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LEVOLUZIONE URBANISTICA DI ROMA DALLET ARCAICA AL TARDO IMPERO ATTRAVERSO IL DIRITTO E LE SUE FONTI.

ALCUNI ESEMPI

In occasione del Convegno Rome an 2000 tenutosi presso questa Universit nel settembre dellanno 2000, i cui atti hanno visto la luce nel giugno 2003, avevo illustrato la rappresentazione di Roma antica nel grande plastico che si trova a Roma presso il Museo della Civilt Romana. In quella circostanza era stata mia cura descrivere la genesi, le caratteristiche, i limiti e le prospettive future dellopera, mostrando anche documenti darchivio e particolari dellesecuzione no ad allora inediti. Avevo in tal modo realizzato un approccio a questa rappresentazione di Roma che, pur se completo, rappresentava per una chiave di lettura volta unicamente alla conoscenza dellopera. Il plastico del Museo della Civilt Romana rappresenta Roma nel momento della sua massima espansione, sotto limperatore Costantino. Riettendo su questaspetto, mi sono resa conto che sarebbe stato interessante interrogarsi sulla genesi e levoluzione dello spazio urbano al di fuori della maniera consueta, ricercandone le cause anche sotto il prolo dello sviluppo delle istituzioni e del diritto, fruendo di un particolare tipo di fonti : quelle giuridiche. Esaminando alcune di esse ho compreso come lo sviluppo dellurbanistica e dellordinamento giuridico di Roma si siano vicendevolmente inuenzati alla luce degli avvenimenti storici, politici e sociali e come tali fonti, raramente sfruttate in ambito archeologico, si rivelino invece particolarmente utili a supporto o integrazione di dati di natura storico-topograca. Scopo della presente comunicazione quindi offrire, possibilmente in una visione diacronica, alcuni esempi in merito allutilizzo dello spazio urbano, relativamente a speciche funzioni che verranno esaminate di volta in volta alla luce delle fonti del diritto pubblico e di quello privato 1.

1.

Non certo questa la sede per trattare esaustivamente del Diritto romano e delle sue fonti : sar sufciente qui ricordare alcuni dati. Esso ebbe una durata convenzionale di oltre 1300 anni, dalle origini di Roma alla morte dellimperatore Giustiniano nel 565 d.C. Quello di Roma dunque lordinamento giuridico durato pi a lungo nella storia, non essendoci stata alcuna soluzione di continuit tra lordinamento romuleo e Roma illustrata, P. Fleury, O. Desbordes (dir.), Caen, PUC, 2008, p. 261-290

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Fig. 1 Roma, Museo della Civilt Romana. Plastico di Roma in et imperiale. Levoluzione urbanistica di Roma pu essere letta anche in funzione e come risultato delle sue istituzioni e in generale del suo diritto, che regolava anche i pi minuti rapporti tra le persone.

La principale fonte di cognizione di cui mi sono avvalsa il Corpus Iuris Civilis, denominazione con cui si indica dal XVI secolo unestesa raccolta di giurisprudenza classica, iura, e costituzioni imperiali, leges, fatta redigere dallimperatore Giustiniano, completata dopo il 534 con leges emanate dallo stesso imperatore. Tornato alla luce in

quello tardo antico. Convenzionalmente, il Diritto romano viene ripartito in diversi periodi, scanditi prendendo in considerazione o il diritto pubblico o il diritto privato o lo sviluppo della giurisprudenza. Nel primo caso si distinguono i seguenti periodi : arcaico-monarchico (dalla fondazione dellUrbe sino alla ne della monarchia), repubblicano (dallinizio della repubblica sino ad Augusto : essenziale lanno 367 a.C., data di promulgazione delle leges Liciniae Sextiae, che segnano lavvio della costituzione perfetta), principato (dal 36-23 a.C. sino al 284, anno della ne della seconda anarchia militare) e dominato (dal 284 d.C. al 565, anno della morte di Giustiniano). Secondo lo sviluppo del diritto privato, invece, si distingue un periodo arcaico (dalle origini sino alla ne del IV sec. a.C.), uno pre-classico (dal III sec. a.C. sino alla ne della repubblica), uno classico (corrispondente al principato) ed inne uno post-classico (che convenzionalmente si fa terminare con il 565 d.C.). Seguendo lo sviluppo della giurisprudenza romana, si distinguono invece i periodi arcaico (dalle origini sino alla seconda guerra punica del 218-202 a.C.), ellenistico (dalla ne della seconda guerra punica alla ne della repubblica), classico (coincidente con il principato) e post-classico (coincidente con il dominato e caratterizzato dalla tendenza dei giuristi ad identicarsi sempre pi con i funzionari delle cancellerie imperiali, favorendo la scomparsa di gure di spicco, che restano operanti quasi solo nelle universit : per tutto ci questo periodo detto anche burocratico. Esso termina convenzionalmente nel 565 d.C.).

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Occidente dopo il X secolo, il Corpus composto da quattro parti : Institutiones, Digesta o Pandectae, Codex e Novellae. Pur se questa monumentale opera risente nella forma e, a volte, nella sostanza, dello stato del diritto vigente in et giustinianea, fonte inesauribile di studio anche per il tema oggetto della presente comunicazione. Ugualmente importante si rivelata la lettura di fonti quali le Institutiones di Gaio e il Codex Theodosianus di Teodosio II, la prima databile allet adrianea, mentre la seconda fatta compilare da Teodosio II nel 438 d.C. Quando si parla di fonti di cognizione del diritto, tuttavia, non bene fermarsi a quelle di natura strettamente tecnica. Anche una fonte storica, ad esempio, pu rivelarsi una fonte di cognizione : il caso di Livio che, descrivendo il processo di Orazio sotto il regno di Tullo Ostilio, cita la lex horrendi carminis, su cui avremo modo di tornare 2. Parimenti, altre fonti di cognizione possono rivelarsi quelle abitualmente usate in archeologia, quali, ad esempio, lepigraa e la numismatica 3. Trovando possibile questo interagire tra fonti tradizionalmente usate ed altre neglette, ho pensato alla possibilit, dunque, di allargare il campo di indagine verso queste ultime, impiegandole in tal modo nella ricerca sullorigine e lo sviluppo degli edici e, pi in generale, degli spazi urbani che maggiormente caratterizzarono lurbanistica di Roma antica 4.

2. 3.

4.

Liv. 1, 26, 6. Cfr. a questo proposito la nota nota 16. Valga ad esempio lepigrafe di et augustea, CIL X 787, riguardante la costruzione di un muro lungo il lato Ovest del quadriportico del tempio di Apollo a Pompei. Loperazione venne effettuata allo scopo di isolare larea sacra rispetto allattigua casa di Trittolemo. Quelle fonti di cui si ora detto, costituiscono le fonti di cognizione, cio quelle da cui si viene a conoscenza della norma. Accanto ad esse si distinguono le fonti di produzione, cio tutti quegli atti o fatti da cui nasce la norma. In questo senso, in et arcaica sono fonti del diritto le consuetudini degli antenati, i mores, e il complesso delle norme di carattere religioso-sacrale, il fas. Tra il 451 ed il 450 a.C. lapposita magistratura dei decemviri legibus scribundis redasse il primo testo scritto giuridico romano : la Lex XII Tabularum. Nella successiva et repubblicana la fonte di diritto per eccellenza sar la lex rogata, cio la legge proposta dal magistrato e fatta votare nelle assemblee popolari regolarmente riunite. Nel 287 a.C. i plebis scita, in principio vincolanti per sola plebs vennero resi tali per tutto il populus Romanus ad opera della lex Hortensia. Inoltre sino dallet pi arcaica la funzione di creazione del diritto attraverso linterpretazione delle norme gi esistenti riconosciuta anche ai pareri, responsa, dei giuristi. In principio questi si identicavano con il collegio dei pontices, mentre in seguito tale attivit venne laicizzata. E importante comprendere come le fonti sinora richiamate costituissero il nucleo pi antico del Diritto romano, lo ius civile o ius Quiritium. Esso, per, tra il III-II sec. a.C. non era pi sufciente a fare fronte alle mutate esigenze socio-politiche, cos intervenne il pretore che, nei suoi edicta, individu quelle posizioni giuridiche che pur non essendo contemplate nello ius civile erano meritevoli di tutela, creando cos un sistema giuridico non alternativo ma complementare a questultimo : lo ius honorarium. Nella successiva et imperiale venne riconosciuta portata normativa alle deliberazioni, consulta, del Senato, che saranno particolarmente importanti per lo sviluppo del diritto privato. La vera novit del principato, tuttavia, fu la creazione di fonti emananti dallo stesso imperatore : le constitutiones principum, cui in questo periodo ancora riconosciuto soltanto valore di legge. Esse potevano avere valenza generale, edicta e mandata, o essere rivolte a casi particolari e, in teoria, applicabili a quelli soltanto, decreta, epistulae e rescripta. Nella fase del dominato sopravvissero gli edicta ed i rescripta, mentre scomparvero decreta e mandata. Venne introdotta la adnotatio (forma solenne di rescriptum) e la pragmatica sanctio, inerente di solito lattivit amministrativa, emanata con procedura snella e spesso come misura durgenza su richiesta delle autorit

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Fig. 2 Roma, Museo della Civilt Romana. Calco dellepigrafe nota come ius luminum obstruendorum. Nel testo si ricorda linnalzamento di un muro atto a impedire la visione dellinterno dellarea sacra del tempio di Apollo a Pompei da un lumen della vicina abitazione. Et augustea.

