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Storia della bambina perduta: la fortuna controversa di una world – fiction italiana1

E’ probabilmente nelle dichiarazioni autoriali della Frantumaglia che va cercata una possibile
soluzione al caso Ferrante, che da qualche tempo divide la critica:

Con gli anni, per esempio, mi vergogno sempre meno di come mi appassionavo alle storie
dei giornaletti femminili che circolavano per casa; robaccia di amori e tradimenti, che però
mi ha causato emozioni indelebili, un desiderio di trame non necessariamente sensate, il
godimento di passioni forti e un po’ volgari. Anche questo scantinato dello scrivere, fondo
pieno di piacere che per anni ho represso in nome della Letteratura, mi pare vada messo al
lavoro, perché non solo sui classici ma anche lì è cresciuta la smania di racconto, e allora ha
senso gettare via la chiave?2

In questa lettera a Fofi del 2003, a esempio, vi è la chiave di volta per interpretare “la pasta” di cui
è fatta la narrativa di Elena Ferrante (“come si fa con le torte per vedere se hanno raggiunto la
cottura giusta, ficcarci uno stuzzicadenti”3) e le ragioni del suo successo. Due sono infatti i modelli
esibiti: i romanzetti rosa e i fotoromanzi, “fondo pieno di piacere”, e la Letteratura studiata sui
banchi del Liceo, richiamo a una perfezione inevitabilmente disgiunta dal godimento. Per sua stessa
ammissione, dunque, l’approdo alla scrittura si coniuga con l’abbandono di un’idea totalizzante di
Letteratura. 4
Coerente con queste affermazioni di principio, Ferrante si è dedicata nel decennio successivo alla
stesura della quadrilogia L’amica geniale, il cui ultimo volume è uscito nello scorso autunno e,
grazie al sostegno di Saviano e della Dandini, è entrato nella rosa dei libri tra cui verrà selezionata
la cinquina candidata al Premio Strega. Si tratta di una saga e di una world-fiction5 destinata, fin

1
Il testo che segue è stato scritto su richiesta della redazione del blog http://www.laletteraturaenoi.it/ dove è
in corso di pubblicazione. Si tratta di una ricognizione sul “caso Ferrante” a partire dall’ultimo volume della
quadrilogia L’amica geniale.
2
E. Ferrante, “Scrivere nascostamente. Lettera a Goffredo Fofi” in La frantumaglia, Roma, e/o, 2007, p.59.
3
E. Ferrante, “Le lavoranti” in La frantumaglia, cit., p.68.
4
“Da ragazza, avevo un’idea totalizzante della letteratura. Scrivere era puntare al massimo, non
accontentarsi di risultati intermedi, darsi alla pagina senza mezzi termini. Con gli anni ho combattuto questa
sovrastima della scrittura letteraria con una sottostima puntigliosa (“ci sono molte altre cose che meritano
una dedizione senza limiti”). […] non voglio riaccogliere un’idea della vita dove la buona riuscita di sé è
misurata sulla buona riuscita della pagina scritta” in E. Ferrante, “Scrivere nascostamente. Lettera a Goffredo
Fofi” in E. Ferrante, La frantumaglia, cit., p.55
5
Con il concetto di world fiction si intende una narrativa preconfezionata per un’ampia diffusione in virtù
di criteri e moduli estetici collaudati e di strategie in buona parte non letterarie per garantire un poderoso
lancio editoriale: ne sono un esempio i romanzi di Paulo Coehlo. La world fiction è per lo più caratterizzata
da un’ambientazione delle trame in luoghi dal carattere sopranazionale, adatti a un lettore “creolo”,
mondializzato e dalla possibile transcodificazione in fiction televisiva e/o cinematografica (come sta
avvenendo, in effetti, per il ciclo de L’amica geniale di cui Francesco Piccolo sta scrivendo la sceneggiatura
per una serie i cui diritti sono stati acquisisti da Fandango – Rai fiction.) Per il concetto di world fiction si
rimanda a H. Serkowska, “Il dibattito italiano sulla “letteratura nel mondo” in AA.VV., Proposte per il
nostro millennio: la letteratura italiana tra postmodernismo e globalizzazione, Atti del Convegno,
1
dall’ideazione, al lancio su scala mondiale, complici la semplicità della lingua e della sintassi –
assai prossima a quella che Giuseppe Antonelli definisce “traduttese”6 - e la sapiente costruzione
del plot. E, per quel che riguarda il successo nazionale, senz’altro la quadrilogia ha saputo
intercettare due differenti domande di un pubblico via via più numeroso e fedele: il bisogno di
rendere dicibile, a livello medio, il mondo dei sentimenti e quello di trovare sostanziali conferme
al proprio modus vivendi. Il ciclo di Ferrante potrebbe rientrare dunque, a pieno diritto, in quella
che Gianluigi Simonetti ha definito “letteratura di nobile intrattenimento”:

