sua latitudine. ( 2q3) jgli ultimi Achei che alitano verso ponente. Sono questi i T rite i , i F a r e i, e i Dimei. Propriamente oonfinava il territorio di Psofide con quetto di Tritea.

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(2 g4 ) Erimanto. Clebre fa qaesto nome oltre ogni altro nell Arcdia , e l ebbe dapprima nn suo re figlio d Arcade | poscia il monte della coi selva usci quel terribile cinghiale , che menando strage per il paese fa da Ercole trucidato ; fi nalmente il fiume che sgorga da questo monte , e versa le sue acque nell Alfeo (P lin . u , i o ) . Q uantunque, a detta di Strabone ' ( v i l i , p. 3^3 ) poco considerabile fosse questo fium e, e non altrimenti grande , come lo decanta il nostro , fa esso dagli Arcadi tenuto in tanto pregio , pelle venerande rimembranze al suo nome attaccate , eh ebbe in Psofide un tempio. ( Pansan. Arcad. c. 2^ ). ( 2q5) Minacciava ec. Psofide alleata degli Elei era allora ia guerra cogli Achei e cogli Arcadi , fra i quali trovavasi situata, e potea m erci di cotal posizione e della sua fortezza nuocer e resistere ad amendue : laddove presa da Filippo sa rebbe sfata un baluardo contra gli E le i, singolarmente favo revole agli Arcadi. Avrebb essa quindi in queste due emer genze fatti due ufficii. opposti , offendendo nell u n a , e difen dendo nell altra ; il primo de qaali espresse Polibio con i*fx i> 7 , sovrastava , giacca addosso , 1* altro con n fix itl ,

giacea dinanzi, copriva, proteggea. (296) Vennero in mutua diffidenza. C ioi i cittadini fra lo
ro , temendo di qualche interno tradimento. Quindi fu molto felice la correzione del Casaub. che h n r f v f ( erano imba razzati , non sapano che farsi ) oui non pu adattarsi il pro nome reciproco A ifcatf, cangi in Jinx/rr> (diffidarono). (297) Suppellettili. Disputano i commentatori intorno al significato ed all origine del vocabolo greco qui usato dal no stro. Il Gujeto che con Esichio legge iio/*tttm vuole eh* esso derivi da p u tti (rim aner d e n tro , cio in c a s a ) ; seb bene l Hemsterhusio ( ad Polluc. Ooomast. i x , c. 1.) disprez zando questa , per quanto a me pare , ben naturale etimolo gia , con soverchia sottigliezza da ir pretende che. la

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mentovata vooe proceda, dappoich Macedonica ( P ) dessa e JcftHet sospetta egli che dicessero i Macedoni in loogo di ih ( in . A ltri, come il Meibomio e lo Sohweigh., che leggono iiiiftm m , da itiim (v e s tire ) deducono questa parola, per modo che abbigliamenti anzich altre snppellettili essa denoti. Snida finalm ente, unendo amendue le lezioni , scrisse /fi'm a . In tanta disparit d opinioni avventurer io pure una ipotesi. Non una parola diversamente sc ritta, ma due parole di senso diverso a me sembrano iiJ* /ttn ed iifv /ttn . La prima ohe secondo la ragionevol etimologia del Gajeto , vale tutto ci eh in casa , ogni genere di suppellettile , fa in questo luogo adoperata da Polibio per indicare il saccheggio dato da'* soldati di Filippo alle case di Psofide, donde non si saranno contentati di levare i soli vestiti : 1* altra riscontrasi nel lib. v , 58 dello stesso nostro autore , ov* egli dice ohe

Tolomeo non distinguevasi per il vestito, varie fogge di quello avendovi negli alloggiamenti ; dond* chiaro che d* altra sup
pellettile col non parlasi, fuorch di quella che serve a co p rir ed ornare la persona. E iitft'm * adunque hassi a leggere nel presente luogo, siccome nel lib. v iiJvpt'utm. (2 9 8 ) Lasione. Non trovo questa citt in Strabone. Forse non esisteva essa pi a* suoi tempi ., come molte altre citt dell* Arcadia da lui nominate ( vili , p. 388 ). (299) E d estendendo il suo proponimento. Non m appaga la versione dello Schw eigh., quo testatiorem animum starni erga gentem Achaeorum,faceret. Il testo ha <n*4f*i di 7r srp iS tr n , i ( irpt Tt che letteralmente suonerebbe, accrescendo il proponimento oh* egli avea verso la nazione. Ora che irpi&int significar possa Tft<ris , parzialit, ed benevolenza, io non mi so persuadere ; sibbene pu * f t 7 i& itt molto acconciamente spiegarsi, a p r , in vantaggio , che non va molto langi dall adversus e dal nostro verso in
p o lib io

, tomo li.

