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DANTE ALGHIERI E I TEMPLARI

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Dante conosceva bene la tragedia dei Templari e dovette risentire molto di quella
catastrofe. Sapeva benissimo che quel mascalzone di Filippo il Bello agiva contro i
Templari in modo prepotente e del tutto illecito. Nella condanna pronunciata dal suo
avo Ugo Capeto (Purgatorio XX, 91-3) si parla di Filippo come il nuovo Pilato che
tanto crudele e qui Ugo Capeto maledice i suoi discendenti, tra cui Filippo il Bello,
sia per loltraggio di Anagni sia per la distruzione del Tempio. In Purgatorio VII. 110,
la vita di quel monarca, tristemente bigotto e dalle ambizioni sfrenate, descritta come
viziata e lorda. Non solo, ma Dante lo detestava apertamente. Per lui, Filippo era il
mal di Francia (Purg. VII, 109).
Questa chiara e netta opposizione del Sommo Poeta nei confronti di quel sovrano
basterebbe a dimostrare la simpatia di Dante per lOrdine del Tempio, simpatia
condivisa dal cronista Giovanni Villani e in seguito espressa anche dal Boccaccio
(1313-1375), il padre del quale, Boccaccio di Chelino, fu presente al martirio di
Jacques de Molay nel 1314, a motivo forse della sua professione, la mercatura.
Innegabile il collegamento tra la Sapientia dei Fedeli dAmore e limmagine del
Tempio di Salomone, e ci porta alla supposizione di un certo rapporto tra i Fedeli
dAmore e i Templari, considerando i primi come una Confraternita laica dellOrdine
del Tempio, legata ai Templari al punto da apparire sotto molti aspetti come una loro
diretta emanazione.
La simpatia di Dante per i Templari e per il loro destino ben nota. Si ricordi il modo
in cui Dante nella sua immaginazione, vede Clemente V (Gaston Bertrand de Got,
arcivescovo di Bordeaux, successore di Benedetto XI deceduto nel luglio 1304) che
soffre una delle pi atroci torture praticate ai Templari, e Beatrice rappresentante la
gnosi templare della Chiesa spirituale o la Sapienza- che pronuncia la profezia del
DXV, intesa come la ricostruzione del Tempio proprio agli antipodi di Gerusalemme:
una profezia che pare terribilmente attuale, e non pu non suscitare un certo sgomento.
Ci fu forse una fusione tra Catari, Templari e partito imperiale ghibellino?
Probabilmente s. E questa fusione potrebbe trovare la sua spiegazione proprio
nellesistenza dei Fedeli dAmore.
Come scrive John Ruskin (inglese, critico darte, 1819-1900), in Mattinate Fiorentine,
Dante luomo centrale di tutto il mondo; e per gli iniziati Il Maestro di coloro
che sanno.
Probabilmente, Dante sarebbe stato un iniziato della Chiesa Albigese, un Cataro, ossia
un puro, un Fedele dAmore, anche se la Chiesa di Roma non lo abbia mai ammesso.
E qui ha ragione Luigi Valli quando nel suo libro Il linguaggio segreto afferma che

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La questione dei Fedeli dAmore non sinquadra nel suo spirito fra le cortesie feudali
e i canti di Calendimaggio. Si deve inquadrare fra la strage degli Albigesi e quella dei
Templari.
Non per niente chi gli appare e chi lo guida nella sua Commedia Bernardo di
Chiaravalle, colui che stabil la regola dellOrdine del Tempio, e lo esorta a non
guardare in basso. E San Bernardo (1090-1153), che la storia riconosce come luomo
pi colto del mondo di allora, proprio quello che fa della donna la Rosa mistica per
la quale si batte il Cavaliere Templare, segno che si ritrova anche nellantica abbazia
cistercense di Casamari.
Come tutti sapete la regola dei Templari fu predisposta da Bernardo di Chiaravalle con
il De laude novae militiae ad milites templi, ma pare sia stata ispirata addirittura da
Agostino, vescovo di Ippona.
