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70 Basi bibliche

per i discepoli - con evidenza immediata (non solo dopo una


nflesswne successrva) - la sua risurrezione ed elevazione alla vita e al-
la potenza di Dio. Muovendo da queste egli pu - come lo stesso
- farsi. riconoscibile attualmente (apparire) e procu-
rarsl testrmom. Nelle nvelazioni pasquali divennero dunque manifeste
la sua risurrezione/ elevazione e la sua presenza.
Paolo conferma queste prime testimonianze: egli adotta l'enunciazione a
sulle come una espressione adeguata della espe-
nenza da lm fatta sulla vra dr Damasco (l Cor 15,8), ma qualifica questa an-
che come un vedere il Signore glorificato (l Cor 9,1; cfr. Is 6,1.5; Ger 1,12),
come un essere personalmente conquistato da parte del Messia Ges risusci-
tato (Fil3 ,8-14), oppure dice che Dio gli ha rivelato il Figlio suo risuscita-
to cfr. Is 49,1-6; Ger 1,5). Di questa terminologia della rive-
laziOne (apokalyptein, ebr. gillah = scoprire, rivelare) si sono verosimilmente
gi serviti i di Gerusalemme; anche nell'antica tradizione pre-
sznottzca essa ncorre mfatti come riflesso della prima esperienza pasquale (Q
Le 10,22.21c; Mt 11,2725c: rivelazione del Figlio; cfr. Mt 16,16s.: non rico-
nosciuto mediante la carne e il sangue, ma rivelato da Dio, come in Gal
1,16s.). delle apparizioni dei vangeli l'enunciazione preesistente
sulle appanzrom vrene poi narrativamente sviluppata.
re.st.o il .Nuovo Testamento sa distinguere bene fra le apparizioni pa-
squali e fondamentali e le successive visioni estatiche ed esperien-
ze dello Spmto (2 Cor 12,1-7; At 7,55s. ; Ap 1,10; 4,2 ecc.). Queste, cos co-
me tutte le successive esperienze religiose, si muovono gi nell'orizzonte fon-
cambiato dall'esperienza pasquale originaria e concretamen-
te drschmso dalla predicazione della risurrezione.
La fede pasquale risale quindi, secondo i dati del Nuovo Testamen-
a esperienze che evidente ai testimoni originari la presenza
vrva e personale effettlva del Crocifisso fra di loro e resero quindi evi-
dente una corrispondente azione escatologica di Dio. La manifestazio-
ne del Risuscitato da parte di Dio e la sua libera automani/estazione che
ha il carattere di un incontro non procurato da se stessz; fu il nuov; im-
pulso. Essa super lo scandalo e la delusione del venerdz' santo e inau-
gur il prodigioso dinamismo del nuovo inizio pasquale.
Tutti i tentativi di spiegare la nascita dell'enunciazione della risurrezione
senza l'intervento di esperienze pasquali straordinarie, facendo esclusiva-
mente appello a psichici e rielaborazioni riflessive dei discepoli (fe-
de c_onservata o nammata e conseguenti visioni psicogene; progressiva con-
verswn.e e maturazione interiore; riflessione e deduzione da idee, dibattiti e
formaziOne del consenso a portata di mano), contraddicono il filo condutto-
re complessivo delle fonti neotestamentarie e non hanno alcun punto di ap-
La testimonianza neotestamentaria
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poggio in esse (da nessuna parte si ritrovano indicazioni corrispondenti). Tut-
to il Nuovo Testamento presenta piuttosto la morte in croce come una rottu-
ra e parla continuamente di una nuova azione compiuta da Dio nei riguardi
del Crocifisso, nonch dell'incontro sorprendente di questi come di uno che
vive di nuovo, incontro che indusse nuovamente a credere.
La nuova realt del Croci/isso risorto in virt di Dio si impose nei pro-
cessi psichici e comunicativi (niente a/fatto sospesz) dei discepoli e cam-
bi il loro orizzonte esperienziale e la loro esistenza.
Su che cosa si/onda la fede pasquale?
L'esperienza pasquale dei testimoni apostolici originari rappresenta l'espe-
rienza inaugurale dell'inizio, esperienza straordinaria e per noi non ripetibile
nella stessa forma: grazie ad essa i primi discepoli riconobbero (identificaro-
no) il Ges loro noto come il Risorto; grazie ad essa Ges si fece, primo fra
tutti, sperimentare storicamente come il Risorto. L'esperienza pasquale (che
provoca la fede ed fatta nella fede) dei primi testimoni apostolici il luogo
e il mezzo della manifestazione originaria del Risorto nella storia. Essa per-
ci fondamentale per tutto il futuro: tutta la fede (pasquale) successiva di-
pende fondamentalmente dalla testimonianza dei portatori originari della ri-
velazione ed mediata dalla trasmissione (tradizione) di questa.
Tuttavia le testimonianze di lontane esperienze pasquali non cost"-
l
tuirono mal @91VQ. veiQ e propriQ.e ultimo della fede pasquale cristia-
ni_ S_!:! Ccessivi. Questi anche proprie esperienze della vitalit e della per-
7)1 manente presenza del Signore risorto. Non perci vero
G. E. Lessing (Beweis [Sulla prova] [1777]), e cio cEe solo i primi discepoli
avrebbero toccato personalmente con mano, grazie alle loro esperienze
straordinarie, le prove dello Spirito e della forza, mentre queste sarebbero
ora completamente scomparse, con la conseguenza che quanti vennero do-
po non avrebbero altro che notizie su ci che altri direbbero d'aver speri-
con la conseguenza, q;:i.ill.df, che la loro fede sarebbe una fede ba-
sata semplicemente su un' autorit, e la loro certezza sarebbe presa a prestito
dai testimoni originari e poggerebb su una realt meramente immaginata e
7 .
non personalmente sperimentata. No di qua12ti
in ultima analisi sullo stesso Ges ro mediato attraverso una traaizione og-
gettivamente fede eevrvaJ, c e sperimentano come convinceme_e come Qg-
__gi vivente; essa poggia quindi su una proj3fi'aevidenza esiste;ziale ed espe- J 'R.
rienziale, non semplicemente garantita da altri.
-ure i credenti successivi incontrano infatti direttamente e personalmente
(anche se attraverso la testimonianza pasquale e la tradizione di Ges) il Ge-
s risorto, fanno una evidente esperienza della sua presenza nello Spirito.