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EGEA SpA

Profilo dell'impresa economica nel nuovo codice civile


Author(s): Paolo Greco
Source: Giornale degli Economisti e Annali di Economia, Nuova Serie, Anno 4, No. 5/6
(MAGGIO-GIUGNO 1942), pp. 205-230
Published by: EGEA SpA
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/23234875 .
Accessed: 23/06/2014 22:08

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Maggio-Giugno 1942-XX

GIORNALE DEGLI ECONOMISTI


E
ANNALI DI ECONOMIA

Profilo dell'impresa economica


nel nuovo codice civile

Sommario: 1. Orientamenti economici della riforma legislativa. Rapporti fra diritto


ed economia. 2.11 libro del lavoro nel sistema del codice. e
Famiglia impresa
come istituzioni. 3. Concetto di istituzione e suo valore
il diritto pri
per
vato. 4. Concetto di impresa . Delimitazioni, 5.
distinzioni, aspetti. Figura
6. Diritti e poteri. 7.
dell'imprenditore. Responsabilit corporativa.
8. Ordinamento del lavoro 9. Le sociali. 10. Il
nell'impresa. imprese patri
monio dell'impresa e l'azienda.

1. L'opera della codificazione, che si compiuta test in Italia, poteva


apparire preannunziata e, almeno su certi punti, gi disegnata nella
massa delle leggi speciali che si era andata formando nell'ultimo ven
tennio.'Queste leggi per, oltre a dipendere pi spesso da motivi occa
sionali o contingenti, sono di solito sia nella ispirazione che nella reda
zione meno
ponderate, hanno sul panorama dei fenomeni sociali una
visuale pi ristretta e in definitiva, per quanto possano essere talvolta
espressione di certi indirizzi politici ed economici di carattere generale,
impegnano tuttavia meno il legislatore alla stabilit degli stessi. invece
nella codificazione, intesa come raccolta generale e sistematica di norme
dominate da direttive e-da princpi unitari, che si fissano, almeno nel
l'ambito del diritto privato, le linee e le posizioni fondamentali dell'ordi
namento giuridico di fronte ai problemi sociali. quindi ad essa che,
in tanto dilagare di leggi particolari e speciali, dominanti nelle giorna
liere contingenze della vita attuale, bisogna fissare lo sguardo per rico
noscere quegli orientamenti del legislatore, che vogliono rispecchiare i
motivi essenziali e costanti del sistema' sociale al disopra del mutevole
e dell'accidentale. Sotto quest'aspetto la codificazione pu apparire tanto
pi provvidenziale e benefica quanto pi essa sembra distaccarsi dalle
-anomale dei tempi in cui si compie.
Il nuovo codice civile italiano stato certo elaborato in uno dei pe
riodi pi difficili e si potrebbe dire meno propizi per un siffatto com
pito. Un altro codice civile, il francese, anch'esso coevo a tempi d'ecce

Anno IV serie). - Fase.


Giornale degli economisti e Annali di economia. (Nuova 5-6. 1

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zione, fu fatto per in condizioni pi favorevoli : fra il 1800 e il 1804,


in un periodo cio di qualche maggiore prosperit nella vita economica
e di una relativa stasi nelle agitate e bellicose vicende del regime na
poleonico. Per di pi le guerre, ancora in quei tempi, non producevano
tanti e cos gravi disordini
e perturbamenti come ne producono nel
sec. XX. Tuttavia il codice nostro ha saputo, come il codice fran
anche
cese, e forse con maggior merito, tenersi al disopra della tormenta e
'
salvaguardare, flettendole secondo lo spirito e le esigenze dei nuovi
tempi, quelle che il Vico direbbe le ragioni eterne delle leggi umane.
Si trattava di prendere posizione definitiva di fronte ai problemi pi
vivi e pi ricchi di contrasti ideologici, che si siano mai agitati nella
storia delle riforme sociali e legislative nel campo economico: scegliere
fra individualismo o comunismo, fra predominio del capitale o del la
voro, fra capitalismo privato o di stato, quindi fra impresa privata o
pubblica. La parte del codice dedicata alla disciplina dell'impresa e del
lavoro, che poi ha formato il suo libro V> era quindi la pi scabrosa,
perfino pi di quella dedicata alla propriet. Infatti i libri che regolano
i diritti reali, le obbligazioni, le successioni si fondano sopra una base
pi stabile di tradizioni, di esperienze, di esigenze della vita individuale
e sociale: una base che forma da millenni il patrimonio comune di tutti
i popoli civili in ogni clima geografico, storico e politico. Salvo i sistemi
utopistici, nessun progetto concreto di riforma e nessuna riforma perve
nuta ad attuazione hanno mai pensato di creare o ricreare una societ
che ignorasse il diritto privato e con esso e in esso gli schemi elemen
tari e fondamentali dei rapporti reali, obbligatori e successori. La portata
economica di questi pu essere ridotta di pi o di meno, e anche qui
fino a un certo limite, ma i caratteri essenziali degli istituti hanno offerto
nei tempi e offrono tutt'ora ben poco margine alle variazioni, al punto
che se si legge per es. nel codice civile sovietico, senza badare a questo
secondo appellativo, la disciplina, poniamo, del diritto di propriet o della
compravendita, si potrebbe anche pensare di avre per le mani un codice
di buona marca individualistica, magari pervaso da un maggiore senso
di socialit. Ma quando si tocca il problema degli strumenti e dell'orga
nizzazione della produzione e degli scambi, quindi dell'impresa, le basi
di un assetto sociale possono essere radicalmente trasformate o sovver
tite con il loro trasferimento dal piano del diritto privato, mediante la
socializzazione o statizzazione, al piano del diritto pubblico, riuscendo
poi in definitiva, e per questa via, a svuotare di una gran parte del loro
valore economico i diritti soggettivi privati.
Abbinato alla c. d. questione sociale, per quanto sia suscettibile di
porsi anche indipendentemente da essa, un altro problema storico,
ritornato in questi anni di piena attualit, sul quale, e di fronte alle

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tendenze che si affermano intorno alla sua soluzione, un codice civile


non pu fare a meno di orientarsi. E il problema dei rapporti fra mo
rale, politica, diritto ed economia.
Fra queste varie forze regolatrici della la morale, come
vita sociale,
si sa, rivendica una posizione di assoluta indipendenza e superiorit.
Politica e diritto normalmente si proclamano ispirati da essa, anche se
nella realt se ne discostino o se la politica pretenda di avere una mo
rale sua propria (1). L'economia invece, come scienza pura, per bocca
dei suoi maggiori rappresentanti, quali, per tacer d'altri, Pareto e Pan
taleoni, riconosceva una volta la propria autonomia rispetto alla morale,
fondandosi sul postulato edonistico. Oggi per anche l'economia tende
a porsi sotto l'egida della morale, e mutando il suo postulato col sosti
tuire al primo quello dellarispetto limitazione
ai fini (2), dei mezzi
invoca dalla filosofia l'assegnazione morale
degli stessi (3), sebbene.il
pi delle volte pi che i filosofi siano i politici che glieli assegnano.
In realt tanto la mrale che la politica possono influire, come hanno
sempre influito, sulla condotta economica degli uomini, attraverso due
vie: una quella della persuasione spontanea (coscienza etica, coscienza
politica), l'altra quella del diritto, per il tramite e con la forza del
quale si possono imporre comportamenti conformi a sentimenti morali
o a programmi politici (4).
Tradizionale, e ancora di stile nei trattati, la concezione che risolve
il contenuto del diritto nel cos detto minimo etico (5), che si di
rebbe il concento classico del liberalismo, contro il quale non occorre
ricordare quali e quante critiche si siano venute svolgendo e sviluppando
negli ultimi decenni. Una delle pi diffuse e delle pi fondate sta nel
considerare che nemmeno la tutela di un minimo etico pu dirsi rea

(1) Sull'argomento v. Gentile, in rivista Leonardo, 1934; e'in altra direzione


Rensi, Lineamenti di filosofia scettica, Bologna, Zanichelli, pag. 138.
(2) Einaudi, Morale et conomique, in Revue d'conomie politique , 1936,
pag. 289 e segg.

(3) Vito, Morale et conomie, in Revue d'conomie politique, 1937, pag. 43 e


segg., ma sull'appello ai lumi filosofici, v. le sagaci'considerazioni del Passerin D'En
trves, Morale, diritto ed economia, in Studi nelle scienze giuridiche e sociali,
Pavia, 1937, pag. 15 dell'estratto.

(4) Questi rapporti sono stati bene stabiliti dall'EiNAUDi, loc. cit., col dire che
la morale a la haute main sur le droit et le droit sur ; solo che
l'conomique
in una posizione parallela alla morale, e spesso in sostituzione di essa, nella haute
main sur le droit, si colloca la politica. Vedasi inoltre Del Vecchio, Diritto ed
economia, in * Rivista internazionale di filosofia del diritto, anno XV, fase. 6, che
per, occupandosi dei rapporti fra morale ed economia, vede la. questione pi dal

punto di vista politico che da quello strettamente morale.

(5) Sull'inesattezza di questa formula, v. i giusti rilievi del Romano, L'ordi


namento giuridico, Pisa, 1918, 14.

