Você está na página 1de 6

La palla al balzo. Metamorfosi di unimmag...

pubblicato da Le parole e le cose - http://www.leparoleelecose.it/?p=9083

La palla al balzo. Metamorfosi di unimmagine letteraria

di Francesco de Cristofaro
[Pubblichiamo una versione ridotta del saggio conclusivo del volume Delle coincidenze, a cura di Francesco de
Cristofaro e Chiara De Caprio, uscito in questi giorni per i tipi di Ad est dell'equatore: in esso sono ospitati i
risultati del primo "Opificio di letteratura reale", svoltosi a Napoli nella primavera scorsa. La seconda stagione di
Opificio, dedicata a "Le attese", debutter venerd prossimo]
1. C un oggetto un po feticcio, un po simbolo, un po MacGuffin, un po metafora assoluta di cui
tempo di provare a inseguire le evoluzioni, i rilanci, le carambole attraverso i piani coincidenti del nostro
immaginario. Questa cosa viene da molto lontano, almeno dalla filosofia presocratica; ma se per Parmenide
poteva rappresentare la perfezione dellessere, due millenni e mezzo pi tardi Hans-Georg Gadamer
(selezionando come epigrafe del suo capolavoro la lirica rilkiana Der Ball) ne avrebbe piuttosto ravvisato le crepe.
Nelle finzioni occidentali del secolo scorso, la palla ruzzola qua e l, dallenigmatico epilogo di Blow-up di
Antonioni a tante scene-madri di Underworld di DeLillo, del quale costituisce insieme lantefatto, il prosaico totem,
il fondamentale modulo compositivo; ma essa aveva cominciato a fendere laria gi dallepica antica, segnando
poi, nei passaggi e nelle impasses del moderno, entro la figuralit profondamente mitologica che lo
contraddistingue, il match point delle narrazioni, di ogni specie e di ogni tecnica.
2. Conviene prendere le mosse, ancora una volta, dalle condensa-zioni del mito. stato Franco Farinelli, in un
libro che non per caso si chiama Geografia ed ospitato in una collana intitolata Filosofia, a insegnarci come il
tronco dulivo, il legno storto dellumanit, sia anche il differenziale della cultura rispetto alla natura; ci ha
spiegato che il logos alligna nel mythos, e che ogni volta che prendiamo un compasso noi siamo Ulisse che ha
appena accecato Polifemo, facendo friggere il perimetro dellocchio del Ciclope, e ardere il suo centro; ed cos
che rendiamo piano e squadrato ci che era tridimensionale, trasformiamo in modello di mondo ci che era, ed ,
mondo.
Ma esiste forse una copertina ancora pi precisa per questo ragionamento, ed un affresco monocromo di un
allievo di Mantegna di fine 400: vi rappresentata una figura femminile dai piedi alati, calva ma col volto coperto
da un lungo ciuffo di capelli e precariamente poggiata con ununica gamba su una sfera in una posa dinamica e
in atto di sfuggire alla presa di un giovane trattenuto o accolto da una donna pi anziana, posta alle sue spalle in
piedi su una pedana, dallatteggiamento mesto e fermo. Lopera ha dato luogo a varie interpretazioni, ma la pi
famosa quella di Warburg, che vi ravvis lillustrazione della ausoniana Occasio-Kairs (o kiros, termine in
origine semi-identico nellaccentazione e nel senso, come not Onians). Loccasione, cio, in instabile e
fuggevole equilibrio sopra una sfera: e il fatto che nellemblematologia di Alciato questa sia sostituita da una
ruota o da un rasoio di forma tonda non fa che rafforzare lidea, diffusamente attestata fino ai nostri giorni, di una
congenita, irriducibile sfericit dellesperienza, di una sua non-linearit che risulta costituibile solo in quella forma.
Forse quella sfera la terra, e gli uomini giocano con la palla perch la palla la terra.
Difficile non andare con la mente alla seconda delle Operette morali di Giacomo Leopardi, il brioso Dialogo

pagina 1 / 6

La palla al balzo. Metamorfosi di unimmag...


