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MEFRA 121/2 2009, p. 381-394.

Arma Samnitium *
Gianluca T AGLIAMONTE

Limmagine che dei Sanniti maggiormente si


impone nella rappresentazione letteraria greca e
romana senza dubbio quella che li ritrae come
genti rudi e bellicose, fiere della propria libert e
indomite1. Questa immagine si afferma nei principali filoni della tradizione antica, dalla storiografia
allepica, in misura e con sfumature diverse, imputabili ai differenti orientamenti e interessi propri dei
singoli autori o dei vari filoni, ma in termini tali da
fare escludere che essa sia solo il frutto di una deformazione operata dalle fonti in chiave nazionalistica
romana o, comunque, a fini propagandistici.
Nel definire tale immagine gli autori antichi
sembrano attribuire particolare importanza al dato
relativo allarmamento dei Sanniti. Si tratta di un
aspetto pi volte rimarcato, con accenti che travalicano il normale interesse e la legittima curiosit
con cui nel mondo antico (in quello romano pi

che in Grecia, per la verit) si guarda allarmamento delle popolazioni allogene.


Numerose sono le testimonianze al riguardo.
Solo per citarne una particolarmente significativa,
giacch lautore costituisce la principale fonte di
informazione sui Sanniti e sulle vicende del loro
pluriennale conflitto con Roma, si possono ricordare, ad esempio, le parole con cui Tito Livio,
nellintrodurre gli avvenimenti che nel 343
a.C. portarono allo scoppio della cosiddetta prima
guerra sannitica, tratteggia uno scarno ma efficace
ritratto dei Sanniti : un popolo potente per mezzi e
armi 2, avvezzo alluso delle armi 3 e alla pratica del
brigantaggio 4. In sede di presentazione di quel
popolo il riferimento alle armi costituisce dunque,
per Livio, una nota fortemente caratterizzante,
forse anzi lelemento pi qualificante ai fini della
sua connotazione identitaria e culturale 5.

*. Il testo riproduce, con minime variazioni, quello presentato


in occasione del convegno Les rites de victoire (IVe sicle
avant J.-C. Ier sicle aprs J.-C.), svoltosi a Roma tra il 19
e il 21 aprile del 2001 (i cui Atti non sono stati purtroppo
pubblicati). Ringrazio S. Verger per linvito a partecipare a
quellincontro; Y. Rivire per la possibilit accordata di
procedere a un aggiornamento dellapparato bibliografico
del testo; M. Gras per aver accolto questo contributo nelle
pagine dei MEFRA.
1. Su tale visione dei Sanniti, che, in definitiva, tuttora sopravvive, alimentata da ricordi e reminiscenze scolastiche, nel
nostro immaginario collettivo (si confrontino in tal senso
anche le immagini scelte a illustrare questo contributo), si
vedano Salmon 1967 (1985), p. 108 s.; Briquel 1986,
p. 65 s.; Tagliamonte 20052, p. 13-17; cfr. F. Senatore, Una
caratterizzazione dei Sanniti in Livio : linscitia belli, in Athenaeum, 92, 2004, p. 347-358, che evidenzia un aspetto
comunque connesso alla rappresentazione marziale dei
Sanniti (vedi in tal senso anche R. Scopacasa, Essere sannita.
Rappresentazioni dun popolo italico nelle fonti letterarie e storiografiche antiche, Campobasso, 2007, p. 25 s). Pi in generale,
Dench 1995, p. 98 s., 126 s.; Ead., Images of Italian austerity
from Cato to Tacitus, in Les lites municipales de lItalie pninsulaire des Gracques Nron, Actes de la table ronde internationale (Clermont-Ferrand, 28-30 novembre 1991), Napoli-

Roma, 1996, p. 247-254. Per i riflessi di tale rappresentazione nella documentazione numismatica : D. Briquel, Le
taureau sur les monnaies des insurgs de la guerre sociale : la
recherche dun symbole pour lItalie, in REL, 74, 1996, p. 108125; F. Tataranni, Il toro, la lupa e il guerriero : limmagine
marziale dei Sanniti nella monetazione degli insorti italici durante
la guerra sociale (90-88 a.C.), in Athenaeum, 93, 2005,
p. 291-304.
Liv. 7. 29. 2 : gens opibus armisque valida, una definizione
questa ripresa alla lettera da Oros. 3. 8. 1.
Liv. 7. 29. 5 : durati usu armorum.
Liv. 7. 30. 12 : il nefarium latrocinium Samnitium, che avrebbe
finito con lassumere in ambiente romano unaccezione
quasi proverbiale : M. Torelli, Per il Sannio tra IV e I sec. a.C. :
note di archeologia, in Sannio. Pentri e Frentani dal VI al I sec.
a.C., Atti del convegno (Isernia, 10-11 novembre 1980),
Campobasso, 1984, p. 27. Cfr. anche Liv. 7. 33. 10, che sottolinea il dato della tradizionale aggressivit dei Sanniti.
Nella medesima linea, restando sempre in ambito annalistico, si pone la testimonianza di Floro, epitomatore di
Livio : a proposito del trionfo riportato da M. Curius
Dentatus sui Sanniti e Pirro (de Samnitibus et rege Pyrrho) nel
275 a.C., Floro afferma che prima di quel giorno nullaltro
avresti visto, se non il bestiame dei Volsci, le greggi dei
Sabini, i carri dei Galli, le armi infrante dei Sanniti...

2.
3.
4.

5.

Gianluca Tagliamonte, Dipartimento di beni culturali, Universit del Salento, Lecce, Italia, gianluca.tagliamonte@unisalento.it

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Arma Samnitium
Gianluca T AGLIAMONTE

Ora senza volere esagerare la portata di queste


e altre, simili, indicazioni si ha limpressione che
esse, nella loro essenzialit, assumano, per cos
dire, il valore di una notazione di carattere etnografico, volta in un certo senso a evidenziare un
dato antropologico e culturale importante ai fini
della connotazione dellthnos : ovvero, quello della sua naturale predisposizione allattivit bellica e
del rilievo che sul piano ideologico e materiale tale
attivit viene ad avere al suo interno. Agli occhi di
osservatori esterni, le armi dei Sanniti sembrerebbero dunque rappresentare un fondamentale
fattore di caratterizzazione etnico-culturale della
popolazione stessa, anzi una sorta di simbolo dellidentit etnico-culturale, essendo in grado di
evocare in un certo qual modo la natura stessa di
quelle genti. Pi avanti avremo comunque occasione di tornare su questi argomenti.
Se dallambito storiografico romano ci

volgiamo infatti verso quello pi propriamente


antiquario, troviamo ulteriori e pi espliciti
elementi di valutazione, che rafforzano limpressione test espressa. La questione investe qui
tematiche e aspetti diversi, in buona parte gi
indagati 6, che ci porterebbero forse troppo lontano
da quello che lo specifico argomento di questo
contributo, e ai quali pertanto in questa sede si
far solo cenno.
Innanzi tutto, il problema dellorigine del
nome dei Sanniti 7, problema gi in antico oggetto
di speculazioni e congetture da parte di grammatici ed eruditi : queste ultime si concretizzarono,
fra laltro, nella tradizione che, attraverso il
richiamo a unetimologia greca (dal termine
saynon, glossato da Esichio e da altre fonti come

(1. 13. 27 : nec enim temere ullus pulchrior in urbem aut speciosior triumphus intravit. Ante hunc diem nihil praeter pecora
Vulscorum, greges Sabinorum, carpenta Gallorum, fracta Samnitium arma vidisses...). Ancora una volta, dunque, si individua
nelle armi (fracta arma, ovvero gli spolia che dovevano essere
stati esibiti nei trionfi celebrati dai duces romani vittoriosi nel
corso del pluridecennale conflitto con i Sanniti) lelemento
di pi immediata definizione dellidentit etnico-culturale di
quel popolo (cfr. pure Flor. 1. 11. 8, ove si ricorda come i
Romani abbiano dovuto celebrare ventiquattro trionfi in
cinquanta anni per avere la meglio sui Sanniti).
6. Ad es., da Briquel 1986; Ch. Guittard, Les sources littraires et
historiques concernant larmement du lgionnaire romain, in
Adam, Rouveret 1986, p. 51-64; Rouveret 1986; Adam
2006.
7. Relativamente alle tradizioni antiche sullorigine del nome,
v. in particolare : Salmon 1967 (1985), p. 33-36; La Regina
1990 a, p. 31; 1990 b, p. 61; 1991, p. 47-49; Colonna 1996,
p. 114, 129-130; cfr. pure Dench 1995, p. 103 s. Per quanto
riguarda la riflessione moderna, cfr. le diverse valutazioni
espresse in H. Rix, Sabini, Sabelli, Samnium. Ein Beitrag zur
Lautgeschichte der Sprachen Altitaliens, in BeitrNamF, 8, 1957,
p. 127-143 ; A. Marinetti, Il sudpiceno come italico (e
sabino?). Note preliminari, in SE, 49, 1981, p. 118 s.; Ead., Le
iscrizioni sudpicene. I. I testi, Firenze, 1985, p. 32 s. ;
A. L. Prosdocimi, I Safini delle iscrizioni sudpicene, in Preistoria,
storia e civilt dei Sabini, Atti del convegno (Rieti, ottobre
1982), Rieti, 1985, p. 35-55; Id., Sabinit e (pan)italicit
linguistica, in Darch, s. III, 5, 1987, p. 53-64; C. De Simone,
Sudpiceno safno-/lat. sabno- : il nome dei Sabn, in AION, (ling)
14, 1992, p. 223-239; A. L. Prosdocimi, Gli etnici, in Piceni.
Popolo dEuropa, catalogo della mostra, Roma, 1999, p. 13-18,
specie p. 16-17. Per un quadro di sintesi della problematica
in questione : Tagliamonte 20052 , p. 7-13. Cfr. anche
F. Russo, Pitagorismo e spartanit. Elementi politico-culturali tra
Taranto, Roma ed i Sanniti alla fine del IV sec. a.C., Campobasso,
2007, p. 27-30.
8. Hesych., lex. S, 273, s.v. : saynon. akontion barbarikon. ka
sauron, xaynon, asuenev, para Kratnw
. Le altre fonti sono