Lordine del Tempio venne fondato nel 1118 (altri, invece, parlano del 1119),
ottenendo subito la guida e la benedizione di Bernardo di Chiaravalle. Pare, anche se
molto discutibile, che lOrdine sorse per fare la guardia ai luoghi sacri di
Gerusalemme, per proteggere le strade percorse dai pellegrini e per combattere gli
infedeli, compito che sarebbe stato assolto egregiamente sino alla caduta definitiva di
Gerusalemme. Per assolvere quei compiti vissero e operarono tanti anni a stretto
contatto con la civilt islamica, cos che quei Cavalieri e i loro avversari musulmani si
meritarono il rispetto e la stima luno dellaltro. E molto probabile, quindi, che,
proprio grazie alla continua vicinanza con il rivale mondo musulmano, le idee e le
pratiche sufi si siano infiltrate tra i membri dellOrdine e quindi tra i laici della
confraternita dellOrdine, nota sotto il nome di Fede Santa. Sappiamo che Dante
aveva, infatti, una grande conoscenza delle tradizioni e delle dottrine islamiche.
E dato che stiamo parlando di San Bernardo il grande dottore della Chiesa, quello che
non volle mai accettare la dottrina dellImmacolata concezione, e che predic
apertamente contro il culto delle immagini, dovete sapere che fu proprio lui a coniare
la dottrina delle due spade: quella temporale e quella spirituale. Con Bernardo di
Chiaravalle entriamo anche in un grande mistero, quello del numero nove con casualit
che non possono essere ignorate, come ad esempio:
Fu nellanno 1118 che Ugo da Pagani e Godefroy de Saint-Omer, assieme ad altri sette
compagni, si misero assieme nella zona di Athlit per proteggere cos dicono- i
pellegrini che si recavano al Santo Sepolcro. Si trattava di nove uomini. Allinizio
furono chiamati i Poveri Cavalieri del Tempio, in quanto acquartierati in una struttura
sovrastante lantico Tempio di Salomone. Si ricordi sempre che i Templari sorsero in
numero di nove, e non erano dei Crociati, ma dei valorosi Cavalieri alla ricerca del
Graal. Qualcuno ha messo in discussione ma senza prove certe- che il numero
effettivo dei cavalieri che fondarono lOrdine sia stato di nove uomini: i due principali
cronisti dellepoca, Guglielmo di Tiro e Giacomo di Vitry, riferiscono che nove erano
quei cavalieri, mentre Michele il Siriano (morto nel 1199) indica in trenta il loro
numero. Vi , per, lipotesi che il numero nove fosse puramente simbolico, in quanto
indicante il massimo della perfezione (tre volte tre). Se cos fosse, e accettando questa
interpretazione simbolica, si avrebbe il pregio di poter comprendere nel numero anche

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gli occulti personaggi rimasti in Francia come il Conte Ugo di Champagne, Bernardo
di Chiaravalle e lo stesso papa, portandolo cos a dodici, numero degli apostoli.
Inoltre, si tenga presente quanto segue:
1 - Dal 1118 al 1227, ossia per nove anni, i Poveri Cavalieri del Tempio non
superarono le nove unit.
2 - Durante quei nove anni, i nove fondatori dellOrdine del Tempio combatterono
sempre in proporzione di uno contro tre.
3 - Le parole fondamentali del gergo dei Fedeli dAmore sono nove, che il numero
destinato a indicare solamente le cose di suprema importanza, come il concetto di
Beatrice. Va ricordato, inoltre, che lOrdine aveva nove province. Si noti, infine, che la
Regola dei Templari, redatta da Bernardo di Chiaravalle, si componeva di 72 articoli.
Altra considerazione interessante la teurgia templare, per la quale allora del Vespro i
cavalieri templari dovevano recitare nove Pater Noster.
Questi interessanti particolari, che non sono semplici casualit, evidenziano
chiaramente la conoscenza del mistero trinitario da parte dei Templari, i quali, tra
laltro, veneravano la Pentecoste e la festa dello Spirito Santo, il che spiega la loro
indifferenza per il Natale e la Pasqua, in quanto secondo una concezione che deriva
dallo gnosticismo- il Regno dello Spirito Santo doveva, e deve succedere, a quello del
Padre e a quello del Figlio.
