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Abhidhamma Piaka

L'Abhidhamma Piaka (pli; sanscrito: Abhidharma Piaka;


"Canestro della dottrina ulteriore"), una delle tre sezioni del
Tripiaka (tre canestri) o, pi semplicemente, del canone
buddhista. Lo scorrere dei secoli ci ha consegnato solo due
raccolte canoniche complete dell'Abhidharma: quella in lingua
pli del Canone pali , relativa al theravda, e quella del
sarvstivada , noti anche come vaibhika , questultima
sopravvissuta grazie alla traduzione nel Canone cinese . Questa
opera sempre stata oggetto di una grande attenzione e di un
rispetto che non un'esagerazione definire reverenziale. Si
consideri, ad esempio, che ai novizi era vietato interrompere i
monaci anziani quando erano impegnati a ragionare sui contenuti
abhidharmici. La deferenza nei riguardi dell'Abhidharma era
profonda ed ampia all'interno della comunit buddhista, tanto che
lo stesso Kumarajiva (344-413), noto per la traduzione in cinese di
circa settantadue testi buddhisti, considerava l'Abhidharma il
punto d'inizio e la base per la diffusione del pensiero buddhista in
Cina. Il motivo facile da intuire: l'insegnamento del Buddha si
fonda sulla comprensione della realt che contrasta l'ignoranza (
avijja ) fonte del dukkha .
Indice

1 L'importanza dell'Abhidharma
2 Descrizione
3 Origini dell'Abhidharma
4 Note
5 Contenuti

6 I dharma/dhamma
7 Voci correlate

L'importanza dell'Abhidharma
Conoscere approfonditamente l'Abhidharma significa conoscere la
realt non convenzionale del mondo fenomenico. E permette cos
di fare propri i concetti cardine che si presentano continuamente
nei sutta. Se il buddhismo guardare le cose cos come sono,
l'Abhidharma enuclea i costituenti ultimi della realt, li descrive e
ne delucida le relazioni che tra essi intercorrono.
L'abhidharma considerabile un'espansione filosofica o metafisica
del corpus dottrinario buddhista.
Il buddhismo pu essere considerato un metodo conoscitivo
empirico perch si sofferma sull'analisi della mente, dei fenomeni
e delle loro cause ed effetti piuttosto che sulla riflessione sulle
categorie assolute del pensiero o dell'essere. Per quanto il suo
accostamento alla psicologia o alla psicoterapia sia entro certi
limiti giustificabile, comunque lo stesso da ritenersi il
buddhismo una disciplina nettamente separata da queste scienze,
non condividendo con queste, per lo meno nel loro sviluppo pi
moderno, n diverse delle loro premesse di base, n i metodi di
fondo, soprattutto quelli terapeutici. Basti elencare l'eredit
karmica per individuare una dissimiglianza degna di nota tra il
buddhismo e la psicologia.
Descrizione
L'abhidharma, nel portare avanti la disamina dei fenomeni,
predilige il metodo induttivo, che osserva e analizza l'esperienza
fenomenica per forgiare la conoscenza, al metodo deduttivo, che
dall'astrattezza di un'idea cerca corrispondenza nell'esperienza e
nei fatti. Per quanto concerne il metodo analitico e il metodo

relazionale, possiamo affermare che certamente non disdegna n


l'uno n l'altro. Il metodo analitico, che prevede la divisione di un
fenomeno dal suo contesto a fini conoscitivi, di grande aiuto
anche per allentare l'attaccamento, o la brama, verso processi o
cose, specialmente quelli nocivi. Il fine ultimo dell'applicazione
del metodo analitico di dimostrare che alla fine tutto si riduce a
porzioni di un processo di esperienza che si presenta nei due volti
della stessa medaglia: stati di coscienza (il mondo interno) e
dhamma, atomi o quanti (il mondo esterno). L'analisi
abhidharmica, giunta al completamento della sua indagine, rivela
il processo esperienziale come l'unica e ultima verit. Tuttavia il
pensiero buddhista ha sempre caldeggiato l'idea di non perdere il
quadro dell'insieme e di non attaccarsi neanche ai dati emersi
dall'estrema indagine analitica dei fenomeni dell'esperienza.
Possiamo affermare che la cifra del buddhismo la comprensione
di una realt relazionale. L'Abhidharma, dunque, all'assolutismo
del metodo analitico affianca, relativizzando, il metodo relazionale
che dimostra come le parti appena rivelate dalla scomposizione
del metodo analitico non hanno esistenza intrinseca, ma esistono
piuttosto perch appartengono ad un insieme, o meglio, perch il
loro significato si espleta nel rapporto che tra esse intercorre.
Tutto ci visibile e riscontrabile in special modo nel
Dhammasanga, il primo libro del corpus abhidhammico
theravada, che classifica i fattori della realt fenomenica e il
Pahna in cui sono analizzate le relazioni causali dei diversi
fattori. Analisi e sintesi sono due approcci che indagano la stessa
cosa, l'unica cosa oggettivamente esistente: l'esperienza.
Origini dell'Abhidharma
La
tradizione
theravda
assegna
la
compilazione
dell'Abhidhamma al Buddha stesso, con la sola eccezione di uno
dei sette libri, il Kathvatthu , attribuito a Moggaliputtatissa .

