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//Appunti darwiniani//

PARTE PRIMA

Di Rosso Malpelo http://rosso-malpelo0.blog.kataweb.it/

Febbraio, 2014

//Appunti darwiniani// 1. //Un ignorante prova a nuotare: alla maniera di J. Ellroy// Si sa che Darwin ha posto luomo in una posizione di eguaglianza rispetto agli altri esseri viventi. Ha stabilito, cio, che luomo appartiene alla famiglia molto vasta del regno animale. Non dunque il re che per diritto divino destinato a regnare sulla natura, ossia sugli altri animali, sulle piante e sugli altri esseri animati e inanimati che vivono sulla terra. Darwin un riunificatore . Tutte le specie e le variet degli esseri viventi vengono ricondotte ad unicum. Una forma di egualitarismo universale la cui base lorigine comune della vita. La vita, non in senso esistenziale, ma in senso biologico, accomunante, si diversifica, si trasforma, si riunisce, unita, collaborativa, organizzata, esplode nel caos, inafferrabile, si ripete e poi no, non si ripete. Che luomo da millenni spadroneggi sulla terra, per, un fatto e ci, come sembra, perch si contraddistinto per un particolare processo evolutivo. Ed da l che parte Darwin dal concetto di evoluzione attraverso la selezione naturale. Un concetto che riguarda tutti gli esseri viventi, uomo incluso. Il concetto di evoluzione un concetto base della vita: ci che prima era qualcosa si trasforma in qualcosaltro. Un concetto antico come la terra, molto somigliante, se vogliamo, al Panta rei eracliteo (Tutto scorre). Un concetto molto rivoluzionario che divent moneta corrente dopo la presa della Bastiglia. Progresso ed evoluzione: Diderot/Buffon procedevano e precedevano la rivoluzione illuminando il cammino con les ides des philosophes. Tuttavia, ancora nel XIX secolo, il concetto di evoluzione, non era per niente un dato scontato per la comunit scientifica. Darwin ne d conto nella parte introduttiva del suo Origine della specie1 facendo il punto sulle varie teorie e sugli studi che avevano affrontato largomento, fino a quelle che arrivavano a conclusioni simili alle sue (J.B. Lamarck, per citarne uno, il pi noto, di orientamento giacobino, a quanto pare).2 Tutti hanno studiato Darwin a scuola. Io no. La scuola mi dava una noooiaaaaaa incredibile. Darwin ha unintuizione. Darwin ha un metodo. Darwin un naturalista. Darwin fa un luuungo viaggio su un brigantino inglese : The Beagle. Darwin ha trentanni, ha una passione e si sbatte per cinque anni tra lAmerica meridionale e lAustralia (dal 1831 al 1836). Stop. Darwin si ferma per tutto il resto della vita in un villaggio di 500 abitanti del Kent. L si sposa. L concepisce la sua opera. L muore. Darwin ha le corna dure (di che segno era ? No, non lo voglio sapere). Lo immagino mentre mangia il brodo. In una mano ha una posata di legno e con laltra si tiene la fronte mentre dice a se stesso: Io sono pienamente convinto che le specie non sono immutabili; ma che tutte quelle che appartengono a ci che chiamasi lo stesso genere, sono la posterit diretta di qualche altra specie generalmente estinta: nella stessa
C. DARWIN, Sulla origine delle specie per elezione naturale, ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l'esistenza, edizioni A. Barion della Casa per edizioni popolari - s. a.Sesto San Giovanni (Milano), 1933, Sunto Storico pg.4-8 (http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/).
1 2 Cfr. P. OMODEO, Introduzione a Lorigine della specie per selezione naturale, Newton Compton Editore, e book 2011, pg. 3 .

maniera che le variet riconosciute di una specie qualunque discendono in linea retta da questa specie. Finalmente io sono convinto che l'elezione naturale sia, se non l'unico, almeno il principale mezzo di modificazione. 3 E mentre lo dice il brodo gli cola lungo la barba da naturalista. Alcune note sparse a margine da:
- P. OMODEO, Introduzione a Lorigine della specie per selezione naturale, Newton Compton Editore, e book 2011

- parte 8. Punto 1: rifiuto del creazionismo. Ipotesi dibattuta, suffragata da volumi fantasiosi, acredine contro ogni accenno di evoluzionismo Punto 2 : Malthus : la popolazione tende ad accrescersi pi rapidamente di quanto si accrescano le sussistenze, sicch ogni generazione deve pagare un grosso contributo di morti per carestie ed epidemie. Punto 3 : Allevamenti : conoscenza del modo in cui venivano migliorate le razze di pecore e cavalli. - parte 9. D. decise a pubblicare una versione del suo lavoro gi in bozza nel 1842 e poi in una prima versione definitiva nel 1844, dopo che fu diffusa Vestiges of the natural history of creation R. Chambers (opera dilettantesca solo tono evoluzionistico). Aveva un pregio: dati geologici e paleontologici venivano usati in modo razionale per dimostrare che di certi gruppi zoologici si poteva seguire la trasformazione nel tempo, il che documentava la loro evoluzione. D. capiva che il dilettantismo sfavoriva la causa dellevoluzionismo. Si diede da fare con lapprofondimento degli studi zoologici (crostacei e fossili). 1854 D. si impadronito di molte nozioni di bioologiiaaa: pronto per affrontare sviluppi intorno allevoluzione della specie. Si improvvisa agricoltore e allevatore: scopo: verificare lotta per esistenza allo scopo di vagliare idee su variabilit organismi ed origine. Percezione : la chiave dei fenomeni evolutivi stava nella corretta comprensione di come la variabilit ereditaria si genera e si perpetua allinterno di una popolazione. Molto giusto. In anticipo. - parte 11. - Herbert Spencer (1802 1903) The development Hypothesis, 1852 Le teorie spenceriane possono essere ascritte alla galassia dellevoluzionismo predarwiniano (Buffon, Lamarck). Ci che lega indissolubilmente Spencer a Darwin il prestito dellespressione struggle for life (lotta per la vita), coniata da Spencer ed adottata da Darwin nelle ultime edizioni dellOrigine, oppure della correlata espressione survival of the fittest (sopravvivenza del pi adatto). Il pensiero di Spencer venne, in seguito adottato, ma per alcuni distorto, al fine di sostenere quella corrente di pensiero nota come darwinismo sociale, utilizzata a scopi politici e ben poco attinente con il vero lascito darwiniano.

