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Dopo Pomigliano e Mirafiori: alla ricerca di nuove regole per la rappresentanza sindacale di Giovanni Cannella e Sergio Mattone

1. Le relazioni industriali prima di Mirafiori e Pomigliano Lo strappo che nellambito delle relazioni industriali si era gi consumato con gli accordi separati del 2009, i quali avevano incisivamente modificato il modello contrattuale attraverso una serie indiscriminata di deroghe al contratto collettivo nazionale ed ai quali era rimasta estranea la Cgil1, stato ora portato alle sue estreme conseguenze attraverso gli accordi intercorsi, rispettivamente in data 23 e 29 dicembre 2010, tra la Fiat, da un lato, e le altre organizzazioni sindacali di categoria (Fim, Uilm, ecc.), con la sola esclusione della Fiom, dallaltro ed aventi ad oggetto allo stato gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. Oltre ad introdurre delle condizioni palesemente regressive nella disciplina economico-normativa dei rapporti di lavoro individuali e ad affermare in modo spregiudicato la loro prevalenza sul contratto collettivo nazionale e perfino sulle norme di fonte legislativa questioni sulle quali non ci si pu soffermare in questa sede -2, quegli accordi hanno totalmente scompaginato, infatti, il quadro delle relazioni sindacali. Lobiettivo, peraltro enunciato negli accordi stessi in termini piuttosto espliciti3, quello di ridurre, o meglio di azzerare, il ruolo conflittuale delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, emarginando cos la Cgil e la Fiom, che non intendono assumere una condizione subalterna o partecipativa nei confronti dellimpresa, il cui primato si vorrebbe imporre in nome delle esigenze derivanti dal capitalismo globalizzato. Nel contempo si tenta con questa inedita forma di negoziazione di svuotare di contenuto il contratto collettivo nazionale, la cui funzione di garanzia (preordinata, cio, ad assicurare un trattamento minimo comune a tutti i dipendenti di una medesima categoria) confliggerebbe con la necessit di modulare la disciplina dei rapporti di lavoro in sede aziendale, adattandola cos alle contingenti variabili della produttivit, del profitto e di altri fattori attinenti in via esclusiva agli interessi padronali. Insomma, una disciplina dei rapporti di lavoro la carte, la sola che sarebbe compatibile con quella esigenza di modernizzazione che trova oggi i suoi aedi anche in una parte non trascurabile del centro-sinistra. Per comprendere lentit dirompente di tali accordi occorre peraltro come suol dirsi fare un passo indietro. Premesso che, a causa della mancata attuazione dellart. 39 Cost., il sistema di relazioni industriali nel nostro paese si fondato soprattutto su basi meramente volontaristiche (attraverso, cio, lesercizio dellautonomia collettiva da parte delle contrapposte associazioni sindacali), va tuttavia rilevato che con lapprovazione dello Statuto dei lavoratori si introdusse nelle imprese una normativa che ebbe il merito storico di garantire al loro interno leffettiva possibilit, da parte dei lavoratori stessi, di tutelare i propri diritti, individuali e collettivi. Riguardo a questi ultimi sufficiente qui ricordare che la

Per un approfondimento del tema, si rinvia a S.Mattone, Il ruolo del giudice nella crisi delle relazioni industriali, in questa Rivista, n.5/2009, pp. 35 ss. 2 Per questi aspetti, si rinvia ad A.Terzi, Dopo Pomigliano e Mirafiori. Quale modello di relazioni industriali?, in questo fascicolo, pp.7 ss.. 3 Si legge, infatti, nella premessa al Sistema di relazioni sindacali dellaccordo di Pomigliano del 29 dicembre 2010 che le parti individuano il metodo partecipativo quale strumento efficace per trovare soluzioni coerenti con gli obiettivi condivisi di tutela e coinvolgimento dei lavoratori, miglioramento delle loro condizioni e tutela della competitivit dellazienda e che esse assumono la prevenzione del conflitto come un reciproco impegno su cui si fonda il sistema partecipativo [i corsivi sono degli AA.: n.d.r.].

legislazione di sostegno voluta dallo Statuto non riguard tutte le associazioni sindacali, bens soltanto quelle che possedessero i requisiti richiesti dallart. 19 (sindacati maggiormente rappresentativi ovvero firmatari di contratti collettivi applicati in quella determinata unit produttiva). Nei decenni successivi, tuttavia, lambito di operativit dello Statuto si andato via via restringendo per effetto, anzitutto, della modifica del mercato del lavoro che come noto ha visto ridurre gli spazi della classica impresa fordista, caratterizzata in prevalenza da rapporti di natura subordinata a tempo indeterminato, diversificandosi in una pluralit di rapporti precari o pseudo-autonomi, difficilmente raggiungibili, tra laltro, dallintervento sindacale. A ci si aggiunga la nota vicenda del referendum del 1995, il cui esito da molti imprevisto ha condotto allabrogazione della sola lett. a) dellart. 19, limitando la tutela rafforzata, per una sorta di eterogenesi dei fini, esclusivamente ai firmatari di contratti collettivi applicati nellunit produttiva ed attribuendo cos diritti a chi gi in grado di ottenerli contrattualmente4, cos che la legislazione di sostegno non sostiene pi nessuno o, al massimo, sostiene chi gi si messo in piedi5. Ed altrettanto noto che la formulazione dellart. 19, quale risultante dallesito del referendum, venne salvata dalla Corte costituzionale6, evidentemente inconsapevole dei problemi che avrebbe suscitato in seguito la sua decisione, a suo dire giustificata, in linea storico-sociologica e quindi di razionalit pratica, per la corrispondenza di tale criterio [quello, cio, dellaccesso alla contrattazione] allo strumento di misurazione della forza di un sindacato, e di riflesso della sua rappresentativit, tipicamente proprio dellordinamento sindacale. S che vennero da quel momento depauperati gli indici di rappresentanza e rappresentativit della presenza sindacale in azienda, ormai condizionata dal potere di accreditamento del datore di lavoro. Vero , peraltro, che ancor prima del referendum laccordo interconfederale del 20 dicembre 1993 si era di fatto largamente sovrapposto al sistema delineato dallo Statuto, fondato sulla costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali. Esso ebbe ad istituire, infatti, le RSU, alle cui elezioni potevano partecipare tutti i sindacati che avessero raccolto il 5% di firme sul totale dei lavoratori aventi diritto al voto e stabil che la loro composizione derivasse per due terzi dalla elezione da parte di tutti dipendenti dellazienda e per un terzo da designazione o elezione da parte delle organizzazioni stipulanti il contratto collettivo nazionale di lavoro in proporzione ai voti ottenuti. Senonch, tale accordo interconfederale (che recepiva il Protocollo stipulato tra Governo e parti sociali il 23 luglio 1993), era intervenuto tra la Confindustria e le tre confederazioni sindacali (Cgil, Cisl ed Uil) ed era dotato di carattere vincolante nei soli confronti delle organizzazioni firmatarie. 2. Gli accordi Fiat e limplosione del sistema sindacale Di fronte a tale consolidato assetto delle relazioni sindacali il brain trust della Fiat ha avuto un autentico colpo di genio, predisponendo un sistema alternativo a quello esistente che si realizzato attraverso una complessa sequenza, che pu riassumersi nei seguenti termini: a) esso ha costituito delle Newco, alle cui dipendenze passer il personale che sar assunto a Mirafiori ed a Pomigliano a seguito delle cessioni di contratto (art.1406 cod.civ.), che si perfezioneranno via via che i lavoratori le sottoscriveranno e si sottratto cos (o meglio, ha ritenuto di potersi sottrarre) alla disciplina del trasferimento di azienda, che avrebbe
Cos M.Pallini, A chi e a che cosa serve lattuale disposto dellart. 19 dello Statuto dei lavoratori?, in Riv.it.dir.lav., 2003, p.198. 5 Licastica espressione di G.Giugni, La rappresentanza sindacale dopo il referendum, in Dir.lav.rel.ind., 1995, 3, 367. 6 Si tratta dellormai famosa sentenza n.244 del 1996, seguita di l a poco dallordinanza n.345 del 1996, che ritenne del pari infondate le questioni di legittimit costituzionale sollevate dinanzi alla Corte.