Tale attribuzione per forzata perch il testo contiene resoconti


di dispute dottrinali verificatesi in un periodo posteriore alla morte
di Buddha.
Inoltre alla raccolta dell'Abidhamma non si fa mai menzione nelle
altre due raccolte del Tipitaka, in particolare non compare quale
una delle nove ripartizioni degli insegnamenti del Buddha
(navanga) elencate in Anguttara Nikaya II, 103. In Vinaya II, 285
compare un resoconto del primo concilio, quello di Rajagaha. Qui
descritta la recitazione delle regole monastiche (il Vinaya) e dei
discorsi (i Sutta ), ma non dell'Abidhamma. La sua inclusione nel
corpus canonico sarebbe quindi da attribuire non alla sua presunta
e leggendaria recitazione dal parte del Buddha, ma alla volont di
gruppi di monaci che fecero opera di persuasione presso gli
anziani di altre scuole, reticenti ad acconsentire alle loro richieste,
fino ad ottenere il loro assenso.
L'Abhidharma sarvstivada riconosce la partecipazione, oltre che
quella del Buddha, di vari anziani appartenenti alla scuola stessa
anche se questi per la tradizione furono dei compilatori che
incentrarono le loro ricerche sul canone a loro preesistente.
Un'altra scuola, quella dei sautrntrika (nome derivante dalla
parola stra: coloro che seguono i stra), pur riconoscendo il
valore dell'Abhidhamma e accettandolo in parte, non riconobbe la
paternit dei principi presenti nell'opera al Buddha medesimo.
L'Abhidhamma con tutta probabilit postumo rispetto alle altre
due sezioni del Tripitaka . Quasi certamente, il processo della sua
sistematizzazione part dall'esigenza di elencare, per un eventuale
studio mnemonico, le parti essenziali degli insegnamenti racchiusi
nei stra. Dobbiamo, dunque, immaginarcelo come una specie di
elenco, o breviario, nel quale era racchiusa l'essenza
dell'insegnamento del Buddha.
Col tempo questo elenco mnemonico, tramandato in un primo
momento oralmente, assume sempre pi l'aspetto di uno studio

approfondito di natura filologica e cognitiva di quel che avviene


nella realt delle cose in una precipua circostanza fisica e,
soprattutto, psicologica. Ciononostante, l'Abhidhamma non
costituisce una trattazione filosofica sistematica della dottrina
buddhista[1]. Questo fa s che l'Abhidhamma con la sua
osservazione dei fattori fisici e mentali, diventi uno strumento
importantissimo per la meditazione di visione profonda. Si viene a
palesare, dunque, secondo la filosofia buddhista, una
differenziazione tra la realt per come ci appare e la vera realt
che soccombe alla nostra erronea e fuorviante attivit sensoriale. Il
linguaggio e i contenuti dell'Abhidhamma sono assai complessi e
difficili da comprendere, non solo per la minuziosa e capillare
analisi riduttiva per mezzo della quale processi e forme sono,
appunto, ridotti ai fattori costituenti, ma anche per il messaggio,
pi che esplicito, che rivolge al lettore.
Note
1. ^ Cos James Paul McDermott in: Development in the Early
Buddhist Concept of Kamma/Karma, cap. ii, pag. 75,
Munshiram Manoharlal Publishers Pvt. Ltd., Nuova Delhi,
1984 seconda edizione 2003, ISBN 81-215-0208-X
Contenuti
Questa raccolta mina totalmente il concetto che noi abbiamo di
realt fenomenica, intaccando frontalmente anche l'idea che
abbiamo di noi stessi. Quel che ci sembra di essere, di fatto non :
quel che appare ai nostri sensi come un'entit fissa, in realt un
processo; questa formula applicabile anche al concetto che
abbiamo del nostro S. Quel che non leggiamo nell'Abhidharma
la spiegazione, o meglio, la scomposizione di quel che avviene
nelle narrazioni dei discorsi del Buddha, di ci che rappresenta
quel che sembra, ma non .