Questo tipo di letteratura e questo format editoriale di taglio medio […] ha da un lato lo
scopo di divertire il lettore, dall’altro quello di istruirlo e più in generale di rassicurarlo: si
tratta per lo più di narrativa identitaria, che tende a rafforzare i valori e le identità sociali già
presenti, a confermare ciò che già si sa.7

In che modo, allora, Storia della bambina perduta capta e intreccia, agli occhi del lettore, evasione
e riconoscimento?
Il volume chiude il sipario sulla altalenante ma inossidabile amicizia tra Lila e Elena, sbocciata
nella Napoli del secondo dopoguerra tra due bambine di rione e durata una vita tra alterne vicende.
Le protagoniste vivono nel quarto volume la loro piena maturità: il meccanismo di
immedesimazione, giocato tutto al femminile, è di sicuro effetto, fondato com’è su ingredienti come
la solidarietà di genere, l’amore, la maternità.
Il processo di identificazione avviene in primis seguendo la vita sentimentale discontinua e spesso
sofferta delle due amiche. In questa fase della storia la più tormentata è di certo Elena, l’io narrante,
a causa del suo doppio naufragio sentimentale: la donna, infatti, rompe il primo matrimonio per
una storia che sarà ancor più fallimentare. Ma, nel far ciò, Storia della bambina perduta mette
Elena – e tutte le sue lettrici con lei - di fronte agli ambigui risultati del processo di emancipazione
femminile cui essa aveva contribuito da ragazza. Nino, l’amore idealizzato della sua giovinezza,

Università di Istanbul, 19-20 marzo 2015, in corso di pubblicazione e anche a G. Benvenuti, “La letteratura
italiana sulla scena del mondo: problemi e prospettive” in Narrativa 35/36. La letteratura italiana al tempo
della globalizzazione, a cura di S. Contarini, M. Marras, G. Pias, L. Quaquarelli, n. 35, Parigi, Presses
Universitaires de Paris Ouest, 2014, pp.35-47.
6
“Casi editoriali – prima che critici – come Non ti muovere, Vita o, da ultimo, Con le peggiori intenzioni
sembrano preludere a un ritorno all’ordine: romanzo ben fatto, intreccio, personaggi e lingua tradizionale. Se
si guarda alle classifiche, la sensazione è che il punto di riferimento stia diventando la lingua corretta,
scorrevole, pacatamente brillante o moderatamente letterata delle traduzioni. Oggi la narrativa italiana vende
di più, ma sempre più spesso la sua scrittura somiglia a quella dei libri stranieri così come li conosce il
pubblico. Gli editori l’hanno capito e mi sembra di avvertire – nell’editing e prima ancora nella selezione dei
testi – una forte spinta all’omologazione sul <<traduttese>>” dall’intervista di Paolo di Paolo a Giuseppe
Antonelli in http://www.mannieditori.it/rassegna/giuseppe-antonelli-lingua-ipermedia-2
7
G. Simonetti, Declino e fine della letteratura “di una volta”. Alcune tendenze del romanzo italiano
contemporaneo in http://ricomporreinfranto.com .
2
non solo non rinuncerà mai alla legittima moglie ma tradirà entrambe di continuo. Nel corso della
lettura, viene naturale chiedersi come possa Elena, così “moderna”, intelligente e consapevole,
accettare e subire le umiliazioni di un uomo tanto meschino: inaffidabile, viene dichiarato
moltissime volte anche da Lila, che in passato ne è stata l’amante e ne ha compreso fino in fondo la
mediocrità.
Ancora immedesimazione suscita il nucleo narrativo suggerito fin dal titolo di Storia della bambina
perduta: la maternità, tema centrale nei testi della Ferrante. Lila e Elena, entrambe già madri,
partoriscono a poca distanza l’una dall’altra due figlie femmine. Tina e Imma, come le loro
mamme, sono completamente diverse l’una dall’altra, ma indissolubili: le bimbe vivono in
appartamenti separati solo da una rampa di scale dopo che Elena, allontanatasi definitivamente da
Nino, è tornata a vivere nel rione. La donna guarda Tina, figlia della sua amica, vedendone con
chiarezza e senza alcuna gelosia la maggiore spigliatezza, una vivacità mentale più fervida e pronta:
è la bimba degna della sua “amica geniale”. Lila, del resto, vive il ritorno di Elena nel rione come
“un moltiplicatore” di energia: accudisce le tre figlie dell’amica ogniqualvolta questa debba
allontanarsi da Napoli per il suo lavoro di scrittrice: << Le tue figlie sono più che figlie mie,
portamele quando ti pare e fa le tue cose per tutto il tempo che vuoi>>8, le dice con sincera
generosità.
Dal canto suo, la saga nel suo complesso, con i suoi sposalizi, i tradimenti, gli affronti, le violenze
e le riconciliazioni tra i membri delle varie famiglie del rione, soddisfa anche quei lettori in cerca
del “godimento di passioni forti e un po’ volgari”9, tanto che Raffaele La Capria ha scritto poco
dopo l’uscita dell’ultimo volume (e quindi in tempi lontani dalle polemiche più recenti):

