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LA DIFFICILE VITA DEGLI SVILUPPATORI IN MEDIO ORIENTE Ci sono telefonate che possono cambiarti la vita e la storia di Navid Khonsari,

sviluppatore di videogiochi dorigine iraniana, lo dimostra in pieno. Una notte come tante altre riceve la solita telefonata dello zio di ritorno da u n viaggio in Iran. Il parente, invece di aggiornarlo sulla situazione della fami glia nel paese dorigine, gli d un avvertimento che gli fa correre un brivido lungo la schiena: un quotidiano iraniano, Kayhan, si interessato al suo lavoro, e par adossalmente la notizia non delle migliori. Happy Farm (Peak Games) Il gioco che Khonsari sta sviluppando, 1979, racconta la storia della crisi degl i ostaggi americani sequestrati da un gruppo studentesco a favore della rivoluzi one islamica, una storia di cui evidentemente meglio non parlare troppo. Dato ch e il giornale ha additato il lavoro come propaganda filo-occidentale, il messagg io dello zio da subito molto chiaro: il lavoro del nipote pu diventare pericoloso per lui e per la sua famiglia, e sarebbe meglio che non tornasse a casa. In questi ultimi anni, la percezione che loccidente ha sviluppato nei confronti d el mondo mediorientale corrisponde esattamente a storie come quella di Khonsari: un sistema in cui la creativit e la libert personale sono schiacciate da complica ti meccanismi politici, dove la minima distrazione o una parola di troppo posson o portare ad avere gravi problemi con le autorit. Ovviamente la chiusura del mond o mediorientale si deve scontrare anche con la diffidenza che il mondo occidenta le nutre nei suoi confronti: le restrizioni commerciali imposte allIran su vari f ronti portano allimpossibilit, per i paesi occidentali, di trovare notizie sui pro getti o di collaborare con designer locali e, in generale, di finanziare alcuni studi promettenti. Sulla scena dei videogiochi mediorientale si hanno informazioni scarse e spesso ben confuse, anche a causa della predetta situazione sociale e politica, tuttavi a si nota che questa forma di espressione in continua crescita, e ci dimostrato d a progetti interessanti proprio come quelli di cui stiamo per parlare. La situazione si sta risvegliando anche grazie ad Ahmad Ahmadi, che nel 2007 ha creato la Fondazione Iraniana dei Computer e dei Video Game, una fondazione no p rofit e non governativa che ha il fine di supportare e promuovere le aziende che si occupano di sviluppo e design di prodotti videoludici. Secondo le stime dell a fondazione, la produzione di questo settore in Iran aumentata in breve tempo del 50%, e si arrivati a contare quasi un centinaio di studi di sviluppo. Ahmadi ha dichiarato che lo sviluppo di videogiochi praticamente nato in questi cinque anni: come se si fossero fuse tre generazioni diverse di designer, e proprio lult ima si sta evolvendo in tempi rapidissimi, imparando dagli errori di quelle che lhanno preceduta. LIran un paese percorso da grandi contraddizioni: sebbene da un lato vi sia un co ntrollo governativo pervasivo, dallaltro si ha un altissimo tasso di scolarizzazi one (specialmente tra le ragazze) e si conta un mercato di circa 20 milioni di g iocatori, abituatissimi ad aggirare i blocchi del sistema per scaricare i giochi che in Iran vengono banditi. Inoltre, vi sono parecchie universit piene di stude nti desiderosi di affacciarsi al mondo dello sviluppo di videogiochi. Vahid Yousefi, fondatore di Bazinama, il primo sito iraniano dedicato ai videogi ochi e lanciato nel 2002, fa notare che c un allineamento anche per quanto riguard a i trend di popolarit di vari titoli: sia Minecraft che Call of Duty sono famosi in Occidente come in Medio Oriente, e non c una vera differenza per quanto rigua rda i gusti dei videogiocatori iraniani. I ragazzini smaniano per Medal of Honor e Gears of War, cos come per Metal Gear Solid e Final Fantasy e, ovviamente, per