Del resto, lintima connessione tra il Diritto romano e lo stesso tessuto urbano della citt connaturata al fenomeno pi caratteristico dellesperienza giuridica romana, la giurisprudenza, su cui sar opportuno soffermarsi brevemente prima di affrontare altre questioni. Sin dallet arcaica essa appare collegata a luoghi pubblici ed allesercizio del potere, essendo monopolio del collegio dei pontices, cui spettava in questo caso mediare tra il singolo cittadino ed un ordinamento giuridico le cui norme erano ancora tramandate oralmente proprio allinterno di quella stessa cerchia. Nel 304 a.C., tuttavia, Cneo Flavio, segretario di Appio Claudio Cieco, rese noti i fondamenti essenziali del diritto, legis actiones e fasti, e questa laicizzazione del diritto venne accelerata quando nel 280 il primo pontifex maximus plebeo, Tiberio Coruncanio, inaugur il pubblico insegnamento della scienza giuridica. Da questo momento e sino a tutto il principato il cuore dellattivit giurisprudenziale, cio la discussione e linsegnamento, fu fortemente ed intimamente connaturato nel tessuto urbano di Roma, poich i giuristi svolgevano la loro opera di consulenza ed insegnamento soprattutto nelle proprie abitazioni. In seguito, come avverr per altri fenomeni, lo sviluppo del diritto e la storia politica si inuenzeranno reciprocamente e
locali. In questo periodo le fonti del diritto si riducono a due : i pareri dei giuristi, detti ora iura, e le costituzioni imperiali, che persero il valore di legge per divenire la legge per eccellenza, tanto da essere dette semplicemente leges.

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gi in et severiana i giuristi non furono pi tanto privati cittadini versati nello studio del diritto, ma spesso alti funzionari imperiali, almeno per alcuni periodi : Papiniano, Paolo ed Ulpiano, ad esempio, che agendo allinterno di un quadro urbanistico creato e modicato proprio per accogliere gli ufci delle cariche da essi ricoperte, ben possono simboleggiare quanto andiamo dicendo. Nel tardo impero, inne, si assistette ad unaltra trasformazione : non il ritorno della grande giurisprudenza allinterno delle domus cittadine, ma il suo arroccarsi in grandi centri di cultura quali le universit di Berito e Costantinopoli. Sar ora, tuttavia, opportuno illustrare pi concretamente, attraverso alcuni esempi, in che modo lo sviluppo del diritto si rietta su quello dellurbanistica e come questa possa essere letta anche alla luce di quello. Tra le classi di edici che meglio possono esprimere il concetto della connessione tra levoluzione dello spazio urbano e lo sviluppo del diritto n dallepoca arcaica, senzaltro opportuno trattare dei luoghi deputati allamministrazione della giustizia. Prendendo in esame il processo criminale bene chiarire che per let pi arcaica risulta difcile riuscire a separare il diritto pubblico da quello privato. Roma ancora un modesto abitato, la cui societ si muove secondo poche e semplici norme. Gesti rituali e determinate formule, certa verba, costituivano i fondamenti su cui si basava il diritto in et arcaica, fondato sui mores maiorum, i costumi degli antenati. In questo momento, lesercizio della giustizia appare chiaramente una delle funzioni essenziali della nuova comunit e tale attivit trova spazio nei nascenti luoghi istituzionali e di riunione del popolo. E proprio questo il periodo in cui dopo una fase proto-urbana, collocabile tra il 900 ed il 750 a.C., nasce sullaltura del Cermalus, sul Palatino, un nuovo abitato che si congura da subito come un centro urbano di potere 5. Siamo nella data tradizionale della nascita di Roma e allincirca nellarco di tempo di cento anni nuove capanne sostituiscono quelle esistenti. Fra queste si distingue la c.d. capanna regia, che sembra assorbire una precedente capanna c.d. del capo, con accanto unaltra capanna, a due vani, probabile sacrario dei culti regi di Marte ed Ops. In seguito alla cerimonia di rifondazione di Numa il primitivo santuario di Marte viene spostato a valle presso le porte Romanula e Mugonia. Con analoga trasposizione verr collocato pi a valle il Mundus. Depositario e amministratore della giustizia era dunque il rex che, in virt del suo potere di comando, imperium, vericava eventuali violazioni iniggendo le relative pene. La sua potest di comando, limperium, non appare ancora distinta tra quella esercitabile presso lesercito e quella esercitabile nella gestione degli affari civili 6.

5.

6.

Circa la nascita della monarchia, la fondazione della citt, la dissoluzione delle primitive comunit di villaggio e le connesse modicazioni sociali in questo periodo, cfr. L. Capogrossi Colognesi, Lezioni di Storia del Diritto romano. Monarchia e repubblica, Napoli, Jovene Editore, 2004, p. 1-19. Pur coscienti di semplicare di molto una questione su cui ancora intenta lattenzione dei romanisti, potremmo denire limperium come la forma pi alta di potere riconosciuta in Diritto romano. Sarebbe arduo dare di esso una denizione positiva, sia data lampiezza della sua sfera di attivit sia considerato

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Fig. 3 Roma, Museo della Civilt Romana (deposito Universit degli Studi di Roma La Sapienza). Plastico ricostruttivo in scala 1:15 della cosiddetta Capanna Regia e dei santuari di Marte ed Ops. Seconda met del VIII sec. a.C.

Sempre della stessa epoca il tratto di muro che correva ai piedi del Palatino, edicato nella seconda met dellVIII sec. a.C. che, identicato anche come limite del pomerio, probabilmente segnava il conne oltre il quale poter agire mediante luso delle armi. Le stesse pene capitali comminate dal rex nellesercizio della giurisdizione criminale, dovevano essere eseguite fuori dal pomerium. A partire dalla met del VII secolo, si cre unampia area pavimentata ai piedi del colle capitolino, ampia circa 700 mq, ottenuta asportando una grande quantit di terreno e creando una sorta di depressione profonda pi di 2 metri. Nella prima et regia, dunque, si individua e viene prescelta come luogo di riunione del popolo, ancora diviso in curiae, unarea pianeggiante oltre le mura, ai piedi del Campidoglio, essendo larea opposta, e cio quella verso lAventino e la Valle Murcia, interdetta per motivi sacrali. In questa zona, chiamata Comitium, il cui antico nome italico deriva dalla funzione svolta, non troppo estesa e poco salubre, ma in posizione chiave, si svolger gran parte della vita politica e giudiziaria di Roma 7.

7. come esso sia un istituto che si estese per tutta la durata della storia romana, intrecciandosi e relazionandosi pertanto, in modo di volta in volta diverso, con altri poteri pubblici o gure istituzionali portatrici di questi. In effetti limperium suole essere piuttosto denito in via negativa, identicandone cio i limiti : in epoca repubblicana il maggiore senzaltro la provocatio ad populum e la connessa distinzione tra imperium domi, gestione degli affari civili, e imperium militiae, comando militare vero e proprio sottratto a provocatio. 7. La creazione, durante le prime fasi della monarchia latina, del sistema delle trib e delle curie e la previsione di un apposito spazio urbano preposto alle loro riunioni, stata anche recentemente sottolineata come momento fondamentale della storia arcaica di Roma. Tutto ci, infatti, concorreva a determinare lattenuazione dei legami tra gruppi parentali di epoca pre-civica, rinforzando viceversa la nuova civitas e le sue istituzioni. Su ci e sul connesso problema della cronologia relativa delle trib e delle curie, v. L. Capogrossi Colognesi, Lezioni di storia del Diritto romano. Monarchia e repubblica, Napoli, Jovene Editore, 2004, p. 12-19 ; 23-29.

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Fig. 4 Area dellantico Comitium. Questa zona sin dalla met del VII sec. a.C. fu deputata alle riunioni del popolo costituito in comitia curiata. In questo stesso spazio si svolgevano anche i processi civili e quelli criminali almeno sino allinizio della repubblica (foto autrice).

Il Comitium, di forma quadrangolare, orientato secondo i punti cardinali, si ritiene fosse assimilato alla Roma quadrata e come tale dotato anchesso di un Mundus, identicato con lUmbilicus Urbis, quasi una proiezione dellabitato del Palatino nelle sue varie componenti di potere. Tra i monumenti che ivi avevano sede, era presente anzitutto un luogo di amministrazione della giustizia, in seguito detto tribunal, e la curia Hostilia 8. Il primitivo tribunal doveva essere una struttura mobile situata a Ovest del Comitium 9 presso la sede dei triumviri capitales ed il Carcer. Da questarea il magistrato, dal 367 a.C. il pretore, eserciter la giurisdizione nelle materie criminali e civili di sua competenza.

8. Per quanto riguarda il Mundus, il monumento viene oggi identicato con la costruzione posta nellangolo Sud-Ovest dellarco di Settimio Severo, tradizionalmente nota come Umbilicus Urbis, ed aderente ad un altro monumento arcaico tradizionalmente identicato con il Volcanal, ma in cui deve piuttosto riconoscersi lara Saturni pi volte indicata dalle fonti in quella zona del Foro. Interessa qui sottolineare come il Mundus fosse un monumento strettamente connesso alle origini della costituzione romana. In primo luogo, infatti esso era costruito in modo da rappresentare il fulcro della zona delimitata dal solco di fondazione, rappresentando pertanto un elemento sico essenziale del diritto augurale. Contemporaneamente questo monumento illustrava il fondamentale aspetto del sinecismo romano, poich al suo interno, Plutarco, Romulus XI, sarebbero state gettate primizie e zolle di terra provenienti dai luoghi di origine di quelli che si apprestavano a diventare nuovi cives Romani. Su tutto ci v. F. Coarelli, Il Foro Romano. I : periodo arcaico, Roma, Quasar, 1992, p. 207-225, nonch Mundus, in Lexicon Topographicum Vrbis Romae, E.M. Steinby (dir.), vol. III, Roma, Quasar, 1996, p. 288 ss. 9. Liv. 1, 36, 5.