Ibidem, pg. 11

- Alfred Russel Wallace (1823 1913) nel 1852 compie una campagna in Indonesia (Societ geografica Londra) prima: foresta amazzonica. Stesse conseguenze di Darwin. Terre dalle complesse vicende geologiche nelle quali la distribuzione delle specie viventi non era comprensibile se non su basi storiche. Anche lui riflette sugli studi di Malthus e sui risultati degli allevatori di bestiame. Giunge con un decennio di ritardo alle stesse conclusioni di D. Espose la teoria a D. e gli chiese di presentarla alla Linnean Society. Allora D. si decise a presentare anche la sua ricerca, unitamente a quella di Wallace: 1858 Ecco il titolo della ricerca (per intero): SULLA TENDENZA DELLE SPECIE A FORMARE VARIETA E SUL PERPETUARSI DELLE VARIETA E DELLE SPECIE MEDIANTE SELEZIONE NATURALE. (Darwin insieme a Wallace) Nel 1859 (cio un anno dopo ed in seguito ad un frettoloso lavoro di revisione e completamento) pubblic la prima edizione del suo lavoro. Ebbe successoooooo. 2.//Cercare la boa// Al di l di questi appunti un po burleschi proviamo ad andare al nocciolo della rivoluzione darwiniana. Bisognerebbe cominciare col dire che la questione religiosa che, spesso, viene agitata nel riprendere le teorie darwiniane, non nientaltro che un mulinello di sabbia. La contrapposizione delle cosiddette teorie creazioniste alle teorie di Darwin, su cui si basa la biologia in generale e la genetica in particolare, non hanno ragion dessere perch, semplicemente, non c alcuna contraddizione tra la fede - ma forse sarebbe meglio parlare di atteggiamento religioso nei confronti dellesistenza - e levoluzione o teorie evoluzioniste. I principi dellevoluzionismo, erano gi riconosciuti, come si accennato, dalla filosofia greca, correnti di pensiero, vale la pena sottolinearlo, che scorrono come fiumi ad alimentare la ricerca della conoscenza, in ogni campo: () dai filosofi della natura dellantica Grecia (da Talete in poi), che ricercarono un principio naturale unificatore della realt, () Basti ricordare che un abbozzo della teoria dellevoluzione si trova gi in Anassimandro; che Leucippo e Democrito svilupparono per primi una teoria atomica e che Epicuro, facendola sua, indic regole di comportamento pratico delluomo a partire dalla vera conoscenza della realt e dalla liberazione dalla paura degli dei; Eraclito descrisse un mondo in continua e incessante trasformazione e cos come Empedocle abbozz una teoria di dialettica degli opposti;().4 Le dinamiche di trasformazione della natura, delluomo, come parte dellintero sistema biologico, i suoi processi, alla cui comprensione Darwin ci ha avvicinato, non stridono in ultima istanza, (se non con ottuse convinzioni, al limite della patologia del pensiero) con i rovelli di chi pensa che lorigine della vita sia e resti un mistero. Come giustamente stato osservato: Oggi non pi in discussione la nostra parentela con le scimmie, che provata al di l di ogni ragionevole dubbio, e incontra ancora fortissime resistenze solo nelle frange ultraconservatrici dei cristiani battisti (forza politica potentissima nel sud degli Stati Uniti) come fra gli ebrei ultraortodossi, mentre non sembra creare difficolt n al cattolicesimo n allislam. 5
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Comitato Scientifico G.A.MA.DI., F. Engels nella Dialettica della Natura di Vincenzo Brandi in Materialismo dialettico e conoscenza della natura, ARACNE editrice S.r.l., Roma, 2004, pg.9 C. Darwin, LOrigine della specie, Prefazione di L. e F. Cavalli Sforza, Bollati Boringheri, 2012, pg. 11

Eppure la questione della negazione dellevoluzione della natura ebbe, in origine, un rilievo enorme e non fu soltanto dettata da un presunto dogma religioso ma anche dallatteggiamento rigido degli ambienti scientifici ed accademici con cui Darwin ebbe a scontrarsi. E lo stesso Darwin ad affermare nel Compendio storico posto allinizio della sua Origine della specie: Fino a poco tempo fa, la grande maggioranza dei naturalisti credeva che le specie fossero immutabili e che fossero state create luna indipendentemente dallaltra. 6 Ora che ci siamo buttati, e cerchiamo di nuotare nel mare della nostra ignoranza, vediamo di aggrapparci ad una boa e di capire, in estrema sintesi, in che cosa consisteva questa rivoluzione darwiniana. Una cosa da chiarire subito che non tutto chiaro! Nel procedere dellindagine scientifica ad ogni nuova scoperta si aprono mille frontiere dellincognito. Anche su questo versante Darwin era un maestro perch sapeva che per poggiare un piede bisogna conoscere il terreno: la innumerevole quantit di esempi, le comparazioni, le ipotesi e, infine, sapere dire di non sapere. Lelemento principale di quella rivoluzione, che poi il capolavoro darwiniano, il trattato su Lorigine della specie il cui titolo originario, meno stringato, contiene anche unutile precisazione: Sulla origine delle specie per elezione naturale, ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l'esistenza . Nellantica traduzione dallinglese allitaliano elezione sta per selezione. Ad ogni buon conto il titolo originale : On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life. Nella nostra prova di galleggiamento possiamo provare ad esporre una sintesi, in modo pi definito, dei primi cinque capitoli de L'origine e dei restanti capitoli in modo ancora pi generico. Mass, proviamoci. Il Cap.I Nel Cap. I Darwin inizia a dare corpo alle sue riflessioni attraverso losservazione delle variabilit allo stato domestico. Variazioni che riguardano le piante coltivate e gli animali allevati dall'uomo. E' opportuno, al fine di iniziarci alla comprensione, riportare una osservazione posta all'inizio del cap. : Mi sembra evidente che gli esseri organici debbano essere esposti per diverse generazioni a nuove condizioni di vita perch si manifesti in essi una somma apprezzabile di variazioni; e non appena l'organizzazione abbia incominciato a variare, essa rimane generalmente variabile per molte generazioni. Noi non abbiamo alcun esempio di forme variabili che abbiano cessato di modificarsi nello stato di domesticit; anche le pi antiche fra le nostre piante coltivate,ad esempio il frumento, producono tuttora delle nuove variet: e i nostri pi antichi animali domestici sono pure suscettibili di modificazioni e miglioramenti rapidi. 7 Darwin collega a quel concetto di trasformazione la constatazione dellattuazione di questo processo per mezzo della selezione naturale. I due termini, nella concezione darwiniana, sono collegati. Le condizioni ambientali influenzano gli esseri viventi. Linterazione tra esseri viventi e ambiente quando costante (per generazioni) causa variazioni alla struttura di tali esseri viventi. Tale trasformazione una volta stabilizzata si mantiene nel tempo
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Ibidem, Compendio storico del progresso delle idee sullorigine della specie, (C. Darwin), pg. 76 Ibidem, pg. 89