Prince of Persia, che comprensibilmente riscuote un grandissimo successo. Rina Onur, dello studio turco Peak Games, dice che quando si pianificano dei pro dotti destinati al Medio Oriente e al Nord Africa non esiste una formula di succ esso univoca, perch unarea vasta in cui si contano culture e tradizioni ben divers e, che non sono necessariamente intercambiabili. Se prendiamo ad esempio i giochi casual, mobile e free-to-play, dobbiamo tenere in considerazione il metodo di p agamento che questi giochi richiedono: in Nord Africa luso delle carte di credito pressoch inesistente, in Iran solo recentemente stato ideato un sistema di pagam ento con carte di debito per fare acquisti online, mentre in Arabia Saudita luso del pagamento tramite deduzione di credito dai telefoni mobili va per la maggior e. Va da s che lincentrare la meccanica di gioco su un sistema di pagamento senza t estarne prima la fattibilit pu portare ad un grave insuccesso. Bisogna anche capire limportanza dellaspetto grafico di un progetto, e se prendiam o ad esempio i simulatori di fattoria possiamo trovare delle interessanti differ enze tra oriente e occidente: in FarmVille vediamo che il giocatore si mette ne i panni di un cowboy che gestisce una fattoria dove si produce mais e si allevan o animali da soma. In Happy Farm di Peak Games, pensato per un audience che parl a la lingua o comunque affine alla cultura araba, le coltivazioni sono quelle pr oprie della regione, e i personaggi non somigliano a rancheros, bens hanno vestit i da coltivatore tipici, e tra gli animali non mancano i dromedari: sono questi piccoli dettagli che fanno s che i giocatori apprezzino e sentano propri alcuni g iochi piuttosto che altri. Certo che lIran rimane uno degli stati mediorientali pi isolati del mondo, e il fo rte orgoglio della popolazione, misto al clima di tensione e paranoia, si riflet te su chi sviluppa giochi per intrattenimento: se torniamo ad analizzare il caso di 1979, possiamo capire che proprio lamore per la propria nazione che ha spinto Khonsari ad esplorare la storia della sua gente, la stessa gente che non potr pe r godere del suo prodotto a causa della politica. 1979: The Game (Navid Khonsari) Se notate una continuit tra lappeal grafico della sua creatura 1979 e i ben pi noti Grand Theft Auto non dovete sentirvi per niente maliziosi: Khonsari infatti ha vissuto pi di trentanni nellAmerica del Nord, tra Canada e Stati Uniti, e dopo aver studiato regia alluniversit arrivato a bussare alle porte del famosissimo studio Rockstar Games. cos che il programmatore iraniano ha avuto la possibilit di metter e il suo zampino in molti blockbuster di nostra conoscenza, da GTA III a Manhunt , passando per Max Payne e Red Dead Revolver. Dopo tanti anni passati a sviluppare scenari interattivi cos lontani dalla propri a cultura e dalle proprie tradizioni, Khonsari ha quindi deciso di mettere a fru tto la sua esperienza raccontando una storia ambientata durante uno dei momenti pi difficili e controversi del suo paese: Quando ho presentato nel 2011 il mio pro getto su un gioco ambientato appunto durante la Rivoluzione Iraniana del 1979, h o attirato subito lattenzione della stampa. Anche solo un articolo di giornale pu essere materiale sufficiente per essere sottoposto ad interrogatorio una volta t ornato in patria, e questa sicuramente una di quelle situazioni in cui non mi vo glio ritrovare, specialmente avendo una moglie e due figli. Navid Khonsari Sebbene la Rivoluzione Iraniana sia uno di quegli avvenimenti storici che andreb bero approfonditi nelle scuole, sovente tra quelli che invece vengono messi in s econdo piano. Ciononostante, il tutto offrirebbe unambientazione perfetta per un thriller dazione come quello ideato dallex designer Rockstar: Ho dato fondo al mio bagaglio di esperienze e al mio background culturale per raccontare delle storie , ma adesso voglio anche educare passivamente le persone: molti studi di svilupp

