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Numero

VIII

Athene Noctua
I nostri Saggi

La figura di Giuda Iscariota: profili di un traditore


di
Emanuela DEugenio

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Di Emanuela DEugenio

Indice:
Introduzione.. 4
Vita e morte di Giuda 7
Il Vangelo di Giuda. 26
Il Giuda di Origene e Agostino ........35
Dalla leggenda nera al riscato51
Conclusione ..63
Bibliografia...67

INTRODUZIONE

Non si pi sicuri di nulla,


ma se non ne deve rimanere che uno solo, lui: Giuda.1

A distanza di pi di venti secoli, mentre la decristianizzazione avanza, mentre


libri male affastellati sognano non si sa quali amori morti tra Maria Maddalena e il Cristo
o Giuda2, scrive lo studioso francese Pierre-Emmanuel Dauzat, rimane pressoch
inossidabile nella cultura occidentale un solo personaggio: Giuda Iscariota. Egli rimane
in un senso profondo, perch strettamente legato al collo dalla corda del suo tradimento,
macchiato di secolo in secolo dalla nascita di sempre nuove leggende nere, che lo hanno
visto diventare nel tempo traditore, deforme, parricida ed incestuoso. Giuda una figura
avvolta nelloscurit e nellambiguit, ma che viene continuamente illuminata da nuove
azioni immorali, orrori ma anche riscatti, in un gioco di luce ed ombra che gli
connaturato; la sua porosit rende possibile una profusione delle sue escrescenze
esteriori, tanto da far scomparire il profilo reale dietro limmagine mitica3. Se da un lato
opportuno lasciare da parte la pretesa di tentare di storicizzare il personaggio di Giuda,
dallaltra si pu risalire al profilo biblico dellapostolo, con lintento di riuscire a
ritracciarne al meglio le successive evoluzioni culturali.
Le fonti scritturistiche su cui basare il profilo originario dellapostolo Giuda sono
solamente i vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni e gli Atti degli Apostoli; dunque
un numero ristretto di informazioni sulluomo che trad Ges Cristo e si impicc, che in
modo del tutto eccezionale ha generato leggende abissalmente distanti dal nucleo di
partenza. Egli diventa, subito dopo gli Atti, una sorta di modello mitico che verr
declinato in maniera polimorfa e fluida, pervadendo tutta la storia culturale
dellOccidente.

P.E Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, Edizioni Arkeios, Roma, 2007, p. 9.
Ibidem.
3
P.E Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 12.
2

Da dove nasce linteresse per Giuda e le sue infinite declinazioni? suggestivo il


parallelismo indicato da Gustavo Zagrebelsky nel testo Giuda. Il tradimento fedele4:
Giuda, ai nostri occhi, ha le caratteristiche del protagonista delle Memorie del sottosuolo5
di Dostoevskij, labietto per eccellenza. Luomo del sottosuolo un essere umano
misero, senza risorse n protezioni, che viene relegato nel sottosuolo dalla durezza della
vita sociale; a questa situazione di pressione ed inadeguatezza reagisce vessando gli altri
e compiendo azioni turpi. Egli un mascalzone, il pi abietto, il pi ridicolo, il pi
meschino, il pi stupido, il pi invidioso di tutti i vermi della terra6.
Luomo del sottosuolo un anti-eroe che vive di contraddizioni e tensioni
spasmodiche nella sua intimit, proiettato nella sua infinita libert ma incatenato dalla
sua incapacit di viverla. luomo senza nome, senza un io definito che viene riempito e
caricato di elementi esterni; nella pluralit delle sue esperienze, viene ricondotta la
molteplicit degli individui. Egli vive in modo lacerante tutte le contraddizioni dello
spirito umano, come se lumanit intera fosse racchiusa in lui7.
Giuda rimane indubbiamente lapostolo traditore di Cristo, ma verr fatto di lui
un compendio dumanit che ne rappresenta tutte le sfumature, anche (e soprattutto)
quelle pi nere; ed proprio in una voragine di abiezione e meschinit che si trova il suo
profilo pi diffuso e culturalmente consolidato. Forse proprio questa oscurit che
spinge a guardare e riguardare dentro le ragioni di Giuda, perch in questa figura si
ritrovano tutte le ombre del cuore umano. Allo stesso tempo ci si pu chiedere se
limmagine che ne abbiamo ricevuto oggi sia omogenea ed unitaria, o se si tratti del
risultato del lungo lavorio di sedimentazione di leggende e storie. Da qui nasce
linteresse per questo personaggio; se si indaga a fondo, si scopre che egli non ha solo la
celebre faccia del traditore; questo solo uno dei tanti profili di Giuda, moltiplicati come
in uno specchio frammentato. In ogni singola scheggia si riflette una faccia, un volto
deformato.

G. Zagrebelsky, Giuda. Il tradimento fedele, Morcelliana, Brescia, 2007.


F. Dostoevskji, Luomo del sottosuolo, Einaudi, Torino, 2014.
6
Ivi, p. 125.
7
G. Di Giacomo, Estetica e letteratura. Il grande romanzo tra Ottocento e Novecento, Laterza, Roma-Bari,
2010, p. 176.
5

Di qui il bisogno di restituirne una panoramica composta di tanti elementi, mai


univoca e totalizzante. Si vedr come la storia del personaggio biblico Giuda sia molto
scarna ed indefinita rispetto alla sua storia postuma; egli una figura a malapena presente
nei quattro vangeli8 e negli Atti degli Apostoli9, che prender corpo successivamente, per
poi esplodere e propagarsi anche al di fuori dellambito strettamente teologico.
Giuda anche il protagonista del Vangelo di Giuda, un testo gnostico del II
secolo d.C. riscoperto solo recentemente in cui diventa lunico discepolo che comprende
il reale messaggio di Ges. Lapostolo che tradisce dunque il pi intimo e agisce nella
piena consapevolezza di realizzare lopera redentiva in conformit al volere divino.
Inevitabilmente il personaggio di Giuda, nella sua esistenza paradossale e
contraddittoria, induce anche a porsi delle questioni teologiche di fondamentale
importanza: il rapporto tra grazia divina e libert umana, la condizione delluomo e la sua
tensione tra il bene e il male e in ultimo la domanda pi paradossale: come pu un intimo
di Ges, uno dei dodici Apostoli essere un cuneo di tenebra nella comunit perfetta?
Questi temi di grande spessore vengono affrontati nellanalisi dei contrastanti impianti
teologici di Origene ed Agostino, che con grande impegno esegetico e sforzo speculativo
tenteranno di risolvere, ognuno a suo modo, la questione dellenigma del male.
Oltre la riflessione prettamente teologica dello gnosticismo, di Origene ed
Agostino, la natura evanescente ed indefinita del personaggio permetter anche lo
sviluppo e la metamorfosi di numerose leggende nere medievali, che renderanno Giuda
sempre pi oscuro e malvagio. Le vite di Giuda si moltiplicheranno, riuscendo anche a
prendere una piega decisamente opposta rispetto alle demonizzazioni medievali; dal
Rinascimento in poi si riaprir la questione di Giuda grazie ad un interesse pi o meno
apologetico a seconda dei casi, aumentando il numero dei suoi profili. Egli pu cos
diventare lebreo patriottico descritto dallinglese Thomas De Quincey e allo stesso
tempo il protagonista della teologia gnosticheggiante dellargentino Jorge Luis Borges,
che tradisce per estrema umilt e fedelt al maestro, richiamando lidea dellapostolo
prediletto del Vangelo di Giuda.

8
9

Databili a partire da circa il 60 d.C. (Vangelo di Marco), fino al 90-100 d.C. (Vangelo di Giovanni).
Databili intorno al 80-90 d.C., assieme al Vangelo di Luca.

I.

VITA E MORTE DI GIUDA

Diventino brevi i suoi giorni


e il suo ufficio lo prenda un altro10

1. Sicario, mentitore, giudeo. Etimologie di un apostolo senza nome.


Il nome Giuda (traslitterazione dellebraico Jhudha e poi Idas, in greco)
significa letteralmente lode11, e una traccia di questa etimologia si pu ritrovare in Gen
29,3512. Nel testo biblico, Giuda lultimo figlio di Lia e Giacobbe, dopo Ruben,
Simeone e Levi, e lorigine del suo nome cos spiegata: [Lia] Concep ancora e partor
un figlio e disse: Questa volta celebrer il Signore. Per questo lo chiam Giuda. Poi
cess di partorire13. Difatti il nome proprio Giuda era utilizzato per sottolineare la
purezza della stirpe o per augurare al nascituro leredit dello splendore dei tempi passati.
Giuda verr lodato dai suoi fratelli e la sua sar una delle pi potenti tra le dodici trib,
quella da cui, secondo la profezia di Mic 5,114, sarebbero provenuti i veri re dIsraele.
Se dunque certa la linea di discendenza gloriosa che si identifica a partire dal
nome Giuda e la grande diffusione di questo nome nella zona della Palestina, altrettanto
non pu dirsi dellaltro nome che caratterizza Giuda il traditore, lepiteto Iscariota
(, Iskariotes)15. Giuda appartiene alla stessa stirpe di Ges e di Davide ed
lunico giudeo tra i dodici apostoli; sembra allora che Giuda sia nato per lodare, mentre
Iscariota [] sarebbe nato per tradire16. Non si pu essere sicuri circa il significato
esatto di questo nome che, seppur presente in tutti i testi evangelici17, rimane inspiegato
nella sua radice. Anche circa lorigine del nome, dunque, intorno al personaggio di Giuda
non fanno che addensarsi ombre indefinite e molteplici interpretazioni.
Unipotesi decisamente affascinante, ma non storicamente valida, sarebbe quella
secondo cui Iscariota deriverebbe dal latino sicarius. Il termine era utilizzato per indicare
i sicari, ossia quel gruppo di aggressivi rivoluzionari antiromani che furono attivi durante
10

Sal 109,8.
JHD=lodare.
12
Dizionario esegetico del nuovo testamento, c. 1736-1766 .
13
Gen 29,35.
14
[] da te uscir per me colui che dovr regnare sopra Israele.
15
Dizionario esegetico del nuovo testamento, c. 1172-1175.
16
P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 37.
17
Lepiteto Iscariota ricorre nel Nuovo Testamento undici volte, tra cui Mc 14,43; Mt 26,47; Lc 22,47; Gv
18,3. Il nome non invece presente degli Atti degli Apostoli.
11

la Guerra Giudaica contro Roma del 66-74 d.C. La parola sicarius viene utilizzata anche
da Cicerone per indicare gli assassini in generale, ma assume un significato specifico
proprio in questepoca; i sicari colpivano sia i notabili romani, sia gli ebrei colpevoli di
collaborazionismo con le autorit, con lobiettivo finale di scatenare la rivolta del popolo
contro gli oppressori. Secondo questa possibilit interpretativa, Giuda sarebbe stato un
componente del movimento ebraico dei sicari palestinesi, un assassino ed agitatore di
folle che aveva seguito Ges nella speranza di una sollevazione popolare. La prima
testimonianza dellesistenza di questo nucleo dopposizione risale allo storico di origine
ebraica Giuseppe Flavio (37-100 d.C. circa), che narra di una nuova forma di
banditismo, quella dei cosiddetti sicari, che commettevano assassinii in pieno giorno e
nel bel mezzo della citt18; questi operavano alla luce del sole, nascondendo sotto le
vesti dei piccoli pugnali con cui potevano uccidere senza esser visti. Queste armi
avevano forma simile alle scimitarre dei Persiani, ma avendo la lama curva risultavano
somiglianti al pugnale che i Romani chiamavano sica, spiegando dunque lorigine del
nome del gruppo. Giuda Iscariota assumerebbe dunque le sembianze di un assassino che
agisce tra la folla colpendo gli ebrei che collaboravano con le autorit romane.
Il problema fondamentale di questa interpretazione di carattere cronologico:
Giuseppe Flavio afferma che tale movimento nacque intorno al 52 d.C., allepoca del
procuratore Felice. Quindi pare non pare accertabile che al tempo di Ges, e nello
specifico nel 20-30 d.C. gi esistesse il movimento dei sicari; questo anche perch lo
stesso Nuovo Testamento non ne parla mai prima degli anni 50 del primo secolo
(dunque ben dopo la morte di Ges). Vengono infatti citati soltanto in occasione
dellarresto di Paolo a Gerusalemme19, che dopo esser stato salvato dal linciaggio dal
tribuno Claudio Lisia e dai suoi soldati, viene scambiato per un egiziano che aveva
provocato giorni prima una sommossa popolare e condotto nel deserto quattromila
sicari.
Unaltra interpretazione quella secondo cui Iscariota indicherebbe la
provenienza di Giuda, la localit di Keriot20 (uomo -ish, in ebraico- di Keriot). Questa
localit per menzionata soltanto nel libro di Giosu21 (Keriot-Chezron), e in Galilea
18

Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica, 2, 254-256.


At 21,26-38.
20
In Gv 6,71 e Gv 13,26 lepiteto Iscariota indicherebbe, dato il suffisso greco -otes, una origine;
significherebbe quindi Giuda di Keriot.
21
Gs 15,25.
19

non esiste alcuna citt con quel nome. Inoltre, in Gv 6,71 e Gv 13,2 Giuda viene
chiamato figlio di Simone Iscariota, suggerendo che si tratti del soprannome distintivo
della famiglia. Unaltra interpretazione che tenta di rintracciare nel nome un luogo di
nascita, si ritrova nellanalisi di Girolamo (347-419/20 d.C), che nel Commento al
Vangelo di Matteo (10,4) precisa che il soprannome di Giuda legato proprio dalla sua
citt di nascita e dalla trib di Issachar; Girolamo aggiunge che il nome della trib
significa salario, richiamando lassociazione presente nel racconto di Gen 30,9-2122, in
cui Lia, che ha cessato di partorire, d la sua schiava Zilpa in moglie a Giacobbe. Tra le
altre ipotesi si ha anche quella che vorrebbe identificare in Iscariota una derivazione
dallaramaico qar , iqrai/ - qarj, il mentitore, ad indicare che la caratteristica
fondamentale in Giuda di essere il falso.
Nemmeno lorigine ed il significato del nome Iscariota pu essere dunque
definito con precisione. Dauzat arriva a dire, in seguito ad una breve analisi delle ipotesi
interpretative23, che ogni esegeta che si confrontato col tema non ha mai avuto lonest
di invocare lunico metodo valido in tempo di traduzioni laiche, il non possumus. Anche
dal punto di vista etimologico e delle parole, rimane solo ombra: non possiamo tradurre
una parola che non esiste24.
Iscariota un nome che inevitabilmente posto allinterno di unequazione
insieme ai termini iniquit e tradimento. Il fantasma etimologico continua ad aleggiare
anche nel Medioevo, dove in Germania si far derivare Iscariota da ist gar rot, quello
che tutto rosso, il colore del diavolo e dellinferno. Richiamando unosservazione di
George Steiner, si vede come ben presto si ricominciato a chiamare i bambini Adolf,
mentre non affatto facile chiamarli Giuda.

22

Gen 30,18: E Lia disse: Dio mi ha dato il mio compenso, per aver dato la mia schiava a mio marito.
Perci lo chiam Issachar..
23
P.E Dauzat Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, pp.. 35-41.
24
Ivi, p. 37.

2. Il Giuda dei vangeli


Al di l di tutte le costruzioni mitiche successive, il personaggio di cui si sta
tendando una ricostruzione, risulta avere dei contorni indefiniti; Giuda infatti compare
solo in poche scene del Nuovo Testamento, ed proprio a partire da queste informazioni
che bisogna indagare e tentare di procedere alla ridefinizione del suo profilo pi
originario, per quanto sia possibile.
Analizzando il Nuovo Testamento, si individua che i passi degli evangelisti che
narrano la storia e loperato di Giuda Iscariota sono ben pochi; egli infatti partecipa
soltanto allepisodio dellolio profumato; alla denuncia ai sacerdoti; allUltima Cena; al
tradimento e arresto di Ges; ed infine, chiaramente, alla sua stessa morte. Lultimo
luogo in cui compare negli Atti degli Apostoli, nelle primissime battute. Giuda
presente in tutti i quattro vangeli ed sempre collocato tra i dodici apostoli25, ma nello
svolgimento dei testi egli assume (o perde) alcune caratteristiche.
condiviso dalle testimonianze di Matteo, Marco e Luca che egli sia tra i dodici
intimi e che sia stato scelto personalmente da Ges, di cui condivide il messaggio e la
vita. In pi, gli stessi pongono Giuda in fondo allelenco completo degli apostoli,
annunciandone sempre il futuro tradimento. Lo stesso percorso non si ritrova nel vangelo
di Giovanni, che risulta distinguibile dai sinottici per motivazioni strutturali e
caratteristiche, e nello specifico nel modo di evidenziare alcuni aspetti peculiari che
entreranno poi nel bagaglio culturale dei profili di Giuda.
Per quanto riguarda i primi tre vangeli, utile vedere come la forma di
esposizione della cerchia dei dodici sia molto simile:
Matteo (10, 1-4): Chiamati a s i dodici, diede loro il potere di scacciare gli
spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e dinfermit. I nomi dei dodici
Apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di
Zebedo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il
pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda lIscariota, che poi
lo trad.

25

Anche in At 1,17, in cui si dice che egli era stato annoverato tra noi e ricevette la sorte di questo
ministero.

10

Marco (3, 13-19) Sal poi sul monte, chiam a s quelli che egli volle ed essi
andarono da lui. Ne costitu dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare
perch avessero il potere di scacciare i demni. Costitu dunque i dodici: Simone, al
quale impose il nome di Pietro; Giacomo di Zebedo e Giovanni fratello di Giacomo, ai
quali diede il nome di Boanrghes, cio figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo,
Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Canano e Giuda Iscariota,
quello che poi lo trad.
Luca (6, 12-16) In quei giorni Ges se ne and sulla montagna a pregare e pass
la notte in orazione. Quando fu giorno, chiam a s i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai
quali diede il nome di Apostoli: Simone, che chiam Pietro, Andrea suo fratello,
Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo dAlfeo, Simone
soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore.
Giuda viene citato sempre per ultimo e viene detto il traditore. In Giovanni non
si ritrova lelenco completo degli apostoli, ma comunque viene pi volte esplicitato che
Giuda sarebbe stato il traditore di Ges. Questa uniformit, come accennato, non
presente per nella narrazione dei singoli episodi a cui egli partecipa; necessario
analizzare nel dettaglio questi passi per individuare e mettere in luce quali siano gli
aspetti propriamente evangelici della figura di Giuda e quali siano invece caratteristici
del personaggio postumo
Lepisodio dellunzione di Betania riguarda il gesto che una donna compie nei
confronti di Ges, ungendolo con dellolio profumato ed presente solo nei vangeli di
Matteo, Marco e Giovanni. In Mt 26, 6-9 non viene specificato il nome della donna che
raggiunge Ges nella casa di Simone il lebbroso a Betania, recando con s un vaso
dalabastro contenente un unguento prezioso che vers sulla testa di lui26. Anche in Mc
14, 3 la donna porta con s un vaso di alabastro pieno di unguento di nardo genuino,
molto costoso che viene infranto e versato sul capo di Ges. Alla vista di questo gesto
di devozione totale, i presenti alla scena si indignano per lo spreco di denaro, che poteva
essere impiegato per aiutare i poveri; Matteo indica che sono tutti i discepoli a
lamentarsi, mentre in Marco sono solo alcuni. La narrazione della scena manca
totalmente in Luca, e in Matteo e Marco manca lidentificazione del personaggio con
Giuda.
26

Mt 26,7.

