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The rave

racconto di Mattia Zadra

Copertina & illustrazioni a cura di


Elena Napoli
elenanapoli94@gmail.com
Intro

La musica rimbomba in ogni angolo del capannone, trapassando orecchie e cervello alle persone
intente a ballare in preda alle reazioni chimiche.
Sono quasi le 3 del mattino, e la festa non nemmeno a met.
Salvo poche eccezioni tutti gli invitati sono paonazzi, strafatti e grondanti di sudore acido.
La musica suona.
Rimbalza contro le pareti.
Contro le mani levate al cielo.
Contro le fronti lucide di ragazzi poco lucidi.
in quel momento, quando la lancetta dei secondi fa scattare la lancetta dei minuti che fa scattare la
lancetta delle ore, che la musica si interrompe, lasciando un silenzio assordante ed una eco lontana
che persiste solo nella testa dei presenti.
Alcuni non si accorgono di nulla, e continuano a ballare agitando le braccia.
La maggior parte per si rende conto che c' qualcosa di strano, anche se non tutti sanno bene cosa.
La loro pi che altro una sensazione.
Come quando il tuo cervello coglie un dettaglio fuori posto che i tuoi occhi sembrano non farti
vedere.
questo l'effetto che il silenzio ha su di loro.
C' chi parla alla persona che ha accanto, facendolo per sottovoce, troppo perch gli sia possibile
esser sentito.
Qualcun altro invece si limita a guardarsi intorno con la bocca aperta e gli occhi che schizzano da
una parte all'altra, cercando la fonte di tanto stupore.
La musica si interrotta, ma non c' stato nessun guasto.
Le luci continuano a rimbalzare a tempo, sparate dai fari e riproiettate da lampadari, specchi e denti.
Tutto tace, e quindi tutti sentono distintamente una gola schiarirsi davanti ad un microfono.
Da qualche metro di altezza, appollaiato sulla sua piattaforma, il dj si affaccia a guardare i volti
delle persone.
Protetto dalla sua maschera, con il filo del microfono che parte da un punto imprecisato e va ad
infilarsi proprio all'interno di questa, lui si schiarisce di nuovo la voce.
Ora anche chi prima non si era accorto della fine della musica ha smesso di ballare, come se
riportato alla ragione da quel suono tanto normale e tanto sbagliato in quel momento.
Gli occhi, le orecchie, le bocche aperte.
Sono tutte per lui.
Tutte per il dj che per la terza volta si schiarisce la voce.
Poi finalmente si decide a parlare.
Dal suo trespolo, la voce distorta dalla maschera saluta il pubblico.
Nessuno risponde.
Tutti ascoltano in silenzio.
La voce riparte, con quella tonalit nasale ed innaturale, e dice che questa sera ci sar qualcosa di
nuovo.
Un evento unico nel suo genere, il primo al mondo.
Questa sera dice lanceremo la prima ed ultima edizione di un nostro nuovo concorso.
La voce dice che tutti possono partecipare, ed in maniera del tutto gratuita.
Le modalit di vittoria sono molto semplici ed insindacabili annuncia il dj.
Per vincere sar necessario essere il primo a morire, e bisogner farlo prima dell'arrivo della
polizia.
Per la prima volta si leva un leggero brusio, che per si interrompe quasi subito.
Nei 4 angoli della fabbrica troverete delle persone mascherate. Loro raccoglieranno i nomi delle
persone che vogliono partecipare, e distribuiranno una banconota da 50 a ciascuno. Le banconote
sono segnate, e da ora in poi saranno le uniche a valere qualcosa qui dentro. Gli spacciatori
lavorano per noi, e accetteranno solo soldi segnati. Il bar lavora per noi, e accetter solo soldi
segnati. Potrete usare quei soldi come vi pare, solo un aiuto che vi diamo a disposizione. Per
regolamento vietato uscire dall'edificio. Chi lo far sar automaticamente squalificato.
Le teste annuiscono all'unisono, formando un'onda d'assenso.
Il vincitore dice la voce distorta da sopra la consolle vincer la mia maschera.
Un'ovazione si leva istantaneamente a quelle parole.
Ora si sente un fremito attraversare l'aria.
I piedi saltellano.
Le mani vibrano.
Ovviamente ammesso il gioco sporco. Ora via, e che muoia il migliore!
La folla si spacca, diretta ai quattro angoli dell'edificio.
La musica riparte.
Il gioco ha inizio.
Al momento di prendere i soldi e lasciare il mio nome ho preso un sacco di gomitate, ma ancora non
ne sento gli effetti.
Sono troppo fatto per sentire il dolore, per non lo sono abbastanza per non rendermi conto almeno
in parte di cosa sta succedendo.
A fatica riesco a sgusciare oltre la calca, con i capelli e la faccia bagnate del sudore di qualcun altro.
L'aria che si respira piena di agitazione.
C' gente che corre da una parte all'altra senza sapere cosa sta facendo, e altri che invece si
guardano attorno cercando chiss cosa.
Ora oltre al sudore degli altri ho addosso pure il mio.
C' troppa gente che si muove, che suda e rende l'aria calda e pesante.
Mi strattono il colletto della maglia fino a sformarlo, ma non basta a farmi sentire meglio.
Vorrei uscire all'aperto, ma uscire vorrebbe dire perdere, quindi non posso farlo.
Devo sbrigarmi a trovare un modo per farla finita, cos poi sar libero.
Il tizio che era in fila dietro di me esce dalla folla barcollando.
Ci guardiamo e lo saluto con un cenno del capo.
Lui sorride.
Butta male eh? Stai di merda pare mi dice, ma io non riesco a rispondere.
L'aria che c' qui dentro basta a malapena per respirare, non posso sprecarla parlando.
Lo fisso sentendo i capelli appiattirsi sulla fronte.
Mi strofino la faccia e la asciugo come posso, e quando torno a guardare il tizio gli vedo tirare fuori
un coltello dalla tasca.
Il mio primo istinto quello di indietreggiare, ma il corpo non risponde allo stimolo e rimane
piantato dov'.
Col fiatone ed il sudore che comincia a piovere a terra sollevo un dito ad indicarlo.
Quel coltello mi farebbe proprio comodo ora, ma credo che voglia usarlo lui.
Il mio gesto attira l'attenzione di un ragazzo poco distante che sta cercando di scavalcare la fila.
Vedendo il coltello comincia ad urlare e strattonare gli individui che ha davanti, i quali sembrano
agitarsi ancor pi di lui.
Il tipo col coltello non fa in tempo a sollevarlo oltre il livello della cintura, che gi tre mani di
persone differenti gli stanno tenendo il polso.
Figli di puttana, lasciatemi stare! urla cercando di scrollarseli di dosso, ma non c' niente da fare.
Ora a quei tre se ne sono aggiunti degli altri, ed il coltello sparito dalla sua mano chiss dove.
Non ce l'ho pi io, bastardi! dice a quelli che gli si fiondano addosso alzando le mani.
L'attenzione di tutti si sposta su quell'agglomerato di braccia, teste e gambe che combatte per avere
il coltello, e cos io ed il tizio rimaniamo soli.
In tutto questo io non faccio nulla.
C' troppa poca aria qui dentro.
Ce n' a malapena per respirare, non posso sprecarla faticando.
Il ragazzo che aveva il coltello ora in lacrime.
Si nasconde la faccia tra le mani, ed io lo osservo.
Dovrei fare qualcosa forse.
Forse dovrei consolarlo, o che so io.
Con una mano mi sposto i capelli dalla fronte mettendoli di lato.
Boccheggio cercando di dire qualcosa, ma mi sento la bocca come fosse anestetizzata.
Non capisco nemmeno se sia aperta o chiusa.
Passiamo cos qualche minuto credo, e poi finalmente il ragazzo si leva le mani dal viso e torno a
vederlo in faccia.
La cosa mi rincuora, e mi sembra di sentirmi ridere.
Mi tasto le guance con una mano e capisco che sto sorridendo.
STRONZO! urla poi il tipo rivolto verso di me.
Il sorriso cade, ed io scuoto la testa.
COLPA TUA, PEZZO DI MERDA! ringhia sputando saliva.
Io non so cosa ho fatto, e cerco di spiegarglielo.
Ehi scusa amico ma guarda che il coltello mica te l'ho preso io, cio, mica sono uno che si frega le
cose, te lo avrei chiesto, davvero eh. Sono stati gli altri, li ho visti bene, erano almeno venti e io
sono stato qui e non ho mosso un dito, davvero eh.
La mia voce risuona limpida sopra la musica e le voci delle altre persone, ma lui non sembra
sentirmi.
Forse l'ho solo pensato, o forse incazzato proprio perch non l'ho aiutato.
Non lo so.
Mi guarda in cagnesco ed io sono un po' in soggezione.
Mi sta dando un po' fastidio, vorrei che smettesse, ma non glielo dico per evitare che si incazzi
ancora di pi.
Avesse il coltello ora probabilmente lo pianterebbe in gola a me invece che a lui.
Cerco di distogliere lo sguardo, e appena i miei occhi si scollano dai suoi lo vedo fare un balzo
verso di me.
Con dei riflessi che mai mi sarei aspettato da me comincio a correre alla cieca, sbracciandomi per
farmi largo tra la folla e trattenendo il respiro per non ritrovarmi la bocca bagnata di sudore
vaporizzato.
Corro fino a quando mi trovo davanti un muro, e dopo averci sbattuto contro comincio a correre
nella direzione opposta.
Quando arrivo dall'altro lato del capannone mi fermo.
Del tizio che mi inseguiva non c' traccia.
Non so nemmeno se mi abbia inseguito e se si sia fermato appena ho cominciato a correre.
Chiss cosa voleva da me.