raccolte in ThGrLing VII, 1848-1854, c. 104, s.v. saynon. Ora


senza volere sopravvalutare il valore della congettura etimologica, che nasceva ovviamente dalla fortunata circostanza
della possibilit di riscontrare nel lessico greco la presenza di
un termine, la cui assonanza consentiva un accostamento
particolarmente felice alletnonimo Sayntai, c da chiedersi
se sul piano ideologico il riferimento al saynon, inteso come
akontion barbarikon, possa avere una qualche ulteriore
valenza ed evocare un duplice livello di alterit dei Sayntai
rispetto agli Italioti : etnico-culturale in quanto brbaroi,
estranei allo Hellenikn (appunto, il saynon come akontion
barbarikon); e politico, in quanto esclusi dal mondo della
plis (il saynon contrapposto alla panoplia simbolo del
poltes, del cittadino-soldato). E ci quantunque siano
evidenti le precipue finalit politico-propagandistiche in
chiave filo-tarentina inerenti la congettura etimologica,
almeno in origine.
9. Nella prospettiva greca, letnico verrebbe pertanto a configurarsi come uno di quegli etnonimi parlanti, evidenzianti
caratteristiche culturali o antropologiche di una data popolazione, che si riscontrano non di rado negli excursus etnografici di storici e geografi antichi : v. al riguardo, ad es., le
osservazioni di R. Nicolai, Un sistema di localizzazione geografica relativa. Aorsi e Siraci in Strab. XI, 5, 78, in F. Prontera (a
cura di), Strabone. Contributi allo studio della personalit e dellopera, Perugia, 1984, p. 118-119; G. Nenci, LOccidente
barbarico, in G. Nenci e O. Reverdin (a cura di), Hrodote et
les peuples non grecs (Entr. Fond. Hardt, 35), Ginevra, 1990,
p. 314; cfr. E. Pastorio, Un popolo attraverso lEuropa : i
Siginni, in L. Braccesi (a cura di), Hespera, 14. Studi sulla
grecit dOccidente, Roma, 2001, p. 71-80, in particolare p. 72
(per un diretto riferimento delletnonimo al greco sigynnhv,
lancia). Per unattestazione di tali etnonimi in ambito
romano, con specifico riferimento a quelli collegati a termini
militari (armi e altro), v. W. Pohl, Telling the difference : signs
of ethnic identity, in W. Pohl with H. Reimitz (a cura di), Strategies of distinction. The construction of ethnic communities,
300-800, Londra-Boston-Colonia, 1998, p. 33 s. (con bibliografia precedente : peraltro, gi P. Coussin, Les armes

akontion barbarikon) 8, tendeva a spiegare letnico


come eteronimo 9 e a qualificare, in sostanza,

mediante un procedimento metonimico, i Sanniti

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(Sayntai) come gli uomini, il popolo dal giavellotto10. Si tratta di una tradizione antica e autorevole, di matrice greca, probabilmente gi nota a
Timeo di Tauromenio, che trova riscontro nella
documentazione numismatica di IV sec. a.C. e che
ha, verosimilmente, la sua origine in ambito
tarentino11. Una tradizione, dunque, che si pone
nella linea, cui sopra si accennava, di un sempre
pi stretto rapporto di associazione, di identificazione anzi, tra arma e popolo.
Nella medesima direzione va, anche, la tradizione sulladozione da parte romana di armi (lo
scutum e il pilum) e tattiche (quella manipolare)
proprie dei Sanniti. Si tratta di una tradizione che
poggia sulle testimonianze di Diodoro Siculo12,
Ateneo13 e di un passo del cosiddetto Ineditum Vaticanum attribuito a Cecilio di Calatte14, oltre che su
quelle pi generiche di Sallustio15 e di Simmaco16,
e che stata bene esaminata, nei suoi livelli e nelle

sue articolazioni, da D. Briquel17. Questi ne ha


evidenziato lambito di origine (da ricercare con
ogni probabilit in ambiente annalistico, presumibilmente nellopera di Fabio Pittore) e ne ha posto,
altres, in luce i limiti e la parzialit (rispetto a
versioni diverse e concorrenziali), sottolineandone
le valenze ideologiche e le motivazioni retoriche e
lettarie, in definitiva riconducibili, come gi rilevato da E. T. Salmon18, al principio del fas est ab
hoste doceri19 e al tpos della superiorit morale dei
Romani rispetto alle altre popolazioni con cui essi
vennero in contatto, ovvero in conflitto 20.
Un ulteriore spunto di riflessione poi costituito
dal fatto che proprio i Sanniti sono lunica tra le
popolazioni italiche ad avere fornito ai munera
gladiatoria romani una armatura di tipo etnico,
appunto quella del samnes, il sannita, attestata da
fonti letterarie, epigrafiche e iconografiche 21. Una
circostanza questa certo non casuale, che andr di

romaines, Parigi, 1926, p. 10 ne segnalava alcuni esempi). In


termini di autoreferenzialit onomastica si pone invece
lattestazione, certo di carattere particolare, fornita dal
Carmen Saliare (Fest. p. 224 Lindsay), nella quale i Romani
vengono definiti pilumnoe poploe, velut pilis uti assueti; vel quia
praecipue pellant hostis; cfr. Paul. Fest. p. 225 Lindsay.
10. Certo, in assoluto, pu non apparire sorprendente che nel
momento in cui in ambiente greco si imposta, sia pure per
motivazioni particolari e con interessi circoscritti, una riflessione sul tema dellidentit culturale (ed etnica) di una
determinata popolazione estranea allo Hellenikn (in questo
caso, i Sanniti) si individui nella dimensione bellica, e pi
specificamente nellarmamento adottato, uno dei parametri
di definizione e valutazione di quella identit. noto infatti
che proprio il tipo delle armi, unitamente alla lingua, allabbigliamento e alle istituzioni politiche, rappresenti in tal
senso uno dei criteri decisivi. Si possono al proposito richiamare, per citare un esempio che si riferisce proprio ai Sanniti
e alle popolazioni di cui essi stessi sarebbero stati archegtai,
ovvero Lucani e Brettii, le parole con cui Strabone ne
descrive la sopravvenuta decadenza : ... ne causa anche il
fatto che non sussiste pi alcuna organizzazione politica
comune a ciascuno di questi popoli e i loro costumi particolari, di lingua, di armamento, di vestiario e di altre cose del
genere, sono scomparsi... (Strabo 6. 1. 2 : ... ation doti
oyden eti systhma koinon twn eunwn ekastoy symmenei, ta te
euh dialektwn te ka oplismoy ka esuhtov ka twn paraplhswn ekleloipen ...). Se dunque agli occhi dei Greci lthos
oplismou costituisce un fondamentale fattore di caratterizzazione etnico-culturale, tale nel caso dei Sanniti da giustificare e convalidare la congettura etimologica, purtuttavia
vero che per nessunaltra delle principali popolazioni dellItalia antica si registrano esempi analoghi o perlomeno cos
significativi e circostanziati. Esistono certo etnonimi, come
quello dei Marsi o quello dei Mamertini, palesemente
connessi sul piano onomastico a Mars/Mamers (v., al
riguardo, ad es., A. Giacalone Ramat, Studi intorno ai nomi del
dio Marte, in AGI, 47, 1962, p. 112-142; Id., Marmar e Mamers,
ibid. 50, 1965, p. 8-19; M. B. Petrusevski, Levolution du Mars

italique dune divinit de la nature un dieu de la guerre, in


AantHung, 15, 1967, p. 417-422; A. L. Prosdocimi, Le religioni
degli Italici, in Italia omnium terrarum parens, Milano, 1989,
528-529), per i quali la spiegazione etimologica antica rinvia
alla sfera bellica; ma in questi e in altri casi tale rinvio
(peraltro, talora, pi presupposto che esplicitamente affermato) non sembra comunque concretizzarsi in un riferimento ad armi come simbolo di identit etnica.
Cfr. in particolare i contributi di La Regina e Colonna citt.
(supra nt. 7); v. anche G. Tagliamonte, La tradizione antica
sullorigine dei Sanniti, in RivStSannio, III, 4, 1997, p. 33-48,
specie 41 s. (con ulteriori rinvii alla bibliografia, alla quale
aggiungi anche A. Small, The Use of javelins in Central and
South Italy in the 4th century B.C., in D. Ridgway et al. (a cura
di), Ancient Italy in its Mediterranean setting. Studies in honour of
Ellen Macnamara, Londra, 2000, p. 232). Il tema delle origini
dei Sanniti stato poi ripreso anche da D. Briquel, Le regard
des autres. Les origines de Rome vues par ses ennemis (dbut du IVe
sicle/dbut du Ier sicle av. J.-C.), Besanon, 1997 p. 183 s.; Id.,
La guerre, les Grecs dItalie et laffirmation dune identit indigne. Sur la lgende dorigine des Samnites, in Guerre et socits
dans le mondes grecs lepoque classique, Actes du colloque de
la Sophau (Dijon, 26-28 mars 1999), Tolosa, 1999 (= Pallas
51, 1999), p. 39-55.
Exc. Const. p. 4.
Deipn. 6. 273 f.
Fragm. p. 220 Ofenloch.
Cat. 51. 38.
Epist. 3. 11. 3.
Briquel 1986; cfr. Adam 2006, p. 246 s.
Salmon 1967 (1985), p. 112.
Ov., met. 4. 428; cfr. Pol. 6. 25. 11.
Sulle popolazioni dalle quali i Romani avrebbero desunto,
per imitationem, armi e usi militari vedi in particolare Briquel
1986.
Da ultimi : M. Junkelmann, Das Spiel mit dem Tod. So
kmpften Roms Gladiatoren, Magonza, 2000, p. 103-104;
M. L. Caldelli, Gladiatori con armaturae etniche : il samnes, in
ArchCl, 52, 2001, p. 279-295; F. Coarelli, Larmamento e le

11.

