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Le radici del presente

La vocazione europea di Roma


Il disegno di una civiltà sovranazionale
L’impero romano, dalle origini fino allla sua massima espansione
nel II secolo d.C., rappresenta il primo nucleo di quella complessa
realtà territoriale che attualmente chiamiamo Europa.
I primi imperatori, da Augusto a Traiano, seguendo il disegno
tracciato qualche decennio prima da Giulio Cesare, portarono
avanti la politica espansionistica romana verso due direttrici
principali: le regioni nord-occidentali e le regioni sud-orientali.
Cesare aveva infatti avuto modo di apprezzare la cultura orienta-
le, in particolare quella egizia; anzi, ne era stato profondamente
affascinato, al punto di sognare una fusione tra la civiltà orien-
tale e quella romana. Oltre a ciò, Cesare aveva impostato la sua
politica espansionistica anche in una direzione nuova, puntando
verso l’interno del continente, a nord: questa intuizione si rivelerà
particolarmente importante per il futuro.
Nel progetto di Cesare, dunque, Roma, grazie alla sua posizione
centrale tra il mondo mediterraneo e i vasti territori transalpini,
era destinata a diventare il fulcro di una civiltà sovranazionale.
w  L’impero romano alla sua massima
In quest’ottica rientrava il disegno di rendere progressivamente
estensione.
omogenei tra loro i territori conquistati, che Cesare cercò di
w 
L’Unione Europea nel 2007. favorire con l’estensione del diritto latino alle province.

L’idea di Europa
uuu
Da un punto di vista storico e geografico
numerose e complesse sono state le vicende
che hanno condotto all’assetto politico territo-
riale dell’Europa quale noi lo conosciamo. Con
il termine “Europa” i Greci indicavano un’area
geografica non certo estesa, compresa tra
la penisola ellenica, il mar Egeo e la parte
occidentale della Turchia. Quest’area nei secoli
si è progressivamente allargata, arrivando a
coincidere appunto con i confini dell’impero
romano.
L’ideale unitario dell’impero romano sarà
fatto proprio dal Sacro romano impero di Carlo
Magno (742-814), una realtà sovranazionale
simbolo dell’unità dei cristiani, fondata sulla FINLANDIA

divisione dei poteri tra impero (potere tempo-


SVEZIA
rale) e papato (potere spirituale). ESTONIA

Nel maggio 2004 l’Unione europea ha DANIMARCA


LETTONIA
LITUANIA
accolto la richiesta di adesione da parte di REP.
D’IRLANDA REGNO
UNITO PAESI
alcuni stati dell’Est; nel 2007 l’ampliamento BASSI
POLONIA
riguarda la Bulgaria e la Romania, mentre sono BELGIO GERMANIA
LUSSEMBURGO
REP.
REP.
in corso i negoziati per l’inserimento di Croazia,
CECA
SLOVACCA
IA
Macedonia e Turchia. Se questa tendenza ver-
FRANCIA AUSTRIA ER
GH ROMANIA
UN
rà confermata nel tempo, come da più parti si
LO

BULGARIA
auspica, non è difficile immaginare un’Europa
AL

ITALIA
G

SPAGNA
unita con uno sviluppo territoriale in gran parte
RTO
PO

simile a quello dell’impero romano.


GRECIA

CIPRO
MALTA
421

Un principato esteso a Oriente


I successori di Cesare, per adattare alle nuove esigenze poli- s  La carta illustra le principali aree
tico-territoriali la vecchia costituzione repubblicana, ormai non linguistiche in cui è attualmente divisa
più adatta a reggere un impero così ampio come quello realiz- l’Europa.
zato da Roma, istituiro-
no, ispirandosi al modello uuu Oriente e Occidente:
delle monarchie orientali,
le eredità linguistiche
un principato che fosse
capace di far convivere Dall’amalgama fra greco e latino, attraverso lente e complesse trasfor-
mazioni, si diffusero nuove lingue, in un primo periodo solo parlate, poi
pacificamente, gli uni
anche scritte: le attuali lingue neolatine. Ebbero il latino come origine
accanto agli altri, i diver-
comune lo spagnolo e il portoghese, il francese, l’italiano, il ladino (diffuso
si popoli dell’Occidente e nelle vallate alpine e in area svizzera) e il rumeno.
dell’Oriente.
La compresenza del-
le due aree culturali era Islandese
Lappone Samoiedo