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La curia Hostilia, cui sembra appartenere un gruppo di tegole facenti parte del primo livello del pavimento, secondo gli scavi del Boni, venne fondata, a detta di Varrone 10, da Tullo Ostilio. Ospitava le riunioni del Senato ed era situata a Nord del Comitium, costituendo questultimo quasi un vestibulum alledicio 11. Il Comitium arcaico era perci delimitato a Nord dal Forum Iulium, ad Ovest dallarco di Settimio Severo, ad est dalla curia Iulia. Ancora ben individuabile il lato Sud, caratterizzato da una linea pozzetti che distinguevano larea al momento della sua inaugurazione come templum. Sempre in questarco temporale, nella repressione arcaica degli atti illeciti, pur nellestrema incertezza delle ricostruzioni, fondamentale appare listituto della familia che, in et arcaica manteneva ancora molte attribuzioni in seguito proprie della sfera dei poteri pubblici. Infatti il suo patriarca, il paterfamilias, deteneva il potere assoluto, manus, sugli uomini, sia liberi che schiavi, sugli animali e sulle cose del proprio gruppo, esercitando la giustizia nello spazio sico dellatrio, centro di aggregazione e rappresentanza della domus primitiva, ove erano conservati i simboli civili e religiosi dellautorit del pater. Queste competenze non vennero del tutto meno neppure quando furono creati gli organi della nuova civitas 12. Nella seconda et regia si assiste ad un ampliamento ed ad una stabilizzazione del pomerio che comprender tutti i colli, ad eccezione dellAventino. Sempre allo stesso periodo la tradizione fa risalire listituzione dellordinamento centuriato. A Servio Tullio infatti attribuita la riforma degli antichi comizi e lintroduzione della divisione del popolo in classi in base al censo. Con questa importante riforma costituzionale muta il ruolo stesso del cittadino, che diviene sempre pi parte attiva nella conduzione della cosa pubblica. Polibio dice, riferendosi al popolo esso infatti il solo arbitro nellassegnazione degli onori e delle funzioni, [] il solo ad avere il diritto di iniggere la pena di morte []. Risulta chiaro come, pur mantenendo la primitiva area del Comitium le funzioni giudiziarie soprattutto civili, si ebbe la necessit di riunire lassemblea popolare degli uomini in armi, composta da 193 centurie, in unarea pi ampia che venne individuata nel campo che giace tra il Tevere e le mura di Roma, come dice Livio 13 : il campus

10. Varro, ling. 5, 155, 2. 11. Liv. 45, 24, 12. 12. E infatti attribuita a Romolo, Dionigi di Alicarnasso 2, 25, 6, la norma secondo cui la moglie fosse punita dai parenti in caso di rapporto sessuale illecito o qualora avesse bevuto vino. Usualmente la pena veniva initta facendo morire di inedia la colpevole. Del resto non mancano nelle fonti esempi di punizioni rivolte dal pater anche ai gli maschi. Valga per tutti il caso del supplizio di Spurio Cassio nel 485 a.C. che, durante il suo consolato aveva tentato di far promulgare una legge agraria particolarmente favorevole al popolo e per questo, una volta tornato privato cittadino, il pater, accusandolo di aspirare al regno, ordin che fosse fustigato a morte e consacr a Cerere il suo peculio. Ancora durante la congiura di Catilina si registra un caso eclatante di giustizia domestica, nondimeno accettato come giusto, per la repressione di un comportamento che sarebbe stato forse di competenza degli organi pubblici. Si tratta di Aulo Flavio, Valerio Massimo 5, 8, 5 e Sallustio, Catil. 39, 5, che mise a morte il glio mentre si apprestava a raggiungere laccampamento di Catilina. 13. Liv. 21, 30, 11.

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Fig. 5 Roma, Museo della Civilt Romana. Archivio Storico G. Gatteschi. Disegno eseguito nel 1902. In questi anni si iniziava a scavare larea del Comitium e la rappresentazione, che si riferisce alla cancellazione dei debiti avvenuta sotto Traiano, ha soprattutto una valenza estetica.

Martius. Questarea collegata peraltro a testimonianze molto antiche, quali la mortescomparsa di Romolo avvenuta durante unassemblea del popolo che, signicativamente, viene individuata sia presso la palus Caprae, appunto nel Campo Marzio, che presso lara Saturni del Comitium del Foro. Ci indica chiaramente una continuit di funzioni ed uno spostamento di alcune di esse al di l del muro-pomerio entro le quali non potevano pi essere esercitate. Altrettanto signicativamente le funzioni che Romolo stava svolgendo al momento della sua scomparsa sono dalle fonti latine riferite sia allesercito che alla iurisdictio. Larea adibita ai comitia, chiamata Ovile in epoca risalente e Saepta in quella augustea, venne anchessa inaugurata come templum e risulter avere lo stesso orientamento del Comitium del Foro. Proprio la sede dei comitia centuriata legata ad una grande innovazione del diritto criminale romano, per comprendere appieno la quale sar per opportuno fare alcune precisazioni. Come gi accennato, nel quadro della distinzione tra la sfera del pubblico e del privato, i mores vennero integrati da leges publicae, cio da provvedimenti normativi collegati alla volont popolare espressa nei comitia. Tra le pi antiche si ricorda la Lex XII Tabularum, risalente agli anni 451-450, di cui si discute tuttavia leffettiva votazione da parte del populus Romanus. Doveva quasi sicuramente trattarsi infatti di una legge pronunciata dai magistrati, i decemviri legibus scribundis, davanti al popolo riunito in assemblea. Queste leggi, incise su tavole di bronzo erano afsse

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Fig. 6 Roma, Museo della Civilt Romana. Ricostruzione calligraca della Lex XII Tabularum secondo linterpretazione dello storico del diritto P. Bonfante.

ai rostra arcaici, nel Comitium 14. Esse andarono distrutte nel corso dellinvasione gallica del 387 a.C., ma furono conservate per lungo tempo oralmente e molti dei loro precetti sono giunti no a noi grazie alle fonti scritte 15. Come esito di tutto ci, nel quadro dello scontro tra patrizi e plebei, dal punto di vista del diritto criminale tra il V ed il IV sec. a.C., venne creato listituto della provocatio ad populum, di grande importanza anche ai ni dello sviluppo dello spazio urbano. In precedenza, lamministrazione della giustizia criminale era esercitata dal solo magistrato munito di imperium anche in caso di crimini puniti con la pena capitale, n era prevista la partecipazione del popolo riunito in assemblea. Ci signicava

14. Diodoro Siculo 12, 26, 1 ; Dig. 1, 2, 2, 4. Luso di afggere in questarea tavole contenenti leggi e disposizioni pubbliche altres attestato in altre fonti con riferimento al podio del tempio di Saturno, come ad esempio Varro, ling. 5, 42, 3. 15. La codicazione delle XII Tavole non deve intendersi come lesito di un processo teso in primo luogo alla razionalizzazione del diritto vigente, ma come un episodio della lotta tra patrizi e plebei, a seguito del quale questi ultimi ottennero che fosse ssato in forma scritta quel diritto sino ad allora tramandato oralmente ed interpretato solo allinterno della cerchia dei pontices, emanazione dellaristocrazia. Su ci v. L. Capogrossi Colognesi, Lezioni di storia del Diritto romano. Monarchia e repubblica, Napoli, Jovene Editore, 2004, p. 95-98.

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che il magistrato cum imperio, cos come gi il rex, avrebbe potuto giudicare un civis Romanus e condannarlo a morte senza che la stessa comunit civica, in ultima analisi destinataria dellatto criminale della persona sottoposta a giudizio, potesse intervenire in alcun modo nel processo decisionale. Listituto della provocatio venne introdotto invece proprio per limitare la possibilit di condannare a morte un cittadino, avendo il presunto colpevole la facolt di perorare la propria causa nei comitia centuriata. Abbiamo gi parlato del luogo designato per tali riunioni. Latto materiale della provocatio, che origin dunque quella procedura criminale che in Diritto romano nota come processo comiziale, doveva invece svolgersi entro il pomerium e comunque prima della zona in cui iniziava la validit dellimperium militiae, che avrebbe consentito al magistrato di condannare a morte il civis senza ricorso alla provocatio 16. Nel processo comiziale, la discussione della causa, laudizione delle parti, lescussione dei testimoni, le questioni relative alle prove, si svolgevano nel corso di riunioni del populus Romanus dette contiones e che precedevano la formale riunione del comizio. Esse avevano luogo nello spazio di tre nundinae, cio nel corso dei giorni di mercato in cui, dopo aver lavorato otto giorni nei campi, i Romani [] nono autem die, intermisso rure, ad mercatum legesque accipiendas Romam venirent 17. In tale fase la partecipazione popolare era garantita dalla coincidenza con i giorni di attivit commerciale : il commercio dunque, come polo di aggregazione urbana, con le sue tabernae nel Foro e nelle adiacenze, forniva loccasione per queste assemblee che si svolgevano nella parte Sud del Foro, presso i rostra, ma che potevano anche avere luogo in altre zone, come ad esempio gli abituali luoghi di riunione del Campo Marzio, del resto prossimi alla sede dei comitia centuriata. Lo svolgimento delle contiones doveva dunque in qualche modo integrarsi con lattivit giudiziaria tipica di uno specico settore del Comitium. E infatti documentata, tra la ne del VI e linizio del V secolo lesistenza di una tribuna, i rostra, cui si gi accennato, proprio in coincidenza con la data tradizionale dellistituzione della repubblica. Viene addirittura ricordata nellet di Tarquinio Prisco con riferimento al foedus Cassianum e, come gi detto, in epoca decemvirale a proposito della Lex XII Tabularum. Varrone ne d lesatta collocazione a Sud-Est del Comitium 18.