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15.
16.
17.
18.
19.
20.

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Arma Samnitium
Gianluca T AGLIAMONTE

sicuro addebitata al ruolo di nemico storico dei


Romani concordemente attribuito dalla tradizione
antica ai Sanniti 22, al pari di quello poi avuto da
Galli e Traci, le altre due popolazioni che forniranno
pi tardi le sole altre due armaturae di tipo etnico, il
gallus e il thraex; e che, per lappunto, andr verosimilmente spiegata anche con lincidenza che
larmamento doveva avere sul piano ideologico ai
fini della definizione dellimmagine stessa dei
Sanniti nella rappresentazione antica.
Questi ultimi aspetti sono, del resto, impliciti
e con questo si tocca pi da vicino il tema del
convegno anche nella tradizione sullo splendore
e sulla eccezionale ricchezza delle armi dei
Sanniti 23, a sua volta connessa a un pi ampio
tema di riflessione in ambito romano, che
potrebbe essere definito quello delloro dei
Sanniti 24, sul quale ha in breve soffermato la
propria attenzione qualche anno fa A. Mele 25.
Proprio questo riferimento alle straordinarie
armi dei Sanniti (insignia arma Samnitium), ad armi
che, come afferma Livio 26, pi che servire loro
(scil. i Sanniti), erano state delle belle spoglie per il
nemico vittorioso, ci conduce infatti a svolgere
alcune considerazioni circa luso politico e propagandistico che degli spolia Samnitium delle armi in
primo luogo, e di quelle proprie della legio linteata,

in particolare si fa in ambito romano. Un uso che


come vedremo non si esplicita solo sul piano dei
comportamenti concreti, ma si traduce e si proietta
anche su un livello puramente ideologico.
Nellambito del resoconto relativo allo svolgimento delle guerre sannitiche, abbiamo infatti in
pi di una circostanza, nelle fonti romane, specifici
riferimenti allimpiego che degli spolia Samnitium
viene fatto da parte dei generali romani vittoriosi.
Dal de viris illustribus 27 apprendiamo, ad esempio,
che P. Decius Mus in occasione del suo primo
consolato, nel 312 a.C., a seguito di operazioni
condotte nella media valle del Liri e in particolare
alla riconquista di Sora 28, avrebbe celebrato un
trionfo de Samnitibus e in quella circostanza spolia
ex his Cereri consecravit 29.
Il nucleo pi cospicuo di informazioni al
riguardo , ad ogni modo, quello tramandato a
proposito dei fatti che nel 310 (secondo la cronologia liviana) o nel 309 (secondo quella dei Fasti
Capitolini) e nel 293 a.C. videro protagonisti, nella
lotta contro i Sanniti, due membri della stessa gens,
L. Papirius Cursor, console per cinque volte 30, e
lomonimo figlio, console in due occasioni 31.
La testimonianza quella che Livio fornisce in
due passi, pi volte esaminati 32, che risultano tra
loro cos strettamente connessi da fare pensare a

classi dei gladiatori, in Sangue e arena, catalogo della mostra, a


cura di A. La Regina, Milano, 2001, p. 153.
Vedi, con riferimento ai diversi filoni della tradizione antica, ad
es., le testimonianze di Liv. 7. 33. 16 (hostis pertinacior), Plin.,
nat. hist. 3. 11. 106 (gentes fortissimae Italiae), Sil. 10. 314 (Samnis
belliger), 11. 7-8 (ferox Samnis), 11. 11-12 (gens vana indocilisque
quieti), Prud., contra Symm. 2. 515 (asper Samnitis), ecc.; cfr.
anche Diod. 19. 101. 1; Plut., Sulla 29. 5; Tac., Germ. 37.
Perlomeno di quelle indossate dai guerrieri schierati nella
legio linteata sannitica sconfitta dai Romani ad Aquilonia nel
293 a.C. : ad es., Liv. 9. 40. 1-6 e 15-17; 10. 38. 2 e 12; 10. 39.
12-14; 10. 40. 12; 10. 46. 4; cfr. Flor. 1. 11. 7 e 1. 13. 27. Cfr.
anche infra.
Vedi, ad es., Pol. 3. 90. 7; Cic., Cato 16. 55-56; Liv. 9. 31. 4;
Val. Max. 4. 3. 6; App., Samn. 4. 1; Flor. 1. 11. 7; Hyg., fr. 3
Peter = Gell. 1. 14. 1-2.
A. Mele, Intervento, in La romanisation du Samnium aux IIe et Ier
sicles av. J.-C., Actes du colloque (Naples, 4-5 novembre
1988), Napoli, 1991, p. 256-258.
10. 39. 13 : ... spoliaque ea honestiora victori hosti quam ipsis
arma fuisse. Questa e le seguenti traduzioni in italiano dei
passi liviani sono di C. Moreschini (Milano, 1986-19872).
27. 1.
Cfr. per la diversa versione di Liv. 9. 24. 1 s., che attribuisce
la conquista di Sora a C. Sulpicius Longus, datandola
pertanto al 314 a.C. : sulla questione vedi Salmon 1967
(1985), p. 246-247, p. 266 nt. 103.
Se storica, la notizia andr presumibilmente riferita a una
consacrazione riguardante laedes Cereris sullAventino, dove,

peraltro allepoca della cd. terza guerra sannitica, nellanno


296 a.C. (Liv. 10. 23. 13), si registra la dedica di paterae
aureae. Lestrema sinteticit della notizia del de viris illustribus
non consente, ovviamente, di precisare se tra gli spolia
fossero incluse, come probabile, anche armi sottratte ai
Sanniti sconfitti.
30. Nel 326, 320, 319, 315, 313 a.C. Sul personaggio : RE
XVIII.2, 1949, s.v., Papirius, c. 1049 s., n. 52.
31. Nel 293 e 272 a.C. : RE XVIII.2, 1949, s.v., Papirius,
c. 1051 s., n. 53.
32. 9. 40. 1 e 10. 38. 1-13. La bibliografia sui due passi, soprattutto su 10.38.1 e s., oramai piuttosto vasta : ai riferimenti
e ai rinvii presenti in G. Tagliamonte, Sinistrum crus ocrea
tectum, in SE, 60, 1994, p. 125-141, si aggiungano Coarelli
1996 a; 1996 b, p. 23-30; N. Valenza Mele, Una nuova tomba
dipinta a Cuma e la Legio Linteata, in L. Breglia Pulci Doria (a
cura di), Lincidenza dellantico. Studi in memoria di Ettore
Lepore, Napoli, 1996, p. 325-369; O. de Cazanove, Sacrifier les
btes, consacrer les hommes. Le printemps sacr italique, in
S. Verger (a cura di), Rites et espaces en pays celte et mditerranen. tude compare partir du sanctuaire dAcy-Romance
(Ardennes, France), Roma, 2000, p. 253-254; R. Antonini,
Eituns a Pompei. Un frammento di DNA italico, in F. Senatore (a
cura di), Pompei, Capri e la Penisola Sorrentina, Capri, 2004,
p. 273-320, specie p. 286 s.; F. Calisti, Il battaglione sacro dei
Sanniti, in SMSR, 71, 2005, p. 63-83; O. de Cazanove, Il
recinto coperto del campo di Aquilonia : santuario sannita o praetorium romano? in X. Dupr Ravents, S. Ribichini, S. Verger
(a cura di), Saturnia Tellus. Definizioni dello spazio consacrato

22.

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24.

25.

26.

27.
28.

29.