Da tutto ci si pu notare anche il legame tra lOrdine del Tempio, i Pitagorici e
lanalisi kabbalistica del numero nove, che simboleggia il grande mistero della
divinit, la verit assoluta, la vera perfezione.
LOrdine fu distrutto durante il magistero del 22 Gran Maestro Jacques de Molay, ed
era lanno 1314 (numeri che sommati danno nove); inoltre il 22 sul piano kabbalistico
significa la conclusione degli sforzi. Potremmo quindi pensare che lOrdine del
Tempio avesse allora assolto il compito attribuitogli dallEterno nella storia
dellumanit, ma non cos!
Il problema o la questione delleventuale affiliazione di Dante allOrdine del Tempio
di difficile soluzione, proprio per la mancanza di testimonianze attendibili, pur essendo
molti gli elementi che concorrono a una risposta affermativa.
C, comunque, qualcosa di indiscutibile, ed che tutta la visione politica di Dante
proprio una visione templare; una visione di folli cavalieri alla ricerca del Santo Graal,
ossia alla ricerca della conoscenza, e che tutto il pensiero di Dante celato sotto il
velame dei suoi versi, aspetto tipico del vero iniziato. Si legga, infatti, Inferno IX, 6163: O voi che avete gli intelletti sani,- Mirate la dottrina che sasconde Sotto il
velame delli versi strani.
Queste sono parole che rivelano in modo incontrovertibile che nellopera di Dante v
un senso nascosto, di cui il senso esteriore e apparente soltanto un velo; un senso che
deve essere ricercato da coloro i quali sono capaci di penetrare quel velo. Altrove, lo
stesso Dante dichiara che tutte le Scritture, non solo quelle sacre, si possono
intendere e debbonsi sponere massimamente per quattro sensi (Convito, t. II, cap.
1). Ne conosciamo solo tre, e il quarto? E sicuramente il senso iniziatico, metafisico,

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esoterico che laspetto caratteristico del Fedele dAmore, senza il quale anche gli
altri tre non possono essere compresi chiaramente.
Tra laltro, ci sono molti passaggi allegorici, piuttosto oscuri, che trovano una loro
coerente spiegazione solo se si rapportano alla crisi dellOrdine del Tempio. Il fatto
che certe profezie di Dante siano velate, nascoste, celate fra oscure immagini, quando
Dante si sentiva libero di denunciare la corruzione della Chiesa stessa in termini molto
aperti e assoluti, si pu spiegare solo con la soppressione definitiva dellOrdine nel
maggio 1312, dopodich qualsiasi tentativo di difenderlo sarebbe stato interpretato
come eresia vera e propria. Va detto, inoltre, che ci che i Fedeli dAmore impararono
dai Templari e ci che lOrdine non poteva pi salvaguardare come istituzione,
potevano essere mantenuti nel tempo a venire sia nei simboli della poesia sia nelle
righe di certi versi. E cos stato.
E facile capire, quindi, il motivo per cui Dante abbia dovuto nascondere molto del suo
interessamento o coinvolgimento e della sua simpatia per lOrdine del Tempio, sotto
simboli e paragoni allegorici. Il motivo proprio nella fragilit della sua posizione
quale esiliato politico, nella sua ben nota opposizione al papato e alla politica francese,
e nella sua libert di pensiero, che lo rendevano tutte alquanto vulnerabile alle accuse
di eresia. Oggi restano i simboli di quel linguaggio, tesi a occultare certi ideali
piuttosto pericolosi per quei tempi; simboli che hanno un immenso valore positivo e
che restano memorabili e misteriosi, operando nella mente delluomo al fine di
preservare i valori spirituali e gli ideali di civilt.
Altro punto interessante, anche se pu parere un po strano, che nei pochi ritratti del
poeta, oggi esistenti, Dante raffigurato sempre vestito di bianco e di rosso, che erano
proprio i colori del Tempio. In questo caso la simbologia cromatica rispecchierebbe
lappartenenza allOrdine del Tempio.