3o

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senso di favore. Bolo mi sembrato oh# in italiano meglio direbbeai estender il proponimento , cio recarlo a maggior nam ero d oggetti, siccome fece qui Filippo , che uon accre scerlo , che sarebbe quanto esaltarlo, renderlo pi intenso. ( 300) Strato. Pu darsi che sia la medesima Stratia , che Omero ( B , v. 607 ) annovera fra le citt dell* A rcadia, con forme vuole il Reiske ; ma falso ci che lo Schweigh. fa dir a Strabone, che a suoi tempi era distrutta a ta le , che uon se ne conoscevano neppur le vestigia. Q uesto, a d ir vero, riferisce il Geografo greoo di parecchie c itt ,A rcadi, ma noa uom ini fra esse S tra to , che secondo Ini era 1* antico nome di D im e, citt dell Achea ( v ili , p. 387 ) ( 301) Artemisio. A giudicare dall'analogia del nom e, sa rebbe questo Inogo stato un tempio di Diana , da Greci chia mata Artemis. Ma gi dissi quanto sia incerta cotal derivatone. (302) Benestanti. ttrlac , che aveano suffi cienti fortune , le quali doveano destar in essi il desiderio di abbandonare la vita dura della campagna , e recarsi a godere i piaceri della citt. E toltavi a noi fecero , n essi n la se conda , n la tersa generazione. Tanto pu l abitudine , e tanto 1 * uomo felice che agli agi soli d una vita im pertur bata limita le sue brame , non curandosi degli artificiosi go dimenti , che figli sono della mollezza , ed nn misero com penso alle torbide passioni, ohe in mezzo alle squisitezze della societ assalgon 1 anim o, e il rendono schiavo. ( 303 ) Per la grande popolazione della campagna. I l Reiske, che Agdvr 7f r %tpnc interpreta ampiezza, vastit , non ha riflettuto, che della campagna della citt d Elide , non della provincia Elea qui parla Polibio ; la qual campagna non sara per avventura stata di tale grandezza , che chi abitava all e strmit di quella non potea recarsi spesso in citt , conform egli asserisce. Il perch io ho preferita la spiegazione proposta dallo Schweigh. nelle n o te , ( sebbene nella tradu -

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ione egli ha seguito il Reiske) e presi *-A*r per **#$//* moltitudine d'uomini. E diffatti l inviolabilit di quel territorio .faoea ohe la popolazione, da guerre non gcemata, molto crescesse, e rendesse neoessaria la previdenza de mae strali a pr degli abitatori della campagna , siccome scrive Polibio. ( 304) Sacra inviolabilit. Narra Diodoro ( v , p. 1 7 8 ) , ohe E rc o le , associatosi cogli Argonauti ritornati dalla loro impresa , stabil d accordo con essi un luogo di riunione per ta tti i Greoi ne campi dell Elea situati sull A lfeo , i quali egli consacr a Giove Olimpio., dando alla contrada il nome d Olim pia, ed institaendo giuochi ginnastici ;e cavallereschi, ohe divennero poscia i pi celebri della Grecia. In appresso, a detta di Strabone ( v i l i , p. 3 5 < j e segg.) , Osila d EJtolia, fattosi guida e consigliere degli Eraolidi reduci nel Pelopon neso , ottenne da loro aju ti, con cui riconquist l E lide, ove regnato avean i suoi maggiori. Divenuti gli Etoli padroni di quelle terre in luogo degli Epei che ne discacciarono, assun sero i nuovi abitanti la cura del tempio Olimpico, e peli' a micizia d Osila cogli Eraclidi facilmente conseguirono d ie tatti i Greci giurassero di considerar 1* Elea come aera a G iove, e eh ' empio fosse tenuto chi nel suo territorio .en trasse con a rm i, non meno che c o la i, il qaale non vendi casse cotal fatto a tutta possa. Donde avvenne , che quelli he fabbricarono poscia la citt d Elide non la cinsero di mora , e ohi attraversava lElide con un esercito consegnava le arm i, e le riprendea com era uscito de' suoi confini. E s sendo per tal gaisa dichiarati sacri gli E lei, Ifito per comando dell Oracolo rinnov i giuochi O lim pici, che dopo Eroole erano stati interrotti ( Pausan. Eliac. prior. 0. 4 ) ( 30 5) Per la contesa degli Areadi. Buona p ezza, secondo Diodoro ( x v , p. 407 ) * S^* Arcadi e gli Elei combatterono pella Trifilia, finch i p rim i, chiamati in ajato gli Ateniesi,