Non me lo ricordo, ma in compenso ora sento che l'aria diminuita notevolmente.
Non avrei dovuto correre cos.
Sento i piedi viscidi dentro alle scarpe, come se stessero nuotando dentro una pozza.
Sospiro.
Mi manca il fiato, ma non posso uscire.
Scosto i capelli dalla fronte e li tiro dall'altro lato.
Mi asciugo la mano sulla maglietta, che nel frattempo diventata fradicia e si incollata ad ogni
centimetro di pelle a sua disposizione.
Devo trovare un modo di ammazzarmi prima che mi venga un colpo.
La prima idea che mi viene quella di attaccarmi ai cavi dell'elettricit.
So che non sarebbe tanto simpatica come cosa visto che farei finire la musica, ma io sarei morto e
nessuno potrebbe venire a rimproverarmi.
Alzo il naso verso il soffitto, e circa quindici metri sopra di me vedo i cavi che corrono dal
generatore fino alla consolle.
Sono troppo in alto, non ci arriver mai.
Abbassando un po' la mira per vedo un balconcino sopra il quale sistemata una colonna di
amplificatori.
Con i giusti appigli fin l dovrebbe esser possibile arrivarci, e a confermare la mia tesi vedo la testa
di un ragazzo sbucare da sopra i diffusori.
Mi avvicino alla parete e noto che ad avere avuto quest'idea ora siamo in tanti.
C' gente che cerca di arrampicarsi tenendosi a delle minuscole sporgenze di cemento, e altri che
provano a saltare fino alla ringhiera del balconcino dandosi la spinta con un piede contro il muro.
Avanzo qualche metro e cerco di arrampicarmi, ma ho le mani troppo molli e non riesco a fare
presa.
Fisso il muro studiando un modo per salire.
Ehi fa una voce accanto a me, ma non mi lascio disturbare.
Ehi ripete, ma io continuo a ignorarlo.
Se ti serve una mano a salire ti posso aiutare io
Mi volto a guardare il ragazzo che mi sta parlando.
Tu dammi i tuoi 50 e io ti faccio scaletta per salire dice serio.
Sento gli zigomi sollevarsi.
Comincio a rovistare tra le tasche, fino a quando trovo la mia banconota tutta stropicciata ed umida
del sudore delle mie cosce.
Lui la prende senza farsi problemi e mi invita a mettere il piede sulle sue mani.
Tenendomi con una mano al muro sollevo il ginocchio, ma mi manca la forza per tirarmi su.
Che cazzo stai facendo? Vai, alzati dice il ragazzo, per io proprio non ce la faccio, cos lui
chiama un suo amico ad aiutarmi.
Prova a sollevarlo tu che questo lesso gli dice.
Due mani mi afferrano per i fianchi e mi sento innalzare verso il balconcino.
Con uno scatto riesco ad appendermi alla ringhiera e scalciando arrivo ad appoggiare le ginocchia
contro una piccola sporgenza.
Guardo in basso e vedo il ragazzo a cui ho dato i soldi tenersi il naso, mentre il suo amico mi agita
contro un pugno urlando qualcosa che non capisco.
Perch oggi ce l'hanno tutti con me?
Lo vedo saltare e cercare di prendermi la caviglia, ma sono troppo in alto perch riesca a prendermi.
Facendo molta attenzione scavalco la ringhiera e sono al sicuro sul balconcino.
Qui ci sono altre tre persone.
Il ragazzo che ho visto prima sull'amplificatore sparito.
Probabilmente si gi lanciato.
Uno dei tizi davanti a me si arrampica fino in cima e si tuffa a volo d'angelo, finendo oltre dove
arriva il mio sguardo.
La fila avanza, e dopo di lui il turno di un altro, il quale si tuffa facendo una mezza capriola per
cercare di atterrare sul collo.
Pare di essere in piscina, quando da bambini si faceva la fila al trampolino e si cercava di fare il
tuffo pi spettacolare.
La fila fa un altro passo avanti, ed io aspetto.
Stare qui non tanto male.
L'aria sicuramente pi pulita, anche se non nemmeno lontanamente vicina all'esserlo abbastanza.
Il tizio in cima all'amplificatore scivola, e cade goffamente di sotto.
Stanno piovendo uomini dice una voce dietro di me.
Girandomi vedo che nel nostro personale metro quadrato di sala d'aspetto si sono aggiunte altre due
persone.
Il ragazzo che ha parlato avr s e no vent'anni, e mi guarda aspettandosi qualche reazione da parte
mia.
Io lo osservo.
Non mi pare di conoscerlo, per lo saluto col sorriso.
Stanno piovendo uomini. Come la canzone, hai presente? Ora stanno piovendo uomini sul serio,
ma non credo che fosse quello che intendeva la tipa bionda che la cantava aggiunge poi
ridendosela da solo.
Scoppio a ridere assieme a lui.
Non credo di aver capito cosa volesse dire, ma quello che voleva da me era che ridessi, cos lo
accontento.
Dietro di lui c' un altro tizio che sta lanciando di sotto tutti quelli che provano a raggiungere il
balconcino.
Anche lui sta ridendo, ma la sua una risata sadica che non mi piace.
La fila finita.
Il ragazzo che era davanti a me ora in cima all'amplificatore e sta urlando qualcosa.
Levatevi dalle palle! mi pare di capire.
Provo ad affacciarmi oltre la ringhiera, e vedo sette o otto persone pronte a prendere chiunque si
fosse lanciato di sotto.
A qualche metro di distanza ci sono i ragazzi che si sono tuffati prima.
Due di loro sono in piedi con la faccia irriconoscibile, mentre un altro steso a terra con l'osso della
gamba che gli esce di qualche centimetro dal polpaccio.
Sento due mani afferrarmi per i fianchi e sollevarmi oltre il parapetto.
Io mi lascio spingere, e poi volo.
L'aria mi accarezza la faccia, come quando da bambino mi tuffavo dal trampolino.
Sono felice quando mi schianto contro il pavimento rompendomi la clavicola.
Guardo in alto e sopra di me vedo i due tizi che erano in fila.
Si danno il cinque e sorridono, ed io sorrido con loro.
Mi ritorna in mente la canzone di cui parlava uno dei due.
It's raining men.
Stanno piovendo uomini.
Ora l'ho capita.
C' voluta meno di mezz'ora perch in giro si cominciasse a parlare di me.
Ora passando accanto ai vari gruppi di persone si sentono discorsi riguardo un uomo che ti prende i
soldi con la promessa di ucciderti e poi in realt ti frantuma la faccia lasciandoti svenuto per terra.
Passando accanto a due ragazzi ho sentito dire che questo uomo si fa chiamare Il cacciatore, e che al
posto della mano ha un pugno di ferro.
Ascoltando queste storie non riesco ad evitare di sorridere, perch io sono il cacciatore, ed il
tirapugni che stringo tra le dita il mio pugno di ferro.
Vago per la fabbrica in cerca di coglioni a cui spaccare il naso.
Del resto per questo motivo che sono venuto qui, spaccare il maggior numero di facce possibili.
Io la gente che frequenta questi posti la odio.
Sono tutti dei tossici del cazzo, pieni di buchi nelle braccia, di setti nasali otturati e negozi di
caramelle nello stomaco.
Fosse per me a questi raduni butterei una bomba, e tanti saluti a tutti.
Basta stronzi strafatti che vanno in giro pi morti che vivi a rubare nelle case di poveri lavoratori
onesti.
Basta piaghe sociali che corrodono da dentro prima la famiglia e poi tutti quelli che ci stanno
attorno.
La polizia dovrebbe fare come dico io, e allora s che vivremmo in un posto migliore.
Per la polizia se ne fotte, e dove non arrivano loro arrivo io.
Da quasi un anno seguo questi eventi con l'unico intento di fare piazza pulita di tutti questi parassiti.
Tante volte mi capitato di rincontrare persone a cui io ed il mio pugno abbiamo dato una ripassata,
ma mai nessuno di questi mi ha riconosciuto.
Il bello sta proprio in questo.
Sono tutti troppo fatti per accorgersi di quello che stai per fare loro, ed una volta che si risvegliano
con la mascella rotta in tre punti sono ancora troppo fatti per ricordarsi il tuo viso.
come sparare ai pesci dentro un barile, solo che questo da molta pi soddisfazione.
La pesca di oggi va a gonfie vele, merito anche dell'idea che ha avuto il dj.
Fare a gara per chi si ammazza per primo.
Non so che cazzo ha in testa certa gente, ma se la cosa va a mio vantaggio ben venga.
Dopo stanotte ci sar molta meno merda in giro, questo certo.
Cammino in questa valle di desolazione dove sento mormorare il mio nome, in cerca di qualche
altro coglione che mi offra i suoi soldi in cambio di una buona scarica di botte che lo lasci steso a
terra a sputare sangue.
Oggi non sono io a pescare.
Sono i pesci a saltarmi dentro la barca.
Il primo stato un coglione incontrato nei bagni.
Si era appena fumato dell'eroina, in mano aveva ancora la stagnola annerita dalla fiamma
dell'accendino.
Avr avuto s e no 17 anni, l'et di mio figlio.
Si alzato da terra, guardandomi con quei cazzo di occhi da tossico che ruba dal portafoglio della
madre.
Siamo rimasti a guardarci per qualche attimo.
Nel palmo gi stringevo il tirapugni, ed era questione di pochi secondi prima che partisse il primo
colpo.
Poi il coglione apre bocca, e mi fa Se ti do 50 tu mi uccidi?.
In un primo momento mi sono sentito spiazzato.
Non mi era mai capitata un'occasione del genere, e se c' una cosa che so per esperienza che se
qualcosa troppo bello per essere vero significa che non lo .
Il ragazzetto per poi ha ripreso a parlare, porgendomi la sua banconota scarabocchiata.
