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Disegno in copertina di Laura Cozzani.

Elaborazione Grafica: Cristiano Signorino

Indice
Prologo - Lera dellalleanza...............................................3
Capitolo 1 - Al cospetto del re del bosco.............................5
Capitolo 2 - Il guerriero e il veggente...............................10
Capitolo 3 - Il lupo in catene.............................................20
Capitolo 4 - Un incubo.......................................................26
Capitolo 5 - Lespiazione...................................................32
Capitolo 6 - Inverno, 1990................................................41
Capitolo 7 - Luna...............................................................48
Capitolo 8 - Il demone e la bambina..................................55
Capitolo 9 - Perdendo se stesso.........................................59
Capitolo 10 - Da sola, di nuovo..........................................66
Capitolo 11 - Latebra.........................................................72
Capitolo 12 - La magia degli uomini..................................76
Capitolo 13 - Camminando lungo il confine.......................83
Capitolo 14 - Sogno di specchi..........................................91
Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre...................93
Capitolo 16 - La linfa dei dannati....................................104
Capitolo 17 - Sullorlo del baratro...................................107
Capitolo 18 - Il ricordo del serpente...............................111
Capitolo 19 - Nella tana del lupo.....................................116
Capitolo 20 - Guardiani sul confine.................................122
Capitolo 21 - Elara..........................................................129
Capitolo 22 - A colloquio con il cerusico..........................136
Capitolo 23 - Leonora e Gabriel.......................................142
Capitolo 24 - Le prigioni di Latebra.................................146
Capitolo 25 - Nel profondo..............................................152
Capitolo 26 - Infine giunge il messaggero.......................163
Capitolo 27 - Verit sepolta.............................................166
Capitolo 28 - Lultimo dono di Inganno...........................174
Capitolo 29 - Epilogo.......................................................178

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti puramente casuale...ma se preferisci credere che non lo sia, allora sei libero di farlo.

[...] affermano che i Demoni siano dotati di forza di gran lunga superiore a quella
umana e che, anzi, ci sorpassino di molto per potenza. Essi non possiedono, per,
lelemento divino puro e incontaminato, bens partecipe sia di una natura spirituale,
sia della sensorialit del corpo, e, quindi, in grado di provare piacere e dolore. Tale
elemento misto appunto la sorgente del turbamento, maggiore in alcuni, minore
in altri. Cos che anche tra i Demoni, n pi n meno che tra gli uomini, sorgono
differenze nella gradazione del bene e del male.
Plutarco Iside e Osiride

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Prologo Lera dellalleanza


Quando luomo si era appena levato dal rango di bestia, ci fu un tempo in cui gli dei
calcavano liberamente il suolo di questa terra, assieme alle loro schiere di creature
ultraterrene. Gli uomini, ammaliati dallincredibile potere e dalle straordinarie
conoscenze di cui questi esseri erano in possesso, cercarono di ingraziarsi il favore
delle luminose divinit o vendettero la propria anima agli oscuri signori delle tenebre,
cos da guadagnarne la protezione. Questepoca divenne nota come era dellalleanza
e, allombra di questo sodalizio, per millenni umani e immortali vissero in comunione.
Le dita, pallide e ossute, sfogliavano avide le pagine ingiallite dal tempo. Il mondo
oscuro stava finalmente spalancandosi sotto ai suoi occhi. Tutto ci che aveva sempre
desiderato sapere era l, splendidi inchiostri ormai sbiaditi e spenti su pergamena
consunta. Verit fino a quel momento taciute o sussurrate abbandonavano il silenzio,
illuminate dalla tenue luce di una candela.
Amore, passione e lussuria sbocciarono tra i mortali e gli immortali e talvolta accadde
che dalle loro carni nascesse una discendenza. I figli di queste unioni, volute o frutto di
violenza, vennero detti demoni. Sterile stirpe di semidei.
Tremante, strabuzz gli occhi e lesse pi volte la spiegazione racchiusa in quelle poche
righe. Quasi riluttante, dovette accettare di non aver compiuto errori nella lettura.
Demoni... figli di dei e umani... mormor con un filo di voce, incapace di credere alle
proprie parole.
Un foglio a righe, anchesso piuttosto vecchio ma non quanto le pagine che lo trattenevano,
riportava appunti scritti a penna. Alcune parole erano sottolineate:
Laccezione negativa del termine demone , in realt, di epoca recente ed da mettere
in relazione con il progressivo aumento del potere della chiesa cattolica, specie in Italia.
A partire dalleditto di Teodosio I del 380, le varie forme di paganesimo, tra cui il culto
di Elara, vennero screditate a favore del cattolicesimo, divenuto nel frattanto religione
ufficiale dellimpero.
Elara... la grande madre terra...
Senza divagare oltre: la parola greca dimonos (), da cui derivano il latino
demonium e litaliano demone altro non indica che creature sovrannaturali a met tra
umani e dei. In passato vi stato anche chi ha ritenuto i demoni, angeli (dal greco
messaggero). Daltronde chi meglio di un figlio, carne e sangue della divinit,
pu testimoniare lesistenza di un dio?
Chiuse il volume che stringeva in mano, sebbene, pi o meno involontariamente,
avesse infilato lindice tra le pagine, cos da poter riprendere la lettura da dove laveva
interrotta.
Una falsa pista? False informazioni cui avrebbe finito col credere e che lavrebbero
portato a conclusioni affrettate ed errate?
Doveva pur esserci qualcosa che potesse dimostrare se le pagine di quel libro riportavano
o meno la verit. Non aveva alcun termine di paragone per sincerarsene.
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O forse s? Memorie lontane balzarono prepotentemente alla ribalta tra i suoi pensieri.
Apr il volume e prese a sfogliarlo febbrilmente, pagina per pagina, fino a che non si
imbatt in uno degli indizi di cui era alla ricerca. Un semplice nome e il titolo che lo
seguiva, posti in calce a pagina quarantacinque furono sufficienti a dissipare tutti i suoi
dubbi:
Caronte degli Addolorati, domatore di spettri, secondo consigliere di Latebra.
Torn indietro di qualche pagina e si tuff nuovamente nella lettura. Il secondo capitolo
del grosso tomo si intitolava: Lera del tradimento.

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Capitolo 1 Al cospetto del re del bosco


Avanzava con passo cadenzato, sfilando tra la folla irreale e barocca, che si apriva al
suo passaggio. Sebbene cercasse di non mostrarsi meravigliato, con la coda dellocchio
riservava furtive occhiate alla mostruosa sarabanda radunatasi quella notte per assistere
al suo ingresso. Creature fuggite dalle pagine di fiabe sussurrate e poi dimenticate.
Il mormorio sommesso che aveva preceduto il suo arrivo era cessato non appena gli
occhi dei presenti si erano posati su di lui. Adesso, tutto ci che si udiva era il freddo
tintinnio delle catene che lo stringevano ai polsi e alle caviglie mentre attraversava il
lungo corridoio sormontato da un alto soffitto di terra e radici.
La cittadella delleclissi non aveva una vera e propria architettura e a stento se ne
potevano immaginare i confini. Si raccontava che alcuni dei suoi cunicoli pi bui e
remoti giungessero a lambire persino il cemento della citt.
Gabriel in quel momento si trovava nella sala del trono e ne stava attraversando la
navata centrale.
In luogo di tornite colonne di granito, il soffitto era sorretto da pilastri di roccia e legno,
sapientemente combinati. Un tappeto di terra umida e foglie secche sostituiva bianche
lastre di marmo.
Alle spalle del giovane, a pochi passi di distanza, seguiva Zamir. Intorno ai due, altri
demoni, folletti e, persino, qualche umano si erano riuniti per assistere alla cerimonia
che si sarebbe celebrata.
Scanditi dalla lotta e dagli insegnamenti, erano trascorsi quasi due anni da quando
Gabriel era stato costretto a rifugiarsi tra le montagne e adesso, alle porte di un nuovo
inverno, il demone si presentava finalmente al cospetto delle schiere delleclissi e al loro
sovrano.
Le radici, lunghe e affusolate, pendevano dal soffitto di terra, simili a minacciose dita
ritorte, e sfioravano lassassino e il suo patronus, il suo padrino, ricordando loro a ogni
passo che non erano ospiti di quella buia basilica bens prigionieri.
Lambiente era freddo e lilluminazione fornita dalle torce a olio scarsa. Avvolto in un
grezzo manto di vello nero, cos da nascondere gli abiti laceri, Gabriel camminava
attraverso la sala odorosa di sottobosco. A ogni passo si faceva sempre pi forte la
sgradevole sensazione di essere un condannato diretto al patibolo.
In quegli ultimi nove mesi si era cimentato nellarte del combattimento e in quella della
metamorfosi.
Aveva appreso dei celesti, degli oscuri e dei demoni, loro progenie.
Aveva versato sudore, sangue e sofferto i morsi della fame.
Aveva conosciuto il dolore, quello vero, e tutte le sfumature del pentimento.
Ancora, per, ignorava se tutto ci potesse davvero servirgli a superare il giudizio del
bosco.
Pieno di incertezza, Gabriel aveva, infine, raggiunto il trono.
La curiosit dei presenti iniziava a infastidirlo. Adesso che era al cospetto del re, i loro
sguardi non sembravano pi posarsi su di lui ma, simili a uncini, conficcarsi a fondo
nella sua carne. Avrebbe dato qualsiasi cosa perch cessassero. Avrebbe fatto qualsiasi
cosa per dissuadere gli astanti, troppo insistenti e curiosi, ma aveva le mani legate dai
ceppi e da antiche leggi.
Mi hanno ridotto a una maledetta bestia da circo. Ecco cosa sono per loro.

Capitolo 1 - Al cospetto del re del bosco

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Cerc di non innervosirsi, concentrandosi sui propri gesti e sulludienza.


Il sovrano lo osservava con espressione imperturbabile, seduto su di un fitto intreccio
di radici che sorgeva dal terreno, invece di sprofondarvi. Indossava ampie vesti dipinte
dai colori del bosco e soltanto il volto e le mani spuntavano fuori dagli abiti di foggia
antica e insolita. Era assai anziano, certo, ma quanto, Gabriel non riusciva proprio a
immaginare. Per qualche inspiegabile motivo, il tempo non aveva consumato quel viso,
piuttosto sembrava averlo impreziosito come il pi bello degli ornamenti.
Ai lati del trono, due coppie di demoni, armati di lame ritorte e protetti da insolite
corazze, vegliavano sullincolumit del proprio re.
Guardiani delleclissi pens, ricordando quanto gli aveva detto Zamir sul loro conto.
Il popolo del bosco aveva spiegato il suo maestro composto quasi interamente da
fuggiaschi.
Tra loro, vengono reclutati i pi forti per formare il braccio armato delleclissi.
Guardiani ripet tra s Certo... come se volessi dare di matto proprio qui e ora.
I ceppi in s non sarebbero stati un problema ma i denti di metallo che le catene
rivolgevano contro la carne, aveva gi avuto modo di scoprire, erano in grado di assorbire
le sue energie e lo costringevano a controllare ogni gesto.
Osservando lo scranno del sovrano, il demone lupo si sorprese a pensare che non
doveva essere affatto comodo.
Con tutte quelle radici che ti vanno su per il culo...
Quasi un sorriso affior sul suo viso ma Gabriel cerc di scacciarlo. Doversi inginocchiare,
col capo chino, come letichetta prevedeva per quelloccasione, lo aiut a dissimulare
limprovvisa ilarit.
I capelli, cos come la barba, gli erano stati malamente tagliati prima di presentarsi a
quelludienza e, cos, alcune ciocche ricaddero disordinate sugli occhi, solleticando gli
zigomi e le punte delle orecchie. Zamir si ferm, un passo dietro di lui, in piedi. Su cosa
o chi si posasse lo sguardo del maestro non sapeva dirlo. Costretto in quella posizione,
non poteva fare altro che concentrarsi sui dettagli ai margini del proprio campo visivo.
A ben guardare, si accorse Gabriel, il re non sedeva sul proprio trono, sembrava,
piuttosto, esserne avvinto. Le radici risalivano dalle rocce e scorrevano sulla pelle
eburnea del sovrano, fino a scivolare sotto le vesti. Era come se un gigantesco albero
capovolto, si stesse nutrendo della sua vita.
Un attimo prima di chinarsi, il demone lupo aveva intravisto qualcuno scivolare fuori
dalla folla. Il ritardatario aveva scambiato due parole con una delle guardie e poi si era
fermato in piedi, dietro al trono. Il volto era nascosto da una maschera di metallo che
lasciava scoperti soltanto gli occhi.
Ciambellano... disse Gabriel, dentro di s, in un silenzioso benvenuto. Il demone lupo
aveva sentito molte cose sul suo conto e ben poche lusinghiere. Mostrarsi vulnerabile in
sua presenza era contrario ai suoi istinti, ciononostante non si sarebbe mosso. Doveva
rispettare tutte le inutili formalit che facevano parte del cerimoniale. Lo doveva a
Zamir e doveva farlo se voleva restare in vita.
Per qualche istante, il silenzio fu quasi irreale. Soltanto il crepitio delle fiamme delle
torce infisse su piedistalli di metallo, infrangeva, leggero, la quiete.
Chi giunge al cospetto del bosco? domand il re. La sua voce era lontana come leco
di epoche passate.
Gabriel sapeva che il ciambellano aveva fama di possedere il dono della veggenza e
quasi tutti, in quella sala, conoscevano la storia del demone lupo e del suo patronus.
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Capitolo 1 - Al cospetto del re del bosco

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Tuttavia il cerimoniale era stato scritto secoli addietro e cerano formule che andavano
recitate e risposte che andavano date.
Zamir Bajrami, maestro darmi, gena delle anime impure.
Zamir Bajrami... ripet serafico il sovrano la tua anima gi stata pesata e tu giungi
da pari al nostro cospetto.
Voi mi onorate.
Tuttavia prosegu lui, tu ti accompagni a persone a noi assai sgradite, Zamir. Parla
dunque, anima impura, e di perch sei giunto qui.
Sono qui in veste di patronus di questo giovane. Non appena Zamir ebbe pronunciato
la parola in latino, mormorii di stupore serpeggiarono tra la folla.
Egli Gabriel, mio re, e appartiene alla mia stessa stirpe. di lupo il suo vero volto
prosegu il demone. Riconosce le proprie colpe e adesso giunge al vostro cospetto per
chiedere clemenza e porre riparo alle sue azioni.
Parli come si conviene, demone, ma non posso che dubitare della sincerit delle tue
parole. Mi si dice che il giovane che tu introduci presso di noi sia un assassino e un
sacrilego, perch fai di lui una tua responsabilit?
Per molti motivi, mio re, ma forse ci che guida le mie azioni aver commesso, in
altra terra e in altri tempi, errori simili ai suoi. A quelle parole, Zamir fece seguire una
pausa di silenzio.
La mia condizione disse il guerriero, indicando il vuoto che vi era laddove avrebbe
dovuto esservi il suo braccio sinistro , in effetti, conseguenza di alcuni di quegli
errori.
Il sovrano rimase in silenzio per qualche secondo, poi sentenzi:
Parla, dunque, lupo.
Gabriel inspir a fondo e, attento a rimanere con il capo chino, rispose a quanto gli
veniva chiesto.
Mio re, non nascondo la mia colpa. Sebbene io abbia agito per un giusto scopo,
riconosco di aver...
Un giusto scopo, dici, assassino lo interruppe subito il re del bosco.
Cazzo! si rimprover Gabriel. Ho sbagliato ancor prima di iniziare..
Per quale nobile fine, lupo, hai cacciato sotto le nostre fronde? Perch rischiare di
uccidere un tuo fratello? Chi o cosa ti ha spinto a recidere la vita di un figlio del bosco?
Mio re, come ha detto Zamir io ignoravo che...
Ah! Lignoranza. Forse la pi grave delle colpe! Sappi che non serve a nulla, nascondersi
dietro le sottane del tuo padr...
Io non mi nascondo... disse Gabriel, tra i denti ma con voce ben udibile.
Le parole, per, morirono sulle labbra del demone, non appena si rese conto che il suo
gesto poteva essere interpretato come un atto di insolenza e avrebbe potuto ritorcersi
contro lui e Zamir. In effetti, questo fu ci che accadde.
Al suo intervento, segu un silenzio maggiore di quello nel quale ludienza si era aperta.
Gabriel avrebbe voluto tornare a rivolgere il proprio sguardo verso il basso ma il pi
vicino tra i soldati della guardia reale si scagli contro di lui, brandendo unalabarda
da caccia. Le lunghe zanne ricurve che fuoriuscivano dalle labbra del demone, la testa
massiccia e lo spesso manto di setole scure mostravano con chiarezza quale fosse il
retaggio di quella creatura.
Gabriel alz lo sguardo su di lui.
Traditore della tua stessa razza. Come osi? disse a gran voce il demone guardiano,
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Capitolo 1 - Al cospetto del re del bosco

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cercando di colpire, con lasta della propria arma, il giovane in catene.


Il demone lupo, per, con un guizzo delle mani riusc ad afferrare lalabarda a pochi
centimetri dalla propria spalla, evitando di essere colpito. Le zanne delle catene
lambivano la sua carne sovrannaturale ma, ci nonostante, si ostinava a contenere
lattacco dellavversario.
Zamir, che pur sempre era stato un soldato, si trattenne, malvolentieri, dallintervenire,
rispettoso del codice che era stato chiamato a onorare. Il figlioccio poteva sbagliare ma
se avesse sbagliato anche il padrino che per lui garantiva, tutti i loro piani sarebbero
crollati come un castello di carte. Guardando Gabriel riuscire a tenere testa a un membro
della guardia delleclissi, per, si concesse un fugace sorriso di soddisfazione.
Assassino e guardiano, in posizione di stallo, continuarono a lanciarsi occhiate di odio
fino a che il re non richiam entrambi allordine.
Il soldato, strappata larma dalle mani del lupo, riprese la propria posizione. Cos fece
anche Gabriel, portando nuovamente le braccia sotto la veste nera e lo sguardo al
pavimento.
Vedo, Zamir che il tuo protetto ha unindole assai combattiva.
Perdonatelo sire, io... cominci col dire Zamir ma il sovrano lo zitt con un semplice
cenno della mano.
Ancora una volta il silenzio cal nella sala, poi il re emise un profondo sospiro.
Guardami, Gabriel disse. Il demone lupo alz la testa e, tra gli sguardi stupiti degli
astanti, assistette a una scena inattesa. Il sovrano, lentamente, si alz in piedi e si
mosse in direzione del demone inginocchiato al suo cospetto. Gabriel vide le radici e i
tralci che lo avvolgevano muoversi con lui e fu allora che comprese. Le appendici erano
prolungamenti del suo corpo e provenivano tutte da un unico grosso fascio di radici che,
innestandosi nella schiena del re, attraversava il trono, fino a perdersi nel pavimento e
nella parete di terra dietro di lui.
Adesso, sembrava quasi un grottesco giocattolo che si muoveva alimentato da una
grossa presa di corrente.
Con movimenti lenti e affaticati, il bosco, nella persona del re, giunse di fronte
allassassino che doveva giudicare e, presolo per mano, lo invit ad alzarsi. Le guardie
reali, si mossero allunisono e si disposero a formare una V di cui il re stesso era il
vertice. Zamir e Gabriel si trovarono costretti tra due ali di guardiani.
Assassino, noi decidiamo di concederti una possibilit di redenzione disse il sovrano
e, dopo una breve pausa, aggiunse con il medesimo tono pacato: Prendetelo.
Le guardie scattarono immediatamente in avanti. Una si par davanti al re, due si
occuparono di Gabriel e lultima si piant di fronte a Zamir.
Lasciatemi! grid il prigioniero, cercando di divincolarsi.
Cosa succede? Dove lo state portando? chiese il patronus.
Il re attese di tornare a sedersi prima di rispondere al maestro darmi.
Sei giunto qui con una richiesta e la tua richiesta viene accettata. Volevi che noi
concedessimo a Gabriel il perdono e cos faremo ma a delle condizioni. Andate adesso.
Ma sire...
Non siete nella posizione di accettare o rifiutare questa proposta.
Andr tutto bene, Gabriel lo rassicur Zamir ad alta voce. Ricorda che il vento
canter per te!
Non temere, non c nulla di cui preoccuparsi disse, con voce untuosa e metallica,
il ciambellano. Si era mosso in silenzio fino a Zamir e adesso osservava il demone di
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Capitolo 1 - Al cospetto del re del bosco

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sottecchi. La sua unica espressione era lalgido sorriso scolpito sulla sua maschera.
Non accade cos spesso che il nostro sovrano si alzi in piedi per pronunciare una
sentenza. Evidentemente il bosco deve tener molto a te e noi faremo in modo che tutto
avvenga secondo le regole.

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Capitolo 2 Il guerriero e il veggente


A molti chilometri da dove adesso si trovava il lupo, in cima a un imponente affioramento
di roccia grigia, Zamir sollevava la bocca dallimboccatura di un grosso corno di legno
ritorto. Tre volte vi aveva soffiato dentro da quando i cigolii di ruote male oliate si
erano uditi oltre lantico sentiero. Lultima lugubre nota riecheggiava ancora per tutta la
vallata mentre Zamir adagiava lo strumento sul terreno innevato.
Dietro il demone, a pochi passi di distanza, il ciambellano, ammantato di inquietudine,
attendeva che leco del cupo richiamo cessasse e soltanto quando il suono si estinse,
Zamir si volt verso il veggente, osservandolo con uno sguardo carico di livore. Luomo
si celava ancora dietro la maschera argentea, adornata di rame e un sudario nero
bordato di porpora.
Di lui il demone ignorava molte cose e al par suo anche molte creature del bosco.
Abele, cos era solito farsi chiamare luomo in maschera, agli occhi di tutti sembrava
semplicemente essere sorto allimprovviso, partorito dalle nebbie e dagli zefiri notturni.
Non era umano, di questo Zamir era certo. Vi erano umani tra il popolo dellEclissi ma,
sebbene lessere ne possedesse voce e movenze, di un uomo non aveva certo lodore.
Non sembrava neanche essere un demone e questo metteva in ulteriore disagio Zamir
che, per lungo tempo, si era abituato a considerare il mondo come diviso tra umani e
demoni.
Non sempre questi ultimi gli erano stati pi graditi dei primi. Ai margini di questa
visione, esistevano creature sostanzialmente innocue e, spesso, non pi alte di mezzo
metro, quali spettri, folletti ed elfi. Non appartenere a nessuna di queste categorie
rendeva il veggente un essere estraneo, antico e, con ogni probabilit, pericoloso.
Una cosa sul conto di Abele Zamir per la sapeva: era un dannato bastardo e ci che
aveva in serbo per Gabriel era unautentica follia.
Lo fiss per alcuni secondi e lo vide rimanere assolutamente immobile, quasi fosse una
statua. La maschera riluceva del chiarore delle torce disposte tutte intorno, rimandandone
il riflesso, e il vento soffiava tra i suoi capelli scuri. Abele non mostr nemmeno di aver
sentito estinguersi gli ultimi echi del corno.
Zamir continuava a pensare a Gabriel e a ci che gli sarebbe accaduto. Lostentata
imperturbabilit del ciambellano non faceva altro che accrescere il suo nervosismo. Il
demone rimprover se stesso per il fato del proprio protetto, ma era verso chi aveva
orchestrato tutta quella cerimonia che indirizzava il proprio odio.
Abele... lo chiam Zamir, dirigendosi verso di lui. Se questo fosse il suo vero nome,
a Zamir non era dato saperlo. In molti, stabilendosi tra quelle terre, abbandonavano
il vecchio nome e ne prendevano uno nuovo, cos da propiziare un cambiamento nella
propria vita.
Riscuotendosi dalla sua apparente immobilit, Abele lo interruppe e gli forn le risposte
alle domande che non aveva ancora posto.
Ho anche io a cuore la sua salute, Zamir. Sebbene forse non quanto te. Tutti siamo
vincolati da un patto. Un patto per la redenzione di quel demone. Non il tipo di accordo
che possibile infrangere. Io gli fornir una possibilit di espiazione e a entrambi verr
concesso il perdono del bosco. Questo quanto: i termini dellaccordo non sono in
discussione.
La voce del veggente suonava cupa e metallica per via della maschera, ma le sue parole
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Capitolo 2 - Il guerriero e il veggente

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erano chiare e ben udibili, cos comera ben chiaro il tono di sfida con cui luomo si era
rivolto al vecchio guerriero.
Il re precis Zamir con voce ferma.
Che cosa?
stato il re a concedere a Gabriel una possibilit. Non tu.
Laltro si limit ad annuire e Zamir immagin le labbra atteggiarsi a un sorriso insolente
sotto la maschera.
Il re il bosco stesso e, in quanto tale, io sono parte di lui almeno tanto quanto lui lo
di me.
Anche Gill, allora, aveva avanzato una richiesta a Zamir: che laddestramento di Gabriel
avvenisse in un luogo in cui il Padre non avrebbe potuto raggiungerli.
Avantazh, cos come lui chiamava il Padre, gli aveva offerto una casa in cambio dei suoi
talenti ma Gill pi di una volta aveva salvato la sua vita in cambio di nulla. Era fin troppo
semplice decidere quale desiderio esaudire. Se fossero usciti fuori dai confini della
citt di Erena, aveva pensato allora, Inganno non li avrebbe mai perdonati, n lasciati
andare. Senza contare che non era sua intenzione separare Gill da Gabriel, a meno che
non fosse stato strettamente necessario. Cercare riparo in citt sarebbe equivalso a
condannarli a morte certa. Forse lui sarebbe riuscito a sopravvivere per qualche giorno,
ma certo non Gabriel.
Se, per, fossero divenuti parte del popolo dellEclissi, allora avrebbero avuto una
speranza. Zamir non sapeva molto sul bosco e, per lo pi, si trattava di vecchie storie.
Tra gli umani e, ancor di pi tra i demoni, erano molte le leggende che si raccontavano
su quel luogo e ben poche erano piacevoli.
Una porzione di terra, probabilmente lultima, in cui tutti coloro che non erano umani,
anche i pi grotteschi, potevano vivere alla luce del giorno, in uno stato di libert
almeno apparente.
In molti vi giungevano per necessit perch non cera altro luogo nel quale avrebbero
potuto vivere, ma anche coloro che si univano al bosco per propria scelta sembravano
non poter pi lasciare quelle fronde. Si raccontava che, se fosse passato abbastanza
tempo, avrebbe perfino dimenticato di aver avuto una vita, lontano dallEclissi. In
unaltra circostanza, Zamir avrebbe valutato il da farsi con maggiore attenzione, ma
Gabriel aveva cacciato e ucciso nel bosco prima, e in citt poi. Il tempo per scegliere e
decidere si era drasticamente ridotto.
Abele aveva accettato di intercedere per lui e Gabriel presso il re del bosco e il sovrano,
infine, aveva concesso al demone lupo una possibilit di redenzione.
Abbiamo fregato Avantazh, Gill si ricordava di aver pensato Zamir, ma quanto si
sbagliava.
Qualcosa ti turba? chiese Abele, distogliendolo dai suoi pensieri.
Perch vuoi costringerlo a rischiare cos tanto? Ha soltanto ucciso un cazzo di capriolo
e tu, per riabilitarlo, lo condanni a una morte quasi certa.
Il re precis Abele. Non io, ricordi?
Zamir serr i denti per evitare di dire qualcosa di irripetibile.
Confido che tu gli abbia fornito tutti i mezzi per sfuggire alla morte, almeno ancora
per un altro po comment il veggente divertito, poi aggiunse: Ho motivo di credere,
comunque, che sar lui stesso a ringraziarmi per quanto sto facendo e ringrazier
anche te.
Gi, tu sai brontol Zamir.
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Capitolo 2 - Il guerriero e il veggente

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Ma quanto taci di ci che dici di sapere? non pot fare a meno di chiedersi il demone.
Attirato dai rumori che provenivano da poco pi in basso, si volt a guardare in quella
direzione, accorgendosi che gi fervevano i preparativi. Alcuni componenti della guardia
stavano gi dandosi da fare per mettere in opera la seconda parte della cerimonia che
Zamir giudicava assurda e rischiosa. Erano in due, entrambi demoni, ma niente affatto
simili a lui per aspetto o dimensioni: lorsa Callisto e il cervo Arles, giunti nelle terre
dellEclissi, come tanti, in fuga dalle ombre della citt e dai lorocustodi. Erano due
grossi energumeni dotati di zanne, artigli, corna e pelliccia.
Il guerriero ridiscese il crinale, abbandonando Abele alle proprie silenziose elucubrazioni
e dirigendosi proprio verso i due guardiani. Camminando, soppes con preoccupazione
lequipaggiamento indossato dai due demoni. Entrambi vestivano rudimentali armature,
tenute insieme, l dove era necessario, da tendini appositamente trattati e usati come
legacci.
La femmina, Callisto, indossava un ampio e spesso grembiale di cuoio, simile a quello
di un vecchio macellaio; una coppia di bracciali di bronzo; frammenti di grosse ossa per
schinieri e, a protezione delle tempie, un diadema di ferro.
Arles, il maschio, aveva le spalle protette da ci che sembravano calotte di grossi teschi
deformi; pelli conciate e cucite insieme sul torace e strisce di cuoio attorno ai polsi e alle
caviglie. Quanto al capo, era difficile immaginare protezione migliore delle due robuste
corna ramificate che lo sormontavano.
Mezzi di protezione rudimentali, certo, ma indubbiamente efficaci pens Zamir.
A Gabriel, invece, non era stato concesso nulla. Lui doveva essere purificato. Doveva
espiare la colpa di aver ucciso un animale per nutrire la sua compagna: In guerra, ho
fatto... dovrei essere dannato mille e mille volte per ci che ho fatto... Zamir sinterruppe
e port la mano destra sulla spalla sinistra, soppesando, una volta di pi, la propria
mutilazione questo non nemmeno lontanamente sufficiente.
Perso nelle proprie recriminazioni, osserv distrattamente Arles afferrare la lunga
impugnatura di legno ricurvo che spuntava dalla sua schiena: unalabarda da caccia.
Il vecchio soldato ne osserv la lama. Era di osso, accuratamente sagomato. Pi leggero
dellacciaio e anche pi resistente. Non aveva difficolt a immaginare che fosse stato
strappato a un altro demone e non a un animale.
Anche Abele, infine, ridiscese il crinale e il demone cervo, brandendo la propria arma,
si posizion in sua difesa mentre Callisto spariva oltre la cinta di alberi.
Raggiungici pure, Zamir disse il veggente quasi distrattamente e Zamir, seppur
malvolentieri, obbed. I tre fissavano un punto ben preciso della cinta alberata. Tra le
fronde, spoglie per linverno, sintravedeva uno stretto sentiero. A breve, da l, sarebbe
tornata Callisto con un terribile carico.
Durante lattesa, unaltra creatura, pi piccola ma non per questo meno inquietante,
comparve sulla scena, sgusciando da sotto le vesti del veggente e arrampicandosi,
come un ragno, fin sulla sua spalla.
Si trattava di un folletto o, almeno, tale era stata in origine lesile creatura. Perch
potesse rimanere in vita, infatti, un demone dotato di talenti assai rari e spinto da
una commistione di misericordia e follia, lo aveva raccolto quando era morente e reso
nuovamente integro quel corpicino spezzato, innestandovi fredde protesi metalliche.
Una lunga frangia di capelli color fieno ricadeva su un grosso occhio meccanico, molto
simile a un orologio da taschino, posto al centro del viso. Su di un lato del dispositivo, vi
era perfino una rotellina simile a quella che, in un vero orologio, necessaria a muovere
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Capitolo 2 - Il guerriero e il veggente

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le lancette. Tuttavia, a differenza di una vecchia cipolla, al di sotto dello schermo di


vetro, al centro del quadrante, non vi erano lancette o numeri ma soltanto un foro
scuro necessario affinch la luce potesse penetrare. A un altro lato del quadrante erano
fissate, tramite asticelle dorate, due piccole lenti tondeggianti, una neutra e una verde.
Una coppia di ampie ali composte da argentee piume metalliche spuntavano allaltezza
delle scapole della piccola creatura, insieme a ruote dentate e a un groviglio di cavi e tubi
entro cui scorrevano oleosi liquidi scuri. Un gil e piccole braghe corte di tela vestivano
il corpicino eburneo, solcato di cicatrici chirurgiche. Nessuno, nemmeno il veggente,
sembr preoccuparsi del folletto meccanico. La creatura, inosservata, continu ad
arrampicarsi e, una volta sedutosi sulla spalla del veggente, prese a intrecciare con le
lunghe dita sottili un ciuffo di capelli scuri che sporgeva dalla maschera, appena sotto
lorecchio. Luomo, se uomo poteva essere chiamato, non mostr alcun fastidio nei
confronti di quel gesto. La sua attenzione era interamente rivolta ai rumori sempre pi
forti che provenivano dal sentiero di fronte a lui. Le cime degli alberi ondeggiavano,
sussurrando limminente arrivo di un terribile strumento di giudizio.
Va anche tu. Portatelo qui e in fretta intim Abele, ammonendo Arles con voce che
tradiva impazienza.
Signore, io... mugugn il demone cervo, guardando Zamir e lasciando la frase in
sospeso.
Non essere sciocco, va! ribad, con astio, il veggente e Arles si mosse verso il sentiero.
Zamir accenn un sorriso e, non appena la guardia si fu allontanata a sufficienza, disse:
Forse pensa che io voglia farti del male?
Gi.
Non posso dire che non mi piacerebbe.
Lo so acconsent Abele, ma non lo farai. Non occorre saper vedere il futuro per
capirlo.
Zamir avrebbe voluto almeno tirargli via la maschera e colpirlo sul naso. Aveva tutta
limpressione di dargliela vinta ma sapeva che sarebbe stato sciocco e, quasi sicuramente,
avrebbe messo Gabriel in guai maggiori. Entrambi si muovevano ancora lungo il filo di
un rasoio.
In quel momento, Callisto e Arles ricomparvero, aprendo la pista a una carovana che
sembrava essere fuggita da un incubo. Uno di fianco allaltro, i demoni tiravano le redini
di unenorme bestia.
Una volta fuori dalla cinta alberata, un possente uro dalle lunghe corna e dal manto
color fiamma si mostr, infine, a coloro che attendevano nella radura. Era enorme
e il suo peso si aggirava attorno alla tonnellata. Gli occhi, interamente neri e privi
di espressione, scrutavano nervosamente la notte mentre dalle sue enormi narici
fuoriuscivano rumorosi sbuffi di vapore. A quella vista, Zamir istintivamente si irrigid.
Il veggente not linquietudine del demone e lo rassicur, ponendogli una mano sulla
spalla e invitandolo a guardare la bestia con maggiore attenzione. Il vecchio guerriero
non tard ad accorgersi che, per quanto possente fosse la creatura che gli si stava
avvicinando, in realt non si trattava che di una bestia addomesticata e aggiogata alla
bure di un vecchio carretto a due ruote. Man mano che il mezzo andava esponendosi
ai raggi di luna, il legno antico cigolava sotto la poderosa spinta del bovino e sotto il
peso del suo orrendo carico. Adagiato sul fatiscente biroccio, giaceva, inerte, un grosso
corpo scuro. Quattro zampe, lunghe e rigide, sporgevano fuori dal carro, appoggiate a
una delle sponde.
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Capitolo 2 - Il guerriero e il veggente

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Allestremit, gli arti della bestia erano muniti di grossi zoccoli, del tutto simili, in forma
e dimensioni, a quelli del bovino.
Al seguito del mezzo, sorretto da un bastone di noce annerito dagli anni, vi era un
vecchio minuto con la schiena incurvata dallet e avvolto da consunte vesti multicolori,
del tutto inadatte al freddo che regnava nel bosco. Soltanto il capo e il volto dellanziano
erano coperti da un pesante cappuccio di lana e pelliccia. Luro si arrest, percorsi pochi
metri nella radura. Callisto, con circospezione, si affrett a liberarlo dal giogo. Sebbene
raspasse la neve con gli zoccoli, il bovino si mostr docile mentre il demone si prendeva
cura di lui e, una volta libero, si allontan di alcuni metri, schioccando la coda lunga e
robusta. Il veggente, seguito da Zamir, and incontro allanziano.
A qualche passo di distanza, Arles, apparentemente pi tranquillo, teneva lalabarda
con la lama rivolta verso lalto, in posizione di riposo e fissava, stupito, il contenuto del
carro.
Il vecchio si liber del cappuccio e guard, fisso, le due creature che gli si avvicinavano. I
suoi occhi non erano affatto appannati dallet, ma ben aperti e pieni di vita, in contrasto
con il volto, barbuto e rugoso, e la testa canuta. Quando i due furono abbastanza vicini,
questi parl con voce umile ma ferma.
Perdonatemi generoso ciambellano, sebbene con ritardo, porto quanto mi avete
chiesto.
Il veggente al riparo della maschera si profuse in un sospiro, poi rispose al vecchio senza
guardarlo veramente. La sua attenzione era tutta per il prezioso carico trasportato fin
l. Ti ho gi detto, e non una volta, mi sembra, che non occorre che tu ti rivolga a me
con tanta deferenza, scultore. Non amo mi si tributino onori, specie quelli che non mi
spettano. Adesso mostrami quanto la tua arte ha saputo produrre tagli corto Abele,
indicando il mezzo. Attorno al carro, le due guardie stavano lavorando alacremente.
Callisto aveva appena finito di sganciare le cinghie che impedivano al pesante ammasso
di carne adagiato sul cassone di legno di scivolare via. Riposta larma per terra, Arles
stava dandole una mano.
Spero che questo mio dono possa esserti gradito. Bench il mio intelletto si conservi
intatto... comment lanziano con una nota di rammarico nella voce le mie mani
ormai non sono pi quei validi strumenti che erano una volta.
Lascia che sia io a giudicare replic, con tono quasi sprezzante, il ciambellano,
incamminandosi. Zamir lo segu e, con la coda dellocchio, vide il vecchio sospirare di
rammarico prima di accodarsi.
Le guardie di Abele stavano ormai adagiando sul manto nevoso la creatura fredda e
inerte, sembrava morta di recente. Nessuna bestia esistente in natura, per, poteva
avere le stesse sembianze di quel corpo deforme e straziato.
Questo ...
No interruppe il veggente, non pi, ma lo era fino a pochi giorni fa. stato catturato
sulle montagne. Nemmeno troppo distante dalla vostra tana, in effetti. La caccia stata
forse un po... be, stato necessario ricostruirlo in parte. Adesso una sorta di grosso
automa disattivato.
Abele si chin ad accarezzare il mostruoso corpo inerte e inizi a sorridere mentre
lasciava che la pelliccia della creatura scorresse nellincavo delle sue dita.
splendido, scultore, le tue arti non sono state corrotte dal tempo cos come vuoi dare
a intendere disse, rivolgendosi allanziano con tono di fredda cortesia. Un costrutto
di carne realizzato a regola darte.
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Capitolo 2 - Il guerriero e il veggente

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Lanziano guardava il veggente in silenzio e con gli occhi gonfi di commozione, lieto
delle parole che aveva avuto per lui.
Zamir si chin per osservare con maggiore attenzione il corpo disteso ai suoi piedi.
Dunque, questo il loro aspetto.
Hanno molte forme e comportamenti differenti. Alcuni usano le proprie fattezze per
trarre in inganno le prede ma altri manifestano con le proprie sembianze tutto il loro
spaventoso potere.
Abele gir attorno alla creatura, senza staccarle gli occhi di dosso.
Questo stato ricostruito prosegu il veggente affinch potesse adempiere un
compito ben preciso. Gli sono stati impiantati degli istinti.
Istinti?
Scultore, cosa puoi dirci di questessere? domand il veggente, accovacciandosi
accanto a Zamir. Il folletto artificiale, per evitare di cadere, si tenne a una ciocca di
capelli che aveva iniziato a intrecciare.
Lanziano si avvicin ai due e parl con voce incerta.
B-be balbett stato costruito perch possa predare esclusivamente sulla base di
una traccia organica: sangue, carne, ossa... una volta concluso il compito, entra in uno
stato di quiete.
Zamir guard il vecchio con rabbiosa impazienza e lo scultore arretr di un passo.
N-n-Non ha pi la ferocia che aveva da vivo. , allincirca, soltanto un mostruoso cane
da caccia grossa.
Soltanto un mostruoso cane da caccia grossa? chiese Zamir, sarcastico, lanciando
uno sguardo stupito al suo indirizzo.
Questi... esseri nascono dalla notte dellanima di Elara e, come tu sai, sono creature
terribili e inarrestabili si intromise Abele. Vivono, o meglio, esistono con lunico scopo
di seminare terrore e sofferenza. Ci che lo scultore vuol dire che questa creatura non
possiede intatto tutto loriginario potere ed questo ci che conta.
Con la schiena rivolta agli altri, il veggente pose entrambe le mani sulle spalle di Zamir,
avvicinando il proprio viso a quello del demone.
Se Gabriel sapr giocare bene le proprie carte, ne uscir vivo e redento. Cosa credi
accadrebbe se questa cerimonia non avesse luogo? Pensi che il popolo dellEclissi
consentirebbe al tuo pupillo di calcare questo suolo? Credi che Gabriel potrebbe restare
facilmente in vita?
Per quanto detestasse la cosa, Zamir dovette ammettere che Abele diceva la verit.
La rabbia, sebbene ancora dolorosamente viva, stava lentamente lasciando posto alla
razionalit.
Sono regole antiche quanto questo luogo lo ammon il veggente. Dammi fiducia,
amico mio, te ne prego.
Amico... fiducia ripet, mentalmente, Zamir. Era evidente che il veggente lo stesse
blandendo perch lui lo assecondasse e la cosa lo metteva tremendamente a disagio.
Tuttavia, tutto ci che il demone pot rispondere fu: Ho scelta?
Tutti, compreso Zamir, conoscevano gi la risposta a quellinterrogativo e la domanda si
spense nella notte senza che nessuno vi prestasse veramente attenzione.
Abele estrasse da sotto il mantello una borraccia di pelle di capra.
Callisto, aiutami intim, chinandosi verso il corpo riverso ai suoi piedi. Callisto sollev
la testa dellincubo, avvicinando le fauci semi spalancate della creatura alle mani del
veggente.
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Capitolo 2 - Il guerriero e il veggente

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Arles, impugnata nuovamente la propria arma, con volto austero e muscoli tesi, la
rivolse contro il costrutto.
Non appena Abele ebbe stappato la borraccia, piccole spire di vapore si levarono
dallimboccatura del contenitore. Con fare sicuro, la creatura dietro la maschera
dargento, rivers il liquido denso e scuro nella bocca della belva.
Il sangue bagn la grossa lingua bluastra, colando, irrealmente tiepido e affatto denso,
lungo la gola della mostruosa scultura di tessuto organico e metallo.
Zamir ravvis un che di macabro nel modo in cui il veggente aveva preso ad accarezzare
la testa della creatura meccanica. Sembrava quasi stesse prendendosi cura di un cucciolo
fedele.
Bevi mormor e fa ci per cui sei stato creato.
Sapevano che sarebbe occorso del tempo perch il costrutto si attivasse ma nessuno,
nemmeno lo scultore stesso sapevano quanto.
A volte, aveva spiegato lanziano, trascorrono pochi secondi, altre, invece, sono
necessari parecchi minuti o delle ore, persino.
Abele ebbe appena il tempo di alzarsi in piedi prima che il corpo della creatura fosse
scosso dai primi tremori.
Mio signore disse Arles, rivolgendosi con tono grave al veggente fareste meglio ad
allontanarvi. Non sappiamo cosa potrebbe accadere.
Spinto dal timore di Arles, Abele alz il capo verso il vecchio scultore. Sebbene il suo
volto fosse celato alla vista, lanziano cap il significato di quel gesto e annu incerto.
Credo sia meglio spostarci disse, e il veggente si fece da parte.
Rapidamente, i tremori si trasformarono in spasmi. Gli occhi della bestia si riempirono
di vita e, dopo aver inizialmente annaspato un po, con uno scatto quasi meccanico si
alz sulle quattro zampe. Sulle prime, oscill leggermente, come se stesse cercando di
trovare un equilibrio, poi, un fragoroso ruggito proruppe dalla sua gola, annunciando
che il processo di animazione era terminato.
Sul volto dellanziano creatore dominava unespressione di trionfo. Sebbene si trattasse
di un costrutto, la belva conservava sembianze selvatiche e terribili e nessuno di loro era
abituato a stare nelle vicinanze di una di quelle creature senza cercare di combatterla.
Arles, addirittura incapace di sopportare la tensione generata dalla forzata inattivit,
fece saettare lalabarda in avanti, sfiorando il manto e lacerando la pelle del costrutto
di carne e metallo. Non una goccia di sangue fuoriusc dalla ferita e, se mai la bestia
prov dolore, non ne diede alcun segno. Lincubo si limit ad annusare laria, prima di
lanciarsi in una corsa sfrenata alla ricerca della propria preda.
Riprese a soffiare un vento freddo e nel silenzio Zamir pens che in fondo Gabriel
potesse avere una possibilit di riuscita. Sapeva che non era molto ma sperava che il
ragazzo fosse in grado di coglierla. Tuttavia linaspettato interesse manifestato da Abele
per la sopravvivenza di Gabriel, riemp il cuore del vecchio guerriero di sospetto.
Ascolta il vento fu tutto ci che Zamir riusciva a ripetersi. Ascolta il suo canto.

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Capitolo 3 Il lupo in catene


Con gli occhi stanchi e non privi di una qualche traccia di preoccupazione, il demone
lev lo sguardo verso la volta celeste, sperando che limmensa distesa indaco potesse
in parte alleviare i suoi affanni.
Per tutta la sera il gelido soffio del vento invernale aveva spirato, spazzando via le
nubi grigie e opprimenti. Le stelle si raccoglievano in cori, raccontando antichi miti,
mentre una sottile falce di luna crescente, incurante delle loro storie, rivolgeva il proprio
sguardo ai figli di Elara. Come accadeva sin dallinizio del tempo, la silenziosa compagna
della Terra sarebbe stata muta spettatrice delle terrene vicende e, sotto il suo sguardo
luminoso e implacabile, ancora una volta si sarebbero consumati orrori e amori; ancora
una volta nascite e morti si sarebbero replicate.
Gabriel sapeva di avere una parte in quello spettacolo e sentiva su di s il peso dello
sguardo degli astri.
Queste, almeno, erano le suggestioni cui si affidava cercando di ingannare lincessante
trascorrere delle ore.
Appena cosciente della superbia di cui erano intrise le proprie meditazioni, il demone
non riusciva a non pensare che quella notte fosse lui loggetto dinteresse del pallido
satellite.
In fin dei conti non era di lui che sussurravano gli alberi? Non era di lui che discorrevano
demoni e goblin? Perch, dunque, gli astri avrebbero dovuto fare eccezione?
Sciocchezze pens tra s, tacciando come inutili e infantili le proprie suggestioni. Il
demone chin il capo, riportando lo sguardo al bosco e a ci che lo circondava.
Per impedirgli la fuga e concedergli comunque una certa libert di movimento, i bracciali
dentati che tenevano avvinti i suoi polsi erano stati assicurati a una lunga catena
metallica, fissata a una roccia affiorante. Gabriel si era arrampicato su di un castagno
alto e vecchio, fin dove le catene glielavevano permesso, cos da poter controllare al
meglio quanto accadeva intorno. L giaceva immobile da alcune ore, cinto soltanto di
uno straccio attorno alla vita. Il vello nero che lo aveva avvolto nelle sale del trono, ma
riteneva scomodo e inutile, giaceva abbandonato sul manto nevoso.
Linverno quellanno si preannunciava particolarmente rigido e, gi a fine settembre,
labbraccio di una neve inattesa stringeva le montagne, il bosco e le campagne fino al
confine con la citt.
La luce tenue degli astri notturni lambiva il manto bianco e, agli strani occhi di Gabriel,
avvolgeva lintero paesaggio in un soffuso chiarore ciano.
Complice anche lirreale silenzio, il demone pens davvero che le terre delleclissi,
sospese comerano tra luce e oscurit, non appartenessero del tutto al mondo comune
ma a un regno intessuto di sogno e incubi.
Allimprovviso risa argentine irruppero, spettrali, in quel silenzio sognante, interrompendo
le sue riflessioni.
Affatto abituato a lasciarsi cogliere di sorpresa, si volt di scatto e, qualche metro pi
in basso, laddove un attimo prima non sembrava esservi nulla, colse movimenti appena
percettibili.
Una coppia di esseri minuscoli, forse anime vaganti o elfi del vento, il demone sulle
prime non seppe giudicare, sembravano divertirsi come marmocchi in un parco giochi.
Le eteree figure danzavano tra le fronde di querce e castagni, scivolando sui raggi di
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Capitolo 3 - Il lupo in catene

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luna che filtravano tra i rami innevati. Poi, un attimo prima di toccare il suolo imbiancato,
quasi fossero sospinti da battiti di ali invisibili, le buffe creature riprendevano quota per
ricominciare da capo il proprio gioco. La loro spensieratezza e la loro innocenza erano
tali da sembrare palpabili.
Il demone, per qualche attimo dimentico delle fosche incombenze che lo avevano portato
fin l, non seppe trattenere un sorriso deliziato nellosservare le due entit trarre diletto
dai semplici dardeggi della luce argentea.
Sorridendo avvert la pelle agli angoli delle labbra tendersi e incresparsi a causa del
troppo tempo trascorso al freddo. Ormai da molte ore, vestito di pochi stracci, giaceva
appollaiato in cima a quellalbero. Con ogni probabilit, nella medesima situazione, un
corpo umano si sarebbe gi arreso al morso del gelo, ma per lui quellattesa non si
traduceva in niente di pi che un dolente fastidio.
Gabriel si pass una mano sul viso, massaggiando la pelle dura e gelida come pietra.
Man mano che andava liberandosi dei cristalli di ghiaccio formatisi sul volto e sui
capelli, il suo sorriso si mut in una smorfia di amarezza, poich si faceva largo in lui
la consapevolezza di dover apparire, agli occhi del cielo e del bosco, maledettamente
simile a uno strano tipo di gargoyle. Uno spauracchio di carne e sangue.
Le sue sembianze umane, gi compromesse dalla rivelazione, erano mutate ancora
durante lesilio tra le montagne. Come cambia la roccia pi dura, arrendendosi allincedere
del tempo e agli artifici del fato, cos anche il corpo del demone era cambiato.
Il volto, mal celato dietro la barba ispida e le ciocche di capelli disordinate, era affilato
e smagrito per gli stenti e la caccia.
In compenso, laddestramento cui Zamir, suo maestro di combattimento e di metamorfosi,
lo aveva sottoposto negli ultimi mesi, aveva rafforzato il suo corpo sovrannaturale. Non
solo i muscoli spiccavano ingrossati e ben torniti, ma la pelle, la carne e le ossa perfino,
erano diventate pi solide, in seguito alle molte metamorfosi sostenute. La stanchezza
si faceva sentire sempre meno anche se le giornate sembravano senza fine.
Nuove e indelebili cicatrici, per, si erano aggiunte alle volute incise da Inganno sulla
sua pelle. Il ragazzo aveva finito quasi per non farvi pi caso e ogni volta che osservava
il proprio corpo nudo sembrava poter ripercorrere sulla propria pelle ci che gli era
accaduto dalla notte in cui aveva perso la propria umanit.
Il cambiamento pi profondo, tuttavia, era quasi impossibile da cogliere a occhio nudo.
La vita selvaggia e la lotta per la sopravvivenza avevano finito collimprimere pi a
fondo il marchio del lupo nel corpo del giovane. Qualcosa era cambiato nella sua testa
e qualcosaltro nel suo cuore. Il demone ne era consapevole. Invece di un uomo con
lanimo di lupo, Gabriel si sentiva sempre pi un lupo costretto nel corpo di un uomo.
Adesso, trascorso quasi un anno da quando era stato costretto a rifugiarsi tra le
montagne, attendeva, immobile e inquietante, che il suo destino si compisse.
Cos, conscio del proprio aspetto affatto rassicurante, il demone si stup nel vedere i
candidi elfi, ormai era quasi sicuro che di questo si trattasse, avvicinarglisi senza timore.
Erano avvolti da una tenue luminescenza lavanda e diafani a tal punto che, fino a
quando le creature non si posarono sul dorso della sua mano sinistra, il giovane fu
tentato persino di dubitare che potessero essere corporei.
Poche altre volte aveva visto simili creature e mai queste avevano osato accostarsi a lui,
preferendo, piuttosto, sparire rapidamente nel fitto della vegetazione.
Credo pens sappiano chi sia e perch mi trovi qui. Sanno che non posso far del
male ad alcuna creatura del bosco, questa notte meno che mai.
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Capitolo 3 - Il lupo in catene

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Incantato dal candore degli elfi, cerc di scacciare dalla propria mente i cupi pensieri
che lo tormentavano e si concentr sullo spettacolo fiabesco che stava svolgendosi
sotto ai suoi occhi. Le fragili creature sembravano celare il proprio corpo al di sotto di un
ampio e voluminoso manto perennemente sferzato da brezze, lievissime ma sufficienti
a permettere loro il volo. Nel complesso, pensava Gabriel, apparivano simili a insoliti
fiori di campanula. La testa, curiosamente troppo grossa rispetto al resto del corpo,
sbucava dal manto ed era straordinariamente simile a quella di un essere umano.
Entrambi avevano il capo ricoperto da una lunga chioma di capelli argentei, sottili
come fili di una ragnatela. Una delle creature li portava sciolti, liberi di ricadere fin sulle
spalle, laltra, invece, li aveva acconciati in tre lunghe code di cavallo che risalivano
dalla nuca fino alla sommit della testa. Ogni dettaglio comunicava fragilit e il demone
si stup nellosservare gli elfi posarsi sulla sua mano e scrutarlo in volto con occhi pieni
di curiosit.
Gabriel, sorridente e anchegli incuriosito dallinsolito incontro, accost una mano accanto
allaltra, cos da far stare pi comodi i suoi delicati ospiti. Tuttavia, forse fraintendendo
il gesto del demone, una delle creature vol via mentre laltra, esibendo una dentatura
degna di una piccolissima murena, cerc di mordergli il palmo della mano.
No! esclam il giovane e, temendo che la creatura potesse ferirsi la bocca contro la
sua pelle, allontan le mani di scatto. Nonostante la rapidit del gesto, lelfo riusc ad
addentare la carne, e i suoi denti, simili ad aghi di vento, penetrarono di pochi millimetri,
infliggendo un inaspettato quanto pungente dolore. Il demone scosse istintivamente la
mano per liberarsi dellospite e questo vol via, raggiungendo il compagno.
Le piccole creature rimasero ferme a mezzaria, osservando senza espressione Gabriel
che si portava la mano alla bocca, nel tentativo di lenire il dolore. Il demone avrebbe
voluto chiedere la ragione di quel gesto o, quanto meno, spiegare di non avere cattive
intenzioni, ma una brezza improvvisa sembr intimorire i piccoli figli del vento e questi
volarono via, sparendo nel folto degli alberi. A dispetto del loro iniziale disincanto,
Gabriel lesse, infine, la paura nei piccoli occhi scuri e tanto bast a metterlo in allarme.
Gli fu sufficiente attendere qualche istante per comprendere il motivo di quella fuga
rocambolesca. Di l a poco, infatti, comparvero coloro cui era stata affidata la sua
custodia. Una giovane donna dalle sembianze feline venne rapidamente allo scoperto.
Il suo corpo, vestito di una rudimentale armatura di cuoio, illuminato dal riflesso della
luna sulla neve, mostrava i segni di molte battaglie. Il demone gatto avanzava con passo
marziale ma leggero e i suoi piedi, avvolti di panni, quasi non lasciavano orme sulla neve.
Dalla cintura che avvolgeva i suoi fianchi pendevano una spada e un coltello, ancora
ben custoditi allinterno dei rispettivi foderi. Dietro di lei avanzava un secondo demone
vestito di unampia tunica nera. Sebbene i lineamenti di questultimo fossero del tutto
umani, Gabriel ne intuiva la natura demoniaca. Avanzava con una certa circospezione e
reggeva in mano un vassoio dargento su cui erano adagiati tre piccoli vasi di terracotta.
La catena che imprigionava il demone lupo continuava a pendere inerte dalle fronde
dellalbero e alla donna fu sufficiente un energico strattone per convocarlo sbrigativamente.
Il demone cadde scompostamente per un paio di metri prima di riuscire, con uno scatto
di reni, a voltarsi e atterrare in posizione raccolta.
Assassino, il giudizio alle porte. tempo di prepararti.
La donna parl con tono autoritario, come si confaceva al suo ruolo di soldato e custode
di un prigioniero. La voce si addiceva al suo portamento.
Gabriel sostenne il suo sguardo con unespressione arrogante che mal si conciliava con
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Capitolo 3 - Il lupo in catene

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il suo ruolo di prigioniero e lei, cos, lasci che la propria mano scivolasse lentamente
fino a raggiungere limpugnatura della spada.
Forse il momento che io mi occupi del nostro ospite, Lissa disse il terzo demone
interrompendo la sfida di sguardi. Il guardiano annu con un leggero cenno del capo.
Lunico motivo per cui non sei ancora morto per mano mia che non posso rivendicare
la vita da un uomo che non la possiede pi. promessa al bosco e cos sar, in morte
o in schiavit.
Allontanandosi di qualche passo, Lissa aggiunse: Mi auguro che la grande madre Elara
possa scegliere saggiamente.
Il tono con cui erano state pronunciate quelle parole non faceva mistero di quale scelta
Lissa reputasse davvero saggia.
Luomo giunto assieme a Lissa poggi il vassoio ai suoi piedi. Intinse le dita in uno dei
vasi che aveva portato con s e, timorosamente, avvicin la mano al volto di Gabriel.
Il demone lupo, per, gli strinse il polso prima che le dita avessero modo di sfiorarlo.
Cosa stai facendo?
Dipingo il tuo corpo, assassino. O forse tu credi che io sia cos sciocco da affrontarti
con un pugno di fango colorato? chiese luomo, indicando con lo sguardo lindice e
medio sporchi di una pasta color mattone. Gabriel, malvolentieri, abbandon la presa
e lasci che procedesse.
A che scopo?
Segno il tuo corpo con i colori di un defunto. Il rosso delle ferite, il blu delle tumefazioni
e il nero della cancrena. In questo modo la nostra grande madre Elara sapr che ti
prepari a morire e, forse, decider di avere misericordia di te. un rito propiziatorio.
Gi aggiunse Lissa. La giovane era appoggiata a un albero distante qualche metro dai
due, intenta a graffiarne il tronco con la mano destra.
Anche se non immagino nemmeno una ragione per cui la dea debba avere piet per
uno come te.
Ricordati, Lissa, che la bont della madre infinita.
Certo, come la complessit dei suoi piani.
Esattamente.
Come ti chiami? chiese Gabriel, parlando a bassa voce.
Meroveo. Questo per tutti quanti il mio nome da quando ho varcato i confini del
bosco, lasciandomi alle spalle... il passato. Sono un demone come te ma appartengo a
una specie differente. Sono un cerusico... io... curo le ferite.
Zamir aveva cercato di istruirlo sullesistenza di altre creature, ma per lo pi si era
trattato di pochi accenni. In effetti, che esistessero, demoni che non fossero anime
impure, era tutto ci che il suo maestro sapeva sulla loro stirpe e lui non aveva mai
incontrato nessun altro demone che non fosse in grado di mutarsi in bestia. Nessuno,
eccetto Inganno, capace di domare gli spettri, a centinaia, e asservirli ai propri voleri.
Meroveo era di unaltra specie ancora.
Avrebbe davvero voluto avere tempo per stupirsi e fare domande ma, purtroppo, non
ne aveva e cos parl in maniera fin troppo diretta.
Sai in che cosa consiste la prova? Credo di aver capito di dover affrontare un qualche
tipo di Bestia, ma nulla di pi Gabriel non pot fare a meno di notare come lo sguardo
di Meroveo si oscurasse udendo le sue parole.
Non concesso parlare del giudizio tagli corto laltro.
Non ti sto chiedendo di uccidere per me. Voglio sapere soltanto chi sar il mio
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Capitolo 3 - Il lupo in catene

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avversario.
Luomo continu a dipingere laddome di Gabriel, in silenzio, e questi not che le sue
labbra tremavano, come se non attendessero altro che schiudersi sulle verit che tanto
desiderava ascoltare.
Di cosa si tratta, Meroveo? Un altro lupo? Sarebbe degno di voi. Un lupo contro un
lupo. Una cazzo di giustizia poetica, non vero?
Ma anche a quella domanda, Meroveo non rispose. Il suo ostinato silenzio non faceva
altro che innervosirlo ulteriormente.
O forse si tratta di qualcosa di pi grosso? Orsi? Tori? Perch non un maledetto branco
di leoni affamati, cos da dare spettacolo a quanti mi osserveranno rintanati nei loro
sporchi buchi?
Gabriel stentava a riconoscere come proprie le parole che gli uscivano dalla bocca.
Soltanto poco tempo prima, difficilmente avrebbe usato quel linguaggio, ma tante cose
erano cambiate in cos poco tempo. Aveva trascorso nove mesi in esilio tra le montagne.
Nove mesi di fame. Nove mesi di dolore. Nove mesi di sangue. Chiunque sarebbe
cambiato e lui non aveva fatto eccezione. Adesso il suo sangue ribolliva al pensiero che
tutte le sue sofferenze potessero rivelarsi inutili a causa di macchinosi e incomprensibili
rituali.
Orsi? gli fece eco, divertita, Lissa. Lupi? ripet avvicinandosi nuovamente ai due
uomini. Perch non tutti loro messi insieme? La verit che tu non hai la minima idea
di cosa ti aspetti, ragazzino.
Lissa, ti prego disse, in tono conciliante, il demone cerusico.
Che male pu esserci nellaccennare allassassino cosa lo aspetta nel momento in cui
verr giudicato? la donna continu ad avvicinarsi fino a non essere a pi di qualche
passo di distanza da Gabriel.
Di, assassino, hai trascorso molti mesi tra le montagne che ci sovrastano in tutto il
loro orrore. Mentre eri cos occupato a scappare da noi come un topo impaurito, ti
mai capitato di sentire nel vento notturno lodore della morte? Non ti parlo del comune
tanfo delle carcasse ma di quella combinazione di afrori osceni che ti inculca una paura
fottuta e incomprensibile. La stessa paura che ti impedisce di muoverti, pensare e che
congela persino i battiti del tuo cuore.
Sebbene la spiegazione di Lissa non brillasse per dettagli, Gabriel cap subito a cosa il
demone si stesse riferendo. Aveva sentito quellodore soltanto una volta e non se ne
era mai dimenticato.
Quella notte sbocciava un incubo. Ecco cosa dovrai affrontare concluse Lissa,
avvicinandosi ancora un po un incubo.
Nelludire quelle parole di sfida, Gabriel rimase muto, timoroso che qualsiasi cosa avesse
potuto dire lavrebbe tradito. Tuttavia, il lampo di paura nei suoi occhi fu sufficiente
perch Lissa potesse capire qualcosa.
Vedo che sai di cosa parlo. Be, almeno adesso sai di quale morte dovrai morire.
Lissa! Basta, adesso sintromise Meroveo.
Ti diverte, Meroveo, essere cos ossequioso nei confronti del nostro sacrificio? chiese
Lissa indicando Gabriel. C forse un motivo per cui cerchi di ostacolarmi mentre
compio il mio dovere?
Tu non compi il tuo dovere. Tu violi le nostre regole...
In questo luogo le regole valgono solo per chi combatte e non per i vigliacchi che
temono persino la propria ombra.
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Capitolo 3 - Il lupo in catene

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...o che attaccano chi non pu difendersi comment caustico Gabriel, attirando
improvvisamente lattenzione di entrambi i contendenti.
Tu, schifoso! Osi forse dire che io...
Le parole della donna vennero interrotte dal suono di un corno che riecheggi, cupamente,
per tutto il bosco.
Il giudizio cominciato annunci il cerusico con voce che tradiva sorpresa e sollievo.
Uno pens il giovane, improvvisamente dimentico delle minacce di Lissa.
Cerusico, cosa accadr al mio corpo se morir? chiese, frettoloso, il demone lupo.
Il tuo sangue ripagher quello del nostro fratello che tu hai versato. Le tue forze
nutriranno il bosco e con la morte salderai il tuo debito.
A distanza di pochi secondi, il medesimo suono riecheggi nuovamente, basso e
profondo, e in quel momento le catene che trattenevano Gabriel si aprirono di scatto,
sguinzagliando il demone prigioniero.
Due disse ancora tra s, compiendo i primi passi nella direzione da cui aveva compreso
provenire il richiamo.
Magra consolazione comment con voce amara.
Sarebbe una morte onorevole, assassino.
Fanculo lonore mormor prima di mettersi a correre.
Quando un terzo e pi lungo suono di corno riecheggi lugubre nel bosco silenzioso,
Gabriel non ebbe il tempo di pensare alcunch. Fu sufficiente un solo istante perch
venisse inghiottito da una breccia oscura, pi nera della notte stessa. Solo alcune
screziature cremisi delimitavano vagamente i contorni di quelle fauci di tenebra. Vi entr
e, con un ringhio, ne usc fuori un grosso lupo che galopp via nella stessa direzione in
cui il demone correva, solo un attimo prima.

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Capitolo 4 Un incubo
In una radura, in un altro punto della foresta, una giovane donna sedeva rannicchiata
sulla neve.
Tutto ci che aveva per ripararsi dal freddo era un abito bianco, logoro e cencioso che,
invano, cercava di allungare verso le caviglie nude. Sotto le vesti, il suo corpo, per
quanto aggraziato, era quello di un guerriero: proporzionato e asciutto ma con muscoli
ben definiti. Innumerevoli cicatrici, piccole e grandi, solcavano in pi punti la sua
pelle candida. Sebbene sapesse che i suoi gesti non avrebbero avuto leffetto sperato,
ugualmente cercava di scaldarsi sfregandosi le braccia e accarezzandosi le gambe ferite
e livide. Le trasformazioni che aveva operato per liberarsi erano state inutili, poich,
a ogni mutamento, i viticci che la imprigionavano serravano la loro morsa attorno ai
polsi e alle caviglie. Il veleno scuro che trasudava dal groviglio di vegetali si spargeva
lentamente sulle gambe della prigioniera impedendo alle sue ferite di rimarginarsi e
rendendole gonfie e doloranti. Anche se avesse avuto sufficienti energie per recidere
quei tralci immondi, sapeva che il loro veleno sarebbe sgorgato copioso, uccidendola
pressoch allistante. Nonostante la sua condizione fosse disperata, non era la paura
per la situazione presente a riempire il suo cuore dangoscia ma lapprossimarsi dellora
del suo giudizio.
La sua vita non era lunica a venire influenzata dagli eventi di quella notte.
Intanto, non visto dalla giovane, il folletto del veggente si pos su di un ramo, a pochi
metri da lei. Sotto il suo peso, il legno sincurv leggermente, lasciando cadere a terra
un po di neve. La fanciulla prigioniera, per, non sembr badarvi. Richiuse le ali, la
creatura rimase in attesa, conservando la consueta indecifrabile espressione.
Il tempo pass e nulla e nessuno intervenne a turbare la quiete di quel luogo. Soltanto
gli sporadici, quanto vani, tentativi di riscaldarsi cui la giovane donna continuava a
ricorrere contribuivano a cambiare qualcosa in quello scenario desolante.
Nel silenzio irreale fu il tremore della terra, dapprima lieve, a risvegliare lattenzione
della ragazza.
Al tremore seguirono il crepitio delle fronde spoglie e il fruscio di passi sulla neve. Fu
allora che presag limminenza del giudizio. Il dubbio mordeva la sua carne pi a fondo
del freddo: sarebbe riuscita a conquistare la salvezza? Gli errori commessi e gli orrori
cui aveva assistito avrebbero davvero smesso di perseguitarla?
Certo era che avrebbe fatto di tutto per cogliere quellunica possibilit di ottenere una
nuova vita e lavrebbe fatto senza alcuna esitazione.
La giovane avvert diminuire la stretta attorno ai polsi e alle caviglie e fu soltanto dopo
essersi liberata che vide la creatura comparire, annusando oscenamente, al limitare
della radura.
Lorrendo muso spunt lentamente oltre la cinta degli alberi spogli e i tre occhi della
bestia colsero allistante la delicata figura rannicchiata nella neve. Le pupille della
giovane donna si dilatarono allinverosimile e, vedendo finalmente colui che lavrebbe
giudicata, non pot fare a meno di provare muto terrore.
Gli occhi senza vita la guardavano, dallalto verso il basso. Sopra di essi campeggiavano
due corna ricurve e, sotto, un muso leonino la cui bocca era ornata da almeno tre,
inquietanti, file di denti.
Le zanne inferiori erano cos lunghe da sporgere fuori dalle fauci. Il corpo della belva era
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Capitolo 4 - Un incubo

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coperto da una pelliccia rada e scura. La sommit delle vertebre, acuminata e ricurva,
forava la groppa sporgendo verso lalto, simile a una fila ulteriore di orrende e temibili
zanne.
Placche di ferro, graffe metalliche e fili di sutura tenevano insieme ci che sembrava un
raccapricciante mosaico di ossa e tessuti.
Le deformi mascelle si schiusero e il suono che ne usc fu del tutto simile a un latrato roco
e profondo. Poche parole sembravano potersi distinguere allinterno di quellarmonia
distorta.
La tua paura... il mio nutrimento... soltanto cos sar libero.
Nonostante le cuciture e gli innesti, la giovane riconobbe ci che aveva di fronte.
Adesso sapeva che avevano inviato un incubo a divorare le sue carni e, con esse, tutti
i suoi desideri.
Nel timore di perdere se stessa e ci per cui aveva cos duramente lottato, mut il
proprio aspetto e sul suo corpo, sconvolto da spasmi, sbocciarono squame, artigli e
zanne. Soltanto quando in lei furono mature le armi, lesile figura ag.
Le due creature, ringhiando, si lanciarono luna contro laltra. La donna punt dritta alla
gola della bestia, riuscendo, per, soltanto a segnarne con pochi graffi la pelle dura e
spessa. Le potenti zampe dellincubo la spinsero via con forza e lei rovin sul terreno
freddo con le vesti strappate e il seno sinistro esposto e sanguinante. Gli strappi sugli
abiti mostravano alla notte singolari cicatrici spiraliformi impresse sulla pelle bianca.
La ragazza era conscia di avere la carne lacera e, quasi certamente, almeno un paio di
costole rotte.
La ferita per il momento non la preoccupava. Ladrenalina che scorreva nelle vene le
faceva avvertire soltanto un dolore sordo e, se ci non fosse stato abbastanza, le sue
capacit la rendevano in grado di controllare il dolore. Tuttavia, non avrebbe potuto
trasformarsi fino a che le fratture non si fossero rinsaldate e ci avrebbe richiesto alcuni
minuti. Un tempo infinito vista la minaccia che doveva fronteggiare. Avrebbe dovuto
arrangiarsi in qualche modo.
Forse, pens rapidamente se riuscissi a muovermi molto e attaccassi solo quando il
colpo fosse sicuro, avrei una possibilit. Ogni riflessione, ogni progetto, per, crollava
miseramente al cospetto della mostruosit che, implacabile, si lanciava ruggendo contro
di lei. Tutto ci che la giovane ebbe il tempo di fare fu saltare via di lato. Troppo tardi
e troppo poco lontano per mettersi al sicuro dal secondo assalto. Nuovamente vide
lorrore calare su di lei e si rassegn a restituire anima e corpo alla madre terra. In
un gesto istintivo, chiuse gli occhi, rimproverandosi per la propria codardia. Avvert
lo spostamento daria sul viso e ud lennesimo ringhio bestiale, ma trascorse un
lunghissimo istante senza che avvenisse nulla. La giovane donna, allora, si forz di
aprire gli occhi e scoprire cosa fosse accaduto.
Qualcuno, qualcuno simile a lei, serrava tra le mani le grinfie dellincubo.
Appena fuori dalle sale del bosco, poco prima che venissero separati, Zamir aveva
urlato a Gabriel alcune parole. Un ultimo consiglio:
Il vento canter per te.
Il demone lupo aveva ripensato pi volte a quelle parole, mai del tutto certo di averne
capito il senso. Nel momento in cui si era trasformato, per, tutto era diventato pi
chiaro. Come spesso era solito fare, Zamir aveva parlato al lupo e non alluomo. Se
avesse parlato al giovane, tutti coloro che erano, o erano stati umani, avrebbero capito.
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Capitolo 4 - Un incubo

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Rivolgendosi al lupo, invece, pochi avrebbero compreso il senso delle sue parole.
Il lupo aveva sentito quasi subito il vento cantare lalieno e sinistro odore di metallo e
carne morta e, seguendo quellacre melodia, era giunto fino alla radura in cui lincubo
si era fermato.
Il lupo creatura di solo istinto, ma una scintilla di umanit ancora si agitava nella sua
mente. Questa lessenza del demoniaco legame che unisce due anime nel medesimo
corpo. La bestia aveva permesso a Gabriel di raggiungere rapidamente il luogo del
giudizio, ma era stato luomo a far s che il demone trovasse una ragione per rimanervi.
Se il demone avesse seguito gli istinti del lupo, percependo nuovamente quellodore
spaventoso, probabilmente sarebbe scappato via, ammesso che vi fosse riuscito, certo.
Immobile, al limitare della radura e col beneficio della luce lunare, il demone si era
trovato di fronte una scena del tutto inattesa. Qualcosa che aveva mozzato il fiato sia
alluomo che al lupo.
Una belva mostruosa, simile a un segugio fuggito dal serraglio di Ade, e una ragazza,
demone anchessa. Pi che la vista della bestia di carne e metallo, era stata quella della
donna a sconvolgere il demone. Quella donna era Gill. Gill che lo aveva salvato dalla
morte. Gill che aveva scaldato il suo cuore e il suo corpo. Gill che aveva abbandonato,
quasi un anno prima, senza poterle rivolgere n una parola n un saluto. Le emozioni
che la vista della giovane aveva suscitato in lui erano cos elementari e intense da poter
essere comprese persino dalla mente del lupo. Per qualche inspiegabile ragione lei era
l a combattere contro il mostro al suo posto e sembrava avere la peggio.
Tutto sar pi difficile quanto pi sarai indeciso.
La frase emerse confusa nella testa del lupo ma, listante successivo, si stagli chiara
nella mente delluomo. Attraversate nuovamente le tenebre, Gabriel si lanci, inferocito,
contro lincubo, frapponendosi tra lui e la donna.
Sulle prime, il costrutto di carne e metallo reag con indolente incertezza al cambiamento
dellavversario e Gabriel riusc a trarne un certo vantaggio.
Tuttavia, la forza, ancor pi del peso della bestia, era incredibile e il demone prese a
tremare cercando di contenere lattacco.
Gabriel sentiva i muscoli tesi allinverosimile e le ossa quasi sul punto di spezzarsi. Alla
fine, per non soccombere gi durante quel primo attacco, dovette abbandonare la presa
sulle zampe del mostro. La bestia ricadde di lato e il lupo rimase fermo nella propria
posizione, continuando a fare scudo alla ragazza.
Demone e costrutto si fissarono per alcuni secondi. Gli occhi della belva negli occhi della
belva.
Terrore e sangue... Cibooo per noi... ulul nuovamente lincubo.
Gabriel intim alla ragazza di allontanarsi. Url di non sapere se e per quanto sarebbe
riuscito a tenere a bada quella cosa. La giovane cerc di allontanarsi come meglio pot.
Su entrambi i contendenti cadde una pioggia di zanne e ruggiti, artigli e urla. I colpi e i
morsi si susseguivano senza sosta e il sangue tiepido che colava dalle ferite di Gabriel
dipingeva grotteschi arabeschi sulla neve gelida.
Accadde, per, che il demone, in un momento imprecisato della lotta, si avvedesse
di un dettaglio. Una costante nel comportamento di quel mostro. Dopo ogni scontro,
lincubo si spostava di lato, puntando verso Gill.
Fu allora che cap. La bestia, per qualche oscura ragione, era interessata alla ragazza e
lui era poco pi di un impiccio. In quel momento, il lupo url, attraverso la carne, che
cera ununica cosa da fare per fuggire da quella follia. Qualcosa che luomo temeva
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Capitolo 4 - Un incubo

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poich rappresentava la sintesi suprema del suo dono demoniaco.


