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Centro di Bioetica dell'Universit Cattolica del Sacro Cuore

IDENTIT E STATUTO DELL'EMBRIONE UMANO


1989
Centro di Bioetica Universit Cattolica del Sacro Cuore

1. Il Comitato Direttivo del Centro di Bioetica della Universit Cattolica ha gi fatto conoscere con un precedente documento la propria posizione in tema di diagnosi prenatale (Vedi "Medicina e Morale", la rivista ufficiale del Centro, 1987/6). Durante le sedute di studio del 1988 ha portato la propria riflessione pluridisciplinare sul tema dell'identit, dello statuto e della tutela morale e giuridica dell'embrione umano. Questo tema infatti, autorevolmente delineato nella 1 parte della "Istruzione su il rispetto della vita umana nascente e la dignit della procreazione" (Donum Vitae) del 22.2.1987, tuttora alla base di molti dibattiti di bioetica, anche al di l di quello della interruzione volontaria della gravidanza: in realt le implicazioni di alcune tecniche di procreazione artificiale, la sperimentazione sull'embrione e sul feto, il prelievo dai medesimi di cellule o tessuti ai fini dell'innesto o trapianto in altri soggetti, la diagnostica prenatale e le terapie in utero, pongono il problema della salvaguardia dell'embrione umano e richiedono un previo chiarimento su questo punto cruciale. Per altro il dibattito culturale in atto in sedi e convegni qualificati e quello giuridico presso i Parlamenti di molti Paesi e nelle Assemblee degli Organismi Internazionali, confermano l'attualit e l'urgenza del tema per le decisioni che stanno per essere prese sul piano della legge e del diritto. Al di l di ogni opportunit storica, in se stesso questo argomento pone in questione l'autocomprensione dell'uomo, la responsabilit verso i nascituri e i diritti umani di uguaglianza e di non discriminazione, che sono riconosciuti sul piano internazionale per tutti gli individui umani. La riflessione dei componenti del Comitato Direttivo del Centro ha voluto privilegiare gli aspetti: biologico, filosofico, giuridico, psicologico, etico e teologico. Altri apporti possono essere offerti dalle scienze umane e storiche, ma ci sembrato che i punti di vista assunti fossero quelli pi rilevanti nel momento attuale del dibattito.

Il Comitato Direttivo ha deciso che il risultato delle riflessioni fosse condensato nel presente documento, anche per offrire occasione di dialogo e di approfondimento.

2. Ogni persona umana si pu porre la domanda: quando Io ho incominciato ad essere? L'Io umano ha come componente essenziale la sua "corporeit". Perci incomincia ad "essere" quando ha inizio il suo corpo. La prima domanda allora a cui si deve cercare una risposta : quando ha avuto inizio il mio corpo? A questa domanda la biologia pu dare una risposta fondamentale. Se si cerca infatti questo tempo da un punto di vista esclusivamente fenomenologico in modo retrospettivo - percorrendo cio a ritroso il cammino biologico fatto dal momento in cui mi pongo la domanda fino a quando comparsa in questo universo la mia corporeit e si tiene conto dell'inderogabile legge della formazione graduale dell'organismo acquisita oggi dalla Scienza, viene spontaneo affermare che: il mio corpo iniziato al momento della fusione dei gameti, uno del padre e uno della madre di cui sono figlio. Questa osservazione, elementare se si vuole, ha costituito un fatto accettato nella sua verit essenziale da sempre, anche quando nulla si conosceva dell'embriologia e dei meccanismi della formazione di un nuovo essere umano. Anzi si pu affermare che proprio su questa comune osservazione fenomenologica, si basa, da parte di chi opera la fecondazione in vitro, la convinzione di dare un "figlio" ai genitori che lo hanno richiesto a partire dal momento stesso in cui produce lo zigote che verr poi trasferito, allo stadio di 4 o 8 cellule, nell'utero materno dove verr continuato il processo dello sviluppo corporeo. Contro questa comune convinzione sono state sollevate obiezioni che sembrerebbero trovare un qualche appiglio in alcuni dati offerti dall'embriologia. A noi sembra, invece, che le attuali conoscenze nel campo dell'embriologia e della genetica dello sviluppo dei mammiferi in generale e dell'uomo in particolare - necessariamente parziali e sempre soggette ad interpretazioni e verifiche - offrano una prova della elementare induzione ricavata dalla osservazione comune. L'esigenza di brevit del documento ci costringe ad indicare soltanto due ordini di dati dalla cui approfondita analisi emerge la nostra persuasione. Il primo ordine di dati deriva dallo studio dello zigote e della sua formazione. Da questi dati risulta che, durante il processo di fertilizzazione, appena l'ovulo e lo spermatozoo - due sistemi cellulari differentemente e teleologicamente programmati - interagiscono tra loro, immediatamente prende inizio un nuovo sistema, che ha due caratteristiche fondamentali. a) Il nuovo sistema non una semplice somma dei due sottosistemi, ma un sistema combinato, il quale, a seguito della perdita da parte dei due sottosistemi della propria individuazione e autonomia, incomincia a operare come una "nuova unit", intrinsecamente determinata, poste tutte le condizioni necessarie, a raggiungere la sua specifica forma terminale. Di qui la classica e ancora corrente terminologia di "embrione unicellulare" (one-cell embryo).

