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NewsLetter
GRUPPO SCOUT CAPEZZANO1
Marzo 2011
Numero 3

ECCOCI QUA !
Perché questa iniziativa:

Con questa iniziativa per ora mensile vogliamo coinvolgere i genitori dei nostri ragazzi ma anche
tutti gli amici del nostro gruppo ( se ritenete che qualche vostro amico/a possa essere interessato
a riceverla inviateci la mail che lo inseriremo nel nostro data base.)
In maniera semplice e sintetica attraverso questa news letter, che invieremo a tutti i genitori e a
quelli che ce ne faranno richiesta , cercheremo di allacciare un filo continuo per COMUNICARE tra
il Gruppo i Capi e i Genitori, gli amici, illustreremo le nostre molteplici attività educative, le Cacce,
le Uscite, i Campi……. ma anche vorremmo che si stimolasse una riflessione su argomenti che
possano interessare ….. anche con l’aiuto di esperti del settore….. non daremo risposte esaustive
non abbiamo le ricette o la bacchetta magica per risolvere i problemi… vorremmo solo far nascere
nuove domande e spunti di riflessione che siano utili per un confronto costruttivo… accoglieremo
ogni consiglio che ci verrà inviato e ne discuteremo nel primo numero utile.
Infine perché crediamo che …..
“Comunicare (cum munus) è uno scambio di doni all’interno di mura comuni (cum moenia)”
(F.Fornari)
La Co-Ca comunità capi

In questo numero troverete…..

… LETTERA APERTA della Comunità capi .

… uno scritto del nostro AE don Angelo che ci stimola a riflettere, sull’importanza del SERVIZIO
prendiamo quest’occasione per fermarci a pensare un momento.

….. un approfondimento tematico sulla BRANCA R/S ROVER SCOLTE

…..visto l’interesse dimostrato, ancora alcune riflessioni sull’adolescenza INDIVIDUAZIONE E BUGIE

…… le news dalle branche, dalla comunità capi e dal comitato genitori

….. l’EVENTO del mese le OFFICINE METODOLOGICHE L/C.

……..pillole di storia del nostro gruppo “2010 ROUTE INVERNALE NOVIZIATO - CLAN”

……. i link preferiti

…… la palestra della mente

…… consigli e …..
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Lettera aperta …….inviata a Proposta Educativa (rivista nazionale degli educatori
scout) e alla rivista regionale Agesci Toscana a tutti i capi della nostra Zona Lucca-
Massa.

Sono Mauro un capo scout e svolgo servizio in branca R/S nel gruppo del Capezzano 1° e ieri
pomeriggio (25 febbraio) dopo aver visto un servizio al TG3 delle 14.15 sono stato veramente
male.
Le immagini scorrono, il dramma che il popolo libico vive in queste ore lascia senza parole. Ma le
parole pronunciate da un esponente leghista sono come un macigno: "chiamiamolo con il vero
nome, quello che viene definito flusso migratorio, non lo è, è invece un'invasione e quindi vanno
accolti con il mitra".
Queste affermazioni mi sono rimbombate nella mente per tutto il giorno e, ieri sera in una
riunione di Co.Ca. ho voluto condividere lo sdegno suscitato con gli altri capi.
In branca R/S si affrontano quotidianamente problematiche relative ai diritti umani, al rispetto
della vita, alla necessità di fare memoria storica per non ripetere gli orrori del passato e quindi mi
è venuto spontaneo rivolgere un pensiero a quei capi che svolgono un servizio in terre dove il
pensiero leghista permea tutto il tessuto sociale e alla difficoltà che devono affrontare.

La nostra Comunità Capi condivide pienamente e fa proprio il pensiero di Mauro e lo sdegno


suscitato in lui.
“Ci alziamo in piedi” e diciamo a tutti che questi pensieri non ci appartengono e rinnoviamo in
questa occasione il nostro impegno di adulti, di capi, di educatori, di cristiani che credono
nell’accoglienza nel riconoscimento dei diritti di tutti alla vita, al lavoro, al professare la propria
fede e cultura nel più profondo rispetto di ogni persona.
Sono tempi bui ma quello che ci rasserena è ancora una volta il pensiero di BP che ci ricorda
sempre di lavorare per “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”.

