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Terrore dei Pompeiani allarrivo di Cesare Versione 346 paginq 289

Pompeo, conosciute le vicende che erano accadute a Orico e le imprese in Apollonia, preoccupandosi per la salute dei suoi
che erano a Durazzo, si diresse l per viaggi notturni e diurni. Si diceva gi che Cesare si avvicinasse; sullesercito di
Pompeo piomb cos tanto terrore che quasi tutti in Epiro e nelle regioni confinanti disertarono, molti gettarono via le
armi e il viaggio sembr simile alla fuga.
Ma, essendosi Pompeo fermato vicino Durazzo e avendo ordinato di tracciare i limiti dellaccampamento, spaventato
allora anche lesercito, prima di tutti Labieno avanzando giura che non avrebbe abbandonato il suo imperatore e che si
sarebbe sottoposto alle vicende che la sorte gli avrebbe riservato. Lo stesso giurano i restanti ambasciatori; seguono i
tribuni dei soldati e i centurioni, e tutto lesercito fa il giuramento (lett. giura lo stesso). A Cesare, essendo stato informato
di queste cose dai disertori, sembr opportunto porre laccampamento presso il fiume Apso.
Il ratto di Proserpina Versione 348 pagina 290
Ai tempi antichi si pensava che tutta lisola della Sicilia fosse consacrata a Libera e Cerere. I siculi sono certi di ci a tal
punto che sembrava fosse insito e innato nei loro animi. Infatti credono che queste dee siano nate in quei luoghi e che i
prodotti della terra siano stati avvistati prima in quella terra e che Libera, che chiamata anche Proserpina, sia stata
rapita dal bosco di Enna, il quale luogo, poich situato in mezzo allisola, chiamo ombelico della Sicilia. Volendo
cercare sua figlia, si dice che Cerere abbia infiammato le fiaccole con quei fuochi che precipitano fuori dalla sommit
delletna e abbia diffuso queste fiaccole in tutto il mondo portandole con s. Enna, dove narrano che ci siano queste gesta,
situata in un luogo molto alto ed elevato sulla cui sommit ci sono pianture e acque perenni. Qui ci sono anche
moltissimi laghi e boschi e bellissimi fiori in ogni stagione cos che il luogo stesso sembra manifestare il rapimento della
vergine che fin dalla fanciullezza apprendiamo. Infatti nelle vicinanze c una grotta rivolta Nord-Ovest, dalla infinita
profondit, da cui si narra che Plutone sia uscito con un carro velocemente e che da questo luogo abbia portat con s la
vergine rapita e allimprovviso si sia inabissato nel sottosuolo non lontano da Siracusa.
I galli respingono le proposte dei Romani Versione 351 pagina 291
Gli ambasciatori dei Romani, come gli era stato comandato, percorsa la Spagna, si diressero in Gallia per incitare i popoli
confinanti alla guerra contro i Cartaginesi. Ai Galli sembr una cosa singolare e terribile il fatto che gli ambasciatori dei
Romani fossero venuti in adunanza armati, contro il diritto dei popoli. Avendo gli ambasciatori, che esaltavano con
parole la gloria e il valore del popolo Romano e la grandezza dellimpero, chiesto di non lasciare passare per il loro campi
e le loro citt Annibale che muoveva guerra allItalia, si dice che il riso cominci con cos tanto fremito che i giovani per
nascita a stento furono placati dai magistrati e dagli anziani: infatti la richiesta dei Romani sembr folle e imprudente.
Sedato il fremito infine, si tramanda che agli ambasciatori fu detto: Sembra che n il favore dei Romani sia stato o di
nostro vantaggio n che le ingiustizie dei Cartaginesi siano state o sono contro di noi. Perci siate certi che noi non
prenderemo mai le armi o per i Romani o contro i Cartaginesi. Non ignoriamo infatti che gli uomini del nostro popolo nei
campi e nei territori dellItalia siano percossi dal popolo Romani, che sono stati costretti a pagare tributo e che sono
oppressi da molte ingiustizie. Cos, visitati invano i popoli della Gallia e della Spagna, senza aver fatto niente gli
ambasciatori tornarono a Roma.
Santippe Versione 356 pagina 297
Santippe, moglie del filosofo Socrate, si narra che fosse smodatamente bisbetica e petulante di giorno e di notte; ma il
filosofo (che uomo paziente!) non si sforzava per niente a evitare le ire e le molestie della moglie. Meravigliatosi di queste
sue stravaganze, Alcibiade chiese a Socrate quale fosse il motivo per cui non cacciasse di casa una moglie tanto aspra.
Perch, disse Socrate quando sopporto quella tale in casa, mi abituo e esercito a sopportare fuori anche le ingiustizie e
la petulanza degli altri. Daccordo su questa opinione anche Varrone nella satira Menippea che scrisse sul dovere di un
marito, disse: Il vizio di una moglie da sopprimere o sopportare. Chi sopprime il vizio rende la moglie pi trattabile, chi
sopporta rende migliore s stesso.