Per Gabriel, avvertire lanimale dentro di s, mentre era in forma umana, era quasi
come possedere unaccresciuta percezione delle cose; mutarsi in lupo, invece, come
ritrovarsi dentro a un vivido sogno in cui tutto era semplice e chiaro.
Quando entrambe le nature venivano invocate, per, e listinto e la ragione si fondevano,
qualcosa di terribile si scatenava.
Lunica espressione di quellunione sembrava essere la rabbia e il desiderio di instillare
la sofferenza ad altri per liberarsi della propria.
Avvolto da impalpabili nastri scarlatti, Gabriel si addentr nuovamente nelle tenebre.
Soltanto unaltra volta aveva assunto le sembianze di colui che aveva battezzato
demone del dolore e in quelloccasione aveva reciso decine di vittime con la facilit
con cui un uomo avrebbe spezzato lo stelo di un fiore. Feroce e incontrollabile, con
un ringhio raggelante, la creatura di uomo e di lupo aggred lincubo e la battaglia
ricominci, pi furibonda di prima. La belva cercava di raggiungere la ragazza, adesso
rannicchiata contro un albero. La creatura che un tempo Gabriel era stato, inscen,
allora, una grottesca danza di morte e dolore.
Lentamente il demone indietreggiava verso la donna, lasciando che lavversario
scorgesse la sua preda e che lodore del sangue di lei lo eccitasse. La bestia, dotata
dellimplacabilit propria di una macchina, ma non del discernimento di un essere
senziente, cercava unicamente di raggiungerla. Gabriel approfittava di quegli attimi di
distrazione per scoccare i sui attacchi.
Lo scontro divenne un lento stillicidio e il demone del dolore sembr godere della
sofferenza che andava infliggendo. Le fauci si spalancavano, gli artigli calavano e, brano
dopo brano, Gabriel fece rapidamente strazio della carne della bestia, pur rimanendo
ferito a sua volta. Lincubo grondava sangue scuro e raggrumato con la consistenza del
latte rancido e lodore della carne marcia.
Forse perch ci che dopo la morte vive ancora difficilmente accetta di tornare alla
propria condizione naturale, la bestia, nonostante il corpo squarciato, si ostinava a
combattere e cacciare.
Per porre fine a quello scempio, il demone balz sulla groppa dilaniata e, affondando le
mani adunche nella nuca fredda, torse e spezz le vertebre cervicali. Lultimo ruggito
del costrutto rimase prigioniero della sua gola. Lincubo cadde a terra, disattivandosi
improvvisamente.
Quasi certamente, se Gabriel in quelloccasione avesse scelto di conservare il suo cuore
di uomo, non avrebbe usato la ragazza come esca e, invece di lasciare che lincubo si
avvicinasse, avrebbe fatto di tutto per allontanarlo da lei, condannando entrambi a
morte certa.
Gill fu il suo primo pensiero coerente una volta tornato alle sembianze umane.
Scosso e dolorante, si diresse verso la ragazza accasciata a qualche metro da lui.
Con il capo chino su una spalla e le braccia strette attorno al costato, a protezione della
ferita, la giovane stava in silenzio e con gli occhi chiusi. Sulle prime, la sua immobilit
fece presagire a Gabriel il peggio. Fortunatamente, quando si fu avvicinato abbastanza,
si accorse che il suo seno si alzava e abbassava, a fatica ma con regolarit. Era bella
come la ricordava, con i lunghi capelli color del grano e la pelle bianca come la luna. Il
demone si chin sopra di lei.
Gill... mormor, toccandole delicatamente i capelli. Gill, svegliati, sono io. tutto
a posto, adesso.
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Capitolo 4 - Un incubo

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Soltanto quando ebbe finito di pronunciare la frase Gabriel si accorse che qualcosa non
andava.
La fatica, il dolore e lodore nauseabondo delle carni aperte dellincubo avevano avuto
la loro parte ma ci che pi di ogni altra cosa aveva ingannato i suoi sensi, era stato il
desiderio di riabbracciare colei che, seppur per breve tempo, era stata la sua compagna.
Troppo tardi si accorse che le braccia e la gola della giovane non erano segnate dalle
cicatrici delle ferite che, perdendo il controllo, lui stesso in passato le aveva inferto.
Troppo tardi si avvide che, se la ragazza teneva le braccia conserte, non era per rallentare
lemorragia alladdome o lenire il dolore della ferita ma per nascondere la lunga lama
di cheratina in cui mano e avambraccio sinistri si erano mutati. Quando cap, larma gi
saettava a mezzaria, diretta contro il suo petto. Gli occhi di lei erano carichi di furia e
odio.
Rapidamente, blocc lattacco e le torse il braccio dietro la schiena. La giovane era
debole e non riusc a opporre resistenza.
Gill... ripet, ma lei non rispose. Il demone ud una serie di schiocchi provenire dal
corpo che teneva stretto a s e cap che la ragazza stava cambiando nuovamente. La
mutazione fu tanto terribile quanto rapida e Gabriel ebbe appena il tempo di capire cosa
stesse accadendo prima di subire un nuovo attacco. La donna che aveva scambiato
per Gill era riuscita ad allungare il collo in modo orrendo e a voltare la testa di quasi
centottanta gradi. Le aggraziate sembianze erano ormai svanite. Sul volto, divenuto
osceno, la bocca si spalancava oltremisura e sulle labbra colava un liquido giallo
dallodore acido. Un attimo prima che quelle fetide zanne si chiudessero sul suo viso,
per, la creatura inizi a tossire, come se stesse soffocando, e il demone ne approfitt
per spingerla via da s. La ragazza barcoll, graffiandosi la gola con le unghie.
Cazzo! esclam Gabriel, arretrando di qualche passo.
La giovane tese una mano in avanti, quasi stesse cercando aiuto da colui che aveva
tentato di uccidere. Listante successivo, per, si accasci al suolo, preda di brevi spasmi.
Occorsero soltanto pochi secondi perch la vita la abbandonasse.
Per un po, Gabriel rimase immobile, incapace di dare un senso alla presenza della
ragazza e alle sue azioni.
Cosa cazzo eri e che ci facevi qui? si chiese, incredulo.
Attraversando la radura, ignor i resti dellincubo che giacevano maleodoranti e
irriconoscibili e and ad accovacciarsi accanto a quellassurdo cadavere dalle sembianze
vagamente umane.
Un altro demone?
Negli ultimi istanti di vita, constat, la creatura aveva tentato di assumere sembianze
umane, riuscendovi per solo in parte.
Forse il suo vero volto pens Gabriel. In quella confusione di zanne, artigli, squame e
spuntoni ossei, spiccavano due freddi occhi azzurri, incredibilmente umani, cos come
lo erano il naso e parte del viso. Ciocche nere spuntavano qui e l nella chioma bionda.
Doveva essere anche pi giovane di me.
Nonostante quella creatura avesse cercato cos ostinatamente di ucciderlo, non riusciva
a non provare una profonda tristezza nel guardare il corpo in quelle condizioni.
Mi dispiace bisbigli, dandosi allo stesso tempo dello stupido.
Una lunga nota di corno risuon fino alla radura e il demone seppe che era tempo di
tornare indietro. Il rito si era concluso.
Si diresse verso i resti del costrutto e cerc un trofeo da poter esibire, a testimonianza
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Capitolo 4 - Un incubo

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del proprio successo. Setacci il cadavere alla ricerca di qualcosa facile da trasportare
e che potesse dimostrare senza ombra di dubbio la morte del mostro. La scelta cadde
su una insolita zanna bifida che spiccava giallognola tra le fauci dellincubo. Gabriel
la svelse non senza qualche difficolt. Una volta estratto, si rese conto, il canino era
lungo quasi quanto la sua mano. A causa dellolezzo, il demone cerc di ripulirlo,
immergendolo nella neve. Mutatosi nuovamente in lupo, strinse il dente tra le fauci e
corse via, sperava, verso la propria libert.
Almeno apparentemente, la radura rimase immersa nellimmobilit per molti minuti
dopo che il grosso lupo bianco e antracite lebbe abbandonata. In realt, qualcosa
stava gi muovendosi mentre Gabriel era ancora intento a procurarsi il macabro trofeo.
Leggerissimi tremiti, infatti, scuotevano il cadavere della mutaforma. Accadde, infine,
che con un rapido guizzo, un piccolo essere di carne, plastica e metallo emergesse dalle
labbra del cadavere.
Come se niente di ci che lo circondava fosse realmente importante, il folletto
meccanizzato si limit, una volta fuori, a ripulirsi sommariamente il volto dal sangue
che lo ricopriva.
Approfittare della lotta e delle lacerazioni sul corpo della ragazza e penetrarne allinterno
era stato piuttosto semplice. La giovane nemmeno si era accorta della presenza del
folletto nel torace. Almeno fino a che lui non aveva ferito i suoi polmoni e preso a
rosicchiarle il cuore.
Quando il messo di Abele si reput soddisfatto del proprio aspetto, apr le ali e spicc il
volo abbandonando la radura e i suoi orrori, nel tentativo di raggiungere Gabriel.

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Capitolo 5 Lespiazione
Il folletto si ricongiunse al grosso lupo lungo il sentiero che conduceva al vecchio castagno
dove il demone era stato preparato per il rituale. Il servo dellEclissi gli ingiunse di
seguirlo in unaltra direzione.
Sulle prime, Gabriel esit. Nonostante lodore di Abele impregnasse le vesti del folletto,
il demone aveva fatto della diffidenza la regola base per la propria sopravvivenza. Alla
fine, per, sebbene ringhiando e mostrando i denti, accett riluttante di seguire la
creatura bionica.
La strada che si trov a percorrere conduceva a una vecchia casupola coperta dagli
alberi. In lontananza la costruzione ricordava a Gabriel una di quelle case intime e
accoglienti di cui si legge soltanto nelle favole. Muri di pietra, tegole rosse sul tetto,
porte e finestre di legno antico.
Il fumo usciva pigramente dalla canna fumaria e un tremolante bagliore aranciato,
indizio di candele accese, sintravedeva attraverso il vetro opaco delle finestre.
Siamo quasi arrivati disse il folletto con voce atona. Occorre che tu assuma
nuovamente sembianze umane.
Il demone mut nuovamente e, come prima cosa, sput la zanna dellincubo sul palmo
della mano. La contempl per alcuni istanti, prima di riprendere il cammino. Sembrava
assurdo che tutti gli avvenimenti di quelle ultime ore, senza considerare i mesi di
preparazione, dovessero condensarsi in quellunico, insolito, oggetto.
Hai detto di venire da parte di Abele. Perch?
Il mio compito era di vigilare sul rito affinch tutto si svolgesse correttamente.
Muovendosi piano sul manto nevoso, Gabriel si fece coraggio e porse linterrogativo che
forse pi lo tormentava.
Nella radura... cera qualcosa... un... una ragazza.
Combatteva. Come hai fatto tu. Anche lei voleva conquistare la salvezza. Il folletto
parlava con disincanto come se la conversazione non lo riguardasse veramente. Ma
non ce lha fatta concluse.
E adesso giace morta nel bosco. I suoi sogni infranti e cos il suo corpo.
Chi era?
Qualcosa. Una ragazza.
Gabriel ebbe per un attimo limpressione di ascoltare la propria voce registrata e distorta.
Ma
Combatteva. Come hai fatto tu. Anche lei voleva conquistare la propria salvezza.
Lei cambiava forma... in continuazione! Credo fosse un demone, ma perch era l,
insieme a me?
Combatteva. Come hai fatto tu ripet ancora una volta, inespressivo, il folletto e
Gabriel pens seriamente di ridurlo a brandelli, finendo il lavoro che qualcuno prima di
lui aveva lasciato incompiuto. Allimprovviso Zamir spunt fuori, silenziosamente, dagli
alberi che costeggiavano il sentiero e il demone lupo si ferm a pochi passi dalla porta
dingresso della casa, lasciando che il patronus gli venisse incontro.
La comparsa del maestro diede a Gabriel un po di sollievo e il demone decise di
accantonare, almeno per un po, le domande.
Sul volto di Zamir campeggiava unespressione di soddisfazione. Il guerriero lanci
al proprio discepolo il vello nero che aveva indossato al cospetto del re e che aveva
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Capitolo 5 - Lespiazione

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abbandonato prima che il rito avesse inizio.


Meglio che lo indossi spieg.
Gabriel afferr lindumento e studi il modo migliore per indossarlo, adesso che non
aveva altri vestiti. Fin col drappeggiarsi i fianchi, indossando lampio manto nero, quasi
fosse un lungo kilt. Mentre si vestiva, lanci unocchiata al sentiero e vide il folletto
entrare nella casa poco distante, infilandosi attraverso una finestra socchiusa.
Com andata, ragazzo? chiese, Zamir, esitante.
Bene, credo, ma non stato facile. Quella cosa era...
Sono felice che tu ce labbia fatta tagli corto il maestro, dandogli una pacca sulla
spalla e Gabriel cap che il suo gesto era sincero.
Lui ti attende dentro. Sar meglio non farlo aspettare.
I suoi sgherri?
Hanno acceso il fuoco e lasciato i loro fagotti. Poi lui li ha mandati via. Sarete soltanto
tu e Abele.
Quale onore... comment, sarcastico, Gabriel.
Stammi a sentire lo riprese Zamir, parlando con tono un po pi severo di quanto non
avesse fatto fino ad allora, siamo arrivati fin qui ma non ancora detta lultima parola.
Possono ancora rovinarci entrambi. Daccordo?
Daccordo gli fece eco, Gabriel, poco convinto.
Ascolta ci che vuole e assecondalo, se puoi. Almeno fino a che non sentirai le parole
di perdono uscire dalle sue labbra. Ricorda, per: noi non abbiamo altri padroni che noi
stessi. Se loro dovessero soltanto provare a tenerti qui...
Zamir sembr voler lasciare la frase in sospeso, tuttavia alla fine aggiunse: Meglio
morire liberi che vivere in catene, credimi.
Ascolta, nemmeno io ho intenzione di rimanere imprigionato in questo posto ma
ho sentito cose che... insomma se in qualche modo loro ci riuscissero, se loro mi
costringessero... non c ragione che tu continui a condividere il mio destino. Sentiti
libero di andare, se vuoi.
Zamir accolse le parole di Gabriel con un sorriso. Listante successivo, per, cogliendolo
alla sprovvista, gli serr la mano attorno alla nuca e lo colp, con una ginocchiata, al
plesso solare. Non fu un colpo molto violento, Gabriel sapeva che Zamir poteva colpire
ben pi forte di cos, ma fu sufficiente a far piegare il ragazzo in avanti.
Io ho un codice, cucciolo, e vivo secondo regole pi vecchie di te e di me. Ho dato la
mia besa, la mia parola, che ti avrei addestrato e ti avrei insegnato.
Zamir spinse il giovane lontano da s e and incontro alla notte.
Quando avrai finito, sai dove trovarmi.
Gabriel impieg un paio di minuti a riprendersi dal colpo ricevuto. Fermo sulla soglia,
osserv i rami degli alberi spogli protendersi minacciosi verso labitazione e i solchi
sulla corteccia assumere i tratti di volti bellicosi. Improvvisamente, ai suoi occhi, quel
luogo ebbe ben poco di fiabesco. Quando il suo respiro torn normale, Gabriel decise di
bussare alla vecchia porta ad arco.
Avanti, assassino. La porta soltanto accostata disse una voce dallinterno. Il
demone sospir e sospinse luscio. I cardini arrugginiti cigolarono schiudendolo su di
una sala vecchia e spoglia. In cima a una scala di legno di quattro gradini, Gabriel fu
subito investito dallodore di legna bruciata mista a polvere. Lintera casa sembrava
comprendere quellunica stanza, piena di crepe e spifferi. Allinterno, la costruzione non
sembrava affatto intima e accogliente come Gabriel aveva pensato.
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Capitolo 5 - Lespiazione

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Tuttavia, dopo quello che aveva passato nelle ultime ore, gli parve una reggia. Sebbene
quasi controvoglia, il demone non pot fare a meno di rilassarsi, accarezzato dal tepore
che la casa offriva. Con un colpo docchio, riusc a coprire lintero ambiente. Al centro
del locale dominava un tavolo rotondo, grigio e scheggiato, su cui era adagiata una
piccola cesta di vimini piena di ghiande. Sulla sinistra un camino in pietra accoglieva
un fuoco scoppiettante e di fronte le uniche due finestre della casa. Quella attraverso
cui il folletto era entrato, era ancora aperta. Sul davanzale, aveva notato Gabriel, era
adagiato un involto di iuta.
Sul fondo della sala, unaltra cesta di vimini, pi grande della precedente, allinterno
della quale erano piegate alcune coperte di spessa lana marrone. Lintero pavimento era
cosparso di fieno vecchio. Chinato sopra la cesta adagiata per terra, Abele dava le spalle
alla porta. Il demone scese in silenzio i gradini, osservando il folletto meccanizzato
camminare sul tavolo con andatura incerta, alla volta del cesto di ghiande.
Il veggente si volt e fiss il proprio, penetrante sguardo, su Gabriel. Le fiamme si
riflettevano sulla maschera fredda, animandola di luminose danze.
Avvicinati, assassino mormor sommessamente, con voce quasi sinistra. Il tono
mellifluo che Gabriel aveva udito nelle sale del trono sembrava essere solo un ricordo.
Il demone fece quanto gli veniva chiesto e si avvicin a colui che teneva in mano le
fila del destino suo e di Zamir. Sbirciando verso la cesta, Gabriel ebbe per un attimo
limpressione che le coperte si muovessero, poi pi nulla.
Cos? chiese, incuriosito.
Con ordine. Cos accaduto in quella radura? chiese Abele, parandosi di fronte al
demone.
Ti chiamano veggente. Credo tu sappia gi com andata.
Io conosco molte cose, Gabriel ma non tutte e non tutte nello stesso istante. Impazzirei
se cos non fosse. Non a mio comando che passato e futuro si schiudono ai miei occhi
e, spesso, nelle mie visioni essi sono soliti fondersi assieme.
Le tue capacit non sembrano allaltezza della tua fama, allora comment, il demone,
conscio della propria irriverenza.
Ammesso che tu possa cavalcare il vento, assassino, non detto che lui voglia portarti
dove tu desideri rispose Abele senza cedere alla provocazione, poi gli mostr il palmo
della mano. Un chiaro invito a dargli qualcosa. Il demone lupo si accigli, quindi lasci
andare la zanna bifida.
Chi era laltra creatura? La donna che cambiava forma chiese, Gabriel, diretto. Il suo
interlocutore ripose il trofeo in una piega del mantello.
Era un demone. Come te.
I suoi sospetti avevano finalmente avuto la conferma che attendeva.
Siete in molti, Gabriel, ed esistete in tante forme. Tante razze. Col tempo imparerai.
Siete... e allora tu cosa sei? avrebbe voluto chiedere Gabriel, ma cera unaltra
domanda ben pi urgente da porre.
Lei era... assomigliava a... prov a dire Gabriel.
Ha combattuto con le armi che aveva, cos come hai fatto tu. A lei la menzogna e
lagguato. A te la forza e i sensi del lupo.
Lei sapeva...
Sono stato io a suggerirglielo. Unarma in pi a sua disposizione, prima e, adesso, una
prova ulteriore delle tue capacit si limit a rispondere il veggente, ancor prima che la
domanda fosse completa.
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Capitolo 5 - Lespiazione

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Capisco concluse Gabriel, quasi con rassegnazione. Tu sai cosa ne stato di tutti
loro, vero? chiese con voce tremante.
So che gi da tempo, mesi probabilmente, hanno abbandonato le loro stanze. Quasi
certamente lo hanno fatto contro la loro volont. Ma, come ti ho detto, il mio potere ha
dei limiti e non so dirti altro.
Sai se la rivedr ancora?
Mi dispiace, ma non incontrerai mai pi la donna che ti ha accolto in questo mondo.
Gabriel non comment linsinuazione, lasciando che il crepitio delle fiamme riempisse il
silenzio che si era creato.
Sediamoci, vuoi? chiese il veggente con fin troppa gentilezza. Il demone sembr
rendersi conto soltanto allora della propria stanchezza. Le ore di attesa al gelo, le
trasformazioni, la lotta con lincubo e quella con il mutaforma. Accett e si sedette per
terra, di fronte al camino. Il veggente fece altrettanto.
Credimi se ti dico che mi addolora vederti in questo stato. Eppure dovresti gioire degli
avvenimenti di oggi. Quanto accaduto stato il coronamento di molti sforzi, tuoi e
del tuo maestro. Questoggi hai superato una prova assai importante, senza riportare
mutilazioni o ferite. Ferite gravi, almeno. Ferite visibili, almeno precis, silenziosamente.
Eppure, tra di noi, erano in molti a credere che non saresti nemmeno tornato vivo
dallo scontro di questa notte.
Be, mi dispiace di averli delusi.
Non pensare che sia qualcosa che riguarda te in modo particolare, credimi. Nessuno
tra noi ti disprezza per ci che sei. La donna che ha condiviso con te il rituale era una di
noi ma ha agito contro le regole ed stata sottoposta al giudizio. Le leggi e la dottrina
che regolano il nostro mondo sono state erette sul sangue e sul dolore, e di questi
ancora si nutrono. Possono apparire dure o insolite, persino, ma facciamo ci che
necessario per la sopravvivenza di noi tutti. Siamo lEclissi ed qui che giungono tutti
i veri figli della notte. Hai ragione nel dire che il nostro mondo assai crudele, giovane
lupo, ma necessario che lo sia.
Niente pi assassino, adesso?
Un tempo questo bosco era una foresta e noi eravamo numerosi come gli alberi di
allora. Adesso siamo pochi e deboli. Siamo un popolo in esilio, siamo un popolo in
guerra. Siamo un popolo temuto, siamo un popolo spaventato. La lotta fa parte di noi.
la conservazione delle nostre vestigia che ci costringe a scrivere le leggi con il sangue
di chi si accosta a noi senza possederne la forza. Il veggente si alz e, voltando le
spalle a Gabriel, si allontan di qualche passo. E tu, oggi, hai dimostrato di possederne
molta...
Sai, non credo proprio che mi piaccia la direzione che sta prendendo questa
conversazione.
Noi abbiamo molti occhi e orecchie e gi da tempo le ombre sussurravano la tua
storia. Io ti conosco da prima che tu muovessi il primo passo verso la nostra notte.
Lasciamelo dire, sei cresciuto molto, Gabriel Abele fece una breve pausa sospirando
dietro la maschera argentea.
Veggente ripet Gabriel tra s ciambellano e anche... commediante?
Ti sei chiesto perch io ti abbia fatto portare qui, in questa casa?
No, a dire la verit disse, semplicemente, il demone. Tra le mille domande che voleva
fare, quella gli sembrava la meno importante.
Questo era il luogo in cui viveva il demone con cui hai combattuto stanotte. La ragazza
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Capitolo 5 - Lespiazione

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che, curiosamente, sembri avere cos tanto a cuore, nonostante tu le abbia tolto la
vita... triste quanto inevitabile eventualit, certo.
Tocc a Gabriel, adesso, incassare la provocazione e, sebbene il demone non beneficiasse
della disinvoltura o del mascheramento del veggente, poco o nulla trapel del dolore e
della rabbia che quelle parole avevano suscitato in lui.
Dopo quella rivelazione, per, si rese conto di guardare la casa con altri occhi. Adesso
sentiva di non meritare il riparo di quelle mura. Il solo tepore del fuoco sulla pelle
sembrava metterlo a disagio.
Lho uccisa e adesso approfitto della sua casa non pot fare a meno di pensare,
amareggiato.
Come si chiamava?
Abele non rispose subito alla domanda.
Stella, mi pare. Perch lo domandi?
Vorrei... ricordarla si limit a dire Gabriel.
Ami ricordare il nome di tutte le tue vittime?
No... lei la prima che... uccido...
Consapevolmente si affrett a precisare il veggente.
S.
Curioso come tutte le tessere si incastrino quasi alla perfezione comment laltro con
tono quasi divertito.
Parla pi chiaramente disse Gabriel, facendosi ancora pi sospettoso.
Questa notte, non ti sei chiesto neanche per un istante a che scopo abbiamo resuscitato
un nemico affinch un assassino e una traditrice...
Traditrice? lo interruppe il demone, ma la sua domanda cadde nel vuoto.
Lo affrontassero a sprezzo della vita? Tutta questa morte, a tuo dire, a cosa mai
potrebbe condurre?
Io... ho fatto solo quello che... sono le vostre stupide leggi e io... inizi a balbettare
Gabriel, senza la minima idea di quale potesse realmente essere la risposta a quella
domanda. Sapeva soltanto di aver fatto tutto ci che gli era stato detto. Aveva fatto
quel che credeva necessario per tornare finalmente libero ma adesso si sentiva soltanto
stupido.
Allimprovviso, un lamento, tanto acuto e stridulo da instillare timore anche nel cuore
pi coraggioso, fendette laria quasi fosse una coltellata. A met della frase, Gabriel
salt in piedi, guardingo e fiss dritto davanti a s. Qualcuno aveva urlato alle spalle
del veggente.
Abele invece, si alz con calma, come se non avesse sentito le grida o quasi non fossero
nulla di cui preoccuparsi.
Quanto accaduto nel bosco continu non stato organizzato perch potessi
guadagnare la tua redenzione, ma perch potessimo giudicare attentamente la tua
forza. stata soltanto una prova.
Cosa...? chiese Gabriel, confuso e ancora sulla difensiva. Ma cosa stato? Chi ha
gridato?
Tu qui hai interrotto una vita che non ti apparteneva, assassino. a noi che costei
appartiene. Una vita per una vita spieg il veggente, avvicinandosi alla cesta su cui era
chinato quando aveva invitato il demone a entrare in casa. Questa la nostra legge.
Sulle prime, Gabriel non cap di chi stesse parlando. Soltanto quando gli fu accanto,
comprese chi fosse lei.
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Capitolo 5 - Lespiazione

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Entrambi si chinarono e il demone lupo vide qualcosa agitarsi nella cesta, tra le pieghe
delle vecchie coperte. Nonostante i movimenti lasciassero pensare che si trattasse di
un bambino in fasce, anche a un occhio inesperto sarebbe apparso evidente che cera
qualcosa di sbagliato.
Le dita di Gabriel scostarono le stoffe ingiallite dal tempo, svelando una strana sorta di
neonato. La stessa mano che aveva spostato le coltri consunte accarezz gentilmente la
soffice pelliccia lattea che copriva il corpo della creatura e questultima smise di piangere
istantaneamente, spalancando occhi grandissimi, neri e curiosi. Prendere in braccio la
piccola fu un gesto quasi spontaneo per Gabriel. Qualcosa in lei invitava il demone a
prendersene cura. Non aveva mai sperimentato una sensazione simile. Istintivamente,
la sollev come meglio pot.
in questa bambina che troverai la redenzione che tanto hai bramato.
Il demone gli scocc unocchiata in tralice.
Cos? chiese senza staccare gli occhi dallessere in fasce.
unorfana. Ignoriamo chi sia il padre, quanto alla madre...be, ti basti sapere che
questa neonata una mutaforma come lei.
Lei... la figlia di Stella? chiese Gabriel, mentre il mondo attorno a lui sembrava
doversi sgretolare da un momento allaltro.
Abele si limit ad annuire.
Aveva una figlia... disse, tra s, il demone.
S. Ha soltanto pochi mesi. Stella non ci aveva informati delle sue condizioni ma
qualcuno ha sentito piangere la bambina e siamo venuti a conoscenza del suo segreto.
Il demone rimase in silenzio. Domande che si aggiungevano a domande che si
aggiungevano ad altre domande. Ne scelse una: Perch avrebbe dovuto informarvi?
Perch questo neonato importante. Cos importante... per tutti noi e lo anche per
te, lupo.
Gabriel si irrigid ma si sforz di non mostrare il proprio stupore. Si limit a tenere fissi
gli occhi sul fagotto che aveva in braccio e a lasciare che la creatura in fasce afferrasse
il suo indice.
Ogni demone... ognuno di noi speciale, ma lei, se possibile, lo pi di molti di noi
aggiunse Abele.
Che vuoi dire?
Da quando il primo mortale si un a un immortale, ogni epoca ha recato con s il proprio
grappolo di demoni, rendendone la stirpe la pi numerosa tra quelle del regno oscuro.
In particolare, i daemones versipelles si sono diffusi pi di ogni altra specie demoniaca.
Potenti e in grado di mutare forma, i versipelles sono riusciti a percorrere agevolmente,
attraverso i secoli, la linea di confine che separa il mondo dei comuni mortali dal nostro.
Tre stirpi compongono questa progenie: le anime impure, commistione di uomo e di
bestia; le mandragore, che condividono il proprio corpo con un simbionte vegetale e
gli scultori di carne, in grado di mutare le proprie sembianze a piacimento ma nei limiti
della biologia umana.
E... cerc di dire Gabriel ma il veggente lo anticip.
Nel caso te lo stessi chiedendo: s, a questultima che Stella apparteneva.
E la bambina ...
Lei non ancora in grado di controllare i suoi poteri ed per questo che il suo aspetto
cos inusuale. Cambia continuamente, cercando di adattarsi a chi le sta vicino.
Normalmente, gli scultori delle carni non conservano a lungo la capacit di mutare la
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Capitolo 5 - Lespiazione

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chimica e lanatomia del proprio corpo ma stabilizzano le loro fattezze gi dopo i primi
giorni di vita. Questa bambina, invece, in grado di permanere a lungo in una sorta di
stato ricettivo. nata con fattezze e poteri simili a quelli dei genitori ma ancora in
possesso della capacit di cambiare e diventare qualcosaltro, se gliene viene offerta la
possibilit.
Di che parli?
Parlo di una predisposizione biologica a incorporare dentro di s la natura di un nuovo
genitore. Un meccanismo di autoconservazione assai efficace, in effetti. Ben poche
volte ho sentito di creature dotate di un dono tale. Per molti mesi, a volte anche per
anni dal momento della nascita, questi mutaforma sono in grado di accogliere dentro
di s una natura pi forte di quella originaria. Ovviamente devono sussistere alcune
condizioni e, certo, non si pu mutare una bambina sostanzialmente umana in un essere
assai differente. Per questo occorrerebbero anni di incroci selezionati. Unimprovvisa
forzatura potrebbe causare un rigetto della nuova natura e la morte del piccolo demone
scultore.
Il piano del veggente stava prendendo forma nella mente di Gabriel. Le sue intenzioni
apparivano al demone ormai fin troppo chiare.
Ma se una mutaforma umana fosse affidata, non so, a una creatura in parte umana e
in parte animale...
In parte lupo, per esempio? sugger Gabriel.
Per esempio concord Abele, la seconda natura germoglierebbe nel mutaforma,
facendo di lui una creatura nuova.
Se invece mi rifiutassi? chiese Gabriel, mostrando di avere ormai inteso cosa Abele
volesse fare di lui e della piccola orfana.
Come ho gi detto, Gabriel, semplicemente non puoi. Sei vincolato a un giuramento.
Tu e il tuo patronus avete scelto di chiedere perdono al bosco.
E se io la accettassi ma lasciassi le cose cos come stanno? Se io, come tu dici, non le
donassi la mia natura?
Crescerebbe divenendo soltanto la pallida ombra di quello che sarebbe potuta essere.
Probabilmente assumerebbe sembianze simili alle tue ma non avrebbe le tue capacit e
perderebbe gradualmente anche quelle della madre. Continuerebbe a vivere tra di noi
ma...
Ma? gli fece eco Gabriel.
la selezione, Gabriel: levoluzione. Solo il pi forte sopravvive e tu hai dimostrato
di essere migliore di sua madre. Se le donerai il tuo retaggio, le concederai maggiori
possibilit di sopravvivenza.
Per quanto si sforzasse di non pensarci, per quanto sospettasse che Abele stesse
tessendo attorno a lui una ignobile tela di menzogne, blandizie e costrizioni, Gabriel
non riusciva a non pensare a Nina e al bambino che lei aveva avuto in grembo. Aveva
rifiutato entrambi ed entrambi erano morti. I suoi genitori prima di loro e Gill... tutti
attorno a lui continuavano a morire o a sparire. Per nessuno di loro aveva potuto o voluto
fare nulla. Sapeva che non avrebbe certo pareggiato i conti con la morte ma, forse...
se avesse amato e protetto quellorfana, il suo gesto lo avrebbe aiutato a sopportare le
sue colpe e a odiare meno il suo stesso riflesso.
Credo temesse che se non mi avesse ucciso io avrei preso il loro posto. Stella
probabilmente voleva per sua figlia una vita migliore.
E tu puoi dargliela, lupo?
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Capitolo 5 - Lespiazione

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Ho alternative?
Sai di non averle ma vorrei che mi rispondessi come se potessi scegliere.
Gabriel soppes quella richiesta, fissando il volto metallico e senza espressione di Abele.
Ammantato di nero e parzialmente illuminato dalle braci del camino, il veggente
sembrava esistere tra le luci e ombre. La sua presenza appariva inquietante e, al tempo
stesso, stranamente famigliare.
Mi occuper di lei
E? chiese Abele, incalzante.
Nellespressione di Gabriel era presente una certa aria di sfida. Una volta di pi, Gabriel
scelse di cogliere un nuovo frutto oscuro che la notte gli tendeva.
S. Sar suo padre. Una vita... per una vita. Forse per pi di una.
Il veggente chin leggermente la testa in avanti, mostrando di gradire le sue parole.
Alzatosi in piedi, poi, si diresse verso linvolto di iuta sul davanzale e lo apr con tocco
lieve. Arte e sapienza antiche di migliaia di anni vennero mostrate alla notte, con le
sembianze di una spada dallinsolita foggia.
Bene, Gabriel. Quand cos, permetti che io ti conceda il mio personale benvenuto nel
popolo dellEclissi. Si tratta soltanto di un piccolo dono.
Il bagliore aranciato del fuoco si muoveva in maniera innaturale sulla ritorta lama
dacciaio. Il metallo sembrava assorbire la luce come terra riarsa bagnata da una pioggia
inattesa. Abele impugn il sofisticato strumento di morte e si avvicin a Gabriel.
Il demone lupo lasci di malavoglia che il veggente gli si avvicinasse. Nonostante
sapesse che non avrebbe fatto nulla di male a lui o alla bambina, vederlo avanzare con
unarma in pugno lo innervosiva.
Questa unarma molto antica e non tarderai a scoprire che in lei, come in ognuno di
noi del resto, c pi di quanto non appaia pronunci quelle parole con compiacimento.
Orgoglioso di quella spada come se fosse stato lui stesso a forgiarla.
Ti dono questarma affinch possa esserti di aiuto per difenderti e proteggere lei
aggiunse, porgendone limpugnatura al demone. Fa attenzione: queste vecchie lame
bramano il sangue come e, forse, pi di quanto tu stesso non faccia.
Riuscir mai a proteggerla? mormor Gabriel. Rivolse linterrogativo soprattutto a se
stesso, una volta di pi insicuro delle proprie capacit. Tuttavia, quel mesto quesito fu
sufficiente perch Abele potesse vedere scorci dei giorni che sarebbero venuti.
Con una mossa repentina e inaspettata, il veggente ruot rapidamente larma. La punta
acuminata della spada, adesso, lambiva la gola di Gabriel.
Il demone digrignava le zanne e la bambina piangeva. Abele premette con maggiore
forza la lama contro la sua gola.
Lo farai, a costo della vita sentenzi.
La voce del veggente sembr emergere dal pi profondo degli abissi e suon irrealmente
roca.
Qualcuno, o qualcosa, stava servendosi del suo corpo come fosse un mero simulacro.
Non forse vero?
Gabriel esit, schiudendo appena le zanne, indeciso su come rispondere.
Il ricordo di chi non era pi e di chi non era mai stato non aveva mai smesso di
tormentarlo. Era un dolore che portava sempre con s e non aveva mai fatto nulla per
liberarsene. Era il suo modo per non dimenticare.
Pap, mamma, Nina, il bambino...
Non era stato in grado di proteggere nessuno di loro. E, anzi, dietro a ognuna di quelle
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Capitolo 5 - Lespiazione

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morti gli sembrava di intravedere lombra della propria colpevolezza.


Gill mi amava ma ho perso anche lei.
Rispondi, assassino! lo incalz il veggente.
Gi, assassino. Non servono le vostre sciocche leggi a rendermi tale. Lo sono gi.
Adesso, per, sono qui e stringo in braccio una nuova creatura che la sorte mi ha
affidato. Sono davvero disposto a mettere la mia vita a repentaglio per lei.
Guard nuovamente la bambina. Vide che la pelliccia che la avvolgeva stava cambiando
colore, virando dal bianco al nero e poi al grigio. Osserv i tratti del suo piccolo viso
mutare e distorcersi tanto da perdere ogni simmetria. Il neonato si mostr per ci che
era davvero: un essere indifeso e spaventato, bisognoso di protezione.
S. A costo della vita di chiunque... rispose, allimprovviso, e poi aggiunse altre parole
di cui lui per primo non riusc a comprendere esattamente il significato: E gi so che
reclamarne alcune sar pi gradito che reciderne altre.
Udita la dichiarazione di Gabriel, il veggente sembr calmarsi e abbass piano la spada,
come se volesse desistere dalle proprie intenzioni ma, un attimo prima di allontanarla,
fer il demone al petto. Lacciaio si fece largo sulla dura pelle di Gabriel senza alcuna
fatica, cos come avevano fatto le zanne delle catene che lo avevano tenuto prigioniero
quella notte.
Con larma puntata sul cuore, e ignorando leffettiva portata delle capacit del veggente,
il demone scelse di rimanere immobile, sebbene ardesse dalla voglia di conficcare le
zanne nella carne di Abele.
Adesso nutri tua figlia, assassino. Donale forza e un nome che sia degno di lei disse
con voce normale, spostando la spada sopra la testa del neonato. Calde gocce vermiglie
caddero sulle labbra gi rosse della bambina. La piccola si calm quasi immediatamente
e prese a leccare il sangue con ingordigia.
Gabriel pens a quella notte, alla luna che, sentiva, aveva vegliato su di lui e al vento
che aveva cantato lodore della sua preda. Infine pens anche alla madre della bambina
che stringeva al petto. Voleva che qualcosa di lei rimanesse alla figlia.
Un nome che richiami la volta celeste...
Al demone balen in mente un nome che credette insolito, ma che si addiceva
perfettamente alla piccola.
Sar Vento di luna... Luna, per tutti .
E sia, allora. Vento di Luna, tu e tuo padre siate i benvenuti tra la nostra gente disse
il veggente, rivolgendosi al neonato quasi fosse in grado di comprendere le sue parole.
Che le notti a venire siano indulgenti con voi aggiunse, incamminandosi verso la
porta.
Poco prima che Abele uscisse, il piccolo messo, con un salto, si aggrapp al mantello
del padrone. Il viso ancora sporco dei residui della polpa delle molte ghiande mangiate.
Bentornato a casa, fratello sussurr la figura ammantata di nero chiudendo la porta
dietro di s.

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Capitolo 6 Inverno, 1990


...The moon is full, the air is still,
All of the sudden I feel a chain,
Victor is grinning, flesh rotting away,
Sapeva che il rapitore si trovava l ed era ancora ben sveglio. Il vecchio soppalco di
legno cigolava sinistramente a ogni suo movimento. Da ore, ormai, si ostinava ad
ascoltare quel maledetto pezzo dei Ramones, riavvolgendo, puntualmente, il nastro
della cassetta ogni volta che terminava la canzone.
Un pazzo! Mio Dio! Ommadonna! Sono finito nelle mani di un pazzo!
Il prigioniero, sulla quarantina, grassoccio e sudato, avrebbe voluto pronunciare ad
alta voce quelle parole. Avrebbe voluto urlarle, perfino, sperando che qualcuno potesse
accorrere in suo aiuto.
Avrebbe fatto tutto questo, se solo un puzzolente e lercio straccio non gli fosse stato
ficcato talmente in profondit nella bocca da solleticargli in maniera insopportabile
limboccatura della faringe.
Skeletons dance, I curse this day,
And the night when the wolves cry out,
Listen close and you can hear me shout.
Avrebbe potuto cercare di sgattaiolare fuori da quella topaia e magari, con un po di
fortuna, avrebbe potuto raggiungere la provinciale, trovare aiuto e salvarsi. Avrebbe
potuto farlo, come no? Peccato che il suo aguzzino avesse utilizzato vecchie corde di
nylon per legarlo, caviglie, polsi e, addirittura, gola a una delle travi di sostegno del
soppalco.
Da quanto tempo era inginocchiato sul pavimento di quel rudere isolato? Cinque, forse
sei ore? Era notte, ormai, e faceva freddo.
Nonostante avesse finito col segarsi la carne appena sotto i pollici, nel tentativo di sfilare
via le mani dai legacci, il fastidio che il panno provocava alla sua gola era quasi peggiore
del dolore ai polsi. Cercava di controllare ogni respiro nel timore che limprovvisato
bavaglio potesse occludergli completamente le vie respiratorie. Non era sicuro che ci
potesse realmente accadere, tuttavia, limmobilit cui era stato costretto lo aveva reso
debole e mentalmente insicuro.
Le ginocchia, prima oggetto di un dolore cocente, adesso sembravano essere diventate
del tutto insensibili. In verit, se solo non fosse riuscito a vedere le proprie gambe al
margine del proprio campo visivo, avrebbe perfino dubitato di averne ancora un paio.
dont want to be buried in a pet sematary
dont want to live my life again,
Una risata rauca e acuta lo fece sussultare di terrore.
dont want to be buried in a pet sematary
dont want to live my life again, oh, no, oh, no
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Capitolo 6 - Inverno, 1990

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dont want to live my life again, oh, no, oh, oh


La situazione era da troppo tempo insopportabile per i suoi nervi ormai logori.
Il prigioniero non riusc a trattenere un urlo ma il bavaglio lo trasform in un inarticolato
mugugno.
Come in risposta a quel lamentoso borbottio, luomo ud la canzone arrestarsi
contemporaneamente a uno scatto meccanico. Il suo aguzzino aveva premuto il tasto
STOP dello stereo.
Nonostante il caldo afoso, avvert il sudore, che ormai ricopriva la sua pelle come un
guanto, diventare insolitamente gelido.
Inspir pi a fondo che pot, cercando di calmarsi. Lo straccio che aveva in bocca,
per, gli procur un fastidio tremendo. Cerc di tossire per liberarsi della sensazione di
soffocamento.
Vomit e ci manc poco che quel fiotto acido, bloccato dalla pezza, non lo soffocasse,
ruscellando fuori dagli angoli della bocca.
Un cigolio, lennesimo, e il carceriere atterr in piedi, di fronte a lui, evitando ad arte
una bottiglia di birra vuota e una pila di vecchie riviste porno ingiallite dal tempo, e non
solo da quello.
Luomo sent il bavaglio tirato via con forza dalla propria bocca e vide una pozza di
fetido liquame scuro formarsi di fronte alle ginocchia flesse.
Mentre il prigioniero tossiva con forza, il giovane carceriere si stiracchi pigramente,
scacciando il senso di intorpidimento dalle ossa e allungando i muscoli. Un leggero
scricchiolio risuon tra le sue scapole.
Accidenti, let inizia a farsi sentire.
A dispetto delle parole, non sembrava avere pi di una trentina danni. Oltre a qualche
piccola ruga, soltanto due cicatrici, una sotto locchio sinistro e laltra, pi grossa, sulla
guancia destra, segnavano il suo viso bruciato dal sole. I capelli lunghi e castani, sebbene
con alcuni cenni di grigio, ricadevano disordinatamente su unanonima maglietta nera
a maniche lunghe. Un paio di jeans aderenti fasciavano i fianchi stretti e le gambe
magre e muscolose. Incurante dei cocci di vetro e delle pietre, non calzava scarpe.
Stranamente cauto, si avvicin al prigioniero. La luce della luna attraversava un foro
quadrato, deputato a finestra, sopra la testa delluomo, facendo risplendere gli occhi del
giovane di un inquietante bagliore ambrato. Il ragazzo ne era cosciente e godette del
brivido di terrore primordiale che scosse quel corpo grasso e flaccido.
Buonasera, cena! disse, esibendo il pi ampio dei sorrisi.
Luomo si scosse, inconsciamente, per compiere lennesimo, futile, tentativo di liberarsi:
un odore acre e metallico si lev dal suo corpo sudato e invest le narici sensibili di
Gabriel.
Bleah, puzzi da fare schifo! lo rimprover, sventolando una mano davanti al naso
come per cercare di cacciare via il tanfo, poi si sedette, come sua consuetudine, a
gambe incrociate di fronte a lui.
Lo sconosciuto cerc di parlare, ma tutto ci che riusc a fare fu emettere suoni inarticolati
e incomprensibili. Laltro non se ne cur affatto.
Eppure, sai, una parte di me irresistibilmente attratta dal tuo odore. Tu non puoi
saperlo, certo, ma nel tuo fetido olezzo si colgono qui e l le dolci note dellodore della
paura.
Altri grugniti indistinti, nuovamente il ragazzo fece finta di nulla.
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Capitolo 6 - Inverno, 1990

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Non credo di poterti spiegare per bene cosa sia, ma qualcosa che mi invoglia a
squarciarti il ventre in due e divorare il tuo fegato mentre ancora caldo. Cosa che, per
inciso, probabilmente far...
I mugugni delluomo si fecero pi forti e la sua espressione pi aggressiva. Gabriel,
questa volta, sembr, almeno in parte, prenderli in considerazione.
Toh, la pecora che ringhia contro il lupo. Davvero, davvero, divertente. Non fingendoti
minaccioso che riuscirai a cambiare le cose. Da retta a me: tutto inutile.
Gabriel sollev la testa verso la rudimentale finestra del rudere in cui si trovava.
Ma s! La luna appena sorta e di tempo ne abbiamo ancora un po il ragazzo inspir
a fondo, e gli rivolse nuovamente la parola:Sai perch inutile? Almeno per un paio
di motivi. Il primo che per quanto tu possa agitarti e strepitare, indossi lodore della
paura come una tunica che ti copre da capo a piedi.
Pass due dita sulla guancia imberbe e appiccicaticcia del prigioniero, poi le avvicin al
naso di lui e infine ripul la mano sulla terra che ricopriva il pavimento.
Fu in quel momento che il malcapitato not qualcosa di insolito. Per qualche irrazionale
motivo, il suo sguardo indugi un secondo di pi sul braccio sinistro del carceriere,
quel tanto che bastava per notare alcune macchie scure, simili a bubboni, vicino alla
clavicola. Quel dettaglio instill altro panico nel suo cuore gi sul punto del collasso.
Il secondo motivo che, dopo aver scoperto ci che sei, non ho la minima intenzione
di lasciarti andare, mio schifoso amico.
Questa volta i mugugni strozzati delluomo raggiunsero unintensit tale da farlo
sembrare un maiale al macello. Gabriel gli rifil uno schiaffo che, per un soffio, non lo
port sullorlo dellincoscienza.
Luomo rimase intontito per qualche istante e il ragazzo lo prese per i capelli cos da
costringerlo a guardarlo negli occhi:
Non mentire, non difenderti. tutto inutile. Questo posto odora interamente di peccati
talmente nauseanti da farmi vomitare entrambe le mie anime. Persino quelle corde e
quel bavaglio sono intrise dellodore di innocenza violata.
Lo sputo di Gabriel invest il prigioniero tra gli occhi, mentre il giovane indicava un
vecchio comodino di legno addossato alla parete alla sua sinistra.
Lasci andare i suoi capelli e rimase in silenzio per un intero minuto, con lo sguardo rivolto
verso il basso. Il prigioniero stratton nuovamente le corde che lo immobilizzavano ma
senza alcun risultato, tranne quello di procurarsi fitte lancinanti e una nuova fuoriuscita
di sangue dai polsi gi feriti.
Un rumore sommesso riecheggi dal ventre di Gabriel. Sembr un ringhio, ma pi
profondo e meno rauco. Lo sguardo del ragazzo torn a incrociare quello delluomo. Un
macabro sorriso ornava, adesso, il suo volto.
Ho detto un paio di motivi? Beh, facciamo tre: muoio di fame.
Udendo la spaventosa dichiarazione, laltro strabuzz gli occhi e, se possibile, divent
pi pallido di prima. Gabriel trov divertente quellespressione e, ridendo, disse:
inutile che fai quella faccia. Sapevi gi, dentro di te, che qualcosa non andava,
vero?
No... oio orire. No voio moriree. No ar pi borbott. Laguzzino port una mano
dietro la schiena e, da sotto la maglia scura, trasse unarma simile a un lungo coltello
o a una spada corta. La lama era lunga una cinquantina di centimetri e, dallelsa alla
punta, si incurvava leggermente verso lesterno. Largenteo arco dacciaio era simile
alla lama di una falce fienaia innestata, non su un lungo manico di legno, bens su una
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Capitolo 6 - Inverno, 1990

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corta impugnatura metallica. A protezione della mano che impugnava larma, un


terribile mezzo busto di donna, in metallo, emergeva da uno dei due bracci dellelsa
congiungendosi al pomo. Un sorriso bestiale trasfigurava il lucente volto femmineo
e la mano destra della creatura scolpita si allungava, sproporzionata e adunca, fino
allinterno dellimpugnatura. Il ragazzo la brand in modo da non ferirsi con i ricurvi
speroni di metallo.
Sai cos questa, bastardo?
Luomo osserv la spada con occhi sbarrati ma non profer alcuna parola.
Sai cos? ripet Gabriel, alzando il tono della voce.
Sulle prime, il prigioniero, atterrito, cerc di parlare ma poi si limit a scuotere
leggermente la testa.
Questa una spada sacra. Questa un giuramento. Un giuramento bagnato di sangue.
Tra tutti, forse, lunico che non ho mai tradito. Se anche adesso promettessi di ascoltare
le tue preghiere, cosa ti fa pensare che io manterrei fede alla parola data a uno come
te? concluse alzandosi in piedi.
Io agisco secondo opportunit e necessit. Adesso ho lopportunit di eliminare uno
schifoso come te e sento la necessit di farlo. Ragion per cui...
Non complet la frase ma punt la spada vicino al volto del prigioniero.
Quegli si agit ma Gabriel, a suo modo, cerc di tranquillizzarlo.
Non temere. Non hai idea di ci che ho affettato con questa. Tu, per non sei nemmeno
lontanamente degno di bagnare con il tuo sangue questa lama antica. Daltronde, la
sola idea di farla passare attraverso il tuo grasso puzzolente e corrotto mi nausea.
Con movimenti lenti, il ragazzo punt il lungo coltello alla schiena delluomo, tagliando
con facilit le corde che univano le caviglie alla trave di legno.
Sai, ho quasi la sensazione che, recidendo queste corde, io possa liberare le anime dei
ragazzini che hai tenuto prigionieri.
Ti... preeehhhgo... fu tutto ci che laltro riusc a dire. Gabriel tagli via rapidamente
anche le corde che gli immobilizzavano i polsi. Incapace di sorreggersi, luomo precipit
in avanti, strangolandosi con lultimo legaccio che, come un guinzaglio, lo assicurava al
palo. Il demone rimase a guardare divertito il volto virare dalliniziale pallore, al rosa,
al porpora. Soltanto quando divenne cianotico, il giovane si decise a tagliare anche
quellultimo pezzo di corda lasciandolo cadere pesantemente a terra.
stato solo un caso che io abbia cercato riparo nella tua baracca. Se cos non fosse
stato, chiss quali altri orrori avresti compiuto. La sola idea di non aver potuto evitare
lo schifo che hai fatto a quei ragazzini mi fa impazzire di rabbia. Fortunatamente per te,
sono diventato piuttosto bravo a controllarmi. Sai cosa significa questo?
ih... eeeego... implor nuovamente lui, con voce strozzata.
Significa che non ti squarcer da capo a piedi mentre sei incapace di muoverti.
Difficilmente una morte rapida anche indolore. quanto di pi doloroso tu possa
immaginare e, anche se concentrato tutto in un solo istante, ti sembra non finire mai.
Ti concedo di riprenderti. Poi vedremo il da farsi. Pi morto che vivo, sei carne per i
vermi, non certo la preda di un lupo.
Gabriel usc dalla catapecchia, immergendosi nella fresca aria della notte, cos da lavar
via il fetore delluomo. Dopo qualche minuto, si allontan nellerba alta, in silenzio e con
passo calmo.
Al prigioniero occorsero quasi venti minuti prima di riprendersi e quando, infine, riusc
a mettersi in piedi, il suo equilibrio era ancora precario e il dolore agli arti cocente.
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Capitolo 6 - Inverno, 1990

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Appoggiandosi ai muri di pietra delledificio, port lentamente la testa fuori dallingresso,


privo di porta, del vecchio rudere. Nonostante il buio, riusciva a vedere piuttosto bene
allesterno. Conosceva la zona e i suoi occhi si erano abituati alloscurit, dopo le molte
ore di prigionia. La luna e le luci delle macchine di passaggio facevano il resto.
Non cera nessuno, n a destra n a sinistra. Ruot leggermente la testa verso lalto.
Non sembrava che il ragazzo si trovasse nemmeno su quanto rimaneva del tetto.
Dove diavolo finito? Che stesse solo cercando di spaventarmi? si chiese luomo
massaggiandosi i polsi, attento a non toccarsi i tagli. Poi, sempre guardingo, comp il
primo timido passo fuori dal rudere.
Forse era cos. Un altro di quegli stronzi ragazzini che si credono giustizieri ma che alla
fine riescono soltanto a farti paura e a defilarsi, convinti di averti dato una lezione. Cosa
ne sanno loro del mio appetito?
Allimprovviso, gli sembr che un fruscio provenisse da un punto non meglio identificato,
sul retro della casa diroccata. Si acquatt contro il muro tirando fuori un vecchio coltello
a serramanico da una tasca. Estrasse in un secondo la lama, macchiata di sangue
rappreso e ruggine, e rimase in attesa, con gli occhi e le orecchie fisse sul luogo da cui
credeva provenisse il suono.
I fruscii durarono ancora per alcuni secondi. Il grassone simmobilizz, intu che qualcuno
stava camminando a pochi metri da lui.
Cazzo, cazzo, cazzo! qui! ancora qui! E adesso cosa diavolo faccio? Se scappo mi
prende di sicuro e se rimango pure!
Si volt nuovamente verso la vicina strada provinciale. Il nastro dasfalto a poche
centinaia di metri rappresentava una tentazione forte. Le macchine che sfrecciavano
via veloci sembravano parlargli di fuga e libert.
Ud un rumore roco e ripetuto: conati di vomito.
Strisciando maldestramente lungo la parete esterna della casupola in rovina, cerc
di avvicinarsi al proprio carceriere. Il coltello stretto in una mano quasi fosse la sua
sola ancora di salvezza. Vide il ragazzo tossire, inginocchiato sulla terra nuda. In quel
momento, unidea folle, assolutamente folle, si fece largo nella sua testa. Folle e
audace la defin, parlando con se stesso, ma forse lunica vera possibilit che mi
rimasta.
Un istante prima che il ragazzo cercasse di alzarsi in piedi, forte del proprio peso,
luomo gli rovin addosso con il coltello in pugno. Unindescrivibile gioia liberatoria si
fece largo nellassalitore quando sent larma conficcarsi tra le costole del carceriere.
Il ragazzo emise un gemito e cadde a terra, prono, battendo violentemente la testa
contro il terreno.
Cos... fu tutto ci che luomo sent dire a Gabriel mentre si alzava e caracollava via.
Attravers il campo che lo separava dallautomobile pi velocemente che pot,
incespicando un paio di volte. Nonostante ladrenalina, le caviglie gli procuravano un
dolore lancinante. Il cuore martellava faticosamente nel petto e la gola gli doleva oltre
ogni dire. Un sapore acido permeava la lingua e il palato e laria che inspirava non
sembrava avere un odore migliore. Tuttavia, tutto ci che riusciva a pensare era: Ce
lho fatta! Lo stronzo morto! morto! Sei morto, coglione! Ti credevi pi furbo di me,
eh? E invece adesso sei morto!
Quando l auto fu finalmente in vista, si rese conto che ormai mancavano soltanto
pochi metri alla salvezza. Fermatosi di fronte alla portiera, senza nemmeno cercare
di riprendere fiato, estrasse il mazzo di chiavi che aveva in tasca e cerc febbrilmente
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Capitolo 6 - Inverno, 1990

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quella della macchina. Trascorse soltanto una manciata di secondi ma ai suoi occhi tutta
la scena sembr svolgersi al rallentatore: la chiave che scivolava nella serratura, la
portiera che si apriva e poi si richiudeva con un rumore sordo, lui che metteva in moto.
Soltanto quando pigi il piede sul pedale dellacceleratore, il tempo sembr riprendere a
scorrere normalmente. Anzi, sembr persino accelerare il proprio corso, mano a mano
che la velocit della vettura aumentava. Quando luomo grasso, sudaticcio e carico di
adrenalina innest finalmente la quarta marcia, sfrecciando sulla strada semi deserta,
il ricordo dellaggressione sembr ormai lontano e cos quello di tutta quella sfortunata
giornata. La fatica per convincere la ragazzina a montare in macchina, i mezzi per farla
stare zitta durante il viaggio e, infine, la brutta sorpresa di trovare il suo rifugio gi
occupato da quel pazzo. Un sacco di lavoro per nulla.
Le puttanelle mi portano sempre sfortuna! Da oggi basta: solo maschietti. Bei
maschietti, magari anche un po pi piccoli. Si maneggiano meglio e capiscono quel che
sta accadendo soltanto alla fine.
Acceler ancora e il tempo acceler con lui, cos che tutto ci che accadde dopo sembr
svolgersi a una velocit irreale. Dapprima, la sua attenzione fu attirata, soltanto per un
breve istante, da due luci a bordo strada. Gli occorsero un paio di secondi per capire che
in realt si trattava delle luci della macchina, riflesse dagli occhi di un animale.
Un gatto si disse. Avvicinandosi a quei bagliori nella strada notturna, comprese, per,
che doveva trattarsi almeno di un cane, sebbene pi grosso di un cane normale. In
totale, gli furono necessari circa sette secondi per capire che non si trattava di un gatto,
n di un cane e non si trovava a bordo strada. Sembrava un lupo, un grosso lupo. Gli
occhi gialli brillavano spettrali, la pelliccia chiara spiccava spietata nelloscurit della
notte e le sfumature scure facevano s che i contorni dellanimale si fondessero con
la tenebra, quasi la creatura fosse stata partorita dalla notte stessa. Lirreale animale
correva in strada, sulla stessa corsia della vettura ma nella direzione opposta. Man
mano che le poderose zampe lo spingevano in avanti, il lupo usciva ed entrava nella
notte, cambiando le proprie fattezze a ogni passo. Il fuggitivo non ebbe il tempo di
pensare e inchiod.
La creatura salt, schiantandosi contro il parabrezza con il fianco destro. Il vetro della
vettura esplose, andando completamente in frantumi. Luomo si scherm gli occhi con
un braccio ma sent che la sua gola veniva stretta in una morsa. La macchina sband
leggermente e, uscita dai confini del nastro dasfalto, fin la corsa in un campo di sterpi
allo stesso livello del piano stradale. Luomo si volt di scatto, incredulo nel vedere un
essere che sembrava fuggito da un racconto dellorrore. Vide il demone, non trov altro
modo per definirlo, estrarre il coltello ancora conficcato nel costato.
Cosa cazzo pensavi di fare? Davvero credevi che questo bastasse a uccidere una
creatura come me? Io ho divorato mostri ben peggiori.
La sua voce profonda faceva tremare e contorcere le viscere delluomo. Questi perse il
controllo del proprio corpo e i suoi liquami imbrattarono gli abiti e il sedile dellautomobile.
Credevi di essere tu a condurre la caccia?
Gabriel accarezz la gola delluomo con le dita adunche. La parte sinistra del corpo,
costato, braccio e spalla, erano privi di pelliccia e coperti da scaglie e macchie scure su
cui spiccavano vene e arterie. Apparentemente senza compiere sforzo, il demone spinse
la propria vittima con forza contro il sedile, torcendogli il collo in modo che incrociasse
il suo sguardo.
Come me agisci in preda a un istinto e a una nauseabonda pulsione. Forse non posso
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Capitolo 6 - Inverno, 1990

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giudicarti, ma, sai una cosa? Tu godi di quello che fai, io no e, dopo una pausa,
aggiunse: Non sempre, almeno, stavolta far uneccezione.
Ti prego, perdonami piagnucol luomo.
No.
Le fauci di Gabriel si spalancarono e si chiusero sulla sua gola mentre un urlo strozzato
si spegneva nella notte, tra le campagne intorno a unantica citt dai mille volti e dai
molti segreti.

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Capitolo 7 Luna
Quella mattina, un attimo prima che bussassero alla sua porta, il cerusico stava cercando
di rimettere insieme i pezzi dellattrezzatura che, alcune notti addietro, Gabriel aveva
distrutto. Fino ad allora tutti i tentativi che aveva messo in pratica per curare il male del
demone avevano avuto esito negativo. Quello era stato soltanto lultimo di una lunga
serie e adesso Meroveo stava cercando di salvare il salvabile, combinando vecchi resti
con nuovi componenti, ma era tuttaltro che facile. Sebbene le terre attorno al bosco
e la cittadella stessa fossero tra i luoghi pi ricchi di materie prime utili a una creatura
con i suoi talenti, recuperare pezzi di ricambio per certi oggetti era unimpresa assai
difficile. Interamente assorbito dal proprio lavoro e ancora teso per gli eventi in cui era
rimasto coinvolto, quasi trasal quando ud qualcuno bussare.
Il demone tir rapidamente un telo sul proprio lavoro, celando a eventuali occhi indiscreti
ci su cui stava lavorando e, chiusasi una robusta porta di quercia alle spalle, si diresse,
caracollando, verso lingresso dellabitazione.
Come molti, il cerusico abitava nella cittadella sotterranea. Il suo alloggio era poco pi
di uno spazio di poche decine di metri quadrati, che si apriva su uno delle centinaia di
cunicoli che si snodavano al di sotto del bosco.
Travi e puntelli di legno, terra e roccia ne costituivano gli elementi strutturali principali.
La casa era composta soltanto di due ambienti. Quello in cui si trovava al momento era
il pi grande e assolveva alla funzione di soggiorno, cucina e camera da letto. Al centro
della stanza, un grosso vassoio di metallo contenente braci era fissato al soffitto con
delle catene e tenuto, cos, sollevato a mezzo metro dal suolo. Sebbene nella volta di
terra e roccia fossero stati praticati alcuni fori per il ricambio dellaria, almeno in parte il
fumo si spargeva per labitazione, impregnando tutto di un odore acre e rendendo laria
pesante da respirare.
Nella stanza dietro la piccola ma robusta porta interna, aveva approntato il proprio studio
e laboratorio. Una piccola sala in cui, attorno a un grosso tavolo carico di alambicchi e
provette, si accalcavano scaffali pieni di libri, strani strumenti e recipienti contenenti
sostanze maleodoranti.
Il bagno, cos come per tutti i membri del popolo delleclissi, era il bosco fuori dai
cunicoli.
Avrebbe potuto vivere in qualsiasi altro luogo: il suo aspetto fisico mai avrebbe fatto
sospettare la sua natura demoniaca. Tuttavia, quando anni prima luomo aveva
abbracciato il suo nuovo destino, aveva deciso di vivere l dove ci sarebbe stato pi
bisogno di lui. In questo senso, le gallerie che si dipanavano intorno alla cittadella
erano il luogo ideale. A poca distanza dagli acquartieramenti dei guardiani, era l che
si concentrava la maggior parte del popolo dellEclissi. La casa era immersa in una
perenne penombra. Lunica fonte di luce, oltre alle braci, era una finestra, poco pi di
una fessura a dir la verit, che si apriva sullunica parete di roccia, accanto alla quale
pendeva una tenda scura. Cos, Meroveo afferr una candela e si avvicin alla porta per
meglio vedere se si trattasse di visite gradite o meno.
Fu sufficiente aprire di poco luscio per accertarsi che, fortunatamente, quei colpi non
annunciavano sgradite notizie. Tir un sospiro di sollievo e apr il battente, un po pi
sereno.
Laspetto e la postura dellospite erano quelli di unumana dodicenne e vestiva solo di una
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Capitolo 7 - Luna

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lunga tunica color ocra. Tuttavia, le sue particolari fattezze tradivano in maniera fin
troppo evidente la natura affine al regno delle tenebre. La pelliccia, fitta e nivea; le
orecchie che, simili a foglie lanceolate, spuntavano fuori dalla folta chioma bianca; le
dita lunghe e affusolate con gli artigli ricurvi; i grandi occhi interamente neri e la lunga
coda mostravano ci che era: un essere straordinario.
Ciao Vento di Luna. disse il cerusico, accogliendo il piccolo demone. Nonostante fosse
nata da quasi tre anni, aveva gi le sembianze di una giovane adolescente.
Una graziosa undicenne si sorprese a pensare Meroveo.
Luna sufficiente precis la ragazzina, intrufolandosi nellabitazione Siete rimasti
solo tu e mio padre, ormai a chiamarmi cos. Comunque: ciao anche a te, Meroveo.
Lieta di vederti ancora in piedi.
Mai quanto lo sono io disse lui, sorridendo. Entra e accomodati dove trovi posto.
Prima di richiudere la porta, il cerusico lanci unocchiata nei tunnel. Soltanto un paio
di demoni che ben conosceva camminavano nel silenzio, dirigendosi verso i cunicoli
inferiori. Alcuni rumori sembravano provenire proprio da quella direzione, ma Meroveo
sapeva che la zona del mercato non era certo famosa per la quiete che vi regnava.
Salut i passanti con un cenno del capo e loro fecero altrettanto, poi rientr. Luna si
accomod su una vecchia stuoia di vimini intrecciata, sistemata vicino al braciere.
Vuoi mangiare qualcosa? le chiese, rinfocolando le braci con un attizzatoio.
S, grazie rispose Luna.
Luomo si diresse verso il muro di roccia e apr lo sportello di una piccola credenza
inchiodata alla parete. Sul fondo del pensile era fissata una rete metallica, accostata
alla pietra. Piccole fenditure permettevano di mantenerne fresco il contenuto.
Trasse una bottiglia di vetro piena per met di latte, due tazze metalliche e mise tutto
a intiepidire su un lato del braciere, poi, finalmente, si sedette a sua volta.
Notizie di Gabriel? esord il cerusico. Il tono della sua voce era accorato ed era
evidente che avesse a cuore le sorti del padre di Luna.
Ancora nessuna, ma mancano ancora parecchie ore al tramonto. Non c da
preoccuparsi.
Meroveo non ebbe alcuna difficolt a capire che era se stessa che Luna stava cercando
di rassicurare con quelle parole, e non lui.
Hai notato nulla di diverso dal solito quando vi siete salutati?
La ragazzina assunse unespressione pensierosa, prima di rispondere.
No. Mi sembrato solo molto stanco. Dopo quanto successo... avrei preferito si
riposasse.
Il riposo, purtroppo, un lusso che un guardiano non pu permettersi. Men che meno
di questi tempi.
Luna rimase in silenzio ma lespressione cupa e la rabbia che trasparivano dal suo
sguardo erano segnali inequivocabili del dolore e della preoccupazione che covava.
Vorrei essere con lui, adesso. per me che sta facendo tutto questo. Non dovrei stare
seduta qui. Dovrei essere l ad aiutarlo e combattere.
Meroveo sospir.
Riesco a comprenderti, sai, piccolina? E credo che tu abbia ragione.
Cosa? chiese Luna stupita, quasi non si aspettasse che un adulto potesse concordare
con lei.
In qualsiasi modo proviamo a vedere tutto questo, la conclusione una sola: questi
sono giorni assai difficili e non dubito che quelli a venire possano non essere migliori.
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Capitolo 7 - Luna

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Pattugliamenti dei guardiani e combattimenti su un fronte, accordi e compromessi


continuamente infranti sullaltro... le mura che secoli fa avevamo edificato per proteggerci
sono ormai logore e fragili e minacciano di crollare da un momento allaltro rimase per
qualche istante in silenzio, quasi stesse immaginando gi i terribili giorni che sarebbero
potuti seguire. Sarebbe bene che tutti trascorressimo pi tempo con le persone che
amiamo concluse.
La ragazzina lo guard, speranzosa. Sembrava gi in procinto di correre fuori, alla
ricerca del padre. Fu sufficiente un semplice Ma... del cerusico a inchiodarla l dovera.
Ma? gli fece eco Luna.
Ma credo che sia anche una dimostrazione di amore fare ci che bene per i nostri
cari. Quale utilit potremmo avere io o te, durante una caccia o nel cuore di una
battaglia? Non faremmo altro che intralciare i guardiani. Loro dovrebbero combattere
proteggendo noi oltre che loro stessi.
Io non sarei un intralcio! si affrett a ribattere lei. Potrei aiutare! So combattere!
Pap mi ha insegnato!
Luna la interruppe laltro tu non sai combattere. Sei forte, vero. Stai imparando e
Gabriel sicuramente un ottimo insegnante. Tuttavia, trovarsi nel pieno di una battaglia
o di una caccia qualcosa che, credo sinceramente, vada ancora al di l delle tue
capacit.
Sfidami! dicevano gli occhi della ragazzina. Meroveo comprese la sua animosit e non
pot fare altro che riservarle un tenero sorriso.
Sai bene quanto me che non sono un soldato. Puoi attaccarmi, se vuoi, ma vincere
contro di me non dimostrerebbe nulla.
Come fai a dire, allora, che io non sono in grado di combattere?
Fu lui, allora, a incupirsi. La sua voce trem nel pronunciare parole che non avrebbe
mai voluto. Hai visto che ne stato di Gabriel. Hai visto con quanta forza gli oscuri si
sono impadroniti di lui e quale devastazione stato in grado di seminare in poche ore.
Persino il potere di Zamir stato appena sufficiente a scalfirlo.
Luna si era fatta tutta rossa in viso e teneva lo sguardo basso. Meroveo prese la bottiglia
di latte, ne vers il contenuto, adesso tiepido, in una delle tazze, e gliela porse. Il piccolo
demone tenne la tazza stretta tra le mani, senza nemmeno accostarla alle labbra.
Luomo scelse con cura le parole da pronunciare e, prima di aprir bocca, deglut. Ebbe
limpressione di ingoiare del veleno. Mai e poi mai avrebbe voluto prendersi gioco di
quella ragazzina che, ormai da qualche settimana, frequentava la sua casa e a cui
aveva imparato a voler bene, ma era pronto a tutto pur di tenerla lontana dalla morte
che regnava al confine con le montagne. Se ferirla fosse servito a salvarle la vita, non
avrebbe esitato a farlo.
Quella notte sei stata, anzi, tutti noi siamo stati fortunati. Gabriel ti ha riconosciuta
e questo lo ha fermato, ma credi che chiamare Pap un incubo, uno vero intendo,
potrebbe impressionare una di quelle orrende creature?
Le sue parole punsero Luna sul vivo. In un battere di ciglia, un fuoco color ambra si
rivers nei suoi occhi azzurri, i suoi morbidi capelli scuri si incresparono e si mossero,
simili a serpi inferociti. Meroveo era gi pronto a incassare lattacco ma la sua furia
scem, rapidamente come era venuta.
Tu... tu stai cercando di... proteggermi? chiese meravigliata.
Tre anni. Ha soltanto tre anni e sa gi controllarsi cos... meravigliosamente. Pochissimi
di loro ne sono in grado. Ore che diventano giorni e giorni che diventano settimane...
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Capitolo 7 - Luna

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la sua capacit di apprendimento allucinante. come unadolescente umana, ormai.


