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DIOGENE LAERZIO, Vite, Introduzione, 1

Alcuni pensano che lo studio della filosofia abbia una origine barbara. Tra i
Persiani infatti vi furono i magi, tra i Babilonesi e gli Assiri i caldei, trta gli
Indiani i gimnosofisti, mentre i Celti e i Galati avevano sacerdoti chiamati druidi
o semnotheoi.

DIOGENE LAERZIO, Vite, Introduzione,5


Quanti ritengono che la filosofia sia un�invenzione dei barbari, illustrano i
sistemi di ogni singolo popolo; dicono che i gimnosofisti e i druidi fanno le loro
affermazioni con frasi oscure ed enigmatiche, e insegnano che bisogna adorare gli
d�i, astenersi dal male e tenere un comportamento virile.

Cesare, De Bello Gallico VI, 13


In ogni parte della Gallia vi sono due classi di uomini che hanno potere e
prestigio. I plebei sono praticamente degli schiavi, e non osano fare nulla per s�,
n� partecipano ad alcuna decisione. LA maggior parte sono oppressi dai debiti o
dalla pesantezza dei tributi o dalle ingiustizie dei potenti, e si pongono cos� al
servizio dei nobili che hanno su di loro gli stessi diritti che i padroni hanno
sugli schiavi. Di queste due classi una � quella dei druidi, l�altra dei cavalieri.
I druidi sovrintendono alle questioni religiose, provvedono ai sacrifici pubblici e
privati, interpretano i precetti della religione. A loro ricorrono molti
adolescenti per imparare le dottrina, e sono tenuti in grande onore. Deliberano
infatti in ogni controversia pubblica e privata. Se poi avviene qualche delitto,
una uccisione, una controversia su questioni di eredit� e di confini, sono loro a
giudicare, assegnando ricompense e pene. Chi, privato o comunit�, non si attiene
alla loro decisione, viene escluso dai sacrifici. Presso i Galli questa pena �
gravissima. Coloro che sono stati esclusi in questo modo dalle questioni religiose,
vengono considerati empi e disgraziati; tutti si tengono lontani e temono il
contagio. Se chiedono giustizia, non la ottengono. Non possono accedere a nessuna
carica pubblica. A capo di tutti i druidi c�� un solo uomo, che ha l�autorit� somma
tra loro. Quando questi muore, gli succede chi eccelle sugli altri per dignit�,
oppure, se ve ne sono molti di egual grado, viene eletto il vincitore per
suffragio, talvolta si contendono questo primato con le armi. Si radunano poi in un
preciso momento dell�anno, in un luogo consacrato, nel paese dei Carnuti, poich� si
ritiene che questa regione sia al centro di tutta la Gallia. Qui arrivano da ogni
parte quelli che hanno delle controversie, e si sottomettono ai loro giudizi e ai
loro decreti. Si pensa che la dottrina dei druidi sia nata in Britannia e che da l�
sia passata in Gallia, e ora chi la vuole conoscere pi� profondamente va per lo pi�
in Britannia a impararla.

Cesare,De bello gallico VI,14


I druidi di solito si tengono lontani dalla guerra, e non pagano come gli altri
tributi. Hanno l�esenzione dal servizio militare e da qualsiasi altra prestazione.
Spinti da tanti vantaggi, e molti di spontanea volont�, accorrono ad apprendere
questa dottrina; altri sono mandati dai genitori e dai parenti. Pare che imparino
l� un gran numero di versi. Cos� alcuni vi rimangono vent�anni per apprendere. Non
pensano sia lecito lasciarli scritti, mentre si servono del greco per quasi tutte
le altre faccende, per le norme pubbliche e private. Credo che abbiano stabilito
questo per due ragioni: da un lato non vogliono che si diffonda tra il popolo la
loro dottrina, dall�altro hanno timore che i novizi, confidando nella scrittura,
siano meno diligenti nell�apprenderla. Accade infatti molte volte che con l�ausilio
della scrittura ci si mostri meno disposti a imparare e a studiare a memoria. In
primo luogo i druidi vogliono persuadere che l�anima non muore, ma dopo la morte
passa in altri; questo dovrebbe essere soprattutto uno sprone al valore, visto che
il timore della morte viene abbandonato. Discutono anche molto degli astri e del
loro movimento, della grandezza del mondo e della terra, della natura, della
potenza degli d�i immortali e di tutto ci� che fanno precetti per i giovani.

