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Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009
Domenica 13 febbraio 2011 – Anno 3 – n° 37
Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230
w w w. i l f a t t o q u o t i d i a n o. i t
dal 13 febbraio al 26 giugno 2011
|945-|955
ÞkI\ |0 |IÞ||Þ 0\| J\C20Þ2 Þ2|2û0\kkÞ
Comune di Ravenna
Assessorato alla Cultura
Museo d’Arte della città
via di Roma 13 - Ravenna
www.museocitta.ra.it
tel. 0544 482477
&,77$
'(//$ &$3,7$/( &$1','$7$ (8523($ &8/785$
Ravenna
|'|IÞ||Þ J'\ Þ\JIÞ
Sponsor ufficiale
dal 13 febbraio al 26 giugno 2011
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Museo d’Arte della città
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Sponsor ufficiale
F E R M AT I
O SCIOLGO LE CAMERE
Il Quirinale avverte il premier che lo aveva minacciato
a mezzo stampa. E per la prima volta parla di elezioni
Stanno tutti bene
di Marco Travaglio
I
nutile negarlo, abbiamo preso un “buco”. E dal
Giornale di Sallusti (quello che parla con Cavour e
Garibaldi in tv). Abbiamo cercato in lungo e in
largo le foto che dovevano smentire B. sulle “fe s t e
innocenti ed eleganti” ad Arcore e a villa Certosa, e
invece sono arrivati prima i segugi del Giornale: quelli
che han bivaccato per un annetto tra Montecarlo e
Saint Lucia, che Maurizio Porro voleva distaccare a
Mantova per dare una ripassatina alla Marcegaglia (nel
frattempo rientrata nei ranghi), e che ora, rientrati sul
suolo patrio, han dato a tutti una bella lezione di
giornalismo investigativo. Con comprensibile
soddisfazione, lo zio Tibia è lieto di annunciare in
esclusiva mondiale: “Ecco le foto…Le abbiamo
rintracciate e regolarmente comprate…Ragazzi e
ragazze ospiti in una delle ville più belle del mondo in
uno dei posti più belli del mondo. Ridono e scherzano
tra loro, si fanno immortalare al fianco del presidente
del Consiglio…Su queste immagini si sono costruite
leggende metropolitane, evocate orge e altre cose
simili”, insomma un odioso “gioco al massacro
innescato da pm spioni e alimentato da giornali senza
scr upoli”. Segue intervista del segugio alla “ra gazzina
spaventata e offesa” che le ha scattate e vendute,
Roberta, l’amica del cuore di Noemi, che con lei
trascorse la settimana di Capodanno 2008-2009 a villa
Certosa. Siccome allora le due erano minorenni, ce ne
sarebbe abbastanza per sbugiardare B che giurò a
Vespa “mai frequentato minorenni”. Ma non
sottilizziamo. Anche perché forte è l’emozione nello
scorrere le foto di questa ragazza un po’ s ov ra p p e s o
che avvinghia il Cainano per la foto ricordo, fa le
boccacce con Noemi e immortala scene da campo rom
tipo il giaciglio in disordine e la padella con qualche
fetta di pane raffermo. Ancor più prorompente la
commozione nell’apprendere dalla viva voce della
supertestimone, pagata e intervistata dal Giornale del
premier, che il premier è un gran signore: “S e m p re
comportato correttamente, nessuna avance, mai…
semplici cene con canzoni, balli, barzellette. Poi due
chiacchiere e tutti a nanna”. Soldi? No, anzi sì, ma solo
“2 mila euro” più “i soliti regali che in genere uno zio fa
a una nipote”. Oddio, ma non bastava Mubarak come
zio? Roba da toccarsi. A parte lo sputtanamento di un
vecchio latrin lover che invita 40 ragazze per
Capodanno e poi si limita alle barzellette,
bisognerebbe fare causa alla Minetti, che prima di una
festa “brif fava” l’amica con queste parole: “Ne vedrai di
ogni. Ci sono varie tipologie di persone: la zoccola, la
sudamericana, quella un po’ seria, la via di mezzo e poi
io che faccio quel che faccio”. Il premier ci perdoni se
insistiamo: ma è proprio sicuro che tutti quei soldi
spesi per queste foto servano alla Causa? Abbiamo
come l’impressione che il formidabile scoop di Sallusti
sia l’ennesimo autogol che i signorini grandi firme di
Arcore stanno insaccando nella porta del padrone.
Perché da ieri le altre foto, quelle osè, che
naturalmente esistono e terrorizzano Papi, assumono
un rilievo ancor più pubblico di prima: nessuno, uscite
queste, potrà più menarla con la privacy se usciranno
le altre. No, Cavaliere, così non si può andare avanti.
Ma l’ha visto Ferrara al Dal Verme, sotto le mutande
appese, che urla come un ossesso “voglio il Berlusconi
del ’94 che va in tv col contraddittorio, non è mica
Brezne v!”. Glielo ricorda lei che non è mai andato in tv
col contraddittorio, o dobbiamo pensarci noi? L’ha
visto il ministro La Rissa che scalcia come un mulo
Corrado Formigli, poi si mette a strillare come un
moccioso che chiama mammà e lo fa trascinare via
dalla Digos (mai che portino via quello giusto). L’ha
vista la sottosegretaria Santanchè con quattro gatti e
due comari che ulula sotto il tribunale di Milano?
Sarebbero questi i fedelissimi che dovrebbero
salvarle la faccia? Non vorremmo che, con simili
amici, lei dovesse rimpiangere Tartaglia.
B. deve prendere atto che le minaccenon pagano più.
Anche tra i suoi c’èscoramento. Gli resta solo la Santanchè
SOCCORSO NEROxMentre Ferrara invita il capo ad accettare il contraddittorio ritorna il manganello
LA RUSSA FUORI CONTROLLO, SERVE UN MEDICO
Un comunicato del Colle precisa: nel faccia a faccia
con il presidente, Berlusconi non ha invocato la piazza.
Poi l’allarme sui “contrasti istituzionali e politici”che
“mettono a rischio”la legislatura” Di Blasi pag. 2-3z
IMMIGRAZIONE x
Lampedusa
al collasso,
Maroni
immobile
di Lorenzo Galeazzi
È
stato proprio il ministro La
Russa a chiarire come il po-
polo del Dal Verme abbia inten-
zione di reagire al “golpe mo-
ra l e ” orchestrato dai pm. A far-
ne le spese è stato Corrado For-
migli, inviato di A n n o ze ro , preso
a calci dal ministro. pag. 4 z
Lo sguardo spiritato, il ministro
scalcia Formigli di Annozero.
Ormai è un problema
Udi Furio Colombo
PROCE SSI,
LA VERSIONE
DI NIXON
C’
è un espediente a cui i
difensori di Berlusconi
ricorrono spesso con succes-
so. All’alternativa accettare o
non accettare il processo, so-
stituiscono prontamente l’al-
tra, andare o non andare su-
bito al voto. pag. 14 z
C AT T I V E R I E
Moretti: su Trenitalia
aumenti del 50 per cento.
Zecche in livrea
w w w. s p i n o z a . i t
Dal sito del Fatto
Quotidiano.
Il ministro
La Russa scalcia
Corrado
Formigli
di Annozero
DONNE IN PIAZZA: L’ITALIA NON È BORDELLO
Centinaia di appuntamenti nelle città. Oggi
l’invasione delle “sciarpe bianche” Zancapag. 5 z
Paolin pag. 7 z
Un gruppo di tunisini sbarcati in
questi ultimi giorni sulle coste
dell’isola di Lampedusa (FOTO ANSA)
y(7HC0D7*KSTKKQ( +#!z!$!=!%
pagina 2
di Antonella Mascali
e Sara Nicoli
S
chivare i processi, alzare un al-
tro muro contro la magistratura
con nuove leggi ad personam, pro-
seguire con un’aggressione me-
diatica per contrastare l’onda di
piena prevista con la decisione sul
giudizio immediato per il caso
Ruby. Il Cavaliere, la prossima
settimana, darà battaglia su tutti i
fronti. Ci ha provato in tutti i modi
a liberarsi dai magistrati di Mila-
no, ma nonostante le leggi ad hoc
che gli hanno garantito un pugno
di prescrizioni e assoluzioni per-
ché “il fatto non costituisce reato”,
nonostante abbia bloccato i pro-
cessi con i “lodi” Schifani e Alfano
e con il legittimo impedimento
speciale (tutti bocciati) Berlusconi
si ritrova con due processi e un’u-
dienza preliminare che riprendo-
no tra fine febbraio e i primi di
marzo e un altro possibile proces-
so ad aprile. Proprio quando è at-
tesa una sentenza civile che po-
trebbe svuotargli un po’ le sue flo-
ride casse. Tra martedì e merco-
ledì è attesa la decisione del giu-
dice per le indagini preliminari,
Cristina Di Censo sul giudizio im-
mediato per concussione e pro-
stituzione minorile. E dovrebbe es-
sere chiusa anche l'inchiesta sui
tre intermediari, Nicole Minetti,
Lele Mora ed Emilio Fede che se-
condo i pm hanno procurato a
Berlusconi diverse escort, tra cui la
minorenne Ruby. Se il gip dovesse
accogliere la richiesta dei pm Ilda
Boccassini, Pietro Forno e Antonio
Sangermano, controfirmata dal
procuratore Edmondo Bruti Libe-
rati, il premier andrà a processo
verosimilmente ad aprile. E anche
se riuscisse a far sollevare alla Ca-
mera il conflitto di attribuzione fra
poteri dello Stato davanti alla
Consulta, l’eventuale dibattimen-
to può andare avanti comunque,
anche se in mezzo a mille bat-
taglie procedurali. Proprio ad apri-
le, intorno alla metà del mese, è
prevista la sentenza della seconda
corte d’appello civile sul maxi-
risarcimento che la Fininvest
dovrebbe dare alla Cir di Carlo
De Benedetti perché Berlusconi gli
ha soffiato la Mondadori grazie
a una sentenza comprata. In pri-
mo grado il giudice Raimando Me-
siano aveva stabilito che il risar-
cimento dovesse essere di 750 mi-
lioni di euro e per questo è stato
dileggiato dai media targati biscio-
ne. Lo stesso presidente del Con-
siglio disse in tv, a Matrix, che la
sentenza aveva “le impronte di-
gitali della Cir”.
Ma veniamo ai vecchi processi che
riprendono. Il 28 febbraio riparte
quello per la compravendita
dei diritti tv Mediaset. Il 5
marzo ricomincia l’udienza pre-
liminare per Mediatrade-Rti,
procedimento fotocopia di Me-
diaset. L’11 marzo tocca a Mills.
Il processo che finora ha fatto più
paura al Cavaliere. Il suo ex coim-
putato, il legale David Mills, è sta-
to già condannato e prescritto per
aver mentito in suo favore a due
processi, in cambio di 600 mila
dollari. Quindi il Caimano teme
una condanna in primo grado e in
appello, anche se sa che difficil-
mente potrà esserci una sentenza
definitiva della Cassazione, grazie
alla prescrizione. L’ossessione di
Berlusconi, per questi motivi, si

Con la mia condanna
la democrazia si è
trasformata in un regime
e gli uomini liberi come voi
hanno diritto di reagire
in ogni modo

“Libero” avverte il Colle:
“Chieda il ripristino
dell’immunità”
M
essaggi nemmeno troppo velati. Li
mandava ieri mattina Libero:
“Napolitano, svegliati”.
L’editoriale del direttore Belpietro suona come un
avvertimento. “la magistratura dichiara guerra al
premier, l’Italia si sfascia e il Presidente parla
d’altro”, l’accusa. E la richiesta: “Chieda il ripristino
dell’immunità parlamentare”. Di pressioni
inaccettabili parla il portavoce dell’Idvi, Leoluca
Orlando: “Il presidente della Repubblica risponde
solo alla Costituzione e non alle velate minacce e
direttive di Libero. Belpietro vuole usare il metodo
Boffo anche contro il Colle? Se gli organi di regime
vogliono tentare di fare indebite pressioni anche
contro il presidente della Repubblica, sappiano che
troveranno pane per i loro denti ”.
MESSAGGIO AL PREMIER
“TREGUA O ELEZIONI”
Napolitano: basta contrasti o sciolgo le Camere
Berlusconi e i suoi insistono con il richiamo alla piazza
di Eduardo Di Blasi
L
a paralisi politica e lo
scontro istituzionale
che l’inquilino di Palaz-
zo Chigi continua ad
agitare. Sono queste le mag-
giori preoccupazioni del Ca-
po dello Stato, che vede nel
protrarsi di questa disastrosa
situazione una sola via d’u-
scita: la fine della legilastura,
con lo scioglimento delle Ca-
mere e il voto anticipato.
Dopo averle riferite in una
lettera di fine gennaio al go-
verno, e averle ripetute nel-
l’incontro riservato che ve-
nerdì pomeriggio ha avuto al
Quirinale con il Presidente
del Consiglio Silvio Berlu-
sconi, Giorgio Napolitano ha
voluto renderle manifeste
queste sue preoccupazioni,
con la loro naturale conse-
guenza. Lo ha fatto con una
nota diramata alle agenzie di
stampa in cui sgombera il
campo anche da “libere in-
terpretazioni e, in qualche
caso, anche ricostruzioni
fantasiose perfino con frasi
virgolettate mai pronunciate
da nessuno degli interlocu-
tor i” che i quotidiani, abbe-
verandosi a fonti politiche,
hanno estratto dall’incontro
istituzionale dell’altra sera.
NE CITA UNA: “Si smen-
tisce nettamente che sareb-
bero state evocate dal Presi-
dente del Consiglio ipotesi di
mobilitazioni e reazioni di
piazza che si è escluso di aver
voluto e voler sollecitare”.
Non è un passaggio neutro,
ricordando gli accoliti di Da-
niela Santanchè, sottosegre-
tario all’Attuazione del pro-
gramma, che giusto venerdì
mattina, in numero di un paio
di centinaia, stazionavano da-
vanti al Palazzo di Giustizia di
Milano. E del ricorso alla mo-
bilitazione “contro i giudici”
che i nuovi falchi del Pdl, il
ministro al Turismo Michela
Vittoria Brambilla e Daniela
Santanchè in testa (cui si è
aggiunto in corsa Giuliano
Ferrara), accarezzano come
risolutivo di ogni male.
Il messaggio del Colle, questa
volta, non può essere equivo-
cato. Alcune agenzie riporta-
no la “sorpresa” di Berlusco-
ni, anche se Napolitano quel
discorso, oltre ad averglielo
fatto di persona venerdì, glie-
lo aveva anche messo per
iscritto a fine gennaio. Altri
volano assai basso: il presi-
dente del gruppo Pdl alla Ca-
mera Fabrizio Cicchitto e il
ministro ai Beni Culturali San-
dro Bondi provano ad addos-
sare l’inizio della battaglia ai
magistrati di Milano. Per il
primo siamo davanti all’a t t a c-
co “non solo giudiziario, ma
anche per le vie mediatiche e
giornalistiche, di un nucleo
di magistrati che sono essi ad
essersi assunti la responsabi-
lità di avere elevato fino al
diapason proprio il livello
dello scontro politico-istitu-
zionale”. La zeppa del Colle
sembra però assai ardua da
aggirare. Nella riunione del-
UNA QUESTIONE PRIVATA Udienze e processo breve
Non solo Ruby: l’aprile maledetto del Caimano
l’altra sera il Capo dello Stato
ha ribadito come il Berlusco-
ni cittadino abbia tutte le ga-
ranzie costituzionali per af-
frontare un eventuale proces-
so. Il problema, però, è il Ber-
lusconi politico e le sabbie
mobili in cui è piombato il
suo governo, incapace di va-
rare provvedimenti ritenuti
qualificanti dalla propria
maggioranza, e nuovamente
teso a cercare soluzioni di
legge per i problemi giudizia-
ri del premier.
ECCO, IN QUESTOclima,
che con ogni evidenza sem-
bra destinato ad arroventarsi
anche di più nelle settimane a
COLPI DI CODA
L’articolo 88
della Costituzione
e i poteri
del Presidente
“Il Presidente
della Repubblica può, sentiti
i loro Presidenti, sciogliere
le Camere o anche una sola
di esse. Non può esercitare
tale facoltà negli ultimi
sei mesi del suo mandato,
salvo che essi coincidano
in tutto o in parte
con gli ultimi sei mesi
della legislatura”
Le tappe
La prostituzione
minorile
L
a prossima
settimana ci
sarò la decisio-
ne del Gip sulla
vicenda Ruby: il
premier è accusato di
concussione e prostitu-
zione minorile. Attesa an-
che la chiusura dell’in-
chiesta sugli “intermedia-
ri” Emilio Fede, Lele Mora
e Nicole Minetti.
I fondi neri
per Mediaset
I
l 28 febbraio
riparte il
processo Me-
diaset sui fondi
neri dei diritti
cinematografici: il pre-
mier è imputato per frode
fiscale. A processo ci so-
no anche altri 11 imputa-
ti, tra cui il presidente di
Mediaset Fedele Confalo-
nieri.
Mediatrade
e i diritti tv
I
l 5 marzo ri-
parte da zero
l’udienza preli-
minare per la vi-
cenda Mediatra-
de, che riguarda presunte
irregolarità sulla compra-
vendita dei diritti tv per
creare fondi neri, le accu-
se ipotizzate nei confronti
di B. sono appropriazione
indebita e frode fiscale.
L’incubo Mills
e la corruzione
L’
11 marzo è
prevista la
riapertura del di-
battimento sulla
corruzione inatti
giudiziari per la vicenda Da-
vid Mills. Il processo era stato
sospeso lo scorso aprile dopo
l’invio degli atti alla Consulta
inrelazione all’eccezione di
illegittimità costituzionale
sul legittimo impedimento.
da “Il Caimano” di Nanni Moretti
Domenica 13 febbraio 2011
“È
frutto di un equivoco la
notizia secondo la quale
Silvio Berlusconi avrebbe
incaricato Daniela Santanchè, e Michela
Vittoria Brambilla di organizzare
manifestazioni o iniziative di qualsiasi
genere”. Il portavoce del premier, Paolo
Bonaiuti, il primo febbraio si affettava così a
correggere il tiro, dopo l’annuncio di un
incarico a Santanchè e Brambilla per
organizzare una manifestazione anti-pm. Già
si respirava l’aria di minaccia del ricorso alla
piazza. La nota diffusa solo qualche ora
prima spiegava che era stato deciso un
“piano di iniziative e mobilitazioni a
sostegno dell’attività di governo e a difesa
del premier dalle aggressioni
mediatico-giudiziarie”. Il comunicato
spiegava anche che il premier in persona “ha
incaricato Daniela Santanchè e Michela
Vittoria Brambilla di predisporre un piano di
iniziative e mobilitazioni a sostegno
dell’attività di governo e a difesa del premier
dalle aggressioni mediatico-giudiziarie”.
LE FOTO DEL “G I O R NA L E ”
SCOOP: IL BUNGA BUNGA DELLE ORSOLINE
di Ferruccio Sansa
“N
elle ultime scelte di
Napolitano vedo uno
spiraglio, comequan-
do ha ricordato che il
giusto processo esiste già nelle
nostre leggi. Ha capito che sol-
tanto lui può tenere in mano il
timone per evitare che la barca
affondi”. Antonio Di Pietro non
è mai stato tenero con il Presi-
dente della Repubblica, ma nel-
le sue parole oggi si vede un ac-
cenno di apertura. Il leader del-
l’Idv punta piuttosto il dito ver-
so il Parlamento che ha “vendu-
to la sua dignità al Cavaliere” e
indica una battaglia decisiva per
sconfiggere Berlusconi: “Il 29
maggio, giorno del referendum
si deciderà tutto. Leopposizioni
si devono unire per votare in
massa: il quesito sul legittimo
impedimento si può trasforma-
re in un giudizio universale per
Berlusconi. Se vincessimo, allo-
ra poi lo scioglimento delle Ca-
mere sarebbe inevitabile”.
Il Capo dello Stato oggi ha
parlato di “legislatura a ri-
schio”. Le sembra un segna-
le positivo da parte del Qui-
rinale?
Amelafinedi questalegislatura
non sembra un rischio, ma una
grandissima opportunità per il
Paese. Bisogna voltare pagina il
più presto possibile. L’Italia al-
trimenti rischia un’agonia di
due anni che sarebbe fatale an-
che per l’economia.
In passato lei ha usato parole
dure nei confronti del Capo
dello Stato. Qualcosa è cam-
biato?
Napolitanoha dovutoprendere
atto che provvedimenti su cui
lui aveva messo la firma sono
stati dichiarati incostituzionali
dalla Corte Costituzionale. Non
solo, c’è stato anche il decreto
sul federalismo. E Napolitano,
che è una persona responsabi-
le, ha capito di dover fare una
scelta di campo per salvare l’I-
talia. Non è mai troppo tardi.
Facciamo degli scenari con-
creti, che cosa succederà
nelle prossime settimane?
Berlusconi insisterà nella
lotta tra poteri istituzionali?
Nonpuoi pretendere da Dracu-
la chesmetta di succhiareil san-
gue.
Tenterà di far passare il pro-
cesso breve con legge o de-
creto?
No, non arriverà a tanto. Sa be-
nissimo che non ci sono i requi-
siti di necessitàeurgenzaper un
decreto. Esa che anche se il Par-
lamento votasse una legge, Na-
politano non metterebbe anco-
ra la firma suundocumentoma-
nifestamente incostituzionale.
Intanto il Pdl minaccia di fa-
re ricorso alla piazza?
Ma vogliamo scherzare? Tre
pullman di dirigenti di partito e
quattro persone a cui prometti
un panino non sono una mani-
festazione oceanica. Le uniche
folle che ho visto sono quelle
dell’opposizione, richiamate
da Cofferati o dal Popolo Viola.
Berlusconi è solo: mi ricorda
sempre più Mubarak. È chiuso
nel suo bunker, ha perso con-
tatto con la gente. Se oggi an-
dasse all’Aquila o a Napoli op-
pure per le vie di Milano… la
gentelosommergerebbeconle
proteste.
Che cosa suggerisce, una ri-
volta popolare?
Assolutamente no. Grazie a Dio
l’Italia è uno stato di diritto. La
legge è la nostra forza.
Ma allora quali strade resta-
no all’opposizione?
Non certo il Parlamento. Ma
avetevistochecosahafattonel-
le ultime settimane? Ha votato
un documento da cui risulte-
rebbe credibile che Berlusconi
ha chiamato la Questura di Mi-
lano per salvare l’Italia da una
crisi diplomatica con l’Egitto.
No, un Parlamento così non
può più svolgere la sua funzio-
ne. Sappiamo già che sosterrà
Berlusconi finoallafine, perché
i deputati non vogliono perde-
re la poltrona.
Niente Parlamento, allora
bisogna puntare sulla piazza?
L’opposizione in questi giorni
sta chiamando nelle piazze de-
cine di migliaia di persone. Ma
le manifestazioni non possono
essere fini a se stesse. Ci vuole
uno scopo. E ce n’è uno solo:
mandare a casa Berlusconi.
Facile a dirsi…
Èsemplice: il 29maggiosi votail
referendume il ballottaggio per
le amministrative. Quel giorno
può finire l’era Berlusconi.
Ma le opposizioni non sem-
brano molto unite…
Il Pdfinora nonha espressouna
posizione chiara sul referen-
dum, deve decidersi al più pre-
sto. Fli in questi giorni ha ma-
nifestato posizioni che sono
chiaramente in sintonia con il
referendum.
Insomma, lei propone la
“grande alleanza”?
Iodicoquesto: noi siamodispo-
sti a rinunciare alla “paternità”
del referendum, diventiamo
tutti insieme titolari del comita-
to referendario. Su questo pos-
siamo essere tutti uniti e dare la
spallata a Berlusconi. Poi si de-
finiranno le coalizioni.
Uno schieramento da Ven-
dola a Fini?
Si può essere tutti uniti in una
sorta di Comitato di Liberazio-
ne Nazionale. Ma se Berlusconi
cadesse grazie al referendum,
sarebbe diverso: si andrebbe al-
le elezioni e la coalizione sareb-
be definita in base a un pro-
gramma, a posizioni unitarie.
Per adesso è prematuro parlar-
ne, finché non c’è la bistecca è
inutile dire chi sarà invitato al
pranzo.
L’impressione è che l’opposi-
zione sia ancora in alto ma-
re…
È un momento decisivo e noi ab-
biamo due sole alternative: pos-
siamo rassegnarci a tenerci Ber-
lusconi fino al 2013, ma pensate
che cosa ne sarebbe dell’Italia.
L’economia è in crisi, ci sono mi-
lioni di disoccupati e tutta la po-
litica si concentra sulle scappa-
toie giudiziarie del Premier. I
paesi arabi esplodonoenoi di fat-
to non abbiamo un ministro de-
gli Esteri. Se non ci fosse Frattini
nessuno se ne accorgerebbe. Ma
noi dobbiamo porci un obietti-
vo: mandare via Berlusconi, tor-
nare un Paese normale. Oggi sia-
mo davvero sull’orlo del baratro
e, conquesto Parlamento, Napo-
litano è la sola garanzia che ci è
rimasta.
Di Pietro: il Quirinale
è rimasto l’unica garanzia
“PARLAMENTO VENDUTO E IN AGONIA
IL REFERENDUM VERA SPALLATA A B.”
Mobilitazione sì, anzi no:
la gaffe del trio Santanchè
Brambilla e Bonaiuti
COLPI DI CODA
venire, il Capo dello Stato
non vede che il voto. La si-
tuazione è però più comples-
sa.
Per la nostra Costituzione il
Presidente della Repubblica
ha la facoltà di sciogliere le
Camere (“sentiti i loro Presi-
denti”), ma questa scelta è
“condizionata”. Lo spiega be-
ne Stefano Ceccanti, costitu-
zionalista e senatore del Pd.
“È ovvio - afferma - che dal
punto di vista costituzionale
in una forma parlamentare il
potere presidenziale di scio-
glimento non possa esercitar-
si autonomamente senza la
controfirma del Presidente
del Consiglio, che non è un
mero atto dovuto quando il
Governo ha ancora la mag-
gioranza parlamentare che lo
sostiene. Se però il Presiden-
te del Consiglio prosegue ad
alimentare conflitti e paralisi
- sostiene Ceccanti - come po-
trebbe poi motivare sul piano
politico e razionale la nega-
zione della controfirma?”. In-
somma, la partita non esclu-
de la politica.
ANCHE PER questo, con
l’intenzione di allargare il
passaggio stretto di Monteci-
torio, la maggioranza sta la-
vorando all’ampliamento del
gruppo dei cosiddetti “re-
sponsa bili”. Regolamento al-
la mano, riuscendo ad attira-
re dal Pdl ma anche dalle op-
posizioni una decina di par-
lamentari, si riuscirebbe ad
ottenere uno di quei seggi
“chiave”, da spendere in
Commissione Bilancio o da
far pesare nella composizio-
ne della “Bicameralina”. l’a s-
sise che ha regalato un 15 a
15 sul federalismo, mandan-
do la legge sul federalismo ca-
ra al Carroccio nel congela-
tore.
chiama ora processo breve,
l’unica legge che spazza via, sen-
za neppure un verdetto di primo
grado, i processi Mediaset e Mills,
insieme ad altri 100 mila. Il ddl
ripartirà in commissione Giustizia
martedì prossimo. Le pressioni
della maggioranza alla fine hanno
avuto la meglio anche sulle inten-
zioni mai celate della presidente
Giulia Bongiorno di rimandarne il
più possibile l’approvazione. Nei
calcoli della maggioranza, il prov-
vedimento dovrebbe essere licen-
ziato dalla commissione entro la
fine di marzo per essere appro-
vato dall’aula entro la fine d’apri-
le. Ma c’è uno scalino piuttosto
alto da superare: la modifica
della norma transitoria c he
il presidente Giorgio Napolitano
non lascerebbe mai passare, così
come è stata approvata in Senato.
Per azzerare i processi di B, infatti,
rende retroattiva la tagliola dei
procedimenti. Il Cavaliere ha mes-
so al lavoro le sue migliori menti
giuridiche per trovare il sistema di
rendere “digeribile” la norma an-
che al Colle lasciando intonso l’o-
biettivo ammazza processi della
legge, diversamente non gli ser-
virebbe a nulla. Uno dei pareri più
ascoltati è quello della neo stella
giuridica alla corte del Cavaliere,
Maurizio Paniz, che vorrebbe li-
quidare il problema estendendo
l’attuale norma transitoria anche
ad altri reati, per ora esclusi, in
modo da togliere almeno uno dei
dubbi di costituzionalità. Parallelo
a questo disastro si muoverà il ddl
intercettazioni che non avrà
bisogno di modifiche particolari ri-
spetto al testo approvato al Se-
nato. Quindi, una volta uscito dalla
commissione Giustizia, dove Bon-
giorno lo aveva impallinato som-
mergendolo di audizioni per ritar-
darne i tempi di “risesumazione”,
avrà transito breve, se non addi-
rittura brevissimo, in aula alla Ca-
mera. “Lo dobbiamo fare entro la
fine di marzo”, sparava ieri un fe-
dele servitore del Sultano. In ogni
caso, anche per le intercettazioni,
come per il processo breve, sarà
chiesta la fiducia. Ormai non c’è
più nulla da perdere e il tempo
non gioca a favore di Silvio.
“L
ei ci aveva sempre detto che a Villa Certosa non
era stata bene, nei primi giorni chiedeva di tor-
nare. L’hanno trattenuta con i regali, con le gite nel
centroesteticoenelleboutique. Ha ricevutocontanti
egioielli”, diceVincenzoOronzo, il fratellodi Roberta
(invitata da Noemi , ha trascorso il periodo dal 28 di-
cembre del 2008all’Epifania a Villa Certosa), inun’in-
tervista a Repubblica. Epoi: “Vedounbaratroe soloora
capisco quello che può aver vissuto mia sorella. Un
volume enorme di incontri romani e napoletani, ma
noi non ci siamo venduti”. Invece, il Giornale ieri apre
con “Ecco le foto - esclusivo: Silvio e le ragazze”, poi
due pagine con le foto di Roberta, ragazzotta inno-
cente: “Ci ha fatto solo regalini, come uno zio alle ni-
poti. Altroche festini: cene concanzoni e barzellette,
poi tutti a nanna. Non mi va di passare per una che si
vende: ero lì col permesso dei miei”.
