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la Capitanata

La lettura interpretati va qui avan z ata riguard a , e ssen z ialmente , le

s tatu e - s t e le femminili del gruppo daunio , contraddi s tint e da particolari

raff igu r a z ioni ,

s o m n i f er um , cioè la pianta dell ' oppio.

N e lla s tori a religio s a e medica del bacino mediterraneo , il potente

a n estet i c o n a turale ebb e un ruolo di non tra s curabile rilievo nei campi della t a umaturgia e della mantica; e, s icuramente importante, s e con-

c h e si ipotizza d e bbano identificar s i

nel papa v er

s

ide rat o nell o s tr e tto rapporto uomo-natur a. La s toria della medicina

c

ono s c e, molto più dell ' archeologo , l ' importan z a e l ' utilità delle dro-

g

h e n e ll ' a ntichi tà e quanto ci s i affid ass e alla magia delle piante.

C o mpit o d ell ' archeolo g o è, anche, di scoprirne le tracce e r ico s truir ne

la s toria. Di qui la neces s ità , ne ca s o s pecifico , di andare oltre la

D a unia e , con l ' au s ilio di cono s cenze ormai acquisite, poter rilevare

ch e l e grandi e piccol e ci v iltà del pa ssato non s olo conoscevano molto

b e ne le droghe , ma le consideravano sacre e s pes s o le avvicinavano

a f igur e divine: medi c i , chimici , botanici e antropologi hanno profu s o

un impegno note v ole nel rico s truire s toria e funzioni degli allucinogeni

pr e s s o le antiche

più , ignorat e Gli indizi appresso con s iderati

reinterpetrare una parte del logo s più intimo dei numeros i monumenti dauni colorati . Con l ' acquisizione di questi dati , s u sculture tra le più

mi s terio s e ed interessanti dell ' archeologia italica , si s copre il profilo

umano dei loro autori, con tutto il carico di speranze e paure del loro tempo . Que s ti monumenti, le "stele ", racchiudono il resoconto di vite vissute attraverso storie e racconti mitici. Dietro determinati elementi' simbolici si intuiscono messaggi straordinari di gente che soffriva, si

curava e sperava, credeva. I simulacri , ora, appaiono muti, nella loro moderna dimora : il

s ocietà , anche s e i ri s ultati di tali ricerche re s tano, ai

si sono rivelati e s senziali per

castello federiciano di Manfredonia. Dopo secoli di fulgore e disper- sione sono bloccati in sostegni metallici, strappati dal contesto origi- nario e ancorché non privi del fascino conferito dalla patina della veneranda età di circa 2700 anni; mentre un tempo parlavano a chi era ben in grado di cogliere il messaggio celato nelle complesse figurazioni.

Le stele, cronologicamente inquadrabili tra la seconda metà dell'VIII e gli inizi del VI sec . a.c . , ci sono d i ventate note solo negli ultimi trent' anni, grazie agli studi e alle pubblicazioni di Silvio Ferri e di Maria Luisa Nava . Dopo secoli di sconosciute visissitudini, c'è stata un'intensa opera di recupero e restauro di una parte di esse, circa 1500 pezzi. Alcune vengono ancora alla luce, molte altre sono andate e vanno perdute. I dati in nostro possesso documentano, in tutta la loro entità, una produzione d'arte, con la quale i Dauni, nel corso di alcuni secoli, hanno espresso la propria concettualità esoterica: mito dopo mito, episodio dopo episodio, stele dopo stele, fino a quando qualche evento imprevisto non ne sconvolse il delicato microcosmo religioso. Eccezionali manifestazioni d'arte, oltre che fascinose e singolari espressioni narrative, le sculture, in origine, sorgevano in luoghi sacri

ad esse dedicati, nella pianura compresa tra le antiche Siponto e Salapia,

ai piedi del Gargano (fig. 2). Molto sporadiche sono le presenze fuori

di questo ristretto confine geografico. Oggi, il patrimonio culturale

registrato su questi documenti non deteriorabili, può rappresentare un suggestivo strumento per evocare tradizioni e consuetudini dell' antico popolo che le ha prodotte, e con esse, una parte della storia della Capitanata, finora nascosta dall' oscurità di un profondo passato.

Il fenomeno delle statue - stele daunie, e delle stele antropomorfe in genere, va inquadrato nel mondo che generò la prima statuaria monumentale antropomorfa, appunto le statue-menhir e le statue-stele, convenzionalmente chiamate stele. Le prime sono massi dall' aspetto antropomorfo, con parziali modificazioni; le seconde sono lastre inten- zionalmente modellate. Il culto delle pietre antropomorfe si diffuse tra fine Neolitico ed età dei Metalli. Da allora l'uomo ha cominciato a conferire aspetto

umano alla realtà del cosmo e ad entità soprannaturali, trasfigurandole

su pietre monumentali. La loro iconografia rispecchia, nel tempo, una

nuova concezione dell ' essere umano e dell'universo preistorico . I mutament i sociali e tecnologici , che caratterizzarono l ' ultimo periodo del neolitico, incisero s ulle convinzioni religiose ed escatologiche di quei popoli. Così, mentre nel Paleolitico Superiore e nel Neolitico si esaltava, quasi esclu s ivamente, la figura della donna, interpretabile

come dea madre , con l ' affacciarsi dell ' era dei metalli le s i affianca la

fi g ura dell ' uomo , magnificato e valorizzato nei s uoi attributi e compe-

tenze ; mentre più rare s ono le figure ases s uate o ermafrodite .