S, bimba mia. Il confine... entrambi i confini, tanto quello con le montagne quanto
quello con la citt, sono luoghi ancora troppo pericolosi per te. Un giorno compirai da
sola le tue scelte ma, fino ad allora, lasciati consigliare da chi ti vuole bene.
Luna, improvvisamente pi serena nel volto, assunse unaria meditabonda.
Insegnami disse e poi aggiunse: Voglio sapere di pi. per questo che sono venuta
qui.
Di pi su che cosa, esattamente? chiese Meroveo un po pi sospettoso.
Su tutto... si guard rapidamente attorno facendo un gesto inequivocabile con
entrambe le mani ...tutto questo. Voglio sapere da dove viene lalchimia? Cos il
respiro di Elara e come possibile usarlo? Cos...
La magia?
Luna annu timidamente.
Tu sei uno dei pochi demoni qui in grado di usare la magia. Ti prego, insegnami come
si fa.
Meroveo assunse unespressione di viva sorpresa. Larte dei sigilli, il respiro della
terra... per quanto fossero straordinarie le capacit di Luna, sarebbe davvero riuscita
ad apprendere le conoscenze necessarie a padroneggiare quelle arti? Solo pochi umani
e pochissimi demoni erano in grado di attingere al respiro della terra e incanalarlo in un
incantesimo.
Di certo si convinse il cerusico non ci sarebbe nulla di male a insegnarle.
Prima mi insegnerai, prima smetterete tutti di trattarmi come una bambina. Una volta
che sar cresciuta abbastanza e avr completato la preparazione al combattimento,
diverr...
Guardiana dellEclissi, come Zamir e come tuo padre.
La piccola annu nuovamente, questa volta con maggiore decisione.
Meroveo attese alcuni secondi prima di parlare.
Fino ad allora, per, la magia il solo mezzo che ho per rendermi utile. Utile sul serio,
intendo.
Il cerusico riflett a lungo su quanto lei gli stesse chiedendo e ancora di pi sulla
risposta da darle. Infine, dopo un lungo sospiro, acconsent: Daccordo e, versatosi
del latte, ne bevve un piccolo sorso.
Usciamo fuori. Vuoi? domand, posando la tazza mezza piena e alzandosi in piedi.
Un sorriso illumin il volto della ragazzina.
Insieme, Luna e il cerusico tornarono in superficie. Camminarono per alcuni minuti,
inoltrandosi nel folto del bosco. Meroveo aveva indossato abiti pesanti per fronteggiare il
freddo esterno e avanzava lentamente nella neve alta. La ragazzina, invece, con indosso
soltanto una veste leggera, avanzava spedita e incurante della rigida temperatura,
fermandosi frequentemente per attendere il proprio insegnante. Non parlarono molto
durante il tragitto, e quasi tutti i discorsi riguardarono la breve infanzia di Luna.
Accanto ai due sfilavano faggi, lecci e pini di ragguardevole et e dimensioni, indice che
i due
stavano muovendosi nella parte pi antica del bosco dellEclissi. Il demone cerusico la
condusse fino a una piccola polla dacqua. Era una parte del bosco piuttosto remota e
la piccola mutaforma non vi era mai stata prima.
Tuttintorno alla fonte non cera nemmeno un fiocco di neve e sulla terra nuda cresceva
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Capitolo 7 - Luna

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persino un po di bassa vegetazione. Un vapore leggero si sollevava dalla superficie


della sorgente e lacqua, nonostante la rigida temperatura esterna, non era gelata.
Una sorgente termale! esclam entusiasta Luna.
L si fermarono, beneficiando del tepore che il posto offriva. Come prima cosa, la piccola
si chin e, sporgendosi oltre la riva, immerse le mani nella fonte.
piacevole, vero? chiese Meroveo, sedutosi accanto a lei.
S rispose lei sorridendo.
Scuotendo con forza le mani cos da asciugarle, si rivolse al cerusico.
Perch siamo venuti qui?
pi facile fare ci che dobbiamo qui allaperto e il calore della fonte ci fornir un po
di agio.
Io sto benissimo rispose la ragazzina con tono lievemente canzonatorio.
Il cerusico sorrise forzatamente a quellaffermazione e prosegu nelle sue spiegazioni
Dimmi, Luna, cosa sai del respiro della terra?
A dir la verit, non ne so molto. per questo che ti ho chiesto di insegnarmi.
Assecondami e parlamene un po.
Be... tutto ci che esiste, rocce, demoni, piante... tutti siamo composti da energia.
Questa energia proviene dalla dea e per questo noi la chiamiamo respiro di Elara o
respiro della Terra.
Molto bene... comment Meroveo. Cera soddisfazione nel tono della sua voce ma, in
qualche modo, cera anche del rimpianto. Infil una mano nella borsa e ne trasse una
sfera di vetro circondata da petali metallici.
Sai cos questa, Luna?
La ragazza non fece mistero del proprio stupore.
... unarmnia.
Bravissima.
Dicono che non ce ne siano molte in giro!
Chi lo dice?
Voci... nel bosco... si limit a rispondere, evasiva.
Comunque sia: vero. Non ce ne sono molte. Non a nostra disposizione, almeno. Sono
rimasti in pochi in grado di realizzare unarmnia perfetta e, purtroppo, unarmnia
funziona soltanto se perfetta. Sai anche a cosa serve?
Luna rimase sovrappensiero qualche secondo prima di rispondere.
Contiene... incantesimi?
Mmm... dimmi cos un incantesimo.
Un incantesimo ... be... quando qualcuno usa la magia. Per esempio per accendere
un fuoco o riempire una ciotola dacqua.
Meroveo la guard dubbioso, poi si apr in un sorriso.
Non del tutto corretto ma nemmeno del tutto sbagliato. Facciamo un po dordine,
nella tua testolina. Che ne dici?
Tutto questo servir ad aiutare mio padre?
Se non hai almeno una cognizione di base del mondo oscuro non puoi certo sperare
di...
Che vuol dire cognizione? lo interruppe, accigliata, Luna. Meroveo rispose, per nulla
offeso da quella interruzione.
Conoscenza.
E perch non hai detto conoscenza?
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Capitolo 7 - Luna

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Daccordo, usiamo parole semplici, dora in poi.


Meglio.
Meglio. Concord lui. Dicevamo... il respiro di Elara, come hai ben detto tu,
dappertutto. Un incantesimo non fa altro che imbriglia... racchiudere il respiro in un
sigillo che tu crei, dando allenergia una nuova forma.
Mmm... mi stai dicendo che, per esempio, se io so creare il sigillo del fuoco posso
creare il fuoco utilizzando il respiro di Elara che intorno a me?
Esattamente! Bravissima, Luna conferm, entusiasta, il cerusico.
Bene, ma, praticamente, cos un incantesimo? Cosa devo fare per crearlo?
La parola esatta tessere. Comunque sia, puoi fare ci che preferisci. Puoi cantare,
mormorare, gesticolare o, magari dopo un po di pratica, non fare nulla, semplicemente.
Ci che importa riuscire a visualizzare il respiro della dea. Devi percepire le sue
vibrazioni... la sua consistenza, perfino. Soltanto allora potrai provare a piegarlo ai tuoi
desideri. Non tutto, certamente.
Non sembra una cosa facile.
Non lo . Esistono moltissimi incantesimi ma soltanto in pochi riescono a padroneggiarne
correttamente pi di tre o quattro.
Tu sai tessere molti incantesimi ?
Io? chiese, stupito dallinaspettata domanda, Meroveo. Quattro, a dir la verit.
Alcuni del fuoco e altri dellacqua.
Dici che sar in grado di...?
Luna, prima di ogni cosa, voglio che tu sappia che tessere un incantesimo non una
cosa in cui si possa riuscire bene al primo tentativo.
Ci che chiamiamo volgarmente magia altro non che un processo durante cui
cerchiamo di conoscere a fondo noi stessi e cos legarci alla terra. In fin dei conti, un
incantesimo solo una parte di questo processo. Un effetto collaterale, in realt. Un
notevole effetto collaterale, certo. Ci che bisogna fare provare e non aver paura di
mettersi alla prova puntualizz e pose larmnia tra le mani del piccolo demone.
Sar pi facile se inizi provando a sentire lenergia della Dea che scorre dentro di te.
Usare larmonia di aiuter.
Luna sollev larmnia fino a portarla allaltezza degli occhi. Non aveva mai visto niente
del genere, cos da vicino. Era cos estraneo rispetto a ci che era solita vedere nel
bosco e perfino nei cunicoli della cittadella dellEclissi. Soltanto al mercato aveva potuto
osservare oggetti di una fattura vagamente simile.
perfetta comment mentre osservava il proprio riflesso deformato sulla superficie
convessa ... strano
Cosa strano, Luna? chiese Meroveo. La sua attenzione era interamente rivolta alla
ragazzina.
... sembra viva...
Larmonia?
S... non sembra una cosa. ... viva.
Non viva, ma stata costruita perch simuli un essere vivente. una creatura
artificiale. Il respiro, la parte della dea che in te, si sta gi accordando con larmonia.
Non avevamo detto di parlare in maniera semplice? chiese Luna, tradendo un certo
nervosismo.
Tu e larmnia state comunicando, come se stesse parlando.
Va bene, e cosa devo fare, adesso?
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Capitolo 7 - Luna

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Nulla. In realt avremmo gi finito ma non pensavo che saresti riuscita cos in fretta,
bambina mia.
Ciononostante...
Luna, cosa ne dici, adesso, di provare a tessere un incantesimo?
Adesso? chiese lei incredula.
Adesso conferm, secco, laltro.
Daccordo. Dimmi cosa fare, allora.
Meroveo le tolse dalle mani larmnia e la ripose con cura nella propria sacca.
Cerca di conservare dentro di te il ricordo del respiro della dea sugger. Unisci i
palmi delle mani, adesso, Luna.
La figlia di Gabriel fece quanto il suo insegnante le richiedeva e questi lasci che alcune
gocce di acqua tiepida si posassero sulla sua mano.
Cosa fai? chiese la demone, non riuscendo a comprendere le sue azioni.
Shhh... non distrarti. Non chiedere nulla adesso. Concentrati sullacqua.
Acqua? Perch lacqua?
Lacqua un elemento semplice ed presente dappertutto, qui. Nella pozza alle tue
spalle, nellaria, sotto forma di vapore, per non parlare della neve. Puoi percepirla
ovunque, intorno a te e persino dentro di te.
Adesso prova a sentire in essa ci che hai sentito nellarmonia. Entra in contatto con
lacqua, comprendi la sua natura, la sua forma: il suo sigillo. Poi cerca di riprodurlo.
N-non cos facile. Lacqua lei sfugge, lei...
Lei viva, Luna. Non come se lo fosse. Lacqua lelemento che puoi comprendere
pi facilmente. Il fuoco, lacqua e persino la terra, con la loro complessit, sfuggono
alla nostra comprensione e al nostro controllo. La mente fatica a riprodurre i sigilli che
conferiscono loro la forma ma lacqua... lei parte di te. Avanti, prova!
Prova a fare qualcosa che ben pochi altri prima di te sono riusciti a fare continu tra
s.
Luna chiuse gli occhi e cerc di concentrarsi. Dopo qualche secondo, quasi senza
rendersene conto, inizi a emettere un suono, basso e costante.
Il suono faceva vibrare il suo ventre e si diffondeva in tutto il corpo, giungendo fino alle
gocce che Meroveo le aveva versato tra le mani.
Sta cercando di accordarsi con lacqua... bravissima. Il suo potere deve averla fornita
di un naturale istinto che la spinge a comprendere e simulare la natura delle cose.
Questo demone possiede un talento straordinario per la magia.
Trascorse del tempo e il cerusico vide le stille dacqua cercarsi lun laltra sulla pelle di
Luna, quasi fossero gocce di mercurio. Infine, il liquido cristallino sembr letteralmente
sgorgare dalle sue mani chiuse a coppa.
Ci sei riuscita, piccola mia! annu entusiasta mentre la ragazzina, riaperti gli occhi,
sorrideva compiaciuta di aver portato a compimento il suo primo incantesimo. Poi,
allimprovviso, lespressione di gioia si mut in una smorfia di disagio.
Meroveo not il cambiamento e non tard a chiederle cosa la turbasse.
Qualcosa non va ebbe il tempo di dire Luna, poi lacqua che scaturiva dalle sue mani
si mut in un liquido nero e maleodorante.

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Capitolo 8 Il demone e la bambina


Un paio di ore dopo aver consumato il pasto, il demone pass sotto i rami di un
vecchissimo ulivo isolato e l si ferm.
Era Dicembre e i campi attorno alla citt, da tempo ormai, avevano indossato la loro
veste autunnale. Gabriel, per, non aveva affatto freddo, non aveva freddo da anni,
ormai. Tuttavia, con un gesto che era solito fare un tempo, si strinse addosso la giacca
in finta pelle nera, presa dalla macchina della sua vittima. Alcune piccole macchie di
sangue raggrumato imbrattavano le tasche e la cerniera dellindumento. Si limit a
grattarle via meglio che pot.
Cercando asilo e ristoro tra le pieghe del tronco nodoso, si sedette su una sporgenza
che somigliava in maniera impressionante a un sedile.
Una volta che il lupo fu placato, venne dissipata la bizzarra euforia che simpadroniva
di lui durante la caccia. Lumano, cos, riusc a trovare un po di tempo per s e per
le proprie riflessioni e rimase per alcuni minuti in silenzio, assorto nei propri pensieri.
Infine, pos una mano sulla ruvida corteccia e sembr parlare allindirizzo delle fronde.
Elara, se vero che quanto luomo compie si riflette nei tuoi sogni, chiss quali orrendi
incubi hanno evocato gli eventi accaduti tra questi campi. Ancora una volta, quali orrende
ferite gli uomini ti hanno inferto disse, con voce densa di tristezza.
Guarda questalbero della vita! I suoi frutti un tempo erano cos preziosi che nessuno
avrebbe abbandonato un esemplare a se stesso. Un tempo questalbero dava agli uomini
luce, calore e nutrimento. Adesso giace, dimenticato e inutile, accanto a questo nastro
dasfalto morto e puzzolente.
Il giovane rivolse lo sguardo al terreno, lasciando cadere in grembo entrambe le mani.
Guarda! Guarda cosa hanno fatto i tuoi figli! continu con voce alterata dalla rabbia,
indicando alcune luci multicolore che brillavano in lontananza nella notte. Dietro quella
corona luminosa, Gabriel sapeva, si celava una citt a lui fin troppo nota.
Erigono citt che, simili a tumori, affondano nel tuo corpo e lo divorano, lo distruggono
e lo uccidono! Tu sei stata cos generosa con noi... con loro si corresse quasi subito,
ma oggi gli uomini hanno cos pervertito la propria natura da permettersi di ignorare i
tuoi doni e dannare la tua anima gentile.
Il demone ridiscese dal proprio scranno fatto di rami e legno contorto.
Per quanto tempo ho combattuto i frutti della loro pazzia? Quante notti ho messo a
repentaglio la mia vita su quelle montagne? Da quanto sto lottando contro questa follia
che infetta la mia carne? domand alla terra e alla notte quasi strappandosi la maglia
che aveva indosso.
Forse loro che dovremmo combattere e non gli orrori sulle montagne.
Allontanandosi dallalbero, il ragazzo cammin per un po, cercando di calmarsi: era
da tempo, ormai che Gabriel trovava sempre pi difficile controllare la rabbia. Inspir
ed espir profondamente, quasi fosse un toro in procinto di lanciarsi a capofitto in una
carica, poi, improvvisamente, cos comera venuta, la collera svan.
Il demone mormor qualcosa, con voce appena percepibile: Non so quanto a lungo
potr sopportare tutto questo.
Gabriel non seppe mai quando avesse deciso di tornare al rudere nel quale aveva tenuto
in ostaggio il suo ultimo pasto. Forse prese la decisione sulla strada del ritorno o forse
furono le sue stesse gambe a riportarlo in quel luogo in cui la parola orrore aveva
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Capitolo 8 - Il demone e la bambina

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acquisito tremenda corporeit.


Lavor per circa unora, raccogliendo e ammassando dentro la catapecchia, sterpi secchi
e ramoscelli che facessero da esche insieme a pezzi di legno un po pi grandi. Il resto
del combustibile lavrebbero fornito il soppalco e quel che rimaneva delle travature. Non
ci voleva poi molto ad appiccare un fuoco in quella stagione. Lassenza di vento, stim
Gabriel, avrebbe contribuito a evitare che il fuoco si propagasse con troppa facilit,
prima dellarrivo dei soccorsi.
Una volta ultimato il lavoro, rimase per un po in piedi, di fronte al rudere che si
apprestava a incendiare.
Oggi, gli esseri umani si compiacciono di speculare su inferni immaginari popolati
di creature orribili. Demoni, li chiamano. Non esistono, per, inferni se non quelli che
luomo stesso crea sulla terra, soltanto per torturarvi i propri simili, generando incubi.
Nonostante il vostro ventre fosse ancora immaturo, le vostra urla e il vostro sangue
hanno messo al mondo orrori indicibili. C chi meglio di me riuscirebbe a impedire agli
incubi, che involontariamente avete contribuito a creare, di flagellare altri innocenti.
Tuttavia qui ci sono soltanto io e questo tutto ci che posso fare.
Il demone pos lindice sugli sterpi.
Ignis.
Un crepitio sembr rispondere alla sua invocazione e, nel giro di pochi secondi, le prime
piccole fiamme azzurre presero a danzare sugli steli ingialliti per il caldo torrido.
Io, Gabriel della stirpe delle anime impure, allievo della pioggia, figlio della montagna,
servo dellEclissi, rendo omaggio ai guerrieri che siete stati. Purtroppo non tutte le
battaglie possono essere vinte, e voi lo avete imparato, a caro prezzo, sin troppo presto.
Il demone si sfior la macchia scura appena affiorante da sotto la maglietta. Una cuspide
stretta e lunga che ricopriva la clavicola destra fino a lambire e deturpare la spalla
sinistra.
Il ricordo del vostro sacrificio vivr sempre dentro di me disse e, con movimenti
lenti, estrasse dal fodero dietro la schiena la spada falcata. Per alcuni istanti, la tenne
orizzontale, sul palmo delle mani: limpugnatura nella destra e la punta nella sinistra,
quasi la stesse offrendo alla notte. Poi la conficc nel terreno davanti a s. Un giuramento
che non ho mai infranto pens. Quindi estrasse una seconda spada, allincirca delle
stesse dimensioni della precedente ma disadorna e con la lama diritta e larga, dopo
averla tenuta brevemente sui palmi delle mani, infisse anche questa nel terreno a poco
meno di un metro dallaltra. Un giuramento che ho intenzione di mantenere.
Il demone si inginocchi davanti alle armi, con il capo chino e le mani sulle impugnature
delle spade.
Queste lame rappresentano il momento pi alto che il mio cuore di uomo abbia mai
raggiunto e, probabilmente, mai raggiunger. Mostrando ci che sono alla madre,
intercedo per voi presso di lei, sperando si dimostri compassionevole.
Disse poche parole in latino, quasi stesse pronunciando una formula votiva.
Vobis, Elara mater, latebram offerat.
Rinfoderate le spade, Gabriel si allontan di qualche passo e raccolse da terra lo stereo,
lunico oggetto che aveva preso dal vecchio tugurio. Da principio, il ragazzo aveva
pensato di portarlo via con s. Tuttavia, una volta fuori dallabitazione in rovina, lesse
sul coperchio dello scomparto delle batterie, tre parole vergate con cura con pennarelli
rosa e bianco: Michela ama Maria.
Fu come se quelle poche parole avessero evocato nella sua mente i sogni, i dubbi, le
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Capitolo 8 - Il demone e la bambina

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paure, i desideri e le gioie di un animo giovanile. Tutto questo fu sufficiente perch il


cuore gli si riempisse di compassione. Lorrore che era stato perpetrato in quel luogo
avrebbe atterrito qualunque creatura in grado di provare amore. Gabriel stringeva tra
le mani un frammento di una di quelle anime violate e non poteva appropriarsene.
Nessuno glielo aveva permesso e non aveva nessun motivo per farlo.
Depose lo stereo sul terreno, a meno di un metro dalla capanna. Fino a che le fiamme
non lo avessero ingoiato, fintanto che le batterie avessero retto, la sua musica avrebbe
fatto da requiem per quelle vite spezzate.
Under the arc of a weather stain boards
Ancient goblins, and warlords,
Come out the ground, not making a sound,
The smell of death is all around,
And the night when the cold wind blows
No one cares, nobody knows...
Non risorgerete come crudeli spettri. Riposate in pace e lasciate che a cambiare il
mondo sia chi ancora vivo ma gi dannato.
Tornando sui suoi passi, apr una sacca di iuta, il suo bagaglio, e ne trasse un insolito
oggetto. Quanto a forma, era simile a una maschera per la protezione delle vie
respiratorie, in grado di coprire il naso e la bocca.
Sulla superficie metallica era possibile distinguere i risultati di un fine lavoro di
cesellatura. Celati tra fauci spalancate e orrende figure antropomorfe, alcuni fori erano
stati ricavati con lapparente scopo di permettere il passaggio dellaria. Nella parte
interna del manufatto, invece, alla struttura di metallo erano stati sovrapposti alcuni
lembi di cuoio cuciti insieme. Un dotto sporgeva da una piccola tanica agganciata alla
parte bassa della maschera.
Il demone la rimir per un po, saggiandone la superficie con i pollici.
Solo se non avr altra scelta ripet, come un monito, a se stesso.
Riposta la maschera nella sacca, ebbe appena il tempo di percepire una fredda brezza
prima che una voce, sottile e incerta, giungesse alle sue orecchie.
Signore, mi posso rivestire, adesso?
Gabriel si volt di colpo. Non ne aveva sentito lodore, n alcun rumore ne aveva
annunciato larrivo. Eppure era l. Una ragazzina di dodici o tredici anni, vestita soltanto
di una canottierina bianca e di un paio di slip.
Prima che il demone potesse chiederle chi fosse, la bambina parl unaltra volta.
Posso rivestirmi, adesso? poi cadde riversa sullerba.
Il demone, impietrito, la osserv per alcuni istanti.
Gabriel, poi, si tolse la giacca e la avvolse, come meglio pot, attorno al corpicino
gelido. Quindi, con quel fagotto tra le braccia, si incammin, mentre alle sue spalle
lingue di fiamma e volute di fumo si alzavano alte nel cielo.
Quella notte, Gabriel oltrepass un vecchio segnale stradale di metallo. La ruggine ne
aveva smussato gli angoli e divorato parte della vernice. Tuttavia,vi si poteva ancora
leggere:
ERENA
Citt delle streghe
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Capitolo 8 - Il demone e la bambina

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Casa dolce casa bisbigli, cupamente, a se stesso, Gabriel, riflettendo su come quel
viaggio in citt fosse cominciato sotto i peggiori auspici.
Dal quotidiano La Voce di Erena, 21 Dicembre 1990:
Erena Un macabro rinvenimento, questa mattina, ha diffuso orrore e sgomento tra i
bravi cittadini di Erena. Questa notte i vigili del fuoco, accorsi per spegnere un incendio
divampato lungo la provinciale 163, si sono trovati davanti a uno scenario raccapricciante.
Durante le operazioni di spegnimento delle fiamme, infatti, alcuni vigili del fuoco hanno
accidentalmente portato alla luce ci che sembrava essere una sepoltura.
Alle prime luci dellalba sono intervenuti i carabinieri e le forze di polizia che, dopo
alcune ore di lavoro, hanno riesumato, fino a questo momento, i corpi di una decina di
bambini, tutti apparentemente tra i cinque e i tredici anni det.
Dramma nel dramma, tutti i miseri resti recano segni di mutilazioni e sevizie. Le ricerche
continuano e gli inquirenti non escludono che siano possibili altri ritrovamenti.
Questo drammatico episodio potrebbe gettare una nuova luce, quantomeno su alcuni
dei casi di sparizione che da alcuni anni colpiscono, tristemente, Erena e i paesi vicini.
A pochi giorni dalla festa del raccolto, gi in molti si chiedono se non sia il caso di
annullare la popolare festa, in segno di rispetto per le vittime di questa tragedia.

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Capitolo 9 Perdendo se stesso


Una musica lontana, appena udibile. Sa di conoscerne le note e le parole, eppure non
riesce a ricordare. Un attimo prima di rammentarne il titolo, cala il silenzio, improvviso
e assordante. Come ritratti in una vecchia fotografia dai colori incerti, il giovane Gabriel
e Nina, bella come non mai, posano uno accanto allaltra. Sono entrambi in piedi, al
centro dellappartamento del ragazzo. Tra le mani, Nina stringe, avvolto tra fasce di
cotone bianco, un delizioso cherubino dagli occhi verdi e dalla pelle scura. Il bambino
sembra avere circa tre o quattro mesi e assomiglia in tutto e per tutto a lei.
Meglio cos, pensa Gabriel, rimirando il volto di suo figlio con un enorme sorriso
dipinto sul viso sempre stata lei la pi bella tra noi due. Speriamo che abbia preso
anche il suo cervello e non la mia testa bacata.
Il neonato ride come se stesse ricambiando il sorriso paterno.
La pensi cos anche tu, non vero piccolo... il ragazzo lascia la frase in sospeso
mentre un sottile senso dangoscia si impadronisce di lui.
Qualcosa non va, Gabriel? chiede Nina, intercettando lo sguardo allarmato del marito.
Il nome... non riesco a... come si chiama mio...
Che cosa non riesci a fare, amore mio?
Non ricordo il nome di nostro figlio.
Nostro figlio? Gabriel, sicuro di sentirti bene? Noi non abbiamo figli.
Noi... non...
Il chiarore della lampada che illumina il monolocale sembra diminuire di intensit, come
a causa di un improvviso abbassamento di tensione.
Il giovane distoglie il proprio sguardo dal volto della moglie e torna a fissare il bianco
involucro che Nina stringe tra le braccia. Tra le fasce in cui era morbidamente avvolto
suo figlio, giace, grottesca, una bambola dagli occhi vitrei e con le braccia rigide tese
verso lalto.
Gabriel con un manrovescio getta a terra linquietante simulacro. Urtando contro il
pavimento, la porcellana di cui fatta la bambola finisce in mille pezzi. Soltanto la testa
rimane integra e, dopo aver rotolato sul pavimento, si ferma contro il muro.
Gabriel non capisce come possa essere possibile ma sente lo sguardo sinistro e freddo
del fantoccio fisso su di s.
Perch lo hai ucciso, Gabriel? chiede Nina, con tono compassato.
Irrealmente la bocca di porcellana si apre e chiude, meccanica. Un voce risuona acuta
nellappartamento:
Perch, pap?
La testa della bambola si crepa e poi va in pezzi.
Perch, Gabriel? chiede la giovane, facendo eco alla bambola.
Cosa succede, Gill? Cosa sta succedendo? chiede afferrando la ragazza per le braccia.
Qualcosa non va: la pelle di lei sgradevolmente fredda e laddove si serrano le dita di
Gabriel, si sviluppa una ragnatela di crepe e fratture che, in pochi attimi, si estende a
tutto il corpo di lei.
Chi Gill? riesce a chiedere Nina, prima di andare in pezzi come fosse anchessa fatta
di porcellana.
Atterrito dallorrore, il ragazzo indietreggia di alcuni passi.
La lampadina si spegne del tutto e le tenebre, pulsanti di vita, sembrano volergli stringere
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Capitolo 9 - Perdendo se stesso

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il corpo in una morsa.


Loscurit filtra come pece da sotto la porta, dalla finestra, dal rubinetto della cucina,
dallo scarico del lavandino, dalle crepe nei muri.
Il ragazzo cerca di smuoversi dal suo torpore e prova a chiudere quantomeno la finestra,
senza, per, riuscirvi. Loscurit, screziata di cremisi, lo avvolge, aderente e soffice
come seta.
Occhi gialli e scintillanti, bianche zanne baluginano nella notte senza fine. A essi si
aggiungono, poi, altri occhi e altre fauci, pi terribili e pi affilate.
Un ringhio sommesso.
Buio.
Rannicchiato sul materasso polveroso, Gabriel sognava vite che, ormai, non gli
appartenevano pi e che, forse, mai gli erano appartenute realmente.
In un mondo dai contorni evanescenti, cullava un sogno di paternit che aveva
freddamente rifiutato. Da oscuri recessi della mente emergevano ricordi e desideri che
andavano mutandosi in orrori e delizie. Se fossero pi esecrabili le effimere blandizie dei
sogni perduti o la follia e il dolore del presente, questo non era in grado di comprenderlo.
Lho chiamata Gill... sussurr Gabriel a se stesso, mettendosi a sedere sul materasso.
In quel momento percep un grumo di notte innescarsi nella testa, non avvert
distintamente un suono ma comprese ugualmente quanto la presenza cercava di
comunicargli.
Chi? domand la voce. Il tono era rauco e sottile, fastidioso come ununghia su una
lavagna.
Non accadeva spesso che gli oscuri, cos come Gabriel li chiamava, si destassero ad
ascoltare le sue riflessioni ma, con lavanzare dellinfezione, la frequenza degli episodi
stava aumentando.
Il demone non poteva fare altro che cercare di sopportare.
Soltanto un brutto sogno. Nulla di importante. Nulla di cui preoccuparsi.
Unaltra voce si aggiunse alla prima, insidiosa, serpeggiando nella coscienza di Gabriel,
sibilante e profonda.
Ne sei certo?
S, niente di grave. Vecchi ricordi e nuove preoccupazioni.
Tra le ombre temi sorrisi e sussurri pi di zanne e coltelli commentarono, enigmatici,
gli dei oscuri, prima di abbandonare, momentaneamente, il loro riluttante ospite.
Sorgevano ogni qualvolta il demone era preda di forti emozioni o se un avvenimento
era insolito a tal punto da destare la loro curiosit. Gabriel non avrebbe saputo dire con
esattezza chi o quanti fossero.
Tutto ci di cui era certo era che si nutrivano dei suoi turbamenti, avidi e inarrestabili
come un immondo neonato affamato.
La voce tacque e si lasci assorbire dalla coscienza di Gabriel come fosse sale versato
su una ferita aperta.
Il demone ebbe un attimo di smarrimento. Lappartamento scomparve sostituito da
immagini confuse e incomprensibili. Poi, un sapore greve e acido risal dallo stomaco
del ragazzo riempiendogli la bocca e riportandolo alla realt.
Gabriel toss mentre si alzava dal letto in cerca dacqua nel tentativo di lavar via il
sapore che lo tormentava.
La bambina che quella notte aveva ritrovato in aperta campagna dormiva profondamente,
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Capitolo 9 - Perdendo se stesso

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avvolta in una coperta logora, distesa sullo stesso letto su cui Gabriel sedeva.
Devo fare in fretta, altrimenti... Gabriel cerc di non proseguire, temendo il ricordo
che andava prendendo forma nella sua memoria.
Trasformarmi ieri notte stata pura follia. Non oso pensare alle conseguenze se avessi
dovuto perdere il controllo pi vicino alla citt.
Nudo, eccetto per i jeans, nella penombra del proprio appartamento, il ragazzo si
muoveva sicuro. Inconsciamente, si accarezz il torace: alle volute, alle spirali e a tutti
gli altri simboli incisi da Inganno, si erano aggiunte nuove cicatrici, ma non erano le
cicatrici che Gabriel cercava con la punta dei polpastrelli.
Con la mano destra, risal fino al pettorale sinistro e poi su, fino alla base del collo.
Da l, in gi fino alla scapola e poi sul gomito. In quei punti, la pelle era coperta da
macchie, simili a lividi, e scaglie nere, grandi e piccole.
Un mostro pens laconico. Sono un mostro.
Gabriel accarezz la ruvida superficie con espressione seria.
Alcune scaglie si staccarono e caddero al semplice tocco, quasi fossero pelle morta.
Altre, invece, sorte in corrispondenza dei solchi tracciati da Inganno, affondavano in
profondit nel suo corpo. Pi di una volta, cercando di staccarle, il ragazzo le aveva
sentite radicate nella carne.
Ruot una manopola al di sopra del lavandino e accost le labbra direttamente al
rubinetto.
Sciacqu la bocca e sput pi volte, prima di decidersi a ingoiare alcune sorsate dacqua.
Il sogno non era nulla di importante... ripet tra s.
...in fondo era soltanto tutta la mia vita da essere umano. Tutto ci di veramente
importante cui ho dato un calcio.
Tornando nellaltra stanza, port le mani alla testa quasi temendo che potesse esplodergli.
Prese dalla spalliera della sedia una maglietta nera, vecchia e logora e la indoss.
Tutto questo deve finire sussurr al silenzio e, nel silenzio, si consum lorrore. Il
braccio sinistro di Gabriel prese a tremare come se fosse sottoposto a un tremendo sforzo,
poi, lentamente si mosse di propria iniziativa sollevandosi quasi perpendicolarmente al
busto. Le dita brancolarono nel vuoto, artigliando laria con movimenti quasi meccanici.
Gabriel, colmo di muto terrore, rimase immobile per alcuni secondi, osservando inorridito
la propria mano bramare qualcosa. Si accorse che il braccio era puntato verso la sacca
di lana nera che aveva portato con s dal bosco. Era l che conservava tutti gli strumenti
cui affidava la propria sopravvivenza: la maschera, la spada che gli aveva donato Abele
e quella che gli era stata regalata da Zamir.
Giorno dopo giorno, le divinit oscure stavano acquisendo un controllo sempre
maggiore del suo corpo. Inizialmente, si era trattato di pochi gesti, cos piccoli che li
aveva interpretati come spasmi dovuti alla fatica o alla stanchezza. Non appena erano
comparse le voci, per, la verit aveva iniziato a farsi largo. Adesso erano arrivati a
quello.
Lintero braccio pens il ragazzo, stringendo la mano destra a pugno, fino a farsi
sbiancare le nocche, come una cancrena senziente e se non la curer in tempo, come
una cancrena mi divorer.
Abbass il braccio sinistro con laiuto della mano destra. Quelle nuove e terribili entit
stavano divorando la sua coscienza e il suo corpo facendo di essi la propria tana.
A sera, quanto sar sopravvissuto di me? pens, rabbiosamente, Gabriel, forse Zamir
aveva ragione e quel che sto facendo tutta una follia.
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Capitolo 9 - Perdendo se stesso

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Ripens ai motivi che lo avevano condotto fin l e i ricordi sciamarono, invadendo il suo
fragile presente.
La notte era scesa soltanto da qualche ora. Si trovavano lungo il sentiero, un centinaio
di metri pi in basso dellingresso di quella che era stata la casa di Stella. Zamir era
appena tornato dalla caccia ed era nudo sotto una cappa bianca di cotone. Gabriel,
invece, indossava una maglia nera e stinta e un paio di vecchi jeans.
Tu sei pazzo! disse Zamir, incredulo per ci che Gabriel aveva appena detto. Non
per questo che ti stato permesso di tornare a Erena!
Luna era in casa e aveva pianto fino ad addormentarsi e, nonostante il tono di voce del
suo maestro, Gabriel si augurava che non le giungesse nulla di quella conversazione.
Ragiona: non c altro modo. Meroveo non riesce a trovare altra soluzione. Non ho
intenzione di usare ancora quella roba e non soltanto per me che lo faccio! Voglio
almeno tentare unaltra strada!
Sei tu che non ragioni pi! Quegli affari che porti dentro devono averti avvelenato il
cervello! poi la voce di Zamir si abbass improvvisamente di tono. Significa tradire il
tuo giuramento.
Se per il sacrificio che hai paura...
Non venire a parlare di sacrificio a me! disse Zamir, quasi ringhiando.
Idiota che non sono altro. Ha abbandonato suo fratello e ha rinunciato alla sua libert
per me.
Come posso parlargli di sacrificio? si rimprover il demone lupo.
Non volevo mancarti di rispetto. Ascolta, se le cose dovessero andare male cosa mai
potrebbe accadere? Potrei morire...
E tua figlia rimarrebbe orfana, di nuovo.
Avrebbe un ottimo tutore e sapendola affidata alle tue cure...
Per linferno! di un padre che ha bisogno e non di un tutore! Quella bambina ha
bisogno di te, dannatissimo idiota!
Non credere che sia facile per me ma lei ha bisogno di essere padrona della sua vita
replic, deciso, Gabriel e di non avere accanto un padre che potrebbe ucciderla nel
sonno!
Zamir fece per controbattere ma Gabriel lo anticip, andando al punto della situazione.
Luna ha plasmato se stessa sul mio modello e ha ereditato i miei poteri. Anche lei
potrebbe ridursi come me. Non puoi chiedermi di condannarla a quel tipo di vita. Non
puoi! Devo trovare una cura!
Forse per la prima volta, Zamir non riusc a ribattere a quelle parole e il ragazzo cap
che la sua idea stava contagiando anche il maestro. Sapeva che nemmeno a lui piaceva
il destino che attendeva la loro protetta.
Una cosa, per, era intravedere la bont di quel progetto e unaltra del tutto diversa
accettare di prenderne parte, con tutto ci che ne sarebbe derivato.
Gabriel aveva con s due sacche vecchie e consunte. Una aveva una forma stretta e
lunga, laltra era pressoch informe e, qui e l, il contenuto del bagaglio disegnava
spigoli acuti contro il tessuto logoro. Il demone gett questultima per terra, tra s e il
maestro.
Qui c la mia armatura. In citt darebbe troppo nellocchio. Voglio che questa la tenga
tu. Nel caso in cui non dovessi tornare, dalla a Luna quando sar il momento.
Zamir rimase immobile e silenzioso. Il suo sguardo dritto su Gabriel, di fronte a lui,
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Capitolo 9 - Perdendo se stesso

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ugualmente immobile e ugualmente silenzioso. Fu il patronus a rompere per primo


quellimmobilit, annuendo.
Grazie disse il demone lupo, prima di voltare le spalle al maestro, a sua figlia e al
bosco.
Gabriel! chiam Zamir e lui si volt, appena in tempo per vedere la spada delluomo
saettare a mezzaria e conficcarsi a terra, a pochi centimetri da lui. Laveva lanciata con
la mano sinistra. Subito dopo il suo ingresso nei ranghi dei guardiani, al patronus del
lupo era stato dato in dono da Abele un braccio artificiale composto di tendini, legno,
metallo e pelli conciate. Era rozzo, coperto di una fitta pelliccia bianca e lungo una volta
e mezzo il braccio destro. Ci nonostante, funzionava ottimamente. Prendila.
Ho gi la mia. Non occorre che tu...
La tua spada unarma troppo pericolosa da usare nelle condizioni in cui sei. Non
puoi sapere che effetti avrebbe. Prendi questa con te. decisamente meglio.
Io... daccordo. Ti ringrazio.
Il demone raccolse la spada, ripulendola grossolanamente dal fango e dalla neve.
Gabriel, cerca di tornare te stesso e di restare vivo. Te lo chiedo in quanto maestro e
in quanto amico.
Gabriel rimase sorpreso da quelle parole. Difficilmente il demone si lasciava andare a
simili dichiarazioni e mai una volta, da quando si erano incontrati, si era definito suo
amico.
Grazie rispose semplicemente e, in cuor suo, sapeva di ringraziarlo sia per il dono che
per la sua amicizia. Il demone mise larma nel bagaglio e, indossata la sacca a tracolla,
lasci il sentiero, addentrandosi nel fitto del bosco.
Cammin in silenzio, quella notte, e si mosse attraverso i cunicoli pi oscuri della
cittadella dellEclissi. Nessuno lo avrebbe visto, pensava Gabriel. Da queste parti si
viene per non essere visti e si vede soltanto ci che si vuole.
Quando il demone torn a rivedere le stelle, si trovava appena fuori il confine meridionale
del bosco, nelle vicinanze dellultimo luogo che, sebbene per breve tempo, era riuscito
a chiamare casa.
Allesterno, il casolare sembrava non essere stato intaccato dalle intemperie o dallo
scorrere del tempo, ma allinterno era evidente che il posto fosse disabitato da tempo.
Il demone non aveva molto tempo a disposizione ma, se anche lavesse avuto,
probabilmente non avrebbe visitato la casa nella sua interezza n, tanto meno, i suoi
sotterranei pieni di mistero. Non lo aveva mai fatto fino ad allora e non lavrebbe fatto
nemmeno adesso. Semplicemente, non ne sentiva alcun bisogno.
Cera un unico posto, tra tutte quelle stanze, che Gabriel aveva visitato, ogni qualvolta
i suoi impegni di padre adottivo e di guardiano delleclissi glielo avevano permesso.
Spazz via la neve che ingombrava lingresso e lo spalanc. Una volta dentro, si diresse
con passo sicuro verso la rampa di scale che si trovava poco pi avanti alla sua destra.
La camera era buia e polverosa e in ogni suo angolo regnava il silenzio. Dopo essersi
guardato intorno, Gabriel mormor ununica parola e lo fece con un misto di rabbia e
tenerezza: Gill.
La stanza della ragazza si era conservata invariata. Erano aumentate soltanto le
ragnatele ma, per il resto, tutto era in perfetto in ordine, come se la polvere che era
andata posandosi nel corso di quellultimo anno, avesse preservato ogni cosa.
I poster, scoloriti, pendevano incerti dalle pareti. Sul divano e sul tavolino basso in
legno, posti uno di fronte allaltro, giacevano alcune riviste di musica, un barattolo di
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Capitolo 9 - Perdendo se stesso

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vetro utilizzato a mo di portapenne e un posacenere vuoto.


Soffermandosi a guardare il tavolino da fumo Gabriel non riusc a trattenere un sorriso.
Quasi tre anni prima, ferito, alloscuro della propria natura e tossicodipendente, Gill lo
aveva spinto contro un tavolo del tutto simile e lui lo aveva mandato in pezzi cadendovi
su.
Gabriel si diresse verso la porta-finestra che si apriva sul terrazzo. Incurante dei cigolii
prodotti, apr il portellone di legno e osserv, attraverso il vetro sporco, fredde luci
gialle e porpora avvolgere nel proprio abbraccio la vicina citt di Erena.
Anni lunghi secoli e, come se in effetti secoli fossero trascorsi, molte cose erano
cambiate.
A ben guardare, Gabriel si rese conto che soltanto una cosa, rispetto alla sua ultima
visita, era fuori posto: un librone che giaceva sul pavimento di legno ai piedi del com.
La posizione del testo non colp Gabriel tanto quanto la sua natura. In fin dei conti, era
strano che in una casa abbandonata, al limitare di un bosco, tutto si mantenesse in ordine,
senza che lintervento di animali o lazione delle intemperie producessero un qualche
cambiamento. La presenza nellappartamento di quel grosso volume, per, strideva
con le riviste di musica, i fumetti americani e le altre letture di Gill. Se solo Gabriel non
avesse visto lo spazio vuoto lasciato dal testo sullo scaffale da cui verosimilmente era
caduto, avrebbe persino dubitato che fosse sempre stato l.
Il demone si avvicin e i suoi passi fecero scricchiolare le assi di legno sotto i suoi
piedi. Attorno al libro non aleggiava nessun odore in particolare, n era presente alcuna
traccia sospetta.
Sulla spessa copertina era riportato soltanto il titolo del volume: Fiabe e favole. Nessun
riferimento allautore o alleditore.
A Gabriel parve trattarsi di un libro vecchio di decenni e niente affatto ben conservato.
Libri. Da quanto tempo non ne leggo uno... pens con una punta di rammarico, mentre
raccoglieva il volume. Tolse un po di polvere dalla pagina che era rimasta cos tanto a
lungo a contatto con il pavimento e poi lesse quel che vi era scritto.
Leggere per la prima volta dopo tanto tempo gli cost pi fatica di quanto fosse disposto
ad
ammettere.
Cera una volta una piccola citt di nome Hamelin. I suoi abitanti erano sempre vissuti
felici, ma da qualche tempo regnava una gran confusione!
Hamelin, infatti, era stata invasa dai topi! Non cera solo qualche topolino nelle cantine,
ma centinaia di musini sbucavano da ogni angolo: si intrufolavano nelle cucine, saltavano
dalle finestre aperte, correvano lungo i tetti delle case, sui cornicioni, si inseguivano per
le scale
Il pifferaio magico disse tra s la conoscono tutti questa storia. Un pifferaio si offre
di liberare la citt di Hamelin suonando una melodia ma, a lavoro eseguito, il sindaco
della citt si rifiuta di pagarlo e...
A quel punto, Gabriel si rese conto di non ricordare con esattezza il resto della fiaba e,
istintivamente, riprese la lettura.
Arrivato nella piazza in cui aveva suonato la prima volta, si ferm per un momento a
pensare, come per ricordare una melodia, e cominci una canzoncina allegra, diversa
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Capitolo 9 - Perdendo se stesso

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dalla prima.
Allimprovviso tutti i bambini, ma proprio tutti, iniziarono a correre fuori dalle case,
incantati dalla sua musica e dalle note magiche. Seguivano il buffo omino con le scarpe
a punta e la piuma sul cappello, dimenticando i loro giochi e quello che stavano facendo.
Presto un allegro corteo di centinaia di bambini attraversava la citt, proprio come era
successo con i topolini!
La musica infatti trascinava i piccoli sempre pi lontano, attraverso i prati e i boschi,
finch giunsero ai piedi di unimmensa montagna. Il Pifferaio subito cambi melodia e
magicamente, una porta di pietra cominci a aprirsi.
Entr svelto e tutti lo seguirono, soltanto uno di loro era rimasto indietro perch era un
po lento.
Ehi, Pifferaio! Bambini! Aspettatemi! Voglio venire anchio con voi! gridava, ma la
misteriosa porta di pietra ormai si era chiusa.
Il testo proseguiva ancora per mezza pagina ma era stato brutalmente cancellato con
tratti di matita cos pesanti da renderlo illeggibile. Soltanto una domanda, scritta a
mano e con grafia elegante, si distingueva alla fine:
Cos farai anche tu?
Il ragazzo chiuse di scatto il libro, senza comprenderne esattamente il motivo. Quella
fiaba gli aveva trasmesso uno strano senso di inquietudine e irritazione. Rimise il libro
al suo posto e si avvi verso la porta.
Nel silenzio del suo appartamento, Gabriel aveva gi indossato sopra la maglietta la
complessa imbracatura che gli permetteva di portare le spade sulla schiena e adesso
stava stringendosi addosso la giacca rubata alla sua ultima vittima. Era pensieroso ma
a tormentarlo non era la paura di essere scoperto a girare armato o il rimorso per aver
ucciso ancor prima di entrare in citt. Non aveva timore delle leggi degli uomini, n,
tanto meno, provava rammarico per aver ucciso e divorato quel porco. Questultimo
era stato un gesto del tutto naturale e, sebbene non volesse ammetterlo con se stesso,
quasi soddisfacente.
Tutto ci cui Gabriel riusciva a pensare era la propria missione. Qualche ora soltanto
per cacciare in un territorio che non era suo, senza farsi scoprire dal branco locale.
Sarebbe stato rischioso ma il demone era pronto a fare tutto ci che avrebbe ritenuto
necessario per la propria salvezza e quella di Luna.
Pensando alla figlia lasciata sulle montagne, usc di casa e scese le scale scalzo,
scansando meglio che pot le immondizie che ingombravano il suo cammino.

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Capitolo 10 Da sola, di nuovo


I raggi del sole pomeridiano attraversavano a fatica la fitta coltre di nubi, regalando,
qui e l, soltanto pallidi sprazzi di luce. Gi allora era chiaro che, se il vento avesse
cessato di soffiare, la notte sarebbe stata umida e afosa. Gente sudata e dallespressione
indifferente andava per la propria strada, incurante di cosa le stesse attorno. Era una
di quelle giornate che ricordano gli aspetti negativi dellestate. Sebbene non riuscisse a
sentirlo nitidamente dallinterno dellappartamento, nella mente di Gill si formava con
fin troppa chiarezza il lezzo che doveva regnare l fuori. Lodore acre dei gas di scarico,
mischiato al puzzo che si levava dalle friggitorie, il tutto reso pi intenso dalla cappa di
umidit che ricopriva lintera Erena. Eppure, cera stato un tempo in cui era in grado di
cogliere lesotico fascino della citt.
Alcune gocce di pioggia si posarono sul vetro della finestra, picchiettando leggermente.
Lo scorcio che poteva osservare al di l di quella lastra sottile le era noto ormai da
tempo. Tuttavia, dopo giorni, era il proprio riflesso che faticava a riconoscere.
Dove sei? chiese Gill tra s. Sedeva con le ginocchia al petto, e le braccia attorno a
esse, sul letto del giovane amante. Lo sguardo tradiva il peso dei suoi pensieri.
Con indosso una camicia bianca, due o tre taglie pi grande della propria, la ragazza,
in maniera del tutto simile a quanto era solito fare Gabriel, osservava dallalto la vita
che scorreva fuori dalla finestra. A differenza del giovane, per, riservava anche alcune
fuggevoli occhiate alle montagne lontane, incorniciate tra i palazzi grigi, che tanto a
lungo erano state la sua casa.
Tante volte ti ho guardato attraverso questo vetro, illudendomi di poterti essere pi
vicina e adesso che mi trovo qui, tu non ci sei e io ti cerco ancora.
Gill pass delicatamente una mano sul vetro della finestra, lasciando una leggera
impronta, quasi con quel gesto potesse annullare la distanza che la separava da Gabriel.
Un tempo, quelle mura e il loro custode le avevano impedito di raggiungere il giovane.
Adesso le stesse mura impedivano a Gill di uscire a cercare il proprio amore. Allora
come ora, vetro e cemento formavano il diaframma che divideva i loro due mondi.
Gabriel... sussurr con voce spezzata.
Per non abbandonarsi al pianto, si pass una mano sul viso cos da asciugare le lacrime
che stavano affiorando sui suoi splendidi occhi verdi. Si abbandon a un lungo sospiro,
quindi si alz dal letto, dirigendosi verso langolo cottura. Nonostante la giovane vivesse
nellappartamento da meno di una settimana, la sua presenza si faceva notare. La casa,
adesso, era pulita e di gran lunga pi ordinata rispetto a quando era Gabriel a vivere l.
Niente pi lavelli traboccanti di stoviglie sporche, niente pi posacenere pieni di cicche,
niente pi vestiti lasciati in ogni dove.
Gill prese un bicchiere dalla credenza e lo riemp con lacqua del rubinetto. Ebbe appena
il tempo di accostarlo alle labbra e bere soltanto un piccolo sorso. Alcuni passi sul
pianerottolo furono sufficienti per metterla in allarme. Quasi subito, qualcuno buss
gentilmente. Le luci dellappartamento tremolarono per un breve istante prima di
tornare normali.
Gill si blocc e lanci unocchiataccia in direzione della porta. Non che non si aspettasse
visite. Sapeva che sarebbero arrivati, in fondo era soltanto questione di tempo prima
che la voce del suo soggiorno si spargesse, ma la giovane temeva il momento in cui
loro sarebbero giunti fin sulla soglia di casa sua. Sua e, quando avesse fatto ritorno, di
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Capitolo 10 - Da sola, di nuovo

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Gabriel.
Il demone si mosse, rapido e silenzioso, accost lorecchio alla porta e tese al massimo
i propri sensi.
Ud provenire dal pianerottolo il respiro di due uomini e, insieme, una serie di scatti e
leggeri ticchettii.
Umani disse tra s e, cogliendo nellaria flebili note di uno sgradevole odore di olio,
aggiunse:
Quasi del tutto, almeno. Che diamine vorranno? Oltre a fissarmi come fossi un fenomeno
da baraccone, certo.
Chi ? chiese, nel tentativo di ottenere qualche informazione in pi sui visitatori.
Custodi rispose, in tono austero, qualcuno dallaltra parte.
Sorpresa, Gill, apr la porta, lasciando il chiavistello inserito e osserv, attraverso lo
spiraglio, le due persone sul pianerottolo.
Uno era seduto sugli scalini che proseguivano per il terzo piano e laltro fermo di fronte
allingresso, in una posa molto marziale. Entrambi indossavano un abito bianco su una
camicia nera. Attraverso gli abiti si intuivano i contorni di un fisico atletico e muscoloso.
Un paio di occhiali scuri impediva di intercettare il loro sguardo.
Gill sganci il chiavistello e spalanc la porta. Non chiese ai due ospiti di entrare n,
daltro canto, loro fecero alcuna richiesta in tal senso. I tre si limitarono a sostare sulla
soglia: il demone allinterno della casa e i due custodi sul pianerottolo.
La giovane, osservando meglio i due visitatori, not che, curiosamente, nonostante
la calura estiva, luomo seduto sugli scalini indossava guanti scuri di pelle. La giovane
sorrise, soddisfatta di s per aver correttamente intuito la natura di coloro che erano
venuti a bussare alla sua porta. Con un tono che non faceva mistero del suo disappunto,
si rivolse alluomo che aveva davanti:
Cosa volete? Forse Autunno ha incluso anche le visite di cortesia tra i vostri compiti?
Laltro non colse la provocazione e si limit a riferire il proprio messaggio.
Abbiamo un invito per voi, mia signora disse, e le porse una piccola busta color avorio
su cui erano effigiati in oro unincudine sormontata da un martello e una ruota dentata.
I visitatori rimasero in attesa mentre Gill estraeva dalla busta un cartoncino bianco su
cui erano stampate poche parole in una grafia ricercata.
Gradiremmo la vostra presenza a un ricevimento che, domani sera, si terr in vostro
onore presso
la nostra umile dimora.
Iago
Emissari di Iago pens tra s Gill Quel presuntuoso non fa nemmeno mistero di avere
servitori anche tra i custodi delle ombre.
Non appena ebbe sollevato lo sguardo dallinvito, luomo in piedi di fronte a lei le
rivolse la parola: Il nostro signore si scusa per la sua impazienza ma, poich desidera
ardentemente incontrarvi, ci ha incaricato di chiedervi se siete da subito intenzionata
ad accettare il suo invito.
Che sia in cerca di alleati influenti? si chiese il demone.
Mi domando, piuttosto, cosa abbia spinto voi ad accettare il suo. Cosa mai pu
convincere due custodi ad agire cos apertamente per conto di quel losco individuo?
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Capitolo 10 - Da sola, di nuovo

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Pensavo foste tutti vincolati a un voto dobbedienza.


Questa volta non cera alcuna provocazione nelle parole di Gill. Sebbene la ragazza
gi intuisse la risposta a quella domanda, era intenzionata a saggiare quanto profondo
fosse il legame che univa Iago ai suoi uomini.
Qual stato il prezzo della vostra fedelt?
Luomo in piedi davanti a lei sembr provare imbarazzo di fronte a quella domanda e
si volt verso il collega pi anziano, seduto sugli scalini, alle sue spalle. Questultimo si
alz e si diresse verso la porta, facendo spostare laltro. Con movimenti rapidi e decisi,
senza distogliere mai lo sguardo dal volto della ragazza, si tolse la giacca, si arrotol
la manica sinistra della camicia e, infine, si sfil via il guanto. Gill ebbe la prova che
cercava: solidi ma allo stesso tempo irreali, una mano e un braccio di metallo argenteo
riflettevano la luce giallognola della lampada del pianerottolo. Luomo pieg e stese il
braccio, quindi articol ripetutamente le dita della mano.
Il braccio destro e la mano sinistra. Ero finito prima che il principe Iago si offrisse di
ripararmi concluse il custode mentre si sistemava le maniche della camicia.
Non si trattava del primo organo meccanico che Gill osservava, tuttavia non pot
non rimanere affascinata dalla sua fattura. Il metallo, il demone stim si trattasse di
acciaio, era stato cesellato cos abilmente che le dimensioni complessive delloggetto
erano di poco superiori a quelle di un arto in carne e ossa. Ruote, molle e ingranaggi
erano visibili soltanto attraverso piccole aperture poste nella parte inferiore del polso
e nellavambraccio. Poco pi sotto del gomito erano stati apposti tre ingressi per le
armonie e in prossimit del gomito si intravedevano alcune fessure che, Gill ne era
sicura, tradivano la presenza di compartimenti o strumenti nascosti.
Credete, mia signora, ho servito per anni sotto il Dragone Orfeo ed con rammarico
che pronuncio queste parole, ma il nobile Iago ha prestato pi aiuto di quanto il nostro
sovrano abbia fatto in tutto questo tempo. Lonore di un guerriero non nulla se il suo
corpo incompleto.
Conosco almeno una persona che non sarebbe daccordo con te, custode.
Iago non aiuta altri se non se stesso. Guarendo i loro corpi spezzati e distribuendo
favori a chiss quanti altri, alla loro riconoscenza che mira o cosaltro?
Gill evit accuratamente di pronunciare a voce alta i suoi pensieri. Non sarebbe stato
saggio giocare cos, apertamente, le proprie carte. Sapeva che da tempo il malcontento
regnava tra i sudditi del regno delle ombre e che alcuni mercanti e aristocratici
sembravano aver acquisito un seguito forse maggiore di quello del Dragone stesso. Se
avesse voluto cavarsela in tutta quella gran brutta situazione, avrebbe dovuto evitare
di inimicarsi personaggi di rilievo come Iago.
Possiamo, dunque, informare Iago che voi accetterete il suo invito? chiese nuovamente,
e con malcelata insistenza, il custode pi giovane.
Gill schiuse le labbra per rispondere ma, in quello stesso momento, avvert un languore
alla bocca dello stomaco.
No, adesso no! url tra s. Istintivamente, si cinse laddome con il braccio destro e
fece un passo indietro. Il demone vide i due umani farsi incontro a lei, probabilmente
per soccorrerla, fu allora che con un movimento rapidissimo chiuse la porta con un
calcio.
Ansimando, rispose affermativamente ai due uomini, affrettandosi a congedarli.
Dite pure al vostro padrone che sar onorata di accettare il suo invito. Perdonatemi se
non vi faccio entrare ma... disse, a denti stretti, senza completare la frase.
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Capitolo 10 - Da sola, di nuovo

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Attraverso la porta, ud il custode pi anziano rivolgersi infastidito al collega:


Andiamo. meglio.
Non appena sent i passi dei due uomini sulle scale, Gill si allontan.
...ma le cattive abitudini sono dure a morire mormor il demone, portandosi una
mano alla scollatura della camicia e accarezzandosi la pelle appena sopra il seno. Le
incisioni che marchiavano la sua pelle, quella di Gabriel e di tutti i demoni della famiglia
di Inganno, adesso erano assenti. Gill bevve quanto restava dellacqua nel bicchiere e
si stese un po sul letto. Sapeva che la crisi era passeggera e che tra qualche minuto
sarebbe stata meglio.
Dolori fantasma, come quelli che si soffrono dopo che un arto viene amputato le
aveva detto Inganno. Il tuo corpo non si abituer subito a questa nuova condizione.
Cerca solo di avere pazienza e, se proprio devi, manda gi un boccone.
Gi, peccato che avesse finito le scorte che aveva in casa e che uscire in quelle condizioni
non sarebbe stato quel che si dice una grande idea.
Gi mi perseguitava il dolore dei morti, adesso mi tormenta anche quello dei vivi
borbott portandosi una mano sul viso, quasi volesse ripararsi gli occhi dal sole.
Rimase distesa in silenzio per i successivi cinque minuti. Quando i crampi della fame
parvero essersi dissolti, si mise a sedere sul letto, saggiando la propria coordinazione
e assicurandosi della perdita dappetito. Poi si alz e si diresse a passi lenti verso la
cassettiera. Apr un cassetto dopo laltro, in cerca di qualcosa di decente e non troppo
mascolino da indossare. Rovistando tra gli indumenti, la sua attenzione venne catturata
da qualcosa. Una piuma nera, una delle sue piume, era impigliata nella trama di cotone
di una maglietta. Prudentemente, la giovane donna non si era mai trasformata in quella
casa da quando aveva deciso e ottenuto di stabilirvisi. Evidentemente, quella piuma
risaliva a quando, nel cuore della notte e allinsaputa di Gabriel, lei era solita far visita
al ragazzo. Notti che sembravano ormai sprofondate negli abissi del tempo. Unepoca
in cui pensava ancora che gli inganni cui si era prestata potessero portare del bene.
Un tempo in cui non si sentiva colpevole per il proprio operato. La giovane abbandon
la piuma sul pavimento del monolocale e and in bagno, desiderosa di lavar via con
lacqua calda la sensazione di sporcizia che improvvisamente si era impadronita di lei.
Fu come se gli odori che regnavano fuori lavessero avvolta e non volessero lasciarla
pi.
E quel lezzo aveva portato con s orrendi ricordi.
Troppi morti. Troppe volte ci siamo scontrati con i custodi. E poi... Gabriel. Che sciocchi
siamo stati sperando che le ombre ci avrebbero dimenticati, almeno per un altro po.
In una notte sul finire dellinverno, fredde brezze si inseguivano tra fruscianti rami di
alberi pronti al risveglio. Il sentiero di campagna risuon dei passi di due persone. In
testa vi era una giovanissima donna, interamente ammantata di nero. Lampio mantello
e il cappuccio neri celavano con una certa facilit il fisico esile ma niente affatto gracile.
La ragazza si chin verso il ciglio del sentiero e raccolse una grossa piuma scura,
nascosta tra alcuni steli derba. Dietro di lei, una figura maschile ammantata da un
burnus nero portava, piegata sullavambraccio, una veste scura e attendeva, con
ostentato disinteresse, il responso di colei che accompagnava.
La tenebrosa giovane fece saettare allesterno la lingua biforcuta da rettile, quindi,
forte della propria conclusione, si abbass il cappuccio, entusiasta. I pallidi raggi di luna
baciarono, spietati, le squame che increspavano la pelle del suo volto, rivolgendosi al
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Capitolo 10 - Da sola, di nuovo

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proprio compagno di viaggio, il demone serpente parl con voce piena di soddisfazione:
lei, ne sono sicura. ancora qui.
Dove? chiese il compagno, sebbene anche lui iniziasse a cogliere nellaria le note
dellodore di lei.
Laura sapeva trattarsi di niente pi di un gioco ma, ugualmente eccitata dal piacere
della caccia, si volt, smaniosa, per indagare a fondo la propria pista. Nonostante la
loro preda beneficiasse al buio di un certo camuffamento, non avrebbe osato volare via.
La luna era ridotta a una sottile falce calante ma la sua luce sufficiente a tradirla.
Il serpente era certo che Gill si trovasse l. Avvertiva il suo diabolico odore raschiarle il
palato e riempire il suo stomaco come un miasma ammorbante.
Nuovamente, la lingua di Laura sibil subitanea nellaria, mentre la giovane aguzzava
lo sguardo, cercando di individuare il volatile nascosto nelloscurit. Infine, adocchiato
un platano spoglio a qualche metro di distanza, sollev la mano sinistra e punt lindice
in direzione dellalbero.
L.
Nel momento in cui il demone ebbe individuato la propria preda, al giovane sfugg una
smorfia di disappunto. Il ragazzo abbass il cappuccio per scrutare meglio nel buio. Alek
cerc di scorgere un qualche movimento tra gli scheletrici rami dellalbero e quando
colse la presenza del corvo nascosto, parl alla notte: Gill, abbiamo bisogno di te
disse e rimase in attesa per alcuni secondi.
Per tutta risposta un gracchiare, acuto e rauco, squarci il silenzio. Un corvo, nascosto
nella notte, sbatt le ali e vol verso i due. A pochi metri da terra, luccello scomparve,
avvolto da lampi dargento. Un istante dopo, Gill, nuda, pos i piedi sui minuscoli ciottoli
bianchi che ricoprivano la via sotto di lei. Porgendole le vesti, Alek non pot fare a meno
di posare lo sguardo sulla pelle perlacea della ragazza a pochi passi da lui. Come lui,
cos fece anche Laura, ma se lo sguardo di Alek era velato dal desiderio quello di Laura
era pregno di invidia.
Sebbene tutti e tre portassero sulla pelle i simboli arcani incisi da Inganno, solo il corpo
di Laura era stato divorato dal suo spirito animale, rendendola unorrenda commistione
di donna e serpente.
Soltanto le cicatrici sui polsi e sulle braccia del giovane demone corvo si ostinavano a
deturparne, crudeli, la bellezza. Ben poca cosa, per, rispetto allorrore che Laura era
costretta a portare dipinto sul proprio volto. Inoltre, nonostante le proprie condizioni,
Gill conservava femminilit e grazia. Doti che Laura sapeva di non aver mai posseduto.
Tutta la sicurezza e la civetteria che avevano alleggerito il suo cuore nelle ore di
caccia notturna, svanirono improvvisamente per lasciare posto a un subdolo senso di
inadeguatezza. La ragazza tir su il cappuccio del proprio mantello mentre le fiamme
del suo odio per la donna ardevano con rinnovato vigore.
Nonostante Gill cercasse di mantenere unespressione serena e decisa, il suo volto
emaciato tradiva stanchezza e delusione. Alek si fece avanti e le porse le vesti. Mentre
la ragazza si rivestiva, rivolse, aspra, una domanda al giovane: Hai lasciato a lei la
parte pi divertente del gioco, eh? Cos? Le dovevi un favore?
Io ti trovavo di certo. Con lei potevi avere una possibilit.
Gill non comment la risposta del ragazzo, ma evase deliberatamente il suo sguardo.
Alek le si rivolse, dubbioso:
Nessuna traccia di lui?
Gill si vest, lasciando che labito di cotone scivolasse a contatto con la pelle nuda, poi
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Capitolo 10 - Da sola, di nuovo

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rispose senza nascondere una certa inquietudine: No, nessuna.


Magari star annusando il didietro di qualche cagna gi in citt comment, sorridendo,
Laura.
Gill fece per lanciarsi contro la ragazzina, ma ad Alek fu sufficiente una debole spinta
per frenare il suo impeto. Gill, controvoglia, si ferm, cercando di contenere al meglio
la rabbia.
Cosa cazzo siete venuti a fare? chiese adirata, guardando dritta negli occhi di Alek,
quasi cercasse una risposta nel suo sguardo. Lui fece per rispondere, ma Laura lo
anticip.
Il nostro caro paparino ci ha chiesto di venire a informarti che sono venuti a cercare
Caronte e ha aggiunto che avresti capito di cosa si trattava.
Nelludire quelle parole, la giovane si irrigid. Il cambiamento nel suo atteggiamento
non sfugg agli altri.
Chi venuto a cercarlo? chiese Gill, sentendo la propria bocca arida e la pelle del viso
stranamente gelida.
Due... uomini spieg Alek, un paio di ore fa. Avevano un odore strano.
Laura fu sorpresa di cogliere un lampo di timore negli occhi di Gill.
Gi aggiunse il demone serpente da come erano vestiti sembravano venire
direttamente dalla citt. Trattavano il Padre con molta deferenza. Uno si addirittura
inchinato salutandolo. Sembrava di guardare un vecchio film concluse con tono
divertito.
Gill port una mano sulladdome nel vano tentativo di porre fine alle contrazioni del
proprio stomaco. Alek la vide barcollare e si sporse istintivamente in avanti per afferrarla.
No disse Gill con decisione, respingendolo con un gesto della mano.
Ditemi, avete visto se quei due hanno mostrato qualcosa al padre? Un anello, un
bracciale, un medaglione... qualcosa?
S, uno dei due aveva un medaglione. Non lo portava al collo, per. Ricordo che lha
tirato fuori da una tasca dei pantaloni quasi fosse...
Un distintivo concluse Gill.
S conferm laltra, guardando, sorpresa, la ragazza impallidire ma non sono riuscita
a capire cosa vi fosse rappresentato... sembrava...
Un drago colto nellatto di piangere.
Nonostante Alek e Laura avessero sempre finto di detestarsi cordialmente, sperimentarono
per la prima volta un insolito senso di intesa guardandosi con aria interrogativa, confusi
dalle parole e dal comportamento di Gill.
Sono arrivati, alla fine. Aggiunse questultima con un filo di voce.
Chi? chiese Laura, perplessa.
Le ombre.

