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Mario Sechi

TUTTE LE VOLTE
CHE CE LABBIAMO FATTA
Storie di italiani che non si arrendono
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Tutte le volte che ce labbiamo fatta
di Mario Sechi
Collezione Ingrandimenti
ISBN 978-88-04-62313-7
2012 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
I edizione ottobre 2012
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Indice
3 Pretesto
Tutte le volte che ce labbiamo fatta (ma non ci siamo
presi sul serio)
29 I Tra Pinocchio e Promessi sposi
37 II Il regista e la pantera
52 III Un americano a Roma
67 IV Volare
75 V Il Pozzo dimenticato
87 VI LUltimo Bianco
99 VII Le tre sorelle
111 VIII Fermi tutti
120 IX Il matto della radio
128 X Piange il telefono
136 XI Un Paese di plastica
144 XII Imported from Chieti
157 XIII Note di rigore
165 XIV Visioni e previsioni
182 XV La fine e linizio. Moro

197 Orizzonte
Perch possiamo farcela
213 Note
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A Jana Franziska
e Jaime Alessandro,
due piccoli italiani
che diventeranno grandi
Tutte le volte che ce labbiamo fatta
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Dove si racconta della bugia e della verit. Dellimmaginazione
e della realt. Del progetto (di fare lItalia) e del sogno (di fare gli
italiani). C un Pinocchio dentro ognuno di noi. Ci son Renzo e
Lucia l fuori tra voi. C litaliano fiabesco guidato dalla fatina
turchina e c litaliano che si ritrova suo malgrado nel moto del-
la storia. Marionette che diventano bambini e attori che diventa-
no uomini e donne. Sommersi e salvati dalla letteratura.
Italiani un po bugiardi, gente con il naso lungo e la fatina
che spunta da qualche parte. Italiani, bambini e burattini.
E anche un po Geppetto. Italiani Don Abbondio, pronti a
fare Don Rodrigo, spietati mandanti dei bravi. Italiani,
come Renzo e Lucia.
Collodi e Manzoni. Carlo e Alessandro. Scrittori dai de-
stini incrociati. La bugia, la magia, la poesia dellinfanzia.
Lamore, la prepotenza, la prosa della maturit. Due libri, un
Paese. Una favola globale, Pinocchio. La biografia dissipata
di un volgo disperso che un nome ce lha, I promessi sposi.
Libri di formazione e deformazione. Ti siedi sui banchi
di scuola, con la tua cartella, il sussidiario, la merenda pre-
parata dalle mani bianche della mamma e il banco, sem-
pre quello da sessantanni, un altro pezzo di legno che se
potesse parlare ti racconterebbe la storia di tuo padre e tua
madre. Libri. Pinocchio e I promessi sposi. In classe il nome
di Collodi non mai echeggiato. Mai. E Manzoni cos
programmato che te lo fanno odiare. Eppure lItalia co-
mincia anche e soprattutto da qui. Da Manzoni e Collodi.
I
Tra Pinocchio e Promessi sposi
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Due tipi umani che ce lhanno fatta, ma senza saperlo fino
in fondo. Tipi cos diversi, opposti, eppure fratelli nel loro
desiderio di narrare lossessione della terra, del cielo, del
mare, dellaria, spazio e anima di quellidea che poi si fa (e
disfa) in nazione.
Guardateli bene in faccia, Carlo e Alessandro.
Lorenzini Carlo per lanagrafe, Collodi per tutto il mon-
do, classe 1826, con quel pizzetto perfetto, quasi a compen-
sare lassenza dei capelli, il viso rotondo ma non pieno, lo
sguardo speranzoso ma non ottimista, le guance timide,
il naso deciso, le ciglia folte che saddensano sugli occhi,
un cilindro in mano e unidea pazza in testa: lavventura a
puntate, Pinocchio.
Manzoni Alessandro Francesco Tommaso, classe 1785,
bello e austero, le pupille Sturm und Drang, le labbra car-
nose, un sorriso giocondesco, il capello mosso, i basettoni
che diventano barba virile, lo zigomo senza tentennamen-
ti, il naso figlio del classicismo e un disegno omerico nel-
lo sguardo: raccontare lItalia che non c, I promessi sposi.
