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a Francesco, Anna,

Armando e Teodor

Indice

Elenco delle figure

Prefazione

13

Introduzione

31

1 Lessenza come riconoscibilit`


a in fisica tra
Ottocento
1.1 Ricerca e riconoscibilit`
a dellessenza . . . .
1.1.1 Completezza ed oggettivit`
a . . . . .
1.1.2 Atemporalit`
a e reversibilit`
a . . . . .

fine Seicento e met`


a
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. . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . .

2 La linearit`
a e la scienza moderna
2.1 Luso ed il significato del calcolo nella scienza moderna . .
2.1.1 Questioni generali . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2.1.2 Leredit`
a dei Principia . . . . . . . . . . . . . . . .
2.1.2.1 Il significato della geometria dei Principia
2.1.2.2 Aspetti del metodo scientifico newtoniano
2.1.3 Lanalisi algebrica . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2.1.4 Il problema dei tre corpi . . . . . . . . . . . . . . .
2.1.4.1 Caos e rumore . . . . . . . . . . . . . . .
2.2 Linearit`
a, perturbazioni e rumore . . . . . . . . . . . . . .
3 Questioni non-lineari
3.1 Ricapitolazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.2 Problematiche non-lineari . . . . . . . . . . . . . . . .
3.2.1 Sensibilit`
a alle condizioni iniziali e parametri di
3.2.2 Ordini strani . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.2.3 Pi`
u matematiche, un solo mondo . . . . . . .
3.3 Alcune questioni filosofiche . . . . . . . . . . . . . . .
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controllo
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4 Chiarimenti filosofici
4.1 Il concetto di rapporto . . .
4.1.1 Rapporto ed essenza
4.1.2 Rapporto e storia . .
4.2 Il concetto di relazione . . .

Indice

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5 Linguaggi, possibilit`
a e concetti
5.1 Boltzmann e Wittgenstein . . . . . . .
5.2 Questioni spaziali . . . . . . . . . . . .
5.3 Somiglianze e confini . . . . . . . . . .
5.4 Dal Linguaggio ai giochi di linguaggio

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6 Concetto e possibilit`
a
6.1 Regionalit`
a strutturata . . . . . . . . .
6.2 La possibilit`
a tra rapporto e relazione
6.2.1 Possibile e impossibile . . . . .
6.2.2 Coerenze e storie . . . . . . . .

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7 Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della
7.1 La realt`
a tra effettualit`
a e potenzialit`a
7.1.1 Leffetto di decoerenza . . . . .
7.2 Dinamicit`
a chiusa della relazione . . .

relazione
171
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Riferimenti bibliografici

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Elenco delle figure

3.1
3.2
3.3
3.4

Sezione di Poincare . . . .
Mappa di Poincare . . . .
Crescita del mare caotico
Attrattore di Lorenz . . .

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7.1

Il gatto di Schr
odinger . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 177

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Ringraziamenti

Desidero ringraziare tutti coloro con i quali ho avuto la fortuna di confrontare le


idee espresse in questo lavoro, soprattutto perche, oltre alle parti e di loro specifica
competenza, hanno spesso avuto la pazienza di leggere il testo nella sua interezza.
Per questi motivi tengo particolarmente a menzionare il dottor Andrea Cintio,
il dottor Stefano Salvia, il dottor Stephane Finetti, il professor Niccol`
o Guicciardini
Corsi Salviati, il professor Luigi Perissinotto, il professor Giuseppe Longo, il
professor Silvano Tagliagambe, il professor Luca Crescenzi e, non ultimo, Ubaldo
De Robertis.
Non vanno dimenticati tutti i colleghi di dottorato per le accese ed utili
discussioni che hanno fatto maturare questo lavoro .
Ancora pi`
u da vicino ringrazio la mia Luciana che non ha mai mancato di farmi
sentire la sua presenza.
Un ringraziamento particolare va al professore ed al maestro Aldo Giorgio
Gargani con il quale questo lavoro ha preso corpo. Un ultimo ringraziamento va al
professor Mauro Mariani che si `e assunto lonere di seguire questo lavoro dopo la
scomparsa di Gargani.

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Prefazione

Per inquadrare nel modo migliore questo apprezzabile libro di Angelo Marinucci,
rielaborazione della sua tesi di dottorato seguita dal compianto Aldo Giorgio
Gargani, `e opportuno fare una breve digressione storica su un concetto che ne
costituisce il motivo conduttore, quello di dominante, approfondito in particolare
dal fisiologo russo Aleksej Alekseevic Uchtomskij (1875-1942) in unopera dal titolo
omonimo1 .
Allievo ed erede di Nikolaj Evgenevic Vvedenskij (1852-1922) e continuatore
delle idee di Ivan Michajlovic Secenov (1829-1905) sul determinismo biologico e il
carattere sistemico dellattivit`a del sistema nervoso centrale, Uchtomskij svilupp`
o
una teoria dei fenomeni psichici e del comportamento nel suo complesso che traeva
spunto da unindicazione di Johannes Reinke. Questultimo in Die Welt als Tat (Il
mondo come fatto), del 1899, parlava di forze formatrici indipendenti, che stanno
alla base delle azioni umane, e che non derivano da energie ne possono trasformarsi
in esse, ma sono tuttavia nocchieri delle energie, demoni, nel senso che, pur
non essendo controllate dalla coscienza, agiscono finalisticamente e presiedono alle
funzioni degli organismi. Reinke aveva chiamato dominanti queste forze: e
questo stesso termine, proprio negli anni in cui Reinke lo usava in unaccezione cos`
marcatamente vitalistica, figurava, con tuttaltro significato, negli scritti di Richard
Avenarius, in particolare in Kritik der reinen Erfahrung (Critica dellesperienza
pura), la cui prima edizione era sta pubblicata in due volumi tra il 1888 e il 1890.
Avenarius laveva in particolare utilizzato per spiegare laffermarsi della costante
tendenza alla deproblematizzazione che caratterizza il comportamento teoretico in
generale, anche nellambito di quella particolare forma di esso che `e il conoscere, e
che si manifesta come bisogno di acquietamento, soddisfazione e liberazione che
luomo prova quando si trova di fronte al sopraggiungere di qualche fattore nuovo
che renda problematica una maniera consueta di vedere o di agire. Ne nasce uno
sforzo di soppressione dellinquietudine, attraverso leliminazione o comunque il
controllo delloscillazione e della variazione, che assume una delle seguenti forme:
1. si pu`
o cercare di ricondurre un ignoto qualunque a un noto analogo;
1 Cfr.

Aleksej A. Uchtomskij. Dominanta. Moskva-Leningrad: Nauka, 1966.

13

14

Prefazione

2. si pu`o provare a trasformare lincerto nel certo, linsolito nel familiare, sfruttando lassuefazione che, col tempo, si determina grazie alla frequenza con
cui ricorre il valore, originariamente sentito come diverso o divergente;
3. infine, si pu`o tentare di attenuare e smorzare il carattere inquietante di una
cosa o di unidea, orientando altrove linteresse e condannando quindi alla
marginalit`
a tutto ci`
o che `e fonte di dubbio e di contraddizione.
` appunto questa costante tendenza alla deproblematizzazione che, secondo AveE
narius, spiega lo sviluppo delle dominanti, cio`e di orientamenti che mirano ad
assegnare a determinati punti di vista e concetti abituali una funzione duratura
e a fare acquistare ad essi, in modo stabile, la caratteristica di capisaldi della
conoscenza. Esse dunque possono essere considerate la risposta allo smarrimento di
fronte al quale luomo si trova in seguito alla trasformazione di un valore consolidato
in un altro, sentito come diverso e contraddittorio. Il bisogno di superare
il conseguente stato di incertezza spinge alla ricerca di valori, criteri e leggi che,
caratterizzandosi di nuovo come noti, sicuri, veri, eliminino loscillazione e
linquietudine che la variazione ha determinato.
Uchtomskij si riferisce, in parte, a questa accezione del termine dominante, che
per`o viene da lui collocato allinterno di un quadro teorico assai diverso da quello di
Avenarius. Egli si preoccupa soprattutto di trovare la base fisiologica della ricerca
della stabilit`a e dellequilibrio, di cui parla lautore della Critica dellesperienza
pura, e della tendenza a trasformare in un sistema chiuso, costruito sulla base
di un preteso riferimento alla totalit`
a dellesperienza acquisita e della illusione di
poterla passare in giudicato in via definitiva, un sistema come la personalit`
a
delluomo nel suo complesso che, per sua propria natura `e essenzialmente aperto,
caratterizzato dalla mancanza di confini netti e definiti una volta per tutte. Il
fattore che sta alla base di questa tendenza e che `e dunque decisivo ai fini della
trasformazione del sistema persona umana in un sistema chiuso `e, appunto, la
dominante, da lui concepita e presentata come un focolaio di eccitazione nel sistema
nervoso, che determina le reazioni dellorganismo agli stimoli esterni e interni.
Il centro nervoso (o il gruppo di centri nervosi) dominante possiede unelevata
eccitabilit`a, accompagnata da un notevole grado di inerzia, vale a dire dalla capacit`
a
di mantenere questo stato anche quando lo stimolo iniziale cessa il proprio effetto
attivante. Sommando in se leccitazione relativamente debole degli altri centri
nervosi, la dominante se ne serve per rafforzare se stessa e nel contempo per inibire
gli altri centri: in questo modo garantisce le coordinazioni degli sforzi dellorganismo
in ununica direzione e annulla gli eventuali elementi di disturbo. Ai livelli pi`
u
bassi del sistema nervoso la dominante si manifesta come disponibilit`a di un dato
organo a essere sempre pronto a entrare in azione e come capacit`a di conservare
a lungo questo stato di allerta. Risalendo invece agli stadi superiori, ci si trova
di fronte alla dominante corticale che costituisce la base fisiologica di tutta una
serie di fenomeni psichici, tra cui, per esempio, lattenzione, la memoria, lattivit`a
logica, lemotivit`
a. La possibilit`
a di concentrare lattenzione su determinati oggetti
e la selettivit`a dellapprendimento sono cos` fisiologicamente determinate dalle

Prefazione

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caratteristiche della dominante, che `e una costellazione che lavora a un determinato


ritmo, ottimale per certe condizioni, e che `e in grado di rinforzare la sua capacit`a
di eccitazione con impulsi costanti. Contemporaneamente, in rapporto con questo
incremento di eccitazione, essa `e in grado di inibire gli altri riflessi presenti nella
terminazione comune della vita nervosa. In questo modo, attraverso linibizione
degli altri centri, si determina la selettivit`a dellapprendimento: e daltra parte si
ha una concentrazione dellattenzione, favorita dagli stimoli di media intensit`a.
La dominante viene cos` configurandosi come la struttura fondamentale del
comportamento umano: ma essa `e anche qualcosa di pi`
u, in quanto ciascuno di noi
pu`
o rilevare, attraverso lintrospezione, che quando essa `e presente, si accentua in
modo rilevante, la capacit`a di cogliere e osservare determinati aspetti della realt`a e,
nel contempo, cresce linsensibilit`a per altre caratteristiche dellambiente. In questo
senso la dominante pu`o essere considerata non soltanto il presupposto fisiologico
del comportamento, ma anche il presupposto fisiologico dellosservazione2 .
Un poeta rinchiuso in se stesso - esemplifica Uchtomskij - uno scienziato o un
pensatore che antepongano alla realt`
a il proprio mondo interiore, un soggetto incline a
prestare attenzione solo a se stesso e a isolarsi sin dallinizio dallambiente circostante,
incapace di stabilire il minimo contatto con esso, saranno individui in qualche modo
predeterminati e predestinati nella loro attivit`
a e creativit`
a. Nelle biografie delle
persone con queste caratteristiche ci sono esempi ricorrenti di ripetizione ossessiva
di un medesimo modus operandi, di uno stesso copione, a volte molto complesso,
che essi recitano sempre allo stesso modo, in maniera tormentosa anche per loro
stessi al solo fine di esaltare e di far trionfare la tendenza autistica di fondo che
li caratterizza, nonostante che allesterno lambiente storico in cui sono immersi
sia inesauribile nella sua sovrabbondanza e nel proporre continue novit`
a. In loro
agisce in modo monocorde una dominante stazionaria, che funge da nido, attorno a
cui si concentrano tutta la restante attivit`
a, il comportamento nel suo complesso e
la creativit`
a nella sua interezza. Allo stesso modo uno scienziato dalla mentalit`
a
scolastica, che non `
e capace in alcun modo di liberarsi dalle teorie che gli sono state
a suo tempo inculcate, cercher`
a di applicare ovunque, a proposito e a sproposito, il
suo punto di vista preferito e di far rientrare a tutti i costi in esso, deformandoli,
i fatti vivi nel loro significato concreto. Informazioni inedite e persone nuove non
gli dicono mai nulla di nuovo. Egli `
e stordito e accecato dalla propria teoria. Con
quale frequenza, tra i ricercatori di professione, ci si imbatte in caratteri di questo
genere: povert`
a e unilateralit`
a di pensiero, natura statica e fissa di esso!3 .

Ci`
o che qui `e in gioco, in realt`
a, non `e la povert`a di pensiero, bens` qualcosa
di pi`
u sottile e profondo, un meccanismo e un processo messi ben in luce da
Wolfgang Pauli in un saggio, frutto del suo dialogo intellettuale con Jung4 , volto a
2 Cfr.

ibid., Princip dominanty, p. 126.


ibid., p. 91.
4 Cfr. Wolfgang Pauli e Jung Carl G. Naturkl
arung und psyche. Z
urich: Rascher, 1952. Il saggio
di Pauli `
e intitolato Der Einfluss archetypischer Vorstellungen auf die Bildung naturwissenschaftlicher Theorien bei Kepler (Linflusso delle immagini archetipiche sulle teorie scientifiche di
Kepler) e quello di Jung Synchronizit
at als ein Prinzip akausaler Zusammenh
ange (la sincronicit`
a
come principio di nessi acausali). La traduzione italiana del primo `
e inserita in Wolfgang Pauli.
Psiche e natura. Milano: Adelphi, 2006, pp. 57-121; il saggio di Jung si trova in Carl G. Jung.
Opere. Vol. VIII. Torino: Bollati Boringhieri, 1983. Il dialogo e la collaborazione tra Pauli e Jung
sono al centro di un libro, da me scritto in collaborazione con Angelo Malinconico, dal titolo Pauli
e Jung. Un confronto sullin-visibile in uscita a settembre presso leditore Raffaello Cortina.
3 Cfr.

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Prefazione

scandagliare lincidenza sulla nascita della scienza moderna hanno avuto le metafore,
pi`
u o meno ingannatrici, gli archetipi e quello che lo stesso Pauli, in un pensiero
ripreso e riportato da Jung in una nota delle Riflessioni teoriche sul problema della
psiche, del 19475 . ha chiamato linconscio dotato di una vasta realt`a oggettiva.
Il caso di Keplero pu`o, da questo punto di vista, essere considerato emblematico
per la frequenza, da lui stesso testimoniata nella Astronomia nova, a cadere in
sempre nuovi labirinti in seguito alla forza trascinante di quello che egli chiam`o poi
un ladro del mio tempo, e cio`
e la credenza, appoggiata dallautorit`a di molti
filosofi, nei privilegi della circolarit`
a, che lo spinse per molto tempo a condividere
la convinzione di Brahe secondo la quale i pianeti si muovono in cerchi perfetti.
Questa credenza funziona tra le cose come un selettore la cui carica di verit`a `e
fuori discussione. Essa guida Keplero nel labirinto e Galileo nei territori piani e
illuminati. Essa sembra destinata a sopravvivere per leternit`a6 . La sua azione
ostacola il libero dispiegarsi delle strategie razionali, che vengono imprigionate e
costrette in una sorta di camicia di forza, di letto di Procuste: e tuttavia
essa funge da selettore che, collocato allinizio dei calcoli, `e fondamentale affinche
quei calcoli possano avere inizio7 .
` proprio questo il punto da cui prende avvio la riflessione di Pauli, che si
E
concentra proprio su questo problema del rapporto tra osservazione e calcolo, tra
esperimento e teoria, che egli considera un caso particolare della relazione pi`
u
generale tra interiore (psichico) ed esteriore (fisico):
Nel caso della situazione della conoscenza si tratta del rapporto tra il conoscibile
e il conosciuto. Il punto di vista puramente empirico, che vuol far risalire ogni
spiegazione (Erkl
arung) a una descrizione (Beschreibung) (anche se generale
e concettuale) non prende in considerazione il fatto che ogni enunciazione di un
concetto o di un sistema di concetti (e con ci`
o anche quella di una legge naturale) `
e
una realt`
a psichica dimportanza decisiva. (Nella lingua tedesca ci`
o`
e espresso nella
parola Erkl
arung = chiarimento, spiegazione, in quanto a qualcuno diventa chiaro
qualcosa; sfumatura questa, che manca nella parola Beschreibung = descrizione). Per
questa ragione, in accordo con la filosofia di Platone, vorrei proporre dinterpretare
il processo della comprensione della natura (nonch
e la soddisfazione che luomo
prova quando capisce, cio`
e quando diviene cosciente di una nuova conoscenza) come
una corrispondenza, cio`
e come una sovrapposizione dimmagini interiori preesistenti
nella psiche umana con gli oggetti esterni e il loro comportamento8 .

Questa proposta, a suo giudizio, pu`o spiegare la questione del ponte tra le
percezioni sensoriali e i concetti, lasciata irrisolta dalla convinzione che le leggi
della natura siano ricavabili dal solo materiale dellesperienza:
Tutti i pensatori ragionevoli hanno concluso che un tale collegamento non pu`
o
essere effettuato tramite la pura logica. Sembra di gran lunga pi`
u soddisfacente
postulare a questo punto lesistenza di un ordine cosmico indipendente dal nostro
5 Cfr.

Jung. Riflessioni teoriche sullessenza della psiche, in ibid., 246 n.


Enrico Bellone. Il sogno di Galileo. Bologna: il Mulino, 1980, p. 54.
7 Cfr. ibid., p. 56.
8 Cfr. Wolfgang Pauli. Teoria ed esperimento. In: Fisica e conoscenza. Torino: Bollati
Boringhieri, 2007, pp. 105-106.
6 Cfr.

Prefazione

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arbitrio e distinto dal mondo dei fenomeni. Che si parli di partecipazione delle
cose di natura alle idee o di propriet`
a delle entit`
a metafisiche - ossia, reali in s
e
-, il rapporto fra percezione sensoriale e idea rimane conseguenza del fatto che tanto
la mente di chi percepisce quanto ci`
o che viene riconosciuto mediante la percezione
sono soggetti a un ordine pensato come oggettivo. Ogni riconoscimento parziale di
un tale ordine naturale conduce alla formulazione di tesi che da un lato attengono al
mondo dei fenomeni, dallaltro lo trascendono in quanto utilizzano, idealizzando,
concetti logici universali. Il processo di comprensione della natura, come pure
lintensa felicit`
a che lessere umano prova nel capire, ossia nel prendere coscienza di
una nuova verit`
a, sembra basarsi su una corrispondenza, sulla concordanza tra le
immagini interne preesistenti nella psiche umana e gli oggetti del mondo esterno
con le loro propriet`
a9 .

Lopera di Keplero, a suo giudizio, si presta in modo ottimale a esemplificare


lincidenza che, allorigine e nello sviluppo della scienza moderna, ebbero immagini
simboliche e religiose che hanno radici in un livello del tutto inconscio e che
rimangono inizialmente intrecciate al nascente spirito scientifico, in quanto
in essa limmagine simbolica precede la formulazione cosciente di una legge di
natura10 . A spingerlo alla ricerca delle leggi naturali sono immagini originarie,
che la mente percepirebbe grazie a un istinto innato e che vengono da lui
chiamate archetipiche11 . Si tratta di immagini come quella di Dio in quanto
sfera infinita, che risale storicamente al medioevale Liber XXIV Philosophorum,
del XII secolo, e che ha comunque delle precedenti versioni filosofiche e antiche
nel mondo greco, come pure mitiche e arcaiche, quella del cerchio, il numero
tre, legato alla Trinit`a, attorno alle quali storicamente e preistoricamente, sin
dallinfanzia dellumanit`
a, e invariantemente rispetto a differenti etnie e civilt`a,
si sono costellate una serie di idee e rappresentazioni che le hanno avute come
12
nuclei ordinatori
.
Pauli evidenzia dunque come, alla fine del XVI secolo e nella prima met`
a del
XVII si abbia un complesso rapporto tra magia e tradizione alchimistica, da una
parte, e spirito scientifico, dallaltra, che `e insieme di mescolanza e intreccio e di
contrapposizione e distinzione: in questa temperie intellettuale Keplero si presenta
come un pensatore che per un verso reagisce alluniverso misterico, con la sua
forte carica di immagini qualitative e simboliche, in quanto assertore e portatore
di un modo di pensare allora del tutto nuovo, scientifico e quantitativo, basato su
uninedita alleanza tra indagine empirico-induttiva e pensiero logico-matematico:
per laltro e contemporaneamente mostra di avere, verso quella tradizione, un debito
molto profondo, il suo punto di vista non `e, infatti, puramente empirico, ma
contiene elementi essenzialmente speculativi, come lidea che il mondo fisico sia la
9 Cfr. idem, Linflusso delle immagini archetipe sulla formazione delle teorie scientifiche di
Keplero. In: idem, Psiche e natura, p. 60.
10 Cfr. ibid., p. 77.
11 Cfr. ibid., p. 60.
12 Cfr. Enrico A. Giannetto e Pozzi Federica. Pauli e Jung: una nuova prospettiva sulla scienza,
sulla storia e sulla filosofia della scienza. In: Prospettive della logica e della filosofia della scienza.
A cura di Vincenzo Fano, Gino Tarozzi e Massimo Stanzione. Atti del convegno triennale della
Societ`
a Italiana di Logica e Filosofia della Scienza. Rubettino, 2001, p. 186.

18

Prefazione

realizzazione di immagini archetipiche preesistenti13 . Si viene cos` a realizzare una


forte integrazione tra le due componenti, nellambito della quale il pensiero causale
della scienza naturale prende avvio da immagini dal forte contenuto emozionale,
che non sono pensate, ma piuttosto intuite con immaginazione quasi pittorica. In
quanto espressione di uno stato di cose vagamente intuito ma ancora sconosciuto,
queste immagini possono anche venire definite simboliche, secondo la definizione di
simbolo proposta da Jung. In qualit`a di principi ordinatori e formativi di immagini
in questo mondo di immagini simboliche, gli archetipi svolgono appunto la funzione
di quel ponte da noi cercato tra percezioni sensoriali e idee e sono dunque una
precondizione necessaria anche per la formazione di una teoria scientifica della
natura14 .
La lenta e complessa transizione da quel primo stadio, contrassegnato dallegemonia di un contenuto inconscio che non risulta ne definibile, ne razionalmente
descrivibile, a questultimo, `e stimolata e resa possibile dalla formazione, come
fase intermedia, di idee archetipiche che sono una ben definita rielaborazione di
quello stato profondo della psiche, grazie alla quale esso pu`o cominciare a emergere
a livello della coscienza. Queste idee archetipiche, a differenza degli archetipi
propriamente detti, sono definibili e razionalmente descrivibili e proprio per questo
soggette a correzioni: come infatti mostr`o di poter fare Keplero, la cui ricerca
inizialmente si muove nella direzione sbagliata e sar`a in seguito rettificata grazie ai
risultati effettivi delle misurazioni15 .
A conclusione di questa sua analisi Pauli chiama in causa Jung rilevando come
sia interessante che la parola archetipo, che Keplero per esempio adopera per le
immagini preesistenti (platoniche), venga ora usata da C. G. Jung anche per fattori
ordinatori non intuitivi, i quali si manifestano sia psichicamente che fisicamente16 .
Anche Marinucci si occupa di labirinti, di ladri del tempo, di dominanti, di
quadri concettuali che imbrigliano le strategie razionali in una delle loro fisionomie
pi`
u ricorrenti e durature nella storia della scienza, della fisica in particolare:
lidea della linearit`
a, che, come viene da lui sottolineato, non `e solo un concetto
matematico, in quanto ha dei risvolti ontologici, epistemologici e filosofici in generale
estremamente importanti, per cui pu`o essere pensata come la traduzione moderna
dei concetti di ordine e semplicit`
a della natura. Essa `e alla base di quello che
pu`o essere considerato il protagonista principale della fisica moderna, vale a dire le
equazioni differenziali, ritenute in grado di tradurre in linguaggio matematico il
movimento e i fenomeni naturali in generale.
In questo scenario si sviluppano la pretesa e la fiducia che la matematica sia
il linguaggio della natura e un paradigma incardinato sulla convinzione che una
13 Cfr. idem, Linflusso delle immagini archetipe sulla formazione delle teorie scientifiche di
Keplero. In: Pauli, op. cit., p. 108.
14 Cfr. idem, Linflusso delle immagini archetipe sulla formazione delle teorie scientifiche di
Keplero. In: ibid., p. 61.
15 Cfr. idem, Linflusso delle immagini archetipe sulla formazione delle teorie scientifiche di
Keplero. In: ibid., p. 78.
16 Cfr. idem, Teoria ed esperimento, p. 106.

Prefazione

19

teoria fisica, al contempo esplicativa e predittiva, sia in grado di ricondurre sotto


un unico principio diversi tipi di problemi.
Questo paradigma subisce varianti che Marinucci ricostruisce puntualmente. In
particolare `e caratterizzato dal passaggio dalloriginaria concezione newtoniana,
secondo la quale la geometria `e una parte della meccanica, alla prospettiva di
Lagrange, nellambito della quale la meccanica diventa una branca dellanalisi, o
pi`
u in generale della matematica, in quanto a essa `e ridotta. Ci`o significa che
mentre nellottica newtoniana era fondamentale trattare o comunque ricondurre un
problema alla geometria, in quanto la costruzione geometrica, e non la simbologia
algebrica in se, `e ci`o che legittima il passaggio dalla matematica alla natura, i
fisici del 700, con Lagrange in testa, ritengono di poter ampliare tale generalit`a
distaccandosi dalla geometria e sostituendo a essa lanalisi. Da questa tendenza,
orientata verso unalgebrizzazione dellanalisi, che escludeva ogni interpretazione
geometria del calcolo, scaturisce lidea, che diventer`a appunto dominante da quel
momento in poi, secondo la quale, essendo la matematica una branca del calcolo,
la posizione fisica di un problema coincide con la sua forma matematica. Ne
consegue che tra la matematica e la realt`
a non sussiste alcun salto.
Laccecamento, di cui parla Uchtomskij, che questo tipo di dominante produce
si manifesta in modo chiaro nellatteggiamento assunto nei confronti del problema
dei tre corpi trattato come il problema dei due corpi pi`
u una perturbazione.
Poincare ha il merito di gettare un fascio di luce su questa forma di cecit`a
cominciando a parlare di sistemi non-lineari e di sensibilit`
a alle condizioni e a
porsi il problema di cosa significhi studiare lequilibrio di sistemi di questo tipo.
Quello che Marinucci chiama giustamente il potenziale di tragicit`a insito nel
suo approccio sta nella convinzione, esplicitamente dichiarata, che non sia possibile
risolvere il problema dei tre corpi con quello strumento matematico che era stato
fino a quel momento, ed era ancora, non solo il nucleo concettuale della fisica, ma
il modello assoluto di scientificit`
a, cui tutte le altre scienze sispiravano.
Ci`o determina la rottura dello schema chiuso allinterno del quale si era costretta
la concettualit`a scientifica e filosofica e lampliamento dellorizzonte degli oggetti
di studio, non pi`
u ristretto alla sola classe dei sistemi (deterministici) riducibili
a pochi gradi di libert`a e non sensibili alle condizioni iniziali, e dunque lineari e
completamente prevedibili a priori, ma esteso ai sistemi deterministici sensibili alle
condizioni iniziali e non-lineari, come il problema dei tre corpi, e ai sistemi, come
la dinamica di un gas, che hanno un comportamento stocastico, non potendosi
conoscere ne la posizione, ne la propriet`
a di tutte le particelle.
Marinucci sottolinea con chiarezza e rigore le conseguenze di questa rottura.
In primo luogo gli effetti del disordine dovuto alla non-linearit`a, e cio`e la perdita
esponenziale dinformazione e lemergenza di un ordine imprevedibile, dovuta al
fatto che la somma degli elementi in gioco non `e pi`
u in grado di render conto
dellordine che si viene a costituire. Inoltre limpossibilit`a di distinguere elementi
essenziali da elementi accidentali e di sapere con certezza su quali aspetti puntare
per comprendere levoluzione caotica del sistema. La configurazione di un sistema
non-lineare diventa cos` uno stato finale, gravido di un passato che non `e possibile

20

Prefazione

interpretare univocamente in modo da farne una sola storia, in quanto le stesse


condizioni iniziali, pur se fissate con un piccolissimo margine derrore, daranno luogo
a unevoluzione non completamente e temporalmente prevedibile e controllabile.
Sulla base di questa analisi viene impostata in modo corretto la questione del
rapporto tra non-linearit`a e imprevedibilit`a, evidenziando come non si tratti affatto
di sinonimi: se da un lato la non-linearit`a rende pi`
u problematica la previsione
rispetto a un modello lineare, dallaltro, per`o, non va pensata alla stregua di un
mero disturbo, alla stregua del rumore: la non-linearit`
a `e una propriet`a di un
sistema, senza la quale lo si snaturerebbe. Quello non-lineare `e quindi un sistema
con un proprio statuto epistemologico, in grado dinquadrare fenomeni e propriet`a
specifiche, non riducibile ad altro di pi`
u semplice o costitutivo
A corredo e a sostegno di questa precisazione vengono evidenziate le conseguenze
negative alle quali ha condotto lidentificazione, allinterno della fisica moderna,
della non-linerit`
a con il rumore.
Da questa ricostruzione Marinucci trae una conclusione filosofica importante,
che diventa il tema principale del discorso successivo, e che egli esprime nei termini
seguenti: la scelta di una via apre delle possibilit`a, e proprio per questo, chiude la
possibilit`
a di accedere ad altri punti di vista. In altri termini, si tratta di capire
perche la non-linearit`
a, non rientrando nello spazio di pensabilit`a della concettualit`a
del tempo, non poteva essere riconosciuta come tale, a testimonianza del fatto che,
appunto, scegliere e strutturare delle possibilit`a vuol dire sempre lasciarne delle
altre. Il punto filosoficamente importante sar`a tener presente metodologicamente
una pluralit`
a di prospettive possibili, proprio nel momento in cui se ne definisce
produttivamente una. Lulteriore problema filosofico riguarda il fatto che, a rigor
di termini, nel momento in cui ci si trova ad avere a che fare con uno spazio
di pensabilit`a non solo chiuso, ma assolutamente chiuso, non si pone neanche il
problema di una riconoscibilit`a di altri spazi di pensabilit`
a che esulano da quello
esistente.
Per esemplificare questo aspetto cruciale viene proposta lanalisi di enti geometrici, come le curve continue e non derivabili in nessun punto, e di dimensioni,
come quelle frattali, che alla luce degli strumenti matematici e della concettualit`
a
dominante fino alla fine dell800 non potevano che essere considerati mostri o
deviazioni patologiche non legittimati ad entrare a far parte dellinsieme dei
possibili oggetti della conoscenza.
Queste evidenti lacune dello spazio della pensabilit`a disponibile rendono necessario il passaggio a una diversa prospettiva teorica che comincia a emergere
con Boltzmann e si sviluppa pienamente nel secondo Wittgenstein che, come ha
mostrato Gargani nel suo Wittgenstein. Musica, parola e gesto, proprio da Boltzmann ha tratto spunto per alcuni dei temi portanti del suo pensiero. Lalternativa
in questione `e incardinata sullidea di somiglianze di famiglia, che consente di
individuare analogie e nessi inediti, frutto della costruzione di coerenze diverse tra
linguaggi intesi come regionalit`a strutturate e di far in tal modo fronte ad esigenze
sempre nuove che le forme di vita pongono di volta in volta.

Prefazione

21

Questo tipo di strumento concettuale, sottolinea Wittgenstein, ci mette in


condizione di cogliere una rete complicata di somiglianze che si sovrappongono e si
incrociano a vicenda. Somiglianze in grande e in piccolo. Non posso caratterizzare
queste somiglianze meglio che con lespressione somiglianze di famiglia; infatti
le varie somiglianze che sussistono tra i membri di una famiglia si sovrappongono
e sincrociano nello stesso modo: corporatura, tratti del volto, colore degli occhi,
modo di camminare, temperamento, ecc. ecc. - E dir`o: i giuochi formano una
famiglia.
E allo stesso modo formano una famiglia, ad esempio, i vari tipi di numeri:
Perche chiamiamo una certa cosa numero? Forse perche ha una - diretta parentela con qualcosa che finora si `e chiamato numero; e in questo modo, possiamo
dire, acquisisce una parentela indiretta con altre cose che chiamiamo anche cos`. Ed
estendiamo il nostro concetto di numero cos` come, nel tessere un filo, intrecciamo
fibra con fibra. E la robustezza del filo non `e data dal fatto che una fibra corre per
tutta la sua lunghezza, ma dal sovrapporsi di molte fibre luna allaltra.
Se per`o qualcuno dicesse: Dunque c`e qualcosa di comune a tutte queste
formazioni, - vale a dire la disgiunzione di tutte queste comunanze- io risponderei:
qui ti limiti a giocare con una parola. Allo stesso modo si potrebbe dire: un
qualcosa percorre tutto il filo, - cio`e lininterrotto sovrapporsi di queste fibre17 .
Guardando i giochi, dunque, non `e quindi dato cogliere qualcosa che sia realmente comune a tutti e che quindi corrisponda allessenza del gioco che giustifichi
dunque lapplicazione del nome comune. Per questo a essi non si pu`o applicare
la nozione di insieme che presuppone, com`e a tutti noto, proprio la presenza
di una propriet`a che sia comune a tutti. Ogni possibile identificazione di una
propriet`
a di questo genere, che sarebbe comune a tutti i giochi, viene contrastata
da Wittgenstein attraverso contrapposizioni significative. Se dici che `e essenziale
al gioco il divertimento, citerei casi in cui parleresti di giochi esitando tuttavia a
` divertente del resto il gioco degli scacchi? O la
caratterizzarli come divertenti. E
roulette russa? Se dici che `e essenziale al gioco il vincere o il perdere, non `e certo
difficile citare giochi in cui la competizione non ha nessuna parte, come i solitari.
E cos` via.
Ci`o che invece si pu`o ammettere `e che tra un gioco e laltro vi sia, come detto, unaria di famiglia che manifesta lappartenenza comune attraverso
somiglianze sfuggenti.
Nel caso di una nozione come quella di gioco, quindi, nella misura in cui ci serve
per illustrare una concezione del linguaggio, ci serve proprio il mantenere aperto il
concetto. Se lo chiudessimo - come potremmo anche fare introducendo restrizioni
nellimpiego del termine - ci rimetteremmo qualcosa. Perci`o introduciamo la
nozione di gioco mediante esempi e poi diciamo: queste, e simili cose, si chiamano
giochi18 . Ed ancora: Si danno esempi e si vuole che vengano compresi in
un certo senso19 . Occorre poi mettere in evidenza che non abbiamo nessun
17 Cfr.

Ludwig Wittgenstein. Ricerche filosofiche. Torino: Einaudi, 1999, p. 47.


ibid., 69.
19 Cfr. ibid., 71.
18 Cfr.

22

Prefazione

diritto di indicare questa introduzione esemplificativa come un modo intuitivo, nel


senso di vago ed approssimativo in cui talora viene usato questo termine,
quasi che questa introduzione fosse una sorta di preparazione preliminare a cui
dovr`
a seguire necessariamente una determinazione rigorosa.
Lapertura del concetto non deve essere confusa con la sua vaghezza: qualcosa
`e infatti vago relativamente al problema di una determinazione rigorosa. Pi`
u
chiaramente: solo nella misura in cui, per scopi particolari, esigiamo determinazioni
rigorose diciamo che un certo modo di procedere `e vago ed approssimativo. Inoltre
nulla giustificherebbe lidea che una nozione che non sia rigorosamente determinata
sia per ci`
o stesso inutilizzabile. Infatti noi possiamo - per uno scopo particolare
- tracciare un confine. Ma con ci`o solo rendiamo il concetto utilizzabile? Niente
affatto!20 . Ci`o potrebbe essere sostenuto sulla base di un pregiudizio in cui la
richiesta di una esatta determinazione venga avanzata prescindendo dai contesti e
dagli scopi che vengono perseguiti. Qui lesemplificare non `e un metodo indiretto
di spiegazione - in mancanza di un metodo migliore21 . Non ci sono due livelli,
luno intuitivo in cui diciamo le cose alla buona, scusandoci di continuo con
lascoltatore, e uno esatto, rigoroso in cui riesponiamo le cose nellunico modo
legittimo. Ma il procedere attraverso esempi non potrebbe forse mettere il nostro
interlocutore in una situazione di incertezza imbarazzante? Ci`o pu`o anche accadere.
Wittgenstein `e molto chiaro ed esplicito su questo punto: nellaccettare un metodo,
quale quello da lui proposto nelle Ricerche filosofiche, basato sugli esempi, su
immagini sfocate e non su concetti rigorosi e dai confini ben definiti, dobbiamo
accettare di poter essere fraintesi. Ci`o fa parte del problema. Se dico Portami
questo e mostro una foglia di quercia, forse 1. il mio interlocutore cercher`a di
strapparmi di mano la foglia (o se ne star`a l` imbarazzato) 2. oppure mi porter`a
una foglia di quercia; 3. oppure ancora mi porter`a una foglia qualunque. La
foglia che mostro assolve funzioni differenti (come strumento del linguaggio). Nel
secondo e terzo caso in modi diversi svolge la parte del campione. Nel primo
vale per se stessa. Del resto non vi `e motivo, e forse non `e nemmeno possibile,
garantirsi da ogni possibile fraintendimento. Vi sono fraintendimenti che potremmo
non aver affatto previsto. Ed in ogni caso il fraintendimento avviene, per cos`
dire, uno alla volta, e presumibilmente saremo sempre in grado di porre riparo a
quel fraintendimento.
Sulla base della prospettiva che viene in tal modo assunta il metodo cessa di
essere un insieme di passi codificati da compiere per raggiungere uno scopo per
essere concepito, invece. come una via che si costruisce nel momento stesso in
cui la si percorre. Inoltre coerenze diverse non si collocano necessariamente in
una successione temporale, ma possono essere pensate come contemporaneamente
presenti, per cui di uno stesso contesto problematico possono essere prodotte
coerenze diverse, frutto dellattenzione per aspetti diversi del contesto medesimo.
In questo senso possono essere tenuti insieme elementi e aspetti considerati
20 Cfr.
21 Cfr.

ibid., p. 48.
ibid., p. 48.

Prefazione

23

profondamente eterogenei in grado di far emergere significati nuovi. Diventa di


conseguenza possibile confrontare e far convergere e interagire quadri concettuali
diversi senza alcuna pretesa di ricondurli a un unico spazio di pensabilit`a. Allinterno
di un confronto cos` concepito i confini e/o le zone di confine delimitano sia spazi
allinterno dei quali vigono pi`
u giurisdizioni, sia spazi vuoti. Inoltre essi divengono
mobili e possono essere spostati in seguito alle modalit`a e ai risultati delle interazioni
tra le differenze in campo.
Ci sono per`o modi diversi di far interagire queste differenze. Marinucci introduce, a questo proposito i concetti di rapporto e relazione. Col primo
sintende che lo spazio di possibilit`a, o le configurazioni possibili di un sistema, sono
conoscibili dalla semplice analisi e definizione dei singoli elementi di un sistema
presi separatamente. Col secondo si fa invece riferimento a uno spazio di possibilit`a
che si costituisce a posteriori, a partire dallinterazione degli elementi che, in tal
caso, sono definibili solo dopo linterazione stessa, in quanto vengono considerati
distinti ed inseparabili. Di qui, a seconda di come si svolge linterazione si avranno
diversi e molteplici spazi di possibilit`
a. Lintroduzione di una simile distinzione
pone il problema di pensare una proliferazione non prevedibile di possibilit`
a, senza
poter individuare ununit`
a sottostante e fondamentale.
La differenza tra i due tipi di approccio, legati ai due diversi concetti menzionati,
si manifesta in modo particolarmente evidente nellanalisi di un problema specifico
della meccanica quantistica, quello del presunto salto tra mondo microscopico
e mondo macroscopico, che proprio per questo viene da Marinucci affrontato
estesamente a partire dallanalisi delle conseguenze che emergono dal paradosso
del gatto di Schrodinger. Merito di questo esperimento mentale `e quello di
porre in modo chiaro la questione del confine tra la fisica classica e la meccanica
quantistica e i loro rispettivi ambiti di pertinenza, mettendo in luce come lo spazio
di possibilit`
a della prima non sia tale da rispondere alle esigenze della seconda,
malgrado il fatto che i concetti della fisica classica costituiscano il linguaggio
per mezzo del quale `e descritta la preparazione degli esperimenti quantistici e ne
vengono espressi i risultati.
Per inquadrare correttamente tale questione `e necessario introdurre i concetti
di possibile, reale e potenziale definendoli correttamente e stabilendone i mutui
rapporti, cosa che Marinucci fa valendosi dellanalisi di oggetti macroscopici che
mantengono un comportamento quantistico, i superconduttori.
La situazione del gatto del paradosso di Schrodinger `e emblematica in quanto
esso, per come `e costruito e configurato lesperimento mentale, consiste formalmente
di due sistemi dinamici: uno descrivibile da coordinate collettive (il complesso
macroscopico) e laltro da coordinate microscopiche. Essi sono detti rispettivamente:
sistema collettivo e ambiente. Proprio a partire da questa situazione pu`o essere
ben esemplificata e approfondita la differenza tra un approccio basato sul concetto
di rapporto e una prospettiva che fa invece riferimento allidea di relazione.
Nel primo caso si assume infatti che il comportamento dei singoli elementi che
costituiscono il complesso sia diverso dal comportamento globale di questultimo, in

24

Prefazione

quanto i primi sono soggetti a comportamenti quantistici, mentre il secondo `e soggetto alla fisica classica.
Volendo sintetizzare tutto ci`
o si pu`
o scrivere:
H = Hc + He
dove H indica il sistema globalmente considerato, mentre Hc e He rappresentano,
rispettivamente, la parte macroscopica e la parte microscopica. In questa modalit`a
queste due componenti vengono meramente giustapposte, senza che si consideri tra
loro alcun tipo di scambio energetico.
In modo ben diverso si presentano le cose se invece Hc e He vengono considerati
accoppiati o distinti e inseparabili, caratterizzati, cio`e, da quel carattere della
sinteticit`
a o, per meglio dire, della composizione, che Jung considerava tipico del
simbolo. Componere  significa porre insieme, mantenere uniti. Ci`o che, nel
simbolo, viene tenuto assieme sono gli opposti che il pensiero razionale e dirimente
considera legittimamente separati e, nella mutua esclusione, disgiunge e distanzia.
Questo tratto distintivo fa del simbolo il prodotto di unintuizione che attraversa e
lacera il tessuto logico dellordine normale e razionale del pensiero. In questo senso
esso esprime tensione e antinomicit`
a creatrice, ma anche unione e collegamento.
Assumendo questa impostazione `e possibile render conto di un effetto di dissipazione termica dovuta proprio al fatto di tenere insieme, e non semplicemente
giustapporre, tali sistemi. Si pu`
o, di conseguenza, scrivere:
H = Hc + He + Hint
Con Hint  viene introdotto il riferimento a un concetto, quello di decoerenza,
che viene spesso associato (e talvolta indebitamente confuso) con il collasso della
funzione donda, con il quale `e in uno stretto rapporto, in quanto ne spiega le evidenze, anche se non d`a conto del collasso in quanto tale. Mentre per`o questultimo
`e il risultato del procedimento intenzionale che chiamiamo misura, la decorrenza
`e leffetto di un processo di conversione delle probabilit`a quantistiche nelle usuali
probabilit`a classiche e di trasformazione del possibile nel fattibile che avviene
anche senza il nostro intervento. Essa si verifica quando il fenomeno quantistico
interagisce in un modo termodinamicamente irreversibile con lambiente in cui `e
immerso, o qualsiasi altro sistema complesso esterno. Ognuno degli stati che lo compongono diventa cos` intricato (separatamente) con diversi aspetti dellambiente
o del sistema esterno. Ci`o che risulta da questa interazione e dallintricazione va
trattato come un unico sistema. Quindi ciascuna componente del nostro fenomeno
quantistico forma stati intricati separati. Le fasi di questi stati saranno alterate:
ci`
o distrugge la coerenza delle fasi fra le componenti, che diventano decoerenti.
La decoerenza `e dunque la conseguenza dellimpossibilit`a di isolare in modo completo il fenomeno quantistico da ci`
o che lo circonda, dove per ci`
o che lo circonda
sintende tutto ci`o che interagisce con esso (un apparecchio, delle molecole daria,
dei fotoni ecc.). Questa interazione provoca una distruzione molto rapida delle
interferenze quantistiche del sistema. Le interferenze sono un fenomeno ondulatorio,

Prefazione

25

e caratterizzano un comportamento quantistico. La distruzione delle interferenze,


comporta, a sua volta, una soppressione delle sovrapposizioni di stati che caratterizzano loggetto quantistico; questultimo, quindi, disponendo unicamente di
alcuni stati semplici, assume immediatamente un comportamento classico. In un
oggetto macroscopico (come appunto il gatto del paradosso di Schr
odinger) , ogni
atomo che lo compone interagisce con tutti gli altri atomi dellambiente che gli sta
attorno. Tutte queste interazioni provocano spontaneamente una sorta di ronzio
di interferenze quantistiche, che spariscono quasi istantaneamente. Ecco perche la
fisica quantistica non si applica alla nostra scala: i sistemi non sono mai isolati.
La velocit`a di decoerenza aumenta con la grandezza del sistema. Un gatto per
esempio, formato da circa 1027 particelle, decoerisce in 1023 secondi. Ci`o spiega
perche non si sono mai visti dei gatti in uno stato di sovrapposizione tra la vita
e la morte e perche la decoerenza sia cos` difficile da osservare. Per un elettrone,
invece, il tempo di decoerenza (che viene detto coefficiente di fluttuazione) `e di
circa 107 secondi, un tempo, quindi, abbastanza lungo per osservare gli effetti di
interferenza in esperimenti come quello della doppia fenditura di Feynman. La
decoerenza, quindi, non e un improvviso salto, come si `e ritenuto per molto
tempo, in seguito al fatto che essa avviene a una velocit`
a impressionante (in un
intervallo di 1027 secondi) - per cui d`a una forte impressione di discontinuit`a, di
salto quantistico istantaneo. Recenti esperimenti sono per`
o riusciti a rallentarne
il decorso staccando particelle quantistiche dal loro ambiente. In seguito a questo
rallentamento le sovrapposizioni di stati diventano evidenti.
I componenti di interferenza eliminati dal processo di decoerenza, tuttavia, non
svaniscono veramente - semplicemente non li notiamo a livello macroscopico perche
sono sfasati. In effetti, vengono semplicemente dissipati nel nostro ambiente pi`
u
vasto. Possono essere assimilati alle piccole increspature nel mare, che risultano
invisibili rispetto alle grandi onde, oggetto della nostra percezione. Potremmo
dire - proseguendo nellanalogia e forzandola un poco - che le piccole increspature
diventano intricate con altre piccole increspature finche non risulta impossibile dire
da quale grande onda provenga ciascuna di esse, che diviene cos` non determinabile
e non pi`
u percepibile.
Per le sue caratteristiche la decoerenza pu`o quindi essere considerata un processo di coagulazione, di solidificazione, di continuo rastremarsi del possibile
verso il reale, del virtuale nel qui e ora che conferisce significato al tempo, che
rispecchia questo ininterrotto processo di evoluzione che rende macroscopiche
e percepibili solo alcune variazioni, le grandi onde delloceano della selezione
naturale, dissipando in questultimo le piccole increspature. Ecco perche essa
si presta particolarmente bene a illustrare e analizzare i rapporti tra realt`a,
possibilit`
a e potenzialit`
a.
Nella meccanica quantistica, sottolinea Marinucci valendosi di queste premesse,
le possibilit`a non sono disponibili a priori, ma sono costituite, sia in generale sia nella
specificit`a della preparazione di un esperimento. Ecco perche `e impossibile assumerle
isolatamente: la meccanica quantistica presenta forti e imprescindibili connotati
olistici che rendono impossibile trattare isolatamente la componente macroscopica

26

Prefazione

e quella microscopica tra le quali, separandole, sarebbe poi impossibile trovare una
qualsiasi mediazione, dato che obbediscono a leggi contraddittorie.
Il quadro che ne emerge presuppone ed esige, di conseguenza, il riferimento
allidea di relazione, attraverso la quale `e possibile pensare uno spazio di possibilit`a,
per nulla predeterminabile a priori. In questo approccio il significato, pensato come
pluralit`a di possibilit`a, si d`a nellatto stesso del tenere insieme elementi diversi:
esso `e, pertanto, qualcosa che si d`a congiuntamente e che si costruisce tramite la
relazione come `e stata definita e in modo indissolubile rispetto a essa, in quanto
solo nella relazione cos` intesa risulta possibile porre e pensare lindistricabilit`
a di
elementi eterogenei e costituire le stesse possibilit`a, vale a dire lo sfondo dal quale
emergono i significati puntuali.
Diventa cos` chiaro che un concetto `e un prodotto per sottrazione, nel senso che
quando qualcosa sindividua attraverso di esso si perviene a un esito che dipende
strettamente dai nessi e dalle relazioni che lo producono. In questo modo, il concetto
pu`o essere svincolato da una presupposta, completa e atemporale conformit`a e
identit`
a col suo oggetto. Esso, in quanto individua qualcosa, non ne esprime
lessenza, quanto piuttosto una differenza.
Lidea di un percorso di questo tipo si trova in Calvino, nella lezione dedicata
allesattezza delle sei Charles Eliot Norton Poetry Lectures che avrebbe dovuto
tenere alluniversit`a di Harvard, nellanno accademico 1985-1986, per discutere di
alcuni valori letterari da conservare nel prossimo millennio, se la morte non fosse
intervenuta a coglierlo prematuramente e in modo improvviso:
Alle volte cerco di concentrarmi sulla storia che vorrei scrivere e maccorgo
che quello che minteressa `
e unaltra cosa, ossia, non una cosa precisa, ma tutto
ci`
o che resta escluso dalla cosa che dovrei scrivere; il rapporto tra quellargomento
determinato e tutte le sue possibili varianti e alternative, tutti gli avvenimenti che
` unossessione divorante, di struggitrice,
il tempo e lo spazio possono contenere. E
che basta a bloccarmi22 .

Se si assume questo punto di vista, il processo di acquisizione e conquista della


conoscenza cessa di apparire incardinato sullobiettivo tradizionale dellaccumulazione e dellarricchimento di dati e informazioni, fino a comporre dal basso
verso lalto un quadro il pi`
u esaustivo possibile del mondo che ci circonda. Esso
comincia invece a essere concepito sempre pi`
u come un percorso top-down ,
lesito di uno sforzo tenace e costante di selezione e di restringimento, dallambito
originario del possibile, con le sue opportunit`a presso che illimitate, al sistema dei
vincoli dettati e imposti dalladesione alleffettualit`a, vale a dire al reale quale ci si
presenta qui e ora, cio`e nelle circostanze spaziali e temporali nei quali esso `e
percepito e concettualizzato. Un cammino che assume la forma di una piramide
rovesciata, in quanto parte dallalto, da una base molto ampia, che tende poi a
rastremarsi verso il basso, fino ad assottigliarsi in una sorta di vertice.
Del resto `e proprio questo, dal complesso al semplice, e non viceversa, il
percorso di sviluppo che pare seguire la genesi del linguaggio, i cui costituenti
22 Cfr.

Italo Calvino. Lezioni americane. Milano: Mondadori, 1993, p. 77.

Prefazione

27

base sembrano dover essere individuati nei processi funzionali di carattere olistico
che rendono possibile il fluire della comunicazione gi`a prima dellavvento di un
codice espressivo vero e proprio. Come rileva Ferretti, dal nostro punto di vista il
discorso (la successione temporalmente e coerentemente ordinata delle espressioni
comunicative) precede lorigine delle singole espressioni prese isolatamente: il
primato logico e temporale del discorso sulle parti costituenti rappresenta uno dei
nodi concettuali di maggior rilievo della nostra proposta23 .
Marinucci conclude la sua analisi facendo brevemente riferimento allattivit`
a
poietica propria della metafora che, accostando parti del linguaggio che non erano
mai state messe insieme prima, produce giochi diversi e inediti. Il riferimento `e qui,
in particolare, alla concezione interattiva della metafora, proposta da Black24 ,
secondo la quale, quando si usa una metafora, si attivano contemporaneamente due
pensieri di cose differenti sostenuti da una sola parola o frase, il cui significato `e la
risultante della loro interazione, appunto. In questo modo si produce un significato
nuovo, diverso da quello letterale: si ha, cio`e, unestensione o una variazione di
significato determinata dal fatto che la parola viene attivata in un contesto nuovo.
Abbiamo, quindi, un primo elemento di cui tener conto: la metafora `e sempre il
risultato dellinterazione tra una parola (o un intero enunciato) e il contesto in cui
si inserisce: essa `e, dunque, sempre un pezzetto, per quanto piccolo, di testo. Una
parola qualsiasi pu`o venire usata isolatamente: ma, utilizzata in questo modo, non
pu`o mai dar luogo a effetti metaforici. La parola e il contesto costituiscono insieme,
in ununit`a indissolubile, la metafora. Ma quale tipo di combinazione tra testo e
contesto produce gli effetti metaforici?
Per rispondere a questa domanda occorre in primo luogo tener presente che
il significato di una parola consiste, essenzialmente, in una certa aspettativa di
determinazione. Questa attesa `e guidata, per cos` dire, e condizionata dalle leggi
semantiche e sintattiche che governano luso letterale della parola, e la cui violazione
produce assurdit`a e contraddizione. In aggiunta a ci`o va sottolineato che gli usi
letterali di una parola normalmente richiedono al parlante laccettazione di un
pacchetto di credenze standard che sono possesso comune di una data comunit`a
di parlanti. La metafora agisce proprio su questo sistema di idee normalmente
associato a una parola: essa, in particolare, comporta il trasferimento dei luoghi
comuni usualmente implicati dalluso letterale di un termine e la sua utilizzazione
per costruire un corrispondente sistema di implicazioni da riferirsi a un secondo
termine, per il quale, nelluso letterale, queste implicazioni non valgono.
Proviamo, ad esempio, a pensare alla metafora come a un filtro. Si consideri
laffermazione: Luomo `
e un lupo. Qui, possiamo dire, vi sono due soggetti: il
soggetto principale, luomo (o gli uomini) e un soggetto secondario, il lupo (o i lupi).
Ora la frase metaforica in questione non sarebbe in grado di trasmettere il suo
significato intenzionale a un lettore piuttosto ignorante in materia di lupi. Ci`
o che
si richiede non `
e tanto che il lettore conosca il significato standard di lupo fornito
23 Cfr Francesco Ferretti. Alle origini del linguaggio umano. Il punto di vista evoluzionistico.
Roma-Bari: Laterza, 2010, p. 117.
24 Cfr. Max Black. Models and metaphros. New York: Ithaca, 1962, pp. 39-41.

28

Prefazione

da un dizionario, o che sappia usare la parola in senso letterale, quanto piuttosto


che sia a conoscenza di quello che chiamer`
o un sistema di luoghi comuni associati
[. . . ] Leffetto, dunque, di chiamare un uomo lupo `
e di evocare il sistema lupo di
luoghi comuni correlati. Se luomo `
e un lupo, egli `
e feroce, affamato, impegnato in
una continua lotta, e cos` via. Ciascuna di queste asserzioni implicite deve essere
ora condotta ad adattarsi al soggetto principale (luomo) sia nei sensi normali che in
quelli inconsueti [. . . ] Ogni tratto umano di cui si pu`
o senza inopportune distorsioni
parlare in linguaggio lupesco sar`
a messo in rilievo, e ogni tratto che non ha queste
caratteristiche sar`
a respinto sullo sfondo. La metafora-lupo sopprime particolari, ne
sottolinea altri: in breve organizza la nostra visione delluomo25 .

Ci`o ci autorizza ad affermare che la metafora crea una similarit`a, piuttosto


che esprimere una qualche similarit`
a precedentemente esistente26 . Il soggetto
principale viene infatti visto attraverso lespressione metaforica o, per meglio dire,
proiettato sul campo dei soggetti secondari. Un sistema di implicazioni (o di luoghi
comuni) impiegato allinterno di un certo campo viene usato come strumento
per selezionare, evidenziare, costruire relazioni, in una parola per strutturare,
organizzare anche percettivamente, un campo differente. Questa operazione, che
ha dunque una vera e propria natura percettiva, oltre che conoscitiva, in quanto
attraverso il soggetto secondario conduce a mettere in luce e a vedere caratteristiche
e propriet`a fino a quel momento del tutto inedite del soggetto principale, pu`o riuscire
soltanto a due condizioni:
1. che entrambi i termini o soggetti siano presenti contemporaneamente nelloperazione medesima e interagiscano tra di loro;
2. che le implicazioni che vengono trasferite da un soggetto allaltro rimangano,
almeno in una certa misura, implicite.
Se infatti la metafora luomo `e un lupo venisse sostituita da una parafrasi
letterale, che espliciti le relazioni rilevanti tra i due soggetti, essa perderebbe
gran parte della sua efficacia, cio`e del suo valore di illuminazione. Linsieme
di proposizioni letterali cos` ottenuto finirebbe inevitabilmente col dire troppo e
col mettere in evidenza cose diverse dalla metafora, con il risultato di vanificare
il contenuto conoscitivo di essa. Va infine tenuto presente che, attraverso la
sovrapposizione creata, la produzione della relazione metaforica modifica anche il
sistema di implicazioni associato al soggetto secondario, e non solo quello legato
al soggetto principale. Se infatti chiamare lupo un uomo `e metterlo in una luce
particolare, non va dimenticato che la metafora fa sembrare anche il lupo pi`
u
umano di quanto non sarebbe altrimenti.
Possiamo allora dire, a questo punto, che la metafora agisce violando laspettativa di determinazione predisposta nel significato di una parola e genera, di
conseguenza, un effetto di sorpresa e una tensione tra il significato originario della
parola stessa e lidea ora forzatamente provocata dal contesto in cui essa viene
inserita. Se chiamiamo questo processo controdeterminazione, per sottolineare che
25 Cfr.
26 Cfr.

ibid., pp. 39-41.


ibid., p. 37.

Prefazione

29

la determinazione fornita dal contesto procede in direzione contraria allattesa, viola


cio`e il sistema delle credenze standard associate al termine interessato, possiamo
dire, con Weinrich27 , che la metafora `e una parola in un contesto controdeterminante. Questo stesso aspetto pu`o essere evidenziato parlando di tensione fra
significato (Bedeutung) e intendimento (Meinung), dove il primo termine indica
il contenuto abituale di una parola, considerata isolatamente, e il secondo il suo
conformarsi al senso globale del discorso, al contesto che, a sua volta, esprime
lintendimento di colui che parla.
Questa concezione della metafora si distingue da quella tradizionale, che trae
origine dalla classica analisi fornita da Aristotele nella Retorica che, pur celebrando
la facolt`a propria della figura retorica in questione di connettere termini fra loro
irrelati, nondimeno associa sempre ad essa un significato parafrasabile nel linguaggio
di codice. Al contrario, la metafora di cui parla Black non `e ne vera, ne falsa,
cio`e non costituisce un buon candidato per il calcolo delle funzioni di verit`a, dal
momento che per definizione rappresenta la rottura con il linguaggio ordinario
di codice. Essa risulta traducibile in questultimo quando ha ormai perso i suoi
caratteri di originalit`a e di novit`a, ossia quando viene letteralizzata, dando origine
ad un linguaggio ordinario e istituzionale.
Anche in questo caso, pertanto, molto si gioca sulla relazione. In modo significativamente analogo al concetto definito nel modo che si `e visto, e cio`e come
il prodotto di un processo di sottrazione, lattivit`
a poietica della metafora fa
riferimento al fatto che il significato non `e dato prima dellaccoppiamento dei
termini che la costituiscono, ma si produce in una specifica relazione. A essere
costituita `e pertanto la stessa possibilit`a (o spazio di possibilit`a), in cui possono
aver luogo uno o pi`
u significati.
Da questa pur breve analisi del lavoro di Marinucci emerge laspetto che, a
mio modo di vedere, ne costituisce il pregio maggiore: il fatto cio`e di proporre
conclusioni filosofiche che scaturiscono, in modo convincente, da una ricostruzione
precisa e rigorosa di alcune delle pi`
u significative svolte concettuali dellitinerario
del pensiero scientifico, dalla nascita della fisica moderna ai pi`
u recenti sviluppi
della meccanica quantistica.
Buona lettura, dunque!
Silvano Tagliagambe

27 Cfr. Harald Weinrich. Metafora e menzogna: la serenit`


a dellarte. Bologna: il Mulino, 1976,
p. 89.

Introduzione

1. Uno degli elementi chiave che segna la nascita della scienza moderna `e, com`e
noto, il nuovo modo di conoscere. In generale, la novit`a consiste nella convinzione,
affermatasi con Galilei e Newton, che conoscere la natura non vuol dire ricercarne
prima di tutto le cause per poi darne una descrizione matematica o di altro tipo,
ma, al contrario, anteporre la descrizione matematica del comportamento di un
fenomeno per poi cercarne le cause.
La matematica diventa, cos`, lo strumento fondamentale per la conoscenza della
natura, lo strumento in grado di svelarne i segreti. In questo senso, i maggiori
scienziati del periodo compreso orientativamente tra la fine del Seicento e la met`
a
dellOttocento affermano proprio che la matematica `e il linguaggio della natura28 .
Per essere pi`
u precisi, a partire dal Settecento, il calcolo diventa il linguaggio
della natura. Esso `e effettivamente uno strumento potentissimo, in quanto rende
possibile tradurre matematicamente il movimento. Questo `e un aspetto fondamentale, in quanto, se si eccettua un eventuale e non necessario ricorso ad un dio o a
qualcosa in grado di garantire larmonia di tutto ci`o che `e, ci`o che si trattava di
conoscere veniva ridotto a materia e movimento. Si comprende ora come, sulle ali
dei sempre maggiori risultati conseguiti, gli scienziati facessero grande affidamento
sul calcolo e che gli altri settori della conoscenza prendessero la matematica e la
fisica come modelli di scientificit`
a.
Attraverso il calcolo si riteneva di essere in grado di conoscere una volta per tutte
la legalit`a della natura. Da un punto di vista filosofico, conoscere un fenomeno
naturale voleva dire scriverne le equazioni differenziali. Proprio questultime
rendevano riconoscibile un oggetto come passibile di conoscenza scientifica la quale,
pertanto, si ritrovava costretta entro specifici vincoli attraverso e allinterno dei
quali esplicava la sua funzione. Se si considera il moto di un pianeta, scriverne
le equazioni differenziali voleva dire individuare gli elementi responsabili della
traiettoria, distinguendoli da quelli responsabili di mere perturbazioni. Per usare il
linguaggio di Laplace bisognava essere in grado di distinguere le cause essenziali
dalle cause esterne di un dato moto. In questo senso, come cercher`o di mostrare,
nella fisica del Settecento, la matematica coincide con la natura.
28 Oltre al famoso passo del Saggiatore di Galilei, questaffermazione, discussa nel secondo
capitolo, si ritrova nelle opere di Lagrange, Fourier, Laplace ecc. . .

31

32

Introduzione

In questa prospettiva, un problema pu`o essere trattato scientificamente se di


esso se ne possono scrivere le equazioni differenziali. In tal senso, come si vedr`a nel
seguito, si assiste ad uno slittamento per cui uno strumento di conoscenza diventa
la razionalit`
a della natura.
Sebbene a grandi linee sia questo lesito della traduzione settecentesca dei
Principia di Newton, esso non `e affatto scontato, ne tanto meno necessario. Lo
stesso Newton, infatti, riteneva il calcolo niente pi`
u che un metodo euristico. A
differenza di quanto si pensa, la fisica del Settecento non pu`
o essere ridotta ad un
mero sviluppo dei risultati di Newton, in quanto presenta delle specificit`a.
Dal punto di vista filosofico, `e interessante proprio il fatto per cui qualcosa pu`o
essere oggetto di conoscenza scientifica se pu`o essere affrontato con il calcolo. A
questidea si associa il riduzionismo analitico, per cui un fenomeno pu`
o e dev essere
ridotto, attraverso lanalisi, ai suoi componenti fondamentali, in quanto tutte le
sue propriet`
a sono pensabili a partire da questultimi.
Il problema dellessenza si ripropone, dunque, in un senso che si potrebbe
chiamare metodologico 29 , in quanto la conoscenza consiste nella delimitazione di
uno spazio chiuso in grado di separare gli elementi primi di un fenomeno da quelli
accidentali. Il modo per individuarli `e costituito dal riduzionismo analitico e dal
fatto di non ammettere alcuno scarto tra la descrizione matematica di un fenomeno
e la natura30 .
Nel Settecento il calcolo ed il riduzionismo analitico diventano, oltre che strumenti di ricerca, la razionalit`a presente in tutto ci`
o che `e passibile di essere conosciuto
scientificamente, in quanto permettono di delimitare lo spazio di pensabilit`a di ci`o
che pu`
o essere oggetto di conoscenza scientifica. In questo senso si pu`o indicare nella
delimitazione di un concetto chiuso di qualcosa, il fine e la fine della conoscenza di
un fenomeno, in quanto soddisfa, in tal modo, ogni tipo di esigenza conoscitiva.
Questo tipo di approccio alla conoscenza subisce un durissimo colpo nel momento
in cui Poincare dimostra che non `e possibile risolvere il problema dei tre corpi
attraverso lindividuazione di una soluzione analitica. Allinterno del calcolo,
allinterno della razionalit`
a che aveva reso possibile raggiungere enormi successi,
Poincare individua un limite invalicabile. Sulle sue orme, nella fisica sintroducono
propriet`a come la sensibilit`
a alle condizioni iniziali ed il fatto che non tutte le
propriet`a di un sistema sono riducibili alla somma dei suoi elementi. Da questo
punto di vista, al calcolo si affiancano altri strumenti ed altri tipi di descrizione
matematica che, sebbene non consentano di giungere a soluzioni analitiche di
equazioni differenziali non-lineari, permettono di affrontare un fenomeno e la sua
traduzione matematica in modo da ottenere informazioni altrettanto scientifiche. I
29 E
` bene dire sin dora che questo `
e il senso principale che tratto tutte le volte che discuto
dellessenza. Quello secondario fa riferimento al fatto che mi sembrano difficilmente evitabili
ricadute ontologiche.
30 Naturalmente la questione `
e pi`
u complicata, nel senso che lo stesso Laplace fa un continuo
riferimento al fatto che la conoscenza umana si muove per gran parte nellambito della probabilit`
a.
Nonostante ci`
o, mi pare di poter affermare quanto detto; le motivazioni di tutto ci`
o sono discusse
in questo lavoro.

Introduzione

33

frattali, le mappe di Poincare e gli esponenti di Lyapunov sono proprio un esempio


concreto di tutto ci`o, in quanto forniscono anche informazioni qualitative di un
fenomeno.
Da un punto di vista filosofico, viene meno la coincidenza, tipicamente settecentesca, tra determinismo e prevedibilit`a, in quanto, dopo Poincare, si fa strada
lidea dirompente che un sistema deterministico possa dare luogo al caos.
Ora, il punto `e che il caos deterministico `e qualcosa di assolutamente impensabile
per uno scienziato del Settecento, nonostante avesse a disposizione sia la matematica
sia i problemi fisici di ci`o che oggi si chiama non-linearit`
a. Per comprendere tale
questione, ho cercato di affrontarla da un punto di vista filosofico.
La discussione della non-linearit`a, rispetto alla meccanica del Settecento, impone
unattenta riflessione filosofica sul modo in cui sintende lasserzione: la matematica
`e il linguaggio della natura. Non si tratta pi`
u di cercare di leggere in trasparenza
la natura attraverso il calcolo, si tratta di prendere coscienza del fatto che la
matematica offre modelli in grado di inquadrare, in un orizzonte teorico di senso,
alcuni fenomeni naturali o, in certi casi, aspetti di fenomeni. Di conseguenza,
non si tratta pi`
u di differenziare, per dirla con Laplace, cause esterne da cause
essenziali, ma di distinguere parametri in base ad un criterio di rilevanza, variabile
a seconda dei contesti, anche riguardo ad uno stesso fenomeno.
In questo nuovo ambito, il calcolo ed il trattamento esclusivamente quantitativo
dei problemi fisico-matematici diventano un modo di procedere, accanto al quale si
pongono altri e nuovi strumenti qualitativi come le descrizioni geometriche31 .
Tutto ci`o `e reso necessario dal fatto che la non-linearit`a, con le sue propriet`a,
rompe, come detto, lequazione, tipicamente settecentesca, di determinismo e
predicibilit`
a.
Di qui, leggere la natura `e sempre pi`
u difficile e problematico. Gli stessi concetti
di linguaggio, matematica, natura ecc. . . necessitano di essere ripensati. In
questo senso, persino una fondazione rigorosa di un linguaggio come la matematica
non sarebbe in grado di risolvere o aggirare i problemi conoscitivi posti.
A mio modo di vedere, non si tratta, prima di tutto, di definire, di fornire
un concetto chiuso di un linguaggio, natura ecc. . . , ma di pensare le relazioni di
una pluralit`a di linguaggi e/o concetti e/o elementi in grado di definirsi non solo
attraverso la via dellassiomatizzazione, ma anche e soprattutto attraverso le loro
reciproche interazioni ed attraverso il fatto di dover rispondere di volta in volta ad
un problema in un contesto. Tutto ci`o `e possibile se si pensano il linguaggio ed il
concetto come aperti e caratterizzati da vincoli di riconoscibilit`a e di costruzione
dei loro oggetti, tali per cui possono essere in grado di rendere conto di alcuni
aspetti della conoscenza.
31 Come mostrer`
o nel seguito, uno degli intenti della traduzione della geometria dei Principia
di Newton nel calcolo, operata nel Settecento, `
e leliminazione di ogni riferimento alle figure
geometriche, in sede dimostrativa. Lo scienziato inglese, al contrario, riservava al calcolo una
funzione euristica.