Attrav ers o una lunga fase , que s to fenomeno religioso s i canonizza ,

in

una s u a forma comple ssa e particolare, proprio in Europa : s ulle Alpi

in

Val c amonica. Le st a tue-menhir di questa regione sono i s toriate da

s egni identificabili i n oggetti reali e astratti: animali , armi, monili, che,

i nsieme, compongono la metaforica sintassi dell'uomo-cosmo di allo-

ra. Le diverse zone del corpo stanno a significar e la compresenza di tre mondi e s fere d'influenza: in alto , sulla tes ta, vi sono i dischi

a s tr a li , che rappre s entano il cielo , la luce , l ' ene r gia; al centro , il busto , con le armi ed i segni del potere terreno , rappre s enta i l mondo e la sua

v ita ; in b ass o , il s e sso e l e gambe s ono raffigurati da linee che demarcano

l a s fer a degli inferi , dell ' arcano e del ciclo rigenerativo'. Geografica- mente , i luoghi sacri s i s ituano , pre sso vallate o s orgenti fluviali, zone

di tran s ito migratorio , boschi e tombe importanti.

La n as cita delle s tatue-stele e statue-menhir coincide anche con il tramonto di vecchie strutture sociali e con l'affermarsi di una potente classe ari stocratica, che dovette trovare una sua identificazione in queste nuove entità. Infatti , la realizzazione di imponenti s trutture megalitiche

implicava l ' e s istenza di una stratificazione sociale , in cui i più , asserviti dalla c la ss e dominante , prestavano forza la v oro . Anche le s t e le dei Dauni dov e tt§ro rappre s entare metafore di guerrieri valoro s i e potenti,

s acerdote ss e , ammini s tratori del mondo spirituale , venatorio e marzia- le , come fedelmente riportato nelle istoriazioni. Il fenomeno delle grandi pietre antropomorfe si manifestò a più ondate: la prima nell ' Eneolitico o Calcolitico, caratterizzata da una maggiore presenza di statue-menhir ; la seconda nell'età del Ferro, con una prevalenza di stele. Tra le due ondate , per circa tutta l'età del

1 - E. A NA TI , Ori g in e e s ignificato stori c o-r e ligioso d e lle s tatue - stel e , in BOL L E TTI N O

C A M UN O ST. PR E I S T. , Capo di Ponte , 1977, 16 , pp . 45-56 ; ID., l Camuni alle orig ini della civiltà europea , Milano , 1982 .

Bronzo, il loro culto subì forme di attenuazione

ne. L ' iconoclastia di questa fa s e ha spesso cau s ato la rottura e la

relativa dispersione , dei monumenti:

tato come fase di passaggio, in cui le stele non scompaiono

ma offrono , certamegte , testimonianze meno numerose e s ignificative.

e pause di interruzio-

questo iato, può essere interpre-

del tutto,

Le stele dei Dauni appartengono

alla seconda ondata e s i potrebbe

dire che rappresentino la più s ingolare manifestazione

nell'Europa Occident a le .

che del s imboli s mo antropomorfico, relative alle diverse parti del corpo ,

con , in più , una rinnovata vena narrativa.

di Foggia ci s ono anche s tele della prima ondata:

quelle di Sterparo (Castelluccio-Bovino), più un altro piccolo gruppo di monumenti,

mento dell'età del Ferro di Monte Saracen0 2

identificando tracce di menhir , vagamente antropomorfi ,

Subappennino Daunio , che la s ciano supporre l ' esistenza di e s pressioni arcaiche, s imili a quelle dei grandi complessi megalitici della Sardegna

nel

del fenomeno

Sulle s te ss e si ritrovano

tutte le caratteristi-

Nella provincia

sorte tra 2500 e 2000 a . c . , recuperati presso l ' insedia-

Di recente

si vanno

e Cor s ica 3 Nel res to della Puglia ritro v iamo

il sito messapico di Cavallino , nella tomba

presso il sito megalitico di Giurdignano

insieme disomogeneo, di circa sei reperti molto interessanti 4 Due stele

di Cavallino presentano elementi morfologici

quelli delle stele daunie ; esse costituiscono

fuori la Daunia

legami

tra le etnie può rien-

tracce di s tele nel Salento , pres s o

eneolitica

di Arnesano

e

(fig. 1). Si tratta di un piccolo

ed istoriati vi affini

a

il solo punto di riferimento

ideali ed artistici

per eventuali

japigie 5 .

La s tatua fallica di Arne s ano , che , tipo logicamente ,

2 - M . o . ACANFORA, L e st e le antr o pom o ife PREIST., Firenze, 1960 , XV, pp. 95-123. M . L.

Castellu cci o dei Sauri , in ANNALI Mus. CIv.,

TUNZI SlSTO, Il complesso delle stele antropomoife di Bovino , in Atti del CONV. PREIST. PROTOST. ST. DAUNIA, lO .; 1988 ; San Severo. San Severo, 1989, pp. 101-123.

1979/80, pp. 115-132 . A. M.

di. Ca s t e llu cc io dei Sauri, in Riv. Sco NAVA, Nuov e stel e antropomorfe da

La Spezia,

3 - A. M . TUNZI SISTO, La statua-m e nhir di Serbaroli, S. Agata (Foggia), in TARAS,

Taranto, XI , 22 , p. 3-4. 4 - F. G. Lo PORTO, La tomba neoliti c a con idolo in pi e tra di Arn es an o , in RIV. Se.

PREIST., Firenze, 1969 , XXVII , pp. 357-372 . O. PANCRAZZI, Cavallino , sc avi e ricer c h e 1964-67 , Galatina, 1979 .

5 - F. D'ANDRIA, Nuo v i dati sulle rela z ioni tra Daunia e M e ssapia , in Atti del CONV.

PREIST. PROTOST. E ST. DELLADAUNIA, 3. ; 1981 ; San Severo. San Severo 1984 , pp. 232-236.

trar e tra gli idoletti , anch e detti " tappo ", di S a rd e gna e dei monti

Le ss in i , fa p a rte , comunqu e, d e l mondo m a gico-r e ligio so d e lle pietre

ant r opomor f e , n e l qual e s i c olloca come v ariant e s truttur a l e . L a s t e l e rece nt e m e nt e indi v idu a t a a Giurdignano dalla sc ri ve nt e , e a ncora in

c o r s o di s tudio , è conn e ssa a d un a mpio conte s to m ega litico , c on dolmen e m e nhir , inquadrabile n e ll ' Et à del Bronzo.

