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Aristotele, De Anima, II, 4 415a14-415b28 Chi intende fare ricerca sulle facolt{ dellanima deve prima partire da ciascuna

facolt{ (stabilire cio il che cos di ciascuna facolt), poi considerare le propriet essenziali (quelle che conseguono dalla definizione stessa della facolt) e poi quelle secondarie. (cfr. 402 a7) Secondo la maggior parte degli interpreti (Giardina, Hicks, Ross, Polany, Hamlyn) le altre caratteristiche (in greco: ta alla) si riferirebbe a attivit secondarie quali il dormire, la respirazione e lespirazione, giovinezza e vecchiaia, vita e morte, che vengono trattati in alcuni dei Parva Naturalia e che nel De Sensu 436a 12-17 sono descritti come parte dei problemi psicologici. Ma se bisogna trattare di che cosa sia ciascuna facolt, prima di tutto bisogna dare la priorit nella trattazione a ci che viene prima da un punto di vista logico, ovvero alla funzione. Infatti latto viene sempre prima della potenza, e la facolt una potenza, mentre la funzione, in quanto attivit, un atto. In questo caso, prima di parlare della facolt nutritiva si deve parlare della nutrizione. Ma se questo vero, allora da un punto di vista logico abbiamo la priorit{ delloggetto della funzione. Nel nostro caso del cibo-alimento. (NB il greco troph indica sia lattivit{ del nutrimento che loggetto a esso correlato). Si deve allora parlare della nutrizione e della riproduzione, dal momento che lanima nutr itiva la pi semplice ed comune a tutti gli essere viventi (Movia: questa la ragione per cui la definizione di anima come forma del corpo si applica direttamente allanima vegetativa e solo per analogia alle anime superiori). Le funzioni dellanima nutritiva sono la nutrizione e la riproduzione. La nutrizione (uso dellalimento) garantisce la sopravvivenza dellindividuo, mentre la riproduzione quella della specie. Infatti la funzione pi naturale per un essere vivente che abbia raggiunto pienamente i suo sviluppo quella di generare un individuo simile a s. In questo modo gli esseri viventi partecipano del divino (cfr. Platone, Simposio 206 a ss.). Il divino vive in eterno come individuo e non ha bisogno di generare esseri identici a s, mentre gli esseri vivente possono partecipare delleternit{ solo attraverso la riproduzione e la perpetuazione della specie, e dunque solo nella specie. Tutti gli esseri che operano secondo natura (prattein kata physein) operano in vista di questo fine. Aristotele a questo punto apre una parentesi, che ricorrer anche pi avanti nel testo, per specificare il doppio significato di fine (cfr. altri luoghi, es. Metafisica, XII, 7 1072b1-3): a) ci in vista di cui b) colui a vantaggio del quale (cfr. ad es. Metafisica, XII, 7, 1072 b 1 ss.) Un esempio pratico (vd. Giardina) pu aiutarci: la medicina si adopera sia per la guarigione (aci in vista di cui) sia per il paziente (b- colui a vantaggio di cui il medico opera). Lanima la causa e il principio del corpo vivente. Causa e principio si dicono in molti modi (cfr. Metafisica, V, 2). Aristotele riconduce la causa correlata allanima a tre delle quattro tipologie causali riconosciute nella Fisica: causa motrice, finale e formale. Che lanima sia causa formale manifesto. Il corpo infatti materia inerte e senza vita se non congiunto con lanima. Lanima pertanto causa formale e essenza del vivente sia perch la causa dellessere vivo del vivente, sia perch atto, ovvero determinazione primaria dellessere in potenza (vd. Movia). Lanima causa finale (evidente): lanima causa finale in entrambi i sensi di fine (ancora), sia perch il corpo ha come suo fine lanima (dal momento che la forma il termine verso cui tende la materia: vd. Metafisica, IX, 8 1059 a 9 ss.), sia perch lanima si avvale del corpo come suo strumento per esercitare le proprie attivit. (per una spiegazione pi organica, ma molto elaborata vd. Giardina n.133). Corpo strumento (organo dellanima): seguo commentatori come Giardina e Hamlyn. Giardina richiama les. fatto da Aristotle in 412b10ss. quando parla della scure e dellocchio. Nel caso della scure, la scure la parte materiale o strumento, mentre la sua capacit di tagliare la

sua anima, coincidente con lessere scure della scure, e il tagliare loperazione propria della scure. Nel caso dellocchio, la pupilla lo strumento, mentre la vista, che la facolt{ di questo strumento, lanima e il vedere loperazione. Si pu dedurre (utilizzando lesempio dellocchio come parte per il tutto) che il corpo organo o strumento dellanima, mentre lanima la facolt{ dello strumento. Il fine il funzionamento, lattivit{ dellorgano. Secondo Polansky il corpo come strumento dellanima pu essere interpretato in molte maniere diverse: 1) la classica che abbiamo qui riportato; 2) i corpi viventi che possono servire da strumento per gli animali (ad es. un uomo che si nutre di piante o di altri animali); 3) strumenti possono essere anche i corpi naturali non animati, come lacqua, laria, ecc. E quando Aristotele parla di corpi che servono al fine dellanima sembra avvalorare le interpretazioni 2) e 3) secondo Polansky. Lanima causa motrice: lanima costituisce la prima origine del movimento locale (nel caso dellanima possiamo infatti parlare, come dice Polansky, di unmoved mover), per quanto questa capacit non appartenga a tutti i viventi. Tutti i tipi di alterazione e di accrescimento (cambiamenti secondo la qualit{ e secondo la quantit{) sono dovuti allanima. Aristotele non dice che evidente che lanima sia causa motrice, come invece per lanima come causa finale e causa formale. Su questo problema si concentra soprattutto Polansky che dice che per Aristotele si capisce che la cosa non evidente laddove di ce bench questa capacit{ non appartenga a tutti i viventi, infatti alcuni viventi come le meduse o le piante non hanno possiedono il movimento. Ma il movimento inteso da Aristotele, come detto, va ben oltre la locomozione e riguarda anche mutamenti quantitativi e qualitativi di stato.