34

Introduzione

2. Uno dei pi`


u fortunati ed influenti modi di pensare il concetto di un oggetto pu`o
essere senzaltro espresso come linsieme di note comuni che lo delimitano. Compiere
una simile operazione necessita preliminarmente di un metodo senza il quale non `e
possibile render conto di nulla. In questo senso, ogni metodo influenza pesantemente
il concetto delloggetto cui si giunge. Ora, se si pensa che la conoscenza sia in
grado di giungere allessenza delle cose, una volta individuato il criterio giusto ,
il concetto delloggetto rappresenta il fine e la fine della conoscenza.
Quello del metodo `e, a mio avviso, laspetto peculiare del riproporre la questione
dellessenza nel periodo discusso32 , che, secondo me, distingue il percorso che condurr`a alla Meccanica analitica di Lagrange da Newton e Galilei e dallessenzialismo
precedente da cui la scienza moderna prende fortemente le distanze. Come si
vedr`
a, il ruolo affidato alle equazioni differenziali rappresenta, filosoficamente, la
posizione di un vincolo metodologico in base al quale veniva costruito loggetto
in quanto passibile di conoscenza scientifica. Ora, dato che in questepoca non `e
possibile parlare di costruzione o di modelli e considerando la sovrapposizione
di matematica e natura, una tale costruzione non pu`o che assumere la funzione di
qualcosa che permette, in linea di principio, di individuare indirettamente lessenza
dei fenomeni.
Se, al contrario, si pensa che non sia possibile raggiungere lessenza delle cose,
la questione si complica non poco. Da un lato si pu`o relativizzare il contenuto
della conoscenza, dallaltro si pu`
o mettere in discussione il metodo stesso. Cos`, ad
esempio, `e possibile sottoporre ad indagine critica il contenuto di un concetto senza
mettere in discussione il fatto che per conoscere si debba delimitare uno spazio
chiuso33 . Laddove si metta in discussione il metodo `e necessario andare oltre lidea
che un concetto sia pensabile esclusivamente come un concetto chiuso.
Se si accetta tutto ci`o, nel momento in cui si raggiunge un concetto in generale,
esso, oltre che delloggetto, parler`
a e sar`a testimonianza del modo in cui ci si `e
approcciati ad esso. Questo, per`o, `e possibile solo se si pensano i metodi come una
pluralit`
a di accessi ai fenomeni senza con questo dover presupporre una unit`
a
sottostante. Il pericoloso esito, in opposizione a quanto appena detto, che si corre
trattando di metodo, consiste nel pensarlo come limposizione di una razionalit`a.
Di qui, come cercher`o di sostenere, un metodo costruisce in buona parte i
suoi oggetti, nel senso che li rende riconoscibili come passibili di conoscenza e, nel
momento in cui vengono sottoposti alla sua legalit`a, li rende conosciuti.
32 E
` bene chiarire sin dora che mi riferisco al fatto che, per aspetti che discuter`
o, il Settecento
scientifico non pu`
o essere ridotto ad un mero sviluppo metodologico dei Principia di Newton, nei
quali si trova una teoria matematica generale anteposta al sistema del mondo. Pur mantenendo
questo schema, il Settecento ed una parte dellOttocento, nelle figure emblematiche di Lagrange,
Laplace e Fourier, costruiscono attraverso il calcolo dei veri e propri criteri di riconoscibilit`
a, in
base ai quali un oggetto `
e passibile di conoscenza scientifica. In questo modo, come si vedr`
a,
simpongono dei vincoli che non riguardano solo il contenuto della conoscenza, ma anche e
soprattutto la sua forma che, nel periodo in discussione, doveva essere analitica. Mancando lidea
di modello, la descrizione matematica, nel periodo dellanalisi algebrica, ha cos` assunto risvolti
epistemologici ed ontologici rilevanti.
33 Come si vedr`
a, cercher`
o di ripensare questidea dandole delle nuove coordinate.

Introduzione

35

Se si accetta di porsi in una prospettiva plurale, il concetto di qualcosa, lungi


dallesser il fine e la fine della conoscenza, pu`o essere pensato come qualcosa che si
ottiene per sottrazione, nel senso che non `e in grado di render conto esaustivamente
della cosa.
A partire da quanto detto, nel presente lavoro mi sono proposto dindividuare
alcuni strumenti filosofici attraverso i quali poter pensare diversamente la nozione
di concetto, ripensando ed arricchendo lidea della delimitazione di uno spazio
chiuso fino a giungere alla costruzione di spazi di possibilit`a.
Limpianto propositivo e filosofico di questo studio emerge chiaramente nellultimo capitolo, nel momento in cui applico gli strumenti filosofici ottenuti ad un
problema della meccanica quantistica, cercando, sia pur brevemente, di rendere
maggiormente perspicui alcuni elementi del concetto di realt`a in fisica.
Nella parte filosofica che precede lultimo capitolo cerco dinterpretare gli
elementi evidenziati nella prima met`
a del lavoro in chiave filosofica in modo da
individuare degli strumenti metodologici e concettuali che permettano di pensare i
problemi posti. A questo scopo mi sono servito del pensiero di Wittgenstein, di cui
mi occupo nel capitolo quinto.
Il capitolo quarto, intitolato Chiarimenti filosofici, rappresenta il tratto di
unione tra le due parti di queto lavoro. In esso introduco i concetti di rapporto e
relazione che si riferiscono a due atteggiamenti in cui si pu`
o configurare sia lattivit`a
scientifica in particolare, sia il legame tra conoscenza ed oggetto in generale34 .
In breve si pu`o dire che il rapporto fa riferimento al fatto che per conoscere
qualcosa `e necessario individuare e definire in via preliminare i suoi componenti
costitutivi e secondariamente farli, eventualmente, interagire. Detto sin troppo
sinteticamente, la relazione fa riferimento al fatto che non in tutti i casi `e possibile
render conto delloggetto riducendolo ai suoi componenti costitutivi, come se
questultimi ne fossero lessenza. Loggetto pu`o anche essere pensato a partire dalle
interazioni tra i suoi elementi che proprio in un tale stare assieme vengono a
chiarirsi, cos` come loggetto in generale.
Il concetto delloggetto `e pertanto pensabile in una pluralit`
a di prospettive,
ciascuna delle quali racchiude uno spazio di possibilit`
a diverse in cui esso pu`o
assumere un significato. Larticolazione di questidea, esposta nel capitolo sesto, si
basa sui concetti wittgensteiniani di gioco linguistico e di somiglianze di famiglia,
per cui il chiarimento del significato di una parola fa comprendere quali somiglianze
si trovano in primo piano e quali restano sullo sfondo, ricostruendo cos` lo spazio
allinterno del quale un preciso significato `e possibile.
Elaborando ed andando oltre le idee di Wittgenstein, affermo che il concetto di
qualcosa pu`o esser pensato, oltre che come linsieme di note comuni che delimitano
o definiscono ci`o che sintende conoscere, come lindividuazione di spazi di possibilit`a che, lungi dallindividuare lessenza o il fondamento di qualcosa, giungono
a costituire differenze concrete e contestuali. In questo senso, come si vedr`a, ad
34 Naturalmente, non ritengo un tale approccio lunico possibile, tuttavia mi pare particolarmente
interessante in quanto in esso si pu`
o comprendere un nodo filosofico e storico importante.

36

Introduzione

essere costituite sono le stesse possibilit`


a, le quali a loro volta possono dar luogo a
significati puntuali, comunque compresi in uno o pi`
u spazi regionali.
Il concetto, rendendo conto di possibilit`a e differenze `e da intendersi come
ottenuto per sottrazione, proprio in contrapposizione con lidea che essa sia qualcosa
che giunge allessenza della cosa, anche e soprattutto con accezione metodologica.
Cogliere delle differenze `e, nello specifico, costruire una o pi`
u coerenze, pi`
uo
meno intersecate, in cui aspetti diversi possono essere pensati assieme ed in modi
diversi in un determinato contesto e per un determinato scopo.
La contraddizione espressa nellultima frase risulta essere apparente solo se si
pensano i linguaggi con cui si legge la natura come qualcosa di aperto.
Questo tipo di argomentazione mette in luce che tutte quelle proposte che
considerano i linguaggi in generale, e le teorie scientifiche in particolare, incommensurabili, presuppongono da un lato pi`
u o meno espliciti vincoli concettuali e,
dallaltro, che ogni linguaggio sia qualcosa di chiuso in se stesso.
Pi`
u linguaggi possono essere considerati confrontabili, o in generale comunicabili ed intrecciati, se si fa riferimento ad una nozione di linguaggio e di concetto
come qualcosa di costitutivamente aperto e regionale35 , recuperando lidea wittgensteiniana per cui i giochi di linguaggio sono termini di paragone che possono
strutturarsi su somiglianze di famiglia.
Ora, `e senzaltro possibile approfondire un linguaggio determinato e cercare di
costruire un sistema in grado di essere applicabile ai fenomeni naturali, e non solo,
ma `e altrettanto lecito e produttivo riflettere, metodologicamente, sul tipo di oggetto
che uno specifico linguaggio intercetta, in modo da concentrare lattenzione su
possibilit`a e limiti di ci`o che pu`o esser detto spazio di pensabilit`a. Inoltre, in ogni
disciplina scientifica, e non solo, per quanto possa ravvisarsi un linguaggio chiuso in
se, esiste almeno un aspetto trasversale che interessa e mette in comunicazione pi`
u
linguaggi di discipline diverse. A ci`o si aggiunga, come cercher`o di mostrare, che
i linguaggi, cos` come i loro concetti, sono ottenuti per sottrazione, ed in quanto
tali sono costitutivamente insufficienti a coprire la pratica scientifica mutevole alla
quale sono sovraordinati.
3. Mi pare importante, infine, soffermarmi sulla scelta degli argomenti e sul modo
in cui vengono discussi. In questo senso, alcuni dei risultati filosofici ottenuti si
sarebbero potuti raggiungere anche discutendo altri passaggi importanti della fisica
e non solo. Avrei potuto, infatti, soffermarmi sul passaggio dalla gravit`a newtoniana
a quella einsteiniana, trattare la nascita delle geometrie non euclidee ecc. . . Tenendo
fermo il fatto che sarebbe interessante affrontare anche questi momenti centrali
della storia della scienza, la scelta che caratterizza questo lavoro `e dovuta al fatto
che, come accennato, problemi come quello dei tre corpi sono stati affrontati per
ben due secoli allinterno del riduzionismo analitico e dellanalisi algebrica, per poi
essere affrontati come problemi non-lineari. Tutto ci`o permette di far emergere
chiaramente che ogni tipo di approccio conoscitivo in generale `e tale in quanto
35 Questi

concetti saranno discussi negli ultimi capitoli.

Introduzione

37

si basa su presupposti filosofici pi`


u o meno espliciti, riguardanti la fattura della
natura. Inoltre, al fine di pensare le rivoluzioni fisiche e concettuali del secolo
scorso `e necessario, a mio giudizio, riflettere proprio su quel periodo storico nel
quale si sono istituzionalizzati dei modi di conoscere la natura che spesso tuttora
indirizzano la ricerca scientifica e filosofica36 .
Inoltre, il confronto tra la fisica del Settecento e la non-linearit`a permette di porre
laccento sul fatto che linguaggi diversi sono in grado dindividuare aspetti diversi
di uno stesso oggetto dindagine, senza che questi debbano essere preliminarmente
pensati come reciprocamente esclusivi ne riducibili in un senso o nellaltro.
Da questa prospettiva, ho preferito collocare le mie riflessioni al di fuori della
tradizione leibniziano-hilbertiana che conduce ad una soluzione fondazionale nei
riguardi del linguaggio matematico e scientifico. Quello che minteressa `e porre
laccento sul fatto che un linguaggio non `e necessariamente qualcosa di chiuso in
se stesso, ma `e un modello che permette di cogliere delle differenze nel reale. Per
questo motivo, la mia discussione del linguaggio si appoggia quasi esclusivamente sul
pensiero di Wittgenstein, per il quale non si tratta tanto di dare una fondazione al
linguaggio, ma di pensare le relazioni tra una pluralit`a di linguaggi. In questo modo
mi `e stato possibile sviluppare delle conseguenze filosofiche le quali, oltre a riferirsi
alla fisica discussa in questo lavoro, sinseriscono in un dibattito metodologico
pi`
u generale, come mostra lultimo capitolo. Del resto, considerando la copiosa
bibliografia esistente sulla linea di ricerca hilbertiana, mi pare pi`
u adeguato e pi`
u
produttivo seguire un altro percorso di ricerca.

36 Nellultimo capitolo discuto, brevemente, un aspetto della meccanica quantistica, lincontro/scontro tra mondo macroscopico e mondo microscopico.

Capitolo 1

Lessenza come riconoscibilit`


a in fisica tra
fine Seicento e met`
a Ottocento

Nelle opere dei maggiori scienziati del periodo compreso tra la fine del Seicento
e la met`
a dellOttocento si pu`o ritrovare la convinzione, spesso espressa in modo
pi`
u che esplicito, che la matematica sia il linguaggio della natura1 . Proprio per
questo motivo essa renderebbe possibile conoscere lessenza della natura, la sua
intrinseca legalit`a. Come si vedr`a, non si tratta dellessenza cui si oppone la
rivoluzione scientifica, ma di una serie di vincoli filosofici e metodologici che, a
partire dal Settecento, riempiono e radicalizzano la proposizione: la matematica `e
il linguaggio della natura. Per questo scopo, minteressa approfondire lattivit`
a
degli scienziati nel periodo in questione, poiche il loro lavoro aveva una ricaduta
culturale e sociale a dir poco enorme. Innanzitutto, c`e da dire che, allinterno
della cultura del Settecento, e non solo, la matematica e la fisica, in virt`
u dei
notevoli risultati raggiunti, rappresentavano gli esempi di scientificit`a cui ogni altra
disciplina doveva tendere. La conoscenza della natura che queste scienze fornivano
ed i loro metodi hanno, pertanto, assunto un valore epistemologico ed ontologico
molto forte.
Laspetto ontologico e quello epistemologico vanno sempre tenuti assieme, e
non vanno confinati alla sola fisica, in quanto informano e determinano anche altre
discipline, soprattutto se si pensa, appunto, alla loro risonanza interdisciplinare.
Non si dir`
a mai abbastanza quanto le idee e i principi, che la scienza moderna
veicolava, siano penetrati a fondo nella cultura del tempo e quanto ne abbiano
condizionato lo sviluppo. Prigogine esprime cos` il senso che assunse la scoperta
della gravitazione universale: . . . successo apparentemente completo del progetto
di far confessare in un sol colpo la verit`a alla natura, di scoprire il punto di
osservazione da cui, con un solo sguardo dominatore si pu`
o contemplarla mentre si
offre senza veli2 .
1 Oltre che al celeberrimo passo de Il saggiatore, affermazioni simili si trovano in Lagrange,
Euler, Laplace, Fourier ecc. . . Fornisco una loro discussione nel prossimo capitolo.
2 Cfr. Ilya Prigogine e Isabelle Stengers. La nuova alleanza. Torino: Einaudi, 2007, p. 51.

39

40

Lessenza come riconoscibilit`a

Dopo lopera di Newton, i successi della fisica-matematica, e nello specifico


quelli della cosmologia, si imposero, tanto da essere presi ad esempio in altre
discipline3 . Basti, per ora, citare un passo di Kant:
Vogliamo vedere se ci riuscir`
a di trovare un filo conduttore per una tale storia,
e vogliamo poi lasciare alla natura di produrre luomo che sia in grado di redigerla
secondo tale filo. La natura ha prodotto infatti un Keplero, che in modo inatteso
ha sottoposto le orbite eccentriche dei pianeti a leggi determinate, e un Newton, che
spieg`
o queste leggi con una causa naturale universale4 .

Anche nella Critica della ragion pura Kant prende ad esempio la fisica e la
matematica come modelli di scientificit`a. Egli afferma che queste discipline, a
differenza della metafisica, si trovano sulla via sicura della scienza5 .
Gi`a solo dalle parole di Kant si mostra limportanza di approfondire proprio
quella fisica e quella matematica cui il filosofo di Konigsberg fa riferimento. Mi
occuper`o nel prossimo capitolo di queste due discipline scientifiche, e soprattutto
del loro indissolubile legame, in maniera tecnica e dettagliata. In questo brevissimo
capitolo, per questioni di chiarezza espositiva, mi pare necessario anticipare alcuni
elementi filosofici delle analisi fisiche e matematiche svolte in La linearit`
a e la
scienza moderna.
Che la matematica sia il linguaggio della natura vuol dire che essa `e in grado
di svelarne lessenza. Questaffermazione, tuttaltro che innocente, indirizza la
conoscenza di un fenomeno qualsiasi verso la costituzione di un concetto che ne
racchiuda lessenza. In altri termini, il concetto `e qui pensato come uno spazio chiuso
allinterno del quale sono compresi gli elementi essenziali della cosa in questione
e, allesterno del quale si trovano quelli accidentali. In questo senso, al forte
valore ontologico associato al concetto di un fenomeno, conosciuto scientificamente,
corrisponde un concetto pensato come linsieme delle note comuni che definiscono
qualcosa, o meglio come linsieme degli elementi e delle relazioni che ne esprimono
la legalit`
a.
In questa prospettiva, raggiungere il concetto di qualcosa vuol dire raggiungere
il fine e la fine della sua conoscenza, raggiungere quel punto nel quale la conoscenza
di qualcosa pu`
o dirsi pienamente risolta.
In questo senso, giungere alla formulazione di una legge scientifica o di un
principio filosofico, vuol dire portare a compimento il cammino conoscitivo6 .
3E
` evidente il valore simbolico assunto dallopera di Newton, al di l`
a del fisicalismo che
esplicitamente vi fa riferimento. Su questi argomenti cfr. Cristoforo Sergio Bertuglia e Franco
Vaio. Non linearit`
a, caos, complessit`
a. Torino: Bollati Boringhieri, 2003, pp. 18-22; Cr
epel, La
naissance des math
ematiques sociales, in Pour la science. Dossier, luglio, Les math
ematiques

sociales, 8-13. Si considerino anche gli scopi dellEcole


polythechnique.
4 Cfr. Immanuel Kant. Idea per una storia universale da un punto di vista cosmopolitico. In:
Scritti di storia, politica e diritto. Roma-Bari: Laterza, 1995, p. 30.
5 Cfr Immanuel Kant. Critica della ragion pura. Roma-Bari: Laterza, 1997, pp. 14-16.
6 Tutto ci`
o vale anche nel momento in cui si ammetta la possibilit`
a di un mutamento delle
leggi scientifiche, poich
e il cammino conoscitivo, almeno nella fisica che fa riferimento allanalisi
algebrica, rimane sempre indirizzato verso un fine ed una fine, siano essi intesi teleologicamente o
effettivamente raggiungibili.

Lessenza come riconoscibilit`


a

41

Nel periodo storico preso in considerazione, il fatto che il libro della natura
fosse scritto in caratteri matematici ed il fatto che se ne potesse svelare lessenza ha
unaltra importantissima conseguenza che emerge dallanalisi dellattivit`a scientifica.
Da un punto di vista metodologico, infatti, affermare che la natura `e scritta
in caratteri matematici vuol dire vincolare, surrettiziamente, loggetto passibile di
conoscenza scientifica a determinati requisiti.
Lidea che la matematica fosse il linguaggio della natura, permise, in modi
diversi, limporsi di uno spazio del concetto di qualcosa, come un che di chiuso da
quei confini ben definiti, necessari ad una descrizione che cercava di essere completa,
oggettiva, atemporale, deterministica ed universale della natura, che si riteneva
possibile e necessaria.
Una tale idea simpose soprattutto dopo lopera di Newton e, in particolar modo,
dopo la sua effettiva ricezione allinterno della riflessione scientifica del Settecento.
Per riuscire a realizzare una tale idea era necessario tradurre lintuitiva geometria
di Newton nella pi`
u rigorosa e generale simbologia del calcolo, secondo le direttive
leibniziane7 . Questo `e, in estrema sintesi, il lavoro che da Varignon conduce alla
Mechanique analitique di Lagrange.
Proprio i caratteri che la conoscenza scientifica doveva possedere per essere
considerata tale, mostrano il tipo di descrizione del mondo che la fisica lagrangeanolaplaceana e, in generale la ricerca filosofica che si basa sul concetto chiuso,
pretendevano di fornire.
Se Galilei e soprattutto Newton hanno rivoluzionato la conoscenza della natura
anteponendo la descrizione del comportamento dei fenomeni alla ricerca delle cause,
come mostrer`o, il Settecento non pu`o essere pensato come un semplice e pacifica
prosecuzione di questo progetto. La conoscenza scientifica della natura settecentesca
presenta delle specificit`a proprie, che solo ultimamente stanno emergendo allinterno
degli studi di storia della scienza. In questo senso, il riduzionismo analitico, vale a
dire il modo preponderante di riconoscibilit`
a di un oggetto scientifico, reintroduce,
mutatis mutandis, il problema dellessenza. Se, infatti, al fine di trattare un
oggetto scientificamente, `e necessario ridurre le sue caratteristiche ad elementi
primi e costitutivi, attraverso una sua analisi, allora si pone la necessit`
a filosofica
di delimitare uno spazio concettuale chiuso nel quale tali elementi primi possano
essere contenuti e distinti da altro8 .
` bene tenere presente sin dora che, per il fatto che le leggi e i principi
E
filosofico-scientifici erano considerati, almeno nel Settecento, non solo la natura
che descrivevano, ma lintera natura, i caratteri appena nominati non si riferiscono,
come detto, soltanto a ci`o che si va a descrivere, ma anche alla riconoscibilit`
a di
principi e leggi in generale, in quanto sono tali nella misura in cui rendono possibile
una descrizione in grado di esaurire la conoscenza delloggetto. In altri termini,
cercare lessenza di qualcosa, rispondere ad una tale domanda, vuol dire anche e
soprattutto determinare, pi`
u o meno esplicitamente e coscientemente, le propriet`a
7 Cfr. Michel Blay. La naissance de la m
ecanique analytique. Paris: Presses Universiter de
France, 1992.
8 Approfondisco il riduzionismo analitico nei successivi due seguenti capitoli.

42

Lessenza come riconoscibilit`a

che permettono di individuare un principio in quanto tale. Come mostrer`


o, proprio
una tale riconoscibilit`a ripropone in maniera nuova la questione dellessenza. Nel
contesto cui mi riferisco, essi devono, pertanto, essere completi, oggettivi, atemporali,
universali e necessari.
Come si vedr`a, allinterno di un tale insieme di coordinate, venivano costretti
tutti quei problemi che andavano al di l`a di un simile modo di conoscere. Proprio
lapprofondimento matematico, fisico e filosofico della scienza che ruota attorno
allanalisi algebrica9 e della scienza non-lineare permetter`
a di sollevare questioni
filosofiche inerenti i linguaggi scientifici, e non solo.
Detto questo, `e giunto il momento di approfondire che cosa significa che una
descrizione debba essere completa, oggettiva, atemporale, universale e necessaria.
Tratter`o nello specifico alcuni di questi aspetti, allinizio, in modo del tutto generale,
per poi vederli emergere dal tessuto della scienza del Settecento e per riconsegnarli
ad esso.

1.1

Ricerca e riconoscibilit`a dellessenza

Mi pare necessario, a questo punto, ribadire che il discorso che intendo impostare
riguardo la ricerca e la riconoscibilit`a dellessenza `e prima di tutto e fondamentalmente di carattere metodologico, ed in tal senso si differenzia nettamente dalla
questione della conoscenza scientifica prima di Galilei e Newton. Come si vedr`
a nel
prossimo capitolo, la scienza che ruota attorno allanalisi algebrica e alla Meccanica
analitica di Lagrange non si rivolge direttamente alla conoscenza dellessenza
della natura in generale, ma fornisce gli strumenti matematici, fisici e concettuali
tali da discriminare ci`
o che `e passibile di conoscenza scientifica da ci`
o che non lo
`e10 , costituendo in tal modo uno spazio dellessenza. Ora, se a ci`
o si aggiunge che
sarebbe anacronistico applicare il concetto di modello matematico contemporaneo
alla fisica moderna, allora `e possibile sostenere che le equazioni differenziali rappresentavano il modo di conoscere, venendo cos` ad assumere un valore ontologico,
oltre che epistemologico.
Alla fisica moderna che intendo trattare appartiene, pertanto, un metodo che si
caratterizza per limposizione di una serie di vincoli conoscitivi, alcuni dei quali
sono trattati di seguito in forma introduttiva. Per una discussione pi`
u filosofica e
generale rimando al capitolo Chiarimenti filosofici.
9 Per analisi algebrica sintende il calcolo nel periodo che va orientativamente da Leibniz a
Cauchy. A questo proposito si veda il capitolo La linearit`
a e la scienza moderna.
10 Mi riferisco ad esempio alle difficolt`
a incontrate nellapplicare il metodo scientifico alla
dinamica delle popolazioni. Non accade qui come nel moto dei corpi celesti in cui le forze
perturbatrici sempre regolari persino nelle loro variazioni, non hanno mai altro che un influsso
estremamente piccolo rispetto a quello della forza principale. I diversi elementi della popolazione
sono, per cos` dire, in agitazione continua. Le leggi, i costumi, la civilizzazione li alterano ad
ogni istante (Proc`
es-verbaux de lAcad
emie des Sciences vol. V p. 214, seduta del 17 maggio
1813, citato in Giorgio Israel. La visione matematica della realt`
a. Roma-Bari: Laterza, 2003,
pp. 154-155).

Lessenza come riconoscibilit`


a

1.1.1

43

Completezza ed oggettivit`
a

Dare una descrizione completa della natura `e unidea che accomuna Platone,
Lagrange, Laplace ed Einstein. Per quanto riguarda largomento specifico di questa
sezione, anche la sola e semplice possibilit`a di una conoscenza che intenda riconoscere
qualcosa come lessenza, mostra una ben precisa direzione metodologica, vale a dire
la ricerca di un principio, possibilmente unico e semplice, in grado di rendere conto
di tutto il reale. Lesistenza di un tale principio poggia sul presupposto, proprio
della nuova scienza del Settecento, che la natura sia interamente analizzabile con
gli strumenti matematici del calcolo, gli unici in grado di dire lultima, e dunque la
prima, parola sulle dinamiche del mondo. Per essere pi`
u precisi, si pu`o dire che
se le leggi fisiche, come la gravit`a, erano semplici, esse davano luogo a questioni
che, come nel caso del problema dei tre corpi, sfuggono a quella perfezione e a
quella semplicit`a. Di qui, nel periodo storico in questione, simili problemi sono
stati affrontati riponendo fiducia negli sviluppi del calcolo, tali da ricondurre la
complessit`
a dei fenomeni alla e nella semplicit`a delle leggi della natura11 .
Proprio di questo modo di guardare al mondo `e il concetto chiuso, classicamente inteso come insieme di note comuni che delimitano qualcosa: descrivere
completamente qualcosa vuol dire delimitare uno spazio allinterno del quale si
trova lessenza di ci`
o che `e in questione. La pretesa e la fiducia che la matematica
sia il linguaggio della natura porta con se il fatto che la completezza non sia solo
riferibile alloggetto che le leggi descrivono, vale a dire alla sua comprensione, ma
anche che si ripresenti in qualit`
a di carattere essenziale di un concetto chiuso che
sia in grado di rendere conto di qualcosa12 : lo spazio del concetto chiuso devessere,
dunque, riempito completamente dalle note essenziali di ci`o che `e in questione,
senza che altro di diverso sia in esso incluso o semplicemente includibile; quelle
note in grado, ad un altro livello di dare una descrizione completa delloggetto13 .
In questo modo si ammette un livello di conoscenza, anche laddove `e posto
come teleologicamente raggiungibile, nel quale il concetto (Begriff ) sia in grado
di afferrare (greifen) le cose, delimitando uno spazio chiuso in modo da poter
distinguere nettamente i caratteri essenziali dai caratteri accidentali 14 . Se `e
possibile cogliere gli elementi essenziali di qualcosa, ovvero quegli elementi che
permettono di arrivare al reale, allora la descrizione del mondo che se ne ricava
`e anche oggettiva ed ha un valore universale e necessario. Allinterno di questa
impostazione di ricerca, le leggi e i principi della natura, una volta individuati,
11 Rimando ai prossimi paragrafi di questo capitolo per una discussione dettagliata ed un
conseguente chiarimento di questo punto.
12 In altri termini, ci si trova davanti ad un doppio vincolo. Da un lato la completezza, cos`

come le altre caratteristiche che sto discutendo, riguarda loggetto descritto, dallaltro la stessa
forma concettuale attraverso la quale qualcosa pu`
o entrare nellambito di una conoscenza che non
sia meramente accidentale.
13 Per unanalisi dettagliata di questo problema, rimando al prossimo capitolo.
14 La distinzione aristotelica tra essenze ed accidenti potrebbe apparire fuori luogo allinterno
del nuovo paradigma dinamico che si delinea con la fisica moderna. In realt`
a non `
e cos`, ed uso
proprio queste nozioni per sottolinearlo. Pi`
u avanti discuter`
o dello statuto e del significato del
tempo nella fisica moderna.

44

Lessenza come riconoscibilit`a

assumono una vita propria, nel senso che assumono una validit`a che trascende, per
principio, il contesto culturale del quale sono stati individuati; se non fosse cos`
non sarebbero principi e/o leggi adatte ad essere risposte alla domanda posta.
Ammettere la semplice possibilit`
a di una simile presa forte sul reale vuol
dire, metodologicamente, presupporre che ci`
o che `e, sia di principio riconducibile
a presunti elementi universalmente costitutivi, semplici e fondamentali, quegli
elementi primi che, in sostanza, costituiscono lo spazio dellessenza.
Un tale metodo riduzionista15 , che `e al centro della ricerca della delimitazione
di uno spazio concettuale chiuso dellessenza, analizza un qualsiasi problema
riconducendo le sue relazioni a presunti elementi essenziali isolandoli e definendoli
prima della loro interazione. Il ventaglio di possibilit`
a che emerge da questo tipo
di analisi `e completamente dato a priori ; a priori si conoscono, tendenzialmente,
tutte le possibili configurazioni del problema in questione, poiche si `e delimitato il
suo campo fondativo.
In una prospettiva riduzionista e fondazionale, se ogni relazione viene pensata
sempre e solo a partire da una previa definizione dei suoi elementi, cui si assegna
uno statuto fondativo, allora il tempo ha poco o nessun valore allinterno della
relazione stessa, in quanto tutte le sue possibilit`a sono gi`a date e/o predeterminabili
sin dallinizio a priori16 .
Se il geometra greco, cos` come appare nei dialoghi platonici, cercava di astrarre
da questo quadrato per rivolgere la sua attenzione al quadrato in generale, le cui
propriet`a essenziali si riferivano a tutti i quadrati particolari, il fisico moderno
cerca17 di individuare quelle leggi, ad esempio del moto, che valgano per tutte le
dinamiche e che siano in grado di descriverle completamente e a priori.
In entrambi i casi lindagine filosofica si muove cercando di definire il concetto
chiuso di qualcosa.
La fiducia riposta in una simile impostazione metodologica, pur confermata
dai progressi delle scienze, ed in particolar modo proprio dalla cosmologia e dalla
matematica, ha impedito alla fisica post-newtoniana di pensare che in un sistema,
nonostante fosse regolato da leggi, alcune dinamiche relazionali potessero non essere
sempre predeterminabili, anche laddove si siano isolati e definiti tutti gli elementi
del sistema. In altri termini, si esclude che esse possano non essere necessariamente
trattabili e/o comprensibili completamente allinterno della detta metodologia di
ricerca.
15 Cfr. Edgar Morin. Le vie della complessit`
a. In: La sfida della complessit`
a. A cura di Bocchi
Gianluca e Mauro Ceruti. Milano: Bruno Mondadori, 2007, pp. 25-36.
16 Mi pare utile riassumere quanto appena detto con dinamicit`
a chiusa del possibile, concetto
che tratter`
o dettagliatamente nel prossimo capitolo. Cosa intendo per dinamicit`
a chiusa del
possibile gi`
a qui risulta almeno sommariamente comprensibile.
17 Mi esprimo in questo modo perch
e, al di l`
a dei risultati, in questa sede minteressa tenere
conto della direzione generale in cui sono collocati gli obiettivi di una ricerca. In altri termini,
minteressa capire in che modo si cercasse una risposta alla domanda sullessenza. Nei paragrafi
dedicati alla fisica-matematica emerger`
a proprio questa domanda come la fondamentale. Sono
proprio loro che, in parte, rendono possibili, come detto, questi paragrafi.

Lessenza come riconoscibilit`


a

45

La questione del metodo si pone subito in primo piano; da quanto detto emerge
che `e necessario, ancora di pi`
u, puntare lattenzione su ci`o che rende riconoscibile
una legge e/o, pi`
u in generale, un principio in quanto tale, allinterno delluniverso
di discorso che sto trattando, il quale, per altro, vede limporsi del concetto chiuso
come punto verso cui rivolgere il pensiero. Questo vuol dire che potrebbe essere
possibile trovare nuove leggi, oltre che perfezionare quelle esistenti, ma solo e
soltanto a condizione di tenere fermo che tutto ci`o che intende essere spiegazione
del reale doveva rispettare quei requisiti che sto discutendo.
1.1.2

Atemporalit`
a e reversibilit`
a

Da quanto detto fin qui sulle esigenze che sono irrinunciabili quando si cerca
lessenza di qualcosa, emerge che il tempo non `e un elemento che entra in gioco
nella formazione dello spazio chiuso dellessenza. Questo avviene essenzialmente
in due direzioni, tra loro relate. La prima `e implicita in quanto detto: lo statuto
fondativo, che viene ad assumere il contenuto essenziale del concetto chiuso e la
sua oggettivit`a escludono che tutto ci`o che si ritiene in grado di dare conto di
qualcosa possa essere sottoposto al tempo, cio`e che possa subire mutamenti. In
questo senso si pu`o parlare di atemporalit`
a riferita al tempo cronologico che `e
proprio di ci`o che muta, di ci`o che `e accidentale, ma non di ci`
o che invece permane,
di ci`o che `e essenza di qualcosa. I concetti che fondano ci`o che `e, non appartengono
al tempo cronologico, ma sono pensabili come un passato logico, e non cronologico,
che soggiace a tutto ci`o che `e. In altri termini, lessenza, in quanto fonda, viene
logicamente prima di ci`
o di cui rende conto, e non ne subisce gli accidenti.
` bene dire che in questo contesto, temporalizzare, sottoporre un concetto
E
chiuso ed assolutamente inteso al tempo, vorrebbe dire cambiarne il contenuto,
che a questo punto non potrebbe pi`
u, a buon diritto, considerarsi propriamente
essenziale 18 . Se cos` non fosse, il concetto assolutamente chiuso, come delimitazione
dello spazio dellessenza di qualcosa, non potrebbe svolgere il suo ruolo di punto
finale e punto pi`
u alto della ricerca e della conoscenza.
In base a quanto detto, tutto ci`
o vale se si considera che la questione dellessenza
viene qui posta come riconoscibilit`a, nel senso che non viene mai messo in discussione
il fatto che, laddove si voglia parlare di conoscenza scientifica, questultima deve
rispettare certi criteri ritenuti imprescindibili.
Se, accanto allatemporalit`
a, consideriamo il riduzionismo metodologico per
cui, ripetiamolo, comprendere un sistema vuol dire isolarne gli elementi essenziali
e definirli prima di ogni interazione, emerge un altro tipo di assenza di tempo,
vale a dire la reversibilit`
a. Se, in altri termini, un principio per essere tale deve
essere un passato logico, deve cio`e collocarsi, usando un linguaggio aristotelico,
prima di ci`o che spiega, secondo la sostanza, allora il tempo cronologico di ci`o
18 E
` una questione molto complicata, alla quale mi dedicher`
o diffusamente nel prossimo capitolo. Per ora `
e sufficiente limitarsi a questa brevissima tematizzazione, in quanto prende in
considerazione i caratteri generali che la delimitazione di uno spazio chiuso dellessenza implica e
presuppone per poter essere tale.

46

Lessenza come riconoscibilit`a

che `e, `e abbracciato completamente da un siffatto passato logico. La reversibilit`a


indica, appunto, il fatto che conoscendo ci`o che avviene in un determinato istante si
conosce anche il passato e il futuro, a condizione che si conosca il principio o la legge
immobile che spieghi il fenomeno in questione. Un tale concetto, fondamentale per
molte leggi scientifiche, presuppone, a mio giudizio, proprio un discorso di questo
tipo, soprattutto in un contesto come quello moderno nel quale, come mostrer`o,
determinismo e predicibilit`
a sono due concetti che simplicano reciprocamente19 .
Allinterno di una dinamica, moderna e non solo, si possono distinguere, ma solo
preliminarmente, un inizio, un processo intermedio ed un esito. Questi tre elementi
si dispongono su una linea temporale che ha dei caratteri del tutto accidentali,
in quanto essa `e del tutto confinata nella legalit`
a atemporale che esemplifica e
allinterno della quale `e totalmente compresa e comprensibile. Per questo motivo,
una tale temporalit`
a si inscrive allinterno del concetto chiuso.
Nella descrizione dinamica di un sistema che `e contemporaneamente deterministico e prevedibile a priori il presente contiene il passato e il futuro. Mi pare che
Prigogine, nel seguente passo, esprima bene questidea:
In dinamica il futuro e il passato giocano esattamente lo stesso ruolo o, il che
`
e lo stesso, non hanno alcun ruolo. La definizione di uno stato istantaneo in termini
delle posizioni e delle velocit`
a delle particelle che lo costituiscono, contiene gi`
a il
passato ed il futuro del sistema; ogni stato potrebbe essere uno stato iniziale, come
potrebbe essere benissimo anche lo stato finale di una lunga evoluzione [. . . ]; il
mutamento non `
e altro che un dispiegarsi di una successione di stati essenzialmente
equivalenti20 .

Dalla prospettiva della reversibilit`a, differentemente da quanto avviene per


latemporalit`a, il tempo viene, cos`, ricondotto alla geometria21 ; esso `e a tutti
gli effetti un parametro geometrico, che emerge solo nellaccidentalit`a di una
misurazione, annullandosi nel complesso della legalit`a cui `e sottoposto.
Il concetto chiuso si adatta perfettamente a pensare tutto ci`o da cui si pu`o, in
ultima analisi, astrarre la componente temporale. Dentro un concetto chiuso sono
inscritte e pensate, pi`
u o meno esplicitamente, tutte le possibilit`
a di qualcosa. Nel
prossimo capitolo sar`
a interessante sottolineare che tra possibilit`a e realt`
a si instaura
una corrispondenza diretta e completa, poiche una volta compreso il reale, una
volta raggiunti i suoi elementi essenziali, si conosce immediatamente il possibile22 ,
19 Due osservazioni. La prima `
e che oggi si sa benissimo dellesistenza di sistemi deterministici
che presentano non poche difficolt`
a di predicibilit`
a, come i sistemi caotici. La seconda `
e la
seguente: si potrebbe obiettare che non `
e detto che la reversibilit`
a sia riferibile al discorso che sto
svolgendo. Questobiezione `
e valida, tuttavia non tiene in adeguato conto il fatto che, in generale,
la posizione di una domanda vincola a certi parametri non solo la risposta, loggetto, ma anche il
metodo per raggiungerlo. Per una discussione approfondita di questo punto rimando al prossimo
capitolo. Si pensi anche al modo in cui Socrate rimproverava i suoi interlocutori nel momento in
cui alla domanda che cos`
e. . . , rispondevano attraverso esempi.
20 Cfr. Prigogine e Stengers, op. cit., p. 195, 195.
21 Per quanto riguarda il tempo cronologico e la sua pensabilit`
a in base ad immagini geometriche
rimando ad Aristotele. Fisica. In: Opere 3. Roma-Bari: Laterza, 2001, 10-14
22 Il possibile, in questo contesto, `
e ci`
o che pu`
o essere, ci`
o ancora non `
e, ed in questo senso `
e,
rispetto allimpossibile in generale, gi`
a volto verso la sua realizzazione.

Lessenza come riconoscibilit`


a

47

a meno che non si ammetta la presenza di un qualche ente ultramondano in grado


di agire fuori dellordine comunemente osservato23 , ma sempre in conformit`
a ad
un ordine pi`
u ampio.
Sulla linea temporale si dispone, in una tale prospettiva, solo e soltanto una
particolarit`
a, ricompresa in una legalit`
a per la quale inizio, processo ed esito sono
predeterminati o comunque predeterminabili oggettivamente.
Filosoficamente si pu`o dire che, laddove si assuma che qualcosa abbia unessenza
di tipo atemporale, allora il suo darsi temporale-cronologico si riduce a qualcosa di
accidentale.
In una tale prospettiva, come detto, arrivare a chiudere un concetto, contenente
lessenza di qualcosa, vuol dire giungere al termine del percorso conoscitivo. Il
concetto chiuso si presenta, dunque, nella prospettiva filosofico-epistemologica
discussa, come il punto pi`
u alto cui la conoscenza pu`o giungere, il suo fine e la sua
fine.
Il mondo che `e pensabile a partire da un simile rispetto `e sostanzialmente
statico, in quanto tutto ci`o che di dinamico c`e in esso `e accidentale, nel senso che
non ha una dignit`
a filosofica ed epistemologica propria, ma `e pensato a partire da
una staticit`a di fondo, i cui aspetti ho sin qui mostrato, facendo riferimento ad
alcuni caratteri costitutivi che un principio deve avere per essere considerato tale.
Anticipando brevemente quanto dir`
o riguardo il problema dei tre corpi, sar`a
interessante proprio osservare i tentativi, da Newton a Poincare24 , finalizzati a
ricomprendere questo problema allinterno di una specifica concettualit`
a che, come
mostrer`o, presenta i caratteri formali fin qui esposti, riempiti del contenuto specifico
del tempo.
In un tale mondo, pensato attraverso una rigida legalit`a, tutto ci`o che non `e
ancora inscritto al suo interno pu`
o essere pensato o come incomprensibile, vale a
dire come qualcosa che non entrer`
a mai nello spazio chiuso del concetto, o come
qualcosa che attende di entrarci.
Questa prospettiva contiene in se la forma di pensabilit`a e di conoscibilit`
a di
tutto ci`
o che pu`
o essere in generale, e non solo di ci`o che `e oggetto di ricerca,
escludendo altri modi di pensabilit`
a esterni ad essa. Sulla dinamicit`a chiusa del
possibile, che `e in tal modo circoscritta o delimitata, mi dilungher`o nel momento
in cui andr`
o ad interpretare tutto ci`
o che in questo capitolo si va componendo.

23 Cfr.

Tommaso. Somma conto i gentili. Bologna: Edizioni Studio Domenicano, 2001, III 101,

389.
24 Per essere pi`
u preciso, avrei dovuto fare dei distinguo, soprattutto tra la scienza geometrica
di Newton e la scienza analitico-algebrica di Lagrange. Per ora si prenda per buona questa
generalizzazione, in quanto alcuni aspetti del modo in cui `
e stato trattato il problema dei tre
corpi risalgono proprio a Newton; per il resto, una trattazione dettagliata degli elementi appena
nominati `
e proprio ci`
o che sto per fare.

Capitolo 2

La linearit`
a e la scienza moderna

Al fine di dare sostanza a quanto detto sin qui, in questo capitolo mi occupo
direttamente del modo in cui gli scienziati moderni facevano scienza. Il taglio
delle argomentazioni sar`
a, pertanto, storico-scientifico, anche se accompagnato da
una linea epistemologica di fondo.

2.1

Luso ed il significato del calcolo nella scienza moderna

Come mostra il titolo di questo paragrafo, non `e mia intenzione seguire passo
passo le vicissitudini del calcolo facendone la storia1 , minteressa, invece, mostrare
come il quadro concettuale emerso nel capitolo precedente derivi dallo statuto
epistemologico e ontologico assegnato alle equazioni differenziali nel periodo preso
in esame. Nonostante la riflessione filosofica si sia soffermata poco su questo
aspetto, le equazioni differenziali rivestono un ruolo essenziale, nelleconomia del
pensiero filosofico moderno e non solo scientifico. Una riflessione sul significato e
sulla centralit`
a delle equazioni differenziali `e forse il miglior esempio dellapproccio
settecentesco ed ottocentesco alla natura, in quanto esse rappresentano il punto
pi`
u alto ed il punto finale cui doveva tendere ogni indagine sulla natura, in quanto,
nello specifico, erano ritenute in grado di tradurre in linguaggio matematico il
movimento ed i fenomeni naturali in genere.
Sar`a interessante notare, in questa prospettiva, che la traduzione matematica
di problemi fisici, o pi`
u in generale della natura, ponesse problemi che andavano
al di l`a dei limiti della concettualit`
a del tempo, ma che comunque, almeno fino a
Poincare, i geometri, dalla fine del Seicento alla seconda met`a dellOttocento,
cercarono di confinare allinterno del loro spazio di pensabilit`a chiuso. Infatti,
nonostante tutte le difficolt`a note cui davano luogo le equazioni differenziali, lidea
fondamentale che guidava la ricerca era che, essendo la natura semplice, la sua
1 Su questo argomento sono molto utili i seguenti testi: Umberto Bottazzini. Il calcolo sublime:
storia dellanalisi matematica da Euler a Weierstrass. Torino: Bollati Boringhieri, 1981; Carl B.
Boyer. Storia del calcolo. Milano: Bruno Mondadori, 2007.

49

50

La linearit`a e la scienza moderna

traduzione matematica risultava problematica solo e soltanto a causa dellignoranza


o della limitatezza umana o degli strumenti di ricerca.
Ora, di per se, la questione che minteressa porre non `e tanto che uno spazio
di pensabilit`a sia chiuso, ma che si pretenda che solo al suo interno si diano sia il
pensabile sia il possibile in generale. Il problema di fondo `e dunque lassolutezza
di un tale riferimento, che faceva sentire il suo peso sia epistemologicamente sia
ontologicamente. Da questa prospettiva, come si vedr`a, per molti scienziati del
calibro di Laplace, Fourier e Lagrange, leggere la natura era sinonimo di coglierne
lessenza.
Se, dunque, svelare le leggi che regolano la natura `e un compito che pu`o essere
affrontato e portato a termine attraverso luso del calcolo, si comprende bene la
centralit`
a delle equazioni differenziali allinterno della fisica moderna, il cui ruolo e
significato `e proprio ci`
o che intendo chiarire.
2.1.1

Questioni generali

Le equazioni differenziali risultano essere, nel Settecento e per una buona parte
dellOttocento, la porta di accesso al mondo. Il modo in cui esse svolgevano la
loro funzione `e dato dalle domande alle quali dovevano rispondere. Attraverso
esse si cercavano, in generale, delle leggi delle cui caratteristiche mi sono occupato
nei paragrafi precedenti. Finora ho mostrato che tipo di requisiti doveva avere
qualcosa per essere riconosciuto come una legge; ora, nello specifico, intendo
mostrare come un fenomeno, per poter essere conosciuto esaustivamente, doveva
essere tradotto in linguaggio matematico. Il punto consiste, in breve, nel capire
in che modo si struttura la concettualit`
a chiusa che ha dato vita al tipo di leggi
scientifiche discusse.
In termini generali, si pu`o dire che, in particolar modo dalla fine del Seicento fino
praticamente a Poincare e a Boltzmann, gli scienziati hanno irrimediabilmente fatto
affidamento sul fatto che, al fine di conoscere la natura, si potessero identificare
legami diretti e proporzionali tra cause ed effetti esprimibili per mezzo di leggi
matematiche e principi filosofici, con caratteristiche del tipo di quelle esposte nei
paragrafi precedenti, poiche in tal modo `e possibile rispondere adeguatamente alle
questioni poste e soprattutto al modo in cui erano poste. Pi`
u precisamente faccio
riferimento a quellatteggiamento filosofico e scientifico per cui conoscere qualcosa
vuol dire delimitarne concettualmente lessenza. Questo atteggiamento raggiunge,
a mio giudizio, la sua forma pi`
u completa nellopera di Lagrange e di Laplace.
In base a quanto detto, allinterno di un sistema, nella fisica lagrangeanolaplaceana, il problema principale era, pertanto, distinguere ci`
o che `e responsabile
della sua dinamica da ci`o che costituisce una semplice perturbazione, che si presuppone del tutto ininfluente ai fini della costruzione di un modello2 esplicativo.
La perturbazione, in altri termini, ha un valore conoscitivo nella particolarit`
a dei
2 In questa circostanza uso questo termine in un senso del tutto generico e generale, che verr`
a
presto specificato.

La linearit`
a e la scienza moderna

51

singoli casi presi in esame e, a differenza di ci`o che concerne lessenza di una
dinamica, viene calcolata di volta in volta.
Il pi`
u delle volte i fenomeni della natura sono complicati da cause estranee:
un numero enorme di cause perturbatrici vi mescolano la loro influenza, tanto che
`
e ben difficile riconoscerli. Per giungervi bisogna moltiplicare le osservazioni o gli
esperimenti, affinch
e, venendosi a distruggere mutualmente gli effetti estranei, i
risultati medi mettano in evidenza i fenomeni ed i loro vari elementi3 .

Da questa prospettiva, risulta pensabile solo un modello esplicativo di un dato


sistema, che sia, al limite, deterministico, in quanto esso deve necessariamente
contenere in se tutte le informazioni che servono per la previsione esatta e completa
del futuro, del passato, a partire dal presente, annullando di fatto il ruolo del
tempo nella formazione di principi e leggi filosofici e scientifici. In altri termini,
conoscere qualcosa vuol dire giungere a coglierne gli elementi costitutivi ed essenziali. Allerrore ed alla probabilit`a, collegata ad esso o ad una conoscenza in
generale, sia essa scientifica o di altro genere, non era attribuito alcuno statuto
epistemologico proprio, anche se, da un punto di vista pratico, era ci`o con cui si
aveva quotidianamente a che fare4 . Per questo motivo, si sono sviluppate molte
tecniche matematiche per padroneggiare lerrore in modo da poterne tenere conto
efficacemente nelle previsioni. Allatto pratico, dunque, essere in grado di esprimere
leggi matematicamente generali, includeva anche un adeguato studio e valutazione
degli errori.
In questa prospettiva `e interessante soffermare lattenzione sulle espressioni
matematiche in cui erano tradotti i problemi fisici in generale, e non solo quelli
relativi alle perturbazioni. Scendendo maggiormente nei particolari, mostrer`
o che
al di l`a della distinzione conoscitiva tra essenze ed accidenti, questultimi erano
comunque trattati matematicamente allo stesso modo delle prime. Ci`o sta, ancora
una volta, a sottolineare limpostazione e la generalit`
a con cui venivano usate le
equazioni differenziali.
Dopo aver tracciato questa sin troppo breve linea guida, `e bene chiarire
metodicamente e sviluppare adeguatamente ogni affermazione.
Prima di iniziare, mi pare interessante introdurre una chiave esplicativa che
riprende unimmagine che attraversa trasversalmente la storia del pensiero in tutte
le sue forme: la matematica come linguaggio della natura. Per poter leggere il
3 Cfr. Pierre S. Laplace. Saggio filosofico sulle probabilit`
a. In: Opere. Torino: UTET, 1967,
pp. 298-299. Il testo francese recita: Les ph
enom`
ene de la nature sont les plus souvent envelopp
es
de tant circostances
etrang`
eres, un si grad nombre de causes perturbatrices y m
elent leur influence;
quil est tr`
es-difficile, lorsquils sont fort petits, de les reconnatre. . . (cfr. Pierre S. Laplace. Essai
philosophique sur les probabilit
es. Paris: Courcier, 1814, pp. 107-108). Alla fine di questa parte
del mio lavoro mi soffermer`
o dettagliatamente su quanto sto introducendo in termini generali.
4 Da questa prospettiva, la probabilit`
a`
e fondamentale nellopera di Laplace, che si `
e occupato
direttamente del suo progresso. Si veda in particolar modo: idem, Saggio filosofico sulle
probabilit`
a e Cfr. Pierre S. Laplace. Teoria analitica delle probabilit`
a. In: Opere. Torino:
UTET, 1967.

52

La linearit`a e la scienza moderna

libro della natura5 `e necessario conoscerne il linguaggio in modo da poterne carpire,


almeno teleologicamente6 , i segreti ultimi. Se si pensa la natura come un testo, mi
pare interessante soffermarmi brevemente su cosa pu`o significare leggere. Questo
termine, per quanto riguarda la presente questione, ha almeno due significati
principali che `e bene chiarire subito. Da un lato pu`o voler dire avere un accesso
diretto alla natura e poterla guardare in trasparenza senza alcun tipo di filtro o
diaframma concettuale; dallaltro, pu`o voler dire, come indica la sua radice latina,
scegliere, interpretare. In questo secondo senso, a differenza del primo, viene
meno ogni tipo di purezza e completezza della conoscenza; ogni volta si guarda con
uno sguardo particolare che evidenzia qualcosa, a seconda delle domande con cui
sindaga la natura, senza per questo avere la pretesa di dire lultima parola sulla
natura, neanche teleologicamente7 .
Prima di cercare di capire in che modo `e stata pensata la funzione del linguaggio
nel quale sarebbe scritto il libro della natura, `e bene indicare, preliminarmente,
quale sia un tale linguaggio, almeno per quanto riguarda la fisica e, in generale, la
scienza moderna, ed in particolar modo postnewtoniana. Lo strumento matematico
che `e stato ritenuto, per molti versi a ragione, in grado di descrivere il movimento
e la materia `e, come accennato, quello delle equazioni differenziali 8 . Esse sono
lattore principale intorno a cui ruota e si sostiene la fisica e la scienza del Settecento
e di buona parte dellOttocento. La loro importanza `e tale che, nonostante in molti
testi del Settecento, come in quelli di Laplace, ci sia spesso unapertura verso la
possibilit`a di modificare le leggi della natura, laddove se ne identificassero altre in
grado di render conto in modo migliore della natura, ci`o che non viene mai messo
in discussione `e il fatto che un problema fisico debba essere tradotto in equazioni
differenziali; e come mostrer`
o, in un tipo particolare di equazioni differenziali.
Nel panorama culturale in cui sono nate, esse erano strettamente legate al
movimento9 , vale a dire a problemi fisici. In questa prospettiva si comprende
5 cfr. Galileo Galilei. Il Saggiatore. In: Opere. Vol. 1. Torino: UTET, 2005, p. 631: La filosofia
`
e scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico
luniverso), ma non si pu`
o intendere se prima non simpara a intender la lingua, e conoscer i
caratteri, ne quali `
e scritto. Egli `
e scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi,
ed altre figure geometriche, senza i quali mezi `
e impossibile a intenderne umanamente parola;
senza questi `
e un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.
6 Con questo termine faccio riferimento alla possibilit`
a di un principio regolativo, con uno
specifico valore ontologico, che sia in grado di orientare la ricerca scientifica con certezza e di
permettere il suo continuo sviluppo. Mostrer`
o come questa sia unidea specifica e fondamentale
di alcuni tra i maggiori fisici del Settecento, tra i quali Laplace.
7 Naturalmente, allinterno di questa forbice concettuale `
e pensabile una pi`
u o meno fitta
gradazione, che tuttavia fa riferimento a questi due atteggiamenti filosofici fondamentali che mi
pare importante mantenere chiaramente distinti.
8 Come mostrer`
o, sebbene Newton nei Principia usi un calcolo geometrico, faceva un uso,
che si potrebbe definire privato, del calcolo analitico, uso che divent`
o normale sin dalla
prima generazione di scienziati postnewtoniani, in particolar modo continentali.
9 Cfr. Umberto Bottazzini. I Principia di Newton e la M
ecanique di Lagrange: osservazioni su
meccanica e calcolo. In: Radici, significato, retaggio dellopera newtoniana. A cura di M. Tarozzi
G.and Van Vloten. Societ`
a Italiana di Fisica, 1989, pp. 303-304: Le linee dovevano pensarsi come
generate per moto continuo di punti e analogamente le superfici e i volumi. Cose che hanno

La linearit`
a e la scienza moderna

53

bene come Newton parlasse di quantit`a fluenti. Non potendomi soffermare su


tale questione, sar`a sufficiente dire che nel Methodus fluxionum, Newton stabil`
chiaramente il problema fondamentale del calcolo: essendo assegnato il rapporto
delle quantit`a, stabilire la relazione delle flussioni di queste e viceversa10 . In
questo modo, Newton stabil` una diretta relazione tra il calcolo differenziale ed
il calcolo integrale, in particolare pose laccento sul fatto che sono luno linverso
dellaltro. Questo `e probabilmente uno dei meriti matematici maggiori che va
attribuito a Newton e a Leibniz: da questo momento in poi non si parla pi`
u di
calcolo differenziale da un lato, e di calcolo integrale dallaltro, ma di calcolo11 .
Luguaglianza seguente fa di Newton e Leibniz gli scopritori del calcolo12 :
Z

f (x)dx = F (b) F (a)13

con F (x) primitiva di f (x).


Linterpretazione dei problemi fisici in termini matematici, per cui velocit`a ed
accelerazione diventano, esprimendomi col linguaggio attuale, derivata prima e
seconda14 , `e presente gi`a nel modo dinterpretare il calcolo dellarea delimitata da
una curva. Boyer rivolge lattenzione sul fatto che mentre le quadrature [vale a
dire il calcolo dellarea] precedenti erano state ottenute per mezzo dellequivalente
dellintegrale definito inteso come limite di una somma, Newton qui determina
innanzi tutto la velocit`a di cambiamento dellarea e, da qui, trova larea stessa
per mezzo di quello che oggi verrebbe detto integrale indefinito della funzione che
rappresenta lordinata15 . In particolare, Newton pone laccento sul fatto che `e il
moto del punto a descrivere la curva che sottende larea. Nella prospettiva newtoniana, tuttavia, il calcolo mantiene comunque un significato ed uninterpretazione
profondamente geometrica. Per Newton `e fondamentale seguire il moto del punto
che disegna una curva, poiche, come mostrer`o, nella sua ottica `e fondamentale
saper costruire, o ricostruire, le curve-traiettorie16 . Nonostante ci`o, il risultato,
cui giunsero Newton e Leibniz insieme, rappresenta il punto dinizio della stagione
filosofico-scientifica settecentesca, nella quale si cercher`
a in tutti i modi di mettere
da parte la geometria di matrice greca, con la quale Newton si poneva in continuit`a,
veramente luogo in natura e si osservano ogni giorno nel movimento dei corpi .
10 Cfr. Boyer, op. cit., p. 202.
11 Cfr. Aleksandr D. Alexandrov, Andrej N. Kolmogorov e Michail A. Lavrentev. Le matematiche.
2004: Bollati Boringhieri, Torino, pp. 157-164.
12 A rigore Newton e Leibniz, in base a quanto detto, non sarebbero i veri e propri scopritori
del calcolo, infatti, i loro lavori si inseriscono in un panorama culturale che li ha resi possibili. Su
questo cfr. Boyer, op. cit., pp. 99-194.
13 Uso un integrale definito, e non un integrale indefinito, per sottolineare il fatto che si tratta
storicamente di una relazione tra due diversi problemi matematici in un contesto, come quello
newtoniano, nel quale non esisteva il concetto di funzione.
14 cfr. Boyer, op. cit.; cfr. Richard Courant e Herbert Robbins. Che cos`
e la matematica? Torino:
Bollati Boringhieri, 2004, pp. 513-517.
15 cfr. Boyer, op. cit., 198 e sgg.
16 Si vedr`
a come sar`
a necessario distinguere in Newton un metodo analitico delle flussioni da
uno sintetico.

54

La linearit`a e la scienza moderna

per rivolgersi al calcolo leibniziano che aveva letteralmente conquistato gli scienziati
del tempo, soprattutto sul continente.
Nel Settecento simpose, dunque, luso delle equazioni differenziali, ed in genere
lo studio dei fenomeni fisici attraverso strumenti analitici17 .
Prima di continuare `e bene chiarire una serie di questioni filosofico-matematiche
che segnano la distanza e la vicinanza tra le innovazioni newtoniane e la nuova
meccanica del Settecento. Mi pare necessario impostare il discorso in questa
maniera perche `e fondamentale chiarire che la fisica del Settecento non `e solo uno
sviluppo del pensiero di Newton, ma presenta proprie ed importanti peculiarit`a.
Nel fare questo mi sembra, inoltre, essenziale dare anche lidea del fatto che nellet`a
moderna non `e possibile considerare separatamente filosofia, matematica e fisica,
poiche tra di loro non c`e, praticamente mai, soluzione di continuit`a.
La prima cosa da fare, dopo aver dato delle direttive generalissime ed aver
introdotto sommariamente le questioni filosofico-scientifiche fondamentali, `e chiarire,
per quanto possibile, alcuni aspetti delleredit`a newtoniana.
2.1.2

Leredit`
a dei Principia

` ben noto che i Principia sono unopera fondamentale per tutta la scienza
E
successiva; tuttavia non mi pare lecito ridurre la fisica che si istituisce durante il
corso del Settecento, e che influenza buona parte dellOttocento, ad un semplice e
non meglio definito sviluppo del pensiero scientifico ed epistemologico newtoniano.
Per questo motivo, mi pare necessario soffermarmi brevemente su un paio di
luoghi fondamentali dellopera maggiore di Newton, in modo da evidenziare la sua
vicinanza e la sua lontananza dalla fisica-matematica del Settecento.
In primo luogo mi occuper`o del significato della geometria e poi di alcuni aspetti
del metodo scientifico newtoniano, con particolare riferimento ai Principia. Di qui
trarr`
o delle conclusioni sul pensiero newtoniano, in modo da evidenziare elementi
dincontro e di scontro con la fisica-matematica successiva.
2.1.2.1

Il significato della geometria dei Principia

Per avere una prima idea e per toccare subito con mano la distanza tra lapproccio
alla fisica di Newton e quello di Lagrange-Laplace18 , nei limiti posti, `e sufficiente,
17 Si deve notare che Newton scrisse Principia, in linguaggio geometrico, in modo da rendere
pi`
u intuitivo il passaggio dalla matematica alla natura, ed in modo da evitare di usare il metodo
analitico delle flussioni, in quanto introduceva concetti che, in quel tempo, erano tuttaltro che
ben definiti ed esenti da critiche, pur essendo estremamente utili. Per evitare tutti questi problemi,
Newton si rifiut`
o costantemente di esporre, nonostante richieste esplicite, il metodo analitico
delle flussioni allinterno dei Principia, nonostante che questo testo ebbe ben tre edizioni. In
questa scelta si riverbera anche tutta la polemica contro Cartesio e lalgebrizzazione dei problemi,
risolubili anche geometricamente, in opposizione alla quale Newton si pone in continuit`
a con i
greci.
18 Naturalmente non mi riferisco allindubbia situazione favorevole, matematica e fisica, che
Lagrange o Laplace si trovarono a vivere, ma alle diverse impostazioni filosofiche e metodologiche
di fondo che separano Newton dagli altri scienziati nominati, soprattutto in merito alle possibilit`
a

La linearit`
a e la scienza moderna

55

a mio modo di vedere, confrontare i due seguenti passi:


La geometria dunque si fonda sulla prassi della meccanica, e non `
e nientaltro
che quella parte della meccanica universale che propone e dimostra larte di misurare
accuratissimamente19 .
Abbiamo gi`
a vari trattati di meccanica, ma il piano di questo `
e interamente
nuovo. Io intendo ridurre la teoria di questa scienza, e larte di risolvere i problemi
relativi ad essa, a formule generali, il semplice sviluppo delle quali fornisca tutte
le equazioni necessarie per la soluzione di ciascun problema. Spero che la maniera
in cui ho cercato di raggiungere questobiettivo non lasci nulla a desiderare. [. . . ].
In questopera non si trover`
a nessuna figura [figures]. I metodi che vi espongo non
richiedono n
e costruzioni n
e ragionamenti geometrici o meccanici, ma soltanto delle
operazioni algebriche, sottoposte ad un procedimento regolare e uniforme. Coloro
che amano lanalisi, vedranno con piacere che la meccanica ne `
e diventata una
branca [branche], e mi saranno grati di averne cos` esteso il dominio20 .

Nel passo newtoniano la geometria `e una parte della meccanica. In Lagrange


questultima diventa una branca dellanalisi, o pi`
u in generale della matematica,
in quanto ad essa `e ridotta. Comune ai due geometri rimane, senzaltro, lidea
che il movimento sia traducibile in leggi matematiche; per il momento mi pare che
labissale distanza tra i due passi parli per se abbastanza chiaramente.
Procedendo con ordine, intendo, come detto, sviluppare alcune idee newtoniane,
per poi passare alla fisica del Settecento, e dunque al chiarimento della citazione di
Lagrange.
Si `e visto brevemente come Newton legasse strettamente il calcolo al movimento
e quale eccezionale risultato avesse raggiunto, tuttavia lattore principale della
teoria newtoniana del moto dei Principia, come mostra bene la citazione, `e la
geometria. Il cortocircuito `e solo apparente, e svanisce subito se si considera che
Newton possedeva un metodo analitico ed uno geometrico per affrontare quei
problemi che cadono sotto il calcolo.
Dalla scelta compiuta nei Principia sintuisce gi`a che Newton preferisse il
secondo al primo. In questa direzione, gi`a nella prima sezione dei Principia,
Newton espone il metodo dimostrativo usato nella maggior parte del testo; la
sezione sintitola, appunto: Metodo delle prime e delle ultime ragioni, col cui
aiuto si dimostrano le cose che seguono. Esso `e un metodo geometrico di trattare
ci`o che nel contesto dellanalisi classica, `e il passaggio al limite21 . Naturalmente
essi non vanno confusi, infatti, per Newton si tratta di vedere geometricamente il
passaggio al limite e non di calcolarlo, come avviene analiticamente.
di conoscere la natura e ai diversi assunti filosofici che sono alla base di tali possibilit`
a.
19 Cfr. Isaac Newton. Principi matematici della filosofia naturale. Milano: Arnoldo Mondadori,
2008, p. 58. Mi pare importante sottolineare che il testo originale di Newton, a differenza della
traduzione italiana, sottolinea i termini geometria e meccanica universale. Esso recita:
Fundatur igitur Geometria in praxi Mechanica, & nihil aliud est quam Mechanic universalis
pars illa quae artem mesurandi accurate proponit ac demonstrat.
20 Cfr. Joseph-Louis Lagrange. M
echanique analitique. Paris: La Veuve Desaint, 1788, p. VI.
Traduzione mia. Su questo argomento, Cfr. Bottazzini, op. cit.
21 Su questi argomenti cfr. Niccol`
o Guicciardini. Reading the Principia. Cambridge: Cambridge
University Press, 1999 e cfr. Niccol`
o Guicciardini. Newton: un filosofo della natura e il sistema
del mondo. Le Scienze, 1998.

56

La linearit`a e la scienza moderna

A questo proposito, i Lemmi I e VII del primo libro dei Principia, il primo da
un punto di vista generale e il secondo da un punto di vista particolare, recitano:
Le quantit`
a, come anche i rapporti fra quantit`
a, che costantemente tendono
alleguaglianza in qualsiasi tempo finito, e prima della fine di quel tempo si accostano
luna allaltra meno di qualsiasi differenza data, divengono infine uguali 22 .
. . . dico che lultima ragione fra larco, la corda e la tangente `
e, scambievolmente, una ragione duguaglianza 23 .

In questo senso, Newton compie una ben precisa scelta preferendo il metodo
sintetico delle flussioni al metodo analitico delle flussioni, di cui egli stesso era
stato, fino al 1665, promotore24 .
I motivi di una tale preferenza sono molti; ne accenner`
o alcuni, in riferimento al
discorso che sto svolgendo. La rivalutazione dei greci, accompagnata alla constatazione che i metodi dei moderni, in quanto manipolazione di simboli, allontanano
irrimediabilmente dalla natura, spingono Newton nella direzione geometrica. La
geometria permetteva di costruire e di vedere intuitivamente ci`
o che lanalisi permetteva di raggiungere attraverso lintroduzione di concetti, per lo meno discutibili,
quali gli infinitesimi.
Col metodo degli indivisibili le dimostrazioni sono rese pi`
u brevi. Ma poich
e
lipotesi degli indivisibili `
e ardua e poich
e quel metodo `
e stimato meno geometrico,
ho preferito ridurre le dimostrazioni delle cose seguenti alle ultime somme e ragioni di
quantit`
a evanescenti e alle prime delle nascenti, ossia ai limiti delle somme e ragioni,
e permettere, perci`
o, il pi`
u brevemente possibile, le dimostrazioni di quei limiti.
Questo stesso, infatti, viene fatto anche col metodo degli indivisibili; ed essendo stati
dimostrati i principi, li possiamo ora usare in modo pi`
u sicuro. Perci`
o, se nel seguito
mi capiter`
a di considerare le quantit`
a come costituite da particelle determinate, o mi
capiter`
a di prendere segmenti curvilinei come retti, vorr`
o significare non particelle
indivisibili, ma divisibili evanescenti, non somme e ragioni di parti determinate, ma
sempre limiti di somme e ragioni [. . . ]. Si obietta che lultimo rapporto di quantit`
a
evanescenti `
e nullo, in quanto esso, prima che le quantit`
a siano svanite non `
e lultimo,
22 Cfr.

Newton, op. cit., p. 145.


ibid., p. 149. Riguardo il passaggio al limite si veda anche ibid., p. 160.
24 cfr. Guicciardini, Reading the Principia. La distinzione tra analitico e sintetico mostra proprio
la preferenza newtoniana, nei Principia, per la costruzione geometrica; essa, nello specifico, fa
riferimento alla distinzione di Pappo, per il quale: Analisi (resolutio) `
e una via o un procedimento
mediante il quale, muovendo da ci`
o che si cerca, considerato come fosse noto, si perviene attraverso
quel che consegue, alla sintesi di quanto `
e stato concesso. Nellanalisi infatti, supponendo che
ci`
o che si cerca sia dato, si considera ci`
o che consegue da esso e poi, di nuovo, quali siano i suoi
antecedenti fino a che, regredendo in tal modo, non ci si imbatta in alcunch
e o gi`
a noto o facente
parte del campo dei principi. Tale procedimento, poich
e la soluzione si ottiene per regressione,
si dice analisi. Nella sintesi invece, ponendo come gi`
a dato ci`
o che `
e trovato per ultimo nel
procedimento analitico e, secondo natura, ordinando come prime le cose che antecedono e che
nellanalisi figuravano come conseguenze e unendole le une alle altre si perviene infine a costruire
la cosa cercata: `
e ci`
o che si dice sintesi. Questa distinzione tra analitico e sintetico `
e molto
importante in quanto permette di chiarire uno slittamento di significato, tra Seicento e Settecento,
del termine analitico. Nel Settecento esso fa riferimento alle nozioni di simbolico, algebrico
ecc. . . ; nel Seicento analitico fa riferimento al metodo della scoperta, come in Pappo. Esso
non `
e necessariamente simbolico o algebrico, e di certo nel Seicento non ci si trova davanti al
significato recente del termine.
23 Cfr.

La linearit`
a e la scienza moderna

57

e allorch
e sono svanite non c`
e affatto. Ma con lo stesso ragionamento si potrebbe
ugualmente sostenere che di un corpo che giunga in un certo luogo, dove il moto
finisce, non esiste la velocit`
a ultima. Questa, infatti, prima che un corpo giunga nel
luogo non `
e lultima, e quando vi giunge non c`
e. La risposta `
e facile: per velocit`
a
ultima sintenda quella con la quale il corpo si muove, non prima di giungere al
luogo ultimo nel quale il moto cessa, n
e dopo, ma proprio nel momento in cui vi
giunge: ossia, quella stessa velocit`
a con la quale il corpo giunge al luogo ultimo e
con la quale il moto cessa. Similmente, per ultime ragioni delle quantit`
a evanescenti
si deve intendere il rapporto delle quantit`
a non prima di diventare nulle e non dopo,
ma quello col quale si annullano25 .

Questo passo, sebbene lungo, mi pare che sia un ottimo esempio del modo di
ragionare geometrico di Newton ed in particolare del modo di trattare le figure
geometriche e il loro rapporti. Emerge, infatti, lidea che le figure geometriche
sono concepite cinematicamente, proprio come si `e visto brevemente riguardo alla
maniera newtoniana di concepire il problema del calcolo dellarea sottesa ad una
` proprio cinematicamente che Newton, nella prima sezione dei Principia
curva. E
fa vedere costruttivamente le ragioni di uguaglianza tra, ad esempio, una curva ed
una retta.
Si tenga inoltre ben presente che, al tempo di Newton, si aveva a che fare con
curve e non con funzioni, poiche il concetto di funzione, semplicemente, `e posteriore.
Si pu`o, in tal modo, comprendere meglio che le curve studiate, per cos` dire, erano
gi`
a sempre interpretate come qualcosa di geometrico, e la nuova analisi con la sua
simbologia poteva esser vista come un modo per complicare le cose. Di questo
avviso `e Newton che, considera la via simbolica utile euristicamente, ma del tutto
inadeguata da un punto di vista dimostrativo. Di diverso avviso `e, per esempio,
Cartesio:
. . . infatti in essi [gli autori antichi] leggevo certamente molte cose sui numeri,
che, fatti i calcoli, sperimentavo essere vere; riguardo poi alle figure essi mettevano
molte cose in qualche modo proprio davanti agli occhi, e da esse traevano conclusioni;
ma non mi pareva che essi dimostrassero adeguatamente allintelletto per quale
motivo le cose stessero cos`, e in che modo venissero trovate26 .