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Capitolo 11 Latebra
Lentamente, si tir su a sedere sul letto, poi port le gambe al seno e, incrociando le
caviglie, si abbracci le ginocchia. In silenzio, impieg un paio di secondi per guardarsi
in giro.
Era sola.
La stanza in cui si trovava era di dimensioni piuttosto modeste. Stretta e lunga, e con
un insolito soffitto a volta, poteva misurare una ventina di metri quadri al massimo.
I due muri pi lunghi erano interamente occupati da due grosse librerie colme di vecchi
volumi. Il letto su cui giaceva, era stato, addirittura, adagiato contro uno dei due scaffali.
In alto, sulla parete di fronte al letto, si apriva una piccola finestra rettangolare a cui
erano state apposte delle inferriate. Tra le sbarre scivolavano lodore della primavera e
la pallida luce dellalba.
Pi in basso, contro quella stessa parete vi era adagiata una piccola scrivania su cui
giacevano, impilati, sei volumi piuttosto grossi e, a giudicare dalle coste, alquanto
usurati, insieme a fogli e quaderni.
Sul muro, tra la finestra e la scrivania, erano appesi alcuni fogli su cui erano ritratte
insolite armature simili a veri e propri automi.
Quante ore aveva dormito? Una o forse due?
Per qualche strana ragione le sembrava che il tempo scorresse pi lentamente del solito.
Sospir: ancora una volta, leggere era tutto ci che poteva fare. Si alz in piedi,
stiracchiandosi e lanciando uno sguardo fugace alla porta alla propria destra. Era di legno
con una feritoia a circa un metro e mezzo daltezza. Tutta la superficie era cosparsa di
incisioni e tracce di graffi.
Sapeva che quella porta aveva qualcosa di sbagliato ma non riusciva a mettere a fuoco
di cosa si trattasse. Apr il piccolo sportellino metallico e guard attraverso la feritoia
nella cella male illuminata. Lei era ancora l: riversa per terra, sciupata, ferita e orribile,
a vedersi.
Stai... stai bene? chiese alla ragazza avvolta nelloscurit.
Sulle prime, un rantolo fu tutto ci che ottenne, poi, con un filo di voce, disse:
Non ti stanchi mai di chiederlo? Sto una favola... meglio di te, sicuramente.
Chi sei? Io potrei aiutarti, se vuoi.
Come se servisse a qualcosa risponderti.
La ragazza impieg un po per alzarsi e guard nella sua direzione. Debolmente illuminato
dalla luce delle candele che penetrava attraverso le sbarre, met del suo volto sembrava
orribilmente sfigurato e laltra met, sebbene del tutto umana, esprimeva cos tanto
odio da suscitare raccapriccio in chiunque la guardasse.
Tagliati la gola e lasciami bere il tuo sangue. Allora s che mi aiuteresti.
La giovane chiuse di scatto la feritoia e si allontan rapidamente.
Benedisse che la porta fosse cos robusta e si sedette sul letto. Il vecchio volume che
stava leggendo era l sulle coperte, accanto a lei. Cera anche prima? Non ne era sicura.
Lo aveva riposto o forse era caduto da una delle librerie? Non riusciva a escludere
nessuna delle ipotesi.
Perch aveva scelto proprio quel volume tra tanti?
Era come se qualcosa le impedisse di pensare lucidamente. Prima di addormentarsi,
aveva letto qualcosa...un particolare importante, forse un nome. Adesso non se ne
72

Capitolo 11 - Latebra

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ricordava pi.
Rassegnata, prese il libro con un gesto quasi automatico e inizi a leggere.
Latebra nacque cinque secoli fa, per evitare che gli umani estinguessero per sempre
la loro specie. La parola dordine fu, purtroppo, sacrificio. Un sacrificio programmato e
calcolato. Un sacrificio di alcuni per evitare lolocausto che, altrimenti, avrebbe coinvolto
tutti.
Demoni e stregoni, cos, si affiancarono ai torturatori umani e nacque lordine segreto dei
Custodi delle ombre: una sorta di oscuro esercito clandestino che si occup di annientare
altri demoni e immortali. Confinarono chi poterono confinare, produssero interdizioni
magiche per far s che alcuni scivolassero in un profondo letargo, resero inoffensivo chi
non riuscirono a uccidere e uccisero chi non riuscirono a rendere inoffensivo.
Alla fine, in pochi sopravvissero e costoro si definirono ombre.
Secondo alcuni, perch ormai erano solo il pallido ricordo di un potere assai maggiore e
pi antico. Secondo altri perch nati, per la maggior parte, da esseri umani e immortali
e, quindi, figli di luce e oscurit. Nel tentativo di proteggersi e organizzarsi, fondarono
Latebra, lasilo delle ombre: una realt a met tra il regno delle tenebre e quello degli
umani, nascosta in piena luce. Luogo di riparo per i demoni che si mescolano al mondo
umano e per i loro gregari.
La prima latebra venne istituita proprio nella citt cuore della persecuzione: Erena.
Dopo di essa, molte altre ne furono fondate, in molti paesi, divenendo luoghi depositari
di antiche conoscenze.
A capo di Latebra venne posto un unico regnante, denominato Dragone.
Leggende e sussurri narrano che il cuore di ogni latebra sia un luogo detto cimitero delle
ombre. Un luogo sacro in cui, sprofondati in un sogno incantato, vengono conservati
alcuni particolari immortali, in attesa del momento propizio alla loro resurrezione.
Senza aver capito quando fosse effettivamente successo, si ritrov a bocca aperta. A un
certo momento la mandibola doveva essere precipitata per lo stupore.
Non capisco disse tra s tutto raccontato come se fosse accaduto realmente ed
tutto cos orribile... mormor ...orribile e triste.
Nei quattro secoli che seguirono let della persecuzione e dei roghi, tre generazioni
di dragoni si successero al governo della Latebra di Erena. Durante i primi due regni, i
dragoni erano in possesso dei doni della conoscenza: la capacit di leggere nellanimo
dei figli della Terra, la capacit di leggere il futuro nellanima della Terra, la capacit di
evocare i ricordi della Terra.
Accadde, dunque, che per i primi trecentocinquantadue anni, dal 1480 al Marzo 1832, il
governo di Latebra venne affidato al I Dragone di Erena, il demone che aveva condotto
leccidio dei suoi fratelli.
Egli non rivel mai il proprio nome e, per questo, venne comunemente indicato come
lAddolorato, perch fu costretto a organizzare la repressione dei propri fratelli e a
sopportarne il dolore dellattuazione. Fu lui a scegliere Erena come uno dei luoghi pi
adatti, per la propria conformazione geografica, alla detenzione di molte creature. Egli si
innamor di unumana, una giovane contadina italiana dedita alle arti della stregoneria,
Maddalena figlia di Clarice e dellestate, cos come amava definire la propria condizione
di padre ignoto. Nellestate del 1785, affinch Maddalena potesse dire che anche il
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Capitolo 11 - Latebra

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proprio padre le fosse stato testimone, Addolorato fece di lei la propria regina delle
ombre. Quando la donna mor, nel 1823 , allet di cinquantadue anni, dopo trentotto
anni di matrimonio, Addolorato, almeno ufficialmente, non prese pi moglie e dedic
tutti i propri sforzi al governo di Latebra e alleducazione dellunica figlia, nata nel Giugno
1813 che, per volere della madre, venne chiamata Clarice come la nonna materna.
Nei successivi centotredici anni, dal Marzo 1832 allAprile 1950, il governo venne affidato
allunica figlia di Addolorato e Maddalena, Clarice della dinastia degli addolorati, che
divenne I regina delle ombre e, formalmente, II Dragone di Erena e prima mezzo
demone cui venne affidato il compito di reggere lasilo delle ombre. Anche Clarice, come
il padre, era in possesso di tutti e tre i doni della conoscenza. Sebbene molte malelingue
riferiscano che i doni in suo possesso fossero assai pi deboli di quelli del padre.
Sul finire del 1832, Clarice, allet di quasi ventanni, spos un demone silvestre di nome
Damian DellEclissi, ed ebbe, nellOttobre 1836, tre figli. Tuttavia, allepoca si diffusero
molte voci, alcune anche in ambienti molto vicini alla regina, secondo cui sembra che
Clarice avesse avuto almeno un amante umano. In effetti la cosa potrebbe apparire
plausibile poich il matrimonio con Damian non fu un matrimonio damore ma le venne
imposto dal consiglio affinch il sangue demoniaco nella dinastia dei dragoni regnanti
non si affievolisse. Se Clarice avesse sposato un umano, infatti, i suoi figli avrebbero
avuto sangue per tre quarti umano e solo per un quarto demoniaco. In questo modo
invece le proporzioni furono invertite.
Clarice regn a lungo, per essere un mezzo demone, morendo allet di 127 anni. Dopo
la morte della regina delle ombre, il suo consorte spar in circostanze mai del tutto
chiarite.
Nel 1950, per la prima volta nella storia di Latebra, la reggenza dellasilo delle ombre
venne condivisa da tre membri della dinastia degli addolorati. Clarice e Damian ebbero,
infatti, tre gemelli, ognuno dei quali, ricevette un unico dono della conoscenza. Clarice,
fin troppo amante della letteratura degli umani, decise di dare ai suoi eredi i nomi di tre
importanti personaggi della letteratura greca antica: Orfeo, Tiresia e Caronte.
Caronte... mormor ... ho gi sentito questo nome...
Il titolo di III Dragone di Erena spett, formalmente, al primogenito Orfeo, mentre
Tiresia e Caronte furono insigniti delle cariche appositamente create di Primo Consigliere
Dragone e Secondo Consigliere Dragone. I tre eredi della gloriosa casata degli addolorati
vennero insigniti dei propri incarichi allet di 109 anni.
Sebbene i componenti del triumvirato venissero considerati, dalla corte delle ombre,
demoni a tutti gli effetti, non mancarono, e non mancano ancora oggi, malelingue che
sollevano dubbi sulla reale purezza del sangue dei nuovi regnanti. In molti giudicano
insolito che creature con tre quarti di sangue demoniaco nelle vene, apparissero
evidentemente adulte a unet in cui un demone , di solito, poco pi che adolescente.
Il terzo Dragone, Orfeo, scelse di prendere in moglie unumana, uninvocatrice del
regno dei venti di nome Arianna. La giovane abbandon il proprio cognome da umana
per prendere quello della nobile casata degli addolorati.
Il 27 Settembre del 1976, lunione di Orfeo e Arianna venne coronata dalla nascita della
loro unica figlia, Lenora. Tuttavia Arianna mor nel dare alla luce la figlia e cos, lunica
bimba nata dal matrimonio del Dragone Orfeo, divenne principessa delle Ombre. Gi
pochi anni dopo la sua nascita Lenora fece mostra di insolite capacit che, sebbene
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Capitolo 11 - Latebra

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ricalcassero quelle caratteristiche della propria linea di sangue, non erano mai state
osservate prima. Solo la somiglianza della fanciulla con il padre Orfeo salv la dinastia
regnante dallessere screditata agli occhi della propria corte.
Tuttavia, non manc chi suppose che, in realt, nelle vene dei figli di Clarice scorresse
sangue pi umano che demoniaco e che lormai defunta prima principessa delle ombre
avesse giaciuto con un essere umano prima di dare alla luce i tre gemelli. Questo
avrebbe spiegato le molte stranezze nellultima generazione degli Addolorati.
Alla nascita di Lenora seguirono altri scandali. Il Primo Consigliere si rivel essere
una creatura non solo inadatta al proprio incarico, ma incapace di convivere con altri
individui. Parlava di rado e malvolentieri e con nessuno che non fosse uno dei suoi
fratelli. Maghi, stregoni, saggi vennero convocati in cerca di una possibile soluzione. La
conclusione tratta dopo giorni e giorni di discussione fu che, tra i tre doni, quello della
lettura dellanimo fosse il pi difficile da portare se non sorretto dalla presenza degli
altri due. Troppe nefandezze si celano nellanimo di molte creature e chi in grado di
leggerle senza comprenderne cause e conseguenze, finisce con il rimanere atterrito. Il
dono di Orfeo permetteva infatti al Dragone di conoscere squarci di futuro; quello di
Caronte di interrogare i defunti sul passato; quello di Tiresia di intravedere il presente.
La carica di Primo Consigliere venne lasciata alluomo per prestigio ma egli non se ne
dimostr mai allaltezza. In realt a fare da vero e proprio consigliere al Dragone fu il
fratello Caronte.
Il 3 Novembre del 1978, Caronte, il Secondo Consigliere Dragone, prese in moglie un
mezzo demone di nome Virgilia. La giovane mezzo demone aveva meno della met
degli anni di Caronte, tuttavia il matrimonio venne ben visto agli occhi della corte delle
ombre. La giovane, infatti, era, curiosamente, dotata di un potere simile a quello di
Tiresia e che sembrava padroneggiare senza alcuna ripercussione sul proprio equilibrio
mentale. Si sperava, cos ,che la futura prole del Secondo Consigliere e della sua consorte
potesse ereditare i doni di entrambi i genitori. Se Caronte e Gill avessero generato un
maschio, si sarebbe potuto approntare un matrimonio tra i due primi cugini.
Rabbrivid nel proseguire la lettura ma non riusc a comprenderne lesatto motivo. Tale fu
il suo orrore e tanto il suo ribrezzo, che lanci il testo attraverso la stanza, mandandolo
a sbattere contro la parete, appena sotto la finestra. Si scopr a desiderare di non aver
mai appreso lorrenda verit. Il sonno, improvviso e benaccetto, la vinse nuovamente.

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Capitolo 12 La magia degli uomini


I pantaloni erano vecchi e lisi e la maglietta scolorita e strappata. Dettagli di cui non
si era mai preoccupato durante gli anni trascorsi nel bosco. Tuttavia, adesso si trovava
a Erena e in citt le apparenze contavano e molto. Non era interessato alle opinioni
dei passanti in fatto di abbigliamento ma non voleva attirare troppo lattenzione, non
prima, almeno, di aver raggiunto il proprio obiettivo.
Gabriel si strinse come meglio pot la giacca sul petto cos da cercare di dissimulare in
parte il proprio abbigliamento. Essere scalzo non aiutava ma doveva arrangiarsi.
Non dovresti essere qui n tanto meno assistere a tutto questo disse Gabriel.
La ragazzina, svegliatasi allimprovviso, era riuscita a raggiungerlo e lo teneva per mano
affatto intenzionata a lasciarlo andare. Indossava un maglione azzurro da uomo, cos
lungo da farle anche da gonna, trafugato dai cassetti del proprio, involontario, ospite. Il
demone dovette rimboccarle le maniche pi volte, prima che le mani spuntassero fuori.
Portami a casa, allora disse lei, con voce insistente e capricciosa.
Ti ho detto che non posso. Ho altro da fare, adesso.
Che cosa?
Un impegno. Cose da grandi.
Non trattarmi come una bambina!
Sei una bambina!
Non lo sono!
Sai tornare a casa da sola?
Io? S ma... dopo... ieri... io non... e gli occhi le si riempirono di lacrime
Gabriel cap di avere esagerato. Per troppo tempo non aveva pi avuto a che fare con
gli esseri umani. Figurarsi con i bambini. Cerc di riparare meglio che pot allerrore. Si
ferm e si accovacci fino a essere alla stessa altezza della bambina.
Le strada era quasi del tutto deserta. I pochi passanti guardavano dritto davanti a s,
quasi il resto del mondo non esistesse. I loro problemi, dovevano pensare, erano gi
sufficienti, senza preoccuparsi di quanti incontravano per strada. Men che meno, un
uomo e una bambina male in arnese.
Ascolta so che... insomma... ieri. Quel tipo non ti dar pi fastidio.
La piccola si fece tutta rossa in viso e abbass lo sguardo
Grazie.
Non importa che mi ringrazi. successo qualcosa di brutto. Di molto brutto, ma
limportante che lui non ti... che tu non ti sia fatta male.
La ragazzina scosse la testa con forza.
Ascolta. Facciamo un patto: tu mi dici finalmente come ti chiami e io ti insegner come
cacciare la paura.
Lei alz timidamente la testa e guard Gabriel con aria speranzosa. Il demone sorrise,
come meglio pot. Linesorabile conto alla rovescia nella sua testa gli impediva di potersi
rivolgere alla bambina con il calore che avrebbe voluto.
Tutto ci che lo allontanava dalla sua ricerca non faceva altro che allontanare anche le
sue speranze di salvezza e il tramonto era, di ora in ora, sempre pi vicino.
Come ti chiami? chiese Gabriel, con voce gentile.
Le-Leonora... balbett lei a voce bassa.
Per un istante, Gabriel rimase stupito nelludire quel nome che gli parve essere cos
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Capitolo 12 - La magia degli uomini

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insolito.
un bel nome. Bene, Leonora, sai cosa faccio io quando qualcosa mi fa male? Quando
qualcuno mi fa davvero male?
Cosa fai? chiese lei, candidamente.
Io lo odio. Odio ci che mi fa male.
Odia chi ti ferisce e scegli il modo e il momento giusto per combatterlo. Vedrai che non
avrai pi paura e sar lui a dover temere te.
Leonora rimase in silenzio e immobile per qualche secondo, poi annu gravemente con
il capo. Aveva fatto bene a parlarle cos? Si chiedeva il demone. Avrebbe detto la stessa
cosa se invece di Leonora si fosse trattato di Luna? Cera troppo caos nella sua testa per
riuscire a pensare coerentemente. Di certo, aveva fatto e detto ci che meglio poteva.
Gabriel si alz in piedi, senza lasciare la mano della bambina e i due ripresero a
camminare, in silenzio. Il ragazzo si guard un po in giro.
Sulle prime gli parve di non ricordarsi la strada ma, dopo qualche tentennamento, riusc
a orientarsi rapidamente. Il sentiero che porta al peccato, in fin dei conti, quello pi
semplice da percorrere.
I due percorsero i vicoli stretti e tortuosi della citt vecchia.
La domanda di Leonora lo raggiunse come una pugnalata inflitta da un nemico. Non
inattesa ma non per questo meno dolorosa.
Gabriel, hai mai ucciso nessuno? domand, e lo chiese come se nulla fosse, usando
lo stesso tono con cui avrebbe potuto chiedere: Mamma, mi compri una bambola?
Il demone si sorprese a rabbrividire. Una sconosciuta... una bambina era scampata a
uno schifoso stupratore ma sembrava essere stato lui, Gabriel, salvandola, a toglierle
linnocenza. Se avessero continuato con quel tipo di conversazione, a prescindere da
cosa lei avrebbe potuto vedere, Gabriel sarebbe stato costretto a portarla con s nel
bosco.
Qualche volta. Soltanto per proteggere chi volevo bene.
E ti piaciuto? di nuovo quel candore insopportabile. Qualcosa nella testa di Gabriel
prese ad agitarsi e il demone sapeva perfettamente cosa fosse quel qualcosa.
Gabriel si ferm di colpo.
No... mi facevo paura quando accadeva.
Ma non hai detto che bisogna odiare quel che ci fa paura?
Esattamente.
Tu... ti odi, Gabriel?
S rispose il demone senza fermarsi e i due proseguirono in silenzio.
Gabriel apprezz la sensazione dellantico acciottolato che si sostituiva alla strada sotto
ai suoi piedi.
Le pietre consumate dai secoli serbavano dentro di s una qualche memoria e vitalit di
cui lasfalto era privo e che il ragazzo riusciva a percepire attraverso i piedi nudi.
Fischi di avvertimento e mormorii si rincorrevano sopra la sua testa. I balconi delle
abitazioni sorgevano quasi uno addosso allaltro e, celate da vasi di fiori, panni stesi
e vecchie ringhiere di metallo, le massaie si scambiavano ad alta voce pettegolezzi e
le ultime novit della giornata. Gabriel, tuttavia, non dubitava che tra quelle voci ce
ne fossero alcune che annunciavano il suo ingresso nel quartiere. Non erano in molti
i ragazzi della sua et ad addentrarsi da quelle parti e tutti lo facevano per lo stesso
motivo. Non trascorse molto tempo prima che si trovasse di fronte a una saracinesca
di metallo abbassata. Sulle lamiere era stato attaccato un talloncino di carta adesiva:
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Capitolo 12 - La magia degli uomini

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Dio c.
No, non c pens il ragazzo con un mezzo sorriso ma non importa. Non certo di
lui che vado in cerca.
Ascolta, Leonora. Adesso incontreremo delle persone. Ho bisogno che tu stia in silenzio.
Non dire nulla a meno che non sia io a parlarti, daccordo?
Lei non disse nulla ma chin la testa in segno di assenso.
Brava comment il demone, sorridendole, quindi buss due volte sul metallo. Un
breve fruscio lasci intendere al ragazzo che qualcuno li avesse adocchiati attraverso
le tende della finestra al primo piano. Trascorsero alcuni minuti prima che udissero una
voce provenire da dietro la porta di legno accanto alla saracinesca.
Chi ?
Cerco Dio.
La porta si schiuse appena e attraverso lo spiraglio apparve un ragazzo poco meno che
trentenne con la barba e i capelli biondi e lunghi.
Questa non una chiesa.
Gabriel tir fuori un paio di banconote tra quelle che teneva arrotolate nella tasca interna
del cappotto e la lasci passare nellintercapedine di metallo. Non si cur neanche di
guardare di quanti soldi si trattasse.
Peccato. Se lo fosse stata, avrei fatto volentieri unofferta.
La persona dallaltro lato della porta cerc di prendere le banconote ma Gabriel si
mosse pi rapidamente e non glielo permise.
Non cos in fretta. Non prima dellassoluzione dai miei peccati.
Luomo socchiuse leggermente la porta e gli allung una busta di plastica con della
polvere bianca allinterno. Gabriel la prese e, contemporaneamente, mise un piede tra
lo stipite della porta e il telaio. Dallinterno, il ragazzo sent provenire strani rumori,
simili a quelli dei videogiochi, e odore di marijuana. Luomo mise rapidamente la mano
in tasca ma si blocc quando vide Gabriel agitare lintero rotolo di banconote che aveva
in tasca.
Se per te va bene, ne prenderei dellaltra.
Il ragazzo lo guard da capo a piedi, senza mai togliere la mano dalla tasca.
E lei?
Preferisco non vada da sola in giro spieg Gabriel, accarezzando i capelli di Leonora
quasi fosse sua sorella minore. Non si sa mai dovesse incontrare cattive compagnie.
Il ragazzo si concesse un mezzo sorriso che, per, spar dal suo viso listante successivo.
Luomo apr la porta quel tanto che bastava per far entrare Gabriel e Leonora e la
richiuse senza mai dare le spalle ai due visitatori.
I tre si ritrovarono in un ingresso pulito e spoglio. Gabriel fu colpito dallinsolito
pavimento, interamente coperto da scatole di sigarette aperte.
Non sembri uno sbirro ma se vuoi fottermi ti apro la pancia senza pensarci un attimo.
Ci siamo capiti? parl con gli occhi fissi sul viso di Gabriel. Il demone fece un cenno
con la testa, sostenendo lo sguardo dello spacciatore. Attraversarono una porta sulla
sinistra e si ritrovarono allinterno di un garage.
Siediti intim e le sue parole suonarono pi come un ordine che come un invito.
Gabriel fece sedere Leonora su una sedia pieghevole da spiaggia e poi prese posto su
un vecchio sgabello di legno. Di fronte a loro, un piccolo tavolo da giardino in metallo
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Capitolo 12 - La magia degli uomini

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laccato bianco e decorato con motivi floreali. Lo smalto era saltato in pi punti e,
l dove mancava, era ben evidente la ruggine che divorava il metallo. Al centro del
tavolo campeggiava un grosso posacenere di vetro ricolmo di mozziconi e cartine di
lino strappate. Il posto era a met tra uno sgabuzzino e un garage. Una vecchia Volvo
340 era parcheggiata a poco pi di un metro dal tavolino cui Gabriel era seduto. Qui
e l nella stanza erano disseminati ricambi dauto, un tavolo scuro con un televisore
sopra e una radio sotto, un piccolo frigorifero, una bicicletta, un bancone con attrezzi
da meccanico, un calendario che ritraeva un provocante quanto trascorso Agosto 1983
e un paio di armadi in plastica.
Pi di ogni altro oggetto nel garage, era stato il ragazzo allingresso a catturare
lattenzione di Gabriel. Per tutto il tempo non si era mosso da un grosso coin-op giallo e
nero installato accanto alla porta. Era da l che provenivano i suoni elettronici che Gabriel
aveva sentito dallesterno. La macchina da gioco riportava su di un lato lemblema giallo
e tondeggiante di Pacman. Un videogame di cui Gabriel aveva gi sentito parlare e a cui
aveva anche giocato un paio di volte, in passato, durante la sua vecchia vita.
Il padrone di casa, o quanto meno il ragazzo che si atteggiava a tale, si sedette di fronte
a Gabriel porgendogli una lattina di birra e prendendone unaltra per s.
Ha la fissa di Pacman. convinto sia una meteora del capitalismo.
Una metafora. Cazzo! url il tipo al coin-op tirando un calcio alla macchina del
videogioco.
Gabriel e laltro si voltarono. Luomo, poteva avere una quarantina danni, indossava
una canottiera bianca, un paio di jeans consumati e delle infradito ai piedi. Anche sul
suo viso, cresceva una barba lunga e incolta che faceva il paio con i capelli castani. Un
accenno di pancia completava il quadro.
Una metafora del capitalismo ripet, con voce un po pi pacata, mentre afferrava
una terza sedia e si accomodava insieme agli altri due.
Pacman scappa dai fantasmi ma, dopo aver mangiato le monete, in grado di inseguire
i propri nemici e divorarli. Certo fino a che i soldi durano, poi tutto ricomincia. Metafora
del capitalismo.
Metafora di questo cazzo di mondo.
E tu perch giochi? Ti piace pilotare i capitalisti?
Luomo accolse la domanda di Gabriel con una sonora risata e, afferrata una delle
lattine di birra, ne bevve un lungo sorso. Con la barba leggermente sporca di schiuma,
diede una pacca sulla spalla di Gabriel.
Come ti chiami?
Gabriel.
E la bambina?
Mia sorella. pulita e voglio che lo rimanga.
Ottima cosa comment compiaciuto, luomo, accendendosi una sigaretta.
Ci conosciamo? Ho limpressione di averti gi visto. Sei venuto qui altre volte?
Mai varcato la porta.
Laltro rimase in silenzio per un po ed espir con forza il fumo della sigaretta.
Sei un tipo strano e sembri scappato da chiss dove... ma lasciamo perdere. Se sei
arrivato vivo alla mia porta significa che non sei uno sbirro e che non ne hai alle costole.
questo che importa. Cosa ti porta qui?
Capitalistici motivi, direi rispose Gabriel, lasciando andare il mazzo di banconote sul
tavolo. Se avesse voluto, avrebbe potuto uccidere entrambi i tizi e prendersi tutta la
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Capitolo 12 - La magia degli uomini

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roba che voleva. Lodore della roba era cos forte da impregnare laria. Ce ne doveva
essere un bel po, da qualche parte dentro la macchina. Tuttavia, giocare secondo le
regole dava a Gabriel un brivido niente affatto spiacevole. divertente giocare con i
cattivi quando sai di essere il pi cattivo. Inoltre, non era il caso di dare spettacolo
davanti a Leonora. La bambina, dal canto suo, non sembrava affatto spaventata. Se ne
stava in silenzio con lo sguardo fisso davanti a s.
Con tutti quei soldi ne puoi prendere parecchia. A cosa ti serve?
Ho qualche amico cui mi piacerebbe farla provare. Sai, tipi strani e un po troppo
stressati. Hanno tutti bisogno di rilassarsi e prendersi una bella vacanza.
Daccordo. Ale, va a prenderla.
Il ragazzo che aveva fatto entrare Gabriel, e che il demone aveva inizialmente scambiato
per il padrone di casa, si alz e frug sotto al sedile posteriore della macchina. Torn un
paio di minuti dopo, stringendo in mano un grosso pane di eroina che diede alluomo.
Questi soppes la confezione di roba, quasi stesse considerandone il peso, poi la pos
sul tavolo e la spinse verso Gabriel, accanto alle banconote.
Ecco il tuo mezzo milione.
Gabriel non voleva mostrarsi troppo ansioso di prendere la droga. Afferr la lattina di
birra e ne bevve alcune sorsate. Quindi, posata la lattina mezza vuota, afferr la merce
e strinse leggermente la confezione saggiandone la consistenza. Lodore era di roba
ancora non tagliata.
buona. Se sei furbo puoi alzarci quasi un milione con quella roba.
Fin troppo facile capire cosa quelluomo volesse dare a intendere.
Se sono furbo non lo far certo nella tua stessa citt.
Mi piaci, ragazzo. Adesso, per, va fuori da coglioni. Non ho tutto il giorno concluse
luomo, tagliando corto e alzandosi.
Aspetta, voglio anche quello l disse Gabriel, indicando un vecchio stereo nero con i
tasti colorati. Era impolverato e sembrava essere stato da tempo dimenticato in cima a
una catasta di oggetti coperti da una incerata marrone. Gabriel lo aveva notato appena
entrato. Era molto simile a quello che aveva trovato nel rudere la notte precedente.
Cosa? chiese luomo, accigliato.
Se funziona, voglio quello stereo. Consideralo come un omaggio. Sai, per la mia
furbizia.
Dopo un istante di esitazione, lo spacciatore esplose in una risata grassa e sguaiata che
dur alcuni secondi.
Dopo essersi ricomposto fece un cenno al proprio socio.
Dagli quello che vuole e poi mandalo affanculo.
Si alz e la stessa cosa fece Gabriel, prendendo nuovamente Leonora per mano.
Il ragazzo afferr lo stereo dai lati e glielo porse bruscamente. A una prima occhiata
sembrava tutto a posto, cos Gabriel non ebbe nulla da ridire.
Lo scagnozzo dello spacciatore, dal canto suo, rimase a guardare Gabriel fisso negli
occhi, ostentando unaria da duro, invitandolo, senza troppe cerimonie a uscire dal
garage. Lui prese lo stereo per il manico e, sbrigativamente, sistem la droga in una
delle capienti tasche dei pantaloni. Bevve un ultimo sorso di birra prima di lasciarsi
accompagnare alla porta. Il padrone di casa era gi tornato al suo coin-op.
Prima di uscire, il demone non seppe resistere alla curiosit di porgere una domanda al
pittoresco individuo.
Sul serio: perch giochi con quellaffare?
80

Capitolo 12 - La magia degli uomini

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Se penso come loro allora so come affrontarli rispose lo spacciatore mentre laltro
apriva la porta di metallo, lasciando che un po di luce illuminasse il locale buio e umido.
Gabriel soppes la risposta in modo del tutto simile a come luomo aveva fatto pocanzi
con il panetto di eroina.
Fate attenzione fuori da qui.
Con aria leggermente pensosa, lasci che la porta gli si richiudesse alle spalle e, con
passo tranquillo, riprese la strada di casa.
Cos quella roba che ti hanno dato? chiese Leonora, una volta fuori dalla citt vecchia.
Il mio piano B.
La ragazzina lo fiss con aria accigliata.
Credi alla magia? le chiese Gabriel.
S... credo di s.
Esistono tanti tipi di magia. Questa la magia che hanno inventato gli uomini.
magia buona?
magia. Non devessere per forza buona o cattiva. Tutto sta nel come la usi.
I due si fermarono di fronte a un mini market.
E tu come vuoi usarla? insistette la ragazzina.
Gabriel la guard dallalto in basso. Leonora, pens il demone, aveva decisamente
qualcosa di strano. Era come se dietro quella sua innocenza, ci fosse pi maturit di
quanto non desse a vedere. Al ragazzo venne spontaneo parlarle quasi come se fosse
una sua coetanea.
Sinceramente, Leonora, io spero proprio di non doverla utilizzare.
E allora perch hai...
La magia, specialmente quella degli umani, crea pi problemi di quanti non ne risolva.
Per questo la user solo se non avr altra possibilit.
Leonora lo guard fisso negli occhi, poi annu leggermente con un cenno del capo.
Non sei male, sai? disse con un sorriso.
Grazie le rispose Gabriel, ricambiando il sorriso, neanche tu sei male. E adesso che
ne dici di pensare alla cena? Io non ho ancora fame ma tu... da un po che non metti
nulla sotto i denti aggiunse e si mise a frugare nelle tasche della giacca, estraendone
poche banconote.
Temo, per, che tu ti debba accontentare di latte e biscotti concluse con aria pensosa.
Sulla porta a vetri del negozio era posizionato, ben in evidenza, un cartello dorato con
su scritto CHIUSO in caratteri blu. Il proprietario del market, un omone baffuto con
indosso un grembiule bianco, era ancora allinterno, intento a spazzare il pavimento.
Gabriel buss piano alla porta e luomo allinterno alz di scatto la testa.
chiuso sillab.
Il ragazzo appoggi sul vetro le ultime banconote rimaste e si sforz di sorridere
gentilmente.
Il negoziante si avvicin titubante alla porta e la apr leggermente.
Cosa vuoi? chiese con voce profonda, guardandolo dallalto in basso.
Qualcosa da mangiare. Possiamo pagare rispose Gabriel. Un alito di vento gelido
gli accarezz il collo e si strinse meglio che pot nella giacca di pelle, cercando di
impietosire il proprio interlocutore.
Luomo lo squadr a fondo. Sai ragazzo, di questi tempi non c troppo da fidarsi di...
... dei tipi come me? concluse Gabriel con un mezzo sorriso.
Qualcosa del genere.
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Capitolo 12 - La magia degli uomini

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Se non vuole far entrare me, faccia almeno entrare la bambina. Prende latte e biscotti
e togliamo subito il disturbo.
Di che bambina vai parlando, ragazzo? chiese luomo, accigliandosi.
Lei. mia sorella... disse il demone, girandosi senza trovare nessuno dietro di lui.
Cos come era comparsa la notte prima, Leonora sembrava sparita senza lasciare traccia.
Gabriel si allontan di qualche passo dalla porta del negozio mentre il commerciante
insisteva nel chiedergli se non volesse comunque acquistare qualcosa. Lui non gli bad.
Si guard in giro, preoccupato e, istintivamente, acu i suoi sensi. Non un rumore che
facesse pensare che la ragazzina fosse corsa via. Nessuna traccia di altre persone nei
dintorni e lodore di lei che svaniva nello stesso punto in cui le aveva parlato lultima
volta.
Cos come era apparsa meno di ventiquattrore prima, Leonora sembrava essere sparita
nel nulla.

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Capitolo 13 Camminando lungo il confine


Mancavano pochi minuti alle venti. Questo significava che la notte stava gi per calare su
Erena. Da nord soffiava un vento fresco, regalando un po di sollievo dalla calura estiva.
Una figura passeggiava lungo una via secondaria con andatura lenta e tranquilla. La sua
camminata era aggraziata e silenziosa. Se non fosse stato per la fioca luce artificiale
che illuminava debolmente la zona, ammantata comera nel suo soprabito nero, Gill
sarebbe sembrato un vero e proprio frammento di viva tenebra. Il vicolo, deserto e
squallido, che la giovane stava percorrendo era poco pi di uno stretto budello posto a
separare due imponenti palazzi di cemento. Le pareti degli edifici un tempo dovevano
essere state dipinte di un acceso rosso scuro, bordato di bianco in corrispondenza degli
infissi. Adesso, a causa dello smog, del tempo e dellincuria, tutti i colori si annullavano
in ununica, identica sfumatura di grigio. A intervalli irregolari, sul lato sinistro della
viuzza, si aprivano tre strette vetrate dietro cui campeggiavano vari indumenti, gadget
e monili: ampi e sgargianti maglioni appesi a grucce metalliche, jeans aderenti indossati
da pallidi manichini, top neri, minigonne viola, guanti di pizzo neri. Variopinte creste di
capelli posticci che ornavano teste di polistirolo decorate con grandi orecchini triangolari
e coloratissimi make-up.
Un piccolo altoparlante, agganciato a una lucente sbarra di metallo appena sotto il
soffitto, gracchiava a tutto volume le note taglienti di Welcome to the jungle dei Guns
n Roses. Colori sgargianti, strane acconciature e musica vivace e orecchiabile. Gill
ebbe limpressione che quellangusto spazio riassumesse in pieno ci che pi le piaceva
del mondo degli umani. Eppure, nemmeno lombra di un sorriso illuminava il suo volto
cereo. Gli occhi stanchi e infossati fissavano privi di lucentezza la vetrina dello scalcinato
negozio di abiti.
strano come molte cose sembrino cambiare pur rimanendo identiche.
Avrei giurato che quegli agghiaccianti manichini dallo sguardo spento indossassero,
solo fino a qualche giorno fa, abiti dai colori pi luminosi. Eppure gli indumenti sono gli
stessi.
La giovane si forz di distogliere lo sguardo dalla vetrina e, pensierosa, riprese a
camminare per il vicolo.
Anche la musica diversa. Ascolto e riascolto cassette e vinili, eppure nemmeno il
pi tagliente assolo di chitarra o il pi intenso acuto riesce a farmi emozionare come
prima. Non mi occorrono pi carne e sangue, eppure avverto il cibo comune come un
ributtante bisogno. Niente di pi. Il cibo mi nausea e, se non fosse per i miei obblighi e
per i crampi della fame, farei volentieri a meno di nutrirmi.
Aveva raggiunto lingresso del negozio, alla fine della via. In quel momento, ancora non
sapeva se e cosa avrebbe comprato. Pensava sarebbe stato un gesto inutile.
Tanto inutile, quanto necessario pens. Di certo non con indosso questi abiti che
potr presenziare alla cena di Iago.
Si diede una rapida occhiata, sotto il soprabito indossava un maglione nero, talmente
stinto da sembrare marrone, un paio di jeans lisi e delle vecchie scarpe da tennis
bianche.
Per quel che mi importa potrei andarci anche nuda, ma lui, di certo, non si merita
questo onore. Inoltre c, come sempre, la questione di tenere in piedi tutta questa...
assurda pantomima.
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Capitolo 13 - Camminando lungo il confine

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Una volta tanto, non sarebbe stato male, si convinse, indossare qualcosa che non
portasse lodore del precedente proprietario. Soprattutto se il proprietario in questione
era Gabriel.
Guard ancora attraverso la porta a vetri del negozio: in fondo, quegli abiti cos chiassosi
e dalla foggia insolita le comunicavano un sottile e attraente senso di ribellione e lei
aveva una gran voglia di ribellarsi. Ribellarsi al padre e ai suoi disgustosi e subdoli
giochi; ribellarsi a Latebra e alle sue odiose regole e ribellarsi a Gabriel, perfino. O
meglio, avrebbe voluto strapparsi di dosso emozioni e preoccupazioni che, per colpa del
suo amante, la avvolgevano fin troppo strettamente. In quel momento, ai suoi occhi, il
demone lupo appariva responsabile come tutti gli altri della sua prigionia.
Improvvisamente si sent in gabbia come mai si era sentita da quando aveva fatto il
suo nuovo ingresso in Latebra, una settimana addietro. Forse la sua sarebbe stata una
reazione infantile, ma se un cambiamento di look poteva servire a sentirsi pi libera, a
dispetto della maschera che le avevano cucito addosso, be, lo avrebbe fatto.
Spinse con decisione la porta e fu investita quasi immediatamente dalla musica ad
alto volume. La cosa per non la infastid affatto. Diede una prima sommaria occhiata
allambiente in cui era entrata. Un luminoso corridoio beige, lungo le cui pareti erano
stati allineati manichini inespressivi con indosso alcuni degli indumenti in vendita nel
negozio.
Alle loro spalle, addossate alle pareti, vi erano due strutture realizzate con lunghi tubi
metallici, simili alle impalcature di un cantiere edilizio. I tubi verticali avevano lo scopo
di sorreggere lunica sbarra orizzontale sulla quale erano appesi, grazie allausilio di
grucce, gonne, camicie, giacche e top. Sulla parete in fondo al locale erano stati accostati
tre grandi scaffali, separati da due alte specchiere. Su ogni ripiano erano ripiegati jeans,
pantaloni, maglie e maglioni.
Le pareti beige e il parquet davano al negozio un tono di seriet che strideva con lo stile
degli abiti esposti in vetrina e allinterno. Nellosservare quel locale, Gill si ricord di uno
dei tanti momenti durante cui il padre amava fare sfoggio del proprio sapere. In una
occasione le aveva descritto linterno di un tempio greco eretto chiss quanti millenni
prima. In qualche modo, Gill riusc a cogliere una somiglianza tra quellantica struttura,
cos come se lera sempre immaginata, e la moderna costruzione in cui adesso si trovava.
Una lunga sala in cui le elaborate colonne in stile dorico erano state sostituite da asettici
tubi di acciaio. I fari, fissati su quelli verticali, si sostituivano alle torce impiegate per
illuminare lo spazio sacro. I manichini, per sempre immobili in pose che riproducevano
il portamento umano, rassomigliavano alle statue o agli antichi bassorilievi in marmo.
Una sala eretta in adorazione dellessere umano e della sua vanit.
Gill rimase in contemplazione per un paio di minuti, ammaliata da quel luogo e quasi
stranita dai suoi colori.
Fu quasi per caso che rivolse la propria attenzione a una delle due commesse del negozio
che, lasciato il bancone sul fondo, le si era parata davanti, rivolgendole un ampio sorriso.
La ragazzina, stim Gill a una prima occhiata, poteva avere quindici o sedici anni, anche
se non era affatto facile indovinare la sua et, dietro tutto quellombretto, il fard e il
fondotinta. La commessa indossava abiti che, a giudicare dal taglio, con ogni probabilit
provenivano da quegli scaffali. Se solo non fosse stato per i denti dalla sfumatura giallo
paglierino, Gill lavrebbe definita una ragazza piuttosto carina.
Posso esserle utile? chiese la giovane in tono educato. La voce era acuta ma niente
affatto sgradevole.
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Capitolo 13 - Camminando lungo il confine

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S, mia cara, ti ringrazio. Vorrei vedere gli abiti pi adatti per onorare la mia figura
si limit a chiedere.
La commessa inarc un sopracciglio e squadr, perplessa, linsolita cliente. Gill accenn
un sorriso, consapevole della confusione generata nella ragazza e si diresse rapidamente
verso le gonne in esposizione.
Trascorse circa tre quarti dora allinterno del negozio provando e riprovando abiti e
scarpe e, alla fine, pag in contanti quanto aveva acquistato. In un paio di occasioni
fu anche costretta a rispondere male alla giovane commessa e a chiuderle in faccia la
porta del camerino. Non che Gill avesse alcun problema a mostrare le proprie nudit.
Tuttavia, sebbene non vi fosse pi alcun arcano, inciso sul suo corpo, detestava lidea
che uno sconosciuto posasse lo sguardo sulle altre cicatrici che lei portava su di s.
Le odiate cicatrici sui polsi, ricordo di una donna che ormai non era pi, e quelle sulle
braccia e sulla gola. Gli unici, per quanto dolorosi, segni che Gabriel lavesse stretta tra
le proprie braccia.
Nuovamente in strada, con le mani piene di buste di carta, la ragazza si sorprese nello
scoprirsi pi rilassata rispetto a quanto non fosse stata prima di dedicarsi allo shopping.
Almeno per un po, aveva potuto abbandonare ogni preoccupazione. Tutti i suoi pensieri
erano stati rivolti soltanto a se stessa, nonostante lindecisione iniziale, una volta dentro
il negozio aveva finito con il lasciarsi trasportare dallo shopping e aveva acquistato ben
pi di quanto le servisse per presentarsi al ricevimento. Due paia di stivali in finta pelle,
uno nero e laltro bianco, talmente bassi da arrivare a coprirle poco pi della caviglia;
un paio di calze parigine e uno di footless, entrambi a righe bianche e nere; due paia
di jeans; una minigonna di cotone nera, orlata di alcuni merletti; tre completi intimi di
pizzo nero; un abito corto bianco; un maglione indaco; una ridottissima gonna di jeans;
una giacca di pelle nera piena di cerniere; la coppia di orecchini che aveva visto esposti
in vetrina e una lunga collana di finte perle. I soldi non erano un problema: Orfeo aveva
provveduto a che non le mancasse nulla e Gill, dal canto proprio, non aveva avuto
alcuna remora ad accettare il denaro che le era stato offerto. In fin dei conti, erano stati
loro a volerla l, non era certo stata unidea sua.
In un impeto di vanit aveva finito col ficcare in una delle buste del negozio i suoi
vecchi abiti cos da poter sfoggiare immediatamente un nuovo look: gli stivali neri, i
footless, labito corto, la collana e la giacca. Sebbene questultimo acquisto fosse poco
adatto allestate, Gill pensava riparasse meravigliosamente alla mancanza di maniche
dellabito. Certo non avrebbe potuto esibire le spalle ma cos, almeno, non si sarebbero
viste le cicatrici sulle braccia. Era dispiaciuta di non aver potuto indossare da subito
anche gli orecchini ma, con suo disappunto, in quel negozio non praticavano i buchi alle
orecchie e, cos, aveva dovuto riporre la confezione in una delle buste, insieme a tutto
il resto.
Gill si lasci rapidamente alle spalle il negozio e si diresse un isolato pi avanti, fermandosi
soltanto in corrispondenza di un semaforo. Davanti a lei, le macchine sfrecciavano
veloci, rumorose e puzzolenti. Nel mezzo della folla in attesa di attraversare lincrocio,
desider ardentemente poter spalancare le ali e spiccare il volo. Non le dispiaceva il
contatto con la gente, non da quando poteva evitare di cibarsene, almeno. Tuttavia
odiava limmobilit e le sembrava ridicola labitudine di fermarsi solo perch la sagoma
di un uomo si illuminava di una luce rossa.
Se la sagoma di un uomo dovrebbero essere solo gli uomini a stare imbambolati
come tante statuine. Perch mai la cosa dovrebbe riguardare anche le donne? pens
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Capitolo 13 - Camminando lungo il confine

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Gill, divertita.
Fortunatamente, dopo un paio di minuti, il semaforo divenne verde, sia per gli uomini
che per le donne e i demoni che avevano scelto di rispettare il codice della strada.
Mentre attraversava il largo nastro dasfalto, si accorse di due ragazzi, un po male in
arnese, che, venendo dalla direzione opposta alla sua, incollarono gli occhi sulle sue
curve e le gridarono dietro alcuni apprezzamenti.
Le piacque. Non lo diede a vedere ma le piacque.
In fin dei conti, non era poi tanto male indossare qualcosa di colorato adesso che si
aggirava nel grigio e desolante regno degli uomini. Le sembrava di essere vissuta da
sempre, tra boschi, grotte e cascine, sciatta o vestita di stracci.
Inoltre gli uomini e i ragazzi sembravano decisamente pi inclini ad avvicinarla una
volta vestita in un certo modo. Quella che per lei era un innocuo sfoggio di una parte
del proprio corpo aveva scatenato in pi passanti di sesso maschile e, aveva il dubbio,
anche in qualcuno di sesso femminile, sguardi languidi e sorrisi maliziosi.
Nulla di strano, si diceva. Molte sono le specie di animali i cui esemplari esibiscono,
con lo scopo di attrarre un compagno o una compagna, splendidi piumaggi o invitanti
movenze.
Il sorriso compiaciuto si trasform in un sorriso malizioso e maligno:
Gi, i colori sgargianti servono ad attirare un compagno. Peccato che anche molti
carnivori ricorrano a simili espedienti per avvicinare le proprie prede. No, non avrebbe
alcun senso, adesso.
Gill cammin ancora per una mezzora, lungo lampio viale alberato che lavrebbe portata
fino a casa. Erano quasi le nove e a quellora in strada si riversava una gran quantit di
persone. Alcune inscatolate in macchine dai colori fiammanti, altre, invece, affollavano
i marciapiedi.
La giovane amava osservare le persone che incrociava. Negli occhi c tutto, o quasi,
di una persona.
Molti distoglievano lo sguardo, altri, invece, fissavano incuriositi i suoi occhi cos vivaci
e, al tempo stesso, cos lontani. Cera, in effetti, qualcosa di magnetico nel modo in
cui il demone osservava la citt e tutto ci che essa racchiudeva. Erano gli occhi di
una bambina che vedeva qualcosa per la prima volta. Una bambina, per, in grado di
uccidere e che, almeno in passato, lo aveva fatto frequentemente.
Era trascorsa poco pi di una settimana da quando aveva lasciato il fondo di quel pozzo
di ossidiana e altrettanti giorni erano trascorsi da quando aveva abbandonato il proprio
nido al limitare del bosco. Soltanto adesso, per, in parte riappacificata con se stessa,
riusciva a sentirsi lontana dalle costrizioni che le erano state imposte in quei luoghi.
Giungendo a un centinaio di metri da casa, Gill per sent vacillare la lieve euforia che
aveva provato fino a pochi minuti prima. Appena infilato il portone delledificio, il suo
sorriso era gi svanito e, dopo aver salito le tre rampe di scale che la portarono di fronte
alla porta di casa, il senso di vuoto era tornato a impadronirsi di lei. Frug nelle tasche
della giacca alla ricerca delle chiavi dellappartamento e, dopo che le ebbe trovate ed
ebbe aperto la porta, lacrime presero a scorrere dai suoi malinconici occhi verdi. Un
nome, quel nome che aveva cercato di affondare durante tutto il giorno, e per molti
giorni prima di quello, negli abissi della coscienza, era tornato a galla: Gabriel.
Lo pronunci in un sussurro. Non per paura, ma quasi volesse accarezzare con la lingua
e la bocca il nome che da esse prorompeva. Percepirlo sulle labbra, fu unesperienza
straordinariamente simile a stringere un rasoio tra quei due rosei lembi di carne.
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Capitolo 13 - Camminando lungo il confine

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In quella stessa casa lei aveva posato per la prima volta i suoi occhi su di lui. Ricordava
fin troppo bene il volto sereno di lui mentre dormiva. Una beatitudine che lei non aveva
mai provato.
Una beatitudine di cui era stata la bellissima Nina, e non certo lei, lartefice.
In quella casa, Gabriel le aveva aperto, riluttante, il proprio cuore quando lei vi si era
introdotta, sera dopo sera, per leggere il suo diario e rovistare tra le sue cose. Avrebbe
fatto qualsiasi cosa per saperne di pi su quel meraviglioso estraneo, cos tormentato
eppure dotato di un candore tutto particolare. Inoltre era un demone, cos come lo era
lei. Lo stesso dono e la stessa maledizione.
Entrambi erano cos simili, eppure, lei sapeva, allo stesso tempo cos diversi.
Gill deposit le borse che aveva con s sul letto a pochi passi dalla porta e poi and di
filato in bagno a lavarsi via le lacrime dal viso.
Tornata nella stanza principale del piccolo appartamento, la giovane spalanc lunica
finestra della casa e si abbandon sul letto, interamente vestita. Chiuse gli occhi soltanto
per un istante. Non era stanca n, tanto meno, assonnata. La notte era sua da molti
anni ormai e viverla era unabitudine cos vecchia da essere difficile da sradicare. In fin
dei conti non le dispiaceva affatto. Era proprio durante la notte che il regno degli uomini
diveniva pi eccitante e, fintanto che le fosse stato possibile, lei lo avrebbe vissuto fino
in fondo. Fino allultima goccia di sudore e, se fosse stato necessario, fino allultima
goccia di sangue.
Dolore sordo e costante.
La sensazione di essere avvolta da qualcosa di viscido e freddo. Lo scorcio di una stanza
male illuminata. Qualcosa di tristemente familiare.
Gill si svegli a notte fonda. Non ricordava di averlo fatto ma, durante il sonno, doveva
essersi tolta la giacca e labito, abbandonandoli sul pavimento. Tutto ci che le era
rimasto indosso erano le calze bicolori e la biancheria intima. Guard la radiosveglia
sul comodino: era da poco passata luna di notte e aveva dormito pi di quanto avesse
desiderato. Fortunatamente aveva ancora davanti a s parte della notte con le sue
musiche, le sue luci e la sua gente. La ragazza salt, letteralmente, gi dal letto per
dirigersi in bagno e sciacquarsi il viso, cos da svegliarsi completamente. Alzandosi,
fece cadere qualcosa sul pavimento. Gill guard, sorpresa, ai propri piedi, la pagina di
un quotidiano. Osserv il grosso foglio di carta mentre un brivido serpeggiava lungo la
sua schiena.
Io non ho mai comprato il giornale fu il suo primo pensiero.
Si chin a raccogliere la pagina, lanciando occhiate alla porta e alla finestra. La porta
era chiusa. Lanta interna della finestra era aperta per far fronte alla calura estiva. La
serranda, invece, sollevata solo di qualche centimetro.
Possibile che siano passati da l? si chiese.
No... assurdo che non me ne sia accorta.
La ragazza guard nuovamente il foglio che stringeva tra le mani. Qualcuno aveva
sottolineato con un pennarello rosso il titolo di un articolo.
Attirata da quei segni, si concentr sulla pagina. Le pupille si dilatarono a dismisura
e gli occhi divennero interamente neri, cerchiati soltanto da una sottile corona verde
smeraldo.
Il titolo dellarticolo riportava: Un angelo mi ha salvata. Titolo che si adattava pi a un
giornale scandalistico che a un quotidiano, osserv Gill. Ciononostante, la ragazza
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Capitolo 13 - Camminando lungo il confine

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corvo, incuriosita, e al tempo stesso stranamente a disagio, inizi a leggere larticolo.


Erena - Un angelo mi ha salvata, continua a ripetere la giovanissima (11 anni) vittima
di un rapimento che avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di infinitamente peggio.
Maria, la chiameremo cos, infatti stata lultima preda di colui che ormai viene chiamato
la belva di Erena: Francesco Iano, apparentemente tranquillo e onesto usciere del locale
istituto di previdenza sociale.
Ripercorriamo brevemente le tappe di questa tragica vicenda che, almeno nel caso di
Maria, ha avuto un fortunato, quanto inspiegabile, epilogo. La piccola vittima conosceva
il proprio carnefice da anni. Luomo, infatti, viveva nello stesso edificio in cui Maria vive
con la propria famiglia. Proprio per questo motivo, due giorni fa, la sera del 20, davanti
allingresso del supermercato, la bambina non ha avuto alcuna remora ad avvicinarsi
alluomo nel momento in cui, approfittando dellapparente mancanza di testimoni e
di un attimo di distrazione dei genitori, in un primo momento, le ha detto di avere un
regalo per lei in macchina.
A quanto risulta dalle dichiarazioni della bambina, Francesco lha costretta a salire
sulla propria auto e lha portata fuori citt. Durante il tragitto, Maria, intuendo che si
stavano allontanando troppo da casa e che qualcosa non andava, ha cercato di chiedere
spiegazioni. Iano per, come la piccola riferisce: Non parlava ma sudava tanto e
guardava sempre la strada...
Raggiunta la tana dellorco (un edificio semi diroccato attorno a cui, ricordiamo, a oggi
sono stati trovati un totale di dodici cadaveri, tutti appartenenti a giovanissimi sotto i
tredici anni), questa vicenda, tragica ma terribilmente reale, sfuma nellincredibile.
Maria riferisce che, poco dopo essere scesi dalla vettura, dal cielo calato un uomo
dalle grandi ali nere.
L angelo avrebbe strappato la bambina dalle braccia del suo rapitore e condotto
questultimo allinterno del suo stesso covo. Dopo qualche minuto, l angelo sarebbe
tornato con una torcia in mano e avrebbe accompagnato la bambina sul ciglio della
provinciale 163, sparendo un attimo prima che un automobilista si fermasse per prestarle
aiuto. Durante il breve tragitto verso la strada, il salvatore della bambina non avrebbe
proferito alcuna parola, nonostante la piccola riferisca di avergli insistentemente chiesto
chi fosse. Langelo si sarebbe soltanto chinato ad assicurarsi che non fosse ferita. In
quelloccasione, Maria riferisce di aver notato che la creatura aveva occhi dorati e
molte cicatrici, quasi fosse un guerriero.
Gill smise per un istante di leggere e ripet, mentalmente Ali nere... occhi gialli...
cicatrici...
Se questo giornale, che da anni vi tiene seriamente informati su quanto avviene nella
nostra citt e nella nostra provincia, si permesso di suggerire che qualche strano
fenomeno effettivamente possa aleggiare attorno a tutta questa triste vicenda, di certo,
non si tratta di una scelta presa a cuor leggero. Fanno seguito a questo articolo alcuni
episodi che rendono la storia della belva di Erena quantomeno insolita nella sua tragicit.
Durante i primi sopralluoghi della polizia presso la casa degli orrori, a breve distanza,
stata rinvenuta, oltre il ciglio stradale, lauto di Iano con il suo corpo all interno.
Secondo lautopsia, il cadavere riporta ferite non compatibili con un banale incidente
stradale. Un eufemismo medico per riferire che il corpo delluomo giunto allobitorio
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Capitolo 13 - Camminando lungo il confine

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come se fosse stato sbranato da un branco di lupi.


... lupi... mormor Gill.
Un messaggio?
Un nostro giornalista, giunto sul posto per informarci sullaccaduto asserisce di aver
visto lauto di Trapani e riferisce che:
Lauto era pressoch intatta, salvo qualche ammaccatura. Il parabrezza per era in
mille pezzi, quasi fosse stato sfondato di proposito dallesterno.
Alcuni cittadini, recatisi nei pressi del luogo delle indagini per prendere coscienza
dellincredibile orrore che ha squassato Erena, hanno portato alla nostra redazione
alcune lunghissime piume bianche. Secondo esperti, contattati dal nostro direttore, tali
piume sarebbero penne remiganti compatibili con unapertura alare di cinque o sei metri.
Unapertura alare incredibile, due volte pi grande di quella di un albatros (luccello oggi
noto con la maggiore apertura alare) e tre volte pi grande di quella della nostrana
aquila reale. Dopo la lunga serie di omicidi, rimasta tuttoggi senza autore n movente,
che qualche anno fa ha drammaticamente e lungamente segnato la nostra citt, adesso
questo nuovo orrore si abbatte su di noi come una scure. Coincidenza? Improbabile.
Diversi disegni criminosi che fanno capo alla medesima mente malata? Forse. Certo
che, a causa del suo particolare passato, c gi chi parla di una maledizione scesa sulla
citt.
L. A.
Gill rimase in silenzio per un po dopo aver terminato larticolo.
Possibile che io non abbia saputo nulla di tutta questa storia? Daccordo, non guardo
molta TV, ma almeno qualche chiacchiera... strano che non mi sia giunta allorecchio.
La giovane, con aria pensierosa, accost indice e pollice alle labbra.
Possibile che si tratti davvero di un messaggio? Qualcuno che sappia... si chiese, poi
lasci cadere la pagina di giornale e si diresse in bagno.
Ne usc mezzora dopo, pi rilassata, interamente nuda e con la pelle e i capelli ancora
umidi. Accese le luci dellappartamento e, rovistando nelle borse del negozio in cui
era stata nel pomeriggio, tir fuori tutto ci che aveva acquistato. Mise gli abiti e gli
accessori sul letto e prov alcuni abbinamenti. Sebbene dai suoi gesti trapelasse una
certa impazienza per limminente uscita, la sua mente era occupata a riflettere sulla
misteriosa comparsa del giornale e sullo strano episodio di cui aveva letto.
Alla fine decise di indossare un body intimo nero, abbastanza sottile da lasciar trasparire
le morbide rotondit del suo seno ma non tanto da lasciare intravedere la sua pelle a
occhi indiscreti, la minigonna con i pizzi, le parigine e gli stivaletti neri. Prese al volo
la giacca, ancora era adagiata sullo scendiletto, e infil le mani nelle tasche laterali,
tirando fuori delle banconote spiegazzate.
Cont rapidamente il denaro e, con aria soddisfatta, ripose i soldi in tasca.
Un attimo prima di spegnere le luci e lasciare lappartamento, Gill rilesse un passaggio
dellarticolo:
... aveva occhi dorati e molte cicatrici.
Uscita dal portone dingresso del palazzo, la ragazza accanton i propri pensieri e lasci
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Capitolo 13 - Camminando lungo il confine

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che la notte laccogliesse e le offrisse i suoi doni.


Non si accorse che una piega nellangolo della pagina nascondeva una firma. Alcuni
frettolosi tratti di pennarello accennavano il muso di un gatto che strizzava locchio al
lettore dellarticolo e del messaggio nascosto tra le sue righe.

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Capitolo 14 Sogno di specchi


Chi sei? chiese attraverso la feritoia.
Chi lo vuole sapere? chiese lei, dopo alcuni secondi. Parlava a fatica, come sempre,
eppure non cessava di essere pungente.
Io... Laura...
Hai un bel nome le rispose laltra e Laura ebbe la netta impressione che stesse
sorridendo.
Perch sei chiusa l dentro?
Questione di punti di vista, potrei farti la stessa domanda.
I-io... balbett lei ... io... posso leggere qualcosa per te?
Leggere? chiese la sua interlocutrice ridendo. Ti sembra che io abbia bisogno di
sentire le stupidaggini di qualche libro ammuffito?
B-be... no... ma magari...
Dammi un po di acqua, almeno! Non so nemmeno quando stata lultima volta che
ho bevuto.
Acqua? Veramente, non so se... Laura si allontan di qualche passo dalla porta e si
guard in giro per la stanza. Il suo fu un gesto automatico, sapeva che non avrebbe
trovato da bere nella camera.
Eppure, a ben guardare, tra la scrivania e il letto, cera, fissato al muro, un lavandino di
ceramica e un rubinetto un po arrugginito. I raggi di sole si riflettevano sulla superficie
smaltata di bianco.
Comera possibile? Avrebbe quasi giurato che in quel punto non vi fosse assolutamente
nulla. Soltanto il muro. Cerc di concentrarsi ma i suoi pensieri si fecero nuovamente
confusi.
Allora? Vuoi o non vuoi darmi un po dacqua? chiese, impaziente e nervosa, la
ragazza dallaltro lato della porta.
Laura si avvicin al lavandino e vide che allinterno della piccola vasca di ceramica cera
una brocca di vetro. Ruot la manopola del rubinetto e lasci che la brocca si riempisse.
Non era, per, in grado di aprire la porta e non sapeva come poter dare da bere alla
ragazza sfigurata senza che quasi tutta lacqua andasse versata sulla porta o per terra.
Dopo averci pensato su per un po, decise di strappare una striscia di stoffa, aiutandosi
con le mani e con i denti, dalle lenzuola del letto. Annodato il lungo lembo di cotone a
una delle sbarre della feritoia, lasci che penzolasse sullaltro lato della porta, quindi
and a prendere la brocca.
Avvicinati disse e cerca di accostare, quanto puoi, il pezzo di lenzuolo alla bocca.
La ragazza che si trovava dallaltra parte avanz, un po carponi e un po strisciando. Si
tir su a sedere, con la schiena appoggiata alla porta.
Ci sono disse con un filo di voce.
Bene. Arriva disse Laura capovolgendo lentamente la brocca.
Lacqua impregn il cotone e prese a gocciolare nella bocca dellaltra giovane. La ragazza,
con la gola riarsa, toss un paio di volte prima di riuscire a bere.
Va meglio?
S, grazie rispose laltra a fatica.
Laura la sent sistemarsi meglio contro la porta, ma dalla posizione in cui si trovava non
riusciva pi a vederla.
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Capitolo 14 - Sogno di specchi

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Non che hai anche qualcosa da mangiare di l?


La ragazza si guard attorno. Questa volta la stanza era del tutto identica a come la
ricordava.
Non ho fame pens lei. Ma da quant che non mangio? Che ore sono? si chiese in
rapida successione. Non trov alcuna risposta.
No, mi dispiace. Non c nulla da mangiare qui.
Be, ci saresti tu.
C-che vuoi... dire? chiese Laura, ritraendosi un paio di passi dalla porta.
Non so... qualche dito. Magari una donazione spontanea di sangue? Che ne dici?
T-tu chi sei? Cosa sei?
Laura sent soltanto un leggero colpo contro la porta, poi il volto della ragazza prigioniera
apparve, improvvisamente, alla feritoia.
Io sono la parte migliore di te, Laura sibil.
La brocca scivol dalle mani di Laura e and in frantumi contro il pavimento.
Sei un demone, non ricordi, bambina? Un demone serpente.
No! Cosa... cosa stai dicendo? Io non sono un demone, io non... la ragazza boccheggiava
come se le stessero strappando via laria dai polmoni.
Scommetto che non c nemmeno uno specchio l dentro, non vero? gli occhi del
demone guizzavano a destra e a sinistra, come impazziti, scrutando rapidamente la
stanza dove la ragazza si trovava. Anche Laura, continuando a indietreggiare, si guard
attorno, senza trovare alcuno specchio.
Hanno commesso un errore. Un grosso errore. Si sono dimenticati che non si possono
addomesticare i serpenti, mai!
Laura si accasci sul letto, terrorizzata e ammutolita dalla creatura che le stava parlando.
vero disse allimprovviso una voce maschile.
Sia il demone che la ragazza si voltarono a guardare vicino alla scrivania. Un gatto nero
stava lisciandosi il pelo, passandosi ripetutamente la zampa sul muso.
Lui non... non... non sta veramente parlando pens Laura. Se avesse pronunciato
quelle parole ad alta voce, probabilmente, lo avrebbe fatto con tono isterico. I gatti
non parlano aggiunse, cercando di rassicurarsi.
C-chi sei? si azzard a chiedere. La sua voce era ridotta a poco pi di sussurro.
Il gatto smise di prendersi cura della propria pelliccia e fiss Laura, immobile.
Il felino, in effetti, parl, ma la voce che riecheggi nella stanza parve comunque, in
qualche strano modo, provenire dallanimale.
Mai sentito dire che i defunti possono far visita ai vivi durante i sogni? Be, io sono un
defunto e questo, naturalmente, tutto un sogno.

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Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre


Le spade, ancora nellimbracatura, erano adagiate sul letto e cos anche la giacca. Lo
spacciatore della citt vecchia non lo aveva fregato. La roba che gli aveva venduto era
buona e, una volta messe le pile, anche lo stereo aveva funzionato senza problemi.
Le piccole casse rettangolari gi diffondevano nel piccolo appartamento riff taglienti e
spettrali moniti sullimminente fine del mondo.
A quasi tre anni di distanza dalla sua ultima dose, Gabriel era seduto al tavolo di casa
propria. Tra la polvere accumulatasi sul piano di legno durante la sua assenza, giaceva
una piccola parte della merce acquistata soltanto qualche ora prima. La confezione di
cartone e plastica era aperta e parte del suo contenuto era fuoriuscito sul tavolo. Accanto
al pane di droga vi era linsolita maschera di metallo intarsiato che Gabriel, fino a quel
momento, aveva conservato con cura nella propria sacca. Durante il breve periodo
trascorso come tossicodipendente, leffetto delleroina sul suo organismo era stato
alterato dalla presenza del lupo. Cos, per quanto avvertisse gli effetti della sostanza, o
dellassenza della sostanza, nel proprio corpo, in realt ci che provava era una forma
di dipendenza pi leggera di quanto non sentisse un tossicodipendente umano.
Era come se gli effetti di una stessa dose di eroina fossero ripartiti tra il ragazzo e il
lupo e, per questo, la mutazione non si era mai verificata spontaneamente, prima che
Inganno operasse in lui la rivelazione dello spirito animale.
Era proprio questo aspetto della fisiologia demoniaca che Meroveo aveva scelto di
sfruttare per curare il demone dalla sovrannaturale infezione che lo stava divorando.
Dosi massicce di oppioide avrebbero potuto assopire gli oscuri che lo infestavano.
Tuttavia, se tutto ci che lo rendeva un demone fosse stato confinato in un oblio
artificiale, che ne sarebbe stato delluomo? Stando a quanto aveva detto il cerusico,
avrebbe dovuto trascorrere gli anni che gli sarebbero rimasti in uno stato di torpore e
di dipendenza fino a che il suo corpo non avesse ceduto al peso della cura. Questo nella
migliore delle ipotesi. Nella peggiore, sarebbe semplicemente morto di overdose, forse
anche dopo la prima dose.
Il demone lanci unocchiata alla maschera che aveva portato con s dal bosco delleclissi.
Lo strumento avrebbe avuto un ruolo centrale in quella diabolica cura. Nel serbatoio
al suo interno loggetto conteneva sieri e rimedi alchemici che, una volta mescolatisi
alleroina, avrebbero attenuato, almeno in parte, la nocivit della droga. Tutto ci che
Gabriel a quel punto avrebbe dovuto fare, sarebbe stato inalare i vapori sprigionatisi
allinterno della maschera e sperare per il meglio.
Questo, ovviamente, se il ragazzo avesse davvero deciso di sottomettersi alla schiavit
delleroina e avesse accettato di passare il resto della propria vita come un cadavere
ambulante.
Non fino a che non avr tentato di risolvere tutta questa dannata storia a modo mio.
Un rumore di passi sulle scale lo mise sullattenti e lo distolse dai suoi pensieri.
Per un breve attimo, Gabriel pens si trattasse di Leonora.
Forse riuscita a ritrovare la strada di casa disse tra s, sorprendendosi nel provare
un certo sollievo a quella possibilit.
Tuttavia, la speranza dur soltanto un breve istante. Il demone non tard ad accorgersi
che a muoversi sulle scale erano almeno due persone e che, con ogni probabilit, si
trattava di una coppia di adulti. Li sent aprire la porta dellappartamento al piano di
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Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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sotto e richiuderla subito dietro di loro. Sospir.


Ho aspettato fin troppo. Adesso ora di andare pens alzandosi.
Il ragazzo si affrett a infilare la busta con la droga in una sacca di stoffa e a riporre il
tutto nel proprio bagaglio. Stessa cosa fece con la maschera di metallo. Un quantit di
polvere bianca, che giudic trascurabile, rimase sul tavolo.
Le ultime luci del giorno svanivano allorizzonte e il vento invernale gli solleticava la
pelle del viso.
Non era spiacevole, non per una creatura come lui. Era pi simile a una carezza decisa.
La libert lo stava chiamando.
Era stato un capriccio a condurlo fin lass: il desiderio di estraniarsi almeno un po dalle
viscere della citt. Tuttavia, Gabriel era salito fin l, spinto anche dal bisogno di celebrare
in qualche modo la propria libert. In un certo senso, era l, sul tetto delledificio nel
quale un tempo abitava, che era cominciato tutto. Si era gettato da lass per porre fine
alla propria vita e, in effetti, cera riuscito. La sua vita da essere umano aveva avuto
termine quel giorno e doveva ringraziare Gill se non era riuscito a sfracellarsi, quattro
piani pi in basso.
Gill...
Adesso lei non era l a stringerlo nel suo abbraccio e lui voleva provare a se stesso di
essere davvero in grado di agire da solo e di decidere da solo. Un salto simbolico. Una
sorta di rito di passaggio o battesimo dellaria.
Gabriel si sporse oltre il parapetto e fu colto da un lieve senso di vertigine.
Qualcuno credeva di ricordare, ha detto che le vertigini sono il ricordo di quando
luomo poteva ancora volare. La mente ricorda il volo ma il corpo sa di non poter pi
librarsi in aria ed per questo che temiamo laltezza.
Torn sui propri passi. Raccolse e indoss la tracolla. Poi chiuse gli occhi, inspirando ed
espirando rapidamente, e quando li riapr, le iridi splendevano, dorate come mai.
Una breve corsa e il demone si lanci gi.
Non ricordava con esattezza cosa aveva provato la prima volta, saltando in stato
confusionale, e non sapeva cosa avrebbe provato adesso, cadendo per quasi quindici
metri. Pensava che avrebbe avuto paura perch, nonostante la forza che il lupo donava
al suo corpo, la sua mente era ancora, almeno in parte, umana. Eppure, stranamente,
fintanto che si trov in aria, fu colto da un profondo stato di benessere e pace. Il vento
freddo si infil sotto la giacca prima, e poi sotto la maglietta come se volesse cingerlo in
un abbraccio. In quel momento, laria gli sembrava essere il suo elemento pi di quanto
la terra non fosse mai stata.
La caduta non dur che un paio di secondi e Gabriel atterr sulla strada in posizione
raccolta. Sollevatosi in piedi, guard, soddisfatto, la sommit delledificio da cui era
saltato.
Peccato. durato poco si disse, e, voltando le spalle al palazzo, si allontan, deciso a
percorrere il proprio sentiero.
Avrebbe dovuto fare ritorno al bosco. Il tempo che gli era stato concesso lontano dalle
fronde era scaduto col tramonto ma, se lo avesse fatto, che ne sarebbe stato di lui,
costretto per sempre in uno stato di perenne apatia? E, soprattutto, che ne sarebbe
stato di Luna? Lei non era sua figlia, cos come lo intendevano gli umani, ma lo era
diventata, alla maniera dei demoni. Le aveva donato il suo sangue e, cos, una porzione
del suo potere. Qualcosa di lui, forse quello stesso qualcosa che lo aveva reso un ospite
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Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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sotto e richiuderla subito dietro di loro. Sospir.