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lizzata l dove il diritto si astiene un'adeguata dall'esercitare


influenza
sui fenomeni della
produzione ripartizione dei e della
beni economici,
sulla misura della partecipazione dei singoli al godimento degli stessi,
per lasciare questo campo esclusivamente al libero gioco delle forze in
dividuali che, se pure sono eguali ed autonome sotto il punto di vista
giuridico, sono invece disuguali e eteronome sotto altri riguardi (1).
In senso opposto si potrebbe parlare di un sistema del mas
simo politico , quando l'ordinamento giuridico tende a moltiplicare i
freni alla condotta individuale .lasciando il minimo margine alla sua li
bert di esplicazione nei vari campi della vita sociale, quasi sempre
tutti investiti gradatamente dal regime vincolistico per effetto di
inevitabili interferenze e correlazioni. A giustificare il sistema si pu
addurre, come si adduceva volta, una semplicemente la ragion di
stato ; oppure lo si pu derivare, com' il caso pi frequente nell'epoca
contemporanea, da teorie, dottrine o mistiche (2), per lo pi atte ad
esercitare una certa forza di suggestione sulle Arasse e miranti ad im
porre idealit e stati di coscienza, concezioni del bene e del male, co
stumanze e foggie di vita, ecc. Nel campo pi propriamente economico
i vincoli si appuntano particolarmente sul raggio d'azione dell'impresa,
sopprimendo o limitando rispetto ad essa l'iniziativa privata, prescri
vendo ovvero vietando
dati rami di attivit, date combinazioni, processi
o metodi produttivi, stabilendo piani di produzione, quantit di prodotti,
limitazioni di smercio o di consumo, di esportazione e di importazione,
determinando coattivamente
prezzi, salari, interessi, profitti, investimenti,
e via dicendo. Sono sistemi
che oggi hanno assunto varie denominazioni
(di economia regolata, controllata, pianificata, ecc.), ma che, con diversa
intensit, ricorrono ciclicamente in tutti i tempi: dall'era dei Faraoni a
quella di Diocleziano, dall'et comunale a quella di Colbert, sotto il
quale stato messo in rilievo che i regolamenti della sola industria tes
sile formavano una mole di ben quattro volumi pa in 4 di circa 2200
gine, pi tre volumi supplementari (3). Il ciclo attuale rivela un'impo
nenza e una intensit pari allo sviluppo e alla complessit dell'odierna
organizzazione economica e la legislazione che lo rispecchia ha assunto

(1) Fu notato gi dal Machiavelli e ripetuto da altri (per es. dal De


Laveleye,
De la proprit et de ses formes primitives, Parigi, 1891, pagg. 163-164) chele demo
crazie, dovunque e in ogni epoca storica, iniziarono il loro declino dopo avere rea
lizzato l'eguaglianza giuridica e politica degli individui, ma trascurato di comporre
il conflitto fra ricchi e poveri : donde lo sbocco nella guerra civile o nella dittatura.
(2) Magistralmente illustrate dal Pareto, Trattato di sociologia generale, spe- .
cialmente nello studio dei residui e delle derivazioni ai 848 e e 1397
segg.
e segg., nonch dei reggimenti politici, 2237 e segg.

(3) Heckscher, Mercantilism, I, pag. 157 e segg.

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proporzioni massiccie, arricchendosi anche di nuove fonti, come sono in


Italia le norme corporative.
Ma del sistema giuridico del massimo politico non meno che di
quello del minimo etico
si mettono in discussione la validit dal
punto di vista morale e la convenienza dal punto di vista economico.
Si domanda se il compito che.si arroga la politica e che viene tradotto
in atto per mezzo del diritto non sia per avventura di gran lunga supe
riore alle forze e alle possibilit dell'una e dell'altro (1), se con le norme
giuridiche si possa efficacemente, non
gi solo arginar' ma irretire la
condotta economica e la coscienza
morale degli individui(2), se in defi
nitiva il bene e l'utile, concepiti e imposti da governanti e legislatori,
e ai fini dello stesso benessere generale, valgano pi o valgano meno .
di quelli che
possono'scaturire complesse come risultante delle forze
psicologiche e sociali, che agiscono direttamente sulla coscienza e sulla
condotta dei singoli individui, ai quali pure, come dice Dante, dato
lume a bene e a malizia e libero volere.
che fra le opposte
Accade concezioni si abbiano' naturalmente molte
gradazioni intermedie, anzi solo con queste che si applica nella realt
l'uno o l'altro tipo di sistema, dati gli- ostacoli che in pratica si frap
pongono a una loro attuazione assoluta e incondizionata. L'esperienza
dimostra per es. essere quasi impossibile che in un regime liberale i
governi non si vedano pi o mno spesso costretti ad adottare certe
misure di interventismo economico, a statizzare talune forme di indu
stria, ad attribuire allo stato dati
monopoli, ja in regimi opposti che
(autoritario, totalitario, comunista) non si lasci ai singoli una certa sfera
di propriet privata, di libert industriale e commerciale.
Le forme intermedie possono rappresentare peraltro solo un espe
diente, una soluzione ibrida di compromesso, fluttuante sotto la spinta
di necessit od opportunit del momento, ovvero derivare dalla visione
organica oppostedelle
forze che agiscono nella vita sociale e dalla loro
composizione in un sistema di equilibrio, incardinato su basi presumi
bilmente atte ad offrire un maximum di condizioni di. stabilit, tali da
elevare il sistema al di sopra delle
contingenze dei tempi, tanto pi se,
da *
nell'epoca della riforma legislativa, questi siano agitati o sconvolti
contrasti, passioni ed eccessi. Di fronte alle infauste esperienze storiche

(1) Per una chiara e incisiva esposizione delle difficolt nel campo economico,
v. Robbins, The great depression, trad. in italiano sotto il titolo Di chi la colpa
della grande crisi? , Einaudi, pag. 171 e segg.
(2) Il ne faut pasque le droit empite sur les autres grandes forces sociales
au point de les masquer ou de les rduire l'insignifiance.. . Il ne faut pas qu'un
soit exclusivement L'outrance du droit est antisociale :
gouvernement trop juridique.
Picard, Le droit pur, Flammarion, pagg. 312-313.

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di tutti gli estremismi, il principio del medio aristotelico addita ancora


una volta la via della saggezza come principio che non tanto di coadat
tamento quanto di armonia fra i termini di certe antitesi, i quali, mal
grado le loro alterne fortune, si ri presentano costantemente nella storia
dei popoli : esigenze dello spirito e della materia, dell'individuo e della
societ, della libert e dell'autorit.
Ora, precisamente su queste direttive che ha proceduto la costru
zione del nuovo codice civile italiano, e in particolare del libro del lavoro,
che nel contrasto fra le opposte tendenze aveva pi degli altri la rotta
difficile, fra venti procellosi. Quello che stato detto a proposito del
libro della propriet pu essere ripetuto a pi forte ragione per il libro
del lavoro e dell'impresa, avente del resto in comune col primo certi
orientamenti di principio: merito di un savio guardasigilli, che sa questo
tema della propriet le tentazioni erano pi temibili che altrove, e anche
di una classe di giuristi, la quale, nel complesso, ha proceduto ferma
mente al suo dovere (1). Infatti, con pacata e ferma serenit, incedendo

per ignes, traendo il debito profitto dalle novit dei tempi, ma senza
indulgere alle
voghe degli stessi, si costruito un solido sistema legi
slativo di equilibrio, che, se non esente da imperfezioni, e se nella
sua attuazione e nel suo rendimento viene ora ostacolato dalle odierne
condizioni di vita, rette pi che dai codici da una massa di leggi spe
ciali od eccezionali, che si succedono e si sovrappongono l'una all'altra,
racchiude ci non ostante un complesso di idee vitali e durature, fon
date, come gi quelle d$l diritto romano, su valori permanenti della
natura e della convivenza umana, e non legate alle sorti di una vicenda
o di un periodo storico.
Il nuovo codice non ha certamente seguito il principio del minimo
etico. Il suo sistema e le sue norme sono intimamente pervase dall'esi
genza di tutelare da un Iato il valore morale ed economico del lavoro
e la dignit umana del lavoratore, dall'altro lato la funzione e l'inte
resse sociale che sono insiti, sia pure in vario grado, in tutti i rapporti
inter-individuali, in ogni diritto soggettivo, sia esso personale o patri
moniale, reale o di credito, in qualunque gruppo o nucleo di persone
giuridicamente organizzato.
Quanto al sistema vincolistico
del massimo politico, il codice,
date le circostanze, non poteva essere pi moderato. Vi si trova certa
mente il riconoscimento della obbligatoriet ed anzi delia gi discussa
inderogabilit delle norme corporative, anche fuori dal campo dei rap
porti di lavoro ; ma si tratta di norme che in via di principio sono, e
nella pratica dovrebbero essere, espressione dell'autonomia e dell'auto

(1) Carnelutti, in Rivista di diritto processuale , 1042, I, pag. 71.

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disciplina delle stesse categorie interessate, e risultare dalla libera valu


tazione e discussione dei loro interessi : comuni, paralleli o contrappo
sti, che siano. Per tutto quello invece che il complesso e aggrovigliato
sistema della legislazione speciale vincolistica, salvo qualche isolata ecce
zione, come nel caso degli ammassi anch'essa del resto di
(art. 837)
discutibile in un codice invano si cercherebbe nel codice
opportunit
il riflesso di qualche favorevole affermazione di principio, tanto meno
dove essa avrebbe dovuto avere la sua sede naturale, come nel regime
dell'impresa. Di tanto in tanto, sfiorrfhdosi materie dove oggi abbondano
vincoli di ogni specie imposti alla costituzione e all'attivit delle imprese,
si leggono caute salvezze di leggi speciali. Ma rimane del tutto impre
giudicata la questione della stabilit o meno dell'indirizzo di cui esse
sono indici ; anzi, come avr" occasione di rilevare pi oltre, l'intona
zione di certi princpi generali affermati dal codice appare pi contra
ria che favorevole all'indirizzo medesimo.