Meglio risolvere le controversie con le parole che con le armi Versione 360 pagina 299
Fiorendo unico nella citt soprattutto per le sue imprese, (Cinone sott.) si imbatt nella stessa invidia su cui incapparono
suo padre e gli altri capi degli Ateniesi: infatti fu punito con dieci anni di esilio mediante lostrascismo. Gli Ateniesi si
pentirono di aver fatto ci pi velocemente di lui. Infatti essendosi quello ritirato dinnanzi allinvidia dei cittadini ingrati
con il forte animo e avendo gli Spartani dichiarato guerra agli Atenisesi, rinacque subito il desiderio del suo noto valore.
Cos dopo cinque anni che era stato esiliato fu richiamato in patria. Quello, poich si avvaleva dellasilo degli Spartani,
ritenendo a sufficienza che le citt fossero tra loro in competizione pi per le parole che per le armi, lasci (o part per)
Sparta spontaneamente e concili la pace tra le due potentissime citt. E non molto dopo, mandato a Cipro con duecento
navi, avendo sbaragliato la maggior parte di quellisola, morir di malattia bloccato a Cizio.

Come Sostene diventa re dei Macedoni Versione 361 pagina 299
Avengo i Galli invaso lEpiro e avendo mandato gli ambasciatori dal re Tolomeo per la pace, questi non volle accettare le
condizioni, cosa di cui si dovette pentire subito. Infatti i Galli, informati sulla sua decisione dagli ambasciatori, dopo
alcuni giorni cominciarono una guerra e fecero una grandissime strage, catturarono Tolomeo stesso e, cinto da catene, lo
condussero nel loro accampamento. I duci non ebbero pena per lui e comandarono che fosse adirittura ucciso. Pochi
Macedoni trovarono la salvezza con la fuga e portarono in patria lannuncio della sciagura; gli altri furono catturati o
uccisi. Essendo i Macedoni stati informati di tale sciagura, chiusero le porte della citt e posero tutti quelli considerati
adatti alla difesa sulle mura. Si riunivano sulle mura e compiangevano le morti dei loro cari; cos come Alessandro e
Filippo che invocavano gli dei. Nella cos grande disperazione dei cittadini, Sostene, che i Macedoni ritenevano principe
della giovent (titolo per giovani della famiglia imperiale N.d.R.), senza frapporre indugi, radun una schiera di giovani e
allontan i Galli, che esultavano troppo per la vittoria, dalla sua citt. Per questo motivo i cittadini lo proclamarono re.

Modestia di Platone Versione 362 pagina 299
Si narra che il filosofo Platone, essendo giunto a Elide per i giochi che a Olimpia godono della grande considerazione di
tutta la Grecia, dimor in una piccola tenda per alcuni giorni con degli uomini che non aveva conosciuto, ai quali era
ignoto a sua volta. Tuttavia Platone non si vergogn per la loro condizione, n reco noia con eruditi discorsi o dispute, n
infastid i loro animi rudi, ma concili a s la benevolenza di tutti con affabilit e garbo. Per questo motivo quelli
restarono colpiti fortemente per il suo comportamento. Ma tuttavia egli non fece mai menzione del suo maestro Socrate o
della studio della filosofia, ma li inform soltanto sul suo nome, dicendo di chiamarsi Platone. Essendo poi giunti dad
Atene i suoi compagni, lo pregarono di condurli allAccademia e gli chiesero di presentargli quel famoso Platone che tutti
considerano il pi grande dei filosofi. Allora Platone, sorridendo con indulgenza dissse: Io sono quello che cercate. Con
veemenza quelli si vergognarono di aver vissuto tanto a lungo nella stessa tenda e con tanta familiarit con un uomo tanto
grande e di non averlo riconosciuto.

Clemenza di Cesare Versione 364 pagina 299
Cesare divise le sue truppe e ordin ad una parte di restare nellaccampamento di Pompeo, rispedi una parte nel suo
accampamento, port con s quattro legioni e avanzato di circa sei milla passi, schier lesercito. I Pompeiani in vero, a
cui non era sfuggita quella manovra, si disposero sul monte pi vicino. Su questo monte scorreva un fiume. Cesare
esortando i soldati, sebbene fossero esausti per il lavoro continuo di tutto il giorno e si avvicinasse gi la notte, ordin
tuttavia che il fiume fosse separato dal monte con una fortificazione affinch i Pompeiani non potessero far provvista
dacqua di notte. Fatto questo lavoro, quelli, essendo in mancanza dacuqa, mandarono degli ambasciatori perch
trattassero la resa e chiedessero la salvezza per s al vincitore. Allalba Cesare ordin a quelli che erano saliti sul monte e
che avevano preso posto l di scenedere dai luoghi alti alle pianure e di gettare le armi.. Fecer ci senza rifiuto, giunsero
da lui e gettati a terra tra le lacrime gli chiesero la salvezza. Allora Cesare ordin loro di alzarsi e, parlando un p della
proprio clemenza per cacciare via il timore, salv tutti. Non si dovette mai pentire per questa indulgenza: infatti in
seguito questi si dimostrarono sempre fedelissimi in ogni circostanza.