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sconfissero gli ultimi ed impossessaronsi di Lattone e di pa recchie altre loro c itt, nell anno dell Olimp. c u i. L anno appresso quelli della Pisatide , pretendendo che loro spettasse il diritto damministrare l olimpica solennit, si valsero della presenza degli A rcadi , ed assaltati gli Elei mentre celebravansi i giuochi, diedero a Greci col in grande numero rac colti lo spettacolo d una fiera battaglia, che questi coronati tranquillamente e fuori di pericolo guardavano, plaudendo a* valorosi sforzi d,amendue Je parti. (3o6) Per quanto io credo. Il testo ha *7 y t 7*, oh manifestamente tronco senso, e coi il Casaub. felicemente supplisce con i f t t . sottintendi y t p tn t. o (secndo la mia sentenza , opinione ) ; olissi familiare a' buoni scrittori greci. ( 3o ^ ) Dico la pace. V. il cap. 3 i di questo libro. ( 3o8) Nessun altro tempo ec. Gli E le i, in addietro fede lissimi alleati degli E to li, poich il re Antioco per opera dei Romani discacciato fit dalla G recia, accolsero benignamente gli ambasoiadori degli A chei, che invitavanli ad entrare nella loro confederazione ( Liv. x x m , 3 1 ) ; e sebbene nelle opere di Polibio a noi pervenute non trovasi eh' essi fossero rioevuti nella lega A caica , ei sembra tuttavia che vi prendessero parte innanzi a Messenii, de quali ci riferisce il nostro ne gli avanzi del lib. x x v , i . ( 3og) Talam o.'it F u nella Laconia un castello denominato T alam a, del quale fa menzione Polibio x v i, 1 7 , e Tolemeo, e Pausania. Ve n* ebbe un altro nella Messenia rammentato dallo stesso Pausania e da Stef. Bizantino. Ma di questo Ta lama dell* Elide non trovo oenno presso alcun altro scrittore, e non so donde apprese il Danville il suo sito , ponendolo in quella parte dell Elide che confina coll Achea e coll A r cadia n Schweighaeuser. ( 3 10) Discosto da ogni pratica di gente. Col solo vocabolo

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iw p a y fiih v ltt Polibio esprime qnesta id e a, che io ho do
vuta svolgere con pi parole, avvicinandomi pertanto il pi che mi fa possibile al testo. (3 n ) Mescolati. Cio composti d* ogni qualit di nazioni, che nel testo diconsi ftiy c tiu , e promiscua turba dallo Schweigh. Tali erano i m ercenari che i Cartaginesi adoperavano nelle loro guerre ( i , 67 ). ( 3 12) Comparendo in persona. Ipsemet in vincia eos ducebat volta lo Schweigh. questo luogo' ; locohi impossibile ch e , n abbia volato dir P o lib io , n potuto far A pelle, come quello eh* essendo il pi rispettato fra i cortigiani non avr certam ente, a guisa d'* un vile sg h e rro , condotto chiochessia in carcere. Q aindi da credersi eh* egli fosse bens presente a questo atto di violenza, wctftt i v r t t , ma che l esecuzione si facesse dalla gente a cotal ministero destinata. Laonde v s y t non dovr interpretarsi condusse, ma fece condurre, comand che si conducesse ; quasich fosse scritto

tra y m .
( 3 13) Per non assoggettarsi ec. Cio a d ire , non dovea creder Apelle che i maltrattamenti indotti avrebbono gli Achei a ricever il giogo di F ilip p o , dappoich egli medesimo, mentreoh militava sotto Antigono , veduto avea quanto gli Achei seppero sofferire, sacrificata avendo in varie battaglie la loro miglior giovent, e lasciandosi distruggere le o itt, e cacciar le popolazioni intiere in b an d o , anzich ubbidir a Cleo mene ( 11, 5 5 ). - ( 3 i{ ) Ingegno. Ho seguita la sentenza dello Schweigh., che per i in t/n t f i non intende autorit, m aest, cme il C asaub., n eloquenza , facolt di parlare, come il R eiske, ma nelle n o te , correggendo la propria traduzione, spiega qnesto vocabolo, forza di mente ed ingegno quale a re si con viene , conforme nel lib. i , iita ftit rrpmlnyiK interpetr , ingenium imperatorium. V. col la nostra nota 269.