La tradizione vuole il Buddha come un abile scrutatore della


psiche umana, capace di distinguere le possibilit di comprensione
del suo interlocutore. Da qui il Buddha akyamuni avrebbe
divulgato il suo insegnamento in un linguaggio pi accessibile e
convenzionale, quello dei stra, e uno non convenzionale e pi
attinente alla realt incarnata nel corpus abhidharmico - per quanto
le parole, il linguaggio, possano tradurre integralmente concetti in
forme di suono e di scrittura.
Questo port la speculazione filosofica abhidharmica a distinguere
tra realt, o verit, convenzionale (savtisatya, sammutisacca) e
realt ultima, cio cos come le cose sono (paramrthasatya,
sans., paramatthasacca, pli).
Quel che i filosofi buddhisti sostengono che ci che l'uomo
ritiene di percepire solo una parte della realt: la realt che si
riesce a percepire, considerata la scarsa porzione che se ne riesce a
scorgere, non la realt pi profonda, perch un'informazione
eccessivamente parziale, una realt oltremodo soggettivizzata
dall'esperienza, dall'emotivit e dalle abilit cognitive personali.
La Verit sembrerebbe essere nascosta, dunque, dalle capacit
percettive e analitiche umane, che i buddhisti definiscono realt
convenzionale. Allora le cose del mondo, e nel mondo, non sono
entit fisse, ma processi mutevoli e che esistono esclusivamente in
una relazione di causa ed effetto.
Anche l'Io, o, in forma pi estesa, quel che intendiamo con il
termine persona, un processo cangiante che influenza e a sua
volta influenzato. Il nostro corpo e la nostra mente sono
composti da diversi elementi costitutivi e dai corrispondenti effetti
di mutua influenza. Tutti i fenomeni dell'universo dipendono, per
esistere, dalla loro reciproca interazione: sono, cio,
interdipendenti. Cos la sedia che composta da pi parti, dipende
dal legno, da un albero, dalla terra dove fu piantato l'albero, dalla
pioggia e dal sole, ma anche da un uomo che ha progettato e

costruito questa sedia e dalla sua comprensione del suo uso e


funzione. Cos anche quello che siamo costituito da parti
interdipendenti tra loro e interdipendenti con cause esterne (cibo,
ossigeno e cos via).
In un periodo che ha inizio con l'insegnamento del Buddha
l'individuo era ritenuto scomponibile in cinque aggregati: skanda,
sans., khanda, pli. In seguito, anche attraverso quel percorso di
ricerca che port alla compilazione dell'Abhidhamma, i cinque
aggregati psicofisici furono ulteriormente suddivisi in altre
sottounit, gli elementi di base: i dhamma. L'Abhidhamma dei
theravda riconosce ottantadue classi di dhamma, solo uno dei
quali incondizionato (asamskta/asakhata): il nibbna. Tutti gli
altri sono condizionati (samskta, sans., sakhata, pli), il che
vuol dire che questi ottantuno dhamma esistono grazie a
determinate condizioni e quindi, per essere, sono condizionati da
altri fattori. Solo il nibbna non condizionato e non
scomponibile in altri fattori e non dipende da altri fattori. I
dhamma hanno, ognuno singolarmente, peculiarit distinguibili.
I dharma/ dhamma
I dharma, sans., dhamma , pli, condizionati si dividono in tre
categorie: la coscienza ( citta = vijana , sans., viana , pli),
formata da un solo dharma; le associazioni mentali ( caitasika ,
sans., cetasika , pli) composte da ben cinquantadue dharma
venticinque salutari, quattordici non salutari e tredici moralmente
neutre; la materia o forma fisica (rpa) che conta ventotto
dharma. Certamente l'Abhidharma uno strumento utilissimo al
praticante buddhista, tuttavia questopera tra i suoi scopi ha quello
di elencare e studiare gli aspetti dell'essere e l'aspetto principale
dell'essere il sorgere, il permanere per un tempo determinato, e
lo sparire... poi che questa sistematizzazione aiuti e sostenga il
meditante fuori di dubbio, tuttavia non possiamo soprassedere
sul valore ontologico dell'opera.