L ' in s iem e di qu est e e s pre ssioni antropomorf e , f anno d e lla Puglia

un ' ar ea molto s ignific a tiv a , a nche s e geograficamente lonta na dalle ar ee più f amo s e dell ' arco alpino (Trentino , Val c amonica, Valtellina ,

Ao s ta e Sion), Liguria e S a rdegna; e, con le s ue t es timonianze delle

du e ondate migratrici nel cor s o dell ' Eneolotico e dell ' e t à del Ferro ,

co s t i tui sce la propaggine più meridionale e orientale di que s te espres- si on i i n Italia.

L e s tatu e - s tele dauni e s ono la s tre , rica v ate d a un calc a re g arganico ,

c

on l ' a s petto di una f igura s lanc i ata,

dalle spalle diritte o appena ac-

c

e nnate o anche molto rial z ate . Hanno un collo s ul qu a le, in origine ,

s

' inne s tava, direttam e nte o tr a mite un perno , una t es ta che poteva

e

ss ere arricchita con occhi , n aso e bocca , a seconda della tipologia del

monumento.

L e loro dimen s ioni , rilev ate s u un campione di e s emplari presso-

ch é integri , o s cillano tra cm. 31 , 5 e 125 , 7 in alte z za , cm. 23 , 7 e 5 2, 8

in lar g hezza •

tati s ulla superficie sono braccia e mani. Il corpo è ricoperto da un costume, che riproduce 1 ' armatura, per le stele maschili, ed una s pecie

di tunica cerimoniale per le stele femminili. È anche ricoperto da

mobili , arm i e grafemi sferoidali, importanti attributi simbolici da ri - condurre allo status dell' entità raffigurata. Negli spazi liberi tra que s ti oggetti s ' inseriscono scenette, popo- late da personaggi e animali , eseguite ad incisione e s pesso ricoperte

da colore (ross o - violaceo-rosa e nero-marrone), che, in ori g ine, ebbero

la fun z ione di riprodurre pittoricamente anche alcuni degli oggetti oggi

s compar s i. La s intas s i decor a ti va è costante , ma i moti v i geometrici

che la compongono

cm 4,5 e Il in s pe s sore. I soli elementi a natomici ripor -

v ariano e s egnano le tappe di un ' e v oluzione

stilistica 6 , di CUI SI descrivono, sinteticamente, solo le quattro fasi principali.

- Nella prima i monumenti sono generalmente di dimensioni

grandi, anche se non mancano quelli più piccoli , ed hanno esclusiva- mente decorazioni a motivi circolari. Le scene sono molto frequenti e sulle stele femminili gl i attributi principali, costituiti da pendenti sfe- rici, sono grandi e numerosi. Le spalle sono diritte. La resa grafica, come in un fresco bozzettismo, è veloce e sommaria .

- Nella seconda fase si riscontrano tracce di trasformazioni

decorati ve, con graduale introduzione di motivi quadrangolari, nei quali s'inseriscono quelli circolari. Lo stile dei monumenti si perfezio-

na, la forma si slancia e le spalle tendono a rialzarsi. Le scene ed i pendenti sferici sono ancora dominanti .

- Nella terza molte cose cambiano: la morfologia antropomorfa

del monumento, generalmente di grand i dimensioni, è imperiosa, slanciata, con spalle più alte rispetto a prima . Le scene appaiono sin-

tetizzate in quadretti distinti. I pendenti sferici sono molto più ridotti

di numero e dimensioni. Le stele maschili cominciano a rarefarsi

notevolmente. Al ridursi de i brani narrativi fa riscontro la l'adozione

di

un repertorio, per così dire, "classico".

-

Nell'ultima fase i monumenti maschili sono scomparsi del tutto

e

le stele femminili sono ormai prive di braccia . Sono assenti scene o

singole figu r e. Compaiono, isolatamente, sporadiche f i bule e pendenti sferici piccolissimi. La decorazione è precisa e meandriforme, le spalle sono nuovamente diritte, come nella prima fase. Questi quattro momenti, fra i quali esistono delle varianti , potreb- bero rispecchiare sia le peculiarità stilistiche dei di versi ateliérs, sia

l ' evolversi del gusto art i stico dei committenti. Il mutamento stilistico e contenutistico nelle stele daunie non è un

fatto riferibile a questa sola area, ma investe l'intero fenomeno in tutta

la sua estensione geografica. Alla base di questa trasformazione sta

l'emergere di nuovi atteggiamenti culturali e religiosi.

Si possono seguire le tappe di questa evoluzione; nelle stele ricche

di

narrazioni, infatti, pur se i particolari delle figure sono meno curati

e

l'anatomia è molto sommaria, vi è una veloce ma intensa pennellata

descrittiva. Al contrario, nelle stele della terza fase, il contenuto delle

scenette appare come congelato, ridotto a condensati quadretti descrit- tivi (pinakes), in cui le figure e gli animali si riducono di numero; malgrado questo, l'anatomia dei corpi e la cura dei particolari è vera- mente notevole, al punto da rappresentare l'acme del realismo nella storia dell' arte daunia. La narrazione si contrae in un sintetismo alta- mente simbolico, in cui i messaggi sono come bloccati, reiterati sulla scia di una tradizione ancora esistente ma che si appresta al tramonto. Paradossalmente, in questa fase la produzione stelare è al culmine

dell' ispirazione art i stica, perché si esprime tanto

nella perfezionata e

raffinata geometria delle linee quanto nell' ornato ossessivo e compli - cato . Le ultime stele, quelle senza alcuna istoriazione, appaiono come il ricordo di ciò che significarono in altri tempi: persistenze, ormai, di un culto in netto declino .