( 3 15) Dall Olimpia. Con ragione il X ilandro, mal oensurato dallo Scbweigh . , nella versione tedesca prese questa pel circondario j o la campagna d Olim pia, conforme il denota abbastanza l articolo * 7?t ' Q Xvfttrias, che manca nelle sus seguenti ttri , u t T'tXQxcat, che sono citt: ( 3 16) Farea. Lo Schweigh. non s appose al vero conver tendo Fara in Era. E ra giusta Strabono ( v i l i , p. 35< j) F e rii citt dli Arcadia a settentrione della P isatide , sovra stante a Boprasia nel territorio di D im e , e ad Elide. Quindi non punto da dubitarsi che la sua posizione non fosse agli estremi confini dell Arcadia e dell A chea , e che la strada ohe vi condaoea non passasse per T elfa sa, la qual era a set tentrione d Olimpia : laddove Era trovavasi al fianco di lei, e per via affatto diversa vi si dovea pervenire ; per modo che assurda cosa avrebbe detto Polibio , che F ilip p o , mosso avendo alla volta di Era , giunto fosse in Telfasa. Non pertanto improbabile ci che aggingoe lo Schweigh. , che Filippo a bello stadio pria d andar in E ra recossi a T alfusa , essendosi poc anzi attaccati i suoi cittadini con un grande benefizio ( c. ij3 ). ( 3 iij) Volendo per quello ec. Poteva egli per istrada pi breve giagner nella Trifilia ; ma era suo intendimento di ven der p r ia , ed in parte deporre la p re d a , di cui era carico 1 eseroito , in paese amico ( confr. 7 8 ). Forse and egli an cora in Arcadia , per rassicurare gli Elei ed i T rifilii , che nessun pericolo loro sovrastava Schweighaeuser. ( 5 18) 1 Tarentiiii. Siccome i saettatori Cretesi, ed i frombolieri delle isole B aleari, cosi i cavalleggeri de Tarantini mettevansi al soldo di chi meglio li pagava , e li troviamo ancora nella battaglia che diede Filopemene a Macanida ti ranno di Sparta (P o lib . x i, 1 2 ; Liv. xxxv, 2 8 ) , e nella prima fila dell esercito d Antioco (Polib. x v i , 1 8 ). V. Snida alla voce 'ltrtrixi, e 1 Arcer. ad Aelian. ta c t., p. 117.

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( 3 ig ) T ri/ih . Altra origine d Strabone ( v m , p. 3 3 ^ ) al nome di T rifilia, derivandola da 7g/* q>i\a, tre nazioni, donde i loro abitanti si componevano, e queste erano : gli Epei ohe dapprincipio loccnpavano, i M inii, o secondo altri gli Arcadi che vennero appresso, e gli Elei ohe nllimamente se ne impossessarono. Pansania ( Phoc. g ) annovera pnre Trifilo tra i figli d Arcade. (2o) Era dell Arcadia. Inopportuna sembrami la corro sione dello Schweigh., il quale n t l t x i n t t (che era attribuita), aliena da tatti i codici, sostituisce a Street (c h e e r a ) , da tutti i libri riconosciuta; onde io non leggerei, rv th x fic t . . . i le A ae Mi y ttX iv tX n , ma Snti . . . . AgxaSins x< M i yxX tzriX tttt, o MsyxAs-oa/t , siccome gi lesse il Mercerio. ( 3 2 1) Lidiada. Avanti il Reiske era questo nome brutta mente corrotto in Alliada , del quale non trovasi menzione fra i regnanti di Megalopoli , dicendo Pausania espressamente ehe due tiranni soli ebbe. Megalopoli : Aristodemo, e due et appresso Lidiada. Parla di lai il nostro nel lib. u , 44 ' 5 1. ( 322) Una salila e t oltre dieci stadK. Esagerata debbessere la relazione di Pansania ( vm , 26 ) , il quale dice questa sa lita lunga trenta stadii ; se pur non v ha errore nel suo testo. ( 323) Jpatodoro. Questo nome leggesi in tutti i testi di Polibio storpiato in Ecatodoro ; ma io ho seguita la scrittura di Pausania ( I. c. ) e di Plinio (x x x iv , 1 9 ) , il quale rife risce eh* egli fioriva nell Olimp. cu. Sostrato dallo stesso autore posto nell*Olimp. exiv , cio cin q u an ta n n i circa pi tardi. Quindi non pu credersi che questi due scultori insieme facessero quel lavoro ; ma pi probabilmente avrallo il secondo perfezionato, o fattavi qualche aggiunta. Pausania ad Ipatodoro solo il medesimo attribuisce. ( 32^) I sussidi. Anche nella battaglia della T rebbia ver

47?