16. Incerta la data in cui venne creato listituto della provocatio, n pu escludersi come esso possa aver subito alterne vicende. La tradizione, a tratti contraddittoria, ricorda ad esempio una lex Valeria de provocatione del 509 a.C., una lex de provocatione ad populum del 449 ed una lex Valeria de provocatione del 300. A questo proposito giova qui ricordare come la provocatio invocata da Orazio nel racconto liviano del noto episodio occorso durante il regno di Servio Tullio, venga usualmente considerata dalla dottrina un anacronismo dello storico antico, mentre viene viceversa ritenuto afdabile il testo della lex horrendi carminis, anche se si discute sulla corretta qualicazione del fatto criminale da parte di Livio : se cio esso costituisse veramente alto tradimento, perduellio, o omicidio di un familiare, parricidium. Su ci v. E. Cantarella, I supplizi capitali, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2005, p. 143-147. 17. Macrobio, Sat. 1, 16, 34. Si veda su questo argomento G. Crif, Lezioni di Storia del Diritto romano, VIII ed., Bologna, Monduzzi, 2000, p. 88-91. 18. Varro, ling. 6, 2, 5.

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La primitiva tribuna da cui parlavano gli oratori era orientata in modo tale da consentire loro di rivolgersi verso la Curia a Nord. Intorno alla ne del IV secolo, il podio di questo primitivo suggesto venne innalzato, forse per linserimento dei rostra tolti alle navi di Anzio durante la guerra latina. Successivamente, intorno al 263 a.C., tutta larea del Comitium e di conseguenza tutti i relativi monumenti subirono uno spostamento, assumendo una forma circolare. E in questepoca che mut anche la posizione verso cui loratore si rivolgeva : non pi a Nord, ma a Sud-Est verso il Foro. In epoca sillana, in occasione dellampliamento della Curia, venne eseguita una nuova pavimentazione che in parte cancell antichi monumenti tra cui il tribunal del pretore, distrutto nell80 o nel 52 a.C. 19. Chiaramente, a partire dai rostra Augusti, la funzione giudiziaria, che era stata una di quelle proprie di questi monumenti, and sempre di pi a diminuire, come pure del resto cambi la vocazione stessa del Comitium, che divent sempre pi luogo di rappresentanza e non di vita politica attiva. La vera e propria decisione della causa avveniva dunque nella sede dei comitia centuriata, la cui indizione il magistrato, esercitando il suo ius agendi cum populo, aveva preventivamente ssato facendo in modo che fosse preceduta dalle tre nundinae di cui si sinora detto. Nel Campo Marzio, dunque extra pomerium, il populus Romanus esprimeva il giudizio denitivo. A partire dal II sec. a.C. si afferm un altro tipo di processo criminale che prevedeva la creazione di diverse corti per i singoli crimina e che prendeva il nome dalla tipologia della corte, le quaestiones perpetuae. Tralasciando aspetti che qui non possono essere affrontati, interessante notare listituzione di un numero limitato di cittadini, una sorta di giuria, avente il compito di esprimere il verdetto : la composizione sociale di queste corti, specie di quelle collegate alla repressione del reato di concussione, sar uno dei terreni di scontro delle factiones della tarda repubblica 20.

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E in questa fase del processo criminale che i rostra ed in generale il Comitium si identicano perfettamente come uno dei luoghi in cui si svolge il processo : il successivo processo delle quaestiones perpetuae non necessariamente dovette fruire di quegli spazi urbani, mentre la successiva cognitio extra ordinem si svolse del tutto allinterno di nuovi edici costruiti per i funzionari imperiali. Quanto allo sviluppo successivo dellarea, giova ricordare come Cesare mise mano ad unampia opera di ristrutturazione in tutta la zona, demolendo lantica tribuna, la curia Hostilia e la Graecostasis, ricostruita lungo il lato Ovest. Proprio lungo questo lato si apprezza tuttora quanto rimane del complesso dei rostra che generalmente passano sotto il nome di rostra Augusti. Fra questi si nota una struttura ad emiciclo che presenta una rampa curva di sei gradini di travertino. Da alcuni attribuita alla Graecostasis, si tratta invece quasi sicuramente dei rostra di Cesare, datati ai primi mesi del 44 a.C. Tra il 42 ed il 12, proseguendo la ristrutturazione intrapresa da Cesare, Augusto mise mano alla nuova sistemazione dellarea, costruendo nuovi rostra e cambiando tutto lassetto della piazza, come si pu notare dalla disposizione dei monumenti successivi. La tribuna augustea, alta m 3,70 e lunga 23 presenta sulla fronte e sui lati una fodera di marmo composta da lastre verticali di africano alternate ad altre di portasanta. I rostra registrano anche una fase avia ed una severiana connessa con le radicali alterazioni subite dallarea a causa della costruzione dellarco. In et tardo-antica i rostra vennero fatti avanzare verso il Foro. Ben riconoscibili nella parte frontale, passano generalmente sotto il nome di rostra Vandalica, anche se sono da attribuire a Diocleziano o Aureliano. Occorre inne menzionare i rostra Diocletiani, da collocare a Est dellantico Comitium. A partire almeno dalla met del V sec. a.C., i Romani non consideravano tutti gli atti illeciti come rilevanti sul piano del diritto criminale, poich distinguevano tra quelli incidenti sulla sfera del diritto privato e quelli

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Fig. 7 Area del Comitium dallet arcaica alla ne della repubblica. Da L.T.U.R., I, p. 469.

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incidenti sulla sfera del diritto pubblico. Delicta vennero detti gli atti illeciti di diritto privato che creavano tra le parti la nascita di un diritto di obbligazione che, dalla media repubblica veniva estinto attraverso il pagamento di una sanzione in denaro detta poena. Tutti i delicta romani costituiscono oggi reati veri e propri, puniti dai codici penali o comunque sempre nelle forme del diritto pubblico : furto, danneggiamento, oltraggio, percosse, lesioni e, in certa misura, la rapina. Accanto ai delicta dello ius civile, lo ius honorarium previde altre forme di illeciti che vennero detti quasi delitti : il getto di cose dagli edici, lincauto posizionamento di cose sopra un luogo di pubblico passaggio o il furto in tabernae, cauponae, stazioni di posta ed altri luoghi. I fatti illeciti rilevanti sul piano del diritto criminale, invece, venivano detti crimina. In linea generale si trattava di comportamenti ritenuti cos gravi da mettere in pericolo lincolumit di tutta la comunit. Infatti i primi crimina di cui si ha notizia sono lalto tradimento, perduellio, e lassassinio di un pater, il parricidium. Lelenco dei crimina si ampli nel corso del tempo, insieme allo sviluppo della relativa procedura processuale. Infatti, a differenza dei delicta, i crimina erano puniti nelle forme del processo criminale, cio di un processo di diritto pubblico.

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Non trattandosi pi di contiones, collegate in qualche modo ad altri aspetti della vita urbana, n di comitia centuriata, risulta chiaro come questo tipo di corte stabile giudicante dovesse riunirsi in altri luoghi. Uno dei monumenti individuati ricollegabili alle quaestiones perpetuae il tribunal Aurelii, peraltro noto solo dalle fonti, ove venivano discusse le cause di concussione, quaestiones de repetundis. Il monumento, eretto dal pretore C. Aurelius Cotta nell81 a.C., probabilmente era unito ai gradus Aurelii, costruiti nel 74 circa, una sorta di gradinata dalla quale era possibile assistere alle sedute giudiziarie. Ambedue andarono distrutti nel corso dellincendio del 52 a.C. 21. Con limpero si assiste, come del resto in altri campi, ad un radicale cambiamento del processo criminale attraverso la creazione di una nuova procedura gestita direttamente dai nuovi funzionari imperiali, detta cognitio extra ordinem. Il processo extra ordinem trae la sua denominazione dalla circostanza che si svolgeva al di fuori delle regole dellordo iudiciorum publicorum. Esso, pur congurandosi come uno sviluppo tipico del nuovo regimen, da un punto di vista procedurale permise che il funzionario imperiale, libero di indagare e di inquadrare il crimine al di fuori dei rigidi schemi delle quaestiones, potesse adeguare la pena alla gravit del fatto realmente commesso. Si venne perci creando anche una certa discrezionalit da parte del giudice, nel senso che costui poteva tener conto ai ni della decisione di elementi soggettivi, circostanze attenuanti e di ogni altro elemento utile 22. Per un certo periodo di tempo i tre sistemi, il comiziale, le quaestiones perpetuae e la cognitio extra ordinem coesistettero, sovrapponendosi, no ad un progressivo inaridimento delle istituzioni repubblicane. Questo cambiamento si pu seguire anche in ambito topograco ed anzi si presta ad alcune considerazioni. I comitia, che un tempo costituivano il nucleo pulsante della citt in quanto legiferavano e svolgevano attivit giurisdizionale, perdono di importanza e lassemblea popolare per eccellenza diventa di fatto quella che si aggrega nelle grandi adunanze dove si svolgono gli spettacoli pubblici. Lo spazio urbano dove si celebravano i processi extra ordinem erano gli ufci dei vari funzionari imperiali, che giudicavano in prima istanza o in grado dappello su delega del principe : i praefecti Urbi, praetorio, vigilum ed annonae.