Le scene sono come incastonate nel busto, sulle spalle, so t to la cintura, intorno agli oggetti che identificano lo status sociale della pe r sona rappresentata, ma, al tempo stesso, trascendono una caratteriz- zazione meramente biografica. È un mondo che si esprime in storie di vita e di sacrificio , di quotidianità, di credenze magiche ed ultraterrene, attraverso le quali si possono ricostruire i vari aspetti della vita, delle abitudini e della tecnologia del tempo: imbarcazioni, corazze, elmi, scudi e spade, bardature di cavq,lli , vest i , capigliature , mobili, strumenti musicali ed altro ancora. Sono, inoltre, rappresentati vari momenti sociali, come processioni, liturgie e cerimonie iniziatiche, offerte e scambi di doni; incontri tra araldi; scontri in battaglia ; navigazione; caccia con la fion- da, con le bolas, con il boomerang e con l' ausilio del falco e del cane . Il contesto ambientaI e è ricco di animali selvatici oppure domestici o d i fantasia: pesci, uccelli d'acqua e di terra, foche, cinghiali, cervi, lepri , canidi , cavalli, cioè il reale scenario che doveva caratterizzare la laguna tra Siponto e Salapia. Silvio Ferri si occupò a lungo della loro esegesi narrativa, inqua - drandola - in definitiva - nell'ottica funeraria ed epica della storia classica. Sono note le sue interpretazioni del "riscatto del corpo di

Ettore " e la lettura dell ' èpo s omerico , reinterpretato in c hi av e autoctona

d a unia 7

L ' int erpretazione di qu esti monumenti richie de , v ero s imilmente ,

uno s tudio interdi s ciplin a r e e la nec ess ità di avva ler s i anche dell ' an - tropolo g i a s ociale , dell a s tori a d e ll e religioni e dell ' an a lis i formale di

p ar ti c olari t ecniche p e r pot e r l egge r e, for s e più a ppro f onditamente ,

s ulle du e s uperfici pr i nc i pali dell e s tel e , i fo g li di un ra cc o nto co s t r uito m e diant e di s egni c onne ssi tr a loro in una s ort a di s crittura id e o g rammatica. Le s tel e ma s chi l i arm a te appaiono generalmente i s toria te d a s cene

di cac c i a e s contri m a r z i a li ; qu e lle femminili hanno un a varietà nar-

r a tiv a molto più estesa, in c ui pr e domina la presen za d i donne pettinate con una lunga cod a chiusa d a un a spec i e di pon pon. Sembr a no adepte

di un a c as ta s acerdo ta l e, che u s ava quella acconciatur a come segno di

ricono s c i m ent o sociale : s ono ri t r a tt e in proce ss ion e, a c co mpagnate da

un c it a r e d o, mentre tra s p o r t ano v a s i o mentre c olloqui a no c on alt r i

p ers on aggi d i rango s up e r io r e e s vo l gono azio n i va ri e ( fi gg . 6-16 ) .

L

e ste l e

ma s chili ,

i n parti c olare ,

riprodu c ono ,

n e ll' enfasi

a ntro pomor f a del guerr ie r o, un 'e ntità mar z ial e co nn essa a l mondo

ve n a t o r io e, quindi , a ll a c e l e bra zi on e della forz a v i r ile . In ve ce le s tele fe mm i n i li riflettono un ' e nt i t à le g at a alle s fer e d e l natur a le e del s o- pr a nn a turale, garante d e l ben ess ere fisico ( ma non s olo ) , dotata di

pot e ri m ag i c i , in qual c h e modo conne ssi col pap ave r o d a oppio . La

piant a vie ne resa att r a v er s o l a g eometra de i pend e nti cir colari e sf erici

a ppe s i a ll e cintole. Que s ti s trani oggetti , che dominano la metà inf e riore d e l monu- mento , per Sil v io Ferri co s titui s cono dei cerchi metallici di ri s onanza, cimbali (kymbala) cQn funzione apotropaica, se hanno forma di cerchi concentrici , e melagrane, se più realistici (figg. 9-12) 8 . Entrambi gli oggetti compaiono sulle s tele femminili come i potetici amuleti; assu- mono forme diverse, ma s embrano riprodurre sempre l ' ideogramma

7 - EAD, op. cit., ma, soprattutto, Le STELEdella Daunia . Dalla sco p e r t a di Si l v i o

1988, dove sono

riportati, quasi tutti, gli interventi del grande archeologo lucchese; S. FERRI,St e le Dau n ie:

ves t e c l a s si c a

F e rri agli studi più r ece nti , a cura di Maria Luisa Nava, Milano,

e contenuto pr o t ost o ri co, in BOLL. CAMUNOST. PREIST., Capo di Ponte,

1971, VII, pagg. 41-54. 8 - Cfr. Le STELE

cit., pa s sim .

del papav e ro . Infatti e s si s ono strettamente associati e sono c aratteriz -

z ati da particolari grafici che n e rivelano la comune origine vegetale (figg. 8 - 9 - } O).

Ed esistono alc u ni e l eme nt i significativi per risalire all ' origine vegetale dei pendenti sfer i ci: a l c u ni di essi mo s tr a n o le stes s e foglie delle acconciature femminili, nelle quali i capel l i erano avvolti allo

s telo l igneo del papavero , la cu i cap s ula è ravvis abile nell e terminazioni a pon pon. Tuttav i a la presenza delle foglie è molto rara e questo si

s p i ega con la ragione che e s se, s ogg e tte a rapido e s siccame nto , non

rivestono al c un valore , mentre la parte p r ezio s a della pianta ri s ied e proprio nell a cap s ula, dalla quale si e s trae il bianco lat t ice dell ' oppio.