Newton compie la sua scelta fondamentale e si propone, sin dalla prima pagina
dei Principia, in continuit`a con i greci ed in contrapposizione con lindirizzo
algebrico cartesiano. In questo modo egli delinea, implicitamente, il suo modo di
approcciarsi alla natura, sul quale mi soffermer`o alla fine del prossimo paragrafo.
Nella sua ottica, la geometria antica era, dunque, esemplare in quanto gli appariva semplice, elegante, concisa, adatta ai problemi posti, sempre interpretabile
in termini di oggetti esistenti. In particolare, secondo Newton, le dimostrazioni
geometriche avevano un contenuto referenziale certo27 .
25 Cfr.

Newton, op. cit., pp. 156-157.


Ren
e Descartes. Regole per la guida dellintelligenza. Milano: Bompiani, 2000, p. 171. Al
di l`
a della disputa matematica, mi pare ancor pi`
u interessante evidenziare che le Regole non sono
un testo matematico, ma di portata metodologica, il che rende ancora pi`
u profonda lopposizione
` necessario un
tra i due filosofi. Inoltre, questo passo si trova nella quarta regola, intitolata E
metodo per investigare la verit`
a delle cose.
27 cfr. Guicciardini, op. cit., p. 29.
26 Cfr.

58

La linearit`a e la scienza moderna

Se, inoltre, la geometria [. . . ] si fonda sulla prassi della meccanica, lidea


basilare `e che, poiche le forze generano traiettorie, allora `e possibile conoscerne una
quando si `e in grado di ri-generarla28 . Newton pone la sua attenzione sulle pratiche
costruttive del conoscere, in questo caso matematico, umano. La doppia centralit`
a
dellintuizione geometrica e del riferimento oggettivo ed immediato proprio della
geometria `e confermata dal fatto che i Principia sono scritti, appunto, in linguaggio
geometrico, e non penso si debba aggiungere altro per mostrarne limportanza.
Questo, naturalmente, non vuol dire che Newton non facesse uso del calcolo
simbolico. Come accennavo in una nota, Newton faceva di esso un uso privato29 ,
preferendo tradurne i risultati in linguaggio geometrico, in quanto si trattava
essenzialmente di problemi geometrici. Egli lo considerava, pertanto, niente pi`
u
che uno strumento, a volte determinante, in grado di risolvere problemi spinosi,
senza, per questo, caricarlo di altri e pi`
u fondamentali significati.
Nellottica newtoniana era fondamentale trattare o, comunque, ricondurre un
problema alla geometria in quanto la costruzione geometrica, e non la simbologia
algebrica in se, `e ci`o che legittima il passaggio dalla matematica alla natura. In altri
termini, attraverso la geometria `e possibile, secondo Newton, ri-costruire qualcosa
di esistente, col vantaggio di non dover fare i conti con la problematica simbologia
dellalgebra30 .
In aperta polemica con la Geometria algebrica di Cartesio, Newton preferisce
la costruttivit`
a e lintuitivit`a della geometria di stampo greco, alla senzaltro maggiore generalit`
a 31 che lalgebra cartesiana rende possibile, in quanto questultima
non permetterebbe unimmediata interpretazione in termini di fenomeni naturali.
Prova ne `e la sezione V del I libro, veicolo della polemica anticartesiana, nella quale
Newton risolve un problema, gi`a di Pappo, geometricamente, senza far riferimento
alla mancanza di generalit`a che la sua soluzione comporta, rispetto al metodo
28 Questo

aspetto emerge, come visto, gi`


a implicitamente sul modo newtoniano di affrontare il
problema del calcolo dellarea sottesa ad una curva. Nellottica di Newton, il movimento di un
punto disegna la curva. A questo proposito, ancora una volta, `
e importante sottolineare il fatto
che Newton intenda le figure geometriche dinamicamente.
29 Wilson (cfr. Curtis Wilson. The precession of the equinoxes from Newton to dAlembert
and Euler. In: The General History of Astronomy 2 [1995], pp. 4754) riscontra un tale uso nei
Principia riguardo ai problemi spinosi creati dal moto lunare, cfr. Newton, op. cit., Libro III,
Prop. 25-35.
30 E
` bene tenere presente che questi aspetti vanno riferiti, nella loro generalit`
a, alla matematica
del Settecento, in quanto anche Cartesio, Leibniz ed i matematici del Seicento riconoscono
limportanza della geometria nel momento della solutio, della costruzione geometrica dei
risultati. Ci`
o che, anche rispetto ai suoi contemporanei, Newton non condivide `
e leccessiva
fiducia nelle procedure simboliche che, in base a quanto detto, non possono essere ancora chiamate
analitiche in senso proprio. Di parere opposto a quello di Newton `
e Cartesio.
31 Quello della generalit`
a, almeno nel Seicento, non era sempre ritenuto un requisito necessario
che la soluzione di un problema dovesse irrimediabilmente esibire. Ad esso poteva essere preferita
la specificit`
a di una soluzione, in quanto poteva essere ritenuta in grado di svelare meglio lessenza
di un problema rispetto alla generalit`
a. Resta il fatto che `
e proprio questultima il requisito su
cui punta da fisica del Settecento e non solo.

La linearit`
a e la scienza moderna

59

cartesiano32 . I matematici continentali, al di l`a dellindubbio influsso di Cartesio,


sono stati pesantemente influenzati dal calcolo e dalle scoperte matematiche di
Leibniz, il quale, in maniera diametralmente opposta a Newton, era un convinto
promotore della nuova analisi, preferendo lavorare e mettendo al centro dei suoi
interesse una simbologia, newtonianamente, irrimediabilmente ambigua33 .
A mio giudizio, queste sono, sommariamente, le questioni ed i problemi che
le scelte matematiche newtoniane pongono in primo piano, anche e non solo alla
scienza del Settecento.
Prima di soffermarmi brevemente sulle conseguenze filosofiche della costruzione
geometrica newtoniana, come termine di paragone e di partenza per discutere della
scienza del Settecento, `e necessario introdurre alcuni aspetti del metodo scientifico
dei Principia.
Per ora ci si pu`o accontentare di un primo risultato. Dopo questa breve
caratterizzazione della geometria, e soprattutto del suo significato epistemologico
in Newton, rileggendo la citazione lagrangeana, emerge ancor pi`
u chiaramente la
distanza matematica e strategica del pensiero di Newton da quello del Settecento,
che recupera la sensibilit`a cartesiana alla generalit`a. Svilupper`o in seguito questo
punto, per ora mi pare sufficientemente chiara la citazione di Lagrange per avere
unidea, sia pur generica, della sua distanza matematica dai Principia.
2.1.2.2

Aspetti del metodo scientifico newtoniano

Se i Principia non svolgono una funzione paradigmatica per quanto riguarda


laspetto fin qui esaminato, dal punto di vista metodologico del fare scienza segnano
una profonda rottura col passato e, nello stesso tempo, listituzionalizzazione
scientifica di un nuovo modo di fare scienza34 . La novit`a di un tale atteggiamento
si riflette e si manifesta gi`
a nello stile espositivo, vale a dire nel modo in cui sono
disposte le argomentazioni, dei Principia.
Se si osserva la struttura dellopera, si nota subito una novit`
a: la discussione
matematica precede, ed in questo caso permette, la filosofia naturale e la ricerca
delle cause fisiche del moto, esposte, appunto, nellultima parte dellopera35 . Questo
32 A ci`
o si aggiunge che, tra laltro, nelleconomia dellopera, tale sezione V risulta essere di
secondaria importanza. Cartesio, nella sua Geometria, aveva risolto analiticamente lo stesso
problema affermando che, sostanzialmente, non era mai stato risolto in maniera completa.
33 Per lo sviluppo della matematica del Settecento ha senzaltro un ruolo fondamentale Leibniz
sul quale, tuttavia, non posso soffermarmi, in quanto non `
e mia intenzione fare una storia
del calcolo. Il mio scopo principale, in questa parte del lavoro, `
e di far emergere un tipo di
concettualit`
a che, nello specifico, tiene insieme matematica, fisica e filosofia, senza soluzione di
continuit`
a. La necessit`
a di giungere al cuore del discorso, vale a dire il rapporto tra lanalisi
algebrica di Lagrange e la natura, mi impone forti limiti.
34 Faccio riferimento a ci`
o che Cohen, nel suo La rivoluzione newtoniana, chiama stile newtoniano. Un esempio concreto di ci`
o si vedr`
a nel modo in cui, da Newton a Poincar
e, quasi senza
eccezioni, `
e stato affrontato il problema dei tre corpi.
35 Il terzo libro dei Principia inizia cos`
: Nei libri precedenti ho trattato dei Principi della
Filosofia, non filosofici tuttavia, ma soltanto matematici, a partire dai quali, per`
o, si pu`
o discutere
di cose [res] filosofiche (cfr. Newton, op. cit., p. 607).

60

La linearit`a e la scienza moderna

aspetto `e il riflesso di un nuovo modo di porre in relazione la matematica e la natura.


Una volta individuati i principi matematici del moto in maniera del tutto astratta,
`e possibile, secondo Newton, porsi domande sulle cause di quanto descritto nel
modello e proporne in generale un significato filosofico36 , oltre che unapplicazione
quantitativa al reale, tale da poter costituire, almeno nelle intenzioni, un sistema
del mondo, cos` sintitola il terzo libro dei Principia 37 .
Al fine di evitare ogni ingenua confusione tra discussione matematica e fisica,
Newton torna spesso su questa distinzione:
Nello stesso senso generale assumo la parola impulso, in quanto in questo
trattato esamino, come ho spiegato nelle definizioni, non le specie delle forze e le
qualit`
a fisiche, ma le quantit`
a e le proporzioni matematiche. In matematica vanno
investigate quelle quantit`
a e quei rapporti delle forze che discendono dalle qualsiasi
condizioni poste; ma quando si passa alla fisica, questi rapporti si devono confrontare
con i fenomeni, affinch
e si sappia quali condizioni delle forze convengano ai diversi
generi dei corpi attrattivi. Allora soltanto sar`
a lecito discutere pi`
u sicuramente
intorno alle specie, alle cause e alle ragioni fisiche delle forze38 .

Newton ha cos` introdotto un nuovo modo dimpostare la ricerca scientifica.


Di certo, si pu`
o dire che egli era consapevole che nei primi due libri della sua
opera maggiore aveva dato vita ad una costruzione al limite matematicamente
perfetta, che per`
o, nel momento in cui veniva applicata alla realt`a, non coincideva
altrettanto perfettamente con essa, rendendo, pertanto, necessaria una vera e
propria interazione tra modello matematico e natura. Nel III libro, ad esempio,
afferma che se i pianeti non si attraessero tra loro reciprocamente, ma a coppie,
le orbite sarebbero ellittiche39 ; cos`, per`
o, non `e, e Newton se ne rendeva conto
perfettamente, per questo motivo si trattava essenzialmente di affinare il modello
matematico 40 in modo da renderlo il pi`
u vicino possibile alla realt`
a. Nei primi due
libri, Newton conduce una discussione matematica, in cui introduce scolii filosofici,
36 La prassi era di solito opposta a quella newtoniana, prova ne `
e la reazione degli scienziati
europei, ed in particolare cartesiani, alla prima apparizione dei Principia. A questo proposito,
si pensi a Kepler, che anteponeva, appunto, le cause alla matematica. La sua opera del 1609
sintitola: Astronomia nova aitiologetos, seu physica coelestis tradita commentariis de motibus
stellae Martis, ex observationibus G.V. Tychonis Brahe.
37 Proprio qui, nello schema dellopera, si ripropone la distinzione tra analitico e sintetico cara
a Newton. Nello specifico, i primi due libri sono analitici, il terzo sintetico. Dai fenomeni giungo
alle forze, stabilite le forze giungo ai fenomeni.
38 Cfr. Newton, op. cit., p. 345.
39 Cfr. ibid., p. 643: Poich
e le gravit`
a dei pianeti verso il Sole sono inversamente proporzionali
ai quadrati delle distanze dal centro del Sole, se il Sole fosse in quiete e i pianeti rimanenti non
agissero uno sullaltro, le loro orbite sarebbero ellittiche, avendo il Sole come fuoco comune, e la
descrizione delle aree sarebbe proporzionale ai tempi. Newton afferma che nella maggior parte
dei casi le perturbazioni sono trascurabili, tranne, ad esempio, linflusso di Giove su Saturno. Di
qui, egli procede ad una determinazione della perturbazione.
40 Rispetto a Galilei `
e interessante notare che la novit`
a newtoniana consiste, a mio giudizio, nel
fatto che la teoria newtoniana `
e prima di tutto matematica, mentre quella galileiana `
e prima di
tutto osservativa. Nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, Galilei, pi`
u volte ed in
vario modo, afferma la necessit`
a di difalcare gli impedimenti della materia (cfr. Galileo Galilei.
Diaologo sopra i due massimi sistemi del mondo. In: Opere. Vol. 2. Torino: UTET, 2005, p. 260).
Questo tipo di atteggiamento implica unazione dellesperimento e sulloggetto, mentre nellottica

La linearit`
a e la scienza moderna

61

in modo da non farla sembrare vuota e in modo da indirizzarla al confronto, nel


terzo libro con i dati astronomici41 . In particolare, Newton, sulla linea dindagine
che prevedeva la complicazione di modelli matematici semplici42 , svilupp`
o, in
riferimento ai problemi dovuti alla reciproca attrazione dei pianeti, tecniche per
controllare le perturbazioni, che ebbero molta fortuna, basti ricordare il modo
in cui, prima di Poincare, veniva affrontato il problema dei tre corpi su cui mi
dilungher`
o in seguito43 .
Procedendo con ordine si pu`
o dire che Newton, prima dellappena accennata
interazione tra modello e natura, non sviluppa direttamente soluzioni di singoli
problemi fisici posti, comera uso comune; al contrario, propone prima una teoria
generale e matematica del moto, sviluppandola dal caso pi`
u semplice a quello
pi`
u complesso. Questelemento va tenuto ben presente in quanto costituisce uno
dei Leitmotiv della scienza moderna, e non solo dellopera maggiore di Newton.
Allinterno di questo capitolo emerger`
a, tra laltro, proprio questo presupposto,
nelle sue varie forme, assieme allidea su cui si fonda. Per quanto riguarda Newton,
si possono citare i Principia: La natura, infatti, `e semplice e non sovrabbonda in
cause superflue delle cose44 .
Una volta esposta una teoria generale e rigorosamente matematica del moto,
Newton espone quei Fenomeni45 , di cui ha senzaltro tenuto matematicamente e
qualitativamente conto nella formulazione della stessa teoria46 , e che rappresentano
di Newton lazione avviene sul modello matematico generale. Mi pare, a questo proposito, di
poter far riferimento alla distinzione, proposta da Smith in The methodology of the Principia,
tra il se. . . allora newtoniano e il quando. . . allora galileiano.
41 Cfr. Newton, op. cit., p. 607: Nei libri precedenti ho trattato i Principi della Filosofia, non
filosofici tuttavia, ma soltanto matematici, a partire dai quali, per`
o, si pu`
o discutere di cose
filosofiche. [. . . ]. Tuttavia, affinch
e non sembrassero vuoti, ho illustrato le medesime con alcuni
scolii filosofici, trattando quelle cose che sono generali, e sulle quali, massimamente, la filosofia
sembra essere fondata.
42 Se nella sezione XI del primo libro Newton si occupa del moto dei pianeti intesi come punti
inestesi, nelle sezioni successive considera, per complicazione, i pianeti come corpi estesi.
43 Da un punto di vista strettamente scientifico, ci sono naturalmente differenze tra lapproccio
di Newton e quello delle successive generazioni di scienziati, tuttavia, limpostazione concettuale
del problema, dal pi`
u semplice al pi`
u complicato, resta costante. In particolare, mi riferisco allidea
che tutte le propriet`
a di un complesso siano riducibili ai suoi elementi semplici e costitutivi.
44 Cfr. Newton, op. cit., p. 609.
45 La collocazione editoriale dei Fenomeni, indica la sua funzione di raccordo tra lo studio
matematico generale e gli effettivi problemi che si tratta di risolvere.
46 In questo modo si spiega lattenzione matematica dedicata da Newton, nel primo libro
allinverso del quadrato della distanza. Avere presente una tale linea guida non vuol dire, per`
o,
mescolare natura e matematica allinterno della teoria generale e matematica del moto. Un buon
esempio di quanto detto e, nello stesso tempo, del fatto che Newton procede dal semplice al
complicato mi pare lincipit della sezione XI del primo libro; a pagina 310 si legge: Fin qui
ho esposto il moto dei corpi verso un centro immobile, quale, tuttavia, difficilmente esiste in
natura. Infatti, le attrazioni, sogliono effettuarsi verso i corpi, e le azioni dei corpi attraenti
e attratti sono, per la terza legge, sempre tutte uguali; perci`
o non pu`
o giacere in quiete n
e il
corpo attraente n
e quello attratto, se i corpi sono due, ma entrambi, [. . . ], come per effetto di
unattrazione scambievole, ruotano intorno ad un comune centro di gravit`
a; e se i corpi sono
numerosi, quelli o sono attratti da uno solo e lo attraggono, oppure si attraggono tutti fra loro; e
devono essere mossi fra loro in tal modo che il comune centro di gravit`
a o giace in quiete o si

62

La linearit`a e la scienza moderna

il medio tra la matematica e la natura. Ho accennato in una nota che la teoria


di Newton `e quantitativa, e non propriamente osservativa. In questo senso i
fenomeni, pur basandosi sulle osservazioni, vanno al di l`a di esse, in quanto
questultime sono discrete e locali, mentre i primi cercano di comporre un quadro
iniziale che rappresenta, nel caso della meccanica celeste, linsieme delle regole del
movimento dei pianeti. Per questa prima razionalizzazione dellosservazione, e non
solo, Newton si serve di Regole filosofiche che sono, appunto, poste subito prima
dei Fenomeni.
Di qui, la teoria generale del moto da un lato e i Fenomeni dallaltro, permettono a Newton di poter dar conto della realt`a. Della teoria generale del moto
assumono rilievo maggiore quelle parti in grado di spiegare i Fenomeni.
Come mostra il precedente passo citato del III libro dei Principia, i problemi
fisici non sono perfettamente sovrapponibili alla loro caratterizzazione matematica,
di conseguenza si stabilisce un rapporto virtuosamente circolare tra matematica e
natura, il cui fine `e di migliorare il pi`
u possibile il modello matematico.
Nel momento in cui si doveva risolvere un problema particolare, data la teoria
generale del moto ed i Fenomeni, linterazione tra matematica e natura consisteva
nel tradurre un problema fisico in un problema matematico. La strada che bisognava
percorrere per rispondere alle questioni poste prevedeva una semplificazione ed
unastrazione del problema fisico. Da ci`
o venivano dedotte conseguenze matematiche
su ci`o che era oggetto di studio, cercandone una descrizione quantitativa che fosse
la migliore possibile. In secondo luogo, proprio in base al fatto che la traduzione
matematica costituiva un duplicato47 semplificato ed astratto della natura fisica,
era lecito un confronto volto ad indicare quanto i risultati del modello matematico
fossero distanti dalle osservazioni astronomiche, in modo tale da poterlo correggere,
ripetendo quindi il percorso sin qui esposto48 .
Un tale procedimento di correzione del modello, caratterizzato da una direzione
ben definita, che va dal semplice e pi`
u astratto al complicato e pi`
u vicino alla
natura, poteva concludersi nel momento in cui il modello matematico sembrava
render conto in maniera sufficientemente accettabile del fenomeno in questione, o
meglio delle osservazioni. Di qui, laccuratezza dei risultati raggiunti dipendeva, per
la mediazione dei fenomeni, dallaccuratezza e dalla precisione delle osservazioni,
muove uniformemente in linea retta. Per cui mi accingo ora ad esporre il moto dei corpi che si
attraggono scambievolmente considerando le forze centripete come attrazioni, sebbene forse, se si
parlasse fisicamente, dovrebbero essere dette pi`
u correttamente impulsi. Ma ora, ci occupiamo di
proposizioni matematiche, e per questo, abbandonate le discussioni di carattere fisico, ci serviamo
di un discorso familiare, col quale possiamo essere pi`
u facilmente capiti dai lettori matematici.
Da queste stesse righe, e in tutta la sezione in questione, `
e comunque ravvisabile, a mio giudizio,
abbastanza chiaramente che nel pensiero newtoniano, almeno qui, sia presente una componente
fisica, seppur matematicamente astratta. Con questo, tuttavia, non intendo sostenere che Newton
mescoli alla trattazione matematica propriet`
a o argomentazioni fisiche, ma semplicemente che
sono i problemi fisici ad essere trattati matematicamente; prova ne `
e lo scolio alla sezione XI.
47 Si `
e visto come la geometria, e pi`
u in generale il metodo sintetico newtoniano, dei Principia
mantenessero, secondo Newton, un riferimento ontologico certo, e comunque superiore rispetto
alla nuova analisi.
48 Su questo punto `
e utile consultare Cohen, La rivoluzione newtoniana.

La linearit`
a e la scienza moderna

63

ammesso che il modello matematico rendesse disponibili risultati minimamente


accettabili49 . In questo complesso lavoro, il cui fine era quello di avvicinare il
pi`
u possibile matematica e natura, giocavano un ruolo fondamentale il fatto di
poter linearizzare 50 , o di approssimare al secondo ordine51 , attraverso il metodo
delle prime ed ultime ragioni, le curve. Questo modo dimpostare i problemi avr`a
grande fortuna in tutta la fisica successiva, in quanto si dimostrer`
a uno strumento
estremamente utile e produttivo52 .
Ricapitolando, i Principia di Newton risultano paradigmatici in quanto, nel
complesso, rappresentano ad un tempo il nuovo modo e lesempio fondamentale della
maniera di trattare i fenomeni fisici53 . Normalmente, come accennato, la ricerca
scientifica partiva dalle cause per giungere alle leggi matematiche; il capovolgimento
di questo schema ebbe proprio nei Principia il suo esempio pi`
u importante. Oltre a
ci`o, a questopera va riconosciuto, come detto, il merito daver posto uninterazione
particolare tra matematica e realt`
a e di averla presentata come qualcosa in grado di
produrre risultati generali. Inoltre, Newton propone una teoria, che `e al contempo
esplicativa e predittiva, in grado di ricondurre sotto un unico principio diversi tipi
di problemi.
Il modo di procedere che la scienza newtoniana propone `e, metodologicamente
parlando, molto interessante in quanto, allo studio fisico premette la formulazione
di un modello matematico, di una teoria matematica generale del movimento,
astratta da qualsiasi problematica fisica, tale da potersi, infine, confrontare con la
realt`
a fisica stessa.
` difficile, a questo punto, stabilire con nettezza lo statuto epistemologico
E
ed ontologico del modello matematico newtoniano. Resta il fatto che da questa
prospettiva lo stesso Newton non `e mai stato chiaro.
Come tutte le grandi opere, i Principia, oltre agli indubbi ed epocali passi
avanti, hanno creato e lasciato irrisolte tutta una serie di questioni con le quali si
sono potuti e dovuti confrontare molti dei maggiori scienziati del Settecento e non
solo. Uno di questi `e la gravit`
a. Se si legge lo Scolio generale, si ha limpressione che
a Newton non interessasse il problema filosofico della gravit`a. A questidea erano
giunti i primi lettori dei Principia, e non solo. In effetti, egli afferma esplicitamente
di non riuscire a spiegare la gravit`
a, per lui,
. . . `
e sufficiente che la gravit`
a esista di fatto, agisca secondo le leggi da noi
49 Da questa prospettiva, come si vedr`
a, sin da Newton, il problema dei tre corpi ha creato
enormi grattacapi agli scienziati successivi.
50 Si vedano a questo proposito: Newton, op. cit., Libro I, Lemmi VII, VIII e IX.
51 Cfr. ibid., Libro I, Lemmi X, XI.
52 Tutto ci`
o`
e vero se si ha presente il fatto che il Settecento far`
a uso della nuova analisi e non
del calcolo geometrico di Newton. Nel contesto newtoniano, le approssimazioni hanno la funzione
di ricondurre un problema a qualcosa con cui si sa lavorare in modo da poterlo risolvere. Come
mostrer`
o, nel Settecento le approssimazioni assumono un ruolo fondamentale nella conoscenza
della natura, non solo da un punto di vista fisico-matematico. Di qui, diventer`
a centrale il
concetto, non pi`
u solo matematico, di linearit`
a
53 E
` bene ricordare che il metodo newtoniano `
e stato applicato ad altri campi del sapere.

64

La linearit`a e la scienza moderna

esposte, e spieghi tutti i movimenti dei corpi celesti e del nostro mare54 A complicare
la situazione, a pagina 612 si legge: . . . non affermo affatto che la gravit`
a sia
essenziale ai corpi. Con forza insita intendo la sola forza di inerzia. Questa `
e
immutabile. La gravit`
a allontanandosi dalla terra, diminuisce.

In verit`a, dai manoscritti e dalle lettere emerge una realt`a molto diversa, una
realt`
a pi`
u privata nella quale Newton finge molte ipotesi, proprio perche ritiene
fondamentale la questione filosofica della gravit`a.
Linteresse per la questione filosofica gravit`a `e testimoniato dal fatto che
Newton, anche dopo aver pubblicato i Principia, cambi`
o pi`
u volte orientamento.
Se, ad esempio, nel 1702 affermava che nello spazio non c`e alcun mezzo, nel
1693 e nel 1717-18 riteneva che, in realt`a un mezzo dovesse esistere. Mi pare
che latteggiamento newtoniano sia ben compendiato dal seguente passo di una
lettere indirizzata a Leibniz: Ma se, nel frattempo, qualcuno spiegher`
a la gravit`
a,
assieme a tutte le sue leggi, con lazione di una qualche materia sottile. . . , io sar`o
ben lontano dal fare obiezioni55 .
In questo si sarebbe infatti risolta la questione della gravit`a una volta per tutte.
Al di l`
a dellatteggiamento fortemente pragmatico del Newton ufficiale dei
Principia, sottolineato dal fatto che egli ammette esplicitamente di non riuscire
a dare una spiegazione della gravit`a, cosa al quanto incresciosa per i tempi, e
nonostante ci`o decide di pubblicare i Principia, accanto allinteresse filosofico per
la questione `e presente un profondo interesse teologico. Nellottica di Newton, non
era possibile ridurre tutto a movimento e materia, come avveniva nella filosofia
meccanicista cartesiana; gli studi alchemici e teologici di Newton, tenuti sempre
segreti, erano volti proprio allindividuazione di un principio attivo nella natura. Lo
scolio generale e lo scambio epistolare con Bentley sulla questione delle stelle fisse
sono proprio la testimonianza dellurgenza dellaspetto teologico accanto quello
filosofico56 . Se Newton ha potuto cambiare idea filosofica sulla gravit`
a, fino ad
affermare quanto scritto nella lettera a Leibniz citata, dal punto di vista teologico
Newton `e stato sempre fermo nelle sue convinzioni riguardo i problemi esposti.
Riprendendo la metafora della lettura, mi pare che, per quanto riguarda Newton
non ci si trovi rigidamente collocati in nessuna delle due alternative, in quanto per lui
leggere il libro della natura voleva dire ricostruirne geometricamente le dinamiche,
in modo da mantenere un riferimento, e non una coincidenza, ontologico diretto57 ,
al di l`a dei problemi di generalit`a dei risultati che tali costruzioni geometriche
implicavano.
Al di l`a della vaghezza e del disinteresse filosofico newtoniano, per cui sostanzialmente il suo sistema era valido solo in quanto funzionava, come del resto mostrano
le ultime due citazioni, la centralit`a della geometria, e tutto il discorso intorno ad
54 Cfr.

Newton, op. cit., p. 802.


passo `
e citato in Bernard Cohen. La rivoluzione newtoniana. Milano: Feltrinelli, 1982,
p. 121. Faccio riferimento a queste pagine per limpostazione generale di Newton riguardo al
problema che sto trattando.
56 Su questi argomenti cfr. Guicciardini, Newton: un filosofo della natura e il sistema del mondo.
57 cfr. idem, Reading the Principia, p. 35.
55 Il

La linearit`
a e la scienza moderna

65

essa, rappresentano un indizio importante che porta a pensare che Newton, pi`
uo
meno esplicitamente, sostenesse unineliminabile analogia 58 tra una matematica
in vesti geometriche e la natura, che non implicava, almeno in Newton, una loro
totale coincidenza, che emerger`
a pienamente solo con Lagrange, Laplace e Fourier.
Se si prende in considerazione il Timeo di Platone, si vede bene la distanza tra una
geometria carica di significati ontologici, ed una geometria, quella dei Principia,
che cerca di ri-costruire il mondo in unanalogia compositiva con latto e col disegno di Dio, che comunque rimane sostanzialmente distante, in quanto, secondo
Newton, non `e possibile ridurre, neanche i soli moti planetari, a materia e moto59 .
Tutti questi moti regolari non hanno origine da cause meccaniche [. . . ]. Questa
elegantissima compagine del Sole, dei pianeti e delle comete non pote nascere senza
il disegno [consilio] e la potenza di un ente intelligente e potente60 .
Mi pare interessante soffermarmi, infine, sul termine consilium. Essendo
riferito a Dio, deve assumere unaccezione forte, nel qual senso si riferisce ad una
decisione, ad una scelta operativa, attuativa e progettuale. Se a ci`o si aggiunge che
Newton ritiene che la geometria sia il linguaggio della natura, e questultima `e
unespressione divina, si comprende bene che il compito dei geometri sia quello
di ricostruire geometricamente il piano e lordinamento del cosmo, la scelta divina,
senza con questo arrivare a Dio stesso. In questo caso, leggere la natura vuol dire,
pertanto, approfondire lanalogia tra creato e ricostruzione geometrica. In base a
quanto detto in questi due paragrafi, mi pare di poter escludere una coincidenza
tra matematica e natura, come emerger`
a nel Settecento, in quanto, per Newton,
ripeto, non si pu`o ridurre il cosmo a moto e materia, ma bisogna introdurre, come
mostra la citazione, una componente esterna alla scienza.
2.1.3

Lanalisi algebrica

Gi`a prima di Cartesio era noto che le espressioni algebriche, rispetto alle costruzioni
geometriche, lasciavano meno spazio allintuizione e, appunto, alla costruzione, ma
fornivano una generalit`
a di risultati indubbiamente maggiore e pi`
u solida.
Il Settecento continentale, per questo motivo, e poiche era imbevuto di matematica leibniziana, sviluppa il calcolo e, se cos` si pu`o dire, sostituisce gradualmente
al linguaggio geometrico dei Principia il linguaggio analitico del calcolo. Se, infatti, Newton propone innanzitutto una teoria generale e matematica, i fisici del
Settecento ritengono di poter ampliare tale generalit`a sostituendo alla geometria
lanalisi61 . Come punto darrivo di questo percorso pu`o esser, a mio giudizio, presa
58 Cfr. Newton, op. cit., p. 611: Certamente, contro il progresso continuo degli esperimenti non
devono essere inventati sconsideratamente dei sogni, n
e ci si deve allontanare dallanalogia della
natura, dato che essa suole essere semplice e sempre conforme a s
e.
59 Si considerino, a questo proposito, lenorme mole di studi newtoniani che esulano dalla
matematica e dalla meccanica, e che riguardano la Bibbia e lalchimia.
60 Cfr. Newton, op. cit., p. 798.
61 Bisogna avere presente che lanalisi settecentesca non `
e n
e lanalisi di Newton n
e quella di
Leibniz, in quanto, sempre al fine di risolvere problemi fisici, vengono introdotti strumenti e
metodi completamente nuovi. La traduzione dei risultati dei Principia e del suo metodo nel

66

La linearit`a e la scienza moderna

la Mechanique analitique 62 di Lagrange, nella quale si coglie con mano il definitivo


distacco dalla geometria tanto cara a Newton. Data limportanza strategica, mi
pare utile riproporre, a questo punto il passo lagrangeano:
Abbiamo gi`
a vari trattati di meccanica, ma il piano di questo `
e interamente
nuovo. Io intendo ridurre la teoria di questa scienza, e larte di risolvere i problemi
relativi ad essa, a formule generali, il semplice sviluppo delle quali fornisca tutte
le equazioni necessarie per la soluzione di ciascun problema. Spero che la maniera
in cui ho cercato di raggiungere questobiettivo non lasci nulla a desiderare. [. . . ].
In questopera non si trover`
a nessuna figura [figures]. I metodi che vi espongo non
richiedono n
e costruzioni n
e ragionamenti geometrici o meccanici, ma soltanto delle
operazioni algebriche, sottoposte ad un procedimento regolare e uniforme. Coloro
che amano lanalisi, vedranno con piacere che la meccanica ne `
e diventata una
branca [branche], e mi saranno grati di averne cos` esteso il dominio63 .

Dal punto di vista filosofico, il passaggio dalla geometria al calcolo non `e affatto
privo di conseguenze. Degno di nota `e che se Newton considerava la matematica
parte della meccanica, Lagrange, in maniera diametralmente opposta, considera
la meccanica una parte della matematica. Com`e facile notare, lattore principale
della fisica e della matematica diventa lequazione differenziale, vale a dire quellespressione in grado di tradurre il movimento in un linguaggio matematico analitico,
la cui generalit`a permetteva, almeno di principio di comprendere esaustivamente,
almeno cos` si pensava nel Settecento, ogni tipo di problema fisico.
Mi pare, a questo punto, necessaria una precisazione. Dalle parole di Lagrange
si evince che non si tratta di una semplice traduzione di questioni fisiche in problemi
matematici. Molto pi`
u radicalmente, si pu`o sostenere che, essendo la meccanica
una branca della calcolo, la posizione fisica di un problema coincide 64 con la
sua forma matematica. Da ci`o ne consegue che tra matematica e realt`
a non c`e
alcun salto. Non solo nelle parole di Lagrange, ma anche in quelle di Laplace e
Fourier, tra gli scienziati pi`
u influenti dellepoca65 , emerge che il compito di un
vero scienziato era sostanzialmente quello di scrivere le equazioni differenziali del
linguaggio del calcolo `
e stata tuttaltro che semplice ed immediata. A questi sforzi, come mostrer`
o,
si accompagna una concezione del rapporto tra matematica e natura che, a mio modo di vedere,
`
e estremamente distante dalle posizioni newtoniane.
62 Faccio riferimento a questo testo e non a quelli pi`
u strettamente matematici perch
e, come si
vedr`
a, il tentativo di risolvere problemi matematici `
e strettamente dipendente, almeno nel periodo
` dunque nella Meccanica analitica, cos` come in opere si simile
in questione, da problemi fisici. E
impostazione, che, a mio giudizio, si d`
a il quadro generale dellepistemologia del tempo, in quanto
in essa si tengono assieme filosofia, fisica e matematica. Da questo punto di vista, sono esemplari
le opere di Laplace.
63 Cfr. Lagrange, loc. cit. Traduzione mia. Su questo argomento, Cfr. Bottazzini, op. cit.
64 Fourier, a questa proposito, `
e ancora pi`
u esplicito. In Jean B. J. Fourier. Th
eorie analitique
de la chaleur. In: uvres de Fourier. Vol. 1. Paris: Gauthier-Villars, 1888, p. XXIII si legge:
LAnalisi matematica `
e estesa tanto quanto la Natura.
65 E
` bene chiarire che mi riferisco a questi autori, sconfinando per altro nellOttocento, in
quanto rappresentano il punto darrivo di un processo, lungo un secolo, di affermazione del calcolo
e del suo conseguente svuotamento di significato geometrico. Da questa prospettiva, sebbene
Euler rappresenti un passo fondamentale verso i risultati di Lagrange, il suo calcolo ha ancora
uninterpretazione ed un riferimento geometrico che proprio Lagrange cerca in tutti modi di
abbandonare definitivamente. Non mi dilungo su questi aspetti in quanto lo scopo che mi prefiggo

La linearit`
a e la scienza moderna

67

fenomeno che si trova a studiare. Per alcuni aspetti, si ripropone, si badi bene negli
intendimenti, quanto affermava, in una circostanza analoga, Tolomeo: Lobiettivo
cui dovrebbe aspirare lastronomo `e questo: mostrare che i fenomeni celesti sono
prodotti da moti circolari uniformi.
Filosoficamente parlando, in queste prospettive si tratta di pensare il reale
allinterno di una concettualit`a chiusa e predeterminata che si pretende essere in
grado di risolvere ogni problema. Se da un lato si parla di moti circolari e dallaltro
di calcolo, mi pare possibile individuare, nella forma di concettualit`a appena
espressa, una forma di continuit`a, che va al di l`a del problema del cogliere lessenza
di qualcosa, poiche configura questattivit`a attraverso il rispetto di procedure ben
delimitate, allinterno dei limiti da esse stesse universalmente e necessariamente
tracciati. Come emerger`a, il punto non `e tanto il fatto che si faccia riferimento o si
ponga una concettualit`a chiusa, quanto il fatto che la si consideri lunica possibile66 ,
metodologicamente oltre che ontologicamente.
In piena sintonia col passo citato di Lagrange, Fourier afferma:
Le equazioni differenziali della propagazione del calore esprimono le condizioni
pi`
u generali, e riducono le questioni fisiche e problemi di analisi pura e questa `
e
loggetto vero e proprio della teoria67 . [. . . ].
Dopo aver stabilito queste equazioni differenziali, bisognava ottenerne gli
integrali: il che consiste nel passare da unespressione generale a una soluzione
specifica soggetta a tutte le condizioni date. Questa ricerca difficile esigeva unanalisi
speciale, fondata su teoremi nuovi, dei quali in questa sede potremo rendere manifesto
loggetto. Il metodo che ne deriva non lascia niente di vago e di indeterminato nelle
soluzioni e porta fino alle ultime applicazioni numeriche, condizione necessaria di
ogni ricerca e scienza la quale non si arriverebbe che a delle inutili trasformazioni68 .
[. . . ].
Il suo attributo principale `
e la chiarezza; essa non possiede segni per esprimere
le nozioni confuse. Essa avvicina i fenomeni pi`
u diversi e scopre le analogie segrete
che li uniscono. Se la materia ci sfugge, come quella dellaria e della luce, per la sua
estrema rarefazione; se gli oggetti sono lontani da noi nellimmensit`
a dello spazio; se
luomo vuole conoscere lo spettacolo dei cieli in epoche successive separate un gran
numero di secoli; se le azioni della gravit`
a e del calore si esercitano allinterno di un
globo solido, a profondit`
a che saranno per sempre inaccessibili, lanalisi matematica
pu`
o ancora afferrare le leggi di questi fenomeni. Essa ce li rende presenti e misurabili,
e sembra essere una facolt`
a della ragione destinata a supplire alla brevit`
a della
vita e allimperfezione dei sensi; e, il che `
e ancor pi`
u degno di nota, segue lo stesso
metodo nello studio di tutti i fenomeni; li interpreta col medesimo linguaggio, come
per testimoniare lunit`
a e la semplicit`
a del piano delluniverso, e rendere ancor pi`
u
manifesto lordine immutabile che presiede a tutte le cause naturali69 .
Gli effetti del calore sono soggetti a leggi costanti che non possono essere
scoperte senza laiuto dellanalisi matematica. La teoria che noi stiamo per esporre
`
e essenzialmente di soffermarmi sulluso delle equazioni differenziali nel momento in cui divengono,
appunto, il principale punto di riferimento degli scienziati, e non ricostruirne la genesi. Su questo
tema si pu`
o consultare: Blay, op. cit.
66 Filosoficamente parlando, tracciare dei confini di una forma di pensabilit`
a vuol dire certamente
aprire uno spazio di pensabilit`
a e possibilit`
a, ma anche, nello stesso tempo, escluderne a priori
altri.
67 Cfr. Fourier, op. cit., p. XXI. Traduzione mia.
68 Cfr. ibid., p. XXII. Traduzione mia.
69 Cfr. ibid., p. XXIII. Traduzione mia.

68

La linearit`a e la scienza moderna

ha per oggetto di dimostrare queste leggi; essa riduce tutte le ricerche fisiche sulla
propagazione del calore a delle questioni di calcolo integrale al quale gli elementi
sono dati dallesperienza70 .

Le parole di Fourier sono molto esplicite, leggere la natura vuol dire, qui,
coglierne pienamente lessenza, poter distinguere chiaramente essenze ed accidenti,
poter delimitare ogni volta uno spazio concettuale allinterno del quale loggetto
indagato `e completamente, oggettivamente ed atemporalmente conosciuto.
Con la svolta analitico-algebrica, alla realt`a fisica vengono affidati compiti ben
precisi:
Lo studio profondo della natura `
e la fonte pi`
u fertile delle scoperte matematiche.
Questo studio non ha solo il vantaggio, presentando un oggetto ben determinato
dindagine, di escludere questioni vaghe e calcoli senza scopo; esso `
e inoltre un
metodo sicuro per costituire lanalisi stessa e per scoprire elementi che cinteressa
conoscere e che le scienze naturali devono sempre preservare: questi sono gli elementi
fondamentali che si ripresentano in tutti i fenomeni naturali71

Dalle citazioni precedenti, che a mio avviso presuppongono e vanno lette alla
luce della gi`
a discussa impostazione scientifico-metodologica lagrangeana, si vede
bene come la realt`
a fisica svolga un ruolo di sorgente dei problemi e di verifica dei
risultati, il che `e in perfetta sintonia con la concettualit`a del tempo.
C`e, tuttavia, un altro elemento fondamentale, unulteriore funzione della natura
molto interessante per la presente discussione; vale a dire, le propriet`a fisiche, ossia
le propriet`
a di una disciplina che `e parte del calcolo, entrano legittimamente in
gioco anche nei momenti pi`
u strettamente matematici del lavoro dello scienziato,
in quanto evitano dincappare in questioni vaghe e calcoli senza scopo, in cui
si rischia di cadere attraverso una matematica pura. Si comprende bene come,
in una simile situazione, la commistione tra natura e matematica, oltre ad essere
ovvia in questo quadro culturale, era necessaria ed auspicata, in modo da poter
superare ogni tipo di problema, anche e soprattutto matematico, data la condizione
precaria della fondazione del calcolo.
Lapplicazione del calcolo e delle equazioni differenziali ai problemi fisici non
procedeva, infatti, allo stesso ritmo della loro fondazione logico-matematica 72 ,
70 Cfr.

ibid., p. 1. Traduzione mia.


ibid., pp. XXII-XXIII. Traduzione mia.
72 Newton stesso affermava che il suo metodo per il calcolo `
e brevemente esposto piuttosto
che accuratamente dimostrato. Per una trattazione logicamente e matematicamente adeguata
del calcolo bisogner`
a attendere Cauchy e Weierstrass. Su queste problematiche Bottazzini, Il
calcolo sublime: storia dellanalisi matematica da Euler a Weierstrass; Boyer, op. cit.; Nikolaj S.
Piskunov. Calcolo differenziale e integrale. 2 volumi. Roma: Editori Riuniti, 1975. Per quanto
riguarda gli autori in questione, la condizione generale del calcolo era la seguente. Il curatore delle
vres de Fourier, nelledizione del 1888, sottolinea le riserve sul rigore gi`
a espresse da Lagrange
e Laplace allopera di Fourier: il metodo [di Fourier] consiste nellesprimere con un integrale
definito la somma dei primi termini della serie, e poi di cercare il limite di questo integrale (Cfr.
Fourier, op. cit., p. 158). Cfr. anche Morris Kline. La matematica nella cultura occidentale.
Milano: Feltrinelli, 1976 e Morris Kline. La perdita della certezza. Milano: Arnoldo Mondadori,
1985.
71 Cfr.

La linearit`
a e la scienza moderna

69

anzi questultima, almeno fino allinizio dellOttocento era spesso relegata in


secondo piano, proprio a causa del susseguirsi dei pregevoli risultati73 della fisica
matematica74 .
Questo aspetto va sottolineato perche, nonostante il calcolo fosse lontano da
unadeguazione fondazione matematica, le equazioni differenziali rappresentavano,
anche a livello esemplare per le altre discipline, la via obbligata di ogni proposizione
matematica, fisica o filosofica che pretendesse di affermare qualcosa sul mondo, che
fosse in grado di rispondere adeguatamente alle questioni poste, e soprattutto al
modo in cui esse erano poste. Nel tessuto delle opere dei maggiori esponenti della
scienza postnewtoniana `e palese lo sforzo e la considerazione in base alla quale,
attraverso le equazioni differenziali, era possibile trattare esaustivamente ogni tipo
di dinamica fisica che sintendeva studiare.
La tanto desiderata generalit`a spingeva sempre pi`
u nella direzione di una
formalizzazione, o meglio di una algebrizzazione dellanalisi, tesa ad escludere ogni
riferimento o interpretazione geometrica del calcolo75 . Lidea fondamentale era
sostanzialmente che, presupposta la sovrapponibilit`a di realt`a e matematica, ci
fosse bisogno di riuscire ad esprimere e a trattare oggetti di studio con la massima
formalit`
a possibile.
Per una maggiore chiarezza mi pare utile far riferimento allo schema secondo
il quale Fraser76 periodizza i tre momenti fondamentali della storia del calcolo.
Egli distingue tra un primo periodo geometrico, nel quale sono predominanti
concezioni e problemi geometrici; un secondo periodo algebrico, le cui tappe
fondamentali sono rappresentate dai lavori di Euler e Lagrange, che `e il periodo
73 Lutilit`
a pubblica dei lavori `
e spesso sottolineata nelle opere degli autori che sto considerando,
e non va mai, a mio modo di vedere, sottovalutata. Sia nel Discorso preliminare (XVII) sia
nel corpo della Th
eorie analitique de la chaleur, Fourier sottolinea proprio la funzione sociale
del suo lavoro. A pagina 1 si dice: Nessun argomento ha rapporti pi`
u estesi con il progresso
dellindustria. Traduzione mia.
74 A spiegare il modo di fare ricerca in questa direzione era anche e soprattutto la particolare
situazione politico-sociale del tempo; si `
e tra Settecento e Ottocento, periodo al quanto caotico. La
Rivoluzione francese, infatti, non ha avuto solo risvolti politici e sociali, ma anche culturali. Prima
della Rivoluzione, i matematici non avevano lobbligo dellinsegnamento e potevano svolgere le
loro ricerche nelle accademie nelle quali confluivano risorse da parte di principi e sovrani. A cavallo
`
tra Settecento e Ottocento nascono numerose scuole, tra le quali ricordo lEcole
polythecnique
`
e lEcole
normale sup
erieure; uno dei loro scopi principali era essenzialmente quello di formare
una classe dingegneri, di persone in grado di applicare le conoscenze scientifiche a problemi
militari e sociali. Ad insegnare vennero chiamati i matematici pi`
u illustri del tempo. Di qui,
al di l`
a dellindirizzo tecnico, presente ad esempio in Fourier e Lagrange, dato alle scuole, nelle
quali comunque sinsegnava sia matematica pura che applicata, proprio lobbligo della docenza
poneva nuovi problemi agli insegnati, che si trovarono a dover produrre manuali, la cui necessaria
chiarezza espositiva fu un ingrediente importante per lemergenza del problema della mancanza
di rigore del calcolo (Kline, op. cit., Bottazzini, op. cit., pp. 214-240). Al di l`
a di ci`
o, ancora
una volta, il problema coscientemente posto era quello di sottoporre la fisica ed i nuovi e vecchi
problemi che essa poneva al calcolo, con la doppia finalit`
a culturale e pragmatica.
75 Cfr. Craig G. Fraser. The calculus as algebraic analysis: some observations on mathematical
analysis in the 18th century. In: Archive for History of exact Sciences 39.4 (1989), pp. 317335.
76 Cfr. ibid., pp. 317-318.

70

La linearit`a e la scienza moderna

discusso in queste pagine; ed infine un terzo periodo dellanalisi classica, da


Cauchy in poi77 .
Senzaltro Lagrange `e il punto darrivo della formulazione del calcolo attraverso
lapproccio algebrico78 , tuttavia, a mio giudizio, una caratterizzazione esclusivamente matematica della questione `e insufficiente al fine di coglierne la concettualit`a
sottostante. Per questo motivo, `e necessario avere sempre a mente quanto detto fin
qui, in particolar modo sul rapporto tra matematica e realt`a.
Scrivere unequazione differenziale vuol dire, in generale, trattare matematicamente un problema fisico, nei modi suddetti. Ora, si tratta di capire cosa imponesse,
matematicamente e filosoficamente, la coincidenza di matematica e natura a Lagrange, a colui che ha portato lanalisi algebrica alla sua pi`
u alta formulazione. Un
tale modo di procedere mi pare necessario anche perche lo sviluppo del calcolo
settecentesco ha preso la via della formalizzazione, la via algebrica, piuttosto che
quella pi`
u strettamente e rigorosamente fondazionale.
La detta coincidenza tra natura e matematica fa, innanzitutto, s` che questultima possa ereditare ed utilizzare al suo interno ogni tipo di propriet`a fisica del
problema in questione. In altri termini, come `e emerso dalle parole di Fourier
e di Lagrange, argomentazioni fisiche potevano dirigere legittimamente lanalisi
matematica di un problema in una direzione piuttosto che in unaltra.
Se matematica e realt`a coincidono, e se il fatto di trattare problemi fisici
permette di evitare calcoli insensati, allora lalgebrizzazione dellanalisi assume
un significato ben preciso. Date, dunque, queste premesse, dal punto di vista
matematico, al fine di ottenere i risultati cercati, `e sufficiente e necessaria la sola
formalizzazione, quanto pi`
u accurata possibile; la correttezza dei procedimenti
matematici, accompagnata dalla certezza fisica dei risultati matematici, era, in
questo quadro concettuale, sinonimo di verit`
a 79 . In altri termini, procedere in
maniera formalmente corretta era una garanzia sufficiente a decretare la verit`
a
di un teorema. Il fatto che si trattasse di una formalizzazione di un fenomeno
fisico80 , in tal modo reso trattabile, aveva come conseguenza il fatto che le soluzioni
77 Naturalmente, una tale periodizzazione `
e soltanto orientativa, in quanto, ad esempio, in Euler
rimangono elementi geometrici, mentre limpostazione lagrangeana avr`
a unenorme risonanza
per tutto lottocento, nonostante i lavori di Cauchy. In generale, inoltre, almeno fino a Boltzmann
le equazioni differenziali restano il protagonista indiscusso di tutta la fisica.
78 Cfr. Craig G. Fraser. Joseph Louis Lagranges algebraical vision of the calculus. In: Historia
Mathematica 14.1 (1987), pp. 3853.
79 Mi pare importante sottolineare la distanza tra la certezza di un riferimento ontologico che
Newton assicurava alle sue opere attraverso luso della geometria, basata sulla costruzione, e
la certezza fisica del calcolo di Lagrange. Nel primo caso si pu`
o parlare di analogia, come lo
stesso Newton fa, tra la costruzione che il mondo `
e e la ri-costruzione scientifica del geometra.
Nel secondo caso ci si trova di fronte alla coincidenza di matematica e natura, per cui verrebbe
aggirato il problema newtoniano del diretto riferimento ontologico.
80 E
` bene tenere sempre presente che, in questo periodo, quando si parla di equazioni, o pi`
u
ingenerale di espressioni matematiche, si sta parlando sempre di qualcosa di fisico. Di qui, tutti gli
studi pi`
u strettamente matematici erano tesi a creare strumenti per trovare soluzioni a problemi
fisici. A questo punto, a scanso di equivoci, `
e necessario ribadire che, da un punto di vista
gnoseologico, la fisica viene prima della matematica, mentre, da un punto di vista ontologico, la

La linearit`
a e la scienza moderna

71

singolari o tutti quei casi in cui il teorema falliva erano ritenute paradossali, e
semplicemente ignorati.
Lanalisi che abbiamo appena fornito `
e necessaria per non lasciare niente a
desiderare sulla natura delle funzioni derivate; ma, come esse non riguardano che il
valore di queste funzioni nei casi particolari, esse non influiscono affatto sulla teoria
generale delle funzioni, finch
e si considera la sola forma e la sola derivazione delle
funzioni, la quale `
e conseguentemente indipendente dalle eccezioni che noi abbiamo
trovato81 .

A questi paradossi era necessario rispondere allinterno dellanalisi algebrica.


Il punto `e che, trattando di equazioni differenziali, scritte a partire da fenomeni
naturali che sintende conoscere, e che in quanto tali esistono, e ammessa la liceit`a
di trasferire, e quindi usare, propriet`
a fisiche nelle trattazioni matematiche, veniva
ammessa, in sede matematica, lesistenza delle soluzioni delle equazioni differenzia` solo con Cauchy che si iniziano a porre e a cercare di risolvere problemi di
li82 . E
esistenza allinterno della matematica; la sua impostazione classica del calcolo
era pertanto profondamente diversa dallanalisi algebrica di Euler e Lagrange. Per
costoro, infatti, oltre agli aspetti fin qui evidenziati, ed in base ad essi, la nozione di
rigore era, in generale, sinonimo di formalizzazione, mentre per la tradizione classica
del calcolo, inaugurata da Cauchy, rigore `e sinonimo di fondazione del calcolo
allinterno della sola matematica, con strumenti esclusivamente matematici83 .
Una tale distinzione di approccio `e sottolineata dal fatto che Lagrange, e
prima di lui Euler, assumevano che ogni funzione fosse espandibile in serie di
potenze, salvaguardandone o, per meglio dire, presupponendone ed imponendone
la derivabilit`
a. In questo modo si otteneva un doppio risultato; da un lato, si
potevano manipolare le funzioni senza far ricorso agli infinitesimi o alla geometria,
e dallaltro, era possibile risolvere esaustivamente ogni problema fisico, appunto
attraverso il solo formalismo. In altri termini, in questo modo erano possibili, a
loro modo di vedere, la generalit`
a e la correttezza auspicate.
A questo proposito, DAlembert, anche laddove ha a che fare con un problema,
`
fisicamente e matematicamente limitato nel tempo e nello spazio, afferma: E
matematica viene prima della fisica. Rimane, infatti, valida laffermazione galileiana, secondo
la quale la natura `
e scritta in caratteri matematici, se si eccettua il fatto che alla geometria si
sostituisce il calcolo.
81 Cfr. Joseph-Louis Lagrange. Le
cons sur le calcul des fonctions. In: uvres de Lagrange.
Tomo X. Paris: Gauthier-Villars, 1884, pp. 83-84. Traduzione mia. Questi aspetti sono trattati
negli articoli di Fraser considerati. Bisogna aggiungere che le parole di Lagrange vanno al di l`
a
del suo atteggiamento verso questi problemi, offrendoci un tratto generale del suo periodo storico.
Come afferma Israel (Giorgio Israel. Il determinismo e la teoria delle equazioni differenziali
ordinarie. In: Physis XXVIII.2 [1991], pp. 340-341), Poisson, trentanni dopo il passo di Lagrange,
dopo aver avuto a che fare con difficolt`
a simili, semplicemente le ignora nel suo trattato di dinamica
del 1833.
82 Israel, in ibid. e in idem, La visione matematica della realt`
a , afferma, in questa direzione, che
Laplace si comportava come se esistesse il teorema di esistenza ed unicit`
a delle soluzioni delle
equazioni differenziali ordinarie. Tale questioni sar`
a introdotta da Cauchy solo nel 1827. Israel,
nei detti testi, sottolinea lassunzione, che definisce metafisica, di Laplace.
83 Naturalmente non `
e Cauchy che porta lanalisi classica al suo pi`
u ampio sviluppo, tuttavia,
senza dilungarmi, mi pare di poter affermare che il suo contributo sia stato essenziale.

72

La linearit`a e la scienza moderna

dunque evidente che attraverso la sola applicazione della Geometria e del calcolo, si
pu`
o, senza laiuto di altri principi, trovare le propriet`
a generali del Movimento84 .
Di qui, si pu`o dire che la matematica e, in una prospettiva pi`
u ampia, il
formalismo, in quanto tale, aveva lo scopo principale, allinterno di unanalisi, che
si andava definendo, algebrica, di poter sempre considerare ogni questione da un
punto di vista globale, o, nella terminologia che sto usando, generale.
Lattenzione verso la formalizzazione pi`
u che verso la fondazione `e bene espressa
da DAlembert nel Discorso preliminare del suo Traite de dynamique, in cui si
legge: La certezza delle matematiche `e un vantaggio che queste scienze devono
principalmente alla semplicit`
a del loro oggetto85 . Pi`
u `e esteso, e considerato in
modo generale ed astratto, loggetto che esse [= algebra, geometria e meccanica]
abbracciano, pi`
u i loro principi sono esenti da nubi e facili da afferrare.86 .
Da queste parole si evince che se loggetto di una disciplina `e di ampia portata
ed astratto, allora i suoi principi sono pi`
u evidenti e facilmente coglibili. Inoltre,
pi`
u `e astratto un oggetto e pi`
u `e semplice, e quindi fondamentale. Dalla sua
semplicit`a consegue anche che il tipo di certezza cui si fa riferimento nella conoscenza
in generale nel caso delle matematiche, `e quello pi`
u alto. Di qui, il problema
matematico che, in generale, si pone, come notato, non `e tanto fondazionale,
quanto pi`
u di correttezza formale.
Si pu`
o dire, in generale, che nel Settecento, poiche la realt`a aveva un carattere
determinato dalle precise configurazioni che assumeva, allora anche le equazioni
differenziali, in quanto essenza della realt`a, avevano lo stesso determinato carattere.
Come si `e visto, da un punto di vista strettamente matematico, non esistevano
teoremi che andassero in questa direzione.
In generale, per`
o, come detto, sono dellopinione che un punto di vista esclusivamente matematico sia molto limitativo, laddove venga assolutizzato, ma tuttavia
necessario, in quanto approfondisce una parte importantissima delle problematiche
filosofico-scientifiche del periodo preso in esame, e non solo. Dato il rapporto
particolare tra matematica e natura, mi pare altrettanto importante puntare lattenzione non solo sugli aspetti pi`
u fisici e/o filosofici, quanto sulla loro interazione,
necessaria per cercare di rendere conto dei presupposti e degli assunti ontologici
ed epistemologici sulla fattura del mondo e sul ruolo della matematica che sono
presenti in ogni tipo di conoscenza, e che sono ad un tempo ci`o che la permette e
ci`o che la limita. In base ad i presupposti ontologici ed epistemologici emersi fin
qui, si vede bene come il lavoro concettuale degli autori presi sin qui in esame si
muova nella direzione di una sempre maggiore e chiara identificazione dei confini
allinterno dei quali si compone la conoscenza della natura.
84 Cfr.

Jean B. DAlembert. Trait


e de dynamique. Paris: David, 1758, pp. VIII-IX. Traduzione
mia. Faccio notare che questo testo `
e del 1743, vale a dire un periodo in cui lanalisi algebrica
non era ancora giunta alla formalizzazione lagrangeana. Cfr. Fraser, The calculus as algebraic
analysis: some observations on mathematical analysis in the 18th century.
85 Cfr. DAlembert, op. cit., p. I. Traduzione mia.
86 Cfr. ibid., p. II. Traduzione mia.

La linearit`
a e la scienza moderna

73

Da un punto di vista filosofico, emerge, in altri termini, che poter cogliere lessenza di qualcosa, poter delimitare uno spazio allinterno del quale siano contenuti
gli elementi costitutivi di qualcosa e allesterno del quale si trovino quelli accidentali,
vuol dire pensare ed assumere che sia sempre possibile, laddove si voglia risolvere
un problema o conoscere qualcosa, arrivare ad elementi semplici e costitutivi, in
` questo un
grado di rendere conto di ogni configurazione delloggetto in questione. E
modo di procedere analitico, per scomposizione di ci`o che `e complicato, in modo da
ridurlo al semplice, ai suoi elementi primi, anche e soprattutto in senso ontologico.
Lidea che per spiegare qualcosa sia sufficiente procedere dal semplice al complicato, porta con se che la complicazione non apporti alcuna modifica sostanziale
alle propriet`a degli elementi che la compongono. Questo accade perche gli elementi
semplici sono anche caratterizzati ontologicamente, e perche si presuppone, in questo quadro concettuale chiuso, che non si diano propriet`
a tipiche di un complesso
di elementi che non siano riconducibili essenzialmente ai suoi componenti.
In base a quanto detto, nel mondo della fisica che sto discutendo, `e possibile
riscontrare un simile tipo di concettualit`a che, per limportanza ed i pensanti influssi
storici che ha avuto in molte altre discipline, non ultima la filosofia, rappresenta, a
mio giudizio, un ottimo terreno di confronto per testare possibilit`a e limiti di una
siffatta concettualit`
a, da un punto di vista filosofico.
Finora ho fatto riferimento ad un tipo di concettualit`a chiusa, cercando di farne
emergere i caratteri salienti. Mi pare arrivato il momento di proporre un esempio
concreto che, da un lato mostri come effettivamente possa prender voce un simile
modo di affrontare i problemi e dimpostare la ricerca e, dallaltro, di far emergere
altre questioni che finora sono rimaste sullo sfondo. In questo modo sar`
a possibile
porre al centro dellattenzione uno degli scienziati pi`
u importanti della storia, sia
da un punto di vista scientifico sia filosofico, vale a dire Laplace. Dai suoi scritti,
infatti, oltre allo scienziato, viene fuori in maniera molto pi`
u forte che, ad esempio,
in quelli di Lagrange, la figura del filosofo. Questi due aspetti renderanno possibile
chiarire ed esplicitare alcuni aspetti generali legati al rapporto tra le equazioni
differenziali e il mondo.
Procedendo con ordine, penso che una breve discussione filosofica dellapproccio
al problema dei tre corpi possa illustrare quanto fin qui detto.

2.1.4

Il problema dei tre corpi

Il problema dei tre corpi mi pare particolarmente adatto ad esemplificare quanto


sta emergendo nel mio lavoro, perche esso mostra il modo in cui assunti sulla natura
del mondo possano contemporaneamente aprire degli utilissimi e produttivi spazi di
pensabilit`a e, nello stesso tempo, vincolare la ricerca in una ed una sola direzione.
In questo senso, il problema dei tre corpi `e, a mio giudizio, emblematico perche, dati
una serie di fenomeni fisici e di strumenti matematici sufficienti per individuarlo

74

La linearit`a e la scienza moderna

come una questione a se stante, almeno fino a Poincare, `e stato trattato come il
problema dei due corpi pi`
u una perturbazione87 .
Una discussione filosofica di un tale problema cerca, dunque, di cogliere, nuovamente e pi`
u nello specifico, la riproposizione di uguali schemi di ricerca e di
una costante posizione delle questioni, nel gi`
a proposto intreccio indissolubile di
matematica, fisica e filosofia. Essendo disponibili numerosi studi storici, sia fisici
sia matematici, preferisco affrontare la questione con un approccio pi`
u filosofico.
Nella storia del problema dei tre corpi si possono individuare degli aspetti
` proprio su questultimi che mi voglio soffermare, senza
fisico-filosofici costanti. E
per`o dimenticare, nei limiti di questa impostazione, di far riferimento a innovazioni
matematiche di particolare rilievo88 .
La discontinuit`a dovuta alle innovazioni matematiche si accompagna ad un
modo pressoche identico di affrontare metodologicamente il problema; questo almeno
da Newton a Poincare escluso. Questo fatto non `e del tutto incomprensibile se si
pensa che, nella modernit`a, la soluzione di molti problemi fisici era affidata alla
scoperta di nuovi metodi matematici, il cui scopo principale, almeno nellanalisi
algebrica, era proprio quello di fornire mezzi sempre pi`
u potenti alla fisica.
Nel delimitare il mio percorso, fin troppo stringato, mi soffermer`o sui punti che
mi sono sembrati di maggiore interesse; il primo di essi non pu`
o che essere lopera
maggiore di Newton.
Si `e visto che Newton nel terzo libro dei Principia afferma, da un punto di vista
generale, che se i corpi si attraessero esclusivamente a coppie, e se quello dotato di
massa maggiore, nelle rispettive coppie, fosse fermo, le orbite descritte sarebbero
perfettamente kepleriane. Entrando nello specifico, afferma:
Poich
e i pianeti pi`
u vicini al Sole (come Mercurio, Venere, Terra e Marte), a
causa della piccolezza dei corpi agiscono luno sullaltro ben poco, gli afelii e i nodi
di questi sono in quiete, salvo che siano perturbati dalle forze di Giove, di Saturno
e dei corpi superiori. Quindi, per la teoria della gravit`
a, se ne pu`
o ricavare che
87 Da un punto di vista matematico, le serie erano considerate, nellanalisi algebrica, semplicemente come degli strumenti per risolvere problemi matematici, non gi`
a come qualcosa di
per s
e problematizzabile. Fraser, (Fraser, op. cit.; idem, Joseph Louis Lagranges algebraical
vision of the calculus), sottolinea come lespansione in serie fosse proprio qualcosa di ovvio ed
aproblematico. Darboux, curatore dellopera omnia di Fourier, sottolinea che per Fourier trattare
rigorosamente le serie vuol dire esprimere attraverso un integrale definito la somma degli m
primi termini della serie, e poi cercare il limite di questo integrale (Cfr. Fourier, loc. cit.). Come
visto, questo aspetto pu`
o esser ricondotto ad assunti inerenti la natura del mondo. Nel caso
specifico, le serie erano implicitamente assunte come convergenti. Come si vedr`
a, alla fine di
questo paragrafo, proprio sulla convergenza si rivolgono gli studi di Poincar
e, il quale, nonostante
dimostri la divergenza, in merito al problema dei tre corpi, tuttavia non si spinse fino alle pi`
u
profonde e catastrofiche conseguenze filosofiche e fisiche, o in generale, culturali cui il suo risultato
fa implicito riferimento.
88 Se si pensa alla sola matematica, infatti, Lagrange aveva un numero di strumenti molto
maggiori e molto pi`
u potenti rispetto a Newton. Sono proprio le innovazioni matematiche che
permettono a Clairaut di confermare definitivamente, almeno cos` pensava anche Euler, che
lattrazione gravitazionale seguisse r12 .

La linearit`
a e la scienza moderna

75

gli afelii di questi si muovono alquanto in avanti, rispetto alle stelle fisse, e ci`
o in
ragione della potenza 32 delle distanze di questi pianeti dal Sole89 .

Tra i vari problemi dovuti alla reciproca attrazione, laddove le perturbazioni non
siano trascurabili, a Newton non sfuggono, naturalmente, le irregolarit`a del moto
lunare, di cui, rispetto al valore ottenuto attraverso le osservazioni astronomiche,
riesce a calcolare solo la met`
a dei risultati ottenuti attraverso losservazione. Nella
Proposizione XLV del primo libro, nella quale si ricerca il moto degli absidi lungo
orbite che si approssimano moltissimo ai cerchi 90 , Newton, dopo aver ricavato i
suoi risultati, afferma senza inserire ulteriori elementi che labside della luna `e
pi`
u veloce di circa il doppio91 .
La comprensione di una simile affermazione non progredisce quando, nelle
Proposizioni III e IV92 del terzo libro, compare un fattore 2 senza unadeguata
spiegazione allinterno del modello matematico del moto del primo libro ne in altri
luoghi dei Principia, nonostante Newton imposti chiaramente la necessit`a di uno
studio delle perturbazioni. Sono proprio questultime che si vengono a configurare
come ci`
o su cui concentrare lattenzione per la soluzione del problema luna-terrasole. Lattenzione newtoniana sulle perturbazioni, con tutti i suoi problemi interni
ai Principia, `e un indice importante del modo in cui egli tratta il problema dei tre
corpi.
Soffermarsi su questo punto `e importante perche un tale modo dimpostare la
ricerca, in questo caso specifico, rester`a invariato per circa 200 anni, nonostante
indubbi progressi tecnici e matematici.
In generale, si pu`o dire che una perturbazione `e tale rispetto a qualcosa di regolare che, in quanto tale, subisce una modificazione. Regolari, nel testo di Newton,
sono, come visto, le orbite kepleriane, vale a dire quelle ottenute considerando solo
e soltanto lattrazione tra due pianeti. Newton, dunque, giunge al problema dei
tre corpi, per complicazione, poggiando sulla solubilit`a del problema dei due corpi,
rispetto al quale loggetto di questo paragrafo ne `e appunto una complicazione, in
quanto si aggiunge alle orbite stabilite grazie a Kepler una perturbazione.
Per Newton e per i due secoli successivi affrontare il problema dei tre corpi `e
equivalente ad affrontare il problema dei due corpi pi`
u una perturbazione 93 .
Nellultimo paragrafo di questo capitolo analizzo cosa presuppone e cosa comporta un simile approccio, tuttavia, qui mi pare interessante sottolineare come sia
del tutto comprensibile la detta equivalenza, in quanto tutti gli elementi in possesso
degli scienziati potevano essere effettivamente interpretati nella detta direzione.
A ben vedere, essendo il problema dei due corpi risolto, si trattava di aggiungere
solo sue modificazioni; tuttavia, risolvere una tale questione, che appariva come
89 Cfr.

Newton, op. cit., p. 645.


ibid., p. 281.
91 Cfr. ibid., p. 288.
92 Cfr. ibid., pp. 623-629.
93 Su questa linea il problema degli n corpi tra loro interagenti va affrontato aggiungendo nuove
perturbazioni.
90 Cfr.

76

La linearit`a e la scienza moderna

un completamento di qualcosa che gi`


a esiste, pi`
u che un problema a se stante,
risult`
o pi`
u difficile del previsto94 .
Da questa prospettiva, limpostazione e le assunzioni newtoniane sono ben
comprensibili, anzi del tutto condivisibili. Nello specifico, per quanto riguarda il
problema della luna, Newton parte dallaffermazione, e non dalla proposizione,
terza per la quale: La forza per effetto della quale la Luna `e trattenuta nella
propria orbita, tende verso la Terra, ed `e inversamente proporzionale al quadrato
della distanza dei luoghi dal centro della stessa.95 .
Di qui Newton assume, oltre alla circolarit`a dellorbita lunare, che la terra
sia ferma96 . Si vede bene come egli ricrei le condizioni del moto dei due corpi,
introducendo una perturbazione che va ad incidere solo sul moto lunare. Al di l`a di
ogni altro possibile approfondimento, quanto detto mi pare sufficiente per mostrare
come Newton imposti la questione in esame.
Se si considera la storia di questo problema emerge che, fino a Poincare escluso,
limpostazione newtoniana `e rimasta sostanzialmente la medesima97 .
` interessante a questo punto soffermarsi sul dibattito settecentesco intorno al
E
problema dei tre corpi, poiche possono emergere e chiarirsi elementi importanti, in
particolar modo filosofici, che veicolano alcune opzioni di fondo, non necessariamente
contraddittorie, sul modo di leggere la natura, proprie di questo modo specifico
di impostare la soluzione del problema dei tre corpi.
Wilson98 afferma che il fondamentale passo avanti teorico della fisica del Settecento `e stato quello di tradurre i problemi e le intuizioni newtoniane in equazioni
differenziali e relegare il loro aspetto geometrico alle particolarit`a che di volta in
volta si vanno ad indagare. Nonostante ci`o, come mostrato sin qui, il passaggio
dalla geometria al calcolo `e tuttaltro che privo di conseguenze epistemologiche ed
ontologiche; tanto `e vero che da questo punto di vista ho rilevato delle discontinuit`
a
tra Newton e tutti coloro che, nel Settecento come nellOttocento, si sono adoperati
per sviluppare la fisica allinterno dellapproccio algebrico allanalisi.
Verso la met`a del Settecento il dibattito scientifico intorno al problema dei tre
corpi diviene particolarmente acceso grazie agli interventi di Euler, DAlembert e
Clairaut, fino a diventare rovente soprattutto a causa della polemica scoppiata tra
questultimo e Buffon99 .
94 Com`
e

noto, in realt`
a il problema dei tre corpi, nella sua globalit`
a, risulta insolubile.
Newton, op. cit., p. 623.
96 Cfr. ibid., Libro III, Prop. XXVI.
97 Limpostazione del problema generale in questi termini `
e ribadita da Euler. Si deve aggiungere
che nel Settecento e nellOttocento vengono sviluppate situazioni particolari in cui il problema
dei tre corpi pu`
o facilmente trovare una soluzione. Questi casi, si veda soprattutto Lagrange, non
riguardano la soluzione generale del problema.
98 Cfr. Curtis Wilson. The problem of perturbation analytically treated: Euler, Clairaut,
dAlembert. In: The General History of Astronomy 2 (1995), pp. 89107.
99 I testi principali ed iniziali di questo dibattito sono i seguenti. DAlembert, Id
ee generale dun
methode par laquelle on peut determiner le mouvements de toutes les planets, en ayant egard
a leur action mutuelle, 1746; Leonard Euler. Recherches sur le mouvement des corps clestes
en g
en
eral. In: Opera omnia. Vol. 25. Serie 2. Lipsia, 1960, 1747, pubblicato nel 1749; Euler,
Recherches sur la question des in
egalit
es du mouvement de Saturn et de Jupiter, 1748, pubblicato
95 Cfr.