21. Per la menzione del tribunal Aurelii v. ad es. Cicerone, Sest. 15, 34, mentre per i gradus Aurelii, v. sempre Cicerone, Cluent. 34, 93. 22. Nel processo delle quaestiones perpetuae era pressoch impossibile valutare elementi del comportamento criminale se questi non fossero gi stati previsti dalla legge, generando cos un automatismo eccessivo nellirrogazione della sanzione. Nella cognitio extra ordinem, invece, il funzionario proprio perch giudicava al di fuori delle norme processuali delle quaestiones poteva valutare circostanze incidenti sulla pena quali la mancata attuazione del disegno criminoso o il concorso di persone. Attraverso la procedura criminale extra ordinem si giunse anche a dare diverso rilievo a elementi di fattispecie criminali gi previste ovvero a moltiplicare le ipotesi di reato anche indipendentemente dalle gure di reato previste dalle quaestiones perpetuae. In taluni casi si assistette anche alla repressione come crimina di comportamenti in precedenza congurabili come delicta.

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Ogni prefetto organizz un proprio tribunale secondo le rispettive esigenze e competenze. Non molto sappiamo della praefectura vigilum e di quella annonae. La prima era ospitata probabilmente allinterno della caserma, statio, della I coorte, nellarea dell odierna Piazza dei SS. Apostoli, la seconda aveva sede nel Foro Boario e se ne possono vedere ancora i resti allinterno della Chiesa di S. Maria in Cosmedin. Nulla si sa della praefectura praetorio, la cui sede presumibilmente si trovava allinterno dei castra omonimi. Meglio conosciuta invece la sede del praefectus Urbi. Inizialmente situata in una basilica, probabilmente la Paulli, per la successiva et domizianea stata localizzata allingresso della Subura presso lArgiletum allinterno del templum Pacis. Nel tardo impero questa prefettura aveva sede presso il templum Telluris, nelle Carinae e da esso prendeva il nome : secretarium Tellurense. Era composta da aule per processi, tribunalia, ed ufci amministrativi, scrinia. Le sue strutture, viste nel 1500, si trovavano nellarea compresa tra la basilica di Massenzio e il Colosseo. Vi si accedeva sul lato Est ed era collegata alla basilica stessa, sede delle attivit del praefectus in determinate circostanze solenni. Proprio in et imperiale e nellambito della procedura extra ordinem, si assiste anche allassunzione di funzioni giudicanti da parte della Curia. In effetti il Senato, in epoca repubblicana non aveva avuto funzioni giurisdizionali o normative ed il suo intervento aveva rivestito piuttosto un carattere politico. Viceversa esso si presenta ora come organo giudicante, in grado di pronunciare sentenze su ordine del principe e specie nei procedimenti per i crimina politici de maiestate. Del resto non mancarono casi in cui il principe, che giudicava assistito da un proprio consilium, assegn al Senato anche procedimenti di sua competenza. Abbiamo gi parlato della curia Hostilia, come la sede che in epoca arcaica ospitava le sedute del Senato. Venne ampliata da Silla e successivamente nel 52 a.C. dal glio di costui, Fausto. Cesare, in connessione con il suo Foro volle edicare una nuova curia, la Iulia, inaugurata da Augusto nel 29 a.C. Essa sostitu la precedente, Hostilia, ed quella che attualmente si vede nella ricostruzione dioclezianea. Altre sedi ove poteva riunirsi il Senato erano la curia Pompei, in Campo Marzio, divenuta famosa per luccisione di Cesare, e la biblioteca del tempio di Apollo sul Palatino, soprattutto con Augusto. Occorre far notare come, per lesercizio delle funzioni giudiziarie dellimperatore, pur esistendo luoghi a ci istituzionalmente deputati, ad esempio la c.d. basilica Iovis della Domus Flavia sul Palatino, in realt potessero essere usati quegli spazi urbani che il principe stesso avesse ritenuto opportuni. Del resto limpiego di spazi monumentali al di fuori delle funzioni loro proprie, testimoniato anche dal fatto che proprio il Diribitorium dei Saepta sia stato usato da Caligola quale teatro in occasione di forti calure estive 23. Come si visto, lesame del processo criminale ci ha dato modo di penetrare allorigine di molti edici e delle loro funzioni, seguendone levoluzione attraverso i

23. Cassio Dione 59, 7.

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Fig. 8 Roma, Museo della Civilt Romana. Archivio Storico G. Gatteschi. Ricostruzione della fronte del complesso dei Saepta Iulia con il Diribitorium nel Campo Marzio. Ledicio erroneamente posto allinizio della via Lata.

dati di una disciplina che a torto viene scarsamente considerata nel corso dellindagine storico-archeologica. In questo senso, anche il processo privato pu rivelarsi utile, ma vediamo come. Semplicando di molto, il processo privato si pu dividere in tre grandi periodi : il processo per legis actiones, quello per formulas, e la cognitio extra ordinem, le cui caratteristiche, per ci che qui interessa, non si discostano da quanto detto con riferimento al diritto processuale criminale. Larcaico processo per legis actiones si imperniava, come espresso dal suo stesso nome, sulle actiones, ossia sulle formule, retaggio del periodo dellorigine, che le parti dovevano recitare davanti al magistrato per delineare il contenuto della controversia 24. Il dato caratterizzante di questo tipo di processo, era proprio lestrema rigorosit formale, che imponeva la pronuncia di certa verba. A partire dal 367 a.C. il magistrato incaricato di dirimere la maggior parte delle

24. Questo arcaico tipo di processo trae la denominazione dalla centralit, nella sua economia, delle legis actiones, cio di precise e rituali formule da recitare davanti al magistrato per richiedere la tutela dei propri diritti. Come per altri aspetti del diritto arcaico, anche in questo caso la forma si identicava con la sostanza dellatto. Tali actiones, formalizzate dalla Lex XII Tabularum ma certo pi risalenti, erano di due tipi : dichiarative, tese ad ottenere la pronuncia del giudice su di una certa questione, ed esecutive, tese invece ad ottenere lesecuzione di una precedente pronuncia del giudice. Erano dichiarative la legis actio sacramento in rem aut in personam, quella per iudicis arbitrive postulationem e quella per condictionem. Erano invece esecutive la legis actio per manus iniectionem e quella per pignoris capionem.

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controversie civili fu il pretore. Proprio in quel periodo la societ andava rapidamente evolvendosi e a fronte della mutata realt economico-sociale, le legis actiones non risultavano pi sufcienti a tutelare tutti i nuovi rapporti giuridici sorti di conseguenza. Proprio per questo, il pretore decise di usare il suo imperium per garantire comunque una tutela in sede processuale a quei rapporti che, pur non contemplati dallantico ius Quiritium, egli avesse ritenuto meritevoli di tutela 25. Ci avveniva attraverso lemanazione, allatto dellentrata in carica, di un editto che conteneva le formulae idonee a tutelare questi nuovi rapporti. Proprio nellet in cui il processo per legis actiones iniziava a sostituirsi a quello per formulas, in et sillana, a causa dei lavori di ristrutturazione effettuati nellarea del Foro, scomparvero i tribunalia posti ai cornua del Comitium. Lattivit del processo privato si spost nella parte Sud del Comitium stesso, non lontano dal tribunal Aurelii, di cui abbiamo gi detto parlando del processo criminale. Sappiamo che la nuova sede del tribunal del pretore doveva caratterizzarsi per la presenza di strutture in legno, poich nel corso di una nuova pavimentazione dellarea, nel 12 a.C., il pretore L. Naevius Surdinus ne cur il rifacimento e la monumentalizzazione. Di questo magistrato resta, incassata nelle lastre di pavimentazione del tribunale liscrizione che lo ricorda, verosimilmente in relazione ai lavori di restauro di quellarea del Foro. Sappiamo che Surdinus dovette essere pretore peregrino, cio quel pretore istituito nel 242 a.C., cui era afdata la iurisdictio peregrina e lindividuazione del tipo di diritto da applicare. Sia il processo per legis actiones che quello per formulas si svolgevano anche all interno delle basiliche ed erano composti da due fasi, in iure e apud iudicem. Nella prima le parti recitavano davanti al magistrato la legis actio o la formula, onde consentirgli di vericare la corretta impostazione della lite dal punto di vista sia formale che sostanziale. Nella seconda fase le parti venivano assegnate ad un giudice privato o ad un collegio di giudici privati che, applicando le indicazioni del magistrato, ascoltava il caso concreto ed emanava la sentenza. Anche in questo caso le fonti giuridiche contribuiscono a specicare meglio ci che concretamente doveva accadere allinterno degli edici pubblici. Per let arcaica, quando non si ha notizia di basiliche e lintero processo privato doveva svolgersi nel Comitium, si consideri ad esempio la previsione della Lex XII Tabularum secondo cui le parti avrebbero dovuto esporre la causa entro mezzogiorno : il giudice avrebbe dato ragione alla parte presente se laltra non si fosse

25. Le antiche legis actiones e lo stesso ius civile non consentivano di tutelare tutte le nuove situazioni giuridiche sorte con la crescita dellUrbe. In questo senso, sin dal IV-III sec. a.C. il magistrato introdusse nei processi tra cittadini stranieri o tra stranieri e Romani, cio nei casi in cui non poteva comunque applicarsi il diritto romano, delle formulae che, recitate in sede giudiziaria, sostituirono le arcaiche legis actiones, consentendo una difesa pi articolata delle proprie ragioni nonch maggiormente aderente alle nuove realt. Lestensione di questo processo, detto per formulas, anche alle cause tra soli cittadini Romani fu graduale. Tappe fondamentali furono una lex Aebutia del II sec. a.C., che consent lapplicazione delle formulae anche quando si trattasse di difendere rapporti sorti sulla base dello ius civile, e la lex Iulia iudiciorum privatorum del 17 a.C. di Augusto, che abol denitivamente il processo per legis actiones con la sola eccezione delle cause di competenza del tribunale dei centumviri litibus iudicandis.