La comunità capi del Gruppo Capezzano 1 zona Lucca-Massa Regione Toscana

La Parola ci dice….. a cura del nostro A.E. don Angelo

LA GIOIA DI SERVIRE
“Quando avete fatto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto
dovevamo fare”. Lc 17,10
Nel leggere questo versetto, del vangelo di Luca, si averte un certo fastidio a sentirsi dire che dopo tutto
quello che abbiamo fatto di "utile", talvolta a costo di notevoli sacrifici, non ne abbiamo alcun "merito".
Sono molti, infatti, quelli che dopo essersi impegnati con discreti risultati, si aspettano almeno un "grazie",
un piccolo riconoscimento, qualche nota di merito o qualche punto in più.
Niente di tutto questo: hai fatto solo quello che ti spettava, quello che ti è stato ordinato e non ti aspettare
che qualcuno venga a dirti grazie o qualche avanzata di grado, magari un elogio solenne da parte di
qualcuno al di sopra di te o l'applauso di una discreta folla, radunatasi per congratularsi con te.
Non è difficile trovare chi è pronto a fare molti sacrifici pur di ottenere la giusta ricompensa, arduo, invece,
trovare “servi” disposti a servire per la sola gioia di servire, contenti di aver potuto adoperarsi per la gioia di
altri che, forse, non saranno mai in grado di ricambiare.
La differenza sta tutta nell'idea che di Dio ci siamo fatti!
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Il Dio di Gesù è un Dio che ama gratuitamente, che non chiede ricompense né pone condizioni e nemmeno
colpevolizza chi, nella sua libertà, rifiuta coscientemente il suo amore.
Il Dio di Gesù è un Dio che guarda solo ed esclusivamente al bisogno dell'uomo e mai ai suoi meriti o ai suoi
demeriti; il suo amore, infine, per l'uomo non si ferma davanti a nulla nemmeno davanti al sacrificio
estremo, come dimostra efficacemente la morte di Gesù.
Come può, chi accoglie e pone la sua fiducia in un Dio così, vivere il suo servizio per la gioia degli altri con la
segreta speranza di una qualche ricompensa?

Servi inutili

Per ogni cosa che facciamo


ci attendiamo subito
qualcosa in cambio,
un riconoscimento,
una medaglia,
un attestato di benemerenza,
uno scatto di carriera,
un vantaggio economico.

Per ogni cosa che facciamo


vogliamo subito
avere un riscontro,
un segno di stima,
di gratitudine, di riconoscenza,
un apprezzamento per la fatica
e l'impegno che abbiamo dimostrato.

Ma non è questa, decisamente,


la logica del Regno.
Tu ci chiedi di servire
ma con generosità e gratuità,
senza attenderci ricompense,
senza secondi fini,
senza calcoli assurdi.

Liberi e gioiosi,
fedeli e semplici,
fraterni e disponibili,
sapendo che in fondo
non abbiamo fatto
proprio nulla di straordinario,
ma solo il nostro dovere.

Certi che tu, Gesù,


hai fatto molto di più
per ognuno di noi:
tu che hai offerto la tua vita
sulla croce.
Amen.

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Parliamo di Scautismo…… a cura della Staff BRANCA R/S

ROVER E SCOLTE
L'età della strada
A 17 anni il bisogno di intraprendere una propria strada è irresistibile.
Ciò appare ai genitori, talvolta, come il preludio di grandi pericoli. Eppure ogni uomo ed ogni donna devono
scoprire ed intraprendere la propria via.
Una via lungo la quale bisogna camminare con coraggio in direzione degli altri per fare strada insieme. In
direzione della verità e della giustizia per essere uomini e donne capaci di dire umilmente ma credibilmente
una parola di rinnovamento al mondo. Nella direzione di Dio, riconoscendo il Cristo che accanto, per
raggiungere quella pienezza di vita che è lo scopo di vivere.
I ragazzi e le ragazze che hanno completato la loro avventura nei reparti - ma anche quelli che si affiancano
eventualmente a noi dall'esterno - intraprendono la loro strada nella comunità Rover-Scolte con la quale
cammineranno fino all'età di 20 anni circa.
La comunità Rover - Scolte è formata da:

• Noviziato - Periodo di proposta e preparazione a scelte di vita


autonome e responsabili attraverso esperienze di Strada - Comunità -
Servizio
• Clan - Gruppo nel quale si rendono concrete le scelte di servizio e
comunità nello stile della strada

La Strada, la Comunità ed il Servizio sono i perni attorno ai quali ruota il metodo di questa branca.

La strada è vissuta concretamente, il campo non è più fisso ma mobile, diventa Route in cui la tenda si porta
in spalla e viene piantata ogni sera in un posto diverso; ma è anche atteggiamento di vita, disponibilità
all'incontro con gli altri, alla fatica, al cambiamento.
Attraverso la comunità ragazzi e ragazze vengono aiutati a scoprire la propria vocazione, a conoscere la
realtà che li circonda e ad agire su di essa. Nelle riunioni, che di solito hanno cadenza settimanale, si discute
così di fede, partecipazione politica, lavoro, sessualità, scuola, famiglia, ecc.
Servire è il motto della Branca; nei primi anni di clan l'impegno come aiuto Capo nell'associazione o di
volontariato all'esterno di essa è solo una proposta, al momento della Partenza (quando gli R-S sono giunti
alla fine del cammino educativo) si chiede invece che diventi una scelta di vita.

La Strada

«Con il termine ‘roverismo’ non intendo un vagare senza meta, ma piuttosto uno scoprire la propria via per
piacevoli sentieri in vista di uno scopo definito, conoscendo le difficoltà e i pericoli che facilmente si
incontreranno lungo il cammino» (B.-P., La strada verso il successo, 1922)

Fare strada è una delle espressioni più comuni del nostro linguaggio scout, ma anche un modo di dire che in
due parole contiene per intero la nostra proposta ai rover e alle scolte: prendi il tuo zaino e riempilo solo di
quello che ti serve veramente; mettiti delle scarpe vecchie e robuste e dei vestiti semplici ma senza
dimenticare che potrai trovare freddo e caldo, pioggia o sole, salite e discese; porta con te il “taccuino di
marcia” per fermare pensieri e parole e tracciare lo schizzo di un fiore; lasciati alle spalle le abitudini
consolidate, le comodità di cui sei diventato schiavo, le preoccupazioni che ti sembrano montagne.