Tu mi uccidi, per poi devi portarmi fuori da qui, cos che vedano tutti che sono morto
Io ho preso i soldi e gli ho detto che s, va bene.
Far come vuoi ha detto il mio ghigno.
Povero stronzo.
Se credeva davvero che sarei andato a mettermi in guai del genere per 50 era davvero fuori strada.
Mi sono infilato i soldi in tasca e poi BAM.
Lo schiocco secco dell'osso che si frantuma.
Il leggero formicolio alla mano.
E poi il coglione che si accascia a terra privo di sensi.
Nel giro di cinque minuti altri due tizi nelle stesse condizioni mi hanno proposto lo stesso affare.
Io manco a dirlo ho offerto a loro lo stesso trattamento.
Gi uno.
Gi l'altro.
Cadono come birilli.
Non oppongono la bench minima resistenza.
Ora mi aggiro tra la folla, e sento un ragazzo dire che il cacciatore ha fatto questo ad un suo amico.
Cammino un altro poco e da una ragazza sento dire che il cacciatore ha fatto quest'altro al ragazzo
della sua amica.
Io passo loro accanto.
Li sfioro.
Respiro il loro fetore marcio di anime corrotte.
Quella puzza che una volta a casa cercher di levarmi sotto la doccia, ma che mi rester incollata
addosso come la pelle alla carne.
Il tempo passa.
questione di poche ore prima che arrivi la polizia, e per allora io me ne voglio essere andato da un
pezzo.
Ho bisogno di qualche altro stronzo da punire.
Di qualche altro volto da sfigurare.
Ragazzo o ragazza.
Maggiorenne o minorenne.
Non fa differenza, sono tutti uguali.
Guardo le facce che mi passano accanto, e dentro gli occhi di ciascuno vedo il viso di mio figlio in
lacrime che cerca di difendere il suo motorino.
Vedo il lato sinistro di quel viso accartocciarsi e cadere sul marciapiede.
Da allora non pi tornato quello di prima.
come quando stropicci un foglio e poi lo stendi di nuovo.
Potr assomigliare al foglio liscio e perfetto di prima, ma non lo .
Sento la rabbia montarmi in groppa, ed io mi lascio cavalcare.
Il sangue sul ferro che stingo nel pugno si sta seccando.
Me ne serve dell'altro.
Torno nei bagni, probabile che l ci sia qualcuno che ha bisogno di me.
Scavalco una ragazza svenuta davanti alla porta e le sferro un calcio nella schiena con la punta di
ferro dello stivale.
Il corpo ha un lieve sussulto, ma poi torna ad appiattirsi sulle piastrelle luride.
Il bagno deserto.
Strano.
Mi sciacquo la faccia al lavandino e da dietro sento qualcuno chiamarmi.
Psssst
Alzo lo sguardo nello specchio, e dalla porta di una delle toilette vedo sbucare la faccia di un tizio
che mi guarda.
Non rispondo, mi limito ad osservare il suo riflesso.
Con una mano mi fa segno di avvicinarmi a lui.
Vieni qui fa sottovoce.
Se ti do 50 tu mi puoi proteggere mentre cerco di impiccarmi con la cintura?
Sento un lato della mia faccia sollevarsi.
Certo gli dico andandogli incontro.
Proprio quello che stavo cercando.
Il tizio si fa da parte e mi fa entrare assieme a lui nella toilette.
Qui ad aspettarmi, oltre ad un cesso disgustoso, ci sono altri 3 individui che mi guardano in
cagnesco.
Uno di loro lo riconosco.
Ha il viso allungato verso il basso e non riesce a chiudere bene la bocca.
S, lui borbotta.
il ragazzo della stagnola.
Quello che si era fumato l'eroina.
Alzo il pugno per attaccare, ma intanto uno dei suoi amici mi pianta una siringa nel collo.
Sento il bruciore diffondersi.
Mi sento grugnire come un maiale.
Il tizio sfigurato mi guarda sorridendomi, ed io mi accascio contro il pavimento, avvolto dal piscio e
dalla merda di tutti gli stronzi ai quali avrei volentieri spaccato la faccia.
Mentre comincio a riprendermi l'unica cosa che penso che non voglio riprendermi.
Voglio restare accasciata a terra ignara di tutto ancora per un po'.
questione di attimi prima che ritorni la sensibilit al corpo, ma fino ad allora resto immobile,
sveglia ma con gli occhi chiusi.
Le palpebre abbassate mi difendono dall'esterno, ma non c' niente che mi possa difendere da quel
che ho dentro.
Lo sento ancora scivolare fuori e seccarsi tra le mie cosce chiuse.
I polsi cominciano a bruciare nei punti in cui una mano li stringeva entrambi, bloccandomeli.
Stringo gli occhi, e riesco a ricacciare indietro tutto, almeno per un po'.
solo un rinvio, prima o poi mi toccher farci i conti, ma sapere che non dev'essere ora mi
rincuora.
Cerco di pensare a qualcosa di bello, ma la mia mente non risponde.
Provo a concentrarmi sulla musica, ma la mia mente ritorna sempre l.
Alle mattonelle fredde contro cui sono spinta.
Alle braccia sollevate sopra la testa mentre la gonna sale fino ai fianchi.
Oltre la musica mi sembra di sentire ancora i grugniti della persona che mi stava facendo questo.
L'odio tenta di assalirmi, ma riesco a reprimerlo, almeno per un po'.
Se ne torna indietro, ad avvelenarmi il sangue, ma cos riesco a rimandare il momento della piena
consapevolezza.
Mi mordo le labbra, ma il sapore che vi sento mi fa smettere all'istante.
La sensibilit al corpo sta tornando, ed ora a farmi male la schiena, come se fosse stata presa a
calci.
Figlio di puttana penso.
Non gli bastato farmi quello ha fatto.
Ha voluto pure picchiarmi dopo.
L'odio torna all'attacco, ma stavolta non riesco a mandarlo gi.
Le dita cominciano a muoversi di nuovo, e cos pure la gambe.
Sento il lato della faccia appoggiato a terra umido e appiccicoso.
Apro gli occhi, e realizzo che per tutto questo tempo sono stata sdraiata davanti alla porta dei bagni.
Per entrarvi per forza di cose mi si doveva scavalcare con un passo, quindi impossibile che
nessuno mi abbia vista.
Mi hanno semplicemente ignorata.
L'ennesima tossica collassata avranno pensato, e da un certo punto di vista era proprio cos.
Non so di cosa fossi fatta, ma qualunque cosa fosse non l'ho presa di mia volont.
Mi alzo sulle ginocchia e una fitta mi trapassa la colonna vertebrale in un punto centrale della
schiena.
Pagherai anche questa bastardo. Le pagherai tutte. mormoro a denti stretti sollevandomi
completamente da terra.
Con una mano mi levo i capelli dal lato del viso su cui si erano incollati, sporchi di qualsiasi genere
di schifezza.
Sono ancora un po' stordita.
Mi gira la testa, ma riesco comunque a camminare.
Non so dove andare.
Vorrei cercare Sonia, ma ho paura che sia toccata pure a lei la mia stessa sorte.
Del resto il tizio che mi ha lasciata qui per terra me lo ha presentato lei.
Uno sconosciuto.
L'amico di un amico di un'amica.
Mi offre da bere e poi questo.
Come la pi classica delle storie da telegiornale.
Troppo banale perch possa accadere sul serio.
Perch possa accadere a te.
Eppure quando te ne accorgi tardi.
Avanzo mettendo un piede davanti all'altro, tenendomi con una mano al muro.
Cerco di stare dritta, ma non riesco a fare a meno di tenere la schiena un po' piegata in avanti.
Vago senza meta per un lasso di tempo che non saprei definire prima di vederlo.
lui.
ancora qui.
E vicino a lui ci sono Sonia e l'altro suo amico.
Chiacchierano tranquilli, sorridendosi.
Sento un tonfo al cuore vedendo la mia amica con loro.
Per un secondo penso che sapesse tutto fin da subito e che si fossero messi d'accordo, ma poi
ricordo che in principio era proprio lei quella titubante quando ci hanno invitate a ballare.
Sono stata io a spingerla tra le braccia del suo amico.
Poi ci hanno separate, e ci ritroviamo solo ora.
Resto ferma a distanza di sicurezza con le gambe che tremano.
Non so cosa fare.
Rivedere la faccia di quell'uomo mi ha sconvolta.
Vorrei solo piangere e sparire, ma invece raddrizzo la schiena ignorando il dolore.
Vorrei solo non essermi pi svegliata, ma invece vado loro incontro col passo pi sicuro e naturale
di cui sono capace.
Vedendomi arrivare Sonia dapprima mi sorride, ma poi cambia faccia.
Lara, va tutto bene? mi chiede preoccupata.
Certo, tranquilla le rispondo.
Ma successo qualcosa? Pietro ha detto che eri con lui e che a un certo punto sei sparita
Pietro.
I nostri sguardi si incrociano e si fermano uno nell'altro.
Dai miei occhi sento scaturire tutto il rancore che provo, mentre nei suoi non c' nulla.
Non vergogna.
Non paura.
Nulla.
Come se non fosse successo niente.
Mi guarda, e mi sorride pure.
S dico tornando a guardare Sonia.
Avevo bisogno di farmi un giro e prendere un po' d'aria
Ci hai fatti preoccupare dice la voce dell'uomo che non riesco pi a guardare.
S, infatti! concorda la mia amica.
Ora resta qui con noi dai. Andiamo a ballare
Solo un secondo. Prima c' una cosa che devo fare, poi torno le dico sottovoce, in modo che sia
soltanto lei a sentirmi.
Sei sicura?
S
Okay, allora ti aspettiamo qui.
Faccio per allontanarmi, ma poi la sento chiamarmi.
Ah, Lara!
Mi volto per vedere cosa voglia e le vedo mimare con le labbra la parola Grazie, mentre si stringe
al braccio del ragazzo che era sparito con lei.
Di nulla le dico, e torno ad incamminarmi nella direzione da cui ero venuta, sentendomi piantato
nella schiena lo sguardo del porco che, sono certa, sta ancora sorridendo.

