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Versione 92 pagina 115

Quando l’inverno non era ancora arrivato, siccome erano state radunate le quattro legioni più
vicine, all’improvviso Cesare marciò velocemente verso i confini dei Nervi e, prima che essi
poterono o riuniursi o sfuggirgli, siccome aveva catturato un gran numero di pecore e di uomini
e aveva concesso alle milizie quella preda e la devastazione dei capi, li costrinse a venire alla
resa e a dare a lui degli ortaggi. Egli siccome aveva conclusa la cosa velocemente, ricondusse
nuovamente le legioni all’accampamento invernale. Cesare, convocato giustamente il primo
consiglio della Gallia come aveva deciso, quando furono arrivati i rimanenti oltre i Senoni, i
Carnuti e i Treviri, pensando che questo fosse l’inizio della guerra e della ribellione, al punto
che tutto sembrava da posticipare, trasferì l’assemblea a Luterzia dei Parisi. Questi erano
confinati dai Senoni e nella memoria dei padri avevano unito la civiltà; si pensava che fossero
lontani da questo piano. Detta questa cosa dalla tribunia lo stesso giorno partì con le legioni
verso i Senoni e giunse là a marce forzate.

Versione 100 pagina 124 – Una decisione strategica

Quando le torri si erano ormai avvicinate alle mura, Cesare venne a sapere dai prigionieri che
Vercingetorige, poiché aveva finito le risorse nell’accampamento, di persona si stava
muovendo vicino ad Avarico con la cavalleria e con i fanti che erano soliti combattere tra i
cavalieri, era partito per fare un agguato là dove pensava che il giorn0o seguente i nostri
sarebbero andati. Avendo conosciuto queste cose era partito nel mezzo della notte, in silenzio,
ed era giunto all’accampamento. A lui velocemente per mezzo degli esploratori con il famoso
arrivo di Cesare, nascosero i carri e le armi nel folto del bosco, predisposero tutte le truppe in
un luogo elevato e aperto. Cesare velocemente annunciata questa cosa comandò di radunare
le i bagagli e di preparare le armi.

Versione 102 pagina 125 – Temistocle

Suo padre Neocle nacque da genitori nobili. Egli condisse in sposa una cittadina dell’Acarnia
dalla quale nacque Temistocle. Questo, siccome fu meno accettato dai genitori, poiché viveva
troppo liberamente e trascurava il patrimonio famigliare, fu cacciato dal padre. Quell’affronto
non lo ferì, ma anzi, lo irrobustì. Infatti quando pensò che quello non poteva essere estinto
senza il massimo impegno, si dedicò totalmente allo stato, ponendosi più diligentemente al
servizio degli amici e della gloria. Si occupò molto dei processi provati, partecipava spesso
all’assemblea del popolo; nessuna cosa di una certa importanza fu sostenuta senza di lui;
trovava velocemente le cose che servivano, nello stesso tempo chiariva facilmente con un
discorso. E non era da meno disposto nel portare a termine le cose piuttosto che
nell’escogitare, siccome per quelle presenti e quelle future giudicava oggettivamente e
metteva astutamente in movimento, come disse Tucidide. Dopo questo avvenne che in breve
tempo era diventato illustre. Fu il primo inoltre in grado di impossessarsi dello stato nella
guerra di Coriacea: fu fatto pretore dal popolo per amministrare non solo durante la guerra, ma
restituì anche una civiltà più ardita in un tempo seguente.

Versione 106 pagina 135 – Scene di distruzione e strage

I Focisi sono colpiti da tutte le parti e vengono rapiti; i figli non sono lasciati ai genitori, i coniugi
agli sposi, le statue degli dei ai loro templi. Soltanto uno fu il conforto per gli infelici, i quali,
perché Filippo aveva defraudato gli alleati dalla parte del bottino, non videro nulla delle loro
cose presso gli avversari. Ritornato nel regno, come i pastori portano il bestiame ore nelle
tenute invernali ora nelle tenute estive, così lui conduce a suo piacimento popolazioni e città
come a lui sembrava o da riempire o da lasciare. Ovunque l’aspetto delle cose era da
compiangere e simile ala distruzione. In verità quella paura non era del nemico, né il correre
qua e là delle milizie per la città, né il fragore delle armi, né il saccheggio dei beni e degli
uomini, ma un dolore e un lutto silenzioso; poiché temevano che le loro stesse lacrime non
fossero considerate davanti all’arroganza. Il dolore crebbe per la stessa trascuratezza, tanto
più profondamente represso quanto meno era lecito dichiararlo. Consideravano ora i sepolcri
degli antenati, ora gli antichi Penati, ora le cose nelle quali erano stati generati, per le quali
avevano generato commensuranti ora la loro sorte, pochè erano vissuti in quel giorno, ora dei
figlio, poiché non erano nati dopo quel giorno.

Versione 107 pagina 136 – La battaglia di Farsalo

Cesare in quello stesso tempo ordinò che il terzo schieramento, che era stato fermo ed era
rimasto fino a quel momento nel luogo, accorresse. I pompeiani non poterono sostenere e si
diedero tutti quanti alla fuga. E in verità non era sfuggito a Cesare che dalle sue coorti, che
erano collocate nel quarto schieramento contro la cavalleria, era cominciato l’inizio della
vittoria, come lui stesso aveva detto incitando i soldati. Di quelli infatti la prima fila fu respinta,
dagli stessi furono fatte stragi di arcieri e di frombolieri, dagli stessi lo schieramento fu
accerchiato dalla parte sinistra dei Pompeiani e fu fatto l’inizio della fuga. Ma Pompeo, quando
vide la sua cavalleria respinta e volse l’animo da quella parte tetto rizzata nella quale confidata
maggiormente, disperò per sé e per gli altri, si allontanò dallo schieramento e subito si recò
all’accampamento con il cavallo e disse ai suoi centurioni, che aveva lasciato a difesa della
porta pretoria, chiaramente, per accontentare le milizie: “Proteggete e difendete con diligenza
l’accampamento, se accadrà il peggio. Io mi occupo delle parti rimaste e rafforzo i presidi degli
accampamenti”. Quando ebbe detto queste cose, si recò nel pretorio temendo cose gravissime
e aspettando tali eventi.
seguente.