La linearit`
a e la scienza moderna

77

In due memorie, Recherches sur le mouvement des corps clestes en general e


Recherches sur la question des inegalites du mouvement de Saturn et de Jupiter,
Euler fissa alcune vie possibili, battendo le quali potrebbe individuarsi la soluzione del problema dei tre corpi. Va subito detto che egli imposta la sua ricerca
procedendo dal pi`
u semplice al pi`
u complesso e pi`
u vicino alla natura, nel modo
newtoniano, utilizzando, naturalmente strumenti matematici pi`
u potenti. Infatti, per quel che minteressa, parafrasando e riassumendo un passo della seconda
memoria100 , Euler inizialmente suppone che le orbite di Giove e Saturno siano
prive di eccentricit`
a e che si trovino sullo stesso piano, di qui trae delle irregolarit`a.
Secondariamente, mantenendo lorbita di Giove circolare, considera leccentricit`a
di Saturno, traendone di nuovo i valori delle irregolarit`a, diverse dalle precedenti e
pi`
u vicine alla natura. Seguendo questo schema i successivi passi consistono nel
considerare leccentricit`
a di Giove e linclinazione delle orbite dei due pianeti.
Nonostante le successive complicazioni, Euler non giunge a risultati tali da
poter considerare risolto il problema dei tre corpi. Per questo motivo, formula
una serie di opzioni di ricerca, che possono essere schematicamente riassunte come
segue:
1. La distribuzione della materia e la forma di uno o pi`
u pianeti non `e omogenea101 ;
2. La forza di attrazione non segue perfettamente
lazione del risultato di Newton;

1
r2 ,

il che implica la riformu-

3. Accanto alla forza di attrazione r12 ne esiste unaltra di diverso genere che
perturba la relazione newtoniana.
Euler propende per la seconda opzione, adducendo nelle sue analisi prove, a
suo modo di vedere, invincibili102 . Nello specifico, Euler nota che r12 funziona
nel momento in cui si ha a che fare con orbite ellittiche e con corpi sferici dotati di
massa omogeneamente distribuita. I pianeti, tuttavia, non posseggono nessuna di
queste caratteristiche, di conseguenza, secondo Euler, bisogna rivedere r12 . Il modo
in cui portare a termine questo compito era, purtroppo, tuttaltro che a portata di
mano. I testi di Euler sono particolarmente significativi, in quanto sintetizzano, in
generale, le opzioni intorno alle quali si svolge il dibattito scientifico ed il modo
nel 1749; Clairaut, Du syst`
eme du Monde dans les principes de la gravitation universelle, 1745,
Clairaut R
eponse aux R
efl
ections de M. de Buffon, sur la Loi de lAttraction et sur le mouvement
des Apsides, 1745, pubblicato nel 1749; Buffon, R
efl
ections sur la Loi de lAttraction, 1745,
pubblicato nel 1749. Naturalmente non sono di secondario interesse gli epistolari tra gli scienziati
menzionati.
100 Cfr. Leonard Euler. Recherches sur la question des in
egalit
es du mouvement de Saturn et de
Jupiter. In: Opera omnia. Serie 2. Lipsia: 25, 1960, pp. 47-49.
101 Questo implica che la forza di attrazione non `
e diretta verso il centro di un pianeta; ci`
o
potrebbe spiegare le irregolarit`
a.
102 Cfr. Euler, Recherches sur le mouvement des corps c
lestes en g
en
eral, p. 13.

78

La linearit`a e la scienza moderna

in cui esso si pone103 . Questo `e vero da due punti di vista. Metodologicamente,


nel senso che viene istituzionalizzata lequivalenza newtoniana tra affrontare il
problema dei tre corpi e affrontare il problema dei due corpi pi`
u una perturbazione,
anche allinterno anche allinterno della fisica del Settecento e di buona parte
dellOttocento104 . Matematicamente, nel senso che dopo aver tradotto il problema
in equazioni differenziali, da Euler in poi non si tenta pi`
u lintegrazione diretta, ma si
cerca di determinare le soluzioni attraverso serie, per approssimazioni successive105 .
Le tre opzioni risolutive sono state individuate e condivise da altri scienziati,
che per`
o non condividono necessariamente la direzione euleriana. DAlembert,
che comunque segue la stessa impostazione di ricerca dal semplice al complesso
ritiene valida r12 , ma ad essa andrebbe affiancata unaltra forza magnetica, in
grado di spiegare le discrepanze tra i risultati matematici e quelli delle osservazioni
astronomiche. A differenza di Euler e, come si vedr`
a, di Clairaut, nel ritenere valida
1
r 2 , DAlembert ritiene che il problema dei tre corpi sia locale o comunque specifico
di alcuni casi particolari, senza che per questo sia necessario mettere in discussione
la relazione newtoniana globalmente, del resto in grado di rendere conto di molti
fenomeni celesti. DAlembert ricorda come fu Newton stesso ad affermare che la
forza di attrazione `e molto prossima106 ad r12 107 , ed in questa direzione bisogna
103 A scanso di equivoci, va fatto notare che le proposte di Euler, cos`
come la proposta di Clairaut
di aggiungere un altro termine ad r12 , non erano percepite da questi autori come qualcosa di
eretico, rispetto allortodossia newtoniana, come apparivano a Buffon. Sul solco dellimpostazione
di Newton, si trattava di migliorarne comunque la teoria. Come si vedr`
a, Clairaut fa leva proprio
laddove Newton sembra alludere, in maniera pi`
u o meno esplicita, al fatto che lattrazione possa
non seguire perfettamente r12 .
104 Ricordo che il passaggio dalla geometria newtoniana allanalisi algebrica settecentesca `
e
tuttaltro che una semplice traduzione; come mostrato, infatti, la fisica del Settecento a delle
peculiarit`
a per cui non la si pu`
o pensare come una mera appendice della scienza del Seicento in
generale.
105 Ne Il problema dei tre corpi, Poincar
e afferma: Le difficolt`
a iniziano non appena il numero
n dei corpi `
e uguale a tre: il problema dei tre corpi ha finora eluso tutti gli sforzi degli analisti.
Poich
e lintegrazione completa e rigorosa si rivela impossibile, gli astronomi sono stati costretti a
procedere per approssimazioni successive: luso di questo metodo era reso pi`
u agevole dal fatto
che le masse dei pianeti sono assai pi`
u piccole in confronto a quella solare. Si giunse cos` allidea di
sviluppare le coordinate dei corpi celesti secondo le potenze crescenti delle masse (cfr. Jules-Henri
Poincar
e. Il problema dei tre corpi. In: Geometria e caos. A cura di Claudio Bartocci. Torino:
Bollati Boringhieri, 2006, p. 40). A pagina 41 continua: Nonostante ci`
o, il metodo che abbiamo
descritto si `
e rilevato sino ad oggi pi`
u che adeguato per le applicazioni pratiche: le masse sono
infatti talmente piccole che il pi`
u delle volte `
e possibile trascurare i loro quadrati e limitarsi
pertanto allapprossimazione del primo ordine.
106 Probabilmente DAlembert fa riferimento alle Proposizioni III e IV del terzo libro dei
Principia. Al di l`
a dello specifico riferimento, lidea di fondo mi pare chiara: se non si considerano
le perturbazioni la relazione r12 risulta inattaccabile, mentre se le si prendono in considerazione,
allora, bisogna discostarsi da r12 .
107 Va ricordato che grazie ad uno studio di DAlembert viene messa da parte, almeno per il
moto lunare, la prima delle opzioni che, per semplicit`
a, ho riferito trattando Euler. In una lettera
a questultimo, DAlmbert scrive che se si considerasse la massa della luna concentrata in due
globi uniti da unasta, al fine di far coincidere risultati matematici ed osservazioni, questultima
avrebbe dovuto esser lunga circa il doppio del diametro terrestre (cfr. Craig B. Waff. Clairaut
and the motion of the lunar apse: the inverse-square law undergoes a test. In: The general history

La linearit`
a e la scienza moderna

79

muoversi.
Clairaut, come accennato, `e in sintonia con la visione del problema data da Euler:
pur sottolineando lindubbio valore della formulazione newtoniana, ne sottolinea i
limiti affermando che non si tratta di un problema locale, quanto pi`
u di un indice
della necessit`
a di rivedere r12 108 .
Clairaut, cos` come Euler, fa leva sulle oscurit`
a e sulle ambiguit`
a dei Principia,
in modo da potersi rendere conto su cosa sarebbe stato pi`
u saggio e produttivo
agire. La situazione appariva estremamente complessa in quanto su un piatto della
bilancia cera lenorme portata esplicativa e predittiva della legge di Newton109 ,
sullaltro le non trascurabili discrepanze tra risultati matematici ed osservazioni
astronomiche110 .
Clairaut, che nelle sue intenzioni voleva migliorare il risultato newtoniano,
interpreta il passo in cui Newton afferma che il moto dellapogeo lunare `e doppio
rispetto ai suoi risultati in questa maniera: Newton avrebbe trattato il problema
dei tre corpi proponendo una trattazione troppo limitata delle perturbazioni. Nel
terzo libro ne considera solo una, ed inoltre considera solo orbite che possono essere
approssimate ad un cerchio. Questo non implica che non si possa approfondire
limpostazione newtoniana attraverso una maggiore accuratezza nellindividuazione
delle perturbazioni. In questa direzione si muoveva, come visto, anche Euler.
Lidea di Clairaut `e, pertanto, di integrare, e non di rivoluzionare il lavoro
newtoniano111 . Questattivit`
a consiste proprio nellinserimento di un altro termine
accanto ad r12 , i cui effetti siano sensibili sulle brevi distanze e trascurabili per le
grandi distanze, nelle quali funziona benissimo r12 112 . Nello specifico, da un punto
di vista ipotetico, Clairaut pensava che si sarebbe potuto affiancare r14 ad r12 .
Lo scopo di questa mossa era duplice: da un lato si poteva risolvere il problema
della luna senza con questo intaccare il valore dei risultati ottenuti con il solo r12 ,
of astronomy 2 [1995], pp. 3546).
108 Clairaut sinserisce nel dibattito con il seguente lavoro, Du syst`
eme du Monde dans les
principes de la gravitation universelle, del 1745.
109 E
` bene ricordare che da questa prospettiva i Principia rappresentavano un livello mai
raggiunto in passato. Se poi si considerano le teorie rivali dei Principia, il confronto e davvero
improponibile, in quanto sono stati proposti contributi che non univano mai un pari ed alto livello
di esplicativit`
a e di predicibilit`
a. Si prendano rispettivamente, ad esempio, da un lato i vortici di
Cartesio e dallaltro le ellissi di Kepler.
110 Cfr. Alexis C. Clairaut. Du syst`
eme du monde dans les principes de la gravitation universelle.
In: Histoire de lacad`
emie royale des sciences (1745), pp. 329364, p. 337: Rivolgendo lattenzione
alla quantit`
a di fenomeni con i quali [la relazione newtoniana] ha concordato, mi `
e parso difficile
rigettarla cos` come ammetterla. Una supposizione che conduce solo a qualche vago risultato,
pu`
o coincidere con la Natura in qualche fenomeno, senza essere ancora solidamente stabilita; ma
quando essa fornisce, per questi fenomeni, risultati che concordano con quelli che le osservazioni
annunciano, la probabilit`
a acquista parecchia forza.
111 Clairaut era comunque fermamente convinto della generalit`
a cui conduceva il particolare
problema dei tre corpi e dunque della necessit`
a di rivedere r12 .
112 Cfr. Clairaut, loc. cit.: Per Clairaut ci`
o che `
e necessario era una legge di attrazione che
differir`
a molto dalla legge del quadrato a distanze opportunamente piccole, e che diverger`
a cos`
poco da essa alle grandi distanze, che non sarebbe possibile percepire la differenza attraverso le
osservazioni.

80

La linearit`a e la scienza moderna

dallaltro cercava di ridurre ad ununica legge multitermine113 tutti i fenomeni,


non solo celesti, che potevano essere ricondotti ad una forza di attrazione per cui
non sembrava sufficiente r12 , ma necessario r14 114 .
Nelle intenzioni di Clairaut si legge la volont`
a dindividuare una sola legge,
sia pure multitermine, in grado di spiegare i moti planetari unitamente ad altri
fenomeni terrestri come la capillarit`a115 ; egli cerca, in altre parole, di spiegare
il pi`
u possibile con ununica legge, riducendo le stesse perturbazioni a qualcosa
di predicibile, o comunque di comprensibile allinterno del quadro complessivo
del rapporto settecentesco tra fisica, matematica e natura, per cui la meccanica
celeste rappresentava il modello di scientificit`a116 , non solo per gli altri settori della
scienza.
Contro la proposta di Clairaut apr` letteralmente le ostilit`a Buffon117 . Questultimo oppone a Clairaut soprattutto argomentazioni che Clairaut definisce
metafisiche, ma che permettono di evidenziare alcuni elementi in base ai quali
una legge e/o un principio potevano essere riconosciuti tali, e questo relativamente
ad entrambi i contendenti. Clairaut, come visto, faceva riferimento alla maggiore
unit`
a della conoscenza cui avrebbe portato la sua idea; egli riteneva importanti
innanzitutto il grado di completezza predittiva e descrittiva di una legge, anche se
multitermine. Buffon, al contrario, riteneva essere di primaria importanza lassunto
per il quale, essendo la natura semplice, lo devono essere anche le sue leggi118 .
Per Buffon una legge devessere espressa da un singolo termine, in quanto
una forza non pu`
o essere espressa da pi`
u termini, altrimenti verrebbe meno sia la
semplicit`
a sia lunit`
a, requisiti ineliminabili affinche una legge della natura possa
essere considerata tale119 . Per Buffon r12 non `e modificabile ed in base a ci`o riduce
il problema dei tre corpi ad un problema locale, accusando apertamente Clairaut
113 Waff

sottolinea giustamente a pi`


u riprese come per Clairaut fosse fondamentale considerare
la sua proposta di una legge multitermine come qualcosa di unitario.
114 Per Clairaut 1 non era affatto vincolante, egli era disposto a discutere altre proposte, laddove
r4
non derivassero da scelte completamente arbitrarie.
115 Su questo cfr. Craig B. Waff. Universal gravitation and the motion of the moons apogee:
the establishment and reception of Newtons inverse-square law, 1687-1749. Tesi di dottorato.
The Johns Hopkins University, 1976.
116 Secondo me, `
e fondamentale avere sempre presente questo aspetto per evitare forzature in
qualsiasi direzione. Wilson apre un suo articolo, The problem of perturbation analytically treated:
Euler, Clairaut, dAlembert, con una citazione di Whewell che, nel 1840, afferma che lastronomia
`
e la scienza perfetta. Wilson commenta, a mio avviso in modo molto opportuno, la citazione
dicendo che dopo Einstein e Poincar
e questo elogio appare eccessivo, tuttavia esso mostra una
verit`
a storica, o, senza sbilanciarsi troppo, delle aspettative molto forti, tanto `
e vero che con
Laplace, 1796, la meccanica celeste era davvero la regina delle scienze, considerando laccuratezza
delle previsioni del moto lunare che si era in grado di ottenere.
117 Il riferimento principale `
e a Buffon, Reflexion sur la loi de lAttraction. Per un ottimo e
puntuale resoconto della polemica in questione rimando a Waff, op. cit.
118 Rispetto agli elementi concettuali emersi nei primi paragrafi di questo capitolo, per entrambi
i contendenti valgono anche reversibilit`
a, oggettivit`
a e atemporalit`
a di una legge.
119 A ci`
o va aggiunta unidea di Buffon criticata dallo stesso Clairaut, vale a dire lassunzione
che ad ogni termine di unespressione matematica debba corrispondere una forza. In questottica
`
e assurdo che alla sola forza dattrazione possano corrispondere sia r12 sia r14 .

La linearit`
a e la scienza moderna

81

di voler fare di una difficolt`


a un principio. Per gli scopi di questo lavoro non `e
necessario approfondire ulteriormente lo scontro.
La polemica si conclude, comunque, a favore dellespressione newtoniana r12 ,
grazie a nuovi calcoli effettuati da Clairaut stesso tra il 1748 e il 1749120 .
Al di l`
a degli spiacevoli toni della polemica, il risultato di Clairaut era straordinario. Euler, nella lettera del 29/6/1751, ribadisce che ora r12 `e saldamente stabilito.
` questa una conferma importante poiche da essa, afferma Euler, dipende lintera
E
teoria astronomica.
Da un punto di vista generale, con i risultati di Clairaut ed Euler, si stabiliscono
definitivamente, almeno per il tempo, il modo di affrontare il problema, le equazioni
differenziali. Euler, inoltre, inizia a cercare di individuare sia soluzioni speciali
sia eventuali periodicit`a, ponendo il problema della ricerca di equilibri, laddove
possibile121 . Proprio su questi lavori si basano i risultati di Lagrange.
Nel suo Essai sur le probl`eme des trois corps, egli individua in particolare un
paio di configurazioni del problema che rendono possibile arrivare a soluzioni pi`
u
che accettabili. Esse, note come equilibri di Lagrange, tuttavia, sebbene del
tutto valide, non illuminano la via per il raggiungimento della soluzione generale
del problema, che a questo punto si mostra legato a profondi problemi matematici.
Lopera di Lagrange rende del tutto esplicito che risolvere il problema dei tre
corpi dipende dallintegrazione di un sistema differenziale di sesto ordine: `e questo
il compito che si cercher`a di portare a termine nella seconda parte dellOttocento,
facendo affidamento sullanalisi e sulla fisica, come si era fatto con profitto fino a
quel momento. Al di l`a dellutilit`a indubbia dei risultati122 di Lagrange e nonostante
quanto egli stesso affermi allinizio del saggio in questione123 , da un punto di vista
teorico, il suo approccio al problema dei tre copri non `e propriamente innovativo, in
quanto egli non lo affronta in generale, ma cerca degli equilibri, delle configurazioni
in grado di agevolare la risoluzione del complicato sistema di equazioni differenziali.
La soluzione del problema viene individuata da Poincare, il quale dimostra
che il problema dei tre corpi non ha soluzioni generali, in quanto le serie sono
divergenti. Questo `e un duro colpo a tutta la meccanica precedente, in quanto
tale divergenza pone problemi serissimi alla questione generale della stabilit`
a del
sistema solare. In base a quanto detto sin qui questo risultato imporrebbe di
120 In questoccasione Clairaut tiene particolarmente a precisare che le osservazioni di Buffon
non sono state di alcun aiuto, e che aveva tenuto testa a Buffon perch
e riteneva, e ritiene ancora
nel 1749, le sue argomentazione completamente sbagliate.
121 Va, inoltre, ricordata lattenzione di Euler per il problema ristretto dei tre corpi.
122 I punti lagrangeani di equilibrio rappresentano una soluzione speciale del problema dei tre
corpi. Essi vengono utilizzati per mantenere in orbita attorno ad un pianeta sonde spaziali
senza dispendio di energia. Ci`
o`
e reso possibile dal fatto che la geometria dei punti di Lagrange
rappresenta una configurazione del problema dei tre corpi tale per cui il sistema `
e stabile. Una
brevissima esposizione alla portata di tutti degli equilibri di Lagrange `
e offerta nel testo divulgativo:
cfr. Alessandra Celletti e Ettore Perozzi. Ordine e caos nel sistema solare. Torino: UTET, 2007,
pp. 36-40. Una discussione pi`
u tecnica di queste problematiche `
e offerta in Florin Diacu e Philip
Holmes. Celestial encounters. Princeton: Princeton University Press, 1996.
123 Cfr. Joseph-Louis Lagrange. Essai sur le probl`
eme des trois corps. In: uvres de Lagrange.
Tomo VI. Paris: Gauthier-Villars, 1884, pp. 230-1.

82

La linearit`a e la scienza moderna

rivedere luso e il significato delle equazioni differenziali, in quanto viene stabilito


un limite invalicabile a quello che era il protagonista principale della fisica e della
matematica moderna. In base ai risultati di Poincare, i moti descritti dalla legge di
Newton sono tali in quanto `e possibile, in certi casi, trascurare alcune perturbazioni,
che tuttavia, da Poincare in poi, avrebbero potuto iniziare a presentarsi come
qualcosa di diverso e che va al di l`
a della concettualit`
a del tempo. Poincare nota
infatti che una piccola perturbazione produce effetti macroscopici, tuttavia per circa
sessantanni non si approfondiscono le conseguenze di questi risultati. Neanche lo
stesso Poincare esplicita la possibile dirompenza delle implicazioni epistemologiche
della sensibilit`
a alle condizioni iniziali.
Da un punto di vista filosofico, la figura di Poincare `e fortemente problematica
in quanto, nonostante le sue scoperte, resta saldamente ancorato a quella concezione
per cui la fisica e la matematica si sorreggono a vicenda124 .
In questottica, la soluzione di Poincare del problema dei tre corpi, poiche rimane
qualcosa di negativo, pu`o esser pensata, storicamente, come una non-soluzione, in
quanto non raggiunge la fine ed il fine dellindagine sul problema, e in secondo
luogo non sviluppa quanto di rivoluzionario contiene, vale a dire la non necessit`a
di una coincidenza tra determinismo e prevedibilit`a125 . Naturalmente, nelle opere
di Poincare non mancano riflessioni in questa direzione, tuttavia questultime sono
inserite in quadro concettuale ed epistemologico incapace di andare fino in fondo
alle pi`
u profonde implicazioni filosofiche dei suoi risultati. Egli `e, insomma, reticente
a generalizzare su altri piani i suoi risultati tecnici.
Prima di Poincare, in particolare con la prima posizione dellanalisi classica
si inizia gi`a a mettere in discussione la coincidenza tra matematica e natura in
una forma non ancora esplicita. Lanalisi classica di Cauchy e Weierstrass puntava
innanzitutto a sviluppare e fondare un calcolo che fosse autosufficiente, bandendo
ogni intromissione di elementi o metodi che non fossero matematici.
Si vede bene come questo non significhi immediatamente una messa in discussione completa della coincidenza tra matematica `e natura, in quanto la coincidenza
deriva primariamente da assunti filosofici sulla natura e sulla matematica. Di certo,
nellindirizzo dellanalisi classica, pur ammettendo la coincidenza tra matematica e
fenomeni naturali, non era lecito, per questo, utilizzare elementi che esulassero dalla
matematica, a differenza di quanto avveniva nellapproccio algebrico allanalisi.
Almeno inizialmente rimane intatta la fiducia che uno sviluppo della matematica
fosse in grado di risolvere problemi irrisolti e migliorare la precisione dei modelli
applicati alla fisica. Proprio questa fiducia e gli effettivi sviluppi della matematica
hanno permesso di raggiungere i risultati di Lagrange e di Laplace.
124 Cfr.

Marcello Cini. Un paradiso perduto. Milano: Feltrinelli, 1999, pp. 51-52.


Poincar
e, op. cit., p. 42: Gli sviluppi in serie che essi ottengono potrebbero essere
perfino considerati come una soluzione definitiva del problema dei tre corpi, se si stabilisse la loro
convergenza. Disgraziatamente non `
e cos`. In mancanza di questa convergenza, essi possono darci
unapprossimazione indefinita: anche se forniranno pi`
u decimali esatti rispetto ai procedimenti
di una volta, non ne potranno fornire un numero arbitrariamente grande. [. . . ]. Il moto di tre
corpi celesti dipende dalle loro posizioni e dalle loro velocit`
a iniziali. Una volta assegnate queste
condizioni iniziali, si sar`
a definita una soluzione particolare del problema.
125 Cfr.

La linearit`
a e la scienza moderna

83

Di qui si comprende il potenziale di tragicit`a insito nel non-risultato di Poincare.


Egli afferma che non `e possibile risolvere il problema dei tre corpi con quello
strumento matematico che era stato, ed era ancora in parte126 , il nucleo di quella
disciplina, modello assoluto di scientificit`
a, cui tutte le altre scienze, e non solo,
sispiravano127 .
Solo sessantanni dopo Poincare sinizia a parlare di sistemi non lineari e di
sensibilit`
a alle condizioni iniziali128 . Proprio attraverso lapprofondimento di cosa
significa studiare lequilibrio di un sistema non-lineare `e possibile gettare una
luce filosofica sulla concettualit`a nella quale erano inscritti i fenomeni fisici qui
esemplificati dal problema dei tre corpi.
2.1.4.1

Caos e rumore

Attraverso quanto detto nei paragrafi precedenti e quanto esemplificato attraverso il


problema dei tre corpi, ho mostrato come la linearit`a sia un elemento fondamentale
per comprendere il compito e la forma delle leggi della fisica, in particolar modo nel
periodo dinteresse. Nello specifico, `e importante avere sempre presente il valore di
riferimento che gli studi di fisica matematica avevano proprio nel periodo preso in
considerazione. Mi pare tuttavia necessario, al fine di far emergere ancora meglio
gli assunti filosofici di fondo allinterno, e non solo allinterno, dei quali `e pensata la
natura, considerare il disordine deterministico, in quanto in questo modo `e possibile
gettare una luce sul modo chiuso di pensare la concettualit`a scientifica e filosofica in
generale. Da un punto di vista filosofico, gli assunti o i presupposti sulla natura del
mondo si compongono, a mio parere, in un ben determinato tipo di concettualit`a
che ripropone, essenzialmente, il tracciamento di confini allinterno dei quali viene
definito ci`
o che si cerca comprendere.
La seguente discussione, tuttavia, non deve portare, a mio giudizio, a pensare
il rapporto tra linearit`a129 e non linearit`a come un confronto tra un modello
126 Da questa prospettiva Boltzmann osteggiava fortemente leccessiva importanza data allo
strumento, pur utile, delle equazioni differenziali.
127 Non so se si possa parlare di uneffettiva e totale fiducia, ma certamente Poincar
e nutre la
speranza che si possa risolvere il problema dei tre corpi attraverso lo sviluppo della matematica,
cfr. Poincar
e, op. cit., p. 48: Tutto ci`
o che possiamo affermare `
e che il problema dei tre corpi
non pu`
o essere risolto con gli strumenti di cui disponiamo oggi: quelli che occorrer`
a ideare ed
impiegare per arrivare alla soluzione dovranno essere di certo assai differenti e di natura ben pi`
u
complessa.
128 Gi`
a nel 1907, Poincar
e affermava: Ma quandanche le leggi naturali non avessero per noi
pi`
u segreti, potremo conoscere lo stato iniziale soltanto approssimativamente. Se ci`
o ci permette
di conoscere lo stato successivo con la stessa approssimazione, non abbiamo bisogno di altro, e
diremo che il fenomeno `
e stato previsto, che esistono leggi che lo governano. Ma non `
e sempre cos`:
pu`
o succedere che piccole differenze nelle condizioni iniziali generino differenze grandissime nei
fenomeni finali; un piccolo errore a proposito delle prime genererebbe allora un errore enorme a
proposito di questultimi. La previsione diventa impossibile (cfr. Jules-Henri Poincar
e. Il caso.
In: Geometria e caos. A cura di Claudio Bartocci. Torino: Bollati Boringhieri, 2006, p. 108).
129 Si vede bene come faccia uso di un significato allargato del termine linearit`
a; un significato
che va al di l`
a dello specifico senso matematico. Nel prossimo paragrafo la linearit`
a emerger`
a
come una delle caratteristiche principali del modo moderno di pensare la natura.

84

La linearit`a e la scienza moderna

sbagliato o falso ed uno giusto o vero, altrimenti, nonostante gli indubbi passi
avanti compiuti, ci si troverebbe a riaffermare quanto sintendeva mettere in
discussione. In altri termini, dal punto di vista filosofico `e del tutto infruttuoso
sostituire una concettualit`a chiusa con unaltra; su questo aspetto mi dilungher`o
nel prossimo capitolo. Per ora `e bene approfondire quanto `e appena emerso dal
problema dei tre corpi.
In generale, un sistema pu`
o essere o non essere ridotto a pochi gradi di libert`a130 . Nel primo caso si ha un sistema deterministico, che a sua volta pu`
o
essere o non essere sensibile alle condizioni iniziali; nel secondo caso, il sistema
ha un comportamento stocastico131 . Un esempio di sistema deterministico non
sensibile alle condizioni iniziali `e la traiettoria, lineare e quindi completamente
prevedibile a priori, che compie una palla di cannone. Lesempio si chiarisce cos`: se
sintende colpire un bersaglio si impostano tutti i parametri del cannone necessari a
raggiungere lobiettivo. Naturalmente, il lancio della palla non pu`o non contemplare
un minimo di errore. Esso si trova in una relazione con i parametri di lancio tale
per cui sar`a tanto pi`
u piccolo quanto pi`
u precisamente sono impostati i parametri.
Per meglio dire, tra la conoscenza dei detti parametri e la precisione del lancio
della palla esiste una relazione lineare, una relazione nella quale non si presentano
problemi legati al caos. In altri termini, miglioramenti delle condizioni iniziali di
lancio determinano, proporzionalmente, una maggiore precisione.
Un esempio di sistema deterministico non-lineare `e, invece, il gi`
a visto problema
dei tre corpi, infine un esempio di sistema stocastico `e rappresentato dalla dinamica
di un gas, del quale non si possono conoscere ne la posizione ne le altre propriet`a di
tutte le particelle. A differenza della prima tipologia di sistema, le ultime due d`anno
luogo a due tipi di disordine che `e bene distinguere in modo da poter comprendere
` necessario, dunque,
il mancato sviluppo della non-linearit`a nel mondo moderno. E
distinguere disordine deterministico e disordine stocastico.
A questo proposito, `e bene riprendere e specificare meglio quanto detto sulla
perdita dinformazione in un sistema caotico. Ho mostrato come si siano trovate
soluzioni particolari al sistema dei tre corpi, ma che, nello stesso tempo, non
si poteva abbandonare completamente la ricerca di una soluzione generale del
problema; infatti, una soluzione particolare non `e in grado di gettare alcuna
luce su eventuali altre, ne sullandamento generale della dinamica in questione.
Date le difficolt`a, spesso insormontabili, di trattare quantitativamente le equazioni
differenziali, il matematico Lyapunov ha mostrato che `e possibile studiare la
stabilit`a di un sistema qualitativamente. Gi`a Poincare, reimpostando lapproccio al
problema dei tre corpi aveva mostrato la sua insolubilit`
a. Come detto, dai suoi
studi in poi il problema dei tre corpi non `e pi`
u trattato come il problema dei due
130 Con lespressione gradi di libert`
a si intende il numero di coordinate necessarie a descrivere
univocamente un sistema.
131 Al fine di chiarire meglio la distinzione contemporanea tra il disordine caotico e quello
stocastico, preferisco tenere distinti questi due aspetti, che possono, beninteso, comparire assieme.
Sar`
a cos` pi`
u semplice comprendere la loro identificazione nella fisica moderna.

La linearit`
a e la scienza moderna

85

corpi pi`
u una perturbazione, ma diventa qualcosa a se stante132 , grazie soprattutto
allidentificazione della propriet`
a della sensibilit`
a alle condizioni iniziali, pensata
come una propriet`
a caratterizzante un tipo di sistema. Ho detto, a questo proposito,
che un sistema sensibile alle condizioni iniziali `e tale che una piccola variazione,
o un piccolo errore, delle suddette avr`a effetti macroscopici, rendendo la dinamica
instabile. Nel caso contrario, com`e noto, la dinamica `e stabile.
Pi`
u precisamente, se si considera il seguente sistema di equazioni differenziali:
 dx
dt = f1 (t, x, y)
dy
dt = f2 (t, x, y)
studiare la natura delle posizioni di equilibrio, vuol dire assumere la sua esistenza,
imponendo le derivate uguali a zero. Per poter trattare matematicamente il
problema, `e necessario linearizzare imponendo:

|
x(t) x(t)| <
|
y (t) y(t)| <
con x
=x
(t) e y = y(t) soluzioni del suddetto sistema, vale a dire come posizioni
di equilibrio da studiare.
La linearizzazione porta al seguente sistema di equazioni differenziali lineari,
detto sistema di prima approssimazione per un sistema non lineare:
 dx
dt = cx + gy
dy
dt = ax + by
con a, b, c, g costanti. Individuare le soluzioni del sistema vuol dire trovarne gli
zeri. Se si vuole studiare la dinamica in generale, `e necessario chiedersi a quali
condizioni il sistema `e soddisfatto, vale a dire a quali condizioni la dinamica `e
stabile, in base alle condizioni poste. Prima di Poincare e Lyapunov, come si
vedr`a nello specifico, si riteneva, o meglio presupponeva, che lo studio del detto
sistema lineare determinasse completamente la dinamica del sistema non lineare di
partenza, vale a dire del caso in cui non si mantiene alcuna linearit`a, per t ,
tra la x e la y. Nello specifico si presupponeva che le soluzioni trovate e il rigore
formale fossero sufficienti ad esaurire il problema133 . Poincare dimostr`o la falsit`a di
una tale assunzione, su cui, da quanto detto, si basava il trattamento matematico
e filosofico di questioni fisiche, come il gi`
a visto problema dei tre corpi.
132 Questo, naturalmente, non vuol dire che tutto ci`
o che `
e stato fatto sino a Poincar
e sia falso.
La linearizzazione `
e uno strumento fondamentale della fisica contemporanea. Ci`
o che `
e cambiato
`
e lapproccio al problema. In particolare, oggi si sa che linearizzando `
e possibile risolvere un
problema specifico, la cui soluzione ha un valore solo in quel caso e non d`
a informazioni globali.
133 Ricordo che Israel, (Israel, Il determinismo e la teoria delle equazioni differenziali ordinarie),
mostra come Poisson ritenesse le soluzioni singolari dei semplici paradossi, tanto da non meritare
neanche una menzione nel trattato del 1833. Israel, a mio modo di vedere a ragione, chiosa dicendo
che se le equazioni differenziali sono lo specchio dei fatti fisici e questi sono deterministici, allora
le equazioni differenziali non possono dar luogo a forme di indeterminismo; e quindi lesistenza
delle soluzioni singolari `
e solo un paradosso da spiegare.

86

La linearit`a e la scienza moderna

Tornando al precedente sistema linearizzato si ottiene134 la seguente equazione:


d2 x
dx
(b + c)
(ag bc)x = 0135
dt2
dt
la cui equazione caratteristica `e:
2 (b + c) (ag bc) = 0
Attraverso lo studio delle radici 1 e 2 `e possibile conoscere landamento della
dinamica della primitiva dellequazione differenziale linearizzata:
x = C1 e1 t + C2 e2 t
che `e soluzione del sistema linearizzato; di qui, si pu`o studiare la stabilit`a
rispetto alle precedenti condizioni poste:

|
x(t) x(t)| <
|
y (t) y(t)| <
Lesponente `e, pertanto, ci`o che permette di caratterizzare qualitativamente
una dinamica caotica, ed in particolare ci permette di sapere per che tipo di valori
essa risulta essere stabile o instabile. Nel caso specifico, si ha instabilit`
a per > 0136 .
137
In altri termini, > 0 `e la traduzione
matematica che permette di avere una
stima dellemergenza degli effetti della sensibilit`a alle condizioni iniziali. Pi`
u in
generale si pu`
o dire che levoluzione esponenziale della perdita dinformazione pu`o
essere trattata scientificamente attraverso gli esponenti di Lyapunov. In particolare,
si fa riferimento al tempo di Lyapunov, il tempo che caratterizza la rapidit`
a
dellallontanamento delle traiettorie, in un sistema non-lineare. Esso pu`o essere
pensato come la misura in base alla quale saranno macroscopicamente evidenti
gli effetti della non-linearit`
a; attraverso esso si possono, in altri termini, indicare,
convenzionalmente, dei limiti alla possibilit`a di compiere previsioni attendibili in
` bene avere sempre presente che ci si trova davanti ad uno
un dato sistema138 . E
134 Per una trattazione matematicamente dettagliata di quanto qui esposto rimando a Piskunov,
Calcolo differenziale e integrale II, 126 e sgg. e a Alexandrov, Kolmogorov e Lavrentev, op. cit.,
pp. 391-449
135 In particolare, derivando la prima equazione del sistema precedente si ottiene d2 x = d (cx +
dt
dt2

gy) =

d
(cx)
dt

d
(gy)
dt

= c dx
+ g dy
. Ottenuto
dt
dt

equazione del sistema, si ottiene

d x
dt2

d2 x
dt2

= c dx
+ g dy
e ricavando
dt
dt

dy
dt

dalla seconda

= c dx
+ g(ax + by). Ricavando y dalla prima equazione si
dt

2
d2 x
+ g(ax + gb ( dx
cx)). Da cui, ddt2x (b + c) dx
(ag
= c dx
dt
dt
dt
dt2
136 E
` possibile reperire uno studio dettagliato dei valori di nel testo

bc)x = 0.
di Piskunov indicato.
137 In base alle sole condizioni matematiche poste, emerge gi`
a chiaramente che, in questo contesto,
tradurre non vuol dire assolutamente vedere in trasparenza lessenza di qualcosa.
138 In questo caso non si pu`
o parlare di un vero e proprio valore di soglia, ma di tempo
caratteristico, in quanto `
e del tutto convenzionale, stabilito in buona parte qualitativamente a
1
` bene ribadire
partire da =
, dove `
e il tempo di Lyapunov e `
e lesponente di Lyapunov. E
che gli esponenti di Lyapunov d`
anno una stima qualitativa della perdita dinformazione, che pu`
o
ha

La linearit`
a e la scienza moderna

87

studio qualitativo, il che vuol dire che non `e immediatamente, e spesso neanche
` possibile,
mediatamente, possibile stabilire la dinamica effettiva delle traiettorie. E
per`
o, riflettere su quello che tutto ci`
o comporta.
Dal punto di vista degli effetti di una dinamica caotica in generale, diventa
importante, concettualmente parlando, pi`
u che la non-linearit`a in se, il confronto tra
gli effetti della linearit`a, o di quanto sia linearizzabile, da un lato, e gli effetti della
non-linearit`
a dallaltro, in quanto prima di un determinato tempo caratteristico,
pi`
u o meno grande, unevoluzione non-lineare pu`
o approssimarsi con profitto ad una
lineare. Se, ad esempio, si considera il problema del moto dei tre corpi si comprende
che, essendo il tempo di Lyapunov molto grande, gli effetti della non-linearit`a
si avranno con un tempo talmente grande da poter prevedere, con una buona
approssimazione, la posizione di un pianeta, senza tener conto della non-linearit`
a,
per un periodo orientativamente minore del tempo di Lyapunov, che comunque,
in questo caso, `e dellordine di migliaia di anni139 . In questo contesto, la nonlinearit`a non scompare alla stregua di un disturbo; il sistema non diventa lineare,
snaturandosi. Esso resta sensibile alle condizioni iniziali, ma pu`o essere trattato, in
base a quanto detto e nei limiti di quanto detto, come se fosse lineare.
Attraverso la manipolazione dei parametri di controllo, variando cos` lo stato
iniziale si pu`o prevedere, compiendo previsioni densemble 140 , anche se non in
maniera completa ed oggettiva, in che momento la non-linearit`a emerger`a macroscopicamente mostrando i suoi effetti sulla dinamica in questione, rendendo in tal
modo possibili previsioni proprio sullevoluzione non-lineare, comunque incapaci di
prevedere come si organizzer`a il sistema; non si pu`o, in altri termini, prevederne la
configurazione.
Calcolando orientativamente i margini allinterno dei quali non si presentano gli
effetti della non-linearit`
a, pur comunque agente, `e possibile compiere delle previsioni
attendibili sullevoluzione del sistema. Al di l`a del detto tempo caratteristico di
Lyapunov, ripeto, `e possibile affermare solo che il sistema muter`a profondamente
configurazione, ma non si pu`o prevedere quale configurazione assumer`a, vale a dire
non si pu`o sapere a priori che ordine emerger`a dal sistema, o meglio non si pu`o
prevedere la forma dellattrattore cui il sistema dar`a luogo nella regione finita dello
spazio delle fasi percorsa dalle traiettorie del medesimo. Di qui si ha che se si
prendono due traiettorie vicine, allinterno di un attrattore, esse si allontaneranno
di nuovo esponenzialmente, ripetendo quanto detto sin qui.
non necessariamente corrispondere alleffettiva realizzazione di previsioni. Per quanto riguarda la
meteorologia, infatti, si possono considerare attendibili previsioni compiute per un massimo di
una settimana. Nonostante ci`
o esso continua ad esser valido proprio in quanto da esso si richiede
una stima qualitativa.
139 Se si considera, ad esempio, la meteorologia, si comprende, anche in maniera del tutto
immediata, come il tempo di Lyapunov sia, in questo caso, breve, rispetto ai tempi astronomici.
140 Attraverso le previsioni densemble si cerca di ridurre limpatto dellincertezza delle condizioni
iniziali sui risultati finali, in modo da rendere il pi`
u attendibili possibili le previsioni. Questo
metodo, molto usato in meteorologia, consiste nelliterare in uno stesso modello condizioni iniziali
leggermente diverse, in modo da avere unidea dellandamento della non-linearit`
a.

88

La linearit`a e la scienza moderna

A questo punto, mi pare interessante riassumere e sottolineare due aspetti


del disordine dovuto alla non-linearit`a. Il primo, gi`
a chiarito, riguarda la perdita
esponenziale dinformazione. Il secondo, che riguarda pi`
u il sistema in se, rivela
una propriet`
a della non-linearit`a, vale a dire lemergenza. La non-linearit`a non `e
solo perdita dinformazione, ma `e anche responsabile dellemergenza di un ordine
imprevedibile, del fatto che, come detto, il sistema si riorganizza141 . Un tale ordine
si dice emergente proprio in virt`
u del fatto che non pu`
o essere, guardando al futuro,
previsto a priori, ne, guardando al passato, ricostruito a partire dai suoi elementi
costitutivi, per nulla individuabili con certezza, data la sensibilit`a alle condizioni
iniziali di un sistema non-lineare. Quello che si pu`
o dire `e che, in questo caso, la
somma degli elementi in gioco non `e in grado di render conto dellordine che si viene
a costituire142 . Naturalmente, esso pu`
o essere trattato scientificamente, studiato in
se, ed usato come condizione iniziale per nuove previsioni, sottoposte comunque alla
non-linearit`a e dunque, di nuovo, alla perdita dinformazione. Stando cos` le cose,
lo stato di un sistema non-lineare `e il risultato di un evoluzione che non `e possibile
ricostruire143 in maniera completa ed oggettiva, che anzi `e spesso inconoscibile144 .
Questo aspetto merita, a mio giudizio, una notevole attenzione, in quanto, oltre
a non essere pi`
u possibile distinguere elementi essenziali da elementi accidentali, in
una dinamica non-lineare, non si pu`
o neanche sapere con certezza su quali elementi
puntare lattenzione per comprendere levoluzione caotica del sistema; per questo
motivo risulta essere un elemento utile la previsione densemble. Il fatto `e che,
dunque, le stesse condizioni iniziali, in un sistema non-lineare, pur se fissate con un
piccolissimo margine di errore, daranno luogo ad unevoluzione non completamente
ed atemporalmente prevedibile e controllabile. La configurazione di un sistema
`e, perci`o, uno stato finale, gravido di un passato, che non `e possibile interpretare
univocamente in modo da farne una sola storia. Dal punto di vista dellevoluzione,
ci`o che si considera come lo stato presente di un sistema, pu`o essere considerato
come una condizione di transizione nella quale sinserisce la misurazione scientifica,
al fine di ottenere dei dati su cui compiere previsioni, del tutto inadeguata, se si
pensa al tipo di domanda e al tipo di risposta propri della scienza moderna.
Alternando perdita dinformazione ed isole di ordine si comprende come la
141 Se da un punto di vista conoscitivo si perde informazione, ci`
o non vuol dire necessariamente
che il sistema non si riconfiguri in qualche determinato modo. Se si considera, per esempio, la
meteorologia, si pu`
o dire che, sebbene sia impossibile stabilire che tempo far`
a tra un mese su
una determinata montagna, ci`
o non vuol dire che tra un mese, su quella montagna, non si avr`
a
una determinata configurazione del tempo meteorologico. In altri termini, tra un mese piover`
ao
splender`
a il sole o sar`
a nuvoloso ecc. . .
142 La complessit`
a`
e propriet`
a della non-linearit`
a, che fa riferimento a tutti quei fenomeni per
cui non si possono distinguere elementi primi ed essenziali. Per meglio dire la complessit`
a ed il
metodo analitico riduzionista sono due modi in cui pu`
o essere trattato uno stesso fenomeno, in
grado di cogliere in esso aspetti diversi.
143 In questo caso, laddove siano ricostruibili pi`
u spiegazioni possibili, mi pare importante
sottolineare, nessuna pu`
o arrogarsi un valore epistemologico o ontologico superiore alle altre.
144 Come mostrer`
o, il demone di Laplace non pu`
o nulla contro la non-linearit`
a, infatti, come
ben si vede, dal punto di vista della comprensione completa del sistema, `
e del tutto infruttuoso
epurare il sistema dal rumore. Tutto ci`
o cui si pu`
o giungere sono soluzioni speciali.

La linearit`
a e la scienza moderna

89

non-linearit`
a non sia sinonimo di assoluta imprevedibilit`
a; se da un lato rende pi`
u
problematica la previsione rispetto ad un modello lineare, dallaltro, per`o, non va
pensata alla stregua di un mero disturbo, alla stregua del rumore: la non-linearit`
a
`e una propriet`
a di un sistema. In base a quanto detto, appare chiaro che essa sia
da considerare una propriet`
a di un sistema, senza la quale lo si snaturerebbe. La
non-linearit`
a ha, pertanto, un proprio statuto epistemologico. I metodi che si usano
solitamente nello studio dei sistemi lineari risultano, come visto, essere inefficaci145 ,
in quanto cercano sostanzialmente di aggirare la non-linearit`a, perdendone effetti
fondamentali quali lemergenza. Il fatto che essa sia stata identificata, allinterno
della fisica moderna146 , col rumore ha generato una serie di conseguenze su cui mi
soffermer`
o non appena chiarito come pensare il disordine stocastico.
Se si prende in considerazione un sistema che non pu`o essere ridotto a pochi
gradi di libert`a, ad esempio la dinamica di un gas, si nota subito che non ci si trova
davanti ad un sistema deterministico, ma ad un sistema stocastico. Le condizioni
iniziali non sono, appunto, riducibili a pochi gradi di libert`a, come nel moto dei tre
corpi o di una palla di cannone; nel caso di un gas, infatti, non si possono conoscere
la posizione e linterazione di tutte le particelle, e perci`o si deve introdurre una
variabile stocastica.
A differenza del disordine deterministico, quello stocastico `e dovuto al fatto che
non si `e in grado di tener conto delle relazioni tra le particelle147 , mentre nel caos
deterministico ci troviamo davanti a problematiche diverse, legate, come visto, alla
sensibilit`
a alle condizioni iniziali.
Da quanto detto, si potrebbe sostenere che il disordine stocastico sia semplicemente e solamente un problema di misurazione, da cui deriverebbe la centralit`a
della probabilit`
a cui sarebbe legata la conoscenza umana, almeno da Laplace in poi.
Questo sarebbe vero se si considerasse un sistema lineare stocastico, in cui ogni
problema sarebbe effettivamente riconducibile ad una questione di eliminazione del
rumore. In questottica basterebbe riuscire a purificare e a migliorare le misurazioni,
in modo da mettere da parte la probabilit`a e far posto alla certezza. Questo `e,
in sostanza, quanto si evince dai testi di Laplace sulla probabilit`a e, come visto,
anche in DAlembert e negli altri autori trattati.
Tutto ci`o `e vero se si ammettono e concedono degli assunti filosofici per nulla
scontati ed immediatamente accettabili. In altri termini, per giungere a simili
conclusioni, bisogna presupporre che il mondo e le sue leggi siano, almeno nelle
intenzioni, del tipo di quelle moderne, descritte precedentemente. Nel caso specifico,
`e necessario che dietro la probabilit`
a ci sia una verit`
a oggettiva raggiungibile, almeno
145 Il metodo delle approssimazioni successive ne `
e un classico esempio. Usarlo vuol dire
escludere lemergenza dal sistema. Se, tuttavia, si limitano le pretese di controllo sul sistema
non-lineare, esso risulta essere un valido strumento.
146 A mio giudizio, `
e possibile impostare un simile confronto al fine di far emergere chiaramente i
presupposti filosofici della fisica settecentesca, e non solo, in quanto sono proprio questultimi
che hanno orientato gli scienziati verso un certo tipo dinterpretazione dei fenomeni non lineari e
delle equazioni differenziali.
147 E
` bene sapere che, normalmente, quando si considera un gas, si assume che le particelle non
interagiscano tra loro.

90

La linearit`a e la scienza moderna

in una prospettiva teleologica, e che, dunque, le descrizioni della natura non siano
intrinsecamente probabilistiche, ma contingentemente probabilistiche, a causa delle
strumentazioni e dellintelligenza umana limitate, come `e nellottica di Laplace.
Per lui, infatti, la certezza matematica coincide con la conoscenza esatta della
` tuttavia ammissibile, da un punto di vista strettamente modellistico,
natura. E
eliminando cos` ogni riferimento immediato e diretto alla natura, che esista un
sistema stocastico lineare, le cui misurazioni possano essere perfezionate eliminando
il rumore.
Va fatta, per`o, una precisazione riguardo un modello stocastico e lineare molto
particolare: la meccanica quantistica. Questultima, intrinsecamente stocastica148 ,
cinsegna, sviluppando produttivamente idee di Boltzmann, che bisogna andare
oltre il presupposto della conoscenza oggettiva, e che losservatore influisce in
maniera determinante su ci`o che osserva149 . La meccanica quantistica `e pertanto
estranea alla subordinazione della probabilit`a ad una verit`a di fondo, idea che ha
resistito fino a quando Boltzmann non ha concesso alla probabilit`a uno statuto
` bene precisare che non sto discutendo del fatto che dietro
epistemologico proprio. E
la meccanica quantistica ci sia o meno una verit`
a oggettiva, ma del fatto che un
tale presupposto non `e per nulla scontato, ne, a quanto pare, necessario.
La stocasticit`a pu`
o essere, dunque, una questione che va al di l`a della misurazione
e che si radica in concetti e modi dintendere la natura, dai quali pu`
o assumere,
del resto, significato.
Ricapitolando e semplificando, si pu`o dire che se, per assurdo, fosse possibile
togliere la non-linearit`a da un sistema, si otterrebbe un sistema diverso da quello
di partenza; se, invece, fosse possibile ridurre il rumore di un sistema, fino ad
eliminarlo del tutto, si avrebbe lo stesso sistema di partenza, caratterizzato da
misurazioni al limite perfette, ma solo da un punto di vista modellistico, a meno
che non si presupponga, com`e avvenuto, una coincidenza tra modello matematico
e realt`
a.
La domanda che a questo punto si pone `e la seguente: in che modo erano pensati
gli effetti, allinterno della concettualit`a settecentesca ed ottocentesca, di ci`o che
oggi `e la non-linearit`a? Sebbene in tale periodo non si possa parlare di non-linearit`a
ne di sensibilit`a alle condizioni iniziali, tuttavia i loro effetti rappresentavano dei
veri grattacapi per gli scienziati dellepoca, e non solo. Per questo motivo, sulla
base degli effetti della non-linearit`a `e possibile discutere come venissero pensati
allinterno della concettualit`
a sin qui delineata.

2.2

Linearit`a, perturbazioni e rumore

A questo punto, dovendomi occupare degli effetti della non-linearit`a nel Settecento
e nellOttocento, `e necessario compiere dei passi indietro rispetto a quelli fatti nel
148 Questa caratteristica emerge chiaramente se si confronta il concetto moderno di traiettoria
con quello quantistico di funzione donda.
149 Si considerino le coppie di Heisenberg.

La linearit`
a e la scienza moderna

91

paragrafo precedente. Bisogna, infatti, ammettere che losservatore non interferisca


con losservato durante un esperimento o una misurazione e che ci sia una struttura
ontologica forte della natura, conoscibile attraverso le equazioni differenziali. Ora,
sulla scorta della distinzione di disordine stocastico e deterministico, `e possibile
capire senza troppe difficolt`
a il ruolo degli effetti della non-linearit`a nella fisica
moderna.
Naturalmente, con ci`o non intendo esprimere alcun giudizio di merito, minteressa solo mostrare come la presenza di una concettualit`
a chiusa, e soprattutto
assolutizzata, porti ad interpretare unilateralmente la natura e la conoscenza, e a
confinarle necessariamente in uno spazio precostituito. Questo tipo di confronto mi
pare lecito e possibile in quanto, nel periodo storico preso in esame, cerano tutti
gli elementi matematici e fisici per ci`o che chiamiamo non-linearit`a150 , tuttavia,
a mio modo di vedere, proprio il suddetto tipo di concettualit`a assolutizzata, nella
forma specifica che ha assunto, non ha permesso lo sviluppo della non-linearit`
a151 .
Questo vale sia da un punto di vista metodologico, cio`e di ci`o che impone una
simile concettualit`a, sia da un punto di vista contenutistico, cio`e del modo in cui
essa `e stata riempita nel periodo storico considerato. Prima di proporre unanalisi
filosofica del primo aspetto, mi pare importante rivolgere lattenzione al secondo.
Va detto innanzitutto che, da un punto di vista fisico, questo modo di procedere
ha permesso di ottenere numerosi ed importanti risultati, cito solo gli equilibri di
Lagrange, ed in generale tutte quelle scoperte per cui la fisica e la matematica erano
ritenute gli esempi verso cui indirizzare ogni disciplina che voleva dirsi scientifica e
in grado di raggiungere la verit`
a.
Questo modo di procedere `e, per me, strategicamente importante, in quanto `e un
esempio del fatto che la scelta di una via apre delle possibilit`
a, e, proprio per questo,
chiude la possibilit`
a di accedere ad altri punti di vista. In altri termini, si tratta
di capire perche la non-linearit`
a, non rientrando nello spazio di pensabilit`
a della
concettualit`a del tempo, non poteva essere riconosciuta come tale, a testimonianza
del fatto che, appunto, scegliere e strutturare delle possibilit`
a vuol dire sempre
lasciarne delle altre.
Il punto filosoficamente importante sar`a tenere presente metodologicamente
una pluralit`
a di prospettive possibili, proprio nel momento in cui se ne definisce
produttivamente una. Lulteriore problema filosofico riguarda il fatto che, a rigor
di termini, nel momento in cui ci si trova ad avere a che fare con uno spazio di
pensabilit`a, non solo chiuso, ma assolutamente chiuso, non si pone neanche il
problema di una riconoscibilit`
a di altri spazi di pensabilit`a che esulano da quello
esistente.
Ora, `e innanzitutto importante capire perche, fisicamente e filosoficamente,
il problema dei tre corpi sia stato trattato, fino a Poincare, in un solo modo,
150 Come si vedr`
a, il fulcro del discorso `
e proprio capire come venivano trattate le equazioni non
lineari.
151 Come `
e emerso, matematica, fisica e filosofia, tutte insieme compongono un quadro unico
` possibile, tuttavia, cogliere delle corrispondenze
senza che sia possibile stabilire delle priorit`
a. E
per cercare di capire le diverse voci attraverso le quali si esprimono simili esigenze.

92

La linearit`a e la scienza moderna

considerato lunico.
Da un punto di vista strettamente storico, risulta essere del tutto comprensibile
il fatto che il problema dei tre corpi sia stato pensato come il problema dei due
corpi pi`
u una perturbazione, in quanto, in primo luogo, era noto come affrontare
matematicamente problemi di questo tipo: le equazioni differenziali erano, epistemologicamente, la via attraverso la quale si poteva raggiungere legittimamente
la natura e, nello stesso tempo, esse erano, ontologicamente, la stessa natura. In
secondo luogo, era nota la causa fisica che lo produceva, e cio`e la gravit`
a152 , ed
infine, si sapeva risolvere il problema dei due corpi; di conseguenza non serviva
altro per poterlo affrontare, in quanto, effettivamente, sembrava di essere ad un
passo, anzi ad un corpo, dalla meta. Esso era, inoltre, perfettamente interpretabile
nei confini della concettualit`a posta, sia dal punto di vista degli strumenti scientifici
conosciuti sia dal punto di vista filosofico, in quanto si riproponeva la distinzione
tra essenze ed accidenti e il procedimento conoscitivo che dal semplice giunge al
complicato.
Ora, il punto `e cercare di capire che cosa nasconde una tale comprensibilit`
a, vale
a dire, in base a cosa questo modo di affrontare il problema risultava ovvio. Questo
vuol dire comprendere in che direzione era orientato lo studio delle perturbazioni e
degli errori nel periodo storico in questione.
Stabilita e ricostruita la legittimit`a per cui il problema dei tre corpi era essenzialmente pensato come il problema dei due corpi pi`
u una perturbazione, `e necessario
concentrare lattenzione proprio su questultima, ed in genere su tutto ci`o che
costituisce una deviazione, un disturbo, da quelli che sono considerati i valori
epistemologici ed ontologici di riferimento generale che guidavano la conoscenza di
una dinamica in generale.
Nelle opere di Laplace si trova sia una trattazione scientifica sia una trattazione
filosofica delle perturbazioni. Nel Saggio filosofico sulle probabilit`
a afferma:
Ogni osservazione ha per espressione analitica una funzione degli elementi
che si vogliono determinare; e, se essi sono pressa poco noti, la funzione diventa
una funzione lineare delle loro correzioni. Uguagliandola allosservazione stessa, si
forma unequazione di condizione. Se si hanno molte equazioni del genere, le si
combina in modo da ottenere tante equazioni finali quanti sono gli elementi, di cui
si determinano poi le correzioni, risolvendo equazioni153 .
Generalmente gli errori dei risultati dedotti da un gran numero di osservazioni
sono delle funzioni lineari degli errori parziali di ogni osservazione154 .
Il pi`
u delle volte i fenomeni della natura sono complicati da cause estranee:
un numero enorme di cause perturbatrici vi mescolano la loro influenza, tanto che
`
e ben difficile riconoscerli. Per giungervi bisogna moltiplicare le osservazioni o gli
esperimenti, affinch
e, venendosi a distruggere mutualmente gli effetti estranei, i
risultati medi mettano in evidenza i fenomeni ed i loro vari elementi155 .
152 Faccio notare che gi`
a la generazione di Lagrange e Laplace non problematizza pi`
u la gravit`
a
come facevano coloro che accusavano Newton di aver introdotto essenze occulte. Essa era
semplicemente assunta.
153 Cfr. Laplace, Saggio filosofico sulle probabilit`
a, p. 300. Il primo corsivo `
e mio, il secondo di
Laplace.
154 Cfr. ibid., pp. 305-306. Il corsivo `
e mio.
155 Cfr. ibid., pp. 298-299.

La linearit`
a e la scienza moderna

93

A mio modo di vedere, da queste citazioni emergono due modi di affrontare


e considerare le cause perturbatrici e, di conseguenza, i loro effetti. Il primo,
espresso dallultimo passo, fa riferimento al fatto che, non trattandosi di cause che
rientrano nello spazio dellessenza del problema in questione, esse sono destinate
ad esaurirsi. Il secondo modo di affrontare le perturbazioni fa riferimento a quelle
cause perturbatrici che hanno, per cos` dire, un peso maggiore in problemi come
quello esposto dei tre corpi. In questo caso, come detto, la causa di perturbazione
`e la stessa gravit`a, senza alcun dubbio uno degli elementi che compongono il nucleo
centrale dello spazio concettuale delimitato dalla modernit`
a156 , e non certo una
causa estranea.
A mio giudizio, per quanto riguarda questo secondo caso, `e importantissimo
sottolineare il termine lineare, in quanto `e il concetto chiave che permette di
ricostruire il modo in cui, nella cultura scientifica moderna, erano caricate di
significato le perturbazioni e le equazioni differenziali.
Queste citazioni rivelano, a mio avviso, che, in linguaggio matematico, gli
scienziati facessero riferimento ad un mondo sostanzialmente esprimibile per mezzo
di equazioni differenziali lineari, o comunque ad esse riconducibile. Esse erano
ritenute in grado di rendere conto anche del tipo di perturbazioni che sto discutendo.
Pi`
u precisamente, Laplace fa riferimento a quelle perturbazioni che influiscono in
maniera determinante su una dinamica, quale pu`o essere quella del moto dei tre
corpi.
Ora, la cosa interessante `e che le citazioni mostrano chiaramente che, laddove le
perturbazioni sono del tipo di quello dei tre corpi157 , `e necessario farle rientrare nella
concettualit`a chiusa, vale a dire trattarle con le equazioni differenziali. Le citazioni,
tuttavia, come accennato, dicono qualcosa in pi`
u, parlano, infatti, di linearit`
a. Da
ci`o deriva che il calcolo degli effetti di una perturbazione doveva essere risolvibile
e dominabile, sempre attraverso le equazioni differenziali, la cui risoluzione era
garantita, come visto, dallesistenza fisica della dinamica in questione.
Nei precedenti paragrafi ho fatto riferimento al fatto che gli scienziati presi in
esame assumevano lesistenza delle soluzioni delle equazioni differenziali. Questo
indica che la realt`
a fisica garantiva la linearit`
a delle equazioni differenziali con le
quali si indagava, e alle quali sintendeva ridurre, la natura.
Quello della linearit`
a non `e, dunque, solo un concetto matematico, in quanto ha
dei risvolti ontologici, epistemologici e filosofici in generale estremamente importanti.
Essa, a mio giudizio, pu`
o esser pensata come la traduzione moderna dei concetti
156 Tutto ci`
o, come ricordato, non vale solo per la fisica, ma riguarda anche altre discipline. Oltre
al gi`
a citato passo kantiano, che auspicava un principio per la storia che valesse come la gravit`
a
per la fisica, si pu`
o riconoscere nel self-interest smithiano, il principio di gravit`
a della societ`
a
civile.
157 Mi pare importante, a scanso di equivoci, ribadire che questo tipo di perturbazione era dovuto
a quella stessa causa che spiegava i moti planetari, vale a dire lattrazione reciproca di tutti gli
elementi del sistema solare. Si tratta, in altri termini, di una perturbazione che, evidentemente,
non ha una causa estranea, per dirla con Laplace.

94

La linearit`a e la scienza moderna

di ordine 158 e semplicit`


a della natura. Essa `e, infatti, alla base del protagonista
principale della fisica moderna, vale a dire le equazioni differenziali. Nella scienza
moderna, quando si parla di equazioni differenziali, si parla sostanzialmente di
equazioni differenziali lineari, di cui si presupponeva la risolvibilit`a in base ad
argomentazioni che non erano solo matematiche, ma, come visto, anche fisiche
e filosofiche. Essa `e pensabile come un altro elemento essenziale di uno spazio
concettuale chiuso che, racchiudendo in se le equazioni differenziali e con esse la
natura, impone, ed ha effettivamente imposto, a questultime un significato ed un
uso, tale per cui non fu neanche possibile porre, come nel caso del problema dei
tre corpi, la questione della sua non risolubilit`a159 , perche questo avrebbe voluto
dire uscire da uno spazio di pensabilit`a che non ammetteva nulla di essenziale
fuori se stesso, che valesse la pena di essere considerato tale, o pi`
u in generale, che
avesse una valenza epistemologica propria. Da un punto di vista metodologico, la
non-linearit`a non poteva essere costituita come qualcosa di epistemologicamente
rilevante e valido, in quanto non rispondeva ad alcuni requisiti esposti nella prima
parte di questo capitolo160 .
In un siffatto quadro filosofico-scientifico, unequazione differenziale non lineare
era pensata come unequazione lineare pi`
u una o pi`
u perturbazioni, in quanto la
non linearit`a matematica, di per se, non poteva avere cittadinanza nella spazio
chiuso di pensabilit`a sin qui descritto: essa doveva essere ricondotta e pensata a
partire dalla linearit`
a.
Nello specifico, poter risolvere problemi fisici voleva dire, nellambito della
fisica moderna, avere a che fare con problemi matematici lineari, o comunque
poter ridurre tutto ad essi, in quanto erano ritenuti problemi non solo risolvibili
matematicamente, ma la loro solubilit`a era garantita dalla natura stessa. La
linearit`a di unequazione differenziale, cos` come la possibile linearizzazione per
approssimazione di equazioni non lineari, `e la cifra matematica che permette
di poter conoscere globalmente il passato ed il futuro, in quanto levoluzione
matematica della dinamica pu`
o essere seguita e prevista senza avere a che fare con
qualcosa come la sensibilit`a alle condizioni iniziali. La linearit`a `e il fulcro attorno
al quale si raccoglie la possibilit`a di rispondere alla domanda considerata nella
prima parte del lavoro e di questo capitolo, che ho mostrato riproporsi, vale a dire
la domanda che richiede lessenza di qualcosa. Da questa prospettiva, linearizzare
non voleva dire solo rendere trattabile unequazione non lineare, ma voleva dire, pi`
u
sottilmente, scoprire il termine lineare, il responsabile dellandamento complessivo
di una dinamica161 .
158 Ricordo che nella prima parte di questo lavoro `
e emersa una relazione, non solo filologica, tra
cosmos e ordine. Ci si trova, in tal modo, davanti a due esigenze simili.
159 Va ricordato che Lambert aveva posto la questione della non risolvibilit`
a del problema dei tre
corpi, tuttavia, le sue idee, oltre a non essere state accompagnate da argomentazioni matematiche
adeguate, non furono prese seriamente in considerazione.
160 Essa, ad esempio, non permette di sovrapporre i concetti di determinismo e di completa
prevedibilit`
a di un sistema.
161 Si noter`
a che in questa frase sono passato da una considerazione matematica ad una fisica,
tuttavia, in base al discorso fatto fin qui, credo che una tale commistione di piani sia chiaramente

La linearit`
a e la scienza moderna

95

Avere a che fare con la linearit`


a, o comunque ricondurre ogni problema ad
essa, voleva dire, sostanzialmente, avere a che fare con una legge matematica, che
rispondeva ai canoni espressi nei primi paragrafi di questo capitolo. Questo `e vero
se si presuppone che esistano le soluzioni di equazioni o di sistemi di equazioni
siffatti. Essendo, come visto, il teorema di unicit`a ed esistenza delle soluzioni
delle equazioni differenziali ordinarie del 1827, orientativamente prima di questa
data, quanto detto sin qui si basava essenzialmente su assunti filosofiche circa la
natura del mondo162 . In questo contesto, `e possibile, a mio giudizio, affiancare il
concetto matematico di linearit`a con quello filosofico di semplicit`a della natura,
nella formulazione laplaceana.
Detto questo, si comprende bene come tutto ci`o che non rientrasse, direttamente
o indirettamente, nei confini dello spazio chiuso e assoluto, ad un tempo scientifico e
filosofico, della linearit`a, venisse pensato come un semplice ed inessenziale disturbo.
A ben vedere, c`e da prendere in considerazione, a questo punto, una questione
importante che mostra la direzione nella quale si `e mossa la scienza del Settecento
e non solo, e che ho lasciato in sospeso allinizio di questo paragrafo. Riprendendo
quanto detto in precedenza sul caos, si pu`o dire che, dal punto di vista degli effetti,
non-linearit`
a e rumore sono in parte confondibili163 .
Mi spiego. Se consideriamo un sistema non-lineare al di qua del tempo di
Lyapunov, vale a dire al di qua di quel valore nel quale la non-linearit`
a inizia a
produrre effetti macroscopici, essi possono essere, ed effettivamente erano, associati
al rumore, ad un disturbo che impediva una corretta misurazione e, dunque, una
perfetta conoscenza dellevoluzione di un sistema164 .
Si `e visto affacciarsi il problema del rumore nelle prime due citazioni laplaceane,
pertanto `e bene riconsiderarle assieme al primo modo di affrontare le perturbazioni,
vale a dire quello riferito alle cause estranee, che ho lasciato in sospeso.
In questo caso ci si trova davanti a semplici disturbi dovuti a cause del tutto
inessenziali, vale a dire esterne ai confini che delimitano lo spazio dellessenza di ci`
o
che sintende conoscere165 . Laplace, nei passi presi in considerazione, afferma che
il loro effetto `e destinato ad estinguersi, senza che possa avere alcuna conseguenza
nelleconomia della dinamica in generale. A questultima Laplace applica il calcolo
delle probabilit`
a. Essendo, tuttavia, come giustamente mostra lo stesso Laplace,
impossibile evitare errori sperimentali, la probabilit`a `e lo strumento necessario per
comprensibile.
162 Si tenga presente che il teorema di Cauchy non risolve tutti i problemi, in quanto ha un
valore locale e non globale. Su tali questioni cfr. Israel, La visione matematica della realt`
a.
163 Per evitare ogni equivoco, ricordo che per compiere delle previsioni, in sistemi non-lineari,
vengono tuttora compiute linearizzazioni, a testimonianza del fatto che si tratta di uno strumento
validissimo che, sin dalla fine del Seicento, ha permesso di ottenere pregevoli risultati. A questo
proposito, io non discuto tale validit`
a e tale utilit`
a, ma il fatto che uno strumento, pure importante,
inserito in una concettualit`
a chiusa e assoluta, non possa non essere caricato di significati ontologici
generali, al di l`
a di qualsiasi contesto disciplinare o problematico in generale.
164 Si tenga presente che `
e tuttora possibile compiere previsioni attendibili, per un periodo di
tempo relativamente breve, senza, praticamente, tener conto della non-linearit`
a.
165 Come visto, nel caso del problema dei due corpi pi`
u una perturbazione, la causa di questultima
era una causa ben nota ed essenziale: la gravit`
a.

96

La linearit`a e la scienza moderna

calcolare gli stessi margini derrore, allinterno dei quali determinare il grado di
correttezza dei risultati ottenuti.
Allinterno del modo in cui sintendeva rispondere alla domanda che richiede
lessenza, si pu`o intuire come la probabilit`
a non potesse assumere alcuno statuto
epistemologico proprio166 , anzi era pensata come la distanza che separava luomo
dal Vero.
Mi sembra interessante, a tal proposito, analizzare un celebre passo del Saggio
filosofico sulla probabilit`
a di Laplace:
Tutti gli avvenimenti, anche quelli che per la loro piccolezza sembrano non
ubbidire alle grandi leggi della natura, ne sono una conseguenza necessaria come lo
sono le rivoluzioni del sole. [. . . ].
Gli avvenimenti attuali hanno coi precedenti un legame fondato sul principio evidente
che nulla pu`
o incominciare ad essere senza una causa che lo produca. Questo assioma,
noto sotto il nome di principio della ragion sufficiente, si estende anche alle azioni
che giudichiamo indifferenti167 .
Possiamo pensare lattuale stato delluniverso come una conseguenza del suo
passato e causa del suo futuro. UnIntelligenza che, per un dato istante, conoscesse
tutte le forze di cui `
e animata la natura e la posizione di tutti gli oggetti che esistono,
e se tale intelletto fosse anche in grado di elaborare una quantit`
a cos` grande di dati,
abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei pi`
u grandi corpi delluniverso e
dellatomo pi`
u leggero: nulla sarebbe incerto per essa e lavvenire, come il passato,
sarebbe presente ai suoi occhi168 .