385

una duplicazione delle notizie riportate 33. Ora al di


l di ogni possibile ipercriticismo, la soluzione pi
ragionevole con tutta probabilit quella prospettata da F. Coarelli, per il quale si deve pensare
che le informazioni sullepisodio pi antico fossero
scarsissime, ci che dovette indurre Livio a
servirsi, per completare le lacune, del materiale
relativo allepisodio pi recente 34. Lanalisi
interna dei testi sembra dare ragione a Coarelli,
specie per quanto riguarda la dettagliata descrizione dellarmamento sannitico, articolata in due
sezioni che si rivelano in sostanza parti di un
medesimo testo, di evidente matrice antiquaria 35.
Stando cos le cose, lecito supporre che anche
(e, presumibilmente, soprattutto) le indicazioni
fornite in relazione alluso degli spolia Samnitium
fatto da parte romana vadano nel complesso riferite allepisodio pi recente, ovvero alle vittorie
riportate nel cuore del Sannio pentro, ad Aquilonia e Cominium, da L. Papirius Cursor figlio e
Sp. Carvilius Maximus. Del resto, se considerate
unitariamente, tali indicazioni acquistano, come
vedremo, una maggiore chiarezza e coerenza.
A proposito dei fatti che si sarebbero svolti nel
310 (o 309 a.C.), Livio afferma infatti che allindomani della vittoria il dittatore (scil. L. Papirius
Cursor) per decreto del Senato riport il trionfo, che
riusc assai imponente soprattutto per lo spettacolo
offerto dalle armi catturate. Esse apparvero duna
magnificenza tale, che gli scudi dorati vennero
distribuiti ai padroni dei banchi di cambio perch ne
adornassero il Foro. Da allora si dice che sia cominciata lusanza di far adornare il Foro dagli edili al
passaggio dei carri. E i Romani invero si servirono
delle splendide armi dei nemici per rendere onore
agli dei; i Campani invece, per superbia e odio

contro i Sanniti, rivestirono di tale armatura i gladiatori in uno spettacolo chessi offrivano durante i
banchetti, e li chiamarono col nome di Sanniti 36.
Per quanto riguarda i Romani, il significato di
tali notizie acquista maggiore perspicuit, specie in
riferimento alla generica espressione ad honorem
deum cui sarebbero state destinate parte delle armi
prese come spolia, se le si confronta con quanto
riferito da Livio a proposito dei fatti del 293
a.C. Se in 10. 39. 14 non si va oltre un generico
riferimento a unutilizzazione degli spolia insignia
per abbellire i luoghi pubblici (publicis etiam locis
decorandis essent), in 10. 46. 4 ss. abbiamo maggiori
informazioni. A proposito dei successi riportati in
quellanno da L. Papirius Cursor figlio, Livio
afferma infatti che si ammirarono le spoglie dei
Sanniti, e queste venivano paragonate per lo
splendore e la bellezza a quelle riportate dal padre,
cherano note perch adornavano in gran numero
i luoghi pubblici 37. Lo stesso Papirio, dopo avere
dedicato sempre in quellanno il tempio di Quirino
sul Quirinale (votato dal padre nel 325 a.C.), lo
adorn con le spoglie dei nemici; e queste furono
cos numerose, che non solo se ne orn il tempio e
il Foro, ma le si distribu anche agli alleati e alle
colonie confinanti, perch servissero dornamento
ai templi e ai luoghi pubblici 38. Va, inoltre, ricordato che nello stesso anno 293 a.C. laltro console,
Sp. Carvilius Maximus, gi attivo nel Sannio e poi
in Etruria, dopo avere destinato allerario gran
parte del denaro ricavato dal bottino e avere provveduto a gratificare i propri soldati, con le rimanenti sostanze (de manubiis) diede in appalto la
costruzione del tempio di Fors Fortuna, sulla via
Campana 39.
I collegamenti e i rinvii interni tra i due passi

in ambiente etrusco, italico, fenicio-punico, iberico, celtico, Atti del


convegno internazionale di studi (Roma, 10-12 novembre
2004), Rome, 2008, p. 335-339. Sullanalisi dei due passi si
brevemente soffermato anche G. Prachner, Bemerkungen zu
den erbeuteten signa militaria der Samnitenkriege, in MGM,
53, 1994, p. 1-32, specie p. 9-10, nellambito di uno studio
essenzialmente improntato a una prospettiva di storia militare, nel quale le notizie tramandate dalle fonti letterarie in
merito ai signa militaria sannitici catturati dai Romani nel
corso del pluridecennale conflitto vengono utilizzate ai fini
di una possibile (ma assai problematica!) ricostruzione della
struttura e della consistenza demografica di quel popolo.
In tal senso gi Salmon 1967 (1985), p. 109; cfr. Rawson
1990, p. 165.
Coarelli 1996 a, p. 11; 1996 b, p. 26.
Coarelli 1996 a, p. 11-12; 1996 b, p. 25.
9. 40. 16 : Dictator ex senatus consulto triumphavit, cuius triumpho

longe maximam speciem captiva arma praebuere. Tantum magnificentiae visum in his, ut aurata scuta dominis argentariarum ad forum
ornandum divideretur. Inde natum initium dicitur fori ornandi ab
aedilibus cum tensae ducerentur. Et Romani quidem ad honorem
deum insignibus armis hostium usi sunt : Campani ad superbiam et
odio Samnitium gladiatores, quod spectaculum inter epulas erat, eo
ornatu armarunt Samnitiumque nomine compellearunt.
37. 10. 46. 4 : ... inspectata spolia Samnitium et decore ac pulchritudine paternis spoliis, quae nota frequenti publicorum ornatu
locorum erant, comparabantur.
38. Liv. 10. 46. 7-8 : ... exornavitque hostium spoliis; quorum tanta
multitudo fuit ut non templum tantum forumque iis ornaretur sed
sociis etiam coloniisque finitimis ad templorum locorumque publicorum ornatum dividerentur.
39. Liv. 10. 46. 14 ... reliquo aere aedem Fortis Fortunae de manubiis
faciendam locavit...; cfr. Ov., fast. 6. 773-786. Vedi al riguardo
le osservazioni di Orlin 1997, p. 122 s.; cfr. Ziolkowski 1992,

33.
34.
35.
36.

386

Arma Samnitium
Gianluca T AGLIAMONTE

sembrano dunque tali da fare legittimamente


pensare che ci si trovi davvero di fronte ad un
unico nucleo di informazioni, riferibili in sostanza
al 293 e in parte utilizzate, per carenza documentaria, per i fatti del 309 (o 310), pur non potendosi,
comunque, del tutto escludere la possibilit di un
effettivo impiego di spolia Samnitium come ornamenta urbis sin da questultima data.
Se cos fosse, le splendide armi sannitiche, in
definitiva quelle proprie della legio linteata, catturate nel 293 dai Romani sarebbero state pertanto
utilizzate in vari modi : per abbellire luoghi
pubblici di Roma, di citt alleate e colonie dei
Romani 40 ; per ornare il tempio di Quirino a
Roma 41 ; per accrescere la dignitas del Foro
Romano, in particolare con lassegnazione ai
domini delle tabernae argentariae (ovvero, ai
banchieri) di scudi dorati sannitici 42.
Per quanto riguarda questultima notizia, della
sua storicit si fortemente dubitato 43, tanto in
rapporto allevidente finalit eziologica del passo
(quella di spiegare lorigine delluso edile di adornare il Foro in occasione delle festivit) quanto in

riferimento alla possibilit di riscontrare un


anacronismo nella menzione dellesistenza di
tabernae argentariae in un orizzonte cronologico
(ultimi decenni del IV sec. a.C.) in cui a Roma non
parrebbe essersi ancora sviluppata una vera e
propria economia monetaria.
In realt, come ha bene dimostrato
F. Coarelli 44, non sembrerebbero esserci motivazioni decisive per mettere in dubbio la storicit
dellinformazione e alle argomentazioni addotte
dallo studioso si pu ora aggiungere che proprio il
dato dello slittamento dellepisodio al 293
a.C. parrebbe rendere un poco meno imbarazzante leventuale gap cronologico.
A completare il quadro dei dati disponibili per il
293 concorre, o dovrebbe comunque concorrere 45,
la testimonianza di Plinio il Vecchio 46, che documenta un ulteriore uso che degli spolia Samnitium
viene fatto in quellanno. Tale testimonianza
appare, peraltro, perfettamente complementare a
quella liviana 47, e presumibilmente ispirata dalla
medesima fonte di carattere antiquario.
Secondo Plinio, infatti, Sp. Carvilius Maximus,

p. 38-39; Aberson 1994, p. 44-45, 50 s.; Weigel 1998, p. 124.


40. Non sar inutile ricordare che delluso romano di distribuire
parte degli spolia conquistati a colonie e socii si ha testimonianza anche nelle fonti epigrafiche : ad es., M. Angeli
Bertinelli, Un titulus inedito di M. Acilio Glabrione, da Luni, in
MEFR, 105, 1993, p. 7-31; cfr. anche D. Bloy, Greek war booty
at Luna and the afterlife of Manius Acilius Glabrio, in MAAR,
43-44, 1998-1999, p. 49-61.
41. Sul voto e sulla dedica del tempio, da ultimi : Ziolkowski
1992, p. 139-144; Aberson 1994, p. 20, 48, 50-51; Orlin
1997, p. 123, 135-136, 180; Weigel 1998, p. 122. Per questo e
per gli altri edifici sacri e monumenti urbani in seguito qui
citati, si vedano anche le rispettive voci comprese nei volumi
d e l L e x i c o n To p o g r a p h i c u m U r b i s R o m a e, a c u r a d i
E. M. Steinby, I-V, Roma, 1993-1999. Ulteriori considerazioni al riguardo sono state ora espresse da F. Coarelli nella
relazione Le guerre sannitiche e larte celebrativa romana, tenuta
al convegno I Sanniti e Roma, svoltosi a Isernia nei giorni 7-11
novembre 2006.
42. La scelta di destinare proprio gli scudi ad ornamenta urbis
andr certo attribuita alla maggiore valenza decorativa che
essi dovevano avere in termini di arredo urbano rispetto agli
altri pezzi dellarmamento difensivo sannitico, ma si spiega
probabilmente anche in ragione del particolare significato
simbolico che essi rivestivano, in adesione a una tradizione,
gi plurisecolare, che vi individuava larma cui era indissolubilmente connesso lonore del combattente : da ultimo,
Polito 1998, p. 27-28 (con rinvii alla bibliografia). Per una
spiegazione di tale scelta in una prospettiva di autorappresentazione cfr. Hlscher 1978, p. 319-320. Sulla tradizione
dellorigine sannitica dello scutum romano : Briquel 1986,
p. 76 s.; Adam 2006, p. 251 s. In base alla descrizione fattane
da Liv. 9. 40. 2, lo scudo imbracciato dai guerrieri della legio
linteata parrebbe assimilabile (ma non del tutto identificabile)