b) Il centro biologico o struttura coordinante di questa nuova unit il "nuovo genoma" di cui l'embrione unicellulare dotato; ossia quei complessi molecolari - visibilmente riconoscibili a livello citogenetico nei cromosomi - che contengono e conservano come in memoria un disegno-progetto ben definito, con la "informazione" essenziale e permanente per la graduale e autonoma realizzazione di tale progetto. questo "genoma" che identifica l'embrione unicellulare come biologicamente "umano" e ne specifica l'individualit. questo "genoma" che conferisce all'embrione enormi potenzialit morfogenetiche, che l'embrione stesso attuer gradualmente durante tutto lo sviluppo attraverso una continua interazione con il suo ambiente sia cellulare che extracellulare, dai quali riceve segnali e materiali. Il secondo ordine di dati deriva dall'esame dello sviluppo dell'embrione unicellulare: esame compiuto in modo ampio e approfondito in mammiferi da laboratorio, e pienamente estensibile all'embrione umano, non solo per analogia ma anche per molte conoscenze gi acquisite. Da quanto oggi noto emerge gi chiaramente che dall'embrione unicellulare, attraverso passi sequenziali - che portano alla determinazione di linee cellulari e alla differenziazione di tessuti, accompagnati e/o seguiti da attivit morfogenetiche - si arriva alla formazione dell'organismo completo. importante sottolineare tre propriet biologiche che caratterizzano questo processo di sviluppo. i. Coordinazione. In tutto il processo dal formarsi dello zigote in poi, c' un susseguirsi di attivit molecolari e cellulari sotto la guida dell'informazione contenuta nel genoma e sotto il controllo di segnali originati da interazioni che si moltiplicano incessantemente ad ogni livello, entro l'embrione stesso e fra questo e il suo ambiente. Precisamente da questa guida e da questo controllo deriva l'espressione rigorosamente coordinata di migliaia di geni strutturali che implica e conferisce una stretta unit all'organismo che si sviluppa nello spazio e nel tempo. ii. Continuit. Il "nuovo ciclo vitale" che inizia alla fertilizzazione procede - se le condizioni richieste sono soddisfatte - senza interruzione. I singoli eventi, per esempio: la replicazione cellulare, la determinazione cellulare, la differenziazione dei tessuti e la formazione degli organi, appaiono ovviamente successivi. Ma il processo in se stesso della formazione dell'organismo continuo. sempre lo stesso individuo che va acquisendo la sua forma definitiva. Se questo processo si interrompesse, a qualsiasi momento, si avrebbe la "morte" dell'individuo. iii. Gradualit. legge intrinseca al processo di formazione di un organismo pluricellulare che questo acquisisca la sua forma finale attraverso il passaggio da forme pi semplici a forme sempre pi complesse. Questa legge della gradualit dell'acquisizione della forma terminale implica che l'embrione, dallo stato di una cellula in poi, mantenga permanentemente la sua propria identit e individualit attraverso tutto il processo. Questi due ordini di dati, scientificamente esaminati, conducono ad un'unica conclusione, alla quale - in una logica biologica - non pare si possa sfuggire, cio, che alla fusione dei gameti una "nuova cellula umana" dotata di una nuova struttura informazionale, incomincia a operare come una unit individuale tendente alla completa espressione della sua dotazione genetica, che si manifesta in una totalit costantemente e autonomamente organizzantesi