Cesare, De Bello Gallico VI, 16


Tutta la nazione gallica � molto dedita a pratiche superstiziose. Per questa
ragione chi sia affetto da gravi malattie o si trovi in battaglia, o nei pericoli,
immola vittime umane o vota se stesso alla morte; per questi sacrifici si servono
come ministri dei druidi, poich� pensano che non si possa placare la volont� degli
d�i immortali se non dando una vita per un�altra vita; anche la comunit� ha
stabilito per la sua salvezza questo genere di sacrifici. Alcune popolazioni hanno
statue di grandezza inusitata, le cui membra sono intessute di vimini e al cui
interno vengono posti uomini vivi; vi pongono sotto il fuoco e gli uomini muoiono
avvolti dalle fiamme. Pensano che gli d�i preferiscano la morte di chi sia stato
arrestato per furto, per latrocinio e per qualche altro delitto. Se tuttavia
mancano uomini di questo genere sacrificano anche degli innocenti.

Cesare, De Bello Gallico, VI, 17


Il Dio che i Galli onorano di pi� � Mercurio: le sue statue sono le pi� numerose,
essi lo considerano come l�inventore di tutte le arti , egli � per loro il dio che
indica il cammino, che guida il viaggiatore, egli � colui che � pi� abile ad
assicurarsi i guadagni e a proteggere il commercio. Dopo di lui adorano Apollo,
Marte, Giove e Minerva. Essi si fanno di questi dei pressappoco la stessa idea
degli altri popoli : Apollo guarisce dalle malattie, Minerva insegna i principi dei
lavori manuali, Giove � il signore degli dei, Marte presiede alla guerra. Quando
hanno deciso di dare battaglia promettono generalmente a questo dio il bottino che
riusciranno a fare; vincitori gli offrono in sacrificio il bottino vivo e
accumulano il resto in un solo luogo. In numerose citt� si possono vedere in luoghi
consacrati dei tumuli innalzati con questa spoglie; ed � raro che un uomo osi, a
sprezzo della legge religiosa, dissimulare presso di lui il suo bottino o toccare
le offerte . un tal crimine � punito con una morte orribile tra i tormenti.

Cesare, De Bello Gallico, VI, 18,1


I Galli sostengono di discendere tutti dal padre Dite e che questo sia tramandato
dai druidi. Perci� non calcolano il tempo contando i giorni, ma le notti: le date
natalizie, il principio dei mesi e degli anni sono contati facendo incominciare la
giornata con la notte.

Cesare, De bello gallico VI,21,1


I Germani hanno costumi molto diversi. Infatti non hanno druidi che presiedano alle
funzioni sacerdotali, e non sono dediti ai sacrifici..

Cicerone, De Divinatione I, XLI, 90


La pratica della divinazione non � disprezzata neppure tra i barbari, se � vero che
in Gallia esistono i druidi, e esistono davvero. Io stesso ne ho conosciuto uno,
Diviziaco , l�Eduo, tuo ospite e sostenitore. Egli ha dichiarato di avere quella
conoscenza della natura che i Greci chiamano �fisiologia�, e di poter conoscere il
futuro a volte servendosi di �uguri, a volte di congetture.

Diodoro Siculo, Historiae V, 28, 6


La dottrina pitagorica prevale tra i Galli, e insegna che le anime degli uomini
sono immortali e che dopo un certo numero di anni tornano a vivere, quando un�anima
si incarna in un altro corpo.

Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, V, 28


�La dottrina di Pitagora � fortemente diffusa fra loro, secondo la quale le anime
degli uomini sono immortali e che dopo un determinato numero di anni cominciano una
nuova vita, lo spirito che si incarna in un altro corpo.
Di conseguenza, a ci� che ci � stato detto, ai funerali dei loro morti gettano
alcune lettere sulla pira, nelle quali hanno scritto ai loro cari defunti, come se
i morti potessero leggere queste lettere.�
Diodoro Siculo, Historiae V, 31, 2-5
E ci sono tra i Galli poeti che essi chiamano bardi; e cantano su strumenti simili
alla lira, inneggiando alcuni e vituperando altri. Hanno filosofi e teologi tenuti
in grande considerazione, che vengono chiamati druidi. Hanno anche indovini molto
importanti, che predicono il futuro osservando il volo degli uccelli e le interiora
delle vittime e le cui parole ciascuno tiene in gran conto. Soprattutto quando
devono vaticinare su problemi di particolare importanza, hanno un�usanza strana e
incredibile. Infatti colpiscono un uomo con un pugnale nella regione sottostante il
diaframma e, dopo la sua caduta, predicono il suo futuro osservando le convulsioni
del suo corpo e il modo in cui scorre il sangue; � questo un modo di divinare a
loro particolarmente famigliare, poich� � molto antico. E� costume presso i Galli
che nessun sacrificio venga compiuto senza l�ausilio di un filosofo, perch� si
crede che le offerte agli d�i dovrebbero essere fatte soltanto con la mediazione di
queste figure, che conoscono la natura divina e hanno con essa familiarit�; e che
soltanto attraverso di loro si possono rivolgere suppliche agli d�i in modo
appropriato. Questi veggenti hanno autorit� non soltanto in tempo di pace, ma anche
in guerra, mentre gli incantamenti dei bradi operano su amici e nemici. Spesso
quando i combattenti si affrontano uno di fronte all�altro, le spade sguainate e le
aste incrociate, questi uomini si pongono nel mezzo e fermano la battaglia, proprio
come talvolta vengono incantate le bestie feroci. Cos�, anche fra i barbari pi�
selvaggi, l�ira si piega alla salvezza. Mentre arretra di fronte alle Muse-

Strabone, Geographica IV, 4, 197,4


Tra le genti galliche, ci sono tre categorie di persone che vengono onorate in modo
particolare: i bardi, i vati e i druidi. I bardi sono cantori e poeti; i vati sono
divinatori e filosofi della natura; mentre i druidi studiano contemporaneamente la
filosofia della natura e quella morale. I druidi sono considerati i pi� giusti fra
gli uomini e per questa ragione si ricorre a loro sia per dispute private, sia per
problemi della comunit�. Anticamente, arbitravano persino i casi di guerra, e
facevano fermare i contendenti quando gi� stavano per ingaggiare battaglia. Si
occupavano in particolar caso di omicidio, che venivano portati di fronte a loro
per essere giudicati. Inoltre, quando vi � abbondanza di questi casi [di criminali
da offrire in sacrificio] pensano vi sar� anche abbondanza della terra. Comunque
non solo i druidi, ma anche altri, ritengono che le anime degli uomini, e
l�universo, siano incorruttibili, sebbene il fuoco e l�acqua prevarranno prima o
poi su di loro.

Strabone, Geographica IV, 4, 198, 5


Ma i Romani fermarono questi costumi, cos� come tutti quei sacrifici e pratiche
divinatorie contrarie alla nostra consuetudine. Usavano colpire alla schiena con
una spada un uomo che avevano deciso di immolare, e trarre presagi dalle sue
contorsioni. Tutto ci� non pu� essere fatto senza i druidi. Sappiamo poi di altri
tipi di sacrifici umani. Uccidevano le vittime con le frecce, le impalavano nei
templi, o costruivano colossi di paglia e di legno, dove buttavano bestiame,
animali selvatici ed esseri umani, che venivano arsi insieme.

AMMIANO MARCELLINO, Rerum Gestarum XV, 9, 4


I druidi affermano che parte della popolazione della Gallia era indigena, mentre
altri venivano dalle isole e dalle terre di l� dal Reno, fuggiti dalle loro sedi
originarie a causa delle ripetute guerre e dalle inondazioni prodotte dal mare.

AMMIANO MARCELLINO Rerum Gestarum XV, 9, 8 In questi luoghi iniziarono a


diffondersi, fra genti che divenivano sempre pi� civilizzate, le arti raffinate
promosse dai bardi, dagli euagi e dai druidi. E i bardi cantavano le imprese
eroiche di uomini illustri, composte in versi solenni, con il dolce accompagnamento
della lira, mentre gli euagi cercavano di dare una spiegazione ai profondi misteri
della natura. I druidi, infine, uomini di maggior talento, si riunivano in sodalizi
sotto il segno della dottrina pitagorica, eletti ad indagare le questioni occulte e
profonde; sprezzanti verso le cose terrene, pensavano che le anime fossero
immortali.