11

Invece, nel passo Gv 12, 1-6 si dice che la donna che reca la libbra di profumo
di nardo autentico, molto prezioso27 Maria di Betania, sorella di Lazzaro; questa unge
i piedi di Ges, asciugandoli poi con i suoi capelli. Inoltre viene esplicitamente detto che
Giuda lapostolo indignato, aggiungendo anche un ulteriore tratto che non presente in
nessuna descrizione dellIscariota. In questo episodio infatti si trova uno dei pochi luoghi
in cui Giuda viene contraddistinto per la sua cupidigia: egli protesta per lo spreco di
denaro in olio profumato non perch gli stavano a cuore i poveri, ma perch era ladro e
avendo la borsa, sottraeva ci che vi veniva messo dentro28; Giovanni imputa dunque le
cause del tradimento proprio nella natura maligna e avida di Giuda.
I passi che narrano dellunzione sono immediatamente seguiti dallepisodio che
vede Giuda recarsi da sacerdoti, pronto a tradire Ges. Matteo e Marco sembrano
indicare una consequenzialit tra lindignazione di uno (o tutti) gli apostoli e il recarsi di
uno di loro al tempio, esplicitamente Giuda. Questo episodio stavolta presente anche il
Luca (Lc 22,3-5), dove lIscariota va a mettersi daccordo con i capi dei sacerdoti e i
capi della guardia sul modo di consegnare Ges nelle loro mani; qui lantecedente del
tradimento non risulta essere la delusione per lo spreco dellolio prezioso, ma lentrata di
Satana in Giuda29. Si vedr in seguito come questo passo, assieme alla cena di Giovanni,
sia lunico in cui si parla dellirruzione di Satana nellapostolo.
In Mt 26, 14-15 si dice che Allora, uno dei dodici, quello chiamato Giuda
Iscariota, and dai sommi sacerdoti e disse: Quanto volete darmi perch io ve lo
consegni? Essi gli stabilirono trenta monete dargento. Analogamente, riporta in modo
concorde la versione di Mc 14, 10-11 che Giuda si reca dai sacerdoti per consegnarlo
nelle loro mani, ed essi, alludir ci, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro30;
si rallegrarono perch temevano di arrestare Ges durante la festa di celebrazione della
Pasqua e scatenare una rivolta popolare.
Si evidenzia una certa continuit nelle narrazioni dei sinottici, sebbene il dettaglio
delle trenta monete sia solo in Mt 26, 1531. Nessun evangelista specifica le precise
trattative che avvennero tra Giuda e i sacerdoti, n le motivazioni reali che spinsero
27

Gv 12,3.
Gv 12,5-6.
29
Lc 22,3.
30
Mc 14, 11.
31
Limmagine dei trenta denari presente prima di tutto in Es 21,32, in cui si dice che tale somma il
compenso che un padrone deve ricevere per la morte di uno schiavo.
28

12

Giuda a recarsi al tempio. In Giovanni non presente questo episodio, dal momento che
Giuda decide di tradire Ges soltanto durante lUltima cena, dopo che il Diavolo ha fatto
totale irruzione nel suo cuore.
Nei vangeli sinottici sono presenti delle versioni abbastanza concordi delle fasi
salienti dellepisodio della Cena, sia nellistituzione delleucaristia che nellannuncio
dellimminente tradimento di uno degli intimi di Ges. In Mt 26, 20-25 Ges afferma che
sar tradito dallapostolo che ha messo con lui la mano nel piatto; e Giuda, detto
nuovamente il traditore si interroga dicendo: Sono forse io, Rabbi?32. Similmente in
Mc 14, 17-21 dice che il colpevole sar quello che mangia con me33, uno che siede a
tavola tra gli altri, ma non viene fatto il nome di Giuda. Allo stesso modo, Lc 22, 21-23
non indica esplicitamente lIscariota e dice che la mano del traditore sulla mensa,
assieme a quella di Ges.
Il vangelo di Giovanni risulta differente dagli altri, poich se da un lato narra la
vicenda in modo analogo (escludendo per listituzione eucaristica), dallaltro rivela
ulteriori dettagli ed interpretazioni. La peculiarit del testo giovanneo di carattere
teologico che comporta una complicazione del racconto della cena (Gv 13, 21-30)
rispetto ai sinottici. Giuda viene esplicitamente indicato come traditore dal gesto di Ges
di porgergli il boccone di pane intinto; lesegesi di questo brano sar per Origene ed
Agostino un luogo danalisi attraverso cui esporre le rispettive, contrastanti teologie.
Nella narrazione degli eventi pasquali, la scena successiva alla Cena quella che
si svolge nellOrto del Getsemani. Ges si ritira in quel luogo e prega con apprensione
danimo nelloscurit del monte, finch non viene raggiunto dalle truppe ed arrestato. In
Mt 26, 47-50 si avvicina a Ges una folla munita di spade e bastoni, inviata dai sommi
sacerdoti e dagli anziani del popolo; presente Giuda che, come da accordo con i capi,
chiama il suo maestro Rabbi34 e con un bacio ne permette lidentificazione e larresto.
Ges risponde al gesto dicendogli: Amico, perch sei qui?.
Lo stesso avviene in Mc 14, 43-46, in cui Giuda si avvicina a Ges dicendogli
Maestro!, e lo baciava ripetutamente e in Lc 22, 47-48, dove Ges aggiunge
Giuda, con un bacio tradisci il figlio delluomo?.

32

Mt 26,25.
Mc 14,18.
34
Mt 26,49.
33

13

In Giovanni si ritrova una scena leggermente differente. Nei versetti di Gv 18, 1-9
si vede Giuda a capo della folla armata, e non solo come accompagnatore; egli prende e
guida la coorte e le guardie dei sacerdoti capi e dei farisei35, ricoprendo un ruolo pi
attivo nellarresto. Qui assente il gesto del bacio, un elemento che aveva caratterizzato
le narrazioni dei sinottici e che presente in tutte le rappresentazioni di Giuda. Questo
aspetto ha fortemente caratterizzato il futuro di Giuda, tanto da far dire che il suo bacio
come il morso di uno scorpione, che avvelena e uccide; anche oggi, nel linguaggio
corrente il modo di dire bacio di Giuda indica la colpa infamante di chi fa del male ai
propri benefattori.
Nella narrazione giovannea si vede Giuda in testa al manipolo armato, ma Ges
in persona ad identificarsi davanti alle guardie, senza bisogno di alcun gesto:
Ges, sapendo tutto ci che stava per accadergli, si fece avanti e disse loro: Chi
cercate?. Gli risposero: Ges il Nazareno. Dice loro: Io sono. Stava con
loro anche Giuda che lo tradiva. Quando ebbe detto loro: Io sono,
indietreggiarono e caddero a terra. Domand allora di nuovo: Chi cercate?. Essi
dissero: Ges il Nazareno. Ges rispose: Ve lho detto che sono io. Se dunque
cercate me, lasciate andare via costoro36.
Si vedr in seguito come anche il Ges rappresentato nel Vangelo di Giovanni sia
un personaggio decisamente attivo, in questo episodio come in quello dellultima cena.

3. La fine del traditore: Vangeli e Atti degli Apostoli


Dopo larresto di Ges sul Monte degli Ulivi, la morte per impiccagione
lultima scena in cui appare Giuda. Ma, in modo del tutto straordinario, fatta menzione
della sua scelta suicida solo in Mt 27, 3-5:
Quando Giuda il traditore seppe che egli era stato condannato, preso da rimorso,
riport ai sommi sacerdoti e agli anziani le trenta monete dargento e disse: Ho
peccato tradendo sangue dinnocente! [] Egli, gettate le monete dargento nel
tempio, si allontan e and a impiccarsi.

35
36

Gv 18,3.
Gv 18,4-8.

14

Giovanni invece tace del tutto il racconto della morte, e in Mc 14,21 si lascia solo
supporre una fine tragica di Giuda dove si dice Guai, per, a quelluomo dal quale il
Figlio delluomo tradito! Sarebbe meglio per lui che quelluomo non fosse mai nato.
Solo in Matteo dunque si dice di Giuda che afflitto da reale pentimento per
laccaduto e tale preoccupazione si rende evidente nel tentativo di restituire i denari;
preso dal rimorso, si reca dai sacerdoti e ammette di aver peccato tradendo sangue di
innocente37. Usando una formula che in ebraico indica una pubblica confessione
necessaria per ottenere il perdono, Giuda evidenzia ed ammette la sua colpa, definendo
Ges innocente; lidea secondo cui lapostolo non realmente pentito per il tradimento
(o perlomeno non esplicitamente) deriva essenzialmente dalla tradizione successiva agli
Atti degli Apostoli. I sacerdoti gli rifiutano per ogni perdono, respingendolo e
liberandosi da ogni responsabilit dicendo: Che cimporta? Te la vedrai tu!38.
La scena della disperazione di Giuda condensata nel dipinto di Rembrandt
Giuda rende i trenta denari (qui, p. 14). Lopera rappresenta Giuda nel momento della
restituzione del denaro, in ginocchio nel tempio. La scena quasi teatrale e lattenzione
inevitabilmente catturata dalle monete al centro del quadro: lo scintillio dellargento la
luce profana del denaro che abbaglia e offusca. Giuda ritratto nel momento di massima
disperazione, con le mani intrecciate e contorte nel dolore, in un commovente moto di
follia che ne deturpa i lineamenti. I sommi sacerdoti, in risposta a tale contrizione,
volgono lo sguardo altrove allungando le mani per evitare di vedere la deformit sul
volto di Giuda. Nei passi successivi di Mt 27, 6-10 vengono riportati i ragionamenti dei
sacerdoti circa il destino delle monete lasciate poco prima nel tempio da Giuda:
I capi dei sacerdoti, prese le monete dargento, dissero: Non si possono mettere
nella cassa delle offerte, poich prezzo di sangue. Quindi decisero in consiglio
di comprare con quel denaro il campo del vasaio, destinandolo alla sepoltura degli
stranieri. Per questo quel campo si chiama fino ad oggi Campo del sangue. Allora
si ademp quando fu annunciato dal profeta Geremia che dice: Presero i trenta
pezzi dargento, il prezzo di colui che stato venduto secondo il volere stabilito
dai figli dIsraele, e li versarono per il campo del vasaio, come mi ordin il
Signore.
37

Limmagine del sangue innocente tradito a cui ci si rif in questo passo in Dt 27,25: Maledetto chi
accetta un regalo per condannare a morte sangue innocente.
38
Mt 27,4.

15

Matteo dice che si tratta della profezia di Geremia, e in effetti in Gr 32, 6-939
che si parla dellacquisto di un campo; ma la citazione, per laltra sua met,
riconducibile a Zc 11,12-1340, in cui si trova il gesto di gettare le trenta monete dargento
al vasaio.
Limmagine del campo, stavolta come luogo della morte di Giuda, si ritrova negli
Atti degli Apostoli (At 1, 15-18). Pietro in piedi in mezzo ad un gran numero di fratelli,
ed annuncia la sostituzione di Giuda con un nuovo apostolo:
Fratelli, era necessario che si adempisse la parola della Scrittura, predetta dallo
Spirito Santo per bocca di Davide, riguardo a Giuda, il quale si fece guida di
coloro che catturarono Ges, dal momento che egli era stato annoverato tra noi e
ricevette la sorte di questo ministero. Costui dunque si compr un campo con il
prezzo dellingiustizia, e precipitando si spacc in mezzo e si sparsero le sue
viscere.
dunque Pietro che racconta la fine di Giuda alle persone riunite; egli dice subito
dopo, in At 1,19-20 che quel campo acquistato col denaro prezzo dellingiustizia venne
chiamato Campo del sangue (in dialetto Akeldam), aggiungendo che tale terreno poi
diventato deserto (Divenga la dimora di lui deserta, e non vi sia chi abiti in essa41) , in
accordo con la profezia di Sal 69,26.42 Lelemento aggiuntivo che si trova per la prima
volta negli Atti una descrizione differente del momento della morte; come visto in
precedenza, solo Matteo dice che Giuda si impiccato, in preda al rimorso. In At 1, 18 si
dice invece che Giuda morto per una rovinosa caduta e lesplosione del ventre.
Il Nuovo Testamento riporta solo queste informazioni sulla morte di Giuda, ma
operando un confronto tra queste testimonianze, quelle non evangeliche e quelle
veterotestamentarie si possono rintracciare alcuni punti di continuit. Nello specifico,
alcuni dei tratti che verranno poi condensati nei profili postumi di Giuda sono
rintracciabili anche in altri passi biblici che in qualche modo annunciano le azioni e la
morte dellapostolo traditore.
39

Io compresi che questa era la parola del Signore. Allora comprai il campo da Canaml, figlio di mio zio,
che in Anatt e gli pesai il denaro: diciassette sicli dargento (Gr 32,8)
40
Io dissi loro: Se vi par giusto, datemi il mio salario; se no, lasciate stare!. Essi mi pesarono il mio
salario: trenta sicli dargento. Il Signore mi disse: Getta al vasaio il prezzo magnifico con cui sono stato
stimato da loro!. Allora presi i trenta pezzi dargento e li gettai nella casa del Signore, al vasaio.
41
At 1,20.
42
Diventi un deserto il loro accampamento, non si trovi alcuno che abiti nelle loro tende.

16

Rembrandt, Giuda rende i trenta denari


(1692)
Collezione privata

17

3.1 Le radici della morte di Giuda: Achitofel e Antioco Epifane

Giuda tanto pi credibile


in quanto non manca di predecessori.
A forza di essere stato annunciato,
alla fine non poteva che esistere davvero.43

NellAntico Testamento presente la figura di Achitofel, un personaggio che


risulta vicino per alcuni aspetti al Giuda raccontato da Matteo. In 2Sam 16 si legge la
storia di come Achitofel, uno dei consiglieri fidati del re Davide, tradisca il suo padrone
passando dalla parte del figlio rivoltoso del re, Assalonne. Al tradimento segue la disfatta
militare di Assalonne stesso, e il consigliere si rende conto del suo errore:
Achitofel, quando vide che il suo consiglio non era stato eseguito, sell lasino,
part e and a casa sua nella sua citt; dette disposizioni per la sua casa e
simpicc: mor e fu sepolto nella tomba del padre44
Achitofel e Giuda fanno allora la stessa tragica fine: davanti alla consapevolezza
del loro errore, si ritirano in solitudine e pongono fine alla loro vita, impiccandosi.
stato piuttosto facile per gli interpreti cucire addosso a Giuda la veste dellinfame
traditore, se si considera anche che in Sal 41,10 si leggono le parole di Davide, che parla
con durezza dellamico intimo che mangiava con lui lo stesso pane e che ha alzato il
calcagno contro di lui. Il calcagno di Achitofel lo stesso calcagno di Giuda che viene
citato in Gv 13,17. Il calcagno del fellone45 quello che si oppone alla purezza della
buona novella, perch il piede del traditore fatto per calpestare la verit, non per essere
puro. Altri due passi di Sal 109 rafforzano il legame tra Giuda e Achitofel; sempre
Davide che parla, pronunciando uninvocazione contro gli empi, contro coloro che hanno
appunto spalancato bocca di empiet e di menzogna, che lo hanno ricoperto di odio ed
assalito senza ragione46 ricambiando il suo amore col delitto, laccusa e linfamia.

43

P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 33.


2Sam 17,23.
45
P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 47.
46
Sal 109,2-3.
44

18

Sembra proprio che a livello veterotestamentario, lidea di Giuda preceda quindi la sua
esistenza sotto forma di profezia del tradimento47.
Tutti e due si impiccano, morendo soli e maledetti. Limpiccagione sar
soprattutto nellimmaginario romano una morte orribile ed infelice; questo perch gli
impiccati, morendo sospesi in aria (suspendiosi), non potevano esalare lultimo respiro a
contatto con la terra e ricongiungersi ad essa. Il destino delle loro anime era quello di
infestare laria nei pressi degli alberi da cui si erano impiccati, e la loro scelta di morte
era cos esecrabile che ad essi venivano finanche vietati gli onori funebri, nonostante per
la legislazione romana il suicidio fosse in linea di massima legittimo48. Larbor infelix49
sarebbe allora quellalbero sterile, che pu al massimo dare frutti marcescenti ed essere il
supporto per il suicidio dei maledetti, come Giuda e Achitofel.
Le radici della morte di Giuda narrata in At 1,18 si possono ritrovare in un altro
passo nellAntico Testamento, nel secondo libro dei Maccabei (2Mac 9,7-10). Questa
particolare e dettagliata descrizione sar la materia fondamentale di una descrizione
successiva non evangelica, quella di Papia di Hierapolis.
Il passo veterotestamentario in questione narra della morte del sovrano seleucide
Antioco IV Epifane, il re che aveva intenzione di fare di Gerusalemme il cimitero dei
Giudei marciando sulla citt con le sue truppe. Egli viene allora punito dal Dio dIsraele
per la sua malvagit e superbia con una piaga incurabile ed invisibile, che gli causa un
atroce dolore di viscere con crudeli tormenti di ventre50. Al culmine del dolore, Antioco
non desiste dalla sua ferocia ed ordina di continuare la corsa, acceso dira contro i
Giudei:
Gli capit perci di cadere dal carro trascinato con impeto e di rovinarsi tutte le
membra del corpo, contuse nella violenta caduta. Colui che fino ad allora aveva
creduto, nella sua arroganza, di comandare ai flutti del mare e simmaginava di
pesare sulla bilancia le cime dei monti, stramazzato a terra veniva ora portato ora
in lettiga, dimostrando chiaramente a tutti la potenza di Dio. Dal corpo di
quellempio infatti pullulavano vermi, e ancora vivo, le carni gli si staccavano tra
47

P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 29.


