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Scritture di viaggio

I - La certificazione autoptica: materiali per l'analisi di una costante della scrittura di viaggio

multa que non vidimus scimus, multa que vidimus ignoramus E Petrarca, Itinerarium ad sepulcrum Domini

Con un contributo di necessit succinto ma bene articolato, Giorgio R. Cardona1 ci ha fornito uno schema solido - e tuttavia aperto ad ulteriori calibrature ed arricchimenti - per descrivere nei suoi molteplici aspetti anche formali quel secolare discorso di scoperta che attraversa come una lenta corrente lingue e generi diversi della letteratura occidentale. Esso trascina con s, quasi semplicemente spostandoli verso i sempre nuovi confini dell'Estraneo, non solo monstrua e mirabilia fossilizzati2, ma anche, cristalli pi leggeri e trasparenti, modalit di scrittura di antica e spesso nobile origine che vengono di volta in
1. 2. G.R. CARDONA, I viaggi e le scoperte, in Letteratura italiana, a cura di A. Asor Rosa, V Le questioni, Einaudi, Torino 1986, pp. 687-716. L'inerzia inventiva al riguardo nella storia del genere sottolineata con energia particolare da G. ORLANDI, Temi e correnti nelle leggende di

viaggio dell 'Occidente alto-medievale, in Popoli e paesi nella cultura altomedievale, Centro italiano di Studi sull'Alto Medioevo, Spole-ro 1983, pp. 523-571, alle pp. 528-529 (con abbondante bibliografia). Ancora in margine al decorso vorrei segnalare il fenomeno parzialmente analogo, ma in certo mo do speculare, della resistenza al nuovo in un particolare ambito di ricezione, quello degli illustratori dei testi di viaggio, che solo di recente stato fatto oggetto di analisi accurate. Nelle miniauc relative a episodi del Milione (R. WITTKOWER, Marco Polo e la tradizione figurativa delle iglie dell'Oriente, in Allegoria e migrazione dei simboli, Einaudi, Torino 1977, pp. 153-180 [ed originale 1957]; Ph. MNARD, Villustration du Devisement du Monde de Marco Polo. tude sgraphie compare, in Mtamorphoses du rcit de voyage, a cura di E Moreau, Champion - Slatkine. Paris - Genve 1986, pp. 17-31) come, ancor pi significativamente, nell'iconografia relativa alle relazioni di viaggio americane (per quella di Jacques Carrier, cfr. rapidit analisi di EM. GAGNON - D. PETEL, Hommes effarables et bestes sauvages. Images du i A -Monde d'aprs les voyages de Jacques Cartier, Boral Express, Montreal 1986), si nota la menzione di vecchi modelli illustrativi, a volte appena travestiti, spesso in deciso contrasto con quanto il testo in presenza dice: insomma un rifiuto dei contenuti informativi nuovi schematica rappresentazione delle idee secolari sul diverso dal Noi.

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La certificazione autoptica

volta rifunzionalizzati. L'arredamento dei nuovi ambienti non pu rinunciare a vecchi mobili, magari i pi inutili purch curiosi, a loro modo mirabili e quindi "memorabili". Una fortissima impressione di dj vu accompagna il lettore che percorra in trasversale pi testi di viaggi; e l'impressione che non siano solo le stesse le cose narrate, ma che siano le stesse le parole usate, scrive ancora Cardona, (impressione condivisa da molti altri frequentatori di questi testi)3. E bench egli affermi tra l'altro che non ci sono antecedenti classici per le relazioni di viaggio se non nel genere tardoantico delle visioni4, in cui figurano anche viaggi in luoghi sconosciuti, a met fra il terreno e il celeste, non pu fare a meno di riconoscere che di fatto in tutti i resoconti di viaggio circola un'intenzione di letterariet mai completamente rimossa5. tempo, credo, di passare all'analisi critica di tali sensazioni complessive, iniziando, com' naturale, dalle costanti scritturali di tradizione riconoscibile. Nel breve paragrafo dedicato all'argumentum veritatis, Cardona sottolinea giustamente l'insistenza con cui i viaggiatori-scrittori se-gnalano in frequenti formule asseverative il valore di verit di quanto riferiscono come se la presupposizione costante fosse che quanto si (.lice pu non essere vero perch diverso 6: enfatizzazione registrai. CARDONA, op. cit., p. 306; e gi nell'introduzione alla Relazione del Reame del Congo di Filippo Pigafetta (F. PIGAFETTA, Relazione del Reame del Congo, a cura di G.R. Cardona, Bompiani, Milano 1978, pp. x-xi) sulla standardizzazione delle notizie e della scrittura: E i i ime se nel giro di pochi anni i vari mirabilia del mondo nuovo e dell'Africa di recente conosciuta, fossero divenuti luoghi comuni, che non possibile cambiare; chi li racconta,
itu