Per i minuti che seguono cammino in preda ad una muta disperazione.


Non ho avuto la forza di dire che cos' successo, e da sola non ho la forza di vendicarmi.
Per le voci girano, e girando mi arriva all'orecchio la notizia che all'interno della fabbrica ci sono
delle persone che offrono il proprio aiuto in cambio di soldi.
I mercenari si fanno chiamare, e li si riconosce perch tutti portano la manica destra della
maglietta arrotolata fino alla spalla.
Questa potrebbe essere la soluzione ad una parte dei miei problemi.
Guardandomi attorno vedo un gruppetto di questi uomini fermo vicino ai bagni, in attesa che
qualcuno offra loro un lavoro.
Mi avvicino ad uno di questi e gli chiedo quanto vogliano per picchiare a sangue un uomo.
100 a persona mi risponde.
Ci penso un po' su.
Per quello che voglio io me ne servirebbero almeno tre.
Accettate anche soldi non segnati?
L'uomo scuote la testa.
Va bene. Torno appena racimolo quanto mi serve. Ho da farvi una richiesta per dico.
Cosa? chiede l'uomo.
Almeno uno dei tre che assumer deve essere frocio

Per raccogliere i soldi che mi servono sono costretta a subire ci che ho gi subito.
Sono costretta ad ingoiare dei bocconi amari da 10 calorie l'uno.
10 calorie.
Come una caramella.
Cambiano solo il sapore e la consistenza.
Tutto quello che mi sta accadendo ora non fa altro che aumentare la portata della vendetta che
consumer.
Ogni cazzo preso in bocca come se fosse il suo.
Ogni caramella mandata gi come se fosse stato lui a darmela.
Cinque volte si ripete il procedimento.
Cinque volte pi grande sar la mia vendetta.
Appena raggiunta quota 300 torno dal ragazzo con cui ho parlato prima.
passata quasi un'ora, ma non sembra essersi mai mosso da qui.
Ho i soldi gli dico.
Bene. Io ho trovato chi fa al caso tuo risponde.
Con un cenno fa avvicinare altri due tizi con la manica arrotolata.
Uno dei due grande quasi due metri, ed in cuor mio spero che sia lui il gay dei tre.
Ci scambiamo una stretta di mano con la quale gli faccio scivolare nel palmo le banconote.
Lui le controlla rapidamente e poi annuisce.
Indicacelo e ci pensiamo noi
In silenzio ci incamminiamo e li guido nel punto in cui prima avevo lasciato Sonia e gli altri due.
Come era prevedibile nel frattempo si sono spostati, ma non di molto, cos riesco a ritrovarli
facilmente.
lui. Quello con la giacca blu dico al pi alto dei tre mercenari.
Senza aspettare altro parte seguito dagli altri due, e senza troppi complimenti prelevano Pietro.
Io li seguo tenendomi un po' distante, cos da non farmi vedere da Sonia, fino a quando non si
fermano dentro ad un bagno.
Il capo dei tre sbarra la porta, isolandoci dal resto della festa.
Ora siamo solo noi.
Pietro cerca di liberarsi, urlando che ci dev'essere un errore.
Non si ancora accorto di me.
Il suo ultimo urlo viene strozzato da un colpo sordo assestatogli nello stomaco.
Dopo questo tutto d'un tratto diventa docile, tanto da inginocchiarsi a terra e smettere di dimenarsi.
Quando finalmente alza gli occhi e mi vede sembra capire.
Fa un mezzo sorriso, ma prima di riuscire a dire mezza parola la punta della mia scarpa gli spacca
entrambe le labbra contro i denti.
Cade qualche goccia di sangue sul pavimento, ma il suo sorriso ancora l.
La gatta sa pure graffiare allora dice mentre la sua bocca comincia a gonfiarsi visibilmente.
Io lo ignoro.
Guardo l'unico dei tre uomini con le mani libere e gli faccio cenno che pu procedere.
Tenetegli la testa alta e gli occhi aperti. Voglio che per tutto il tempo che durer sia costretto a
vedere me dico mentre gli infilano un calzino in bocca per attutire i lamenti.
Poi cominciano le botte.
Calci nei fianchi.
Pugni in faccia.
Pietro subisce, e dal calzino non esce nemmeno un lamento.
Ha gli occhi fissi nei miei, inespressivi.
Nemmeno quando gli calano i pantaloni tradiscono un'emozione.
Nemmeno quando il suo culo viene violato per la prima volta accenna a chiuderli.
Ci guardiamo come vittima e carnefice, senza per sapere chi sia l'uno e chi l'altro.
Il suo sguardo non cede, ed io sento che le cose non stanno andando come avrei voluto.
Un senso di insoddisfazione mi assale.
Quegli occhi mi stanno parlando, e mi dicono che non c' vendetta che possa soddisfarmi.
Per quanto si possa picchiarlo e violentarlo non sar mai la stessa cosa, perch la sua era comunque
gi una mente perversa.
La mia no.
La mia non lo era.
Per lo ora.
Quando lo capisco ci stiamo ancora guardando, e lui vedendo il mio cambio di espressione
comincia a ridere attraverso il calzino, sbavando sangue e saliva.
Comunque vada sono io la vittima, e lui lo sa.
Comunque vada lui il carnefice, e sa anche questo.
Comunque vada, chiunque sia dei due quello che subisce, io ho perso, e lui ha vinto.
La sfida cominciata da diversi minuti, eppure la corsa alle iscrizioni non ancora finita.
Persino io che non ho mai partecipato ad un concorso questa volta ho deciso di aderire.
Questo non vuol dire che mi impegner per vincere, e nemmeno che ci prover.
Per me sono solo soldi gratis, niente pi.
Da un lato del capannone osservo la gente in delirio.
Il dj ha diffuso una febbre euforica con questa sua idea, ma davvero non capisco come.
Morire per una maschera.
Persino io che di motivi per vivere non ne ho molti non ho preso nemmeno in considerazione l'idea
di ammazzarmi.
Un conto non avere motivi per vivere, un altro averne per morire.
Il suicidio una cosa seria.
Va fatto con criterio, no?
Eppure questo la gente sembra non capirlo.
Una coppia di ragazzi mi sfreccia accanto, quasi sfiorandomi.
C' mancato poco penso tirando un sospiro di sollievo.
Decido di spostarmi un po' pi a lato prima che qualcuno mi tocchi.
L'idea del contatto fisico mi terrorizza.
Antrofobia mi hanno detto che si chiama.
Certo questo non il posto ideale per chi ha questo tipo di problema, ma a casa da solo proprio non
riuscivo a starci.
Ecofobia si chiama, ed il motivo per cui non me ne sono mai andato a vivere da solo fino a
quando i miei non sono morti.
A riguardo alcuni ti diranno che avere un gatto ti aiuta ad uscirne, ma sono solo cazzate.
Avere cos tante fobie mi crea davvero tanti problemi.
Non so se esista la fobia delle proprie fobie, per sono certo di soffrirne almeno un po'.
Di nuovo delle persone mi passano accanto, facendomi trasalire.
Corrono tutti, come se correndo riuscissero a pensare pi velocemente.
Nei lampi di luci lanciati dai fari riesco a distinguere ben poco delle loro facce.
Due buchi neri dove stanno le orbite.
L'ombra di un naso.
Uno squarcio pieno di denti.
La gente sembra impazzita, e con la ragione ha perso anche il proprio aspetto umano.
Gli unici che mantengono un po' di umanit sono i mercenari.
Loro se ne approfittano.
In questa situazione ci sguazzano.
Certe persone li pagano per arrampicarsi fino a dove c' il dj e rubargli la maschera.
Altri invece li pagano per impedire che qualcuno ci arrivi prima di loro.
I mercenari sono divisi in due eserciti: uno di attacco e uno di difesa.
E allora ecco che ovunque si vedono torri umane elevarsi al cielo nel tentativo di arrivare alla
postazione del dj, e per ogni torre che si alza arriva un'onda di persone sotto che cerca di buttarla
gi.
Una volta caduta una torre se ne forma un'altra, e qualcun altro butter gi pure quella.
E avanti cos.
un ciclo continuo.
Un alternarsi di fare e disfare senza fine, perch nessuno dei mercenari ha interesse nell'arrivare alla
fine.
Il gioco deve continuare, perch se qualcuno vince loro perdono tutti.
Cos si spiega come mai le torri non arrivino mai fino in cima, nemmeno quando sotto non c'
nessuno ad impedirglielo.
tutta una farsa.
Tutta una finzione.
In questa grande recita nessuno si fa male, perch anche cadendo da diversi metri d'altezza sai che
sotto c' qualcuno che ti vuole vivo perch non ti vuole morto.
guardando una torre cadere sento qualcosa montarmi dentro.
Cresce, come il ritmo della musica.
Sempre di pi.
Ad ogni colpo dei bassi sento come se il cervello si stesse allontanando dal resto del corpo un passo
alla volta.
All'improvviso ho voglia di essere in cima a tutte quelle persone.
Proprio io, che da sempre soffro di vertigini.
All'improvviso ho voglia di fare a botte.
Proprio io, che non ho mai preso parte a una rissa.
Adesso di tutto questo non me ne frega niente.
A fanculo le vertigini.
A fanculo la paura di un naso rotto, e a fanculo tutte le mie cazzo di fobie.
Ora mi sento come se potessi fare qualsiasi cosa, ed fantastico.
Senza accorgermene mi arrotolo la manica sinistra fino alla spalla, e raggiungo un punto della
fabbrica in cui ci sono altri individui che attendono, pure loro con la manica avvolta.
Passano meno di cinque minuti prima che qualcuno mi venga a parlare.
un ragazzo giovane, con una s sibilante causata dal fatto che la met inferiore della sua faccia
non combacia con quella superiore.
Mi servono tre persone mi dice.
Dovete sistemare un uomo
Annuisco, e da un punto che sta poco dietro ai miei occhi ascolto la mia voce dire Okay.
Il tizio fa cenno ad altri due di seguirlo, e ci incamminiamo mentre ci spiega com' fatto questo
individuo.
Si fa chiamare il Cacciatore. alto e abbastanza grosso. Ha un cappotto lungo, ma lo si riconosce
perch probabilmente il pi vecchio tra quelli alla festa.
Mentre ci parla la sua espressione cambia.
La voce cala di tono, fino a sparire.
Eccolo fa indicando un uomo che sta puntando verso i bagni.
Vedendolo acceleriamo il passo, e vi entriamo prima di lui, scavalcando una ragazza svenuta a terra.
Ci rinchiudiamo dentro una toilette, sentendo i suoi passi seguirci e fermarsi davanti ai lavandini.
Uno dei rubinetti si apre.
Io e gli altri mercenari ci guardiamo.
Uno mi porge una siringa, ed io che ho da sempre paura degli aghi la prendo senza fare una piega.
Poi lo stesso tipo apre la porta e comincia a chiamare il cacciatore.
Psssst
Silenzio.
Vieni qui gli fa sottovoce.
Se ti do 50 tu mi puoi proteggere mentre cerco di impiccarmi con la cintura?
Da fuori si sente una voce profonda accettare, ed i passi si avvicinano.
La porta si apre di quel tanto che basta per farlo entrare, e poi subito si richiude.
S, lui
Appena ricevo la conferma dal ragazzo pianto la siringa appena sotto l'orecchio del Cacciatore, e