Il suicidio diventa un atto illecito nel diritto canonico, poich la vita viene considerata un bene
indisponibile per luomo, dono dellamore assoluto di Dio.
49
E. Cantarella, I supplizi capitali, Il supplizio allalbero infelice, Milano, Bur, 2005, pp. 143-170.
50
2Mac 9,5.
48

19

spasimi e dolori, mentre a causa della putredine, lintero esercito era oppresso
dal suo fetore. Sicch colui che poco prima credeva di toccare gli astri del cielo,
ora nessuno poteva sopportarlo a causa della pesantezza insopportabile del
fetore.51
La descrizione dellorribile sofferenza di Antioco riconducibile al genere
letterario della morte dei persecutori, tra cui il De mortibus persecutorum di Lattanzio; in
questopera vengono raccontate le morti tragiche ed ingloriose dei persecutori dei
cristiani allo scopo di dimostrare la grandezza di Dio nellinfliggere giusti castighi agli
empi, vendicandosi dei nemici nel suo nome. Giuda e Antioco sono entrambi persecutori,
il primo di Ges ed il secondo del popolo ebraico, e sono perci degni di una morte
cruenta.

3.2 Papia di Hierapolis. Le carni fetide di Giuda


Si pu trovare un parallelismo tra la morte di Antioco e quella di Giuda in un
frammento del vescovo Papia di Hierapolis (60/70-120/160 d.C.); il confronto puntuale,
ed evidenzia una certa attenzione al particolare macabro. Nel processo di creazione del
mito di Giuda lattenzione si quasi inevitabilmente focalizzata su quegli elementi che
potevano essere estremizzati, quegli aspetti oscuri che sono stati iperbolizzati e resi
cruenti. Larchetipo del Giuda che stato tramandato si costruito piuttosto
velocemente, rendendosi presto autonomo dalle testimonianze evangeliche; Giuda non
pi soltanto lapostolo che ha alzato il calcagno contro il maestro, ma inizia a diventare
un esempio di bassezza umana, meritando una morte orribile.
La testimonianza di Papia che narra della morte di Giuda databile intorno al
110-120 d.C.52 ed era originariamente contenuta nellopera in cinque libri Esposizione
degli oracoli del Signore53, oggi perduta. Tuttavia ne sono stati conservati alcuni
frammenti nelle opere di altri autori, tra cui Ireneo di Lione, Eusebio di Cesarea e

51

2Mac 9,7-10.
Le datazioni di nascita e morte dellautore e di stesura dellopera risultano incerte.
53
Papia di Hierapolis, Esposizione degli oracoli del signore, cur. Enrico Norelli, Ed. Paoline, Milano,
2005.
52

20

Apollinare di Laodicea54; nei frammenti pervenuti55 si trovano informazioni sugli


evangelisti e sulle redazioni dei loro testi, nello specifico Marco e Matteo.
Papia fu vescovo della comunit cristiana di Hierapolis, in Frigia e la sua opera
aveva lo scopo di raccogliere i detti di Ges e di proporne al contempo unesegesi, con
lobiettivo di fornire una nuova presentazione della tradizione, e non un semplice
commento56. Questo perch le testimonianze che circolavano negli anni successivi alla
morte di Ges (in larga parte orali57) erano state generate ed elaborate in gruppi anche
molto diversi tra loro, e Papia sentiva lesigenza di ripercorrere una catena di maestri e
allievi fedele al messaggio originario: dai discepoli dei presbiteri, ai presbiteri, fino a
Ges in persona.
Il frammento58 di Papia che ha come protagonista Giuda riportato da Apollinare
di Laodicea, il quale evidenzia da subito lintenzione di accordare limpiccagione e lo
spargimento delle viscere (Mt 27,5 e At 1,18), restituendo limmagine di ununica morte
articolata in due fasi:
Bisogna sapere di Giuda che non mor al capestro, ma sopravvisse, liberato dal
laccio prima di soffocare. Questo appunto mostrano gli Atti degli apostoli, che
cadendo a testa in gi si squarci nel mezzo, e si sparsero tutte le sue viscere.
Segue la citazione diretta del testo di Papia, che secondo Apollinare sarebbe una
spiegazione di At 1,18, ma che in realt rappresenta una terza versione della morte, gi
lontana dal testo evangelico:
quanto narra pi chiaramente Papia, il discepolo di Giovanni59, dicendo cos
nel quarto libro della spiegazione dei detti del Signore: Grande esempio
dempiet fu in questo mondo Giuda, le cui carni gonfiarono talmente, che, per
dove sarebbe facilmente passato un carro, non avrebbe potuto passare lui, anzi

54

Ireneo lo cita nellopera Adversus Haereses (V, 33, 3-4). Inoltre sia Ireneo che Eusebio attribuiscono a
Papia dottrine di stampo millenaristico.
55
Nella raccolta curata da Norelli ne vengono riportati ventisei.
56
Papia di Hierapolis, Esposizione degli oracoli del signore, p. 95.
57
Papia considera le fonti orali ben pi attendibili rispetto a quelle scritte; difatti tenta di fondare la sua
opera sullautorit dei presbiteri, che tradizione orale. Cfr. Papia di Hierapolis, Esposizione degli oracoli
del signore, pp. 139-153: Papia nel processo di formazione del Cristianesimo.
58
Il testo del frammento tratto da una ricostruzione effettuata a partire da catene esegetiche, una sugli
Atti degli apostoli e laltra sul Vangelo di Matteo.
59
Il Giovanni maestro di Papia non sarebbe il Giovanni evangelista, ma lidentit dei due sar tramandata
come dato un storico acquisito gi da Ireneo.

21

neppure la sola stessa mole del suo capo. Si dice infatti che anche le palpebre dei
suoi occhi si erano tanto gonfiate, che egli non vedeva pi assolutamente la luce
(a), e che non si potevano vedere i suoi occhi neppure con laiuto di una sonda da
medico; tanto si erano infossati lontano dalla superficie esterna visibile. I suoi
genitali (b), apparivano ingrossati e pi ripugnanti dogni deformit e da essi
uscivano umori putridi e vermi che da tutto il corpo affluivano, per ludibrio,
insieme agli escrementi (c). E una volta che fu morto, dopo molti tormenti e
supplizi, su di un terreno (d) che dicono gli apparteneva, appunto questo
terreno rimasto sinora deserto e disabitato a causa del puzzo ed anche oggi
nessuno pu nemmeno passare da quel luogo senza turarsi il naso con le mani.
Tanto fu grande lo scolo che dalle sue carni penetr nella terra 60
Il primo elemento importante il rapporto tra gli occhi e la luce (a); Giuda
sarebbe ormai nelle tenebre, e i suoi occhi sono cos gonfi e ciechi da non permettergli in
alcun modo di vedere la luce. evidente leco del dualismo giovanneo tra tenebra
demoniaca e luce divina, che in Giuda si radicalizza nellimpossibilit fisica di ricevere
la luminosa potenza eccedente di Dio; unimmagine simile sar recuperata da Agostino
nelle Confessioni, che oppresso a causa della ferita della superbia, dice di se stesso: Ero
lontano da te; avevo il viso troppo gonfio, tanto che mi si chiudevano gli occhi.61
Un altro punto su cui focalizzare lattenzione quello dei genitali (b), elemento
aggiuntivo rispetto al passo sulla morte di Antioco, in cui erano le carni tutte ad essere
putride. I genitali iniziano ad essere enfatizzati come elementi di ripugnanza in Giuda,
tanto che ogni parte del suo corpo testimonia lorrore che ha compiuto, e cos anche il
suo sesso. Ne un esempio la raffigurazione pittorica nellAltare di Herrenberg (1519)
del tedesco Jrg Ratgeb (qui, p. 22), in cui Giuda rappresentato in piedi al lato della
mensa, nellatto di ricevere il boccone da Ges e nella sua posa scomposta lascia
intravedere il membro in erezione. Lattenzione sul particolare scabroso ha lo scopo di
incrementare loscenit che caratterizza Giuda, interessando anche lambito della
perversione sessuale; per quanto riguarda questo aspetto, si contano numerose

60

Apollinare di Laodicea, Frammento su Mt 27,5, ricostruito a partire da catene esegetiche (una sugli Atti
degli apostoli e laltra sul Vangelo di Matteo), in Papia di Hierapolis, Esposizione degli oracoli del signore,
p. 337.
61
Agostino, Confessioni, Edizioni Paoline, Milano, 2006, libro VII, cap. 7.

22

interpretazioni letterarie moderne e contemporanee che fanno leva sullinfedelt di Giuda


al precetto del celibato, sullermafroditismo e sulla sua natura femminile o transessuale.62
Tornando al testo di Papia, si ravvisano inoltre delle affinit con la versione di At
1,18 per quanto riguarda gli elementi delle viscere/escrementi che si spargono (c) e del
terreno destinato a rimanere deserto (d); tale somiglianza non autorizza per a supporre
lintento di conciliare le due versioni della morte, n la lettura diretta da parte di Papia
del racconto neotestamentario di Luca (dal momento che egli non lo cita tra le sue fonti).
Si tratterebbe di elementi ricevuti dalla tradizione orale, e secondo lanalisi di Norelli
sarebbero due sviluppi narrativi differenti a partire da un nucleo comune63.
Essendo probabilmente due testi indipendenti, il riferimento allimmagine del
campo sarebbe da rintracciare nel passo veterotestamentario di Sal 69,26 (Il loro
accampamento sia desolato, senza abitanti la loro tenda); un ulteriore legame con
lAntico Testamento in Sal 109,18 (Si vestito della maledizione come di un manto,
come acqua penetrata nel suo interno, come olio nelle sue ossa); questultimo contatto
stato definito da Dauzat lorigine dellinterpretazione della morte di Giuda per
idropisia64, riuscendo anche a giustificare in altra maniera il rigonfiamento delle
palpebre.
Come segnalato in precedenza, gli elementi narrativi che compongono il passo di
Papia sono riconducibili al genere letterario tradizionale della morte dei persecutori; le
carni smembrate e putride di Antioco IV Epifane sono le carni fetide del Giuda papiano.
Il tormento che lempio traditore deve subire immondo ed infettivo, tanto da riempirne
il corpo e i genitali di vermi, secondo unimmagine frequente dei vermi divoratori e della
marcescenza delle carni come punizione dei malvagi nel giorno del giudizio finale.65 Il
testo di Papia pone al centro della scena Giuda e il suo rivoltante corpo, risultando
dunque una narrazione che assume i caratteri della leggenda personale: egli diventa il pi
grande esempio di empiet di questo mondo.

62

P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, Il sesso di Giuda, p. 49-53.


Papia di Hierapolis, Esposizione degli oracoli del signore, pp. 345-346.
64
P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 33.
65
Sir 7,17: Umliati profondamente, perch castigo dellempio sono fuoco e vermi; e anche Zc 14,12:
Questa sar la piaga con cui il Signore colpir tutti i popoli che avranno mosso guerra a Gerusalemme:
imputridiranno le loro carni mentre saranno ancora in piedi; i loro occhi marciranno nelle orbite, e la
lingua marcir loro in bocca.
63

23

Giovanni Canavesio, Giudizio Universale, dettaglio di Giuda impiccato ed eviscerato


(XV secolo)
La Brigue, Abbazia di Notre Dame des Fontaines

Giotto, Giudizio Universale, dettaglio di Giuda impiccato ed eviscerato


(1306)
Padova, Cappella degli Scrovegni

24

Jrg Ratgeb, Lultima cena66, tavola esterna sinistra dellAltare di Herrenberg


(1519-1521)
Stoccarda, Staatsgalerie
66

Nella raffigurazione si vede Giuda in abiti gialli sul lato destro della mensa nellatto di ricevere il pane
da Ges (Gv 13,26-27); una mosca vola nella sua bocca, simbolo di Satana che entra in lui dopo il boccone
di pane e nella posa scomposta rovescia coi piedi una brocca ed una sedia. Inoltre lunico apostolo che
indossa dei sandali, in disaccordo con il precetto di Ges in Mt 10,10 di non indossare calzature.
interessante notare come si intravedano fra le vesti di Giuda il dettaglio del membro in erezione, segno
della sua oscenit morale e delle carte da gioco nelle tasche, ad indicare la sua tendenza allo sperpero di
denaro.

25

II.

IL VANGELO DI GIUDA

Ges disse loro: Come mi conoscete?


In verit vi dico, non una generazione di quanti sono tra voi
mi conoscer.67

[Gli gnostici Cainiti] dicono che Giuda aveva una conoscenza accurata di tutto
questo, che fu lunico tra tutti i discepoli ad avere la conoscenza della verit, e
che comp perci il mistero del tradimento []. Essi presentano unopera
costruita in questo senso cui danno il nome di Vangelo di Giuda68
Questa testimonianza di Ireneo, tratta dallopera Adversus Haereses e databile
intorno al 180 d.C., stata ufficialmente fino al 2006 lunica testimonianza dellesistenza
di un vangelo che narrasse la vicenda di Giuda, probabilmente da unaltra, nuova
prospettiva. Dunque si tratterebbe di un testo prodotto in seno ad una setta gnostica, i
Cainiti, che vedeva in Giuda lapostolo prediletto di Ges, uno spirituale che al pari del
suo maestro doveva agire in una certa direzione per attivare un piano redentivo.
Queste stringate informazioni sono state confermate dopo il ritrovamento e la
travagliata pubblicazione di questo testo. Dunque, oltre lindicazione di Ireneo, esisteva
realmente un Vangelo di Giuda, e difatti fu ritrovato insieme ad altri testi da un gruppo di
contadini nella localit di El Minya, nel 1978. Dopo la scoperta, il papiro stato per
decenni oggetto di numerose azioni di compravendita illegali, vittima di spostamenti e
tentativi di conservazione fallimentari fino al 2001, anno in cui venne in possesso della
mercante Frieda Nussberger Tchacos. Il testo completo, chiamato Codex Tchacos dal
nome della donna, fu affidato alledizione degli studiosi Rodolphe Kasser e Gregor
Wurst e comprende, oltre al Vangelo di Giuda, anche altre opere dal contenuto
sostanzialmente gi noto dai ritrovamenti di Nag Hammadi del 1945. Il Vangelo di Giuda
il terzo trattato del codice ed il pi lungo in esso contenuto, componendosi di ventisei
pagine (33-58).

67
68

Vangelo di Giuda, 34, 14-17.


Ireneo di Lione, Adversus haereses, I,31, 1.

26

La mossa commerciale che ha accompagnato ledizione di questo prezioso testo


frutto di un sensazionalismo mirato a rendere questo testo una possibile chiave per una
totale rivoluzione del cristianesimo. Si addirittura detto che in esso contenuta una
visione di Dio, del mondo, di Cristo e della salvezza, dellesistenza umana per non dire
di Giuda stesso del tutto diversa da quella che fu incorporata nei credo e nei canoni
cristiani. Aprir nuove vedute per comprendere Ges e il movimento religioso che egli
fond o ancora che offrir un nuovo modo completamente diverso di comprendere il
messaggio di Ges Cristo69; il Vangelo di Giuda non nulla di tutto ci, ma rappresenta
un testo che si inserisce in un ben preciso ambito culturale, teologico e filosofico,
raccontando di Giuda un profilo cos particolare, da risultare tutta unaltra storia,
rispondente in ogni sua parte ad esigenze e strutture teologiche peculiari.

1. Un vangelo gnostico perduto


Il contesto teologico di riferimento , come detto, quello dello gnosticismo, la pi
importante eresia della Chiesa cristiana antica che identifica un ben preciso fenomeno
storico che non risulta databile prima del 120-130 d.C. e che raggiunge il suo apice tra il
II ed il III secolo d.C. Il testo di Ireneo in cui viene citato il Vangelo di Giuda di
fondamentale importanza per la ricostruzione dei tratti e delle caratteristiche del
movimento gnostico, tant che una parte decisiva dellAdversus Haereses dedicata
proprio alla confutazione dello gnosticismo; allo stesso modo anche le opere di Clemente
di Alessandria (gli Stromata e gli Excerpta ex Theodoto) ed Origene (Commento al
Vangelo di Giovanni, che contiene dei frammenti di testi dello gnostico Eracleone)
rappresentano degli strumenti ineliminabili per delineare il profilo dello gnosticismo70.
Questo anche perch fino agli inizi del XX secolo, le opere degli eresiologi cattolici
costituivano lunica fonte informativa su questo movimento, ed chiaro che si trattasse
di informazioni decisamente viziate. La scoperta archeologica di Nag Hammadi del 1945
fu di straordinaria importanza per gli studi sullo gnosticismo, perch i testi scoperti erano
principalmente opere gnostiche in copto, raccolte e rilegate intorno alla met del IV

69

Bart D. Ehrman, Il Vangelo di Giuda, National Geographic Society, White Star, 2006, pp. 76-78.
Anche se un autore pi tardo che scrive in periodo dove lo gnosticismo non pi pericoloso, anche
Agostino pu essere considerato un punto di riferimento in questo senso. Egli scrive contro il
manicheismo, religione di carattere dualistico che per certi aspetti eredita tematiche anche della tradizione
gnostica; in ogni caso si tratta di un dualismo, che viene rifiutato definitivamente con Agostino.
70