2. II libro V del codice, intitolato al lavoro , costituisce, d^l


punto di vista della tradizionale
ripartizione delle materie di un codice
civile, e sia per 'Italia che per l'estero, una novit di carattere siste
matico. Mai si era pensato finora n di intitolare al lavoro uno dei libri
di un codice civile n di mettere insieme, in un libro a s, tutti quegli
argomenti che il libro del lavoro comprende (statuto dell'impresa agri
cola e commerciale, contratto di lavoro, disciplina delle societ, azienda,
propriet letteraria e industriale, concorrenza# consorzi), i quali tradi
zionalmente figuravano sparsi in pi codici, in altri libri di uno stesso
codice, in leggi speciali ; senza dire poi di quelle materie, come per es.
l'azienda, che mancavano addirittura di una disciplina legislativa.
La novit inoltre non semplicemente formale, non consiste cio solo
in una trasposizione di materie e di norme da una sede a un'altra, ma
si ispira a una idea sostanziale e organica, che imprime un carattere
unitario a tutto il contenuto del libro, indubbiamente vario, apparente
mente anche eterogeneo. L'idea quella dell'impresa : organismo econo
mico, ma anche centro intorno a cui convergono fatti, atti, rapporti e
situazioni giuridiche di notevole importanza (1).
In economia si definisce l'impresa come quell'ordinamento che riuni
sce i vari elementi (o fattori elementari: natura, lavoro, capitale) della
produzione e li volge a compierla(2), ponendosi con ci essa stessa, per

(1) Cfr. Asquini, Il diritto commerciale nel sistema della nuova codificazione, in
Rivista di diritto commerciale , 1941, I, 432.
(2) Pareto, Manuale di economia politica, 1909, cap. V, n. 4 ; Papi, Lezioni di
economia politica, I, n. 79.

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quest'opera di combinazione e di organizzazione, che la distingue, come


un quarto fattore (1). Il diritto assume dall'economia questo concetto,
nel quale la nota rilevante, per i suoi fini normativi della condotta umana
nelle relazioni sociali, quella di un'organizzazione di persone e di beni,
in ordine alla quale si prospettano diritti, oneri, obblighi in funzione
degli scopi unitari dell'organizzazione medesima. I codici di diritto pri
vato, non esclusi i codici di commercio, avevano dato finora scarso rilievo
a questo aspetto del fenomeno, pur cos essenziale per l'ordine giuri
dico, sebbene n la giurispruden?a ri specialmente la dottrina (2) lo
avessero trascurato, avvertendo anzi il bisogno di lavorare in profondit
sul concetto dell'impresa e di pervenire alla determinazione di un suo
statuto giuridico atto a rispecchiare l'unit della sua struttura e dei suoi
fini di interesse anche sociale. Nel camp della legislazione il merito di
"avere riconosciuta tale necessit e di avere data una consacrazione uffi
ciale a tale statuto spetta indubbiamente al nuovo codice italiano, e la
conseguenza stata appunto quella di avere posto l'impresa in uno dei
centri del sistema del codice.
Tenuto conto di ci si spiegano alcune cose, che potrebbero altri
menti sembrare a prima vista non del tutto perspicue o per lo meno
sistematicamente discutibili. Per es. che si siano sottratti al libro delle
.obbligazioni e al titolo dei contratti i due tipi del contratto di lavoro e
del contratto di societ. Quando si consideri che la societ tipica
mente la forma giuridica dell'impresa collettiva (e Io particolarmente
per il nuovo codice, che ha avuto cura di limitare il tipo del contratta
di societ ai soli gruppiche si costituiscono per l'esercizio di un'attivit
economica produttiva e a scopo di lucro v. infra, n. 9), quando si con
sideri altres che il lavoro l'elemento essenziale che crea e anima l'im
presa, che ne attua i compiti, e sul quale si impernia la sua organizza
zione giuridica (onde si giustifica l'uso del traslato nel titolo del libro,
al quale pu del resto non essere rimasto estraneo qualche motivo di
opportunit politica), quando infine si tenga presente che una volta supe
rato lo stadio
iniziale della costituzione dei rapporti sociali e di lavoro,
in cui il contratto, perenne strumento dell'autonomia della volont, esplica
la sua essenziale funzione propulsiva e la sua forza vincolante, succes
sivamente la vita e la disciplina dell'impresa, e in essa del lavoro, si
svolgono e si sviluppano secondo le esigenze proprie della sua strut
tura e dei suoi fini permanenti, talvolta anche in "modo indipendente e
perfino divergente dalle originarie determinazioni contrattuali, si pu

(1) Demaria, Elementi di economia politica corporativa, Messina, Principato,


n. 95.

(2) In Italia sopratutto per opera del Mossa, che ha dedicato all'impresa molti

scritti, di cui v. una raccolta in L'impresa nell'ordine corporativo, Firenze, 1935.

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ritenere ben per i fini {lei sistema, la prevalenza


giustificata, attribuita
all'organizzazione dell'impresa sul suo momento contrattuale.
Questo del resto un aspetto e non il solo che il libro V
del codice ha in comune col libro I, che pur disciplina nell'ambito della
famiglia i contratti patrimoniali familiari. Le analogie fra i due istituti
della famiglia e dell'impresa sono molto interessanti e tali da creare
all'una e all'altra una posizione comune e caratteristica, sui margini forse
del diritto privato, ma pur sempre entro la cerchia dei suoi confini.
II loro contatto fu gi intimo in altri tempi, fino a costituire un con
nubio, quando il sistema normale della produzione era fondato su l'in
dustria domestica, che
per i soli bisogni della famiglia, o sulla
produce
impresa familiare, produceche
anche per il mercato, ma con l'esclusiva
o prevalente cooperazione dei membri della famiglia. Mutate e progre
dite le condizioni della vita economica, con l'espansione dei mercati e
dei traffici, con lo sviluppo della produzione e della circolazione mone
taria, con la emancipazione dei servi, con la divisione del lavoro, infine
col crescente impiego di capitali tecnici e monetari, le finalit e le
dimensioni della impresa si trasformarono, ed essa si and allontanando
sempre pi dal comune ceppo familiare fino quasi al punto da contrap
porsi come un altro mondo del sistemasociale, in cui sentimenti e
azioni si misurano con un diverso metro e si vagliano secondo un altro
criterio di moralit e di utilit.
Pure, la separazione non ha rotto tutti i legami che un tempo uni
vano i due istituti. Intanto, l'impresa familiare ancora sopravvive, sia
pure in limiti modesti, ma con risultati sempre benefici, n sembra con
dannata a finire. Lo stesso codice, come vedremo, la riconosce. Ma a
prescindere da essa rimane e rimarr
sempre comune alla famiglia ed
all'impresa il fatto di costituire due gangli essenziali del sistema sociale,
due centri collettori di interessi e^propulsori di attivit, che sviluppando
e integrando la funzione fondamentale degli individui si pongono come
intermediari fra questi e lo stato. Se la funzione dell'una di carattere
prevalentemente morale e dell'altra prevalentemente economico, pur
vero che la prima ha bisogno anch'essa di poggiare sopra un base di
rapporti patrimoniali e la seconda di rinsaldarsi con sentimenti di bene
volenza e di solidariet fra i suoi membri, quasi con ci a simboleg
giare l'una e l'altra l'inscindibilit dei due aspetti, spirituale e materiale,
della vita umana.
Pi ancora si affermano le loro affinit nei caratteri giuridici, specie
se le si considerino entrambe come forme di organizzazione costitutive
di unit o nuclei sociali, e in conseguenza sotto il profilo della * istitu
zione: una categoria giuridica, questa, che spiega l'atteggiamento carat
teristico dei rapporti che formano la famiglia e l'impresa e delle situa

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zioni vi si riscontrano,
che come essere invece compiuta
iy>n possono
mente spiegate dagli altri schemi e categorie concettuali del diritto prb
vato (1).
II concetto dell'organizzazione aveva gi indotto pi di un autore (2)
a richiamare, a proposito dell'impresa, l'idea della istituzione , ed ora
sembra che a questa particolarmente si intoni anche la disciplina del
nuovo codice. Senonch il richiamo si mantenuto di solito in termini

generali senza una determinazione concreta del valore e della portata che
il concetto di istituzione pu avere nel campo del diritto privato, dove
il suo impiego non consueto, se pure non vi accolto con la diffi
denza con cui si vedono gli intrusi. D'altra parte nello stesso
o l'ostilit
terreno del
diritto pubblico i propositi manifestati intorno ad esso, le

spiegazioni che ne sono state offerte, le stesse conseguenze che se ne


sono tratte, sembrano tutt'altro che uniformi, n comunque si possono
dire ben rassodate ; al che si aggiunge la promiscuit dei significati che

vengono attribuiti al vocabolo. Conviene quindi chiarire sotto quali pre


cisi presupposti e con quali denotazioni il concetto di istituzione pu
assumere un valore generale che lo renda applicabile anche nel diritto

privato e che consenta di riconoscere sotto la sua luce i fenomeni e i


caratteri giuridici propri dell'impresa.

3. In senso pi generico, e che dal punto di vista giuridico il


meno concreto, si parla di istituzioni per designare idee o forme di
convivenza o di reggimento politico, ovvero organi o funzioni proprie
della vita sociale o dell'ordine costituzionale di uno stato, talvolta an
che solo scopi di interesse generale, in quanto le une e gli altri ten
dano ad esistere oltre le vicende e le contingenze dei tempi, abbiano

profonde radici nella coscienza collettiva, traggano soprattutto dalla sto


ria e dalle tradizioni le stesse ragioni della vita e degli atteggiamenti
1
propri (3).

