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GLI EFFETTI DELLO SHOCK CULTURALE DA CONRAD A MALINOWSKI DI CARLOTTA MARINO Sommario: 1. INTRODUZIONE 2. DAL CONGO AL VIETNAM 3.

LE DUE FACCE DI MALINOWSKI 4. CONCLUSIONE 1. INTRODUZIONE Il concetto di osservazione partecipante, in antropologia, offre numerosi spunti di riflessione al di l della mera analisi etnografica che il suo scopo ultimo; la figura del ricercatore, immerso in una societ a lui non familiare - che l'oggetto dei suoi studi - s protagonista della ricerca antropologica, ma egli comunque soggetto ad una prolungata lontananza dall'ambiente che gli proprio e ci pu comportare un rifiuto e un pregiudizio di cui, malgrado tutto, egli non mai riuscito a liberarsi - che da parte sua interessa eventuali popoli con cui viene in contatto. Da tutte queste osservazioni possibile estrapolare un filo conduttore comune non solo ai singoli ricercatori ma anche a chi, per motivi vari, soggetto a flussi migratori. Il primo periodo di scoperta e adattamento alla nuova cultura, il primo impatto che si ha con la societ altra, il punto di partenza di questa ricerca: tale impatto pu sfociare infatti in quel fenomeno psicologico denominato transition shock (shock di transizione) o culture shock (shock culturale) e questo fenomeno si manifesta attraverso una serie di sensazioni discordanti, che variano da uno stato di perdita e di disorientamento percepito fino ad un senso estremo di solitudine, insonnia o sonno eccessivo e giungono anche a sovraccaricare emotivamente l'interessato e condurlo a provare ansia, rabbia o, in taluni casi, anche paura. Il disorientamento che deriva da questo shock pu generare uno stato permanente di tensione e di ansia da adattamento; pi specificatamente, tale espressione indica una situazione psicosomatica che presenta i caratteri di una vera e propria patologia, con sintomatologie e stadi come una malattia reale, recando in s una sequenza di problematiche legate alla convivenza tra culture diverse e mostrando la difficolt estrema riscontrata da coloro che si ritrovano a vivere forzati in un certo senso all'adattamento a nuove regole in un contesto straniero rispetto a quello cui si era abituati e che si lasciato. Inoltre, l'incontro con la grande variet, e diversit, di principi sociali, valori morali, priorit e punti di vista pu causare lo scontro o generare conflitti fino a produrre un vero e proprio misunderstanding tra culture. Lo smarrimento e lo sbigottimento che si provano impediscono spesso il naturale processo di adattamento per la persona che si ritrova a vivere in un nuovo ambiente e ci pu, forse ingenuamente, essere visto come una difesa

atta a non far dimenticare le proprie origini; tale sistema di difesa, per, pu avere come conseguenza un effetto boomerang disastroso premendo, in talune situazioni, verso una reazione spropositata oppure condurre, in altre, verso la creazione e il mantenimento di una maschera temporanea che comunque non riesce del tutto nel proprio intento. Nel primo caso, assistiamo a un vero e proprio rifiuto che sfocia in rabbia e violenza e che vede il proprio breaking point (punto di rottura) nell'incapacit di accettare il compromesso che si ha davanti, nella necessit dell'adattarsi; nel secondo, invece, pur essendo il punto di rottura estremamente simile, il rifiuto si manifesta come una doppia faccia, per cui il pregiudizio e la rabbia che il primo caso esplica viene nascosta e al mondo viene mostrata la maschera mentre la realt si rivela solo nel privato e nella solitudine di parole eventualmente narrate ad un diario. Sia Joseph Conrad e Francis Ford Coppola per il primo caso che Bronislaw Malinowski per il secondo sono esempi imprescindibili per comprendere tali affermazioni, soprattutto per quanto riguarda Conrad e Malinowski, le cui vite risultano essere specchio delle loro stesse opere letterarie, immerse in una prima realt davvero cosmopolita che plasm profondamente il loro modo di essere. 