fino alla formazione di un organismo umano completo. Questa "nuova cellula umana" quindi un "nuovo individuo umano" che inizia il "suo proprio ciclo vitale" e, date tutte le condizioni interne ed esterne sufficienti e necessarie, gradualmente si sviluppa attuando le sue immense potenzialit secondo una legge ontogenetica e un piano unificatore intrinseci. Riteniamo perci non consono ad una corretta logica biologica fissare - come talvolta si insinua - il tempo di inizio dell'individuo umano al 15 giorno dalla fecondazione ossia quando visibile la "stria primitiva" e non pu pi accadere una separazione gemellare; o all'8 settimana quando evidente, sia pure in miniatura, la forma completa dell'organismo; o pi avanti ancora quando sufficientemente formata la corteccia cerebrale. Pur nel rispetto dello sforzo compiuto nell'elaborazione di queste opinioni, teso alla ricerca della verit sull'inizio di un individuo umano, gli argomenti sui quali esse poggiano, accuratamente esaminati, non risultano tali da provare l'assunto o da invalidare la conclusione da noi qui prospettata.

3. La conclusione dedotta dai dati oggi disponibili della biologia che l'embrione fin dalla fecondazione un individuo umano che inizia il suo ciclo vitale. La riflessione filosofica chiamata a fornire un ulteriore approfondimento. Assumendo il dato biologico in tutta la sua estensione, deve evidenziare il rapporto della conclusione biologica con il concetto di individuo umano inteso nella sua totalit, e, nello stesso tempo, spiegare la relazione che intercorre tra il periodo della vita embrionale e l'espandersi della personalit pienamente sviluppata. Una simile riflessione consente di superare ogni dissociazione fra componente "biologica" e componente "sociopsicologica" della persona, e dunque fra l'aspetto "ontologico" e quello "fenomenologico" della persona stessa. La prima acquisizione che la riflessione razionale ci offre che l'embrione umano non pura potenzialit, ma sostanza vivente ed individualizzata. Certamente l'embrione umano un essere nel quale, come in tutte le sostanze viventi, il principio dello sviluppo e del mutamento interno alla sostanza stessa. proprio questo principio interno che determina lo sviluppo dell'embrione, non invece quello di un essere esterno, per esempio quello della madre. allora equivoca e fuorviante l'espressione secondo cui l'embrione un uomo in potenza: l'embrione in potenza un bambino, o un adulto, o un vecchio, ma non in potenza un individuo umano. Questo lo gi in atto. L'ovulo, come lo spermatozoo, sono "in potenza" un individuo umano, ma solo se non si uniscono tra di loro l'ovulo resta ovulo e lo spermatozoo resta spermatozoo. Invece lo zigote gi in atto un individuo umano, sviluppa un programma interno, suo proprio, il quale come programma gi completo, sufficiente, individualizzato e attivante se stesso, ovviamente date le condizioni necessarie allo sviluppo. Pertanto prima della fecondazione lo spermatozoo e l'ovulo posseggono una mera possibilit di costituirsi in un sistema e un'entit unificata. Lo zigote invece un individuo