questo in un attimo steso a terra.
Portiamolo via dico.
Mi avvicino al corpo svenuto dell'uomo e lo giro per sollevarlo.
Appena il suo viso incontra il mio i nostri sguardi si incrociano.
Sento il sangue defluirmi dalla faccia.
un uomo normale, ma guardandolo negli occhi diventa grande tre metri.
Non riesco a muovere un muscolo mentre le sue mani enormi si chiudono attorno alla mia gola.
Provo a respirare, ma ogni via chiusa.
Anche l'aria che avevo nei polmoni sembra esser scomparsa.
Ci vogliono due persone per staccarmelo di dosso, ed altre due punture per sedarlo completamente.
Pezzo di stronzo biascico con la voce strozzata mentre mi massaggio il collo.
Quando finalmente siamo sicuri che sia privo di sensi lo solleviamo e lo trasportiamo in una stanza
poco distante dai bagni.
Che ne facciamo ora? chiede il tizio della siringa lasciandogli cadere a terra la testa senza troppi
complimenti.
Non possiamo ammazzarlo gli risponde il ragazzo sibilante.
Direi di chiuderlo qui dentro e lasciarlo trovare alla polizia. Magari mettiamogli qualcosa nelle
tasche, tanto per metterlo un po' pi nella merda. Qualcuno di voi ha qualcosa? chiede il
mercenario che fino ad ora era stato in silenzio.
Io ho dell'eroina fa il nostro cliente Per prima lasciatelo un po' a me.
Io e gli altri due teniamo chiusa la porta mentre il ragazzo si sfoga contro il corpo esanime del
Cacciatore.
Lo riempie di calci in ogni punto del corpo, ma si vede che nel farlo non del tutto a suo agio.
come se si stesse trattenendo.
Come se avesse paura che colpendolo troppo forte quello possa risvegliarsi.
Dopo un calcio nelle costole dal corpo steso a terra si sente arrivare un borbottio.
A quel suono trasaliamo tutti, io compreso.
Probabilmente era solo un po' d'aria che veniva spinta fuori dal colpo ricevuto, ma siamo tutti
d'accordo nel decidere di andarcene e lasciarlo l com'.
Una volta fuori sbarriamo la porta, e presi i nostri soldi ci disperdiamo.
Guardo la folla illuminata a intermittenza.
Il respiro mi si fa pi rapido.
Di nuovo sento la musica vibrare sottopelle.
Di nuovo sento quella sensazione di invincibilit.
Poco distante da me una torre si sta alzando, ed io mi ci lancio contro.
Il dolore alla milza mi costringe a fermarmi, e solo ora mi accorgo di quanto mi bruci il viso.
Ho la pelle coperta di graffi.
Un lato del volto ha perso la sensibilit, e passando la lingua nel punto in cui le labbra si incontrano
sento il sapore del sangue.
Figli di puttana, ancora un po' e mi strappavano la pelle dalla faccia mormoro ansimando.
Mi asciugo gli occhi, che non hanno ancora smesso di lacrimare dopo che qualcuno ci ha infilato
dentro le dita.
Mi hanno distrutto.
Non so in quanti fossero, ma me li sentivo tutti addosso, come api attorno al miele.
Urlavano.
Graffiavano.
Qualcuno mi ha pure morso un orecchio.
E questo solo per un cazzo di coltello.
Alzo lo sguardo cercando il tizio che stavo rincorrendo, ma scomparso.
Attraverso la mia vista annebbiata distinguo solo le sagome della gente che balla e di quelli che
corrono in giro cercando un modo per vincere il concorso.
Se non fosse stato per quel coglione lo avrei vinto io.
Se quello stronzo non avesse fatto la spia adesso tutto sarebbe finito.
Comincio a camminare facendomi largo in mezzo alla folla.
Devo trovare qualcosa con cui ammazzarmi prima che lo faccia qualcun altro.
Avanzo a testa bassa cercando qualcosa, qualsiasi cosa, che mi possa tornare utile.
Un oggetto affilato, non chiedo altro.
Ritrovare il mio coltello sarebbe il massimo, ma mi accontento anche di un pezzo di ferro
arrugginito.
Il meglio che riesco a trovare per una lattina di birra schiacciata.
La raccolgo e mi faccio scorrere lungo un dito la parte in cui tagliata.
Quel che ottengo un taglietto superficiale dal quale esce una timida strisciolina di sangue.
Non un gran che, ma si pu sempre provare.
Impugno la lattina e comincio a sfregarmela contro un polso.
All'inizio piano...
Lentamente...
Poi pi forte.
Sempre pi forte.
Sempre pi veloce.
Ignoro il dolore, fino a quando la punta di latta si piega, incastrandosi sotto la pelle.
L il dolore troppo forte, e mi strappa una smorfia.
Mi fermo.
Chiudo gli occhi e rallento il respiro.
Inspiro... espiro.
Inspiro... espiro.
Ora sono calmo.
Prendo la lattina con due dita e lentamente la estraggo dalla carne, lasciandola poi cadere a terra.
Guardo le goccioline di sangue che pian piano affiorano fino alla superficie della ferita e
cominciano a scivolare lungo l'avambraccio.
Niente da fare, a quanto pare questa non la serata giusta per morire.
Sar che non destino.
Sar che io in realt sono morto il 27 giugno scorso.
La morte pu arrivare con le forme pi diverse.
Quando arrivata da me era una ragazza bellissima, dall'aria elegante.
Eravamo ad una festa simile a questa.
Senza dire una parola mi venuta incontro, mi ha messo le mani al collo e mi ha baciato.
Siamo finiti nei bagni, con la gente che intanto fuori, stufa di aspettare, pisciava nei lavandini.
La cosa che ricordo con pi chiarezza di quella ragazza era al pulizia.
Era vestita completamente di bianco, e profumava di buono mentre le baciavo il collo.
Toccarla mi metteva un po' a disagio.
Avevo paura di sporcarla.
Comunque sia alla fine abbiamo scopato.
L'atto in s durato poco.
Questione di cinque minuti.
Forse meno.
Poi, mentre mi riallacciavo i pantaloni, ho sentito per la prima volta la sua voce.
Le parole che ha detto le ha pronunciate con un candore tale da renderle piacevoli, anche se in realt
non lo erano affatto.
Ritorno al mio braccio che sanguina.
Al mio sangue infetto che scivola lungo il polso e cade a terra.
Guardando le persone che mi stanno attorno ora finalmente riesco a capire quella ragazza.
Lei, cos bella e immacolata, era condannata a morte.
Come si pu sopportare un'ingiustizia tale?
Come puoi sopportare l'idea di avere meno da vivere rispetto a tutti gli stronzi che ti circondano?
S, ora mi chiaro il suo punto di vista.
Ora so perch lo ha fatto.
Con le dita mi asciugo il taglio sul polso, e passando tra le persone le infilo dentro ai bicchieri che
tengono in mano.
Spremo la pelle intorno al taglio.
Di nuovo pulisco il sangue con le dita.
Di nuovo infilo le dita dentro ai bicchieri.
Ripeto il gesto per quattro o cinque volte.
Una ragazza si mette a ballare davanti a me, strofinandomi il sedere contro il pacco.
La prendo per i fianchi, la giro e le metto la lingua in bocca.
Lei risponde al bacio, anche quando le mordo un labbro.
Anche quando la mia lingua passa dai tagli ai lati della mia bocca alla ferita che le ho appena fatto.
Lascio scivolare via le mie mani dal suo corpo, e lei riprende a ballare come se io non fossi mai
esistito.
Cammino.
Vado avanti.
Ripeto il giochetto delle dita dentro ai bicchieri un altro paio di volte prima che una sagoma stesa a
terra attiri la mia attenzione.
Le vado incontro, ma anche avvicinandomi non riesco a capire perch mi interessi tanto.
Quando sono ad un paio di passi dal corpo sdraiato vedo chi .
il ragazzo che stavo rincorrendo prima.
Lo spione.
Qualche minuto fa lo avrei voluto ammazzare, ma ora sono tranquillo.
Niente violenza.
La mia vendetta nei suoi confronti sar un'altra.
Lo osservo mentre sorride guardando il soffitto.
Sembra beato.
Mi chino un altro po', appoggiando le labbra contro il suo orecchio.
Ehi gli dico.
Tu poco fa senza volerlo mi hai salvato la vita facendomi rubare il coltello da quella gente.
Dal ragazzo steso a terra non arriva nessuna risposta, ma dai suoi occhi capisco che mi sta
ascoltando.
Salvare la vita a qualcuno ti fa sentire un eroe vero? Lascia che ti dica una cosa per. Sono tutte
stronzate. Negli ultimi venti minuti di vita in pi che tu mi hai regalato io ho contagiato quasi dieci
persone con la merda che mi porto dentro. Se poi consideriamo anche le persone che contageranno
loro senza saperlo allora il numero aumenta. Salvando la mia vita probabilmente sei diventato il
responsabile di un'epidemia di AIDS. Solo che a quest'eventualit nessuno ci pensa. Capisci cosa
voglio dire?
Mi allontano dal suo orecchio e torno ad osservarlo in volto.
Le mie parole non sembrano essere andate a buon fine.
Il ragazzo non ha cambiato espressione.
Continua a guardare il soffitto, sorridendo, come se non avessi detto nulla.
Sul viso ha dipinta una serenit che di solito non si vede nelle persone adulte.
Vederlo cos mi ricorda troppo un bambino.
Non riesco pi a provare odio nei suoi confronti, ma solo una grande invidia.
Ci penso su qualche secondo, e poi decido di sdraiarmi accanto a lui, anch'io guardando in alto.
Non so perch tu sia cos felice, ma pure io quando guardo verso il cielo mi sento bene. come se
ogni problema sparisse. Mi ricorda che per quanto possa sembrare grande un nostro errore noi
siamo pur sempre un cazzo di pallido punto blu in mezzo a tanti altri punti. Un minuscolo granello
di polvere sospeso in un raggio di sole. La verit che noi non valiamo un cazzo di nulla, n nel
bene n nel male, quindi forse hai ragione tu a stare qui tranquillo e fregartene. inutile prenderci
troppo sul serio, sia da vivi che da morti.
La musica continua ad andare, anche se gi da un p dietro alla consolle non c' nessuno.
Il dj ha lasciato il suo trespolo e ha cominciato a volare.
Cammina lungo il perimetro della fabbrica, in alto, sul poggiolo che da sull'interno.
Cammina nell'ombra, osserva, senza farsi vedere.
Io lo seguo, in silenzio.
Senza dire nulla.
Avanziamo assieme, sincronizzati.
Ad ogni suo passo corrisponde un mio passo.
Persino i nostri sguardi sono allineati.
Quello che vede lui quello che vedo io.
Il dj guarda ogni cosa con scrupolosa pazienza.
Guarda tutti, uno alla volta, nessuno escluso.
I suoi occhi passano dalla gente che balla alle persone che si calpestano l'un l'altra.
Dalla gente che corre alle persone stese a terra svenute.
Davanti a questo scenario sente di esser felice, e sotto la maschera gli si forma una smorfia simile
ad un sorriso.
Io anche se non sono felice lo assecondo, e sorrido insieme a lui.
Il dj sorvola le sue vittime girandoci attorno e aspettando che muoiano, come un avvoltoio.
Fa il giro della fabbrica una, due, tre volte.