Ma non per fuggire, non per cercare fuori dal tuo ambiente un paradiso artificiale, non per sottrarti alle tue
responsabilità.
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• Fare strada per scoprire il significato delle cose, dei gesti, delle parole.
• Fare strada per rimettersi in sintonia con il creato.
• Fare strada per capire meglio se stessi, i propri limiti e le proprie potenzialità.
• Fare strada per incontrare gli altri e costruire la comunità.
• Fare strada per non sentirsi mai arrivati e vivere la provvisorietà.
• Fare strada: una proposta concreta per l’oggi e per il domani, un modo originale di considerare la
vita, un lungo cammino pieno di scoperte e sorprese alle quali andare incontro senza troppi bagagli
ideologici e troppe sicurezze, ma ben attrezzati per cogliere le novità e le bellezze che certamente
incontreremo.

La strada che proponiamo e facciamo vivere ai ragazzi e alle ragazze delle nostre Comunità è quindi insieme
realtà e parabola: è camminare lentamente verso una meta e percepire la meravigliosa struttura del nostro
corpo; è andare nella natura e fra gli uomini e capire che ciò che fa felici è possedere lo stretto
indispensabile per vivere: è accendere un fuoco, montare una tenda, curare una ferita e comprendere la
bellezza di un lavoro fatto con le mani; è fermarsi a bere ad una fontana quando si ha veramente sete e
capire il valore delle cose semplici; è capire che i bisogni vitali dell’uomo sono limitati.
Fare strada ci permette di far scoprire ai rover e alle scolte alcuni valori fondamentali senza quasi bisogno
di parole, senza dover fare grandi discorsi.
Fare strada è quindi una vera e propria scuola di vita, insostituibile nel nostro metodo educativo. Come
antichi pellegrini impariamo ad affidarci agli altri, alla natura, a Dio. Impariamo a vivere la provvisorietà
perché la nostra vita non è solo in questa terra. la meta è importante, ma conta anche il percorso che
seguiamo per arrivarci.

La Comunità R/S

«All’interno della stessa comunità R/S si distinguono due momenti formativi: il primo comprende le scolte e i
rover che hanno scelto di vivere nel Clan la proposta del roverismo/scoltismo; il secondo comprende i novizi
e/o le novizie che, nel Noviziato, sperimentano la proposta stesa» (Art. 14 Reg. Branca R/S)

È importante sottolineare subito che unica è la Comunità dei novizi e delle novizie, dei rover e delle scolte e
che le due denominazioni – Noviziato/Clan – stanno solamente ad indicare il gruppo delle persone che sono
alla scoperta del roverismo e coloro che lo hanno scelto come strada di crescita.
Se quindi la Comunità R/S è unica, dev’essere:

• unico lo staff dei Capi, al cui interno si preciseranno i ruoli di coloro che si occupano in modo
particolare dei novizi e di coloro che si occupano dei rover e delle scolte;
• unico il programma, che dovrà prevedere attività sia comuni che separate, per il migliore
raggiungimento degli scopi;
• unica la Progressione, che inizia nel momento in cui la guida e l’esploratore entrano nella Comunità
e termina con la partenza.
• unica la Carta di Clan che per i novizi è il documento che li introduce alla scoperta del roverismo,
mentre per i rover e le scolte definisce impegni di vita e mete da realizzare.

Il Servizio

«Il punto principale da mettere in rilievo a coloro che entrano nei Rover è che il loro obiettivo principale è il
servizio, e che questo servizio può essere prestato all’interno del Movimento o all’esterno, a seconda delle
condizioni locali de delle doti di ciascun giovane» (B.-P. da Jamboree, aprile 1926)