Nei pendenti sferici, ' che costitui s cono il principale a t trib u to delle

stele femminili, l o stel o ed il cerchio rappresentano la base del grafema papavero; gli altri elementi, come il peduncolo dei peta l i , la corolla e le foglie, vengono , di vo l ta in volta , a g giunti al g ra f ema base. In alcuni casi le due e s pressioni grafiche s i trovano acco s tate , come s e s i trat- tas s e di oggetti diver si (cimbali e melagrane per il Ferri) , ma, in realtà ,

s i è di fronte ad un s olo oggetto con più significati: la pianta e i s uoi eff e tti. La g randezza , il numero e l ' enfa s i dei kymbala - papaveri variano

p a rallelamente alla tipologia dei monumenti: dove vi sono molte sce -

ne, i papaveri sono grandi e nu mero s i, fino a nove unità; a mano a mano c h e lo stile si irrigidisce, diminuiscono d i nu mero, dimensi o ni , varietà e signif i cat i . Generalmente si col l oca n o n el regi s t r o inferiore : forse a s ignifica- r e che il sonno profetico e l ' aldi l à viaggiano s u binari para l lel i. I fiori s o n o appesi a ll a ci n tola per lo stelo, con la cap s ula in gi ù , forse per far cadere i s emi n e ll a terra, onde fecondar l a : in probabi l e paral l e l ismo co n le fa s i di cadu t a o ascesa di perso n aggi e ogge t ti co l legati a ll a pratica s ciama n ica 9 : cad ut a o ascesa, q u indi volo, s on o l e co ndi zioni de ll 'estasi e d e ll ' in vasame nt o d ell o sciamano o , anch e , d el s u o client e .

L a p os i zio ne rovesc i a ta , " in cad uta ", d ei papa v eri de lle no s tr e

ste l e pu ò avere un a forte re l az ion e co n qu est e ra p pres entazio ni. I n tal

9 - M . EUAD E, Miti, sogn i e mister i , M il a n o , 19 6 7 ; C . CITRO N I , L o s c iaman i smo ed

a l c u ne r ap p resen t a z i on i i n cad u ta d e ll ' ar t e rupes tr e i n Va l camon i ca , in VAL CA MONICA

caso ci troveremmo di fronte ad una sorprendente affinità di compor-

tamenti rituali , riscontrabili in diversi orizzonti geografici e culturali.

L ' interpretazione dei pendenti sferici, porta a riconsiderare l ' im-

portanza dell ' oppio nel pa ssato , quando fitoterapia e magia erano i s oli

mezzi a di s posizione per intervenire su males s eri e alterazioni psico- logiche dell ' uomo . Il papaver somniferum è una pianta anestetizzante dotata di grandi proprietà ottundenti e analges iche ; è anche noto come papavero nero, indiano o gigante , ri s ultato di una selezione attraverso la quale si è ottenuta una specie migliorata e " maggiorata ", con capsule dalle di- mensioni di una piccol a arancia , mentre il fusto ha foglie lunghe e raggiunge l'altezza di un metro e mezzo. Il lattice bianco, che si estrae dalle capsule ancora verdi, è ricco di alcaloidi, quali morfina, narcotina, codeina, eroina ecc. Ognuna di queste sostanze genera uno stato di semi insensibilità al dolore ed alla paura , a seconda delle dosi. Medici, guerrieri e sciamani furono conoscitori dell' oppio e dei suoi derivati . Certamente sciamani e sacerdoti , come terapeuti ed indovini , ebbero il monopolio di queste so s tanze , in alcuni casi elargite per affrontare i pericoli e le ferite della caccia e della guerra . La dipendenza che ne

poteva derivare dovette ess ere s apientemente ge s tita, o anche sfruttata , da e s perti sacerdoti. La qualità e la bellezza del papavero s onnifero hanno influenzato

l ' iconografia

a rchitettonici ed attributi di divinità. Le tracce p i ù remote ri s algono al Paleolitico Superiore di Cro-Magnon (Svi z zeza) , dove capsule fo ss ilizzate s ono state recuperate nelle sepolture. Da Tell Abu Zureiq (Israele) e da altre località co s tiere del levante mediterraneo, proven-

gono vasetti ciprioti '! forma di capsule di papavero, detti Bilbil, risa- lenti all' età del Bronzo recente, 1500-1200 a . c . IO Da Ghazi, a Creta, proviene una statuetta con diadema sormontato da tre capsule di pa-

pavero, risalente al 1400-1200 a.c

troviamo il "papaver somniferum" come uno degli attributi di Demetra (rilievi di un' ara a Villa Albani), poi trasmesso a Dionisos, divinità

di oggetti s acri e profani : scettri , gioielli, elementi

E, ancora, in ambiente greco,

lO - E. ANATI, Exavation at th e ce mentery oj Tell Abu Awam (1952) , in ANTIQUOT

JOURNAL OF THE ISRAEL DEPT. OF ANTIQ., Gerusalem,

1959, volI. II; P. MELLER PADOVANI,

Una statuetta cipriota a Tell Abu Zureiq , lsraele , in BOLL. CAMUNO ST. PREIST., Capo di

Ponte,

1982, voI. 19, pp. 49-62.

dell' estasi mIstica e in qua l che caso dio guaritore e indovino, (su un vaso apulo al Museo Nazionale di Taranto) 1 I . Scettri - bastoni in rame

a forma di papavero, sono stat i trovati all'inter n o de l la grotta del te-

s o ro a Nahal Mishmar, nel deserto di Giudea, e risalgono al periodo Calcolitico ' 2; mentre dalla Cecoslovacchia, dalla Svizzera e dalla Fran - cia provengono spilloni in bronzo con la stessa forma (figg. 14-15)13.

L ' identificazione de l "papapaver somniferum " sulle stele aiuta a

r i conoscere alcuni grafemi di queste , che hanno, talvolta , ispirato la ceramografia e la tettonica vascolare . Un grafema riconoscibile come papavero gigante è riprodotto nella scena dipinta su un frammento de l l ' orlo di un'olIa, recuperata in su -

perficie a Salapia (fig. 13 - A). I due mondi , quello dell'entità superiore femminile e quello dell ' entità superiore maschile, convergono nel-

l'un ic o quadretto sintetico e descrittivo di cu i, finora, si disponga.