ormai evidente nell’impe- Lingue


romanze Komi

se
ro romano anche a livello

se
de

Fi nl an de
Sve
Lingue
amministrativo, dove due

e
Udmurto

ges
celtiche

r ve
erano le lingue ufficiali: il Lingue Baschiro

No
Estone
Gaelico Mari
scozzese
baltiche Lettone Cruvascio
e se

greco, che dominava nella


nd

Lingue Danese Lituano Mordvino


o ir la

germaniche
parte orientale, e il lati-
Russo
G a e lic

Inglese Bielorusso
Lingue Polacco Frisone

no, più diffuso nella parte ugro-finniche Tedesco


Ceco
Neerlandese
Ucraino
Fiammingo Calmucco
Lingue
occidentale. Il latino dei
Bretone
cco
S lo va
slave Francese Magiaro Osseto
conquistatori si mescolò Croato
Rumeno

Serbo
lentamente alla pronun-
Basco
Ita Bulgaro
e

lia
hes

no Catalano Macedone
Al ba ne se

cia e ad alcune espressio-


tog

Spagnolo
Po r

Sardo
Greco
ni usate dalle popolazioni
conquistate, dando vita a
nuovi idiomi.
Roma dalla repubblica al principato

gestione gestione valori


del potere del territorio collettivi

REPUBBLICA i cittadini partecipano costumi degli antenati


può controllare territori
configurata sul modello direttamente e (mos maiorum), incen-
non eccessivamente
della città-stato attivamente, i poteri trati sulla pietas e sulla
estesi
(509-31 a.C.) sono divisi libertas (pietà e libertà)

una data cruciale: il 2 settembre


del 31 a.C.: la vittoria di Ottaviano
nella battaglia di Azio segna la fine
delle libertà repubblicane e l’ini- disordine morale e
zio dell’età imperiale tentativo di ripristinare
le antiche virtù (virtus,
iustitia, pietas), alle
MONARCHIA può controllare territori quali si aggiunge la
di tipo orientale il potere è accentrato molto vasti ed eser- clemenza del principe
impero mediterraneo nelle mani del monarca: citare l’egemonia sui (clementia).
e continentale da cittadini a sudditi popoli che chiedono Ideale della pace
(31 a.C.-476 d.C.) protezione (pax romana)
unità 4
422 I primi secoli dell’impero

Il processo di romanizzazione
Un impero romanizzato e “globale”
uuu La politica espansionistica
La romanizzazione (in senso sociale, linguistico, economico) imperiale continuò nella conqui-
dei territori conquistati richiama alla mente il processo di glo- sta di ampi territori al di là delle
balizzazione attuale, che, a partire da un ambito strettamente Alpi e fra il bacino del Reno e del
economico e tecnologico-informatico, ha iniziato a caratterizzare Danubio, fino alla remota regione
la società mondiale dalla fine del XX secolo. L’affermazione di un della Dacia (nell’attuale Romania).
modello culturale omogeneo, investendo ambiti sociali sempre La civiltà di Roma, la sua cultura,
più ampi, ha avvicinato le distanze tra “centri” e “periferie”, ridi- la sua lingua, le sue leggi trova-
segnando la mappa geopolitica del pianeta.   rono così ampia diffusione. Que-
sto processo di romanizzazione
passò essenzialmente attraverso
la fondazione di città e centri
abitati organizzati sul modello
romano, per giungere infine alla
concessione della cittadinanza
romana ai provinciali, che si
videro aperte carriere, militari e
politiche, anche prestigiose. Ne
derivò uno sviluppo complessivo
che contribuì ad appianare le dif-
ferenze tra il centro (Roma e, più
in generale, l’Italia) e le zone peri-
feriche, i cui abitanti si ritrovarono
inseriti nei più importanti circuiti
economici, culturali e politici.
v  Rovine della metropoli africana di Timgad
(Algeria), fondata da Traiano attorno al 100 d.C.