pubblicato da Le parole e le cose - http://www.leparoleelecose.it/?p=9083

dErcole e di Atlante. La storia: Ercole, incaricato da Giove, si presenta, a sostituirlo per qualche ora, ad Atlante
reggitore del mondo, il quale replica tuttavia che il mondo divenuto cos leggero che il mantello che porta gli
pesa di pi. Ercole, fattane la prova, dice che esso gli sembrato vuoto e spento, come un orologio privo di molle.
Il meglio sar chio posi la clava e tu il pastrano, e facciamo insieme alla palla con questa sferuzza. Cio, gli
propone di giocare a palla col mondo. Poi lo provoca a colpirla con la clava per vedere che cosa succede, ma
sopraggiunge il timore che la crosta terrestre possa rompersi come un uovo o che il colpo possa schiacciare e
uccidere tutti gli uomini allistante. Siamo davvero sulla traiettoria che da Luciano conduce alla metafisica
paradossale di Leone Gala, nel pirandelliano Il giuoco delle parti. La palla, osserva Ercole, divenuta quasi una
pagnotta e quindi rotola cos male che gli pare che zoppichi. Atlante incita a darle una gonfiatina perch, a
colpirla di pugno o di bracciale dentato, ha la sensibilit dun melone. E infatti la palla cade (e ogni caduta ,
naturalmente, caso, accadimento, occasione, coincidenza). Di qui lo sfogo patetico di Ercole: Ohim, poverina,
come stai? dice alla derelitta palla, pullulante di uomini occupati a dormire come e pi di prima. Insomma, la
madre Terra ha avuto, nellordine, i seguenti appellativi: ciondolo attaccato a un pelo della barba; pagnotta;
orologio fracassato; sferuzza; melone; uovo. Soprattutto, Leopardi ha umorosamente inventato il baseball
olimpico: e una prima, bizzarra concomitanza che ci conse-gnano i documenti della storia materiale statunitense
che lo sport in questione nasce giusto in quegli anni 20 dellOttocento. Certo, pensare che Leopardi ne sapesse
qualcosa semplicemente una sciocchezza; ancora pi ozioso accordare alla cosa qualche rilievo, per cos dire,
epocale, di spirito del tempo. Forse, la coincidenza ci sussurra qualcosa su come dobbiamo, e come non
dobbiamo, lavorare.
3. Nuovo Continente, 1951: sul nostro prossimo tabliau campeggia un autore-simbolo, Jerome D. Salinger; e un
titolo ambiguo e risonante, pur-troppo abraso e opacizzato dalla versione italiana che recita, come ben noto, Il
giovane Holden. Basta per andare a pagina due per imbattersi in una complicata nota filologica a firma della
traduttrice, dove viene spiegato come loriginale The Catcher in the Rye nasca dalla storpiatura di un verso duna
poesia di Robert Burns: il protagonista la compie invo-lontariamente in uno dei passaggi pi importanti del
romanzo allorch, interrogato dalla sorella su cosa voglia veramente fare da grande, replica, ispirandosi alla
scena evocata da Burns, colui che salva i bambini, afferrandoli un attimo prima che cadano nel burro-ne, mentre
giocano in un campo di segale. Lespressione formata da termini dellinglese cor-rente: se rye forma
brachilogica per rye whiskey (distillato alcoolico composto per almeno la sua met di segale), catcher indica
soprattutto il prenditore, come ruolo nelle squadre di baseball.
The Catcher in the Rye ha una data di pubblicazione significativa, e questa data il 1951. Per caso o no, proprio
in quellanno ambientato un testo-cardine dellimmaginario postmoderno, Underworld di Don DeLillo: romanzo
famo-sissimo, graziato da un successo planetario; romanzo eccentrico, tortuoso, che qualcuno ha defi-nito
epico o massimalista (una fluviale epopea dellimmaterialit, affollata di eventi labili, fluidi e scorrevoli, che si
intersecano per poi tornare sistematicamente, nellarco di circa cin-quantanni, a dividersi: cos Arturo
Mazzarella nel saggio conclusivo del suo La grande re-te della scrittura, a cui la presente nota deve molto). La
vicenda si apre, appunto, il 3 otto-bre 1951, quando un ragazzino nero riesce ad entrare di soppiatto nello stadio
(il Polo Grounds di New York) in cui si sta giocando la mitica partita di baseball tra i New York Giants e i Brooklyn
Dodgers. Nel nono inning della partita, il battitore Bobby Thomson effettua un me-morabile fuoricampo, dando la
vittoria ai Giants, che conquistano cos il campionato. Che fine fa la pallina? Nella realt non si sa, ma nella
finzione romanzesca il ragazzino riesce a impadronirsi del cimelio. In questo romanzo che inizia nel 1951, il
catcher proprio il ragazzino che ghermisce la palla, mentre in quellaltro testo dello stesso anno
Holden-ragazzino dice di voler acchiappare un altri ragazzino per salvarlo. Ma di l da questa meta-partita di
baseball tra Salinger e DeLillo (e tra i loro giovanissimi eroi), su cui la critica tace, c qualcosaltro di cui vale la
pena di parlare, ed il significato della palla: che, come noto, passa, lungo le centinaia di pagine del romanzo,
di mano in mano, e fa da fil rouge per la costruzione di un gigantesco, retrogrado affresco dellAmerica dallinizio
della Guerra Fredda fino agli anni Novanta. Vale la pena di provare ad ascoltare la voce del protagonista:
Bisogna conoscerla, la sensazione di una palla da baseball nella mano, bisogna tornare un po indietro, collegare
molte cose, prima di riuscire a capire perch si possa stare seduti in poltrona alle quattro del mattino con in mano
un oggetto del genere, e stringerlo il modo rassicurante in cui aderisce al palmo, il centro di sughero che la
rende leggera, e le zone ruvide di una palla vecchia, la pelle segnata, il piacere con cui il pollice strofina
pigramente il cuoio liso. Una palla da baseball la si strizza. La si spreme, per cos dire, o la si munge [] E la
sensazione delle cuciture in rilievo sulla punta delle dita, contorni di filo simili a dossi sotto le articolazioni delle