dotato di vita propria, con una propria identit conferitagli da un unico principio sostanziale unificante. ovvio che l'embrione ha bisogno per svilupparsi fisicamente e culturalmente dell'ambiente esterno, fisico e culturale, ma gli stimoli ambientali vengono da lui assimilati secondo la sua propria legge di sviluppo, esattamente come nel bambino o nell'adulto. Il salto qualitativo, essenziale, avviene nel passaggio da due sostanze tra le quali esiste una mera relazione esterna (gameti) ad una unica sostanza (zigote). Questo passaggio avviene nella fecondazione, non prima e non dopo. Solo nella fecondazione o concepimento inizia ad esistere ed esiste di fatto un uomo. L"'unit" sostanziale dello zigote rivela nel suo sviluppo una "continuit" sostanziale, proprio perch il principio dello sviluppo e del mutamento interno alla sostanza stessa. Non si possono concepire, pertanto, esistenze diverse e successive del medesimo embrione vivente. Il che pienamente conforme al dato esperienziale ed embriologico. Il medesimo soggetto, sviluppandosi, mantiene in ogni fase successiva l'unit ontologica con la fase precedente, senza soluzioni di continuit. Se questo vero, si deve concludere sotto il profilo logico e razionale che ontologicamente c' identit in tutto il percorso dello sviluppo di quella unica individualit che, una volta nata, viene da tutti riconosciuta in possesso della qualit e dignit di persona umana. L'unit esistente durante tutto lo sviluppo dell'individuo umano, dalla fecondazione alla morte, non semplicemente una continuit biologica, ma unit di tutto l'essere, corporeo e spirituale, anche se la espansione e la maturazione dell'individuo si realizzano sia somaticamente che spiritualmente in modo progressivo. Di tale maturazione e del rapporto che esiste fra corporeit e spiritualit dell'unico soggetto non pu essere rintracciato un inizio diverso da quello che segna l'avvio di una vita biologicamente individualizzata. Il fatto che, dal punto di vista psicologico e sociale, la persona umana si realizzi come personalit in un lungo cammino di relazioni e di apporti culturali non toglie, anzi esige, che dal punto di vista ontologico, l'individuo umano possegga ci che consente il suo realizzarsi come personalit fin dall'inizio della vita embrionale e pertanto debba ottenere il rispetto dovuto alla persona. Di conseguenza, dal punto di vista della realt ontologica, la dignit di persona va riconosciuta e attribuita ad ogni individuo umano fin dal momento della fecondazione. In questo senso, non si vede come possa sussistere un individuo umano che non sia perci stesso anche persona. Quando si parla comunemente di persona, si pensa spesso ad un essere determinato ed intelligente: una singolarit individuata in un corpo, in una tradizione storica e come tale unica, irripetibile; una soggettivit che, proprio nella sua individuazione, ad un tempo coscienza capace di dispiegarsi sull'universale e quindi sui valori, sui significati dell'esistente. Insomma, la persona come autocoscienza, libert "prospettiva di senso" come "sguardo sul mondo". Si delinea, cos, una visione che potremmo definire compiuta e