Come spiegare le affinit dei Fedeli dAmore con lOrdine del Tempio e con la Fede
Santa, e come nasce il collegamento fra di loro?
Molto probabilmente si manifestarono interessi spirituali e politici reciproci, interessi
che potrebbero aver provocato unalleanza tra i Fedeli dAmore e i Cavalieri del
Tempio. E da una simile alleanza i Fedeli dAmore potrebbero aver ricevuto un nuovo
corredo di simboli e di informazioni sul Tempio come immagine della dimora della
Sapientia.
Considerando il fatto che i Templari avevano una dottrina mistica fondata sulle
dottrine di San Bernardo, riguardante limmagine e la somiglianza di Dio, forse essi
avevano scoperto un terreno comune interessante proprio il simbolismo del volto.
Specie dopo la caduta di Acri (anno 1291), i Templari avrebbero avuto bisogno di
stringere nuove alleanze nellEuropa occidentale, specie a Firenze, sede dei loro affari
bancari, ma anche della mercatura e dellusura; poteva quindi risultare molto
vantaggioso e ideale per loro stringere dei legami con un gruppo di giovani di buona
famiglia, ricchi dingegno e indirizzati alle grandi carriere politiche.
Anche il Valli richiama lattenzione su una eventuale connessione dei Fedeli dAmore
con lOrdine del Tempio, una teoria sviluppata in pieno da Robert John e da Ren
Gunon. Il primo, un noto studioso inglese, sostiene che sia il Veltro sia il DXV

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sarebbero, sul piano allegorico, i redentori attesi in futuro: il primo, il Veltro,


rappresenterebbe il Liberatore spirituale, ossia un vero papa spirituale, e laltro - il
DXV- il Liberatore temporale, ossia lImperatore che ricostruir il Tempio. E quando
il Veltro e il DXV sincontreranno a Roma, lumanit subir una profonda
trasformazione attraverso lunione della Croce e dellAquila.
Robert John spiega quei numeri misteriosi riferendosi al libro apocrifo di Esdra, in cui
la data di ultimazione della ricostruzione del Tempio da parte di Zerubabel, dopo la
cattivit babilonese, sarebbe la primavera del 515 a.C. Pare che Dante abbia trovato
questa data nelle cronache di Eusebio, che la fonte pi importante per la cronologia
del mondo antico. Ricordo qui che Zerubabel era uno dei tre giovani che facevano la
guardia a Dario, re dei Medi e dei Persiani, e che per ottenere i favori di Dario i tre
giovani gareggiarono a chi dei tre meglio rispondesse alla domanda su quale fosse la
cosa pi forte del mondo. Il primo disse il vino, il secondo il Re, ma Zerubabel trionf
rispondendo che sono le donne le cose pi forti del mondo, ed soprattutto la verit
che vince. Dario lo ricompens assicurandogli che avrebbe esaudito qualsiasi sua
richiesta, e allora Zerubabel ricord a Dario il voto che egli aveva fatto di ricostruire il
Tempio di Gerusalemme; pertanto il DXV potrebbe essere il costruttore del terzo
Tempio, per il quale egli avrebbe dovuto guidare una brillante Crociata, un desiderio
che Dante esprime varie volte nei Canti dellInferno e del Paradiso. La connessione di
Zerubabel con le speranze messianiche e con i futuri redentori non finisce qui perch
la profezia pi popolare e pi comunemente accettata tra i Giudei del Medioevo sulla
fine del mondo, era proprio il libro apocrifo di Zerubabel scritto nel 7 secolo, secondo
il quale Zerubabel era rimasto vivo e in segreto a Roma, la vera sede del nemico, e un
giorno sarebbe riapparso per combattere loppressore chiamato Armilo, che unisce le
funzioni di Papa e di Cesare, e che figlio di Satana. Dopo la vittoria Zerubabel
avrebbe ricostruito il Tempio.