(1) Per la posizione del diritto di famiglia rispetto al diritto privato, v. Cicu,
Diritto di famiglia, Roma, 1915, pag. 7 e segg., 77 e segg.
Alcuni spunti trovansi gi in MOSSA, Op. cit., pagg. 49, 50 e passim. Pi spe
(2)
cifici gli accenni in alcuni commercialisti stranieri: Gaillard, La socit anonyme de

demain, Parigi, 1932, pag. 36 e segg.; Maitani, System des Unternehmungsrechts,


Yuhikaku (Giappone), pag. 43 e segg.; negli scrittori tedeschi di diritto del lavoro:

Nikisch, Arbeitsrecht, TUbingen, 1936, pag. 4; Sinzheimer, Grundzige des Arbeits

rechts, Jena, 1927, pag. 12 e segg.; Potthoff, Die Einwirkung der Reichsverfassung
das Arbeitsrecht, Lipsia, 1925, pag. 24; nei pubblicisti: Romano, L'ordinamento
auf
giuridico, Pisa, 1918, 19, 31, 45; Hauriou, Prcis de droit constitutionnet, Paris, Sirey,
1923, 145 ecc. Inoltre : Greco, Contratto di lavoro, Torino, Utet, n. 24-26
pagg. 77,
e di recente Asquini, in Rivista di diritto commerciale, 1942, 1, 66.
Sulla varia presentazione del concetto, v. Arcoleo, Diritto costituzionale,
(3)

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 215

In senso pi specifico si parla di istituzione in relazione alla perso


nalit degli enti morali (1), come una forma di questa che si contrap
alla ; ma il a sua volta variamente
pone corporazione contrapposto
spiegato, da molti considerandosi l'istituzione come sinonimo di fon
dazione, da altri riponendosi la sua caratteristica nella circostanza che
l'ente miri alla soddisfazione di un interesse altrui , vale a dire diver
so da quello del fondatore o degli associati (2).
Vi infine un terzo significato della parola, ed quello che qui
interessa considerare. Per esso si designa come istituzione un aggregato
di persone e di beni, il quale, anche' se non costituisce un soggetto di
diritto, vale a dire un ente, presenta tuttavia egualmente i caratteri
di una entit giuridica in vista del perseguimento di un dato scopo,
in ragione del quale i vari elementi soggettivi e oggettivi vengono coor
dinati e organizzati, sotto una volont preminente, che si determina in
seno alla stessa organizzazione e per effetto di questa (3).
In questi termini si possono ridurre le note essenziali e pi gene-,
rali del concetto, eliminando altre denotazioni, che pure si adducono,
ma che o non posseggono carattere di generalit ovvero peccano per
qualche ambiguit o, almeno dal punto di vista giuridico, difettano di
concretezza (4).
Il concetto, in tal modo delineato, risponde indubbiamente a un or
dine di fenomeni e di situazioni giuridiche che, non solo nel diritto
pubblico ma anche nel privato, meritano- una posizione distinta. Esso
richiede per, ai fini della sua precisa rilevanza giuridica, una serie di
determinazioni e di sviluppi che vanno brevemente accennati.
a) I beni patrimoniali possono essere un elemento integrativo del
ia istituzione, ma non l'elemento principale e tanto meno l'unico. Per
i soli beni non ricorre la necessit di far capo a questa speciale figura,

1907, pag. 48 e segg ; Crosa, Diritto costituzionale, Torino, Utet, pagg. 149
Napoli,
150; Hauriou, Op. cit., pagg. 14, 15; Romano, Op. cit., 12.

Allara, Nozioni fondamentali del diritto privato, Torino, Giappichelli, pag. 77.
(1)
Ranelletti, Istituzioni di diritto pubblico, 8" ediz., n. 410-411.
(2)
(3) Per maggiori sviluppi, v. Romano, Ordinamento giuridico, 12.
V. le varie definizioni dell'HAURi0U : in Droit constitutionnel, pag. 75: tout
(4)
* lment de la socit dont la dure ne dpend pas de la volont subjective d'individus

dtermins (concetto troppo vago per un lato, troppo ristretto per l'altro per cui,
sul della indipendenza della durata dalla volont di un dato individuo, il concetto
punto
sarebbe inutilizzabile ai fini dell'impresa) ; in Principes de droit public, Paris, Sirey,

1916, pag. 48: (relativamente all'organizzazione sociale) : tout arrangement permanent


par lequel; l'interieur d'un groupement social dtermin, des organes disposant d'un

de domination sont mis au service des buts intressant le groupe, par une
pouvoir
*activit coordonne celle de l'ensemble du groupe. Sulla eccessiva ristrettezza

delle definizioni dell'H., v, anche Romano, Op. cit., 11.

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216 PAOLO GRECO

n il bisogno di assoggettarli, attraverso questa, a qualche particolare


forma di potere e di disciplina : bastano all'uopo altri strumenti giuri
dici, e in primo luogo quelli offerti dai rapporti di diritto reale, tutt'al
pi con quegli adattamenti che possono richiedere nel campo de! diritto
pubblico, qualora in esso si verta. D'altra parte, per i soli fondi patri
moniali sottoposti a una disciplina unitaria in vista della loro comune
destinazione a uno scopo, soccorrono altre figure e situazioni giuridiche :
universalit di cose, patrimoni autonomi o separati, fondazioni con per
sonalit giuridica. Pertanto l'istituzione costituita essenzialmente da sog
getti e non da oggetti del diritto : anzitutto disciplina dei loro rappor
ti e solo accessoriamente dei loro poteri sulle cose (1).
b) Lo scopo nell'istituzione tende a rappresentare un'entit obiet
tiva, nel senso che pur corrispondendo a un interesse attuale degli in
dividui in che un dato momento si trovano
ad esserne membri,
suscettibile per di trascendere oltre la loro persona. Ci appare come
conseguenza naturale dell'organizzazione, che non mera" proiezione di
una persona o della sua attivit personale, ma un quid esteriore ogget
tivato, fatto s da uomini e per uomini, ma non necessariafnente connes
so allapersonalit di determinati individui. Una volta creata, la sua
ragione di vita consiste nell'idea che vi si incorpora e che quindi si
comunica a tutti coloro che vi si vengano a inserire per un rapporto di
successione o per un processo di sviluppo, mediante nuove aggregazio
ni o adesioni (2). Un corollario di questo carattere la naturale pre
disposizione di ogni istituzione a rappresentare interessi super-indivi
duali, valea dire sociali, che in ragione del loro vario rilievo, potendo
coincidere pi o meno con gli interessi propri dello stato, possono ri
cevere da questo una speciale protezione, fino al punto dell'assorbimen
to completo della istituzione nei campo del diritto pubblico.
c) L'organizzazione, che il carattere centrale della istituzione, con
siste nella discriminazione e al tempo stesso nel coordinamento delle
posizioni e delle funzioni spettanti a ciascun membro. Essa presuppone
quindi un potere ordinatore che si forma in seno all'istituzione come
espressione della volont preminente che vi domina, la quale per non
ha affatto bisogno di essere concepita come una volont dispotica o
incondizionata, e nemmeno necessariamente come volont monistica.
Questo potere pu anche formarsi e atteggiarsi diversamente a seconda

(1) Invece per una diversa concezione, v. Ferrara, Trattato di diritto civile,
Athenaeum, n. 170.

(2) En mme temps que la socit se trouve augmet et cimente par l'organisa
tion, elle se trouve idalise et le pouvoir de domination est spiritualis, parce
que les buts sociaux poursuivis sont des ides, il y a maintenant une entreprise
sociale transporte dans la rgion des ides: cos I'Hauriou, Principes de droit

public, pag. 53, con una nota un po' accentuata di misticismo.

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 217

della diversa posizione giuridica dei membri dell'istituzione. Pu essere


autoritario strido sensu
rispetto (per rispetto a
personale taluni es. al
subordinato: impiegati ed operai), espressione invece del principio mag
gioritario rispetto ad altri (per es. rispetto ai soci).
L'organizzazione consiste in un complesso di rapporti di coopera
zione e di subordinazione, o di gerarchia, regolati in via diretta e im
mediata dall'ordinamento proprio della istituzione, che pu essere costi
tuito mediante atto unilaterale o mediante contratto, derivare dallo stes
so potere che domina nell'istituzione oppure essere imposto da un po
tere superiore esterno.
Si detto che ogni istituzione
forma di per s un ordinamento giu
ridico (1). Questo per sembra vero solo in un certo senso, per signi
ficare cio che, secondo le dimensioni e nell'ambito di ogni singola
istituzione, si riproducono, com' ovvio e com' naturale, quelle stesse
esigenze (di ordine, di uniformit, di armonia) e quelle stesse condizio
ni (gerarchia di posizioni, potere superiore che detta norme coercibili)
che negli stati determinano i fenomeni del diritto e dnno luogo all'esi
stenza di un ordinamento giuridico. Ma se per tale si considera solo
quell'ordinamento che sia originario (2), che non comporti un potere
sterno, superiore a quello supremo espresso dal proprio seno, si do
vr riconoscere che l'ordinamento delle istituzioni intrastatuali non che
un riflesso dell'ordinamento propria dello stato : non ha vita e autono
ma rispetto a questo, la sua validit, come giuridico (non quindi co
me morale, religioso , di costarne , ecc.), dipende essenzialmen
te da un riconoscimento, espresso o tacito, da parte dello stato, cos
come da questo dipende la forza che attribuisce alle sue norme quel
carattere di coercibilit, che proprio delle norme giuridiche (3).
Vero poi che ogni istituzione si fonda su un complesso di relazioni
che collegano reciprocamente i suoi membri e che devono considerarsi
come veri e propri rapporti giuridici. II contrapporre, l'idea della isti
tuzione a quella del rapporto giuridico (4) si risolve in una contraddi

(1) Romano, Op. cit., 13. Inoltre per il R., il l'aspetto fondamentale e primario
del diritto dato dall'istituzione, in cui esso si concreta, e non dalle norme o dai

precetti con cui esso opera, che ne costituiscono un aspetto derivato e secondario.