Noemi e la sua amica
alla Certosa:
ecco il Mulino Bianco
Roberta Oronzo con Noemi
Il bunker di Palazzo
Grazioli

Le
manifestazioni
del Pdl? Se
vanno per
strada
li sommergono
di proteste

pagina 4
MUTANDE E MANGANELLO
Al raduno milanese di Ferrara scene di ordinaria follia
Il ministro La Russa prende a calci un cronista
di Lorenzo Galeazzi
Milano
L
e mutande e il manganel-
lo. Quella che è andata in
scena ieri al Teatro Dal
Verme di Milano è la per-
fetta sintesi del pensieroberlu-
sconiano declinato alla Giulia-
no Ferrara. Un libertarismo
che paragona le inchieste dei
magistrati al regime della Ddr,
ma prende a calci i giornalisti
che fanno domande sgradite e
fuori programma (pedate mi-
nisteriali a Corrado Formigli di
Annozero). Nelle intenzioni del
direttore del Foglio, “In mutan-
de ma vivi” doveva essere la ri-
sposta ai “falsi puritani” da par-
te di chi “non ascolta i pette-
golezzi dellaBoccassini”. Main
realtà è stato molto di più. Fer-
rara ha infatti dettatoa B. la sua
strategia comunicativa per
uscire dal pantano dello scan-
dalo Ruby.
AL FIANCO dell’organizza-
tore sono intervenuti Piero
Ostellino, editorialista del Cor-
riere della Sera, Alessandro Sallu-
sti, direttore del Giornale, Iva Za-
nicchi, Pietrangelo Buttafuoco
e Assuntina Morresi. Ad aprire
la kermesse le immagini del Pa-
lasharp di sabato scorso, quan-
do Libertà e Giustizia ha chia-
matoaraccolta15milapersone
al grido di “Berlusconi dimetti-
ti”. Fischi dai millecinquecento
ospiti in platea. E poi via al di-
battito. Assoluzionepienaper il
premier e condanna per i pm
rei, secondoFerrara, di utilizza-
re metodi da “inquisizione spa-
gnola” nel “tentativo di abbat-
tere Berlusconi a ogni costo”.
Poi un suggerimento: “Basta
conquestecoseingessateincui
Berlusconi sembra Breznev. Lo
voglio impegnato nel contrad-
dittorio”. Insomma il direttore
del Foglio si è candidato a torna-
re lo spin doctor del Cavaliere
spronandolo a tornare allo spi-
rito autentico del 1994, “liber-
tario e straordinario”. A partire
dalla sua strategia comunicati-
va sul piccolo schermo. Basta
video–messaggi e sì al premier
“a Ballarò, Annozero o dalla Dan-
dini”, ha fatto eco Daniela San-
tanchè.
IN SALA accantoalei il gover-
natore lombardo Roberto For-
migoni e Ignazio La Russa. Ed è
stato proprio il ministro a chia-
rire come il popolo del Dal Ver-
me abbia intenzione di reagire
al “golpe morale” orchestrato
dai pm. A farne le spese è stato
CorradoFormigli, inviatodi An-
nozero, che ha avuto l’ardire di
fare due domande al ministro:
“Non è una contraddizione po-
litica manifestare per il Family
Day e poi difendere il bunga
bunga?” e “cosa dovrebbe fare
Berlusconi nel caso venisse di-
mostrato che ha incontrato
prostitute minorenni?”. Apriti
cielo. In un primo momento La
Russasi èlimitatoadirechecon
Annozero non parla fino a quan-
do Santoro si rifiuta di ospitare
la claque dei politici di centro-
destra fra il pubblico. Poi, dopo
l’insistenza dell’inviato, il mini-
stro gli ha risposto di “chiedere
a sua sorella. E di lasciargli fare
leintervisteserie”. Qualchemi-
nuto di calma e poi il delirio: La
Russa ha cominciatoa scalciare
comeuncavallo. Noncontento
dei pestoni rifilati al cronista, il
ministro si è messo per giunta a
gridargli in faccia: “Cosa fa? Mi
dà pedate da dietro? Mi dà pe-
date?”. Il risultato è che Formi-
gli èstatoplaccatodalleforzedi
sicurezza, allontanato di peso
dal ministro e poi identificato
dalla polizia. “Ho imparato che
quando vado da La Russa devo
portarmi scarpe con punta rin-
forzataper resistereai pestoni e
che di alcune cose non si può
parlare”, ha detto l’inviato di
Santoro subito dopo lo spiace-
vole incidente. Ma quella che
sembrava solo un’escalation di
testosterone di La Russa in real-
tà era la miccia che ha fatto sal-
tare il tappo. Ferrara dal palco
hatuonatocontroil conduttore
di Annozero: “Fossi stato Mauro
Masi avrei già licenziato Santo-
ro” e poi, a manifestazione con-
clusa, quando nel foyer del tea-
tro Formigli ha cercato di rac-
cogliere delle opinioni mentre
la gente andava via, è stato in-
sultatodalla folla al gridodi “co-
munista di merda torna nei gu-
Porte aperte a Palazzo Grazioli
UN CONTINUO VIA VAI: ARRIVA ANCHE ELENA RUSSO, IN LIZZA PER “BALLANDO CON LE STELLE”
di David Perluigi
e Carlo Tecce
I
cronisti assiepati in via del
Plebiscito a Roma, venerdì
sera, scrutano il cancello di
palazzo Grazioli aspettando
una visita del ministro Gi u-
lio Tremonti o un commen-
to in uscita del sottosegreta-
rio Gianfranco Micciché.
La residenza privata di Silvio
Berlusconi ha intorno più
telecamere del solito, il col-
loquio con il presidente
Giorgio Napolitano è appe-
na finito. Il taccuino che per
settimane ospita nomi di pa-
pi girl e incrocia carriere te-
levisive, per un attimo, infar-
cito di alchimie politiche e
incontri istituzionali, è vuo-
to di Ruby o Iris o M ar i-
sthelle.
Ma tra il chiaroscuro di Ro-
ma, da piazza Largo Argen-
tina, s’intravede una ragazza
correre verso l’ingresso
principale, parlottare con i
carabinieri: “Sono Elena
Russo”. Il labiale è chiaro nel
video pubblicato sul sito del
Fatto Quotidiano. Sono le
19.40. Il presidente del Con-
siglio un’ora prima aveva in-
cassato i rimproveri del
Quirinale: “Fine del conflit-
to tra le istituzioni”. E dun-
que a palazzo Grazioli, sta-
volta, c’era la politica d’a t-
tualità.
RIUNIONI e strategie an-
nunciate, forse arriva Tre-
monti, forse arriva Gianni
Letta. E invece ecco Elena
Russo, l’attrice napoletana
citata nelle telefonate dell’i n-
chiesta di Napoli sulle racco-
mandazioni di Berlusconi –
siamo nel 2007 – all’allora di-
rettore di Raifiction, Ago sti-
no Saccà. Il Cavaliere non ha
mai interrotto i rapporti con
la Russo: nel 2009 è stata la
protagonista di una pubblici-
tà pagata dal governo sulla
raccolta differenziata a Napo-
li, nel 2010 il suo nome era
sull’agenda di B. mostrata in
conferenza stampa. La Russo
ha lasciato palazzo Grazioli
quasi un’ora e mezza dopo
l’improvvisa apparizione in
via del Plebiscito, nascosta
dietro i vetri oscurati di
un’auto di grossa cilindrata,
parcheggiata nel cortile in-
ter no.
Protagonista di numerose se-
rie televisive sia in Rai che a
Mediaset, raggiunta al telefo-
no dal Fatto, non nega la sua
amicizia con il presidente del
Consiglio: “Il signor Berlu-
sconi è un mio amico, è una
cosa che non devo nascon-
dere. Posso sapere le sue ami-
cizie? – dice in tono provo-
catorio – Lui è un mio amico,
lo sa l’Italia intera. Quando
posso vado a trovarlo”.
In questi giorni, per pura ca-
sualità, la Russo è tra le can-
didate-ballerine per Ballando
con le stelle di Milly Carlucci,
in onda fra tre settimane: ha
fatto un regolare provino - di-
ce la conduttrice - ma non è
stata scelta. Anche se la se-
lag” e “ti paghiamolostipendio
noi, tagliati la barba”. A quel
punto è dovuta intervenire la
Digos che ha portato il giorna-
lista al riparo dalla rabbia del
popolo di Ferrara. “Mi hanno
trattato come fossi un soggetto
politico, non un cronista e que-
sto è inaccettabile”, ha detto
Formigli alla finedella giornata.
E che certi giornalisti fossero
particolarmente invisi agli an-
ti–moralisti del Dal Verme non
era un mistero. Uno dei cartel-
loni più apprezzati era quello
che recitava: “Santoro, Trava-
glio, Lerner, Fazio, Floris pezzi
di merda”.
L’inviato
di “A n n o z e ro ”
insultato
dai militanti,
è stato
portato via
dalla Digos
ilfattoquotidiano.it Un’immagine del video
on line sul nostro sito: il ministro La Russa
prende a calci l’inviato di “Annozero” Corrado
Formigli all’evento voluto al Teatro Dal Verme
da Giuliano Ferrara (sopra nel tondo)
èORE 10.30
BARI piazza Prefettura
BERGAMO Colonne di Prato
BOSTON Copley Square
CAGLIARI piazza Amendola
CATANIA Villa Bellini
NAPOLI piazza Matteotti
VENEZIA Campo San Barnaba
lezione è ancora aperta. La
Russo spera: “C’era un’i p ot e-
si. Me l’aveva proposto la mia
agente. Vedremo”. Con il Fat-
to all’inizio è cordiale, ma
s’infuria quando le chiedia-
mo se avesse parlato a B. di
Ballando con le stelle: “Questa
persona la conosco da quasi
dieci anni e faccio l’attrice da
venti. Hai letto il mio curri-
culum? Ah no, è gravissimo.
Lei sta chiamando una pro-
fessionista”.
èORE 12.00
ATENE piazza Sintagma
NEWYORK Times Square
PORTLAND Pioneer Square
FRANCOFORTE
Antoniuskirche, str.28
BARCELLONA plaza Sant Jaime
BRUXELLES place de la Bourse
èORE 14.00
FIRENZE piazza dei Giudici
LONDRA Richmond Terrace
ROMA piazza del Popolo
STOCCOLMA Sergels torg
TOKYO Istituto di cultura
VERONA piazza Isolo
VICENZA piazzale De Gasperi
GIÙ LA TESTA
OGGI TUTTI IN PIAZZA
Ve l e n i
Profes sione
Belpietro
di Giulia Innocenzi*
D
obbiamo ringraziare Mau-
rizio Belpietro. Sì, perché
venerdì scorso a L'Ultima pa-
rola in un colpo solo ci ha im-
partito due grandi lezioni: sul
perché è importante scende-
re in piazza oggi e su cosa
significhi in concreto la mac-
china del fango. Due lezioni
che provengono da un grande
professionista della delegitti-
mazione dell'avversario, che
usa tutti gli strumenti più
squallidi sul mercato per non
dover rispondere agli imba-
razzanti turbamenti che il si-
stema Berlusconi pone a chi lo
deve difendere in tutto e per
tutto, soprattutto se giornali-
sta.
E infatti Belpietro si è sentito
tirare in ballo quando in tra-
smissione ho denunciato la
prostituzione nel giornalismo,
e anziché rispondere sul me-
rito del problema, ha preferito
scegliere la via più breve: le-
varmi dal resto degli ospiti, ac-
comunarmi a una velina e
quindi giusta per un'altra se-
de, non di certo quella di un
confronto politico.
Perché con una donna è fa-
cilissmo: basta utilizzare ste-
reotipi sessuali per metterla a
un gradino sotto, sbatterla su
un piano lontano anni luce da
quello su cui hanno diritto di
confrontarsi gli altri. E così le
donne vanno giudicate per
tutto fuorché per il merito: se
belle o brutte (indimenticabile
Berlusconi con la Bindi), se di-
sponibili o no, e così via. Che
vuoi saperne tu, che sei lì chis-
sà per quale motivo, chissà
per cos'hai fatto? Una tecnica
ormai ben oleata che permet-
te di sviare le questioni più spi-
nose e nello stesso tempo di
gettare fango sulla persona
che ha osato sollevarle: nes-
suno può permettersi di par-
lare, di esprimere un'opinione
o di formulare un giudizio,
perché tutti siamo sporchi allo
stesso modo, tutti siamo im-
mersi nella stessa melma, e
nessuno può alzare la testa
per cercare il cambiamento.
Caro Belpietro, i vostri giochi
cominciano a perdere i pezzi,
e mentre noi oggi saremo
compatti in piazza per otte-
nere il cambiamento del siste-
ma che parta dalle donne, voi
sarete lì, sempre di meno e
sempre più avvelenati, a di-
fendere un castello di sabbia
che sta per essere inghiottito
inesorabilmente dalle onde.
* conduttrice di Generazione
Zero, rubrica di Annozero
“Macchè
donne, veline:
ma il metodo
di ‘famiglia’
per contestare
gli avversari
fa acqua”
Elena Russo (FOTO LAPRESSE)
Domenica 13 febbraio 2011
di Paola Zanca
G
iù le mani. Il vademecum
della manifestazione par-
la chiaro: “Non ci devono
essere simboli politici o
sindacali nei nostri cortei”. Ma
alla vigilia della chiamata alla
piazza delle donne italiane la
paura che vietare i vessilli non
sia sufficiente a tener lontane le
strumentalizzazioni, è più con-
creta che mai. Sul web il dibat-
tito va avanti da giorni, tra le 28
mila persone iscritte al gruppo
di “Se non ora quando”. Mentre
dentro nessuna vuole fare “il
proiettile di qualcuno per ucci-
dere il ‘re nudo’”, fuori si mol-
tiplicano le adesioni: il candida-
to sindaco Fassino a Torino,
Vendola e Di Pietro in piazza a
Milano. Il rischio è chiaro: quel-
la di oggi, anziché una mobilita-
zioneper ladignitàdelledonne,
potrebbe finire per diventare
solouna piazza che chiede le di-
missioni di Berlusconi. Nonche
l’idea non stuzzichi più di qual-
cuna. Ma certo non può succe-
dere per il bunga bunga.
SPIEGANO le ragazze di “In-
decorose e libere”: “Nonè l’ul-
timoscandaloafarci uscire
allo scoperto, non sia-
mo mai state zitte”.
Probabilmente non
avranno intesta la stes-
sa idea, ma perfino il di-
rettore del quotidiano
cattolico Avvenire, Mar-
co Tarquinio, ieri ha scrit-
to nel suo editoriale: “Eb-
bene sì, se io fossi una don-
na domenica sarei in piazza.
Nonper politichetta, ma per
amore. E per ribellione del
cuoreedella mente, da credente
e da persona libera”.
Ci tengonoa marcare la differen-
za ancheledonnedegli “ombrel-
li rossi”, cheoggi faranno“massa
critica” nelle piazze delle “sciar-
pe bianche”, simbolo ufficiale
della
manifestazione:
“Ci metteremo a
fine corteo e pre-
senzieremo agli
‘eminenti’ poli-
tici che sfileran-
no sul palco.
Quel palco cer-
chiamo di usarlo
anche noi e non farlo mo-
nopolizzare dagli intellettuali
ovipdi turno!”. Voglionochela
piazza non sia quella delle
“donne per bene”. Chiedono
che non se ne faccia una que-
stionedi sesso, chenonsi guar-
L’orgoglio femminile in piazza
“Dignità, non bunga bunga”
RIFIUTATE DAL MOVIMENTO LE BANDIERE DEI PARTITI
MA I POLITICI DEL CENTROSINISTRA NON MANCHERANNO
di acosahafattoBerlusconi aVil-
la San Martino, ma quello che ha
combinatoa PalazzoChigi. Dalla
guerra alla pillola Ru486, all’idea
di far entrareil Movimentoper la
Vita nei consultori.
L’ULTIMAè fresca di ieri. Nel
decreto milleproroghe, come
denuncia il senatore Pd Ignazio
Marino, c’è un emendamento
voluto dal governo che prevede
la possibilità per il ministro della
Salute di richiedere informazio-
ni sullepazienti incuranei centri
di procreazione medicalmente
assistita. Nei giorni scorsi nonha
esitatoafarloper difenderelapri-
vacy violata del presidente Berlu-
sconi. Chissà se anche stavolta il
ministroFrattini farà appelloalla
Corte europea dei diritti umani.
C’è da sperare che per attirare la
sua attenzione non serva il me-
Il direttore
dell’Av v e n i re
Ta rq u i n i o :
“Se fossi
donna
p a r t e c i p e re i
anche io”
todo suggerito da Debora: “Io
domani ci sarò: a Roma a Piazza
del Popolo con il completino in-
timopiùsexychehoemi faròun
bel bagno dentro una fontana.
Gireròconunbel cartelloconsu
scritto ‘Caro Silvio fai di me quel
che vuoi, dammi una bella casa
del Comune, visto che sono una
mamma condue bambini e un
solo stipendio’. Penso che tutte
leitalianedovrebberopresentar-
si così domani... vedi come si
svegliano i politici”.
Pentole e coperchi
Il Popolo Viola già ieri
è sceso nelle strade
di 40 città. Le immagini
dei cortei di Roma
e Firenze (FOTO ANSA)
IL COLLOQUIO Suor Rita Giarretta
“C’è indignazione ed è ora di svegliarsi”
di Marco Politi
C
on il velo o senza ci saranno
molte suore oggi nelle piazze
d’Italia a dire “basta!”, perché han-
no suscitato eco nella Chiesa gli
appelli di suor Rita Giarretta di Ca-
serta e di suor Eugenia Bonetti, re-
sponsabile del settore “Tratta delle
donne e minori” dell’Usmi (l’or ga-
nizzazione delle religiose italia-
ne).
“C’è sete e fame di giustizia e li-
bertà, guardandoci negli occhi”,
ha detto suor Rita partecipando
venerdì sera in Campidoglio alla
presentazione del libro “Suore” di
Maria Pia Bonanate. Un libro che
racconta della presenza attiva e si-
lenziosa di moltissime religiose
nella trincea dell’emarginazione e
della disperazione metropolitana.
“Dobbiamo liberarci da un potere,
che si esercita dominando gli al-
tr i”, ripete alla vigilia delle mani-
festazioni. “C’è sete e fame di re-
lazioni autentiche tra uomini e
donne... senza dare giudizi ma con
il coraggio della verità”.
Il suo appello, lanciato il 27 gen-
naio dalla Casa Rut che accoglie
prostitute e le aiuta a reinserirsi, ha
suscitato scalpore nel corpo son-
nacchioso della Chiesa-istituzione,
i cui vertici non riescono a uscire
da un cerchiobottismo che giudica
non degno il comportamento del
premier, ma poi critica i giudici
non si sa perché.
“Sono sconcertata nell’assistere
come da ‘ville’ del potere alcuni
rappresentanti del governo, eletti
per cercare e fare unicamente il
bene per il nostro Paese – ha scrit-
to suor Rita – offendano, umilino e
deturpino l’immagine della don-
na. Inquieta vedere esercitare un
potere in maniera così sfacciata e
arrogante che riduce la donna a
merce e dove fiumi di denaro e di
promesse intrecciano corpi tra-
sformati in oggetti di godimento”.
Di fronte a tale spettacolo, scan-
disce suor Rita, “l’indignazione è
grande!”. Oggi, ripete la religiosa
che a Caserta lavora con altre tre
orsoline, “è importante dare segni
di rottura e di risveglio”. Non per
andare contro qualcuno, spiega,
ma per “dire no alle forze che de-
turpano la persona, no a ciò che
schiaccia il valore della vita e la sua
bellezza”.
DOPO L’APPELLO i blog erano
pieni di commenti. Sul sito Filome-
na in Rete ha scritto Lidia: “Da laica
sento il bisogno di camminare su
questo ponte che avete costruito e
scendere in piazza per difendere la
dignità delle donne italiane”. La cat-
tolica Maria Cristina ha commen-
tato: “Mi auguro che il nostro papa
Benedetto possa dire anche lui co-
me uomo qualcosa di incisivo ed
evangelico come le tue parole trat-
te dal Vangelo e non dalla diplo-
mazia. Lui come uomo dov’è?”.
Tanti giovani, racconta suor Rita,
hanno risposto. Anche dall’estero.
“Si sentono stimolati. Erano depres-
si e avevano perso la speranza di
fronte ad una situazione in cui l’u-
nico modo di farsi strada è quello
della mercificazione”.
Cosa chiedono questi giovani?
“Hanno voglia di credere nell’o ne-
stà e nella responsabilità di chi si
assume un impegno in prima per-
sona. A noi tocca resistere e dare
cura e cuore a questi giovani”. C’è
un grande bisogno di chiarezza,
soggiunge suor Rita, e “molti sono
sconfortati dal fatto che la Chiesa
non si esprima con voce chiara.
C’è bisogno di indicare la linea di
una strada pulita e stare dentro
questa strada”. D’altronde anche i
vescovi, sottolinea la religiosa, la-
mentano che sia schiacciato il va-
lore della vita: “E allora bisogna di-
fendere la bellezza della vita, non
solo quando si parla di aborto”.
Oggi, continua la religiosa, le suo-
re e le donne di Casa Rut saranno
in piazza Dante a Caserta. “Senza
palchi né niente. Per dare un segno
di risveglio limpido e chiaro. Ci sa-
ranno tante donne, casalinghe,
studentesse, gente di Chiesa, lai-
che, ragazzi e padri di famiglia. An-
che il ragazzo del bar ringrazia per-
ché sono state poste delle doman-
de, compresa quella ‘Dove sono gli
uomini?’. Non siamo legate a nes-
suno. In piazza ci saranno espe-
rienze concrete, volti, testimo-
nianze reali”.
IN QUESTE SETTIMANE le
suore e i volontari di Casa Rut si
interrogano se interrompere i fi-
nanziamenti che arrivano dal Di-
partimento Pari Opportunità. “Fa c-
ciamo fatica, siamo a disagio di
fronte al panorama nazionale e al
rischio che parte di questi fondi sia
usato in forme clientelari. Non vo-
gliamo essere conniventi”.
Ma le suore non dovevano stare lon-
tano dal mondo? Ride forte suor
Giar retta.
“Chi dice così non ha capito niente.
Ogni gesto ha la sua forza. Dare ac-
coglienza, difendere le sfruttate è
un gesto politico che indica da che
parte si sta. Noi vogliamo far cre-
scere persone libere, capaci di
camminare da soli. Se ci dicono gra-
zie bene, altrimenti siamo felici lo
stesso”.
MINETTI “P u f fe t t a
non va in piazza”
N
icole Minetti inaugura ieri la sua nuova rubrica (“il fa-
voloso mondo di Nicole”) sul quotidiano on line Affari
italiani. Proprio lei, l’igienista dentale diventata consiglie-
re regionale in Lombardia e poi una delle principali pro-
tagoniste dello scandalo sessuale che travolge il premier
Silvio Berlusconi. Righe dense di poesia: “Cenerentola li-
tigavaconlesorellastreper andareal ballo, mentrelaBella
addormentata senza l’aiuto delle fatine non sarebbe mai
stata baciata dal principe. Un’altra Bella, fatalmente in-
namorata di una bestia, sfidava i pregiudizi della città in-
fischiandosi dellepreoccupazioni del babbo. Puffettapoi,
godeva allegramente della sua beata condizione di unica
femmina del villaggio, e Biancaneve viveva addirittura
con 7 uomini. Invece, non ho ricordi di una principessa
manifestante, e nemmeno di una fiaba che iniziasse con
‘C’era una volta in piazza...’. Concedetemi l’ironia”.
èORE 14.30
BOLZANO ponte Talvera
MILANO piazza Castello
PARIGI Montmartre
PISA piazza Sant’Antonio
TORINO piazza San Carlo
BOLOGNA piazza XX Settembre
VIAREGGIO piazza Margherita
èORE 15.00
BRESCIA corso Zanardelli
FERMO piazza del Popolo
LISBONA Conde Pombeiro
MODENA piazza Matteotti
GENOVA piazza Caricamento
ORVIETO piazza della Repubblica
PADOVA piazza dei Signori
èORE 16
ARCORE largo Arienti
EMPOLI piazza della Vittoria
OLBIA piazza Mercato
RAGUSA via Rapisardi
RIETI piazza Vittorio E. II
URBINO piazza della Repubblica
CESENA piazza San Giovanni XXIII
èORE 17
ALGHERO piazza Sulis
TRENTO piazza Battisti
AGRIGENTO p.le Aldo Moro
FOGGIA piazza Battisti
MADRID Puerta del Sol
PERUGIA piazza della Repubblica
REGGIO CALABRIA piazza Camagna
SU LA TESTA
Suor Rita Giarretta
pagina 6 Domenica 13 febbraio 2011
Tutti i numeri
del nuovo partito:
obiettivo 8 per cento
I
futuristi si sentono già molto oltre al
soglia di sbarramento. I principali istituti
di ricerca assegnano, durante la
Costituente di Milano, i seguenti numeri per
Futuro e Libertà: Swg 8%, Crespi Ricerche 7%,
Fullresearch 6,2%, Cfi Group dà FLI al 6,3%,
mentre Ipsos e Ispo concordano sul 5,3%. In
coda Ipr, che dà a Fli il 4,5% ed Emg che attesta il
partito di Fini al 4,4%.
A questi numeri, si aggiungono quelli della
kermesse alla quale hanno partecipato i 32
deputati, i 10 senatori e 5 europarlamentari di
Fli, oltre ai 3000 delegati. Sul territorio i finiani
vantano 1100 consiglieri in comuni, province e
regioni. 25.872 gli iscritti al partito e 113. 574 i
firmatari del manifesto per l’Italia.
LA GUERRA DI FLI
Fini infastidito dai litigi tra i suoi
Granata dal palco: “Quel che vedo non mi piace”
FUTURISTI A CONGRESSO
Napoli
MEZZO PASSO INDIETRO
PER COZZOLINO
Bologna
TENTAZIONE PDL
PER LA CANCELLIERI
di Alessandro Ferrucci
Milano
D
oveva essere una tre
giorni dedicata a ritro-
varsi, guardarsi in faccia,
rendere pubbliche deci-
sioni già discusse e digerite.
Doveva essere quasi una festa,
utile a ratificare le basi, i valori,
galvanizzare i delegati per poi
convogliare le energie verso
mesi difficili. Sono andati vici-
ni alla rissa. Oggetto del con-
tendere: la nomina di Italo
Bocchino a segretario o coor-
dinatore di Futuro e libertà,
un’eresia per alcuni, l’ine vita-
bile strada verso la “santa al-
leanza” tra terzo polo, Pd e
Vendola, per altri.
POCHI SORRISI quindi,
piuttosto visi tesi, telefonini
impazziti, colloqui incrociati e
riunioni carbonare, tanto che
Fabio Granata durante il suo in-
tervento grida: “Quello che
stiamo vedendo nelle stanze di
questo congresso non mi piace
per nulla. Bisogna essere coe-
renti tra quello che si dice in
privato e poi si riporta in pub-
bl i c o ”. Applauso plateale di
Gianfranco Fini, un applauso
quasi infastidito verso chi l’ha
coinvolto per tutta la giornata
nella lotta intestina a Fli, alla
faccia di tutti coloro che pen-
savano di arrivare a Milano e su-
perare le divisioni tra falchi e
colombe. Non è così.
Adolfo Urso, silurato dalla can-
didatura di Bocchino, cammina
veloce su e giù per il padiglione
e non fa nulla per mascherare il
suo fastidio, poi lascia intende-
re di voler chiedere il voto dei
delegati, come a dire: “ Ve d i a -
mo chi ha più consensi nella ba-
se”. Con lui Andrea Ronchi e i
senatori preoccupati da una
deriva inattesa. Dall’altra lo
stesso Granata, Della Vedova e
Briguglio che dal palco chiari-
sce i motivi della scelta: “Ve d e -
te, tra poco in Parlamento ci
troveremo a votare leggi come
il legittimo impedimento, il
processo breve o la legge sulle
intercettazioni. E noi non po-
tremo stare inermi ad aspetta-
re, ma dovremo fare qualcosa”:
la santa alleanza. Ecco quindi lo
spaesamento dei delegati, fra-
stornati nel vedere i loro leader
così distanti, tanto da costrin-
gere Angela Napoli a riunire in
una stanzetta i suoi fedelissimi
e indottrinarli: “Mi raccoman-
do, questa è un’assemblea co-
stituente, non un congresso, è
solo un punto di passaggio nel
quale nasce il nostro partito. E
comunque dovete dire che
ogni decisione del presidente
Fini andrà bene”. Ogni.
GIÀ, PERCHÉ alla fine l’ulti-
ma parola spetta al presidente
della Camera, pronto a convo-
care i “dissidenti” in una cena
dedicata a far digerire la sua
scelta. Ma non sarà così sempli-
ce: “Ho dato l’addio al Pdl per
avere un leader autorevole e
non autoritario – spiega Pa-
squale Viespoli –, quindi non
accetto alcuna imposizione.
Eppoi non capisco la necessità
di un cambiamento alla direzio-
ne, non capisco da cosa nasce
tutto questo trambusto, questa
accelerazione: questa è un’as-
semblea fondativa”. Era, forse.
Al contrario chi resta solido e in
silenzio è proprio Italo Bocchi-
no. Seduto in prima fila ascolta
gli interventi di “amici” e non,
fa sapere di aver denunciato
per stalking il Giornale e L i b e ro
colpevoli di perseguitare lui e
sua moglie, tanto che nel po-
meriggio un gruppo di ragazzi
è andato a manifestare sotto il
quotidiano diretto da Alessan-
dro Sallusti. Poi basta. Aspetta.
Aspetta di veder ratificata oggi
la sua nomina, aspetta di ascol-
tare le parole di Gianfranco Fi-
ni, il quale detterà la linea di
Fli.
Il numero tre dello Stato darà si-
curamente il sostegno a Gior-
gio Napolitano, denuncerà la
situazione di stallo del gover-
no, parlerà di crisi democrati-
ca, quindi certificherà la neces-
sità di prendere decisioni diffi-
cili, a volte lontane dalla pro-
pria cultura politica. Anche a ri-
schio di perdere qualche pezzo
per strada. In fin dei conti è
esattamente quello che nel po-
meriggio ha detto a Sara Giudi-
ce, la ragazza del Pdl milanese
protagonista di una raccolta di
firme contro Nicole Minetti.
LEI SI È presentata all’assem-
blea, è salita sul palco e dopo il
suo intervento si è vista arriva-
re il presidente della Camera a
stringerle la mano: “B rava ,
complimenti, ci vuole un bel
coraggio a venire qui, a prende-
re certe decisioni. Non molla-
re, vai avanti”. Esattamente
quello che farà lui oggi. Magari
davanti a una platea un po’ più
calda, partecipe e soprattutto
numerosa rispetto a quella dei
primi due giorni: si aspettava-
no otto, c’è chi azzardava an-
che diecimila persone, sono ar-
rivati appena a tremila. Con
Giuseppe Consolo preoccupa-
to che diceva ai suoi: “Mi rac-
comando, non fate passare il
presidente da dietro, altrimenti
si accorge delle sedie vuote!”.