Ho aspettato fin troppo. Adesso ora di andare pens alzandosi.
Il ragazzo si affrett a infilare la busta con la droga in una sacca di stoffa e a riporre il
tutto nel proprio bagaglio. Stessa cosa fece con la maschera di metallo. Un quantit di
polvere bianca, che giudic trascurabile, rimase sul tavolo.
Le ultime luci del giorno svanivano allorizzonte e il vento invernale gli solleticava la
pelle del viso.
Non era spiacevole, non per una creatura come lui. Era pi simile a una carezza decisa.
La libert lo stava chiamando.
Era stato un capriccio a condurlo fin lass: il desiderio di estraniarsi almeno un po dalle
viscere della citt. Tuttavia, Gabriel era salito fin l, spinto anche dal bisogno di celebrare
in qualche modo la propria libert. In un certo senso, era l, sul tetto delledificio nel
quale un tempo abitava, che era cominciato tutto. Si era gettato da lass per porre fine
alla propria vita e, in effetti, cera riuscito. La sua vita da essere umano aveva avuto
termine quel giorno e doveva ringraziare Gill se non era riuscito a sfracellarsi, quattro
piani pi in basso.
Gill...
Adesso lei non era l a stringerlo nel suo abbraccio e lui voleva provare a se stesso di
essere davvero in grado di agire da solo e di decidere da solo. Un salto simbolico. Una
sorta di rito di passaggio o battesimo dellaria.
Gabriel si sporse oltre il parapetto e fu colto da un lieve senso di vertigine.
Qualcuno credeva di ricordare, ha detto che le vertigini sono il ricordo di quando
luomo poteva ancora volare. La mente ricorda il volo ma il corpo sa di non poter pi
librarsi in aria ed per questo che temiamo laltezza.
Torn sui propri passi. Raccolse e indoss la tracolla. Poi chiuse gli occhi, inspirando ed
espirando rapidamente, e quando li riapr, le iridi splendevano, dorate come mai.
Una breve corsa e il demone si lanci gi.
Non ricordava con esattezza cosa aveva provato la prima volta, saltando in stato
confusionale, e non sapeva cosa avrebbe provato adesso, cadendo per quasi quindici
metri. Pensava che avrebbe avuto paura perch, nonostante la forza che il lupo donava
al suo corpo, la sua mente era ancora, almeno in parte, umana. Eppure, stranamente,
fintanto che si trov in aria, fu colto da un profondo stato di benessere e pace. Il vento
freddo si infil sotto la giacca prima, e poi sotto la maglietta come se volesse cingerlo in
un abbraccio. In quel momento, laria gli sembrava essere il suo elemento pi di quanto
la terra non fosse mai stata.
La caduta non dur che un paio di secondi e Gabriel atterr sulla strada in posizione
raccolta. Sollevatosi in piedi, guard, soddisfatto, la sommit delledificio da cui era
saltato.
Peccato. durato poco si disse, e, voltando le spalle al palazzo, si allontan, deciso a
percorrere il proprio sentiero.
Avrebbe dovuto fare ritorno al bosco. Il tempo che gli era stato concesso lontano dalle
fronde era scaduto col tramonto ma, se lo avesse fatto, che ne sarebbe stato di lui,
costretto per sempre in uno stato di perenne apatia? E, soprattutto, che ne sarebbe
stato di Luna? Lei non era sua figlia, cos come lo intendevano gli umani, ma lo era
diventata, alla maniera dei demoni. Le aveva donato il suo sangue e, cos, una porzione
del suo potere. Qualcosa di lui, forse quello stesso qualcosa che lo aveva reso un ospite
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Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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per gli oscuri, era trasmigrato in lei.


Se avesse accettato di vincolarsi a quella cura e se fossero rimasti al servizio dellEclissi,
lei avrebbe finito col condividere la sua stessa sorte? Se per una qualche ragione Gabriel
avesse potuto accettare di trasformarsi in un morto vivente, di certo quella non era la
vita che avrebbe voluto per la propria figlia.
Adesso pi che mai, il demone lupo era deciso a non lasciare nulla di intentato.
Avrebbe infranto il giuramento di fedelt che aveva stretto con Abele e con lEclissi.
Zamir si sarebbe occupato di Luna fino a che lui non fosse tornato.
Correndo al calar della sera, Gabriel pensava con una punta di amarezza di sentirsi fin
troppo a proprio agio nei panni del traditore.
La prima e unica volta che aveva messo piede in quel luogo, lo aveva fatto in preda alla
fame e in uno stato di profondo disorientamento. Tuttavia, non ebbe alcun problema
a trovare nuovamente il pub nel vicolo dove, da cucciolo, aveva perso il controllo e
divorato e ucciso non sapeva nemmeno quante persone.
Quello scorcio di citt era rimasto identico allimmagine conservata nei suoi ricordi
sfocati. Non avrebbe giurato che le scritte con la vernice spray nera sulla parete di
mattoni fossero sempre state l ma, ed era questo ci che importava, il locale era ancora
al suo posto. Come gi era accaduto quasi tre anni prima, anche quella notte vi erano
ragazzi fuori che sostavano per chiacchierare, fumare erba in pace o pisciare contro
un muro. Cera ancora, e ci a Gabriel non dispiacque, la musica ad alto volume che
invadeva il vicolo ogni qualvolta qualcuno apriva le ante della porta a molla allingresso
del locale.
Il ragazzo avanz con fare disinvolto e, complici le distrazioni in cui indugiavano i ragazzi
fuori, riusc a guadagnare lingresso senza che nessuno mostrasse di aver notato la sua
presenza.
Se non altro pens spingendo la porta questa volta ho dei vestiti addosso.
Un istante prima di sparire oltre la porta, il demone lanci unocchiata allinsegna al neon
che sporgeva perpendicolarmente alla parete. Durante la sua ultima visita, impegnato
comera ad avventarsi su tre facinorosi per placare i morsi della fame, non aveva fatto
caso al nome del locale. Un ghigno sinistro gli si dipinse sul volto quando lesse, tra i tubi
luminosi rossi e bianchi: Red moon. Una luna piena color rosso sangue occhieggiava tra
nubi bianche stilizzate.
Luna rossa tradusse Gabriel. Quel giorno cera la luna piena? si domand. sempre
stato questo il nome del locale o stato cambiato dopo la mia... visita?
Lingresso era piccolo e ospitava una guardiola di vetro temperato, in quel momento
vuota. Le pareti, di color rosso scuro, erano quasi interamente coperte da foto di clienti
pi o meno ubriachi, locandine di concerti e poster autografati di band di cui Gabriel non
aveva mai sentito parlare. La musica riempiva la stanza che faceva da intercapedine tra la
pista e lesterno. Una strana commistione di musica elettronica e sonorit, decisamente
pi aspre, tipiche dellhard rock.
Non male comment, tra s, il demone.
Incoll lo sguardo alle pareti e prese a passare in rassegna i volti divertiti, rabbiosi o
compassati che lo fissavano dallalto. Sguardi truci, sguardi seducenti, sguardi sognanti,
sguardi felici, sguardi sbronzi.
Ha senso quel che sto facendo?
Una notte, in quel locale, aveva mietuto le sue prime vittime umane. Non ricordava
nemmeno i loro volti o quanti fossero. Ricordava solo che erano in tanti. A volte, il loro
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Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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sapore lo tormentava ancora.


Qualcuno, una donna, ricordava, lo aveva attirato fin l con il proprio canto. Il suo spirito
ne era stato piegato e soggiogato. Non sapeva con esattezza come Inganno riuscisse
a rendere schiavi i suoi spettri ma quella donna, credeva, doveva possedere un potere
simile. Forse, sperava, la misteriosa cantante sarebbe stata in grado di assopire ed
estirpare dal suo corpo le presenze oscure che stavano infettando la sua carne e le sue
anime.
Eccoli! disse Gabriel, trionfante, non curandosi di aver parlato ad alta voce. Il demone
strapp un poster che si trovava a una decina di centimetri sopra la sua testa.
Sono loro.
La locandina raffigurava, su fondo bianco, quattro musicisti e una cantante. I ragazzi
indossavano jeans strappati e magliette con frasi provocatorie e nomi di rock band.
I quattro erano confinati sullo sfondo, fatta eccezione per il chitarrista che, con lo
strumento in mano e la bocca atteggiata in un ringhio, era appena dietro la cantante
in primo piano. La giovane, truccata pesantemente sulle labbra e attorno agli occhi,
indossava un corsetto in pelle sintetica viola acceso e un paio di hot pants dello stesso
materiale e colore. I capelli, neri con molte ciocche tinte di fucsia e di bianco, ricadevano
fin sulle spalle nude. Dalle sue orecchie pendevano una decina di orecchini di fogge e
dimensioni varie e perfino il labbro inferiore, not incuriosito Gabriel, era ornato da un
piccolo cerchietto di metallo.
Lo sguardo della cantante era cos intenso che il demone ebbe la sensazione che potesse
bucare la locandina e scrutare fin negli abissi della sua anima. In cima, il nome della
band era scritto con caratteri assai ricercati.
Alice in Wonderland lesse a bassa voce.
Quindi sei tu...
Quel viso e quello sguardo, Gabriel doveva ammetterlo, avevano qualcosa di
tremendamente
seducente. Anche se si trattava soltanto di una foto, la ragazza sembrava possedere un
fascino crudele che riusciva a solleticare le sue fantasie.
Messi da parte i sensi, tuttavia, non tard ad accorgersi che quanto stringeva in mano
era una traccia piuttosto debole.
Cosa speravo? si domand. Di trovarla qui, amichevole e disponibile a darmi una
mano? Forse, pens lho fatta un po troppo facile. Informazioni... mi servono altre
informazioni.
Questa roba da sola non basta mormor Gabriel e in quello stesso istante, qualcuno,
proveniente dalla sala principale, piomb nellingresso.
Ehi tu! Cazzo fai con quello in mano?
Luomo gli si avvicin con fare minaccioso. Era alto quanto il demone ma decisamente
pi grosso e muscoloso. Le luci soffuse del locale si riflettevano sulla sua testa pelata.
Gabriel lo squadr da capo a piedi. Aveva un abbigliamento eccentrico e decisamente
fuori stagione: una canottiera nera, un paio di jeans lisi e strappati nei punti giusti
perch fossero giudicati alla moda e non da buttare nella spazzatura. Un paio di stivali
italiani di pelle nera con le borchie in metallo completavano la divisa da finto rocker.
Allora? Non ci senti? Sei handicappato o cosa?
Un aristocratico... scherz Gabriel, un attimo prima che il suo stomaco si contraesse.
Non era ancora affamato ma di l a un paio dore al massimo la fame si sarebbe fatta
sentire, sul serio.
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Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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Gabriel rispose, glaciale: Qual il tuo numero di scarpe?


Cosa?
Risposta sbagliata disse il demone sorridendo mentre la sua mano gi si serrava
attorno al collo delluomo.
Un rumore sordo di tacchi risuonava, lento ma deciso, sul marciapiede deserto. Gabriel,
vestito a nuovo, ma con la stessa vecchia giacca in finta pelle nera, avanzava rapidamente
lungo una via secondaria.
Se stato furbo, e spero per lui che lo sia stato, lei dovrebbe vivere da queste parti.
In caso contrario torno l e gli strappo un altro pezzo.
Avanzava in silenzio, cercando di riflettere sul da farsi. Man mano che si muoveva verso
il centro della citt not che le strade si popolavano di pedoni e automobili e la cosa non
lo metteva a suo agio.
Fortuna che il tizio al Red Moon si gentilmente offerto di darmi una mano... e un
braccio... e un avambraccio.
Anche laspetto degli edifici mutava. I palazzi della periferia, dagli intonaci sporchi e
grigi o costruiti con mattoni rosso cupo, venivano sostituiti da antichi palazzi costruiti
secondo stili diversi negli ultimi quattro secoli e decorati in marmo e pietra grigia. Qui
e l, i bar, le pizzerie di quartordine, le cartolerie e i piccoli supermercati, lasciavano
posto a negozi di abiti, ristoranti eleganti e, persino, qualche gioielleria.
Gabriel non nutriva alcun interesse per quei luoghi. Guardava gli edifici e i negozi con
il solo scopo di trovare i riferimenti che il ragazzo del locale gli aveva fornito. Udito e
olfatto erano in uno stato di allerta quiescente. Era sullattenti quel tanto che bastava
per cogliere informazioni importanti, ma non troppo da impazzire per colpa di quelle
che quei luoghi, affollati e rumorosi, gli comunicavano. In maniera quasi maniacale,
Gabriel osservava le targhe agli angoli delle strade che riportavano i nomi delle vie, alla
ricerca dellindirizzo ottenuto al pub.
Sulle prime, il demone non vi fece caso. Non era uninformazione che aveva classificato
come degna di nota. Non si trattava di nulla che annunciasse una minaccia incombente
o svelasse la presenza delloggetto della sua ricerca. Era s una melodia, ma non si
trattava di una musica ipnotica come quella che gli aveva rapito il senno. Era una
canzone, vecchia di quattro o cinque anni.
Attraverso una finestra aperta, il ritmo insistente e le note suadenti si riversavano in
strada, incuranti dellora. La stessa canzone del sogno della notte scorsa.
Gabriel avrebbe voluto chiedersi quante possibilit ci fossero che si trattasse di una
coincidenza ma, dopo tutto il tempo che aveva trascorso con il popolo delleclissi, aveva
smesso di credere alle coincidenze.
Allimprovviso dovette fermarsi. Le luci artificiali si erano fatte cangianti e luminose in
maniera fastidiosa. Forse stava per perdere il controllo del proprio potere. Come se ci
non bastasse, anche il suo equilibrio sembrava essere compromesso. Il demone smise
di curarsi di quanto stava accadendo attorno a s e, senza volere, con la mente torn
indietro a una notte destate in cui nulla ancora sapeva di demoni, immortali, ombre e
tenebre. Un ricordo, delicato e tagliente come un rasoio affilato.
Aveva ventidue anni allora. La sua vita scorreva, monotona e insoddisfacente, tra il
lavoro durante la settimana e le serate con gli amici nel fine settimana.
Non che la gente con cui usciva non gli piacesse, semplicemente aveva limpressione
che quelle notti brave, trascorse a bere e a gironzolare per la citt, non portassero a un
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Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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granch. Vieni gli dicevano ci divertiamo. Gabriel, puntualmente, accettava linvito


e i suoi amici, altrettanto puntualmente, si divertivano. Lui, invece, il pi delle volte
si limitava a sedere al bancone e bere un paio di birre o, se era in vena di spese folli,
a sorseggiare un bicchiere o due di scotch. Dal proprio posto lanciava occhiate a chi
ballava, flirtava e sorrideva. Non capiva come potesse essere cos semplice per loro.
Gli sembrava quasi di appartenere a unaltra specie. Curiosamente, col senno del poi,
doveva ammettere di non essere stato poi cos lontano dalla verit.
Quella notte, la notte in cui aveva sentito quella musica, era una di quelle in cui aveva
stabilito di rimanere sobrio pi per necessit che per virt. I soldi iniziavano a scarseggiare
e lo stipendio non sarebbe arrivato prima di due settimane. I suoi amici, quasi tutti
conosciuti sul lavoro, erano riusciti a trascinarlo, con mille moine e la scusa del ritrovo
con altri colleghi, in un disco-pub. Dimenarsi allunisono con ritmi battenti non era il
suo forte e quindi era rimasto seduto a uno dei tavoli addossati alle pareti, guardando,
come di consueto, gli altri che si divertivano al centro della pista e desiderando, come
poche altre volte nella propria vita, un goccio di alcol.
Aveva pensato che, se solo quella tortura fosse durata mezzora di pi, si sarebbe
defilato. Tanto pi che casa sua distava solo un paio di chilometri e poteva farseli
benissimo a piedi. Meglio scarpinare che restare l. Non occorse attendere mezzora.
Furono sufficienti un paio di minuti, il tempo che il DJ cambiasse canzone perch la
serata di Gabriel subisse una svolta e lintera vita del giovane con essa. La musica si
fece pi lenta, quasi suadente e lei apparve allimprovviso, al centro della pista da ballo.
Nina, bella da mozzare il fiato e vestita di un succinto abito di cotone viola, muoveva i
fianchi e le spalle, ondeggiando sinuosa e languida a tempo con la musica. I suoi capelli
sottolineavano le sue movenze, ricadendo sciolti e morbidi sul collo, sulle spalle e sulle
braccia.
La musica inizi a procedere a scatti. Il demone udiva il suono come se la velocit di
riproduzione venisse ora accelerata, ora rallentata.
Un sapore acido, ormai noto, risal dal suo stomaco e sembr volergli bruciare persino
le narici. Manc poco che Gabriel vomitasse. Poi, cos comera venuta, la nausea svan
allimprovviso e anche vista e udito tornarono normali.
Sono loro... si stanno nutrendo dei miei ricordi... mormor, attonito.
Sta bene? chiese qualcuno con tono amichevole e preoccupato.
Cosa...
Le ho chiesto se si sente bene ribad qualcuno che stava strattonando il ragazzo,
come per farlo tornare in s.
Io... s. Credo di s.
Gabriel rimise a fuoco e vide davanti a s un ragazzo poco pi giovane di lui. Aveva i
capelli lunghi e biondi raccolti in una lunga coda e puzzava terribilmente. Il demone,
istintivamente, si port una mano al naso, cercando di impedire al tanfo di riempirgli le
narici. Listante successivo, per, accorgendosi della propria scortesia, si scus.
Non si preoccupi. Posso immaginare lodore che ho addosso. Dopo un po si finisce col
non farci pi caso.
Il giovane fece un passo indietro.
Cos successo? proprio sicuro di sentirsi bene?
S. stato soltanto un capogiro, davvero. Grazie.
Posso darle una mano?
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Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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No... cio s... scusami. solo che... mi chiedevo se sapresti indicarmi via Giordano
Bruno. Il numero diciotto.
quella traversa alla sua destra. Il numero diciotto dovrebbe essere in fondo alla
strada.
Sei stato gentile disse Gabriel, sinceramente. Buon lavoro.
Di nulla rispose il ragazzo e corse via verso un camion della spazzatura in sosta, un
isolato pi avanti.
Direi che ho perso fin troppo tempo comment il demone incamminandosi.
Via Giordano Bruno era poco pi di un vicolo, chiuso alle automobili da due colonne
paracarro di travertino. Lintera via era poco pi lunga di un centinaio di metri e
congiungeva due strade ben pi trafficate. Dopo pochi passi, il demone si ritrov di
fronte a una porta in legno chiaro con un grosso pomello dorato al centro.
In alto a destra, su di una tessera di ceramica bianca, era dipinto, con grafia elegante,
il numero diciotto, in caratteri azzurri. Il ragazzo sal i due gradini che sollevavano
lingresso alledificio dal piano stradale e diede unocchiata al campanello. Erano soltanto
tre i nomi a iniziare con la lettera A.
A. Schiavon, A. Liddell, A. Ferrari.
Spiritosa la ragazzina disse tra s Gabriel. Vediamo se la signorina Alice Liddell in
Wonderland a casa e schiacci sul citofono il secondo pulsante dallalto. Un ronzio si
ud provenire da qualche parte allinterno del palazzo.
Secondo piano annot mentalmente Gabriel.
Diede due colpi di tosse per schiarirsi la voce e, non avendo ricevuto ancora risposta,
scampanell nuovamente. Questa volta una voce femminile, un po scocciata, rispose
subito.
Chi ?
Nonostante la voce giungesse alterata a causa dellaltoparlante del citofono, Gabriel
cap immediatamente che si trattava di lei.
Tombola! disse tra s.
Scusi, signorina. Stiamo cercando la strada per la tana del Bianconiglio. Saprebbe
darci delle indicazioni?
Certo rispose, calma, la donna allaltro capo del citofono. Sempre dritto fino alla
fine della strada. Poi volta a destra e quindi vattene affanculo! concluse, riagganciando
bruscamente il ricevitore.
Adesso so dove sei. Non ho altro da fare che attenderti qui fuori.
Prendila dissero pi voci allunisono.
Lei non appartiene ad altri che a se stessa mormor Gabriel.
Si allontan qualche metro e prosegu con passo calmo, lasciandosi la porta alle spalle.
Intravide appeso al muro un manifesto in cui veniva pubblicizzata lannuale Festa
dinverno, prevista per il giorno successivo. Quasi distrattamente, strapp la parte
superiore dellaffissione e si infil in un vicolo cieco, sedendosi tra due cassonetti della
spazzatura, nascosto agli occhi dei passanti sulla via principale. Qui rimase in attesa
della propria preda. Le spade premevano contro la sua schiena, ricordandogli la sua
condizione di fuggitivo e le promesse fatte a se stesso e ad altri.
Luna, perdona questa mia fuga ma non voglio che tu viva accanto a un mostro n
voglio che tu debba sopportare sulla tua pelle quel che sto sopportando io. Trover una
cura. Te lo giuro.
Gabriel attese, improvvisamente stanco, cercando di non farsi dominare dal passato e
100

Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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dal presente.
Trascorsero poco pi di due ore durante le quali rimase accucciato nel vicolo, nascosto
dai cassonetti di metallo. Poi ud, finalmente, una porta chiudersi allinterno delledificio
in cui viveva Alice. Il demone si sporse leggermente oltre il cassonetto e, dopo qualche
istante, vide il portoncino dingresso, a una ventina di metri da lui, aprirsi e uscirne Alice
in tutta fretta. Non era truccata. Inoltre, la gonna chiara di jeans e la maglietta nera
le conferivano un aspetto pi sobrio di quanto non avesse sulla locandina della band,
con indosso gli abiti di scena. I capelli multicolore, gli orecchini e il piercing al labbro la
rendevano, per, facilmente riconoscibile.
La ragazza guard a destra e a sinistra, poi si avvi verso la strada principale.
Gabriel attese qualche istante per assicurarsi che si allontanasse una ventina di metri,
quindi si diresse a passi misurati nella sua stessa direzione.
La caccia stava entrando nel vivo e il demone inizi a sentirsi a proprio agio, come mai
era successo da quando aveva fatto ritorno in citt.
Gabriel volt langolo e si ritrov in una via piena di locali, negozi e un sacco di gente che
andava e veniva lungo il marciapiede. Nellaria si spandeva un lieve odore di salsedine.
Il mare non era che a pochi chilometri di distanza e il ragazzo era grato della possibilit
di avvertire quel leggero pizzicore alle narici. Si trattava di uno dei pochi odori che, nei
pressi della citt, poteva dire di trovare gradevoli.
A una decina di metri da lui, seminascosta dalla folla, sintravedeva la sagoma di Alice.
Che fosse o meno il suo vero nome, Gabriel ormai si era abituato a chiamarla a quel
modo.
Era frustrante avere cos a portata di mano la possibile soluzione ai propri problemi e
doversi mantenere a distanza da essa. Daltronde, cosaltro poteva fare? Pararsi davanti
a lei e al suo caratterino e mettere le carte in tavola? Rivelare chi era e che sapeva chi
fosse lei? Svelare i propri segreti e le proprie speranze? Non era prudente e non era
affatto da lui. Doveva riuscire per lo meno a sapere qualcosa in pi sul suo conto.
Inoltre, un altro interrogativo pesava come un macigno su tutta quella faccenda: Latebra.
Ne aveva sentito parlare abbastanza per sapere che non si trattava di semplici voci.
Controparte dei demoni delleclissi, quanti facevano parte di Latebra gli erano sempre
stati descritti come creature abbiette e decadenti e, quasi sicuramente, erano i membri
di questa societ segreta i nemici di cui erano soliti parlare in seno alla famiglia di
Inganno.
Con ogni probabilit, Alice ne faceva parte. Da quanto ne sapeva Gabriel non cera
alcun demone, stregone o alchimista vivente a Erena che non facesse parte di questa
oscura societ.
La ragazza avrebbe chiesto aiuto a qualcuno, se lui lavesse avvicinata? Se lo avessero
scoperto, che ne sarebbe stato di lui? Lo avrebbero ucciso? Quanto erano pericolosi gli
agenti di Latebra?
Ricordava di aver sentito storie su migliaia di cadaveri sepolti nei sotterranei della citt,
pronti a svegliarsi, se il Dragone di Erena lo avesse ordinato. Una volta di pi, troppe
domande e nessuna risposta. Lunica certezza che aveva era che cercare un contatto
con un demone di Latebra era qualcosa che avrebbe fatto andare su tutte le furie il
sovrano dellEclissi e il veggente. Sperava di riuscire a completare la propria missione
nel minor tempo possibile.
Come se ci non bastasse, sembrava che gli oscuri non si fossero ancora assopiti. Il
demone avvertiva nitidamente la loro presenza nella sua testa. Non sembravano volerlo
101

Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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tormentare, come spesso avveniva, con le loro richieste di sangue. Il loro silenzio
era, per, tuttaltro che rassicurante. Il demone aveva la sensazione che loro stessero
aspettando qualcosa, quasi fossero in agguato.
Si ferm, acquattandosi dietro una parete e cercando di mantenere il controllo di s.
Sperava che la preda non si allontanasse troppo. L non era come nel bosco: tanti
odori e rumori dietro cui nascondersi, tanti luoghi dentro ai quali sparire. Erena non
era una grossa citt. Gabriel ricordava di aver letto o sentito, da qualche parte, che
ospitava, allincirca, sessantamila anime (sebbene non fosse dato sapere quante di
queste fossero anime umane e quante no). Tuttavia, uffici, locali, vicoli e nascondigli
erano cos numerosi che Alice avrebbe potuto svanire come neve al sole.
Se solo potessi trasformarmi, ma credo che un lupo deforme darebbe troppo...
Il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un dolore acuto.
Gabriel toss ed ebbe la sensazione che qualcosa gli stesse graffiando lo stomaco e la
gola.
Lasciatemi in pace mormor a denti stretti.
Gli oscuri non risposero, eppure il demone aveva limpressione di sentirli irradiarsi nella
propria carne.
Che comprendano le mie intenzioni? si chiese. Rest immobile per non pi di una
manciata di secondi, poi riprese la caccia. Fortunatamente Alice era ancora in vista e
riusc a raggiungerla rapidamente. Mentre cercava di guadagnare terreno, un ragazzo
lo urt e Gabriel gli riserv uno sguardo furtivo: volto anonimo, vestiti anonimi. Il
demone se ne cur appena ma lepisodio fu sufficiente a rammentargli una maggiore
concentrazione.
La strada che si era trovato a percorrere poteva essere scambiata per la copia della
precedente: bar, negozi di abiti, banche, un sacco di gente.
Alla fine della via, Alice svolt a destra e Gabriel fece altrettanto. Altri palazzi eleganti,
altra gente, altri negozi. Gli scenari si susseguivano, tutti decisamente simili luno
allaltro. Soltanto dopo aver seguito Alice in una traversa laterale, senza alcun preavviso,
svoltato lennesimo angolo, il ragazzo si accorse di essere entrato in uno dei quartieri
poveri della citt.
La zona in cui aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita da umano, prima che Gill
lo portasse con s, era un disastro e Gabriel pensava si trattasse di uno dei posti pi
malandati di Erena.
Muovendosi tra quei vicoli irrealmente silenziosi dovette ricredersi. Gli intonaci dei
palazzi erano sgretolati in pi punti e lunghe crepe attraversavano le pareti esterne
degli edifici. I marciapiedi erano solo due strette strisce con pavimentazione irregolare
e sconnessa, a bordo di un largo nastro dasfalto. Tanto la strada quanto il marciapiede
erano squassati e aperti in pi punti dalle radici di alcuni grossi pini che svettavano, alti
quasi quanto i palazzi in striminzite aiuole ai margini.
In giro non cera quasi nessuno. Poco pi avanti, sotto un portico, sul lato destro
della strada, Gabriel vide un gruppetto di ragazzini calciare, a turno, un pallone contro
un muro per poi recuperarlo al volo. In lontananza si sentiva il rumore insistente
dellacceleratore di una moto di piccola cilindrata. Questi sembravano essere gli unici
indizi della presenza di vita da quelle parti, a quelle ore del giorno.
Alice svolt a sinistra, infilando una via secondaria. Il ragazzo ebbe limpressione che,
metro dopo metro, la giovane avesse accelerato un po landatura.
Che abbia capito? si domand. Dove diavolo mi stai portando? mormor.
102

Capitolo 15 - Prigioniero in una tela di ombre

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Il ragazzo continu a mantenere la distanza e, appena ebbe svoltato langolo, lanci


unocchiata fugace in alto, alla propria sinistra alla ricerca del nome della via che stava
percorrendo. Non che conoscere il nome della strada, in quel momento, avrebbe fatto
qualche differenza. Fu, pi che altro, un tentativo istintivo di orientarsi in quei luoghi
sconosciuti e inquietanti. Tutto ci che riusc a scorgere, per, furono due parole scritte
a mano con della vernice bianca sul fianco di un palazzo. Tra le scolature, ormai asciutte
da tempo, Gabriel lesse: via Lete.
Torn con lo sguardo su Alice e not che avanzava con andatura tranquilla e regolare,
quasi si trovasse a casa propria. Nel silenzio irreale e spettrale di quel quartiere la ud
addirittura fischiettare leggermente.
Quella via secondaria, vuota e desolante, si snodava stretta tra palazzoni scuri e cos
alti che sembravano rubare persino la luce del sole a chi si trovava in strada, gettando
lunghe ombre sullasfalto grigio.
Nonostante latmosfera triste e austera, Gabriel si sent allimprovviso pi a suo agio.
Quel luogo sembrava quasi una piccola isola di pace emersa allinterno del labirinto
caotico in cui aveva inseguito la ragazza fino a quel momento. Il demone rallent e
il suo animo venne colto da una inaspettata tranquillit. Pass la mano sulla ruvida
corteccia di un pino, quasi volesse accarezzarlo.
Fratello albero disse, con voce grave, anche tu qui come me. Solo in un mondo che
sembra essersi dimenticato delle storie pi antiche e di quanti le popolavano. Se tu hai
trovato asilo qui, forse anche io potrei fermarmi a tirare un po il fiato e ripos...
Apparve allimprovviso, emergendo letteralmente dalloscurit, nel silenzio pi assoluto.
Gabriel la not solo quando gli tir un lembo della giacca.
Vieni via! disse. La voce era infantile ma il tono assolutamente perentorio.
Nonostante Leonora si trovasse di fronte a lui, la sua voce gli giungeva flebile e confusa
come stesse parlandogli da una distanza ben pi considerevole.
Chi sei? domand Gabriel.
Non aveva nulla di diverso rispetto allultima volta in cui si erano visti, salvo una
variopinta sciarpa e un insolito abito di lana bianco, ornato di merletti, simile a quelli di
unillustrazione dei primi del Novecento. Ci nonostante, il demone non diede segno di
riconoscerla.
Io sono Leonora... e tu sei stato stregato. la sua voce. Loro sanno che tu sei qui.
Devi andare via o ti prenderanno! disse in tono concitato.
Leonora... replic il demone, soppesando quel nome quasi appartenesse a una
persona conosciuta in un lontano passato. S, adesso mi ricordo di te. Eri... nel campo,
vero? E poi sei sparita. Ma come sai che... Gabriel non complet la frase. La ragazzina
stringeva in mano qualcosa.
Sapeva che si trattava di un oggetto familiare ma non riusciva a riconoscerlo. Era come
se lo stesse guardando attraverso una lente deformante.
il tuo custode che mi manda. Lui vuole che io ti aiuti! disse lei, con voce esile.
Lui chi? ma mentre pronunciava quella domanda, tutto divenne chiaro e Gabriel
riusc a vedere realmente cosa Leonora stringesse in mano.
Leffetto fu quello di una secchiata dacqua gelida in pieno viso.
La ragazzina agitava davanti agli occhi del demone un vecchio cinturino lungo e stretto.
Sulla consunta superficie viola spiccava un nome che Gabriel ben conosceva: Luce.

103

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Capitolo 16 La linfa dei dannati


Abele sedeva a gambe incrociate, su di un sasso largo e piatto, in mezzo a una radura,
incurante della temperatura prossima allo zero. Il suo atteggiamento sembrava tuttaltro
che formale.
Ripetutamente, portava alla fessura che sulla maschera corrispondeva alla bocca, delle
mandorle tostate che teneva in un sacchetto adagiato sulla roccia, davanti a s. Per ogni
mandorla che mangiava, ne offriva una al folletto, seduto in silenzio sulla sua spalla.
La maschera del veggente rifletteva fastidiosamente i raggi del sole, cos che Luna era
costretta a spostare ripetutamente il viso o a ripararsi lo sguardo, ogni qualvolta Abele
muoveva la testa.
Tornando alle ragioni di questa convocazione. Voi chiedete udienza presso il re del
bosco perch una ragazzina riuscita in poche ore a evocare un incantesimo.
Tessere... intervenne Luna ma il cerusico cerc di zittirla, dandole un colpetto con il
gomito.
Come? chiese Abele. Il tono di sorpresa nella sua voce era udibile anche attraverso la
maschera metallica.
Si dice tessere puntualizz il piccolo demone, facendo un passo avanti e prendendo
le distanze tanto da Meroveo, alla sua destra, che da Zamir, alla sua sinistra, e non
evocare.
Abele rimase in silenzio per qualche secondo, poi si ud uno sbuffo, come se il veggente
stesse ridendo dietro la maschera.
Tessere... sei decisamente figlia di tuo padre, Luna.
Grazie rispose laconica la ragazzina.
Dunque, Meroveo, tu affermi che Luna abbia appreso i rudimenti dellarte magica in
maniera... come avevi detto?
... in maniera rapida e pressoch istintiva, ciambellano. Una rapidit mai vista prima.
Impresa notevole, se voi dite il vero, certo riuscita a pochi stregoni umani e pochissimi
demoni. Ma perch mai questo straordinario successo della nostra piccola Vento di Luna
dovrebbe interessare addirittura il sovrano del bosco? Posso capire linteresse di Zamir
in quanto comandante dei guardiani e congiunto della ragazzina ma scomodare il nostro
re per questo... be, mi sembra un po esagerato a dir la verit.
Ciambellano, il fatto che... riprese Meroveo.
Forse non tutto andato come previsto nella tessitura dellincantesimo?
S si limit a rispondere lui e la sua voce trem leggermente. Oltre allacqua, risultato
dellincantesimo, dalle mani di Luna scaturito anche liquido denso e scuro. Lodore era
acre e dolciastro, sembrava simile a quello...
... a quello del cibo andato a male.
S, ciambellano annu Meroveo stupito, e anche Luna e Zamir non fecero mistero
della propria sorpresa. Voi forse sapete di che si tratta?
La linfa dei dannati disse Abele con tono grave. Questa non affatto facile da
mandare gi.
Voi sapete di cosa si tratta? chiese nuovamente il cerusico, facendosi avanti e
affiancandosi a Luna.
Ammetto inizi a spiegare il veggente scendendo dalla roccia di averne gi sentito
parlare.
104

Capitolo 16 - La linfa dei dannati

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Fino a qualche secolo fa la chiamavano aquaoscura.


Abele si fece avanti fino a fermarsi davanti a Luna, il folletto, immobile sulla sua spalla,
punt il suo grosso e freddo occhio sul volto della ragazzina. La figlia di Gabriel sembrava
innervosita dallimprovvisa attenzione del veggente nei suoi confronti e indietreggi
leggermente, quasi volesse sottrarsi al suo sguardo impassibile.
Tuttavia, se di questo si tratta...
Mio signore, lho visto con i miei occhi. Le sue mani stillavano un liquame nero e...
ribad Meroveo ma il ciambellano delleclissi apparve quasi infastidito dalla precisazione
e lo zitt con un secco cenno della mano.
Se di questo si tratta, temo che una lunga conversazione attender noi tutti e Vento
di Luna, poich, perch lei comprenda il suo dono, necessario che conosca tutto di
se stessa. Un demone non pu guardare in fondo al proprio animo se ignora i propri
natali.
No! disse Zamir, prendendo per la prima volta la parola.
Abele e gli altri due demoni si voltarono di scatto, meravigliati dallinaspettata reazione
del patronus.
I miei natali? La mia nascita, intendete? Cosa c da sapere sulla mia nascita? chiese
Luna meravigliata.
Non c nulla che tu devi sapere. Gabriel tuo padre e... il demone parlava con
voce dura ma senza riuscire a mascherare la propria preoccupazione. Luna parve
accorgersene e, poich non era abituata a veder Zamir esitare, rivolse una domanda
diretta al guardiano:
E mia madre morta durante la caccia. Tu e pap mi avete tirata su qui nel bosco.
Cosa... cosaltro c che non so? Cosa mi avete nascosto?
Ci sono cose che per il tuo bene Gabriel ha taciuto, Vento di Luna. Verit su di lui e su
tua madre che...
Fu allora che accadde qualcosa che lasci tutti sbigottiti. Zamir scatt in avanti verso
il veggente, quasi volesse attaccarlo, senza che nessuno avesse modo di impedirlo. Il
demone si frappose tra Luna e Abele, tuttavia, tutto ci che fece fu porre una mano sulla
spalla libera di questultimo e parlare con tono insolitamente confidenziale: Abele, ti
prego, no.
Il ciambellano esit per alcuni istanti e sembr soppesare con cura le proprie azioni poi
chiuse le dita attorno al polso del guardiano.
Zamir, lodevole il tuo senso di protezione nei confronti della ragazza ma il suo potere
non cosa da poco. Se non sar in grado di domarlo, con ogni probabilit finir con
lesserne travolta. Puoi anche fare appello al mio potere se preferisci ma, credimi, so
quello che dico.
Il demone lasci che Abele spostasse la mano che aveva posto su di lui, senza opporre
alcuna resistenza.
Grazie mormor il veggente e torn a fronteggiare Luna.
La ragazzina aveva gli occhi colmi di lacrime ma il suo sguardo era duro e carico di
rabbia.
Vento di Luna, tuo padre e io... inizi il veggente ma la figlia di Gabriel lo interruppe
quasi subito.
Io mi chiamo Luna! url e si allontan di corsa.
Zamir cerc di fermarla ma Abele lo blocc.
Non andr lontano. Ha solo bisogno di sfogare la tensione prima di poter ascoltare la
105

Capitolo 16 - La linfa dei dannati

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sua storia.
Temo possa farsi male, ciambellano puntualizz Zamir, tornando a rivolgersi ad Abele
con il titolo onorifico.
Allora seguila, se preferisci, ma sta attento a non rivelare la tua presenza. Adesso
che ha intuito la menzogna, si sente tradita dalle persone che amava e di cui si fidava,
non occorre irritarla oltre. Quando sar pronta, conducila alla tomba della madre. Io e
Meroveo vi attenderemo l.
Zamir si limit ad annuire e si avvi lentamente, ripercorrendo i passi di Luna, lasciando
Meroveo e Abele da soli.
Ciambellano, siete sicuro che sia un bene raccontare a Luna tutta la verit? chiese
mestamente il cerusico.
Meroveo rispose il veggente traendo fuori dal sacchetto una mandorla e porgendola
al Folletto, non si tratta di scegliere tra una buona e una cattiva idea. Si tratta di dare
a Luna almeno una possibilit di sopravvivere.
Volete dire che c la possibilit che Luna...
...muoia? S, e della morte peggiore. Quella ragazzina sta per fronteggiare la sfida
pi difficile che abbia mai affrontato nella sua breve vita e se, come credo, Gabriel non
torner entro i termini convenuti, i suoi problemi non faranno che aumentare.

106

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Capitolo 17 Sullorlo del baratro


Un attimo prima, Gabriel si trovava per strada, mutatosi, senza essersene accorto, da
cacciatore in preda. Listante successivo, senza comprendere come, si era ritrovato in
piedi, nel buio del proprio appartamento, disorientato e ansante. Tra i due momenti,
solo una sequenza confusa di colori e voci. Odori, luci e suoni si mescolavano assieme
e rapidamente come allinterno di un vortice sensoriale. Leonora era di fianco a lui e
gli stringeva ancora la mano. Gabriel barcoll e fin col sedersi pesantemente sul letto.
Aveva limpressione di aver trattenuto il respiro fino a scoppiare. Un prepotente senso
di nausea lo tormentava.
Cos successo? Come abbiamo fatto ad arrivare fin qui? chiese. Pallido in viso, si
sentiva a un passo dal perdere i sensi.
Scusami ma dovevo portarti lontano da l. Il pi velocemente possibile.
La vista inizi ad annebbiarsi e nonostante il suo istinto gli stesse dicendo di non farlo,
Gabriel fu costretto a stendersi sul letto, sopraffatto da unimprovvisa e inspiegabile
spossatezza.
Perch mi sento cos? Lei... Alice... mi ha forse attaccato?
No, Gabriel. Non stata Alice. Sono stata io.
Tu? chiese lui, improvvisamente sullattenti. Il demone si sollev facendo leva sulle
braccia ma i suoi movimenti furono lenti e goffi. Leonora port una mano sul petto del
ragazzo, cercando di tranquillizzarlo e rimetterlo disteso.
Non ti ho attaccato Gabriel. Come ti ho gi detto, ho solo cercato di portarti lontano da
l il pi velocemente possibile. Purtroppo, la via pi veloce non era anche la pi semplice
da percorrere.
Che vuoi dire? Spiegati! disse Gabriel, irrequieto.
Io... noi... siamo passati attraverso il sentiero degli spiriti. questo che faccio io. Mi
muovo come fanno gli spettri.
Nonostante lo stato di affaticamento in cui Gabriel versava, al demone non sfugg il
tono usato da Leonora. Rispondendo alle sue domande, la ragazzina stava cercando di
chiedergli scusa.
Non ho percepito alcun segno della tua natura.
Noi ombre veniamo addestrati sin da piccoli a nascondere il nostro potere a qualsiasi
osservazione. una condizione irrinunciabile per poter vivere sotto la protezione di
Latebra.
Quindi tu saresti...
S, sono anche io un demone. Come te.
Gabriel sospir e si tir su a sedere come meglio pot, appoggiando la nuca contro la
parete fresca e continuando a tenere gli occhi chiusi.
Tra le ombre, temi sorrisi e sussurri pi di zanne e coltelli.
Cosa?
Senza curarsi di ripetere quanto aveva detto, Gabriel prosegu nella conversazione:
Tu non hai idea di cosa voglia dire essere come me disse il demone con voce pacata.
A quelle parole, Leonora torn a fissare il pavimento, imbarazzata.
Cosa vuoi da me, ragazzina? chiese, infine, Gabriel riaprendo lentamente gli occhi.
Lei lanci il cinturino viola che ancora stringeva in mano addosso al ragazzo.
Non sono qui perch voglio qualcosa da te. Sono qui per fare qualcosa per te.
107

Capitolo 17 - Sullorlo del baratro

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Gabriel prese tra due dita il cinturino e lo osserv attentamente nonostante loscurit.
Cos questo? Unaltra menzogna?
No, nessuna menzogna. Mi ha detto dove trovare il collare e ha aggiunto che se te lo
avessi fatto vedere, tu avresti capito che mi aveva mandato lui.
Lui?
Luce rispose, con semplicit, Leonora.
Gabriel sorrise e lanci il collare sul pavimento.
Stupidaggini si limit a commentare il demone, tossendo leggermente.
Leonora guardava Gabriel con aria incredula e questi ricambiava il suo sguardo con aria
quasi indifferente.
Non vedo come tutto questo potrebbe cambiare in alcun modo questa situazione. Luce
, o pi probabilmente era, un gatto. Non esattamente un amico o un fratello.
Hai ragione, Gabriel lui era ma che lui abbia smesso di vivere non implica
necessariamente che abbia anche smesso di agire.
Lincertezza balen allimprovviso negli occhi di Gabriel.
E hai ancora ragione quando dici che lui non era tuo fratello o un tuo amico. Lui era
molto di pi: era il tuo custode.
Il mio cosa? chiese Gabriel, accigliato.
Il tuo custode ripet Leonora. Sapevano... sapevamo cosa fossi... chi fossi gi da
tempo e ti avevamo affiancato Luce affinch ti sorvegliasse. Lui...
... era un demone anche lui.
S. Unanima impura, da tempo confinato nella sua forma animale.
Latebra... disse Gabriel, alzandosi in piedi.
Il demone ebbe limpressione di riuscire a vedere, finalmente, negli angoli bui della
propria storia.
S conferm Leonora con imbarazzo. Fortunatamente, nessuno poteva immaginare
che tu saresti potuto diventare ci che adesso sei, altrimenti mio... altrimenti avrebbero
decretato la tua morte immediatamente. La tua natura demoniaca era in fase quiescente
e Luce aveva il compito di sovrintendere al tuo risveglio, se e quando sarebbe accaduto.
Soltanto allora ti sarebbero stati svelati i segreti di Latebra e la storia del nostro popolo.
a questo mondo che appartenevi. Loro ti hanno strappato a noi.
Re dellinferno... quanto sa questa ragazzina? Chi davvero?
Non si pu dire che tu sia stata esattamente sincera con me, finora. Scommetto che
non successo nulla in quella catapecchia, quando sono arrivato in citt.
Dovevo avvicinarti in qualche modo disse Leonora, arrossendo.
Come sapevi dove trovarmi? chiese Gabriel ma laltra abbass lo sguardo e non
rispose.
Chi te lo aveva detto? La tua spia?
Il demone lupo, fino a quel momento, aveva parlato con voce calma e, per quanto le
sue condizioni glielo permettessero, controllata, ma si sentiva preso in giro. Era stanco,
confuso e la nausea sembrava non volerlo abbandonare. Ogni istante che Leonora
trascorreva in silenzio non faceva altro che innervosirlo ulteriormente.
Parla! grid Gabriel, facendo trasalire il piccolo demone che aveva di fronte. Il ragazzo
fece per scuotere la ragazzina per le spalle ma si sent venire meno e cadde per terra.
Leonora, spaventata, gli si inginocchi rapidamente accanto.
Sta calmo. A volte, percorrere il sentiero degli spettri pu debilitare molto e...
Il demone, per, sapeva che non era la debolezza il vero problema.
108

Capitolo 17 - Sullorlo del baratro

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Va via si sforz di dire, Gabriel.


No, io non vado. Ho promesso... io voglio restare.
Se resti... morirai. Io non posso frenarli ancora a lungo il demone prov ad alzarsi ma
le gambe sembravano non rispondere al suo controllo e cadde sul pavimento.
Gabriel! url Leonora, allarmata, capendo che cera qualcosa che non andava.
Gabriel si mise a pancia in gi. Del tutto incapace di muovere le gambe, cerc di
sospingersi sulle mani, in direzione della propria sacca. La pelle del viso e delle mani si
stava rapidamente ricoprendo di striature scure.
Dimmi cosa devo fare!
Il ragazzo ebbe un dj vu: Gill era per terra in preda alla fame e lui, accanto a lei,
cercava di
aiutarla.
Leonora... vai via... ripet Gabriel ansimando.
Dimmi cosa devo fare! insistette lei, con le lacrime agli occhi ma risoluta.
Va alla mia sacca e afferra quella maschera di metallo. Presto! si risolse col chiederle.
Le gocce di incubo che impregnavano la carne e lanima di Gabriel presero a scorrere
come nuova linfa nelle sue vene. Gli argini si erano rotti e gli oscuri stavano divorando
la sua carne.
Ancora una volta avrebbe ceduto al loro alieno potere. Le conseguenze, per, questa
volta sarebbero state di gran lunga peggiori delle altre.
Il ragazzo sent un fiotto caldo impregnargli i pantaloni. Stava definitivamente perdendo
il controllo del suo corpo, anzi glielo stavano strappando via. La sua coscienza ancora
vegliava sullo scempio che gli oscuri stavano facendo di lui.
Cosa devo fare? chiese Leonora, la sua voce tradiva il panico che stava provando.
A-aggiungi... un forte colpo di tosse interruppe la frase. Sangue nero ricadde sul
pavimento,
appena sotto le labbra di Gabriel, ... aggiungi la magia degli uomini nel serbatoio. Un
po...
Leonora afferr una presa di polvere bianca e, con mano tremante, lasci scivolare i
candidi grani nel piccolo boccaglio. Nelloperazione, buona parte della polvere cadde
fuori. La bambina, allora, ripet gli stessi gesti, con tutta la calma di cui era capace.
Dallapertura si lev un odore dolciastro. Un sottile filo di fumo verde luminescente risal
attraverso lapertura di metallo, brillando nelloscurit della stanza. Leonora cerc di
non respirare e corse a inginocchiarsi nuovamente accanto a Gabriel, con la maschera
tra le mani. I liquidi alchemici contenuti allinterno del serbatoio risuonarono urtando le
pareti di metallo.
Il demone prov a parlare ma la bocca si era irrigidita al punto che riusciva a emettere
solo suoni inarticolati. Sporse meglio che pot le mani in avanti per afferrare la maschera
ma la stanza era diventata ununica macchia scura. La bambina cap e pose la maschera
sul viso del ragazzo, in modo che il boccaglio si trovasse in corrispondenza della bocca,
poi affibbi le cinghie di cuoio dietro la sua nuca.
Il demone respirava le esalazioni dolciastre come fossero state pi buone dallaria pura
e, senza volere, mentre il suo corpo veniva sconvolto dai crampi, ripens a quanto gli
era stato detto sullo strumento che aveva appena indossato.
Le sostanze contenute nella maschera, combinandosi con leroina, avrebbero dovuto
rallentare gli effetti della droga. I bezoar, in particolare, recuperati dalle interiora di una
capra, avevano il compito di neutralizzare gli effetti pi nefasti del composto.
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Capitolo 17 - Sullorlo del baratro

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Magia degli uomini e magia delle ombre... pens Gabriel e quello fu il suo ultimo
pensiero cosciente. Ebbe limpressione che Leonora stesse dicendo qualcosa ma non
ne fu realmente sicuro. Il demone smise di curarsi di quanto stava accadendo attorno
a s e i suoi ricordi sciamarono, delicati e taglienti come rasoi affilati, dilagando sul suo
fragile presente.

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Capitolo 18 Il ricordo del serpente


Certo che questo un sogno: i fantasmi non esistono! I demoni non esistono!
Temo che la tua testa sia affollata di pensieri confusi e contrastanti, Laura. Demoni
e fantasmi sono reali come vento e dolore. Che tu non li abbia mai visti non significa
necessariamente che essi non esistano.
Diglielo! grid la ragazza dallaltro lato della porta, quasi stesse facendo il tifo per
Luce.
No! disse Laura e sembr aggrapparsi disperatamente a quella negazione.
S, invece insistette il gatto, saltando fin sul letto della ragazza.
No! No! E poi se questo un sogno, io non sono certo obbligata a credere a tutto
ci che mi dici. Tu sei solo frutto della mia immaginazione. Questo e nulla pi! Ora mi
sveglier e tutto sar finito! disse la ragazza con tono quasi isterico e prese a pizzicarsi
cos forte il braccio da sembrare che volesse scorticarsi viva.
Non quel genere di sogno, Laura aggiunse Luce, non cos che puoi svegliarti.
Il gatto si avvicin lentamente con movimenti flessuosi e poi, allimprovviso, le graffi
il dorso della mano.
Ahi! url lei, portando, di scatto, la mano alla bocca.
Come puoi vedere, figliola, sei ancora qui. Non c nulla al di l di queste pareti. Ti
trovi allinterno di un frammento immaginario creato per ospitare la tua mente. Al di
fuori di questa stanza c soltanto il buio. Cercano di domarti con loblio. Addormentano
le tue membra e confondono la tua mente.
Laura guardava la creatura che aveva davanti con occhi sgranati, continuando a
succhiarsi la ferita. Il sapore rugginoso del sangue le pizzicava la lingua.
Quel che c di buono, se cos si pu dire, che se vorrai tra poco ne sarai fuori.
La ragazza, evidentemente spaventata e confusa, osservava con gli occhi sgranati quella
creatura piccola e irreale, incapace di fare alcunch se non lasciare che calde lacrime le
rigassero le guance.
Tempo sprecato! url il serpente. Ci hanno separati e, fino a che non saremo riuniti
non...
Sta zitto! tuon la voce, facendosi bassa e forte. Laura, dimentica del dolore alla
mano, si tapp le orecchie.
Gli echi della voce si dissolsero e per qualche istante non si ud alcun rumore nella
stanza.
Non abbiamo molto tempo, Laura. Voglio che tu mi ascolti con attenzione disse la
voce e la ragazza, pi per paura che credendo sul serio a quanto le veniva detto, rimase
ad ascoltare.
Io non dovrei essere qui. Sono unanomalia nel sogno che hanno creato per contenerti.
Attraverso quel graffio una parte di me penetrata dentro di te. Ti fornir una sorta
di protezione. Non potranno pi confonderti n cancellarti la memoria ma non durer
molto.
Cancellare... prov a dire la giovane ma il suo tentativo di parlare fu cos debole che
quasi non si stup di essere interrotta.
Non adesso. Dopo avrai tutte le spiegazioni che ti serviranno, se le vorrai. Adesso
cerca di ripensare al passato. Agli ultimi ricordi che possiedi, prima di ritrovarti qui
dentro. Non importa se risalgono a tanto tempo fa. Trovali e percorrili poi come fossero
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Capitolo 18 - Il ricordo del serpente

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un sentiero. Vedrai che alla fine tutto ti apparir chiaro.


La ragazza, impaurita, prov a fare ci che le era stato chiesto. Inizialmente fu difficile
cercare di riavvolgere il nastro della memoria. Per quanto facesse le sembrava che nulla
vi fosse mai stato nella sua vita tranne quella stanza. Poi, lentamente, qualcosa inizi
a emergere e Luce, la stanza e ci che aveva attorno sembr sfilacciarsi. Gli oggetti si
fusero insieme e i colori presero a cambiare.
Inizialmente, soltanto immagini confuse di gente apparvero tutte attorno a lei, poi un
ricordo vero e proprio affior dagli abissi della sua memoria.
Aveva dodici anni nel 1984: abbastanza grande da potersi godere le prime carezze
sotto la gonna, apprezzare il film La storia infinita e Killem All dei Metallica, ma non
tanto da preoccuparsi di chi fosse Indira Gandhi o della scia di efferati omicidi nella
provincia di Firenze.
Dovera andato a finire quel tempo? Quando era svanita quellet in cui lamore, le
curiosit sul sesso e le imperfezioni del corpo sembrano cos importanti da occupare
interamente una mente giovane e vivace? Sembrava fosse trascorsa uneternit, eppure
lei ancora ricordava.
Come tutte le sue amiche sognava di innamorarsi del ragazzo che lavrebbe strappata
via dalla banalit della sua vita. Fantasticava, con un misto di romanticismo e lussuria, di
perdere con lui la verginit e linnocenza e potersi sentire definitivamente donna. Tuttavia,
a differenza delle sue coetanee, avvertiva gi allora uno strano turbamento. Qualcosa
che, istintivamente, le sembrava cos estraneo agli infiniti travagli delladolescenza. Il
disagio a volte era dovuto a piccoli episodi di scarsa importanza ma che finivano, per,
puntualmente col destare in lei una certa preoccupazione. Altre volte, invece, si trattava
di un immotivato malessere che sorgeva dagli abissi del suo animo e la sorprendeva nei
momenti pi impensati.
Cerano gli incubi, che la coglievano quasi ogni notte. Sogni cos orrendi da farla svegliare,
urlando, in preda al terrore e al ribrezzo. Di quanto la tormentasse nel sonno la ragazza
riusciva a ricordare ben poco e non se ne dispiaceva. Ci che, una volta sveglia, le
rimaneva impresso nella memoria, era una strana e sgradevole sensazione di sporcizia
su tutto il corpo. Quasi fosse strisciata attraverso lo scarico di una fognatura. La doccia
che, in quei casi, seguiva immediatamente il suo risveglio, non sempre sortiva leffetto
di lavar via quella rivoltante sensazione.
Cerano le piume nere, di cui ignorava natura e provenienza, che, di tanto in tanto,
ritrovava negli angoli pi nascosti della propria camera. Cerano il panico e il malumore
che spesso la costringevano ad abbandonare di punto in bianco qualsiasi cosa stesse
facendo. Cercare riparo in casa o, se non era possibile, in un luogo confortevole, non
alleviava affatto il suo stato. Semplicemente, doveva isolarsi da qualche parte (il pi
delle volte queste crisi le giungevano in classe e, per questo, era stata costretta ad
adibire il bagno femminile della scuola a proprio rifugio) e cercare di reprimere pi che
poteva il desiderio di urlare e vomitare.
Cerano infine quei momenti di vuoto in cui, semplicemente, non ricordava come fosse
arrivata fuori casa o perch stesse facendo azioni incomprensibili. Un momento prima
si trovava nella propria camera a fare i compiti e il momento successivo era a piedi nudi
in strada o in cucina, magari stringendo tra le mani il gatto.
Una volta, ci manc poco che sua madre svenisse, trovandola completamente nuda e
immobile, sul pavimento della sua camera. Laura giaceva riversa a pancia in gi, con
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Capitolo 18 - Il ricordo del serpente

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le gambe per met sotto il letto e con gli occhi sbarrati e inespressivi. Solo le urla di
sua madre che invocava il Signore alternativamente al suo nome le fecero riprendere
coscienza. Pi tardi non sarebbe riuscita a spiegare n alla madre, n al padre cosa
stesse facendo. Quel giorno, Leo, il loro gatto siamese, spar senza lasciare traccia.
A quellepisodio seguirono alcune visite mediche condotte da un neurologo e due
psichiatri dellospedale di Erena. Tuttavia, i referti furono negativi: da un punto di vista
strettamente medico, Laura era sanissima. Gli specialisti consigliarono ai genitori di
far esaminare il caso (completamente dimentichi di star parlando di una ragazzina di
dodici anni) da uno psicologo e fornirono loro alcuni nomi e indirizzi di colleghi che,
assicurarono, avrebbero potuto occuparsi della paziente con seriet e dedizione.
Laura, dal canto proprio, sebbene preoccupata per la recrudescenza delle crisi, si sentiva
fisicamente bene, come daltronde testimoniavano i certificati medici e aveva perfino
iniziato a usare alcuni nomignoli nel tentativo, vano, di esorcizzare il proprio malessere:
stronzaggine acuta, sonnambulismo al contrario, licantropia.
Lo psicologo, pensava, avrebbe dato una definizione pi scientifica al suo malessere.
Tuttavia, la ragazzina non ebbe mai modo di sottoporsi nemmeno a una visita dallo
strizzacervelli.
Ricordava che era inverno e che era stata una giornata qualunque di cui, curiosamente,
ricordava ogni dettaglio. La notte precedente aveva nevicato e quella mattina la neve
continuava a fioccare. Un sottile manto bianco avvolgeva i tetti delle case, i rami degli
alberi e il terreno. Amava e allo stesso tempo odiava la neve. Osservare le bianche
distese ricoperte da quella coltre le comunicava un grande senso di tranquillit interiore.
Era quasi come se, con gli occhi pieni di quel velo bianco, potesse comprendere
profondamente le proprie emozioni. In quelle circostanze, avrebbe trascorso, come in
effetti faceva spesso, ore e ore a cullarsi placidamente tra i propri pensieri. Altre volte,
per, la fredda immobilit che la neve portava con s la tormentava oltre ogni dire.
In quelle occasioni, la ragazzina finiva con il maledire la candida e gelida morsa che si
stringeva attorno a case e strade, isolandola dal resto del mondo.
Quel giorno era uno di quelli in cui lisolamento non le sembrava poi cos insopportabile.
I suoi genitori, loro malgrado, avevano dovuto andare a lavoro, lasciandola a casa da
sola. A causa di una fastidiosa febbre, infatti, Laura da un paio di giorni era costretta a
letto.
Nella casa silenziosa si respirava una strana atmosfera di quiete. La possibilit di poter
fare tutto ci che desiderava senza adulti tra i piedi conferiva alla sua solitudine un
che di elettrizzante. Rimasta sola, Laura aveva cercato di approntare, come meglio
poteva, un giaciglio di plaid e coperte, in soffitta. Non si trattava, certo, di una comoda
sistemazione: lambiente era umido e il duro pavimento di legno cigolava continuamente
a ogni minimo movimento. Tuttavia, la vista che si poteva godere dallabbaino la ripagava
di tutti i piccoli disagi. Sepolta tra quattro coperte, e con indosso il suo pigiama di flanella
rosa, la ragazzina osservava la citt imbiancata e le montagne pi in l, cercando di
non pensare alla propria malattia. La sua attenzione si perdeva dietro particolari di
poca importanza: il volo degli uccelli, la neve in eccesso che cadeva dai tetti spioventi,
la pigra danza del fumo che si levava dai camini. Fu proprio perch era concentrata su
questi piccoli dettagli che rimase sorpresa quando vide avanzare, a fatica, nella neve
una sagoma umana. Sulle prime, non si era accorta di quellunica, insolita, presenza nel
candore desolato che si stendeva fuori dalla finestra. Luomo, infatti, era interamente
vestito di bianco, cos come erano bianchi i suoi capelli. Per questo motivo, lo not
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Capitolo 18 - Il ricordo del serpente

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soltanto quando era ormai a pochi passi dalla sua casa. Laura guard lestraneo
incuriosita. Non sembrava essere del posto. In un paese di qualche centinaio di anime, si
finisce col conoscere tutti e luomo non era di quelle parti. Gi soltanto questo dettaglio
sarebbe stato sufficiente a suscitare in lei un qualche interesse per il misterioso straniero.
Inoltre, qualcuno che camminava per il paese innevato quando tutti gli altri andavano
a lavoro o rimanevano rintanati nelle proprie case davanti al camino acceso meritava la
sua attenzione.
La giovane rimase a osservare per alcuni minuti, ammirata, la figura che arrancava
nella neve. Dopo di che lammirazione si mut in sorpresa quando si accorse che luomo
stava avanzando proprio in direzione della sua casa. Man mano che si avvicinava, la
giovane notava sempre maggiori dettagli. I lunghi capelli che, a prima vista, le erano
apparsi bianchi, in realt erano di un biondo chiarissimo. La pelle, color porcellana,
lo faceva apparire, nella mente della ragazza, simile a uno spettro della neve, quasi
invisibile contro il candido sfondo. Un messaggero o una emanazione di quella coltre
bianca che tutto aveva inghiottito e che, magari, adesso avrebbe preso anche lei.
Per una ragazzina della sua et, e per giunta tutta sola a casa, uno sconosciuto che
sembrava intenzionato a bussare alla porta dingresso sarebbe stato qualcosa di
spiacevole o, quantomeno, poco opportuno. Questo senza tutte le fantasticherie che
Laura aveva elaborato su di lui mentre avanzava nella neve. Ragion per cui, nonostante
la curiosit suscitata in lei, osservava con un certo timore il lento svolgimento di quella
scena. Quando, poi, luomo alz gli occhi e rivolse lo sguardo allabbaino di Laura, la
giovane si scost rapida e si lanci sul letto, cercando infantile riparo tirandosi le coperte
fin sulla testa. Immobile in quella posizione, rimase in ascolto per un po. I secondi si
fecero minuti e, quando Laura stim fosse passato un tempo ragionevole, usc dal
proprio rifugio e, a passi lenti, giunse in prossimit della finestra. Sulle prime, si limit a
sporgersi appena, cercando di verificare se luomo fosse visibile. Sporgendosi poco alla
volta, si rese conto che non vi era nessuno tra la casa e la strada che la costeggiava, da
cui era venuto il misterioso visitatore.
Durante tutta la giornata, anche dopo che i suoi genitori avevano fatto ritorno, Laura si
sorprese pi di una volta a guardare fuori alla ricerca delluomo. Tuttavia, lui non torn
quel giorno e nemmeno quello successivo. Solo il terzo giorno, domenica, si ripresent
alla giovane.
Laura, avvolta in un cappotto scuro, vestiti pesanti e un paio di stivaloni azzurri,
girovagava a testa bassa e con le mani calcate nei tasconi del cappotto, in attesa che
la messa che aveva puntualmente marinato finisse e lei potesse tornare a casa senza
destare sospetti. Durante la camminata, aveva imboccato una via secondaria, asfaltata
solo per i primi metri e poi interamente in terra battuta. Cos facendo, si era spinta al
margine del paese, in una zona in cui non cera altro che i resti di unantica fornace per
cuocere largilla.
Lepisodio di qualche giorno prima faceva ogni tanto capolino nei suoi pensieri, ma era
riuscita quasi del tutto a convincersi che, probabilmente, si era trattato di unautomobilista
di passaggio che, forse sorpreso dalla nevicata, aveva avuto problemi con la macchina
e si aggirava per il paese in cerca daiuto.
Di l a poco avrebbe capito di essere in errore. La ragazza ud un corvo gracchiare e
istintivamente alz lo sguardo, irrigidendosi improvvisamente. Davanti a s vide lo
sconosciuto, vestito esattamente come lo era tre giorni prima. Soltanto un corvo, nero
come il peccato, si aggrappava alla spalla delluomo, infrangendo la delicatezza di quella
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Capitolo 18 - Il ricordo del serpente

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inquietante apparizione.
Ciao, Laura la salut lui con naturalezza, quasi la conoscesse da sempre.
Istintivamente, la giovane indietreggi di un passo, guardandosi attorno per cercare un
bastone o qualsiasi altra cosa con cui avrebbe potuto difendersi. Luomo, per, sembr
comprendere immediatamente le due intenzioni:
Oh, non occorre che tu perda tempo cercando qualcosa con cui colpirci. Non ci riusciresti.
Inoltre, non abbiamo intenzione di torcerti nemmeno uno dei tuoi meravigliosi riccioli
scuri.
Laura indietreggi ancora:
E allora cosa vuoi da me? chiese con voce, suo malgrado, eccessivamente stridula.
Luomo rimase in silenzio per alcuni secondi, poi, con unespressione serafica, le parl
come se stesse recitando le parole di un poema a lei sconosciuto.
Dimmi, mia cara, a volte non senti anche tu il canto della luna vibrare cos forte da farti
sussultare il ventre? Un richiamo che ti induce a svestirti dai tuoi panni mortali e donarti
alla notte? O forse tu appartieni a quanti, ammantati di tenebra e silenzio, vagano in
cerca di tutto ci che possa sedare il loro appetito? O magari ancora, estranea alla terra
e al cielo, attratta dagli scuri abissi, ti struggi per i limiti del tuo misero corpo umano?
Improvvisamente, Laura avvert laria attorno a s farsi gelida, come se brezze invernali
stessero indugiando, baciandole il viso e le mani, le uniche parti del corpo che non
aveva coperto.
Ma come diavolo parli? lo incalz la giovane. Sebbene le sue parole fossero minacciose,
il terrore della ragazza traspariva ampiamente dal tono della voce e dalla sua espressione.
Io non ti conosco cosa vuoi da m...
Laura, hai mai visto nei tuoi sogni una creatura dimmenso potere renderti libera,
spazzando cose e persone?
Fu come se qualcuno avesse acceso una luce in una cella buia della sua memoria. Ecco
cosa racchiudevano quei sogni che tanto ostinatamente la sua coscienza, al risveglio,
ricacciava nel profondo.
Il mio... come sai dei miei sogni? Chi sei tu?
Io... noi ti abbiamo osservata. da tempo che lo facciamo. Laura, nei tuoi sogni chi
uccideva chi? Ci terremmo a saperlo.
Chi sei, ti ho chiesto? Perch mi hai seguita? Noi chi? E chi altri c con te? Non vedo
nessun altro!
Le parole di Laura vennero gi dure come una pioggia di sassi. Luomo, per, non
accenn a scomporsi. Anzi sembr divertito dallagitazione della ragazza.
Nessun altro, non direi proprio rispose lisciando le penne del corvo sulla propria spalla.
A ogni modo, non sempre le cose sono ci che sembrano infine, dopo una breve
pausa, aggiunse: Io posseggo molti nomi. La gente ci si rivolge con nomi consoni alle
circostanze che lhanno condotta da me. Puoi chiamarci Notte, puoi chiamarci Oblio...

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Capitolo 19 Nella tana del lupo


Lentamente, Gabriel avvert il proprio respiro e cap di essere vivo. Cosa pi importante,
cap che il suo corpo ancora gli apparteneva.
Una dolce ragnatela di torpore, subdola e sottile, pervadeva ancora le sue membra.
Evidentemente, cap, non aveva ancora smaltito gli effetti del composto che aveva
inalato. Non del tutto, almeno. Sebbene, in tutta sincerit, il demone non potesse
affermare che quanto stava provando fosse spiacevole, odiava pensare che si trattasse
di un benessere indotto, artificiale.
Trascorse del tempo, Gabriel non avrebbe saputo dire quanto, e il demone percep un
gusto pungente.
Il sapore del cuoio e del metallo stavano solleticandogli le labbra, tormentandogli la
lingua e graffiando il palato.
Sapeva che si trattava della maschera che gli aveva salvato la vita eppure lo odiava.
Quel sapore acre gli ricordava il bavaglio che gli aveva imposto Inganno prima di liberare
il lupo.
Maschere che mostrano verit che sarebbe stato meglio non conoscere.
Maschere che promettono false libert.
Maschere che restituiscono vite dannate.
Maschere...
Cap di non essere in grado di pensare coerentemente.
Il tempo passava. Da quanto tempo era in quelle condizioni? Minuti? Ore?
Cazzo se si respira male dentro questaffare.
Sarebbe dovuto rimanere cosciente per tutto il tempo e invece era scivolato in una
specie di sonno vigile.
Diamine! Quanta roba ha usato Leonora?
Fu un pensiero del tutto istintivo e, nel momento in cui si stagli nella sua mente,
Gabriel riacquist coscienza della presenza della bambina nella propria vita. Doveva
essere l da qualche parte ma non riusciva a sentire alcun odore e non era ancora in
grado di aprire gli occhi.
Leonora... non ho pi scelta ormai e nemmeno lei ne ha. In fondo, sembra proprio che
io debba qualcosa a quella ragazzina.
Una vita fa, Gill lo aveva strappato via dalle braccia della morte, portandolo via dal
mondo degli uomini. Poco tempo dopo, lui aveva salvato lei, inimicandosi il bosco e il
suo popolo.
Oggi Leonora lo aveva salvato e, a sentire lei, aveva agito contro la sua gente.
Adesso lui avrebbe dovuto portarla via da Latebra e farle conoscere leterna oscurit
della cittadella delleclissi?
La storia si ripete ma mai due volte allo stesso modo disse tra s Gabriel.
Ripens ai suoi profondi occhi azzurri. Quegli occhi, cos giovani che pure avevano gi
conosciuto tanta sofferenza. Avevano visto cose che nessun bambino avrebbe dovuto
vedere.
Fantasmi... morti che le sussurrano allorecchio le loro tragedie.
Perderebbe davvero qualcosa se venisse con me?
Gabriel si rese conto che i suoi pensieri, man mano, divenivano sempre pi organici e
coerenti. Il risveglio era ormai alle porte.
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Capitolo 19 - Nella tana del lupo

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Cerc di muovere la mano destra ma senza successo: era incredibilmente pesante.