4*72
demmo Annibale mandar ina am i li snasidii, i q n a li, poich ebbero incominciaia la pugna , rdrarom i dietro la grave a r madnra ( n i , 7 1 , 7 $ ) , stettero alle riscosse. Qui i da supponi d ie fossero eseguite le stesse evoluzioni, reggendosi tosto i soli Macedoni avrici riarsi alle mora. ( 325) Figalesi ( is X itf ( F ia le s i) se m e qni Polibio; ma io ho restituita a questo nome la forma che riscontrasi nel cap. 3 di questo libro. V. col la nota 7. ( 3a 6) 1 pirati degli E toli. Cio i pirati che Dorimaco avea accolti in Figalea , e c o ' quali dividea la preda tolta a* Mes senii ( i r , 3 ) . (3 2 9 ) Lacedemonii. Ricordo m a volta per sem pre, che ho scritto promiteoam ente Lacedemoni, e Lacedemonii ; e val gami in ci 1 J autorit degli scrittori latini , i quali scrissero p u r e , quando Laeaedemones, quando Lacaedemonii. (Y .F o reellini Lezio, a queste due voci). ( 328) Nella Figalia. Nel territorio della Figalea. (3 2g) Della sciagura ec. T h f/rrx n t propriamente ci che si mette intorno ad uno , ed il circonda per nuocergli ; locch non esprime il nostro vocabolo circostanza , il quale , comech pella sua composizione corrisponda alla voce greca , denota pi presto un qualche particolare ( n i importa se fa vorevole o svantaggioso ) , che ad una cosa sopravviene , e la modifioa. Nello stesso senso spiega Esichio, I lif /r r # n t, aikyx.%, fiip tfii* , oppressione, necessit, sciagura, e Poli bio in molti altri laoghi della sua storia, raccolti dallo Schw. nel vocabolario , cosi 1* usa : da' quali pertanto questo com mentatore separar non dovea la maggior parte di quelli , che sono da lui interpretati per semplice stato delle cose ; sicoomo it* 7r w if/rrx n t ( 1 , 3 2 ) che noi interpretammo in quel frangente, *7 7 tp* w ip /m tn r ( m i , 8 4 ) eh turba mento e minaccioso stato dell" ria , X tipt**) w tp tr r in tt ( v i , 5 ) ohe significa influenza pestilenziale.

473
( 330) Gli Efori che cenavano. L icnrgo, trovato adendo in Greta T uso di mangiar in pubblico lo introdaste in Sparta ( Strab. z , p. 4 8 2 ; Aten. i v , p. i 43 ). n e 'p rim i tempi sembra che tatti gli ordini banchettassero insieme alla me scolata ( Xenoph. de repab. Lacaedem. c. 4 ) ma in appres s o , come , gli Efori inoominoiaron ad abusare della loro auto rit , fnron i loro oonviti, per quanto p are, separati da quelli degli altri cittadini. ( 3 3 1) Chi li fece morire. Uno ch era di stirpe reg ia , e giusta vendetta fece del torto sofferto. In grazia di cui furon uccisi. Di Licurgo, cui scelleratamente avean venduta la regia dignit, che p er diritto di sangue non gli spet tava. ( 332) Pllene nella cos delta Tripoli. Non da confon dersi colla Pellene dell'Achea. Strabone (v m , p. 386) chiama questo luogo P e la a a , dice ch era un castello {x*p/r ) della Laconia verso Megalopoli. La Trpoli secondo Li vio ( x x x v ,'2 g ) la parte del territorio Spartano pi vicina a confioi di Megalopoli. Un* altra Tripoli o Tripolitide era in T essaglia, dalle sne tre citt cori denominata (S trab. v ii, p. 326; Liv. x l i i , 5 3 ). La Laconica traeva forse il suo nome dalla stessa circostanza, ma le citt che vi appartenevano non trovansi ram m entate i ansi Strabone non fa motto neppure d i tutto il distretto. ( 333) L Ateneo di Megalopoli. Y . i capp. 3 7 e 60 di questo libro. ( 334) Tabide. Ultimo e pi crudele tiranno ch'ebbero i Lacedemonii, le soelleratezze del quale sono narrate dal no stro ne libri x i i i , x v i, e xvu. Rincacciato dentro, a Sparta da' Romani e dagli A ch e i, fu egli uociso dagli stessi Etoli che 1 avean incitato alla guerra condro gli anzidetti popoli ( Liv/ xxxv, 35 ). ( 335) la amendue le parti. Questa espressione, non del

4?4
tatto chiara, sfugg alla perspicacia de'commentatori. Io credo eh' essa significhi, cos in favore de' Lacedem oni, come con tra di loro; parlando Polibio di molti scrittori che le 1gesta descrissero della stessa nazione, fra i quali egli ben natu rale che alcuni propensi le fossero, altri avversi. ( 336) Per tutta la sua condotta. Il valore del vocabolo tarrpalpi che teggesi nel testo non potea rendersi per vita , come lo interpretarono i traduttori latini , ed Esichio stesso, che scrive , ita r r p ^ s . *>?*} sibbene considerando che <rrpi<pt<r$xi, donde quel sostantivo derivato, significa aggirarsi , conversare, io ho preferita voce tale del nostro idiom a, che denota in generale il tenore di vita che alcuno serba nell* ag girarsi fra gli uom ini, e nel conversare con essi. ' ( 531 ; ) Prese a circuirli. Non parmi esatta la versione latina di questo lnogo , conforme 1 abbiamo dallo Schweigh. ; per ciocch ytytto& xi uipi In non altrimenti adorili, aggred aliquem, ma farsi intorno ad alcuno, circondarlo; siccome qui fece peli' appunto Apelle , il quale non di fronte e oon vio lenza aperta and addosso agli A rati, ma tese loro insidie , ed avviloppolli nelle sne reti. ( 338) E d aperte loro le braccia. Espressiva oltremodo la dioitura di Polibio , < Xxpt/utat %t 7h Ipat ^ v ^ a y a yti, e prendendoli nelle mani blandilli. Lo Schweigh. tra dusse questo passo , admissogque in familiartatem blanditiis demulceat : ma io ho creduto di potermi nel nostro volgare accostar meglio alla propriet del testo. ( 33)}) Rec a fin e ecc. MoAir pti* jun, Kalixfalnn S *v> iftmt. A stento in vero compi, ma vinse tuttavia. Quantun que corresse bene il senso omettendo I' opposizione , e scri vendo semplicemente, a stento vinse; ci non pertanto mi sembrato di scorgere in quell amplificazione un non so che d ' evidenza, per coi si rendono quasi visibili i faticosi ma neggi d Apelle, e (ni ton ingegnato di trasportarla nella ver-