La città romana
uuu
La città romana era divisa in isolati quadrangolari scibile nelle città di origine romana, come Torino,
uniformi da strade parallele e perpendicolari tra loro. Londra, Colonia, Vienna, Budapest. L’idea romana di
Questa struttura, che nasce dalla forma dell’accampa- strutturare il nucleo urbano geometricamente, su assi
mento militare, è riconoscibile soprattutto nelle città ortogonali, ha avuto successo anche in tempi recenti
fondate dai Romani ai tempi della loro espansione. Le e in aree geografiche diverse: basti pensare all’im-
due vie più grandi erano il cardo e il decumano: la pianto della città di New York, sull’isola di Manhattan,
prima correva da nord a sud, incrociando il decumano suddivisa in isolati perpendicolari fra loro.
tracciato da est a ovest. All’incrocio fra il cardo e il
decumano si apriva il Foro, una piazza circondata dai s 
La struttura urba-
più importanti edifici pubblici e religiosi. nistica di una città
Ancora oggi questa struttura romana tipica.
urbanistica è ricono-

v  Torino, Piazza
Castello.
Le radici del pr esente 423

Un impero senza Nord Europa


L’ambizioso progetto di una integrazione del Nord Europa non
poté tuttavia essere portato a compimento e il mondo romano
– espressione insieme di elementi europei, asiatici e africani – con-
tinuò a identificarsi essenzialmente con l’area mediterranea:
esso comprendeva infatti l’Africa settentrionale e buona parte dei
territori asiatici affacciati sul Mediterraneo, mentre escludeva tutte
le vaste regioni presenti al di là del confine renano-danubiano,
popolate dai barbari.

Romani ed Ebrei s  Fedeli in preghiera presso il Muro


La dominazione romana non fu accettata senza opposizio- del pianto a Gerusalemme, il principale
luogo di preghiera per gli ebrei di tutto il
ne: il caso più eclatante di insurrezione antiromana fu quello mondo; viene identificato con il sostegno
degli Ebrei. Dopo aver sottomesso la Palestina, i Romani inter- del muro occidentale del Secondo Tem-
vennero in due momenti diversi per sedare le rivolte. La prima pio distrutto da Tito nel 70 d.C.
insurrezione degli Ebrei
fu repressa da Tito nel 70 uuu Gli Ebrei dalla diaspora allo Stato
d.C., e si concluse con la
di Israele
distruzione del Tempio
di Gerusalemme; nel 135 Fino ai primi decenni del Novecento gli Ebrei hanno vissuto in Europa e
in America. Il ritorno alla terra dei padri, la “terra di Sion”, da aspirazione
d.C., dopo una nuova som-
ideale divenne un progetto politico definito verso la fine dell’Ottocento,
mossa, i Romani decisero
quando fu fondato il movimento sionista.
di deportare in massa la Durante la prima guerra mondiale, il governo inglese appoggiò la
popolazione ebraica: iniziò rivendicazione dei sionisti per la costituzione di un territorio ebraico in
così la diaspora, cioè la Palestina (che era allora parte dell’impero ottomano e dopo la guerra fu
dispersione degli Ebrei nei soggetta a mandato britannico). Infine, dopo la seconda guerra mondiale
vari paesi del Mediterraneo e il massacro di milioni di Ebrei nei campi di sterminio nazisti, l’Assemblea
e nel continente europeo. dell’Onu deliberò la fine del mandato inglese in Palestina e l’istituzione di
due stati, uno ebraico e uno arabo.
Impero e cristianesimo Dal 1948, anno della nascita di Israele, la convivenza con gli stati
Il disegno di una civiltà arabi confinanti, che non hanno riconosciuto il nuovo stato ebraico, è
sovranazionale nel I secolo stata difficile e ha originato guerre e sanguinosi scontri; ancora oggi i
d.C. trovò un inaspettato palestinesi non hanno un proprio stato e molti di loro vivono in condizioni
alleato nel cristianesimo, precarie nei campi-profughi.
la nuova religione che,
proprio all’epoca dell’impe-
ratore Tiberio (14-37 d.C.),
cominciò a svilupparsi in
Palestina per poi diffon-
dersi a Roma e in Occi-
dente, malgrado la forte
opposizione dei pagani. Ad
agevolare tale diffusione fu
anche l’unità territoriale
dell’impero, che fu inter-
pretata addirittura come
opera della divina provvi-
denza, mirante a favori-
re una rapida espansione
della dottrina del Cristo e
della Chiesa anche verso
l’Europa e in particolare
verso l’intero mondo ger-
manico.
unità 4
424 I primi secoli dell’impero