Darwin rileva che LE CONDIZIONI DELLA VITA ossia LAMBIENTE agiscono in due modi: - sullintero organismo o su parti di esso; - oppure indirettamente attraverso ereditabilit (a mezzo degli organi di riproduzione) Dunque dice Darwin, due fattori sono preminenti: - la natura dellorganismo - la natura delle condizioni Il primo fattore (la natura dellorganismo) pi importante perch stato riscontrato che: - avvengono variazioni simili in condizioni diverse - avvengono variazioni dissimili in condizioni che sembrano quasi uguali Tuttavia, nella conclusione, egli ammette che la variabilit regolata da molte leggi sconosciute, la pi importante forse quella dello sviluppo correlato. Pu essere utile, in chiusura di questa sintesi del Cap.I, osservare che cosa sia lo sviluppo correlato. - Correlazione di sviluppo Molte leggi governano la variabilit. Alcune sono vagamente note, e io ne far menzione brevemente in altro luogo. Qui voglio soltanto parlare di ci che pu chiamarsi correlazione di sviluppo. Un cangiamento importante nell'embrione o nella larva induce sempre un mangiamento corrispondente nell'animale adulto. Esempi di correlazione di sviluppo I cani calvi hanno i denti imperfetti. I ruminanti aventi un pelo lungo e ruvido sono molto disposti a portare corna lunghe e numerose. I colombi calzati hanno una membrana fra le loro dita esterne; quelli che hanno il becco corto hanno piedi piccoli; se invece hanno un becco lungo, i piedi sono grandi. Per conseguenza, ove si scelgano individui modificati e si aumenti costantemente per accumulazione una particolarit qualsiasi dell'organismo, ne avverr che, anche senza averne l'intenzione, si modificheranno altre parti dell'organismo in virt delle misteriose leggi della correlazione di sviluppo. 8 - Una conclusione sintetica del Cap. I sulla variabilit allo stato domestico: La selezione operata dalluomo (lagente selettivo) scegliendo genitori con specifiche caratteristiche (i target della selezione), modifica razze/variet e pu anche creare nuove razze/variet. Il Cap.II Il secondo capitolo, prende in esame la "Variazione allo stato di natura". Dopo aver visto che luomo (ossia allevatori di animali domestici ed agricoltori) mette in atto, ed ha messo in atto nel corso dei secoli, una vera e propria selezione artificiale continua che tende a favorire gli individui portatori di variazioni positive, la prima questione che pone Darwin : gli organismi che vivono nello stato di natura sono soggetti anchessi a variazioni? Sulla scorta di tale domanda si chiede se sia corretto parlare di specie. La domanda, ovviamente, non oziosa. Lidea di specie potrebbe recare in s il principio creazionista : specie distinte sono state create. Mentre Darwin sembra preferire il concetto di variet:

Ibidem, pg. 93 e segg.

Il termine <<variet>> quasi altrettanto difficile a definirsi ma in esso generalmente implicita lidea di una discendenza comune, a anche se raramente dimostrabile 9 Il punto focale diviene lereditariet (la trasmissibilit) delle variazioni. Il primo elemento di osservazione sono le differenze individuali: Queste differenze individuali assumono per noi la massima importanza perch sono spesso ereditarie, come tutti sapranno, e perch forniscono il materiale su cui la selezione pu agire, accumulandole; proprio allo stesso modo con cui luomo accumula, in una determinata direzione, le differenze individuali delle sue produzioni domestiche.10 Laccumulo delle differenze individuali, allorquando divenga stabilizzato, d origine alle variet. Si osservi a tale proposito che: - Le variet si distinguono dalle specie perch possono essere ricollegate tra loro da forme intermedie che le riconducano luna alle altre. Tuttavia il complesso di differenze ritenuto necessario per attribuire a due forme il rango di specie non pu essere stabilito. 11 Le specie, se ne deduce, sono quellinsieme di individui che possiedono caratteristiche analoghe non riconducibili, per convenzione, ad altri individui. Le specie pi fiorenti o dominanti dei generi pi grandi di ogni classe sono quelle che producono in media pi variet (questultime tendono a diventare specie distinte). Inoltre: i generi pi grandi hanno la tendenza ad accrescersi ed a dominare ed anche a suddividersi in generi minori.12 Il Cap.III La lotta per lesistenza. Darwin ha osservato che allo stato domestico piante ed animali, con lapporto delluomo, subiscono delle variazioni e che tali variazioni costituiscono una selezione di ci che luomo, per i suoi usi, ritiene pi adatto. Quindi, come si visto, lagente selettivo luomo. Darwin ha osservato che anche allo stato di natura si rilevano differenze tra individui, variet e specie (per la verit Darwin sottolinea il fatto che si tratta di differenze individuali e che poco importa che una moltitudine di forme dubbie sia chiamata con i nomi di specie, sottospecie, o variet () 13. Ma mentre nel primo caso lagente selettivo luomo (selezione delluomo) nel caso dello stato di natura come pu avvenire che possano formarsi le differenziazioni di specie ? Come si sono perfezionati gli adattamenti di una parte dellorganismo a unaltra e alle condizioni di vita ? Qual lagente selettivo? La risposta : la lotta per la vita ovvero il processo di adattamento alle condizioni di vita da parte degli organismi viventi. Diciamolo meglio con le parole di Darwin: In virt di questa lotta le variazioni, per lievi che siano e da qualunque causa provengano, purch siano utili in qualche modo agli individui di una specie nei loro