2. DAL CONGO AL VIETNAM Definire le vite di Joseph Conrad e Bronislaw Malinowski come specchio delle loro stesse opere letterarie non semplicemente un'esagerazione dovuta ad una superficiale lettura di CUORE DI TENEBRA o GLI ARGONAUTI DEL PACIFICO OCCIDENTALE, bens si tratta di un'analisi attenta e un'osservazione che affonda le proprie radici nel percorso di vita molto simile - che entrambi hanno intrapreso. Parlando di Conrad, infatti, ci viene per prima cosa presentata la sua origine: polacco di nascita - nel territorio della Russia zarista - ma naturalizzato inglese, di cui ha imparato la lingua in et ormai adulta prestando servizio nella Marina Britannica, servizio che gli forn la possibilit di ottenere la cittadinanza. Gi queste poche notizie della sua vita mostrano a grandi linee una personalit piuttosto avvezza a lunghi periodi costellati di cambiamenti, isolamento e adattamento a situazioni fortuite ed estranee: i lunghi viaggi in mare in continenti lontani lo portarono in Congo e fu qui che avvenne il colpo di coda. L'assistere ai continui massacri, alle sevizie perpetrate dal colonialismo nei confronti dei locali, lo colp profondamente e questa sua esperienza unita a numerose altre testimonianze - prime fra tutte quelle del patriota irlandese Roger Casement risalenti al 1904 - gli diede materiale sufficiente per buttare gi CUORE DI TENEBRA: un'opera estremamente cruda, senza apparente via d'uscita dall'orrore che accompagna il lungo viaggio di Marlow fino nel Congo Belga. I suoi giovani occhi vedono il cuore di un'immensa tenebra che, dato il sapore di critica dell'opera stessa, non difficile intuire sia l'oscurit e il male che l'uomo bianco ha proiettato sulle colonie e il senso di inferiorit, misto all'esaltazione dell'impatto del contatto, rivolto alle popolazioni sottomesse. L'accusa di colpevolezza nei confronti dell'Europa tutta quale madre del Colonialismo quell'oscurit che aleggia su tutto il romanzo semplicemente il lato buio dell'Occidente, che inneggia ad uno sterminio ed a un continuo

sfruttamento di terzi mascherato da progresso e falsa bont d'animo - con tutti i suoi disastri, si concentra in quell' orrore che Kurtz stesso invoca e grida, conducendo sempre pi a fondo l'animo gi marchiato irrimediabilmente del l'uomo ormai avviluppato da questo male occidentale che lui non riuscito del tutto a dimenticare e che ha dolorosamente accettato in s. Nel discorso che Kurtz fa, perorando la propria causa di morte in Congo, questo aspetto viene particolarmente evidenziato e la sua vera faccia verr rivelata da quel desiderio di uccidere tutti i nativi; e non solo questo, perch questo suo gettare la maschera estremamente comune a molti. L'orrore coloniale, quindi, non altro che un culture shock irrisolto, fermo al primo stadio e portato all'eccesso; si tratta di una visione distorta della giustizia di un popolo che vuole imporsi su un altro nell'incapacit di accettare una visione differente della vita e le due figure che ne incarnano l'orrore, i due Kurtz provenienti prima dal romanzo e poi dalla successiva opera cinematografica che al romanzo si rif, evidenziano siffatto stato di cose. Non fondamentale il dove: sia nel Congo Belga di Conrad che nel Vietnam di Coppola tormentato e dilaniato dalla guerra ci sono due bianchi, due dominatori visti come divinit dai locali per le loro doti di comando e la loro follia che viene incanalata in un desiderio di distruzione verso i nemici. Cominciava con il dichiarare che noi bianchi, al punto di sviluppo a cui siamo arrivati, "dobbiamo necessariamente apparire a loro (ai selvaggi) come degli esseri soprannaturali; ci accostiamo a loro con una forza quasi divina", ecc., ecc. "Con il semplice esercizio della nostra volont possiamo esercitare un potere, al servizio del bene, praticamente illimitato" (Cuore di Tenebra) In questa guerra tutto diviene confuso laggi, il potere, gli ideali, un certo rigore morale, esigenze militari contingenti... ma laggi con questi indigeni si pu essere spinti a prendersi per Iddio. (Apocalypse Now) Da queste citazioni si evince l'incapacit di entrambi di scendere ad un qualunque compromesso, la loro giustizia gi stata trasformata. Ambedue, infatti, hanno subito uno shock tale da avere come risultato una violenta trasformazione in cui il pregiudizio iniziale si evoluto e ha sprofondato la loro mente in un abisso da cui non possibile risalire, cambiando totalmente la mentalit dell'essere umano e distorcendola in qualcosa di marcio e oscuro, influendo sul comportamento. E' questo, per entrambi, il punto di rottura ed questo l'orrore e l'oscurit che porta con s. 3. LE DUE FACCE DI MALINOWSKI Entrambi polacchi e costretti a vivere in una terra lontana, di cui decisero di prendere anche la lingua, forse il modo pi forte di far propria una componente culturale differente da quella nativa, Bronislaw Malinowski e Joseph Conrad e le loro storie personali forniscono continui spunti di riflessione. Soprattutto per l'approccio a Malinowski risulta fondamentale l'analisi di quell'osservazione partecipante citata e vista quale inizio di questo discorso, essendone egli stesso il principale teorizzatore nonch utilizzatore di tale metodo che si trova alla base del suo intero studio, in particolar modo di quel testo che GLI ARGONAUTI DEL PACIFICO OCCIDENTALE.