Forse ci sono troppi parenti e parentele, troppi nomi, troppi personaggi secondari ma attivi.
A volte il lettore perde il filo, forse così è la vita, specie quella del rione ma un libro vuole
una struttura più abbordabile. 10

E per i lettori desiderosi di “trame non necessariamente sensate”11 e dei coups de théatre Ferrante
ordisce un evento narrativo che quasi strizza l’occhio alla tradizione del feiulletton, se non fosse
che simili rarissimi eventi sono entrati nelle cronache nere del nostro paese: in una soleggiata
domenica di primavera, mentre si trova in strada a poca distanza da Nino, dalla madre e da Imma,

8
E. Ferrante, Storia della bambina perduta, Roma, e/o, 2014, p. 121.
9
E. Ferrante, “Scrivere nascostamente. Lettera a Goffredo Fofi” in La frantumaglia, cit., p. 59.
10
R. La Capria, Il labirinto nero di Elena Ferrante. A Napoli la vita è un rione infetto, in
http://archiviostorico.corriere.it/2014/dicembre/30/labirinto_nero_Elena_Ferrante_Napoli_co_0_20141230_e
8703f9c-8ff0-11e4-9345-2ba5002dcfc5.shtml
11
E. Ferrante, “Scrivere nascostamente. Lettera a Goffredo Fofi” in La frantumaglia, cit., p. 59.
3
Tina, all’età di quattro anni, scompare in modo inspiegabile ma definitivo: “In quel niente si era
perso il veicolo, si perse la bambina per sempre”12.
La sua sparizione si posa come una cappa plumbea su Lila, su Enzo, sulla vicenda tutta. E con
Tina il lettore perde a poco a poco anche Lila: il suo carattere, già umorale e spinoso, si inasprisce;
il rapporto con Enzo diventa uno stillicidio di litigi, fino alla separazione; le sue giornate si
disperdono insensatamente nel cuore della città; il rapporto con Elena si fa ancora più oscillante e
discontinuo che in passato. Quest’ultima, infine, decide, complice l’adolescenza delle figlie, di
lasciare definitivamente Napoli per Torino. E’ a questo punto che il romanzo si ricongiunge, là dove
era cominciato, al “Prologo” dell’Amica geniale (2011). Qui, nelle prime pagine, si apprende che
Lila, volutamente, si è “volatilizzata” senza lasciare più alcuna traccia di sé e l’amica Elena, per
una sorta di vendetta, decide di narrare la loro lunga storia:

Lila come al solito vuole esagerare, ho pensato.


Stava dilatando a dismisura il concetto di traccia. Voleva non solo sparire lei, adesso a
sessantasei anni, ma anche cancellare tutta la vita che si era lasciata alla spalle.
Mi sono sentita molto arrabbiata.
Vediamo chi la spunta, questa volta, mi sono detta. Ho acceso il computer e ho cominciato a
scrivere ogni dettaglio della nostra storia, tutto ciò che mi è rimasto in mente.13