Seduti in platea si può far finta
di non accorgersene. Ma oggi
tocca a lui salire sul palco per
trovarsi faccia a faccia con il
suo nuovopartito.
di Stefano Caselli
“S
ono un funzionario
dello Stato e tale ri-
mango. Però…”. An-
na Maria Cancellieri
ci sta seriamente pensando. Il
commissario straordinario
del comune di Bologna, in ca-
rica dal febbraio 2010 dopo il
“Cinzia-gate” che costrinse al-
le dimissioni l’ex sindaco Pd
Flavio Delbono, potrebbe es-
sere il candidato a palazzo
d’Accursio per il centrodestra
alle prossime elezioni ammi-
nistrative di maggio.
Molti si aspettavano già ieri un
annuncio ufficiale, complice
la trasferta di venerdì a palaz-
zo Chigi (dove avrebbe incon-
trato Gianni Letta), ma Anna
Maria Cancellieri ha scelto di
prendere tempo: “C’è una
tensione positiva in città nei
miei confronti – dichiara – e
questo mi pone non dico un
problema ma sicuramente
una responsabilità. Devo ca-
pire questo fenomeno, bello e
commovente. Continuerò ad
ascoltare e nei prossimi giorni
prenderò una decisone. Sicu-
ramente, se dovessi accettare
la candidatura, sarebbe una
scelta civica, non politica”.
Tuttavia, che Pdl e Lega Nord
abbiano individuato in lei il
nome giusto da contrapporre
all’ex assessore della giunta
Cofferati Virginio Merola, fre-
sco di vittoria alle primarie
del Pd con il 58,35 per cento
dei voti, non è un mistero. Co-
sì come non è un mistero che
il Pd guardi con una certa
preoccupazione alle tentazio-
ni del Commissario, come di-
mostra un certo malcelato
nervosismo (“se si candida
scateniamo l’infer no”) che
traspare anche dalle parole di
Dario Franceschini: “S a re bb e
strano – dichiara l’ex segreta-
rio democratico – che chi è
venuto a Bologna con il ruolo
imparziale di arbitro, ad un
certo punto si togliesse la
giacchetta da arbitro e si can-
didasse”.
Anna Maria Cancellieri ha già
incassato l’appoggio degli im-
prenditori Alfredo Cazzola
(pronto a subentrare in caso
di rifiuto) e Paolo Mascagni,
dell’Ascom, del presidente
dei giovani imprenditori Fe-
derica Guidi e del presidente
dell’ordine dei medici Gian-
franco Pizza. Giorgio Guazza-
loca, intanto, l’uomo che nel
1999, per la prima volta nel
dopoguerra, strappò alla sini-
stra la rossa Bologna, sembra
intenzionato (insieme al Ter-
zo polo) a sostenere l’ex am-
ministratore delegato di Hera
Stefano Aldrovandi, la cui can-
didatura, da ieri ufficiale, va
ad affiancarsi a quelle di Me-
rola (Pd), Daniele Corticelli
(Bologna capitale) e Massimo
Bugani (Movimento 5 Stelle).
di Caterina Perniconi
C
on una lettera al segre-
tario del Partito demo-
cratico Pierluigi Ber-
sani e al leader di Si-
nistra e Libertà Nichi Ven-
dola, Andrea Cozzolino an-
nuncia la sua disponibilità a
fare un passo indietro sulla
candidatura a sindaco di Na-
poli.
Dopo la vittoria contestata
delle primarie di coalizione
e il conflitto con il candi-
dato avversario Umberto
Ranieri e con gli altri par-
tecipanti, che si sono accu-
sati a vicenda di brogli, Coz-
zolino si è rivolto ai 44.188
cittadini che hanno votato
quel giorno a Napoli dicen-
dosi “preoccupato perché a
tre settimane di distanza dal
voto ancora non è stato pro-
clamato il vincitore delle
primarie per il candidato a
sindaco e, ancora di più,
perché le primarie sono sta-
te usate per gettare fango su
un’intera città”.
Non potendo più rimanda-
re l’inizio della campagna
elettorale, e col rischio di
essere messo da parte con
un gesto ufficiale del parti-
to nazionale, Cozzolino ha
anticipato i tempi e propo-
sto di cercare un nuovo can-
didato. Ma a precise condi-
zioni: “Voglio fare la mia
parte e dare un attivo e con-
creto contributo per trova-
re una candidatura e un pro-
gramma unitario e condivi-
so – ha scritto nella lettera –
ma sapendo che questo
candidato sarà credibile,
autorevole e legittimo solo
se saprà farsi interprete e ri-
spettare tutte le storie e le
forze che si sono ricono-
sciute nella mobilitazione
di queste settimane. Tutte a
pari titolo e con pari digni-
tà”. Se, però, non ci sarà ac-
cordo “non c’è altra strada
che tenere fermo il risultato
delle primarie” perché “un
centrosinistra che vuole co-
struire un’alleanza vincente
non può prescindere dal 23
ge n n a i o ”.
Fonti vicine al vincitore del-
le primarie sostengono che
Cozzolino si fosse già speso
per la candidatura del ma-
gistrato Raffaele Cantone e
per quella della giornalista
Lucia Annunziata già prima
delle consultazioni. Ma en-
trambi hanno rifiutato l’o p-
portunità. A Cantone si era
rivolto anche Roberto Sa-
viano con un accorato ap-
pello e su di lui le pressioni
continuano perché ha tutte
le carte in regola per essere
la persona “autorevole e
c re d i b i l e ” che anche Coz-
zolino cerca per fare il de-
finitivo passo indietro. O
forse in avanti.
Ancora incerta
la candidatura
del commissario
s t r a o rd i n a r i o
dopo
il colloquio
a Palazzo Chigi
“Per sostituirmi
serve un nome
c re d i b i l e ,
a u t o re v o l e
e condiviso
da tutta
la coalizione”
Bocchino:
“Ho denunciato
il Giornale
e Libero
per stalking
Perseguitano
me e mia moglie”
Sopra, la kermesse di Fli a Milano (FOTO LAPRESSE) In alto una maglietta in vendita all’a s s e m bl e a
Domenica 13 febbraio 2011 pagina 7
Scritte naziste contro
i bimbi rom morti
nel rogo della baracca
D
ue scritte naziste, accompagnate da
una svastica, sono apparse ieri
mattina sui muri del quartiere
Bravetta, a Roma: “Rom Raus”, che in italiano
vuol dire “rom fuori”, “Rom -4”, riferita ai
quattro bambini morti domenica sera nel rogo
della loro baracca, sempre a Roma. A segnalarle
è stato il consigliere municipale Pd Raffaele
Scamardì, che ha ricordato come già lo scorso
anno era comparsa “un’altra scritta antisemita
che prendeva come bersaglio Anna Frank”. Sul
posto è intervenuta la polizia scientifica per i
rilievi, poi la squadra di Decoro urbano del
Campidoglio ha provveduto ha cancellarle.
Unanime la condanna del mondo politico
ro m a n o.
L’ISOLA
DEI DISPERATI
Senza sosta gli sbarchi a Lampedusa
ma Maroni lascia chiuso il centro
di Chiara Paolin
“D
obbiamo prima capire
quale sia esattamente
la situazione. Se il rit-
mo degli sbarchi è
questo, cioè mille persone al
giorno, è una catastrofe difficile
da gestire. Se invece l’ondata si
calmerà nelle prossime ore, po-
tremo attrezzarci e iniziare a
smaltire l’emergenza: per questo
il ministro Maroni ha convocato
giovedì prossimo il comitato per
l’ordine e la sicurezza pubblica,
decideremo allora il da farsi”. Isa-
bella Votino, portavoce di Rober-
to Maroni, non nasconde la dif-
ficoltà del momento. Solo ieri so-
no arrivati a Lampedusa dalla Tu-
nisia più di 300 barconi, un flus-
so inarrestabile che ha superato i
quattromila arrivi in tre giorni.
Alcuni invece non ce l’hanno fat-
ta. Nel Golfo di Gabès un mezzo
è affondato a poche miglia dalla
costa tunisina, spezzato in due e
inghiottito dalle acque perché
troppo carico: ancora impreci-
sato il numero di morti e disper-
si, probabile che la stessa sorte
sia toccata ad altri migranti in
queste ore drammatiche.
Un vero incubo per il governo
che, grazie all’amicizia con
Gheddafi, giurava di aver messo
sotto controllo il Mediterraneo.
Ieri Berlusconi ha convocato un
Consiglio dei ministri straordi-
nario per decretare lo stato d’e-
mergenza e delegare alla Prote-
zione civile i poteri d’inter ven-
to. Solo cinque minuti di riunio-
ne, perché in realtà l’unica deci-
sione importante era già stata
presa: dove mettere tutta questa
gente? Risposta immediata:
ovunque, tranne nel Centro di
accoglienza di Lampedusa, di-
chiarato chiuso l’anno scorso da
Maroni per - presunta - mancan-
za di materia prima.
In realtà quegli 800 posti ufficiali,
che diventarono duemila in pe-
riodi di afflusso eccezionale, so-
no ancora disponibili. Conferma
la Votino: “Non c’è alcun proble-
ma tecnico, ma si è deciso di por-
tare la questione al comitato del
17”. Perché certo sarebbe un bel
dietrofront politico ammettere
che l’Italia ha ancora qualche
problema con gli sbarchi a Lam-
pedusa, e con l’affidabile partner
libico. Spiega meglio il senatore
leghista Piergiorgio Stiffoni,
membro della bicamerale sul-
l’Immigrazione: “Sono appena
tornato da un viaggio in Israele e
vi dico che Netanyhau ci ha messi
in guardia: il Maghreb è in fiam-
me, non solo la Tunisia. Marocco,
Algeria, Libia, può saltare tutto
per aria. Israele sa come difender-
si, non le mancano i mezzi. E noi
invece come facciamo?”. Magari
ci si poteva pensare prima, ma tra
bunga bunga e federalismo l’im -
migrazione è finita nel dimentica-
toio. “I nostri uomini hanno ben
presente il problema – si difende
Stiffoni –, adesso però è tutto il
governo a doversi impegnare.
Chiedendo aiuto all’Europa, per-
ché noi da soli mica possiamo
reggere l’ur to”.
NEL FRATTEMPO gli immi-
grati continuano a sbarcare a Lam-
pedusa e aspettano di capire qua-
le sia l’orientamento governati-
vo. Magari direttamente dalla
banchina Favarolo, dove molti
hanno passato la notte, oppure in
strutture di fortuna messe a di-
sposizione dal parroco don Na-
stasi, o da enti no profit come la
Riserva Marina di Lampedusa. La
cui direttrice Giusy Nicolini, che
ospita sull’Isola dei conigli qual-
che decina di ospiti, ha idee mol-
to chiare: “La decisione di non uti-
lizzare il centro di Lampedusa è
inaccettabile perché la struttura
in realtà è aperta. Lo Stato paga la
convenzione con una cooperati-
va per la gestione, paga il servizio
di guardiania perché c'è un pre-
sidio militare sempre attivo e ha
anche dato un appalto per la ma-
nutenzione della struttura a una
ditta. Più che non aprirlo non vo-
gliono riempirlo. E si vede gente
che viene visitata all'aperto, co-
stretta a spogliarsi protetta solo
da qualche paravento ma al fred-
do”. Anche Laura Boldrini, re-
SAVE THE CHILDREN
“TEMONO DI ESSERE RISPEDITI IN TUNISIA”
sponsabile Onu per i rifugiati,
chiede l’apertura immediata del
centro. Ma il capo della Protezio-
ne civile Franco Gabrielli ha già
fatto partire l’allestimento di una
tendopoli gestita dalla Croce Ros-
sa: 500 posti pronti entro domani
sera. “E’ una soluzione necessaria
–spiega ancora la Votino –p e rch é
tutti i centri di prima accoglienza
italiani sono già al completo”.
S OV R A F F O L L AT I i Cie, riem-
piti i Cpt di Bari e Crotone, non
c’è più un buco. Quindi i traghet-
ti e i voli charter organizzati ieri
per l’evacuazione di circa duemi-
la persone non serviranno più:
“Terremo tutti in Sicilia – garan -
I DIMENTICATI
tisce la Votino –, non abbiamo in-
tenzione di distribuire sul territo-
rio nazionale gli immigrati”. An-
che a costo di metterli in hotel?
Alessandra Siragusa, deputata
Pd, vede la beffa oltre al danno: “Il
ministro spieghi per quale moti-
vo i migranti non sono stati tra-
sferiti immediatamente al Centro
ma in parte trasferiti in albergo e
in parte lasciati tutta la notte nel
piazzale antistante il porto. Forse
perché se il centro è chiuso è più
facile dire agli italiani che gli sbar-
chi sono finiti?”. Ad occuparsi
dell’emergenza nei prossimi
giorni sarà il Prefetto di Palermo,
Giuseppe Caruso, nominato
commissario straordinario.
“Ci sono
interi gruppi
familiari, ma
anche molti
m i n o re n n i
Dormono
all’addiaccio”
di Michele De Gennaro
Pa l e r m o
“È
fondamentale riaprire
al più presto il centro
di prima accoglienza dell’i-
sola, non ci sono alternati-
ve ”. Continua a ripeterlo Ta-
reke Brhane, mediatore cul-
turale di Save The Children,
giunto a Lampedusa vener-
dì sera. Dal suo arrivo non si
è mai fermato, non ha chiu-
so occhio, portando il suo
contributo in quella che è
una delle peggiori emer-
genze umanitarie vissute su
quest’isola, da anni porta
d’ingresso e di speranza per
migliaia di disperati in fuga
dal proprio Paese.
“Nella sola giornata di ve-
nerdì sono arrivate più di
2.300 persone e molte altre
ne arriveranno nelle prossi-
me ore. Nonostante il gran-
de spirito di solidarietà de-
gli amministratori di Lam-
pedusa, delle forze dell’or-
dine e dei suoi abitanti, che
hanno messo a disposizio-
ne strutture come la sala
parrocchiale, quella comu-
nale e una vecchia caserma,
molti dei migranti hanno
passato la notte all’addiac-
cio, sul molo, con addosso
ancora i vestiti bagnati, sen-
za nemmeno poter usufrui-
re di un bagno”.
Perché è importante che
il centro di prima acco-
glienza venga riaperto
subito?
“Dovendo ricoverare chi ar-
riva in tante strutture diver-
se sparse sul territorio del-
l’isola, tutte le procedure,
dal fornire i primi soccorsi
al riconoscimento indivi-
duale, vengono rallentate.
Bisogna correre da un po-
sto all’altro. Nel centro, in-
vece, ci sono docce, 800
posti letto, servizi igienici,
una mensa, uffici e magaz-
zini.Tutto inutilizzabile al
momento”.
Come procedete nell’im-
mediato?
“Dopo aver accertato le
condizioni di salute di cia-
scuno, cerchiamo di rassi-
curarli. Sono profondamen-
te stressati dal viaggio e
hanno tutti una grande pau-
ra di essere rispediti in Tu-
nisia. È la prima cosa che ci
chiedono: ‘Ci mandate in-
d i e t ro ? ’. Cerchiamo di spie-
gare che hanno pieno dirit-
to di stare qui, e che li aiu-
t e re m o ”.
Ci sono molti nuclei fa-
miliari, bambini?
“Sì, ci sono interi nuclei fa-
miliari, ma anche molti mi-
norenni, ragazzi di 13 e 14
anni, che hanno affrontato
il viaggio da soli. Venerdì ne
abbiamo identificati 44, ieri
56. Tutti sono stati imbar-
cati su un traghetto che li ha
portati a Porto Empedocle
dove poi verranno affidati a
case famiglia”.
Il viaggio costava circa
2.500 dollari, questi ra-
gazzi come hanno fatto a
p ag a r l o ?
“Raccontano che in Tunisia
non c’è un governo, le au-
torità sono completamente
assenti e le strade sono di-
ventate territorio di sac-
cheggi e razzie, la corruzio-
ne è diventata sistema. Così
molte famiglie hanno racci-
molato i soldi per il viaggio
dei loro figli, per cercare di
garantire loro un futuro mi-
gliore. Molti hanno parenti
in Italia o in Francia”.
Come faranno adesso a
r ag g i u n ge r l i ?
“Quando ci troviamo da-
vanti un minore, proprio
per tutelarlo, dobbiamo di-
viderlo dal resto del grup-
po, dai compagni di viaggio
adulti. E anche questo per
loro è un trauma, ma è ne-
cessario. Una volta arrivati
nelle case accoglienza ver-
rano stabiliti i contatti con i
familiari che vivono già in
Europa. Il rischio è che
scappino per spavento o
perché credono di non es-
sere liberi, e vadano a finire
nelle mani della malavita”.
Tareke ha 28 anni, e il suo
viaggio della disperazione
l’ha compiuto cinque anni
fa, quando lasciò l’Er itrea
per venire in Italia. “Il no-
stro viaggio durava mesi,
dalla Tunisia circa 24 ore.
Ma lo stress psicofisico è il
medesimo. Si parla di allar-
me, di emergenza, di nume-
ri. Ma la prima urgenza ri-
mane quella di riaprire il
centro, per garantire a que-
ste persone condizioni
umane di accoglienza”.
Sono arrivate
4mila persone
in tre giorni
La portavoce
del ministro:
“Si deciderà
giovedì”
Detenuto
suicida,
seque str ate
7 celle nel
pen itenziario
di Brindisi
di Pierluigi Cardone
N
el carcere di Brindisi
erano le celle desti-
nate ad accogliere i
detenuti a rischio
suicidio, ma gli spioncini
che dovevano permettere
agli agenti di sorvegliare
quanto avveniva all’inter-
no non garantivano un’e-
splorazione completa.
Questo Mohamed lo sape-
va e così, nella notte tra il 6
ed il 7 agosto 2010, per lui
è stato un gioco da ragazzi
entrare in bagno e farla fi-
nita, impiccandosi alle
sbarre della finestra con
una t-shirt.
La triste storia di Moha-
med Hattabi, tunisino
43enne che da due mesi
non riusciva a vedere i suoi
figli, però, un risvolto po-
sitivo lo ha avuto: proba-
bilmente ha salvato la vita
di altri disperati. Due gior-
ni fa, infatti, la “sua” ed al-
tre sei celle di massima si-
curezza del penitenziario
di Brindisi sono state se-
questrate. Chiuse e non
utilizzabili perché inadat-
te: parole beffarde quelle
del Tribunale del Riesame,
che ha accolto il ricorso
presentato dal sostituto
procuratore Raffaele Ca-
sto, il quale si era opposto
alla precedente decisione
del gip, che a sua volta ave-
va ritenuto non necessari i
sigilli. Il pm titolare dell’in-
chiesta scaturita a seguito
del suicidio di Mohamed,
in particolare, punta a con-
futare l’ipotesi che vi fu
istigazione al suicidio. L’i-
nadeguatezza delle sette
celle, del resto, era già sta-
ta segnalata dalla direzione
del penitenziario ben pri-
ma della morte del 43enne
tunisino, ma nessuno deci-
se di intervenire.
Dopo il sette agosto e la
tragedia annunciata, però,
il silenzio è diventato po-
lemica aspra. Due giorni fa
il sequestro e il trasferi-
mento in altre strutture
dei detenuti ospitati nelle
celle inadeguate: mai pri-
ma d’ora in Italia c’era sta-
to un provvedimento simi-
le. E mentre la giustizia
cerca di porre rimedio alla
disastrosa situazione delle
carceri italiane, la cronaca
non si ferma. Ieri un 38en-
ne di origini rumene si è
tolto la vita nel carcere di
Pavia inalando il carcere
della bomboletta che vie-
ne data ai detenuti per cu-
cinare. E’ l’undicesimo sui-
cidio di detenuti dall’ini-
zio dell’anno. “Il suicidio
in carcere è sempre - oltre
che una tragedia persona-
le - una sconfitta per lo Sta-
to”, il commento di Dona-
to Capece, segretario del
Sindacato autonomo poli-
zia penitenziaria (Sappe).
Alcune delle persone sbarcate a Lampedusa (FOTO ANSA) A sinistra, il ministro Maroni (FOTO LAPRESSE)
pagina 8 Domenica 13 febbraio 2011
AMALIA, SINDACO ALLA “R I VA LTA”
CHE INVESTE SULLA CULTURA
La prima cittadina del Comune torinese
ha un passato nella scuola e tanta voglia di “associazionismo”
di Nando Dalla Chiesa
È
raffreddata, la sindaco.
Temperature polari e te-
pori primaverili sono un
pessimo cocktail anche
per lei, che è un vulcano di
idee e di progetti. E non si fer-
ma certo per un avviso di in-
fluenza. Amalia Neirotti è la
prima cittadina di Rivalta, pro-
vincia di Torino, dal 2002. Se
c’è una persona che proprio
non sa che cosa siano il riflus-
so o le crisi esistenziali, è lei.
Macina politica senza sosta da
ragazza. Da quando, era il ‘75,
fu proposto a lei e a suo marito
di candidarsi alle comunali.
Era una coppia da vetrina. Tra
impegno culturale, sociale, in
parrocchia, simboleggiavano
la protesta giovanile in procin-
to di passare alla buona ammi-
nistrazione riformista. Glielo
chiesero, in contemporanea,
la Dc, il Psi e il Pci. Inutilmen-
te.
Amalia entrò in consiglio co-
munale dieci anni dopo, come
indipendente del Pci. Poi sa-
rebbe stata una presenza fissa
nelle istituzioni locali. Mae-
stra elementare - nel cassetto
una tesi in lettere che attende
di essere finita da trent’anni -,
si era buttata a capofitto nella
gestione della scuola. “Ho im-
parato lì ad avere lo sguardo
sugli scenari ampi, ad andare
oltre il perimetro del mio Co-
mune. Fare per dodici anni la
presidentessa del distretto
scolastico a quei tempi signi-
ficava partecipare a progetti
di respiro, programmare stan-
do sempre attenti ai cambia-
menti, scrutando gli orizzon-
ti. Dove metti il liceo scienti-
fico, che tipo di scuola tecnica
apri, e poi la grande riforma:
l’inserimento dei bimbi disa-
bili. E’ stato uno dei miei im-
pegni prioritari. Mi è servito
per confrontarmi con donne
che avevano storie difficili,
terribili, e anche per autocom-
patirmi meno dopo che mio
marito se ne era andato in po-
chi mesi, un tumore fulminan-
te”.
Amalia racconta e mostra il pi-
glio gentile e solidissimo che
le è valso la presidenza dell’As-
sociazione dei Comuni pie-
montesi. Una vaga rassomi-
glianza con la Bonino, un elo-
quio altrettanto sciolto della
Emma radicale, il cellulare ap-
peso a una striscia tricolore.
Ha due figlie. La prima, socio-
loga, un anno fa l’ha resa non-
na orgogliosissima di Camilla.
La seconda se ne sta partendo
per l’Australia con il suo com-
pagno, in cerca di lavoro e no-
vità. “Mi hanno aiutata tutte e
due, anche facendo in piazza
le cose più strane. Un giorno,
durante una campagna eletto-
rale, ebbero un colpo di genio.
Una grande foto del nostro ca-
ne lupo, con una scritta: noi
non strumentalizziamo il no-
stro pastore tedesco”.
IN TEMPI in cui la politica
mostra volti a brandelli o tume-
fatti, qui a Rivalta si respira aria
di amministrazione con la te-
sta sulle spalle e valori inossi-
dabili. Se altrove si costruisce a
go go e i beni culturali sembra-
no diventare un optional da
perdenti, qui si cerca tenace-
mente di riusare il costruito
che c’è, a partire da quello di
pregio. Già il predecessore di
Amalia aveva trasformato il
vecchio mulino in un luogo di
incontro culturale per giova-
ni. Poi lei ha lavorato sul vec-
chio e splendido monastero ci-
stercense, del Mille o giù di lì.
Un restauro costoso, partito
dalla cappella e dal piano terra
e che offre al visitatore un im-
patto suggestivo e sorpren-
dente con il posto. Dici Rival-
ta, infatti, e invece di un’a bba-
zia di sogno ti viene in mente il
grande stabilimento della Fiat
aperto nel ‘67. Era arrivato fi-
no a 22 mila dipendenti, un
esercito operaio. Ecco, non
c’è più niente. Solo un quinto
del vecchio spazio produttivo
preso dalla Avio. Per questo il
riuso viene legato a un’a l t ra
idea di sviluppo e di Rivalta.
Storia, beni culturali, circuiti
agrituristici, nuove generazio-
ni di imprese. Il monastero,
dunque, ma anche il grande ca-
stello Orsini, passato di pro-
prietà al Comune nel 2006.
Scetticismo dei cittadini, il so-
spetto dei soldi buttati. E inve-
ce arriva il progetto della giun-
ta di farne sede della grande bi-
Il “Fatto” a Londra
Storia e legalità, tra gli applausi
STORIE ITALIANE
Ha vinto
la guerra contro
l’inquinamento
prodotto da due
fabbriche: ora
l’area è destinata
al tempo libero
di Andrea Valdambrini
L o n d ra
“L
ondra ci porta fortuna. Quando
siamo venuti un anno fa, il gior-
nale era ancora come una piccola na-
ve esposta alle intemperie. Le tem-
peste arrivano sempre, ma adesso,
anche grazie a voi, sia-
mo diventati più for-
ti”. Così il direttore
del Fa t t o Antonio Pa-
dellaro si è rivolto ai
ragazzi e ai tanti ita-
liani che hanno affol-
lato ieri sera l’Old
Theatre della London
School of Economics. Ol-
tre 450 seduti in sala,
altri 250 in collega-
mento da un’a l t ra
grande aula collocata
accanto. E poi la no-
vità della diretta web,
frutto della collaborazione tra l’Italian
Society e i l fa t t o q u o t i d i a n o . i t , il nostro si-
to, diretta che ha permesso la visione
dell’evento a 7.500 contatti che co-
munque non sarebbero riuscite a en-
t ra re .
Sul palco il tandem con il vicediret-
tore Marco Travaglio è stato accolto e
interrotto varie volte
da applausi. Non solo
la Storia, al centro de-
gli interventi di Trava-
glio e Padellaro, che
avevano per tema
“che cosa ha imparato
l’Italia in questi 150
anni”, ma soprattutto
tanta attualità. Come
moderatore è stato
scelto Giovanni, un
ragazzo che sta facen-
do un master in filo-
sofia proprio alla L o n-
don School, e che ha da-
to il “la” partendo da Giuliano Ferrara
e dalla sua iniziativa “neopur itana”.
A proposito di Unità d’Italia, Marco
Travaglio ha poi ironizzato sulla va-
ghezza a cui, grazie allo zelo del mi-
nistro della Semplificazione Norma-
tiva si sono ridotti i confini nazionali:
“Calderoli ha bruciato con un lancia-
fiamme il regio decreto che annet-
teva Mantova e il Veneto. Anche il
Canal Grande a Venezia se n’è andato.
Il 17 marzo faremo una celebrazione,
senza aver ancora capito, dopo 150
anni, fin dove si estende il nostro Pae-
se”.
Inevitabile anche il richiamo alla li-
bertà di stampa “dato che siamo in
Gran Bretagna, un Paese che in que-
sto ambito rispetta criteri ben diversi
da quelli italiani”, ha continuato Pa-
dellaro. Solo una o due ore di aereo,
ma quasi un altro mondo. Forse per
questo, a Londra, il Fa t t o torna sempre
volentier i.
22 ore seduti:
il dramma carceri
a “P re s a d i re t t a ”
di Riccardo Iacona
T
utti gli “i n ch i e s t i s t i ” di tv e carta stampata sanno che ci
sono dei lavori che ti cambiano dentro, ti fanno fare un
passo avanti, ti fanno capire meglio e più in profondità co-
me sta diventando l’Italia. Il viaggio nelle carceri italiane
che vi presentiamo stasera è stato per me uno di questi
lavori. Sì, avevo letto delle carceri sovraffollate, delle con-
dizioni disumane in cui vengono tenuti i detenuti, dell’alto
tasso di suicidi ed ero preparato psicologicamente a vedere
di persona come sono le celle, come si vive in carcere.
Anche se una cosa è leggerlo sul giornale e un’altra è starci
dentro. E mi ha turbato vedere i padiglioni di Poggioreale
con le celle chiuse a chiave per 22 ore al giorno. E siccome
a Poggioreale ci sono anche più di 500 definitivi, ci sono
detenuti che passano anni della loro vita così, senza fare
niente, senza attività di formazione, senza lavorare, in una
cella che è talmente piena che tutti in piedi non si può stare,
chiusi a chiave per 22 ore al giorno, persone trattate come
bestie in gabbia. Sarà per questo che nelle carceri italiane si
fa un consumo esagerato di psicofarmaci e calmanti. Ma
quello che non ero preparato a vedere è che la maggioranza
di quelli che stanno dentro sono poveri, emarginati e sof-
ferenti. Pensate, dei 68 mila detenuti
che abbiamo il 30 per cento sono tos-
sicodipendenti, un altro trenta per
cento è fatto da stranieri e 17 mila re-
clusi, quasi il 20 per cento, sono sof-
ferenti psichici. Come mai sono in car-
cere? Ci sono naturalmente delle leggi
che hanno contribuito a riempire le
carceri di poveracci, la legge Fini-Gio-
vanardi sulla droga, la legge sull’immi-
grazione Bossi-Fini e la ex Cirielli e
questa sera vi spiegheremo in detta-
glio perchè. Ma soprattutto c’è una
enorme responsabilità politica di chi
sulle politiche della sicurezza ha lu-
crato voti e consenso. È più facile ina-
sprire le pene, inventare nuovi reati che fare prevenzione e
cura sul territorio. Così le carceri sono diventate l’altra fac-
cia nascosta dell’Italia, il tappeto sociale sotto il quale met-
tere la polvere che nessuno vuole davanti a casa propria,
delle vere e proprie discariche sociali. Ma almeno funzio-
nano? I dati ci dicono di no. Il 67 per cento dei detenuti che
passano la loro intera pena nelle celle delle nostre prigioni
torna a delinquere. La missione principale, iscritta nell’ar-
ticolo 27 della Costituzione e cioè che “le pene devono
tendere alla rieducazione del condannato”viene largamen-
te disattesa. Ma almeno costano poco i detenuti? No, dai
120 ai 150 euro al giorno, per ognuno dei 68 mila reclusi
negli istituti italiani. Molto di più di quanto costa un tos-
sicodipendente in una comunità che riesce a curarlo. Por-
tano tanti voti ai partiti dell’“o rd i n e ” e della “s i c u re z z a ”? Si,
ma questo è anche colpa nostra. Grazie e a stasera.
blioteca comunale e di mostre
d’arte contemporanea dalla
carica provocatoria: foto
proiettate su panni stesi o ar-
chitetture di tubi di scarico
arancioni che emettono i ru-
mori di una casa, come a evo-
care “Le città invisibili” di Cal-
vino. Non solo. In tempi di
smaltimenti facili qui si è vinta
una difficile guerra contro l’in-
quinamento prodotto da due
fabbriche, la Oma e la Chimica
Industriale, inceneritori che
mandavano veleni nell’atmo-
sfera, 9.500 tonnellate di rifiu-
ti pericolosi stoccate nelle due
aziende.