o odierni sono attratti dallidea di esplorare fatti realmente accaduti, ma non sc endono mai in profondit. La storia del suo gioco invece perfettamente collocata nello spazio e nel tempo, e mette il giocatore nei panni di un soldato statunitense la cui missione princ ipale (cercare di salvare degli ostaggi americani) viene annullata: Per me import ante il sentimento che si prova quando si inizia a giocare: la psicologia di 197 9 diversa da tanti altri giochi dazione ambientati durante una guerra, quando pre ndo in mano il joypad non penso Ehi, andiamo a Teheran a fare casino e liberare q uegli ostaggi a stelle e strisce. Piuttosto, mi metto nei panni di un soldato las ciato completamente solo in un posto che non conosce e che deve lasciare il prim a possibile potendo contare solo sulle proprie forze. Sebbene il gioco sia stato considerato propagandistico e possibilmente eversivo dalla stampa iraniana, lintenzione del suo creatore unicamente quella di racconta re una storia da un punto di vista neutrale Non volevo usare il Medio Oriente co me scenario per lennesimo sparatutto bellico, la mia intenzione quella di prender e in considerazione tutte le dinamiche che si sono create tra i vari paesi duran te quella crisi internazionale. Il mio scopo non quello di dare un giudizio sull a storia, non ci sono n eroi n malvagi da sconfiggere: il senso di questo racconto quello di dare al giocatore gli strumenti per capire le motivazioni che stanno alla base di una situazione complessa. Per Khonsari il videogioco anche unoccasion e per poter valutare sotto nuovi punti di vista la realt. Io non cerco di fare propaganda a favore di alcuna fazione, anzi, penso che alcun e posizioni politiche iraniane fossero legittime in seguito alle provocazioni di una politica estera degli Stati Uniti a volte ottusa. Io sono un iraniano che vive in America, affezionato alla cultura e alla tradizio ne della mia gente, ma che riconosce di essere stato accolto dalla cultura occid entale, che mi ha permesso di esprimere liberamente il mio amore per la patria. Una libert che in altre parti del mondo non sarebbe stata tale. Unearthed: Trail of Ibn Battuta (Semaphore) Non tutti i giochi sviluppati nellarea mediorientale hanno contenuti politici e v engono guardati con diffidenza dai governi: il mercato dei giochi indie molto vi vo e conta anche alcuni esponenti di spicco. In Arabia Saudita lo studio Semapho re sta lavorando ad alcuni titoli che hanno una vocazione internazionale, come li nteressante Unearhed: Trail of Ibn Battuta, un gioco davventura multipiattaforma che ricorda un po la formula del ben pi noto Uncharted. Proprio come il suo cugino occidentale, il protagonista di questo titolo segue l e tracce dellesploratore arabo Ibn Battuta, in una caccia al tesoro che ha come a mbientazione vari luoghi tipici, tra i quali Dubai, Alessandria, Damasco e il Ma rocco. Ahmad Jadallah, direttore esecutivo di Semaphore, fiducioso circa il futuro dell a sua creatura: Stiamo lavorando duramente per presentare al pubblico internazion ale un prodotto di qualit interamente sviluppato in Medio Oriente. Vogliamo butta re gi gli stereotipi che gli occidentali hanno del mondo arabo, e i pregiudizi su lla figura della donna nella nostra cultura, anche rivalutando il ruolo che esse rivestono nellindustria dei videogiochi. Per farvi unidea della qualit di un prodotto indipendente quale Unearthed, vi cons igliamo di guardare questo video. Speed in the City Chiunque lavori nel mondo dei videogiochi sa che la comunicazione un fattore imp