Timagene, riportato da Ammiano Marcellino, XV, 8-9


...lo studio in scienze degne di stima, intrapreso dai Bardi, dai Vati e dai
Druidi, � stato svolto da persone colte. I Bardi hanno cantato al dolce suono della
lira, componendo versi eroici sulle gesta dei prodi; i Vati si sono sforzati, con
le loro ricerche, di penetrare gli accadimenti e i segreti pi� sublimi della
natura; tra costoro prevalgono, per il loro genio, i Druidi, cos� come ha stabilito
l'autorit� di Pitagora"

SVETONIO, Claudius, 25
Soppresse completamente la religione inumana e terribile dei druidi in Gallia, che
sotto il principato di Augusto era stata soltanto vietata ad alcuni cittadini
romani.

POMPONIO MELA, De situ orbis III, 2, 18-19


Rimangono ancora le tracce di una barbarie non pi� praticata e se anche si
trattengono dalla strage, tuttavia viene ancora sparso il sangue delle vittime
condotte all�altare. Hanno nonostante ci� un loro genere di eloquenza, e insegnanti
di saggezza, chiamati druidi. Essi dichiarano di conoscere la forma e la grandezza
del mondo, i movimenti dei pianeti e delle stelle e la volont� degli d�i.
Impartiscono molti insegnamenti ai nobili galli, in un corso di studi che dura
vent�anni, e si incontrano in segreto in una grotta o in balze isolate. Uno dei
loro precetti � stato reso di pubblico, evidentemente per spingere la popolazione
al combattimento. Che le anime sono immortali e che esiste una seconda vita nel
regno dell�Oltretomba. Questa � la ragione per cui bruciano e seppelliscono con i
loro morti le cose di cui avevano bisogno da vivi. Una volta rimandavano alla
seconda vita anche la conclusione degli affari e la riscossione dei crediti. E vi
era anche che si gettava spontaneamente sulle pire dei propri defunti, per dividere
con loro la nuova vita.

Pomponio Mela, De Chorographia, III, 2, 18


"Permangono ancora tracce di un'efferatezza abolita e, quantunque s'astengano da
veri e propri massacri, nondimeno cavano il sangue alle vittime condotte agli
altari.
Tuttavia hanno una loro caratteristica forma di eloquenza e dei maestri di saggezza
chiamati Druidi.
Pretendono di conoscere la grandezza della terra e del mondo, nonch� la volont�
degli Dei.
Insegnano molte cose ai nobili della Gallia, segretamente e nell'arco di un
ventennio, sia in fondo a caverne sia in boschi solitari.
Una delle loro dottrine si � diffusa tra il popolo, e cio� quella secondo cui le
anime sono immortali ed esiste un'altra vita nell'Aldil� : fatto questo che li
rende pi� coraggiosi in guerra.
Anche per tale ragione bruciano o seppelliscono assieme ai loro morti tutto il
necessario per vivere: un tempo rimandavano all'Aldil� l'esecuzione degli affari e
il pagamento dei debiti.
Alcuni, addirittura, si buttavano sul rogo dei loro parenti come se andassero a
stare con loro"

NB: (Un altro punto di riflessione riguardo ai punti precedenti, ovvero il


pagamento dei debiti e degli affari nella vita futura e le dimensioni della terra,
� che entrambe le cose sono caratteristiche della cultura egizia e sappiamo che
Pitagora stesso nel suo girovagare si ferm� a studiare anche presso tale popolo.
Un altro riferimento storico che lega in modo esplicito druidi e pitagorici,
facendo chiaro riferimento alle conoscenze aritmentiche dei galli, non che ci
fornisce la spiegazione del come i druidi siano entrati in contatto con la scuola
pitagorica, la troviamo nello scritto di Ippolito:

LUCANIO, Farsalia I, 450-58


E voi, o druidi, tornaste a ripetere i vostri riti barbarici e la sinistra
consuetudine dei sacrifici, abbandonati nel momento in cui avevate deposto le armi.
A voi soltanto � concesso di conoscere gli d�i e le potenze del cielo o affermarle
in conoscibili; voi abitate boschi profondi in remote foreste sacre. Secondo quanto
voi sostenete, le ombre non scendono nelle silenziose sedi dell�Erebo e nei pallidi
domini del profondo Dite: il medesimo spirito governa il nostro corpo in un altro
mondo; se voi esprimete cose di cui siete ben sicuri, la morte rappresenta il punto
mediano di una lunga vita.