he se li ha visti con i suoi occhi, deve

necessariamente usare le stesse parole con cui li ha sentiti descrivere. E Jean-Paul Roux parla, a ragione, di un sentiment d'uniformit malgr la diversit des pays visits che il frequentatore abituale di relazioni di viaggio non pu non avvertire (J.P. Roux, Les explorateurs au Moyen Age, Fayard, Paris 1985, p. 231). Cos Marinella Pregliasco ha potuto agevolmente tracciare la tipologia di un viaggio minimo (M. PREGI LASCO, Tipologia di un viaggio minimo, in La letteratura di viaggio dal Medioevo al Rinascim e n t o . ( eneri e problemi, Edizioni dell'Orso, Alessandria 1989, pp. 63-84), in cui denuncia la codificazione dell'Altro attraverso una scrittura semplificata. 4. 5. 6. Al riguardo si veda il saggio Viaggi e visioni d'oltremondo sino alla "Commedia" di I (ante, in < '.. SEGRB, /'non del mondo. 1 modelli nella follia e nelle immagini dell'aldil, Einaudi, Torino 1990, pp. 25 40.

(IARDONA, op, i l i . , rispettivamente pp. 296e 300, CARDONA, ibul., pp. 313 314.

bile piuttosto nelle relazioni vere e proprie che nelle lettere, queste ultime libere, enprincipe, da ipoteche circa la veridicit dei contenuti.
Una certificazione di verit, di cui il compianto studioso ed amico n o n parla, si stacca da tutte le altre, sia per la caratterizzazione formale che la contraddistingue sia per la sintetica indicazione metodologica che in essa racchiusa, sia infine per la sua collocazione fissa rispetto al corpo della narrazione: la sfraghs autoptica. Su questo signum quasi notariale vorrei richiamare qui l'attenzione, anche se b e n noto al pubblico della letteratura di viaggio. Esso si pone infatti i ( i m e primario, quando presente, rispetto agli interventi d'autore disseminati desultoriamente nel testo, in quanto ne investe globalmente il contenuto. Perci precede per lo pi il testo o lo segue, o p u trovarsi anche in un avantesto, prologo o prologo-dedica, rife-rendosi ai criteri che hanno guidato l'inchiesta su cui si sta per riferire 1 1 si riferito. La sua struttura geometricamente bimembre, impcr m a t a sui due sensi della vista e dell'udito, in cui si concentra l'espe-rienza personale di un testimone di cose viste e di cose sapute da alni testimoni oculari degni di fede: visa et audita rappresenterebbe r< i dunque, o meglio rappresentano, sulla base di tale dichiarazione, le sole "fonti" della narrazione. Si tratta del motivo dell'autopsia, come viene correntemente indi a i o nell'ambito degli studi di storiografia classica, nei quali peraltro ha costituito l'oggetto di una pi approfondita riflessione, rinnovala anche nei presupposti 7. La sua origine si radica infatti nella pi anti i a concezione di storia come "inchiesta" caratterizzata, con in tesi a Erodoto, in senso geoetnografico: l'istoria si fonda sull'esperienza personale diretta dei fatti ed connessa principalmente alla capaci i a conoscitiva dell'occhio, senso strumento primario dell'indagine S< icniilica (Aristotele dixit), coadiuvato dall'orecchio solo quando il l' i n n o non arriva, per ovvie ragioni di spazio e di tempo, a "vede
7.
In l