27

secolo; divennero cos disponibili, negli anni 70 una serie inedita di testi non mediati
dalle fonti eresiologiche.
Lo gnosticismo risulta essere quel complesso movimento eretico interno al
Cristianesimo, composto di diverse correnti (le cui due principali sono i valentiniani e i
barbelognostici o sethiani) e fondato sul concetto di gnosis ovvero di conoscenza e di
pretesa di cogliere il cuore veritativo della rivelazione cristiana. La gnosis la
conoscenza di misteri salvifici riservati ad un numero ristretto di eletti, i perfetti e
spirituali, consustanziali al divino e per questo capaci di vedere gli abissi di Dio. Per
comprenderne meglio le caratteristiche, la dottrina gnostica pu essere ricondotta ad
alcuni elementi teologici essenziali.
Il primo elemento che lo gnosticismo un sistema teologico dualistico, che
prevede una divisione netta tra un Dio superiore, buono e perfetto padre di Cristo ed un
secondo Dio creatore, datore della Legge ed identificabile con il Dio dellAntico
Testamento. Il secondo aspetto che gran parte delle forme di gnosticismo fanno
dipendere lorigine del secondo Dio, detto Demiurgo, da un peccato infradivino, che
causa una caduta dalla pienezza pleromatica; la frattura da cui scaturisce lalterit
inserita dunque nel movimento generativo del Dio buono e perfetto, e nella maggior parte
dei sistemi gnostici il personaggio che ipostatizza la caduta identificato in Sophia, la
sapienza. Sophia madre del Dio demiurgico, prodotto abortivo del suo peccato, che
ritiene superbamente di essere lunico Dio esistente e che governa il mondo materiale,
luogo di errore e peccato. Un terzo elemento fondamentale che nel movimento di
caduta dalla pienezza, si ha lalienazione di una parte del divino, che si disperde sotto
forma di seme divino, pneuma. Un altro aspetto, collegato alla caduta del seme, la
rigida divisione in tre nature degli esseri creati: si hanno da un lato gli pneumatici (o
spirituali), che rappresentano lelite gnostica figlia della scintilla divina decaduta, che
attraverso un itinerario di riconversione e liberazione dal corpo demiurgico in cui sono
intrappolati si ricongiungeranno al pleroma; dallaltro gli psichici, che sono identificati
con cristiani ed ebrei (imperfetti esseri demiurgici) e gli ilici (o materiali), i pagani di
natura inferiore. Litinerario dello gnostico si concluder con la riunificazione con il
primo Dio trascendente, che invia con uno scopo ben preciso il Cristo sulla terra: egli
deve recuperare i frammenti di spirito divino con la rivelazione, in vista di una
prospettiva escatologica di salvezza e liberazione dal mondo materiale. Il dominio del
demiurgo alienato dalla dimensione trascendente, ed originato dellerrore primordiale
28

di Sophia: sulla terra dominata dagli arconti tutto ombra della verit teologica eterna,
che accessibile solo ed esclusivamente agli gnostici spirituali. Anche gli eventi
rivelativi della vicenda terrena di Cristo sono dunque specchio di eventi precosmici71.
Al di l delle diverse declinazioni interne dellimpianto teologico, importante
sottolineare come lo gnosticismo si nutra di una rappresentazione dilatata e paradossale
dellaffermazione giovannea secondo cui Ges il Logos preesistente presso Dio, quindi
unigenito figlio di Dio, dando vita ad una dottrina filosofica dellelezione basata sulla
distinzione in nature.
La dottrina gnostica rappresenta un punto di raccordo tra cristianesimo e filosofia,
nascendo dalla ontologizzazione delle categorie della rivelazione e proponendo una
rilettura delle esperienze storico-rivelative come categorie dellessere; leresia gnostica
rappresenta storicamente il fenomeno di contaminazione tra il platonismo e la rivelazione
cristiana, comportando il rischio di una de-storicizzazione e disprezzo della realt
materiale delluomo e delle vicende di Ges, che invece sono centrali nel cristianesimo.
Questo movimento inoltre non potrebbe esistere senza i vangeli canonici e soprattutto
quello di Giovanni; lo stesso vale nello specifico per il Vangelo di Giuda, che oltre a
fornire delle specifiche informazioni inedite, trae diverse scene dalle narrazioni dei
quattro vangeli.

2. Giuda, lo gnostico perfetto


Il Vangelo di Giuda rivela come lapostolo peccatore sia in realt lunico
discepolo che conosce e comprende davvero Ges. Lincipit indica che il contenuto sar
la trattazione della spiegazione segreta che Ges rivel a Giuda conversando con lui per
una settimana, poco prima di celebrare la Pasqua, e narra presumibilmente (date le grandi
lacune del testo) gli ultimi tre o quattro giorni della vita di Ges. Dopo lincipit, si ha un
breve quadro del ministero terreno dello gnostico Ges72:

71

Il battesimo, ad esempio, risulta essere levento (gi definito in dimensione precosmica) pi importante
in assoluto, anche pi della passione: essenziale infatti la discesa del divino sulla terra nel corpo mortale
di Ges, che permetter con la sua rivelazione la salvezza degli spirituali.
72
Vangelo di Giuda, 33, 6-21.

29

Quando egli apparve in terra, comp miracoli e grandi meraviglie per la salvezza
dellumanit. E poich alcuni camminavano sulla via della rettezza mentre altri
andavano nelle proprie trasgressioni, i dodici discepoli furono chiamati73
Segue poi il rito eucaristico degli altri apostoli, che viene celebrato nella credenza
di far cosa giusta; ma Ges stesso ride di loro, rivelandogli che nessuno di loro conosce e
mai conoscer la sua vera natura, e che il loro sacrificio in onore del loro dio, non di
Ges. Il riso di Ges denigratorio, ed indica la sua superiorit rispetto a chi viene
deriso, come anche avviene in altri testi gnostici74:
Maestro, perch ridi della nostra preghiera di ringraziamento? O che abbiamo
fatto? Questo ci che giusto fare. Egli rispose e disse loro, Io non rido di voi.
Voi non fate questo per volont vostra, ma perch per via di questo che il vostro
dio [ricever] grazie.75
Si dice inoltre che Giuda lunico discepolo che conosce la reale identit del suo
maestro: Giuda [disse] a lui, So chi tu sei e donde sei giunto. Tu sei giunto dalleone
immortale di Barbelo.76 Ges sfida allora i dodici a stare eretti dinanzi a lui e a
guardarlo in volto, ma nessuno tranne Giuda trova la forza danimo per farlo; Giuda in un
certo senso assume il ruolo del Pietro dei vangeli sinottici, nel proclamare la fede in Ges
a nome del gruppo. Questo il primo luogo in cui si dice la superiorit qualitativa di
Giuda rispetto agli altri apostoli77, in accordo con la divisione gnostica in nature.
Un altro punto in cui si ravvisa uno scontro tra Ges e gli apostoli nel racconto
di una visione78 di questi ultimi: essi vedono una grande casa con un altare, presso cui
dodici uomini che si autoproclamano sacerdoti presentano delle offerte. I sacrifici sono
immondi, sono i figli e le mogli dei sacerdoti stessi, i quali si macchiano di massacri,
concupiscenze ed illiceit di ogni genere. Ges rivela loro che i sacerdoti che invocano il
suo nome presso quegli altari peccaminosi sono essi stessi, e che le loro turpi azioni sono
la venerazione del dio malvagio del mondo inferiore, il Demiurgo:
73

Ivi, 33,6-14.
Il primo Colui che afferrarono e rilasciarono, Colui che allegro guarda coloro che gli fecero violenza
[] Perci Egli ride della loro intellettuale cecit: Egli sa che sono nati ciechi, Apocalisse di Pietro. In
questo testo viene raffigurato anche un Ges che ride per la sua incapacit di provare fisicamente il dolore
della crocifissione, dal momento che sulla croce sta morendo un suo sostituto.
75
Vangelo di Giuda, 34,4-11.
76
Ivi, 35, 15-18.
77
Infatti Ges lo stima degno di ricevere la rivelazione segreta: E sapendo che Giuda rifletteva su
qualcosa che era elevato, Ges disse a lui Prtiti dagli altri e io ti dir i misteri del regno [] (35,21-25).
78
Ivi, 38,1-26 e 39,1-24.
74

30

Quello liddio che servite, e voi siete i dodici uomini che avete veduto. E le
bestie che sono condotte dentro sono i sacrifici che vedeste cio le folle che
sviate.79
Dopo una lacuna nel testo di molte righe, si vede Ges esplicitare un punto
fondamentale della dottrina gnostica: le anime degli spirituali continueranno a vivere e
verranno innalzate, mentre le anime di ogni generazione umana periranno80 come semi
sparsi sulla roccia da cui non si pu cogliere alcun frutto; la generazione di Sophia
infatti destinata ad essere corruttibile.
Nel passo 44,15-53 si trova una lunga sezione in cui Ges dialoga con il solo
Giuda, il quale racconta di una visione del suo stesso destino e di un luogo celeste a cui
non viene ammesso. Richiamando una riga di poco precedente (35, 24-26), in cui Ges
dice a Giuda che gli sveler i misteri del regno, senza potervi comunque entrare, gli
spiega che nessun umano in grado di accedere a quel luogo e di legarsi alla forte e santa
generazione degli gnostici, e che il suo destino personale di essere maledetto dagli altri
discepoli. Giuda, come annunciato, avr molto da soffrire81 perch verr sostituito da
un altro apostolo, e perch si avverer la sua premonizione raccontata in 44, 24-26:
Nella visione vidi i dodici discepoli lapidarmi e perseguitarmi duramente. Giuda vede
se stesso lapidato82 dagli altri apostoli, ma alla fine Ges gli garantisce che in ogni caso
prevarr su di loro, perch il tredicesimo spirito ed il suo seme non sotto il potere
degli arconti. perch sar lunico che ricever una personale ed esclusiva iniziazione alla
conoscenza che gli permetter infine di accedere al luogo beato:
Tu sarai il tredicesimo, e sarai maledetto dalle altre generazioni, e arriverai a
governarle.83
La sezione successiva (da 47,5 a 53,7) esplicita una versione della cosmogonia
gnostica, indicando con il nome di El il dio dellAntico Testamento e con gli angeli
Nebro e Saklas gli arconti malvagi che creano altrettante schiere di servitori demoniaci
per governare il mondo ed il caos da loro creati.

79

Ivi, 39,21-28.
Ivi, 43,15-16.
81
Ivi, 35,27.
82
Limmagine della lapidazione comune nei testi gnostici, ed presente anche nell Apocalisse di Pietro
e nella Seconda apocalisse di Giacomo.
83
Vangelo di Giuda, 46,19-23.
80

31

Nella parte finale del testo, dopo numerose lacune nel papiro, si vede Ges
profetizzare a Giuda che superer gli altri discepoli e i cristiani, sacrificando la prigione
carnale che ne riveste lo spirito gnostico; cos gli permetter di fuggire dal corpo e di
tornare nel pleroma divino da cui proviene. Anche questo uno dei punti teologici
fondanti del sistema gnostico, ovvero la liberazione dalla gabbia di materia demiurgica
che affligge lo pneuma:
Ma tu sarai il maggiore tra loro. Perch tu sacrificherai luomo che mi porta. Il
tuo corno gi levato, la tua collera accesa, e la tua stella trascorsa, e il tuo cuore
s fatto forte84
Giuda colui al quale stato detto tutto, cio lo gnostico perfetto, che al termine
della rivelazione di Ges viene avvolto da una nube teofanica, che lo glorifica:
Ecco, ti stato detto tutto. Leva gli occhi e osserva la nube e la luce in essa e le
stelle intorno. E la stella che indica la tua via la tua stella. Cos Giuda lev gli
occhi e vide la nube lucente, ed entr in essa.85
Il Vangelo di Giuda si conclude con la narrazione (simile nei contenuti ai racconti
evangelici) del tradimento di Giuda e della sua remunerazione, entrambi aspetti che non
vengono taciuti nel testo; sono esplicitati perch proprio attraverso il tradimento egli
dimostra di essere lapostolo perfetto e il vero conoscitore di Ges e della sua missione:
Ma alcuni degli scribi erano l, a osservare cautamente per arrestarlo in
preghiera. Perch temevano il popolo giacch era reputato da tutti un profeta. Ed
essi si fecero accosti a Giuda e gli dissero, Che fai tu qui? Tu sei discepolo di
Ges. Ed egli rispose loro come essi volevano. E Giuda ricevette denaro e lo
consegn a loro.86

84

Ivi, 56,18-24.
Ivi, 57,16-23.
86
Ivi, 58,19-26.
85

32

3.

La retorica del negativo: Giuda leroe

Il profilo di Giuda restituito dal Vangelo di Giuda profondamente diverso da


quello desumibile dai vangeli, e si ritrover in maniera molto simile nella letteratura di
finzione di Jorge Luis Borges: egli il vero intimo di Ges che riesce a stare davanti a
lui, che riceve e comprende la sua rivelazione, che infrange il numero dei dodici e si
impone come il Tredicesimo, il vincente su tutti nonostante lodio, la persecuzione e la
lapidazione87.
La struttura del vangelo articolata intorno ad una retorica del negativo, che
mette in contrapposizione gli apostoli da un lato e Giuda dallaltro, ricalcando la
distinzione tra esseri demiurgici ed esseri spirituali. Giuda non qui il traditore, ma
assumendo la funzione di simbolo della comunit gnostica perseguitata dalla grande
Chiesa, risulta essere lunico eroe giusto della storia. Il gioco di rovesciamento delle
figure bibliche (da negativo in positivo, e viceversa) unoperazione tipica dei gruppi
gnostici, che selezionavano i personaggi negativi dellAntico Testamento per farne degli
eroi positivi: in questa logica inversa che Caino, Esa e gli abitanti di Sodoma e
Gomorra vengono lodati ed elevati.
Lo stesso tipo di meccanismo si ritrova anche nel ribaltamento del tradimento di
Giuda in un atto positivo, che deve essere inserito nella caratteristica soteriologia
gnostica: questa dottrina della salvezza implica il disprezzo per il mondo materiale che si
generato dal dramma cosmico di degradazione della realt celeste; ne segue un bisogno
di salvezza che rifiuto e negazione della materia, della carne e del corpo, in vista del
ritorno nella dimensione dello spirito. Giuda tradisce per liberare lo spirito di Ges,
emancipandolo dalla sua carne; il motivo per cui il Ges rappresentato nel Vangelo di
Giuda radicalmente diverso da quello neotestamentario proprio nella dinamica
dellincarnazione. Il Ges gnostico un puro spirito imprigionato nella materia, mentre
quello cattolico rappresenta realmente lincarnazione del Verbo che per opera dello
Spirito Santo si incarnato nel seno della Vergine Maria e si fatto uomo.
Il bisogno di porre una frattura cos netta tra loro stessi e gli altri risulta essere un
tratto caratteristico della setta dei Cainiti, probabilmente lalveo culturale di produzione

87

Lunico riferimento alla morte di Giuda nella sua profezia, in cui viene colpito dalle sassate degli altri
apostoli.

33

del Vangelo di Giuda. Nonostante le scarse informazioni a riguardo88, sembrerebbe


essere un movimento minoritario e particolarmente aggressivo, ritenuto forse marginale
anche dallo stesso ricchissimo universo gnostico. Difatti, questo testo presenta alcuni
tratti inediti rispetto ad altre produzioni gnostiche, risultando per alcuni aspetti pi duro e
radicale; un esempio la dilatazione della dialettica del negativo al punto tale da definire
i dodici apostoli bestemmiatori, ottusi ed adoratori di un falso dio89. Mai nessun gruppo
gnostico era stato cos polemico con la cerchia dei discepoli di Ges, perch il loro
obiettivo era polemizzare con la Grande Chiesa, e non con gli intimi del maestro.
La dinamica dellinversione applicata sia ai personaggi dellAntico che del
Nuovo Testamento, secondo un tipico procedimento gnostico del II secolo, e dunque
tardo; non si deve cedere alla tentazione di immaginare lesistenza di un antico
cristianesimo capovolto, che ci stato finora taciuto per preservare una tradizione che
casualmente and a formare il canone neotestamentario.
pertanto fuorviante rivendicare la veridicit storica di un testo come il
Vangelo di Giuda, che e rimane un testo apocrifo di letteratura gnostica secondaria.
Dunque certamente un tassello importante per lo studio dello gnosticismo del II secolo,
ma non ha alcun legame storico n dottrinale con la figura di Ges n con il cristianesimo
apostolico; non si tratta di un testo che capovolge la teologia cristiana tradizionale e
tutto ci che credevamo della sua vera natura.90

88

Le uniche ulteriori testimonianze circa la setta dei Cainiti derivano dallo Pseudo-Tertulliano e da
Epifanio di Salamina. Si dice che i Cainiti adorassero Caino perch in lui era operante una potente virt,
che non era propria invece di Abele, dotato di virt inferiore.
89
Vangelo di Giuda, 34,18-22. E quando i discepoli udirono questo, presero ad arrabbiarsi e si adirarono,
e presero a bestemmiare contro di lui nei loro cuori..
90
Bart D. Ehrman, Il Vangelo di Giuda, p. 113.

34

III.

IL GIUDA DI ORIGENE E AGOSTINO

Giuda, che dapprima appartenne a Ges,


fu sua propriet e suo apostolo91

Giuda mangiava il pane del Signore contro il Signore;


quelli mangiavano la loro vita, questi la sua condanna92

La vita e la storia di Giuda sono per molti aspetti problematiche e rappresentano


dei nodi certamente indistricabili che vengono continuamente stretti o allentati da sempre
nuove trasfigurazioni mitiche e culturali. Giuda assume un valore emblematico perch
incarna loscillazione tra i poli opposti della dannazione e dellelezione, essendo apostolo
ed insieme traditore, strumento delleconomia redentiva escluso dalleconomia stessa;
risulta essere un personaggio tragico dilaniato dalla tensione tra grazia divina e libert
umana, tra il vano pentimento e lamara decisione del suicidio. Se non lo si considera
come un comodo capro espiatorio o come una leggenda folkloristica, la sua storia riesce a
sollevare molti dubbi e questioni, soprattutto dal punto di vista teologico ed escatologico.
In che modo si possono conciliare la grazia della rivelazione redentrice, lunit in Cristo
dellumanit con il Logos divino e il mistero storico del male e della resistenza
allaccoglimento di questo amore assoluto, che vede in Giuda il suo culmine?
Origene e Agostino, nelle loro opere di commento al Vangelo di Giovanni
(precisamente nei passi riferiti al capitolo XIII), dimostreranno di avere un atteggiamento
antitetico nei confronti di Giuda, rivelando linconciliabilit delle loro dottrine della
salvezza; in linea con le tensioni interne di cui vive Giuda, il personaggio riuscir a
suscitare sempre, anche nellanalisi teologica, da un lato lodio profondo e il rifiuto pi
totale, dallaltro la sensibilit di rivederne il destino, fino ad immaginare una sua
redenzione finale.
Il quarto vangelo caratterizzato da un carattere spiccatamente cristocentrico:
laddove in Marco, Matteo e Luca si ha una focalizzazione sulla predicazione di Ges,
Giovanni molto teologico ed approfondisce la questione sullidentit del messia,

91
92

Origene, Commento al Vangelo di Giovanni, XXXII, XIV, 168.


Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, Tractatus 59,1.