L'importanza di tale metodo risiede nel fatto che l'andare fisicamente nel luogo, stare a stretto contatto con le societ che si devono studiare, apre la mente ad altre prospettive e risiedere l risulta essere un periodo liminale che ha come significato ultimo il poter parlare correntemente la lingua del luogo, non solo in senso letterale ma anche in quello metaforico: il semplice linguaggio parlato non basta ma necessario anche quello dei segni, degli usi e dei costumi per comprendere a fondo la mentalit del luogo stesso. In pratica, significa porsi in un'altra posizione e in un'altra dimensione rispetto a quella che si sperimentata fino a quel momento. Ma questa posizione che il ricercatore assume, d'altra parte, pu avere un effetto secondario: se confrontiamo il testo de Gli Argonauti con quelli che, nel 1942, il dottor Feliks Gross ritrov tra le carte di Malinowski all'indomani della sua morte, tutti in polacco - la sua lingua madre ci viene mostrata infatti una persona dal carattere e dalle reazioni difficili, che fatica ad integrarsi nonostante i lungi anni trascorsi tra il proprio paese e il campo attivo, che sperimenta sempre un'ansia diffusa e insopprimibile. Quando, sul finire degli anni '60, venne pubblicato curato da Valetta Malinowska, vedova di Bronislaw A DIARY IN THE STRICT SENSE OF THE TERM, la raccolta riveduta e corretta di tutti i diari del marito, fu fatta luce su numerosi aspetti personali dello studioso. Ed proprio su tali aspetti che si concentrer questa parte. Mentre i testi pubblicati durante la sua vita sono frutto di un'attenta e minuziosa stesura che segue ogni canone di scientificit possibile - pur rifacendosi, in un certo senso, allo stile espressivo di Conrad stesso - , il Diario, in quanto scritto privato che non doveva essere, in origine, soggetto alla pubblicazione, presenta invece in modo nudo e crudo quello che davvero il suo compilatore pensava e provava, la realt delle cose vista dall'ottica dell'essere umano e non da quella dello scienziato. Tutto ci che possibile leggere al suo interno stato scritto di proprio pugno da Malinowski stesso: leggiamo del suo entusiasmo per la sua prima spedizione ai Tropici in Nuova Guinea nel Settembre del 1914, con base nell'isola di Mailu, ci addentriamo nella sua frequente insofferenza nei confronti non solo dei locali nel corso delle spedizioni soprattutto nel mentre delle sue ricerche di informatori adatti e si vedeva chiaramente, nei loro confronti, la collera che egli provava ma anche nei confronti di quegli occidentali, soprattutto inglesi, con i quali i rapporti non sono molto distesi, per non parlare dell'annotazione di frequenti malanni di cui egli soffre e che appunta meticolosamente, malanni che sono in parte dovuti alla sua scarsa salute fin dall'infanzia. Soprattutto la questione degli informatori da sviscerare a fondo. La figura dell'informatore fondamentale per il ricercatore perch si tratta dell'anello di congiunzione che egli ha con i locali: l'antropologo, studiando la cultura e osservandola dall'interno, si trova, nel mentre dello svolgimento della propria attivit, in una realt socio-culturale individuabile come sistema aperto, ove l'incontro etnografico avviene nel medesimo contesto significativo che rappresenta l'oggetto della sua ricerca. Questa scena caratterizzata da una sorta di circolarit ermeneutica prodotta dall'interazione dialogica tra osservatore e osservato, tra antropologo e informatore-nativo.