In particolare G. NENCI, /I motivo dell'autopsia nella storiografia greca, Studi classi) i C orientali III (1955), pp. 14-46, e G. SCHEPENS, L'autopsie dans la mthode des historiensgreci

siede

invilii

J.C., Koninklijke Academie, Brussel 1980. [Inoltre: L. FEBVRE, Leproblme de I Ini royance, /.a religion de Rabelais, ditions Albin Michel, Paris 1947, p.46l ss.; C. LUCKBN,

I , i il J, i i n l'oteile. L'kistoire ou le monstre de la fable, in

L'histoire dans la littirature. Erudes ru i I H - . c i p i i s i ni r i s p . n I .Ader et i l . lgcnmann, 1 )roz, Genve 2000. pp. 5 5 57 1 .

re" (gr. orri, contenuto nel termine stesso di istoria). Lo storiografo il rei visae scriptor, il testimone oculare che riferisce (quod vidimus testamur). Ne discende che la sola storia possibile quella contemporanea, e si pu risalire solo ad un passato (recente) attraverso memorie archeologiche di esso, vedute dallo storiografo, e attraverso

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informazioni da lui ascoltate e ritenute attendibili. Tale rigorosa posizione empirica si afferma come un'indicazione metodologica che si coagula ben presto nel giro breve efig della sfraghis autoptica, nonostante l'intima contraddizione, del resto subito rilevata, per cui la testimonianza oculare depositata nella scrittura passa fatalmente a testimonianza per udita per il suo destinatario, prendendo posto anch'essa fra le altre auctoritates (i leda), e nonostante le implicite e fin troppo facili possibilit di mistificazione. Essa s'impone comunque con la massima autorevolezza, tale da sopportare continue contestazioni, e viene accettata nella lunga durata, attraversando cos il periodo tardoantico, il Medioevo e il Rinas c i mento, quando con la scoperta del Nuovo Mondo si presenta, in u n rinnovato clima "erodoteo", il problema di descriverlo, mentre si accentua la divaricazione tra i due strumenti d'indagine che in essa avevano trovato un precario equilibrio a favore, ovviamente, dell'occhio: scoppia allora la vivace polemica contro le testimonianze per udita, le antiche auctoritates, che sostenevano tra l'altro, ad esempio, l'inabitabilit delle regioni equinoziali. E una sostanziale adesione con-lintia anche dopo, fino a quando non mutano gli stessi presupposti metodologici della ricerca storica, nel primo Ottocento di Niebuhr e di Ranke, quando si esige, per una storia "obiettiva", l'eliminazione della testimonianza oculare, eminentemente soggettiva, rappresentata dal-l. i relazione sincronica, dalla fonte narrativa, e si ammette invece come unico intermediario tra lo storico e il suo oggetto il documento d'archivio, ritenuto neutro. Si ribalta cos anche il corollario: la sola storia p< tssibile quella del passato, e l'autopsia come strumento d'indagine viene espulsa dal nuovo sistema metodologico. (Sappiamo che l'ulti-1 1 1 . 1 parola non detta: attualmente assistiamo al suo trionfo, esaltato dall'occhio enormemente potenzializzato della macchina da presa, di-venuta La (onte primaria perla cosiddetta s t o n a "immediata", mentre icsia l'arbitrio nella scelta della messa a fuoco, negli spazi particolari lasciati oscuri, nel discorso orientato del montaggio). Su tutte queste v n ende, riassunte qui con schematismo certo eccessivo, rimando in l'articolare al contributo citato di Schepens. L'interesse per questo tipo di dichiarazione preliminare nella Letteratura di viaggio stato fin qui sporadico e superficiale, a mio parere, nel senso che quando non stato semplicemente rimosso 1 1 me topos retorico e insignificante, servito soltanto, caso per caso, a stimolare una verifica sui realia che naturalmente ha smentito su u n ilti punti la verit referenziale dell'autopsia (senza tener conto della difficolt di tale test su oggetti visti non solo in spazi ma anche in tempi da noi ormai remoti; e spesso infatti i risultati della verifica li in< > deludenti e illusori, cio riverificabili quando non verificabili...). I ,a pi che frequente presenza della certificazione di veridicit nella letteratura di viaggio, dove caratterizza il sottogenere pi importan-Ce, la relazione (non il diario, naturalmente, n il giornale di bordo, e neppure la lettera8, se non quella parte che funziona solo da cornice aggiunta alla relazione), indica anzitutto, dunque, una volont di pro-1 1 li i / K >ne di livello, la pretesa di fare storia, in tale senso antico e nobile, il i (perimento di una tradizione in cui inserire la nuova testimonianza. Evidente anche l'adeguatezza del criterio autoptico come indicazii i in di metodo autorizzato per l'esplorazione del nuovo lungo le due direzioni che hanno al centro l'Europa e si congiungono nelle Indie: i i n l'Asia da est nei secc. XIII-Xiy da ovest nei secc. XV-XVI. I I n interpretazione corretta della presenza del motivo dell ' a l i t i p ia n 1 1 pare possibile solo a partire dal piano dell'enunciazione, dove n i r i l e t t i tale dichiarazione si colloca, e non dal piano dell'enunciati >. I a a i a Iun/ione non affatto quella di sottrarre alla verifica i con
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importante