pagina 2 / 6

La palla al balzo. Metamorfosi di unimmag...


pubblicato da Le parole e le cose - http://www.leparoleelecose.it/?p=9083

nocche il cotone ritorto che pu essere visto come unimpronta di pollice ingigantita, un ingrandimento delle
spirali sul polpastrello del tuo pollice. La palla era color seppia intenso, impastata di terra, erba e generazioni di
sudore era vecchia, sbattuta, pesta, intrisa di saliva al tabacco e macchiata dal tempo e dalle vite che aveva alle
spalle, chiazzata dalle intemperie e personalizzata come una casa in riva al mare. E aveva una striatura verde
vicino al marchio di fabbrica Spalding, aveva ancora un piccolo livido verde nel punto in cui era andata a sbattere
contro un pilone, secondo la storia che laccompagnava vernice scrostata di un pilone imbullonato nelle tribune
dellarea sinistra incorporata sulla superficie della palla.
del tutto evidente che questa pallina dallimmane portato simbolico e, come dire, cosmologico-mitopoietico
anche un oggetto che dona piacere tattile, quasi feticistico (e infatti posta a suggello di un importante volume sui
Feticci di Massimo Fusillo); e soprattutto che pu risvegliare tracce mnestiche, catalizzando corrispondenze fra
passato e presente. Lo dice lo stesso DeLillo, poco pi oltre: La mano che estrapola dalla palla da baseball
ricordi che non hanno niente a che vedere con le partite abituali. Ma, ecco il punto, non si tratta di una madeleine
; non n un oggetto transazionale o, per cos dire, transustanziazionale, risvegliatore di Erlebnis, n un
correlativo oggettivo attivatore di circoli magici o di dj-vu, bens un concentrato di storia, un elemento che
rapprende proprio nella sua materia, nella sua cosalit, stratificazioni temporali dun vissuto di cui porta
addirittura i lividi (o, se si preferisce, le rughe delle cose di cui ha scritto Remo Bodei); un vissuto che, appunto,
pu essere estrapolato. La storia delloggetto, alla lettera, coincide con loggetto; non ne loccasione. E cos,
cadendo loggetto, cade il deposito delle vite che sono accadute a contatto con esso.
Proviamo a vedere meglio, rifacendoci ad alcune intuizioni che si-gillano un bel libro sul realismo di Federico
Bertoni. C qualcosa nella scrittura di DeLillo, che spezza la circolarit semiotica di un mondo prigioniero dei
segni e delle rappresentazioni di se stesso. Perch a dispetto di ogni dubbio, inganno, mascherata simbolica o
inversione ontologica, la realt esiste: esiste da qualche parte, anche se avvolta in una ragnatela di immagini,
codici, informazioni; ed esiste come una cosa perduta, scomparsa, verso cui tendere e lottare, qualcosa che si
porge oltre il bordo estremo delloblio e del non detto e che tocca solo alla scrittura (ri)conquistare.
In Underworld, insomma, si d una specie di struggimento verso il simulacro: i personaggi si dicono spesso che
lorigine perduta, e a loro non restano che gli ologrammi, le tracce virtuali di unaura che fu. Non un caso che,
