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Chiara Rabbiosi

Dottorato URBEUR
Paper qualitativo
LUSO DELLINDAGINE BIOGRAFICA IN MILANO, COREA DI DANILO
MONTALDI E IN LA MISERE DU MONDE DI PIERRE BOURDIEU:
PRETESTO PER UNA POSSIBILE RIFLESSIONE DI ORDINE EPISTEMOLOGICO
E METODOLOGICO IN SOCIOLOGIA.
1.
1.1
1.2
1.3
1.4

Definizione di indagine biografica


Storia dellindagine biografica in sociologia
Ritorno alla definizione: punti di forza e punti di debolezza
Alcuni tentativi di formalizzazione: letnosociologia di Bertaux
Il dibattito tra possibilit di oggettivit e soggettivit

2.
2.1.1
2.1.2
2.2.1
2.2.2

Due ricerche
Milano, Corea, di Franco Alasia e Danilo Montaldi
Luso delle storie di vita nella sociologia di Montaldi (e in Milano, Corea)
La misre du monde, a cura di Pierre Bourdieu
Comprensione e riflessivit nellindagine biografica

3.

A conclusione

1.0 Definizione di indagine biografica


Trovare delle definizioni univoche e universalmente riconosciute ai metodi e alle
tecniche di ricerca qualitativa unimpresa alquanto difficile. Al loro interno,
riconosciuto un campo biografico, lo ancora di pi. Chiamer qui indagine
biografica - come suggerito da Rita Bichi (1999) - un ampio spettro di declinazioni di
metodologie e strumenti usato dalle scienze sociali in senso allargato, che utilizza le
storie di vita, raccolte e registrate (con modalit anche sensibilmente diverse), per
sostenere la ricerca. Le modalit di raccolta, di registrazione, e di utilizzo hanno avuto
seguito per lindagine sociologica tanto in una declinazione qualitativa quanto in una
quantitativa, prendendo nomi e accezioni anche molto distanti tra loro (Olagnero 2004).
Abbandonando in questa sede leterogeneit delle forme che lindagine biografica
assume lungo il continuum che contrappone e traduce in specifici metodi paradigma
quantitativo a paradigma qualitativo, e spostandosi allestremit di questo polo, n la
molteplicit delle forme con cui si designa lindagine biografica, n la molteplicit di
significati che vi si attribuiscono sono risolti. Nel tentativo di proporre una definizione,
sottolineer in primo luogo che si tratta di un tipo di indagine in cui le funzioni del
tempo, cos come quelle del linguaggio sono inestricabili le une dalle altre (Olagnero
2004: 56). In secondo luogo, si tratta di un approccio che - anche quando non
propriamente esercitato attraverso una declinazione strettamente fenomenologica attribuisce ampio spazio alle interpretazioni che gli attori sociali danno delle proprie
pratiche (e della propria vita). Consente pertanto di avvicinare la possibilit di cogliere
il punto di vista del nativo, anche quando questo nativo non geograficamente
distante dal ricercatore stesso. Pertanto , tra altri, parte di una pi allargata applicazione
dei metodi etnografici in sociologia, metodi mutuati dalla pi forte tradizione che questi
hanno assunto in antropologia, e che nel caso disciplinare specifico possono prendere il
nome di etnografia sociale (Dal Lago, De Biasi 2002).
E la somma dei punti di vista dei nativi1 che permette, se non di spiegare, quanto
meno di dare forza al tentativo di comprensione degli aspetti non solo micro ma anche
macro della societ e assolvere cos agli intenti sociologici, oltre che di coniugare punto
1

Considero nativo il protagonista di uno specifico oggetto di ricerca.

di vista etico e punto di vista emico, assolvendo ad un intento antropologico in senso


lato (lanthropos loggetto comune di domande convergenti), nonch talvolta
denunciando rapporti di subalternit e dipendenza, e dando la possibilit di rinominare e
ricollocare s stessi sia come indagati che come indaganti - anche attraverso una
prassi politica (in Montaldi e in Bourdieu, con accezioni diverse).
1.1 Storia dellindagine biografica in sociologia
Almeno per quanto riguarda la sua declinazione sociologica ormai comune far risalire
lufficializzazione dellutilizzo dellindagine biografica come strumento documentario
ai fini dellindagine sociologica alla pubblicazione de Il contadino polacco in Europa e
in America di William I. Thomas e Florian Znanieki allinizio degli anni 1920
(Campelli 1990, Bichi 1999). Subito mi preme sottolineare che questo lavoro,
considerato pietra miliare in sociologia, si colloca allinterno di una tradizione
accademica, che include genericamente lampia produzione della cosiddetta Scuola di
Chicago, per la quale la distinzione pur presente tra alcune scienze sociali, quali
sociologia e antropologia, non costituiva una steccato disciplinare il cui trapasso fosse
considerato unanomalia o un tradimento, come invece si verificato in altri tempi e in
altri contesti (coinvolgendo luna piuttosto che laltra disciplina, in modo particolare in
specifiche tradizioni accademiche nazionali, tra cui quella italiana). Non a caso queste
ricerche - si aggiungano a titolo desempio The Hobo di Neils Anderson, Taxi-Dance
Hall di Paul Cressey, Street Corner Society di W. F. Whyte sono considerate
classici per un patrimonio comune al quale gli adepti di entrambe le comunit
contemporaneamente attingono (ad. es. Dal Lago, De Biasi 2002; Ronzon 2006).
La parte empirica de Il contadino polacco2 costituita da 745 lettere di corrispondenza
familiari tra Polonia e Stati Uniti, alla quale si aggiunge lautobiografia di un giovane
migrante polacco al quale viene conferita una valenza idealtipica (Dal Lago, De Biasi
2002: XIX). Nonostante qui si cerchi di sostenere la validit del metodo biografico, e
proprio grazie a degli esempi classici, non si pu evitare di ammettere che alcune
critiche coinvolsero da subito questa ricerca. La pi nota quella di Herbert Blumer che
insistette soprattutto sullimpossibilit di pervenire attraverso il materiale biografico a
generalizzazioni valide e attendibili, in quanto i dati sono irrimediabilmente pervasi di
soggettivit tanto per difetto o per merito del ricercatore quanto delloggetto indagato in
s (che pi che mai in questo caso wet-ware3), quindi difficilmente standardizzabili e
misurabili (in Campelli 1990: 183).
Certamente lindagine biografica rimanda a una tensione metodologica che si instaura
tra le problematiche di elaborazione dei dati e quelle di strategie della loro raccolta.
Inoltre (e allo stesso tempo) innegabile una ricorrente ambiguit in questo tipo di
indagine tanto che nei suoi confronti ci si rivolti come metodo (il metodo
biografico), approccio (lapproccio biografico) o strumento di una teoria (come nel
caso della teoria etnosociologica proposta da Daniel Bertaux di cui parler in seguito).
2

Nei tempi e nei luoghi in cui operarono Thomas e Znaniecki, la scienza era vissuta come strumento per
il miglioramento sociale, doveva produrre, cio, risultati applicabili nella pratica ed era proprio questa
applicabilit che avrebbe mostrato il valore, anche teorico, della scienza:
una scienza i cui risultati possono venire applicati dimostra () che essa realmente fondata
sullesperienza, che in grado di afferrare una grande variet di problemi, che il suo metodo
realmente esatto- cio che essa valida. La prova dellapplicabilit una responsabilit salutare che
la scienza deve assumersi nel proprio interesse (Thomas, Znanieki 1968: 22/23, cit. in Bichi 1999:
11)
La citazione tratta dall Introduzione metodologica in Il contadino polacco.
Il sottolineato mio e vuole mettere in luce prese di posizione di ordine epistemologico.
3
Perch un computer funzioni non sono necessari solo un buon hard-ware e dei buoni soft-ware, ma
anche un buon wet-ware, cio la componente umana in grado di crearli e/o utilizzarli.

Si tratta poi di un tipo di indagine non solo multiforme, ma anche multidisciplinare nel
senso che una vasta gamma di discipline, e non solo le gi citate sociologia e
antropologia, lhanno fatta propria (come approccio, come metodo o come teoria)4 e
transdisciplinare: la polisemicit intrinseca colloca lindagine biografica in una zona
liminale che la rende fertile ai fini dellanalisi in ricerche non strettamente inserite in un
solo e compartimentato ambito disciplinare5.
Ritornando al percorso storico che questo tipo di indagine ha intrapreso, se ne
ripercorreranno ora i periodi in cui stato pi o meno in auge e in cui stato pi o meno
convalidato con successo dalle ricerche che lo hanno utilizzato.
Declinato il momento felice della Scuola di Chigaco tra gli anni 20 e 30, la sua
eredit raccolta in Europa negli anni 1950 in concomitanza con lapprofondirsi della
critica alla societ industriale: i boom economici che hanno seguito in molti paesi
europei lapplicazione del piano Marshall e la ricostruzione postbellica, accompagnano
alle luci laltrettanto consolidarsi di zone di ombra. In un clima antecedente la
cosiddetta rivoluzione culturale che culminer con i movimenti operai e studenteschi del
1968, nel clima della presa di coscienza, il materiale biografico viene utilizzato
allinterno di una prospettiva politico culturale ampia e critica, come strumento per
rovesciare lasimmetria radicale del rapporto soggettto-oggetto della ricerca, e diventa
cos quasi una promessa di rivoluzione culturale e politica, lo strumento per una
conoscenza diversa della societ, anti-autoritaria e anti-burocratica (Bichi, 1999: 10).
E proprio in questo contesto che si colloca il lavoro di Danilo Montali e Franco Alasia
qui presentato. Lindagine biografica in sociologia, contribuirebbe alla costituzione di
una storia e di una conoscenza dal basso, prima dando voce ai gruppi socialmente
marginali in quanto portatori di punti di vista culturalmente e politicamente antagonisti,
poi in quanto prodotto debole di processi di emarginazione tanto pi che la
sociologia italiana fino a quel momento si era presentata come scienza borghese
(Campelli 1990: 181).
Anche in Francia lindagine biografica gode di ampia diffusione proprio in relazione
allesigenza di aprirsi alla societ tutta, di dare spazio a una pluralit di voci provenienti
da esperienze e storie di vita - appunto - appartenenti a mondi sociali diversi6.
Lindagine biografica in Francia conoscer un proficuo e prolungato utilizzo7, tanto che
proprio qui che si iniziano a pubblicare alcune riviste specializzate, tra cui Life
stories/Rcits de vie nel 1985. Il dibattito che si apre si articola su posizioni molto
strutturate. Qui considerer due tra gli autori che pi si sono spesi per illustrare
lepistemologia e la metodologia soggiacente questo tipo di indagine: Daniel Bertaux,
che lha declinata in una specifica prospettiva da lui chiamata etnosociologia, e Pierre
Bourdieu, in modo particolare a partire dalle riflessioni che emergono dalla ricerca
collettiva da lui coordinata La misre du monde pubblicata in Francia nel 1993.
In merito agli esiti delle critiche sullindagine biografica (e pi in generale sui metodi
qualitativi) che portano alla consapevolezza della loro mancata innocenza, vale la
pena qui ricordare anche la riflessione di Dal Lago (2002: XXXI/XXXII):
La consapevolezza di questo carattere o vizio di fondo () ha dato luogo,
soprattutto nella ricerca meno legata alla cultura di lingua inglese, a diverse
4

Ad esempio psicologia e psicoanalisi, ma anche la storia, lanalisi letteraria, la linguistica, la semiotica.