tener presente lo statuto primario specifico della scrittura di viaggio pn

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volta in esame (V BERTOLUCCI PIZZORUSSO, Enunciazione e produzione < lei n 'SU i n. I Miln ine I ni questo voi., n . II]; per le

relazioni francesi del sec. xviii tale presupposto

ti i m i ...... I i n . issi ino l 'onto da R BERTHIAUME, L'avcnturc amricaine au xviii siede. Du voyage I , , riture, Presses de l'Universit d'Ottawa, Ottawa 1990 (lavoro notevole anche sono altri lupetti
ili i ..........iha, da me analizzata in Uno spettacolo per il Re: l'infnzia di Adamo nella druidi Pero
\ i ile l'iimni/iii

Pei un esempio di lettera relazione si veda l a Girili a l re ili Portogallo di Pero V.i/

|in questo voi., n. X|.

tenuti, quanto quella di certificare l'autenticit della descrizione da parte del soggetto che riferisce, di cui autorizza, circoscrivendola, la selezione operata nell'ambito della totalit delle notizie da lui personalmente acquisite. Il motivo, pur nella sua topicit, rappresenta comunque una mossa nella strategia testuale al fine di proteggere, in certo modo, dichiarandone i criteri, l'arbitrariet di una scelta Limitata e inevitabilmente orientata se non altro da silenzi e censure (il problema di quali informazioni, tra le innumerevoli, dare al mondo del Noi traspare continuamente, da Marco Polo a Bernal Diaz del Castillo: dall'incredibile allo sconveniente, all'insignificante: quali le gerarchie