Ibidem, pg. 120 Ibidem, pg. 121 11 Ibidem, pg. 135 12 Che cosa una specie? Il grande naturalista svedese Linneo (Rshult 1707 - Uppsala 1778), che credeva nellordine intelligente, stabile e originario del creato, classificava gli esseri viventi della terra su tre livelli: 1. Individui es: Abele 2. Specie es: uomo, scimmia, cavallo, castagno, etc. 3. Generi es: animale, pianta Darwin ritiene che solo gli individui esistano. La specie quel limite che permette a due individui di accoppiarsi e procreare. Individui che appartengono a due specie diverse non possono procreare.
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Ibidem pg. 137

rapporti infinitamente complessi con gli altri organismi e con le condizioni fisiche della vita, tendono alla conservazione di tali individui, e a trasmettersi ai loro discendenti. 14 Questo principio la selezione naturale, operata, cio, dalla natura e non dalluomo. Darwin associa il suo principio, ossia la lotta per la vita, a quello di Herbert Spencer: sopravvivenza del pi adatto. Darwin specifica che luso di questa espressione da intendersi in modo ampio: () in un senso lato e metaforico. E una chiave, o meglio un passpartout, da utilizzare per aprire nuovi sviluppi. Darwin intende infatti tale concetto non solo come la lotta del singolo individuo ma anche come necessit della reciproca dipendenza degli esseri viventi che, insieme, provano a sopravvivere e, ancora pi importante, a lasciare una discendenza. La lotta per lesistenza lotta collettiva, la lotta per la sopravvivenza quotidiana per, in casi estremi, anche lotta fra singoli. Leredit di questa teoria che, come si pu vedere, ambivalente lascer spazio al cosiddetto darwinismo sociale ed alle derivazioni perlopi aberranti di talune teorie politiche. Perch si verificherebbe questo fenomeno della lotta per lesistenza? A questa domanda che si insinua allinterno del principio della selezione naturale Darwin risponde basandosi su una constatazione : la rapida progressione con cui tutti gli esseri viventi tendono a moltiplicarsi . Una progressione geometrica legata alla capacit riproduttiva che cozzerebbe con la disponibilit di risorse quindi, sostiene Darwin: poich nascono pi individui di quanti ne possano sopravvivere, deve necessariamente esistere una lotta per lesistenza, fra individui della stessa specie, fra quelli di specie diverse, e di tutti gli individui contro le condizioni fisiche della vita 15 Una constatazione che Darwin deriva, dichiarandolo esplicitamente, dalle teorie socio economiche di Thomas Malthus (Saggio sul principio della popolazione , 1838) : La tesi sostenuta da Malthus in questa sua opera che, per quanto rapidamente crescano i mezzi di produzione e di sostentamento, le popolazioni umane crescono pi in fretta; quindi, a meno di non intervenire per controllarne lo sviluppo, inevitabile che i mezzi per sopravvivere finiscano per scarseggiare. Infatti, secondo Malthus i mezzi di sostentamento crescono in progressione aritmetica (1, 2, 3, 4), mentre la popolazione cresce in progressione geometrica (1, 2, 4, 8) e, dunque, molto pi rapidamente. 16 Teoria questa che secondo Darwin pu essere applicata con molta maggior forza allintero regno animale e vegetale, perch in questo caso non pu esservi alcun aumento artificiale di cibo, n alcuna astensione prudenziale dal matrimonio 17 Nel prosieguo dellanalisi darwiniana contenuta nel cap. si riscontra, come spesso accade, una dichiarazione di ignoranza dello stesso Darwin: () le cause che ostacolano la tendenza naturale di ciascuna specie allaumento sono oscure () 18 Vengono infatti riportati esempi contrastanti: - uova e animali giovani sembra siano i pi colpiti per svariate ragioni ma non sempre cos che accade; - la quantit di nutrimento determina per ogni specie il limite massimo del suo sviluppo ma spesso la limitazione allo sviluppo non la difficolt a procurarsi il cibo bens lessere preda di altri animali. Tra le altre cause che vengono addotte come determinanti sulla crescita o diminuzione del numero medio degli individui c il clima laddove lelemento climatico determini il venir meno di risorse primarie per la sussistenza. Le epidemie, ovviamente.
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Ibidem pg. 138 Ibidem pg. 140 AA.VV. La biologia scienza della vita, 2014, Zanichelli 17 C. Darwin, LOrigine della specie, Bollati Boringheri, op. cit. pg. 140 18 Ibidem pg. 142

Darwin sostiene infine che la lotta per lesistenza pi aspra fra individui e variet di una stessa specie mentre pu darsi cooperazione tra specie e/o individui molto lontani fra loro nella scala naturale. Le forme affini occupano quasi lo steso posto nelleconomia della natura.