Potere e propaganda in età augustea


Augusto celebra se stesso
Nell’organizzare il principato Ottaviano Augusto curò con par-
ticolare attenzione la promozione della propria immagi-
w  L’aquila imperiale ne. L’autocelebrazione fu pianificata e realizzata su
romana con i simbo- vasta scala, attraverso modalità di propaganda
li della vittoria, la così efficaci da essere riprese e da caratterizza-
palma trionfale re, nei secoli successivi, la gestione del potere
e la corona assoluto nelle sue varie forme da parte di re,
d’alloro (cam-
meo di età imperatori e capi di stato.
augustea). Uno dei mezzi di cui Ottaviano Augusto
si avvalse fu la comunicazione epigrafica:
Roma e i principali centri dell’impero nell’età
augustea erano tappezzate con iscrizioni su
grandi lapidi, poste su templi, nel foro, all’esterno
di edifici pubblici, che esaltavano gli interventi e
la volontà del principe. Sempre alle epigrafi Augusto
consegnò il proprio testamento politico: una lunga
iscrizione, nota come Res gestae divi Augusti (“Le imprese
del divino Augusto”), venne composta dallo stesso imperatore e
fatta incidere dopo la sua morte su due pilastri di bronzo collocati
a Roma. Questo originale è andato perduto da secoli, mentre è
giunta fino a noi la copia della stessa epigrafe che si trovava nel
tempio di Augusto ad Ankara, in Turchia. Probabilmente molte
altre erano le copie esposte nelle numerose città dell’impero.

uuu Mezzi di comunicazione “di massa”


Le epigrafi soprattutto in età imperiale erano divenute il
principale canale di comunicazione tra lo stato e i cittadini e un
importante mezzo di comunicazione privato. Pur nei limiti dettati
da un modesto tasso di alfabetizzazione, che ne riservava la
fruizione solo a una piccola parte della popolazione, nelle cam-
pagne di propaganda e di promozione della politica imperiale
ebbero funzioni analoghe a quelle degli attuali mass media.

r  Il cosiddetto “Cippo di Polla” (da


Polla, in provincia di Salerno), che regi-
stra i principali centri toccati dalla via
Popilia (o Annia), la strada che collegava
Reggio Calabria con Capua, e i prov-
vedimenti più popolari del personaggio
pubblico che la fece costruire (cattura di
schiavi, concessione di terre).

w  Lettura dei quotidiani in un bazar


di una città nel Kurdistan iracheno.
Le radici del pr esente 425

Monumenti del potere


Monumenti celebrativi come l’Ara Pacis
(vedi unità 17, par. 3) e il mausoleo, fatto
costruire a imitazione dei grandi sepolcri
ellenistici, divennero un modello di archi-
tettura funzionale all’immagine del pote-
re, ripreso e sviluppato dai successori di
Augusto: basti pensare ai trofei, agli archi
di trionfo e alle colonne monumentali che
ne esaltarono, a Roma come nelle aree peri-
feriche, le vittorie e le conquiste.
Gli stessi simboli del potere, in parti-
colare l’aquila imperiale, vennero diffusi
in maniera capillare e anche la produzione
di manufatti quali monete, gioielli, vasi
fu controllata affinché ogni riferimento al
principe fosse sempre ben visibile. r  L’arco di Augusto ad Aosta,
costruito in onore di Ottaviano nel 25 a.C.