Nell'istoriazione c'è una elegante figura di donna con un lungo abito, come in una stele femminile, di fronte ad un guerriero armato

di spada; alle spalle di quest'ultimo due cavalieri armati di lancia,

proprio come sulle stele maschili; e dietro la donna c ' è il papavero. È interessante notare che , in questo caso, la pianta, a sinistra della donna, appare antropomorfizzata , esattamente come lo è la figura fem -

min i le dipinta su u n altro frammen t o ceramico, trovato in u n ' ipogeo

di Herdonia (fig. 13-B)14. S u di esso sono rappres e ntati gli stessi per-

sonag g i del frammento d i Sa l apia, ritratti in uno schema ripetitivo di s i mboli c'l ierogamia e di donazione della pianta da parte della donna

al guerriero con l e lance . Ma la cosa più sorpredente è che questa figura

Il - M. SEEFELDER, Op pi o . Sto r i a sociale di un a droga dag l i egizi a oggi, Milano,

1

9 9 0 .

 

1

2 - P. BAR ADON, Th e c av e of t h e t r easure . T h e find s fro m t h e caves , in NAHAL

MISHMAR, Gerusalem,

1 3 - J . DECHELETIE, M anu e l d' a rch è ol ogie pre hi storique ce ltiqu e et g allo- r omain e ,

val. II, Paris, 1924 . V . FURMANEK, Rd z ov ce, o s ada l ' udu p o poln i cov y ch poli, Bratislav a,

1 990 . M. GIMBUTAS, Bronze ag e c ultur es in c e ntr aI a nd eas t e rn E u rop e , Paris, 1965. 14 - R. IKER, L es tomb e s du VI et du d e but d u III s i èc l e a .c . , in ORDONA VII/2 , Roma,

1986 , pago 700 e segg.

19 80 .

di sacerdotessa o di dea, bella nel l e fattezze fi s iche ma mo s truo s a nella

forma dell a t e s t a, ha il corpo ricoperto di foglie e il capo s ovra s tato da un v aso o da un ' enorme cap su la di papavero : donna e pianta si fondono in una allegorica comp li cità di pot e ri. Non è infrequente ,

nell' a rte t r ibale e preistori c a, trov a r e

da droghe, con il capo mostruoso e tra s formato nell'ogget t o che ha

p r ovocato lo s tat o allucinator i o : l e figu r e d i danzator i volanti, con la

te s ta-fungo , dip i nti s u un a pittura rupestre nel Tassili , in Algeria, sono uno t r a i molti e s empi ( f ig. 18-E)15.

personaggi invas ati ed i nebriati

S i tratta, a ben consi dera r e , di episodi di normale s in t ass i

pittogrammatica, tipic a dei popoli , come i D a uni, che non cono s cevano ancora la s crittura alfabetica l 6 .

L a decoraz ione e le forme vascolari della ceramica indigena , trag -

gono ispirazione, naturalmente , dal mondo circostante e tr as mettono

me ss aggi s ocia l i e religios i. Al l e forme base, puramente f unzion a li, si

a f fiancano quell e di uccelli, bovidi, oggetti rituali, e gli stes s i motivi

de c orativi sp ess o s ono interpreta z ioni geometriche dell ' acqua, del sole ,

di f igure a ntropomorfe o zoomorfe, di semi vegetali, di piante.

Dietro l'aspetto puramente estet i co del manufatto si na s conde, tuttavia, un preciso valore simbolico: è il caso deg li originali e bellis - simi "sphageion" dauni , la cui forma globo sa, con labbro esagerata- mente espanso, trova analogia nella capsula, e relativa coroncina, del papavero (fig; 12). Questo vaso, raf f igurato sulla testa delle adepte nelle scene di processioni riprodotte nelle stele, riproduceva, e forse conteneva, il cuore d i quella pianta magica. Di conseguenza le quattro anse , due a f orma di mani e due a forma di uccelli, potrebbero nascon- de r e un qual c he significato particolare: le mani potrebbero r appresen-

tare un s egno ieratico ~ gli uccelli gl i spiri t i protettor i. Anche a Creta è possibile riscontrare un legame . tra papaveri e uccelli, nelle statuette

di Ghazi e di Karphi rappresentate con il diadema sormontato da uc -

celli.

Si è già fatto cenno a i vasetti ciprioti Bilbil, i quali potrebbero

tes t imoniare un commercio di del ' ivati dall'oppio già nell'età del Bron -

15 - G. SAMoRINI, Sciamanismo, funghi psicotropi e stati alterati di c oscien z a :

un rappo r to da chiarire, in BoLL. CAMUNO ST. PREIST., Capo di Ponte,

26, pp. 1 4 7-150.

1990 , va l . 25 -

z o, sul l e c o ste del Vicino Orie nt e. Talvolta essi so n o stati trov a ti al- l'interno di sepo l ture insiem e ad un a stat uett a femminile detta "a testa

d'uccello":

droga con quello del volo. Nel l ' America precolo mbiana, dove l'uso di droghe è una realtà archeologi c a e a n tropologica molt o più recente che non nelle antiche popolazioni mediterranee, sono state trovate riprodu - zioni artistiche del cactus a llu c i nogeno sormontato da un volatile. Si può, quindi, concludere che l'uomo, dal continente americano al Tassili algerino, da Creta alla Daunia, ha sempre associato, visivamente e concettualmente, lo stato a l luc i natorio al volo. Ma per i Dauni gli uccel l i fu r ono qualcosa di più che una simbologia psicotonica: le facce ornitomorfe dei personaggi riprodot t i sulle s t ele e sulle pro tomi vascolari, inducono a pensare che gli uccelli fossero gli animali totemici delle tribù daunie. Essi personificavano il mondo nel quale vivevano e dal quale traevano ricchezza economica: l'habitat lagunare, popolato da milioni di volatili di specie diverse, e da rispet- tare e rappresentare.

ul t eriore esempio d ella compre senza de l l'e l emento de lla

Probabilmente non sapremo mai, con assoluta certezza, perché i Dauni creassero quel particolarissimo tipo di manufatti; chi, veramen - te, intendessero rappresentare nelle due tipologie, diverse per struttura narrativa e caratterizzazione sociale, e perché le innalzassero in un territorio vicino alle lagune; forse le dedicavano a due entità sopran - naturali: i reggenti del loro pantheon, oppure celebravano una coppia

di personalità, - realmente esistenti. In ogni caso, se l'ipotesi sopra avan- zata dovesse rivelarsi esatta, si aprirebbe la via ad una diversa esegesi, che potrebbe consentire di giungere a comprendere la più probabile delle loro funzioni e, quindi, alla possibile interpretazione delle figure rappresentate.

