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Pompeo, conosciute le vicende che erano accadute a Orico e le imprese in Apollonia, preoccupandosi per la salute dei suoi che
erano a Durazzo, si diresse l per viaggi notturni e diurni. Si diceva gi che Cesare si avvicinasse; sullesercito di Pompeo piomb cos
tanto terrore che quasi tutti in Epiro e nelle regioni confinanti disertarono, molti gettarono via le armi e il viaggio sembr simile alla
fuga.Ma, essendosi Pompeo fermato vicino Durazzo e avendo ordinato di tracciare i limiti dellaccampamento, spaventato allora
anche lesercito, prima di tutti Labieno avanzando giura che non avrebbe abbandonato il suo imperatore e che si sarebbe
sottoposto alle vicende che la sorte gli avrebbe riservato. Lo stesso giurano i restanti ambasciatori; seguono i tribuni dei soldati e i
centurioni, e tutto lesercito fa il giuramento (lett. giura lo stesso). A Cesare, essendo stato informato di queste cose dai disertori,
sembr opportunto porre laccampamento presso il fiume Apso.

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Un corridore che si prometteva di andare alle olimpiadi sogn di esser trasportato da una quadriga. La mattina dopo eccolo
dallinterpetre.Vincerai gli disse costui; la velocit e limpeto dei cavalli hanno questo significato. Poi si rec da Antifonte. E
destinato gli rispose che tu perda; non capisci che nel sogno quattro corridori ti precedevano? Ecco un altro corridore: rifer a
un interpetre che aveva sognato di essere trasformato in unaquila. E quello: hai bell e vinto; che nessun uccello vola con pi
impeto di questo. Ma Antifonte: Stupido! Non capisci che sei gi sconfitto?. Questuccello laquila poich insegue e d la caccia
agli altri uccelli volta sempre per ultima rispetto a loro. Una rosposta di questo genere si dice che la desse con molta arguzia un
interprete di prodigi a un tale che gli aveva riferito come se si trattasse di un prodigio che in casa sua un serpente si era avvolto
intorno alla sbarra di chiusura duna porta: Sarebbe stato un prodigio se la sbarra si fosse attorcigliata intorno al serpente.

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Ai tempi antichi si pensava che tutta lisola della Sicilia fosse consacrata a Libera e Cerere. I siculi sono certi di ci a tal punto che
sembrava fosse insito e innato nei loro animi. Infatti credono che queste dee siano nate in quei luoghi e che i prodotti della terra
siano stati avvistati prima in quella terra e che Libera, che chiamata anche Proserpina, sia stata rapita dal bosco di Enna, il quale
luogo, poich situato in mezzo allisola, chiamo ombelico della Sicilia. Volendo cercare sua figlia, si dice che Cerere abbia
infiammato le fiaccole con quei fuochi che precipitano fuori dalla sommit delletna e abbia diffuso queste fiaccole in tutto il
mondo portandole con s. Enna, dove narrano che ci siano queste gesta, situata in un luogo molto alto ed elevato sulla cui
sommit ci sono pianture e acque perenni. Qui ci sono anche moltissimi laghi e boschi e bellissimi fiori in ogni stagione cos che il
luogo stesso sembra manifestare il rapimento della vergine che fin dalla fanciullezza apprendiamo. Infatti nelle vicinanze c una
grotta rivolta Nord-Ovest, dalla infinita profondit, da cui si narra che Plutone sia uscito con un carro velocemente e che da questo
luogo abbia portat con s la vergine rapita e allimprovviso si sia inabissato nel sottosuolo non lontano da Siracusa.

