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Margotti - Memorie Per La Storia Dei Nostri Tempi Dal Congresso Di Parigi (1856) Ai Giorni Nostri (1865)

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E IL CINQUE NOVEMBRE DI NAPOLEONE III
(Pubblicato il 12 novembre 1863).

L'Impero Napoleonico si stende dal 2 dicembre del 1851 al 5 novembre del
1863, cioè dal suo colpo di Stato nell'interno della Francia, al suo colpo di Sta-
to
all'estero. Imperocché il discorso del cinque di novembre può a buon diritto
chiamarsi un colpo di Stato diplomatico.
E chi ha mai udito un Imperatore proclamare dall'alto del trono imperiale
che i trattati sottoscritti dalle grandi Potenze europee sono morti? Chi ha mai
visto un Congresso di plenipotenziari, la cui prossima adunanza si fosse an-
nunziata ad un Parlamento prima che ai Sovrani invitati ad intervenirvi? Chi si
sarebbe mai aspettato da Napoleone III ch'egli smaschererebbe la politica rus-
sa, rivelando che, mentre fingevasi amica dei Re di Napoli e richiamava i suoi
legati da Torino, dava un leale appoggio alle operazioni franco-italianissime?
Sotto molti rispetti adunque il 5 novembre rassomiglia al 2 dicembre. Ma
per un altro verso gli atti del 2 dicembre possono servire di risposta al discorso
del 5 di novembre. Nel quale Napoleone III per pacificare la Polonia, l'Italia, la
Germania e forse anche l'America, esce a proporre l'adunanza d'un Congresso
europeo! Che cosa avrebbe risposto il Bonaparte a chi avesse detto nel novem-
bre del 1851 d'intervenire ad un Congresso per pacificare la Francia?
A que' di (e chi l'ha dimenticato?) i tempi erano burrascosi, come al presen-
te, e forse più. Lo spettro rosso rizzavasi in Parigi audace e terribile. Tutti si
aspettavano ad una tremenda catastrofe; tutti paventavano un gran rovescio
prima in Francia, poi in Europa e nel mondo. Che fece allora Luigi Napoleone?
Pensò ad un Congresso? Ciancio 1 Raccontiamo quello che fece, e raccontiamo-
lo tanto più liberamente, perché il Bonaparte nelle lettere d'invito spedite testé
per il Congresso, a detta della Nation, ricorda con una certa modestia i suoi
antecedenti personali.

Nel 1 Sol adunque, quando la Francia e l'Europa stavano per andare in fiam-
me, Luigi Napoleone, ben lungi dal convocare un Congresso, segretamente,
nella notte de) 1° al 2 dicembre fece arrestare molti deputati dell'Assemblea le-
gislativa, tra i quali Thiérs, Baze, Roger; ed i generali Lamoricière, Bedeau,
Changarnier. E poi (altro che Gran libro dei diritti dei popoli!J di buon matti-
no ordinò che si occupasse con forte nerbo di truppe il palazzo legislativo, e
pubblicò un decreto che scioglieva l'Assemblea nazionale, e metteva in istato di
assedio la prima Divisione militare.
Allora Luigi Napoleone, invece di fare discorsi, proporre Congressi, scrivere
lettere d'invito, pubblicava un Appello al popolo, e diceva: «L'Assemblea che
doveva essere il più fermo appoggio dell'ordine è divenuta un focolare di con-
giure Invece di far leggi per l'interesse generale, fabbrica armi per la guerra ci-
vile». Dunque abbasso l'Assemblea!

— 272 —

Seguiva di poi un proclama all'esercito. «Soldati, dicea Napoleone, andate
superbi della vostra missione; voi salverete la patria, perché io fo assegnamen-
to sopra di voi... L'Assemblea ha tentato di scalzare l'autorità che io tengo dalla
nazione intera, e perciò ha cessato di esistere». Nei momenti pericolosi Napo-
leone non ricorreva agli avvocati, ma all'esercito; non alle penne della diploma-
zia, ma alla sciabola del soldato.
Un Congresso era bensì radunato a Parigi in quel giorno memorando del
due dicembre. Era un Congresso di ducenlo quattordici rappresentanti del po-
polo, che riuniti nel palazzo del Comune (Mairie) del decimo circondario, de-
cretavano: «Luigi Napoleone è destituito dalle sue funzioni di presidente». Ma
i soldati piombarono addosso ai Congregati, e li trassero a continuare il Con-
gresso tra le segrete della prigione.
Allora si combatte per le vie di Parigi il 3 e 4 dicembre. Il rappresentante
Baudin viene ucciso sulle barricate; e il giorno dopo tocca la stessa sorte al rap-
presentante Dussoubs, che con tutti i loro diritti del popolo vengono spediti al-
l'altro mondo. Il 5 Parigi è tranquilla, ma vi si continuano gli arresti per pre-
cauzione.