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L’amore è per l’uomo e per l’umanità. L’uomo ha una solidarietà istintiva verso ogni altro uomo,
specialmente se lo vede soffrire nel corpo e nello spirito perché è oppresso, perché ha fame, perché è
malato, perché non ha risorse per affermare la sua dignità e il suo diritto alla felicità.
Questo è molto bello, ma è anche troppo poco. Perché la semplice compassione se non diventa
subito volontà di fare qualche cosa e quindi disponibilità concreta a farsi carico della sofferenza, si
trasforma in pietismo o fatalismo che addormentano le coscienze.
Aiutare i nostri ragazzi a fare il salto di qualità verso il servizio è uno dei compiti più importanti e più
difficili del nostro impegno come Capi.
Il primo passo è aiutare i rover e le scolte ad ancorare i loro giudizi – anche sui fatti di tutti i giorni –
su dei valori ben precisi, andando aldilà delle apparenze. In questo modo sarà per loro possibile vedere con
chiarezza le situazioni e sentirsi motivati a portare un cambiamento.
Il secondo passo è aiutarli a costruire un tessuto di amicizia e di rapporti di solidarietà tale da
costruire alternativa visibile a ciò che succede intorno.
Nel servizio il valore fondamentale da vivere è il rispetto dell’altro, che si manifesta nel cercare un
linguaggio comune e nella disponibilità a farsi cambiare, senza presunzioni e senza sopraffazioni.
Ma poniamoci una domanda: perché lo scoutismo propone di servire e non solo di aiutare?
La differenza, apparentemente sottile, è in realtà vistosa. Il gesto d’aiuto è richiamato dalla
necessità: …mi chiedi una mano, te la do… Ma l’atteggiamento del servizio è provocato dalla volontà di
mettersi a disposizione: non occasionalmente, ma come modo di vivere.
Se vogliamo servire non è solo perché c’è un bisogno cui rispondere; il senso è più profondo: significa
mettersi a fianco di chi è ostacolato nel suo essere e con lui vivere e risolvere i problemi.
L’aiuto cessa con il cessare della necessità; la scelta di servire, invece, equivale a mettersi in pianta
stabile dalla parte dei più deboli. Certo, non è facile: perché impone di assumere come proprie le situazioni
di incertezza sul domani, di sofferenza e di oppressione dell’oggi.
Ma è nel contempo una proposta educativa profetica per la società in cui viviamo.

Il punto della strada

“Fare il punto” è un’espressione tipica utilizzata nel linguaggio marinaresco. Significa, quando si è a bordo
di una nave o di una barca, osservare il percorso fatto, orientarsi rispetto ad alcuni punti fissi, per poi
decidere la propria rotta, cioè la strada che vogliamo percorrere eche ci condurrà alla meta.
Le tappe per fare il Punto della Strada:

• fase della conoscenza (dove siamo, verifica del percorso);


• fase del confronto (punti fissi, valori di riferimento);
• fase del progetto (obiettivi);
• fase del programma (passi concreti verso gli obiettivi);

Quando si fa il Punto della Strada? ..ci sono dei momenti istituzionali, come la firma della Carta di Clan,
momenti occasionali, come la verifica del servizio e eventi legati alla P.P. individuale come i campi Bibbia o i
cantieri.
L’impegno che ogni R/S si assume, è di fronte agli altri. La correzione fraterna è elastica ed avviene se la
Comunità è vitale e funziona. Si tratta di mettere in atto il processo che conduce a fare di ogni esperienza
“forte” che viviamo un Punto della Strada nel cammino che conduce alla Partenza.

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Educazione e formazione….. a cura del Dr .Riccardo Del Carlo

L’adolescenza come separazione – individuazione


Il compito di sviluppo più significativo dell'adolescente durante tale fase del ciclo vitale è il raggiungimento
di una propria identità adulta. Tale compito può essere o meno consapevolmente agevolato dai familiari.
Alla fine dell'adolescenza il giovane si crea relazioni significative e stabili al di fuori della cerchia familiare
mentre i genitori, spesso nella crisi dell'età di mezzo, restano soli con un senso di perdita a volte così serio
da generare in uno di essi, o in entrambi, depressione o ansia. A volte alla separazione del figlio si correla
alla separazione dei genitori in quanto la coppia, diminuendo la significatività della funzione genitoriale,
sembra incapace di dare un senso emotivo e affettivo al rapporto coniugale.
La separazione è una meta importante per la “salute” del nucleo familiare: come processo “fisico” necessita
di un chiaro movimento disgiuntivo da parte di un membro e implicitamente da parte di tutti gli altri, come
processo “emotivo” è l'espressione di una fase cruciale dello sviluppo della famiglia intera.
Il processo d'individuazione emotiva, per suo carattere di premessa della separazione, aveva già voluto dire
in parte la fine di una vicinanza amorfa e simbiotica, ma il distacco anche fisico di un membro implica
qualcosa di più profondo in quanto modifica i rapporti d'ogni altro membro, dà l'avvio ad una catena di
mutamenti relazionali compensatori fra i restanti membri del sistema familiare. Il risultato di questi nuovi
arrangiamenti dipende dalla maturità della famiglia nel suo insieme, oltre che dalla maturità dei vari
membri come individui.
La separazione dell'adolescente è un processo assai complicato e richiede, per la totale riuscita, che siano
state raggiunte in maniera soddisfacente le mete della filiazione e dell'individuazione. Solo se avrà avuto
rapporti stretti, fiduciosi e reciproci con i membri della famiglia e se tali rapporti saranno stati indirizzati,
il giovane sarà in grado di modificare i legami familiari e sostituirli con vincoli extrafamiliari.
Varie e complesse forze familiari possono ostacolare le mosse di un membro verso la separazione anche in
una famiglia "normale ".
Appare importante constatare che si permane più lungo in tutta una serie d'apporti che contribuiscono a
far rimanere il giovane nella condizione di figlio e che il prolungamento della fase di transizione o di
semidipendenza rende centrali le dinamiche relazionali all'interno delle famiglie d'origine, con sequenze del
tutto peculiari in caso di disfunzione di questi rapporti.
L'individuazione come compito di sviluppo può essere più o meno agevolato dai genitori in quanto è legato
ad una nuova definizione e ad un diverso significato della relazione emotiva e affettiva con costoro, per cui
può essere ostacolato da genitori che abbiano a loro volta problematiche emotive particolarmente serie da
elaborare. La buona riuscita del processo di differenziazione della famiglia d'origine dipende, infatti,
anche da come i genitori hanno "metabolizzato "gli eventi relativi alla propria uscita dalle rispettive
famiglie d'origine e da come essi stessi regolano e modificano le distanze relazionali.
La separazione dell'adolescente dai genitori è fisiologica nella misura in cui rispetta i suoi tempi emotivi
interni e non viene accelerata o forzata da altri.
La famiglia si presenta come un sistema che ha la capacità di cambiare mantenendo la sua integrità, così da
assicurare crescita da un lato e continuità ai membri che la compongono dall'altro. All'interno di questo
duplice processo di continuità e di crescita che si forgia la personalità di ciascun individuo, costretto a
rinegoziare costantemente il proprio bisogno di appartenenza con l'esigenza di separarsi e di rendersi
autonomo. Perché questo avvenga è necessario che la struttura familiare si presenti sufficientemente
flessibile, in modo da tollerare i momenti di disorganizzazione inevitabili nel passaggio da una fase all'altra
del ciclo vitale.
È indispensabile che il ragazzo, all'interno di quella "fucina laboriosa" che è la famiglia, possa acquisire una
stabilità psichica che sia al tempo stesso sufficientemente elastica da consentire ai cambiamenti per potersi