matura dell'uomo. Si portati allora a chiedersi quale rapporto ci sia fra lo zigote e l'uomo che appare nella sua pienezza personale. La risposta richiede di chiarire la nozione e il concetto di "fine". Il fine di un ente ci per cui quell'ente esiste, incomincia ad esistere, si struttura nel suo sviluppo e matura nel suo compimento. Il fine ci che spiega l'esistenza di un determinato ente e ne svela il perch e il senso. Questo, per, significa anche che il fine non sta semplicemente al termine, ma sta sin dall'inizio dello sviluppo di quell'essere come causa orientante. Si pu non ravvisare tale fine nella sua pienezza, ma non per questo si pu escluderlo dalla realt dell'inizio: se non fosse sin dall'inizio come orientante, non vi sarebbe alcuna possibilit di compiutezza e quell'essere non sarebbe affatto n prima n dopo ci che . Le stesse considerazioni si devono applicare al valore e alla dignit ontologici di questo essere. Essi non sono un evento puramente conclusivo, ma investono la realt in questione sin dal suo primo costituirsi: la connotano sin dall'inizio perch appartengono appunto al suo destino essenziale. In conclusione lo studio di questi due aspetti, sia il ragionamento fondato sull'unit dello sviluppo dell'essere umano a partire dal momento della fecondazione -unit basata sul principio sostanziale unificante dello sviluppo stesso che esclude ogni antropologia di tipo dualistico - e sia la riflessione fondata sul concetto di fine o telos orientante della maturazione dell'essere umano, portano a concludere che l'inizio della vita individuale nell'uomo inizio della sua vita personale.

4. Se si riconosce l'embrione umano come individuo umano, avente la qualit e dignit propria della persona umana, si deve conseguentemente riconoscere l'obbligo della sua protezione giuridica. Il primo principio da applicarsi all'embrione umano quello che riguarda il diritto fondamentale di ogni uomo alla vita e all'integrit fisica e genetica. Sono cos da estendere all'embrione umano le protezioni gi riconosciute per i bambini, i malati, gli handicappati fisici e mentali. Non si tratta tanto di configurare un diritto speciale, quanto di adeguare il diritto comune ad un caso particolare. Pertanto, analogamente a ci che vale per l'uomo nato, dovranno essere sanciti anzitutto il diritto dell'uomo nascituro alla vita e alla salute e il divieto, anche penalmente qualificato, di ogni intervento sull'embrione che non sia compiuto a beneficio complessivo dell'embrione stesso. Come quella dell'uomo nato, la vita dell'embrione umano dev'essere riconosciuta inviolabile e non strumentalizzabile ad alcun fine esterno, neppure alla ricerca sperimentale scientifica o medica, alla fornitura di cellule o tessuti per scopi farmacologici o di trapianto, alla produzione (clonaggio e chimere) di altri esseri umani. Le legislazioni sull'interruzione volontaria della gravidanza, quantunque implicitamente riconoscano in astratto all'embrione dignit umana, di fatto hanno abdicato al dovere di assicurargli una protezione adeguata.

Un secondo principio, che deve ispirare una legislazione sulla nostra materia, il principio della famiglia: si deve riconoscere e sancire per il concepito o per colui che s'intenda concepire, il diritto di venire all'esistenza nel contesto di un legame autentico di famiglia.

5. La stessa psicologia, in particolare quella a caratterizzazione sociale fornisce interessanti osservazioni per capire i significati di cui intessuto l'essere umano fin dal suo concepimento. L'embrione infatti non soltanto vive una vita ma vissuto come soggetto da vite a lui preesistenti, in un intreccio di relazioni culturalmente segnate da valenze e significati soggettivi. Si pu cos rilevare che l'embrione umano, prima ancora di nascere, di pensare e parlare, gi pensato ed gi espresso nel linguaggio - " parlato" - come un soggetto significativo che appartiene al gruppo sociale. In questa prospettiva, appare evidente che la cultura stessa in quanto caratteristica propria dell'uomo, coinvolge l'essere umano fin dal momento del suo concepimento. 6. Qual il comportamento da assumere, sotto il profilo etico, nei riguardi dell'embrione umano? E questo l'interrogativo al quale la scienza etica chiamata ad offrire una risposta criticamente elaborata e pertanto giustificata. Nell'offrire la sua risposta la scienza etica, da un lato assume i risultati raggiunti dalle altre scienze umane - a cominciare dalla biologia -; dall'altro lato li considera secondo la sua "specialit" scientifica, e quindi con propri criteri di analisi e di valutazione. Secondo le esigenze della razionalit umana (pertanto anche al di fuori della Rivelazione, alla quale si riferisce la "teologia morale"), il comportamento da assumere nei riguardi dell'embrione umano deve dirsi morale solo se e nella misura in cui conforme alla natura o identit propria dell'embrione umano nel senso di rispettarla e di non contraddirla mai. E poich la "natura" o identit propria dell'embrione umano quella di una persona umana, il comportamento nei riguardi dell'embrione umano morale solo se e nella misura in cui considera e tratta l'embrione umano come una persona umana, come ogni altra persona umana. E ancora: poich l'embrione umano persona umana dalla fecondazione, tale comportamento da assumersi a partire dalla fecondazione stessa dell'embrione umano. Questa conclusione fluisce in senso pienamente giustificato dalle acquisizioni di ordine scientifico e razionale sopra indicate. Nonostante la solidit di tale conclusione, alcuni ritengono che l'embrione umano non sia sin dalla fecondazione persona umana. E tuttavia di particolare importanza rilevare come la scienza etica nell'esigere il comportamento ora detto (considerare e trattare l'embrione umano come una persona umana, come ogni altra persona umana sin dalla sua