“Romanità” e propaganda: il fascismo italiano


uuu
In Italia nel XX secolo è stato il fascismo a utilizzare nario della nascita, che fu un’occasione importante per
per la propria propaganda il riferimento alla grandio- riaffermare, all’indomani della fondazione dell’impero
sità dell’epoca augustea, e a riprenderne simboli e fascista, la volontà di potenza e dominio.
iconografia per rilanciare la missione imperiale di Fu in questa ottica, per esempio, che lo stesso
Roma nel mondo. Questo recupero di elementi tratti centro storico di Roma venne stravolto da un massic-
dalla storia romana non passò attraverso una reale cio intervento urbanistico: il quartiere compreso
comprensione storica del passato, ma fu funzionale fra piazza Venezia (sede del governo fascista) e il
alle necessità di immagine del regime. Colosseo fu completamente raso al suolo per apri-
Fin dall’inizio della sua avventura politica Musso- re la strada destina-
lini manifestò la volontà di riagganciarsi al “glorioso ta ai trionfi del nuovo
passato di Roma” attraverso la scelta di un simbolo, impero, la via dei Fori
i fasci littori dei magistrati repubblicani, da cui derivò Imperiali, appunto,
il nome del suo movimento, il “fascismo”. senza alcun rispetto
Successivamente, divenuto il fascismo un regime, per i monumenti del-
Mussolini stabilì un parallelo tra la propria immagine e l’età rinascimentale e
quella di Augusto: all’iniziatore del principato fu dedica- medievale che sorge-
ta una grande mostra, in occasione del secondo mille- vano in quell’area.

r  Manifesto di
epoca fascista; in primo
piano il fascio littorio.

v  Mussolini in sfila-
ta lungo la via dei Fori
Imperiali.
unità 4
426 I primi secoli dell’impero

Pace e guerra
Guerre “giuste”
uuu In particolare la realizzazione
Sullo sfondo di un coro unanime di consensi levatosi a dell’Ara Pacis testimoniava il mag-
sostegno della politica espansionistica imperiale, verso la gior vanto della politica augustea:
fine del I secolo a.C. lo storico Tacito, nel suo libro Germania, aver ristabilito la pace dopo anni
traccia un’analisi accurata degli usi e costumi delle popolazioni di sanguinose guerre civili, gra-
barbare. Pur ribadendo la necessità di contenerne e dominar- zie all’affermazione della potenza
ne la pressante minaccia, coglie l’ambiguità ideologica della di Roma che attraverso Augusto,
pax romana. Sua è l’affermazione: “Hanno fatto un deserto e nobile esponente della gens Iulia,
l’hanno chiamato pace”. poteva esprimere la propria missione
Anche oggi la riflessione sulle guerre “giuste” e “necessa- civilizzatrice. Non è casuale che i
rie” è motivo di discussione e di confronto, in un panorama personaggi scolpiti in bassorilievo
di equilibri politici ed economici internazionali sempre più
sull’Ara Pacis appartengano tutti alla
complesso.
genealogia augustea.
Questa pace tanto propaganda-
ta venne mantenuta soltanto nella
parte centrale dell’impero; ai confini
furono comunque condotte contro
le popolazioni barbare numerose
campagne militari, sempre presen-
tate come giuste guerre di difesa
(bella iusta).