Cominciano a scoppiare tumulti negli Spartimenti. lnsorgono l'Allier e
Saóntet-Loire.
Credete che Luigi Napoleone proponga un Congresso? No; pro-
clama lo Stato d'assedio. Il 7 dicembre, stato d'assedio negli Spartimenti del-
l'Herault
e del Gard. L'8 dicembre stato d'assedio nello Spartimento delle Bas-
se-Alpi

Il 10 dicembre stato d'assedio negli Spartimenti del Gers, del Var, del Lot.
del Lot-et-Garonne. Il 15 dicembre, stato d'assedio negli Spartimenti dell'A-
veyrm
e di Vaueluse. Il 17 dicembre stato d'assedio nello Spartimento del Jura
ed in Algeri. Ecco il Congresso!
Ben lungi dal pensare ai protocolli, Luigi Napoleone il 26 dicembre del 1851
stabilisce in Francia 21 divisioni militari ed 86 suddivisioni, una suddivisione
cioè per ciascun Spartimento. De Morny, ministro del Bonaparte, invece di
aprire il Gran libro dei diritti del popolo, il 6 gennaio del 1852 ordina di toglie-
re dalle piazze, strade, monumenti pubblici le parole: Liberté, Fraternité, Ega-
lité;
e il 9 di gennaio, Luigi Napoleone, non si occupa mica di processi verbali,
ma fa un decreto, in virtù del quale sono espulsi dal territorio francese sessan-
tasette
antichi rappresentanti; diciotto altri, fra cui Changarnier, Lamoricière,
Bédau, Emile de Girardin, Thicrs, vengono momentaneamente allontanati dal-
la Francia e dall'Algeria. Infine si ordina che i rappresentanti Marc-Dufraisse,
Greppo, Miot, Malhé e Richardet vengano trasportati alla Guyanna francese, e
vadano là a radunare il Congresso!
E come se tuttociò non bastasse ancora, una circolare del 20 di gennaio in-
terdice i Comitati elettorali; un decreto del 22 confisca i beni appartenenti ai
membri della famiglia Orleans; e una nota del 24 chiede alla Svizzera di man-
dar via què rifugiati, de’ quali il governo francese reputa necessaria l'espulsio-
ne. Con questi ed altri mezzi simili sono scongiurati i pericoli, e vien pacificata
la Francia.

— 273 —

Il 28 di giugno 1852 Napoleone dice ai Francesi: «In Francia esiste un Go-
verno animato dalla fede e dall'amore del bene; che riposa sul popolo, fonte
d'ogni potere (?); sull'esercito, fonte d'ogni l'orza; sulla religione, fonte d'ogni
giustizia».

Questi precedenti di Napoleone III provano com'egli stesso sia persuaso che
ne' tempi grossi, ne' giorni del pericolo i Congressi sono impossibili, e il solo
farne la proposta riesce altamente ridicolo; giacché un Congresso, qualora po-
tesse radunarsi, non farebbe che sempre più imbrogliar la matassa, crescere le
difficoltà e mettere a repentaglio le sorti dei Governi.
I precedenti di Napoleone dimostrano come egli abbia capito e capisca che,
quando trattasi di salvare un paese caduto in preda della rivoluzione, la prima
cosa sia, chiudere i Congressi aperti, imprigionare i congregati, bandire i chiac-
chieroni, ottenere un po' di quel silenzio fecondo elic è condizione necessaria
per operare le grandi cose e farle bene.
I precedenti di Napoleone insegnano che dopo il regno dei sofisti e de’ paro-
lai viene quello della spada, e il soldato deve togliere a viva forza la società che
geme sull'orlo del precipizio. Che protocolli, che processi verbali, che interpel-
lanze, che note diplomatiche! Sono pittime che rincrudiscono la piaga, non la
risanano.

I precedenti di Napoleone chiariscono che uno dei primi diritti del popolo è
quello di godere un po' di pace e d'essere salvato dai rivoltosi. E a chi lo salva
davvero, il popolo perdona l'occupazione militare dell'Assemblea parigina, il
bando dei rappresentanti, lo stato d'assedio, la soppressione dei giornali, gli ar-
bitrii e perfino il momentaneo dispotismo.
I precedenti di Napoleone avvertono da ultimo che un buon governo si deve
fondare sulla religione, fonte d'ogni giustizia. Notate questa frase napoleonica.
Non sono i Congressi, per quanto numerosi e solenni, che abbiano in sé la giu-
stizia. Questi Congressi possono essere anche ingiusti, dimenticando e concul-
cando i diritti altrui. Allora essi diventano peggiori d'ogni rivoluzione, perché
un Congresso rivoluzionario reca un danno immensamente maggiore d'una ri-
voluzione di piazza, e potremmo addurne ad esempio il Congresso di Parigi.
La giustizia è la sola che possa dar pace alle nazioni, giustizia verso i sovrani
e giustizia verso i popoli. Dalla sola religione emana la giustizia; il cattolicismo
è la sola vera religione, e il Papa, il Papa solo può insegnare la vera religione
cattolica. Sicché dalla bocca medesima di Napoleone III noi possiamo ricavare
quale sia il grande e l'unico bisogno dell'Europa sconvolta, la giustizia, la reli-
gione, il cattolicismo, il Papa.

— 274 —

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