Facce di italiani. Lavoratori atipici della letteratura. Men-
tre il Paese affonda nella palude di petali di rosa marcia del
lirismo a tappe forzate, mentre comincia ledificazione del
monumento nazionale al piagnone collettivo, il gran lom-
bardo inventa nel 1840 il romanzo borghese italiano, prelu-
dio di una sensuale e incompiuta modernit.
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno,
tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi...
Mentre si comincia a inventare una nazione (lItalia na-
sce nel 1861) Collodi nel 1881 scaglia la sua immaginazione
nel Granducato di Toscana, mette la giovane lira nel borsel-
lino, riscopre quattrini, soldi, zecchini e d vita a un ciocco
di legno, la favola globale:
Cera una volta...
Un re! diranno subito i miei piccoli lettori.
No ragazzi, avete sbagliato: cera una volta un pezzo di
legno.
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Uomini di terra. Di radici forti. Di campagna e citt.
Manzoni parte dai suoi luoghi lecchesi, parabola di un
uomo nato in cascina, proiezione malinconica di figlio di
genitori separati, il suo incipit una erotica e quasi arca-
dica descrizione di uno specchio dacqua incastonato tra i
monti che poi si trasforma in trama metropolitana, in thril-
ler, in romanzo hard boiled, nella lotta eterna tra bene e male.
Quando Alessandro si trasferisce a Firenze nel 1827, risciac-
qua la sua lingua in Arno e fa balenare come un lampo una
lingua colta, schiocco di frusta e arpeggio, litaliano.
Collodi a Firenze emette il suo primo vagito. Vita ruti-
lante. Figlio di un cuoco e una domestica, comincia la sua
avventura tra i tomi, studia e lavora, fa il commesso alla
libreria Paggi in citt, diventa soldato, volontario, spara e
combatte a Curtatone e Montanara, torna sano e salvo, ma
la sua vera battaglia quella eterna con la lingua. Fonda
riviste, scrive sui giornali, corregge bozze, traduce le fiabe
di Perrault e poi, il 7 luglio 1881, salta fuori dal cilindro
collodiano la sua creatura, Pinocchio. Romanzo a puntate
pubblicato sul Giornale per i bambini, dal primo numero
della sua pubblicazione.
Italiani inseguiti a passo di carica dal dubbio, dal caso, dal
fato, dal fatto e dal rifatto. Perfezionisti. Cercatori di tagli e
dettagli. Visioni e revisioni. Collodi e Manzoni pubblicano,
ripensano, riscrivono e ripubblicano.
Manzoni prova a raccontare la sua storia definitiva con
il Fermo e Lucia. In poche settimane compone i primi due
capitoli e lintroduzione. Un lampo. Ma non convinto di
quel che si va formando davanti ai suoi occhi, ha di fronte
un semilavorato del suo talento e ne consapevole. Per lui
quellinsalatona di parole indigesta. Niente. Molla tut-
to. Si d alla stesura dellAdelchi e alla scrittura del Cinque
Maggio. Ma Fermo e Lucia stata lofficina da cui poi uscir
la fuoriserie ultracarrozzata che girer su un motore a tre
tempi: il vero per soggetto, lutile per scopo, linteressante
per mezzo. Manzoni credeva di poter educare gli italiani
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con la storia di Renzo e Lucia. Un temerario? No, un ita-
liano che si manifesta a sprazzi, un patriota.
Voleva bene alla Patria anche il buon Collodi. Ci teneva
ai costumi e alleducazione civica. Tanto da usare le gesta
del burattino come metafora dellerrore, del crimine e della
inesorabile pena che attende i felloni. Nella prima stesura
Pinocchio muore impiccato. La storia si sarebbe dovuta
fermare qui. Alla quindicesima puntata della Storia di un
burattino Collodi disse: Basta! Qui il romanzo non sha
da fare. Troppo facile, improvvisamente il pubblico dei
lettori scopre il suo Honor de Balzac in un involontario
scrittore di favole. Pinocchio diventa il nostro feuilleton
dellet dellinnocenza. Collodi viene chiamato a furor di
popolo a continuare la sua opera. Via la forca. Il titolo cambia
in Le avventure di Pinocchio, il burattino non muore. Collodi
vacilla unaltra volta. Sinterrompe. Riprende. I capitoli
diventano trentasei. Suo malgrado, partorisce a tappe un
capolavoro per caso e, come scrisse Benedetto Croce, trova
la via del cuore.