Lucano, Bellum Civile, I, 454-462


"Insegnate [voi Druidi] che le anime non cadono nelle silenti sedi dell�Erebo o
nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre
membra in un altro mondo; la morte, se � vero ci� che insegnate � il punto medio di
una lunga esistenza.
Felice illusione dei popoli che vivono sotto l'Orsa (la costellazione), non
ossessionati dal pi� grande dei timori, il timore della morte. Donde il fanatismo
degli eroi pronti a gettarsi sul ferro, impavidi davanti alla morte e convinti che
� da vile risparmiare una vita che dovr� tornare"

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XVI, 249-251


Dobbiamo ricordare qui la devozione che i Galli offrivano a questa pianta. I
druidi, cos� essi chiamano i loro maghi, non avevano nulla tanto sacro quanto il
vischio, e la quercia su cui cresce. Soltanto in grazia dell�albero scelgono boschi
di querce, e non eseguono nessun rito se non alla presenza di una sua fronda;
sembra cos� probabile che i sacerdoti derivino il loro nome dalla parola greca che
indica la quercia. Infatti pensano che qualsiasi cosa cresca sull�albero sia stata
mandata dal cielo e sia una prova che il dio in persona ha scelto proprio quella
quercia; il vischio tuttavia si trova di rado sulla quercia. Quando questo accade,
gli si dedicano cerimonie apposite, in particolare il sesto giorno della luna,
poich� in base al movimento di questo pianeta essi misurano i loro mesi e i loro
anni, nonch� le et�, un periodo di trent�anni. I Celti scelgono questo giorno,
perch� la luna, bench� non sia ancora a met� del suo corso, ha gi� un forte
influsso. Chiamano il vischio con un nome che nella loro lingua significa �che
tutto risana�. Apprestati sotto gli alberi il sacrificio e il banchetto secondo il
rito, vengono condotti due tori candidi, ai quali vengono per la prima volta legate
le corna. Il sacerdote, avvolto in una veste bianca, sale sull�albero e taglia con
un falcetto d�oro il vischio, che viene raccolto dagli altri con un panno bianco.
Poi vengono uccise le vittime ed essi pregano che il dio renda propizio l suo dono
a coloro a cui l�ha offerto. Pensano infatti che il vischio, se ingerito in una
bevanda, porti la fecondit� agli animali sterili, e sia l�antidoto per tutti i
veleni. Ecco quali forti sentimenti religiosi molti provano per cose di poco conto.

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XXIV, 103,4


Un�erba simile alla sabina viene chiamata selago. Si raccoglie senza l�uso di uno
strumento, passando la mano destra attraverso la manica sinistra, nell�atto di chi
commette un furto. Bisogna avere un abito bianco, piedi ben lavati e nudi, ed �
necessaria un�offerta di pane e vino prima della raccolta. I druidi in Gallia
ritengono che sia un buon incantesimo contro pericoli di ogni genere, e che il fumo
che si produce bruciando la pianta sia un ottimo rimedio per le malattie degli
occhi. Citano anche un�altra pianta, che chiamano samolus; deve essere raccolta a
digiuno con la mano sinistra, ed � un potente rimedio contro le malattie del
bestiame. Il raccoglitore non deve per� guardarsi alle spalle o lasciare la pianta
in altro luogo che nei canali di abbeveramento.

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XXIX,52


Vi � un altro tipo di uova, molto noto fra i Galli, ma non nel mondo greco. Durante
l�estate numerosi serpenti si intrecciano e rimangono attaccati con una secrezione
che gli esce dal corpo e dalle fauci. Questa secrezione viene chiamata anguinum. I
druidi dicono che, sibilando, i serpenti lanciano in aria questa sostanza, che deve
essere raccolta nella veste prima che tocchi terra. Chi l�ha presa deve
immediatamente scappare a cavallo, dal momento che i serpenti lo finch� non vengono
allontanati da una corrente. Si pu� verificarne la natura, se naviga contro
corrente, anche se � incastonata nell�oro. E, poich� � tipico dei maghi occultare i
loro inganni, stabiliscono che queste uova debbano essere raccolte con una certa
luna, quasi che dipendesse dall�uomo far coincidere il gesto dei serpenti con
l�arbitrio umano. Io stesso ho visto una di queste uova; era rotonda, grande quanto
circa una piccola mela, e aveva un guscio cartilagineo, come le fitte ventose dei
tentacoli del polipo. I druidi ne hanno una grande stima. Si dice addirittura che
porti la vittoria nelle liti e che permetta di essere ricevuti favorevolmente dai
re. Questo � falso poich� pare che un uomo dei Voconzi, un cavaliere romano, se lo
sia tenuto in petto durante una lite e sia stato condannato a morte dall�imperatore
Claudio, apparentemente soltanto per questo.