(2) Su questo punto : CROSA, Diritto costituzionale, cit., Introduzione, I.


Cfr. da ultimo sulla giuridicit delle norme e sulla sua origine e giustifica
(3)
zione in una norma primaria, la cui giuridicit rappresenta un dato o un postulato

per la dogmatica giuridica, Perassi, Introduzione alle scienze giuridiche, Roma, Ed.
Foro Italiano, 1938, pag. 43. Inoltre : Carnelutti, Teoria generale del diritto, Roma, Ed.
Foro Italiano, pag. 101 sulla distinzione fra un ordinamento giuridico immediato e
ordinamenti mediati , considerati giustamente come cerchi inscritti nel primo.
gli
(4) Questa concezione fa capo ali'hauriou, per il quale le cosi dette situations

-tablies, proprie delle istituzioni, sarebbero da considerare come cose, su cui si

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218 PAOLO GRECO

zione, poich considerando la prima come una entit giuridica ed esclu


dendo che le relazioni, di cui essa consta e sulle quali essa si sovrap
pone e imprime il suo regime unitario, abbiano carattere di rapporti
giuridici, si viene perci stesso a negare la sua giuridicit (1). poi
ovvio come non varrebbe osservare che l'istituzione sorge essenzial
mente come fatto sociale, perch l'essere anzitutto questo precisa
mente l'origine e la condizione di ogni fenomeno e di ogni rapporto
giuridico(2). ,
d) Se il concetto di istituzione sorto ed stato particolarmente
studiato nel campo del diritto pubblico, ci non significa che esso ri
pugni al campo del diritto privato e che non possa o non debba assur
gere a concetto proprio della teoria generale del diritto (3). A prescin
dere dalla relativit dei concetti di pubblico e di privato, dalla
incerta demarcazione dei loro confini, giova ricordare che privato
non sinonimo di individuale. un dato di comune esperienza il
fatto che vi possono essere interessi di gruppo o interessi collettivi,
che rimangono.tuttavia essenzialmente privati; vi possono essere scopi
che superano la sfera propria o la durata della vita di un solo indi
viduo, senza per questo perdere il loro carattere privatistico o trasfor
marsi senz'altro in scopi di pubblica ragione. Ora se ci vero ne de
riva che i mezzi idonei ad organizzare quegli interessi e ad assicurare
quegli scopi possono convenire anche al diritto privato e in conseguenza
appropriarsi anche a questo le forme o gli istituti corrispondenti. Talune

costituiscono diritti reali, non risultanti da rapporti giuridici fra gli individui, ma ante
riori a questi rapporti, essendo mantenuti dalla disciplina della istituzione : questa
non si risolverebbe in
rapporti giuridici, ma discenderebbe direttamente dal fatto

primario della istituzione e del potere che vi si esercita. Il rapporto giuridico per
eccellenza sarebbe il rapporto di obbligazione, nel quale il debitore non pu en
trare se non ha una qualunque situation tablie da sacrificare oda rischiare. Per
la critica di queste idee, v. il fine studio del Forti, Le dottrine realiste di Hauriou,
in Atti dell'Accademia di scienze morali e politiche delia Societ Reale di Napoli,
voi. LVIII, 1937.

(1) Senza dubbio l'istituzione non si risolve in singoli rapporti n pu dirsi


una semplice somma di rapporti, v. Romano, Op. cit., 18 ; pare tuttavia innegabile
che col fatto stesso di costituirsi, ed essendo una entit giuridica, le relazioni fra
i suoi membri si pongono senz'altro come rapporti giuridici. Si tratta di concetti
correlativi o interdipendenti, onde vana la questione di sapere se nascano prima
l'una o gli altri. Il Romano, a differenza, come pare, dall'Hauriou, riconosce che le
relazioni intersoggettive che si svolgono nell'orbita della istituzione harmo carattere
di rapporti giuridici.
(2) Giustamente il Forti, Op. cit., pag. 13 dU'estr., addebita all'HAURiOU un errore
di prospettiva, avendo ritratto l'assetto sociale, al quale si adatta a guisa di sopra
struttura l'ordinamento giuridico di una istituzione, anzich l'intima natura e i
sostanziali caratteri dell'ordinamento medesimo.

(3) Cfr. Romano, Op. cit., e ora Carnelutti, Teoria generale, 54 e segg.

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 219

obiezioni sembrano del tutto insostenibili, per es. che i rapporti gerar
chici nel campo privatistico potrebbero avere solo un rilievo meramente
pratico o di fatto (1), sarebbero cio sforniti di sanzione giuridica ; il
che certamente non esatto (2). Altre sono facilmente superabili, come
che si richiamano delle istituzioni : coattive nel
quelle all'origine
diritto pubblico, mentre nel diritto privato non potrebbero che essere
volontarie e addirittura di origine contrattuale. A prescindere dall'osser
vare che anche nel campo pubblicistico non sempre le istituzioni sono
create da un atto di autorit, n sempre vietato entrarvi o uscirne

per volont dei singoli, sembra decisivo il considerare che


gli stessi
effetti possono derivare da diverse cause e che perci non si pu a
priori rifiutare di riconoscere l'essenziale identit o analogia di certe
situazioni giuridiche solo perch la loro fonte sia diversa. In particolare
poi va tenuto presente : 1) che il contratto (3), come fonte di vincoli

giuridici, perfettamente idoneo a costituire vanche quei vincoli di coo


perazione e di subordinazione che sono propri di ogni istituzione ;
2) che se la volontariet dell'origine di questa e la possibilit che vi si
entri o se ne esca, mediante atti volontari di adesione o di recesso,
possono attenuare (ma pu darsi invece che rappresentino condizioni
atte ad accrescerle !) la forza di coesione gruppo, ci e la stabilit del
non toglie che l'istituzione, una volta creata, sia pure per contratto, e
fino a quando non si dissolve, esiste e d luogo a fenomeni e situa^
zioni analoghe a quelle delle istituzioni coattive, e che i suoi membri
devono subire tutti gli effetti della posizione che vi hanno assunta, fino
al momento in cui non abbiano esercitato il diritto di recesso, even
tualmente (ma non necessariamente) loro attribuito.
Altra cosa che si debbano pubbliche
distinguere le istituzioni
da quelle private, come si altri concetti, figure e
distinguono tanti
istituti aventi in comune certi caratteri fondamentali, ma diverse invece,
in ragione appunto della diversit dei due campi, note ed atteggia
menti specifici.
e) I rapporti di organizzazione meritano anche nel campo del di
ritto privato una posizione distinta per taluni loro caratteri che impe
discono di ridurli a puri e semplici rapporti patrimoniali di obbliga
zione.
Il pernio della distinzione sta nel fenomeno, proprio ed esclusivo
dei primi, per cui un soggetto, distaccandosi dalla propria sfera giuri

(1) De Valles, Teora giuridica dell'organizzazione dello stato, Padova, Cedam, I,


pagg. 294-295.
* Contratto di lavoro, n. 25.
(2) Greco,
Per la dimostrazione della pretesa incompatibilit fra contratto e istituzione,
(3)
v. Hauriou, Principes de droit public, pag. 199 e segg.

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220 PAOLO GRECO

dica di autonomia, viene a inserirsi in una sfera diversa, che pu essere


altrui (come nel caso dei dipendenti) o pu essere comune a lui e
ad altri, ma comunque non esclusivamente sua (come nel caso dei
soci), alla cui disciplina egli deve pertanto uniformarsi. Ci a differenza
di quanto accade nei comuni rapporti obbligatori, nei quali l'obbligato
permane nella
propria sfera giuridica, in questa che rimane vincolato
a uno specifico comportamento in favore altrui, altres in questa che
deve sopportare il sacrificio di un suo interesse e che pu essere co
stretto a subire un'azione del creditore.
In conseguenza dell'inserzione il soggetto si viene a trovare in uno
stato di inferiorit e quindi di subordinazione verso l'autorit che do
mina nell'istituzione: entro limiti diversi, secondo la natura della stessa
(pubblica o privata, militare o civile, ecc.) o la sua particolare fattispecie
(per es. famiglia o impresa), tenuto a rispettarne le disposizioni, ad
eseguirne la volont, e questo non ai fini, o non soltanto ai fini di
adempiere a una data prestazione, o di poter conseguire eventualmente
una prestazione corrispettiva, ma bens nell'insieme e nella generalit
del suo comportamento quale appartenente all'istituzione e nel raggio d'azione
di quest'ultima (di regola interno ; ma il raggio pu proiettarsi anche a!
di fuori, come nel caso del decoro e onest della condotta esterna).
L'inserzione
importa, oltre lo stato di subordinazione, il dovere spe
cifico di cooperare, sotto varie forme, al soddisfacimento degli interessi
e al conseguimento degli scopi istituzionali, dei quali ogni membro, come
e perch tale, compartecipe. Trattasi pertanto di una cooperazione
diversa da quella che pure pu dirsi e si dice(l) stare a base anche
dei semplici
rapporti obbligatori, dove un soggetto o ciascun soggetto
reciprocamente costretto a subire la limitazione di un proprio interesse
a favore dell'interesse dell'altro, restando entrambi sulle loro rispettive
posizioni, l'una contrapposta all'altra.
Un'ulteriorecaratteristica dei rapporti di organizzazione, che dipende
dal fatto dell'inserzione, sta nella loro mutua correlazione e interdipen
denza, per cui ciascuno dei membri, entrando nella istituzione, non contrae
un vincolo semplicemente con la persona che vi esercita il potere pre
minente, ma nella posizione che vi assume entra automaticamente in
rapporti di cooperazione e di gerarchia con tutti gli altri soggetti che vi
appartengono (2).
Infine da notare che i rapporti di organizzazione non escludono i
rapporti patrimoniali, reali e obbligatori, ma, specialmente nelle istitu

Carnelutti, Appunti sulle obbligazioni, in Rivista di diritto


(1) commerciale,
1915, 1, pag. 525 e segg.
(2) Il vincolo di coesione fu gi avvertito dal Romano, Ordinamento giuridico,
45.