L ' analisi degli attributi figuratori delle stele, la tematica di alcune

scene essenziali, la stima numerica dei monumenti raccolti e la loro caratteristica distribuzione geografica, concorrono a ipotizzare teorie divergenti da quella della funzione funeraria. Monumenti così ugual- mente e continuamente riprodotti con le fattezze fisiche di due proto- tipi fissi, senza differenzi azioni cronologiche o sociali, se non quella aristocratica, non sembrano riproporre né l'aspetto né la situazione

comm e morati v a di un defunto. Oltr e tutto la g rande maggioranza delle

s t e l e femminili non t r o vere bb e g iu s tificazioni, per c h é è impen s abile

ch e mori sse ro più donn e o sace rdot esse di masc hi g u e rrieri o caccia- to r i. S a r e bb e più lo g i c o il contr a r i o . I d a ti a r c heolo g ici h a nno f ornito r ar i ssimi c as i di ritrovamenti in tomb a; l a mag g ior p ar te s ono , in v e c e , il ri s ulta to di condizioni di riutili zzo a po s teriori. Pùrtr o ppo l e s tele non s on o s t a te tro v ate in un

cont es t o s tr a ti g rafico e l a e pi s odi ca v icin a n z a a se polture è do v uta al

s o vve rtim e nto arch e ol og i co, ch e r e gn a in qu es ti t er ritori, inf e licemente

d evas t a t i d a l a v ori a gricoli e t o mbaroli . A tutto ciò s i d ev e a gg i unger e

un d a to s i g nificativo , e c ioè c h e in nessuna ne c ropoli daun i a , l ontana

d a A r pi , Siponto e S a l a p ia, s ono s tate trovate ste l e c os ì numerose ,

m e ntre l e loro sporadich e tr a cce, s parse tra Mel f i , B o vino, Herdon i a

e cc., s ono da attribuire a d un a d i s persione tardiva . U n e s empio di tale

reimpi eg o tombale vede riutili zzat e, a Herdonia , du e t es t e e d un f ram - m e nto di s t e le femminile come mat e riale da co s tru zion e n e ll' ipogeo N.

2 9, d a t ato a l primo ter z o d e l VI sec . a . c . 17 Qu es t o è seg no c he , già

tr a il 600 e 5 70 a . c . , l ' a tt egg i a m e nto dei Dauni n e i co n f ronti d e lle loro

s t e l e e r a c ambiato a tal punt o da ave r le sco n sacra t e , di s per s e e

re impi egat e proprio com e l e t rov i a mo noi o ggi . Se l e s t e l e a v e sse ro , effetti va m e nt e, fun z ion e di m a ta fune r ar i per t omb e d i pers on aggi p res ti g i os i , ogni necropoli di citt à daun i a , con

un a pr esen za s ocial e di rili ev o , do v rebbe re s tituirei s t e l e ; que s te, in- vece, pr ove n g ono in num er o cospi c uo s olo da un a p a rt e d e l territorio :

qu e ll o co s tiero. Dall a loro a lt a concentrazion e lun g o il litor a le, s i deduce

c

h e f urono og g etti di un culto r e li g io s o importan te, prof ess ato pre ss o

s

antu a ri o altri s pecifici luoghi con s acrati.

T

a li z one f urono . sed e di un comportamento relig i o s o a ncora mi-

s

t e r i o s o , m a certame nt e connes so anche alla lag un a . Qui non manca -

rono m a t e rie prime come argill a, canneti, s ale , e qu a ndo , durante l'età

del Ferro , i l clima più f r eddo f e ce innalzare il liv e llo dell ' acqua, ren- dendo nav i gabili i cor s i idrici int e rni , la laguna f u e letta a luogo sa -

cro

l 8 . Le immagini di pietr a rivel a no l ' opulenza di que s to habitat, ricco

di

volatili e di selvaggin a, pr o b a bile residenza pr e feren z iale dell' ari-

17 - 1 . M E RT E N S , H erd o n ea , sco p e rt a di una c ittà , B ar i , 1 99 5 .

18 - M . C A L DARA - L. P E NN E TT A, Evo l u z i one e d es tin z i o n e d e ll' a ntic o l ag o di Salpi

stocrazia sociale di allora e meta di pellegrini per la pratica di quel culto religioso, nel quale si riconobbero, etnicamente, almeno fino agli inizi del VI sec. a.c Se si esclude la funzione sepolcrale delle stele, si può ipotizzare, dato il loro elevato numero, che esse obbedissero ad un'esigenza re - ligiosa pratica e funzionale. Pietre propiziatorie , forse, o ex voto per una guarigione, una buona caccia , un matrimonio , un sogno rivelatore da interpretare. La s tele costituiva un fatto di fede da dedicare a chi

elargiva favori , e , di con s eguenza , andrebbe considerata un monumen- to alla vita , i cui diver s i a s petti venivano " pre s entati" alla divinità. Le s cene r iprodotte s ono lo s pecchio di una e s istenza varia e in- tensa, in cui le attività dell ' economia alimentare si alternano a quelle della difesa dai pericoli delle armi , all ' esaltazione della forza virile nei duelli , ai cerimoniali di società , alle formule magiche e iniz iatiche,