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comportato una continuazione dei preesistenti rapporti di lavoro e, quindi, lapplicazione dei trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi; b) ha stipulato con le organizzazioni sindacali di categoria, ad esclusione della Fiom, un accordo aziendale per ciascuno dei due stabilimenti suddetti, il quale rappresenta lunica fonte normativa - sul piano negoziale - dei rapporti di lavoro che si andranno a costituire in futuro (accordi naturalmente peggiorativi rispetto al c.c.n.l. per i metalmeccanici del 2008, che tuttora vigente e che stato lultimo ad essere stato sottoscritto dalla Fiom); c) si sfilato da Confindustria, con lasserito proposito di rientrarvi a tempo debito, e si cosi svincolato anche dallapplicazione dellaccordo interconfederale del 1993, facendo tabula rasa del sistema di relazioni sindacali imperniato sulle rappresentanze sindacali unitarie. Da questa operazione (che si propone di esportare al di l di Fiat il modello contrattuale di Pomigliano, che manifestamente si prefigura quale il prototipo del futuro contratto collettivo per il settore auto) consegue: a) che non essendo firmataria dei contratti aziendali applicati nelle aziende di Mirafiori e Pomigliano, la Fiom non rientra tra i sindacati destinatari della normativa di sostegno sancita dallo Statuto, s che non potr, in particolare, costituire delle RSA, n usufruire degli altri benefici per quei sindacati previsti; b) non trovando applicazione nei due stabilimenti neppure laccordo interconfederale del 1993, la Fiom non potr neppure concorrere alla elezione delle RSU, che in essi non avr ormai luogo; c) lorganizzazione sindacale che nellambito della categoria dei metalmeccanici, e nelle due unit produttive in questione, raccoglie innegabilmente i maggiori consensi, potr, s, svolgere attivit sindacale allinterno di quegli stabilimenti (essendo la sua libert di esercizio solennemente garantita dallart. 14 dello Statuto e dallart. 39 Cost.), ma al pari di qualsiasi altro sindacato pur dotato di una minima consistenza e senza la possibilit di avere propri esponenti negli organismi rappresentativi delle due imprese. Certo, i sorprendenti risultati cui si perverrebbe alla stregua dellattuale quadro normativo sono quelli che emergono da una sua lettura acritica. Si vuol dire con ci che si in realt portati a ritenere che lassetto confezionato dalla Fiat non possa reggere ad una verifica compiuta alla luce della legislazione ordinaria e costituzionale. Ed in dottrina non mancano in effetti i primi rilievi che mettono seriamente in discussione, in particolare, linapplicabilit sia della disciplina sul trasferimento di azienda in tali fattispecie sia, sotto diverso profilo, del c.c.n.l. per i metalmeccanici7; cos come gi si sostiene persuasivamente che uninterpretazione costituzionalmente orientata dellart. 19 dello Statuto (o la rimessione di tale disposizione alla Consulta, perch ne verifichi la compatibilit con gli artt. 4 e 39 della Costituzione, nellattuale contesto, ben diverso da quello in cui ebbe a collocarsi la sentenza n. 244 del 1996) non possa non attrarre nel suo ambito applicativo anche quei sindacati che come la Fiom siano stati chiamati a sottoscrivere il contratto aziendale ed abbiano rifiutato per una libera scelta, comportando una tale condotta del datore di lavoro limplicito riconoscimento della sua legittimazione a negoziare, s che sarebbe indifferente che la firma sia stata poi apposta o meno8. Sar la magistratura del lavoro, chiamata ancora una volta ad unimpropria opera di supplenza (salvo poi ad essere rimproverata per lesorbitanza dal proprio ruolo), a sciogliere questioni di straordinaria complessit e rilevanza sul piano sociale; ed altro non si pu auspicare al riguardo se non che essa non si lasci influenzare dai rapporti di forza prevalenti e valuti queste vicende senza perdere mai di vista i valori sottesi al pluralismo sindacale. E evidente, tuttavia, che la situazione descritta (che si direbbe ondeggiare tra anomia ed anarchia) esiga al pi presto la ricostituzione di un sistema di regole idonee a (ri)definire le
Cfr. V. Bavaro, Contrattazione collettiva e relazioni industriali nellarchetipo Fiat di Pomigliano dArco, in corso di pubblicazione su Quaderni di Rassegna Sindacale, 2010, n. 3; e F.Scarpelli, Pomigliano: variazioni sul tema, in corso di pubblicazione in Diritti Lavori Mercati, 2010, n.2
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Mirafiori, Pomigliano, il continuo declino delle regole, in www.dirittisocialiecittadinanza.org

basilari nozioni di rappresentativit e rappresentanza a seguito delle lacerazioni da esso subite. Non si ignora che il presente quadro politico, scosso da tensioni trasversali, lasci a prima vista poche speranze per un obiettivo del genere, s che pur comprensibile, ancorch non condivisibile, che sussista una linea di pensiero che vorrebbe affidare la riscrittura di quelle regole alle parti sociali: se si tiene presente, da un lato, che tra le confederazioni sindacali sono ormai insorti contrasti altrettanto gravi, non risanabili nel breve periodo, e che neppure tra gli imprenditori (o tra una buona parte di essi) pu suscitare pieno consenso la prospettiva di una frammentazione del sistema di relazioni industriali incontrollate e altamente destabilizzanti9, quella parlamentare appare tuttora la sola via realisticamente percorribile ai fini della elaborazione di un testo pur limitato agli aspetti essenziali di quella necessaria riforma. 3. Le linee fondamentali di un nuovo sistema di relazioni sindacali Nella sua pi recente opera monumentale Luigi Ferrajoli, nel capitolo dedicato alle forme della democrazia, afferma che il modello ideale della democrazia politica lautogoverno del popolo, ossia la coincidenza tra governanti e governati, la quale, secondo la sua formulazione classica, risalente a Jean-Jacques Rousseau e riprodotta allart. 