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 221

zioni privatistiche, coesistono con essi: precisamente vi si sovrappon


gono senza eliminarli (1). Lo stesso deve ripetersi per i diritti di perso
nalit che spettano ai singoli membri dell'istituzione. Diritti patrimoniali,
diritti di personalit formano anche nella istituzione la zona dei diritti
* individuali , diritti intangibili, rispetto ai quali non pu esplicarsi al
cuna discrezionalit da parte delle persone o degli organi gerarchicamente
superiori. Non diversamente del resto di quanto accade nei rapporti
pubblicistici di sudditanza, nei quali egualmente i diritti soggettivi pri
vati rimangono sottratti ad ogni potere discrezionale della pubblica am
ministrazione. Naturalmente questa tutela viene nel campo privatistico
anche pi e meglio garantita.

4.
Si pu desumere da quanto precede che un'organizzazione non
assorge al netto rilievo della istituzione se non abbia raggiunta una
dimensione e una complessit strutturale di una certa entit. Cos pure
avviene nel caso
dell'impresa. Questa, rappresentando in senso generale
ogni attivit diretta ad attuare, nel suo insieme, un processo produttivo
{di beni materiali o immateriali, o di soli servizi), implica sempre la
combinazione di un minimo di elementi vari : epper ricorre sempre un
certo grado di organizzazione anche nella piccola industria o nell'artigia
nato, nel piccolo commercio, nell'opera di un coltivatore diretto, nell'eser
cizio di una professione intellettuale.
Ma un dato di esperienza che alle grandi differenze che si riscon
trano nei gradi dell'organizzazione, nella varia complessit della sua
struttura, nella minore o maggiore ampiezza dei suoi mezzi economico
patrimoniali, corrispondono caratteri, situzioni d effetti profondamente
diversi : dalla modesta bottega dell'artigiano ai giganteschi organismi
della Fiat o della Ford. Ora, come accade nel mondo fisico, cos anche
nei fenomeni sociali le differenze di quantit determinano, a un certo
punto, differenzedi qualit: n sussiste
ragione alcuna
per plausibile
credere che i fenomeni giuridici si sottraggano a questa legge e che
dalle differenze quantitative non debbano scaturire anche differenze di
situazioni, di figure, di trattamento rilevanti sotto il punto di vista del
diritto (2). Il problema piuttosto pu consistere nello stabilire il punto pre
ciso che segna il passaggio da un ordine di grandezze all'altro, e non
si pu escludere che ogni soluzione che se ne dia specie se la si
considera alla zona circostante al stabilito rivesta un
rispetto punto

(1) Sul punto che l'istituzione opera come una soprastruttura organica sui rap
porti elementari di cui consta, cfr. Romano, Op. cit., 18.

(2) Cfr. Finzi, Verso un nuovo diritto del commercio, in Annuario del R. Istituto

Superiore di commercio di Firenze, 1932, 1933.

Anno IV (Nuova serie) - Fase.


Giornale desi econonisti e Annali di economia. 5-6. 2

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222 PAOLO GRECO

carattere di approssimazione e risenta alcunch di arbitrario. Non si pu


d'altra parte non affrontarlo, tanto meno nel campo giuridico dove im
porta sapere con la maggiore precisione possibile se e quando debba
applicarsi una norma o un sistema di norme invece di un altro.
11 nuovo legislatore ha risoluto il problema come
distinguendo
del resto hanno sempre distinto gli economisti e distinguevano gi i
sotto dei vecchi codici di commercio fra impresa e
giuristi l'impero
piccola impresa: alla prima riservando quella disciplina senza confronto
pi complessa e organica, che si richiama al concetto della istituzione,
trattando invece la seconda come semplice forma di estrinsecazione della
personalit umana, vale a dire come semplice esercizio di un'attivit pro
fessionale, umile o elevata che sia, dove l'organizzazione non supera i
limiti di un fatto individuale pi che sociale, e la figura dell 'esercente,
che mette a frutto la capacit e la forza di lavoro proprie pi che quelle
degli altri, risalta e prevale sulla figura d&\Yimprenditore.
Il difficile per era di stabilire bene il criterio della distinzione; al
qual fine due elementi potevano soccorrere, e trattandosi dell'impresa
era naturale che fossero il lavoro e il capitale : la complessit di primo
e l'entit del secondo, con l'aggiunta di un elemento della . massima
importanza dal punto di vista giuridico: la struttura complessa dell'im
presa per effetto dei rapporti intersoggettivi di partecipazione alla
sua vita.
La nuova legislazione ha mostrato infatti di volere tener conto di
tutti e tre questi elementi, delineando la figura, della piccola impresa
sia nel codice civile, art. 2083, sia nella legge fallimentare, art. 1 R. D.
16 marzo 1942, n. 267 ; ma purtroppo i due testi legislativi difettano di
coordinamento, sicch accaduto che uno di essi ha finito col sopraf
fare l'altro, annullandone in gran parte il valore pratico.
L'art. 2083 prende in considerazione esclusivamente il criterio del
lavoro e della sua provenienza. Per esso imprenditore quegli che or
ganizza l'impresa, non importa se con capitale prevalentemente proprio
o altrui, ma con il lavoro prevalentemente altrui, intendendosi il lavoro
c. d. subordinato, sia esso direttivo od esecutivo, ed a parte quell'atti
vit di impulso, di coordinamento, di sovraintendenza che costituisce il
compito proprio dell'imprenditore e che rappresenta una forma di lavoro
autonomo. Per contro piccolo imprenditore quegli che esercita l'at
tivit produttiva prevalentemente con il lavoro direttivo ed esecutivo
proprio o dei membri della famiglia (c. d. impresa
propria familiare),,
avendo carattere del tutto complementare o sussidiario l'eventuale con
corso dell'opera altrui (di qualche garzone, fattorino o apprendista).
Pertanto dall'art. 2083 esula completamente il criterio dell'entit
economico patrimoniale dell'esercizio. Invece questo l'unico criterio

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 223

preso in considerazione dall'art. 1 legge fallimentare, dove la qualifica


di piccolo imprenditore si fa dipendere da una di queste due con
dizioni : a) che il reddito dell'esercizio sia inferiore al minimo imponibile-,
b) che, in difetto di accertamento del reddito, il capitale investito nel
l'impresa non superi le lire trentamila.
Inoltre lo stesso art.1 esclude in modo assoluto che possano con
siderarsi piccole le societ commerciali son
imprese (che quelle
aventi per oggetto una delle attivit indicate nell'art. 2195), qualunque
ne sia il tipo, e deve ritenersi, come spiega del resto anche la rela
zione ministeriale, indifferente il fatto che la societ per la sua costi
tuzione non abbia adempiuto ai precetti di legge, specie in ordine alla
iscrizione nel registro delle imprese (caso delle societ irregolari, come
si diceva prima e si potr dire anche ora). L'esclusione pu logica
mente spiegarsi considerando che allorch l'impresa sia a base sociale,
vi ricorre gi a prescindere dalla pluralit dei rapporti di lavoro
un certo grado di organizzazione complessa, determinata dai rapporti
sociali di contitolarit, i quali di per s esorbitano da quel carattere
elementare o rudimentale che dovrebbe essere proprio della piccola
impresa.
Ci premesso, appare evidente che l'art. 1 ha obbedito alle esi

proprie della disciplina del fallimento e alla preoccupazione di


genze
limitare i casi della sua inapplicabilit quando si tratti dell'esercizio
di quelle attivit che la legge ritiene di carattere commerciale . Ma
da ci derivata la conseguenza che l'art. 1 non tanto integra (come
dice la relazione ministeriale) quanto, rispetto alle imprese commerciali,
si sovrappone all'art. 2083 del c. civ. e neutralizza, in certo modo, il
criterio di distinzione da questo adottato, lasciandolo efficiente solo
per le imprese agricole (sottratte, come si sa, in ogni caso al fallimento,
ed anche alle altre forme di procedura concorsuale). Infatti secondo
l'art. 1, e a differenza dell'art. 2083, quand'anche il lavoro personale
dell'imprenditore singolo, o dei soci dell'impresa collettiva, sia preva
lente, l'impresa pu non essere piccola: non Io mai ove si tratti di
societ, lo solo se il reddito o il capitale rimangano nei limiti indi
cati dall'art. 1, ove si tratti di impresa individuale (ma l'ipotesi che
tali limiti siano superati pu essere in pratica abbastanza
frequente) ;
d'altra
parte quand'anche il lavoro personale
dell'imprenditore o dei
membri della sua famiglia non sia prevalente (e prevalga invece il la
voro l'impresa deve tuttavia qualificarsi come piccola
subordinato)
(escluso sempre il caso della societ) il reddito o il capitale
qualora
non superino i limiti suddetti (quest'altra ipotesi appare meno verosimile,
per cui rispetto ad essa i criteri posti dai due testi legislativi finiscono

praticamente per coincidere).