con il rmische Scutum corrispondente al tipo A della classificazione elaborata da M. Eichberg, Scutum. Die Entwicklung
einer italisch-etruskischen Schildform von den Anfngen bis zum
Zeit Caesars, Francoforte et. al., 1987, p. 157 s.
Rawson 1990, p. 164.
Coarelli 1985, p. 142 s.
Le notizie fornite da Plinio (cfr. nota seguente) sembrano
doversi riferire al 293 a.C., anno nel quale si registr il primo
trionfo di Sp. Carvilius Maximus : RE III.2, 1899, s.v., Carvilius, c. 1630, n. 9. Non mancato, tuttavia, anche in anni
relativamente recenti, chi ha proposto di riportare lepisodio
al secondo trionfo dello stesso, ossia allanno 272 a.C. (ad
es., Hlscher 1978, p. 323 nt. 34; M. R. Torelli, Rerum Romanarum fontes ab anno CCXCII ad annum CCLXV a. Ch. n., Pisa,
1978, p. 294 n. 9), sulla scia di quanto osservato gi da
F. Mnzer (RE XVIII.2, 1949, s.v. Papirius, c. 1056, n. 53). In
effetti, lesplicito riferimento pliniano ai Sanniti sacrata lege
pugnantibus identifica con sicurezza questi ultimi con quelli
schierati nella legio linteata che nel 293 a.C. affront i
Romani ad Aquilonia e induce pertanto a non avere incertezze circa leffettiva datazione dellepisodio a tale anno. A
rafforzare ulteriormente tale convinzione contribuisce, poi,
il carattere complementare delle notizie fornite da Plinio
rispetto a quelle riportate da Livio : infra nt. 47.
Nat. hist. 34. 43 : ... fecit et Sp. Carvilius Iovem, qui est in Capitolio, victis Samnitibus sacrata lege pugnantibus e pectoralibus
eorum ocreisque et galeis. Amplitudo tanta est, ut auspiciatur a
Latiari Iove. E reliquis limae statuam fecit, quae est ante pedes
simulacri eius.
Vanno in tal senso, con ogni probabilit, interpretate le indicazioni fornite da Plinio circa i pezzi dellarmamento difensivo dei guerrieri della legio linteata sannitica utilizzati per la
fusione della statua di Iuppiter : corazze, schinieri ed elmi.
Considerate unitariamente a quelle liviane relative allasse-

43.
44.
45.

46.

47.

387

dopo avere contribuito alla sconfitta dei Sanniti,


avrebbe commissionato una statua colossale di
Iuppiter in Capitolio, per la cui realizzazione sarebbe
stato impiegato il bronzo delle corazze, degli elmi e
degli schinieri indossati dai guerrieri della legio
linteata. Per le sue dimensioni la statua era visibile
dal santuario federale di Iuppiter Latiaris sul
Mons Albanus (Monte Cavo); se ne deduce che
essa doveva trovarsi sul versante orientale del colle
capitolino, dove poi sarebbe stato collocato anche
lEracle colossale di Lisippo, trasportato da Taranto
a Roma nel 209 a.C. 48. Inoltre, con il bronzo di
risulta dello Iuppiter sarebbe stata eseguita anche
una statua del trionfatore, collocata ai piedi del
simulacro divino, quasi a porsi sotto la sua protezione 49. Del resto, sul Campidoglio gi in precedenza, nel 305 a.C., stando a Livio 50, si sarebbero
avute, a seguito della riconquista di Sora, Arpinum
e Caesennia, sottratte ai Sanniti, lerezione e la
dedica di una statua colossale di Ercole (Herculis
magnum simulacrum).

Statue come quelle appena menzionate, o


come le altre note dalle fonti per questo periodo 51,
dovevano essere state fabbricate in qualcuna di
quelle officine bronzistiche medio-repubblicane,
attive a Roma e nei dintorni, delle quali oggi
iniziamo a meglio intravvedere i connotati 52. La
loro erezione, allepoca della prima grande espansione territoriale di Roma, rappresenta un
momento importante di quel particolare fenomeno, definito come lotta per immagini 53, attraverso il quale la competizione politica fra i
principali esponenti delle pi illustri gentes romane
del periodo trova una delle sue forme di manifestazione. In tal senso, stato giustamente notato
come in questa prospettiva assuma rilievo non
tanto la qualit dellopera, ma il senso del grandioso che da essa promana 54 ; e che, nel caso dei
bronzi colossali del Campidoglio, questi sembrino
quasi gareggiare per dimensioni fra di loro, superandosi a vicenda 55. La stessa dedica dellErcole
lisippeo da parte di Q. Fabius Maximus Verrucosus

gnazione degli scudi sannitici ai domini delle tabernae argentariae del Foro, tali indicazioni ci restituiscono, dunque, un
quadro pienamente coerente della sorte avuta dai diversi
pezzi dellarmamento difensivo della legio linteata pervenuto
a Roma come spolia (o, perlomeno, di una parte di esso), cos
che pare difficile pensare a una pura casualit.
SullEracle di Lisippo a Taranto e sul suo successivo trasferimento a Roma, vedi P. Moreno, I colossi di Lisippo a Taranto,
in R. Cassano, R. Lorusso Romito, M. Milella (a cura di),
Andar per mare. Puglia e Mediterraneo tra mito e storia, Bari,
1998, p. 125-132, specie 129-132 (con rinvii alla bibliografia,
integrata ora da Papini 2004, p. 189-190).
Sulla dedica delle due statue cfr. anche le osservazioni di
Vessberg 1941, p. 17, 23; H. Jucker, Vom Verhltnis der Rmer
zur bildenden Kunst der Griechen, Francoforte, 1950, p. 47;
Hlscher 1978, p. 323-324 ; Lahusen 1983, p. 8 s. ;
E. S. Gruen, The Roman oligarchy : image ad perception, in
J. Linderski (a cura di), Imperium sine fine : T. Robert
S. Broughton and the Roman Republic, Stoccarda, 1996, p. 217;
Sehlmeyer 1999, p. 113 s., 128-129; Papini 2004, p. 189.
9. 44. 16. Cfr. S. Ritter, Hercules in der rmischen Kunst von den
Anfngen bis Augustus, Heidelberg, 1995, p. 27-28.
Si vedano al riguardo Vessberg 1941, p. 21 s.; Lahusen 1983,
p. 7 s.; Sehlmeyer 1999, p. 27 s.; Papini 2004, p. 175 s.
Allattivit di tali officine fa pi volte riferimento Plin., nat.
hist. 34. 18-33. Al proposito, si vedano, in generale,
M. Torelli, Aspetti della societ romana tra met del IV e met del
III sec. a.C. La documentazione archeologica, in Aspetti della societ
romana tra la met del IV e la met del III secolo a.C. : documentazioni a confronto, Atti dellIncontro di studio (Roma, dicembre
1983), in AIIN, 36, 1989, p. 19-31, specie p. 27; Coarelli 1990,
p. 159-185, specie 178-180; La Rocca 1990, p. 318-322; cfr.
F.-H. Massa-Pairault, Recherches sur lart et lartisanat truscoitalique lpoque hellnistique, Roma, 1985, p. 92 s.; Ead.,
Iconologia e politica nellItalia antica. Roma, Lazio, Etruria dal VII

al I secolo a.C., Milano, 1992, p. 139 s., 176 s.; Papini 2004,
p. 61 s. Iniziative, come quelle finalizzate alla realizzazione di
un corpus degli specchi etruschi o delle ciste prenestine, intraprese nel corso degli ultimi decenni, forniscono oggi indicazioni utili per una pi concreta e consapevole valutazione
dellattivit delle officine bronzistiche medio-repubblicane di
ambiente etrusco-laziale.
53. Ad es., La Rocca 1990, p. 347-348. Per le forme di competizione politica fra membri delle lites romane mediorepubblicane si vedano, in generale, F. Cassola, I gruppi politici
romani nel III secolo a.C., Trieste, 1962, passim; W. V. Harris,
War and Imperialism in Republican Rome, 327-70 B.C., Oxford,
1979, specie p. 9 s.; R. Develin, The practice of politics at Rome,
366-167 B.C., Bruxelles, 1985, p. 59 ss.; K.-J. Hlkeskamp, Die
Enstehung der Nobilitt. Studien zur sozialen und politischen
Geschichte der Rmischen Republik im 4. Jhdt. V. Chr., Stoccarda,
1987, specie p. 204 ss.; Id., Conquest, competition and consensus :
Roman expansion in Italy and the rise of the nobilitas, in Historia,
42, 1993, p. 12-39; N. Rosenstein, Competition and crisis in
Mid-republican Rome, in Phoenix, 47, 1993, p. 313-338;
T. J. Cornell, The city of Rome in the Middle Republic (c. 400-100
b.C.), in J. Coulston e H. Dodge (a cura di), Ancient Rome : the
archaeology of the eternal city, Oxford, 2000, p. 47 s. Per gli esiti
di tale competizione nel campo delledilizia sacra e monumentale, da ultimi : Ziolkowsi 1992; Aberson 1994; Orlin
1997; Weigel 1998; E. Curti, From Concordia to the Quirinal :
notes on religion and politics in Mid-Republican/Hellenistic Rome,
in E. Bispham e Chr. Smith (a cura di), Religion in Archaic and
Republican Rome and Italy. Evidence and experience, Edimburgo,
2000, p. 77-91; cfr. anche J. Bradford Churchill, Ex qua quod
vellent facerent : Roman magistrates authority over praeda and
manubiae, in TAPhA, 129, 1999, p. 85-116.
54. Ad es., Hlscher 1978, p. 323; La Rocca 1990, p. 347-348.
55. La Rocca 1990, p. 348, da cui anche S. Ensoli, in Lisippo. Larte
e la fortuna, catalogo della mostra, Milano, 1995, p. 299.