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del riferibile?). La presupposta insindacabilit di un simile criterio limita le responsabilit del relatore, lo libera dall'obbligo di tener conto, se non per intenti polemici, di altre testimonianze alle quali la propria diventa automaticamente superiore (rarissime sono infatti le citazioni nelle relazioni di viaggio della fascia due-trecentesca; frequenti nelle historias verdicas sulle scoperte americane, ma deliberatamente polemiche). Indubbia dunque la "convenienza" di attenervisi per lo scrittore di viaggio; il problema della verifica di ci che racconta ricade cos completamente sul destinatario. Di grande rilevanza appare poi la sua presenza sotto un altro aspetto, quello non meno importante della critica testuale applicata ai testi di viaggio: essa costituisce un sicuro indizio, mi pare, di una lase avanzata, se non addirittura definitiva, nella serie delle operazioni di redazione. La sfraghs autoptica connota infatti la fase del "mettere al pulito" (sacar en limpio, come si esprime Bernal Diaz), successiva rispetto alla prima, pi libera memorizzazione dei dati da ritenere nella forma (informe) di note ed appunti (memorias y bor-radores, ancora Bernal Diaz) sull'esperienza compiuta. Essa sigilla il momento del passaggio dallo scritto per uso privato, in cui il destiti.note coincide con il destinatario - in cui una dichiarazione di verit non ha quindi alcun senso - ad uno scritto pubblico, cio pubblicabile, in cui c' bisogno di rassicurare coloro che dell'esperienza non sono stati partecipi circa l'attendibilit di quanto viene loro riferito. I perci una marca di redazione definitiva o quanto meno licenziata per una circolazione ampia e incontrollabile, l )a tener presente che n i 1 asi di collaborazione, che non sono rari, in cui il redattore di-1 m i o dal viaggiatore, la sua introduzione pu dipendere dal primo. Un profilo di storia del motivo dell'autopsia (il presente non ne 1 I n un abbozzo) che diventa specifico del genere maggiore dell'et-ri (letteratura, la relazione, mi sembra opportuno ed utile, purch Impostato sull'originario ancoraggio alla tradizione storiografica m i n a (in cui esso recupera un antecedente classico), sulle sue pecul i 1 1 1 i aratteristiche di statuto, forma e funzione, che lo distinguono m n a niente da altri tipi di asserzioni di verit. Le pertinenti rilevazion i di Richard nella letteratura di viaggio tardomedievale, i brillanti m i i 1 venti di Cerbi e di Lestringant sulla descrizione di scoperta cin-| i i i 1 (inesca9, non mi paiono dar pienamente conto della complessa problematica racchiusa nel signum di veridicit, e soprattutto della dinamica dei momenti forti e momenti deboli della sua durata seco-I i h delle periodiche esaltazioni dell'uno o dell'altro punto di forza a i o dudita) che insieme lo avevano strutturato. Ma un notevole 1 i i 1 1 di 1 nell'impostazione di un'analisi critica adeguata stato rileva ......... me denunziano in modo esplicito i gi citati Nenci e Schepens, 111 I I ambito principale e primario degli studi di storiografia greca. Sappiamo inoltre che ben presto si registrano ripetuti sconfinal i ! ' nti di questo (ambiguo) segnale di verit in generi vicini, la bio 1 i h a i n primo luogo - la descrizione geoetnografica basata su tali p u l i i ipi sempre anche una parziale biografia, anzi autobiografia. In particolare esso s'insinua nelle vite di poeti: da una di esse rica1 ....... 1 ad esempio, una dichiarazione di autopsia tra le pi sugge n i II grammatico Foca (fine iv-inizio v sec. d.C), autore di un a i n a Vergila in esametri, ci mostra il sommo poeta in ricognizione sui lui 'l' I n di cui aveva informazioni solo per udita certius ut libris oculo liji 1, m i e notaret10. E nel XII sec. l'autorit di Omero respinta dall'; 1 1 1 ...... del Roman de Troie a favore di quelle dello Pseudo-Ditti e del l o
t I K M IIAKI, ics reciti de voyagu et de p&ertnages, Brepols, Tumhoui I 9 s t , p p . 4 / 4 \ ; A 1 ........ 1 1 . tu natura delie Indie Nove. Da Cristoforo Colombo a Gonzalo Fernandez de (>viri/<>,
l ' i . . l.iiili, Napoli Milano l'>75, pp. 320 .126; A . T III'-VIH, Cosmographic du Lvant, ( i l critii|iic p.n I I 1 .inumani, I )ioz, ( Icnrvc 1('HS, pp. xli lix.
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( I lini (,NOI.1 , /'cui: vild di Virgili), li IN, Pisa ll>K4, v. I2S.