35

proponendo una cristologia alta. Il vangelo di Giovanni dichiara questa cristologia


esplicitamente sin dal prologo (Gv 1, 1-3), dove si loda la natura divina di Ges, che si
comunica sotto forma di vita e luce; egli detto Logos, Verbo presso Dio ed
lUnigenito fatto carne attraverso cui si realizza la pienezza della rivelazione.
La grazia viene ipostaticamente teologizzata nellidentit del Figlio, emancipando
e differenziando la cristologia rivoluzionaria giovannea da quelle precedenti, e
sottolineando con decisione lazione dello Spirito Santo come potenza vivificatrice
donata da Cristo. Linterpretazione giovannea ha una portata teologica notevole: la parola
divina si definitivamente attuata in Cristo, che rivelato nella realt della carne e
lamore diviene il dono esclusivo di coloro i quali riescono a rimanere fedeli ad una
rivelazione straordinaria, in una oscillazione tra prospettiva settaria e dono
universalistico.93 Il messaggio appare quasi predestinazionistico; difatti proprio questo
il vangelo prediletto dai gruppi gnostici, tanto che il primo commento redatto a Giovanni
riconducibile allo gnostico valentiniano Eracleone. Questo perch il testo, date le sue
caratteristiche, poteva benissimo essere utilizzato per fondare la concezione cosmologica
ed antropologica dualistica gnostica, secondo cui luomo prigioniero del mondo e deve
trovare attraverso Cristo la via per tornare al mondo divino.
Lo schema narrativo condiviso con gli altri Vangeli, e in aggiunta quello di
Giovanni presenta questo carattere spirituale che riunisce e trascende le narrazioni
sinottiche, assieme a delle differenze nelle narrazioni di alcuni miracoli, molto pi
presenti in Giovanni, di alcuni personaggi mancanti nei sinottici (ad esempio Nicodemo),
e anche nella diversa collocazione geografica94. Il quarto vangelo risulta essere dunque
unopera che gode di una autonomia e fisionomia proprie, una sorta di altissimo
compimento delle narrazioni sinottiche, tanto che Origene lo definisce, per queste sue
caratteristiche peculiari, il fiore dei vangeli.
Il brano giovanneo pi denso in cui si vedono agire insieme Giuda e Ges, il
racconto dellannuncio del tradimento durante lultima cena, ed in particolare Gv 13, 2130. Dopo il prologo innico al Ges-Logos-Luce, segue la parte narrativa del vangelo, e
nel capitolo XIII si raccontano gli episodi della lavanda dei piedi, dellultima cena e del

93

G. Lettieri, Il nodo cristiano, Carocci Editore, Roma, 2006, cap. II,4: Il vangelo di Giovanni:
divinizzazione e mistica della grazia.
94
I sinottici pongono lattivit pubblica di Ges esclusivamente in Galilea, mentre Giovanni alterna nella
narrazione dei periodi in Giudea, come ad esempio gli ultimi episodi della sua vita.

36

rinnegamento di Pietro. Lattenzione va posta in particolare sullinterazione tra Ges e


Giuda durante la cena: nei pochi versi di Gv 13, 21-30 si svolge il dramma dellannuncio
del tradimento e della sua fuga nella notte. Al centro della scena si hanno due
protagonisti, Ges e Giuda, insieme ad un altro attore indiretto, Satana.
Dette queste cose, Ges fu profondamente turbato e dichiar: In verit, in verit
io vi dico: uno di voi mi tradir. I discepoli si guardavano lun laltro, non
sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Ges amava, si
trovava a tavola al fianco di Ges. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi
fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Ges, gli disse:
Signore, chi ?. Rispose Ges: colui per il quale intinger il boccone e glielo
dar. E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota.
Allora, dopo il boccone, Satana entr in lui. Gli disse dunque Ges: Quello che
devi fare, fallo presto. Nessuno dei commensali cap perch gli avesse detto
questo; alcuni infatti pensavano che, poich Giuda teneva la cassa, Ges gli
avesse detto: Compra quello che ci occorre per la festa, oppure che dovesse
dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito usc. Ed era notte.
Satana dunque, durante la cena, il terzo attore invisibile della scena. Lo si era
trovato solo nella narrazione lucana, come movente che spinge Giuda a sporgere
denuncia ai sacerdoti; nel vangelo di Giovanni assume un ruolo pi definito e preciso,
influenzando con forze in tensione continua con quelle divine. Dopo lannuncio del
tradimento, Ges attivamente porge il boccone a Giuda, rivelando col suo gesto il nome
del traditore, pronunciando anche lenigmatica frase Quello che devi fare, fallo presto.
Al termine del brano, notte: la notte in cui fugge Giuda la notte di Satana, il
regno delle tenebre che si oppone alla luce divina di Ges e che inghiotte letteralmente
lapostolo ormai perduto. Il dualismo luce/tenebra costitutivo della produzione di
Giovanni, e rappresenta un cardine concettuale su cui ruota tutta lopera riflettendo il
rapporto che oppone il principe di questo mondo a Cristo, fino a sfociare in una tensione
apocalittica di massimo livello, riscontrabile solo nellApocalisse di Giovanni95.

95

G. Lettieri, Il nodo cristiano, cap. II,4.

37

1. La dissonanza origeniana: il santo peccatore


Nel pensiero di Origene Giuda assume un valore notevole dal punto di vista
teologico. Nel Contra Celsum e nella raccolta post-origeniana Filocalia, si trova il primo
accostamento di Giuda alla figura di Edipo, ancor prima della trattazione di Jacopo da
Varagine nella Legenda Aurea (qui, p. 50). Il Giuda-Edipo di Origene privo dellidea
medievale dellincesto (come invece sar nella Legenda) perch la sua descrizione vira in
un altro senso. Per Origene, Giuda ed Edipo avrebbero potuto evitare di sottomettersi alla
necessit, in quanto entrambi erano stati preavvertiti della loro sorte, luno con il Salmo
10996 e laltro con loracolo a Laio. Inoltre si ritrova una analisi dettagliata della figura di
Giuda nel Commento al Vangelo di Giovanni, scritto in funzione antignostica su
suggerimento di Ambrosio con lintento di contrastare le interpretazioni gnostiche del
vangelo giovanneo. Origene cerca in qualche modo di risparmiare Giuda, inaugurando
una serie di tentativi volti a restituirgli la sua umanit e a preservarlo dallincontrollata
mitizzazione iperbolica. Questa attenzione esegetica sar un filo rosso che a partire dal
pensiero origeniano percorrer la storia ed il tempo raggiungendo il suo apice nel periodo
rinascimentale, con il risultato di distruggere gli sforzi che miravano a restituire
limmagine di un Giuda uniforme e totalmente malvagio.
Il supporto teologico dellinterpretazione origeniana la relativizzazione del male
profondo che rivelato dalla azione dellapostolo, in vista di una escatologia
apocatastatica che ricomprender nella pienezza divina del Logos tutte le creature. Tutti i
malvagi, compreso il diavolo, verranno redenti in uneterna vivificazione che trascende il
male storico.
La libert di Giuda la libert di ogni singolo individuo creato, di ogni singola
intelligenza preesistente nel Logos che decade dalla pienezza; la dottrina della
preesistenza degli intelletti tipica di Origene, e nonostante la sua posizione antignostica,
risulta essere un punto molto simile alla dottrina gnostica97. I soggetti hanno unesistenza
protologica in Dio e la loro caduta dalla pienezza , in Origene, causata dalla loro libera
scelta. Giuda da questo punto di vista uguale a tutte le altre creature, poich lesercizio

96

Il salmo di maledizione contro gli empi e i traditori pronunciato da Davide.


La differenza tra le due posizioni nel fatto che lo gnosticismo indica le creature spirituali come
consustanziali al divino stesso, generate allinterno della pienezza pleromatica, mentre per Origene le
creature non sono consustanziali. Dunque il peccato si genera a livello creaturale, e non infradivino.
97

38

stesso della libert umana imprescindibilmente legato al peccato98. Ogni uomo ha la


possibilit di coltivare in s i semi della virt che sono presenti in tutti, seppur
diversificati, e tale differenza nellordine del maggiore o minore: qualunque sia il loro
peccato, le creature sono perfettibili e progredienti. Il punto fondamentale la libera
scelta degli intelletti, e le pene subte non hanno che un valore medicinale perch Dio
impedisce allonda del male di espandersi, riducendolo di eone in eone.
Giuda rimane in ogni caso condannabile, esecrabile e colpevole del male storico,
ma quello che ha compiuto un male contingente che verr superato in una prospettiva
di progressiva redenzione; questo il gioco che permette di tenere insieme la dottrina
della restaurazione universale con la condanna del male e dellazione di Giuda, ossia il
pensare insieme una doppia prospettiva, da un lato storico-secolare e dallaltro
metastorica ed escatologica. Lo stesso dinamismo permette ad Origene di continuare a
sottolineare il dovere di scegliere storicamente il bene, nonostante la prospettiva
ottimistica escatologica dellapocatastasi.
Il richiamo di Origene ad una libera scelta ha una funzione dichiaratamente
antignostica, e tale dottrina risulta essere quel punto di riferimento dialettico in relazione
al quale si sviluppa gran parte del pensiero dellalessandrino. La sua opposizione netta
nei confronti del determinismo delle dottrine gnostiche che implicavano un radicale
dualismo tra eletti e reietti, tra spirituali da un lato ed ilici e psichici dallaltra; Giuda
appare allora, nella sua tensione, come il simbolo della libert umana e delle tragiche
conseguenze che questa pu avere. La tendenza di Origene di risolvere i rapporti in
chiave dinamica: in questo caso non si trova una staticit irreversibile nella scelta morale
(come invece per Agostino), n una differenza costitutiva ed intrinseca di Giuda
rispetto agli altri apostoli.
Il problema di Origene di riuscire a tenere insieme i due poli della questione:
come pu un intimo di Ges essere malvagio, essere un cuneo di tenebra nella comunit
luminosa? Giuda risulter incarnare laspetto proprio di questa oscillazione drammatica
che ha luogo nella libert umana.

98

Lunico logos che rimane radicato nel Logos quello perfetto delluomo Ges, mentre tutti gli altri logoi
si allontanano almeno minimamente dal fuoco eterno del Logos. La sua incarnazione non frutto del
peccato ma stabilita protologicamente, in quanto si realizza tra Ges e il Logos un rapporto elettivo,
evidenziando la cristologia alta.

39

Origene incentra il XXXII libro del Commento al vangelo di Giovanni (composto


dopo il 235 d.C. e pervenutoci incompleto) allesegesi del XIII capitolo del vangelo di
Giovanni, dedicando diversi passi di commento alle scene in cui presente Giuda,
ovvero la lavanda dei piedi, la predizione del tradimento e infine nel pieno della cena, la
scena del boccone e della fuga nella notte.
In questa analisi, si riflette chiaramente la teologia origeniana e il suo tentativo di
salvare Giuda dalla dannazione eterna e consegnarlo nelle mani di Ges, le mani che
sono capaci di contenere tutto99. Nel primo brano di commento, Origene spiega
lesclusione ideale di Giuda dalla lavanda dei piedi con unimmagine suggestiva: se tutti
gli altri discepoli sono perfetti e necessitano di una purificazione solo parziale, Giuda non
lo , perch ha il cuore trafitto dalle frecce ardenti del Diavolo100. Egli pu essere ferito
dai dardi perch non ha larmatura di Dio per contrastare le ingegnose macchinazioni
del Diavolo101 che gli permetta di proteggersi con un saldo scudo di fede; solo con
questo scudo si possono spegnere tutti i dardi infuocati del maligno102. Tutti gli uomini
possono essere colpiti da queste frecce, perch il diavolo diversifica le sue armi e tutti
sono liberi di scegliere di peccare. Giuda cede liberamente alla seduzione del Diavolo, e
decade.
Inoltre, Origene interpreta lepisodio della lavanda come la purificazione
spirituale operata da Ges sui discepoli, e sugli uomini tutti; loperazione inizia, ma non
definitivamente completata, in esatto parallelismo con la redenzione universale: si
completer in dimensione escatologica, quando tutta la creazione sar lavata dal Logos,
progredita fino alla purificazione totale. Si chiede Origene a tal proposito: Perch non
sta scritto, semplicemente, che Ges lav i piedi dei discepoli, ma invece che cominci
a lavare i piedi dei discepoli? [] Egli infatti li lav ancora e port a termine la lavanda
in seguito.103 Anche il piede di Giuda e quello di tutti i malvagi, sar lavato e redento
dallopera continua di purificazione iniziata con lincarnazione e che terminer soltanto

99

Gv 13,3.
Limmagine delle frecce ardenti evocata e tratta da Sal 7,14 ha preparato i suoi strumenti di morte,
facendo roventi i suoi dardi. Il Diavolo detto da Origene il malvagio arciere che scaglia le sue frecce
infuocate contro coloro che non custodiscono con ogni cautela il loro cuore (Origene, Commento al
Vangelo di Giovanni, XXXII, II, 20).
101
Origene fa riferimento allimmagine di Ef 6,11; nel passo Ef 6,10-20 Paolo esorta la comunit degli
Efesini ad adottare un comportamento etico integerrimo, e ad armarsi spiritualmente nella lotta al male,
utilizzando un linguaggio di carattere militare.
102
Ef 6,16.
103
Origene, Commento al Vangelo di Giovanni, XXXII, IV, 51-53.
100

40

in dimensione escatologica; infatti, Origene non considera lesclusione di Giuda come


assoluta, ma limitata allevento storico.
A questo proposito, anche lepisodio della cena sarebbe da intendere come
uninterpretazione allegorica come storia della salvezza e del suo compimento
escatologico, che reso possibile solo grazie allinfinito e continuo amore di Dio. Il
tradimento (e il male) non sono riconducibili alla storia e al destino di un unico
discepolo, ma in esso si pu leggere il mistero del rapporto tra il male nel mondo e
linfinita bont divina. Giuda non rappresenta una natura perversa, ma una libert
fuorviata, che poteva essere propria di ognuno dei discepoli eletti104. Quindi solo una
maggior distanza che separa Giuda, in prospettiva escatologica, dal ricongiungimento
con il Logos; egli certamente confinato negli ultimi posti, ma la sua anima progredisce
comunque.
Nel brano XIII del commento origeniano, lattenzione posta sul Non parlo di
tutti voi di Gv 13,18; nei versetti immediatamente precedenti Ges aveva definito i suoi
apostoli servi, indicandogli la via da seguire e il modo di essere beati. Ma questo
appunto non vale per tutti, o almeno non vale per Giuda: egli, dopo esser stato trapassato
dalle frecce non pi apostolo e servo del Logos, ma diventa servo del peccato105. Colui
che mangia alla mensa con il suo maestro, ora alza il suo calcagno contro di lui,
diventando traditore.
Un'altra problematica che si solleva quella della prescienza di Ges, di cui
Origene parla; Ges conosce quelli che ha eletto, come anche sa che Giuda ha in quel
momento, nel suo cuore, delle ispirazioni malvagie dirette contro di lui. Quando venne
scelto, era certamente un uomo di pace a cui era stato affidato lo stesso compito degli
altri apostoli di annunciare la dottrina nelle case visitate106. Inoltre, la bont di Giuda
viene sottolineata, secondo Origene, dallazione di Ges di consegnargli la borsa col
denaro, nonostante fosse gi stato detto ladro in Gv 12,6 e che Ges sapesse in anticipo
del suo cambio di attitudine interiore, dal bene al male. Ges ripone dunque delle
speranze in Giuda, tanto da volerne probabilmente e paradossalmente saziarne lavidit
104

G. Lettieri, Origene, Agostino e il mistero di Giuda, in Lettura origeniana, Biblioteca scienze


religiose - 198, LAS, Roma, 2006, p. 95.
105
Origene, Commento al Vangelo di Giovanni, XXXII, XII, 148-149: Giuda era servo del peccato,
perch egli laveva commesso, soprattutto dopo che il diavolo gli aveva messo in cuore di tradire il
salvatore. E se era servo del peccato, non era servo del logos di Dio.
106
Lc 10,5-6.