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXX, 13


La magia fior� in Gallia, fino ad un periodo che siamo in grado di ricordare.
Durante il principato di Tiberio infatti venne emesso un decreto del senato contro
i druidi galli e tutta quella stirpe di indovini e medici. Ma perch� dovrei
ricordare queste cose di un�arte che ormai ha attraversato l�oceano, e che � giunta
agli estremi confini della terra? Anche oggi la Britannia � affascinata dalla
magia, e celebra i riti con un tale apparato cerimoniale che potrebbe sembrare sia
stata questa la regione del mondo a insegnare la magia ai Persiani. A tal punto le
popolazioni, per quanto diverse tra loro e ignare delle della reciproca esistenza,
concordano su questo elemento. Di conseguenza, non potremmo mai provare una
gratitudine eccessiva per i Romani, che ci hanno liberati da un rito mostruoso in
cui uccidere un uomo era un gesto di grande pietas religiosa e mangiarne le viscere
aveva molti benefici.

Tacito, Annales XIV, 30


Stava sulla spiaggia la variegata schiera di nemici, densa di armi e di uomini,
percorsa da donne vestite di scuro alla maniera delle Furie, con i capelli sciolti
al vento, che agitavano fiaccole. Intorno stavano i druidi, che levavano le mani al
cielo, lanciando contro di noi maledizioni. La stranezza del loro aspetto
impression� i soldati, che se ne stavano con il corpo paralizzato e le membra
immobili, esposti alle ferite dei nemici. Poi, esortati dai capi, e facendosi loro
stessi forza, per non dare l�impressione di tremare di fronte ad una schiera di
donne e invasati, si gettarono contro di loro, li travolsero, avviluppandoli nelle
loro stesse fiamme. Dopo fu loro imposto un presidio e vennero abbattuti i boschi
sacri ai loro culti barbarici, che prescrivevano che gli altari fumassero del
sangue dei prigionieri e che si dovessero consultare gli d�i, servendosi di viscere
umane.

Tacito, Historiae IV, 54


Un tempo Roma era stata presa dai Galli, ma poich� la dimora di Giove era rimasta
intatta l�impero non era andato distrutto. Ora invece, con vana superstizione, i
druidi cantavano che l�incendio del Campidoglio voluto dal fato fosse un segno
dell�ira divina, che assegnava alle genti d�oltrallpe il potere sul mondo.

DIODE CRISOSTOMO, Orationes XLIX


I Persiani credo che abbiamo uomini chiamati magi� gli Egiziani i loro sacerdoti� e
gli Indiani hanno i loro Bramini. D�altro canto i Celti hanno uomini chiamati
druidi, che si occupano di divinazione e di tutte le discipline relative alla
saggezza. Senza i loro consigli i re non osavano fare nulla, n� prendere decisioni,
cos� che di fatto erano loro a regnare, mentre i re, seduti su troni d�oro in
palazzi meravigliosi, erano divenuti semplici ministri del potere dei druidi.

LAMPRIDIO, Alexander Severus LIX, 6


Mentre si accingeva a partire, una profetessa druidica gli url� in lingua gallica :
�Va�, ma non sperare nella vittoria e non fidarti dei tuoi soldati�.

VOPISCO, Numerianus XIV, 2


Diocleziano, che militava ancora nei ranghi inferiori, ed era di stanza in Gallia
nel paese dei Tungri, si trov� in una locanda a fare i conti dei suoi costi
giornalieri con una donna che era una druidessa. Questa a un certo punto gli disse:
�Diocleziano, sei troppo avaro e spilorcio!�. Ed egli le rispose scherzando:
�quando sar� imperatore, allora s� che larghegger�!�. E si dice che la druidessa
avesse risposto : �Diocleziano, non scherzare, sarai infatti imperatore, dopo aver
ucciso il cinghiale�.