Per un elenco dettagliato di esempi per ciascuna di queste discipline si veda Bichi (1999).
5
E il caso delle ricerche tra storia e antropologia di Luisa Passerini (a questo proposito si veda il saggio
di Agusta Molinari in Dal Lago, De Biasi 2002 oppure pi in generale tutto il complesso dei saggi
contenuti nella raccolta).
6
Per alcuni spunti su questi temi si veda il saggio di Michel De Certeau Che cos un seminario?
(ripubblicato su Ecole, dicembre 2004 e su Achab nr.7 2006).
7
Forse proprio perch in Francia la lontananza tra discipline meno inavvicinabile che altrove.

soluzioni: spesso velleitarie (); spesso suggestive (); ma spesso anche di


grande interesse sociologico, nonostante una presa di distanza dalla sociologia
accademica.
Di queste soluzioni, due ci sembrano ancora oggi proficue per letnografia
contemporanea. La prima rappresentata dal tentativo di Pierre Bourdieu e della
sua scuola di incorporare le tecniche micro-sociologiche in unanalisi di ampio
raggio delle strutture culturali della societ contemporanea. () Con una svolta
metodologica radicale, Bourdieu e i suoi collaboratori hanno scelto di privilegiare
la voce dei soggetti sociali () rispetto allanalisi secondaria.
Il secondo filone etnografico che qui ci preme ricordare quello legato al lavoro
di Danilo Montaldi. () molto attento allo sviluppo delle scienze sociali in Italia
(), molto prima di Bourdieu, Montaldi affida alle autobiografie scritte di donne
e uomini-ombra il compito di documentare esperienze espulse per definizione
dalla cultura ufficiale.
Per concludere il percorso storico, si aggiunga laffermazione dellindagine biografica
in sociologia in un panorama pi internazionale e istituzionale con il riconoscimento nel
1984 del comitato di ricerca Biografia e societ allInternational Sociological
Association. Dallaltro lato, quello non formale-accademico in senso stretto, si noti che
tra gli anni 90 e il giro di boa del 2000 i mezzi di comunicazione di massa si rivolgono
direttamente a questo tipo di indagine per alimentare s stessi, tanto che sempre pi
spesso appaiono programmi televisivi interamente consacrati al racconto delle storie di
vita, di persone comuni oppure (pi o meno) famose, saghe famigliari non sotto forma
di fiction ma quanto pi realiStorie di vita che diventano prodotto di consumo e
procacciatrici di audience8. Questa attitudine pu essere considerata in relazione al
complessivo panorama storico culturale verso il quale la maggior parte delle societ dei
mondi occidentali sono andate orientandosi, al prendere spessore delle dimensioni
legate allindividualismo a discapito di quelle legate allimpegno civile. Allo stesso
tempo il bombardamento di significati e la molteplicit dei percorsi di vita sui quali ci
sembra di poter intraprendere il cammino, il farsi liquido della societ9, laumentata
diasporicit delle identit individuali, porta come contraltare il bisogno di costruire
percorsi biografici la cui (sola) apparenza sia coerente.
Il raccontare la propria vita si inserisce pertanto anche in un pi ampio dibattito sui
processi identitari e sulla loro costruzione, in cui identit e memoria, identit e
globalizzazione, e identit ed edonismo sono possibili filoni di approfondimento in
grado di coinvolgere discipline diverse.
1.2 Ritorno alla definizione: punti di forza e punti di debolezza10

Tra gli esempi pi banali e recenti si pensi a Il funambolo, documentario biografico sul cantante
Pupo trasmesso sulle reti nazionali nellestate del 2004 che ha riscosso cos tanto successo da riuscire a
rilanciare la figura di un cantante nazional popolare che si pensava ormai declassato.
Oppure si pensi alle trasmissioni tra il giornalistico e il documentaristico Cos la vita su La7, Avere
Ventanni su Mtv, Storie di vita su Rai2.
9
Il riferimento chiaramente alle pi recenti riflessioni di Zygmut Bauman.
10
Mi piacerebbe soffermarmi, sebbene in nota, anche su un problema secondario relativo allindagine
biografica. Esiste infatti un problema di ordine linguistico e di traduzione che va ulteriormente a
complicare la stesura di un elenco tipologico della terminologia inerente un generico campo biografico:
biografia, storia di vita, percorso di vita, corso di vita, life history, life story, first-person narrative, life
course, biogram, rcit de vie, histoire personnelle, lebenslauf, ethnobiographie, pamietniki... Non solo a
questi termini corrispondono declinazioni di indagini biografica con sfumature (di tipo teorico,
epistemologico, e metodologico) diverse, ma su di esse agisce anche il potere della tradizione geoscientifica allinterno della quale sono state sviluppate, nonch il potere della lingua in s per cui non
sempre stato possibile dare traduzioni in termini linguistici efficaci o puntuali: con lo stesso nome si

Nei paragrafi precedenti quindi stato illustrato il percorso storico relativo allindagine
biografica quale metodo, approccio o teoria, applicata allindagine sociologica. Ne
stato poi sottolineato il carattere fortemente polisemico che oltre a inficiare la possibilit
di una definizione genericamente condivisa e una metodologia standardizzata e
condivisa, ha portato nel tempo a sollevare numerose perplessit e critiche intorno alla
stessa11.
Dallaltro lato, proprio sulla forza espressiva che questo tipo di indagine in grado di
rilevare e sulla possibilit di cogliere il carattere idiosincratico dellesistenza, e quindi
quando ben condotta la qualitativit del dato che in grado di raccogliere, che si
gioca il suo status epistemologico e metodologico. La tensione soggiacente questo tipo
di indagine quella esistente tra soggetto e oggetto di una ricerca, tra fatti e
rappresentazioni che di questi fatti gli attori come singoli e come collettivit producono
per orientarsi nel mondo. Cio la forza espressiva dellindagine biografica fa scaturire
una tensione che necessaria per mettere in atto una auspicata descrizione densa dei
mondi sociali o culturali.
Lindagine biografica allora anchessa partecipe di un pi ampio processo di
ridefinizione epistemologica che oltre a partire da fonti generali di tipo teorico quali
linterazionismo simbolico, la sociologia di Simmel, letnometodologia, coinvolge e fa
intervenire anche i contributi della ricerca di genere e sui generi, le riflessioni sulla
postmodernit, i cultural e i post-colonial studies, la sociologia del corpo e delle
emozioni (Bichi 1999: 23). Non di meno questo aspetto, si riallaccia al discorso sulla
multidisciplinarit e transdisciplinare dellindagine biografica affrontato qualche riga
sopra.
1.3 Alcuni tentativi di formalizzazione: letnosociologia di Bertaux
Presenter qui brevemente alcuni riflessioni intorno allindagine biografica facendo
riferimento alla formalizzazione fatta da Daniel Bertaux. Questo ricercatore infatti ha
utilizzato lindagine biografica quale approccio privilegiato per la conduzione delle sue
ricerche, e ha tentato, attraverso una dettagliata serie di pubblicazioni a partire dalla fine
degli anni 1970, di rispondere a questioni di ordine epistemologico e metodologico.
Fare riferimento a una possibile formalizzazione intorno a questo tipo di indagine mi
serve come passaggio obbligato prima di scendere nello specifico delle ricerche
analizzate.
Bertaux sin dalle sue prime pubblicazioni12 rivendica lautonomia della indagine
biografica, che nella sua accezione non pu propriamente essere considerata come
metodo ma piuttosto come un insieme di modi di intendere e fare ricerca nelle scienze
sociali in contrapposizione a modi di intendere e fare ricerca quasi esclusivamente
concentrati sulluso di strumenti rigidi e strutturati. (Naturalmente questa
rivendicazione deve essere inserita in un pi ampio contesto di demistificazione
della scienza sotto limpulso delle pubblicazioni di filosofia della scienza quali quelle di
Popper, Feyerabend e Kuhn, piuttosto che lermeneutica di Gadamer e la filosofia del
linguaggio di Wittgenstein).

indicano talvolta accezioni diverse oppure allinverso a etichette diverse corrispondono declinazioni
sostanzialmente uguali.
11
Per quanto riguarda le critiche ci si riferiti qui in modo particolare alla debolezza dal punto di vista
metodologico relativa alla misurabilit e standardizzabilit. In seguito, facendo riferimento alle due
ricerche prese in oggetto, si affronter il tema della riflessivit.
12
Bertaux D., Histoires de vies ou rcits de pratiques?Methodologie de lapproche biographique en
sociologie, Cordes, Paris.