Prov, allora, a stendere le dita e ci riusc, ma il movimento fu tuttaltro che fluido.
Apr e chiuse la mano pi volte, saggiandone la capacit di controllo e la sensibilit.
Avvertiva un certo formicolio, ma si trattava di una sensazione sopportabile.
Qualcosa giunse al suo orecchio. Inizi come un pizzicore ma rapidamente si mut in un
suono ritmato: una melodia.
Lo stereo andava ancora e Gabriel si sent un po pi sollevato. Doveva essere rimasto
privo di sensi per una manciata di minuti o poco pi.
Cerc di aprire gli occhi ma la vista non gli fu di alcuna utilit. Macchie scure e variopinti
aloni luminosi si succedevano in una danza disordinata. Richiuse le palpebre, ancora
pesanti.
Prov a chiamare Leonora ma cap di non esserne in grado. Accadde allora che il demone
si accorse di qualcosa di strano. Spost la mano destra, lunica che riusciva a muovere,
sul pavimento e avvert nitidamente una consistenza terrosa sotto i polpastrelli.
Terra....? Ma come... cosa cazzo succede?
Le sue narici vennero invase da un odore che tante volte aveva sentito in passato. Era il
tipico odore delle stanze umide e chiuse da tempo. A quello si aggiungeva anche lacre
tanfo di olio bruciato. Si accorse, inoltre, che la pelle del petto, delle braccia e dei piedi
pizzicava leggermente e cap di avere indosso soltanto i pantaloni e che il luogo in cui
si trovava, qualsiasi fosse, era freddo.
Le spade ricord a se stesso e, spinto da quella preoccupazione, Gabriel cerc di
alzarsi ma tutto ci che ottenne fu un goffo guizzo in avanti delle spalle e niente pi.
La musica stava insinuandosi lentamente, sempre pi nitida, nelle sue orecchie. Le parole
scivolavano chiare nel labirinto del suo cervello pizzicando, qui e l, i suoi centri nervosi.
La canzone stava accelerando il suo risveglio. Il demone inizi a creare connessioni tra
le parole e a ricostruire interi versi:
It has been100 years since our children left
seduced and kidnapped by a multicolored fate
death doesnt wear just a black cape
Look around anybody can be your death...
Gabriel non cap le parole ma il ritmo sembrava quello di una filastrocca. Una nenia
cantata da una bambina.
Non una bambina cap listante successivo, una donna e non ...
Leonora! gli riusc di bofonchiare. Chi sei? Cosa le hai fatto?!
La nenia cess ma nessuno rispose alle sue domande.
Avanti. Togligli la museruola.
Il demone avvert qualcuno slacciargli le cinghie dietro la nuca e sent il boccaglio
scivolargli fuori dalla bocca.
Inspir a fondo e toss. Furono necessari diversi minuti prima che fosse in grado di
aprire gli occhi e potesse costruirsi una seppur vaga idea di dove si trovasse.
Si rese conto che il luogo sembrava essere uno scantinato. Non cerano finestre o,
quantomeno, Gabriel dalla propria posizione non riusciva a vederne: tutto era immerso
in una fitta penombra.
Soltanto una torcia di corda e bitume bruciava a qualche metro dal demone, rischiarando
lievemente loscurit.
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Capitolo 19 - Nella tana del lupo

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Ciao Gabriel.
Il demone cerc di voltarsi verso la direzione da cui proveniva la voce ma si rese conto
di essere incatenato polsi e caviglie alla parete. Era il loro peso a impedirgli di muoversi.
Qualcuno, con passo incerto, entr nel suo campo visivo. Gabriel ci mise un po a
metterlo a fuoco.
Era un uomo anziano. La chioma, lunga e fluente, gli conferiva una certa maestosit,
nonostante il suo fosse un fisico asciutto e il suo viso fosse segnato dagli anni. Le pupille
opache e malformate rendevano evidente la sua cecit.
Era un uomo molto vecchio e la voce che aveva udito prima non poteva essere certo
la sua.
Dov Leonora? Dove mi trovo e chi cazzo siete voi? biascic il demone.
Non preoccuparti di lei. sana e salva ma dovr pagare per la sua disobbedienza.
Fossi in te ad altro che riserverei la mia attenzione. Quanto alla tua seconda domanda:
io sono Orfeo, sommo dragone di Latebra e questi sono i sotterranei del regno delle
ombre. La mia casa e la tua.
Il dragone di Erena. Mi sono ficcato in un dannatissimo casino. Gabriel cerc di non
dar mostra dei suoi timori e cerc, anzi, di mostrarsi spavaldo.
Questa non casa mia.
Latebra significa asilo per tutti i demoni... be per tutti i demoni che possano condurre
una vita tra gli uomini ma, viste le tue particolari condizioni, per te faremo uneccezione.
Che vuoi dire?
Hai ascoltato le parole della canzone?
S. Hai un ottimo falsetto. Complimenti.
Gi constat, grave, il vecchio, mi avevano detto che sai essere alquanto irriverente,
Gabriel aggiunse, alzandosi in piedi. La canzone stata composta da mia figlia. Credo
abbiate gi avuto il piacere di conoscervi, tanto tempo fa.
Ciocche di capelli neri e altre tinte di rosso e di bianco entrarono nella visuale di Gabriel.
Le ho chiesto una mano per ridestarti dal tuo sonno. Come forse saprai, molto brava
a dissuadere gli animi.
Ciao Gabriel disse la giovane.
Alice... si limit a commentare il lupo, cercando di sollevare la testa e guardare negli
occhi la giovane donna.
Ti ho riconosciuto quasi subito, sai? Non dimentico mai unanima che sfioro. Sei stato
tu ad aver combinato tutto quel casino al Red moon, qualche anno fa.
Il demone non comment in alcun modo laffermazione della ragazza.
Oh esclam Alice, fingendo sorpresa Hai fatto cos tanto per conoscermi e adesso
che ci incontriamo non hai altro da dire?
Che vuoi farci? chiese Gabriel, cercando di tenere i propri pensieri per s. Sono
semprestato un tipo timido. Specialmente quando mi incatenano mani e piedi.
Comprenderai, Gabriel si intromise Orfeo che in qualche modo dovremo pur tutelarci
da te e dal tuo potere fuori controllo.
Loro sanno.
Gabriel lanci unocchiata pungente allanziano. Curiosamente, nonostante le sue
condizioni, Orfeo sembr avvedersi del suo gesto ma si limit a sorridergli senza
scomporsi affatto.
Di cosa ti meravigli, figliolo? Il marchio del re dellinferno ben evidente su tutto il tuo
corpo.
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Capitolo 19 - Nella tana del lupo

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Re dellinferno?
Lignoranza. Quale orrenda colpa disse Orfeo, ostentando disprezzo per la domanda
di Gabriel.
Perch credi che mia figlia ti abbia accolto con quei versi? Sai, lei lautrice di quella
canzone ma il contenuto... be quello ben pi antico e affonda le sue radici nel folklore
europeo.
Linglese non il mio forte e nemmeno il folklore europeo comment seccamente il
demone.
Sul volto di Orfeo apparve una smorfia di disprezzo.
Le parole della canzone recitano disse Alice, intromettendosi nella conversazione
Sono trascorsi cento anni da quando i nostri bambini ci hanno lasciati, sedotti e rapiti
da un variopinto destino. La morte non indossa soltanto una cappa nera. Guardati
intorno perch chiunque pu essere la tua morte.
Non c che dire. Molto poetico comment ironico il demone prigioniero, cercando
invano di forzare le catene.
la storia del pifferaio magico.
Il pifferaio magico! Il libro di fiabe nella casa di Gill! Chi pu essere stato... che lei
sapesse qualcosa? Cos farai anche tu?... era forse un messaggio per me?
Gabriel finse di non comprendere ci di cui stavano parlando. In effetti, fingere non fu
troppo difficile visto che, a tutti gli effetti, non capiva poi molto di quanto Orfeo gli stava
dicendo. A volte, nello strano mondo in cui era precipitato, fiaba era soltanto un altro
nome con cui chiamare la realt. Peccato che non ci fosse quasi mai un lieto fine.
Il tizio dei topi?
Oh no, mio caro Gabriel. I topi sono stati soltanto unaggiunta successiva. In realt,
la storia narra della scomparsa di centotrenta bambini rapiti da un pifferaio con indosso
vesti multicolori.
E allora?
Permettimi di raccontarti la favola della buona notte, Gabriel. Un demone, chiamiamolo
pure il pifferaio, per affinit con la storia che tu conosci, per anni aveva vissuto nella
foresta. Una notte, per, spinto dalla curiosit, giunse a una vicina cittadina chiamata
Hamelin. Qui trascorse una sola notte ma, durante quelle poche ore, fece scempio di
tutti i corrotti, i perversi e i sadici che incontr sul suo cammino. Allalba, le strade della
citt erano fiumi di sangue e sciami di mosche si ammassavano attorno ai cadaveri.
Gli abitanti della cittadina, scoperto quanto era accaduto, non riconobbero le azioni del
demone come un atto di giustizia e, anzi, cercarono invano di ucciderlo.
Il demone, sebbene si difendesse, non uccise nessuno tra quanti erano sopravvissuti alla
strage notturna. Nessuno tra quanti lo avevano assalito. Per punire il loro comportamento
mise in atto una singolare vendetta: uno dopo laltro, rap tutti bambini della citt,
portandoli con s, sulla montagna. Nessuno di loro, cos si racconta, fece mai ritorno
ad Hamelin. accaduto realmente, Gabriel, nel 1284. E non stato lunico episodio.
Il demone prigioniero osservava Orfeo, dubbioso e in silenzio.
Ci che chiesi a mia madre continu il Dragone la prima volta che raccont questa
storia fu: come mai il pifferaio non uccise gli uomini che lo avevano attaccato come
aveva fatto con quelli della notte prima? E mia madre rispose...
Perch gli uomini che lo avevano attaccato non erano cattivi disse Gabriel,
semplicemente. Un sorriso illumin il volto di Orfeo.
Esattamente. Il demone sapeva chi erano i buoni e i cattivi e non uccideva
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Capitolo 19 - Nella tana del lupo

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indiscriminatamente. Ma come poteva un demone che aveva sempre vissuto nella


foresta, e che tutto ignorava degli usi degli uomini, capire chi fosse buono e chi
cattivo?
Gabriel, stavolta, non rispose ma si limit a osservare luomo con espressione indecifrabile.
Conosceva la risposta ma non voleva pronunciarla. Se lo avesse fatto, le sue paure
sarebbero diventate reali.
Lui lo sentiva. spieg Orfeo. Il demone avvertiva il male che albergava in ogni uomo
e ne era attratto come una falena dalla luce di una lampadina. Gli orrori e gli incubi
che albergavano nellanima di quei malvagi erano il suo nutrimento e lui non poteva
sottrarsi al loro richiamo. Questa, Gabriel, la tua storia concluse il dragone.
Il demone accolse quella spiegazione, in silenzio, scegliendo ancora una volta,
ostinatamente, di non mostrare nulla dello stupore o preoccupazione che le parole di
Orfeo avevano destato in lui.
Vedi riprese a spiegare il vecchio, nessuno sa con esattezza quando o perch ma, a
volte, sorge tra le schiere demoniache ci che chiamiamo: Herlequin
Mi state prendendo in giro? Arlecchino?
Sai, credo che la tua ignoranza sia sconfinata, almeno tanto quanto la tua insolenza.
solo per la tua particolare posizione che ti degner di una spiegazione.
I miei pi sentiti ringraziamenti, allora disse Gabriel, portando una mano alla fronte e
mimando un grottesco cenno di riverenza.
Secoli e secoli addietro, gli umani credevano che durante linverno, quando la terra si
addormentava, alcune creature... demoni cacciassero e conducessero scorribande per
cielo e per terra. A guidare queste processioni era un essere particolare: lHarlequin
o Alichin, se preferisci unaltra dizione. Questo nome, che tu trovi tanto buffo, deve
le sue origini allespressione germanica Holle Konig: re dellinferno. Una creatura che
nelle leggende degli uomini indossa vesti multicolori e che viaggia accompagnato da un
corteo di demoni e peccatori. Questi sono i segni che annunciano la sua venuta. Come
quasi sempre accade, queste antiche leggende sopravvivono sotto forma di favole della
buonanotte o sciocche commedie. Nessuno coglie mai lorrore che pu celarsi dietro
la buffa fiaba. Nessuno si sofferma mai a scrutare il beffardo ghigno che caratterizza
la nera maschera dalle vesti variopinte. Tutti, ancora una volta, guardano solo ci che
desiderano ricordare. La verit, per, ben altra. Il variopinto pifferaio magico, la
grottesca maschera comica italiana e simili figure, altro non sono che la rievocazione
tragicomica di una terribile figura e di avvenimenti tragici e sanguinari destinati a
ripetersi in ogni tempo e luogo.
Il re dellinferno, il cavaliere della morte, il cacciatore di anime, colui che si nutre di
incubi. Un essere terribile generato nella parte pi oscura dellanima di Elara. Questo
ci che sei, Gabriel.
Io? si decise, infine, a domandare il demone.
S, anima impura. Tu indossi una pelle infestata di incubi. Le piaghe dipingono sul
tuo corpo le mille sfumature della tumefazione. Ecco la tua veste multicolore. Tu, mio
sfortunato amico, sei lharlequin disse lanziano, abbassandosi e, sebbene tu non
te ne sia reso conto, hai gi iniziato la tua caccia. Da giorni si sente parlare in citt
di nuovi omicidi e strane creature. Gli incubi dentro di te hanno fame e si nutrono dei
propri genitori. Sentono la carne di chi li ha generati e ti portano da loro, costringendoti
a cibartene. cos che lharlequin riconosce i malvagi.
Un gran bel po di cose da digerire, eh? comment sarcastica Alice.
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Capitolo 19 - Nella tana del lupo

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Io voglio solo tornare me stesso e andare a casa.


Spiacente ma temo che ci sia impossibile. Non puoi cambiare ci che sei.
Io non sono...
Oh no. tutto lopposto. Lo sei sempre stato Gabriel.
Sei sempre stato un ricettacolo per gli incubi riprese Orfeo. Sin dalla tua prima
notte da demone. In grado di comprendere la natura pi intima di coloro che ti stavano
attorno al punto da ridurli a un mero vizio o sentimento. Questa la tua essenza.
Cosa avete intenzione di fare di me?
In unaltra epoca, forse, non avrei avuto nulla a che ridire alla tua comparsa. Alcuni ti
avrebbero persino adorato, poich c addirittura chi crede che la nostra civilt sia stata
fondata da un tuo simile e che egli sia stato il primo dragone. Le notizie che riguardano
quellepoca, per, sono frammentarie e contrastanti e, personalmente, non condivido
questa credenza.
questo che temi, allora? Che io possa rubarti il posto?
Nonostante laspetto esile e stanco, Orfeo si abbandon a una risata profonda e quasi
grottesca.
Tu? Tu rubarmi la carica di dragone? Non hai neanche idea di ci che stai dicendo. Tu
non sei altro che una crisalide deforme e io sono del tutto intenzionato a porre un freno
alla tua metamorfosi.
Non che me ne freghi molto, a questo punto, ma se non lo fai per tenere per te questa
dannata baracca che chiami civilt, cosa ti spinge?
Vedi, Gabriel, questo un secolo strano. Tra i pi strani che io riesca a ricordare. Gli
esseri umani sembrano come impazziti e si comportano come belve affamate costrette
in unenorme gabbia. Si odiano lun laltro, si azzannano lun laltro come mai accaduto.
Di anno in anno progrediscono pi di quanto non abbiano mai fatto nelle decadi passate
e io ho una famiglia... una grande famiglia da proteggere. Se sorgesse un re dellinferno
adesso, in questa citt, in questo mondo, non oso immaginare quali e quante risorse gli
umani utilizzerebbero per fermarlo e con lui, tutti noi. Il nostro stile di vita ne sarebbe
distrutto e noi saremmo preda di un nuovo genocidio.
Tu temi gli esseri umani?
Io temo la loro dissennatezza.
Se anche lharlequin si nutrisse di soli umani, cosa ti dice che io, Gabriel, abbia remore
a uccidere altri demoni, Orfeo?
Lanziano si ritrasse, di colpo, pallido in volto.
Una ragione in pi per annientarti, Gabriel.
Tutti voi non...
Questa osserv lanziano dirigendosi verso una scala in pietra distante una decina
di metri. A qualche passo di distanza, seguiva Alice. La giovane prima di allontanarsi
aveva salutato Gabriel riservandogli un cenno della mano e parole irrisorie:
Mio padre era nel giusto, dicendoti che questa sar la tua casa ma non per questo il
tuo sar un soggiorno piacevole. Addio, re degli incubi... e del nulla.
Gabriel ud una porta aprirsi cigolando e poi richiudersi pesantemente.
Il demone prese a riflettere su quanto gli era stato appena detto e su quanto aveva
letto a casa di Gill. Rimettere insieme tutti i pezzi di quel complicato mosaico, cos da
provare a capire cosa gli stesse davvero succedendo era tutto ci che poteva fare per
non lasciarsi sopraffare da quella follia.

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Capitolo 20 Guardiani sul confine


Lissa sistem con cura la sfera di vetro e metallo nellapposito alloggiamento
sullimpugnatura della propria spada e la ruot con cura, fino a che non ud uno scatto
leggero. Larmnia adesso era ancorata e connessa allarma. Mancava un paio dore
allalba e loscurit, ancora fitta nel folto del bosco, rendeva possibile distinguere
nitidamente le lingue di fiamma danzare attraverso il vetro spesso e temprato.
Da retta a me! Staremmo meglio senza tutti questi maledetti arnesi della tecnologia
vorace disse un enorme demone, per met orso, riattizzando con un lungo ramo le
braci del fal. Le mie braccia e le mie zanne! Non mi serve altro per fare a pezzi quei
dannati affari e ricacciarli nel buco da cui sono venuti fuori!
Ammirevole da parte tua, Ax intervenne Lissa, brandendo di fronte a lui la propria
spada, certo, per, non ricordo di aver sentito obiezioni tutte le volte in cui Saetta e i
miei incantesimi, ti hanno salvato il culo.
La tua stata solo fortuna, Lissa. Ce lavrei fatta anche senza di te e della tua splendida,
scintillante, fottutissima spada caricata a fiamme comment aspro il demone, anche
se con meno spocchia di prima.
Certo, ragazzone, come no? Continua a crederci lo punzecchi il demone gatto.
Tutto ci che mi occorre unoccasione. Se solo questa notte uno di loro si fosse fatto
vivo...
Un terzo individuo, in disparte, accenn una breve risata.
Il silenzio segu quel breve moto di ilarit. Solo lo scoppiettio delle braci e il mormorio
del vicino fiume rompevano la quiete.
Ci trovi qualcosa da ridere, Gabriel? chiese, a gran voce, il demone orso.
Nulla. Ti conviene prepararti, ragazzone. La notte non ancora finita e loro verranno
prima dellalba.
Le parole di Gabriel ebbero leffetto di rabbuiare Lissa ma su Ax non sembrarono sortire
lo stesso risultato.
Ne sei sicuro? chiese il felino.
Sai come si dice, no? Sono gli incubi prima dellalba quelli destinati a divenire reali.
Oh gi. Lui lo sa. Lui lo sente! disse lenorme demone, caricando di ironia lultima
parola. Cos, lupo spelacchiato, non vedi lora che i tuoi maledetti fratellini vengano
a farci compagnia stanotte?
Il demone lupo sedeva sotto un albero a un paio di metri dagli altri due guardiani.
Un manto pesante impediva alla neve sul terreno di bagnargli le vesti. Fino a quel
momento, aveva parlato senza degnare di uno sguardo i propri interlocutori. Tuttavia,
le parole del demone orso erano state sale su una ferita aperta. Gabriel riport gli occhi
e la mente sulla terra, riservando ad Ax uno sguardo tagliente.
Le notti cos quiete e calme erano diventate intollerabili per Gabriel. La caccia e la lotta
lo aiutavano a stare lontano dai suoi pensieri. Provocare quella testa calda di Ax non
sarebbe stato molto ma lo avrebbe aiutato a distrarsi per un po, prima della caccia.
Non per limminente arrivo dellincubo che ridevo ma per le tue parole. solo che...
non credo tu ce la possa fare senza Cat-woman a guardarti le spalle, Yoghi.
Come Gabriel si aspettava, Ax, evocando il potere dellorso nelle proprie mani, si lanci
contro di lui ad artigli sguainati.
La coltre di neve era spessa e compatta, cos che il grosso demone non ebbe problemi
122

Capitolo 20 - Guardiani sul confine

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a raggiungere rapidamente laltro guardiano.


Lissa non tent nemmeno di fermare il compagno e rimase seduta a osservare la scena.
Gabriel scatt in piedi, pronto a fronteggiare lenorme massa di muscoli che gli correva
contro.
Andiamo, orsacchiottone mormor. Gi... un bel peluche da duecento chili aggiunse,
poi, tra s.
Come Gabriel lo aveva visto fare molte volte, Ax prese a sferrare poderosi colpi con gli
artigli. Le sue braccia erano grosse come tronchi dalbero e Ax riusciva a muoverle a
una velocit impressionante. Gabriel riusc a schivare la raffica di attacchi e si spost
dietro il proprio avversario. La mano del lupo scivol sullelsa dellarma che pendeva al
suo fianco. Fu, pi che altro, un gesto dettato dallabitudine. Non avrebbe sfoderato una
spada contro un altro guardiano, per quanto egli potesse essere borioso e sciocco. La
spada che adesso portava con s, meno che mai.
Gabriel, allora, sferr una poderosa gomitata alla schiena del guardiano. Ax incass il
colpo e si volt per attaccare di nuovo ma Gabriel schiv ancora limpressionante mano
artigliata del demone.
Sta fermo e combatti onestamente, bastardo!
Onestamente o come uno sciocco, orsacchiottone? lo incalz nuovamente Gabriel,
spostandosi di lato e colpendo la coscia dellavversario con una ginocchiata. Il colpo
fu ben portato e inflisse allaltro un dolore lancinante. Ax si port, istintivamente, una
mano al quadricipite e imprec nuovamente.
Brutto... schifoso... bastardo. Ti far a pezzi!
Laspetto di Ax inizi a mutare e, sebbene nulla annunciasse unimminente trasformazione,
le sue sembianze si fecero ancora pi selvagge. Lorso era a un passo dal perdere il
controllo. Gabriel, intanto, era riuscito ad allontanarsi qualche metro di distanza da Ax
e, a braccia conserte, sorrideva, arcigno e compiaciuto per il fastidio arrecato al grosso
demone. Sapeva che pi lo avrebbe picchiato e pi quegli sarebbe diventato furioso
e i pi i suoi colpi sarebbero stati approssimativi. Tutto ci garantiva al demone lupo
levasione di cui andava in cerca. Se pure Gabriel ebbe limpressione che una voce nel
suo cervello stesse dicendogli che quanto faceva era sbagliato, il ragazzo scelse di non
ascoltarla.
Troppe voci ultimamente si addensavano nella sua mente. Semplicemente, aveva smesso
di ascoltarne la maggior parte e la sua coscienza quella notte fu tra le inascoltate.
Peccando di eccessiva sicurezza nelle proprie capacit o forse perch troppo divertito
dal tormento inflitto ad Ax, Gabriel si accorse troppo tardi che Lissa, dopo un lungo giro,
si trovava adesso alle sue spalle.
Adesso basta disse, sicura di s, come sempre.
Gabriel, sorpreso, si volt di scatto mentre Lissa indietreggiava di un passo. In un batter
docchio, il demone lupo si trov Saetta, la spada di Lissa, puntata alla gola. Larmnia
sullelsa riluceva di bagliori aranciati, a causa delle lingue di fiamme che vi erano state
sigillate allinterno.
Stai esagerando. Torna a sedere, lupo.
Non lo farai... la sfid, ma rest immobile mentre Lissa, lentamente, portava la mano
sulla sfera di vetro, chiudendovi sopra le dita.
Mettimi alla prova.
Forse Lissa non faceva sul serio. Forse avrebbe confidato sui riflessi del demone lupo.
Gabriel non lo seppe mai.
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Capitolo 20 - Guardiani sul confine

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Il terreno vibr mentre Ax, tenendo fede al proprio nome, con un salto, si abbatt su
Gabriel come una nemesi piovuta dal cielo.
Ax, no! url Lissa ma invano. Limpatto fu spaventoso e Gabriel cadde rovinosamente
a terra, a un passo dallincoscienza. Su di lui, ansimava lorso. Il volto stravolto dalla
rabbia.
Sei un grosso... gigantesco idiota! Ti stava soltanto prendendo in giro!
S? chiese il demone con la voce carica di livore. Dopo tutto questo tempo avrebbe
dovuto capire che con me non si scherza.
Lissa si accost a Gabriel, riverso a terra e privo di sensi. Sangue talmente scuro
da sembrare nero fuoriusciva dalla tempia sinistra e colava verso la guancia. Tast
nelle immediate vicinanze della ferita e poi, sullo stesso lato, scese verso la spalla. La
posizione delle ossa non lasciava alcun dubbio.
Ha una spalla slogata ma la ferita alla testa si sta gi rimarginando. Devessersi ferito
cadendo. Cazzo, Ax hai idea di cosa significhi duecento chili che ti piombano addosso
da quellaltezza?
Adesso s e credo lo sappia anche quello stupido mostro. E poi ha cominciato lui!
comment lorso compiaciuto.
Due maledetti ragazzini. Monto la guardia a un passo dalla bocca dellinferno con due
stramaledettissimi ragazzini! Aspetta soltanto che lo venga a sapere Zamir.
Oh, gi. Il nostro comandante: il tuo Zamir. Dimmi, Lissa, te lo sei gi fatto?
Piantala, Ax! rispose lei, non senza che un qualche imbarazzo trasparisse dal suo
volto.
Oh ma certo che s! E, dimmi, com sentire quella mano meccanica sulle tette?
Scommetto che...
Se vuoi posso farti sentire com avere questo braccio meccanico su per il culo. Che
ne dici Ax? tagli corto Zamir, comparso allimprovviso nella radura. Indossava pesanti
vesti scure su cui erano fissate elaborate placche di metallo. Larto sintetico era appena
celato dalle pieghe del mantello ma le sue dimensioni, sensibilmente maggiori rispetto
a quelle del braccio destro, erano ben evidenti. La spada corta pendeva al fianco destro,
ancora allinterno del fodero.
Cosa successo qui? Il casino si sentito per chilometri fin dentro il bosco.
Be... ecco... inizi Lissa, ma Ax la interruppe quasi subito.
Succede, grande capo, che io e il tuo cucciolo ci siamo lasciati un po prendere la mano
e lui... be... adesso sembra pi di l che di qua.
Il maestro darmi, imperturbabile, avanz fino al corpo inerte di Gabriel.
Lissa? chiese accovacciandosi accanto al proprio figlioccio.
Allincirca successo quel che ha detto Ax. Gabriel lo ha provocato e hanno iniziato a
darsele. Gabriel ha avuto la peggio. Ax gli precipitato addosso.
E tu cosa stavi facendo in tutto ci? Stavi a guardare? chiese Zamir, alzandosi di
nuovo in piedi.
Ho cercato di convincere Gabriel a smetterla. stato in quel momento che Ax lo ha
colpito.
Ehi! Lavrei colpito anche senza che tu ti fossi messa nel mezz...
Ma Ax non termin... ingranaggi e pistoni si misero in moto, tendini si tesero e le dita
sintetiche di Zamir si chiusero tra le gambe del demone Orso. Questultimo emise un
grugnito di dolore e si pieg istintivamente in avanti.
Ridurre in queste condizioni un compagno durante una guardia intollerabile.
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Capitolo 20 - Guardiani sul confine

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La mano di Ax cal sulla testa di Zamir ma il demone cane, abbassandosi, sguain in un


batter docchio la propria spada e par il colpo con il piatto dellarma. La mano sintetica
strinse pi forte.
Prova a colpirmi ancora e non sar con il piatto della lama che parer il tuo braccio...
dopo averti strappato questi inutili arnesi. Ci siamo capiti?
Ax grugn ancora pi forte e il suo viso si deform per il dolore.
Lissa non disse o fece alcunch ma si limit a osservare tutta la scena sorridendo.
Ci siamo capiti, guardiano delleclissi?! disse Zamir con decisione, pronunciando
quelle parole come se la sua fosse una minaccia formale.
S-s rispose Ax con un filo di voce.
S, comandante lo incoraggi laltro.
...S-s... comandante... ripet a stento lorso. Soltanto allora Zamir lasci andare la
propria stretta. Il grosso demone barcoll leggermente, arretrando e portandosi le mani
allinguine dolorante.
Bene. Adesso che almeno un po dordine stato ristabilito. Occupiamoci di...
Zamir e Lissa si voltarono insieme ed entrambi osservarono con espressione stupita
Gabriel che stava gi rimettendosi a sedere.
Arrivano disse il demone lupo portandosi una mano alla tempia, come fosse in preda
a un forte mal di testa.
...Gabriel? complet Zamir.
S? chiese a sua volta il demone.
Un sonoro schiocco accompagn le ossa slogate che si rimettevano a posto. Non una
smorfia a indicare che Gabriel avesse provato un qualche dolore mentre la sua spalla
guariva.
Com possibile? domand Lissa a Zamir. Quel colpo avrebbe messo fuori gioco
anche il pi grosso di noi per molte ore.
Come Gabriel aveva annunciato, urla spietate riecheggiarono ai piedi delle montagne
scacciando via il tempo delle domande.
Non importa disse Zamir senza distogliere lo sguardo dal proprio figlioccio preparatevi
a combattere, adesso.
I pilastri di pietra grigia si ergevano, imponenti e silenziosi, come spettatori discreti.
Per chilometri si susseguivano a centinaia in quella zona di confine. La prima volta
che il demone lupo ebbe modo di osservarli pens che quel territorio ben meritava
lappellativo che gli era stato imposto: la foresta di pietra. Regnava il silenzio la prima
volta che Gabriel era giunto l.
Cera una quiete irreale... ricord Gabriel mentre un rivolo di sangue scivolava da un
taglio sulla fronte fin sul naso.
Un possente ruggito proruppe dalle fauci del ciclopico gigante dalle lunghe zanne
elefantine. I suoi passi squassavano il terreno e i suoi pugni si abbattevano su qualsiasi
cosa ne ostacolasse il movimento.
Di fronte alla creatura, Gabriel si ergeva come un albero solitario nel bel mezzo di una
tempesta. Il mantello che aveva indossato fino a un attimo prima della battaglia era
ridotto a brandelli e copriva appena il corpo immobile e insanguinato di Lissa. Il demone
poteva soltanto sperare che, nonostante le ferite riportate, la guardiana fosse ancora in
vita. Lorso, abbattuto da pugni pi grossi dei propri, era caduto prima di lei. Soltanto
Zamir continuava insieme al lupo a scagliarsi contro la mostruosa entit.
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Capitolo 20 - Guardiani sul confine

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Gabriel adesso indossava un elmo crestato e combatteva protetto da unarmatura di


cuoio scuro, fino a un attimo prima, celata da un manto scuro. Sulle braccia, sul petto e
gi fino ai polpacci, una moltitudine di strisce di cuoio scuro stringevano in un protettivo
abbraccio il demone lupo. Una gorgiera cingeva la sua gola e una sorta di piccolo
scudo metallico, ornato di complessi simboli era fissato sul suo petto, in corrispondenza
del cuore. Spuntoni ossei fuoriuscivano in pi punti dellarmatura. Nonostante queste
protezioni, il sangue di Gabriel, scarlatto e corvino insieme, gli inzuppava le vesti.
La spada falcata, stretta in pugno. Le sue zanne metalliche gi mordevano a sangue la
carne del lupo.
Zamir anticip di poco lattacco di Gabriel, lanciandosi a spada tratta contro una delle
zampe artigliate dellincubo. Portare un attacco allo scoperto era una mossa ingenua
e il lupo cap che il suo patronus stava rischiando per offrirgli un diversivo. Zamir
riusc a ferire il gigantesco avversario ma venne scaraventato lontano. And a sbattere
una ventina di metri pi in l, contro uno dei pilastri di basalto. I vestiti imbottiti e le
protezioni di metallo attutirono buona parte del colpo e la sua costituzione fece il resto,
ma il demone fu comunque condotto sullorlo dellincoscienza. Il braccio meccanico,
squarciato in due punti, perdeva un liquido nero e oleoso. Il sacrificio di Zamir, per,
non fu vano.
Il lupo serr con forza tra le mani la propria spada. Sangue col dalle ferite sulla mano
destra, sporcando limpugnatura. Striature scure e scarlatte si irradiarono, simili a un
sistema di vene e arterie, dalla base alla punta della lama e il metallo sembr pulsare di
vita. Approfittando della momentanea distrazione dellincubo, Gabriel salt, riuscendo
a penetrare le difese dellavversario.
Pregna di energia demoniaca, la spada sinfisse in profondit nella carne dellincubo.
Volute nere come la pece si levarono dalla ferita, imbrattando il viso e le vesti del
demone.
Lincubo url e rugg ma non rallent n tanto meno si accasci al suolo. Una ferita al
cuore non era stata abbastanza per fermare lavanzare di quellorrore. O forse, pens
Gabriel il cuore non lo hai nemmeno.
Checch ne dicesse Ax, cacciare un incubo non era unimpresa che si potesse compiere
da soli. Il potere oscuro che pulsava in quei corpi mostruosi travalicava la forza di
qualsiasi guardiano delleclissi. Lincubo avanz ancora e Gabriel, per la prima volta
dopo tanto tempo, ebbe paura.
Le prime luci dellalba gi si allungavano alle sue spalle, quando il demone prese la
propria decisione. Comp lunico passo che lo separava dalla condizione che lui chiamava
demone del dolore. Era certo una mossa rischiosa ma anche lunica che, in quella
situazione, avrebbe potuto concedergli una possibilit di sopravvivenza.
Il ragazzo lupo attravers le fauci di tenebra e ne usc sconvolto nella carne e nello
spirito. I nastri di cuoio cedettero quel tanto che bastava per accogliere la venuta della
nuova forma. La natura demoniaca di Gabriel, adesso, brillava oscura sul far del giorno.
Lo scontro fu annunciato da un ringhio sommesso e seguito da ruggiti profondi. Il
demone del dolore guizz rapido mentre, inaspettatamente lento, lincubo si mosse
per proteggersi dal nuovo nemico. Gabriel gli salt alla gola e si immerse letteralmente
nelle sue carni. Gli artigli fecero strada alle braccia e le zanne rosero e strapparono. Il
demone bevve avidamente la vita che sgorgava, ancora calda, da quel corpo morente.
Gli ultimi schizzi di sangue si innalzarono contro il sole pallido e il demone ricadde a
terra stremato.
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Capitolo 20 - Guardiani sul confine

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Non era la prima volta che combatteva un incubo da quando era diventato un guardiano
e luomo, volontario prigioniero di quella forma selvaggia, sapeva che nuove livide
piaghe e urla mute sarebbero state il prezzo da pagare per aver ucciso a quel modo.
Gabriel riprese possesso delle proprie sembianze e, come prima cosa, si tolse lelmo.
Laria fresca sulla pelle umida gli regal un leggero sollievo. Con un gesto della mano
si scost alcune ciocche di capelli che a causa del sudore e del sangue rappreso erano
rimaste incollate alla fronte. Quasi incapace di sostenere il proprio peso, si abbandon a
sedere sul cadavere prono della creatura, osservando gli altri guardiani giacere immobili
attorno a lui, feriti. Forse alcuni morenti, persino. Gabriel si sentiva esausto e non
avrebbe potuto portare nessuno dei suoi in salvo se non avesse recuperato almeno la
forza necessaria a camminare. Meroveo non si sarebbe spinto cos tanto oltre il confine
del bosco.
Quanto tempo passato da quando vivo tra queste montagne? Ormai non lo so pi.
Il demone giaceva immobile, seduto sulla schiena del mostro coperta di tagli, quasi
fosse su un ampio trono di carne. Accanto al ragazzo, il suo elmo. La spada affiorava
ancora al di sotto della scapola del gigantesco incubo.
Una lunga processione di notti e orrori. Ecco ci cui la mia vita sembra essersi ridotta,
ormai.
Sospir prima di alzarsi in piedi. Lenorme corpo inerte aveva gi iniziato a fondersi
con la terra circostante, pietrificandosi lentamente, a partire dalla punta delle dita delle
mani. Di l a poco lincubo sarebbe diventato una formazione rocciosa.
Quel che non pu essere sostituito, prima di tutto recit Gabriel, a memoria.
Un attimo prima che la pietra stringesse la spada nella propria morsa, Gabriel svelse
larma dal cadavere.
Prima di rinfoderare la falcata, il lupo lecc via dalla lama il sangue della propria vittima.
Se, come sospettava, era attraverso il sangue che gli incubi inoculavano in lui la propria
eredit, ormai era gi stato contaminato e qualche goccia di sangue in pi non avrebbe
fatto la differenza aveva bisogno di forze per aiutare gli altri e quel sangue nero
sembrava essere un maledetto concentrato di energia.
Lascia che te lo dica comment guardando quegli occhi freddi un attimo prima che si
mutassero in pietra. Tutti voi avete un sapore orribile.
Fin di ripulire la lama sui propri indumenti lisi e rinfoder con cura larma. Una voce
acuta ed esitante richiam subito la sua attenzione.
Ga-Gabriel invoc Lissa.
Gabriel si ferm e si avvicin al demone riverso a un paio di metri da lui.
Lissa disse accovacciandosi accanto a lei. Tieni duro. giorno ormai e non ne
verranno altri. Appena ci saremo rimessi in forze...
Lascia stare... sto bene. Ho qualche costola rotta ma nulla di pi. Tu, piuttosto, ti
sei bagnato ancora del loro sangue... mentre il demone parlava, un rantolo leggero
inframmezzava le sue parole. Lissa emetteva delle fusa leggere. Una richiesta di
attenzione e protezione, interpret Gabriel e, istintivamente, le scost i capelli dal viso.
Non avevo scelta. Non potevo fare altro.
Potevi lasciarci qui, brutto idiota disse Ax, sollevandosi a sedere. Se ci avesse creduti
morti, ci avrebbe lasciati stare.
Non vi avrebbe mai creduto morti rispose il demone lupo, voltandosi verso laltro
guardiano, e anche se lo avesse fatto vi avrebbe divorati ugualmente.
Tutte storie, dannato lupo. Sei soltanto... Ax si ammutol, vedendo Gabriel,
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Capitolo 20 - Guardiani sul confine

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allimprovviso,
piegarsi e gemere. Il demone port le mani allaltezza dello stomaco e strinse, quasi
temesse che il ventre potesse esplodergli.
Gabriel... che-che succede? chiese Lissa, ansimante.
Larmatura ... troppo stretta. Mi sta...
Gabriel non... non pu essere. Quellarmatura ti stata data... lei cambia quando
cambi tu. Come pu...
Mi sta soffocando ti dico... insistette lui e, mentre con una mano frugava febbrilmente
sulla cintura, con laltra prese ad aprire freneticamente le chiusure che tenevano i nastri
di cuoio fissi sul proprio corpo. Le strisce scure ricaddero a terra, inerti, ma Gabriel non
riusc ugualmente a liberarsi da quella sensazione di strisciante oppressione che gli
mozzava il respiro e limitava i movimenti.
Dopo alcuni maldestri tentativi, riusc a estrarre da un piccolo fodero un oggetto metallico
stretto e lungo, simile a una siringa. Un improvviso e involontario spasmo muscolare lo
costrinse, per, ad accartocciare lo strumento e a lanciarlo via.
Il demone fin con lo strapparsi perfino le povere vesti che indossava sotto larmatura,
fino a rimanere completamente nudo. Un fiotto scuro si rivers dalle sue labbra schiuse
mentre mostrava al giorno nascente il corpo costellato di pulsanti piaghe livide.
Un nuovo ruggito squass la foresta di pietra.
A-Alichin balbett Ax, colmo dorrore.

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Capitolo 21 Elara
Ignorava chi fosse e ignorava le conseguenze del proprio agire. Racchiusa nella sua
enorme e spigolosa scatola cranica non brillava nemmeno il pi piccolo barlume di
autocoscienza. Una furia senza ragione e senza apparenti confini. Questo tutto ci che
la bestia era. A muoverla, una fame non minore della rabbia che la consumava. Un
bisogno antichissimo stravolto ai limiti della perversione.
Lungo il sentiero appena percorso, adesso terra spoglia e sterile, i suoi passi si erano
abbattuti come clave. I suoi artigli avevano falciato, con eguale facilit e noncuranza,
piante e animali: vite. Ci che distruggeva poi divorava in un ciclo che sembrava
destinato a non doversi mai interrompere.
Attorno al collo portava ancora i monconi delle catene che lo avevano tenuto immobile
fino a che la sua collera non era esplosa. Nero come la notte, era sorto dalla propria
prigione allalba, quasi fosse un sole oscuro, e da allora non si era mai arrestato.
Fino a quel momento, almeno.
Qualcosa aveva spinto lenorme e primordiale creatura a bloccarsi. Almeno
apparentemente, non era cambiato nulla. Non un fruscio, non un rumore: nulla indicava
che si aggirasse qualcuno nelle vicinanze, eppure, nellaria era cambiato qualcosa.
Lorrore spalanc limmensa bocca, ringhiando sommessamente e mostrando alle ombre
minacciose una miriade di lunghe zanne gialle. A contatto con la fredda aria autunnale,
il suo alito si condens in un venefico sbuffo di vapore. La macchina di morte si era
messa in moto e difficilmente qualcosa avrebbe potuto fermarla. La creatura mosse
qualche passo in avanti, scrutando loscurit con i piccoli occhi neri.
Dimprovviso, qualcosa cal sulla nuca dellimmonda bestia e un liquido scuro e colloso
prese a sgorgare sulla schiena irta di rostri ricurvi. Sebbene intontito dallurto inatteso,
lessere trov la forza di voltarsi e sferrare un manrovescio a chi lo aveva attaccato. Lo
colp in pieno ma non riusc a vedere nientaltro che un lampo bianco balenare di fronte
ai suoi occhi e sparire dentro una macchia di vegetazione.
Il ruggito che la creatura rivolse allindirizzo del nascondiglio dellassalitore produsse
un fragore tale da far ondeggiare persino le chiome degli alberi. Segu una spaventosa
carica che fece sussultare il terreno. A ogni passo, le pietre venivano sbriciolate dalla
pressione esercitata e la vegetazione si imputridiva a contatto con i calcagni deformi.
Quando il corpo della creatura si abbatt contro gli alberi, questi si spezzarono quasi
fossero fuscelli. Schegge di legno e roccia furono proiettate in tutte le direzioni.
Lorrore penetr per diversi metri dentro la macchia alberata prima che linerzia della
propria carica si esaurisse. Furioso, si guard rapidamente attorno, alla ricerca della
propria vittima ma, tra i tronchi spezzati e le chiome riverse, non vi era traccia di chi o
cosa avesse potuto ferirlo.
Infuriato, lev alla notte un roco e selvaggio ululato di dolore. Tanto irreali quanto
orribili, altre fauci si schiusero sulle braccia e sulla schiena della creatura, unendosi a
quel canto raccapricciante.
Quel coro di voci immonde sembrava quasi voler richiamare in quel luogo altri orrori
simili a lui.
Quando il gigante torn a posare il proprio sguardo sulla desolazione che aveva creato
attorno a s, vide, a non pi di un paio di metri di distanza, una creatura esile e
silenziosa.
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Capitolo 21 - Elara

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Se soltanto il volto dellimmonda bestia avesse potuto manifestare stupore, probabilmente


lavrebbe fatto in quel momento. Respirando affannosamente, con gli occhi spalancati e
vitrei, sembrava domandarsi se qualcuno di cos minuto potesse davvero recare danno
a una mostruosit come lui.
Era nuda, fatta eccezione per un nastro di stoffa in vita e alcuni monili di bronzo al collo
e sulle braccia. Sulle spalle portava un piccolo e vecchio zaino di tessuto grigio.
Sulla pelliccia candida, laddove si erano conficcate le schegge di legno e pietra,
sbocciarono fiori cremisi e il sangue sgorg dalle ferite. Nonostante le proprie condizioni
e lorrore che aveva di fronte, avanz verso il mostro. Le braccia distese lungo i fianchi,
in una posa che non tradiva alcun intento offensivo, quasi si stesse rassegnando a
consegnare se stessa allinferno.
Pap disse, con voce sottile, la giovane.
Lincubo furioso che, fino a quel momento, aveva instancabilmente seminato cos tanta
distruzione, fiss, immobile, il proprio avversario. I suoi occhi si velarono di una lieve
incertezza e le zanne esitarono, spalancate.
Pap, basta implor nuovamente la piccola, mentre il sangue continuava a tracciare
sottili rigagnoli sulla sua pelliccia. Sembrava quasi che il corpo di lei piangesse rosse
lacrime di dolore.
Il gigante digrign leggermente le zanne e inclin verso destra lenorme capo cornuto.
I due rimasero in silenzio per alcuni istanti, senza che nessuno facesse alcunch.
Non si leggeva alcuna paura o turbamento negli occhi di lei. Soltanto la nota di piet che
aveva dato alle proprie suppliche rendeva manifesto laffetto che la legava al gigante
mostruoso.
Incredibilmente, lorrore sembr riconoscere qualcosa di famigliare nella creatura che
gli stava di fronte e accenn a muoversi nella sua direzione senza manifestare pi
ostilit di quanto le sue fattezze lasciassero trasparire.
Quando i due furono a contatto, la giovane tese la mano minuta verso ci che chiamava
padre.
Lorrore si arrest di nuovo, guardingo, quasi stesse valutando se quel gesto nascondesse
unintenzione ostile.
La giovane non staccava lo sguardo dal volto dellimponente creatura e, adesso che le
era finalmente vicina, poteva vedere le anime dannate che avevano infettato il corpo
del padre, agitarsi nei suoi occhi.
Pap disse nuovamente non aver paura. Sono io, Luna.
Il mostro si inginocchi di fronte alla figlia e, poich anche cos continuava a sovrastarla
di un paio di metri, sincurv ulteriormente, fino a che non furono occhi negli occhi.
Luna si avvicin a una delle zampe artigliate e irte di aculei e, con molta dolcezza, ne
strinse un dito con entrambe le mani.
Quel gesto parve risvegliare qualcosa nella mente confusa della bestia e una parola,
appena riconoscibile, proruppe, roca, dalla sua bocca:
Luuuna disse, in un orrendo gorgoglio.
S, pap, sono io.
Sebbene le sue grinfie non fossero fatte per altro se non recidere e strappare, la creatura
accarezz, con sorprendente delicatezza, il volto della figlia sporco di sangue mentre
incredibilmente lacrime presero a solcare il suo orrendo muso. Fu soltanto allora che i
miasmi scuri abbandonarono gli occhi del mostro e la creatura venne avvolta da nastri
di tenebra e cremisi. Listante successivo, Gabriel giaceva privo di conoscenza tra le
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Capitolo 21 - Elara

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braccia della figlia, in lacrime. Nonostante mancassero poche ore allalba, la luna
splendeva alta nel cielo e la notte sembrava dover durare da sempre.
Il dolore di Luna, nel fisico per le ferite ricevute e nellanimo per le condizioni in cui il
padre versava, le faceva desiderare ardentemente un po di riposo.
Tuttavia se, come pensava, il richiamo del padre avesse raggiunto altre creature, altri
orrori simili a lui, sarebbe stato meglio allontanarsi il pi velocemente possibile.
Alcuni rumori, nella boscaglia alle sue spalle, le fecero temere che fosse ormai troppo
tardi. Il giovane demone chiam a raccolta le poche energie rimaste ma non tard ad
accorgersi che si trattava soltanto di Zamir.
Il demone avanzava con andatura incerta. Una ferita, ancora sanguinante, attraversava
diagonalmente tutta la fronte. Un liquido simile a pece gli avvolgeva come un guanto
il braccio sinistro e la mano destra. I ciuffi di pelliccia bianca che ricoprivano il braccio
artificiale e il legno e il metallo che ne costituivano larmatura esterna erano interamente
coperti dalla densa sostanza scura. Lolezzo che il sangue dellincubo emanava era
terribile.
Luna ringrazi la dea e si rilass e fu per questo che lo schiaffo di Zamir la colp in pieno
volto, senza che lei potesse avere la possibilit di difendersi.
Perch? chiese, offesa e frastornata.
Se ti dico di non allontanarti da me, tu non devi allontanarti da me. Hai gi osato
troppo spingendoti cos vicino al confine. Rispetta almeno gli ordini che ti vengono dati.
Io volevo... solo dare una mano. Luna guard Zamir fisso negli occhi tentando di
sostenerne lo sguardo, ma avvert le lacrime salirle agli occhi e si volt di botto.
Le sue fattezze tornarono pi simili a quelle di unadolescente umana. Soltanto le
lunghe orecchie a punta e le striature bianche tra i lunghi capelli corvini, ricordavano la
creatura che era stata pochi istanti prima.
Non piango per il dolore, singhiozz. Devi saperlo questo. N per la paura. soltanto
per le condizioni di pap.
La ragazzina prese dallo zaino una coperta e una borraccia di legno. Gett la coperta a
coprire le nudit del padre, poi, stappata la borraccia, si avvicin a Gabriel ma Zamir
glielo imped.
Dopo. Adesso meglio portarlo via da qui. Non sono soltanto gli altri incubi a
preoccuparmi. Per adesso meglio che nessuno dei nostri lo veda in queste condizioni.
Lissa manterr il segreto e anche se Ax una testa calda, so di potermi fidare di
lui. Per tutti gli altri la malattia di Gabriel non ha subito alcun peggioramento. Siamo
daccordo?
Luna continu a guardare dallaltra parte, senza dare alcun segno di aver capito quanto le
fosse stato appena detto. Zamir, allora, lafferr per una spalla e la scosse leggermente.
Non devi dirlo a nessuno. Mi hai capito? ripet, pi duramente.
Luna fece cenno di s con la testa ma senza mai incrociare lo sguardo del demone. Per
Zamir, quella dichiarazione di assenso fu sufficiente.
Comunque, una ragazzina non dovrebbe andare in giro cos sentenzi e toltosi
il mantello lo affibbi sotto il mento della giovane. Poi and a occuparsi del proprio
figlioccio.
Nonostante loscurit, le placche metalliche rilucevano sul braccio sintetico del demone
cane. Con una serie di scatti e ticchettii, Zamir prese Gabriel tra le braccia e, insieme a
Luna, corse via quando gi la notte risuonava di inequivocabili urla sinistre.

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Capitolo 21 - Elara

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Per tutto il tempo in cui rimase incosciente, Gabriel fu ancora preda delle terribili visioni
che lo avevano tormentato durante la trasformazione. Sognava di morti, di sevizie e
violenze come se fosse lui stesso a compierle.
Un istante prima di svegliarsi, un urlo lancinante gli attravers la mente. La voce che
urlava non era di Gabriel e di chi fosse lui non lo avrebbe mai saputo. Una vittima, forse,
o un carnefice. Senza dubbio, comunque, il creatore dellincubo in cui si era mutato, la
notte precedente.
Svegliatosi di soprassalto, il demone sent il proprio corpo pervaso da fitte intense ma,
tutto sommato, sopportabili. Dovette puntellarsi sulle braccia per sollevarsi dal proprio
pagliericcio.
Lodore di muschio, terra e ginepro lo rassicurava. Era a casa.
Dove c odor di ginepro non sosta il demonio chi era stato a dirlo?
Sapeva di trovarsi a casa, sebbene lidea di casa fosse ormai qualcosa di sfocato ed
evanescente.
Casa era stato il suo appartamento di citt, quando ancora poteva condividerlo con
Nina. Casa era stato, forse, labbraccio di Gill. Tutto ci che era venuto dopo, altro non
era che un semplice riparo. Non era poco ma nemmeno abbastanza.
Cos era stato per la caverna che aveva condiviso con Zamir e cos era per il rudere
che laveva sostituita: il casolare che era stato della madre di Luna. Gabriel e Zamir
avevano avuto abbastanza fortuna da evitare scontri con gli incubi, durante il loro esilio
nelle terre al di l delleclissi, il demone lupo aveva deciso che non era il caso di sfidare
oltre la sorte. Men che meno con un neonato al seguito.
A qualche metro da lui, sent Luna parlare con tono deciso e sgraziato. Gabriel cap che
la figlia doveva aver pianto fino a qualche istante prima. Ascoltando la conversazione,
si avvolse in una logora camicia e indoss un paio di pantaloni sbrindellati, recuperando
tutto dalla sacca ai piedi del proprio giaciglio. Nel momento in cui avevano deciso di
vivere in quella casa, avevano eliminato la poca mobilia e avevano accomodato dei
grossi sacchi di stoffa, imbottiti di foglie secche, cos che potessero fare da letti.
Non pu continuare cos!
Non c altro che io o te possiamo fare rispose Zamir con voce piatta. Il patronus non
brillava per pazienza e Gabriel cap che le sue intenzioni fossero di mettere a tacere ci
che probabilmente riteneva essere i capricci di una bambina.
In fin dei conti, Luna aveva appena due anni. Se fosse stata una bambina normale
avrebbe parlato a stento. Con rammarico di Gabriel, invece, aveva gi tutto limpeto e
lingenuit proprie di unadolescente.
Possiamo andare via!
Non possiamo disse il demone, dirigendosi verso luscita della caverna.
S, invece! Staremo attenti e non lo sapr nessuno! Troveremo un altro bosco e...
Ho detto di no! ribad il patronus, infastidito.
Gabriel sapeva che Zamir non avrebbe torto un capello a Luna, tuttavia non era il caso
di lasciare che i due continuassero a battibeccare. Tanto pi che era lui largomento di
discussione.
Per questo, quando Luna fece per ribattere, intervenne, impedendo alla figlia di parlare.
Zamir ha ragione disse. La sua voce lasciava trapelare tutta la sua stanchezza.
Zamir e Luna, allunisono, si voltarono verso di lui.
Zamir ha ragione, Luna. Non possiamo scappare. Il nostro posto qui e io non posso
smettere di occuparmi dei miei doveri.
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Capitolo 21 - Elara

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Pap disse la piccola, avvicinandosi al padre e sorreggendolo dobbiamo fare qualcosa.


Tu non puoi continuare a
Tesoro mio, sto bene. Non preoccuparti. Gabriel alz gli occhi verso Zamir in cerca di
sostegno ma tutto ci che ottenne in cambio fu uno sguardo duro e ostile, un istante
prima che il maestro uscisse fuori, senza pi dire neanche una parola. Sebbene quel
comportamento avesse lasciato Gabriel un po disorientato, il demone cerc ugualmente
di dissimulare la propria confusione agli occhi della figlia. Guard Luna e sorrise. Era un
sorriso stanco ma carico di tutto lamore che provava per lei.
... lui... non mi piace, pap. Sembra che non gli interessi nulla di te o...
o di te?
Gi.
Luna, Zamir tiene sia a me che a te. Lui solo un po burbero.
La piccola aggrott le sopracciglia e lo fiss. Che vuol dire burbero, pap?
Burbero ... be... una persona buona ma con un caratteraccio.
Gabriel riusc a completare la frase appena un attimo prima che il dolore si riacutizzasse.
Serr i denti per trattenere un gemito ma Luna si accorse lo stesso di quanto stesse
accadendo.
Andiamo, pap. Hai bisogno di stenderti.
Il demone accett docilmente di lasciarsi condurre nuovamente al proprio giaciglio.
Mentre si stendeva lentamente, Luna si sedette ai suoi piedi. Entrambi rimasero in
silenzio per un po. Gabriel guardava Luna e lei teneva lo sguardo fisso a terra.
Luna... io devo continuare. Ho fatto una promessa e tu sai che fare una promessa...
... come regalare un pezzo di s stessi complet laltra. Gabriel le aveva ripetuto
quella frase cos spesso in quellultimo anno che lei aveva finito con limpararla a
memoria.
Lo so, pap, ma non vale nulla se tu alla fine... fu allora che non riusc pi a trattenere
le lacrime e inizi a piangere. Gabriel, come meglio pot, si tir su a sedere e apr le
braccia, invitandola silenziosamente verso di lui. La ragazzina si gett tra le braccia del
padre, singhiozzando.
Io non voglio che tu muoia, pap! disse tra le lacrime.
Shhh... piccola mia disse Gabriel, cercando di ignorare il dolore e sforzandosi di
parlare col tono pi dolce possibile. Io non morir. Tuo pap un osso duro, cosa
credi?
Io... io lo so, ma ho paura! Quando succede... quando tu.. se poi non riuscissi pi a
tornare normale e gli altri ti uccidessero? Se diventassi come loro? Io non voglio...
Ascoltami, Luna. Non sar cos per sempre. Vedrai che presto tutto si risolver. In
fondo adesso va un pochino meglio, no? Aspettiamo di sapere quel che il cerusico... non
lho ammazzato ieri, vero? chiese, nascondendo la propria angoscia dietro un sorriso
forzato.
No rispose Luna, ricambiando il sorriso del padre ma gli hai messo una paura del
diavolo. Stava venendo verso la foresta di pietra ma ti ha visto in lontananza ed
andato a rintanarsi a casa, veloce come il vento e, dopo una pausa, aggiunse: Pap,
lui ha gi provato e...
Gabriel non attese che completasse la frase ma, ponendole il dito indice sulle labbra,
le chiese di fare silenzio.
... e ci ha aiutato altre volte in passato. Ha curato me, ha curato Zamir e mi ha messo
in grado di proteggere le nostre terre.
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Capitolo 21 - Elara

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Luna non amava quando il proprio padre tirava in ballo quelle vecchie storie. Si trattava
di cose avvenute prima che lei nascesse e di cui non sapeva molto.
Incapace di controbattere, e non volendo intraprendere unaltra discussione che sapeva
non avrebbe portato a nulla, Luna si chiuse nuovamente in un timido silenzio.
Luna disse Gabriel con tono conciliante laffetto che nutri nei miei confronti il dono
pi bello che un padre possa ricevere e il segno tangibile del tuo buon cuore. Tuttavia,
spesso proprio il cuore a farci commettere gli errori di cui pi ci pentiamo con fare
amorevole pose una mano sotto il mento della figlia e le sollev il viso in modo che
i due potessero guardarsi negli occhi. Sebbene fosse addolorata per la direzione che
quella discussione stava prendendo, era lieta di vedere gli occhi del padre adorni delle
consuete iridi ambrate, privi di qualsivoglia macchia scura.
Lascia che siamo io e Zamir a preoccuparci di risolvere questa situazione.
Io...
Tu devi soltanto preoccuparti di avvisare Zamir quando accadono cose simili e non
provare ad agire da sola.
Luna aggrott le sopracciglia, assumendo unespressione interrogativa.
Una parte di me era l e ho un vago ricordo di ci che accaduto. So che non hai
obbedito a Zamir.
La ragazza lo guard come se le stesse muovendo una accusa ingiusta. Ricordo anche
che ti sei fatta male continu senza curarsi della reazione della figlia.
Solo qualche graffio. Niente di pi. Adesso sono gi guariti.
Bene comment Gabriel, sollevato. Non mi perdonerei mai se ti ferissi o ti facessi
male per causa mia.
Il demone strinse la figlia a s per qualche istante, prima di pregarla di andare a
dormire.
Ti sveglier al tramonto le disse, prima di congedarsi da lei.
Pap?
S?
Mi racconti una storia?
Il sorriso, appena accennato di Gabriel, si trasform in un sorriso radioso.
Non sei troppo grande per le storie?
Che centra? ribatt Luna, evidentemente in imbarazzo. Una storia una storia.
Non c bisogno di essere bambini per ascoltarla.
Daccordo acconsent lui, facendo posto per la figlia sul proprio giaciglio. Luna si
sistem, stendendosi su di un lato, con il viso rivolto verso il padre e gli occhi gi chiusi.
Non appena distesa, si scopr pi stanca di quanto non pensasse.
Che storia vuoi ascoltare?
Raccontami quella di Elara, pap.
Non un po troppo lunga?
Non importa, non importa! rispose Luna, insistente. Tu racconta.
Con la schiena appoggiata per met sulla fredda roccia, Gabriel cinse le spalle della
piccola e inizi a raccontare di come tutto ebbe inizio.
Fu come se le parole della storia permeassero la terra stessa. Insieme a Gabriel
narravano le rocce, cantavano gli animali e mormoravano gli alberi. Cos, quando il
demone si accorse che la figlia gi dormiva ed egli stesso decise di lasciarsi scivolare
nel sonno a sua volta, la storia continu a riecheggiare in quel luogo, sebbene non vi
fosse pi nessuno a raccontarla.
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Capitolo 21 - Elara

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Accadde, quando il tempo era ancora assai giovane, che nelloscurit sorgesse Elara.
Una creatura nata perfetta: unimmortale da subito consapevole della propria esistenza
e della propria solitudine. I suoi fratelli gravitavano accanto a lei, privi di vita, dormienti
o, pi semplicemente, sordi alle sue invocazioni.
Sebbene attorno a s avesse eretto mura di fuoco e di roccia per proteggersi dal nero
abisso circostante, nulla era in grado di scacciare loscurit e il gelo dal suo cuore.
Accadde che, stanca della propria condizione, Elara decidesse di generare per s una
compagna al fine di alleviare la propria solitudine. Una creatura che avrebbe amato
pienamente, poich su nientaltro, fino a quel momento, aveva riversato il proprio
amore.
Fu cos che nacque ci che noi oggi chiamiamo Luna. Un involucro al cui interno vagiva
la prima figlia di Elara, Selene.
Ella nacque, per, priva dellardente fuoco che alimentava la madre. Senza la forza
necessaria a fronteggiare labisso, Selene mor subito dopo la nascita.
Accadde, allora, quando Selene divenne un mondo silente, che sbocciarono Tristezza e
Dolore, impadronendosi di Elara. Il dolore e la tristezza di una dea, tuttavia non sono
come i consueti moti dellanimo, ma sono tanto grandi e profondi da acquisire corpo e
coscienza. Fu cos che nacque la prima coppia di immortali, i primi dei oscuri, i genitori
di tutti gli incubi.
Elara si chiuse in un lunghissimo pianto, durante il quale Dolore e Tristezza danzarono
sul suo guscio esterno. Il magma erompeva dalle fessure nella crosta simile a sangue
che sgorga da una ferita.
Fuoco e caos furono i primi balocchi per la coppia di primigeni caduti.
Dopo di loro, altri immortali nacquero durante il lungo lutto e non tutti simili ai loro
antichissimi fratelli.
Troppo addolorata per curarsene, la dea lasci che i propri sogni, i desideri, gli incubi e
le paure vagassero liberi, risalissero fino alla superficie della sua prigione.
Gli oscuri danzavano al suono degli agghiaccianti canti di Dolore, nutrendosi dei frutti
che Tristezza donava loro.
Non nascevano o morivano. Altro non erano che frammenti dellanimo di una dea nata
in solitudine. Esistevano fino a che il loro guscio di carne non veniva infranto e, quando
ci accadeva, tornavano al corpo della dea.
Accadde poi che, quando Elara si riscosse dal proprio cupo torpore, altre entit, simili
e pur differenti, sorgessero insieme agli dei oscuri. Costoro noi chiamiamo adesso
celesti. Essi illuminavano gli ammorbanti miasmi con il proprio respiro e, come una
vigna dona grappoli, cos loro recavano sollievo dalle pene con il semplice tocco.
Accadde anche che Elara comprendesse che coloro che calcavano le mura della sua
prigione non fossero suoi figli ma pallide copie di se stessa. Fu cos che decise di dare
origine alla vita.
Ma, a questo punto, il cuore della dea si fece pesante e la terra smise di raccontare la
sua storia.

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Capitolo 22 A colloquio con il cerusico


Il percorso verso la casa di Meroveo richiese pi tempo del solito e un paio di soste,
necessarie al demone per riprendere fiato. In circostanze normali, Gabriel avrebbe
impiegato pochi minuti per coprire la lunghezza di tutto il sentiero, ma quelle non erano
circostanze normali e non lo erano pi da molto tempo.
Scelse di tuffarsi nel corpo del lupo per non pensare.
Per un lungo tratto, ripercorse di proposito la strada fatta la mattina precedente.
In effetti, quel sentiero sarebbe passato difficilmente inosservato: piante morte, carogne
di animali semi divorate, alberi abbattuti, rocce scheggiate o infrante.
Non sarebbe trascorso molto tempo prima che quel disastro venisse ricondotto a lui.
Sebbene nessuno sotto le fronde dellEclissi fosse in grado di comprendere lesatta
natura del male che affliggeva Gabriel, in molti, ormai, sapevano che strani eventi
erano spesso collegati alla sua presenza.
Aveva appena guadagnato il rispetto di molti tra la gente del bosco e adesso rischiava
gi di perderlo. Fortunatamente, in forma di lupo, Gabriel non era in grado di articolare
veri e propri pensieri ma avvert ugualmente un senso di inquietudine invadergli le
viscere. Il lento trotterellare del lupo si mut in un galoppo, quasi cercasse di fuggire
via da se stesso.
Cosa ricordi? chiese, pacato, Meroveo.
Nonostante alcune fessure nella pietra facessero da sfogo per i vapori che si sviluppavano
dai filtri in ebollizione, laria del laboratorio di Meroveo era satura di odori pungenti e
assai fastidiosi per Gabriel.
Il demone fu costretto a fare uno sforzo per cercare di riportare alla mente quanto
accaduto allalba. Nel farlo prese un frammento metallico, il pi grosso tra quelli adagiati
sul tavolo da lavoro del cerusico, e ne studi attentamente i contorni e le estremit,
quasi potesse vedere riflessi sulla superficie gli eventi della notte precedente.
Erano tutti a terra... pensavo fossero feriti o peggio ma ero terribilmente stanco e non
potevo fare nulla per loro. Ho parlato con Lissa e... ed ero contento stesse bene. Poi il
respiro ha iniziato a mancarmi...
Hai avvertito qualcosa di strano? Non so... hai avuto allucinazioni o...?
No lo interruppe lui infastidito. Non ho avuto nessuna allucinazione. Non sto
diventando pazzo, Meroveo!
Daccordo. Non intendevo offenderti. Ricordi altro?
Le mani di Gabriel iniziarono a tremare leggermente e a sudare. Ricordarsi di come il
proprio corpo fosse stato stravolto in quel primordiale e mostruoso essere non era n
facile n, tanto meno, piacevole.
Forse... qualcosa a proposito di un ragazzino nudo picchiato a sangue da altri ragazzi
ma non era unimmagine chiara.
Allora... ci sono state delle allucinazioni.
No. Sapevo che non stava accadendo realmente, era pi che altro un ricordo... un
ricordo di qualcun altro. Poi tutto si fatto buio, fino a quando Luna non mi ha ritrovato.
Meroveo assunse unespressione grave ed emise un lungo sospiro.
Credo di essermi fatto unidea ma... permetti? chiese mostrando i palmi delle mani.
Gabriel annu leggermente e il cerusico, dopo essersi avvicinato a lui, pose le mani sul
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Capitolo 22 - A colloquio con il cerusico

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petto del demone, in prossimit di una delle macchie scure.


Il ragazzo avvert unintensa sensazione di freddo diffondersi a partire dai palmi di
Meroveo. Era una sensazione fastidiosa: non si arrestava alla pelle ma sembrava
affondare nei muscoli e nelle ossa. Il demone lupo si concentr sul volto del cerusico.
Luomo sembrava essere in uno stato di profonda concentrazione. Ogni tanto, sotto le
palpebre chiuse, i suoi occhi si muovevano lentamente da destra a sinistra, quasi stesse
leggendo qualcosa.
Sulle prime, Gabriel non sent altro che un leggero pizzicore allesofago. Rapidamente,
il fastidio divenne un vero e proprio bruciore che risaliva dallo stomaco fino alla bocca.
Meroveo, qualcosa non va... disse Gabriel, improvvisamente irrequieto. Il cerusico,
per, sembr non aver sentito la sua voce. Dopo qualche altro istante, un coro di urla
riecheggi nella mente del ragazzo. Bambini, uomini e donne, tutti in un solo istante
urlarono dolore, disperazione e terrore. Fu quasi come se la testa del demone venisse
trafitta da centinaia di aghi. Ringhiando prese per i polsi Meroveo e lo spinse lontano
da s: Basta, adesso!
Il demone cerusico rovin per terra, vicino al camino, trascinando con s anche la sedia
alle proprie spalle. I due si guardarono per alcuni istanti con gli occhi sgranati, entrambi
spaventati. Meroveo per il colpo ricevuto e Gabriel per quanto aveva appena fatto.
Dopo un po di disorientamento, il lupo si avvicin al cerusico a terra e gli offr la mano,
cos da aiutarlo a rialzarsi. La prima reazione dellaltro fu, per, quella di ritrarsi.
Perdonami Meroveo ma temevo... stesse accadendo nuovamente.
Lo sguardo del cerusico and dalla mano di Gabriel al suo volto e poi nuovamente alla
mano. Alla fine, decise di accettare laiuto di lasciare che il guardiano lo aiutasse ad
alzarsi.
Temo che tu non sia troppo lontano dalla verit disse, una volta in piedi.
Che intendi?
Le altre volte il tuo... male non era a uno stadio cos avanzato, adesso, per abbastanza
chiaro di cosa si tratti.
La cosa mi rincuora e...?
Mettiamola cos: anche se fossi stato in grado di iniettarti laconito che ti ho dato,
dubito fortemente che avrebbe potuto funzionare.
Spiegati lo incalz, perplesso, Gabriel.
Non una cosa semplice. Il tuo un caso senza precedenti. Dovrei condurre altre
indagini ma credo che gli incubi non si limitino pi a infettarti con i desideri che li
animano. Adesso stanno penetrando pi a fondo.
Pi a fondo?
Il tuo corpo spieg Meroveo indicando con la mano alcune delle macchie scure sulla
pelle di Gabriel, la tua mente aggiunse, spostando la mano verso la sua testa e
adesso...
... la mia anima concluse Gabriel, anticipandolo.
Meroveo assent mestamente.
Adesso loro stanno cercando di guadagnare il controllo del tuo corpo, quasi fossero un
parassita.
Come accaduto con il lupo?
Non proprio. Come accade per tutte le anime impure, la tua controparte animale sembra
aver sviluppato con il tuo organismo una sorta di equilibrio. Non si tratta di parassitismo
ma di simbiosi. La sopravvivenza di uno non mette a rischio quella dellaltro. Entrambi
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Capitolo 22 - A colloquio con il cerusico

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beneficiate della vostra unione ma gli incubi... loro proliferano sul tuo corpo e le loro
radici si estendono fino a lambire la tua anima e quella del lupo. Ieri hanno raggiunto
un livello cos profondo da innescare una mutazione abnorme.
Gabriel rabbrivid nelludire quella spiegazione e sent, prepotente, nascere in lui
lesigenza di tempestare di domande Meroveo. Tuttavia, si risolse per rimanere in
silenzio e ascoltare il cerusico senza interromperlo oltre.
Come se ci non bastasse, credo posseggano o abbiano sviluppato una sorta di mente
alveare, unintelligenza collettiva. Una primordiale intelligenza, azzarderei, ma, ci
nondimeno, sufficiente a permettere loro di percepire e scambiarsi informazioni.
Informazioni?
Gi, sono nella tua testa. Sanno ci che sai tu. Non credo siano in grado di comprendere
ogni cosa ma, sicuramente, informazioni basilari. Quanto occorre alla loro sopravvivenza.
Ma com possibile? Il lupo ha impiegato anni per creare una connessione con me.
Come hanno fatto queste... cose a riuscirci in cos poco tempo?
Lo ignoro Gabriel, come se loro si interfacciassero con te con maggiore facilit e
rapidit di quanto il lupo non abbia fatto. Prima hanno percepito la mia indagine come
un attacco e hanno cercato di difendersi. Ignoro cosa sia accaduto nel bosco perch
il loro potere si innescasse. Forse ogni incubo contribuisce al raggiungimento di una
massa critica e dopo aver ucciso lultimo, ieri notte...
... gradualmente sto perdendo il controllo.
Possibile.
E quando...
Bada, Gabriel, che si tratta soltanto di unipotesi.
Daccordo, ipoteticamente, allora quando accadr?
Non lo so. Unora, un giorno... forse passeranno dei mesi .
Perch non dei secoli! sbott il demone. Non mi sei di grande aiuto, Meroveo.
Potrebbe non accadere mai! puntualizz a voce alta il cerusico. Ascoltami: in tutta
la mia vita non ho mai visto, letto o sentito parlare di un caso simile. Tu assorbi gli
incubi! Non accade a nessuno. Non mai accaduto a nessuno. Non so...
Daccordo! Non sai quando accadr di nuovo. Hai, almeno, una stramaledetta cura per
questa... cosa?
Stavolta il cerusico sembr essere a corto di risposte.
Parla o va allinferno!
Meroveo si alz in piedi e cammin per la stanza, con aria assorta. Si ferm allimprovviso,
dando le spalle a Gabriel, ed emise un lungo sospiro prima di rispondere.
Te ne devo rendere atto. Sei il pi tenace tra i miei pazienti. Non unesitazione, non
un attimo di sconforto.
La mente di Gabriel, per un attimo, torn indietro al ricordo di una notte che sembrava
emergere dagli abissi del tempo. La notte in cui aveva cercato di togliersi la vita, prima
che Gill intervenisse a salvarlo.
Se oggi mi arrendessi non sarei soltanto io a pagarne le conseguenze. Non posso
permettermi di lasciarmi andare.
Il cerusico annu.
Capisco. Allora, sar bene darsi una mossa.
A quelle parole, Gabriel punt con decisione i suoi occhi ambrati sul volto di Meroveo,
quasi volesse attaccarlo da un momento allaltro. Istintivamente, il cerusico si ritrasse
intimorito. Sebbene il demone non avesse intenzioni ostili e il suo gesto fosse dettato
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Capitolo 22 - A colloquio con il cerusico

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da un semplice misto di curiosit e speranza, per un essere umano, trovarsi


improvvisamente oggetto dinteresse da parte di una creatura al pari di Gabriel era
unesperienza assai simile a quella di una lepre che si trovasse sorpresa da un gigantesco
lupo affamato. Con lunica differenza che, in quelloccasione, correre non sarebbe servito
a nulla.
Allanziano interlocutore occorse qualche secondo per ritrovare il filo del discorso e
quantomeno sforzarsi di parlare con voce calma.
Da quando ho iniziato a occuparmi del tuo caso ho pensato a lungo a qualcosa che
potesse alleviare la tua condizione e, in effetti, forse c qualcosa che potremmo provare.
Non ci sono, per, solo buone notizie.
Spiegati meglio. Non sono qui per perdere tempo con sciocche frasi sibilline.
Forse sar meglio che io ti faccia vedere di cosa sto parlando.
Il cerusico raggiunse la solida porta di legno che conduceva al proprio laboratorio.
Gabriel si limit a seguirlo in silenzio. Nulla nei suoi movimenti lasciava intravedere
limpazienza che covava dentro di s.
Il laboratorio si trovava in una stanza buia e angusta e lodore dei composti in ebollizione
e dei sieri multicolori impregnava laria rendendola quasi irrespirabile. Gabriel dovette
fare appello a tutta la propria concentrazione per sopportare a stento quel fetido odore
di cui perfino le pareti sembravano intrise. Soltanto uno stretto condotto metallico
consentiva il passaggio dellaria.
Un grosso tavolo ingombro di pentole e fiale, uno scaffale colmo di scatole e barattoli di
vetro e una stufa di terracotta erano gli unici arredi del laboratorio.
Il cerusico invit Gabriel a seguirlo ed entrambi si posizionarono a unestremit del
tavolo.
Come te anche io, un tempo, sono stato umano. La cosa buffa che studiavo per
diventare un medico, prima che il mio potere si manifestasse. Con il senno di poi,
suppongo si possa dire che, in qualche modo, sia stato il mio potere a spingermi in
quella direzione. Larte taumaturgica ci che sono. Comunque, non voglio tergiversare.
Nei mesi successivi alla manifestazione del mio dono ho cercato di trovare un connubio
tra le mie conoscenze e le mie capacit e ho scoperto di poter combinare entrambe
nellalchimia: larte di comprendere e manipolare la natura delle cose seguendo le vie
dello spirito.
Tutto questo molto interessante, ma...
Il cerusico, con un gesto della mano, chiese a Gabriel di avere un attimo di pazienza.
Seguendo questa via, negli anni sono stato in grado di scoprire, anzi, di riscoprire
droghe di vari tipi: veleni, medicamenti, allucinogeni e composti la cui natura trascende
la classificazione della scienza tradizionale degli umani.
Vuoi dire che tra questa roba c qualcosa che potrebbe aiutarmi a guarire? chiese il
demone.
La sua voce era controllata ma la nota di speranza nelle sue parole era ben udibile.
Onestamente, non riesco a immaginare qualcosa che possa debellare interamente
questa... infezione rispose, calmo, il cerusico e quelle parole pesarono su Gabriel
come un macigno.
Tu abusi della mia pazienza! Hai appena detto che cera qualcosa che potevi fare e
adesso...
Gabriel lo bland laltro deglutendo, i miei poteri mi permettono di risanare ferite
e fratture o, nei casi pi gravi, di accelerarne la guarigione. Nel tuo caso dovremo
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Capitolo 22 - A colloquio con il cerusico

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procedere in un altro modo.