475
(ione. A rvov debba sottintenderti trtfitX'm od altro simile sostantivo. (3{o) l altezza del muro. Quindi forse avr qnesto castello tratto il suo nome , che tnona muro , come qaella parte che fa in essa cospicua. ( 3 i ) N ell'uso delle proprie leggi. Ho adottata la lezione del Gasanb. %paf e t i ave 77e SU tt zra\ihif*x<ri ( institazioni civili ) , e non xrpiyft*<rt ( affari , cose ) , e molto meno X t f t o i f ( guerre ) , siccome contra il baon senso hanno quasi tutti i codici. ( 3^ 2) Mosirossi diffidente. A t%fkp u it%tj fi tenne pi 06iliq u o , cio a dire , il guardava, come si suol d ir e , in cagnesoo, e gli dava a conoscere obe di lui sospettava; locch pi che suspectum hnbere coept, siccome voltano questo passo gl interpetri latini. Filippo non solo poca fede in lui poneva , ma glielo manifestava eziandio. Laonde il A|7pi uon ad Apelle , sibbene a Filippo io Stimo che dbbssi rife rire ; altrimenti Polibio non avrebbe scritto, wp'tt t Tei A artAAii *e%fltpt>i m. 7. A . . ma Tei A * m A A * r ; e forse bassi a leggere A{7igen. ( 34-3) Proclivit al male. tu non semplice ma lignit , siccome fu questo vocabolo in latino traportato, ma la infelice inclinazione di nuocer altrui e di correr quas: nel male, conform esprime la parola greca. In questo senso , disse Isaia ( u x , 7 ), e Salomone ne Froverbii ( 1, 1 6 ) Fe

de eorum ad malum currunt. ( 344) Antagonista. Ho conservata la precisa voce greca ,


sanzionata dall* oso della nostra favella ; sebbene io non la trovo nella Crusca. Esprime essa a maraviglia gli sforzi con cni due nemici affaticami di mandar a vuoto i reciproci loro disegni.
FIN E DELLE ANNOTAZIONI DEL QUARTO LIBRO E DEL SECONDO TOMO.

IND ICE
D ELLE COSE CONTENUTE IN QUESTO SECONDO TOMO

r olgarizzamento del terzo libro . . . . Pag. Sommario del terso lib r o ................................................. Note al terzo l i b r o .......................................................... Ragionamento intorno al passaggio et Annibaie pelle Alpi. VoIgarizzamento del quarto libro . . . . Sommario del quarto l i b r o ....................................... Note a l quarto libro ..........................................................
INDICE D ELLE TAVOLE.

' 5 i 3g 4-7 268 a83 38o 387

18 Carta della Spagna antica................................................ Idem, dell Orbe terrestre secondo la mente di Polibio . i 83 Idem, del passaggio dAnnibaie sulle Alpi. . . 269 Idem, del Bosporo di T r a c i a ....................................... 3a8

AVVERTIM ENTO . V A utore, nel fa re lo spoglio degli errori tipografici intro dottisi neltantecedente volume, savvide che alcuni luoghi del testo potean essere con maggior propriet e chiarezza espressi, e che qualche nota abbisognava di correzione. Quindi stim egli conveniente di emendare, per quanto era in lui , siffatti sbagli ancora, e d inserirli nella seguente lista.

Errata del primo tomo.


p a g . lln .

6 7 iv i
14

9 A m m iano, M arcellino . Uggi Ammutito Marcellino* iS Sicasonio. . . M Simsono i4 Reicke ,, Reisko

se

tliy(*q>n v f i t 7j n < kifii ............................. .

tiyficfn w(t

7J nA(/3/

s 17 18 22 25 iv i 26 28 Jk

1 ten u ta 8 p le b e ..................................... 8 interp ellata . . . 11 Piantino t esam inati donde . 38 Vallesiane . 27 E irsio 22 lib. V 18 introducendo .

tettato plebe il in terpo lata Piantino esam inati; donde ,, V alesiaae e cos in altri luoghi Einsio lib ri V > > in tradneendo

p a g . U n.