41

di denaro affidandogli la borsa, agendo in questo senso per la salvezza dellanima libera
di Giuda, detta vigna fiorente107. Per Origene, Giuda diventa malvagio in un secondo
momento, perch se lo fosse stato sin dallinizio non sarebbe stato incluso tra gli
apostoli: Giuda, che dapprima appartenne a Ges, fu sua propriet e suo apostolo, e che
poi ebbe tropologicamente il nome di calcagno perch divenne lultimo.108
Origene dice esplicitamente che lintenzione della sua esegesi diretta contro
quelli che credono nella malvagit physei di Giuda, gli gnostici, ed evidenzia tutta
lambivalenza e la duplice essenza di Giuda: traditore di Cristo, uscito dalla cerchia dei
dodici servi del Logos ma al tempo stesso uomo di pace, foriero delle speranze di Ges.
Il Giuda di Origene non appare dunque interamente cattivo, seppur trafitto dalle
frecce diaboliche: una minima parte di bont rimane in lui, e lo si pu vedere nel
momento dellarresto di Ges, nel pentimento e nel tentativo di restituire i denari ai
sacerdoti. Origene integra il testo giovanneo con Mt 27,3-5, in cui si dice la sincera
contrizione di Giuda nel suo lamento disperato Ho peccato tradendo il sangue
innocente!. In questottica il gesto di tradire con un bacio ed il suo stesso affrettarsi al
suicidio sarebbe una conferma ulteriore della bont residua in Giuda, come se con la sua
azione avesse attinto alla saziet del male assoluto, tanto da richiedere immediatamente
una conversione al bene. Se Giuda fosse stato davvero totalmente malvagio si sarebbe
rallegrato del compenso ricevuto, non avrebbe avuto luogo in lui il pentimento e non
avrebbe avvertito alcuna urgenza di redenzione.109 Lapostasia di Giuda non fu
completa, ed invenzioni le cose che egli fece dopo avere tradito il suo maestro, e che
invece vero soltanto il fatto che uno dei discepoli lo trad.
I brani XX-XXIV riguardano lanalisi di Gv 13,23-29; nella prima parte si tratta
del discepolo prediletto che si poggia sul seno di Ges, Giovanni, e poi nello specifico
(XXII-XXIV) della figura di Giuda. Giovanni viene stimato desser degno di un amore
speciale da parte di Ges, che gli permette di aderire al Logos che nel seno del Padre.
Poi si esamina il gesto di Ges di offrire il boccone al traditore. In questa scena il terzo
attore, oltre a Ges e Giuda, il Diavolo e si instaura uninterazione attiva e particolare
fra i tre; Origene sottolinea che il Diavolo entrato pienamente in Giuda solo dopo che
Ges gli ha dato il boccone, indicando quindi che fino a quel momento le frecce
107

G. Lettieri, Origene, Agostino e il mistero di Giuda, n. 29, p. 102.


Origene, Commento al Vangelo di Giovanni, XXXII, XIV, 168
109
G. Lettieri, Origene, Agostino e il mistero di Giuda, pp. 105-106.
108

42

demoniache erano certamente nel suo cuore, ma che lirruzione del male nellapostolo
non era ancora totale (Allora, dopo il boccone, entr in lui Satana110). Il gesto di Ges
centrale in questo passo, perch per mezzo di esso che Giuda perde qualcosa di s: in
un movimento dialettico, il dare insieme un perdere ed Ges col boccone che causa
questa perdita. Il boccone materiale di Ges fa perdere a Giuda qualcosa di immateriale,
quanto di meglio cera in lui, cio forse la pace111, allo stesso modo in cui in 2Cor 8,14
i destinatari della lettera partecipano materialmente alla colletta per la chiesa di
Gerusalemme, ricevendo in cambio limmateriale eccezionalit dello spirito cristiano.
Per Origene il Diavolo agisce due volte su Giuda; in un primo tempo scaglia le sue
frecce, che lapostolo non riesce a spegnere per la mancanza dello scudo di fede, e
successivamente attende lattimo giusto per irrompere nel suo cuore. Il kairs per
lazione fornito dal gesto di Ges, che porgendogli il boccone imbevuto di Logos, in
cui sono immersi gli apostoli, permette labbandono da parte di Giuda della dimensione
apostolica.
La frase enigmatica, che compare in Gv 13,27 (Quello che devi fare, fallo presto)
non viene compresa dagli apostoli presenti, tanto che sono portati a pensare che si tratti
di un invito ad acquistare loccorrente per la festa; Origene ipotizza che la frase possa
esser stata rivolta da Ges sia a Satana che a Giuda. Nel primo caso, si tratterebbe di una
vera e propria provocazione rivolta da Ges al suo nemico; nel secondo, potrebbe
indicare una sollecitazione al suo apostolo ormai perduto, affinch compia la sua azione e
presti il suo nuovo servizio alleconomia redentiva, evitando ogni ulteriore ritardo o
differimento.
Lultimo brano dedicato alla figura di Giuda il XXIV e analizza Gv 13,30 (Cos,
preso il boccone, quello usc subito. Ed era notte.). Origene solleva diverse ipotesi
interpretative degli eventi che accadono in questi ultimi passaggi, primo di tutti il fatto
che luscita di Giuda dalla sala sia nello stesso tempo un simbolo di obbedienza
allesortazione di Ges, della separazione ormai certa tra maestro ed apostolo e del fatto
che Satana, [] non potesse sopportare di rimanere nello stesso luogo insieme con
Ges, perch non pu esserci armonia tra Cristo e Belial.112

110

Gv 13,27.
Origene, Commento al Vangelo di Giovanni, XXXII, XXII, 284.
112
Ivi, XXIV, 302.
111

43

Lattenzione viene successivamente posta da Origene sulla questione del boccone,


e se Giuda labbia mangiato o meno, dato che non si trova nel testo giovanneo la
precisazione e mangiatolo. Nel primo caso, Origene ipotizza che quello stesso pane che
per gli apostoli santo, risulta nocivo per Giuda; questo perch il boccone di Ges
come il pane nutritivo per i malati, che a volte risulta loro pericoloso piuttosto che
salutare. Qualora invece Giuda non avesse preso il boccone intinto nel Logos, questo
sarebbe da imputare nuovamente a Satana, poich ha impedito a Giuda di partecipare al
dono divino, temendo che potesse modificarne la malvagia disposizione interiore.
Nellultima scena in cui presente Giuda, notte. Origene, ricalcando il dualismo
giovanneo, la intende come la notte che sera fatta nellanima di Giuda, nel momento
in cui Satana aveva fatto irruzione nel suo cuore. Da un lato c il giorno fulgentissimo
degli apostoli a cui Ges ha lavato i piedi, di Giovanni sul seno di Cristo e di Pietro che
pronuncia la professione di fede113, dallaltro lisolamento oscuro di Giuda. Da quel
momento in poi la tenebra affligger lapostolo traditore, perch nemmeno nel suo grido
di pentimento dinanzi ai sacerdoti del tempio potr fargli afferrare di nuovo la luce
delluomo che ha nome Oriente114.
Giuda in quel momento ormai totalmente servo del diavolo, e Satana che era in
lui lo condusse, quasi per mano, fino al cappio e ve lappese. E allora si prese anche la
sua anima, perch Giuda non era da tanto che di lui si dicessero quelle parole che il
Signore dice a diavolo a proposito di Giobbe: Non toccare per la sua anima.115
Lattenzione che Origene mostra nel sottolineare il ruolo decisivo di Satana nella
perdizione di Giuda rivela lintento di restituirgli una certa umanit e il tentativo di
attenuarne in qualche modo le terribili colpe. In Giuda quindi agiscono forze opposte che
operando in lui lo deformano, assieme anche allirrinunciabile libera scelta dellapostolo,
che permette che il suo cuore venga ferito. Linterpretazione proposta da Origene porta a
considerare Giuda non solo come lattore unico del male, ma anche come quello
strumento di salvezza di cui Ges si avvale e a cui riserva un nuovo ruolo nel quadro
delleconomia redentiva. Scrive Origene: Ges quindi, vedeva che la sua economia

113

Ivi, 14,315. Per Pietro sar momentaneamente notte nellatto della rinnegazione, ma comunque torner
ad essere nella luce divina.
114
Zac 6,12.
115
Origene, Commento al Vangelo di Giovanni, XXXII, XXIV, 317.

44

volgeva ormai al suo fine buono, perch il diavolo aveva messo in cuore a Giuda
Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo.116
Solo cos pu essere risolto, per Origene, il mistero di Giuda, in un dinamismo di
forze e libert di scelta. In tale dimensione si permette anche il superamento di una delle
diverse questioni problematiche che si sollevano, ossia quella della paradossale
coincidenza di responsabilit ed irresponsabilit in Giuda; egli sceglie liberamente
Satana, e questo prende possesso di lui conducendone le azioni, dal tradimento fino al
suicidio. Difatti, nella teologia di Origene uno degli obiettivi di tenere insieme la
provvidenza divina, che alla fine convertir tutti al bene, e la libert umana, che deve
rimanere responsabile delle sue scelte. Non ha luogo alcuna deresponsabilizzazione,
perch la morte e la punizione del singolo individuo sono reali, sullo sfondo della
naturale vocazione della creatura verso il progresso.
Giuda infine, viene detto non solo uomo di pace, ma addirittura santo (, in
19,247), perch un tempo aveva amato realmente Ges ed ne aveva avuto lo stesso
animo. Tuttavia nello specifico Origene non esplicita la futura beatitudine di Giuda, n
che la sua vita continuer in un altro eone, allo scopo di non scandalizzare i semplici e
per evitare di correre il rischio che fraintendano la sua teologia nella direzione di
unapologia dellimpunit del malvagio.117
Il paradigma origeniano verr invocato successivamente dagli autori che
tenteranno un approccio differente al personaggio di Giuda, che in unepoca totalmente
nuova tenteranno anche di discolparlo. Questa strada verr ribattuta nel XVII secolo,
inaugurata dallimmagine del Giuda disperato che rende i denari di Rembrandt. Tra gli
altri che attingeranno da questa fonte di rinnovamento si possono indicare il poeta inglese
John Donne, che sosterr lintelligenza del suicidio di Giuda e il suo essere uno
strumento peccaminoso di unopera misericordiosa, e il filosofo tedesco Gottfried
Wilhelm von Leibniz, che riflette su come Dio abbia considerato positiva lesistenza di
Giuda nel quadro del migliore dei mondi possibili, in cui la sua azione, seppur
peccaminosa, a vantaggio di un bene pi grande, ovvero la mirabile economia
redentiva. In termini leibniziani, il suicidio di Giuda [] linizio di un amore.118

116

Ivi, XXXII, III, 34.


G. Lettieri, Origene, Agostino e il mistero di Giuda, p. 110.
118
P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, pp. 87-95.
117

45

2. Leredit del nodo scorsoio: Agostino


Lapproccio di Agostino al tragico personaggio di Giuda risulta profondamente
diverso da quello di Origene, e lascia ben intendere le loro divergenti concezioni
soteriologiche; le opere agostiniane che si occupano della questione sono quelle
essenzialmente predestinazionistiche, in particolare quelle pi tarde scritte in relazione
alla polemica antipelagiana119 (De gratia et libero arbitrio e De correptione et gratia,
scritti tra il 426 e il 427) e alcuni trattati del Commento al Vangelo di Giovanni dal
numero 17 al 124, composti e predicati tra il 418 e il 423.
Se si visto come il filo origeniano riesca ad attraversare diametralmente la storia
dellOccidente, per disegnare la sua trama pi fitta nel rinascimento, lo stesso vale per
quello agostiniano, che corre insieme al primo, intrecciandosi ad esso e tessendo
interpretazioni del tutto opposte. Secondo questo punto di vista, la disperazione di
Giuda a rendere la sua anima irredimibile e il suo destino non pi ambiguo e
drammatico, come in Origene, ma decisamente tragico.
necessario chiarificare alcuni punti salienti della teologia agostiniana allo scopo
di comprendere il destino di Giuda in questa prospettiva. Partendo dal presupposto che la
produzione del primo Agostino risulta decisamente platonizzante e in difesa del libero
arbitrio, si pu identificare una svolta sostanziale del suo pensiero con la stesura dellAd
Simplicianum (396-397), lopera che frattura il pensiero agostiniano in due blocchi. Il
primo, definibile per certi versi umanistico, quello della parte del De doctrina
christiana anteriore allinterruzione rappresentata da AdSimpl I,2, ed in continuit con
il pensiero platonizzante origeniano, con cui il primo Agostino viene in contatto. Questa
fase della sua teologia ottimistica e razionale, dal momento che intende il cristianesimo
(e lermeneutica biblica) come sintesi razionalmente credibile del sistema metafisico
platonico, continuando quindi a sostenere lontoteologia origeniana; inoltre concede
alluomo di intraprendere grazie al libero arbitrio un itinerario ascensivo dal sensibile al
sovrasensibile, nella piena possibilit di una conoscenza intellettuale di Dio.120
La frattura in direzione di una nuova e radicalmente inversa prospettiva teologica
generata dalla scoperta della dottrina della grazia indebita e predestinata, che vede uno
119

La dottrina pelagiana, duramente attaccata da Agostino, sostiene lintegrit e bont del mondo creato e
vede nella natura razionale il vero dono di grazia, in modo tale che luomo possa realizzare il bene con le
sue capacit e con le possibilit della sua libera scelta.
120
Cfr G. Lettieri, Laltro Agostino, Lermeneutica del libero arbitrio in Ddch-A, pp. 23-64.

46

dei suoi fondamenti scritturistici nel passo paolino 2Cor 3,6121. Tale scoperta, centrale
nella successiva determinazione del pensiero cristiano, lo porta a confessare
lonnipotenza di Dio e il suo imperscrutabile volere, davanti ai quali il libero arbitrio non
pu che essere irresistibilmente persuaso e a ritrattare la possibilit di una ontoteologia
accessibile alla ragione umana senza la mediazione misteriosa della grazia.
Gi nel primo Agostino la vicinanza ad Origene era intesa come conservazione
dellelemento mistico-spirituale e rifiuto delle sue teorie filosofiche: venivano difatti
precocemente respinte sia la dottrina del prolungarsi della vita in eoni successivi,
accentuando limportanza determinante della storia singolare di ogni creatura; sia la
dottrina della preesistenza degli intelletti e del loro differente grado di peccato, in favore
della concezione dellunico peccato universale adamitico radicato in tutti gli uomini, sin
dalla nascita, negando cos la teoria secondo cui i singoli destini individuali siano
originati da colpe e meriti antecedenti; sia la dottrina dellapocatastasi, sostituita nella
seconda fase del pensiero agostiniano da una netta e definitiva divisione tra eletti e
reietti; e infine, come gi accennato, viene affermata la negazione della dottrina della
libera volont delluomo di determinarsi autonomamente, che dunque dipende totalmente
dallintervento della grazia persuasiva di Dio.
Il libero arbitrio si trova in una nuova condizione: la predestinazione non pi
legata alla prescienza, che presuppone a sua volta lesistenza di una libert autonoma, ma
assoggettata in una tensione dialettica alla violenza dirompente della grazia, che
assolutamente irresistibile e piega dunque a s ogni volont, eccedendo la ragione
naturale e lontoteologia. La grazia, per poter esser detta tale e non essere snaturata nella
sua forza dirompente, deve essere grazia e dunque mai preceduta dal merito, ma unica
origine del merito stesso. Agostino, sostenendo lesistenza di una sola ed imperscrutabile
volont divina che capace di eleggere e salvare gli uomini indipendentemente dalle loro
azioni, indica di conseguenza la fede unicamente come dono di grazia indebitamente
ricevuto122.

121

La nostra capacit viene da Dio che ci ha resi ministri idonei della nuova Alleanza, non della lettera,
ma dello Spirito; la lettera uccide, lo Spirito vivifica.
122
Gv 6,44: Nessuno pu venire a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira.

47

Alla luce della prospettiva teologica dellAgostino maturo, ben differente da


quella origeniana, si comprende il giudizio totalmente negativo di Agostino su Giuda:
egli segue Ges solo col corpo, e mai col cuore. Quindi lapostolo traditore risulta essere
radicalmente malvagio e mai inserito realmente nella cerchia apostolica, laddove Origene
ne sottolineava invece lesser stato un uomo di pace; la sua infedelt non solo frutto
della sua naturale predisposizione (umana) ad essere ostile a Dio, ma legata anche alla
stessa volont di Dio, che non lo ha voluto credente e non lo ha visitato con la sua grazia.
A questo proposito, nel Commento al Vangelo di Giovanni123 Agostino instaura
un confronto tra Pietro e Giuda (Tractatus 27,9), nel loro essere visitati da Satana in due
modi antitetici. Pietro viene chiamato da Ges Satana (Mt 16,23), ma in ogni caso la
tenebra che lo avvolge nel momento del rinnegamento non definitiva: lintenzione di
Dio di tenere con s Pietro, che nonostante sia peccatore vede la sua volont
riconvertita ed diventa, assieme a Paolo leletto, per eccellenza. Nel suo cuore stata
operata lindebita conversione della grazia, che gli ha permesso di disporre del dono della
fede, e insieme a Pietro anche gli altri apostoli che sono nella luce divina. Giuda, nella
radicale

riproposizione

del

dualismo

giovanneo,

invece

viene

abbandonato

volontariamente nelle tenebre, perch non predestinato da Dio ad essere tra i vasi di
misericordia, ma tra quelli dira destinati al giudizio.
Nel trattato 55 Agostino inizia a commentare il capitolo XIII del vangelo di
Giovanni, indicando nella cena il momento del passaggio124 di Ges alla morte come
simbolo della sua resurrezione e di quella degli eletti. Il passaggio che avviene dalla
instabilit tenebrosa del mondo al regno dei Cieli ed detto salutare; il destino degli
infedeli sar invece un altro: essi anche passeranno, ma dal mondo alla dannazione125 e
insieme a loro sar anche Giuda, il falso fedele che mai stato realmente unito a Cristo
col cuore. Nellanalisi di Gv 13,2-3 (55,4) Agostino ribadisce lidea di una grazia
salvifica che elegge misteriosamente; il Diavolo prende possesso di Giuda e gli mette nel
cuore il proposito di tradire Ges perch le sue inclinazioni sono volte al male, e questo
intervento esterno viene accolto ed assecondato dal traditore. Gli spiriti buoni o cattivi
condizionano segretamente il cuore, a causa dellintervento della grazia o a causa della
sua assenza: Il diavolo aveva dunque operato gi nel cuore di Giuda [] non avendo
123

Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, Bompiani, Milano, 2010.


Agostino individua una similarit linguistica tra le parole passaggio, Pasqua e passione (55,1).
125
Ibidem. Anche gli egiziani infatti passarono il mare, ma non lo attraversarono per giungere al regno,
bens per trovare nel mare la morte.
124

48

saputo riconoscere Dio in lui (55,4). Anche lidea di predestinazione viene sottolineata
attraverso il riferimento alle mani di Ges e lesserne escluso di Giuda: nelle mani non ci
sono pi origenianamente tutte le creature con lobiettivo di essere redente, ma si trovano
il bene ed il male gi (e per sempre) distinti. Giuda dunque un eletto, ma in un senso
opposto: egli eletto ad essere lo strumento, in s radicalmente malvagio, dellopera
buona di Dio, perch questultimo ha il potere di disporre, a vantaggio dei suoi, delle
opere di chi gli ostile. Nella misteriosa opera divina Giuda assurge al ruolo di ignaro e
dannato mezzo di salvezza, le cui azioni malvage sono a sua insaputa convertite in
bene126. Durante la cena un segno della predestinazione anche nel momento in cui Ges
ribadisce la separazione di coloro i quali che beneficiano della sua operazione di grazia
redimente, nel momento in cui Giuda viene detto figlio della perdizione127 e Giovanni,
il discepolo amato, si accosta al petto-Sapienza di Ges ricevendo la rivelazione del
nome del traditore (61,3-4).
Anche Agostino, come Origene, indaga nel trattato 62,1-2 la relazione tra il
boccone intinto e lingresso di Satana nel cuore di Giuda: qui il tutto causato dalla
cattiva disposizione dellapostolo, che converte in male la bont di cui intinto il pane;
lo stesso boccone giova al buono e nuoce al malvagio, e il gesto di Ges indica lessere
indegno di Giuda di ricevere la grazia interiore ed operante128. Il diavolo era gi entrato
in Giuda quando si era recato dai sacerdoti per stabilire il compenso del suo tradimento,
tanto che Agostino dice che Satana entr in lui, non per tentare un estraneo, ma per
prendere definitivamente possesso di ci che era gi suo. Linvito di Ges ad agire in
fretta interpretato qui come diretto esplicitamente a Giuda, ed indica la sua serena
volont di apprestarsi alla morte prevedendo il bene che sarebbe derivato dal delitto
dellapostolo.
Linterpretazione agostiniana di Giuda si comprende al meglio mettendo in
relazione luscita di Giuda nelle tenebre e la frase immediatamente successiva (Gv
13,31): Quando fu uscito Ges disse: Ora il Figlio delluomo stato glorificato e Dio
stato glorificato in lui. Sempre riproponendo il dualismo giovanneo tenebra/luce,
Cristo il giorno e viene glorificato nella luce, mentre Giuda viene reso alla notte,
126

Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, 55,5: Il signore infatti sapeva molto bene cosa doveva
fare per gli amici, egli che pazientemente si serviva dei nemici; e il Padre gli aveva dato in mano tutte le
cose, in modo che si servisse di quelle cattive per mandare ad effetto quelle buone.
127
Gv 17,12.
128
Egli infatti non riceve la grazia interiore e non viene salvato da essa, ma partecipe solo di quella
esteriore poich fa parte solo apparentemente della Chiesa degli eletti.