La critica recente afferma che l'Abhidhamma thervadin presenta


uno studio dell'essere dei fenomeni e dei processi, ma non delle
sostanze. La questione di indagare ulteriormente i dhamma come
entit e sostanza rimane abbastanza aperta, e questo uno dei
campi di scontro, o confronto, con i sostenitori dell'abhidhamma
sarvstivada. L'Abhidhamma sarvstivadin, come presumibile
attendersi, ha molte differenze con quello in pli. Qui abbiamo a
che fare con settantacinque dhamma e l'incondizionato dhamma
del nibbna in compagnia di altri due dhamma incondizionati.
Inoltre non tutti i settantacinque trovano corrispondenza con
l'elenco dei dhamma dei thervada, il che significa che
l'Abhidhamma dei sarvstivada presenta differenze, anche
rilevanti, sul piano ontologico.
I sarvstivadin vedevano negli elementi ultimi della realt, i
dhamma, entit forniti di esistenza propria (svabhva) e non
dipendono, non da altre cause, ma hanno a che fare con quello che
Paul Williams chiama una reificazione concettuale.
Spieghiamo di cosa stiamo parlando, onde evitare di dare
informazioni ambigue sul pensiero dei sarvstivada (sarva asti =
ogni cosa ). Prendiamo l'esempio di una citt, il termine citt
usato per descrivere non una singola unit fenomenica, ma un
insieme di singole unit (costruzioni, strade, abitazioni, cittadini,
ecc) che, per esemplificazione concettuale, raggruppiamo in
un'unica parola portatrice di un valore semantico che esprime
l'insieme. Dal punto di vista oggettivo, dunque, un insieme pu
anche essere considerato una singola cosa specialmente
quando l'insieme si caratterizza di aspetti che trascendono le parti,
assumendo cos un nuovo valore diverso o aggiunto a quello delle
parti componenti. nondimeno inconcepibile un approccio che
non tenga anche conto delle singole unit che realizzano l'insieme.
Quindi, come suggerisce Paul Williams, i dhamma per questa
scuola buddhista non sono causalmente dipendenti, nel senso che

non traggono origine da una reificazione concettuale come quella


dell'esempio fatto poco fa per il termina citt.
Ovviamente anche per i sarvstivada i dhamma sono in relazione
di causa ed effetto tra di loro: il dhamma salutare risente del
dhamma non salutare, la brama contrastata dalla non brama e
viceversa. Questo implica che i dhamma, o i fenomeni, in s non
sono, ma vengono ad essere in relazione. Si dice che n esistono
n non esistono, quindi non sono buoni come non sono cattivi. Ci
non significa che il mondo e la materia non esistono, descrive
semplicemente il loro carattere relativo. Ora sappiamo che per
l'Abhidhamma e per i pensatori buddhisti la manifestazione reale
delle cose originata da dhamma condizionati reciprocamente
nei testi troviamo il termine sasarga, termine molto appropriato
per rendere l'idea dello stato delle cose dei dhamma. Sasarga
un sostantivo composto, ma lo troviamo nei dizionari di lingua
sanscrita anche come un unico lemma e in questo caso lo
traduciamo con: mescolanza, associazione. Nel caso dei dhamma,
tradurlo in modo che i due elementi originari della parola siano
palesi, ci dar come risultato il composto: co-emissione. La
realt fenomenica, quindi, il risultato di questa co-emissione di
dhamma e questi dhamma hanno le seguenti propriet: nascono,
continuano il processo di esistenza e cessano al compimento di
questo processo, e in ognuna delle suddette fasi influenzano e
sono influenzati dagli altri dhamma. Per la filosofia buddhista
tutto nasce e muore, ma il nascere e morire non sono altro che fasi
di un processo relazionato ad altri infiniti processi; tutto
condizionato e quel che condizionato sofferenza. Chiudiamo il
paragrafo con una scheda che riassume i sette libri che
compongono l'Abhidhamma in lingua pali. Il Dhammasangi il
primo libro, gli studiosi buddhisti lo considerano la sorgente
dell'intero sistema dell'Abhidhamma. Possiamo tradurre il titolo
come Enumerazione dei Fenomeni.