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presentata in giudizio entro quellora, post meridiem praesenti litem addicito. Riguardo la durata di questa fase, la norma prescriveva anche : Se sono entrambi presenti, il tramonto del sole sia lultimo momento. E anche alla luce di questo dato giuridico che va valutata la circostanza come allepoca delle XII Tavole una delle funzioni del Comitium fosse quella di grande orologio solare, appare perci naturale ritenere che tale valenza fosse anche funzionale alla scansione temporale delle attivit richiamate 26. Oltre che nel tribunal del pretore, una parte del processo privato, essenzialmente quella apud iudicem, si svolgeva allinterno delle basiliche. La prima basilica venne edicata dopo lincendio del 210 a.C. sul lato Nord-Est del Foro ed tradizionalmente conosciuta con il nome di Aemilia. Fu costruita da M. Aemilius Lepidus ed conosciuta anche come Fulvia dal nome del collega di Emilio Lepido, M. Fulvius Nobilior morto nel 179, prima che ledicio fosse compiuto. Sappiamo dalle fonti che si trovava dietro le nuove botteghe degli argentarii, post argentarias novas, e, sempre a seguito delle testimonianze delle fonti pare accertato che gi intorno al 195-191 esistesse una basilica nei pressi del sacello di Venere Cloacina. Nel 55 a.C. la basilica cambi nome, diventando Basilica Paulli in seguito alla ricostruzione effettuata da L. Aemilius Paullus. Con il suo alzato a tre piani, Plinio la enumera tra gli edici pi belli del mondo. Quasi coeva, del 184 a.C., era la basilica Porcia, situata presso la curia Hostilia, dirimpetto al Carcer, distrutta nellincendio del 52 a.C. successivo alla morte di Clodio. Unaltra basilica in cui probabilmente si svolgeva attivit giudiziaria fu la basilica Opimia, costruita dallomonimo console intorno al 120 a.C. Essa si trovava nellarea Ovest dellantico Comitium ed and distrutta nel corso della ristrutturazione augustea della zona. Sicuramente collegata ai processi fu la basilica Iulia, sorta sul luogo dellantica Sempronia, costruita da Ti. Sempronius Gracchus nel 169. Fu inaugurata nel 46 a.C. e divenne sede del tribunal centumvirale 27. Quanto alla cognitio extra ordinem, anche in questo caso essa risale allet augustea e veniva celebrata nella sede delle grandi prefetture. Tra le cause pi note, quella riguardante il processo dei fullones, discussa davanti al tribunale del praefectus vigilum tra il 226 ed il 244 d.C. Si trattava di una causa promossa dal sco e dallerario contro un collegium di fullones e tesa ad ottenere il pagamento del canone per il godimento di un acquedotto e del luogo circostante. Furono pronunciate ben tre sentenze, essendo lautore ricorso al nuovo praefectus per ben due volte.

26. Lex XII Tab. 1, 7-9. 27. I centumviri litibus iudicandis erano i giudici che, nella fase apud iudicem erano competenti per le cause ereditarie, sullo status delle persone e su alcune cause di propriet. La loro corte sorse durante la vigenza delle legis actiones, ma rimase attiva anche durante il principato. In generale si ritiene che i centumviri si distinguessero in qualche modo dai giudici privati, pur non essendo enumerati tra le magistrature. Erano invece magistrati i decemviri litibus iudicandis che, in et imperiale dirigevano le quattro sezioni, hastae, del tribunale centumvirale. Gli stessi decemviri in passato avevano presieduto corti loro proprie in materia di status libertatis. Quintiliano, inst. 12, 5, 5 ss., informa che le quattro hastae potevano riunirsi in seduta comune. Sappiamo poi che lattivit allinterno delledicio era continua e frenetica, al punto che, quando le sezioni erano divise, da una poteva udirsi lavvocato che stava patrocinando nellaltra, come nel caso di Galerius Trochalus nel 68 d.C.

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Fig. 9 Roma, Foro repubblicano, basilica Aemilia. Lattivit giudiziaria che si svolgeva nelle basiliche era relativa soprattutto alla fase apud iudicem del processo privato (foto autrice).

Fig. 10 Roma, Foro repubblicano. I questarea, adiacente alla basilica Aemilia, insiste il sacello di Venere Cloacina, presso il quale, secondo la tradizione sarebbe avvenuta luccisione della fanciulla Virginia ad opera del padre al ne di sottrarla al decemviro Appio Claudio. Lepisodio ancora oggetto di interpretazioni e costituisce uno degli eventi pi controversi del secondo decemvirato legislativo (foto autrice).

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Fig. 11 Roma, Museo della Civilt Romana. Archivio Storico G. Gatteschi. Disegno ricostruttivo rafgurante larea Nord-Est del Foro in et tardo-imperiale. Dalla ricostruzione si pu apprezzare la sostanziale trasformazione dellarea dellantico Comitium gi iniziata alla ne della repubblica.

Fig. 12 Roma, Museo della Civilt Romana. Archivio Storico G. Gatteschi. Il disegno riproduce la basilica Iulia nellanno 300 d.C. I processi privati continuarono a tenersi nelle basiliche anche in et imperiale.

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Fig. 13 Roma, Museo della Civilt Romana. Calco dellepigrafe nota come lex fullonum de pensione non soluenda. Si tratta di una causa condotta davanti al tribunale del praefectus vigilum. Prima met del III sec. d.C. DallEsquilino.

Come per il processo criminale, le tre fasi di quello privato coesistettero per un certo lasso di tempo. La procedura imperniata sulle legis actiones dur no al 17 a.C., anno in cui essa venne sciolta, con eccezione della corte centumvirale, dalla lex Iulia iudiciaria. La procedura per formulas, invece, cadde progressivamente in desuetudine, sino ad essere formalmente cancellata da Giustiniano nel quadro dellabolizione della distinzione tra ius civile e ius honorarium. Infatti giova qui ricordare che il complesso delle formulae elaborate dal pretore alla base di quel sistema giuridico coesistente e non alternativo allantico diritto civile noto come diritto onorario, che le stesse fonti ci informano essere nato con lo scopo di aiutare, correggere e supplire lantico ius civile 28.

28. Cos Papiniano in Dig. 1, 1, 7, 1.

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Come si detto, le formulae del processo privato romano erano elaborate non in astratto, ma con un immediato aggancio alla realt ed alla concretezza dei rapporti : i vari istituti cio non venivano riconosciuti giuridicamente solo perch erano stati teorizzati, ma perch il magistrato aveva regolamentato delle situazioni gi esistenti in concreto che egli riteneva essere meritevoli di tutela da parte dellordinamento. Molte di queste situazioni sono ricollegabili a quelli che noi moderni chiamiamo diritti reali, cio a quei diritti che esprimono una forma di signoria, diversa a seconda del tipo di diritto, su una cosa. Attualmente il principale diritto reale la propriet, ma essa nasce come noi la conosciamo soltanto in epoca moderna ed infatti i Romani avevano diversi tipi di propriet, di cui quello pi antico fu il dominium ex iure Quiritium 29. Esso derivava storicamente dallarcaica manus del paterfamilias, che era indistinta sia per le persone che per le cose. In et successiva, tuttavia, non tutte le cose, potevano essere oggetto del dominium, ma soltanto quelle che dallantico ordinamento erano ritenute pretiosiores : tra queste i fundi Italici. In questi casi il diritto del proprietario si estendeva usque ad sidera et usque ad inferos, pur essendo ammessa in seguito la presenza di pi proprietari nelle forme della communio o del condominium. La risalente antichit del dominium ex iure Quiritium data anche dalla circostanza che alcuni dei negozi giuridici nalizzati al trasferimento della propriet della cosa risentivano anchessi di quel rigido rituale che si visto essere caratteristico delle epoche pi antiche. Ci si riferisce in particolare alla mancipatio, impiegata ancora in epoca storica secondo il rigido formalismo che la caratterizzava in et arcaica, quando quello stesso formalismo costituiva in realt anche la sostanza dellatto. In et arcaica la signoria sulle terre, prevalentemente adibite a pascolo, si esprimeva in una sorta di propriet comune della collettivit. Accrescendosi la continua espansione di Roma, si venne congurando lager publicus, che progressivamente e con diverse modalit venne concesso ai privati con vari rapporti giuridici, che non necessariamente si identicavano per nel dominium ex iure Quiritium. Lorigine di questo stata piuttosto messa in relazione alla circostanza che dopo la fondazione della citt il rex provvide a distribuire la terra a trib, curie e capi famiglia. Vennero assegnati i bina iugera, due iugeri, corrispondenti ad un quadrato di m 240 per lato, pari alla porzione di terra arabile in un giorno. La distribuzione di questi lotti, destinati allabitazione e allhortus, segnano forse la nascita della propriet urbana.

29. Il moderno diritto reale di propriet un risultato della Rivoluzione Francese. Presso i Romani, pertanto, esisteva un diverso tipo di propriet, anzi ne esistevano diversi tipi : il giurista Gaio nel II sec. d.C. parla al proposito di un duplex dominium. La gura pi antica era il dominium ex iure Quiritium, arcaico istituto di ius civile, che era per applicabile solo ad una limitata serie di res enucleatasi in et risalente : schiavi, animali da lavoro e fundi Italici, ad esempio. Nellambito dello ius honorarium il pretore predispose apposite formulae al ne di consentire che rapporti meritevoli di tutela ma non congurabili come dominium fossero opportunamente protetti : si cre cos un secondo tipo di propriet detta in bonis habere. Esistevano inoltre diverse tipologie di possessio di ager publicus e di propriet provinciali, per le quali vennero apprestate di volta in volta forme di tutela modellate sul dominium o sullin bonis habere.