Alla quarta decide di aver visto abbastanza e rientra nella sua camera, quella che lui chiama
camerino.
Io lo seguo, in silenzio.
Senza dire nulla.
Per un istante, mentre attraversiamo la stanza, il nostro sguardo si incrocia in un rettangolo di muro,
ma poi subito torniamo a guardare davanti a noi.
Una volta arrivato alla finestra che si affaccia sull'esterno il dj si ferma, ed io con lui.
Entrambi guardiamo fuori, dove mentre comincia a fare giorno gli uomini mascherati stanno
ammucchiando i corpi di tutti i vincitori della serata.
Se ne contano una trentina.
Forse qualcuno in pi.
Osservando i volti di quelle che furono persone il dj pensa a quanto sia stato semplice fare tutto
questo.
stato sufficiente prendere qualche piccola pillola rossa di SD2, polverizzarla e cospargerne alcune
banconote.
In condizioni normali nessuno prenderebbe in considerazione l'idea di uccidersi per vincere una
maschera, ma altrettanto vero che nessuno rifiuterebbe l'opportunit di avere dei soldi in regalo.
Ogni persona presente al rave ha ricevuto nelle proprie mani le banconote che lui ha preparato per
loro.
Con quelle stesse mani poi si sono sfregate gli occhi, grattate il naso o accarezzate le labbra.
Non servito altro.
Una volta a contatto con una parte sensibile del corpo l'SD2 comincia a fare effetto.
I due emisferi cerebrali nel giro di pochi minuti si separano, e si scordano l'uno dell'esistenza
dell'altro.
Scompare la ragione e resta l'impulso.
Scompare l'uomo e resta l'animale.
Un animale folle, che non ha paura di nulla.
Neanche della morte.
L'istinto di sopravvivenza, il primo, quello che ognuno di noi ha fin dalla nascita, viene cos piegato
dall'avidit e dai prodigi della chimica.
Vedendo tutti quei cadaveri accatastati uno sopra l'altro a questo che pensa il dj.
A questo e al fatto che la sua festa sia riuscita in pieno.
Un enorme successo, al quale non osava sperare nemmeno nei suoi sogni.
Questa serata rimarr nella memoria della gente per molto tempo dice accarezzando il vetro col
dorso della mano.
Un'ottima uscita di scena, non c' che dire
Fuori il Sole comincia a minacciare l'arrivo dell'alba, e con essa quello della polizia.
Entrambi ci allontaniamo dalla finestra e torniamo nel punto in cui poco fa i nostri occhi si erano
incontrati.
Tutti e due teniamo le mani appoggiate contro la ceramica di un lavandino malconcio, cercando la
forza di alzare lo sguardo dove non lo alziamo da tanto, troppo tempo.
Sento il suo respiro farsi pi rumoroso, esattamente come il mio.
Sento i suoi denti tremare, esattamente come i miei.
Trattenendo il fiato alzo la testa, e dritto davanti a me c' lui.
Dall'altra parte dello specchio il dj mi osserva, nascosto dietro alla maschera per la quale ormai tutti
lo conoscono.
La sua immagine trema per qualche istante.
Si ferma.
Poi trema di nuovo.
In nostro cuore batte a ritmo con la musica che viene dall'altra parte del muro mentre le nostre mani
si levano all'altezza del viso.
Le dita sfiorano la superficie liscia della maschera, senza per toccarla.
Io e il dj rimaniamo a fissarci ancora un po'.
Sento i suoi pensieri rimbombare nella testa, nitidi e sicuri.
Per tre anni il mio corpo stato il suo corpo.
Per tre anni ho sacrificato la mia esistenza in funzione della sua.
In questo tempo ce l'ha fatta, diventato famoso.
Il migliore.
Ma quando si raggiunge l'apice della carriera ci sono solo due cose da fare: andare avanti ed
assistere alla discesa oppure ritirarsi facendo in modo che la gente si ricordi di te.
Lui ha scelto la seconda, e questa sera la sua ultima sera.
Quella che lo render immortale.
Immortale mormora.
Le mani esitano ancora qualche istante, mentre fuori la musica consuma il suo requiem di vita
eterna.
Poi dallo specchio arriva un cenno.
Chiudiamo gli occhi.
Dal buio arriva la sensazione dell'aria sulla pelle.
Arriva la polvere che si scrosta dai muri e mi entra nelle narici.
Mi levo la maschera e mi maschero da me stesso.
Quando torno a guardare lo specchio quello che ci vedo riflesso sono io.
Lo sguardo stanco.
La faccia imperlata di sudore.
Il dj non c' pi, e gi ne sento la mancanza.
Sapere che questa volta sar per sempre mi fa quasi mancare l'aria.
Guardo la maschera appoggiata sul lavandino.
La accarezzo.
Faccio fatica a resistere alla tentazione di rimetterla, ma non cedo.
Mi allontano, e prima di andarmene le lancio un'ultima occhiata.
Un saluto agli ultimi tre anni della mia vita.
Un attimo dopo sto scendendo le scale.
A breve dovrebbe arrivare la polizia, quindi meglio fare presto.
Apro la porta e sono al piano di sotto, dove la gente sta ancora ballando.
Nessuno mi guarda.
Nessuno mi nota.
Va bene cos.
Cammino verso l'uscita, e la musica troppo forte perch mi accorga dei tonfi che provengono da
una porta qualche metro davanti a me.
Continuo ad avanzare, e sono troppo immerso nei miei pensieri per accorgermi che quella porta sta
lentamente cedendo sotto i colpi che le stanno dando.
Tre passi mi separano da essa quando finalmente i cardini si arrendono e si spalanca sbattendo
contro il muro.
Oltre la soglia si vede una figura scura venire avanti.
L'uomo esce lentamente e subito il suo viso incontra il mio.
Perde sangue dal naso, ha un taglio in fronte, ma quello che mi colpisce sono gli occhi.
Dentro tutto quel bianco non riesco a vedere nulla di umano e rimango paralizzato.
Dalla sua gola sento venire un ringhio soffocato che urla la sua rabbia.
Provo a muovermi, ma le gambe sono un tutt'uno col pavimento.
Zoppicando intanto l'uomo ha fatto un altro passo.
Ce l'ho davanti.
a un metro da me.
Non posso scappare.
La sua bocca si apre a mostrare i denti, come quella di un leone furioso.
Il leone poi alza la zampa.
Chiudo gli occhi.
Sento il contatto freddo del ferro mentre il suo pugno mi colpisce una guancia, spazzandola via.
Nel buio delle mie palpebre arriva il dolore e cadendo a terra comincio a perdere i sensi.
Una faccia nuova riesco a pensare prima di svenire.
Una faccia nuova per una nuova vita
La radiosveglia comincia a suonare, e dopo tre colpi a vuoto finalmente riesco a spegnerla con una
manata.
Uno sbuffo pesante mi esce dalle labbra.
Dalla canzone con cui ti svegli puoi capire che tipo di giornata ti aspetter, e oggi la stronza ha
pensato bene di svegliarmi con una bella canzone di merda.
Rimango con la testa appoggiata al cuscino per qualche attimo.
Cerco di raccoglierne i cocci, mentre l'emicrania si fa largo tra le imprecazioni per venire a farsi
sentire.
Sei di nuovo sveglio vecchio. Di nuovo sveglio, dopo 3 ore di sonno passate in un letto
matrimoniale di cui una met fredda da mesi ormai. Cos' che te lo fa fare?
Non ne ho la minima idea biascico con la bocca impastata.
Con un colpo mi libero dalle coperte e mi levo a sedere.
La tentazione di tornare a stendermi dura qualche secondo, ma poi mi alzo e barcollo fino alla
cucina.
Mi verso in una tazza il caff avanzato nella moka da ieri, il quale fa appena in tempo a scendermi
in gola che gi il telefono comincia a suonare.
dal lavoro che chiamano.
Dicono che si tratta di un'emergenza.
Cristo, questo significa che non arriver a fare la mia solita cagata mattutina, e se c' una cosa che
mi da ai nervi proprio l'uscire di casa senza aver scaricato la zavorra.
Due minuti dopo sono gi dietro al volante, con le occhiaie sotto ai piedi e l'umore pi nero
dell'asfalto.
Nel tragitto fumo tutto il tempo, accendendo ogni nuova sigaretta con la brace di quella appena
finita, mentre lampi del sabato sera appena trascorso mi ricordano quanto io sia caduto in basso.
Niente musica a farmi compagnia.
Non da quando hanno chiuso la stazione jazz che ascoltavo sempre guidando.
Amico mio, le cose per cui vale la pena di alzarsi al mattino stanno finendo una alla volta, ed
solo questione di tempo prima che finiscano del tutto dico allo sguardo stanco che mi osserva dallo
specchietto retrovisore.
Le mie stesse parole mi strappano un sorriso amaro.
Sarai pure vecchio, ma sai sempre qual il punto giusto in cui colpire mormoro.
Mi ci vuole un'altra mezz'ora prima di raggiungere il posto indicatomi, e quando arrivo trovo gi
alcune macchine della polizia parcheggiate.
Appena scendo dall'auto un ragazzetto troppo cresciuto, al quale Dio solo sa perch hanno
schiaffato addosso una divisa, mi viene incontro salutandomi.
Io per risposta gli offro il vaffanculo pi cortese che ho in repertorio.
Il bamboccio per un attimo rimane spiazzato, ma poi riprende a parlare.
Si tratta di una festa abusiva nella vecchia fabbrica di serramenti commissario. Da quando siamo
arrivati nessuno vi ancora uscito, e...
Mentre il tizio continua a parlare io gli passo avanti senza degnarlo di attenzione.
So esattamente dove siamo e so esattamente di che si tratta.
Non c' alcun bisogno che qualcuno me lo spieghi.
In lontananza sento provenire della musica, e mi dirigo in quella direzione.
Dopo qualche centinaio di metri mi trovo davanti il vecchio colosso abbandonato, dal cui interno si
sentono arrivare i bassi della musica.
I battiti di quel cuore che ha ripreso a battere solo per questa notte.
Appena arriviamo nel cortile faccio segno di fermarsi agli uomini che mi hanno seguito.
C' qualcosa che non mi convince in tutto questo.
Non sono mai riuscito ad arrivare cos vicino ad una di queste feste senza che qualcuno desse
l'allarme, ma non solo questo.
Che dici? Musica a parte, non ti pare un po' troppo silenziosa come festa, vecchio?
S, lo penso anch'io sento rispondere ad una voce timida dalla mia destra.
Mi giro ad osservarne il proprietario, il quale dopo esser stato fulminato dal mio sguardo si affretta
a buttare gli occhi a terra.
Io non parlo mai con gli altri.
Mai, a meno che non sia strettamente necessario.
Farlo solo una gran perdita di tempo.
Preferisco di gran lunga parlare da solo.
C' chi dice che da pazzi, e tra questi c' anche il mio medico, ma se non altro l'unico modo che
ho per esser sicuro di non parlare con un completo deficiente.
Come dicevo comunque, l'ambiente troppo silenzioso per i miei gusti.
Con le braccia dico agli uomini di accerchiare l'uscita, e appena sono tutti in posizione do l'ordine di
entrare.