In base a quanto afferma questa citazione, il demone di Laplace ha, essenzialmente, le seguenti super capacit`
a: 1. Conoscerebbe le leggi che regolano luniverso,
le leggi di Newton; 2. Sarebbe in grado di conoscere perfettamente le condizioni
iniziali di un qualsiasi sistema; 3. Avrebbe una capacit`a computazionale infinita.
Di fronte ad una simile situazione, in cui `e presupposta, come esistente e al limite
conoscibile, una vera natura delle cose, la probabilit`a indica solo e soltanto la
distanza dal vero, perche il demone, in base ai suoi tre super poteri, `e in sostanza
in grado di eliminare il rumore, il disturbo, o meglio di mettere da parte ogni
elemento accidentale da ogni conoscenza e concentrarsi solo sugli elementi essenziali
del sistema mondo.
Che qui sia presente una identificazione tra gli effetti della non-linearit`a e quelli
del rumore emerge ancor di pi`
u se si confronta il secondo super potere del demone
di Laplace con quanto detto sulle condizioni iniziali, in un sistema non-lineare. Il
demone pu`o avere unistantanea perfetta di un sistema qualsiasi, ed in base a ci`o
sarebbe in grado di conoscere passato e futuro. Questo `e possibile solo se il sistema
considerato ha un andamento essenzialmente lineare e disturbato da rumore e non
in un sistema in cui determinismo e predicibilit`a non sono concetti sovrapponibili.
Sarebbe inoltre necessario sapere quali cause hanno determinato la configurazione
presente fotografata dal demone. Egli non potrebbe nulla contro la non-linearit`a,
166 Si pu`
o parlare, in questo contesto, di probabilit`
a preboltzmanniana, soprattutto se si pensa
allo statuto epistemologico che essa assume nella meccanica quantistica.
167 Cfr. Laplace, op. cit., p. 242.
168 Cfr. ibid., p. 243.

La linearit`
a e la scienza moderna

97

in quanto non pu`o, risalire il passato per distinguere tra essenza ed accidente e
non pu`o sapere quale accidente `e stato rilevante per il raggiungimento dello stato
attuale del sistema caotico preso in considerazione. Egli potrebbe solo compiere
previsioni ensemble molto accurate, e mai perfette per il futuro, ma non potrebbe
risalire il passato perche non si mantiene alcun tipo di linearit`
a tra lo stato attuale
di un sistema, preso come condizione iniziale, e ci`o che lo ha prodotto. Se, dunque,
Laplace, ed in generale la fisica moderna, afferma che ci`
o `e possibile, allora, oltre a
manifeste assunzioni sulla fattura del mondo, `e necessario presupporre anche la
sovrapposizione di non-linearit`a e rumore, e quella tra determinismo e predicibilit`a.
In base a quanto detto qui, allesposizione dei caratteri dei principi e del
mondo lagrangeano-laplaceano e al metodo analitico riduzionista, la non-linearit`
a
non poteva non essere fatta rientrare allinterno dellaccidentalit`a, o comunque
ricondotta, nella sua essenza, a linearit`
a.
Mi pare importante sottolineare come le parole di Laplace facciano riferimento,
di nuovo, al riduzionismo analitico, al presupposto di un mondo che `e possibile
descrivere in maniera completa, oggettiva, deterministica e atemporale. Questo vuol
dire che non si pone ne il problema ne lo spazio filosofico per pensare il complesso
del fenomeno da spiegare, ma questultimo, per sua natura169 riconducibile a leggi
lineari, pu`o essere complicato da elementi accidentali. Viene cos` estromessa la
possibilit`a che si diano configurazioni di un sistema che, per una propria logica
interna, non siano essenzialmente predeterminabili a priori.
La fisica ed il pensiero moderno riducono pertanto la complessit`a a complicazione,
in quanto era presupposto che questultima potesse essere riducibile ad elementi
semplici, disturbati dal rumore. In questo quadro, come detto, il demone di Laplace
sarebbe effettivamente in grado di eliminare il rumore, in quanto per questo scopo
mi pare pensato. A ben vedere, per`o, la citazione precedente dice di pi`
u. Laplace
non ci dice solo che eliminando il rumore ci troveremmo davanti ad un sistema
deterministico, egli esclude ogni possibilit`a che qualcosa di diverso dalla linearit`a,
con tutto ci`o che essa comporta, possa avere uno statuto epistemologico proprio170 .
Come visto, la fiducia negli assunti filosofici di fondo era tale che, almeno fino
a Poincare, il problema (non-lineare) dei tre corpi era trattato come il problema
dei due corpi, per altro risolto gi`
a da Newton, con laggiunta di una perturbazione.
Questo aspetto si vede ancor meglio se si considera che il problema dei tre corpi non
fu risolto da Poincare; egli riusc` a compiere un primo salto concettuale affermando
169 Mi esprimo in questo modo in virt`
u del fatto che, nellimpostazione data da Laplace alla
fisica, si assume che lindagine scientifica, una volta raggiunti leggi e principi, sia in grado di
dire lultima parola, e dunque la prima, sui suoi oggetti di ricerca ed in generale sul mondo. Si
assume, astrattamente in senso hegeliano, che tutto sia riconducibile a quegli schemi concettuali
che hanno fatto la fortuna della fisica moderna.
170 Nonostante i suoi super poteri, il demone di Laplace non potrebbe controllare completamente
la non-linearit`
a, e non potrebbe neanche eliminarla, altrimenti creerebbe un altro sistema, diverso
dal precedente, in quanto lautorganizzazione `
e possibile solo attraverso non-linearit`
a, poich
e,
come detto, sono possibili sistemi stocastici lineari.

98

La linearit`a e la scienza moderna

che esistono fenomeni caratterizzati da ci`


o che oggi `e noto come sensibilit`
a alle
condizioni iniziali171 .
Se si `e seguito quanto detto sin qui, si comprende la portata traumatica del
risultato di Poincare. Egli, sostanzialmente, ha dimostrato che quel problema non
era risolvibile allinterno dellintreccio di matematica, filosofia e fisica di cui mi
sono occupato.
Poincare mostra che alcuni dei risultati e dei problemi matematici e sperimentali che ruotavano intorno alle equazioni differenziali erano imbrigliati in una
concettualit`a troppo stretta, la quale, se da un lato permise numerose scoperte,
dallaltro ostacol`
o numerosi sviluppi successivi, in quanto rappresentava uno spazio
di pensabilit`a chiuso in senso assoluto, le cui irregolarit`a erano pensate come
accidentalit`
a, come intralcio e non come risorsa.
Anche ad un livello filosofico si ripresenta la distinzione tra essenza ed accidente,
che `e possibile dirimere attraverso una discussione di ci`o che sin qui ho chiamato
spazio chiuso di pensabilit`a. Tutto ci`o `e possibile, a mio giudizio, se si mette in
discussione il fatto di dover stabilire una verit`a fondamentale su qualcosa, e se si
cerca di capire in base a cosa sono state poste certe domande e che risposta hanno
avuto.
Grazie ad un confronto col passato, come quello che ho cercato di proporre, `e
possibile, a mio giudizio, porre domande diverse ed aprire nuovi spazi di pensabilit`a.
Di conseguenza, dopo il percorso effettuato in questo capitolo, mi pare giunto
il momento di affrontare le problematiche emerse da un punto di vista filosofico.
In altri termini mi sembra arrivato il momento di chiarire direttamente, e cercare
di andare oltre, lidea di una concettualit`
a chiusa e lidea che conoscere debba
significare tracciare un confine allinterno del quale, e solo allinterno del quale, si
trovi lessenza atemporale di qualcosa.
Questo mi pare, filosoficamente, uno dei problemi principali che pone lanalisi,
fin qui proposta, di quella disciplina, la fisica-matematica, che `e stata considerata,
non solo nella modernit`a, il punto di riferimento e lesempio di scientificit`a di tutte
le altre discipline. Prima, per`o, `e necessario soffermarsi su alcuni aspetti della
non-linearit`
a nella fisica contemporanea.

171 cfr.

Poincar
e, op. cit.; cfr. idem, Il problema dei tre corpi.

Capitolo 3

Questioni non-lineari

Fin qui mi sono occupato del rapporto tra ordine e caos nella fisica moderna.
In questo capitolo intendo soffermarmi sul modo in cui, dopo Poincare, vengono
studiati i sistemi dinamici. In questo modo sar`a possibile far emergere quelle
questioni scientifiche e filosofiche di fondo che impongono di ripensare alcune
categorie concettuali moderne e di introdurre nuovi strumenti filosofici, al fine
` proprio il confronto tra
di uscire da una concettualit`
a sin troppo stretta. E
due modi diversi di fare scienza che permetter`
a di evideziare concetti specifici,
materia dellultima parte di questo lavoro. In tal senso, mi pare utile una breve
ricapitolazione di quanto detto sin qui.

3.1

Ricapitolazione

Allinterno dellapproccio algebrico al calcolo si intersecano e sostengono a vicenda


filosofia, fisica e matematica in modo tale da formare una solida struttura in grado
di valere come il referente privilegiato di ogni tipo di conoscenza che veramente
tale voleva dirsi, in grado, in altri termini, di svelare i segreti della natura.
Il protagonista principale, in grado di render conto della natura, era lequazione
differenziale, sostenuta dai progressi enormi che la fisica ha compiuto dal Settecento
alla seconda met`
a dellOttocento.
Lequazione differenziale `e emersa essere il nodo attraverso il quale si teneva
ferma lidea che natura e matematica coincidessero; come si `e visto, un problema
matematico era, in senso forte, un problema fisico, la natura. Attraverso il calcolo
si pensava che fosse possibile leggere la natura in trasparenza, conoscerne le legalit`a.
Naturalmente, scrivere unequazione o un sistema di equazioni differenziali non voleva dire immediatamente conoscerne le soluzioni, tuttavia, lintroduzione di elementi
esterni al ragionamento e alle procedure matematiche rendeva possibile rafforzare
la centralit`
a del calcolo nella conoscenza scientifica, cos` come, indirettamente,
nella conoscenza in generale che alla scientificit`a della fisica matematica guardava
come modello. Il valore epistemologico ed ontologico del calcolo in generale era tale
che la soluzione di problemi fisici particolarmente ostici era affidata allo sviluppo
99

100

Questioni non-lineari

del calcolo stesso1 , in quanto si pensava che avesse le potenzialit`


a per inglobare la
legalit`a di ogni fenomeno naturale, senza che si ponesse la questione delle possibilit`a
e dei limiti di un siffatto strumento danalisi2 .
Da un punto di vista filosofico, lequazione differenziale rappresentava un centro
di riferimento attorno al quale si organizzava la scienza; essa aveva, pertanto, uno
statuto epistemologico di primo piano.
Se ci si fermasse qui, il calcolo rappresenterebbe uno strumento formidabile,
capace di far compiere passi da gigante alla scienza e non solo. Oltre a questo dato
di fatto, che pare difficile mettere in discussione, nel periodo preso in considerazione,
ad esso vengono assegnati altri caratteri che ne fanno lo strumento della conoscenza,
` inutile insistere ancora sul fatto
in grado di raggiungere la vera natura delle cose. E
che gli scienziati pi`
u importanti e pi`
u influenti del tempo pensassero che lanalisi
fosse estesa tanto quanto la natura, poiche dovrebbe essere emerso con chiarezza.
La cosa interessante `e che questidea porta con se lenorme valore ontologico che le
equazioni differenziali hanno assunto, nella forma pi`
u esplicita, tra Settecento e
Ottocento. Si `e visto, a questo proposito, come il compito di un vero scienziato
fosse, sostanzialmente, quello di scrivere le equazioni differenziali del fenomeno che
stava studiando.
Questo tipo di razionalit`a, tuttavia, non poggiava su unadeguata discussione
delle possibilit`
a e dei limiti epistemologici ed ontologici del calcolo, da un qualsiasi
punto di vista. Questo modo di procedere, che cela importanti assunti filosofici, presenta i suoi risultati come qualcosa in grado di risolvere ed esaurire completamente
la conoscenza di un qualsiasi problema scientifico. Questo, a sua volta, vuol dire
assolutizzare un determinato metodo, in quanto lo si ritiene in grado di cogliere
lessenza di qualcosa. Il passaggio ad una concezione modellistica consapevole impone non solo un ripensamento del rapporto tra matematica e natura, ma anche di
ripensare le categorie filosofiche che rendono possibile pensare una sovrapponibilit`a
perfetta, o al limite teleologicamente perfetta, tra natura e matematica.
La distinzione tra elementi essenziali ed elementi accidentali di una dinamica `e
ben presente nel modo in cui venivano trattate le equazioni differenziali non lineari.
La dinamica che si otteneva attraverso una linearizzazione era ci`o che rendeva
conto della dinamica complessiva, mentre tutto il resto era un disturbo di per se
destinato ad esaurirsi3 . Si `e visto, inoltre, che, al limite, anche le perturbazioni
potevano trovare una trattazione scientifica, ma solo se di esse, ancora una volta,
si potevano scrivere le equazioni differenziali. Questi due aspetti, al di l`a degli
effettivi risultati scientifici ottenuti, testimoniano che ci si trova davanti ad una
concettualit`a ben definita, chiusa ed autoreferente, i cui caratteri filosofici discuter`o
1 Unesplicita

fiducia nei progressi del calcolo `


e presente sia nei testi di Euler sia di Lagrange.
scienza del Settecento, soprattutto francese, era forte la propensione a pensare la natura
esclusivamente in termini di materia e moto. Proprio questultimo si pensava di aver catturato
attraverso il calcolo.
3 In questo contesto e, a mio giudizio, solo a partire da queste considerazioni, si pu`
o porre
laccento sullimportanza della probabilit`
a in Laplace che pur essendo grande non assume mai
minimamente uno statuto epistemologico proprio (cfr. Paola Dess. Laplace e la probabilit`
a. In:
Rivista di filosofia 24 [Ottobre 1982], pp. 313332).
2 Nella

Questioni non-lineari

101

nel prossimo capitolo. Per ora mi pare necessario soffermarmi ancora su questioni
filosofiche strettamente legate alla fisica e alla matematica.
Lo statuto epistemologico ed ontologico che le equazioni differenziali hanno
assunto, ha fortemente vincolato il loro uso, prova ne `e la centralit`
a del concetto di
linearit`
a. Questultimo, nel contesto filosofico-scientifico preso in esame, va inteso
in due sensi strettamente relati tra loro. Il primo, pi`
u matematico, fa riferimento al
fatto le equazioni non lineari erano matematicamente pensate come equazioni lineari
con laggiunta di qualcosaltro, del tutto inessenziale nelleconomia dellequazione.
In secondo luogo, il concetto di linearit`a, da un punto di vista pi`
u filosofico, fa
riferimento al presupposto della semplicit`
a della natura, su cui non mi dilungo.
Le equazioni differenziali in generale risultavano, pertanto, chiuse allinterno di
` proprio a causa
una concettualit`
a che ne aumentava fortemente le potenzialit`
a. E
di una tale concettualit`
a che la non-linearit`a e le sue propriet`a irriducibili non sono
mai potute essere pensate come elementi con una propria dignit`a epistemologica,
ne come qualcosa in grado di individuare aspetti diversi del mondo. Di certo,
rendere possibile considerazioni di questo tipo vuol dire, innanzitutto, mettere in
discussione la concettualit`
a, o se si vuole la razionalit`a, con la quale si leggeva
la natura e si usavano gli strumenti di ricerca. Tutto ci`o porta con se anche
il conseguente abbandono dellassolutezza della quale erano investiti i risultati
scientifici. Un esempio `e dato proprio dalla reciproca implicazione di determinismo
e prevedibilit`
a che emerge molto chiaramente dalle pagine di Laplace. Lidea `e
che il comportamento di un sistema, di cui si conoscono gli elementi costitutivi,
sia completamente prevedibile a priori, vale a dire prima che il sistema, per cos`
dire, entri in funzione4 . Da un punto di vista storico, si sono analizzati anche gli
argomenti che legittimavano un tale approccio ai problemi fisici5 .
La mutua implicazione di determinismo e predicibilit`a deriva da una metodologia
di ricerca per cui ogni propriet`a di qualsiasi sistema pu`
o e deve 6 essere ridotta,
tramite analisi, ai suoi elementi costitutivi ed essenziali. Reclamare la parzialit`a di
una simile impostazione vuol dire metterne in discussione gli assunti filosofici di
fondo, poggiando saldamente i piedi su problematiche scientifiche di difficilissima o
di impossibile soluzione in una simile concettualit`a.
Se nel capitolo precedente mi sono soffermato soprattutto su ci`o che succede al
di qua del tempo di Lyapunov, ovviamente per > 0, vale a dire nel momento in
cui gli effetti della non-linearit`a possono essere trascurati, `e arrivato il momento di
esporre che cosa succede al di l`
a del tempo di Lyapunov, quando la non-linearit`a
mostra macroscopicamente i suoi effetti, quando, in altri termini, il rapporto tra le
4 Cfr. David Ruelle. Determinismo e predicibilit`
a. In: Il caos. Le leggi del disordine. A cura
di Giulio Casati. Le Scienze, 1991, pp. 14-15
5 A ci`
o si aggiunga che, al di qua del tempo di Lyapunov `
e realmente possibile ed utile
procedere per linearizzazioni, quindi, come ho cercato di mostrare, sarebbe intellettualmente
scorretto additare criticamente questi strumenti scientifici, piuttosto che il quadro culturale in cui
erano pensati ed in cui assumevano significato.
6 Nelle pagine seguenti, e soprattutto nei prossimi capitoli emerger`
a che proprio questo passaggio,
dalla possibilit`
a alla necessit`
a, `
e la cifra per cui una razionalit`
a diventa la razionalit`
a del mondo.

102

Questioni non-lineari

cause e gli effetti di una dinamica cessa di essere interpretabile o riducibile ad una
proporzionalit`
a lineare7 .
Se il tempo di Lyapunov `e un tempo caratteristico, allora tutto ci`o che si pu`o
dire, ogni caratterizzazione di un sistema non-lineare8 sar`a in gran parte qualitativa.

3.2

Problematiche non-lineari

Un sistema non-lineare9 si distingue proprio dal fatto che per alcuni suoi parametri
pu`
o dar luogo al caos deterministico. Questo vuol dire che, innanzitutto, il rapporto
tra determinismo e prevedibilit`a non `e cos` stretto come si pensava. Lesponente di
Lyapunov, laddove si ha > 0, indica un limite alla prevedibilit`a o, se si vuole,
misura la rapidit`
a con cui si perde informazione. Un sistema non-lineare, pertanto,
non `e pi`
u completamente riducibile ad un sistema lineare, ottenuto attraverso una
linearizzazione; esso `e un sistema con un proprio statuto epistemologico, in grado
dinquadrare fenomeni e propriet`a specifiche non riducibili ad altro di pi`
u semplice
o costitutivo10 . Ci`o avviene perche al di l`a del tempo di Lyapunov emergono
configurazioni che possono essere trattate scientificamente, anche se non si pu`o
tornare alle condizioni iniziali.
In particolare, un sistema non-lineare presenta delle propriet`a che smentiscono
lassolutezza di quei metodi che ruotano attorno al concetto di linearit`a, cos` come
`e stato caratterizzato nel capitolo precedente, e soprattutto alluso effettivo che ne
`e stato fatto. Se da un lato non si tratta solo di evidenziare come, allinterno di
una concettualit`
a, non sia possibile pensare determinate propriet`a e/o determinati
sistemi, dallaltro, non si tratta di opporre due tipi di concettualit`a chiuse ma, dal
mio punto di vista, si tratta di affiancare tipi di concettualit`
a diverse, e di pensarle
7 Cfr. James P. Crutchfield et al. Il caos. In: Il caos. Le leggi del disordine. A cura di Giulio
Casati. Le Scienze, 1987, p. 22: Semplici sistemi deterministici, anche costituiti da pochi elementi,
possono manifestare un comportamento aleatorio. Questa aleatoriet`
a`
e di natura essenziale e non
scompare se si raccolgono ulteriori informazioni. A questo genere di aleatoriet`
a si `
e dato il nome
di caos.
8 Nel resto del capitolo ogni volta che sincontra il termine sistema si deve intendere sistema
non-lineare. Ogni caratterizzazione diversa sar`
a specificata.
9E
` bene avvertire sin dora che in questo paragrafo, cos` come in tutto il lavoro, la discussione
della non-linearit`
a, cos` come di alcune sue propriet`
a, far`
a riferimento solo alla fisica, in continuit`
a
col capitolo precedente ed in generale con la linea di questo lavoro. Sono consapevole del fatto
che il discorso pu`
o essere ulteriormente allargato ad altre discipline scientifiche e non, ma, a mio
modo di vedere, in questo modo il discorso rischierebbe di diventare inevitabilmente generico, in
quanto invece di discutere di problematiche filosofiche, finirebbe per essere, come troppo spesso
accade, una mera ed inconcludente carrellata di usi della non-linearit`
a e delle sue propriet`
a.
10 Gli ovvi riferimenti sono soprattutto al riduzionismo analitico, al fatto che il fine della
ricerca sia individuare elementi primi ed essenziali e a quelle caratteristiche, esposte allinizio del
capitolo precedente, per cui qualcosa `
e riconoscibile come un principio. Questi elementi saranno
sottoposti ad una serrata critica la quale cercher`
a, innanzitutto, di conquistare uno spazio diverso
di pensabilit`
a, nel quale, per usare unimmagine di Wittgenstein, avranno un ruolo sociale molto
diverso.

Questioni non-lineari

103

come qualcosa in grado di cogliere aspetti diversi di un fenomeno e di individuarne


alcuni propri ed esclusivi11 .
In linea di massima, la scienza, in questo caso la fisica, fornisce un gran numero
contenuti ad argomentazioni di questo tipo, che altrimenti resterebbero prive di
riferimenti; `e, invece, compito della filosofia riflettere sullo statuto epistemologico
di questi contenuti. In questo lavoro, la scelta della non-linearit`a serve proprio a
mostrare, attraverso un esempio concreto, che un nuovo approccio di ricerca non
viene fuori dal nulla, ma si riferisce spesso a problemi gi`
a posti, ma affrontati in una
determinata maniera, in grado di individuare una risposta altrettanto determinata,
diversa da quella che pu`o offrire un nuovo approccio. La storia, brevemente
delineata, del problema dei tre corpi, mi pare sia un esempio molto calzante di
tutto ci`
o.
Uno dei problemi di fondo mi pare, dunque, essere la concettualit`a filosofica,
che discuter`
o nel prossimo capitolo. Ovviamente la questione si complica laddove
un metodo in uso viene considerato come il metodo da seguire per ottenere una
conoscenza completa ed atemporalmente vera. In questo modo, infatti, un metodo
diventa, pi`
u o meno surrettiziamente, un modo per imporre una razionalit`
a. Di qui,
allora, non si tratta tanto di smentire un metodo scientifico che, come quello discusso,
ha permesso di ottenere numerosi e tuttora validi risultati, ma di depotenziarne la
portata ontologica ed epistemologica, in una parola, ridimensionare la sua presunta
assolutezza. Queste, a mio modo di vedere sono problematiche propriamente
filosofiche che tratter`
o, nel loro contesto specifico, nel prossimo capitolo.
Nelle pagine seguenti di questo capitolo discuter`
o alcuni concetti importanti
che ruotano attorno alla non-linearit`a e che possono essere pensati se si mettono
in discussione alcuni assunti filosofici importanti della concettualit`a scientifica che
ruota attorno allanalisi algebrica e alla fisica matematica tra la fine del Seicento e
la seconda met`
a dellOttocento.
Lanalisi di alcune problematiche centrali della non-linearit`
a mi pare fondamentale al fine di dare maggiore solidit`a alla discussione filosofica dei prossimi
capitoli.
3.2.1

Sensibilit`
a alle condizioni iniziali e parametri di controllo

Che un sistema sia sensibile alle condizioni iniziali vuol dire che una loro piccola
variazione pu`
o dar luogo a traiettorie la cui distanza diverge esponenzialmente.
11 Come mostrer`
o, non `
e possibile rigettare neanche una concettualit`
a chiusa in quanto tale,
poich
e, come quella sin qui esposta permette di illuminare aspetti del reale. Si tratta di opporsi
ad ogni pretesa di assolutezza sia epistemologica sia ontologica. Come mostra lesempio della
non-linearit`
a un tipo di approccio alla conoscenza non `
e mai in grado di esaurire loggetto
dindagine. Naturalmente, `
e possibile produrre e discutere altri esempi come il cambiamento di
prospettiva filosofica, oltre che scientifica, che c`
e dietro la relativit`
a einsteiniana e la concezione
dello spazio-tempo rispetto alla geometria dello spazio newtoniano. Nonostante ci`
o, preferisco
rimanere sulla non-linearit`
a, in quanto ha il vantaggio di poter porre la questione non come
una contrapposizione netta, quanto pi`
u di una serie di problematiche che, come visto, sebbene
affrontate almeno sin da Newton, tuttavia, non hanno trovato una propria dignit`
a scientifica che
solo dopo pi`
u di due secoli, a causa di un cambiamento che `
e prima di tutto filosofico e culturale.

104

Questioni non-lineari

Mi esprimo in questo modo perche, come si `e visto, lesponente di Lyapunov si


calcola rispetto ad uno stato di equilibrio di cui sintende verificare la stabilit`a.
Di conseguenza, un sistema non-lineare ha pi`
u esponenti di Lyapunov, che non
sono necessariamente tutti positivi, negativi o uguali a zero, ma possono essere, ad
esempio, alcuni positivi, altri negativi. Se si considera n il numero degli esponenti
di Lyapunov di un sistema, in maniera molto schematica si pu`o dire che per tutti
i n < 0 si ha stabilit`a asintotica, le traiettorie convergono verso un attrattore
puntiforme. Se alcuni sono uguali a zero ed altri sono negativi, si ha un attrattore
ordinario diverso da un punto fisso; se esiste almeno un > 0, la distanza tra le
traiettorie diverge esponenzialmente producendo un attrattore strano12 . Tutto ci`o
se si prende in considerazione un sistema dissipativo.
Pi`
u in generale, attraverso lesponente di Lyapunov `e possibile, dunque, capire
se, per certi valori, un determinato equilibrio rimane tale o no, ma non si pu`o
prevedere la dinamica per > 0; in altri termini, uno studio di questo tipo, nei
casi in cui si ha instabilit`a, ha un valore qualitativo e pu`o essere pensato come la
misura convenzionale della velocit`
a con cui su perde informazione.
Per > 0 si pu`o stabilire un tempo caratteristico oltre il quale non `e possibile
compiere previsioni, ne `e possibile dar conto della dinamica che produce una
configurazione caotica di un dato sistema. Da questa prospettiva lesponente di
Lyapunov pu`
o essere usato per misurare laumento di disordine di un sistema. In
particolare, la formula di Pesin afferma che lentropia13 `e la somma degli esponenti
di Lyapunov positivi. Stabilire una misura del tasso di crescita dellentropia di
un sistema, vale a dire la rapidit`a con cui si perde informazione, vuol dire porre
dei limiti alla comprensione analitica di un sistema sia verso il futuro sia verso il
passato, giungendo cos` allidea di irreversibilit`
a caotica.
` importante ed interessante sottolineare, inoltre, come questo tipo di discorso
E
sia diametralmente opposto al progetto settecentesco esposto di eliminare dalla
fisica e dalla matematica ogni ragionamento di tipo geometrico o qualitativo.
Poincare `e il personaggio principale intorno al quale ruota questo cambiamento.
Nellultimo ventennio dellOttocento, inoltre, iniziavano a sorgere i primi problemi
di una visione esclusivamente quantitativa ed analitica della matematica e della
fisica, celebrata nella Meccanica analitica di Lagrange. Weierstrass fornisce il
primo esempio di curva continua e non derivabile, Poincare scopre che non esiste
una soluzione analitica per il problema dei tre corpi. A questo proposito, `e bene
ribadire, proprio il lavoro di Poincare ha un duplice valore. Esso `e negativo in
quanto limita le possibilit`a di uno studio della natura con strumenti puramente
12 In generale si pu`
o dire che un attrattore strano `
e un oggetto matematico che descrive
evoluzioni temporali con dipendenza sensibile alle condizioni iniziali (cfr. Ruelle, op. cit., p. 19),
mentre un attrattore `
e ordinario quando descrive evoluzioni temporali senza dipendenza sensibile
alle condizioni iniziali. I concetti di attrattore ed in particolare di attrattore strano sono esposti
pi`
u avanti in questo capitolo. Laddove si ha n = 0 la distanza tra le traiettorie resta costante; il
sistema sar`
a quindi stabile. Per una discussione dettagliata degli esponenti di Lyapunov rimando
al gi`
a citato Piskunov, op. cit., pp. II, 129-142. Si veda anche Bertuglia e Vaio, op. cit., pp. 185-200.
13 Il senso di entropia emerger`
a nel prossimo paragrafo in riferimento ai sistemi conservativi e a
quelli dissipativi.

Questioni non-lineari

105

analitici. Esso `e positivo in quanto, proprio chiarendo le possibilit`a ed i limiti del


detto approccio alla ricerca, riporta la geometria e gli studi qualitativi nel vivo
della ricerca scientifica14 . Questo risultato vale sia in generale sia nello specifico
dei sistemi non-lineari, siano essi dissipativi15 o conservativi16 .
Proprio la necessit`a di studiare questi fenomeni diversamente `e ci`
o che accomuna,
in generale, i sistemi non-lineari.
Tutti questi concetti, sinteticamente esposti, mostrano che sebbene possano
darsi sistemi non studiabili attraverso un metodo analitico-riduzionista, assumendo
un approccio complesso `e possibile giungere ad utili conclusioni. In altri termini,
limpossibilit`a di conoscere lo sviluppo della dinamica di un sistema non-lineare,
non implica limpossibilit`
a di studiare ci`o che dalla sua caoticit`
a emerge, come
qualcosa che in se contiene propriet`a irriducibili a qualcosa di pi`
u semplice e per
questo costitutivo.
Gi`a qui si vede come determinismo e prevedibilit`
a non si implicano necessariamente e, nonostante ci`
o, il caos deterministico non `e sinonimo di pura imprevedibilit`
a, ma si tratta di un modo diverso di affrontare un problema. Un modo molto
pi`
u intuitivo per seguire meglio quanto sto dicendo `e fornito dalla meteorologia.
Intuitivamente i fenomeni atmosferici, nonostante siano qualcosa di non totalmente controllabile e determinabile, non sono neanche qualcosa di puramente
ingestibile ed impensabile17 .
Gi`a ad uno sguardo preliminare salta subito allocchio che tutto quanto ho
detto sin qui sul concetto chiuso e sul modo lineare di guardare il mondo `e
difficilmente applicabile a fenomeni di questo tipo. Il problema, che fu prima
di tutti di Lorenz18 , `e il seguente: nella meccanica lagrangeano-laplaceana, se si
conoscono approssimativamente le condizioni iniziali di un sistema e la legge che lo
regola, `e possibile conoscere con la stessa approssimazione il suo comportamento;
perche tutto ci`o non `e possibile con i venti e con le nuvole19 ? Lorenz giunse, da
un punto di vista qualitativo, allo stesso risultato di Poincare, ma, a differenza di
questultimo ebbe un seguito.
14 La via aperta da Poincar
e, anche se non immediatamente percorsa, ha portato notevoli
risultati e si `
e arricchita di altri strumenti conoscitivi importanti. In questa sede non mi posso
dilungare su questi argomenti, anche se nel prossimo paragrafo accenner`
o alla mappa di Poincar
e
e ai frattali.
15 Un sistema si dice dissipativo quando evolvendo nel tempo non conserva il suo volume nello
spazio delle fasi.
16 Un sistema si dice conservativo quando, pur evolvendo nel tempo, mantiene costante il volume
nello spazio delle fasi.
17 Cfr. Ilya Prigogine. La fine delle certezze. In: La teoria della complessit`
a. A cura di R
eda
Benkirane. Torino: Bollati Boringhieri, 2007, p. 34: Una natura certa e deterministica era una
natura controllabile. Una natura instabile, in grado di passare da uno stato ad un altro, sfugge in
certa misura al nostro controllo. Ma noi non abbiamo scelta, dobbiamo cercare di controllare il
clima, la meteorologia, bench
e si tratti di sistemi instabili.
18 Come detto questo tipo di comportamenti furono individuati prima di tutti da Poincar
e, ma
le sue idee non vennero sviluppate. In genere, con leffetto farfalla di Lorenz tali fenomeni iniziano
ad essere seriamente studiati.
19 Una buona e semplice introduzione di questo problema si trova in James Gleick. Caos. La
nascita di una nuova scienza. Milano: Rizzoli, 2005, pp. 15-37.

106

Questioni non-lineari

Poincare, facendo esempi simili a quelli qui proposti, afferma:


Una causa minima, che ci sfugge, determina un effetto considerevole, del quale
non possiamo non accorgerci. . . Se conoscessimo con esattezza le leggi della natura e
lo stato delluniverso allistante iniziale, potremmo prevedere quale sar`
a lo stato di
questo stesso universo ad un istante successivo. Ma quandanche le leggi naturali
non avessero per noi pi`
u segreti, potremmo conoscere lo stato iniziale soltanto
approssimativamente. Se ci`
o ci permette di conoscere lo stato successivo con la stessa
approssimazione, non abbiamo bisogno di altro, e diremo che il fenomeno `
e stato
previsto, che esistono leggi che lo governano. Ma non `
e sempre cos`: pu`
o succedere
che piccole differenze nelle condizioni iniziali generino differenze grandissime nei
fenomeni finali; un piccolo errore a proposito delle prime genererebbe allora un
errore enorme a proposito di questultimi. La previsione diventa impossibile. . . 20 .

Che le previsioni del tempo siano qualcosa di impreciso `e un fatto noto, dovuto
proprio alla non-linearit`a. Nonostante ci`o, sebbene non sia possibile prevedere che
tempo far`
a tra un mese, tuttavia, il sistema si configurer`a in un modo specifico;
ci sar`a il sole, piover`a ecc. . . Una tale configurazione sar`a leffetto di molteplici
elementi, la cui interazione non lineare non permette una distinzione tra elementi
oggettivamente essenziali che dirigono la dinamica e mere perturbazioni, destinate
a spegnersi nelleconomia della dinamica stessa.
Alle difficolt`
a dovute alla sensibilit`a alle condizioni iniziali, di natura pi`
u
propriamente matematica, si aggiungono, pertanto, quelle fisiche, relative alla
selezione degli elementi da considerare per produrre una previsione, in quanto
viene meno ogni criterio oggettivo di scelta, ed ancor meno, come pensava Laplace,
si pu`
o sostenere che le cause estranee verranno mutualmente ad annullarsi21 .
Usando un altro tipo di linguaggio, in maniera pi`
u rigorosa si pu`o dire che,
dato un fenomeno, al fine di spiegarlo bisogna selezionare uno o pi`
u parametri
di controllo22 ed una o pi`
u variabili di stato23 . Una tale scelta non si compie in
base ad una distinzione tra essenza ed accidente, ma in base alla rilevanza che
20 Cfr. Poincar
e, Il caso, pp. 107-108. Il passo citato continua cos`: siamo di fronte al
fenomeno fortuito. Non ho inserito questa frase, in quanto il fatto di far riferimento a qualcosa di
ignoto ed inconoscibile sar`
a trattato pi`
u gi`
u. Per quanto riguarda gli elementi che sto sollevando
mi pare che la citazione sia molto chiara e che il non aver inserito la frase qui riportata non ne
snaturi il senso.
21 Cfr. Laplace, op. cit., pp. 298-299. Nellottica della scienza a cavallo tra Settecento e Ottocento,
si dovrebbe sostenere che questo tipo di fenomeni risultano poco comprensibili per lignoranza
legata allintelligenza umana o per mancanza di strumenti tecnici sufficientemente precisi, e che,
tuttavia, unIntelligenza superiore potrebbe colmare le lacune umane. Per questo tipo di approccio
si tratterebbe, in altri termini, semplicemente di fenomeni estremamente complicati, ma non
complessi. Se, per esempio, si considerano i numeri irrazionali, anche lIntelligenza di Laplace, nel
momento in cui andrebbe ad eseguire i calcoli, introdurrebbe necessariamente unapprossimazione,
in quanto `
e costretta a considerare una serie finita di cifre decimali. Una simile approssimazione,
se considerata assieme alleffetto farfalla, potrebbe produrre effetti di rilievo, anzich
e scomparire.
22 I parametri di controllo sono quelle grandezze che agiscono sulle variabili di stato e che
caratterizzano un sistema (cfr. Bertuglia e Vaio, op. cit., p. 29).
23 Le gi`
a definite variabili di stato sono quelle grandezze che portano con s
e la conoscenza che
si ha di un sistema, durante levoluzione del modello nel tempo (cfr. ibid., p. 29).

Questioni non-lineari

107

un parametro ha, non in generale, ma rispetto al singolo problema 24 che sintende


affrontare. Questa precisazione `e molto importante in quanto un parametro e
una variabile di stato possono essere rilevanti o non rilevanti, ma mai essenziali in
un senso universale e necessario. Ogni volta che si compie una scelta, la si fa in
una determinata direzione, ritagliando un aspetto particolare del fenomeno. La
rilevanza `e dunque ci`
o che fa di un parametro un parametro di controllo.
Ora, naturalmente, pi`
u parametri di controllo si prendono in considerazione, pi`
u
precisa sar`
a la conoscenza, tuttavia, in un sistema non-lineare esiste, oltre ad un
limite di prevedibilit`
a, unimpossibilit`
a fisica di considerare ogni minimo elemento
di un sistema. Questo `e dovuto certamente al fatto che, di volta in volta, si ritaglia
un aspetto di un oggetto, senza che con questo si possa assumere che sia possibile
avere davanti agli occhi tutto lo spettro delle possibilit`
a, ma `e dovuto anche al
fatto che uno stesso oggetto, in condizioni diverse si comporta in modi talmente
diversi che dei parametri di controllo rilevanti possono diventare irrilevanti. A ci`o
si aggiunga che in condizioni diverse possono scongelarsi nuovi gradi di libert`a:
entrano cos` in gioco nuovi parametri di controllo e nuove variabili di stato25 . Di
conseguenza, ogni volta che ci si trova davanti ad un oggetto dindagine non si pu`o
non definire un contesto e delle condizioni nei quali lo si indaga, senza avere la
pretesa che un risultato particolare debba valere necessariamente per loggetto in
generale ed in se26 . In altri termini, nel momento in cui si compie una scelta, da
un punto di vista filosofico, non si fa altro che costruire o ri-costruire loggetto da
una specifica prospettiva; a ci`
o saranno vincolate le risposte sperimentali che si
possono ottenere.
Affermare questo vuol dire che un modello, un sistema di equazioni, non possono
risolvere un oggetto, vuol dire sostenere che matematica e natura non sono due
concetti che combaciano in tutto e per tutto. Filosoficamente, si pu`o dire che
la delimitazione di uno spazio chiuso di pensabilit`
a `e sempre qualcosa che non
24 Tengo a ribadire un concetto. Uso questo termine in senso generico perch
e non si tratta solo
di oggetti diversi, ma anche di aspetti diversi dello stesso oggetto. Questidea va tenuta sempre
presente, perch
e molto spesso non esistono confini netti e necessari tra un problema fisico ed un
altro, ovviamente in questioni prossime. Le distinzioni nette vengono introdotte proprio attraverso
idealizzazioni matematiche, fisiche o filosofiche che, se da un lato permettono di ottenere delle
risposte, allaltro non possono che aumentare irrimediabilmente la distanza con luniverso di
possibilit`
a insito, al limite, in ogni singolo fenomeno. Naturalmente, per certi aspetti, questa
descrizione `
e uniperbole, ma mi pare utile per chiarire il discorso.
25 Si pensi, a questo proposito alla transizione tra il moto laminare ed il moto turbolento di un
fluido Cfr. Douglas R. Hofstadter. Attrattori strani: enti fra ordine e caos. In: Il caos. Le leggi
del disordine. A cura di Giulio Casati. Le Scienze, 1987, pp. 75-77; cfr. Benot B. Mandelbrot. Gli
oggetti frattali. Torino: Einaudi, 2000, pp. 126-136; cfr. Julio M Ottimo. Il mescolamento dei
fluidi. In: Il caos. Le leggi del disordine. A cura di Giulio Casati. Le Scienze, 1991, pp. 152-160;
cfr. Christian Vidal e Jean-Claude Roux. Come nasce la turbolenza. In: Il caos. Le leggi del
disordine. A cura di Giulio Casati. Le Scienze, 1991, pp. 141-151; cfr. Manuel G. Velarde e
Christiane Normand. La convezione. In: Il caos. Le leggi del disordine. A cura di Giulio Casati.
Le Scienze, 1991, pp. 128-140.
26 Si `
e visto come nel Settecento non era insolito estendere la solubilit`
a analitica e locale di un
problema alla globalit`
a del problema. Un esempio di ci`
o`
e rappresentato dal modo in cui Fourier
tratta le serie nella Teoria analitica del calore.

108

Questioni non-lineari

risolve ogni possibilit`


a di conoscenza di un oggetto, ma `e qualcosa che apre una
prospettiva su di esso, in quanto una sua conoscenza porta con se una selezione
di elementi, allinterno di uno spazio di pensabilit`
a. Di qui il concetto chiuso non
pu`o esser visto come qualcosa che coglie lessenza, non pu`o esser considerato come
il fine e la fine della ricerca, ma come qualcosa in cui si concretizzano le limitate
possibilit`
a conoscitive, aperte allinterno di uno spazio di pensabilit`
a. Nei prossimi
due capitoli mi dilungher`o su questi aspetti pi`
u filosofici, per ora mi pare sufficiente
far riferimento alla distanza27 che c`e tra il lineare ed il non-lineare, che `e
profondamente filosofica, oltre che scientifica.
Tornando alle questioni non-lineari e considerando cosa succede al di l`a del tempo
di Lyapunov, si pu`o dire, qualitativamente, che si ha a che fare con configurazioni e
propriet`
a del sistema che emergono dal complesso del sistema28 , sia che si tratti
di un sistema conservativo sia che si tratti di uno dissipativo, mantenendo le
distinzioni fatte in precedenza.
Di qui, per caos non sintende il puro inconoscibile, esso `e semplicemente un
concetto che fa riferimento al fatto che tra il determinismo assoluto e la pura
casualit`a esistono una serie di fenomeni che non si lasciano pensare allinterno di
una simile e troppo forte dicotomia. Giungere fino a parlare di tali questioni implica
la presa datto dello statuto epistemologico della non-linearit`a, i cui fenomeni sono
stati sempre o inclusi in una visione deterministica o considerati non scientifici.
Per fare ci`o, `e necessario essere in grado di riconoscere qualcosa come sensato,
anche a costo di modificare lo spazio di pensabilit`a proprio di una determinata
disciplina scientifica, oltre che inserendo nuovi strumenti. Per chiarire meglio il
discorso mi pare utile partire da un passo di Poincare.
Si rimarr`
a impressionati dalla complessit`
a di questa figura, che nemmeno
tento di disegnare. Nulla `e pi`
u adeguato a darci unidea di quanto sia complicato
il problema dei tre corpi e in generale tutti i problemi di dinamica nei quali non
esistano integrali uniformi29 .
Poincare si rifiuta di disegnare una figura troppo complessa perche non sarebbe
comprensibile in alcun modo, se non come qualcosa di insensato.
Di qui, si pone il problema di rendere comprensibile ci`
o cui da seguito la non-linearit`a in modo da superare la dicotomia tra caos e determinismo, visto che possono
essere considerate nozioni non necessariamente contraddittorie. Come accennato,
un significativo passo avanti pu`
o essere fatto attraverso una discussione ed un
tentativo di superamento degli assunti filosofici del determinismo, o meglio di una
concettualit`a i cui caratteri sono gi`a stati esposti, anche se non ancora elaborati in
27 Non si tratta di unopposizione assoluta, in quanto, ripeto, non si tratta di decretare la falsit`
a
di qualcosa e la verit`
a di qualcosaltro, quanto pi`
u si tratta capire cosa pu`
o esser pensato a
partire da un determinato approccio e perch
e, cercando di evitare ogni forma di imposizione di
un qualsiasi metodo ad ogni oggetto di conoscenza.
28 Un aspetto interessante, sul quale non mi soffermo, `
e quello del rapporto tra sistema ed ambiente. Questa scelta `
e dovuta al fatto che un sistema non-lineare pu`
o dar luogo a comportamenti
caotici per una propria logica interna.
29 Cfr. Claudio Bartocci. Equazioni e orbite celesti: gli albroti della dinamica topologica. In:
Poincar
e, Jules-Henri. Geometria e caos. Torino: Bollati Boringhieri, 2006, p. XXXIX.

Questioni non-lineari

109

modo pieno. Finora `e emersa, a questo proposito, una serie di questioni che indicano
la necessit`a di una via diversa che, soprattutto, non si connoti, epistemologicamente
ed ontologicamente come una riproposizione, sotto sembianze diverse, di uno spazio
di pensabilit`
a che, ancora una volta, si arroghi un valore assoluto.
Un ulteriore e significativo aspetto che permette di mettere in evidenza una
tale necessit`
a di rinnovamento filosofico `e rappresentato dalla possibilit`a di trattare
qualitativamente, ma pur sempre scientificamente, le diverse configurazioni che un
sistema non-lineare pu`o produrre. In questo caso non ci si rivolger`a tanto a tutti
quei passaggi che costituiscono, dinamicamente, uno stato di un sistema, quanto
pi`
u alla sua struttura irriducibile e geometrica. Questo perche, come visto, non
`e possibile ricostruire uno stato di un sistema con certezza assoluta, ne verso il
presente ne verso il passato. A ci`o si aggiunga che oltre una certa soglia non `e
possibile alcuna previsione.
3.2.2

Ordini strani

Il fatto che al di l`a del tempo di Lyapunov non sia possibile studiare analiticamente
un sistema non-lineare, non vuol dire che esso non possa assumere configurazioni
ordinate trattabili scientificamente. Un sistema, infatti, pu`
o presentare ordini che
emergono dal complesso delle interazioni caotiche che lo caratterizzano. Ci`o, in
modi diversi, avviene sia per i sistemi dissipativi, che tendono ad un attrattore,
sia per i sistemi conservativi. Questultimi, `e bene ripetere, a differenza dei primi,
non tendono ad alcun equilibrio di tipo termodinamico, ma, a seconda del valore
dato di un parametro di perturbazione, potranno assumere una configurazione pi`
u
o meno ordinata o caotica.
Il punto `e che, in tal modo, `e possibile concentrare lattenzione sugli ordini
strani, al di l`
a del tipo di sistema non-lineare da cui si originano. In ogni caso, in
tali sistemi, non `e possibile seguire analiticamente in modo globale la formazione
di alcuna struttura ordinata emergente in generale.
A questo punto `e arrivato il momento di far vedere, in senso fisico-matematico,
in che modo caos e ordine siano due concetti i cui confini non sono cos` netti come
pu`o inizialmente apparire, o come appariva, ad esempio, nel Settecento. Ogni
volta, infatti, `e possibile spostare e/o ritracciare la linea di confine tra loro. Questo
sar`a proprio uno degli elementi che discuter`o filosoficamente, ma per ora `e bene
procedere senza salti concettuali e senza anticipare troppo.
Poincare, dopo aver assodato che, in generale, di un sistema non-lineare conservativo non `e possibile individuare sempre soluzioni analitiche nel senso del
programma settecentesco, inizia ad affrontare, come accennato, i sistemi non-lineari
da un punto di vista geometrico e qualitativo.
Com`e facile intuire, in un lavoro di questo tipo, non mi posso dilungare
eccessivamente su questi temi, pertanto, sar`a sufficiente un accenno alla vicinanza
tra caos e ordine in un sistema non-lineare conservativo.
Lidea di Poincare `e sostanzialmente la seguente: assodato che non `e possibile
conoscere la dinamica di una traiettoria di un sistema non-lineare, `e possibile

110

Questioni non-lineari

considerare la mappa che si forma attraverso le intersezioni tra lorbita ed un piano,


detto sezione di Poincare, trasversale al flusso del sistema (figura 1).

Figura 3.1: Sezione di Poincare. La traiettoria interseca la sezione di Poincare nei punti
xi1 , xi e xi+1 .

Dopo un tempo lungo, levoluzione del sistema disegner`a una mappa, detta di
Poincare, di cui la figura seguente ne `e un esempio.

Figura 3.2: Esempio di mappa di Poincare.

Questa mappa permette di distinguere zone di ordine dal cosiddetto mare


caotico. Le zone che `e possibile riconoscere come ordinate sono caratterizzate da
una stabilit`a delle orbite visibile dalla presenza di forme pi`
u o meno circolari o
ellittiche concentriche, nonche pi`
u o meno regolari. Le zone di disordine, come
mostra la figura, sono le restanti.

Questioni non-lineari

111

Da un punto di vista matematico, la mappa di Poincare si ottiene, di nuovo,


considerando un sistema non-lineare composto da una parte integrabile, vale a dire
di cui si conoscono le soluzioni, pi`
u una piccola perturbazione non integrabile30 .
Rispetto a quanto detto nel capitolo precedente, da Poincare in poi, questa
stessa idea, che, come visto, si pu`
o far risalire a Newton, `e trattata in modo diverso.
Nello specifico si riporta lattenzione su aspetti qualitativi e geometrici, facendo
particolare attenzione a cosa succede allinterno della mappa di Poincare al variare
del parametro di perturbazione. A questo punto si pu`o scrivere la seguente funzione:
H = H0 + H1
dove H0 `e la parte integrabile, H1 `e la parte non integrabile ed `e il parametro
di perturbazione31 .
Da quanto detto, lapproccio analitico settecentesco non `e in grado di risolvere
un tale problema. Nonostante ci`
o, geometricamente e qualitativamente, `e possibile
rilevare che, laddove la perturbazione `e nulla, si ha solo ordine, mentre laddove
essa e diversa da zero si avranno situazioni simili a quella della figura 2 e cio`e zone
dordine e zone di caos. Questultime aumenteranno col crescere della perturbazione.
Da ci`o segue che le forme circolari divengono sempre pi`
u distorte fino a rompersi
(figura 3). Dalla stabilit`a si passa allinstabilit`a fino a giungere al mare caotico di
figura 2.

Figura 3.3: Crescita del mare caotico al crescere di .

Se da questo punto di vista si pu`o spiegare la transizione dallordine al caos,


c`e da rilevare che allinterno del mare caotico `e possibile riscontrare ancora una
30 Cfr. Michel Tabor. Chaos and Integrability in Nonlinear Dynamics. New York: John Wiley e
sons, 1989, pp. 89-90.
31 Su questi argomenti cfr. ibid., pp. 89-186 e cfr. Diacu e Holmes, op. cit.

112

Questioni non-lineari

compresenza di ordine e disordine. Ingrandendo una zona caotica, infatti, `e possibile


individuare zone dordine che ripetono la struttura di figura 2 in maniera pi`
uo
meno rigorosa32 . Ci si trova, in altri termini, davanti ad una struttura frattale. Di
nuovo si ha a che fare con una forma di comprensibilit`a geometrica.
Prima di chiarire di che tipo di comprensibilit`a si tratta, `e necessario soffermarsi,
sia pur brevemente, sui sistemi non-lineari dissipativi, ed in particolare sulla nozione
di attrattore che, spesso, nei sistemi dinamici, `e anchesso un frattale. Per ora,
infatti, si pu`
o dire solo che `e possibile descrivere qualitativamente ci`
o che emerge
dal complesso del sistema, senza ridurlo semplicemente ed esclusivamente alla
somma delle sue parti. Come si `e visto nelle citazioni di Poincare, ed in generale
come emerge dai suoi studi, benche non esistano soluzioni analitiche per i sistemi
non-lineari, laddove si ha a che fare con integrali non uniformi, tuttavia `e possibile
compiere studi qualitativi. Ancora una volta si tratta, in altri termini, di pensare
qualcosa come sensato.
Come detto, procedendo con ordine, mi pare necessario introdurre, brevemente,
il concetto di attrattore.
Se si prende un pendolo33 legato con un filo al soffitto, considerando gli attriti,
da qualsiasi punto lo si lasci oscillare, tender`
a sempre a raggiungere un equilibrio
stabile, vale a dire il punto in cui smette di oscillare. Il punto nel quale il pendolo
si ferma `e un esempio di attrattore 34 .
In generale, si pu`
o dire che un attrattore `e una particolare regione dello spazio
delle fasi35 che un sistema tende a raggiungere nel corso della propria evoluzione.
Nel caso del pendolo si ha il caso pi`
u semplice, vale a dire un punto fisso.
Ora, linsieme dei punti dai quali viene lasciato oscillare il pendolo delimita il
cosiddetto bacino di attrazione. Esso, in generale, `e una regione dello spazio delle
fasi caratterizzata dal fatto che, a partire da un suo punto, il sistema evolve sempre
verso lattrattore.
Un attrattore come quello appena esemplificato `e chiamato attrattore ordinario 36 , e permette di descrivere lo stato finale del sistema. Avere a disposizione
un attrattore di questo tipo rappresenta la possibilit`a di descrivere un fenomeno
` certamente sempre auspicabile una situazione
dandone una spiegazione unica. E
del genere, tuttavia bisogna fare attenzione a non commettere lerrore categoriale
per cui si considera una possibilit`a come una regolarit`a universale e necessaria.
In altri termini, se si considera un sistema dissipativo, sebbene si possa dire che
32 Cfr.

Tabor, op. cit., 139 e sgg.


`
e solo un possibile esempio. Per uno studio dettagliato ed accessibile sul pendolo si
veda Bertuglia e Vaio, op. cit., passim.
34 Questo `
e, inoltre, un chiaro esempio di un sistema dissipativo, in quanto lenergia iniziale del
pendolo, col passare del tempo scema, finch
e il pendolo si ferma definitivamente.
35 Lo spazio delle fasi `
e uno spazio costituito dallinsieme di tutti i possibili valori delle n
variabili di stato che descrivono il sistema. Le variabili di stato sono quelle grandezze i cui valori,
funzioni del tempo, definiscono completamente e senza ambiguit`
a tutto ci`
o che sappiamo del
sistema, o meglio linsieme dei possibili valori delle coordinate spaziali e delle quantit`
a di moto.
36 Non tutti gli attrattori ordinari sono punti fissi, ne esistono anche di altri tipi, tuttavia, per
gli scopi di questo lavoro `
e sufficiente quanto detto sin qui.
33 Questo

Questioni non-lineari

113

esso tenda verso un attrattore, non sempre si possono conoscerne le caratteristiche


analiticamente.
Se, per`
o, si considera un sistema sensibile alle condizioni iniziali, come latmosfera, o un qualsiasi sistema caotico dissipativo, le cose non sono cos` semplici.
In figura 4 si pu`o visualizzare la configurazione di un sistema caotico, in
particolare ho riportato lattrattore di Lorenz37 .
Attrattori di questo tipo sono detti attrattori strani o caotici 38 . Questi oggetti
sono topologicamente diversi dagli attrattori ordinari, il che vuol dire che non
sono tra loro riducibili; mentre i primi hanno dimensione intera, i secondi possono
avere dimensione frazionaria, questa caratteristica `e dovuta al fatto che mentre
nella formazione degli attrattori ordinari le traiettorie vicine restano tali, rendendo
possibile un forte controllo del sistema, negli attrattori strani le traiettorie divergono
esponenzialmente, dando luogo al caos39 .
Da quanto detto emerge che gli attrattori in generale sono indici di una certa
stabilit`a di un sistema; gli stessi attrattori strani, sebbene non consentano un
controllo al modo degli attrattori ordinari, non di meno permettono di gettare una
luce sul sistema considerato olisticamente.
Il punto `e adesso chiarire di che tipo di luce si tratta.
A questo punto, per`
o, la questione si complica, perche tutto ci`
o che finora, per
una migliore chiarezza, ho esposto separatamente, va brevemente riconsiderato
insieme.
Si `e visto che un sistema ha pi`
u esponenti di Lyapunov, in quanto `e possibile
studiare, di volta in volta, la stabilit`a di un determinato equilibrio in un intorno
stabilito, il che vuol dire che sono possibili pi`
u ordini; `e il caso dei sistemi dissipativi
lontani dallequilibrio, nei quali, come accennato i caos pu`o produrre ordine40 .
Il sistema si riorganizza facendo emergere dalla propria dinamica non-lineare,
dallinterazione tra i suoi elementi, delle configurazioni che non sono riconducibili
alla somma degli elementi stessi, ma alla loro interazione, mai completamente
prevedibile.
37 Si pu`
o comprendere la genesi di una simile figura attraverso il classico esempio della mappa
del fornaio. Mentre un fornaio lavora limpasto del pane, questultimo viene continuamente
deformato, facendo s` che punti inizialmente tra loro prossimi traccino traiettorie divergenti. In
tal modo, si produce unorbita curva, aperta, infinita e confinata in una regione di spazio chiusa,
caratterizzata, inoltre, dal fatto che essa non passa mai due volte sullo stesso punto. Naturalmente,
in questo caso si considera il tempo come un elemento imprescindibile della dinamica. Per i
dettagli matematici cfr. Bertuglia e Vaio, op. cit. e Gian Italo Bischi et al. Sulle orme del caos.
Milano: Bruno Mondadori, 2004.
38 C`
e da fare una precisazione. Sebbene nella maggior parte dei casi strano e caotico
siano sinonimi, e quindi sostituibili, tuttavia sono due concetti diversi. Il primo fa riferimento
alla geometria (frattale) e alle propriet`
a (frattali) delloggetto attrattore, mentre il secondo fa
riferimento alla dinamica (caotica) che genera lattrattore. Esistono, pertanto, attrattori strani
(frattali) non caotici e attrattori caotici non strani (frattali). Per quanto riguarda gli argomenti
specifici che sto trattando, ogni attrattore strano `
e caotico e viceversa, di conseguenza le due
nozioni, come `
e usuale, possono essere interscambiate. cfr. Bertuglia e Vaio, op. cit., 160 sgg.
39 Cfr. Crutchfield et al., op. cit., p. 27.
40 Cfr. Prigogine e Stengers, op. cit.

114

Questioni non-lineari

Figura 3.4: Attrattore di Lorenz.

Da un punto di vista filosofico e matematico, gli attrattori strani mostrano


delle configurazioni che appaiono ordinate nel momento in cui diventa possibile
pensarle come tali, nel momento in cui si apre uno spazio di pensabilit`
a matematica,
fisica e/o filosofica, nel quale possano avere uno stato civile41 chiaro.
3.2.3

Pi`
u matematiche, un solo mondo

Che cosa vuol dire che lattrattore di Lorenz ha dimensione frazionaria e, nello
specifico, per certi valori, essa `e pari a 2,6? La comprensione di oggetti di questo
tipo `e lesito della crisi dellanaliticit`a della seconda met`a dellOttocento, dovuta alla
scoperta di curve continue e non derivabili in alcun punto, di curve incompatibili
con ogni descrizione analitica, di curve prive in ogni punto di tangente42 . I frattali,
dunque, sono uno strumento che rende comprensibile qualcosa di nuovo, in quanto
riesce ad intercettare aspetti dei fenomeni che erano e restavano irrimediabilmente
oscuri. In particolare, la dimensione frattale pu`o essere pensata come la misura del
grado di complessit`
a di un attrattore strano43 .
A prescindere dalla loro origine e dal metodo di costruzione, tutti i frattali
presentano una caratteristica importante: se ne pu`
o misurare la scabrosit`a, la
41 Cfr. Wittgenstein, op. cit., 125. Nei prossimi due capitoli cercher`
o di individuare una
direzione per la quale `
e dare maggiore corpo alle affermazioni di questo capoverso.
42 Per comprendere a pieno la dirompenza di una simile scoperta, si pensi al fatto che nel
Settecento e nellOttocento la presenza di punti singolari non era tenuta in alcuna considerazione.
43 Cfr. Crutchfield et al., op. cit., p. 33.

Questioni non-lineari

115

complessit`a o laccartocciamento mediante un numero caratteristico, la dimensione


frattale44 .
Ci sarebbe molto da dire sulla geometria frattale, da un punto di vista matematico e fisico, tuttavia, siccome questo lavoro ha un taglio filosofico, mi limito ad
esporre, brevemente, cosa sintende per dimensione frattale, rimandando ad altri
testi per ulteriori approfondimenti45 . Un modo estremamente intuitivo per avere
unidea dei frattali si trova nel testo Spazi, iperspazi, frattali 46 . Essendo molto
chiaro e stringato, mi limito a riproporlo, al fine di procedere pi`
u speditamente
verso alcune considerazioni filosofiche, in modo tale da non frammentare troppo il
discorso.
La dimensione di uno spazio pu`
o essere definita mediante una semplice formula algebrica, e
questo ci permette di generalizzare il concetto di spazio e di introdurre gli spazi frattali. [. . . ].
A questo scopo osserviamo che se dividiamo un segmento (linea di dimensione d = 1), in N o = k
parti uguali esso sar`
a formato da N = k segmenti pi`
u piccoli. In modo analogo, se dividiamo i
lati di un quadrato (di dimensione d = 2) in N o = k parti uguali, esso sar`
a formato da N = k2
quadratini. In generale, [. . . ], si ha:
N o = k; N = kn
Ne segue che la dimensione d di tali figure pu`
o essere definita con la formula:
d=

log N
log N o

log kn
log k

n log k
log k

=n

Ora, allatto pratico, se si prende un segmento e lo si divide in tre, si asporta la


parte centrale e si ripete questa procedura ricorsivamente, si ottiene la cosiddetta
polvere di Cantor, la cui dimensione sar`
a:
d=

log 2
log 3

= 0.6309

La polvere di Cantor pertanto avr`a una dimensione compresa tra un punto ed


una linea. Ad ogni livello di iterazione delle operazioni descritte si ripresenter`a lo
stesso livello di complessit`a47 . Esempi pi`
u complessi sono in grado di descrivere
44 Cfr. Hartmut J
urgens, Heinz O. Peitigen e Dietmar Saupe. Il linguaggio dei frattali. In: Il
caos. Le leggi del disordine. A cura di Giulio Casati. Le Scienze, 1987, p. 49
45 Cfr. Mandelbrot, op. cit.; cfr. Beno
t B. Mandelbrot. The fractal geometry of nature. New York:
Freeman e Company, 1983; cfr. Giuseppe Arcidiacono. Spazio Iperspazi frattali. Roma: Di Renzo,
2004; cfr. Herbert Zeitler e Dusan Pagon. Fraktale geometrie. Eine Einf
uhrung. Braunschweig:
Vieweg, 2000; cfr. Heinz O. Peitgen e Peter H. Richter. La bellezza dei frattali. Torino: Bollati
Boringhieri, 1987.
46 Cfr. Arcidiacono, op. cit., 118 e sgg.
47 Cfr. Paolo Sommaruga. Modelli frattali di oggetti naturali. In: Le Scienze 282 (1992), p. 44:
Qualunque sia lingrandimento che otteniamo con il gioco del caos, esse [le immagini frattali]
`
presentano lo stesso grado di complessit`
a; i contorni frastagliati non li vedremo mai lisci. E
questo un fatto caratteristico degli oggetti frattali che rivela come essi non siano caratterizzabili
in termini di metrica euclidea (in quanto non `
e possibile assegnare loro una dimensione intera), n
e
in termini di analisi matematica (che si occupa di funzioni differenziabili i cui grafici, una volta
sufficientemente ingranditi, si comportano localmente come segmenti di linee rette). Mi pare
doveroso avvertire che esistono dei frattali, detti aleatori, in cui la dimensione varia al variare
della scala. I frattali che qui si prendono in considerazione sono regolari, in quanto si mantiene
la stessa regolarit`
a (omotetia interna) ad ogni variazione di scala, come `
e per la polvere di Cantor.

116

Questioni non-lineari

oggetti come attrattori strani, ma anche la forma delle nuvole, di una foglia di felce,
di un gomitolo di lana, la distribuzione delle galassie ecc. . . .
Tutti gli oggetti naturali citati sono dei sistemi, nel senso che sono formati
da molte parti distinte, articolate tra loro, e la dimensione frattale descrive un
aspetto di questa regola di articolazione48 .
Alcuni degli oggetti citati, a seconda della risoluzione con cui li si considera,
possono assumere regolarit`a frattali diverse. In questo caso si parla di multifrattali 49 .
Da questa prospettiva, anche le dimensioni di un oggetto possono essere viste come
qualcosa che varia a seconda delle domande che si pongono allo stesso, al modo
in cui lo si considera, al modo in cui lo si costruisce. Nel testo appena citato,
Mandelbrot presenta un esempio molto intuitivo, reso ancora pi`
u semplice dalluso
delle tre classiche dimensioni euclidee, che vale la pena riportare.
Un gomitolo di 10 cm di diametro fatto di filo di 1 mm di diametro, possiede,
in modo per cos` dire latente, diverse dimensioni effettive distinte. Con un grado
di risoluzione di 10 m, si ha un punto, quindi una figura zero-dimensionale; con
un grado di risoluzione di 10 cm, si ha una palla tridimensionale; con un grado di
risoluzione di 10 mm, si ha un insieme di fili, dunque una figura unidimensionale;
con un grado di risoluzione di 0,1 mm, ogni filo diventa una specie di colonna, e il
tutto torna tridimensionale; con un grado di risoluzione di 0,01 mm ogni colonna si
risolve in fibre filiformi e il tutto ridiventa unidimensionale; ad un livello di analisi
pi`
u avanzato, il gomitolo si ripresenta sotto forma di un numero finito di atomi
puntuali, e il tutto si fa di nuovo zero-dimensionale. E via di seguito: il valore della
dimensione non smette di saltellare50 .

Per quanto concerne questo lavoro, quanto detto vuol dire, innanzitutto, conquistare uno spazio di pensabilit`a per cui diventa possibile pensare qualcosa al di
fuori delle classiche tre dimensioni intere e al di fuori dellapproccio analitico. Per
quanto riguarda questultimo, in base a quanto detto nel capitolo precedente, non
si fa fatica a capire la sua totale impotenza di fronte a curve non derivabili.
Riguardo, invece, le dimensioni, Aristotele affermava: Delle grandezze, quella
che ha una dimensione `e linea, quella che ne ha due `e superficie, quella che ne ha
tre `e corpo, e al di fuori di queste non si danno altre grandezze 51 .
Quanto si dice in questo passo, schiude un insieme enorme di possibilit`a conoscitive che hanno permesso numerose conquiste scientifiche e non solo. Cos` `e
anche per il calcolo. Questo passo, per`
o, ancor pi`
u perche detto da un filosofo,
rappresenta una chiusura52 dellorizzonte di possibilit`
a, determinando un orizzonte
di possibilit`
a conoscitive. Proprio in quanto si tratta di un orizzonte, `e possibile
far riferimento ad un altro sguardo sul mondo. Mandelbrot afferma:
48 Cfr.

Mandelbrot, Gli oggetti frattali, p. 17.


quanto riguarda lapplicazione dei multifrattali alla distribuzione delle galassie si veda
ibid., pp. 74-102 e Yurij V. Baryshev e Pekka Teerikorpi. La scoperta dei frattali cosmici. 2006:
Bollati Boringhieri, Torino, pp. 278-298.
50 Cfr Mandelbrot, op. cit., p. 15.
51 Cfr. Aristotele. Del cielo. In: Opere 3. Roma-Bari: Laterza, 2001, p. 241. Corsivo mio.
52 I modi fondamentali in cui `
e possibile concepire una tale chiusura saranno discussi nel capitolo
successivo. Una possibile via per procedere oltre i limiti concettuali in esso esposti sar`
a delineata
nel quinto capitolo.
49 Per

Questioni non-lineari

117

Le nuvole non sono sfere, le montagne non sono coni, le linee di una costa
non sono cerchi e la corteccia non `
e piana, e neppure la luce di propaga in linea
retta. Pi`
u in generale, rivendico il fatto che le forme della natura sono cos` irregolari
e frammentate che, comparate con Euclide - un termine usato in questopera per
denotare ogni geometria standard - la natura non esibisce semplicemente un pi`
u
alto grado, ma un livello completamente diverso complessit`
a. [. . . ]. Lesistenza
di queste forme ci sfida a studiare quelle forme che Euclide lasciava in disparte in
quanto senza forma [formless], ad investigare la morfologia di ci`
o che `
e amorfo
[amorphous]53 .

` normale, oltre che corretto, affermare che tra le due citazioni c`e un modo
E
diverso dintendere il concetto di dimensione, ma constatazioni di questo tipo
devono essere accompagnate sempre, secondo me, da una discussione delle questioni
filosofiche di fondo. Il passo di Mandelbrot si sofferma proprio sul fatto che `e
possibile guardare le stesse cose con altri occhi, scoprire nuovi modi di mettere
ordine nelle cose. Qualcosa pu`o, infatti, risultare amorfo, irregolare o patologico
solo e soltanto rispetto ad una normalit`
a. Di qui, a mio giudizio, il filosofo ha il
compito di riflettere sulle possibilit`
a ed i limiti dei nuovi modi di vedere, in modo
che una normalit`
a non diventi, surrettiziamente, una normativit`
a assoluta.
Da questa prospettiva, accettare un nuovo spazio di pensabilit`
a non `e mai
qualcosa di innocuo, in quanto ha forti ripercussioni, sebbene non sempre esplicite,
sul modo di vedere la natura, in senso filosofico, matematico e fisico. Attraverso
di esso si mettono in luce i vincoli scientifici e filosofici che, nei casi presi in
esame non rendevano possibile pensare un ordine come tale. I frattali, come visto,
permettono di gettare una luce su curve continue e non derivabili in nessun punto,
su quegli enti geometrici, definiti mostri, o curve patologiche54 in quanto non
erano comprensibili con gli strumenti matematici e la concettualit`a dominata fino
alla fine dellOttocento. Se poi si confronta tutto ci`o con gli assunti della fisica
matematica che ruota attorno allanalisi algebrica, emerge ancora meglio lidea che
lapprofondimento di specifiche questioni ha permesso la nascita di nuovi problemi,
che a loro volta hanno posto la questione di una concettualit`a diversa; basti pensare,
in generale, al rapporto delineato tra matematica e natura55 .
Dal mio punto di vista, `e fondamentale porre laccento sugli spazi di pensabilit`
a
perche, come mostrer`o, non si tratta di affermare la verit`a o la falsit`a di qualcosa
come un teorema, un concetto o altro, ma si tratta di capire che tipo di possibilit`a
diverse possono essere di volta in volta aperte, a che domande si pu`o dare risposta.
` importante ribadire che non si tratta solo e soltanto di cambiare oggetto di
E
ricerca, quanto pi`
u di vedere uno stesso problema attraverso una concettualit`a
diversa, non solo nel contenuto, ma anche e soprattutto nella forma, nel senso
53 Cfr.

Mandelbrot, The fractal geometry of nature, p. 1. Traduzione mia.


ibid.; cfr. Arcidiacono, op. cit., pp. 116-126.
55 Se si ripensa a quanto emerso nel capitolo precedente, in particolare al fatto che nonostante
Lagrange e Poisson ritenessero i punti singolari qualcosa non degno di attenzione, si comprende
quanto sia grande il salto concettuale, pi`
u che scientifico che separa lanalisi algebrica ai frattali e,
nello stesso tempo, quanto siano profonde le rinunce e i cambiamenti che si devono operare sulla
visione della natura e della matematica del Settecento.
54 Cfr.