6 della Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino del 1789, si realizza attraverso la legge, identificata con lespressione della volont generale10. Naturalmente prosegue Ferrajoli questa prospettiva irrealizzabile, essendo impensabile che tutto il popolo decida sempre su tutto, se non altro perch non esiste una volont unitaria di tutto il popolo. Tanto precisato, resta tuttavia il problema di come coniugare il principio dellauto-determinazione sul quale si basa la democrazia politica con il carattere comunque eteronomo del diritto positivo. Il ragionamento successivo svolto da Ferrajoli riguarda naturalmente la sfera della rappresentanza politica, che costituisce loggetto specifico della sua riflessione, per cui estraneo alle questioni sollevate in questa sede. Il richiamo ai principi fondamentali della democrazia sembra, tuttavia, poter costituire una valida guide-line nellaffrontare il problema della ridefinizione delle relazioni sindacali per un duplice ordine di ragioni: in primo luogo, perch in tale pi limitata dimensione il rispetto del principio di autodeterminazione appare altrettanto essenziale per restituire una collocazione centrale al lavoro in tutte le sue forme, tanto pi che esso constatazione comune non trova pi una propria rappresentanza a livello politico-parlamentare; in secondo luogo, in quanto in un contesto pi ristretto, quale quello dellordinamento intersindacale, appaiono superabili quegli impedimenti che ostacolano (se non nei rari momenti in cui i cittadini sono chiamati alle consultazioni referendarie) lesercizio costante di forme di democrazia diretta. Del resto, che quanto meno il principio di maggioranza (il pi idoneo a tradurre in concreto laspirazione allautodeterminazione, ove esso non possa trovare applicazione) debba avere un carattere di centralit nellordinamento sindacale, stato sostenuto da molti insigni giuslavoristi, tra i quali Massimo DAntona in un saggio memorabile anche per gli spunti ricostruttivi che esso offre11. Le disposizioni dellart. 39 [della Costituzione] sul riconoscimento giuridico dei sindacati, sullesercizio unitario della rappresentanza contrattuale e sulla formazione della volont collettiva ai fini della sottoscrizione dei contratti collettivi scriveva DAntona riflettono principi costituzionali di organizzazione del pluralismo sindacale. Principi che esprimono, infatti, al di l della loro inerenza al modello costituzionale di dettaglio, scelte di
Come aveva intuito, con la consueta lucidit, M. Roccella, intervento al convegno su Crisi e riforma della giustizia del lavoro, svoltosi a Roma il 23 aprile 2010, di prossima pubblicazione su Riv.giur.lav., n.1/2011. 10 Principia iuris, Teoria del diritto e della democrazia, vol.II, Bari, 2007, pp.165-166. 11 Il quarto comma dellart.39 della Costituzione, oggi, in Giorn. dir. lav. rel. ind., 1998, pp. 665 ss.
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valore della Costituzione, dalle quali il legislatore non si pu discostare quando opera sul terreno della seconda parte dellart. 39 e, sia pure allo scopo di realizzare meccanismi alternativi al disposto costituzionale, influenza il funzionamento del pluralismo sindacale12. E pi avanti aggiungeva che essenziale, nella prospettiva dei rapporti tra i sindacati, il criterio proporzionalistico, in forza del quale i sindacati debbono contare in proporzione al loro seguito effettivo e, dunque, secondo la regola della maggioranza, con lulteriore avvertenza che, in presenza di procedure elettorali aperte ai non iscritti [come accade per le RSU], ai fini della proporzione si dovr tener conto anche del consenso espresso dai non iscritti attraverso il voto13. In conclusione, nonostante sia individuabile nellart. 39 una eredit corporativa14 e nellattuale formulazione esso non verr mai tradotto in una legge ordinaria, resta pur sempre valido il suo nocciolo duro, che espressione di una ispirazione autenticamente democratica e va individuato nella esigenza che la formazione della rappresentanza negoziale dei sindacati, ma anche lesercizio dei diritti sindacali che alla prima strettamente connessa, siano regolati da criteri oggettivi e quantitativi di misurazione della rappresentativit15. A questo punto si pone, per, unalternativa non di poco conto. Premesso che lart. 39 impedisce che venga emanata una legislazione difforme dal modello da esso indicato (avendo la Corte costituzionale ammesso solo in situazioni particolari lefficacia erga omnes dei contratti collettivi stipulati nel settore privato), si tratta di stabilire se per superare quella impasse occorra necessariamente modificare la seconda parte della norma costituzionale ovvero se, in considerazione dellattuale contesto politico, unoperazione del genere sia da evitare senza sopportare un costo quanto al funzionamento del sistema sindacale. A favore della prima opzione si sostenuto che non bisogna farsi condizionare dai timori che tendono sempre ad emergere allorch si prospetta una revisione costituzionale, una volta preso atto che il macigno rappresentato dalla seconda parte dellart. 39 Cost.continua a svolgere una determinante funzione impeditiva di ogni credibile sviluppo dellassetto giuridico dei rapporti sindacali16. In senso contrario si , pero, replicato che un progetto di democratizzazione delle relazioni industriali non passa necessariamente attraverso lattribuzione dellefficacia erga omnes ai contratti collettivi in quanto lapplicazione generale del contratto collettivo sia nazionale che aziendale non un vero problema: essa si osserva si realizza comunque spontaneamente (come del resto pu aggiungersi era di norma accaduto fino al 2009), mentre ci che davvero importa che questo contratto di diritto comune, per essere un contratto collettivo valido e dunque con leffetto di inderogabilit di cui allart. 2077 c.c., presenti due caratteristiche intimamente democratiche: che sia stato stipulato da sindacati sufficientemente rappresentativi e che sia stato poi ratificato dagli interessati, ossia dai fruitori finali17. Rinviando a tempi migliori la riflessione sulla proposta di revisione costituzionale dellart. 39, nelleconomia del presente scritto sufficiente sottolineare, in primo luogo, che la prima misura da realizzare in effetti quella di ridefinire la nozione di rappresentativit del sindacato, ancorandola ad una soglia selettiva che consenta laccesso
Op,cit, qui p.688. Op cit., p.691. 14 Secondo quanto osservato fin da epoca risalente da G.F.Mancini, Libert sindacale e contratto collettivo erga omnes, in Riv.trim.dir.proc. civ. 1963, pp.5 ss. 15 Ancora M.DAntona, op.cit., p.669. 16 Cos M.Roccella, Le regole del gioco sindacale. Appunti per un dibattito, in A.Andreoni (a cura di), Nuove regole per la rappresentanza sindacale, Roma, 2010, p. 260 e nota 40, ove si propone di sostituire agli attuali commi 2-4 una norma massimamente elastica, che eviti soluzioni troppo rigidamente precostituite, che consentano al legislatore di tenere conto di intese eventualmente definite dalle parti sociali (sempre altamente auspicabili per leffettivit delle regole in materia sindacale). 17 P.G.Alleva, Lemergenza democratica nellordinamento sindacale, in A.Andreoni (a cura di), Nuove regole, ecc., cit., pp.197-8.