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224 PAOLO GRECO

Vapoi osservato che sebbene l'art. 1 sia predisposto ai fini dell'ap


plicazione delle procedure concorsuali, i suoi effetti per devono logica
mente ritenersi molto pi ampi, investendo in pieno lo statuto generale
dell'impresa commerciale: cos
per quanto riguarda gli oneri ed obblighi
relativi alla iscrizione iniziale nel registro delle imprese, alla pubblicit
da attuarsi per mezzo di questo in ogni caso in cui sia prescritta, alla
tenuta dei libri e delle scritture contabili.
La distinzione, pi volte accennata, fra le imprese agricole e le im
prese commerciali (artt. 2135 e 2195) conserva senza dubbio anche per
il sistema del nuovo codice molta importanza. Essa vuol cogliere e rico
noscere nel campo giuridico la diversitsempre notevole che persiste
fra i caratteri dell'economia agraria e quelli dell'economia industriale,
specie per quanto riguarda i cicli e il ritmo delle operazioni, le forme
di organizzazione, quelle dei finanziamenti e di utilizzazione dei credito in
genere, le relazioni col pubblico (1). Per conseguenza ai due tipi di imprese
corrispondono due speciali statuti: pi semplice per le imprese agricole,
pi complesso e oneroso per le commerciali.
Ma sotto il profilo istituzionale si delinea uno statuto generale, che
sovrasta alla detta distinzione e i cui tratti essenziali rispecchiano i tre
aspetti che danno risalto alla figura dell'impresa : il primo si riferisce alla
persona e alla posizione dell'imprenditore, il secondo ai rapporti interni,
o rapporti di organizzazione personale e patrimoniale, il terzo ai rap
porti esterni. Questi ultimi costituiscono la vita di relazioni dell'impresa
e si distinguono a seconda che si tratti delle relazioni d'affari (di regola
rapporti a carattere privatistico), ovvero di quelle che si istituiscono fra
l'impresa e gli enti pubblici che rappresentano i pi generali interessi
ai quali si coordinano o si sottordinano quelli dell'impresa (rapporti a
carattere pubblicistico). Fra questi secondi sono della maggiore impor
tanza i rapporti corporativi.
Fra i tre aspetti esistono strette relazioni e interferenze per
effetto di quell'elemento centrale dell'impresa, che l'organizzazione.
Questa, sebbene formata dai rapporti interni, agisce tuttavia sui rap
porti esterni, e ne subisce al tempo stesso la reazione: agisce su di
essi, piegandoli, entro dati limiti, alle proprie esigenze unitarie (es.
contratti c. d. d'impresa: uniformit e rigidit delle loro condizioni
generali) ; ne subisce la reazione, sottoponendosi a sua volta alle esi
genze della tutela di altri e preminenti interessi (nazionali, sindacali,
interessi inoltre anche individuali: di soci, di prestatori di lavoro, di
consumatori o utenti, in quanto non debbano essere annullati o sopraf

(1) Cfr. Asquini, Una svolta storica del diritto commerciale, in Rivista di di
ritto commerciale, 1940, 1, 512, e 1941, 1, 433.

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 225

fatti dalla forza preponderante dell'organizzazione). La stessa figura


dell'imprenditore pu risultare variamente formata a seconda del tipo
di organizzazione, com' il caso delle imprese sociali.
Per quel che riguarda pi strettamente il concetto di istituzione,
esso rivela la sua impronta in ciascuno dei tre aspetti, attraverso una
serie di principi che a esso possono riportarsi e che nel nuovo codice

presentano un particolare risalto ; cos il principio della gerarchia e


dell'autorit, quello dell'unit dell'aggregato, e della sua conservazione,
quello infine della socialit dei fini e della responsabilit pubblicistica
dell'imprenditore, pur sulla base della normale configurazione privati
stica dell'impresa.

5. L'art. 2082 definisce la figura dell'imprenditore at traverso la fer


ma tipica della sua attivit. Ma le definizioni, secondo l'antico adagio,
sono pericolose e quando non siano tali sono, in gran parte dei casi,

per lo meno insoddisfacenti. L'art. 2082 dice che imprenditore chi


esercita professionalmente una attivit economica organizzata al fine
della produzione o dello scambio di beni o servizi Su questa for
mula si potrebbero fare vari rilievi. Innanzi tutto essa cos generica
da potersi riferire anche ai dipendenti dell'imprenditore : infatti anche
del pi modesto operaio di un'impresa si pu dire che esercita pro
fessionalmente un'attivit organizzata al fine ecc. Basta sottintendere
che non si tratta di un'attivit organizzata da lui, ma da altri. Appunto,
quel che
contraddistingue la funzione
dell'imprenditore il fatto che
o se sia succeduto ad
egli stesso o crea l'organizzazione comunque
altri presiede ad essa, vi esercita il potere pi elevato e, nell'ambito
delle leggi, piena autonomia di iniziative (1).
Bisogna inoltre distinguere fra titolarit e gerenza dell'impresa, che
possono trovarsi congiunte nella stessa persona, ma anche distribuite
in persone diverse. 11 nuovo codice non ha inteso certamente collegare
indissolubilmente la titolarit all'esercizio personale e diretto delle fun
zioni di imprenditore. Bastano a dimostrarlo il caso di impresa gestita
dal rappresentante legale per conto dell'incapace e il caso delle imprese
sociali, in cui almeno in parte l'esercizio diretto delle funzioni di im

prenditore si distribuisce fra la collettivit dei soci e la persona o le

persone degli amministratori. Pi generalmente ogni imprenditore, si

persona fisica o persona giuridica, pu servirsi di una specie, sia pure


sottordinata, di imprenditore-gerente, vale a dire di un institore, che
l'art. 2203 contrappone esattamente alla persona del titolare dell'im

presa.

(1) Per una perspicua distinzione delle funzioni proprie dell'imprenditore, v.

Demaria, Elementi di economia, cit., n. 87.

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226 PAOLO GRECO

Se cos, n pare che possa essere altrimenti, facile pervenire


alla conclusione che se la tipica attivit di lavoro dell'imprenditore pu
essere esercitata dal non titolare dell'impresa, il requisito invece che
rimane inseparabilmente avvinto alla persona dell'imprenditore, e che
lo fa riconoscere per tale, cio per titolare dell'impresa, oggi e sar
in futuro, com' sempre stato nel passato, vuoi nel caso delle imprese
private che delle pubbliche, il rischio economico (1) e la responsabilit
patrimoniale per tutti gli atti e le operazioni dell'impresa, ancorch per
determinati atti ed operazioni possa concorrere, come spesso concorre,
una responsabilit in proprio del gerente.
Sarebbe stato opportuno, per la precisione delle idee, che l'art. 2082
facesse un cenno di tale nota caratteristica della figura dell'imprendi
tore. Invece l'ha passata sotto silenzio.
Per contro ha menzionato l'estremo della professionalit che, se
condo l'opinione prevalente, compete a quell'attivit produttiva di beni
o di servizi, che sia esplicata in modo abituale e, di regola, a stopo
di lucro. Sar certamente raro il caso di imprese vere e proprie, in cui
manchi nell'imprenditore il carattere della professionalit, anche se gli
competa indirettamente, attraverso l'opera che in nome e per conto
suo svolga un gerente. Comunque il caso di imprese aventi carattere
transitorio od occasionale ricorre talvolta
in pratica, e il legislatore ha
dovuto prospettarselo, altrimenti sarebbe incorso in un pleonasmo. Ri
correndo tale carattere bisogner riconoscere di trovarsi in presenza
di un organismo che, se dal punto di vista economico pu essere un'im
presa, non sarebbe per tale ai sensi della legge ? La risposta affer
mativa potrebbe apparire formalmente logica, ma da un punto di
vista sostanziale poco plausibile.

6. Alla
figura dell'imprenditore si collegano una serie di diritti
soggettivi, e patrimoniali, e una somma di poteri, questi inerenti
personali
pi propriamente al carattere istituzionale dell'impresa.
Anzitutto la facolt di iniziare e organizzare un'impresa, assumerne
la titolarit, difendere questa, e con essa i valori dell'organizzazione,
contro ogni offesa o usurpazione da parte di terzi, costituisce un com
plesso diritto soggettivo, che, secondo la concezione pi fondata, do
vrebbe rientrare nella categoria dei diritti di personalit, aventi per Io
pi, ma non sempre, maggiori o minori riflessi di ordine patrimoniale.
Non si pu parlare a stretto rigore di propriet dell'impresa, se non
per quella parte di questa che si qualifica come azienda in senso stretto

(1) Demaria, Op. e loc. cit.