48.

49.

50.
51.
52.

388

Arma Samnitium
Gianluca TAGLIAMONTE

Cunctator, il conquistatore di Taranto, potrebbe


rappresentare un ulteriore episodio di questa
competizione, tenuto conto dei rapporti di inimicizia precedentemente intercorsi tra Fabii e
Carvilii : non a caso, a fronte della semplice statua
di Sp. Carvilius, Q. Fabius Maximus contrappone
una propria, pi nobile, statua equestris 56.
D altra parte, questa lotta per imagines fra le
gentes eminenti romane impegnate nel conflitto con
i Sanniti trova espressione in quegli stessi anni
anche nella pittura di carattere trionfale. Ne
abbiamo un esempio con C. Iunius Bubulcus
Brutus, per tre volte console 57 e autore del voto (311
a.C.) e della dedica (302 a.C.) del tempio di Salus sul
Quirinale 58 : con ogni probabilit egli stesso era effigiato nelle pitture con cui Fabio Pittore decor le
pareti della cella, pitture che verosimilmente riproducevano le imprese militari del committente 59.
In veste di triumphator era invece ritratto
L. Papirius Cursor figlio nelle pitture che ornavano
l interno della cella del tempio di Consus sull Aventino e che, per l appunto, dovevano riferirsi al
trionfo da questo riportato su Sanniti e Tarentini nel
272 a.C. 60. Pitture simili potrebbero, inoltre, avere
decorato anche il tempio di Quirino 61, dedicato,
come visto, dallo stesso personaggio nel 293 a.C. 62.
Come hanno evidenziato in anni recenti
T. P. Wiseman, E. Rawson e F. Coarelli 63, esistevano dunque a Roma nel periodo in questione
esemplari reali di spolia e testimonianze figurative
in grado di documentare l aspetto dell armamento
sannitico dell epoca, tali da costituire una impor-

tante fonte di informazione per la stessa tradizione


annalistica.
Da tutti questi fatti emerge, altres, in modo
chiaro il valore simbolico attribuito alle armi dei
Sanniti come peculiare segno di identit etnicoculturale di quel popolo; e altrettanto evidente
risulta l uso strumentale e propagandistico che di
esse viene fatto da parte della classe dirigente
romana tanto in una prospettiva di politica interna
che estera 64, in un momento peraltro decisivo di
quella che stata definita die Anfnge rmischer
Reprsentationskunst 65. La vittoria romana del 293
a.C. rappresenta indubbiamente un episodio
memorabile, destinato ad avere un valore esemplare e ad assumere il significato di una definitiva
sconfitta dei Sanniti, e come tale a essere celebrato. La dispersione degli spolia evoca in un certo
qual modo la dispersione stessa dei Sanniti, che ci
appaiono fracti, si potrebbe dire, riprendendo le
parole di Floro 66, cos come fracta appaiono le loro
armi (arma), nella linea, dunque, di quel processo
di stretta associazione, di identificazione anzi, fra
armi ed thnos cui sopra si pi volte accennato.
A parte il caso della statua di Sp. Carvilius
Maximus, non abbiamo, per tale periodo, nelle
fonti letterarie esplicite attestazioni di uso privato, a
fini autocelebrativi o autorappresentativi, degli
spolia Samnitium da parte dei generali romani vittoriosi o anche di singoli soldati. stato per notato, e
di recente E. Polito e I. stenberg lo hanno ribadito 67, come sia proprio negli anni attorno al 300
a.C. che a Roma si afferma pienamente l uso,

56. Plut., Fab. Max. 22. 6. Cfr. Lahusen 1983, p. 8; J. Bergemann, Rmische Reiterstatuen. Ehrendenkmler im ffentlichen
Bereich, Magonza, 1990, p. 32, 157 n. 12.
57. Nel 317, 313 e 311 : RE X.1, 1917, s.v. Iunius, c. 1027 s., n. 62.
58. Liv. 9. 43. 25; 10. 1. 9. Cfr. Ziolkowski 1992, p. 144-148;
Aberson 1994, p. 18, 48, 105-106, 117; Orlin 1997, p. 142,
146, 179, 182; Weigel 1998, p. 122.
59. Val. Max. 8. 14. 6; Plin., nat. hist. 35. 19; cfr. Dio. Hal. 16. 3;
Cic., Tusc. 1. 2. 4; Hier., epist. 1.596 (Migne). Al riguardo si
vedano le considerazioni da ultimi espresse da P. J. Holliday,
The origins of Roman historical commemoration in the visual arts,
Cambridge, 2002, p. 19; R. Robert, Le fragment de Denys
A.R. 16.F et les peintures de Fabius Pictor. Histoire d une interpretation, in Pittia 2002, p. 307-328 (con bibliografia).
60. Fest. p. 228 Lindsay, dove per a Papirius Cursor erroneamente attribuito il praenomen T(itus) : osservazioni al
riguardo e sulle pitture in Coarelli 1996 a, p. 13-14; 1996 b,
p. 29-30. Sull edificio e sulla sua dedica : Ziolkowski 1992,
p. 24-25; Orlin 1997, p. 24; Weigel 1998, p. 125-126.
61. Coarelli 1996 a, p. 14; 1996 b, p. 29.
62. Cfr. supra nt. 41.
63. T. P. Wiseman, Monuments and Roman Annalists, in I. S. Moxon,

J. D. Smart, A. J. Woodman (a cura di), Past perspectives : studies


in Greek and Roman historical writing, Cambridge, 1986,
p. 87-101 = Id., Historiography and imagination. Eight essays on
Roman culture, Exeter, 1994, p. 37-48; Rawson 1990, p. 158 s.;
Coarelli 1996 a, p. 13; 1996 b, p. 23 s. Osservazioni al proposito anche nella relazione Les rites de victoire entre textes et
images : bilan introductif, tenuta da A. Rouveret al convegno
Les rites de victoire sopre ricordato. Della stessa Rouveret v.
anche il contributo Captiva arma : guerre, butin, conomie dans
les cits de Grande Grce et de Campanie du Ve sicle l expdition de
Pyrrhus, in J. Andreau, P. Briant e R. Descat (a cura di),
conomie antique. La guerre dans les conomies antiques, SaintBertrand-de-Comminges, 2000, p. 83-102.
Per quanto riguarda quest ultimo punto, si pensi, ad
esempio, alla distribuzione degli spolia Samnitium tra coloni e
socii e al fatto che lo Iuppiter colossale fatto erigere da
Sp. Carvilius Maximus fosse visibile dal santuario federale
di Iuppiter Latiaris.
Hlscher 1978.
1. 13. 27.
Polito 1998, p. 26-28; stenberg 2003, p. 20-21, entrambi
con riferimenti alla bibliografia precedente, alla quale

64.

65.
66.
67.

389

peraltro gi in precedenza attestato, di esporre armi


in contesti privati e pubblici. Del resto, non va
dimenticato che sempre nello stesso periodo che si
registra lintroduzione del culto della Victoria nel
mondo romano 68, sancita dalla dedica nel 294
a.C. del tempio a essa consacrato sul Palatino 69. Alla
luce di tali considerazioni, si ha, insomma, la netta
sensazione che la dura e prolungata esperienza delle guerre contro i Sanniti abbia avuto per i Romani
un ruolo importante, essenziale, nellevoluzione e
nella ridefinizione del proprio cerimoniale celebrativo della vittoria militare, con gli aspetti rituali e
cultuali a esso connessi, perlomeno nella forma e
nellelaborazione che poi conosciamo 70.
Parte degli spolia conquistati dai Romani nel
corso delle guerre sannitiche deve essere, poi, di
certo confluita nella praeda destinata a finanziare la
costruzione di templi edificati ex manubiis. Alle
vicende belliche delle cosiddette seconda e terza
guerra sannitica e al conseguente afflusso in Roma

di ricchezze derivanti dalle vittorie romane, le fonti


letterarie collegano in effetti unintensa opera di
monumentalizzazione della citt intrapresa soprattutto per iniziativa di quei membri della classe dirigente romana artefici dei successi e dei trionfi de
Samnitibus. Questopera si concretizza, tra gli ultimi
decenni del IV e i primi del III sec. a. C., nel voto e
nella costruzione di numerosi edifici di culto, per lo
pi di carattere dimicatorio, per riprendere
lespressione al riguardo usata da M. Aberson 71 :
oltre ai templi di Quirinus, di Salus e di Fors
Fortuna gi citati 72, si possono ricordare almeno
quelli di Iuppiter Victor sul Quirinale 73, di Bellona
al Circo Flaminio 74, di Iuppiter Stator presso la
Porta Mugonia 75 e di Victoria sul Palatino 76. A tale
opera di monumentalizzazione va, peraltro, anche
ricondotta lerezione di statue, come quelle di Alcibiade e Pitagora nel Comizio 77, dedicate su indicazione delloracolo delfico, a seguito di una
consultazione avvenuta bello Samniti 78.