Bertaux parla nello specifico di racconti di vita (rcit de vie), termine che
permetterebbe di mettere una distanza (per quanto sottile) tra la storia vissuta da una
persona e il racconto che una persona pu fare della propria storia di vita, o di un
particolare momento della propria vita, in un particolare momento di questa storia, sotto
lo stimolo o linterrogazione di un ricercatore (Bertaux 1999: 31).
Poich sono testimonianza sullesperienza di vita vissuta dagli individui stessi, i
racconti di vita sono di alto interesse sociologico in quanto ogni esperienza di vita
comporta (anche) una dimensione sociale (facendo s che le persone non siano
meramente individui ma al tempo stesso attori sociali): gli uomini non vivono mai
isolati. Pertanto il progetto di vita di un uomo o di una donna colto in un certo istante
non stato isolato in astratto da una coscienza isolata ma stato detto, dialogato,
influenzato, negoziato allinterno della vita di un gruppo.
Il ricorso ai racconti di vita consentirebbe di cogliere la doppia dimensione che della
vita stessa interessa la ricerca sociologica: da un lato larticolarsi in molteplici ambiti di
vita allinterno della vita di un gruppo (quali lambito delle relazioni famigliari, quelle
interpersonali, lambito del lavoro, piuttosto che dellistruzione, o dellemigrazione) e
dallaltra il suo articolarsi allinterno della dimensione del tempo attraverso la durata
nella quale unesperienza di vita si effettua (1999: 62).
La prospettiva di Bertaux, letnosociologia, riserva uno spazio privilegiato alla
dimensione sociale dei racconti di vita per cui i racconti di vita per questo autore
diventano racconti di pratiche in situazione:
Il punto di vista etnosociologico mira alla comprensione di un oggetto sociale
in profondit; se ricorre ai racconti di vita, non per comprendere in profondit
questa o quella persona ma per estrarre, dallesperienza di coloro che hanno
vissuto una parte della loro vita allinterno di un certo oggetto sociale13,
informazioni e descrizioni che, una volta analizzate e assemblate, aiutino a
comprendere il funzionamento e le dinamiche interne(1999: 63).
Pertanto la prospettiva etnosociologica si delinea come un tipo di esperienza empirica
che utilizza lo studio sul campo e acquisisce tecniche di osservazione su modello di
quelle della tradizione etnografica (che, declinate in chiave sociologica, qualcuno
chiama sociografiche (Campelli 1990: 181). Bertaux invece preferisce mantenere il
prefisso etno per rimandare alla coesistenza allinterno di una stessa societ di mondi
sociali diversi che sviluppano ciascuno la propria sotto-cultura (1999: 35).
Lindagine biografica secondo lapproccio etnosociologico pi di altri sarebbe in grado
di cogliere il doppio movimento di omogeneizzazione e insieme di differenziazione
tipico delle societ contemporanee (di cui si accennato anche nel paragrafo 1.1).
Infatti, postulata una dimensione macro (la societ globale) e una dimensione micro
della societ (le societ al plurale che la costituiscono), si possono identificare dei
mondi sociali costruiti intorno ad attivit o situazioni specifiche (gli ambiti di vita) cui
si pu far riferimento attraverso una dimensione meso della societ:
le logiche che reggono linsieme di un mondo sociale o di un mesocosmo (sono)
ugualmente allopera in ciascuno dei microcosmi che lo compongono:
(osservandone in profondit alcuni) e riuscendone ad identificare le logiche
dazione, i meccanismi sociali, i processi di riproduzione e di trasformazione si
possono cogliere almeno alcune delle logiche sociali del mesocosmo del quale
fanno parte. ()
Facendo ricorso ai racconti di vita si possono raccogliere testimonianze che
descrivono dallinterno alcuni microcosmi e le logiche di passaggio da un
mondo sociale allaltro.
(1999: 37, 38)
13

In Bertaux un oggetto sociale un frammento di realta storico-sociale.

Tuttavia, nellapproccio di Bertaux laccento non posto sullinteriorit dei soggetti


protagonisti dei racconti di vita, ma su quello che a loro esterno: sono i contesti
sociali, di cui questi hanno conoscenza pratica perch acquisita attraverso lesperienza,
che sono il vero oggetto della ricerca.
Non a caso i concetti chiave per la prospettiva di questo autore sono quelli di mondo
sociale (micro, meso, macro), di categoria di situazione e di traiettorie sociali. I
racconti di vita per Bertaux diventano racconti di pratiche (1976, 1999: 40) e i dati che
permettono di raccogliere servono a mostrare come funziona un mondo o una situazione
sociale14, secondo una funzione descrittiva che si avvicina alla cosiddetta descrizione
densa di cui ha parlato Clifford Geertz, processo di destratificazione di significati
(Fabietti 2003: 19), possibilit di costruire un percorso che da conoscenze molto
approfondite di esperienze minute giunge alle pi ampie interpretazioni di eventi e
culture (Molinari 2002: 9).
Pertanto, scopo dellindagine etnosociologica di elaborare un modello fondato sulle
osservazioni, in grado di descrivere meccanismi sociali e di porre in essere proposte
interpretative dei fenomeni osservati.
Nella tensione verso questo scopo, i racconti di vita assumono una funzione di ricerca,
esplorativa in un primo momento della ricerca, per descrivere sommariamente realt che
il ricercatore ancora non conosce, e analitica in seguito per arrivare alla costruzione del
modello.
C anche per nei racconti di vita una funzione espressiva che non assolve, secondo
Bertaux, la funzione-ricerca, ma piuttosto assolve una funzione di comunicazione
(1999:67). Sarebbe questo il caso del ruolo dei racconti di vita in La misre du
monde:
Ma qual la funzione che svolgono le pi di cinquanta trascrizioni di interviste
che contiene, e che somigliano spesso a dei mini-racconti di vita? Non pu essere
una funzione di ricerca, nella misura in cui ciascuno dei sociologi che ha raccolto
e commentato una testimonianza disponeva gi di una eccellente conoscenza,
accumulata nel corso di numerosi anni di ricerca, del campo di rapporti sociali
allinterno del quale si pone il percorso di vita del testimone.
La funzione che leconomia semantica dellopera gli fa sostenere precisamente
la funzione espressiva, attraverso quella che Bourdieu chiama esemplificazione.
Unopera universitaria composta da una successione di capitoli in cui alcuni
sociologi avessero descritto la situazione oggettiva e le difficolt dei contadini,
degli operai, degli impiegati, degli insegnanti, dei lavoratori sociali, dei liceali
nella Francia contemporanea, non avrebbe avuto lo steso pubblico. Linserimento
delle trascrizioni integrali gli ha conferito tuttaltra forma, quella sia detto senza
alcuna connotazione peggiorativa di unopera illustrata. Solo che qui le
illustrazioni sono testi di testimonianze, facili da leggere e che attirano
immediatamente lattenzione del lettore, nello stesso modo in cui sfogliando
unopera illustrata si guardano prima le immagini, perch parlano
immediatamente allimmaginario (1999: 67).
1.4 Il dibattito tra possibilit di oggettivit e soggettivit

14

Una delle primissime ricerche di Daniel Bertaux seguendo questo approccio aveva lo scopo di indagare
il microcosmo dei panettieri a Parigi (Bertaux D., Wiame I, 1978, Lapprentissage en boulangerie dans
les annes 20 et 30. Une enqute dhistoire orale, rapport au CORDES, Paris. Lindagine sar poi ripresa
anche in seguito). Questo gli permise di ampliare la riflessione sul rapporto tra sviluppo urbano e
deprivazione rurale.

(Apparentemente) Bertaux ritiene che lapproccio etnosociologico possa arrivare a una


forma di conoscenza obiettiva. Con la pratica, il ricercatore dovrebbe riuscire a
sgombrare lo spazio pubblico del senso comune per apportarvi elementi di conoscenza
obiettiva e critica fondati sullosservazione concreta (1999:39. Il sottolineato mio).
I racconti di vita sono per chiaramente di natura soggettiva. Pertanto un deficit di
oggettivit intrinseco a qualsiasi rielaborazione della componente umana, assume
nellindagine biografica ampie dimensioni. Daniel Bertaux ritiene si possa colmare
questo deficit grazie alla possibilit che il ricercatore ha di comprendere le logiche che
sottendono la fattualit dellinterazione osservata tali da permettere di cogliere i
significati soggettivi e intersoggettivi e avvicinarsi cos al significato oggettivo
(sociale) (1999: 43)
Il contenuto fattuale dei racconti di vita pu essere ordinato cronologicamente, e
comparato attraverso indici descrittivi o esplicativi proposti dai soggetti, che, poich
presenti con una certa ricorrenza, portano il ricercatore alla formulazione di concetti e
ipotesi. Il ricercatore capir quando arrestarsi nella ricerca attraverso il principio della
saturazione (cio quando si accorge che la raccolta di ulteriori dati non fa che
confermare i precedenti, senza aggiungere sostanziali cambiamenti ai fini interpretativi).
Bertaux ammette che il racconto di vita raccolto ai fini della ricerca sociale s una
testimonianza di vita vissuta ma una testimonianza in cui il carattere di orientamento
discende dalla specifica intenzione di conoscenza del ricercatore impegnato nella sua
raccolta, orientamento che funziona da filtro.
Si introducono qui temi che cercher di toccare attraverso lanalisi delle ricerche
presentate e che riguardano problematiche di ordine epistemologico.
In primo luogo, quella relativa alla dimensione di alterit che il ricercatore stesso
introduce in qualsiasi tipo di ricerca esso conduca (non solo quando di tipo qualitativo).
Inevitabilmente il ricercatore, quando intervista e quando interpreta, assume
metaforicamente il ruolo di filtro rispetto al suo oggetto di studio. Se Daniel Bertaux
poco ci dice sullinvadenza di questo filtro, Pierre Bourdieu ha ben problematizzato il
fatto che anche il ricercatore sia parte e prodotto della societ (alla stregua dei suoi
soggetti/oggetti di studio), e che della societ porti con s particolari declinazioni e
istanze.
La tradizione etnologica/antropologica ha imposto in un primo tempo, rispetto alla
ricerca sul campo, la presa di una distanza etnografica, in primo luogo geografica (a
garanzia di una pi ampia distanza culturale). Questo stratagemma avrebbe dovuto
consentire al ricercatore di adottare uno sguardo il meno corrotto possibile cos da dare
la possibilit di cogliere meglio le caratteristiche della societ oggetto di studio. E
questa stessa tradizione disciplinare che intorno agli anni 1970 ha iniziato a chiedersi se
questa sorta di incontaminazione sia non solo possibile, ma anche auspicabile e, nel
caso, quali controindicazioni (oltre che pregi) porti con s. Linfluenza del lavoro di
Clifford Geertz che pone lenfasi sul carattere soggettivo e riflessivo delletnografia,
sullanomalia politica e intellettuale della presenza sul campo e sullinevitabile
parzialit del sapere che vi si produce, apre la strada a quelle correnti che ritengono che
il punto di vista dei nativi, se e quando pu emergere, non che il risultato di una
continua negoziazione tra questi e letnografo, ed pertanto precario, contingente e
parziale in quanto riflettente il punto di vista delletnografo stesso e dipendente da
situazioni asimmetriche e sbilanciate (Rahola, 2002: 36). La possibilit di mutuare dalla
tradizione antropologica queste riflessioni ha portato alla rielaborazione critica del
rapporto tra ricercatore e oggetto di studio un po in tutte le scienze sociali.
Se anche Bertaux dando le indicazioni su come condurre unintervista, e quindi in
unottica strettamente metodologica, invita a ricordare che noi viviamo in societ
strutturate in classi, frazioni di classi, settori professionali, i rapporti tra gruppi sociali
preesistono ai contatti e li pre-codificano. Non possiamo cambiarli n cambiare la nostra
8