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alla fruizione dei diritti sindacali anche ad organizzazioni dotate di una non trascurabile consistenza e tarando i risultati della contrattazione collettiva mediante quel criterio di proporzionalit al quale si fatto in precedenza riferimento. In secondo luogo, ad evitare il pericolo rappresentato dalla dittatura della maggioranza che sempre insito in una regola maggioritaria imperniata sulla sola rappresentativit18, occorrer dar voce alla base attraverso lintroduzione di un referendum che sia aperto ad iscritti e non iscritti e che ratifichi, ancora a maggioranza, la proposta predisposta dalle parti sociali19. Non si ignora che questo strumento di democrazia diretta non trova in dottrina unanimi consensi, essendo stato osservato che dubbio che la solidariet operaia possa ancora oggi possedere quel valore sociale e quella affidabilit delle opzioni perseguite che ieri le venivano riconosciute e che vi , inoltre, il rischio che un sindacato che operi a rimorchio della volont dei lavoratori faccia la stessa fine di quella politica che si muove seguendo gli impulsi ondivaghi dei sondaggi, traducendosi infine in una fuga del sindacato dalle proprie responsabilit20. Ora, senza voler sottovalutare affatto lo spessore di questi rilievi, la sensazione che essi ripropongano una questione che investe il sistema democratico nel suo complesso, essendo cio noto che lapertura del circuito decisionale ai cittadini ed ai corpi intermedi presenta inevitabilmente il pericolo di una sua contaminazione in forza delle suggestioni e delle spinte irrazionali che circolano nella societ; ma altrettanto noto , tuttavia, che la sola alternativa possibile per sfuggire ad un rischio del genere sarebbe quella di un irrigidimento dei poteri, del tutto estraneo al nostro impianto costituzionale, fondato come si sa su un delicato sistema di checks and balances. In realt, se si vuole reagire a quella profonda disaffezione che riguarda, s, il rapporto tra la societ e le istituzioni (ed in termini pi accentuati la sfera della politica), ma si traduce in una pi generale crisi di partecipazione ad attivit che pur hanno unimmediata ricaduta sulle sorti dei destinatari, occorre coinvolgere i lavoratori nel processo negoziale, cos da sottrarli da una condizione di passivit e da consentire altres ai sindacati minoritari (ed ai loro aderenti) di trovare uno spazio adeguato per lesercizio di un ruolo dialettico ed oppositivo, idoneo in ipotesi a prevalere sulla piattaforma contrattuale approvata dalle parti sociali. Piuttosto, un annoso problema da risolvere quello dellindividuazione del bacino da prendere in considerazione nello svolgimento del referendum in quanto esso dovrebbe coincidere puntualmente con larea dei lavoratori direttamente interessati: il caso di Mirafiori rende esplicita limportanza dellesigenza espressa. Premesso che in tale accordo il trattamento degli impiegati pi favorevole di quello riservato agli operai (i quali ultimi soltanto sono destinatari delle clausole pi regressive rispetto al c.c.n.l. del 2008), vi da chiedersi, cio, se sia stato corretto che il risultato del referendum sia stato determinato dalla confluenza dei voti di entrambe quelle categorie, che erano portatrici di interessi differenziati21. E questioni del genere si ripropongono e si sono poste in passato di fronte a prospettive di trasformazione degli assetti aziendali che abbiano unincidenza diversa ad esempio sul personale assunto a tempo indeterminato ed a tempo pieno rispetto ai partP.G.Alleva, op.cit., p.199. In tal senso, v.anche U.Carabelli, Riforma della contrattazione e verifica del consenso, in A.Andreoni (a cura di), Nuove regole, ecc., cit., p.273, il quale afferma incisivamente che questa soluzione rappresenta una scelta di altissimo livello politico, una sfida che il sindacato, dovrebbe accettare per non chiudersi in se stesso, per non morire di arroganza rappresentativa. 20 Questo in sintesi il pensiero di A.Maresca, Accordi separati: tra libert contrattuale e democrazia sindacale, in A.Andreoni (a cura di), Nuove regole, ecc., cit., , pp.236-7. 21 A riprova di quanto si afferma, sufficiente ricordare che, scomponendo i voti, si constatato che il s ed il no avevano raggiunto una sostanziale parit, laddove i dati ufficiali hanno dato il s vincente sia pure con un modesto scarto.