all'evocazione dei miti. Il tutto coi volge più per s onaggi

ambito s ociale differenziato , mentre il tema del s ingolo individuo è

a ss ai s omme ss o , quas i invisibile , e tra s pare come un assecondamento

a i temi celebrati vi d e lla ca s ta politicamente dominante , in s i e me alla quale sembra che tutti dividess ero il frutto delle principali attività

economiche. I de s tinatari dei s imulacri potevano e ss ere gli ari s tocratici capi cacciatori e guerrieri , discendenti da una divinità o figur a ancestrale , fondatrice della stirpe (magari il mitico Diomede) e le sacerdotesse , seguaci di una divinità femminile connessa a culti esoterici e del be- nessere fi s ico (forse assimilabile a Demetra). È il caso di ricordare che questa dea greca è spes so ritratta con spiga e papavero e che la donna delle scenette dipinte s ui frammenti di Salapia ed Herdonia è s ignifi- cativamente i mpiantata nella terra. Le due . categorie di s tele daunie , rifletterebbero i principi di un ' ideo- logia religiosa e sociale, affidata ad entità , di cui s i esaltano le carat- teristiche virili e femminili; nelle stele maschili s i valorizzano , s oprat - tutto, atti eroici; in quelle femminili possiamo , invece , rintracciare segni di un mondo sacerdotale, con poteri e conoscenza del sopranna - turale, effigiato con la capsula del papavero, come la statuetta micenea di Ghazi . Le conoscenze sull'oppio donano carisma a chi è capace di alleviare atroci dolori e di far viaggiare in un mondo ultrareale , dove

s i incontrano spiriti mostruosi, rivelatori di cose arcane e s conosciute.

Molte furono le profete s se, le maghe e le sacerdotesse in grado di farlo: ad alcune donne, nella Daunia antica , dovette toccare il compito della mantica e della taumaturgia. Infatti, in alcune scene s i riconosco-

di uno stesso

no

interventi operatori, mentre il paziente è sotto l'effetto della droga,

di

cui quei bastoni-scettro, mossi nel rituale magico-terapeutico, ne

costituiscono la metafora ; in altre è invece rappresentata l'offerta di una bevanda ad un personaggio seduto e scosso, oppure soggetti in preda a stati allucinatori circondati da animali mostruosi (figg. 17-18-

B-D) .

Così i Kymbala-papavero, insieme alla veste talare e ad altri ele- menti, rappresentano lo status symbol della casta dalla quale traggono origine i monumenti femminili, i quali, forse, ritraevano una divinità protettrice o la grande sacerdotessa de l sistema ierocratico. L'uso del-

1 ' oppio in contesti sacri ha fini suggest i onali ci riveda , però, anche

risvolti sociali, politici ed economici. Nelle stele, infatti, si individua- no scene con s egni di stratificaz i one sociale e divisione dei compiti:

si riconoscono gli alti sacerdoti, le portatrici di vasi, i suonatori di lira che dirigono le processioni, i guerrieri ed i cacciatori. Nessuna entità assume car attere dominante. Tuttavia la stele con lunga veste, ripro- dotta in un alto numero di monumenti, ha valore polisemantico e in- veste anche i temi maschili della caccia e della lotta armata . La " Signora " delle stele non ha solo un significato militare ma interferisce in una serie di compiti propriamente maschili: non s i . di- mentichi che nei due frammenti vascolari di Salapia ed Herdonia, è lei che fa offerta di un vegetale al guerriero suo eletto sposo.

P e r lungo tempo i Dauni hanno conservato nella scultura e nella

ceramica un'autonomia culturale che ha fortemente caratterizzato la genuinità etnica della loro arte. È importante valorizzare sfumature di questo individualismo, che non ha avuto i caratteri di un limite o una chiusura, anzi, rivelandosi in tutto il suo potenziale creativo, ha resti- tuito le manifestazioni vernacolari di un popolo importante fra le genti italiche . Immortalando sulla pietra una buona parte della loro filosofia, i Dauni hanno vissuto una tradizione intellettuale conservatasi intatta per qualche secolo. Ma cosa c'era prima? C'erano le stele di Monte Saraceno e prima ancora quelle di Sterparo. Anche se culturalmente e cronologicamente lontane, tutte le scul - ture antropomorfe del Foggiano ebbero in comune una matrice ideo- logica , la stes s a che accomuna le statue-stele e le statue-menhir . I Dauni potrebbero aver acquisito comportamenti religiosi precedenti, riproposti con nuovi significati e con nuove liturgie. Così le stele

daunie avrebbero avuto origine da particolari condizioni culturali, nate dalla fusione di una consuetudine locale preesistente con l'instaurarsi di un nuovo comune sentire. È difficile spiegare l'improvvisa fioritura

delle stele se non si consideano

sin dalle prime fasi, per cui

hanno una sintassi

che il primo tentativo di linguaggio artistico e sim-

non è improbabile bolico appartenesse deperibile.

gli antefatti, anche perché i simulacri

ricavati da materiale

grafica ben canonizzata

a monumenti precedenti,

L'analisi stilistica

ci rivela la possibile

vicenda evoluti va delle

ha fatto

stele: a partire da un certo momento,

perdere l'originaria importanza alla narrazione

venuta, pertanto, ad assumere un aspetto più distaccato,

estoso. Scomparvero,

cadere, per un certo periodo, in una sorta di "monoteismo".

qualche avvenimento

figurata e la statua è

rigido e ma-

così, le statue dei guerrieri e la Daunia sembrò

Non molto tempo dopo le stele scompaiono

e, con esse, i pilastri

ideologici

caduto forse non lo sapremo mai, ma i rari ritrovamenti

gurati dimostrano che qualche soggetto

riportato su alcuni vasi, tra V e IV sec. a.c

stava iniziando

del mondo che le aveva ispirate. Quel che realmente

è ac-

cerami ci fi-

della scultura delle stele fu

Ma già, dal VI secolo,

una nuova storia.

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