Il Cap.IV Selezione naturale o sopravvivenza del pi adatto. A questo punto si cercher di comprendere in quale modo agisce sulla variazione la lotta per lesistenza, come si intrecciano, cio, i due capisaldi della teoria evoluzionista. Il cardine rimane quello della selezione naturale, ossia quello che, anche attraverso le variazioni di struttura o di costituzione pu rovesciare la ben equilibrata bilancia della lotta per lesistenza. Si pu dire, continua Darwin, che la selezione naturale sottoponga a scrutinio, giorno per giorno e ora per ora, le pi lievi variazioni in tutto il mondo, scartando ci che cattivo, conservando e sommando tutto ci che buono 19 Darwin ritiene inoltre che, negli animali sociali, le variazioni nella struttura del singolo potranno essere selezionate qualora arrechino un vantaggio allintera comunit. Un altro fenomeno si aggiunge a quelli gi osservati : la selezione sessuale. Questo tipo di selezione riguarda un particolare aspetto ossia la lotta degli individui di un sesso, generalmente maschi, per il possesso delle femmine. Potere prevalere sugli altri maschi di un gruppo conferisce una maggiore possibilit di riprodursi. Il fine di questa lotta pur sempre la sopravvivenza collettiva: la riproduzione della specie. Non in tutte le specie questa competizione avviene per mezzo di armi (gli speroni del gallo o le corna del cervo) ma anche con mezzi legati a messaggi estetici: Darwin cita gli uccelli del paradiso (rupicole della Guaiana) che mettono in mostra penne e piume multicolore e vengono scelti dalle femmine sulla base della loro capacit attrattiva. Darwin si sofferma poi sullisolamento geografico e sullinfluenza di questo fenomeno nella modificazione della specie mediante la selezione naturale. Lisolamento strettamente collegato alla lentezza con cui si verificano le variazioni per la mancanza (o la rarit) di contaminazioni. Tuttavia Darwin ritiene che lampiezza di un territorio, come habitat di sopravvivenza delle specie, un elemento basilare per per la produzione di specie capaci di perpetuarsi per un lungo periodo e diffondersi ampiamente. Aggiunge che le nuove specie formatesi in territori ampi, quelle cio che gi hanno mostrato di avere caratteristiche prevalenti nei confronti di altre forme, sono quelle che si diffonderanno pi ampiamente, e daranno origine al pi gran numero di nuove variet e specie. 20 Altra peculiarit riscontrata da Darwin nel processo di variazione, ossia di evoluzione delle specie, la divergenza dei caratteri. Le variet sono, in accordo alla visione darwiniana, specie incipienti, come accade che le differenze che distinguono un gruppo dallaltro si accentino fino a produrre un gruppo tale da potere essere classificato come una specie distinta? Ogni lieve differenza, purch utile ad incrementare le possibilit di sopravvivenza, sar selezionata nel tempo fino a pervenire ad uno sviluppo progressivo di tale differenza che la render ragguardevole sino a raggiungere dei caratteri distintivi: Quanto pi differenziati per abitudini e struttura divengono i discendenti del nostro animale
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Ibidem pg. 156 - 157 Ibidem pg. 176

carnivoro, [il rif. nellesempio ad animale carnivoro ma estensibile ad altri organismi viventi] tanti pi posti essi saranno in grado di occupare. 21 Ne consegue che la selezione naturale agisce per mezzo della conservazione e accumulazione delle variazioni. Queste ultime in relazione alla loro utilit rispetto allambiente. Darwin sostiene che questa evoluzione reca un consequenziale mutamento di organizzazione della struttura degli esseri viventi (pg.193). Qui Darwin compie una serie di riflessioni circa la relativit delle variazioni in ordine ad una considerazione qualitativa, in senso progressivo o meno, che varia a seconda delle specie. Ad esempio, in alcune specie si verificano, rispetto ad un parametro ipotetico di sviluppo, delle regressioni che rappresentano comunque unevoluzione relativa. Se si ritiene di adottare, comunque, un criterio al fine di compiere una valutazione qualitativa, in senso progressivo dellevoluzione, esso pu essere il grado di differenziazione e di specializzazione dei vari organi in ciascun essere adulto. Si tenga presente che sarebbe possibile il caso che, per la selezione naturale, si verifichi un adattamento in un ambiente in cui uno o pi organi potrebbero essere superflui; in tal caso vi sarebbe una retrocessione nella scala dellorganizzazione. (cfr. pg. 194). Afferma, inoltre, Darwin che non sostenibile il principio secondo cui tutti gli esseri viventi tendono ad elevarsi nella scala naturale e, una volta selezionata, questa specie eletta avrebbe dovuto procedere alla soppressione di tutte le specie inferiori. Anzitutto: questa condizione non si verificata in natura. Le specie, ad un differente grado di evoluzione, convivono. E ci perch la selezione naturale, o la sopravvivenza del pi adatto, non include necessariamente uno sviluppo progressivo essa unicamente si avvantaggia delle variazioni che sorgono e che sono utili a ciascuna creatura nelle sue complesse relazioni di vita. (v. pg. 194-195) Il Cap. 5 Le leggi della variazione Darwin affronta in questo capitolo il nodo che solo con laiuto di Mendel si sarebbe iniziato ad allentare nei decenni successivi. Mendel che, per ironia della sorte, negli stessi anni in cui Darwin sviluppava la sua teoria sullorigine della specie metteva a fuoco le sue leggi dellereditariet, teoria che poneva le basi per la futura genetica. Infatti, quando Darwin si interrogava sulle leggi della variazione affermava di non sapere quale fosse la causa di ogni variazione, o meglio: quale fosse il processo attraverso cui si verificavano le variazioni e come venivano trasmesse. Processo che poi trover alcune risposte fondamentali nella scienza genetica che ha avuto, appunto, tortuosamente avvio dalle ricerche di Mendel.22 Non si sa, in effetti, se Darwin avesse avuto modo di conoscere tali teorie, sebbene contemporanee: Non ci sono prove n a favore n contro: la rivista sulla quale furono pubblicati i risultati di Mendel era piuttosto diffusa, e Darwin avrebbe potuto benirne a conoscenza. Forse larticolo non lo colp: in fin dei conti, Mendel non era un evoluzionista, anzi il contrario. 23 Infatti la sua teoria sullereditariet (e i connessi esperimenti di botanica) che, sia detto per inciso, non ebbe alcun successo mentre lui era in vita, non era lo sviluppo necessario di una teoria pi ampia, come quella darwiniana, questultima, in modo particolare, era probabilmente molto lontana dalla visione di un monaco agostiniano.
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Ibidem pg. 181 Gregor Johann Mendel (Hynice, 22 luglio 1822 Brno, 6 gennaio 1884) naturalista, matematico e monaco agostiniano ceco.
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Juan L. Arsuaga, Luce si far sullorigine delluomo, Feltrinelli, 2006, pg. 34