QUALCHE forzatura ammini-
strativa per neutralizzare il ri-
schio della bomba ecologica e
smaltire secondo legge, ed ecco
che l’area, grazie a un concorso
di idee ormai giunto al traguardo,
diventa luogo di l o i s i r, di tempo li-
bero e di ricerca. E infine l’acqui-
sizione della Cascina storica sulla
collina morenica, oggi minaccia-
ta dalla Torino-Lione e già mate-
ria per diverse tesi di laurea. Un
progetto di agriturismo che inte-
ressi le cascine storiche di tutta la
zona.
“Vede, qui dobbiamo promuo-
vere l’associazionismo tra i co-
muni. E’ il mio obiettivo nume-
ro uno come presidente del-
l’Anci piemontese. Ma lo sa che
abbiamo ventiquattro Comuni
sotto i cento abitanti e seicen-
toquaranta Comuni sotto i mil-
le? Siamo frammentati, e nella
frammentazione non si risolvo-
no i problemi. Vuol sapere il
mio desiderio più grande? Una
cabina di regia. Proprio quello
che ci manca in Piemonte. E’ da
anni che ricevo persone che
hanno perso il lavoro, e dopo il
lavoro l’abitazione. La crisi col-
pisce le famiglie, noi abbiamo
bisogno di politiche che pensi-
no al futuro. Questo per me si-
gnifica forze politiche ‘re s p o n -
sa bili’. Chiedersi che diavolo fa-
ranno i giovani di questi Comu-
ni”. Già, i Comuni dove una vol-
ta c’era la Fiat e dove ora tocca
ai sindaci come l’Amalia imma-
ginarsi un’altra economia. La
crisi è cosa loro.
Vedova, madre
di due figlie,
ha sempre avuto
la politica
nel sangue,
ma ha scelto lei
quando e con chi
Il sindaco di Rivalta (To)
Amalia Neirotti
In alto, un’immagine del castello
(FOTO ANSA)
Oltre 600
ragazzi della
London School
of Economics
hanno seguito
l’evento, 7500
i contatti web
a cura di Roberto Corradi
Er cubbismo
Ve r g a s s o l a : Flop di ascolti per il film “Il Trasformista” di
Barbareschi. Non sarà mai come l’originale!
di Stefano Ferrante
Non si illuda la sinistra dei facili
moralismi. La destra non sarà tra-
volta dai festini di Arcore. Perché
mentre Berlusconi indulge nei
peccati della decadenza, c’è chi
indefesso vigila sui valori. Fiero e
severo, come Batman su Gotham
City, Alemanno sorveglia Roma e
gli Italiani. Lavoro, famiglia, ami-
cizia, ordine per SuperGianni so-
no missioni. Tutti lì, a condannare
le ragazze che dimenano le
chiappe per andare in Tv. E in-
vece ci sono giovani che hanno so-
gni più sani, che le chiappe attor-
no a un palo le dimenano sì, ma
per un posto in una municipaliz-
zata. Gli amici di Alemanno han-
no trovato una di queste cubiste
all’antica e l’hanno messa all’A-
tac, perché fosse un esempio,
perché chiunque in guepiere po-
tesse sognare un lavoro, una fa-
miglia. Già, la famiglia. Per Ale-
manno viene prima di tutto. Mo-
gli e figlie, ma anche cugine, ni-
poti, zii. All’Ama o all’Acea, spaz-
zini o dirigenti, l’importante è sta-
re tutti insieme. La sinistra attac-
ca: hanno piazzato i parenti degli
amici. Per i comunisti l’amicizia
non è un valore. Per Gianni sì. Va
beh tra gli assunti c’è qualche ter-
rorista nero, chi andava in giro a
spaccare teste con le spranghe.
Ma ora si sono tutti ripuliti, voglia-
mo continuare a discriminarli?
Qualcuno di loro non lavorava alla
faccia di Brunetta, altri trafficava-
no con pregiudicati? Bisogna es-
sere garantisti. Anche con il
consigliere indagato perché
faceva la “c re s t a ” sui fondi per
l’expo per pagarci le escort. Lo ha
fatto contro l’evasione fiscale. Le
baldracche vanno retribuite con
regolare fattura. Se no poi i conti
pubblici vanno a rotoli. A propo-
sito. Quanti debiti hanno lasciato
ad Alemanno i sindaci rossi, per
non parlare di quell’i m p e ra t o re
Aureliano che ha fatto tutte quel-
le mura inutili a spese dei contri-
buenti! Ma ora il sindaco risanerà
tutto. Anche le periferie. Gianni
ha un cuore, ma la legge è uguale
per tutti. Si è commosso per i bim-
bi rom bruciati, ma poi ha noti-
ficato ai genitori una multa: per
barbecue non autorizzato.
Lo sbavaglio
di Luca Telese
dc
O
ltre la satira, c'è solo il Pdl. In queste
ore, infatti, la Camera dovrá decide-
re se approvare o meno la tragico-
mica direttiva sull'informazione sti-
lata dal pidiellino Alessio Butti, comune-
mente detta "il superbavaglio". Vista la sin-
tonia con la nostra missione editoriale, il
M i s fa t t o non puó che sostenerla. La diret-
tiva Butti, infatti, contiene alcune trovate
geniali. Ad esempio il divieto di parlare due
volte dello stesso argomento in una setti-
mana. Il che vuol dire che se Vespa parla
del caso Ruby il martedì, poi non ne puó
parlare più nessuno (indovinate a chi ser-
ve). La seconda perla: tutti i comici di si-
nistra devono avere il contraltare di un co-
mico di destra. E poi i conduttori che si so-
no candidati almeno una volta non posso-
no andare in onda. Ovvero: un modo per
far fuori Santoro, che elimina anche Lilli
Gruber, due palle un soldo. Giá, perché alla
comicitá si aggiunge la farsa: in nome del-
l'antitrust l'Agcom é pronta ad estendere la
direttiva anche alle tv private. Una bella
idea di concorrenza: se la Rai sopprime la
libertá, anche gli altri devono adeguarsi per
non rubarle spettatori. Se la direttiva fosse
stata già in vigore, nel 1973 l'Italia avrebbe
dovuto varare un Governo Pinochet per
non fare concorrenza sleale al Cile. Così
anche noi abbiamo steso emendamenti
migliorativi alla direttiva Orwell-Butti: 1)
tutti i talk show dovranno ospitare uno spa-
zio di poesia a cura di Sandro Bondi e, per
par condicio, anche un cane latrante di si-
nistra. 2) tutte le reti Rai dovranno tra-
smettere un documentario su Fabrizio
Cicchitto intitolato "C'era una volta la
P2" a cura del professor Trecca, del fra-
tello 1816 e di Maurizio Costanzo. 3) Da-
niela Santanché é la nuova conduttrice
di Annozero: ma Santoro potrá mettersi
baffi e cuffie e sostituire Ruotolo. 4) Min-
zolini potrà decidere gli ospiti di Floris,
Vespa potrá pianificare la scaletta dell'in-
fedele, la Gabanelli potrá fare quello che
vuole purché le inchieste riguardino so-
lo la farmacia della moglie di Bersani a
Bettole. É il paese della libertá, certo: ma
di fare quello che vuole Silvio.
pagina II Domenica 13 febbraio 2011
TERAPIA D'URTO
di
Bertolotti
&
De Pirro
di Marco Vicari
S
ara Tommasi ha ragione. Mi sa che ci han-
nomessodellesostanzestranenei bicchie-
ri. Forse questo non è il paese reale, è solo
un' allucinazione. Gli italiani sono tutti in
attesadel nomedellanuovastar cheusciràdalle
intercettazioni. Il 30% spera che sia maggioren-
ne, il 20% spera sia illibata, il 50% spera sia sua
figlia. Dopotutto i dati parlano chiaro: la disoc-
cupazione giovanile
non cala. Il Governo,
per combatterla, pro-
pone stage formativi.
Insegneranno ai padri
onesti come lasciare
le figlie sul viale.
Deve essere una droga
potente quella che ci
versano. Per questo
vediamo cose strane:
ASanremoci sonosta-
ti problemi su una
spiaggia, per via di
una fogna. Ma il Co-
mune ha affidato una
campagna turistica a
Lele Mora. Riabilitan-
do cosi' l'immagine
della fogna. In pratica
il Comuneha toltosol-
di ad asili e cultura per
dei cartelloni con le
ragazze di Arcore. Si
vedono le pupe in
spiaggia con il sec-
chiello e la paletta.
Mentre aiutano i sa-
nremesi a fare sabbia-
ture di merda. All' im-
maginedel Sud invece
c'ha pensato Tremon-
ti. Ha fatto un tour in
treno con Bonanni e
Angeletti. La mafia ha
minacciato subito di
trasferire la sede all'e-
stero.
Forse dovremmo
smettere di bere. La
tentazione ti viene
quando senti che in tv
è in arrivo il reality: "Il
contratto - gente di talento". Come il Grande
Fratelloma inpalioc'èunpostodi lavoro. Nella
prima puntata Don Mazzi, ospite in studio, as-
solverà tutti per le bestemmie. Cosi' i disoccu-
pati a casa potranno continuare.
Sono queste sostanze a farci diventare matti.
Giorni fa c'èstatol'ennesimorogoinuncampo
rome, dopo, i funerali a carico del Comune. Il
corteoha seguitoleruspedurantelosgombero
delle salme.
di Silvio Di Giorgio
D
opo l'allarmismo delle ultime setti-
mane, Marchionne ridimensiona le
sue stesse dichiarazioni e parla del tra-
sferimento della Fiat a Detroit solo co-
me una delle ipotesi in caso di fusione
con la Crysler. Molto più verosimil-
mente, a Detroit verrà spostata solo la
“testa operativa” per il mercato ame-
ricano, mentre a Torino resteranno i
manager che si occuperanno degli
schiavi europei. La Fiat ha intanto an-
nunciato che il 7 marzo inizieranno gli
incontri con i sindacati per decidere le
modalità di trasferimento degli attuali
dipendenti di Pomigliano nella “n e-
wco” che produrrà la Panda. I tempi di
trasferimento sono ancora incerti a
causa di alcuni intoppi burocratici: il
tipo di catena scelta da Marchionne per
tenere legati gli operai sul posto di la-
voro non rispetterebbe alcune norme
comunitarie. Agli incontri parteciperà
anche la Fiom, il maggiore sindacato
operaio, tecnicamente escluso dalla
rappresentanza di fabbrica grazie al
“contratto della discordia” imposto al-
le maestranze torinesi. Un comunicato
stampa Fiat fa inoltre sapere che le fa-
miglie dei delegati Fiom saranno libe-
rate e riconsegnate ai loro congiunti al
termine degli incontri. La Fiat alla fine
resterà a Torino perché un trasferimen-
to all'estero provocherebbe conse-
guenze disastrose. Per prima cosa la
Fiat sarebbe costretta a cambiare no-
me: la T di Torino che chiude l'acro-
nimo non avrebbe più senso: i marchi
dovrebbero essere modificati uno ad
uno. Tutte le 34 auto Fiat attualmente
in circolazione dovrebbero essere fer-
mate, gli altri milioni di esemplari do-
vrebbero essere recuperati dalle offi-
cine e raccolti in appositi centri dove
operai specializzati staccherebbero la
T a martellate sostituendola con un
adesivo della D di Detroit. Per evitare
questa follia, Marchionne aveva persi-
no pensato di rinunciare alla Crysler e
acquisire un'azienda automobilistica in
fallimento da un'altra città che comin-
ciasse con la lettera T. Non trovando
nulla, si era deciso a rilevare una qua-
lunque azienda che stesse per fallire, a
patto che la città in cui fosse ospitata
iniziasse con quella lettera: le opzioni
erano una fumeria d'oppio a Tel Aviv,
una fabbrica di baffi esplosivi a Toronto
o un gruppo specializzato nell'assem-
blaggio di congiuntivi irregolari nella
città di Tolosa. Come seconda conse-
guenza la Juventus dovrebbe lasciare il
calcio ed iscriversi all' NBA ed in questa
prospettiva la dirigenza dovrebbe ri-
chiamare in servizio il dottor Agricola,
il medico sociale grazie al quale Edgar
Davids risultò positivo persino all'esa-
me di gravidanza, per preparare farma-
ci capaci di allungare i calciatori di al-
meno 60 cm e trasformarli in nerboruti
cestisti neri. Agricola però ha già fatto
sapere di non essere interessato per-
ché se non sei Berlusconi è difficile che
i tuoi reati vengano prescritti per due
volte: meglio non rischiare.
Domenica 13 febbraio 2011 pagina III
B
uongiorno, signori. Il tour teatrale
che sto facendo in questo periodo mi
ha portato a L’Aquila. Mi permette-
rete di fare due o tre considerazioni.
Io e i miei compagni di lavoro (Rodolfo
Laganà e Francesca Reggiani) siamo arrivati
nel primo pomeriggio e abbiamo subito vi-
sto una città ferita, puntellata, ponteggiata
e militarizzata. La sensazione che si ha, su-
perando il primo chek-point, è lo smarri-
mento totale misto a una misericordiosa
solidarietà verso gli Aquilani che di colpo
hanno perso case, lavoro, sogni, aspirazio-
ni e progetti per il futuro. Il silenzio regna
incontrastato tra le vie del centro, almeno
quelle percorribili, un silenzio fortissimo
come un disumano urlo di dolore. Vi as-
sicuro che nessun telegiornale è in grado di
riprodurre la stretta al cuore che si prova
tra gli edifici pericolanti. Ogni casa una sto-
ria, ogni storia un dramma. Chi piange i
familiari vittime del terremoto non si può
permettere nemmeno di abbandonarsi al
dolore, no, c’è da fare, c’è da ricostruire,
c’è da stare attenti perché gli sciacalli sono
sempre in agguato. E tornano in mente
quei due sciagurati che la notte del ter-
remoto se la ridacchiavano pensando ai
profitti che avrebbero potuto ottenere sul-
la pelle dei terremotati. E quindi una la-
tente malinconia ti pervade girando per
L’Aquila, e ti chiedi quando questa gente
potrà tornare alla normalità. Parlando con
gli Aquilani trovi chi si è rassegnato, chi
spera di cavarsela presto, ma soprattutto
ascolti tanta gente incazzata, offesa nell’or-
goglio per aver sentito tonnellate di pro-
messe mai mantenute. Ma c’è la vita che
continua, i bar, i ristoranti, le farmacie co-
strette dentro container metallici, c’è il tea-
tro e c’è il cinema. Purtroppo il filmche ho
visto non mi ha convinto: I fantastici viaggi
di Gulliver. Ne aspettavo con entusiasmo
l’uscita, perché è stato uno dei primi libri
che ho letto da bambino. La figura di Gul-
liver mi aveva affascinato, per la sua po-
tenza, per la paziente benevolenza che usa-
va per aiutare i Lillipuziani. Qui il perso-
naggio viene un po’ ridicolizzato e la tra-
sposizione moderna delle sue avventure
trasforma il film in una insopportabile
“americanata”. Oltretutto c’è un inutile ef-
fetto 3D che non aggiunge niente anzi, ti
costringe ad indossare quei fastidiosi oc-
chialini per tutto il tempo. Esco dal cinema
perplesso, raggiungo i miei colleghi e ci
avviamo verso il teatro dove ci aspetta il
tutto esaurito. Alla fine dello spettacolo,
durante i ringraziamenti, si sono accese le
luci in sala e io, Rodolfo e Francesca ci
siamo emozionati e commossi nel vedere
quelle trecento persone sorridenti, applau-
dire convinti alla vita che continua, alla spe-
ranza, alla rinascita. DAI, DAI, DAI, L’AQUI-
LA! Ti vogliamo bene.
B
erlusconi è incazzato nero. Ma non
aveva detto che si stava divertendo?
Se quando si diverte fa così chissà co-
m'è quando gli girano i coglioni.
È tutto strano, perchè è la realtà italiana ad
esserlo. Per esempio, a memoria non ricor-
do di avere mai visto, prima dell'era berlu-
sconiana, manifestazioni di piazza a favore
di un governo. Ma cambiano i tempi e que-
stoèquellochepassa il convento. Scendein
piazzaunafettadi popoloadifesadi unostile
di vita che evidentemente condivide. Sonoi
padri che invitano le figlie ad essere accon-
discendenti col Premier e suoi adepti, a fare
a gara con le altre “costi quel che costi” (ma
ricordati che anche tu costi) al fine di otte-
nere un posto al sole, sono le madri che isti-
ganolefigliea una gestionemanagerialedel-
la vulva, sono i giovani cresciuti nel venten-
nio del biscione (un simbolo fallico non ca-
suale) sonolepersoneimbevutedell'humus
“culturale” in cui sono cresciuti da trent'an-
ni a questa parte. È lecito? Sicuramente si.
Questo è il bello della democrazia. È etico?
Domandasenzasenso. Laquestionemorale,
in questo caso, non esiste. La morale preve-
de una verità di riferimento e per un laico
come me, la “verità” non c'è. Quindi niente
moralismi puritani, please. Semmai –questo
si! - c'è un problema di coerenza da parte di
chi si professapaladinodei valori cristiani (o
cattolici?) e poi li contraddice; semmai c'è
un problema di ricattabilità a cui un capo di
governo si sottopone non potendoselo per-
mettere per questioni di responsabilità na-
zionale. Io non faccio la morale a nessuno.
La mia è solo una descrizione olgettina della
realtà. Comunque va detto che su una cosa
Berlusconi ha ragione: i PMsono eversivi e
rappresentano la newwave del terrorismo.
Èevidente. Èchiarochenonsi riescea estra-
dareBattisti perchèi PMsonod'accordocon
il governobrasilianoper proteggerlo, èfuori
di dubbio che ci siano state riunioni segrete
conRenatoCurcioper imparare le tecniche
basilari dellalottaarmataec'èBinLadenche
si aggira per i corridoi del Palazzo di Giusti-
zia di Milano in attesa di un briefing con la
Boccassini eBruti Liberati per metterea fuo-
co strategie comuni. D'altronde cosa si na-
sconde dietro la sigla PM? Non certo Papà
(e) Mamma o Piersilvio (e) Marina! No, no!
“PM” può significare Politicamente Mossi,
Pro Mao, Polizia Marxista, Proletariato Mi-
litarizzato... Gli “inviti a comparire” non so-
noatti giudiziari macomunicati delleBR, Lu-
ca Palamara, Presidente dell'ANM(Antiber-
lusconiani Nel Merito) è un pericoloso bol-
scevico che agisce in nome e per conto di
Peppone – Bersani;. Michele Vietti Vice Pre-
sidentedel CSM(ConSilvioMai) èunasorta
di “Che” Guevara in stretto contatto con i
servizi segreti di Nichi Vendola.. Questi
khmer rossi di Pol Pot (o Pol Pett, meglio, è
piùitaliano) attaccanola sovranità popolare
e vogliono sovvertire il risultato elettorale!
Vergognatevi! Tormentare così povere ra-
gazze che lavorano in nero! Vergognatevi!
Spiare dal buco della serratura della casa di
riposo del Premier! Lasciate stare quattro
poveri vecchietti che organizzano una fe-
sticciola per ballare il liscio e bere un bian-
chino! E se a queste feste arrivano anche ra-
gazze giovani è perchè c'è ancora chi crede
alla necessità del dialogo generazionale!
Siamoallesogliedi unaguerracivile. Franon
moltoil gestoirresponsabile di unidiota po-
trebbe farla esplodere. E allora saranno caz-
zi. Come nella Villa.
di Nicole Minetti*
C
aro Misatto, scrivo questa lettera
apertaper chiarirlounavoltaper tut-
te: sono bella perché intelligente. Ho
studiato e mi sono laureata a pieni
voti, parlo due lingue e so trattare con il
potere, ai piùalti livelli. Se qualcunomi ha
mai dato una mano a raggiungere i miei
obiettivi, si sappia che sono stata io a de-
cidere chi, quanto e come e non mi consi-
dero affatto schiava di un sistema, non so-
no sottomessa a nessuno, ma ho libera-
mente scelto di concedere anima e corpo a
chi ho ritenuto opportuno. Possiedo la
mente di Minerva in un corpo di Venere e
sono assolutamente padrona della mia vi-
ta, responsabile delle mie azioni. Sonouna
donnacoltaeraffinata. Indossogli orecchi-
ni di perlaeprediligovestirmi di chiaroper
dimostrare la mia sobrietà: non credano, i
bigotti e i moralisti, che chi ricorre a ma-
stoplastiche additive oindossaminigonna
rasopubesiaunadonnad'anticomestiere.
Sono giovane e bella e mostro le mie virtù,
tanto quelle della carne quanto quelle del-
l'ingegno. L'utilizzo delle sinapsi è dovero-
so se si vuole realizzare un desiderio e il
mio sogno è entrare in politica, e se tanto
facile è stato gestire un manipolo di star-
lettes in perenne competizione per spartir-
si i favori del sultano, altrettanto facile sa-
rà governare un Paese. Io sono irreprensi-
bile. Per raggiungere un obiettivo tocca fa-
re unoodue sacrifici e vi chiedose, almeno
una volta nella vita, non vi siete trovati a
dover scendere a compromessi con un uo-
mo vecchio e autoreferenziale con il culo
flaccido e una certa propensione alla risa-
tafacileevolgare. Nonsonoforsecosì molti
dei vostri capi cui concedete la vostra di-
gnità? Nonsonocosì tanti dei vostri mariti
con cui continuate a vivere, nonostante il
divorzio sia legale da più di trentanni? Le
vostre, come la mia, sono scelte di comodo.
E che proprio voi mi giudichiate, voi che
siete sempre pronti ad abbassare la testa
davanti al potere, asottoscriverepatti igno-
bili e mortificanti per la vostra dignità di
cittadini e di lavoratori, proprio voi: non
siete diversi dame. Io, che mi prostroai pie-
di del più potente fra i potenti recitando
“Mi inginocchio e ti prendo, o animasola/
non è per preghiera, è peccato di gola”, per
farlo sentire amato. Io, che mi assumo le
responsabilità di un agente immobiliare
Tecnocasa, che divento tutrice di minoren-
ni marocchine, che la mattina vado a svol-
gere il mio lavoro alla Regione Lombardia
io, che dopo il culo ci ho messo la faccia io,
che oltre a raggiungere la poltrona di mi-
nistro covo in petto un altro sogno: un'ha-
rem di uomini chini a baciarmi i piedi,
unostuolodi maschi asserviti ai miei bun-
gabunga, unicafemminaframaschi soli e
disperati. Io ristabilirò gli equilibri fra i
maschi e le femmine. Iosaròlapaladinadi
una nuova rivoluzione. Datemi un po' di
fiducia e seguitemi.
*(lettera raccolta per supposizione mistica
da Melissa P.)
pagina IV
“E
Cicalini, qualco-
sa si è mosso! In
mare. Sbarchi di:
migranti, rifugia-
ti, profughi? Secondo il
politicamente corretto
come devo chiamare que-
ste persone che arrivano
a Lampedusa al ritmo di
1000 al giorno? Dove li
mettiamo? Per ora via con
i pullman! Qualcosa si
muove in Italia. Ecco l’i-
nizio di un cambiamento.
Per il resto, è stata una
settimana corporea
anche a cominciare
dal titolo “Non sarà
una nuova Mani Pulite”,
sarà di sicuro una “M u t a n-
de Sporche”. Le avvisa-
glie, i prodromi, come si
suol dirsi, ci sono tutti. A
cominciare dall’a n nu n-
cio fatto da menefottoCo-
ro n a - c a z z o c o m e s o n o fi-
co: “Domenica mostro le
foto del cavaliere nudo”.
Al momento di andare in
macchina, non sappiamo
se il macabro spettacolo
effettivamente ci sarà. In
quale trasmissione? Ma
dove potrebbe mai anda-
re in onda simile rivela-
zione se non nella tra-
smissione di Brachino?
Un nome, un program-
ma. Siamo in brachino di
tela o di bandone? Chis-
sà? Sempre in mutande
siamo, ma vivi! La mani-
festazione dei mutandati
di Ferrara è avvenuta in
un teatro dove i posti era-
no esauriti come i mani-
festanti. Il teatro scelto: il
“Dal Verme” ma non per
offesa, una scelta casuale!
Dice mutatis mutandis?
Ma de che? Bersani ha
detto che per colpa di
Berlusconi abbiamo am-
basciatori in lacrime. Do-
po questa dichiarazione
del Pierluigi soc…le pri-
mar ie…, alcuni amba-
sciatori hanno chiesto il
rimpatrio e si sono segna-
lati i primi imbarchi da
Lampedusa di nostri con-
nazionali verso lidi igno-
ti. Alla standig ovation al
Capo (che ormai in Italia
una standing ovation non
si nega a nessuno) dopo il
discorso fondativo dove
affermava “ Di voler qual-
cosa di nuovo e non di
vecchio e di già visto” e
che a farlo saranno loro,
c’è stato un incremento
di partenze da Lampedu-
sa. Parlano di etica pub-
blica e razzolano la cotica
privata. Ed infine: il diret-
tore artistico di Sanremo,
Mazzi, ha dichiarato che
la serata dell’Unità d’I t a-
lia sarà “Semplice ed af-
fettuosa e che quella sera
gli Italiani potranno anda-
re a dormire più orgoglio-
si di esserlo.” Bisogna ve-
dere se riusciranno a
prendere sonno! Ha con-
cluso dicendo che ci sa-
ranno molti ospiti, De Ni-
Domenica 13 febbraio 2011
di Caterina Perniconi
F
oto, telefonate, rivelazioni. Sui giornali tutti i giorni ci
sono scoop sulle serate del presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi. Ma che cosa c’è di vero? Ce lo pos-
sono dire solo due uomini dell’informazione legati pre-
mier come il direttore di Chi Alfonso Signorini e il direttore
di Libero Maurizio Belpietro.
SIGNORINI Buona vita a tutti! Kalimera! Kalispera! Pa-
rakulò!
BELPIETRO Sono lieto di poter rivolgere a tutti i lettori del
Fatto Quotidiano il mio più sentito: vergoniaaa!
Direttore, cosa ci dobbiamo aspettare da questa de-
licata situazione politica?
SIGNORINI Tesoro, non posso stare appresso al futuro, la
vita va vissuta adesso! La vita è breve… e quindi anche il
processo! Bre-ve! Bre-ve!
BELPIETRO No. No. La situazione non può evolvere fin-
ché esisterà questa magistratura, feccia di sinistra pagata coi
rubli insanguinati del KGB ma soprattutto con i dinari tra-
sudanti odio di Telekom Serbia.
Direttore può dirci se ha visto le foto del bunga bun-
ga?
SIGNORINI Tesoro, sei meravigliosa ma la mia deonto-
logia professionale m’impedisce di rivelare queste cose: io
non potrei mai dire che la scorsa settimana ho visto delle
foto che ritraggono il D’Alema e il Di Pietro che si ac-
coppiavano in un camerino della catena Decathlon a Saint
Moritz, vestiti con una canottiera in misto terital e perizoma
in cachemire, francamente molto dozzinali. Non posso dir-
lo. Scusate ma la privacy è sacrosanta! E ora ripetete tutti
con me: Sa-cro-san-ta! Sa-cro-san-ta!
BELPIETRO Diciamo una volta per tutte che il bunga
bunga è un inno alla libertà libera, una pratica legittima che
tutti noi siamo liberi di fare tra le mura di una delle nostre
libere case alle Bermuda, ai Caraibi, a Portofino, Antigua,
Arcore, Macherio, Palazzo Graziali, Villa Certosa, Villa San
Martino, Villa Gernetto…
Può almeno dirci se è mai stato ad un “festino” ad
Arcore?
SIGNORINI Certo, e posso dire che erano serate molto
sobrie, celebrate nel più assoluto rispetto del decoro, con
tutti i pali della lap dance e la gogna del dungeon rigo-
rosamente griffati Gautier.
BELPIETRONo. No. E posso assicurare che non c’è niente
di vero in tutte queste storie di veline, meteorine, colo-
radine…Invece, da un dossier in mio possesso risulta che
voi del Fatto Quotidiano facciate orge con le fatturine.
Secondo lei non c’è stata alcuna prestazione sessuale
pagata dal premier?
SIGNORINI Ma basta con questi moralismi ipocriti! Come
dicono i classici “la morale è sempre quella: no parcella alla
porcella!”
BELPIETRO No. No. C’è
stata solo una curiosa coin-
cidenza: le misure di una
delle ragazze, 906090, era-
no uguali al suo numero
IBAN.
Direttore, qual è il posto
più strano dove ha fatto
l’amore?
SIGNORINI Come dicono
i classici: in tutti i luoghi, in
tutti i laghi, in tutti i sughi,
ma soprattutto con l’or set-
to yoghi.
BELPIETRO Sul vidiwall,
ad Annozero, davanti a Ruo-
tolo.
Fate un urlo.
SIGNORINI Po-str i-bo-lo!
Po-stri-bo-lo! Non vi sen-
to… avanti, tutti insieme:
Po-str i-bo-lo!
Po-str i-bo-lo!
BELPIETROVer goniaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
Scusi Signorini ma perché si ostina ad aizzare i lettori
come se fosse in uno studio televisivo?
SIGNORINI Ah perché questo non è un I-pad? Ma come
siete antichi, pallosi…Pa-llo-sì! Pa-llo-sì! Pa-llo-sì!
Cosa risponde a chi dice che lei è il motore della mac-
china del fango?
SIGNORINI Io non uso la macchina del fango! Al massimo,
la macchina del fard.
BELPIETRONo. No. Questi sono solo ghessips. D’a l t ron-
de non potevo aspettarmi domande diverse da un individuo
che come lei non paga dal 2006 i contributi del suo filippino
Barney con cui peraltro lei ha da anni una morbosa storia
improntata alla sodomia e alla lettura dei libri di Moccia…
Raffaella Fico o Sara Tommasi: chi butta dalla torre?
SIGNORINI Ma tesoro, è ovvio che ci lanciamo giù tutte e
tre! Bun-ga jum-pin’! Bun-ga jum-pin’!
BELPIETROEccola la solita trappola delle toghe rosse che
con la scusa del gioco della torre ti addebitano l’omicidio
colposo!
Belen o la Canalis?
SIGNORINI Bun-ga jum-pin! Bun-ga jum-pin!
BELPIETRO Posso dire una cosa? Lei ha un gusto per gli
abiti davvero dozzinale, le posso consigliare un sacco della
raccolta differenziata?
E del conduttore di Sanremo, Morandi cosa ne pensa?
SIGNORINI Che quando cantava Fatti mandare dalla mam-
ma dell’uomo di cro-magnon a prendere il latte, era già
vecchio...
BELPIETRO No. No. È la solita feccia del pius di sinistra
pagata con i rubli insanguinati delle ortensie di Sanremo del
Chéghébé.
Un’ultima domanda: oggi ci saranno migliaia di donne
a manifestare in piazza. Lei ci andrà?