appartenenza sociale; non possiamo che assumerli, i sociologi che fanno ricerca sul
campo hanno sempre trovato un modo, di aggirare questi ostacoli (1999: 74), il tono
sembrerebbe quello di chi si limita a sottolineare, senza problematizzare,
lapprossimativit della ricerca sociologica. E come se largomento venisse evaso, non
perch si riconosca limpossibilit di superare un certo grado di soggettivismo che
inficerebbe la possibilit di raggiungere, da parte del ricercatore e della ricerca
sociologica, una totale obiettivit finale (e scientificit).
Non solo. Sempre nei confronti della tensione tra obiettivit e soggettivit nellindagine
biografica necessario soffermarsi sulla dimensione narrativa che entra in gioco in
questo tipo di ricerca. Si visto come Bertaux utilizzi il termine di racconti di vita
anzich quello di testimonianze, per intendere che si tratta di racconti che, per quanto
volenterosi di essere reali, sono parzialit e rielaborazioni di una dimensione, quale
quella della vita, sfuggente e fluida, per quanto reale e materiale.
La dimensione della narrazione nei racconti di vita, piuttosto che nelle interviste
biografiche o nelle autobiografie una caratteristica distintiva. Le biografie o le
autobiografie sono costituite da mediazioni soggettive e culturali non solo operate dal
ricercatore, ma anche dal soggetto protagonista, attraverso le quali lesperienza vissuta
si esprime nella forma ben specifica della narrazione. Sottolineare questo aspetto
riporta da un lato a riflessioni che potrebbero essere meglio esplicitate dal contributo
della psicologia sociale e della psicologia cognitiva, dallaltro quelle, cui ho gi
accennato, della metafora della cultura come testo e le riflessioni elaborate soprattutto
dallantropologia interpretativa. Infatti, se vero che i racconti di vita raccolti sono solo
una derivata delle (spezzate) linee di vita (successioni e situazioni) che li costituiscono e
che la loro coerenza viene ricostruita a posteriori, levigando la traiettoria biografica
tanto dal punto di vista di chi li agisce, quanto dal punto di vista dello scienziato sociale,
che nella maggior parte dei casi finisce col riscriverli, necessario ammettere che
questa levigatura presente anche quando la riscrittura dei racconti di vita vuole essere
il meno intrusiva possibile (penso ad esempio alla ricerca di Montaldi).
Cio, c da considerare che tra la memorizzazione delle situazioni, degli avvenimenti, e
delle azioni e la loro successiva evocazione si interpone la mediazione dei significati
che il soggetto gli attribuisce retrospettivamente attraverso la totalizzazione pi o meno
riflessiva che ha fatto delle sue esperienze, retrospettiva che include una serie di
processi cognitivi trasformativi. A questo proposito, secondo una posizione testualista
estrema i racconti di vita in qualsiasi delle loro declinazioni (biografica o
autobiografica15) sarebbero solo una ricostruzione soggettiva senza nessun rapporto con
la storia realmente vissuta. Spinta allestremo, allora, questa prospettiva comporterebbe
un suicidio concettuale in quanto ostacolo insormontabile nei confronti della
possibilit di poter cogliere una realt che precede il modo in cui raccontata (Bertaux
1999: 56, 57). Tra le possibili alternative quella adottata dallapproccio etnosociologico
di considerare che la realt soggiacente la storia di vita di una persona indipendente
dal modo in cui raccontata non sia unipotesi ma piuttosto un postulato16 (1999: 52).
Oppure, unaltra strada quella di eliminare la possibilit di cogliere in una storia una
presunta realt o oggettivit che la precede, e decidere di privilegiare le rappresentazioni
che orientano il soggetto parlante, in quanto reali o immaginarie che siano in grado
di influire sul suo agire nel mondo e di provocare effetti ben reali. Questo approccio in
15

La stessa distinzione tra autobiografia e biografia meno lucida di quanto il linguaggio comune
sembrerebbe manifestare. Riferita allindagine biografica, laccento non posto solo sul racconto in
prima o in terza persona. Lautobiografia avrebbe lo scopo di raccogliere una rappresentazione totale e
diretta da parte dellautore, ma si tratta unideale poco accessibile, per quanto fortemente espressivo. La
biografia invece raccolta e ordinata dal ricercatore, e quindi pi leggibile. Nelle ricerche qui trattate si
fa uso di autobiografie (in Milano, Corea), e di interviste biografiche (ne La misre du monde).
16
Si veda anche J.P Roos, 1994, True life revisited. Autobiography and referentiality after the posts, in
Auto/Biography nr. 3

modo particolare rimanda al ruolo problematico del ricercatore come decriptatore dei
significati che orientano pratiche e rappresentazioni.
2.0 Due ricerche
I paragrafi precedenti hanno cercato di illustrare alcuni aspetti salienti per inquadrare
lindagine di tipo biografico in chiave sociologica. Dopo una breve introduzione relativa
alla definizione di indagine biografica e a un breve excursus storico che potesse
inquadrare le modalit di utilizzo di questo tipo di indagine per fare sociologia, si
ritornati alla definizione per mettere in luce alcune delle sue possibili declinazioni
(come declinazione di riferimento stata utilizzata quella proposta dal ricercatore
francese Daniel Bertaux), e illuminare alcuni aspetti problematici che, a partire dallarea
metodologica, coinvolgono soprattutto quella epistemologica (in modo particolare
relativi alla riflessivit del materiale che lindagine biografica raccoglie).
Questa seconda parte vuole cercare di mettere a fuoco questi aspetti attraverso lanalisi
di due ricerche che hanno utilizzato come base empirica per la propria analisi
sociologica questo tipo di indagine. In questo modo si vuole cercare di superare la
difficolt insita nel fatto stesso che definire in modo univoco questo modo di fare
ricerca pressoch impossibile (proprio per la duttilit che lo contraddistingue). Allo
stesso tempo, e proprio in conseguenza di queste premesse, questi paragrafi, le
riflessioni e i punti critici intorno allindagine biografica che ne discendono, sono da
ritenersi contestuali alle ricerche presentate.
2.1 Milano, Corea, di Franco Alasia e Danilo Montaldi
Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati una ricerca italiana pubblicata in prima
edizione nel 1960 (seguita da una seconda edizione aggiornata nel 1975) e che ha come
ambito di indagine limmigrazione interna con destinazione la citt di Milano durante il
secondo dopoguerra. Per ricostruire il contesto storico-sociale si pu fare riferimento
anche ad altre ricerche italiane proto-sociologiche o sociologiche dello stesso periodo,
quali quelle di Danilo Dolci (1956, Inchiesta a Palermo; 1956, Spreco) e di Goffredo
Fofi (1964, Limmigrazione meridionale a Torino). Lungi dallinsistere in questa sede
sul contesto storico, politico e culturale del periodo di pubblicazione, per da
aggiungere che anche in letteratura, tra le opere di narrativa, sono contemporaneamente
dati alle stampe una serie di libri-testimonianza che mescolano tematiche sociali a
narrativa e poesia - che esprimono una sorta di andata verso il popolo (o discesa verso
il basso, o incontro con), quali quelli di Carlo Levi, di Rocco Scotellaro, di Nuto
Revelli. Inoltre, dal punto di vista del contesto accademico-disciplinare da sottolineare
che le succitate ricerche si inseriscono in un clima di produzione sociologica che stato
anche definito come anticapitalista, tanto volenteroso di allontanarsi dai modelli
ideologici e metodologici della sociologia nordamericana, quanto volenteroso di dare
voce alle classi subalterne rispetto a quelle borghesi, e ai gruppi subalterni considerati
come prodotto debole di processi di emarginazione sociale17 (Campelli 1990, Bichi
1999).
Si tratta di una serie di ricerche che rilette col senno di poi ci appaiono intrise di
ideologia. Allo stesso tempo si tratta di ricerche che non vengono meno alla loro
intensit sociologica, alla capacit di produrre discorso che illumini e che sveli aspetti e
meccanismi dellorganizzazione sociale tanto a livello macro quanto a livello di micro17

Alessandro Pizzorno scrive nel 1956 (in Opinione nr. 1) che Il lavoro che continua ad imporsi agli
intellettuali italiani quello di entrare in dialogo con tutta la cultura non intellettualequella urbana delle
fabbriche e dei rioni, degli uffici e delle famiglie, non meno di quella delle campagne, la cultura insomma
entro cui tutti noi ci muoviamo quando non studiamo o leggiamo c.f.r. Campelli 1979.

10

cosmi. Nel caso di Danilo Montaldi e Franco Alasia, (che in Milano, Corea ha raccolto
la maggior parte delle autobiografie) laspetto ideologico a differenza di tanta
ideologia non per nascosto18: anzi esplicitato tanto nella ricerca stessa quanto
dalla lettura della loro personale storia di vita. Personalmente ritengo essere
importante conoscere alcuni aspetti biografici di questi autori, essenziali per capire e
leggere linchiesta, inserirla in un contesto specifico, e cos continuare a farla parlare,
nel tempo, anche a contesto sociale sensibilmente mutato (tanto a livello macro, quanto
di comunit sociologica).
Danilo Montaldi19 infatti sociologo e insieme militante esplicitamente collocato
nella tradizione della sinistra operaia, legame che lo porta ad essere una figura
vivacemente attiva in quella che con una espressione datata e portatrice di significati
contradditori pu essere identificata come sociologia di base. Oltre alle ricerche
sopraccitate si ricordi che nella seconda met degli anni 50 nascono una serie di riviste,
peraltro dalla vita editoriale piuttosto breve, quali Opinione e Ragionamenti, che si
fanno portavoce delle esperienze di questo tipo di sociologia politicamente schierata e
civicamente attiva: un tipo di esperienza sociologica-editoriale che sfocer nei pi
famosi Quaderni rossi e Classe operaia. Si tratta di supporti scritti per veri e propri
laboratori sociali che si ponevano come obiettivo quello di operare un riadeguamento
critico, teorico e metodologico, nella cultura italiana di sinistra, in modo tale da
rispondere alla necessit di distruggere la funzione culturale come attribuzione di una
classe speciale ad avanzare nel senso di una prospettiva politica antagonista (Campelli
1979).
Nel caso di Montaldi, parlarne come di sociologo tout court corrisponde ad elaborare un
espediente tecnico. E nellottica del pensiero dello stesso che unarticolazione del suo
discorso in chiave puramente sociologica parrebbe un non sense: Montaldi infatti non si
prende mai briga di separare pratica sociologica e prassi sociale20. Scrive in Militanti
politici di base (1971): Il nostro tempo il tempo dei militanti, non esiste mondo
possibile senza identificazioni di teoria e prassi militante. Se la ricerca sociale e
politica non pi sovrapponibile alla sicurezza e alla sufficienza delle interpretazioni
ufficiali, ma coincide invece con le lotte e con le esperienze di vita e di aggregazione
che la classe (altro termine che ci appare obsoleto e quasi estraneo) sperimenta nel
suo movimento concreto, allora la ricerca che si dice sociale deve essere ampia,
puntuale, e orientata, non solo teoricamente ma anche politicamente. Deve essere
concentrata su un tipo di indagine minuziosa e sulla consapevolezza della societ che
proviene dal basso. In questo modo, la ricerca fornisce (e, in questottica, anche suo
dovere fornirli) gli elementi per una prassi politica reale (nello specifico, di classe).
La ricerca imbevuta di necessit politica (Campelli 1979).
Allora, per Montaldi lidentificazione delloggetto sociologico anche lidentificazione
di una prassi politica, la conoscenza sociologica direttamente funzionale alla
prospettiva del movimento operaio e il marxismo una vera e propria sociologia
anticapitalista.
2.1.2 Luso delle storie di vita nella sociologia di Montaldi (e in Milano, Corea)