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Gli ambasciatori dei Romani, come gli era stato comandato, percorsa la Spagna, si diressero in Gallia per incitare i popoli confinanti
alla guerra contro i Cartaginesi. Ai Galli sembr una cosa singolare e terribile il fatto che gli ambasciatori dei Romani fossero venuti
in adunanza armati, contro il diritto dei popoli. Avendo gli ambasciatori, che esaltavano con parole la gloria e il valore del popolo
Romano e la grandezza dellimpero, chiesto di non lasciare passare per il loro campi e le loro citt Annibale che muoveva guerra
allItalia, si dice che il riso cominci con cos tanto fremito che i giovani per nascita a stento furono placati dai magistrati e dagli
anziani: infatti la richiesta dei Romani sembr folle e imprudente. Sedato il fremito infine, si tramanda che agli ambasciatori fu
detto: Sembra che n il favore dei Romani sia stato o di nostro vantaggio n che le ingiustizie dei Cartaginesi siano state o sono
contro di noi. Perci siate certi che noi non prenderemo mai le armi o per i Romani o contro i Cartaginesi. Non ignoriamo infatti che
gli uomini del nostro popolo nei campi e nei territori dellItalia siano percossi dal popolo Romani, che sono stati costretti a pagare
tributo e che sono oppressi da molte ingiustizie. Cos, visitati invano i popoli della Gallia e della Spagna, senza aver fatto niente gli
ambasciatori tornarono a Roma.




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Santippe, moglie del filosofo Socrate, si narra che fosse smodatamente bisbetica e petulante di giorno e di notte; ma il filosofo (che
uomo paziente!) non si sforzava per niente a evitare le ire e le molestie della moglie. Meravigliatosi di queste sue stravaganze,
Alcibiade chiese a Socrate quale fosse il motivo per cui non cacciasse di casa una moglie tanto aspra. Perch, disse Socrate
quando sopporto quella tale in casa, mi abituo e esercito a sopportare fuori anche le ingiustizie e la petulanza degli altri. Daccordo
su questa opinione anche Varrone nella satira Menippea che scrisse sul dovere di un marito, disse: Il vizio di una moglie da
sopprimere o sopportare. Chi sopprime il vizio rende la moglie pi trattabile, chi sopporta rende migliore s stesso.

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Dionigi il vecchio aveva sposato Aristomache sorella di Dione, da cui ebbe due figli e altrettante figlie , di nome Sofrosine e
Arete, diede in sposa la prima al figlio Dionigi, lo stesso a cui lasci il regno, laltra Arete a Dione. Ma Dione oltre alla nobilt
ebbe molti altri pregi dalla natura, tra questi, un carattere docile, gentile,adatto alle migliori arti,una grande bellezza fisica, e
inoltre ricchezze lasciateli in eredit dal padre che egli stesso accrebbe con i doni del tiranno. Era un intimo amico del vecchio
Dionigi e non per i suoi modi di fare che per la parentela. E infatti sebbene egli detestasse la crudelt di Dionigi, tuttavia
desiderava per necessit che egli rimanesse incolume. Allora sebbene avesse avuto familiarit con i tiranni, fu ucciso dalla spada
di un certo siracusano per linvidia di questa amicizia a quasi cinquantacinque anni det, dopo essere stato cacciato alla fine da
Dionigi: ma i cittadini ebbero compassione della sua morte e molti, che lavevano chiamato tiranno da vivo, dopo ricordavano i
suoi benefici per i cittadini e per la patria cos unimprovvisa misericordia successe allodio.

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Avengo i Galli invaso lEpiro e avendo mandato gli ambasciatori dal re Tolomeo per la pace, questi non volle accettare le condizioni,
cosa di cui si dovette pentire subito. Infatti i Galli, informati sulla sua decisione dagli ambasciatori, dopo alcuni giorni cominciarono
una guerra e fecero una grandissime strage, catturarono Tolomeo stesso e, cinto da catene, lo condussero nel loro accampamento.
I duci non ebbero pena per lui e comandarono che fosse adirittura ucciso. Pochi Macedoni trovarono la salvezza con la fuga e
portarono in patria lannuncio della sciagura; gli altri furono catturati o uccisi. Essendo i Macedoni stati informati di tale sciagura,
chiusero le porte della citt e posero tutti quelli considerati adatti alla difesa sulle mura. Si riunivano sulle mura e compiangevano le
morti dei loro cari; cos come Alessandro e Filippo che invocavano gli dei. Nella cos grande disperazione dei cittadini, Sostene, che i
Macedoni ritenevano principe della giovent (titolo per giovani della famiglia imperiale N.d.R.), senza frapporre indugi, radun una
schiera di giovani e allontan i Galli, che esultavano troppo per la vittoria, dalla sua citt. Per questo motivo i cittadini lo
proclamarono re.