45

35 4f

46 50 51 5* 55 54 55 57 61 G8 77 87 199 111 119 131 Ss 4k 148 iv i 55 157 iv i 158 160 165 iv i 166 168

9 ma i . . . . Bit. sede 4 f r u s ta r fecero , secondo *9 al campo. u lt. Illirico . , *4 VQ . . . 4 sebbene . 1 della *5 poi che 6 di quelle. 8 ed i duci 10 cinque rem i 16 p o rta rv i . s8 e p e r il campo *4 g itta ro n ti so* . *5 T ra tta n te . 17 il d i . 9 inferiscono 6 estendevano , 26 piglter a 5 la c itt . 5 Storia 19 E s te : 7 forse . . 19 T erentani s4 p o i, c h e . 6 certam ente . 33 lungo 17 e v r . So v u . So che h a m entito . ig

leggi ,, M #, ,, ,, ,1 M ,, ,, ,, ,, ,, , ,,

mani fede fru sta re secondo a campo Illiria vuol sibbene dalla poich d a quelle duci vascelli d a cinque palchi p a rto rir e p o r il campo gittaronsi F ra tta n to a d i, infieriscono v ed estendevano fosse p er pigliar le citt G loria E rte fo rte F e re n ta n i poich cortesem ente.

nB

fvrytrSut

,, vuole n e h t ha mentito

tj arge0it/<rv7*f

ivi i l w ftra a S - iftn ivi ss i ig y tit .


t ;5 174 iv i o p rin c ip a le , della 5 re m o , degli . Si Oppiano .

VXtf

si

175

a s f a v il lo
> . 4

iv i 97 la p o rta . 180 S (E ric a s a ) iv i 4 F e lic a d a . . 181 18 ponendovi . i 83 5 addotto il . iv i 18 Scorgono. s84 > H erm e iv i 7 Poly. h isto r. . 186 si scusa ivi So 190 Sa quando . 9* i t G herbino *

principale della rem o degli tt A ppiano fB r^ e iiv s ir il p orto , ( E ricusa ) ,, Felicuda opponendovi addosso al ,, scorgono ,, H erm es P o ly h isto r ,, lo scusa ,, quanto G herb in o)

. .

191 si tixS-ti

.
. .

a3v

*95 k servano iv i 9 catena *97 5 Egris >99 16 , ivi 18 Non avendo

,, servono carena E y ri s ; < n Affinch non avesse

p*g09 ivi 200 SOI 30& 208 ivi 209 a i a i5 318 a *9

Tebe ; > H i7 { > * ) tftix X X l mt > * Geronneso vaole 7 la i fosse > fosse 37 K ipplagio K ippngio 33 F o n d i, F an d itu a 2 Lipari *> q u e sta c itt is y t f f c u o n f t > y t 9 9 * t 6 rnw i So dolcezza ; i de strez z a 99 e i m ille div e n to ecC. JSno alla JSne dilla pagina 9 e > da e m ila dagento tale n ti che obblig aro n ii i C artaginesi di pagare ai R om ani sommavano $3,800,000 sesterzii, che sella lingua dell'antica R om a si aarebbon c ip re ssi con quinguies eenties, vi eies, octies. I n m oneta d i F rancia, ragguagliato il talen to a 54oo lire T o r n e a i, asoende l 'a n s i d etta somma a lire 11,880,000 T o r neai (F*. V oy. d . j . A n a ch ., T .V I I , . pag. 11S ). 391 2 p e r relazione : p e r relazione di Tucidide ( I , p . 109 ) S tc t 3 'i<rmt , V aG J i d & t n a e 336 ao i f i / m t ti i f t t m s ivi I l v n g x ^ t i f t u n n 329 18 e s o r ta r s i chiam arsi chiamatoli** esortaronsi a 55 39 c\<rxil<rt M aAoo ' x ' t f t n 356 8 o\o<TKii<rt . H t X o i r x ip ttr i * /*? ivi * aS7 a '0 p i i italiana d i quella h e ho osata . e con frase pi italiana di quelle che ho scelte. s 43 fli Elea N Elide 345 18 patteggiarono . > p arteggiarono *48 1 costringerli it co strin g e rti n poich *49 34 poi che . ivi s 5 toccate . . . t> fo rate 3&0 3 Cerine > C erinea 355 4 piano ti piano , 260 u h . di Sentinate . fi Sentinate 3 6 1 a lt. M ario Man io s 63 <4 0 71 e ivi 29 parole. p arola 366 4 medesimo. . . it medesimi 268 5 e della Si delta 384 s 3 trovarono , > > trov aron o Sai 3 e 4 Illirico U liria . Ivi 10 Appennino Apennino S3o 17 F aro 1) Fanio ivi 3a Pleasoto > P learato 553 33 fo r tu n e , se ti fo r tu n e . Se ivi olt. esercitavano . ti esercitava 7 Avo 354 it Aoo 33; IO , pi i* . P i i . * a4 4 t h f i t l a X X t o i >4 Terroneso

Un. 19 Tebe

p o g % ltn .

