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Per Israele convertirsi significa tornare: la "teshuv" , infatti, il ritorno a Dio.

Questo significa
conoscere il luogo dove siamo oggi concretamente e da cui uscire e quello dove andare. Per questo la
conversione , essenzialmente, un cammino.
Esso ha sempre inizio dalla verit. A parole forse appariamo come dei poveri mendicanti di
misericordia. Ci illudiamo e ci convinciamo d'essere peccatori. Ma se qualcuno si azzarda a
correggerci... Niente da fare, siamo farisei e sadducei nel cuore e nella mente.
Abbiamo sempre con noi un manuale di autodifesa con una serie di citazioni bibliche da usare come
manganello, e criteri e regolette da gettare come una rete per imbrigliare il prossimo. In noi non vi
che ipocrisia, l'unico vero ostacolo alla conversione.
Per questo lannuncio del Kerygma, la Buona Notizia della resurrezione di Ges, inizia sempre con la
denuncia dei peccati: "Voi avete ucciso l'autore della Vita inchiodandolo alla Croce. Ma Dio lo ha
risuscitato". Voi: tu ed io, assassini di Ges. Noi abbiamo scelto Barabba, oggi, ieri, quasi sempre.
Se la Grazia di Dio non illumina e sigilla questa verit, non potr esserci vera conversione. Il primo
passo del ritorno a Dio, infatti, riconoscersi peccatori. Abbandonare le difese, inginocchiarsi e
chiedere perdono. Smettere di incolpare il mondo intero per i nostri peccati. Farla finita di giustificarci
come fa ogni ideologia che sottolinea i condizionamenti sociali per cancellare la libert e il peccato e
cos deresponsabilizzare luomo.
Non basta dire di avere Abramo per Padre, non si figli di Dio perch abbiamo il certificato di
battesimo. Un figlio chi assomiglia al Padre, e, per questo, fa frutti degni della conversione. Questi,
infatti, sono opera della Grazia, impossibili alluomo della carne schiavo del peccato. E figlio di Dio chi
compie le opere di vita eterna che testimoniano la natura divina che abita in lui.
Noi invece, siamo tutti una razza di vipere che strisciano nella polvere, figli della menzogna che ci ha
detto il serpente. Abbiamo bisogno dellannuncio della Chiesa che ci trafigga il cuore come accadde
agli abitanti di Gerusalemme la mattina di Pentecoste allascoltare le parole di San Pietro. E
necessaria una voce che, "gridi" come "un tuono nel deserto dei nostri peccati" (San Massimo), per
destarci alla nostalgia del Paradiso.
Esiste in ciascuno, anche nelle vipere con la lingua biforcuta come noi, un se stesso dove si pu
ritornare come ha fatto il figlio prodigo. Un se stesso libero e incorrotto, anche in mezzo ai
condizionamenti pi gravi. Anzi, proprio al capolinea di ogni risorsa, quando strisciamo nella vita come
Adamo ed Eva esuli e lontani dalla patria, possiamo ritornare a Dio.
Attraverso le ferite dei peccati possiamo oggi ritornare a quel frammento di innocenza originaria che il
peccato non ha distrutto - la Verit che ci definisce figli nella verit che ci denuncia peccatori - per
incominciare da l il cammino di ritorno alla casa del Padre; la memoria dellamore nel quale siamo
stati creati lunica che pu davvero innescare la conversione del cuore.
Anche questo significa che il Regno di Dio vicino. E dentro di voi dir il Signore La predicazione
di Giovanni Battista, immagine di quella della Chiesa, illuminando la realt di ciascuno di noi, rivela
anche limmensa dignit che portiamo inscritta e che la menzogna del demonio che abbiamo accolto
ha sepolto sotto un cumulo di pietre, i peccati che abbiamo commessi. "Da queste pietre", infatti, Dio
pu oggi "far sorgere - risuscitare - figli di Abramo".
S, il Regno di Dio vicino a tuo figlio, al tuo matrimonio, alla relazione con suocera e nuora, a te
stesso, pieno di contraddizioni inestricabili. Anche se nulla lo lascia pensare, anzi, esso proprio l,
dove meno ce lo aspettiamo.
Ma necessario che Giovanni Battista ce lo annunci. Egli immagine di ogni profeta che, nella
Chiesa, annuncia l'avvento del Messia. E' cinto come lo furono i figli di Israele la notte di Pasqua,
come Ges mentre lavava i piedi ai discepoli, come Pietro sulla via del martirio; come Cristo rivestito
di pelle ruvida, segno di quella dell'uomo macchiata dal peccato e assunta per perdonarlo.
La Chiesa si avvicina oggi a noi per annunciarci la Buona Notizia e invitarci a "preparare" il cammino
al Signore: questo significa accogliere Giovanni, ascoltare la sua voce, riconoscere i segni che Dio ci
mostra per mezzo di lui, per nutrirci con lui con il miele dell'amore di Dio.
Attraverso la predicazione, lo Sposo che bussa al nostro cuore. Convertirsi significa allora smettere
di guardare se stessi, in un narcisismo spirituale che ci conduce alla disperazione. Convertirci
"uscire" come fecero "da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano"; e
"confessare i propri peccati", consegnando alle acque della misericordia il nostro uomo vecchio.
Convertirci aprire a Cristo, lasciando che la scure della Croce recida la radice maliziosa che ci
incatena alle menzogne del demonio. Gli eventi sono la scure di Dio che recide quanto di pi caro
abbiamo. Caro alla nostra carne, consolazione dei sentimenti, ma veleno per lanima della sposa di
Cristo.
Giovanni d voce alla Parola dello Sposo, parola innamorata e gelosa. Come Booz fece nei riguardi di
Rut, il Signore fa valere il suo diritto di riscatto: siamo suoi, nati in Lui e per Lui, nessun altro pu
appropriarsi della nostra vita. E' Ges che, attraverso la Chiesa, oggi getta i suoi sandali ai nostri
piedi, nel segno che in Israele significava il riscatto di una vedova.
Giovanni non degno di portare i sandali di Ges: non stato il Battista a riscattare Israele; non
sono stati i sacerdoti, i catechisti, neanche la moglie e il marito, neppure i genitori a consegnare la
propria vita in riscatto per noi. E stato Cristo, apparteniamo a Lui. Basta allora chiedere agli uomini
quello che Cristo pu darci...
Per questo la conversione lamore con il quale accogliere lo Sposo; Egli viene a riprendersi il suo
grano, ciascuno di noi creato per essere frumento e pane per il mondo; nel fuoco inestinguibile
della sua misericordia viene a purificarci della pula maligna che ci impedisce di amare; con il
ventilabro della Croce viene a pulire la sua aia, la Chiesa destinata ad essere il suo corpo nella
storia, per colmarla del suo Spirito Santo nel quale possa risplendere senza macchia n ruga,
testimone verace del suo amore.