ortantissimo e, come ricordato in precedenza, la tensione nelle relazioni politi che, e le sanzioni economiche nei confronti di alcuni paesi, sono controproducen ti per le aziende che si occupano del settore dellintrattenimento: spessissimo le notizie che ci arrivano a riguardo hanno dei risvolti inquietanti, come quella della condanna a morte dello sviluppatore americano Amir Mirza Hekmati, arrestat o in Iran con laccusa di essere una spia per conto della CIA, e colpevole di aver programmato un gioco che avrebbe avuto la funzione di passare delle informazion i alle autorit statunitensi. Ovviamente questo genere di racconti non fa che gett are unombra sinistra sullo stato reale delle cose, con il risultato di allontanar e i pochi investitori che possono aiutare questo ramo dattivit in crescita. La societ Conovi si occupa proprio di tracciare una rotta nel mare di notizie fra mmentarie e preoccupanti che generano diffidenza nelle societ occidentali, e di s tabilire contatti tra queste ultime e le varie startup del Golfo: Questo trentenn io di politiche aggressive ha creato il vuoto attorno al mercato iraniano, le st esse compagnie della regione del Golfo non prendono in considerazione lalto valor e strategico della sua economia. Lobiettivo della mia societ quello di rendere pi t rasparente il mondo mediorientale, di modo che risulti attraente anche agli occh i degli investitori occidentali. Queste le parole di Amir-Esmaeil Bozorgzadeh, ma nager di Conovi, che cos conclude: Il peso dellembargo statunitense sullIran e la pa ura delle sanzioni hanno contribuito a rafforzare il taboo della collaborazione con Teheran. Per la Conovi, tutta larea del Golfo interconnessa, e lisolamento di un fattore pr oduttivo, specie uno con grandi potenzialit come quello iraniano, porter ad un ind ebolimento della produttivit dei paesi vicini. Uno degli effetti delle sanzioni a mericane quello della mancanza di un ecosistema dedicato ai telefoni mobili di u ltima generazione: gran parte della popolazione iraniana utilizza cellulari Noki a, in mancanza di smartphone con sistema operativo iOS di Apple e di dispositivi Android, e questo cambia pesantemente le posizioni di forza di chi disposto a investire in questo ramo dei servizi, cos come sono grandi le difficolt per gli sv iluppatori intenzionati ad ottenere licenze per sviluppare su varie piattaforme, siano esse mobili o casalinghe. Secondo Ahmadi le difficolt per gli sviluppatori in Iran sono principalmente due: la mancanza di esperienza dei componenti degli studi, e la difficolt di penetrar e nel mercato dellintrattenimento, da imputarsi proprio allopacit dellinformazione c ongiunta alle sanzioni commerciali americane che penalizzano fortemente la circo lazione di titoli anche molto conosciuti. Attualmente nella zona del Golfo ci sono ben quattro appuntamenti annuali di gra nde rilevanza: il primo il giovanissimo Tehran Game Expo, sovvenzionato dal gov erno, la cui missione quella di dare visibilit ai prodotti locali e agli sviluppa tori. Il secondo evento il Dubai World Game Expo, arrivato alla quinta edizione, che attira numerosi distributori e investitori dellarea mediorientale e, recente mente, ha avuto unapertura a livello internazionale. Sul fronte del mercato dei videogiochi di consumo Dubai ospita anche il GAMES12, che raduna tutte le nuove uscite da ogni Paese del mondo ed aperto al pubblico, mentre per gli interessati alle creazioni indipendenti c lArab Independent Game De velopers Festival, un evento-costola della fiera di Dubai che segue lesempio dell e pi note conferenze internazionali dedicate ai giochi indie. Quale futuro per gli sviluppatori iraniani? Navid Khosnari, nonostante lesilio forzato, non fa che ripetere il suo messaggio ottimistico: In Iran c la passione e la volont di fare videogiochi, e anno dopo anno ci sono centinaia di studenti desiderosi di creare qualcosa: alla fine in Iran tramite la pirateria arriva tutto, e questo accresce la curiosit per un mondo che sembra tanto lontano. Mancano gli strumenti per creare, ma tutto il resto c. Quest

a la sua conclusione: I paesi pi poveri generano i migliori artisti: se lembargo e le difficolt dovessero continuare, gli artisti diventeranno ancora pi brillanti. Sicuramente delle parole che ci fanno riflettere e che danno speranza. Stefano Sanna Magrini, laureato in Giurisprudenza e appassionato di software lib ero e musica indie, staff blogger di www.IndieVault.it per cui scrive articoli s ullo sviluppo di video games indipendenti.