Molto probabilmente Dante avrebbe conosciuto questopera attraverso le sue
conoscenze e i suoi contatti giudaici. La fonte pi probabile sarebbe stata un certo
Immanuel ben Zifroni, colui che introdusse i temi del Dolce Stil Novo nella poesia
ebraica e scrisse una imitazione della Commedia in ebraico. Si discusso tanto sul
fatto se Dante avesse conosciuto direttamente Immanuel ben Zifroni; non lo sappiamo,
ma pare comunque che i due avessero un amico in comune nel poeta Bosone da
Gubbio. Inoltre, Cino da Pistoia era un ammiratore di Immanuel che, agli amici
italiani, era noto come Manoello Giudeo.
Rene Gunon, scrittore francese e uno dei massimi studiosi di esoterismo sosteneva,
invece, che Dante apparteneva allOrdine terziario dei Templari, noto sotto il nome di
Fede Santa: un potente ordine aristocratico che ebbe sede a Firenze fino alla sua
soppressione e condanna per accusa di eresia nel 1307-12. La sua regola consentiva
laffiliazione dei laici nellOrdine.
A sostegno della tesi di Dante templare c anche il suo misterioso viaggio a Parigi, di
cui egli mai parl apertamente e nessuno seppe mai cosa fosse andato a fare in quella
citt. Neanche il figlio Pietro ne era al corrente. E un particolare della sua vita che non
mai stato indagato a fondo, ma di estrema importanza, in quanto coincise con

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larresto di Jacques de Molay ultimo G.M. del Tempio. Comunque, sia che fosse
stato presente o meno a Parigi al momento dellinchiesta sui Templari, Dante avrebbe
sentito parlare e avrebbe saputo delle torture e dei roghi subti dai Templari, specie in
Francia, cosa che nella sua immaginazione potrebbe aver contribuito alla visione dei
tormenti dei dannati che sincontrano nei vari gironi dellInferno.
Il primo accenno su Dante come simpatizzante dei Templari si trova nella nota di un
libro di storia ecclesiastica, scritto da un vescovo francese del XVII secolo, un certo
Henri de Sponde, il quale condann espressamente lAlighieri perch questi odiava il
papato e la Francia per la cattivit babilonese, per la soppressione dei Templari e per
tutto ci che, secondo lui, erano solo calunnie contro Clemente V (De Sponde, 1641,
vol. I, pag. 534). Anche il Rossetti, altro studioso di Dante, accenn a questa
connessione templare. Le idee del Rossetti furono poi riprese da uno scrittore francese
di ardente fede cattolica ma un po fanatico: un certo Eugne Aroux (1854), il quale
tent di dimostrare che Dante non era altro che un selvaggio rivoluzionario,
macchiatosi di ogni eresia possibile per quel tempo. Secondo Aroux, il nostro Dante
sarebbe stato hretique, rvolutionnaire et socialiste.
Personalmente, io credo nel profondo coinvolgimento di Dante con i Templari o
almeno con il simbolismo del Tempio; e credo anche che egli sapesse molto pi di noi
sui Templari e su tutti i fatti del suo secolo. Ad esempio, e questo solo un piccolo
particolare, Dante sapeva che le dimensioni e le proporzioni del recinto del Tempio
erano state copiate dai Templari e riportate nelle loro magioni e case in tutta Europa,
Firenze compresa; e Dante era un grande fiorentino che conosceva bene la sua citt.
Credo che Dante sia stato unautorit nei Fedeli dAmore, e forse il massimo
esponente della famosa Fede Santa, che non era certamente una setta, bens una vera
fratellanza iniziatica. I Fedeli dAmore, quale associazione iniziatica medievale,
furono i continuatori spirituali dei Cavalieri del Santo Graal, e possedevano un sapere
ben pi alto della dottrina ortodossa della Chiesa. La catena di pensiero sarebbe stata
la seguente: Cavalieri del Santo Graal > Fedeli dAmore > Templari.