18

Ad esempio, Montaldi stesso a scrivere nellintroduzione di Una inchiesta nel cremonese (pubblicata
in Opinione nr. 2) che linchiesta in oggetto un lavoro ideologico e di accertamento della realt
attraverso la riflessione sui fatti quotidiani della politica socialista
19
Mi soffermer in questa sede esclusivamente su Danilo Montaldi, autore dellelaborazione sociologica
della ricerca. Per quanto riguarda la storia di vita di Franco Alasia, importante qui ricordare che oltre
ad aver collaborato con Montaldi, ha collaborato anche in pi di una ricerca di Danilo Dolci, e pi in
generale si occupato di storia del movimento operaio.
20
Purtroppo non mi stato possibile di capire se Montaldi ritiene questi due aspetti inseparabili in senso
stretto tanto dal punto di vista analitico quanto metodologico, oppure se inutile e infruttuosa.

11

Milano, Corea consiste di una parte di commento sociologico in senso stretto: la


narrazione sostenuta dallesposizione delle fonti statistiche di riferimento (ad esempio,
tratte dal censimento generale o comunale), rielaborate in tabelle utili al fine di illustrare
le caratteristiche formali/descrittive del fenomeno oggetto di studio, i numeri e le
conformazioni in cui si consolida. Le coree sono i quartieri residenziali sorti
nellimmediato hinterland di Milano (Corsico, Cinisello, Bollate, Rozzano) o nella pi
lontana periferia allinterno delle mura della citt (Porto di Mare, Quarto Oggiaro) dalla
diretta costruzione e mano dopera degli immigrati, che cos realizzavano la necessit e
il sogno di una casa a loro propria, anche per sfuggire a tutta una serie di problemi
riguardanti lalloggio precario. Tuttavia si trattava di agglomerati edilizi mancanti dei
servizi pi generali e sfuggenti a qualsiasi regola dettata dal servizio di igiene piuttosto
che dal piano regolatore. La Corea una cittadella cui manca il genius loci per essere
realmente definita tale, non solo dal punto di vista dei servizi urbanistici e sanitari, ma
in primo luogo dal punto di vista del senso di appartenenza a una localit che non sia
solo spaziale, ma anche locale. Si tratta di una cittadella menomata:
La Corea rimane una citt ottenuta per esclusione (78);
Limpressione di incompletezza del paesaggio si muta in un senso di squallore,
di desolazione: non basta avere un appartamento in una bella casa quando
lesistenza continua a svolgersi in margine agli agi degli altri (Alasia, Montaldi
1975: 113).
Uno spazio di vita la cui rappresentazione rimanda a unanalogia opposta a quella
dellAmerica (relativa a tante rappresentazioni circa il processo migratorio di massa
italiano tra il 1870 e il 1950), ma rimanda alla Corea, paese in cui negli anni
contemporanei al sorgere di questi agglomerati urbani intorno a Milano era in atto una
feroce e caotica guerra (1950-1953).
Per descrivere questi luoghi e le condizioni dei loro abitanti, nella prima parte della
ricerca sono utilizzati oltre a dati di tipo statistico, anche materiale documentario
provenente da periodici (di scala diversa), cos come le storie di vita, utilizzate di tanto
in tanto in virgolette durante la narrazione per dare voce al ragionamento sociologico,
oppure citate in terza persona tra narrazione e descrizione. Infine, e questa costituisce
laltra parte della ricerca, queste voci ritornano nella loro (supposta) integralit,
accorpate in un capitolo a s stante dal semplice titolo Storie di vita: in successione si
possono leggere le 35 biografie raccolte da Franco Alasia (altre 3 sono aggiunte nella
seconda edizione, a commento dellaggiunto capitolo Dopo la Corea).
Queste sono sotto forma autobiografica, di lunghezza diversa, riproposte in forma
(apparentemente) integrale e senza nessun commento introduttivo. Solo, in intestazione,
compare il nome del soggetto che parla (in alcuni casi il soprannome), let, e il luogo
geografico di provenienza (in quanto si tratta appunto di migranti): talvolta indicato lo
specifico paese, altre volte la regione, altre ancora solo unindicazione di tipo nord/sud.
Manca qualsiasi nota intorno al metodo di raccolta di queste autobiografie: dove Franco
Alasia ha incontrato gli intervistati? Quali i suoi interventi di intervistatore? Come ha
orientato lintervista? Su quale supporto ha raccolto le testimonianze? In fase di
trascrizione cosa ha omesso, cosa ha smussato, come ha riportato le forme extragrammaticali?
Queste domande aprono riflessioni non solo di ordine metodologico, ma anche
epistemologico che in parte ho gi trattato, e sulle quali mi soffermer ancora in seguito
(sono state affrontate ne La misre du monde). Per quanto riguarda Montaldi invece
largomento lasciato ai margini, quanto meno in Milano, Corea in quanto passano in
secondo piano rispetto alle finalit della ricerca, che quella di restituire e
problematizzare un fenomeno altamente complesso quale quello migratorio, nello
specifico della sua conflittualit di classe.

12

Le storie di vita raccolte, si pongono come testimonianze che, nella loro collettivit, si
riscattano dal particolare e servono a mettere in comunicazione una parte di storia
inconsapevole, mettendo in relazione tempi, conoscenze e valori privati, con tempi,
conoscenze e valori pubblici. In questo processo, la stessa struttura di presentazione
della ricerca, data dallunione di una parte istituzionale e di parte biografica,
presentando prima la parte pubblica, e poi linsieme di quelle private.
E nel complesso, mescolando le due parti, che la ricerca acquista valore, perch le
parole della descrizione della prima parte acquistano espressione e si completano grazie
a quelle dirette e non commentate della seconda. E il caso di quanto succede nella
descrizione dellimmigrato nella grande citt del nord (Milano) che non solo
rappresentato da un numero presente allinterno di una tabella statistica metodologia
giustamente utilizzata per tracciare un disegno del fenomeno nelle sue dimensioni
macro - ma che restituisce della persona lidentit, tanto a livello di attore individuale
(come , in ogni singola storia di vita), tanto a livello di attore collettivo. Il risultato
quello di rendere espressivit alla ricerca (e certamente non perch meramente
funzionale ai fini editoriali della ricerca, come ipotizza Raymond Boudon facendo
riferimento a tutta una serie di ricerche sociologiche la cui espressivit sarebbe la forza
preponderante (2002)) e realizzare la tensione scientifico-politica che il mandato della
sociologia di Montaldi. Questa tensione non pu che essere espressa dal linguaggio in
cui lautore parla sociologicamente. Si veda ad esempio la descrizione della condizioni
che portano allemigrazione: sebbene si riferisca a una congiuntura storico-politica
specifica, che quella italiana, del secondo dopoguerra, che muove dalla deprivazione
rurale e da quella meridionale, dalla mancanza di politiche in grado di tamponare questa
deprivazione e da una crescita industriale sregolata e geograficamente monopolizzata,
in grado di trascendere la specificit contestuale e tracciare contorni ancora attuali di
una condizione che per definizione di subalternit, indipendentemente dalle
declinazioni identitarie-nazionali che specificatamente la configurano. La figura
dellimmigrato apolide per eccellenza21 (e non a caso protagonista di processi di
riaffermazione identitari, spesso in senso etnico che rimandano a dimensioni
parzialmente inventate eppure necessarie).
Lobiettivo principale di questo autore, infatti, quello di rispondere a una necessit
politica, e quindi anche la sua riflessione epistemologica e metodologica tende a
privilegiare le questioni coerenti con questo obbiettivo, e a plasmare una filosofia della
scienza specificatamente orientata.
Innanzi tutto, a Montaldi la storia di vita interessa in quanto testimonianza militante di
un elaborazione collettiva. Montaldi22 stato un vero e proprio militante collettivo
(Campelli 1979), nel senso che il suo interesse non verteva sullopinione di un singolo,
ma su questa in quanto elemento - magari anche minimo eppure necessario - di un
motore collettivo.
Elaborazione e movimenti collettivi di cui il ricercatore stesso fa parte. Lanalisi del
rapporto che intercorre fra ricercatore ed osservato non lasciata nellombra.
Piuttosto assume una rilevanza centrale, sebbene non sempre esplicitata nelle ricerche
stesse: va ricercata in una serie di articoli e saggi sparsi. In Uninchiesta nel cremonese,
pubblicata su Opinione nel 1956, Montaldi scrive Non esiste tra intervistatori e
intervistati la barriera (o la lusinga) di un diverso linguaggio, e in seguito nellarticolo
21

Per quanto problematica la relazione tra letteratura, materiale divulgativo o pop, e sociologia mi si
permetta qui di spezzare una lancia in favore di unottica cultural studista. Leggendo Montaldi,
immagini diverse eppure legate da un sottile ma forte filo conduttore mi riempiono la mente: dal film
Miracolo a Milano di De Sica (1951) alle immagini della recente occupazione, sgombro e manifestazione
della casa di via Lecco da parte di profughi somali e eritrei.
22
Danilo Montaldi morto nel 1975. Uso il verbo al passato quando mi riferisco strettamente alla persona
nella sua dimensione pi intima e individuale, uso il presente quando parlo del ricercatore. Si tratta di una
finzione narrativa, nel caso specifico della persona impossibile scindere le due dimensioni.