UnItalia destinata alleccesso di palpitazione e dissi-
pazione, con un battito di polso tendente al bizzarro e nes-
suna disciplina respiratoria, un Paese in viaggio verso
un immaginario dionisiaco, scopre nel cuore di Collodi e
nelleuristica di Manzoni il suo carattere flip flop, buono e
cattivo, che gi vaga verso lignoto, popolato di figure op-
poste, babele di caratteri che in un sogno del Renzo in cer-
ca dellamata Lucia si materializzano cos:
Ma appena ebbe chiusi gli occhi, cominci nella sua me-
moria o nella sua fantasia (il luogo preciso non ve lo saprei
dire), cominci, dico, un andare e venire di gente, cos affol-
lato, cos incessante, che addio sonno. Il mercante, il notaio, i
birri, lo spadaio, loste, Ferrer, il vicario, la brigata delloste-
ria, tutta quella turba delle strade, poi don Abbondio, poi
don Rodrigo: tutta gente con cui Renzo aveva che dire.
Tutta gente con cui simbatte anche il nostro burattino.
Un caleidoscopio di comparse che appaiono e scompaio-
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no, si sciolgono come cera di candela quando Pinocchio ci
mette per la prima volta non di fronte allamore della ma-
dre per il suo bambino, ma a quello del padre-levatore di
un ciocco animato, il povero Geppetto. Il cuore batte forte
forte e uno stormo di campane erompe con la naturalezza
di un bocciolo che sapre al tocco della luce, quando Pinoc-
chio trova Geppetto nella pancia del pescecane:
A quella vista il povero Pinocchio ebbe unallegrezza cos
grande e cos inaspettata, che ci manc un ette non cades-
se in delirio. Voleva ridere, voleva piangere, voleva dire un
monte di cose; e invece mugolava confusamente e balbettava
delle parole tronche e sconclusionate. Finalmente gli riusc
di cacciar fuori un grido di gioia, e spalancando le braccia e
gettandosi al collo del vecchietto, cominci a urlare:
Oh! Babbino mio! Finalmente vi ho ritrovato! Ora non
vi lascio mai pi, mai pi!
In un Paese di mammoni qual era gi allora lItalia, Col-
lodi celebra lamore di un falegname povero, un uomo sem-
plice che scolpisce il legno, ha le mani consumate dal lavoro,
la vita infreddolita e un disperato bisogno di calore uma-
no. Solo uno stuntman della letteratura come Collodi pote-
va pensare di raccontare una fiaba dove non c la mamma,
e di mettere in scena un san Giuseppe senza la Madonna
in un posto dove la Mater venerata in chiesa e temuta in
casa. Manzoni avrebbe soddisfatto il desiderio di Geppetto
impaginando lincontro con una Fata meno turchina e pi
sventurata e morbidamente terrena, ma Collodi no, non po-
teva disobbedire al suo essere sulfureo, al suo istinto esco-
gitatore di funamboliche soluzioni, e cos mette nelle mani
dellartigiano la materia prima boschiva per avere lamore
che non muore mai, un figlio, e creare il fiabesco e legnoso
Golem letterario allitaliana.
nella vita di Manzoni che si realizza la frase esemplare,
quella che ogni figlio lascia sospesa, tra gioia, amore e
inquietudine: La mamma sempre la mamma. Con tutte
le conseguenze del caso. Natali illustri, quelli di Alessandro,
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figlio di Giulia Beccaria e di Pietro Manzoni. Allanagrafe.
Perch i latini dicevano: Mater semper certa est. Pater nun-
quam. Ecco, la madre del padre del romanzo italiano
certa, ma il pap... dicono che in realt il gran lombardo
fosse lottimo prodotto di un amante illustre di Giulia, un
blasonato ma squattrinato Giovanni Verri. Provate a girare
con il mestolone dellimmaginazione questo brodo genetico-
familiare: Manzoni ha per nonno Cesare Beccaria, lautore di
Dei delitti e delle pene, la madre Giulia bella, colta, mondana,
illuminista e rivoluzionaria, una vispa signora che ha una
storia con il fratello minore di Alessandro e Pietro Verri.
Manzoni un predestinato alla sofferenza interiore, alla
consapevolezza del suo genio figlio dAltro e di un Altro,
al conforto di Dio, alla confessione intima ed eucaristica e
alla gloria letteraria.