Darwin si trovava di fronte ad un insieme sistematico di osservazioni rilevate dalla natura e non riusciva a capire in che misura le mutate condizioni, come quelle del clima, cibo, etc., abbiano agito in maniera definita sulla stabilizzazione delle variazioni, indi sullevoluzione delle specie. Si era trovato di fronte a fenomeni contraddittori: esempi di variet simili che sono prodotte dalla stessa specie, in condizioni di vita tanto differenti quanto si possa immaginare; e daltra parte di variet differenti che sono prodotte in condizioni esterne di vita apparentemente identiche. Conclude Darwin: Considerazioni come queste mi inducono ad attribuire minor peso allazione diretta delle condizioni ambientali, che a una tendenza a variare che ignoriamo completamente. 24 Tuttavia la teoria Darwniana, sebbene rimasta aperta su una soluzione definitiva che dia ragione di una legge fondamentale delle trasmissione delle variazioni, sostiene che il cambiamento delle condizioni produce generalmente una semplice variabilit fluttuante, ma talvolta provoca effetti diretti e definiti . Si osservi, a tale proposito, che una certa influenza su Darwin era effettivamente esercitata dalle teorie di Lamarck () chiaro che, nella ignoranza da lui denunciata, come si detto, delle cause della variabilit, Darwin abbia ammesso la possibilit che cause ambientali ed effetti delluso e non uso degli organi determinino variazioni ereditarie. Il suo pensiero fu oscillante a questo riguardo: si sente spesso lombra del dubbio su questo assunto. Tuttavia egli non scart mai decisamente questa possibilit.
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Nella sintesi che propone Odifreddi, in un agile libretto dalla meritoria impostazione divulgativa, la teoria evoluzionista che Darwin propone nei primi cinque capitoli del suo Lorigine della specie basata su un meccanismo che combina casualit e determinismo. E qui entriamo nella questione delle leggi della variazione: La casualit interviene nelle variazioni ereditarie che producono i cambiamenti generazionali degli individui di una data specie. Su queste variazioni Darwin non si azzarda a fingere ipotesi (), e la loro natura sar spiegata soltanto dalla genetica mendeliana. Mentre il determinismo interviene sulla selezione di queste variazioni. Selezione che, come si visto, di tre tipi: selezione artificiale, selezione naturale ( che agisce in base ad un criterio utilitaristico di conservazione delle variazioni utili ed eliminazione di quelle inutili () <<la sopravvivenza del pi adatto nella lotta per la vita>>) e selezione sessuale che un particolare risvolto della lotta per la vita : il modo, o meglio le caratteristiche fisiche, con cui i/le viventi selezionano i/le proprie/i partner per laccoppiamento. La maggiore o minore capacit attrattiva dar, o meno, una chance di trasmettere i propri geni e di perpetuare, in ultima analisi, la specie, secondo una ulteriore modalit selettiva.26 Tornando per un momento alla questione della ereditariet dei caratteri acquisiti , che per Lamarck era un tratto fondamentale, Odifreddi osserva che Darwin era andato anche al di l di Lamarck stesso non escludendo anche lereditariet delle mutilazioni accidentali. Abbiamo verificato il passaggio cui Odifreddi si riferisce, proprio nelledizione citata del 1872, e , come costantemente praticato da Darwin, si riferiscono osservazioni sperimentali aggiungendo soltanto: Le prove che le mutilazioni accidentali possano essere ereditate non sono attualmente decisive; ma gli interessanti casi osservati da Brown-Squard nelle cavie relativi agli effetti ereditari di operazioni, dovrebbero renderci pi cauti nel negare questa tendenza 27
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C. Darwin, LOrigine della specie, Bollati Boringheri, op. cit. pg. 203 C. Darwin, L'origine della specie, l'origine dell'uomo e altri scritti sull'evoluzione, Newton Compton, Introduzione di Pino Cacucci, G. Montalenti, P. Omodeo e L Pavolini. In G. Montalenti , Introduzione, 2. Levoluzione del pensiero di Darwin
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P.Odifreddi, In principio era Darwin, Tea, 2010, pg. 50-52 C. Darwin, LOrigine della specie, Bollati Boringheri, op. cit. pg. 205