13

del 1958 Sociologia di un Congresso (scritto in riferimento al I Congresso Italiano di


Scienze Sociali), lipotesi di lavoro secondo la quale lintervista provoca un
cambiamento e la conricerca critica di una situazione favorisce una presa di coscienza
che contribuisce a liberarla dai suoi difetti, ormai stata positivamente verificata. Si
postula qui che il ricercatore non separato da una linea di confine esperienziale e
intellettuale da colui che intervistato, ma conricercatore, uno specialista partecipe
dello stesso processo cui collabora insieme agli intervistati.
Sin dal piano linguistico certo critico e fragile (forse utopico) il postulare
lannullamento della diversit tra ricercatore e intervistato, proprio a partire dal piano
linguistico. E importante per sottolineare che quanto meno in Montaldi il problema
posto (egli esplicita che anche solo a livello linguistico, formale e di contenuto, esista
una problematica distanza tra intervistatore e intervistato, che tende a ribadire una
relazione gerarchica e di potere, i cui utilizzi possono essere diversi); e attraverso la
formulazione della conricerca risolto. Certo, col senno di poi e soprattutto grazie
allapporto di tutta la riflessione fatta su questa relazione e in parte proprio a partire
dagli apporti di Pierre Bourdieu, che sottolinea come nella relazione di inchiesta ci sia
sempre un certa dissimmetria, proprio a partire dal linguaggio (espressione del capitale
culturale) diverso di intervistatore e intervistato. - la risoluzione in merito, pare una
risoluzione quanto meno incompleta. Ed anche per ri-bilanciare questa dissimmetria
che ne La misre du monde, contro ogni assodata regola metodologica, si cercher di
utilizzare intervistatori quanto pi vicini allestrazione sociale dellintervistato.
Tornando invece alle posizioni di Danilo Montaldi, e allutilizzo del materiale
biografico per assolvere allobiettivo di raccogliere una testimonianza militante di
unelaborazione collettiva nonch di permettere la conpartecipazione23, degli
intervistati alla ricerca, si noti che questo tipo di indagine scelta proprio perch adatta
a rivelare da un lato luniversalit di una condizione; dallaltro, e contemporaneamente,
perch permette che la relazione di intervista e le interviste una volta raccolte potranno
essere utili in primo luogo a chi di quella situazione attore protagonista. Il ricercatore
sociale non si deve limitare allempatico partecipazionismo
di derivazione
malinowskiana (che poi, come sappiamo grazie alla lettura dei diari postumi di
Bronislaw Malinowski si trattava di una finzione), ma piuttosto innescare ricerca,
partecipazionismo empirico, consapevolezza e autoconoscenza. Il ricercatore non
dovrebbe assolvere (meramente) ad un ruolo intellettuale pi o meno organico di
espressione dei contenuti di un gruppo (o di una classe) ma piuttosto farsi a sua volta
strumento: strumento scientificamente e politicamente disponibile ad un esercizio
collettivo24.
Secondo linterpretazione che ne d Enzo Campelli si tratta di una compartecipazione
scientifico-politica e non psicologico-etica, resa possibile da una effettiva presenza
teorica e pratica del gruppo in concrete situazioni di lotta sociale e politica ().
Pertanto sarebbe il velo filo rosso che lega in sostanziale unit il lavoro di Montaldi ed
in particolare della sua sociologia(1979: 36). La scelta di fare sociologia attraverso
lindagine biografica e con questa metodologia per Montaldi anche (forse, in primo
23

Riferimento a una compartecipazione attiva e consapevole si trova in Gramsci che auspica una
filologia (o sociologia, nella nostra reinterpretazione) vivente. (c.f.r Gramsci A., 1948, Il materialismo
storico e la filosofia di Benedetto Croce, Einaudi, Torino, pagg. 127-128).
Secondo linterpretazione di Guiducci (1956), contemporaneo di Montaldi, condizione essenziale della
compartecipazione che le ricerche, attraverso i canali organizzativi del movimento operaio (partiti,
sindacati, gruppi delle donne e dei giovani, ecc.) dovrebbero cointeressare gli osservati, che verrebbero
ad assumere anche il ruolo e la veste di conricercatori, partecipi dellindagine, al fine di ottenere
continue risposte che possono essere tradotte in sempre rinnovati strumenti di azione politica(Guiducci
R.,1956, Marxismo e sociologia, in Opinionenr.1).
24
Il che assonante con la proposta di ricerca-azione di Alain Touraine, assonanza di cui purtroppo in
questa sede non posso analizzare la profondit.

14

luogo) un gesto ideologico e politico, che testimonia il rifiuto dellautore di un certo


dogmatismo che volendosi scientifico in taluni domin e politico in altri, si allontana
invece dalla voce e dai contesti di quegli oggetti/soggetti stessi su cui si costruisce il
discorso, scientifico o politico che sia. Sempre Campelli commenta che linevitabile
faziosit della life-history si fa denuncia.
Nel caso specifico di Milano, Corea a essere oggetto di ricerca non strettamente
lesperienza operaia, ma lesperienza migratoria declinata nel suo fondamento di gruppo
di subalterni che necessitano non solo del pratico riscatto quotidiano - che coincide
strettamente con la sopravvivenza e il soddisfacimento dei bisogni vitali inclusi quelli
dei sogni, dei progetti e delle aspettative ma anche di costruire una autocoscienza,
processo che appunto - diventa possibile con la ricerca, e che della ricerca costituisce
il fine stesso.
Il ruolo delle storie di vita pertanto in Montaldi diverso da quello assunto in altri
autori, ad esempio Franco Ferrarotti25 e Luisa Passerini, che hanno utilizzato le storie di
vita soprattutto ai fini di raccolta documentaristica, e nei quali appunto assente la
scelta di un progetto tanto scientifico quanto politico a pervadere tutto il lavoro di
ricerca e a dare senso e spazio specifici ai documenti biografici e autobiografici. Luso
che viene fatto delle voci di uomini e di donne che sperimentano un durissimo destino
individuale (quella stessa Misre che ritorna a essere il cuore della ricerca nellopera qui
presentata di Bourdieu) non populista: non sono voci di vinti e di sconfitti. E questo
perch Montaldi quando da spazio alle loro testimonianze continua a credere nella
possibilit della presa di coscienza e del riscatto (socialista). O meglio, usando parole
non mie ma di Enzo Campelli, perch in Montaldi le storie di vita sono presentate con
piena comprensione sociologica, come momento dialettico di un movimento
complessivo che coinvolge la classe nella sua interezza come possibilit oggettiva della
classe.
Le storie di vita, cio, danno volto a uomini e donne in relazione a fenomeni sociali
altamente complessi ai quali sono correlati processi di esclusione, di rifiuto,
intolleranza, di marginalit. La critica al capitalismo cos non solo esplicitata ma
anche sostenuta e giustificata (Alasia, Montaldi 1975:42)
Pertanto le critiche alla sociologia di Montaldi non sono tanto da ricondurre
allinvadenza ideologica, sempre esplicitata, ma piuttosto a una sorta di ingenuit
epistemologica che porta a sottovalutare o evadere i problemi legati alla soggettivit
storica, politica e culturale del ricercatore. Certo questa mancanza di
problematizzazione da ricollegare al contesto storico, politico, culturale della
sociologia italiana contemporanea alla produzione di Montaldi, cos come al contesto
sociale e culturale italiano in senso generico: un contesto che dal punto di vista culturale
si mostrava per lo pi ostile nei confronti di una materia ancora nuova e poco definita,
pertanto poco compresa26. Allo stesso tempo la sociologia italiana stessa mancava
ancora di una riflessione su di s, sui propri riferimenti ontologici, epistemologici e
metodologici (di quella auspicata sociologia della sociologia invocata in Francia da
Pierre Bourdieu (1991)).
25

Franco Ferrarotti uno dei pochi sociologi che ad aver riconosciuto in tempo reale il valore delle
ricerche di Montaldi (c.f.r. 1975 Danilo Montaldi, una perdita amara per la sociologia, in la critica
sociologica nr 33-34)
26
Unaltra questione che mi pongo: oggi la sociologia di Montaldi ha perso - cos come la sua
generazione (c.f.r Gaber 2001), e quindi il suo modo di fare sociologia (un modo in cui intento scientifico
e prassi politica possono esplicitamente lavorare insieme) non risponde ai canoni o ai principi
epistemologici e metodologici sui quali la sociologia italiana mainstream accetta o esclude dalla propria
comunit (positiva, esplicativa, analitica, obiettiva). Ma se le cose fossero andate diversamente? Quale
sarebbe il commento che starei scrivendo? E quale la sociologia inclusa o esclusa dalla comunit
accademica?

15

Detto questo, svelato il punto di vista con cui in Montaldi viene affrontato il problema
dellalterit del ricercatore, e della relazione di potere implicita nella relazione di
intervista (relazione per cui comunque essa sia intesa, si rivela essere una arena
politica27), riprenderemo le riflessioni intorno a questi aspetti epistemologici
affrontando pi avanti il tema della violenza simbolica di cui secondo Pierre Bourdieu
la relazione di intervista, volente o nolente, complice. Si aggiunga in merito che in
Montaldi la mancanza stessa di campionamento delle storie di vita, quanto meno non
esplicitato o formalizzato, corrisponde alla scelta di scegliere chi far parlare e chi no: e
questo rileva la dimensione dellarena politica, e della violenza simbolica
inevitabilmente in atto. Se, citando Bourdieu, dire fare, questa scelta, tanto
politica quanto gli obiettivi politici esplicitati da Montaldi.
2.2 La misre du monde, a cura di Pierre Bourdieu
Mentre per quanto riguarda Danilo Montaldi mi sono soffermata su alcuni passaggi
chiave della sua specifica storia di vita, non far altrettanto per Pierre Bourdieu. Questo
non perch la relazione tra vita privata di questo autore e vita pubblica e/o accademica
sia meno intensa o meno piena di aspetti imbricati luno nellaltro. Piuttosto considero
che la produzione sociologica di Pierre Bourdieu, il suo pensiero sociologico e politico,
cos come gli aspetti biografici, sono di fatto pi noti. Pertanto espliciter in questa sede
solo quegli aspetti strettamente attinenti alla ricerca in oggetto.
La misre du monde una delle ultime ricerche pubblicate dal sociologo francese, prima
della morte nel 2002. Si tratta di una raccolta mastodontica di circa 40 interviste
biografiche, raccolte in Francia28, riportate nella quasi totale integrit. Le interviste sono
introdotte da una breve premessa in cui si chiarisce il contesto di rilevamento
dellintervista. Loggetto della ricerca la misre, resa in italiano meglio dalle parole
miserabilit, o sofferenza. Si tratta dell exprience douloureuse que peuvent avoir du
monde social tous ceux qui occupent une position infieure et oscure lintrieur dun
universe prestigieux et privilgi, esperienza tanto pi dolorosa dal momento in cui
partecipa a un tipo di universo deccellenza (occidentale, positivista, capitalista,
maschilista, bianco) rispetto allo spazio globale, a sottolineare linferiorit relativa di
chi la subisce e la incorpora.
Si tratta di una miseria di posizione, leggasi subalternit, la stessa posizione oggetto
delle ricerche di Danilo Montaldi: nel caso di Milano, Corea si tratta di offrire uno
sguardo sulla (e alla) miseria del mondo, non a caso le coree dellinchiesta sono luogo
in cui si esperisce miseria, come la miseria di una guerra, e su una eterogeneit di
posizioni allinterno di una stessa esperienza (quella migratoria) che si inseriscono in un
mondo relativamente ricco (quello milanese) del quale per non si riesce a partecipare
se non in una situazione di subalternit che non fa che sottolineare questa condizione
miserabile, quotidianamente.
Non si tratta della miseria in senso totale e assoluto. Se si fosse parlato di questo tipo di
miseria si sarebbe impedito di percepire e comprendere tutta una parte di sofferenze
caratteristiche di un ordine sociale che ha senza dubbio fatto indietreggiare laccezione
di Miseria in senso radicale, ma che, differenziandosi e specializzandosi, ha anche
moltiplicato gli spazi sociali che hanno offerto condizioni favorevoli allo sviluppo senza
precedenti di tutte le forme di piccole miserie (non per questo meno dolorose).
Il tentativo di forzare un oggetto espressivo in s allinterno di una ricerca strutturata,
quale pu essere semplicemente la struttura di una intervista, rappresenta di per s una
27