118

Questioni non-lineari

che si rinuncia ad assegnare un valore atemporale ed universale ad una qualsiasi


razionalit`
a, sia essa scientifica o filosofica. Per questo motivo, in questo lavoro, ho
preferito discutere soprattutto problemi fisico-matematici che hanno impegnato
gli scienziati almeno dal Seicento in poi, per mostrare come spesso `e tra le pieghe
dei problemi stessi, dai crampi mentali che sorgono da un determinato modo di
affrontarli, che si trova lo spunto per un approfondimento del problema stesso e
per un eventuale cambiamento di prospettiva.

3.3

Alcune questioni filosofiche

Per affrontare filosoficamente le questioni emerse `e possibile seguire molte strade.


Quella che intendo seguire `e una via per la quale, di fronte allopposizione tra caos e
determinismo, non si tratta di delimitare una sorta di terra di mezzo, quanto pi`
u
diniziare a mettere in discussione i due membri della suddetta dicotomia, ed ancor
pi`
u profondamente la logica per la quale risultano tali. In altri termini, intendo
rivolgere la mia attenzione al terreno filosofico nel quale le dette nozioni possono
assumere un particolare significato piuttosto che un altro.
Non si tratta tanto di prendere atto ne che il determinismo sia meno rigido
di quanto si pensasse nel Settecento, ne tanto meno di osservare che `e possibile,
mi si passi lespressione, sottrarre terreno al puro caos indifferenziato, in quanto,
cos` facendo, si misconoscerebbero tutte le importanti problematiche filosofiche di
fondo. Esse, invece, pongono, a mio giudizio, il problema di conquistare una diversa
concettualit`a filosofica in grado di aprire possibilit`a diverse attraverso le quali poter
gettare una luce diversa sulle questioni trattate. Questo `e ci`
o che emerge da queste
pagine.
Da quanto detto sin qui, si pu`o dire che il determinismo non `e risultato tale da
implicare necessariamente una totale prevedibilit`a, mentre il caos, a sua volta, non `e
sinonimo di totale imprevedibilit`a. Se da un lato il moto di tre corpi, reciprocamente
attraentesi, sia deterministico, dallaltro `e caotico.
Il caos deterministico, in altri termini, non `e una mera accozzaglia di termini.
Il fatto che, comunque, al di l`a del tempo di Lyapunov, si perda informazione in
maniera tale da non consentire previsioni attendibili, non vuol dire che il sistema,
considerato nella sua generalit`
a, debba necessariamente degenerare in qualcosa
completamente fuori da ogni possibilit`a conoscitiva. Dei margini gnoseologici in
questo senso si aprono se, invece di considerare il sistema esclusivamente da un punto
di vista analitico riduzionista, lo si considera puntando lattenzione alle relazioni
tra gli elementi piuttosto che immediatamente sugli elementi stessi. In questo modo,
`e possibile rendere visibili aspetti di un sistema caotico che altrimenti andrebbero
semplicemente persi. Sebbene, infatti, ci siano forti limiti alla conoscenza ed alla
descrizione di una dinamica caotica, `e possibile trattare scientificamente gli ordini
che da essa complessivamente emergono, a patto che si affronti il problema delle
possibilit`
a e dei limiti di una concettualit`
a quanto meno problematica.

Questioni non-lineari

119

A mio parere non si pu`o adempiere a questo compito restando esclusivamente


sul piano della fisica e/o della matematica, perche non `e possibile produrre qualcosa
in grado di smentire o di verificare definitivamente il determinismo. Esso, infatti,
poggia su assunti filosofici sulla natura, sul mondo e sulla conoscenza, ed ancor
` proprio su questo che
pi`
u sui modi e sulle vie attraverso cui essi vengono relati. E
`e necessario puntare lattenzione.
Se si esclude il punto di vista filosofico, la validit`a della ricerca dellessenza della
natura non pu`o essere, dunque, in alcun modo smentita, in quanto pu`o essere sempre
sostenuto che i problemi che rendono per lo meno ostico rispondere alla domanda
sullessenza, di per se legittima, siano esclusivamente legati alla strumentazione
scientifica irrimediabilmente limitata, e che di necessit`
a esiste una ed una sola
legalit`a della natura, matematica o di altro genere. Questultima pretesa, per`o,
a sua volta, non pu`
o nemmeno essere confermata definitivamente restando sul
versante esclusivamente scientifico della questione56 , in quanto vengono comunque
tirate in ballo e/o assunte posizioni filosofiche, pi`
u o meno esplicitamente.
Di certo, levoluzione scientifica pu`o chiarire sempre meglio e distinguere i suoi
concetti, come si `e visto per quanto riguarda determinismo e prevedibilit`a,
ma di qui non pu`
o procedere molto oltre; essa, da sola, non pu`o dire che senso e
che cosa implica concettualmente una tale distinzione, per restare al singolo ma
significativo esempio proposto in queste righe. Andando oltre, lesposizione degli
ordini strani pone numerosi interrogativi filosofici sugli spazi di pensabilit`a e sui
concetti chiusi57 .
` necessario, pertanto, conquistare una nuova prospettiva filosofica, poiche
E
non si tratta tanto dindividuare nuovi oggetti dindagine, quanto pi`
u di riflettere
sul metodo dindagine. In questo modo `e possibile accedere ad una pluralit`a di
prospettive in grado, innanzitutto, di rendere possibile lindividuazione e lemersione
di nuovi oggetti e nuovi aspetti degli stessi e di svincolare la ricerca dai confini
dellessenza, sia essa espressa da un determinismo forte o da altro.
Essendo il mio discorso filosoficamente impostato, esso non si rivolge solo al
campo dellessenza, ma, come accennato, a tutto ci`o per cui pensare significa
imporre una razionalit`
a.
In un altro contesto, ma con simili finalit`a, Nietzsche affermava: Il nichilismo appare ora non perche il dolore dellesistenza sia maggiore di prima, ma
perche si trova diffidenza a vedere un senso nel male e nella stessa esistenza.
Uninterpretazione `e tramontata; ma poiche vigeva come l interpretazione, sembra
che lesistenza non abbia pi`
u nessun senso, che tutto sia invano 58 .
Ora, il punto `e contribuire a formare una concettualit`a che non si presenti come
la razionalit`
a del mondo, anche se con contenuti innovativi.
56 Come

si vedr`
a, dalla mia prospettiva, il punto non `
e risolvere questo dilemma, ma, per usare
un termine di Wittgenstein, dissolverlo.
57 Naturalmente, esistono almeno altrettante problematiche fisiche e matematiche, che per`
o non
posso discutere in questa sede.
58 Cfr. Friedrich Nietzsche. Frammenti postumi 1885-1887. In: Opere di Friedrich Nietzsche.
Vol. VIII. Tomo 1. Milano: Adelphi, 1990, p. 201.

120

Questioni non-lineari

Buona parte del dibattito filosofico sulle propriet`a della non-linearit`a, tra le quali
lemergenza, presenta proprio lapproccio complesso alla conoscenza in generale
come un paradigma totalizzante, dimenticando, a mio giudizio, proprio ci`
o che il
percorso storico-scientifico svolto sin qui afferma. In molti casi, in breve, a dispetto
delle intenzioni, non si fa altro che riproporre una razionalit`a contenutisticamente
diversa, ma strutturalmente assoluta, proprio come quella che cerca di superare.
Per questo motivo, lo scopo principale del prossimo capitolo consister`a nel trovare
il modo di concentrare lattenzione sulla forma in cui si presenta uno spazio di
pensabilit`a59 . Proprio per questo motivo mi `e sembrato necessario far emergere le
questioni trattate dalla storia della scienza e della fisica.

59 E
` per questi motivi che in questo e nel capitolo precedente ho preferito rivolgere la mia
attenzione direttamente a questioni di fisica e di storia della fisica.

Capitolo 4

Chiarimenti filosofici

In questo breve capitolo cercher`o di individuare alcuni dei principali nodi filosofici
che sono emersi sin qui, pi`
u o meno esplicitamente, e che comunque sono stati
volutamente lasciati sullo sfondo per far posto alla necessaria problematizzazione di
` arrivato, dunque, il momento di precisare nozioni
questioni fisiche e matematiche. E
come quella di concetto chiuso, spazio di pensabilit`
a ecc. . . Tali chiarimenti sono
necessari al fine di individuare una via possibile per realizzare quanto affermato
alla fine del capitolo precedente.
I concetti qui esposti saranno ripresi nel capitolo intitolato Concetto e possibilit`
a,
al quale ne ho preposto un altro, Linguaggi, possibilit`
a e concetti, nel quale,
attraverso una lettura di alcuni elementi del cosiddetto secondo Wittgenstein, sar`a
possibile acquisire importanti e necessari strumenti filosofici.

4.1

Il concetto di rapporto

Uno degli elementi su cui `e fondamentale concentrare lattenzione, in modo da poter


procedere oltre lapproccio metodologico-filosofico emerso nel capitolo precedente,
`e il riduzionismo analitico.
In questo senso `e necessario distinguere bene riduzionismo da riduzione.
Questultima `e una pratica scientifica fondamentale che ha permesso di raggiungere
numerosi risultati, come testimonia, per esempio, la scienza settecentesca. Essa
consiste nello scomporre un problema, in modo da poter cercare degli elementi
semplici attraverso i quali poterlo descrivere. La riduzione ha, pertanto, un valore
euristico ineliminabile.
Il riduzionismo, al contrario, non `e unattivit`a, ma `e un concetto filosofico che
consiste nel pensare che risolvere un problema in generale voglia dire scomporlo1
per giungere ai suoi elementi costitutivi, i quali, una volta isolati, sono in grado di
offrire un quadro completo di ci`
o che sintende conoscere2 .
1 Per
2 Cfr.

questo motivo si parla di riduzionismo analitico.


Giulio Peruzzi, cur. Scienza e realt`
a. Bruno Mondadori, 2000.

121

122

Chiarimenti filosofici

A differenza della riduzione, il riduzionismo ha un valore epistemologico, cui si


pu`o associare, com`e stato fatto, un significato ontologico, tale per cui attraverso il
riduzionismo diventerebbe possibile svelare i segreti della natura.
Ora, la pratica scientifica di ridurre un fenomeno ai suoi elementi costitutivi
non implica immediatamente asserzioni filosofiche sulla conoscenza in generale: selezionare degli elementi non vuol dire, infatti, necessariamente individuare lessenza
di qualcosa, ma pu`o voler dire scegliere elementi rilevanti per una descrizione di
un fenomeno3 .
Nonostante ci`o, allinterno dello specifico e delineato intreccio settecentesco tra
matematica, fisica e filosofia, riduzione e riduzionismo risultano avere un campo
semantico non molto distante. La pratica scientifica era pensata allinterno di un
sostanziale riduzionismo, impostosi grazie ai successi della fisica e strutturatosi
attorno ad assunti ontologici ed epistemologici per cui conoscere era sinonimo di
cogliere lessenza.
Allinterno di una metodologia riduzionista, conoscere vuol dire isolare e definire
degli elementi costitutivi di un sistema o, pi`
u semplicemente, di un problema, ai
quali sar`a possibile ridurre tutte le propriet`a e, pi`
u in generale, tutto ci`o che
riguarda linterazione degli stessi elementi primi.
In questo modo non si fa altro che delimitare uno spazio di pensabilit`
a allinterno
del quale si conosce preliminarmente la sfera del possibile. Stando cos` le cose il
fine e la fine della soluzione di un problema coincide con la delimitazione dello
spazio di possibilit`a, i cui elementi sono in grado di risolvere completamente il
problema stesso. In questa direzione, di volta in volta, nella realt`a si presenter`
a
una configurazione di un fenomeno, che non `e altro se non una concretizzazione di
una delle possibilit`
a determinabili a priori.
In questa prospettiva, in generale per concetto chiuso sintende la delimitazione
dellinsieme delle note comuni che definiscono qualcosa.
Sintetizzando, chiamo rapporto4 lidea filosofica per cui conoscere qualcosa
vuol dire isolarne e definirne gli elementi semplici, tali da delimitare uno spazio
chiuso in cui la possibilit`
a sia completamente predeterminata. Nel rapporto, Linterazione tra elementi di un sistema ed il sistema stesso `e, pertanto, pensata solo e
soltanto a partire dai suoi elementi costitutivi5 . Introduco il concetto di rapporto
al fine di svincolarlo da impliciti significati ontologici ed essenzialisti che il concetto
di riduzione, inevitabilmente, si porta dietro.
4.1.1

Rapporto ed essenza

Se si carica il rapporto di valori epistemologici ed ontologici forti, si passa, al limite,


da un metodo allimposizione di una razionalit`
a. In altri termini, uno strumento
3 Faccio

qui riferimento a quanto detto a proposito dei parametri di controllo.


qui in poi tutte le volte che user`
o i termini relazione e rapporto nei sensi che sto per
definire, saranno in corsivo, in caso contrario saranno usati nel senso usuale.
5 In opposizione, ma non in contraddizione, a questidea nellultimo paragrafo di questo capitolo
introdurr`
o il concetto di relazione.
4 Da

Chiarimenti filosofici

123

conoscitivo diventa il modo per individuare la sostanza ultima delloggetto conosciuto6 . In questo senso, delimitare uno spazio chiuso non vuol dire solo cercare
di risolvere un problema, ma avere un metro per riconoscere loggetto che si ha
di fronte come passibile di una trattazione scientifica. Le perturbazioni, laddove
non erano un mero disturbo, potevano essere trattate scientificamente solo se se ne
scrivevano le equazioni differenziali, in un contesto, `e bene ricordare, in cui lanalisi
algebrica risultava essere la concettualit`
a dominante.
Soffermarsi su un tale valore ontologico ed epistemologico vuol dire coglierne
vincoli filosofici, tanto profondi quanto spesso inapparenti. Se si presuppone che
la natura, o pi`
u in generale un oggetto di conoscenza, abbia un determinato
tipo di razionalit`
a, lo si vincola ad una sola conoscenza fondamentale in grado
dindividuarne lessenza. In questo modo non `e pi`
u possibile pensare la possibilit`
a
di altri metodi7 , poiche, anche questultima si trova vincolata allinterno di una
razionalit`a meccanica e procedurale, per cui conoscere significa seguire rigorosamente
dei passi ben determinati in modo da giungere alla meta prefissata, vale a dire
lindividuazione di elementi in grado di permettere una determinazione completa,
oggettiva ed atemporale delloggetto. Nel caso pi`
u generale ed ipotetico che sto
discutendo, vuol dire dover cercare di definire degli elementi primi in modo da
poter riconoscere loggetto di conoscenza in quanto tale, prima ancora di conoscerlo
effettivamente.
La presenza di forti assunti epistemologici e, soprattutto, ontologici sulla
fattura della natura e della conoscenza impone, dunque, essenzialmente due vincoli,
uno formale ed uno contenutistico. Il primo si riferisce alla riconoscibilit`
a e alla
costituzione delloggetto dindagine, il secondo riguarda il fatto che una volta che
si individuano e delimitano gli elementi essenziali di qualcosa, questi non mutano,
proprio perche assumono un valore universale e necessario.
Di qui, conoscere qualcosa vuol dire delimitarne lo spazio dellessenza, in base
al quale vengono distinti elementi essenziali ed accidentali di un fenomeno.
Esempi si trovano soprattutto nel capitolo sulla scienza moderna; mi limito a
richiamare il fatto che il compito dello scienziato era quello di scrivere le equazioni
differenziali del fenomeno che stava studiando, e a rimandare al problema dei tre
corpi.
Di conseguenza, solo ci`o di cui si pu`o delimitare uno spazio dellessenza pu`o
essere oggetto di una conoscenza vera, in quanto il concetto chiuso, allinterno di
una logica fondazionalista, diventa il fine e la fine della ricerca filosofico-scientifica.
In uno spazio di pensabilit`a strutturato sul concetto chiuso, inteso come ci`o
che bisogna raggiungere per conoscere veramente, tutto ci`o che esula da una tale
griglia epistemologica rientra nellerrore 8 , in quanto ci`
o che `e errato lo `e in quanto
6 Si

riconsideri, a questo proposito, il rapporto tra matematica e natura tra Settecento e


Ottocento.
7 In questo contesto, la possibilit`
a di altri metodi non pu`
o che essere qualcosa di qualitativamente
inferiore rispetto al metodo che ne coglie lessenza. Per fare un esempio, una descrizione estetica
del cosmo avr`
a senzaltro minor valore rispetto ad una matematica e/o fisica.
8 Cfr. Gilles Deleuze. Differenza e ripetizione. Milano: Cortina, 2001, pp. 193-196.

124

Chiarimenti filosofici

in esso non `e ravvisabile la struttura chiusa del concetto, ne lessenzialit`


a dei suoi
elementi.
I suddetti vincoli, pensati al limite, impongono che tutto ci`o che pu`
o essere
conosciuto, debba essere delimitabile nel modo suddetto. Tutto ci`o cui non `e
applicabile una simile razionalit`a o `e qualcosa di accidentale o `e qualcosa di cui
non `e stato ancora possibile delimitare lo spazio dellessenza. Si tocca, a questo
punto, con mano lesclusivit`a di una razionalit`a assoluta, ed i conseguenti limiti
in cui `e costretta la possibilit`
a. Come detto, laddove si delimita uno spazio
di pensabilit`a, esso risulta essere saturo, essendo uno spazio dellessenza. Esso,
allora, non potr`
a contenere altro se non gli elementi essenziali in grado di rendere
conto completamente, atemporalmente ed oggettivamente del fenomeno che si vuole
conoscere. In tal modo, tutte le possibilit`a di un oggetto cos` definito si trovano
negli elementi essenziali che lo compongono.
Riassumendo, se attraverso il rapporto `e possibile pensare un oggetto riducendolo
ai suoi elementi pi`
u semplici, allora `e possibile conoscere completamente a priori
tutte le possibilit`
a di un tale oggetto, nei limiti degli elementi individuati 9 . In tal
modo, per chiarire meglio, si pu`
o dire che oggetto di conoscenza ed oggetto
reale non coincidono, o che loggetto di conoscenza coglie un particolare aspetto
delloggetto reale. Come si `e visto nei due capitoli precedenti, riguardo uno stesso
problema, quello dei tre corpi, diversi modi di affrontarlo producono conoscenze ed
oggetti diversi, almeno in un senso matematico.
Se al concetto delloggetto cos` definito si associa anche un valore ontologico,
per cui gli elementi individuati ne costituiscono lessenza, allora un tale concetto
diventa il punto nel quale termina la ricerca su un tale oggetto.
Se, invece, al rapporto si associa un valore epistemologico per cui esso diventa la
razionalit`
a della natura, allora, come detto, conoscere vuol dire applicare il metodo
suddetto in maniera da costituire loggetto stesso.
In questo modo, le propriet`a fondamentali delloggetto saranno quelle riconducibili agli elementi essenziali. Di conseguenza, la possibilit`
a risulta completamente
predeterminata ed immutabile.
A questo proposito, nei capitoli precedenti `e emersa la nozione di dinamicit`
a
chiusa del concetto, che proprio una possibilit`a cos` configurata sintetizza.
Essa fa riferimento, in particolar modo, al fatto che la possibilit`a sia sempre
qualcosa di predeterminato sia allinterno dello spazio di pensabilit`a del rapporto
sia allinterno dello spazio di pensabilit`a dellessenza10 . Questultimo, rispetto al
rapporto, mantiene un ulteriore vincolo, per cui nientaltro, al di fuori degli elementi
essenziali, pu`
o render conto di un oggetto, e quindi modificarne le possibilit`
a. In
questo senso, la dinamicit`
a chiusa del concetto fa riferimento al fatto che viene
9 Questa precisazione in corsivo `
e la cifra che permette di chiarire meglio la distinzione tra
rapporto e riduzionismo. Essa permette di pensare la delimitazione di uno spazio chiuso non
necessariamente come uno spazio dellessenza.
10 La dinamicit`
a chiusa, in questo senso, pu`
o delimitare uno spazio dellessenza ed uno spazio
del rapporto, vale a dire chiuso e desostanzializzato.

Chiarimenti filosofici

125

costituito lo stesso campo delloggettualit`a, vale a dire quello spazio per cui `e
possibile trovare lessenza delloggetto.
` bene ribadire che, allinterno di un contesto essenzialista, sono ben predefinite
E
le possibili caratterizzazioni che un elemento essenziale deve possedere per poter
essere tale. Tutto ci`o, naturalmente, prima che si proceda alla conoscenza effettiva
di qualcosa11 .
Per quanto riguarda questultima, si pu`o dire che se loggetto da conoscere si
presenta in un groviglio di elementi essenziali ed accidentali, giungere a delimitare
lo spazio dellessenza vuol dire separare questultimo attraverso dei confini netti
dallo spazio di ci`o che `e accidentale. In questo modo lo spazio dellessenza si
presenta come qualcosa in cui vige una sola giurisdizione, in cui tutti gli aspetti
delloggetto possono essere sciolti dal groviglio iniziale ed essere completamente
determinabili a priori.
In questo senso, recuperando quanto detto nel primo capitolo, il campo delloggettualit`a sar`a tale da ammettere solo concetti chiusi, tali da ammettere al
loro interno solo e soltanto elementi tali da permettere una conoscenza completa,
oggettiva, atemporale e universale. In questo contesto metodologico, ogni singolo
concetto non potr`a non essere identico a se stesso, in quanto esso rappresenta
una dinamicit`
a chiusa dellessenza, in quanto esso esaurisce a priori le possibilit`a
delloggetto compreso.
Inoltre, tutti i concetti, pur possedendo contenuti diversi, risulteranno pensabili
allinterno di unidentit`
a, per cos` dire, formale, in quanto si costituiscono allo
stesso modo, poiche appartengono allo stesso spazio di pensabilit`a dellessenza.
In altri termini, riprendendo la distinzione funzionale tra oggetto di conoscenza
ed oggetto reale, si pu`o dire che i caratteri di completezza, oggettivit`
a, atemporalit`
a
ed universalit`
a, che costituiscono il concetto delloggetto di conoscenza (scientifica),
determinano se si pu`
o avere o meno conoscenza scientifica di un oggetto reale.
4.1.2

Rapporto e storia

In contrapposizione a quanto emerso sin qui, la storia della filosofia, la storia della
scienza, cos` come la storia di qualsiasi altra disciplina o arte, insegnano che al
mutare delle conoscenze, delle esigenze sociali e degli strumenti conoscitivi possono
rafforzarsi o sgretolarsi certezze ritenute assolute.
Se, ad esempio, si pensa alle parole con cui Euler accoglie i risultati di Clairaut
che confermano la relazione gravitazionale newtoniana e poi si pensa alla novit`a
della gravit`a einsteiniana, si comprende che i principi e le leggi, cos` come il
concetto chiuso in generale, non hanno necessariamente un valore epistemologico
11 In questo senso, Stengers pone la questione della pertinenza dellapplicazione di un metodo
ad un oggetto (cfr. Isabelle Stengers. Perch
e non pu`
o esserci un paradigma della complessit`
a. In:
La sfida della complessit`
a. A cura di Bocchi Gianluca e Mauro Ceruti. Milano: Bruno Mondadori,
2007). Nei termini del mio discorso si pu`
o dire che una dinamicit`
a chiusa non `
e necessariamente
uno spazio dellessenza.

126

Chiarimenti filosofici

ed ontologico assoluto, anzi proprio una tale pretesa assolutezza dovrebbe essere
ridimensionata.
Si vede bene come, dal punto di vista del contenuto, se si vuol tener conto di
quanto appena esemplificato, bisogna almeno depotenziarne la portata conoscitiva
del concetto chiuso, e cio`e considerarlo come uno spazio chiuso, ma non come uno
spazio dellessenza. Questo vuol dire, in altri termini, non considerare il vincolo
contenutistico.
Bisogna, in tal modo, introdurre il tempo nella conoscenza, in modo da mettere
in discussione lesclusivit`a e la staticit`a che offre la descrizione della natura delle
leggi scientifiche moderne. Pi`
u in generale, si tratta di mettere in discussione il
fatto, per nulla ovvio, che conoscere voglia dire conoscere lessenza.
In tal senso ed in questo rispetto specifico, si fa spazio la storia in un senso
ben determinato: fare la storia della conoscenza di qualcosa vuol dire individuare i
modi in cui, di volta in volta, sono cambiati i confini e gli elementi che ne hanno
costituito il significato, temporalmente determinato.
Poiche in questa prima via ipotetica 12 , attraverso linserimento del tempo si
mettono in discussione solo lo statuto epistemologico e ontologico del contenuto
del concetto chiuso, ma non la sua forma, la storia appare e pu`o apparire solo e
soltanto come una successione di concetti chiusi, proprio dello stesso tipo di quello
che sintende mettere in discussione. Ammettere, dunque, che la conoscenza si
differenzi allinterno di momenti o contesti diversi, non vuol dire necessariamente
pensare diversamente.
Si comprende che, se sintende una tale successione come un progresso verso
qualcosa come la verit`a, anche solo teleologicamente raggiungibile, si vede bene che
si ripresenta perfettamente proprio quanto sintendeva superare. Ci si muove, in
altri termini, allinterno di una dinamicit`a chiusa la quale, vincolando la possibilit`a,
si muove in uno spazio dellessenza che ha un valore metodologico, poiche ammette
pi`
u contenuti. Nei capitoli precedenti, si `e visto come la scienza offra contenuti
diversi che, per`o, possono essere pensati in maniera diversa laddove intervenga una
riflessione filosofica.
Se, al contrario, una tale successione non assume particolari connotazioni, si
comprende la necessit`a di una messa in discussione della stessa costituzione o forma
di un tale tipo di concetto. Proprio questa `e lindagine che, a mio modo di vedere,
bisogna premettere ad un tipo di discorso che si muova sulla linea di quello appena
svolto.
Da questa prospettiva, gi`a il concetto di rapporto, inteso come un possibile
metodo, e gli argomenti del capitolo precedente offrono un terreno concreto per
proporre e discutere qualcosa di ulteriore.
12 Laggettivo

si riferisce al fatto che in questi brevi capoversi assumo, appunto ipoteticamente,


` senzaltro
che il tempo sia quello cronologico, senza considerarne altre possibili interpretazioni. E
un argomento che meriterebbe un adeguato approfondimento, ma in questa sede ho deciso di
soffermarmi su unaltra problematica, pi`
u legata alla forma del concetto e ad alcuni modi in cui
pu`
o esser pensato. Alcune considerazioni sul tempo, laddove emergeranno saranno strettamente
dipendenti proprio dalla prospettiva assunta nel presente lavoro.

Chiarimenti filosofici

4.2

127

Il concetto di relazione

Rifiutare che il concetto chiuso, la delimitazione di uno spazio chiuso, voglia dire
individuare lessenza di qualcosa vuol dire rinunciare a poter conoscere solo e
soltanto se ci si muove allinterno del paradigma fondazionalista, per il quale, come
detto, esiste un solo tipo di conoscenza vera ed un solo modo per giungervi.
Si `e visto che, allinterno della visione lagrangeano-laplaceana, ad un determinismo stretto di fondo si oppone il caos, inteso come mole informe e confusa, non
pi`
u che materia inerte, una congerie di germi differenti di cose mal combinate tra
loro13 . Ora, esponendo alcuni aspetti della non-linearit`a, ho posto il problema
di conquistare uno spazio di pensabilit`
a per qualcosa come il caos deterministico.
Filosoficamente, questo vuol dire uscire da una concettualit`a nella quale lunico
caos pensabile `e quello appena descritto con le parole di Ovidio.
In questa prospettiva, ho affermato che pensare il concetto chiuso, la dinamicit`a chiusa ed il rapporto non implicano ne presuppongono necessariamente una
concettualit`
a fondazionalista o che si ricerchi unessenza necessaria, universale ed
atemporale.
Naturalmente, non ho la presunzione di risolvere quello che `e uno problemi
maggiori del secolo scorso e non solo, tuttavia, i temi approfonditi nei capitoli
precedenti hanno permesso di chiarire una serie di questioni e, con ci`o, dindividuare
alcuni nodi filosofici specifici su cui si pu`
o far leva in questa direzione.
In aggiunta ai chiarimenti gi`a forniti allinizio di questo capitolo, `e necessario
introdurre ulteriori delucidazioni filosofiche che permettano di uscire dagli schemi
appena esposti, in modo da preparare il terreno per le argomentazioni del capitolo
seguente. Non `e sufficiente, infatti, mostrare che un concetto chiuso o un metodo
possono non essere pensati allinterno dellessenza, bisogna almeno cercare una via
possibile.
Per questo motivo, in opposizione, ma non in contraddizione col concetto di
rapporto, introduco una caratterizzazione del concetto di relazione o complesso 14 .
Se nel rapporto la conoscenza di un insieme di elementi o di un tutto viene ridotta
alla conoscenza delle singole parti, senza capire che il tutto possiede qualit`a che non
si trovano nelle singole parti. Al contrario, il principio di complessit`
a consiste nel
mantenere intatto lintreccio degli oggetti: distinguendoli ma tenendoli insieme15 .
Morin, in questi termini, sintetizza, proprio quanto mostrato nel capitolo
precedente: linterazione tra gli elementi di un sistema produce delle propriet`a che
non sono riducibili agli elementi stessi. Per quel che riguarda fenomeni diversi, cos`
come un singolo fenomeno, sono possibili pi`
u modi dinterrogarlo e, come visto,
nei diversi casi possono valere diversi criteri. Di qui, ogni volta, a seconda delle
13 Cfr.

Ovidio. Metamorfosi. Milano: Garzanti, 2005, pp. I, vv. 7-9.


seguito del lavoro user`
o sempre il termine relazione perch
e, pur facendo riferimento a
questioni trattate da alcuni filosofi della complessit`
a, non intendo seguire la loro via nelle mie
argomentazioni filosofiche, forte del riferimento diretto soprattutto alla fisica e alla sua storia dei
due capitoli precedenti.
15 Cfr. Edgar Morin. Il complesso, ci`
o che `
e tessuto insieme. In: La teoria della complessit`
a.
A cura di R
eda Benkirane. Torino: Bollati Boringhieri, 2007, p. 23.
14 Nel

128

Chiarimenti filosofici

domande che si pongono, si tratter`


a di individuare ci`o che pi`
u `e pertinente16 alla
risoluzione del problema.
Non si tratta pi`
u dimporre meccanicamente una razionalit`
a, ne si tratta di
sostituire unevidenza oggettiva con unaltra, ma di pensare uno spazio in cui
si mantenga, in qualche modo, costante un riferimento ad una molteplicit`a di
prospettive.
Di conseguenza, nella relazione non `e possibile delimitare uno spazio chiuso di
pensabilit`a nel quale la stessa possibilit`a e la riconoscibilit`a del concetto siano date
(e vincolate) a priori. In questo caso, sono gli stessi elementi che assumono una
configurazione ed un significato specifici emergenti, tali per cui ogni volta si pu`o
costruire un concetto chiuso, si pu`
o avere una conoscenza sempre locale, in quanto
si riferisce a posteriori ad una possibile interazione. In questo senso, si tratta di
adottare una strategia adatta al singolo caso, non un metodo universale17 .
Il punto `e che il concetto di qualcosa implica una qualche unit`a e totalit`
a.
Queste possono essere prodotte contestualmente alla costruzione di un concetto, o
possono preesistergli. In questultimo caso si ripropone un discorso essenzialistico,
nellaltro lunit`a e la coerenza del concetto si possono ricostruire a posteriori, cos`
come `e emerso riguardo la difficolt`
a di posizionare il confine tra caos e ordine.
In una prospettiva antifondazionalista, recuperando il concetto di rapporto
ed affiancandolo a quello di relazione, si comprende che, dato un fenomeno, se
ne possono dare almeno due descrizioni qualitative. Nella prima lo si riduce ad
elementi pi`
u semplici, nella seconda lo si descrive come complesso. Gi`
a a questo
punto, il problema filosofico posto concerne come pensare una molteplicit`a di
prospettive, evitando da un lato, un relativismo rapsodico e, dallaltro di ricadere
nellessenzialismo, in quanto la relazione ed il rapporto fanno riferimento ad una
pluralit`
a di possibilit`
a.
In altri termini, bisogna, pertanto, fare molta attenzione a non considerare una
tale pluralit`a come un tutto costituito di parti reciprocamente chiuse, esclusive ed
incomunicabili. Oppure, allopposto, sarebbe possibile pensare una tale molteplicit`
a
come ununit`a nella quale si compongono organicamente le sue parti. In questo
modo, per`o, non si farebbe altro che riproporre quanto sintende mettere in discussione, vale a dire la dinamicit`a chiusa dellessenza. Il punto `e porre la questione di
differenti spazi di pensabilit`a senza presupporre unidentit`a di fondo, ne ununit`
a
che li comprenda. Agire in senso contrario vorrebbe dire vincolare la possibilit`a
allinterno di una dinamicit`a chiusa ed autoreferente. Del resto, una trattazione
positiva di tutto ci`o `e possibile in quanto una molteplicit`a senza ununit`a di fondo
non `e necessariamente una rapsodia incomprensibile, a patto di rivedere le pretese
ontologiche ed epistemologiche della conoscenza.
Rifiutare un punto di vista essenzialista, a sua volta, non vuol dire poter scegliere
indistintamente tra una serie di possibilit`
a ugualmente rilevanti o, se si preferisce,
indifferenti. Questa posizione, pensata radicalmente, cela un assunto di fondo che si
16 Cfr.
17 Cfr.

Stengers, op. cit., p. 48.


Morin, op. cit., p. 25.

Chiarimenti filosofici

129

rivela essere uningenuit`


a filosofica. Essa, infatti, presuppone che il soggetto possa
astrarsi dal suo contesto ed avere davanti a se tutto lo spettro delle possibilit`a tra
cui scegliere. Nella mia prospettiva, in cui la possibilit`
a si riferisce ad uno spazio di
pensabilit`a, ci si muove in una direzione diversa che discuter`o nel prossimo capitolo.
Al fine di districare questingarbugliata matassa, penso che proprio nellapprofondimento delle conseguenze filosofiche della relazione (e del rapporto) si possano
individuare elementi interessanti.
Nel seguente contributo, Morin si esprime proprio in questa direzione:
Ecco la settima via verso la complessit`
a, la via della crisi dei concetti chiusi e
chiari (dove chiusura e chiarezza sono complementari), cio`
e della crisi della chiarezza
e della separazione nella spiegazione. Qui abbiamo davvero una rottura con la
grande idea cartesiana per cui la chiarezza e la distinzione delle idee sono indice
della loro verit`
a, e non possiamo quindi avere una verit`
a che non si possa esprimere
in maniera chiara e distinta18 .

Deleuze, filosofo sensibile a queste tematiche, afferma la stessa esigenza di


Morin, indirizzando il suo discorso in una diversa direzione.
Lerrore di Cartesio, riscontrabile in diversi testi, `
e quello di aver creduto che
la distinzione reale tra le parti implicasse la loro separabilit`
a. [. . . ]. Secondo Leibniz,
invece, due parti di materia realmente distinte possono risultare inseparabili. [. . . ].
Un corpo flessibile o elastico possiede ancora parti coerenti che formano una piega,
parti che non si separano in parti di parti, ma si dividono allinfinito in pieghe
sempre pi`
u piccole, che mantengono sempre un certo grado di coesione19 .

Nella relazione, gli elementi da cui emerge una struttura possono essere pensati
come distinti ed inseparabili, proprio in opposizione a quanto avviene nel rapporto.
Rispetto a Morin, Deleuze pone maggiormente laccento sullo spazio di pensabilit`
a allinterno del quale si concretizzano le interazioni tra elementi distinti ed
inseparabili20 , proprio per evitare di cadere in quanto ho appena detto.
Questo aspetto `e molto importante perche le possibilit`
a proprie di una struttura,
non predeterminabile a priori, assumono anchesse un determinato spazio, a seconda
del modo in cui si configura effettivamente la relazione.
Le pieghe che in tal modo si formano, si riferiscono certamente allaspetto, alla
differenza che in una relazione emerge riguardo una determinazione delloggetto,
ma anche e soprattutto allo stesso spazio di pensabilit`a allinterno del quale avviene
la conoscenza.
Lo spazio di pensabilit`a, seguendo la metafora di Deleuze, risulta piegato, senza
che sia possibile spiegarlo21 , se con questo sintende lassunzione surrettizia di
18 Cfr.

idem, Le vie della complessit`


a, p. 29.
Gilles Deleuze. La piega. Leibniz e il barocco. Torino: Einaudi, 2004, pp. 9-10. Sia per
quanto riguarda questa citazione sia per la precedente, faccio notare che non `
e in discussione
la loro correttezza storico-filosofica, ma il problema filosofico di fondo veicolato dai riferimenti
specifici.
20 Cfr. ibid., passim.
21 Cfr. ibid., p. 10: La spiegatura non `
e dunque il contrario della piega, ma segue la piega fino
al formarsi di unaltra piega.
19 Cfr.

130

Chiarimenti filosofici

ununit`a di fondo precostituita in grado di inglobare ogni differenziazione, ogni


emergenza. Limpossibilit`a di accedere a qualcosa di ulteriore o di pi`
u semplice
rispetto ad uno spazio di pensabilit`a, per cos` dire, piegato `e ribadita da Deleuze
quando afferma che dato che piegare non si contrappone a spiegare, piegare
significa piuttosto tendere-distendere, contrarre-dilatare, comprimere-esplodere
(ma non condensare-rarificare, dicotomia che implicherebbe il vuoto)22 .
In altri termini, non si tratta solo di affiancare pi`
u metodi, presupponendo
uno spazio di pensabilit`a omogeneo, unico, aperto ed indifferenziato tra i quali
scegliere, ma di riflettere sul fatto che `e questo stesso spazio di pensabilit`
a che `e
oggetto di costruzione e che `e sempre passibile di modifiche, nel momento in cui si
costruisce un concetto chiuso di qualcosa. Tutto ci`o, naturalmente, se si intende
evitare di porre un orizzonte unitario di senso ulteriore ed assoluto rispetto a ci`o
che `e oggetto di conoscenza23 . Il fine `e proprio quello di mantenere una pluralit`a
di prospettive compresenti e di evitare di vincolare surrettiziamente la possibilit`a
ad una qualsiasi razionalit`
a chiusa ed autoreferente.
Di qui, si tratta ora dindividuare una via possibile per pensare uno spazio di
pensabilit`a che si configuri diversamente da una dinamicit`a chiusa ed autoreferente,
nella quale la possibilit`
a sia completamente predeterminata.
In breve, il punto che cercher`o di sviluppare nel prossimo capitolo `e sintetizzato
nel seguente passo di Wittgenstein.
Questa molteplicit`
a non `e qualcosa di fisso, di dato una volta per tutte; ma
nuovi tipi di linguaggio, nuovi giochi linguistici, come potremmo dire, sorgono e
altri invecchiano e vengono dimenticati24 .
Di qui, non ci si pu`
o esimere dal compito di pensare filosoficamente le prospettive
emerse sin qui perche altrimenti si finirebbe per produrre un elenco, pi`
u o meno
dettagliato, di propriet`a emergenti e/o di discipline nelle quali si possono riscontrare.
Proprio questo `e ci`o che intendo evitare; proprio per questo, dopo aver delineato in
generale il problema, intendo soffermarmi ancora sul concetto chiuso e sugli spazi
di pensabilit`
a.

22 Cfr.

ibid., p. 12.
discorso vale anche nel caso in cui si ponga una mancanza, altrettanto assoluta, di
senso. In questo caso, verrebbe meno un qualsiasi riferimento concreto da cui un pensiero non
pi`
u assoluto rimane legato. In questa prospettiva, approfondire il determinismo laplaceano in una
determinata prospettiva, come ho fatto, vuol dire individuare dei concetti filosofici e scientifici
nel loro chiarirsi progressivo e nel loro mutare, senza per questo abbandonarsi ad un astratto,
indeterminato ed assoluto nulla. Non penso, infatti, che un pensiero in generale che cerchi di
andare oltre lessenzialismo possa pensare paradossalmente il nulla come un principio costitutivo
e/o regolativo della conoscenza.
24 Cfr. Wittgenstein, op. cit., 23.
23 Questo

Capitolo 5

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

Come si pu`o ben capire, uscire dallo schema metodologico emerso sin qui vuol
dire mettere in discussione tutti quegli elementi filosofici che lo rendono possibile.
Questo compito pu`o essere svolto da molti punti di vista e non `e per nulla semplice
delineare un quadro generale. Per quanto riguarda il presente lavoro, com`e ovvio,
seguir`o la linea che ho scelto puntando su quegli elementi e su quei concetti
pi`
u decisivi per gli scopi che mi sono posto. Naturalmente, al di l`a di ci`o che
intendo sostenere sono possibili molti altri approfondimenti e molte altre direzioni
dindagine, cos` come `e possibile ricostruire la storia della scienza, della filosofia, o
di qualche momento particolare, come ho fatto nel capitolo precedente, in molti
modi per renderle fruibili o per sottolineare determinare aspetti, tuttavia, come
emerger`a, `e importante avere coscienza di tutto ci`o, in modo da non riaffermare
nascostamente proprio ci`o da cui sintende prendere le distanze. Nello specifico,
sarebbe inutile mettere in discussione lassolutezza della concettualit`a chiusa emersa
per poi sostituirla con unaltra, altrettanto assoluta, ma di diverso contenuto.
Non resta ora che individuare e discutere una possibile diversa direzione attraverso la quale poter valutare positivamente il concetto chiuso, in quanto, come
emerso nel precedente capitolo, esso si `e dimostrato essere un utilissimo strumento
di ricerca, oltre che il fine e la fine della ricerca. La discussione storica e filosofica
degli elementi emersi nel precedente capitolo permette proprio di avere sempre
davanti agli occhi elementi concettuali specifici, in modo da non cadere, almeno cos`
`e nei miei intenti, in sterili discorsi generali, senza delineare una risposta positiva
alla questione del superamento del concetto chiuso. Proporre una risposta positiva
significa indicare elementi concettuali ed un approccio filosofico alternativi che non
assumano ci`
o che `e emerso fin qui, in modo da evitare ogni tipo di discussione che
poggi esclusivamente ed in maniera oppositiva ai presupposti del concetto chiuso.
Questa precisazione mi pare fondamentale laddove si voglia realmente prendere le
distanze da qualcosa.
Ecco, dunque, che riguardo al concetto chiuso mi pare possibile mettere in discussione la sua assolutezza1 seguendo, in generale, due vie. La prima fa riferimento
1 Si

tenga presente che con questo termine, molto probabilmente in maniera impropria, intendo

131

132

Linguaggi, possibilit`a e concetti

al contenuto del concetto chiuso, lasciando invariata la sua forma concettuale; la


seconda fa riferimento proprio alla sua forma, vale a dire ai vincoli in base ai quali
un oggetto `e costruito e reso riconoscibile. Nel primo caso, dunque, si ammette la
possibilit`
a che il contenuto di un concetto possa variare nel tempo, ma che ci`
o che
permette di riconoscerlo come tale resti inalterato. In questo modo non si farebbe
altro che relativizzare, o meglio temporalizzare il suo contenuto. In mancanza di
una messa in discussione del lato formale, anche lo statuto epistemologico ed ontologico di un concetto vengono relativizzati. Su questa linea, da un punto di vista
filosofico, a mio giudizio non si va molto avanti, in quanto si resta vincolati proprio
alla concettualit`a che sintende mettere in discussione. Prima, per`o, di occuparmi
della seconda direzione mi pare importante soffermarmi, seppur brevemente, sulla
prima.

5.1

Boltzmann e Wittgenstein

Nel suo Wittgenstein. Musica, parola, gesto, Gargani ha mostrato il debito di


Wittgenstein nei confronti di Boltzmann2 : proprio dal fisico Wittgenstein ha tratto
spunto per alcuni dei temi pi`
u importanti del suo pensiero, dei quali sto per
occuparmi. In questo senso, Gargani confronta passi specifici dei due autori per
sostenere la sua tesi, secondo la quale Boltzmann prefigura temi che saranno ripresi
e sviluppati da Wittgenstein3 .
Fare brevemente riferimento a Boltzmann `e fondamentale perche questultimo
esprimeva il suo disappunto contro alcuni punti centrali dellepistemologia di
stampo lagrangeano-laplaceana. Per questo motivo, `e necessario sottolineare
come Wittgenstein sviluppi un pensiero antiessenzialista, ereditando alcuni nodi
epistemologici innovativi rispetto al pensiero scientifico, ed ai suoi assunti filosofici,
che si `e sviluppato tra Settecento e Ottocento.
Di qui, lungi dal voler proporre uninterpretazione del pensiero di Boltzmann,
mi limito ad evidenziare la vicinanza di Wittgenstein a Boltzmann4 , in parte
integrando le osservazioni di Gargani. Una delle questioni che salta subito agli
occhi `e quella dello statuto epistemologico della probabilit`a.
Sulla probabilit`
a Laplace afferma:
. . . si adopera il calcolo delle probabilit`
a per determinare i risultati medi pi`
u
vantaggiosi, quelli cio`
e che offrono meno presa allerrore. Ma questo non `
e ancora
sufficiente: occorre calcolare la probabilit`
a che gli errori dei risultati siano presi
entro limiti stabiliti; altrimenti non si ha che una conoscenza imperfetta del grado
di precisione ottenuto5 .
riassumere tutto quanto emerso nel capitolo precedente.
2 Cfr. Aldo G. Gargani. Wittgenstein. Musica, parola, gesto. Milano: Cortina, 2008, pp. 57-76
3 Per un confronto puntuale, rimando proprio al testo di Gargani.
4 Non mi occuper`
o di alcuni aspetti importanti del pensiero di Boltzmann.
5 Cfr. Laplace, op. cit., p. 299.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

133

Se a questa citazione si aggiunge che in Laplace lutilissima probabilit`a `e pensata


come distanza dal Vero, si comprende, come detto, che essa non ha alcuno statuto
epistemologico proprio.
Boltzmann, al contrario, inizia a porre la questione, seppure almeno allinizio
implicitamente, per cui pi`
u probabile non vuol necessariamente dire pi`
u vero e
reale.
Boltzmann fu il primo a sollevare la questione dello statuto esplicativo della
probabilit`a, ribaltando completamente le idee di Laplace ed il mondo cui esse
facevano riferimento, ponendo, pi`
u o meno esplicitamente, la questione, e di sicuro
lesigenza, di una nuova concettualit`
a.
In Boltzmann la probabilit`a ha un proprio e positivo statuto esplicativo, in
quanto concerne direttamente fenomeni di cui si pu`o avere una descrizione probabilistica, senza che questultima rappresenti necessariamente un grado di lontananza
dal vero.
In base alla reversibilit`a, un uovo caduto a terra dovrebbe potersi ricomporre
proprio come avviene in un film visionato al contrario, ma nessuno ha mai visto
accadere una cosa simile. A partire dallirreversibilit`a, introdotta dal secondo
principio della termodinamica6 , si deduce che luovo non si ricompone perche `e
altamente improbabile che ci`
o accada, ma non perche `e impossibile 7 .
Dobbiamo fare la seguente osservazione: non si pu`
o fornire una dimostrazione
che, dopo un certo tempo t1 , le sfere debbono necessariamente essere mescolate in
maniera uniforme, qualunque sia la distribuzione iniziale di stati. Questo risultato `
e
infatti una conseguenza della teoria della probabilit`
a, in quanto ogni distribuzione
disuniforme di stati, per quanto improbabile, non `
e assolutamente impossibile8 .

Le osservazioni di Boltzmann si dirigono verso alcuni dei centri nevralgici della


fisica lagrangeano-laplaceana, in quanto ne mettono in discussione alcuni assunti
fondamentali. Si prospetta, pertanto, la possibilit`a di qualcosa di diverso e di
ulteriore rispetto agli assunti settecenteschi che disponevano ed orientavano la
ricerca verso la delimitazione di un mondo scritto essenzialmente in equazioni
differenziali. Proprio contro il ruolo, ad un tempo ontologico ed epistemologico,
che a questultime era stato assegnato, si muovono le critiche di Boltzmann.
6 Boltzmann definisce cos`
il secondo principio: Se un sistema qualsiasi di corpi viene lasciato
a se stesso e non viene influenzato da altri corpi, gli possiamo sempre indicare il senso in cui si
svolge ogni sua variazione di stato. Di fatto, si pu`
o indicare una determinata funzione di stato
di tutti i corpi, lentropia, definita in modo tale che ogni variazione di stato pu`
o avere solo nel
senso crescente di questa funzione, cosicch
e questa pu`
o solo aumentare col passare del tempo
(cfr. Ludwig Boltzmann. Sulla meccanica statistica. In: Modelli matematici. Fisica e filosofia.
A cura di Carlo Cercignani. Torino: Bollati Boringhieri, 2004, p. 208).
7 Su tale questione cfr. Brian Greene. La trama del cosmo. Torino: Einaudi, 2004; Prigogine e
Stengers, op. cit.; Ilya Prigogine e Gregoire Nicolis. La complessit`
a. Torino: Einaudi, 1991.
8 Citato in Carlo Cercignani. Boltzmann e la meccanica statistica. Pavia: La Goliardica Pavese,
1997, p. 96. In questo stesso testo (cfr. ibid., p. 2) lautore afferma: Nella fisica del tempo di
Boltzmann il fatto che non si osservassero certi fenomeni era ascritto alla loro impossibilit`
a,
sancita dal famoso Secondo Principio della termodinamica. Al giorno doggi, seguendo Boltzmann,
riteniamo che questo principio affermi solo limprobabilit`
a estrema di questi eventi.

134

Linguaggi, possibilit`a e concetti

Nello specifico, Boltzmann, rivendicando lindispensabilit`


a dellatomismo nella
scienza, afferma:
Le equazioni differenziali della fenomenologia fisico-matematica non sono
evidentemente nientaltro che regole per la costruzione e la connessione di numeri
e concetti geometrici, ma questi, di nuovo, non sono nientaltro che immagini
mentali da cui si possono predire i fenomeni. Esattamente lo stesso vale per le
idee dellatomismo, cosicch
e io non riesco a riconoscere la minima differenza sotto
questo aspetto. Del resto di un insieme di fenomeni non mi sembra mai possibile
una descrizione diretta, ma sempre e soltanto unimmagine mentale. Quindi non
bisogna dire con Ostwald: non dovresti crearti alcuna immagine; ma soltanto: in
essa dovresti includere il minor numero possibile di elementi arbitrari9 .

Coerentemente con ci`o, Boltzmann pone la questione filosofica dello statuto


delle ipotesi e dei modelli che, come emerge dal passo appena citato, si riferisce
alla scienza in generale. In questo senso afferma:
Le nostre idee delle cose non sono mai identiche alla loro essenza. Sono solo
immagini o anzi simboli, che rappresentano loggetto in modo necessariamente
unilaterale, ma non possono fare altro che imitarne certi tipi di connessione, non
intaccandone minimamente lessenza10 .
` mia opinione che sia impossibile enunciare una sola proposizione che sia
E
realmente solo un puro dato desperienza11 .

Eliminando di fatto lidea della semplicit`


a degli elementi costitutivi e dellammissibilit`
a di un livello ultimo di conoscenza della natura di Laplace, Boltzmann
abbandona di fatto lidea che si possa dare una conoscenza completa e oggettiva
del mondo.
La scienza perde in questo modo la sua impronta unitaria. In passato si
rimaneva fedeli al fatto che potesse esistere solo una verit`
a: gli errori erano molti,
ma la verit`
a una sola. Bisogna opporsi a questa opinione dal nostro punto di vista
attuale; anche se la differenza tra la nuova opinione e la vecchia `
e di natura pi`
u
che altro formale. Non fu mai messo in dubbio il fatto che luomo non potesse mai
riconoscere lintera essenza di tutta la verit`
a: questa conoscenza `
e solo un ideale12 .
9 Cfr. Ludwig Boltzmann. Sullindispensabilit`
a dellatomismo nella scienza. In: Modelli
matematici. Fisica e filosofia. A cura di Carlo Cercignani. Torino: Bollati Boringhieri, 2004,
p. 61. Sulla posizione di Boltzmann nei confronti delle equazioni differenziali si veda Israel, Il
determinismo e la teoria delle equazioni differenziali ordinarie, 137 e sgg.
10 Cfr. Ludwig Boltzmann. Sui principi della meccanica. In: Modelli matematici. Fisica e
filosofia. A cura di Carlo Cercignani. Torino: Bollati Boringhieri, 2004, p. 175.
11 Cfr. Ludwig Boltzmann. Sui principi e le equazioni fondamentali della meccanica. In:
Modelli matematici. Fisica e filosofia. A cura di Carlo Cercignani. Torino: Bollati Boringhieri,
2004, p. 158.
12 Cfr. ibid., pp. 134-135. Nel testo, Sullo sviluppo dei metodi della fisica teorica, si legge:
. . . non pu`
o essere nostro compito trovare una teoria assolutamente corretta, mentre lo `
e quello
di trovare unimmagine il pi`
u possibile semplice che rappresenti i fenomeni nel modo migliore
possibile (Cfr. Ludwig Boltzmann. Sullo sviluppo dei metodi della fisica teorica. In: Modelli
matematici. Fisica e filosofia. A cura di Carlo Cercignani. Torino: Bollati Boringhieri, 2004,
p. 117).

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

135

Ricercare non `e, dunque, costringere 13 la natura o il pensiero in generale in


uno schema conoscitivo prefissato, come `e stato ed `e ancora per quanto riguarda la
delimitazione di uno spazio chiuso dellessenza, ma aprire nuovi spazi di pensabilit`a.
Per quanto riguarda ci`o che minteressa, `e importante comunque sottolineare come
il discorso di Boltzmann sia sicuramente orientato epistemologicamente contro il
dettato di Laplace, anche se `e pi`
u difficile fare nette affermazioni sul lato ontologico.
Nelle ultime pagine di Sulla meccanica statistica, Boltzmann ricorda come il secondo
principio e i risultati della fisica in generale devono mostrare che `e possibile ordinare
e vedere le cose in modo diverso, essi devono dunque essere di stimolo alla ricerca,
e non essere assolutizzati o ontologizzati.
Nello specifico afferma:
Non dobbiamo volere dedurre la natura dai nostri concetti, ma dobbiamo
adattare i concetti alla natura. Non dobbiamo credere che si possa ordinare tutto
secondo le nostre categorie e che esista un ordinamento del tutto perfetto. Questo
sar`
a sempre vacillante e adatto solo ai bisogni del momento. E anche la divisione
della fisica in teorica e sperimentale `
e solo una conseguenza della divisione in due
dei metodi che vengono usati per il momento e non durer`
a in eterno. La mia attuale
teoria `
e totalmente diversa da quella per cui certe questioni cadono fuori dai limiti
della conoscenza umana. Infatti, secondo questultima teoria, c`
e una mancanza,
unincompletezza dellintelletto umano, mentre io considero lesistenza di queste
questioni, di questi problemi unillusione14 .

Di qui, Wittgenstein cercher`a proprio di superare tali illusioni ed abitudini che


portano a pensare in una sola direzione. Il significato ed il compito filosofico, oltre
che scientifico, delle idee di Boltzmann e della filosofia del cosiddetto secondo
Wittgenstein, pu`o essere riassunta con le parole del fisico: La teoria qui sviluppata
va certamente al di l`a dellesperienza in modo audace, ma ha proprio la caratteristica
che dovrebbe avere ogni teoria di questo genere, dato che ci mostra i dati empirici
in una luce del tutto nuova e ci stimola a riflettere e a ricercare ulteriormente15 .

5.2

Questioni spaziali

Il modo in cui `e emerso il problema del concetto chiuso allinterno del problema
dellessenza ha mostrato che esso non `e affatto qualcosa di innocente, ne privo di
presupposti indiscussi. Questi ultimi, infatti, come avviene in ogni tipo di ricerca,
vincolano la riconoscibilit`
a del cercato, e dunque il cercato stesso, in maniera spesso
determinante.
Lideale, nel nostro pensiero, sta saldo e inamovibile. Non puoi uscirne. Devi
sempre tornare indietro. Non c`e alcun fuori; fuori manca laria per respirare. 13 Cfr. idem, Sui principi della meccanica, p. 177: . . . la natura ci apparirebbe comprensibilissima. Ma non possiamo costringerla a ci`
o. La possibilit`
a che non si tratti di questo, che abbiamo
bisogno ancora di altre immagini e di altre variazioni per rappresentare la natura, deve rimanere
aperta, ed `
e comprensibile che la considerazione di questa possibilit`
a sia stata consigliata dallo
sviluppo pi`
u recente della fisica.
14 Cfr. idem, Sulla meccanica statistica, pp. 203-204.
15 Cfr. ibid., p. 210.

136

Linguaggi, possibilit`a e concetti

Di dove proviene ci`


o? Lidea `e come un paio di occhiali posati sul naso, e ci`o che
vediamo lo vediamo attraverso essi. Non ci viene mai in mente di toglierli16 .
Il concetto chiuso, laddove viene caricato di un forte valore epistemologico ed
ontologico deve, infatti, possedere dei caratteri irrinunciabili.
Proprio contro una simile idea si pone il pensiero di Wittgenstein. Egli ha il
merito di proporre strumenti filosofici in grado di pensare in maniera originale.
Proprio su questi aspetti `e necessario soffermarsi per poi riprendere il discorso del
capitolo precedente.
Uno dei modi attraverso cui Wittgenstein affronta tali questioni `e il commento
alla domanda platonica Che cos`e qualcosa?17 . Quando Socrate, ad esempio,
chiede a Teeteto Che cos`e scienza?18 , egli cerca una risposta attraverso cui
lessenza della scienza sia chiarita una volta per tutte, in modo che abbia cos`
una validit`a universale e necessaria; prova ne `e il fatto che Socrate respinge la
prima risposta di Teeteto, in quanto questultimo, invece di dare a Socrate una
definizione 19 , fornisce solo esempi 20 .
Gli esempi hanno un carattere contingente, e dunque fanno riferimento ad
uno spazio aperto di infinite risposte, legate ad altrettanto infiniti contesti. Una
definizione, a detta di Socrate, ha il vantaggio di racchiudere dentro di se tutti i
casi particolari, e si pone al di sopra di questultimi, in quanto ne svela lessenza
nascosta21 .
Nei suoi testi Wittgenstein si chiede spesso quanto e fino a che punto sia
lecito un simile atteggiamento filosofico, in base al quale, ogni volta che si voglia
comprendere qualcosa, si deve cercare sempre unessenza. Nel Libro blu si legge:
La domanda di Socrate: Che cos`
e la conoscenza?. Qui le cose stanno
ancora pi`
u chiaramente, poich
e la discussione comincia con lesibizione, da parte
16 Cfr.

Wittgenstein, op. cit., 103


subito che tutte le considerazioni che di qui in avanti saranno fatte su Platone
non sono da intendere come una discussione del pensiero di questultimo, ma sono funzionali al
pensiero di Wittgenstein che, in questo caso, attraverso la domanda platonica, pi`
u che al filosofo
greco, si rivolge ad un certo atteggiamento metodologico verso la problematica della conoscenza.
18 Cfr. Platone. Teeteto. Milano: Mursia, 1994, 146c sgg.
19 Wittgenstein si oppone allabitudine filosofica per cui per spiegare `
e sempre dare definizioni.
Cfr. Wittgenstein, op. cit., 217: Ricorda che a volte richiediamo definizioni, non per il loro
contenuto, ma per la forma della definizione. La nostra `
e una richiesta architettonica; la definizione
`
e come un finto cornicione che non sorregge nulla.
20 Cfr. Ludwig Wittgenstein. The big typescript. Torino: Einaudi, 2002, pp. 407-408: Detto di
passaggio, nella/secondo la/ vecchia concezione, per esempio quella dei grandi filosofi occidentali,
esistono due generi di problemi in senso scientifico: problemi essenziali, grandi, universali, e
problemi inessenziali, quasi accidentali. E, allopposto, secondo la nostra concezione non esistono
grandi problemi, essenziali, nel senso della scienza. Cfr. Ludwig Wittgenstein. Libro blu e libro
marrone. Torino: Einaudi, 1999, p. 163: Gli esempi non erano descrizioni dun esterno intese a
farci intuire un interno che, per qualche ragione, non ci potesse essere immediatamente mostrato
nella sua nudit`
a. Ci viene da pensare che i nostri esempi siano mezzi indiretti per produrre
una certa immagine o idea nella mente duna persona, - che essi accennino a qualcosa che non
possiamo mostrare. [. . . ]. Il nostro metodo `
e puramente descrittivo; le descrizioni che noi diamo
non sono accenni di spiegazioni.
21 LEutifrone di Platone, cui rimando, `
e un ottimo esempio di quanto detto (Platone. Eutifrone.
Milano: Rusconi, 1998).
17 Avverto

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

137

dellalunno, dun esempio di una definizione esatta, analoga alla prima, della parola
conoscenza. Posto cos`
il problema, sembra esservi qualcosa di errato nelluso
comune della parola conoscenza. Sembra che noi ignoriamo che cosa essa
significhi, e che, quindi, forse non abbiamo il diritto di usarla. Noi risponderemmo:
Non v`
e un unico uso esatto della parola conoscenza; ma noi possiamo istituire
pi`
u usi, che concorderanno pi`
u o meno con i modi dei quali la parola conoscenza `
e
effettivamente usata22 .

Attraverso una definizione non si fa altro che delimitare uno spazio chiuso
allinterno del quale sarebbe ravvisabile lessenza di qualcosa. A quanto detto sin
qui soggiace unindiscussa immagine filosofica alla quale Wittgenstein si oppone
direttamente. Tale immagine `e proprio quella che prevede il tracciamento di confini
fissi , allorche si voglia comprendere e/o spiegare qualcosa.
Lidea, che, per comprendere il significato dun termine generale, si debba
trovare lelemento comune a tutte le sue applicazioni, ha paralizzato la ricerca
filosofica: non solo non ha portato alcun risultato, ma ha anche indotto il filosofo a
respingere, come irrilevanti, i casi concreti, lunica cosa che avrebbe potuto aiutarlo
a comprendere luso del termine generale23 .

Nei termini del capitolo precedente, Wittgenstein si oppone sia al vincolo


contenutistico sia a quello formale. Egli `e contrario ad attribuire una razionalit`a ad
un universo di discorso senza stabilirne la liceit`
a e senza inserirla in una pluralit`a di
prospettive. In particolare, come risulta da alcuni dei principali testi del cosiddetto
secondo periodo, egli si accorge che non di tutto si pu`o chiedere che cos`e?, e che
questa domanda, tuttaltro che ingenua e neutrale, come del resto tutte le domande,
predetermina la risposta, impone dei presupposti che dirigono lintendere. La
detta domanda, per esempio, implica che il suo oggetto sia qualcosa di definibile
precisamente, qualcosa di cui si possano stabilire perfettamente i contorni, ma non
a tutto e non in tutte le circostanze, `e lecito un simile approccio.
Molto spesso la discussione di tale aporia si svolge cos`
. Prima si pone la
domanda: Che cos`e il tempo?. Questa domanda fa credere che quel che noi
cerchiamo sia una definizione. Erroneamente noi pensiamo che una definizione sia
ci`
o che eliminer`
a la difficolt`
a24 .
Wittgenstein muove questa stessa critica contro labuso della spiegazione causale;
ci`o mostra bene come egli si rivolga ad ogni orientamento epistemologico che voglia
presentarsi come il fondamentale, che pretenda di dire comunque lultima parola
nella conoscenza di qualcosa, e che, in questo senso, intenda, in ultima analisi,
imporre una razionalit`
a in grado di esaurire e risolvere completamente in se ogni
tipo di conoscenza, invece di presentarsi come uno strumento tra gli altri.
22 Cfr. Wittgenstein, op. cit., p. 39. Cfr. ibid., p. 5: Le domande: Che cos`
e la lunghezza?,
Che cos`
e il significato?, Che cos`
e il numero uno?etc., producono in noi un crampo mentale.
Noi sentiamo che non possiamo indicare qualcosa in risposta ad esse, eppure dobbiamo indicare
qualcosa. (Ci troviamo di fronte ad una delle grandi fonti di disorientamento filosofico: noi
cerchiamo una sostanza [substance ] in corrispondenza ad un sostantivo [substantive ]; un
sostantivo ci induce a trovare qualcosa corrispondente ad esso.)
23 Cfr. ibid., p. 30.
24 Cfr. ibid., p. 39.


138

Linguaggi, possibilit`a e concetti

La seduzione che esercita la prospettiva causale sta nel fatto che essa porta a
` ovvio - cos` doveva succedere. Mentre si dovrebbe pensare: pu`o essere
dire: E
andata cos`, oppure in molti altri modi25 .
Nelle Osservazioni sui colori, Wittgenstein, contrapponendosi ad ogni tipo di cristallizzazione delle possibilit`
a del vedere, afferma a pi`
u riprese che la fenomenologia
non c`e. Per`
o ci sono problemi fenomenologici26 .
Per sgomberare la ricerca filosofica dalla problematica dellessenza, al fine di
poter pensare una pluralit`a di prospettive, Wittgenstein sostiene che il ruolo che
la filosofia deve svolgere `e terapeutico. Il punto `e che Una delle cause principali
della malattia filosofica - una dieta unilaterale: nutriamo il nostro pensiero con un
solo tipo di esempi27 .
Wittgenstein cerca di superare latteggiamento filosofico proprio del concetto
chiuso, o pi`
u in generale latteggiamento filosofico per cui un metodo `e inteso come
limposizione di una razionalit`
a, assegnando, dunque, alla filosofia una funzione
terapeutica. Compito della filosofia `e chiarire il linguaggio; esso, infatti, manca
di perspicuit`a in quanto, appunto, nutriamo la nostra mente con un solo tipo di
esempi.
Non c`
e un metodo della filosofia, ma ci sono metodi; per cos` dire, differenti
terapie28 .
La presentazione perspicua29 `e il fine cui deve tendere il lavoro del filosofo,
vale a dire esso deve raggiungere una presentazione delluso del linguaggio tale da
ripulirlo dalla mitologia in esso presente. Un esempio pu`o esser fornito dallidea di
togliere dallinterpretazione del linguaggio categorie di tipo causalistico30 , laddove
siano indebitamente traslate dal campo dei processi fisici e meccanici, alla sfera del
simbolismo linguistico, e pi`
u in generale filosofico.
` importante sottolineare, a mio giudizio, come la polemica di Wittgenstein
E
non sia rivolta contro il concetto chiuso in senso stretto o contro il fatto che
si possano delimitare degli spazi chiusi di pensabilit`a, ma contro la pretesa che
esso sia lunico modo di giungere alla verit`a, ammesso e non concesso che ve ne
sia una. Per esprimermi nei termini usati nei paragrafi precedenti, ribadisco che
Wittgenstein si rivolge contro ogni metodo pensato come limposizione di una
razionalit`
a, come una serie di passi predeterminati da seguire meccanicamente per
raggiungere un obiettivo, come se fosse disponibile, o raggiungibile, un metodo o un
linguaggio aproblematici. A questo proposito, Wittgenstein usa immagini davvero
illuminanti: Il linguaggio ha pronte per tutti le stesse trappole: la straordinaria
rete di strade sbagliate ben tenute //praticabili//. Cos` vediamo una persona dopo

25 Cfr.

Ludwig Wittgenstein. Pensieri diversi. Adelphi: Milano, 2001, p. 77.


Ludwig Wittgenstein. Osservazioni sui colori. Torino: Einaudi, 1981, I, 53.
27 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 593.
28 Cfr. ibid., 133.
29 Traduco in questo modo
ubersichtliche Darstellung, mentre con Vorstellung intendo
rappresentazione.
30 Cfr. Wittgenstein, Libro blu e libro marrone, p. 203: tramite il processo di astrazione dalla
cosa proprio del che cosa, abbiamo la sensazione di poter dare ad unesperienza un nome senza
contemporaneamente impegnarci sul suo uso, e anzi senza alcuna intenzione dusarlo.
26 Cfr.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

139

laltra percorrere le stesse strade e gi`


a sappiamo dove uno girer`
a, dove proseguir`
a
dritto senza notare la deviazione, ecc.,ecc..31 .
Applicando questa citazione al tema del presente lavoro, si comprende la pericolosit`a filosofica, oltre che etica, di pensare un metodo, o intenderlo surrettiziamente,
come un modo di imporre una razionalit`
a, e come sia necessario rivolgersi ad una
pluralit`
a di prospettive.
In precedenza ho mostrato, a questo proposito, il modo in cui `e stato trattato
il problema non-lineare dei tre corpi fino a Poincare, proprio a causa di assunti
metodologici ed ontologici sulla natura e sulla sua conoscibilit`a, che conducono,
anchessi, alla necessit`
a di una `ubersichtliche Darstellung. La non-linearit`
a non pu`o
imporsi allattenzione degli scienziati, neanche subito dopo Poincare, a causa di un
determinato rapporto tra matematica e natura. Per Wittgenstein ci troveremmo
di fronte ad una situazione la cui analisi farebbe emergere confusioni grammaticali.
Il chiarimento di tali confusioni, per`o, non implica che la filosofia modifichi
la scienza o la natura. Questo `e un punto molto controverso del pensiero di
Wittgenstein, pertanto, prima di approfondire ulteriormente a cosa da luogo la
filosofia come terapia e al fine di evitare fraintendimenti, `e necessario chiarire il
rapporto tra filosofia e scienza. In questo senso, lesempio proposto ed il rimando ai
temi scientifici sviluppati nei capitoli precedenti, non possono far altro che agevolare
il lavoro.
` utile iniziare con un paio di passi delle Ricerche filosofiche:
E
La filosofia non pu`
o in nessun modo intaccare luso effettivo del linguaggio;
pu`
o, in definitiva, soltanto descriverlo.
Non pu`
o nemmeno fondarlo.
Lascia tutto com`
e.
Lascia anche la matematica com`
e, e nessuna scoperta matematica pu`
o farla
progredire32 .
Non `
e affare della filosofia risolvere la contraddizione per mezzo di una scoperta
matematica o logico-matematica; essa deve invece rendere perspicuo lo stato della
matematica che cinquieta, lo stato della matematica prima della soluzione della
contraddizione. (E con ci`
o non si esclude la difficolt`
a.) Il fatto fondamentale, qui, `
e
che noi fissiamo certe regole, una tecnica per un giuoco, e poi, quando seguiamo
regole, le cose non vanno come avevamo supposto. Che dunque cimpigliamo, per
cos` dire, nelle nostre stesse regole.
Questo impigliarsi nelle nostre regole `
e appunto ci`
o che vogliamo comprendere,
cio`
e, ci`
o di cui vogliamo ottenere una visione chiara. [. . . ]. Lo stato civile della
contraddizione, o il suo stato nel mondo civile: questo `
e il problema filosofico33 .

Da questi passi si evince che la filosofia non pu`o nulla sulla scienza. Essa,
infatti, lascia tutto com`e. Questo, per`o, non deve far pensare che il com`e sia
31 Cfr.

idem, The big typescript, p. 422.


idem, Ricerche filosofiche, 124. Considerazioni di questo tipo si trovano in molte altre
opere del filosofo austriaco, cfr. Ludwig Wittgenstein. Lezioni sui fondamenti della matematica.
Torino: Bollati Boringhieri, 2002.
33 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 125.
32 Cfr.