Il punto distintivo tra Lamarck e Darwin su tale questione era dunque il () rifiuto di quel principio della tendenza interna al perfezionamento che Lamarck credeva esistere negli organismi , e che rappresenta una delle forze metafisiche da cui Darwin aborriva. 28 . Tuttavia, Darwin che per sua esplicita ammissione non conosceva le leggi dellereditariet, laddove riscontrava, da studi ed esperimenti compiuti, elementi di riflessione li annotava enucleandoli insieme ad altri. Gli sviluppi successivi, al fine di chiarire lesito di questa vicenda, cercheremo di riportarli in seguito. I restanti capitoli. Assodato che la teoria darwiniana contenuta principalmente nei primi cinque capitoli dellopera, Darwin, nel prosieguo, si occupa (VI e VII capitolo) di anticipare le eventuali obiezioni che potranno essere avanzate alla sua teoria. Le domande che si autopropone Darwin non sono da poco: Visto che le specie derivano da altre specie, perch in mezzo a noi non riscontriamo lesistenza di forme transitorie? Insomma, come mai non siamo circondati da ibridi e, invece, le specie sembrano ben definite? E poi: un pipistrello, da quale altro animale dotato di struttura e di abitudini diverse potrebbe provenire? Oppure: come arrivata la selezione a produrre una struttura tanto portentosa, come l'occhio, del quale noi possiamo appena conoscere la perfezione meravigliosa? Ancora: e gli istinti? Vengono a modificarsi, o ad essere acquisiti, attraverso la selezione naturale? Quale istinto possiamo noi addurre pi meraviglioso di quello che conduce le api a fabbricarsi le loro celle, che praticamente hanno preceduto le scoperte di profondi matematici? Perch gli incroci tra specie diverse sono improduttive, o producono prole sterile, mentre gli incroci tra variet risultano fecondi?29 Alla prima domanda Darwin risponde con un ragionamento legato al processo della selezione naturale: la nuova specie selezionata (modificata) tender a prendere lo spazio occupato dalla specie progenitrice la quale finir per estinguersi. Alla seconda domanda, in riferimento ai passaggi (transizioni) da una specie ad unaltra, nel corso del processo di selezione/evoluzione, con differenze sostanziali tra luna e laltra (come ad esempio: da animale carnivoro terrestre ad animale acquatico), Darwin risponde citando lesistenza di animali che sembrano appartenere a specie di transizione (gradi intermedi) in cui ci sono presenti sia abitudini acquatiche che terrestri (Mustela vison). Alla terza domanda, intorno alla difficolt di ritenere possibile, attraverso la selezione naturale, lo sviluppo di organi di estrema perfezione e complessit, come locchio, Darwin sostiene che gi nella natura stessa possibile osservare che esistono individui, di diverse specie e rango, che presentano gradi diversi di sviluppo e complessit dellorgano della vista, il che ci fa presupporre che sia anche possibile unevoluzione da organi semplici ad organi pi complessi che rispondano ad esigenze di adattamento e miglioramento in relazione alla capacit di sopravvivere. Beninteso: tali trasformazioni avverrebbero, in prima istanza, in modo casuale e verrebbero selezionate per il grado di rispondenza alla capacit di sopravvivere in un determinato habitat.30
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C. Darwin, L'origine della specie, l'origine dell'uomo e altri scritti sull'evoluzione, Newton Compton, op. cit. Cfr. C. Darwin, LOrigine della specie, Bollati Boringheri, op. cit. pg. 231 Cfr. C. Darwin, LOrigine della specie, Bollati Boringheri, Cap. VI, pg. 231-268

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Alla domanda sullistinto, se cio ci possa essere evoluzione e/o trasformazione, attraverso la selezione naturale, Darwin dedica il cap. VIII. Darwin afferma, nel trattare largomento, che non sua intenzione indagare lorigine delle facolt mentali pi di quanto non abbia quella di indagare lorigine della vita. E non male ribadirlo. Non tenta di dare una definizione di istinto ma suggerisce che numerosi e distinti atti mentali sono comunemente designati con questo termine. Un animale giovane che compie unazione che per noi richiederebbe riflessione e pratica considerata istintiva. Darwin osserva che, a proposito di azioni di tal genere, alcuni studiosi hanno parlato di abitudini associandole allistinto. Se unazione abituale diviene ereditaria (e sembra che talvolta accada) allora istinto e abitudine sembrano assimilabili. Tuttavia esclude che tale considerazione valga per gli istinti pi complessi come quello delle api. In questo caso Darwin attua un parallelismo tra ci che avviene nellevoluzione/trasformazione della conformazione fisica degli organismi viventi e listinto, nel senso che al variare delle condizioni ambientali, attraverso la selezione naturale, anche gli istinti possono variare, perfezionarsi o a anche modificarsi, magari anche in senso regressivo, come quegli organi che cadendo in disuso perdono la loro funzione e si atrofizzano. La selezione naturale, nel caso degli istinti, potr avvenire attraverso laccumulazione di numerose ma utili piccole variazioni. Circa la trasmissibilit ereditaria delle variazioni dellistinto Darwin sostiene che bisogna ricorrere allesame di tale fenomeno riscontrandolo negli animali allo stato domestico (gatti, cani, uccelli). Tratta poi, in modo diffuso, dellistinto della schiavit nelle formiche e dellistinto dellape domestica a costruire celle. 31 Il cap. IX (Ibridismo) dedicato alla questione della sterilit negli incroci tra razze diverse la risposta allultima domanda posta nellincipit al VI cap. La barriera della sterilit impedisce a due serie di forme che siano alquanto differenziate tra di loro di riunirsi nuovamente, mescolandosi e fondendosi in una forma unica, nella quale si avrebbe la perdita totale del differenziamento iniziale. 32 Aggiunge Montalenti : Lo studio di questi processi disolamento attualmente oggetto dindagine dei genetisti che ne riconoscono limportanza come uno dei fattori essenziali dellevoluzione 33 Il resto dellopera magna darwiniana, dal X al XIV capitolo, dedicata a provare levoluzione come evento storico che si svolto sulla faccia della terra. Infatti il X e lXI capitolo sono dedicati ad indagare laspetto geologico. In particolare per rispondere alla pi ovvia e seria obiezione che si possa muovere alla teoria: il fatto che la geologia non sveli una catena organica perfettamente graduata. A questo proposito Darwin osserv che la verifica della documentazione geologica d necessariamente risultati imperfetti, rispetto ad una ricerca che si ponga come obiettivo quello di recuperare una conoscenza completa che testimoni di tutte le fasi evolutive della Terra. Intervengono, infatti, processi di ogni tipo : Tra due strati geologici sovrapposti possono esserci lacune pi o meno lunghe. Uno strato geologico di natura sedimentaria contenente le forme di vita dellepoca fossilizzate pu essere stato interamento distrutto

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Cfr. C. Darwin, LOrigine della specie, Bollati Boringheri, op. cit. Cap. VIII, pg. 308-340 C. Darwin, LOrigine della specie, Bollati Boringheri, Introduzione di G.Montalenti, pg. 35 Ibidem