Intendo qui per arena uno spazio o un ambito definito di relazione, dove individui e gruppi competono
per il potere.
28
Ad eccezione delle due interviste presentate da Loc Wacquant The zone e Homeless in El Barrio,
tutte le interviste provengono dal campo francese.

16

rivoluzione disciplinare cui non pu che accompagnarsi una rivoluzione metodologica.


Vi sono allora in apertura e in chiusura della raccolta una serie di riflessioni di Pierre
Bourdieu a chiarimento e a sostegno tanto del metodo adottato nella raccolta delle
interviste, quanto intorno alle questioni di ordine epistemologico insite nella ricerca
sociologica in generale e che emergono con maggiore forza nellindagine biografica,
tanto pi nel caso specifico di una ricerca sulla misre. Queste note saranno qui
utilizzate per andare in profondit rispetto alle questioni che ho iniziato a sollevare
parlando dellopera di Montaldi.
Tornando alla ricerca curata da Bourdieu, le questioni attorno a cui si costruiscono gli
apporti epistemologici e metodologici scaturiscono dal domandarsi come sia possibile
tradurre la sofferenza e come si costruisca il rapporto tra intervistatore e intervistato. Ne
La misre du monde infatti locchio esterno del ricercatore sociale salta, ma questo
non significa che la teoria sia tradotta in metodologia senza difficolt. Nellintroduzione
alla ricerca, Bourdieu si indirizza al lettore per spiegare in breve e coincise righe lo
scopo del libro e la metodologia utilizzata per cercare di assolverlo: si tratta di
(ri)proporre le testimonianze di uomini e di donne rispetto alla loro difficolt di
esistere. In mancanza della possibilit di inserire in una rigida struttura le dimensioni
pi intime dellesistenza, gli interventi del ricercatore in merito alla presentazione della
ricerca saranno ridotti al minimo (sebbene non per questo meno importanti). Il
ricercatore pu per organizzare le interviste in modo tale che il lettore si tenga in
considerazione che La misre du monde innanzitutto unopera divulgativa e non
esclusivamente accademica29 possa accordare loro uno sguardo comprensivo,
comprensione che per Bourdieu fondamento e requisito del metodo scientifico (1993:
7).
La marginalit dellintervento del ricercatore non rende per il suo ruolo meno
importante: far si che i lettori possano, attraverso le interviste raccolte, comprendere la
dimensione sociale dei protagonisti delle interviste, un compito che impone
lintervento del sociologo con una analisi aussi difficile que necessaire. Il sociologo
deve dichiararsi, deve esplicitarsi, e deve riuscire a farlo con il minor numero di
dissimulazioni; al tempo stesso deve lavorare incessantemente perch il proprio
intervento possa essere dimenticato.
Questa direzione dello sguardo del lettore indicata ne La misre du monde da poche,
sebbene assolventi un ruolo decisivo, parole: dai titoli e dai sottotitoli alle singole
interviste, titoli e sottotitoli che peraltro sono quasi sempre rubati da proposizioni
emerse durante lintervista stessa. Questi dovrebbero avviare lo sguardo del lettore a
una comprensione sociologica, rimandando nellimmediato allintrecciarsi delle
dimensioni sociali e individuali dellintervistato, avvenimenti particolari del suo
percorso di vita, piuttosto che le dimensioni sociali e culturali in cui questo si
dipanato, la formazione scolastica, la traiettoria professionale, ecc.
Le interviste sono concepite, costruite e proposte come degli insiemi autosufficienti che
potrebbero essere lette isolatamente e secondo un ordine qualsiasi. Tuttavia sono state
distribuite nel libro secondo delle categorie (che si avvicinano ai mesocosmi che
Daniel Bertaux individua come oggetti danalisi privilegiati per lindagine biografica)
che raggruppano le persone in base alla condivisione di una spazio fisico. Questo
spazio pertanto diventa anche uno spazio relazionale e uno spazio di punti di vista che
trascendono i confini morfologico-spaziali e identificano uno specifico spazio sociale
(leggasi un luogo). Ad esempio le interviste relative a custodi di HLM (alloggi di
edilizia popolare), abitanti giovani e adulti, operai, artigiani e commercianti che
gravitano intorno a questo tipo di residenza saranno raccolti in una stessa sezione.
29

E questa scelta, di fare proprio pubblico non solo la comunit scientifica, risponde a unistanza politica
evidente.

17

Lo scopo dichiarato quello di operare due effetti. In primo luogo in questo modo
dovrebbe essere possibile fare apparire che i luoghi cosiddetti difficili sono in primo
luogo difficili da descrivere e da pensare(1993:9). Bisogner sostituire alle immagini
semplicistiche e unilaterali quelle di una rappresentazione complessa e multipla fondata
sullespressione delle stesse realt in discorsi differenti, talvolta conflittuali. In secondo
luogo, questo criterio dordine, dovrebbe permettere di abbandonare il punto di vista
essenzialista nel quale spesso e volentieri si situano tanto losservatore quanto il lettore
(unico, centrale, dominate, quasi divino (1993: 10)), a vantaggio di una pluralit di
prospettive che corrisponderebbero alla pluralit dei punti di vista coesistenti e talvolta
direttamente concorrenti che si instaurano in uno stesso contesto sociale, anche di
piccole dimensioni.
Ma lintervento del ricercatore non solo quello dichiarato, esplicitato nella premessa
alle trascrizioni delle interviste che di volta in volta i ricercatori, collaboratori di Pierre
Bourdieu, hanno fatto. C anche quellintervento tacito implicito e inevitabile alla
trascrizione stessa dellintervista e che fa subire al discorso orale una trasformazione
decisiva, e che riguarda la possibilit o impossibilit di trascrivere gli aspetti
sociolinguistici, la pronuncia e lintonazione, il linguaggio del corpo, i gesti, il
portamento, la mimica, gli sguardi, i silenzi, i sottointesi, i lapsus.
Il ricercatore per completare il quadro necessario alla restituzione dellintervista non
pu che ricorrere a un lavoro di scrittura che si presenta come indispensabile per
conciliare degli obiettivi duplicemente contradditori: da un lato rendere noti tutti gli
elementi necessari allanalisi obiettiva della posizione della persona intervistata e alla
comprensione delle sue prese di posizione senza instaurare una distanza oggettivante
che la ridurrebbe allo stato di riduzione classificatoria su modello di Linneo; dallaltro
adottare un punto di vista il pi possibile vicino a quello dellintervistato senza per
proiettarsi indebitamente in questo alter ego che resta sempre inevitabilmente un
oggetto, e farsi abusivamente il soggetto portatore della sua visione del mondo.
Questo punto della relazione tra sociologo e suo oggetto di studio ribadito con forza
da Bourdieu non solo nelle note epistemologiche presenti ne La misre du monde, ma in
generale del suo pensiero di sociologo: il ricercatore sociale deve adottare un punto di
vista il pi vicino possibile a quello dellintervistato senza per sovrapporsi a esso o
senza farsi portabandiera di un punto di vista che rimarr comunque proprio ed
esclusivo della persona intervistata. Riportato dal ricercatore quel punto di vista non
che una parzialit estratta da un tutto inafferrabile, la cui totale completezza rimane non
solo impossibile da cogliere ma anche di propriet esclusiva dellintervistato stesso.
(1993: 8).
In un certo qual modo, anche in Bourdieu il ricercatore nella relazione dintervista deve
compartecipare, ma limpresa che deve attendere quella di realizzare in ultima istanza
una oggettivazione partecipante (objectivation partecipante), impresa che riesce a
realizzare nel momento in cui, nella trascrizione e nella restituzione dellintervista,
riesce a dare le parvenze di evidente e naturale (e quindi sottomettere lingenuo al dato)
a delle costruzioni, quali sono le trascrizioni e le analisi, che discendono dalla sua
facolt di esercitare un potere sullintervista stessa che , inevitabilmente, pienamente
abitata dalla sua riflessione critica.
2.2.1 Comprensione e riflessivit nellintervista biografica
A conclusione del libro, in un capitolo intitolato Comprendre, che avrebbe lo scopo di
permettere al lettore di riprodurre nella lettura dei testi il lavoro di costruzione e di
comprensione di cui i testi sono il prodotto stesso, Bourdieu ritorna su alcune questioni
relative al ruolo del sociologo, e al suo mestiere, a come metterlo in pratica. Nello
specifico rende partecipi i lettori di come sono state raccolte le interviste, di come sono
18