SIGNORINI Tesoro, ma come sei poco actual, come sei
poco fashion, non lo sai che queste cose al giorno d’oggi, le
decide il pubblico? Per voi è meglio scendere in piazza per
lavare i pedalini alla Boccassini… o restare a casa nella
Jacuzzi insieme alla Marcuzzi?... Mar-cu-zzi! Mar-cu-zzi! Sen-
tito? Questa è democrazia!
BELPIETROPosso dire una cosa? Voi del fatto quotidiano
avete un alito francamente insostenibile: ricorda il pius del-
le piadine della festa dell’Unità pagate con i riubli insan-
guinati di salama da sugo del Chéghébé. Vergonia!
Si ringrazia Max Paiella, che ha replicherà il suo spettacolo a grande
richiesta dal 24 al 26 febbraio a Roma al teatro Ambra alla Gar-
batella. E il suo autore, Alessandro Rossi.
ro, Bellucci, e che i ca-
chets saranno responsa-
bili: la Rai deve risparmia-
re! Sic! A questa cazzata
sono ripresi massiccia-
mente gl’imbarchi di Ita-
liani da Lampedusa per li-
di ignoti al ritmo di 1000
unità, mentre altri 1000
Tunisini sbarcavano igna-
ri. Italia, gente che va,
gente che viene! Vi sem-
bra dunque il caso di sal-
vare questo zatterone alla
deriva che tiene a galla:
pallosi sanremi, cammo-
rii e cantanti, cricche e
accrocchi, saretommasi e
maxxigiusti, incapaci e
rozzi, buzzuri e ladri, ci-
nemicafoni e cinemi-
snob, neopartiti e partiti
male, faccedimerda e fac-
ceride, mignotte, traffi-
chini, trafficanti, leccacu-
li sbrodoloni, tirapiedi e
quaquaraquà!
pagina VI Domenica 13 febbraio 2011
Cose buone dal mondo
Berlusconi 1861:
«L´Italia è fatta, ora
bisogna farsi le
Italiane»
L’Artefatto: Presagi
di RobCor
Élisabeth Vigée-Le Brun - Presagi. Parigi, 1787. Nel cuore della notte l’artista, di cui riproduciamo
l’opera, si sveglia di soprassalto, sudata. Dapprima ipotizza motivazioni digestive. Poi ricorda il terribile
sognoecapisce: dormendoha visualizzatoqualcunocheduecentoanni dopo, moltopiùa sud, espugnerà
un paese e se lo papperà, in termine tecnico. La notte successiva la pittrice vede immagini inenarrabili.
Gente anziana che mette roba nei bicchieri di fanciulle (probabilmente dentiere) che divide et impera. Il
sogno dell’indomani mostra lo stesso minuscolo espugnatore distruggere, frammentare, spezzettare.
Esausta, la Vigée-Le Brun si risolve e decide di riprodurre le sue precognizioni. Il quadro procede bene, il
titoloche la pittrice trova è “Presagi”. Ritrae qui untiziopiccolofare quelloche vuole. Poi però, proprioal
momento di consegnare l’opera all’acquirente, la Vigée-Le Brun viene colta da dubbi e cambia quadro
rappresentanto più che le azioni, le conseguenze senza però variare il titolo. Saranno comunque presagi.
Anche se non dell’artista ma del soggetto dipinto. E preluderanno forse a una craxata all’estero. Chissà.
di Bebo Storti
E
bbene sì, lo ammetto, c'ero anch'io, in
quella sede del PDL insieme a quelle gio-
vani donne, a contestare i nano, il diver-
samente alto, e i suoi modi pedogeriatrici.
Maremma cane! Ma si pole fare hosì? Si pole fa i
majale e nemmen voler pagare il dazio e rico-
noscere il fio della colpa? Brutto fijo... direbbe
arcuni amici romani, cui ho trombato le mogli,
ma non per questo mi voglian male, avendogli
anche fatto un piacere...soprattutto alle mogli
C'ero, dicevo, e ho menato di mano, e dato calci
ne hoglioni dei pidellini, ma non avendo trovato
nulla, ho desistito, ho principiato allora a dagni
testate ne i cervello e anche li un c'era nulla...
maremma mala!... unc'è cervice, unc'è palle ma
i che resta?, mi sono domandato. Il nulla, mi son
subito risposto... Poi è arrivata la polizia a me-
nà... L'ho scampata solo grazie al mio passapor-
to diplomatico, essendo di un paese confinante
e per altrol'unicodove si tromba mi hanlasciato
andare, rimbrottandomi...
"Rimbrotta il tegame di tu mà" gli hogridato"che
ora vo a trombammela...". Il climna era acceso,
le mazzate volavano ed io facevo scudo col mio
corpo alle giovani contestatrici, prese di mira
dai pulotti... Essendo donne. e non essendo a
disposizione de i nano, m'erano già simpatiche.
Io ero di lì alla sede pe trombammi un poho di
pidielline, dice che i loro maschi chiacchierano,
chiacchierano ma di fava un se ne vede. Per cui
essendo di lì, mi sono unito alle erinni antinano.
Andatomene, come avevo promesso alle mie
compagne d'avventura, andai ad Arcore e in al-
tre ville del nano mangiaviagra a portare la ven-
detta. Mi son trombato tutte le donne di fami-
glia, domestiche comprese, mogli passate e fu-
ture...e via dicendo.
Del resto il noto stornello: CHI DI BUNGA BUN-
GA FERISCE, DI BUNGA BUNGA PERISCE
Fior di limone
Chi tromba
Ormai si sa
E’ solo Uguccione
Fior di giunchigli
Chi lo dà, spesso lo ripiglia.....
Un caro saluto a voi ma soprattutto alle vostre
mogli!
il Conte Uguccione
di Lia Celi
«Il 17 marzo meglio lavorare», ha proclamato
Emma Marcegaglia. E dal momento che a so-
stenere il contrario è Ignazio La Russa, verrebbe
voglia di obbedire alla presidente di Confidustria e
trattare la festa dell´Unità d´Italia come Hal-
loween, ricorrenza alla quale, peraltro, pare fosse
originariamente dedicato l´inno di Garibaldi, “si
scopron le tombe, si levano i morti”. Oppure
possiamo inserire le celebrazioni nelle nostre nor-
mali attività, come faranno alcuni illustri sogget-
ti.
FIAT
Malgrado l´uscita da Confindustria, Mar-
chionne si allinea con Marcegaglia e il 17
marzo non fermerà Mirafiori: l´ad Fiat non
è il tipo da buttare via un giorno di lavoro,
preferisce buttare via direttamente i lavo-
ratori. La festa verrà celebrata altrimenti.
Gli operai parteciperanno a un convegno
di studi garibaldini in cui Marchionne pre-
senterà una suggestiva ipotesi: se l´impre-
sa dei Mille fosse stata trasferita in Polonia,
ne sarebbero bastati duecento o poco più.
Al Lingotto verrà inoltre presentato l´ul-
timo gioiello dell´azienda: la Nuova Punto
«Italia Unita»: le sue varie parti sono assem-
blate malissimo, consuma un sacco e il
cambio ha solo la retromarcia. Per avere un
giorno di ferie basta un po´ di pazienza: in
virtù della fusione Fiat-Chrysler, anche per
gli operai di Torino l´unica festa nazionale
è il 4 luglio.
REBIBBIA
Decisamente originali i festeggiamenti in
programma nel carcere romano, che per
onorare l´eroismo risorgimentale rievo-
cherà le atmosfere della famigerata fortezza
dello Spielberg, in cui languirono i patrioti
della Giovine Italia: il sovraffollamento, la
brutalità e il cibo scadente rimarranno tali e
quali, ma per lo meno ai prigionieri verrà
risparmiata la visita in cella di un deputato
del Pdl. A tutti i detenuti verrà donata una
copia de «Le mie prigioni» di Silvio Pellico;
ai condannati per delitti particolarmente
efferati verrà regalato «La mia prigione» di
Fabrizio Corona. Farà sicuramente discu-
tere l´iniziativa a ricordo di Piero Maron-
celli: a tutti i carcerati verrà amputata una
gamba senza anestesia.
CAMORRA
Niente vacanza per l´unica azienda nazio-
nale che non conosce ferie né ponti, salvo
quelli per cui bisogna truccare le gare
d´appalto. I clan di Gomorra commemo-
reranno a modo loro l´Unità d´Italia, che
ha tolto Napoli ai Borboni per consegnarla
per sempre ai birboni. La cocaina in ven-
dita a Scampia, oltre che nel classico colore
bianco, sarà disponibile anche in rosso e in
verde, e i regolamenti di conti fra clan rivali
si svolgeranno solo in piazza Garibaldi, in
piazza Mazzini e in corso Vittorio Emanue-
le. E non è finita: per celebrare I valori
patriottici, i killer della camorra, invece dei
soliti cantanti melodici napoletani, nelle
cuffiette ascolteranno la Fanfara dei Ber-
saglier i.
ISOLA DEI FAMOSI
La location caraibica non impedirà al rea-
lity di Simona Ventura di festeggiare l´uni-
tà della patria. Ne fa fede la presenza fra i
concorrenti di Walter Garibaldi, uno sco-
nosciuto che sostiene di essere il proni-
pote dell´Eroe dei due mondi, benché
fonti ben informate assicurino che Gari-
baldi sia solo un soprannome datogli dagli
spazzini dell´omonima stazione milane-
se, nel cui atrio è solito dormire. Fatto sta
che nelle selezioni Walter è riuscito a sba-
ragliare Frankie Bourbon, pronipote ame-
ricano di Franceschiello, e Pia Nona, una
pettoruta trans pronipote di papa Mastai
Ferretti. D´altronde anche la discussa
showgirl Raffaella Fico è stata raccoman-
data dal premier non come sua amica, ma
come pronipote dei fratelli Bandiera: «La
parentela è evidente: guardate che sven-
tola».
Domenica 13 febbraio 2011 pagina VII
Come indagato Guido Bertolaso
un salto di carriera ha meritato
e Silvio Berlusconi non a caso
un posto eccezional gli ha preannunciato.
Del bunga bunga si interesserà,
con gran miglioramento dei servizi.
Dal Brasil nuove gnocche chiamerà
abbandonando i fornitori egizi.
Prestante e pien d’ardor grazie ai massaggi
darà soddisfazioni alle ragazze,
arcistufe dei flaccidi arrembaggi
di vecchi che prometton cose pazze
con attrezzi da tempo ormai in disuso.
Farà col piano case l’Olgettona,
a Anemone affidata come d’uso,
dove vivranno mille e una battona,
ciascuna col suo book di foto ardite:
adolescenti, giovani, più esperte,
nude, velate oppur poco vestite,
stanziali o disponibili a trasferte.
La gestion sarà tolta al ragiunatt,
quello Spinelli ormai settuagenario,
ed affidata a Padre Bancomat,
quel Don Evaldo, bravo missionario
del ben prezioso sangue di Gesù.
Oltre ai quattrin che dallo Ior lui prende,
nelle buste porrà una cosa in più:
un santin che redima chi si vende.
Il bunga bunga avrà un tale successo
che in tutto il mondo lo si esporterà.
Marchionne se ne va? Povero fesso!
Grazie alla gnocca, il Pil s’impennerà!
di Fulvia Abbate
L
a motivazione più forte e convin-
cente per disertare la manifestazio-
ne di noi donne virtuose contro Ber-
lusconi e la sua cultura maschilista da
abbonato al “Supercalandrino” non-
ché da scoreggiatore continuo dentro
l’abitacolodi una Porsche Carrera 911
l’ho trovata dentro la mia pagina di Fa-
cebook, nel senso che mi arriva da
un’amica, Gloria. Scrive l’amica che a
casa resterà: “Io non vado in manife-
stazione perché ho saputo che ci va
una mia ex compagna di scuola che
non vedo da allora ma mi ricordo che
interza elementare mi ha tiratole trec-
ce e mi ha rubato la merenda...o era il
fidanzato?” Un ragionamento che mi
appare inappuntabile, a maggior ra-
gione dopo che le organizzatrici del-
l’evento hanno cestinato l’unico slo-
gan che sembrava davvero dirimente,
virtuoso e insieme, come si dice?, sar-
castico: “Noi la diamo gratis”.
www.teledurruti.it
VIVAIL MERCIMONIO
Piero Ostellino: “Una donna che sia
consapevolmente seduta sulla pro-
pria fortuna e ne faccia partecipe
chi vuole concretarla, non è auto-
maticamente una prostituta”. Que-
sta frase è un autoritratto?
Lorenza
L’ha tradotta - verbosamente, male - da
Memorie di una Maitresse americana
di Nell Kimball. Ha ripetuto con orgo-
glio le parole di unatenutaria. I fatti di
Arcore hanno scoperchiato un’Italia
che tifa per il mercimonio. Chi non è
d’accordo è oscurantista. I lumi del
2000 sono le lucciole d’alto bordo. Ma
sì, vendiamoci! Che bellezza! Altro che
medicinae informatica, apriamocorsi
permarchette, esesi prendeunalaurea
è“pervendersi meglio”(SaraTommasi,
“Il Fatto” del 10.1.11). Non sei d’accor-
do? Bacchettone! Moralista! Lo splen-
dore dei sensi sarebbe ad Arcore - in
quei riti mortuari, celebrazioni del-
l’impotenza in cui satiri cadenti cerca-
no di farsi tornare voglie che non han-
no più, lontani dall’erotismo come la
terra dalla luna, esibizioni di potere
per confermarsi capodavanti ai propri
sgherri. Ti disgusta? Perbenista, repres-
so - e micalo dice solo Ferrara. Anche le
femministe storiche difendono la com-
pravendita. La leggendaria Luisa Mu-
raro critica i compratori, ma le donne
che vanno a questo mercato “hanno
una soggettività che non mettono in
vendita”. E dov’è questa soggettività
scissa dall’azione? Io non credo nella
schizofrenia cattolica che divide il cor-
po dall’anima, noi siamo una cosa so-
la. Ci si vende nella propria interezza.
Vendere il proprio corpo è un inconte-
stabile diritto, ma non è l’ideale, e spe-
cialmente, non come sistema. Invece
salta su un’euforia per la prostituzio-
ne- ma non sono state le femministe a
cacciare Patrizia D’Addario da piazza
Navona? Eperché neanche doponessu-
na ha difeso quella
donna coraggiosa,
che ha sfidato il
grandi poteri sen-
za un’ombra di
protezione e vive
nel pericolo? Ci va-
do sì in piazza con
l’amataConcitaDe
Gregorio, contro
questo violento in-
vito a darla via ai
ricchi per la carrie-
ra, controil tirar su
una generazione
di bambine cui si
insegnaavendersi.
Due femministe ci-
tano come un dog-
ma: “Lebraveragazzevannoincielo, le
cattive vanno dappertutto”. Ecco io
proprio in cielo voglio andare. Non il
cielo congli angeli e i flauti. Il cielo del-
l’indipendenza, dell’ avventurosa di-
gnità, della bellezza, della grazia, del-
l’erotismo, della libera invenzione.
Spedite le vostre mail a:
barbara.alberti@ilmisfatto.it
LETIZIAMORATTI
Spot mit uns! Sul Financial Times è ap-
parsonei giorni scorsi unarticoloinneg-
giante alla cotonatissima Moratti e a Mi-
lano, definita “capitale internazionale
della cultura”. Il Sindaco ha sbandierato
il servizio, facendo la fanatica anche da-
vanti all’ignaro Napolitano. Si è poi sco-
perto che era uno spazio a pagamento,
unadvertisingdossier. Nientedi male, in
fin dei conti, si tratta di un meccanismo
caroallenostreIstituzioni, utilizzatopu-
re dal Presidente del Consiglio per sen-
tirsi dire da qualche bella ragazza che è
ancora un turbocompressore. Non si sa
chi sia stato a pagare l’inserzione pub-
blicitaria sull’autorevole quotidianobri-
tannico, ma ci sono fondati sospetti che
dietro ci sia una colletta organizzata dai
cittadini milanesi, nella speranza che gli
inglesi, leggendo tutti quegli elogi sper-
ticati, si piglino Letizia come sindaco di
Birmingham o di Newcastle. Del resto,
gli abbiamogiàappioppatoBalotelli, po-
trebbe anche darsi che il giochetto fun-
zioni di nuovo. Se, invece, a sborsare la
congrua cifretta è stato il Comune, co-
me qualcuno insinua, allora Palazzo Ma-
rino ha peccato d’ingenuità. Poteva ri-
volgersi a Il Giornale di Sallusti, che i
dossier li pubblica gratuitamente.
LUIS DURNWALDER
Nonostante il nome da wafer al ciocco-
lato, Durnwalder è il Presidente della
provincia autonoma di Bolzano, un uo-
mo per cui addirittura il ministro Calde-
roli è unterrone sfaticato, sempre conil
mandolino in mano. Ha annunciato a
sorpresa che lui e la sua Giunta non par-
teciperanno ai festeggiamenti per i 150
anni dell’Unità nazionale, perché si sen-
tono una minoranza austriaca che non
ha scelto di far parte dell’Italia. Le mi-
noranze vanno difese, sempre, quindi
anche questo gruppo di minorati au-
striaci meritail massimorispetto. “Al po-
stodelle celebrazioni per l’unità italiana
– ha chiarito in una conferenza stampa
Durnwalder – noi festeggeremo solen-
nemente il 12 aprile, anniversario del-
l’iniziodellamenopausadellaprincipes-
saSissi”. Nonbisognaesseretroppoduri
nel giudicare l’atteggiamento di Dur-
nwalder: egli vorrebbe con tutto il suo
cuore che il Sudtirolo tornasse a far par-
te dell’Austria. Così, finalmente, anche
lui troverebbe qualcuno che lo conside-
ri un terrone sfaticato, sempre con il
mandolino in mano.
SARATOMMASI
La bella soubrette napoletana, nel corso
di un’intervista radiofonica, ha accusato
il talent scout Lele Mora di essere il for-
nitore ufficiale di gnocca, il concessio-
nariodi ciccia baffa dei festini di Arcore.
Quantaamarezza: comesi faadaccusare
unapersoncinadel genere, conquel vol-
to innocente e cordiale, un filantropo
che ha strappato Walter Nudo alla fon-
deria e Luisa Corna alla cassa di un bar
tabacchi? Un uomo trasparente come
un baby doll, che meriterebbe senza
dubbio di sedere negli scranni del grup-
po misto in Parlamento, tra i suoi pari.
Invece, accusandolo di turpi efferatez-
ze, addirittura di aver drogato le ragazze
versandoloronel bicchiereunapozione
(la cosiddetta pozione del missionario),
la Tommasi loponequal nanocattivotra
Brontolo e Pisolo, con il nome infaman-
te di Subdolo. Ma in tanti conoscono la
sua vera natura, la sua generosità, gli vo-
gliono bene e si fidano di lui. Ci raccon-
tano le cronache, infatti, che una sua
procace assistita nei giorni scorsi, sen-
tendosi abbandonata da Lelea causa del-
le note vicende giudiziarie, ha trovato a
stento la forza di sussurrare al telefono
ad una collega: “Che vuoi, cara amica…
ormai… si va avanti per forza di ner-
chia…” ANGIOLATREMONTI
Non bastava il fratello. Angiola, sorella
del ministro delle Finanze, nella sua ve-
stedi consiglierecomunaleindipenden-
te(dal buonsenso) aCantù, haproposto
l’abbattimentodi tutti i cani randagi, che
costanoal Comune piùdella Protezione
civile. L’alternativa era proporrel’abbat-
timento di Franco Gabrielli, l’erede di
Bertolaso, ma probabilmente Angiola
non se l’è sentita. La soluzione che la
bionda signora propone, appare decisa-
mentetroppodrastica eha suscitatopiù
di una preoccupazione: venuta a cono-
scenza della proposta, l’associazioneor-
fanelli di Cantù, con un comunicato uf-
ficiale, ha pregatola signora Tremonti di
non arrovellarsi per trovare una via d’u-
scita ai suoi numerosi problemi. Insom-
ma, prima il cognato di Gianfranco Fini,
ora la sorella del buon Giulio. Viene da
chiedersi: che farà adesso il cugino di La
Russa? Si tratta certo di uno dei tanti, in-
quietanti interrogativi di questa nostra
Italia: è purtroppo impossibile dare una
risposta. Non sappiamo se quella che è
già stata definita l’Erode caninariuscirà
a portare a compimento la sua mostruo-
sa minaccia, anche se la millenaria sag-
gezza popolare c’invita a non dramma-
tizzare: Cantù che abbaia non morde.
pagina VIII Domenica 13 febbraio 2011
TOTEM E TABU' di Stefano Disegni
Misfatto numero 50, 13 febbraio 2011
La copertina è di: Gianni Burato
I cartelli di: theHand
Ci leggiamo fra sette giorni. Per tutte le se-
gnalazioni scriveteci a:
re d a z i o n e @ i l m i s fa t t o . i t
di Dario Vergassola
e Marco Melloni
Sabato 5 febbraio
- Berlusconi annuncia: il nuovo partito si
chiamerà “Forza Italia”. Brutta cosa l’ar -
ter iosc lerosi.
- Al raduno di Libertà e Giustizia, con un
intervento chiaro e deciso, un tredicenne
attacca Berlusconi. Pare che qualcuno
abbia visto Bersani prendere appunti.
- Berlusconi ha ricordato ieri che Muba-
rak è sempre il “nostro figlio di puttana”
al Cairo. Quindi, oltre la nipote, non esclu-
de di conoscere anche la mamma.
Domenica 6 febbraio
- Berlusconi nega ogni ipotesi di rimpasto.
Al massimo – toh! - una palpatina.
- Wikileaks annuncia nuove scottanti ri-
velazioni sull’Italia ma Ghedini mette su-
bito le mani avanti: “La stava solo mun-
ge n d o ”.
- Nuovo messaggio del Pre-
mier ai Promotori della Liber-
tà. Questa volta solo audio
perché gli scappava troppo da
ridere .
Lunedì 7 febbraio
- Corona rivela che le foto compromet-
tenti di Berlusconi sono in mano alla ma-
lavita napoletana. Dopo “G o m o r ra ”, an-
che “Sodoma”.
- I tirolesi non parteciperanno alla festa
per il 150 anni dell’Unità d’Italia. Tanto,
non conoscono nessuno.
- I pm di Milano indagano su un’altra mi-
norenne presente ai festini di Arcore. E su
un torbido giro di vestitini di Barbie.
Martedì 8 febbraio
- “Oggi” pubblica foto di Noemi Letizia
nelle residenze del Premier. Era così gio-
vane che sul portone di Palazzo Grazioli
avevano messo il fiocco rosa.
- Pare che Renzulli del TG1 ab-
bia registrato le sue do-
mande dopo aver rice-
vuto le risposte
p re - c o n fe z i o n a t e
del Premier. Ma
è stato bravo
perché le ha az-
zeccate tutte.
- Secondo Ale-
manno, non
basta arrivare a
Roma per avere
automaticamente
una casa. Bisogna arri-
vare almeno fino a Pa-
lazzo Grazioli.
Mercoledì 9 febbraio
- Oggi è la Giornata degli Stati Vegetativi:
la festa di tutti gli italiani.
- Caso Ruby. I legali del Premier si oppon-
gono al rito immediato. Ma non l’a v ev a n o
chiesto loro il processo breve?
- Berlusconi vuole chiedere i danni allo
Stato. Però devolverà il risarcimento in
beneficienza alle minorenni bisognose.
Giovedì 10 febbraio
- Berlusconi: “E’ in atto un golpe morale! I
pm sono come le Brigate Rosse! Un in-
chiesta degna della DDR!” Qui gli ci vuole
un doppiopetto di forza.
- Milano, nuova effrazione negli uffici del
GIP che indaga sul caso Ruby. Per fortuna
nessun fascicolo è stato rubato. Per mi-
metizzarli, erano stati nascosti nell’ulti -
mo numero di “P l a y b oy ”.
- Frattini vuole ricorrere alla Corte Euro-
pea dei Diritti dell’Uomo contro le viola-
zioni alla privacy del Premier. In alterna-
tiva, può sempre appellarsi alla Carta dei
Diritti dell’Anziano.
Venerdì 11 febbraio
- Egitto: il presidente sarebbe in fuga. Ita-
lia: il premier sarebbe in figa.
- Oggi è l’anniversario del Concordato tra
Italia e Vaticano. Per festeggiare, Ruini
sparerà 82 cazzate a salve.
- Giuliano Ferrara è andato ospite al TG1.
Momenti di tensione con Minzolini, quan-
do Ferrara gli ha mangiato tutte le croc-
chette. Poi, sapete come fanno di solito,
hanno cominciato a girare e ad annusarsi
il culo.
Domenica 13 febbraio 2011 pagina 17
almeno per la scuola, dove a di-
cembre le assenze per malattia
del solo personale a tempo in-
determinato sono aumentate
del 7,5% tra gli insegnanti e del
18,5% tra i tecnici e gli ammini-
s t ra t i v i .
QUELLO che i dati non dicono,
perché nessuno fino all’anno
scorso si era premurato di calco-
larlo, è il costo aggiuntivo – o l t re
alle supplenze e ai relativi tele-
grammi di convocazione –che la
riforma Brunetta ha introdotto
su queste assenze. Sì, perché le
visite fiscali si pagano: si va dai
18-35 euro di Firenze ai 30-63 di
Milano. E se tra il 2008 e il 2010 si
è viaggiato nell’incertezza e lun-
go i contenziosi su chi, tra Asl e
scuole, dovesse farsi carico della
spesa, a fare chiarezza è arrivata
una sentenza della Consulta del
giugno 2010, che stabilisce una
volta per tutte che non devono
PA S S E R E L L A
F I AT
DAL PREMIER
Elkann: “Cresceremo anche in Italia”
L’opposizione: “Solo propaganda”
di Salvatore Cannavò
I
l governo si dice soddisfat-
to per l’incontro con i ver-
tici Fiat che ieri si sono re-
cati a Palazzo Chigi al loro
massimo livello. Il presidente
John Elkann e l’a m m i n i s t ra t o -
re delegato del Lingotto, Ser-
gio Marchionne, “hanno con-
fermato – recita il comunicato
della Presidenza del Consiglio
–l’intenzione di perseguire gli
obiettivi di sviluppo della mul-
tinazionale italiana, che pre-
vede la crescita della produ-
zione nel nostro Paese da 650
mila a 1 milione e 400 mila au-
to, e un investimento per circa
20 miliardi di euro”. I ministri
Maurizio Sacconi e Paolo Ro-
mani, presenti all’incontro ac-
canto a Silvio Berlusconi,
Gianni Letta e Giulio Tremon-
ti, si sono sforzati di infondere
ottimismo, ribadendo che
“Fiat resterà a Torino e non an-
drà a Detroit”. Nei fatti, però,
l’incontro non ha prodotto
nulla di nuovo. Fiat ha certa-
mente “ra s s i c u ra t o ” il gover-
no ma ha anche ribadito che in
Italia resta un problema di go-
vernabilità degli stabilimenti.
Ad esempio, si è fatto notare,
in questi giorni c’è un proble-
ma di straordinari alla Sevel di
Atessa che l’azienda non rie-
sce a rimuovere con le norme
attuali. Anche sul “c o n t ra t t o
di settore per l’auto” non si è
fatto nessun passo avanti. Dal
governo ci si attenderebbe
qualche norma generale in
grado di applicare “ov u n q u e ”
quanto la Fiat ha realizzato da
sola a Pomigliano e Mirafiori.
Nessun altro impegno è stato
preso, anzi sulla sede della di-
rezione del nuovo gruppo
Chrysler-Fiat, ha ribadito Mar-
chionne, “si deciderà nel
2014”.
NON È UN CASOse anche
il sindaco di Torino, Sergio
Chiamparino – presente all’in-
contro assieme al presidente
della Provincia, Antonio Saitta,
e al governatore del Piemonte,
Roberto Cota – ha ammesso
che l’italianità del gruppo “an-
drà confermata giorno per
gior no”. E quando il ministro
Maurizio Sacconi ribadisce
che occorre realizzare “re l a -
zioni industriali costruttive
per la piena utilizzazione degli
impianti” e il governo sottoli-
nea che si impegna “a garantire
migliori condizioni di compe-
titività” è chiaro che l’i n c o n t ro
non è stato per nulla esausti-
vo .
IN FIAT sottolineano che l’in-
contro si è svolto perché è sta-
to il governo a richiederlo e l’a-
zienda non è andata a chiedere
nulla. Semmai a rassicurare, an-
che se l’abbandono degli stabi-
limenti e delle attività produt-
tive in Italia non è all’ordine del
giorno, “non abbiamo appena
investito anche nella Vm per la
progettazione dei motori?”. In
realtà al Lingotto aspettano an-
cora impegni concreti da parte
dell’esecutivo e non può certo
bastare la riforma dell’ar ticolo
41 della Costituzione. Più con-
creta, forse, la riforma dello
Statuto dei lavoratori. Del re-
sto, negli Usa, Marchionne ha
potuto contare su un prestito
da parte del governo, in Polo-
nia ci sono aiuti di Stato che so-
no anche finiti nel mirino della
Commissione europea (e nello
stabilimento di Tychy gli ope-
rai hanno iniziato a danneggia-
re le autovetture per protesta-
re contro salari troppo bassi e
contro un clima interno alla
fabbrica definito “penoso”). In
Italia non si chiedono prestiti
ma, appunto, norme nuove.
“Mi sembra non ci sia nulla di
nuovo – dice Giorgio Airaudo
segretario piemontese della
La visita fiscale di Brunetta
costa alla scuola più delle assenze
ECONOMIA
Fiom –, la Fiat si tiene le mani
libere e il problema di governa-
bilità è tutto a Palazzo Chigi”.
Secco anche Antonio Di Pietro
che, con Maurizio Zipponi,
mette in evidenza “l’assoluta
incapacità” del governo.
IL PD si divide aubito. Il re-
sponsabile economico nazio-
nale, Stefano Fassina, sceglie la
linea dura: “L’incontro di oggi
è stato un passaggio a uso me-
diatico ed è inaccettabile, l’en-
nesima offensiva del ministro
Sacconi per scaricare sulle
spalle dei lavoratori il futuro
delle scelte della Fiat”. Ma Pie-
ro Fassino, candidato a sindaco
di Torino, la pensa diversa-
mente e definisce l’incontro di
ieri “un significativo passo in
ava n t i ”. Per la Cgil, invece, si è
trattato di un “incontro inuti-
le”.