49

allalienazione nelle mani del Diavolo. Agostino interpreta luscita di Giuda nella notte
come labbandono definitivo della comunit santa da parte delluomo perfido, che
diventa cos il simbolo della massa damnationis, proiezione in dimensione escatologica
delloscurit del peccato. Nel trattato 105 non si menziona esplicitamente Giuda, ma
viene ripetuta lopposizione, spiegando che nella clarificatio di Dio in Cristo hanno
luogo nello stesso momento i misteri dellincarnazione e della grazia predestinata. Questa
apparente doppia predestinazione al bene e al male non deve far supporre la presenza in
Agostino della dottrina manichea secondo cui Dio compie il male: Giuda pecca con la
sua volont, e il male, ribadisce Agostino nelle Confessioni, proprio questo
pervertimento della volont che si allontana dallessere sommo [] e si volge alle
creature pi basse; come un rigettare le proprie interiora e allesterno gonfiarsi
tutto.129
In Agostino quindi luomo non pu prescindere dallesercizio della sua unica
libert, quella di compiere il male e di radicarsi in esso. Lo stesso accade in Giuda, dove
la sua volont perversa a condurlo al suicidio, e non la presenza di Satana in lui, come
riteneva Origene. Il suicidio segna definitivamente la sua chiusura ed ostinazione nel
male, perch proprio la contrizione e la disperazione sono i suoi peccati pi grandi dal
momento che non lasciano alcuno spazio alla misericordia di Dio; non essendo degno di
tale misericordia, negli attimi finali della sua esistenza non si rivolto al perdono, ma ha
sancito volontariamente la sua perdizione. Giuda fa al suo corpo ci che era avvenuto gi
alla sua anima, siglando definitivamente la sua condanna; egli incarna lessenza e il
mistero del male in modo assoluto, senza che vi sia alcuna lode (in senso gnostico) per la
sua azione.
Il durissimo destino che Agostino riserva a Giuda contribuir costituire una vera e
propria eredit del nodo scorsoio, che ha dominato tutto il Medioevo. La corda si
stringer sempre pi al suo collo, tanto da soffocarlo in unimmagine di totale perdizione
e dannazione. Sul filone agostiniano saranno i suoi esegeti Lutero e Calvino e tutti quelli
che sosterranno il predestinazionismo. Giuda la tenebra totale e non vedr alcuna
redenzione n tentativo di analisi delle sue ragioni. Si tratta di una porta che rimane
chiusa, da Agostino in poi130.

129
130

Agostino, Confessioni, Edizioni Paoline, Milano, 2006, libro 7, cap 16


P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 83.

50

IV.

DALLA LEGGENDA NERA AL RISCATTO

Anche il suo viso era doppio:


uno dei profili, con locchio vivo e penetrante []
si piegava volentieri in innumerevoli risate distorte, []
laltro era liscio come un volto di cadavere, piatto e fisso131

Tutto quello che ufficialmente sappiamo di Giuda nei Vangeli e negli Atti degli
apostoli; il resto analisi teologica, costruzione ed interpretazione di miti che prendono
forma nel periodo immediatamente successivo alla morte di Ges, fino a raggiungere il
nostro secolo declinati in un gran numero di testimonianze artistiche, letterarie e
filosofiche. evidente la sproporzione tra la persona Giuda e il personaggio che
diventato in seguito; la continua metamorfosi di questo mito ne ha reso possibile la
conservazione e il sempre vivo reinventarsi in ogni epoca.
importante accennare al rapporto che si instaurato tra Giuda ed il popolo
ebraico. La relazione etimologica e concettuale tra Giuda e Judaeus ha portato ad un
atteggiamento ostile nei confronti dei Giudei, perch faceva supporre un legame fra il
tradimento personale di Giuda e il rifiuto della rivelazione di Cristo da parte dellintero
popolo ebraico. Allinterno del pensiero teologico cristiano si sviluppata, tra le altre, la
dottrina della teologia della sostituzione secondo la quale Dio avrebbe sostituito lantica
elezione degli ebrei con quella nuova dei cristiani per mezzo dellavvento di Cristo.
Infatti, sin dal pensiero delle origini, gli ebrei sono spesso indicati come idolatri e
colpevoli di deicidio. Uno dei segni di questa associazione pu essere riscontrata nel
Vangelo di Giovanni, in cui Ges dice ai Giudei:
Perch non comprendete il mio linguaggio? Perch non siete capaci di ascoltare la
mia parola. Il diavolo il padre da cui voi siete e volete compiere i desideri del
vostro padre. Quello stato omicida fin dal principio e non si mantenne nella
verit, perch la verit non in lui. Quando dice la menzogna, dice ci che suo,
perch menzognero e padre della menzogna132

131
132

P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 45.


Gv 8,43-44.

51

I Giudei vengono esplicitamente detti da Giovanni figli del diavolo, coloro che
operano seguendo la falsa verit della Lettera giudaica e rifiutando la verit spirituale
annunciata da Ges. Allo stesso modo, Giuda sottomesso a Satana ed agisce piegato dal
suo potere: in questo modo tutti gli ebrei vengono cos considerati collettivamente
colpevoli del rifiuto del messaggio di Cristo e della sua uccisione. Lidentificazione
presente ad esempio nella riflessione teologica di Giovanni Crisostomo (334-407 d.C.),
che con lintento di contrastare il filogiudaismo di alcuni cristiani, evidenzia e rafforza il
legame suggerito dal vangelo giovanneo tra gli ebrei e il diavolo, affermando che le
sinagoghe erano le dimore del diavolo, colme di ladri e bestie sanguinarie; o anche in
Girolamo (347-419/20 d.C.), che definisce gli ebrei serpenti la cui immagine Giuda e
la cui preghiera un raglio d'asino.
La storia di Giuda si confonde con quello di un popolo intero, riflettendosi anche in
ambito artistico: in molte rappresentazioni iconografiche medievali lapostolo verr
rappresentato con i tratti stereotipati dellebreo, ovvero i capelli rossi del color di
Giuda, il naso aquilino e le labbra sporgenti; nel XX secolo la tendenza antigiudaica
virer in un antisemitismo biologico e razziale, che si servir in modo pretestuoso anche
dellopera di Giovanni Crisostomo. Nellideologia nazista la feccia ebraica ricondotta
a Giuda, e il potere nelle mani di Ponzio Pilato, il romano-ariano intellettualmente e
razzialmente superiore; lepiteto Giuda viene inoltre utilizzato come un insulto
equivalente a traditore ed ebreo. Un altro passaggio successivo nella costruzione
delle leggende nere stato quello di assimilare Giuda allusuraio (ebreo o cristiano)
avido di denaro e sempre pronto a tradire per trenta denari; dal momento che nei Vangeli
non si parla mai del quantitativo di denaro che Giuda chiede come compenso (ad
eccezione di Mt 26,14-16, in cui i trenta denari vengono offerti dai sacerdoti), qui
evidente il segno lasciato dallindicazione giovannea del Giuda ladro, che si indigna per
lo spreco di denaro e sottrae i fondi dalla cassa comune. Giuda si ormai incarnato
nellebreo traditore ed interessato unicamente al denaro.
Si vedranno altri tre esempi di come la figura di Giuda, nella sua oscurit, abbia
dato origine a dei profili ben diversi tra loro; lapostolo traditore pu essere ci che ogni
autore vuole, nel tentativo di demonizzare la sua figura, ma anche di riabilitarla.

52

1. La Legenda Aurea: il Giuda-Edipo e il Medioevo


Allincirca nel 1265 il domenicano e vescovo di Genova Jacopo da Varagine
scrive la sua raccolta di vite dei santi, la Legenda Aurea; questo fu uno dei testi pi
diffusi dellepoca, secondo solo alla Vulgata; si tratta dellesempio pi ragguardevole
dellarricchimento della leggenda nera di Giuda nel Medioevo, subito dopo le narrazioni
dei Padri della Chiesa e agli apocrifi. Lopera inizi a perdere di prestigio (come
daltronde tutto il genere dei leggendari medievali) solo nel XVII secolo, quando si
metter in dubbio la storicit delle fonti dellopera, in larga parte orali e non verificabili
secondo i criteri della metodologia storico-filologica moderna.
Laspetto interessante dellopera di Jacopo da Varagine che riguarda la figura di
Giuda, la consacrazione letteraria di un nuovo profilo, quasi del tutto inedito133: il
Giuda-Edipo, parricida ed incestuoso. I mitemi edipici vanno ad arricchire questa
versione della vita di Giuda, allo scopo di denigrarne ulteriormente la figura e rendere pi
indegno il suo crimine, al punto da fargli conquistare suo malgrado una biografia dai
caratteri molto definiti. Nel capitolo 45 della Legenda Aurea134, prima di narrare la
biografia di Mattia, lapostolo che entr nella cerchia dei dodici dopo il suicidio di
Giuda, si parla infatti in modo dettagliato della vicenda di questultimo.
Giuda figlio di genitori ebrei che lo abbandonano in mare in una cesta, a causa
di un sogno premonitore di sua madre secondo cui avrebbe partorito un rampollo terribile
che sarebbe stato la rovina della razza ebraica. Il bambino viene recuperato e salvato
dalla regina di Iscariota, donna senza figli che desiderava ardentemente un erede al trono;
questa lo alleva come un futuro principe fino alla nascita del figlio legittimo dei reali.
Mosso dalla gelosia nei confronti del nuovo nato, il principe Giuda vessa
incessantemente il bambino, fino al momento in cui la donna, disperata per il
comportamento del figlio adottivo, gli svela la sua storia e la sua provenienza. Accecato
dallira e dalla vergogna, Giuda uccide linfante innocente e si imbarca su suggerimento
della regina verso Gerusalemme.
A questo punto, la storia di Giuda diventa quella di Edipo, allungando la catena
delle declinazioni del mito greco; Giuda viene preso come allievo dal malvagio Pilato,

133

Si visto come laccostamento tra Giuda ed Edipo fosse stato esplicitato in primo luogo nella raccolta
post-origeniana Filocalia, ma con unintenzione decisamente differente.
134
Jacopo da Varagine, Legenda Aurea, Einaudi, Torino, 1995.

53

che un giorno lo istiga a rubare delle mele dagli alberi di un giardino privato. La dimora
appartiene al padre biologico di Giuda, Ruben, ma egli non ne a conoscenza e
dallintrusione nella propriet scaturisce un litigio che porter Giuda ad uccidere il padre
con una sassata sul capo. Subito dopo Pilato rileva tutte le propriet del defunto e fa
prendere in sposa a Giuda la vedova, Ciborea. Il dramma viene rivelato a Giuda solo in
seguito, quando la donna, infelice del proprio destino e per perdita del marito e dellunico
figlio, gli racconta la storia di come in passato avesse abbandonato il suo bambino; solo
allora Giuda comprende di essere lassassino di suo padre, e su consiglio della madre si
reca da Ges per trovare conforto nel suo messaggio misericordioso. Egli riesce ad
ottenere il perdono per i suoi peccati e diventa uno dei dodici apostoli. Tutto questo
prima che la sua natura malvagia ed avida135 prendesse di nuovo il sopravvento,
portandolo a tradire Ges.
Lassimilazione nella leggenda cristiana di Giuda ad Edipo interessa anche la
figura di Caino, assassino di Abele, proiettando sullapostolo traditore limmagine della
totalit del male che lessere umano pu compiere: in questa narrazione Giuda
lincestuoso compagno della madre, lassassino del fratello e del padre, e il traditore del
figlio di Dio. Inoltre lintrusione nel giardino non pu non richiamare il tema del
paradiso terrestre: il Giuda-Adamo tentato dal Pilato-Eva a raccogliere il frutto proibito,
rendendo cos possibile che dopo essere stato un trovatello come Zeus, Telefo, Edipo,
Romolo e Remo [] fratricida come Caino, Giuda diventi il nuovo Adamo136.
In Giuda nel Medioevo si sono condensate anche tutte la caratteristiche fisiche
ignobili delluomo, assurgendo anche a modello di disumanit e deformit.
Nelliconografia le sue labbra diventano nere e gonfie a causa del bacio che aveva
insozzato la purezza del Cristo, i suoi abiti sono diversi da quelli degli altri apostoli e
spesso sul suo viso vengono raffigurate espressioni contorte di dolore; talvolta viene
rappresentato con la barba caprina, simile a quella del diavolo. Inoltre, le scene in cui si
ritrae la sua morte sono caratterizzate, dalla presenza di demoni che ne invadono il corpo
e da deformit fisiche che ne rispecchiano lanima nera: gli occhi vomitati fuori dalle
orbite e il volto attraversato da spasmi. Un ulteriore esempio laffresco di Giotto Il

135

Nella Legenda Aurea, Jacopo da Varagine fa riferimento al vangelo giovanneo, dicendo che Giuda era
ladro e che sottraeva il denaro dalla borsa comune affidatagli da Ges.
136
P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 70.

54

bacio di Giuda (o Cattura di Cristo)137, in cui il volto di Giuda trasfigurato in una


maschera bestiale e dai tratti scimmieschi. Bisogner attendere lUltima Cena di
Leonardo da Vinci per vedere un primo strappo a questa regola138: difatti solo negli anni
a cavallo tra il XV e il XVI secolo si vedr tornare Giuda in mezzo agli altri apostoli,
dopo esser stato per secoli dallaltra parte della tavola, diametralmente opposto a Ges.
Leonardo lo raffigura invece nella parte sinistra, accanto a Pietro e Giovanni; egli tiene
stretta la borsa col denaro e ha una mano protesa verso il pane, vicinissima a quella di
Ges139: La mano di colui che mi tradisce con me, sulla mensa ed quella che intinge
il boccone nel suo stesso piatto.
Jacopo da Varagine scriver anche della morte di Giuda, manifestando anchegli
il comune desiderio di uniformare le versioni della morte, limpiccagione e lo
spargimento delle viscere. A partire dalla sua Legenda Aurea e ben oltre laccostamento
con Edipo, nel Medioevo ci sar unesplosione del mito, al pari del ventre di Giuda:
Ma alla sua bocca non venne concesso di vomitare; infatti, non era giusto che
venisse insozzata in modo tanto abietto una bocca che ne aveva toccata unaltra
gloriosa, quella del Cristo. Ed era giusto che le sue viscere, le quali avevano
concepito il tradimento, fossero squarciate e si spargessero a terra, e che la gola
da cui era uscita la parola del tradimento fosse strangolata da una corda. Ed egli
mor sospeso in aria, inoltre, affinch colui che aveva offeso gli angeli in cielo e
gli uomini in terra fosse separato dalla sfera degli angeli e da quella degli uomini,
e venisse associato ai demoni dellaria140

2. Uninterpretazione storico-politica: Thomas de Quincey


Dopo la demonizzazione medievale operata nei confronti di Giuda, si cercato di
caratterizzare la vicenda del tradimento dal punto di vista politico, nel tentativo di
inserirla in un terreno pi certo e meno mitizzante,. chiaro ormai come si possa
avanzare qualsiasi interpretazione e congettura circa le motivazioni che spinsero Giuda al
tradimento, data limmagine sfocata che i Vangeli ne restituiscono.
137

Giotto, Il bacio di Giuda (o Cattura di Cristo), 1303-1305, Cappella degli Scrovegni, Padova
Ivi, p. 62.
139
La rappresentazione di Leonardo ispirata al vangelo di Giovanni, in cui manca il vino ed presente il
dialogo tra Pietro e Giovanni sullidentit del traditore (Gv 13,23-25).
140
Jacopo da Varagine, Legenda Aurea, Vita di San Mattia.
138

55

Una particolare lettura in chiave politica della questione avanzata dallinglese


Thomas De Quincey (1785-1859), nellopera Giuda Iscariota141 del 1853. Secondo lo
studio dello scrittore e teologo, Giuda sarebbe stato un componente della frangia
estremista dei Farisei, gli Zeloti, che speravano di accelerare il tempo della venuta del
regno di Dio e gli esiti della rivolta politica contro le autorit romane, fomentando gli
animi ad insorgere, con un moto di violenza sacra. Giuda, lo zelota deluso, sarebbe
stato mosso al tradimento da una profonda insoddisfazione politica nei confronti del suo
maestro Ges; nella sua vicenda dunque si intrecciano saldamente da un lato le
aspirazioni storico-politiche dei gruppi ebraici antiromani, e dallaltro la spinta
innovativa e sovversiva del messaggio religioso del Cristo.
Lintento che muove lanalisi storica di De Quincey dichiarato esplicitamente:
si tratta di respingere tutte quelle ipotesi pericolose che imputano il tradimento di Giuda
alla cupidigia142, come invece detto in primo luogo nel Vangelo di Giovanni.
Considerarlo semplicemente ladro sarebbe la solita ricostruzione, mentre lopera di De
Quincey rientra in quel filone esegetico che tenta unanalisi diversa della vicenda di
Giuda; attraverso originale percorso, lautore inglese intende restituire allapostolo la sua
onest e la sua sincerit, vedendo in lui certamente un uomo su cui grava un tragico
errore, ma anche uno spirito passionale che voleva forzare il destino ed accelerare gli
eventi. Dopo lingresso di Ges a Gerusalemme i tempi per la reazione erano sembrati
maturi e Giuda si dimostr bisognoso di azione politica, manifestando di volere che Ges
restaurasse al pi presto il trono di Davide. Giuda risulta qui animato sostanzialmente da
un profondo spirito patriottico e da una fede politica pi che religiosa, che alla fine lo
porta, suo malgrado, a fraintendere il messaggio di Ges.
Secondo De Quincey, la cecit spirituale appartenne a tutti i dodici apostoli nel
momento in cui si dimostrarono inquieti davanti alle parole enigmatiche di Ges:
Nella loro mente, come nella sua, non si era ancora fatta strada lintuizione della
vera grandezza del progetto cristiano. Solo in una cosa and oltre i suoi fratelli: pur
condividendone la cecit, li super in presunzione. [] Non era affatto la religione
quello che, prima della crocifissione, ritenevano loggetto dellinsegnamento di
Cristo; per loro era la preparazione di un progetto di espansione terrena. Tuttavia

141
142

T. De Quincey, Giuda Iscariota, Ibis, Como, 2007.


P.E. Dauzat, Giuda. Dal Vangelo allOlocausto, p. 110.