prima ancora che il bambino prenda la palla, uno dei narratori-beniamino di DeLillo, il telecronista Hodges, si
diverta a inventare, proprio come i malati di mente cronici di Qualcuno vol sul nido del cuculo, partite fantasma:
salvo poi tentare di, come dire, inverarle spostando lattenzione sugli spalti, inventando un ragazzino che cerca
di acchiappare una foul ball, un pel-di-carota con tanto di ciuffo (che sfacciato, eh?) che recupera la palla [] una
palla ricordo, una cosa a suo modo inestimabile, una cosa che sembra ricapitolare lintera storia del gioco ogni
volta che viene lanciata o colpita o toccata. Una palla-mondo, insomma, la cui funzione cardinale ,
nientedimeno, fare di alcune parole messe in fila altrettante cose.
4. Simulacri e palline; parole e cose. Quasi automatico, per noi, rimbalzare a nostra volta, come la foul ball
recuperata fortuitamente da quei catchers mocciosetti, tre lustri dopo quel fatidico 1951. Dal Nuovo Continente ci
spostiamo allora in Europa, e scopriamo unaltra sincronicit (lultima, per questa volta) malnota quanto
folgorante: al di qua e al di l delle Alpi un grande filosofo e un grande cineasta, Michel Foucault e Michelangelo
Antonioni, pungolati da altrettante narrazioni filosofiche latinoameri-cane (Borges il primo, Cortzar il secondo),
per la prima volta pensano radicalmente, anzi rendono pensabile, quel rapporto fra le parole e le cose che
ossessioner la cultura nei decenni a venire. il 1966 quando escono, allunisono, Les mots et le choses e
Blow-up. Credo di poter dare per acquisita la frattura epistemologica di cui parla Foucault; mi interessa
maggiormente ricordare che Blow-up , tra le tante altre cose, uninchiesta sullo statuto della realt; e che questa
inchiesta viene condotta soprattutto attraverso il medium della fotografia, una fotografia che, proprio come nel
modello cortazariano, ragnatela di bave pi che reticolo di linee: da un lato, essa cattura il soggetto che la
realizza pi ancora del suo oggetto; dallaltro, essa conserva sulla pellicola molte pi cose di quelle visibili
allocchio umano (sotto limmagine rivelata ce n unaltra pi fedele alla realt, e sotto questaltra una altra
ancora, e di un nuovo unaltra sotto questultima. Fino alla vera immagine di quella realt, assoluta, misteriosa,
che nessuno vedr mai. O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realt, aveva scritto
Antonioni in Sei film). Ma Blow-up ragiona sullincrinatura fra le parole e le cose anche grazie a unaltra
sequenza, allegorica e indecidibile: alludo al finale, in cui torna quella compagnia di giovani mimi che avevano
aperto la pellicola, e inscena una partita di tennis senza pallina. Il protagonista del film, che sta facendo
esperienza della drammatica non-coincidenza fra il piano di immanenza e quello della rappresentazione, assiste

pagina 3 / 6

La palla al balzo. Metamorfosi di unimmag...