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Lheredium, distribuito mediante limitatio, costituisce, come indicato dallo stesso termine un bene gestito dal paterfamilias, in funzione della sua trasmissione ai legittimi discendenti. E dunque forse proprio in questo periodo che venne a congurarsi quella propriet di ius civile che verr poi chiamata dagli stessi Romani dominium ex iure Quiritium e che, quanto agli immobili, poteva applicarsi soltanto a quelli in solo Italico. Naturalmente la propriet immobiliare poteva essere sia urbana che rustica e sulla propriet urbana levolversi stesso della citt impose di creare altri diritti reali che consentissero una migliore fruizione dello spazio urbano da parte dei cittadini : ci si riferisce qui soprattutto alle servitutes, alla supercies, ed alla habitatio, di cui ci occuperemo tra breve. Quanto agli aspetti pi strettamente inerenti alla propriet urbana, molti sono rinvenibili nelle actiones processuali e nella stessa Lex XII Tabularum. La tavola VII, ad esempio, le cui norme furono discusse in seguito da Varrone, Plinio, Festo, Cicerone ed altri, tratta dellambitus, cio dello spazio di cinque piedi che doveva essere lasciato fra gli edici. Per tale motivo non poteva essere costruito un muro sul conne, dovendo essere distante almeno due piedi e mezzo dal conne stesso. Successivamente fu possibile costruire il proprio muro sul conne, in aderenza a quello del vicino, secondo il regime della communio. La norma aveva in principio lo scopo evidente di garantire una pur minima viabilit urbana, analogamente a quanto previsto in ambito rurale, anche se, essendo alquanto risalente si adattava maggiormente ad una edilizia caratterizzata da domus che, ricevendo aria e luce dallinterno, presentavano allesterno un fronte chiuso e compatto. Tale norma divenne insufciente a partire dal III / II secolo a.C. e lesigenza venne affrontata con i nuovi diritti reali di servit e successivamente con regolamenti urbani 30. Come si visto, il principio della propriet come dominio assoluto usque ad sidera, usque ad inferos, trovava in realt molteplici limitazioni, anche in tema di altezze degli edici e di materiali con cui, in certe circostanze di pubblica sicurezza, questi dovevano essere costruiti. Risalenti a varie epoche sono infatti una serie di disposizioni tese a preservare lo stato degli edici. Sempre pi frequenti erano infatti i crolli e gli incendi, dovuti in gran parte al tipo di materiale impiegato. Il giurista Paolo ricorda il divieto di commerciare in immobili al ne di ricavare materiale edicabile dalla loro demolizione. A partire da Augusto, una serie di interventi riguardarono i limiti di altezza. Questo imperatore ss laltezza massima degli edici in 70 piedi, abbassati poi a 60 da Tiberio. Esempio di costruzione ai limiti della legalit se non oltre linsula Felicles, nella Regio IX, citata nei Cataloghi Regionari, probabilmente per la sua notevole altezza. Quanto nora considerato costituisce una premessa per tutta una serie di regolamenti edilizi e urbanistici tardo imperiali. In questepoca, infatti, vennero emanati vincoli e limitazioni allo scopo di preservare e incrementare

30. Per lambitus si vedano Festo, De verborum signicatu 5, 6 ; 15, 20 Lindsay, e Varrone, ling. 5, 22, 1. I vari regolamenti urbani sono riportati soprattutto in Ulpiano, specie in riferimento ai nuovi strumenti giuridici a tutela della propriet.

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il decoro urbano delle grandi citt imperiali e soprattutto della nuova capitale, Costantinopoli. La raccolta pi completa di tale normativa rappresentata dalla costituzione di Zenone della ne del V secolo d.C. In essa, sono tra laltro stabiliti in 12 piedi gli spazi minimi tra gli edici e il divieto di costruire anche a distanza di 100 piedi se facendo ci venisse impedita la vista del mare no ad allora goduta. Molte di queste norme, il divieto di utilizzare materiale incendiabile nelle sopraelevazioni, lobbligo di completare gli edici gi iniziati, laltezza degli stessi, saranno ancora riprese e puntualizzate nella successiva legislazione di Giustiniano 31. Tra le altre limitazioni poste alla propriet urbana sin dallet arcaica si deve menzionare anche il divieto di effettuare inumazioni e incinerazioni allinterno della cinta urbana e queste ultime anche fuori della citt, a meno di sessanta piedi da un edicio 32. Nel corso del tempo vennero creati numerosi mezzi processuali per la difesa della propriet immobiliare, sia rustica che urbana. In questottica, lo stesso diritto arcaico imponeva certi comportamenti tesi a stabilire rapporti di collaborazione nel quadro di una corretta conservazione del bene, nellinteresse dellintero comprensorio. Tra i mezzi processuali pi comuni si ricordano ad esempio lactio aquae pluviae arcendae, da ricollegare alle numerose testimonianze di bonica mediante canalizzazione di un territorio che, come quello nei dintorni di Roma era facilmente oggetto di impaludamento, linterdictum de arboribus caedendis e quello de glande legenda. Sono inoltre di particolare interesse per la loro applicazione in ambito urbano la cautio damni infecti e la operis novi nuntiatio, di cui la prima sicuramente databile allet arcaica. Il damnum infectum di cui si detto, costituiva il danno che si temeva potesse avverarsi : il crollo di una casa fatiscente o di un albero pericolante, ad esempio. Questa azione processuale, intentabile sia per gli eventi naturali che per le opere delluomo, prevedeva che il pretore adottasse tutta una serie di misure idonee a tutelare colui che aveva promosso lazione, anche attraverso una promessa scritta della controparte a copertura del possibile danno. Lazione del pretore poteva anche giungere al punto di rendere la parte attrice partecipe, in misura sempre maggiore, della propriet altrui. Loperis novi nuntiatio, invece, si applicava nellipotesi in cui nel fondo del vicino fossero in corso lavori di costruzione o demolizione potenzialmente lesivi dei propri beni. Lazione conduceva alla sospensione dei lavori, ovvero, se non si ottemperava, alla demolizione di quanto gi costruito. Come si accennava in precedenza, nel quadro della nuova organizzazione dello spazio rurale, la creazione di nuovi diritti reali quali le servit rustiche garantivano

31. In merito alla sorveglianza del prefetto dei vigili sugli incendi ed i materiali inammabili e sulla connessa giurisdizione, si veda Dig. 1, 15, 3, 1-3. Per il divieto di commerciare in materiale ricavato dalle demolizioni di immobili, Paolo in Dig. 18, 1, 52. Per quanto riguarda le disposizioni in materia di altezza di edici, oltre alle fonti giuridiche si ricordino Svetonio, Aug., 89 e lo Pseudo Aurelio Vittore, epit. 13, 13. Relativamente alle norme comprese nella costituzione di Zenone, imperatore dOriente del 468, si veda Cod. Theod. 8, 10, 12, Cod. Theod. 15, 1, 4 ; Nov. 63 ; Nov. 165 ; Cod. 3, 34, 14, 1. 32. Lex XII Tab. 10, 1.

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che fondi altrimenti disagiati fossero messi in condizione di operare al meglio la loro funzione socio-economica. Cos, il proprietario di un fondo, detto dominante, poteva pretendere da un vicino proprietario che costui tollerasse che si facesse una data azione nel suo fondo, detto servente, ovvero che si astenesse dal compiere una certa azione. In caso di alienazione, il rapporto continuava ad esistere in capo ai diversi proprietari. Le servit potevano anche riguardare gli edici urbani : servitutes [] aediciis inhaerent 33. Nel secondo libro delle sue Institutiones il giurista Gaio riporta interessanti esempi di iura praediorum urbanorum : sunt veluti ius altius tollendi aedes suas et ofciendi luminibus vicini aedium aut non extollendi, ne luminibus vicini ofciatur. Item uminum et stillicidiorum idem ius est ut vicinus umen vel stillicidium in aream vel in aedes suas recipiat ; item cloacae immittendae et luminum immittendorum 34. Lo stesso Gaio continua dicendo che le servit urbane possono essere trasmesse anche senza luso degli arcaici negozi 35, a differenza di quelle rustiche che, sorte in et pi risalente, potevano essere trasmesse ancora solo con gli antichi strumenti a ci preposti, come la mancipatio : appare evidente come tale regime di trasmissione delle servit sia una spia dellevoluzione del contesto urbano nel tempo. Non un caso che le prime sicure attestazioni delle servit urbane appaiano tra il III ed il II sec. a.C. : gi le servit rustiche avevano posto in essere le premesse per individuare nuovi interessi ed esigenze fra proprietari diversi. Parallelamente, nellUrbe inizia una fase di intensa attivit edilizia, facilitata dallintroduzione dellopera cementizia che, sempre pi perfezionata, permetteva il sorgere di colonnati, piani alti, archi e volte in tutte le loro possibili applicazioni. Questo nuovo movimento edilizio cambi il volto alla citt che oltre a dotarsi di numerose opere pubbliche, si rinnov pure sotto il prolo delledilizia privata. Anche nelle Institutiones di Giustiniano si parla delle servit urbane, specicando come esse siano quelle che riguardano i praedia urbana, cio quelli situati in citt e che si identicano con gli edici. Limperatore classica come urbanae anche quelle servit che insistevano in una villa, mostrando cos, a parere della pi accreditata dottrina, di considerare non solo lo spazio sico della citt o della campagna, ma anche la funzione economico-sociale della servit ai ni della sua assimilazione nella categoria di quelle rustiche o di quelle urbane. La fonte, dopo aver posto la regola generale ut vicinus onera vicini sustineat, elenca poi alcuni esempi : ut in parietem eius liceat vicino tignum immittere ; ut stillicidium vel umen recipiat quis in aedes suas vel in aream, vel non recipiat et ne altius tollat quis aedes suas, ne luminibus vicini ofciatur 36.

33. 34. 35. 36.

Inst. Iust. 2, 3, 1. Gaio, inst. 2, 14. Gaio, inst. 2, 29. Inst. Iust. 2, 3, 1.