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timers ed ai lavoratori precari. Unultima notazione prima di procedere ad unanalisi delle concrete prospettive che si schiudono nel paese alla luce dei progetti di riforma sinora resi manifesti. Ad evitare che un futura disciplina aspiri ad essere onnicomprensiva, nel senso di regolare tutti gli aspetti collegati alla rappresentanza, occorre in realt iniziare dallesercizio dellarte della distinzione, tenendo conto cio che essa riguarda aspetti tra loro assai diversi, che richiederebbero perci contributi differenziati da parte del legislatore22. 4. Nuove regole per la rappresentanza: lostacolo dellart. 39 Costituzione Si pu ora procedere, quindi, allesame dei principali progetti di riforma delle regole della rappresentanza. Preliminarmente, come si detto, occorre fare i conti con il 4 comma dellart. 39 Cost., che attribuisce solo ai sindacati registrati con personalit giuridica il potere di stipulare contratti collettivi con efficacia erga omnes. E vero, al riguardo, che alcune norme che prevedevano tale efficacia anche per contratti stipulati dai sindacati di diritto comune hanno superato il vaglio della Corte costituzionale, ma ci stato giustificato con il carattere transitorio, provvisorio ed eccezionale dellintervento legislativo23 o con il principio di parit di trattamento previsto per le amministrazioni pubbliche24, con esclusione quindi della legittimit di una generale previsione legislativa relativa al settore privato. Il problema stato in realt affrontato nei progetti attualmente pendenti in Parlamento. Due disegni di legge, di analogo contenuto pur provenendo da sponde politiche contrapposte25, prevedono lattuazione dellart. 39 con lattribuzione ai sindacati della personalit giuridica, sostenendo la necessit di superare la diffidenza verso una precisa regolamentazione delle associazioni sindacali, considerata troppo invasiva della libert sindacale. Diffidenza che, al contrario, ritenuta ancora giustificata in un altro disegno di legge (A.C. n. 3672)26, che, richiamandosi al pensiero di Gino Giugni, secondo cui sarebbe apparsa aberrante una soluzione legislativa che intervenisse massicciamente nella sfera dellautonomia organizzativa e contrattuale, deformando le linee di sviluppo che questa si liberamente scelta e che ha, di proposito, consolidato, elimina dalla norma costituzionale la registrazione dei sindacati e prevede che il Governo possa emettere decreti legislativi al fine di prevedere lefficacia erga omnes per contratti e accordi stipulati da organizzazioni sindacali
F.Scarpelli, La contrattazione e la complessit del reale, in A.Andreoni (a cura di), Nuove regole, ecc., cit, p.295, ove lA. individua diversi problemi collegati alla rappresentanza, che vanno dalla legittimazione delle rappresentanze del personale istituzionalizzate nei luoghi di lavoro alla rappresentanza quale legittimazione degli effetti della contrattazione collettiva, cui si potrebbe aggiungere la questione della legittimazione ad agire ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori, riguardo alla quale proprio di recente si sono manifestate notevoli incertezze nella giurisprudenza dei giudici di legittimit: v. per tutte, Cass.4 marzo 2010 n. 5209 e 12 dicembre 2008 n.29257. 23 Ci si riferisce alla legge delega n. 741/59, che stata dichiarata costituzionalmente legittima dalla sent. n. 106/62 della Corte costituzionale, sul presupposto che il legislatore non volesse dare attuazione allart. 39, ma anzi ne prospettasse limminente attuazione, con lintenzione di collegare il regime dei contratti di diritto comune con laltro dei contratti con efficacia generale, a mezzo di un regolamento transitorio. 24 Cfr. sentenza n. 309/97 Corte cost., che ha respinto leccezione di incostituzionalit degli artt. 45 e 49 del d.lgs n. 29/93, nella parte in cui rendono obbligatori erga omnes i contratti collettivi stipulati dai sindacati maggiormente rappresentativi, rilevando che non vi sarebbe una generalizzata previsione di obbligatoriet dei contratti, ma un dovere incombente esclusivamente sulle amministrazioni ai fini del rispetto del principio di parit di trattamento nei confronti dei dipendenti. 25 Si tratta dei disegni di legge A.C. n. 258 Turco (PD) e A.S. n. 2214 Lauro (PDL). 26 Per quanto proveniente dallo stesso partito, il PDL, di uno dei due disegni di legge che propugnano lattuazione dellart. 39.
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maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Il disegno di legge si richiama, in qualche modo, ai lavori della Commissione Bozzi, operante tra il 1983 e il 1985, che aveva predisposto un testo, nel quale si prevedeva che la legge, ai fini del conferimento di efficacia obbligatoria generale ai contratti collettivi di lavoro e ai fini di produzione di altri effetti giuridici, determina i criteri per laccertamento della rappresentanza dei sindacati. Anche il disegno di legge A.S. 252027 elimina lobbligo di registrazione, rinviando alla legge ordinaria per leventuale previsione di effetti ulteriori del contratto collettivo rispetto a quelli previsti dal diritto comune, in sostanza lefficacia erga omnes, determinando i criteri di rappresentativit dei sindacati28. Come si visto, peraltro, non tutti ritengono che sia necessaria per una normativa democratica in materia di rappresentanza e rappresentativit sindacale la previsione legislativa dellefficacia erga omnes dei contratti collettivi e sarebbe quindi necessaria non gi una modifica costituzionale dellart. 3929, ma solo una legge ordinaria. 5. Le proposte di legge ordinaria sulla rappresentanza Vanno ora esaminate, quindi, le pi importanti proposte di legge ordinaria in materia, attualmente pendenti in Parlamento, con particolare riferimento alla proposta di legge popolare, predisposta dalla Fiom (in considerazione dello specifico coinvolgimento di questa organizzazione nelle vicende Pomigliano e Mirafiori), a sostegno della quale sono state raccolte pi di 100.000 firme e che stata assegnata alla Commissione lavoro con il numero A.C. 3604, che per brevit si chiamer proposta Fiom. Gli aspetti pi rilevanti saranno messi a confronto con i disegni di legge di analogo contenuto proposti dal PD (A.S. 1337 Nerozzi e A.C. 2224 Damiano, che sostanzialmente ripropongono il disegno di legge Gasperoni della precedente legislatura), che chiameremo proposta PD, il disegno di legge A.C. 2382 Zazzera (IDV), che chiameremo proposta IDV, e, infine, il disegno di legge A.S. 1872 Ichino, che chiameremo proposta Ichino, e con il recente documento della Cgil inviato alle parti sociali in data 18 gennaio 2011. La proposta Fiom prevede innanzitutto il diritto di costituire RSU in ogni unit produttiva, con estensione dei diritti sindacali e della piena democrazia nei luoghi di lavoro a tutti i settori e a tutte le imprese, anche con meno di 16 dipendenti. La proposta, di notevole impatto, risponde alla giusta esigenza di ampliamento della democrazia sindacale nella consapevolezza che circa la met dei lavoratori del settore privato impiegata in piccole imprese ed quindi esclusa da unefficace tutela sindacale, possibile solo con lesercizio da parte del sindacato dei diritti previsti dal Titolo III dello Statuto dei lavoratori (assemblea, referendum, affissione, permessi, ecc.). Storicamente la limitazione di tali diritti alle imprese medio-grandi si spiega con la difficolt per i piccoli artigiani o bottegai di renderne possibile lesercizio (si pensi allobbligo di mettere a disposizione un locale per lassemblea o di consentire permessi sindacali, magari allunico dipendente dellazienda). E vero, peraltro, che le caratteristiche del mondo del lavoro sono molto cambiate rispetto agli anni 70 e molte importanti e moderne aziende sono articolate in piccole unit, i cui lavoratori meriterebbero una pi efficace tutela; ed pertanto ragionevole immaginare unestensione delle tutele sindacali, anche con alcuni necessari adattamenti alle realt di pi
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Si tratta di un disegno di legge a firma, tra laltro, di P.Ichino, che si collega al A.S. 1872, di cui si dir. Nellillustrare il disegno di legge A.S. 1872 si proponeva, in realt, la seguente pi chiara formulazione: La legge stabilisce requisiti e modalit della stipulazione dei contratti collettivi con efficacia estesa a tutti gli appartenenti alla categoria definita nei contratti stessi. 29 Si rinvia al riguardo al par. 3, nel quale sono riportate in particolare le posizioni contrapposte di Alleva e di Roccella.