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dai processi di erosione oppure un lungo periodo di tempo oggi pu essere rappresentato, a causa delle enormi pressioni esercitate, da un sottile strato di pochi millimetri. 34 Aggiunge Darwin, dopo avere elencato le ragioni dellincompletezza della documentazione geologica atte a dimostrare le connessioni tra le varie specie lungo larco delle ere che hanno segnato levoluzione, che () - pur trovandosi numerosi legami non incontriamo un numero infinito di variet, che colleghino tra di loro con gradazione perfetta tutte le forme estinte e viventi. 35 La prudente ed onesta conclusione di Darwin una concessione al pregiudizio, resa, tuttavia, ineffabile perch laddove manca levidenza scientifica, si potrebbe supplire con ragionamenti stringenti da ancorare ai molteplici indizi raccolti nelle numerose pagine dellopera darwiniana, ma chiunque volesse potrebbe anche ignorare levidenza e, se vogliamo, la necessit dellimperfezione delle prove fornite dallosservazione degli strati geologici e dei ritrovamenti di fossili: Chiunque si rifiuti di ammettere limperfezione dei documenti geologici, dovr respingere tutta la mia teoria.
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Circa le differenze tra organismi viventi, sulle diverse realt geografiche del paese, quella che Darwin definisce Distribuzione geografica (cap. XII-XIII), lassunto principale che non possibile spiegare somiglianza e dissomiglianza degli esseri organici, in diverse parti del mondo, in base al clima o ad altre condizioni fisiche. Losservazione parte dal fatto che in varie aree del pianeta (es.Vecchio e Nuovo Mondo) si riscontrano parallelismi di climi e di habitat a fronte di una grande diversit tra gli organismi che vi abitano. Darwin riscontra, inoltre, che le barriere che si frappongono alla libera migrazione sono in stretta correlazione con le differenze che si possono riscontrare tra le epoche. Quindi le differenze tra le varie specie, piccole o grandi, nelle diverse aree geografiche, non dipendono in misura prevalente dalle condizioni fisiche ma dalla possibilit di contatto tra viventi. Darwin nellanalizzare le differenze nelle varie aree geografiche percorre anche ipotetici corridoi ecologici, nel tempo e nello spazio. Il punto di partenza duplice: le differenze tra le specie sottintendono altrettante analogie. Queste analogie, variamente osservate, presuppongono una comune origine. Le differenze, per le specie che si evolvono e non si sono estinte, sono legate agli spostamenti, alle migrazioni, quando le condizioni fisiche, succedutesi nelle varie ere, lo hanno consentito (es.: glaciazioni) ed alle possibilit o impossibilit di incroci, nonch alle modificazioni che si sono accumulate per opera della selezione naturale. Nel penultimo capitolo (XIV) Darwin tratta largomento delle affinit reciproche tra gli esseri viventi in relazione ai problemi di classificazione in gruppi, sottogruppi, etc. riscontrati dai naturalisti. Problemi legati a differenze ed analogie che rendono incerta la classificazione di talune specie o variet. A tale proposito Darwin sostiene che () tutte queste cose sono conseguenze naturali, se ammettiamo la comune parentela delle forme affini, nonch le loro modificazioni attraverso la variazione e la selezione naturale ()37 Lelemento della comune origine altro non che lelemento della discendenza, partendo dal quale Darwin ipotizza un sistema naturale di classificazione genealogicain
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Raffaele Carlo de Marinis, UNIVERSIT DEGLI STUDI DI MILANO, Dipartimento di Scienze dellAntichit

Sezione di Archeologia, Origine ed evoluzione dellUomo, Dispensa del corso di Preistoria modulo A a.a. 2008-2009, pg.. 42

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C. Darwin, LOrigine della specie, Bollati Boringheri, op. cit., pg. 427 Ibidem 37 Ibidem pg. 523

cui i gradi delle differenze acquisite sono espressi con i termini di variet, specie, generi, famiglie, ordini e classi.38 Nellultimo capitolo (XV) Darwin traccia una ricapitolazione della sua esposizione, ponendo laccento sul contrasto tra evoluzionismo e creazionismo ribadendo, in tal modo, come la comune origine della vita, attraverso lesame della documentazione geologica e la distribuzione geografica, sia stata dimostrata da argomenti ed osservazioni che confutano le difficolt e le obiezioni che Darwin si autoproponeva nel VI e VII capitolo. La maggiore difficolt che Darwin pone ad ostacolo della sua teoria pu essere sintetizzata nel fatto che A prima vista niente pu sembrare pi difficile del credere che i pi complessi organi e istinti si siano perfezionati non con mezzi superiori, sebbene analoghi, alla ragione umana, ma per laccumulazione di innumerevoli variazioni, ciascuna utile al loro possessore individuale. 39 Variazione ed evoluzione, differenze ed analogie, stanno l a spiegare la continua trasformazione del processo della vita anche nella sua storicit. Habitat e condizioni climatiche determinano movimenti e spostamenti alla base delle trasformazioni, degli incroci, delle variet che si riscontrano in natura. Processi, secondo il convincimento darwiniano, che sono avvenuti lungo secoli e millenni: Natura non facit saltum. Insomma, non cos come siamo che siamo stati creati. C stata evoluzione e si basata su un duplice meccanismo, casuale e deterministico. Causale laddove si riferisce alle variazioni ereditarie che producono modifiche nelle specie e di cui Darwin non nelle condizioni di dare una spiegazione ignorando le leggi della genetica, e deterministico laddove si produce una selezione di tali variazioni attraverso la selezione artificiale, la selezione naturale e la selezione sessuale. Questa visione ricorda, infine, saggiamente Darwin non in contrasto con nessuna fede religiosa : Non vedo nessuna ragione per pensare che le opinioni esposte in questo volume debbano turbare la fede religiosa di chicchessia. E soddisfacente, come prova per dimostrare quanto transeunti siano queste impressioni, ricordare che la pi grande scoperta che luomo abbia mai fatto, cio la legge della forza di gravit, fu altres attaccata da Leibniz <<come sovversiva della religione naturale e conseguentemente della religione rivelata>>.40

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Ibidem pg. 524 Ibidem pg. 525 40 Ibidem pg. 544