VOPISCO, Aurelianus XLIV, 4-5


Diceva infatti Asclepiodoto che Aureliano aveva una volta consultato le druidesse
di Gallia, chiedendo loro se l�Impero sarebbe rimasto ai suoi discendenti, ma
queste avevano risposto che nessun nome sarebbe stato pi� famoso di quello dei
discendenti di Claudio. E infatti ora � imperatore Costanzo, che discende da quel
sangue e i cui discendenti raggiunsero, credo, quella gloria che era stata
vaticinata dalle profetesse.

AUSONIO, Commemoratio professorum Burdigalensis IV, 7-10


Se la fama non mente, tu discendo da druidi di Bayeux, e riconduci la tua stirpe
consacrata al tempio di Beleno, donde vi viene il nome.

AUSONIO, Commemoratio professorum Burdigalensis X, 22-30


E io non posso non parlare del vecchio Fenicio che, sebbene fosse addetto al tempio
di Beleno, non ne trasse alcun profitto. Discendeva, come si dice, dai druidi di
Armonica, e ottenne un seggio a Bordeaux, con l�aiuto di suo figlio.

NENNIO, Historia Britonum, 40


Dopo ci� il re convoc� a s� i suoi magi, per interrogarli sul da farsi.

IPPOLITO, Philosophumena I, XXV


Tra i Celti, i druidi si dedicarono alla filosofia pitagorica, alla quale erano
stati indirizzati da Salmoside, il servo di Pitagora, uomo di origine tracia che
era giunto tra i druidi dopo la morte del padrone, e che aveva dato loro
l�opportunit� di apprenderne le teorie. I Celti credevano che i loro druidi fossero
indovini e profeti, poich� sapevano predire certi eventi, grazie al sistema di
calcolo pitagorici. Non passeremo sotto silenzio l�origine del sapere dei druidi,
poich� alcuni hanno presunto di scorgervi distinte scuole di pensiero. In verit� i
druidi si servivano anche delle arti magiche.

Ippolito, Refutatio Omnium Haeresiarum, I, XXV


"I Druidi dei Celti hanno studiato assiduamente la filosofia pitagorica, a ci�
spinti da Zalmoxis, lo schiavo di origine tracia appartenente a Pitagora, il quale
Zalmoxis venne in quelle contrade dopo la morte di Pitagora e forn� loro
l'occasione di studiarne il sistema filosofico.
E i Celti ripongono fiducia nei loro Duidi come veggenti e come profeti, poich�
costoro possono predire certi avvenimenti grazie al calcolo e all'aritmetica dei
Pitagorici.
Non tralasceremo le origini della loro dottrina, dal momento che certuni hanno
creduto di poter ravvisare diverse scuole filosofiche presso costoro.
Effettivamente, i Druidi praticano anche le arti plastiche"

CLEMENTE ALESSANDRINO, Stremata I, XV, 70, 1


Alessandro, nell�opera sui Simboli Pitagorici, sostiene che Pitagora fosse stato un
discepolo di Zaratro l�Assiro e che, oltre a ci�, avesse appreso quanto sapeva dai
Galati e dai bramini.

Stremata I, XV, 71, 3


Cos� la filosofia, una scienza della massima utilit�, fior� nell�antichit� fra i
barbari e diffuse fra le nazioni la sua luce. Pi� tardi giunse in Grecia. Per primi
la coltivarono o profeti degli Egiziani, i Caldei fra gli Assiri, e i druidi fra i
Galli; i Samanei fra i Britanni, i filosofi dei Celti, i magi dei Persiani�

VALERIO MASSIMO, Factorum ac Dictorum II, 6, 10


Dopo aver lasciato la descrizione delle mura di Marsiglia, veniamo ora ad un antico
costume dei Galli, che si tramanda fossero soliti prestarsi somme di denaro, che
credevano sarebbero state restituite dopo la morte. Li avrei ritenuti stolti, se
non fosse che i barbari la pensavano come il greco Pitagora.

SENECA, Epistulae morales ad Lucilium, 41, 3


Noi veneriamo la sorgente dei grandi fiumi : altari segnano il luogo dove un fiume
� scaturito. Si onorano con un culto le sorgenti di acque termali. Il colore cupo e
le insondabili profondit� delle loro acque hanno conferito ad alcuni stagni un
carattere sacro.