140

Linguaggi, possibilit`a e concetti

qualcosa di dato in modo chiaro e distinto34 . Al contrario la perspicuit`


a di ogni
singolo linguaggio `e la cosa meno data di tutte. Qui sinserisce proprio il tema della
filosofia come terapia. Seguendo ed approfondendo lesempio fisico appena proposto
`e possibile dissolvere ogni dubbio. Il filosofo non `e colui che pu`o dimostrare un
teorema per cui ogni tipo di equazione differenziale risulti solubile, ma, dati una
serie di crampi mentali e problemi in cui `e incappata lanalisi algebrica, il filosofo
pu`o giungere in generale ad una presentazione perspicua dei problemi matematici
nel linguaggio in cui sorgono, in modo tale che uno scienziato possa avere chiare
davanti a se35 delle direzioni in cui agire, proprio in base ad una chiarificazione dei
limiti del linguaggio in cui egli si muove. Per quanto riguarda luso delle equazioni
differenziali nellanalisi algebrica, un filosofo pu`o, per esempio, mettere in evidenza
che, nonostante si ritenga che matematica e natura coincidano, i conti non tornano,
e quindi egli pu`
o mettere in discussione la detta coincidenza. Egli pu`
o chiarire luso
e la sovrapposizione di matematica e natura individuando possibilit`a e limiti di
tali nozioni, chiarendo se si tratti di un uso o di un abuso. Il filosofo, cos` facendo,
propone un nuovo gioco per chiarire i limiti e le possibilit`a di quello precedente.
In base a ci`o lo scienziato prova a dimostrare se il problema `e risolvibile
nello spazio di pensabilit`a dellanalisi algebrica. Prendendo in considerazione il
nuovo gioco, compito dello scienziato sar`
a dimostrare la solubilit`
a delle equazioni
differenziali esclusivamente attraverso strumenti matematici36 . Il caso storico della
mancata dimostrazione di tutto ci`o mostra la necessit`a di aprire un nuovo spazio
di pensabilit`
a, in quanto bisogna poter pensare la non coincidenza di matematica
e natura o, per non volare troppo in alto, la non coincidenza di determinismo
e prevedibilit`a. Di qui, in questo caso specifico, il problema posto al filosofo `e
chiarire il corto circuito tra determinismo e prevedibilit`a. A questo proposito,
Wittgenstein `e illuminante quando, allinizio delle sue Lezioni sui fondamenti della
matematica, afferma: Mi limiter`
o a produrre altro fumo per mandar via quello
vecchio37 .
Nelle Ricerche filosofiche, Wittgenstein dedica un paragrafo al chiarimento dei
risultati della filosofia. I risultati della filosofia sono la scoperta di un qualche
schietto non-senso e di bernoccoli che lintelletto si `e fatto cozzando contro i
limiti del linguaggio. Essi, i bernoccoli, ci fanno comprendere il valore di quella
scoperta38 .
34 Se ci`
o che `
e dato `
e la forma di vita (cfr. ibid., p. 295), non per questo si `
e di fronte ad
unontologia fissa da cui partire per fondare teorie di qualsiasi tipo. In questo senso, ci`
o che
`
e dato `
e certamente la forma di vita, ma nel senso di pratiche da chiarire. Su questo punto si
vedano le critiche di Wittgenstein a Russel.
35 Cfr. ibid., 126: La filosofia si limita, appunto, a metterci tutto davanti, e non spiega e non
deduce nulla. - Poich
e tutto `
e l` in mostra, non neanche nulla da spiegare.
36 Lanalisi classica nasce, in parte, anche dallesigenza di fare ordine e chiarezza nel calcolo,
evitando le indebite intromissioni fisiche tipiche dellapproccio algebrico al calcolo. In questa
direzione, a mio parere, possono essere pensati lurgenza e linsorgere di teoremi di esistenza ed
unicit`
a di soluzioni. Questi teoremi sinscrivono nel gioco dellanalisi classica e lo strutturano.
Essa fa comunque riferimento a questioni filosofiche nuove rispetto alle precedenti.
37 Cfr. Wittgenstein, Lezioni sui fondamenti della matematica, p. 16.
38 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 119.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

141

La differenza principale tra lattivit`a del filosofo e quella dello scienziato, rispetto
ad un problema scientifico `e la seguente. Se, dunque, il filosofo scopre, rende
manifesto, lo scienziato inventa. Si parla a volte di scoperte matematiche.
Torner`o pi`
u volte su questo tema e cercher`o di far vedere che sarebbe molto meglio
parlare dinvenzioni matematiche39 .
Tutto ci`
o vale nel momento in cui bisogna risolvere un problema come quello
proposto. La filosofia, infatti, in questo contesto, sta prima della matematica.
La filosofia, per`o, per raggiungere la presentazione perspicua di un gioco, per
scoprire bernoccoli, produce altri giochi40 . La produzione filosofica si comprende
ricordando che per Wittgenstein i giochi linguistici sono termini di paragone e non
qualcosa di fisso in cui si deve costringere la realt`a.
I nostri chiari e semplici giochi linguistici non sono studi preparatori per una
futura regolamentazione del linguaggio, - non sono, per cos` dire, prime approssimazioni nelle quali non si tiene conto dellattrito e della resistenza dellaria. I
giochi linguistici sono piuttosto termini di paragone, intesi a gettar luce, attraverso
somiglianze e dissimiglianze, sullo stato del nostro linguaggio41 . Soltanto cos`,
infatti, possiamo evitare lillegittimit`
a o la vacuit`
a delle nostre asserzioni: prendendo
il modello per ci`
o che `
e: termine di paragone, - si potrebbe dire per un regolo - non
idea preconcetta, cui la realt`
a debba corrispondere. (Il dogmatismo in cui si cade
cos` facilmente facendo filosofia)42 .

A partire da problemi effettivi difficilmente risolvibili, la filosofia pu`o variare


le somiglianze di famiglia in modo da modificare uno spazio di pensabilit`a che
risulta troppo angusto. Per comprendere lenorme portata di una tale produzione
`e necessario comprendere in che modo devessere inteso il gioco linguistico. Prima,
per`
o, `e necessario approfondire meglio la terapia filosofica, sulla scorta di quanto
detto.
Lesempio fisico proposto pone, in questo senso, un problema davvero interessante. La questione generale `e la seguente: in che modo si pu`o giungere a qualcosa
come la non-linearit`a se non ne esiste la grammatica? Ammesso che il linguaggio
ed il suo uso siano qualcosa che precede luomo ed in cui `e addestrato, sembrerebbe
impossibile trovare una via di fuga.
La risposta di Wittgenstein si basa, a mio modo di vedere, proprio sulla sua
dissoluzione del concetto classico di linguaggio, inteso come un tutto monolitico ed
aproblematico.
Nei prossimi paragrafi mi soffermer`o su questo stimolante aspetto, per ora `e
necessario introdurre preliminarmente altri strumenti del pensiero di Wittgenstein,
che vanno comunque in questa direzione. Una via duscita pu`o essere indicata
puntando lattenzione sullimportanza della funzione terapeutica della filosofia.
/Gli uomini sono profondamente irretiti nelle confusioni filosofiche, cio`
e grammaticali. E liberarli presuppone che li si strappi alla straordinaria molteplicit`
a
39 Cfr.

idem, Lezioni sui fondamenti della matematica, p. 24.


comprendere un gioco bisogna produrre altri e/o confrontarlo con altri giochi prodotti o
gi`
a disponibili.
41 Cfr. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 130.
42 Cfr. ibid., 131.
40 Per

142

Linguaggi, possibilit`a e concetti

di vincoli nei quali sono incappati. Si deve, per cos` dire, riordinare lintero loro
linguaggio. - Ma questo linguaggio si `
e formato //`
e divenuto// cos` perch
e gli uomini
avevano - e hanno - la tendenza a pensare cos`. Per questo motivo, lo sradicamento
funziona solo con coloro che vivono in una istintiva rivolta contro //insoddisfazione
nei confronti del// il linguaggio43 .

Unadeguata terapia filosofica non deve far altro che chiarire luso effettivo delle
parole, mostrandone nello stesso tempo ladeguatezza per un determinato scopo,
tenendo fermo che ogni metodo, ogni modo di porre domande pu`
o essere valido e
` necessario insistere ancora su
non deve essere aprioristicamente messo al bando. E
questo punto. La filosofia, in qualit`
a di terapia, ha il compito di svincolare luomo
da immagini che costringono a pensare in un modo, anche e soprattutto laddove
queste non siano radicate in una forma di vita.
Il nostro linguaggio descrive anzitutto unimmagine. Ci`
o che si deve fare
dellimmagine, come applicarla, resta oscuro. Ma `
e chiaro che `
e questo che si deve
indagare, se si vuole comprendere il senso delle nostre asserzioni. Ma limmagine
sembra dispensarci da questo lavoro; essa indica gi`
a unapplicazione (completamente)
determinata. In questo modo limmagine simpadronisce di noi44 .

Il fatto di esser prigionieri di unimmagine che impedisce di comprendere


leffettivo uso e funzionamento del linguaggio45 ha due risvolti.
Da un lato si `e portati a pensare che la cosa sia vera nel senso da cui si d`
a
attraverso limmagine ed in essa; dallaltro, la stessa immagine, nella sua fissit`
a, nel
suo essere atemporalmente staccata da una pratica che in realt`a si evolve, si offre
come strumento sostanziale e generale per guardare il mondo. Ecco, dunque, che
attraverso lapprofondimento del linguaggio o meglio delle relazioni e dei rapporti
che lo costituiscono `e possibile giungere ad una presentazione perspicua.
Lapprofondimento del linguaggio conduce ad una messa in discussione dei
vincoli per i quali esistono relazioni semantiche ossificate ormai astratte dal tessuto
vivente. Questo vuol dire varie cose. Svincolarsi da un modo di vedere e/o pensare
vuol dire, innanzitutto, riconoscerne la parzialit`
a e la coerenza che lo legittima e
costituisce, in quanto basato su una pratica di vita, in quanto fa parte di un modo
di abitare il mondo.
La presentazione perspicua permette, nei termini del capitolo precedente, di
vedere i limiti dello spazio di pensabilit`
a che si radicano nelluso di una parola
o di un concetto. Cos` si chiariscono anche le possibilit`
a aperte nella dinamicit`a
chiusa che un concetto, di cui sono stati tracciati i confini, pu`o fornire. In questo
senso, affrontando un problema in un determinato contesto, `e possibile porre nuove
relazioni e nuovi rapporti, far comunicare parti del linguaggio o giochi che non erano
mai state accostate. ci`
o vuol dire che il linguaggio non `e qualcosa che sta prima
o al di fuori del mondo che cerca di descrivere. Questi aspetti conducono ad una
43 Cfr.

idem, The big typescript, p. 422.


Ludwig Wittgenstein. Ultimi scritti. La filosofia della psicologia. Roma-Bari: Laterza,
2004, 392.
45 Cfr. il commento di Gargani a questo passo nellintroduzione alledizione italiana di Cfr. ibid.,
p. xx.
44 Cfr.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

143

possibilit`a di aprire spazi di pensabilit`


a diversi, proprio in quanto possono emergere
problemi difficilmente pensabili dallinterno delleffettiva dinamicit`a chiusa che un
linguaggio, o meglio un gioco linguistico, pu`
o irrimediabilmente offrire.
46
Il dissodamento del linguaggio deve tendere ad eliminare ogni tipo di coazione,
ed indicare una direzione verso una molteplicit`
a di prospettive, non astratte, ma
radicate in esigenze ed in problemi reali ai quali si fa fatica a rispondere nei confini
di pensabilit`
a gi`a date e che, per tale ragione, pongono spesso il problema di pensare
nuove relazioni e nuovi rapporti, che sempre ed in parte veicolano47 implicitamente.
In questa direzione, oltrepassando il vincolo formale, Wittgenstein afferma che
molte parole non hanno un significato rigoroso. Ma questo non `
e un difetto.
Pensare che ci`o sia un difetto sarebbe come dire che la luce della mia lampada non
sia una luce vera e propria poiche non ha un confine netto48 .
Come mostra la citazione, non si tratta di rigettare completamente un modo
di pensare, quanto pi`
u di non assolutizzarlo; la luce della lampada resta una luce
vera e propria, nonostante non siano tracciabili confini netti in cui delimitarla.
Quello della luce della lampada `e un buon esempio per mostrare la necessit`a di un
metodo diverso da quello definitorio, in quanto questultimo si mostra carente in
certi ambiti.
Quello che propone Wittgenstein `e un radicale cambio di prospettiva, senza
per questo dover rigettare alcuno strumento conoscitivo. Questultimo punto
`e particolarmente importante, a mio giudizio, perche, come sottolinea lo stesso
Wittgenstein, non si tratta tanto di una questione dellintelletto quanto pi`
u di
volont`
a49 , di atteggiamento filosofico, del modo di guardare le cose.
A questo punto si aprirebbero molte questioni importanti del pensiero di
Wittgenstein, e non solo, tuttavia, per gli scopi del presente lavoro mi pare pi`
u
interessante approfondire e caratterizzare meglio la pluralit`
a che Wittgenstein
` il caso di riproporre
oppone alla prospettiva essenzialistica e/o fondazionalistica. E
il passo delle Ricerche filosofiche citato alla fine del capitolo precedente: Questa
molteplicit`a non `e qualcosa di fisso, di dato una volta per tutte; ma nuovi tipi di
linguaggio, nuovi giochi linguistici, come potremmo dire, sorgono e altri invecchiano
e vengono dimenticati50 .
A questo passo si pu`
o affiancare il seguente: Tutto ci`
o che la filosofia pu`o
fare `e distruggere idoli. E questo significa non crearne di nuovi - ad esempio,
nellassenza di un idolo51 .
Quanto detto rappresenta, dunque, il primo passo per poter guardare il mondo
e il linguaggio sapendo che questa attivit`
a avviene sempre da una particolare
prospettiva. Da tale prospettiva, si iniziano a scorgere quegli elementi per cui il
46 Cfr.

idem, The big typescript, p. 429.


nuovo, il problema dei tre corpi, cos` come tutta la discussione fatta intorno ad esso, vanno
proprio in questa direzione. Si veda il passo gi`
a citato: idem, Pensieri diversi, p. 77.
48 Cfr. idem, Libro blu e libro marrone, p. 40.
49 Cfr. idem, The big typescript, pp. 407-408.
50 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 23.
51 Cfr. idem, The big typescript, p. 413.
47 Di

144

Linguaggi, possibilit`a e concetti

concetto chiuso pu`


o svincolarsi dallessere pensato come il fine e la fine della ricerca
filosofico-scientifica, come ci`
o che `e in grado di risolvere in se la conoscenza.
Una tale molteplicit`a pu`o tuttavia apparire come un qualcosa di totalmente
astratto, come qualcosa che sta dietro e che fonda ogni determinato concetto chiuso.
Lultima citazione ammonisce proprio dal sostituire lassolutizzazione positiva di un
fondamento (Grund ) con lassolutizzazione negativa di una mancanza di fondamento
(Ab-Grund ). Finora, infatti, si `e rivendicata una necessit`a filosofica, e soprattutto
metodologica, che, per`o, `e necessario articolare. Per portare a termine questo
compito, non solo attraverso il pensiero di Wittgenstein, `e necessario soffermarsi
sulle somiglianze di famiglie e su quei punti in cui il filosofo austriaco si sofferma
sul tema del tracciare confini concettuali. In questo modo `e possibile aprire una
strada per concretizzare molteplicit`
a cui sono giunto.

5.3

Somiglianze e confini

Nei paragrafi precedenti ho posto in luce come la messa in discussione del concetto
come spazio chiuso dellessenza sia unesigenza profonda di Wittgenstein; il passo
successivo `e chiarire in che direzione vanno le idee innovative del pensatore austriaco,
riguardo il tema in questione.
Allimmagine del concetto, pensato come uno spazio chiuso da confini rigidi,
Wittgenstein sostituisce limmagine delle somiglianze di famiglia 52 . Il suo intento
`e di andare oltre i limiti della classica immagine spaziale del concetto in generale53 .
Per fare questo, Wittgenstein deve scontrarsi, prima di tutto, con un atteggiamento filosofico, per il quale definire il concetto di qualcosa vuol dire cercare
e trovare uno o pi`
u tratti comuni che costituiscono lessenza del cercato54 , o
che comunque tali da delimitare un insieme che possa valere universalmente e
atemporalmente.
Considera, ad esempio, i processi che chiamiamo giochi. Intendo giochi
da scacchiera, giochi di carte, giochi di palla, gare sportive, e via discorrendo. Che
cosa `
e comune a tutti questi giochi? - Non dire: Deve esserci qualcosa di comune
a tutti, altrimenti non si chiamerebbero giochi - ma guarda se ci sia qualcosa
di comune a tutti. - Infatti, se li osservi, non vedrai certamente qualche cosa che
sia comune a tutti, ma vedrai somiglianze, parentele, e anzi ne vedrai tutta una
serie. Come ho detto: non pensare, ma osserva! - Osserva, ad esempio, i giochi da
52 Gi`
a in ibid., 67 sgg e in Ludwig Wittgenstein. Osservazioni filosofiche. Torino: Einaudi,
1999, 65 sgg, Wittgenstein inizia a porre la questione se i concetti siano qualcosa di sfumato.
Ovviamente ancora non siamo giunti al paragrafo 71 delle Ricerche filosofiche, tuttavia, questi
accenni sembrano muovere in questa direzione.
53 Si tenga ben presente che andare oltre qualcosa vuol dire, nelleconomia del nostro discorso,
cercare nuove possibilit`
a, nuovi punti prospettici da affiancare a quelli esistenti, senza, dunque,
rinnegarli.
54 Decontestualizzando un passo del Big typescript, senza per questo stravolgerne il senso, si pu`
o
applicare la seguente citazione a quanto stiamo sostenendo: Cfr. Wittgenstein, The big typescript,
p. 407: Come ho detto sovente, la filosofia non mi porta a nessuna rinuncia, perch
e non mi vieto
di dire qualcosa, bens` abbandono una certa combinazione di parole come priva di senso. Ma in un
altro senso la filosofia esige una rinuncia , per`
o una rinuncia del sentimento, non dellintelletto.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

145

scacchiera, con le loro molteplici affinit`


a. Ora passa ai giochi di carte: qui trovi
molte corrispondenze con quelli della prima classe, ma molti tratti comuni sono
scomparsi, altri ne sono subentrati. Se ora passiamo ai giochi di palla, qualcosa
di comune si `
e conservato, ma molto `
e andato perduto. Sono tutti divertenti ?
Confronta il giuoco degli scacchi con quello della tria. Oppure c`
e dappertutto un
perdere e un vincere, o una competizione fra i giocatori? Pensa allora ai solitari. Nei
giochi con la palla c`
e vincere e perdere; ma quando un bambino getta la palla contro
un muro e la riacchiappa, questa caratteristica `
e sparita. Considera quale parte
abbiano abilit`
a e fortuna. E quanto sia differente labilit`
a negli scacchi da quella nel
tennis. Pensa ora ai girotondi: qui c`
e lelemento del divertimento, ma quanti degli
altri tratti caratteristici sono scomparsi cos` possiamo passare in rassegna molti altri
gruppi di giochi. Veder somiglianze emergere e sparire.
E il risultato di questo esame suona: Vediamo una rete complicata di somiglianze
che si sovrappongono a si incrociano a vicenda. Somiglianze in grande e in piccolo55 .

Wittgenstein intende affermare che una gran quantit`


a di sentieri a noi familiari
si dipartono da questa parola e conducono in tutte le direzioni56 .
A seconda delluso e del contesto particolare nel quale vengono usate una o
pi`
u parole, esse presentano diverse sfumature di significato che possono condurre
allimpossibilit`
a di definire in modo univoco la parola in questione.
Proprio qui sta il punto: attraverso la critica del detto atteggiamento filosofico
Wittgenstein riesce, in parte, ad aprire un nuovo spazio allinterno del quale pensare
nuovamente la possibilit`
a e la nozione di concetto.
Nella contrapposizione tra concetti chiusi a concetti aperti, tuttavia, si
perde il lato costruttivo, operativo, che ledificazione di un concetto ha, ad esempio,
in Wittgenstein, e che, come sta emergendo, non va verso una loro netta opposizione.
Infatti, la sua critica non si rivolge al fatto che possano essere rigidamente delimitati
dei concetti, ma contro il fatto che si debba agire comunque e sempre in questo
modo57 . Per questo motivo mi pare fondamentale insistere sul fatto che la critica
di Wittgenstein del concetto chiuso abbia come ultimo obiettivo la rivalutazione e
la rilettura della possibilit`
a.
Nella sua prospettiva, non si tratta di ri conoscere linee di confine preesistenti
che delimitano un concetto, ma di costruire, di tracciare linee, e cos` lasciare
aperte delle zone, al limite, impossibili da circoscrivere58 , zone alle quali non si pu`o
imporre astrattamente una razionalit`a tale da predeterminare completamente ed
atemporalmente lo spettro dei possibili usi di un concetto.
` vero che posso imporre rigidi confini
Le cose non stanno necessariamente cos`. E
al concetto di numero, posso cio`
e usare la parola numero per designare un
concetto rigidamente delimitato; ma posso anche usarla in modo che lestensione
55 Cfr.

idem, Ricerche filosofiche, 66.


ibid., 525.
57 Cfr. Ludwig Wittgenstein. Causa ed effetto, seguito da Lezioni sulla libert`
a del volere. Torino:
Einaudi, 2006, p. 12: (Non sarebbe del tutto insensato dire che la filosofia `
e la grammatica delle
parole dovere e potere, poich
e cos` essa mostra che cos`
e a priori e cosa a posteriori).
58 Naturalmente questi sono esempi limite, al loro interno c`
e una molteplicit`
a di casi ed
applicazioni intermedie.
56 Cfr.

146

Linguaggi, possibilit`a e concetti

del concetto non sia racchiusa da alcun confine. E proprio cos` usiamo la parola
giuoco59 .

Wittgenstein stesso insiste spesso sul fatto che quanto da lui affermato si muove
nella direzione della possibilit`
a.
Nelle Ricerche filosofiche Wittgenstein si esprime cos`: Innumerevoli tipi
differenti dimpiego di tutto ci`o che chiamiamo segni, parole, proposizioni.
E questa molteplicit`
a non `e qualcosa di fisso, di dato una volta per tutte60 .
Le somiglianze di famiglia sono elementi attraverso i quali le parole si mostrano
collegate in una pluralit`
a di reti semantiche, le quali strutturano una molteplicit`a di
giochi linguistici. Ogni gioco, pur essendo un gioco, non identifica un unico61 tratto
comune fondamentale, ma mette in primo piano una o pi`
u somiglianze lasciandone
sullo sfondo o non considerandone altre che, comunque, non costituiscono in maniera
qualitativamente 62 differente il concetto di qualcosa.
Pensa agli strumenti che si trovano in una cassetta di utensili: c`
e un martello,
una tenaglia, una sega, un cacciavite, un metro un pentolino per la colla, la colla,
chiodi e viti. - Quanto differenti sono le funzioni di questi oggetti, tanto differenti
sono le funzioni delle parole63 .
Il punto centrale del discorso `e che non `e una necessit`
a logica, o di altro genere,
a permetterci di tracciare una linea in un luogo piuttosto che in un altro, perche,
rifiutando ogni illusione dovuta alla pretesa della possibilit`a di un approccio puro
o di una conoscenza pura di un qualsiasi significato, ci si trova situati in un
contesto, dal quale, e solo dal quale `e possibile porre domande64 , o cogliere nuove
relazioni tra gli oggetti65 .
In questa direzione, i concetti non sono pensati solo come il punto di partenza
o il punto di arrivo della conoscenza, poiche legare delle somiglianze di famiglia
vuol dire, prima di tutto, aprire un nuovo spazio di possibilit`a e riconoscerlo come
tale, senza per questo identificarne necessariamente tutti i suoi aspetti. Ognuno di
essi va, infatti, costruito in quanto prossimo ad un modo di abitare il mondo. Ci`
o
mostra il fatto che un insieme di determinate possibilit`a sono tali a partire da una
forma di vita, ma non per questo sono in grado di risolverla. In questo senso, la
forma di vita `e qualcosa che legittima e, nello stesso tempo, eccede il tracciamento
di un confine concettuale. Non `e, infatti, detto che allinterno di un confine, che
individua unidentit`a, siano pensabili tutti i giochi possibili. Un esempio di quanto
sto dicendo `e dato dal gi`
a citato paragrafo 66 delle Ricerche filosofiche. Il concetto
59 Cfr.

Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 68.


ibid., 23.
61 Ovviamente lo stesso vale nel caso di una serie unica di tratti.
62 Con questo avverbio mi riferisco al fatto che privilegiare delle somiglianze rispetto ad altre
non implica che si possa giungere nelle conoscenze a distinzioni come quella tra conoscenza dei
elementi essenziali ed accidentali.
63 Cfr. Wittgenstein, op. cit., 11.
64 Le forme di vita sono il nostro stesso poter domandare.
65 Il perch
e ed il come, che determinano delle scelte, fanno emergere lo sfondo etico proprio
del tracciare linee di confine. Nonostante ci`
o, in questo lavoro, per ovvie ragioni terr`
o da parte le
questioni etiche per rimanere sul terreno dello spazio del concetto.
60 Cfr.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

147

di gioco si trova implicato in situazioni cos` diverse, che non `e possibile chiudere il
suo spazio attraverso lindividuazione di un solo tratto comune a tutti i giochi
presi in questione, e che sia qualitativamente differente dagli altri possibili.
. . . ma vedrai somiglianze, parentele, e anzi ne vedrai tutta una serie. Come ho
detto: non pensare, ma osserva! - Osserva, ad esempio, i giochi da scacchiera, con le
loro molteplici affinit`
a. Ora passa ai giochi di carte: qui trovi molte corrispondenze
con quelli della prima classe, ma molti tratti comuni sono scomparsi, altri ne sono
subentrati66 .

Il concetto `e sempre contestuale allindividuazione di somiglianze, per questo


esso non si erge mai oltre e/o al di sopra del reale con la presunzione di fondarlo,
ma rimane collegato strettamente al contesto duso che lo caratterizza, e si evolve
con esso67 .
Il concetto di qualcosa `e pertanto uno strumento che, di volta in volta, permette
di cogliere delle differenze. Il tratto comune con cui lo si dovrebbe identificare viene
contestualizzato rompendo il vincolo contenutistico, e messo in discussione in quanto
tale, rompendo il vincolo formale, unica via per ripensare la possibilit`a. A partire
dalle stesse condizioni iniziali, infatti, non bisogna presupporre indebitamente di
ottenere gli stessi esiti, presupponendo un nesso di qualsiasi tipo che vincoli la
possibilit`a ad un determinato spettro. Ma qui dobbiamo guardarci dal credere
che, corrispondentemente alla natura del caso, esista una totalit`
a di tutte le
condizioni (per esempio, del camminare) cos` che quando tutte queste condizioni
siano soddisfatte egli, per cos` dire, non possa far altro che camminare68 .
Che la forma di vita ecceda il tracciamento di un confine, non significa solo che
sono disponibili altre possibilit`a, ma anche che, rispetto a qualcosa di specifico,
confini diversi sono contemporaneamente presenti, proprio perche, nello stesso
tempo, davanti ad una stessa situazione, non c`e alcun tipo di necessit`
a assoluta
che costringa a costruire un concetto in un modo piuttosto che in un altro.
Se si focalizza lattenzione sui confini di un gioco o di una parola, oltre a
zone aperte, notiamo che oltre che pensare i confini come linee, potremmo (e non
dovremmo) pensare a zone di confine nelle quali non c`e una chiara distinzione
tra il dentro e il fuori, nelle quali vige pi`
u di una giurisdizione69 .
Molte zone di confine di un gioco si sovrappongono a quelle di un altro gioco,
ma escludono somiglianze che il primo gioco pu`o avere con un terzo preso in
considerazione, e cos` via.
Confronta il giuoco degli scacchi con quello della tria. Oppure c`
e dappertutto
un perdere e un vincere, o una competizione fra i giocatori? Pensa allora ai solitari.
Nei giochi con la palla c`e vincere e perdere; ma quando un bambino getta la palla
contro un muro e la riacchiappa, questa caratteristica `e sparita70 .
66 Cfr.

Wittgenstein, op. cit., 66.


questa prospettiva, la Darstellung di Wittgenstein si oppone al significato che Vorstellung
ha assunto nella filosofia moderna, soprattutto a partire da Kant.
68 Cfr. Wittgenstein, op. cit., 183.
69 Un buon esempio `
e proprio la gi`
a proposta immagine wittgensteiniana della lampada.
70 Cfr. Wittgenstein, op. cit., 66.
67 Da

148

Linguaggi, possibilit`a e concetti

Quelle che ho chiamato zone di confine sono un esempio di come Wittgenstein


cerchi di salvaguardare uno spazio logico alla possibilit`
a; al loro interno, infatti, si
possono compiere azioni che deformano lo spazio di pensabilit`a dandogli una nuova
direzione ed una nuova configurazione, in base proprio alla messa in relazione di
somiglianze diverse.
Questo discorso vale anche nel momento in cui si pone attenzione a quelle zone
di confine nelle quali non vige alcuna giurisdizione, nelle quali lintersezione tra
due o pi`
u giochi produce un insieme vuoto. Innanzitutto, avere a disposizione una
simile caratterizzazione vuol dire poterlo pensare come un problema. In secondo
luogo, si tratta di conquistare nuove prospettive che consistono nel far emergere o
nel costruire o nellavvicinare diverse e/o nuove relazioni o rapporti, ad esempio
attraverso il cambio della risoluzione con la quale `e affrontato un problema71 .
In questo caso si tratta di far interagire giochi o elementi di giochi che non sono
mai stati posti in relazione. In tal senso, rimane valida, a mio modo di vedere, la
possibilit`a di modificare i confini o di introdurne di nuovi, laddove se ne riscontri la
necessit`a effettiva, e cio`e radicata in problemi concreti, per i quali una tale inedita
interazione pu`
o essere una soluzione.
In questa prospettiva, non `e neanche detto che i confini debbano avere una
dimensione intera, in quanto essa pu`o essere benissimo frazionaria o, ancora,
variare a seconda del modo in cui si considera un problema. Fuor di metafora,
lapprofondimento e la chiarificazione, anche attraverso il confronto, di possibilit`a e
limiti di un concetto possono rivelare elementi (somiglianze) inattesi, tali da ridurre
sempre pi`
u lintersezione vuota tra due giochi.
In generale, in ogni contesto, data una dinamicit`a chiusa e riscontrata una forte
limitazione riguardo la soluzione di un problema, `e sempre possibile modificare lo
spazio di pensabilit`
a nella direzione che il problema stesso indica. In questo senso,
non si tratta solo di privilegiare certe somiglianze, ma anche il modo di metterle
insieme72 . Per far ci`o `e spesso necessario mettere in relazione, o in rapporto,
elementi che non sono mai stati accostati; inoltre, in base a quanto detto sulla
relazione non `e necessario doverne controllare gli esiti, fino al punto di giungere alla
necessit`a di rivedere gli stessi termini in cui il problema `e stato posto inizialmente.
Si tratta, in altri termini, di comprendere che non sempre la coerenza in base alla
quale sono stati tracciati dei confini concettuali `e in grado di risolvere al suo interno
ogni tipo di problema. Come mostrer`o alla fine di questo lavoro, `e proprio la
costruzione di una coerenza che permette di risolvere un problema nuovo, in modo
da poter gettare una nuova luce, da ordinare in maniera diversa le conoscenze73 .
71 Il riferimento `
e ai passi di Mandelbrot riportati nel terzo capitolo. La questione `
e che se sono
non solo possibili, ma anche contemporaneamente presenti due modi di vedere una stessa cosa,
attraverso gli strumenti che il pensiero di Wittgenstein offre, risulta abbastanza agevole pensare
modi in cui posizioni diverse possano essere produttivamente confrontate.
72 In questo modo `
e possibile non rimanere confinati nei due vincoli.
73 Io ritengo che pensare, in generale, qualcosa di nuovo non voglia dire far riferimento a
qualcosa di assolutamente staccato da ogni riferimento ad un contesto e ad un problema. Pensare
diversamente mi sembra un modo astratto e tendenzialmente sterile di affrontare i problemi, non
solo filosofici. Come detto su tali questioni mi dilungher`
o alla fine del presente lavoro.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

149

Da quanto detto traspare come le diverse tipologie di giochi siano individuabili


a partire da altrettanto diverse tipologie di intersezioni tra i giochi, dovute a punti
di vista diversi attraverso i quali possono essere considerati. Ogni punto di vista
non rappresenta, ma `e una possibilit`a diversa che corrisponde allatto di tracciare
confini per uno scopo, senza che questo significhi chiudere definitivamente lo spazio
della possibilit`
a.
Non conosciamo i confini perch
e non sono tracciati. Come s`e detto, possiamo
- per uno scopo particolare - tracciare un confine. Ma con ci`o solo rendiamo il
concetto utilizzabile? Niente affatto! Tranne che per questo scopo particolare74 .
Le citazioni e la discussione riguardo il tracciare un confine e la discussione
sulle somiglianze di famiglia, sono degli elementi importanti per pensare diversamente il concetto chiuso. Esso non si presenta pi`
u come il fine e la fine della
ricerca scientifica o filosofica, non `e pi`
u caricato del significato epistemologico ed
ontologico emerso nel capitolo precedente. Ancora, non esiste pi`
u un metodo in
grado di cogliere lessenza di qualcosa, proprio perche qualcosa come lessenza `e
dissolta a favore della possibilit`a e dellapertura di spazi di pensabilit`a diversi,
allinterno dei quali si pu`o porre la questione dellessenza. Wittgenstein afferma
che lessenza `e espressa nella grammatica75 . Che tipo di oggetto una cosa sia:
questo dice la grammatica. (Teologia come grammatica)76 .
Lessenza ha un ruolo completamente differente da quello che aveva in precedenza.
Essa `e relativa al linguaggio nel quale si colloca. Dopo il percorso fatto sin qui si
pu`
o comprendere bene come queste citazioni condensino in loro il superamento del
vincolo contenutistico e di quello formale.
Assieme allessenza, anche il concetto chiuso subisce un forte decentramento:
da luogo dellidentit`a diventa luogo delle differenze, anche e non solo contemporaneamente presenti.
Esso mantiene un importante funzione conoscitiva, ma in un contesto filosofico
completamente diverso. Attraverso il concetto chiuso non si delimita pi`
u uno spazio
dellessenza da uno spazio degli accidenti, in modo da esaurire ogni aspetto di
ci`
o che `e in tal modo conosciuto. Tracciare una linea di confine vuol dire, invece,
mettere in risalto un aspetto particolare, mantenendo costantemente elementi
residuali , che possono essere a loro volta chiusi in confini concettuali, tali da
privilegiare una determinata somiglianza piuttosto che unaltra, tali, in altri termini,
da ordinare lo spazio concettuale in una determinata maniera77 .
In questo senso, si possono pensare i legami interni tra determinati giochi come
relazione e/o rapporto. Allinterno di un gioco `e possibile predeterminare a priori
una dinamicit`a chiusa, senza con ci`o, aver a che fare con il problema dellessenza.
Nello stesso contesto possono darsi relazioni, in base alle quali possono emergere
elementi inediti, tali da poter guardare qualcosa al di l`a di una dinamicit`a chiusa.
74 Cfr.

Wittgenstein, PU, 69.


Wittgenstein, op. cit., 371.
76 Cfr. ibid., 371.
77 Cfr. ibid., p. 287: Molte cose possono dirsi intorno a una sottile distinzione estetica - questo
`
e importante.
75 Cfr.

150

Linguaggi, possibilit`a e concetti

Un esempio tratto dagli scacchi, un gioco di cui si serve lo stesso Wittgenstein, `e


utile per chiarire questo punto. In una partita di scacchi sono possibili indefiniti e
non predeterminabili sviluppi, tuttavia in molti casi, a seconda delle circostanze,
possono aver luogo combinazioni forzate, vale a dire qualcosa di completamente
prevedibile a priori.
Non essendo pi`
u il fine e la fine della conoscenza di qualcosa, il concetto chiuso
pu`
o solo illuminare un aspetto di qualcosa, una determinata direzione, lasciando
irrimediabilmente inespressi modi di relazione e possibilit`
a, ma comunque pensabili,
dato il suo depotenziamento epistemologico ed ontologico.
Attraverso il concetto chiuso non si fa altro che sottrarre alcuni aspetti per rendere qualcosa utilizzabile. Esso, dunque, non ha pi`
u alcuna pretesa di completezza,
ne di atemporalit`
a e ne di oggettivit`
a, se non in uno spazio di pensabilit`a in cui
questi concetti giochino un qualche ruolo.
Esso non fa riferimento ad una totalit`
a, ma ad una generalit`
a di aspetti non
pi`
u atemporalmente essenziali, ad un ordinamento specifico nel quale trova senso.
Per chiarire meglio questo aspetto, `e necessario restare ancora sul pensiero di
Wittgenstein. Ci sono, infatti, ancora un paio di questioni da chiarire. Entrambe
riguardano la dissoluzione del linguaggio inteso come un qualcosa di monolitico ed
aproblematico. La prima si riferisce allidea che non esiste un linguaggio puro ed
originario, avulso da una forma di vita, cui dovrebbe giungere la terapia filosofica;
la seconda si riferisce al fatto che, attraverso il chiarimento delluso del linguaggio
non si arriva a costruire un linguaggio perfetto, il cui concetto possegga dei
confini immodificabili. In sostanza si tratta di mostrare, in negativo, che ne si
parte o riscopre ne si giunge a costruire un linguaggio che sia una totalit`a assoluta
ed autoreferente, ed in positivo, che si pu`o giungere ad una generalit`a di aspetti
che costituiscono un ordine possibile.
Dopo aver approfondito il passaggio dal Linguaggio ai giochi di linguaggio, sar`a
possibile recuperare, conclusivamente, le nozioni di relazione e rapporto.

5.4

Dal Linguaggio ai giochi di linguaggio

In questo paragrafo cercher`


o di chiarire come sintrecciano i giochi linguistici e
le forme di vita, interpretando pi`
u da vicino alcuni passi di Wittgenstein. Il fine
consister`a nellapprofondimento di alcuni strumenti concettuali tali da poter essere
applicati ai concetti di relazione e rapporto.
Da quanto detto sin qui le prime domande che si pongono sono le seguenti: in
base a che cosa si tracciano le linee? Ha senso chiedersi se esiste qualcosa come una
linea prima o originaria, o se si pu`o parlare di un primo spazio di pensabilit`a
originario? Il problema `e, in altri termini, il seguente. Dato che la filosofia ha
un compito terapeutico, nei due sensi individuati, `e lecito pensare che, una volta
chiarito il linguaggio, si possa giungere a vederlo in trasparenza in modo tale che
esso non presenti pi`
u alcun tipo di problema?

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

151

Attraverso la discussione delle somiglianze di famiglia e dei giochi di linguaggio


`e emersa unintrinseca regionalit`
a del linguaggio il quale, lungi dallessere un tutto
aproblematico, si trova dissolto in una molteplicit`
a di giochi, strutturati ciascuno
da diverse somiglianze. Detto ci`
o, ancora, esiste una struttura fondamentale e/o
nascosta del linguaggio che tiene insieme i giochi?
In base a quanto detto nel capitolo precedente, si pu`o gi`a dire che parlare
di una pluralit`a di regioni del linguaggio, o di una pluralit`
a allinterno di una
stessa regione, non vuol dire abbandonare il pensiero ad un astratto relativismo
indifferenziato.
Il dire: Questa combinazione di parole non ha senso, esclude la combinazione
dal dominio del linguaggio, e con ci`
o delimita la regione del linguaggio. Ma quando
si traccia un confine si possono avere diverse e svariate ragioni. Se delimito unarea
con una siepe, con una linea, o in qualche altro modo, ci`
o pu`
o avere lo scopo di non
far entrare o di non far uscire qualcuno; ma pu`
o far parte anche di un giuoco nel
quale i giocatori debbano, per esempio, saltar oltre il confine; oppure pu`
o indicare
dove termina la propriet`
a di una persona e ha inizio quella di unaltra, ecc. Perci`
o,
tracciando un confine, non si dice ancora perch
e lo si traccia78 .
Cos`, dunque, tu dici che `
e la concordanza fra gli uomini a decidere che cosa
`
e vero e che cosa `
e falso! - Vero e falso `
e ci`
o che gli uomini dicono; e nel linguaggio
gli uomini concordano. E questa non `
e una concordanza delle opinioni, ma della
forma di vita79 .

Per quanto riguarda, invece, il problema dellindividuazione di un elemento


primo, in senso essenziale, esso si dissolve80 nel momento stesso in cui si pone, in
base alle seguenti argomentazioni.
Wittgenstein afferma che ci`o che si deve accettare, il dato, sono - potremmo
dire - forme di vita 81 .
Si tratta ora di capire come pensare questo dato. Va subito detto che nella
citazione il termine dato fa riferimento al fatto che, in generale, la conoscenza
non si configura nella forma di un soggetto che si rappresenta il mondo che gli
sta di fronte e da cui `e astratto, come se si potesse, per cos` dire, tirarsi fuori dal
mondo. Il soggetto conoscente, dunque, non si trova prima del mondo che intende
conoscere. Esso esiste solo e soltanto in un mondo, in un linguaggio particolare,
strutturato a partire da una serie di pratiche, abitudini ed usi che ne costituiscono
la forma di vita. Questa situazione, per la quale ciascuno sinserisce in un mondo
gi`a esistente, `e dato, `e forma di vita. In base a quanto detto nel paragrafo
precedente, sono proprio gli usi, le abitudini di una forma di vita che hanno bisogno
di una chiarificazione filosofica, in quanto, essendo qualcosa che precede ed in cui
prende forma la conoscenza di qualcosa, necessitano a loro volta di essere presentati
perspicuamente per i motivi detti.
78 Cfr.

ibid., 499.
ibid., 241.
80 Uso questo termine nel senso di Wittgenstein, Cfr. idem, The big typescript, 86-93.
81 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, p. 295. Il tedesco `
e: Das Hinzunehmende, Gegebene - k
onnte
man sagen - seien Lebensformen.
79 Cfr.

152

Linguaggi, possibilit`a e concetti

Dovendo fornire una Darstellung, e non una Vorstellung, si tratta di soffermarsi


su come `e una forma di vita, piuttosto che cercare necessariamente di definirla,
di riproporre la domanda che cos`e?82 .
Il problema filosofico sta nel fatto che si cerca necessariamente di spiegare,
di inscrivere un fenomeno originario83 allinterno di una serie di nessi causali,
quando invece sarebbe opportuno guardare ci`o che si d`a. Si tratta di presentare
e fare i conti, innanzitutto, con il fatto che si `e gi`a sempre allinterno di una
forma di vita, alla quale e attraverso la quale, sin dalla nascita, si `e, per cos` dire,
addestrati.
Pi`
u precisamente, non si entra in una forma di vita, ma si `e (in) una forma
di vita in quanto ci si trova ad interagire con gli altri e col mondo, nel mondo.
Nellavere comunicazione con gli altri, nelluso delle parole che caratterizza ogni
forma di vita, `e gi`
a espresso il dato del gioco (della cultura) che si sta giocando.
` dunque, un fatto che si usano in una certa maniera le parole, ma non per
E,
questo esso `e chiaro, o meglio perspicuo. La filosofia, secondo Wittgenstein,
non pu`o trarre conseguenze, non pu`o astrarsi dalla vita per dare un significato
concettuale e assoluto alle parole, ma pu`o solo mostrarne luso, pu`o arrivare fino
ad un punto nel quale deve arrestarsi e dire: agisco cos`84 . Ogni forma di vita
presenta confini gi`a sempre tracciati. Ogni linea che viene tracciata lo `e in base
alle esigenze della cangiante matrice antropologica, specchio del modo in cui una
comunit`
a abita il mondo 85 .
La forma di vita, in questo senso, colora gi`a sempre di una particolare tonalit`
a
ci`o che vediamo, propone gi`a delle relazioni interne tra gli oggetti, senza che sia
neanche postulabile un oltre puro o originario, che sia logicamente prima delluso
del linguaggio, e che possa definire questultimo in modo assoluto.
La forma di vita, il fatto che una parola, un concetto ecc. . . abbiano sempre un
particolare uso, sono, dunque, indici di unarbitrariet`a senzaltro presente, anche
se eticamente situata e non astratta. Ogni forma di vita, essendo una pratica, in
quanto tale ha, o meglio `e, una tonalit`a etica. Nonostante letica in Wittgenstein sia
una questione molto dibattuta ed estremamente interessante, non `e direttamente
su di essa che intendo concentrare la mia attenzione.
Sulle forme di vita si struttura uno spazio di pensabilit`
a nel quale prendono
forma relazioni e rapporti che a loro volta informano un campo di possibilit`
a. Il
linguaggio con cui si ha cos` a che fare poggia, in definitiva su un agire, per cui,
82 In questo caso, si pone di nuovo una questione di pertinenza senza con ci`
o mettere
astrattamente al bando un metodo in quanto tale.
83 Cfr. Wittgenstein, op. cit., 654-655: Il nostro errore consiste nel cercare una spiegazione
dove invece dovremmo vedere questo fatto come un fenomeno originario. Cio`
e, dove invece
dovremmo dire: si gioca questo gioco linguistico. Non si tratta di spiegare un gioco linguistico
per mezzo delle nostre esperienze, ma di prendere atto di un gioco linguistico.
84 Cfr. idem, Pensieri diversi, p. 67: Lorigine e la forma primitiva del gioco linguistico `
e una
reazione: solo sulla base di questa possono crescere le forme pi`
u complicate. Il linguaggio - direi `
e un affinamento, in principio era lazione. Cfr. ibid., p. 93: Le parole sono azioni.
85 Affermare la possibilit`
a di un soggetto avulso da un contesto ed in grado di tracciare linee
vorrebbe dire cadere nel cosiddetto linguaggio privato, nonch
e creare idoli.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

153

quando si vuole chiarire luso del linguaggio, non si resta vincolati ad un livello
linguistico, ma si passa ad un livello prassiologico di analisi. Ma la fondazione, la
giustificazione delle prove, arrivano ad un termine. - Il termine, per`o, non consiste
nel fatto che certe proposizioni ci saltano immediatamente agli occhi come vere,
e dunque in una specie di vedere da parte nostra, ma `e il nostro agire che sta a
fondamento del gioco linguistico86 .
Un simile stato di cose si comprende se si ammette che lagire ecceda il linguaggio
in cui si colloca87 ; questultimo, in altri termini, non `e in grado di risolvere
completamente una forma di vita.
Come visto, proprio lapprofondimento di un tale spazio, composto anche di
relazioni non predeterminabili nella loro globalit`
a, pu`o portare ad una presentazione
perspicua ed individuare qualcosa di ulteriore rispetto al dato spazio di pensabilit`a88 .
Allinterno di questa problematica si comprende:
Puoi pensare ora a questo ora a quello; puoi considerarlo una volta come
questa cosa unaltra come questaltra, e allora lo vedrai ora in questo modo ora in
questaltro. - In che modo, allora? Non esiste nessuna ulteriore determinazione.
Ma come `
e possibile che si veda una cosa conformemente a uninterpretazione? La domanda presenta la faccenda come un fatto strano; come se qui fosse stato
costretto in una forma che, propriamente, non gli si adatta. Ma qui nessuno ha
spinto, o forzato nulla89 .
Molte cose possono dirsi intorno a una sottile distinzione estetica - questo `
e
importante90 .

Lindividuazione di sottili distinzioni estetiche, in grado di indicare qualcosa di


ulteriore rispetto al gioco che si sta giocando, poggia proprio su questultimo, sul
fatto che si presuppongono alcune pratiche che, pur delimitando una dinamicit`a
chiusa, non ne predeterminano necessariamente a priori gli esiti delle relazioni. Non
si tratta solo di possibilit`a reciprocamente esclusive, poiche in una dinamicit`
a chiusa,
a sua volta interna ad una forma di vita, sono contemporaneamente presenti ed
attuate pi`
u possibilit`a. Se, dunque, la forma di vita permette di vedere in una certa
tonalit`a, sono comunque contemporaneamente presenti ed attuate molteplici sottili
sfumature di colore. Una relazione pu`o produrre esiti diversi, non necessariamente
riconducibili ad un nesso proporzionale e diretto tra causa ed effetto. Su questi
argomenti torner`o nel prossimo capitolo, per ora bisogna seguire una strada parallela
al fine di evitare fraintendimenti.
Tornando alla forma di vita ed al contesto linguistico regionale, `e necessario
insistere ancora su alcuni aspetti che permettono di comprendere meglio la forma
di vita, intesa come modo di abitare il mondo.
86 Cfr.

Ludwig Wittgenstein. Della certezza. Torino: Einaudi, 2002, 204.


`
e uno dei punti fondamentali di questo lavoro, su cui ritorner`
o alla fine.
88 Come si vedr`
a, sebbene la forma di vita sia il termine della catena delle spiegazioni, il contesto
dal quale si pone la necessit`
a di una spiegazione `
e linguistico. Solo da un siffatto contesto `
e
possibile tornare ad una prassi.
89 Cfr. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 264.
90 Cfr. ibid., 287.
87 Questo

154

Linguaggi, possibilit`a e concetti

Con le parole Supponiamo che io creda? tu presupponi gi`


a tutta quanta
la grammatica della parola credere, luso ordinario che ben conosci.[. . . ]. Se
limpiego di credere non ti fosse gi`
a familiare non sapresti affatto che cosa assumi
qui (cio`
e, per esempio, che cosa segua da unassunzione del genere)91 ; lo svolgimento
del nostro gioco linguistico riposa sempre su una tacita presupposizione92 .

Si presenta qui un rapporto fondamentale nella forma di vita tra familiarit`a


ed estraneit`a: per poter porre una qualsiasi questione, devo gi`a sapermi muovere
in un ambito familiare, nelle istituzioni93 , nella grammatica del mio linguaggio.
Lambito familiare `e formato da quelle relazioni interne fra le parole che colorano
un dato modo di vedere: non si percepiscono semplicemente forme e/o colori ma
direttamente un aspetto, secondo il mondo in cui ci si trova, poiche non `e il vedere
che appare colorato, ma direttamente gli oggetti.
Ora, concependo le relazioni interne del linguaggio in cui ci si trova, ci si pu`
o
rapportare a delle possibilit`a inscritte in un dominio duso di certi concetti, che si
inscrivono una dinamicit`a chiusa. Lapprofondimento o il chiarimento di un tale
spazio chiuso e linguistico dato permette, come visto, di modificarne i confini, visto
che non `e lo spazio chiuso di pensabilit`a che legittima le pratiche di vita, ma il
contrario94 .
Questa caratterizzazione delle forme di vita mostra di nuovo il fatto che le
regole della grammatica del linguaggio non hanno uno statuto fondativo, esse si
limitano a raccogliere e ad esprimere95 le applicazioni, la forma di vita in quanto
espressa in un uso che `e una prassi96 effettiva, senza la quale non avrebbero senso.
Nellargomento contro il linguaggio privato `e espresso in maniera forte il fatto
che il linguaggio `e una prassi ed una forma di vita condivise: Al trapasso privato
da ci`o che vedo alla parola non potrei applicare nessuna regola. Qui le regole sono
davvero sospese nel vuoto; perche manca listituzione della loro applicazione97 .
Chi volesse creare un linguaggio privato non riuscirebbe a caratterizzarne i
significati se non in maniera irrimediabilmente dipendente da quello proprio della
forma di vita in cui si trova98 , altrimenti neanche si potrebbe parlare di linguaggio,
ma ci si troverebbe davanti a scorrettezze grammaticali.
91 Cfr.

ibid., p. 253.
ibid., p. 238.
93 Wittgenstein pone spesso laccento sul termine istituzione, esso infatti offre la possibilit`
a
di evidenziare lo stretto legame con la tematica che lega insieme da una parte familiarit`
a ed
estraneit`
a, e dallaltra i giochi linguistici: Seguire una regola, fare una comunicazione, dare un
ordine, giocare una partita a scacchi sono abitudini (usi, istituzioni) (Cfr. ibid., 199).
94 Cfr. ibid., 457.: Lintendere `
e come dirigersi verso qualcuno.
95 Darstellen ha somiglianze anche con esporre.
96 Una prassi agita che `
e anche un agire.
97 Cfr. Wittgenstein, op. cit., 380.
98 Cfr. ibid., 257: certamente, che la sensazione sia privata `
e una proposizione grammaticale,
ma, quando si dice Ho dato un nome ad una sensazione, si dimentica che molte cose devono
gi`
a essere pronte nel linguaggio, perch
e il puro nominare abbia un senso. E quando diciamo che
una persona d`
a un nome ad un dolore, la grammatica della parola dolore `
e gi`
a precostituita;
ci indica il posto in cui si colloca la nuova parola.
92 Cfr.

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

155

La forma di vita e la cultura, che su essa poggia, sono qualcosa che non va al di
l`a delle pratiche effettive. Ci`o, per`o, non vuol dire che si dia o che si possa giungere
allordine di tutte le cose, ma che, attraverso il chiarimento della loro grammatica
diventa possibile determinare i confini di un gioco.
Il linguaggio o meglio una o pi`
u somiglianze di un gioco linguistico, in tale
prospettiva, non sono qualcosa di esterno che fonda in maniera incontrovertibile
la conoscenza. Il linguaggio, al contrario, `e problematico ed `e legittimato dalle
pratiche che emergono a confermarlo o a smentirlo, nel momento in cui si giunge
ad una presentazione perspicua.
Essendo immersi nel mondo che un gioco cerca di descrivere, pratica e linguaggio
agiscono luno sullaltro, rendendo possibile parlare di giochi di linguaggio e non di
un linguaggio unico. Questo vuol dire che il linguaggio, presentandosi come insieme
di relazioni, si riferisce ed `e immerso sempre e comunque in una sfera regionale, in
quanto rende visibili la coerenza e le possibilit`a insite in una generalit`
a di aspetti
del mondo e non la totalit`
a degli aspetti del mondo.
Trattandosi di relazioni e non solo di rapporti, nel senso del capitolo precedente,
non `e detto che tutte le possibilit`
a debbano essere predeterminate ed essere vincolate
ad esplicarsi necessariamente allinterno di una data regionalit`a, a meno di non
essere disposti a modificarne i contorni. Come `e detto nelle Osservazioni sui colori :
` un dato di fatto che noi siamo nella condizione di comunicarci i colori delle
E
cose mediante sei nomi di colore. E anche che non impieghiamo le parole: verde
che d`
a sul rosso, blu che d`
a sul giallo, e cos` via99 .
In filosofia non `
e soltanto necessario imparare caso per caso che cosa si debba
dire su un certo oggetto; `
e anche necessario imparare come se ne debba parlare. Si
deve imparare, sempre di nuovo, il metodo per affrontarlo100 . Si deve sempre
essere pronti a imparare qualcosa di completamente nuovo101 .

Questo nuovo, questo porre nuove relazioni interne tra le parole poggia ancora
su una forma di vita. Tutto ci`
o, riguardo a quanto detto poco sopra, vuol dire che
non `e stato predefinito nessun cammino causale, ma che, ad esempio, i concetti
di colore vengono trattati in modo simile ai concetti delle percezioni sensibili
[Sinnesempfindung]102 , perche non esiste il concetto puro di colore103 , infatti,
i differenti concetti di colore sono certo strettamente affini luno allaltro, le
differenti parole di colore hanno un uso affine; ma c`
e ogni sorta di differenze104 .
99 Cfr. idem, Osservazioni sui colori, III 52. Cfr. idem, Ricerche filosofiche, p. 274.: Gli aspetti
di un tipo si potrebbero chiamare aspetti di organizzazione. Se laspetto cambia, le parti
dellimmagine, che prima non andavano insieme, ora vanno insieme. Limmagine dellordinare o
dellorganizzare `
e molto presente in Wittgenstein, si veda anche idem, Libro blu e libro marrone,
pp. 61-62.
100 Cfr. idem, Osservazioni sui colori, III 43.
101 Cfr. ibid., III 45. Cfr. idem, Ricerche filosofiche, p. 238.: Lo svolgimento del nostro gioco
linguistico riposa sempre su una tacita presupposizione; anche Cfr. idem, Osservazioni sui colori,
III 101: noi abbiamo pregiudizi che riguardano limpiego delle parole.
102 Cfr. ibid., III 71.
103 Cfr. ibid., III 73.
104 Cfr. ibid., III 75.

156

Linguaggi, possibilit`a e concetti

Lindeterminatezza del concetto di colore risiede, prima di tutto, nellindeterminatezza del concetto di eguaglianza tra i colori, e dunque nellindeterminatezza del
metodo del confronto tra colori105 .

Questo non vuol dire porre lesigenza, qui astratta, di dover giustificare lindeterminatezza sussumendola ad una pretesa determinatezza originaria106 : non
essere in grado dire esattamente che cos`e un gioco [. . . ], non `e ignoranza. Non
conosciamo i confini perche non sono tracciati. Come s`e detto107 , possiamo - per
uno scopo particolare - tracciare un confine. Ma con ci`o solo rendiamo il concetto
utilizzabile? Niente affatto! Tranne che per questo scopo particolare108 .
Le stesse regole, in quanto sono proprie di una forma di vita, sono arbitrarie,
ci`o, di nuovo, vuol dire considerare la vita in quanto possibilit`
a; `e dunque una
prassi che di volta in volta permette di porre un ordine possibile.
Se per i colori esistesse una teoria dellarmonia questa dovrebbe incominciare
con una ripartizione dei colori in gruppi, e dovrebbe vietare certe mescolanze o
certi accostamenti di colori e permetterne altri. E come la teoria dellarmonia non
darebbe una fondazione [begr
unden] alle proprie regole109 .
Quello che qui `e importante cogliere `e la valenza del gesto ordinatore nel suo
restare legato ad una prassi, nella quale ha senso, e nel suo indicare una strada
`
piuttosto che unaltra, senza rimandi a presunti enti di ordine superiore110 . E
importante come viene sentito un colore, una parola, leco che porta con se, poiche
ogni particolare modo di sentire un colore manifesta una particolare sfumatura
della forma di vita in cui ci si trova, ed il modo in cui sinteragisce con essa. Gli
stessi elementi di un contesto familiare condiviso possono essere fatti interagire in
modo diverso, senza che con questo debbano produrre esiti simili.
In realt`
a, vorrei dire che neanche qui sono importanti le parole che enunciamo
o quello che, enunciandole, si pensa; importante `
e per`
o la differenza che esse fanno in
luoghi differenti della vita111 . Immaginiamo che certi uomini non contrappongano
immagini colorate ad immagini bianche e nere, ma contrappongano immagini colorate
a immagini blu e bianche. Cio`
e: non potrebbe darsi che anche il blu non venisse
sentito [empfinden] (vale a dire, usato) come un colore vero e proprio?112 .Secondo
in mio sentire [Gef
uhl], il blu spegne il giallo113 . Per me, il verde `
e una particolare
105 Cfr.

ibid., III 78.


vorrebbe dire tornare allinterno di quel metodo classico per cui il movimento ha
senso solo se ricondotto ad un fondamento stabile.
107 Il riferimento `
e a Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 68.
108 Cfr. ibid., 69.
109 Cfr. idem, Osservazioni sui colori, I 74.
110 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 97: Cilludiamo che ci`
o che `
e peculiare, profondo, per noi
essenziale, nella nostra indagine, risieda nel fatto che essa tenta di afferrare lessenza incomparabile
del linguaggio. Cio`
e a dire, lordine che sussiste tra i concetti di proposizione, parola, deduzione,
verit`
a, esperienza ecc. Questordine `
e un super -ordine tra potremmo dire super -concetti.
Mentre in realt`
a, se le parole linguaggio, esperienza, mondo, hanno un impiego, esso
devesser terra terra, come quello delle parole tavolo, lampada, porta.
111 Cfr. idem, Osservazioni sui colori, III 317.
112 Cfr. ibid., III 38.
113 Cfr. ibid., III 39.
106 Questo

Linguaggi, possibilit`
a e concetti

157

stazione sulla strada colorata che va dal blu al giallo, e il rosso `


e unaltra114 . Chi
parla di un carattere di un colore pensa con ci`
o, sempre e soltanto, a un determinato
modo del suo impiego115 .

Nel discorso di Wittgenstein diventano centrali, grammaticalmente e filosoficamente, quelle differenze estetiche116 , oltre che etiche117 , che caratterizzano le
stesse relazioni interne tra le parole. Wittgenstein, proprio in quanto si oppone alla
logica del doppio118 , ad un qualcosa di significante posto dietro la proposizione,
ci propone di guardare119 la grammatica, di chiarirla eliminando fraintendimenti e
relative mitologie120 .
Stando cos` le cose, il mondo potrebbe apparire qualcosa di ordinato, seppure in
un modo particolare, alle cui regole, pi`
u o meno esplicite, bisognerebbe sottostare.
Al contrario, proprio in base a quanto ho esposto, esistono molti modi di giocare
uno stesso gioco.
Non essendoci momenti assolutamente finali o iniziali nellaver a che fare
col linguaggio, questultimo si trova ad essere un sito estremamente frastagliato,
muovendosi sul quale `e facile inciampare e cadere e dal quale non si pu`o prescindere
per nessuna ragione, a meno di non voler creare idoli.
Riassumendo, si pu`
o dire che se il linguaggio si dice in molti sensi, in nessuno
si dice che `e; ed ogni volta che lo si prova a caratterizzare ci si interagisce attivamente, modificandolo, sia positivamente, sviluppando nuovi e/o simili giochi,
sia, negativamente, chiarendone un aspetto, in quanto ogni delimitazione di una
regione duso del linguaggio postula qualcosa di ulteriore, che pu`o emergere in base
ad un problema effettivo, legittimato da una prassi.

114 Cfr.

ibid., III 40.


ibid., I 73; Cfr. ibid., III 71. Qui come in altri punti, si comprende come il termine
etico, e simili, da me usati stia ad indicare il cambio di prospettiva insito nel pensiero di
Wittgenstein, egli dirige il suo discorso verso una problematizzazione, in senso nuovo, della
possibilit`
a e della molteplicit`
a (Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 23).
116 Cfr. idem, Osservazioni sui colori, III 156: La differenza tra il nero e, per esempio, un viola
scuro, `
e simile a quella che c`
e tra il suono della grancassa e il suono di un timpano. Del primo
` opaco e completamente nero. Cfr. idem, Ricerche
si dice che `
e un rumore e non una nota. E
filosofiche, p. 287: Molte cose possono dirsi intorno a una sottile distinzione estetica - questo `
e
importante.
117 In questo contesto sinscrivono anche le differenze culturali, allinterno di una forma di vita, per
cui due persone sono in grado di cogliere sfumature e/o somiglianze diverse contemporaneamente
e, nello stesso tempo, confrontarle.
118 Cfr. Wittgenstein, Libro blu e libro marrone, passim, in particolare il Libro marrone.
119 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, III 66: Non pensare, ma osserva.
120 Cfr. idem, The big typescript, p. 431.
115 Cfr.

Capitolo 6

Concetto e possibilit`
a

Nel paragrafo precedente `e emerso che la questione di un elemento originario e stabile


al quale ricondurre la molteplicit`a del linguaggio si dissolve in pratiche mutevoli; lo
stesso concetto di linguaggio come qualcosa di monolitico ed aproblematico, con
un forte statuto fondativo, si dissolve nella pluralit`a dei giochi linguistici e nelle
somiglianze che li strutturano.
Il linguaggio, pertanto, risulta, in una tale prospettiva, pensabile come qualcosa
di regionale: proprio questa nozione si tratta, ora, di approfondire. Per questo
scopo, la discussione, oltre che delle Ricerche filosofiche, delle Osservazioni sui
colori offre un ottimo spunto in questo senso. La molteplicit`
a delle relazioni tra i
colori che Wittgenstein esemplifica non vanno, come detto, ricondotte ad ununit`
a
che le racchiuda tutte, ma sta a significare che esistono molti modi di mettere
ordine tra i colori e, pi`
u in generale, tra le cose, i concetti ecc. . .
Nelle opere del cosiddetto secondo periodo, Wittgenstein si sofferma spesso
proprio sulla problematica specifica del mettere ordine. A partire dal chiarimento
di questultima sar`
a possibile caratterizzare meglio la regionalit`a del linguaggio.
Si `e visto che i confini e le zone di confine dei concetti si presentano molto pi`
u
complessi di quanto `e stato finora pensato; lo stesso vale per il modo in cui gli
elementi di un concetto o di un gioco linguistico occupano lo spazio interno di un
concetto o di un gioco, determinandoli.
Come per quanto riguarda limmagine del tracciare la linea, cos` anche per
quanto riguarda il mettere ordine, Wittgenstein sottolinea il fatto che una tale
attivit`a `e vincolata, allinterno di una forma di vita, allo scopo per il quale viene
compiuta. Nelle Ricerche filosofiche, a questo proposito si legge: Vogliamo mettere
ordine nella nostra conoscenza delluso del linguaggio: un ordine per uno scopo
determinato; uno dei molti ordini possibili; non l ordine. A tale scopo metteremo
continuamente in rilievo quelle distinzioni che le nostre comuni forme linguistiche
ci fanno facilmente trascurare1 .
Mettere ordine tra le cose vuol dire semplicemente dare un ordine possibile, a
partire da quello che `e un modo di abitare il mondo. Questa precisazione mi pare
1 Cfr.

idem, Ricerche filosofiche, 132.

159

160

Concetto e possibilit`a

doverosa, in quanto la scelta e/o la costruzione di un ordine piuttosto che un altro


non `e astrattamente arbitraria, ma `e sempre inquadrata in un particolare contesto,
in cui sono aperte determinate possibilit`
a. Da questo punto di vista, lapertura di
una possibilit`a diversa non va pensata astrattamente, ma sempre a partire da un
mondo, da un linguaggio, nonche a partire da un reale crampo mentale.
La questione che si pone a questo punto `e come pensare il senso di molteplicit`
a
che `e emerso in queste pagine. Ho mostrato che non si tratta di individuare qualcosa
che sta a fondamento del linguaggio, ne di qualcosa che pu`o definire completamente
il linguaggio stesso. Wittgenstein, intelligentemente, attraverso le somiglianze di
famiglia dissolve lo stesso concetto di linguaggio, inteso come una totalit`a in se
necessariamente coerente. Non `e neanche pensabile come la somma di molteplici
aspetti che in esso possono essere raccolti, se non, come potrebbe dire lo stesso
Wittgenstein, per uno scopo preciso.
Trattandosi di somiglianze di famiglia, la molteplicit`a delle possibilit`a del
linguaggio `e qualcosa di relativo alle effettive interazioni che si producono nella
forma di vita.
Essendo davanti a relazioni e a rapporti desostanzializzati, la possibilit`a si trova
allinterno di una dinamicit`a chiusa, in quanto `e essa stessa qualcosa di prodotto da
interazioni viventi tra i concetti. Di conseguenza, poiche non ci si sta muovendo
allinterno di un paradigma analitico-riduzionista, una piccola variazione delle
somiglianze non solo pu`
o produrre uno spazio di pensabilit`a molto o poco diverso,
ma non permette in ogni caso di prevederlo a priori, pur trovandosi tutto su un
medesimo piano. Come per lesempio scacchistico fatto in precedenza, nonostante
siano date le regole del gioco e le condizioni iniziali, non c`e nessun meccanismo
causale in grado di predeterminare la sequenza delle mosse.
La metafora del mettere ordine, anche al di l`a del pensiero di Wittgenstein,
mi pare molto importante poiche, essendo centrata su una pluralit`
a di ordini
possibili, permette di puntare lattenzione su aspetti e relazioni che una consuetudine
consolidata non permette di cogliere. Ma alcuni dei massimi risultati della filosofia
si potrebbero paragonare solo al raccogliere libri che sembrano formare un insieme
unitario ed al disporli su differenti scaffali; delle loro collocazioni, `e definitivo solo
il fatto che essi non sono pi`
u mescolati tra loro2 .
Riprendendo quanto detto nel paragrafo precedente, il tracciare la linea, cos`
come il mettere ordine, sono esiti cui pu`
o condurre la filosofia come terapia.
Come detto, il chiarimento delluso, ad esempio, di un concetto pu`o essere
sufficiente a risolvere il problema che lo ha suscitato, proprio allinterno dello
spazio in cui `e sorto. Nonostante ci`o, proprio la presentazione perspicua permette
nello stesso tempo di render manifesti i confini di un concetto e, di conseguenza,
ne evidenzia, oltre che le possibilit`a, i limiti. Questultimi permettono, da un
lato, di chiarire lo spettro di possibile applicazione delle possibilit`a, dallaltro di
mostrare la specificit`a di un determinato modo di affrontare un problema, ponendo,
implicitamente, la questione di altri modi di vedere.
2 Cfr.

idem, Libro blu e libro marrone, p. 62.

Concetto e possibilit`
a

161

Da un lato si ha un linguaggio che ha sempre bisogno di essere chiarito; dallaltro


manca completamente la possibilit`a di giungere ad un fondamento, si potrebbe
dire metafisico, del linguaggio stesso. Inoltre, i giochi linguistici, del cui intreccio
si compone luso del linguaggio, non hanno dei confini netti determinabili come
qualcosa di atemporale. Di conseguenza, mi pare di poter dire che ci si trova
davanti ad una serie di relazioni mobili delluso dei giochi linguistici. Il riferimento
alle stesse somiglianze di famiglia sottolinea proprio la mancanza di un fondo
necessitante e stabile dietro gli usi del linguaggio, in grado di dire e di cogliere
lessenza del linguaggio al di l`
a della grammatica, e di qui al di l`a delle pratiche.
Non devi dimenticare che il gioco linguistico `
e, per cos` dire, qualcosa dimprevedibile. Voglio dire: Non `e fondato, non `e ragionevole (o irragionevole). Sta l` come la nostra vita.3 .
Il linguaggio non si presenta come qualcosa che ha una struttura logica prima
e fondamentale, come qualcosa che non ha un inizio cui ricondurre e ridurre
tutte le analisi sulla sua struttura e che ne costituisce lessenza. In questo senso
Wittgenstein non parla di forme logiche fondamentali, ma di forme di vita. Ma
la fondazione, la giustificazione delle prove, arrivano ad un termine. - Il termine,
per`
o, non consiste nel fatto che certe proposizioni ci saltano immediatamente agli
occhi come vere, e dunque in una specie di vedere da parte nostra, ma `e il nostro
agire che sta a fondamento del gioco linguistico4 .
Wittgenstein giunge alla constatazione che, una volta raggiunta la roccia, la
vanga5 si piega e non si pu`o che mostrare la forma di vita in qualit`a di ultima ratio,
che per`o, lungi da essere una ratio esplicativa, non fa altro che mostrare pratiche
in base a cui si orienta ed ordina lassegnazione di un valore di verit`a, cos` come la
conoscenza in generale6 .
Di qui, il discorso filosofico pu`
o fare a meno di una concettualit`a che ricerca
il suo centro in qualcosa che assume il ruolo di fondamento e che debba essere
riconosciuta come tale. Lo spazio di pensabilit`
a in quanto tale non ha a priori un
centro, ma, questultimo pu`o essere pensato solo a posteriori, in quanto risulta
prodotto dallinterazione di elementi in una forma di vita.
Un concetto `e, dunque, un prodotto, come si diceva, per sottrazione. Di conseguenza, quando qualcosa sindividua attraverso un concetto, si produce qualcosa in
funzione delle relazioni o dei rapporti che la producono. In questo modo, il concetto
pu`
o essere svincolato da una presupposta, completa ed atemporale conformit`a ed
identit`
a col suo oggetto. Un concetto, in quanto individua qualcosa, non ne esprime
lessenza, quanto pi`
u una differenza.
3 Cfr. idem, Della certezza, 559. Il testo originale recita: Du mut bedenken, da das
Sprachspiel sozusagen etwas Unvorhersehbares ist. Ich meine: Es ist nicht begr
undet. Nicht
vern
unftig (oder unvern
unftig). Es steht da - wie unser Leben.
4 Cfr. ibid., 204.
5 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 217: Quando ho esaurito le giustificazioni arrivo allo strato
di roccia, e la mia vanga si piega. Allora posso dire: Ecco, agisco proprio cos` .
6 Il lato antropologico assume nel pensiero di Wittgenstein un rilievo di primario valore, che
per`
o non intendo approfondire in questa sede.