Come abbiamo precedentemente spiegato, questa prima sezione si


presenta come un catalogo esauriente dei costituenti ultimi
dell'esistenza, non a caso si apre con il mtik, una scheda con il
programma delle categorie che serve da struttura per
l'Abhidhamma, e si divide in quattro capitoli. Il primo, stati della
coscienza prende circa la met del libro e presenta una prima
analisi che divide i suddetti stati di coscienze nella presente triade:
sano, malsano e indeterminato. L'analisi prosegue e si fa sempre
pi approfondita, ed enumera centoventuno tipi di coscienze
classificate in base alla loro qualit etica. Ogni tipo di coscienza a
sua volta suddiviso nei relativi fattori mentali coesistenti, che
sono definiti individualmente in maniera esauriente. Il secondo
capitolo, sulla materia, porta avanti l'investigazione di ci che
moralmente indeterminato, enumerando e ordinando i differenti
tipi di fenomeni materiali. Il terzo capitolo, chiamato sommario,
offre spiegazioni concise di tutti i termini presenti
nell'Abhidhamma e nel Suttanta, la sezione dei stra. Il primo
libro termina con un riepilogo,sinossi, che spiega succintamente
solamente l'Abhidhamma. Il Vibhanga ,il libro di analisi,
composto di diciotto capitoli, ogni dei quali si presenta come una
esposizione indipendente. Il Vibhanga si occupa, nelle diverse
sezioni di: aggregati, sensi di base, elementi, verit, facolt,
originazione dipendente, fondamenti della presenza mentale,
sforzi supremi, mezzi per la realizzazione, fattori
dell'illuminazione, il nobile ottuplice sentiero, i jhana, regole
d'addestramento, generi di conoscenza, un registro numerico dei
contaminazioni o inquinanti, il dhammahadaya - il cuore della
dottrina che una topografia psico-cosmica dell'universo
buddhista. Il Dhatkath, il discorso sugli elementi, scritto in
una forma didattica. Esamina tutti i fenomeni che hanno a che fare
con gli aggregati, i sensi di base e gli elementi di base. Il
Puggalapaatti, concetti sugli individui (in realt il termine
puggala si traduce con: persona), considerato generalmente
come il pi in antico dei libri dell'Abhidhamma. Tratta il tema del

puggala, la persona. Il libro si apre con un indice e segue il


metodo dell' Anguttara Nikya , quindi studia l'essere umano sotto
un termine, poi sotto due e cos fino a dieci. Varie parti si
ritrovano, quasi per intero, nelle sezioni corrispondenti
dell'Anguttara Nikya. Inoltre inizia con elenco completo dei tipi
di concetti e questo suggerisce che probabilmente stato redatto
per supplire alle realt concettuali escluse dagli altri libri
dell'Abhidhamma. Il Kathvatthu i punti della controversia, un
trattato, dal tono ovviamente polemico, attribuito a Moggaliputta
Tissa .
Compilato durante il regno dell'imperatore Aoka , 218 anni dopo
il Parinibbana del Buddha, esprime la volont di contestare le
opinioni eterodosse delle scuole buddhiste non appartenenti ai
theravdin che riconoscevano solo gli insegnamenti presenti nei
stra. I theravda difesero la legittimit di questo libro,
suggerendo con una tesi ardita che in realt Moggaliputta
Tissa compil solamente seguendo le intenzioni e le volont del
Buddha stesso. Il Yamaka il libro degli accoppiamenti stato
compilato con il fine di dissolvere probabili ambiguit, definendo
con la massima precisione i termini tecnici compresi
nell'Abhidhamma. cos chiamato perch nelle sue pagine
utilizzato il gruppo duale di una domanda con la relativa
formulazione opposta. Il Pahna il libro dei rapporti
condizionali considerato il lavoro pi importante del
Abhidhamma, tant che la tradizione gli ha conferito l'epiteto di
grande trattato (mahpakarana). Un'opera imponente per
dimensione e accuratezza. Lo scopo del Pahna quello di
applicare lo schema delle ventiquattro relazioni condizionate a
tutti i fenomeni presenti nella tabella dell'Abhidhamma. Quindi
strettamente connesso con i principali fenomeni dell'esistenza sia
fisici che mentali: l'Io, la persona, il mondo. La parte principale
del lavoro ha quattro grandi divisioni: origini secondo il metodo
positivo, secondo il metodo negativo, secondo il metodo positivo-

negativo e secondo il metodo negativo-positivo. Ciascuno di


questi a sua volta ha sei suddivisioni: origini delle triadi, degli
elementi bivalenti, degli elementi bivalenti e delle triadi uniti,
delle triadi e degli elementi bivalenti uniti, delle triadi e delle
triadi unite e degli elementi bivalenti e degli elementi bivalenti
uniti. Anche se presenta una puntualissima e dettaglia
delucidazione del paiccasamuppda, non ricalca la classica
suddivisione nei dodici anelli, bens sui ventiquattro paccaya o
modi dell'essere condizionabili.