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sperimentare come persona che progressivamente si differenzia. Non ci si può separare se prima non si è
appartenuti e appartenere significa sentirsi parte di quel sapere condiviso, è la cultura familiare per poter
fare proprio ciò che in tale cultura costituisce una preziosa risorsa, che accompagna l'adolescente nel
processo di individuazione.
Le nuove abilità di astrazione logica stimolano ulteriormente il tentativo che egli sta facendo di separazione
emotiva e cognitiva dai genitori. Nel suo processo di svincolo l'adolescente metterà in discussione non solo
i modelli di funzionamento familiare, ma anche i valori, ideali e le credenze che gli sembrano aver
caratterizzato la sua vita familiare e l'universo dei genitori nel passato. La contrapposizione è una tappa
necessaria all'individuazione, e quindi possiamo affermare che: “l'adolescente normale nella famiglia
normale, è e deve essere moderatamente ribelle e contestatario. L'eccessiva e imitativa accettazione dei
modelli parentali ci mostra una difficoltà di individuazione di questi modelli, tanto da non permettere al
ragazzo un'efficace individuazione e separazione dal sistema familiare.
La violenza della ribellione non ci parla dell'ostilità dei ragazzi contro i genitori, ma di come gli adolescenti
sentono forti i reciproci legami e necessitino di notevoli pressioni per tentare di romperli.
“Crisi dell'adolescente” e “crisi dei genitori” si sviluppano specularmente e circolarmente.
Per i genitori questo periodo corrisponde alla “crisi della mezza età” o “crisi della maturità”.
I livelli di ambiguità e indeterminatezza della fragile costituzione dell'identità adolescenziale richiedono un
supporto comunicativo genitoriale che agisca da “organizzatore” e consenta all'adolescente, attraverso un
meccanismo di conferma, di esplorare parti di sé non ancora sperimentate. L'importanza durante
l'adolescenza della definizione dell'identità di genere gioca un ruolo da non sottovalutare il produrre
differenze nei pattern comunicativi di genitori e figli. La comunicazione tra genitori e adolescenti viene
considerata un segnale della capacità del sistema di effettuare un cambiamento di livello rispetto alle
caratteristiche di unità affettiva e flessibilità delle regole del sistema.

La comunicazione positiva faciliterebbe la capacità di cambiamento della sistema verso livelli più
soddisfacenti di coesione e adattabilità.
La comunicazione negativa inibirebbe il sistema familiare nelle sue potenzialità morfogenetiche.
Le ricerche hanno messo in evidenza una chiara differenza intergenerazionale.
Le madri riferiscono una migliore comunicazione con i loro figli rispetto ai padri e gli adolescenti esprimono
più difficoltà comunicative con entrambi.
Gli adolescenti considerano la loro comunicazione con i genitori con maggiore negativismo rispetto a questi
ultimi.
Un'esagerata percezione di negativismo o di incapacità a comprendere se può mettere in luce l'esistenza di
una problematica nella coppia genitore-figlio che riguarda essenzialmente il disagio dell'adolescente ad
essere “riconosciuto” e confermato nel suo tentativo di individuarsi dal genitore.
Sul versante del genitore, la incapacità di sopportare la perdita di controllo genitoriale e/o di accettare la
crescita del figlio, laddove ciò viene sentito come una minaccia al proprio sé, porta verso una mancanza di
comunicazioni consonanti sino al punto di una quasi totale inibizione comunicazionale.
Una rappresentazione genitoriale cui la crescita adolescenziale del figlio sia centrata sulla perdita (lutto) e
dall'altra parte una rappresentazione del genitore come un invalidatore della propria identità, producono
un circuito “conclusivo” in cui adolescenti e genitori sono impegnati in una lotta nella quale sono in gioco
importanti aspetti del sé.