aggiungi ora K. E. Welch, Domi militiaeque : Roman domestic


aesthetics and war booty in the Republic, in S. Dillon e K. E.
Welch (a cura di), Representations of war in ancient Rome,
Cambridge, 2006, p. 102 s. Importanti osservazioni al
riguardo gi in G. Colonna, Un trofeo di Novio Fannio,
comandante sannita, in Studi di antichit in onore di Guglielmo
Maetzke, Roma 1984, II, p. 230 s.
T. Hlscher, Victoria Romana. Archologische Untersuchungen
zur Geschichte und Wesenart der rmischen Siegesgttin von den
Anfngen bis zum Ende des 3. Jhs. n. Chr., Magonza, 1967,
p. 136 s.
Liv. 10. 33. 9 (realizzato, comunque, ex multaticia pecunia).
Cfr. Ziolkowski 1992, p. 172-179; Aberson 1994, p. 47; Orlin
1997, p. 99, 127.
Spunti in tal senso sono ora presenti anche in C. Auliard,
Victoires et triomphes Rome. Droit et ralits sous la Rpublique,
Parigi, 2001, p. 37 s. Cfr. Bastien 2007, p. 232 s.
Aberson 1994.
Cfr. supra ntt. 39, 41, 58.
Liv. 10. 29. 14; cfr. 10. 29. 18. Cfr. Ziolkowski 1992, p. 91-94;
Aberson 1994, p. 164; Orlin 1997, p. 29-30, 62, 65; Weigel
1998, p. 123.
Liv. 10. 19. 17; Ov., fast. 6. 201-204; cfr. CIL I2, 192, nn. 9-10.
Cfr. Ziolkowski 1992, p. 18-19; Aberson 1994, p. 52, 142;
Orlin 1997, p. 28-29, 48; Weigel 1998, p. 123.
Liv. 10. 36. 11, 37. 14-16. Cfr. Ziolkowski 1992, p. 87-91;
Aberson 1994, p. 150-151, 142; Orlin 1997, p. 55, 74, 158;
Weigel 1998, p. 123.
Cfr. supra nt. 70. Va, poi, ricordato che, stando alla testimonianza di Servio (Aen. 1. 720), il tempio di Venus Obsequens,
presso il Circo Massimo, sarebbe stato edificato come ex voto
da Q. Fabius Maximus Gurges, a conclusione della cd. terza
guerra sannitica (con dedica nel 291 a.C.) : Ziolkowski 1992,
p. 167-171, 235-238; Orlin 1997, p. 127, 199. Inoltre, che
laedes di Summanus, pure al Circo Massimo, venne dedicata
nel corso della guerra contro Pirro (Ov., fast. 6. 731-732; cfr.
Liv., per. 14), forse in connessione alla vittoria romana di
Maleventum del 275 a.C., e comunque tra il 278 e il 275

a.C. : Ziolkowski 1992, p. 154-155; Weigel 1998, p. 125.


77. Plin., nat. hist. 34. 12. 26; cfr. Plut., Numa 8. 20. Per la localizzazione delle statue (in cornibus Comitii) e per altri aspetti ad
esse connessi vedi Coarelli 1985, p. 119-123; Sehlmeyer
1999, p. 88-90; Papini 2004, p. 175-183.
78. La storicit della notizia stata diversamente valutata. Se
H. W. Parke, A History of the Delphic Oracle, Oxford 1939,
p. 275-276 la considera sostanzialmente genuina, pi
dubbioso appare J. Fontenrose, The Delphic Oracle. Its
responses and operations, Berkeley-Los Angeles-Londra, 1978,
p. 342-343 (che, ad ogni modo, sembrerebbe orientato a
collocare lepisodio della consultazione allepoca della cd.
seconda guerra sannitica). In effetti non parebbero esserci
motivi decisivi per metterne in discussione lautenticit,
considerata anche la precocit dei rapporti intercorsi tra il
mondo tirrenico e loracolo delfico che recenti studi tendono
ad avvalorare : al riguardo, F. Coarelli, I Tarquini e Delfi, in
A. Mastrocinque (a cura di), I grandi santuari della Grecia e
lOccidente, Trento, 1993, p. 31-42; G. Colonna, Doni di Etruschi e di altri barbari occidentali nei santuari panellenici, ibid.,
p. 43-67; M. Sordi, I rapporti fra Roma e Delfi e la decima, ibid.,
p. 149-158; S. Magnani, Dal Tirreno a Delfi. Note a margine dei
rapporti tra Delfi e lOccidente, in Appunti storici sul santuario
delfico, AnnFerrara n.s., sez. VI Lettere, 8.1, 1995, p. 49-99;
D. Briquel, Le citt etrusche e Delfi. Dati darcheologia delfica, in
Etrusca disciplina. I culti stranieri in Etruria, AnnFondFaina, 5,
1998, p. 143-169; B. dAgostino, Delfi e lItalia tirrenica : dalla
protostoria alla fine del periodo arcaico, in Delphes cent ans aprs
la grand fouille. Essai de bilan, (BCH, Suppl. 36), Atene, 2000,
p. 79-86; cfr., inoltre, i numerosi, recenti, contributi dedicati
al tema dei contatti fra mondo etrusco-italico e quello egeo
da A. Naso, da ultimo, con larticolo Anathemata etruschi nel
Mediterraneo orientale, in Gli Etruschi e il Mediterraneo, in
AnnFondFaina, 13, 2006, p. 351-416 (con rinvio ai precedenti
studi dello stesso autore a p. 352 nt. 2). Convinto della storicit della notizia anche Coarelli 1985, p. 119-123 che
riprende, fra laltro, la questione della sua datazione, oscillante tra la seconda e la terza guerra sannitica (ma Salmon

68.

69.

70.

71.
72.
73.

74.

75.

76.

390

Arma Samnitium
Gianluca T AGLIAMONTE

In qualche caso, poi, le armi catturate ai


Sanniti sconfitti sarebbero state invece consacrate
e distrutte con il fuoco, secondo un rituale che le
fonti tendono a rappresentare come di antichissima origine 79 e tipicamente romano 80, ma che in
effetti risulta attestato anche in numerose altre
aree del mondo antico 81. Gli episodi che riguardano i Sanniti sono almeno due; entrambi vedono
per protagonista un personaggio che ebbe un
ruolo di primissimo piano nel corso delle guerre
sannitiche, Q. Fabius Maximus Rullianus.
Il primo si riferisce agli avvenimenti che seguirono al successo riportato dai Romani nel 324
a.C. presso laltrimenti ignoto sito di Imbrinium,
quando Q. Fabius Maximus Rullianus, in qualit
di magister equitum e di artefice della vittoria,
impadronitosi di un gran bottino, come ci si
doveva aspettare dopo una simile strage, fatto un
gran mucchio delle armi nemiche, vi appicc il
fuoco e le bruci, sia che si trattasse di un voto a
qualche divinit, sia che si voglia credere alla testimonianza di Fabio (scil. Q. Fabius Pictor), secondo
cui egli lavrebbe fatto perch il dittatore (scil.
L. Papirius Cursor) non cogliesse il frutto della sua
gloria e non vi scrivesse il suo nome, o portasse le
spoglie nel suo trionfo 82.
Il secondo si sarebbe verificato a conclusione

della battaglia di Sentinum nel 295 a.C., allorquando lo stesso Q. Fabius Maximus Rullianus, a
compimento di un voto fatto nel corso del combattimento 83, fece ammassare le spoglie dei nemici e
le bruci in onore di Giove Vincitore 84.
Di tale rituale cremazione, che si presta
comunque, come la stessa tradizione annalistica
annota 85, a possibili letture in chiave politica
(almeno da un certo momento in poi), sono state
proposte diverse interpretazioni. Queste fanno di
volta in volta riferimento al potere nefasto proprio
delle armi del nemico; al pericolo che da esse
promana 86, in quanto non felicia tela 87 ; o, addirittura,
allo statuto di tab che esse rivestono 88, perlomeno
in un orizzonte ideologico e comportamentale di
tipo arcaico : caratteristiche tali da rendere, ad ogni
modo, necessaria o consigliabile la loro distruzione
(intesa come estrema forma di desacralizzazione),
cos da impedire ogni contatto o una loro possibile
riutilizzazione. O, ancora, rinviano a credenze e atti,
riconducibili ad un ambito di magia simpatica, in
base ai quali, attraverso la distruzione delle armi
sottratte al nemico, si evoca la distruzione stessa dellavversario, o, quanto meno, si rendono inefficaci
quelle rimaste in sua mano 89.
Accanto a queste, potrebbero tuttavia esservi
altre possibili spiegazioni, da ricercare verosimil-