limitate dimensioni, pur consapevoli delle notevoli resistenze che tale proposta certamente incontrer30. Analoga intenzione contenuta nella proposta PD, ma con un intervento pi soft. La proposta prevede, infatti, per le piccole unit produttive la possibilit di costituire RSU con modalit definite dalla contrattazione collettiva di livello nazionale o da accordi interconfederali di medesimo livello. Nel caso di mancata intesa sindacale prevista una procedura di sollecitazione da parte del Ministro del lavoro e, in caso di suo fallimento entro tre mesi, lemissione di un decreto ministeriale per la determinazione delle modalit di costituzione delle rappresentanze. Nel documento Cgil, invece, le RSU sono limitate alle imprese con oltre i 15 dipendenti, mentre per le piccole imprese viene indicato come obiettivo lelezione di RSU interaziendali e/o territoriali (analogamente a quanto previsto nellaccordo quadro del 1991, recepito nellaccordo interconfederale del 1993). Anche la proposta Ichino si mantiene sotto i 16 dipendenti, ma si pone su un piano diverso, non scegliendo il modello RSU, ma riprendendo il modello previsto dallo Statuto riferito a singole rappresentanza sindacali aziendali (RSA), pur prevedendo la possibilit che esse assumano forma unitaria in modo proporzionale ai voti conseguiti nelle consultazioni elettorali31. La proposta IDV, infine, seppure riferita genericamente alle unit produttive ed amministrative (per il pubblico impiego), non sembra incidere e quindi modificare le norme sia private che pubbliche relative al numero minimo dei dipendenti. E interessante notare che le proposte esaminate non abrogano espressamente lart. 35 dello Statuto, relativo appunto al campo di applicazione del Titolo III, n lart. 19, relativo alla costituzione delle RSA, ad eccezione, per lart. 19, della proposta Ichino32. Si potrebbe ritenere, peraltro, che le norme statutarie debbano intendersi implicitamente abrogate, essendo prevista una disciplina incompatibile con la precedente. Ma cosa succederebbe se, per una ragione qualsiasi, la RSU non venisse eletta e comunque cosa accadrebbe fino allelezione della prima RSU in base alla nuova disciplina? Si potrebbe ritenere che lart. 19 rimarrebbe in vigore fino alla costituzione delle RSU in base alla nuova disciplina e che decadrebbero, al momento dellinsediamento delle nuove RSU, le RSU e RSA in carica33? Nella proposta Ichino labrogazione dellart. 19, come si detto, esplicita ed immediata, cos come sono abrogate tutte le norme del titolo III che attribuiscono i diritti sindacali alle RSA. La conseguenza paradossale del disegno di legge sarebbe il venir meno immediato di tutti i diritti delle RSU o RSA in carica fino allelezione delle nuove rappresentanze. I disegni di legge esaminati, al fine di rendere pi efficace la loro azione, si preoccupano anche di attribuire alle RSU la legittimazione ad agire nei confronti del datore di lavoro per comportamento antisindacale ai sensi dellart. 28 Statuto del lavoratori.

Daltra parte per le aziende molto piccole alcuni diritti sindacali previsti dal Titolo III sono solo astrattamente configurabili, non essendo immaginabile, ad esempio, che due o tre lavoratori abbiano bisogno di un locale apposito per riunirsi in assemblea o di una bacheca per i comunicati sindacali. 31 Il disegno di legge inserisce, peraltro, delle limitazioni alla possibilit di costituire RSA e RSU, e cio che il sindacato abbia almeno un iscritto nellunit produttiva e che consegua almeno 1/20 dei voti espressi. 32 Nella proposta IDV c un richiamo allart. 19, peraltro poco chiaro. Lart. 2, comma 12, della proposta, stabilisce, infatti, che sono abrogati i vincoli relativi alla firma dei contratti che discendono dallart. 19, ma in realt lart. 19 non pone vincoli alla firma dei contratti, ma attribuisce, come si visto, la possibilit di nominare RSA solo ai sindacati firmatari dei contratti. Lart. 5 della proposta Fiom riferisce la decadenza solo alle RSU, ma ovvio che il discorso valga anche per le RSA, come previsto nella proposta PD.
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In particolare la proposta Fiom attribuisce la legittimazione non pi agli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali, come si esprime lattuale testo dellart. 28, ma alle RSU e alle singole organizzazione sindacali34. Anche nella proposta PD la legittimazione estesa alle RSU in generale (con una norma che sembra aggiuntiva allattuale art. 28) e, limitatamente al contenzioso sulle elezioni, ai sindacati che hanno diritto a promuovere la costituzione delle RSU35. La proposta IDV non modifica lart. 28 in generale, ma estende la legittimazione a chiunque vi abbia interesse in ordine al contenzioso sulle elezioni e sul referendum, mentre nessuna modifica contenuta nella proposta Ichino. I disegni di legge prevedono poi, al fine di evitare uneccessiva frammentazione dellelettorato, dei limiti in ordine alla promozione della costituzione delle RSU e del diritto alla presentazione delle liste. Nella proposta Fiom il diritto di presentare liste per le elezioni delle RSU attribuito ai sindacati rappresentativi o alle forme associative a cui aderiscono almeno il 3% degli elettori della singola unit produttiva sulla base delle firme raccolte36. Non chiaro se per sindacati rappresentativi debbano intendersi solo quelli previsti dallart. 2 del disegno di legge, e cio che abbiano una rappresentativit non inferiore al 5%, in base alla media tra dato associativo e dato elettorale, o se debbano includersi comunque anche i sindacati firmatari dei contratti collettivi, rappresentativi ai sensi dellattuale art. 19 (sempre che la norma non debba ritenersi interamente abrogata, come sopra si ritenuto, almeno dopo la prima elezione, ma solo integrata). Nel documento Cgil esplicito, invece, il riferimento ai sindacati firmatari di contratti, a cui si aggiungono i sindacati che raccolgano almeno il 5%, anzich il 3%, delle firme degli elettori. Analoga la proposta del PD, nella quale ai sindacati firmatari e a quelli che abbiano una rappresentativit minima del 5%, tra dato associativo e dato elettorale, sono aggiunti i sindacati che raccolgano una contribuzione sindacale non inferiore al 5%. La proposta IDV, che tende a dare spazio alle nuove organizzazione sindacali, amplia la possibilit di presentare liste elettorali, riducendo al 2% la soglia delle firme raccolte, mentre la proposta Ichino non pone limiti alla presentazione delle liste. 6. Segue: rappresentativit e contrattazione Il fulcro dei vari disegni di legge esaminati costituito dalle disposizioni relative alla determinazione della rappresentativit sindacale, al fine di superare finalmente lanomalia dellattuale articolo 19 dello Statuto, che attribuisce la rappresentativit, come si detto, solo ai sindacati firmatari dei contratti collettivi. Ai fini della misurazione della rappresentativit viene preso a modello il sistema del pubblico impiego37.