Il pre-testo sottinteso nella sua stessa biografia. Ales-
sandro assiste fin da bimbo a un via vai di letterati, scrit-
tori, eruditi che ciondolano tra lAccademia dei Pugni e
lAccademia dei Trasformati. Movimento. Manzoni gi
avanti. Sembra di stare seduti su una macchina del tem-
po, dentro la sceneggiatura di un Robert Zemeckis dellOt-
tocento che ci fa viaggiare qualche decennio avanti e fa at-
terrare con gran frastuono cromato e fumo di scarico in un
quadro del 1910 di Umberto Boccioni, in una rissa in gal-
leria, trascinati in un vortice da un dinamismo futurista
che un presagio, il destino del Paese: la rissa.
Se Collodi e Manzoni fossero vissuti oggi, avrebbero
visto la loro fatica di Sisifo, la tensione frustrata, il fal-
limento nella costruzione della morale di un Paese, una
ondeggiante identit nazionale. Manzoni fu sommo mora-
lista, apprese la lezione dei francesi del Seicento, cerc, da
cattolico immerso nelle cose terrene, un dialogo con i laici
sui sentimenti nobili ma non mise mai in discussione la
necessit della rappresentazione del vizio, della debolezza
umana e subumana, dello scarto tragico tra il giusto e lerrore,
dellineludibilit dellimmorale come ingrediente base della
letteratura. Il paradosso geniale del Manzoni la liberazione
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del romanzo dal romanzesco attraverso la narrazione di
una storia damore che non un polpettone effusivo di
sospiri romantici ma il pretesto per laffresco di unepoca.
Lamore non giganteggia sulla Storia. Se pubblicasse oggi,
Alessandro sarebbe lo scrittore perfetto per la collana Strade
blu di Mondadori e non per i volumi rosa shocking della
collezione Harmony.
E il pap di Pinocchio? Fu moralista? Decise di rivolgere
il suo talento alla letteratura per bambini non a caso. Solo
questa poteva aprirgli una prateria infinita dinvenzioni,
un orizzonte fantastico dove esercitarsi nello sberleffo ai
costumi. Con Pinocchio Collodi scopre di poter essere peda-
gogo e incendiario nello stesso tempo. In unepoca in cui
letteratura verista e cuore deamicisiano la fanno da padroni,
il giornalista scrittore per fanciulli inventa la figura di Gian-
nettino, uno scolaro incostante, discolo e curioso che entra nei
volu mi di una biblioteca scolastica dai toni lievi, scherzosi,
irriverenti. Il personaggio scopre il suo Paese con Il viaggio
per lItalia di Giannettino: Italia superiore (1880), Italia centrale
(1883) e Italia meridionale (1886), La geografia di Giannettino
(1885); impara le materie scolastiche con La grammatica
di Giannettino (1883), Labbaco di Giannettino (1884), La
geografia di Giannettino (1885); e accende La lanterna magica
di Giannettino (1890). Questo Collodi estrae dal pentolone
mangiafochesco di Pinocchio, il libro pi letto e tradotto al
mondo dopo la Bibbia.
in Dio e con Dio che Manzoni e Collodi trovano la
loro salvezza non ultra ma terrena. Una fede allitaliana.
Passionale e cerebrale. Delusa e innamorata. Alessandro e
Carlo edificano parabole bibliche nel fiabesco e romanzesco.
Di Pinocchio si dice che un libro ateo. Naso lungo. Grossa
bugia. Dei Promessi sposi che un tomo da bacchettoni da
sacrestia. Bestemmia. Peccato mortale. Sono letture manichee,
inconsapevoli del complesso e dellamplesso tra realt e
finzione, tra morale e immorale, tra lamante trasgressiva
(la scrittura) e lamata dordinanza (il dovere terreno).
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Incontrandosi e scontrandosi con il mondo perfetto di
Dio, toccati dal sovrumano, Collodi e Manzoni raccontano
lavventura umana. Il burattino di legno si fa bambino,
Renzo e Lucia si sposano. il tripudio dellamore come
motore del mondo, origine di tutto, sorgente energetica della
Commedia umana, narrazione imprevedibile e Divina.
il ritorno al Maestro, costruttore dellaldil e cantore del di
qua, il primo italiano consapevole, Dante Alighieri.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
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