358 a 5 la A lp i Sio
iv i iv i 34i

il
19 Al

iv i ivi

ivi 95

le A lp i Pennino sino al S. G ottardo le L ep ontine ecc. alla voce A l f l i l f l f t t e l ( V . in A ' p i f ( * . d a e soldi # qu attro so ld i e mezzo 5 1 / 3 ........................................... a 7 . * 18 3 . 81 .

leggi

16 n e

s egue ecc. tin o alla J in e d tlla no ta m

343 546 ivi iv i 348 55o


351

Sa V erulo

. . . . 5 vu 4 motagne 37 Opilergio. . 2 d Ateneo 8 4*8 . .


5 G aerte . . . . .

6/16 ass., no segue che la q u a rta p a rte d 'u n obolo 6/64 a ss ., ovvera mente 5/ i 6 a ss ., cio a dire m ez zo asse meno la sedicesima p arte d un a sse ; alla qual m in u z ia , con form e opportunam ente osserva Gio. F e d . G ronovio (desestertiis lib. I l i , c. a ) , non av r riguardato Polibio nell add itar a G re c i , p er cui scrivea, il valore di mezz* asse. Vesulo vuole m ontagne } Opitergio con passi d* Ateneo 478 Gaeste v i ebbe, regnante Romolo ,

iv i 553
558

90 ( H i 5 e 16 vi ebbe
a i A ram ar .

( II Ammari

559 5 . . . . 56 1 Si s u o 36a (3 stato preso iv i iv i re stitu ito . . . . 3G4 i 4 vensei . . . . 5C5 sa Filopem ente, & $67 1 Socratis Opp.

tupaia
loro stata presa re stitu ita venzei Filopem ene , ed a Socratis , Opp. dettasse li av r di ci esser se non se servirono nella v era G recia, nella Beozia la M egaride preelezione vuole

S68

5 M a iln t*

S71 10 destasse . 575 16 gliene av r . . . . 576 *7 esser 577 19 servivano 578 a lt.in B e o z ia , 579 a in At t i c a . . . . iv i 5 1' A ttica e la Megaride . 581 16 protezione ivi 5o v u ........................................ ivi 5i W7<ri)**i .
58a sS

iw /rlttrit
e

iv i 98 I t X o v p c i V i f 585 a 3 incomincia iv i 5a Colonia . 588 So stesso . . . . 589 97 tro v arsi . . . .

liXevpi'utis
incominciano Laconia opposto trovaronsi

Errata del
a3 i 5 acquetare. . 37 19 dicevano 29 *8 conoscesservi . .

no secondo.
acquistare dicevano , , conoscessero i

pag.

Un.

Sk
67 76

9 noi
a 5 presente , 16 tu tto giorno

97 16 quella 98 a incurvandosi toc s8 esaltarono . 110 a delle ua 17 procacciatisi liS 5 quelli 150 19 e p e r esteso . 151 a 5 X X II i 54 >6 trasgressione . i$ 9 a i Ita l. 160 Sa p ro te sta . *6a i 5 X ante . <65 6 vu . 191 5 isola , stabilendo 195 i 5 i i i f y n A

g4

1V Q

leggi ,,

loro pre sen te tu tto il giorno vuol quello , t incuorandosi ,, esultarono dalle procacciatasi tt 9*egli e p e r esteso la sec o n d a ,

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,, ,,

trasgresso re S ta t. pre te sto Z an te vuole isola. Stabilendo

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5 JMAA7t*

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iir</9AAa>7l
, , stadii apporrebbe 11 apposero

' 301 i 5 passi . 4 ao6 16 opporrebbe <917 4 opposero . S ii 119 K i f t t ! . a*6 a8 volti a 5 i aa o. T e i. . . aS9 ia E r a . a 5i 39 cav. a 8 i $1 dieci . . 394 a 4 gli . iv i 57 m andpose . iv i 39 ordin Zoo 17 som m ava a iv i a lt. impedimenti 3o5 18 quelli 3 10 5 in allora . 3 i 5 iS unanimemente . SSo 6 valersi di testimon 346 5 frecce 35? 18 trecento scudi , 365 a possano 371 a6 Episalio ivi So Esea 384 So assedtan . 388 17 opposto . iv i a7 canto 4o8 ult. 4<o 7 gener 4t 5 ao . .

r *t*nt

tt ro tti Foes. 1, E r a ,, cod. ,t i dieci lo r it m andaronoposero ordinarono 11 sommava im prendhnenti 11 quegli ,i in asp ettata 1, unanimamente 11 valersi a testimoni! arm i ,1 trem ila scudi ,, possono u Epitalio E rea , t assedia tt apposto M conto tt y 9ptp )>9
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