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Non chiaro se la frase si riferisca a tutti i sindacati o solo a quelli rappresentativi di cui allart. 2, e forse anche ai sindacati che rappresentano almeno il 3% degli elettori ex art. 1 comma del disegno di legge.

Come si vedr, si tratta dei sindacati firmatari dei contratti collettivi, che raccolgano almeno il 5% delle firme per la presentazione delle liste o che raccolgano una contribuzione sindacale non inferiore al 5%. Si pu notare che il limite del 3% mutuato dalla normativa del pubblico impiego, che, ai fini della presentazione delle liste consente che lamministrazione chieda alle organizzazioni sindacali promotrici un numero di firme di dipendenti con diritto al voto non superiore al 3 per cento del totale dei dipendenti nelle amministrazioni, enti o strutture amministrative fino a duemila dipendenti, e del 2 per cento in quelle di dimensioni superiori (art. 42, comma 4, d.lgs. n. 165/2001). Lart. 43 del d.lgs n. 165/2001 prevede che l'ARAN ammette alla contrattazione collettiva nazionale le organizzazioni sindacali che abbiano nel comparto o nell'area una rappresentativit non inferiore al 5 per cento,
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Infatti la proposta Fiom prevede che sono considerate rappresentative le organizzazioni sindacali a livello nazionale e territoriale che hanno, nella categoria o nellarea contrattuale, una rappresentativit non inferiore al 5%, come media tra dato associativo e il dato elettorale risultante dalle elezioni delle RSU. In ordine alla dimostrazione del dato associativo la proposta si differenzia dal sistema del pubblico impiego, perch aggiunge alla percentuale delle deleghe per il versamento dei contributi sindacali anche la percentuale delle iscrizioni comunque certificate e verificabili, attribuendo il compito della verifica alle Direzioni provinciali del lavoro che devono trasmettere i dati al Cnel. Analoga la proposta del PD, nella quale si precisa che la verifica effettuata da comitati paritetici, composti da rappresentanti dei sindacati, nellambito delle Dpl e del Cnel, mentre nel documento Cgil per il peso associativo si fa riferimento al numero degli iscritti certificati dallInps. Diversa la proposta IDV, che usa lespressione sufficiente rappresentativit e lattribuisce ai sindacati che raggiungano il 3% dei voti validi a livello nazionale, e il 4% a livello decentrato, indipendentemente dai contribuiti o dalle iscrizioni. In senso diametralmente opposto a questultima proposta si pongono le perplessit sollevate da una parte della dottrina, secondo cui, almeno nel settore privato, la rappresentativit dovrebbe essere misurata esclusivamente con riferimento alle iscrizioni al sindacato, poich una diversa disciplina si porrebbe in contrasto con lart. 39 Cost., 4 comma, sempre che non si provveda ad una sua modifica, che misura la rappresentativit solo con riferimento agli iscritti al sindacato38. La risposta allobiezione contenuta nel saggio gi ricordato di Massimo DAntona, e cio dello studioso che viene considerato il padre delle norme sulla rappresentanza nel pubblico impiego, che tengono conto appunto anche del dato elettorale. Come si in precedenza accennato, infatti, ovvio per DAntona - che se lapertura democratica del sistema di rappresentanza associativa si realizza attraverso procedure elettorali aperte ai non iscritti, ai fini della proporzione si dovr tener conto del consenso espresso anche dai non iscritti attraverso il voto, non meno che del consenso espresso dagli iscritti con la loro adesione39. E evidente, in sostanza, che nel sistema rigido prefigurato dalla Costituzione lelezione delle rappresentanze si intendeva riservato agli iscritti ai sindacati registrati, mentre il sistema aperto che si ormai imposto pu prescindere dal vincolo costituzionale, purch non si preveda lefficacia erga omnes dei contratti collettivi riservata al sistema previsto dallart. 39. E vanno ora prese in considerazione, appunto, le soluzioni proposte nei disegni di legge esaminati al problema dellefficacia e validit dei contratti collettivi. Nella proposta Fiom i contratti collettivi sono validi se sono sottoscritti da sindacati che hanno una prevalente rappresentativit come media tra dato associativo e dato elettorale, e quindi che superino evidentemente il 50% della media complessiva. La proposta si limita a parlare di validit e non di efficacia nei confronti di tutti i dipendenti, sul presupposto che uno solo pu essere il contratto valido applicabile in azienda, poich ovviamente nessun altro sindacato o coalizione sindacale potrebbe superare il 50% e perch nessun datore di lavoro sarebbe disponibile a sottoscrivere due contratti diversi

considerando a tal fine la media tra il dato associativo e il dato elettorale. Il dato associativo espresso dalla percentuale delle deleghe per il versamento dei contributi sindacali rispetto al totale delle deleghe rilasciate nell'ambito considerato. Il dato elettorale espresso dalla percentuale dei voti ottenuti nelle elezioni delle rappresentanze unitarie del personale, rispetto al totale dei voti espressi nell'ambito considerato.
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Cfr. U. Carabelli, op.cit., p. 271. Op.cit., pp.691.