pubblicato da Le parole e le cose - http://www.leparoleelecose.it/?p=9083

dapprima esterre-fatto a quel surreale gioco di verit, ma poi vi aderisce. Perch la pallina paradossale, il centro
assente dellinquadratura, proprio come quel cadavere che lui non sa se sia mai esistito o me-no; la pallina c
e non c, e nel lanciarla con forza nellaria il fotografo sposa la logica della fin-zione invece che quella della
documentazione, la pantomima invece della mimesi.
5. Cambiamo ancora paesaggio. Proviamo a vedere come una pal-lina possa essere il simbolo non tanto di una
gnoseologia, quanto di un paradigma scientifico e, conseguentemente, narratologico. In questaltra imagery la
pallina non sar tanto il mondo, quanto il suo stesso principio di struttura, lunit atomica, lente che lo abita e lo
agita; il mondo, a sua volta, uno spettro di variazioni e di tensioni, in forma di campo di tennis o di (magari
labirintico) flipper.
Un ulteriore esempio cinematografico servir a chiarire che cosa si intende dire. un film in cui una partita di
tennis non solo viene giocata davvero, ma costituisce il paradigma dellesistenza, della sua fortuna, delle sue
coincidenze (nel senso di contingenze decisive) ingovernabili. Ci sono momenti, in una partita di tennis, in cui
la palla colpisce la parte alta della rete e per una frazione di secondo non sappiamo se la superer o se cadr
indietro. Con un pizzico di fortuna, la palla supera la rete e vinciamo la partita, ma senza fortuna ricadr indietro e
perderemo. In Match point la pallina sembra esser tornata a quella funzione mitica e plastica, di allegoria del
tempo e del caso, che avevamo visto allopera nel dipinto di Occasio e che se vogliamo rivivr, molto dopo, in
una piuma di Forrest Gump, o in una busta di plastica di American Beauty. Dalla sua consistenza inafferrabile,
capricciosa, scivolosa ricattata la metastabilit delle umane sorti.
Di palline di tennis pieno il Novecento, anche perch un secolo fa la teoria dei quanti ha insegnato a pensare la
trama della realt come un circuito attraversato da forze, onde, radiazioni. Autori come lAmis
di Money (secondo cui tutti i giocatori di palla nati hanno la capacit di capire il fenomeno della sfericit meglio
degli altri. [] Il mondo una palla. Infatti, capiscono anche questo) o il Ballard di Cocaine Nights trasformano lo
spazio del testo in un dispositivo a met fra la fisica e il videogame, dove, come stato scritto, il fenomeno della
sfericit si coniuga con la prerogativa di rotolare, rimbalzare, ruotare; di acquisire, cio, unassoluta libert
rispetto allimpatto che ha originato il movimento. Questo provoca un impazzimento non solo della vi-ta, ma
anche delle sue immagini e dellintero suo dominio immateriale: basti pensare a quel personaggio di Ballard che
si allena, nel clangore dei campi da tennis vuo-ti, con un lanciapalle, che a raffica gli propina diritti pallonetti e
rovesci. Quelluomo sembre-rebbe duellare con la macchina, ma la lotta non era fra il giocatore e la macchina: il
vero duello stava avvenendo dentro la testa delluomo. Trentanni dopo quella partita di tennis senza palli-na,
tempo di partite di tennis senza avversario, o meglio una psicomachia con un avversario dis-umano.
Disumano quanto lo sar ( storia, gi dimenticata, di ieri) un poli-ziotto che spara la sua bala de goma contro chi
ha la sola colpa di aver gioito in piazza per la vittoria spagnola dei mondiali di calcio: secondo quanto ha
raccontato, in un memoriale dal sarcastico titolo Tutta colpa di Robben, un ragazzo testimone e vittima di quella
festa, Nicola Tanno, una palla di cuoio che non va in rete innesca la raffica del proiettile di gomma diritto
nellocchio di un disarmato, che schizza fuori dallorbita e proprio come in un grande film di Oliver Stone di
tema sportivo e di forma epica resta immobile sul campo di battaglia. Questa carambola a tre palle non solo
unestrema narrazione, tragicamente corporale, della filosofia occasionalista o della fisica dei quanti; anche un
emblema delle forze politiche, e delle incivili violenze, di cui una sfera pu farsi, nellimmaginario moderno,
concrezione semiotica.
6. Un autore straordinario del nostro tempo, nichilista e matematico, tennista e suicida, ha scritto intorno a due
idee di infinito radicalmente diverse: linfinito circolare e paradossale di Zenone, lpeiron dei Greci, che si avvita
su se stesso senza arrivare a una conclusione; e linfinito matematico, cantoriano, che permette di usare queste
espansioni infinite in modo perfettamente definito. Prima di scriverci un testo saggistico, D. F. Wallace aveva gi
affrontato la questione da narratore, in un romanzo che non per caso sintitola Infinite Jest (=lo scherzo infinito). Vi
era teorizzata la ripetizione interminata, il ripresentarsi continuo di gabbie in cui lapparente porta di uscita porta
solo ad altre gabbie, il muoversi in modo circolare lungo curve chiuse: la dipendenza dalle droghe, coi continui
cicli di disintossicazione e di ricaduta, il sesso come esperienza vuota, la ripetizione ossessiva della pratica
sportiva nellaccademia di tennis, lintrattenimento pervasivo e mai soddisfacente, la circolarit del sistema di
produzione energetica basato sulla fusione anulare: unidea che viene allo stesso protagonista osservando un
pomello ruotare intorno allasse formato dal suo perno, in una doppia rotazione formante una cicloide sferica.