Il sentimento di integrazione nella famiglia e ben presente dell'adolescente ed è sempre più forte del
sentimento di integrazione del gruppo di amici. Tuttavia questo sentimento nei confronti della famiglia
diminuisce regolarmente in funzione dell'età, sia tra le ragazze sia tra i ragazzi, mentre nello stesso tempo
aumenta il sentimento di differenziazione nei confronti dei genitori. Gli adolescenti dicono di ricorrere ai
genitori nella maggior parte dei casi, per i problemi morali e materiali. Gli amici del gruppo dei pari erano
invece al primo posto per i problemi sentimentali.

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Gli adolescenti sono inclini a seguire i consigli dei loro genitori piuttosto che quelli dei loro pari quando il
contesto richiede decisioni che hanno implicazioni nel futuro. Quando invece la decisione concerne lo
status attuale e la necessità di identità, operano per il consiglio dei loro pari. Ciò conferma l'ipotesi che gli
adolescenti considerano i loro pari e i genitori delle guide ugualmente competenti ma in campi differenti.
Alcuni ricercatori hanno evidenziato tre aspetti sintomatici, collegati ai comportamenti dell'adolescente:
a ) comportamenti sintomatici correlati alla crisi adolescenziale, ovvero nuovi compiti e ruoli vengono
richiesti al ragazzo, sia a livello relazionale sia a livello di emergenza soggettiva,.
b) comportamenti sintomatici correlati a dinamiche disfunzionali che coinvolgono la coppia genitoriale e il
rapporto genitore/i e figli, evidenziate da una conflittualità prolungata nel tempo e che coinvolge tutta la
famiglia.
c) comportamenti sintomatici legati alla “incompetenza” genitoriale. (dovute a malattie fisiche psichiche )

SILENZI, BUGIE, TRASGRESSIONl il lento cammino dell'autonomia.

Scrive Charmet, docente di Psicologia dinamica all'Università di Milano:


"I ragazzi che sostengono di dire sempre la verità in famiglia devono preoccupare. Scoperte sessuali e
sentimentali, amicizie e vita di gruppo sono esperienze difficili da comunicare agli adulti." Il periodo
dell'adolescenza sembra iniziare proprio quando il giovane mira, anche a costo di mentire, a salvaguardare
un suo spazio interiore privato in cui i genitori e gran parte delle figure adulte sono volutamente escluse.
L'adolescente riesce a tollerare una gran quantità di segreti; buona parte della sua vita relazionale, fuori
dalla famiglia, scompare dal dialogo quotidiano e i genitori si vedono costretti, loro malgrado, a integrare le
informazioni mancanti in base agli scarni indizi.
L'adolescente può ricorrere alla bugia per svariati motivi. Può avere un carattere compensatorio per coprire
quegli aspetti di sé che vengono percepiti come infantili, inadeguati. Questo avviene soprattutto tra i
coetanei, per sentirsi all'altezza della situazione, insomma, ma anche nei confronti degli adulti, rispetto ad
un mondo cui vuole adattarsi.
Quando avviene nel dialogo con i genitori, la menzogna è spesso strumentale in quanto aiuta a preservare,
nei momenti critici, uno spazio interiore che, nel consolidarsi, si nutre di solitudine, silenzio, e
simbolizzazione.
Talvolta ne emerge anche l'aspetto di manipolazione.
Vi è il timore legato al confronto, al giudizio e al conflitto:
si cerca quindi, attraverso la bugia, di sfuggire alle difficoltà e alle proprie responsabilità.
Mezze bugie e mezze verità, cose dette a metà, omissioni, edulcorazioni della verità sono forme di
comunicazione agite nell'intenzione di sfuggire al controllo dei genitori, alla ricerca di una propria
privatezza, di un proprio senso di individualità e di messa alla prova di sé, del mondo e di se stessi nel
mondo.
Anziché affrontare una questione che lo vede ancora impreparato, il giovane preferisce sottrarvisi;
sentendosi "inesperto" tenta, con la bugia, di eludere il confronto e la negoziazione con una rapida
scorciatoia.
L'uso della bugia in adolescenza può indicare una difficoltà di integrazione dei diversi aspetti del Sé
(nell'accezione winnicottiana) in una fase transitoria in cui gli universi e i modelli relazionali - legati
all'infanzia e al mondo adulto - spesso non solo non sono integrati ma, talvolta, confusivamente
contrapposti.
La bugia, allora, sembra rispondere ad un fisiologico bisogno di "prendere tempo", è un'esigenza di
carattere difensivo finalizzata a proteggere parti di Sé non ancora consolidate.
La possibilità di mentire non è scontata in quanto la menzogna, per lo sforzo coscienziale che richiede,
rappresenta una tappa evolutiva fondamentale: infrangere l'ordine, infatti, è un gesto trasgressivo
consapevole che implica la capacità di reggere in prima persona il peso della colpa.
Tale dinamica, che avviene in solitudine, nello spazio intimo di un dialogo interiore, contribuisce a generare
spazio mentale non tanto finalizzato al mentire in sé quanto a favorire, attraverso la simulazione di mondi
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possibili, la dimensione simbolica.
Come avviene nel bambino ma con finalità differenti: qui è in gioco l'identità del giovane alle soglie dell'età
adulta, l'etica e la responsabilità.
Un adolescente che non è in grado di sottrarsi allo sguardo dei genitori, che chiede sempre conferma e
approvazione in ogni sua scelta segnala, con il bisogno di dover sempre condividere ogni esperienza
emotiva, la difficoltà a rendersi autonomo. E in questo, noi genitori, dobbiamo aiutarli cercando di
adattarci alle nuove esigenze evolutive, in una parola, imparando a lasciarli un po' più soli.
E' anche vero che la menzogna, se reiterata e sistematica, è un grave segnale di non evoluzione. Se questa
sostituisce sempre la realtà, una realtà dura e difficile da accettare, è evidente che il mondo fantastico,
idealizzato, "facile" della fantasia, rischia di sostituirsi, anche nel mondo interiore di chi mente, alla realtà. E
i motivi possono essere diversi.
Si parla di falso Sé quando la rappresentazione di sé non corrisponde in modo realistico alle proprie
caratteristiche fisiche o emozionali. Si tratta di distorsioni riguardo la propria storia, menzogne,
esagerazioni o deformazioni della realtà; la menzogna risponde a desideri e ai bisogni difensivi di
proteggere una dimensione esistenziale fittizia per evitare il dolore di prendere coscienza della realtà.
Altre volte la menzogna assume l'aspetto di una forma (patologica) di adattamento quando si vive
l'impossibilità di tradire le aspettative dell'altro, per evitare conflitti, per non deludere l'altro.
Sono situazioni in cui è evidente un grande invischiamento affettivo. Quando prende il sopravvento
l'esigenza di presentarsi non come si è ma come l'altro desidera, manca uno spazio di differenziazione e la
fantasia di ferire l'altro si accompagna a fantasmi di morte intollerabili che paralizzano lo sviluppo della
coscienza.
Nell'analizzare la dimensione del mentire credo sia importante ricordare, oltre al piano dell'individuo e alle
menzogne coscienti degli adulti, il collettivo.
Siamo tutti calati in una realtà sociale permeata dalla comunicazione di massa. In un'epoca come la nostra,
complessa e contraddittoria, spesso è difficile distinguere il vero dal falso. E, in questo, i bombardamenti
mediatici, potenti apparati di dissimulazione e falsificazione, giocano la loro parte nel confondere ciò che è
rappresentazione da ciò che non lo è. Anche il silenzio e i segreti, come le bugie, assolvono spesso
importanti funzioni evolutive.
Una delle aree più segrete di questa fase concerne la sessualità e le relazioni sentimentali ma anche le
nuove esperienze nel gruppo dei pari.
Nel rapporto con i genitori il silenzio meta-comunica significati diversi ma, per lo più, è un modo per
estrometterli dal proprio universo emotivo e relazionale.
Scompare così, almeno in certe fasi, la parte più significativa delle emozioni, degli affetti e dei dolori del
figlio che, emulando indifferenza, elude gli argomenti intimi più pressanti nascondendosi dietro Internet,
le cuffie dello stereo, il telefonino o la play station.
Strumenti che, in una parvenza di normalità, lo aiutano ad erigere barriere difensive contro le intrusioni nel
suo neonato pulsante mondo interiore.
Tutti abbiamo bisogno di segretezza, a tutte le età perché quello spazio vuoto, lontano dai rumori e dai
condizionamenti esterni, è il luogo ed il tramite per mantenere vivo un prezioso, intimo dialogo con se
stessi.

News dalle BRANCHE: calendari- eventi

Attività branca L/C branco di Seeonee

Sede: sopra il cinema accanto alla chiesa

Calendario MARZO-aprile 2011


Branco di Seeonee
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GRUPPO SCOUT CAPEZZANO1
• Dom. 06 mar. LIBERA
• Sab. 12 mar. ore 16,30-19,00 attività
• Dom. 19 mar LIBERA.I Vecchi Lupi sono ad
• un corso di aggiornamento per capi
(Officine metodologiche)
• Sab. 26 e dom 27 mar. Grande Caccia
con pernottamento, vi faremo sapere i dettagli.

• Dom.3 apr. Libera


• Sab.9 apr. Ore 16,30-19,00 attività

Attività branca E/G Reparto Queen

Sede: presso la Villa Le Pianore - Cavanis

Calendario MARZO 2011


- sabato 5 ore 16-18,30
- sabato 12 ore 16-18,30
- sabato 19 ore 16-18,30
- sabato 26 ore 16-18,30

Attività branca R/S – noviziato, Clan Xacobeo

Sede: presso oratorio ultimo piano

Calendario MARZO 2011


- Riunioni: 2 - 8 - 16 – 22, ore 21
- Uscita con pernottamento in rifugio: 26 e 27
- attività di Servizio alla persona : 5 - 10 - 11 – 18- 19 - 24