Un poema commissionato da Augusto:


l’Eneide
Faceva parte della macchina pro-
pagandistica anche la politica cultu-
rale che, attraverso la promozione
di artisti, intellettuali, storici, poeti
(il cosiddetto “mecenatismo”), concorreva a incensare la figura
r  Una manifestazione di Augusto.
pacifista. Fra gli artisti e i letterati che facevano parte dei circoli
culturali legati ad Augusto un posto di rilievo assume
Virgilio (70-19 a.C.), il poeta cui l’imperatore com-
missiona un poema epico con l’intento di celebrare
la gens Iulia, alla quale egli apparteneva. Questo
poema sarà l’Eneide.

v Enea, ferito, con il figlio Ascanio, I secolo


d.C. Enea, figlio di Anchise e di Afrodite, dopo
aver combattuto nella guerra di Troia, riuscì a
stento a salvarsi dall’eccidio della città e portò
in salvo i Penati (simbolo degli dèi protettori
della casa, della famiglia e della patria), il padre
Anchise, il figlio Ascanio (detto poi Iulo) e tutti i
superstiti. Intraprese un lungo viaggio (durato set-
te anni), per raggiungere la terra assegnata dagli
dèi alla stirpe troiana: il Lazio. Qui Enea combatté
contro Turno, il re dei Rutuli, e, vittorioso, vi
stabilì la sua nuova sede. Dal suo matrimonio con
Lavinia (figlia del re Latino) nascerà Silvio, re di
Alba Longa: “In Italia, incontrerà aspra guerra,
piegherà popoli fieri, ma imporrà le sue leggi, la
sua città” (Eneide, X).
Le radici del pr esente 427

La celebrazione delle virtù arcaiche


Virgilio glorifica la romanità rifacendosi alle mitiche origini
di Roma, una città cui il Fato affida un missione universale da
compiere, la civilizzazione di tutti i popoli.
Nel suo racconto vengono evidenziati sia gli antichi valori,
sia la loro evoluzione. Enea impersona infatti il senso del dove-
re e della fedeltà, ossia la pietas, che consiste nella devozione
verso gli dèi, la patria, i genitori, i clienti e gli amici. Si tratta
della raffigurazione ideale del civis romano, cioè del cittadino,
che ha nello stato il punto di riferimento supremo, per il quale
vale la pena di sacrificarsi. Questa mentalità è tipica del periodo
repubblicano.
Ma Virgilio ha anche un altro intento, quello di giustificare la
nuova situazione politica, sociale e culturale di Roma, che ormai
ha assunto una fisionomia cosmopolita, diventando un punto
centrale di incontro di mentalità, culture ed esigenze diverse.

Le virtù civiche del periodo augusteo


Sullo scudo d’oro (vedi p. 348) che il senato consegnò ad Augu-
sto nel 27 a.C., anno del pieno riconoscimento istituzionale del
“principato”, vennero incise le seguenti parole: “virtù, clemenza,
giustizia e pietà”. Rispetto alle antiche virtù viene quindi aggiun-
ta la “clemenza”, ossia l’atteggiamento benevolo di chi detiene
l’autorità.
Da una parte abbiamo quindi il potere assoluto del princeps,
dall’altra i cittadini, che, in quanto sudditi, devono sperare nella s  Il Guggenheim Museum a Manhat-
clemenza del sovrano e coltivare le virtù tipiche dei sudditi, cioè tan (New York), opera del celebre archi-
la docilità, l’operosità e la pazienza. tetto Frank Lloyd Wright.

Finanziare l’arte
uuu
Il mecenatismo ha avuto un momento
di rinnovato slancio nel Rinascimento
presso la sede papale e le corti signorili
italiane (i Medici a Firenze, gli Estensi a
Ferrara, i Gonzaga a Mantova, per citar-
ne solo alcune); grazie al sostegno di
principi colti e potenti, sono state realiz-
zate le più celebri opere d’arte di maestri
quali, per esempio, Michelangelo.
Anche in età moderna il mecenati-
smo è stato promosso dai sovrani dei più
importanti stati europei. In tempi recenti i
ricchi collezionisti d’arte si sono fatti pro-
motori di artisti emergenti. Una famosa
mecenate del Novecento è stata Peggy
Guggenheim, nipote di un ricchissimo
collezionista americano, amica di impor-
tanti pittori e scultori, che ha scoperto
e “lanciato” artisti dell’avanguardia ame-
ricana.
A Venezia la fondazione da lei istituita
raccoglie opere che testimoniano il valore
della sua instancabile attività culturale.