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Il tema delle servit affrontato anche nellVIII libro del Digesto, ove vengono riportati alcuni dei pareri dei maggiori giuristi intorno ai casi concreti del vivere quotidiano. Cos, secondo Ulpiano : chi volesse togliere la luce ai vicini (costruendo davanti alla loro casa) e fare ci danneggiandoli, sappia che deve mantenere laspetto e lo stato degli antichi edici. Se fra te ed il tuo vicino non ci sar accordo in merito allaltezza cui innalzare i fabbricati che hai stabilito di fare, se il caso, potrai ricorrere al magistrato 37. Sempre Ulpiano, in un passo del Digesto richiamandosi alla legislazione pi arcaica pone lattenzione sulla tutela delledicio in relazione allombra causata dagli alberi del vicino sul conne. Proculo, invece, in un frammento tratto da suo secondo libro delle epistulae riporta ad esempio il caso del potenziale danneggiamento di una parete affrescata a causa del surriscaldamento provocato dai tubi di un adiacente edicio termale. Il parere del giurista nel senso di negare la nocivit in s del posizionamento dei tubi rispetto allaffresco, qualora lattivit dello stabilimento termale rientri nei normali parametri. La soluzione adottata in questo caso analoga a quella propria delle immissioni di fumo, vapori, acqua o altri agenti potenzialmente nocivi prodotti da un fondo vicino, che infatti erano tollerate solo se dipendenti da un uso normale dellimmobile che le produceva. Paolo, in un frammento tratto dal suo quindicesimo libro ad Sabinum fa unampia rassegna di servit, riferite agli edici urbani, tra queste il caso del tignum immissum, ossia il divieto della separazione della trave-materiale da costruzione congiunta alledicio altrui, e lo stillicidium, la caduta continua di acqua dai balconi e dai tetti, con una vasta casistica di servit elencate dal giurista. Di grande interesse per la nostra materia anche il diritto reale di supercie, supercies, denito gi dai Romani come il diritto di propriet su di una costruzione svincolato dal diritto di propriet del suolo su cui la stessa poggiava : si trattava in sostanza di un diritto di propriet che estendeva per piani orizzontali. Al titolare del diritto di supercie veniva contestualmente riconosciuto un diritto di servit sul terreno o costruzione sottostante la propria. Lesigenza di creare questo istituto si pose dalla ne della repubblica, in risposta a esigenze pratiche sorte in relazione allo sviluppo urbanistico della citt. Venne cos superato lantico principio supercies solo cedit, secondo cui lunica forma di propriet era quella per piani verticali usque ad sidera usque ad inferos. La stretta relazione tra la genesi del diritto di supercie e le esigenze pratiche di una citt in crescita data anche dal suo diversicato sviluppo secondo due loni : luno privato e laltro pubblico. In ambito pubblico, gi dal II sec. a.C., le costruzioni eseguite sulla base di quel diritto assumevano la denominazione di aedes vectigales o superciariae, i cui proprietari corrispondevano allo stato un canone detto vectigal : ne sono un esempio le tabernae. Sul piano privato, invece, dalla ne della repubblica si registrano casi di diritti di supercie congurati dalle parti come locationes o venditiones, a seconda se venisse previsto un canone a scadenze, detto solarium, o in ununica soluzione. Non mancarono i casi di gure miste.

37. Dig. 8, 2, 11.

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Di particolare interesse appare anche la disciplina della locatio vera e propria degli edici. Il locatore di un immobile era detto inquilinus, egli riceveva la cosa esente da vizi dichiarati, assumeva lobbligo di mantenerla nelle condizioni in cui gli era stata consegnata e pagava per essa un canone. Il termine locatio non identicava per soltanto il nostro moderno aftto di un appartamento, ma poteva avere pi signicati. Cos nella locatio operarum il locatore riceveva dal conduttore lincarico di effettuare una data prestazione : ad esempio edicare una casa per conto di questultimo, realizzando cos una sorta di moderno contratto di appalto 38. Di particolare interesse anche il diritto reale di habitatio, che deriva direttamente dallantico usufrutto, cio da quel diritto reale che, a partire dal III sec. a.C., permetteva al titolare di usare le cose altrui e di percepirne i frutti ma senza modicare la destinazione economico-sociale del bene stesso. Nel I sec. a.C. da esso i giuristi derivarono il nuovo diritto di usus, che si distingueva dallusufrutto perch al titolare non era concesso di fruire dei frutti della cosa. Cos, ad esempio, lusuarius di un immobile avrebbe potuto risiedervi con tutta la familia, ospiti e clientes, ma non gli era consentito locare limmobile : se lavesse fatto avrebbe percepito il relativo canone, che in questo caso sarebbe stato il fructus dellimmobile stesso. Giustiniano, nel VI sec. d.C. congurer lusus di unabitazione come diritto reale autonomo, creando lhabitatio. Il nuovo diritto reale, tuttavia, non si distingue in nulla da un usufrutto, dal momento che lhabitator pu anche locare limmobile e dunque goderne i frutti come un usufruttuario. Lo sviluppo della citt, com noto, aveva provocato la creazione di un contesto urbano piuttosto complicato e caotico e non doveva essere raro che molti pericoli all incolumit dei cittadini venissero proprio dagli edici. Infatti nel quinto titolo del IV libro delle Institutiones di Giustiniano, si trattano le obbligazioni da quasi-delitto 39. Senza entrare troppo a fondo in questa materia, ci limiteremo a dire che con tale argomento tralasciamo i diritti reali per occuparci di un altro tipo di diritto, quello di obbligazione. Lobbligazione pu essere denita come un dovere giuridico imposto su di una persona a vantaggio di unaltra. Questobbligo pu, a seconda dei casi congurarsi come unazione o unomissione. Naturalmente un rapporto di obbligazione deve avere le sue fonti : fatti concreti, cio, che costituiscano lorigine di quel rapporto. In et giustinianea, i Romani avevano identicato cause lecite, i contratti ed i quasicontratti, e cause illecite, i delitti ed i quasi-delitti.

38. In Diritto romano la locazione, locatio conductio, identicava non soltanto la locazione di immobili, ma anche diverse altre ipotesi, tutte unicate per dai reciproci obblighi che il contratto creava : una parte, il locator, doveva mettere a disposizione dellaltra, il conductor, una cosa mobile o immobile per un dato periodo di tempo e con uno scopo preciso. Il conductor si obbligava anche a prendere in consegna la cosa e restituirla alla data pattuita. La locazione di immobili, che qui pi interessa, era la locatio rei, mentre la locatio operis e la locatio operarum prevedevano lo svolgimento di lavori da parte del conductor a benecio del locator, con la differenza che nel primo caso le res su cui svolgere il lavoro erano messe a disposizione dallo stesso locator. 39. Sulla distinzione tra crimina e delicta in Diritto romano v. nota 20.

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Proprio ai quasi-delitti appartengono due categorie di azioni processuali strettamente connesse con lo sviluppo urbanistico della citt : lactio de effuso vel deiecto e lactio de posito aut suspenso. La prima puniva il titolare dellappartamento, fosse egli il proprietario o il conduttore, posto ai piani alti di una casa, cenaculo, da cui fossero stati gettati oggetti che avessero prodotto danni a cose o a persone, anche se ci fosse stato fatto da uno schiavo o da un lius familiae, che non avevano una responsabilit giuridica civile loro propria. La pena pecuniaria era diversa in relazione al danno prodotto. Per i danni a cose era ssata al doppio del loro valore, per luccisione di un uomo libero Giustiniano la stabil in 50 aurei, mentre per altre lesioni doveva essere calcolata in base allaequum. A tale proposito, limperatore dice che il giudice deve anche tenere conto delle spese mediche e delle altre spese sostenute per la cura, inoltre (deve tenere conto) del lavoro di cui (il ferito) rimase o rimarr privo, dal momento che divenne inabile 40. Questa azione poteva essere intentata dal danneggiato, ma se il delitto avesse avuto come conseguenza la morte, avrebbe potuto essere intentata da chiunque. Lactio de posito aut suspenso, invece, puniva il fatto daver poggiato su balconi o altri elementi architettonici sporgenti oggetti che avrebbero potuto cadere sulla pubblica via e provocare danno. Come per il caso precedente, lazione era rivolta contro il titolare dellappartamento e poteva essere intentata da chiunque. La poena pecuniaria era ssa e consisteva in 10 aurei 41. Giustiniano enumera inne tra i quasi-delitti anche i furti nei negozi e nel corso del tempo gli editti del pretore individuarono altre azioni processuali attraverso cui ottenere la poena per altri e diversi comportamenti illeciti. Tra quelli maggiormente ricollegabili agli spazi urbani o a quelli ad essi immediatamente adiacenti, appare opportuno ricordare lactio sepulchri violati, che sanzionava appunto la violazione del sepolcro. Termina qui questa rapida rassegna alla luce delle fonti del Diritto romano. Non si pretende di essere stati esaustivi, n di aver preso in rassegna tutte le fonti utili al nostro discorso attraverso le varie epoche della storia di Roma. Si voluto per dimostrare che possibile una chiave di lettura in pi rispetto a quelle normalmente usate. Certamente non un approccio n semplice n immediato e dovr essere sicuramente affrontato per singoli temi, settori o classi di edici, ampliato e integrato in molte sue parti. Anna Maria Liberati Universit de Rome La Sapienza Directrice du Muse de la civilisation romaine

40. Inst. Iust. 4, 5, 1. Cfr. Dig. 9, 3, 5, 6. 41. Circa le condizioni di vita e il caos imperante nellantica Roma, che sono evidentemente sottesi a queste norme, v. ad es. Giovenale, sat. 3, e Marziale, 7, 61 ; 9, 68 e 12, 57.

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