162

Concetto e possibilit`a

Del resto, gli innumerevoli esempi che Wittgenstein offre riguardo il tentativo
di determinazione del concetto di gioco, mostrano che non `e possibile individuare
uno o pi`
u elementi che restano identici in tutti i giochi, tali da costituirne il
concetto, non tanto perche non ve ne siano, ma perche ce ne sono troppi, e ciascuno
pu`o rappresentare un modo di dare un ordine, di dare una forma al concetto di
gioco, che, come detto, non si erge sopra le pratiche, ma `e legittimato dalla pratica,
dalla forma di vita.
Ora, sviluppando lesempio della libreria `e possibile cogliere elementi in grado
di far progredire produttivamente il discorso. Una libreria pu`o essere ordinata
per autore, per casa editrice, per altezza dei volumi. Inoltre, i libri possono
essere sistemati uno di fianco allaltro o possono essere sovrapposti. Come afferma
Wittgenstein, `e definitivo solo il fatto che non sono pi`
u mescolati tra di loro.
Un determinato ordine `e qualcosa di funzionale rispetto ad uno scopo, nel senso
che apre uno spazio in cui `e agevole trovare un posto a dei testi, mentre `e pi`
u
difficile trovare posto a degli altri, come nel caso in cui si dispongano i libri per
argomento. Ora, se i testi difficili da collocare sono di pi`
u di quelli per i quali
`e semplice individuare la collocazione, allora, forse, al fine di rendere agevole
lindividuazione di un testo, pu`o essere opportuno cambiare criterio di ordine o
semplicemente modificarlo.
Questo esempio oltre a ribadire quanto detto in questo capitolo, mostra che a
partire da uno spazio di pensabilit`a nel quale sono inscritte determinate possibilit`a
se ne possono modificare i confini laddove questultimi siano troppo stretti. Analizzando la situazione di partenza (i libri che ho e lordine che ho scelto), possono
giungere a mettere in discussione la validit`
a e la pertinenza dellordine prescelto.
Un ordine non `e altro che la configurazione di un gioco e ne delimita la regionalit`a.
Come avverte pi`
u volte Wittgenstein, giungere ad un ordine, o a rappresentarsi
qualcosa in un concetto chiuso, non significa individuare lessenza di qualcosa, ma
mettere in primo piano delle somiglianze di famiglia e lasciarne sullo sfondo altre,
raggiungendo cos` una coerenza, come per i libri della libreria.
Ora, individuando un criterio diverso, o modificando il precedente la filosofia
non aggiunge libri alla libreria, ne modifica direttamente gli scaffali, ma getta una
luce diversa sulla libreria e sul suo ordine. In questo modo `e possibile chiarire
e ribadire che la filosofia lascia tutto com`e e che si occupa, in generale, delle
possibilit`
a effettive delluso del linguaggio.
Si pu`
o, a questo punto, procedere oltre.

6.1

Regionalit`a strutturata

Lesempio dellordine in cui sono disposti i libri in una libreria mostra che la
reale disposizione dei libri `e inscritta in una dinamicit`a chiusa di possibilit`a di
ordinamento, nella quale si pu`o scegliere. Una tale scelta `e, pertanto, vincolata al
contesto e alloggetto con cui si ha a che fare. Se, ad esempio, `e possibile disporre
i libri per autore, non `e possibile disporli per temperatura. Questo, a sua volta,

Concetto e possibilit`
a

163

permette di avere unidea della regione del linguaggio che sto considerando. Inoltre,
il fatto che i libri siano disposti per autore mostra anche come una tale regione sia
ordinata o strutturata7 .
In una tale struttura sar`
a, pertanto, semplice fare una stima degli autori
maggiormente presenti nella libreria, mentre sar`a altamente scomodo contare
quanti libri appartengano ad una stessa casa editrice, o quanti libri siano stati
pubblicati nel 1978. In questultimo caso, lordine adottato risulta del tutto inutile,
ma non `e come se i libri fossero sparsi disordinatamente sul pavimento, in quanto
questa possibilit`
a non rientra nella delimitata dinamicit`a chiusa.
Questo esempio `e utile per mostrare e ribadire che nel momento in cui sorge un
problema, si ha sempre a che fare con una regione del linguaggio strutturata in una
certa maniera8 allinterno di una dinamicit`a chiusa, nella quale si d`anno degli ordini
possibili e, di volta in volta, uno reale9 . Lordine effettivo deriva ed `e legittimato
da esigenze pratiche, che possono mutare. Anche un mutamento possibile non `e
qualcosa di totalmente astratto, ma si colloca sempre nella sua regionalit`a. In questo
senso, sarebbe astratto cercare di disporre i libri per temperatura crescente. A tale
proposito, si vedano tutti quei passi in cui Wittgenstein afferma che, se non c`e una
risposta, allora non si poteva neanche porre la domanda. La domanda stessa tiene
la mente schiacciata contro un muro cieco, impedendole cos` di trovare luscita.
Per mostrare ad uno come uscire, prima di tutto tu devi liberarlo dallinfluenza
fuorviante della domanda10 .
Diviene ora necessario procedere oltre al fine di poter dar conto di tutti gli
elementi concettuali emersi nelle pagine precedenti. A questo scopo `e necessario
complicare lesempio proposto.
Una volta acquistati dei libri in formato digitale, ad esempio dei CD, si apre
una nuova possibilit`a, che consiste nel disporre i libri per formato, prima quello
digitale, poi quello cartaceo o viceversa. Ora, come detto, la filosofia, che lascia
tutto com`e, non `e in grado di acquistare dei testi, ma pu`o solo individuare ordini
possibili. In questo caso, si vede bene come sia possibile distruggere un ordine
(edificio) in modo da far fronte (spazio) a nuove esigenze (possibilit`a).
Da che cosa acquista importanza la nostra indagine, dal momento che sembra
soltanto distruggere tutto ci`
o che `
e interessante, cio`
e grande ed importante? (Sembra distruggere, per cos` dire, tutti gli edifici, lasciandosi dietro soltanto rottami
e calcinacci.) Ma quelli che distruggiamo sono soltanto edifici di cartapesta, e
distruggendoli sgombriamo il terreno del linguaggio sul quale essi sorgevano11 .

La distruzione della filosofia non `e fine a se stessa, ma serve per liberare il


terreno. Se il chiarimento di un concetto dal quale inizia a sorgere un crampo
7 Dopo tutto il percorso fatto sin qui, mi pare superfluo ribadire che una tale struttura non
`
e qualcosa di vincolante.
8 Questo vale anche nel caso in cui non c`
e una struttura.
9 Lulteriore opzione per la quale pi`
u ordini reali siano contemporaneamente presenti `
e discussa
pi`
u avanti nel testo e non qui per ragioni di chiarezza espositiva.
10 Cfr. Wittgenstein, Libro blu e libro marrone, p. 216.
11 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 118.

164

Concetto e possibilit`a

mentale mostra che quel concetto non `e pi`


u legittimato da una pratica effettiva,
allora e solo allora esso pu`o essere modificato, in quanto pu`o rappresentare un
intralcio.
In tutti questi casi, ci si trova davanti ad uno spettro di possibilit`a pensabili
allinterno di uno stesso spazio di pensabilit`
a, tuttavia questultima citazione fa
riferimento a qualcosa di ulteriore. Procedendo con ordine, `e bene occuparsi prima
dei primi esempi proposti in questo paragrafo. In secondo luogo, discuter`o dei
casi in cui si rende necessario distruggere al fine di sgombrare il campo per nuove
costruzioni.

6.2

La possibilit`a tra rapporto e relazione

Raggiunto questo punto del discorso, la prima cosa da fare `e far interagire alcuni
strumenti concettuali discussi nei paragrafi precedenti con i concetti di rapporto
e relazione, al fine di chiarirli ulteriormente e di mostrare la loro utilit`a filosofica.
Essendo il mondo ed il linguaggio qualcosa che precede luomo, se da un lato `e
possibile ritornare a pratiche duso effettive attraverso la presentazione perspicua,
dallaltro `e vero che ci si muove in una regionalit`
a strutturata, in un contesto gi`a
sempre linguisticizzato12 . Questo vuol dire che non esiste un contesto puro,
ma sin dallinizio, per usare unimmagine dello stesso Wittgenstein, vedo unanatra
o una lepre. In questo senso, se la condivisa forma di vita e la cultura personale
colorano gi`a sempre il vedere, non `e questultimo che appare colorato, ma sono gli
oggetti ad apparire colorati13 .
Si predica della cosa ci`
o che `e insito nel modo di rappresentarla. Scambiamo
la possibilit`
a del confronto, che ci ha colpiti, per la percezione di uno stato di cose
estremamente generale14 .
Ora, se il linguaggio `e del tutto irresponsabile15 nei confronti della realt`
a, e
dunque non fonda nulla, ma `e esso stesso legittimato da pratiche, allora il linguaggio
non `e in grado di coprire lestensione delle pratiche, tanto pi`
u che esse sono mutevoli,
e che lo eccedono. Come appena detto, per`
o, il contesto di partenza `e linguistico.
Di qui, laddove un problema appare risolvibile allinterno del contesto di partenza, il linguaggio mostra la sua legittimit`a; in caso contrario si hanno due
opzioni.
Prima di discuterle, `e necessario ribadire che, dato un problema, si ha a che fare
con la dinamicit`a chiusa nella quale si pone. Se le possibilit`a in essa contemplate
e predeterminate, in quanto rapporto, forniscono strumenti sufficienti, `e possibile
risolvere il problema al suo interno, senza dover rimuovere il vincolo formale che,
sia pur desostanzializzato, fornisce una determinata riconoscibilit`
a agli oggetti.
12 Come

chiarisce il passo citato nel paragrafo precedente (cfr. idem, Della certezza, 204), il
linguaggio si chiarisce, in ultima analisi, non attraverso un vedere, bens` attraverso un agire.
13 Di qui, laddove il colore, o la differenza che si coglie attraverso esso, tende a fissarsi, si va
verso la costituzione di mitologie.
14 Cfr. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 104.
15 Cfr. Gargani, op. cit.

Concetto e possibilit`
a

165

Lesempio dei testi in formato digitale mostra come sia possibile modificare la
dinamicit`a chiusa senza metterne in discussione il vincolo formale; in questo caso,
infatti, sintroduce qualcosa di diverso, ma in essa pensabile.
Come dicevo, le cose cambiano quando tutto ci`o non `e possibile. In questo
caso la prima e pi`
u semplice situazione che si pone `e quella in cui una domanda
ne trova risposta nella dinamicit`
a chiusa in cui sorge, ne risulta legittimata dalle
pur mutevoli pratiche. In questo caso si tratta di abuso linguistico, di scorrettezza
grammaticale.
La situazione si complica, invece, nel caso in cui un problema pur non trovando
soluzione nella dinamicit`
a chiusa in cui sorge, risulta legittimato nella forma di
vita. In altri termini, in questo caso la cosa da pensare `e una pratica inedita.
Dato che il linguaggio `e colorato, ma ci`o che appare tale sono gli oggetti di
cui si occupa, restando nel rapporto e nella dinamicit`a chiusa, lidea presupposta
`e la riconoscibilit`a a priori delloggetto, vale a dire il vincolo formale. Proprio
questultimo `e ci`
o che va messo in discussione, in quanto le pratiche eccedono
il linguaggio, poiche questultimo ed il suo concetto risultano essere, come visto,
prodotti per sottrazione e, in quanto tali, si collocano di fianco e non sopra al
reale16 , potendone cos` cogliere aspetti o differenze.
Per affrontare questo caso `e utile affiancare un paio di passi di Wittgenstein:
Dati i due concetti grasso e magro, saresti disposto a dire che mercoled` `
e
grasso e marted` `
e magro, o saresti meglio disposto a dire il contrario? (Io sono
propenso a scegliere la prima alternativa.) Ebbene, qui grasso e magro hanno
un significato diverso dal loro significato ordinario? Hanno un impiego diverso. Dunque, per parlar propriamente, avrei dovuto usare altre parole? Certamente no.
- Qui io voglio usare queste parole (con i significati che mi sono familiari). - Non
dico nulla delle cause del fenomeno. Potrebbero essere associazioni che hanno la loro
origine nella mia infanzia. Ma questa `
e unipotesi. Qualunque sia la spiegazione, quellinclinazione sussiste17 .
Devi dire cose nuove, e per`
o tante cose vecchie.
Devi dire in effetti solo cose vecchie che per`
o siano anche nuove!
Le diverse concezioni devono corrispondere a diverse applicazioni.
` proprio vero ci`
Anche il poeta deve sempre chiedersi: E
o che scrivo?. Il che
non deve necessariamente voler dire: Succede cos` nella realt`
a?.
Devi comunque portarti dietro qualcosa di vecchio.
Ma per una costruzione. -18 .

Un tale abuso legittimo `e, pertanto, qualcosa che non si rassegna ad essere
pensato nella regionalit`a strutturata in cui sorge19 . Di qui, proprio la presentazione
perspicua, fornendo una descrizione delle possibilit`a e dei limiti della dinamicit`a
chiusa, palesa proprio questa situazione irrisolvibile. Attraverso il riconoscimento
16 In

questo senso si pu`


o pensare il fatto che Wittgenstein, nelle Ricerche filosofiche, parla dei
giochi linguistici come termini di paragone.
17 Cfr. Wittgenstein, op. cit., p. 283.
18 Cfr. idem, Pensieri diversi, p. 82.
19 Mi pare che il tema delle perturbazioni sviluppato nel secondo capitolo possa offrire un
effettivo terreno di confronto e di riscontro per quanto sto dicendo.

166

Concetto e possibilit`a

del vincolo formale, emerge che `e il vedere ad essere colorato e non gli oggetti. In
altri termini, il contesto linguisticizzato appare come tale e la dinamicit`a chiusa
appare, appunto, chiusa.
Va ricordato, per inciso, che, da quanto detto nei paragrafi precedenti, tutto ci`o
non vuol dire che si giunga a qualcosa di puro, di originario o alloggetto in
se, poiche la domanda posta, il problema da risolvere, a sua volta, gi`
a in qualche
modo, prefigura la direzione, o meglio le direzioni, in cui pu`
o trovare soluzione.
La relazione permette di pensare il fatto che degli elementi combinati in modi
diversi a partire da un contesto problematico, possano produrre qualcosa che ecceda
la dinamicit`
a chiusa in cui si collocano, possano far riferimento a diverse somiglianze
che non solo aumentano le possibilit`
a, come nel caso del rapporto, ma giungono a
mettere in discussione il vincolo formale.
Il fatto che la relazione riesca a pensare insieme il contesto di partenza, la
rottura del vincolo formale e luscita da una dinamicit`
a chiusa `e molto importante
perche evita di far scadere il discorso filosofico nella tematizzazione di una nozione
astratta e sterile di possibilit`
a, in quanto la relazione riesce a tenere legati questi
aspetti ad un contesto problematico e ad un crampo mentale da risolvere che
prefigura, e non predetermina, direzioni diverse e concrete per la sua soluzione, ad
esempio, introducendo o collegando diversamente nuovi e/o vecchi elementi di uno
o pi`
u giochi.
6.2.1

Possibile e impossibile

In base a quanto detto, la relazione non pu`o indicare, in un senso troppo generico,
il fatto che il tutto `e maggiore della somma delle parti, in quanto questultimo
approccio, una volta costruito, si muove allinterno di una dinamicit`a chiusa,
allinterno di una possibilit`a codificata20 . Di conseguenza, rispetto a quanto detto
nel capitolo precedente `e necessario precisare meglio il concetto di relazione. Ci`o
`e possibile solo ora in virt`
u degli strumenti di pensiero emersi interpretando la
filosofia di Wittgenstein.
La relazione fa riferimento alla rottura di una dinamicit`
a chiusa, e quindi fa
riferimento a possibilit`a non determinate (in quanto dinamicit`a chiusa), in quanto
la forma di vita eccede il linguaggio. La relazione, rispetto ad uno spettro di
possibilit`
a codificate, si apre allimpossibile, non assoluto21 , ma relativo ad uno
spazio di pensabilit`
a22 .
Essa fa riferimento al fatto che il metodo non `e solo un insieme di passi codificati
da compiere per raggiungere uno scopo, ma pu`
o anche essere pensato come una
via che si costruisce nel momento stesso in cui la si percorre.
20 Questo

punto emerger`
a pienamente nel prossimo capitolo. Sinteticamente si pu`
o dire che se `
e
la pratica a legittimare il linguaggio e a rendere possibile listituzionalizzazione di una pratica, la
relazione cerca di pensare latto di tenere insieme elementi diversi, al di l`
a di una loro codificazione.
21 Nella prospettiva che sto discutendo, parafrasando un passo di Wittgenstein, si pu`
o dire che
ci`
o che `
e assoluto lo dice la grammatica.
22 Si pensi a ci`
o cui da luogo la meccanica quantistica rispetto alla meccanica classica.

Concetto e possibilit`
a

167

Si tratta, in sostanza, di ribadire e pensare il fatto che, avendo a che fare


con linguaggi intesi come regionalit`
a strutturate, `e necessario e sempre possibile
costruire coerenze diverse in grado di far fronte ad esigenze sempre nuove che
leccedente forma di vita pone di volta in volta. Come visto, costruire una coerenza
vuol dire individuare inedite somiglianze di famiglia, in modo da creare una
nuova coerenza, al fine di produrre qualcosa dimpossibile allinterno di una data
regionalit`
a strutturata.
Come si comprende, una tale impossibilit`a, non `e qualcosa di totalmente astratto,
non `e qualcosa di cui non si pu`o parlare, ma `e un modo di pensare la possibilit`
a di
qualcosa di diverso senza che questultima debba essere necessariamente codificata.
Se fosse altrimenti, il diverso sarebbe riconducibile allinterno di unidentit`a
regionale.
Un paio di esempi possono senzaltro aiutare a comprendere quanto appena
detto.
Se si riprende la fisica discussa in questo lavoro, si vede bene come la meccanica
non-lineare fosse impossibile allinterno delluso del linguaggio della meccanica
del Settecento, nonostante fossero disponibili sia la matematica sia i problemi
propri della non-linearit`a. Data la coincidenza di matematica e natura, dato un
determinato vincolo formale, problemi come quello dei tre corpi erano costretti
allinterno di un linguaggio nel quale esso coincideva col problema dei due corpi
pi`
u una perturbazione. Una volta al di fuori di questo spazio di pensabilit`a, la
non-linearit`a si presenta come una coerenza diversa, nella quale, ad esempio, le
propriet`
a emergenti risultano essere qualcosa proprio della non-linearit`a, nel senso
che non sono riducibili ad altro. In questo modo, la non-linearit`
a assume un proprio
statuto epistemologico.
A sua volta, dopo essere stata codificata, la non-linearit`a `e una dinamicit`a
chiusa che dispone di possibilit`
a diverse ed ulteriori rispetto alla meccanica del
Settecento, senza con questo essere necessariamente in contraddizione con essa.
Una tale diversit`a non fa riferimento semplicemente ad unaggiunta, ma anche
ad un modo diverso di pensare la scientificit`a di un risultato. Inoltre, come
accennato nellintroduzione, questo esempio porta con se anche un altro aspetto
molto interessante, il fatto che le due dinamicit`a chiuse non si presentano nettamente
separate tra loro, ma, a loro volta, a seconda di ci`o che si considera, `e possibile
costruire un concetto chiuso che contenga degli elementi comuni tra luna e laltra.
Se `e vero che al di qua del tempo di Lyapunov si pu`o considerare produttivamente
una dinamica non-lineare come se fosse lineare, `e anche vero che oggi ci`
o avviene
con un atteggiamento filosofico diverso da quello del Settecento. Per questultimo,
infatti, oltre un certo limite non era possibile trattare in alcun modo le traiettorie.
Allinterno della non-linearit`
a `e impossibile trattare analiticamente 23 le traiettorie al di l`
a del tempo di Lyapunov. Nonostante ci`o `e possibile, come detto,
compiere studi di altro genere ed egualmente scientifici.
23 E
`

bene specificare che con questo termine mi riferisco allanalisi algebrica.

168

Concetto e possibilit`a

Questo esempio, oltre a chiarire quanto detto sin qui, permette di mettere
meglio a fuoco unaltra questione. Come `e possibile pensare la possibilit`
a come
qualcosa dinterno e di eccedente rispetto ad una dinamicit`a chiusa, cos` `e possibile
pensare unimpossibilit`a interna ad una dinamicit`a chiusa (abuso illegittimo) ed
unimpossibilit`
a che eccede, e non esterna 24 , ad una dinamicit`a chiusa.
6.2.2

Coerenze e storie

La possibilit`a di produrre pi`


u coerenze, come detto, `e data dalla rottura del vincolo
formale. Proprio per questo motivo non si pu`o sostenere che una coerenza abbia
un valore qualitativamente diverso rispetto ad unaltra, ma si possono senzaltro
sostenere la pertinenza e la rilevanza di una coerenza rispetto ad unaltra, in base
alle questioni poste.
Nel capitolo terzo, si `e visto che, mantenere il vincolo formale porta a pensare
la pluralit`
a allinterno di un singolo modo in cui deve e pu`
o prodursi. Di qui, ogni
differenza `e pensata o riconducibile ad ununit`a soggiacente. In altri termini, in
questo caso ci si trova irrimediabilmente dentro ad una dinamicit`a chiusa.
Dalla prospettiva che `e emersa in questi ultimi paragrafi, la rottura del vincolo
formale porta con se la possibilit`
a di produrre coerenze diverse in grado di rendere
conto in maniera diversa dello stesso mondo. In questo senso, costruire pi`
u coerenze
vuol dire costruire pi`
u storie, non solo tracciare diversi confini, ma tipi diversi di
confine25 .
Dalla configurazione del linguaggio, cos` come `e emersa nel capitolo precedente,
si comprende facilmente che coerenze diverse non sono necessariamente completamente diverse tra loro, tali che non sia possibile confrontarle. Anche qui si tratta
di individuare o ridefinire un problema ed un contesto, a partire dai quali anche
questo tipo di questione pu`o evitare di essere astrattamente e sterilmente discussa.
In questo senso, pi`
u storie, intese come modi di ordinamento del reale diversi,
possono intrecciarsi in vario modo26 . Nonostante le differenze profonde tra la
fisica newtoniana e quella einsteiniana, ci si muove sempre allinterno della fisica
classica27 .
24 Se fosse semplicemente esterna sarebbe qualcosa di astratto e del tutto indeterminato, al di
fuori di ogni contesto problematico.
25 Estrapolando un passo dalle Ricerche filosofiche ed introducendolo in questo contesto, si pu`
o
dire: Ma quando si traccia un confine si possono avere diverse e svariate ragioni. Se delimito
unarea con una siepe, con una linea, o in qualche altro modo, ci`
o pu`
o avere lo scopo di non far
entrare o di non far uscire qualcuno; ma pu`
o far parte anche di un giuoco nel quale i giocatori
debbano, per esempio, saltar oltre il confine; oppure pu`
o indicare dove termina la propriet`
a di
una persona e ha inizio quella di unaltra, ecc. Perci`
o, tracciando un confine, non si dice ancora
perch
e lo si traccia (Cfr. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 499).
26 Wittgenstein `
e esplicito a questo proposito quando afferma: La spiegazione storica, la
`
spiegazione come ipotesi di sviluppo `
e solo un modo di raccontare i dati - della loro sinossi. E
ugualmente possibile vedere i dati nella loro relazione reciproca e riassumerli in una immagine
generale che non abbia la forma di unipotesi sullo sviluppo cronologico (cfr. Ludwig Wittgenstein.
Note sul Ramo doro di Frazer. Milano: Adelphi, 2006, p. 28).
27 Si pu`
o pensare, ad esempio, al fatto che le propriet`
a di un oggetto esistono oggettivamente,
al di l`
a del processo di misurazione.

Concetto e possibilit`
a

169

Un esempio ancora pi`


u illuminante `e proprio dato dalla fisica approfondita
in questo lavoro. Se, infatti, si pensano la linearit`a e la non-linearit`a come due
coerenze, due storie, si pu`o senzaltro sostenere che, almeno da un punto di vista
pratico, esse coincidano fino allormai noto 1 . Per dirla con Wittgenstein, si `e di
fronte a due giochi che hanno molti tratti comuni, pur essendo nettamente distinti
da altri punti di vista.
Oltre a ci`
o c`e ancora una cosa da sottolineare, vale a dire che diverse coerenze
non si collocano necessariamente in una successione temporale. Esse, infatti,
possono benissimo essere pensate come contemporaneamente presenti.
Questo vuol dire che possono essere prodotte pi`
u coerenze da uno stesso contesto
problematico, in quanto `e possibile produrre concetti diversi di qualcosa che si
concentrano su differenti aspetti.
La molteplicit`a, in generale, pu`o darsi come rapporto, compresa allinterno di
una dinamicit`
a chiusa, e come relazione, al di l`a di un vincolo formale28 .
Questo vale non solo nel momento in cui, dato un contesto, sorge un problema,
ma anche e soprattutto nel momento in cui nello stesso contesto si confrontano
due coerenze diverse, due concettualit`a diverse. Di due persone, per esempio, pu`o
benissimo darsi che, contemporaneamente e sotto il medesimo rispetto, luna sia
cieca allanatra, laltra sia cieca alla lepre. Coerenze diverse sono, normalmente,
contemporaneamente presenti rispetto ad uno stesso determinato contesto e/o agli
stessi problemi. Ma qui dobbiamo guardarci dal credere che, corrispondentemente
alla natura del caso, esista una totalit`
a di tutte le condizioni (per esempio, del
camminare) cos` che quando tutte queste condizioni siano soddisfatte egli, per cos`
dire, non possa far altro che camminare29 .
Questo passo sinscrive molto bene in quanto detto in questultimi paragrafi.
Anche e non solo al di l`a di esso, si pu`o dire che ciascuno, anche se condivide
la stessa regionalit`a strutturata con altri, non per questo, in situazioni identiche,
debba formarsi idee identiche a quelle degli altri.
Ci sono, per esempio, stili pittorici che non mi comunicano nulla in questo
modo immediato, ma che tuttavia comunicano qualcosa ad altri uomini. Io credo
che qui labitudine e leducazione abbiano da dire la loro30 .
Sono proprio le sottili differenze culturali che fanno la differenza, in quanto
rendono possibili idee divergenti o identit`
a concettuali diverse.
Tali identit`a concettuali diverse spesso rappresentano, nella scienza e non
solo, dei modi diversi ed ugualmente e contemporaneamente legittimi di costruire
coerentemente approcci diversi ad un problema31 .
In base a quanto detto, `e possibile confrontare quadri concettuali diversi, senza
con questo dover restare legati al suolo dal quale sono nati, senza dover li risolvere
in ununica direzione ed in un unico spazio concettuale.
28 E
`

sottintesa, naturalmente, la possibilit`


a che si abbiano pi`
u tipi di rapporto e di relazione.
Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 183.
30 ibid., 265.
31 Nel prossimo capitolo, facendo un cenno alla meccanica quantistica, proporr`
o proprio un
esempio in questa direzione.
29 Cfr.

170

Concetto e possibilit`a

Allinterno di un confronto, i confini, e/o le zone di confine, delimitano sia


spazi allinterno dei quali vigono pi`
u giurisdizioni sia spazi vuoti. A mio modo di
vedere, proprio approfondendo le somiglianze usuali `e possibile eludere il vincolo
formale e dare nuova forma a confini sempre pi`
u condivisi, in quanto, proprio il loro
approfondimento pu`o dar luogo a somiglianze differenti ed innovative, sempre per
uno scopo e a partire da un crampo mentale reale e da un contesto determinato.
Gi`
a se si considera uno stesso problema a partire da diverse prospettive e da scopi
diversi i suoi confini cambiano radicalmente; `e proprio in una tale situazione che le
differenze possono interagire.
I due passi citati, ed in particolar modo il primo, nella prospettiva che `e emersa
in queste pagine, mostrano che, individuare le condizioni di possibilit`a di qualcosa
non vuol dire necessariamente risolvere un evento, se non dallinterno di una
` infatti, attraverso un metodo che si giunge a riconoscere
regionalit`a strutturata. E,
qualcosa come condizione di possibilit`
a di qualcosaltro, in questo senso `e possibile
giungere a cogliere non pi`
u che differenze. Di qui, giungere a vedere anche la
lepre, dopo aver visto di primo acchito lanatra, non permette di parlare della
totalit`
a degli aspetti, poiche in questo modo, surrettiziamente, si escludono altri
possibili o, se si vuole, impossibili sensi. Nella prospettiva nella quale il concetto si
costruisce per sottrazione, bisognerebbe parlare, a rigor di termini, di una generalit`
a
di aspetti.
Il punto `e che sta tutto l`, contemporaneamente presente, in vista; basta solo
guardare, ma per vedere bisogna irrimediabilmente presupporre qualcosa, senza
che per`o si possa assumere qualcosa di puro od originario. Proprio la comprensione
di questi limiti permette concretamente di pensare differenze.

Capitolo 7

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

Da quanto `e emerso sin qui si pu`


o affermare che le teorie scientifiche non fondano
la conoscenza del reale, ma sono listituzionalizzazione e la formalizzazione di un
modo di vedere o di approcciarsi ai fenomeni naturali, che risulta particolarmente
utile. Ci`
o vuol dire che non ci si trova di fronte ad una prassi che appartiene ad
una teoria e che in essa si risolve completamente. Si tratta, infatti, di una prassi
che `e costituzione di un significato che pu`o essere successivamente istituzionalizzato.
Questo processo mostra che il concetto di qualcosa si ottiene per sottrazione
concentrando, nello specifico, lattenzione su determinati aspetti della cosa. Ci`
o
vale sia laddove ci si riferisca ad un fenomeno specifico sia laddove sono in questione
i criteri di riconoscibilit`a e/o di scientificit`a di un oggetto. A partire da ci`o, si
comprende che, nella prospettiva discussa, diventa un errore categoriale pensare
il concetto per sottrazione come qualcosa che penetra in una presunta essenza
della cosa. Wittgenstein `e particolarmente illuminante quando afferma:
Se `
e un calcolo, lo adottiamo come tale, facciamo di esso una regola. Facciamo
della sua descrizione la descrizione di una norma. [. . . ]. Esso ci fornisce un modo
per descrivere esperimenti, dicendo in che misura si discostano da esso. [. . . ]. Una
volta che abbiamo conferito ad esso il nome di calcolo, esso diventa un quadro
completo, che ci serve da campione e ci fornisce la terminologia per descrivere
gli esperimenti. Potremmo aver adottato 2 + 2 = 4 per il fatto che due palline
insieme con altre due palline bilanciano quattro palline. Ma, una volta adottata,
quellespressione assume una posizione di superiore distacco rispetto allesperienza,
viene, per cos` dire, pietrificata1 .
Tractatus logico-philosophicus, 4.5: La forma generale della proposizione
` cos` e cos`. - Questo `
`
e: E
e il tipo di proposizione che uno ripete a se stesso
innumerevoli volte. Si crede di star continuamente seguendo la natura, ma in realt`
a
non si seguono che i contorni della forma attraverso cui la guardiamo2 .
1 Cfr. idem, Lezioni sui fondamenti della matematica, p. 103. E
` bene ribadire nuovamente che
il punto della questione non `
e cercare di rigettare le pietrificazioni, ma di pensarle allinterno di
spazi di possibilit`
a e non nelleterno dualismo concetto-oggetto.
2 Cfr. idem, Ricerche filosofiche, 114. Mi pare estremamente interessante riproporre qui un
passo gi`
a citato: Si predica della cosa ci`
o che `
e insito nel modo di rappresentarla. Scambiamo la

171

172

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

In questo senso `e possibile guardare le cose in tante maniere diverse non implica
distinzioni di rango3 , a meno che non ci si muova allinterno di una dinamicit`
a
chiusa strutturata, vale a dire in uno spazio in cui le possibilit`a risultano essere
gi`a costituite. Come `e emerso discutendo del concetto di rapporto, questo tipo di
atteggiamento non `e necessariamente la riproposizione di uno spazio dellessenza; `e
possibile, infatti, pensare ad una dinamicit`a chiusa del rapporto, alla costituzione
di uno spazio di possibilit`
a predeterminabili, ma non per questo essenziali.
Da questa prospettiva, se si considera la serie
12, 14, 13. . . [si tratta] di una tecnica estremamente poco pratica, ma non
sbagliata. Supponiamo che nella mia matematica io ometta sistematicamente il
13. Si potrebbe obiettare che a) essa `
e inservibile, b) che `
e priva dinteresse. E
in circostanze normali sarebbe proprio cos`. Ma se ci fosse gente terrorizzata dal
numero 13, questa matematica potrebbe essere di grande importanza4 .

Di qui, sia il significato sia la sua istituzionalizzazione possono emergere, come


detto, dal fatto che elementi si trovano collegati per qualche uso, allinterno
di una prassi. Come ho sottolineato pi`
u volte, ci sono molti modi di un tale
stare assieme, i quali, a loro volta, costituiscono uno o pi`
u spazi di possibilit`a.
Di conseguenza, per quanto riguarda il significato, non si tratta tanto di porre
lattenzione sullunivocit`a di una definizione o di unidentit`
a ricorrente, quanto
pi`
u si tratta di porre lattenzione sugli spazi di possibilit`
a costituiti delloggetto
che sintende conoscere. Ci`o sta a ribadire che, dalla mia prospettiva, non solo
bisogna riferire il significato ad una pratica, in questo caso matematico-scientifica,
ma lo stesso significato va pensato come possibilit`
a, come costituzione di spazi di
possibilit`a. Il modo di una tale istituzione dipende dal modo in cui sono tenuti
insieme gli elementi di una regionalit`a strutturata, o come rapporto o come
` bene sottolineare anche il fatto che, per quanto riguarda il rapporto si
relazione. E
tratta di spazi costituiti per sottrazione, poiche si corre il rischio di considerare
una generalit`
a di aspetti come se fosse una totalit`
a.
Vale la pena sottolineare ancora una volta questo punto e, per farlo, ricorrer`o nuovamente alle Osservazioni sui colori. A questo proposito, mi pare utile
considerare insieme i seguenti passi:
Se per i colori esistesse una teoria dellarmonia questa dovrebbe incominciare
con una ripartizione dei colori in gruppi, e dovrebbe vietare certe mescolanze o certi
accostamenti e permetterne altri. E come la teoria dellarmonia, non darebbe una
fondazione [begr
unden] alle proprie regole5 .
Non vogliamo trovare nessuna teoria dei colori (n
e una teoria fisiologica n
e una
teoria psicologica) ma la logica dei concetti di colore. E questa riesce a fare quello
che, spesso a torto, ci si `
e aspettati da una teoria6 .
possibilit`
a del confronto, che ci ha colpiti, per la percezione di uno stato di cose estremamente
generale (ibid., 104).
3 In questa prospettiva va interpretata, a mio modo di vedere, la polemica contro la necessit`
a di
conoscere attraverso lindividuazione di nessi causali. Generalizzando, si pu`
o dire che la causalit`
a
costituisce un modo di tenere insieme elementi per una descrizione, per una conoscenza.
4 Cfr. Wittgenstein, Lezioni sui fondamenti della matematica, p. 87.
5 Cfr. idem, Osservazioni sui colori, I 74.
6 Cfr. ibid., III 188.

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

173

Le difficolt`
a in cui cimbattiamo riflettendo sullessenza dei colori [. . . ] risiedono
certamente in questo: che non abbiamo soltanto un concetto di eguaglianza fra i
colori, ma ne abbiamo parecchi tra loro affini7 .
Non esiste il concetto puro di colore8 .

Il fatto che non ci sia il concetto di colore, vale a dire qualcosa di fisso o di fissato
una volta per tutte, dal quale far discendere univocamente tutte le caratteristiche
dei colori (tutte le possibilit`a), non `e necessariamente un problema. Un tale stato
di cose, al contrario, risulta essere una risorsa, in quanto permette di mostrare che,
anche laddove si volesse costruire una teoria, questa si limiterebbe a prescrivere
certe relazioni tra i colori piuttosto che altre, ma in se sarebbe infondanta. Questo
perche si tratterebbe di una istituzionalizzazione di una particolare logica dei
colori.
A mio modo di vedere, `e possibile interpretare una tale logica come lo stare
assieme di relazioni tra i colori. Naturalmente, come mostrano i passi, sono possibili
pi`
u logiche dei colori, di conseguenza sono possibili pi`
u modi di tenere assieme i
colori. Una tale plurivocit`
a non ha un senso negativo in quanto non `e presupposto
alcun concetto puro ed univoco di colore che in tal modo viene reso vago. Essa
rappresenta una risorsa in quanto permette la proliferazione di pi`
u significati diversi,
in pi`
u regionalit`
a strutturate.
Ciascuno di essi, pertanto, indicher`
a una logica diversa, una coerenza diversa,
che tiene insieme i colori.
Pi`
u in generale, ciascun modo di tenere assieme i colori non farebbe altro che
costruire loggetto con cui si ha a che fare ed il suo significato, vale a dire esso
mostra un modo specifico di avere a che fare con loggetto in questione, in altri
termini lo pensa in spazi di possibilit`
a determinati, in dinamicit`
a chiuse.
Se mi fermassi qui si potrebbe avere limpressione che la molteplicit`a di prospettive sia pensabile solo attraverso il concetto per sottrazione e la dinamicit`a
chiusa del rapporto.
Dal confronto tra la meccanica moderna e quella posteriore a Poincare `e emersa
sia una messa in discussione dei vincoli contenutistici sia di quelli formali. In questo
senso, la meccanica non-lineare non sostituisce un nuovo contenuto ad uno vecchio,
ma introduce elementi e criteri di scientificit`a diversi; basti far riferimento alla
netta opposizione tra la valutazione di Lagrange e quella di Poincare in merito alla
pertinenza di studi e strumenti geometrici e qualitativi.
Da questa prospettiva, rispetto allapproccio di Lagrange e Laplace, quello di
Poincare certamente rende pi`
u vaga la distinzione tra ordine e caos, tuttavia tale
vaghezza `e risultata essere una risorsa, se si considerano i risultati conseguiti attraverso lo sviluppo della via intrapresa da Poincare stesso. Lapproccio non-lineare,
rispetto al precedente, rappresenta una coerenza diversa, ma non necessariamente
contraddittoria; essa, in altri termini, tiene assieme gli elementi di una dinamica in
maniera diversa. Essa `e un diverso modo di considerare un sistema non-lineare,
7 Cfr.
8 Cfr.

ibid., III 251.


ibid., I 73.

174

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

rispetto al quale lapproccio precedente non risulta necessariamente sbagliato,


proprio come per la serie 12, 14, 13 citata.
Rendere conto di una tale diversit`a e mantenerne aperta la possibilit`a `e possibile,
a mio giudizio, se si pensa la costituzione del concetto di qualcosa per sottrazione
e se si considera il legame tra loggetto ed il suo concetto dal punto di vista della
possibilit`
a, per cui anche una tale opposizione sincrina.
La scelta di discutere due diversi approcci alle dinamiche non-lineari `e, secondo
me, particolarmente felice proprio in quanto mostra che due concettualit`a diverse
non sono di necessit`a mutualmente esclusive. Tra di esse si possono individuare
numerose somiglianze ed altrettante differenze. Il che vuol dire che, per certi
aspetti, si sottolineano differenze nel modo di affrontare i fenomeni non-lineari.
Insomma, mutatis mutandis, in certe circostanze potrebbe essere di grande utilit`a contare diversamente; ad esempio, nel caso in cui le cose sparissero regolarmente
in certe maniere9 .
In questo senso, la meccanica non-lineare non solo tiene insieme diversamente
gli elementi della meccanica di stampo lagrangeano-laplaceana, ma tiene insieme
elementi diversi, differenziandosi cos` non poco.
Ormai sar`
a chiaro che il confronto appena riproposto non va confuso, per dirla
con Wittgenstein, con uno stato di cose estremamente generale.
Se i risultati del calcolo non sono la natura purificata e colta nella sua essenza,
ma rappresentano una semplificazione, allora non `e sempre possibile costituire uno
spazio di possibilit`
a i cui elementi debbano essere prima di tutto distinti e separati
per poi poter essere pensati.
In altri termini, al di l`a del rapporto, si tratta ora di chiarire la dinamicit`
a
chiusa della relazione.
Da quanto detto nella seconda parte del presente lavoro, si comprende gi`a a
cosa mi riferisco. Prima di ribadirlo mi sembra opportuno proporre un esempio in
grado sia di chiarire ulteriormente la questione sia di testare gli strumenti filosofici
discussi in questo lavoro, in quanto non sono solo applicabili al contesto fisico
principale di riferimento.

7.1

La realt`a tra effettualit`a e potenzialit`a

In riferimento alla fisica discussa, ho mostrato come il vincolo formale ed il vincolo


contenutistico costruiscano un certo tipo di oggetto e di realt`a e come, attraverso la
presentazione perspicua, si possa rendere palese lo specifico spazio di possibilit`a cui
d`
anno luogo. Per quanto riguarda la fisica che ruota attorno allanalisi algebrica,
essa, per essere tale, deve descrivere e comprendere il suo oggetto nei modi esposti
nel primo capitolo, attraverso una determinata configurazione del vincolo formale
e del vincolo contenutistico.
Si `e visto, in opposizione a ci`o, che il concetto di qualcosa, ottenuto per
sottrazione, rappresenta un modo di guardare e di costituire un oggetto. In questo
9 Cfr.

idem, Lezioni sui fondamenti della matematica, p. 87.

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

175

senso possono essere tenuti insieme elementi considerati profondamente eterogenei


in grado di far emergere un significato nuovo che, come per i colori, pu`o essere
istituzionalizzato in modi diversi a seconda dellutilit`a e del contesto. In secondo
luogo, possono anche darsi modi diversi di tenere insieme gli stessi elementi di
un sistema.
Da ci`o si comprende che gli spazi di possibilit`
a possono essere pensati come
dinamicit`a chiusa del rapporto o della relazione. Nel primo caso si tratta di
considerare gli elementi come distinti e separati, nel secondo come distinti ed
inseparabili. In questultimo caso il significato, pensato come possibilit`
a, si d`
a solo
a partire dallinterazione, dallatto di tenerli assieme e dal considerarli come un
tutto che risulta incomprensibile se lo si legge esclusivamente a partire dallanalisi
delle sue parti.
Questultimo aspetto pu`o essere ulteriormente mostrato applicando i risultati
filosofici ottenuti ad un problema specifico della meccanica quantistica, il problema
del presunto salto tra mondo microscopico e mondo macroscopico.
Compiere unoperazione di questo genere `e particolarmente interessante perche
questo problema, nonostante sia lontano da una soluzione definitiva, permette
di cogliere in fieri il confronto-scontro tra logiche fisiche ed interpretazioni
dei quanti diverse, nessuna delle quali si `e ancora imposta definitivamente sulle
` interessante, infatti, notare che alcune interpretazioni emergentiste10 del
altre. E
problema trovano una via duscita proprio considerando le contraddittorie legalit`
a
della fisica classica e di quella quantistica a partire dalla loro relazione. In altri
termini, proprio il fatto di considerarle come distinte ed inseparabili permetterebbe11
di superare il problema del salto dal microscopico al macroscopico.
In particolare `e interessante confrontare, sia pur brevemente, come si cerca di
risolvere il problema della realt`a nel mondo classico ed in quello quantistico. Nel fare
questo non intendo minimamente essere esaustivo, semplicemente intendo mostrare,
prendendo spunto da unargomentazione di Heisenberg, unapplicazione possibile
dei risultati filosofici ottenuti ad un problema di grande interesse ed attualit`a, in
modo da chiarire meglio alcuni concetti esposti in questi ultimi capitoli.
La distinzione tra il concetto di realt`a classico e quello quantistico `e lucidamente
individuata e chiaramente espressa da Heinseberg12 :
noi oggettiviamo unaffermazione se pretendiamo che il suo contenuto non
dipenda dalla condizione sotto la quale essa pu`
o essere verificata. Il realismo pratico
sostiene che ci sono delle affermazioni che possono essere oggettivate e che in effetti
la massima parte della nostra esperienza della vita dogni giorno consiste di tali
10 Muto questo termine da Niccol`
o Guicciardini e Gianluca Introzzi. Fisica quantistica. Una
introduzione. Roma: Carocci, 2007, p. 261.
11 Il condizionale, ora pi`
u che mai, `
e dobbligo in quanto esistono posizioni diverse sullargomento.
12 Sul problema della realt`
a tra fisica quantistica e fisica classica rimando a Silvano Tagliagambe.
Lepistemologia contemporanea. Roma: Editori Riuniti, 1991. Inoltre, `
e molto interessante il
recupero e lapprofondimento della distinzione kantiana tra realt`
a come categoria della qualit`
a
e come categoria della modalit`
a, allo scopo di recuperare un senso di realt`
a diverso dalleffettualit`
a. Cos`: le modalit`
a dellessere non dicono che cos`
e loggetto, ci`
o che sta di fronte al soggetto,
ma come sta in rapporto col soggetto medesimo (cfr. ibid., p. 212).

176

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

affermazioni. Il realismo dogmatico pretende che non ci siano asserzioni riguardanti


il mondo materiale che non possano essere oggettivate. [. . . ]; in realt`
a la posizione
della fisica classica `
e quella del realismo dogmatico. [. . . ]. Specialmente in fisica
[classica], il fatto che noi possiamo spiegare la natura per mezzo di semplici leggi
matematiche ci dice che abbiamo a che fare con caratteri genuini di realt`
a, e non con
qualche cosa che abbiamo in qualsiasi significato del termine inventato noi stessi.
[. . . ]. Ma proprio la teoria dei quanta `
e un esempio della possibilit`
a di spiegare la
natura per mezzo di semplici leggi matematiche senza dover poggiare su quella base.
[. . . ]. La scienza naturale `
e in effetti possibile senza la base del realismo dogmatico
la base13 .

In altri termini, Heisenberg individua nel realismo dogmatico un vincolo


formale, in quanto esso `e qualcosa che riguarda il legame tra matematica e natura
ed il modo in cui dovrebbe essere una teoria per essere considerata scientifica.
Individuando nel concetto di realt`a della fisica classica una possibilit`a ed un limite
della fisica classica, egli afferma che allinterno di uno spazio di possibilit`a siffatto
non sia possibile spiegare in toto i comportamenti quantistici. Infatti, il realismo
pratico `e sempre stato e sar`a sempre parte essenziale della scienza della scienza
della natura. Il realismo dogmatico, invece, non `e [. . . ] una condizione necessaria
per la scienza naturale14 .
Una legge fisica classica ed un corrispondente principio filosofico pensano il
reale come effettuale e su di esso ricalcano il possibile. Se si considera una legge
fisica che descrive la traiettoria di un corpo, si pu`
o dire che essa permette di sapere,
con un determinato margine di precisione, dove si trova ad un tempo t. Essa rende
conto di tutte le possibili posizioni che effettualmente il corpo pu`o avere. Tutte
queste possibilit`
a sono passibili di diventare effettuali, proprio perche questo tipo di
realt`a `e ci`o di cui la legge deve dar conto. Allinterno della fisica classica, una legge
deve render conto della realt`
a qui ed ora, secondo le modalit`a che si accordano ad
un mondo cos` come si presenta alla percezione dellesperienza comune.
In altri termini, allinterno di una concezione che costruisce un oggetto facendo
riferimento ad una effettualit`a, la possibilit`a viene pensata come linsieme delle
effettualit`a possibili, pensate nella generalit`a di una legge che contempla, appunto,
la totalit`a, intesa come somma, del fenomeno effettuale. In caso contrario, di
un oggetto non si avrebbe unadeguata conoscenza scientifica, allinterno delle
strutture della regionalit`a in questione. In tal senso, si vede bene come la fisica
classica costruisca il proprio oggetto e la propria realt`a. Come ripetuto pi`
u volte,
e come sottolinea Heisenberg, `e possibile pensare una fisica che non contempli il
detto vincolo formale.
Rispetto a quanto detto, se la non-linearit`a introduce strumenti di tipo qualitativo e geometrico allinterno della fisica classica, la meccanica quantistica dice
qualcosa di diverso in un altro senso; essa ammette possibilit`
a che non rientrano
nelleffettualit`
a o che la arricchiscono, a seconda dellinterpretazione che se ne d`a.
13 Cfr. Werner Heisenberg. Fisica e filosofia. Milano: Il Saggiatore, 2003, pp. 100-101. Heisenberg,
in queste stesse pagine distingue anche un realismo metafisico, sostenendo che esso compie
ancora un passo al di l`
a del realismo dogmatico affermando che le cose esistono realmente.
14 Cfr. ibid., p. 100.

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

177

Di certo essa costruisce qualcosa di diverso rispetto alleffettualit`a cos` come `e stata
presentata, ed in particolare configura in maniera diversa il modo di concepire il
concetto di realt`
a.
Una chiara e fruibile esemplificazione di tutto ci`o `e data dal celebre esperimento
del gatto di Schr
odinger (figura 5).
Un gatto `
e posto allinterno di una camera dacciaio assieme al seguente
diabolico marchingegno: in un contatore Geiger c`
e una piccola quantit`
a di di
sostanza radioattiva, in modo tale che forse nellintervallo di unora uno degli atomi
decadr`
a, ma anche, con uguale probabilit`
a nessuno subir`
a questo processo; [. . . ]
se questo accade il contatore genera una scarica e attraverso un relais libera un
martello che frantuma un piccolo recipiente di vetro che contiene dellacido prussico.
Se lintero sistema `
e rimasto isolato per unora, si pu`
o dire che il gatto `
e ancora
vivo se nel frattempo nessun atomo ha subito un processo di decadimento. Il
primo decadimento lavrebbe avvelenato. La funzione donda del sistema completo
esprimer`
a questo fatto per mezzo della combinazione lineare di due termini che si
riferiscono al gatto vivo e al gatto morto, due situazioni mescolate o sfumate in
parti uguali15 .

Figura 7.1: Il gatto di Schrodinger

Anche e soprattutto chi non si occupa di meccanica quantistica non pu`o non
notare qualcosa di strano: la fisica dei quanti ammette la possibilit`
a o, meglio, la
realt`
a che il gatto sia vivo e morto. Ora, come tutti gli esperimenti mentali e gli
esempi al limite, quello del gatto, oltre che a presentarsi in se e per se come problema,
serve innanzitutto a mettere a fuoco un problema che, nel caso specifico si pu`o
esprimere come segue. Il punto `e capire se e, eventualmente, come possono essere
tenuti assieme i, pur contraddittori, macroscopico e microscopico. In altri termini,
se il gatto non pu`
o essere effettualmente in uno stato di sovrapposizione, seguendo
Heisenberg bisogna capire cosa descrive la meccanica quantistica e, ammessa la
sua correttezza, come si possa giungere al gatto vivo o (= aut) al gatto morto
attraverso la misurazione, visto che, una volta aperta la camera dacciaio, il gatto
sar`
a o meno ancora tra noi, e tertium non datur.
15 Cfr. Gian Carlo Ghirardi. Unocchiata alle carte di Dio. Milano: Il Saggiatore, 2009, p. 331
che a sua volta cita le parole di Schr
odinger.

178

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

Il fatto che la meccanica quantistica descriva la possibilit`a che il gatto sia


vivo e morto deriva dal fatto che lequazione di Schrodinger `e lineare e, pertanto,
gli stati del gatto sono sovrapposti16 . Inoltre, se nella fisica classica ci`o che si
calcola `e ci`o che si misura ed `e ci`o che appartiene oggettivamente alleffettualit`
a di
un oggetto, nella fisica dei quanti ci`o che si calcola (equazione di Schr
odinger a
coefficienti complessi in spazi di Hilbert) non `e ci`o che si misura (valori che sono
numeri reali)17 . In altri termini, la teoria [dei quanti] `e formulata in modo tale
che essa non parla in generale delle propriet`a possedute dai sistemi ma solo delle
probabilit`a di trovare certi esiti se si eseguono misure mirate ad identificare i valori
delle propriet`
a cui siamo interessati18 .
La linearit`
a dellequazione di Schrodinger e la probabilit`a quantistica impongono
di ripensare il concetto di realt`a, senza per questo dover necessariamente rinnegare
il precedente. In particolare, i problemi si concentrano attorno alla sovrapposizione,
dato che che nessuno ha mai visto il gatto di Schrodinger passeggiare per una
citt`a. In questo senso, si pu`o iniziare a comprendere che anche la meccanica
quantistica, in parallelo con la fisica classica, costruisce un proprio oggetto ed
una propria realt`a. I problemi, come detto, nascono dalla difficolt`
a di spiegare il
comportamento classico dei macro-oggetti a partire da un substrato quantistico.
Quello che si cerca `e, secondo alcuni fisici, un confine o una zona di confine che
divida i territori del macroscopico e del microscopico, nei quali far vigere le due
giurisdizioni, possibilmente senza sconfinamenti.
Quando si parla di confine preciso, nessuno pretende che esista un criterio
di demarcazione perfettamente definito che consenta di asserire: fin qui vale la
meccanica quantistica, oltre questa linea vale la riduzione del pacchetto. Per confine
preciso si intende che la teoria dovrebbe contenere almeno un parametro che definisca
una scala che consenta di valutare quando sia legittimo usare le equazioni lineari,
quando usarle risulti approssimato e quando risulti decisamente errato19 .

Probabilmente il confine va individuato cercando di produrre una presentazione


perspicua delle possibilit`a della dinamicit`a chiusa della fisica classica ed in quella
quantistica. Un tale compito pu`o essere affrontato da molti punti di vista. Heisenberg, come visto, cerca di tracciare nuovamente il confine del concetto di realt`a.
Questo perche i risultati raggiunti dalla meccanica quantistica pongono una serie
di questioni essenziali alle quali la fisica classica non pu`o rispondere e che pertanto
impongono di affrontare loggetto e la realt`
a fisica in un modo diverso.
In altri termini, lo spazio di possibilit`a della fisica classica non `e tale da
rispondere alle esigenze quantistiche, nonostante che i concetti della fisica classica
16 Senza entrare troppo nei dettagli, `
e possibile spiegare questa frase cos`: Lequazione [di
Schr
odinger] `
e [. . . ] lineare. Che cosa significa? Il fatto che lequazione [] sia lineare implica
che, se 1 e 2 sono due soluzioni, allora possiamo ottenere unaltra soluzione combinandole
linearmente: = c1 1 + c2 2 , dove c1 e c2 sono due costanti. Si dice che rappresenta uno
stato di sovrapposizione 1 e 2 (Cfr. Guicciardini e Introzzi, op. cit., p. 149).
17 Cfr. Giuseppe Longo. Incompletezza. In: Per la Matematica. Vol. 4. Torino: Einaudi, 2010.
18 Cfr. Ghirardi, op. cit., pp. 326-327.
19 Cfr. ibid., pp. 327-328.

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

179

formino il linguaggio per mezzo del quale descriviamo la preparazione dei nostri
esperimenti e ne esprimano i risultati20 .
Ora, una volta compresa la tonalit`a che colora il vedere, non si tratta di
procedere verso un illusorio vedere puro, ma di provare a guardare in una
differente prospettiva, non necessariamente chiusa in se stessa, producendo e
confrontando giochi linguistici, vale a dire termini di paragone. I passi seguenti
precisano la concreta direzione di Heisenberg:
Il mutamento del concetto di realt`
a che si manifesta nella teoria dei quanta
non `
e una semplice continuazione del passato; esso appare come una vera rottura
nella struttura della scienza moderna21 .
Se si considera la parola stato come esprimente un potenzialit`
a piuttosto
che una realt`
a si pu`
o anche semplicemente sostituire il termine stato col
termine potenzialit`
a allora il concetto di potenzialit`
a coesistenti `
e del tutto
plausibile, giacch
e una potenzialit`
a pu`
o implicare altre potenzialit`
a o sovrapporsi ad
esse. [. . . ]. Negli esperimenti sugli eventi atomici noi abbiamo a che fare con cose e
fatti, con fenomeni che sono esattamente altrettanto reali quanto i fenomeni della
vita quotidiana. Ma gli atomi e le stesse particelle elementari non sono altrettanto
reali; formano un mondo di possibilit`
a e di potenzialit`
a piuttosto che un mondo di
cose e di fatti22 .
I simboli matematici con cui descriviamo queste situazioni osservative rappresentano, pi`
u che fatti, possibilit`
a. Si potrebbe dire che rappresentano uno stadio
intermedio tra il possibile ed il fattuale23 .

Rispetto alluso classico del concetto di realt`


a, intesa come effettualit`
a, quello
di Heisenberg pu`o esser pensato come un abuso legittimo che, quindi, impone una
rilettura del concetto di realt`a in quanto lo spazio di possibilit`
a della fisica classica,
in cui assume significato, non `e in grado di rendere conto della realt`a intesa come
potenzialit`
a. In generale, si pone il problema di pensare il fatto che la matematica
della teoria dei quanti renda conto di qualcosa che non `e oggettivabile, nel senso
che si pone fuori sia del vincolo del realismo dogmatico sia di quello metafisico.
A ci`
o si aggiunge la difficolt`a di tenere assieme la legalit`a classica e quella
quantistica. In altri termini, i problemi posti ruotano in primo luogo attorno a
come pensare la sovrapposizione di stati del gatto e, in secondo luogo, attorno a
come si possa passare, per cos` dire, dal gatto potenziale al gatto effettuale.
Proprio qui entra in gioco la decoerenza. Essa, infatti, `e un tentativo di spiegare
e tenere assieme potenzialit`
a ed effettualit`
a24 .
In maniera schematica si pu`o dire che la decoerenza permette di passare dalla
potenzialit`a quantistica alla possibilit`a classica attraverso un processo che mi
20 Cfr.

Heisenberg, op. cit., p. 58.


ibid., p. 41.
22 Cfr. ibid., p. 217.
23 Cfr. Werner Heisenberg. Fisica e oltre. Torino: Bollati Boringhieri, 2008, p. 144.
24 Come `
e accaduto nel Settecento riguardo la questione della validit`
a del discusso r12 newtoniano,
anche per quanto riguarda questi problemi quantistici, e non solo, esiste un acceso dibattito,
tuttaltro che concluso. Accanto alla decoerenza si pongono altri alternativi modi di affrontare
questo problema. Nei termini del capitolo precedente, si vede bene come esistano coerenze diverse
contemporaneamente presenti. Cfr. Guicciardini e Introzzi, op. cit., pp. 258-264 e cfr. Ghirardi,
op. cit., pp. 339-372.
21 Cfr.

180

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

accingo a trattare per cui, appunto, si perde la coerenza quantistica. Di qui,


attraverso la misurazione avviene il collasso della funzione donda25 per cui il
gatto appare effettivamente vivo o (aut) morto. Prima di entrare, brevemente,
nel dettaglio delleffetto di decoerenza, che permetter`
a di descrivere il sistema che
costituisce il gatto di Schr
odinger, `e necessaria unimportante precisazione.
Nel discorso svolto in questo paragrafo ho introdotto i concetti di possibile,
reale e potenziale. Da un punto di vista fisico si potrebbe pensare, anche in base
ad alcuni passi di Heisenberg, che il potenziale sia, per cos` dire, una specie di
meta-possibile. Una simile caratterizzazione non sembra molto precisa, in quanto
esistono oggetti macroscopici che mantengono un comportamento quantistico. In
questo senso, la descrizione quantistica pu`
o assumere un senso di realt`
a fisica ben
definita. Mi riferisco ai super conduttori cui sto per fare cenno. In tal senso, mi
pare utile far riferimento ad uno sviluppo possibile di questo tema nelle stesse
parole di Heisenberg: Il realismo pratico sostiene che ci sono delle affermazioni che
possono essere oggettivate e che in effetti la massima parte della nostra esperienza
della vita dogni giorno consiste di tali affermazioni. Il realismo dogmatico pretende
che non ci siano asserzioni riguardanti il mondo materiale che non possano essere
oggettivate26 .
Dopo una simile puntualizzazione, che meriterebbe ulteriori approfondimenti
fisico-filosofici, `e giunto il momento di trattare pi`
u da vicino leffetto di decoerenza.
7.1.1

Leffetto di decoerenza

Loggetto in generale (il gatto) consiste formalmente di due sistemi dinamici: uno
descrivibile da coordinate collettive (il complesso macroscopico) e laltro da coordinate microscopiche. Essi sono detti rispettivamente: sistema collettivo e ambiente.
Questultimo pu`o essere inteso sia come esterno sia come interno alloggetto, in
questultimo caso fa riferimento alla sua materia.
Se si considera questultimo caso, si vede bene come il comportamento dei
singoli elementi che costituiscono il complesso `e diverso dal comportamento di
questultimo, in quanto i primi sono soggetti a comportamenti quantistici, mentre
il secondo `e soggetto alla fisica classica.
Volendo sintetizzare tutto ci`
o si pu`
o scrivere:
H = Hc + He
dove H indica il sistema globalmente considerato, mentre Hc e He rappresentano,
rispettivamente, la parte macroscopica e la parte microscopica27 . Nella forma
appena proposta queste vengono meramente giustapposte, senza che si consideri tra
loro alcun tipo di scambio energetico. In questo caso ci si trova di fronte ad una
situazione precedentemente descritta dalla nozione di rapporto, per la quale due
25 Con

questo concetto sintende il risultato del processo di misurazione.


Heisenberg, Fisica e filosofia, p. 100.
27 Cfr. Roland Omn
es. The interpretation of quantum mechanics. Princeton: Princeton University
Press, 1994.
26 Cfr.

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

181

elementi, rispondenti ad due legalit`a addirittura contraddittorie tra loro, vengono


prima isolati e definiti e poi messi insieme. Dalla prospettiva del problema che
sintende affrontare, questo tipo di approccio non `e in grado di offrire alcuna
soluzione, in quanto non pu`o che rimarcare la gi`a profonda discrasia tra mondo
macroscopico e mondo microscopico.
Se, al contrario, si considera Hc e He accoppiati28 o, mutuando la felice espressione deleuziana, distinti ed inseparabili `e possibile render conto di un effetto di dissipazione termica dovuta proprio al fatto di tenere insieme, e non semplicemente
giustapporre, tali sistemi. Di qui, si pu`
o scrivere:
H = Hc + He + Hint
dove Hint fa riferimento proprio alla dissipazione. Di conseguenza, sebbene
accada che le funzioni donda ambientali per due stati macroscopicamente differenti
siano coerenti ad un certo momento [. . . ], esse diventano ortogonali molto rapidamente a causa del loro accoppiamento con differenti valori degli osservabili collettivi
macroscopici29 . Cos`, il sistema passa da uno stato di coerenza quantistica in
cui si ha la nota sovrapposizione di stati, per cui il gatto e vivo-o-morto30 , alle
classiche possibilit`
a per cui il gatto pu`
o essere vivo o morto31 .
La decoerenza `e un effetto dinamico che si svolge nella maggior parte della
materia, ma `e estremamente difficile da osservare sperimentalmente. Una prova
importante, anche se indiretta, a favore della decoerenza `e data dal comportamento
dei superconduttori, vale a dire di quegli oggetti macroscopici che mantengono
un comportamento quantistico. Essi, infatti, sono caratterizzati da assenza di
dissipazione.
Per quanto riguarda questultimi, oltre che rimandare ad una presentazione
tecnica32 , Lindley ha trovato una forma molto chiara ed immediata per spiegare di
cosa si tratta. In modo estremamente perspicuo afferma:
. . . in un superconduttore gli elettroni si muovono in un modo coerente. In
un comune filo di rame come in un superconduttore, la corrente elettrica `
e un
flusso collettivo di elettroni, ma in un filo di rame gli elettroni si accalcano come
una grande folla di persone che cercano di seguire un corteo in strade anguste.
Essi urtano contro gli atomi di rame del filo e si urtano tra loro, e tutte queste
collisioni, ostruzioni e diversioni si traducono in una resistenza al flusso. [. . . ]. In un
superconduttore, invece, gli elettroni abbandonano ogni senso di identit`
a individuale
e si muovono come un tuttuno, [nel senso che] si muovono in modo coerente33 .

A questo punto `e possibile tornare alla dinamicit`


a chiusa della relazione, in
quanto bisogna sottolineare il fatto che nella meccanica quantistica sono le stesse
28 Cfr.

ibid., pp. 268-322.


ibid., p. 269. Traduzione mia.
30 Con o sintenda il vel, la disgiunzione inclusiva.
31 Questa seconda o, a differenza della precedente, pu`
o esser compresa facendo riferimento ad
aut, la disgiunzione esclusiva.
32 Cfr. Omn
es, op. cit., pp. 409-432.
33 Cfr. David Lindley. La luna di Einstein. Milano: TEA, 2005, p. 194.
29 Cfr.

182

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

possibilit`a ad essere costituite, sia in generale sia nella specificit`a della preparazione
di un esperimento34 . Esse, in altri termini, non sono disponibili a priori.

7.2

Dinamicit`a chiusa della relazione

Come si sar`a notato, i temi trattati in questi ultimi paragrafi sono stati esposti
utilizzando alcuni strumenti individuati nella parte filosofica di questo lavoro, a
partire da effettive esigenze filosofiche e scientifiche trattate nella prima parte. Ci`
o
permette di esplicitare chiaramente cosa dintende per dinamicit`
a chiusa della
relazione.
Con essa si sottolinea che un fenomeno diventa comprensibile se si pone attenzione allo stare insieme di elementi distinti ed inseparabili che si definiscono nel
momento stesso in cui interagiscono. Una siffatta dinamicit`a `e chiusa perche,
se `e vero che il significato emerge dalla pratica del tenere insieme, non bisogna
dimenticare che tutto ci`
o si svolge a partire da una regionalit`a strutturata e in
` infatti, inutile e sterile far riferimento ad una
virt`
u di un problema posto35 . E,
possibilit`
a pura, tanto pi`
u che ho discusso del significato proprio riconducendolo
alla possibilit`
a.
Presi isolatamente, sarebbe impossibile trovare una mediazione tra Hc e He ,
per il fatto che, cos` considerati, obbediscono a leggi contraddittorie.
Si vede bene come il fatto che il confine sia sfumato non `e necessariamente un
ostacolo, in quanto, rispetto alla fisica classica che `e generalmente analitica, la
meccanica quantistica presenta forti connotati olistici36 , nel senso che il significato
emerge dalla relazione tra elementi, come visto, estremamente eterogenei.
Da un punto di vista metodologico, attraverso la relazione `e possibile pensare
uno spazio di possibilit`a, per nulla predeterminabile a priori. In questa direzione,
il significato, pensato come pluralit`
a di possibilit`
a, si d`a nellatto stesso del tenere
insieme elementi diversi. Esso `e, dunque, nella relazione e non pu`o essere dedotto
matematicamente dalla combinazione di segni che, sfuggendo ad una non necessaria
oggettivazione, non permetto di sovraordinare nulla di sostanziale alla prassi, come
avviene, dopo listituzionalizzazione di una pratica, nel rapporto.
Mi pare che qui emerga bene la differenza, gi`a sottolineata, tra il modo di
pensare la molteplice possibilit`a proprio del rapporto e della relazione. Ci`o `e insito
nel modo in cui tali concetti costruiscono gli spazi di possibilit`a e nel modo in cui
gestiscono tutto ci`
o che eccede e che non pu`
o esser pensato in tali spazi.
34 Tra laltro questo mostra perch
e, pur parlando di relazione, sia necessario parlare di una
dinamicit`
a chiusa della relazione.
35 Potr`
a sembrare ripetitivo, ma penso che sia fondamentale sottolineare questo aspetto, in
quanto `
e essenziale sgomberare il campo da qualsiasi elemento che possa far confondere la relazione
come unastratta e sterile apertura di possibilit`
a.
36 Il termine olismo va pensato allinterno delle precisazioni fatto sul concetto di relazione
e in riferimento, di volta in volta, ad ogni singolo esperimento. In tal senso, mi riferisco alla
pratica del considerare insieme pi`
u elementi, e non necessariamente alla teoria dei quanti nella
sua totalit`
a.

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

183

Come visto, per quanto riguarda il rapporto si tratta, in generale, dinglobare


qualcosa di esterno, in larga misura isolando e definendo inediti elementi, o di
creare unalternativa dinamicit`
a chiusa.
Per quanto riguarda la relazione si tratta, come mostrano bene gli esempi, di
pensare lindistricabilit`a di elementi eterogenei, di pensare, al limite, lintracciabilit`a
di un confine netto che, per`o, a dispetto di tutto, rappresenta una risorsa enorme,
senza la quale andrebbe persa la comprensibilit`a di molti fenomeni, non solo fisici.
In questo caso, la relazione, in un senso filosofico, in quanto dinamicit`a chiusa, va
a costituire le stesse possibilit`a, vale a dire ci`o in cui si d`anno i significati puntuali.
In tal senso, a seconda di come si gioca una relazione si ottengono spazi di
possibilit`a diversi, indeterminabili a priori, in grado di rendere conto di ci`o che nel
rapporto risulta al limite impensabile.
Per comprendere meglio tutto ci`o, pu`o essere utile accostare quanto appena
detto al concetto di metafora. Esiste una nutrita bibliografia sullargomento, ma
limitandomi a non pi`
u di qualche parola, si pu`o far riferimento allattivit`a poietica
propria della metafora che, accostando parti del linguaggio che non erano mai state
messe insieme prima, produce giochi diversi ed inediti. In questo senso, molto
si gioca sulla relazione, cio`e sul fatto che `e possibile prescindere dalla necessit`a
di una sua istituzionalizzazione (definitoria), pur restando possibile. In questo
senso, quanto afferma Wittgenstein sui linguaggi e sulle somiglianze di famiglia,
pu`o benissimo essere applicato al linguaggio scientifico e ai suoi molteplici e diversi
spazi di pensabilit`a. In questa sede, naturalmente, non mi posso dilungare su
questo tema perche, oltre alle questioni di filosofia del linguaggio in generale37 , si
tratterebbe, ancora una volta, ma in senso diverso, di cercare di tenere assieme
tutto ci`o con le tematiche emerse in questo lavoro. Nonostante ci`o, mi pare che
emergano comunque in modo sufficiemente chiaro le linee essenziali del mio discorso.
Detto questo, si pu`o, brevemente, accennare, a titolo esemplificativo, ad una
distinzione tra paragone e metafora. Nel paragone Il diamante brilla come il sole,
il significato `e dato a priori ed al di l`
a dellaccostamento del diamante al sole. In
questo senso, il diamante brilla anche prima di essere accoppiato38 col sole e
viceversa.
Lattivit`a poietica della metafora, invece, fa riferimento al fatto che il significato
non `e dato prima dellaccoppiamento dei termini che la costituiscono, ma si produce
in una specifica39 relazione, vale a dire dal modo particolare in cui vengono tenuti
insieme.
Il punto `e che, in base a quanto ho sostenuto sin qui, ci`o che `e costituita `e
la stessa possibilit`a (o spazio di possibilit`a), in cui possono aver luogo uno o pi`
u
significati.
37 Cfr. Richard Boyd e Thomas S. Kuhn. La metafora nella scienza. A cura di Luisa Muraro.
Milano: Feltrinelli, 1983.
38 Uso questo termine con esplicito riferimento a quanto detto nel paragrafo sulleffetto di
decoerenza.
39 E
` importante sottolineare questo termine, in quanto una relazione, non facendo riferimento a
spazi di possibilit`
a precostituiti o gi`
a disponibili, vale in quanto agita.

184

Dinamicit`
a chiusa del rapporto e della relazione

Oltre a ricordare che, in questo senso, in meccanica quantistica ci`


o che si calcola
(equazione di Schr
odinger a coefficienti complessi in spazi di Hilbert) non `e ci`o che
si misura (valori che sono numeri reali) e che quanto detto andrebbe ulteriormente
approfondito, mi si permetta di di chiudere questo lavoro con il seguente passo,
eloquente ed esplicitamente buio:
La degradazione (de-generazione) del linguaggio umiliato pu`
o cantare parole
incomprensibili. La vanit`
a e tristezza dei fiori, lagonia e vilt`
a animali, lesultanza
inconsapevole dei bambini, il dolore del muschio calpestato, il raccapriccio di uno
specchio infranto, la stanchezza della neve, il vento imbavagliato, possono trovare
un suono oltre il discorso40 .

40 Cfr.

Carmelo Bene. Opere. Milano: Bompiani, 2004, p. 1023.

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