56

mentre gli altri apostoli semplicemente non avevano capito il loro maestro, Giuda
aveva presuntuosamente creduto di averlo davvero capito. [] Il suo obiettivo era
estremamente audace ma (secondo la teoria che sto esponendo) proprio per questa
ragione, niente affatto proditorio. Quanto pi Giuda fu incline allaudacia, tanto
meno pu essere sospettato di malvagit143
Lautore pone anche lattenzione sulle discordanze dei racconti evangelici che
narrano la morte di Giuda, tentando di ricondurre la sua duplice morte (impiccagione e
rottura degli intestini con fuoriuscita delle viscere) ad una sola. A questo proposito viene
citato proprio il resoconto di Papia, definito un orribile mucchio di sciocchezze144, e
viene analizzata la descrizione della morte in At 1, 18: Precipitando si spacc in mezzo
e si sparsero tutte le sue viscere. De Quincey propone una lettura in senso metaforico
del precipitare, del rovinare a testa in gi come simbolo della caduta estrema di colui che
si affrettato alla morte piuttosto che dedicarsi ad un percorso di redenzione.
Analizzando il significato della parola viscere, viene poi richiamata dallautore
unaccezione greca e latina del termine, che veniva impiegato in fraseologie simboliche
per indicare gli affetti domestici e sociali. Anche il cuore tra i visceri145, ed sede di
nobili sentimenti: Giuda si spacca nel mezzo e sparge i suoi visceri perch il suo cuore
spezzato, oppresso dal dolore per aver causato la rovina di Ges. Secondo questa analisi,
la descrizione di una morte per eviscerazione del tutto mendace e fuorviante rispetto al
significato pi autentico della Scrittura; sono la disperazione, la contrizione e lo
sgomento a portare Giuda alla sua unica morte, il suicidio.
Il merito del tentativo esegetico di De Quincey sta nellevidenziare le zone
dombra della narrazione evangelica, preservandole ed evitando che si imponga una sola
interpretazione; La vita di Giuda e la morte di Giuda, considerate separatamente o
insieme [] sono aperte a dubbi o perplessit. [] Vi sempre stata una certa oscurit,
e anche dellimbarazzo, riguardo alla morte di Giuda.146 Laddove le Scritture stesse
invitavano a sospendere il giudizio, arriv lazione chiarificatrice della Chiesa che tent

143

T. De Quincey, Giuda Iscariota, pp. 15-16.


Ivi, p. 38.
145
Ivi, p. 42: I romani hanno indicato la sede della sensibilit pi generosa e nobile (cio della morale)
con queste tre parole indifferentemente: pectus, prcordia, viscera.
146
Ivi, pp. 22 e 24.
144

57

di conciliare le espressioni contraddittorie della cronaca ufficiale dellunica memorabile


tragedia domestica nellinfanzia della storia cristiana147.
Il Giuda di De Quincey risulta essere quelluomo che aveva scatenato una serie di
conseguenze che non aveva mai calcolato n ritenuto possibili ed questo il motivo per
cui egli si pente sinceramente, per cui il suo cuore spaccato e spasimante. Non fu
luomo che aveva progettato la rovina di Ges per avidit o infamia, ma solamente
lapostolo che aveva tentato nel modo pi arrogante e terreno di rendere grande il suo
maestro.

3. Borges, teologo immaginifico di Giuda


Lultimo racconto della raccolta Finzioni148 (1944) dellargentino Jorge Luis
Borges (1899-1986) intitolato Tre versioni di Giuda e rappresenta unulteriore
declinazione della figura dellapostolo traditore. Lopera di carattere metafisico e
teologico immaginifico; lautore gioca letteralmente con gli specchi, i labirinti e i miti,
narrando storie di duplicazioni e smarrimenti inquietanti, miracoli ed eresie. La finzione
su Giuda si rivela decisamente consapevole della profondit del mistero di questo
personaggio, ovvero loscillazione tra unintimit profonda con Cristo e un
allontanamento solitario, e come tutta la letteratura di Borges si muove sul confine tra
realt ed immaginazione.
Borges ambisce esplicitamente ad una finzione teologica e narra che il
protagonista, il teologo svedese Nils Runeberg, prende come punto di partenza per la sua
analisi lo stesso assunto che aveva mosso linterpretazione storica di De Quincey: tutto
ci che la tradizione attribuisce a Giuda falso. in questottica che Runeberg rilegge la
vicenda nelle sue opere Kristos och Judas e Den hemlige Frlsaren, ed espone le sue tesi
teologicamente ardite e al limite della bestemmia; lobiettivo interrogare uno dei
misteri teologici centrali della religione cristiana, nel tentativo di dare una soluzione
allenigma di Giuda ed arrivando a restituirne tre profili differenti.
La prima questione che Runeberg solleva in Kristos och Judas la superfluit del
tradimento di Giuda; infatti osserva come Ges fosse molto conosciuto allepoca, dal
147
148

Ivi, p. 29.
J.L. Borges, Finzioni, Einaudi, Torino, 2007.

58

momento che frequentava quotidianamente gli ambienti della sinagoga ed aveva


compiuto miracoli in presenza di un gran numero di persone. Non risultava dunque
necessaria la denuncia ai sacerdoti del tempio, n gesto di indicarlo con il bacio: il
tradimento di Giuda fu perci un evento prestabilito, che ebbe il suo luogo misterioso
allinterno delleconomia della redenzione.
Incarnandosi, il Verbo pass dallubiquit allo spazio, dalleternit alla storia,
dalla beatitudine senza limiti al mutamento e alla morte; per rispondere a un
simile sacrificio, era necessario che un uomo, in rappresentanza di tutti gli
uomini, facesse un sacrificio adeguato. Questuomo fu Giuda Iscariota. Egli solo
tra gli apostoli intu la segreta divinit e il terribile intento di Ges. Il Verbo si era
abbassato alla condizione di mortale; Giuda, discepolo del Verbo, poteva
abbassarsi alla condizione di delatore []149
Giuda non agisce per pura casualit e n tantomeno per il turpe movente della
cupidigia, ma per una affinit intima e reale con Ges e la sua missione; da buon
discepolo decide di tradire il maestro per glorificarlo ed insieme annichilire se stesso.
Runeberg indaga questo secondo aspetto della figura di Giuda nella sua seconda opera
(Den hemlige Frlsaren) dopo che le sue tesi erano state rigettate dai teologi di ogni
confessione. Lapostolo ha agito per gigantesca umilt150, poich non si reputava
degno di essere buono e felice, dal momento che riteneva che questi attributi dovessero
essere riservati alla sfera divina e non a quella umana. Runeberg in questa versione di
Giuda riprende anche alcune considerazioni gi presenti nella trattazione origeniana:
lapostolo traditore sarebbe stato realmente buono e per questo fu scelto tra i dodici, e al
pari degli altri aveva il compito di risanare gli infermi, ed annunciare la pace.151
Questo Giuda mosso da una sorta di ascetismo iperbolico ed illimitato a
prendere su di s tutti i peccati del mondo, pi di Ges stesso, fino ad arrivare a
macchiarsi di infamia e abnegazione: Giuda cerc lInferno, perch la felicit del
Signore gli bastava152. Giuda ha avvilito cos il suo spirito, come lasceta mortifica le

149

J.L. Borges, Finzioni, p. 143-144.


Ivi, p. 145.
151
Cfr. Mt 10,7-8: Guarite gli infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demoni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date; Lc 10,5-6: Quando entrerete in una casa, dite per prima
cosa: Pace a questa casa. Se c qualcuno che ama la pace, ricever la pace che gli avete augurato.
152
Ivi, p. 145.
150

59

sue carni, e si stimato indegno di essere buono allo scopo di esaltare la divinit di Ges
per mezzo della sua infelicit.
Infine, nellultima delle tre versioni di Giuda, emergono i tratti di un nuovo
profilo, quello del Giuda-Ges: lapostolo traditore il vero figlio di Dio, perch
lunico personaggio che permette realmente al Verbo di farsi carne fino in fondo, nel
destino delluomo pi infimo153. I due sono immagini della stessa anima e la delazione
viene intesa come specchio della redenzione: i trenta denari ed il bacio sono la
controparte terrena delleconomia del riscatto e le morti di Cristo e Giuda sono la prima
il perfezionamento dellopera divina mentre la seconda il tragico consumarsi della
riprovazione umana. Giuda rispecchia in qualche modo Ges, come le macchie della
pelle sono una carta delle costellazioni incorruttibili; infatti si dice che il testo di
Runeberg si apre con la citazione evangelica di Gv 1,10, che viene riferita a Giuda. I due
erano nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di loro, ma il mondo non li riconobbe; il
nome segreto e terribile di Dio sarebbe proprio Giuda e lindifferenza dinanzi alla
scoperta del teologo svedese ne la conferma:
Invano le librerie di Stoccolma e di Lund proposero questa rivelazione. Gli
increduli la giudicarono, a priori, un insipido e laborioso gioco teologico; i teologi
la disdegnarono. Runeberg intu in questa indifferenza ecumenica una quasi
miracolosa conferma. Dio ordinava questa indifferenza: Dio non voleva che si
propalasse sulla terra il suo terribile segreto.154
Runeberg aveva scoperto il nome segreto di Dio, e lo aveva rivelato nella sua
opera, attirando su di s antiche maledizioni divine:
Ricord Elia e Mos, che sulla montagna si coprirono il volto per non vedere:
Isaia che atterr quando i suoi occhi videro Colui la cui gloria riempie la terra, Saul
che rest cieco sulla via di Damasco []. Non era egli stesso, forse, colpevole di
questo crimine oscuro? Non sarebbe questa la bestemmia contro lo Spirito, quella
che non sar perdonata?155

153

Ivi, p. 147: Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino allinfamia, uomo fino alla dannazione e
allabisso.
154
Ibidem.
155
Ibidem.

60

Il breve racconto di Borges si conclude infatti con la morte di Runeberg,


sopraggiunta poco dopo la pubblicazione del suo secondo trattato, dopo aver vagato per
la citt ebbro dinsonnia e di vertiginosa dialettica.
Nellopera mitica di Borges si ritrovano gli elementi di un dualismo cosmico che
vede in relazione oppositiva il mondo terreno ed una realt altra, celeste ed incorruttibile,
e che rimandano in modo iperbolico ai sistemi gnostici. Egli scrive infatti che se
Runeberg fosse vissuto nel II secolo, nel tempo in cui Basilide annunciava che il cosmo
una temeraria o malvagia improvvisazione di angeli imperfetti avrebbe potuto dirigere
con singolare passione intellettuale una delle conventicole gnostiche.156 Nellultima
versione di Giuda, Borges riesce a superare le idee propriamente gnostiche
iperbolizzandole, arrivando ad identificare il Dio buono nel destino delluomo pi basso.
Una delle idee che sottendono lanalisi di Giuda (e in generale la letteratura di Borges)
quella dellinesauribilit del mistero, che per sua natura eccedente qualsiasi soluzione e
porta sempre a nuovi interrogativi ed analisi di ogni storia che pare sia siglata dalla
parola fine:
[Nils Runeberg] Mor della rottura di un aneurisma, il primo marzo 1912. Gli
eresiologi forse, ne faranno cenno: aggiunse al concetto di Figlio, che sembrava
esaurito, le complessit del male e della sventura.157
Giuda sarebbe allora qui un simbolo, il pi eclatante, di una necessaria e continua
revisione della storia e dei suoi personaggi, di un continuo addentrarsi in labirinti
indistricabili, e non solo un pretesto ironico per ribaltare la scala etica cristiana; dal punto
di vista letterario questo sguardo rinnovato e questo continuo attingere al segreto
sempre possibile.

156
157

Ivi, p. 142.
Ivi, p. 148.

61

James Tissot, Judas hangs himself, dalla serie The life of Jesus Christ
(1886-1894)
Brooklin Museum, New York

62

CONCLUSIONE

La trattazione teologica di Origene ed Agostino un cardine centrale in questo


breve e di certo non del tutto esaustivo itinerario nella storia di Giuda, anzi nelle sue
innumerevoli storie e profili. Si partiti dalla restituzione del profilo pi genuinamente
bilico, per passare a quello gnostico del Vangelo di Giuda, rispondente a tuttaltro
impianto teologico, passando per la teologia patristica fino alla diffusione artistica e
letteraria di una leggenda che si propaga in modo autonomo nel Medioevo ed oltre.
Le analisi di Origene ed Agostino racchiudono il nucleo profondo dellinteresse
per questo personaggio perch, seppur profondamente divergenti circa il suo destino,
vedono in Giuda la stessa essenza: egli rappresenta la drammatica condizione umana,
nella sua tensione continua tra libero arbitrio e onnipotenza divina. In Origene incarna
lambigua medietas umana, in oscillazione continua tra bene e male; in Agostino invece,
la peculiarit umana di essere irresistibilmente piegata ad operare perversamente, a causa
del peccato adamitico che ha gettato lombra del male su tutta la creazione. Larbitrio di
Giuda in questo caso servum e senza lintervento della grazia pu agire solo in questa
direzione. Dal punto di vista teologico, per entrambi lo studio di questo personaggio
rappresenta lo sforzo speculativo di spiegare lo scandalo del male al cospetto dellamore
di Dio; questo lunico modo per comprendere il mistero, altrimenti inspiegabile, della
frattura tra mondo e Dio.
Inoltre stata constatata la grande diffusione della figura di Giuda in Occidente
ed per questo che nonostante la sua morte nelle tenebre e la dannazione continua di cui
stato fatto oggetto, egli rimane saldamente nella nostra cultura. In ogni storia o
leggenda in cui figura Giuda egli rimane sempre associato al tradimento anche al di fuori
dellambito teologico; si avvier un meccanismo di universalizzazione del mito
propriamente cristiano, che permetter a Giuda di diventare anche il simbolo laico del
tradimento. Per poter essere trapiantato in altri contesti culturali e diventare larchetipo
del traditore, Giuda deve perdere quegli elementi tipici delloriginaria cornice cristiana,
ovvero lintimit del gesto del bacio che accompagna la consegna, la tensione tra volont
umana e adempimento del volere di Dio e i concetti di pentimento, conversione e
dannazione. In questa nuova forma, Giuda conoscer addirittura metamorfosi orientali,
inserendosi tra i rari miti che da Occidente sono migrati in Oriente; il caso della
63

letteratura di Shsaku Endo, giapponese convertito al cattolicesimo, e in particolare del


suo romanzo Silenzio (1966). La migrazione di Giuda nella cultura orientale comporter
anche uninversione di paradigma: in Silenzio, lapostata cristiano Kichijiro-Giuda pu
diventare anche una figura degna di compassione, ossia quelluomo che viene sempre
confessato e perdonato dal padre portoghese Sebastian Rodrigues-Ges, nonostante i
ripetuti tradimenti che compir nei suoi confronti durante la missione attraverso i villaggi
del Giappone anticristiano.
Il nodo scorsoio che soffoca continuamente Giuda rimane confinato in Occidente
e la sua dannazione non verr esaurita con lo spargimento di viscere del Medioevo, ma
ritorner nel XX secolo con laggressivo antisemitismo nei confronti del popolo ebraico e
del suo simbolo, Giuda. Spesso egli rimane tuttoggi la trama implicita dei nostri
risentimenti158, un capro espiatorio su cui riversare tutte le colpe e lodio possibili;
nonostante la riabilitazione del XVII secolo e di una certa letteratura moderna e
contemporanea pu ancora essere inteso agostinianamente come lindividuo totalmente
malvagio che muore solo e disperato nella notte. questo il Giuda dipinto alla fine del
XIX secolo dal francese James Tissot (1836-1902): un impiccato vestito di rosso con il
volto deformato da un ghigno diabolico, su cui aleggiano demoniaci corvi neri (qui, p.
59). Questa tarda rappresentazione ha molte affinit con la tipica iconografia medievale,
e rimanda alla Desperatio dipinta da Giotto nella cappella degli Scrovegni circa 500 anni
prima, nel 1306, in cui si vede una donna impiccata con le mani contratte da spasmi e un
diavolo nero simile a un uccello che le graffia la testa; similmente, nel suo Giudizio
universale Giotto dipinge un Giuda impiccato e sventrato, subito sotto il fiume infernale
che travolge gli usurai e vicino ad un Lucifero a due bocche. (qui, p. 21)
Nel tentativo di evitare affermazioni troppo radicali, come ad esempio che il
microbo dellodio necessario stato nel Cristianesimo lodio per Giuda, e si hanno
buone ragioni per pensare che questo spauracchio sia stato inventato per assicurare un
posto allodio, come in sostituzione della tomba vuota dellamore159, in questo percorso
si cercato di affermare prima di tutto la capacit di questo mito di adattarsi fluidamente
a ogni epoca e ad ogni intento (apologetico e non), assumendo profili sempre nuovi.

158
159

Ivi, p. 203.
Ivi, p. 207.

64

Data lattenzione che stata posta nellindagare alcune delle declinazioni medievali
del mito e delle macabre sorti di Giuda, doveroso in ultimo richiamare una delle pi
celebri rappresentazioni del suo supplizio, quella dantesca. Nella Divina Commedia
Giuda luomo che usa larma del tradimento per colpire Ges (la lancia / con la qual
giostr Giuda160), e che viene confinato nella Giudecca (che deve il suo nome proprio a
Giuda Iscariota), assieme ai traditori dei benefattori. Bruto e Cassio sono ingoiati dalle
bocche laterali del Lucifero a tre teste a partire dalle gambe, mentre il corpo di Giuda
implacabilmente masticato nella bocca rossa dellOdio:

Oh quanto parve a me gran meraviglia


quando vidi tre facce alla sua testa!
Luna dinanzi, e quella era vermiglia;
[]
A quel dinanzi il mordere era nulla
verso l graffiar, che talvolta la schiena
rimanea de la pelle tutta brulla.
Quellanima l s cha maggior pena,
disse l maestro, Giuda Scarotto,
che l capo ha dentro e fuor le gambe mena161

160
161

Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, canto XX, vv. 73-75.


Inferno, canto XXXIV, vv. 37-39 e 58-63.

65

Coppo di Marcovaldo, Giudizio Universale, (Inferno)


(1260-1270)
Battistero di San Giovanni, Firenze

66

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