Un incontro
inutile
per la Fiom:
“Non c’è nulla
di nuovo,
il Lingotto tiene
le mani libere”
Le norme
nate per ridurre
l’assenteismo
costano milioni
di euro
Non è chiaro
chi deve pagare
di Giovanna Lantini
L
a riforma Brunetta potreb-
be dare il colpo di grazia alla
scuola italiana. Non bastavano
i tagli che quest’anno si sono
avvicinati a quota 8 miliardi di
euro. Ora per il martoriato si-
stema scolastico, dove spesso
sta ai genitori fornire cancelle-
ria e carta igienica, stanno ve-
nendo al pettine anche gli ef-
fetti della normativa introdot-
ta nel 2008 dal ministro per la
Pubblica amministrazione che
impone, senza deroghe al
buon senso, la richiesta visita
fiscale per i dipendenti, fin dal
primo giorno di assenza per
malattia. Un’imposizione nata
per ridurre il tasso di assentei-
smo che il ministero si premu-
ra di monitorare ogni mese. Gli
ultimi dati del dicastero Bru-
netta, tuttavia, evidenziano
l’insuccesso dell’o p e ra z i o n e
essere le Asl a pagare. Sentenza
alla quale è seguita una circo-
lare del dicastero Gelmini con
cui si invitano le scuole a paga-
re con i fondi di funzionamento
anche le visite fiscali per le qua-
li “non è attualmente previsto
un finanziamento aggiuntivo
ad hoc”. Nella stessa occasione
è stato preannunciato “un ap-
posito monitoraggio a fini co-
noscitivi”. Proprio perché, ap-
punto, a tutt’oggi nessuno sa
esattamente quale sia la cifra
complessiva in gioco. In attesa
dei dati, qualche calcolo di
massima lo si può però provare
a fare. Per esempio su base na-
zionale, tenuto conto dei
960.759 dipendenti scolastici
e dei 7,15 giorni medi di assen-
za per ciascuno nell’ultimo an-
no, a un prezzo medio di visita
di 36,5 euro, si arriva a un totale
di 250,7 milioni di euro.
Si tratta di una cifra orientativa
che scende a 105,2 milioni se si
spalmano i 7,15 giorni medi su
tre assenze distinte, riducendo
a tre il numero di visite fiscali
inviate dall'istituto. Più ottimi-
stica, ma comunque notevole,
la stima che valuta il costo me-
dio annuo per istituto in 5.500
euro, per un totale di 56,65 mi-
lioni. Ancor di più quella della
Flc Cgil che ipotizza un aumen-
to medio di 20 euro l’anno per
dipendente, per un totale di
19,2 milioni. Nella sola Lom-
bardia, al terzo posto per assen-
ze in dicembre, le stime a brac-
cio dei sindacati parlano però
di duemila visite al giorno, che
per un terzo dell’anno, al costo
medio di 46,5 euro, fa 11,16 mi-
lioni. Più dettagliato il caso di
Ancona e delle Marche, 298
istituti con 17.136 assenze a di-
cembre, il 2,51% del totale na-
zionale. Qui l’Asl locale ha
chiesto alle scuole l’immediato
pagamento delle visite fiscali.
Anche quelle antecedenti il
2000. Risultato: 70 decreti in-
giuntivi per la sola Ancona con
rischio di pignoramento di cat-
tedre, banchi e gessetti, oltre,
come evidenziano dalla Cisl
Scuola Marche, a tanta confu-
sione. Per un totale di circa 300
mila euro di crediti vantanti dal-
l’Asl sulle scuole della provin-
cia. Che sono di fronte ad un
dilemma shakesperiano: paga-
re o non pagare? Nel dubbio
hanno interpellato l’Uf ficio
scolastico regionale che a sua
volta ha chiesto all’Av vo c a t u ra
di Stato. Risposta: pagate se po-
tete e soprattutto se si tratta di
piccole cifre.
COSÌ si evita il peggio. Più net-
ta la posizione in Trentino, do-
ve l’input è stato di pagare sen-
za se e senza ma, mentre la
Campania ha suggerito di so-
prassedere. Per ora, fortunata-
mente, la questione dei decreti
ingiuntivi sembra essere argi-
nata alle Marche (circa 1 milio-
ne i costi stimati) e a poche al-
tre regioni. Ma cosa accadrà
quando i vari amministratori
delle Asl, coscienti di avere in
bilancio crediti consistenti ver-
so istituzioni pubbliche, chie-
deranno il pagamento alle
scuole di mezza Italia? C’è da
scommettere che avverrà dal
momento che neanche la sani-
tà se la passa molto bene. Si pro-
filano quindi battaglie all’ulti -
mo euro fra i diversi rami della
stessa pubblica amministrazio-
ne. Un qualcosa di assoluta-
mente inedito dove resta da
chiedersi cosa si prospetta per i
dirigenti di Asl e scuole che do-
vranno far quadrare i conti. Pe-
na la responsabilità diretta.
Quindi le Asl, i cui bilanci sono
già infarciti di crediti verso isti-
tuzioni pubbliche, continue-
ranno a chiedere i pagamenti
indebolendo i bilanci. E l’unica
alternativa per le scuole sareb-
be il condono, o lo stralcio dai
conti di parte delle visite.
Montezemolo
in soccorso
di Riotta
( m o l l at o
anche da
Marce gaglia)
F
ronde confindustriali in
manovra al Sole 24 Ore.
Luigi Abete, che tra gli affari
di famiglia conta anche l’e-
ditoria, non è proprio un
novellino del settore. Eppu-
re ci sarebbe proprio lui die-
tro il giudizio del cda dell’e-
ditrice di Confindustria che
venerdì ha definito impro-
pria la sfiducia della reda-
zione al direttore Gianni
Riotta.
UN GIUDIZIO del tutto
“irrituale, improprio e sor-
p re n d e n t e ”, come ha rispo-
sto a stretto giro il sindacato
del Sole puntualizzando che
il referendum sul direttore è
una prerogativa “propria e
intangibile dell’a s s e m bl e a
dei giornalisti” e “trova fon-
damento nella preoccupa-
zione per la conduzione del
gior nale”. Tutte cose che i
membri del cda del quoti-
diano sanno bene. Tuttavia,
secondo quanto trapela da
ambienti di Confindustria,
nel corso della riunione di
venerdì Abete, prendendo
le difese di Riotta, avrebbe
voluto bollare come illegit-
timo il voto dei giornalisti.
Un intervento supportato
da Aurelio Regina, rampan-
te leader degli industriali la-
ziali considerato tra i favoriti
alla successione di Emma
Marcegaglia alla presidenza
di Confindustria. Eppure
era stato lo stesso Regina,
quasi un anno fa, a dichiara-
re che per il Sole era giunto il
tempo di un cambiamento
all’insegna dell’i n n ova z i o n e
e dell’indipendenza. Come
si spiega l’inversione di rot-
ta? L’affondo degli amici di
Montezemolo sarebbe l’en -
nesimo siluro alla Marcega-
glia, che, invece, di recente
avrebbe manifestato cre-
scente insoddisfazione ver-
so Riotta, che lei stessa ave-
va scelto nel 2009 e che ha
salvato per il rotto della cuf-
fia solo un mese fa.
PERSO il sostegno del suo
nume tutelare, il direttore
del Sole sembra quindi aver
trovato sponda presso la
cerchia di Luca di Monteze-
molo, i cui screzi con la pre-
sidente degli industriali so-
no cosa nota. Come noti so-
no i legami del presidente
della Ferrari con Abete e Re-
gina, i due consiglieri del So -
le che si sono tanto spesi per
Riotta. Con un fervore tale
da lasciare interdetto perfi-
no il presidente dell’editr i-
ce, Giancarlo Cerutti e che è
stato attenuato solo dall’in -
tervento di un altro consi-
gliere, Francesco Caio. Alla
fine si è arrivati a una media-
zione tra le parti. Il risultato,
però, non cancella l’impres -
sione che in Confindustria
sia sempre più vicina l’o ra
della resa dei conti. (g.l.)
Il vertice Fiat-governo ieri a Palazzo Chigi (FOTO DLM) A fianco, Gianni Riotta (FOTO LA PRESSE)
Negli Usa
e in Polonia
M a rc h i o n n e
ha beneficiato
di aiuti di Stato
Li vorrebbe
anche qui
I ministri Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta (FOTO ANSA)
pagina 10 Domenica 13 febbraio 2011
di Laura Cugusi
“I
l pestaggio di ieri notte è
solo un piccolo assaggio di
quello che centinaia di egiziani
devono sopportare quotidia-
namente nello stato di polizia
di Mubarak”. Furono le parole
di Jack Shenker, corrisponden-
te del G u a rd i a n , all’indomani
del suo arresto avvenuto il 28
gennaio. Pochi giorni dopo,
mentre le tv di Stato inscena-
vano un’agghiacciante farsa,
trasmettendo inni patriottici
degli anni ’60 e ‘70 con lo sfon-
do di immagini dei più bei siti
archeologici del paese, in piaz-
za Tahrir e in altri luoghi del
Cairo, Alessandria, Suez e
Ismaelia si consumava la rivo-
luzione con il massacro dei
suoi martiri. La mano dura del
governo non ha fatto altro che
provocare ancora di più la rab-
bia dei (pochi) media indipen-
denti, spingendo personalità
della stampa e dello spettacolo
ad esporsi in prima persona
nonostante il timore di riper-
cussioni, incoraggiati da una
partecipazione popolare sen-
za precedenti.
IL CASOpiù eclatante è stato
quello della famosa conduttri-
ce televisiva Shahira Amin che
si è dimessa per protesta contro
la linea editoriale pro-Mubarak
adottata dalla sua rete, Nile Tv.
L’annuncio delle sue dimissioni
lo ha dato significativamente
da piazza Tahrir ai microfoni di
Al Jazeera international, l’unica
rete a trasmettere le immagini
in diretta documentando la vio-
lenza del regime e la strenua
forza dei manifestanti. “Muba -
rak ha chiuso i nostri uffici, con-
fiscato le nostre attrezzature e
arrestato i nostri giornalisti” ha
denunciato il direttore genera-
le di Al Jazeera Wadah Khanfar,
in un duro editoriale apparso
anche su The Huffington post.
Il regime è riuscito a mostrare
alla stampa internazionale, in
pochi giorni, ciò che per 30 an-
ni è stata normale la ammini-
strazione nei confronti dell’in -
formazione egiziana. La propa-
ganda di stato ha cercato di di-
videre l’opinione pubblica inci-
tando all’odio xenofobo e alla
diffidenza nei confronti di gior-
nalisti e manifestanti, descritti
come nemici della patria, sac-
cheggiatori e spie al servizio di
Israele e Stati Uniti. Le testate di
tutto il mondo hanno dato am-
pio spazio alla “caccia ai gior-
nalisti” e al brutale accanimen-
to delle autorità egiziane nei
confronti di chiunque avesse
addosso una macchina fotogra-
fica o una videocamera. Lina At-
tallah, capo redattore dell’edi -
zione inglese del quotidiano
online Al masry al youm, anche
lei vittima di un pestaggio nel
primo giorno di proteste, ha af-
fermato: “Gli attacchi ai giorna-
listi stranieri sono stati uno
shock. I servizi segreti hanno
rapito reporter dalle loro stan-
ze di albergo costringendo il
personale a collaborare per
scovarli. Alcuni colleghi mi
hanno raccontato di essere sta-
ti trattenuti per giorni, bendati
e immobilizzati. Il messaggio
voleva essere: tenetevi fuori da
questa storia”.
LE LIMITAZIONI della li-
bertà di stampa in Egitto hanno
dato vita, nel tempo, a una spe-
cie di auto-censura praticata an-
che da giornalisti stranieri che
evitavano di trattare certi argo-
menti per non vedere compro-
messa la stessa possibilità di re-
stare nel paese. Il giornalista
svedese Per Bjorklund, che ave-
va documentato nel 2008 le
proteste degli operai di Mahalla
e le repressioni della polizia,
venne infatti preso all’aeropor -
to del Cairo il 29 Settembre del
2009.
TUTTI SUL CARRO DEL VINCITORE,
PARTE LA CORSA DEL “DOPO MUBARAK”
Quelle strane felicitazioni per la cacciata del raìs
di Roberta Zunini
U
sando una tecnica ben
conosciuta in Italia (forse
anche perché le sono
strettamente amici), il
giorno dopo le dimissioni del
raìs, i leader arabi saltano sul
carro dei vincitori. Chi per un
motivo, chi per un altro – ra gio-
ni spesso opposte – tutti corro-
no a tirare la giacchetta al popo-
lo. O meglio, ai militari che han-
no saputo interpretarne le ri-
chieste. Tutti, tranne coloro
che hanno le masse ormai sotto
le finestre. Non si complimen-
tano infatti con i ragazzi del “25
ge n n a i o ” il presidente algerino
Bouteflika né Saleh, il rais dello
Yemen. Rimane in silenzio an-
Egiziani esibiscono le prime pagine dei giornali con la notizia della caduta di Mubarak (FOTO ANSA)
DAL MONDO
In piazza Tahrir la rivolta,
in tv le immagini dei siti archeologici
Hamas festeggia
oggi la volontà
p o p o l a re
Prima arrestava
chi scendeva
in strada
per gli egiziani
La censura
dei media
del “faraone”
sui 18 giorni
che hanno
cambiato
il Paese
Le ceneri nella laguna
Morire a Venezia?
Ma per restarci in eterno
MENTRE I GIORNALI di mezzo mondo,
come ad esempio l’Independent, sono
zeppi di spunti per venire in Italia, e
specialmente a Venezia, a trascorrere un
San Valentino romantico, e un sondaggio
dice che l’Italia è il posto da sogno degli
inglesi per una vacanza amorosa, El Pais ci
svela che è ormai possibile “p a s s a re
l'eternità a Venezia”, perché le ceneri dei
defunti possono essere legalmente
disperse in città e nella laguna.
Con un filo di sottile, e forse
involontario, umorismo macabro,
Gianfranco Bettin, assessore
all’ambiente, afferma che “molti
aspettavano questa notizia”. Uno sarebbe
stato di sicuro Gustav von Aschenbach,
ambiguo protagonista di Morte a Venezia,
romanzo di Thomas Mann portato sullo
schermo da Luchino Visconti con Dirk
Bogarde protagonista: l’idea, scrive Lucia
Magi sul quotidiano spagnolo, gli avrebbe
strappato un ultimo malinconico sorriso
prima di spegnersi di fronte al mare della
Serenissima. Ma la decisione del Comune
di Venezia d’autorizzare la dispersione
delle ceneri dei defunti non è solo
poetica: ci sono problemi di spazio,
specie nel cimitero sull’Isola di San
Michele, dove, fra gli stranieri famosi,
sono sepolti il poeta Ezra Pound, il Nobel
della Letteratura Joseph Brodsky o il
compositore Igor Stravinsky; e ci sono
aspetti economici, perché il rito costerà
250 euro a un residente, ma il doppio a
un “fo re s t o ”. E così al flusso di turisti per
i matrimoni Venezia potrà sommare
quello per i funerali: il bianco e il nero:
Fortuna che presto sarà Carnevale e le
maschere porteranno a Piazza San Marco
colori più vivaci.
Giampiero Gramaglia
che il re di Giordania, che da
mesi sta cercando di puntellare
le enormi crepe del suo antico
regno, a causa dell'impoveri-
mento progressivo dei suoi sud-
diti, accentuato dall'aumento
delle spese di corte della vani-
tosa moglie, la bellissima Rania.
Ma, si sa, i reami fanno parte di
un'altra categoria. Vediamo al-
lora di esaminare il comporta-
mento dei leader arabi, che li si
voglia chiamare ipocritamente
presidenti o, con il loro vero no-
me, dittatori.
SONO PROPRIOi più feroci
ad aver inviato, un secondo do-
po la caduta di Mubarak, mes-
saggi di congratulazioni e atte-
stati di stima a chi fa loro più pau-
ra: il popolo che si fa opinione
pubblica grazie all'informazione
incentivata dai nuovi media. I
primi a correre all'inedita corte
egiziana (composta da militari e
giovani che vogliono la demo-
crazia) sono coloro che, fino a
due giorni fa, ne auspicavano la
sconfitta: il colonnello- presi-
dente della Libia, Muhammad
Gheddafi e il suo omonimo su-
danese Omar al Bashir. L'amico
d'Italia, in particolare, si è segna-
lato come il più solerte: ieri ha
inviato addirittura un emissario,
suo cugino, che fa parte dell'e-
stablishment, per cercare di in-
graziarsi il Consiglio supremo
delle forze armate e il suo co-
mandante, nonché ministro del-
la Difesa Tantawi, che tanto ave-
va criticato per essere stato dalla
parte dei manifestanti. Del resto
Gheddafi era stato l'unico a di-
fendere pubblicamente Hosni
Mubarak (per la verità anche
Berlusconi che lo aveva definito
un “uomo saggio”). Anche il
“criminale di guerra” al Bashir si
è comportato da furbo voltagab-
bana. Dopo aver immediata-
mente soppresso in casa tutte le
manifestazioni giovanili a soste-
gno del popolo egiziano e per ri-
chiedere riforme democratiche
anche in Sudan, ha auspicato
che L'Egitto ora “torni al suo ruo-
lo di Paese arabo, africano e pio-
niere islamico”. Nel salutare
quello che ha definito “il trionfo
della rivoluzione”, assicurando
il suo “sostegno senza condizio-
ni” al popolo egiziano ha sotto-
lineato dunque che il carattere
islamico deve prevalere.
ANCHE HAMAS e i libanesi
Hezbollah sono saltati sul carro
dei vincitori, per tirarli però dal-
la loro parte. Nella striscia di Ga-
za, fino alla scorsa settimana, i di-
rigenti di Hamas arrestavano co-
loro che scendevano in strada
per solidarizzare con gli egizia-
ni. Ora inneggiano alla vittoria
della volontà popolare che per
loro significa l'ascesa della fratel-
lanza musulmana e l'istituzione
di uno Stato islamico. Cosa che
appoggia anche Nasrallah, il lea-
der del movimento sciita libane-
se Hezbollah, legato a doppio fi-
lo all'Iran. La posizione dell'Iran
è stata invece sempre coerente
sul fronte esterno e per questo
contraddittoria e doppiamente
ipocrita sul fronte interno. Men-
tre inneggiava alla caduta di Mu-
barak in quanto alleato degli Usa
e soprattutto di Israele, lodando
le gesta del popolo egiziano, or-
dinava nuovi arresti di opposito-
ri politici, come Karrubi, e an-
nunciava la repressione di un'e-
ventuale rimonta dell'onda ver-
de. Tanto che ieri Teheran ha vie-
tato qualsiasi manifestazione in
favore della vittoria popolare in
Egitto. La palma dell'ipocrisia
spetta all'Iran: sponsorizza i gio-
vani stranieri se serve per impor-
re la propria visione dell'Islam e
soffoca i propri per mantenere il
potere. L'elenco degli ipocriti,
anche se meno assassini, sareb-
be lungo. Al Barhrein spetta in-
vece l'iniziativa più bizzarra e ri-
dicola. Il re ha deciso di fare l'e-
lemosina di 2000 dollari a sud-
dito, nella speranza di rabbonire
la protesta montante.
S
e Mubarak sia già in volo verso gli Emi-
rati Arabi per godersi il suo dorato esi-
lio o se tornerà a Sharm per morire sulla
propria terra, come aveva detto, ormai ha
poca importanza. All'indomani della sua
caduta, ci sono già due probabili candi-
dati per sostituirlo, non appena verranno
indette le presidenziali: il segretario della
Lega Araba Amr Moussa, che ha detto di
volerla lasciare fra una settimana e Ayman
Nour, Il fondatore di el-Ghad, il partito di
stampo socialista. Nel frattempo alcuni
tra gli organizzatori delle proteste hanno
annunciato l'intenzione di dare vita a un
organismo con il compito di difendere le
conquiste della rivolta e trattare con i ver-
tici militari che hanno assunto il potere: si
chiamerà “Consi -
glio dei Fiduciari” e
farà da contraltare al
Consiglio Supremo
delle Forze Armate. I militari al potere
hanno fatto sapere che rispetteranno tut-
ti i Trattati Internazionali, anche quello
con Israele. Piazza Tahrir, l'epicentro del-
la rivoluzione intanto è stata ripulita dai
manifestanti, che ora torneranno a casa.
Le forze di sicurezza, infine, stanno cer-
cando di rintracciare i 600 evasi da un car-
cere del Cairo. Erano fuggiti subito dopo
le dimissioni di Mubarak approfittando
del vuoto di potere. A funestare i festeg-
giamenti per la “l i b e ra z i o n e ” è intervenu-
to ieri il crollo di un palazzo di Luxor che
ha provocato 13 morti. L'ultimo dispetto
del rais, che aveva fatto della corruzione
in campo edilizio, una delle colonne por-
tanti del suo regime. R. Z.
Lettera dal Cairo
IL SOLLIEVO
CHE SEGUE
LA RIVOLUZIONE
di Marco Alloni
Il Cairo
L
a calma dopo la tempesta,
è questo il clima che si re-
spira nelle ore successive alla
vittoria. L'esercito sgombra le
barricate di piazza Tahrir e la
città sonnecchia dopo la notta-
ta trascorsa a festeggiare. Ho
seguito i festeggiamenti fino al-
l'alba: un popolo esausto che
ha trovato gli ultimi scampoli di
forza per riversarsi in ogni an-
golo della capitale, in auto e a
piedi, sventolando bandiere,
cantando, ripetendo vecchi slo-
gan e coniandone di nuovi: “El
shab asqat el nitham”, Il popo-
lo ha fatto cadere il regime (con
ovvio riferimento a uno degli
slogan più diffusi nel corso della
rivoluzione, “El shab iurid isqat
el nitham”, Il popolo vuole la
caduta del regime).
Alcune scritte sull'asfalto ri-
chiedono solo un minimo rima-
neggiamento. Invece di “Irhal”
(Vattene) viene cancellata la
“I” iniziale e la scritta diventa
“Rahal” (Se n'è andato). È bel-
la, questa metamorfosi dei ver-
bi, delle declinazioni. Ma so-
prattutto è commovente il sol-
lievo di questo popolo strema-
to. A un lato della via della Bor-
sa si susseguono le caffetterie;
per tutta la notte sono stati im-
bastiti banchetti, ho udito can-
zoni della tradizione egiziana,
compresi molti motivi del folclo-
re locale. Nazionalismi regio-
nali, potremmo chiamarli: da
Suez, Ismailia, Mynia, Assiut,
Fayoum, Port Said. E natural-
mente l'inno nazionale, com-
posto nel corso della rivoluzio-
ne del 1919, oggi diventato
emblema di questa rivoluzione
del nuovo secolo.
Il tricolore egiziano compare in
forma di nastri sulla fronte di
giovani e vecchi, uomini e don-
ne: lo esibiscono con fierezza e
allegria. All'alba prendo un taxi
per rientrare a casa e rimango
serrato tra auto e pedoni. Mi ri-
trovo per caso – o per una coin-
cidenza metafisica –nella stes-
sa vettura con Gamila Ismail,
l'ex compagna di Ayman Nour,
il leader del parito Ghad impri-
gionato nel 2005 per aver osa-
to sfidare Mubarak alle presi-
denziali. È una bella donna, la-
scia il suo numero di cellulare ai
passanti (procediamo a passo
d'uomo) e anche all'autista. Mi
dice che è il giorno più bello del-
la sua vita, le stesse parole che
aveva usato El Baradei. Anc he
per me è uno dei giorni più belli
della mia vita.
EGITTO: i candidati
del primo giorno
Domenica 13 febbraio 2011 pagina 11
LA NUOVA PEDINA
DEL DOMINO
Ieri la “marcia per il cambiamento”
Scontri e arresti in Algeria
di Alessandro Oppes
L
a Place Premier Mai come
Tahrir Square. Dopo la cac-
ciata del Faraone d’Eg itto,
ora ci prova Algeri. Ma era
tale il terrore del governo di Ab-
delaziz Bouteflika di vedersi tra-
volto da una nuova ondata di fu-
rore popolare che il regime ha
deciso di schierare – in occasio-
ne della marcia “per il cambia-
mento” organizzata ieri dall’op -
posizione e annunciata già dal
21 gennaio scorso – nienteme -
no che trentamila poliziotti in
assetto di guerra. E allora, dopo
un’intensa mattinata di batta-
glia campale con scontri, feriti
e, secondo il quotidiano Derniè -
res Nouvelles d’Algér ie, almeno
mille arresti, alle 4 e mezza del
pomeriggio le forze di sicurezza
sono riuscite a disperdere gli ul-
timi duemila manifestanti che
ancora resistevano sulla piazza
destinata a diventare il simbolo
di questa nuova rivolta del mon-
do arabo. Ma i promotori sono
soddisfatti, e un altro giornale
dell’opposizione, El Watan, pro-
clama fiducioso: “Il muro della
paura è saltato, numerosi giova-
ni hanno mostrato la loro volon-
tà di far avanzare le cose”. Una
voglia di cambiamento che in
queste ore accomuna i giovani
algerini a quelli dello Yemen,
scesi in piazza a migliaia nella
capitale Sana’a per chiedere le
dimissioni del presidente Ali
Abdullah Saleh.
IN ALGERIA in serata, si se-
gnalavano ancora proteste e
scontri in diverse zone del pae-
se, da Orano a Tizi Ouzou, da An-
naba a Bejaia, mentre nella capi-
tale la polizia manteneva lo stato
di massima allerta per il timore
che i dimostranti potessero ap-
profittare delle ore notturne per
riorganizzarsi e occupare nuo-
vamente la piazza Premier Mai.
Per oggi, comunque, il Coordi-
namento nazionale per la demo-
crazia e il cambiamento, promo-
tore delle proteste insieme a di-
verse organizzazioni sindacali,
alla Lega per i diritti umani e ad
altri movimenti della società ci-
vile, ha fissato una nuova riunio-
ne per fissare la strategia da se-
guire. “Bouteflika vattene”, “Vo -
gliamo un paese gestito dai gio-
vani e non dai vecchi”, “Siamo
stanchi di questo regime”: ecco
cosa si leggeva in alcuni degli
striscioni innalzati ieri dai mani-
festanti. Una novità assoluta in
un paese nel quale è in vigore,
dal 1992, lo stato d’emergenza. È
chiaro che la sfida è già comin-
ciata e che gli oppositori del go-
verno non hanno intenzione di
tirarsi indietro. Dopo i primi
scontri, che hanno infiammato il
paese all’inizio di gennaio, e gli
oltre venti casi di persone che
hanno tentato di immolarsi dan-
dosi fuoco, il paese vive un clima
di tensione permanente: sciope-
ri nei licei e nelle università, pro-
teste per le condizioni di lavoro
e i bassi salari (la disoccupazione
giovanile sfiora il 20 per cento).
E da tre giorni il personale para-
medico – oltre centomila lavora-
tori – ha proclamato uno sciope-
ro selvaggio.
Per tentare di calmare gli animi,
Bouteflika ha annunciato l’ado -
zione di un pacchetto urgente di
misure contro il carovita e per
garantire un impiego ai giovani,
ha assicurato che verranno con-
DAL MONDO
cessi crediti agevolati per l’ac -
quisto della prima casa, e ha pro-
messo l’abolizione dello stato
d’emergenza deciso 19 anni fa
dai militari dopo lo scioglimento
del Fis, il partito islamico che
venne dichiarato illegale dopo
aver vinto le elezioni legislative.
Proposte tardive secondo la
maggior parte dei gruppi del-
l’opposizione (tra i pochi a dis-
sociarsi, i socialdemocratici del-
l’Ffs di Hocine Ait Ahmed, che
non hanno aderito alla marcia di
ieri). “L’Algeria ha bisogno della
sua seconda rivoluzione, è arri-
vato il momento di cacciare il de-
spota”, inveisce Farid Alilat,
giornalista di Dernières Nouvel-
les d’Algér ie.
ABDELAZIZBouteflika, qua-
si 75enne, è al potere dal 1999
quando il paese era ancora scon-
volto dalla decennale guerra ci-
vile che fece 200mila morti. Fu
l’unico tra gli otto candidati a re-
stare in lizza in un voto per le
presidenziali segnato da pesanti
brogli: andò al potere con il 75
per cento dei consensi, e due an-
ni fa ha cambiato la Costituzione
per ottenere un terzo mandato.
La sua speranza di restare in sella
è legata soprattutto a quei 50 mi-
liardi di dollari di petrolio e gas
che il paese vende ogni anno al-
l’estero: le risorse energetiche
lo mettono al riparo da qualsiasi
pressione esterna.
N
PA K I S TA N
Mandato d’a r re s t o
per Musharraf
M
andato d'arresto per
l'ex presidente del
Pakistan, Musharraf in
relazione all'attentato del
2007 in cui morì il
premier Benazir Bhutto.
Lo ha deciso ieri il
tribunale speciale
antiterrorismo pakistano.
Ma da Londra, dove vive
dal 2009, Musharraf ha
fatto sapere che ignorerà
il mandato.
AF G H A N I S TA N
Attacco talebano
alla polizia
C
inque kamikaze
talebani hanno
colpito ieri il quartier
generale della polizia di
Kandahar, causando
almeno 23 morti, quasi
tutti agenti, ed una
cinquantina di feriti, molti
civili. Questo mentre un
tribunale di Kabul
annunciava di voler
interrogare 83 neoeletti
sospettati di essere
arrivati in Parlamento
attraverso brogli.
Un momento di tensione tra polizia a manifestanti, ieri ad Algeri (FOTO ANSA)
Tre n t a m i l a
poliziotti
in assetto
da guerra
d i s p e rd o n o
i manifestanti
nella capitale
PROTESTA AD ATENE
IL DIGIUNO DEGLI INVISIBILI
di Gilberto Mastromatteo
Atene
S
ono 300, ma rappresentano decine di mi-
gliaia di persone. E stanno sfidando la mor-
te per ottenere il permesso di vivere in Grecia
regolarmente. Sono un gruppo di migranti
nord-africani, algerini soprattutto, ma anche
marocchini, tunisini ed egiziani. Lo scorso 25
gennaio hanno iniziato uno sciopero della fa-
me per richiamare l'attenzione del governo
ellenico sulla propria situazione. Chiedono il
permesso di soggiorno, per sè e per tutti gli
altri migliaia di migranti che vivono ad Atene
e nel resto della Grecia. Anche se dall'esecu-
tivo greco, finora, non è giunta nessuna rispo-
sta. “Che inizino a preparare 300 bare – dice
Hassan, algerino, in evidente stato di denu-
trizione – noi non molleremo finchè non ot-
terremo quello che chiediamo”. La dimora in
cui si sono accampati, nel centrale viale Pa-
tision, si chiama Hepatiya ed è una villa di-
roccata, messa a disposizione da un privato.
Al suo interno c'eè spazio solo per metà di
loro. I restanti dormono nel cortile, sotto al-
cune tende da campeggio. Si
scaldano con delle stufe a gas,
mentre i bisogni fisiologici sono
affidati a una manciata di bagni
ch i m i c i .
LA LORO PROTESTAin real-
tà, era iniziata il 23 gennaio, con
l'occupazione della facoltà di
Giurisprudenza dell'Università
ateniese. Dopo due giorni, la de-
cisione di iniziare a digiunare. Ma
la reazione delle Istituzioni non
ha tardato ad arrivare. Il 28 gen-
naio la polizia, in assetto an-
ti-sommossa, ha fatto irruzione
all'interno del Politecnico, co-
stringendoli a uscire. Non accadeva dal 1974,
quando ad Atene governavano i colonnelli.