In effetti, i Fedeli dAmore gi esistevano ancor prima di Dante, vedi il caso di Petrus
de Vinea (1190-1249), il grande logoteta di Federico II di Svevia, limperatore per il
quale Dante non ha molta simpatia: lo nomina appena fra gli eretici, nel campo di
Farinata, poi lo ricorda altre volte, ma senza molto calore. Daltra parte, anche
Federico II aveva dei buoni motivi per non simpatizzare con i Templari. Lopposto,
invece, accade per Petrus de Vinea, per cui il Poeta mostra simpatia e affetto, nonch
una certa venerazione. Dante insorge contro la misteriosa caduta di Petrus (1249) e la
falsa notizia del suo tradimento; lo difende e lo scagiona da ogni colpa, e aveva
pienamente ragione. Petrus de Vinea sarebbe il primo poeta italiano che possa essere
idealmente ricollegato ai Fedeli dAmore, dei quali fu il vero protettore. E Dante
sapeva molto pi di noi al riguardo.
I Fedeli dAmore non nascono in Italia: provengono dalla Francia, hanno origine nei
trovatori provenzali, nelle corti damore della Provenza ove, tra laltro, si celavano
spesso le riunioni degli Albigesi o Catari. Si inserirono in Italia come milizia
ghibellina del pensiero attraverso la corte di Federico II di Svevia, ove nacque la

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Scuola Siciliana. Lo scopo principale degli adepti era quello di scardinare il potere
temporale del papa e restaurare la potenza imperiale. Essi comunicavano tra di loro
attraverso un linguaggio segreto il cosiddetto gergo iniziatico- rinato dalle ceneri dei
roghi di Provenza. Si ricordi che nel 1233 lInquisizione cattolica condann
severamente le pratiche e le espressioni dellamore cortese, e che nel 1245 Innocenzo
IV promulg la bolla che vietava agli studiosi la lingua romanza, qualificandola
addirittura come eretica!
Lamericano Albert Pike nella sua opera intitolata Morals and Dogma, pag. 822 e
seguito, cos scrive: Molti saggi sono stati scritti sulla Divina Commedia, eppure
nessuno, per quanto ne sappiamo, ha indicato la vera natura del Poema. Il lavoro del
grande Ghibellino una dichiarazione di Guerra al Papato, con unardita rivelazione
dei misteri.
Molto probabilmente, la prova della sua affiliazione allOrdine sta nel linguaggio
figurato, nelle immagini, nelle visioni del Poema stesso e in certe parole oscure non a
tutti comprensibili. Si prenda, ad esempio, come fa notare Robert John, lepisodio in
Purgatorio VIII, 107. E lepisodio che riguarda la scena nella valle dei Principi
negligenti, un episodio sul quale invito gli studiosi di Dante a porre molta attenzione
per il suo misterioso e occulto significato: mentre gli angeli dalle verdi ali vigilano
sulla valle contro un misterioso serpente, i Principi che simpatizzano con i Templari
sempre secondo Robert John- cantano il Salve Regina, che linno cantato tutto
lanno, compresa la Pasqua, dai Cistercensi, sulle cui pratiche religiose era fondata la
regola del Tempio, ed essi formano un gruppo di 13, il numero di una magione
templare e altra adozione di una pratica cistercense significante Cristo con i 12
apostoli. Inoltre, vorrei ricordare a coloro che mi ascoltano le strane, occulte parole di
Dante quando giunge davanti a Lucifero (Inferno XXXIV, 25: Io non morii e non
rimasi vivo Sono parole sconvolgenti che dovrebbero far riflettere gli increduli! E
il momento in cui Dante si ritrova privo della vita e della morte, in una dimensione di
non vita e di non morte, il che forse la massima espressione delleternit. Solo un
grande iniziato, solo chi sedeva al vertice della sapienza nella grande universit
templare dello Spirito poteva parlare in tal modo. Probabilmente, un giorno non molto
lontano, quando la Chiesa avr ritrovato la su umilt, quei Poveri Cavalieri del Tempio
riappariranno. E quel giorno, nei nostri sogni, vedremo spuntare allorizzonte la nave
dalla vela bianca con croce vermiglia, e forse dal ponte di quel vascello ci saluteranno
il Veltro, che guida allinferno la lupa della cupidigia, assieme alleterna Beatrice che
annuncia la venuta di Madonna intelligenza o Sapienza santa.
Grazie per avermi ascoltato.
Mario Bernab Silorata
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