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Si narra che il filosofo Platone, essendo giunto a Elide per i giochi che a Olimpia godono della grande considerazione di tutta la
Grecia, dimor in una piccola tenda per alcuni giorni con degli uomini che non aveva conosciuto, ai quali era ignoto a sua volta.
Tuttavia Platone non si vergogn per la loro condizione, n reco noia con eruditi discorsi o dispute, n infastid i loro animi rudi, ma
concili a s la benevolenza di tutti con affabilit e garbo. Per questo motivo quelli restarono colpiti fortemente per il suo
comportamento. Ma tuttavia egli non fece mai menzione del suo maestro Socrate o della studio della filosofia, ma li inform
soltanto sul suo nome, dicendo di chiamarsi Platone. Essendo poi giunti dad Atene i suoi compagni, lo pregarono di condurli
allAccademia e gli chiesero di presentargli quel famoso Platone che tutti considerano il pi grande dei filosofi. Allora Platone,
sorridendo con indulgenza dissse: Io sono quello che cercate. Con veemenza quelli si vergognarono di aver vissuto tanto a lungo
nella stessa tenda e con tanta familiarit con un uomo tanto grande e di non averlo riconosciuto.







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Cesare divise le sue truppe e ordin ad una parte di restare nellaccampamento di Pompeo, rispedi una parte nel suo
accampamento, port con s quattro legioni e avanzato di circa sei milla passi, schier lesercito. I Pompeiani in vero, a cui non era
sfuggita quella manovra, si disposero sul monte pi vicino. Su questo monte scorreva un fiume. Cesare esortando i soldati, sebbene
fossero esausti per il lavoro continuo di tutto il giorno e si avvicinasse gi la notte, ordin tuttavia che il fiume fosse separato dal
monte con una fortificazione affinch i Pompeiani non potessero far provvista dacqua di notte. Fatto questo lavoro, quelli, essendo
in mancanza dacuqa, mandarono degli ambasciatori perch trattassero la resa e chiedessero la salvezza per s al vincitore. Allalba
Cesare ordin a quelli che erano saliti sul monte e che avevano preso posto l di scenedere dai luoghi alti alle pianure e di gettare le
armi.. Fecer ci senza rifiuto, giunsero da lui e gettati a terra tra le lacrime gli chiesero la salvezza. Allora Cesare ordin loro di
alzarsi e, parlando un p della proprio clemenza per cacciare via il timore, salv tutti. Non si dovette mai pentire per questa
indulgenza: infatti in seguito questi si dimostrarono sempre fedelissimi in ogni circostanza.

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Alessandro esplorava con una schiera armata alla leggera i luoghi deserti dei Sogdiani e conduceva lesercito con una marcia
notturna..La scarsit delle acque, come stato riferito prima, accese la sete; per molti stadi (centinaia e centinaia di metri) non si
trov neppure un piccolo corso dacqua e la calura del sole estivo accese i deserti. Ai soldati la marcia notturna sembrava
sopportabile, poich i corpi erano risollevati dalla rugiada e dal fresco del mattino. Del resto quando arriv il caldo con la luce e
laridit assorb ogni umidit naturale, le bocche e le membra erano bruciate. E cos incominciarono a indebolirsi prima gli animi, e
poi i corpi; risultava arduo sia fermarsi sia andare avanti. Infine Alessandro giunse al fiume Osso, ma gran parte dellesercito non
riusc a seguirlo. Accese dei fuochi su un monte elevato: in tal modo coloro che seguivano a fatica, vennero a sapere che lui non era
lontano dallaccampamento. Poi a quelli, che erano della prima schiera ed erano stati rinfrancati dal cibo maturo e delle bevande
(singolare), comand che riempissero otri e vasi, dessero aiuto ai loro compagni. Ma coloro che bevvero lacqua senza misura,
furono uccisi dalla loro avidit poich morirono a causa di quellacqua..