“Da allora – spiega Abdul, uno dei portavoce
dei digiunanti – le università sono una zona
franca in Grecia e al loro interno non possono
entrare le forze dell'ordine. Il governo si è as-
sunto una pesante responsabilità venendo me-
no a questa regola”. La sistemazione degli im-
migrati nella sede universitaria aveva causato
accesi dibattiti anche in parlamento.
A FAR DISCUTERE erano state soprattut-
to alcune dichiarazioni del ministro della Pub-
blica Istruzione, Anna Diamandopoulou, che
aveva indicato la coalizione di sinistra Syriza
come istigatrice della protesta. Abdul scuote il
capo: “Sono fantasie – dice – questa protesta
parte dagli immigrati. È l'atto finale di un per-
corso iniziato almeno 4 anni fa a Creta e poi
sviluppato in varie parti del Paese. Se c'è qual-
cuno che ci da una mano, come i Solidarity
Group di Atene, non possiamo che ringraziar-
lo. Ma la responsabilità è solo nostra”. Piu' del-
la metà dei 300 ha vissuto e lavorato a Creta,
dove risiede la comunità di immigrati più or-
ganizzata in Grecia. Gli altri, oltre
che da Atene, vengono da Samos,
Salonicco e Patrasso. A compor-
re “l ' ava n g u a rd i a ”sono stati chia-
mati gli individui più in salute,
tutti uomini tra i 18 e 30 anni,
dunque in grado di resistere ad
una protesta di tale durezza. “In
questo momento c'è chi inizia ad
avere problemi - rivela Alì, ma-
rocchino – tutti abbiamo perso
fino a dieci chili di peso. C'è chi
ora non riesce neanche più a be-
re tè, perchè gli provoca proble-
mi intestinali. Già molti di noi so-
no stati invitati dai medici a ces-
sare il digiuno e ad assumere an-
tibiotici”. Ma la protesta non si
ferma. E i media greci, dopo un'i-
niziale cautela, stanno oggi seguendo in ma-
niera sistematica le sorti della vicenda. Ieri sera
un corteo in appoggio ai migranti, cui hanno
preso parte diverse migliaia di persone, ha in-
vaso le vie del centro storico ateniese, passan-
do per Omonia square, Attiki square, Ameriki
square, luoghi simbolo dell'immigrazione nel-
la Capitale e sostando a lungo di fronte alla se-
de del parlamento greco. Da cui ora si attende
una risposta.
Trecento nord-africani
in sciopero della fame
per chiedere
la regolarizzazione di chi
da anni vive in Grecia
L’accampamento
degli immigrati ad Atene
(FOTO GILBERTO MASTROMATTEO)
pagina 12 Domenica 13 febbraio 2011
di Camilla
Tagliabue
Q
uer pastic-
ciaccio de
via Solferino:
un articolo
comparso giovedì scorso sulle pagine
del “Corriere della Sera” ha scatenato
non poche polemiche nel mondo edi-
toriale. Secondo Paolo Di Stefano, che
ha firmato la doppia pagina, Carlo Emi-
lio Gadda «si trasferisce armi e bagagli»
in Adelphi, traslocando dalla Garzanti,
sua dimora storica, che ne edita l’o p e ra
in raccolta dagli anni Ottanta e che ha
prontamente replicato: «Almeno per i
zart, dove scopre che il signor
Stockhausen (che impersonava,
tra una pausa e l’altra, l’ascolta -
tore immaginario delle suonate),
esiste davvero e non è un modo
per dire “signor sto caz..”. Tra i
politici messi alla berlina, un Ale-
manno che propone la Formula 1
a Roma scordando che “i romani
non fanno passà manco la mac-
china della polizia, figuriamoci
una McLaren”; o chi vagheggia
un aeroporto a Viterbo, “così ci
metti quindici ore da Bankgok a
Viterbo e altre quindici da Viter-
bo a Roma”.
CHIUDE un poetico omaggio
alla madre, morta troppo presto,
e che lui fa rivivere seduta nel
pubblico, con la borsetta sulle gi-
nocchia. Quasi un archetipo del-
la Mamma, quella che un tempo
“ti tirava lo zoccolo “intelligen -
te”, che ti inseguiva e se ti na-
scondevi si nascondeva pure
lui”; a cui segue, sempre un po’
dopo, la Moglie, che - in uno dei
pezzi più noti - costringe il marito
ad andare al supermercato, salvo
poi trasformarsi in una sorta di
Medea pronta a sbranarlo per
ogni passo falso negli acquisti.
Eppure, quando magari se ne va,
anche se ti consoli sapendo “ch e
forse ti voleva bene veramente,
no come quella che ti sta addosso
da quarant’anni come una zec-
ca”, alla fine piangi. Perché di
due cose il comico è convinto.
Primo, che sono le donne a por-
tare avanti il mondo. Secondo,
che la vera distanza, lui che pure
è più vicino alla destra popolare,
non corre più tra destra e sinistra.
Ma, come da sempre forse, tra
potenti e poveracci.
SECONDOTEMPO
S P E T TA C O L I , S P O RT, IDEE
Paolo Rossi
L’ex
campione
nel cast di
Ballando con
le stelle
Muti
Sta meglio:
non vedo
l’o ra
di tornare
sul podio
Leonardo
Calciopoli?
Una noia
assoluta
e la gente
è stanca
Liz Taylor
La diva
r i c ove ra t a
per una
insufficienza
c a rd i a c a
di Elisabetta Ambrosi
G
iura che non parlerà di politica,
perchè di fronte alle notizie sul-
le feste di Berlusconi non sa pro-
prio che dire. Però una cosa gli
rode davvero: “Ha alzato troppo
i prezzi delle escort, prima con
due o tre piotte andavi con una
di tutto rispetto, ora ti tocca
sganciare almeno tremila”. Ma
alla fine confessa: “Per cinque-
mila euro gliela avrei data pure
io se ce l’avessi avuta, c’è chi la
dà per molto meno; anzi, c’è chi
si sposa per darla, e poi dopo il
matrimonio smette” (e si capi-
sce perché, “quella dopo ven-
t’anni è tua sorella, però se fai
finta di guardarla con gli occhi
del tuo vicino magari qualcosa
cambia”).
DAI POTENTI ai poveri cristi:
la forza del comico romano Mau-
rizio Battista, in scena questi
giorni al Teatro Olimpico di Ro-
ma con lo spettacolo Sempre più
convinto..anzi convintissimo, è sem-
pre la stessa: raccontare l’esisten -
za della gente normale, quella a
cui tocca barcamenarsi con una
vita di coppia lontana anni luce
dai fasti del premier. Dove il ma-
rito dice alla moglie che va a pe-
scare alle cinque di mattina, poi
si butta in macchina magari solo
per dormire, e torna col pesce
con lo scontrino nella busta. O,
peggio, «capato», grida uno dal
pubblico. Una tragicomica quo-
tidianità che i giornali, una cate-
goria da sempre presa di mira dal
comico, non sanno più racconta-
re, perché “non c’hanno manco
idea di che significa aprire il bar
alle cinque di mattina”. E proprio
dagli occhi impastati di un Batti-
sta bambino, trascinato all’alba
nel bar del padre, parte il mono-
logo sull’infanzia che apre lo
spettacolo. Un’infanzia, la sua e
quella di tutti i nati nei Sessanta,
dove ti menavano un po’ tutti, e
pure i giochi erano fatti con le
mani (memorabile il “vola gigi-
no, vola gigetto”); dove si vede-
vano film come La corsa dei coco-
meri in salita o Cancelli sul mare; do -
ve, soprattutto, c’era ancora il te-
lefono duplex, “che appena suo-
nava il citofono attaccavi, tanto
sapevi che era Lui, il vicino”. L’in -
fanzia delle vacanze al mare ad
Anzio, “che si stava un mese e ci
si portava di tutto, praticamente
uno sfratto esecutivo”, in case
dove si dormiva in nove sulle reti,
e la gente non sapeva né leggere
né nuotare, però “magnà sì”. E in-
fatti comprava “cinque chili di ci-
r iole”, altro che chi oggi “va al
forno o al bar a chiedere con voce
esangue una ciabattina o il cor-
netto piccolo, mi raccomando”
(“signora non si preoccupi, è co-
sì piccolo che lo stanno a prenne
tutti per culo dentro la cesta”).
I ragazzini coi costumi di spugna
- “ce n’ho uno fracico da nove an-
ni”; gli adulti con i pantaloncini
senza rete, sbracati al sole fino a
che qualcuno gli sussurrava “zì,
c’hai una palla in fuori gioco”. I
bagni dopo aver mangiato la par-
migiana, «che eri già morto sulla
riva», il kit delle vacanze: setac-
cio - “se trovi una pepita portala a
mamma, se trovi uno stronzo a
tuo padre” - e paletta: “ma non ci
scavare le buche”, “ma allora che
ci faccio, i posti di blocco sulla
nettunense?”. Poi comincia lo
spettacolo vero e proprio, con
l’esibizione degli oggetti assurdi
che invadono le nostre vite - dal
portabanane di plastica “che se
lo metti nella tasca dei pantaloni
ti fanno spazio sulla metro” al
braccialetto che ti sveglia se russi
(“quindi non è che non russi, non
dormi proprio”). E la presa in gi-
ro del solito provincialismo ita-
liano, quello per cui davanti ad
un bar in ristrutturazione puoi
trovare la scritta work in pro-
gress, “ma a Manhattan troveresti
mai il cartello stamo a restrutturà
il baretto?”. O quello che, ignaro
dei limiti del popolo italiano,
spinge un produttore a fare una
fiction che imita Csi, “Ris Roma”.
Dove già alla richiesta di correre
urgentemente per un cadavere la
riposta è: «che fretta c’è tanto è
morto»; ma poi, ammesso che si
arrivi alla scena del delitto, si fi-
nisce per scoprire che è sparito il
nastro per circondare la zona
(“ispettore, mio cognato sta a fa
un pozzetto a Frascati”). Ma ad
essere ridicolizzato è anche il ra-
dicalscicchismo, l’altra faccia del
provincialismo. Quello, ad esem-
pio, dei ristoranti dove ti chiedo-
no sussurrando se hai prenotato
e poi, dopo aver consultato pen-
sosamente un libro, ti indicano il
tavolo libero proprio accanto. E
Il comico
Maurizio Battista in scena
al Teatro Olimpico di Roma
(FOTO LAPRESSE)
Il comico romano al Teatro Olimpico
tra nostalgie, cattiverie e il racconto
di un Paese diviso più che tra destra e sinistra tra potenti e poveracci
se domandi tortellini con panna
ti guardano schifati, dicendo che
“la panna loro non la mettono
manco sul gelato, che io se fossi
quelli della Panna Chef farei una
sommossa”. Esilarante, anche, il
racconto di un Battista capitato
per caso ad un concerto di Mo-
TEATR O
Maurizio Battista
Tra il Banana
e il porta banane
in & out
editor i
GADDA E IL PASTICCIACCIO BRUTTO
DI VIA SOLFERINO
Le ragazze
di B.

Per
cinquemila
euro gliela avrei
data pure io
(se cel’avessi
avuta)

prossimi tredici anni le opere di Gadda
sono state e continueranno a essere
pubblicate, come da contratto, dalla
casa editrice. Dunque la Garzanti re-
sterà ancora a lungo la casa di Carlo
Emilio Gadda. Dopo il 2023, chi avrà
pazienza vedrà», così la lettera del di-
rettore editoriale Oliviero Ponte di Pi-
no. Ieri pomeriggio è poi apparso sul
sito un ulteriore comunicato: «Nel
2003 Garzanti rinnovò con chi ne era
all’epoca erede il diritto di pubblicare
e ristampare per i successivi vent’anni
(solo perché non era possibile per leg-
ge rinnovarlo per un periodo più lun-
go) l’opera in raccolta di Gadda, nel-
l’edizione magistralmente curata da
Dante Isella… Proprio perché è ben
chiara l’importanza e la centralità di
quest’o p e ra …siamo ben lieti di poter-
la pubblicare fino al 2023 e dispostis-
simi a rinnovare il contratto anche per
il ventennio successivo. Ci pare un po'
prematuro ora escludere questa ipote-
si».
L’annuncio del “Cor riere” si rifà all’ac-
cordo sottoscritto tra Roberto Calasso
e Arnaldo Liberati (nipote di Giusep-
pina, la governante che Gadda scelse
come sua erede), secondo cui Adelphi
inizierà a pubblicare quest’anno Accop-
piamenti giudiziosi, l’anno prossimo L’A-
dalgisa eMeraviglie d’Italiae, nel 2013, un
Eros e Priapo basato sugli autografi rin-
venuti in un baule. Si tratta, tuttavia, di
titoli singoli e non dell’opera in raccol-
ta: oltre a essere regolamentati da un
differente tipo di diritto, non prevedo-
no necessariamente una curatela criti-
ca. Gli uni, cioè, non escludono l’a l t ra :
se è vero che fino al 2023 va ricono-
sciuto alla Garzanti «il titolo di residen-
za principale di Carlo Emilio Gadda», è
altrettanto vero che i libri «si pesano e
non si contano», mutuando le parole di
Cuccia. Anzi, Garzanti rilancia: «Siamo
lieti che uno degli autori più importan-
ti del Novecento italiano si possa gio-
vare anche di una seconda casa presso
Adelphi. Questo finirà per arricchire il
patrimonio culturale del nostro paese,
giacché ogni editore interpreta in mo-
do un po' diverso le opere che pubbli-
ca». Per non fare altri torti sarà bene
ricordare che Guanda ha raccolto da
Einaudi l’eredità dei Quaderni dell’i n ge -
g n e re e, soprattutto, che nel 2042 Gad-
da diventerà di dominio pubblico.
Domenica 13 febbraio 2011 pagina 13
20.57 PREVISIONI DEL TEM-
PO Meteo
21.00 NOTIZIARIO News
lunghe da 24
21.27 PREVISIONI DEL TEM-
PO Meteo
21.30 RUBRICA Ippocrate
21.57 PREVISIONI DEL TEM-
PO Meteo
22.00 ATTUALITÀ Inchiesta
4 (Esteri) (REPLICA)
22.30 NOTIZIARIO News
lunghe da 24
22.57 PREVISIONI DEL TEM-
PO Meteo
23.00 RUBRICA Tempi
dispari (REPLICA)
23.27 PREVISIONI DEL TEM-
PO Meteo
23.30 RUBRICA Tempi sup-
plementari
0.00 NOTIZIARIO News
lunghe da 24 - Meteo
0.30 RUBRICA Tempi
dispari (REPLICA)
1.00 NOTIZIARIO TG -
Rassegna stampa - Meteo
18.50 GIOCO Chi vuol
essere milionario
20.00 NOTIZIARIO TG5 -
Meteo 5
20.40 ATTUALITÀ Striscia
la Domenica
21.30 REALITY SHOW
Amici
0.30 ATTUALITÀ Terra!
1.30 NOTIZIARIO TG5
Notte - Meteo 5 Notte
17.00 FILM I morituri
19.05 REAL TV Chef per un
giorno
20.00 NOTIZIARIO TG La7
20.30 ATTUALITÀ In Onda
21.30 ATTUALITÀ Niente
di personale (NUOVA EDI-
ZIONE)
0.15 NOTIZIARIO TG La7
0.25 RUBRICA Innova-
tiON
18.55 NOTIZIARIO TG4
19.35 TELEFILM
Il ritorno di Colombo
21.30 TELEFILM
Il comandante Florent
23.20 RUBRICA SPORTIVA
Controcampo
1.25 NOTIZIARIO TG4
Night News
1.50 MUSICA Vintage
Parade 7
/ E.T. l’extraterrestre
Un alieno viene abbandonato sulla Terra.
Lo trova un bambino, Elliot, che decide
di aiutarlo e portarlo a casa. Con l’aiuto
del fratello più grande e della sorellina
Gertie, Elliot riesce a tenere segreto il
nuovo arrivato. Con il passare dei giorni,
tra i due nasce un forte legame di amici-
zia, che porta il bambino a mettere da
parte i suoi desideri per aiutare il suo
nuovo amico a trovare un modo per tor-
nare a casa...
Italia 1 19,10
/ Niente velo per Jasira
Il film segue le vicende delle tredicenne
Jasira spedita dalla madre irlandese a
vivere a Houston con il rigido padre liba-
nese. Giunta in città, la ragazzina dovrà
confrontarsi con un mondo ostile, dove si
annidano razzismo e ipocrisia, e, soprat-
tutto, dovrà gestire le pulsioni comuni a
ogni adolescente, imparando a conoscere
il proprio corpo. Nel suo percorso di cre-
scita sarà affiancata da Thomas, il fidan-
zato di colore, e da due vicini.
Sky Cinema Mania 21,00
/ Librarian: Alla ricerca della lancia perduta
Quando un manoscritto dai misteriosi
poteri magici viene sottratto dalla biblio-
teca in cui è custodito, Flynn Carsen, il
mite bibliotecario che è a conoscenza del
suo grande valore, si mette immediata-
mente sulle sue tracce, intenzionato a
recuperarlo a ogni costo. Per riuscire nel-
l’impresa, Flynn assolda un’esperta di
arti marziali, Nicole Noone, che affronte-
rà al suo fianco ogni genere di peripezia
per raggiungere lo scopo...
Italia 1 21,25
Che tempo che fa
Trittico di ospiti per la puntata di questa
sera.Aprirà il Ministro degli Interni Rober-
to Maroni, già uno dei maggiori esponenti
della Lega Nord, il partito guidato da
Umberto Bossi.Poi è il turno di Carlo Ver-
done, attore e regista, che parlerà della sua
carriera e del cinema italiano più in genera-
le.Infine la moda protagonista con Ottavio
Missoni, il grande stilista italiano, che in
passato fu anche atleta di buon livello, con
una partecipazione alle Olimpiadi nel 1948.
Rai 3 20,10
Presa diretta
Perché le carceri italiane sono così sovraf-
follate? Come mai il problema non è mai
stato risolto? Cosa si potrebbe fare per evi-
tare i troppi suicidi tra i carcerati? E' vera-
mente necessario costruire decine di nuove
carceri? L’inchiesta di “Presadiretta”entra
nel cuore e nel nodo dei problemi del nostro
sistema penitenziario.Riccardo Iacona è
andato a Poggioreale, il carcere di Napoli,
che è simbolo dei molti mali che affliggono
gli istituti penitenziari.
Rai 3 21,30
TRAME PROGRAMMI
DI OGGI
DEI FILM DA NON PERDERE
LA TV
12.00 EVENTO Recita del-
l'Angelus
12.20 RUBRICA Linea ver-
de
13.30 NOTIZIARIO TG1 -
TG1 Focus
14.00 VARIETÀ Domenica
In - L'Arena
15.50 VARIETÀ Domenica
In - Amori
16.15 VARIETÀ Domenica
In... onda
18.50 GIOCO L'eredità
20.00 NOTIZIARIO TG1
20.35 NOTIZIARIO SPORTI-
VO TG Sport
20.40 GIOCO Affari tuoi
21.30 FICTION FuoriClasse
"La Ministra" "La gita
scolastica"
23.35 ATTUALITÀ
Speciale TG1
0.40 NOTIZIARIO
TG1 Notte
1.05 DOCUMENTI XXI
Secolo - Testimoni e pro-
tagonisti
2.20 RUBRICA Sette note
13.45 VARIETÀ SPORTIVO
Quelli che... aspettano
15.40 VARIETÀ Quelli che
il calcio e...
17.05 RUBRICA SPORTIVA
Rai Sport Stadio Sprint
18.00 NOTIZIARIO TG2
L.I.S.
18.05 RUBRICA SPORTIVA
90° Minuto
19.05 RUBRICA Crazy
Parade
19.40 TELEFILM Il Puma
20.30 NOTIZIARIO TG2 -
20.30
21.00 TELEFILM N.C.I.S.
"Omissione di soccorso"
21.45 TELEFILM Castle -
Detective tra le righe
"Un'esperienza mortale"
22.35 RUBRICA SPORTIVA
Rai Sport La Domenica
Sportiva
1.00 NOTIZIARIO TG2
1.20 RUBRICA RELIGIOSA
Sorgente di vita
1.50 PREVISIONI DEL TEM-
PO Meteo 2
14.00 NOTIZIARIO TG
Regione - TG3
14.30 ATTUALITÀ In 1/2 h
15.00 NOTIZIARIO TG3
L.I.S.
15.05 ATTUALITÀ
Alle falde del Kilimangiaro
18.00 CULTURALE Per un
pugno di libri
19.00 NOTIZIARIO TG3 -
TG Regione - Meteo
20.00 VARIETÀ Blob
20.10 ATTUALITÀ Che
tempo che fa
21.30 ATTUALITÀ Presa
diretta
23.20 NOTIZIARIO TG3
23.30 NOTIZIARIO TG
Regione
23.35 ATTUALITÀ L'alma-
nacco del Gene Gnocco
0.35 NOTIZIARIO TG3
0.45 ATTUALITÀ
TeleCamere
1.40 RUBRICA
Appuntamento al cinema
1.45 DOCUMENTI Fuori
orario. Cose (mai) viste
L’almanacco del Gene Gnocco
L’Almanacco del Gene Gnocco come Sanre-
mo.Alla vigilia del Festival propone un
gemellaggio con la rassegna canora più
famosa d’Italia insieme a due ospiti d’ecce-
zione, i Jalisse, vincitori dell’edizione 1997 e
ora quasi “scomparsi”dalle grandi platee.
Una rentrée in grande stile in cui i Jalisse
svelano i propri segreti e ripropongono
“Fiumi di parole”.In sommario, inoltre, un
videomessaggio del presidente egiziano
Mubarak e un inedito quiz “dentistico”.
Rai 3 23,35
I FILM LO SPORT
SC1= Cinema 1
SCH=Cinema Hits
SCMa=Cinema Mania
SCF=Cinema Family
SCM=Cinema Max
SP1=Sport 1
SP2=Sport 2
SP3=Sport 3
17.55 Inspector Gadget SCF
18.15 Boog & Elliot 2 SCH
18.50 Ronin SCM
19.00 Il maledetto United SCMa
19.20 Mostri contro Alieni SCF
19.20 Bangkok Dangerous SC1
19.35 The Ministers SCH
21.00 Niente velo
per Jasira SCMa
21.00 Vincere insieme SCF
21.00 Until Death SCM
21.10 Diverso da chi? SCH
21.10 Alvin Superstar 2 SC1
22.35 Kate & Leopold SCF
22.45 Jennifer’s Body SC1
22.55 World On Fire SCM
23.00 Quel pazzo venerdì SCH
23.05 Dance Flick SCMa
0.30 Bad boys SCM
0.35 Shriek - Hai impegni per
venerdì 17? SCMa
0.45 Quarantena SCH
0.55 Stuart Little un topolino
in gamba SCF
16.00 Rugby, Sei Nazioni 2011
Irlanda - Francia (Diretta) SP2
16.55 Calcio, Premier League
27a giornata Bolton Wanderers
- Everton (Dir.) SP3
18.15 Basket, Coppa Italia
maschile Finale (Diretta) SP2
18.55 Calcio, Liga 23a giornata D.
La Coruna - Villarreal (Dir.) SP3
20.40 Calcio, Serie A Posticipo
6a giornata ritorno Juventus -
Inter (Diretta) SP1
20.55 Calcio, Liga 23a giornata
Espanyol - Real Madrid
(Diretta) SP3
21.00 Rugby, Sei Nazioni 2011
Inghilterra - Italia (Sintesi) SP2
22.00 Rugby, Sei Nazioni 2011
Irlanda - Francia (Sintesi) SP2
23.30 Calcio, Liga 23a giornata D.
La Coruna - Villarreal (R) SP3
0.00 SNAI Poker Main Ep. 9 SP2
0.45 Rugby, Sei Nazioni 2011
Inghilterra - Italia (Sintesi) SP2
19.00 CARTONI ANIMATI
Tom & Jerry
19.10 FILM E.T. l'extrater-
restre
21.25 FILM Librarian: Alla
ricerca della lancia perduta
23.25 VARIETÀ Saturday
Night Live
1.50 FILM Fandango
3.50 TELEVENDITA
Mediashopping
TELE
+
COMANDO
IL PEGGIO DELLA DIRETTA
Il tempo
pa s s a
di Fulvio Abbate
C
ominciamo da lontano, dal-
la fioritura comica e politi-
co-spettacolare del ’77 emilia-
no - altro che le smorfie da
diarroico di Enrico Beruschi
davanti ai culi acconciati in
tulle come confetti a “Dr ive
In” – già che siamo lì ripensia-
mo a Bologna e zone limitrofe
un istante dopo che ebbe mo-
do di quietarsi la rivolta degli
indiani metropolitani. Credo
che il gruppo di mattatori in
questione si chiamasse “G ra n
Pavese Varietà”, un “colletti-
vo ” da cosiddetta “ala creati-
va ” conteneva fra i suoi mem-
bri interni, tra gli altri, Patrizio
R ove r s i e Syusy B l a d y, Stefa-
no Bicocchi (cioè il mimo
“mu t o ” Vito) e gli imperdibili
Gemelli R u g ge r i (Eraldo Tur-
ra e Luciano Manzalini) che
poco dopo daranno vita all’e-
popea di Kroda, sorta di con-
centrato di parodia della co-
municazione televisiva nei
paesi del socialismo reale,
un’invenzione da vaudeville
satirico-politico davvero stre-
pitosa. Poi il tempo, cosa no-
ta, ha fatto il suo corso, così
come i mutamenti del gusto e
dei palinsesti. Così oggi di tut-
ta quella roba esilarante o co-
munque frutto di un laborato-
rio spettacolare per niente lof-
fio, non restano che macerie,
al massimo considerazioni su
quanto potrebbe apparire, se
riproposta, “datata”.
L’altra sera su La7, a “Le inva-
sioni barbariche”, per esem-
pio, c’era un signore con un
timballo di capelli bianchi che
manifestava la sua incapacità
rispetto alla tecnologia, guar-
do bene e scopro trattarsi di
Patrizio Roversi, che di quel
circo cui accennavo era un
po’ il domatore. E’ vero, lo
sappiamo, strada facendo per
l’uomo è arrivato il fortunato
format di “Turisti per caso” in-
sieme all’ex compagna Syusy
Blady, e dunque non tutto si
può dire che sia andato per-
duto di una certa verve che
non ha timore di portare un
po’ dello spirito del Dams di
Umberto Eco proprio in tele-
visione, ma, perdonate l’ama-
rezza, Roversi oggi come og-
gi, e neppure per colpa sua,
sembra l’ombra di se stesso,
della propria vivacità iniziale,
mi suggerisce, ora che c i pen-
so lo stesso senso di “ma è fi-
nita davvero così?” che provai
anni addietro imbattendomi
in Anna Identici, già interpre-
te di una canzone di “d e nu n -
cia”, nel parterre-juke box vi-
vente di Paolo Limiti, dove
“Era bello il mio ragazzo” fa il
paio con “Vecchio scarpone”.
E i gemelli Ruggeri, la linea e il
punto? Tutto vero che Kroda
nel frattempo ha subito la stes-
sa sorte politica della Cecoslo-
vacchia, e dunque c’è da im-
maginarla finalmente gover-
nata da un omologo del poeta
democratico Vaclav Havel,
ma…
Ne resta soltanto un pezzo
sotto i nostri occhi di telespet-
tatori, ed esattamente “il pun-
to”, ossia il più robusto dei
due, Eraldo Turra, degradato
da speaker a cassiere di una
catena di supermercati che fa
la politica “paghi uno prendi
due”, con tanto di suono ma-
gnetico emesso dal codice a
barre. Mi direte: gli anni pas-
sano…E’ vero, e infatti intan-
to che scrutavo il timballo
d’argento di Patrizio Roversi
fra gli ospiti di Daria B i g n a rd i
mi sembrato di osservarlo, no-
nostante si tratti di un mio
coetaneo, con gli stessi occhi
che riservavo ai prozii, ai fra-
telli minori dei miei nonni, gli
stessi che durante le feste co-
mandate di famiglia racconta-
vano di quando in guerra d’E-
tiopia ebbero l’incarico da ge-
nieri fumogeni, storie vec-
chie, destini che non ce la fai
più a raccontare ai nipotini.
Vecchi scarponi del fu ’77.
w w w. t e l e d u r r u t i . i t
TG PAPI
C u l ot t e
al vento
Daria Bignardi conduce
Le invasioni barbariche
il venerdì sera su La7
SECONDO TEMPO
di Paolo Ojetti
T
g1
Ferrara può andare nello
studio del Tg1 a pontificare
per Berlusconi. Può replicare
dove vuole e quando vuole.
Ma quando si “mette in pro-
pr io” come è accaduto al Del
Verme di Milano, anche il Tg1
gli chiude le porte in faccia: al
Tg1 per Berlusconi si mobili-
tano, punto e basta. Così della
kermesse milanese resta po-
co: Kant (cosa diavolo c’e n t ra
con Ruby, nessuno lo sa),
un’immagine sfuggevole di
“intellettuali e politici” (sullo
sfondo Ostellino e Sallusti),
una carrellata velocissima sul-
le mutande appese sul palco e
un po’ ovunque: fine. Casini,
Urso e Bersani – incredibile -
hanno avuto più spazio delle
culotte ferraresi. Presentato
invece come una vittoria di
Berlusconi l’incontro con
Marchionne. Purtroppo non è
andata così: Marchionne ha
confermato che farà quello
che gli pare. A dirla tutta, oggi
come oggi, chi conta di più fra
un manager di ferro e un “pre -
mier” di latta?
T
g2
Anche se la reiterata pre-
senza di Giuliano Ferrara po-
trebbe indurre a denunciare la
Rai per massiccio (e qui la staz-
za non c’entra) stalking, la let-
tura incrociata dei servizi po-
litici del Tg2 consola: dal Pd al-
l’Idv, da Casini a Fini, per una
ragione o per l’altra regalano
l’immagine di un fronte com-
patto contro Berlusconi e i
berluscones. Fini spinge il
nuovo partito verso la “costi -
tuzionalità” di Napolitano,
Bersani parla di Italia e non di
bunga bunga, Casini – addir it-
tura – ripercorre con aria di-
sgustata la parabola di Ferrara
“dalla difesa della vita alla di-
fesa delle mutande”. Quanti
erano al Dal Verme? Non una
folla oceanica, ma certamente
molti di più dei manifestanti
“antitoghe” dell’altro pome-
riggio. In mezzo alle mutande
sventolanti, Daniela Santan-
ché, Alessandro Sallusti, Igna-
zio La Russa e Piero Ostellino.
Intimissimi.
T
g3
Il Nord Africa è in fiamme.
I migranti affollano le sponde
italiane, attraversando il cana-
le di Sicilia e lì morendo come
è già accaduto decine di volte
in passato. Che il Maghreb po-
tesse esplodere con “ef fetto
domino” era previsto. Ma una
domanda dovrebbe imporsi
su tutte: noi dove eravamo?
D ov ’era Fr a t t i n i ? Cosa sta fa-
cendo la nostra diplomazia?