pagina 4 / 6

La palla al balzo. Metamorfosi di unimmag...


pubblicato da Le parole e le cose - http://www.leparoleelecose.it/?p=9083

Come venire fuori da questo modello onanita e autoreferenziale? Lantidoto a tale riproposizione della hegeliana
cattiva infinit sarebbe appunto lidea cantoriana di infinito. In un passaggio di grandissima potenza
concettuale, uno dei capi istruttori dellaccademia di tennis riflette sulla struttura del gioco:
Ogni palla colpita bene ammette n possibili risposte, n2 risposte possibili a queste risposte, [...] Come un continuo
cantoriano di infinit di possibili mosse e risposte, cantoriano e bello perch stratificato, contenuto, questa infinit
bigenerata di infinit di scelta ed esecuzione, matematicamente incontrollata, ma umanamente contenuta,
delimitata dal talento e dallimmaginazione di se stessi e dellavversario, ripiegata su se stessa dalle frontiere
date dallabilit e dallimmaginazione che alla fine fanno perdere uno dei giocatori, e impediscono a entrambi di
vincere, che creano, alla fine, un gioco, queste frontiere del s.
Proprio interrogandosi su queste frontiere del s, il filosofo Pe-ter Sloterdijk ha elaborato unoriginale teoria
(non molto fortunata in Italia), che ci pu soccor-rere per andare verso provvisorie conclusioni. La sua trilogia
Sfere propone un sistema anche troppo embricato, tanto che c chi lha definito fanta-hegeliano: gi dai titoli
dei volumi (Bolle, Globi e Schiuma) si intuisce laspirazione a una dettagliata critica della ragion sferica. La
rotondit delle immagini che ricercate per designare la societ umana, attuale ed eterna, sembra contrapporsi
tanto alla linearit delliper-razionalismo e delliper-scientismo, quanto allincontrollabile liquidit e indistinzione
delle pi note teorie di Bauman.
La tesi di fondo che i rapporti fra persona e persona non siano lineari (sulla direttrice io-tu o del pi egoistico
io-io) ma circolari: se a parla con b, non esclude lambiente che lo circonda ma lo comprende e non pu
chiamarsene fuori. Questo perch tutti gli esseri umani hanno condiviso lesperienza fetale, nella quale
instaurano un rapporto biunivoco fra s stessi e la madre-ambiente che li comprende e li protegge, come appunto
in una bolla (Sloterdijk la definisce microsferologia). Ogni rapporto interpersonale il tentativo di ricreare, con
alterni successi, questa stessa bolla di placenta; linclusione di pi persone allinterno dei medesimi confini
sottende la creazione di un globo (macrosferologia). La perdita di centro univoco ha portato alla moltiplicazione
di globi paralleli confinanti ma incomunicanti che richiamano la disposizione del-la schiuma (sferologia plurale).
Si potrebbe ora, per chiudere senza concludere, far riferimento ancora a Wallace, a uno delle sue narrazioni brevi
pi belle e indecidibili: dove due soggetti altrimenti non comunicanti, ingabbiati e cosificati nelle rispettive parti
aziendali, si trovano a vivere unesperienza di empatia estrema, creaturale, quasi biopolitica, allorch il pi
potente di essi, nel silenzio notturno e nel respiro possente di un desertificato luogo di lavoro (il narratore lo
chiama sempre lEdificio, scialando con le maiuscole e cogli effetti metafisico-allegorici), colpito da un infarto
e viene soccorso dallaltro, che, come recita lo straniante titolo frastico, per fortuna sapeva fare il massaggio
cardiaco. Dopo averne letto il periodo finale, in cui la figura del soccorritore sembra dissolversi in una sorta di
reduplicato, lancinante e linguisticamente impossibile ternel imparfait (piegato verso quello che due vite
richiedevano, al di sotto di tutto, continuava a invocare aiuto), non si pu fare a meno di supporre che le due
vite cui si allude non siano pi quelle, presenti, dei protagonisti del racconto, bens le esistenze sfinite dei soli
altri due personaggi che appaiono verso la sua met, come ologrammi insensati e incorporei: due innamorati
passeggiavano, con aria maestosa, pallidi come pupazzi, braccia intrecciate, in silenzio, con lorecchio teso ma
senza sentire nessuna vera differenza nel costante, distante sibilare e sospirare del traffico notturno della citt.
Se questo fosse vero e senzaltro lo , almeno relativamente alleffetto di senso che si produce il regime delle
coincidenze non riguarderebbe tanto il piano di immanenza, come pure faceva pensare lincipit (dove erano
rappresentate con montaggio alternato la sincronicity e la sympateia irriflesse tra il dirigente e il funzionario),
quanto lascissa verticale che unisce, attraverso ben pi distanti piani paralleli e infiniti, fratellanza e amore; e, in
ultima analisi, vita e morte, corpi e anime. Si tratterebbe, allora, di un finale insieme straziante e consolatorio,
aperto alla compassione cosmica e a unipotesi di salvezza, di aiuto ancora invocabile fra gli uomini.
7. Ma naturalmente questa, oltre a non essere il solo epilogo possibile del racconto di Wallace, non nemmeno
lunica conclusione possibile per il nostro ragionamento. Si potrebbe, piuttosto, richiamare un Cortzar minore,
quello de Los autonautas de la cosmopista, scritto a quattro mani con Carol Dunlop: dove due compagni di vita e
di viaggio attraversano, in unesperienza che sta (anche cronologicamente) a met fra Easy Rider e Fino alla fine
del mondo, la Francia meridionale, annotando tutto ci che la loro retina incontra, grazie alla visuale protetta di un
mitologico pulmino e del loro sofisticato, e infine luttuoso, gioco intellettualistico. Sarebbe, in quel caso, una
vittoria a met: il compromesso di una bolla, o forse di una membrana, non abitata n singolarmente n