stati scelti gli intervistatori, come gli intervistati, quali le ragioni che sottendono quello
specifico modo di portare avanti unintervista, quali le relazioni di potere (e i giochi
linguistici che li sottendono o che li esprimono) che intervengono nella relazione
dintervista biografica. Cos, Bourdieu ritorna su principi chiave della sua metodologia
(imbricare metodo e teoria, invocare una sociologia della sociologia) e su concetti
chiave della sua sociologia quale quelli di capitale culturale, di violenza simbolica, di
campo simbolico.
Credo infatti che non si esplori in maniera pi realista e pi reale la relazione di
comunicazione nella sua generalit che rifacendosi ai problemi inseparabilmente
pratici e teorici che sorgono nella specificit dellinterazione tra intervistatore e la
persona che intervistata.
Quasi tutti i manuali di metodologia che cercano di chiarire gli effetti che
lintervistatore pu provocare a sua insaputa mancano quasi sempre lessenziale,
probabilmente perch vogliono rimanere fedeli a dei vecchi principi metodologici
che si rifanno alla volont di mimare i segni esteriori del rigore delle discipline
scientifiche pi chiaramente riconosciute come tali (1993: 903).
Sebbene la relazione dintervista agita al fine della ricerca sociale si distingua dalla
maggior parte degli scambi delle relazioni ordinarie in quanto si pone come fine la
conoscenza, il carattere sociale dellessere relazione non sciolto, e come per qualsiasi
relazione sociale esercita degli effetti sui risultati e sulle parti che coinvolge. E vero
che lintervista scientifica esclude per definizione lintenzione di esercitare una forma
qualsiasi di violenza simbolica30 che infici le risposte, resta tuttavia il fatto che affidarsi
alla sola buona volont dellintervistatore non pu essere sufficiente per risolvere
liscriversi di molteplici forme di distorsione insite nella struttura stessa della relazione
dintervista (1993: 904).
Non solo si riscontra un problema di riflessivit. La riflessivit diventa per Bourdieu
sinonimo di metodo ma deve declinarsi in una riflessivit riflessa fondata
sullesercizio di uno specifico occhio sociologico, requisito base per esercitare il
mestiere di sociologo, e che permette di percepire e di controllare sul campo - durante
lo svolgersi stesso dellintervista - gli effetti della struttura sociale nel quale si compie
(1993: 904).
Si tratta di mettere in atto un tentativo di conoscere gli effetti che nellintervista si
possono produrre senza saperlo attraverso lintrusione sempre parzialmente arbitraria
che soggiace il principio dello scambio (incoraggiando certi discorsi, piuttosto che altri,
la maniera di presentarsi, etc.), e di misurare lampiezza e la natura della distanza tra
loggetto dellinchiesta cos come percepito e interpretato dallintervistato, e loggetto
che lintervistatore gli assegna.
Cos lintervistatore potr cercare di ridurre al minimo le distorsioni connaturate a
questo tipo di relazione, o quanto meno comprendere il valore del detto e del non
detto, cos come del dicibile e dell indicibile.
E lintervistatore che introduce le regole del gioco: si tratta di per s di una
dissimmetria che viene rinforzata dal corrispondente sociale del ricercatore ogni qual
30

Il concetto di violenza simbolica rimanda in primo luogo allimposizione di un linguaggio su un altro.


Pierre Bourdieu ne ha parlato soprattutto in relazione alle istituzioni scolastiche: limposizione di un
linguaggio (notoriamente quello della lingua borghese) da parte dei sistemi di insegnamento opera
unazione di violenza simbolica, selezionando dei significati e eliminandone altri conformemente alla
cultura dei gruppi o delle classi dominanti e cos confortando i rapporti di forza esistenti (Ansart 1990:
175).

19

volta lintervistatore occupi una posizione superiore a quella dellintervistato nella


gerarchia dei differenti tipi di capitale (e in particolar modo di capitale culturale): il
mercato dei beni linguistici e quello dei beni simbolici che si istituisce alloccasione
dellintervista varia nella sua struttura a seconda della relazione oggettiva tra
lintervistatore e lintervistato o tra i capitali di cui sono dotati (1993: 904). Lo stesso
accordo tra anticipazioni e previsioni di chi intervista e le aspettative dellintervistato
sono frutto di un atto di costruzione fondato sulla padronanza pratica della logica
sociale secondo la quale questo risultato costruito (1993: 915).
Prenant acte de ces deux proprits inhrentes la relation dentretien, on sest efforc
de tout metre en oeuvre pour en matriser les effetts (sans pretender les annuler).
Personalmente, ritengo che laccento sia stato mascherato dalluso della parentesi: si
pu solo un solo forte e significativo, denso di importanza - cercare di gestire gli
effetti della presenza di una latente violenza simbolica (o sociale) che sempre in atto.
Il sociologo pu cercare di assumere una sorta di non-coscienza, ideale regolativo in
base al quale misurare la propria abilit di scienziato. Non di meno sar partecipe di un
sistema di classi in cui violenza simbolica e riproduzione dei sistemi sono in atto.
Attraverso la capacit di instaurare una relazione di ascolto attivo e metodico,
leggermente contraddittorio, in cui associare la disponibilit totale nei riguardi della
persona intervistata alla sottomissione alla singolarit della sua storia particolare alla
costruzione metodica comune a tutta una categoria di cui si conoscono le condizioni
obiettive. Si tratta questo di un limite ideale, di una dialettica da mettere in pratica ma
impossibile da realizzare nella sua totalit (1993: 906). Bisogna tentare non solo di
controllare linterazione, ma anche di agire sulla struttura stessa della relazione di
intervista, quindi sulla struttura del mercato linguistico e simbolico, quindi sulla scelta
stessa delle persone intervistate e degli intervistatori. Nel caso specifico delle interviste
raccolte in La misre du monde, si deciso di scegliere gli intervistati (les enquets, per
la precisione) tra dei conoscenti degli intervistatori oppure tra persone che potevano
essere presentate da dei conoscenti sulla base del principio che la prossimit sociale e la
familiarit (una certa omologia, dunque) assicurano due delle condizioni principali di
una comunicazione non violenta. Salta il principio della distanza come principio
metodologico, a garanzia della messa in parentesi di norme, concetti e valori che
lintervistatore dovrebbe attuare per ottenere la non-coscienza che si conf al suo ruolo.
Questa distanza non misurabile dal punto di vista della familiarit pi o meno
presente, ma della capacita del sociologo di esercitare la riflessivit riflessa di cui sopra.
Allo stesso tempo una certa vicinanza ricreabile nel momento in cui il sociologo
senza fingere di annullare la distanza sociale che lo allontana dal soggetto/oggetto della
sua ricerca capace nei confronti dellintervistatore di se mettre sa place en pense
e cos cogliere il suo punto di vista (1993: 910).
Bourdieu precisa che questo processo non corrisponde al proiettare s stessi (ricercatori)
nellAltro intervistato cos come secondo un approccio fenomenologico, piuttosto al
donarsi a una comprensione generica e genetica di ci che pensa quella persona
(lintervistato).
Non solo, contro lillusione che consiste nel cercare la neutralit nellannullamento
dellosservatore bisogna ammettere che paradossalmente egli stesso non origina s
stesso spontaneamente, ma egli stesso il frutto di una costruzione, che si vuole realista
(1993: 916).
Il sociologo non pu ignorare il proprio punto di vista sullintervista, che un punto di
vista su un punto di vista. Egli non pu riprodurre il punto di vista del suo oggetto, e
costituirlo come tale, restituendolo nello spazio sociale, che a partire da questo punto di
vista (quello del sociologo): un punto di vista singolare e in un certo senso privilegiato,
dal quale discende la posizionalit attraverso cui cogliere en pense tutti i punti di vista
possibili.
20

Ed soltanto nella misura in cui il sociologo capace di oggettivare s stesso che egli
pu pur restando nel posto che gli assegnato nel mondo sociale portarsi en pense
nel luogo in cui si trova posizionato il suo oggetto e assumere cos il suo punto di vista,
e quindi comprendere e pensare come se fosse al suo posto (1993: 925).
La riflessivit non riguarda solo il ricercatore o lintervistatore (per il quale si tratta per
di un dovere metodologico). Poich lintervistatore contribuisce a creare le condizioni
perch venga portato in superficie un discorso al di l di quello ordinario discorso
probabilmente gi presente a livello latente nellintimo, alcuni intervistati coglieranno
questa situazione (che anche disponibilit, e dono) come unoccasione eccezionale
offerta loro per testimoniare e per portare la loro esperienza dalla sfera privata alla sfera
pubblica.
Ritornano alcune tematiche circa la dinamica che pu scaturire grazie allintervista
biografica, in grado di far scaturire un processo terzo di presa di coscienza della propria
condizione per lintervistato. Bourdieu parla allora di auto-analyse provoque et
accompagne: grazie allintervista il soggetto/oggetto di una ricerca riflette su s
stesso, operando un lavoro di spiegazione e di enunciazione, con una fortissima
intensit espressiva31, delle esperienze e delle riflessioni a lungo lasciate da parte o
represse.
Portare a coscienza dei meccanismi che rendono la vita dolorosa se non invivibile, non
significa neutralizzarli; portare alla luce le contraddizioni non risolverle. Ma per
quanto si possa essere scettici dellefficacit sociale del messaggio sociologico,
Bourdieu sottolinea come non si possa considerare nullo leffetto che la ricerca sociale
esercita. La ricerca sociale, e specificatamente la ricerca sociologica, facendo conoscere
largamente lorigine sociale collettivamente occultata del malessere in tutte le sue
forme, comprese le pi intime e le pi segrete, permette a coloro che ne soffrono di
scoprire la possibilit di imputare le loro sofferenze (miserie) a delle cause di ordine
sociale, e di sentirsi cos de-colpevolizzati (1993: 944).
La ricerca sociologica, e la scienza tutta, ha la possibilit di porre in essere lalternativa
tra un razionalismo dogmatico e totalizzante dellesistenza umana e un contrapposto
irrazionalismo nichilista aggrappato alle sole dimensioni estetiche della sofferenza. Ha
anche la possibilit di soddisfarsi di verit che, sebbene parziali e provvisorie, sono
conquistati tanto al senso comune quanto ai dogmi intellettuali e che sono in misura di
procurare i soli mezzi razionali per utilizzare pienamente i margini di manovra lasciati
alla libert, e cio allazione politica (nel senso pi stretto e civico del termine) (1993:
944).
3. A conclusione
Cos conclude ne La misre du monde Pierre Bourdieu, e cos qui concludo anchio,
ritornando su uno degli anelli di congiunzione tra le ricerche prese qui come pretesto per
illustrare uno tra i metodi di ricerca qualitativa, e di alcune problematiche
epistemologiche in seno a questo tipo di ricerca.
Lindagine biografica non strettamente un metodo, e certamente non una teoria. E
per una possibilit per non ridurre n i soggetti che danno forma al mondo a meri
automi, n i ricercatori a alchimisti rifugiati in un mondo parallelo rispetto a quello che
osservano, n la ricerca a sostanza impermeabile a ci da cui trae alimento e su cui
inevitabilmente si riversa.
C.R.
31

A questo proposito si veda la critica di Bertaux citata nel par. 1.3

21

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BIBLIOGRAFIA
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