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 227

{infra n. 10), ed anche per questa non senza difficolt (1). Ma non ri
corre la necessit di parlarne allo scopo di rendere pi sicura ed effi
cace la tutela del titolare. Il carattere assoluto, e quindi l'efficacia erga
omnes del diritto di personalit, con le azioni inibitorie e risarcitive che
vi sono connesse, bastano a tale scopo. Il particolare contenuto di que
sto diritto in quanto sia riferito all'impresa e comprenda perci tanto i
singoli suoi elementi quanto i valori unitari della sua organizzazione,
assicura al titolare quella tutela integrale che giusto attribuirgli.
Si tratta di un diritto soggettivo privato : come tale non solo sot
tratto alla discrezionalit o all'arbitrio dell'autorit amministrativa, ma
appartiene in linea generale alla sfera di interessi e di autonomia del
l'individuo. Tal' il sistema accolto nel nuovo codice civile, come ri
sulta dall'art. 2084, che demanda esclusivamente legge (e deve in
alla
tendersi : legge particolare rispetto al sistema generale del codice) la
facolt di subordinare a concessioni o autorizzazioni amministrative;
l'iniziativa diretta a costituire un'impresa, come deferisce parimenti^
alla legge o alle norme corporative il potere di stabilire speciali cond-
zioni o vincoli (s'intende di carattere sia tecnico che economico) nel
l'esercizio o condotta di un'impresa costituenda o gi costituita.
Il sistema in armonia non solo con le nostre tradizioni, ma con
la stessa dich. VII della Carta del lavoro che pone, come regola ge
nerale, l'organizzazione dell'impresa nell'ambito dell'iniziativa privata.
Invano il significato della dich. VII, allegando
si contestato il suo ri
ferimento alla iniziativa individuale . ovvio che una iniziativa

quando non si tratti di moti incomposti di folle o di masse


presa sempre da un individuo, sia un privato sia investito di un pub
blico ufficio o delia rappresentanza di pubblici interessi. La Carta del
lavoro non avrebbe avuto bisogno di proclamare solennemente questa
specie di truismo, n le si pu fare il torto di avere confuso il con
cetto di privato con quello di individuale . D'altra parte l'affer
mazione, in via di normalit, del principio privatistico trova la sua base
in una esperienza storica, valida per tutti i tempi, ed che l dove
l'utilito il benessere collettivo dipendano dall'esercizio di attivit, dalla
cuta di interessi, dalla necessit di conseguire risultati o di promuovere
solo in casi eccezionali la
progressi di ordine essenzialmente economico,
pubblica gestione pu presentarsi come socialmente utile. Il funziona
inevitabile consorte delle pubbliche imprese, comporta di re
rismo,
gola parecchi inconvenienti delle imprese private: capacit, competenza

Sulla cfr. Casanova, Studi sulla teoria dell'azienda, Roma, Ed. Foro
(1) questione
Italiano, n. 46 e segg. e in particolare Habermann, Verkauf und Verpfndung
1938,
voti Handelsgeschften, Lipsia, 1913, pag. 32.

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228 PAOLO GRECO

e onest variabili
a seconda degli uomini che si hanno a disposizione, i
quali, pubblici o privati che siano, sono sempre gli stessi ; soprattutto
alte prebende degli alti dirigenti, che tendono a ragguagliarsi all'im
porto del profitto , quando pure non ne superino il saggio normale.
Non offre invece taluni notevoli vantaggi delle imprese private, quali
sono: l'occhio vigile del padrone, l'affermazione della propria libera per
sonalit e iniziativa, lo stimolo della concorrenza e altri fattori psico
logici positivi, connessi alla titolarit dell'impresa ; soprattutto rischia
e responsabilit patrimoniale individuali, che solo in modo assai imperfetto
e insufficiente possono essere nelle pubbliche imprese sostituiti da rischi e
responsabilit di altra natura (politica, disciplinare, penale).
Le eccezioni alla regola generale possono essere poche o molte se
condo le circostanze.
Oggi, com' noto, le pubbliche imprese sono mol
te, ed una delle conseguenze del loro numero esorbitante, oltre a un
certo diluirsi dei caratteri pubblicistici, stata quella di sottrarre una
parte cospicua della comune attivit economica
all'impero del diritto
comune, il che talvolta significa lasciarla svolgere piuttosto sotto il re
gime dell'arbitrio che sotto quello del diritto (1). Il codice ha lodevol
mente reagito contro questa tendenza, accogliendo espressamente una
distinzione che, a dire il vero, esisteva gi, per lo meno in modo im
plicito, nel codice di commercio (art. 7), ma che sotto l'impero di que
sto la dottrina e la giurisprudenza avevano a torto finito col rifiutare :
la distinzione fra gli enti pubblici per i quali l'esercizio di un'impresa
economica costituisce la ragione stessa e lo scopo principale della loro
nascitae vita, e gli enti pubblici a carattere prevalentemente politico
amministrativo, per i quali invece l'esercizio di un'impresa pu rappre
sentare semplicemente un'attivit accessoria o sussidiaria (2). E poich
questa distinzione si era gi imposta ai fini dell'inquadramento sinda
cale per sottoporre a questo gli enti della prima categoria, ed esonerar
ne quelli della seconda, l'art. 2093 del nuovo codice si appunto rife
rito al criterio sindacale e ha disposto che gli enti inquadrati secondo
tale criterio siano integralmente soggetti alla disciplina del libro V, il
che significa ricondurli in linea
generale sotto l'egida del diritto comu
ne, mentre gli altri vi rimangono soggetti limitatamente alle imprese* da

(1) Cfr. Mirkine-Gnetzevitch, La thorie gnrale da droit sovitique, Parigi,.


Giard, 1928, pagg. 144-145: Le droit sovitique est un ensemble de rgles obliga
toires pour les gouverns, mais aucunement pour le gouvernement.
(2) Candian, Il processo di fallimento, Padova, Cedam, 1939, pag. 68 e segg. ;
MOSSA, Diritto commerciale, Societ Editrice Libraria, 1937, pag. 30; Greco, Corso
di diritto bancario, Padova, Cedam, 1935, pag. Ili e Per la dottrina contraria
segg.
cfr. da ultimo La Lumia, Trattato di diritto commerciale, Messina, Principato,
pagg. 165-166 e citazioni ivi.

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 229

essi esercitate. Persiste bens l'inapplicabilit a qualsiasi ente pubblico


della procedura di fallimento (art- 2221), ma
posto al di questa vige
per essi la liquidazione coatta amministrativa, regolata ora dalla nuova
legge fallimentare in base a criteri e a principi unitari di carattere ge
neraleche le tolgono, o per lo meno, nell'intento del nuovo legislatore,
vorrebbero toglierle quel carattere che finora ha avuto di procedura sin
golare o di eccezione, creata volta per volta in considerazione di cia
scuna categoria di enti, se non addirittura per un ente determinato, e
regolata con criteri contingenti ed eterogenei.
Di natura pi propriamente istituzionale il supremo potere che
spetta all'imprenditore nell'ambito dell'impresa, che e non potrebbe
non essere, come quello di ogni comunit, un ordinamento gerarchico:
un ordinamento cio composto di funzioni e di posizioni personali che
si collegano fra di loro in ragione non solo della loro diversit tecnica,
ma altres della loro diversit di grado o di rango, comportante, entro
un dato margine di discrezionalit, poteri di comando ai quali corri
spondono doveri di sottomissione o di obbedienza.
In quest'ordinamento l'imprenditore ed stato sempre, meno che
in periodi eccezionali di disordini, al vertice : egli il capo, dice l'art.
2086, e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori, vale a
dire i prestatori di opera, siano dirigenti o esecutori, inseriti nella sfe
ra dell'impresa. La qualifica non ha bisogno di essere spiegata o esal
tata attraverso concezioni mistiche o trascendentali, del tipo di quelle
che si usavano una volta per dimostrare il diritto dei re : essa trae la
sua naturale e necessaria
giustificazione dall'esigenza impulso, di di
unit, di ordine che insopprimibile in ogni forma di organizzazione di
persone. N, a ben considerare il fondo delle cose, la suprema potest
gerarchica dell'imprenditore, che si esercita indubbiamente in una sfera
giuridica che pertiene al campo del diritto privato, pu ritenersi essen
zialmente diversa da ogni altra potest che si esercita nel campo del
diritto pubblico. Certo
quella dell'imprenditore soggiace a limiti, sia per
quanto riguarda i comandi che le sanzioni, ma limiti si appongono pu
re alle potest di diritto pubblico. Anche la questione dell'ordine contra
legem, che senza dubbio esonera dall'obbedienza nel diritto privato, non
ben sicuro che comporti una soluzione generalmente diversa nel di
ritto pubblico. Di fronte al potere dell'imprenditore si ergono, come bar
riere giuridicamente insuperabili, i diritti dei suoi subordinati diritti
individuali, spesso insuscettibili di contrattuali ma lo stesso
deroghe
accade, lo si gi notato (infra n. 3), anche di fronte ai pubblici poteri.
Senza dubbio l'imprenditore, capo nella sua impresa, non peraltro sibi
pri/iceps: fuori di essa sottost ad altri poteri e nello stesso ambito di
essa la sua supremazia , come si detto, limitata e vincolata. Ma lo

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230 PAOLO GRECO

stesso si pu dire anche dei poteri pubblici, ad eccezione di quelli a


carattere c. d. originario che sotto l'usbergo della sovranit sono, spe
cie se dispotici o assolutistici, giuridicamente legibus soluti, onde posso
no anche apparire, e sono apparsi infatti a taluni, come poteri extra
o metagiuridici.
La differenzafra il potere dell'imprenditore e i poteri che si esercitano
nella sfera del diritto pubblico, esiste ed notevole, ma pi che nel
l'essenza risiede in una serie di condizioni e di modalit, e soprattutto :
a) nell'interesse per cui si esercita il potere, che nel primo caso un
interesse prevalentemente privato, anche se con riflessi sociali e pubbli
cistici, nel secondo caso formalmente pubblico, anche se talvoltaso
stanzialmente adoperato a servizio d'interessi o ambizioni di individui ;
b) nei limiti a cui il potere soggiace, minori nel campo pubblicistico,
maggiori in quello privatistico ; c) infine nella repressione degli abusi,
pi facile e pi sicura nel secondo anzich nel primo.
(Continua).
Milano, Universit Bocconi

Torino, R. Universit

Paolo Greco.

CAPITALE SOCIALE L. 100.000.000 - VERSATO L. 50.000.008

RIUNIONE SEDE SOCIALE E DIREZIONE GENERALE : TRIESTE

DIREZIONE: MILANO - VIA MANZONI, 38

ADRIATICA RAMI ESERCITI:

VITA - INCENDI- GRANDINE - FURTI

DI SICURT TRASPORTI
-
- CRISTALLI
-
- AERONAU

TICA PIOGGIA GUASTI ALLE MAC


FONDATA NEL 1838 CHINE-INTERRUZIONE DI ESERCIZIO

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