pagina 5 / 6

La palla al balzo. Metamorfosi di unimmag...


pubblicato da Le parole e le cose - http://www.leparoleelecose.it/?p=9083

pluralmente, ma dualmente. Ancora, e stavolta per terminare davvero, si potrebbe andare con la mente a
Cosmopolis di DeLillo, un altro romanzo che, proprio come il taccuino menippeo di Cortzar & Dunlop, agglutina
sulla soglia del titolo il cosmo e un umano costrutto. Qui il protagonista si sveglia una mattina nel suo villone e
cerca disperatamente poesia nelle cose che guarda, ma non la trova pi, non c pi nemmeno un feticcio che lo
salvi, una pallina da baseball o qualche altra piccola, buona cosa; e allora esce di casa, rinchiudendosi subito
nella sua placenta di lusso (una candida limousine che pare spostarsi come il mouse dun pc), mosso solo dal
bisogno stupido e primario di tagliarsi i capelli, al pari di un famoso Cavaliere dalla Trista Figura. Questo guru
della finanza fa della virtualit delle sue azioni sui mercati larma di vittoria nel mondo reale, nonch lunico
scopo della vita; ci lo porta ad avvertire un terribile deficit emotivo, per cui vorrebbe donarsi ancora al movimento
per trovare senso. Incontra i suoi pi stretti collaboratori ad uno ad uno nelle strade di New York, si ferma e li fa
entrare in auto per brevi meeting: tutto in un giorno, tutto in un luogo, la vita in un pomeriggio, cos come nel testo
cruciale del modernismo. E tutto in una macchina: dove alla fine non pu che avere contatti con simulacri, altri
ologrammi, azioni e non agenti. Davvero non si d pi spazio per la communitas; tutto appare desertificato, tutto
incomunicabilit, teo-tecnocrazia (come lha definita Aldo Masullo), reciproca refrattariet tra la palla che il
mondo con le sue interconnessioni, le sue linee, le sue coincidenze e la bolla che ospita il personaggio: quella
bolla rispetto alla quale quelluomo-non-pi-microcosmo perde, e noi rischiamo di perdere, loccasione di essere
liberi.

[Immagine: Stadio di baseball, anni Cinquanta (gm)].

pagina 6 / 6
Powered by TCPDF (www.tcpdf.org)

Interesses relacionados