fecondazione) non abbia bisogno di avere l'assoluta certezza che l'embrione umano sia sin dalla fecondazione persona umana, certezza che alcuni potrebbero negare o che di fatto negano. sufficiente il dubbio circa l'identit personale, frutto del concepimento, per essere moralmente obbligati ad assumere il comportamento pi sicuro, che eviti pertanto qualsiasi pericolo o rischio nei riguardi della persona umana. La morale, infatti, esige che ci si astenga, non solo da un atto che sicuramente male, ma anche da un atto che probabilmente potrebbe essere male. In realt, agire nel dubbio circa il fatto che nel frutto del concepimento c' o non c' una persona umana, significa esporsi al rischio di sopprimere un essere umano, il che si configura in se stesso come disordine morale. Si pu, alla luce di questo principio etico, comprendere perch la Chiesa Cattolica, mentre ha lasciato - e tuttora lascia - discutere sulla questione teorica dell'animazione spirituale (se immediata o ritardata), ha sempre chiaramente e fortemente sostenuto l'obbligo morale di comportarsi nei riguardi dell'embrione umano - e sin dal concepimento - come nei riguardi di una persona umana: la discussione a livello teorico, non pratico. Per questo motivo nella "Dichiarazione sull'aborto procurato" della Congregazione per la Dottrina della Fede (18 novembre 1974) si legge: "Del resto, non spetta alle scienze biologiche dare un giudizio decisivo su questioni propriamente filosofiche e morali, come quella del momento in cui si costituisce la persona umana e quella della legittimit dell'aborto. Ora, dal punto di vista morale, questo certo: anche se ci fosse un dubbio concernente il fatto che il frutto del concepimento sia gi una persona umana, oggettivamente un grave peccato osare di assumere il rischio di un omicidio. " gi uomo colui che lo sar (Tertulliano, Apologeticum, IX,8)" (n.13). Questa posizione viene ribadita dalla recente Istruzione Donum Vitae: "Il Magistero non si espressamente impegnato su un'affermazione d'indole filosofica, ma ribadisce in maniera costante la condanna morale di qualsiasi aborto procurato... Pertanto il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cio a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalit corporale e spirituale. L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita" (I,1). Siamo di fronte a un principio fondamentale e generale, dal quale la scienza etica ricava, all'insegna d'una rigorosa logicit, una serie di principi particolari. Su due necessario fermare l'attenzione: il primo riguarda l'intervento terapeutico, il secondo l'intervento sperimentativo. Alle identiche condizioni di ogni altra persona umana e con una specifica attenzione alla situazione propria della vita embrionale/fetale, si deve ritenere lecito l'intervento finalizzato alla cura e alla guarigione, e prima ancora alla sopravvivenza individuale, dell'embrione umano. Una simile liceit morale condizionata non solo dalla finalit terapeutica ma anche dalla modalit concreta che l'intervento assume: da un lato, l'intervento deve rispettare la vita e l'integrit dell'embrione e non deve comportare per lui rischi