Il portone principale si apre, ed io sono pronto ad aspettarmi la solita scena del delirio da fuga di
massa.
Il nulla che segue per conferma i miei sospetti.
C' qualcosa di strano qui.
Entro nella fabbrica, e quello che mi si presenta un cimitero al quale hanno dimenticato di mettere
la terra.
Centinaia di corpi se ne stanno stesi sul pavimento, immobili.
Cosa cazzo sta succedendo qui?
La musica troppo forte e non riesco a concentrarmi come vorrei.
Cristo Iddio, qualcuno vuole spegnere questo cazzo di casino?
Quando finalmente l'aria tace posso mettermi a riflettere su quanto ho davanti.
Ci sono tutte queste persone morte o prive di sensi.
Che cosa le ha ridotte cos?
Respiro a pieni polmoni e sento l'aria che entra farmi vibrare i peli del naso.
La prima cosa a cui viene da pensare a una fuga di gas, ma l'aria qui dentro mi sembra pulita.
Polverosa, ma pulita.
Inoltre non saprei proprio da dove potrebbe venire il gas.
Delle urla mi strappano ai miei pensieri, e girandomi vedo tre uomini in divisa volare come fossero
birilli, mentre un quarto cerca di domare quello che sembra essere l'unico superstite della serata.
Ci vogliono altri due uomini per immobilizzarlo e metterlo a riposo forzato.
Quando gli arrivo vicino ormai privo di sensi.
Questo l'unico testimone che hai che possa raccontarti cos' successo qui dentro. Tienitelo stretto.
Commissario mi chiama una voce alle mie spalle.
Commissario Dormer, stiamo controllando lo stato di queste persone e pare che siano tutte vive.
Sono solo svenute.
Commissario Dormer.
Ormai anche gli ultimi arrivati mi chiamano con questo nome convinti che sia il mio, quando invece
solo un soprannome che non ricordo pi da dove sia saltato fuori.
Il ragazzo mi fissa, ed io fisso lui.
Osservo la sua faccia.
Sar passata una settimana dall'ultima volta che quelle guance hanno incontrato un rasoio, e ancora
su di esse non si vede l'ombra di un pelo.
Cristo, pi invecchio e pi tutti mi sembrano dei bambocci.
Crede possa trattarsi di una fuga di gas? Perch il quel caso sarebbe meglio uscire il prima
possibile...
Il suo discorso si interrompe a met, mentre sotto il suo sguardo atterrito do fuoco ad una delle Pall
Mall che ho tirato fuori dalla tasca interna del cappotto.
Vai a farti un giro gli dico con voce rauca sputando fuori il fumo.
Il tizio subito si gira e si allontana.
Poi per mi viene in mente una cosa.
Ehi dico rivolto alla sua schiena.
Lui si gira, senza per avvicinarsi.
C' un cesso da queste parti?
S, da quella parte mi risponde indicando un punto dall'altra parte dell'edificio.
Non so quanto le piacer quello che c' dentro per aggiunge poi andandosene.
Piccolo stronzo, questo lascialo decidere a me.
Quando si tratta di fare una cagata non c' mica tanto da fare gli schizzinosi.
Attraverso la fabbrica fino ad arrivare alla porta indicata dal bamboccio, quand'ecco che dall'interno
ne esce uno tale e quale tenendosi una mano davanti alla bocca.
Non possibile fare tante storie per un po' di merda.
Appena entro mi rendo conto di che cosa in verit li turbasse tanto.
Steso in una pozza di sangue c' un ragazzo che ha quello che sembra un tubo che gli esce dal culo,
mentre qualche metro pi in l c' una ragazza che pare svenuta.
Mi inginocchio accanto al primo e gli prendo il polso, sperando per lui di non trovarvi alcun battito.
Il battito per c'.
Debole, ma si riesce a sentirlo.
Cerca di dormire pi che puoi, o magari di non riprenderti mai, perch quello che ti aspetta da
questo lato della barricata senz'altro peggio di quello che c' dove sei ora gli dico lasciandogli
andare il braccio.
Osservo meglio l'enorme supposta in acciaio inox infilata dov' a suon di calci.
Nella mia mente mi sembra di sentirli i tonfi del piede che gliel'ha spinta dentro in quel modo.
Decido di passare alla ragazza, e alzandomi le ginocchia fanno un gran chiasso.
Lei ad un primo sguardo sembra illesa, ma guardandola pi attentamente si vedono dei segni attorno
ai suoi polsi.
Dev'essere stata violentata.
Ed anche probabile che sia la fidanzata del tizio steso nel sangue.
Cristo, non riesco a immaginare cosa possano aver fatto per meritarsi un trattamento del genere.
Un crampo mi colpisce la pancia.
Maledizione, lo sapevo che avrei dovuto cagare prima di uscire.
Medito qualche attimo sulla possibilit di usare comunque il cesso nonostante la presenza di questi
due, ma poi decido che non il caso.
Non mi va di aggiungere merda alla merda.
Esco dal bagno e mi accendo l'ennesima sigaretta, cercando di soffocare quella nausea che nel
frattempo mi ha avvolto lo stomaco.
Coraggio vecchio. Respira, fai due passi. Non il momento di star male questo.
Decido di darmi retta, e comincio a muovermi lungo il muro, scavalcando la serie di corpi sparsi
ovunque sul pavimento.
Camminando noto che alcuni, a differenza degli altri, sono ammonticchiati uno sopra l'altro, e che
ciascuno di essi ha una manica della maglia arrotolata.
La destra, sempre la stessa.
Difficile che si tratti di un caso.
Volevano essere facilmente riconoscibili.
Di solito a comportarsi cos sono gli spacciatori, ma quelli che ci sono qui sono troppi per un posto
come questo.
Devo ricordarmi di questa cosa per quando sar il momento di fare le domande.
Farai meglio a prendere nota vecchio. Non ti puoi pi fidare della tua memoria come facevi un
tempo.
Odio avere ragione, ma cos.
Da una tasca tiro fuori la mia agendina, piena di anni e anni di appunti scarabocchiati qui e l.
Sulla prima pagina bianca che trovo mi segno le parole chiave manica arrotolata, e poi torno a
chiuderla e a metterla nel cappotto.
Riprendo a camminare mentre un altro mozzicone trova pace al suolo.
Non mi piace questo posto.
Non mi piace l'aria che si respira.
Odora di morte, anche se di morti non ce ne sono.
Un'altra fitta mi prende lo stomaco, questa volta un po' pi forte di quella di prima.
Maledetto curry dico a denti stretti.
Ora cammino leggermente piegato, tenendomi una mano contro il ventre.
No, cos non va.
Devo sedermi subito, o finir con l'appesantirmi i pantaloni.
Una volta a terra appoggio la schiena contro il muro, e mi rendo conto della patina di sudore che ho
sulla fronte.
Ci passo sopra le dita e le osservo brillare controluce.
S, a quanto pare hai ragione, sono vecchio. Ora persino una cagata mi fa sudare
Lascio cadere la mano, e pochi metri davanti a me vedo due tizi sdraiati uno accanto all'altro.
Sono due ragazzi, e hanno entrambi gli occhi aperti.
Provo ad avvicinarmi, ma da parte loro non c' nessuna reazione.
Non sono morti.
I loro petti si alzano e si sollevano normalmente.
come se fossero in trance.
Mi giro a guardare il punto del soffitto che i due stanno apparentemente fissando, ma non ci vedo
nulla di strano.
Si pu sapere che avete da sorridere voi due? chiedo senza ottenere risposta.
Senza che io me ne accorga uno dei miei uomini mi si avvicina.
Dice che hanno trovato qualcosa al piano di sopra.
Torno ad alzarmi, e nuovamente le mie ginocchia si concedono in concerto.
Seguo l'uomo per due rampe di scale, fino ad arrivare in una stanza dove ci sono altri due poliziotti
che ci stavano aspettando.
Non serve che mi dicano nulla.
Dalle loro facce capisco subito di che cosa si tratta, e trovo conferma della mia idea nell'oggetto
abbandonato sopra un lavandino.
La maschera.
Temevo che ci fosse lui dietro a questa storia, ma non credevo che avrei trovato un indizio tanto
evidente.
La prendo in mano, mentre nel riflesso dello specchio vedo gli uomini dietro di me distogliere
accuratamente lo sguardo.
Se lei qui lui non dev'essere molto lontano.
Torno ad appoggiarla sulla ceramica ingiallita e vado ad affacciarmi alla finestra, come
aspettandomi di vederlo qui fuori a salutarmi con la mano.
Ma lui non c'.
L'unica cosa che si vede da qui un cortiletto sul retro, completamente vuoto, fatta eccezione per un
telo bianco.
Qualcosa in quel telo mi accende una lampadina da qualche parte nella testa.
Quel telo bianco.
Troppo bianco per essere l da quando la fabbrica stata chiusa.
Dev'essere stato messo l di recente.
Andate a controllare cosa c' l dico ai miei uomini, i quali senza dire nulla escono dalla stanza.
Lentamente faccio ritorno anch'io al piano di sotto.
Faccio slalom tra i corpi inerti, mentre un'altra sigaretta prende fuoco tra le mie labbra.
Sono avvolto in mille pensieri quando da un punto imprecisato sento provenire un rumore
debolissimo, quasi impercettibile, che per mi fa fermare.
Rimango con le orecchie tese per circa un minuto, aspettando di risentire quella specie di rantolo
soffocato.
Passato questo lasso di tempo comincio a dubitare di averlo sentito realmente.
S che lo hai sentito, lo sai benissimo.
S, vero, ne sono convinto, ed un attimo dopo infatti eccolo che ritorna.
Questa volta sono pi rapido nel captare la direzione da cui proviene, e voltandomi verso il
pavimento vedo un ragazzo che sembra aver ripreso conoscenza, anche se conciato male.
Mi inginocchio accanto a lui, e appena gli sono abbastanza vicino sento qualcosa contrarmisi
all'altezza del petto.
Quel buco pieno di denti masticati che il ragazzo ha per bocca cerca di dirmi qualcosa, ma non si
riesce a capire una parola.
Da un punto lontano sento qualcuno chiamarmi, ma io con la mente sono da un'altra parte.
Un altro lamento del giovane.
Un'altra volta la voce che mi chiama.
Sarebbe bello essere sul serio da un'altra parte, vero?
Una mano mi afferra per una spalla.
lo stesso poliziotto che era con me prima al piano di sopra, e dice che sotto il telo sono stati
trovati pi di trenta cadaveri.
Merda.
come temevo.
Annuisco e con una mano gli dico che sar da loro tra un secondo.
Torno a girarmi verso il ragazzo steso a terra, il quale cercando di parlare mi fa schizzare un po' di
sangue sulle scarpe.
Cristo, si pu sapere che hai fatto? gli dico senza volere una risposta.
ol-pa i-a dice.
ol-pa i-a, pa-p.
Lo faccio tacere appoggiandogli un dito sulle labbra.
Cerco di ammortizzare il colpo, e questa volta due volte pi difficile di quella scorsa.
Questo il secondo figlio.
Il secondo figlio che finisce con l'ammazzare qualcuno, e tutto per colpa della malattia che io stesso
ho trasmesso loro mettendoli al mondo.
Allora vecchio, ora cosa conti di fare?
Curiosit:

La musica che suona il dj un industrial molto simile a quello dei Nine Inch Nails (le cui
canzoni sono state fonte di ispirazione nel corso della stesura del racconto).

Il Cacciatore ad un certo punto del suo racconto dice una frase che una quasi-citazione di
una frase detta da Aldo Raine (Brad Pitt) nel film Bastardi senza gloria di Tarantino.
La frase originale sarebbe Quando una cosa troppo bella per essere vera perch non vera.

La ragazza che compare nel flashback dell'Infetto appartiene ad una setta chiamata Le
Madonne bianche, che compare in un mio romanzo ancora in fase di stesura (s,
un'autocitazione, mea culpa).

Il discorso che l'Infetto fa alla fine del suo capitolo ispirato al monologo dell'astronomo
Carl Sagan in cui quest'ultimo, descrivendo una foto della Terra vista da 6 miliardi di
chilometri di distanza, definisce il nostro pianeta come un pallido punto blu e un
minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole.

La droga che il dj chiama SD2 un riferimento alla Substance death di cui Philip K. Dick
parla nel suo romanzo A scanner darkly. Le due droghe si somigliano per forma, colore ed
effetti.

Lo stratagemma attraverso il quale il dj droga le persone al rave ispirato a quello presente


nel romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa.

Il protagonista del capitolo extra soprannominato commissario Dormer. Questo nome


viene da Will Dormer, il detective interpretato da Al Pacino in Insomnia di Christopher
Nolan.

Alla fine del capitolo il commissario dice che il dj il secondo figlio che ammazza qualcuno
per colpa della malattia che lui ha trasmesso loro. La malattia in questione sarebbe il
disturbo bipolare dal quale lui stesso affetto, e di cui si accenna qualcosa in precedenza.
(Preferisco di gran lunga parlare da solo. C' chi dice che da pazzi, e tra questi c' anche il
mio medico)

L'intero racconto si basa su una sequenza numerica:


0 1-2 3-4-(5) 5 (5)-4-3 2-1 0

Ogni numero rappresenta un personaggio:


0 = DJ
1 = Tuffatore
2 = Infetto
3 = Cacciatore
4 = Mercenario
5 = Gatta*

In base alla disposizione dei numeri si distinguono il protagonista e la comparsa.


es. 1-2 = Tuffatore (protagonista) Infetto (comparsa)
(in 2 occasioni il 5 della gatta messo tra parentesi. Questo perch in quei due capitoli compare, ma in maniera passiva)

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