Parla, allora!
Tu pensi a questo problema solo in termini di curabilit ma, anche se una malattia non
pu essere curata, non detto che non si possano alleviare i sintomi. Forse c un modo
per alleviare i tuoi... stati allucinatori e le tue piaghe. Con un po di fortuna, anche le
trasformazioni involontarie potrebbero arrestarsi.
Meroveo diede a Gabriel la possibilit di parlare ma poich rimase in silenzio, il cerusico
prosegu nelle spiegazioni.
Potremmo provare a indebolire questa infezione e, ci che pi conta, senza che gli
incubi si rendano conto di essere attaccati. La soluzione credo si celi nel tuo passato.
A che ti riferisci, cerusico? Seguire il filo dei tuoi pensieri inizia a essere estenuante.
Una volta mi hai detto che la tua compagna, Gill, riteneva che le droghe di cui facevi
uso avessero finito con linfluenzare lo spirito del lupo, inibendone la manifestazione.
Quello non era certo un argomento che Gabriel amasse rievocare.
Sebbene il demone che aveva amato per un breve periodo tornasse spesso a tormentare
i suoi pensieri, Gabriel cercava di dimenticare ci che di buono era stato costretto ad
abbandonare, abbracciando lEclissi. Non poteva tornare indietro e i rimpianti non gli
avrebbero restituito la libert perduta.
La tossicodipendenza, invece, era un capitolo ormai chiuso da tempo. Un errore che
cercava di rimuovere dalla memoria in maniera quasi isterica.
Cosa stai cercando di dirmi? Dovrei iniziare di nuovo con quella roba?
Quando si dice che la cura peggiore del male disse Gabriel tra s.
No! Per la dea, no! Be, non proprio, almeno. A partire dalleroina, credo di essere in
grado di produrre un nuovo siero che, anzich essere introdotto direttamente nel tuo
sistema circolatorio, potrebbe essere assunto dal tuo organismo attraverso inalazione.
Respirando, tu assumerai piccole dosi di un composto che forse non annienter linfezione
ma assopir questo maledetto morbo, impedendo agli oscuri di manifestarsi.
E su di me, che effetto avr?
Be, naturalmente, in parte risentirai anche tu degli effetti del farmaco. I tuoi riflessi e
la tua capacit di concentrazione diminuiranno. Tuttavia far in modo che.
Non a quello che mi riferisco. Posso sopportare un po di intontimento, adesso. la
dipendenza che mi preoccupa.
A lungo andare s, ti dar dipendenza ma la questione unaltra.
Cio? chiese, alquanto nervoso, Gabriel.
Se questa... terapia funzionasse, non si tratterebbe di una cura, bens, come gi ti ho
detto, di un tentativo di alleviarne i sintomi.
Lanziano fece una pausa, inspirando pesantemente prima di concludere la frase.
Gabriel, se la mia idea funzionasse, tu... be, dovresti assumere il siero vita natural
durante.
Fu il turno di Gabriel di rimanere in silenzio, osservando un punto non meglio definito
davanti a s, al di sopra della testa del demone cerusico.
Era passato poco pi di un anno e ricordava ancora bene i sintomi della dipendenza
dalleroina. Sebbene la sua, particolare, natura avesse impedito che gli effetti della
droga sul suo organismo fossero profondi e devastanti come su di un essere umano,
lidea di dover tornare a dipendere da un composto chimico non lo entusiasmava affatto.
Luna disse tra s, semplicemente, poi, trascorsi alcuni secondi comunic a Meroveo
la sua decisione:
140

Capitolo 22 - A colloquio con il cerusico

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Lavora a questo siero e a tutto il resto. Quando avrai concluso, che funzioni o no, torna
a ricercare una cura definitiva.
Gabriel si era reso conto di parlare con tono eccessivamente imperativo e, a giudicare
dalla sua espressione, anche Meroveo se ne era accorto. Tuttavia, era della sua vita
che stavano parlando e, cosa ancora pi importante, della vita e della sicurezza di sua
figlia Luna. Gabriel non si scus per le proprie parole e tutto ci che disse lanziano fu
un laconico:
Daccordo.
Bene, allora. C altro?
S, a dir la verit. Mi servirebbe un campione del... parassita da impiegare nel processo
di sintesi del siero cos da valutarne gli effetti.
Adesso?
S conferm luomo alzandosi a fatica. Senza attendere alcuna altra rimostranza da
Gabriel, Meroveo si mise ad armeggiare con alcuni oggetti sul tavolo, finendo col dargli
le spalle.
Togliti la maglietta disse, distrattamente.
Gabriel rimase immobile per un po, quasi stesse valutando lopportunit di eseguire o
meno la richiesta. Alla fine, si tolse lindumento logoro e attese che il cerusico procedesse.
Il busto di Gabriel era coperto da macchie lunghe e sottili, dai contorni irregolari, tutte
color petrolio.
Sembravano simili a colpi di frusta. Alcune, tra queste, pulsavano leggermente e altre,
invece, sembravano inerti. Su alcune crescevano piccole escrescenze di pelle, del tutto
simili a squame. Le macchie erano distribuite senza alcun ordine apparente sul suo
corpo: alcune attorno allombelico, altre sul petto, altre ancora sulle spalle e sulla
schiena. Alcune fiorivano sulle ginocchia e poi, da l, scendevano avvolgendosi come
ributtanti filamenti attorno ai polpacci.
Il cerusico gli si avvicin stringendo in mano uno scintillante strumento metallico del
tutto simile a un bisturi. Saggi, delicatamente, con le dita le macchie inerti poi pass
a incidere laddove credeva fosse pi opportuno. Loperazione fu rapida e comport, per
Gabriel, lasportazione di pochi centimetri di pelle allaltezza delladdome. Nel momento
in cui il ferro gli lacer la pelle dalla ferita fuoriusc sangue misto a una sostanza scura e
densa. Lemorragia dur soltanto pochi secondi, poi il flusso si arrest e la ferita guar.
Facendo attenzione a non perdere il proprio campione, lalchimista deposit la pelle del
ragazzo sul fondo di una fiala allinterno della quale aveva gi versato alcune gocce di
una sostanza rosata.
Quando Gabriel lasci la casa-laboratorio di Meroveo, il cielo era del tutto differente:
nuvole grigie e cariche di pioggia avevano cancellato lazzurro di qualche ora prima.

141

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Capitolo 23 Leonora e Gabriel


Non seppe mai quanto tempo fosse passato prima di destarsi nuovamente. In quei
sotterranei la notte sembrava eterna e il tempo immutabile. Le torce continuavano ad
ardere sempre con la medesima intensit. Forse erano trascorsi pochi minuti o forse
qualcuno aveva sostituito le torce ed era passato un giorno intero. Gabriel non sapeva
dirlo. La cura di Meroveo lo aveva debilitato. Il suo corpo non sembrava recuperare le
forze come di consueto e dubitava che qualcuno gli avrebbe portato da mangiare. Un
tempo doveva preoccuparsi soltanto di nutrire il lupo che era in lui. Adesso, invece,
doveva reggere la voracit di una legione di incubi affamati. Se lui non avesse nutrito
loro, loro si sarebbero nutriti di lui. E magari hanno gi cominciato pens.
Quando si dest del tutto, il demone avvert un odore insolito: aspro e dolce allo stesso
tempo. Un odore del tutto simile a quello dei fiori di limone. Apr gli occhi e vide, seduta
accanto a s, una ragazzina poco pi che undicenne.
Ciao lo salut, rivolgendogli uno sguardo schivo ed esitante. Locchio sinistro era
cerchiato da un livido.
Leonora... mormor Gabriel.
Lei parl senza prendere in considerazione nemmeno per un istante le violenze che
aveva evidentemente subito.
Gabriel. Mi dispiace che ti abbiano condotto qui!
Be... credo dispiaccia pi a me comment il demone, sorridendo forzatamente.
S-s, immagino.
La bambina abbass lo sguardo e inizi a guardarsi le punte dei piedi. Il demone chiuse
gli occhi e torn ad appoggiarsi contro il muro.
Fanno male? chiese, timidamente, Leonora, indicando le piaghe sul suo corpo.
Gabriel schiuse appena le palpebre, rivolgendo uno sguardo fugace allinsolita e ostinata
estranea.
Solo quando respiro rispose con un sorriso sarcastico.
Io... mi dispiace
Cos successo?
Sono venuti mentre eri privo di sensi. Suppongo che abbiano seguito me ma poi ti
hanno visto e...
Avresti potuto scappare
S
Ma non lhai fatto...
Non volevo ti prendessero ma erano due custodi. E poi, arrivati qui, mio padre e Alice
e mi hanno io ho cercato ma non ho potuto fare nulla. Mi dispiace.
Tuo padre? Orfeo tuo padre?
La famiglia reale della maledettissima Latebra mi stata con il fiato sul collo fin dal mio
ingresso in citt. Non mi sembrava che la ragazzina mentisse ma, daltronde riuscita
a nascondermi anche di essere un demone per quasi ventiquattro ore. Menzogne! Ecco
cos la citt: un cumulo di sporche menzogne.
Tra le ombre, temi sorrisi e sussurri pi di zanne e coltelli ricord il demone. Mi vien
quasi voglia di credere alle parole degli dei oscuri!
Lui... s. Mi dispiace. Io...
Allimprovviso, Gabriel si sent stupido e vittima di una macchinazione. Preso in giro da
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Capitolo 23 - Leonora e Gabriel

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chi aveva cercato di proteggere.


Dimmi, Leonora...
S? chiese la bambina, con il volto acceso dalla speranza.
Sei venuta qui per qualche altro motivo oltre a quello di dispiacerti? Gabriel fece in
modo che la nota di disprezzo nella propria voce fosse ben udibile.
Leonora rimase immobile, stringendo i pugni per la rabbia e sforzandosi di non piangere,
colta alla sprovvista dallaccusa nemmeno troppo velata. Riserv a Gabriel unocchiata
rabbiosa prima di voltarsi per andare via.
Ma s... vai... vai. meglio per te mormor sommessamente il demone, lasciando che
le forze lo abbandonassero nuovamente. Da qualche parte nel proprio cuore, provava
dispiacere per aver ferito Luna ma era stanco, tremendamente stanco e non riusciva
a guardare in volto la ragazzina. Era stata ferita sul serio per colpa sua?Aveva fatto
il doppio gioco sin dallinizio e quellocchio nero faceva parte della loro sceneggiata?
In quel momento non si fidava pi di nessuno. Attorno a s, temeva, aveva soltanto
nemici.
Gabriel non ud alcuna porta aprirsi o chiudersi questa volta, ma sent un tonfo sordo
e un sibilo. Si sforz di riaprire gli occhi stanchi e vide vicino a s una sacca di pelle.
Limboccatura era chiusa, in maniera rudimentale, con uno spago. Ancor prima che
piccole gocce purpuree colassero per terra, lodore che filtrava dal contenitore gli risult
fin troppo noto. Il demone si precipit sulla bisaccia e, senza nemmeno darsi la pena
di aprirne limboccatura, laddent, ingurgitando avidamente il sangue che zampillava
attraverso la pelle conciata.
Lidea che quel pasto fosse avvelenato pass per la mente del demone veloce come un
lampo ma, da subito, si rese conto che valeva la pena rischiare. Se non si fosse nutrito,
con ogni probabilit sarebbe morto in capo a un paio dore. Inoltre, se lavessero voluto
semplicemente uccidere, lavrebbero gi fatto senza ricorrere a simili subdoli espedienti.
Forse pens in fin dei conti non sono tutti nemici.
Non appena le ultime gocce di sangue smisero di colare dalla borraccia, Gabriel ruppe
in due il contenitore, leccandone le pareti interne, poi si lanci sullirrisoria quantit di
nutrimento che era gocciolata per terra. Infine torn alla borraccia, divorandola quasi
interamente.
Solo una volta terminato il pasto, alz gli occhi e si rese conto che Leonora era in
cima alla scala, da dove, cap, doveva aver lanciato il contenitore con il sangue. La
ragazzina lo guardava con un misto di terrore e compassione. Non appena i loro sguardi
si incrociarono, lei si tuff nel pavimento, svanendo alla vista del giovane. Se fosse
pi stupita Leonora del comportamento animalesco di Gabriel o questultimo della sua
uscita di scena, nessuno dei due avrebbe potuto sinceramente dirlo.
Svanita la bambina, Gabriel torn ad acquattarsi nel proprio angolo, come un cane
incatenato. La quantit di sangue che aveva ingerito non era tale da saziarlo o rinfrancarlo
del tutto ma lo avrebbe, comunque, aiutato a tirare avanti per un po.
Cos da mantenermi in vita fino al momento della mia esecuzione. Che meraviglia!
concluse sarcastico.
Re dellinferno... non possibile. Non ho mai voluto neanche lontanamente nulla di
simile. Non sono un cazzo di nessuno! Voglio soltanto tornare da mia figlia. Nientaltro!
Il silenzio torn a riempire la stanza con la stessa rapidit con cui era stato rotto dalla
comparsa di Leonora, e Gabriel rimase in compagnia dei propri cupi pensieri, incapace
di muoversi. Ancora una volta altri decidevano della sua sorte. Una creatura in balia del
143

Capitolo 23 - Leonora e Gabriel

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destino, ecco ci che si sentiva.


Tu rifuggi te stesso e le tue responsabilit. per questo che permetti ad altri di fare di
te ci che pi preferiscono proferirono gli oscuri, destandosi allimprovviso.
Non vi bastava esservi cibati di me? Adesso volete farlo anche con il mio permesso.
Gabriel, noi non siamo a te pi alieni di quanto non sia il lupo che, per primo, ha
infestato le tue carni.
Voi siete orrori. Esseri ributtanti e crudeli che distruggono ci che incontrano.
Cosa ti fa pensare che prima che tu ci dessi la caccia, tutto ci fosse diverso?
Prima che avessi a che fare con voi incubi non mi era mai successo niente di quanto
accade adesso. Non cerano segni, n rabbia e io ero ancora umano!
Umano? risposero, inaspettatamente, gli oscuri. O no. No, Gabriel. Tu non sei mai
stato umano. Tu eri un demone ancora prima che quel lupo ti rodesse lanima e facesse
il nido dentro di te.
State zitti...
Gabriel, tu sei nato demonio e quel lupo stato soltanto il primo di noi che si unito
a te. Lui era appena nato. Era un sogno... un sogno di vendetta.
... zitti...
Quanto ai segni, ci vuole tempo prima che gli incubi maturino e...
Zitti ho detto! implor, Gabriel, urlando tra le lacrime. Io non sono solo un contenitore,
schifosi bastardi. Io sono... io sono un uom... le parole gli morirono in gola. Poi, con un
ultimo guizzo di vitalit, il demone imprec, colpendo il pavimento con un pugno. La
sagoma delle sue nocche si impresse a fondo sulla terra appena umida.
Cazzo!
Tu hai ucciso e odiato, Gabriel. A volte lo hai fatto per necessit ma non puoi negare
che dentro di te ci fosse qualcosa che ti spingeva a farlo. Ti sei odiato quando hai
ucciso senza motivo ma nemmeno un attimo... nemmeno per un istante hai provato
rimorso per coloro che pensavi lo meritassero. Hai picchiato senza piet n esitazioni
quei bastardi che se la prendevano con gli animali del circo e li hai uccisi quando hanno
attaccato Nina. Hai ucciso quelluomo appena arrivato in citt e hai goduto nel divorarlo.
Gabriel ascoltava ma non riusciva a difendersi in alcun modo dal veleno che gli oscuri
versavano nella sua mente e nel suo cuore.
A costo della vita di chiunque e gi so che reclamarne alcune sar pi piacevole che
reciderne altre hai detto.
Siete arrivati alla mia memoria, alla fine.
Uno di noi sempre stato l.
Di fronte a quella dichiarazione, Gabriel intu la scioccante verit. Un brivido freddo
percorse la sua schiena.
... il lupo.
Il lupo. confermarono le voci. Sai cos un incubo, Gabriel? lemozione che si
perverte. La passione portata oltre il limite. Lindifferenza che si trasforma in apatia.
Lamore che diventa possessione. La paura che si muta in terrore. Lincertezza che
diviene violenza.
La giustizia che si muta... in vendetta disse Gabriel io... lui lha sempre cercata. Avete
fatto in fretta perch lui aveva gi costruito una connessione. Era il lupo a guidarvi...
... attraverso te.
Smettetela di... cominci Gabriel con la voce carica di rabbia ma di minuto in minuto
si sentiva sempre pi confuso cos che non riusc a opporre resistenza quando le voci
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Capitolo 23 - Leonora e Gabriel

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riecheggiarono ancora nella sua mente sconvolta


... completare i tuoi discorsi? domandarono gli oscuri con tono beffardo. Le tue
parole sono le nostre parole. I tuoi pensieri sono i nostri pensieri e le tue emozioni...
quelle, sopra ogni cosa, sono nostre emozioni. Tu sei il nostro ricettacolo, Gabriel. La
nostra incarnazione e noi, ormai, siamo te.

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Capitolo 24 Le prigioni di Latebra


La porta della cella era aperta. Al centro della stanza cera Laura, la giovane donna, e
Laura, il serpente. Luce sedeva accucciato al centro del letto.
Non mai successo disse la ragazza. Non siamo mai state divise, vero?
No. Non realmente. Suppongo che il serpente fosse semplicemente troppo difficile da
ingannare e quindi stato imprigionato.
Tutto questo disse Laura, indicando gli arredi della stanza e le pareti davvero un
sogno?
Gi. un ambiente creato per tenere prigioniera la tua mente.
Soltanto tu sei cos sciocca da non essertene accorta, sorella mia disse il serpente.
E tu come facevi a esserne cos sicura?
il nostro corpo a essere immobilizzato ma soltanto la tua mente a credere a questo
inganno, non la mia. Per giorni, nel buio di quella cella, ti ho osservata svegliarti ogni
mattina, dimentica di quanto accaduto solo qualche ora prima e....
Non erano giorni disse Luce, interrompendo il serpente.
Entrambe si voltarono verso il gatto.
Posso chiederti cosa sai dei demoni? chiese il felino.
La ragazza guard il serpente, pensando che fosse pi adatta di lei a rispondere a quella
domanda.
Luce intervenne.
Lei non ha memoria diversa dalla tua, Laura. Lei il tuo istinto e non la tua coscienza.
un puro paradosso che lei sapesse, o meglio, intuisse cosa stesse accadendo.
Rispondimi, adesso.
Sono... siamo figli di immortali e di umani.
Nientaltro? la incalz Luce.
Laura arross e non rispose.
Direi che il tuo silenzio piuttosto eloquente. Siediti, ragazza. Come ti ho gi detto,
non abbiamo molto tempo ma questo importante perch tu possa uscire di qui.
Laura si sedette sul letto, vicino al cuscino. Si abbracci nuovamente le gambe,
avvicinando il viso alle ginocchia. Il serpente si accoccol sullo scendiletto.
Sai qualcosa di Latebra? chiese, Luce.
Laura si trov a un bivio. Sicuramente quella creatura sapeva molte cose, molte pi cose
di lei. E non sapeva fino a che punto stesse fingendo. Tuttavia, era certa di non voler
rimanere un minuto di pi in quello stato: cieca e sorda in un labirinto sconosciuto. Non
voleva pi essere vulnerabile. Si sentiva ancora una volta tradita dal padre, Caronte,
adesso ricordava, o come cavolo volesse farsi chiamare. Qualsiasi cosa lui potesse
dire, laveva presa con s, laveva curata e poi ferita. Laveva istruita e le aveva poi
mentito. Perch, allora, si sentiva ancora cos dannatamente legata a lui? Aveva spinto
la risposta nei recessi del proprio animo umano. Mai avrebbe voluto che Luce giungesse
a comprenderlo e, in quel momento, il visitatore inatteso sembrava riuscire a scrutare
dentro di lei con estrema facilit.
Sarebbe uscita da quel labirinto, non importava come.
Laura scelse con cura le proprie parole.
So che un circo e che bisogna starci alla larga.
Nientaltro?
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Capitolo 24 - Le prigioni di Latebra

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Silenzio.
Mai sentito parlare degli Addolorati?
Soltanto una volta. Ne parlavano Gi... Virgilia e Caronte...
Bella coppia di stronzi pens la ragazza Fosse stato vivo, Dante si sarebbe fatto delle
matte risate.
Ma non che ne abbia capito molto. Sono qualcosa come una famiglia reale, mi
sembra.
Certo che per essere un demone sei piuttosto ignorante sulla tua specie e la sua
storia.
Laura non grad quellappunto e uno sguardo ostile apparve per un istante sul suo viso.
Prendermi in giro rientra nelle spiegazioni? chiese, indispettita.
Vedo che non sei del tutto sopita, ragazza. Leggo un certo ardore nei tuoi occhi.
Sembra quasi che qualcosa ti trattenga a stento dallassalirmi.
solo che... non sono unignorante! disse Laura con tono che rasentava il piagnisteo.
No, non sei unignorante convenne Luce. Ci nonostante ci sono molte cose che
non sai, sul tuo stesso mondo. Cose che il tuo mentore ti ha deliberatamente tenuto
nascoste.
Laura avvert nuovamente la punzecchiatura di Luce ma stavolta cerc di trattenersi.
Non hai mai sentito parlare delle lamie?
No.
Sono demoni come te, me il Padre, cos come lo chiami tu. Ma una lamia si nutre della
mente di chi cade nella sua trappola. Assorbe le emozioni e i pensieri come tu ingerisci
il cibo. Come una pianta si nutre della luce del sole. Le lamie sono predatori di anime.
Vuoi forse dire che io...
Gi. Intrappolata come una mosca in una ragnatela.
Da quanto tempo? chiese la ragazza.
Luce attese alcuni istanti prima di rispondere.
Un anno. Forse qualcosa in pi.
Fu allora che la ragazza guizz in piedi con impeto e grazia serpentina.
Un anno!
Un anno tenuta schiava. Un anno alla merc di chiunque.
Laura non era mai stata una vittima. Non lo era pi da tempo ormai. Lei era il carnefice,
lassassino, la dispensatrice di morte.
No! Non voglio!
proprio il tuo volere che stanno cercando di annullare.
Ho detto di no! ribad Laura piantando un pugno contro il muro alla sua sinistra. La
sua mano attravers la parete come se fosse burro. Non caddero calcinacci, non si
sollev polvere ma la mano della giovane si spinse, semplicemente, attraverso il muro.
Be, a quanto pare, stai gi liberandotene.
Laura estrasse la mano, osservando con curiosit quello che era appena accaduto.
Le senti?
La giovane si rese conto che nella stanza stavano penetrando delle voci.
Voci? Ma da dove... chiese perplessa.
Vengono da fuori. Stai uscendo, Laura. Guarda, lei non c pi disse Luce, riferendosi
al serpente.
Lei guard alla propria destra e lo spirito del rettile non cera pi. Con un gesto automatico,
port la mano sul suo viso e sent, sotto le punte delle dita, la pelle adesso scagliosa.
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Capitolo 24 - Le prigioni di Latebra

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Ma come...?
Il demone non pot completare la domanda. La stanza attorno a s stava svanendo.
I contorni degli oggetti stavano divenendo sfocati e la notte stava iniziando a filtrare
attraverso le crepe che si aprivano sui muri.
Ci vediamo dallaltra parte disse Luce, divenendo una macchia indistinta e, mentre
ci accadeva, Laura sent i singhiozzi di una bambina riecheggiare tra le pareti.
Camminava rapidamente lungo le vie di Erena, con passo deciso. A quellora, la gente,
ragazzi soprattutto, si stava riversando in strada. Le insegne dei locali brillavano come
fari nella notte, guidando quanti lo desiderassero verso piaceri offerti a basso costo.
La musica regalava a tutti un martellante sottofondo. La citt stava smettendo i soliti
abiti e stava indossando quello da sera: aderente, volgare ma irresistibile per chiunque.
Quando vagava per Erena a quellora, Gill aveva quasi limpressione che non fosse pi
la stessa citt: un altro mondo. I demoni uscivano dai loro nascondigli, beneficiando
delloscurit e di quellatmosfera.
Pensava che in notti come quelle, se anche alcuni esseri umani si fossero accorti della
presenza di demoni e spettri accanto a loro, in fin dei conti, non si sarebbero poi stupiti
cos tanto.
Ad alcuni metri di distanza, la giovane era seguita da una coppia di custodi delle ombre.
Non li aveva ancora visti ma sapeva che dovevano esserci e loro non avevano fatto
nulla per nascondere la propria presenza. A giudicare dallodore e dagli impercettibili
rumori, il demone cap che doveva trattarsi degli stessi custodi di quella mattina. Non
si stup poi molto. In fondo stava andando da Iago, il loro principe, sebbene per lei
non fosse altro che un nuovo aristocratico intenzionato a compiere una scalata al trono
delle ombre.
La storia recente di Latebra era costellata di tentativi simili ma mai come in quegli
anni la legittimit della famiglia regnante era stata cos discussa e la sua influenza
sul popolo delle ombre cos debole. Il Dragone era ormai vecchio e le sue decisioni
apparivano sempre pi discutibili. Inoltre, non vi erano eredi o membri della famiglia
degli addolorati in grado di salire al trono. Caronte era un rinnegato, Tiresia un folle e
Alice non era dotata delle giuste capacit per governare in quellepoca cos incerta. La
primogenita del dragone era una rockstar e non un sovrano: pi amante della musica
e delle droghe che della politica e della diplomazia. Se anche la figlia maggiore di Orfeo
avesse ereditato il regno del padre, con ogni probabilit, non avrebbe governato a
lungo.
Leonora, invece, era poco pi che una bambina e il padre, di certo, non avrebbe vissuto
ancora abbastanza per vederla diventare una donna.
Non escluso che sia a una delle due figlie di Orfeo che Iago sta mirando, quasi
sicuramente Leonora. Un matrimonio con un membro della famiglia degli Addolorati
potrebbe legittimare la sua aspirazione. Forse sarebbe soltanto una specie di principe
consorte ma potrebbe, comunque, governare il popolo di Latebra.
Il che mi induce a chiedermi cosa mai quello spregevole individuo possa volere da me.
Che voglia esibirmi come animale raro di fronte ai suoi ospiti? si chiese Gill con una
punta di rammarico. Be, se fosse cos folle, tutti i custodi delle ombre non sarebbero
in grado di salvarlo da ci che potrei fargli.
Ciao Virgilia.
La voce distolse Gill dal filo dei suoi pensieri. Il demone si volt e vide, addossato alla
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Capitolo 24 - Le prigioni di Latebra

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parete di uno dei due edifici, un piccolo teatro di marionette. In realt si trattava di poco
pi di una struttura mobile realizzata con tubi dacciaio e ricoperta da una spessa tenda
di plastica bianca. Sulla parete che dava sulla strada era aperta una grossa finestra.
Allinterno della tenda, un ragazzo, poteva avere poco pi di trentanni, indossava sulla
mano sinistra un burattino che ritraeva un gatto nero e, sulla destra, un altro simile a
un corvo. Il gatto era poco pi di un guanto scuro con una testa sferica su cui erano
stati cuciti dei triangoli di stoffa, per orecchie, e dei bottoni bianchi, per occhi. Una
mezzaluna di grosso filo da cucito bianco completava lopera, disegnando la bocca del
burattino.
Il volatile di pezza aveva cuciti sulla testa degli occhi rosso fuoco che gli conferivano unaria
crudele. Era poggiato su un albero di cartone spoglio, lunico elemento scenografico
presente sulla scena.
Un misto di curiosit e inquietudine colse Gill di sorpresa, costringendola a osservare la
messinscena che stava svolgendosi a pochi passi da lei.
Cos, sai chi sono comment il corvo di pezza. Il suo becco si apr e chiuse in sincrono
con le labbra del burattinaio, la voce era del tutto simile a un falsetto maschile.
Certo. Persino un povero custode come me conosce Virgilia dellAutunno, moglie del
consigliere Caronte. Rinnegata, insieme al proprio consorte, per aver violato lortodossia
delle discipline magiche. Questo, almeno, ci che si dice.
Sei bene informato, Luce.
Bene informato su tutto ci che riguarda il mio protetto. Ci mi porta a chiedermi il
motivo del tuo interesse nei suoi confronti.
Semplicemente il desiderio di renderlo libero. Gli mostreremo la sua vera natura, cos
che possa fare pace con se stesso.
Libero o pedina dei contorti piani di tuo marito?
Il burattino del corvo venne mosso come se compisse un breve volo fino a terra. Poi,
con un paio di brevi saltelli, giunse vicino al gatto di pezza.
Sappiamo entrambi che, per Orfeo, meno demoni ci sono in circolazione, meglio
per tutti. I rischi che la vostra ridicola copertura possa saltare, cos, diminuiscono
drasticamente.
Ognuno fa ci che pu per mantenersi in vita disse con tono laconico il gatto di stoffa.
Questa non vita comment, arrabbiato, il corvo. finzione, Luce, e state mettendo
seriamente a rischio la vita di quel ragazzo. Di questo passo impazzir se non lo aiuterete
a...
Ed soltanto per il tuo buon cuore che violi il tuo esilio e vieni qui in citt rischiando di
imbatterti nei custodi delle ombre? Perdonami Virgilia se mi ritengo ancora in possesso
di una certa intelligenza.
Il corvo di velluto gracchi sonoramente e la sua sembr essere una manifestazione di
rabbia.
Gabriel troppo pericoloso perch venga risvegliato, ed sotto la mia custodia.
Non vedo come tu possa anche soltanto pensare di portarlo fuori da Latebra. Ritieniti
fortunata a riportare a casa le piume, non-morta.
In quel momento, il burattinaio manovr un pedale nascosto e, con uno scatto, apparve
un serpente di cartoncino colorato alle spalle del gatto nero. Il rettile era attorcigliato su
se stesso e le fauci spalancate lambivano il collo del felino. Il gatto- burattino si accasci
e il corvo di stoffa gli si avvent contro. Dopo qualche istante, il serpente venne fatto
nuovamente sparire sotto il tavolo e cos anche il corvo. Solo il guanto di stoffa nera con
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Capitolo 24 - Le prigioni di Latebra

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gli occhi bianchi rimase riverso sulla superficie di legno.


Ricordi Virgilia? Una delle tue tante vittime.
Gill fiss con maggiore attenzione il giovane uomo che manovrava il burattino.
Aveva i capelli scuri e la carnagione chiara. Un accenno di barba gli scuriva il viso e gli
occhi erano color ghiaccio. Indosso aveva un caffettano bianco ornato attorno al collo
di un motivo grigio scuro. La giovane non ricordava di aver mai visto quel ragazzo in
vita propria.
Eppure sa pens.
Si sorprese a lanciare unocchiata alla propria destra, un gesto istintivo di ricerca di
aiuto.
Ho paura? si chiese.
I custodi che la seguivano si erano fermati a guardare una vetrina di un negozio di
musica, fingendo disinteresse nei confronti della propria protetta.
Perch mi racconti questa storia? chiese Gill con ostentata strafottenza.
Padrona di cos tanti segreti eppure cos restia ad apprendere la verit.
Non ho tempo da perdere con sciocchi giochi di parole. Chi sei e cosa vuoi da me?
chiese Gill, lasciando che i suoi occhi le rivelassero la natura del proprio interlocutore.
Attorno al ragazzo non vi era alcun alone che potesse tradirne lappartenenza al regno
delle ombre. Il gatto di pezza, per, irradiava una luminescenza violacea dalla sagoma
indistinta.
Solo allora si rese conto che il burattino parlava ma luomo non muoveva pi la bocca.
Gill riusc a malapena a celare il suo stupore e il demone che aveva di fronte se ne
accorse.
Esattamente, Virgilia. il burattino a manovrare il burattinaio disse il gatto,
poggiandosi sul tavolo innanzi a s e non il contrario. Mi delude, per, il tuo stupore.
Pensavo fossi avvezza a simili stranezze.
La giovane osservava il gatto di stoffa con un misto di inquietudine. Aveva assistito
a una messinscena sul proprio passato. Avvenimenti ai quali non avrebbe mai voluto
prendere parte ma di cui, ci nonostante, era stata artefice. Un nome fece capolino
sulla punta delle sua lingua ma si sforz per non pronunciarlo.
Non pu essere. Non avrebbe senso disse tra s.
Come ti ho detto riprese Gill non so chi tu sia e non ho tempo da perdere. Di cosa
vuoi da me o tornatene al tuo spettacolino da strada.
A dispetto dei tuoi modi, ragazza, sono qui per salvare la tua pellaccia, sebbene non
lo meriti affatto. Tuttavia, una persona a me assai cara, per ragioni inspiegabili, tiene a
te. Tu mi servi perch lui si possa salvare.
La situazione si stava facendo sempre pi spinosa e incomprensibile. Gill si guard
nuovamente alle spalle e vide, con un po di sollievo, i custodi muovere qualche cauto
passo nella sua direzione.
Si rimprover del proprio comportamento.
No. Non sono pi quella donna. Non ho pi bisogno dellaiuto di nessuno ripet a se
stessa.
Gabriel... bisbigli Gill, riportando lattenzione sul gatto di stoffa.
Ci sei andata vicino ma: no.
Lei rimase in silenzio per qualche secondo.
Sembri sapere molte cose, per. Sai anche qualcosa su di lui? insistette.
Certo, sono, o meglio, ero il suo custode.
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Capitolo 24 - Le prigioni di Latebra

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Come tu ben sai. Il suo custode morto.


Lo so. Hai pensato tu a eliminarlo. Ci nonostante eccomi qui. Non posso esattamente
dire in carne e ossa ma abbastanza presente da poter interagire con te, corvo.
Sei diventato uno spettro...
Gi, ragazza, e mi sono inserito nella finzione di una lamia soltanto per raggiungere
te.
Lamia? Finzione?
S, Virgilia. Una simulazione niente affatto facile da infrangere. Temevo di non poterti
raggiungere e ho perfino provato a darti degli indizi ma tu non sei riuscita a coglierli.
Il giornale disse Gill, capendo allimprovviso a cosa facesse riferimento il ragazzo.
Sei stato tu! Ma allora questo significa...
Significa intervenne Luce che, a ben vedere, non sono io a essere il burattino di
qualcuno e che tu sei stata fregata alla grande.

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Capitolo 25 - Nel profondo


Le fiamme delle torce crepitavano. Oltre a quel rumore sordo, tutto ci che si sentiva
nella grande sala immersa nella penombra, era un lieve zampettio. Un grosso ratto
grigio si muoveva rapidamente lungo una direzione ben precisa, fermandosi di tanto
in tanto e sollevandosi sulle zampe posteriori, per controllare intorno a s. Lodore del
cibo tracciava in aria una scia sottile che il roditore seguiva con precisione. Altri odori
si sovrapponevano a quello appetitoso che lo aveva spinto a uscire fuori dalla propria
tana e per questo era cos guardingo. Aveva percorso una ventina di metri in linea retta
e il suo obiettivo era ormai a pochi centimetri di distanza. Fatti ancora pochi passi, il
roditore, finalmente, immerse il muso nel sangue semi coagulato e prese a rosicchiare
alcuni succulenti brandelli di pelle. Occorse meno di un secondo perch si trovasse,
allimprovviso, stretto tra cinque dita e un secondo intero perch otto incisivi e quattro
canini leggermente ricurvi si chiudessero attorno al suo collo. Un leggero crac risuon
per la sala quando i denti di Gabriel spezzarono il collo del ratto. Al demone bastarono
pochi morsi perch il roditore sparisse completamente dentro la sua bocca.
Non si trattava di un pasto in grado di saziarlo ma doveva pur fare qualcosa per cercare
di placare la fame. Sebbene in quei sotterranei fosse difficile avere cognizione dello
scorrere del tempo, il demone stim che dovevano essere trascorse poco meno di
ventiquattrore. Le torce che si trovavano ai lati della porta dingresso alla sua cella
erano state cambiate una decina di volte. Dalla propria posizione, Gabriel non era stato
in grado di vedere chi si occupasse di sostituire le vecchie torce con le nuove. Le catene
che gli cingevano polsi e caviglie non erano dotate di zanne come quelle del bosco
dellEclissi ma erano cos resistenti che tutti i tentativi messi in atto per liberarsi si
erano rivelati inutili. Persino le trasformazioni non avevano sortito alcun effetto, poich
le catene si adattavano alla nuova forma.
Nonostante comprendesse linutilit del gesto, il demone diede un ulteriore strattone
con le braccia, aggiungendo nuove ferite a quelle che gi gli incidevano i polsi.
Non sono state forgiate in maniera normale. Probabilmente non riuscirei a spezzarle
nemmeno se fossi nel pieno delle mie forze.
Gabriel sapeva di essere ormai prossimo a superare il limite di sopportazione, sia sotto
il profilo fisico che psichico. Il sangue che gli aveva portato Leonora, in condizioni
normali, lo avrebbe aiutato ad andare avanti per qualche giorno, adesso, invece sarebbe
a stento bastato per poche ore.
Le energie che il nutrimento gli donava venivano ripartite, ormai, fra troppe entit. Le
stesse che, di l a poco, Gabriel temeva lo avrebbero spinto a nutrirsi di se stesso.
Come se ci non fosse abbastanza, gli incubi continuavano a tormentarlo. A volte
parlavano come se fossero ununica voce. Altre volte, invece, singoli orrori sussurravano
gli spaventosi episodi da cui erano nati, minando la ragione del demone. Gabriel si
sentiva come una corda tesa allinverosimile e pronta a spezzarsi da un momento
allaltro. In breve, sapeva di essere, ormai, a pochi passi dalla follia.
In preda a una lieve vertigine, chiuse gli occhi e cos rimase per un po, quasi tenerli
aperti fosse per lui uno sforzo eccessivo.
Che fine avr fatto quella ragazzina? si chiese salvo poi pentirsi, listante successivo,
di aver anche solo partorito quel pensiero. Se solo entrasse mentre sono in questo
stato, chiss cosa diamine sarei in grado di farle.
152

Capitolo 25 - Nel profondo

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Non io, loro! si corresse subito, ad alta voce.


Ma noi siamo parte di te.
Voi siete dentro di me ma non siete parte di me.
Non ancora e non tutti, forse, ma ci siamo molto vicini, demone... lasciati andare e
vedrai che tutto sar pi semplice.
Il tempo a mia disposizione non ancora finito.
Vedi le cose in maniera sbagliata, Gabriel. Noi non siamo tuoi nemici. Il tuo tempo non
finir, tu non finirai. Cambierai e diventerai pi forte e noi con te.
Non essere pi forte che mi interessa.
Forse dovrebbe, se vuoi uscire da qui.
Uscir da qui anche senza il vostro aiuto. Dovesse costarmi la vita.
Probabilmente sar cos. Ma sei proprio sicuro di volerlo fare, Gabriel Drosi?
Soltanto allora il demone si rese conto che a pronunciare le ultime frasi non erano state
le voci dentro la sua testa ma qualcuno poco distante.
Riapr gli occhi, stanchi, ma non vide nessuno. Davanti a lui era sospesa a mezzaria
una sfera di vetro e metallo. Allinterno delloggetto, unarmonia, si agitavano volute
turchesi di consistenza gassosa.
Chi sei e cosa vuoi fare con quella? domand al nulla. Il demone non ottenne risposta
ma, rapidamente, le zanne dellarmonia si conficcarono nella sua carne e il suo contenuto
venne inoculato interamente nel suo corpo.
Sulle prime, Gabriel avvert la puntura e poi, dopo qualche istante, ebbe la sensazione
di essere attraversato da una serie di forti scosse elettriche in rapida sequenza. Poi
lenergia sembr sparire come era venuta e il demone si accasci al suolo, esausto.
Le sue catene giacevano, chiss come, aperte, a meno di un metro da lui. Le voci
sembravano essersi momentaneamente dissolte.
Quel che ti ho iniettato spieg la voce e solo allora Gabriel ne colse il suono metallico,
energia allo stato puro: essenza vitale. Lequivalente di molte decine di litri di
sangue e svariati chili di carne... umana. Riposati adesso. Quando il tuo organismo avr
metabolizzato il nutrimento starai meglio. Non durer molto, qualche ora al massimo.
Cerca di fartele bastare. Troverai la ragazzina ad attenderti fuori dalla porta.
C-Chi sei? riusc a balbettare Gabriel, con un filo di voce.
La tua ombra, fratello mio. Soltanto la tua ombra.
Tu...
Quando ti verr concesso il dono pi doloroso, accettalo. Il pifferaio stato tradito e
ha portato via i bambini a vivere sulla montagna, insieme ai demoni e agli immortali,
rinvigorendone il sangue. Dona al nostro popolo nuova forza, Gabriel. Fa s che leclissi
finisca e la luna sorga di nuovo splendente nel nostro cielo.
Tu sei... Abele. Sei stato tu a farmi trovare il libro.
Erano segni. cos che, spesso, Elara ci parla. Tu, per, li hai ignorati, concentrato
comeri sulla caccia e preda della tua assurda ossessione.
Io non... volevo...
Gabriel ascolt le proprie parole riecheggiare tra le pareti della prigione e poi dissolversi
nel silenzio. Solo un lieve fruscio ritmico, simile a un battito dali, risuon leggero per
qualche istante.
Una piccola creatura, non pi alta di una decina di centimetri, era immobile in una
espressione di muto terrore. I suoi grossi occhi neri, spalancati, non vedevano pi.
153

Capitolo 25 - Nel profondo

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Le sue fragili ali diafane non erano pi in grado di vibrare per sollevarla dal suolo come
un tempo.
I suoi arti esili posizionati nellatto di fuggire da un inatteso cacciatore.
Gabriel picchiett leggermente sul vetro del barattolo che conteneva il minuscolo essere.
Lelfo si mosse, come un unico blocco, galleggiando nel liquido in cui era immerso.
Sulle pareti del corridoio erano addossate lunghe scaffalature sui cui ripiani erano
adagiati moltissimi contenitori simili a quello, anche se di forma, misura e contenuto
differenti.
Leonora era appoggiata a uno degli scaffali e, con timore, osservava Gabriel guardare
il barattolo.
Non vi erano finestre nel corridoio che i due stavano attraversando. Pavimento, mura
e soffitto erano composti da robuste travi di quercia, grandi come tronchi dalbero e
massicce lastre di pietra grigia. Il corridoio si snodava, stretto e lungo, per alcune
decine di metri, illuminato fiocamente da luminose sfere di vetro fissate alle pareti, a
intervalli regolari. Allinterno delle sfere danzavano fiamme che si ostinavano a bruciare
senza emettere calore e senza la presenza apparente di combustibile.
Gabriel provava disagio nel camminare accanto a cos tanti cadaveri. Era osceno e
innaturale che i corpi di cos tante creature fossero stati congelati per sempre nellistante
della propria morte.
Mio padre ama dire che le fate abitano ancora questi luoghi. Adesso stanno solo
dormendo disse Leonora, con voce stanca, appena qualche passo dietro di lui.
Gi. Sogni in formaldeide comment Gabriel, tetramente, osservando i macabri
campioni.
Cos sarebbero questi i cadaveri pronti a risvegliarsi allordine del Dragone? vero,
qualcosa di... nauseante si agita dentro questi corpi e gli incubi ne sono attratti. Una
specie di energia residua, tuttavia, viste cos, queste creature sembrano tuttaltro che
minacciose.
Andiamo tagli corto Gabriel, improvvisamente a disagio, accelerando il passo.
Voglio essere fuori di qui il prima possibile e...
Il ragazzo si volt di scatto, rendendosi conto che Leonora era ferma ad alcuni metri di
distanza da lui: lo sguardo rivolto nel vuoto e la schiena appoggiata a una parete. Gabriel
torn indietro, con passo calmo e, giunto accanto alla ragazzina, si chin leggermente,
scrutandone il viso sofferente.
Ehi tu, va tutto bene?
Leonora teneva gli occhi chiusi ma il demone si accorse di un insistente tremolio delle
palpebre, quasi stesse sognando o fosse preda di una crisi di panico.
S-s... va tutto bene. solo un po di stanchezza. Nulla di importante. Tra poco passer.
stato perch hai aperto quel... passaggio fin qui, non vero?
Leonora rispose con un sorriso colpevole sul volto stanco e poi spieg: Non sono
abituata a portare qualcuno con me sul sentiero delle ombre.
La ragazzina schiuse leggermente le palpebre e guard Gabriel. Arross ma sostenne
ugualmente lo sguardo del demone.
Grazie per il sangue. Io... credo di averti fatto un torto nel dirti quelle cose, prima.
Possiamo riposarci un po se vuoi...
Leonora si limit ad annuire, evidentemente grata per quelle parole e con la schiena
appoggiata al muro, si lasci scivolare fin sul pavimento.
Soltanto per un po acconsent lei, concludendo la frase con un lungo sospiro. Solo
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Capitolo 25 - Nel profondo

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allora Gabriel si sedette di fronte alla propria giovane guida.


Da quando sono tornato a Erena si ferm a riflettere mi sembra di aver camminato
pi a lungo tra i morti piuttosto che tra i vivi.
Sembra un dannato cimitero di morti viventi mormor.
Mio padre dice sempre che questo un luogo unico al mondo comment Leonora.
Da cinque secoli qui custodito il sangue della nostra intera stirpe: demoni, gregari,
celesti, caduti si trovano tutti qui. Nostri fratelli di un tempo che fu, in attesa che il loro
tempo venga nuovamente. Qui riposano i vivi e i morti in attesa di potersi risvegliare e
tornare alla superficie. Forse, in fondo, non occorre che tutto ci sia bello, limportante
che esista.
Il pozzo dei dormienti, il luogo in cui dallera del tradimento riposava la prole dei sogni,
era avvolto nella leggenda persino per molti demoni. Nove cerchi, disposti a piramide
capovolta, componevano un serbatoio di corpi e di anime. Nei cerchi pi alti erano
custodite creature di ogni sorta: alcune sospese in uno stato di morte apparente, altre
conservate per tramandare il ricordo della propria specie. Lultimo cerchio, il pi stretto,
alla base dellimponente struttura, accoglieva al proprio interno i sepolcri della nobile
famiglia degli Addolorati, coloro che governavano il popolo delle ombre.
Ti confesso, per, che nemmeno a me mai piaciuto questo posto disse lei con un
mezzo sorriso.
Gi... convenne Gabriel. Qualcosa... forse scintille di anima si agitano ancora nei
corpi prigionieri in quei contenitori.
In quel momento la giovane ebbe limpressione di veder spirali nero intenso baluginare
sulle iridi ambrate delluomo.
Loro disse lui indicando con un cenno del capo le creature conservate nei contenitori.
Non sono pi... sono pi simili a noi di quanto non fossero prima di giungere qui. Sono
diventati incubi, adesso.
Noi chi? Io e te?
Leonora osserv il volto di Gabriel farsi pi cupo.
N-No... io non intendevo dire...
Duole chiedertelo lo interruppe Leonora ma ti andrebbe di darmi una mano?
Cosa? chiese, sorpreso, laltro.
Sto bene, adesso. Possiamo andare.
La ragazzina appoggi i palmi delle mani contro il muro e prov a sollevarsi.
Non meglio aspettare un altro po? Cerca di riprendere fiato, almeno.
Ascoltami, Gabriel: puoi stare l a dirmi cosa fare e a perdere tempo o puoi darmi una
mano ad alzarmi.
Colpito dal tono insolitamente risoluto del piccolo demone, Gabriel sospir e laiut
a risollevarsi, ponendogli le mani sotto le ascelle. La sostenne fino a che lei non gli
dimostr di essere in grado di muovere i primi passi. Camminavano uno a fianco dellaltra
e il demone riservava alcune fuggevoli occhiate a Leonora, assicurandosi che potesse
proseguire senza problemi.
Mentre avanzavano piano, Gabriel continu a riservare fuggevoli occhiate agli scaffali
ingombri.
Adesso erano singole parti anatomiche a galleggiare nel liquido di conservazione e non
pi creature per intero. Occhi, braccia, ali, zanne, cuori: sembrava non mancare proprio
nulla.
Davvero esiste ancora un qualche alito di vita in questi corpi? chiese Leonora.
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Capitolo 25 - Nel profondo

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In alcuni di essi precis luomo credo proprio di s.


Ho sempre pensato fossero solo morti ben conservati concluse, scettica, la ragazzina.
Gabriel si limit ad accogliere laffermazione con un sorriso forzato.
Quel tenue movimento delle labbra aveva prodotto, agli angoli della bocca, alcune
rughe che, Leonora era sicura, soltanto qualche giorno prima non esistevano.
I due, con passo lento, avevano percorso, ormai, quasi met del corridoio. In quel punto,
lilluminazione era sufficiente a mostrare i contorni di una porta bronzea allestremo
opposto. A destra e a sinistra della porta si ergevano ci che a Gabriel sembrarono
essere due grotteschi telamoni.
Sulla sommit di quellingresso spiccava un architrave in marmo bianco con alcune
venature vetrose scure. Alla base dellarco, una coppia di capitelli terminava sulla
schiena delle sculture o, almeno, di ci che Gabriel aveva inizialmente scambiato per
sculture. Adesso che poteva guardare pi da vicino gli sembrava di osservare qualcosa
di pi simile allopera di un folle tassidermista.
La creatura a sinistra era di dimensioni davvero ragguardevoli. Il demone stim fosse,
almeno, due volte pi grossa di un uomo comune. Aveva le sembianze di una tigre dalla
folta, quanto insolita, pelliccia nera a strisce bianche. La bestia era stata immobilizzata
nellatto di saltare con gli artigli in mostra e le zanne snudate. Una cresta di lunghi
aculei, bianchi e neri come il resto della pelliccia, ne ricoprivano fittamente il dorso.
Di esseri simili, Gabriel aveva soltanto sentito raccontare. Favole su grandi eterni che
un tempo popolavano la terra. Persino le insolite piccole creature che ancora abitavano
lEclissi erano soltanto un pallido ricordo di quellepoca.
Differente nelle sembianze ma non nel suo essere imponente, era la creatura a sinistra.
A un paio di metri da una sfera luminosa, si ergeva il busto di una muscolosa creatura
simile a un uomo, le cui molte anomalie, per, facevano s che non potesse essere certo
considerata n umana, n demoniaca.
La pelle aveva sfumature di colore che andavano dal verde smeraldo al blu notte.
Due piccole corna ritorte si ergevano sulla sommit della fronte spaziosa e, tra il naso
tozzo e le corna, tre occhi, disposti a piramide, erano perennemente spalancati sul
corridoio. I lunghi capelli, sottili filamenti di tenebra, ricadevano disordinati fin sulle
possenti braccia. La mano destra, dotata di tre dita, era chiusa a formare un grottesco
pugno. La sinistra, invece, dotata di cinque dita, impugnava unalabarda da caccia,
lunga un paio di metri. Lasta dellarma, dalla base fino alla lama, era attraversata da
complesse decorazioni in metallo che si interrompevano solo a met per permetterne
limpugnatura. Placche metalliche erano state innestate, allesterno, nella carne del
custode: un largo anello ripercorreva la cintura scapolare sinistra, congiungendosi a
una lastra che ricopriva il lato destro del costato. Una fascia metallica ricurva cingeva il
fianco destro della creatura, dallombelico fino alla spina dorsale. Su questa placca, al
centro, si scorgeva un foro poco pi piccolo di un pugno.
Non cerano segni di cucitura tra le parti anatomiche e i tessuti sembravano ancora
freschi e irrorati dal sangue. E poi cera lodore. Gabriel cap che non si trattava di
sculture di pelli ma di bambole spezzate che qualcuno aveva cercato di riparare.
Questi sono... immortali.
Leonora annu. Di un genere che non calca pi la terra ormai da secoli. Come molti di
loro, hanno ricevuto molti nomi ma oggi, in questa parte di mondo, vengono ricordati
come orco e manticora.
Gabriel si avvicin ulteriormente e pass la mano sulla guancia dellorco. Si stup di se
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Capitolo 25 - Nel profondo

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stesso per la dolcezza del gesto. Gli occhi della creatura lo fissavano senza vita.
Quelli che tu vedi sono il frutto di arte demiurgica e necromantica, insieme comment
la ragazzina.
Tre occhi? chiese Gabriel e subito si sent uno stupido per aver fatto quella domanda.
Le irreali sembianze di entrambi gli esseri erano cos composite che fissarsi su un
singolo dettaglio gli appariva ridicolo. Eppure, quella terza grande pupilla sembrava cos
innaturale.
Sai gi che ben poco di quanto gli umani raccontano sul nostro mondo corrisponde
a verit. Cos come i demoni, anche gli orchi, quelli veri, non hanno nulla a che fare
con gli orchi delle fiabe. Non sono mostri cattivi che mangiano i bambini nel sonno...
non solo, per lo meno si affrett a puntualizzare. Gli orchi sono, o meglio, erano,
combattenti straordinari e implacabili. Grazie ai propri occhi, sin nella notte pi nera o
nellabisso pi profondo, erano in grado di scovare i loro avversari. Si dice che anche
dopo che lanima del nemico avesse abbandonato il corpo, un orco fosse ancora in grado
di vederla brillare nelloscurit. Sovente, questo aveva lo spiacevole effetto di condurre
un orco alla follia. Essere tormentati per tutta la vita dai fantasmi delle proprie guerre,
in effetti, deve essere tuttaltro che piacevole da sopportare.
Cos vicini alla citt...
Gi ma dubito che, nelle loro attuali condizioni, siano in grado di fare alcunch di
pericoloso...
Leonora estrasse da una tasca interna della veste una sfera di vetro ricoperta da un
reticolato dacciaio. Tra le fitte maglie era possibile intravedere il nucleo brillare di una
luce azzurrognola. Alla sua base, una piccola coppa metallica.
Unarmonia? chiese Gabriel, pi curioso che sorpreso.
Gi e anche una chiave.
La ragazzina strinse con due dita la coppa e fece ruotare di mezzo giro a destra la sfera.
Un lungo spuntone metallico fuoriusc dallalloggiamento.
Fa qualche passo indietro.
Gabriel non si mosse di un centimetro. Era fin troppo interessato a osservare da vicino
quel procedimento e, dettaglio niente affatto secondario, non amava sentirsi dire cosa
fare.
Per favore, sarebbe davvero pi opportuno che ti spostassi da l.
Per tutta risposta, incrociate le braccia, Gabriel rimase fermo dove si trovava.
Come preferisci. Non dire che non ti avevo avvertito.
Leonora inser la sfera nel foro sulla placca addominale dellorco. Lingresso dellarmonia
si trovava al centro di unincisione raffigurante una ruota dentata sormontata da un
martello.
La lunga zanna dellarmonia morse in profondit la carne della creatura. Un freddo
clic avvis la ragazza che loggetto era stato posizionato correttamente. Fece ruotare
a sinistra la sfera e il bagliore azzurro trasmigr allinterno del corpo imponente,
svuotandola.
Attento fu tutto ci che disse Leonora.
A cosa? ebbe il tempo di rispondere Gabriel, poi lalabarda cal rapidamente,
fermandosi soltanto a pochi centimetri dalla sua fronte. Con uno schianto, i due custodi
erano piombati sul pavimento. La manticora reggendosi sulle zampe anteriori, lorco
sullunica mano libera. Laddome di entrambi si prolungava in unappendice metallica
vermiforme che terminava in un foro, appositamente predisposto, sul muro alle loro
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Capitolo 25 - Nel profondo

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spalle.
Lorco era nuovamente immobile ma nei suoi occhi neri, prima immobili e vitrei, adesso
scorrevano memorie di epoche passate. Gabriel trovava impossibile sottrarsi a quegli
occhi. Il peso del suo sguardo, pi della lama, abbattutasi a pochi centimetri da lui, gli
impediva di compiere alcun movimento.
La manticora, invece, avanzava con unandatura innaturale, pi da automa che da
essere vivente, emettendo un ringhio sommesso.
Allorco furono necessari alcuni scatti della mandibola prima di articolare, a fatica,
qualche parola. Poi, alz il capo pi che pot e parl. Come i suoi movimenti, anche le
sue parole avevano un che di lento e meccanico.
Principessa... siate benvenuta. Colui che vi accompagna, invece...
... un ospite di mio padre. ammesso allultimo cerchio complet Leonora.
In questo caso, la mia compagna Liv e io vi diamo il benvenuto al nono cerchio del
pozzo dei dormienti lorco rispose, seguitando a parlare quasi senza espressione. Si
mosse in maniera goffa, avvicinandosi alla porta.
Seguiteci, per favore.
Gabriel era un cacciatore e un guardiano. Aveva combattuto e ucciso da quando il
proprio potere si era manifestato. Lorco, tuttavia, portava con s il ricordo di mille e
forse pi battaglie e Gabriel lo percepiva chiaramente. Questo lo rendeva meritevole del
rispetto del demone. Vederlo ridotto in quella condizione gli provocava uno spiacevole
brivido lungo la spina dorsale.
Cosa diavolo pu provare questa creatura, ridotta in questo stato? Sempre che qualcosa
possa provare si chiese. Dovrebbero concedergli unultima battaglia, per morire con
la spada in mano: una morte da guerriero.
I custodi della nona porta si muovevano allunisono. La loro andatura, adesso, sembrava
leggermente pi sciolta sebbene ancora grottesca.
Orrori, bugie e ancora orrori. Questo linferno e io ci sono dentro. Tutto ci che posso
fare continuare a lottare e uccidere, sperando di uscirne vivo e portare lei con me.
Qualcosa non va? Sembri essere... disgustato chiese Leonora, a bassa voce.
Come puoi non esserlo di fronte a questo scempio? chiese, a sua volta, il ragazzo,
cercando di mantenere sotto controllo la rabbia ma non facendo mistero della propria
repulsione.
Non posso dire di approvare ma... stato proprio Elet, lorco, in punto di morte, a
chiedere che a lui e alla sua compagna venisse riservato tale destino.
Cosa? chiese il giovane, a voce troppo alta.
Senza arrestarsi, Elet rispose.
Un giuramento di fedelt non si infrange con la morte disse e la sua voce, roca e
profonda, riecheggi per il corridoio.
Cos come in vita, anche nella morte esso ti sostiene e guida. Vero, Liv?
La manticora rugg in risposta alla domanda di Elet.
Non rimpiangiamo il nostro fato. Abbiamo scelto la via della guerra e abbiamo
combattuto.
Abbiamo scelto di servire il sommo Dragone e labbiamo fatto con orgoglio, nonostante sia
stato il compito pi difficile cui abbiamo mai adempito in vita... Elet si zitt nuovamente
e occorse un po prima che riuscisse a parlare nuovamente.
Abbiamo servito il signore pi saggio, coraggioso e forte che abbia mai calcato la terra.
Adesso possiamo fregiarci dellonore di proteggere, a quasi quattro secoli di distanza,
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Capitolo 25 - Nel profondo

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i suoi discendenti. Mortali e immortali, non fiaccati nel corpo, hanno intrapreso sentieri
ben pi miserevoli del nostro.
Quando i quattro giunsero in prossimit della porta, Elet appoggi tutto il peso del
corpo sullasta dellalabarda e sollev, lentamente, la mano sinistra. Leonora attir la
sua attenzione, sfiorandogli il braccio con le dita. Lorco riport, pesantemente, la mano
sul pavimento. Gabriel not lo sguardo compassionevole negli occhi di Leonora.
Non occorre, Elet.
Giovane signora io...
Non importa aggiunse sorridendo la giovane. In fin dei conti un ben piccolo
sacrificio.
Io... daccordo, principessina delle ombre convenne lorco con un misto di reverenza
e tenerezza, facendosi goffamente da parte. Gabriel e Leonora avanzarono fino a essere
a pochi centimetri dalla soglia.
Gli occhi del demone erano fissi sul luogo in cui avrebbe dovuto trovarsi la maniglia e
dove, invece, emergevano, dalla superficie della porta, le fauci di metallo di una grossa
creatura ingobbita, dai molti spuntoni ossei.
Cosa succede adesso?
Come dicevo, un piccolo sacrificio, nulla di pi. Loro sono qui dietro e, cos dicendo, la
giovane premette la punta dellindice destro contro le zanne bronzee della creatura.
Alcune gocce di sangue fuoriuscirono dalla pelle lacerata e scivolarono allinterno della
gola metallica della creatura.
Questultima chiuse le fauci con un sonoro scatto e la porta si apr leggermente.
La ragazza ignor deliberatamente il gesto e attravers la porta mentre i due custodi
riprendevano posizione, producendo rumore di parti meccaniche in movimento. Gabriel
si incup ma lasci che la ragazza lo precedesse, poi, afferrata larmonia, la gir in senso
contrario a quanto aveva fatto Leonora per attivare i due custodi.
A presto, Li... ebbe appena il tempo di dire Elet, prima di essere disattivato.
In un batter di ciglia, la parvenza di vita che aveva animato i corpi delle due creature,
scivol via come acqua da un vaso capovolto.
Odio ci che mi ferisce... pens Gabriel ci che ho visto in questo luogo di certo mi
ferisce ma non contro questi poveri corpi che devo indirizzare il mio odio. In questo
dannato posto sono sepolte verit che non posso colpire. il passato di questo luogo
orribile a farmi male ma tra i suoi creatori che devo cercare quanti meritano il nostro
odio.
Subito dietro Leonora, il demone varc la soglia, penetrando nel freddo cuore delle
ombre.
Laria nellultimo cerchio, constat Gabriel, era fresca e immobile.
Sebbene non sapesse dire con esattezza a quale profondit si trovassero in quel
momento, stim che dovesse trattarsi di parecchie decine di metri sotto la superficie.
Forse anche un centinaio. Lilluminazione era assai scarsa e costituita interamente da
pochi globi luminosi dislocati sulle pareti, a vari metri di distanza luno dallaltro.
I muri di quellampia camera e il pavimento, coincidevano con quelli del pozzo e, a
differenza delle strutture artificiali in basalto dei cerchi superiori, erano in ossidiana.
Le onnipresenti fiamme fredde evidenziavano delle striature verde scuro sul minerale.
Il soffitto, se mai un soffitto cera, si perdeva nellimpenetrabile oscurit che congiungeva
le altissime pareti della sala.
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Capitolo 25 - Nel profondo

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Del tutto simili a vitree stalagmiti nere, numerose steli di pietra ricoprivano il pavimento.
Il cimitero degli Addolorati disse Leonora, leggendo lo stupore nello sguardo del
demone. Il tremore nella voce di lei, per, svelava che la giovane non fosse immune
alla sacralit di quel luogo.
il luogo in cui i membri della casa reale di Latebra venivano sepolti aggiunse.
Vuoi dire che tutte queste rocce sono...
Tombe.
Perch qui? si limit a chiedere Gabriel.
il posto pi sicuro del regno di mio padre rispose Leonora, muovendo qualche
passo tra le fila di lapidi.
Orfeo aveva paura di una fuga?
No, mio padre aveva paura di te. Voleva che loro fossero il pi possibile lontano dal
prossimo... re dellinferno.
Lepiteto colp Gabriel pi di quanto diede a vedere. Lasci che il suo sguardo vagasse
per la sala fino a incontrare, a un centinaio di metri di distanza da loro, una formazione
rocciosa affusolata e sottile che si ergeva oltre le steli funerarie.
quello?
S
Andiamo disse, semplicemente, Gabriel.
Le parole che i due demoni si scambiavano riecheggiavano a lungo tra le lapidi, come
se i defunti commentassero ci che i vivi stavano dicendo.
Mormorii mai pronunciati e sorrisi morti sul nascere circondavano i due intrusi. Le due
creature camminarono, evitando le lapidi taglienti e diseguali. Il giovane non pot fare
a meno di notare che quelle strutture non sembravano artificiali ma vere e proprie
stalagmiti di ossidiana che si levavano, per mezzo metro o pi, dalla pavimentazione
della caverna.
La corte di cristallo bisbigli, sommessamente, Leonora, quasi temesse di svegliare
il sonno dei defunti.
Cos, queste sono le tombe degli addolorati.
No, tutto questo luogo la loro tomba. Questi che stai guardando sono i loro corpi.
Cosa...?
Non hai mai visto cosa accade a un demone dopo la sua morte?
Lunico demone che aveva visto morire era stata Stella, assassinata per sua mano.
Aveva sepolto il suo corpo poche ore dopo averla uccisa e non aveva notato alcun
mutamento.
Io... no. Non mai successo.
Noi non siamo come la prole dei sogni. Non proveniamo dallanima della madre, non
interamente, almeno. la porzione di sogno... o di incubo che risiede in noi a dare
origine a queste formazioni quando il nostro corpo torna tra le braccia della madre
terra. Il corpo di quanti sono stati sepolti qui si mutato in cristallo nero.
Il percorso fu breve e sinterruppe, allincirca, al centro del cerchio. Davanti a lui si
innalzava la struttura ramificata di vetro nero che aveva notato allingresso del nono
cerchio. Un freddo albero di ossidiana.
Qui, una visione tremenda si offr agli occhi dei due demoni.
Dapprima sembrava trattarsi soltanto dellennesima formazione cristallina, sebbene la
forma e le dimensioni la rendessero diversa dalle altre. Poi, una volta che Gabriel e
Luna si furono avvicinati, la scena si mostr in tutto il proprio orrore.
160

Capitolo 25 - Nel profondo

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La giovane cadde in ginocchio e vomit. Tossendo, mormor parole sconnesse:


Maledetti... io... non sapevo... non immaginavo che avessero fatto questo... io non
posso...
Gabriel, invece, rimase immobile.
Il cristallo affondava per quasi un metro nel pavimento della sala e ai suoi piedi
giacevano, apparentemente addormentati, due uomini. O, almeno, creature che di
uomini possedevano quasi interamente le sembianze. I due erano molto simili, quasi
fossero fratelli, ma differivano di molto nellet. Il pi anziano aveva lunghi capelli
bianchi e una rada barba dello stesso colore. Il giovane, invece, aveva corti capelli
castani e sulle sue guance ancora non cera traccia di barba. Entrambi indossavano
vesti lise e maleodoranti. Dalle labbra schiuse dei due fuoriuscivano ci che a Gabriel
sembravano essere lunghi e sottili tentacoli rosati. I filamenti carnosi si arrampicavano
lungo il cristallo risalendo fino ai rami da cui Gill, Laura, il padre Inganno, Alek e Nemore
pendevano come frutti inerti.
Ogni tentacolo, e ce ne erano a decine, terminava con una zanna ricurva che affondava
quasi interamente nelle carni dei corpi prigionieri.
Dopo liniziale esitazione, Gabriel si avvicin, visibilmente confuso, al tronco nero, sulla
cui superficie, a tratti crespa e a tratti levigata, si riflettevano distorte le luci dellampia
caverna sotterranea. Il demone allung la mano, sfiorando un fascio di tentacoli. Tiepidi
e umidi, erano di un colore simile al rosa pallido e tutti pulsavano di vita. Ne strinse
un fascio nella mano destra e poi fece altrettanto con la mano sinistra. Accenn solo
allintenzione di strappare quei cavi di carne, prima che Leonora urlasse: No, Gabriel!
Era terrea in viso ma il suo sguardo e la sua voce lasciavano trasparire la perentoriet
del suo avviso. Gabriel si ferm e si volt a guardarla, con aria interrogativa.
Loro... loro sono lamie. Si stanno nutrendo dei loro pensieri. Se interrompi il
collegamento potrebbero morire.
Perch? Perch hanno fatto una cosa simile? Perch non ucciderli subito? Nonostante
la rabbia di cui le parole erano intrise, la voce di Gabriel sembrava doversi spezzare in
un pianto, da un momento allaltro.
Le lamie leggono le sensazioni e i ricordi delle loro prede e apprendono tutti i loro
segreti. Credo sia stato cos che i custodi siano venuti a conoscenza di te e dei tuoi
segreti.
Credi? O sai? Dimmi la verit, questa volta, Leonora disse Gabriel con tono minaccioso
Tu sapevi di tutto questo. Non vero?
Leonora lesse la rabbia sul volto delluomo e ne fu spaventata.
No! Ti giuro di no! Luce non me lha mai detto! Sapevo che la loro prigione era il sonno
ma non sapevo che adoperassero le lamie per controllarli. stato lui da solo a introdursi
e...
Freddo e tagliente come il cristallo che lo circondava, Gabriel interruppe bruscamente le
spiegazioni della ragazza: Voglio sapere come toglierli di l. Dimmelo, mezzo spettro.
Leonora colse il disprezzo di cui Gabriel aveva intriso quelle ultime due parole. Lacrime
scesero sulle sue guance pallide, mentre unespressione di rabbia appariva sul suo viso.
Laria attorno a Leonora sembr addensarsi cos tanto che spirali di vento iniziarono a
danzare in circolo dietro la sua schiena. Lingresso al sentiero oscuro si spalanc alle
spalle della principessina delle ombre. Fu sufficiente un passo e listante successivo si
ritrov accanto alle lamie addormentate. Gabriel sgran gli occhi ma rimase immobile,
in attesa.
161

Capitolo 25 - Nel profondo

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Leonora si chin allimprovviso, allung la mano in avanti verso le due lamie. e sollev un
pannello rettangolare. Semi nascosto dal corpo dei demoni si trovava un contenitore di
metallo e al suo interno era alloggiata unarmonia vuota. Dallo strumento si dipartivano
tubicini che terminavano sotto le vesti delle due lamie.
Non ne sono certa ma questo dovrebbe essere come una batteria. Serve ad alimentare
le lamie, cos da evitare che prosciughino interamente i corpi di cui si nutrono. stato
attraverso questa che Luce entrato dentro di loro. Scorre nelle loro menti e sta
aiutando i tuoi amici a infrangere le illusioni in cui sono stati intrappolati.
Come sappiamo se sta funzionando?
Non c modo di saperlo ma Luce non potr continuare cos ancora a lungo. Sono
quasi due giorni, ormai, che si trova dentro di loro. Se restasse ancora rischierebbe di
dissolversi. questione di qualche ora ma se non accadr nulla... allora vorr dire che
li avremo persi tutti. Tutti quanti.
Cosa?
Luce cesser di esistere e quanto ai tuoi amici... le lamie non sono state alimentate
correttamente. Finiranno con il nutrirsi interamente di tutti loro.
Come cazzo avete osato? State giocando con la loro vita! url Gabriel, precipitandosi
contro Leonora.
Non cera altra soluzione piagnucol la ragazzina. Era lunico modo che avevano per
uscire da qui balbett.
Certo! Uscire da qui come cadaveri! disse rabbiosamente Gabriel.
Leonora si difese debolmente dalla carica del demone lupo cercando di frapporre le
mani tra se stessa e luomo. Lui la prese per i polsi, ringhiando.
Noi stiamo cercando di liberarli...
Voi li avete condannati a morte!
Nessuno ha ucciso nessuno qui. Ma... aspetta solo che riprenda le forze, cagnaccio...
disse una voce flebile, poco al di sopra di Gabriel e Leonora. I due sollevarono lo
sguardo e videro Laura, sveglia, che sorrideva arcigna, mentre ancora penzolava dalle
zanne della lamia.