Nel complesso i numerosi fili si riannodano sapientemente e pazientemente in questa saga che ha
tutti gli ingredienti sia per concorrere a un riconoscimento letterario sempre più disposto a premiare
narrativa “destinata a un soggetto sociale in espansione vertiginosa, cioè appunto il ceto medio”14,
sia per accedere al successo estero che, soprattutto sul mercato statunitense, fa addirittura parlare di
una Ferrante Fever e ci induce a chiederci se il brand Made in Italy stia trovando una sua
connotazione anche nel campo editoriale15. Oltreoceano i libri della serie spiccano per
un’impostazione grafica assai fedele all’originale - decisamente ammiccante verso le lettrici nella
scelta dei colori pastello e delle immagini delle copertine - e per un’altrettanto resa rispettosa dei
titoli. Ciò che colpisce, tuttavia, negli interventi che si incrociano sul web statunitense, a proposito
della saga delle due amiche partenopee, è che i volumi vengano etichettati come Neapolitan

12
E. Ferrante, Storia della bambina perduta, cit., p. 311.
13
E. Ferrante, L’amica geniale, Roma, e/o, 2011, pp. 18-19
14
G. Simonetti, Declino e fine della letteratura “di una volta”. Alcune tendenze del romanzo italiano
contemporaneo in http://ricomporreinfranto.com .
15
“A fronte di una concorrenza internazionale decisamente agguerrita, l’editoria italiana è condotta ad
applicare le medesime regole, quanto alla produzione, la pubblicizzazione e la distribuzione dei suoi prodotti
culturali. […] anche gli editori italiani devono “produrre” un autore, praticare un certo tipo di editing del
testo e operare il lancio del libro non più entro i confini culturali del mercato nazionale. Non basterebbe:
occorre ormai che l’autore e il libro siano vendibili nel circuito internazionale. Ciò significa spendibilità del
prodotto culturale in termini di diritti internazionali, oppure in termini di coedizione” in G. Benvenuti, La
letteratura italiana sulla scena del mondo: problemi e prospettive, cit., pp.35-36.
4
Novels16, sottotitolo del tutto assente nella versione originaria. Forse è questa forte localizzazione
geografica l’unica eccezione che la storia di Lila e Elena concede alla regole della world fiction: ci
sembra, infatti, che fuori dai nostri confini sia ancora vivo, dal punto di vista imagologico, un Sud
dipinto in modo oleografico e convenzionale (che fa a sua volta parte di un certo, banalizzante
Made in Italy all’insegna di “pizza, spaghetti e mandolino”)17. Questo fattore, unito a quello
scandaglio dei sentimenti in cui Ferrante è così esperta e che fa presa su un pubblico
prevalentemente femminile, rappresenta forse una possibile chiave di lettura della Ferrante Fever.

I testi della Ferrante esposti in una libreria americana

Le polemiche che imperversano da settimane sui quotidiani e sul web nazionale dopo la candidatura
di Storia della bambina perduta alla rosa degli aspiranti allo Strega vertono su due questioni che
hanno decisamente poco a che fare con considerazioni critiche e giudizi di valore: da una parte il
desiderio, dichiarato in Saviano,18 di “rompere gli equilibri” e le logiche editoriali del premio,
dall’altra la presunta incompatibilità tra la partecipazione a questo e la scelta dell’anonimato 19.

16
Si vedano, a titolo esemplificativo, i seguenti link
http://www.slate.com/articles/arts/books/2014/09/elena_ferrante_s_those_who_leave_and_those_who_stay_t
he_third_of_the_neapolitan.single.html; http://artery.wbur.org/2014/09/24/elena-ferrante ;
http://www.slate.com/blogs/browbeat/2015/02/04/the_paris_review_interviews_elena_ferrante_how_the_lite
rary_magazine_snagged.html?wpsrc=fol_tw;
17
Si legga a questo proposito l’articolo di Paolo di Paolo comparso su “La Stampa” lo scorso ottobre in
http://www.lastampa.it/2014/10/13/cultura/il-caso-ferrante-il-romanzo-italiano-secondo-il-new-yorker-
k6z6crdyRB5A6Z4ycRUrIO/pagina.html
18
“Allo Strega siamo affezionati perché fa parte della nostra storia, ma negli anni ha perso fascino, perché
ormai è diventato un gioco sfacciatamente combinato. Io propongo te perché ti leggo e propongo te perché
hai avuto l’attenzione della critica internazionale, cosa tutt’altro che scontata. Propongo te perché credo che
la tua presenza possa aiutare questo premio a essere di nuovo qualcosa di vitale e genuino, non solo uno
scambio di voti e favori” in
http://www.repubblica.it/cultura/2015/02/21/news/roberto_saviano_cara_ferrante_ti_candido_al_premio_stre
ga-107829542/ Nella replica Ferrante ribatte, accettando la sfida: “Ma tu giustamente non parli né di
cinquina, né di vittoria, ma di “sparigliare le carte”, espressione da tavolo da gioco che mi attrae. […] E’
giusto e urgente, a volte, sparigliare le carte, ma le carte è ancora più giusto leggerle e farle leggere” in
5
Superando, viceversa, il livello cronachistico nelle dispute inerenti i “fantasmi dello Strega”, altri
potrebbero essere i ragionamenti da fare sul “caso Ferrante” per interrogare una scrittura che fin
dalle sue prime prove ha diviso la critica. Alcuni interpreti hanno messo in luce i limiti, soprattutto
stilistici, della quadrilogia: Longo parla di “una cascata di aggettivi scontati e accostamenti
prevedibilissimi”, La Porta di “un appiattimento della lingua”, Onofri di “un libro epigonale, retrò:
in nulla partecipe delle inquietudini stilistiche, strutturali, epistemologiche, della narrativa di
oggi”.20 Altri, tra cui Fofi, hanno accostato il nome di Ferrante a quello della Morante21.
L’autrice rispondendogli a questo proposito, ha dichiarato alcuni anni fa:

Lei mi chiede di filiazioni, domanda che mi lusinga così tanto che francamente rischio di
dirle bugie pur di consolidare la sua ipotesi. […] Mi piacerebbe che tra L’amore molesto e i
libri della Morante ci fosse un nesso anche flebile. Devo però confessarle che molti tratti
stilistici di questa autrice mi risultano estranei; che mi sento incapace di concepire storie di
ampio respiro; che non apprezzo più da tempo una vita in cui la Letteratura conta più di ogni
cosa.22

In queste righe Ferrante stessa sembra sintetizzare consapevolmente la propria posizione, sia in
termini di poetica che di stile, nel campo letterario odierno: più che di uno scrittore “arrivato nella
città per uccidere il drago dell’irrealtà”, come lo concepiva la Morante, essa pare riconoscersi –
senza per questo sentirsi svilita - nella “quantità di persone che scrivono, stampano i libri, e si
potranno distinguere chiamandoli genericamente scriventi”.23 Tale è il bisogno di senso che la
narrativa sull’amore e sui sentimenti evoca che, sopra il livello del rosa seriale e sotto le vette di
Alice Munro o di Elsa Morante, si aprono territori intermedi pressoché sconfinati.24 La stessa

http://www.repubblica.it/cultura/2015/02/24/news/elena_ferrante_accetto_la_candidatura_allo_strega-
108043390/
19
L’attacco forse più vibrante e maligno viene dal “Corriere della Sera” dove Sebastiano Vassalli, rispetto
ad un’eventuale vittoria dell’autrice-fantasma - etichettata come “donnarella tremebonda” - dichiara di
preferire lo scrittore peggiore, purché in carne e ossa in http://www.dagospia.com/rubrica-
2/media_e_tv/strega-fantasmi-sebastiano-vassalli-piuttosto-che-autore-anonimo-97609.htm . A questa
affermazione risponde polemicamente Loredana Lipperini dal suo blog in La donnarella e lo scrittore in
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2015/04/02/la-donnarella-e-lo-scrittore/ . Anche Luca
Ricci non ha risparmiato i suoi strali alla polemica in corso in un Abbecedario per lo Strega pubblicato sul
“Messaggero” in http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/libri/elena-ferrante-premio-strega/1209600.shtml
20
Le dichiarazioni sono state raccolte e riportate da Luca Ricci sulle pagine del “Messaggero” in
http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/libri/elena-ferrante-opinione-critici/1248181.shtml
21
Si veda la domanda n. 3 dell’intervista epistolare tra Fofi e Ferrante in E. Ferrante, “Scrivere
nascostamente. Lettera a Goffredo Fofi” in E. Ferrante, La frantumaglia, cit., p.65.
22
E. Ferrante, La frantumaglia, cit., p. 57 e p. 59
23
Le due brevi citazioni sono tratte da E. Morante, Pro o contro la bomba atomica e altri scritti, Milano,
Adelphi, 1987, pp.110-111.
24
Si veda V. Pigmei, Che pena scriver d’amore in http://www.minimaetmoralia.it/wp/che-pena-scriver-
damore/
6
replica di Ferrante potrebbe, dunque, finalmente acquietare gli opposti schieramenti critici e
lasciarle indossare una volta per tutte la sua “maschera di ferro” anche nel Ninfeo di Villa Giulia.