Attività Comitato Genitori

Sede: presso oratorio ultimo piano

È una grande risorsa per il nostro Gruppo ed è aperto a tutti i genitori che vogliano dare
una mano per le incombenze pratiche che spesso il gruppo si trova ad affrontare liberando
così tempo ai capi che si possono occupare degli aspetti educativi delle attività con i
ragazzi.
Attualmente diversi genitori partecipano con entusiasmo ed efficienza.
Vi aspettiamo……
Per qualsiasi domanda o esigenza, il comitato dei Genitori scout è a vostra disposizione:
- referente rapporti gruppo-comitato Riccardo cell. 3398918782;
- referente contatti e comunicazione Luca e……..
- referente uniformi Lieta e……

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GRUPPO SCOUT CAPEZZANO1
- referente trasporti Rosa Maria e……….
- referente gestione organizzativa e logistica Fiorella e ……….

Consegnate altre spille del comitato

Calendario marzo 2011


- Mercoledi 9 marzo ore 21,30 oratorio riunione comitato ci confrontiamo su
COMUNICARE è …..
- Mercoledi 30 marzo ore 21,30 incontro con esperti aperto a tutti

Comunità Capi gruppo scout Capezzano1


Per qualsiasi domanda o esigenza, la comunità capi è a vostra disposizione:
Capi Gruppo Anna e Riccardo cell. 3398918782
Assistente Ecclesiastico Don Angelo

Branca L/C lupetti-coccinelle


- Akela (andrea cell.3479483506) , Bagheera (Sara cell.3299603154) Kaa (Giacomo), Baloo
(don Angelo), Luca, Nicola, tirocinanti Nicola e Andrea

Branca E/G esploratori-guide


- Capi reparto Tiziana cell.3312867928, Iacopo cell.3807361605, Aiuto capi Paolo,
Giovanni, Filippo, tirocinanti Claudia, Michele e Mauro

Branca R/S rover-scolte


- MdN (maestro dei novizi) Mauro cell.3387312997
- Capi clan/fuoco Claudia cell. 3333536945 Roberto cell. 3391414574 aiuto capi Emanuele

A disposizione capi per servizi: Valentina , Cristiana, Sara, Silvia, Claudio.

Prossimi incontri marzo oratorio:


- Venerdi 4 marzo ore 21 Consiglio di Zona
- Lunedi 14 marzo ore 21,30 sede
- Lunedi 28 marzo ore 21,30 sede

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GRUPPO SCOUT CAPEZZANO1
L’evento del mese ….. OFFICINE METODOLOGICHE L/C… per i capi dei Lupetti
http://officinelc.xoom.it/
Eccoci qua, cari vecchi lupi e coccinelle anziane. Pronti di nuovo a
cacciare e volare con voi. Il 2011 riserva grandi sorprese, con delle
officine che non potrete perdervi!!!

Quando?
Il 19-20 Marzo 2011

Dove?
Alla Basilica dell'Osservanza -Siena-

Con chi?
Ma come? Con la Pattuglia Regionale L/C... Le staff dei campetti di Piccole Orme, i vostri incaricati
di branca di zona preferiti...e .... tutti.... ma proprio tutti i capi L/C Toscani...

Con che cosa ci sporchiamo le mani quest'anno?


Con "I grandi del branco e del cerchio" , si proprio loro! Croce e delizia di tutti noi vecchi lupi e
coccinelle anziane.

Preparatevi a ricevere la povere magica perché fra poco si parte....

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NewsLetter
GRUPPO SCOUT CAPEZZANO1
Pillole di storia del nostro gruppo …. 2010 route invernale noviziato - clan ………

Link utili
http://officinelc.xoom.it/
http://www.romena.it
http://chiesacapezzano.altervista.org/home.php
www.agesci.toscana.it
www.agesci.org

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GRUPPO SCOUT CAPEZZANO1

la Palestra della Mente …… per amici, genitori, scout, capi


1° problema:

Un viandante si trova davanti ad un bivio: da una parte si va alla città della verità (dove tutti gli
abitanti dicono sempre il vero) e dall'altra si va alla città della bugia (dove tutti gli abitanti dicono
sempre il falso).

Il viandante vuole raggiungere la città della verità e non sapendo che strada prendere, decide di
chiedere iuto ad un passante.

Il passante vive in una delle due città, ma non sappiamo in quale, e quindi se risponderà dicendo la
verità o se dirà una bugia, quale domanda può fare il viandante per ottenere dal passante
l'informazione che gli permetta di raggiungere con sicurezza la città della verità ?

2° problema:

Ci sono 7 palline che sembrano tutte uguali; in realtà una è più pesante delle altre.
Avendo a disposizione una bilancia a due piatti, quante pesate, al minimo, sono necessarie per
identificare la pallina più pesante ?

Mandare la risposta a riccardo.delcarlo@aruba.it chi darà la risposta esatta entrerà a far parte
dell’elenco speciale dei GRANDI RISOLUTORI con menzione speciale nel prossimo numero.

Consigli, vorrei si parlasse di …… Questo spazio è riservato a tutti per proporre argomenti
che vorreste approfondire, inviate ogni vostro consiglio o altro a riccardo.delcarlo@aruba.it .

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