1967 (1985), p. 211 pensa addirittura alla prima), e per la


quale non parrebbero in effetti esservi argomenti dirimenti
per propendere per luna o laltra ipotesi (cfr. al riguardo
anche Papini 2004, p. 176-177).
Ad es., Liv. 1. 37. 5; Verg., Aen. 8. 562, 11. 80 s.,193-195. Livio,
nel passo citato, ne attribuisce la paternit alletrusco
Tarquinio Prisco, che avrebbe cos consacrato le armi sottratte
ai Sabini sconfitti; in tal senso anche Serv., Aen. 8. 562.
Ad es., App., Pun. 20. 133, che definisce luso kata ta patria.
Si vedano al riguardo Pritchett 1991, p. 73-74; S. P. Oakley,
A commentary on Livy. Books VI-X, II, Oxford 1998, p. 397;
Polito 1998, p. 24, 26, 27, tutti con rinvii alle fonti. Per il
mondo romano, oltre alla bibliografia citata nelle note
seguenti, vedi anche F. Cassola, Livio, il tempio di Giove Feretrio e la inaccessibilit dei santuari in Roma, in RSI, 82, 1970,
p. 5-31, specie 26-27; J. Rpke, Domi militiae : die religise
Konstruktion des Krieges in Rom, Stoccarda, 1990, p. 199-200;
stenberg 2003, p. 24-25; Bastien 2007, p. 326-327. Sul
tema si soffermato anche M. Tarpin nella relazione
Lapprobation des dpouilles, tenuta al convegno Les rites de
victoire sopra ricordato.
Liv. 8. 30. 8-9 : ... ut ex tanta caede multis potitus spoliis congesta
in ingentem acervum hostilia arma subdito igne concremavit, seu
votum id deorum cuipiam fuit seu credere libet Fabio auctori eo
factum ne suae gloriae fructum dictator caperet nomenque ibi scriberet aut spolia in triumpho ferret.
Liv. 10. 29. 14 : ipse aedem Iovi Victori spoliaque hostium cum

vovisset...
84. Liv. 10. 29. 18 : ... spolia hostium coniecta in acervum Iovi Victori
cremavit.
85. Si veda, ad es., proprio il riferimento alla versione che dellepisodio del 324 a.C. avrebbe fornito Fabio Pittore, secondo
quanto riportato in Liv. 8. 30. 9 : supra nt. 82.
86. Ad es., C. Saunders, Vergils primitive Italy, New York, 1930,
p. 139-140; K. Latte, Rmische Religionsgeschichte, Monaco,
1960, p. 204-205; G.-Ch. Picard, Les trophes romains, Parigi,
1957, p. 119 s.; H. Le Bonniec, Aspects religieux de la guerre
Rome, in J.-P. Brisson (a cura di), Problmes de la guerre
Rome, Parigi, 1969, p. 109; H. S. Versnel, Triumphus. An
inquiry into the origin, development and meaning of the Roman
triumph, Leida, 1970, p. 309; Y. Garlan, La guerre dans lantiquit, Parigi, 1972; trad. it., Guerra e societ nel mondo antico,
Bologna, 1985, p. 59.
87. Verg., Aen. 11. 193.
88. Ad es., S. Reinach, Cultes, mithes et religions, III, Parigi, 1908,
p. 223 s.; W. Warde Fowler, Aeneas and the site of Rome,
Oxford, 1917, p. 95-96; Id., The death of Turnus, Oxford, 1919,
p. 155; cfr. E. E. Burriss, Taboo, magic, spirits. A study of primitive elements in Roman religion, New York, 1931, p. 153 s.,
225 s.
89. Ad es., H. J. Rose, Lua Mater : fire, rust, and war in early
Roman cult, in CR, 36, 1922, p. 15-18; G. Dumzil, Ftes
romaines dt et dautomne, Parigi, 1975, p. 63; cfr. Id., La religion romaine archaque, Parigi, 1966, p. 211, 316.

79.

80.
81.

82.

83.

391

mente allinterno di quella particolare struttura


mentale e psicologica che caratterizza lattivit
guerriera e bellica, e, pi in generale, i moduli
comportamentali dellaggressivit umana 90. Si pu
pensare, al riguardo, proprio a quelle celebrazioni
della vittoria che si traducono innanzi tutto in
unostentazione, in una frenesia di distruzione, in
esibizioni delleccesso, delle quali non mancano
certo attestazioni 91, anche e specificamente, per il
mondo antico 92. Ma su tali aspetti mi riservo di
tornare in altra sede.
Va infine ricordato che luso propagandistico e
strumentale degli spolia Samnitium, fatto da parte
romana, si proietta anche su un piano puramente
ideologico. Ne abbiamo testimonianza in un
passo 93, piuttosto negletto, dei parallela minora
pseudoplutarchei, la cui fonte parrebbe doversi
rintracciare nel terzo libro degli Italika di
Aristeides di Mileto 94, da identificare verosimilmente con lomonimo autore di Milhsiaka,
composti attorno al 100 a.C.

Lepisodio, che trova il proprio parallelo in


quello del condottiero spartano Othryades, vede
per protagonista il console Sp. Postumius Albinus,
uno dei responsabili della disfatta delle Forche
Caudine. Questi, dopo aver perduto tre legioni,
sarebbe stato addirittura ucciso; temporaneamente
risorto nel cuore della notte, dopo avere sottratto
ai Sanniti morti i loro scudi, con essi avrebbe
eretto un trofeo, sul quale col proprio sangue
avrebbe inciso la dedica Rwmaoi kata Samnitwn Di
tropaioyxw
. Lerezione del trofeo sarebbe poi stata
un felice presagio di vittoria per i Romani.
Si tratta dunque di una versione particolare dellepisodio caudino, in netto contrasto con la
vulgata 95, tesa a drammatizzare gli eventi (la morte
di Sp. Postumius Albinus) ed elaborata verosimilmente dagli stessi Postumii allo scopo di ridimensionare la responsabilit storica del loro avo 96. Ancora
una volta le armi dei Sanniti (anche in questa circostanza, e non a caso, gli scudi) assumono una
valenza ideologica e simbolica particolare.
Gianluca TAGLIAMONTE

Abbreviazioni bibliografiche
Le abbreviazioni usate per i periodici sono quelle
della Anne Philologique o si uniformano ad esse. Per i
lavori oggetto di pi di una citazione si sono adottate le
seguenti abbreviazioni :

Aberson 1994 = M. Aberson, Temples votifs et butin de


guerre dans la Rome rpublicaine, Roma, 1994.
Adam 2006 = A.-M. Adam, volution de larmement et des
techniques de combat aux IVe et IIIe sicles, daprs les

90. Si veda, in generale, limportante lavoro di I. Eibl-Eibesfeldt,


The biology of peace and war, Londra, 1979; trad. it. Etologia
della guerra, Torino, 1983.
91. Ad es., G. Bouthoul, Les guerres : lments de polmologie,
Parigi, 1951; trad. it. Le guerre, Milano, 1982, p. 255-256,
349-352; F. Fornari, Psicanalisi della guerra, Milano, 19883,
p. 37-38, 41.
92. Ad es., Pritchett 1991, p. 73-74. Con pi specifico riferimento alle vicende del conflitto tra Romani e Sanniti, si veda
ad es. Liv. 9. 13. 5 : ... praedaeque pars maior ira corrupta.
93. Ps. Plut., parall. min. 306 B-C = FrGrHist 286, fr. 3.
94. Cfr. supra nt. precedente.
95. La tradizione antica sulle Forche Caudine, in particolare
quella di matrice annalistica, stata di recente oggetto di
rinnovata attenzione da parte degli studiosi : si vedano al
riguardo J. Dangel, Aspects stylistiques du livre IX, in
D. Briquel e J.-P. Thuillier (a cura di), Le censeur et les
Samnites. Sur Tite-Live, livre IX, Parigi, 2001, p. 13-36;

D. Briquel, Les Fourches Caudines dans les fragments du livre 16


des Antiquits romaines, in Pittia 2002, p. 285-305; Id., La
guerre Rome au IVe sicle : une histoire revue et corrige, remarques sur le livre 9 de Tite-Live, in Caire, Pittia 2006, p. 27-40.
Per le problematiche inerenti aspetti di ordine cronologico e
storico connessi allepisodio cfr. anche R. Tullio, Gavio Ponzio
e le Forche Caudine (Commento al libro IX di Tito Livio), in AeR,
38, 1993, p. 1-17; G. Urso, La lex Petelia Papiria de nexis e la
data della battaglia di Caudio, in RIL, 130, 1996, p. 113-120;
Id., Le Forche Caudine, media via tra vendetta e perdono, in
Amnistia, perdono e vendetta nel mondo antico, Milano, 1997,
p. 237-251; Cl. Berrendonner, Les prisonniers de guerre
romains durant le conflit samnite, in Caire, Pittia 2006,
p. 157-173.
96. Richiamate, tra gli altri (cfr. supra nt. precedente), anche da
N. Rosenstein, Imperatores Victi. Military defeat and aristocratic competition in the Middle and Late Republic, Berkeley-Los
Angeles-Oxford, 1990, p. 35, 198.

392

Arma Samnitium
Gianluca T AGLIAMONTE

sources historiques et archologiques, in Caire, Pittia,


2006, p. 245-257.
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Bastien 2007 = J.-L. Bastien, Le triomphe romain et son
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Ziolkowski 1992 = A. Ziolkowski, The temples of MidRepublican Rome and their historical and topographical
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Fig. 1 Pietrabbondante (IS), Monumento ai caduti della prima guerra


mondiale: inaugurato il 2 ottobre del 1922, opera dello scultore Giuseppe Guastalla (n. Firenze 1867 - m. Roma 1952). La statua una copia, eseguita nel 1963, delloriginale bronzeo realizzato da Guastalla e
riproduce le fattezze e larmamento di uno dei guerrieri della legio linteata sannitica, sulla base della descrizione datane da Tito Livio, intesa
comunque con una certa libert (C.M. Foto)

Fig. 2 Roma, Terme di Diocleziano. Loriginale bronzeo di Guastalla esposto in


occasione della mostra Italia dei Sanniti (inaugurata il 14 gennaio 2000), allingresso della stessa (foto G. Tagliamonte).

Fig. 3 Campobasso, soffitto del teatro Savoia: affresco di Arnaldo De Lisio (n. Castelbottaccio, CB, 1869 - m. Napoli 1949) raffigurante Il trionfo sannita (foto G. De Benedittis).

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Arma Samnitium
Gianluca T AGLIAMONTE