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entrambi operanti nella stessa azienda, con conseguente efficacia erga omnes di fatto, anche se non di diritto40. La proposta PD (che si riferisce peraltro sia al settore pubblico che privato, a differenza della proposta Fiom limitata al privato) prevede invece espressamente lefficacia dei contratti collettivi nei confronti di tutti i lavoratori se sottoscritti da organizzazioni sindacali dei lavoratori che rappresentino almeno il 51% dei lavoratori come media tra dato associativo e dato elettorale o almeno il 60% del dato elettorale. La proposta riproduce letteralmente lattuale norma relativa al pubblico impiego41, ma non tiene conto, per il settore privato, del problema di compatibilit con lart. 39, di cui si parlato sopra. Nella proposta Ichino si attribuiscono effetti generali ai contratti sottoscritti da un sindacato o da una coalizione maggioritaria, con riferimento quindi al solo dato elettorale e con il limite che tra i sottoscrittori vi sia quanto meno un sindacato rappresentato in aziende dislocate in almeno tre regioni. Loriginalit della proposta Fiom costituita dalla previsione che la validit dei contratti condizionata (condizione sospensiva) anche allapprovazione mediante referendum, che quindi sempre obbligatorio, dalla maggioranza assoluta dei votanti. Tale previsione compenserebbe la mancata previsione dellefficacia erga omnes dei contratti e giustificherebbe sul piano democratico lestensione di fatto a tutti i dipendenti delle norme collettive42. Nella proposta PD, invece, il referendum previsto, anche qui obbligatoriamente, ma come condizione risolutiva in base ad un regolamento predisposto dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori. In assenza di accordo entro sei mesi interviene un regolamento ministeriale che ne disciplina le modalit. Anche nel documento Cgil il referendum solo risolutivo e non neanche obbligatorio, essendo previsto solo se in fase negoziale sussistono rilevanti dissensi fra le Organizzazioni Sindacali e i favorevoli alla firma non raggiungono un quorum da definire, comunque superiore alla maggioranza semplice della rappresentativit. Con la proposta IDV si torna invece ad un referendum sospensivo prima della stipula definitiva, a cui deve partecipare, tuttavia, per essere valido, almeno il 50% degli aventi diritto (sembra quindi che se non si raggiunge tale quorum il referendum non valido e quindi neanche il contratto collettivo, che da esso condizionato). 6. Osservazioni conclusive A voler compiere una rapida verifica circa il grado di fedelt delle proposte in campo rispetto ai principi considerati imprescindibili per la riscrittura di nuove regole per le relazioni sindacali, la valutazione complessivamente positiva. Abbandonata la nozione teorica di maggiore rappresentativit, peraltro espunta dallo Statuto dei lavoratori dal referendum abrogativo del 1995, e ritenuta nel contempo inadeguato il ricorso, quale unico titolo di legittimazione per lesercizio dei diritti sindacali, alla sottoscrizione dei contratti collettivi applicati nellunit produttiva, le proposte in campo
Non a caso lispiratore della proposta Fiom proprio P.G.Alleva che, come si visto, non ritiene necessaria la previsione legislativa dellefficacia erga omnes dei contratti collettivi. Cfr. il par. 3 e la nota n. 29. Art. 43, comma 3, d.lgs. n. 165/2001: L'ARAN sottoscrive i contratti collettivi verificando previamente, sulla base della rappresentativit accertata per l'ammissione alle trattative ai sensi del comma 1, che le organizzazioni sindacali che aderiscono all'ipotesi di accordo rappresentino nel loro complesso almeno il 51 per cento come media tra dato associativo e dato elettorale nel comparto o nell'area contrattuale, o almeno il 60 per cento del dato elettorale nel medesimo ambito.
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Sullimportanza del referendum come strumento di democrazia diretta, cfr. par. 3.

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sembrano in prevalenza ispirarsi a quel principio di proporzionalit cui si fatto in precedenza riferimento. Laccesso alla costituzione di organismi aziendali ed alla negoziazione da esse condizionato, infatti, alla reale consistenza delle associazioni sindacali, determinata attraverso un calibrato mix tra dati elettorali ed associativi, s che la rappresentativit torni ad essere espressione non gi di un privilegio acquisito una volta per tutte, bens di un radicamento concreto del sindacato nella sua base sociale. Facendosi carico delle critiche formulate nei confronti del consolidato assetto delle relazioni sindacali soprattutto da parte di quelle organizzazioni che si sono ritenute ingiustamente escluse dagli organi collegiali, alcune proposte avvertono, inoltre, lesigenza che le dinamiche sindacali abbiano un carattere inclusivo e che anche le formazioni minori possano esservi coinvolte a pieno titolo. Di qui una ragionevole individuazione delle soglie di accesso per le elezioni delle RSU (che sembrano soppiantare definitivamente le RSA disciplinate dallo Statuto) e leliminazione di privilegi attribuiti ai sindacato firmatari di contratti collettivi, salvo poi a pretendere legittimamente, al fine di evitare una eccessiva frammentazione degli agenti negoziali, il raggiungimento di una certa consistenza per la partecipazione in sede nazionale ed aziendale alla stipulazione dei contratti collettivi. La consapevolezza che, ove sia possibile attivarli, non si deve rinunciare agli strumenti di democrazia diretta circola, infine, in alcune delle proposte qui esaminate, le quali condizionano la validazione dei contratti collettivi allapprovazione in sede referendaria della maggioranza dei lavoratori interessati. In quelle proposte implicita la considerazione che la rappresentativit, pur riformata, non di per s sufficiente ad assicurare che i risultati della contrattazione rispecchino realmente la volont dei lavoratori, che si ritiene pertanto di interpellare per garantire la reale coincidenza di vedute tra base e vertici sindacali. Del resto, lo svolgimento del referendum rappresenta il momento in cui sia i sindacati dissenzienti sia quelli rimasti estranei al circuito negoziale a causa del loro modesto seguito possono far valere le loro ragioni e dar luogo cos ad una autentica dialettica idonea ad elevare il tasso di democraticit del sistema. Certo, non pu farsi a meno di osservare che lapproccio allistituto referendario si rivela in pi di un disegno di legge connotato da una grossa diffidenza, quasi che in un Paese che vede deteriorare progressivamente, nellambito della sfera politica, ogni collegamento tra i cittadini ed i governanti (fino al punto di impedire ai primi lespressione delle preferenze in sede elettorale) il ricorso agli strumenti di democrazia diretta sia considerato eterodosso. Ma proprio per riattivare, in quella vastissima area rappresentata dal mondo del lavoro, un metodo realmente partecipativo, che possa propagarsi nel tempo alla societ intera, occorre che tutte le forze progressiste riconoscano limportanza di una riscrittura delle regole nei termini indicati dalle proposte pi aperte e trovino possibilmente una soluzione unitaria, che restituisca allordinamento sindacale un assetto adeguato al quadro attuale ed impedisca gli aberranti fenomeni che si stanno oggi verificando.

Questione giustizia n.1/2011

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