sproporzionati, dall'altro lato l'intervento deve ottenere il consenso libero e informato dei genitori, secondo le regole deontologiche previste nel caso dei bambini. Se l'intervento, invece, sperimentativo (al di fuori di una sperimentazione chiaramente terapeutica), si deve distinguere il duplice caso dell'embrione ancora vivo e dell'embrione morto, Indubbiamente e gravemente illecita la sperimentazione sull'embrione vivo, sia esso viabile o non: per sua natura costituisce una "strumentalizzazione" dell'embrione umano a m di "oggetto". "Usare l'embrione umano, o il feto, come oggetto o strumento di sperimentazione rappresenta un delitto nei confronti della loro dignit di esseri umani che hanno diritto allo stesso rispetto dovuto al bambino gi nato e ad ogni persona umana" (Donum Vitae, I,4). Il caso invece, dell'embrione o feto morto, volontariamente abortiti o non, identico a quello di ogni altro essere umano morto: "In particolare non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non stata accertata e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l'esigenza morale che non vi sia stata complicit alcuna con l'aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo. Anche nel caso di feti morti, come per i cadaveri di persone adulte, ogni pratica commerciale deve essere ritenuta illecita e deve essere proibita" (Ibid.). La considerazione etica pu svilupparsi non soltanto alla luce della ragione umana (etica naturale), come abbiamo esposto sopra, ma anche alla luce della Rivelazione di Dio e pertanto alla luce della fede (teologia morale). In chiave propriamente teologica ci sono alcune "verit" che pi o meno direttamente illuminano in termini originali la duplice questione dell'identit umana e personale dell'embrione e del comportamento da assumere nei suoi riguardi. La prima verit quella della "signoria" di Dio Creatore e Padre - una signoria che consiste nella "donazione" della vita - sulla vita umana: non si tratta soltanto della vita umana gi nata, ma anche della vita umana ancora nel seno materno (cfr. Ger 1,4-5; 2 Macc 7,22-23; Gb 10,8-12; Sal 22,1011; 71,; l'intero salmo 139). La seconda verit riguarda l'origine per creazione di ogni persona umana: "All'origine di ogni persona umana v' un atto creativo di Dio: nessun uomo viene all'esistenza per caso; egli sempre il termine dell'amore creativo di Dio" (Giovanni Paolo II, Discorso del 17 settembre 1983). Di qui la domanda inevitabile che ciascuno (ciascun "credente") pu e deve porsi: quando Dio mi ha creato? La risposta razionalmente valida non pu essere che una sola: Dio mi ha creato all'origine del mio essere, ossia nello stesso momento del mio concepimento, poich non possibile alcun attimo del mio esserci che non sia il termine dell'atto creativo di Dio. In questo senso la tradizione cristiana, riproposta ancora una volta dal Concilio Vaticano II, presenta la "procreazione" ossia l'atto procreativo umano come una cooperazione con l'amore creativo di Dio (cfr. Gaudium et spes, n. 50). La terza verit, che costituisce il vertice della Rivelazione, riguarda il fatto dell'incarnazione del Verbo: il Figlio eterno di Dio possiede la natura umana, la nostra stessa natura umana (cfr. Gv 1,14). Di nuovo sorge, inevitabile, la domanda: da quando il Figlio eterno di Dio possiede una natura umana? Ed ancora non si d altra risposta razionalmente valida che la seguente: dalla sua origine nel tempo, ossia con e dal concepimento nel seno della Vergine Madre di Dio. Di particolare interesse per la

riflessione teologica il seguente passo della Lettera agli Ebrei: "Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto n sacrificio n offerta, un corpo invece mi hai preparato..." (Ebr 10,5 ss).

22 giugno 1989