Come mai siamo totalmente
assenti in un teatro geopoliti-
co che ci vede in posizione de-
licatissima? La domanda e la ri-
sposta (Frattini si occupa di
Berlusconi, Berlusconi dei
suoi processi, il resto del go-
verno dorme sonni profondis-
simi) il Tg3 non se le pone.
Peccato. Si occupa più di Fer-
rara che altro e anche Ferrara –
gonfio di retorica da palco –ha
un po’ stufato. Oggi (il Tg3 lo
ricorda) le donne manifestano
in 120 piazze d’Italia. Manife-
stazione senza bandiere di par-
tito. Sì, ma siamo pronti a fare
penitenza se appare uno stri-
scione con “Viva i Bunga Bun-
ga”.
pagina 14 Domenica 13 febbraio 2011
Cr imini,
non giochi
di Caterina Soffici
I
l moralismo, i peccati, i liber-
tini e i neopuritani non c’en -
trano niente. “Non c’è biso-
gno di essere puritani per ca-
pire che Berlusconi è unfit to
lead”. Il copyright non è mio, ru-
bo la frase dal Boston Globe di ieri,
in un editoriale dal titolo “Cr imi-
ni, non giochi”. Vogliamo quindi
parlare di reati e non di peccati,
terreno sul quale Ferrara, i neoli-
bertini e compagnia vorrebbero
spostare il discorso per gettare un
po’ di fumo negli occhi. I peccati
non ci interessano e anzi istintiva-
mente tifiamo più per Maria Mad-
dalena che per Maria Goretti. Inu-
tile cercare di confondere le ac-
que e sbandierare mutande in tea-
tro. Chi scende in piazza lo fa per
difendere non solo la dignità delle
donne ma di un intero Paese sber-
tucciato da più di un mese su ogni
giornale estero, con caricature,
vignette e battute pecorecce do-
ve si vedono ministre in autoreg-
genti e consigli dei ministri con le
conigliette intorno al tavolo.
E’ un falso argomento sostenere
che chi scende in piazza verrà
strumentalizzato da quanti voglio-
no a tutti i costi cacciare Berlusco-
ni, e non riuscendoci per via elet-
torale lo fanno passando dal buco
della serratura della sue camere da
letto in un nome di una non me-
glio precisata “vir tù” civica. I fatti
privati del presidente del Consi-
glio rimangano pure custoditi nel-
le sue ville, al riparo da occhi in-
discreti. Ma i fatti pubblici riguar-
dano tutti gli italiani e per questo
non si può far finte di niente.
Così quando un premier telefo-
na in questura per far rilasciare
una minorenne, non è un fatto
privato. E’ un reato pubblico.
Così se un premier paga per fare
sesso con una minorenne, si
chiama sfruttamento della pro-
stituzione minorile. Non è un fat-
to privato, è un reato e un fatto
p u bbl i c o .
I neolibertini sostengono che le
ragazze sono andate alle feste
con le loro gambe, e questa liber-
tà viene sbandierata come la
massima forma di emancipazio-
ne della donna moderna. Veris-
simo. Ognuna è libera di vender-
si, di vendere il proprio corpo, di
fare il mestiere più antico del
mondo. Nessuna delle persone
che scenderà in piazza domeni-
ca lo farà contro la prostituzione.
Non si manifesta contro le
escort, contro Ruby o le altre Ar-
corine. Libere loro di scegliere la
propria vita. Non è una manife-
stazione moralista e bacchetto-
na contro le prostitute.
Non ci sono brave ragazze con-
tro cattive ragazze. Non è una
manifestazione contro le perso-
ne, ma contro il metodo che ha
permesso a personaggi come Ni-
cole Minetti di diventare consi-
gliere regionale in Lombardia e a
Barbara Matera di essere elette al
Parlamento Europeo con oltre
130mila preferenze (prima degli
eletti dopo berlusconi nella cir-
coscrizione Sud) senza aver rila-
sciato un’intervista, senza un co-
mizio, senza aver dimostrato di
saper fare niente di niente.
Questo non è guardare dal buco
della serratura, ma alzare il velo
su una situazione pubblica gra-
ve, un problema di selezione del-
la classe politica che tocca in
particolare le donne. Ma ci sono
molti uomini peggiori di queste
ragazze in posti di potere, obiet-
teranno i censori. Vero, ma non
può essere un argomento a di-
scolpa.
La stesso dicasi di chi sbandiera
altre e peggiori cose accadute
nelle vite private di altri famosi
personaggi. Si dice per esempio
che Woody Alle si è messo con la
figlia adottiva della moglie. E al-
lora? Che Eugenio Scalfari ha vis-
suto per 40 anni bigamo, una set-
timana con una e una settimana
con l’altra. E allora? Anche Bill
Clinton non si è comportato pro-
prio bene nella sala ovale. Non
era meno peccatore di Berlusco-
ni. E allora? Non risulta che la sta-
gista sia diventata ministro. Nes-
suno di questi signori ha usato il
proprio ruolo pubblico per in-
tervenire a favore delle proprie
amanti e nessuno ha usato la co-
sa pubblica per piazzarle.
Tutto il resto sono solo chiac-
chiere e fumo negli occhi per im-
pedire chela gente li apra e veda
il re nudo.
I peccati
non ci interessano
ma è inutile cercare
di confondere le
acque e sbandierare
mutande in teatro
Chi scende
in piazza
lo fa per difendere
la dignità
di un intero Paese
PIAZZA GRANDE
Processi, la versione di Nixon
di Furio Colombo
C’
è un espediente a cui i
difensori di Berlusconi
ricorrono spesso con
successo. All’alter nati-
va accettare o non accettare il
processo, sostituiscono pronta-
mente l’altra, andare o non an-
dare subito al voto. Ovvio che si
tratta di un salto logico che si de-
scrive bene con l'espressione
americana “confondere le mele
con le arance”. L’idea che il po-
polo sia l’unico vero giudice è
un’idea sovietica del tutto estra-
nea alla democrazia. E infatti ri-
chiede che il partito venga col-
locato al di sopra dello Stato e
che lo Stato sia un contenitore
organizzativo dei valori e prin-
cipi del partito. Acqua passata,
direte. Eppure lo sentite ripete-
re ad ogni talk show anche da
persone estranee, almeno in ap-
parenza, alla suprema egemonia
del partito e dunque del suo in-
tangibile leader Berlusconi.
MI MERAVIGLIA la facilità
con cui rispettabili oppositori
(penso a Vendola in A n n o ze ro del
10 febbraio) cadono nella trap-
pola e prontamente accettano di
cambiare discorso. “Le elezioni
non ci fanno paura. Siamo pron-
ti!”. In tal modo resta perenne-
mente in sospeso la domanda: se
i giudici decidono per il proces-
so immediato, Berlusconi si sot-
tometterà alla legge e alle regole?
Teoricamente sappiamo tutti
che il rifiuto della legge e delle
regole, sia pure con il sostegno
della consueta batteria di avvoca-
ti, significa ribellione e crea un
caso di lotta alle istituzioni di cui
si ignorano solo gli strumenti o
modalità che saranno prescelti.
Ma sempre di rivolta si tratta. Poi-
ché chi scrive non partecipa a
nessuno dei diversi tipi di spet-
tacoli televisivi, non resta che
sperare che qualcuno dei prota-
gonisti raccolga il suggerimento
di non cambiare discorso. Basta
dire che “dopo parleremo di ri-
torno alle urne e al giudizio del
popolo, ma prima rispondete al-
la domanda: Berlusconi va o non
va al suo processo per concussio-
ne e favoreggiamento della pro-
stituzione minorile? Se non va e
si mette al di fuori della legge, co-
me intendete difenderlo?”. E qui
interviene la seconda questione
che, noto, non viene mai solleva-
ta. Continuiamo a lasciar credere
che, secondo l’immaginario ber-
lusconiano, “queste cose” acca -
dano solo in Italia, perché in Ita-
lia ci sono i giudici comunisti o
“toghe rosse”. E' vero, qualche
volta si fa riferimento al presi-
dente della repubblica e al primo
ministro di Israele, imputati dai
giudici di seri reati, entrambi di-
missionari, entrambi processati
senza alcun coinvolgimento po-
litico. Ma l’idea, tipicamente co-
munista, di Berlusconi, di ordina-
re alla Tv di Stato la messa in onda
immediata del film di spionaggio
“Le vite degli altri” per poi ( il
giorno dopo ) denunciare l'in-
chiesta sulla prostituzione mino-
rile a lui contestata come una evi-
dente intrusione spionistica e
politica nella vita privata di Ber-
lusconi, dovrebbe richiamare al-
la memoria di tutti il grande even-
to americano che è quasi identi-
co alla vicenda italiana, con la so-
la eccezione della partecipazio-
ne straordinaria di ragazzine mi-
norenni da strappare, con bugie
di Stato, alla tutela della polizia.
Sto parlando di Watergate, storia
esemplare del confronto fra giu-
stizia e politica al più alto livello
con molta resistenza da parte di
un potente colpevole. Storia
esemplare perché, nonostante il
comportamento fuori legge del-
l'accusato e dei suoi stretti colla-
boratori, nessuno, nei tre poteri
dello Stato, è uscito dalle righe,
nessuno ha violato la normale e
costituzionale assegnazione dei
ruoli. Ed è toccato al partito di ap-
partenenza dell' imputato di in-
durre l’imputato stesso alle di-
missioni.
L’IMPUTATO era Nixon, che
godeva di ampia maggioranza al-
la Camera e al Senato, era appena
stato rieletto (secondo periodo
di una presidenza di successo) e
aveva, al momento del confronto
con i giudici, un sostegno popo-
lare molto solido. La vicenda Ni-
xon - Watergate, divenuta libro e
film di immenso successo, dopo
l’ostinazione dei giornalisti
Woodward e Bernstein a raccon-
tare tutto, ogni giorno, sul gior-
nale della capitale americana
“Washington Post” è di gran lun-
ga la più adatta a spiegare agli ita-
liani che cosa avviene in uno Sta-
to democratico se un politico po-
tente diventa indiziato, indaga-
to, imputato di una magistratura
inflessibile che scardina l’o rd i n e
della volontà popolare. Il caso
Watergate, ovvero azione e rea-
zione della democrazia america-
na in caso di conflitto istituzio-
nale, ci guida a capire l’esper ien-
za che stiamo vivendo assai me-
glio degli eventi nella Germania
comunista. Anzi, diciamo pure
che la trasmissione forzosa e ob-
bligata di quel film nel mezzo di
un momento di confusione e di
tensione fa già parte di un atto di
rivolta del potere esecutivo con-
tro quello giudiziario ben più
concreto e attivo (attivo nel sen-
so di agire) di affermazioni ag-
gressive e improprie. E tuttavia
basta il buon senso per scansare
questo colpo brutale e volgare
(data la potenza del mezzo Tv di
Stato di cui si è liberamente abu-
sato) e dire che, con evidenza, il
film tedesco non c’entra niente e
non tocca il problema che stia-
mo affrontando. Invece Waterga-
te è un modello pertinente, cal-
zante, utile. Vediamo perché.
Primo. Mentre è presidente degli
Stati Uniti, rieletto con un largo
margine di voti e con il sostegno
della maggioranza alla Camera e
al Senato, Richard Nixon è lam-
bito da una inchiesta che appare
subito importante e a cui i media
danno molta visibilità: un tenta-
Il Watergate,
(azione e reazione
della democrazia
americana
in caso di conflitto
istituzionale), ci fa
capire l’esperienza
che stiamo vivendo
meglio degli eventi
nella Germania
c o mu n i s t a
SECONDO TEMPO
tivo di scasso e di furto di docu-
menti nel quartiere generale del
partito democratico. In apparen-
za è storia passata (la campagna
elettorale che ha ha portato alla
rielezione di Nixon). In realtà di-
venta sempre più evidente un
coinvolgimento nel tentato furto
di stretti collaboratori del presi-
dente. Un punto è subito chiarito
dalla magistratura: la volontà po-
polare non ha niente a che fare
con l'inchiesta della magistratu-
ra. Il reato era noto al momento
del voto, e le voci di un coinvol-
gimento della Casa Bianca erano
insistenti. Dunque Nixon ha avu-
to il voto da elettori che sapeva-
no. Ma un reato è un reato e la
volontà popolare non lo cancel-
la. Si tratta di due strade diverse.
Secondo. L’inchiesta si è rapida-
mente diretta verso gli uffici pre-
sidenziali, prima interrogando e
poi arrestando a uno a uno i più
stretti collaboratori del presi-
dente. Nessun membro del par-
tito del presidente e nessuno dei
suoi avvocati ha sollevato il caso
di persecuzione politica. Nessun
membro del potere legislativo si
è assegnato compiti di interfe-
renza o di mediazione nello scon-
tro fra esecutivo e giudiziario.
Terzo. Quando lo “special prose-
cutor” ha messo sotto accusa il
ministro della giustizia e sua mo-
glie, la notizia è apparsa clamo-
rosa ma non uno scandalo e non
ha fermato in alcun modo la vita
politica americana.
Q UA RTO . Il presidente è dive-
nuto protagonista della inchiesta
quando l'indagine ha scoperto e
iniziato a sequestrare i suoi nastri
(Nixon registrava ogni visita e
ogni conversazione in ogni stan-
za della Casa Bianca) .Giornali e
televisioni hanno dato un tale
spazio alla trasmissione e pubbli-
cazione delle trascrizioni di quei
nastri da dare luogo a vere e pro-
prie interruzioni e - come dire -
“pause politiche”, persino negli
uffici. “New York Times” e “Wa -
shington Post” vi hanno dedica-
to per settimane intere pagine.
La difesa di Nixon ha intensa-
mente lavorato a screditare o in-
terpretare i materiali divenuti
pubblici, ma senza mai creare lo
scandalo dell'attentato al presi-
dente o del colpo di Stato o della
pubblicazione indebita.
Quinto. È bene ricordare una pe-
culiarità assolutamente unica del
sistema giudiziario americano,
che dimostra la fiducia nella Co-
stituzione e nella democrazia di
quel Paese. Poiché tutti i “prose -
cutor s” o “District attorneys”,
ovvero i pm, sono di nomina po-
litica e governativa, nessuno di
essi può inquisire un membro
del governo. Quando si verifica-
no casi come quello che sto rac-
contando, il presidente stesso
(in questo caso l'indagato) nomi-
na uno “special prosecutor” ch e
ha l'unico compito di questa sola
indagine. Tocca al presidente da-
re prova di coraggio nominando
un uomo al di sopra delle parti.
Ma tocca anche al nominato mo-
strare all'opinione pubblica di es-
sere davvero indipendente. In-
fatti lo scrutinio dei media è co-
stante e senza tregua. Nixon ha
ricusato diversi “special prose-
cutor s” e sempre il nuovo nomi-
nato è risultato implacabile. Se-
sto. C'e'poi un terzo personag-
gio, il giudice. Anche il giudice, a
questo livello, è di nomina poli-
tica. Nixon si è trovato di fronte
un esperto e implacabile giudice
federale, l’italo americano Sirica,
che ha tenuto ben stretto il cer-
chio delle accuse contro l'uomo
più potente degli Stati Uniti. Nes-
suno ha mai attribuito al partito
repubblicano le colpe di Nixon.
Ma, per il bene di quel partito, il
più autorevole dei senatori, l’an -
ziano uomo di destra Goldwater,
ha suggerito fermamente a Ni-
xon di dimettersi per evitare
l’”i m p e a ch m e n t ” o processo del
Senato a cui il giudice Sirica
avrebbe passato documenti e
prove. Si deve al senatore Gol-
dwater e alle dimissioni di Nixon
se il fatto, per quanto grande e
scandaloso, è rimasto per sem-
pre responsabilità del solo colpe-
vole e non ha macchiato la repu-
tazione del partito repubblica-
no. E si deve alle radici profonde
della democrazia americana se i
due giornalisti che per primi
hanno seguito la pista del crimi-
ne, ne hanno pubblicato i docu-
menti, e hanno scoperto e usato
la fonte di “gola profonda” sono
diventati gli eroi e non i persegui-
tati della vicenda.
Ecco dunque un impegno che il
Presidente Rai Garimberti e il
Presidente della Commissione di
Vigilanza Rai, senatore Zavoli,
dovrebbero assumersi con ur-
genza: esigere la trasmissione,
subito, in prima serata del film
“Tutti gli uomini del Presidente”
che racconta la vera storia dello
scontro fra poteri dove la demo-
crazia funziona e la Costituzione
è rispettata con il sostegno dei
media.
Il presidente americano Richard Nixon
Ecco perché il
Presidente della Rai
e il Presidente
della Commissione
di Vigilanza Rai
dovrebbero esigere
la trasmissione
in prima serata
del film “Tu t t i
gli uomini
del Presidente”
Domenica 13 febbraio 2011 pagina 15
IL FATTO QUOTIDIANO
via Valadier n. 42 - 00193 Roma
l e t t e re @ i l f a t t o q u o t i d i a n o. i t
Furio Colombo
A DOMANDA RISPONDO
7
MAIL B OX
Uno Stato prigioniero
del conflitto d’interessi
Cara Redazione, quando un par-
lamento, il governo ed i suoi mi-
nistri, sono “impiccati” per la loro
sopravvivenza al destino di un uo-
mo significa che una democrazia
costituzionale non è più tale ma è
divenuta un’altra cosa. Il vizio di
origine della “cosa” è da ricercarsi
nella “con-fusione”, unica nelle
democrazie occidentali, e nell’as -
sommarsi in quel solo individuo
del potere politico nella sua arti-
colazione esecutiva, di quello eco-
nomico e di quello di condiziona-
mento culturale della società at-
traverso i mezzi di persuasione. La
concentrazione di tanti e tali po-
teri porta inevitabilmente e di vol-
ta in volta ad uno scontro con le
altre articolazioni del potere po-
litico (Capo dello Stato, magistra-
tura), a causa dei conflitti generati
dagli interessi privati oltre che da
possibili comportamenti che mor-
tificano l’etica pubblica e passibili
di reato. Questa è oggi la situazio-
ne in cui versa, senza via d’uscita, il
nostro Paese e mentre fino a qual-
che mese fa, per legittimare se
stesso ed il suo potere, il Caimano,
stravolgendo l’art. 1 della Carta, si
aggrappava alla “sovranità del po-
polo” oggi rifugge dal voto popo-
lare per timore dell’inevitabile de-
clino. Cordiali saluti.
Mario Sacchi
Troppo facile dire:
tutta colpa della televisione
Mi piace Nichi Vendola ma certe
volte quando vuole fare il predi-
cozzo filosofico proprio non si
sopporta, come ha fatto nella pun-
tata di giovedì di Annozero. Tutto
bene finché non mi è cascato sul
discorso della televisione che vei-
cola tutto il marciume di questo
mondo. La televisione non si è so-
stituita alla scuola e alla famiglia:
sono queste ultime che sono un
po' in crisi. Ci sono molte trasmis-
sioni valide, lo stesso Annozero,
Report ecc. Travaglio ha spiegato
bene che Drive in era ironico e
prendeva in giro un certo modello
di donna, che tale modello di don-
na è un po' in tutto il mondo. Forse
in Italia si rappresentano meno al-
tri modelli, ma io non credo, in-
somma c'è l'Annunziata e c'è la
D'Amico, c'è Ballarò e c'è il Gran-
de Fratello. Mi sembra che abbia-
mo una certa gamma di scelta te-
levisiva. Grazie
Marco Brunelli
Pago le tasse e mi aspetto
servizi per il cittadino
Lavoro e pago le tasse per contri-
buire alla società e questo può an-
darmi bene. Se il frutto del nostro
sudore ritorna sotto forma di be-
nessere, tutto questo sacrificio ha
un senso. Quando però, come
spesso accade nel nostro allegori-
co paese, quel frutto rientra mar-
cio, l' idea di società che dovrebbe
maturare in ogni cittadino ne fa le
spese. Il popolo è sovrano, recita la
nostra bella Costituzione. Per i
politici contemporanei il popolo è
tale solo per le cabine elettorali.
Scusate lo sfogo, ma dopo 23anni
di contributi al fisco, mi sento in
diritto di valutarne i risultati. Mi
guardo intorno e vedo pezzi di
Lombardia sparire sotto una col-
tre di cemento. I capannoni vuoti e
i centri commerciali sono la nostra
gita in campagna. Oggi tuffarsi in un
fiume è sfida alla chimica pura. Gli
inceneritori crescono a vista d’oc -
chio sotto il peso dell’emergenza
infinita dei rifiuti. Viviamo in una
regione dove la pioggia serve a ri-
pulire l’aria dallo smog e quando
questa tarda tutto si ferma. Priva-
tizzano l’acqua da bere, contrasta-
no le fonti rinnovabili, aiutano im-
prese fallite a fallire meglio con i
nostri soldi. Insomma: chi governa
deve farsi da parte e pensare alle
prossime generazioni. Alla fine di
tutto sono i risultati che contano.
Vogliamo cambiare oppure no?
Antonio Morrone
Durnwalder si sente italiano
quando gli fa comodo
I battibecchi tra Quirinale e Dur-
nwalder riguardano la importan-
tissima (si fa per dire) questione
del 17 marzo, della festa non festa.
Gli abitanti del Südtirol si sentono
austriaci e questo è un fatto, si sen-
tono però italianissimi quando si
tratta di tirare le somme e accet-
tare di buon grado di ricevere dallo
Stato italiano molto più di quello
che pagano in imposte. Da quel
punto di vista l’appartenenza all’I-
talia unita dovrebbe essere per
questa regione motivo di festa
quotidiana. Per il resto, per quanto
riguarda il festeggiamento del 17
marzo, mi limito a notare che quel
territorio passò sotto il tricolore
solo dopo la prima guerra mondia-
le. I Südtiroler sono italiani da me-
no di 100 anni e lo sono diventati
solo come conseguenza di un con-
flitto armato, per nulla democra-
t i c o.
Ermanno Trovato
L’immagine delle donne
non dipende dal “Drive In”
Oggi andrò alla manifestazione an-
che se non condivido tutto quello
che è stato detto sulle donne. So-
prattutto quando si parla di mo-
delli femminili in televisione. I di-
scorsi sulla tv che negli ultimi tren-
t'anni ha abusato del corpo delle
donne ha sinceramente stancato.
È davvero banale ridurre tutto a
quella scatola parlante, o addirit-
tura troppo facile per toglierci
ogni responsabilità culturale e so-
ciale. Non è colpa del “Drive in” se
sono ancora poche le donne che
ricoprono ruoli di potere o se sia-
mo ancora convinte che l'8 marzo
sia un giorno speciale per uscire
con le amiche. Dobbiamo fare un
po' di autocritica. A questo do-
vrebbe servire una manifestazione
di donne.
Giulia Battistella
L’opposizione inesistente
questo il problema
Le anomalie della politica italiana
non sono state provocate soltanto
da Silvio Berlusconi, che da diversi
punti di vista può essere visto co-
me la vittima o il colpevole dell'at-
tuale sistema. La più evidente ano-
malia è invece da rintracciare nella
mancanza di un'opposizione forte,
coesa e credibile. Non c'è solo la
frammentazione dell'opposizione
divisa in diversi tronconi di centro
(Udc), centro-destra (Fli), cen-
tro-sinistra (Pd) e sinistra (Sel),
spesso incompatibili fra loro, ma
anche la divisione al proprio inter-
no. Il Partito Democratico è ormai
talmente lacerato da essere co-
stretto a seguire l'intraprendenza
altrui, come nel caso di Saviano,
subendo l'iniziativa di altri, invece
di proporre le proprie idee. Ogni
volta che ci si confronta su un tema
concreto, che può essere per
esempio il piano nucleare, oppure
il caso Eluana, all'interno del Par-
tito Democratico si formano
schieramenti avversi, e a volte
qualche esponente politico abban-
dona il partito per confluire in
un'altra formazione. Circa questa
situazione dell'opposizione non
ha nessuna responsabilità Berlu-
sconi, ed è puerile far credere agli
elettori che ogni male italiano pro-
venga sempre dalla stessa perso-
na. Paradossalmente è l'opposi-
zione che potrebbe cantare “me -
no male che Silvio c'è” perché è
molto comodo dargli la colpa di
tutto. Ma anche l'uscita di Berlu-
sconi dalla politica non cambiereb-
be alcunché negli schieramenti at-
tuali.
Cristiano Martorella
Il senso del Pd
per l’autoflagellazione
C'era una volta una stella, dotata di
un senso critico al di sopra della
norma, di intelligenza, di intuizio-
ne, di una capacità di esprimersi e
di ascoltare, di una capacità di ra-
gionamenti non banali. Era Massi-
mo Cacciari, ex Sindaco di Vene-
zia. Di fatto il Pd se l'è fatta scap-
pare, perché ogni volta che nel Pd
una persona brilla viene immedia-
tamente schiacciata, perché ri-
schia di portare ombra. È possibile
che ancora oggi il Pd non riesca a
capire che la causa principale della
situazione attuale e della forza di
Berlusconi nasce dall'assenza to-
tale del Pd nel fare opposizione.
Nell'opinione pubblica, il Pd non
ha forza, non riesce a comunicare,
a intuire, a ragionare al di fuori di
vecchi schemi. Non arriva. Quanti
anni ci vorrà prima che capiscano?
Sinistra, svegliati. E soprattutto
smettete di schiacciare chi vale
d av ve ro.
Anne
LA VIGNETTA
LA QUESTIONE
PA N N E L L A
C
aro Colombo, quando si scriverà
la storia di questi anni disgraziati
gli storici non potranno non attribuire
merito per la tenacia, la passione, la
lucidità con cui hai denunciato i guasti
micidiali provocati da Berlusconi e dal
berlusconismo al vivere civile e
costituzionale italiano. Dovranno però
detrarre dai tuoi meriti il colpevole,
acritico accreditamento con cui hai
indicato ai giovani lettori del “Fa t t o ”
quel cattivo ragazzo che è stato ed è
Pannella Giacinto detto Marco.
Paolo Cimarelli
HO INDICATO, come non faccio
quasi mai, il nome completo dell' autore della
lettera (qui un po' accorciata) perché il tema è
affrontato in modo molto personale e mostra un
intento di pubblico dibattito di cui sono grato e
che non posso ignorare. Comincio con il dire che,
scrivendo a uno che scrive su questo giornale,
Paolo Cimarelli colpisce nel momento più critico
del parlare di Pannella, specialmente al modo
amichevole ma anche di stima e di sostegno che
mi è tipico in queste pagine. Infatti sono fra
coloro che non capiscono di che cosa possa
Pannella dialogare con Berlusconi in questo
momento, che è il peggiore per l'Italia del
dopoguerra e il peggiore persino per Berlusconi,
che pure è noto per una serie di fatti e misfatti
pessimi anche in un Paese come il nostro, non
fortunato con la politica. Io non so che cosa mi
sentirò di dire quando sapremo di più del dialogo
e del perché proprio adesso. So però perché ho
parlato di Pannella in queste pagine. È una
questione che risale indietro nel tempo. Quando,
tanti anni fa, ero giornalista alla Rai, ricordo di
avere spesso pensato: se dirigerò qualcosa qui
dentro farò subito parlare, con tutti gli altri,
anche i Radicali, anche Pannella. Non lo
conoscevo, allora , ma non trovavo alcun senso o
spiegazione nel bando assoluto che ha sempre
escluso i Radicali da tutto. Prima che grave, mi
pareva ridicolo. Non mi è mai accaduto di dover
decidere qualcosa in quella azienda, ma mi sono
sempre ricordato di quella strana e assoluta
proibizione e ciò, fatalmente, ha moltiplicato la
mia attenzione per questa strana banda di
esclusi. Mi sono accorto che intere parti di
questioni pubbliche e sociali, come i diritti umani
e civili, le prigioni, le malattie disabilitanti,
l'esclusione dei senza potere, la persecuzione di
minoranze nel mondo, erano affrontate con
ostinata ripetitività solo dai radicali. Perché avrei
dovuto non dirlo, non scriverlo, non dare una
mano quando possibile? Qualcuno, nella politica
italiana, si occupa davvero di problemi del
mondo come ceceni e islamici cinesi
perseguitati? Se sì, ne parlo volentieri, subito.
Qualcuno si è posto il problema, vero, tecnico,
diplomatico, del come fermare Blair e fermare la
guerra in Iraq attraverso la rimozione di
Saddam Hussein, senza morte e distruzione? Se
sì, avrei aggiunto il mio impegno. Ma, con tutti i
suoi tremendi difetti, c'era solo Pannella. E anche
accanto a Luca Coscioni, a Piergiorgio Welby,
agli abbandonati nelle carceri . Ho visitato il
Centro di Identificazione e di Espulsione di Ponte
Galeria, a Roma, insieme a Staderini, giovane
segretario del Partito Radicale e su iniziativa di
Rita Bernardini, che lavora con me alla Camera.
E insieme, i Radicali e alcuni deputati Pd ,siamo
stati fra i pochi a batterci in tutti i modi per
impedire il trattato politico, economico e militare
con la Libia, cioè con un paese che nega tutti i
diritti di tutti e ha il compito di affondare in mare
le imbarcazioni di migranti che sperano soccorso
in Italia. Ora che Marco Pannella dialoga con
Berlusconi gli dico che proprio non capisco e che
mi pare una iniziativa sbagliata. Ma la vita non è
una lavagna da cui si cancellano di volta in volta
le righe “sbagliate”. Il vissuto resta tutto. E nel
caso che stiamo discutendo non è così male.
Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano
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l e t t e re @ i l f a t t o q u o t i d i a n o. i t
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IL FATTOdi ieri
13 febbraio 1852
Dovremmo forse rivisitare Gogol, disegnatore feroce di
personaggi gretti e squallidi, immersi nella loro “poslost”,
termine magnifico e attuale che indica la volgarità umana,
la “mediocrità autosoddisfatta”. L’immenso campionario di
arroganti manichini, le “anime morte” che vagano, prive di
stupore e di sentimenti nella cornice di una Russia triviale
di metà Ottocento, sono istantanee immortali da
recuperare. Nevrotico, ossessivo e quasi eroico, in una sua
certa visione morale, Gogol è autore monumentale,
sgomento di fronte alla sua stessa tumultuosa, allucinata
creatività, al punto da rinnegarla, da trasformarla,
nell’ultima, drammatica stagione della vita, in volontà di
autoflagellazione. L’uomo che con le sue devastanti
caricature, aveva irriso le tante esistenze vuote e
inautentiche, finirà i suoi giorni in un grottesco
contrappasso. In piena crisi mistica, terrorizzato di essere
sepolto vivo, nel febbraio 1852, consapevole della propria
scissione e infelicità cosmica, brucerà, come atto estremo
di purificazione, la seconda parte delle “Anime morte”. Poi,
malato, rinchiuso per giorni nel buio della sua stanza,
rifiutando il cibo, se ne andrà gridando “…è dunque
necessario morire, ed io sono pronto”.
Giovanna Gabrielli
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