Quest'ultimo, infatti, quello che fornisce all'antropologo i mezzi per comprendere pi approfonditamente la societ, ed colui che conosce la lingua e i modi di esprimersi, che sa come interagire e che guida il ricercatore alla scoperta di quegli aspetti che non subito balzano all'occhio, quelli pi personali e intimi. Ma se tale figura viene a mancare o, peggio, si rivela essere inadatta allo scopo fornendo informazioni errate o gonfiate, per esempio tale circolarit si spezza e i dati raccolti possono essere falsati e sta proprio qui il problema della loro attendibilit, che risulta essere forse il pi frustrante da risolvere in loco ma il primo e pi importante per tali motivazioni. Le informazioni che egli fornisce, infatti, permettono all'antropologo di comprendere pi a fondo aspetti che, normalmente, gli sarebbero preclusi, come riti particolari o leggende o, pi semplicemente, l'informatore pu fungere da chiave per aprire porte metaforiche e letterali a luoghi che non potrebbe conoscere e/o visitare in altro modo se non con l'aiuto di qualcuno che fa parte della societ in studio. L'erroneit delle informazioni fornite, quindi, un danno incalcolabile per la ricerca stessa. Nel diario di Malinowski, la ricerca di informatori particolarmente complessa e occupa parecchie pagine, egli annota lungamente tutti i difetti di quelli che incontra, ma non il solo punto che merita attenzione: facile dare un giudizio sulla vera personalit dell'autore nel leggere queste pagine e non indelicato affermare che egli fosse ipocondriaco certi periodi di inattivit e sofferenza non sono comuni e potrebbero essere benissimo qualcosa di psicosomatico molto superbo e pieno di s. Perfino il disprezzo che egli prova, in taluni casi, nei confronti delle popolazioni in studio, le pulsioni sessuali e i desideri carnali, il rifiuto e la pressante nostalgia che permeano grosse sezioni del testo non fanno altro che accentuare le sintomatologie di un culture shock di notevoli dimensioni, stemperati, questi, dalla razionalit scientifica che persegue l'attendibilit delle fonti, che altres la motivazione dietro la quasi maniacale ricerca di Malinowski di informatori capaci e competenti. 4. CONCLUSIONE Le conclusioni a cui inevitabile giungere sono infine piuttosto semplici e brusche, nella loro immediatezza. Il culture shock presenta sintomatologie del tutto simili ad una vera e propria malattia ed , come si visto, qualcosa che influenza negativamente la vita e il naturale processo di adattamento ad un nuovo ambiente, come se l'aspetto pi prettamente selvatico dell' animale uomo sia stato eroso da quell'arma a doppio taglio che l'intelletto. Anche i singoli aspetti pi prettamente culturali il termine cultura, in questo caso, prende il significato di tradizioni e singole credenze radicate nella persona a seguito dell'influenza dell'ambiente nativo fungono da agenti per questa erosione: il conflitto tra usi e costumi spesso troppo lontani dall'abitudine rendono l'accettazione del diverso molto pi difficoltosa. Gli effetti di questo fenomeno, per, pongono un problema di demarcazione tra la scienze sociali.

Come possibile definire unicamente dal punto di vista antropologico il culture shock? Non possibile, dal momento che quello di cui abbiamo parlato, un fenomeno, esimersi dallo spiegarne gli effetti e un fenomeno del genere, pur se prettamente antropologico, ha chiare componenti e conseguenze di carattere psicologico: non possibile quindi spiegare un fenomeno senza indicare quali siano anche i suoi effetti, poich ogni fenomeno ne produce. In questo caso, quindi, si pone un problema di demarcazione non solo tra Antropologia e Psicologia ma anche tra Psicologia e Sociologia. In conclusione, se, ai giorni nostri - dati i sempre pi crescenti flussi e ondate migratorie studiati da politologi e sociologi che rendono il mondo sempre pi affine alla definizione di melting pot ma che comunque generano attriti e conflitti culturali - ci troviamo comunque in difficolt nell'accettare quello che diverso, non difficile accorgersi dell'enorme divario e del conseguente terremoto sociale che Conrad prima e Malinowski poi devono aver sperimentato sulla propria pelle. Tanto Heart Of Darkness quanto il Diary, infatti, sembrano ritrarre la crisi dell'identit dei propri padri e raffigurano una lotta ai confini della civilt occidentale contro la minaccia di una dissoluzione morale ma, in realt, il continuo pressare in tal senso verso una disciplina personale non altro che una difesa del proprio cervello, atta a preservarsi integri nelle proprie credenze nel rifiuto dell'altro.