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Capitolo 26 Infine giunge il messaggero


Ormai mancavano poche ore allalba e quando il gruppo giunse al limitare del bosco, il
cielo gi si tingeva di un lieve chiarore. Fu Abele il primo a prendere la parola.
Si chiamava Stella disse il veggente. Tuo padre ha scelto il tuo nome perch fosse
simile a quello di tua madre. Voleva fare in modo che il suo ricordo si conservasse nel
tempo.
A una decina di metri, Luna sostava silenziosa di fronte a un piccolo melo. Lalbero
era alto visto linverno imminente, la pianta parassita avrebbe ben presto cessato di
allungarsi sullesile albero.
Che la pianta avesse finito o meno col ricoprire lalbero stele, poco sarebbe importato
a Luna.
Non era altro che una pianta. Apparteneva alla montagna e cos anche il corpo su cui
era stato eretto. La terra si era gi presa il corpo e prima o poi si sarebbe ripresa anche
il fusto sottile e i suoi rami spogli.
Meroveo, Abele e Zamir erano tutti intorno alla figlia di Gabriel. Il cerusico le stava
accanto, il veggente e il demone, invece, erano qualche passo dietro ai due.
stato tuo padre a seminarlo dopo... essere stato accettato nel nostro popolo.
tornato alla radura ogni notte e se ne preso cura.
Lui non mio...
Lui tuo padre, Luna. Ti ha cresciuto, si preso cura di te e ti ha donato questa forma.
Senza di lui non saresti ci che sei.
E cosa sono io? Non sono un demone... non sono niente! Sono solo un mezzo incubo
che stato affidato alle cure dellassassino di sua madre! E tutto per delle stronzissime
regole che...
Lo schiaffo che Zamir schiocc risuon nel silenzio del bosco lasciando Luna sorpresa.
La ragazza si port, istintivamente, la mano al viso nellinutile tentativo di lenire il
dolore bruciante del colpo subito. Per quanto cercasse di ricacciarle dentro, le lacrime
le velarono ugualmente gli occhi.
Meroveo sembrava sorpreso almeno quanto Luna e le si avvicin, poggiandole la mano
su di una spalla.
Gabriel... tuo padre ha sofferto nelluccid nel fare ci che ha fatto. Le nostre leggi
hanno messo tutti e due uno di fronte allaltra e il destino ha decretato la morte di lei e
la sopravvivenza di lui. Questo tutto. su queste cose che fondata la sopravvivenza
del nostro popolo: legge e lotta.
Legge! Lo ripetete sempre come se non esistesse altro. Sono solo delle sciocche regole
che...
Questa volta, Meroveo, colse il gesto di Zamir e cerc di bloccarne la mano, inutilmente.
Di nuovo, il guardiano delleclissi colp Luna sul viso.
Di unaltra sciocchezza e il prossimo che riceverai te lo dar con la mano artificiale
minacci il demone.
Sta attento a ci che minacci, guardiano. Non tuo compito educare bambini e
ragazzi ma difenderci dai nemici. Se continui a comportarti cos mostri di non saper fare
bene nessuna delle due cose.
Ci che Zamir intende dire intervenne il veggente, facendosi avanti che ogni cosa
che hai ricevuto, compresa la possibilit di vivere libera in questo bosco, una diretta
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Capitolo 26 - Infine giunge il messaggero

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conseguenza di ci che il re e i suoi sapienti hanno stabilito. Per quanto le nostre regole
possano apparirti ingiuste o dure, il nostro mondo e tutti noi senza di esse nemmeno
esisteremmo.
Luna non parlava e si limitava a guardarsi le punte dei piedi, singhiozzando
sommessamente, mentre le lacrime tracciavano solchi sulla polvere di cui il suo viso
era coperto.
Le spoglie di tua madre hanno nutrito il seme che Gabriel ha deposto sulla sua tomba.
Adesso, i frutti di questo albero alimentano ogni creatura che in grado di nutrirsene,
finanche la terra stessa, una volta caduti a terra.
Il veggente si avvicin allalbero e colse uno dei suoi frutti.
Tua madre non svanita, Luna. Lei adesso molte cose ed in molti luoghi. Il suo
sacrificio ha reso tutti noi pi forti.
Abele si chin e porse la mela a Luna. Il demone la accett e la tenne tra le mani con
dolcezza. Quasi con riverenza.
Sai, Luna, si narra che un tempo Elara non parlasse solo con i sapienti o con i veggenti
ma con ognuno dei propri figli. Che fossero svegli o stessero dormendo, rideva con loro
e sussurrava verit e speranze. Forse, un giorno, quando tutto questo cambier e le
barriere del nostro mondo cadranno, parler nuovamente con ognuno di noi e tu potrai
persino parlare con Stella. Allora, le nostre leggi non saranno pi necessarie, poich
sar la Dea a guidare i nostri passi e le nostre azioni.
Luna continu a fissare il frutto rosso. Il demone guardava la mela intensamente quasi
si aspettasse che, da un momento allaltro, potesse intravedere sulla superficie lucida
il volto della madre.
Cosa posso fare per evitare che tutte queste cose si ripetano? Cosa posso fare perch
tutti noi possiamo essere liberi?
Nulla di diverso da ci che stai facendo intervenne il veggente. Prosegui il tuo
addestramento. Non dovrai vergognarti della tua natura e i tuoi natali non dovranno
frenarti. Fa tesoro della tua diversit e vedrai che questo si riveler la tua carta vincente.
Combattere contro s stessi non porta mai a nulla aggiunse con apparente mestizia
nella voce.
Ma...
vero: stille di incubo trasudano dai tuoi incanti ma ci non dovr in alcun modo
fermarti.
Credevo che noi dovessimo combattere gli incubi...
Similes cum similia congregantur, Leonora. Combatti il fuoco con il fuoco. Questi
sono tempi assai strani, giovane demone. Non vedo perch dubitare della possibilit di
sconfiggere gli incubi utilizzando il loro stesso potere.
Come puoi credere che Luna, per quanto abile, possa combattere e vincere contro gli
incubi? chiese Meroveo. Anche se nutrisse il proprio potere e si addestrasse a farne
uso, non potr mai eguagliare quello di un incubo.
A quella domanda, il veggente si ferm e il folletto sulla sua spalla rise in maniera oscena,
quasi percepisse la gioia che traboccava dalle parole del proprio padrone. Quando Abele
riprese a parlare, qualcosa sembr essere cambiato nel tono della sua voce.
Meroveo nel giusto ma il potere di Luna racchiude in s variabili che a stento adesso
possiamo calcolare. Esso agir oltre la semplice concezione di causa ed effetto. Se
questo demone sar in grado di impiegare convenientemente il proprio potere, Luna
nutrir le nuove schiere che combatteranno per la madre.
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Capitolo 26 - Infine giunge il messaggero

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Un nuovo popolo? chiese, incerto, Meroveo.


Un antichissimo popolo. Costoro non apparterranno n allombra, n alleclissi ma alla
notte pi nera e in questa notte Luna splender come lastro di cui porta il nome, regina
tra gli orrori.
Come sar mai possibile che... prov a dire Meroveo, ma Abele continu nella propria
predizione, incurante delle obiezioni del cerusico.
Fino ad allora, sorger un altro potere, ben maggiore e orrendo a vedersi. Egli si
curer della principessa nera, fino al giorno della sua incoronazione e preparer i popoli
alla venuta del nuovo regno.
Oscillando lievemente, cadde dallalto una piuma. Era di un nero intenso, quasi tendente
al blu e al viola e, sulla punta, il nero lasciava posto a un rosso acceso. I colori di un
crepuscolo invernale. Era talmente grande che il veggente la pot accogliere soltanto
stendendo innanzi a s entrambe le mani.
In effetti disse Abele, tornato allabituale tono di voce credo che il messaggero della
nuova epoca sia gi tra noi. Soltanto allora, un grido, potente e stridulo a un tempo,
riecheggi nel cielo sopra le loro teste. Il terribile richiamo ebbe leffetto di raggelare i
cuori di tutti i demoni riuniti nella radura. Non era il verso di un animale ma il grido di
migliaia di anime che urlavano la propria sofferenza. Le urla di centinaia di oscuri che
annunciavano la propria venuta.
Tutti alzarono gli occhi al cielo plumbeo e solo Zamir chiese ad alta voce cosa mai
avesse potuto emettere quel suono.
Davvero non capite? chiese il veggente ai presenti. Eppure tutti voi lo conoscete.
Il suo retaggio demoniaco stato portato alla luce dai demoni eredi della dinastia
regnante.
La donna dal ventre ormai sterile lo ha cresciuto come fosse sua madre e, come un
padre, il custode delle anime perdute gli ha indicato la via da percorrere. Sua madre
lo ha salvato nella notte pi scura della sua vita e suo padre gli ha donato una nuova
esistenza.
Come una rosa nera, una enorme creatura sbocci, stagliandosi contro il cielo pallido.
Piroettando tra le nuvole immobili, lessere si diresse contro il suolo, a gran velocit.
Noi tutti siamo legati a lui. Ci siamo addossati il peso dei suoi peccati, lo abbiamo
curato e lo abbiamo amato. Nel tempo gli sono stati conferiti molti nomi: re dellinferno,
messaggero di morte, angelo della notte. Io, per, lo chiamo fratello concluse
Abele, togliendosi la maschera. Un volto, del tutto simile a quello di Gabriel, sorrise
agli increduli presenti. Listante successivo, unenorme creatura, dipinta di fuoco e di
ombra, plan sulla radura. Il fragore prodotto dalle ali piumate, simile a quello di un
tuono, accompagn la discesa dello straordinario essere. Al solo contatto con le zampe
posteriori, scagliose e artigliate, la vegetazione attorno alla bestia appass, come fosse
stata colpita da una malattia fulminante e inesorabile.
Maestoso come i tempi antichi, ecco giunge nuovamente tra noi, larcangelo di Elara,
portatore di distruzione e promessa di creazione. Il custode della principessa oscura.

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Capitolo 27 Verit sepolta


Nel freddo dellimmensa sala di ossidiana, il respiro dei prigionieri e dei loro liberatori si
condensava in piccoli e tiepidi sbuffi di vapore.
Inganno, Nemore, Alek, Gill e Laura, adesso liberi dalle zanne delle lamie, giacevano
distesi sul pavimento di ossidiana o seduti contro le lapidi che da esso si innalzavano.
Tutti erano pallidi e smagriti, decisamente in cattiva salute. Ombre dei guerrieri che
erano stati, appena un anno addietro.
Le lamie erano rimaste immobili nelle loro posizioni. Le loro mostruose zanne pendevano
dalle bocche, inerti. I due demoni-vampiro, privi del proprio nutrimento, si stavano
lentamente spegnendo, senza che nessuno dei presenti se ne curasse.
Leonora stava prendendosi cura di Inganno e Gabriel reggeva il capo di Gill, adagiata
sul freddo pavimento di vetro nero. La ragazza aveva ripreso coscienza per ultima ed
era ancora confusa.
Inganno, invece, sebbene perfettamente cosciente, sembrava un vecchio stanco.
Smunto e pallido in viso, respirava con gran fatica. Tra tutti coloro che erano caduti
vittime delle lamie, il domatore di spettri era, certo, colui che versava in condizioni di
salute peggiori.
Opalescente e quasi informe, lo spettro di Luce levitava, silenzioso, a mezzaria. Il suo
viso, dalle orbite vuote, era rivolto ai demoni accasciati al suolo.
Non era vero nulla mormor Gill. Quello che accaduto dalla notte in cui mi hanno
presa... stato tutto un sogno.
S rispose Leonora con voce lontana. Un modo sicuro per rendervi innocui e, allo
stesso tempo, leggervi dentro. Le due lamie avrebbero svelato tutti i vostri segreti a
Orfeo e lui avrebbe saputo la verit.
Quale verit? chiese Gabriel, con voce malinconica e stanca. Si sentiva davvero
esausto e lunico motivo per cui non aveva ancora sbottato era il timore di fornire
nutrimento agli oscuri, adesso che sembravano a un passo dal prendere possesso di lui.
Voi... riprese con tono pi deciso tutti voi, fino a questo momento non avete fatto
altro che raccontarmi soltanto le vostre verit... frammentate... parziali. Una volta per
tutte, spiegatemi cosa sta succedendo. Cosa mi sta succedendo!
Gill sospir e volt la testa, distogliendo lo sguardo da Gabriel. Colui che hai imparato
a conoscere come Orfeo, il Dragone di Latebra, colui che, in un modo o in un altro,
ha condotto tutti noi qui, non altri che nostro fratello disse con voce lamentosa,
Inganno. Tanti anni fa, io, Virgilia e Nemore facevamo parte della corte delle ombre.
Io ero il secondo consigliere di mio fratello, membro onorato di Latebra.
Perch, allora, vivevate alle porte dellEclissi parlando delle ombre di Latebra come
nemici da cui guardarsi? Come siete arrivati a Gabriel cerc una parola che potesse
descrivere quella situazione, senza riuscirvi ... tutto questo?
Caronte... prov a dire Gill non occorre che...
Occorre, invece, mia cara la interruppe Inganno. Non ha pi senso continuare a
mentire luomo fece una pausa per riprendere fiato ma, prima di proseguire nelle
proprie spiegazioni, si rivolse alla nipote. Leonora, mia cara, non sei in grado di aprire
il varco sul sentiero?
La ragazzina si limit, dispiaciuta, a fare un cenno di diniego con il capo.
Come immaginavo e dubito fortemente che potremo uscire attraverso lingresso
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Capitolo 27 - Verit sepolta

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principale. Suppongo, allora, che avremo tempo a sufficienza per fornirti le spiegazioni
che meriti.
Come posso sapere che non si tratti dellennesima mezza verit, Inganno... padre...
Caronte o come diavolo vuoi farti chiamare?
Giudica tu stesso rispose, prontamente, il domatore di spettri. So che queste lapidi
possono sembrarti tutte uguali ma ognuna di esse diversa dallaltra. Se vai in quella
direzione spieg.
allungando debolmente la mano e indicando un punto alle spalle del ragazzo ce n
una un po pi alta delle altre, le striature verdi la avvolgono a spirale dalla base fino
alla sommit.
Gabriel guard Gill che ancora stringeva tra le braccia ma la ragazza si ostin a tenere
lo sguardo rivolto da unaltra parte. Il demone poggi, con delicatezza, la testa della
ragazza sul pavimento e si alz in piedi. Fece pochi passi nella direzione indicata
dalluomo e, quasi subito, trov la stalagmite descrittagli. Ai piedi della lapide nera si
trovava una piastra di metallo rozzamente forgiata. Riportava unincisione:
Qui riposa Virgilia dellAutunno, moglie di Caronte degli Addolorati. Uccisa da suo marito,
lassassino di suo figlio.
Fu come se un fiotto ardente invadesse le viscere di Gabriel, risalendo quasi fino alla
gola. Rivolse uno sguardo carico dira al gruppo di demoni poco lontano. Erano tutti
intenti a ricambiare il suo sguardo, alcuni con curiosit, altri con piet, altri ancora con
un barlume di dolore negli occhi.
No! url Gabriel e corse nuovamente accanto a Gill. Parl alla ragazza distesa quasi
assalendola. Cosa significa quella piastra? Cosa vogliono dire quelle parole? Tu non
sei... tu non puoi essere...
Nostra moglie? Morta? Che cosa lei non , Gabriel? sintromise il padre.
Questa soltanto una delle tue messinscene! gli url contro, Gabriel. Bastardo
adesso ti faccio passare io, una volta e per tutte la voglia di...
Non occorre che tu ti dia tutto questo disturbo, figlio mio... disse, scostando le vesti e
scoprendosi laddome e il petto. Il corpo del demone era mostruosamente deforme e
appariva letteralmente prosciugato dai liquidi e dai grassi. Leonora si lasci sfuggire un
gridolino di orrore e anche gli altri demoni non rimasero impassibili di fronte a quella
vista.
... come puoi vedere, ti sar sufficiente attendere qualche ora. Le lamie non si sono
risparmiate e i miei servi hanno fatto il resto. In troppi hanno attinto alle mie energie
in tutto questo tempo e il nostro corpo non ha retto. Ma sono certo non siano queste le
spiegazioni di cui sei in cerca, Gabriel.
No, infatti conferm il ragazzo, sebbene tremasse ancora di rabbia e avvertisse
gli oscuri agitarsi dentro di s, non sembrava pi intenzionato ad accanirsi contro il
demone, oscenamente vecchio. Non lo sono.
Il nostro nome Caronte e, poich con il nostro potere regoliamo il flusso di anime
tra il mondo esterno e il cuore della dea, suppongo si possa dire che mia madre non
avrebbe potuto trovare nome migliore. Io e Virgilia siamo, o meglio, siamo stati sposati
per quasi un anno. Era il 1978 e allepoca io ricoprivo la carica di secondo consigliere di
Latebra: ero, per cos dire, il braccio sinistro di mio fratello Orfeo.
Eravate parte di... tutto questo...
167

Capitolo 27 - Verit sepolta

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Caronte si limit ad annuire e a proseguire con il racconto.


Quellanno venne introdotta a corte una giovane, adottata da una famiglia piuttosto in
vista. La ragazza era dotata della capacit di cogliere il dono che albergava nelle carni
di ogni demone. Un potere assimilabile, in qualche modo, alla veggenza di cui tutti i
dragoni di Erena erano dotati.
Tuttavia, Orfeo era gi sposato e sua moglie ancora in vita, per questo fui io a unirmi
in matrimonio con Virgilia. La nostra unione non fu esattamente quel che si dice un
matrimonio damore ma legare la nostra famiglia alla sua, era un obbligo al quale non
avremmo mai potuto sottrarci.
Un bel quadretto famigliare. Non c che dire comment Gabriel, sarcastico. Il suo
nervosismo aumentava di minuto in minuto e, allo stesso tempo, non accennava a
diminuire la bruciante presenza degli incubi nel suo corpo. Tuttavia, voleva sapere,
doveva sapere, chi fossero quelle persone che con prepotenza erano entrate nella sua
vita, appropriandosene e sconvolgendola fino a quel punto.
I primi mesi trascorsero normalmente, quantomeno, secondo il concetto di normalit
di una famiglia di demoni, suppongo. Il mondo attorno a noi, per, stava cambiando e
in peggio.
Gli Addolorati, stirpe regnante a Erena da pi di cinquecento anni, erano in declino.
Mormorii e malelingue si avvicendavano sulla purezza della nostra dinastia e sul suo
effettivo diritto a regnare.
Come se ci non bastasse, il Dragone, nostro fratello, governava in preda alla paura...
in quel momento, Caronte sinterruppe e rivolse lo sguardo a Leonora che stava sopra
di lui ... mi dispiace, piccola mia, non avrei mai voluto parlare in questo modo di tuo
padre. Non davanti a te, almeno.
Non ti preoccupare, zio. Non ho mai amato i modi di mio padre, n approvato le sue
scelte.
Sei sempre stata una bambina sveglia, Leonora disse Caronte e le accarezz una
guancia con una dolcezza che Gabriel credeva fosse sconosciuta a quella creatura di
carne e menzogne.
Mio fratello riprese il cantore di spettri era, ed tuttora, timoroso che la barriera
tra il nostro mondo e quella dei nostri fratelli umani sia, ormai, troppo sottile. Di anno
in anno ha cambiato e stravolto gran parte delle nostre leggi, rendendole cos rigide
da trasformare in una prigione la vita di tutte le ombre. Come se ci non bastasse,
ha ordinato una nuova epurazione, molto meno plateale della precedente ma non per
questo meno efficace.
Ha ucciso tutti i demoni che per fattezze o comportamento potessero tradire la nostra
esistenza. A giudicare da quelle due lamie, per, suppongo che abbia tenuto con s gli
esemplari che gli avrebbero potuto far comodo... Caronte fece una pausa e quando
riprese a parlare il suo tono accusatorio era svanito. Io non ero daccordo con la,
chiamiamola, linea politica di mio fratello.
Io... be... le mie idee andavano in tuttaltra direzione.
Lasciami indovinare: il dominio dei demoni sugli umani rispose Gabriel. Il suo
interlocutore si limit a sorridere.
Loro chiese, indicando i demoni alle spalle di Caronte sapevano?
La domanda sembr cadere nel vuoto, infine il domatore di spettri, dopo qualche
tentennamento, sembr decidersi a parlare: Non dallinizio ma, con il tempo, nonostante
le loro inclinazioni e divergenze, i nostri figli hanno agito perch tutti noi potessimo
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Capitolo 27 - Verit sepolta

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riconquistare il nostro posto nel mondo. Questa, per, unaltra storia. Suppongo
che, al momento, tu sia pi interessato a quanto accadde a me e, in particolar modo
a Virgilia. Be, presto detto. Io confidavo che la mia splendida moglie avrebbe potuto
garantirmi un mezzo per realizzare i miei progetti per Latebra e la nostra stirpe. Orfeo
aveva avuto due figlie e, nonostante il loro acume, nessuna di loro avrebbe potuto
ascendere al trono. Sebbene, in passato, ci fossero gi state regnanti donna, sapevamo
tutti che le fragili fondamenta su cui si reggeva il governo di mio fratello, non avrebbero
retto a una regina. Tiresia non era in grado di procreare, n, tanto meno, di avvicinarsi a
una donna. Io rappresentavo lunico in grado di proseguire la linea di sangue. Se Virgilia
mi avesse dato un maschio, avrei potuto insediarlo sul trono di Latebra e restituirci la
libert e la dignit che ci era stata rubata.
Ma... lei intervenne Gabriel, rendendosi conto di avere difficolt a pronunciare il
nome Gill in quel contesto diede alla luce una femmina.
No si affrett a dire Caronte e il suo tono, si rese conto il ragazzo, non era pi
distaccato come prima. Nacque un maschio ma lui era... umano.
Si pass una mano sulle labbra, quasi con quel gesto volesse nascondere il tremore
nella voce mentre parlava del figlio.
Cosa... prov a chiedere Gabriel ma laltro prosegu nelle spiegazioni.
Il mio sangue era debole o forse lo era quello di lei. Qualsiasi spiegazione o disquisizione
in merito allumanit di nostro figlio per le ombre avrebbe avuto poca importanza. Quel
bambino sarebbe stato accolto come la conferma e tutte le maldicenze riguardanti la
dinastia regnante e, temevo, avrebbe impedito la salvezza e la conservazione della
nostra specie.
E cos tu... intervenne Gabriel, incredulo.
Cos lui lo uccise disse Virgilia con una voce cos pacata e distante che sembrava poter
raggelare persino le fiamme dellinferno. Sebbene non nutrissi sentimenti profondi per
mio marito, avevo accettato il mio destino e amai il frutto della nostra unione da quando
lo strinsi la prima volta tra le braccia. Quando scoprii ci che aveva fatto... non avevo
potuto nemmeno dargli un nome... non volli accettare la verit. Semplicemente, non
potevo e mi tolsi la vita concluse con fredda semplicit, esibendo agli occhi di Gabriel
le cicatrici sui polsi.
Trascorsi i giorni successivi alla... morte di Virgilia in uno stato quasi catatonico riprese
a raccontare Caronte. Prigioniero di un sonno vigile, appena in grado di soddisfare i
bisogni del mio corpo. Poi, senza alcuna avvisaglia, mi destai, incapace di sopportare
oltre la mia immobilit. Ancora oggi non saprei dirti se ci che feci fu compiere un passo
ulteriore verso la follia o tornare in me. Scivolai lentamente nelle stanze in cui riposava
il corpo di mia moglie in attesa della sepoltura e lo trafugai. Non fu facile ma, sfruttando
i miei servi spettrali e le mie conoscenze in fatto di magia, richiamai lanima di Virgilia
e la costrinsi a penetrare nel corpo di un corvo. Un animale domestico che, da qualche
anno, viveva in una gabbia, nella nostra camera da letto.
Ma se quanto dici vero...
Io non sono una donna che ospita in s uno spirito di corvo, Gabriel ma lo spettro di
una donna rinato allinterno del corpo di un corvo.
Una frase, udita oltre un anno addietro, torn alla mente di Gabriel. Si era unito da poco
alla famiglia di Inganno e Laura gli aveva detto, con quel suo fare sbrigativo e rabbioso,
che il tempo in cui un demone poteva rimanere mutato nella propria forma animale era
variabile e, di norma, aumentava con il trascorrere del tempo. E lui non era mai stato in
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Capitolo 27 - Verit sepolta

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grado di vedere Gill per pi di poche ore di fila. Era davvero possibile che lei non fosse
un corvo imprigionato nel corpo di donna ma una donna rinata in seno alle spoglie di
un corvo?
Io non...
Arrivano disse allimprovviso Laura e cerc di alzarsi in piedi, puntellandosi su una
lapide di ossidiana. La lingua biforcuta saettava ripetutamente fuori dalle sue labbra.
Istintivamente, Gabriel si volt in direzione della porta di ingresso ma era ormai troppo
tardi. Un canto sommesso gi invadeva la camera e in men che non si dica, il demone
avvert le membra intorpidirsi.
Tu!
Gi... e non sono sola, re delle mie...
Non occorre, essere scurrili, tesoro la interruppe Orfeo. Sebbene sgraditi, tutti loro
sono, comunque, nostri ospiti.
Il Dragone avanzava a passo stranamente sicuro, seguito dalla figlia e da un piccolo
manipolo di custodi. Le sue labbra sottili atteggiate a un ampio sorriso. Alice portava
ai fianchi le spade di Gabriel e quel particolare fece montare ancora di pi la rabbia
nel cuore del demone. La figlia di Orfeo si accorse della reazione del prigioniero e,
sorridendo maliziosa, sfior appena il fodero in cui era contenuta la spada falcata. Si
prese gioco di Gabriel facendo con la mano cenno di OK.
Muovendo soltanto le labbra disse al demone: Grazie.
esattamente questa la verit. La voce di Orfeo riecheggi allimprovviso tra le pareti
vitree. Il Dragone di Latebra entr nel nono cerchio affiancato dalla figlia maggiore e
seguito da Autunno e da un piccolo manipolo di custodi delle ombre.
Pap! esclam Leonora con una nota di terrore nella voce.
Leonora, apprezzo tu scelga le tue battaglie. Peccato che tu abbia iniziato scegliendone
una sbagliata. Tuo zio la pagher per averti coinvolta in tutto questo. Per tua fortuna,
tuo padre aveva previsto che le cose sarebbero andate a questo modo. Non tutti i
mali, in fondo, vengono per nuocere. Quando il Dragone giunse di fronte a Gabriel,
sembr dimenticarsi di tutti gli altri e si rivolse soltanto a lui. Furono Alice e i custodi a
preoccuparsi di sorvegliare gli altri demoni.
Occhi negli occhi, Orfeo parl a Gabriel con superiorit, quasi volesse irriderlo. Quanto
a te, Gabriel disse Orfeo ti sei mosso splendidamente. Metti un boccone di carne
nella tua trappola e vedrai che anche il pi astuto dei predatori vi finir dentro.
Trappola?
Certo, mio giovane e sciocco Alichin. Quale luogo pi sicuro di questo? Quale prigione a
te pi adatta se non il nono cerchio... le profondit del pozzo dei dormienti? Una creatura
rara come te non pu certo camminare liberamente in questepoca cos incerta.
Tu... avevi gi... previsto tutto?
La madre mi mostra ci che necessario vedere, Gabriel. Qualunque cosa tu facessi,
Latebra era sempre un passo avanti a te.
Perch allora non trascinarmi direttamente fin qui? Perch affamarmi e incatenarmi in
quel dannato sotterraneo?
Non c nulla che mi obblighi, Harlequin, a rispondere alle tue domande se non il mio
libero arbitrio. bene che tu tenga per te certi interrogativi.
stato a causa mia disse Leonora, intromettendosi nella conversazione. La sua voce
era decisa: unaperta sfida allautorit paterna.
Mi aveva gi avvisato, spieg la ragazza indicando il proprio occhio tumefatto.
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Capitolo 27 - Verit sepolta

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O meglio, aveva fatto s che i suoi custodi lo facessero: Aiutare lAlichin un atto di
alto tradimento. Volevi sapere se avessi compreso il tuo monito o meno, vero? per
questo che mi hai dato occasione di condurre Gabriel fin qui.
Visibilmente infastidito dalle parole della figlia, Orfeo si limit a commentare: Hai la
testardaggine di tua madre, Leonora, ma non il suo buon senso. Il tuo gesto mi
costringer a prendere altri provvedimenti. Seri provvedimenti. Poich sembri avere
cos a cuore la sorte di queste... anime impure... di questi traditori... rimani pure in loro
compagnia. Per tutto il tempo che sar necessario. In questo luogo sacro, il tuo dono
non ti servir.
Tu non puoi rinchiuderci qui. Non hai il diritto di farlo! url la ragazzina.
Io? chiese Orfeo, quasi divertito. Nessuno ne ha pi diritto di me, invece. Io sono
il Dragone di Erena. nel mio sangue che scorre il diritto e il dovere di proteggere la
stirpe dei demoni da ogni minaccia.
Questo anche se dovessi uccidere altri demoni... disse Caronte, con voce debole ma
ben udibile.
Come ho detto. Far tutto ci che sar necessario. I loro corpi saranno conservati
come tradizione e al momento giusto riprodurremo le specie estinte.
Parli dei tuoi fratelli come fossero meri ammassi di materia organica. E quando, Orfeo?
Quando sar il momento giusto per smettere di uccidere i tuoi simili per salvare altri
tuoi simili? Quanti sei disposto a sacrificarne?
I tuoi vaneggiamenti mi hanno annoiato, Caronte! Occupatevi di loro concluse,
rivolgendosi alle guardie.
I custodi, fino a quel momento rimasti accanto a Orfeo e alla figlia, si lasciarono alle
spalle i due membri della famiglia regnante, diretti verso lalbero di ossidiana. Autunno,
al comando della piccola squadra di custodi, aveva lo sguardo freddo e un portamento
marziale.
un guerriero fu lunico pensiero coerente a passare per la mente del demone,
mentre osservava la guardia personale di Orfeo avvicinarsi a passi lenti verso di lui.
Al re dellinferno non sfuggirono le ombre scure e filiformi che facevano capolino dietro
la spalla destra delluomo. Annunciate solo da un leggero scricchiolio, alcune grosse
radici spuntarono dietro la schiena del custode, crescendo di decenni in pochi istanti.
Simili a tentacoli legnosi, le appendici scure si avvolsero attorno alle braccia e alle
gambe del custode.
Arma e armatura insieme disse, tra s, Gabriel.
Soltanto allora questi not le fasce di stoffa rossa, ornate di placche di metallo, che
avvolgevano le mani degli altri custodi. Piccoli uncini fissavano gli insoliti tirapugni alle
mani dei demoni.
Armi voraci pens tra s. Siamo in un cazzo di guaio.
La rabbia e il senso di impotenza ebbero leffetto di eccitare gli oscuri che presero ad
agitarsi nel corpo del demone come uno sciame di cavallette impazzite. Lo stomaco e la
gola sembravano sul punto di bruciare.
Loro non mi avranno. Nessuno di loro mi avr. Non gli incubi, n Inganno, n Orfeo.
Mio signore esord Autunno credo sia bene procedere. Non abbiamo molto tempo.
E sia convenne il Dragone. Mettilo nella condizione di non nuocere ma fa in modo
che non una singola parte del suo corpo varchi questa soglia e, voltando a tutti le
spalle, si avvi verso lunica uscita.
Quando hai finito con lui, occupati degli altri.
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Capitolo 27 - Verit sepolta

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Ma cos intervenne Alice dando loro sepoltura in questo luogo, concederemo onori
ben maggiori di quelli...
In un modo o nellaltro, figlia mia, tutti loro sono legati alla famiglia reale. giusto che
possano riposare qui spieg a mezza voce Orfeo mentre, seguito dalla figlia maggiore,
usciva dalla stanza.
Un attimo prima che Alice spezzasse le proprie invisibili catene, per, successe qualcosa
che le imped di proseguire.
Cos, sono nel falso quanti sostengono che il potere del dragone si ormai sopito?
disse Caronte. Quelle poche, provocatorie, parole ebbero leffetto di bloccare Orfeo a
pochi passi dalla porta.
Esattamente, fratello mio. La madre, come sempre, guida il mio agire, nonostante le
voci che vorrebbero il contrario. stata lei a mostrarmi ci che avrei dovuto fare di voi.
E sempre lei mi ha sussurrato di porre fine alla sua vita aggiunse, indicando Gabriel
prima che la sua metamorfosi si completi.
Porre fine alla vita di ci che altro non se non una consunta crisalide? ribatt
Caronte, quasi irridendo il fratello.
Gi... rispose Orfeo ma la sua voce mostrava una nota di dubbio.
Cos sia, allora.
Annunciata da unondata di gelo, unesplosione azzurro lucente si lev da terra,
inglobando interamente il corpo del padre. Volti e corpi, evanescenti e deformi, presero
a fare capolino attorno al corpo di Caronte.
Cosa succede? chiese Orfeo. La sicurezza di pochi istanti prima sembrava soltanto
un ricordo.
Succede che la tua visione sta per divenire realt. Gabriel sta per morire.
No! esclamarono allunisono Gill e Leonora ma Caronte sembr non curarsene.
Moriranno sia luomo che il demone e lui diventer ci che sempre stato destinato a
essere. Lo strumento per la nostra rinascita.
Inganno tremava e sudava sempre pi, mano a mano che altri fantasmi si aggiungevano
a quelli gi presenti, incrementando lucentezza e dimensioni delloscena colonna che si
levava da terra.
Fermatelo! ordin Autunno e i custodi si lanciarono contro Caronte.
No! grid Orfeo. La sua voce tradiva il tono di chi vede improvvisamente scivolare
dalle proprie mani una vittoria che credeva ormai certa.
I custodi si fermarono di colpo, dopo aver compiuto soltanto pochi passi.
Mio signore ma cosa...? chiese Autunno.
Porre fine alla sua vita non cambierebbe lesito delle sue azioni.
Esattamente, fratello mio. Tutto ci che dobbiamo fare, in fondo morire. E a questo
non possono porre freno n i colpi della tua guardia n il canto di tua figlia. Uccidendomi,
non fareste altro che venire travolti, prima del tempo, dalla furia dei nostri spettri.
A ogni istante, i fantasmi incatenati a Caronte acquisivano maggiore corporeit,
assumendo nitide e orrende fisionomie. A ogni istante, il cantore, sempre pi simile a
un corpo essiccato, si consumava oscenamente, divorato dai suoi servi. Sarebbero stati
sufficienti pochi istanti perch non si distinguesse pi da uno spettro.
Macabri sorrisi, corpi oscenamente contorti, mani strette attorno ad armi, nauseabonde
ferite e rivoltanti mutilazioni adesso danzavano attorno al demone e al suo pupillo
Gabriel.
Sotto la spinta delle minacce di Caronte, persino la costrizione che Alice esercitava sulle
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Capitolo 27 - Verit sepolta

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sue vittime sembr diminuire.


Lobelisco di luce azzurra, ormai aveva una base cos ampia da includere al suo interno
tutta la famiglia di Inganno oltre a Leonora. Lorda di spettri impazziti impediva a
chiunque di entrare o uscire dalla prigione che avevano tracciato.
Gabriel... il padre chiam.
Smettila! Cos rischi di ucciderci tutti! implor Gabriel, ancora stordito e rallentato
per gli effetti del potere di Alice. Istintivamente, port le mani alla schiena come per
impugnare una delle proprie spade, ma si ricord troppo tardi che erano andate perdute.
Lunico giuramento che non ho mai infranto.
Il cantore, per, non sembr prestare attenzione alle parole del demone e continu a
parlare, quasi fosse in preda al delirio di una febbre.
Cosa pu fare un padre se non accogliere il ritorno del figliol prodigo?
Io...
Tu sei tornato. Forse non per me che lo hai fatto. Forse lo hai fatto per Gill o forse
per ci che hai sempre cercato: risposte. Ci che conta che tu sia qui, nel momento
pi alto della mia e della tua esistenza. Ci che ho fatto... a me e a te aveva il preciso
scopo di rendere tutto questo reale.
Di che cosa vai blaterando? Cosa vuoi fare?
Permettimi, figlio mio, di nutrire gli incubi che porti dentro di te cos che essi possano
finalmente sbocciare.
Non era una minaccia. Inganno era debole, molto debole. Gli incredibili sforzi di quegli
ultimi giorni lo avevano sfiancato oltre ogni immaginazione. Comunque fossero andate
le cose, non sarebbe stato in grado di tenere pi a lungo sotto controllo i propri servi.
No! Non farlo!
Sono lieto di donarti la mia eredit. Abbracciala e con essa abbraccia la tua natura.
Onore a te, nuovo re dellinferno.
Nooo!!! grid Gabriel un istante prima che il corpo di Inganno svanisse completamente
allinterno del turbinio di spettri. Trascorse un lungo istante senza che nulla accadesse,
poi lintero obelisco collass su se stesso investendo in pieno il corpo di Gabriel,
trascinandolo per alcuni metri contro il pavimento e sparendo dentro di lui. Dopo che
lultimo spettro ebbe attraversato il suo corpo, il demone rimase accasciato a terra privo
di sensi.

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Capitolo 28 Lultimo dono di Inganno


Gill, Inganno, Leonora... non cera pi nessuno, adesso.
Non era pi sicuro nemmeno di trovarsi nel cimitero delle ombre e, per quanto ne
sapesse, nemmeno a Erena.
Forse era morto e quel pensiero, stranamente, lo tranquillizzava. Non poteva, per, fare
a meno di pensare a Luna e a cosa le sarebbe accaduto, adesso che lui non sarebbe
stato pi l a proteggerla.
Ricordava le urla e una intensa luce azzurra. Poi tutto era diventato buio, come era
ancora adesso. Buio e silenzioso.
Gabriel si muoveva, camminava ma non incontrava alcun ostacolo, n illuminazione. Il
pavimento sotto ai suoi piedi sembrava resistente ed elastico: non riusciva a capire di
cosa fosse fatto.
Non avrebbe saputo dire quanto tempo trascorse, camminando in mezzo a tutto quel
nulla. Poi, improvvisamente, ud qualcosa di simile a un bisbiglio lontano e, quasi nello
stesso momento, apparve in lontananza un lieve bagliore.
I sussurri, invece, sembravano non avere origine in un punto preciso e continuavano a
riecheggiare attorno a lui.
Quasi senza accorgersene, Gabriel si mise a correre, dirigendosi precipitosamente verso
la fonte luminosa.
Alla fine del sentiero buio, si apriva una porta dietro cui una lampada da 75 watt
illuminava un piccolo soggiorno spoglio e disadorno. Allinterno, un uomo stava fermo,
in piedi con il capo basso e un grosso coltello da cucina stretto in mano. La lama
era macchiata di sangue. I capelli gli coprivano il viso e Gabriel non pot guardarlo
direttamente. Di fronte a lui, i corpi di due uomini e due donne racchiusi in alcuni grossi
sacchi di plastica trasparenti.
Solo allora, il demone riusc a capire cosa dicessero quei sussurri.
Perch ci hai fatto questo?
Volevo farlo.
Avevamo una famiglia.
Anche io ne ho una.
Ci hai uccisi. Ci hai fatto... soffrire e sei rimasto a guardarci.
Lo so. Mi piaciuto ci che ho visto: eravate tutti bellissimi.
Il demone indietreggi di un paio di passi e sent qualcosa infiammargli le viscere e la
gola. Sapeva perfettamente cosa fosse e, pi delle altre volte, resistergli fu uno sforzo
enorme. Si allontan correndo a perdifiato e rituffandosi nel buio rassicurante.
Tuttavia, a ogni passo, nuove porte si aprivano nelloscurit e per quanto Gabriel si
sforzasse di non guardare allinterno, era impossibile non cogliere scorci degli orrori
che custodivano. Decine, forse centinaia di scene di morte. Migliaia di sussurri che si
accavallavano gli uni agli altri narrando odio e dolore.
Sono i fantasmi che custodiva Inganno disse tra s. Sono loro ed un dannato
banchetto di carogne per le bestie affamate che porto dentro.
Corse molto, forse persino per ore, prima di potersi lasciare alle spalle lultima porta e i
suoi sussurri. Quando finalmente si ritrov di nuovo sommerso dalloscurit, si accasci
al suolo, esausto nel corpo e nella mente.
Gabriel rimase immobile e ansimante. Del vago senso di quiete che aveva provato
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Capitolo 28 - Lultimo dono di Inganno

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inizialmente, adesso non cera pi alcuna traccia.


Inganno... Caronte, sei... sei stato un bastardo fino allultimo! mormor a denti
stretti. Lasciami uscire da qui!
C soltanto unultima porta, figlio mio, e questa si aprir sulla tua libert.
La voce era quella di Inganno e Gabriel la riconobbe subito. Era simile ai sussurri degli
spettri ma pi forte e risoluta.
Dove cazzo sei? domand ma non ottenne risposta. Di fronte al demone riverso al
suolo, si apr davvero una porta. Gabriel non pot fare a meno di guardare quale orrore
ci fosse al suo interno. Ci che vide fu insolito e inaspettatamente familiare.
Oltre la soglia non cera una stanza ma lo scorcio di un quartiere: il suo quartiere, cos
comera quattro anni prima. Il demone, adesso, stava osservano lingresso del proprio
palazzo e la strada che gli scorreva davanti. Sul marciapiede, un giovane Gabriel, in
giacca e cravatta e con i lunghi capelli raccolti, si guardava attorno alla ricerca della
misteriosa estranea bionda che lo aveva urtato. Gill lo osservava in silenzio, nascosta
nel vicolo. Era l che la porta di luce si era aperta. Gabriel, quello di oggi, si rimise in
piedi e, attraversando la porta, si ritrov nella penombra del vicolo. Il demone corvo
non parve accorgersi dellintrusione.
Gill disse il ragazzo ma la giovane parve non udirlo. Prov a sfiorarla, ma la sua mano
la attravers come se nulla fosse.
Quel giorno lei ti scov e comprese da subito la tua natura sussurr nuovamente la
voce di Caronte. A quelle parole il corpo del Gabriel di allora venne avvolto da un alone
nero, screziato di cremisi. Quellaura disegnava nellaria la sagoma di una creatura
insolita. Sembrava un lupo, con la coda insolitamente lunga e affusolata, e sembrava
esserci qualcosa di sbagliato nelle zampe anteriori. La scena mut rapidamente e il
giovane non ebbe modo di soffermarsi pi a lungo a esaminare i dettagli.
Il luogo, adesso, era lo studio di Caronte, nei sotterranei della casa al limitare del bosco.
Gill e il Padre discutevano seduti sul letto. Tra i due era adagiata qualcosa di simile a
una grossa armnia innestata su di un piedistallo coperto di simboli.
Discutemmo a lungo sullopportunit di aprirti le porte della nostra famiglia e sul modo
in cui avremmo dovuto farlo. Infine decidemmo di agire.
Che vuoi dire? chiese il demone ma, ancora una volta, Caronte non rispose. Era come
se la sua voce fosse una registrazione accuratamente preparata. Le immagini presero
a tremare e la scena si prepar a cambiare ancora.
Per prima cosa, Laura e Gill eliminarono il tuo custode e quella, in fin dei conti, fu la
parte facile.
Luce...
Poi fummo costretti a rompere lultimo legame che ti teneva uniti alla tua vecchia vita
e al mondo degli umani.
A quelle parole, unidea, terribile anche solo a intuirsi, balen nella mente di Gabriel e
un brivido scosse il demone da capo a piedi.
Come in un film, un rapido susseguirsi di scene mostr come i demoni avessero messo
in atto il loro piano. Vide Gill scrivere due biglietti con due grafie diverse e rest senza
fiato mentre la ragazza inseriva delle buste in due differenti casette della posta: la sua
e quella di Nina.
Osserv Inganno mentre discuteva con il gruppo di D, indicandogli il parco poco
distante e guard Nina alzarsi da una panchina, abbandonandovi una busta e un
biglietto.
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Capitolo 28 - Lultimo dono di Inganno

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Nina... no! disse tra s.


Rivedere la ragazza piena di vita fu un dolore enorme e la consapevolezza che quanto
stesse vedendo non fosse niente pi che un ricordo, non faceva altro che peggiorare le
cose. Quella sofferenza, per, non fu nulla paragonata a ci che Gabriel prov guardando
la radura racchiusa tra gli alberi, nel parco. Il luogo in cui per la prima volta lo spirito
del lupo si era manifestato. Il luogo in cui Nina aveva trovato la morte. La ragazza era
l, riversa al suolo e priva di vita. Attorno a lei, i cadaveri dei suoi assassini. Non cerano
odori, n rumori ma ai suoi occhi era tutto cos terribilmente reale.
Gabriel si mosse lentamente e, con passo incerto, and a inginocchiarsi accanto al
corpo di Nina.
Non avremmo voluto, ma dovevi perdere tutto perch ci fosse almeno una possibilit
che potessi accettare la nostra offerta.
Questa volta, il ragazzo non bad affatto alla voce di Caronte. Tutta la sua attenzione
era rivolta al miraggio di Nina.
Amore mio... mormor ma la voce gli si strozz in gola. Lacrime nere bruciarono
come fuoco scendendo sulle guance.
Il demone respirava con affanno e in maniera irregolare. Lentamente, con mano
tremante, sfior la fronte della ragazza ma, cos come era accaduto quando aveva
sfiorato il ricordo di Gill nel vicolo, limmagine si incresp. Fu come se Gabriel avesse
toccato la superficie di una pozzanghera. Lincrespatura si trasmise allintera scena,
rendendola sempre meno chiara. Un attimo prima che limmagine svanisse del tutto,
il demone not un corvo guardare verso di lui, semi nascosto tra i rami degli alberi.
Accanto allanimale, un volto che ben conosceva, incorniciato da lunghi capelli bianchi.
Url. Url con tutta la forza che aveva in corpo. Url, per il tradimento di cui era stato
vittima; url per le menzogne che gli erano state raccontate; url per le vite che gli
erano state strappate. Url per ci in cui lo avevano trasformato.
Come una nube di insetti famelici, gli incubi si riversarono fuori dal corpo del demone,
divorando le anime dei peccatori.
Una volta svanita la colonna di spettri, Autunno corse verso Gabriel. Una coppia di
custodi al suo seguito si affianc al proprio comandante. Istantaneamente, attorno alle
loro mani apparvero bagliori azzurrati.
Laura e Alek si mossero contro gli avversari ma il terzo custode, lunico a schierarsi
con le spalle contro Gabriel, si par davanti a loro. Il suo corpo, scosso da spasmi,
crebbe in altezza e i suoi muscoli si ingrossarono in un battito di ciglia. Sulla sua testa
comparvero lunghe corna, cos come sulle ginocchia e gli avambracci. Le dita delle mani
si mutarono in appendici ricurve acuminate e dentellate come denti di squalo. Quella
vista fu sufficiente per rallentare la corsa dei due demoni, adesso pallido ricordo dei
guerrieri che erano stati.
Fu un attimo prima che lenorme custode si avventasse su di loro, che un fragore simile
a un tuono risuon nella sala. Il boato fu tale da spezzare molte lapidi e gettare per
terra quanti si trovavano in piedi.
Alice url di terrore e, preso per mano il padre, cerc di trascinarlo fuori dalle sale
dellultimo cerchio.
Energie di creazione e distruzione balenarono, cremisi e perlacee, dentro una lacrima
di notte.
Attenti! url Autunno. Sta mutando!
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Capitolo 28 - Lultimo dono di Inganno

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Rampicanti coperti di spine avvolsero il soldato in un abbraccio, proteggendone


completamente il corpo come unarmatura. Adesso, luomo avvolto e protetto tra le
spire del proprio simbionte, osservava la bocca oscura che aveva inghiottito Gabriel,
attendendo che il demone facesse ritorno. Tuttavia, ci che emerse da quella tenebra
non fu la creatura che Autunno conosceva ma qualcosa di ben diverso.
Mentre tralci e spine cingevano la testa del custode, proteggendola come un elmo, la
mandragora spalanc la bocca, in segno di muto orrore. Il maestro delle guardie di
Latebra, sommo grado cui un custode delle ombre pu aspirare, vacill di terrore e con
lui tremarono i suoi uomini e le stesse fondamenta del regno che avevano giurato di
servire e proteggere.

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Capitolo 29 Epilogo
Riaprii gli occhi. Non riuscivo a sentire altro che un ronzio basso e continuo e un fischio
insistente.
Il boato provocato dalla roccia che si schiantava a terra era stato terribile e il ruggito di
Gabriel forse fu anche peggio.
Lenorme quantit di polvere che si era sollevata mi impediva di capire cosa ne fosse
stato degli altri. Quando le nuvole di polvere iniziarono a diradarsi, mi guardai intorno
e soltanto allora mi resi davvero conto della devastazione che Gabriel aveva seminato
dietro di s. Langelo oscuro aveva distrutto il soffitto del nono cerchio e alcuni dei
cerchi superiori, fino a crearsi un varco verso la notte.
Dellultimo cerchio del pozzo era rimasto poco pi che una sala piena di detriti e schegge
di ossidiana di ogni forma e dimensione.
Una delle lamie era rimasta sepolta sotto un grosso frammento di basalto crollato dalla
volta della caverna mentre laltra, miracolosamente illesa, giaceva ancora prigioniera
del suo sonno irreale.
Luce si era dissolto attraverso chiss quali pieghe della realt. Nemore giaceva a terra
con una profonda ferita alla gamba destra e Alek cercava di aiutarlo. La ragazza serpente,
invece, era immobile. Le braccia strette al ventre. Piangeva. Piangeva disperata. Rimasi
colpita da quella scena, forse pi che da tutto il resto. Sembrava... era stata sempre
cos fredda, distaccata e adesso piangeva.
Perch?
Non ricordo nemmeno quanto tempo trascorsi a osservare piangere Laura. Forse
qualche minuto, ma ricordo perfettamente che fu mentre osservavo lei che tornai a
sentire. La prima cosa che udii furono le urla di mia sorella Alice. Mi chiedeva di aiutarla
a soccorrere mio padre, anche lui ferito da schegge e frammenti. Le gambe di Alice
erano sepolte sotto un cumulo di pietre. Autunno e gli altri custodi si stavano dando da
fare per soccorrerli entrambi.
Semplicemente li ignorai.
Gi da tempo avevo compiuto la mia scelta. Li odiavo. Detestavo le loro scelte, le loro
idee e il loro stile di vita ipocrita. Non volevo la loro morte ma nessuno dei due mi
sembrava in pericolo di vita e, in fondo, anche se lo fossero stati, cosa mai avrei potuto
fare? Di certo, non sarei stata in grado di portarli con me lungo il sentiero. Sentivo di
avere in me il potere di aprire un varco ma non avrei potuto trascinare con me nessun
altro che me stessa.
Ci che feci, invece, fu cercare di rintracciare Gabriel e la cosa non fu affatto difficile.
Adesso che il suo potere si era manifestato completamente, anche a chilometri di
distanza, percepivo la sua presenza. Era quasi come osservare un faro nella notte. La
sua energia, potente, selvaggia e primordiale, impregnava il tessuto stesso della realt.
Era tornato nel bosco.
Attinsi alle mie poche energie e invocai il sentiero ma fu inutile. Tentai pi e pi volte
ma il varco non volle spalancarsi sul bosco dellEclissi. Qualcosa, o qualcuno, sembrava
riuscire a bloccare il mio potere.
Cosa avrei dovuto fare? Quale era il mio posto? Dovevo davvero cercare di aiutare Alice
e pap o sarebbe stato meglio dare una mano ad Alek e Nemore? Oppure avrei dovuto
cercare di consolare e comprendere Laura?
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Capitolo 29 - Epilogo

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Mi mossi lentamente, in preda ai miei pensieri e alla mia indecisione. Fu allora che
mi accorsi di non essere uscita indenne come pensavo dalla furia di Gabriel. Una fitta
bruciante mi attravers la gamba sinistra. Barcollai, cadendo in avanti, bocconi. Alcuni
frammenti di ossidiana si erano conficcati in profondit nella carne. In particolare una
scheggia lunga e affusolata aveva attraversato il polpaccio da parte a parte. Non riuscivo
a capire come avessi fatto a non accorgermene prima.
Nei punti in cui la pietra entrava e usciva, il polpaccio stava macchiandosi di sangue.
Provai a estrarla a mani nude ma il dolore che mi provoc anche soltanto nel toccarla fu
lancinante e mi port a un passo dal perdere i sensi. Fu allora che lei mi si par davanti.
Non mi ero accorta della sua mancanza e non saprei dire, ancora adesso, dove fosse
finita dopo la fuga di Gabriel. Nonostante odiassi la sola idea, forse davo per scontato
che lui lavesse portata con s.
Era bellissima nonostante il colorito esangue, il volto sciupato e il corpo smagrito. Si
inginocchi accanto a me e strapp un lungo lembo del mio vestito lilla, ripiegandolo
rozzamente su se stesso, Mi disse di stringerlo forte tra i denti. Capii cosa cercasse
di fare e misi la stoffa in bocca. Fui tentata di chiudere gli occhi ma, per un attimo, il
mio sguardo incroci quello di mia sorella. Le avevano tagliato via i pantaloni e adesso
la stavano trascinando lentamente fuori dal cumulo di rocce precipitate sulle gambe.
Gridava di dolore e piangeva per la paura. Impartiva ordini sguaiatamente, urlando
contro i suoi stessi salvatori: era vergognosa. Io volevo mostrarmi diversa e pi forte
di lei.
Tenni gli occhi ben aperti e lo sguardo fisso su Alice mentre sentivo la mano di Gill
serrarmi la caviglia.
Il dolore mi infiamm la gamba quando la moglie di Caronte strapp via la scheggia.
Strinsi forte tra i denti il lembo di stoffa ma mi sfugg, comunque, un urlo soffocato. Le
lacrime mi salirono agli occhi ma riuscii a ricacciarle indietro.
Dovresti tenerlo mi disse. Ancora conservo la prima lama che mi ha trafitta. Serve a
ricordare che non siamo immortali. Che tutto potrebbe finire da un momento allaltro
concluse, porgendomi il pezzo di ossidiana sporco di sangue. Lo presi e lo strinsi in
mano, attenta a non tagliarmi.
Riesci a percepirlo, vero? Sai dove si trova.
S risposi.
Hai abbastanza potere in te da raggiungerlo?
Non l dove si trova al momento.
No, certo, ma non star ancora a lungo nel bosco. Oggi il solstizio e manca poco a
mezzanotte.
Piazzale degli eretici... perch dovrei farlo? Perch dovrei andare da lui? le domandai
quasi in un piagnisteo. Mi aveva usata per trovare Gill e adesso, dopo avermi causato
ferite e tagli, mi aveva lasciato l, da sola. Lontana da lui e da tutti. E lei... per quanto
ne sapevo, la sua compagna, la sua amante mi stava chiedendo di andare da lui.
Perch? chiesi ancora.
Gill si port le mani dietro la nuca e si sfil la catenina e il ciondolo che le ornavano il
collo.
sua. Lui non sapeva che lavessi con me. Appartiene a un periodo in cui ho fatto
cose per stare insieme a Gabriel... cose che in questo momento mi impediscono anche
soltanto di accostarmi a lui.
Ho colpe terribili nei suoi confronti e, con la morte di Caronte, credo che lui ne sia
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Capitolo 29 - Epilogo

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venuto a conoscenza. Non mi perdoner mai la voce di Gill si spezz e trascorsero


alcuni secondi prima che il demone riprendesse a parlare.
Va da lui, Leonora. Mostragli il ciondolo. Adesso pi che mai ci di cui ha bisogno
ricordare cosa significhi essere umano. Il confine tra fragilit e colpa. Tra errore
e crudelt. E speriamo di essere in tempo per salvare la sua anima. Altrimenti, del
ragazzo che amiamo non rimarr nulla.
Nelludire quelle ultime parole, Leonora arross visibilmente.
Tu sapevi?
Gill si limit a sorridere
Va Leonora, e aiutalo. Stagli vicino.
Raccolsi il ciondolo nellincavo delle mie mani, prendendolo dalle dita di lei. Non so a che
punto del suo discorso Gill mi avesse convinto ma in cuor mio sapevo che cera qualcosa
di giusto nelle sue parole. Gabriel si era mutato in una furia selvaggia. Cosa adesso
potesse agitarsi nel suo cuore soltanto Elara poteva saperlo. Tutto ci che potevo fare
era cercare di ricordargli chi fosse.
Al mio comando, una breccia oscura apparve di fronte a me: i cancelli del sentiero si
erano spalancati.
Un attimo prima di entrare, per, venni folgorata da unidea. Ricordai la prima notte
in cui vidi Gabriel e la cura con cui brandiva le sue spade. Avevo gi visto guerrieri
maneggiare le armi ma nel modo in cui Gabriel si curava delle proprie cera qualcosa
di insolito. Ogni suo gesto sembrava intriso di una sconfinata riverenza, quasi stesse
maneggiando oggetti sacri.
Raggiunsi il luogo in cui fino a un attimo prima si trovavano mia sorella e mio padre.
I custodi li avevano gi portati via ma a terra erano rimasti gli abiti di Alice, sporchi
di sangue, e la cintura con le spade di Gabriel. Gi a una prima occhiata mi resi conto
che una delle due armi, quella simile a una spada romana, era inservibile. Il fodero
era rotto e notai che la lama al suo interno era spezzata in tre punti. Rimasi ferma un
paio di secondi a riflettere, poi decisi di prendere soltanto la spada rimasta integra. La
sistemai per bene allinterno del suo fodero, cos da non tagliarmi o ferirmi. La strinsi
tra le braccia, mi voltai e corsi verso il sentiero, senza curarmi pi di Gill e degli altri.
I due lembi dello squarcio si richiusero dietro di me e io mi ritrovai allinterno di
quellimmensa galleria. I miei occhi e la mia mente ormai da tempo si erano abituati al
sentiero ma il mio cuore ancora no. Intorno a me turbinavano i ricordi di quanti avevano
calcato la superficie del corpo della dea: spettri. Erano ricordi, sogni, passioni, paure e
orrori che, ai miei occhi, assumevano sembianze di viventi. Stavo attraversando lanima
di Elara.
Un fiume di fantasmi scorreva impetuoso mentre camminavo lentamente al centro
di quel caos. Tutto ci che mi separava era lesile schermo che il mio potere mi
forniva. Nonostante fossi ormai abituata a quello scenario, trovavo ci fosse qualcosa
di orribilmente affascinante in quellinfinit di anime che danzavano ululanti a pochi
centimetri da me. Se solo ne avessi sfiorata una...
Pochi secondi che parvero uneternit e mi trovai sulla soglia delluscita dal sentiero
oscuro.
Entrai in piazza da un angolo buio e nessuno not il mio arrivo. Le campane della chiesa
avevano iniziato a suonare i dodici rintocchi della mezzanotte e tutti erano intenti a
osservare la grossa catasta di legna allestita al centro della piazza. Lodore di popcorn,
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Capitolo 29 - Epilogo

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frittura, pizza, birra aleggiava su tutto e mi nauseava.


Dalla mia posizione non riuscivo a vedere la pira allestita nel centro del piazzale ma
gi vedevo levarsi un pennacchio di fumo e immaginavo sin troppo bene cosa stesse
accadendo. Linizio dellinverno, da anni ormai, veniva salutato con la rievocazione dei
roghi eretti per liberare la citt dal demonio e dal peccato.
Sui ceppi che iniziavano a bruciare erano stati lanciati simulacri di carta e stoffa che
ritraevano gatti neri, vecchie megere e creature deformi. Alla tenue luce delle fiamme,
emergeva dalloscurit una vecchia targa di pietra.
Qui, per volont di nostro signore e grazie al sacrificio di molti, streghe, meretrici e
arcidiavoli
vennero sterminati e la citt venne restituita ai fasti di un tempo.
Anno domini MCDLXXX.
Fu proprio mentre le prime volute di fumo si disperdevano nel cielo notturno che
accadde. Gabriel giunse annunciato dal fragore del battito dali. Molti tra gli astanti
levarono lo sguardo al cielo e scrutarono la notte, probabilmente alla ricerca di nuvole
temporalesche che non trovarono. Il cielo era limpido e, nonostante lilluminazione
elettrica, si potevano scorgere persino molte stelle. Non tardai molto a distinguere
nelloscurit i disegni porpora che orlavano le ali.
Forse avrei dovuto aver paura ma non ci riuscivo. Ero preoccupata, questo s, ma non
spaventata.
Furono sufficienti pochi secondi perch Gabriel, messaggero del destino di uomini e
demoni, calasse come una nemesi su quanti si erano raccolti in piazza. Il terrore e lo
stupore serpeggiarono rapidi e, sebbene alcuni rimanessero a osservare cosa stesse
accadendo, in molti cercarono di allontanarsi ma non tutti vi riuscirono. Urla di stupore si
mescolarono a grida di paura. Il drago oscuro piomb nel mezzo della piazza spazzando
via con facilit la pira e i fantocci che vi erano stati lanciati su. Era imponente e dalle
sue scaglie trasudava lorrore che si agitava nel suo cuore. Rimase irto sulle zampe
posteriori solo per qualche istante poi si appoggi anche su quelle anteriori. Era il
primo drago che vedevo e fu spontaneo paragonarlo alle raffigurazioni dei draghi che
illustravano i miei libri. Avevo sempre pensato ai draghi come creature mastodontiche
e interamente coperte di squame, con quattro zampe possenti, ali di pipistrello e il capo
e la schiena irti di corna e aculei. La creatura che stavo osservando, invece, era ben
diversa. Innanzitutto, sebbene il lungo collo e la testa svettassero oltre il primo piano
dei palazzi circostanti e le dimensioni del resto del corpo fossero davvero ragguardevoli,
non era affatto grossa come una montagna.
Ci che saltava agli occhi, poi, era che le ali non si spiegavano maestose dalla schiena
ma facevano parte delle zampe anteriori come per i pipistrelli e terminavano con tre
robuste dita ben visibili, sulle quali Gabriel si appoggiava. A differenza dei pipistrelli,
per, le ali erano ricoperte da un fitto strato di piume, cos come per gli uccelli. Squame
erano s presenti sulla pelle della creatura ma in minima parte. Oltre alle ali, infatti, le
piume lo ricoprivano quasi interamente, formando un ciuffo alla fine della coda e una
criniera attorno alla testa. In effetti, solo il petto e laddome erano coperti di squame
color avorio.
Il drago comp, goffamente, qualche passo nella grottesca posizione che aveva assunto
e riserv quella che sembr essere unocchiata di sprezzo a tutti coloro che si ostinavano
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Capitolo 29 - Epilogo

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ad affollare la piazza, ma forse quella fu soltanto una mia impressione. Cercare di


intuire i pensieri che si agitavano dietro quegli occhi ambrati era, adesso, impresa
assai difficile. Il volto del drago, cos come il resto del suo corpo, assommava in s
le sembianze di uccelli, mammiferi e rettili. Una mescolanza che rendeva pressoch
impossibile comprendere il significato delle sue movenze. Rimasi allibita nel vedere
uomini fermi a pochi metri da lui, simili a cervi immobili di fronte a unautomobile in
corsa.
Tuttavia, lorrore, quello vero, doveva ancora giungere. Ruggendo, il drago spalanc la
bocca e vomit oscure fiamme intrise di malvagit. La terra sembr tremare, squassata
dal suo ruggito.
Nelloscurit, i contorni di quel respiro infuocato parvero ricalcare orrende sagome:
artigli ricurvi e fauci bramose, mani deformi e volti terribili. Il fuoco invest la folla.
Alcuni riuscirono a evitarlo ma non furono in molti a essere cos fortunati.
Vidi lespressione di terrore di un uomo mentre veniva divorato dal fuoco che il drago
vomitava. Ogni orrore che si era annidato nel corpo di Gabriel adesso fremeva per
nutrirsi di coloro che lo avevano generato.
Mi feci largo, tuttaltro che tranquilla. Strinsi i denti, sperando che Gabriel comprendesse
il significato dei miei gesti e giunsi davanti a lui quando ormai non sembrava esservi pi
alcuna altra forma di vita nei dintorni.
Sebbene non avesse dato alcun avviso di avermi notata, rimase immobile, quasi mi
attendesse. Visto cos da vicino, era davvero un essere impressionante. Soltanto quando
fui davanti a lui mi resi conto di stringere tanto forte la catenina da sentire male alla
mano.
Il drago chin il capo, spostando la testa di lato, cos da fissarmi con un unico grosso
occhio dorato.
Hanno corrotto linnocenza per dare origine al terrore disse. La sua voce era bassa e
roca e cos potente da farmi vibrare lo stomaco. Hanno distrutto il mio mondo e hanno
creato un mostro. Questo mostro li uccider. Li uccider tutti. giunto finalmente il
tempo di mietere il nostro raccolto di anime.
Rimasi senza parole nel sentirlo parlare a quel modo: decisamente, non era pi lui.
Ostentai una sicurezza che non possedevo.
Ho qualcosa per te dissi e, tenendo la spada stretta nella sinistra, sollevai il ciondolo
con la destra.
Il drago non disse nulla e, per un po, tutto ci che si ud nella piazza fu il suo respiro,
simile al brontolio che riecheggia nel cielo prima di un temporale.
Pensavo di aver perso quel ciondolo disse, infine. Per quanto potesse sembrare
assurdo, la sua voce sembrava velata di una certa malinconia. Laltra spada?
andata distrutta. Divelta e fatta a pezzi dalla frana che tu stesso hai provocato.
Probabilmente, la gamba di mia sorella ha fatto la sua stessa fine.
Potrei dire che mi dispiace per tua sorella ma suonerebbe insincero comment
lenorme creatura dunque il gladio di Zamir andato distrutto. Daltronde, insieme a
lui, si spezzato anche il giuramento che rappresentava. Vorrei comunque riprendere
laltra spada.
Prendili. Sono tuoi mi limitai a dire.
Il drago dapprima si chiuse nuovamente nel silenzio, poi fu scosso da spasmi e, infine,
venne avvolto da unaura oscura screziata di porpora. Gabriel torn in forma umana
ma, per un istante, rimase sospeso in una forma a met tra luomo e il drago: la
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Capitolo 29 - Epilogo

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raffigurazione del re dellinferno che gi altre volte avevo visto sui libri che avevo
letto e studiato. Un uomo completamente nudo, dalla carnagione pallida e solcato di
cicatrici con un ampio paio di ali nere come la notte, sembr volermi venire incontro. Poi
quella figura spar e, al suo posto, rimase il Gabriel che avevo conosciuto. Luomo che
amavo. La pelle del demone era priva delle macchie scure che lavevano infestata, fino
a poco tempo prima. La simbiosi tra incubi e demone sembrava essersi definitivamente
conclusa.
Restituiscici ci che nostro, allora mi disse e, in silenzio, cos feci.
Gabriel prese il ciondolo dalle mani di Leonora e lo indoss. Poi afferr la spada, la
estrasse per alcuni centimetri dal fodero e la rimise a posto.
Perch hai portato con te questi oggetti?
La mia voce trem nel rispondere a quella domanda poich, in effetti, non sapevo bene
cosa dire.
Io... spero che possano aiutarti a ricordare.
Ricordare che cosa, esattamente? mi incalz.
Ricordare di quando ancora possedevi il cuore di un uomo. questo ci che vorrei. Ti
prego, Gabriel, non lasciare che siano gli incubi a governare i tuoi gesti.
Mai e poi mai avremmo voluto che questi orrori penetrassero dentro di noi ma ormai
accaduto e nulla possiamo contro la nostra nuova natura. Tuttavia, ti promettiamo di
ricordare queste parole e che... io... non permetter che siano loro a guidare me ma io
a servirmi di loro.
Avrei voluto chiedergli cosa significassero esattamente quelle sue parole ma lui sembr
comprendere le mie intenzioni e riprese a spiegarmi, ancor prima che io aprissi bocca.
Io, piccolo spettro di carne, non perder me stesso. Non pi di quanto gi sia accaduto,
almeno, ma Erena dovr cambiare e tanto. Tutto il mondo cambier. Abbi fiducia in
me.
Dopo che ebbe detto cos, Gabriel mi volt le spalle, freddo e distaccato. Non cera pi
nemmeno una traccia delle insicurezze, del tormento e della premura che tanto avevo
amato.
Si allontan a piedi con passo lento, mentre il suono delle sirene in lontananza gi
riempiva laria.
Le lacrime mi salirono agli occhi e per quanto provassi a ricacciarle indietro, stavolta
non ci riuscii.
Volevo chiamarlo ma il suo nome mi rimase bloccato in gola.
Fu lui a chiamarmi, senza voltarsi e senza smettere di camminare.
Leonora disse, gli umani hanno dimenticato chi sia il nostro popolo e chi siano i veri
dei.
I sogni e gli incubi hanno fatto ritorno nel regno degli uomini e tutti i confini, presto,
cadranno. Per allora abbi cura di scegliere il fronte su cui vorrai schierarti poich la
nuova era non giunger senza spargimento di sangue.
Dopo che ebbe pronunciato queste parole, spar dentro a un vicolo, lasciandomi confusa
e affranta. Credevo di sapere quale battaglia combattere e in quale squadra giocare
ma, adesso che avevo visto con i miei occhi quale sarebbe stato il prezzo da pagare,
non ne ero pi cos certa.
Che il mondo dovesse cambiare era anche una mia speranza, ma la via del drago era
davvero lunica soluzione? E io ero davvero pronta a percorrere quel sentiero fino in
fondo?
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E cos siamo giunti al secondo romanzo. Non credevo ci sarei riuscito e, anche se questa storia non ha ancora
avuto fine, sono contento di essere giunto fin qui.
Non da solo, per, che sono arrivato a questo punto e n posso n voglio esimermi dal ringraziare alcune
persone che hanno contribuito non poco alla realizzazione di questo volume. Ragion per cui, un grazie
davvero sentito a:
Carlo, Ciccio, Dadde, Laura C., Laura F., Marco, Miriam, Pia, S, Ylenia, e Valerin.
Cristiano Signorino

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